Poesie di Piero Colonna Romano


Home page  Lettura   Poeti del sito   Narratori del sito   Antologia   Autori   Biografie  Guida   Metrica   Figure retoriche

Indirizzo e-mail: koropi@libero.it
Leggi i racconti di Piero

 

Pasquinate

Renzi Matteo, deh, non ti indignare
se qualcun vuole in CONSIP curiosare
e quell'antico adagio non scordare
ché dice che la prima fu a cantare
gallina quando l'ovo volle fare…

***********

Ritornano a volare in cieli oscuri,
dicendo che son sempre duri e puri,
marmaglie che a guardarle infine appuri
che marchia svastica i lor cuori scuri.
E mai qualcuno c'è che le censuri !

***********

Un bel pranzetto stanno apparecchiando
compari di merende preparando
dell'elezioni norme già pensando
a scranni da spartirsi, nominando
vassalli fidi…e il popolo ignorando.
 

H i b a
(dono di Dio)

Da terra assolata, qual nenia preziosa,
apparsa è una rosa, da dio ci è donata.
Son neri i capelli, germoglia un sorriso
sul tenero viso da quegli occhi belli
che voglion sapere, che guardano in tondo
e cercano il mondo per coglier piacere.

Farfalle le mani carezze daranno,
ma forse fra un anno, vorremmo domani.
Ed Hiba assopita, che vibra d'amore,
starà nel mio cuore per tutta la vita.
Poi quando matura sarà suo piacere
donarci un sapere che menti accultura.

Così l'accogliamo con grande speranza.
Le sia vita danza noi voto facciamo.
 

Lezione di volo
Con te mi porterai,
o dolce Berenice
e trecce scioglierai,
facendomi volare.

La mente incanteranno
quei fluidi filetti,
che dolci soffieranno
sul volto mio affannato.

Portanza mi darai,
lanciandomi nel cielo,
vedere mi farai
il mondo da lontano.

Traverseremo alfine
di quel Venturi il tubo,
per vie diverse infine
assiem ne usciremo.
 

La foce
Dove l'acqua del fiume si confonde col mare,
resto fermo a guardare quelle candide schiume.
Fu veloce il percorso, dalla fonte alla riva,
la mia mente già arriva dove nacque quel corso.

Ripercorro le sponde, che han memoria degli anni,
vi rivedo gli inganni, commozioni profonde.
E con l'arte a conforto, con l'amore a compagno,
vissi in terre di sogno, gran ricordi mi porto.

Ora torno al mio mare, c'è la barca che attracca,
dalla dolce risacca vibra un suono a incantare.
Dall'inizio alla foce, sol nell'acqua è il traguardo,
mi rapisce lo sguardo, lieve nenia è la voce.

Quando d'atomi salsi diverrò un bel mattino,
volerò sul cammino dove il bene raccolsi.
 

Topante
(-un apologo-)

Un giorno un topo vide, s'era di primavera,
un'elefanta al bagno, scendeva già la sera.
Fu galeotto il lago, magici quei colori
e alla visione il topo narrò i suoi dolori:
"O dolce mia piccina di te m'innamorai,
del cuor la mia regina tu un giorno, sì, sarai."

La dolce elefantessa, che invero fu stupita,
rispose un po' perplessa
: "Vorretti per la vita.
M'ahimè topino bello digià promessa fui,
voler di mio fratello ma anche dell'altrui.
Ma la tenzone amara, tra cuore ed il dovere,
io scioglierò stasera. Branco dovrà sapere !"

Scese nella radura, vide tutti gli astanti,
nel cuore la paura, ma col dover davanti.
In cerchio tutti quanti scrutavan la gran rea,
e udirono vocianti quello che dir volea.

Poi cominciò un tumulto: "Che credi tu di fare?
Da che paese arriva? Non vedi ch'è foresto,
la pelle ha pien di peli, neppure in Rha lui crede!
Non mangia le banane, persino i boscaioli
la caccia già gli danno, c'è la foresta piena
di biechi stupratori ,di simili furfanti."

Quel pugno di briganti, così venian dicendo,
la mente le turbaron, lacrime van scendendo.

E si levò il gran saggio:
"Mia elefantessa rogna,
tu sai che a noi fa aggio che sposi chi t'agogna.
Al branco un grande dono quel giorno porterà,
deh chiedi il suo perdono, d'amor ti riempirà.
E poi non ti scordare, siamo la razza pura,
con quello che vuoi fare, tu ne farai lordura.
Perciò quest'io ti chiedo, curvo su mie ginocchia,
non darci questo spiedo, cessa di far la 'ntrocchia."

Sdegnata ed avvilita così lasciò il consesso,
s'arrampicò in salita tornando al suo possesso.
L'amato che attendeva, di molto trepidante,
sentenza chiese allora, la voce avea tremante.
E quando alfin conobbe la storia dall'amata,
le fece un giuramento: l'avrebbe mai lasciata.


Per cieli puri andaron cercando il loro mondo,
a lungo là s'amaron, felici a tutto tondo.


E giunse poi l'inverno. Vibrava del suo amore
la coda d'una stella. La neve era un candore.
Un suono allor s'espanse, nell'aria tersa e chiara,
e un tenero vagito salì da quella cara.
Così al cielo sale, quel morbido sospiro,
per traforar quegli astri, portando il suo respiro.

Topante ei fu chiamato lo accolse questo coro:
"Tu toglierai peccato, donando amore a loro."
Le stelle palpitaron col cielo che s'aperse
e infamità e nequizie poi il vento le disperse.

Le trombe del giudizio sonarono inquietanti,
nell'ora del solstizio, cercando i lestofanti.
Ma quel sublime amore già tutto avea mondato,
e il Trombettier non vide neppure un sol peccato.
 

Adusta fonte
Gorgoglia un rubinetto,
par l'ultimo versare,
neppure più un mottetto
l'anima a riscaldare.

La musa cui mi volsi,
crudele mi rispose
"se taglierai i tuoi polsi,
rifioriran le rose."

M'abbeverar di sangue
la terra screpolata
affossa ciò che langue,
poesia darà malata.

Meglio sarà sperare
nel tempo e le stagioni,
piuttosto che azzardare
penose soluzioni.

Precario è il poetare,
ci vuole ispirazione,
sentir che devi dare
ad altri un'emozione.

Così dentro il mio cuore
rimane un desiderio :
che gemmi dall'amore
almeno un verso serio !
 

Dammi il mare
Vele lontane
sfumano lente
speranze antiche.
S'innalza spuma
su fermi scogli
taglienti e scuri.
In lui discendo
e gravità scordo,
di levità m'inebrio.

…così il pensiero
in quel lucor
si svaga,
carezze lievi
che su un viso
posi…


Ed un timore
prende
ed un rispetto.
Pare
come l'amor
che cuori infiamma
la libertà
che sogni
nel suo immenso.

Ed è il mio cuor che invoca:
…il mare,
madre,
dammi il mare !
 

De profundis per Che Guevara
(carducciana)

Per te che fosti
principio immenso,
materia e spirito,
ragione e senso,

là nel turibolo
l'incenso fuma,
per un ricordo
che ci consuma.

E corre un fremito
lungo la schiena:
sei stato ucciso!
Grand'è la pena.

Per te sfrenavasi
quella speranza
di par diritti
nell'abbondanza.

Desti speranza
a tanta gente
di degna vita,
con sgombra mente,

vedesti gli uomini
uguali stare,
ci fu gran luce
nel tuo lottare !

Or che sei morto
lasci il messaggio
di libertà
degno d'omaggio.

Vivrem nel giusto
nostra stagione
se intenderemo
la tua lezione.
 

Corrono inquietanti voci di un ulteriore accordo tra Renzi e Berlusconi: per meglio dividersi l'Italia faranno assieme la prossima legge elettorale e, subito dopo le elezioni, il governo dell'inciucio più vergognoso si sia mai visto. Per saperne di più ho fatto un viaggio, per ottenere, da chi tutto conosce.

La profezia
A Delfi dalla pizia sono andato
per indagar sul prossimo governo.
Seduta su una roccia l'ho trovata
tra fumi caldi che venian d'averno.

Per quel Tiresia mi narrò il mercato,
invero degno del più fondo inferno,
tra Renzi e un Berluscon sempre assetato
di quel potere perso un dì d'inverno.

I due compari, a spese del Paese,
per appagar le loro insane voglie,
faranno le più indegne e oscene intese,

così si spartiran l'ultime spoglie
e sempre danzeranno in armonia,
mentre l'Italia resta in agonia.
 

Al vincitor della partita di pallone*
(*nel senso di grandi palle)

Per render peggior l'acque alza le vele
ormai la navicella del tuo ingegno,
orribil sono li peccati tuoi
contra l'Italia di dolore ostello.
Qui il ver io ti dirò, sanza speranza:

tu nudo correrai tra li serpenti,
Renzi Matteo, 'ché così ti piacque
di sciogliere nel nulla quei princìpi,
perché doler si debbia
chi quelli amò, volendo la giustizia.

E' tua morale viver qual quel Vanni
e affosserai chi, per sua coscienza,
volle seguir virtute e canoscenza.
Per la vittoria, là nelle Botteghe,
i novi farisei re ti faranno.

O tosco che per le città avvilite
vispo ten vai mentendo disonesto,
gran doglia il tuo apparir dentro mi fisse,
ma godi oggi, or ch'appari grande,
che per lo 'nferno già tuo nom si spande.
 

Splendeva il sole
(nel 70mo anniversario della strage di Portella delle Ginestre)

In quella piana di rosso garrivano
bandiere al vento e contadini canti,
nell'aria tersa già si diffondevano
dell'Internazional note festanti.

Collina da ginestre colorata,
famiglie unite in quel gioioso maggio,
appuntamento là sulla spianata
per rendere al lavoro giusto omaggio.

Da un uomo su di un palco la lezione
diceva di vittoria e di diritti ,
diritti su quei campi e all'istruzione
e con la schiena stando sempre dritti.

Un secco crepitio fu all'improvviso
e nel suo inizio parve di petardi
ma seminò la morte su ogni viso,
sparavan dall'altura dei codardi.

Così Giuliano, con i suoi sicari,
al soldo di quel Scelba e di Messana,
compì la volontà di quegli agrari,
per cancellare la sconfitta insana.

Fu quella nella storia del Paese
la prima strage nata da simbiosi,
un correo abbraccio che tuttora pesa,
tra loschi governanti con mafiosi.

Pro memoria e per meditare:

il 20 aprile 1947 si svolsero in Sicilia le prime elezioni regionali. Vinse il Blocco del Popolo (PCI +PSI) con il 30,4%. La DC si attestò al 20,5%.
Dodici giorni dopo (1 maggio) a Portella delle Ginestre (Piana degli Albanesi -Pa-) si tenne l'annuale festa del lavoro, mai interrotta nemmeno durante il ventennio fascista, con larga partecipazione dei contadini della zona.
DC ed agrari mal digerirono la sconfitta elettorale e il ministro degli interni Mario Scelba (siciliano!) incaricò l'ispettore generale di pubblica sicurezza, commendator Ettore Vito Messana (altro siciliano e personaggio dalla turpe fama), di provvedere. Questi aveva già, attraverso ripetuti contatti con la banda Giuliano, fomentato sanguinosi disordini in Sicilia, tutti tendenti a proteggere gli interessi degli agrari e dei residui monarchici dell'isola.

Quanto narrato nella poesia è il risultato di un ulteriore accordo, tra il Messana e Giuliano, avente le stesse finalità eversive.
Ed il bilancio della carneficina fu la morte di 11 persone di cui 4 bambini.
La DC, assieme a partiti minori, governò l'isola, nonostante la sconfitta, ed il primo presidente della regione fu Giuseppe Alessi. Ovviamente fervente democristiano e cattolico osservante.

Su Portella delle Ginestre calò l'oblio, ed iniziò così quella pratica dell'insabbiamento, oggi raffinatissima.
Di tutto quanto sopra ho esposto esiste documentazione parlamentare. Fu Girolamo Li Causi, (PC) nel contesto dell'Assemblea Costituente, ad esporre il caso Messana/Giuliano, con violente accuse al ministro Scelba.

Salvatore Giuliano, dopo essere stato nominato colonnello dell'EVIS (esercito insurrezionalista della Sicilia, mano armata del MIS di Finocchiaro Aprile), essendo divenuto scomodo e pericoloso personaggio (troppo si esponeva, concedendo scottanti interviste a destra ed a manca), fu ucciso da Gaspare Pisciotta, di lui cugino e persona di sua fiducia. Il tutto con la presunta (e probabile) regia del colonnello dei carabinieri De Luca.
Successivamente venne inscenato un finto conflitto a fuoco tra il bandito ed i carabinieri, in un cortile di Castelvetrano (TP). E' in quel conflitto, dissero, che Turiddu trovò la morte. E questa divenne la versione ufficiale. Correva il 5 luglio 1950.
Per evitare, poi, che il Pisciotta parlasse troppo (e pareva intendesse farlo, per vendicarsi dell'immunità che gli era stata promessa e poi negata, tirando in ballo, quali mandanti della strage, alcuni "notabili" politici della DC) nel carcere dell'Ucciardone di Palermo gli venne graziosamente offerto un ottimo caffè...alla stricnina.
Era il 9 febbraio 1954.

 

Il dubbio
S'erge l'Antonia torre minacciosa,
nel mese di Nisan, sulla vallata.
Dentro un giardino che ha l'odor di rosa,
Pilato attende un re già condannato.

