Poesie di Marcello Chinca


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Marcello Chinca è nato nel 1961 e vive tra Zagarolo e Roma Ha pubblicato un libro nel 1988 dal titolo "Intuizione del dolore", ha partecipato a pubblicazioni e letture nel programma "Le biblioteche di Roma" ha partecipato tra il 1997 e il 2001 a readings poetici nei comuni di Roma, Milano, San Cesareo, Bassano in Teverina, Calcata.
Nel 2000 è stato segnalato dal Sindacato Naz. Scrittori per una sua raccolta poetica. Attualmente svolge la professione legale a Roma.
email: marcellochinca@virgilio.it

Leggi i racconti di Marcello

Poesie civili
(1999-2008)

I Edizione, 2008
 

1

Mi richiamo ai precetti
ogni volta mi rinneghi
ai compromessi ignobili

E' assenza di calcoli,
te ne freghi dei modi,
altrimenti scellerati.

Vige anche tra noi
file infedeli, vedi :
una fede ai precetti.

2

Splendi luce propria
se ti spolveri di dosso
sedimenti senza nesso
alla tua vasta epopea.

Altro sarà costatare
se nel tuo itinerario
sarai alleato col male,
anche se sia azzardo

giudicare, prendere
veramente la strada
dell'altro, prenderla
davvero in sua vece.

3

In assoluto chi siamo
è dato pregresso
nel mare della volontà.

Se cerchi, condizione
se esisti, è saperti
ancora un Uomo.

Nessuno a nessuno
ha finora imposto
un destino univoco.

Scelta o asservito,
l'enigma grava però
in modo lapidario.

4

Assemblee, cortei,
occupazioni di licei,
presidi di fabbriche,

resistere per lasciare
un futuro possibile
a padri e figli.

L'averli previsti,
dopo quaranta anni,
riesumati tutti

più poveri o ladri,
non era, perdonaci,
per esseri solo cinici.

5

il Mondo è poi la bolgia d'ipotesi ed antitesi
precisi impulsi del Mondo in forme qualsiasi,
variabili almeno quanti sono tutti gli uomini.

6

Lo sguardo sprezza il tuo,
come se dai suoi occhi
vi fosse non lei ma divinità.

Istantaneità appena, eppure
idonea potenza ad annichilire
la volontà persino di vivere..

7

Il sistema mi pare sia al collasso.
Che il barbuto l'avesse preconizzato,
no, certo non è per ricordarlo ora.
Col buon senso però si cancella
ogni iscrizione, poi l'evidenza che sia
stato anche detto, così un sistema
si regge, mente sullo sproposito:
l'idea, che pervade il singolo
come ogni ambito collettivo,
che sia unicamente da appagare l'Io,
fa sparire la meta più abbordabile
d'ogni Utopia, una soluzione
tra gli uomini non più dilazionabile.

8

L'amare è catarsi, il corso del tuo essere variabile
nell'asprezze del Mondo. Ma in essenza amarsi
è in primis Hibris, poi Dionisio, nel loro essere
contatto diretto con Dio e suoi unici tramiti.

9

Valore che apprezza se stesso
nel reciproco ammaliamento dei corpi,
nel conoscere sensitivo dell'intero
altro, dell'altro nell'essenza più profonda.

10

L'uomo è il suo destino,
l'opera che una visione
preveggente ha bene o male
indirizzato: così anche
nel regno animale ciascuno
è un individuo distinto
da ogni altro suo simile.

11

Rigore del singolo
nel prendersi cura
di cio' che afferma,
come fosse latore
di un messaggio
essenziale di cui
mai si sa appurato
un destinatario.

12

Depressione, eremo reale
del Cieco che non apre
neanche alle emozioni,
saranno sue convinzioni
se all'agire preferirebbe
sognare sin l'indomani

13

Ritrovai sui passi
la volontà
come puro impulso
ed intuizione
d'ogni mia vera attitudine.

14

Capita di contenersi
per quanto si è felici
se ritrovarci reali
fosse bestemmiare,
come se Dio esistesse.

I5

l passaggio all'idea di concetto:
se i motivi dell'azione
prendono forma d'effetti
cioè se mutano in effettività
le mere deliberazioni.

16

Il conflitto dei motivi,
senza che sappia aprirsi
al Divino genera materia,
la volontà non codifica
la meta, imprecisato resta
il senso dell'adempimento.

17

La morte non è annientamento
se riconosciamo che la volontà
annuncia la stessa seminatura,
raccolti di mille anni addietro.

Che ognuno sia espressione
l'impronta data della Natura,
un desiderio riscosso lo svela
a volte sorprendentemente.

18

Vivo in contemplazione,
carattere intelligibile,
empirico quanto basta
a sottrarmi alla rapina
in relativa indolenza,
che non sia la lettura,
accudire gatti e cani
oltre me, i miei simili
screditati tutti da anni.

19

Felice in lacrime
il tuo volto non scruto
a lungo se lo idolatro.
Principio ogni amare
sia per me la verità
che i tuoi occhi fieri
che ti ho riconosciuta,
sanno senza dubitare.

20

Ricalchi anche qui in purgatorio
la tua antica fruizione,
col passo delle tue divisioni armate.
Ricalchi in breve l'artista moderno,
nell'Isteria del Mondo intero.

21

Ritrattandomi ogni ora
conservo pure tuttavia
l'unica scienza possibile:
Costanza della riflessione,
stretta al caposaldo dell' Io.

22

Imitazione la scrittura non credo.
La mia non ha progenitori.
Pure rappresentazioni ma da dove
non lo so nemmeno Io che scrivo..

23

L'idea è la spora alla ruota
del frantoio, limite casuale
a condizioni date, caratteri
originari, ma con la superbia
di scrivere davvero il Mondo.

