Poesie di Giorgio Bongiorno


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Una porta sul sogno
Quante volte ti ho chiesto di aprire
Una porta sul sogno
Un varco dell’anima
Al limitare estremo del cielo
Quante volte ti ho chiesto
Di accogliere le esili
Fragili
Vulnerabili
Ali di questo volo terreno
Mi mostravi spesso il disegno
Di oceani d’argento
In quel nostro intenso peregrinare fra le nuvole
In quel recitare versi
Con la tua voce inondata di poesia
In quel coro di sublimi nenie
Accompagnati dall’orchestra degli angeli
Si cadeva poi dolcemente
Insieme
Affascinati
Dalla quiete turchina di magici paesaggi
Fra colli disegnati intorno alle acque lucenti del lago
Ricordo ancora quei colori turchini
Le ombre di uno spazio infinito
Qualche sfumatura candida
A dipingere la meraviglia del tuo sguardo
E quella porta
Inesistente
Impalpabile
Estatica
Immobile icona del pensiero
Aperta sul vuoto
Di fronte al prezioso monile della luna

Strade del cielo
Camminavo spesso
Per le strade del cielo
A respirare l’aria limpida del tramonto
Come fanno gli aironi
Mi deliziava
Inebriarmi di quella luce riflessa
Iridescente
Nel caleidoscopio di nuvole striate
Sulla tela di un artista sublime
Volavo poi lontano
Accompagnato dal la danza vento
Immerso
Nel sapore orientale di quelle nobili trame
A cercare il colore dei tuoi occhi
E a celebrarne la dolce
Trasparente carezza
Fino a sfogliare i petali del mio ardente desiderio
Sull’onda buia dell’orizzonte
Oltre la riva del mare

Nuvole
Somiglia questo cielo imbronciato
Al cumulo dei miei pensieri
Cristalli di ghiaccio sospesi nel palcoscenico del cielo
Rimpianti colorati di nostalgia
Miliardi di gocce bianche
Scampoli d’azzurro
Memorie di remote emozioni
Euforia di giochi bambini
Attimi di follia
Aliti di tenue speranza
Ricordi sfumati da diffusi desideri di luce
Sospiri d’amore
Raggi di sole derelitti
Carrozze staccate dal rumoroso convoglio del tempo
Lasciate correre sui binari
Passeggeri affannati nel silenzio dell’attesa
Di raggiungere stazioni lontane
Deserte
Inesplorate
Affascinati da magie di preghiera
Fino all’ ignoto portale della fine
Di questo viaggio
Faticoso e solenne

La Grande madre
La grande madre
È la terra
Arata
Dissetata
Sorgente dell’antica leggenda della vita
Campagna ferace di rigogliose spighe
Del raccolto copioso
Accarezzato dal vento
Ingenua
Lirica
Nuda speranza di luce
Inviolato
Tenero sigillo del sangue
Secolare
Nobile miracolo della creazione
Eco di ancestrali invocazioni
Solenni richiami
A silenzi sterminati
A sentieri celati fra i boschi della montagna
Oltre l’orizzonte del tempo
La testa reclinata nella solenne veglia
Gi occhi si chiudono pietosi
Nel sublime messaggio d’amore
Le labbra disegnano un tenero bacio
Nell’ansia scolpita di luci ed ombre
Di anime mutevolmente inquiete
Le braccia avvolgono
Benigne il frutto immacolato
Del seme dell’uomo
Scrigno ripieno di monili d’amore
Perenne saga
Suprema magia del mistero
Assorta nel sommo divino dovere
Di primordiale scudo
Asilo splendente
Di umana santità

