Testi di Sandro Sermenghi


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Nato 15/9/1929 a Bologna.
Ferroviere, donatore di sangue, socio Coop Adriatica, Risanamento, Murri, CAMST, G.S. Fiacca e Debolezza, ANT, ASPPI, L'Umanitaria, Banca Popolare Etica, Istituto Ramazzini, AIDO, Centro Sociale Ruozi dell'ANCeSCAO, Lega del Filo d'Oro, SPI, Club Diapason.
Nel gruppo di Poesia Laboratorio di Parole dell'ARCI La Fattoria - incontri aperti a tutti il giovedì dalle 15 alle 18 - dal 2000 curo la rubrica "La Pâgina dal Dialàtt" del periodico poetico "Parole".
Socio dal 1986 Associazione culturale dialettale bolognese "L'Archiginèsi".
Socio fondatore dal 1991 di Specchio di Alice dell'Università Primo Levi (presente in diverse antologie).
Presente nei due precedenti censimenti dei poeti a Bologna di Gilberto Centi e Carla Castelli e nel censimento del 2006 di Davide Ferrari, Bruno Brunini e Carla Castelli.
Nel 1989 finalista in "Vaga la fantasia"di Repubblica col "Cunzért par viola d'amåur".
Nel 1993 vincitore concorso "Sessant'anni, ora di scrivere" della Repubblica,
nel 1993 vincitore del Premio Navile di Bologna, con la raccolta "Dove nell'armonia fra umani animali e ambiente / si assiste all'inseguimento fra vita morte / e vari altri innumerevoli ammennicoli".
A Budrio vincitore de "L'ucarina d'òr" nel 1994 con "Zirudèla dl'ucaréina" e nel 1996 con poesia "Made in Bulåggna".
Presente nella Mail Art: 1996 nell'antologia "Poeti in visione" al Castello Pasquini di Castiglioncello LI; 1998 a Rosignano LI con la plaquette"Conferenza dibattito sulla Oh! nella poesia italiana"; anni diversi: da Anna Boschi di Castel San Pietro Terme "Mailartincontriamoci"; da Giovanni&Renata StraDADARavenna; da Daniele Davalli a Castenaso.
A Granarolo Emilia, poesia dialettale: 1999, 1° premio; 2000, 3° premio; 2001, premio speciale; 2002, 3° ex-aequo; 2003, 1° premio.
A Funo d'Argelato: 2003, 1° ex-aequo e 2005, 1° premio: con due zirudelle.
Nel 2003 e 2004 con il Centro di poesia contemporanea dell'Università di Bologna presente agli incontri internazionali di "Amo Bologna Poesia Festival".
Dal 2000 presente in diverse rubriche del sito bilingue <www.bulgnais.com> di Daniele Vitali.
Azioni poetiche/letture: in diversi periodici societari; in radio locali; a Casadeipensieri festa Unità di Bologna 2001; a Villa Mazzacorati BO, Anzola dell'Emilia, Argenta, Modena, Molinella, Pianoro, Monghidoro, Monte San Pietro, Rocca di Roffeno, San Felice sul Panaro, San Giovanni Persiceto, alle "Giubbe Rosse" di FI, alla Ciacarè in bulgnais c/o Famajja Bulgnaisa e ora "Al grópp di ciacarón"; marzo 2006 in Sicilia a Buseto Palizzolo, Salemi e Vita (TP) per letture pubbliche; febbraio 2007 al Corteo in costume Medioevale "Con gli occhi di Dante" con lettura poetica finale in Cappella Farnese del Comune di Bologna, ecc.; 26 marzo 2008 girato spot "APT" a Cento con Paolo Cevoli per I.T.C. Movie S.R.L.; 3 maggio 2008 Artisti bolognesi a Piove di Sacco.
nel 2000 presente in antologia "Dieci anni di poesia" del Laboratorio di parole;
nel 2005 presente in antologia di "Poetry slam", ed. Giraldi;
nel 2005 presente nell'antologia "Laboratorio di parole" ed. Pendragon;
nel 2006 presente nel DVD Piccionaia, con cartone animato in dialetto bolognese, editore Loop;
nel 2006 presente a una trasmissione tv del Processo di Forum.
nel 2008, 27 marzo, ho ideato, coordinato e presentato al Teatro Tivoli la "Festa di poesia dialettale"
con circa 150 spettatori.
nel 2009 ad Anzola Emilia in "Sulle tracce della Passione", " " a cura del Laboratorio di Parole del Circolo La Fattoria.
Negli ultimi 15 anni ho diffuso poesie singole, miniraccolte, su biglietti da visita, su foglia, su cartoline autoprodotte, ecc. a mano o per posta: circa 1000 fogli poetici l'anno, per un totale per difetto di circa 15.000 fogli.

E-mail: sandro.sermenghi@fastwebnet.it

Leggi le poesie di Sandro

CONFERENZA DIBATTITO SULLA OH!

NELLA POESIA ITALIANA

Un oh!

Ma che cos'è un oh?

Un bacio!

Un bacio?

Ma che cos'è un bacio?

Un oh!

Ha ha ha haaaaa!

 

Un oh!

Mo cus él un oh?

Un bès!

Un bès?

Mo cus él un bès?

Un oh!

Ha ha ha haaaaa!

 

[un oh! di sandro sermenghi]

 

Cari amici,

o forse, ascoltandomi, nemici che mi lapiderete, ho preso il coraggio di tenere una conferenza dibattito sulla "OH!" dopo annosi studi notturni in decine di bistrot della penisola pieni di poeti declamanti birignao!

Oh! oooh! ed un altro ooooh!, entro subito in argomento precisando che parlerò sveltamente solo degli OH! di alcune poesie.

Comincerò ricordando che il Divino Dante, nella Commedia, ha usato ben 48 "oh!" e "oh", precisamente come segue:-

15 nell'inferno:  nei canti I-129, II-133, V-112, VII-70, IX-9, XII-49, XXIII-67, XXIV-119, XXVII-121, XXVIII-100 e 123, XXX-34, XXII-13,  XXXIII-121, XXXIV-37; 

12 nel purgatorio: nei canti  I-26 e 134, V-27 e 94, VIII-58 e 121, XI-79 e 91, XIII-34 e 145, XIV-99, XXX-21;

21 nel paradiso:  nei canti XI- 82 e 82, XII-79 e 80, XIV-76, XV-118, XVI-52 e 109,  XIX-85 e 85 e 142, XXI-135, XXIII-34 e 130, XXVII-7 e 7 e 8 e 9 e 121, XXXIII- 82  e 121,  usando oh  in ben 5 versi 121:

 2 dell'Inferno,  1 del Purgatorio  e 2 del Paradiso.

Ecco i 48 oh ed oh! della "Commedia":

INFERNO:

127  In tutte parti impera e quivi regge;

128  quivi è la sua città e l'alto seggio:

129  oh felice colui cu' ivi elegge!"

133  "Oh pietosa colei che mi soccorse!

134  e te cortese ch'ubidisti tosto

135  a le vere parole che ti porse!

112  Quando rispuosi, cominciai: "Oh lasso,

113  quanti dolci pensier, quanto disio

114  menò costoro al doloroso passo!"

  70  E quelli a me: "Oh creature sciocche,

  71  quanta ignoranza è quella che v'offende!

  72  Or vo' che tu mia sentenza ne 'mbocche.

   7  "Pur a noi converrà vincer la punga",

   8  cominciò el, "se non... Tal ne s'offerse.

   9  Oh quanto tarda a me ch'altri qui giunga!"

  49  Oh cieca cupidigia e ira folle,

  50  che sì ci sproni ne la vita corta,

  51  e ne l'etterna poi sì mal c'immolle!

  67  Oh in etterno faticoso manto!

  68  Noi ci volgemmo ancor pur a man manca

  69  con loro insieme, intenti al tristo pianto;

119  Oh potenza di Dio, quant'è severa,

120  che cotai colpi per vendetta croscia!

121  Lo duca il domandò poi chi ello era;

121  Oh me dolente! come mi riscossi

122  quando mi prese dicendomi: "Forse

123  tu non pensavi ch'io löico fossi!"

100  Oh quanto mi pareva sbigottito

101  con la lingua tagliata nella strozza

102  Curïo, ch'a dir fu così ardito!

121  e 'l capo tronco tenea per le chiome,

122  pesol con mano a guisa di lanterna:

123  e quel mirava noi e dicea: "Oh me!".

  34  "Oh", diss'io lui, "se l'altro non ti ficchi

  35  li denti addosso, non ti sia fatica

  36  a dir chi è, pria che di qui si spicchi".

  13  Oh sovra tutte mal creata plebe

  14  che stai nel loco onde parlare è duro,

  15  mei foste state qui pecore o zebe!

121  "Oh", diss'io lui, "or se' tu ancor morto?".

122  Ed elli a me: "Come il mio corpo stea

123  nel mondo su, nulla scïenza porto.

  37  Oh quanto parve a me gran maraviglia

  38  quand'io vidi tre facce a la sua testa!