24

Le Temps decovre la verite',
sebbene il dato immediato
salti all'occhi esplicativo:
questa frolla apprensione
intuitiva alle tasche vuote.

25

Formato in modi tali
d'escogitare sotterfugi
per non confrontarmi ,
detestando ogni altrui
volontà nei propri fini,
incasellata nei rispettivi
coaguli fintanto cogenti…

26

Cammini annaspando
per praterie bruciate,
sei nudo controvento.

Incalcolabili molli
di terra e di fango
inabissavano zolle

assieme ai caduti,
ai crani strappati,
ogni passo in avanti.

L'avevi ignorato
l''eccidio, se eri
superstite o ucciso.

27

Riprendiamoci il diritto
al dissenso, il fondamento
del Mondo reale sta al grado
del nostro scrupolo attento,
senza che mai questo nodo
si sciolga in qualche modo.

28

Realtà è anche oppormi
alla boria imperiale,
a questa fobia dilagante,
per ricordare agli uomini
la loro grandezza,
innegabile di la dai muri.

29

Dato che raramente capita,
è infrequente si creda
ad un pax faux del Potere
che non sia prima oscurato,

quando fomenta a voce
un odio prima rarefatto,
ancora unanime sdegno,
dove vedi l'oppressione.

30

Possesso uguale a sazietà
lo concedo non del tutto,

guadagnerebbe in dignità
chiunque metta il proprio

utile dentro la comunità.
solo fosse l'utile richiesto.

31

Miscellanea di parole
che oltre a levigare
l'ossidiana sino
a rifrangerne il cielo,
mi hanno ridotto
quasi naufrago
nell'intra mondano.

32

Sono l'ultimo difensore
nella battaglia di Termopoli.
rivissuta nel sogno
tale e quale.
passo dopo passo
indietro, mentre cadevamo
l'uno sopra l'altro,
facendoci sterminare tutti

33

Nella mia dispersione
reco con me vero
un brandello di senso?

Lungo l'intercapedine
in cui cieco gattono
sono veramente fuori
da congetture opinioni?

Sono domande..

Lontano o dappresso
sono vivo lo stesso,
sono il continuo o no
di un'intera specie?

Ci si veda evoluti
da crederci simili?
Un'altra domanda
Prego, la prossima.

34

Ricordate Leonida,
poteva ritirarsi,
lui e i trecento
opliti, n'avrebbero
avuto il tempo,
ma un Re dei due
doveva morire,
parola di Delfi,
Leonida, in dubbio,
avvera l'oracolo:
darsi alla morte,
per assoluta fede.

35

Pascolo strane greggi
capaci di belare
l'intero giorno,
percorro lo stesso
tragitto da anni,
l'unico tra altri
che la muraglia
vieta al mare.

Dallo strapiombo,
stordirebbe l'eco,
quel gorgo d'onde
lo vidi bambino,
giù ferita, la nave
era al saccheggio,
senz'altro fasciame.

Non so che fine
abbia fatto,
l'avranno bruciata.
Da allora non ci sono
più passato..

36

Tubature logore di un trentennio ,
corrosione ed umido le hanno frollate,
guardi come si sgretolano tra le mani,
sono tutte uguali, marce da cambiare,
si rifà da capo l'intero appartamento.

37

Corrono i giorni,
penombre frugali
alle mie redenzioni

Solo dimenticato
dall'arido chiarore
delle passioni,

nessuno
che sappia evocargli
intatti desideri,

tra fiori freschi
e secchi di parole
nel silenzio dei vivi,

consuma sotto
un maglio effimero
anche il dolore

38

Dai chiodi e dai cardini
l'equivoco attinge il male
alla fonte di tutti i legami
immobili, espiandoli poi,
giacché oggi quanto ieri
gli eretici di Montsegur
mai si piegarono abiuri.

39

Occhi turchesi il riflesso
li scopre dalla vetrina
sfavillanti senza sollievo,
diaspri di stasi indovina.

E' a boccoli bionda,
l'abito nero scollato,
scialle verde di seta,
munifici sandali oro.

Un cancello ad ante
s'apre senza rumore,
ugola afflitto il cane
del vicino nella calle.

Vaga libido soave
se ascolti i tacchi
risalire sui gradini,
netti e senza remore

40

Soprattutto t'amerò
nelle sconfitte

Avversione affetti
sempre insieme,

senza reti , rancori.
Efficaci rigori

come scrosci
inquieti nei sogni,

o sbaragliate leggi
da cui saremo assolti

sempre.

41

La cosmogonia che trattiene madre terra
dal disastro governa a volte gli uomini
inconsapevoli e senza che si sappia,
come già Spinosa disputerà che no,
non c'è scelta, né libero arbitrio
nel disegno intatto del Creato,
né futuro è concepibile vero,
ché non può darsi vero
sub specie aeternitatis
alcun senso all'uomo

42

Nerazzurra si mesceva
ai fondali, gibbosa
come una catena di monti,
ruggiva in un fragore
d'Eterno su porti e case,
poi navigli interi sugli scogli,
cadaveri e sopravissuti,

Erano notti e cremazioni
quelle ceneri proteiformi,
luci orbite mai eguagliate,
che a te parvero numeri,
perfetti fuori delle glorie
di tutti gli esseri umani.

43

Così precocemente imbiancato
Maturo in apparenza

Così adamantina tristezza
negli occhi sognatori e desti

Per cosa amano veramente
cosa ambiscono di continuo

Perché non gli è dovuto
Spazio, un purgatorio di luce?

