Poesie di Maria Grazia Armone


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Leggi i racconti di Maria Grazia

Mesta armonia.
Mesta armonia, nella nebbia
di un Natale finto.
Finta allegria, oro, luci accese,
camini con ciocchi scoppiettanti,
bottiglie e falsi sorrisi .
Nonni con tanti denti,
nonni con i soldi , sani di mente.
Nonni esposti, solo per cioccolata e panettoni.
Nonni esposti per la pensione.
Qualcuno dice: siamo in guerra,
arriva la pubblicità, il Giubileo, la paura
gli attentati, avvolti nella nebbia.
Scendono fiocchi di neve …
Se per un istante cessasse il fuoco,
Se per un istante qualcuno asciugasse
le lacrime di chi soffre.
Se per un istante, tacessero le armi
ascolteremmo l’Armonia, con il naso in su
a cercar comete.
 

Verità nuda.
Verità coperta di sangue.
Verità soffocata, smentita e infangata.
Camminavo al buio, sotto la pioggia.
In una strada nascosta,
ti vidi avanzare lentamente.
La pioggia ti aveva lavato dal fango,
dagli sputi, dalle menzogne.
Io mi lasciai attirare dalla tua Luce,
dal possente silenzio del tuo canto.
Verità ammaliatrice … ti seguii
insieme ad altri folli.
 

Mi vestì di luce.
Imbarazzata dal suo sguardo, distolsi gli occhi.
Mi allontanai indispettita,
me ne andai affrettando il passo.
Credevo di essere invisibile
ed incontrai i suoi occhi,
acuti, penetranti: mi leggeva dentro .
Era più forte di lui, era più forte di me
Il sottile filo che ci univa si accorciava
per farci avvicinare.
Avevamo passato l’intera vita a cercarci,
ed ora non potevamo fare più a meno l’uno dell’altro.
Mi vestì di luce col suo sorriso, col suo sguardo,
ci volle solo un istante per farmi diventare speciale.
 

Granelli d’oro.
Granelli d’oro, illuminano le giornate uggiose.
Granelli d’oro, pochi raggi di luce
fanno danzare la polvere.
Volto le spalle a chi mi guarda stranito.
Granelli d’oro: un sorriso, una carezza,
uno sguardo complice seppelliscono e
dissolvono lo stupido ed ottuso conformismo.
Guardo oltre e mi illumino.
 

Ode a Mare.
Da una macchia nera d’inchiostro
uscirono due topazi.
La luce dei tuoi occhi
illuminò la notte.
Eccola che arriva!
Piccola pantera, essenza di felino.
L’antica fierezza ,
rifulge nella miniatura di gatta.
Vezzosa, femminile, intensa,
piccola, aggressiva e fiera.
Curiosa esplori e domini il mondo.
Tutto è nuovo, tutto è sfida al tuo coraggio.
Occhi d’oro vanno alla caccia delle ombre.
 

Danza lenta.
Danza mistica, spalanca le porte
dell’anima, dentro un bocciolo
bagnato di rugiada.
Danza lenta, i petali come braccia
di fata danzano
al vento.
Petali bagnati
di rugiada e di grazia.
Tutto è armonia …
I profumi sono freschi e distesi,
il bocciolo, vezzosa fanciulla,
sta spiegando le sue ali.
Il tempo si può fermare in un istante.
Un attimo di infinito.


Perché.
Quanti perché …
c’era una tristezza, ignota, un mesto
struggimento, un senso di abbandono,
una vaghezza nuova, un po’ di rimpianto
Avvolta di solitudine,
nel sapere che: alcune domande
non troveranno mai una risposta,
non ci sarebbe stato un perché.
Non te lo chiedere, mi dicevano!
Io torno sempre a guardare la ragazza, con
colori di pesca, a fianco a me,
io in mezzo, fra loro due.
Con i miei perché, la ragazza color fiori di pesca e
L’ altra amica, la ragazza con le labbra di corallo.
In mezzo ci sono io, puledrina ombrosa.
Chissà dove vagava il mio pensiero,
quel giorno di primavera.
Adesso la ragazzina è sola, è invecchiata.
Si chiede perché?
E’ un premio restare qui?
Mi avete preceduta,
la mia inquietudine ha
gli stessi occhi di allora.
Gli stessi occhi esitanti, tristi, smarriti.
Com’eravamo affamate di vita!
Come venne, improvvisa morte!
Inattesa, traditrice, beffarda,
irridente dei sogni, dei progetti.
Si abbatté come un uragano ed
Improvvisamente arrivò la sera.
La luna puntò i riflettori su me.
Guardavo la luna, non mi consolavano
i suoi raggi.
Non mi consolava la quiete, discreta,
di una notte di inizio estate,
non mi consolavano le ombre
della notte, il profumo caldo dei fiori.
Non mi consolavano le stagioni nuove.
Perché?
Non dover mai dimenticare perché,
io sono qui è la mia ostinazione.
 

Ci sono donne …
(dedicata ad Anna)

Ci sono donne che raggiungono uno stato di grazia,
quando le ritrovi sono ancora più belle.
Ci sono donne, che sono, naturalmente, vestite di Luce e
resteranno per sempre giovani.
Ci sono donne che hanno l’entusiasmo dentro;
donne che non ti diranno mai fai la brava!
Ci sono donne che raggiungono uno stato di grazia e
trasmettono per contagio la gioia di vivere.
Ci sono donne che raggiungono uno stato di grazia,
rare donne, capaci di illuminare le notti più buie.
Ci sono donne che arrivano come comete,
illuminano il buio della terra e poi se ne vanno.
Devono andare!
Ci sono donne rare, luminose, preziose,
capaci di accendere le stelle,
in un firmamento buio e tedioso.
Ci sono donne rare, come comete, che dopo
aver illuminato il mondo
lasciano ancora raggi di Luce.
Ci sono donne che raggiungono uno stato di grazia e
ti lasciano incredula, a scrutare il cielo.
Ci sono donne capaci di farti restare
a lungo con il naso in aria, intenta a cercarle
in mezzo alle altre stelle.
Ci sono donne nate col marchio della signorilità,
della distinzione, sono vere signore.
Donne che partono prima di te, per farti strada in mondi ignoti.
Non sai, esattamente, quando le ritroverai, ma
sei certa che ovunque siano,
ti aspetteranno con un sorriso!
Sai semplicemente che, un giorno, una porta si aprirà
all’improvviso, e da quella porta uscirà la
Luce che ti indicherà la strada.
 

(Dedicata ai più ricchi del cimitero.)

Ai più ricchi del cimitero.
A chi vuol essere il più ricco del cimitero,
consiglio furto, abusi e soprattutto
di essere poco sincero .
A chi accumula avidità,
non consiglio uno
scontro frontale con la carità.
A chi accumula senza pudori,
possa essere sepolto con tutti
i suoi denari ed ori.
A chi ha derubato chi non ha niente
possa dannarsi eternamente.
A chi dona a piene mani
possa godere per ogni istante
oggi e domani.
 

La musica struggente.
La musica struggente, si fece largo nel mio cuore.
Le note distillando gocce di miele e balsamo,
trovarono subito la strada nella mia anima tumefatta.
La musica struggente, abbatté le barriere
dell’immagine del volto che mostravo al mondo.
Fragile armatura, la musica struggente, scollava
le maschere alla donna decisa.
La mia fragilità, nascosta, dietro il sorriso.
L’arma dell’ironia si era inceppata.
Ed io ero nuda, costretta a guardarmi allo specchio.
Incredula guardai il mio volto.
Nel volto dell’eterna ragazza, vidi una vecchia stanca.
Chi era quella donna che volevo nascondere?
La mia vulnerabilità, a lungo, tenuta nascosta,
era strattonata dalle mie lacrime.
Il suono del violino entrava nel mio cuore,
si insinuava nella mia pudica ostinazione.
Era facile piangere, la musica struggente
entrava negli occhi abbassati; occhi d’ambra.
Occhi d’ambra, occhi di cane abbandonato.
Occhi limpidi da cui scendevano lacrime silenziose.
La paura di mostrare la mia vera
essenza di donna, si sciolse.
Bastò il suono della musica struggente,
ad infilarsi nelle crepe della mia anima.
Quanto mi era difficile mostrare Il profilo più tenero!
Il vero volto della mia sofferenza, si era svelato.
Il mio Io più vulnerabile, era nascosto nel mio giardino segreto.
Il pudore, mi impediva di mostrare la mia anima.
Fui tradita dai miei occhi.
Occhi tristi, occhi che hanno conosciuto
Il dolore, in un corpo che
voleva attraversare la vita a passi di danza.
Fermati! “Mi disse il cuore”- “Non fare di testa
tua, fermati e ristora la tua anima.
Deponi il fardello e riposa, lasciati cullare!
Lasciati abbracciare,
non aver paura, ci sono io.
Voglio solo amarti, presto riprenderai il cammino.
Sono con te, sono dentro di te.
Le lacrime non versate sono aghi di gelo.
Sto preparando grandi ali, guarda che tappeto
di erbe e di fiori.
Prendimi per mano e voleremo insieme.
La notte non ci fa paura,
ho cosparso di stelle il tuo cammino”.
“Che fretta abbiamo?”
 

Nel deserto.
Cammino stanca,
il vento ha attraversato le
dune del dolore,
il vento le ha smosse.
Mi ristoro in un’ oasi,
è solo mia, c’è il fresco e
c’è l’acqua.
Ci siete voi ad incoraggiarmi,
lo so!
Fra un po’ prenderò il cammino.
So già che il cammino,
sembra lungo, eppure
è solo una scheggia
dell’eternità.
Mi fermo a meditare
sull’immensa sera,
nel silenzio interrotto dal
lontano abbaiare dei cani,
spuntano nuovi fiori.
Nel vapore di un giorno che agonizza,
riascolto il canto del cigno.
 

Arrivò il gelo.
Arrivò il gelo di colpo, si oscurò il cielo
La porta si chiuse alle tue spalle,
si spense il fuoco, calarono le tenebre,
senza dire una parola te ne andasti via.
Arrivò il gelo nel mio cuore, vidi i tuoi
occhi limpidi diventare di ghiaccio.
Senza voltarti indietro te ne andasti,
arrivò il gelo.
Ci fu un ingorgo di pensieri e
fiamme che non scaldavano la notte.
Fiamme che ingigantivano
le mie angosce, si allungavano i pensieri
cupi, le notti erano lunghe,
popolate di immagini del tuo volto.
Arrivò il gelo, ero solo, non mi bastò la musica.
Arrivò il gelo nelle mie dita.
Invidiai la tua ombra,
perché poteva starti a fianco;
fui geloso del vento perché
poteva accarezzarti i capelli;
andai a guardare il mare in tempesta,
come me, si tormentava .
C’era freddo ed ero fragile, debole.
Aspettai che sorgesse il sole,
attesi il timido raggio di luce
mi portasse un nuovo giorno, un altro
giorno senza te.
Il primo passo nel gelo di una storia finita.


La mia memoria.
La mia memoria, è un patchwork.
La mia memoria cuce ricordi.
La mia memoria imbastisce
manufatti di ricordi,
La mia memoria, atavica,
primordiale, olfattiva,
da animale selvaggio.
La mia memoria, ha bisogno
di ristorarsi col vento salino
della mia terra, con lo struggente
profumo dei gelsomini,
consolatore di anime.
La mia memoria antica
ama la cannella,
l’inebriante profumo
della terra bagnata.
quel vapore di terra
assetata che seduce
le lumache.
La mia memoria,
si inebria di citronella,
si disseta di campi gialli
e rossi.
La mia memoria cerca
il profumo di mosto,
i muri a secco,
gli angeli severi del
cimitero.
La mia memoria cerca
il rosa, scomparso,
di saline scomparse.
La mia memoria, corre
subito ad abbracciare
il carrubbo,
patriarca degli
alberi.
Mi lascio andare
fra le sue braccia,
e le sue foglie
mi sussurrano storie,
raccontate dal tempo.
 

Ode alla castagna.
La castagna arrivò diffidente,
nacque in una cupola,
studiò da guerriero,
si armò di
uno scudo spinoso.
Attese l’autunno per
fare il suo debutto,
si vestì di lucida seta.
Grossa, tonda,
lucida e bonaria.
Pasto dei poveri,
fu monaco,
visse nei boschi,
si profumò di foglie,
scura, coriacea, bruna
e generosa.
La più grasse erano allegre e
vestivano attillate,
molte erano gemelle,
le più timide spiavano
dal riccio,
timide lucertole frettolose.
Amavano i colori del bosco.
 

Lo spettacolo della libertà.
Sulla terra, nel mare e nel cielo
puoi godere lo spettacolo della libertà.
Sopra la terra, in acqua e nel cielo
l’armonia del creato è nel volo di stormi di uccelli.
L’armonia del creato nella corsa
sfrenata dei cavalli selvaggi che guadano il fiume,
aironi rosa tingono il cielo.
L’armonia del creato nella polvere rossa
delle criniere dei cavalli.
L’armonia del creato nella gioia di vivere dei delfini,
il mare sorride vedendoli saltare.
L’armonia del creato nel verde della montagna,
la marmotta valorosa sentinella scruta intorno.
L’armonia del creato invita gli orsi a banchettare
sul nastro d’argento dei salmoni che risalgono il fiume.
L’armonia del creato nel bianco dei ghiacciai
si tinge di rosso del sangue delle foche.
Piangono lacrime gelate le straziate creature.
Si turba l’armonia del creato.
 

Nei suoni del silenzio.
Nei suoni del silenzio,
mi manca il richiamo della
campana della chiesa di campagna.
Il sole comincia a calare sulla collina di
tweed.
Nel silenzio, ondulato dal tremolio del vento,
mi piace ascoltare le preghiere recitate dal
ruscelletto, con la stessa fede.
A fianco pecore indifferenti brucano
ai margini della campagna.
Nel silenzio ondulato il cielo si offusca,
un’ aquila plana nel cielo e grida
un'altra aquila vola bassa per mettere
paura alla preda e
l'altra dall'alto cerca di catturarla.
La frescura dell’erba che
mi accoglie sdraiata, desta la mia
attenzione un ‘ape strabica.
 

Il marinaio della strada.
Camionista, marinaio della strada,
naviga su mari di terra.
Solitario, capitano e truppa della
sua imbarcazione.
Gira per il mondo a bordo di un leone.
Addobba il suo veliero con oggetti sacri
e pagani.
Va dritto alla meta, guardando dallo
specchio, i soliti tramonti del mondo.
Piccole rughe ai lati degli occhi.
 

Il mio cuore.
Il mio cuore ha buona memoria,
il mio cuore è un cane randagio,
riconoscente, scodinzola alle carezze;
Il mio cuore non ha perso la fiducia nell’uomo,
nonostante i calci e le pietre scagliate.
Il mio cuore ha il manto spelacchiato,
fruga fra i rifiuti, non sta in branco,
ha una faccia che ride, scodinzola allegro.
Il mio cuore il mio cuore è un cane randagio,
che ringhia a chi non gli piace.
Il mio cuore è un cane randagio che
fiuta l’amore.
Il mio cuore non ama i padroni.
 

Le cose non dette.
Le cose non dette, mi martellano dentro.
Le cose non dette, omissioni , con il peso della
consapevolezza.
Le cose non dette, echi che mi rimbombano
dentro, inquietudini ed ossessioni.
Le cose non dette, pensando che il tempo
non sarebbe mai scaduto.
Le cose non dette, hanno bisogno di uscire
ma stanno nascoste.
Le cose non dette urlano .
 

La mia inquietudine.
La mia inquietudine, ha radici lontane.
La mia inquietudine, non è placata
dalla vostra quiete, mi avete preceduto.
La mia inquietudine, è la consapevolezza di
sapere che non sempre il dolore mi ha reso più saggia.
La mia inquietudine spesso mi impedisce di
tenere in mano le redini di un presente scivoloso.
La mia inquietudine si placa con poco,
si nutre di attenzione, di gratitudine per il
Dio delle piccole cose.
 

