Poesie di Matteo Bertoncello Brotto


Home page  Lettura   Poeti del sito   Narratori del sito   Antologia   Autori   Biografie  Guida   Metrica   Figure retoriche



D'un pomeriggio (09/02/06)
Sciacquare fra sassi e riva
riverberi tabaccheggianti di foglie chiacchierecce
e un risvolto di flauto vagamente mediterraneo

un uomo solo addobbato delle sue gambe
a veder mutare le sedici in rosso semicarminio
corposo come l'ultimo bicchiere
degustato sabato sera

il bel ricordo di labbra umide
riecheggia nelle sue
tagliate dalla falsa stagione

istantanee

istantanee captate dalla retina
e perse dalle lunghe ciglia

non si tratta di furto di sogni
ma di abbraccio alla realta'
con la testa ad inerpicarsi tra le gemme
ancora invisibili ma che presto parleran
al primo sole di meta' marzo.
Non e' vanita'

semplice realta'

preghiera...

E' una parola che non si dice
magari non s'addice
ma alla sua bocca un accento.
Alla situazione s'addice

dopo tanto tempo
l'antitesi al solito lamento
e un qualsiasi colpo di vento
l'ha fatto ripercorrere cio' che e' accaduto nel tempo.

Vecchiosbronzo
Sono l'uomo che si lamenta tutte le sere
ritratto davanti ad una giornata piovosa
acquosa ed annacquata di rosso e vaniglia.

Sono l'uomo dalla scarpa bucata
maglione di lana sciarpa di ciniglia

Sono quello che scansi per strada
quello che non sorride alla canuta
sono un viandante da sobborgo
trasandato ed altero
altro che uomo del mistero

Sono settembre che barcolla indecente
son sale di maree andate
son pastascotta col sugo
peperoncino e Reinhardt fra le note
sono un filtro tra le dita
una biancarosa passita

Son biancheria spossata bucherellata
truccosciolto sul viso
son un acino di sorriso

Son una troia lasciata a casa
sono quello del comunque vada
sono quello che nella giacchetta
ancora tiene una Madonna e una vecchia cassetta

una vecchia cassetta di quando giovane ero
uno spensierato bolero
con foglio e penna fra le mani
nelle nebbie della Padana
a lasciarmi scorrere tra le mani...

Palloncini di te sospesi tra un se, un ma e una presa di posizione
Posso guardare tra gli occhi incrociati per strada
vetrine stantie ed alterne discese
formule complesse
e giornate alterne disperse

posso stupirmi ad assaporare
specchi rotti dal vento
granelli di pizzicagnolo
cozzantimi sotto al mento

posso palpare barba recisa in giornata
pasta scotta affogata
esponenziata all'ennesimo caffè

posso parlare al taccuino
delle dolci labbra che preferisco
di una pazza che sempre vedo alla finestra
d'ibisco e mela cotogna
d'obiettivi correntimi per la testa

potrei cambiare il mondo
magari ancora inciampando in chiodi passati
in lacrime che scolorano la camicia

voglio camminare
ad orientare il mondo
con le mie mani

e l'aria di primavera sarà tutta per me

Storia di un operaio
È la ballata di chi nasce alle 7 del mattino
con la camicia banalmente macchiata
sei centimetri di strappo nel polsino

è la canzone dell'euro centellinato
rosicchiato tra una bolletta e il sesto anno di rata
una manciata di figli da illudere
un mezzo sorriso da mantenere

un morso al pane
un abbraccio al latte che domani scade

tanti passi con le scarpe più pesanti del normale
lacci da scalatore
un fruttino alla cotogna
già sognando il cartellino
e svelti passi verso la stazione

un fascio di ciuffi tendenti al cenere
accarezzati tra un piatto di minestra
e una manciata di moscato

tovaglia a scacchi

un sorriso dolce a colei che lo fa svegliare ogni mattina
con il cuore che sorride
e una carezza sul suo viso

lei, la sua vita
il suo sorriso

La mattina del primo (Pensiero sconclusionato)
Marcapelle incombi sulla
mia mattinata
acerba d'idee e d'ottimismo

Dolcenera mi frullava nella mente
perché Fabrizio ne sa più degli
altri
e rende più digeribile la nebbia
e troppi drin della tastiera

la strada troppo sconnessa
sconcerta le scosse dei miei
pensieri che vorrebbero
deglutire crucci quotidiani
ed orientarsi verso strade
nuove
la novità ha sempre il suo
fascino
odora di buono e di carminio
al di la del semaforo
al di la del passaggio a livello
all'incrocio
con l'arrivo della sera.

Pedalando
Adoro quando il sole va a timbrare il
cartellino
andazzo pigro e dinoccolato di chi ha
svolto il proprio dovere e puntualmente
abbassa le serrande e si avvia a dare
un bacio a moglie e figli

Storie di routine

Pedalavo tra i campi dove le macchine
non potevano lambire i miei pensieri
e le mie aspirazioni
e mi scioglievo nel luccichio del Brenta
mentre le foglie arrossivano attonite
davanti al mio sguardo esageratamente
curioso

Mi piace stare con me stesso lontano
da tutto e tutti per qualche ora
Sentire il sudore che si porta via
crucci e antipatie
e le gambe calpestare i pedali
e scaricare gli anni passati
e le paure di quelli a
venire

Porto nel cuore questa fine degna del
pomeriggio, un poco mielosa
e rossastra
più di un banale spritz
trangugiato in centro per
mostrare false apparenze
e una manciata di
stupidità.

Addio
Effimero era il suo respiro
mentre si tingeva d'asfalto
garofani e ghiaccio
stesi a celebrare
non si sa cosa
tre metri per due
mogano credo
e nulla piu'.

Sono
Siamo figli della faccia nera della luna
dei sogni andati
delle canzoni di nicchia
e dei libri che possono solo
mettere in crisi il cervello

siamo quelli del verso facile
che non desta clamore in nessuno
del retrò mai banale
e delle musiche che mai si
sentiran per radio

siamo gli aborti di una vita
complessa
delle urla al vento fini a se
stesse
siamo quelli del mutuo troppo lungo
e dei sacrifici che forse mai
ci daranno qualcosa

ho detto siamo
forse dovevo dire sono.

