Poesie di Carlo Baldi


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Per chi scriver dovrei
Se non per te
Amore mio di sempre

Pietra miliare da cui a volte
In epoche lontane
da gioventù marchiate
mi sono allontanato
senza voltarmi per non
incontrare il tuo sguardo.
Specchio nel quale mi rifletto
per annotar asimmetrie e storture
così come fa chi nell'arte è aduso
per confrontare iniziale idea
premessa e a se stesso promessa.
Parapetto dal quale mi sporgo
a cercar prospettive e limiti
e m'appoggio allor quando
l'abisso pare ingoiarmi
nell'ignoto suo profondo
Metronomo del nostro viver
insieme che stimoli ricerchi
per accelerare il passo quando
la routine risucchiarci sembra
quindi placarlo quando l'ansia
nuvole porta al nostro comune cielo
Diapason al quale aspiro accordarmi
agevolmente a volte ed altre
in attesa d'insistite vibrazioni.

Donna fra le donne
madre fra tutte le madri
amante unica e sola
che tue fragilità pudicamente
per lungo tempo e ora
ancora a me nascondi
Poggia il tuo capo al mio petto
mentre ti leggerò queste parole
Attenderò una tua carezza
Sarà come quella di una madre
al figlio da perdonare
Sarà come quella di un'amante
che fa passar l'amore dalle mani
e poi avanti per annegare
Insieme nel mare
ogni volta conosciuto e nuovo.

Per chi scriver dovrei
se non per te
amore mio di sempre.

8 marzo 2013
Lasciate che vostre unghie
da ossidi coloranti spoglie
raccontino purezza

Palpebre da rimmel private
mostrino la verginità
d'un intonso sguardo

Rotondità dei lobi
da orpelli denudati
l'armonia della natura

Regalateci labbra che
del vostro alito
solo profumino

Un ramo di mimosa
come torcia brandite
e tracciando il sentiero
perle di giallo fiammate
seguiremo

Poi se lo sguardo volgerete
sovente ad incontrare
il nostro
ci troveremo un giorno
non lontano
a prendervi per mano.

Scompone
il prisma
della vita
i sentimenti,
e domani
occorrerà qualcosa
o qualcuno
che l'ordine delle cose
cambierà.
Ma io son pronto
al tuo
esser diversa
ogni giorno.
Spero tu mi sorprenda
e la speranza
sarà delusa mai.
Insaziato è l'orgoglio
d'esserti padre
e quando mi somigli,
e quando da me
sei straniera.

…sarai infine come hai scelto
e scegli d'essere in ogni istante
figlia che anch'oggi rinasci
e noi con te
insieme.

Come zolfo
Quotidiana fonte di calore buono
Le tue gambe cerco e
le intreccio alle mie
mentre vigile sonno
stai vivendo

Sorpresa fingi e un po' mi scansi
e chiamarmi quindi
a collaudati promettenti nodi
m'induci senza fretta

Amor mio maturo che ti
racconti a me come ancora ti
palesavi quando i nostri
serali incontri
duravano il tempo
d'uno sceneggiato tivvù
patito dai tuoi per l'agio di
concederci un amor fugace
in altra stanza

Tant'anni lontani quei baci
violenti o teneri
appena poggiati premessa
o conclusione alla sinfonia
che insieme imbastivamo…
ancor non s'è conclusa

e…
basterà che la mia gamba
approdi infine alla tenera nicchia
che ancora sperimenteremo
della nostra individualità
la potenza dell'abdicazione
la perfezione della sconfitta

… e come zolfo sublimeremo

Perduti saremo una volta ancora
epperciò
insopprimibile premessa
…a ritrovarsi.

Oh! il tuo sguardo
nell'alba seguente all'amore…
riempie di luce la stanza
denso degli umori della notte
caldo d'un sonno appagato
d'un distacco non cercato
mai avvenuto veramente

A rinnovare immagini
del tempo attuale
lente le ciglia muovono
che …
nel buio momentaneo
il ricordo non si perda
degli attimi d'eternità
lenti…
… a morire.

La foglia in Autunno -Precarietà-
Per recidere il cordone ombelicale
Che ti lega ancora alla vita
Basterà la minaccia di una tempesta
Un alito di vento
Il passaggio di un'auto
Un inutile schiamazzo
Un colpo d'ala
Una goccia di pioggia
Il peso della bruma del mattino
Uno sguardo indifferente

Riusciranno gli accelerati battiti
del mio cuore a regalarti qualche istante
di esistenza ancora?

