Poesie di Vincenzo Celli


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nera notte
di nera notte
riempimi le pupille
ch'io non possa più vedere
nemmeno d'uno di quei giorni
di corpi esplosi
di urla che gelano il sangue
di occhi che mi guardano,
che mi guardano vivere
un altro giorno
senza amore

suoni
suoni,
di campane,
rivestiti di malinconie tremule,
fuggiti da mano sacra,
si sciolgono
dentro crepe d'aria immobile

rintocchi d'acqua,
allargati in cerchi
lasciati alla deriva,
messi in salvo
tra i miei pensieri

timide fughe,
da un sognare assente
d'occhi aperti
su figure sgretolate

il cerchio della vita
del cerchio
siamo parti
attimi indefiniti
rubati e persi
sfumature d'ombre
luci improvvise
echi coraggiosi
di voci silenziose
pensieri aggrovigliati
su salite di rovi
spicchi di luce
vaporati
alle prime ombre della sera

sera
lieve s'è posata la sera
sopra i miei sassi scheggiati

in uno sbadigliar di sole
il giorno svelta si beve

trasparente ragnatela d'ombra
impiglio di mosca e ragione

entra senza bussare
alla mia porta

osservo i colori del vaso
consumarsi lenti

e il morir della credenza
ormai dissolta

nel rumor del mio silenzio
al soffitto appeso

Natale
imbianco questi muri
che poi indosso

siamo uomini per pigrizia
altrimenti saremmo qualsiasi altra cosa

assomiglio sempre più
a questo Natale che perde le foglie
(da "cocci d'ombra" Fara Editore)

predisposizioni
scelgo i versi
come un passero
il nuovo ramo

crepuscolo via
dal sole
che tortura le foglie

solo per dirti o non dirti
della superiorità numerica
del silenzio sulle parole

immagini d'amore
ti amo perchè non esisti,
forse, nemmeno questo amore esiste,
è un gioco, un trucco,

s'è nascosto nella mano come un sasso,
o come questo orgasmo magro
che mi conta le rughe sulla fronte,

proprio nulla, mi rimane adesso,
di tutto quello scalmanato toccarsi d'occhi,
mentre ti immagino e ti somiglio.

sto piangendo
sto piangendo
e tu non lo sai
non mi vedi
non mi senti
ti amo in silenzio
da molto tempo ormai

non ho la forza
per un saluto
per un come stai
e darei tutto
per un caffè
bevuto in piedi
vicino a te

vorrei sapere
tu che fai
ti sei sposata
hai dei figli
hai un amante
mi pensi mai

volevi chiamarmi
scrivermi...
io ci ho pensato sai
ma i giorni son passati
duri e senza pietà
e le notti poi
sul tetto a guardare
le stelle camminare immobili
e alla luna dire
come poteva essere
e non sarà mai  

la tua fotografia
tengo la tua fotografia
la tengo dentro la tasca
è quella dove sorridi

la sento con la mano

i bordi consumati
la carta sottigliata
e la dedica?
forse scolorita
oppure sparita

la notte nel silenzio
prima di dormire
ti racconto il mio telegiornale
le previsioni l'oroscopo
se sto bene o se sto male

a volte son tentato di vedere se sei cambiata
magari ancora più bella anche se invecchiata

è solo un momento

poi come tutte le sere
ti faccio portare un bacio
dalle punte delle dita  

la poesia che t'ho scritto
ti sto guardando
da questi vetri che piangono
e piove anche nel cuore

te ne stai andando
e non ho avuto la forza
nemmeno per una parola

la mano non si è mossa
anche se volevo fermarti
e dirti...

la poesia che t'ho scritto
è là sul tavolo
vicino alle rose

la metterò nel vaso
vicino alle spine
o sotto la gamba

quella corta del pianoforte
a far da spessore
o solo inciampo per ricordare

dieci righe in rosso
scritte quella notte
dove nel cielo mancava una stella
e io ladro volevo esser preso
e non dire a nessuno dove ti nascondevo  

i miei pensieri
inchiodati allo zenit
i miei pensieri svolano
limatura d'immagini svenute
tatuaggi di nuvole arrese

ti ricompongo dai quattro angoli
tridimensionale e tattile
per una carezza d'alito al cognac
profumo sorsato dei tuoi aromi

una musica si spande cappa di seta
m'arrotolo dentro le note e t'abbraccio
partitura d'archi timidi ionizzati
che mi portano i tuoi pensieri

lentamente riemergo iperventilando
la tua mancanza si fa astinenza
buco nello stomaco fame
non resisto al richiamo di nuovi piaceri

sposto i miei pensieri sul balcone
alzo il telefono compongo il tuo numero
aspetto... poi con voce agra
ti chiedo scusa       

ai miei figli e a mio padre morto prima della mia nascita
...da domani

aggrappato allo scorrimani del nulla
risalgo correnti di fiumi d'anima
imbevuto di occasioni perse
e d'airone un volo radente
in piccoli passi ricalco
nell'attesa del giorno migliore