Dei nostri tempi
Cittadini del pradarmani
minimo una lampada alla
settimana per farci sentire dolci & garbati
figli della rateizzazione sempre
pronta per comprare un apparire
scapigliati ma non troppo
a paralizzare un sorriso ebete
mentre altri sbiancano verso fine mese

ho acquistato in edicola qualche
foglio di lamentele verso
qualsivoglia generazione
ma nel retro c'era qualche culo
e facce sicure di se
in barba alla solita stupida realtà
di baruffe da condominio
apprendistati facili e infiniti
lacrime e sorrisi
bollette per bamboccio derisi

Ciò che sta in mezzo tra sintetizzare e dilatare
Il limite in parole franche
credo sia limitarmi a me stesso
non riuscire a sintetizzare
quello che sono e
stringere semplicemente i tempi
invece dilato grossolane pensierosi
verso qualcosa di più ampio
grasso direi
che non ha dei confini predefiniti
ne una scaletta di marcia

se a questo aggiungiamo il quotidiano
i crucci semplicemente definibili
ma avendo come protagonista un
altrui non se ne viene più fuori
è facile capire che una vita
non basta

Più fragile di un cristallo
Ho bisogno di sentirti parlarmi
gela serata estremista sistematica
perché la quotidianità
stasera mi tange
mi fa male come una
spina conficcata nel piede
e l'occhio mi bussa per lacrimare
pioggia di disperazione
odio acido che si mischia
ad un'antica morale

mi mancano molte cose
tasselli che non sono in grado di
contrapporsi al destino
e il tutto ha troppe variabili
incontrollabili
ed io sono fragile
più fragile di un cristallo di
bassa fattezza
privo di decori e di firme
ma alla luce del sole
non ha niente di meno
degli altri
niente di meno
ma a chi interessa?

Volto qualsiasi
Il tuo volto riflesso su un catino

distorto

dal tichettare tic tac
di qualche goccia d'acqua
salata caduta da quell'azzurro
del mare che ti incornicia il naso

non ti dedichi mai ad un'istantanea
dici non ti appartiene
e ridere a comando non lo trovi
decoroso

ti piace accarezzarti la mano fra i capelli
e respirare
ma solo quando nessuno ti vede
non per timidezza
ma solo perché tu sei proprietaria
delle tue emozioni
volto malinconico
ma mille volte più forte
di questa banalità
fatta di marche e culi al vento
carta platino e perizomi griffati
e senza lasciare segni tangibili
sei un esempio per questo stupido mondo
con la testa leggermente più eretta
voli silenziosa per la tua strada

Sterile tentativo di esistere
Scioltesi al sole
sterili sensazioni
spossate al passare degli eventi

Sono stanco d'essere
sale su alabastro
in balia del vento

Sento freddo

bruciarmi le ossa
e le ultime pulsioni

Orgoglio d'essere
Sorsi d'esistere
liquidati al banco
bocconi d'ideali
ingabbiati in quattro pareti
stinte
meriggia e non ci sto dietro
non ci sto dentro al passare
degli ideali più del tempo
tempo che scioglie la pelle
e indurisce le labbra
ma conservo l'essenza
rabbia e determinazione
orgoglio d'essere

La morte delle passioni - pensieri meccanici
Mute labbra
latrano
a membra acide
aride d'acqua e sale

esita l'ultima foglia
a violare l'attimo
in attesa che s'infranga
un ennesimo rintocco

meccaniche a governare
i sorrisi e le inibizioni
la ritmica degli amanti
e la morte delle passioni

Indifferenza
Ellissi ho innanzi gli occhi
chiuso e schivo
mi schianto contro pensieri

sparsi e stinti
impossibili da coordinare
sono gli attimi
che partono dalla nascita
e non so dove si andranno a schiantare

indifferenza

sete di sapere dove mi saprò collocare
spallate a scelte che fatico a concretizzare
muri di ghiaccio
lucernari di seta
insufficienti per vedere l'arrivo
il principio di una prima meta

indifferenza

come il freddo che porta la prima sorsata di primavera
che t'esalta con il primo sole
e ti schianta con un diluvio
che ti rimbalza alla solita vita vera

Spleen 6 febbraio 08
Ruota su te stesso
acerbo stomaco
intarsiato di nodi
ognuno a ricordarmi
le gioie della vita

come un cristallo
in balia di me stesso
vago

nebbia innanzi agli occhi

assaporo tracce
di candele dimenticate
ad asciugare

lenzuola di raso

nero padrone di casa

serpeggio instabile
saturo di giornate
spese a pugni chiusi

sentieri che non trovo
sogni che non realizzo.

In viaggio verso il nulla
Son salito su un bus
dai sedili sgualciti
credo più dei miei desideri

Ero fuori con la testa
annebbiato un passo più del
vetro con la tendina a proteggermi dall'andare
troppo in la
ho gustato la prima nebbia del mattino
quella che sembra finta ma
rende incerto già il secondo passo in
avanti
e il suo umido è una
buona scusa per accarezzarmi
il viso e ricredermi che
il tutto è tangibile

mi sono visto riflesso con il volto
spento
ho contato i capillari nervosi di
cornice alla mia pupilla come un
giardino con le sue rose porpora
e.
le sue spine

ho contato le rughe in fronte
chissà quante volte le lancette si
sono rincorse prima del loro
arrivo
e passando le mani arruffate
tra i capelli
i polpastrelli si sono ingrassati di ieri

volti vuoti a rimembrarsi far
carriera e basta
facce stanche di correre troppo a
negozi perché il catalogo
apparenza viene aggiornato
troppo spesso

ho visto gente scendere alla prima fermata
in cerca di un guadagno
più facile o
di un mutuo
a dignità in ribasso

ho visto volti svanire
sognavo di sentire la
loro parola
invece mi rimangono ritratti
senza labbra e
occhi senza lacrime

e mi mancano lo giuro

ho visto foglie novembrine
arrossare come il mio volto
e ricevere una fredda carezza
nella terra di tombe
dove non piove mai
salvo quando si va ad
abbracciare i propri cari
partiti troppo presto
o troppo prima di noi

ho visto troppo tempo trascorso
attraverso vuoti non a rendere
capacità messe in una
busta ed inviate ad
anonimi mittenti

ho visto volti finti sereni
attendere la metà del loro cuore
che alla ricerca di se stessa
per un po' è andata lontana
ma sono solo chilometri si ripetono
ma hanno la mente all'imbarco
dell'aeroporto
come per molte damigelle
fu un qualsiasi porto
certe notte le gambe si tendono
fra lenzuola sgualcite
dove potrebbe esserci il loro lui
fra cosce indomite
di una sera e via
affinchè l'attesa si plasmi
in gelosia

ho visto me stesso scendere da questo film
senza vedere in mezzo alla bruma
sedermi sul precipizio a
respirare
respirare il momento
nell'attesa che mi venga voglia
di far ripartire questo tempo

Scheggia nr 1
Naso al cielo
a mordere il passare
velluto e cristallo
a parlare d'anime andate
palpitazioni disperse in se stesse
occhi a volte allungati
molto più sovente inzuppati

ricordi

di quello che fui
di quello che ero
uno scrigno nel cuore
un malinconico pensiero

Soffio d'auspicio
Ripieno d'inverno
cielo plumbeo paonazzo
acqua viva esplode
goccia a goccia
autonoma d'impulsività

proprio questo ci vuole
per vuotare vita viva
avanti ad oltranza
scuotere animi
dal più vicino
all'estrema lontananza