La foglia d'autunno.
Di me in verità non ho grande coscienza
Dirvi il mio nome è un'impresa amara
Mi vanto della massima insipienza
Solo il sasso mi batte in questa gara

Spesso in primavera volgete a me lo sguardo
Sì che odo cinguettii diretti al mio colore
Di Cupido sento scoccare il dardo
E parole dolci tutte a ritmare in …ore

Vi sopporto appena quando in salute sono
Ben salda al mio rametto al ciel aggettante
D'altre compagne ho la fortuna e il dono
E linfa da giù mi vien più che abbondante

L'autunno puntuale ora s'è proposto
E il colorito mio è mutato in giallo
La natura da millenni così ha disposto
Non serve che al mattino canti il gallo

Lasciate andar malinconie e vostri struggimenti
Per voi ho coscienza che sia né sano né logico
Io spero che Zefiro mi stacchi poi a momenti
Che da tempo è depositato il Testamento Biologico. 

Vendemmie
Sui tralci d'un vigneto all'opra stanno
uomini e donne fra lor celie cantando,
ricchi grappoli d'uva van tagliando
poggiarli in sul paniere senza danno.

Sospende l'ordinato disegno quel filare
che dritto all'orizzonte ha il suo traguardo,
gelso ombroso pronto a dar riguardo
che diritto reclamato è quel d'amare.

Verso la chioma che frescura adduce
lasciano due giovani senile compagnia
ch'altre necessità v'è da assecondare.

Vera passione sia, e in essa sprofondare,
dichiararsi < Tuo io son, e tu sei solo mia >
e abbraccio consumar ch'all'unità conduce.

A mia figlia
Sono in attesa
che tu abbia bisogno di me.
Che i tuoi bisogni giovani
e leggeri, trovino meta
sul mio disagio adulto.
Che la tua felicità sia costruita
su ciò che posso fare,
per appagare le tue fantasie.
Puoi contare su me
ed io su te.. lo so.
Regalati la meraviglia
della fragilità di tuo padre.
Sento il tempo espandersi
e lo alimento
mentre la prua vicina è
alla riva più di quanto
la poppa al porto d'avvio.
Ho cuore da regalare
e mani esperte
per carezzarti il volto.
Occhi per entrare nei tuoi
senza paura.

Rewind
Forzarmi al pianto, quest'oggi vorrei.
Andar di poppa
contro quel vento che al futuro spinge.
Riaprire scie che chiglie dal disegno
veloce avean tracciato e
presto richiuso.
Cercare il danno, il disatteso impegno,
i richiami inascoltati a volte.
Capire le ragioni di confronti rifiutati
brandendo dubitabile autorevolezza.
Capire se merito il sereno sguardo
che l'argento mi rende.
Ma tu sai, cara immagine allo specchio,
che la vita è un acquarello
che va risolto "alla prima".


Ad una mia mostra di pittura, una giovane visitatrice cerca parole per una dedica sul libro degli ospiti e non vorrebbe essere banale…

Vuoi che stracciamo il foglio?
                           Che quella ciocca di
                           capelli non nasconde il tuo
                           rossore e le piccole perle
                           di sudore non raffreddano
                           l'ansia di esprimerti.
Vuoi che stracciamo il foglio?
                           Ferma e' la folla
                           di sentimenti in punta di penna.
                           Va bene così!
                           Sono le più belle
                           parole non scritte ch'io abbia
                           ricevuto da tempo.
Vuoi che stracciamo il foglio Pascale?

          - SI ! -

Coro:- L'eterno rito dell'alba colora di passione il cielo…

Luna:- Devo arrendermi al tuo tempo…-
Sole:- Rimani oggi… ti prego.-
Luna:- I tuoi raggi mi trafiggono… perderò il mio corpo.-
Sole:- Donamelo allora… lasciati andare.-
Luna.- … è già tardi per me…dovrei …-
Sole:- M' esplode in cuor l'amore… -

Coro:- S' illumina il talamo celeste di trasparenze regalate,
di forza espressa nell'abbandono.
Splendida debolezza di colui che prende per bramosia d'amore.
Magnificenza di colei che dona…

Cielomare
Oltre il profilo morbido d'immaginario paesaggio
Muove
Di pesci un fiotto
E il sole vespertino
La scia
Indora.

Istantanee da una vacanza sul mare croato

tramonti
Giallo arancio chiassoso
blu cobalto conquista

Mentre il sole segnava l'orizzonte
del suo abbandono
in cor mi montò melanconia

Sfrangiato e profondissimo
lacerante urlo di luce e…
quel ch'era un lampo
diventa naufragio di fuoco

Una vela taglia l'orizzonte
in un tramonto rosa e piombo
leggere increspature d'acqua narrano la vita

Accende il sole i suoi raggi nel mare
e tutto si colora
del suo lento perdersi

tramonto a Rovinj

Le case son mute e il cielo urla di passione

la foto al gabbiano

Per vendere la mia vanità ti ho fermato in volo

barche alla fonda

R estituiscono
I mmagini
F luide
L ungamente
E videnti
S inuose
S traordinariamente
I nconcludenti

Vita nuova
Passa per la tua pelle il mio amore
e ti arriva dalle mie dita, mentre,
il mento ti accarezzo e la morbida gola
umida di latte succhiato e di limpida saliva.
Passa per la stretta che la tua
mano, rapida, inconscia
procura al mio rozzo indice.
Passa per uno sguardo rubato
mentre pendoli la testa a scatti
al di qua e al di là dalla mia
a cercare un colore acceso,
un segno, un richiamo
per me incomprensibile.
Passa per l'odore di te
che catturo in punta di naso
e mi sazio cercando
di capire fra Mustela e limpida
orina il prevalente.
Passa per la tirata d'orecchi
che agganci come fossero maniglie
mentre ti bacio il ventre morbido
di calore buono.