Cotton Eye .
Mi chiamano Cotton Eye,
suono in un bordello,
le mie pupille bianche
coprono il cielo che
c’è dentro me.
Mi chiamano Cotton Eye,
suono in un bordello,
sono il pianista negro
che fa blues .
Le mie note scivolano
come seta.
Sono note di luce
nella stanza rossa.
Mi chiamano Cotton Eye,
suono in un bordello,
sono un pianista cieco,
negro, amico e complice .
Mi chiamano Cotton Eye,
sento quello che hanno
nel cuore le ragazze mute,
le ” donnine allegre”
hanno imparato a dissimulare
malattie e dolore.
I clienti sempre uguali
fanno finta di divertirsi.
Quando suono torna il dolore
di vecchie frustate.
 

Ode al silenzio.
Sei fratello anche tu?
Silenzio colmo
dei suoni di natura.
Silenzio pieno di respiri.
Silenzio rassicurante.
Silenzio pieno di pace.
Silenzio tremulo,
alla voce del vento.
Silenzio acqua pura,
che spenge il frastuono.


Ulivo
Ulivo centenario, con i rami contorti
come mani nodose di vecchi.
Ulivo polveroso, saggio, generoso.
Ulivo coperto di rughe del tempo.
Ulivo dagli occhi verdi,
le cui lacrime profumano di olio.
Ulivo spettinato dal vento,
con profonda saggezza mediti,
attingendo forza dalla terra.
La tua anima vibra nel vento,
le tue vecchie ossa si lasciano scaldare al sole.
Ulivo la tua umile saggezza ti
fece diventare simbolo di pace.


Brezza gentile.
Brezza gentile e fresca
ti accolsi con sollievo.
Balsamo per le consolazioni
ed irriverente amica
per la genialità delle tue osservazioni.
Arrivasti tu, amica mia, fresca e profumata
come un limone: l’auto-ironia.
L’auto-ironia mi fece divertir
come un buffone!
Divenni il mio giullare.
Risi dei miei soprannomi:
in ognuno di essi ero tutte io.
Con una lente ed uno specchio
l'immagine non era impertinente,
restai a guardarla, era divertente.
“Donna che sussurrava ai cuscini”…
bastò a disegnar la pigrizia mia.
Arrivò poi “Donna Pierina ‘incilippata”…
(Donna Pierina con la glassa come un
pasticcino ), l’eccentricità del mio vestire,
la mia passione per i cappellini.
“Puffetta” per il basco bianco.
Facocero per il mio tenero appetito.
Portatrice sana di Armonite per la mia accidia.
Amelia fattucchiera, rana, gatta, strega e Mare.
C’è una riunione di condominio dentro di me,
scusate devo andare.
 

Ode al mandarino.
Dalla perla del fiore bianco
sbocciato in una dolce giornata
di primavera ebbe origine il mandarino.
Il mandarino: piccola sfera perfetta
arancione e calda come un sole
d’estate al tramonto.
La sua pelle sottile rinchiude nello
scrigno profumato la fresca
dolcezza di un giorno d’autunno.
Spicchi come labbra succose e
umide di dolce rugiada.
Spicchi a forma di luna rossa
stillano di fresco di una
leggera asprezza.
Il piccolo mandarino volle
ammantarsi di fresche ali verdi.
Illuminò gli alberi con le sue
piccole luci abbaglianti.

Pudore.
Pudore, vergogna,
disagio, riserbo, verecondia,
riservatezza, modestia,
dignità.
Smarrite nel mare inquinato
dalle ipocrisie, naufragano
insieme ad altri desueti
valori.
Annegano nelle
Sabbie mobili lei mie
parole in un mondo
che ogni giorno
crea mostri.
Sono sicuri, sereni,
tracotanti, infidi, bugiardi.
Pronti a pestare le mani
a chi arranca dentro un fosso.
Mostri che si scannano
per succhiarci
il midollo dall’osso.
Tollerare le vostre menzogne
più non posso, tacete
e smettete di parlarvi
addosso.
 

Non gli importa chi sono.
Non gli importa chi sono,
non gli importa se sono
una regina o una barbona.
Non gli importa chi sono
non gli importa il colore
della mia pelle.
Non gli importa se sono
credente, scettica o atea.
Non gli importa se sono
colta o analfabeta.
Mi ama per come sono,
non mi ha mai giudicato.
Mi aspetta, ma è indipendente,
quando mi scelse fu per sempre.
Soggiogata dal suo fascino
mi lasciai addomesticare.
Cosa sogni quando sorridi?
Cosa pensi quando il tuo
sguardo si ferma lontano,
sei remoto accanto a me.
Misterioso felino: soccombo al
tuo amore.
 

Ode alla risata.
La risata arrivò inattesa,
condivisa, liberatoria,
pronta ad interrompere
un momento di tedio.
La risata contagiosa,
fragorosa, quella
che a volte viene
con le lacrime
spezzò i pregiudizi,
ruppe le barriere di
ceti, condizioni sociali e
religioni.
Fece desistere gli sbruffoni,
distese il viso, calmò le
ansie e rallegrò gli animi.
 

Calendario.
Calendario di un anno
appena passato,
con tutto ciò che è stato.
Calendario di un anno
appena passato,
ti tengo appeso sotto
il nuovo ancora attaccato.
Calendario di un anno
appena passato,
un anno che al cuore
mi resterà incollato.
Calendario, prima
o poi ti straccerò,
non è colpa tua se
un altro anno se ne è andato.
Sto familiarizzando
col nuovo arrivato.


Il Giardino.
Il mio viaggio iniziò
con i sogni, coltivati
in uno strano giardino.
Mi improvvisai giardiniere:
piantai molte piante,
buttai a caso i semi
e nacque il mio giardino.
Rifugio di sogni rigogliosi,
illusioni appassite,
speranze sempreverdi,
cespugli spinosi di dolori.
Altalene di sentimenti.
Crebbero molti fiori
innaffiati la lacrime,
concimati dall'amore,
potati dapprima con
mano esperta, recisi
poi per crescere meglio.
Mi fermai qualche istante
al calore del fuoco, gli
sterpi bruciavano,
crebbero altri germogli.
 

Mare.
Mi chiamarono Mare,
chi mi conosceva mi chiamò
così.
Mi chiamarono Mare a
volte serena, cristallina
limpida, come una strada
facile.
Mi chiamarono Mare,
agitata in tempesta,
fragorosa, come una risata,
tempestosa, come la
forze delle onde.
I miei amici furono
surfisti.
Amai chi naufragò in questa Mare.
 

Cominciò così.
Cominciò così: dapprima
i violenti mostrarono sorrisi
di lupi affamati per sedurre
gli sciocchi.
Abbagliati dal luccichio
dei denti, gli sciocchi
non si accorsero che un ghigno
malefico non è mai un sorriso.
I lupi travesti da agnelli,
aggregarono gli stupidi, i violenti
quelli che trasformano in guerriglia
urbana una partita di calcio.
Vollero imporre l'uguaglianza
a colpi di spranghe,
agitavano la forca.
Si accanirono contro chi
non amava la violenza, chi voleva
usare la propria testa e il proprio
cuore.
Bruciarono i libri per
la loro santa causa.
Bruciarono i libri, fecero
marcire il cibo, chiamarono
la ciurmaglia a spaccare vetrate
agitavano vecchi simboli di
morte, di repressione e la chiamarono
svolta verso il nuovo.
E’ già accaduto il vostro
Nuovo puzza di vecchio,
la vostra giustizia odora
di roghi.
 

Farfalla.
Ce ne volle del tempo!
Tanto tempo da uovo per
crescere da bruco, ero molto
operosa: tessevo, tessevo …
Cominciai a spiegare le ali,
facevo fatica ad uscire.
Avevo lavorato tanto
per preparare il mio corredo.
Dovevo stirare il vestito
per il gran ballo.
Era bello il mondo, e,
stirando le ali volai.
Mi uccise la mia bellezza,
prima di essere crocifissa ed esposta,
lasciai a te, papavero, tutto il mio amore.
Su di te cadde il mio sangue
e il colore dei tuoi petali portò per
sempre il rosso del mio amore.
 

A Sua possenza fantasia di bimbo.
Il mio maestro
aveva 4 anni anni
quando mi raccontò
il suo sogno.
Da grande sarebbe
diventato un
elefante africano!
Perché, gli chiesi?
Mi rispose, con dolcezza,
“Perchéè grande, possente
cammina lentamente, e guarda
il mondo.”
Io annegai nella dolcezza
della sua innocenza azzurra.
 

Somigliavi al vento.
(A Giovanni, mio amato fratello)

Somigliavi al vento,
a volte impetuoso, irruento,
spazzavi tutto al fuoco
della tua passione.
Somigliavi al vento,
a volte brezza leggera
piena di dolcezza e di profumi.
Somigliavi al vento,
galoppando veloce
sulle ali della poesia.
Somigliavi al vento, Giovanni,
per questo non potemmo trattenerti.
Te ne andasti una
piovosa mattina di giugno,
preceduto da profumo di tiglio.
Come il vento sparisti
senza voltarti indietro.
 

Lettera ai periti.
Cari periti,
vi invito ad
essere più periti,
a causa della
vostra imperizia
ci son stati molti
periti.
 

Ai risanatori.
Volete vendere il mare,
poi venderete le nuvole,
l’arcobaleno e la
pioggia.
La speranza l’avete
già svenduta.
Aborro i vostri:
“io sono tranquillo,
io sono ottimista,
io sono scissionista,
io vedo la luce. “
Anch’io vedo la
vostra totale assoluta
mancanza di pudore
mentre vi dondolate
sulle vostre menzogne,
mostrando la coda e
il deretano.
 

Nessuno può entrare.
Nessuno può entrare
nel mio giardino segreto.
Nessuno può entrare
nella fucina segreta
dei miei sogni.
Nessuno può entrare
nel mio atelier di
pittura.
Nessuno può entrare
nel mio laboratorio
di alchimia.
Nessuno può entrare
se non ha le chiavi
le chiavi del mio cuore.
 

Potere della musica.
Volteggio in un’aura
color arancio.
Avvolta nell’armonia
della musica io volo,
mi dispiego come
un aquilone,
mi libero dai lacci
e volo ancora
più in alto:
divento aquila.
Plano maestosa,
scopro il mondo
da una prospettiva
a me ignota.
Fluttuo danzando
nell’aria.
La mia anima
si eleva, prega.
La musica entra
nel cuore, parla
al mio corpo,
sale nella testa;
scende fino alle braccia,
muovo i piedi, il corpo
segue il ritmo.
Sparisco e mi fondo
con le note.
Ballo da sola.
 

Le luci accese.
Il mio ritorno a casa,
mi aspettavano …
c’erano le luci accese,
un calore profumato
di arance e cannella.
La tavola apparecchiata,
tutta la famiglia intorno,
non c’erano silenzi.
La mia famiglia, chiassosa,
imprevedibile, accogliente.
I sorrisi complici fra i miei
per le cose non dette.
(E’ cambiata,
si è innamorata).
Le luci accese, i nostri
amici, i nostri parenti,
il telefono che squillava
sempre.
Il ritorno a casa, col
tempo diventa
un po’ amaro,
non ci sono
le luci accese.
Accendo le luci,
scarico le valigie …
domani verrò
a trovarvi.
 

Donne ingessate.
Donne ingessate con
i capelli freschi
di parrucchiere.
Donne ingessate con
chili di lacca in testa e
tanti pregiudizi.
Donne ingessate
pronte a condannare ed
auto-assolversi senza
nessuna esitazione.
Donne ingessate con
abbigliamento sobrio,
scarpe lucide e gonna
classica.
Donne ingessate con
troppi calli alle ginocchia e
tanto pelo nello stomaco.
Donne ingessate con un
onore da difendere e
tante reputazioni
da distruggere.
Donne ingessate con
la maschera del sorriso
finto sempre pronto
e il gelo nel cuore.
Donne ingessate che
razza di vita fate?
 

Donne difficili.
Le donne difficili pensano.
Le donne difficili trovano
sempre le soluzioni.
Le donne difficili sono fragili
come neve al sole.
Le donne difficili sono più
dure dei diamanti.
Le donne difficili amano,
hanno il sorriso che illumina il mondo.
Le donne difficili piangono.
Le donne difficili, ostinate, tenaci
trovano la luce anche quando è buio.
Le donne difficili sono il sale della vita.
 

Il pescatore.
La tua voglia di spazi infiniti,
le tue ansie, la tua rabbia,
si placavano dinnanzi al mare.
Eri il mio primo amore,
eri perfetto.
Padre, amico, irriverente,
ribelle, divertente, colto.
Nessun altro poté esserti uguale.
Crescendo mi ferì
scoprire che eri un uomo,
non eri un Dio.
Te ne andasti con discrezione,
un vero signore sa sempre
quando è il momento di andare via.
Quando mi riebbi dal dolore,
era troppo tardi per dirti
quanto ti ho amato, Papà.
Sono tua figlia, nelle mie vene
scorre il tuo sangue, mi guardo
allo specchio e vedo in me una parte di te.
Spero che tu adesso mi veda adulta.
Credo nella nostra
eterna complicità.
 

S’i’ fosse .
(omaggio a Cecco Angiolieri)

S’i’ fosse foco raccoglierei
le vostre putride menzogne
e seco esse marcire vi farei.
S’i’ fosse vento falchi e
colombe in mezzo alla
tempesta strascinerei
e fra nudi scogli
li abbandonerei.
S’i’ fosse Dio non vi
perdonerei.
S’i’ fosse Speranza da
voi fuggirei.
S’i’ fosse Morte mai
vi prenderei , ad eterni
lavori forzati vi lasserei.
S’i’ fosse Dignità a
guardarvi in faccia
vi costringerei.
S’i’ fosse Mare
come mi appellan altrui,
la donna che sempre
sono e fui, a calci in culo
tutti prenderei e
con soddisfazione
di tutti voi riderei.

( umilmente chiedo perdono a Cecco Angiolieri).
 

Forse un giorno mi chiederanno.
Forse un giorno
mi chiederanno
cosa hai fatto?
Ho amato,
ho incontrato Amore,
l’ho visto,
l’ho inseguito,
l’ho sognato,
l’ho trovato.
L’ho trovato,
mi vestì di luce,
mi mise gemme
tra i capelli,
mi regalò le ali,
nutrì le mie
illusioni,
mi fece conoscere
il sapore delle lacrime
e la gioia del riso.
Mi insegnò a
cavalcare arcobaleni,
Volai leggera sulle
onde, travolta dalle
tempeste della vita.
Mi fece scorgere
nuovi orizzonti.


Tatuaggi.
Tatuaggi per adornarsi,
tatuaggio per disprezzo
dell’umana dignità.
I tatuaggi dei deportati
dovrebbero costituire
prova, per chi si ostina a negare.
Tutto gratis ad ad Auschwitz e
nei Lager ad esso collegati i veniva
tatuato sull'avambraccio sinistro,
sull'esterno per gli uomini e all'interno per le donne;
il numero degli zingari doveva essere preceduto da una Z;
quello degli ebrei da una A,
poi sostituita da una B.
Non è successo niente?
Non succede mai niente
nella memoria degli sciocchi.
 

 Potete fare tutto.
Potete fare tutto.
putride menzogne,
appestare l’aria di
veleni.
Appellarvi agli elettori .
Potete fare tutto.
Inneggiare alla solerzia
di un boia e osannarlo,
appellarvi alla farsa di un
funerale dovuto e
strappare la bandiera
listata a lutto, per le
morti dei migranti.
Potete fare tutto voi
che credete di difendere
la Patria, oltre i limiti
dell’umana compassione.
Un giorno verrà la Morte,
implacabile per tutti.
Quel giorno non potrete
fare tutto.
 

Sotto la luna di agosto.
Adesso posso guizzare
come un argenteo pesce,
in mezzo all’acqua.
Acqua in cui si riflette
la luna.
Posso stare come
un angelo di pietra
in un cimitero a
guardare le stelle.
Adesso posso vestirmi
di stelle, e avvolgermi
nel mantello di velluto
di questa notte
di luna piena.
Posso ammirare la
Luna, vezzosa, e
femminile quando
nasconde il suo sorriso
dietro il velo di una nuvola.
Ammicca ai prati verdi,
materna, benevola
mi bacia.
 