AMORI-Cronache dei nostri tempi a ritmo lento

Una aveva linee secche
niente curve - quelle che piacciono a tutti
pure nel taglio degli occhi

piangeva troppo facilmente
e litigava col destino
lasciandosi sporchi tagli nell'anima
pure quella senza curve

ricordo l'ultimo round
con un'ennesima scia di lacrime
e una salvifica doccia
a sciogliere le mie

Una scia di curve per la prima volta
mi abitò il cuore
lei viveva di linee e di passato
e una notte mi dimenticò
stanca
senza che potessi raggiungerla
di nuovo

Un'altra ne aveva di curve
dita affusolate di tabacco
e troppo vino

fu un guizzo di fine estate
troppa sabbia e troppa luna

rossa

rossa come il buon vino
in una commistione di lingue
e di mani avide

.quell'espressione troppo beat

non si può resistere

Mi risvegliai da solo col sapore
d'essere un tradimento non saputo
un sasso scalfito lasciato
in riva al mare

Una aveva linee ancora più rette
e le linee mi hanno sempre disorientato
come quando vedo case olandesi
.ho sempre preferito i tulipani

mi risvegliai come una voce amica
fra un amore e l'altro
e uno squillo a San Valentino

Passai per molti volti
e molte sbronze

e mi persi su un volto
linee si, e molta armonia

profumava di mare e di note

mi risvegliai colpevole di tutto
falso e inutile

morii..
morii e rimorii ancora
e ancora di più.

Poi una sera incontrai un sorriso
la semplicità
che ancora mi accompagna
dall'alba al tramonto.

Vite (ansie d'esistere di un giovane trentenne)
Allo specchio

la mia anima
abbracciata al mio avvenire

e altri volti
mai visti


perché la mia ansia?

me la posso permettere
paragonata a tanti altri
cuori timorosi di palpitare?

famiglie a cadere
come foglie settembrine

bruciate

in un rogo in fabbrica
o in uno squallido motel
per un foglio da cinquanta

o al capezzale di una canuta
che con il suo andare
porterà al finire del sorriso
pure dei tuoi figli

e io dove sono?

non me la sento di mollare
vorrei bestemmiare
ma dovrei ringraziare
per quel poco che ho.

c'è caos dentro me

grigio in me

la notte porterà consiglio?

Fato
Sorrisi di legno
schegge di cuore

incollati di attestati
  dimenticati

tante belle pulsioni
volate non so dove

        proprio non ricordo dove

attendo la botta
presagisco l'impatto
        la possibilità di abbattermi al suolo

sangue e terra

         la possibilità che poi
          potrei essere ancora qui

Primo spleen del 2008
Sono cuori elaborati al
passo con i tempi quelli che
vagano per le strade al
giorno d'oggi
cuori pronti a mordere l'asfalto
per guadagnarsi un palmo d'aria
a bagnarsi di lacrime
e sfasciare i pugni per difendere
un paio d'idee utopiche per la
società ma fondamentali
per chi sa da dove viene

parlo di pezzi di pane strappati
a forza dal becco di un impertinente
piccione che non è disposto a darsi
da fare
parlo di figli dall'occhio umido
e labbra in fuori
che non rimembrano più
il gusto di un lecca lecca
e stringono quella lametta a più non posso
stinti e laceri di speranze

sono mali di stagione ci si ripete
di quei mali per cui necessiti
di un vaccino che non c'è
e ci devi campare sopra
aggrottato e violaceo
speso nel tempo e nella voglia
nell'attesa che venga sera
la solita stanca sera.

Pensiero al coraggio
Figli del dicembre al lavoro
delle corse per il cartellino
nascosto dalla nebbia e
dalla pupilla riluttante
accorrete ad abbaiare
al primo orizzonte che
si schiude mentre già
odiate la giornata
ed elemosinate poco
più che mille euro
alla faccia del merito
e del praticantato.
sempre in alto i cuori
per divorare il poco di
pausa e vivere vivere vivere vivere
all'eccesso
all'eccesso

4 righe al finire del 14
Torno dal lavoro a capo chino
occhi troppo bagnati di capillari
per passare inosservati
testa che pulsa di troppo correre
per le inutili ore di sonno che mi
restano e che avrò

ma non ci sono alternative
e mi regalo un'ora allo scadere
del giorno per versare rime
di me e del mio
mondo

Pensiero di getto dalla bolla
Aver troppa paura di scervellarsi per la vita
chiedersi troppo spesso se l'ago della
bilancia
è tarato in modo degno
per evitarci il più della fatica
e permetterci di ricevere
una recensione al passo
con il canone voluto dal più di questa sciocca scialba massa
scialacquata su una poltrona
sterile sensibilmente statica
griffata di sorrisi grassi da
denti troppo lucidi e sciatti

ci si vede fare troppo spesso il punto della
situazione
certi giorni valutandoci fottutamente banali
tendendo all'annegarci da una finestra
certi altri si sbatte la testa sullo specchio
cavolo come siamo belli
con le nostre pupille diverse da
chiunque
e le onde sui capelli
eccitantemente a posto

in realtà dove siamo?
dove stiamo andando?

vorrei vederci tutti nudi in una bolla
inconsci dell'altro a spasso
con i nostri pregi ed i nostri difetti
con i nostri colori ed i nostri umori
ad annusare l'ansia del risveglio
e le vere fatiche della giornata
noi e solo noi
sempre più avanti
mai e poi mai permetterci di essere
stanchi

Polly abiti lisi
Polly abiti lisi
era figlia del fuorimoda
di strade di montagna
carboncino e acini di frambola

non si chiede l'età ad
una signora
persa per sottigliezze
le uniche carezze ad
aspettarle poco più che
qualcosa

porta una margherita dietro
l'orecchio e qualche perla
più un pugno di strass
a rammentarle che ci vuole
eleganza
anche per guardare una
giornata
perdersi nel suo niente

mi piace ricordarla
alzare di qualche grado la testa
con un sorriso
da tulipano carminio
annegato nella rugiada
prima che lo scirocco
la portasse con se
diamante amaranto
prematuramente
sottratto alla stagione

A passare
Volti in affitto per una pagina del
datario a passare
asceti del nostro tempo
troppo impegnati al
raggiungimento del culmine
alcuni
troppo intenti a sbuffare
in attesa di domani
altri

passavano oggi
mentre contavo le gocce più
piccole tagliarmi il
cristallo della macchina
con i punti al fianco
a ricordarmi che ancora
sono tangibile e
terreno
ancora
come istantanee ancora troppo
di giornata per essere già
stinte mentre sognavo
lavanda
non per una simpatia
ma semplicemente perché
era la prima cosa che
potesse staccarmi
dal pensare
a chi è troppo diverso
da me
troppo diverso
per valerne la pena

Senza titolo
Piangi piangi
che nessuno verrà
a chiudere le finestre
per non privarsi della
luna e lasciarti a te stesso

birre sopra birre
per nuotare nella
serata
pagine sopra pagine
per dimenticare la
giornata