… e mentre passa m'intenerisco
d'un misto di felicità e precarietà.

Sì che pensavo d'esserti davanti
a spianare il sentiero

Molto più spesso invece
gocce fiammate dalla tua
fiaccola ho raccolto
e talvolta nascoste le ho
come ladro negandoti
ritorni di passione.
Altre togliendo forza alla tua
fragilità donatami
in cambio di niente.

Ora che gli anni hanno tolto
superflua energia
bruciare al tuo fuoco
la mia presunzione
m'è più agevole
e accelero il passo
che raggiungerti lo sento
possibile.

E felicità scambiamo
In ogni stagione di questo
tempo che ci rimane.


 

Marion viene.
Con minimo preavviso:
è una seria professionista
quello che s'ha da fare
lo conosce bene.
Mi trova pronto.
Anch'io conosco il mio mestiere,
seppur definirmi professionista
sarebbe esagerato.
Non ama togliersi jeans e t-shirt
-con quel che sta di sotto-
mentre son lì e mi preparo…
senz'affanno.
Rientra in un lampo,
quasi preceduta dal solito profumo.
Ha l'accappatoio addosso
perché portarsi non ama
al centro della stanza
in nudità evidente:
-la nudità dell'animo -
intendo.
< Decido io > sorridendo mi dice.
Son già arreso
ai desideri suoi.
lo sguardo distolgo o forse no,
in verità non so, scusate l'incertezza!
Su due piani si trova:
gambe e bacino a terra sul bianco telo
braccia e viso poggiato
poco avanti sulla panca.
Sguardo lontano
assorto
meditativo
intenso.
Niente è evidente
delle sue grazie, eppure
la prospettiva è
a dir poco interessante.
<Possiamo cominciare> sussurra.

Non ho bisogno d'altro.
Solo una matita e un foglio.
Marion è la mia modella preferita.

-dedicato a P.C.R.-
  Omaggio a Carlo Baldi, pittore e poeta, ispirata    dalla visione di un suo bellissimo disegno.

Marion
Languida sta aspettando
forse sognando un sogno.
Brilla di caldo sole
splendida la sua pelle.
Nuda così lei offre
fianchi falcati e seno.
Netta la sua figura
tra seta appare e dona
dolci illusioni e calde
promesse d'un amore.
Piero Colonna Romano
 

 

Padri e figli
I tuoi piedi si aggrappano
Al bordo del nido
E ancora devo dirti parole sensate

Il buio si arrende
a una lama di luce
mentre…
da dietro ti abbraccio
e una mano si colma
dei tuoi seni.
Perdersi sento velocemente,
fra il mio corpo e il tuo
la cesura.
Sincronici respiri
ricerco
e accelero d'un poco
per ritrovare
senza sforzo il ritmo tuo
pacato e regolare.
Piccoli sussulti temo
vitali
che il sonno ti procura.
Sai d'essere a me unita
e insieme
sogni d'esserlo.
Non svegliarti… sognami ancora.
I nostri bacini
unico insieme
le gambe intrecciate
ognuna a ritrovare la sua calda nicchia.
Financo i piedi
verso e recto si sposano.

Pagine dello stesso foglio
i nostri corpi.
Non più flussi di calore.
Quiete elettrica.
Perfetta entropia .

Potenza pura il tuo abbandono
ed io ti sono servo.
Servo felice dei tuoi sogni.

Un Haiku -solo per tenere i 'muscoli' in esercizio-
I tuoi occhi
disvelano sentimenti.
Teatro senza sipario.
 

Questi versi m'ispirano l'ultimo volo del Gabbiano.
Delle sue poesie cercherò di nutrirmi.


Una quercia
è l'albero della poesia,
d'innumerevoli foglie
che l'aria muovono
in onde concentriche.
Ho visto, in questa primavera
staccarsene una
d'ocra e d'oro vestita.
Correnti ascensionali ha catturato
e a volo d'uccello molte miglia
ha percorso per mostrarsi
nell'ultimo viaggio e riempirsi
dei colori del mondo,
gli occhi.
Una lacrima di linfa è la traccia
lasciata sul ramo, a cui
vincolata per giorni fecondi
ha vibrato.
Piccole ferite di corteccia
ha concimato
in attesa fremente
d' esplodere gemme.