Vergò il Sinedrio atroce la condanna
cui non potrà seguir l'esecuzione
perché il poter di Roma, che già affanna,
pur sulla morte vuol risoluzione.

Così davanti a lui, lercio e pestato,
parla di verità e d'altro regno,
l'uomo che dai carnefici è portato.

Pilato cederà all'altrui sdegno,
le mani lava ma la sua coscienza
nega ch'è suo dover marcar sentenza.
 

Via delle monache
(Gorizia 1952)

Fatto di grezzo legno il pavimento,
pien di scaffali un piccolo negozio,
dietro un bancone riposava in ozio
una vegliarda, mano sotto il mento.

Nell'aria odor di libri si spandeva,
da fruste copertine ricoperti,
mi conquistavan quando, appena aperti,
scoprir d'autori ignoti m'accadeva.

S'alzava dalla panca quella vecchia
dalla figura segaligna ed alta
che nera veste il portamento esalta,
mentre veletta le copria l'orecchia.

Dell'Austria imperiale avea ricordo,
Franz Joseph permaneva nel suo cuore,
ma ai libri usati dava tanto amore
e personaggio fu ch'io ancor non scordo.

Da quella botteguccia mi partivo
con Dostoevskij amato sotto braccio,
di Pirandello, ahimè, ridotto a straccio,
con Ibsen, Poe e d'altri mi nutrivo.

Fu proprio quella donna affascinante
che in me trasmise tutta la passione
per la letteratura e l'emozione
oggi perdura ancora ed è appagante.

Son ritornato un giorno in quel pertugio,
plastica e vetri, è sorta una vetrina,
in bella mostra c'è una mutandina,
e reggiseni e calze fan gran sfoggio.

Ma quell'odor di carta e di cultura
mi resta dentro e grande nostalgia
m'assale quando penso a quella via
ch'amai in prima età d'amor che dura.
 

Nella giornata mondiale della poesia qualche azzardo:

Haiku (La fatica)
La terra dona-
il contadino attende
la primavera.

Haiku (Rinascita)
Passa l'inverno-
diadema di lacrime
in primavera.

Haiku (Nell'oltre)
Il tempo fugge
rughe sul cuor disegna-
l'ultimo inverno.
 

Tanto gentile e tanto onesto pare
(nel giorno della donna, da una donna)

Tanto gentile e tanto onesto pare
lo sposo mio quand'egli me lusinga;
allor la lingua me devien meringa
e godo tanto di cotanto amare.

Egli si va, sentendosi adorare,
ma ho da stare invero ben guardinga,
quando m'assal con rabbia casalinga
che per violenza fammi vomitare.

Mostrasi sì carogna a chi lo mira
che una gran pena mette dentr'al core,
che 'ntender non la può chi no la prova;

e par che de la sua labbia si mova
un odio sol, che genera terrore
e che soltanto un va a cagar m'ispira.
 

Neuromarketing
Ridatemi il cervello,
lo avete violentato,
voglio che torni bello
e non più programmato.

Di luce immacolata
splendea tant'anni or sono,
rivoglio quel passato,
chiedetemi perdono !

In quel che ancor v'è ignoto
resta però un barlume
ed userò quel vuoto
per ripulir pattume.

Scienziati sciagurati,
che dentro scandagliate,
vi spero condannati
con cento e più frustate.

Il saper vostro usate
per coglier le emozioni.
Tentate, via osate,
cogliete le passioni !

Di quei neutroni il flusso
dovete indirizzare
non per imporci il lusso
ma al ben che potrà dare.

 

                                                Ahi serva Italia di dolore ostello,
                                                nave senza nocchiero in gran tempesta,
                                                non donna di province, ma bordello !
                                                 (Dante -Purgatorio VI- Sordello-)

Oranitalia
(vista l'aria che tira…)

Da fetide fogne, da umide forre
rivedon la luce quei musi appuntiti.
Parea s'evolvesse quel nostro destino,
a cieli radiosi volgemmo lo sguardo,
il turpe passato gettato alle spalle.

Ma ancora squittiscon, non son sterminati,
nel nostro giardino diffondon bubboni.
Le strade si riempion di gente malata,
la peste diffondon quell'anime prave
e quei giusti sogni sepolti in catene.

Non vedo un Rieux che possa salvarci,
non odo d'un piffero il magico suono.
Nel ciel s'allontana, s'offusca una stella,
e ha nome Speranza quell'astro sognato,
che torme di ratti hanno già cancellato.

 

 

Ofelia
(da un dipinto di Millais)

Va verso il mare e m'incanto a guardare,
l'acqua la culla e lei sembra dormire,
fronde s'inchinan, col loro stormire
par che un saluto le vogliano dare.

Lieve la veste, le forme a svelare,
labbra un sorriso vorrebbero aprire,
ma sul bel viso, a volerlo abbruttire,
passan ricordi, malvagi a pensare.

Mente che visse promesse d'amore,
perse ragion per la grande illusione,
marcio sfuggì per crudele emozione.

Or che nel mare avrà liete le ore,
or che svaniscon frementi passioni,
potrà cantar le più dolci canzoni.


E tic e tac e tic e tac…
È un tic e tac che sfianca
quest'avanzar del tempo,
sei immerso in noia bianca
se manca il passatempo.

Angoscia allor ti prende
lo star senza programma,
la mente non s'accende,
più nulla c'è che infiamma.

È un tic e tac che afferra
la gola e te la stringe,
così l'intera terra
di nero si dipinge.

Metronomo angosciante
è scorrere dell'ore,
all'oltre che è eccitante
si pensa con favore.

È un tic e tac che dice
che l'ora s'è compiuta,
la vita fu felice
ma adesso ti rifiuta.
 

Canzone per un lager
Era pallido il sole,
contro un cielo sbiadito,
mentre in alto s'alzava
fumo nero di vita.

Un violino piangeva…
…note lente e struggenti,
si sentivan volare
…nel latrare di cani.

Era pallido il sole,
la speranza moriva
e la fame mordeva
corpi ed anime perse.

Un violino piangeva…
…note tristi di morte
che imploravano in alto
la salvezza smarrita.

Era pallido il sole,
e non c'era perdono,
né da dio né dall'uomo,
…solo… misera… sorte.

Un violino piangeva…
…melodia si spandeva
sopra lacrime e sangue,
…sopra… feci… e dolore.

Era pallido il sole,
e rimane il ricordo
di barbarie che resta
nel ricordo straziante.

Un violino piangeva…
le sue note di ghiaccio
…ci congelano i cuori
…ed annebbian la mente.
 

Davanti al mare
Nell'aria era un frinire di cicale,
ch'andava come cerchio che si spande,
danzavan pini per un dolce vento.

Finire là sembraron le mie scale,
la nostalgia nel cuore allor fu grande
e il ricordar quell'acque dà tormento.

Mi vedo vela vagante sull'onde,
là dove vissi emozioni profonde.

Sol con la mente ritorno a quel mare,
con la certezza di non più tornare.
 

Lisistrata
(liberamente tratta da Aristofane)



N'avevan pien le tasche, poverine,
d'andare in bianco e sere e le mattine.
Gli eroi facevan, li maschietti loro,
tra l'Attica e Morea fu un solo coro.
Un coro di battaglie affaticanti
e al dunque no, non erano efficienti.
E pur di rado andavano a magione,
così le donne avevano un magone.

In quel d'Atene visse, rispettata,
Lisistrata, che bene era sposata,
ma come all'altre le mancò qualcosa,
stava per appassire la sua rosa.
Ma non si rassegnò la gran signora,
d'Aten tutte le donne chiamò fora,
l'Acropoli con quelle sequestrò
e sciopero del sesso proclamò.

Sull'altopiano l'oro, e tanto, stava,
quell'oro che le guerre finanziava
e il confiscarlo fu di nocumento
a chi alla guerra andava assai contento.
Le amiche non capirono all'istante,
rinunce tante n'avean fatte… tante,
a che servisse questo lor negarla,
a chi non si sognava di cercarla.

Ma Lisi ch'era saggia e competente
e, pratica e vogliosa, fu suadente.
Con dolce piglio, che toccò il profondo,
ecco ciò che lei disse a quel suo mondo:
"Amiche care fin che c'è abbondanza
poco valore avrà la vostra danza
e se l'amore vostro anche è negato
sarà di Nicia il patto anticipato."

E andarono in collina a barricare,
ma esempio di castigo voller dare.
Chiamarono di fretta la Mirrina,
quella tra loro certo più carina,
e le raccomandaron di tentare
la carne del marito senza fare
null'altro ch'eccitarlo per davvero,
per poi lasciarlo a secco…sul sentiero.

E pure le spartane, consenzienti,
la diedero ai lor maschi …sopra ai denti.
Fu una disdetta e nel Peloponneso
restò il far del sesso molto atteso.
Ma la faccenda non potea durare,
gli ometti cominciarono a smaniare
e non riuscendo da lassù a cacciarle
ambasciator mandaron per piegarle.

Subdoli ambasciatori furon quelli
perché arrivaron con erti i piselli,
con la certezza che quella visione
le donne avrebbe messo nel pallone.
Ed in effetti ci fu sbandamento,
pesava l'astinenza…e che tormento!
Stavan cedendo le digiune donne,
ma Lisi prese tutte per le gonne.

Si mise al centro e cominciò a parlare,
a Sparta e Atene volle ricordare
quello che un tempo vide, e fu felice,
la Grecia unita solo nella pace.
E fu la voce sua sì chiara e forte,
narrò, accorata, di guerra e di morte,
tutti convinse con il suo carisma
e pose fine al triste cataclisma.
 

Or son circa duemila
Fu lungo quel cammino, per nomi registrare,
tra sterpi, con la fame, col peso da portare.
In cerca di rifugio là dove aver conforto,
infine in una grotta trovarono il lor porto.

Che freddo quell'inverno! Vibrava con splendore
la coda d'una stella, la neve era un candore.
A un tratto un suon s'espanse nell'aria tersa e chiara
e un tenero vagito salì da quella cara.

Al cielo forte sale quel morbido sospiro,
a traforar quegli astri, portando il suo respiro.
Gesù ei fu chiamato, l' accolse questo coro:
"Tu toglierai peccato, l'amore avrai per loro."

Le stelle palpitaron col cielo che s'aperse
e infamità e nequizie poi il vento le disperse.
E quando, inquietante, la tromba suonerà
nessun peccato al mondo Signore troverà.
 

Ebbrezza d'amore
Voglio un bicchiere ricolmo di stelle
per poi brindare davanti a quel mare
voglio ubriacarmi di luci e pigliare
sol le più belle.

Vago per colli e lontano quel mare
manda al mio cuore il suo salso respiro
da lui ritorno e soltanto sospiro
grande è l'amare.

Corro per boschi odorosi di pino,
in mezzo ai rami s'intrufola il cielo
e vola in alto il più dolce pensiero
fino al mattino.

Fronde trafitte, lucenti i bagliori
d'oro si vestono i raggi e di verde,
l'ombra trasformano e quasi si sperde
tra quei colori.

Sopra una foglia bagnata di pianto
c'è inciso un nome portato dal vento,
forse d'amore che ormai s'era spento
dice soltanto.

Ora c'è il mare e mi riempie la mente,
danza d'argento la sua spuma bianca
e il blu cobalto che sempre mi manca
solo non mente.

Ballano assieme a colori fatati
musiche dolci e risuonan serene
per alleviar le nostalgiche pene
di tempi andati.

Cerco canzoni che parlino al cuore
e sempre giungano là nel profondo
e a tempre oscure che infestano il mondo
porgano amore.
 

Gretta la cavalletta
(una storia italiana)

Una grassa cavalletta,
che facea di nome Gretta,
svolazzava allegramente
sulla testa della gente.
Un dì vide che di sotto
accaduto era un gran botto,
era un botto che azzerò
quel che c'era e lo spazzò.

Gretta fece una pensata:
"Mi guadagno la giornata
se, con due o tre compari,
fo proposte senza pari".
E propose di rifare
case e chiese…da sognare,
ma per farlo gli serviva
chi per soldi s'abbrutiva.

E ne trova, a pagamento,
là, nel solito convento
dove il soldo tutto muove
e ogni frate si commuove.
Rifarà case alle genti,
…ma gli costan le tangenti!
E per far conti quadrare
molta sabbia dovrà usare.

Pei compari quest'è meglio,
…dureran quanto un abbaglio
e alla prossima tragedia
altri soldi si rimedia.
 

Nell'oltre
Davanti al mare con i suoi misteri,
quando l'onda si frange e vien merletti,
penso alla vita andata, penso all'ieri,
quell'ieri che fu pieno di diletti.

Quand'era luna, al suol miele cadeva,
c'eran tramonti dal color dell'alba,
lieto il domani allora io vedeva,
ma nel finir divenne vita scialba.

Or sfuma l'orizzonte e in sé s'eterna,
la mente si smarrisce e in quell'immenso
soltanto navigar potrà nell'oltre

e in quella calma troverà la coltre
che darà pace a un viver che fu denso,
così quel naufragar non la costerna.
 

"in principio era il male, disse la voce,
vortice nero di una consapevole energia
autodistruttiva.
Un atomo si ribellò: non capiva la volontà
di distruggersi"

Il corpo dei vinti
Spogliati
torturati
derisi
velati
annegati
violentati
bombardati
decapitati
uccisi
suicidati per uccidere
umiliati
fotografati
comprati
venduti.

Per dire
potenza, disprezzo.
Per affermare
superiorità di razza
politica
religiosa
di mercato
per togliere dignità
all'uomo.

Nei lager nazisti
simbolo e conseguenza
d'un ordine
fondato
sulla discriminazione.