Cane sciolto
il guinzaglio dov'è andato?
Dovunque tu vada
porterai sempre dietro
te stesso
comunque vada la vita
andrà avanti lo stesso

potrai pure scappare di casa
non vedere quella
faccia di cane della
Giuseppina che
Ti spia dalla finestra
non sentire la grassa voce
della Desy e del
camionaro che ti
tempestano la testa

Ovunque vada è un
gioco di ritorni
qualsiasi cosa tu faccia
con la routine
dovrai fare i conti

Dovunque tu vada
porterai sempre dietro
te stesso
comunque vada la vita
andrà avanti lo stesso

Ritratto fuori moda
La ricordo
come una ragazza dal pianto
facile
faccia scomposta davanti
al televisore spento
a immaginare
cosa potrebbe accadere
della sua telenovela

Puntava spesso l'indice alla
tempia e faceva
scattare il pollice
dallo smalto stinto
nella speranza di dare un fine
alla sua stupida storia

quattro passi in la del giornale
voglia di gatta, fragola
e smarties
pazza della sua generatrice
di noir di serie B
e del profumo di assorbenti
abbandonati fra il
terzo canale e la
dirimpettaia che sbraita
dei bei tempi andati

andati

odio la lingua che si scioglie sotto
al palato una sera mi disse
sa troppo di sdolcinato
e l'unica cosa che accetto di dolce
è una Davidoff rossa
ma sempre meno rossa delle
mie labbra screpolate

Credo mi ricorderò proprio così
col vestito lungo a fiori
mentre mi getterò dal balcone.
e se ne andò

Un uomo
Occhi marrone di metà agosto
riflettono asciutti tante
tante pagine strappate
settembre ottobre novembre
e la corda si tende
si tende
mentre lui passeggia fili d'erba
sporca del mattino
e reprime rabbia ed aspettative
rallentando la corsa
fin che il tempo si ferma e
con lui le pulsioni
ed è un acquazzone
a farla da padrone
in un cantuccio dove nessuno
lo vede e gli sporca
la pelata, le rughe sotto
gli zigomi;
va a salare l'angolo delle
labbra e cerca
cerca di arrampicarsi
sul colletto per soffocare
uccidere ancora
un respiro
una nuova zaffata d'erba
alza gli occhi al cielo
e di sudore la sua fronte
si imperla

Una bella giornata
Innocente è il sorriso
che mi si staglia nel viso
nella campagna
a respirare papaveri ed api
sorsi dell'ultimo ramo pollineo
piume
piume di stagione e trilli
ed artigli aguzzi
ad aggredire troppi sacchi d'afa

nonna è li con i suoi 87 passati
seduta su una sedia instabile di
ciotoli
mi piace parlare con lei dei bei tempi
andati di figli piccoli allevati
da vedova
mentre guardiamo gli sviluppi
dell'orto e stiliamo
un saggio ignorante sulla vita
delle patate

e i personaggi non mancano
c'è Francesca con neanche due lustri
andati a sorridere per un
biscotto
e a regalare a nonna
un sorso di vita
senza chiedere niente in cambio

e Perla bastardino peloso
che mi accarezza la gamba
e mi ruba una carezza
facendomi scordare casa

una semplice giornata che
finisce nella mia 500
dalla frizione nuova
una bella giornata
per chi ne ha ricevuta
e per chi ne ha data.

Il mio Primo Maggio (Cronaca veneziana)
Venezia è troppo bella per essere
racchiusa in un'istantanea
neanche il RAW è sufficiente

Venezia è troppo semplice per
poterci sprecare versi
o canzoni
pure Guccini ci ha tentato inutilmente
fior fiore di scultori ed artisti
si sono sporcati le mani ed hanno intinto
le migliori pennellate nei pressi di Rialto
non riuscendo nemmeno ad avvicinarsi
all'ultima goccia che si alza a scalfire
le Zattere, o al miscuglio di volti
ignari gli uni degli altri a sognarsi
le storie dell'uno e dell'altro
oppure no.

Excuse me where's.
e mi chiedevo chi era
perché alla sua età non era con i
genitori e altre cavolate andanti
che nel mentre in cui mi spariva
dalla vista
dalla vista
ecco.non c'erano più

Venezia puzza troppo di umido
per non annebbiarti i sensi
schifarmi così tanto -io che odio il pesce-
da farmi venire voglia di mordere
ogni intonaco
succhiare ogni pallina di naftalina
che esce dalla finestra di una vecchia
qualsivoglia rigorosamente vestita di
nero.

Venezia è troppo nera per starci nelle gondole
troppo scomoda come lo sporco sotto le
unghie
impossibile da mettere in tasca
è puzza di provincia, di un dialetto
troppo grasso, di capelli rasta
-non mi piacciono proprio i
capelli lunghi-
ma qui ci stanno
tutto ci sta
ogni parola di questa poesia ci sta
un niente è tutto
ma è troppo poco per una fine
che è un peccato fare arrivare
ma come tutte le più belle cose.

Guardando Park Chan-Wook troppo distratto da non vederlo
Le immagini scorrono opache
trittico di clavicembali barocchi
una fila di persone da mettere in
prigione con o senza ragione
semplicemente scorrendo un elenco alfabetico

pensieri di un bambino
che troppo velocemente ha
trascorso la sua età
dimenticando il suo concepimento
dimenticando il rumore
dei sassi
e della terra sulla bara

ritorna indietro e vede
una alternativa
una lingua diversa
sin/pecado
l'altra faccia del peccato
l'essere nato
o l'essere trascorso come una
rosa nata una stagione prima
o una dopo
condannata a lottare
contro una falsastagione
come una bottiglia d'acqua
aperta e quindi svuotata
prima o dopo

fai te come ti pare
potrei trovarne a pagine
di alternative
potrei essere troppo felice
troppo incerto o incazzato
potrei essere Dio, l'ultimo,
un mi dispiace o un
ti odio, un addio
o un ti amo, una
pistola senza tamburo
od un cane senza coda
un fiore senza spine
o un soldo senza portafoglio
tutto e niente
bianco e nero
niente e tutto.

17 aprile (discorrendo sul tempo)
Sentori, pensieri, anomalie della giornata
giornali sciolti nel punto nodale
sms incompiuti ed eccessivamente
concisi per lasciare una
traccia
o troppo al cuore per
staccarsi da
esso
definitivamente

crisi di metà pomeriggio quando
la stanchezza si fa sentire
accelerando sull'orologio
che si perde
tra cose che non lasceranno mai
il segno nella tua
vita

non è la mezza età ad
avanzare
non è andropausa ma
il bisogno di un passo
che litiga con la mancanza di
tempo
od un troppo sprecato
senza circuire fiori
succhiare eccezioni
sole mare città sbiadite
dagli anni
senza senso e troppi
affanni

Sto passando
Non so rispondermi perché scrivo solo quando
finisce la sera
non so motivare l'acquisto di UN UOMO
quando ho sempre mal digerito
il cognome Fallaci pur non sapendo chi
realmente fosse

non ricordo nemmeno perché ho acceso
qualche minuto fa un incenso
che ha particolarmente indurito l'aria
e mi pizzica gli occhi
o forse è stato un pretesto
perché idrogeno ed ossigeno
possano cadere indisturbati
senza che mi debba prendere
la briga di motivarlo

non so perché debba far finta di darmi
a calcoli finanziari quando non so
nemmeno se domani il mio cuore
ancora sarà in grado di ballare

chissà se l'inchiostro dura in eterno
o se queste parole svaniranno
senza lasciar traccia
o saranno uno scialbo antipasto
per qualche topo che mi ha confuso con
la biblioteca

tutto passa ed io pure passo
come l'atto di cambiare canale
e il mio proposito è
di incidere almeno un attimo
della tua vita
prima che la mia troppo velocemente
si spenga.

