Poesie di Santi Cardella


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Preghiera
Rosa bianca magnifica
che catturi la luce del mattino,
non hai il colore adatto alle mie palpebre
in quest'opaco cielo vespertino.

Lasciati coglier da un'adolescente
prima che venga sera,
profuma la sua stanza e le speranze
che ha in seno per l'ardente primavera.

Io bramo solo la mia terra antica
all'ombra degli ulivi cenerini
e mi rapisce il volo delle rondini
che accompagna i tramonti settembrini.

Il tempo dell'amore è già passato
per le mie calde vene,
sul mio cammino vedo ragnatele
atte a coprire tutte le mie pene.

Se il mondo non mi cerca e non mi parla,
libera, mio Creator, l'anima mia!
Sogna altra luce e ha sete d'armonia:
Tu solo puoi salvarla.

L'orgia del potere
L'antinomia d'amore è quel principio
che nega il sacro aspetto della vita;
sperimentato a Hiroshima in passato
e adesso perpetuato sui barconi
dell'ultima speranza
umana, e quindi illogica, soverchia.

Il principio esplicato in ogni atto
dai burattini della fratellanza
che con linguaggio dotto,
riuniti nel G20 in concistoro,
ribadiscono in coro: "Io me ne fotto".
E se G sta per grandi ho il Gran decoro
di non appartenere a quella cerchia.

Antologia del silenzio
                                                   E quale è di pazzia segno più espresso
                                                   che, per altrui voler, perder sé stesso?
                                                   Da"Orlando furioso"XXIV/1 di L. Ariosto


Ho chiesto ai fiumi del silenzio antico
qual è stata la mia più grande pena:
e ricordo che un giorno d'altri tempi
mi son trovato solo sopra un ponte
a decider se far da spettatore
al tramonto del primo grande amore
o fare un salto e abbandonar la scena
ridando al cielo un dono disprezzato.

Nel buio profondo una lontana luce
mi suggerì: "sii forte, non lo fare,
nuova pace la vita ti può dare".

Se chiedo al mare del silenzio attuale
qual è stata la mia maggior conquista,
ripenso adesso a quello stesso istante
in cui una luce su un tugurio ignoto
mi persuase a abbandonar la pista
della passion terrena e naturale
per coltivar nel cuore altro concetto:
l'idea d'amore, il ben dell'intelletto.

Da lì in ogni persona che ho incontrato,
dopo un fugace sguardo alla sua pelle,
ho amato luce e briciole di stelle.

Rianimazione
Con il passepartout del sentimento
hai aperto un vecchio scrigno arrugginito
che conteneva un vino, un libro, un fiore.

Nel vino avevo conservato il sole,
nel fiore il sogno de la donna ignota,
nel libro un'ode con le mie parole.

Era a te dedicato quello scrigno
lasciato nella notte in fondo al mare;
quant'ho pregato, per trovarti, amore!

E dopo un sorso, un verso ed un sospiro,
felice perché l'hai riconosciuto,
ha ripigliato a battere il mio cuore.

Abbracciami
Affacciato al balcone
sopra un immenso abisso
cerco invano uno specchio
ove io veda me stesso.

Sospeso in questo spazio
chiedo un appiglio certo,
pretendo di scoprire
radici nel deserto.

Ma la mente non chiude
spazi senza confini,
né mi soccorre il segno
dei progetti divini.

Torno allor nella stanza
sicura ove sei tu,
svanisce la paura,
fioriscon le virtù.

Sul mare dei tuoi occhi,
ecco, galleggia un fiore,
lo porta la risacca
sulle spiagge del cuore.

Ma non cerco emozioni
sul tuo seno verace;
dàmmi l'ultima spiaggia
per arenar la pace.

Falò
Un anno d'altri tempi. E pur lontana
torni nei sogni ancora, e pur sei viva
col sorriso e i tuoi occhi misteriosi
anche se resti sull'opposta riva.

Filo d'ombra che in sogno si dipana
e pei tumulti del mio cuor si perde
come nel vuoto un eco di campana,
alga verde nel mar del sentimento.

Palpito lieve come la risacca
che continua a agitare la mia fiamma
fino al guizzo final; già che si stacca
la sabbia dalla cenere nel vento.

A mi alma                                                   Alla mia anima
Siempre tienes la rama preparada                Possiedi sempre il ramo preparato
para la rosa justa; andas alerta                     per la rosa opportuna; resti accorta
siempre, el oido cálido en la puerta              sempre l'orecchio caldo sulla porta
de tu cuerpo, a la flecha inesperada.            del corpo tuo al dardo inaspettato.

Una onda no pasa de la nada                      Nessun'onda ti giunge dal passato
que no se lleve de tu sombra abierta            che non rapisca alla tua ombra aperta
la luz mejor. De noche estás despierta         la miglior luce. Al buio, rimani all'erta
en tu estrella, a la vida desvelada.                nella tua stella, al dubbio rivelato.

Signo indeleble pones en las cosas.             Poni un segno indelebil sulle cose.
Luego, tornada gloria de las cumbres,         Indi, tornata gloria delle cime,
revivirás en todo lo que sellas.                     tu rivivrai nelle tue impronte belle.

Tu rosa será norma de las rosas;                 La tua rosa sarà norma alle rose;
tu oir, de la armonia; de las lumbres            dell'armonia, il tuo udito; del sublime
tu pensar; tu velar, de las estrellas.               il tuo pensier; la veglia, delle stelle.
Poesia di Juan Ramón Jiménez                    Libera traduzione di S. Cardella 05/2017

Via Gaspare Palermo
La strada da evitare è sempre quella
se vago per le vie della città;
temo d'udire ancora la favella
d'una monella che nel cuor mi sta.

Del firmamento fu la prima stella,
l'acqua di fonte che ancor sete dà;
sognai che fosse lei l'anima bella,
il mio orizzonte di felicità.

Ahi, che mistero son le vie d'amore,
quanta malinconia per un affetto!
In quella via m'immergo nel dolore
mentre un tizzone mi s'accende in petto.

E nel ricordo che non ha più età
ritorna un volto e un fiore di lillà.

A cavallo del 2000
Ho vissuto i miei anni "novecento"
alla ricerca del rimedio ignoto
atto ad allontanar la sofferenza;
e nell'ultima décade ho trovato
il sidro dei pontefici, un liquore
che allarga il tempo e dissipa il dolore.

Stava in un galeone sprofondato
nelle acque dell'oceano tempestose
e ho speso un'altra décade a mondare
gli orci da croste d'acque limacciose
che, come nembi sotto il ciel sereno,
il nettare mutavano in veleno.

Nelle lunghe immersioni negli abissi
ho incontrato il silenzio primordiale,
il raggio luminoso della fede
che trasformava il caso in provvidenza
e la lente sottil della poesia
che accoppia il mondo con la fantasia.

È la poesia l'esatta dimensione
che mi permette viver questo secolo
più a lungo che nel secolo passato;
ed io sembro un fantasma riesumato
che svegliato dal sol prende coscienza
d'un'altra inconcepibile esistenza.

Tempio antico
Ho visitato il tempio di Segesta,
solo tra le colonne all'imbrunire;
gli ontani intorno furono foresta
da cui giungeva un tintinnio di lire.

Incuriosito pel concento strano
che sulle orecchie mi portava il vento
decisi d'esplorare quell'arcano
spazio ove s'effondeva un sentimento

e con un vago senso di paura
che suggeriva uscir dal colonnato
m'avviai fra le ombre a una radura
ove una voce mi sospese il fiato.

"Cosa vieni a cercare in questi luoghi
ove corron le antiche acque dei fiumi
alle cui rive accenderemo i roghi
sulle are dedicate ai nostri numi?"

"Cerco l'amore antico, una scintilla
atta a destare il fuoco nel mio cuore
ed a mutarlo in astro dove brilla
ora e sempre la luce dell'amore."

Ma mi zittì la voce e prontamente
a un forte tuono aprì la strada un lampo
svelando fra le tenebre un silente
corteo che s'accostava al nostro campo.

"Dormi!" ordinò la voce: e all'improvviso
fui trasportato al centro della scena
che si svolgeva sotto il paradiso
dei numi antichi, nella luna piena.

Vidi a quel punto uscire dalle piante
figure antiche di concreta gente
ed una folla ubriaca e tumultuante
chiamata a un rito truce e intransigente.

Giungeva infatti su dalla foresta
il corteo balenato tra gli ontani:
una fanciulla e il sacerdote in testa
che la traea in catene per le mani.

A quella vista orribile e crudele
sentii gelare il sangue nelle vene
ed un furore amaro più del fiele
dettarmi al cuor d'infranger le catene;

ma gli officianti con le lance armati
seguivano la triste processione
ai lati della vittima schierati,
pronti a stroncar qualsiasi ribellione.

Inorridito per le assurde usanze
di quel popolo rozzo e primitivo
volsi ai numi di Grecia le speranze
d'uscir da quella folla intatto e vivo

con la fanciulla dal vestito bianco
- stretta or dal fato nell'avversa sorte -
rasserenata, libera al mio fianco,
grata all'amor trionfante sulla morte.

Bella e solenne, come dentro un dramma
del teatro antico con la pira ardente,
ella fu spinta al bordo della fiamma.
Ma l'avvolse una nube e di repente,

io, con il cuore in fiamme e gli arti al gelo
sul prato che al mio sogno fece culla,
mi risvegliai tremante e chiesi al cielo
di serbare per me quella fanciulla.

Al megaron poi corsi dove i fumi
effusi dai turiboli d'incenso
cantavano le lodi per i numi
che m'avevano dato il loro assenso

e confermai che fino all'anno zero
avrei concesso loro la mia fede,
trovandola più consona al pensiero
dell'uomo che a quei templi offrì la sede.

Perciò quando il mio cuore è un tempio antico
mi fermo fino a sera nella cella
e col favor di qualche nume amico
torno a mirare in cielo la mia stella.

Ma se di notte sento la carenza
del suo conforto mi rivolgo a Giove
perché mi dia la sua benevolenza:
"bagnami del suo pianto quando piove!

mutala in una nube o in una fonte
che eternamente viva in un'idea!
fa ch'io possa sentir sulla mia fronte
il labbro amante della nuova dea!"

L'anima del passato.
Angosce o passïoni,
consegna tutto al fiume
che indifferente e lento
nel mare le trasporta.

Non vedi che la vita
che animava il passato
nel quadro restaurato
è una natura morta?

Le speranze, o poeta,
durano un sol momento;
finché s'acqueta il fiume
indifferente e lento.

Tutto muore; ogni cosa
ch'arse ritorna a Dio.
E il ricordo riposa
nel mare dell'oblio.

Il varo
L'alba è come una tavola imbandita
che ti presenta, con i suoi colori,
con le sue brezze e con i primi cori,
le pietanze succose della vita.

Siediti e spera che ti sian serviti
dei lauti pranzi e delle sobrie cene.
Ma resta pronto a uscire dalle scene,
poi, quando il corpo non ha più appetiti.

Godi l'estrema luce del tramonto
come fosse l'offerta dell'amaro;
sii come nave che s'appresta al varo,
gusta ogni goccia mentre aspetti il conto.

Quel tocco freddo non lo puoi evitare,
paga, sorridi…e scivola nel mare.

Magia
Poeta, la tua forza prestigiosa
sta nel cilindro delle tue parole,
nella rugiada fresca che tu posi
sulle radici ardenti del dolore,
nella capacità di dire: "aspetta…",
tutte le notti; finché torna il sole.

Benedetto l'amor che ti hanno dato,
l'armonia che s'apprende sul tuo viso,
quel magma radiante nel sorriso
che tu ci rendi, puro, immacolato!
Tu parli al cuore con la fantasia;
tue le parole, nostra la poesia.

Deriva sulla zattera del tempo
Campane, canti, musiche, sussurri
che dall'orecchio son passati al cuore,
tornano a veleggiar nei cieli azzurri
degli attimi lontani dal dolore.

Ah che brividi dà sentir tornare
voci e emozioni andate via col vento,
ascoltar dentro il mormorio del mare
onde che hanno toccato il sentimento!

Ma se una voce sorge all'improvviso,
da un angolo tra il sogno e la memoria,
odo il mio nome e vedo ancora un viso,
segni insepolti d'un'antica storia.

E mi disseto tacito e soletto
coi palpiti già uditi sul suo petto.

Ebbrezza

Si perde la tua immagine
come un cerchio di fumo
sopra una fioca lampada.

Non distinguo più gli occhi,
già fanali sicuri
sopra i moli del porto,

nel mio mare di schiuma
galleggiano reliquie
d'un sentimento morto.

Le lettere del nome
mi sembrano ideogrammi
d'una lingua straniera.

Ma ti penso stasera;
serve ancora una coppa!
Sparirai questa notte?

Haiku
Mondo vivente.
Il tempo di vedere
speranze spente.

Rosa del mistero
Sotto il mandorlo in fiore, al chiar di luna,
per dissetare l'anima, nel sonno
carezzo le mie rose ad una ad una.

Con gli occhi chiusi aspiro il loro aroma
e m'immergo nel mare dei ricordi
estraendole a caso.
Ma che fa qui una rosa senza stelo?

Quando riapro gli occhi piano piano,
tra tante stelle che hanno acceso il cielo,
sussurrandone il nome
cerco quella che trema più lontano.

Quale felicità sconosco e anelo?
Cela quell'astro dentro le sue spire
l'ombra d'un sogno che non vuol morire?

Dal cielo al mare
C'è ancora l'eco delle tue emozioni
sospesa fra gli azzurri paralleli;
l'attenta scelta delle inquadrature
per catturare un luogo ed un momento
nel sudario spirtal del sentimento.

Fiamme di verde sulle curve spighe,
bagliori sulle aeree praterie
destate dalla luce del tuo amore,
veli scostati per scoprire il mare
nei suoi sentieri d'alga e di corallo,
o il cielo nei ricami fra le stelle.
Spazi senza confine
per un viaggio d'amore senza fine.

Quando sfoglio le tue fotografie
il vento alza le sabbie del ricordo
sui paesaggi dell'anima, svelando
l'intima pace che ti dava il sole;
e fuggono le mie malinconie
fra i solchi innamorati del tuo sguardo,
ove sono sbocciate le viole.

L'anima
Sai l'anima cos'è? La mongolfiera
che porta il corpo sulle vie del sole
e accende un lume quando si fa sera.
Poi, nel sogno raccoglie le parole
del timoniere occulto che la guida
e le propone al cuor come una sfida.

Or che sta terminando la crociera
avventurosa che ha animato il vento,
vorrei tornare a quella primavera
che elargiva speranze al sentimento.
Ma c'è una tappa che commuove il cuore:
il ritorno alle fonti dell'amore.

Sdegno
La giustizia che assolve i ladri e i malfattori?!
Ne abbiam le tasche piene, arbitri maledetti!
Costruiremo per voi altre cento Bastiglie
per chiuder la memoria di simili misfatti.

Vogliamo separare di nuovo l'acqua pura
del vero adamantino, dal male consentito
dalle putride fogne della vostra acquiescenza;
vogliamo condannare l'ignavia e l'indecenza!

La società reclama dei giudici corretti,
attenti a non percorrere le strade dell'oblio,
attenti a non sconvolgere gli spartiacque esatti
tra palesi misfatti e diritti dell'io.

Non si può tollerare che un ladro o un maneggione
sia salvato da un arbitro indolente o distratto;
nessuno può accettare l'odiosa conclusione
che un malvivente goda dei beni che ha sottratto.

La società pretende la bilancia serena
che ad ogni malefatta assegni la sua pena.

Cielo
Cielo, nella tua azzurra trasparenza
stai sfogliando di petali e di stimma
l'anima mia fiorita,
pervasa da un profumo di viola;
ecco che s'alza, prende il vento, vola
e torna in alto donde era partita.

Che viaggio di sogno!
Che paesaggi di pace!
Ma in quale stella fulgida è finita?

Oh amico cielo, dammi una dozzina
dei tuoi anni luce e un'esca diamantina
d'amore, di pensiero e d'armonia,
sì ch'io ritrovi l'anima smarrita,
ma libera e felice
in quest'azzurro immenso!

Profumo d'amore
Sono un fanciullo d'oltre settant'anni
che sogna di svegliarsi in quella stella
ove straripa, casca e forma un lago
d'acque splendenti e sotterranei affanni,
il fiume delle lacrime d'amore.

Sono uno stralunato sognatore
che ama l'aroma delle antiche stille,
solitario e inguaribile poeta.
Non so scordar l'essenza, né l'odore,
ma la boccetta è fuori dal pianeta.

Sono d'arcani istinti giocatore
che in cieca fede la sua sorte affronta
in attesa di due carte vincenti;
una, verde, sta invitta nel mio cuore,
l'altra la sogno: in te sta la sua impronta.

Ho freddo
È scomparsa una stella;
nel vuoto è il suo ricordo.

Ma s'ode nelle tenebre
un canto misterioso
in fuga fra gli ulivi
che dormono lontano.
Zefiro parla piano
per non svegliare il mare.

Ho freddo. Dio, che brividi!
Fra le canne che gemono
prende forma il ricordo.
Ho bisogno d'amore.

Cuore nostrano ed anima d'oriente
Respiro mare.
Il tuo profumo vive
nelle acque chiare

e un flutto immenso
dice il tuo nome ancora
mentre ti penso.

Emozioni
Non voglio restar solo
nel mio muto deserto.
Accompagnami in volo
nel sonoro concerto
che le rondini in coro
con inebriante danza
intrecciano nei loro
voli della speranza.

Amo il lieve rossore
che ti colora il viso
e il sordo batticuore
che desta il tuo sorriso
quando scorgi segrete
ansie nella mia voce
e proponi ore quiete
al mio viver veloce.

Amo quel pianoforte
celato nel tuo cuore
pronto ad aprir le porte
del canto o del dolore
se un'emozione ignota
che scalda la mia pelle
vuol prendere alta quota
tra la luna e le stelle.

Due percorsi
Religioni: risposte differenti
alle stesse paure d'ogni uomo.
Labirinti e percorsi inconcludenti
costruiti nelle viscere d'un duomo
ove qualcuno, entrato per pregare,
esce con le armi adatte a sopraffare.

O le fedi: ricerca di preghiere
che dissolvano il peso della vita
in tante aspirazioni più leggere.
Percorsi fra memorie ed emozioni
atti a legare l'anima ed il corpo
con il filo sottil degli aquiloni.

Dalle paure nasce intolleranza;
ma, per guidar la scelta fra odio e amore,
delle preghiere è madre la coscienza.

Disperata ricerca
Sto scavando un gran pozzo al polo nord
ove restar nascosto
perché non voglio stare in compagnia;
neanche con l'ombra mia!

Non voglio sentir aliti di vento,
né palpiti di cuore;
pecora fuor dal gregge,
voglio vanificare il sentimento.

Coperto da un abisso di silenzio
nella profonda notte boreale,
cercandola in quel pozzo surreale
voglio capir cos'è l'anima mia.

Sarà pura energia,
capacità di compiere lavoro
conferita ai mortali dal Creatore
per dare nuove stelle all'universo?

O è un programma spia
per controllar quando sarà finita
quel che ha fatto ciascun della sua vita
per confermargli morte o nuovo amore?

Nel vuoto e nel silenzio più totale,
anche se ho scelto tra egoismo e amore,
chi mi dirà se l'anima è immortale?

Visione
Ho sognato stanotte di bussare
a un uscio ignoto della mia memoria
e la persona che veniva a aprire,
suscitando un furioso batticuore,
eri tu sorridente e solitaria
nella luce velata del ricordo.

Senza parole m'invitavi a entrare
e t'avviavi per le stanze oscure
e misteriose della casa avita;
seguendo la tua scia, stella cadente,
attesa senza fine commovente,
non t'ho trovato più nella mia vita.

Menù di San Silvestro
Nella dispensa tieni
delle pietanze rare,
un cibo che mi fa dormir contento;

l'hai comprato nel cielo
e lo sai cucinare
preparandomi un piatto succulento.

L'anno è stato pesante
e non riesco a parlare,
ma tu mi leggi in faccia il sentimento,

e tra le calde braccia
m'inviti a riposare
mentre riaccendi il fuoco ch'era spento.

Con carezze e con baci
soavi ti dài da fare
fino a che giunge il magico momento

e col segreto cibo,
pronto, mi fai saziare
tanto che torno in cielo e… m'addormento.

Azzurro primitivo
Cielo perduto dell'adolescenza
che m'hai promesso un giorno di tornare,
non presentarti nel mio cuore senza
l'abito azzurro che non so scordare.

Porto ancor nella mente, intatte e vive,
le fragranze, le luci, la dolcezza,
e rimpiango emozioni primitive,
il tumulto che accende una carezza.

Perché ti ostini col vestito a festa
a suggerir speranze e altre virtù?
Il giovanile canto che le desta
ora è silenzio, non lo sento più.

Adesso non venirmi a raccontare
che i bimbi ancor ti mandano aquiloni!
Non son più bimbo e ho visto tramontare
dietro al disco del sole le illusioni.

Non abbellirti il volto con le rose
di qualche nube che ti presta il velo
e non offrirmi favole pietose.
Cielo, tu non sei più lo stesso cielo!

Geometrie della vita
Poligono scaleno
di quattro strade uguali
tra desiderio, sogno ed illusione,
radure al sole attorno a un bosco fitto
che mi cantano in cuore la canzone
della speranza, opposta al mio travaglio.

E la morte nel bordo crivellato
del cerchio circoscritto,
dove la sorte insegue il suo bersaglio.

Formica d'elezione
Ostinata formica
tra le valli dell'ieri e del domani
porto a traguardi vani
la mia interminabile fatica

e prefiguro inquieto
le tempeste recondite del male
nelle roventi notti
coperte dal frinir delle cicale.

Ma qual timone arcano
governa, ai fini suoi, l'animo umano?
Che memoria di stelle
accende il sangue sotto la mia pelle?

Catarsi
Quando ho toccato il fondo
dell'abiezione o della resa amara
ho potuto conoscer la distanza
che dalle vette eccelse ci separa;
ma il senso di vertigine m'ha dato,
per provvida magia,
le ali adatte per tornare al cielo.

E sopra un lago azzurro
di luce e d'armonia,
sparso da una corolla vaporosa,
m'ha commosso il profumo della rosa.

Stelle
Oscuro manto delle mie speranze
che di stelle hai cosparso l'universo,
mi dài la pace e illumini le stanze
del labirinto in cui mi sono perso?

Separi questa mia voglia di vita
dalla terrena schiavitù dei sensi?
Mi fai conoscer la realtà infinita
celata dietro gli orizzonti immensi?

Dimmi, di cosa è fatto questo arcano
spirito di presenza ultraterreno?
Questo bisogno di forzar la mano

che ci governa, è nettare o veleno?
E queste luci che vediam lontano
le avremo o spariranno in un baleno?

Addio fratello
S'aprì e scomparve il cielo. Nevicò
sale amaro sul becco dei fringuelli
e le vie si riempiron di silenzio
a mezzanotte in punto. Le galassie
furon coperte dall'inchiostro nero
e per sempre svanì la tua allegria.
Oh amor dell'acqua e, adesso, amor dell'aria!

Com'è triste quel treno che conduce
spoglie umane alle porte del silenzio
e le anime a mirar l'ignota luce!
Quando verrò a trovarti, e solo allora,
capirò perché all'alba tu dormivi
nei tuoi vestiti un sonno senza tempo:
nenia e pianto del vento tra gli ulivi.

Cielo d'autunno
Due bellissime palme, un'araucaria,
una maestosa quercia e due alti cedri
fanno da quinta a squallidi alveari
di laboriose api, geni e ladri.

Siedono dietro le colline e i monti
cenerini e protesi verso il cielo
ove Dafni e Cloe levano al sole
i canti delle gemme sullo stelo.

Le nubi naviganti veston veli
or rosei , or bianchi, or cupi in braccio al vento
che le sospinge nell'eterea giostra,
trattenendo le lacrime celesti
da versar sopra l'ignoranza nostra.

Il cielo grigio e immobile ci osserva,
minuti pesci d'un immenso acquario
incapaci d'intender la natura,
e prima che si compia la sciagura
apre la pioggia e cala il suo sipario.

Son spariti gli stormi, né più resta
altro conforto; nel lamento immenso
van le speranze ed al nascente tedio
l'anima adatto; ormai la vita è questa!

Ed ai fantasmi, che dall'alto tendono
scroscianti fili di malinconia,
mi arrendo e lacero consegno l'anima:
"andiamo al tumulo dell'armonia".

Sirena
Ammaliano il tuo canto e il tuo sorriso
che capto dalla riva dei miei sogni
nel chiarore lunare.

Fugge la terra e l'universo è mare
quando un raggio improvviso
sul tuo corpo di scaglie di diamante
t'accende e la tua luce splende intorno.

Ma, disperato amante,
abbagliato da innumeri figure,
dovrò cercarti giù nelle acque scure
pronte a celarti quando nasce il giorno.

Illusione, amato imbroglio
Ogni giorno una favola
e un altro foglio tolto al calendario,
sipario sulle tappe del travaglio.

Non spegnere il tuo canto solitario
ed io prometto non guardarti in volto,
o dama inesorabile velata
da petali di rosa, amato imbroglio.

Non starmi accanto ansante o scarmigliata,
resta a cullarmi; finché vivo ascolto.
Poi, mentre dormo, dài la pugnalata:
stacca l'ultimo foglio!

Per aspera ad astra

Sono presso alla vetta romita
di quel monte ove regna armonia
ma so già che la fin della via
sta ben oltre la fin della vita.

Non per questo rinuncio ad andare
per raggiunger l'ambito traguardo,
sto ansimando ma insisto testardo
a cercare gli appigli e a scalare.

M'hanno detto che l'ultimo tratto
si percorre sulle ali del vento;
chiudo gli occhi e in un gorgo mi sento
da una forza magnetica attratto.

Già m'approssimo ad un crocevia
e due porte fatali discerno.
Un cartello specifica: "Inferno",
su una porta. E sull'altra: "Armonia".

S'apre l'ultima e già mi conforto
pel funesto castigo evitato
ma, cosciente d'avere peccato,
resto in dubbio e arrossisco un po' assorto.

"Qui non val la vergogna, fratello",
una voce ammonisce dal cielo;
se ti penti e t'adopri con zelo
delle colpe avrai tolto il fardello".

Ho paura, ma un angelo esperto
m'incammina verso un promontorio
imponente, ove sta il Purgatorio,
circondato da un fiume, deserto.

"Quando avrai trasformato in giardino
il deserto di tua competenza"
- dice l'angelo - "la ricompensa
tua sarà di tornare bambino.

Senza tempo, senz'ombra o dolore
tu saprai che cos'è l'allegria,
sarai parte d'eterna armonia
e vedrai nella luce il Creatore".

Te conocí, porque …                                      So ch'eri tu, perché …
Te conocí, porque al mirar la huella                  So ch'eri tu, perché mirando l'orma
de tu pie en el sendero,                                    del piede sul sentiero,
me dolió el corazón que me pisaste.                  sentii dolore al cuor che calpestavi.

Corrí loco; busqué por todo el día,                  Corsi folle; cercai per tutto il giorno,
como un perro sin amo.                                   cane senza padrone.

... ¡ Te habías ido ya! Y tu pie pisaba               Eri scomparsa! E il piede tuo pestava
mi corazón, en un huir sin término,                    il cuor mio, nella fuga senza fine,
cual si él fuera el camino                                  quasi fosse la strada
que te llevaba para siempre...                           che ormai per sempre ti portava via...
poesia di Juan Ramón Jiménez                         libera traduzione di Santi Cardella 04/2016

Lupara
L'amor che mi doni
non lascia più scampo
e come lupara
più ratta del lampo
colpisce e s'espande.

L'amor che ti chiedo
è ancora più grande.

La madre
L'onda che si ripete sulla riva
muove la culla della nostalgia
e riporta nel cuor, placida e viva,
la voce antica della madre mia.

Fu lei la prima donna della vita
che mi lasciò di sé larga l'impronta,
com'alba che dissolve l'infinita
teoria di stelle che nel ciel si conta.

Fu lei che m'insegnò cos'è l'amore,
eterno cibo e pane quotidiano,
dispensatrice soave di calore

dèdita e pronta a prendermi per mano
e ancor fu lei la fonte del dolore
quando una stella la portò lontano.

Suggestione                                     …la mer, la mer, toujours recommencée!...                                                                                                                                                                        
                                                                          Da “Le cimetière marin” di Paul Valery      
Da una terra sverginata
fatta a pezzi, affaticata,
ché ha prodotto fiori e frutti
(sessant’anni son passati),
ti riaffacci come un cardo
colorato di viola.

Dici tacite parole,
flebilissimi sussurri:             …sempre amato…cieli azzurri...
                                          …dormo qui…la luna chiara…
e rimango sbigottito.
Non t’ho visto né sentito
per un numero di giorni
…infinito…!

Ma le viscere m’afferra
l’alto stelo con le spine,
per quel suo colore viola
e il ricordo coltivato
senza fine…                          …c’è un bagliore…luce ardente…
                                               …la mia forma…trasparente…

Dove sei? Qual vento ameno,
o qual gorgo misterioso
ti portò sul mio sentiero?
Dov’è adesso il tuo profumo?
Ma la voce s’allontana,
forse geme, mi confondo:         …solo spirito…pensiero…
                                               …mar profondo…cimitero.

 

Cenere
I due nomi e la data, che incidemmo
sulla ringhiera in ferro che protegge
il "belvedere" a monte Pellegrino,

ricordano una brace che accendemmo
con scarsa legna e dicono a chi legge
che il fuoco è breve e il vento è il suo destino.