E gemme già crescono.

…un'eco al poeta Bettozzi ,senza pretese!,
-composto qualche anno fa per mia moglie-


La sfoglia di Lilli
La tavola e' pronta sul piano in cucina,
di ova dal frigo ne tira via otto,
già aperto il cassetto per una forcina
non manca farina da quello più sotto.

Riavvolte le maniche su per i bracci
grembiule coi fiori a coprire la pancia
distesi qua e là e puliti gli stracci
Lilli s'avvia, non aspetta la mancia.

Una grande fontana nell'asse, al suo centro
di semola fine di ver grano duro
le ova di lato che andranno lì dentro
uno solo alla volta con gesto sicuro.

Il primo è rotto sul bordo del piatto
calato di presto nella fontana,
il secondo vien preso con uno scatto
in tempo non fa a cercarsi la tana.

E uno via l'altro, sbuffando farina
si trovano tutti ben bene accostati
aspettan tremando la lucente forcina
che cala tra poco in men che pensiate.

Una frusta diventa la posata puntuta
in fretta bisogna risolver, di botto,
ritmando col culo l'arma e' sbattuta
sul legno innocente che si trova lì sotto.

La farina e le ova insieme si legano,
scampo non trovano in quel turbinare
nessuno potrebbe dargli una mano
a saltare di fuori e riuscire a scappare.

Ah! la Lilli veramente è un po' stanca
e il Natale incombe davvero vicino
men che un giorno ora le manca
e si aiuta libando un poco di vino.

Il mattarello ubbidiente di lato e' disteso
per ridurre in un velo sottile la pasta
con mani veloci agli estremi è già preso
e menato con arte e la forza che basta.

Avanti e indietro e avanti di nuovo
senza sosta e veloce il lavoro procede
arrotola e stende la pasta con l'uovo
e un centimetro invero la Lilli non cede.

Diviene la sfoglia ridotta in quadrotti
grandi più o meno, forse meno che più
tagliati all'intorno di certo non rotti,
e messi nel sugo a insaporire di più.

…che belli distesi l'uno sull'altro
in un letto di sugo e di candida crema
di strati ne ha fatti vent'otto senz'altro
che a pranzo mangiamo e pure per cena.

Quattro bocche saranno sfamate domani
Natale e' giunto ormai a grandi passi
insieme con forza battiamo le mani
che Lilli è regina dei … Vincisgrassi.

Bella la vita, si,
di dolori e gioie, che,
gioia non sarebbe se
dianzi un dolore
non t'avesse segnato.
E beato sia del cor l'affanno
Che tempri il carattere
E ti guidi al sogno
Che già in se di letizia tiene
i semi socchiusi.

Al nostro andare…
Al nostro andare
nè circolare
nè eterno,
prospettive
non gratuite
apriamo
progressivamente.
Non t'amerò
per sempre.
Non m'amerai
per sempre.
Insieme
sceglieremo
di legarci
consapevolmente.

Una giornata impegnativa
             ovvero
-come coltivare la conosc(i)enza-


Un libello col Corriere ho avuto, sulla 'Tolleranza'.
Voltaire, proprio bravo, a stimolar speranza.
Dieci pagine ho letto… piuttosto ridondante
A me mi basta… già esplicito e abbondante.

Solo un euro in più mi dico, si può fare!
Il tomo, con copertina azzurra, color del mare
Appena un po' più alto del già presente
Cecco Angiolieri poeta, acido e impertinente.

Che bella vetrinetta di libri ho sistemato
Tutta ordinata da questo e da quel lato.
Concedetemi d'essere pieno di sano orgoglio
Che avevo detto proprio: Così…così la voglio!

Ora una scorsa ai titoli del giornale, quelli importanti.
Prima pagina, seconda… e poi avanti
A cercare del mio Segno la previsione
Che… mi concedo ogni tanto, un'emozione.

Torno indietro alla ventisei e fino a trenta…via
Di Cronaca italiana o che comunque sia.
Sui lutti mi soffermo quelli irrisolti
Che abbiano una trama e di risvolti, molti.

I fogli di Cultura/economia a noia mi son venuti
Scrivono troppo piccolo e di stimoli son muti!
Se tempo m'avanzerà ci torno dopo
Adesso mi consolo movendo avanti e indietro il tòpo.

Hai! questo gioco… da tempo mi sconquassa
Sì, che la 'Scala della perizia' è la più bassa.
Mettere in fila le carte è un bell'impegno
Non sembrerebbe, però ci vuole ingegno.

Di puntare gli occhi smetto, su questo vetro
Mi sposto solo un po'più in là, di qualche metro,
Accendo la TV, mi stendo sul divano e mi rilasso
Troverò un punto d' equilibrio… un po' più in basso!

Oggi sentimenti leggeri, da nonno!