Pensieri a passare
Stemperava il suo sorriso
tra la quarta panca e l'albero
più spoglio ma più
generoso d'ombra
accigliata fra un foglio di pensieri
e un pezzo di formaggio
invadente il molare
troppo pago delle golosità permesse dalla
giornata

sconfinava da capelli tardi 80
invadentemente cotonati
verso morigerati occhiali da studio
950 ? al mese
soddisfazioni della vita

vedeva passare lungo le rive
famiglie singoli modelli 740
e unici proprio come i figli
che poteva permettersi
un poco più secca della primavera
un po' più smussata di Borgo Vicenza

a volte è meglio vedere le giornate passare
disinteressata
che interessarsi di vite altrui
senza riuscire a passarci dentro.

Basta una penna e un bicchiere di lucido odio
Sono troppo triste per permettermi
fuori di esserlo almeno un circa

così sorrido del nulla, del sole
dei tuoi occhi marrone scuro che
hanno a dir poco dell'incredibile
delle tue espressioni troppo buffe
per riportarmi al passato che bussa

intransigente

non darmi del piagnone e non
liquidarmi con una pacca sulla spalla
o una frasetta da baci perugina
non la sento
ogni senso è rattrappito
da me stesso
con una emme fottutamente maiuscola

non c'è bisogno ti regali
una scatola di mia vita come il
professor Bartleboom
lo feci e lo pensai
ma le notizie si leggono solo al
telegiornale
tendenziose ormai pure li

c'è bisogno che questa notte
maledica
maledica una puttana sopra la testa
che pure stanotte con la sua vita
inutile mi rovina l'anima
e sbatto una porta in faccia
a chi mai si è chiesto chi sono
e si è fermato a un sorriso
a chi mi chiede senza dare
a chi quando avevo bisogno
di cruda realtà
non me l'è venuta a vomitare

porto una sera underground
egoista disillusa irrefrenabile
su questa penna
tutta per me
solo per me
e chi se ne frega
che oggi inizia l'ennesima primavera.

Randagio.Lamentela soft al diario dei segreti

Randagio

Randagio vaga il mio animo
cercando di bilanciare
ancora troppo acerbo
lo sciorinare della direzioni

non so se preferisco la mattina
persa dentro a quattro mura e
un timbratore

oppure l'imbrunire
con ogni tacco del vicino
a stuprarmi serenità
e cuore

la mancanza è un concetto
che si riflette su troppe scelte
va a scavalcare ambizioni
sogni e pulsioni

volti che passano
senz'occhi e bocche
sorrisi ricevuti più facilmente
da righe sull'elenco telefonico
che da persone note

tante serate a guardarci in faccia
dimenticate nell'anta destra dell'armadio
il tutto rimesso in uno zaino
per una serata do you remember - come va
siamo già a un tardo orario?

Volevo solo dirti che ho paura
di tutto questo passare in fretta
di tutto questo silenzio che mi danneggia l'olfatto
di tutto questo aspettare invano
che potrebbe spazzarsi via
una memoria di per se già
troppo
imperfetta

ho in mano una rosa di velluto
e un randagio che ho chiamato
me stesso
e sono qui

preferisco sentire il mio cuore
screpolare
piuttosto che vedermi opaco passare.

Spleen diciannove febbraio
Hai appoggiato i tuoi occhi sul comodino
il silenzio è una comodità
alibi dolce fino all'arrivo del mattino

voci chiassose ti parlano
sciorinando sciocche novità
mentre le ore passano roboanti
come la periferia in settembre o la città

mi sento astratto
un po' ocra e troppo acerbo
per lasciare il segno
corro corro
spingo e batto
come un cavallo pazzo
coloro di rosa le foglie
e sputo alla stagione
intingo da un secchio
parole
da inserire in un puzzle
con qualche tassello
esuberante

e le ore passano
e gli anni avanzano
a bussare ai tuoi silenzi
ad innescare i tuoi pensieri
di oggi
come di ieri

Adagio 12/02/07
Parole respirate insufficienti
infissi posticci e
fiori fuori stagione non ancora spuntati
echimosi della stagione a venire

ricordo messaggi serali
agganci invani mentre
cantavo solitario
scambi d'opinione
pensieri e una manciata di saluti
scoprirci diverso da svestirci

certe volte il silenzio è un compagno di sbronze
altre fois
non è la meme cosa
punge brucia mi sospinge contro una parete
e mi forza i nervi

ti chiedi mai ne vale la pena?
Sicuramente mi son chiesto
camminando nel poi alla fin fine se
ne era valsa la pena

però la finestra spalancata
al postumo
riscuote un indiscusso successo
non contenendo pregiudizi

colgo una gavetta
giovane e inesperta e la cingo di rose
ad alimentare il nuovo viaggio
la puntina gratta il vinile
qui inizia il mio adagio

Sottigliezze. I tuoi occhi su un catino
Sottigliezze
i tuoi occhi fissati su un catino
cerchi concentrici prodotti dalle tue emozioni
goccia a goccia

goccia a goccia

                     hai bisogno di te

posso bussarti un attimo all'orecchio
non so se tu puoi o vuoi
ascoltare voci esterne
levarsi lievi all'incontro con la sera

dove si sta andando fra tante
cozzaglie d'aspirazioni
diplomi spenti su un cassetto
ambizioni sfumate via col vento

un condominio che ha preso il posto
di una manciata di frumento
con una panchina a fianco
                    li scrivesti il tuo primo ti amo

hai bisogno di leggerezza
perderti in te stesso e non ritrovarti più
hai bisogno di passeggiare sotto al sole
strusciarti fra il bucato steso
un caffè e un tramezzo
e muri scalcinati
più tuoi dei tuoi muri di casa

voglio uno strappo alla manica
e uno sputo alla pensione
voglio un piede sul pedale
e un morso alla giornata

voglio un calcio al catino
che ti rappresenta
e via
è ora di andare via

Marciapiedi (22/01/07)
Vederla era come prendere
un pizzico di sale e sposarlo
col limone
parcheggiarlo sopra la lingua
e respirare e bocca aperta

vederla al calar della sera
era come pensare al rovescio
della medaglia
alla borsetta della spesa
che crolla per terra esausta
facendomi perdere più di qualche
occhio di bue