Nemmeno la morte.
Nemmeno la morte
fermò il vostro odio.
Nemmeno la morte
suscitò la vostra
compassione.
Nemmeno la morte di
anime incolpevoli, ree
di aver strappato ad...
un presente di fame
e di guerra una folata
di speranza.
Nemmeno la morte
vi suscita rispetto.
La morte non ha colore,
è fredda e implacabile
come i vostri cuori,
aridi deserti; come le vostre
menti rose dal tarlo del calcolo.
Dannati imbianchini che
misurate la vita con una
pigmentazione di colore.
Vi condanno a restare chiusi
nei vostri rancori, belve fameliche
vi contendete l'osso del cadavere
trascinato dl mare.
Vi condanno a morire senza
aver mai conosciuto la fratellanza.
Restate in compagnia dei vostri rancori.


Crepuscolo.
Preceduto da una
nebbia, leggera,
arriva il crepuscolo.
Accompagnato dalla
eco dell’abbaiare di
un cane, lontani
rintocchi di suoni di
campane.
Messaggero della sera.
Fra un po’ la sera
avvolgerà tutto nel
suo scuro mantello.
Abbracciando il
piccolo attimo di
eternità.
 

Le stagioni.
Le stagioni della mia infanzia,
avevano i colori e sapori
scanditi dal gusto
delle primizie .
L’arancio dei primi
mandarini, il giallo delle
nespole, il rosso delle
fragole , delle ciliegie.
Le castagne lucido col
suo mantello color marrone
annunciavano l’arrivo
dell’autunno.
Ricordo di una
cerimonia perduta,
di un rituale che non ha
ragione di esistere .
Prima di gustare il nuovo
frutto : il ringraziamento,
e l’offerta al Creatore
per averci consegnato
i nuovi frutti e
il tempo di
nuove stagioni.
Tra i colori, i profumi ,
i sapori … crescevo.
 

La lucertola.
La lucertola si affacciò
al mondo timida e
curiosa.
Volle scaldarsi al sole;
con le sue mani da pianista: le
dita lunghe e affusolate, stava
arrampicata su tiepide pietre.
Occhi guardinghi e tristi, da
artista incompreso.
Non si vide mai essenza di
coccodrillo.
Ebbe il tempo di
farsi ricrescere la coda.
 

Ode al melone
Lacrime di sole scesero a
baciare la terra arsa,
specchi di sole
la consolarono.
Frutto dolce e
consolatore nella
incandescenza
dell’estate, con esperta
seduzione incanti
col tuo profumo e
ti offrì nella tua opulenta
maturità.
Ci aspetti anche d’inverno
per passare il Natale insieme.


La mia terra
Pochi e vecchi samurai,
i radi cipressi , vegliano
su minuscoli guerrieri
armati fino ai denti.
Ficodindia di guardia,
appoggiati da secoli
su bianchi muri a secco.
Vinti e disarmati, i ficodindia,
si arrendono, ti offrono un cuore
dolce come ambra, o rosso sangue o
verde freddo al palato.
Pecore ignare attraversano
la strada, sullo sfondo, l’abbagliante
luccichio del mare.
 

Respirai la libertà.
Respirai la libertà nell’alito
caldo di un giorno d’estate.
Respirai la libertà per pochi
passi, mi guardai intorno,
poca gente, e un fiore
giallo che spuntava sul selciato.
Voglio essere forte come te.
Ignorata nella mia grandezza,
capace di spezzare le catene,
selvaggia e libera.


Ultimo pensiero.
Me ne andai pensando:
“E’ facile morire da Cleopatra.”
 

Il ragazzo e la musica.
Quando il ragazzo incontrò
la Musica uno spiraglio
di magia
lo illuminò.
Volò alto,
sentì l’aquila che
viveva nella sua anima.
Cavalcò l’arcobaleno
e gli si mostrarono
gli infiniti mondi del suono.
Cascate di note crearono
la sua poesia.
 

Per aprire il mio cuore .
Per aprire il mio cuore
guardo dentro,
guardo dove
non ho voluto vedere.
Per aprire il mio cuore
devo risalire
dalla profondità
degli abissi.
Oscilla la bilancia,
trema terra delle
mie convinzioni.
Una voragine di
orrore.
Scavo nelle macerie
sento il vagito
dell’anima mia.
Mi salvo la speranza è
ancora viva.

Attesa.
Ci sono primavere che
arrivano tardi ...
spunta un fiore
sul selciato.

Adirata con l’ipocrisia.
Adirata con l’ipocrisia.
Urtata dal veleno che inquina
la mia anima.
Ferita dai vostri blah, blah, blah, …
Stordita dalla flatulenza delle vostre
parole.
Mi getto fra le braccia del mare.
Il mare, trepido amante mi accoglie.
I l mare: un amante vasto, generoso
senza memoria.

Per la prima volta in ozio.
Ti ho accompagnato fin ho potuto,
sento la tua mancanza, ti incontrerò
in sogno.
.
Ti ho accompagnato fin dove ho potuto, ti
ho riportato a casa, mi hai guidata dal tuo
indomabile amore.

Ti ho accompagnato fin dove ho potuto , poi
mi hai detto di non seguirti e ti ho disobbedito,
non potevo fare a meno di accompagnare
il tuo esile corpo.

Ti ho accompagnato fin ho potuto , occhi
color del cielo, spirito indomabile, il tuo corpo
la mia prima culla.

Ti ho accompagnato fin dove
mi è stato concesso, poi ho dovuto lasciarti.

Ora stai per la prima volta in ozio,
sotto il sole cocente della nostra terra.

Non importa se sono più povera
senza il tuo sguardo azzurro di bambina,
è cambiato tutto per averti amato,
sono più ricca per aver avuto il tuo amore.

A mia madre.
Oscilla fra l’eterno e il presente.
Fra spirito che si eleva e corpo che si
allontana.
Esperienza di amore: madre che ti fai
figlia per me, per noi.
Il cielo nel quale ti sei vista seduta,
su una comoda poltrona … oblia il tuo
idioma, non il tuo indomabile spirito;
non la tua grande anima.
Madre

Indosso il mondo intorno a me.
Indosso il mondo intorno a me come
un vestito smesso dagli altri.
Indosso il mondo intorno a me,
come se avessi addosso dei cenci .brutti e sporchi.
Mi spoglio, lavo il mondo che ho indossato.
Cancello il fetore delle menzogne, rammendo i
buchi dell’ipocrisia, stiro le pieghe dell’arroganza.
Accorcio l’orlo del mondo che ho indossato.
Mi appunto una stella sul petto.
Mi specchio nelle fresche acque di una coscienza
tranquilla.
Cammino senza fretta, affamata di vita.

Quando.
Quando i sogni erano
il mio tappeto magico;
quando respiravo il
profumo della musica;
quando volavo sulle ali
della fantasia;
la luna veniva a cercarmi,
illuminava di luce i miei capelli,
mi vestivo di arcobaleni.
Il sole rimbalzava
sulla mia pelle,
nei miei occhi
raggi di fuoco che
il viaggio voleva spegnere.
Guardavo oltre; la mia corazza di
giovane guerriera, non era
stata ancora forgiata dal dolore.
Col tempo non diventai
più dolce, mi ricrebbero le
ali e volai più in alto.
Inciampai nell’amore.

E se morte?
E se morte fosse amica?
Se venisse con un volto amato,
e mi dicesse: "Non temere non
sono la fine".
Se mi dicesse sono solo
un nuovo inizio: "Fai parte
anche tu del grande ciclo".
Temo il tuo mistero eppure ne
faccio parte anch'io.

Un giorno avrò molto freddo.
Un giorno avrò molto freddo e
tu non ci
sarai più a costringermi
a portarmi la giacchetta di lana.

Un giorno
avrò molto freddo e
questa casa diventerà più grande
più vuota.

Un
giorno avrò molto freddo senza
potermi scaldare nei tuoi occhi,
azzurro che si scalda e si scioglie
vedendomi.

Un giorno che non
tarderà a venire.
Un giorno in le mie braccia saranno
vuote, inutili.
Quel giorno avrò molto freddo.

Quando leggerai questa lettera.
Quando leggerai questa lettera ...
saprai quanto mi manchi.
Quando leggerai questa lettera?
Ti scrivo per
sentirti più vicina, arriverò prima della lettera lo sento.
Sarà un
giorno speciale.
La notte ha mille occhi, ognuno di noi sta pensando a
quanto è lontana la nostra terra, il silenzio si rompe in mille fragori
che arrivano da lontano.
Non ho mai avuto paura, però so bene che stare
qui non è una passeggiata.
Credo in quello che faccio, ma mi sento
estraneo, osservato, sotto-tiro.
E' meglio che strappi questa lettera.
Arriverò da te presto e non andrò più via.
Ti amo.

Uomo, Donna
Uomo: antico cacciatore solitario;
silenzioso, orecchio
attento, predatore,
animale dall’occhio acuto, pupille feline.
Donna:
al caldo dei campi a raccoglie radici ed
erbe.
Vestale del fuoco della
caverna, occhio di aquila che
guarda in tutte le direzioni.
Solidale
con le sue simili, controlla i cuccioli
suoi e delle altre.
Nella
caverna filtra un raggio di luna;
illumina il ventre rotondo di colei
che domani avrà un altro cucciolo, ed
altre donne staranno al suo
fianco; il
predatore non può avere altri uomini
con cui spartire il
magro bottino.

Gentilezza e saggezza.
Gentilezza e saggezza:
nomi femminili, nobili,
indulgenza,
compassione.
Perdono, sorriso: nomi maschili
forti uragani
di Pace.
Illuminate la Terra spenta
da troppe verità che urlano
vendetta.

Caro Vate
« ...E la bella Trinacria, che caliga
tra Pachino e Peloro,
sopra 'l golfo
che riceve da Euro maggior briga... »
(Dante Alighieri,
Paradiso, VIII-1316)

Caro Vate, volevano cambiare i colori
del mare,
della mia terra.
Nero e grigio dalle viscere della terra,
polveri e
fumi inquinanti nel golfo.
Nero dei carri armati all’arrivo dei
liberatori.
Rosso del sangue versato da sempre.
Troppo sangue ha
inzuppato la terra e
tinto l’acqua del mare .
Il mare che circonda la
bella Trinacria,
Il mare così tanto amato, il mare grande
sepolcro,
che tante vite ha divorato.
Il mare che indifferente agli affanni
Degli
uomini si è tinto di viola
col sangue di tanti uomini.
Torna il verde
e il turchese.
Il mare ricco, vasto, cangiante
Non fa distinzioni fra
pescatori,
soldati, e uomini e donne e
bambini di tutti i colori.

I Grandi parlano di Giustizia
Mentre i “Grandi parlano di Giustizia”
i gabbiani volano sopra i corpi martoriati
dei rifiuti del mare.
Mentre
i “Grandi si congratulano”
misurando pochi metri d’acqua,
in mezzo ai
rifiuti giace una ragazza,
morta,col suo bimbo in grembo.
Strano
funerale!
Immondizia al posto dei fiori, urla di gabbiani
e gemiti di
disperati.
I Grandi parlano e si stancano, si stringono
le mani.
In
fondo è stato solo "Un disguido tra amici".

Intrisa di dolore.
Intrisa di dolore.
Grondo dolore da tutte le parti.
Aspetto che smetta la giostra,
aspetto che si fermi la terra,
aspetto
che si plachi la paura,
aspetto qualcuno di cui non mi
resta che il
vuoto.
Aspetto che torni la vita dove
c’è intorno morte.
Aspetto
rispetto per il mio dolore.
Aspetto giustizia, aspetto che
lo
spettacolo finisca.
Aspetto chissà fino a quando la
terra, che ho
tanto amato, asciughi
le mie lacrime di ghiaccio.
Lontana dai
riflettori, vicino a chi
ha una parola di conforto per me.

L’attesa.
C’è un ingorgo nei miei pensieri.
Aspetto che si tutto si
compia secondo
i miei piani, i miei disegni.
Non si placa l’ansia dell’
attesa.
Aspetto domani … e domani …
Nella notte l’attesa sembra più
lunga.
Domani non mi fa mai perdere la speranza.

Ho visto nascere una cascata.
Dall’agonia del parto di una
montagna ho
visto nascere
una cascata …
arcobaleni riflessi nell’aria,
piccoli
diamanti d’acqua.
Forza ed energia.
Il cielo che si avvicina
alla
terra, si baciano …
si sfiorano.
Una nuvola messaggera
d’amore annuncia
la
nascita di un’acqua pura
e cristallina.

Ma cos’è?
Ma cos’è questo sentimento
di angoscia?
Mi accompagna come
la mia
Ombra.
Cos’è questo strano rumore
di sogni infranti?
Schegge di
sogni esplosi fra la
gente.
Urla, disperate, di chi chiede aiuto.
Cammino da sola in mezzo a sordi.
Come Ulisse si tappano le orecchie,
per non cedere alle
lusinghe del dolore:
Sordi che vanno di fretta,
paura di contagio di umanità.
Fretta che non concede tempo
per
conoscere Amore.
Troppo veloci!
Pronti a calpestare il fiore che
Per
nascere ha rotto l’asfalto
spuntando nel grigiore
dell’asfalto;
piccolo fiore
calpestato in questa folle corsa.

L’ennesima delusione umana.
Amica fragile, ripiegata su se
stessa per
l’ennesima delusione
umana … non guardare solo le
ombre!
Vorrei
trovare la via per
raggiungere la tua poesia;
trovare, insieme a te,
il filo
da svolgere per far volare
in alto il tuo cuore.
Un cuore,
anche ferito, palpita
sempre.
Non bere solo le tue lacrime.
Illumina l’
azzurro di chi ti vuole
bene.

Li lasciai intenti a rubarmi le stelle.
Timida falce di luna,
unica
testimone della mia metamorfosi,
illuminasti il mio silenzio.
Le
lacrime non versate divennero
cristalli di sale.
Mi nascosi dentro
una conchiglia,
spine nel mio cuore imputridivano
la mia voce.
La
sirena non canta più,
la sirena non incanta più.
Fu il rantolo di un
piccolo fiore
a raggiungere il mio cuore.
Nella fretta di raggiungerlo
la mia voce
si ruppe in singhiozzi e cantai la mia canzone.
Corro da te
piccolo fiore avvizzito,
accarezzai col canto i tuoi petali giallli
e
tu mi mostrasti un cuore puro.
Le mie lacrime si sciolsero e innaffiai
la tua corolla, lacrime di rugiada ci riportarono
al mondo.

In questa notte polare
In questa notte polare
l’anima veglia, aspetta
l’arrivo di un raggio di luce.

Mi raccomando …
Mi raccomando …tieniti alla larga
dalla lebbra.
Lava
bene la tua anima, io
sono il medico il medico della tua
anima.
L’
inferno è sovvrapopolato di anime
dannate, come nelle carceri.
I miei
ministri ti giudicheranno e cureranno
la tua anima.
Non usare il libero
arbitrio
guarirai solo col “mio” Perdono.
E intanto le pecore smarrite
si perdono.
Guarirai con le indulgenze dei miei ministri.
Non basterà
la tua fede a salvarti.
Come può illuminarsi d’immenso una
anima
sperduta in questa notte senza fine?
Come può scaldarsi un cuore in
questa gelida
notte polare?
Dove scribi e farisei ipocriti fanno
mercato nel
Tempio?