Non se n'esce a caso,
Ogni passo può deviare fatale

44

La mia finestra su questo mondo
è troppo loquace
tutta la mia sagacia
non servirebbe a contenersi
di a priori e pregiudizi
per cui mi afferro ai particolari
alle suggestioni anche ordinarie
ma raramente volgari

45

Palliativi tutte le cauzioni
di buona condotta
se la barbarie l'hai in casa

Volti sino ad ieri aperti
tra loro si sorridono a stento
OGGI, sordi, amareggiati.

A volte però è necessaria
una distanza siderale
Esseri soli come solo diversivo

46

Sento
insicuro
ogni sforzo
di vivere
in verità
ultimamente.

Braci
I fuochi
Gli ori
nell'indaco
di notti
immortali.

47

Questo potente arsenico sarà
sempre amore, credimi.

Tra volti recinti di tedio, lusinga
amarsi ancora dappertutto.

Rapiti ai nostri palpiti, abbracciami
ti prego, pur se tremiamo gelati.

48

Ora, nudi ci abbracciamo,
idealizzati in un candore
antico che commuove.

Sopraffatti in tal evento,
si scopre un cuore dove
pensammo un fortilizio.

49

Arenato il tuo vascello
aveva tentato alla foce
rapida marcia indietro,

ma il mio sguardo
era annegato cupo
nel limo di un incubo.

50

Dolce rovina l'amarti
ogni indugiare
quando mi riguardi,
prodiga di misericordie
talmente soavi.

51

I miei lasciti sono in rime
eliche e pale d'oro brunite
nei laghi antichi di sangue.

52

Non odo dai vetusti mulini
l'acqua che attingono avidi
né lo stridore della macina.

53

E' il corso irrefutabile,
retaggio maledetto
che sopporti addosso

nel fluire delle lingue,
quel vezzo che aspiro
alle tue labbra semite,

quel fumo emaciato
dei vivi, di vive utopie,
quell'amato strazio.

54

Dove abito è riarsi ansiti,
lumi nuziali mai intravisti
nei paraggi, ne' figli nati
dopo l'attuali, solo stormi
in un silenzio immutabile,
dove rari vagano mietitori,
rapiti dai Dei e dai venti.

55

Ravviva il lezzo,
sopore di coltri
erose di patrie.

Madre se alla prole
ti fossi reclusa
in più malie perfette

S'aggirano deserti
l'occhi, impauriti
sono fatti modesti,

ma friabili di pace,
se in serbo molestano
reiteratati,

intatti e scaltri
quei tuoi sguardi
in ali di percezione.

56

Unguento di novelli fiori
Maggio tutto esala dai campi

Lacerano il petto le rondini
stridule i medesimi auspici

sempre gli stessi, durevoli

57

Si cede all'amplessi
frugale, occhi chiusi,
balbetta ordini confusi.
Malizia la inali da tutti
cui ha esaudito i peccati.

58

Sgomenta l'ingordigia
delle passioni, prigionieri
in una fitta congettura
che ottunde anche i savi.

Fornace vorace dei figli
cui riserva mera rovina,
alle cui vane ossessioni
nega ogni asilo in terra.

59

Si parlano amandosi
sotto barrocci di nubi

Nuovamente stretti
nel loro nido cremisi,

l'agrumeto d'argenti
sparì pletore di raggi

60

Un fortino ben costruito la mia guerra,
deduzioni tardive le perdono via via,

se ancora sussurro tra botti di vinaccia,
spanne di versi tacciate d'eresia,

noi in una gabbia di raffiche giada,
l'aquila levitata a due passi da noi.

61

Con noia ti giri,
non avevi vero
codesto tedio
mentre godevi,

piuttosto ardore,
sfrenato di baci,
di mani operose,
poi intatti vigori,

ansimi rarefatti,
e palpiti blanditi
grati in un idillio,
che tu ora invidi..

62

Sopiti nell'abbraccio,
li destava un sospiro
per riprendere fuoco,
per conoscersi a volte
attoniti come fossero
i loro volti due icone.

63

Mi chiedi i peccati
se sono avvisi
per tanti che mai
si sono graziati

64

Al riparo dei rami stremati di neve
batte il cuore degli alci

La notte di luna rifulge la neve
sui colli d'abeti e di cedri.

In cielo, spirali di madreperle
quei fuochi di Marte così strani..

65

Fondali blu notte
scorrono su dune
smeraldo inviolate

alle tue caviglie
scie di pesce azzurro
con brio da volatili

a tratti spaiati
svelti a riadunarsi
ai tuoi malleoli.

66

Mantide, sorella, anemia,
guardandoti lo sospetto
che male non fu il patto
d'alleanza, ma l'insonnia
nell'elucubrare una rotta
mai sicuri se approdare.

67

Tra pietraie,
e guizzi di serpi,
per ferrate
irte sui crepacci,
l'osservo' il falco
planando ore.

68

Rondini in sibili
d'allarmi, frulli
pazzi di stormi.

il falco li dirige
senza traiettorie
pur senza colpire.

69

Sdegna l'acqua
che seda la sete,
l'unica che abbia
azzardato senza
sentirla riusata.

70

Tengono postazione
e copertura le parole
che la mano inscrive
per rigettarne mille
abbagli intatti di luce

71

Livide mani,
occhi smarriti
d'accoro con cui
in gaudio dolevi

72

Attendere se è una voragine
indolore stare insieme

Suggerire stratagemmi
di cui uno sia almeno pace

Un pudore senza clamori,
ma tra noi senza esitazioni

73

Godersi licenze
vezzi trionfi,
poi ritornare
soli nelle case
l'inquietudine
di sempre

74

In bilico del potere
che non possiedo,
il solo su cui potrei
issarmi per intero

75

Viandante
in ogni continente
per dire della bontà
che è universale

76

Increduli amarsi
senza avvenire
come migranti
senza pulsioni
prima di sparire

77

Donne che non ritrovo
Porti aridi d'avventura
Barricata bene la grappa
bene che ci hai pensato

78

Sei dominio
nella radice
del Potere

Sei corruzione
Sei smania
nella sua cella

Nel sogno
di rigore
pari sollevato

Ma svegliato
sei comunque
In detenzione

79

Sempre ascolta
tace la coscienza
dietro ogni angolo
ogni imbrunire
estranei alla patria

80

Uomini senza memoria
cui la paura incomoda
d'arrendervi, ne inforna
pure masnade di feroci,
volontari autori di stragi.

