Racconti di Giampietro Calotti Corvi


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Leggi le poesie di Giampietro

Fedifraga cucurbitacea
Chissà se un giorno potrà conoscere qualcuno che gli dirà di non aver alcun impedimento a mangiare qualsiasi cosa. Lui, per esempio non riconosce il cetriolo. Certamente portato sulla terra dai marziani. E’ strano però, in famiglia e tra gli amici nessuno escluso, sono ghiotti di questo bitorzolo, riuscito male anche nella sua morfologia. Quando lo invitano, lo tengono lontano, sanno che detesta anche il suo chimico odoroso lezzo. Questo, non solo per la gentile cortesia verso l’ospite, ma per la conosciuta sua reazione intestinale che potrebbe non escludere movimenti peristaltici con conseguenze sgradevoli per tutta la brigata, da risultare meno allegra.
Si trovava un giorno a Vilnius in Lituania, naturalmente per lavoro, nella viva speranza di portare a conclusione un’importante contratto, inizio di un proficuo accordo commerciale. Non so come può essere per gli altri terrestri, ma essere Italiano è veramente un gran piacere girare per il mondo (almeno per lavoro). Tutti fanno l’impossibile per farti sentire tra amici, tutti sanno e vogliono conferme su i più grandi giocatori della nostra Nazionale, di calcio ovviamente. Ma, sorpresa, conoscono le nostre più grandi espressioni d’arte, in ogni campo. Ti parlano di Masaccio e Masolino, come bere un bicchierino.
Quel giorno, lui: “E sì, son grandi quegli artisti”. Per fortuna non proseguono, hanno rispetto per il suo imbarazzo.
A mezza giornata loro, non sentono il bisogno di mettere le gambe sotto una tavola imbandita: Il primo giorno è stata dura. Un caffè al mattino come al solito, non lo porta a cena col sorriso, tanto meno con l’intermezzo di un “grappino” di frutti del sottobosco della taiga più vicina.
A sera in albergo, lo attendono una sauna tipo russa e qualche frustatina con verghe di betulle. Segue una serie di massaggi elargiti da un orso di lingua imprecisata, con due morse al posto delle mani che lo massacrano ben bene. Poco dopo, dal macinato sembra essere rinato, ma la fame avvolge l’intestino che veemente a voce sorda si ribella.
Per fortuna a cena il discorso è un po’ diverso. I piatti della Lituania sono ottimi. La compagnia, dopo qualche bicchiere di vino e spumante di ottime mele, fa miracoli. L’inglese diviene lingua madre e ci si capisce al volo. Tutto è chiaro, il contratto si firmerà domani. Bene! sono tutti contenti.
Per finire non può mancare la specialità delle specialità, uno dei piatti Nazionali, una vera rarità, un dessert eccezionale a quella latitudine.
Che sarà mai? Si resta in attesa.
Un vassoio portato con sontuosa esposizione, cala lentamente nello spazio creato tra i commensali con un’esclamazione di osannata partecipazione.
-Ma cos’è? Strano, sembra, ma no, non può essere, questo è il momento del gateau.
Prego?- Il capo della tavola ripete con un sorriso grande da mostrare le carie sui canini: “In Italia si dice citrioli e viene pieno di med nostro”.
Maligno pensa subito: Sabotaggio ?!?!.
“Ti guadagnerai il pane con il sudore della fronte”- sarà anche giusto crede, ma è stato davvero duro sudare freddo, dovere, assaggiandolo, complimentarsi sorridendo verso un cetriolo al miele, dal gusto se esistesse, più disgustoso del disgusto.

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