Le ombre C’è un grigio edificio. E’ nascosto dagli alberi. Le finestre sono chiuse. Nemmeno gli uccelli fanno più sentire il loro richiamo. Perché non vi sono persone disposte a sentirli. Non vive più nessuno in quel luogo. D’un tratto si intravede un visino. Dolce? Allegro? Intelligente? No; è solo un vuoto. Il vuoto più oscuro. Il vuoto più gelido. Ed ogni fronda riesce a spezzare ciò che noi crediamo una persona. Cade, si dissolve, e le ombre cominciano a danzare in una lugubre mattina, in una triste alba.La morte Adagiata su un letto, respiravi fievolmente. Da tempo il sole non entrava nella tua stanza. La coperta ti avvolge. Avvolge il tuo corpo, il tuo corpicino magro. Il tuo sguardo è perso nel vuoto. Il muro è ciò che vedi da troppi anni. Fuori, un reo uccellaccio grida, strilla, ride. D’un tratto un’allegra musica tetra ti invade. D’un tratto il versaccio del corvo diventa un delizioso canto. D’un tratto il muro diventa una possente ala nera. Ti aggrappi con tutte le forze a ciò che avevi sempre detestato. La cosa che hai odiato dal momento che sei nato, la cosa che è sempre stata fredda con te. La coperta, mia cara, alla quale ti aggrappi, non servirà. L’ala nera ti raggiunge, la tua gelida mano si arrende. Un ghigno esplora le tue raggrinzite labbra. Contenta? E’ finita, dolce melodia tetra. Soddisfatto, mio dolce funereo tulipano nero? Il suicida L’hai sposata. Come potevi resisterle? I suoi capelli neri raccolti in molteplici acconciature, i suoi occhi verdi, vividi, scherzosi, la sua pelle d’alabastro, il naso leggermente aquilino, il collo lungo. Ma una notte tornasti a casa e chi trovasti se non lei, adagiata su un fiume di pulsanti purpuree rose, con le labbra bluastre, con gli occhi socchiusi, con le mani rattrappite, che tentavano di stringere le lenzuola credendo che fossi tu, con i capelli neri scomposti sul cuscino, con il corpo gelido, con i seni afflosciati sul petto, con un filo di vita. Forse quel filo di voce lo hai solamente immaginato, caro fedele consorte, forse invece era la morte, LEI!, che ti implorava di non avvolgere quella corda attorno al tuo collo, di non staccare i piedi dalla sedia, di non penzolare inerme dal soffitto, di non lasciarti penetrare dal gelo, di non desistere alla vista della vita, alla vista del tuo futuro, alla vista di ciò che attende anche te. | Tristezza I tuoi occhi. Il tramonto. Quella viuzza alberata. Quei fiori appassiti che fluttuano nel vento. Quelle acque troppo blu. Quell’albero. Le finestre su cui sbattono i suoi rami. Quelle grigie tende. Quella porta di mogano. La tua stanza. Il tuo odore. I tuoi capelli sparsi sul cuscino. Le tue labbra socchiuse. Le tue mani. I tuoi occhi. Il cielo sopra la tua stanza. La grigia aria che respiri. I tuoi occhi.Dolore La vidi. La osservai. Era giovane, brillante, tenera, nulla l’aveva ancora toccata. Nulla. Oh, che compito terribile mi aspettava! Ma ce la feci. Una sera, la musica cambiò, una sera la dolce ragazza capì che era tutto così precario, tutto così instabile. L’erba non era più verde, i baci non erano più amorevoli, gli occhi non erano più fiduciosi. Ma io esisterò sempre, poveri ingenui uomini! Vi pervaderò le anime, vi farò diventare fuscelli. Poveri fuscelli, il vento busserà alle vostre porte... Il campo Una grigia e fievole melodia si faceva sentire per le strade. Era così fievole, che nessuno credette di udirla, fino a che essa non si presentò alle porte, con il nero dono, e un ghigno spaventoso stampato sul tetro volto. Fu quella oscura melodia a portarvi qui; fu lei, la rea sinfonia, che vi condusse da dove era venuta. "Oh, che belli e folti i tuoi capelli, che ora deliziosamente ricopriranno la terra, e delle tradizioni me ne infischio, e i tuoi luridi vestiti bruceranno tra le fiamme più alte." Così cantava allegramente il demone che vi condusse in un più tetro luogo, e lì come un abito estivo, vi avvolse un’aria pesante, che si insinuò nelle vostre narici, che mise fine a tutto ciò che era umano per l’ennesima volta. Gioia Eri la cosa più deliziosa del mondo, Gioia. Saresti stata la creatura puù splendente del mondo, bella fanciulla. Dovunque passavi, facevi sorridere gli uomini, e le donne ti accoglievano con i più generosi doni. Profumavi di campi estivi, di fiori primaverili. Eri la donna più bella che qualsiasi essere umano avesse mai visto. Raggiante, il tuo sole lo dividevi con tutti. Ma un giorno scomparisti nel nulla, nel vuoto, dolce Gioia. Il tuo nome risuonava negli animi di tutti. Gioia, gioia. Ma nessuno ti ritrovò mai più. |