Aigues Mortes
Ai capricci incantati del vento
Ed agli stagni lasciati fra le dune dorate
Dall'azzurro mare del Rodano
Ho affidato il sapore tenue
Della lavanda in fiore
Il profumo del sogno di un tempo
Il tramonto bruciato fra le mura di Aigues Mortes
Al cavaliere della crociata lontana e luminosa
Alle navi solenni e festose del rito antico della terra promessa
Ho domandato il perché della corsa dei tori
Delle narici umide e stanche della collera
E ho dipinto coi fenicotteri rosati
Il volo lungo degli angeli gitani
Lo sguardo tenero della
Nostra Signora dei Sabbioni
La fortezza del porto
Ancora alta sulle lame saracene
E i fiori eterni della marina
La torre guarda l'orizzonte altera
Attraverso arcate solenni i penitenti bianchi
Salutano i cavalli liberi di Camargue
Gli sparti duri figli della sabbia
Nella nebbia del mattino
Disegnano gli archi slanciati
Con il galoppo dei guardiani verso la ferrata
La salamoia fra i canneti del sole
E i giardini scintillanti e discreti
Accarezzano le onde increspate della laguna
Di giorno si aspetta la settima luna
La festa della coccarda
Il sibilo del cigno elegante e solitario
E l'ultimo dolce sospiro dei colori tersi dell'estate
2009

Epigrafi in montagna
Tutte le volte che salgo a quel piccolo camposanto
Sul balcone della valle
A raccogliere i raggi lucenti del tramonto
E a recitare le accorate note del requiem
Leggo curioso la voce della gente
Epigrafi che dipingono solenni tratti di vite trascorse
Umili preghiere di tenue ricordo
Figli rapiti troppo presto alla spensierata primavera della vita
Famiglie riunite nella pace eterna
Sotto questa terra amica
Sguardi rimasti fissi sulla porcellana
Oggi solo una fotografia
Nome cognome anno di nascita e di morte
Il resto si deve solo immaginare
Ed è spazzato via con la scure del tempo
Quelle parole stampate sotto alla croce del golgota
Sono scomparse con le anime dei nostri giorni
Rimane solo la insistente malinconia del commiato
Nella fossa comune della disperazione
Nel buio sacrale del miracolo e del mistero
Anche nei sublimi lembi di pietà
Sparsi fra i monti
Sotto questi campanili agili e slanciati nel cielo
Sferzati dal gelo della tempesta e dal vento d’altura
Storie intense di passioni e di speranza
Sepolte e dimenticate
Ancora una volta mi sono allontanato
Con un inchino riverente
Prima di volgere le spalle
A tutti quei sogni
Allineati con ordine e
Raccolti fra i muretti antichi della chiesa

Montecarlo
Piloti che gente
Mi disse l’ingegnere ormai venticinque anni fa
Ho rivisto quello sguardo fiero negli occhi di tuo padre
Questa sera
Nel solco di orgoglio del suo volto appagato
Nell’euforia del suo tenue sorriso
Finalmente ecco la tua Kimera
Il sogno della vittoria da tempo agognata
Quelle note dell’inno che ti entrano nell’anima
Come fossero parte della tua giovane speranza
Momenti che vorresti regalare a chi ti ha insegnato
A lottare e a soffrire
A piangere e a gioire
A chi ti asciugò quella indimenticata lacrima bambina
I tornanti del Col de Turini
Uno dopo l’altro severi
Impeccabili e solenni
La guida divenuta così pesante
La voce di Alex ti accompagna come un martello
Questa volta ce la facciamo
Vai
Il ghiaccio velato
Specchio lucente di questa interminabile corsa
Accelera il tuo solitario galoppo
Pochi secondi che diventano minuti
Questa volta ce la facciamo
Vai
Tu pensi già alla prossima gara
La serata della festa è ormai lontana
Tutta quella gente
Ad applaudire i manichini dorati
Quei riflettori incantati
Dall’amore di due occhi che si intrecciano ai tuoi
Una veloce lontana carezza e
Più in là
Sullo schermo gigante della mente
Nel rumore della folla
Si muovono austeri con il vento
I colori sgargianti
Del traguardo della vita

Cascata nel bosco
Dipinta da secoli sui gradini della roccia
Somigli tanto allo scorrere della mia vita
Con le note di quel preludio
Così spesso nelle mie orecchie
Intrecciate al grido lontano dell’aquila
Spumeggiante quanto la passione di quel galoppo
Intorno al castello della Stiria
Fresca come il cenno discreto di quello sguardo
Statua immobile
Davanti ai miei lunghi anni
Racconti di tutto quel rumore dell’adolescenza
Di quei passi che hanno scritto la mia storia
Non ti vengo a toccare da vicino
Per paura di rompere il tenero ricordo
Di rivoli di capelli dorati
L’immagine della schiuma felice
l’incanto delle gocce di limpido vapore
Molecole di luce sul mio viso infuocato
Il tenue profumo dei fiori della primavera
Proseguo il cammino sul sentiero del monte
E sento indistinto fra gli alberi del bosco
Insieme al fischio della marmotta
Il canto insistente dei miei vent’anni