Dalila è
Un pulcino implume di colore rosa
Due perle nere in un viso ovale
Una di cui fidarsi ciecamente
L'amica di tutta una vita
Uno sguardo dal basso verso l'alto
Un vaso di cristallo
Un film di crema con dentro una bambina
Un bacio premuto forte sulla guancia
Il silenzio in mezzo allo schiamazzo
Il minimo spazio
Un motore a lenta combustione
La foto da tenere nel portafogli
Il bagaglio per un lungo viaggio
Un viaggio pieno di cose
Una pregnanza dolce-amara
Una presenza che non ti rassicura
La sicurezza di una presenza
L'attesa di uno sguardo
Il senso della danza
La misura

Assente è il vento… eppure
di là dal vetro dita inanellate a fiori
un ciliegio muove su
una prospettiva di intenso blu.
Api e bombi chiama che
qualche petalo
al suolo cade già.
Frenetici voli da fiore
a fiore e ad ogni passaggio
perpetua se stessa la vita.

… il senso dell'esistenza.

Nudo d' arte
All'alba del nostro tempo
corpo di donna ci conduce.
Ad un tuffo retroflesso verso
la luce di un mondo sconosciuto.
A ossigeno ingoiato
da pianto primigenio, stimolato
e presto placato dal
velluto morbido del ventre
e poi del seno,
ch'è il primo inconsapevole
traguardo della corsa nostra
all' esistenza.
Alle morbide colline
intanto gli occhi approdano,
ancora per succhiare alito vitale
e aspirare a sogni di
quotidiana immortalità.

Donna-Madre
Solo quando sarò diversa, sarò
quello che ero determinata ad essere:
sostanza di pensiero.
Desiderio che si fa carne.
Sacrificio.
Ancora una volta principio
del mondo, perfezione di vita,
debito
-che viene prima del dono-.

Lo strazio che patisco colmerà il vuoto
della tua non-presenza, e
finalmente Tu sarai
solo quando anch'io sarò.

Uso una fibra elettrica
Uso una fibra elettrica
Per dichiararti il mio amore
Fragile indomita figlia
In-esperito frutto
Di strade provinciali e anonimo
Hotel di Romagna
Desiderio postumo
Splendida stella d'ogni mattino
Avrei voluto stringerti le reni
E sollevarti oltre
Il desiderio d'un momento
Fissare lo sguardo
Trafitte le pupille
E cogliere il segreto
Profondo dei tuoi rossori
Lo farò forse tra poco
Se ne avrò coraggio
Anticipo intanto alla rete
Lo schianto del mio cuore.
(2.5.2011)

Chopin dell'aria
(Erithacus rubecola)

Puntando in alternanza
i bastoncini a terra
i pensieri buttavo
davanti di qualche passo.
Li raggiungevo, credo,
ma…
vuoti,
inconclusi,
effimeri,
volatili
come la polvere che sollevavo
andando.
Inconsistente ricerca,
d'un aggancio solido che
mi sfuggiva.
Poi t'ho visto
-ieri insignificante
elemento d'arredo,
oggi presenza viva-.
Eri lì, ad attendermi
proprio all'incrocio delle linee
dell'Aurea Sezione.
Scolpito quasi
contro verde campitura:
sguardo ficcante
di tre quarti,
solido sugli arti,
gonfio d'intimo coraggio
nella tua armatura
d'aeree piume.
Nobile petto scarlatto
a sconsigliar battaglie per
la conquista
del Tuo territorio.
Troppo fragile sento
d'essere oggi…
nè insegne ho da mostrare.

Faccio cent'ottanta
e tolgo il disturbo.

Ho ancora sguardi ingenui…
Ho ancora sguardi ingenui
da cogliere
e inesperienze da regalarti.
Ho ancora emozioni non rituali
da catturare al volo,
e lacrime dolci
da gonfiare gli occhi.
Ho ancora da sfogliare margherite
e passato da dimenticare.
Ho ancora da incontrare
il tuo sguardo all'orizzonte.

Il tuo cuore è una finestra
Il tuo cuore è una finestra
con una tenda di garza sottile
una trina leggera
ci guardo attraverso e vedo
ciò che tu vuoi ch'io veda

Il tuo cuore è una finestra
con una tenda di garza sottile
una trina leggera
trattiene melanconia
e la consumi piano

Il tuo cuore è una finestra
con una tenda di garza sottile
una trina leggera
la sposti un poco
e dilati felicità al mondo

Il tuo cuore è una finestra
con una tenda di garza sottile
una trina leggera
ci guardi attraverso
e illumini il futuro

Il tuo cuore è una finestra
con una tenda di garza sottile
una trina leggera
raggi di luna l'attraversano
e rischiarano il tuo sonno

Il tuo cuore è una finestra
con una tenda di garza sottile
una trina leggera
troppo esile
per schermare il mio amore

Anni '50. Tempi d'emigrazione. Piero incontra Gloria al circolo operaio. E' amore. Ma parte a cercar lavoro in Francia. Li incontriamo, io e mia moglie, alcuni anni fa e diventiamo amici. La passione di Piero per Dante ci porta a visitarne la tomba a Ravenna. Declama versi, Piero, e lì capiamo come la poesia sia… eterna vita.