Conducimi con te, portami via,
cenere in fuga de l'anima mia.

Il magnete
Bagliore adamantino
d'un cristallo trafitto dalla luce
dopo millenni d'aspra solitudine,
riverbero di sole che sorride
mentre capto il tuo sguardo distratto.

Ecco la gonfia vela
che raccoglie il mio vento
e orienta l'energia
verso sicuri porti,
ecco la pioggia d'oro
che improvvisa m'intride
dopo un'immensa cupa galleria!

Amore non corrisposto
Le luci d'una nave di soppiatto
balenano nel buio dell'orizzonte
e si perdono poi nella foschia
come un desio fra immagini lontane.

Alle pendici prossime del monte
sonnecchiano due case
nell'incerto chiarore del mattino
che non ha fretta di trovar la via.

Viandante solitario
vago in silenzio verso mete vane
e raccolgo distratto
l'aure marine e il pianto d'un bambino.

Oh, cuore trepidante nell'attesa,
dove va questa umanità sospesa?

Mare
Nel suo respiro ascolto
la favola più bella.
È un cielo capovolto
o il pianto d'una stella?

Nome d'innamorata
che sempre ti è fedele
o energia stralunata
che ti strappa le vele?

Oh, voce che accarezza
col mormorio de l'onde!
Oh, magica bellezza
delle perle profonde!

"Tu sospiri, tu canti,
tu danzi con i venti
tappeto blu davanti
ai cinque continenti.

Le creature del mondo
ti chiedon di sognare,
sterminato, profondo
desiderio d'amare

e ogni animo ben nato
cerca in te l'io sommerso,
oh azzurro, oh immacolato
specchio dell'universo!"

L'uomo delle caverne
Portava dentro quel che ci han sottratto:
la risposta istintiva alle emozioni,
la presenza dell'uomo in ogni atto
senza altra storia, senza paragoni.

Oggi, davanti al mare solitario,
travolto da inquietudini profonde,
oltre un muto e inviolabile sipario
vedo un uomo sperduto tra le onde.

Quell'uomo in mezzo ai flutti sono anch'io
che assumere vorrei pace e dolore
e provo, invano, a dialogar con Dio;
ma devo contentarmi del suo amore.

Oggi m'opprime l'ombra di me stesso
schiacciata dalle luci del progresso.
 

Pajaro                                                                Uccello
Un pájaro elegante,                                             Un uccello elegante,
patas delgadas, cola interminable,                        zampe sottili, coda interminabile,
viene                                                                   mi vien vicino,
cerca de mí, a saber qué animal soy.                    per indagare che animale sono.

Sucede en Primavera,                                         Accade in Primavera,
en Condé-sur-Iton, en Normandía.                     a Condé-sur-Iton, in Normandia.
Tiene una estrella o gota                                     Ha una stella di quarzo,
de cuarzo, harina o nieve                                    o di farina o neve
en la frente minúscula                                         sulla fronte minuscola
y dos rayas azules lo recorren                             e due righe celesti l'attraversano
desde el cuello a la cola,                                     su dal collo alla coda,
dos líneas estelares de turquesa.                         due linee stellari di turchese.

Da minúsculos saltos                                          Fa minuscoli salti
mirándome rodeado                                           vedendomi attorniato
de pasto verde y cielo                                        d'erba verde e di cielo
y son dos signos interrogativos                            e sono due domande
esos nerviosos ojos acechantes                          quei suoi nervosi occhi penetranti
como dos alfileres,                                             che sembrano due spilli,
dos puntas negras, rayos diminutos                     due punte nere, raggi piccolini
que me atravisan para preguntarme                     che m'attraversan per interrogarmi
si vuelo y hacia dónde.                                       se volo e verso dove.
Intrépido, vestido                                               Intrepido, vestito
como una flor por sus ardente plumas,                come un fiore per le sue piume ardenti,
directo, decidido                                                diretto, risoluto
frente a la hostilidad de mi estatura,                     contro l'ostilità del mio volume,
de pronto encuentra un grano o un gusano           all'improvviso trova un grano o un verme
y a saltos de delgados pies de alambre                e saltellando con i suoi piedini
abandona el enigma                                            abbandona l'enigma
de este gigante que se queda solo,                       di quel gigante che rimane solo,
sin su pequeña vida pasajera.                              privo della sua vita passeggera.
Pablo Neruda                                                     Traduzione: Santi Cardella

Rapimento
La mia anima è fresca di conquiste:
ha fatto suoi la brezza e il dondolio
ch'agita i rami nel fuggente occaso;

e pregustando voluttà di volo
lungo la scia d'un raggio luminoso
beve lo spazio fra la terra e il cielo.

Ma - intender non lo può chi non lo prova -
non è di questo mondo il rapimento.
Se il raggio è quello d'una supernova
stanotte brillerò nel firmamento.

Danza d'estate
"O passerotto, passerotto implume
che per amore traversasti il mare,
dimmi: cosa pensavi di trovare
tra le sponde sassose del mio fiume?

Scoprendo il corso mio quale speranza
ti persuase a mutare il tuo cammino
e ad intrecciare il tuo col mio destino
nei giri vorticosi d'una danza?

Bello è danzare al ritmo del tuo canto!
Celeste unire al tuo respiro il mio
e dell'estate tua viver l'incanto!

Però il mio fiume va verso l'oblio
e tra le ciglia tue s'asconde il pianto
di chi ha trafitto in cuore il suo desio".

Follia
Vent'anni! Ci divide
un abisso profondo
di tempo, d'esperienze e d'emozioni.

Ma tu hai avuto il coraggio
o, chissà, la follia
di salir sul mio treno
e accompagnarmi nel mio lungo viaggio.

Coi tuoi giovani occhi mi hai mostrato
un altro sole e un altro firmamento,
col tuo fresco sentire ho decifrato
il ciangottio degli alberi col vento,
il ronzio laborioso degli insetti,
la pace delle belve nella notte.

Adesso so che quando il capotreno
nel buio annuncerà la mia stazione,
vorrò portar con me la tua valigia
e sparirò senza che resti traccia
sul sentiero lunare;
ma lascerò la mia
con le mie scarpe e l'ultima poesia
per continuare il viaggio e l'illusione.

Africa
Talvolta chiudo gli occhi per non credere
a quel che le pupille m'han mostrato:
sul mare nostro abbiam negato vivere
ad un fratello solo e disperato.

Fraternità uguaglianza e libertà
abbiamo sbandierato a chi le sogna,
ma finanziamo orrende atrocità
e le bare e i coperchi di vergogna.

Chi vende le armi a questi prepotenti?
Chi dà risorse a tanti mascalzoni?
Possibil che la sorte delle genti
sia passata dagli uomini ai demoni?

Ma cosa fanno le nazioni unite,
progettano soltanto un cimitero?
E non s'accorgon che le umane vite
valgono un soldo al continente nero?

Quando l'aria s'imbruna
Ansimante ritorno alle ore liete
vissute sul mio picco solitario
e miro valli, boschi ed alta quiete
d'un immenso paesaggio immaginario.

L'ho costruito nell'anima coi pezzi
delle emozioni che m'ha dato il cielo,
sensazioni provate negli spazi
senza confini che ho percorso in volo.

Ho provato vertigini d'amore,
lacrime folli ed estasi profonde,
ho visto campi ove spaurisce il cuore
e vascelli che sbattono sull'onde.

Ora che m'avvicino alla mia sera
e all'orizzonte è in agonia la luce,
lascio le mie speranze a chi dispera
e volo verso il mare della pace.

Poi che l'aria s'imbruna
io navigo nei mari della luna.

Natura
Prendiamo la bellezza
che sboccia su ogni stelo!
Poi se qualcuno ci ama
è perché siamo fiori
e mare, e sole, e cielo.

Sposiamo l'armonia
della natura intera,
così la nostra vita
che passa come un fiume
trascorrerà leggera.

Amiamo chi ci ama
perché siamo natura
e offriamo i nostri frutti
a chi ne prende cura.

Persone, bestie o cose,
tocchiamone la pelle;
se hanno spine son rose,
se hanno luci son stelle.

Non sono solo
Oscillo sul trapezio
d'un circo vuoto e spento,
difficile esercizio
ogni giorno più lento.

Scruto nell'ombra bruna
del crepuscolo immenso,
cerco un raggio di luna
e un profumo d'incenso.

Con l'animo sospeso
già mi preparo al salto:
soggiacerò al mio peso
o volerò più in alto?

Per la notte futura
ho scritto una poesia;
non mi serve altra cura
se non l'eutanasia.

Però non sono solo
nel cosmo rarefatto:
se ho compiuto il mio ruolo
ne fa fede quest'atto.

La mano che m'ha posto sul trapezio
mi prenderà finito l'esercizio.

Recapito
Su un'obliata radura d'un giardino
vedrai un albero vecchio, abbandonato,
coi rami nudi e il tronco rivestito
d'un'edera virente e appassionata.

Quando il fringuello avrà lasciato il nido
resteranno occhi aperti alla speranza
d'un tepore, d'un trillo , d'una danza
che porti il sole e scacci la paura
dalla nostra invisibile radura.

E briciole saranno un lauto pranzo.



Ma Bohème
(Fantaisie)

Je m'en allais, les poings dans mes poches crevées;
mon paletot aussi devenait idéal;
j'allais sous le ciel, Muse! et j'étais ton féal;
oh! là là! que d'amours splendides j'ai rêvées!

Mon unique culotte avait un large trou.
-Petit-Poucet rêveur, j'égrenais dans ma course
des rimes. Mon auberge était à la Grande-Ourse.
-Mes étoiles au ciel avaient un doux frou-frou.

Et je les écoutais, assis au bord des routes,
ces bons soirs de septembre où je sentais des gouttes
de rosée à mon front, comme un vin de vigueur;

où, rimant au milieu des ombres fantastiques,
comme des lyres, je tirais les élastiques
de mes souliers blessés, un pied près de mon coeur!
Arthur Rimbaud - Poésies - Octobre 1870
La mia Bohéme
(Fantasia)

Me ne andavo coi pugni nelle tasche sfondate,
ed anche il mio cappotto diventava ideale;
andavo sotto il cielo, Musa! e, amante reale,
quante storie d'amore risplendenti ho sognate!

Bucati i miei calzoni, ma non ne avevo più.
-Pollicino sognante, spargevo la mia corsa
di rime. Avevo casa fra le stelle dell'Orsa.
-Le mie stelle nel cielo sussurravan fru fru.

Le ascoltavo seduto sul ciglio delle strade,
le sere di settembre che spandevan rugiade
lievi sulla mia fronte, simili ad un liquore;

ed io rimando in mezzo alle ombre fra i crepacci,
come fossero lire, toccavo assorto i lacci
delle mie scarpe rotte, un piede sul mio cuore!
Libera traduzione di Santi Cardella 22/02/2016

 

Tramonto
Se ti vedo passare nella luce soffusa,
nella grazia composta della tua tarda età,
ripenso ancora a quando, risplendente ma illusa,
abbagliavi gli sguardi bramosi di beltà.

Eri un faro, eri un mito, un'errante chimera
che popolava i sogni di gloria degli audaci,
tu portavi promesse d'eterna primavera
ai focosi guerrieri avidi dei tuoi baci.

Io son salito al colmo della volta celeste
per attirar la luce fulgente del tuo sguardo
ed ho visto apparire la figura e la veste
di Diana cacciatrice mentre scagliava il dardo.

Ho abitato l'Olimpo e mi sono inebriato
di nettare e d'ambrosia che mi porgevi tu,
ho nuotato nel Lete e mi sono scordato
d'innaffiare la pianta delle umane virtù.

Ma si sfogliò la rosa nel crepuscolo breve
che sopraggiunse al fine di quell'età dell'oro,
tu sei scesa dal cielo come in un sogno lieve
e ti sei arresa al tempo, crudo nel suo lavoro.

Ora io coltivo un orto di tedio e di parole
ricordando i fastigi del bel tempo che fu;
se ti vedo passare nel tramonto del sole
spero d'addormentarmi e non svegliarmi più.

Congedo
Vi porto nel mio cuor, terra natia,
pascoli verdi, cieli, mari, monti,
fonti del mio sorriso ed armonia
dei palpiti destati dalla luce.

Statemi accanto sorridendo in questa
ultima sera delle cose amate:
voglio lasciarvi ancora una carezza,
fedeli amici dell'adolescenza.

Io debbo attraversare questo fiume
che non ha ponti, in braccio alla corrente
e domani sarò sull'altra sponda
a conoscere, assorto, un nuovo oriente.

Ma l'anima cui avete dato forma
e profumo, e colori, ed opulenza,
vi cercherà sperando d'incontrarvi
nel nuovo libro della conoscenza.

Non portarmi fiori
Non uccidere i fiori, non staccarli
dalla loro radice!
Lascia che la lor linfa corra ancora
lungo lo stelo!
Lascia che la bellezza ancora parli,
viva e ammirata, fra la terra e il cielo!

Perché rendere omaggio ad una vita
già terminata, decretando morte
per petali e corolle?
Perché non dare spazio alle farfalle?

Se del vivere tuo prendi coscienza
ed ami, e ridi, e apprezzi la bellezza
che nel tuo cuore ogni mattina canta,
ti prego, amico, non portarmi fiori;
porta i semi e dài vita a un'altra pianta.

Gorgo
Ah, cielo azzurro dell'adolescenza!
Era mio solo il punto zenitale,
l'acme perfetto della conoscenza,
il mondo senza l'atomo del male!

Ah, pace immensa, mare dell'oblio!
Com'è svanito in fretta quell'istante
quando in un gorgo il sogno ed il desio
hanno formato un calice inquietante!

Ah, giovinezza, aroma d'infinito!
Prima fortezza eretta in fondo al cuore,
sogno d'un cielo limpido sparito,
favola bella avvinta al primo amore!

Teatro Massimo e Palermo
Ecco il tempio del canto! La palestra
dedicata dall'uomo alle passioni,
alle illusorie rappresentazioni
che veston l'aria della verità!

Fra le tue auguste mura quanti drammi
han fatto palpitar la buona gente,
han sublimato l'uomo, reticente
modello di miseria e nobiltà.

Nel foyer vuoto echeggiano parole,
erronei fin della commedia umana,
scoppia nella platea, corale e arcana,
la passion di giustizia e libertà.

Oh, mia città, teatro recidivo
d'un egoismo che non ha confini,
possa esser tu platea dei cittadini
appassionati al bene collettivo!

Eco nascosta
La terra ha chiuso l'ultimo suo giro,
s'è fatto vuoto e inabitato il mare.
Scomparsa è l'ombra. Tenebre. Silenzio.

Ma una scintilla, un brivido e un sospiro
si fondono in un suono di campana
e una gemma compare sopra un ramo.

Scoppia la vita. Il mondo è salvo. Io amo!

Eutanasia
Vorrei partecipare alla lettura
del testamento delle donne amate
per saper se qualcuna ha avuto cura
di dare un nome all'emozioni andate.

Ma occorrerebbe dar la precedenza
alle signore nel cammino a Dite,
o prolungare la mia permanenza
su questo mondo oltre le loro vite.

Inoltre occorrerebbe che ogni amata
lasciasse pure i soldi del biglietto
per raggiunger la meta designata
ove svelarmi l'inobliato affetto.

Ma rendendomi conto che il programma
dipende da diverse circostanze
e che, alla fine, non sarebbe un dramma
non fare parte delle ricordanze,

invito tutte quelle che han serbato
remote cicatrici dei miei dardi
a mandarmi una foto del passato,
adesso, prima che sia troppo tardi.

(Spero ricever foto da Milano,
Santo Domingo, alcune dal Brasile,
da Amburgo, da un paese colombiano,
da Courbevoie, da un'ex miss Cile.)

Qual è lo scopo di tanto desio
tenace e folle come una passione?
Ragazze, vi confesso il sogno mio:
ho voglia di morire d'emozione!

Iam ver egelidos refert tepores                
Iam ver egelidos refert tepores,                     Già primavera trae miti tepori,
iam caeli furor aequinoctialis                          già il furore del cielo equinoziale
iocundis Zephyri silescit auris.                        tace ai dolci sussurri dello Zefiro.
Linquantur Phrygii, Catulle, campi                  Lascia dunque, o Catullo, i campi Frigi
Nicaeaeque ager uber aestuosae:                   e le feconde terre di Nicea:
ad claras Asiae volemus urbes.                      vola alle luminose città d’Asia.
Iam mens praetrepidans avet vagari,              Già l’animo impaziente vuol partire,
iam laeti studio pedes vigescunt.                     e si svegliano i piedi per la gioia.
O dulces comitum valete coetus,                    Statevi bene miei cari compagni,
longe quos simul a domo profectos                che partiti in un gruppo dalla patria
diversae, variae viae reportant.                      tornano sciolti per diverse vie.          
C. Valerio Catullo – carme XLVI                                 libera traduzione di S. Cardella (16/01/2016)

I sensi e l'anima
Ho ascoltato un latrato nella notte,
il grido insoddisfatto
d'un animale che non può dormire.

Ho visto un lume fioco a una finestra
ove veglia ostinata
una speranza che non vuol morire.

Ho gustato il sapor della vendetta,
l'acre brama di sangue
che accende il cuore di chi vuol ferire.

Ho toccato le tempie indolenzite,
le lacrime cocenti
dello sconfitto che non sa reagire.

Ho sentito l'odore nauseabondo
delle carni disfatte
lasciate sotto il sole a imputridire.

Appeso alla girandola dei sensi
sopra una ruota eterna ed infinita,
fra oscure grotte ed orizzonti immensi
c'è un uomo innamorato della vita.

Un uomo ch'è capace di saltare
l'abisso tra pensiero e sentimento
chiedendo pace al mormorio del mare
e luci accese al blu del firmamento.

Passato e presente
                                                           …quando muti questi occhi all'altrui core
                                                               e lor fia voto il mondo, e il dì futuro
                                                               del dì presente più noioso e tetro …

                                                              da "Il passero solitario" di G. Leopardi

Sto tentando di leggere,
ad occhi chiusi, ricordando un sogno,
il senso surreale d'un viaggio
senza meta, nel tempo e nello spazio.

Prima udivo il richiamo dell'azzurro,
mi commuoveva il cielo,
e cercavo di dar, come le rose,
il mio profumo a un mondo immaginario.

Ora ho impressione d'essere rimasto
oltre l'orario dentro un cimitero,
pesce vagante in un immoto acquario
senza luce, né suono.

E all'improvviso il senso si fa chiaro:
prima l'ebbrezza d'un ardito volo,
poi il tonfo che fa seguito a uno sparo.

Ti cerco
La polvere degli astri m'ha sfiorato
e in me s'è acceso un palpito di stelle.
Di chi è la voce che da un chiuso altare
s'insinua sotto pelle?

Mistico è il cielo e limpido il tuo sguardo,
pieni di meraviglie d'altri mondi;
vorrei rapirli insieme e navigare
negli occhi tuoi profondi

alla ricerca della pura fonte
che inebria le mie vene e il mio pensiero,
conoscere il magnete che dà vita
e svelarne il mistero.

Come può la tua semplice mancanza
farmi smarrire nell'azzurro terso?
Ove sta il raggio che mi porta al vero
centro dell'universo?

Lontananza
Ogni uomo ha diritto
ai suoi cinque minuti di follia.

Nel kamasutra da natura scritto
hanno inventato un'altra posizione:
io, solo, con le guance tra le mani
e tu, sola, in un'isola non mia.

Nella didascalia: "Disperazione".

Un solo dono
Quand'ero adolescente
sognai la primavera.
Era una fata con un fiore in bocca.

Nel sogno mi poneva
la mano sulla spalla
e m'invitava ad osservar tranquillo
tutti i regali che portava in grembo.
"Quale vuoi''? domandò con un sorriso.
C'era il mare, un vulcano, il paradiso,
la musica, la danza e la poesia,
la luna piena, un cielo con le stelle,
il profumo dei fiori ed altre mille
meraviglie evocate per magia…

Prima che quella immagine svanisse
ed ogni mio desio tornasse vano,
mossi le labbra e chiesi: "la tua mano".

Attraversando i secoli
Vedo movimenti orizzontali d'alti alberi nello spazio
e sferiche bolle trasparenti in migrazione centrifuga,
sciami di mani che pizzicano sottili e pazze corde
e gonfi velieri variopinti sospinti contro l'onda.

Il frastuono di mille campane si disperde nell'etere
ove api laboriose sprecano favi di dolce miele,
sotto la frammentata cupola di nuvole e d'azzurro
volteggiano senza conoscersi le rondini e i gabbiani.

Intersecando i piani sfalsati dell'umana follia
incrocio una fiumana torbida d'egoisti e mercanti,
solcata da violente zattere che portano al macello
uomini senza volto vocianti a pecore smarrite.

Tu, Vergine Maria, fra tutte le donne unica eletta,
copri col tuo mantello le mura di questa nuova Ilio,
spegni tutte le fiamme e rinnova, nel buio di questa grotta
terrena, la luce dell'amore che ci portò tuo figlio.

La sfida

Implume e senza ali,
ma innamorato della sua imponenza
e dell'immensa libertà di volo,
osai sfidare un'aquila reale;
l'eterna schiavitù la posta in gioco.

Ella scese sui blocchi di partenza
e si volse a guardarmi altera e incerta.
Ma nel mio sguardo vide
un frammento di sole, un alto foco
e la trafisse il mio silente grido
d'implorazione per portarmi in cielo.

Amò la mia follia,
aprì le ali e mi portò al suo nido.

Noi due
Per ritrovare Dio
in ogni Sua creatura
andiamo in giro insieme
amando la natura;
la nostra strada è musica.

Noi! Cavalli al galoppo
sulla riva del mare
al calar della sera.
E' bianco il tuo mantello,
fulva la mia criniera.

Né fulmini , né tuoni
potranno mai fermare
la nostra unica corsa,
ma le fatali brume
che spegneranno il lume
delle stelle dell'Orsa.

Ellos                                                   Essi
(Crepúsculo)                                                   (Crepuscolo)

 ¡Qué hierro el pensamiento!                            Che magnete è il pensiero!
¡Cómo, imantado con la tarde dulce,               Come, attirato dalla sera dolce
se trae a la cabeza, al corazón - ¡ al alma!        porta alla mente, al cuore – fino all’anima!
personas, cosas!                                             persone, cose!

¡Cómo arrastra, en un punto,                           Come attira, in un punto,
sin lastimarlos nada,                                         senza fastidio alcuno,
por montañas y simas                                      per montagne e per valli
- ¡ tan tiernos! -                                               - così teneri ! –
los ojos adorados;                                           gli occhi adorati;
cómo, sin trastornarles una hojilla,                    come, senza toccar loro una foglia
en un instante acerca                                       in un istante unisce
la frájil rosa de cristal de las palabras!              la rosa di cristallo e le parole!

¡Cómo, sin quebrantar el corazón                    Come, senza ridurre a pezzi il cuore
- tan suave en esta hora -,                               - così dolce in quest’ora -,
qué fuerte, qué valiente,                                   con forza, prepotenza,
le pone dentro mares, pueblos,                        gli insinua dentro mari, e poi paesi,
torres, montañas, vidas!                                   torri, montagne, vite!
Juan Ramón Jiménez                                                    Libera traduzione di Santi Cardella, 02/2015

Sublimazione
Dopo l'amore tieni la mia mano
per celebrare d'essere sol uno
e sentir solo un'anima cantare.

Ci porti su la brezza piano piano
fino a un pianeta ove non c'è nessuno.
Tace la terra. S'addormenta il mare.

Risonanze d'immagini e parole
Vedo, luoghi e persone,
e quel che vedo lo potrai trovare
nelle realtà della fotografia
qui acclusa, testimone d'un momento.

Ma quel che sento lo dovrai cercare
nelle parole di questa poesia,
in questi luoghi, nel tuo palpitare
della memoria, della fantasia,
nell'anima vibrante che hai quest'oggi,
desta nell'eco della vita mia.

E quando riuscirò a comunicare
quello che vedo insieme a quel che sento
ci assalirà, ma insieme, lo sgomento;
che ne sarà dell'emozione nostra?
Canterà in altri cuori questa storia,
o le anime, senza ali di memoria,
cadranno nella polvere e nel vento?

Sensazione
Ho un ricordo, sublime,
nascosto tra le pieghe del mio cuore,
ma non oso indagarlo
perché temo che dopo
spariranno le stelle e il firmamento.

Cielo di sogni, cielo di memoria,
non venga l'alba perché troppa luce
può far svanire l'armonia e il profumo
che stanno intorno a un fiore non reciso
e crescon, lievi, come la speranza!

È una tremula stella il suo chiarore
ma non mi serve il nome o la parola;
non s'addice la gabbia allo splendore,
né si misura in grammi il paradiso.

Il dubbio
La prima volta che il crudel destino
mi presentò un'immagine inattesa
fu davanti al sagrato d'una chiesa
di quel rione ove abitai bambino.

Giungevan, disperati e lacrimanti,
due genitori giovani, a braccetto;
la donna stava in equilibrio incerto
e lui la sorreggeva andando avanti.

Dietro la coppia un giovane parente
portava tra le braccia un grave peso,
con gli occhi bassi, in un silenzio teso:
la bara d'una piccola innocente.

Quell'umile corteo di tre persone
che portava alla casa del Signore
il frutto ancora acerbo dell'amore,
spezzava il tasto della compassione

e mi toglieva l'intima certezza
d'esser protetto dentro le mie mura
destando in me bambino la paura,
cratere oscuro dell'insicurezza.

La mamma mi spiegò che la bambina
non stava più dentro la bara bianca
mentre l'anima sua volava franca
verso le braccia della Madonnina,

e che dentro la piccola cassetta
stavano i giochi amati in questa vita:
la bambola, una palla, una matita
per colorar di rosa la disdetta.

Ma il dubbio, sempiterno indagatore,
tacito figlio della conoscenza,
come ombra s'annidò nella coscienza
ed innaffiò la pianta del dolore.

Apparizione
Sei venuta a bagnare la tua pelle
nell'acqua chiara del mio sentimento
illuminando il mar, luna d'argento,
perla brillante fra lontane stelle.

Il tuo chiarore accese la laguna
ove sognava l'anima assopita,
aprendo ampi orizzonti alla mia vita,
scie luminose nella notte bruna.

Il sogno si vestì dei tuoi colori,
rosea la carne ed ebano le chiome,
svelando una figura tra i bagliori

e m'apparisti viva e bella come
farfalla che volteggia tra i suoi fiori.
Mi sveglio e il mare mormora il tuo nome.

Io amo
L'alba trattiene i suoi passi felpati
per non farmi morire d'emozione
mentre le braccia s'aprono a una prece:
sorgi, o sole, ed inondami di luce!

Terapia dell'amore
Sui campi di battaglia dell'amore
ho trasformato tutte le amarezze
in una sazietà riconoscente,
grato e infiammato per l'altrui esistenza;

come un mare che dopo una bufera
trova un golfo nascosto e divien specchio
profondo e silenzioso.

La bianca luna cela il suo chiarore,
il mare esala l'ultimo sospiro.
Stendendo una coperta sul dolore,
pura, solenne, nasce una preghiera.

Alberi spogli
Mesto nella mia stanza
guardo sul comodino
foto ingiallite di perduti affetti,
prima di porre a letto
il corpo estenuato dal cammino.

Ma l'anima dov'è? Dov'è la fiamma
che riscaldava l'aria del mattino,
che sorrideva al sole e al cielo terso,
che vestiva di fiori la speranza,
amando l'armonia dell'universo?

Ahimè sembra lontana,
né promessa d'amor anco l'adduce.
L'incertezza futura e il forte vento
che sibila tra i rami e ci denuda,
chiamano al sonno e a spegnere la luce.

Soneto de Maio                              Sonetto di Maggio
Suavemente Maio se insinua                   Soavemente Maggio apre una via
Por entre os véus de Abril, o mês cruel  Dentro i veli d’April,mese crudele
E lava o ar de anil, alegra a rua               Lava l’aria d’azzurro, dà allegria
Alumbra os astros e aproxima o céu.      Lucida gli astri ed avvicina il cielo.

 Até a lua, a casta e branca lua                 Anche la luna, casta e bianca luna
Esquecido o pudor, baixa o dossel         Messo a parte il pudor, sveste le tele
E em seu leito de plumas fica nua          E sul letto di piume resta nuda
A destilar seu luminoso mel.                   A distillare il suo lucente miele.

Raia a aurora tão tímida e tão frágil       Per l’alba fresca e timida va il raggio
Que através do seu corpo transparente   Sì che attraverso il corpo trasparente
Dir-se-ia poder-se ver o rosto                 Direi che puoi vederne il volto tosto

Carregado de inveja e de presságio        Caricato d’invidia e di presagio
Dos irmãos Junho e Julho, friamente      Da Giugno e Luglio, suoi freddi parenti
Preparando as catástrofes de Agosto…  Che preparano i turbini d’Agosto…
Ouro Preto, maio de 1967- Vinicius de Moraes          Libera traduzione di Santi Cardella- Maggio 2013

Divina natura
Parlano. In coro sento
le voci della vita,
il refolo del vento,
l'urlo della cascata.

Errano fra i tuoi astri
sogni senza paura;
vèstiti di ginestra
o divina natura.

Cantano le tue lodi
i profili dei monti,
gocciole di rugiada
e nuvole migranti.

Mostrami il tuo sorriso,
l'alba coi suoi colori,
le stelle misteriose,
i petali dei fiori.

