Poesie di Amerigo


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Randagio
Oh tu luce della notte,
sol tu sei amica
di questa empia vita,
che destinò a me la sorte,
di errar fino alla morte.

Schiavo son del mio volere,
libero si come il vento
con in cuor un gran tormento,
che di amar io non posso
se non quel can che
mi getta l’osso.

L’isola del vento
Torno su questa altura,
dove spira sempre il vento
e al di là del mare posso guardare
mentre in basso tra le bianche case marinare
ed intorno alla piazzetta antica ferve
l’operosa vita.

Un anno è passato e tu non torni,
come una farfalla dorata che
spiega le ali al mattino,
non sa, che vivrà la sua vita intera
prima che giunga la sera,
mi apristi il tuo cuore per poche ore.

Quel giorno, tornando dal mare,
ti vidi intorno al fuoco danzare,
e quella fiamma che saliva
dentro il mio petto feriva.

Ricordo che al faraglione
ti dissi ti amo!
e donandomi il tuo amore,
anche tu, dicesti ti amo,
e le tue risa ...
quando decidemmo di nuotare
tra la bianca spuma del mare.

Te ne sei andata di primo mattino,
senza un cenno di addio,
lasciandomi solo come il vento
che ora è il mio tormento.

La mia voce, qual lamento !
ti portò il vento
ma tu sorda a quelle parole
già penavi per un altro amore.

Non ho perso la speranza di
rivederti un dì tornare e
quassù solingo vengo
in compagnia sol del vento.

La bianca scia in mezzo al mare,
e’ la strada per a te, arrivare.
m’avvicino al limitar dell’onde.
uno sguardo intorno per ricordare
apro le braccia, invoco il mio dio
per l’ultimo tuffo dell’animo mio!

Essenza
Apro le braccia
per lasciarmi trafiggere
da un raggio di sole.

Dicembre
Non lasciare che i miei occhi inseguano
la tua clandestina ombra,
dal movimento ondoso della tua rubina chioma
in questa lunga notte di luna dicembrina.

Respiro il gelo della tua indifferenza,
raggruma il sangue, la mente e la pietà
dello sprovveduto gioco dello scacco estremo.

Tace l’albero dell’eterno sogno incompiuto
non stilla la goccia della sopravvivenza assoluta,
ma geme l’urlo del solitario implume notturno.

Distaccato dall’effimera esistenza,
raccolgo la mia anima nello scrigno dell’indifferenza,
e assopito al cippo della saggezza, attendo l’alba.

Ottobre
In costa al monte
viene la notte.

Ancor seduto
sul sasso antico
aspetto la quiete.

La luce spegne oramai
ogni vaga speranza,
un ignoto scenario
si apre alla vista
dei miei occhi.

Dense nebbie salgono
dalle valli, come
silenziosi fantasmi
che ritornano.

Non basta la luna
a rischiarar questo
mondo incerto,
pennacchi di vapori
nascondono il suo volto
materno.

Respiro il buio
di questo silenzioso
momento di nullità.

Aliseo
Non riconosci quel venticello
che di notte ti tiene compagnia,
quando le ultime ombre sono restie
ad abbandonarti ai tuoi sogni
di dolce fanciulla,
e, con la mia musica,
come una ninna nanna antica
ti addormenti fra le bianche vele
della tua nave,
che ti porta lontano, lontano
verso paradisi perduti,
e sogni irrealizzati.

E quando lievemente ti risvegli,
ti guardi stupita allo specchio,
il tuo viso candido come luna di primavera,
i tuoi occhi lucidi come il mare,
ti sorridono.

Allora rammenti, corri alla finestra,
e col tuo sguardo curioso, mi cerchi,
ma non ci sono più.

A consolar le notti
di altre anime in pena son volato

ma, questa sera.

ritornerò


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