com'ogni sera m'attardo
e com' ubriaco che alla chiusura
reclama l'ultima bevuta
parlo solo e bestemmio alla sorte
è solo sfortuna

sul comodino stanno la sveglia
i buoni propositi e la tua fotografia
dovrei cambiar e come l'uccello mutar le penne
ma la paura di perdere il vol m'afferma
e in un rincorrere di sonno imbambolato
un fil di fiato esce
...da domani

la morte non m'è confine
la morte non m'è confine
se i tuoi occhi guardo
figlio mio

c'è dentro la mia luce
e la vita che continuerà
dopo di me nei tuoi gesti
la mia traccia rimane
scia in aria nebula
d'io che smarrito
sono giunto
senza la luce di mio padre
persa in quello schianto
lasciandomi
un rivolo d'ombra nel sorriso      

il mulino della vita
fine d'un giorno
inizio di una sera
un sole muore
nasce una luna
chicchi di grano
in fila indiana
camminano verso
il mulino della vita     

dado ama dada
scritte sui muri
graffi di cuore
sulle lavagne delle popolari
sillabe straziate
accenti uccisi
letture notturne abbagliate a sprazzi
infamie ai potenti
lodi agli onesti
e là in mezzo
a un profumo verde d'erba tagliata
un fiore salvato
per essere letto
lettera d'amore
d'una sola frase
dado ama dada
destinatario e mittente
e sotto per sempre
ma stamattina ho visto una scala
un secchio un pennello
lo schermo era bianco
e il rumore di fine pellicola batteva
sulla fine del loro amore       

la casa, la magnolia e l'ulivo
sfranto pioggìo,
agli sguardi della casa,

infradigiati, dal giardino,
magnolia e ulivo,
all'occhio mio, vengono ad asciugarsi,
fronte al camino, gocciolanti siedono

sottovoce s'innestano,
chissà di chi parlano ?

di me,
o di te
che entri assente,
dei tuoi pensieri coperta,
come seme sotto la terra,
aspetti la tua stagione
non sapendo
d'esser già fiore
agli sguardi della casa,
della magnolia, dell'ulivo
e del mio cuore

tu
apparsa mi sei davanti
sole infilzato
nella mia stanza buia
dopo una notte intorcigliata
tra lenzuola al letto inchiodate

mi parli e non ti sento
acqua che tracimi da bicchiere già colmo
mi stai allagando il cuore
mi sciolgo e quasi svanisco
luce grezza di pietra
nei tuoi occhi entro

ciao, ciao sono....
sei la donna della mia vita
ma non te l'ho detto subito
ho dovuto aspettare quella prima sera
quando dormivi
mille volte te l'ho ripetuto e non sentivi
ma già lo sapevi quando ti sei svegliata
con un sorriso

mare
sfidati,
ci siamo tante volte,
sempre sconfitti,
da voglie di rivincite
insopite sotto ceneri
sopravissute e grige,

immenso battito
d'onde infrante
al mio orgoglioso muro,
abbracciarti vorrei
confidandoti il mio segreto

ma ci guardiamo
e come Mosè
offeso marmo taccio,
poi chiudo gli occhi
e solo piango

il rumore del mare
ci fosse se d'uomo
anche solo il riflesso
affino d'aria
vetrosa e fragile
proiezione d'io
ponte remoto sospeso
tra ieri sicuri
oggi possibili
incerti domani
ancora selvatici e indomati
accosterei il mio cuore al suo origliare
e solo il rumore del mare gli farei sentire

mi manchi
netta,
voce d'urlo
posso sentire
di quell'oceanomare
che in spumo grembo mi accoglie
lasciandomi conchiglia
da marea persa (abbandonata)
allo sguardo brevio
della tua naufraga assenza

neve
sui miei ricordi di vetro
rotti
spaccati
frantumati
fredda seta bianca cadi
e le sue parole copri silente

lacrima
giovane viaggiatrice senza ritorno
perla cometa senza cielo
silenziosa parola d'amore.  

l'ape dei nonni
due cuori
su tre ruote
lenti vanno
verso la meta del loro viaggio
incontro a un destino spazientito
che li aspetta da sempre
e che mai li ha raccolti
frutti maturi al ramo attaccati
che l'ultimo vento aspettano calmi   

ambulanti
banchi in fila come gli istanti di una vita
facce stanche come navi senza porto (approdo)
cuori grandi come spazio infinito
chicchi d'uva d'un grappolo disortinato e dimentico
sementa di grano a caso sparsa in su l'asfalto
immaginari barlumi di luce fioca ( rugginiti e rugosi)
eppur veri

La collana
d'infinito lo spazio
che il cuore ha bisogno,
troppe le cose
che ci sono dentro,
incontenute vogliono andare (camminare)
sulla carta per segnare (disegnare)
le vite di chi le legge,
come perle al filo ordinate
per misura e colore,
vagoni di treno affamato
di nuovi luoghi ineguali
e senza ritorno.


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