Portami l'allegria,
la voglia di poetare,
dammi la tua energia,
il cielo azzurro, il mare.

Copri con le tue stelle
d'oro la mia laguna,
colma le mie pupille
col volto della luna.

Spazza via l'inquietudine
dalle brume del cuore.
Svela alla moltitudine
che l'universo è amore.

Mezzo amore
Giovani noi eravamo
ed immaturi.
Il tuo splendore amai steso su un campo
di verdi spighe sotto azzurro cielo
e mentre sorridevi e m'accendevo
come un lampo ci unì fiamma d'amore.
E giurammo - spergiuri -
di proseguire insieme, eternamente.

Però poi le tue vie
percorresti ammaliata da altre lune
lontane dalle mie.
Fosti oggetto di sogni e desideri
silenti e inconsolabili agonie,
ma nel mio letto manca il tuo profumo,
eternamente, rosa senza stelo.

Negli album della gioia e del dolore
l'anima adesso colloca i ricordi,
onde inquiete d'un antico inverno:
dove va questo mezzo amore eterno?

Inno al sole
Nel turbinio dei palpiti destati
dal torrente impetuoso dell'amore
vibra la stessa fonte misteriosa
che anima il creato e son fulgenti
i segni inconfondibili del sole:
sorgente d'energia, luce e calore
che dallo spazio, immensa calamita,
pegno d'amore eterno del Creatore,
regola i meccanismi della vita.

Lassù
Sono comparse colombelle a stormi
sulla corrusca tavola del mare
ed erra sotto l'acqua il mio riflesso
di falco senza pace
che orienta il volo verso un'emozione.

Il vento adesso
offende con la sua mano rapace
ragnatele di sogno e di memoria,
polverosi quadranti lacerati
dalle sfere implacabili del tempo.

Oh, anima mia,
nube di tedio e di dolore ingombra,
vorrei salir lassù, dove tu voli
e gustare con te l'ultimo sole
prima che tutto sia pervaso d'ombra!

Fra terra e pietra
Oh, la mia terra dai limoni d'oro!
Oh, le materne braccia e il sentimento!
Oh, cieli azzurri ove s'espande il coro
delle emozioni che affidiamo al vento!

Noi siamo quelli che già siamo stati
in ogni giorno della nostra vita,
coltivatori ciechi e appassionati
d'una speranza che verrà tradita.

Noi componiamo musica e parole
da accompagnare con la nostra cetra,
ma ben sappiamo che al calar del sole
staremo all'ombra d'una fredda pietra.

Oh, scura terra, fertile promessa!
Oh, bianca pietra sul mio capo messa!

Fame e sete
Coi tuoi ricordi ho dato forma ad una
cassata siciliana di memoria.
Ma la dolcezza della nostra storia
non basterà per eclissar l'amaro
distillato con l'erba della luna.

Torna ai miei baci! Non so viver senza
l'acqua ed il cibo. In tutto l'universo
cerco te sola. Mi sei necessaria
come a un incauto nuotatore l'aria,
giù nel profondo, dove manca, immerso.

Migranti
Innumeri migranti
in fuga dalle guerre
solcano il "mare nostrum"
verso le nostre terre.

Strappati con violenza
dalle lor lande amare,
vengono defraudati
e abbandonati in mare.

Involontari attori
d'una tragedia immane,
cercano un po' di pace
chiedono un po' di pane.

Se tante e tante chiese
non furo erette invano,
ogni figlio di Dio
può dar loro una mano.

Orsù, fatevi avanti
soldati dell'amore:
il cielo cerca spalle
per poggiar il dolore.

L'addio
Se tu sorgessi dal groviglio d'ombre
delle persone spente in questa casa
e la tua voce mi chiamasse: "figlio,
sono qui pronto a prenderti per mano",

ti chiederei quel pane quotidiano
d'amore, di consigli, di sorrisi
che ci fu tolto con la tua partenza
senza rimedio verso i Campi Elisi.

M'aiuteresti col tuo fare accorto
a riparar rapporti arrugginiti,
a ricoprir di balsamo ferite,
ad innaffiar le piante del mio orto..

Ma tu rimani immobile ed il gesto
del tuo addio lo fissò la falciatrice
che t'ha troncato con un colpo esperto:
le mani asciutte e il rubinetto aperto.

Sentimenti eterni
                                                                            (Sconforto d’amore)
Estne tibi, Cerinthe, tuae pia cura puellae               Non hai più, o Cerinto, pio affetto del tuo amore,
quod mea nunc vexat corpora fessa calor?             già che adesso la febbre squassa il mio corpo stanco?
A ego non alitertristes evincere morbos                  Ah, proprio non vorrei vincere il triste male
optarim, quam te si quoque velle putem.                 se non fossi sicura che tu pure lo vuoi.
At mihi quid prosit morbos evincere, si tu                Ma a che mi gioverebbe vincer la malattia
nostra potes lento pectore ferre mala?                    se tu puoi sopportarlo con animo insensibile?
(Tib., III, 17; IV, 11)

                                                                                                          (Pentimento)
Ne tibi sim, mea lux, aeque iam fervida cura             Possa io non esser più la tua ardente passione
ac videor paucos ante fuisse dies,                             come sembra che accada in quest’ultimi giorni,
si  quicquam tota commisi stulta iuventa,                   se ho commesso, amor mio, errori giovanili,
cuius me fatear paenituisse magis,                             di cui ammetto adesso d’esser assai  pentita,
hesterna quam te solum quod nocte reliqui,               più del fatto che ier notte io t’ho lasciato solo,
ardorem cupiens dissimulare meum.                          per non render palese la passione d’amore.
(Tib., III, 18; IV, 12)
Autrice: Sulpicia                (I sec. A. C.)                         Libera traduzione di Santi Cardella (30/07/2015)

Corpo o anima?
Parole partorite dalla mente
che elabora dell'anima i tumulti
o gesti che rivelan moti occulti
d'un rosso desiderio incandescente?

E' meglio dar le ali alla passione
e alla cieca energia del sentimento
o togliere l'involucro d'argento
distinguendo l'amor dall'illusione?

Vuoi conoscer l'altezza della fiamma
o alimentar un fiume? E' qui il dilemma!

19 luglio, Paolo Borsellino
Non l'hanno ucciso; l'han moltiplicato!
Hanno portato la sua voce a un mondo
di davanzali aperti sulla luna
destati per mirare la sua luce.

Non l'hanno ucciso! Paolo e la sua scorta,
spighe recise da una mano nera,
hanno sparso alla terra i loro grani
per dare nuove messi a primavera.

Hanno svegliato tutte le coscienze
che anelano giustizia e libertà,
colpendo , vili, con un calcio al ventre
la buona fede, il giusto, l'onestà.

Hanno mostrato al mondo il suo sorriso
d'uomo sereno e forte contro il male,
l'immagine che radica nei cuori
l'idea della giustizia universale.

Non l'hanno ucciso, l'hanno perpetuato!

Bosco ceduo
Sto viaggiando sul treno della sera
verso orizzonti d'ombra e di dolore
con altri viaggiatori intirizziti
mossi da un'acre nostalgia di sole.

Arranca il treno traversando un lungo
bosco d'alberi spogli e sonnolenti,
memori d'una linfa più feconda
e della fronda abbandonata al vento.

Prima d'addormentarmi gusto il cibo
che serbo in una tasca del mio petto:
due caramelle della nostra storia,
due foto e qualche briciola d'affetto,

poi in dormiveglia, tra pensieri e sogno,
rivedo le vestigia del passato
e rido e spero. Ma riaprendo gli occhi,
mi trovo solo, il treno se n'è andato.

E mi trasformo in pianta tra le piante,
coi rami nudi e volti verso il cielo,
per impetrare i doni che natura
vorrà posare, se non vince il gelo.

Nella spessa caligine che il vento
soffia sui boschi dell'adolescenza
cerco un segno del sol che non rinasce.
Ma sento, cupo, un crepitare d'asce.

Il licantropo
La strada dei miei sogni è sulla scia
d'un sol vermiglio tramontato in fretta,
ove s'insinua la malinconia
che, come un lupo solitario, aspetta.

L'ombra dei monti spande le sue forme
sulla silente immobile laguna
e intanto che ogni palpito s'addorme,
il lupo veglia ed ulula alla luna.

Uggiolando alla volta che via via
s'annera, chiude gli occhi per mirare
e rivede nel sogno, per magia,
l'immensa luce che s'è spenta in mare.

L'appuntamento
                                          Amor ch'a nullo amato amar perdona…
                                          Inferno,V - Dante


Poeta, non fui all'aeroporto
quel dì che venisti per me,
amante, non ho il passaporto
per vivere sempre con te.

Amico, sentivo il bisogno
di pace e d'amore che hai,
non volli dar seguito al sogno
che un giorno con te coltivai.

Conobbi quei tuoi desideri
di pace e di felicità:
quei giorni finirono ieri,
l'amore si prende e si dà.

Poeta, la volta infinita
è piena di stelle lassù;
se tu non puoi offrirmi la vita
non prendermi il cuore: mai più.

Strada fiorita
Andavo adolescente
per le strade del mondo
per portare il mio cuore
verso fulgenti amori;

scalavo vette ardite
per chiudere nel petto
luccichii di sorgenti
dentro profonde grotte;

solcavo creste e valli
d'onde fosforescenti
per carpire gli accenti
dell'alga e del corallo.

Di tutte le conquiste,
sogni o realtà, passioni,
illusioni celesti,
magie di luci e suoni,

porterò nella fossa
le immagini struggenti
per riempire gli abissi
del silenzio e del niente.

Ma l'amore che ha reso
questa strada fiorita,
nel cammino dei figli
spanderà la mia vita.

Burqa afghano
Tentativo maldestro
d'imbrigliare coi dogmi l'altrui vita
e di coprire il sole con la rete.

Bieca formulazione d'un precetto
che impedisce ai fautori di vedersi
satelliti d'un mondo putrefatto.

Forzatura alle Leggi del Creatore
per negar l'esistenza della donna,
figlia non degna dello stesso amore.


Les aveugles

Contemple-les, mon âme; ils sont vraiment affreux!
Pareils aux mannequins; vaguement ridicules;
Terribles, singuliers comme les somnambules;
Dardant on ne sait où leurs globes ténébreux.

Leurs yeux, d'où la divine étincelle est partie,
Comme s'ils regardaient au loin, restent levés
Au ciel; on ne les voit jamais vers les pavés
Pencher rêveusement leur tête appesantie.

Ils traversent ainsi le noir illimité,
Ce frère du silence éternel. O cité!
Pendant qu'autour de nous tu chantes, ris et beugles,

Eprise du plaisir jusqu'à l'atrocité,
Vois! je me traîne aussi! mais, plus qu'eux hébété,
Je dis: Que cherchent-ils au Ciel, tous ces aveugles?

Da "Les fleurs du mal", XCII, di Charles Baudelaire
I ciechi
Anima mia, contemplali; son certo spaventosi!
Sembrano manichini; vagamente ridicoli,
tremendi, strani vanno come assorti sonnambuli
saettando chissà dove i globi tenebrosi.

Occhi , ove la divina scintilla è ormai fuggita,
dai negati orizzonti al ciel restan levati;
non li si vede mai volti verso i selciati
chinare pensierosi la testa appesantita.

Traversano in tal modo il buio illimitato,
fratello del silenzio eterno. O mia città!
Mentre a noi intorno canti, ridi e urli con zelo,

bramosa del piacere fino all'atrocità,
vedi! Anch'io mi trascino! Ma ancor più stralunato
mi domando: "Quei ciechi, cosa chiedono al cielo?"

Libera traduzione di Santi Cardella 25/04/2015

 

Poetare
Amici miei, lettori, conoscenti,
non vi scordate che ogni nuovo nato
porta nel mondo qualche novità.
Osserviam dunque perché siamo al mondo,
ricambiamo l'amor che ci hanno dato
e scriviamo le nostre verità.

Quel che sentiamo, quel che immaginiamo,
bagaglio aperto dato in mostra a tutti,
è goccia originale e necessaria
dell'ampio mare della conoscenza;
espresso in versi è fulgida evidenza
d'una nostra emozione straordinaria.

Portiamo dunque sulla via del sole
le nostre impareggiabili emozioni.
Siam tutti costruttori e testimoni
della strada chiamata libertà,
lasciando azzurri segni di presenza:
amore, azioni, spirito, parole...

Paramenti griffati

Visitando i tesori delle chiese
penso a quanti bambini piangeranno
perché non hanno nulla da mangiare
e credono che il pane quotidiano
sia lavorato in forni d'oltremare.

Ma se un palazzo ha cinte alte e possenti
e ricchi marmi e inutili ornamenti
per fare da cornice a frasi vuote,
penso ad una cappella gentilizia
ove dei matti curano una salma:
la negata giustizia.

Pierrot
Sono dolente, lacero, invecchiato,
schiavo del corpo dopo un lungo viaggio,
vittima e ignaro complice d'un rischio.

Ahi, corpo, culla e tomba di quest'anima,
se in dono me l'hai data dalla nascita,
perché togli la luce dai miei occhi?

Se questa è la rivincita,
goditi il tuo tributo: la mia ultima
inaspettata traboccante lacrima.

Estirpiamo
Che facciamo se c'è una gramigna
che deturpa e fa secca la terra?
Nostro compito è farle la guerra,
salvare la vigna.

Se scopriamo che c'è un parassita
che sconvolge l'assetto sociale,
non è giusto lottare quel male
per tutta la vita?

Per qual fin, quali idee, quali gesti
Borsellino, Falcone, Puglisi
e altri martiri furono uccisi?
Per essere onesti.

Per respinger l'odiosa marea
delle mafie e la vil prepotenza
essi offriron la loro esistenza,
la fulgida idea

di giustizia e di pace sociale
che nel mondo accomuna le genti:
"estirpiamo le oscure e silenti
radici del male".

Or che il sangue di santi e d'eroi
ha tracciato la limpida via
per portare giustizia e armonia
seguiamola noi.

Filosofia
Amico, già lo so che vuoi scoprire
com'è sbocciato un fiore nel deserto
o come può accader che un male oscuro
abbia accesso al respiro d'un bambino
che confida nel latte della mamma.

Non lambiccare il tuo cervello, amico,
nessuna strada nella vita è certa
e quella terra che produsse rose
doman sarà di rovi ricoperta
o piangerai per l'onda non attesa.

Il bene e il male fanno la lor parte
mentre la vita ti fa spettatore
della commedia scritta dal destino
in cui credevi d'esser primo attore.

Il tuo cammino è sulla scia del fato
che muta la tua rotta di repente.
Pertanto esulta se cavalchi l'onda
e, se stai sotto, …segui la corrente.

Porto dell'anima
La veranda coperta
davanti alla tua casa
tiene all'ombra e nell'ozio me e le cose.

Ma dalle stanze giunge,
nuova, l'eco d'un canto
e nell'aria s'effonde il sentimento.

L'appassionato e caldo
suono della tua voce
spande attorno molecole di luce.

Palpito e aspiro assorto
luce, suono e parole
mentre le cose esultano nel sole
ed entrano cantando nel mio porto.

Catacombe
Una greve teoria di corridoi
con le spoglie perdute
nell'incessante, fredda, unica notte,
servizio pio per anime distratte.

Al cospetto di tanta
provocante, beffarda, eterna morte
vorrei avere la sorte
ch'hanno gli oggetti, di non viver mai.

A qual fine sprecar tanta energia?
Speranze, prima, e poi pasto pei vermi?
Quaggiù l'amore sembra una bugia
detta da mamma per addormentarmi.

Nel luogo ove s'annienta
gloria, beltà o altro chiodo fisso,
ah come mi tormenta
l'anima quell'immagine d'abisso!

L'Homme et la mer
Homme libre, toujours tu chériras la mer!
La mer est ton miroir; tu contemples ton âme
Dans le déroulement infini de sa lame,
Et ton esprit n'est pas un gouffre moins amer.

Tu te plais à plonger au sein de ton image;
Tu l'embrasses des yeux et des bras, et ton coeur
Se distrait quelquefois de sa propre rumeur
Au bruit de cette plainte indomptable et sauvage.

Vous êtes tous les deux ténébreux et discrets:
Homme, nul n'a sondé le fond de tes abîmes;
Ô mer, nul ne connaît tes richesses intimes,
Tant vous êtes jaloux de garder vos secrets!

Et cependant voilà des siècles innombrables
Que vous vous combattez sans pitié ni remord,
Tellement vous aimez le carnage et la mort,
Ô lutteurs éternels, ô frères implacables!

Da "Les fleurs du mal", XIV, di Charles Baudelaire


L'uomo e il mare
Uomo libero, sempre avrai nel cuore il mare!
Esso è il tuo specchio; in esso l'anima tua sprofonda
nel mulinello oscuro, incessante dell'onda,
né il tuo spirito abbraccia abisso meno amaro.

Nella tua stessa immagine ti diletta nuotare;
tu la cerchi con gli occhi, con le braccia, ed il cuore
è distratto talvolta dal suo stesso rumore
dal lamento selvaggio che non si può domare.

Voi siete l'uno e l'altro tenebrosi e discreti:
uomo, nessuno è sceso nel tuo abisso profondo;
mare, nessuno ha visto quanti beni hai nel fondo,
tanto siete gelose guardie ai vostri segreti!

Eppure sono tanti secoli incalcolabili
che voi vi combattete senza pietà né sorte,
fino a tal punto amate carneficina e morte,
o lottatori eterni, o fratelli implacabili!
Libera traduzione di Santi Cardella 24/04/2015

La giostra
Percorrendo a ritroso le tappe della vita
sono arrivato adesso davanti alla tua porta;
lo so perché nel cuore sanguina la ferita
d'una radice antica che immaginavo morta.

Ma non mi fermerò. Perché cavar la terra
attorno alle macerie d'un'illusione acuta?
a cosa può giovare rievocar quella guerra
di fulgenti conquiste e alla fine perduta?

Non toccherò alla porta; l'anima del ricordo
ha perso la sua guerra, quella col tempo atroce
ed i nostri vascelli, che filavan d'accordo,
perse le vele sbattono come gusci di noce.

Continuo allora il giro verso il porto iniziale
nel cammino a ritroso fra le idi e le calende;
ma un aspro fischio annuncia la fermata finale:
"siam tornati al silenzio. Fate presto. Si scende."

Dïàpason
Per far vibrare l'anima
non servon flauto e piano;
mi bastan la tua mano
e il murmure sommesso
d'una fonte nascosta.

Non so da quale spazio
emani la tua luce,
ma se guardo i tuoi occhi
una piccola stilla
di rugiada mi bagna la pupilla.

Viaggio senza tempo
Quando tocchiamo l'estasi d'amore
e ai nostri sogni abbiamo aperto il velo,
illuminati dal mutuo splendore
siamo pronti a partire per il cielo.

Non abbiamo bagaglio né pensiero,
nudi così per come ci hanno fatto,
e conosciam l'amore nel mistero
dei sensi sublimati da quell'atto.

Non cerchiamo il domani: il tempo è adesso
e lo fermiamo nelle nostre menti.
Ciascuno vede l'ombra di sé stesso

nel cuor dell'altro; gli occhi sorridenti
restano chiusi ad ammirare il nesso
tra i baci e la magia dei sentimenti.

Anni di vento e sogno
Prima il vento aleggiava
sulle corde del canto.
Tremavano gli accordi
scritti sulla speranza
sostenuta dai cori,
s'inebriavano i cuori
raccogliendo carezze
sui profili dei monti.
Ma poi sospinti in una frana immane
conobbero l'abisso e lo sgomento.

Certezza fu la pietra
alle macerie freddo pavimento.

Poi fu il sogno a spaziare
sulle onde del mare.
Cullandosi sulle acque
imparò a cavalcare
scivolando festoso,
aquilone sospeso
sulla spuma lucente,
ma tacque di repente e mutò in grido
spezzando sullo scoglio
l'ostinata energia del sentimento.

Certezza è ormai la pietra
che chiuderà domani il sogno e il vento.

Esercizi spirituali (haiku) della settimana santa
Lunedì - (bacio) Lieve carezza
d'un alito di vento
sul bianco seno.

Martedì - (bosco) Mare di verde
sopra l'arcobaleno
di luce e d'ombra

Mercoledì - (luna) Bagna la pelle
la pioggia silenziosa
del chiar di luna.

Giovedì - (ricordo) L'amore perso
dentro il mare del tempo
sfiora le sponde.

Venerdì - (agonia) Molo di notte,
mormorio del mare.
Pesce fuor d'acqua.

Sabato - (presenza) Due lampade,
due ombre nella sera.
Cristo è risorto.

Domenica - (sorriso) Incanto rosa
sulla nave che viaggia
fra gli occhi e il cuore.

Un altro giorno
Le tenebre e i pensieri della notte
vengono su per la montagna oscura
e cercano rifugio nelle grotte
ove vive tremante la paura.

Ma l'alba sbarazzina arriva svelta
e le ubbie della notte fa svanire.
Tu esisti ed io…confermo la mia scelta
quotidiana di non voler morire.

E al sol che ogni mattina ride intorno
dico in segreto: "dammi un altro giorno!"

Vulcano
Se sorridi ed accendi le tue stelle
il mio sangue si fa magma ardente
che pervade ed infiamma il roseo manto,
i sospiri son cenere e lapilli
che le viscere mie mandano al vento
per coprir tutta la tua bianca pelle.

Sei tu la fiamma nel mio cuor sospesa,
pur quando dormo, eternamente accesa.

Separati
Ovunque io volga il guardo, solo esiste
notte, calma d'abisso, acqua profonda
ove non entra luce e il cuore triste
non vuol sentir lo strepito dell'onda.

Cielo senza più ali di colombe,
ché han lasciato da tempo di volare,
fuochi fatui vaganti fra le tombe,
naufraghi separati in alto mare.

Così s'agitan cupi i miei pensieri
dentro il delirio d'una notte scialba;
l'unica stella mia s'è spenta ieri,
né più tornerà lei, né torna l'alba.

 

Dalla vetta
M'arrampico ogni sera sul cipresso
dell'orto mio, con una reticella
tessuta coi miei sogni, e cerco spesso
di catturar la luce d'una stella.

Ma ieri m'è successo un fatto strano:
mentre aspettavo la mia preda bella
mi sono addormentato e dalla mano
m'è scivolata giù la reticella.

In quell'istante un piccolo gabbiano
posava le zampine sul cipresso
e deponeva accanto alla mia mano
una stellina che portava appresso.

Sorpreso pel regalo inaspettato
ho fatto in fretta un nido nel mio cuore
ed ho deposto l'astro appena nato
nell'angolo segreto dell'amore.

Dal nascondiglio provvido e isolato
del cuore mio or è sbocciato un verso
che irradia quest'aroma sul creato:
"amo la luce, amo l'universo".

Attimo fuggente
Felicità è quel filo che al traguardo
spezziamo con il petto inebriato,
è l'attimo che vola nel passato
fulmineo, più veloce d'un ghepardo.

Non è un oggetto solido: non pesa
anche se vive a lungo nel ricordo,
ha la durata breve d'un accordo
che fa restare l'anima sospesa.

Per lei siam pronti a oltrepassar le porte
delle colonne d'Ercole remote
o a replicare d'Icaro la sorte

che del carro del sol seguì le ruote;
per lei giungiamo a corteggiar la morte
quando il gusto d'eterno ci percuote.

Démodé
                                              … infin ch' arriva
                                              colà dove la via
                                              e dove il tanto affaticar fu volto …
                                              G. Leopardi - Canto notturno…


Nel ricordo di ciò che ho costruito
c'è un silenzio che grida, un lacerante
fragore di strutture ed archi arditi,
eretti ad un centimetro dal cielo.

Sono crollati fuori dai confini
del viver quotidiano e prepotenti
hanno invaso i viali del giardino
ove un dì coltivavo i sentimenti.

Nello sfacelo che mi cresce intorno
le lacrime del cielo forman rivi
che collocano me e le mie macerie
nel purgatorio dei sepolti vivi.

Verran le Parche a spingermi impietose,
in un gorgo di polvere e di vento,
dal mondo vivo al mondo delle cose,
di vecchia serie inutile elemento?

Eu morava à beira-rio                        Abitavo in riva al fiume
Eu morava à beira-rio                         Abitavo in riva al fiume
E tinha que atravessar                         e dovevo attraversare
Mas o barqueiro sadio                        però il forte barcaiolo
Estava sempre com fastio                    non gradiva sempre il ruolo
De ele mesmo me levar;                      di dovermi lui portare

Por isso a filha é que vinha                 Ma alla figlia le piaceva
Remar-me para o outro lado.             traghettarmi all’altro lato.
Era forte, linda e tinha                        Era forte, bella e aveva
Remando um ar de rainha                  l’aria di chi ben sapeva.
Que bem que eu ia levado!                Che dolcezza esser portato!

Fallavamos a sorrir                             Parlavamo sorridendo
De quanto vinha a calhar                    senza avere alcun riguardo
E, quando era para rir,                       e, se c’era da sorridere,
Riamos de nos ouvir                          godevamo il nostro ridere,
E eu comia o seu olhar.                      mi nutrivo del suo sguardo.

Vejo ainda, vejo ainda,                      Vedo ancora, vedo ancora
Como esse corpo tam certo               quel suo corpo tanto esperto
Se inclinava, -mas que linda!-             che si piega e mi ristora
E aquelle olhar nunca finda                 e il suo sguardo ferma l’ora
No meu coração deserto...                 dentro al cuore mio deserto…

Meu amor, sinto-te quente                  Amor mio, calda ti sento
No alvoroço de abraçar.                     nella smania d’abbracciare.
Adoro-te realmente                            Io t’adoro realmente
Mas ha um rio de repente                   ma c’è un rio improvvisamente
E tu não sabes remar.                         dove tu non sai remare.

Perdoa, amor, não abarco                  Scusa, amore, non rimarco
Mais que uma vaga maneira               più d’un’ibrida maniera
De ser teu, sinto-me parco.                d’esser tuo, mi sento parco.
Meu coração vae num barco,             Il mio cuor va in una barca
Que o guarda lá a barqueira.               tra le braccia del nocchiero.
da “Poesias ortónimas” di F. Pessoa           Libera traduzione di S. Cardella 01/2015

Amo
Prima me l'hanno offerto come verbo
che induce lo splendor d'un astro vivo
e ho gustato l'ambrosia, soave cibo
che in volo per l'Empireo ti conduce.

Però, quando s'è spenta la sua luce,
mi sono accorto ch'era un sostantivo
d'acciaio arcuato, conficcato in gola,
che mi bloccava il volo e la poesia.

Non me l'inghiotto più questa parola:
me l'hanno estratto senza anestesia.

Elegia
Bramo
penetrarti nell'anima,
dipinger le tue viscere
con i colori ardenti
della passione,
imprigionare il tuo sorriso lene
nelle mie ansie
e pur senza più forza nelle vene
dirti in silenzio:
"t'amo".

Vaneggio
Son tornato a quel prato ov'io, maturo,
conoscevo la tua verde esistenza
e m'inebriavo della tua presenza
mirando il mare calmo e il cielo puro.

Donavi fresca linfa alla mia vita
e t'accoglievo come nuova aurora
che annuncia luce al mondo e lo ristora
con la natura prospera e fiorita.

Ma all'impeto fatal della corrente
del tempo che travolge e che rinnova,
ci siamo persi e il tuo ricordo prova
che avevo tutto e che non ho più niente.

Sopra le case del mio borgo antico
rompe il silenzio un suono di campana
portandomi nel petto una lontana
emozione che sanguina e non dico

poiché vaneggio; nel mio mondo vecchio
il vento apre la porta alla mia stanza
e m'insinua nel cuore la speranza
di vederti apparire nello specchio.

Incanto
Cielo, per me, guardarti,
amare il tuo sorriso senza fine,
esistere nel campo dei tuoi occhi
se un'emozione ti scolora il volto.

Cerco attonito, assorto,
gli accenti fra le note del tuo canto
che mi vibrano in cuore mentre ascolto
la divina armonia del sentimento.

Nella calma dell'alba,
quand'entrano le forme nel mio sguardo
e c'è l'eco dei sogni nella mente,
io sono il vento,.tu la fronda verde.

La collana
Il compito più ingrato di quest'anno
fu di comunicare a nostra figlia
la morte accidentale di Bianchina
sua compagna di giochi, una gattina.

Avrei voluto trasformare in perle
cucite col mio filo di dolcezza
le lacrime coscienti e silenziose
della mia grande e piccola ragazza.

Una collana da indossare il giorno
che chiuderà questo mio lungo inverno
quando nessuno le potrà spiegare,
ancora in boccio, il non avermi attorno.

Ma il nuovo micio che le abbiamo dato,
senza parole, con le sue moine
le spiegherà che amore non ha fine.

L'ultimo vantaggio
Ho cambiato di posto il cielo e il mare
e ho provato a pescare
la luna capovolta nello spazio..

Ma per la gravità, forza invertita,
il filo s'è rivolto verso l'alto
e al contrario ho percorso la mia vita.

Che gioia vedere i fiumi risalire
con strana leggerezza il lor cammino
e sul volto dei vecchi rifiorire
le sembianze e il sorriso d'un bambino!

Ma mi ha convinto l'ultimo vantaggio
di questo mondo alieno:
il piacere, alla fine del viaggio,
di spirar con le labbra avvinte a un seno.

L'anima e il cuore
Ah l'anima, impalpabile strumento
ed il cuore, apparecchio radioattivo
che propaga energia d'amore spento
sopra il calore dell'amore vivo.