  39  L'una dinanzi, e quella era vermiglia;

 

PURGATORIO:

  25  Goder pareva il ciel di lor fiammelle:

  26  oh settentrïonal vedovo sito,

  27  poi che privato se' di mirar quelle!

133  Quivi mi cinse sì com’altrui piacque

134  oh maraviglia! ché qual elli scelse

135  l'umile pianta, cotal si rinacque

  25  Quando s'accorser ch'i' non dava loco

  26  per lo mio corpo al trapassar d'i raggi,

  27  mutar lor canto in un "oh"! lungo e roco:

  94  "Oh!", rispuos'elli, "a piè del Casentino

  95  traversa un'acqua c'ha nome l'Archiano,

  96  che sovra l'Ermo nasce in Apennino.

  58  "Oh!", diss'io lui, "per entro i luoghi tristi

  59  venni stamane, e sono in prima vita,

  60  ancor che l'altra, sì andando, acquisti".

121  "Oh!", diss'io lui, "per li vostri paesi

122  già mai non fui;  ma dove si dimora

123  per tutta Europa ch'ei non sien palesi?   

  79  "Oh!", diss'io lui, "non se' tu Oderisi,

  80  l'onor d'Agobbio e l'onor di quell'arte

  81  ch'alluminar chiamata è in Parisi?".

  91  Oh vana gloria de l'umane posse!

  92  com' poco verde in su la cima dura,

  93  se non è giunta da l'etati grosse!

  34  "Oh!", diss'io, "padre, che voci son queste?".

  35  E com'io domandai, ecco la terza

  36  dicendo: 'Amate da cui male aveste'.

145  "Oh, questa è a udir sì cosa nuova",

146  rispuose, "che gran segno è che Dio t'ami;

147  però col priego tuo talor mi giova.

  97  Ov'è il buon Lizio e Arrigo Mainardi?

  98  Pier Traversaro e Guido di Carpigna?

  99  Oh Romagnuoli tornati in bastardi!

  19  Tutti dicean: 'Benedictus qui venis!',

  20  e fior gittando di sopra e dintorno,

  21  'Manibus, oh, date lilïa plenis!".

 

PARADISO:

  82  Oh ignota ricchezza! oh ben ferace!

  83  Scalzasi Egidio, scalzasi Silvestro

  84  dietro lo sposo, sì la sposa piace.

  79  Oh padre suo veramente felice!

  80  oh madre sua veramente Giovanna,

  81  se, interpretata, val come si dice!

  76  Oh vero sfavillar del Santo Spiro!

  77  come si fece subito e candente

  78  a li occhi miei che, vinti, nol soffriro!

118  Oh fortunate! ciascuna era certa

119  de la sua sepultura, e ancor nulla

120  era per Francia nel letto diserta.

  52  Oh quanto fora meglio esser vicine

  53  quelle genti ch'io dico, e al Galluzzo

  54  e a Trespiano aver vostro confine,

109  Oh quali io vidi quei che son disfatti

110  per lor superbia! e le palle de l'oro

111  fiorian Florenzia in tutt'i suoi gran fatti.

  85  Oh terreni animali! oh menti grosse!

  86  La prima volontà, ch'è da sé buona,

  87  da sé, ch'è sommo ben, mai non si mosse.

142  Oh beata Ungheria, se non si lascia

143  più malmenare! e beata Navarra,

144  se s'armasse del monte che la fascia!

133  Cuopron d'i manti loro i palafreni,

134  sì che due bestie van sott'una pelle:

135  oh pazïenza che tanto sostieni!".

  34  Oh Bëatrice, dolce guida e cara!

  35  Ella mi disse: "Quel che ti sobranza

  36  è virtù da cui nulla si ripara.

130  Oh quanta è l'ubertà che si soffolce

131  in quelle arche ricchissime che fuoro

132  a seminar quaggiù buone bobolce!

   7  Oh gioia! oh ineffabile allegrezza!

   8  oh vita intègra d'amore e di pace!

   9  oh sanza brama sicura ricchezza!

121  Oh cupidigia, che i mortali affonde

122  sì sotto te, che nessuno ha podere

123  di trarre li occhi fuor de le tue onde!

  82  Oh abbondante grazia ond'io presunsi

  83  ficcar lo viso per la luce etterna,

  84  tanto che la veduta vi consunsi!

121  Oh quanto è corto il dire e come fioco

122  al mio concetto! e questo, a quel ch'i' vidi,

123  è tanto, che non basta a dicer 'poco'.

Oh, certo troppo sveltamente, per un'opera qual è la Commedia, mi vien da dire che Dante aveva già detto tutto circa 700 anni fa! E aveva usato ben 48 oh ed oh!, perdiana! Trascurando le occorrenze di 'o' che sono ben 312, in parte congiunzioni ma anche vocative, si può tranquillamente affermare che, se facessimo una verifica sull'uso di oh nella poesia di tutti i tempi, nella letteratura, storia, sport, medicina, filosofia, musica, politica, moda, e, oh! chi più ne ha più ne metta! concluderemmo che oh! è la più importante parola/non parola dell'universo, oh!

Oh è interiezione, esprime, secondo l'intonazione con cui è pronunciata, compassione, desiderio, dolore, dubbio, meraviglia, noia, piacere, sdegno, ecc. Come voce onomatopeica, usata in latino, oh, sopravissuta a tutte le lingue romanze, presente anche nelle altre lingue indoeuropee, specialmente in greco, è la interiezione della sorpresa allegra o dolorosa, del pathos elevato, del desiderio, ecc. Nel periodo successivo oh sparisce quasi completamente dai manoscritti e quindi dai testi, mentre in collegamento con l'arretrare di heus, ehem, eho si diffonde notevolmente 'o'. Utinam calliditatem hominibus di ne dedissent: oh, se gli dei non avessero dato l'astuzia agli uomini! 

'O ubi campi!' Oh, dove sono i campi!, rimpiangeva Virgilio la vita beata della campagna.

Giambattista Casti diceva: "Oh! se vedersi l'animo potesse/ di quanti che crediam mossi da zelo,/ oh! come si vedria che l'interesse/ li move sol! ...". 

Carolina Coronedi Berti, nel Vocabolario bolognese italiano edizione di Bologna, 1869/1874, cita: 'O' , interjezione che anche si scrive 'Oh', e serve alla espressione di molti e varj affetti come di maraviglia, curiosità, allegrezza, cosa desiderata che sopraggiunge fuor di speranza, d'eccesso di desiderio, di sdegno o d'ira, ecc.

Eccovi ora una selezione di Oh! poetici:

Giambattista Marino, in madrigale: Oh piaccia alla mia sorte/ che dolce teco impallidisca anch'io,/ pallidetto amor mio! ...

Ada Negri: Tu amor mi chiedi? ... Oh bada. ... E amor mi chiedi? ... Oh bada. ...

Gabriele D'Annunzio, nel corso della 'Passeggiata', ardisce: Oh, no! Voi eravate, ieri, stanca. ... Oh no. Sorridete ... Oh, dove sono giunto! Perché mai/ vi dico queste cose? ...

Sergio Corazzini: Oh, non maravigliarti mai della mia tristezza!

Vladimir Majakoskij, in AMO: Oh, quante,/ di sole primavere,/ hanno spinto in vent'anni dentro il mio incendio!

Mariangela Bacega, poetessa bolognese: Oh come vorrei il tuo nome scrivermelo addosso... [1996].

Massimo Bontempelli: Oh ti vedo/ brancicare gli ultimi azzurri del cielo/ mordere/ a tradimento le prime stelle verdi nel cielo.

Aldo Palazzeschi: Oh! ciel che casi strani,/         due garofani ruffiani!

Delio Tessa: dialettale milanese: "Oh i bej coronn!" Alègher!/ "oh i bej lumitt!" "oh i pizzi,/le belle tende, oh i pizzi!"/ "L'è el dì di mort... alègher!"

Giosuè Carducci: Oh siediti alle nostre ombre adorate/ ove soffia dal mare il maestrale:/ ... Oh resta qui!...

Luigi Mercantini: "Mi feci ardita, e, prèsol per la mano/ gli chiesi:- Dove vai bel capitano?-/ Guardommi e mi rispose:- O mia sorella,/ vado a morir per la mia patria bella!-  Eran trecento, erano giovani e forti,/ e sono morti!"

Eugenio Montale: Oh l'orizzonte in fuga dove s'accende/ rara la luce della petroliera!

Dino Campana: Oh la divina/ semplicità delle tue forme snelle.

Guido Gozzano: "Avvocato, non parla: che cos'ha?"/ "Oh! Signorina! Penso ai casi miei,/ a piccole miserie, alla città ... / Sarebbe dolce restar qui, con Lei! ..."

Virgilio Gatti, dialettale triestino: Vardemo, mi e mi fia,/... / Vardemo in suso; e un Oh!/ ela la fa contenta!/ Vignude apena fora/ ghe xe le foietine/ sui rami, averte ancora/ una sì e una no.