81

Ricordo la luna rossa,
il pianeta nella nebbia

82

Corpi senza capriccio,
forse l'identico sudario
che abbiamo ereditato
dagli esordi al celibato

83

No a diritti vantati
sull'altro, ricordi?
Soltanto riamarti
senza condizioni,
gli occhi bendati.

84

Ogni gioia, senso
vi mischi indugio
ne fa un rimedio
al proprio disagio

Abbozzato soltanto
quanto era nostro
risuona edulcorato
fatuo gia all'esordio

85

Non che rida spesso
né malvolentieri
quando mi capita

Ridere penso sia
un'acrobazia
in cui siamo librati.

86

Strenua miscredenza
per cui giuro d'esistere,
dal vento che frantuma
in ogni rovina, finzione
è l'intera Storia umana.

87

Peccato che finite le risa
non rimanga altra finzione,
sarebbe cacchio na pacchia

88

Nel deliquio
si vede distintamente
sparire. Non lo sa
se è stabilito
quanto al rinascere.

89

Nell'ingannarsi di nuovo
è più soave ogni voluttà

90

Vivo germino prole.
Se lo ripete invano
mentre sta morendo
né padre né incolume

91

Dispera chi
tiene in tasca
solo desolanti
vademecum

92

Altre estati di potenza virile,
ennesima prova di speranza,
mendica di sensi in un ovile
baluardo d'assai maldicenza

93

La casa in collina,
le botti in cantina,
ignari di mangiare,
persino di pensare,
a forza noi di fottere

94

Un branco di lupi ti segue,
la volpe t'imbroglia la via,
ti chiude l'uscio la donna,

alla mensola del focolare
un pettirosso ti sorveglia
ogni volta sei nelle grane.

95

Piove a dirotto
tormentati da un Dio
che s'e dimesso
senza un preavviso

96

Inganni sapienti
le ciarle di turno,
dibattiti surreali.

In ogni televisione
nulla da decifrare,

salvo che si sono
intesi inutilmente
per vie misteriose

97

La vera Bellezza
è lo scorno di chi
non può mentire
neanche a se stesso

98

Ti ridera' dolorosa rabbia
chi non ti scorgerà a sera
esausto di tutta la fatica
delle parole cui non credi.

99

Meriterebbe vita migliore,
strazio essere senza voce
vili a lusinghiere menate

100

Vorrei del cane vagabondo
l'appetiti, e le premure,

la sua rabbia e lo sprezzo
mordace al nemico,

solo lo fiutasse, ovvio,
assolutamente necessario

101

un estuario
nel mare
in risacca
che straripi
dagl'argini
tu neanche
lo immagini

102

Cosi al mio inseguimento
il tuo sguardo fedele
mi consegna il comando
dell'intera operazione.
Ma dico che perderemo.

103

Sembra l'esortino l'ombre davanti
un altalenante sipario,

in cui cosa s'insceni non importi
a nessuno, né l'orario.

104

Siglati i due corpi
lottarono acerrimi
giusto per scoprirsi
assaliti da troppi
infondati scrupoli

105

Metamorfosi
di miriadi
precedenti
a noi

106

Il vagare soli
pare inesorabile,
perciò cerchiamo
un auspicio qualsiasi
per dire che non lo siamo.
Presumo pochissime eccezioni.

107

Scetticismo che satura,
salta ogni volontà di relazione.

Nel mio isolamento diffido,
ne' sogno viaggi lontani,
qui o la' non cambia molto.

Scartoffie che dubito minime,
amici coi quali non voglio languire.

Come un lupo fuori del branco,
calunniato dai silenzi
in tempi propizi di cacce.

108

Poeti razzascomparsa
Mallarme' ansiolitico,
Neruda in Birmania
rivive gia depresso
alle piogge tropicali,
Verlaine più psicotico,
Majakovsky ruggente
su tavoli sparecchiati,
di Lorca non parliamo,
la sua rosa di sangue
rimane erta, poeta
in un canile d'odio.

109

Se tornasse Empedocle
la testa incandescente
ingannevole ignorerebbe
i Sapienti chiusi in tane

110

Che scorza tenace antica
la sua premura d'ascoltare

con pudore e commozione
tutti i semplici della Terra

Non è per parlare di Cristo,
ma ascolta bene le sue parole

111

In fiumi o anse
vorrei che dai versi
rare fossero l'acque
con cui li battezzi

112

Scorrono rivoli
rintocchi lievi
sulla tua pelle,
se vuoi in fede
scordati chi eri
da dove provieni.

113

Da qui vedo
alte nel cielo
l' ali d'argento
dello sparviero

Che sia indugio
in un armistizio
l'attento riesame
che fa del reame?

114

Promesse di lotte
l'assidue adunate
l'intaglio dei volti,
gli unanimi idiomi
refrattari ad ogni
negoziato di pace.

115

Incurante non pregi
il frutto che pensavi
mai nulla inaridisse
svanito per sempre.

116

Se non discordi
con le nostre mani
rimodelliamo novi
le crete dei nostri
corpi infervori

117

Vecchiaia priva
delle sue gemme
più belle ma cosa
non s'intravede
in gracili malizie,
impalpabili mosse

118

Espugnare un senso
qualsiasi dal campo
avverso fortificato.