Si, l'anima, recondita conchiglia
che conserva i sospir d'un'illusione
e il cuore, palpitante meraviglia
che ride o piange con la tua canzone!

Oh, le mie mani avide di vita!
Quella che i primi slanci ha accompagnato,
tu che mi condurrai verso l'uscita.

In lei si perde il cielo che ho sognato
ma, pronto a ricolmare la ferita,
di te sanguina il fiore che ho sfogliato.

Albe di guerra
Piove sulla brughiera
e sugli arsicci sterpi
un rumore indistinto
fa presagire un brulichio di serpi.

C'è nebbia nel mio cuore.
Nelle sue tetre grotte
scendono dai crepacci,
silenziosi, i fantasmi della notte.

Paura che mi blocca
la voce nella gola:
che dai mal chiusi inferni
esca una belva vittoriosa, sola.

Anche il Creator scontento
ha un severo cipiglio.
Come estirpare il seme
dell'ignoranza che Gli ha ucciso il figlio?

Soneto de separação                                    Sonetto di separazione
De repente do riso fez-se o pranto                All’improvviso il riso mutò in pianto
Silencioso e branco como a bruma                Silenzїoso e bianco come bruma
E das bocas unidas fez-se a espuma              E dalle bocche unite uscì la spuma
E das mãos espalmadas fez-se o espanto.      E dalle mani aperte lo sgomento.

De repente da calma fez-se o vento              Di repente la calma mutò in vento
Que dos olhos desfez a última chama           Che dagli occhi spazzò l’ultima fiamma
E da paixão fez-se o pressentimento             E la passione fu presentimento
E do momento imóvel fez-se o drama.          Ed il momento immobile fu dramma.

De repente, não mais que de repente            All’improvviso, proprio all’improvviso
Fez-se de triste o que se fez amante              Diventò triste chi era stato amante
E de sozinho o que se fez contente.               E solitario chi era cuor contento.

Fez-se do amigo proximo o distante              L’amico caro diventò distante
Fez-se da vida uma aventura errante             Cambiò la vita in avventura errante
De repente, não mais que de repente.            Tutto ad un tratto ed improvvisamente.
Vinicius de Moraes – settembre 1938               Libera traduzione di S. Cardella – settembre 2011

Insieme
Il tuo corpo è la barca idonea a traghettare
la mia nella tua anima senza usare parole,
la tua pelle la vela più adatta ad orientare
il vento della vita lungo la via del sole.

I tuoi occhi lucenti indican dove è il porto
in cui sarò cullato, libero dagli affanni
e sentirò la voce che mi darà conforto
oltre lo spazio immenso e il divenir degli anni.

Io ancorato al tuo braccio e tu appoggiata al mio
procederemo insieme senza avvertir stanchezza
avendo la coscienza che un temporaneo addio

può solo rimandare, non negar la certezza
che resteremo insieme, uniti nel desio
d'immortalar la nostra reciproca dolcezza.

Filèmone e Bauci
Vedi quel tiglio là come s'è attorto
al tronco d'una quercia millenaria?
Parlano d'una storia leggendaria
ancora viva ora che il tempo è morto:

"…vissero nelle terre della Frigia
sotto Pèlope re due contadini
attenti ai segni dei voler divini
in un tugurio d'umili vestigia.

Filèmone era lui, Bauci la sposa,
e insieme navigavano negli anni
dividendo miserie, ansie e malanni
d'una vita già tarda e laboriosa…"

Ma, tu ricorderai, gli dei pagani
non disdegnavan scender tra i mortali
per accertar dal vivo quali mali
agitassero i cuori degli umani.

"…Così Giove e Mercurio dalle soglie
d'Olimpo venner giù nel triste mondo
per constatarne l'animo profondo
come mendichi, sotto finte spoglie.

Bussarono alle porte della gente
mille volte e mille usci furon chiusi
palesando ai sacri ospiti, delusi,
l'aridità del cuore e della mente.

Solo la coppia degli antichi sposi
aprì la porta e offrì loro una panca
che Bauci ricoprì d'un panno, stanca
d'età, ma viva d'ansiti affettuosi.

E Filèmone prese a dialogare
con gli ospiti sui fatti della vita,
di quella povertà resa fiorita
da un pranzo, da un sorriso, un focolare;

staccò dall'asse carne affumicata,
lei pose al desco olive verdi e nere
ed uova e vino e il sapido piacere
di chi prova allegria dimenticata.

Concordi prepararono i più bei
piatti della locale tradizione,
lei non fu serva, lui non fu padrone
rimanendo appagati: uomini e dei.

Ma ad un tratto s'accorsero che il vino
rifluiva copioso nel cratere
e cercarono assorti le maniere
d'assecondar lo spirito divino.

Filemone inseguì l'oca guardiana
per darla in sacrificio alle sospette
divinità; ma sùbito ristette
al rivelato Giove ed all'arcana

voce che usciva dalle labbra al dio:
- Figlio, saliamo rapidi sul monte
ed indichiamo agli uomini la fonte
del premio e del castigo: il voler mio! -.

Gli sposi li seguiron faticando
su per le balze di quel monte ignude
e videro sparir nella palude
quegli usci che si chiusero negando.

Solo la loro casa ancora sta
dov'era prima e, trasformata in tempio,
ancora indica all'uomo il buon esempio
dell'affettuosa solidarietà.

Premio agli sposi, che pregaron giunti
d'essere nominati suoi guardiani,
fu concessa la sorte che il domani
non li vedesse per la via disgiunti

e che, mutati insieme in verdi tempre
atte a sfidare i secoli immortali,
seguissero gli impulsi naturali
che dicevano al cuore: uniti sempre…"

La quercia e il tiglio già trasfigurati
vivono ancora eternamente in noi;
se vuoi vederli, amico, se lo vuoi
cerca in te stesso gli alberi abbracciati.

Chiavi d'amore
Capacità infinita di volere,
stella continua che dà luce al cuore,
raggio di sole che riscalda il mare.

Chiavi che dànno accesso al paradiso
ove si fondon lacrime e sorriso.

Mar della speranza
Ascolto l'infinita
loquacità del mare,
la voce che non smette
di cantare

narrando lo splendore
di candide perline
seminate sul fondo
senza fine,

evocando emozioni
di promesse lontane
con un'eco non spenta
di campane,

balenando i colori
d'una serra fiorita,
desiderio fuggente
d'altra vita,

vagheggiando erme aurore
su un giardino canoro
risvegliato dal sole,
colmo d'oro,

offrendo ai disperanti
spazi senza dolore
ove per brevi istanti
regna amore.

Notte d'agosto
Il sogno s'è introdotto per la cruna
dell'ago dei sospiri e lentamente
ha portato il chiarore della luna
sulle umbratili terre della mente.

Ho rivisto così chiare lagune
d'un paesaggio con acque trasparenti
ove tu t'aggiravi tra le dune
dorate coi tuoi passi brevi e lenti,

poi ti sedevi e con le bianche braccia
rivolte al cielo e gli occhi luccicanti
mi convocavi…e accanto alla mia faccia
s'udia un sussurro che chiamava: "Santi…"

Nel breve guado dalla riva d'ieri,
col paesaggio lunare, all'improvviso
approdo risvegliato dei pensieri,
c'era la stessa luce: il tuo sorriso.

Al giudice di Reyhaneh Jabbari*
Pietosa morte, poggia le tue mani
sul capo di chi semina ingiustizia
e dài conforto ai tanti morti vivi
cui fu tolta la fede nel domani.

Ricorda alla tua falce uguagliatrice
che anche i fiori del male hanno uno stelo
e raccomanda al sole di seccare
la mala pianta fino alla radice.

Io lascerò sopra i violati altari
il perdono di chi ha subito un torto
con la preghiera che ripaghi il cielo
le vittime di orrori giudiziari.

*e ai tanti emuli

Crepuscolo
Dopo il tramonto intendo la tristezza
della natura che rimpiange il sole,
dello spettro che ha perso la bellezza.

Nel bosco stanno i salici piangenti
immoti ad osservare cieli grigi,
nuvole oscure sempre più immanenti;

l'acqua del fiume, persa la sua luce,
affida all'eco la testimonianza
dell'ormai impercettibile presenza

e i passeri han raggiunto i loro nidi
postergando al riposo i voli in stormo
verso tepore e luci d'altri lidi.

Nel silenzio che avvolge uomini e cose
solo il guaito del mio cuor randagio
che chiede a mille stelle silenziose:

"chi sono, dove ha fine il mio viaggio

Passione
No, non c'è alcuna immagine allo specchio;
è l'anima che muta sta passando
e lascia un'eco tremula all'orecchio
di chi percorre l'etere volando.

Se non hai pace nell'eterna lotta
che contrappone il cuore e la ragione,
prosciuga il lago in fondo alla tua grotta
e scava il limo della tua passione.

E' rosso come il magma dei vulcani
o nero come il filo dei pensieri?
Tra le vette innevate d'altopiani

chiamo il tuo nome e accendo i desideri
che non daranno pace ai miei domani,
ch'hanno placato l'anima d'ieri.


Dolorosa                                           Dolorosa
Mi vida es un jardín qu se ha secado.           La mia vita è un giardino imputridito.
El hada del Dolor ajó sus flores                    La maga del Dolor spense i suoi fiori
y ya no trina en él, dulce y confiado,             e più non trilla in esso, dolce e ardito,
el pajarillo azul de mis amores…                   l’uccellino celeste dei miei amori…

 La noche del pesar cubre mi frente              Notturne pene invadono la mente
que soñara una vez con la ventura                antica sognatrice di gaiezza
y llevo a cuestas, resignadamente,                e porto sulle spalle, sofferente,
la gigantesca cruz  de la amargura.                una croce gigante d’amarezza.

Indiferente a todo el alma mía                      Indifferente al sol l’anima mia
ya las venturas del vivir no ansía                   le sorprese vitali non desia
ni el dulce encanto de un amor espera,          né il dolce incanto d’un amore spera,

porque mi corazón, sensible y tierno,            perché il mio cuore, esposto al freddo esterno
es un clavel que marchitó el invierno             morì come un garofano d’inverno
bajo el dorado sol de primavera…               prima che lo nutrisse primavera…
Nicolás Guillén - Obra poética – Tomo I      Libera traduzione di Santi Cardella – ottobre 2014

I due prigionieri
Curїosa di me, perché domandi
di varcare la soglia del castello
ove nei versi ho imprigionato il vento?

L'ho chiuso perché sconti la condanna
per non avermi sostenuto in volo
verso l'isola magica dei sogni;
e per avermi poi lasciato, solo,
in un campo di neve sconfinato.

Ed io sconto la pena sulle sponde
del fiume che trasporta le illusioni
e le confonde sì ch'io non discerna;
per cui chiedo nient'altro che una mano
che mi lasci alle porte del giardino
ove comincia la mia notte eterna.

Partita persa
Sto provando a giocare la partita
arbitrata dal fato, l'uomo nero,
che oppone in campo la poesia e la vita;
ma già la vita vince: quattro a zero.

E hai voglia di mutare il risultato
mettendo in atto tutte le virtù!
Quando t'accorgi che non hai più fiato,
le scarpe al chiodo e non pensarci più.

Nella contesa ho messo tutto il cuore
e montagne d'amore ho sperperato.
Quando sarò alle porte del Creatore
almeno potrò dire: "ci ho provato…"

2 novembre
Oggi m'hanno riaperto la ferita
le ombre care dei parenti morti
risvegliando nell'anima i rapporti
fermi dal tempo della dipartita

e m'ha trafitto un'acre nostalgia
come d'acqua che scorre sotto un ponte
e s'allontana mesta dalla fonte
che un tempo dissetò l'anima mia.

Nonna, fratello, figlio, genitore,
certezze ed alimento d'una vita,
hanno adesso un'immagine sbiadita
nell'acqua che trasporta il mio dolore.

"Fermatevi e parlatemi un momento!
Ditemi ancora le parole usate,
in che luogo, in qual forma ancor mi amate?"
Ma il fiume scorre, silenzioso, lento.

Cavalieri delle nuvole
Chi li cerca nel mare con la lenza,
chi ci prova nel ciel con gli aquiloni,
tutti teniamo un filo
per catturare i rari talismani
che ci rendano immuni dal bisogno.

Alcuni, poi, li chiamano pepite,
molti, diamanti dalla luce eccelsa,
altri, dominio sulle aliene vite
per satanica scelta;
buoni e malvagi son legati a un sogno.

La corsa al tornaconto ha in pugno tutti
pur quando passa l'Uomo con la croce:
è l'espansione sotterranea e gretta
dell'egoismo atroce,
o l'insana passion del mentecatto.

Nell'eclissi total della ragione
stanno a guardare i cavalieri muti
cui stanno a cuor le solitarie vette
o i campi sterminati,
oscuri e mossi delle vie del mare.

In silenzio poeti e pescatori
dànno vita, gemendo, a un sogno audace:
incontrar la sirena
che con un filo d'oro
tessa e sveli i colori della luce.

La bottiglia nel mare
                                                                Jetons oeuvre à la mer, la mer des multitudes:
                                                                                    Dieu le prendra du doigt pour la conduire au port.
                                                                                                                                                  Alfred de Vigny

Il sole che pennella col suo raggio
di bianca luce i bordi delle nubi
ha scritto all'orizzonte il mio messaggio
a te che dalla terra il cuor mi rubi:
"se le carenze mie vorrai colmare
svuota il tuo cuore e dammi un nuovo mare".

Fuoco d'artificio
Che calvario dover sentire il tuono
rotolar dall'orecchio fino al cuore
e lasciar penetrare tanta pioggia,
tra i capelli e le scarpe, per potere
veder talvolta un po' di cielo azzurro
e il sole della nostra adolescenza!

Ma che specie di fuoco è questa vita
per mantenere calda la speranza
di riveder le luci ed i colori
dopo che l'aspra corsa sia finita?

Oh amore, palliativo universale
per dare un senso all'essere mortale!

Fiamma d'amore
Lo spazio interminato che s'addensa
presso la tua figura, trasparente
m'entra nel cuore e invade la mia mente
con una voglia dominante e intensa

di cercar con la fronte sul tuo collo
pace e custodia per gli affanni miei.
Con gli occhi chiusi non mi stancherei
di star legato come un francobollo

sulla lettera alata che conduce
l'ansia - al tuo seno - delle mie emozioni.
"Voglio spedire al sol le mie canzoni,
dammi la voce, spandi la tua luce!

Portami fra le braccia in quella sfera
ove la fiamma sta per sempre accesa!
Tienimi nudo là senza difesa
ché sul tuo seno è sempre primavera."

Dalla notte all'alba
C'è un'onda nella sfera di cristallo
che fatal verso me s'accosta piano..

M'investirà l'immane onda gelata
e sulla soglia della notte oscura
frangendo la mia spoglia su uno scoglio
trasmigrerò nel corpo d'un gabbiano.

Cercandomi, ribelle all'abbandono,
passerà la tua immagine nell'acqua?
Mi seguirai per lunghi istanti e l'onda
propagherà quel palpito, lontano?

Sììì!...nella sfera adesso c'è un gabbiano
che s'alza in volo, stride, danza, plana,
poi nella luce piena ratto affonda
e si culla su un'ombra sopra l'onda.

Tre piantine
Libertà di guardare il tramonto
e sentire una voce sincera
prepararti ad un nuovo racconto:
è già sera…

Libertà di parlare alla luna
che suggella fatiche interrotte
con l'invito che gli uomini aduna:
santa notte…

Libertà di riunire i tuoi figli
e dir loro, al paterno richiamo:
ero carne… non dò più consigli;
io vi amo.

Al borrarse la nieve, se alejaron..             Sciogliendosi la neve, più lontani..
Al borrarse la nieve, se alejaron               Sciogliendosi la neve, più lontani
los montes de la sierra.                            si sono fatti i monti del massiccio.
La vega ha verdecido                              S'è fatto verde il campo
al sol de abril, la vega                              al sol d'aprile, il piano
tiene la verde llama,                                 copre una verde fiamma,
la vida, que no pesa;                                la vita, che non pesa;
y piensa el alma en una mariposa,             e pensa l'anima ad una farfalla,
atlas del mundo, y sueña.                         atlante che regga il mondo, e sogna.

Con el ciruelo en flor y el campo verde,   Con il susino in fiore e il campo verde,
con el glauco vapor de la ribera,              con il glauco vapore della riva,
en torno de las ramas,                              intorno intorno ai rami,
con las primeras zarzas que blanquean,     con i primi roveti che biancheggiano,
con este dulce soplo                                 con questo dolce soffio
que triunfa de la muerte y de la piedra,      che trionfa sulla morte e sulla pietra,
esta amargura que me ahoga fluye            quest'amarezza che m'affoga fugge
en esperanza de Ella…                             nell'attesa di Lei…
da "Campos de Castilla" di A. Machado   libera traduzione di S. Cardella 19/08/2014

Preghiera
Vidi una stella ma non l'ho raggiunta
pur correndo e seguendo la sua luce.

E adesso che la volta
scura e deserta mi sommerge il cuore,
ove ho rinchiuso il suo respiro aulente,
il suo ricordo sembra un filo d'oro
che scende negli abissi bui del mare
in cui m'attende, forse, un altro Oriente.

Stella di pace, stella del desio,
sei tu lo spazio ove svanisce il tempo,
sei tu quel ponte che ci unisce a Dio?

Palloncino senza filo
In vista del mio prossimo viaggio
verso un lontano incognito pianeta
ho convocato l'anima e il coraggio
e ho fatto la valigia del poeta.

Dentro ho messo una stella, una campana,
la pianta dell'amore e due quaderni
che accompagnino il sogno nell'arcana
trasferta verso i miei valori eterni.

Quando l'antica compagnia di volo
avrà deciso di chiamarmi a bordo
ed avrò visto che viaggio solo,
lascerò sulla terra ogni ricordo.

Che me ne faccio delle mie nozioni
di scienza, di diritto e altre virtù
se non potrò cantar le mie canzoni
che dicon tutte che mi manchi tu?

Meglio allora contare sulla stella
che ai nuovi giorni porti nuova luce
e sulla lieta musica di quella
campana che alla meta mi conduce.

Nei quaderni ho annotato i desideri
di luce e suono che ho sempre sognato;
se lo Spirito legge i miei pensieri
mi sveglierò nel centro del creato.

Preghiera per l'ultima luna
Oh luna silente nel cielo
che copri d'argento le notti
e cuci nel verde tuo stelo
i sogni interrotti,

oh vago chiaror dello specchio
che pizzica i raggi del sole
e lieve sussurra all'orecchio
sognanti parole,

tu portami in volo alla stella
che tiene in catene il mio cuore
e iniettami un raggio di quella
promessa d'amore.

Tu sveli gli scogli alle flotte
che vanno tranquille sul mare.
Disciogli i miei lacci stanotte
e fammi sognare!

Acqua e fuoco
Tempo, perché consumi
con la tua onda i massi
e cancelli le impronte dei miei passi?

Sei dunque tu l'arcano
combustibile lento
che bruci l'uomo, dissipi energia
e dopo affidi le sue scorie al vento?

Luna sul Salento
Luna che accendi il cielo sul Salento,
spandi i tuoi raggi sopra le acque chiare
e rimanda i riflessi tuoi d'argento
sull'anima che brama di sognare!

Mille specchi d'amor mossi dal vento
frangon la superficie del tuo mare
e spargono nell'aria un sentimento
ch'è un po' di pace e un po' voglia d'amare.

Oh, che incanto sognar di scivolare
sulla tua scia che mi fa il cuor contento!
Come vorrei potermi risvegliare

da questo sogno udendo il lieto accento
delle persone che mi sono care,
luna che accendi il mare del Salento!

I violini
Ho sentito una musica, lontana,
e s'è accesa una stella nel mio petto,
tu, in sogno, ti stendevi sul mio letto
e portavi una pace sovrumana.

Il mondo diventava una foresta
di foglie e di sussurri all'albeggiare,
due vele lente andavano sul mare
e i passerotti alzavano la testa

verso il cielo iniziando a gorgheggiare
note di festa, pigolii, saluti
alla luce ed ai miei occhi sperduti
nell'incanto di chi sente d'amare;

e scopre sul cuscino la sorgente
di tanta luce, tanta pace, tanti
desideri che uniscono gli amanti
e li traggono al cielo, soavemente.

Colloqui con la luna
"Luna, ti sei mai chiesta
perché nessuno mai
ti viene a raccontare una bugia?"

Ti dò io la risposta:
"perché sei taciturna
e non riveli mai l'altrui follia;

perché le cose belle
che ognuno ti confida
le fai vedere al sole e all'altre stelle

e quelle più segrete
che svelare ti costa
le tieni nella tua faccia nascosta.

Dimmi, che t'ha svelato
ieri la donna mia?"
"Che ti pensa e che t'ama alla follia!"

"E ha detto pur qualcosa
ch'è meglio che si taccia?"
"Se l'ha detto, ce l'ho nell'altra faccia…"

"Ma allora il tuo chiarore
a qual meta conduce?"
"Io sono specchio, la coscienza è luce!"

Vertigine
T'ho incontrata su un treno che tornava
da non so dove alla città natia
e m'hai mostrato un sole che inondava,
oltre ai tuoi campi, anche la terra mia.

Eri bella, radiosa, sorridente,
una fonte lucente e chiacchierina
che svelava al mio cuore adolescente
il fulgor della stella mattutina.

Che dir di più? Fu amore a prima vista,
un fragoroso scontro d'emozioni,
un sogno realizzato, una conquista
da far garrire al vento gli aquiloni.

Il viaggio ebbe fine alla stazione
di Palermo, città dei nostri affetti,
ma su nel cielo risplendeva Alcione
che alimentava i sogni e i nostri petti.

Il giorno dopo, con un fiore in mano
per coltivare quel mio sogno bello,
col cuore onusto e le ali d'un gabbiano
ti cercai sulla spiaggia di Mondello.

Mi fosti incontro, bella come il sole,
col sorriso e una frase mozzafiato
che dicea le fatidiche parole:
"vieni che ti presento il fidanzato…"

Di quell'abisso che s'aprì improvviso
ricordo tanti vuoti e un punto fermo:
"vengo fra poco", e proseguii deciso
il mio cammino, a piedi*, per Palermo.

*circa 12 km.

Amarsi
Quale nome daresti al sentimento
che frulla l'aria e la trasforma in vento?
Quale parola indicherà il bisogno
di raggiungere in due lo stesso sogno?

Amarsi è il desiderio di viaggiare
sul mondo come passeri migranti
e scoprire il bagliore dei diamanti,

uscire dalla notte e accoglier l'alba
conservando nel petto mille lune
e un forte desiderio di campane,

tuffarti corpo ed anima ed andare
coi sensi in piena e la coscienza bianca
a conquistar la luce che ti manca.

Amarsi è addormentarti sotto un ponte
con una stella sopra la tua fronte,
come un mendico fragile e indifeso;
e risvegliarti ricco più di Creso.

Big bang
L'anima mia vagando nel tramonto
sui rai che vanno dalla terra al cielo
ha posto i piedi sulla mina "amore"
e un'esplosione l'ha centrata in pieno
spargendone i coriandoli nel cosmo
e simulando i petali d'un fiore.

Se stanotte verrà la luna chiara
a accendere nel cielo la sua face,
vedrò un manto di lucciole brillanti
che ad una ad una, complice la luna,
riporterò nel cuore… e la sua pace
sarà conforto alla mia vita amara.

Le figlie della luce e della notte
L'ombra muta e pensosa
che m'accompagna al sole
è guardinga, inquieta e, positiva,
guida i miei passi verso ciò che vuole.

Ma l'ombra stanca e mesta
che mi segue la sera
è vaneggiante, insoddisfatta, oscura;
vuol restare nascosta ed ha paura.

Fuochi fatui
Non si può ricomporre coi ricordi
un sogno andato in pezzi, frantumato;
sul bilancio emotivo del passato
sentimento e ragione son discordi.

Come puoi giudicare la passione
che ha messo in gioco istinti primordiali?
Come tarpar all'anima le ali
se il sentimento offusca la ragione?

Rassegnati! Cercando tra le braci
trovi solo tizzoni ricoperti
di cenere, di cupe ombre tenaci;

le lacrime e i patemi già sofferti
celano i fuochi fatui di quei baci,
mine sotto la sabbia dei deserti.

Llamó a mi corazón …                                 Bussò al mio cuore…
Llamó a mi corazón,un claro día,                   Bussò al mio cuore, in un giorno di luce,
con un perfume de jazmin, el viento.              con un odor di gelsomino, il vento.

- A cambio de este aroma,                           -In cambio del mio odore
todo el aroma de tus rosas quiero.                tutto l'odore delle rose voglio.
-No tengo rosas; flores                                 -Non ho più rose; fiori
en mi jardín no hay ya: todas han muerto.       nel mio giardino non ho più: son morti.

Me llevaré los llantos de las fuentes,              Porterò allora il pianto delle fonti,
las hojas amarillas y los mustios pétalos.        le foglie gialle e i petali marciti.
Y el viento huyó…Mi corazón sangraba…   Ed il vento fuggì…Sanguinò il cuore…
Alma, ¿qué has hecho de tu pobre huerto?   Anima, che ne hai fatto del tuo orto?
 da "Soledades", di Antonio Machado          Libera traduzione di S. Cardella 12/01/2014

Canto sotto le stelle
L'anima mia portata su dal vento
tende i fili nascosti tra le cose
per carpirne l'immagine segreta;
un flash coi cinque sensi e al fin s'acqueta.

Ma in alto, dove il vento non arriva,
stagna un impenetrabile mistero
e non mi è dato di capire il cielo.

Sgomento per l'olimpica armonia
mi chiedo allora con la mente e il cuore:
"dove non può la scienza, può l'amore?"

Capo Zafferano
L'isola dello zolfo e dei crateri,
dove Vulcano tien la sua fucina
ed Eolo soffia con la sua energia,
ci sorprese coi suoni ed i colori
fusi col mare nella sua armonia.

Percorrevamo silenziosi il colle
che limita ad oriente l'ampio specchio
del golfo di Palermo, ove il gabbiano
fa il nido nella roccia e invita al volo
la compagna da un picco più lontano.

Nel silenzio s'udiva il tonfo sordo
del cuore palpitante del Tirreno
battere con la sua spuma d'avorio
le sponde cave e le pietrose rive
di quel selvaggio ed aspro promontorio.

Giocava il mare ad abbracciar gli scogli
balzando dentro gli arcüati anfratti
con gorghi ora turchesi, ora cangianti
dal blu dell'acqua fonda al bianco perla
delle acque frantumate e spumeggianti;

e a noi, che assorti, agli impetuosi abbracci
prestavam gli occhi, e i cuori palpitanti
a colonne di gocciole iridate,
giungevano malie di dolci canti
che sembravano dire: "amanti, amate!"

Oceano non Pacifico
Nel mare dei Sargassi
viveva una fanciulla
che figlia era dell'impeto e del nulla,

ma mentre si bagnava
avvenne che una sera
un pescator la prese prigioniera

e la portò in Italia
appesa ancora all'amo
dicendole "sei mia perché ti amo".

Qui, in omaggio alla dea
che in ogni cuore sta,
decise di chiamarla "libertà".

Però la prigioniera
faceva gola a molti
e ardeva i cuori ed infiammava i volti,

per cui fu necessario
sottopor la questione
al tribuno di turno e alla Nazione.

A quel punto il tribuno
per evitare lutti
la fece a pezzi e un pezzo diede a tutti

dicendo agli abitanti
stretti tra i suoi confini:
"da oggi io vi chiamo libertini

ed impongo a ciascuno,
anche se non ce l'ha,
la nuova tassa sulla libertà.

Ma se qualcuno crede
nella democrazia
sono pronto a schierar la polizia

e se non basta questo
a mettervi paura
scenderà in campo la magistratura.

Da allora la chimera
che orienta i nostri passi
sta sguazzando nel mare dei salassi.

Vigilia
Tu,
statua di gesso esposta alle intemperie
con l'anima portata via dal vento,
quando non ci sarò pensa al mio dove
e leggerai nell'aria il mio rimpianto.

Tu l'hai voluto e ci ha diviso il mare
che dissipa nell'onda il sentimento,
fiamma che perde il suo calore in fuga
sotto la luna e i suoi cerchi d'argento.

Io, come un toro contro il drappo rosso,
sfido il destino che mi dà l'arena
e mentre assalto la mia sorte avversa
sulle ginocchia affondo la mia pena.

Porto della pace
Cercando un ermo porto della pace
vo sulla spiaggia ad ascoltare l'onda
e la sua voce nella notte fonda
mi chiama, amica, mentre il mondo tace.

Come stai? Perché porti tanta pena?
sembra che dica il mormorio del mare,
mentre lontano vanno due lampare
che spandon luce nella notte piena.

Taccio gemendo, ma risponde il cuore
nella tenebra fitta più che mai:
"sta nella luce tutto quel che amai
ma ci separa un mare di dolore

e non ho più la forza di nuotare
e sento voglia di cambiar la scena";
spiaggia deserta nella luna piena
che, desolata, dietro il monte appare.

"Dove sta dunque l'agognato porto,
dentro il regno dell'alga e del corallo?
È sotto questo mare di cristallo
che la mia pena alfine avrà conforto?"