I sogni non muoiono se non voglio.
I sogni non muoiono se non voglio.
Io però ho cercato di soffocarli.
I sogni soffocati, rubati, piangevano
abbandonati.
Non è stato facile capire come farli
smettere di
piangere.
Le lacrime corrosive del mio io bambina
sciolsero il calcare
del mio cuore.
La prima cosa che imparano le bambine
è l’attesa, la
rinuncia.
Chiamai a raduno tutte le donne
che c’erano in me.
La Fata
era graziosa e superficiale,
svolazzo fece una graziosa piroetta
ed
andò via.
La Guerriera era troppo violenta e
Tormentata, stava
affrontando inutili
Battaglie.
La Geisha era femminile ed aveva trovato
il suo spazio nella finzione.
Il Matto stava col volto girato indietro
voleva andar via ma aveva rimpianti.
La Bambina capricciosa voleva
tutta
l’attenzione per se, aveva le idee chiare
su come fare o non
fare le cose.
Non era lei la bimba che piangeva da
straziarmi il
cuore, della bambina abbandonata
mi arriva l’eco dentro.
Arrivò insieme
alle altre la Curandera e taceva.
Mi disse di non giudicare la bambina
che
piangeva dentro di me.
Mi portò a vederla ero io, avevo
messo i
sogni in soffitta e non avevo la chiave.
Mi ritrovai seduta di fronte
alla Curandera
Ero io da vecchia?
Mi disse- “Cerca dove tieni le cose
più preziose: di solito
si portano nel cuore” .

Seduti sulla superficie della facciata.
Abbandonati in un inferno di
urla che si contrastano
fra loro, io sto raggomitolata in posizione
fetale.
Ogni ranocchia gracida la propria verità, come la lumaca
avventurosa di Garçia Lorca anch’io mi chiedo perché ho voluto vedere
dove porta il sentiero?
Le formiche non vedono le luci al di sopra
delle loro teste, vogliono uccidere come eretica la formica che ha
visto le stelle.
Salendo sull’albero più alto ha visto ha visto mille
occhi
nelle tenebre.
Nell'aria dolce
é volata un'ape.
La formica in
agonia
avverte l'immensa sera
e dice: "Ecco chi viene
a portarmi su una
stella".
Lasciamo che ognuno possa volare sulla propria stella.

Se mi amate …
Se mi amate … non litigate per me.
Se mi amate …
amatevi.
Se mi amate … non fate clamore sul
mio dolore.
Se mi amate …
non usatemi per i
vostri scopi.
Se mi amate … ricordate com’ero.
Se mi
amate … lasciatemi andare.
Se mi amate … non dite ciò che
potrebbe
essere di me.
Se mi amate … fate silenzio.
Se mi amate … non
accanitevi.
Se mi amate veramente … perdonatevi.

Caro Dio,
com’è difficile essere nei tuoi panni!
Tu che sei l’
Altissimo, l’Amore, il Creatore.
Colui che è il tutto ed il contrario,
ti chiedo
perché non riusciamo a guardare, verso Te,
senza distruggerci ?
E’ l’uomo che fa guerra in tuo nome,è
l’uomo che non comprendendo la
Tua essenza
Infinita.
E’ sempre l’uomo che, vuole frammentarti in tanti
nomi; in tanti
Dio:uno migliore dell’altro.
In Tuo nome ci ammazziamo,
ci condanniamo,
neghiamo, giudichiamo, preghiamo per ottenere
la grazia
del male altrui, la lotta per la Tua supremazia.
Tu sei Dio, sai bene
che l’odio non nasce dall’amore
per Te.
Com’è difficile essere nei tuoi
panni!
Le nostre preghiere contrastanti con il Tuo Amore
sono un
fastidioso brusio?

Parole sciolte
Sintesi, sintassi, sorpresa,
soppressa, salasso,
successo,
sesso, schermo, scherno,
scherzo, schizzo, schizofrenia
santità, selezione, soluzione.
Silenzio.

Io che ti tenuto in grembo.
Io che ti tenuto in grembo, non
voglio
darti in grembo alla morte.
E’ venuta dove non doveva, tu eri al
sicuro, tu eri al sicuro …
Adesso che mi hanno
ridato il tuo corpo, lo
stringo a me
ti scaldo io, non aver paura, il mio
cuore è accanto al
tuo.
Tu sarai la mia vita, pensieri confusi,
gente intorno … ti hanno
rubato la
vita, mai la bellezza.
Ti hai falciato la morte impietosa,
non ti ha tolto la bellezza di fiore
appena sbocciato alla vita e
…subito
reciso.
Io che ti tenuto in grembo … mi
mordo le mani … non
troverò
mai un perché.

Sogni crollati col soffitto.
Che sogna un ragazzo biondo
con due
occhi azzurri?
Che sogna un ragazzo che ha tutta
vita davanti a se?
Che sogna di sabato un ragazzo,
giovane, pulito?
Ha conosciuto
l’amore
?
Si è innamorato?
Cosa pensa un giovane aquilone
mentre in volo gli
tagliano il filo?
Chi? ….
Uno, nessuno, centomila !
Asciugate il
fiume di
lacrime, se riuscite
a pensare che sia giusto
che i sogni, di
un ragazzo
crollino sotto un soffitto.
Altra epidemia fra i giovani:

non è l’alta velocità,è la morte
nella scuola.
La scuola guidava in
stato di ebbrezza?

Raffiche di vento freddo
nella notte stellata scuotono
i fantasmi
che fanno capolino
da un passato molto lontano.
Sono vecchi fantasmi,
ridicoli,
stanchi di recitare il ruolo di
spauracchio.
Lenzuola
sbrindellate me
li rendono patetici.
Eravate voi le mie ombre?

Arrivano i medici di Pinocchio.
Arrivano i medici di Pinocchio:
un
Corvo una Civetta e un Grillo-parlante.
e … tutti fecero sfoggio di
scienza
e umanità:
"vorrei sapere da lor signori se questo
disgraziato
burattino sia morto o vivo!...".
Il Corvo: "A mio credere il burattino
è bell'e
morto: ma se per disgrazia non fosse morto,
allora sarebbe
indizio sicuro che è sempre vivo!".
Mi dispiace, disse la Civetta, di
dover contraddire
il Corvo, mio illustre amico e collega:
per me,
invece, il burattino è sempre vivo;
ma se per disgrazia non fosse
vivo,
allora sarebbe segno che è morto davvero!".
Il guaio è che fra
le mani non abbiamo
un burattino.
Quel burattino lì non è una figliuola
disubbidiente,
che farà morire di crepacuore il sua povero babbo!
E’
una figliuola con cui giocano
come un burattino, rimbalzando la morale.
La vita è bella!
Quando la figliuola la viveva!
Ora che è più macchina
che donna;
Che senso ha la bellezza della vita?
D’ove finita la pietà?

Momento senza tempo.
Momento senza tempo è
quando puoi sentire caldo
mentre fuori è freddo.

Momento senza tempo è
quando non hai bisogno di
tanta luce: puoi vedere tutto
illuminato nella nebbia
ovattata.

Momento senza tempo è
quando ti senti avvolta da
quel momento … senza
spazio
né tempo

Angeli dentro di me.
Oscilla, nel mio cuore,
una bilancia matta.
Oscillano i pesi e cadono, scivolando
dall’odio all’amore,
dalla rabbia
alla serenità.
Se ho scelto di vivere da orso è
perché voglio trovare
la parte di me
che ho perso, gioco con la
la bambina che c’è in me.
Non è invecchiata,è stanca,è provata,
non l’avevo ascoltato
abbastanza.
Mi ero assopita … per
questo non la sentivo piangere.

Abbronzato (acrostico tautogrammato)
Abbiamo, avuto ancora
Battute,
brutte, becere, bifolche
Basta brutture, bullismo
Ridere, rosicare,
rischiare
Obama,
Noi
Zoppichiamo, zoticamente
Avanti, apartheid,
abbronzato?
Tanto, trema, temerario
Ogni, onnipotente

Vivere sotto lo sguardo …
Certa di vivere sotto lo sguardo
di un dio
impietoso, che conosce
solo il controllo, misurando tutto
all’altezza
dei tornelli.
L’occhio di Dio è più in alto
bisogna riconoscerne la
statura
i meriti li decidono i discepoli.

Miriam
Miriam, madre, memoria
Indomita, incantevole, intensa
Rara,
rosa, radiosa
Inni, incantati, infondono
Amore, Africa, apartheid,
anima, addio
Meravigliosa, madre morire mai memoria

Quando arrivano le comete.
Quando arrivano le comete sono talmente
rare …
Stai ad aspettarle … col naso in su.
A volte il tempo si mette
contro e non le vedi.
Quando arrivano le comete …
Vengono a cercarti
loro!
Stai col naso all’ ingiù,
un po’ delusa, volevi vedere
qualcosa
di veramente raro,
qualcosa che ti porterai dentro… e allora
la cometa
ti viene a cercare.
In una limpida sera, ovunque tu sia,
ti spiegherà
tutto la sua luce.
Ti avvolgerai di luce …
Dovrai affrontare le tenebre
con la luce
di cui ti ha vestito, di cui ti ha investito
la cometa.

Perché scrivo?
Scrivo per ritrovarmi
quando mi sono persa?
Scrivo
perché ho fatto
un pezzo di strada, con
un passerotto?
Scrivo perché
sento
l’amore nella gente,
gente che ho mai
guardato negli occhi
e mi
ha mostrato
il cuore.
Scrivo nel cielo
parole che verranno
cancellate
dalla pioggia
dalle lacrime e
da grandi risate.

I replicanti.
Arrivammo in questo mondo
come i replicanti di Blade
Runner.
Cambiare le regole del mondo
che ci aveva prodotto.
Se non
potevamo cambiare
Il termine volevamo cambiare
Il modo, il mondo …
cercare
una fetta di immortalità.
Dimenticare la data del termine.
Cercammo il dolore degli altri
per esaltare la vita.
Anche quando la
vita
è solo legata a tante macchine
e fili.
Falsi profeti esaltarano
il dolore e la
non vita.
Nella frenesia della vana ricerca
pochi
videro l’Unicorno.

Quante donne in una sola.
Mi definirono precoce, intelligente,
ribelle,
matta, impulsiva, dolce, timida, brutta, bella,
capace,
nervosa, generosa, altruista, impaziente.
Quante definizioni per una
persona sola.
Quante giudizi per una bambina, che giocava con
un gatto
e un topo immaginari.
Per questi amici mi sono sempre seduta
esattamente in mezzo alla sedia, volevo evitare
che litigassero.
Parlavo ora con l’uno e ora con l’altro e
con loro non ho mai dovuto
fingere nulla.
Squartino, Caldex ed io.
Io crebbi … loro sparirono.
Venne tanta gente, con tanti volti,
ognuno con la sua storia, con
tante storie …
vennero a chiedermi di pesare il loro dolore.
Il loro
era sempre un dolore più forte del mio.
Portarono i loro dolori come e
ordinarono
di compatirli.
Qualcuno cullava il dolore avvolto in un
vistoso scialle
colorato di ipocrisie, qualcuno mi ricattava, l’
amicizia
e ascolto … il Tuo ascolto, sono sordo ai tuoi dolori.
Mi
lapidavano al cuore in nome di quello che
chiamano amore.
In nome dell’
amore si dissetarono col mio sangue.
L’odore del sangue attirò i
divoratori nella mia anima.
Non era granché, però se ne cibarono.
Spensi la luce e li lasciai andare.

Quello che mi piace …
…il profumo dei
panni stesi al sole.
L’alba al
mio paese, profumata di
pane appena sfornato.
Lasciarmi accarezzare
dalla
brezza dei gelsomini, timidi al calore del giorno.
Lasciarmi
abbagliare dalle
luci dei limoni.
Sentire la dolce asperità del
paesaggio.
Greggi di scarne pecore coraggiose, piccoli nomadi
nelle
stradine, fra gli sterrati
in cerca di un filo d’erba.
L’odore amaro
delle
margherite gialle, con le quali
facevo collane, con mani,
incerte e
curiose: mani di bambina.
Il rosso dei papaveri e cicale.
L’imponente spiritualità nelle
cattedrali di carrubo, accogliente
nonno.
Le cicale jazziste, che provano in campagna
nelle ore più
calde.
L’andirivieni e il gran
da fare delle formiche.
Le piccole onde
della notte,
si infrangono in un mare libero.
Un mare senza padroni,
un mare senza orari,
profumato di salsedine ed alghe
a forma di palla.
Mare consumato,
maltrattato dall’incuria umana, mare amico e
cannibale ma … libero.
Mare che ha conosciuto tanta gente,
tante
civiltà, tanta storia,
tante storie.

Il volto della montagna!
Profilo maestoso si
staglia netto al
confine
fra terra e
cielo.
Eterna madre…
Con sofferenza estrema
mostrasti le
cicatrici inflitte
dalla mano dell’uomo.
La tua bellezza infinita
umiliata dal fuoco, lacrime
di fumo solcavano il tuo
volto, le tue
creature
fuggivano per mettersi
in salvo …
L’eterno alternarsi
del
tempo, nascosto
fra le rughe dei tuoi
ruscelli, la pioggia pietosa
lenirono le tue ferite.
Tornarono a crescere
nuove gemme.

Il prisma che c’è in me.
Chi sono veramente io?
Un prisma?
Perché
voglio vedere
solo una delle mie facce?
Ho lati che non riflettono
Luce.
Sono davvero gli aspetti
peggiori di me?
Chi sarei senza i miei
difetti?
Non li coltivo, ma sono
parte di me …
Invano smusso gli
angoli, come un tarlo
depongo sulla mia anima
le larve del rimorso, e
mi
consumo …

Tasso
Tasso.

Tassa
Tasse
Tassi
Torquato, che fai in mezzo a
loro?
Libera Gerusalemme!

La tempesta della speranza.
Speranza ti credevo fragile,
un timido
fiorellino di campo,
bagnato da una rugiada,
reso debole dalle
lacrime
dell’ illusione.
Non ti conoscevo e …
non ti ho mai cercata,
ti vedevo
pronta a
soccombere al
primo soffio di realtà …
Con una folata di
vento
Di tempesta
arrivasti tu.
Vestita di luce e
sorriso.
Si
spalancarono
le gabbie del dolore,
la rabbia fuggì impaurita,
mirasti
dritta al cuore.
Dalle braci spente
sollevasti un gran
fuoco.
Un
uragano di sogni
tornò a visitarmi,
la mia anima si
riscaldò alla tua
presenza, le nubi
sparirono e con un
sorriso mi dicesti:
“Portami nel
cuore,
quando verrà il gelo,
quando ti opprimerà
il caldo, quando la
tristezza vorrà
depositare le sue
uova nella tua anima:
“Grida o
sussurra
il mio nome sono
con te sono in te”.

Ode all’Autunno.
La pioggia annunciò:
ecco che arriva l’autunno …
Ed
arrivò!
Oh cavaliere
Intrepido!
Non temi confronti
con altre stagioni.
Intenerito dalla
giovane primavera,
comprensivo con la
scalpitante
estate; vai
fiero per la tua via.
Arrivasti a cavallo di
un fulmine,
seguito
dai tuoni; forte,
possente sorridesti
bonario.
Per incanto
apparve il sole.
Illuminò la tua chioma
leonina: rossa, gialla
con il
tuo ricco manto.
L’aria tremula uscì
dalla coltre di nebbia
incuriosita dai tuoi
profumi.
Le timide castagne
uscirono dal riccio,
chiamarono i funghi
per onorarti sui prati,
suonarono le trombe
i
frutti del bosco.
Le viti ti donarono
il loro sangue, e
con il tuo
arrivo
nessuno si vergognò
a mostrare i suoi colori.
Fiero e audace
venisti
a noi.

A Daniela Procida
la cui poesia incanterà gli angeli
così come incantò
gli uomini

Lascerei che un fiore
consolasse il mio
sgomento.
Guarderei il cielo
per trovare una nuova
stella.
Una stella che si
preparava
a partire, aveva fretta
di unirsi al sogno.
Una donna che con
le
mani scavò nella poesia fino
a nutrire di incanto chi
colse la sua
magia.
Una stella che con un
balzo di coraggio rischiarò
il cammino di
chi la conobbe.
Ignara ti cercavo
in una pagina azzurra
che ha colorato
la mia vita.