Viviamo l'alba d'un tragico giorno
basato
sulla prevaricazione.

Ed un Dio impotente
nulla può
di fronte al male.

Un Dio impotente
correo
se esiste.

E noi
sulla violenza
sulla guerra
sull'odio
sul razzismo
abbiamo chiuso gli occhi.

Consolandoci.

(Libera riduzione della prefazione di "Secondo Qoèlet" di Luciano Violante edizioni Piemme 2004)
 

Il giorno che nasce
Fresche le labbra tue son al mattino,
come nov'erba che fa verde i prati.

Con rosee dita il viso
l'alba carezza,
frusciar di fronde spandesi nell'aria.
Un lieve vento
va verso il mare e coglie
odor di salso.

Dolce è il risveglio
e al giorno va speranza,
polvere d'oro scende nella stanza.
T'avvolge brezza e col suo odor di riva
profuma le tue membra ridestate
mentre le stendi.

Il giorno nasce, poi verrà la sera,
d'amore al cielo s'alza una preghiera.
 

Oggi
Aveva un futuro di sogno,
quell'ieri svanito nel tempo,
nel dopo non c'era maltempo
ma solo un disegno benigno.

La strada sereno correvo,
di luce era pieno il futuro,
l'amore che vissi era puro,
in cieli puliti vivevo.

Ma il tempo che passa travolge
e sogni e fallaci illusioni,
non puoi più cantare canzoni
il conto presenta e sconvolge.

Si resta soltanto in attesa
dell' oltre, senz'altra pretesa.
 

Chi l'ha visto?
Aveva fatto tutto per benino
per giorni e giorni s'era affaticato,
si cibò spesso solo di un panino
ed al dormir nemmeno avea pensato.

E fu così che al settimo, stravolto,
volle veder che aveva combinato,
cercando un qualche error che andava tolto,
ma tutto gli sembrò bello e aggraziato.

Voleva i complimenti da qualcuno,
ma ricordò che c'era proprio niente
perché prima di Lui c'era nessuno.

Su un letto si sdraiò e immantinente
divenne, come un lampo, addormentato.
E da quel giorno…non s'è più svegliato.
 

Imperscrutabile ?
E' scesa indemoniata su paesi
di Lazio e Marche, a fondo addormentati,
furia crudel che spense i sogni spesi
di cittadin che furono annientati.

La terra scalpitò con gran frastuono
e case e chiese spinse verso l'alto
per poi tornare a terra con un tuono
a fondersi col grigio dell'asfalto.

Membra e macerie, orribile connubio!
E al cielo sale ardente una preghiera,
ma nei credenti resterà un gran dubbio:
dov'era Dio in quella notte nera?

Si dice imperscrutabile è il volere
del Creator che usa le due mani:
con una dona ai costruttor piacere
con l'altra toglie vite con domani.

Forse per evitar la blasfemia
meglio sarebbe non avere Dei
e dare dei disastri colpa ria
a costruttori che lapiderei.

Purtroppo si risente già l'odore
di loschi affari, fonte di tangenti:
politici godranno di quell'ore
che videro il massacro delle genti.

 

(Emil Michel Cioran (1911/1995), rumeno di nascita, francese di lingua, spagnolo di spirito, filosofo e saggista non era proprio un allegro compagnone. Per maggiore comprensione del componimento che segue, elenco alcuni titoli delle sue opere: "Squartamento", "La tentazione di esistere", "Il funesto demiurgo", "Lacrime e santi", "L'inconveniente d'essere nati", "Sillogismi dell'amarezza", "Sommario di decomposizione", "Al culmine della disperazione", "Confessioni ed anatemi", "Taccuino di Talamanca". Più una impressionante serie di aforismi, spiritualmente e sostanzialmente in linea con le opere citate.)

Taccuino di Talamanca
E vidi un giorno la giornata bella,
felice con letizia me ne andavo,
la gente mi pareva in camporella,
con allegria di questo mi beavo.

Sentivo un gran bisogno dell'amore,
donarlo e averlo reso, ancora e ancora,
di gioia mi batteva dentro il cuore
e a spasso camminavo già da un'ora.

Lo sguardo cadde, sì sono curioso,
ricolma dei suoi libri una vetrina
e piccol, così nero e prezìoso
là mi ammiccava, esposto, un libricino.

Forte la tentazione e lo comprai,
una panchina all'ombra poi m'accolse
e a leggerlo con fame m'apprestai,
così che la mia mente tutta avvolse.

Di desengaño ispanico narrava
e D'Avila Teresa de' suoi orgasmi,
di tanto in tanto Borges affossava
e addosso si piangea per i suoi spasmi.

Del cuore suo malato e di emozioni
ecco, così Cioran si confessava.
Di notti insonni lessi e riflessioni
e cupa una vision del mondo dava.

Alzava il dito e tosto ci ammoniva:
"qual sole mai, ma qual d'amor sospiri,
la vostra mente sì che si svaniva!
Dolor ti sia conforto e vita viri."

Attorno mi guardai con apprensione,
nessuno più un sorriso mi porgeva,
un cane già azzannava le persone,
un calcio a un mendicante lo stendeva.

E questo fu l'effetto invero strano
di quel taccuino e de' suoi insegnamenti.
Così consiglio voi, per darvi mano,
fatene dono a odiosi. A lor tormenti.

 

omaggio a Carlo Chionne,
con grande stima, ma questa
è tanto per scherzare.

Tempo
(Eraclito liberamente inteso)

Viviam l'oggi ma è domani,
da lontano vien lezione,
tempo scorre tra le mani,
"panta rei" la citazione.

Così mentre noi crediamo
che si vive il contingente,
pizie e sfere convochiamo,
per scoprire il divenente.

Ma se è vero che del giorno
resta vago quel ch'è andato,
non lo dico per far scorno,
ma il futuro è il sol provato.

E' soltanto una chimera
questo tempo che contiamo,
non è cosa proprio vera,
qual la vita che viviamo.

Quel che resta nelle menti,
belli o brutti, son ricordi
che appartengon, pur frementi,
a un trascorso che già scordi.

Panta rei ci fu narrato,
e fu certo ammonizione,
non esiste alcun passato,
e il presente è un'illusione.

Per tirar le somme allora
bene è porsi una questione
a che serve guardar l'ora
s'è soltanto transizione?

Quindi il tempo resta abbaglio,
convenzione di sicuro,
sono certo e non mi sbaglio
noi viviamo nel futuro.

Panta rei, disse quel mito,
forse il solo fu a capire.
Chi seguì ne fu erudito,
svicolò per non perire.

Si riempiron tomi e tomi
di spassose favolette,
s'inventarono questioni…
e i cervelli fatti a fette.

Era tutto un indagare,
il pensiero si perdeva,
ma quel loro speculare
fu com'acqua che scendeva.
 

per Alessia e Marco
30 luglio 2016

Madrigale per il dì d'inizio
E' giorno di promesse per la vita,
ch'è calice da consumare assieme
con sorsi brevi o lunghi all'evenienza

ma sempre con amor, unica scienza,
perché per vostra strada sarà il seme
di pianta che diventerà infinita.

Assieme a voi vivremo l'emozione
di questa vostra splendida stagione.


Epitaffio per un poeta
(…ricordando Spoon River)

Poeta sognatore d'illusioni
mosse guerra alla vita
e ne rimase ucciso.

Le sue poesie
andarono sprecate,
schernito fu da villanzon di strada.
Pur d'amore affamato e pur di vita
la pace e la virtù andò sognando,
per darle a un mondo bieco e disperato,
ma un dì s'accorse d'esser sbeffeggiato.
Così chiuse nel sale il suo cammino
e qui sussulta ancor
nel ricordare.

Or dorme, dorme e dorme
in turpe compagnia
sulla collina.
 

Fonte Castalia
(Storia che da lontano viene a dar consiglio)

Da voglie dionisiache fu colto
Apollo mentre errava sul Parnaso,
là dentro un bosco scorse, e non per caso,
Castalia che lucente avea il bel volto.

Dentro una quercia stava l'amadrìade,
il dio la vide e la desiderò,
qualcosa, come incanto, s' infiammò
e pur d'averla rinunciava a Iliade.

Dell'armonia e dell'ordine era il dio,
(Nietzsche lo raccontò qualche anno dopo)
ma ebbe spesso lo stupro quale scopo
e chi l'ostava ne pagava il fio.

Egli era pure sessualmente doppio,
uomini o donne gli erano uguali,
molto apprezzava chi metteva l'ali
a menti e a grandi fantasie d'accoppio.

Così tra selva e rupi la rincorse,
la bella ninfa che lo rifiutava,
che poi, per grande angoscia, si buttava
in un dirupo dove morte colse.

Pentito fu il divin di bramosia;
volendo in qualche modo rimediare
fece Castalia fonte diventare,
con la virtù di dare poesia.

A Delfi, quindi, sarà bene andare,
perché ber di quell'acqua tanto rara
farà la nostra ode meno avara
e Muse infine ci potranno amare.
 

La mutazione
Sta pensando Matteo
di cambiare le cose,
fa proposte obbrobriose,
per piacere al pigmeo.

E' suo socio al massacro
e, con fare da duce,
costituzio conduce
a indecente lavacro.

Così quella che era
di res pubblica norma,
in privata trasforma
nel girar di una sera.

Di memoria recente,
il rinato fascismo
chiameremo renzismo,
con tormento cocente.

Omaggio a Carlo Baldi, pittore e poeta,
ispirata dalla visione di un suo bellissimo disegno.

Marion
Languida sta aspettando
forse sognando un sogno.
Al sole caldo brilla
così splende la pelle.
Nuda allusiva offre
fianchi falcati e seno.
Nitida la figura
tra seta appare e dona
dolci illusioni e calde
promesse d'un amore.
 

La diva
Fra l'arti tutte diva è poesia,
potente è il canto suo e par tenore.
Con note varie narra dell'amore
e d'altri sentimenti e dà malia.

Par musica, gemella è sol di questa,
il battere e il levar sono il legame,
con lei appagherem tutte le brame
e ai giorni nostri donerà una festa.

Lei canta dolce quando parla al cuore,
può fare un canto alla natura poi,
ma aspri e forti affila i versi suoi
se del potere narra e del suo orrore.

Cancella pene e l'anima addolcisce
e cuori e menti amanti infin rapisce.
 

Alla Liguria
E' verde che digrada nell'azzurro,
colori tersi con profumi intensi,
bianche le vele, verso cieli immensi
vanno con un andar che par sussurro.

Lievi le onde sfiorano la sabbia
di spiagge che profumano d'amore
e sempre mi rimangono nel cuore
di Faber le poesie e la sua rabbia.


Creuza de ma risuona e li rivedo
sentieri stretti che scendono al mare
ed anche Govi risento cantare
ma se ghe penso… e di tornar là chiedo.

Ma quando al
meriggiar pallido e assorto
viene sospiro dal brillio dei flutti
s'invola il cuore e scorda tutti i lutti
e gemman sogni che dentro mi porto.

Or sei lontana e vedo già il traguardo
dell'oltre dove spero di trovare
quelle memorie che non so scordare
…ma bramo ancor di darti ultimo sguardo.

 

Fui facile profeta. Scritta poco dopo il 22 febbraio 2014, giorno della presentazione al Parlamento del governo Renzi,
oggi, vista l'aria che tira, ve la ripropongo

Il nuovo che avanza
Vien da un film di Pieraccioni
'sto Matteo ch'è sceso in pista
già ci prende per minchioni
presentandoci la lista.

Per blandir quegli industriali,
Guidi , astuto, a loro dona
così spera che da strali
salverà la sua facciona.

La finanza, che disdetta,
pur bisogna accontentare,
ed allora, idea perfetta,
Padoan va ad arruolare.

E che far con quegli appalti
che girare fan moneta?
Chi delinque fa bei salti,
resta Lupi e fa Eta Beta.

La giustizia darla è meglio
a chi proprio sol la ignora,
parli d'altro e non sia sveglio,
c'è un Orlando, alla buonora!

Punta i piedi anche l'Alfano
che gli interni vuole ancora,
gli promette pure l'ano,
pur che non rimanga fora.

Nell'elenco c'è Poletti,
forse il meglio del pollaio,
è un error da poveretti,
…lui credeva avesse il saio.

Per non fare poi a cazzotti
tra maschiucci e femminelle
ecco arriva la Pinotti
e si becca un po' di stelle.

Quella inutile istruzione
pesa troppo sul bilancio,
la Giannini a educazione
renderà più amaro il rancio.

Pei restanti, mezze tacche
dal cencelli imposti certo
buoni sol per ceralacche,
cresce ancora il mio sconcerto.

Come sempre in 'ste questioni
manifesto c'è un perché:
o si ossequiano i padroni
o li caccian su due piè.
 

In memoria
(di un amico e, un tempo, collega di lavoro)

Mio caro amico or navighi nell’oltre,
là indagherai sentieri sconosciuti.
Noi qui restiamo sconsolati e muti,
con gran ricordi a confortante coltre.

Lieve ti sia la terra che ti copre,
come fu lieve la tua vita franca.
Avevi stile e quello già mi manca
e un vel di pianto gli occhi mi ricopre.

Oggi qui con affetto ti saluto,
un dì, da te, attendo il benvenuto.
 