Sul monte Pellegrino
Questa sera il lavoro
l'alacre artiere qui non affatica,
qui non giunge rumore che ricordi
il travaglio dell'uomo.
Non singhiozzi, lamenti,
sotto la luna amica,
è svanita quassù l'eterna angoscia
del perché delle ore.
Quassù sono scultore
e foggio il mio destino
secondo che mi piaccia.
Dolcemente i motori
scivolan silenziosi sulla strada,
son tutti assorti nell'attento gioco
per non fare rumore.
Giro attorno lo sguardo a poco a poco
e vedo su le stelle, giù le luci
d'un presepe animato.
Sento che sei vicina e sono certo
che da quassù, stasera,
il mondo appare a noi come una grossa
palla di cera.

Vita
Quando mi manchi sento
l'amara voluttà d'andare al mare
e nuotare, nuotare
allontanandomi da riva quanto
mi basta a non potere più tornare.
Fin quando la paura
della zitella immonda
non mi porge la coppa a fior dell'onda.

Solo allora l'istinto
sulla mia voglia prende il sopravvento
e volgendomi indietro
vedo lontane luci e la speranza
di ritrovarti desolato impetro.
Perso in questa follia
mi lascio riportar dalla corrente
alla consueta riva d'agonia.

Memento
Idiomi, babeliche invenzioni,
mezzi adottati per tenerci strette
le nostre interessate incomprensioni,
per dare un senso alle pigrizie nostre
che pretendiamo il cielo in una stanza.

Stiamo sui moli ad osservar naufragi,
stupri, violenze, sadiche aggressioni
e poi corriamo nelle chiese in sciame
per un lavaggio breve alla coscienza
prima di replicar l'indifferenza.

Presenti al rito ritroviam la pace
e cancelliamo dalle orecchie i suoni
degli urli disperati. E prenotiamo
arrembanti le sapide porzioni
dell'agnello di Dio.

Per colmo pretendiamo
ch'Egli sia fatto a nostra somiglianza
anche per prevenire indigestioni.
Ma le bestie stan qui per dimostrare
che non c'è belva atroce più dell'uomo.

Ya  noto…                                  Mi rendo conto…

   Ya noto, al paso que me torno viejo,       Mi rendo conto, man mano che invecchio,

   que en el inmenso espejo,                        che nell’immenso specchio

   donde orgulloso me miraba un día,         dove orgoglioso mi guardavo un giorno,

   era el azogue lo que yo ponía.                 era il mercurio ch’io ponevo intorno.

   Al espejo del fondo de mi casa                Ora allo specchio in fondo alla mia casa

   una mano fatal                                         una mano fatale

   va rajendo el azogue, y todo pasa            sta raschiando il mercurio, e tutto passa

   por él como la luz por el cristal.               in esso come luce in un cristallo.

   da “Campos de Castilla” di A. Machado             Libera traduzione di S. Cardella 23/03/2014
 

Madre
Se ogni notte l'anima del mondo
dormisse tra le braccia d'una madre,
ah, che albe radiose,
ah, che promesse
d'aiuto, comprensione e fedeltà!

Vedremmo il mondo in un arcobaleno
di prati, cieli blu, mandorli in fiore
e sui nostri orizzonti senza nuvole
scopriremmo l'assenza del dolore.

C'è dentro l'energia d'un altro sole
come in un lago dal tepore eterno,
c'è una promessa di carezze e coccole
nella natura dell'amor materno.

Femminicidio
                                          "Ricorditi di me che son la Pia
                                           Siena mi fé, disfecemi Maremma;
                                           salsi colui che 'nnanellata pria

                                           disposando m'avea con la sua gemma".
                                                                     Dante, Purgatorio, V


Fra tetre brume cavalcano
mille cadaveri armati;
seguono il corso dell'odio,
fiume di gemme e di sangue.

Sprizzano fiamme le orecchie
dei cavalieri impazziti,
sono serpenti le chiome,
celano in bocca pugnali.

Hanno nel cuore il permesso
scritto da Satana: "uccidi,
fai tuo per sempre il rimorso
d'aver negato una vita!"

Suonano sotto gli zoccoli
vuoti di fosse e dirupi
ove coperchi di bare
saltano spinti dall'urlo.

Dentro le bare le zagare
di mille fiori spezzati
gemono invano il diritto
di profumare la terra.

La mia colpa
Vorrei chiedere alla luna
di portarmi questa sera
la tua pelle rosa e bruna,
ma stasera

il chiarore s'è nascosto
fra le pieghe delle nubi
e nel buio prendono posto
i miei dubbi.

"Dove sta la mia sirena,
s'è smarrita in mezzo al mare?
Le impedisce qualche pena
di cantare?

Perché l'arpa sua non suona
le sue note chiare e belle?
La mia musa m'abbandona
tra le stelle?

No, dall'uno all'altro fiore
la farfalla più non danza
perché tu le hai ucciso in cuore
la speranza!

T'ha seguito in terra e in mare
ma, improvvisa, ora ti manca;
ha già smesso di volare,
ora è stanca!

T'ha servito giorni e giorni
tazze e tazze di nepente.
Non chiamarla perché torni,
più non sente".

Illusione
L'alba ha portato un cielo seminato
di nuvole incombenti
e un vento inquieto m'ha destato voglia
di spesse brume e lacrime silenti.

Ho brividi di freddo sulla pelle
da quando il letto è vuoto e sei scomparsa
coi sogni e con le stelle.

Eri vera o sei stata fantasia?
Oh memoria dolente in ogni poro!
Oh tepore svanito…, oh fuggitivo
raggio di sole nella vita mia!

Armonia
Se quella nuvola ha le frange rosa
vuol dire che una stella c'è nel cielo
che dà il colore sopra ad ogni cosa,
e col calore fa svanire il gelo.

Se l'universo ha fodere d'azzurro
e noi siam dentro alla sua veste enorme
lasciamo entrar nell'anima il sussurro
del Sommo Bene che giammai s'addorme

e ci ha fornito la ragione e il cuore
per dare un alto scopo ad ogni vita:
gustar la pace e i frutti dell'amore

con la coscienza limpida e pulita,
presentarsi alle porte del Creatore
parti operose d'armonia infinita.

Senilità
Silente osservo l'ombra delle cose
per non esser ferito dalla luce
e dal particolare arrivo al tutto
costruendo le mie realtà illusorie
sotto il ronzio delle api laboriose.

Così, se passa l'ombra d'un aereo,
mi lascio trasportare dai ricordi
su tutti i voli, i viaggi, le speranze
che m'han portato per le vie del mondo
e ripercorro in pochi istanti i luoghi
tratti dal fondo delle mie emozioni.

Allor rivedo i volti di chi ho amato
e i sorrisi o le lacrime attinenti
e le ferite e i suoni e le canzoni
chiuse nel pozzo dei miei sentimenti.
E mentre il mondo cambia io resto avvinto
com'una stralunata stalattite
alle ombre care del mio labirinto.

Passo a passo
Ogni volta che un uomo scompare
non si muta l'essenza del mondo,
il pianeta rimane rotondo
per terra e per mare.

Ma se un giorno sparissero i fiori,
o i poeti, o i leoni, o gli uccelli,
non vi sembra che senza di quelli
saremmo peggiori?

Che ne dite se ci fosse offerta
la scomparsa di ladri e bugiardi?
Nooo! La terra mancando i codardi
sarebbe deserta!

No, la terra non può tollerare
cambiamenti così repentini,
poco a poco del male i confini
bisogna cambiare.

Se una flebo di santi e d'eroi
può apportare maggiore armonia,
bene, allora tracciamo la via,
proviamoci noi!

In memoria
Non son capace di dar senso al gesto
estremo che ha impedito ogni altro affetto;
ma so che dalle cure del mio petto
tu t'allontani mentre io solo resto.

Non son bastati i baci quotidiani
a rendere infrangibile il rapporto
che ci legava; ed ora tu sei morto
e sarai un'ombra in tutti i miei domani.

La fine d'un amore è il più profondo
dolor che vive nel ricordo fisso,
è il naufragio del sole nell'abisso
riempito con le lacrime del mondo.
 

O fons Bandusiae splendidior vitro …                     O fonte di Bandusia risplendente …

O fons Bandusiae splendidior vitro,                         O fonte di Bandusia risplendente
dulci digne mero non sine floribus,                           più del cristallo nel tuo gorgoglìo,
cras donaberis haedo,                                                degna di dolce vino e tanti fiori,
cui frons turgida cornibus                                         domani ti sacrifico un capretto
primis et venerem et proelia destĭnat.                        cui la fronte rigonfia per le corna
                                                                              nascenti, amor promette ed aspre lotte.
Frustra: nam gelidos inficiet tibi                               Ma invano: infatti le tue fredde acque
rubro sanguine rivos                                                  rosse farà col suo tiepido sangue
lascivi subŏles gregis.                                                quel discendente di giocoso gregge.
Te flagrantis atrox hora Caniculae                            Te l’ora atroce di Canicola arsa
nescit tangere; tu frigus amabile                                non può toccar; tu offri ai greggi erranti
fessis vomere tauris                                                   e ai tori stanchi a causa dell’aratro
praebes et pecori vago.                                              la tua confortevole frescura.
Fies nobilium tu quoque fontium,                             Anche tu farai parte delle fonti
me dicente cavis impositam ilicem                            più illustri, dal momento ch’io ti canto
saxis, unde loquaces                                                  con l’elce ch’è piantata sulle rocce
lymphae desiliunt tuae.                                             da cui scendon le acque tue loquaci.
Q. Orazio Flacco (Carmina - III 13)                         Libera traduzione di S. Cardella  19/03/2014

Schola cantorum
Bello sarebbe ritrovarsi un giorno
in un mondo più giusto e confortante,
ma l'egoismo va, senza ritorno,
a un destino inquietante.

Ogni poeta spiega nel suo verso
la sua idea di giustizia e libertà
ma sembran voci d'un mondo sommerso;
Re Mida non ci sta

ed emana le leggi del mercato
in cui più vale chi ha meno virtù:
"pochi avranno le terre del creato,
gli altri nel mare blu"!

Così, chi nuota e chi non sa nuotare,
ci dirigiamo in tanti verso terra
ove son pronti a ributtarci in mare
i signor della guerra.

A questo punto serve organizzarsi
e cantar tutti in coro una canzone:
"Giustizia e libertà potranno farsi
con la rivoluzione".

Immagine
C'è un concerto di passeri nell'aria
e un'armonia di voli in mezzo al bosco,
c'è un bagliore di luce che conosco
sospeso fra le palme e l'araucaria.

Le cinciallegre spargono le note
che dal folto s'inalzano nel cielo
ove una luce intensa accende un velo
azzurro sulle mie speranze ignote.

Sorgono dalle vene ad affiorare
da una immagine antica di sincera
creatura che sognai d'avere accanto

e sento già che stan per arrivare
nella voce di questa primavera
che unisce la mia anima al suo canto.

Senso
Per te le vene cantano:
e i brividi d'amore
rivelano l'ardore.

Tutti i miei sensi vibrano
già che il cuor mi diletti,
brace d'avorio e d'ebano.

Per gustare il tuo nettare
non può bastare un secolo!
Che il paradiso aspetti!

Movimenti tellurici
Oggi non sento voci; occhi parlanti
m'hanno sorriso e senza dir parole
m'hanno iniettato in cuore deliranti
raggi di sole.

E nelle vene irrompono fanfare
con una sensazione very good:
abbracciami, non posso più aspettare,
s'è sciolto il polo sud!

Viola

Già avevi forma nelle fantasie
della mia mente ansiosa e adolescente
e cercai tanti luoghi, tanto tempo,
prima di riconoscerti nel campo.

Ma giunsi presso te pe'l tuo profumo
e comparai l'immagine soave
con quella che geloso custodivo
nell'angolo remoto di me stesso.

Eri tu, con la voce del torrente,
nuvola rosa e azzurra del tramonto,
vulcano con due stelle sulla fronte;
e in quel fiore conobbi l'universo.

Giù la maschera
Quando viene Carnevale
sciolgo un voto alla follia
camminando per la via
con in mano un orinale

e volgendomi a chi sta
col cappello o in doppio petto
stendo il braccio e poi balbetto:
"fate la ca…carità".

La sorpresa sta nel fondo
che contiene un tondo specchio
dove ognun, giovane o vecchio,
mostra come è fatto il mondo.

C'è l'avaro che non dona
manco l'ombra d'un sorriso
e che aspira al paradiso
con lo scettro e la corona,

c'è l'ipocrita ridente
con la bocca chiusa e stretta
perché, stupido, s'aspetta
d'ingannar tutta la gente.

L'invidioso lo scoprite
dal color degli occhi, gialli,
già ché dai capelli ai calli
porta i segni di gastrite,

l'impacciato seduttore
dalla comica postura
che distingue chi ha paura
della donna e dell'amore.

Giù la maschera, ammonisce
quello specchio nel pitale,
poi che passa carnevale
la menzogna rifiorisce.

Oggi licet insanire,
lo puoi fare un giorno all'anno,
da doman dovrai l'inganno
con la maschera coprire.

Nello specchio è la realtà
però il vizio è sempre quello;
per cui canto il ritornello:
"fate la ca…carità!"

Sonetto d'inverno
E' inutile pensare al tempo andato
quando l'inverno ha già spogliato i rami,
è come ricercare nei tegami
vuoti i sapor d'un piatto prelibato.

Se la tua mente sogna ancora i ruoli
che interpretasti in un'età felice
pensa all'antica verità che dice
"si ride insieme ma si piange soli".

Le speranze, l'amore, i grandi affetti,
foglie ingiallite andate via col vento,
hanno lasciato nudi i nostri petti

da cui s'innalza lugubre un lamento,
grande preludio al roder degli insetti
che chiude ogni ragione e sentimento.

La sposa del mare
Conoscerti ed amarti è stato un sogno
che accanto al sole l'anima conduce,
dove non c'è bisogno
di patir notte per veder la luce.

Nello spazio senz'ombre ho camminato
come cammina nel torrente l'onda,
candido e illuminato
corso d'acqua che casca senza sponda

per chieder pace al tuo sereno mare
che riflette l'immagine del cielo
ed ansioso d'amare
accoglie l'acqua che s'è tolto il velo.

Hay dos modos de conciencia                         Ha due modi la coscienza
Hay dos modos de conciencia:                        Ha due modi la coscienza:
una es luz, y otra, paciencia.                            uno è luce,uno pazienza.
Una estriba en alumbrar                                  Uno sta in illuminare
un poquito el hondo mar;                                per un poco il fondo mare;
otra, en hacer penitencia                                 l'altro è fare penitenza,
con caña o red, y esperar                               canna o rete ed aspettare
el pez, como pescador.                                   pesci, come il pescatore.
Dime tú: ¿Cuál es mejor?                                Dimmi tu: qual è migliore?
¿Conciencia de visionario                               Quel che guarda, visionario
que mira en el hondo acuario                          come in un profondo acquario
peces vivos,                                                   pesci vivi,
fugitivos,                                                        fuggitivi,
que no se pueden pescar,                               che non possono esser presi,
o esa maldita faena                                         o quel che ha l'ingrata lena
de ir arrojando a la arena                               di gettare sulla rena,
muertos, los peces del mar?                           morti, i pesci già del mare?
Da "Campos de Castilla"                                Libera traduzione
di Antonio Machado                                      di S. Cardella 03/11/2013

 

Io e la rosa
Siamo la stessa cosa io e la pianta
da cui fu colta questa rosa bella
ch'orna il tuo petto ed il mio sguardo incanta
con il vivo colore d'una stella.

La pianta ha nostalgia della sorella
che per tua gloria e vanto le fu tolta,
ma risplende orgogliosa perché quella
sua parte brilla nel tuo seno accolta.

Io sorrido felice se un pensiero
nato al tuo sguardo m'ha ispirato un verso
che ho staccato geloso, come un fiore,

per unirlo al tuo fascino e al mistero
che il tuo sorriso dona all'universo
trasformandolo in regno dell'amore.

Rosa tatuata
Nella mia libertà fatta di rose
m'hanno trafitto il cuore mille spine,
troppe lacrime ho pianto
per innaffiar la terra di quel fiore.

Cuore, perché continui
a coltivar la pianta del dolore?
La tua vita non può più fare a meno
del suo rosso veleno?

Non si stacca la rosa dal mio petto,
piange un bambino, solo, nella notte.

Ricordo dell'estate
Io ringrazio il buon Dio che m'ha creato
e mi concede il pane quotidiano
avendo cura del mio gusto innato
per una bruna che mi tien la mano.

Ai miei verd'anni coltivavo i figli
e giocavo con loro per diletto,
ero il papà che dà buoni consigli
e m'appagava il loro caldo affetto.

Ma l'estate, la lunga calda estate
ora è solo un ricordo già lontano
e non frequento più spiagge assolate;

se ho voglia di giocare cerco invano
lieti compagni e posso avere, a rate,
una vecchietta che mi tien la mano.

Il fanciullino
Qual vetta che fra i monti svetta limpida
m'affascina il tuo volto e l'armonia
che mi si svela dai tornanti ripidi
percorsi per raggiungerti, o poesia.

Seguo le orme ed il sentiero arduo
dei maestri che aprirono il cammino
e porto il piede vacillante, assiduo
a conquistare il giogo al ciel vicino.

Di là, al di sopra delle bianche nuvole
sento che il mondo intero alfine tace,
torno all'antica terra delle favole
dette dalla mia mamma e trovo pace.

Tenebra e luce
Io obbligo la mia malinconia
a viver tra i colori del giardino
steso nell'ombra della tua magione,
costringo il sentimento e la ragione
a non allontanarsi dal cammino
che porta al lago della tua armonia.

Troppe volte gli odori della selva
han confuso i miei passi e m'hanno spinto
tra grovigli contorti di liane,
troppe volte ho sentito l'urlo immane
della morte ulular nel labirinto
del mondo popolato dalla belva.

Fatico a immaginare la più truce,
penso all'uomo dei forni crematori
che dei fratelli suoi facea… saponi,
mi perdo nella tenebra e a tentoni
apro la porta all'alba ed ai colori
della donna che m'ama e mi dà luce.

La radice
Poi che smettemmo di parlar d'amore
abbiamo chiuso a chiave quella porta,
tu con l'indifferenza, io con l'orgoglio.
E per non dare spazio alla passione,
siepe di rovi e rosseggianti more,
da ciascun lato abbiamo eretto un muro.

Eppure nei momenti disperati,
quando la morte per i suoi tributi
ci ha visitato e ci ha guardato in volto,
ho sentito la porta cigolare.
Perché le more hanno il color del sangue?
Quale radice viva abbiam sepolto?

L'eden
I granelli di sabbia alla battigia
sotto il chiarore pallido lunare
cancellano incessanti le vestigia
lasciate dai miei passi lungo il mare.

Cercavo un sogno soave da sognare
e sono uscito nella notte fonda
a mirare il tremor delle lampare
e udire il vasto mormorio dell'onda.

In sogno vidi un'alba radiosa
su un verdeggiante bosco al ciel vicino
ed una stella chiara e luminosa

sorella al sole in fondo al mio cammino
ove una fata bruna, premurosa,
mi portò in volo verso il suo giardino…
 

¿Qué quiere el viento?                                                      Che vuole il vento?
¿Qué quiere el viento de enero                                         Che vuole il vento di gennaio
que baja por el barranco                                                  che scende nel precipizio
y violenta las ventanas                                                      e violenta le finestre
mientras te visto de abrazos?                                            mentre ti vesto d'abbracci?

Derribarnos. Arrastrarnos.                                               Distruggerci. Annientarci.

Derribadas, arrastradas                                                   Distrutte, annientate
las dos sangres se alejaron.                                              le due vite s'allontanarono.
¿Qué sigue queriendo el viento                                        Che vuole ancora il vento
cada vez más enconado?                                                 sempre più irritato?

Separarnos                                                                      Separarci.
da "Poemas de amor"di Miguel Hernández                       Libera traduzione di Santi Cardella (08/01/2014)

Amiamoci
La luna è già un pallido disco
nell'ora del sonno che langue,
già l'alba risveglia un ibisco
colore del sangue;

un treno di grevi pensieri
si perde nei fossi notturni,
ma tremano aprichi, leggeri,
i rosei viburni.

Si destano in cuore e sul viso
speranze sopite di baci,
m'invita il tuo chiaro sorriso
ai palpiti audaci

che fanno sognare le stelle,
che fanno svanire il dolore.
Scambiamoci sopra la pelle
promesse d'amore!

Rinuncia
Ho visitato l'ultimo pianeta
sperduto fra le stelle
e m'ha seguito la tua ombra, inquieta
memoria dell'odor della tua pelle.

Fra le pareti bianche delle nevi
e un silenzio glaciale
sento ancor le parole che dicevi:
"il nostro amore diverrà immortale",

ma sei fuggita per le valli aperte
della tua fantasia
e hai traversato sola le deserte
terre dell'ombra e della nostalgia.

Sopra il mio nido or semina le brume
il vento che percuote gli alti colli,
si perde in mare il fiume
che alimentai con i miei sogni folli

e sto alzando una diga sul torrente
dei ricordi per chiudere il contagio.
Amare eternamente
è incitare un coniglio a aver coraggio!

Mistero e fuoco
Mistero e fuoco nella grotta oscura
della valle nascosta nel tuo petto
prometton pace e scaldano le mura
antiche del diletto.

T'abbraccio ed ogni volta m'innamoro
ebbro saltando come un fiume in piena,
anelo la tua spada come un toro
mugghiante nell'arena

e chiedo amore e morte al tuo sorriso
certo che in te rinascerò domani
dopo che avrò raggiunto il paradiso
con gli occhi e con le mani.

Sogno?
                   Dal labbro mio prorompe forte
il tuo nome se sfiori la mia pelle.
Piange un violino e suona un pianoforte
sperduto fra le stelle.

Nel silenzio
Quand'entro nelle stanze dei ricordi
mi spoglio dei sospiri e dei vestiti
tra gli oggetti che il cuore trasfigura.
Ma uscendo provo brividi e paura
e non so dove andare.

Talvolta, per fortuna,
mi soccorre la luna
con le sue reti madide d'argento
quand'escono dal mare.

Oh, luce navigante nel mistero!
Oh, eco di campana nel deserto!
Oh, amica che t'accoglie a cuore aperto!

Natale
Se quest'ora divide il passato e il futuro,
se la luna separa le fantasie dal vero,
fra la gioia e il dolore vorrei erigere un muro
e all'amore del prossimo consacrare il pensiero.

Sì, quest'ora di vita, di speranze, d'affanni,
di scelte ponderate o di viaggi all'inferno
che sia l'ora fatidica alla testa degli anni
che da qui ricominciano il loro corso eterno.

Con me, amico, rifletti: l'inferno e il paradiso
sono traguardi opposti, alla stessa distanza;
ama chi ti sta accanto, armati d'un sorriso
e in ogni gesto cerca del bene la sostanza.

Fuggi dal mondo oscuro dei facili piaceri
e fermati alla porta di chi non ha conforto;
porgigli la tua mano e rendi più leggeri
i giorni senza pace di chi ha subito un torto.

Scegli i compagni adatti per il nuovo cammino
e opponiamoci ai tanti signori della guerra,
siamo roccia e diamante ed al Bimbo divino
rendiamo grazie lieti d'abitare la terra.

Sì, quest'ora che inizia sia l'ora benedetta
in cui l'uomo si spogli d'ogni atomo del male,
dia senso alla sua vita e segua la via retta
che ha come traguardo la pace universale.

Cinguettio
Oh parole, parole,
tasti del pianoforte che ho nel cuore!
Non temete se manca lo spartito,
basta l'amore a muovere le dita…

Inverno
Solitudine immensa, terra sotto la neve,
neri corvi gracchianti intorno a una carogna.
Un sipario che cala sulla favola breve
vissuta sulla terra da ogni anima che sogna.
Sotto quei nembi scuri c'è lo spirito vinto
che percorre le strade vuote d'un labirinto.

Canzone d'un sogno
Portai il lettino bianco nella neve
ed attesi la sera.
Tutto tacque e poggiato alla spalliera
mi giunse un sonno lieve.

Tutta la notte piovvero le stelle
e si formò un giaciglio
bianco di neve ed un cuscin vermiglio
di fiammanti facelle.

Lieve come una nuvola danzavi
fra lontane colline
ma ti piegò il mio pianto senza fine
e, giunta, t'adagiavi.

E chiedevi con voce di preghiera:
"felicità è con noi?"
Senza fede spegnevo i sogni tuoi:
"se morissi stasera".

Gli occhi pensosi sulla fronte esangue
mi chiedevi il domani
e mi svegliai col cuore tra le mani
in un fiume di sangue.

Ricerca
Sono presso alla vetta solitaria del monte
ove ogni dì le scelte lottano col destino
e mi prende la smania di cercare la fonte
magnetica che orienta il mio arduo cammino.

Il ricordo fedele ti raggiunge veloce
e ti sfiora passando come nuvola in cielo,
ha la voglia segreta di sentir la tua voce,
le tue calde parole che scioglievano il gelo.

Però s'è fatto tardi! Temo di non finire
la ricerca ostinata della felicità;
i fringuelli nel bosco sono andati a dormire
ma il giardino ch'io cerco sta lungi, non è qua.

Perché non c'è più il sole? perché l'ombra tua triste
sfiora muta le piante vizze del mio balcone?
Non torneranno verdi, la gemma non resiste
se non la scalda il raggio dell'antica passione.

No, non darmi conforto. Sulla terra non vive
un fiore che sorpassa le programmate soglie;
l'acqua che ha dissetato le nostre avide rive
il tempo ce l'ha data, il tempo ce la toglie.

La luce che m'hai dato, chiusa in un globo d'oro
la porterò al giardino magico del Creatore.
Dirò: "ho raccolto il frutto soave del Tuo lavoro,
fammi nutrire d'esso, in eterno, Signore.

Gelsomino
Navigare
tra lontane galassie
in cerca del mistero
onde l'anima mia cambiò colore,

cavalcare
i venti siderali
per ritrovare il seme
che sull'isola mia pose il tuo fiore,

dedicare
un'esistenza intera
alla ricerca folle del giardino
che porti il tuo profumo alla mia sera.

Il sogno
Costanza e Tempo, due infelici amanti,
s'erano chiusi in un albergo ad ore
per scambiarsi effusioni inebrianti
e provar le delizie dell'amore.

"Dammi l'eternità - implorò Costanza -
è questo il bene di cui ho più bisogno!"
E il Tempo: "in cambio chiudi in questa stanza
le stelle che m'hai già mostrato in sogno.

"Ma il sogno è un tunnel che la tua speranza
scava - rispose lei - nella mia vita
per mettere in contatto corpo e stelle;

se non percorri tutta la distanza
quel tunnel diventa una ferita
che opprime il cuore e brucia sulla pelle."

Chi, come, quando?
Uggiosa pioggia, litania perduta
nel triste ticchettio, gorgheggio greve
che con sue brume copre ancor la muta
piana sepolta sotto l'alta neve.

Rotola il tuono tra lontane cime
e le nuvole spesse addensa il vento
sotto una cupa cappa che m'opprime
e annega i sensi in un martirio lento.

Quando il sole darà la sua energia
per togliere alla terra il bianco manto?
Come si spegnerà quest'agonia

che gela il cuore e lo dispone al pianto?
Chi mi darà le ali e l'allegria
per intonare, con gli uccelli, un canto

L'ora della verità
Disorientato
nel mare senza età del sentimento
degli anni andati sento la carenza.

Filavano quegli anni come suoni
festosi e fuggitivi
d'arpa mossa dal vento
e noi sopra le tavole danzanti
seguivamo col cuore in equilibrio
l'onda che stava avanti;
sulle rive quieti
pescatori cucivano le reti,
sapienti di burrasche
e della quotidiana provvidenza;
sul finire del giorno
madri affettuose e tocchi di campane
gioivano al ritorno.

Ora è mutato il vento:
più veloci ci sfiorano le onde
con qualche gorgo dove l'acqua è nera
e accendono la voglia di tornare
alle lontane conosciute sponde.

Però non si può andar controcorrente;
giova prestare ascolto
col cuore in gola al minaccioso suono
dell'incombente tuono
e cercare col petto e con la fronte
chi ci aspetta di là dall'orizzonte.
Sulle rive lontane
non ci son più le madri ad aspettare
e si son spenti i tocchi di campane.
Se la vita e la morte son divine
meglio cercar la riva di domani
e senza tema disvelare il fine.

Proserpina
Seguendo la dea Cerere pei campi
mi sorprese la notte nel cammino.
Lontano in cielo, fioco lumicino,
c'era solo una stella.

Il mio cuore fu preso da sgomento
e chiesi aiuto a Cerere, la bionda
dea delle messi che gentil feconda
i frutti della terra.

"O dea - le dissi:-, accendi una pagliuzza
per dare un po' di luce al mio cammino,
spenta è la terra e più non indovino
la strada per il cielo".

La dea frenò le lacrime e rispose
tergendo con la mano le sue ciglia:
"aspettiamo che in ciel torni mia figlia,
luce degli occhi miei".

Allor mi prese in grembo ed indicando
un debole chiarore all'orizzonte
mostrò la vetta nitida del monte
Olimpo fra le nubi.

"Speriamo - disse con la voce rotta
dall'ansia - che dietro la vetta bruna
il disco tutto argento della luna
riveli il suo splendore".

E a poco a poco le distinte forme
del monte degli dei furono chiare
e la bella Proserpina sul mare
rifulse bianca, enorme,

spandendo luce fra la terra e il cielo
lieta d'aver lasciato il tetro inferno
e risvegliando dentro il cuor materno
i fiori sullo stelo.