vederla profuma di lattex
di mercatini dell'usato
di calze strette e buchi
nascosti da smalto trasparente

vederla
scendere dalla passerella e calarla
a un'inutile macchina
o motrice sporca
è come deglutire quel sale
e sentire il limone violentarti l'ugola
e chiudere il respiro

non ne vale la pena

Ho trovato qualcosa di buono tra un angolo e una lancetta nella stanza (07/01/07)
Non mi va proprio di andare a letto
preferisco la sedia semplice
che ha preso in affitto la taverna
con un campionatore che viaggia
all'interno dei miei lobi
ad alienarmi dal TG serale

ho allacciato le maniche
e abbracciato le coperte del divano
ho asciugato l'aria degli ultimi avanzi
di frutta e gossip da 13 soldi

alla spicciola
come la passeggiata dalla terza alla quarta
colonna della pagina secondaria

brucio col pensiero
un'ennesima befana
e tutta la sua genealogia
che ha risparmiato sugli insulti
nonché sulle valige di carbone

ogni sera una nuvola di crucci
grigiastra e catramosa
mi spegne sul solito posacenere
di terracotta stinto
ma non facciamoci l'abitudine
stavolta respiro
un oleoso bicchiere d'acqua
a digerire una televisione
da quattro soldi
e lancette più esuberanti del solito

poi una mezza manciata di passi
per leccare un sogno
un pensiero al mio amore
e avviandomi al sonno
abbraccio il suo magico cuore.

M.M. dal 3 al 4
Una lastra in acido tendente al viola
aria fritta rarefatta
inconsistente
troppo

gesso
percepibile sotto la narice
ma non dal labbro

troppe anime intente a catturare
un brandello di sole
per coltivare tecnologia
ma non dialogare
con la parte più luminosa di se stessi

figli che giocano in provetta
con tante canzoni che vanno in fumo
noi
prigionieri di noi stessi
compartimenti stagni statici
solubili in manciate di euri

mi manca l'aria
profumo di fiori di campo
e di persone ubriache di felicità
per strada

succhiare terra
non più estranei dalle carnagioni
troppo pallide
e con canini smunti

voglio guance arrossite
timide al confronto di
un centro città
una mela da mordere dissidente
acida fino al torsolo
appassionati di se stessi e degli altri
bambini
bambini
all'arme bambini
la piaga è grande
ma lo sprezzo è desto

Un morso all'asfalto
Lascio un ricordo su un foglio di plastica
mentre un albero cola su un insolito
sole

foglie dolciastre d'anice
contorni rococcò
anche se quei paesaggi sono troppo
lontani per la mia memoria
figuriamoci per la tua

baby
a volte penso sia un testamento
ho risparmiato pure il furto al notaio
ma condannato lo è lo stesso
quindi mi rimane un pugno di spicci
fortunatamente insufficienti per acquistare sogni
ma ottimi per iscrivermi
all'albo dei morti di fame o quasi

forse ogni sera
in cui tolgo la biro dal guinzaglio
e la libero a mordere la vita
questo cane randagio
incide un po' del mio testamento
a tutti i trovatelli sporchi
che per fogli di carta voleranno
a graffiare vita
bendati d'asfalto
condomini e rallentatori
ma incapaci di essere fermati.
Amen

Un brindisi di plastica all'andante
Rinvengo scorci del mattino
con l'ultima bruma parcheggiata
su alberi incautamente intravisti
nell'andare
giornata sottozero
imbiancata e diafana
di scarichi lerci
e sottane tremolanti

asfalto insidioso
unico brivido da ricordare
entourage di vecchie storie
lilla spento e un bicchiere d'anice
a ricordo della bella stagione

au revoir anno ormai andato
nella lama verso un panettone
e bollicine di un bicchiere da discount
tinta urina frizzante
un cin alla bellezza andata
e alle noie
ma quello è un altro discorso
a riparlarne

Di spalle nella vasca
Scivolando nella vasca
gonfia di sbalzi d'umore
scioglie armoniosa la plumbea giornata
ogni andivieni come zodiaci
sbucciati da blande telepromozioni

ti percorre
soffice e gonfia di muschio bianco
a sfogliarti di ogni novità
naufraga le tue ambizioni
e i punti di domanda
che incautamente hai appiccicato
ieri sera

nel mentre una candela
risalta
l'ombra che da sotto la narice
leviga il labbro
smussando qualche parola
ultima foglia d'autunno
che con le altre gialle si deve
posare

riposare la mente e il cuore
passeggiando e sorseggiando
olfatto
tatto e versi
dispersi.

La bellezza del momento
Stasera correvo, il gesto
l'azione ritmata e costante
passo dopo passo
non verso una meta
un dove qualsiasi
per vedere scorrere un fiume da ogni poro
per vedere cocci e riflessi opachi
sfumare dalle tempie
e sentire il respiro
sempre più grossolano
bussare alle labbra
ed andare a passeggio
con la prima bruma
che sfuoca Borgo Treviso
fimo alla casa del capitano
e il quarto albero
che adombra la panchina
con il solito T.V.T.B.

c'era la luna, stavolta
tendenzialmente esibizionista
a fare pendant
con le passeggiate delle papere
e qualche nuora sbattere
al capezzale
del qualche piano da visite
con un pugno di cioccolatini gusto
sottomarca a sciogliere tristezze
rarefatte tra qualche
novella 2000 e telecomandi sporchi.

Passavano

e li ho lasciati li tutti dove
bene stavano
ed ho nuotato dove i lampioni
manco si degnavano
ed intravedevo stinti messaggi di massaggi
passaggi pedonali inesistenti
abbracciare asfalto seccato
da qualche gomma

ma non è il viaggio
l'incedere dell'andare
a restarmi nel cuore
ma la staticità del movimento
supino nella notte
fra il divano del me stesso
e l'attimo che corre tra il
tic-chettare dell'orologio tra un secondo e
il successivo
la bellezza del momento.