119

Se ometto il cuore,
che so viva utopia,
infausta sarebbe
stata la vita intera

120

Non flette al primo vento
la mia scrittura.

Una convinzione impronta
il suo giudizio

per una nozione
ferma di tutta l'opera

ma con la modestia
solo per ciò che non ha scritto.

121

E' il caso che ancora
trattiene la porta chiusa
il caso che potrebbe
anche impedire d'aprirla
Fateci caso, non s'apre
neppure a scassinarla

122

Se nell'afflizione,
ti lasci traghettare
dalla rassegnazione,
giuralo, quale tu sia
delle specie in estinzione,
non darti vinto che alla fine

123

Gli effetti psicomotori
intuibili da glaciazioni:

Ricerca d'altri territori
tra costanti scrocchi

di ghiacci, dissonanti
terribili echi di tuoni.

124

Infedeltà l 'occhi,
prima fascinosi
il dubbio l'ha traditi

del tutto acerbi
sebbene sorridano
piuttosto bonari

125

La osservo suggerire
di se il meglio
al mio cospetto
pronta per morire

126

Di vedetta solitaria, le notti di Ramadam,
dal braciere del faro d'Alessandria.

127

Quanto ne discutemmo?
In conclusione e visto
che c'era stato biasimato,
fallì senza rimpianto
la tesi marxista dell'Uomo.

128

In geometria l'angolo retto,
nel pathos sta il retorico.

129

Dico ciò che voglio,
oppure non lo dico
senza inibizioni

130

Quanto non è servito
ripassare al setaccio
dal duro sampietrino
che sono stato

131

Non ti scosti, mai t'arrendi
al senso degli atti
Demone le cui labbra
vietano di ridere

132

Fuori è dal coraggio
la sola sopportazione.

Nel dolore vive in stenti,
non lo lasci sopprimersi?

Se lo volesse, tu discordi?
Ma sarai mica sadico?

133

Li ho anche odiati
i tuoi sorrisi facili
ridotti in frantumi

134

Ritrovarsi duemila
cinquecento anni fa
a guardia del tempio
d'Afrodite ad Efeso
in completo silenzio

135

Soltanto
negli abissi
è battuto,
ansimante
d'orrori

136

Con fatica all'alba,
solca con l'aratro
sui campi di brina
tra coltivi d'ulivo,
foglie d'artemisia,
nudi rami di Ginko

137

Non averne uno alleato
senza soffrirne affatto,

che non sia rammarico
sarei a stento bugiardo.

138

Amarsi nell'illimitatezza
è amarsi oltre la fiducia

139

Ricatti voluttuosi
i glamour idonei
agl'adescamenti
lungo vie insonni

140

Statica la civetteria
se esposta in vetrina.

141

Come un pittore farà somigliare
il ritratto vicino il più possibile
al divino che l'idea detiene

142

Rare volte hai goduto
con l'immaginazione,
ma spesso hai trovato
corrisposto alle attese
quanto hai immaginato

143

Corpi ed istituzioni civili
si dileguano, si propagano
a prescindere dai sudditi

144

Fuori della comprensione
i giuramenti e tutte le sette

145

Licenza a mutarsi fanatici omicidi
se stimati più numerosi i nemici
è ogni dichiarazione di guerra

146

Consueta abilità del Potere
che a sfavorevoli circostanze
ritrae nuova linfa in avvenire.

147

Sta al contrasto degli opposti
l'apertura a riscontri notevoli,
eppure li diffidiamo i dissimili

148

L'amore profano
manca d'inganno
se non sa suscitare
al plagio il ricatto
che li lega insieme

149

La stessa fedeltà
è motivo sovente
sufficiente per tradire

150

Se ti va, puoi telefonarmi
da dietro il vetro divisorio.

151

Niente amori allora,
siamo intesi, solo vista,
tatto e baci francesi
maliosi finche'non cedi

152

Era talmente gelosa
da coglierlo sul fatto
ogni suo tradimento,
certamente telepatica.

153

Condannato ad essere libero
mai l'avrebbe sospettato

154

L'immaginario
non poteva avverarsi

Tensioni poi palpabili
senz'altro riparo

inoltre amareggiati
per averci pure sperato

155

Prendere atto
di quanto manca all'Io,
e definirlo destino avverso

156

Dall'isteria se ne deducono
gettate di cemento inutili,
se le fondamenta mancano
di veri requisiti antisismici

157

Servirà la clientela
tutto il santo giorno
in lingerie e sottana.

Imbavagliata
se le sarà richiesto
a tariffa maggiorata

158

Spesso nei sogni
il futuro predicevi
tra mille diversivi

159

Chi sogna è pur presente
nell'enucleare un senso
da quanto sta sognando

160

Solo apparentemente
vengono in superficie
le malattie dell'anima

161

Il piacere sotto il segno
della verità parrebbe
una virtù solo a metà

162

E' l'esatto opposto
ai doveri coniugali
l'ardore nell'amarsi

163

All'eretismo senza fine
s'abnegano solo le sane

164

Altre di cui è certo affine
l'epilessia all'atto sessuale

165

Il daimon buono per uno
è malefico per un altro
in prevalenza nel maschio

166

L'ironia della realtà
restringe l'ampiezza
degl'iniziali propositi

167

Bagni e frizioni
ovviamente indicati
se vuoi preservarti
puro agl'amplessi

168

Carissimi e dolenti
mi vigilano l'occhi
apparentati ai Numi
abitualmente distanti

169

M'aggrappo ai calcagni,
profondo alle tue carni,
concreto ai tuoi deliri

170

Vizioso ma buono,
potenziale monaco,
consensuale di tutti
perlomeno agl'inizi.