Sete non era, quel che movea
le gambe del nostro Piero, ma l'ansia d'un
aggancio al dolce sguardo, prima che i sogni e
il pane da conquistare distanti da Gavorrano
lo costringessero all'addio.

Sguardi ammiccanti, ancora cogito, di là
dal bancone che li divide
-presenza necessaria al vincolo futuro-.
(N'ebbi ancora a parlar ma il discorso
valea la pena d'esser ripreso e svolto).

E immagino Lei, tendere piattino e tazza di nero
infuso senza la quotidiana perizia che, un tintinnio
insolito palesava del cuore l'accelerato battito …
o forse un 'rosso', politico, che l'aura de le
popolari mura tingea oltremodo.

Ma come sia che parta la nave
'…per l'alto mare aperto…' e non puote
avventure scoprire se pria non fosse
stata all'ancora congiunta,
così Piero di là dal banco gettò il petto, e un poco
ne rimase da mettere ben chiuso in valigia e
insieme… del tintinnio il ricordo, un guardo,
un tocco e d'un bacio la promessa.

E tornami 'Penelope Gloria' fuori di penna, per dire
de' suoi pianti soffocati, che dignità pretende
si debba velarne la ragione a coloro che conto
chiedono del solito impeccabile servizio.

Pochi sguardi eran bastati perché la tela
fosse imbastita e l'impegno del fare e disfare
potea essere patito solo… giorno via giorno.

Nè era possibile per 'Piero Odisseo' preveder tempeste
e accidenti che avesse in navigazione incontrato, che…
uomini, luoghi e mestieri solo immaginati, di là
del recinto di piccola e pur nobile realtà di Maremma.

E allora pensieri, si, e missive, poche da affidare
al vento -e mi concedo il benevolo inganno-
che ognuno celava dove più a lungo ne avrebbe
placato nostalgia e struggente sete del primo bacio.

Costruì Piero il suo futuro con artigianale perizia,
temprando le membra e l'animo, come sa
colui che forte del richiamo d'Amore
ha quotidiana compagnia di Solitudine e Distanza.

Notti non passarono senza affanno, perché
accrescere voleva competenza e coltivare sentimenti
che i versi del Divino Poeta in lui destava.
E leggeva leggeva, finchè chiudendo gli occhi non potea
metter le vesti e dar parola al Maestro o Cavalcante
o Manfredi o Malaspina e infin Beatrice, come fosse
la sua lontana Sposa Promessa.

Tornò Piero alla sua Isola, per ripartir ancora su strade segnate,
ogni volta col cuore strozzato dal pianto
e poggiava oltre il vetro sui declivi toscani lo sguardo,
e su filari ordinati di cipressi che muoion lontano,
mentre le pupille si segnavano del color del tramonto.

Dopo anni il sole s'alzò vedendoli insieme, allo stesso
letto abbracciati, giammai per un destino già scritto,
ma per sincronici palpiti, acuminate volontà e
decisioni irrinunciabili e definitive.

Le nuvole
Portiamo insieme lo sguardo
oltre queste nuvole
che sostanza danno al nostro
quotidiano cielo

Cavalchiamo quelle che leggere
muovono all'orizzonte
troveremo ancora ragioni
per amarci.

Chiedimi allora ciò ch'io
son pronto a darti
ti darò ciò che ancora
chiesto non m'hai.
 

 


                                            
Acquarello di Luciana Antonello

 

Salima
Quando il seno vizzo di tua madre
divenne sterile consolazione,
avevi già saldato il tuo debito alla vita,
         Salima.

Ma ancora un biglietto pagherai
a costui che per questa folla di dune
al Mediterraneo ti guida.
Per la speranza che nel tuo grembo
insiste, non perderai l'ombra
che ti precede, e notti di cristallo
ed accecanti soli supererai,
ed una ed una tempesta
di sabbia a ferir le caviglie.

Afrore di nafta ti annuncerà
la riva d'un mare sconosciuto
e sguardi acidi e veloci d'altri traghettatori.
Urla ringhiate ad intimar silenzio e
spinte a comandare un' accelerazione
senza alcuna pietà, verso quel
legno che somiglia a una bara.
Cricchieranno le doghe ad ogni schiaffo d'onde,
e vomito renderai al mare
per giorni eterni verso il Nord del mondo.

-Svelti bastardi in acqua!- l'ultimo
ordine, temuto e atteso insieme.

Solo la terza via del cuore, per te moeder moed*,
fra un soccorso che preannunci il ritorno
e la fuga verso una schiavitù diversa.