"And so from hour to hour,
we ripe and ripe.
And then from hour to hour,
we rot and rot.
And thereby hangs a tale."
(Shakespeare - As you like it-)

From hour to hour
Su volti il tempo scava rughe,
nel viver d'affanni corrotti.
Si coprono specchi impietosi
che immagini rendono cupe.
Ed è quel coprire quei vetri
un gesto che pare che assolva,
lasciandoci senza peccati.
Ma insegue l'angoscia di un'ombra,
la mente aggroviglia pensieri
ed è quell'andare impudente
che pone sul viso altri solchi.
Coscienza non serve a coprire,
così cresceranno i rimorsi
e insonni le notti saranno.

Perdute così corron l'ore,
così si consuma la strada
in vacuo egoistico viaggio,
un viaggio ch'è senza speranza.
 


Per aggiornare i vocabolari, dopo il successo di petaloso, propongo all'Accademia della Crusca i seguenti aggettivi, derivati da "bacio":

bacioloso: dicesi di persona che non fa altro che baciare (per es. Totò Cuffaro)
bacettolososo: dicesi di persona che sempre teneramente bacia, ma con bacetti (per es. Totò Cuffaro)

E, sempre a proposito di baci e del baciare, tempo fa scrissi, e qui ripropongo, una lettera a Rostand, peraltro senza avere ancora ottenuto risposta.

 

Lettera a Rostand
Caro Rostand ma che gli hai fatto dire
al gran Cyran che certo non capiva
e che sicuramente non sentiva
quel bacio quale apostrofo a fruire ?

Allor ti suggerisco altra versione
e pure te lo dico, gran testone,
che un bacio c'è per ogni situazione.
Declino il nome e spero mi perdoni.

Ed alla fin di 'sta licenza io tocco
ed erudisco sul significato
chi per amor dal bacio è già stregato,
mostrandosi tapino e un poco allocco.

Declinerò di seguito quel bacio,
che apostrofo lui disse tra parole,
e di Rossana bevve le sue fole,
mentre addentava del buon pane e cacio.

Mi viene in mente il termine bacione
che certamente è bacio da un balcone,
quindi io penso ad un bel baciardo,
che resterà un lambir, sol da maliardo.

Per proseguir propongo un bel baciuffo
ch'è solo una variante , ma col ciuffo.
E poi t'informo che se dò un baciante
è bacio consumato in un'istante.

Che sarà poi quell'ottimo baciella?
Ma certamente è furto in camporella.
E quindi segue a ruota un bel baciango,
non si discute, è bacio in mezzo a un tango.

Penso e rifletto su quel gran baciosa,
ch'è un bacio con le spine della rosa.
Ed ecco arriva lesto un bel baciore.
Quando s'invola quello, sai l'ardore!

Un giorno dissi ti vorrei baciestra
e cadde un bacio…assieme a una finestra.
Per riparare lo cambiai in bacienza.
Lo giuro, fu donato con sapienza.

Ed ecco ti propongo un bel bacire,
che sol lo dona quei ch'è pien d'ardire
e se mi viene in mente un bel baciuga,
faire attention! Lo dà una sanguisuga.

Ci penso un poco, et voilà il baciazzo,
non esser malizioso, è un bacio pazzo.
Alfine ti propongo un bel bacioso,
ch'è bacio solamente malizioso.

Ecco, Rostand, cosa sarebbe un bacio,
altro che apostrofo, altro che rosa!
Noi non sappiam che far di quella cosa.
E cambialo, dal cielo, 'sto mendacio!
 

After These days
Strade senza traguardo,
notti senza risveglio,
canti di voci mute,
stelle che fan sberleffi.

Luci senza chiarori,
albe che san di fiele,
tramonti allucinati,
mari che copron terre.

Sfumano l'orizzonte
luci di rosso sangue,
di soli neri aurore
i cuori opprimeranno.

Così noi camminiamo,
smarrendo un mondo amico
che abbiamo violentato,
da cecità ammalati.

La luce spegneremo
sui nostri giorni tristi.
Vindice la natura
vi calerà il sipario.

Cercar nel pentimento
salvifico perdono
inutile speranza
a tempo ormai scaduto.
 

Silente un piano
Nell'angolo più oscuro,
accosto a una parete,
giaci dimenticato,
ambisci le mie dita.

Vibravano le corde,
per rapide carezze,
gemmavan melodie,
fondendosi con l'aria.

Ora sugli spartiti
le chiavi di violino
son punti di domanda
su ciò che fu il passato.

Ed era in tempi lieti
che davi le tue note,
sorte da sentimenti
e dolcemente amate.

Così resta il ricordo
con forte nostalgia,
per ciò che più non torna,
pensosa anima mia.

Ma quella tua presenza
mi rassicura ancora.
Centellino speranza
che cresce d'ora in ora.

Ritornerò a sfiorare
quei tasti neri e bianchi.
Quei suoni, nel lor volo,
l'anima addolciranno.
 

Conca d'oro
Percorsi valli e monti , tra ermetiche persone
d'umanità impregnate, d'antica e gran cultura.
Ostacolavan spesso cammino mio gli armenti
e fermo rimanevo per rimirar quei siti.

Lucenti erano i cieli, di grano le campagne,
colline ricoperte di pochi alberi spogli,
frinivano cicale sotto impietoso sole,
un asino arrancava sotto il suo grave basto.

Andavo verso il piano, scendendo la collina
e innanzi a me s'apriva col suo respiro il mare.
Così m'inebriava di zagara l'aroma,
tappeto verde scuro la conca ricopriva.

Guardavano dall'alto monti d'un rosso cupo,
giardini profumati d'aranci e di limoni
e sullo sfondo azzurre danzavano le onde,
a pitturare un quadro d'un paradiso degno.

E ritornai in quei siti per viver quei ricordi,
ma i sogni, par destino, svaniscono nell'alba.
Cemento è diventato quel bel tappeto verde,
di zagara il profumo di pizza trasformato.

Dei monti la cornice qual gabbia trasformata
e quel brillante cielo dal fumo già oscurato.
Persino il mare amato già allontanarsi sembra,
quel ch'era un tempo sogno nell'oggi è naufragato.
 

Arasce
(di storia racconto e di ricordi e di streghe e di fate)

Lento cammino su quell'Julia strada,
passo fontane e ulivi e ponti e tombe
e scintillar dall'alto vedo il mare.
Là vi galleggia un'isola fatata,
cinta di spuma e voli di gabbiani,
narra e lusinga e dice di magie.
Color lucenti abbagliano la mente,
faggi vetusti ed alti l'ombra danno.

Par qui d'udir d'antiche marce l'eco
e il rotolar dei carri dei Romani
cui Augusto impose questa strada fare
per Gallia e Spagna al suo voler domare.
Vetuste lastre calco nell'andare
e ancor v'imprecan Liguri ribelli
che persero la vita vanamente,
quegl'invasor tentando d'arrestare.

Rovi di more e splendide ginestre,
corona sono a quella via olezzante
di rosmarino e salvia e di lavanda
mentre friniscon sotto il sol cicale.
Dietro una svolta all'improvviso appare
di croce priva un'inquietante chiesa.
Ebbe l'onor di primo tempio un giorno,
Sant'Anna sconsacrata e abbandonata.

Vola lo sguardo di là da una grata,
là sull'altar capovolta è una croce.
Gemono al vento dei boschi le fronde,
e scure ombre danzan tra quei tronchi.
Turbato vado ancor per quella strada,
lenta così Sant'Anna s'allontana.
S'alzano colli alla mia destra alti,
digradan selve per la riva a manca.

Solo i miei passi odo in quel silenzio,
del mar l'azzurro penetra quel verde,
e il suo sospiro da lontan mi giunge,
di pace un senso nel mio cuore scende.
Poi è un arco antico che incornicia un sogno,
chiesetta appar, romanico l'aspetto.
E' Santa Croce e contro il ciel si staglia,
e Gallinara vibra nello fondo.

Intimo e spoglio è l' interno sacrale,
quiete dona e riflessione esige,
filtra una luce, cangianti i colori,
da feritoie e da finestre pinte.
Byron passò sotto quell'arco un giorno,
e lo ammaliò veder tanta bellezza.
Pianse là nel piazzal sotto la chiesa,
commosso da colori e da fragranze.

Per rimirar quel mare allora scendo,
m'abbaglia il suo brillare in mezzo ai rami
che odorano di resina e nel golfo
Alassio già trionfa nella luce.
D'antica storia vien d'Alassio il nome:
d'Ottone di Sassonia fu Adelasia,
m'amando il suo scudier, che fu Aleramo,
nacque una figlia e fu chiamata Alaxia.

Cacciati dai castelli, in 'ste contrade
si rifuggiaron dopo aspro cammino.
M'alfine, assolti da quel gran sovrano,
marchesi furon di ferrea corona.
Volgo lo sguardo alla turrita Albenga,
stordisce quel turchese, strega il mare,
e volano i gabbiani dentro un sogno.
Il sole già tramonta nella baia.

Così, pian piano, Ingaunia s'addormenta,
di Capo Mele il faro già s'infiamma
e strada del ritorno a barche segna.
Di luci Arasce brilla… ed è un incanto.
Di quel fatato luogo e i suoi colori,
nel cuore rimarran con nostalgia
ricordi tristi e dolci che non scordi,
di terra pien d'amore e di malia.
 

"Il male, dunque, che più ci spaventa, la morte, è nulla per noi,
perché quando ci siamo noi non c'è lei e quando c'è lei non ci siamo più noi."
(Epicuro -Lettera sulla felicità-)

Ecco che viene
Nero mantello
dall'orizzonte
incappucciata
ecco che viene.
Passo di danza
svelta s'accosta,
le scorgo il viso
senza sorriso,
con una mano
la falce regge.
Con apprensione
presto le chiedo
l'ultimo taglio
di rimandare.
S'apre ad un ghigno
l'orribil bocca:
"serve a che cosa
ancor restare ?
Di quel che fosti
nulla rimane
neppur ricordi
né il seminato.
Con me verrai
là dove l'oltre
vuoto è deserto
e silenzioso.
Neppur di pace
ti accorgerai
niente nel niente
diventerai.
Cosa rimpiangi?
Nulla sei stato
e ancor nel nulla
ti porterò.
Dubiti ancora
di questa sorte?

Secca è la fonte
…sono la morte."

Piero Colonna Romano
(ma a carnevale ogni scherzo vale)


Più bella e più grande che pria
Se ascolto Renzi spesso mi sovviene
quell'Ettor Petrolini che fu spasso.
Ha un umorismo innato nelle vene
e a contar fole è di sicuro un asso.

L'esibizione scorsa, in Parlamento,
rammentò forte quel Neron che Roma
a ferro e fuoco mise e il suo commento
fu che rinascerà col meglio aroma.

E tra Nerone, Ettore e Matteo
grand'è l'affinità nell'operare:
due vogliono bruciare il Colosseo,

recita il terzo e ci fa scompisciare.
E questo accade pur col presidente
che parla sol da stolto supponente.
 

Unità di misura
Quanto tu m'ami in bit?
Arrivi forse a un giga ?
Ed io che t'amo un tera,
tendendo verso il peta,
dovrei non lamentarmi
di questa tirchieria ?
Ma naviga nel web,
o dolce mia spilorcia,
ti dedico i miei voti
ed anche la mia noia.
Là certo troverai
la giusta dimensione
così che in pochi bit
t'anneghi la passione.
 

Atene andata e ritorno
Tre volte Platone Trinacria percorse,
coraggio e un'idea scaldavano il cuore,
voleva insegnare la democrazia
a chi, malamente, le genti gestia.

Dionisio fu il primo tiranno incontrato,
quei che a Siracusa splendore avea dato.
Fu bene ospitato, gli diede lezione,
ma, mal digerita, causò una reazione.

Così quale schiavo l'illuso è venduto,
su sporca trireme temette la vita
perché pel riscatto servivano mine
che quel grande genio sdegnava d'aver.

Venia, di Cirene, fraterno Anniceri
e volle salvare, pel mondo, il talento.
S'accolla quel prezzo, pagandone venti,
né volle rimborso da amici sinceri.

Tornato in Atene fondò l'Accademia,
poi fu richiamato nell'isola d'oro.
Lo volle Dione, che grande era amico:
Dionisio secondo doveva istruir.

Fu questo secondo gran frivolo invero
e del genitore disperse quel regno,
ma dell'ateniese rimase ammaliato,
per sé lo voleva, di sua proprietà.

Son saggi i consigli del gran pensatore,
ma la gelosia, che il re già rodeva,
fu causa dell'esilio di Dione, suo zio,
nel mentre Platone tornava in Atene.

Là appreso l'evento non stette a pensare
ed in Siracusa fu un lampo a tornare,
ma fu per castigo rinchiuso in prigione
e infine si disse: che vana lezione!

Ma come ci insegna saggezza ch'è antica
fortuna l'audace sostien nella vita.
E arriva l'Archita, di Taras sovrano,
amico d'entrambi lo fa liberar.

Da queste esperienze quel grande pensante
tirò il suo bilancio con grande sagacia
e disse e ridisse che al governare
filosofi solo potevano andare.


Amare il mare
Ho visto il mare,
cantava una canzone
e c'erano sirene
per farmi prigioniero.

I suoi sussurri
che son dolci carezze,
il suo venire,
l'allontanare.

Mi coglie, mi conquista,
pace mi dona
e nell'amor m'avvolge,
parendo azzurro sogno.

Bianca una vela vola
e contro il sol si staglia,
s'allunga la sua ombra
a cogliere preghiere.

Dentro una bianca rena
affondo lentamente
e alfine inginocchiato
pagano omaggio rendo.
 

La befana vien di notte… vabbè!



Furono fate, dai candidi veli
ora svolazzan, coperte di peli.
Usan la scopa, allusiva intenzione,
ma nel volar coglieranno carbone.