171

Incondizionatamente a priori
ogni ragione non ti spieghi

172

Di carne e d'etere costrutti,
e tra i denti scrigni di parole,
quasi fossimo tutti dei poeti.

173

Ardita in nere vesti,
beffarda nei gioielli,
scoprendosi ai reni
ritti umili a carponi.

174

Pensare al presente,
non pensare niente,
tutto e' proiezione
d'intenzioni future

175

Ha seminato tracce
in tutte le sue opere
mai che giungesse
ad una conclusione

176

Alle TwinTower
non sono salito
con ostinazione,
né vi sarei salito
ragionevolmente

177

Tenero di glorie
vederti ballare
da tutte distinte

178

Satiro dei nostri baci
inseguo le tue labbra
da burle incontenibili

179

In trincea per offrire
un'idea in un Paese
arido, senza vigore,
un senso deve avere

180

Che vesta chiaro di Luna
è segno che t'ho accanto,
cosi mi designi indovina
d'ogni tuo segreto vanto

181

Brava
nelle vendite,
lusinga
fragranze
dell'arte
più antica

182

Santa, il pallore l'arrossiva
ogni volta si vedeva lasciva

183

I migliori orefici
t'ebbero rivestita
abbaglio di luci
una sera di litigi
sui limiti di Cuba
in via dei Volsci
S.Lorenzo, Roma

184

Si è in specie
i tentativi
di non essere
noi stessi
senza potere.

185

Uno dei vostri
senza che lo sappiate
da questi versi

186

Dove l'ironia
può far tutto,

senza merito
sta l'incuranza

187

Al Taj Mah Al
trenta anni prima
dai piani alti della torre,
non vedevo la porta dell'India
semmai una sorda distesa
immensa di baraccopoli

188

Approvazioni certo le meriti,
ma solo i Poeti sanno amarti
lo iato tra chi sei e chi appari

189

Sorella del Fauno dei monti,
figlia della Tracia arcaica
e dei misteri di Eleusi.

190

Sorreggi le mani mie
alla riva del ruscello,
fermale dallo scrivere,
vietale il sacrilegio
d'un ornamento inerte
che non abbia scopo

191

Grato ai lettori
qui a leggermi,
forse ravveduti
meno nichilisti,
se questi versi
fossero riusciti
mai in conforti
a lenirvi i giorni
senza ori,
ne' armi
 



Sempre assolti

Estate/autunno 2006
25 Composizioni di Marcello Chinca

Kali
L'Atharva-Veda* mi immunizza al veleno,
storna da me la freccia di Parvati.

Solo Kali* la nera mi insegue a passi
di danza per risaie immense di acqua.

Atavici più d'ogni promessa bramano
i suoi denti d'oro: famelici amplessi.


Sei braccia sobillano abbracciano
in un volo intrepido di commozioni.

Risuonò persino il cielo di un respiro
di aquile sopra l'Egeo rosso disabitato.


Ecco, quanto devo dire e solo ora
per lo stile, nel mio canto aleatorio,

pare suggerire come dono della grazia
ai cuori feriti, così, un dolce travaglio.

* Si tratta di uno dei testi di cui si compongono i Veda, antichissimo testo spirituale induista. Kali è la dea della distruzione adorata nel Bengala.

Loin des oiseaux
Je jetterai a la Diable les raisons,
toutes les Bon Sens de les gents,
pour la license de souire encore,
depaysè après sa fievre absolue.

Vous n'avez plus connu cette
mure eloquence, cette regard
qui t'epiè dessus la prevoyance
des vos epaules "Ne dis pas non!"

Nos corps, nouè de bagarre,
sont fin theoreme de erotisme,
pendant qui Elle devra adopter,
de tous ambition de franchise,

la peine de Orphèe indomable,
quand' en sursaut, sans pudeur,
l'avait attirè pres la puissance
sinistre de un jeu plus formidable.

Reluirè au genoux sa nu image
renommèe dans botte superbe,
sa voix deborde impetueux
des criè, murmure voluptueux.

A motif de son rytme infaticable,
sì exortatif de plus plenitude,
se enforcè sa demand imperative:
Ouì, moi tresor inoui sì almable!

Oui! Ce porfum qui emane de Elle!
Vos yeux neufs seduits dans un nid
intact de delit et guerison infinie:
Delire de notre coeurs charitables.

Caccia via le nubi
Caccia via le nubi,
gridalo infine
l'azzurro!
Anche se condannati
quel vino quel pane
spezzato insieme
nei giorni, dai
non sprechiamolo!
Quel niente lo sai!
non finirà mai
di saziarci!
Tutto va bene,
purchè non si resti soli!

Orphèe
C'est lì, par la nuit rouge!
L'ivresse des files de la Grece!
Les soupirs de la Fèe
sur la lyre d'Orphèe.

Avvisaglie

1)
Non rimane che l'usuale gloria,
un pudore che porta allo scetticismo,
né gioie né dolori, smesso
di amare o di odiare,
come a galla sopra il mare morto.
Quando di preciso?
Questo sentore continuo,
questa avvisaglia che preme,
questo crampo senza fine?
Forse fu davanti lo specchio
quel nastro irrisolto di livore
e vittimismo insieme
l'insieme della mia traccia
prenatale? davvero senza di me
non esiste altra chance
alcuna vera determinazione?
Misteri Eleusini! Orfeo. Ride.

2)
Negli occhi già graziati
Si rilevava in me davvero una sagacia
Troppo prematura ogni volta?
Sbarravo così davvero il passo
al Tempo convinto che il Tempo
fosse un ordigno irrimediabilmente
difettoso e senza nesso ma strano!
sempre a portata di mano?

Rifocilliamo
Rifocilliamo di terriccio e cenere
i filari spogli d'inverno.