Giorgio Caproni: ... Dagli afrori/ leggeri dei capelli nacque il danno/ che il mio cuore ora sconta. E ai bei madori/ terrestri, ecco che oppongo: oh versi! oh danno!

Andrea Zanzotto: Oh. O./ Vi si trascinano frammenti di prospezioni di pugne/ di furberie d'imbrogli. ...

Franco Loi, dialettale milanese: Oh Làmber, Ròttul, mia stagiùn sgalisa,/ cul Giüli galavrà e aj müt sgabèj/ lappà di dì che vègn e par che bisa,/ ... [Oh Lambro, Ròttole, mia stagione spavalda,/ con Giulio ronzare come calabroni e ai muti sgabelli/ parlare dei giorni che verranno e sembrano sciami] ...

Francesco Redi: Oh bell'andare/ per barca in mare/ verso la sera di primavera!

Pietro Metastasio (P. Trapassi):  Oh Dio! chi sa, fra tanti/ teneri omaggi e pianti/ oh Dio! chi sa se mai/ ti sovverrai di me!

Giovanni Pascoli: O cavallina, cavallina storna,/ che portavi colui che non ritorna;/ oh! due parole egli dové pur dire!/ E tu capisci, ma non sai ridire.

Clemente Rèbora: Oh per l'umano divenir possente/ certezza ineluttabile del vero, ...

Marino Moretti: Oh dolcezza del mio cuore,/ dei miei sensi un poco stanchi./ Vanno i cigni i cigni bianchi;/ van sul pio lago d'amore...

Ardengo Soffici: Oh nuotare come un pesce innamorato che beve smeraldi/ fra questa rete di profumi e bengala!

Attilio Bertolucci: Oh, questo rumore tranquillo,/ questa solitudine./ E quel mulino che si vede e non si vede/ fra i castagni, abbandonato.

Cesare Pavese: Oh da quando ho giocato ai pirati malesi,/ quanto tempo è trascorso. Alfonso Gatto:  Le ragazze moderne/ non sono eterne./ Oh, che bella novità,/ ma danno fresco alla città./ Oh che bella sciocchezza/ ma insieme fanno la giovinezza.

Milena Signorini: Oh vergine acqua/ a lungo invocata/ irrora i campi dei tuoi figli…

Umberto Saba: Oh, quanti/ vorrebbero per sé ai miei occhi il lampo/ del piacere promesso,/ che paradiso è spesso,/ e più spesso è l'inferno senza scampo!

Giovanni Boine: Oh sì, oh sì questo è certo il mio idillio d'allora ...

Edoardo Sanguineti: ah, il mio sonno; e ah? e involuzione? e ah? e oh? devoluzione? (e hu?)

Ludovico Ariosto: "Oh! il signor t'ha dato ..." io ve 'l conciedo,/ tanto che fatto m'ho più d'un mantello;/ ma che m'abbia per voi dato non credo.

G.B. Felice Zappi: Oh quante volte "addio", dicemmo, "addio",/ e il piè senza partir restò dov'era!

Vittorio Alfieri: Oh vista atroce! Sovra ambe le rive/ di recenti cadaveri gran fasci/ ammonticchiati stanno ...

Giacomo Leopardi: Oh  venturose e care e benedette/ l'antiche età ... Oh come grato occorre/ nel tempo giovanil ...

G. Gioacchino Belli: Oggi son vecchio e mi trascino appena:/ poi fra non molti dì che sarò morto,/ dirà il mondo: "Oh reo caso! andiamo a cena".

Vittoria Aganoor Pompilj: ... Oh, fa bene un palpito di vita/ gagliarda! ... un po' di festa/ spensierata! Oh felice o tu che vai/ certo a trovar la bella fidanzata.

Sandro Sermenghi (Ciaosandrén!): .../ ardenti amori aprichi/ rotolanti al lume di stella .../ notte al mare, si canta:/ oh fauna d'illune marina,/ oh eco di ermo lido!// ...

Oh santo cielo, non ho la capacità né il tempo di sviscerare il tutto, mi ci sto scervellando da tanti anni!

Oh! dico io, e alle masse cosa diamo da mangiare?

Oh! ma siamo alla fine della conferenza! Così, prima di aprire il dibattito, solo poche altre cose, non per concludere ma "per aprire": ho detto all'inizio che l'OH! è per me la più importante parola/non parola dell'universo, e lo risostengo adesso!

Contemporaneamente pongo in discussione l'affermazione secolare che i sensi sono cinque: no, i sensi sono sei!

Oh! perché sei e non cinque? Perché il SESTO SENSO, che sovrasta tutti gli altri, oh!, è per me IL SILENZIO, il più grande rumore che oh! noi umani possiamo immaginare!

E sul silenzio svolgo ipso facto la mia meditata conferenza dibattito in tre novenari piani metrici:

.........,

.........,

.........!

Oh! ma non esistendo affermazione che non vi possa essere l'esatto contrario (o quasi, oh!), ecco che, come si apre la discussione, nel momento stesso la si può considerare completata!

E allora, oh! qui dichiaro aperto il dibattito e auguri a chi sopravviverà, oh! ooh! ed ancora oooh!

 

PER SALUTARCI TUTTI VI INVITO AD UN OH! GENERALE,

ALLA FACCIA DI CHI CI PIACE O DISPIACE:

OH!   OOH!   OOOH!    OOOOH!

Salutini da Sandro Sermenghi

Qui oh finisce l'avventura

che fra gli oh! ci ha trascinato

spero che oh non dia sventura

oh! il saluto ecco vi ho dato!


In due + L'oste + Il fiume
Da lungo tempo Lui andava mirando un'ottica con alluce paradisiaco
occhi affilati, ma non gli riusciva di trovare il momento giusto per
avvicinarla. Al culmine dello sconforto, un buio giorno autunnale fu suddenly
illuminato da un abbagliante lucore quando, gettate le ubbie, azzardò coraggiosamente
tentare una volta per tutte di mettere a fuoco l'opalescente visione: ma mentre
fronteggiava quel panorama - con la scusa di un paio d'occhiali, l'ennesimo
che acquistava - Lei nemmeno si accorgeva della sua presenza.

Tempo trascorse e un giorno Lei gli passò rasente, roarrr roarrr come
un rombo di moto, e Lui, piccolo tonfo grosso e corpulento, al botto improvviso
rimase senza fiato, e gli sfuggì più di un sospiro; poi, riprendendosi, continuava
a percepire il frusciare del serico prêt-à-porter in cui Lei era infilata e, ad un suo
successivo passaggio, bisbigliò profferte oniriche: ma l'occhialaia manco lo sentiva.

Forse il maschio desiderio espresso con ruvidi versi appena sbozzati poteva
apparire mellifluo, ma no, niente di tutto ciò: il caldo amore con cui la fasciava
era profondamente puro e laddove Lei se ne andava irraggiungibile Lui continuava
a blandirla mentalmente.

... ... ...

Finalmente avvenne l'incontro e, nonostante lo sgradevole momento di un conto
assai salato che aveva reso piccante la scena, tutto fu superato grazie all'intensa
fragranza di fasci di verbena odorosa ben disposti, ed abbondantemente,
nella sala: la cena rimase indimenticabile, e Lui mise mano al portafogli mentre
Lei ancora continuava a saporire le finezze culinarie sorridendo.

Il servizio era inappuntabile, anche troppo, tanto che il suo naso camuso, vedendo
certe mosse, sentì puzza di bruciato; ma l'Oste astuto, vista la malaparata dei propri
tentativi, arrivò sveltissimo con caraffe di profumato vino novello francese: ah, quel
beaujolais! Così l'aria ritornò respirabile, e Lui rapito fiutava l'aura di Laura,
mentre Lei, l'Aida in colbacco, laida beveva col Bacco.

Ma Lui, malleabile Becco Contento, piuttosto che vedere sfumare
il suo sogno d'amore, avanzò una proposta rivoluzionaria e...
grazie al sortilegio dei fiori e delle sensazioni odorose di quel vino si diedero
tutti insieme alla gran vita partendo su di un'auto decappottabile,
bruciando previamente il conto al rogo del sesso; e il Fiume della Vita
li vide godersela senza spot, d'amore e d'accordo tutti tre,
Lui Lei e l'Oste,
fino alla... foce!

 
Un bèl arcôrd dal Setzänt bulgnais:
- Laura Bassi Veratti
La prémma duturassa in filosofî
a Bulåggna.


Laura Maria Caterina BASSI la nasé i 29 d utåbber dal 1711 e i sû genitûr, e i amîg che i fre-cuentèven la cà, i capénn fén dal'infanzia che la raga-zôla l'avèva un gran sbózz pr inparèr: i la fénn studièr, mo segretamänt, parché alåura i stûdi i éren cunsiderè ocupaziån da mâsti, ròba da òmen, insåmma!