Desiderio
Voglio cucirti un abito lieve come la luce
dell'alba per proteggerti dagli sguardi indiscreti,
gustare io solo il brivido che dal tuo cuor conduce,
per il sorriso timido, ai tuoi sogni segreti.

Il mondo torna a vivere quando s'apre il corallo
rosa delle tue palpebre, pura forma e colore
in cui si perde l'anima nei laghi di cristallo
degli occhi entro cui brillano due diamanti d'amore.

Voglio costruire un pendolo che culli, fra i silenzi,
le oscillazioni isocrone, lente del tuo respiro
voglio sentir la musica che mi rapisce i sensi
provocando un famelico prolungato sospiro.

Tu sei un nuovo vocabolo, cielo sopra l'inferno,
ove sbocciano magiche gemme contro il dolore
ma solo i sensi intendono quegli attimi d'eterno
in cui vado a rivivere, nascere fior da fiore.

Dopo l'eclissi
Da spazi interminabili m'è giunto il tuo messaggio
che ha sorvolato l'etere, mia sorridente amica,
musa di soavi immagini che porti il sol di maggio
sopra le mura logore della mia casa antica.

Ero privo di carica quando il tuo raggio ardente
ha penetrato ostacoli spessi, fatti di neve
ed ha raggiunto l'anima desolata e piangente
sotto il peso indicibile della tua assenza greve.

Son scomparse le nuvole, s'è fatto chiaro il cielo,
anche la luna pallida s'è dileguata in fretta,
sul monte mille driadi hanno disciolto il velo
e al sole han fatto circolo, splendente sulla vetta.

Chi ha destato la musica? Perché gemmano fiori
attorno alle tue immagini? Dove nasce il concento?
Sono assetato naufrago nel mare dei colori
della tua luce vivida, la bevo e …m'addormento.

Nostalgia
Fai nel tuo petto l'arca
dell'anima mia muta:
rispetterò il segreto
d'una storia perduta.

Ma se fai correr l'anima
libera nel ricordo,
non dormire tranquilla:
attenta che ti mordo!

E forse sulle ciglia
verranno i lucciconi;
segno che i sentimenti,
respinti, erano buoni.

Tengo sed.
Estoy buscando tu alma
Pero tu alma no viene.

Sembré tus recuerdos en el llano
y en las orillas del rio
para arrancar un lejano
suspiro, un escalofrìo.

Mientras los copos de nieve
están hundiendo mis penas
busco una gota que abreve
el blanco cisne en mis venas.
Santi Cardella - Caracas,08/1978
Ho sete.
L'anima tua ricerco
ma essa si nasconde.

Ricordi ho sparso al piano
e alle sponde del rio
per cogliere un lontano
segno, un alito pio.

Mentre i fiocchi di neve
affondan le mie pene
non c'è goccia che bevi,
cigno delle mie vene.
S. C. - Palermo, 10/11/2013

India
Bramo l'immensità
del povero che piange
immerso, corpo ed anima, nel Gange;

tenendogli la mano
vorrei potere anch'io
sentirmi in comunione col mio Dio.

Nettare e fiele
Il nettare che ho preso dai tuoi fiori
m'ha mutato in un essere carente
se non riesco a gustare altri sapori,
se non posso levarti dalla mente.

Ieri udivo le note d'un concerto,
oggi, in tua assenza, tutto il mondo tace
e percorro le sabbie d'un deserto
ove regna un silenzio senza pace.

Ieri gustavo dei tuoi fiori il miele
e placidi dormiano i monti e il mare
cullati dalle note del tuo canto.

Oggi mi resta nella bocca il fiele
della tua assenza e stanco d'aspettare
vorrei svanire e m'abbandono al pianto.
 

Soledad                                                     Solitudine
En ti estás todo, mar, y sin embargo,                       Di te sei pieno, mare, e tuttavia,
qué sin ti estás, qué solo,                                         quanto ti manchi, come sei carente,
qué lejos, siempre, de ti mismo!                               lontano, eternamente, da te stesso!

Abierto en mil heridas, cada instante,                       Mostri mille ferite e in ogni istante,
cual mi frente,                                                          le tue onde vanno come nella fronte
tus olas van, como mis pensamientos,                       i miei pensieri,
y vienen, van y vienen,                                             e tornano continue, avanti e indietro,
besándose, apartándose,                                          baciandosi, staccandosi,
en un eterno conocerse,                                           in un eterno abbraccio,
mar, y desconocerse.                                               mare, e poi nella fuga.

Eres tú, y no lo sabes,                                              Sei tu, ma non lo sai,
tu corazón te late, y no lo siente…                            scoppia il tuo cuore in te, ma non lo sente…
¡Que plenitud de soledad, mar solo!                         Solitudine piena, mare vuoto!
Poesia di Juan Ramón Jiménez                                  Libera traduzione di Santi Cardella  01/11/2013

Il rimpianto
Ogni volta che arriva una bufera,
confondendo le foglie con il vento
ti chiudi dentro la tua torre amara.

Quando sarà scomparsa
la nuvola che adesso ci separa
ti accorgerai che il vento
ha spazzato anche me, crudo e violento?

Davanti alla mia pianta inaridita
collocherà qualcuno un cassonetto
per il perduto ed il tardivo affetto?

Petali al vento
Ricordi il lago e noi nel suo riflesso?
la nostra adolescenza? e la stazione?

Sui binari d'intorno
sostavan treni pieni d'illusioni
pronti a partire per destini ignoti.
Incauti e fiduciosi
non ci bastava quello ch'era nostro
e in cerca d'ampi mari e vasti fiumi
a quello specchio abbiamo dato un colpo.
L'ideale, in frantumi,
s'è dissolto nell'acqua che non torna
lasciandoci soltanto la sua forma.

Dentro il quaderno a righe,
di cui scrivemmo solo il primo foglio,
tante pagine vuote
che non ho mai il coraggio di strappare
perché so già che senza ch'io lo voglia
tornano in sogno.
E mandano un profumo che svanisce
a poco a poco quando riapro gli occhi,
petali al vento in fuga dal cortile
ove ciascuno ha costruito ignaro
la sua prigione.

La staffetta
                                          … e l'armonia
                                          vince di mille secoli il silenzio
                                          U. Foscolo

Nel sarcofago di Saffo,
giallo il capo, verdi piume,
s'è posato un canarino.

La luna ripercorre un altro giro
mentre nell'aria vibra il canto eterno;
quanta luce nel cosmo, quanta vita!
Che cosa importa noverar le parti
del cammino incessante planetario?

La morte è un'invenzione brevettata
da un uomo che ha perduto il testimone
sugli argini d'un Nilo millenario.

Il pescatore di sogni
Vorrei poter entrare,
silente nuotatore,
di notte nella grotta del tuo cuore
e cercar dentro l'acqua tua tranquilla
quella conchiglia in cui una perla brilla
e mi chiama splendente come il sole.
Laggiù, nella conchiglia sfavillante
vorrei dormire quieto
e, silenzioso amante,
immergermi nel tuo sogno segreto.

La prima radice
Mi torna in mente il suo golfino rosa
e la sua gonna di velluto blu
e il sorriso che corre senza posa
nelle mie vene e non le lascia più.

Ricordo ancora le sue lunghe ciglia,
nere cortine dei suoi sogni rosa
e l'apnea, dolente meraviglia
d'una carenza nuova e misteriosa.

Che desiderio, quanta nostalgia
hanno lasciato in cuor le sue parole
che sembravan l'inizio d'un racconto…!

Mi disse : "t'amo", ma era fantasia
che s'è squagliata come neve al sole,
nata con l'alba, nebbia nel tramonto..

L'attesa
Ma perché sogno la mia vecchia scuola,
il mio liceo lontano e quella vita?
Perché ritrovo i volti e ogni parola
dei miei compagni all'ora dell'uscita?

Portavo ogni mattina un pane scusso
a prender companatico e sapore,
mi concedevo tra i miei libri il lusso
d'esplorare le fonti dell'amore.

Fu così che conobbi il primo esilio
di Bonaparte all'Elba o il Filarete,
andai pei campi arati di Virgilio
ed ebbi linfa idonea alla mia sete.

Rivivo le ore in trepidante attesa
del sorriso d'un'anima vicina
che dai prati del ciel sembra discesa
per narrarmi i suoi sogni di bambina

e riprovo l'ebbrezza di chi vola
verso un traguardo di felicità
quando in sogno mi porto alla sua scuola
battendo i record di velocità.

Era la vita un treno che viaggia,
un panorama nuovo ogni secondo,
un cielo terso, un'isola, una spiaggia,
l'aspettativa d'abbracciare il mondo,

godea la libertà d'avere amici
condividendo musiche e canzoni
e l'illusion di vivere felici
nel ricambio continuo d'emozioni.

Ma poi mi presentarono i doveri
e il veleno sottil dell'ambizione
e sotto il basto greve dei pensieri
il mondo prese un'altra direzione.

Conobbi allor la droga del lavoro
e l'ho ingoiata per la vita intera
relegando nei sogni gli anni d'oro
dell'anima delusa e prigioniera.

E adesso che le forze m'han lasciato
e di nuove speranze non mi curo
cerco nei sogni tutto quel che ho amato
e lo trovo, morente, dietro un muro.

Parabola della vita
La bianca luna che s'innalza in cielo
risplende e si nasconde in mezzo ai rami
come un'astuta Venere che al velo
allenta lentamente i suoi legami,

lasciandoti inebriare a poco a poco
del puro miel della bellezza ignuda
svelata piano in un sapiente gioco
per far sì che t'infiammi e che t'illuda.

Così in sogno ti sembra che la tocchi
e che ti parli e che ti dia la mano
e ti conceda il bagno nell'oblio.

Però t'accorgi quando riapri gli occhi
che se n'è andata a tramontar lontano
e t'ha lasciato senza dirti addio.

Vorrei
Vorrei tornare dove fischia il vento,
fra sconosciuti, intento ad operare
per non sentire lo scrosciar violento
del torrente che corre verso il mare.

Vorrei abitare dove il tempo è lento
tanto che puoi evitare di passare
dalla luce gioiosa allo sgomento
della notte che sta per cominciare.

Vorrei lasciare a chi m'ha conosciuto
ricordi lieti di giornate chiare
e consegnargli un dono cieco e muto:
il tempo di capire e perdonare.

L'ultima speranza
Voglia il cielo che il sangue dei miei figli
e dei figli ch'essi hanno generato
possa scavar la terra e attinger sassi
che modellati splenderanno al sole.

Spero che nella terra dissodata
essi spargano un seme da cui cresca
una virente pianta latifoglia
che adulta possa dialogar col vento,

e che dal monte Olimpo i numi antichi,
precursori del Re dell'universo,
scendano in quelle vene a procreare
pontefici d'un mondo buono e giusto.

Solo così riposerò beato
come alimento che natura serra
nel grembo risorgente della terra,
pulviscolo fecondo del creato.

Avviso ai naviganti
Traversando il canale di Sicilia
lungo le rotte blu della speranza
s'ode ogni notte il pianto d'un bambino
che aspetta un'alba che non verrà mai.

E tu, figlio d'Adamo, cosa fai?

Dal volto suo non si ritrasse l'onda
né la luna gli offri specchi d'argento
ma solo danze di cavalli folli
e lacrime di adulti ed alti lai.

E tu, figlio d'Adamo, cosa fai?

Fra le sue labbra non si pose un seno
per dargli pace e scioglier la paura,
né le sue orecchie udiron gli angioletti
ma schiaffi d'acqua fredda più che mai.

E tu, figlio d'Adamo, cosa fai?

Nessuno ha domandato: "posso aiutarti?"
Non una mano venne a sollevarti?
Nessun potente seppe cosa offrirti?
Nessun sapiente ti levò dai guai?

E tu, figlio d'Adamo, cosa fai?

Poema antico
Ora magica e assorta
che ti riporta il palpito e la vita
d'un'anima leggera ch'è sfuggita
a nostra corporal sorella morte

Ora intima e segreta
in cui un antico autore
ritorna a visitarti e a rivelare
le profonde emozioni d'un poeta.

Ora che si dilata
per abbracciare l'epoca remota
in cui vibra la voce del cantore
che ha scritto il libro aperto sul tuo cuore.

Ora d'ombra e riverbero di luce
in cui si ferma il tempo e la memoria,
immagine sbiadita della storia,
rivive nell'idea che ti dà pace.

 

Soneto de despedida
Uma lua no céu apareceu
Cheia e branca; foi quando, emocionada
A mulher a meu lado estremeceu
E se entregou sem que eu dissesse nada.

Larguei-as pela jovem madrugada
Ambas cheias e brancas e sem véu
Perdida uma, a outra abandonada
Uma nua na terra, outra no céu.

Mas não partira delas; a mais louca
Apaixonou-me o pensamento; dei-o
Feliz - eu de amor pouco e vida pouca

Mas que tinha deixado em meu enleio
Um sorriso de carne em sua boca
Uma gota de leite no seu seio.
Vinicius de Moraes Rio 1940
  Sonetto del congedo
Una luna è comparsa in mezzo al cielo
piena e bianca; fu quando, premurosa,
la ragazza al mio fianco arse di zelo
e s'offrì alla mia bocca silenziosa.

Le lasciai quando l'alba era già nata
tutte e due piene e bianche e senza velo,
una perduta, l'altra abbandonata,
nuda una nella terra, l'altra in cielo.

Ma non mi separai; quella più tocca
m' ispirò la passione; ed io sereno
ricambiai come amor che si balocca

avendole lasciato chiaro e pieno
un sorriso di carne nella bocca,
una goccia di latte nel suo seno.
Santi Cardella libera traduzione

 

L'incertezza
Ho portato i miei passi lungo il molo del porto
e qui m'hanno raggiunto le raffiche del vento;
provenienti da dove, lontananti per dove
già che lasciano in cuore un senso di sgomento?

Vengono dal passato, vanno verso l'ignoto
volando coi pensieri di là dall'orizzonte;
cosa passa silente sotto l'acqua del mare
che fa tremar le vene e corrugar la fronte?

E' il ricordo,è la pena per ciò che non ho fatto
e morde la coscienza che s'agita inquieta,
le onde spazzano il molo trascinando tra i flutti
le incertezze dell'uomo, l'anima senza meta.

Autunno
Luce crepuscolare, ombre lunghe sui monti,
un nido dentro al cuore pieno di nostalgia,
uggiose e fredde brume che oscurano i tramonti
ed un fanale fioco che illumina la via.
Scivola nella valle, corre verso la foce
un fiume d'illusioni, silenzioso, veloce.

 

Carità
La gloria? Non mi esalta e non mi guasta.
Io spero che il mio nome se lo porti
chiuso nel cuore un povero se un gesto,
una parola, un mio sorriso o un verso
gli hanno portato l'olio del conforto;
mi basta in cielo aver l'ultimo posto.

Per mete opposte
Ora che tutto abbiamo conosciuto,
or che la nostra carne ha macerato
nella sapienza universale e intriso
d'un umor singolare ogni sua fibra,
ci prenderemo l'un l'altro per mano
ed andremo tremanti a visitare
quegli spazi che il sole ha abbandonato
per dar luce ai viventi sulla terra.

In quegli spazi ove è maceria il suono
e cieco l'occhio e liquido il contatto
con la mano di chi avrebbe potuto
esser nostro fratello, sentiremo
il cigolio del nastro che trasporta
a ognuno il suo bagaglio e scopriremo
ch'è fatale un viaggio senza meta.

Ma non avremo luogo ove gettare
l'avidità, l'accidia, la violenza,
il tempo speso a coltivare il male,
i frutti marci dell'indifferenza
e coi nostri bagagli seguiremo
per mete opposte fuor dall'orizzonte;
i più leggeri destinati al cielo,
gli altri affidati al remo di Caronte.

Quello ch'è scritto negli antichi testi
coronerà le scelte fatte in vita:
molti vedranno un'alba universale
sorridere nei puri occhi materni,
molti altri avvolti in opulente vesti
saranno consegnati ai loro inferni,
tizzoni ardenti per l'età infinita.

Quella conchiglia
Ho colto sulla sabbia una conchiglia
che porta dentro il mormorio del mare
e quando mi vien voglia di sognare
l'antico iPod funziona a meraviglia.

Basta accostar lo stoma sull'orecchio,
chiudere gli occhi e spalancar la via
ai sogni e ad ogni dolce fantasia
e ti rivedi in un antico specchio.

Torni giovane, forte, innamorato,
ridente su una spiaggia tropicale
con la donna che più t'ha emozionato

e senti ancora l'eco surreale
d'un "t'amo", a fior di labbra sussurrato
dalla conchiglia perché sia immortale.

Sulle radici coperte
La malinconia dell'esistere mi prende alla gola tra i vicoli
che un tempo m'han qui visto correre, ardente, orientato al domani,
osservo i vestiti che indosso, somigliano ai logori intonaci
di questi edifici cadenti teatro del dramma: "la vita".

Un mare di sogni perduti rimbomba da sotto le lastre
di pietra che ora calpesto vagando col mio passo lento,
dormivano un sonno profondo nell'humus con le mie radici
lasciando visibili impronte di muffa d'amore sui muri!

L'amore, l'amore sprecato ricordan le vecchie canzoni
che escono timide e incerte da una persiana socchiusa,
fantasmi che sfiorano i muri e vanno con me camminando
per poi ritornar sotto terra nel rivolo d'una fontana.

Vorrei dissetarmi e fermarmi, rallento ma sono indeciso
poiché non so bene se ho spazio per vivere antiche emozioni,
pavento che il soffio del vento sull'acqua che cola sul mento
mi provochi un brivido freddo, dia stura ad obliate illusioni.

Oh, si, soccorretemi voi, poemi di ciechi cantori
che avete scoperto nei cuori tragedie ancor oggi viventi!
Portate i miei passi davanti all'ampia distesa del mare
in modo ch'io possa sentire se sotto le stelle c'è Itaca!

Paura
                                                   …sì che la tema si volve in disio.
                                                                                              Dante
E ripiglio il cammino.
Spogli filari d'alberi
m'accompagnano ai lati
senza un sussulto, un movimento. Nera
si profila una nuvola allo sguardo,
già sento la bufera.
E vado e fuggo per non ricordare
i sogni non raggiunti; le speranze
che mi tennero in vita son cadute;
dell'ultima dimora
vorrei le porte aprir senza ritardo.
Già giunge sera e numerosi monti
dovrò ancor valicar; tra le profonde
valli terrestri implorerò la luna
d'indicarmi il cammino
e prima che i corsieri
della novella aurora
vadano per il cielo ad annunciare
il ritorno del sole mattutino,
pauroso del doman del mio destino
vorrei concluder l'ora.

E.t.
Sopra la terra in festa
son l'unico abitante della luna
in coda fra i fantasmi all'aeroporto
perché sta per scadere il passaporto.

E per viaggiare libero e leggero
lascio alla terra il mio bagaglio, intero.

Scala del desiderio
Quando in mezzo agli spazi siderali
l'armonica di Pan suona un'arietta
e attraverso le corde universali
nel cuore me la getta,

sento dentro le vene circolare
siccome dentro al mar guizzi d'argento
e vedo ad occhi chiusi camminare
sull'acqua il mio tormento.

Sulla battigia poi la vedo stesa
sporger sull'acqua la superba schiena
e sento nel martirio dell'attesa
acuire la mia pena.

Perciò sto attento col mio sesto senso
ad iniziar l'incontro ad armi pari;
sappiamo entrambi che un piacere intenso
sta nei preliminari.

Alla poesia
Poesia,
fonte di pace, amore antico,
parola rivestita di magia,
ti cerco fuori ma ti ho dentro e dico,
"quest'eco di dolore è pure mia?"

"Poeta,
vecchio amico, anima inquieta,
perché tocchi le corde del mio cuore
e fai gemere in me tutto il pianeta
versando nel mio piatto il suo dolore?"

"Uomo,
frutto imperfetto d'Eva e Adamo,
per disegno di Dio fratello in Cristo,
perché canti nei versi il Suo richiamo
ma non porgi la mano mentre esisto?"

Bellerofonte
Per voler di Re Jòbate, di sera
affronto il mare con ardor veemente
e mi lascio portar dalla corrente
nella grotta ove vive la Chimera.

Entro e una fiamma vivida s'accende
sull'aspre rocce della grotta enorme
e mi rivela le aborrite forme
dell'orribile fiera che m'attende.

Cupo rimbomba e incute gran paura
l'atroce grido di quel mostro irato
che sprizza fuoco sul malcapitato
intruso ch'ha violato le sue mura.

Ma gli dei ch'hanno a cuore la mia sorte
mandano in mio soccorso il pio destriero
Pégaso che volando alto e leggero
mi offre il destro di ferire a morte

la trista fiera dalle teste orrende.
Così mi consegnarono alla storia,
come eroe che conquista la vittoria
sul male, le antichissime leggende.

Saggezza e fede
Vorrei scoprire il limite reale
della mia dipendenza da passioni,
necessità, abitudini, illusioni,
virtù celate di sentire il male.

Riconoscendo il limite vorrei
andar oltre, curioso di me stesso,
per sapere se è marmo oppure gesso
l'intima essenza dei principi miei.

Ma non possiedo o non è molto fine
questa capacità d'autoindagare;
l'inquietudine è il vero mio confine

e prego Dio perché mi voglia dare
saggezza e fede, le virtù regine
per conoscere, illudermi e sognare.

Quel che ho cercato
Aprirei una ferita
nel petto blu del cielo
per ascoltare il vento tra le stelle.

Cade e trema sull'acqua
la pioggia della luna;
scivolerei celato
sotto i cerchi d'argento
per danzar con la luce dentro il mare.

Porterei i miei pensieri e i cinque sensi
nel profondo delle acque
per cogliere dal fondo le perline
gocce di pianto.

Chiedo: "chi sono?", e poi: "che cos'è pace?"
ed "il tempo è passato? sono stato
il bimbo d'una favola scordata?"
E allora piango e lascio una ferita
nel cuore delle stelle
perché non avrò più quel che ho cercato.

Non troverò la luce che ho cercato!
Al canto d'una fonte avrei lasciato
recitare per sempre la mia vita;
invece l'ho affidato al volger breve
d'una foglia appassita. 

L'universo è amore
Tra gli alberi dei boschi quieta scende la sera,
quando il sole nasconde le sue sparse fiammelle
e sulla volta azzurra del cielo che s'annera
s'accendono le stelle.

Sulla coltre trapunta da lucciole brillanti
fluttuano le speranze che l'universo aduna;
messaggera d'amore per silenziosi amanti
candida sta la luna.

Dalle case, dai campi, dai mari, dai pianeti,
dall'intero creato s'alza solenne un coro
di voci trepidanti, di muti cuori inquieti:
"immenso Dio, t'adoro!"

ed un soffio di pace, come alito che spira
sulla cenere calda d'ogni anima sopita,
scende dal cielo e accende sopra il mondo che gira
fiamme di nuova vita.
 

Proposta audace
Quando ti tuffi vorrei bere il mare
che silenzioso t'accarezza i fianchi,
ma t'immergi e non riesco a respirare
per tutti i lunghi istanti in cui mi manchi.

Vorrei annullare il tempo e le ragioni
per cui resti lontana dai miei occhi,
gustare senza affanno le emozioni
d'un bimbo nel paese dei balocchi.

Perciò ti faccio una proposta audace:
"nascondimi nel tuo quieto grembo
ove c'è linfa e tutto il resto tace!

Respira il mio respiro, dammi un lembo
di cielo azzurro, irradia la tua pace,
conducimi lontano da ogni nembo!"

L'autunno dentro
Rapidi voli fra le aguzze creste
dei monti che circondano il mio nido,
alberi avvezzi al vento e alle tempeste,
nubi che nascondete un cielo infido,

accompagnate la malinconia
che un sogno triste m'ha lasciato in cuore
anticipando la fatale via
che seguirà il percorso del mio amore.

Nel sogno ho visto un uomo solitario
calarsi dentro un impetuoso fiume
e da questo lasciarsi trascinare,

traversando le gole del Calvario,
verso un abisso che fra grigie brume
portava acque cadenti in fondo al mare

 

Soneto de véspera
Quando chegares e eu te vir chorando
De tanto te esperar, que te direi?
E da angustia de amar-te te esperando
reencontrada, como te amarei?

Que beijo teu de lagrima terei
Para esquecer o que vivi lembrando
E que farei da antiga mágoa quando
Não puder te dizer por que chorei?

Como ocultar a sombra em mim suspensa
Pelo martirio da memória imensa
Que a distância criou - fria de vida

Imagem tua que eu compus serena
Atenta ao meu apelo e à minha pena
E que quisera nunca mais perdida …
Vinicius de Moraes Oxford 1939
Sonetto di vigilia
Quando verrai e ti vedrò piangendo
per così lunga attesa, che dirò?
E per l'ansia d'amarti, già che attendo
e ti riincontro, come ti amerò?

Quale lacrima tua mi darà tanto
per scordar quel che vissi ricordando
e che farò della mia pena quando
non ti saprò spiegare perché ho pianto?

Come nasconderò l'ombra sospesa
a causa del martirio dell'attesa
che l'assenza creò - algida e muta

immagin tua che io pensai serena
attenta al mio richiamo e alla mia pena
e che vorrei non fosse mai perduta …
Libera traduzione di Santi Cardella

 

La voce
Una rondine partita
da una terra assai lontana
ha lanciato nella zana
mia l'anello della vita.

L'ho difeso contro tutti
come bene unico e sacro,
ho protetto il simulacro
affrontando fuoco e flutti.

Chi mi chiama in questa notte
di tempesta in mezzo al mare?
chi mi chiede di tornare
quando ormai le vele ho rotte?

Come può l'urlo profondo
superar questa distanza?
chi conserva la speranza
di salvarmi mentre affondo?

Verran qui le gazze ladre
a cercare questo anello?
o nell'ombra c'è un vascello
con la voce di mia madre?

Amore amato
Amore amato,
gemma fiorita
c'è la mia vita
negli occhi tuoi.

Maga presente,
quale tormento
quanto alimento
negli occhi tuoi!

Fiamma che brucia,
fonte di luce
cerco la pace
negli occhi tuoi.

Malia di rosa,
nel tuo sorriso
c'è il paradiso
chiaro e radioso,

c'è un bosco verde
dentro al tuo sguardo:
salto e mi perdo
negli occhi tuoi!

Le rimembranze
Tenere e meste ognor le rimembranze
ritornano nel mio inquieto seno,
mia silente compagna d'ogni notte.
Nel tuo chiaror dolente le speranze
della mia verde età vengono meno
e tutto quel che amai, remoto e strano
nella mia mente, si dilegua all'aria
piangendo i giorni consumati invano.
Come movesi rio sopra la varia
piaggia erbosa di selva e vien cantando
sotto limpido ciel le antiche fole
che nelle notti tacite la luna
dice sui monti, e scende spumeggiando
con più possanza e luccicando al sole
prende diletto della sua natura
e s'ingrossa nel corso e mena vanto
della sua forza, ma s'accorge alfine
che nel mar chiuderà la sua ventura,
così nell'alma mia si leva il canto
per la bellezza, o luna, ed al tuo lido
mando i miei sogni, i miei sospiri, il fine
di conquistar l'eterno, infin che il giorno
rivela il vero e mi conduce verso
l'abisso in cui si perde ogni parola
e la beltà scolora e il canto è un grido
sul cammino che va senza ritorno
alla notte che attende l'universo.
Ahimè, mia luna, a te il mio pianto vola
e gioventù dilegua! Ogni desio
di passate illusion si fa sospiro,
ogni diletta rimembranza, sola
prende la via per l'ultimo suo giro
verso la triste riva dell'addio.

 

Piccolo mondo
Negli ermi recessi
del viale alberato
in mezzo ai cipressi
c'è un piccolo prato;

là in fondo, nascosta,
la vasca azzurrina
celata alla vista,
l'arcana piscina.

E' un letto a fagiolo
racchiuso nel verde
e l'acqua è il lenzuolo
pe' 'l cuor che si perde

nel gaio chioccolio
che dice alla mente
"qui il mondo son io,
là fuor non c'è niente".

Qui intendo il sussurro
dei passeri in coro,
qui rubo all'azzurro
riverberi d'oro

del sol che scintilla
fra i rami e le fronde
e un' eco tranquilla
nel cuor li diffonde.

Mediterraneo
Oh mare nostro, mar Mediterraneo
che ci colleghi all'Africa dolente,
mare dei sogni per l'oppressa gente
che cerca asilo in un paese estraneo,

sei diventato il mar che ci separa,
specie diverse d'uno stesso Dio:
chi cerca nei suoi agi il dondolio,
chi beve il fiele d'una vita amara.

Già fosti culla della conoscenza
e delle civiltà del mondo antico
che qui videro il massimo splendore;

come si sviluppò l'indifferenza
che fa del tuo vicino il tuo nemico?
Perché sei adesso il mare del dolore?

Fiaba scolorita
Seduto nella sala buia e deserta
d'un cinema rivedo la mia vita.
A quali spettatori sarà offerta
nel tempo questa fiaba scolorita?

Qualcuno dei miei figli o dei nipoti,
qualche ozioso lettore dei miei versi,
pochi amici solleciti dei moti
ch'ebbe il mio cuore nei miei giorni persi.

Rivedo le ferite d'una guerra
mondiale di Caino contro Abele,
i milioni di morti sottoterra
per un progetto orribile e crudele

e le persone illustri o sconosciute
dello Spirto creator fulgidi esempi,
paladini di pubblica salute,
giusti e limpidi eroi dei nostri tempi.