La via del Perdono.
Se sapessi chiedere a Dio
la consapevolezza,
se
avessi tanta forza da
imparare il perdono;
lancerei la mia anima,
aquilone incagliato, tra
gli scogli di uno stupido
orgoglio.
Respirerei come una farfalla,
e volando di fiore in fiore
mi vestirei
con i colori
dell'aurora, profumerei
di pane, di salsedine,
di
fresche gemme di
pino e di sole.
Tutto questo mi aspetterebbe
se
trovassi la
via del Perdono!

La tua essenza.
La tua è essenza di donna,
di madre, di femmina.
Anche
adesso con i tuoi
pensieri ingarbugliati dalla
vita, soprattutto
adesso …
che di te sono rimaste le
vestigia della tua eterna
bellezza
abbiamo bisogno
di te.
Chi sei?
Un mucchietto d’ossa, in
un grande
cuore.
Eppure ci rifugiamo tra le tue
Esili braccia, ci scaldiamo con
Le scintille del tuo cuore vecchia
Lupa.
Lupa hai nutrito non solo i
tuoi cuccioli … tu sei così …
è invecchiato il tuo corpo, la tua
mente
ma mai il tuo cuore.

Lascio la porta aperta all'infinito.
Lascio la porta
aperta all'infinito ...
affinché un attimo dell'eternità
entri in me.
Amo i concerti della natura:
il cinguettare degli uccelli,
l'odore
dell'erba e della pioggia,
le facce della luna, i concerti dei
grilli
sui campi appena mietuti,
l'acqua, l'arcobaleno, gli aquiloni
e i
sogni.

Re Mida si vendicò di me.
Re Mida si vendicò di me.
Tutto ciò che mi
coinvolse
Divenne, l’esatto, contrario del tocco
di re Mida.
Che me ne
facevo di tutta
questa merda?
Mosche e tafani mi
ronzano intorno li
trovo
fastidiosi, non faccio parte
della catena alimentare del
cannibalismo umano.
Tutto passa, la vita passa …
Qua passava troppa
merda
era ora di liberasene.
Lasciai seccare il liquame al sole,
infuocato dalla mie narici
che fulminarono la merda ed
il suo fetore,
usai ciò che
ricevetti per fertilizzare il mondo.
Ebbi bisogno di aria
pura. I bagliori della mia
armatura, dorata, fecero il resto.
Rimasi
stabile come un lottatore
di sumo.
Leggera come va vicino
alla luna uno
stormo di uccelli,
liberi, pronti per il viaggio …
in volo al fresco
tramonto.
Seducente come il primo
sorriso sdentato di un bimbo
appena
nato.
Libera come l’amore e il sogno.

Pensieri
Pensieri leggeri
come piume …
volano lievi.
Sorrido ai
fiori,
li nutro e li consolo
dalla sofferenza
della calura.
Il girasole
è
Il mio fagiolo
magico.
Ho appuntamento
al calar della sera.
Al
crepuscolo
Il merlo, grande
musicista verrà
col suo canto.
Il musicista
vestito
di nero … sul
tetto della casa
canta la sua preghiera
al giorno
che muore.

L’odore della conoscenza.
Porto ancora su di me:
l’odore della
conoscenza.
Odore di visioni, di verità,
di morti sul rogo,di silenzi.
Fascine che ardono i miei
piedi, le fiamme lambiscono
il mio saio.
Pensavano di rendermi
ridicola e folle rasandomi
i capelli.
Nei miei
occhi limpidi,
puri e casti i giudici videro,
l’arcana, bellezza
del
serpente incantatore.
Io li perdonai, affinché
loro imparassero il
perdono
dal mio dolore.
Il fumo acre mi riempiva
i polmoni, ero
consapevole:
l’odore della mia carne
che bruciava, urlava la
mia
innocenza.
L’odore della mia anima
esalava profumo di perdono.
Fresco:
come l’erba dei campi
mietuti, come gelida armatura
di soldato,
rugiada dolce sui fiori.
I fiori dell’amore che
volevano far
appassire.
Il vento rinvigorì il fuoco bruciando
le corde, con cui ero
legata
al palo … le mie mani volarono il
alto: colombe verso il
cielo.

Prova generale.
Quella sera d’agosto,
le stelle, accendevano
i
riflettori sulla nostra
nervosa allegria.
Mamma raccontava le
sue
vicende di guerra,
i suoi racconti, con le
trame ingarbugliate.
Ridevamo delle sue
avventure e l’alito
freddo della morte
gelò noi
tutti.
Erano le prove
generali della tua
morte.
Ridevamo, mentre
i
muscoli si congelarono …
I volti divennero un
ghigno …
I nostri
sguardi, spauriti,
si dicevano saremo ancora
capaci di ridere senza
lui?
I giorni a venire, per fortuna,
non li conoscevamo.
Venne presto
calata la tela
sul sipario …
Tu ci accompagnasti nel
ritrovare la via
del sorriso.

La tua magia.
Ho paura anch'io,
ma sono figlia di Eva.

Ho paura
anch'io,
per questo ti capisco.

Ho paura anch'io,
delle mie fragilità,
per questo mi
tormento, ti ferisco.

Ho paura anch’io …
ti amo.

Non ho
più paura.
Mi guardo con i
tuoi occhi,è il tuo
sorriso che illumina
il
mondo.

Questa è la tua magia

Abbà,Abbà … perché mi hai abbandonato?”
In queste notti buie,
forse,
una sola, lunga
interminabile, notte
sento che non ci sei.
Vorrei
gridare:” Abbà,
Abbà …perché mi
hai abbandonato?”
Ho freddo, neanche
una stella a rischiarare
il mio buio.
Come posso trovare la mia via?
Cerco il sentiero e trovo fango,
scavo e incontro la
gelida mano di un
morto.
Soltanto rabbiose saette,
che ridono della mia paura,
fragore
impetuoso di piogga,
sommessi gemiti di gente che muore.
Io per chi
muoio?
La mia morte chi salverà?
Perché mi lasci vivo?
E’ questa la
mia
espiazione?
Abbà,Abbà … non mi abbandonare!

Non sono solo spine.
Se fossi solo spine:
sarei filo spinato,
invece
nell’aria
diffondo il mio
profumo.
Si fermano a
guardarmi come
fossi
preda.
Coglimi quando
sono fresca
di rugiada,
coglimi se riesci
a non
farti male.
Non sono dei fiori
l’altezzosa Regina .
Io sono dei
fiori.
la nobile vestale e
il fiero samurai.
Con la mia
vita: servo.
Mia è la
purezza
che può stare
sugli altari,
colei che
consola i
vivi,
senza
aver paura
di dormire con
i morti.
Sono messaggera
d’
Amore.
Sono
delicata, forte,
fragrante.
Ho un nome femminile
Mi chiamo
Rosa.

Cosa resta di te?
Quando spengono le
luci della sala; dietro le
quinte, tu guardi!
Dal tuo palcoscenico,
si sente un sospiro!
Quante
repliche, che fatica e
che orgoglio!
Non si sei ancora tolta il
sorriso
acre, fa parte del
tuo trucco di scena, fa parte
del grande spettacolo.
Fiera di annusare sempre
i soliti fiori di cartapesta.
Si recita sempre
allo stesso
modo, con gli stessi gesti,
e le stesse parole.
E’ l’eterna
commedia
dell’Ipocrisia.
Non c’è sentimento, non
c’è mistero, non c’è
energia
non c’è compassione.
Tu la chiami Vita e non
sai che cos’è!
Avvolti nelle nuvole
del Nulla, pensate di
avere in pugno le sorti
dell’Universo, assediati
dalla paura che un giorno
verrà a bussare alla
porta
ciò che volevate essere
da grandi.

Lo faccio per il tuo bene.
Ti impedisco di sbagliare,
non voglio che
tu soffra.
Lo faccio per il tuo bene.
Non fare i miei errori.
Vuoi
farmi morire, perché
Non mi ascolti?
Lo faccio per il tuo bene.
Ho più
esperienza di te,
ti ho dato la vita, mi sacrifico
per te.
Lo faccio
per il tuo bene.
Un giorno capirai …
E se quel giorno non venisse
mai?

Momenti.
Mi stanco di
essere donna.
Succede che mi stanco
di sentire
falsi perdoni e
violenza nell’aria.
Momenti in cui vorrei
tornare nel
grembo
materno e sentirmi
fuori dal mondo che
amo.
Momenti in cui la
speranza va al bar
lasciandomi nell’auto
in doppia fila.
Non riesco a
tollerare
le urla della menzogna,
e il l’agonia delle verità.
Stanca di
un’estate
che tarda a venire.

La tua vita non vale una cicca.
La tua vita non vale una cicca,
la tua
vita non vale niente.
La tua vita non vale il pezzo
di stoffa, con l’
emblema di una
altra cultura.
La tua vita non vale una cicca.
Lo ha
detto un padre, sei morto
solo per far divertire ragazzi
di buona
famiglia.
La tua vita non vale una cicca,
tanti altri moriranno come
te.
La tua vita è stata breve,
La tua vita è oro, é preziosa
Chi ti ha
tenuto in grembo lo
sa, chi ha tenuto la tua mano
da bambino lo sa.
Chi
ti ha cresciuto lo sa,
Lo sa chi ti ha amato e
chi si chiede il perché
di
questo sperpero.
La tua vita ha salvato
altre vite.
La tua vita ed
i tuoi sogni
dove sono finiti?
Buttati per strada, calpestati,
uccisi,
tumefatti … indifesi,
in una notte
che s’appressava al dì
di festa.
La
tua vita …

Infiniti.
Infiniti spazi, nell’ eterno
alternarsi
del tempo.

Infiniti
respiri, ignorati,
nel cuore del mondo.

Infinte e sconosciute
pieghe
dell’anima.

Infinito stupore per
ciò che è in te, ciò che
senti e vedi
più grande
di te …

Cascate argentine
acqua arcobaleno.
Sinfonia di
colori
tavolozza di colori
che palpita.

Che rende …
Infiniti i
tuoi orizzonti.

21 giugno 1984 solstizio d’estate.
Inseguita dalla luce
di un giorno,
che diventa
più lungo.
Il giorno le cui ombre
diventano sempre più
evidenti.
L’ombra della tua
Scomparsa.
Ombre lunghe e colori
sfacciati,
incuranti del
mio dolore e delle mie
paure.
Tu non ci sei!
Te ne sei
andato
così …
Il tuo cuore, già
provato, avrebbe
retto all’emozione?
L’
avrebbe retta, vecchio
Leone!
Ero io quella che
vacillava.
Credevo che
tu fossi
La mia campana di
vetro contro il dolore.
Invece …
Il dolore
venne a
trovarmi portandoti
via mentre diventai
dolorosamente adulta.
Varcavo la mia prima
porta, quella del futuro
senza te.
Se tu fossi
stato
presente quando
quegli uomini distratti,
quelli che dovevano
ascoltare la mia tesi
di laurea, io mi sarei
appoggiata a te con
lo
sguardo.
Adesso che sento
la tua voce, mi arriva
il tuo messaggio.
“Ti
ho messo al mondo

affinché camminassi
con le tue gambe.
Le tue gambe
belle,
forti, agili, robuste.
Sono gambe alate
Amore mio”.

Terra arida.
Terra arida,
screpolata dal
sole,
invasa da
altra
gente.
Terra arida,
nutrita col
sangue.
Ero al mercato,
cercavo cibo
per i miei figli.
Frugavo nella
spazzatura;
una delle tante
esplosioni fece
saltare in aria
invasori e oppressi.
Avevano tutti
il
sangue dello
stesso colore.
Sentimmo tutti
Un gran dolore.
La terra
arida
bevve tutto il
sangue; non
distinse!
Terra arida
che nutre
il
petrolio
col sangue
versato.Centro di gravità permanente.
Centro di gravità permanente,
solo nell’
incertezza
del domani.
Cambiare la storia è deviare
il corso di un
fiume.
Negare il presente vuol
dire non vivere.
E’ difficile vivere
orfani, sentirsi vedovi di
ideologie.
Espianto doloroso
della morale
delusa,
ma ancora viva.
Sono ancora qui, nel mio
centro di gravità
permanente
e conto di vivere a lungo.

Ballo il mio madrigale.
Seguo l’armoniosa
sequenza.
Sono io la vezzosa
dama con le ali
ai piedi.
Sono io l’alchimista.
Colei che pestò il
il
lapislazzulo,
che pestò il colore
con terre e resine,
per scrivere
due
parole:
Passato
Futuro.
Presi il passato,
lo bruciai e lo
seppellii
sotto
terra.
A te lasciai il
Futuro.

Risveglio.
Dolce risveglio, la primavera
mi ha portato via il grigio,
opaco, di un
lunghissimo inverno.
Siamo sopravvissuti,
le onde della
vita,
onde giganti
si sono abbattute
sulla zattera del
nostro amore.
D’
istinto ci siamo tenuti
stretti.
Feriti nello sforzo
di tenerci in
vita.
Allo stremo delle
nostre forze,
siamo approdati
nella nostra
camera
bianca e blu.
Sul cuscino ho
trovato la tua
lettera d’amore.

Stanca di portare a spasso la solitudine.
La mia solitudine, si
traveste
da vecchio cane fedele, cammina
a fatica, non regge il passo.
Mi fermo, accendo una
sigaretta e la guardo.
E’ così sola!
Vecchia
commediante!
Non puoi lamentarti, vorresti farmi
sentire in colpa …
Tu
sei solitudine, devi
imparare a stare da sola.
Io sono donna cammino
in
compagnia dei miei
pensieri.

Ci sono momenti in cui: ho visto.
Ci sono momenti in cui: il mio
cuore
ha visto prima
dei miei occhi.
Ci sono stati momenti
nei quali ho
conosciuto la brutalità
della tortura.
Per aver visto negli occhi del
mio
interlocutore: l’assenza di anima.
La tortura è un purgatorio dove
non esiste l’ascolto per le
anime sofferenti.
E’ l’esilio della
dignità.
Soffri … sei ancora vivo
Puoi farcela.

Il nostro amore somiglia ad un carciofo.
Il nostro amore somiglia ad
un carciofo.
Ha lunghi artigli e spine, bisogna maneggiarlo
con
cautela, graffia e fa sanguinare.

Il nostro amore somiglia ad un
carciofo.
Ha un gambo dritto e pieno di spine.
Nascosto fra le foglie,
c’è il cuore, protetto
da una delicata lanugine.

Il nostro amore
somiglia ad un carciofo.
Il cuore, quando si fa prendere, ha quel
gusto
dolce-amaro.

Seduta sul collo del pozzo della mia rabbia.
Seduta sul collo del
pozzo della mia rabbia.
Attirata dalla strega del pozzo.
Mi tenevo la
testa tra le mani,
come se i miei pensieri fossero di cemento.
Il
vento, impetuoso, della
speranza ebbe fece crollare
le mie barriere.
Mi
trascinò via, i rami della
paura non seppero reggermi.
Furono
costretti ad abbandonarmi.
Mi lasciai andare, non lottai
più contro la
tempesta
del vento di speranza.
Mi lasciai avvolgere,
trascinare,
divenni fuscello e
presi il volo.
La mie braccia divennero
poderose ali
di aquila,
imparai a giocare
col vento.
Danzai vicina alle stelle.
Le
asperità delle rupi mi
fecero conoscere la pace.
Il volto delle nuvole,
cambiava forma e colori
per attirarmi a se.
Mi regalò colori e forme
per corteggiarmi.
Vidi lucertole offrirsi al sole
voluttuosamente.
Ebbi
modo di studiare il mondo.
imparai ad amare la vita, a
gustarne la
grandezza
attraverso il profumo
di minuscoli fiori.

L’uomo che vide il mare.
L’uomo che vide il mare
era già vecchio,
avvezzo ai
raggiri della vita,
stupito … per
un istante tacque!
Era
troppo per
i suoi poveri occhi.
Lui aveva cresciuto
il grano
guardandolo
negli occhi, con amore
di madre per
il figlio malato e
denutrito.
Stordito da tanta
ricchezza voleva dare
dell’”Eccellenza” al
mare.
Si scoprì il capo,
come davanti a
Dio.
Lo pregò e rese grazie
per
aver creato l’uomo
capace di aver
costruito l’immensa
vasca per
raccogliere
l’azzurra e verde
fonte di vita.