Don Lurànz Segani, sô cusén, al fó al prémm màsster, e dåpp ai véns al dutåur Gaitàn Tacconi che al La purté int i zardén dla filosofî, cån di risultè acsé straurdinèri che, anc par l'insistänza dî amîg dutûr Bartolomeo Beccari, Manfredi e Balbi, ai 17 d'avréll dal 1732 Laura l'arspåus cån elocuänza a zéncv stimè Profesûr dl'Universitè bulgnaisa a riguèrd del pió in-purtanti quistiån dla filosofî: par la zircustanza i êren presént, al Palâz di Anziàn, i Cardinèl Grimèldi e Lanbartén.

Laura la s aduturé in filosofî ai dågg' ed mâz dal 1732.

Acunpagnè dala Cuntassa Maria Bergonzi Ranuzzi e dala Marcaisa Elisabetta Hercolani Ratta int la sèla dal Palâz di Magistrè dnanz ai Dutûr dal Culèg' filosòfic, Laura la dé prôva dla sô sapiänza e äli autoritè i miténn indòs "il vajo, mantello per dotti", ch'al vôl pò dîr la mantléina ed plézza bianca macè ed naigher - e in tèsta la curåuna ed mlôr a lamàtt d'arzänt: a vént ân, con al stipändi ed zenczänt lîr, a Laura ai fó assgnè la câtedra ed filosofì dl'Universitè pió famåusa d'Italia.

L'é piasàvvel arcurdèr adès che dal 1738 Lau-ra la spusé al mèdic Giuseppe Veratti, che al la in-gravdé la blazza d òt vôlt, cån zéncv fiû da cràsser e educhèr; mo quasst an fó d'ostâcol a Laura, tant é vaira che, nonostànt l'inpàggn instancàbil ed bôna mèder, Lî la n trascuré mâi al sô interès pr al stûdi, ch'l andé sänper pió avanti fén a fundèr una scôla ed fîsica sperimentèl dla quèl, dal 1776, ai vgné assgnè la câtedra armèsa vûda par la môrt ed Giambattista Balbi.

Quand Prospero Lanbartén, Cardinèl bulgnais protetåur däli èrt e däl siänz, al dvinté Pèpa Benedet-to XIV al la numiné int l'Acadêmia Benedetéina da Ló institué.

Laura la i dé ed tótt i tâi, dala chémmica ala fîsica, dal'idràulica ala matemâtica, dala mecânica ala
tecnologî, e la scréss anc del rémm.

Laura l'arzvé äl vîsit dl astrònom Lalande e dl'Inperadåur Giuseppe II, e létter deferänti dal filò-sof franzais Voltaire; la tgné corispondänza sientéffi-ca con al fîsic Alessandro Volta, con i matemâtic Fri-si, Boscovich e Beccaria e con i naturaléssta Giovanni Targioni-Tozzetti e Lazzaro Spallanzani ed Scandiàn, ón di fundadûr dla biologî mudérna, ch'al fó stra i sû disêpol.

L'Amåur matêren an i fé difèt, cme pûr l'a-måur pr'al Stûdi che al la purté anc int l'ûltum dé dla Sô vétta a tgnîr leziån al'Accademia Benedetéina: "… la sîra prémma dal dé ch'al fó l Ûltum par Lî, Laura la s purté ala sèla dl'Acadêmia Benedetéina, e lé cån ra-giunamént sapiént la conversé pr un bèl pèz. Pôchi åur dåpp i Bulgnîs i lamintèven d avair pêrs in Lî ón di pió singulèr urnamént dla sô zitè. La môrs ai 20 ed febrèr dl ân 1778…
I Bulgnîs i avénn chèr d onorèr la Sô memòria cån un indimenticàbil traspôrt in gran muntûra".

 

Un bel ricordo del settecento bolognese:
- Laura Bassi Veratti
La prima dottoressa in filosofia
a Bologna


Laura Maria Caterina BASSI nacque il 29 ot-tobre 1711 e i suoi genitori, e gli amici che frequen-tavano la casa, capirono fin dall'infanzia che la bam-bina aveva un gran talento per imparare: la fecero studiare, ma segretamente, perché allora gli studi e-rano considerati occupazioni virili, roba da uomini, insomma!

Don Lorenzo Segani, suo cugino, fu il primo maestro, e dopo venne il dottor Gaetano Tacconi che La portò negli elisi della filosofia, con risultati così straordinari che, anche per l'insistenza degli amici dottori Bartolomeo Beccari, Manfredi e Balbi, il 17 aprile 1732 Laura rispose con eloquenza a cinque stimati professori dell'Università bolognese riguardo le più importanti questioni della filosofia: per la cir-costanza erano presenti, al Palazzo degli Anziani, i Cardinali Grimaldi e Lambertini.
Laura si addottorò in filosofia il 12 maggio del 1732.

Accompagnata dalla Contessa Maria Bergonzi Ranuzzi e dalla Marchesa Elisabetta Hercolani Ratta nella sala del Palazzo dei Magistrati davanti ai Dottori del Collegio filosofico, Laura diede prova della sua sapienza e le autorità l'investirono con "il vaio, mantello per dotti", che vuol poi dire la mantel-lina di pelliccia bianca macchiata di nero - e in testa la corona di alloro a lamette d'argento: a venti anni, con lo stipendio di 500 lire, a Laura fu assegnata la cattedra di filosofia dell'Università più famosa d'Italia.

È piacevole ricordare adesso che nel 1738 Laura sposò il medico Giuseppe Veratti, che la in-gravidò la bellezza i otto volte, con cinque figli da crescere e da educare; ma ciò non fu d'ostacolo a Laura, tant'è vero che, nonostante l'impegno instan-cabile di buona madre, Lei non trascurò mai l'inte-resse per lo studio, che procedette sempre più fino a fondare una scuola di fisica sperimentale della quale, nel 1776, le venne assegnata la cattedra rimasta vuota per la morte di Giambattista Balbi.

Quando Prospero Lambertini, Cardinale bolognese protettore delle Arti e delle Scienze, diventò Papa Benedetto XIV la nominò nell'Accademia Benedet-tina da Lui istituita.

Laura praticò tutte le Arti, dalla chimica alla fisica, dall'idraulica alla matematica, dalla meccanica alla tecnologia, e scrisse anche delle rime.

Laura ricevette le visite dell'astronomo La-lande e dell'Imperatore Giuseppe II, e lettere dal filo-sofo francese Voltaire; tenne corrispondenza scienti-fica con il fisico Alessandro Volta, con i matematici Frisi, Boscovich e Beccaria e con i naturalisti Gio-vanni Targioni-Tozzetti e Lazzaro Spallanzani di Scandiano, uno dei fondatori della biologia moderna, che fu fra i suoi discepoli.

L'amore materno non le mancò, come pure l'amore per lo Studio che la portò anche nell'ultimo giorno della Sua vita a tener lezione all'Accademia Benedettina: "... la sera precedente il giorno che fu l'ultimo per Lei, Laura andò alla sala dell'Accademia Benedettina, e lì con ragionamento sapiente conversò per un bel pezzo. Poche ore dopo i bolognesi lamen-tavano d'aver perduto in Lei uno dei più singolari or-namenti della propria città. Laura morì il 20 febbraio 1778...
I Bolognesi vollero onorare la Sua memoria con un indimenticabile funerale in pompa magna".

 

AL MISTÊRI DLA VIÔLA D'AMÅUR

Bulåggna, i 19 ed mèrz dal 2009, térza zòbia ed quaraisma

Chèro sgnär Léttra,

inlustre profesåur ghiotòlogo dialetòlogo, vèner pasè ai ho truvè, stra vèci chèrt ed mi nunén Fedrîg, un "Cunzêrt par viôla d'amåur" scrétt in bulgnais, inspulvrazè e spigazè in tèl manîra ch'al parèva ch'al fóss stè str'äl ganb dal dièvel: incuriosé, a l'ho spazè a la méi e ai ho zarchè ed capîri quèl. Mo, vàddel, al cunzért l'é sänza mûsica, sänza dèta e sänza fîrma e mé an i ho capé un càmer, e gnanc stra tótt chi seltinbròza d'antiquèri musizésta sleterè dl'Universitè, da mé interpelè, ai ho truvé un minciån ch'al séppa stè bån ed dîrum se as trâta d'un esàmeter datélic o d'un archilochéi dal setzànt, magâra ed chi ragâz dl'Arcadia, ch's'ha spieghè acsé bän l'Angela zòbia pasè - opûr del surèl Manfredi e Zanotti? – e, dal lè musichèl, s'l'é al chès d'un madrighèl o d'un cant lérric monostròfic ed Jusfén Arduvén, qual dl'Acadämmia Filarmònica. E alåura ai ho pensè a Ló, sgnär Luziàn lustréssum, duzänt dla novzentenèria Universitè ed Bulåggna, e a spêr pròpi che con äl Såu cgnusänz dla morfologî, mû§ica e storia, Ló al pósa artruvèr la musica e la dèta ed nàsita dla cunposiziån e, acsé, dscrûver al “Mistêri dal Cunzêrt par Viôla d'Amåur”. Fôrsi, se l'Altéssum al vrà, stra una zòbia o dåu a prän scultèr al cunzèrt dai Madregaléssta Bulgnîs ed Cantóri; opûr, in mancanza dla mûsica, a prénn invidèr quel fine dicitore ch'l'é al sgnär Ciàcra, par delizières con la letûra rezitè dal Cunzêrt: cs'in dîsel ed st'idéa? Tótti stäl rôb qué, naturalmänt, såtta la regî dal sgnär Capetti e cun la colaboraziån dla sgnèra Ergîa e d'èter parsunâg' e instituziån bulgnàisi ch's'fan pèrt dilizanta par l'Istruziån di Grand. Sgnär profesåur, ai rôb ancåura un minudén par dîri qué in póbblic che ogni Sô leziån serèl la fó emozionànta e, int la speranza ch'al vójja scusèr la mî ignuranza, tersuà sgnär profesåur,

dal Sô sculèr fedél servidåur sgnär Menghi Sandrén.