Ricordan tempi ed amori passati;
quant'era bello andare per prati !
Son oggi a lutto, vestite di nero,
volano alte ma han sempre un pensiero.

Portan regali, la gerla n'è piena,
e gli ingobbisce persino la schiena.
Son tentazioni quei doni da usare
qual giusto prezzo… per poter amare.

E le befane, che grande fatica !
dovran pur badare ad usanza antica
che qual punizione, in tragico luogo,
tostate le vuole sopra un gran rogo.


Romanze
Recondita armonia
di bellezze diverse
resta la nostalgia.
per quel che il mondo offerse.

L'uomo co' suoi peccati
e brame di ricchezza
così causò conati,
terra rese lordezza.

Lontana come un'eco
s'ode una melodia,
la canta un vecchio cieco
sembra una parodia.

Come un bel dì di maggio,
triste l'aedo canta,
mentre quel ciel ch'è ostaggio
di lutto già s'ammanta.

Quando lucean le stelle,
lo sguardo al cielo volto,
piangemmo quelle belle
cercando quel ch'è sciolto.

Un dì m'era di gioia,
e noi perdemmo i cieli,
per bramosia che ingoia,
nascosti son da veli.

Di quella pira ansante
l'umore sentiremo.
Nel suo calor bruciante
tutto discioglieremo.


Rinnovata preghiera per l'anno nuovo
Che Odin m'ascolti. Miei cari amici io parlo:
ci guidan stolti che sono un gran bel tarlo.

Da lor deriva quel nostro amaro andare,
vita retriva ci vanno a preparare.

In tempi andati s'usò la ghigliottina
ma noi, beati, sguazziamo in 'sta latrina.

Preghiamo in coro che l'anno ch'è in arrivo
porti decoro. Ma a loro un lassativo!
 

Bi-requiem in japanese sauce
Ho visto un gatto
aveva un topo in bocca
si soffocò.
 

Dolce ti sia la notte
Oggi canto per te una canzone,
per rendere più dolce il tuo dormire;
discenderà pian piano nel tuo cuore
ed ogni nota ti darà emozione.

Così potrò asciugare quel tuo pianto,
trasformerò le lacrime in sorrisi,
solo ti narrerò di paradisi
fatti di fiabe, per donarti incanto.

Quella serenità, ch'è ritrovata,
farà della tua vita che fu d'ieri
allegra e lieta corsa per sentieri.

E diverrà per te ogni giornata
ricca di luce e piena di speranza
e il viver tuo sarà una lieve danza.
 

Gerundiade
(sollazzo poetico con licenze)

Amando l'amor per l'amore,
badando a non perdere il cuore,
cantando quel che forse costa,
donando ben oltre il dovuto,
essendo alla fine cornuto.

Facendo di legge dovere,
godendo dell'altrui piacere,
habendo una pena nascosta,
iellando chiunque io possa,
lasciando frementi le ossa.

Muovendo così questa vita,
narrando alla gente assopita,
offrendo per loro risposta,
pensando che hanno iattanza,
quotando la lor stravaganza.

Rendendo normato il piacere,
sognando quel suo bel sedere,
tornando di nuovo ove sosta,
uscendo col viso poi bianco,
vedendo nessuno al mio fianco.

Zappando…. alla fine…. un po'…. stanco.
 

Melagrana
Sei come melagrana,
d'oriente è il tuo venire,
canti, mille e una notte,
di Sherazade l'incanto.

Sei come melagrana,
soda la scorza e rude,
bella nell'apparire,
arduo il tuo conquistare.

Sei come melagrana,
grani rubino e dolci,
aspri come tua bocca,
come tua bocca ambrosia.

Sei come melagrana,
quei semi conquistati
grondano umor di sangue
e allappa la lor pelle.

Sei come melagrana,
d'oriente è il tuo venire,
canti, mille e una notte,
di Sherazade l'incanto.
 

Judrio, dicembre 1963
Si capovolse d'un subito il mondo,
sterpi ed arbusti divennero cielo,
sotto s'espansero nubi ed il gelo
fu nel profondo.

Ruote correvan, negate all'asfalto,
cupo il silenzio e la nebbia scendeva,
sotto, nel greto, il torrente attendeva
l'ultimo salto.

Placca gelata m'aveva beffato
e fuor di meta portò il mio cammino,
ahimè quel giorno non fu cartellino,
seppur bramato.

Quella memoria ritorna nel sogno
di quella strada che un dì camminavo,
quando al lavoro quieto io andavo
e ancor l'agogno.
 

Sono curioso
Vissi in un tempo
dove il miele scorreva
in fiumi ameni
e la manna pioveva.

I mari azzurri
rallegravano il cuore,
ebbi e donavo
sensazioni d'amore.

Oggi una nube
par confonder la strada,
segna un cartello
terminale contrada.

Tempo rimane
per pensare a quell'ieri
quando correvo
ubriacanti sentieri.

L'oltre intravedo
e ne sono curioso.
Nulla rimpiango
del mio tempo fruttuoso.
 

Era rosa l'apostrofo
Di Ciranò che tutto avea capito,
forse per via del naso sul suo viso,
così, per richiamarlo al vostro udito,
qui vi racconto, con amar sorriso.
Fu grande spadaccino e dissoluto,
poeta era nel cuor ma pronto al brando
e di Rossana amò pur lo starnuto,
le stava accanto sempre, disperando.

Un giorno la donzella, un po' impacciata,
gli diede appuntamento nella casa
e il prode eroe rispose alla chiamata,
certo d'averla al fine persuasa.
Ma la fanciulla d'altri era abbagliata,
da lui voleva aiuto ad istruire,
(molto la donna s'era innamorata)
rozzo cadetto che la fa impazzire.

Di nobil alma era quel guascone,
amaro inghiotte e non si tira indietro,
così si presta a dar qualche lezione
per migliorar quell'uomo ch'era tetro.
Fu gran fatica acculturar Cristiano,
che bello era ma di scarsa cervella.
Cirano allor lo prese per la mano,
per lui d'amor compose ritornella.

Destino volle i due compagni in guerra
e là Cristiano ebbe la sua morte.
Rossana disperata allora erra
in un convento a pianger la sua sorte.
Così alla fin di questa storia io tocco
le corde più profonde dell'amore:
Cirano narrò tutto al suo balocco
e lei capì, l'amò, ma il guascon muore.

Vide Rossana alfine il gran soffrire
d'un animo pugnace ma sincero
che la sua vita spese a perseguire
alti ideal, qual unico sentiero.
 

La Luna
Ammasso d'amor persi,
di liriche mai scritte,
speranze, preci e voli
confusi di gabbiani.

Questo da sempre accoglie
nel seno suo beffardo
e pur di quell'Astolfo
la vaga sua ragione.

E son quasi preghiere
quei languidi sospiri
che l'uomo a lei rivolge,
pregando aver l'amore.

Incanto è delle notti,
complici a infervorare,
diviene ambito dono
per ogni donna amata.

Luogo adibito resta,
quale pagan rifugio,
allo svanir fugace
di stolti sentimenti.

…di noi sorniona ride.
 

Minotauro
Cerco nel labirinto
scuro della mia mente.
Cerco nel mezzo
di contrapposti specchi.
Cerco una luce
che mille ed abbaglianti
sprazzi
spezza.
Cerco e non vedo.

Son abbagliato.

Nova da nana bianca,
e quantiche galassie
dove precipitando
si sciolgon le memorie.
Contorti sono in cerchio
lo spazio e il tempo
o in infinita retta
volan lo spazio e il tempo ?

Scelgo.

Teseo,
carnefice lucente,
ecco che appare.
 

Tempo
(Eraclito liberamente inteso)

Viviam l'oggi ma è domani,
da lontano vien lezione,
tempo scorre tra le mani,
"panta rei" la citazione.

Così mentre noi crediamo
che si vive il contingente,
pizie e sfere convochiamo,
per scoprire il divenente.

Ma se è vero che del giorno
resta vago quel ch'è andato,
non lo dico per far scorno,
ma il futuro è il sol provato.

E' soltanto una chimera
questo tempo che contiamo,
non è cosa proprio vera,
qual la vita che viviamo.

Quel che resta nelle menti,
belli o brutti, son ricordi
che appartengon, pur frementi,
a un trascorso che già scordi.

Panta rei ci fu narrato,
e fu certo ammonizione,
per noi esiste alcun passato,
e il presente è un'illusione.

Per tirar le somme allora
bene è porsi una questione
a che serve guardar l'ora
s'è soltanto transizione?

Quindi il tempo resta abbaglio,
convenzione di sicuro,
sono certo e non mi sbaglio
noi viviamo nel futuro.

Panta rei, disse quel mito,
forse il solo fu a capire.
Chi seguì ne fu erudito,
svicolò per non perire.

Si riempiron tomi e tomi
di spassose favolette,
s'inventarono questioni…
e i cervelli fatti a fette.

Era tutto un indagare,
il pensiero si perdeva,
e quel loro speculare
fu com'acqua che scendeva.
 

P.S.: tanto per chiarire (si fa per dire) eventuali dubbi, la faccenda starebbe così: dando per assunto che gli "stati" del tempo siano Presente (che non possiamo cogliere perché "panta rei"). Passato (che non possiamo vivere per ovvi motivi -neutrini permettendo- e che, comunque, resta alle spalle obliato) e Futuro. E questo, visto che nulla ne sappiamo, resta così, l'unica flebile certezza/speranza.
Becera teoria? Vediamo:
Se, in una notte stellata, alziamo gli occhi al cielo, ci incanteremo col brillare delle stelle. Ma quel che vediamo, certamente, non è più esistente nel momento in cui lo vediamo. Erano così, così brillavano, milioni di anni fa. In definitiva vediamo ciò che non c'è più o che è molto diverso da come ci appare nel momento in cui osserviamo. E, per inciso e fatte le debite proporzioni, ciò vale anche per stelle e pianeti molto più vicini a noi (sole e luna ad esempio)
Viviamo, quindi, una realtà inesistente, a conferma di ciò che è stato detto sopra.
Per lo stesso motivo non possiamo "vivere" quel passato perché è, da un bel pezzo, "panta rei".
Dunque, per motivi legati alla speranza, non ci resta che credere nel Futuro.
E speriamo che, almeno questo "stato" esista…
Arrivederci a tra… non mi è chiaro quando. Forse, chissà, potrebbe essere o forse no…. Questione di tempo.
PCR

 


Inferno?
(infernal dedalo tra piane, tronche e sdrucciole, tra lor arruffate)

Le gobbe d'una strada
seguì velocemente.
Venia d'altra contrada
altro rapidamente.

In ciel si ritrovarono
e cominciò la lite.
I santi l'arbitrarono
col lor guardare mite.

Però dall'incidente
i due d'altro parlarono
e non c'entrava niente
ma i cuori rivelarono.

Fu subito un subbuglio:
"La moglie tua vendesti."
"Ma senti un po' che raglio:
la mamma tu potresti."

"Con te i pargoletti
sicuri non staranno
e chiuderan gli occhietti,
temendo qualche inganno."

"Che c'è di te da dire?
col fisco non sei onesto
e facile è predire
che finirai nel cesto."

"A larghe mani spandi
sogni ed infamità,
la droga a tutti quanti
tu vendi in libertà."

I santi, inver stupiti
da tale esibizione,
restarono allibiti
da simile tenzone.

Riuniti in un conclave
a lungo discettarono,
un pater nostro, un ave,
sentenza alfin vergarono:

"Non v'è infernal girone
che accogliervi vorrebbe,
anche s'è punizione
che certo converrebbe.

Ma in terra tornerete,
peggior che nell'averno
così la vita avrete.
Per voi sarà un inferno!"

Tornarono a lor siti
e qui perseguitati,
da crudeltà avviliti
e pur sodomizzati.

Scontarono il lor fio
con lacrime roventi,
pregarono il lor dio
di renderli redenti.

Impietositi i santi
in ciel li richiamarono
e nei calor fiammanti
poi li precipitarono.

Moral di questa storia,
udite amici cari,
se avrete vita ria
saran demon compari.
 

Memorie meneghine
(Milano 1965)

Ricordo ancora la vecchia Milano
dove per studio andai e per mestiere.
Là in via Stadera fu con gran piacere
d'infanzia amico ritrovar lontano.

Andavo per Navigli a passeggiare,
da S. Lorenzo alle colonne in poi,
dov'eran zoppicanti ballatoi
ma in chiare acque si potea pescare.

Porta Venezia, al tempo Porta Cicca,
col suo bell'arco allor m'affascinava.
Talvolta fitta nebbia cancellava
il bello da città che n'era ricca.

La sera a cena solito ero andare
in bettola chiamata da Cavalli.
Il menù fisso, giuro, era da sballi:
brasato che il barol vedea passare.

Ma c'era un'atmosfera seducente,
trovavi sigarette a contrabbando,
c'era un barbone brillo che cantando
"Lugano addio" turbava la gente.

Ripenso, con colleghi, che una sera
di vivere volemmo un'avventura
e ci recammo in luogo da censura:
Etoile di quel locale il nome era.

Brillanti specchi con luci soffuse,
grazioso il barman, bancone elegante,
coppie appartate in cantoni con ante
…ma solo omosex riempivan le bluse.

D'Ambroeus nella città son ritornato,
ancora e ancora per mia professione,
ma sempre ne provai una delusione:
quelle emozioni non ho più provato.

Diverso è il tempo e , certo , pur l'età,
forse cerchiamo quel che più non dà.