Sprazzo di Luce.
Riuscisti a trovare
lo sprazzo di Luce,
illuminò il
mondo.

Illuminò il tuo
mondo, strano
mondo!

Illuminato dalla
passione
e dalle
menzogne.

Sprazzo di Luce
abbagliante da
aprirmi gli occhi
a
un mondo che
non volevo vedere.

Aprii gli occhi, quando
il tuo sprazzo
di Luce
usò ogni suo raggio
per accecarmi.

Il paesaggio del mio volto.
Nuovi solchi, nel mutevole
paesaggio del
mio volto.
Non mi dispiace vedere
ciò che ha arato la vita,
sulla mia
faccia.
A volte dura, quasi
un arido deserto,altre volte
solcata di
lacrime
come una pioggia
scrosciante; pioggia
di lacrime stemperate
dall’arcobaleno.
Sorriso di luce, mi
abbandono in un
fragore di risate.
Non mi dispiace vedere
ciò che ha arato la vita
nel paesaggio del mio
viso.

La lettera che non mi hai mai scritto.
La lettera che
non mi hai mai
scritto
credevo l’avessi affidata al vento.
Pensavo che l’avessi
scritta con
la pioggia.
Immaginavo che l’avessi scritta
sulla sabbia.
Non mi stancavo
di aspettarla

La lettera che
non mi hai mai scritto
è
arrivata bagnata di
lacrime e firmata col
tuo sangue.

Quando ci ritroveremo.
Quando
ci ritroveremo,
saremo
diventati
diversi.

Il Lupo
potrà
cantare alla Luna
le sue canzoni.
La Luna
sarà
Il suo specchio.

L’Aquila
potrà
esplorare il Mondo,
si librerà
in alto
fiera, aprirà
le sue ali,
danzando.

Il Delfino
potrà
giocare
nel
mare che
ha tanto amato.
Tornerà ad
Essere felice.

Se solo potessi …
Se solo potessi …
essere luce
camminerei a
fianco
a voi
per illuminare
il cammino.
Se solo potessi …
essere musica vi
donerei le note
per danzare
come i dervisci:
cercatori
delle porte.
Se solo potessi …
essere aria, sarei
il vento complice
dei vostri
aquiloni,
arriverei con i
profumi dei
ricordi più belli.
Se solo
potessi …
essere coraggio,
userei i colori
sfacciati della
natura: i
rossi
i gialli, il fuoco
dell’autunno.
Il bianco perlaceo
dell’inverno,
Il blu, l’azzurro e il verde.
Il miele, il grano
e …
Oceani di
lavanda
che
lambiscono i girasoli.
Insieme alla luna, mi vestirei
di
stelle
maliziose, nel
cielo.
Se solo potessi …
condividere il dolore,
sarei uragano,
piangerei le lacrime di fuoco
di un vulcano.

Se
solo potessi …
diventare il
sorriso amico,
quello che arriva
inatteso,
nei giorni
bui vi direi:
” Grazie.
Vi amo!”

Concetta
(Mia nonna)

Come faccio a
parlare di te?
Amica della
mia
infanzia.
Crebbi con
te, fra ricordi,
leggende,
mia prima
maestra.
Il
tuo
analfabetismo,
accrebbe la
nostra;
memoria
mi esortasti a
studiare
Concetta:
alta,fiera,
sincera,
complicata,
amica dei
gatti,
vedeva
oltre.
Lampione
nella mia vita.
Guardava
ammirata, i miei
primi sgorbi.
Concetta,
con la sua
economia
da contadina
nacque, morì,
prese
il nome
in un solo
giorno.
L’8 dicembre.

Il sorriso del Lupo.
Stanotte il Lupo,
ammiccante,
nel cielo stellato
mi ha sorriso.

Ho seguito
sempre la
stessa
stella,
in tutte le
lune
nate e
risorte.

Avevo cercato
te, avevo visto
te Lupo.

Lupo che
piangi alla Luna.
Ti vidi salire.

Ti vidi salire,
nella notte
di
pioggia;
pronto al
grande
salto.

Stanotte i tuoi
occhi di Lupo,
illuminano
il cielo, ed
io ti vedo.

La tua isola è
nella
costellazione
del Lupo.

Nella ,calda,
notte
d’estate,
Venere è
la tua pupilla,
mi ha
permesso

di vedere
il tuo sorriso.

Il Canto del lupo.
Nella notte,
il nobile lupo,
risale la sua
montagna.

Fiero,
irriverente,
giocoso,
attento.

Da solo,
percorre
il
cammino.

Si nasconde,
guardingo,
fiuta.

Le zampe,
fredde,
sulla
neve,
si scaldano
nella corsa.

Gioca con
La luna.
La guarda:
ansante,
e ulula.

Il letargo creativo.
Il letargo creativo
mi fa tornare seme
pigramente,
sonnecchio nel grembo
della madre terra.
Non ho fretta, mi
piace vedere
il mondo dentro
un opale bianco.
Freddo e bianco,
da cui
saettano
arcobaleni di luce.

Dignità e Arroganza
Arroganza non
sopportava proprio
Dignità.

Aveva
scambiato Dignità per
Stoltezza, per questo si
beffava di lei.

Mille
volti, e tante maschere
coprivano volto il volto
mutevole di Arroganza.

Arroganza dai giurò di essere
di essere Verità.

Giurò su Dio, e
dichiarò
Guerra.

Arroganza non
vedeva uno
specchio pronto a
provocarla.
“Guardati in faccia,
guardati negli occhi”.

Giù le
maschere
diceva Dignità;
a te stessa non
puoi mentire.

“Si che posso”
sono
Arroganza perché ho
Potere!

“Potere su tutto?”
“Si capisce disse
Arroganza!

“Allora mostrami
il tuo potere su
te stessa.

Fammi
vedere
Dove osa Il Coraggio
dell’Arroganza”.

Con fare altero,
Arroganza,
lentamente si levò
le maschere …

Non provò orrore
di quel
che vide …
apparvero uomini
e donne dai
mille volti.

Onesti
stupratori,
mercanti di
carne umana,
ladri di vita, venditori
di morte,
vampiri senza riposo.


Seguirono gli
assassini di sogni.
Gli inventori
di deliri
collettivi.

Gli smacchiatori di
Coscienza.
Gli angeli della
morte.

Alla fine Arroganza,
rimase nuda,
non riuscì a far nulla.

Nel
suo teschio,
al posto della pupille,
i vermi avevano creato
il loro
regno.

Vola!
Piccola lanterna
che si intravede
nel cuore
della notte.
Sospiro
di bimbo,
che non osa
giocare per:
paura di farsi
male.
Lasciati
andare!
Occhi che
scrutano
ponti
di arcobaleni.
Cuore aperto
ad
ascoltare,
adesso parla.
Vola sulle tue ali!
Puoi volare:
come un’ape,
di fiore n fiore.
Tu conosci il
canto del
cuore,
il profumo
della vita
e
il putridume
della morte.
Le tue ali
ti sostengono.

Timida gemma.
Timida gemma,
conoscevi
solo il calore
del grembo
della terra.
Venisti alla
luce quando
tutto era
pronto ad
accoglierti.

Fosti baciata
dal sole,
accarezzata
da profumi di
venti lontani.

Crescendo
ti accorgesti
della la vita,
cominciasti a
soffrire il caldo
dell’estate,
il freddo
dell’inverno.

Ti
corazzasti
di venature,
le tue cicatrici.

Le tue cicatrici
ti
sostennero,
restasti attaccata
al ramo fino
a quando
cadesti per
tornare nella
terra.

Le formiche si
nutrirono della
parte più tenera
il resto tornò
a far parte del
ciclo dell’eterna
stagione.

Non puoi farmi questo.
Non puoi
farmi questo:
non colpirmi
al cuore!
Tu taci e
Lasci parlare il
tuo cuore.
Non puoi
farmi questo,
in
silenzio
fai parlare
il tuo amore.
Il tuo cuore
é diventato
audace, mi
guardi …
e sento
che
le banchise
di ghiaccio
si sciolgono.
Ti spio
quando dormi:
vulnerabile,
innocente
come un
bambino.
La signora
delle
tempeste
è sempre stata
innamorata del
dio del sole.

Aquila cieca.
Aquila,
simbolo di Zeus,
signora delle rupi,
aspre e
dure.

Affascinante,
acrobata e
sacerdotessa.

Danzatrice del
cielo nel
sacro rituale
dell’accoppiamento
in volo.

Gli occhi che
guidarono i
tuoi voli
adesso vedono
ombre.

Ricordi ancora
le tue cattedrali?
Senti
ancora la
pace delle grandi
altezze?

La mano
dell’uomo:
assurdo
bipede,
incapace di
volare con le
proprie ali,
volle umiliarti,
invidioso della
tua libertà.

Il tuo amore.
Il tuo amore
nacque
dalla
voglia che
avevamo di
noi.
La ragazza dai
riccioli neri,e
dai
grandi
occhi limpidi,
diventò
una donna.
Il tuo amore
crebbe,
cullato
dai
miei sogni.
Divenne padrone,
prepotente, sicuro
spavaldo.
Il tuo
amore:
bussola della
mia esistenza.
Crebbe con me
crebbe senza te.
Come
un fiore
di campo: puro,
innocente come
un bambino,
travolgente
mare
nella
tempesta
mi fece conoscere
la vita, il dolore,
il rifiuto
la
rabbia e l’odio
per me e
per te.
Il tuo amore mi
diede il coraggio
di
scegliere
la vita …
Un giorno senza
dire nulla
Aprii la porta
volai via
dalla gabbia
del tuo amore.

Prima del calar della sera.
Sagome di due donne
belle, un tempo
giovani,
forti purosangue
in silenzio
guardano le falene.
Silenziose
sfingi,
condividono gli stessi
dolori della vita.
Nei loro occhi
azzurri,
da fate, ormai anziane
cala un istante di
immortalità.
Le
falene luccicano
al riflesso del
lampione.
Nell’aria vibra il
Silenzio.
Sorridono …è arrivato
Renato.

Nel silenzio della notte.
Nel silenzio della
notte, di questa
calda
estate,
volli vivere come se
fosse l’ultima notte
con te.
Luna mi
chiamò e
disse di specchiarmi
in lei volle che
imparassi da lei.
Ti
presi per mano e
in riva al mare,
mi insegnò a danzare …
Mi ipnotizzò
col la
ninna- nnna delle
onde leggere, mi
diede il fuoco,
con le
scintille,
altezzose,
che volevano imitare
le stelle.
Tra le,fredde ,
braccia
del mare e le stelle
curiose rubai al tempo
un istante di
eterno.

Grandi occhi.
(a Emanuela)

Grandi occhi
di mare e
di cielo.
La luna ti
chiede di
illuminare
la notte col
tuo sguardo.
Grandi occhi
affamati
di
vita,
lunghe gambe
di cicogna,
chioma di
Sirena,
inconsapevole
cigno,
ancora bambina.

In me.
Il mio silenzio è
diventato assordante,
rimpiangi le mia urla.
Il mio cuore,
vulcano in tumulto
si è tinto di
bianco e azzurro
per
gustare
la freschezza dei
ghiacciai, una
lacrima scende dai
tuoi occhi
e scioglie
la neve,
diventa goccia
d’acqua.
La goccia
spegne l’ultima
scintilla.

Dove va l’amore?
Dove va l’amore?
Non c'è luogo,
né spazio, né tempo
né distanza che
non possa
raggiungere
l’amore.
Mi sentirai ovunque:
nel profumo delle
stagioni.
Riflessa in un
campo di grano,
suonerò con
i grilli
d’estate,
ti avvolgerò
in un morbido
abbraccio
con la nebbia
d’autunno,
colorerò il mondo
con i gialli e i rossi
sfacciati, sarò
nel
fumo della legna,
ti scalderò.
Mi berrai nel tuo
caffè.
Non
fermarmi, non
Uccidere un sogno …
Non catturare una bolla
di sapone é
fragile, é libera.

A mio figlio mai nato
Non ho fatto niente per
tenerti con me,
sei
arrivato come
una brezza gentile,
non mi ero accorta di te,
qualcuno mi
sussurrò
il tuo nome e ti creai …
Sorrisi, é solo un sogno ...
Tu c'eri
già,
come mi sono sentita
quando tene sei andato?
Come chi ha tenuto
in
pugno una piuma,
senza sapere che era
caduta dall'ala di un angelo.

L’ufficiale degli ussari
L’ufficiale degli ussari,
è un musicista,
poeta che
viaggia sulle ali della
musica.
La musica,il sacro fuoco

arde
nel suo giovane
cuore;
Generosamente,
regala cascate di
diamanti e
arcobaleni con le
note che sgorgano
dal suo cuore.

La lotta contro il Drago
O Fortuna, colonna sonora
delle mie
battaglie.
San Michele sfidò
il drago e lo uccise.
Come Michele, piansi
per la
perduta innocenza,
Dio pietoso
scelse me come
suo soldato!
Mi
liberò dalle catene
della paura e
mi ordinò di
combattere il
Il drago.
Marciai alla ricerca,
in compagnia della
paura e del timore
di essere
abbandonata.
Uccisi chiunque era pericoloso.
Insuperbito dal mio
ardire.
Dio era contento di me.
Mi fermai nel bosco e bevvi
alle
fresche acque del lago:
verde, puro, incontaminato.
Uno specchio
calmo
e sereno.
Da quelle acque pure venne fuori
Il drago più orrendo e
spaventoso.
Il Drago aveva le mie sembianze,
era la mia parte oscura!
Era il mostro più terribile
che mai avessi incontrato!
Mi conosceva,
usava la
mia stessa tecnica di
combattimento, non avevo via
di scampo …
Guardai i miei occhi,
gli occhi del mio carnefice.
Ero io, amai la mia
parte
non amata.
L’abbracciai e non uccisi
nessuno.
Avevo vinto il
Drago con l’amore.

Dopo i festeggiamenti di Samahin.
Dopo i festeggiamenti
di Samahin
il mondo,
avvolto nelle nebbie
dell’incertezza,
cominciò
a fluttuare in
un inverno senza
luce.
Solo il giorno del
Solstizio d’inverno
la Dea
ebbe
misericordia dei
miei affanni e mi
concesse
di rivedere Morgana,
mia figlia!
La Dea mi prestò
i suoi occhi, per
pochi istanti,ebbi
il
dono della Vista.
Nessuno può capire
cosa si sente
vedendo qualcosa
che
nasce, qualcosa
di grande …
La nascita di un
Amore.
Nel freddo inverno,
vicino ai boschi
ad un tratto
vidi te e lui
attraverso il
crepuscolo …
circondati
dall’arcobaleno!
Dopo tante esistenze
vi eravate incontrati.

Ho rammendato le mie ali.
Non temere!
Adesso volo!
Ho imparato
a
volare,
mi basta la
leggerezza.
Ho smesso
di fare il
bruco.
Ho
rammendato
le mie ali.

Azad signore della pioggia.
Fiero,
te ne stai
a guardare
la pioggia,
remoto,assorto
nei tuoi
pensieri.
Misteriosa
divinità, cara
agli
imperscrutabili
Egizi.
Incantatore
della luna.
La tua maestà
freme dal
timone
alle vibrisse.

Sette il tuo numero.
Sette il tuo numero!
Sette anni dopo
la tua
morte.
Capii perché la morte
si innamorò di te.
La tua vita rimane
Dove resta memoria
di te .
E solo il caso
volle giocare ai numeri
con
te!
Perché certo vorresti
giocarli al lotto
non puoi e, ridi.
Maestoso Giove, tutti questi
anni di attesa, tutti parlano
di te
stasera!
Non sarai mai bravo
a trattenere le
lacrime e il sorriso.
Ieri ti hanno
festeggiato tutti e
chi ti ama,
ha sempre un
ricordo
di te.