 

P.S.- Int la cunposiziån ai amanca anc äli indicaziån agògichi che, as sà, i insàggnen ai sunadûr la

velozitè di bran musichèl; col Sô parmàss, avànd mé una quèlca cunfidanza con cèv, quèrt, viôl, crôm e biscrôm, int al Cunzêrt che qué ed sêguit ai trascrîv ai métt, stra peréntesi,

äl mî indicaziån agògichi:

 

CUNZÊRT PAR VIÔLA D'AMÅUR-

 

(largo grazioso)

O viôla d'amåur,

int al prelûdi

a t'ho vésta sintó

str'äl mi braza vibrèr.

 

(andante amoroso)

Pò ai ho guardè arcòlt rubè

al tô pèlpit ardänt,

ûc' mez asrè e corp inarchè,

lâber murmuranti,

 

 (andantino agitato)

intànt che as cunpenetrèven

 int al sån ed cla sinfunî,

 e un dåulz umdézz cminzipièva.

 

 (allegretto in crescendo)

La bacatta dal masster

 bän dirizèva e sulezitèva,

 pr'al difézzil camén,

 tótti äl córd.

 

 (allegro con fuoco)

Äl tåu muntagnôl

 s'ingrusèven,

 i aumentèven äl tarmarî

 dal cióff in zémma al månt;

 

 (vivace impetuoso)

 e mänter ch'a sfiurèva i tû cavî

 e ciac ciac sunànd s'unèven i sudûr,

 cun äl braza slunghè t'asptèv,

dal paradisîac Cunzêrt,

al finèl!

 

 (prestissimo apoteòtico)

E impetuosamänt al vgné,

 al cóllmin agugnè,

 e al scunvóls incôsa dänter,

 

 (lento amabile)

 lasàndes,

 stóff stlè, felîz e apaghè,

 inmérs int un estàtic postlûdi,

 

 (tranquillo assai)

 sugnànt una fîla interminàbil

d'emozionànt Cunzêrt

 par Viôla d'Amåur!

 

Chèro sgnär Léttra, in ataisa d'na Sô gentîl urgiänta arspòsta par ciarîr al “Mistêri dla Viôla d'Amåur”, ch'a cunpansärò con una magnè ed ranûc' a l'ustarî ed Ciâvga,

servidåur Sô sgnär Menghi Sandrén.

 

P.P.S.- Ah, profesåur, la Cataréina, cla purtinèra braghîra dal Palâz Bantvói in Båurg dla Pàja, l'am ha fat dscårrer cun Piroccia, ch'al cgnóss Andricco ch'l'ha sô fiôl Carlén ch'al fa al curéssta al Teâter

Comunèl, ch'al m'ha détt che Andricco ai ha détt che sô fiôl Carlén ai ha détt che, a forza ed stèr in mèz ai Artéssta, l'ha inparè che la Viôla d'Amåur l'é un instrumänt da brâz, cun del côrd vibranti par senpatî in tîr dal d såtta dla tastîra e dal pundsèl, inventè fôrsi in Gran Britania a metè dal sêcol XVII; e che int i ân indrî par la Viôla d'Amåur i han scrétt A. Vivaldi e A. M. Ariosti, e ai nûster ténp G. Meyerbeer, G. Charpentier, H. Berlioz, R. Strauss, G. Puccini, G. F. Ghedini, e spezialmänt Paul Hindemith.

Mo guèrda té, che ignurantâz mé, ch'an savèva brîsa côsa la fóss... la Viôla d'Amåur!

Acsé, sgnär Léttra, avànd risôlt al “Mistêri dla Viôla d'Amåur” an ho pió bisåggn dla Sô arspòsta,

ch'an s'incômda mégga, äl capé? Mé qué al salût e riveréss, Sô afezionè studänt Sandrén.

 

IL MISTERO DELLA VIOLA D’AMORE

Bologna, 19 marzo 2009, terzo giovedì di quaresima.

Caro signor Lettera,

illustre professore glottologo dialettologo, venerdì scorso ho trovato, fra vecchie carte di nonno Federico, un "Concerto per viola d'amore" scritto in bolognese, impolverato e spiegazzato in modo tale che sembrava fosse stato fra le gambe del diavolo: incuriosito, l'ho spazzato alla meglio e ho cercato di capirci qualcosa. Ma veda, il concerto è senza musica, senza data e senza firma e io non ci ho cavato un'acca, e neanche fra tutti quegli svaniti e antiquati musicisti illetterati dell'Università, da me interpellati, ho trovato un minchione che abbia saputo dirmi se si tratta di un esametro dattilico o di un archilocheo del settecento, forse dei ragazzi dell'Arcadia che ci spiegò così bene l'Angela giovedì scorso - oppure delle sorelle Manfredi e Zanotti? - e, dal lato musicale, se è il caso di un madrigale o di un canto lirico monostrofico di Giuseppe Arduini, quello dell'Accademia Filarmonica. E allora ho pensato a Lei, signor Luciano lustrissimo, docente della nove centenaria Università di Bologna, e spero proprio che con le Sue conoscenze della morfologia, musica e storia, Lei possa ritrovare la musica e la data di nascita della composizione e, così, scoprire “Il Mistero del Concerto per Viola d’Amore”. Forse, se l'Altissimo vorrà, fra un giovedì o due potremo ascoltare il concerto dai Madrigalisti Bolognesi di Cantori; oppure, in mancanza della musica, potremmo invitare cal fén declamadåur che è il signor Chiacchiera, per deliziarci con la lettura recitata del Concerto: che ne dice di quest'idea? Tutte queste cose, naturalmente, sotto la regia del sig. Capetti e con la collaborazione della signora Argia e d'altri personaggi e istituzioni bolognesi che si fanno parte diligente per l'Istruzione degli Adulti. Signor professore, le rubo ancora un minutino per dirle qui in pubblico che ogni Sua lezione serale fu emozionante e, sperando che voglia scusare la mia ignoranza,

La riverisco devotamente, Suo scolaro fedele servitore ser Menghi Sandrino.

 

P.S. Nella composizione mancano anche le indicazioni agogiche che, si sa, indicano ai suonatori la velocità dei brani musicali; col Suo permesso, avendo io qualche confidenza con chiavi, quarti, viole, crome e biscrome, nel Concerto che di seguito Le trascrivo ci metto, fra parentesi,

le mie indicazioni agogiche:

 

CONCERTO PER VIOLA D'AMORE

 

(largo grazioso)

O viola d'amore,

nel preludio

t'ho vista sentita

fra le mie braccia vibrare.

 

(andante amoroso)

Poi ho guardato raccolto rubato

il tuo palpito ardente

occhi socchiusi e corpo inarcato,

 labbra mormoranti,

 

(andantino agitato)

intanto che ci compenetravamo

nel suono di quella sinfonia,

 e un dolce madore s'iniziava.

 

(allegretto in crescendo)

La bacchetta del maestro

ben dirigeva e sollecitava

per il difficile cammino,

tutte le corde.

 

(allegro con fuoco)

Le tue montagnole

si gonfiavano,

aumentavano i tremori

del ciuffo in cima al monte;

 

(vivace impetuoso)

e mentre lambivo i tuoi capelli

e ciac ciac suonando ci univano i sudori,

 con le braccia allungate aspettavi,

dell'edenico Concerto,

il finale!

 

(prestissimo apoteotico)

E impetuosamente giunse,

il culmine agognato,

e sconvolse tutto dentro,

 

(lento amabile)

lasciandoci,

spossati felici e appagati,

immersi in un estatico postludio,

 

(tranquillo assai)

sognanti una fila interminabile

di emozionanti Concerti

per Viola d'Amore!

 

Caro signor Lettera, nella attesa di Sua gentile urgente risposta per chiarire il “Mistero della Viola d'Amore”, che compenserò con una mangiata di rane all'osteria di Chiavica,

servitor Suo ser Menghi Sandrino.