Anche tu amico
Anche tu amico mio
Sei tornato alla terra
Sul sentiero della collina
Nel bosco di casa
sotto un tappeto di aghi di abete
qualche rametto sparso
una coltre sottile dell’ultima neve
ancora resiste al sole limpido dell’ inverno
le ombre del tramonto intrecciano
ciò che resta del giorno
Al velo arcano della memoria
Sembrano di ieri
La tua corsa gioiosa fra gli alberi
il tuo sguardo felice di sfida
là in fondo la tua casa aspetta ancora
il tuo ritorno
il consueto rito della sera
Hai lasciato il tuo respiro quassù
portato in alto dal vento di tramontana
Navighi veloce fra le stelle lontane
Dell’universo leggero dell’anima
Dove tutto il bene del mondo
Si incontra
Per celebrare con gli angeli del cielo
La festa della vita
Il mistero antico della creazione
Ed accendere per noi la fiamma eterna della speranza

Fiaccole di luce
Su per il sentiero dell’Entrelor
Quei larici lucenti sbarrano il cammino
Qualche raggio radente di questo autunno mite
ancora colora d’oro la corona di fronde d’altura
Striscia di fiaccole distese
Là dove cascano cantando i limpidi rivoli del ghiacciaio
E inizia la prateria
In attesa della prossima neve
I camosci punteggiano il vallone
Accovacciati sotto rocce sature della lunga giornata di sole
Il cielo dipinge d’azzurro le cime inviolate
Sotto dal borgo
un lento rintocco di campane distanti
chiama discreto all’antico rito del vespro
quasi soffri a lasciare questo angolo di paradiso
vorresti fermare il tempo seduto su pietre
levigate da tempeste di millenni
attorno ad un austero crocefisso di legno
tenuto insieme da un drappo accarezzato
Da una brezza pungente
Simbolo eterno di passione dell’anima dell’uomo
Anelito di pietosa preghiera
Uno sguardo insistente verso l’alto
La danza dell’aquila prima della sera
Un soffio di speranza ristoratrice
e una veloce discesa nel silenzio
a scoprire l’arcano mistero del bosco
all’imbrunire

Gli altri siamo noi
Chiedono agli altri di non morire bambini
Di continuare a vivere almeno fino a domani
Gli altri siamo noi
Inondati dal falso e temporaneo tepore del benessere
Dalla nostra arrogante civiltà usa e getta
Dal nostro sottile e brutale egoismo
Se solo per un momento potessimo
guardare il profondo di questi occhi
Colmare questi piatti troppo spesso vuoti
Con gli avanzi della nostra cena
Strappare un sorriso come fossero nostri figli
Vincere l’ignoranza e la miseria
Dei ghetti metropolitani
Gli altri siamo noi
del mondo cosiddetto
Sviluppato
Quelli che cambiano automobile come i vestiti delle stagioni
Gonfiano a dismisura le loro pance nei convivi
Sperperano fortune al gioco
offrono le briciole del loro lauto pasto
E talvolta neanche quelle
Per accomodarsi un poco la coscienza
Loro
Senza vestiti
A piedi nudi
Assediati nella vergogna della giungla
E nelle tristi distese di baracche delle bidonville
Dai rigagnoli maleodoranti
E da cataste di rifiuti
Ci guardano con quegli occhi
Imploranti
Non sanno cosa siano i giocattoli dell’infanzia
Cosa sia la gioia
Cosa sia il rancore
Cosa sia la speranza
chiedono solo
di accompagnarci nell’umana processione
di questo viaggio
cercano un riparo dalle intemperie
un sollievo dai parassiti
un rimedio dalle malattie
una tregua dalla sete
sognano angeli alati che li allontanino
da questa terra malvagia
oltre queste nuvole grigie
e li portino in cielo
nei feraci e infiniti domini del grande Padre
con la dignità
delle anime