Ode agli Arcani Maggiori.
(al maestro Alejandro Jodorowsky)

La terra mi accolse
in una mattina d'estate,
venni al Mondo
per inventare
un'esistenza mia.
Cominciai Bagatto, e
Usando la mia Forza
divenni Imperatrice
di un Mondo che
crollava nelle Torri.
Non mi bastò saggezza
di Papessa, per vedere
la Luna occorre
essere Matti; poter
guardare in faccia
la Morte e dirle nella
schiena hai una spiga
di grano.
Non temo la tua
falce, tu sei solo
un momento.

La città sepolta.
Città sepolta,
sei stata la
nostra scoperta.
Piena di mistero negli
Interminabili
pomeriggi estivi.
Abbacinanti colori: del
sole accecante,padrone
della terra degli dei.
Il Dio del mare
giocava con
il turchese e il
bianco della spuma;
onde leggere
baciavano la
riva e si
ritritavano.
Tutto era vita,
noi tre, il pescatore,
la tigre.
Nella terra della
città sepolta.
Esploratori a
caccia di avventure,
alla scoperta
della torre Sveva.
L'oscurità, e la frescura
Erano complici,
ricchi di promesse
e di segreti.
Io stavo di guardia,
le mosche ronzavano
indisturbate.
Non sono apparsi
subito i pirati .

Fiabe
"Non smetterò mai di ascoltare fiabe,
é come avere un tappeto
magico
l'importante non é possederlo ma
la sensazione che provi quando
sei sul tappeto e voli sulle
ali della fantasia"

Metamorfosi.
Stanotte sono andata a letto,
certa di essere brutto
anatroccolo;
ho visto la notte
sciogliersi all’abbraccio
del sole e
sospirando ho sorriso.
Avevo dimenticato che
notte e giorno si
alternano
nei nostri cuori.
Mi sono addormentata
e svegliata cigno.

Donne che non si perdonano
Ringrazio Dio
per avermi donato
la
sofferenza;
senza di essa
non sarei
sopravvissuta ai
dolori della vita.
Grazie alla paura ho
imparato l’ascolto
delle altre anime
fino ad
arrivare
a trovare la
mia.

Il viandante:
Nessuna ricerca é
mai vana, ma
non partire mai senza

portarti dietro te stessa.
Viandante, fermati
quando senti
il
fardello diventare
pesante.
C'è sempre un
albero, una pietra,

amica; riposati e
guardati intorno,
sei nella verità,
sei nel mondo.

Alla piccola Eloisa
Piccola stella che
indica il cammino,
luce nella notte
con l'angioletto che
porti dentro il cuore.
Infinita dolcezza e
saggezza di bimba.
Pronta a dare e
ricevere amore.
Il tuo angioletto
scioglie la neve
e tutto diventa
più bello.

Il battito del tuo cuore.
Il battito del tuo cuore
parla per te.
Il battito del tuo cuore
parla di te.
Hai voluto la
la mano sul tuo
cuore per farti
ascoltare .

Il prezzo del perdono.
Il prezzo del perdono
é la rinuncia a
all’orgoglio.
Il prezzo del perdono
porta ad nuovo
orizzonte, solleva
la mia anima per
farla volare verso
orizzonti infinti
d’amore.

A Nuzzo Neri venditore di stelle.
Forse tutti
parleranno di
un posto dove
adesso c’è
il vuoto che
hai lasciato.
Forse
ricorderanno la
tua solitudine.
Forse saremo
più banali,
più adeguati
al conformismo
delle nostre abitudini.
Forse diranno di te
che eri un artista.
Forse la cartolina
che non ti ho mai
spedito questa volta
ti arriverà.

Nella terra del cuore.
Ho sepolto i resti
del dolore,
ho scavato
solchi
con le mani
ho innaffiato
la terra inaridita,
con le mie
lacrime.
Ho girato le spalle,
un sole rosso mi
ha baciato.
Ha
riscaldato
il mio cuore
mi ha donato
la vita.

A trenta anni.
A trenta anni misi il mio passato,
il mio presente e il mio futuro
dentro una valigia in similpelle,
ci misi dentro le cose che mi erano necessarie
ed andai incontro a quello che ho oggi:
il risultato di un sogno!
Era l’impazienza di un futuro
Che diventasse presente.
Divenne presente, divenne vita, complicità, risate e lacrime
la vita ci mise di fronte alla realtà
allontanò i nostri cammini ma mai le nostre anime.
Anime belle, anime che mi hanno legato col dono dell’amore.
Ho sognato i grossi cubi di cemento che attraversavo cantando perché avevo paura.
L’eco della mia voce mi faceva compagnia nelle mie paure di bimba,
io devo tornare indietro perché qualcosa mi chiama, devo farlo!
Quando avevo più paura e dovevo attraversare il porto col le onde che si sentivano tradite dal mio abbandono affrontai il drago!
Ho visto le braccia tese ad aspettarmi, il vostro amore ha legato la mia anima
Alle vostre come un aquilone.
Ed io vi vorrò sempre bene.

Gli amici.
Gli amici: dono
inatteso.
Strada ferrata per
le
arrampicate
delle salite nella
vita, ed in altre
vite.
Angeli, vestiti
da
amici lungo il
duro percorso
rischiarano il
cammino con un
loro
sorriso.

Strana creatura l'uomo!
Non sa ascoltare lo strazio
delle voci, sordo
alla sofferenza,
al vuoto e al dolore;
Qualcuno sceglie di spargere
Morte come missione di vita .
Sordo al pianto
di una madre foca, che
piange,
con quegli occhi miti,
strilla nel vedere i
suoi cuccioli
agonizzanti sotto i suoi occhi.
Creature che hanno sentimenti
che l'
uomo non ha potuto cambiare.
Ogni creatura
ha bisogno d'amore,
tranne
gli uomini .
Non sono molti,
ma scelgono per tutti
un altro tipo di
amore.
Un amore più effimero e
abbandonano i sentimenti.
Creature
offese dall' Uomo
senza umanità, vi chiedo
perdono.

Luna.
Luna, femminile
argentea,
mutevole e splendente,
sottile e
complice
vezzosa, velata
da nuvole, misteriosa
signora che nasconde
la
propria bellezza
fra trine di nuvole.
Luna crescente e
calante,signora
della
maree …
ammaliatrice.

Mi riprendo lo spazio.
Mi riprendo
lo spazio che
lasci quando non
ci sei.
Quanto spazio …!
Si sente l’eco
dei nostri sogni,
delle nostre
risate.
Dei tuoi silenzi,
delle tue carezze e
della certezza di amarti.

Accarezzando i sogni
Accarezzando i sogni mi
sono svegliata, sul
cuscino avevi lasciato
il tuo respiro.
Mi guardi dormire,
il tuo
sorriso dissolve
la nebbia.
Vola via, come una
piuma, un raggio del tuo
cuore ad illuminare
il mondo.

Pioggia.
Pioggia: leggera, ipnotica dolce,
lacrime di angeli che
ridono,
piangono, giocano fra le nuvole.
Fulmini e saette pensieri
aggrovigliati che si sciolgono,
dubbi, sogni, passioni
che muovono il
mondo.
Nuvole: mutevoli corrono veloci ,
bianche immacolate ali,
si
trasformano in rossi
draghi di fuoco al
tramonto di una giornata
che
porta: con sè la speranza
di una promessa di primavera.
Pensieri:
colorare farfalle in
un prato di montagna, basta un sospiro
e prendono
il volo. 

Dissolta dalla nebbia nella pianura.
Dissolta dalla nebbia nella pianura.
foglia al vento, trascinata dal respiro
della vita.
Marcita dalla tempesta!
Arsa dal sole, sgretolata fra le
pagine strette di un libro che
l'ha fatta appassire ...
che importa dove sono o chi
cerchi: sono dentro i tuoi pensieri.

Mia madre.
Ti ricordavo tigre, tu
ti vedi ancora così,
ed io ti inganno.
Sei una vecchia
gatta randagia,
con i denti sul comodino.
Ogni giorno pronta a
scoprire la vita,
sempre uguale,
sempre la stessa.
Il tuo coraggio si perde
nei meandri di ricordi
aggrovigliati, di piccole
cose : le tue ossessioni.
Ossessioni che
vorrebbero distrarti
dal tuo dolore.
Dormi, ci sono
Io a vegliare su di te.

Non ho mai avuto una via di scampo.
(all’uomo che amo tanto da odiarlo perché mi è indispensabile)

Non ho mai avuto
una via di scampo.
Il mondo era pieno di te.
Al buio vedevo i tuoi occhi,
respiravo il tuo odore,
sentivo i battiti del tuo cuore
e quando hai preso la mia
mano per farmi toccare il
tuo cuore impazzito …
Non ho più avuto una
via di scampo.
Il mondo era pieno di
te.
Non ho più avuto una
via di scampo.
Da quando ti amo
non ho mai avuto una via di scampo.

Inverno di semina di creazione.
Questo è il secondo inverno di semina di creazione.
Sono la contadina di me stessa, scavo a nude mani,
nell’arida terra, mi sento ostetrica improvvisata.
La terra vuole darmi i suoi frutti, i suoi figli,
ingrata discendente devo aiutarla a partorire,
ho paura, vedo la sua necessità urla perché vuole
darmi i frutti di ciò che di più bello ha messo al
mondo.
Terra, madre , con un arcobaleno mi sorridi.
Mi infondi il coraggio con rosso del tramonto
Infuocato ed io tua creatura aiuto te mia
Creatrice.
Tu mi hai dato i tuoi frutti, per farne ciò che voglio
Non mi hai chiesto di non farli marcire, io non li
spreco.
Hai lasciato che vedessi il dolore e la gioia della
Creazione, me ne hai dato i frutti ed adesso posso
Vivere.

Al mio amore
Guardate, vi presto
i miei occhi
Guardate, é l'amore ...
L'amore mi fa vedere ciò
che non ha mai
compreso la mia
impazienza .
Guardate,
con gli occhi dell'amore
vedrete quello che vedo io.

Ho vagato fra le tenebre.
Ho vagato fra le tenebre,
sono scesa negli Inferi,
come Ulisse, come Orfeo.
Cercavo una guida che mi
facesse uscire dal turbine,
dalle urla di strazio
che mi assordavano,
così sola ….
ho vagato fra le tenebre,
una timida fiammella
non rischiara mai il buio.
“La quiete di chi ci ha
preceduti non servirà
a placare le inquietudini
di chi è rimasto.
Ho visto nel mio cuore!
Il suo bisogno di amare,
di accettare l’amore che
la vita mi imposto.
Sono uscita dalle tenebre
Ho visto in faccia l’amore.
Ho avuto il coraggio di
Sfidarlo e ha vinto lui.

Clessidra del tempo.
Clessidra del tempo,
perché questa strettoia?
Perché passano granelli
lenti?
Quando pochi attimi
sono i lunghi
tempi del dolore?
Perché scorrono veloci i
granelli di gioia.
Però la mia clessidra
Ha granelli d'oro
Che scorrono veloci
E miseri granelli di
sabbia.
Sono ricca per i miei
granelli d'oro!

Lasciati cullare.
Lasciati cullare dal mio amore,
più profondo e vasto dell’oceano.
Lasciati cullare dalla sirena che
canta le canzoni più belle, scritte
dal mio amore per te.
Lasciati cullare fra le mie braccia,
non avrai più freddo,
il calore del mio cuore copre
il freddo dell’indifferenza.
Lasciati cullare o fuggi dalla
trappola del mio amore.
Il mio amore ti fatto
prigioniero, tu
non vuoi andartene,
non sai andare
senza di me.
Lasciati cullare,
io trattengo il respiro
ti guardo dormire.

Sinfonia della notte
Il buio della notte, si veste
da sera, ha deciso di regalare
a tutti la magia del concerto
infinito di stelle,
a noi lontane, o non più
esistenti, che importa?
Rischiarano lo stesso
la notte.
Chiunque alza gli occhi e
vuole, può ascoltare la magia
del concerto dal posto in cui
sono nati i figli di Gaia.

Ho visto il jazz.
Ho visto il jazz: più bello di
un fuoco di artificio,
le acrobazie delle note in movimento,
la vibrazione dell’energia della musica,
scende con fluida magia, musicisti che
acchiappano le note al volo,
note che si allungano, si contraggono
si spostano, ti accarezzano e diventi
Jazz.
Ho visto il Jazz e la sua magia.

Amami come donna.
Non sai nemmeno quant’è
lungo il tempo di un dolore,
eterno oggi; remoto domani,
scavalcato ….
dall’onda di nuovi dolori.
Doni inattesi, di attimi di vita
non immaginati e
inattesi e gustati,
Sorpresa di essere
felici di quel che sono.
Sorrido delle lunghe ore
passate davanti a un telefono
che non squilla, delle mie unghie rosicchiate
poi arrivi, tremante ed insicuro
davanti a me.
Amami come donna.
Ho meno paura di te.

Attimi.
Attimi in cui apri gli occhi,
e vedi amore.
Attimi in cui apri gli occhi,
e vedi morte.
Attimi in cui apri gli occhi,
e vorresti fuggire il dolore
che corre per raggiungerti
Attimi in cui apri gli occhi,
e sei vivo.
Attimi e vedi la vita.

Non mi Temi non mi odi Morgana?
Perchè ti consigliai di leggere Le Nebbie di Avalon?
Adesso ti senti Morgana.
Morgana adulta che odia Viviana.
Morgana scelse di essere sacerdotessa per
andare ad Avalon non sapendo nemmeno
cosa fosse Avalon.
Morgana andò ad Avavon per seguire Viviana.
Viviana sono io!
Ti ho fatto vedere la nebbia, sono
io che con il gesto benedicente ho aperto la nebbia
con i raggi di sole.
Affinchè tu usassi la tua Vista ti ho fatto varcare
la sponda del mondo dell'impossibile.
Morgana infelice, Morgana rinnega la sacralità
del vincolo che ha scelto da sola.
"Non mi Temi non mi odi Morgana?"
Mi temi e odi Morgana più di quanto
pensi ma vuoi la mia approvazione, posso darti
il mio amore.
Un giorno ti offrirò una rosa rossa su un
vassoio di cristallo e la mia ammirazione.

Campagna Senese.
Cipressi: fieri samurai, posti a guardie delle
dimore più imponenti ... dimore nobiliari e
ultime dimore.
Rosmarino odoroso, orgoglioso di condividere
il lilla dei sui fiori col blu degli iris.
Oche: comunità di fiere amazzoni con le tuniche
immacolate pronte a difendere il territorio da attacchi
nemici.
Girasoli: fiere pennellate di Van Gogh, da lui amati
come spose, vezzose damigelle con qualche
neo di papaveri rossi baciati dal sole.
Grano appena mietuto e sinfonia di grilli
in amore, in un languido crepuscolo di giugno.
Lucciole: piccole stelle che ti accarezzano nelle
notti d'estate conoscono sacralità del ruscello vicino,
recitare le sue preghiere lungo gli argini.
Stelle: indossano il vestito da sera per illuminare
la mia vista.

Cuore in salamoia.
Campagnoli che conservano tutto,
per l'inverno della loro vita.
Conservano per momenti di
carestia mai arrivati.
Gente che si crede povera
e arrivava ad un benessere
tenuto sotto chiave.
Ricchezze nascoste, per un
domani al quale non sarà mai
presente.
Ha pensato di tenere il cuore
in salamoia.
Ha esibito la ricchezza accumulata
ieri, digiunando per una vita.
L'importante è aprire la dispensa
godendo nel vedere e far vedere
quante cose ha nascosto.
Esce un odore di marcio, di morte:
La putrefazione del cuore tenuto
in salamoia.
Il cuore è marcio è andato a male.
E' un peccato buttarlo, lascia un
buco nella dispensa …
Ma chi se ne cura con
tutto il ben di dio accumulato?