 

P.P.S. Ah, professore, la Caterina, quella portinaia pettegola di Palazzo Bentivoglio in via Belle Arti, mi ha fatto parlare con Pieruccio, che conosce Enrico che ha suo figlio Carlino che fa il corista al Teatro Comunale, che mi ha detto che Enrico gli ha detto che suo figlio Carlino gli ha detto che, a forza di stare fra gli Artisti, ha imparato che la Viola d'Amore è uno strumento musicale da braccio con delle corde vibranti per simpatia tese al di sotto della tastiera e del ponticello, inventata forse in Gran Bretagna a metà secolo XVII; e che in passato per la Viola d'Amore hanno scritto A. Vivaldi e A. M. Ariosti, e ai nostri tempi G. Meyerbeer, G. Charpentier, H. Berlioz, R. Strauss, G. Puccini, G. F. Ghedini, e specialmente Paul Hindemith. Ma guarda un po', che ignorantaccio io,

 che non sapevo cosa fosse la Viola d'Amore!

Così, signor Lettera, avendo risolto il mistero della Viola d'Amore non mi serve più la Sua risposta,

non si disturbi oltre. Qui La saluto e riverisco, Suo affezionato studente Sandrino.

(Al mistêri dla viôla d'amåur / Il mistero della viola d’amore –

 per Poetare.it – 14.9.2009 – Sandro Sermenghi)
 



UNESCO
United Nations Educational, Scientific and Cultural Organisation
Organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura

ha definito il

2000

ANNO MONDIALE DI TUTTE LE MATEMATICHE,
ipotizzando che questa disciplina inciderà più di ogni altra
sul futuro dell'umanità.

MatemaTiche,
ricche di fascino, sottili e misteriose, come le Arti,
perché i Matematici si considerano dei veri e propri Artisti.

La parola deriva dal greco MATHEMATIKE, 'arte apprensiva',
dal verbo manthanein 'imparare'.
Dal greco MATHEMATIKÒS 'colui che desidera apprendere',
deriva matematico che mantenne a lungo il significato
di 'mago, indovino' (derivato da quello di astrologo).

La TICHE greca era la FORTUNA, o perlomeno il CASO
divinizzato, o personificato da una divinità femminile;
sconosciuta nei poemi omerici, non possiede mito, è soltanto
un'astrazione. FORS è il principio maschile del CASO

La FORTUNA della religione romana veniva rappresentata
con il corno dell'abbondanza,
con un timone con cui pilotava la vita degli uomini,
ora seduta ed ora in piedi, il più delle volte cieca.

Ergo,
il
2000,

ANNO MONDIALE DI TUTTE LE MATEMATICHE,

avendo TICHE/FORTUNA al suo interno,
sarà un anno particolarmente fortunato per le femmine
perché la dea Fortuna, oltre al corno dell'abbondanza, e pur se cieca,
con il timone piloterà la vita degli uomini:

IN BARCA E BUONA CACCIA, DONNE

e... 7 - 69 - con 24 terno secco per tutte!

IL COMUNE DI CASTEL SAN PIETRO TERME  BO

E L'ASSESSORATO ALLA CULTURA

PROMUOVONO

M A I L   A R T   6

2000

ANNO MONDIALE DELLA MATEMATICA

WORLD-WIDE YEAR OF THE MATHEMATICS

PRESSO LA SALA EX FIENILE

DI VIA MANZONI 18
---------------------------------------------------------------------------------------------------------

1

PROPOSTA DI DISCUSSIONE

SULLA

COSTRUZIONE D’UNA POESIA

SANDRO SERMENGHI

ristampa luglio 2009
 

2

NOTTE AL MARE, SI CANTA:

Soste nel mondo arcano
sciolgono i motori di testa:
tenete sta mia satira,
a forza lei squassa il terreno
e di poter si pregia!

Nitore di un'alba di festa,
flora che incontra zefiro,
din don di campane tra il fieno,
ardenti amori aprichi
rotolanti al lume di stella...
notte al mare, si canta:
oh fauna d'illune marina,
oh eco di ermo lido!

Sapeste l'amor per la vita
baciata da fortuna
(e frigge l'orata in padella!)
e arrisa da chimere
riottose ad andarsene via,
nere o ribelli al vento!

Malfermo un narciso di Orte
all'attore si oppone
e astante rinnega la Morte,
siringa travestita:
- Non voglio sentirti vicina! -
Sì, sì! fòrnica Lei. -
- Giammai ti porterò all'altare,
i dadi han fatto tredici,
ho scritto il rifiuto finale:

illusa, non mi acchiapperai!
 

Questa poesia ti piace? Sì o no ne potremo parlare.  

 

3

Ma come/perché nasce una poesia, che cosa vuol dire, o non dire?

Che cosa vuol fare immaginare, quali approfondimenti, quale preparazione, quali motivazioni provocano la nascita di una poesia?

La poesia:

- deve/può essere di protesta, militante, religiosa, dialettale, umoristica, ermetica, futurista, oscena;

- deve divertire, far pensare, scacciare i pensieri, creare discussione fra i  poeti - e i lettori;

- deve essere in rima, metro, versi sciolti, liberi, misto, od altro?

Il modo di leggerla, senza rispettare la scansione, oppur poeticamente - direi io ‑ come e quanto influenzano la poesia stessa?

L’uso di neologismi, parole straniere, parole dialettali, o il purismo assoluto: qual è la giusta via?

La poesia va recitata, letta, cantata, mimata, spiegata?

Il titolo è importante, deve esserci, e se sì, quale deve essere?

La presentazione grafica:

a destra,

sinistra

o al centro,

con o senza disegni/foto/musica/audiovisivi, versi lunghi o corti, ecc.?

Quale molla fa scattare la necessità/motivo di scrivere una poesia?

In conclusione, che però non conclude un tubo, per favore prima leggi "Notte al mare, si canta" e analizza le cinque strofe una per una poi, parola d'onore solo dopo, passa nella pagina 5 successiva e mi dirai, se ti andrà, che cosa avevi pensato durante/dopo la lettura di "Notte al mare, si canta" e che cosa invece hai pensato della poesia sperimentale "E…sa? Metro o iarda, / per me fa lo stesso! Ma il mito?"

 

4

Fra i seguenti titoli vuoi fare una tua scelta,       proporne un altro, oppure preferisci senza titolo?

1 – E… sa? Metro o iarda,

      per me fa lo stesso! Ma il mito?;

2‑ Notte al mare, si canta;

3‑ Rotolando al lume di stella;

4‑ I dadi han fatto tredici;

5‑ Un'orata in padella.

Alla pagina successiva s’inizia a scoprire il significato nascosto di

“Notte al mare, si canta” trasformato in esametro:

 

5

                                             “di  remoti / lidi turbando la quïete antica" G. Leopardi

E... SA? METRO O IARDA,

PER ME FA LO STESSO! MA IL MITO?

   S o s t e nel mondo arcano  S ciolgono i motori di testa:

   T enete s t a mia s a t i r a,  A  forza lei squassa il terreno

   E  di poter  s i  p r e g i a !  N itore di u n'alba di festa,

   F lora che incontra zèfíro,  D in don di campane tra il fieno,

   A r d e n t i amori aprichi   R otolanti al lume di stella...

   N o t t e al mare, si canta:  O h fauna d'illune marina,

   O h  eco d i  e r m o  lido!  S apeste l'amor per la vita

   B a c i a t a  da  f o r t u n a  (E frigge l'orata in padella!)

   E  a r r i s a da c h i m e r e   R iottose ad andarsene via,

   N ere o ribelli al v e n t o!  M alfermo un narciso di Orte

   A ll'attore  s i  o p p o n e   E  astante rinnega la Morte,

   S iringa  t r a v e s t i t a:  ‑ N on voglio sentirti vicina! -

 ‑ S ì, sì! ‑  f ò r n i c a  Lei.  G iammai ti porterò all'altare,

   I  dadi  han  fatto  tredici,   H o  scritto il  rifiuto finale,

   ( +‑‑+‑+   ‑+  ‑++‑++  ) :     I llusa, non mi acchiapperai! -

Questa poesia sperimentale è un acrostico (la prima riga vErticale dà: STEFANO BENASSI), un mesostico (la riga centrale dà: SANDRO SERMENGHI) ed anche un tentatiVo d'esametro erosatironmitologico ‑ in fieri, in progress, in divenire ‑ composto di due versi: settenario più noVenario, anche nel titolo.

 

6

Ben 37 nomi propri/mitici/geografici/storici appaiono, apertamente o mascherati, nei settenari: Sostene, Tenete, Satira, Ati, Edipo, Gia, Flora, Zèfiro, Tia, Moria, Notte, Ares, Eco, Ermo, Lido, Aci, Ata, Fortuna, Chimera (plur.), Nereo, Attore, SirInga, Sìsifo, Ida, e nei novenari: Oto, Forza, Eno, Alba, Don, Pan, Fauna, Gelo, Narciso, Morte, Iti, Tero, Era.

Il penultimo verso settenario i dadi han fatto tredici è una metafora che indica il miracolo (i dadi non fanno mai più di dodici!) cioè la vittoria del gioVane drogato ‑ malfermo, siringa ‑ che ha scritto la parola fine (il rifiuto finale) e s'incammina verso una nuova vita, l'ultimo settenario è cifrato.