Pensi. Dal 30 novembre entrando al primo di un nuovo giorno
a cosa pensi quando ti siedi in riva al mare
e il vento ti fischia al timpano
liberandoti dalla quotidianità?
A cosa pensi fra il piacere del cammino
e lo stropicciare delle foglie
a scandire che l'autunno
già troppo è passato?

cosa provi quando ti mordi le labbra
e il pugno è troppo viola
per non tradire tensione?

odio ed amo questi giorni
da riderci in faccia
perché gli imput sono troppo pochi per cadere
e pensare dove puoi essere andato
e pensare a quali e quante
colpe che nel diario non ci sono
ti toccano scontare

ti rido in faccia
e cancello ricordi e lenzuola
metri d'inchiostro
e sassi gettati al vento
carichi di simboli e parole
cuore e lacrime

e non posso uccidere
graffi indelebili nel cuore
rallentamenti ed accellerazioni
che per sempre mi hanno cambiato
come l'albero d'aprile ormai spoglio
come il sole che annega nel mare
come il mare
.e il sale
.sulla mia pelle

E' colpa di un oggetto una giornata che non si riesce a colorare
Risveglio vorticoso
solo un mezzo di guadagno più di ieri
tazzina irritante
sole spento e troppo pacifico
sole che non permette l'occhiale da sole
a coprire pupille arrossate
arruffate più di un riccio capriccio

quattro spiccioli
per divorare un allegato
per buttare sabbia sul lago
della mia ignoranza sedimentata
da poche ore di me

porta di casa
porta dell'auto
porta dello stereo
troppi freni - non è proprio giornata
due pedali come variante
alla ricerca della salvezza
perdizione senza peccato
e sempre l'occhio protagonista
di un moscerino fastidioso
.se solo ci fosse stato il sole per l'occhiale
e poi sera
potessi avere un occhiale
per questo umore da filtrare

'Tanta (20/11/06)
lo vidi una sera
col sedere parcheggiato
a fianco del S.Antonio di case bianche
ruvido e gratinato con uno strappo fra le cosce
e una foglia rossiccia
a fianco della coppola
truccata alla naftalina

ormai contava i 'tanta
infastidito dal taglio sul palmo
a deglutire uno stuzzicadente
serie german discount

e labbra lente

lente

come le parole che non ha voglia di espirare
con la litorina che tartassa l'aria
delle diciotto e sedici
marcianti verso una zuppa di fagioli
marrone come i ricordi
di passeggiate tra i boschi e di guerra
di bicchieri conditi al merlot
fanti di spade
e spunti al comunque vada

comunque vada

sera è arrivata pure oggi

un incontro ravvicinato
con la fedele sella della bicicletta
e via verso il vecchio televisore
già acceso che l'aspetta.

Un pensiero al bancone.grazie e buona notte
Chiazze d'asfalto tra l'ultimo irish
e una boccata di smeraldo e mogano

previsioni

pensieri sornioni
sbocciati tra le 22,15
e i rintocchi dei tre quarti
in anticipo sul mio quadrante

pensavo a ballerine agghindate
di fondotinta troppo rosa per pensarsi distinte
fumo ed argilla
che sanno di figli già cresciuti
e tendenti allo spaccone
per troppe esperienze in anticipo
in anticipo sul giornale
..magari qualcuno lo ritiene normale

nasi fracassoni
e sopracciglia aguzze e taglienti
come le ultime parole che mi sono state scagliate contro

un altro per favore

ad alleggerire di un altro buco
il cuoio della strada
che tiene su il pantalone

mendicante di qualche conio
tra la tasca e il borsello
barcollo semplice
incontro alla sera

give me blue Valentines.

Novembre (07/11/06)
La giornata passa
come il gesto di annodare la sciarpa
per evitare che una sera troppo pungente
venga a scalfire la tua routine
e a sbiadire i tuoi propositi per le prossime quattro ore

non mi va di pensare a quest'ora della sera
perché tutti lo fanno
e di essere tutti a me mai è stato concesso

neanche stavolta ce l'abbiam fatta a fare
quel salto di qualità di cui tanto si discute
e di cui tanto ne abbiamo incertezza

leggevo di Terzani che tanto cercava la sua via
e vedevo l'India più povera
e tradizioni andate
ascoltavo Fabrizio fra le puttane
con poche idee ma molto chiare
ho abbracciato poi la bottiglia di Vinicio
e li si che ce n'era da dire
stasera niente canzoni d'amor
mai più mi prendano il cuor

questa è l'ora dei pivelli
per tutti è facile sedersi a pensare
e violentare cuore e sera

così ho pensato di spremerla tutta
deragliare
ma non imboscarmi in una stupida foresta
ma passeggiare davanti al mare
e vedere il momento in cui
la rossa luna annega
e lascia il passo ad uno stupito sole

in quell'attimo di immenso
stanotte echeggia la mia anima
senza pace e senza stagioni
senza rimpianti e rancori.

Saffo's
Ti piace la mia schiena alla gianduia
occhi maliziosi
labbra che profumano di limone
e delizia

leccami le cosce
anche se donna sei come me
leccami
leccami piano
con le tue dita su di me
.si bagnano piano piano

penetra
penetra le mie labbra
mentre mi bagno
fra le tue scapole e la schiena

fra le dita della mano
nel clitoride indugia piano

cala il tuo respiro su di me
a sciogliersi tra i capelli
i tuoi capezzoli ricoperti dalla mano
seduco il tuo orecchio sovrano

noi all'unisono
su questo letto di raso

L'autunno che viene su note andate
."perché noi pensiamo che la fortuna sia quello che non si ha".
lessi su un libro

tante belle parole ritagliamo ogni giorno
e le incolliamo sulla pelle
su un diario segreto
che poi a guardarti in faccia
tanto segreto non è

su un muro
su un bacio
su un grido alla notte che viene
e passa tale e quale tante altre

mi mancano tante voci
certe loro sfumature non le ricordo nemmeno
alte/basse/roche di sigarette/soffocate dall'emozione
le ho respirate oggi
mentre passeggiavo nell'aria di Venezia
fra gli affreschi dei Frari
quanti sono passati
quanti se ne sono andati

andati
significa malinconia
solitudine
o semplicemente possibilità che non ho avuto

e sfoglio un elenco
di numeri ai quali ho tanto parlato
ai quali ho incollato
queste perle di libri altrui
per chissà quale regalo di emozione
senza mai ricevere una parola
ho sfogliato tante poesie
che forse non hanno mai parlato
allo stomaco o all'esofago
al cuore o ad un pugno
ricevendo pagine di silenzio

e prima che inizi domani
smetto di cercare tante voci
che non hanno un pensiero per me
e mi trasformo umile in un nulla
lasciandomi catalogare in qualsiasi cosa
e ti regalo un pensiero
e dolce silenzio
.silenzio.

Padre
Guardandoti negli occhi roteanti
rossastri arsi
assetati di un po' di riposo
accarezzo troppe rughe ingiuste
dei tuoi settanta andati

sei bello li sul divano
incapace di bestemmiare alla sera
di reclamare
ciò che ti spetta

aspetta

tante troppe infinite volte
mi chiedo come fai
a non sfracellarti
in un ghiaccio nero
mentre io impotente
devasto le mie tempie
cuore e pensiero

e che la sera venga ad uccidermi
se ne ha il coraggio
mentre le botte del piano di sopra
pugnalano il mio coraggio
mentre troppe facce mi hanno abbandonato
e anche se diverso
avanti sono andato

e mentre semplice sei li nel letto
appoggio sull'antepalmo leggero
ogni mio pensiero

ti amo padre
di questo mondo sei il più vero.

