Direzioni smarrite.
Volevo chiedere aiuto, ma nella bottiglia insieme al messaggio mi ci è
scivolata pure la bussola.
Adesso non ho più modo di orientarmi verso i punti cardinali guida della
mia esistenza.
Che poi nel mio caso non sono proprio così Cardinali, ma solo Parroci, al
massimo Vescovi in pensione.
Che disdetta ! Questa beffarda concomitanza, perdere la bussola, proprio
adesso che nella cappella delle mie devozioni ho cominciato i lavori di
ristrutturazione e dalla volta celeste qualche carpentiere incauto mi ha
schiodato tutte le stelle fisse.
Navigante alla deriva senza timone ne mappa.
Senza una freccia che mi orienti ora sono perso e confondo religioni,
astrologia, offertori e santità.
Lo strozzino ascetico che mi perseguita, rivuole la virtù prestata con
l’interesse e io cerco una via di fuga.
Ho delle crisi mistiche e non so più se credere, né a cosa credere.
La sola consolazione è di ritrovarmi qui di tanto in tanto a prostrami di
fronte a questa piccola immagine cangiante, a questo intimo altarino
mestamente illuminato ad ogni ora del giorno e della notte.
Icona mistica elargitrice instancabile di grazie correntizie.
Io la prego e lei sempre mi esaudisce, certamente una Santa: gli altri
fedeli in coda insieme a me in questa comunione la chiamano Bancomat.
Fonte, che sa solo dare.Manager da battaglia.
Amministra da poco una società a responsabilità illimitata.
E’ stata una scelta di vita drastica, un coraggioso decollo verso
traguardi avidi.
Ha acceso i retro razzi di una nuova ambizione e l’accelerazione la ha
schiacciato al sedile.
Su questo bombardiere a reazione, dove lo hanno seduto, non ha alternative
:
per poter sopravvivere è costretto ad agganciare bersagli e tracciare
rotte d’attacco.
Qui non esistono strategie difensive.
Sale alto e vira prima della picchiata per bombardare il silenzio delle
meditazioni sui rimorsi inutili.
La sua fanteria immorale da terra penserà a spargere i fumogeni con cui
celare gli scrupoli delle coscienze superstiti.
Ma tentenna, non si sente sicuro e dal super bombardiere comincia ad
uscire una sospetta scia di fumo nero.
Uno scrollone, come una scoreggia del potente reattore, gli fornisce
l’alibi.
Prudente sgancia il seggiolino eiettabile e si butta fuori, appeso al
paracadute e cullato dal venticello freddino di gennaio,
avvoltoio spiumato ritorna penzolante verso il nido.
Voleva fare il macellaio, affettare culatelli pensanti, dispensare
prepotenza e tritare contratti umani a tempo indeterminato
come fossero carni interinali da fare crude con un filo di limone.
Invece atterra mite, raccatta il suo paracadute e torna a casina
silenzioso.
Anacleto.
Anacleto abita nei miei mal di testa.
Ha i superpoteri e sa volare.
Gira su quelle paludi sensibili ad ogni rumore che si formano in certe mattine,
dopo che la sera
prima era piovuta birra a catinelle.
Si agita, è una zanzara che non senti da lontano, di cui percepisci il ronzio
solo se ti passa a fianco
dell’orecchio.
Permaloso, si accende per un nulla, lui che su tutto vigila e con tutti vuole
avere l’ultima parola, mi
individua da lontano mentre sonnecchio.
Infastidito dal mio torpore, ne approfitta.
E’ scherzoso.
Gira con uno stereo tascabile, casse piccole ma di una potenza distruttiva.
Dinamitardo, le piazza alla base dei miei padiglioni auricolari, svolazza a
distanza e poi aziona il
telecomando.
Sobbalzo e mi ritrovo in un’altra dimensione.
Sudato e stropicciato affronto il mio ritorno al mondo delle catinelle.
Questa mattina non piove, ma Anacleto ha i suoi proseliti anche qui ed oggi
hanno organizzato un
congresso.
Riuniti a discutere le conseguenze morali degli eccessi alcolici a livello
epatico e per maggiore
coerenza l’incontro si terrà proprio sul mio fegato. |