I versi novenAri sono in rima/assonanza/consonanza, ad eccezione dell'ultimo: dove si vede che, volutamente o no, entrambi i versi finali sono "anomali". Chiedo scusa se apro col titoLo E... sa? Metro..., pseudo anagramma di esametro: ma che si può pretendere da un esametro... erosatironmitologico?

I temi dell’Alba, della Luce, degli Occhi, dell'Amore, del Riflesso (Narciso), della Fiaccola dell'ideale ("il rifiuto finAle" del Male!), più volte richiamati dal prof. Benassi sia nella dispensa antologica che durante il corso "Scrivere e leggere poesia”, si susseguono/rincorrono nella comPosizione, insieme con altre figure che lungo sarebbe citare. Forse sto esagerando, però mi consola il fatto che il seme dell’Università Primo LEVI, sparso dal prof. Benassi, entra in me, forse incOnsciamente, ma entra e dà dei frutti, spero!

  EVVIVA  , ognuno di noi ha ricevuto qualcosa da tenere ben stretto: arrivederci al prossimo anno!

ERGO: se parlando d'armonia, amore, bellezza, ecc. sEminiamo e nascono frutti, non sarebbe meglio che i mass media  LA  smettessero di parlare continuamente/ preva-lentemente di delitti e cominciaSsero a parlare più frequentemente di  POESIA  , armonia, ecc.?

P.S.‑ Chi scioglierà il messaggio crittografico dell'ultimo settenario? La risposta, ABBASTANZA EVIDENTE, è nascosta due volte all'interno di questa presentazIone dell'esametro. Ma, poiché il quiz non è un esame, chi non vuole/non si sente di rispondere all'indovinello può/è pregato di intervenire alla sua maniera sulla poesia stessa per stroncare/ridacchiare, erosatironmitologicizzare, ecc.: dico fin d'ora grAzie, ciaosandro.

Nella pagina successiva l’esametro ridiviene poesia col titolo "Rotolando al lume di stelle" e con la variante del verso finale in “Inni a Natale e Anno Nuovo": cinque strofe corrispondenti a diversi stati d’animo o momenti interpretativi.

 

Bello sarebbe leggerla in quattro persone, una ogni strofa, e la quinta strofa tutti insieme, dando il dovuto risalto ad ogni momento: chissà?

 

7

ROTOLANDO AL LUME DI STELLA

 

  Soste nel mondo arcano
sciolgono i motori di testa:
tenete sta mia satira,
a forza lei squassa il terreno
e di poter si pregia!

Nitore di un'alba di festa,
flora che incontra zefiro,
din don di campane tra il fieno,
ardenti amori aprichi
rotolanti al lume di stella…
notte al mare, si canta:
oh fauna d'illune marina,
oh eco di ermo lido!

Sapeste l'amor per la vita
baciata da fortuna
(e frigge l'orata mi padella!)
e arrisa da chimere
riottose ad andarsene via,
nere o ribelli al vento!

Malfermo un narciso di Orte
all'attore si oppone
e astante rinnega la Morte,
siringa travestita:
- Non voglio sentirti vicina! -
Sì, sì! fòrnica Lei.
Giammai ti porterò all'altare,
i dadi han fatto tredici:
ho scritto il rifiuto finale! -

Inni a Natale e Anno Nuovo.

 

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BREVISSIMA ED INCOMPLETA LEGENDA DEI

NOMI PROPRI, MITICI, GEOGRAFICI, STORICI DI QUESTA

POESIA/ESAMETRO EROSATIRONMITOLOGICO INTITOLATA:

“E... SA? METRO O IARDA / PER ME FA LO STESSO! MA IL MITO?”

1 Aci‑ dio del fiume Aci ‑ vicino all’Etna; amato da Galatea; figlio di Pan (l'italico Fauno); 2 Alba- (Albalonga)‑ città fondata da Ascanio, su cui regnò 38 anni per poi lasciare il potere al fratellastro Silvio, padre di Enea; ecc. 3 Ares‑ Dio della guerra, il romano Marte. Figlio di Zeus (Giove) e di Era (Giunone). È uno dei dodici grandi dei, rappresentato con elmo e corazza, armato di scudo, lancia, spada. Statura sovrumana, emette grida terribili. Dagli amori illeciti di Ares e Afrodite nacquero Eros e Antero, Deimo e Fobo (il "Terrore" e la "Paura"), Armonia (più tardi, a Tebe, moglie di Camdo), e a questa lista talvolta si aggiunge Prìapo, il dio di Lampsaco, protettore dei giardini. Molti ecc. 4 Ata‑ uno dei numerosi figli di Priamo nati da sue concubine. 5 Ati‑ figlio di Mane, padre di Lido. 6 Attore‑ eroe tessalo figlio di Mirmidone e Pisidice oppure d’lrmine e d'Elio; regnava a Fere, Tessaglia, ecc. 7 Chimera‑ animale leggendario che aveva della capra, del leone e del serpente. Oppure ninfa siciliana, ecc. 8 Don‑ l'odierno fiume Don era Tanai, dio-fiume figlio d'Oceano e di Teti, ecc. 9 Eco‑ ninfa dei boschi e delle sorgenti, dà luogo a leggende sull'origine dell'eco; amata da Pan, non lo corrisponde; ama invano Narciso, ecc. 10 Edipo‑ eroe di una delle leggende più celebri della letteratura greca. Figlio di Laio (della stirpe di Cadmo)  e di Giocasta, tutti gli antenati di Edipo regnarono su Tebe. Edipo significa piede gonfio. Un oracolo predisse che Edipo avrebbe ucciso suo padre. Quando Edipo apprese da suo padre putativo Polibo che era un trovatello, partì per chiedere all'oracolo di Delfi chi erano i suoi veri genitori. Dicesi che al Crocicchio di Mega, dove il sentiero che sale a Delfi è incassato fra le rocce, avvenne l'incontro: Polifonte, araldo di Laio, ordinò a Edipo di lasciare passare il re e uccise un cavallo di Edipo il quale reagì uccidendo, inconsapevole, Polifonte e Laio. Pare che Edipo incontrò a Tebe la Sfinge, mostro mezzo leone e mezzo donna che poneva enigmi ai passanti, divorandoli quando non sapevano rispondere. In particolare chiedeva: Qual è l'essere che cammina ora a due gambe, ora a tre, ora a quattro, e, contrariamente alla legge generale, è più debole quando ha più gambe? Risposta: L'uomo, perchè da piccino va a 4 gambe, adulto a 2, vecchio a 3 gambe (col bastone) Molti, ecc. 11 Eno- Vignaiola‑ figlia di Anio e Dorippe; Eno e le sorelle Elaide e Spermo ricordano rispettivamente: il vino, l'olio, il grano; ecc. 12 Era- ­la più grande di tutte le dee dell'Olimpo, figlia di Crono e di Rea, perciò sorella di Zeus. L'Iliade narra che Era e Zeus si unirono in matrimonio in cima al monte Ida, in Frigia. Era interviene in molte leggende: fa impazzire Atamante e Ino rei d’aver allevato Dioniso, figlio illegittimo di Zeus e Semele; molti ecc. 13 Ermo‑ nobile ateniese, accompagnava Teseo nella spedizione contro le Amazzoni. Pure fiume della Lidia; ecc. 14 Fauna‑ sorella e moglie del dio Fauno; è invocata come chiromante. Divinità delle donne, s'identifica con Bona Dea, ecc. 15 Flora‑ potenza vegetativa che presiede a tutto ciò che fiorisce; introdotta a Roma da Tito Tazio. Ovidio la collega a un mito ellenico, ecc.; introdotta a Roma da Tito Tazio.

