Poesie di Michelangelo Baggi


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Or che di spalle
Or che di spalle, in penombra, sei
di fronte a me, miser uom, seduta;
allor alzo l'occhi dal libro, rei
di distrazione, e sulla schiena nuda

vado a navigar, nel bianco pelago.
E vorrei divenire il custode
angelo tuo e come un albatro
planare, senza distrarti, su gote.

E 'l mio bacio sarebbe come brezza
da vetri aperti; e simil darei
su spalle dolce la tenera sferza

d'un brivido caldo. Allor vorrei,
movendo l'oro in una carezza,
lasciarti più dolce di quanto sei.    

Più non so dirti che sei bella
Più non so dirti che sei bella,
Bella quando cammini,
Bella quando ridi.
Ti volti e mi chiedi
Perché ti guardo…

E più non so dirti che sei bella.
Non riuscirò mai a dire di più.
Sei bella… Juanita.

Zitta e guarda me!

Nei miei occhi le parole
Che questa bocca stupida
Non sa dire

Nel silenzio la voce
Che questa stupida bocca
Non lascia uscire

Stupida bocca…
Bocca stupida…
E tu bella…
Bella tu… Juanita…   

Dama bianca
Bagliori d’inverno negli occhi puri
Inondan d’arazzi l’anima cruda
Ornandola a festa da ch’era nuda,
Non lasciano terra a pensieri oscuri.

Dolce mi giunse si cald’ e ammaliante
Odore del serto che forte e brullo
Traea d’esta linfa lieve trastullo
Ora pregnandosi di gocce sante.

Rosa di sangue, la tua apparenza
Mente cantando d’un esser ferrigno,
E cela allo sguardo la bell’ essenza

Nascosta nel biondo mortale scrigno.
Tarlata di te, la mente non pensa
Ognor che ‘l fato ci guarda con ghigno.   

Scampìa
Mar, sol e mandola non han salvato,
Ormai corrotta, la bella terra;
Rotta dal male dell'interior guerra
Tra omm' e uomo, tra stato e Stato.

Ebbra del vecchio che getta la cicca
Per cal, di guardia ch'è vista nemica
Anche s'è al mal che punta la picca.
Rinuncia anche 'l giusto alla fatica

Tremenda di giusti cercar invano.
Ell' or è donna d'immane bellezza,
Nutrita 'n corpo di cibo malsano;

Ornata d'arte, sangue e mondezza,
Pur dolce di riso e di vulcano,
Entrata 'n coma da tanta bassezza.    

Ti miro mentre, silente e attenta
Ti miro mentre, silente e attenta,
T'immergi ne' studi con gran passione,
Cosa preziosa, ché quest'attenzione
Nel quotidiano a prestar si stenta.

E osservo l'occhi dietro le lenti,
Volar seguendo di penna la traccia
Com fosser falchi su terra di caccia
Di scienza rapaci e d'argomenti.

Mentre ti vedo 'l cor mi si sfalda,
E nella stanza non s'ode respiro.
Sol una coperta a tenerti calda

Mentre un sol tuo sguardo sospiro.
Dolce mia Amata, bell' e testarda,
T'immergi ne' studi ed io ti miro.

Terra lontana
Lasciami toccare il tuo corpo e la tua chioma,
Rare e preziose sete d’Oriente.
Lascia che la mia mano barbara
Avverta il tuo esser donna, fragile e delicata.

Juanita… Juanita, mira…
Mira il colore della pelle nostra.
Colore di una terra lontana.

Juanita… Juanita, senti…
Senti la forma dei nostri occhi.
Forma di una terra lontana.

China il tuo capo sul mio petto nudo.
Lascia che ti serbi tra le mie braccia.
Che l’alme nostre si sfiorino.
Alme di una terra lontana.

La tua terra Chioma Corvina
Profumi di una terra che
Non è la mia, Chioma Corvina.
Questa terra in cui vivo,
Ma che non è la mia.

Sorridi, Chioma Corvina, sorridi…
Questa terra riluce del tuo sorriso.
E tu la miri.

Cosa vedono le gemme di giada
Che incastonate hai
Nel tuo volto bianco.

La tua terra, che amo, come te,
ma che non è la mia.

Vita
Miracol atteso, di dolor dolce,
Arriva giurando futur gioioso,
Migliora ne' verni, ché saper porge
Ornando 'l presente di far giocoso.

Rupe scoscesa giunge l'incoscienza,
Tremenda di carta, penna e fardello,
Eppur ancor lieta, ch' infin sol quello
Il masso peggior cui prestar pazienza.

Non parla ancor dell'asper ardore,
Cela, la vil, dietro gaudio fallato
Ogni rimpianto che riempirà l'ore.

Mitiga 'l vento furente del fato
Baciando le piaghe con altr'amore
E lascia sperar in venir beato.

Canto
Caldo di ghiaccio bel fior delicato,
Affascinante segreto sfuggente.
Neve si dolce ch'opprime la mente,
Tenera e forte, dal viso avoriato.

Orma fatata di man creatrice,
Vivo mister dal cristallo celato.
Anima triste, terren sconsacrato.
Languido sguardo che tutto non dice.

Eremo immerso in messi dorate.
Ninfa fatata d'ogni pensier perno.
Timide mani d'amor delicate.

Indecifrabile sguardo materno,
Nervo contratto d'ore agitate,
Arte di Dio, profumo d'eterno.

Viso di Marmo
Statua di marmo rosato…
Vorrei carezzare il tuo viso
Come fece tuo padre
La prima volta che ti vide…
Come scultore che tocca
Il suo capolavoro finito,
Per levigarlo e renderlo perfetto.


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