 

                                                                                                Al traduttor
                                                                                                dei traduttor
                                                                                                 d'Omero…

 

Tronfi
Bastasse una presunta competenza
a dar diritto di sputar sentenza
allora avremmo un mondo di tromboni,
quei che le donne trattan da minchioni.

Compongon poesie pien di lamenti,
per quello che hanno preso sopra i denti,
sarà pure per questo che traballa
il loro verso degno d'una stalla.

Neppure voglion esser giudicati,
volano troppo in alto i loro afflati,
da plebe cui lezione voglion dare,
senza neppur saper dove iniziare.

Tronfi sen vanno a dispensar sapere,
narran del loro ingegno con piacere,
però se sotto gratti allor t'accorgi
che molto poco c'è in quel che scorgi.

Vien da lontano la ricetta giusta,
(ma forte è tentazion d'usar la frusta)
coprir co 'na risata quella spocchia,
magari poi seguita da pernacchia.
 

Poesia smarrita
Oggi vi narro di quella poesia,
ch'esce dal cuore e dall'anima mia,
s'alza nel cielo poi vola lontano
come un gabbiano.

Scende sul mare poi vola sui monti,
vuole alle genti narrar delle fonti
di quel calore che dà la speranza
di vita a danza.

Triste si perde tra nebbie e tormente,
trova nell'uomo sol chiusa la mente,
attorno vede che c'è corruzione,
con intenzione.

Resta confusa pensosa e avvilita
e si domanda a che serva la vita
se non si sente quel brivido arcano
ch'arde la mano.

E tornerà là dov'era venuta,
in questa terra nessuno l'aiuta,
si scioglierà come un fiocco di neve
che nessun beve.


I Poeti
(dannunziana)

Settembre, andiamo. E' tempo di tornare.
Ora in terra di casa i miei sitani
tornan satolli e dalle amate sponde
al sito antico vanno ch'è accogliente
e azzurro è, quanto il partito mare.

Emozioni han bevuto lungamente,
sì che sapor di salso rimarrà
nei cuori tristi esuli a conforto
che lungo imbrogli la lor sete in via.
Rinnovato hanno forze per poetare

e vengon sul tratturo vecchio e sano,
quasi a cercarvi pace e comprensione,
correndo strada degli antichi padri.
O quanto dolce è il risentir fremente
il dolce canto della poesia!

Ora lungh'esso il web staranno lieti,
è calma l'aria e meste son le menti.
Vigila il Vate e spera che ci sia
qualcuno che tra lor superi Dante.
E cascan, sprizzan, spruzzan versi dolci.

Ah, perché non fui pur io co' 'stì poeti?
 

Sposa fedele
(rilettura de "Alla morte" di Cardarelli)

Su! Giungi lieve,
come fedele sposa,
a compier dunque
la vita che fu amante.
Sii come neve,
che quando pian si posa
imbianca ovunque
e par gioir festante.

Vieni soave,
quale sospir d'amore,
dammi la mano
e guidami nell'oltre.
Là c'è la chiave
per decifrar quell'ore
d'un viver strano
che fu un'oscura coltre.
 

De profundis per Karl Marx
(parodiando Carducci)

Per te che fosti
principio immenso,
materia e spirito,
ragione e senso,

là nel turibolo
l'incenso fuma,
per un ricordo
che ci consuma

e corre un fremito
lungo la schiena:
Karl tu sei morto
ed è gran pena.

Per te sfrenavasi
quella speranza
di par diritti
all'abbondanza,

con la gran luce
del tuo pensare
vedesti gli uomini
uguali stare.

Quell'aspersorio
oggi è impiegato
per incensar
Renzi sfrontato,

mentre sorridono
i farabutti,
e arraffan soldi
che son di tutti.

E a noi affamati
il pane manca
e qui già sventola
bandiera bianca.
 

Il punteggiar assente
(dedicata a chi proprio lo ignora)

Se chiara poesia si vuol fare,
gli accenti al posto giusto devon stare.
Ma ciò non basta a fare melodia
di quel che scrivi, né a donar malia.

Il ritmo, carme e musica accomuna
e senza quello non avrai fortuna;
ma c'è un altro inghippo da citare:
è obbligatorio pause adoprare.

Ci aiuta la grammatica italiana.
Là ci troviamo una faccenda strana,
di segni arcani è fatta, e a pochi noti;
sarebbe giusto, a quelli, esser devoti:

il punto è un accidente che ti blocca:
è conclusione, inver, di quel ch'hai letto.
La virgola non è mica un dispetto,
ti obbliga a fermata ch'è pitocca.

Virgola e punto sposi, lui di sopra,
dicono di discorso non compiuto.
Per completarlo poi ci vuol l'aiuto
d'un altro verso che il sentiero scopra.

Ci son due punti, e stanno un sopra l'altro;
come maestri sono lì a spiegare,
a ribadir concetto e ad illustrare
il vero senso, e di sicur nient'altro.

La suspense danno al verso quei tre punti,
di sospension chiamati, a giusto dire,
ma dopo c'è qualcosa da scoprire:
di certo non vi troveremo assunti.

Tant'altri ve ne sono veramente,
grafici segni, pieni di valore,
ma ve n'è un che mi colpisce il cuore,
per il suo effetto, certo sconvolgente.

M'intrigan molto i puntini a cavallo
d'un "i" quand'è seguita da vocale,
che per divino effetto, eccezionale!
Dittongo in iato muta, ed è uno sballo.

E' ver che c'è l'ermetico poetare,
che non si cura d'essere capito
e spesso appaga solo il nostro udito,
e più di questo non possiamo fare,

ma se facciam poesia ch'è destinata
ad appagare e menti e cuor bramosi,
amici cari, via, siate pietosi
e fatela con segni, la cantata!
 

Punta Buonfiglio a Manarola
Brilla qui il cielo ed è quieto il mare,
ascolto l'onda carezzar gli scogli,
l'acqua riflette verdi monti e cogli
di quella pace il lieve respirare.

In quel silenzio trovo il mio riposo
e trovo calma ed ho sereno il cuore.
Lieve una vela va senza rumore,
trasporta sogni che sognar non oso.

La mente mia si svaga nel turchese
e le speranze mie son sempre tese
a ritrovar la pace tra quell'onde.

Lo sguardo affonda dove si confonde
del mar la linea con l'azzurro velo,
sospeso è il tempo e nulla pare vero.

Respiro salso e nel profondo scende
la grazia dell'incanto che mi prende.
 

Esegesi del plazer "Guido io vorrei"
Narrò dell'amicizia il grande Dante,
non disdegnando del trattar di sesso.
Non è poi chiaro s'ei fu un po' furfante
e il dubbio ci riman fino ad adesso.

Eppur di già l'aveva canosciuta
Beatrice, che po' in cielo lo guidava.
Di questo fatto ella fu avveduta
e quindi in Paradiso il fustigava.

Vatti a fidar di 'sto poeta grande
che per purificarsi fè un gran viaggio,
avendo nella testa le mutande
cui par rendesse sempre grande omaggio.

Poi s'innalzò, ma a chi la vuol contare:
persino una tenzone a organizzare!
 

A Francesco P.
Ecco un novel collega che diè lustro
a quest'azzurro ch'è la casa nostra.
Assieme a lui Ventoso scaleremo,
ma quell'accidia la rifiuteremo.

Sarà quel monte il nostro innalzamento
verso poesia ch'è alta e non lamento.
Con buona pace di color che fanno
versi sbilenchi e fanno grave danno.

Da lui ci arriva forte una lezione
su quel poetare che addolcisce il core,
nell'alma dolce ci darà un tremore

e gemmerà dentro di noi passione.
Le nostra voce s'alzerà suadente
e resterà il lettor pago ed ardente.
 

L'azzurro bardo
A metà strada tra Marziale e Orazio,
scrive per noi il grande Chionne Carlo
e quei su' motti son peggior d'un tarlo
e giunge a chi governa il giusto strazio.

Non pago d'impartir dure sentenze,
il suo poetare pare insegnamento.
Se divenisse nostro addestramento
versi faremmo e non le lor parvenze.

Per nostra buona sorte in Poetare
altri ci sono a rispettar poesia.
Pur da costoro è opportuno imparare

per fare di quest'arte una magia;
una magia che eleva e cuore e spirto,
rendendo amabil quel sentier ch'è irto.
 


Rime chiocce
A Renzi azzannerei la cuticagna,
non per saper chi è ma per dispetto.
Dannoso è certo più della gramigna,
perciò nel cerchio nono io lo getto.

I postulati giusti egli ha tradito,
tra i traditor di patria è giusto il posto,
insieme agli ex compagni che il suo dito
compiaccionsi tener proprio in quel posto.

S'avessi rime chiocce et aspre molto,
qual sua sentenza io le comporrei;
nel Cocito ghiacciato saria volto

e da quel loco più non lo torrei.
Final destinazion sarà Antenòra,
così di stelle goderemo ancora.


L'ultimo scherzo
Farò uno scherzo alla secca comare
e quando arriverà, per sua missione,
basita resterà com'un minchione:
io vivo, allor, non mi farò trovare.
 

Tempo di treni
Parto da una stazione
viaggio senza opinione.

Vado senza sapere,
guardo senza vedere.

Senza desiderare,
ore sento passare.

Tornano i miei ricordi
a giorni che non scordi.

Tempo è il tempo obliare,
giunto è quello d'andare.
 

Marzialeide
(dedicata allo sfasciacarrozze fiorentino)

Venezia da Casson andava dritta
ma tu a Brugnaro l'hai voluta ascritta
e pure la Liguria hai regalato
a quel padrino che non hai scordato.

Marino, ahimè, per te è troppo onesto,
non c'è guadagno per chi è disonesto.
Trinacria è governata da Crocetta
ma è comunista e quindi è una disdetta.

L'articolo 18 hai cancellato
e chi lavora oggi è sfortunato.
Or sulla scuola poni l'attenzione
e ai presidi darai un gran bastone.

C'era il PD, sinistra nel paese,
ma trovi oscene quelle lor pretese,
t'importa poco chi sarà il compagno,
per te conta soltanto il tuo guadagno.

Di divina mission ti sei investito:
far rifiorire il fascio ch'è sopito.
 

Questo tempo
(omaggio a Prevert)

Questo tempo, generoso e crudele,
che inesorabilmente scorre,
distilla gioie, dolori e lacrime.

Questo tempo che, pietoso e perfido,
appronta e poi regala
illusioni d'amore e tradimenti.

Questo tempo che, tenero e orrido,
blandisce e dopo inganna,
confonde le coscienze e i sentimenti.

Questo tempo, che al suo scader regala
di sangue e sale singhiozzi frementi,
farà versar gocce di pianto.

Così scorre il tempo mio col tuo,
senza certezze; e par gioco d'azzardo
dove l'anima perderemo.
 

Bisbigli di sale
(ouverture, suite, èpilogue)

Dolci ricordi
alla mente affannata
portan lamento.

Furon tuoi baci di scaglie dorati,
davan chiarore, coprivan le stelle.
Furon tuoi baci granelli di sabbia,
scorrevan tra dita e il vento disperse.
Furon tuoi baci ricordi d'allora,
fatti d'inganni, di false illusioni.
Furon tuoi baci frammenti di tempo,
che col suo passare sogni cancella.
Furon tuoi baci, che amari sospiri !
Bisbigli di sale sciolti nel niente.

Stelle malate
al mio mondo malato
spengon la luce.


"Il mondo si divide in due parti:
c'è chi crede e chi ragiona"
Renè Des Cartes

La stella
È passata una stella cadente,
la sua scia luminosa abbagliava,
svelta andava diretta ad oriente,
la mia mente così si svagava.
Poi dall'alto mi giunge una voce
e domanda da lei sento fare:
"su, rispondi, però sii veloce,
qual desio potrei appagare?"

"Qui prevale egoismo e violenza
la morale è un ricordo lontano,
la saggezza non è in questa stanza
qui si vive in un tempio pagano.
Ed allora ecco quel che ti chiedo:
tu che infiammi i cieli profondi,
con l'immenso calore che vedo,
spazza questo pianeta e l'affondi."

"La mia luce è certezza d'amore,
-come un lampo brillò la risposta-
il mio senso è commuovere il cuore.
So che è duro il cammino e mi costa,
m'altra scelta non ho per salvare.
Penetrare dovranno i miei raggi
nelle menti e nell'anime avare,
perché parlin d'amore i linguaggi."

Ed io resto a guardare 'sto viaggio
e una vaga speranza s'accende.
Forse è solo question di coraggio,
senza il quale rimane più niente.
Che sia vera o sia falsa la voce,
quel che conta è un vivere giusto.
C'è chi crede e così si conduce,
c'è chi pensa e l'amore è il suo gusto.
 

Un giorno un mare, un treno …
Sento lontano
lo sferragliar d'un treno
e nei tuoi occhi
vedo riflesso il mare.

Resina aspiro
e verde di quei pini
riempiono l'aria
ed occhi e mente e cuore.

Verso quel mare
precipita lo sguardo
e sulle rocce
si sciolgon le sue onde.

Rocca a difesa
s'alza da uno sperone,
gli fa corona
un volo di gabbiani.

Mani e le bocche,
smarrite in un incanto,
senza appagarsi
azzurro amor si danno.

Viver momenti
dimenticando il tempo,
questo sognare
darà alla vita senso.