Cocci
Un sorriso spento innanzi ad una finestra che muore

non è il mio caso
mentre un fuoco d'artificio
questa sera intinge il cielo
sciroppandolo di voli pindarici
da qualcuno ritenuti
semplice e banale utopia

è una sera vecchio jazz
pura e semplice
pura e semplice
rude caffeina tracannata
da callo alle mani
e contrabbasso impazzito dietro gli scuri
puzza di Nikon Ilford 24 pose andate
e pin-up cotonata tardi '60

è una sera mia

è e basta

Beh!!! (28/08/06)
Volevo fermarmi questa sera, rallentare, estrapolare tutti i pensieri come quando dal mobile grande della camera matrimoniale togli un cassettone, quello con l'oro, gli orecchini dell'avo e il maglione della domenica.l'idea era di sedermi amorfo sul divano della taverna colore mago Galbusera, però un po' mio.sono poche le cose che mi destano un senso di appartenenza a parte qualche riga, cd o pellicola 24 pose.

..puff!!!!!

Andato in fumo un ipotetico buon dialogo con Dio o col PC o con un bicchiere di Thè in polvere a causa della solita del piano di sopra che urla al telefono alle 11 passate..bella invenzione la legge e i regolamenti..e una bella occasione di pensare decentemente andata in fumo.

E ricompare il piacere del viaggio più che dell'arrivo, se mai un arrivo ci sarà.

Braccia stanche
intorpidite le anche
manubri monocolori sono i colpevoli della faccenda
per crearmi più protagonismo nella ripresa del mio corpo
corpo corpo corpo
un po' intorpidito nelle spalle
grigiogatto nella pupilla
lievemente frustata dall'ottava ciglia
setolosa la barba a ciuffi
biancodalmata tarocco
fra un tango e Vinicio
un pensiero barocco

dicevo sfumato via
andato/passato/perso/volato
come un'ennesima occasione
un bacio lascivo
un bicchiere malpreso
e seccato nel pavè

o quel telefono
incapace di prendere
e regalarmi qualche riga di novità

camminano per la stanza
statici colori
incorniciati nella mia giovinezza
e un'icona di Padre Pio

ah si c'è la questione che son 2 anni
di assenza dalla Confessione
certo era una bella liberazione.
ma non son ancora annegato nelle mie colpe
nel cassetto destro un appunto
che alla soluzione questa cosa s'ha da fare..
Per il momento andare

come ti va la vita? Hai una risposta?
Mi porto appresso la mia faccia
non ho voglia di gettarla nel borsello
in testa un bel bordello
Ma avanti avanti sempre
anche se stasera di pensieri non ne vengo a capo
e santa pazienza
avanti sempre
e a me buona notte!!!!

Pensante
Che io possa sciogliermi coltivando domande

stanotte

futili pensieri su ciò che farò domani
voli pindarici incrocianti ipotesi

se

ma

accellerazioni di cuore
certi momenti mani audacemente umide
o un bicchiere esageratamente colmo
per risolvere la situazione

che sia una strada banale la mia
diversa da quella in cui mi sto incamminando
che sia una manciata di euri a sollecitarmi il sorriso
che sia la casualità o un colpo di fortuna
il paragone con un amico
o l'acquisto dell'ultimo mattone
per un nido d'amore modello Ikea 2006?

Domande e risposte che cozzano dietro la palpebra
in qualche sogno tarocco borghese
tacco Prada e perizoma Cavalli

salgo sulla mia 500 del 70
con Fabrizio che arpeggia acutamente
ricordandomi di continuare a pensare
anche a spiagge liguri e carrugi
tra una rata e l'altra.

Jolly
Ciò che impressi su un foglio di carta
fu uno schizzo perverso
mentre le gambe mi si scioglievano
ai lati della strada
mentre partorivo banalità
tra una carezza alla stanghetta
dell'occhiale cautamente vintage
e una grattata alla tasca destra

pensavo a lei
non c'è che dire
banale negarlo
ricordami come sono
ricordami come ero e sarò
sudato da afa del 13 agosto
colorato di nero e zabaione a strisce
tra una nuvola ad ovest
ed un ammasso di edifici
che mi ricordano
stupide canzonette elettroniche anni 80

così è

non mi si chieda perché.

sto aspettando sto andando
parzialmente statico
a sprazzi dinamico
quest'ora non mi piace
la mia pupilla non mi piace

al tavolo da gioco tra una carta e l'altra
arruffato tra i capelli.

sono.

cerco.vado altrove.da me.

Tom
Era l'uomo del S. Valentino rubato
dell'arazzo sbiadito dagli anni
dei falsi sbadigli
ruggine dell'ultimo Malbech semiassaporato

Era l'uomo dell'ottavo fante di spade
del pacchetto di Gitanes
sedotte elasciate a metà
utopico tardoadolescente
o falsovecchio non ancora canuto

E ogni quattordici pensa e non pensa
dietro all'ennesima nuvola densa
a sentimenti che aveva sfiorato
residui di un amore dal destino rubato

E ogni quattordici arriva la sera
con i polsi che si vorrebbero squarciare
con le labbra che gli puzzano di foglie secche e vite
con la luna che gli apre l'album dei ricordi
con l'ultimo bicchiere, quello che ti fa venire la nausea
e un bandoneon
che spinge all'apice della malinconia
anche quest'ultimo tango primaverile

Stai sicuro che nonostante la distrazione
dal suo cuore sboccerà un sipario d'emozione
l'ultimo pensiero prima che il vino lo porti via
a quelle labbra che sapevano di Malvasìa.  

24/11/04 Il mio messaggio (h 24.30)
IL SILENZIO E’ IL GRIDO PIU’ FORTE…
E l’aria punge il tuo cuore perché voglio sia così
Vengo a lacerarmi l’anima per regalarti un sorriso
Per respirare la sera
E le stagioni passano banali
Perché non le riconosco
Ingabbiato a dare ad orecchi che non sentono
A forarmi le viscere di veleno e ghiaccio.

E la paura che a volte provo è la forma estrema di coraggio
Perché i compromessi non albergano qui…

A volte è giusto lasciare i colori della sera fuori dalla finestra
Fissare la luna senza vederla
Evitare di ingurgitare sostanze che mai usciranno
Da una testa a cui è negata ogni forma di comprensione.

E mentre guardo uno schermo in bianco e nero che proietta milioni di parole
Milioni di arbitrii
Rimpiango di essermi fermato ancora a dare
Rose bagnate di rugiada
Abbracci semplici come l’oro
E mi trovo solo e re di me stesso
Perché questa sera devo essere crudele per essere buono
E CON IL POTERE DISCESO SU DI ME COME DIO DEL MIO MONDO
Posso abbracciare il mio essere
Disinteressato dei se, dei ma
Dei vado e dei vengo
Delle false facce
Perché SE il mondo fa schifo non bisogna comportarsi di conseguenza
E questa notte ti regalo il mio silenzio
Affinchè i tuoi occhi scintillino mari di verità…
Mentre i dolori allo stomaco mi piegano in due ma mai mi spezzeran…


Home page  Lettura   Poeti del sito   Narratori del sito   Antologia   Autori   Biografie  Guida   Metrica   Figure retoriche