Esalano il vino in mille botti
Le ali azzurre del tuo profilo e del mio.

Tutto accadeva senza che noi
Davvero lo volessimo in concreto.

Vangato come da secoli e secoli
Da plotoni di donne e di uomini.

E' l'ombra
E' l'ombra del suo passo infantile
Per una città di ghiaccio e sublime
A levarsi meditando di continuo
L'immenso ordito per cui nel mondo
Fu così alla rinfusa gettato.

Dai chiodi e dai cardini
Dai chiodi e dai cardini
l'equivoco attinge il male
alla fonte di tutti i legami
immobili espiandoli poi,
giacchè oggi come allora
gli eretici di Montsegur
mai veramente abiurarono.

Cosa hanno raccolto i miei occhi..
Labirinti dove non sono entrato,
pur intuendone al dettaglio
ogni meandro umano di ignavia.

Molteplici forme e l'abitudine
della lettura e della poesia
assegnatimi al posto della vita.

L'amicizia, qualche amore
ostinato, soltanto cesellato
dalla mia personale epopea.

Il mare incontrato sfratto
di fragore o rorido al tramonto
color bronzo oro e vinaccia.

Infine cinta nel mio buio:
la tristezza muta dell'Aurora
in cui nulla più ricomincia.

Non importa
Non importa se l'oscura visione
L'ha segnato!

Dopo ore di avari mattini
Soleggiati come Ulisse nell'Ade
Non scorse che inferni!

Obliarsi se tutto congiura
Di vacui o sibillini proverbi!

Archetipi fatali di retorica
Con cui si mistifica uno sfatto
Orfeo drogato, privo di pudori!

Dopo gli altopiani deserti,
dopo la tundra infinita.

In cammino sui sentieri
Dei pericoli non c'era
Però ritorno!

Segrete leggi normavano già
I passi di carnefici e cittadini
Inermi…

Poi tanti giorni vuoti
Senza giudizi sul Pianeta
Cancellato.

Pochi abietti sopravvissuti
Calpestavano miriadi
Di ossa vuote!

Inaudibile di ore silenziose
E' un vento secco indiano,
esangue dall'abitudine
di suoni e simboli,

una voce stanca di idiomi,
arrochita dalla polvere
di tanti laboriosi giorni.

Per ere silenziose ,
non ha mai protestato,
casta come le voci

dei poveri che la vita
la giocano esausti nei giorni,
arcani come tante prigioni.

Tra i marmi inaccessibili
è il sibilo del vento
senza contaminazioni

una voce però che frusta
con l'odio degli spietati
l'insania ostile dei giorni.

Morremmo
Morremmo raccolti
fuori dal propulsore,
dal decreto del nostro Dedalo?

Così avari temiamo
la vaghezza di un navigare
in mare aperto,

in ore senza concetto,
in un viaggio
che è evanescenza?

Da arrenderci
allo stratagemma
di un'uniforme luce bianca?

Superstizione l'idea?
La libertà è un vanto?
Oppure sei solo morto?

Pantera
Occhi turchesi il riflesso
li restituisce dalla vetrina
sfavillanti senza sollievo
diaspri di quiete indovina,

l'abito elegante nero
ben accollato, lo scialle
sopra le spalle traforato,
magnifici sandali d'oro.

Un cancello a due ante
avanti a lei si schiude,
s'accosta senza rumore,
lontano ulula un cane.

Ondivaga strenua libido
se ora la memoria muove
su piano e scale di cotto
i tacchi alti senza remore.

Vuoto itinerario
Si ripeterà il vuoto itinerario
nel color sabbia uniforme
scrutando se propizi davvero
pianeti/stelle lo spolperanno
o no ancora con lemuri e cani
dagli instancabili pii simulacri
delle forme e degli alti esametri
in custodie di polvere e rughe?

In che patii tale vergogna
nel destino già allora intuito
esatto-talento rara-memoria,
se di un coraggioso destino
dovrò guatare di sconforto
un così riflettere smisurato,
una così esausta ellenica ira?

Vituperi
Vituperi il corpo, rimordi la carne,
vagoli per vie traverse ogni giorno,
lavori sopravvivi nel tempo concesso

Ma hai addosso, mia virtù decrepita:
questo leale paradosso se solo
sei ancora esiliato fuori nella notte solo

Noia irredimibile con cui ci attende
falsa e ridanciana, espiata questa pena
di vivere: ogni idea appena delucidante

Apprendere forse in fondo all'Io
di essere stato nei coaguli significativi
del tempo solo vanamente vigliacco

Refugio peccatorum
Organetto suoni l'eterno!
Il tempo veniale del sangue,
profuso nel canto tiranno!

Pare suoni l'Era del Ferro
Se tra l'inesorabile penuria
Se nella generale cupidigia

all'Alba ancora lo ignora
che ogni veglia o intento
non rallenta la Preistoria!

Cosa dire? Cosa l'arcano?
Accantona ogni metafora
ogni azzardo la mia poesia!

Nelle tue stanze
Essermi dissipato dolcezza
O inverecondo di dispute,
Essere dolce alle tue labbra,
Obliarti in vibrante visione,
Maledico o no ora la distanza
Quando nel sogno di rigore
Ti offrivo sollievo in stanze
di reclusione e senza luce?

La mia vita
La mia vita intera smarrita
dietro antiquari di simboli,
manoscritti alti come muri.

Paragrafi indicano le volte,
lì i corridoi di un labirinto
calcati dai passi nell'ombra,

le sale immense senza tempo,
le torri irsute di vedetta,
il rigore dei bui sotterranei,

e quella terrifica ragnatela
di loculi fosforescenti,
tremuli come sinistri cristalli.