Così riflesso
negli occhi tuoi c'è il mare,
lontano sento
lo sferragliar d'un treno …
 

Il sole può tramontare e poi risorgere;
noi, invece,
una volta che il nostro breve giorno si spegne,
abbiamo davanti il sonno di una notte senza fine.
-Gaio Valerio Catullo-


Rapida arriva
Contro ciel scuro, foschi presagi,
con nero manto, dall'orizzonte,
incappucciata rapida arriva.
Guardo il suo viso senza sorriso,
sul suo destriero svelta s'appressa,
in mano secca la falce gronda.

A domandare, così m'appresto,
l'attimo estremo di rimandare.
S'apre ad un ghigno la sua fessura
a che ti serve ancora restare ?
Di quel che fosti nulla rimane,
di quel ch'hai sparso neppur l'impronta.

Con me verrai là dov'è l'oltre,
vuoto deserto di solo nulla,
neppure un suono ne intenderai,
niente nel niente diventerai.
Di tutto questo neppure un pegno
o altra moneta sarà il suo prezzo.

Di te, stai certo, si scorderanno.
Serve a che cosa dunque il tardare ?
Chieder dovresti d'accelerare.
 

Con un soffio mi porta…
(prima, durante e dopo un intervento chirurgico)

Cubo bianco e splendente
di riflessi d'acciaio.
In un hangar deposto
in attesa del lancio.

Verdi umani inquieti
catapultan frementi
astronavi traghetto
con smarriti viandanti.

Tutto attorno è un ronzio,
si galleggia sospesi
in un mondo di ghiaccio
aspettando il decollo.

Lesta arriva un'aliena
mi collega a dei fili.
Mentre fiabe racconta,
cuore e mente scandaglia.

Con un soffio mi porta
in un dove ch'è ignoto
in un quando sperduto
di quel tempo infinito.

E s'intreccia lo spazio
con il cerchio del tempo
tutto è fermo, non vedo,
mi circonda il silenzio.

La magia del ritorno,
non conosco persone.
Quell'intreccio ha donato
forse un mondo mutato.
 

Una vela
La guardo che passa lontana,
si scioglie nel mare e nel cielo,
svanisce, trasporta pensieri
di un tempo che diede illusioni.

Rimane soltanto scordare
amori svaniti in un sogno,
speranze che son naufragate,
certezze dissolte nel nulla.

Su tutto l'azzurro del cielo,
nel mare tagliente è uno scoglio,
la spuma d'un onda l'avvolge,
sommerge, cancella i ricordi.

La vela veloce scompare,
cobalto quel mare profondo,
amaro il sapore del tempo,
memorie che son da obliare.
 

Il sorpasso
In tutte l'arti
sovente è già accaduto
che son gli allievi
a soverchiar maestri.
Si sprecan casi
in musica e scultura,
in poesia
e pur nella pittura.

Ma la sorpresa,
in questi tempi infami,
la fa il buon Renzi,
che Berlu sopravanza.
Racconta fole,
con grandi convinzioni,
certo di dir
a un popol di minchioni.

L'ultima fiaba,
che dal cilindro toglie,
nega le tasse
per far la finanziaria
e nega pure
che dovrà far dei tagli
…e noi siam qui,
ad ascoltar quei ragli.

Abbiamo un mago
per nostro presidente,
fa le magie
che ad altri son negate,
mischia le carte
com'un prestigiatore,
mentre l'Italia
si sbellica e poi muore.
 

Aci e Galatea
(canzone alla maniera del teatro dei pupi siciliano)

Da' Nebrodi discende una vallata
orrida e bella di rocce scavate
da chiare acque che scendono a valle
e al mare leste van per ricordar.

Tra Aci e Gala fu l'amore immenso,
ma terminar lo volle Polifemo
ponendo fine al vivere incantato
del suo rival felice nell'amor.

Gala di Poseidone fu la figlia
ma il frutto del dio Pan, Aci il pastore,
solo di giorno amare ella poteva,
dovendo al mar la notte ritornar.

Per lei sì grande smania ebbe il gigante,
sposa la chiese quindi al re del mare
ed al garbato no di quella ninfa
da furia fu sconvolto e fu brutal.

Uccise il messagger che l'informava,
svelse dalle foreste alberi e rocce,
rombante come tuono in faraglioni
mirabili quei massi tramutò.

Trovò il pastor che di notte dormiva
e sotto un sasso spense la sua vita,
ma quando a Gala giunse la notizia
piangente sulla spiaggia lo cercò.

Fu un pianto senza fine disperato
che forte arrivò a Giove e lo commosse
e per tenerli uniti eternamente
in forra ed in torrente li mutò.

D'allora, in quella valle ch'è un incanto,
per sempre Aci e Galatea staranno.
In quel connubio, amanti senza tempo,
il loro amor per sempre trionfò.
 

Inganni
A questo viver spiegazione dare
non bastan pensatori inconcludenti
che s'arrovellan nel voler spiegare
che i patimenti, in fondo, fan contenti.

Raccontan che la vita è pure dramma
ma se da saggi noi l'affronteremo,
guardando in alto, proprio qual programma,
medaglia d'or dal cielo in premio avremo.

Perché lassù ciò che si vuol si puote,
e questo in terra mai ha da avvenire;
non indagare il dubbio che ti scuote,
vivi, da pio, di vita il divenire.

Qualche serpente tenterà il tuo viaggio
di rose e miele mostrerà il cammino
se solo appena appena avrai il coraggio
e rose e miele avrai per tuo destino.

Così viviam tra incudine e martello,
santa morale o la sregolatezza,
ed ignoriam cosa di vita è il bello
e del suo senso avremo mai certezza.

Passiamo l'esistenza a dubitare,
le scelte che facciamo incerte sono
e neanche dopo l'ora del passare
risposta vi sarà…nemmeno un suono.


Allitterando
Piansi al tuo pianto,
gioii di gioia,
amai l'amare.

Ma poi tradito,
da tradimento,
restai basito.

Corsi correndo,
caddi cadendo,
fuggii fuggendo.

Mi raggiungesti,
ma in gran ritardo,
tardi giungesti.

Perch'io provvidi
a provvedermi,
d'altra migliore
per migliorare.

Così alla fine
e finalmente,
felicemente,
sto gaiamente.

e allitterando
allitterai
e amor trovai.
 

Eloisa e Abelardo
(storia di sacro amor e amor profano, storia di pentimenti e redenzione)

Quando l'amore è di passione il figlio
e appagamento al corpo danno i sensi,
a rischi e colpe certo non ci pensi,
così Abelardo volle aver quel giglio.

Era Abelardo chierico brillante,
sapiente e dotto e molto era apprezzato,
facendo del sapere suo mercato,
della casta Eloisa fu insegnante.

La bella figlia era assai dotata
di grazia e di virtù e di cultura,
ma al fascino insidioso e alla premura
cedette, del maestro innamorata.

Furono ardenti i baci e le emozioni,
tra i due fu amore lieto e appassionato,
volavan l'ore, svelte nel peccato
e invero poche furon le lezioni.

Ma come accade sempre in 'sti frangenti
sol la pignatta fabbrica il maligno
e fu così che li scoprì il patrigno,
mentr'eran presi in dolci avvolgimenti.

Scoperto troppo tardi fu il misfatto
perché Eloisa era in dolce attesa
ed Abelardo, per sanar l'offesa,
promise di sposarla di soppiatto.

Infatti quel talare che indossava
il matrimonio non gli consentiva
e quella cerimonia, ch'è giuliva,
a notte fonda un prete celebrava.


Nacque Astrolabio da quel loro amare
e il nome fu un omaggio a quella scienza
che allora i due donavan con sapienza,
ma non è d'uopo qui di lui parlare.

Eran roventi i carmi che Abelardo
a lei, bramata molto, dedicava.
Si sparser per Parigi e nevicava
la maldicenza e lazzi come un dardo.


E per salvarle onor, l'innamorato,
con gran dolore e grande patimento,
la volle ritirata in un convento.
Ma il gesto suo fu male interpretato.

Pensò il tutore, e forse fu angosciato,
desse la sposa a lui grande mestizia,
così assoldò sicari a far giustizia
ed una notte Pietro fu evirato.

D'allora i due rimaser separati.
Eunuco ormai, ma per il gran sapere
grandi successi continuò ad avere
e chiese a Dio perdono de' peccati.

Lei fu del Paràclito la badessa,
un'abbazia che lui le avea donato,
ma loro non scordarono il passato,
tanti gli scritti a ricordar promessa.

D'amore intenso e grande nostalgia
grondavan della donna le missive
ma le risposte pie e le invettive
la riportaron sulla santa via.

Morì Abelardo e volle esser sepolto
nel cimitero ad Eloisa accanto,
per esserle vicino e udirne il canto,
per ripagar l'amor che le fu tolto.

Finì la vita d'Eloisa un giorno,
nel feretro di lui volle esser messa,
quasi per rinnovare la promessa
d'amore eterno e senza alcun ritorno.

Quando il suo corpo scese lentamente,
la salma d'Abelardo aprì le braccia
e di quel gesto rimarrà la traccia
nella memoria nostra dolcemente.


La storia che ho, con sinteticissimo e modesto poetare narrata, è storia vera, con l'ovvia eccezione della leggenda finale.
Pierre Abèlard -1079/1142- filosofo, teologo, poeta e letterato, precursore della scolastica e fondatore del metodo logico, le sue idee furono considerate eretiche dal Concilio Lateranense del 1139 -in particolare per il suo atteggiamento nei confronti della trinità-. Comunque mai espulso dalla Chiesa, venne riabilitato da papa Alessandro III -che in precedenza era stato suo allievo, assieme ad Arnaldo da Brescia, Giovanni di Salisbury ecc. -. Brillante, disponibile, coltissimo, spopolava in Parigi. Famose le sue dispute con Bernardo da Chiaravalle. E' dalla sua autobiografia -Historia mearum calamitatum- che molto si conosce della sua vita e della Francia d'allora.

Eloisa d'Argenteuil -1099/1164- profonda conoscitrice delle arti liberali (grammatica, retorica, geometria, astronomia) padroneggiava latino e greco. La madre l'affidò, nel 1116, al fratello canonico, Fulberto -il patrigno della poesia- e questi, per completare la sua istruzione, la consegnò a Pietro Abelardo ed ai suoi insegnamenti di filosofia. Di lei restano le numerosissime lettere indirizzate all'amante/marito. Lettere ad altissimo contenuto poetico, prima sensuale, poi spirituale. Dense di passione e di una immensa dolcezza sono bellissime a leggersi. Ve ne offro un frammento: "Al mio signore, anzi padre, al mio sposo, anzi fratello, la sua serva o piuttosto figlia, la sua sposa o meglio sorella…ti ho amato di un amore sconfinato…mi è stato più dolce il nome di amica e quello di amante o prostituta, il mio cuore non era con me ma con te"


Nel cimitero di Père-Lachaise riposano entrambi, affiancati in una bellissima cappella in stile gotico.
 

Il velux
Sul declinante tetto
antiche son le travi,
da vene son percorse,
risaltan vecchi nodi.

Ascolto fuori il vento
che i pini fa ondeggiare,
grida gabbiano fuori
e il ciel vuol conquistare.

Son come sinfonia
la pioggia e il dolce vento,
germoglian melodia,
rapiscon come un canto.

E piove e piove e piove
su quei tetti marrone,
ma piove e piove e piove
sul vetro ed è emozione.

Poi squarcia il sol le nubi,
il vento è un caldo soffio.
Dolce mormora il mare,
tenero è ricordare.


Bernardo ed Eleonora
(parafrasi poetica di una novella storica di Laura Mancinelli)

All'ossa avea dolori il buon Bernardo,
sul pulpito temea non più salire,
dall'alto forse non potrà inveire,
né fulminare tutti con lo sguardo.

Quindi alle terme spesso si recava,
fanghi e massaggi son la soluzione
alle sue pene e questa è la ragione
che al cielo, con gran fede, lui guardava.

Là l'accudivan vecchie e spente donne,
che alla sua virtù mai attenteranno,
così nessun peccato, nessun danno,
verrà a quel santo uom da quelle gonne.

Ma in lingua d'oil regnava Eleonora
regina fu due volte e illuminata
ma all'arte accompagnava una vampata
e la dovea appagar almeno ogn'ora.

Ed era pure donna di gran gusto,
da quei che poi fu santo fu ammaliata
così ci pensò tutta una giornata
a come aver Bernardo ch'era un fusto.

Un giorno egli era steso sulla panca,
con gli occhi chiusi mentre che aspettava
quel caldo fango che lo ricreava,
che infin su lui discese e a destra e a manca.

Dal collo ai piedi si trovò coperto
dall'impastato morbido tepore,
ma dopo un po' sentì, con gran terrore,
che man l'accarezzava ove fu aperto.

Gli occhi sbarrò, divenne già furente,
tentò di sollevarsi dal lettino.
Ma ogni sforzo è inutile, oh destino!
Contro il cemento c'era da far niente.

Dovette rassegnarsi e poi pensare
che il rival suo Abelardo avea ragione,
perché se pecchi senza l'intenzione
nessun peccato avrai da confessare.

Così Eleonora ebbe gran vittoria
e pur Bernardo seppe, in fondo in fondo,
che un po' d'amore serve a questo mondo.
E i salmi tutti finiranno in gloria.