 

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Ovidio la collega a un mito ellenico, ecc.; 16 Fortuna‑ s'identifica con Tiche greca, rappresentata col corno dell'abbondanza, un timone (poiché pilota la vita degli uomini), ora seduta ora in piedi, il più delle volte cieca; ecc. 17 Forza- ovvero Bia­- figlia di Pallante e Stige (figlia di Oceano): era sorella d’Emulazione/ /Zelo, Vittoria/Nike e Potere/Crato; ecc. 18 Gelo‑ (o Lamia) mo­stro d’una ragazza di Lesbo, morta giovane, che ritornava per rapire/divorare i bambini; 19 Gia- appare nell’Eneide sia come compagno di Enea sia come un latino figlio di Melampo; 20 Ida‑ il più forte e ardito degli uomini; nell'Iliade, suo padre è Afareo, sua madre Arene, figlia d’Ebalo. Sposo di Marpessa. Col fratello Linceo partecipò alla spedizione degli Argonauti a fianco di Giasone. Celebre per la sua lotta con i cugini Castore e Polluce, narrata in varie versioni; molti ecc. È anche una delle figlie di Melisseo il quale, con la sorella Adrasteia, nutrì Zeus bambino a Creta, oppure una figlia di Coribante, sposa di Licasto re di Creta; ecc. 21 Iti- figlio di Procne nella leggenda dell’usignolo, ecc.; 22 Lido‑ epònimo (colui che dà il nome) dei Lidi, dell'Asia Minore. Figlio d’Ati secondo la versio­ne di Erodoto; ecc. 23 Moria‑ donna lidia, eroina d’una meravigliosa avventura: suo fratello Tilo passeggiava sulle rive dell’Ermo e, morso da un serpente, morì all'istante. Moria gli ridiede la vita cogliendo una certa erba; ecc. 24 Morte‑ in Grecia è personificata dal genio maschile Tanatos; a Roma è considerata la dea Mors; ecc. 25 Narciso- era un bel giovane che disprezzava l'amore. La più conosciuta fra le diverse leggende è quella d’Ovidio nelle Metamorfosi, dove Narciso è figlio dei dio del Cefiso e della ninfa Liriope. Fu oggetto della passione delle ragazze... Narciso, a una sorgente per dissetarsi, scorse il proprio volto, se ne innamorò e... lì si lasciò morire e... lì spuntò il fiore narciso. Molti ecc. 26 Nereo‑ uno dei Vecchi del mare, figlio di Ponto (il Flutto marino) e di Gaia (la Terra). Ebbe per moglie Doride, con la quale generò le divinità marine Nereidi; ebbe anche il figlio Nerite. Figura frequentemente nel folclore marino della Grecia; ecc. 27 Notte‑ è Nyx, personifica la dea della notte; figlia di Caos nella teogonia esiodea, genera gli elementi Etere e Giorno; ecc. 28 Oto‑ figlio di Poseidone e Ifimedia era, col fratello Efialte, un Gigante. Ogni anno crescevano a dismisura, fecero la guerra agli dei che s'incazzarono, e Zeus li fulminò, ecc. 29 Pan‑ dio di pastori e greggi rappresentato come un demone mezzo uomo e mezzo animale. Due corna in fronte, membra inferiori di caprone, piedi con lo zoccolo spaccato, dotato di notevole attività sessuale, pare che Pan sia nato durante l'assenza di Ulisse, perché Penelope la dava a tutti. Attributi: la siringa/flauto di Pan, bastone da pastore, corona o ramoscello di pino in mano. Lo si fa anche figlio di Ermes del monte Cillene e della figlia di Driope, o di Zeus e d’Ibris, o di Zeus e di Callisto. Pan amò la ninfa Eco. Molti ecc.; 30 Satira (Satiria)- figlia di Minosse re di Creta, amata da Poseidone, gli diede il figlio Taranto, eroe epònimo della città; ecc.; 31 Siringa‑ Amadriade arcade che fu amata da Pan. Quando Pan stava per prenderla si trasformò in una canna sulle rive del fiume Ladone. Il soffio del vento faceva gemere le canne; Pan ne unì alcune di diverse misure con cera: nacque la siringa o flauto di Pan. Le ragazze sedicenti vergini, esaminate nella grotta della siringa, scomparivano. Molti ecc. 32 Sisifo‑ Figlio di Eolo, appartiene alla stirpe di Deucalione: il più scaltro dei mortali e il meno scrupoloso. Fondò Corinto, Efira di allora. Nella leggenda di Sisifo ogni episodio è la storia di un'astuzia. Autolico gli aveva rubato le mandrie, e lui

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dimostrò che erano sue perché aveva inciso il suo nome sotto lo zoccolo d’ogni animale. Molti ecc. 33 Sòstene‑ apparve agli Argonauti come uomo alato di grandezza prodigiosa; predisse che avrebbero sconfitto Amico: e ciò accadde. Molti ecc. 34 Tenete‑ eroe epònimo diede il nome all'isola; ritenuto figlio di Cicno, sua madre Procleia. Fu re di Tenedo, ecc. 35 Tero ‑ femmina discendente, alla terza genera-zione, da Ificle, fratello gemello di Eracle/Ercole. Unita ad Apollo, ebbe il figlio Cherone, ecc.; 36 Tia- ninfa di Delfi amata da Apollo, ecc.; 37 Zefiro ‑ un dio del vento, fratello di Borea e Noto, figlio di Eos ‑ l'Aurora ‑ e di Astreo, ecc.

Chiarimenti per chi non ha risolto il messaggio cifrato di

“E … sa? Metro o iarda,/ per me fa lo stesso! Ma il mito?”

+--+-+  -+  -++-++ : il + corrisponde a vocale e il corrisponde a consonante. Poi, nel testo, ho disseminato lettere in GRASSETTO MAIUSCOLO che apparentemente sembrano errori, ma che, invece, presi un dopo l'altro danno: E, V, V, I, V, A,   L, A,

   P, O, E, S, I, A. Inoltre ci sono anche le parole "EVVIVA LA POESIA” distanziate anormalmente nel testo. Le cinque strofe potrebbero essere quanto segue ‑ ma anche tante altre cose, poiché in poesia ognuno può, e deve, fare i suoi voli:

 

1^ strofa ‑ può significare che vivere nel rinchiuso, in un luogo completamente chiuso e senz'aria che, metaforicamente, può essere il buio, è tal sofferenza che si scioglie il cervello, il motore di testa, il motore principale del corpo umano; ed ecco la proposta della satira, della poesia, che con la sua potente forza attraversa le muraglie più spesse;

 

2^ strofa ‑ è una descrizione paradisiaca del vivere nella poesia: la flora accarezzata da un venticello, tutte le piante ‑ alberi, fiori, erba, ...! Ma come, non senti il fruscio dello zefiro che accarezza IL CREATO? E gli innamorati che si rotolano sulla spiaggia al lume di stella: li vedi? ricordi il tuo primo amore? E siamo al mare, si alza un canto notturno inneggiante alla fauna di una notte senza luna: nel 2° verso c'è la visione della flora e qui, nel 7° verso, si incontrano gli animali: due grandi parti del CREATO, della LUCE! Poi, in chiusura, il ricordo, la rimembranza, di un lido remoto: ma quale lido? quale territorio, paese, luogo, patria? Ma nient'altro che il lido che portiamo nell'imo, nel più profondo recesso del nostro spirito:
                                                                                                                                                          di remoti/ lidi turbando la quïete antica, dice Giacomo Leopardi;

 

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3^ strofa ‑ viene espresso il valore/amore della/per una vita bella, felice, ecc. che basterebbe voler vivere mentre, se ci guardiamo attorno, c'è anche chi muore: metaforicamente, l'orata che frigge in padella! E qui appare la chimera, sogno fantasticheria illusione speranza, che ci accompagna per tutta la vita, nere nel senso

di brutto, o ribelli al vento nel senso di forza che vuol combattere per raggiungere la meta della vita;

4^ strofa ‑ qui è rappresentato appena uno dei tristi mali che affliggono la società, la lotta fra una chimera/sogno brutta e una bella: un/una giovane sofferente "narciso" mitologico che troppo specchiandosi - bello finché si vuole, anche per le possibilità economiche ‑ si perde poi nella noia e molto tardi si accorge di essere caduto nel buio, di aver perso la strada (anche Dante l’aveva perduta, ma per altri motivi!); però, ad un tratto, si oppone all'attore, il miserabile interprete porgitore dì veleno che è lo spacciatore, e finalmente presente a se stesso si scuote, ribellandosi alla MORTE travestita da siringa mitologica, nel senso sì di strumento musicale che suona una musica ammaliatrice per tenerselo tutta la vita nelle proprie grinfie, ma anche nel significato più immediato di siringa per bucarsi che il malfermo, per anni, ha creduto desiderare.

Qui avviene l'allontanamento, la resurrezione: non ti voglio vicina! Ma la schifosa peccaminosa morte insiste: Sì, sì! Ed ecco che accade il MIRACOLO: i dadi fanno tredici, il grande rifiuto finale! Il trionfo della VERA VITA, per riprendere a camminare nella LUCE, il tema dominante di tutto il corso del prof. Benassi;

5^ strofa ‑ nelle 4 strofe precedenti ho usato ben 6 punti esclamativi per rafforzare la chiusura dei periodi o delle parentesi, mentre quest'ultima strofa è messa lì, grave e silenziosa, seria: perché? Ma perché nel più profondo di me stesso c'è un assoluto rifiuto degli stereotipati "auguri, buon Natale! auguri, buon Anno!" Amo di più chiudere con INNI A NATALE E ANNO NUOVO perché:

a ‑ nella liturgia romana inno significa canto, con o senza musica, inserito in un ufficio canonico, il Natale in questo caso;

b ‑ contemporaneamente, inno, letterariamente, è una componente strofica in vario metro di elevato argomento; in questo caso l'augurio di Anno Nuovo - cioè di 365 buone giornate ‑ che, raffrontato e accomunato all'augurio, seppur significativo ma letteralmente di un giorno solo com'è il Buon Natale, vuol dare grande forza alla chiusura della poesia.

Baci ed abbracci, salute il più possibile, evviva la poesia,  ciaosandren.

Sandro Sermenghi compose: ciao a tutti.
Bologna, 30 luglio 2009


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