Rivedo ancor le scene d'un compagno
di banco, quel Don Pino ora beato,
sento il rimpianto chiuso nello stagno
dei ricordi che m'hanno accompagnato

e ho nostalgia d'alcuni professori
che m'hanno aperto sconosciute stanze,
i loro insegnamenti e i sacri ardori,
idea e alimento delle mie speranze.

E poi le donne che con dolce zelo
m'han detto "t'amo" per un giorno o sempre
e m'hanno aperto la metà del cielo
poiché avea preso a cuor le loro tempre.

Son tutte scene che vorrei fermare
già che mi danno ancora un tuffo al cuore
ma il film avanza e non si può fermare,
corre alla fine e non c'è operatore,

mentre nel buio una sembianza strana
passa tra le fessure delle porte,
cieca, cercando una presenza umana.
Che odor di crisantemi! E' già la morte?

Acqua di fonte
Nella valle nascosta del mio cuore
chiacchierina e invadente, come aurora
che consegna i colori alla natura,
canta la fonte fresca del tuo amore.

In questo specchio d'acqua trasparente
che lega cuore ed anima anelanti
vorrei vederti urlare pazzamente
che m'ami,
                   m'ami,
                               m'ami …
                                               eternamente! .

Vento del sud
Una notte di luna e un impetuoso
vento del sud hanno spazzato il mare
ed il mio scoglio ripido e sassoso
l'hanno coperto di sementi rare.

Un'insperata primavera ha dato
nuovi colori ai solchi del mio cuore
e ha riacceso il vulcano desolato
nelle cui vene sta sepolto amore.

Un baleno percorre l'antro oscuro
ove scorre il mio fiume e un'infinita
malinconia ricopre il sogno puro

che nel mio cuore ha aperto una ferita.
Ed io ho voglia d'amarti contro il muro
che separa la mia dalla tua vita.

A te che ascolti
Questo cuore che teme
quando l'aria s'imbruna,
questo cuore che geme
quando manca la luna;
questo cuore loquace
quando sta in compagnia,
questo cuore che tace
per la malinconia;
questo cuore che esulta
quando nasce un bambino,
questo cuor che sussulta
quando il tuono è vicino;
questo cuor che ha paura
per un gesto violento,
questo cuor che s'oscura
se un amico s'è spento;
questo cuore ch'è pago
se t'ispira un sorriso
e vede nel tuo lago
degli occhi il paradiso;
questo cuore d'asceta
che vive tra la gente
e cerca, da poeta,
l'isola inesistente…

Ascoltalo!è nel vento
che dal mare ti chiama,
cerca il tuo sentimento;
questo cuore ti ama!

Estate
Cori, sorrisi, danze con le figlie del sole,
ardito veleggiare con i capelli al vento,
cieli senza una nube, sguardi senza parole,
promesse d'una vita calda di sentimento.
Nel tepore dell'aria c'è una dolcezza pura,
la meraviglia d'esser figli della natura.

 

Fine settembre
L'isola che si svuota empie il battello
che porta via montagne di parole,
sogni interrotti, gemme mai fiorite,
promesse contenute in un anello,
speranze tramontate con il sole.

Sul molo resta solo un architetto
che ieri progettava case ardite
ed ora implora che l'autunno copra
di foglie secche il solco nel suo petto
lasciato da un'ignota meteorite.

Nel cielo plumbeo sbattono le porte
d'un paradiso immaginato appena
ma già torna ogni rondine al suo tetto
e macera la pioggia foglie morte
e l'onda lava impronte sulla rena.

Pontelandolfo e Casalduni
Gesto vigliacco è usar violenza a un uomo
in condizioni d'inferiorità
ma dare al ferro e al fuoco un popol dómo
è un atto contro Dio e l'umanità.

Calarono dal nord per liberare
il sud in nome dell'Italia unita
ma usarono il terror per soggiogare
e depredare il popolo sannita.

Stupri, omicidi, crudeltà infinita,
fuoco e baionette contro gente inerme
nei due paesi spensero la vita
dentro le spire d'un orrendo verme.

Come si può dar fuoco alle persone
e sterminare un popolo dormiente?
Quale dovere militare impone
di sparare a casaccio sulla gente?

Che senso del dovere e che coscienza
può avere un bruto contro un indifeso?
Con quale onore si può usar violenza
a una donna, a un bambino, a chi si è arreso?

Cialdini, De Sonnaz, Melegari,
Negri, Pinelli e tanti bersaglieri,
soldati il cui decoro non ha pari,
divennero efferati giustizieri.

Gli spettri di siffatti criminali
popolan le cloache dell'inferno;
proponiamo agli autor di questi mali
una medaglia al disonore eterno.

Furon Pontelandolfo e Casalduni
mortificati da un nemico vile;
l'Italia onesta onori quei Comuni
con la medaglia pel valor civile.

E tu bambino che sei stato ucciso
da chi facea l'Italia col terrore,
sappi che esiste un campo in paradiso
dove giocano i figli dell'amore.

Il fiore bianco
Ho percorso le strade più deserte
e perigliose, prive della luce
e ho traversato precipizi ed erte
sotto lo sguardo della morte truce.

Ho frugato caverne e i più profondi
paurosi abissi che nasconde il mare,
ho esplorato nel cielo e in altri mondi
per anni e anni, senza riposare.

Ed alla fine del cammino, stanco,
ho cosparso di lacrime la via
e da terra è sbocciato un fiore bianco

che ha diradato la malinconia
dicendomi: "io starò sempre al tuo fianco
perché tu veda Dio e la sua armonia".

Eternamente
Nell'album dei ricordi ho visto la Bellezza
sfolgorante nel cerchio d'un ampio arcobaleno
mentre un raggio di sole le effondeva sul seno
il brivido inebriante d'una calda carezza.

Sui sentieri di foglie il suo passo lasciava
una scia luminosa d'oro e d'acquamarina
che profumava l'aria fresca della mattina
coi richiami ammalianti della progenie d'Eva.

Ed io novello Adamo con il cuore e la mente
infiammati alla vista di sì dolce creatura
balzavo sopra il carro del sole e di repente

mi ponevo al suo fianco porgendole la pura
consueta promessa d'amarla eternamente
cio è per tutto il tempo… che la Bellezza dur

 

 Ragnatela
L'anima mia, già immagine dei boschi,
mentre seguiva il sole andato altrove
è rimasta impigliata in una rete
di sogno e di paura; surreale
messaggio che non riesco a decifrare
da quando manchi e gli occhi son velati;
sta nascosta nell'orlo cenerino
delle ombre che seguono i tuoi passi
senza sfiorarti;
è nel fruscio sonoro delle vesti
che, in quest'amaro esilio senza senso,
tu porti addosso;
copre il silenzio della conca vuota
d'un nido posto tra due polverose
persiane chiuse.

E nell'afa opprimente e desolata
di questa lunga estate senza fine,
vive ostinata come una cicala
che canta…, canta finché scoppia il cuore.
 

Ode al pc
Chiamo a giudizio te, piccolo schermo
che ci avvicini tutto: il bene o il male,
che mostri aperto il cuore d'un infermo
alle cure d'un medico virtuale,

giacché hai annullato la prudente stima
che ogni persona fa con sue pupille
e resa audace la materia prima
che corre nelle vene a un imbecille.

Sì, riconosco che hai ridotto i costi
delle conversazioni planetarie,
ma con un clic hai equiparato gli osti
ai cultori di scienze umanitarie.

Hai segnalato tu l'agnello al lupo
e l'immaturo a chi cerca emozioni
a basso costo nascondendo un cupo
programma d'usa e getta alle illusioni.

Hai messo tu in vetrina chi è carente
alla mercé di tanti imbonitori
e hai trasformato un debole in perdente
nel confronto con i profittatori.

Hai annullato i confin che per prudenza
ogni creatura dà alle sfere sue
ed il vaglio moral della decenza
l'hai reso vano nel rapporto a due.

Così dal tuo rettangolo di vetro
la belva umana fa la sua partita
lasciando alla sua vittima il più tetro
ricordo dentro l'anima ferita.

Saggezza della luna
L'anima mia consunta come un sasso alla foce
d'un fiume che affatica quel che trasporta inerte
passa dal riso al pianto come l'ombra veloce
delle nuvole erranti sulle spiagge deserte.

Percossa o accarezzata dall'impeto dell'onda
del tempo che travolge, giammai non trova posa,
pian piano ha preso forma d'una selce rotonda
ma serba la memoria d'una scaglia rocciosa.

Ha perduto le asprezze cozzando su altri sassi
che il caso lieto o triste pose sul suo cammino
e ora cerca la luna per ritrovare i massi
di quel magma ardente che la formò bambino.

La luna scopre il velo su una fossa profonda
e mostra le sue piaghe di polvere e detriti:
"non vedi, rughe a parte, che anch'io sono rotonda"
- dice - "pur se colpita da mille meteoriti?

Consolati e riposa sereno, senza rabbia,
poiché il pianto alimenta quel fiume che ti spezza,
accetta di finire in un mare di sabbia
e goditi tranquillo l'onda che t'accarezza.

Poi, quand'avrai imparato a mescere i tuoi grani
con quelli chiari o scuri d'altre selci gemelle,
sarete trascinati nel cuore dei vulcani
per dar forma agli dei che vivon sulle stelle.

Perciò ascolta la luna che da un'era infinita
veglia le notti calme di chi ha capito il dramma:
molti saranno scelti per viver nuova vita
e gli altri per fornire il carbone e la fiamma."

Alla mia donna
Ricordo, il primo giorno che t'ho vista
entrare nel mio cuor senza permesso,
che son rimasto incredulo, perplesso
per così ardita e rapida conquista.

Sentii che in piena notte era tornato
il sole a illuminare i sogni miei,
mi resi conto ch'eri la mia "lei",
quella che tanto tempo avea cercato.

Scomparve il mondo che mi stava intorno
e senza indugio ho preso quel cammino
che il favore del ciel m'aveva offerto

ed ancor oggi benedico il giorno
che affidai alla tua vela il mio destino
andando insieme verso il mare aperto.

La clessidra
Due coni collegati con un piccolo foro
vengono chiusi quando ogni uomo viene al mondo,
da quello superiore sgorga una sabbia d'oro
che a grano a grano scende a riempire il secondo.

La quantità di sabbia è decisa dal fato
che preleva i granelli da una cava proibita
e li pone in silenzio nell'oggetto fatato;
il tempo di discesa viene chiamato vita.

I tuoi giorni futuri scendono ad uno ad uno
per il piccolo foro dell'ora tua presente,
finestra ove t'affacci per conoscer qualcuno
che segua la tua corsa, sperduto tra la gente.

Bastano pochi passi a illuminare il senso
che tu hai scelto di dare al tuo breve cammino,
non servono illusioni né cortine d'incenso
per celare l'assenza d'un traguardo divino.

Qualcuno mira a dare un serio contributo
per onorar la propria divina provenienza,
qualche altro spreca i giorni e vive come un bruto
senza lasciare traccia dell'umana presenza.

Nell'ampolla inferiore sta scritta la tua vita,
quello che resta in terra di tutto il tuo lavoro,
con l'ultimo granello si chiude la partita.
Ma tu cosa ne hai fatto della tua sabbia d'oro?

Rivelazione
Io ti conobbi e venne primavera,
stagione favolosa d'un viaggio
senza passato sotto il chiar di luna,
le spighe ancora verdi e il blu del cielo
calda coperta agli intimi sospiri.

Fosti, fra le speranze illimitate,
quella che m'ha riempito di certezza
entro cui tutti i sogni fuggitivi
eran dorati e colmi di bellezza.

Fosti tu stessa il sogno mai sognato
che si materializza senza tempo,
vibra nell'aria, spazio illuminato
che mi circonda, caldo come un grembo,
e in fuga svela il fin per cui son nato.

Fusione
Quelli che sono andati
sono andati e non tornano più indietro
però non mi dà pace
questa distanza fra chi va e chi resta.
Restano foto, scritti, frasi e gesti,
idee geniali da riempire il mondo,
l'eco di quelle voci nel cognome
dei figli, le ombre vive nelle vesti
appese nell'armadio dei ricordi.

Un grande abisso adesso ci separa
corso d'un ampio fiume senza ponti:
il tempo che ci sfugge,
il tempo che guarisce,
il tempo che ci spinge a nuovi porti.
Il tempo che distrugge altari e dei
scioglie in un'acqua sola i vivi e i morti.

Confusi dal miraggio di Psiche
che continua a volar per l'universo
avvolta tra le braccia di Cupido,
noi due, che abbiamo scelto
d'unire il nostro pane e il nostro letto
sul vasto fiume che non ha ritorno,
per lasciar questa riva e questo nido
e mai sentire il disperato grido
stiamo imparando a fonderci ogni giorno.

Perché?
Quando la nostalgia di lei propone amare
notti e un forte tormento il cuore m'affatica
vado sotto le stelle e mi struggo a pensare
nel chiarore dolente della silente amica.

Placida nella notte dorme tutta la terra,
tace il vento e nell'aria s'è spento ogni rumore,
solo il mio cuore amante rivive la sua guerra
ed agli astri e alla luna racconta il suo dolore.

Dove, dove si trova la man che mi conforta?
dove ridono gli occhi di colei che partì?
perché questo mio cuore dispera e non sopporta
la carenza del sole che riscaldò i miei dì?

Perché tutta la pace del mare e del creato
vive dentro ogni cosa ma sta lungi da me?
se a questo sentimento il suo cibo è negato
perché non m'addormento, dimmi o luna, perché?

Sposa e madre
Stai in piedi fra i fornelli a combinare
con capperi e ragù piatti d'amore,
sulla sedia c'è roba da stirare
perché tu ci offri l'ordine e il candore.

Nell'armadio i tuoi libri e i tuoi quaderni
dormono quieti dall'età fiorita
in cui per insegnar valori eterni
ai tuoi figli cambiasti la tua vita.

Nelle rughe che solcano il tuo viso
stanno nascoste le preoccupazioni
che hanno accompagnato il nostro andare

ma nella calda luce del sorriso
splendono come stelle le emozioni
di chi soffrendo ci ha insegnato a amare.

Il tempo domani
Ogni notte c'è un treno che viaggia
più ratto del pensiero e non si ferma
a nessuna stazione.
Trasporta pena e cieli frantumati
senza alcuna ragione.
Si fermerà nel buio in mezzo a un campo
per inerzia e mancanza d'energia
e scenderanno solo i passeggeri
che hanno ordine e meta.
Il resto, confinato dal pianeta
ove il denaro e le necessità
son le sole due leggi,
potrà curare in vaso amore e fede
o scendere cambiando identità.
Ai nostri figli, omologati e proni,
con la tessera in tasca o indifferenti
sarà concesso d'abitare il mondo.

Però non disperate, anime assenti:
ci sarà chi, per darlo ad un museo,
farà la prova a ricomporre il cielo

Le fatiche di Sìsifo
Per sfuggire ai rigori dell'inverno
sono entrato nel cuore d'una donna
e così ho conosciuto la condanna
d'inseguirla in eterno.

L'ho seguita nel vento fino al cielo
e dentro un mulinello in fondo al mare
ma è maestra nell'arte di giocare
nascosta dietro un velo.

Ma se Sìsifo re, stanco di tanto
faticar, mi consiglia alzar le vele,
si ferma il vento e dolce come il miele
me la ritrovo accanto;

e ride, e canta, e muove la mia culla
e fa scendere gli angeli in concerto.
E' lei che mi fa uscire dal deserto
e non cerco più nulla.

Senza
Per sapere cos'è il dolore muto
al tramonto venitemi a trovare
e osservate invisibili i miei gesti
senza parlare.

Poserò gli occhi sopra il raggio calmo
che per ultimo illumina il mio mare,
sfiora l'acqua, s'adagia, sogna, brilla
e poi scompare.

Chiuderò poi nell'anima il ricordo
di due labbra che pace sanno dare,
sapide come ovari del gustoso
riccio di mare

e strapperò di notte la gramigna
che cresce, assidua, come la sua assenza;
senza la luce non so respirare,
si muore… senza!

La mia estate
Vieni stagione ardente, sprigiona i tuoi colori,
metti sotto i miei piedi un tappeto blu mare
sì ch'io possa volando confondermi col cielo
e gustare molecole, ora dolci, ora amare
d'una goccia di latte che il tuo seno sa dare!

Corri estate fremente, non farmi più aspettare,
non posso restar ebbro sognando i tuoi sapori,
le ninne nanne angeliche, le farfalle danzanti,
le ombre fatte di luce, i tuoi giovani ardori,
le promesse di pace nascoste tra i tuoi fiori!

Vola estate fulgente, vienimi a battezzare
nel Lete blu cobalto dei sospirati amori,
fammi ascoltare l'eco del tuo canto felice,
fai che il canto del cigno si perda tra i tuoi cori,
passi da vita a sogno sciolto fra i tenui albori!

Sentimento
Bellezza, tu sorridi in ogni luogo,
sopra ogni pietra intatta, in ogni stella,
nei granelli di sabbia o nelle onde,
nella coda dei cani e in ogni festa,
nel tempo asciuga-lacrime o in tre note.

Tu respiri, bellezza, fra le fronde.
Dai fiori chiami al volo le farfalle
e t'accendi negli occhi dei bambini.

Invocheremo un Grande Inquisitore
tutte le volte che un gesto violento,
un'omissione, un angelo del male
permettano che tu possa morire?

E dove sta, homo sapiens, la coscienza?
Io vorrei disarmare gli assassini.

Dopo l'incendio
Il sole torna a illuminare i campi
in cui il fuoco ha lasciato terra arsa
e la desolazione abbraccia gli ampi
spazi dove la vita è ormai scomparsa.

Sopra quei campi tornerò tenace
a rivoltare in su la zolla nera,
sopra quei campi invocherò la pace
e al cielo volgerò la mia preghiera.

"Dammi la forza, Dio dell'armonia,
di riportare l'albero ed il fiore
là dove son passati fiamma e vento!

Dammi un raggio di sole e una poesia
che fra macerie d'un perduto amore
faccian sbocciare un nuovo sentimento!"


 

Malinconia
Quand'ero bimbo andando sulle spiagge
lucenti della luna
noveravo le stelle ad una ad una
e le conchiglie rare
e non contavo i giorni.

Da adolescente valicavo i monti
e giunto sulle cime
sentivo quante volte ripeteva
l'eco il mio nome
e non contavo i giorni.

Un dì d'altri anni andando per i prati
e giocando alle fonti
petali e cerchi d'acqua numeravo
e tocchi di campane
ma non contavo i giorni.

E adesso che ho provato a ricordare
tutti i lenti rintocchi di campane,
i petali dei fiori, le lontane
voci dei monti, le conchiglie rare
e i cerchi nelle fonti,
ahimè, non li contavo e ho ritrovato,
solo ed al buio, il numero dei giorni.

Uguaglianza
Osservando la cupola fiorita
d'un pittosporo ch'è nel mio giardino
scorgo la bianca luna che m'invita
a contemplarla lungo il suo cammino.

Sorge la sera, va col suo candore
a illuminare il mondo e lentamente
posa i suoi raggi e effonde il suo chiarore
sopra la lieta e la smarrita gente.

Il suo fascino sta nel pio silenzio,
serena aspettativa della pace,
ma al suo chiarore gemma come assenzio
l'inquietudine amara di chi tace

e porta in cuore una pungente pena
perché la vita gli ha negato tutto;
"spegniti o luna! Oscurami la scena
di chi non può raccogliere alcun frutto!

Fammi partecipare alla tristezza
delle persone che non han lavoro,
fammi sognare un mondo ove agiatezza
e sorriso raggiungano anche loro!

Fai che sotto la cupola fiorita
la luna nuova sparga un altro seme
che possa pareggiare la partita
fra il mondo di chi ride e di chi geme".

Anima invasa
Fili innumeri d'erba
trafitti dalla luce,
poi una cerula stilla
tremula scese a fecondar la terra;
il cielo sciorinò una vela azzurra
e nel coro dei passeri fu l'alba.

Dal mare del silenzio alla mia pelle
la parola invadente della vita.

Mattanza
Il mio amore è la pioggia che allontana la sete
e alimenta i torrenti che vanno verso il mare,
il mio amore è il coltello che squarciando la rete
libera i tonni folli chiusi nelle tonnare.

Chi brandirà l'arpione col suo cieco furore?
Chi cercherà vittoria sapendosi il più forte?
Chi proverà l'ebbrezza di seminar terrore
dopo lo squarcio della camera della morte?

Uomini, pescatori, fruitori del mondo,
non giudico le azioni volte ad alimentare
il bisogno di cibo. Io condanno l'immondo,
stupido e illimitato gusto di dominare.

Il mio amore è l'aurora che illumina la terra
e redime le forme dalla tenebra oscura,
il mio amore è la pace che subentra alla guerra,
violenta ed insensata figlia della paura.

Tungsteno
Tutto il cielo diventa un segmento
di luce quando appari per la via
e la realtà si muta in fantasia
che esplode in mille briciole d'argento.

Hai l'arcana magia del filamento
che s'accende, percorso da corrente,
hai il fascino vital della sorgente
che chioccola col suo placido accento.

Toccano corde d'arpa le tue dita
se, un po' distratta, ti ravvii i capelli
o cerchi nella borsa una matita

per dare più risalto agli occhi belli
e la musica invade la mia vita
e resto, assorto, a costruir castelli.

Un'illusione acuta
Un gemito smarrito erra nell'aria
e accompagna la danza delle fronde
nell'alba oscura sotto il cielo grigio;
ricorda il pianto per una promessa
non mantenuta, un'illusione acuta.

Le penne delle palme agitan braccia
mosse dall'Eolo oscuro dei precordi
come per ammonire i sogni verdi
nascosti dentro al cuore di bambino.

Si, ora vedo,è una forma, una figura
che le nubi han finito di foggiare,
resta in cielo un istante, poi scompare
nel labirinto blu del sentimento.

Era un vecchio perduto nei suoi sogni
come un tritone in una fonte asciutta
che cerca le Nereidi e trova intorno
erbe ingiallite, un'armonia distrutta
e il crepitare delle canne al vento.

L'oblio
Dimenticarti sarà
mancanza di vita, carenza
di luce,
silenzio sul cratere d'un vulcano,
il buio che coprirà l'ultima stella.

Dimenticarmi invece
sarà soltanto un brivido di freddo,
un vento ch'entra nella tua camicia
portando una carezza d'altri mondi
e tu non saprai mai da dove viene.

Per quale strada va il tuo canto, amore?
Quale stella terrà l'anima mia?

Torna, fiera!
Guardo la fiera splendida lontana come stella,
la fronte irraggiungibile, il collo di gazzella,
i suoi occhi da favola che accennano un sorriso,
le sue labbra dolcissime porte del paradiso.

Petto e dorso - bellissime curve da capogiro -,
gambe tornite ed agili che mozzano il respiro,
voce suadente e limpida fonte d'acqua sorgente
che accelera i miei battiti e ottenebra la mente.

La sua energia incredibile m'ha caricato appieno
e il desiderio è un fulmine che squarcia il ciel sereno;
voglio odorare i petali rossi di questa rosa
e poi gustare il nettare che nasconde gelosa.

"Torna, fiera! riportami i tuoi occhi lucenti,
offri la pelle morbida ai miei baci frementi,
piomba da vette altissime come aquila rapace,
avvinghia la mia anima e ridammi la pace!"

La mia pace
Sulle tue rive luccicanti al sole
ho seminato il fiore dell'oblio
e ho deviato i sospiri e le parole
che nascono per te nel cuore mio.

Ho cinto la tua fronte con i bianchi
corimbi dell'arancio e del mughetto
e ho lasciato vagare sui tuoi fianchi
l'acqua del fiume che mi corre in petto.

Fra le tue braccia portano i sentieri
dei miei sogni di pace e d'abbandono
e le follie del mio tardivo errore.

Intreccio ai tuoi capelli i miei pensieri
e sento dentro me vibrare il suono
dell'armonia che l'uomo chiama amore.

Messer Francesco
                                                  Chiare, fresche e dolci acque
                                                  ove le belle membra
                                                  pose colei che sola a me par donna …
                                                                                         F. Petrarca

Solo chi arde d'amor nell'intelletto
e manda al cielo i suoi sospiri bui
comprendere può il canto di colui
che vagheggiava Laura nel suo petto.

Egli elesse a suo albergo la natura
con l'acque chiare e dolci e l'erba e i fiori
per dipingere in estasi i colori
dell'aere sacro e dell'immagin pura.

Così cantando pose la sua bella
dentro un'eterna luce il cui bagliore
riscalda e accende il cuore dei poeti

ed ogni amata la trasforma in stella
che ripete dal ciel: "qui regna amore"
nello spazio fra il sole e i suoi pianeti.

 

Leandro ed Ero
Da Abido a Sesto ardito va il pensiero
che accompagna Leandro all'altra sponda
e affronta la corrente e vince l'onda
per aver pace fra le braccia d'Ero.

Dalla torre di Sesto una lucerna
lo guida nella notte e fa promessa
delle effusion che la sacerdotessa
vuol dedicare alla sua fiamma eterna.

Ma il destino crudel copre la face
con grigia coltre di funerea bruma,
s'infuria il vento, l'onda si fa spuma,
Leandro annega, l'Ellesponto tace…

Livida sorge l'alba e porta ad Ero
le fredde spoglie del perduto amante;
pallida, afflitta, tetra nel sembiante
lei grida alla sua dea: "no, non è vero,

non può esser morto il mio Leandro amato!"
e delirante scruta il mar profondo,
e follemente invoca l'altro mondo
e chiama il nome del suo innamorato.

"Dimmi dove si trova il suo sorriso,
dea dell'amor che non paventa morte!"
e anela di trovar la stessa sorte
e si dà al mare, come un fior reciso.
 

La mia cantica
Ho scritto queste note sulla sabbia
per dedicarle al Re dell'universo
ma l'anima, rinchiusa nella gabbia
della mia carne, trema ad ogni verso.

Per le parole ho consultato il cuore
che, per Suo dono, guida la mia mente
pur soggetto agli sbalzi dell'umore
di chi è straniero in mezzo a tanta gente.

Come musica ho usato le stagioni
che accompagnano il corso della vita
e ho lasciato cantare le emozioni
toccando corde con incerte dita.

Perciò, Ti prego, leggile mio Dio
e prima che la prossima marea
lo porti alla stagione dell'oblio,
prendi il mio amore e mutalo in idea.

Madre terra
Terra di casa mia mi muovi a un canto
che nega le speranze ai miei domani;
evochi sogni grandi ma lontani,
lasci all'amore dei tuoi figli il pianto.

Sogno d'andar lontano ma mi leghi
questo cuore scordato al tuo colore
ed agli affetti; ma d'amor si muore!
Se resto qui a combattere mi pieghi

e m'addormenti tra le tue colline
dal profilo sfuggente e sul sereno
orizzonte del mare senza fine,

mentre nelle tue valli fugge un treno
e porta via i fratelli da te madre
che non dai latte dal tuo triste seno.

Primavera
Chiara luce dell'alba ed ansia di volare,
memoria ove si perde il cuore mio bambino,
un cinguettio nel folto, un'isola nel mare,
le campanule gialle ai bordi del cammino.
Vibra dentro le vene una dolcezza acerba
pura come la luce, soffice come l'erba.

 

L'isola che non c'è
Mi capita talvolta che mentre sto sognando
mi sveglio all'improvviso turbato da un rumore
e resto un po' stranito poiché stavo ascoltando
un concerto ove adesso c'è un grido di dolore.

Ed altre volte avviene che mentre seguo in cielo
bianche nuvole erranti nella mia fantasia
un fastidio concreto squarcia l'azzurro velo
e mi riporta a terra, carente di poesia.

Perché le ore felici durano così poco?
Mio Dio, perché lo spazio aperto è così stretto?
A chi giova il crudele fine di questo gioco
che noi chiamiamo vita e che ci geme in petto?

Se la speranza è lieta e ciò che accade è triste
la mente umana, forse, contiene un tarlo in sé…
Per sfuggire al dolore costruisce nuove piste
e continua a cercare l'isola che non c'è.


 

Dubbio e idea
E' passata la notte
che tutti i sogni inghiotte
e sopra ogni sorriso
il vento porta nubi all'improvviso.

E' passato l'ardore
sulle braci del cuore
e sopra i nostri petti
si son posati nugoli d'insetti.

Trascorrono le ore
su una notte d'amore
e in uno sguardo spento
trovi la vanità del sentimento.

Può passare la vita
nella notte infinita
e nelle nostre mani
il tempo lascia i dubbi di domani.

"Dio nell'alto dei cieli, Tu che ad ogni creatura
hai dato la missione di compiere una corsa,
illumina i mortali che la loro ventura
è di considerare la vita una risorsa.

Se il portator si ferma la fiaccola cammina,
porta soltanto il bene, lascia morire il male.
Nel cielo ardon le idee che ogni uomo trascina
per ricomporre insieme la luce universale".

Afonia
Al tempo in cui le piante avean parola
visse una quercia che con grande zelo
ascoltava la gente e a squarciagola
ripeteva i messaggi verso il cielo.

E c'era chi sperava che piovesse
e chi invocava che splendesse il sole;
la quercia diffondeva con le stesse
frasi e inflessioni, virgole e parole.

Erano tali e tanti i desideri
opposti, indecifrabili, balzani
che l'albero temette gli improperi
e il castigo di Dio contro gli umani.

Così, per evitar d'esser frainteso
e d'essere coinvolto nei richiami,
scrisse un cartello e lo confisse appeso
sul più basso dei suoi frondosi rami.