Fuochi
Occhi assonnati di bambini
Rivolti alla fiaba del cielo
Bagliori vividi stagliati nel quadro
Della notte
Sfavillano per un momento
Fatui gomitoli di luce
Sfide fiammanti verso le stelle
Lampi improvvisi d'argento
Meraviglie nel buio antico e
Ripetuto della terra
Fugaci come nei temporali d'estate
Frammenti disordinati della fine
Prossima della festa
Ancora note incalzanti di tamburi
Ritmi di lontane tribù
Ance di sassofoni impazziti
Fra la folla distratta della piazza
I sapori dolciastri dei banchetti
Gli odori insistenti della veglia
Qualche saltimbanco triste
Schiamazzi indistinti della gente

Sorrisi mesti
Affogati di indifferenza
Alcuni alzano lo sguardo
Camminando distrattamente
Spari ininterrotti
Cannonate di singhiozzi
Emozioni colorate di bellezza
Desideri bruciati in un attimo
Orgasmi disegnati nello specchio
Dei fiori della vita
Chiarori diffusi e distanti
Si spengono lesti verso il monte
L'aquila nascosta sulla rupe
Volerà domani ancora ignara
Sopra i bordi della città addormentata
Qualche pensiero caduco
Si accende e muore
Nell'anima
Proprio come uno di quei fuochi
Prima del ritorno
A casa

La fine
Spesso ho bussato alla porta
dell'infinito
come fosse l'ultimo giorno
nessuno che mi chiedesse il nome
nessuno che cercasse di me
di tutto quel chiasso
giù in terra
neanche una lontana eco
di tutta la mia storia
non una traccia
visibile
della mia casa
della mia gente
del mio mare
dei miei boschi
delle mie montagne
dei lampi
dei tuoni
dei secoli passati
del torrente impetuoso
che agitava il mio cammino verso
la verde valle del sogno
solo la schiuma lucente di un'onda
disegnata dalla tempesta dell'oceano
un piccolo grano uguale della sabbia
della battigia
ho sempre cercato
fino alla fine
il senso di tutti i desideri del mondo
che mi parevano approdi sicuri
infiammati dalle passioni
solo una molecola fra tante
disordinate
disobbedienti
ostinate
vedevo
all'orizzonte
una luce insistente
diversa dai tramonti dorati
della spensieratezza adolescente
sempre più lontana
più tersa
più diffusa
più tenue
più grande
più divina
a poco a poco
poi
anch'io dimenticavo
quasi non li avessi mai avuti
il mio corpo
la mia mente
i miei pensieri
e portavo
l'anima
unico trofeo rimasto di me
a confondersi soave
maestoso
nel magico
avvincente
mistero del nulla

La campagna
Tornare anni indietro
Un momento alla campagna
Il sole sempre uguale
Come la terra
Dopo il rito antico dell'aratura
I filari dei pioppi a ricamare i campi
Gli odori fragranti della fienagione
Il gracidio delle ranocchie timide
Nascoste nella cornice dei ruscelli
Il calore ovattato delle stalle
Qualche raro muggito
Il respiro pesante dei bovi
Pazienti e distratti
Il chiocciare festoso delle galline
Le corse sfrenate dei cavalli
Usciti liberi dal recinto
I sapori della vecchia cucina
I profumi di quel lungo interminabile tavolo
La solenne gerarchia della famiglia
Le donne operose intorno a pentole fumanti
Tutti insieme come nel coro
Del convento
Poi la sera
quell'insistente frinire dei grilli
Nel cielo la scia di stelle lucenti
Eterno San Lorenzo
E la lunga consueta cantilena
della preghiera quotidiana
prima di rincorrere in fretta
i sogni bambini della notte