Ti lascio il tempo di un sogno.
Ti lascio il tempo di un sogno,
Ti lascio il tempo di un sogno
ti lascio il tempo per cullare le
tue illusioni.
Ti lascio il tempo di un sogno,
questo é il tempo che mi resta.
Ti lascio il tempo della immaginazione.
Ti lascio il tempo del lampo
della creazione nella tua mente.
Ti bacio delicatamente perchè
fra poco ti desterai e il mio tempo
é finito.

Ascarabaz.
".... sono consapevole di avere dentro di me
la scintilla divina della creazione; per questo
oggi sono qui.
Ho trovato la distanza tra me ed il dolore camminando
sui braci ardenti.
Ho trovato la mia via."

Mi lecco le mie emozioni.
Mi lecco le mie
emozioni come una gattina si lecca le zampine imburrate.
E' un momento
difficile, ma non troppo.
Qualcuno mi sostiene mi dà il senso di
appartenenza e di affetto.
Sentimenti che ti legano a qualcuno con cui
non ti vedi da venti e più
anni e non solo incontrarli é una festa, ma
gli parli come se foste lasciati ieri.
Questi sentimenti ti fanno
sentire importante.
Ritrovi i pezzi di cuore lasciati nei tuoi ricordi,
un pò come un puzzle che avevi nella memoria del cuore
e scopri che
l'importanza che hai dato all'amicizia é VERA!
Ti ritrovi ancora a
discutere con un amico, di un libro che ha
suscitato scalpore, sempre
con la dinamica dettata da una
medesimo logica onesta, creativa, l'uso
del proprio discernimento.
Ciò che ti aiuta a trovare un perchè alle
questioni che dividono
l'opinione pubblica.
Amo la chiarezza; quella con
cui le questioni noiose, oggetto
di lunghi dibattiti televisivi,
reportage giornalistici,
(che si deve inventare per far dormire i
cervelli!) sono risolvibili
con intelligenza e tolleranza.
Ma che bello
l'uso del buon senso che ha governato la nostra
vita!
Non sempre un
buon senso calcolato.
Solo quello dettato dal cuore.
Quello che ci
consente di realizzare i nostri sogni che non sono poi così
lontani.

A Massimo Troisi.
Pulcinella di Capitan Fracassa che oscura tutti gli altri
della compagnia.
Ladro di diritti d'autore, spacciatore di brevetti già in uso
a Leonardo da Vinci, campione di scopone con il povero Leonardo.
Poeta del Postino, dolce e sensibile.
Inventore del "minollo" sull'arca di Noé.
Scopritore dei brevetto antidolore e del rimedio
contro la caduta dei capelli; in un epoca in cui chi
comanda il regime è calvo e dice che la via della saggezza
è il dolore.
Attento conoscitore dei dieci comandamenti.
Vittima di " Annunciazione! Annunciazione!" da parte di
un arcangelo un po' sbadato.
Amico tranquillo, mai volgare, riservato, timido e Grande
nelle tue forti emozioni di indimenticabile amico e artista.
Se piove sono gli angeli che non resistono alle tue battute
o sei in imbarazzo a farti vedere con la tunica da angelo
e ridendo ti specchi su una nuvola?

Azad!
Verde dei più bei smeraldi nei tuoi occhi.
Sultano del letto, ardito cacciatore, sensuale
la tua andatura elastica.
Grande maestro del rilassamento.
Acuto osservatore, nei tuoi baffi raggi
d'argento.
Scrutatore del cielo.
A che pensi quando immobile
Contempli le stelle?
Maestoso piccolo leone della
casa, Marco polo dei gatti tutto
questo ed altro sei tu: Azad!

Alberto (piccolo Robin Hood).
Alberto piccolo Robin Hood, intrepido cavaliere
di tre anni, coraggioso, forte, pronto ad affrontare il mondo
armato di un cuore pronto a donare amore e
luce a chi ti sta vicino.
Neri cavalieri a quattro zampe ti scortano con
fierezza e orgoglio.
Tutto il tuo impeto infantile diventa Luce d'oro
quando ti avvicini ad Oscar lo baci con estrema dolcezza
facendogli sentire il tuo amore e rendendolo forte della tua
protezione.

Lettera di Azad a Carmelo.
Caro Carmelo, unico maschio che ho conosciuto molto bene.
Certo che non sei come gli altri maschi.
Io per la verità ho conosciuto solo Luna, mia madre, e miei sette
fratellini e sorelline.
Le mie due mamme sono state Luna e Antonietta.
Sentivo di volere un papà, un amico un compagno di giochi.
Per questo io ti ho scelto.
Per questo tu mi ami e vedi le nostre somiglianze.
Per questo mi adatto a fare in macchina con te 4000 Km.
Ti sai farmi star bene.
Mi piacciono le nostre incursioni in luoghi segreti,
ti faccio divertire a farti gli agguati, mi diverto anch'io.
Ti faccio gli scherzetti notturni, mentre dormi allungo la zampa
E con abile tocco - Ammirate Signori e Signore!-
Et voilà! Il mio amico si sveglia per il solletico,
è un po' arrabbiato e un po'ride, mi insegue,
mi prende in braccio e mi porta a letto. Se non se ne accorge
Maria Grazia se no devo dividere le mie coccole con lei.
Lei è più bambina, Carmelo mi dice di essere gentile con lei.
Io la amo, ma con lui mi diverto, siamo complici, io con la
mia faccia da gatto Silvestro, lui con faccia da Massimo Troisi
della matematica.
Ciao Azad.

Adesso non ho più bisogno di uno specchio.
Adesso non ho più bisogno di uno specchio.
Mi basta guardarmi attraverso i tuoi occhi.
Nei tuoi occhi limpidi, nel tuo sguardo da bambino,
sono diventata una Dea.
Sono la Dea.
Non posso chiederti perché.
Non c'è un perché per chi ti vede con gli occhi dell'amore.
Adesso non ho più bisogno di uno specchio.
Mi basta guardarmi attraverso i tuoi occhi e
vedermi bella come desideravo.

Sensazioni
Morte: odore di tigli bagnati dalla pioggia.
Terra arida, screpolata dal sole.
Allietata dal canto di passeri.
Palude con verdi giunchi che si piegano al vento.
Vita: odore di limoni e zagara e menta;
fuoco che scorre nelle vene dei papaveri,
promessa di odore di pane nel crepuscolo dei campi di grano
stemperate nell'indaco della lavanda.
Concerto di grilli in amore.
L'odore del tuo corpo.
Tempesta nell'oceano, onde che si infrangono sugli
scogli, acqua salata di lacrime di gioia e dolore.

A Oscar: mio grande amico per sempre.
Dicono di te che sei in coma vigile,
dicono di te tante cose.
E tu piccolo grande amico, dai
grandi occhi neri, che spesso si perdono nel
vuoto tuo infinito dolore.
Troppo pesante la tua croce,
troppo pesante per il tuo corpicino,
retta solo dalla tua grande anima.
Il più bel regalo di Natale, a me vecchia
bambina, con la testa piena di sogni.
Ti lasci prendere la mano e leggi il mio dolore,
senti il mio sgomento di fronte alla tua
sofferenza.
L'impossibilità di capire il perché di
tanta concentrata sofferenza su di te.
I tuoi occhi innocenti si voltano a guardarmi.
Mi comprendi e ti senti compreso a amato.
Chi non potrebbe amarti?
La tua grande anima vuole consolare la mia e
chiedi alla tua mamma di parlarmi.
Matilde: la tua voce mi dice di stare tranquilla
che tu non abbandonerai mai.
Quanto posto c'è nel tuo cuore di angelo?  

Al Porto di Portopalo di Capopassero.
Al Porto di Portopalo , vecchio amico,
cresciuto insieme a me; come posso dimenticare il luogo
della mia infanzia?
Il mistero che aleggiava nelle vecchie casette di legno,
ormai marcio, le casette a forma di palafitta con le crepe
del legno da cui filtrava il sole.
Raggi di luce ammiccanti mi strizzavano l'occhio,
invitandomi a scoprire i segreti dei vecchi capanni.
Mi arrampicavo su uno dei pali e divenni cacciatrice
di tesori, della fatica dei pescatori.
Le vecchie corde, ormai logore, e le tristi reti
raccontavano storie di tempi passati.
Luce ed ombre entravano dalle crepe
vecchie corde ed altri attrezzi ormai abbandonati
mi raccontavano storie di mare.
Oggetti che parlavano ad una bimba
con la saggezza di vecchi nonni.
Avventure, pericoli, paura e qualche volta li sentivo piangere
per la morte di qualche amico pescatore.
Nel silenzio dei lunghi pomeriggi lucertole
spaventate uscivano da gialli ranuncoli ,
i grandi massi di cemento coraggiosi, fermi
come una scultura ancora da finire,
rimanevano enormi e maestosi,
si lasciavano baciare dalla spuma delle onde
che si infrangevano su di loro.
Tu sei stato il migliore amico di mio padre.
Il porto e i pescatori, con la loro generosa ospitalità.
Quando mio padre ci lasciò fosti tu ad accogliermi,
tra le tue braccia ormai cresciute, a comprendere il
mio dolore e a cullarmi con le tue onde, a cantarmi
la ninna-nanna con il ritmo ipnotico della risacca delle
onde asciugando col vento le mie lacrime.
Io non ti dimenticherò mai vecchio amico.  

Donne di neve.
Donne di neve che tenete all'ombra i vostri dolori,
donne di neve che avete conosciuto il dolore e la
solitudine, vivendo con la bellezza di una felce.
Donne di neve …. mai gelide, fragili al riverbero del
sole, implacabili vestali del sentimento.
Donne di neve cresciute nell'anonimato della
sofferenza.
Donne di neve, regali nella invidiabile fragilità
pronte a stupirsi se ricevono amore.  

Ode alla creatività
Nocchiero della nave nella tempesta
delle mie emozioni.
Goccia d'acqua nel deserto,
del cuore inaridito,
che fa nascere fiori iridescenti.
Luce e fiamma che rischiari
il cammino dei miei pensieri.
Vecchio mulo ostinato, conosci
solo la via dei sentimenti.
Cammina al mio fianco.        

Voglio la verità per Nicola Calipari.
Voglio la verità in un modo di menzogne.
Voglio la verità : ricoprite la sua memoria con
la dignità, l'onestà, l'umanità e
la professionalità che ha sempre avuto.
Voglio la verità: nessuno dica di un uomo
onesto, amato, intelligente e cauto che
era uno sciocco improvvisatore.
Voglio la verità , voglio che
il figlio di Nicola quando sarà uomo
non si senta sconfitto dal sacrificio
del padre.
Voglio la verità di una donna coraggiosa,
di una donna che è stata prigioniera
ed ostaggio in un paese dove esportiamo
armi e democrazia possa parlare e dire
lei cosa si prova e quello che ha visto.
Voglio la verità di Giuliana, in poche ore
trova un amico che le salva la vita perché
una raffica di mitra "amica"
glielo porta via.
Voglio ricordare quella fredda notte in cui
Nicola arriva in Italia, dentro una bara, drappeggiata
col tricolore e l'abbraccio del Presidente.
Voglio ricordare le mie
lacrime di dolore per un uomo
che non ho mai conosciuto.
Voglio che il tricolore che lo ha coperto
contenga anche i colori della giustizia,
della pace e della libertà       

Abele bara anche quando gioca al solitario.
Abele bara anche quando gioca al solitario, l'ho visto tante volte barare
quando gioca da solo.
Mi chiedo perché lo fa?
Il solitario è un passatempo, qualcuno esprime un desiderio se riesce a
comporre il gioco.
Abele vuole vincere sempre! Bara con se stesso.
Gli piace essere vincente, vuole presentare la sua immagine preceduta
da titoli, ha sempre un aspetto curato è molto controllato.
La sua anima zoppica e ed usa l'apparenza ed i titoli come stampelle.
Lui non si arrabbia : odia.
Ha una grande memoria, la memoria del rancore, dei torti subiti, delle
regole del protocollo del suo narcisismo non rispettate.
Non può conoscere la compassione e l'amore perchéè lui il centro dell'Universo.
Abele col cuore da ragioniere
Abele che usa le tecniche e strategie; ricatta e si fa ricattare.
La storia è cambiata Caino non lo ha ucciso.
Ora che Caino se ne è andato lui è invidioso della sua memoria.
Abele non può fare la vittima, ha perso la sua identità Abele non è
più Abele suo fratello non lo ha ucciso non ha mai usato armi contro di
lui.
Prima di andarsene Caino gli lasciò in dono la consapevolezza e Abele
non volle servirsene per orgoglio.
Abele è stato veramente il prediletto di Dio?
Non credo! Ha solo messo alla prova la fedeltà dei due fratelli.
Ha lasciato Caino libero per il mondo e noi siamo i suoi figli.
Caino era geloso della predilezione che Dio mostrava al fratello
per bisogno di amore di offriva i doni migliori; sembrava che Dio
non gradisse ma lasciò a Caino il dono della vita e di perpetuare la vita.
Io sono figlia di Caino.          

Ode agli psicofarmaci!
Alzopram, eliopram, diazepam
pillole, gocce, flebo .....

Ti tengono in vita, frenano i tuoi pensieri,
rallentano la forza di gravità di cuori ribelli
e sensibili.
Fanno crescere le multinazionali, frenano
i tuoi istinti, ti salvano da una vita diversa.
Diventi uguali agli altri il tuo cuore batte più
lento, poche passioni ed hai tempo per mettere
ordine nelle poche illusioni arrugginite da un
mondo che globalizza morte e menzogne.   

A Filippo Locri.
Amico silenzioso,
piccola grande luce
nelle tenebre di questa
esistenza greve.
Il tuo cuore trabocca amore.
Nei tuoi silenzi
sai capire cos’è l’Amore,
Conosci il significato misterioso
dell’alchimia di queste parole.
Tu lo vuoi, lo temi e lo odi….
Fonte sotterranea d’acqua
pura e cristallina ….
Torna con noi.

Una voce fuori dal coro.
Voce stonata, voce sgraziata e gracchiante.
Voce che mi rese brutto anatroccolo
in un mondo che credevo fatto di cigni.
Voce tremante, esitante, voce che incespica
sulle parole ...
Sei la mia voce.
Figlia indesiderata, ho dovuto lottare
per amarti.
Voce balbettante hai dato corpo
alle mie idee ed ora ... ti amo.
Resterò fuori dal coro ma
nessuno mi doppierà mai.

That is the end
Fatemi abituare a questo finale amaro.
Datemi il tempo per piangere i miei lutti
e tutti quelli che verranno
dalla follia collettiva.
Non parlatemi per enigmi!
Sono un'anima semplice.
Parlate, io ascolto.
Io ascolto, intanto infilo l'ago
e ricucio le ferite
del mio cuore.
Non siate violenti con questo cuore.
Questo cuore ha occhi
da cane abbandonato
e anima di pipistrello prigioniero svolazzante,
con occhi ciechi,
ferito dalla violenza
della luce del giorno e
dalle menzogne.
Da giorni la speranza è scappata.
Smorzate i vostri rancori e
sentirete il rantolo
della mia anima.
Vi ascolto, rannicchiata
nel mio dolore sospiro ....

I miei aquilotti.
Osservo le stelle nella torrida notte d'estate, incerti puntini tremolanti che indicano la strada.
Con i sensi tesi ascolto le vostre ansie, angosce, speranze.
Affamati di vita, con la paura di affacciarsi ad un mondo che vuole tarparvi le ali.
Io sono l'aquila e veglierò sempre su di voi.
Un giorno, non molto lontano, planando dolcemente vi vedrò volare più in alto di me e sarò fiera di voi.

Pioggia di sangue.
Una scheggia impazzita di un mondo
che si frantuma, si ricompone e
si lava col sangue, mi colpisce
al cuore.
Estraggo la scheggia e mescolo
il mio sangue con la pioggia che
uccide senza pietà.

Vana ricerca
Ti ho tolto il badile dalle mani
ho scavato freneticamente ed
ora l'ho trovato.
Il cadavere del nostro amore,
putrido, roso dai vermi.
Vermi che concimeranno la terra
ma che non faranno nascere rose.

 

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