*Moed-er moed : madre e coraggio, in lingua afrikaans,
hanno la stessa radice linguistica

 


                             
Acquarello di Luciana Antonello

  Carlo Baldi –Faces by Luciana-: Ho seguito il suggerimento di Carlo e leggo la sua poesia come fosse critica pittorica. In quei dipinti ho visto anche il tremendo dubbio dell’uomo, strabico perché distratto da una realtà assordante che turba e priva di certezze. Bella la poesia, piaciuta molto. 
Piero Colonna Romano

People by Luciana
Corrotto ho l'omologante bianco
Il virginale bianco di passioni inesplorate
o represse
Cavato ho il chiassoso giallo da tele sopite
Inutilmente tese nell'angolo
della stanza
Cacciato l'arancio luminoso e solare
Prepotentemente sopraffacente
                Insolente e sfacciato
Estirpato il blu etereo e luminoso  
Che chiama deità inesistenti
                Falsamente consolatorie
Estratto i verdi teneri di vita nascente
E quelli profondi della maturità
        E della decomposizione
Sradicato i carnicini impunemente vitali
        Contraffatti da mescolanze
                Impure e irrisolte

Solo il nero … il nero
Mi occorre a tracciare il profilo
La scarnificata essenza di dis-umane figure
Negate di spessore
Spoglie di passato e di inimmaginabile futuro
Schiacciate nella geometria adimensionale
Di una sequenza anonima
Che toglie individualità ad ognuna
E le rende mute di dolore

E il rosso … il rosso
Di cui imbevo il pennello
È Il rosso del mio sangue che rende pietà
A gocce
A rapidi segni qua e là
Brevi
Che salvifici non sono
Né potrebbero mai esserlo.


 


               
                                                                  Acquarelli di Luciana Antonello


Faces by Luciana
Sguardi strabici raccontano e negano insieme,
sentimenti di fantasmi d'uomini
tragicamente disancorati dal mondo.

Né luce né ombra mostrano, poco colore e ,
cicatrici di ferite antiche, che straziano
e deformano volti
in ghigni dolorosi e doloranti.

Sequenze irrisolte dentro una cornice.

E a noi un carico auto-indagatore,
ci fa immaginare un unico desiderio per loro:
rompere la nostra corazza e
costringerci a riconoscersi uomini.

Come scoria
in intimo contatto galleggio
nel magma di sentimenti e parole
cercando lo specchio alla mia faccia
Immagine ipermetrope
l'argento può darmi e
non scoprirò chi sono
per chi sono
se mai sia stato per qualcuno
sollievo
o esaltazione
pace magari
misera onda di risacca
o frangente poderoso
Ah se avessi sottratto un passo
al mio andare veloce
avrei colto l'indizio
d' una muta presenza
in un angolo di strada
Avrei affondato le mani in altri incontri
e lasciato che salvifico sudore
m'inumidisse i polsi
Tanto altro avrei potuto fare
per conoscere la mia meta
Dietro al tuo cammino
non avrei perso le scintille
che la tua anima rilasciava
e il vento che dai tuoi piedi
avrebbe potuto portarmi in volo
Tendere l'orecchio a parole inudibili
a desideri sparsi
in territori d'intimo pudore
di giovani vite che mi stavano intorno
Basta
Scosto lo specchio
Sono quel che sono e quello che avrei potuto essere
è senza peso alcuno
anzi
è il mio futuro

Ode per un giovane batterista innamorato
(per la confidenza del suo strumento)

Vita non ho per me.
Io vivo…
per la tua.
Sempre attendo l'urto
del legno che
violento o pacato dalle tue
mani scende e,
in sinusoidi ti rendo l'acceso
amore dei tuoi sensi…
Restiamo oggi, ti prego,
sazii
fra queste quatto mura, e
non spandiamo al mondo alcun
rullìo o isolata nota
acuta o grave che le tue
mani impongano.
Da tempo leggere so i tuoi slanci
i tuoi tristi umori,
la rabbia infine di giorni vuoti e bui…
Ma in questo dì
altre corde muovon le tue mani
e l'espanso cielo di questa stanza,
sarà cornice al dialogo
per un amore nuovo.

Serra le palpebre e incontra
le dolci pupille che aspettavi da tempo:
cullale, percorrile, entra nel fondo
ch'è aperto e pronto.

Ad occhi chiusi muovi ora le bacchette
chè il legno di noce freme di colpire
i tamburi e i piatti,
e sulla pelle sabbiata attendo le spazzole
e poi ancora il timpano che risuona
e il rullante e la grancassa e il crash.

Armonia e impulso muovono
da me a te e il ritorno è la nostra storia.

Celebriamo insieme la gloria
di un istante che ha il sapore d'eterno.

Continuo a dar voce alle cose -ricorda qualcuno la mia precedente 'La Finestra' ?-. Ora è la Tela intonsa, ad ispirarmi. Mi diletto di pittura (per chi voglia: www.baldicarlo.it).  Ricordate anche Autoritratto (?) ?.