Nuvole
Fine ottobre
Nuvole bianche rade sulle cime
Degli alberi spogli
Specchi dell'autunno terso
Parlano di faticosi viaggi
Intorno al globo
Nel limpido azzurro
Degli orizzonti infiniti dei cieli
Volano come grandi aquile
Altere e coraggiose
Sferzando di grandine brillante
I continenti frastagliati di dolore
Rincorrono accecate la luce
Dei caldi raggi del sole
Dietro le vette candide
Di grandi catene inviolate
Guardano pietose le mani dell'uomo
Nude
Agitarsi come in un saluto
Unirsi nei templi della fede
in una mite preghiera
A celebrare imploranti
L'eterno mistero
Della speranza
Corrono a frotte
Su verso il paradiso
Degli angeli
Anime solitarie
Spinte dal vento severo di tramontana
Nella danza infinita
Delle onde degli oceani
Cercano meste
Una provvida tregua
Alle inique tempeste della fiaba terrena
E come il corpo degli uomini
Imboccano leste la via della morte
Contro le pendici di un monte
Sul muro di una impervia scogliera
O nell'immenso mistero del nulla

Maschere
Non era un teatro greco
Nemmeno il palcoscenico improvvisato
Di un'oscura compagnia di provincia
Secoli di storia
In qualche quadro
Smorfie di tutti i giorni
Sorrisi strappati all'indifferenza
Sguardi nascosti come desideri
Eravamo noi
A passare ad uno ad uno
Davanti a quella strana tribuna
Vite intere ridotte all'apparizione
E alla corsa di un momento
Poche parole
Impresse nel copione
Qualche gesto d'intesa
Come fossero amici
Un sospiro di nostalgia
Un flebile lamento
Poi piano la fine
Per lasciar posto
A tutta quella folla di
Maschere meste
Frammenti di passione
Briciole d'anima
Comparse allineate sulla scena
Vestite degli stracci
E dei colori della vita

Mi sono chiesto
Se scrivere
Sia più per me che per gli altri
Armonia di suoni consueti
Che si rincorrono come note
Partiture dell’anima
Sulla soglia dell’abisso infinito
Tempeste
Di memorie distanti
Altalena di sentimenti
Parole
Nude
Allineate
Scolpite fra le righe della mente
Dipinte da un pittore
Solitario
Mistico messaggio
Di lontane meteore
Vaganti
Perle di un sogno
Incompiuto
Stupori immobili
Taciti e inquieti
Voli arditi di gabbiani
Nel vento dell’oceano
Riflessi di gesti antichi
Meste processioni
Nelle strade del borgo
Festoso
Fumo acre di incenso
Nel sonno eterno
Silenzioso
Paziente
Di membra stanche
Ardente invocazione del sogno
Perenne del peccato
Angoscia del commiato
Senza la tenue nostalgia del ritorno
Alba nebbiosa di un porto
Indistinto
Tanta folla
I lamenti di chi resta
E aneliti di mete sconosciute
Risuona dietro il sipario della collina
Il coro di addio ad una terra
Che non è mai stata nostra
Ad una vita
Che pare appartenga solo
All’universo
Specchi di rugiada sui
Fiori di prato colorati dal sole
Profumo di primavera
Ritmi di luce dimenticati
Stelle incrociate
Nelle acque gelide del torrente
Delle cose
Pensieri
D’amore cosmico
Pietre scintillanti
Trascinate dalle onde inquiete
Sulla battigia
In attesa
Della vicina bonaccia

L’angelo bianco
Per ore abbiamo cercato
Fra le viti cariche
Accecati
Dai lucidi raggi
Di quest' autunno
Dipinto
Sulla tela delle colline
Un segno di speranza
Un petalo lucente di paradiso
Un pezzo di quella favola del paese
L’amaranto delle foglie
Spade splendenti
Ancora vive
Fra i rami infuocati
La voce insistente di uccelli
Nascosti
Nella capanna
Del bosco
Poi
D’improvviso
Un angelo bianco
Gli occhi limpidi
Gocce dorate di rugiada

L’azzurro del cielo inondato di schiuma
Grandi pupille da non vedere il volto
E veli intorno
Tenui come nuvole
Candidi come carezze
Profumati come rose vermiglie
Mormorii sottili come sonetti
Pareva una piccola bimba
Quella del sogno
Di sempre
Venuta la sera
Quasi d’incanto
L’angelo bianco
E’ svanito
Con quel poco di brezza
Fine
Verso il mare
Insieme
All’ultimo sole del crepuscolo


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