"Afonia". "Chi desidera lasciare
un suo messaggio da affidare al vento
scriva un cartello che potrà posare
sui miei rami, con firma e documento".

Nel breve volger d'una settimana
la quercia fu coperta da proclami
che rivelavan la stoltezza umana
con tanti manoscritti appesi ai rami.

"L'agnello avrà giustizia. Firma: Lupo",
"se vuoi la pace prepariam la guerra",
tante blasfemie, nefandezze, un cupo
sforzo comune da annientar la terra.

La quercia si pentì d'avere dato
sfogo alla gente senza sale in testa
e decise di prendere commiato
dagli uomini e tornar nella foresta.

Ma prima di partir, con un pennello
scrisse nel cielo: "o gente senza sale,
ed io dove l'attacco il mio cartello
per rimanere libera e imparziale?

se vi affannate a uccider la natura
per soddisfar le vostre avide brame
come l'eviterete la sventura
d'affogare in un mare di letame?

dove vi porterà la corsa all'oro
se calpestate viole, rose e gigli?
quando dissiperete il suo tesoro
dove li porterete i vostri figli?"

Ora essa tace; e il vento fra le fronde
riporta giù dal cielo le parole:
"solo chi ama il bene e lo diffonde
merita i raggi del mio eterno sole".

Il tuo nome
La musica e il sole s'unirono lieti
quel giorno che fosti mandata nel mondo
e presero parte al più bel girotondo
che fecero i fiori, le muse e i poeti.

"Ti insegno a ballare, ti insegno a cantare"
dicevano in coro Tersicore e Erato,
le rose purpuree bordarono il prato
e vennero a riva le ninfe del mare.

"Scegliamo un bel nome per questa fanciulla"
proposero insieme Afrodite e una stella
e tutti baciaron la dolce sorella
che d'una conchiglia riempiva la culla.

Al che ti svegliasti e mostrasti il tuo viso
e gli occhi, due specchi alla luce del sole,
la musica allora coprì le parole
e il vento decise il tuo nome: "Sorriso".

Le due porte
Dentro di me vive un folletto oscuro
che ha rubato lo spirito del mare
che un giorno ti riflette il cielo puro
ed un giorno infuriato e cupo appare.

La casa del folletto è dentro il cuore
e ai lati opposti s'aprono due porte,
una per il piacere ed il dolore
e l'altra per la vita e per la morte.

Il folletto s'aggira per le stanze
ed ogni giorno apre una porta a caso
per dare un'aria nuova alle speranze
che affollano i suoi sogni edè persuaso

che se ha aperto la porta del piacere
il vento porterà solo l'amore,
angelo alato, prode cavaliere
seduto sulla groppa del dolore;

ma, se ha aperto la porta della vita,
il vento porterà la buona sorte
che all'improvviso cercherà l'uscita
da dove, muta, apparirà la morte.

Ascolto
Campane dai lenti rintocchi,
mia madre che russa profondo;
sereni, affacciati sul mondo
rivedo i suoi occhi.

Contemplo l'immensa laguna
di stelle dal tremulo alone,
mi giunge la mesta canzone
che canta la luna.

Che freddo che il vento ha portato!
vacilla la fiamma nel lume;
"ricordi?" e un sospiro riassume
il tempo passato.

"Via, via, voglio esser felice
stasera, suonate campane!
ma alle ombre di stare lontane
nessuno lo dice?"

Che pena! S'affretta a salire
la voce dal cuore mio vecchio;
è il solito invito all'orecchio,
dormire, dormire…

Dies irae
Respira, madre mia, non te ne andare,
apri gli occhi, dammi un segno di vita!
Mostrami ancora che non è finita,
senza di te non ho dove abitare!

Se te ne vai sarà deserto il nido
che hai costruito col tuo sentimento,
senza di te rimango esposto al vento
che porta dentro un disperato grido.

Ma perché spezzi il filo che ci unisce?
Perché allontani il solo amore eterno?
Perché mi lasci solo in questo inferno
che mi gela, mi opprime, mi ferisce?

Fratelli miei,è questo il dies irae,
senza radici non c'è più alimento,
da questo giorno prende inizio il lento
scempio d'amore che ci fa appassire.

Voli pindarici
L'onda del tempo scivola su due spiagge isolate
toccando isole vergini, terre di fantasia
dove dormono innocue la stanchezza e la morte,
balene voracissime che si sono arenate
come fantasmi lividi scomparsi per magia,
lasciando i sogni liberi di mutarci la sorte.

Una sostanza mistica scorre dentro i ruscelli
che nel corso dei secoli hanno formato un lago
in cui galleggia l'anima notturna dei poeti
e sotto l'acqua tremano, come voli d'uccelli
che danzano al crepuscolo orchestrati da un mago,
le capovolte immagini di lontani pianeti.

Il vento spinge l'anima a cercare lontane
nature raggiungibili solamente col verso
e nella notte tacita tra gli astri la conduce,
oltre orizzonti e limiti di conoscenze umane,
a frugare negli angoli remoti all'universo
per trovare improbabili porti d'eterna luce.

L'anima vola altissima sui campi d'asfodelo
provando nuovi brividi, nuove ebbrezze e paure,
solcando luoghi magici dove i pensieri sono
foreste senza limiti fra i pascoli del cielo,
alberi nelle tenebre, elongazioni oscure
di ninne nanne angeliche, dell'armonia del suono.

Rimani! canta il passero…guarda! spiran le viole...
danza! invitan le nuvole… sogna! sussurra il lago...
ama! dice lo spirito vivente del creato…;
veli di seta annunciano il ritorno del sole
ed i profumi spargono onde per l'aere vago
per eclissar l'immagine del cielo già stellato.

L'alba risorge limpida e la sua luce ammanta
le nature incorporee dei sogni della notte,
specchi caleidoscopici che rifletton dall'alto
gli aneliti fantastici d'una voce che canta
sulle follie degli uomini, sui dolor, sulle lotte,
per conquistare un angolo d'un cielo di cobalto.

Il vascello dei sogni
Il vascello dei sogni s'è fermato
questa notte nel lago del mio cuore
e sul ponte i pensieri hanno danzato
liberi dall'affanno e dal dolore.

Là sono apparse sotto il chiar di luna
le ballerine blu della speranza
ridendo ai cavalieri ad una ad una
per invitarli ad intrecciar la danza.

Quella che m'ha invitato e m'ha rapito,
occhi di stella e riso di fanciulla,
ha poggiato la testa sul mio cuore

che accelerava i battiti impazzito
e m'ha baciato e poi senza dir nulla
m'ha rivelato che si chiama Amore.

 

Incubo
Che gusto amaro di solitudine!
Che voglia di restare a testa china!
Come vorrei da questo labirinto
fuggire, non sentire la presenza
della mia carne! desiderio vano,
come vorrei svegliarmi fatto d'ombra,
scoprire che uno specchio al mio "chi sono?",
risponda muto.
Nubi impallidite
volano ormai verso alti cieli grigi,
spingon lontano i treni di mattina,
vestiti di rugiada, ad inseguire
sogni proibiti, piazze illuminate.
Mi riappare scolaro dubitoso
di giungere ad un porto pria che notte
richiuda le speranze e torni l'incubo.
Mi affido al vento, al treno e spero tanto
di svegliarmi lontano, fiducioso;
ma scopro intanto che per non fermarmi
strappo i quaderni.

Stromboli
Ho nell'anima un giallo
campo di girasoli
mossi dal vento a un ballo
che s'accompagna ai voli
dei gabbiani nel cielo
che si tuffano giù
fino a sfiorare il pelo
quieto del mare blu.

Ho nella mente un verde
sentiero che va al mare
che continua e si perde
in mezzo alle acque chiare
dove la stella ardente
diffonde il suo fulgor
sul tuo corpo splendente
che canta: amore, amor…

Ho nel cuore un istante
sopra la sabbia scura
d'un abbraccio vagante
fra il sogno e la paura
che il tramonto del sole
ti porti via con sé
dentro un mare di fole
lungi… lungi da me.


 

Estasi
Se la tua luce penetra nel pozzo dove ho l'anima
il suo riflesso rapido va a illuminare il cielo
e ti cerca nell'etere come se fossi l'ultima
occasione di vivere prima che arrivi il gelo.

Il tuo raggio caldissimo sulla mia solitudine
provoca interminabili brividi d'energia
ed i miei strali liberi vincono l'altitudine
tratti da una magnetica amorosa magia.

La rugiada che evapora va a formare una nuvola
bianca dove si incontrano la mia anima e il tuo cuore,
colombe inseparabili avvinte in un'aureola

risplendente di zaffiri di trasognate aurore
e arcobaleni limpidi svelano in mare un'isola
coperta dai papaveri rossi del nostro amore.

Al Castellaccio*
A te antenato ignoto
che hai costruito un eremo di pietra,
la casa solitaria
che mira questa valle
da dove espando il cuore sul pianeta;
a te mal conosciuto
rude pastore o tenero poeta
che hai voluto sostare,
per abbracciare il mondo, in questo spazio
da dove vola l'anima e s'acqueta
lungo i sentieri e nella verde selva;
a te spirito ardente
col guardo a questa valle e il cuore perso
nel mistero di là dall'orizzonte,
il mio verso e il mio grazie riverente.

*costruzione in cima ad un rilievo collinare in località
S. Martino delle scale (Comune di Monreale- prov. PA)

Felicità
                                                    …Ecco la Morte e la Felicità!
                                                    L'una m'incalza quando l'altra appare,
                                                    quella m'esilia in terra d'oltremare,
                                                    questa promette il bene che sarà…
                                                                                   G. Gozzano


Vorrei fare un viaggio sulle onde
sopra il dorso d'un magico delfino
che mi porti da qui fino alle sponde
della stella ove è scritto il mio destino.

Là cercherei il cratere del vulcano
dove il caso prepara la mia sorte
e ruberei con un colpo di mano
le essenze della Pace e della Morte.

Tornando sulla terra affiderei
alla mia donna il magico bottino
che ciascun uomo libera dal male.

Guardandola negli occhi implorerei:
"con queste essenze chiudi il mio destino
quando d'amarti l'impeto mi assale!"


 

Gli annegati.
Abbi pietà di loro, Onnipotente!
Osservali nel vano contrastare
con la forza sottil dell'innocente
l'ira funesta e onnivora del mare.

Occhi sbarrati e increduli a guardare
onde rabbiose, mar fosforescente,
lo schiaffo d'acqua che fa soffocare,
un urlo,
poi un singhiozzo,
poi più niente.

Non negare il Tuo sguardo agli annegati,
Vero e Solo Ministro di giustizia,
manda Tu una colomba, Onnipotente!

Solitudine e Fiore di passione
                                             Solitudine che canta
                                             sotto il ciel la sua canzone,
                                             quante spine ha questa pianta
                                              che accompagna ogni passione!

Nel chiarore fioco e incerto
d'una luna di metallo
ai confini del deserto
c'è una grotta di cristallo.

Tante volte sono entrato
per cercare una tua traccia;
quanti giorni ho consumato
per scoprire la tua faccia.!.

Dove sei? Perché nascondi
nel mistero le tue forme?
Se ti chiamo non rispondi
però vedo le tue orme!

Le hai lasciate sul mio petto
con un livido profondo,
ti sei alzata dal tuo letto
e sei entrata nel mio mondo.

Fu quel giorno che hai portato
nella grotta un altro cuore,
l'ho rapito e l'ho legato
con la corda dell'amore.

                                            Se entrerete con un lume
                                             nella grotta del cristallo
                                             scoprirete là due piume
                                             abbracciate e intente a un ballo.

Omaggio
La prima volta che amai riamato
avevo sedici anni e di repente
da che ero sano mi trovai malato
per una dolce pupa adolescente.

Vidi negli occhi suoi raggi di sole,
nei suoi abbracci trovai pace infinita,
ed abbagliato come un girasole
sperai d'averla accanto per la vita.

Nel mio cuore sbocciò tutto un giardino
ove la passiflora e il fiordaliso
vestivano d'azzurro il mio mattino
pellegrino fedel del suo sorriso.

Era Natale e nacque in quell'inverno
la mia prima nozione dell'amore
che pensavo davvero fosse eterno
e non s'accompagnasse mai al dolore.

Ma all'improvviso venne un giorno nero
in cui disposizioni superiori
trasferirono dentro al cimitero
le emozioni, il giardino ed i suoi fiori.

Se passo dalla via dove il pensiero
vide l'anima mia farsi persona,
la mente torna ancora al giorno nero
che, sepolto nel cuor, non m'abbandona.

Eppure sono grato alla fanciulla
che popolò di sogni il mio pianeta,
accese il fuoco e poi sparì nel nulla;
per non morire…diventai poeta.

Senza fine
Un attimo è passato.
Cortei lunghi si muovono
per cimiteri inquieti;
tenebre fitte affogano
nel buio volti immobili;
labbra mute riprendono
loquele ininterrotte
d'eterna litania;
fremiti d'ali implorano
e un attimo è passato.
D'una lenta agonia.

 

Tre palme
Nel mio giardino vivono tre palme
con le radici unite in un abbraccio
e il tronco trino aperto verso il cielo
stende tre verdi chiome nell'azzurro
per dare spazio a nidi, voli e canti.

Passaron le procelle e le saette,
si fecero deserte strade e campi,
ulularono i venti e piogge e lampi
vestirono di lacrime la pianta
mortificando le pennate chiome.

Ruggì la morte sadica tra i rami
assetata d'amor, ma sottoterra
salde radici strinsero l'abbraccio,
gonfiarono le vene e nuovo sangue
pulsarono nei tronchi e nelle foglie.

E tornaron la vita ed il sorriso
e i canti riportarono la pace,
la rugiada posò roride stille
per dare nuova linfa alle radici
e i campi si riempirono di luce.

Tutte le notti che stormisce il vento
e la volta del cielo si fa nera
ripenso alle tre palme e nell'abbraccio
con le persone che mi sono care
aspetto che ritorni primavera.

Presso tre palme all'ora del tramonto
un brivido percorre la mia pelle
quando il sole s'immerge all'orizzonte,
spruzza di rosa vivo i bianchi cirri
e scompare col volo degli uccelli.

Sotto tre palme attendo la mia sera
sognando strette di perdute braccia
che l'aria bruna mi riporta al cuore
e un'onda d'urto accende le pupille
con tante umide briciole di stelle.

Sicilia
Se sto lontano ho voglia di tornare
alle tue amate rive dove spero
di riposarmi ancora e di sognare
le antiche storie che conobbe Omero.

Sento nel cuor la nostalgia del canto
d'uccelli che a te vengon pellegrini,
sento nell'aria la malia e l'incanto
d'aranci in fiore e odor di gelsomini.

Amo sentir sulla mia pelle il sole
che scalda le tue spiagge ed i tuoi monti,
amo chiuder nell'anima le fole
sognate nella pace dei tramonti.

Sulle tue rive all'ora del desio
vorrei restare accanto alla mia donna
e perdermi nel mare dell'oblio,
sazio di luce, sopra la sua gonna.

L'artigiano delle parole
Attenti, io stiro con un ferro caldo
ogni parola logora e scucita
e dove un altro s'interrompe io saldo
le parole e le lancio a nuova vita.

Se mi do conto che un pensiero truce
una lacrima strappa ai vostri cuori
io la faccio sposare con la luce
perché vengano fuor mille colori.

Dalla segreta e magica alchimia
delle parole con il sentimento,
leggero, rivestito d'armonia,
nasce un pensiero, una speranza, un vento

capace di spostare l'altalena
che macera i pensieri e le parole:
il punto basso nella luna piena
e quello in alto scintillante al sole.

Perciò se avete in petto alcun dolore
datemi i pezzi e aiutatemi a giocare;
chissà se coniugati al mio candore
non prendano la forza per volare,

per lasciar quella cupa galleria
dove stanno causando tanto danno
e cercare in un canto di poesia
il conforto che mitiga l'affanno.

Risveglio
Mille piccoli soli
nascono all'orizzonte,
tanti rapidi voli
sfiorano la tua fronte,

mille pensieri alati
cercano il tuo sorriso,
tanti ricordi amati
vivono sul tuo viso,

mille piccole onde
sorgono sul tuo mare
e dal mio cuor s'effonde

la voglia di sognare.
L'acqua bacia le sponde
sotto le nubi chiare.

Ombre
La luna che torna novella
occhieggia tra i neri cipressi;
Selene e una piccola stella
dan pace agli oppressi.

La brezza d'un'epoca morta
del vento ha placato le trombe;
silenzi d'altari riporta
e pace di tombe.

Un'ultima foglia appassita
conclude l'inutile e strana
cadenza dell'ora: la vita
che ormai s'allontana.

Fra gli alberi del cimitero
passeggiano gelide forme;
si popola d'ombre il sentiero
del mondo che dorme.

Lampedusa
A Lampedusa! andiamo a Lampedusa,
la prima sponda dell'Europa unita!
Un sol grido animò una folla illusa
dalla speranza d'una nuova vita.

Un'idea sola ed uno stesso sogno
uniscon tante vite in uno sciame
di persone sospinte dal bisogno,
d'esseri umani avvinti dalla fame.

Parton perché hanno in cuore la speranza
che Europa voglia dire "libertà"
se, dopo pranzo, parlan d'uguaglianza
e, dopo cena, di fraternità.

Scendono in mar stipati nelle barche
di lupi senza fede né coscienza;
in mezzo a loro siedono le Parche
pronte a tagliare il fil dell'esistenza.

Ma nel mare in tempesta sorge un'onda
che porta i legni su come fuscelli;
un urlo copre chi nel mare affonda
e lo trascina giù… Addio fratelli,

addio sorelle, addio vane chimere,
addio cristiana solidarietà.
Andate a Dio coi nostri: "miserere,
l'inferno, loro, l'hanno avuto qua;

hanno scoperto in mare la menzogna
e le miserie d'una Europa tetra
che dietro gli ideali ha la vergogna
di tanti cuori trasformati in pietra".

 

Il tuo sorriso
Il tuo sorriso è una cascata bianca
che zampilla da cresta d'altopiano
e come un lampo porta da lontano
magica luce, sì che il cor mi manca

e si fa coppa per accoglier gocce
di bianca spuma scintillante al sole,
brama di pace e sete di parole
del tuo canto che vaga fra le rocce.

Fra le mie sponde ho preparato il letto
ove vorrei placar la tua energia
e farti riposar mutata in lago.

Fra le mie braccia, amore, e sul mio petto
vorrei chiudere in me la tua armonia
e sentire il calor di cui m'appago.

Quel che t'ho dato rendimi
Guardami, amore, guardami, non sono più tra i vivi!
Da troppo tempo i fulgidi raggi della tua stella
non raggiungon queste aride lande che tu nutrivi
con le cure dolcissime d'un'anima gemella.

Se vermi neri uscissero dalle mie labbra inerti,
se del mio cuore immobile tu cercassi l'ascolto
scopriresti ch'è inutile, angelo dei deserti,
linfa vitale infondere a un corpo ch'è sepolto.

Tu allora cerca l'anima nel vuoto tra le stelle,
cercala in ogni sillaba che ha composto un tuo verso,
prova nel nostro talamo là dove la tua pelle
m'ha inebriato con l'unico piacer dell'universo.

E poi, se trovi l'anima, riaccostati alla salma
e ritenta il miracolo di dare vita a un morto;
sorridi, canta, baciami, dimmi con voce calma:
"quel che t'ho dato rendimi" ed io …sarò risorto!

L'estate di San Martino
Mentre novembre sta spogliando i rami
e spande a terra le appassite foglie,
un'improvvisa nostalgia mi coglie
del sole che dilaga fra gli stami.

Guardo il cielo e la pia madre natura,
forse pietosa del mio sguardo perso,
riscalda l'aria e copre l'universo
con una coltre immacolata e pura.

Per pochi giorni mi ridà l'azzurro
che fra le nubi stava scomparendo
e sogno di tornare ad altra vita.

Per lunghi istanti freme in un sussurro
la voglia di sorridere piangendo
prima che il sonno chiuda la partita.

Il mendicante e il passero
Correndo le strade del mondo
spossato per l'aspra fatica,
tendeva una mano mendica.
Tu, passero implume e giocondo,
gli hai offerto il tuo canto e una mica.

Da quando venisti al suo lido
non è quel mendico più solo;
lui cerca l'ebbrezza del volo
e tu la certezza d'un nido
felice, fondato sul suolo.

Che cosa t'ha offerto durante
la vita che gli hai dedicato?
Soltanto il suo amor sconfinato,
soltanto il suo sguardo anelante
che cerca un rifugio fatato.

Che cosa rimpiange se un giorno
tristissimo hai aperto le ali?
Piangendo hai mostrato i tuoi mali,
piangendo egli ha atteso il ritorno
del passero ai lidi usuali.

Adesso, fratello e sorella,
proseguono uniti il cammino.
Lui teme il commiato vicino,
tu implori dal cielo una stella
che possa cambiarti il destino.

E' sera
E' tutta la giornata che fatico,
davanti a me c'è un cielo che s'annera,
mando un sospiro, chiudo gli occhi e dico:
adesso basta,è sera…

Porto le mani al volto a ricordare
le speranze affidate a una preghiera,
però talvolta anche le barche a mare
tornano vuote,è sera…

La prima stella su nel cielo brilla
e accende una speranza in chi dispera,
una campana in lontananza squilla,
porta la pace,è sera…

I semi che piantai con tanta cura
forse daranno fiori a primavera
ma ad ogni cuor la notte fa paura;
stammi vicina,è sera…

Domani ancora tornerò alle lotte
che hanno impegnato la mia vita intera.
I sogni rivivranno nella notte;
dormi al mio fianco,è sera.

 

Cenabis bene … ( Catullo, carme XIII )
Cenabis bene, mi Fabulle, apud me
paucis, si tibi di favent, diebus,
si tecum attuleris bonam atque magnam
cenam, non sine candida puella
et vino et sale et omnibus cachinnis.
Haec si, inquam, attuleris, venuste noster,
cenabis bene: nam tui Catulli
plenus sacculus est aranearum.
Sed contra accipies meros amores
seu quid suavius elegantiusvest:
nam unguentum dabo, quod meae puellae
donarunt Veneres Cupidinesque,
quod tu cum olfacies, deos rogabis,
totum ut te faciant, Fabulle, nasum.
 



31/12/2012 Libera traduzione di Santi Cardella

 
O mio Fabullo, cenerai con gusto
da me, tra pochi giorni, col permesso
propizio degli dei, se porterai
con te una ricca e succulenta cena,
senza dimenticare una fanciulla
candida e il vino e il sale necessari
per destar allegria, spasso e risate.
Ti giuro, se tu porti tutto questo,
amico venerato, cenerai
e sarai soddisfatto: sappi infatti
che la borsa del tuo caro Catullo
è colma ormai di molte ragnatele.
Però in compenso avrai sincero affetto
e un dono più elegante e più soave:
infatti t'offrirò un fatato unguento
che Venere e Cupido hanno donato
alla mia bella; e appena odorerai
implorerai gli dei, o mio Fabullo,
di trasformarti interamente in naso

 

Miser Catulle … (Catullo, carme VIII )
Miser Catulle, desinas ineptire,
et quod vides perisse, perditum ducas.
Fulsere quondam candidi tibi soles,
cum ventitabas quo puella ducebat
amata nobis quantum amabitur nulla.
Ibi illa multa tum iocosa fiebant,
quae tu volebas nec puella nolebat.
Fulsere vere candidi tibi soles.
Nunc iam illa non volt: tu quoque, inpotens, noli,
nec quae fugit sectare, nec miser vive,
sed obstinata mente perfer, obdura.
Vale, puella. Iam Catullus obdurat,
nec te requiret nec rogabit invitam:
at tu dolebis, cum rogaberis nulla.
Scelesta, vae te, quae tibi manet vita?
quis nunc te adibit? cui videberis bella?
quem nunc amabis? cuius esse diceris?
quem basiabis? cui labella mordebis?
At tu, Catulle, obstinatus obdura.
31/12/2012 Libera traduzione di Santi Cardella
 
Triste Catullo, basta al vaneggiare,
fatti persuaso, quel ch'è perso è perso.
Rifulsero per te splendidi giorni,
quando solevi andare dove andava
colei che amasti quanto nulla s'ama.
Furono vere là tutte le cose
che tu volevi e lei non ricusava.
Rifulsero davvero i fausti giorni.
Ora lei non vuol più: e tu, incapace,
smettila d'inseguir chi s'allontana
e di viver per lei giorni d'angoscia
ma reagisci con animo ostinato.
Addio, bella. Catullo già reagisce,
né più ti cerca, né t'implora invano:
ma ti dorrai, già che sarà lontano.
Scellerata, guai a te, che vita avrai?
or chi ti cura? a chi sembrerai bella?
chi amerai ora? a chi apparterrai?
chi bacerai? a chi morderai il labbro?
Ma tu, Catullo, sii saldo e ostinato.

 

Alba romantica
Alba, malinconia che prende il volo
dalla silente e bella isola mia,
tenebra grigia che dilegua via
con il primo cantar dell'usignolo.

Come musica sorge e a questa riva
porta l'alma diletta al pensier mio;
fu il mio sospiro che recò il desio
e ti condusse a me, mia fuggitiva?

Lieve mi viene incontro e dice: "taci,
bella è quest'alba perché noi ci amiamo
e il sole sorgerà coi nostri baci;

oh! fuggiam dentro l'isola e fermiamo
nel nostro abbraccio gli attimi fugaci
per non svegliarci più: dimentichiamo!"


Insonnia
Lunga notte d'inverno: i muri grigi
richiudono pensieri esasperati
d'una stanza d'insonnia; un disuguale
ritmo di pioggia contro i vetri: tremano,
lasciano sbigottiti occhi di bimbo
arrampicato sopra un muro pieno
di cocci aguzzi.
Luna dolente, sguardo triste e immoto
di bimba morta, dalle labbra chiuse.
Il mio spirito va per la campagna
ove s'infuria il vento e nelle anse
la pioggia insegue il fiume; fra le canne
piegate in cima e nella terra erosa,
sola, distesa a cogliere amorosa
il pianto d'un ulivo e lo sgomento
d'una casa da sempre abbandonata.

 

Botticelliana
Mi porti l'estate sognata fanciulla
avvolta in un manto di luce e mistero?
Andiamo pei prati a cercare una culla
nell'erba e nell'oro d'un verde sentiero?

Mi porti i tuoi occhi a narrare racconti
di musiche alate, parvenze lontane
di lente dolcezze racchiuse in tramonti
portati sui tocchi di lente campane?

Sai tu la mia terra? Dal cuore profondo
domani nell'alba darà le viole.
Mi dai la tua luce e rischiari il mio mondo?
Mi porti a morire nel centro del sole?

 

Carpe diem (Orazio, ode XI )

Tu ne quaesieris, scire nefas, quem mihi, quem tibi
finem di dederint, Leuconoe, nec Babylonios
temptaris numeros. Ut melius, quicquid erit, pati!
Seu pluris hiemes seu tribuit Iuppiter ultimam,
quae nunc oppositis debilitat pumicibus mare
Tyrrhenum, sapias, vina liques, et spatio brevi
spem longam reseces. Dum loquimur, fugerit invida
aetas: carpe diem, quam minimum credula postero.
 

Non chieder, non è lecito sapere
quale fine gli dei ci abbiano dato
o Leuconoe, e non cercar sibille.
Meglio accettar, qualunque cosa accada!
Sia che Giove abbia dato tanti inverni
o sia l'ultimo questo che ora sfianca
il mar Tirreno sulle opposte sponde,
sii saggia, bevi il vino e poiché il tempo
è breve non erigere castelli
sulla speranza. Mentre noi parliamo
è già fuggito il tempo invidioso:
cogli il presente, ignara del domani.

 

Permitte divis cetera (Orazio, ode IX)

Vides ut alta stet nive candidum
Soracte nec iam sustineant onus
silvae laborantes, geluque
flumina constiterint acuto.

Dissolve frigus ligna super foco
large reponens atque benignius
deprome quadrimum Sabina,
o Thaliarche, merum diota.

Permitte divis cetera, qui simul
stravere ventos aequore fervido
deproliantis, nec cupressi
nec veteres agitantur orni.

Quid sit futurum cras, fuge quaerere et
quem Fors dierum cumque dabit, lucro
adpone nec dulcis amores
sperne puer neque tu choreas,

donec virenti canities abest
morosa. Nunc et Campus et area
lenesque sub noctem susurri
composita repetantur hora;

nunc et latentis proditor intimo
gratus puellae risus ab angulo
pignusque dereptum lacertis
aut digito male pertinaci.
   

Guarda come sta candido il Soratte
per l'alta neve e i boschi affaticati
non ce la fanno a sostenerne il peso
e per il gelo i fiumi son bloccati.

Scaccia il freddo ponendo sopra il fuoco
legna abbondante e versa generoso,
o Taliarco, il vino di quattr'anni
prelevato dall'anfora Sabina.

Lascia il resto agli dei, che hanno appena
placato il vento che spazzava il mare
e guarda come adesso né i cipressi
né gli orni antichi sono più agitati.

Non indagar ciò che accadrà domani
e se la sorte ti dà un'altro giorno
prendilo in dono ma non disprezzare,
fanciullo, i dolci amori né le danze

finché sei in fiore e da te sta lontana
vecchiezza fastidiosa. Cerca adesso
il campo Marzio e i luoghi più propizi
per i sussurri all'ora prefissata;

adesso cerca il riso che rivela
la fanciulla nascosta che t'aspetta
e strappale dal braccio o dalla mano
il pegno per un altro appuntamento.

 

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