Sempre assolti
Guarda che ti amavo
anche nelle sconfitte

Avversione ed affetti
dormivano abbracciati.


Senza reti di rancori,
senza ingombri rigori,

scrosciavano i ruscelli
nella quiete dei sogni.


Sbaragliate mille leggi
finivamo sempre assolti.

Notti d' Irlanda
Celebrammo le notti d'Irlanda
Nell'orizzonte dei tuoi occhi,
Nell'allegorie dei miei versi,
Nel nitore di una avventura
Che li lasciava come increduli,
I volti irriconoscibili quasi
Vani nella disputa dei fuochi,
Nelle parole inventate di gioia
Che lambivano veloci i cuori.
Breve il vivere se lo ricordi:
Quel dio silenzioso nei giorni
Suoi migliori ospite della Terra!

Per un po' di brio
Per un po' di brio
C'è l'eco della voce,
L'Attrazione ci vuole

Stanato poi dai rifugi
dal biasimo, da troppe
maledizioni

E' come fosse ieri
Incalcolabile quanto
spettrale anamnesi.

Viene il dubbio
Così dileguandomi,
Impotente altrimenti.

Per più fausti presagi
Le mitologie alla soglia.
Il grano sui campi.

I primi tordi sugli ulivi
Tremano poverini!

Nell'aria di salnitro
del mattino,

Oltre i Castelli giù
Il mare bolle rigonfio.

Prole che non ritrovo,
Vecchi aridi di torti.

Al meglio si ride
Per costernazione

Lasciami solo
ad un passo dal tuo volto,

Alla brigata degli amici
Beoni e rumorosi.

Che liberi
Dove la bestia alberga

La mia parola
dove più sorda è abbrivio.

Lievi sui giacigli
Dell'immaginazione

Per intese più sodali
Per più fausti presagi.

Marea notturna
Fu una marea notturna,
ricordi Pitagora?

Nerazzurra si mesceva
ai fondali, gibbosa
come una catena di monti,
ruggiva in un fragore
di Eterno su porti e case,

ricordi Pitagora?
La sognasti a Crotone
una notte insonne
quella marea notturna
che non s'era mai vista!

L'ecatombe, navigli
interi sugli scogli,
cadaveri e sopravissuti,
poi le notti delle mille
cremazioni, i bracieri.

Ricordi Pitagora?
Le ceneri proteiformi
di luci in orbite mai uguali?
I Numeri di una vasta
Cosmogonia nascosta
alla vanagloria degli uomini?

Senza che si sappia
La cosmogonia che trattiene madre terra
dal disastro governa a volte gli uomini
inconsapevoli e senza che si sappia
come già Spinoza disputava che no,
non c'è scelta, né libero arbitrio
nel disegno intatto del Creato,
né futuro è concepibile vero,
chè non può darsi come vero
alcun senso dell'uomo
sub specie aeternitatis.


In pace

amorgos
Tracce iridescenti
giù nell'acqua turchese,
ad ogni espirazione
unisona profonda,
bracciata dopo bracciata
verso il largo..
In ascolto dai fondali
ignari di Tedio e Morte:
Pure Promesse
nel nitore del blu
del verde sconfinato.

"Vedrai se t'arresti i pesci
alla tua caviglia
sicuri come dietro
ad un riparo sicuro.
Li vedrai seguirti
per vie volubili di meta
nell'ignoto della distanza,
d'ogni approdo"

Per amarla
Per amarla
sino a farli immortali
iconoclasti
contro ogni croce
i suoi occhi infedeli
l'avrai scorta nel marasma
delle moltitudini
come tra i fondali
profondi dell'Oceano:
un pesce gatto che traluce
gustoso
per muoversi d'inquietudine

Ma veemente il desiderio
spinge contro sole
gli stessi ideogrammi
più consolidati

Sarebbe come frustare l'erba
indugiare alla vista
opporvisi

Se invece s'alza nel deserto
una figura umana
vicina d'umidore
al nostro corpo
si elucida subito
in un gridare
a minaccia
rimordendogli
un potere consapevolmente arido
l'assenza d ogni pietà

Ineffabile
col guscio di cicala
sotto pulsa
un cuore dubbio
l'alone dissimile
della ferita
nell'incontrovertibile
non vede altro
che ulteriori ostacoli

assedio
Lo stato armato
che spinge indietro
ogni rivoluzione

vive di ordini
presunti legittimi
comuni a tutti

Coazione a produrre
Adempimento
Libera copulazione

assoldando la paura
in uno stato preventivo
d'assedio

Redenzione
quando si dissipa il tempo
nell'ombra incipiente
di redenzione

quando è dimenticato
dall'arido chiarore
di irreali passioni

senza nessuno
che sappia più evocarlo
intatto di desideri

tra i suoi fiori vivi
o secchi di parole
nel silenzio della Terra

transuma sotto un maglio
effimero
anche tutto il dolore

L'oscuro degli occhi
L'Anima rivivrà l'impeto
se l'oscuro degli occhi
se la tua voce saranno versi

Misterioso il Mondo
Combatte l'amore
lo stana da ogni rifugio

Perciò dileguammo
per una strana Impotenza
e parando ai colpi più diretti

Apprendemmo identici
carnefici e torturati
questo sgomento d'ipocriti.

All'Alba
All'alba tra boschi e radure,
Voci d'armenti, grumi di luce!

Viandante per fratte e petraie,
Cento connubi d'api e corolle!

E per ferrate a strapiombo
poi sino al nudo massiccio :

Lo inseguì il falco in cielo
A lungo con estese planate.

Al ritorno, pianure d'orti,
odori di peschi maturi,

rondini alla corda del ruscello
radenti in sibili e giubili.

Un frullo pazzo di stormi
senza preavviso o traiettorie


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