La Tela
Di lunghe attese vivo
Di sogni in divenire
D'incerti sentimenti
Di tracce inconcluse

Calcinato pallore
Di nobili fili di lino
O di ordinario cotone
In trama e ordito
Teso fra legni
Come pelle d'asino
Che attenda il rullare
D'un assolo definitivo

Impongo confini
A spazi siderali
A scoppi d'ira oppure
A fragorose risate
Confini si, come partenze
Per slanci nell'immaginario
Irrisolto mondo
Dell'amore e del dolore

Provoca e minaccia
La mia presenza
Eppur discreta nell'angolo
Della luminosa stanza
Finchè nel giorno
Delle decisioni estreme ed immutabili
Con lo slancio della follia e del colore
Mi muterai di nome

Sarò la "Tua Opera d'Arte"

Non farmi gli auguri di buon anno
e non chiedermi il bacio di mezzanotte
…ed un minuto
non costringermi a brindare battendo
i calici di cristallo di Boemia
per replicare un suono in tutto il mondo
uguale a se stesso
non guardarmi con occhi languidi
chiedendomi uno slancio che
vivo sarà solo domani quando
spenti i bagliori dei fuochi artificiali
soffocato il frastuono obnubilante
nel silenzio conquistato insieme
saprò sorprenderti per un contatto
…inaspettato.

La Finestra
Come un imene mai penetrato
sto a questo raggio di luna impuro
che di rimbalzo e non richiesto
a sbilanciare la quiete tristissima
attraverso e oltre me arriva

Trafigge il raggio la misera trina e sbilenca
si divide in acuti spilli di luce
e mostra
             mi mostra
scie di infinitesimali insetti
unica presenza mortalmente viva

Di là da me i rumori e gli odori di questa notte
rigida d'autunno il cricchiare
delle foglie al passaggio d'umanità
reciprocamente indifferente

Calerà la nebbia fra poco
l'eco dei passi si farà sordo
gommoso sporco
Una cataratta di minuscole gocce appoggio
su di me troverà dall'alto al basso
lentamente
i n e s o r a b i l m e n t e
finché due non si affratelleranno e
poi una terza ancora e una quarta e attendo
la quinta ed ultima che crollare farà
una lacrima lungo un percorso a scatti
spezzato ma definitivo.

Finito è il tempo delle adolescenziali scritte
in punta di dita sulla brina generata
da umorali fiati umidi e caldi ad occhi
indiscreti subito cancellate appena un
cigolio di porta preavvertiva
-Ti amo- era scritto -Per sempre!-

Il mio corpo di larice nero come la pece
da tempo forza e struttura ha perduto
eppure esisto
insisto
per quelle parole in punta di dita
a viver questa vita di lenta consunzione.

Autoritratto (?)
Di colori l'armonia che nell' arcobaleno
eternamente posa
frango
come un caprone entrando a testa bassa

Dilagano gli ossidi d'intorno come spade
come lame a ferire la ipotetica
muta tavolozza di tinte incorrotte
e bastarde nuances

Livida campitura fluida e veloce riceve la tela
quindi con piccolo pennello le linee
del volto sovrappongo e senza cura
stendo terra d'ombra all'incarnato

Il cromico giallo afferro
e pingo gli occhi che siano da triangolo formati
e la pupilla voglio d'un blu ceruleo
e nero d'avorio il centro suo profondo

Porrò quindi fra lor tre pieghe e le ciglia
di sopra siano invero convergenti
a simulare domande e dubbi su qualsivoglia
pensiero si abbia in nuce di esprimere

Che chiunque sia guardandomi
non creda d'uscirne indenne
e agio avrò di scrutare l'animo suo per toglierne
verginità e violarlo nel profondo

La fronte disegnerò sporgente
minacciosa alquanto e la pelle sia tesa e lasci
trasparire groviglio di vene percorse
da flussi imperiosi di sangue acido

Sian le gote smagrite, scavate come grotte
e poggino su una forte dentatura in costante
simulazione d' afferrare la preda
che si appalesi con parole o significativi sguardi

Sarà la bocca un filo rosso
contratta e cianotica piegata di lato
forzatamente serrata
chiusa a qualunque motto
poggiata sul mento arcigno e prepotente

Il lacerante conflitto sia infine risolto
e la supremazia dei sentimenti
s'imponga sulla falsa euritmia che Natura
distratta m'ha disegnato in volto.

Via questa fronte Olimpica troppo ampia
e disponibile
via questi occhi dolci da frequenti
lacrime inumiditi e tersi

La felice simmetria della bianca dentatura
assidua a mostrarsi per ruffiana
condiscendenza sia solo un ricordo
e le labbra rimangano mute di parole

Firmerò questo autoritratto col mio
vero nome
Satana



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