BREVI NOTE STORICHE

BERNARDO DE CLERVILLE -1090/1153- fondatore dell'ordine dei Benedettini, propugnatore della II crociata-1145-totalmente fallita ed inventore della frase "non fate prigionieri". Tra i suoi, ma in questo caso benefici fallimenti, essendo amante del vino non riusciva a fermare la fermentazione del vino bianco. Fortunatamente morì prima di riuscirci perché, inconsapevolmente, aveva inventato lo champagne. E fu fatto santo, forse proprio per questo.
Famose le sue dispute con Pietro Abelardo sulla santità di Cristo e sulla Trinità, dispute perse a tutto campo. Insomma non ne azzeccava una. Pio XII lo definì "doctor mellifluus".
ELISABETTA D'AQUITANIA -1122/1153- donna coltissima ed amante della poesia (quella della lang d'oil e, poi dell'unione di questa con la britannica e con i miti germanici) era anche particolarmente "calda". Due volte regina -la prima con Luigi VII che la ripudiò per eccesso di libidine e la seconda con Enrico II d'Inghilterra per il quale gestì brillantemente la politica, nonché paggi e vassalli…- Conobbe e, pare, amò -ma noi, visto il tipo, diamolo per scontato- il santo Bernardo, assieme al quale organizzò la catastrofica seconda crociata.

 

Candela
Ora sul muro danzano ombre scure
al lento spegnersi della candela,
ombre che portano con sé paure,
paure che la nostra mente vela.

Sciolta è così la cera della vita
e illuminò la luce che donava,
amor donò e non fu mai smarrita
la strada che all'amore dedicava.

Svaniscono i ricordi lentamente,
l'ultimo guizzo vibra e poi si spegne,
rimane il vuoto buio e tristemente

la mente vaga spersa e non ha meta
ove realizzare cose degne,
sussulta ancora un poco, poi s'acqueta.
 

Un sogno
Nacchere di cristallo
parole tue,
quegli argentini suoni
gemmano canti.

La pelle di magnolia
dolce profuma,
ti bacio e sai di pesca
e seta sfioro.

Annego nel tuo sguardo,
svanir vorrei
nel ciel che del turchese
han gli occhi tuoi.

Con magico venire
tu m'incateni,
lieve siccome piuma
e danzar pari.

La musica t'avvolge
e incanti dona,
suono non v'è più dolce
e t'accompagna.

Di questa terra sei
e sembri sogno,
da cui mai più destarmi
bramo soltanto.
 

Fiori giapponesi
E fragili origami
farò di quelle carte
scolpite di poesie.

E diverranno fiore,
e uccelli e lievi barche,
e silenziosi alianti.

Li poserò sull'acqua,
al tramontar del sole,
del mare azzurro e d'oro.

Pian pian si schiuderanno
allor che verso oriente
il sol levante è gemma.

Poi, come per magia,
da quelle incise carte,
i versi fioriranno.

E saliranno lievi,
qual dolci note e canti,
nel ciel si scioglieranno.

Da immacolate nubi,
amor verso la terra,
un cantico cadrà.
 

Chisciotteide
"A voi, di nobil censo,
lo dicon vostre insegne,
io, prode cavaliero
montato su destriero,
final giudizio chiedo.

Dovrete sentenziare,
con aulico alto dire,
che bella tra le belle,
nell'universo intiero,
primeggia la mia dama."

"Tu nobil schiatta vedi
in noi poveri cristi,
e, ohibò, grati ti siamo.
Ma per sputar sentenza
vederla noi vogliamo !"

"Felloni e anco marrani
mio verbo contestate ?
Che… ? Forse per sapere
che luna in cielo splende
necessita il vederla ?"

"Non è proprio l'istesso,
larva d'un cavaliero,
la luna godimento
apporta al mondo intiero.
A te soltanto, invero,
dattela la tua amata.
Che almeno un suo ritratto
potessimo ammirare !"

"Oh di gran puta hijos
la lancia assaggerete !
Carica a pancia bassa
cavallo mio fedele…
….ma non così, poffarre,
la terra vò ad arare !"

"Addosso a 'sto buffone
che merita lezione !
Usiamo quei bastoni
scambiati per insegne,
puniamo l'arroganza
di chi, prova non dando,
imporci vuol sentenza."

"Ahimè m'hanno conciato,
mio immaginato bene.
Per raddrizzar gl'inganni,
che oscuran la giustizia,
dovrò ambulare sghembo
p'andar dove conviene.

Se poi tu vuò lenirmi,
porta al futur'incontro,
immago tua adorata,
che più del mio bel dire
varrà il suo guardamento.

E poi, già che qui siamo,
un altro dono chiedo,
perché questo m'han detto,
battendomi quei prodi.
Non so di che cianciasser,
gridavano… d'un fiore.
Da qualche parte certo
dovrà portar calore.

Mio fido Dozzinante,
quanto dolor m'avvolge.
E su, non protestare,
sbagliato ho forse il nome,
ma chiaro è il mio pensare.

Un giorno fui investito
d'una divin missione:
il mondo ripulire
d'ingiuste ipocrisie.
Per realizzar 'sto sogno
'sta strada obbligo è il fare."


---Così, caracollando,
tra un ahia e un poffarbacco,
condusse la sua vita.

Miguel, mancino monco,
questo ci ha raccontato,
mostrandoci un inetto
che, sempre ottuso, lotta,
negando questo mondo.

Ma Unamuno, il grande,
riscrive altra avventura:
quei solidi ideali,
ch'eran la sua cultura,
nel Don errante incarna.

E chi capir volesse,
le due versioni approcci
per somme, poi, tirare.---

 

Tre dita
(Paris at night, renversè)

Tre dita dentro agli occhi
m'hai messo crudelmente.
Il primo per stupirmi
e per chiarir concetto.
Quello di poi secondo
per ribadirne il senso.
L'ultimo, terzo infine,
per seppellir l'amore.
E hai spento pure il sole,
e stelle ed i cerini,
mentr'io, ma che tapino!
in braccio ti tenevo.

E la traduzione in francese:

Trois allumettes une à une allumées
dans la nuit.
La première pour voir ton visage
tout entier.
La seconde pour voir
tes yeux.
La dernière pour voir
ta bouche
Et l'obscuritè tout entière
pour me rappeler tout cela
En te serrant
dans mes bras.
Jacques Prévert


"O voi ch'avete li 'ntelletti sani
mirate la dottrina che s'asconde
sotto il velame de li versi strani"
(Inf. IX 61/63)

L'impostura
Il rampollo del ticoon
ci racconta di balocchi
del paese che qualcun
ci narrò ne' suoi Pinocchi.

L'italiano, esperta gente!
non lo vuol veder quel naso
che diviene più evidente
sempre più, di caso in caso.

"C'è la crescita, tranquilli,
mi ci gioco anche il faccione.
Vi farò vivere idilli
o chiamatemi buffone"

A parole spende e spande
ottimismo a piene mani
ma l'italico è in mutande,
 sarà senza già domani.

Ma al bamboccio che glié frega
di narrarci sol fregnacce,
teme sol la sua bottega
…dove strisciano minacce.

Finirà quest'impostura
quando con un gran boato
quest'Italia (e sarà dura!)
crollerà dentro a un fossato.

Forse allora s'udirà
una flebile reazione,
qualche suono s'alzerà
contro questo gran buffone.
 


"Un gelo allora in terra mandò il buon Dio."
(dalla "Bibbia degli uccelli" c.14 v.37)

La vera leggenda dei giorni della merla
C'erano bianchi merli che andavan sussiegosi,
col lor candor brillante di merle eran golosi.

Ma un brivido di freddo percorse quelle piume
e disse merlo a merla, la voce fu un barlume:

"Qui non si batte chiodo,
farem l'amore al caldo
laggiù io vedo ed odo
camin che ci riscalda.
Con me vieni al calduccio
faremo pappa e… ciuccio.
"

La merla intirizzita, m'anche con qualche voglia,
veloce lo seguiva, fremente poi si spoglia.

Così l'intero stormo, per freddo o per bisogno,
in quei camin fumanti di colpo si buttò,
per realizzare un sogno, l'esempio ricopiò.

Finita che fu l'orgia sentirono la fame
e uscirono volando in cerca di mangime.

Dall'alto all'improvviso scese una gran risata,
avevano quei merli la lor livrea cambiata.
Fu il fumo dei camini, non visto per l'amore,
che il bianco, a lor sì caro, virò del suo colore.

Ed ecco perché oggi, vedendo merli neri,
di certo noi faremo maligni dei pensieri.

 

Lo sfasciacarrozze gigliato
(chiedo perdono al collega Sandro M .)

Egli è di certo mobile
ed è mortal respiro
per quel partito immemore,
orbo di quello spiro
che volle, alla sua nascita,
giustizia perseguir.

Lui, folgorante in cattedra,
lo rende una maceria,
e indifferente al sònito
d'italica miseria,
favori alle combriccole
soltanto appresterà.

La procellosa e trepida
gioia d'un gran disegno,
l'ansia d'un cor che indocile
lecca pensando al pegno;
e il giunge e ottiene un plauso
ch'era follia sperar.

Dall'Alpi a Capo Passero,
dai Liguri al Salento,
di quel securo, il fulmine
anticipa il talento.
…E la DC, è palpabile,
ritorna a governar.

Come sul capo al naufrago
l'onda s'avvolve e pesa,
sul patrio suol che sanguina,
per quella porno intesa,
tra Renzi e Forzitalia,
sventura pioverà.
 

Temporale
Rimbalza e rotola
di cirro in cirro
brontola e ruzzola
rimbomba il tuono,
replica l'urlo
di travi cadenti.

Saetta un lampo,
sfrigola l'aria
da terra al cielo
s'alza una vampa.

L'acqua s'abbatte
su tetti e terre
strepita e scroscia,
dilava e picchia.
Ritma la pioggia,
pare un lamento.

Ulula il vento
e attorce gli alberi,
sibila e spazza
e prati e foglie.

All'improvviso torna quiete.
All'orizzonte, come un incanto,
magico appare l'arcobaleno.
 

Il Pil
Il Pil della mia strada
è giunto al lumicino,
c'è l'Istat che m'indaga
risulta un bel casino.

Donai a piene mani
tutto quel che potevo,
forse incontrai dei nani
o forse m'illudevo.
E tiro un po' le somme
di questa lunga strada,
ne ho consumate gomme
contrada per contrada !

Lo spread tra adesso e fine
già cresce a vista d'occhio
ed offrirò tartine
a chi verrà col cocchio.
Magari avvelenate,
coperte di caviale
e ci vorran giornate
per digerirle male.

Default è sentenziato
per vita spesa bene,
ma non conta il passato
se spezzi le catene.
Uscire dai binari
è cosa non gradita
non rispettar gli orari
rovina la tua vita.

Adesso aspetto solo
che giunga a conclusione
quel che per me fu volo
e splendida stagione.
 

Notte
Lieve è la notte intessuta di baci,
lieve e si svolge nel tempo che passa,
sento il calore di morbide labbra,
sfioro la seta di un tenero corpo.

Ecco che l'ora sorpresa s'arresta,
ecco che gode e sorseggia l'amore,
vorrei fermare questi attimi intensi,
vorrei svanir mentre il tempo svanisce.

Vola nell'aria un celeste profumo,
vola e diffonde una musica dolce,
c'è nei suoi occhi il brillar dell'opale
è un ondeggiar di papaveri il viso.

Sfugge la notte e profondo nel cuore
resta il ricordo di cieli perduti,
vagano note d'armonica uscite
e di un violin sfuma il suono struggente.
 

Trascendenza
Quei suoi grandi occhi mi accesero il cuore
e quei suoi sorrisi mi sciolsero dentro.
Si mosser le mani sì lente e affamate,
respiro si fuse con lingue incollate.

Nel suo apparire vedevo l'amore
che placa, ricrea, che appaga appagando.
Guardando il suo viso, di luce diffuso,
volar mi sembrava nel cielo confuso.

E il cielo stupito raccolse il suo grido,
esplose un fulgore, stordente, abbagliante.
Si fecero fili dei raggi di sole,
pervasero tutto, mancaron parole.

Fu quella una fiamma, scambiata con gioia,
donarsi, fremendo, con grande languore.
Restò poi un silenzio, con rotto ansimare,
un tenero abbraccio può il tempo fermare.

Di quel ch'è perduto rimane l'inganno,
visioni dissolte, memorie avvilite.
Trascende il reale quel tempo fatato,
fu incanto vissuto, ma forse sognato.
 

Riti pagani
Giornate son queste di feste pagane
e deschi son pronti siccome are antiche.
Vestali agghindate a sembrar meno nane
son pronte a quei riti, si truccan da amiche.

Gli reggon lo strascico i lor sacerdoti,
con smoking a nolo che paion pinguini,
nell'aria si spandon profumi costosi,
che ahimè sempre avranno pagato i tapini.

Per il sacrificio son pronti alle bolge
pavoni imbottiti, cassate e liquori
troneggia una mela, porcello l'avvolge,
c'è vin spumeggiante, coriandoli e fiori.

Furtiva una mano palpeggia un didietro,
così si festeggia nov'anno che sorge.
Neonato è già l'anno ma ha odor di piretro
e scarse speranze di pace ci porge.

Così si festeggia per esorcizzare
quei dodici mesi di lutti e dolori,
passato nefasto ch'è sol da scordare.
Ma è vana speranza che il tempo migliori.
 

Malibù dancing
Occhi ridenti nel lor luccicare,
luci vibranti a volerli esaltare,
come diamanti brillavano i denti,
dalla sua bocca sorrisi suadenti.

Ritmava musica e toni e canzoni,
vibrava l'aria di dolci emozioni,
forma flessuosa di nero vestita,
donavi il senso di viver la vita.

Biondi i capelli ondeggiavano lievi,
di primavera olezzavan profumo,
con gran malizia lambivano il viso.

Restan di questo soltanto le nevi
e di quel tempo, svanito nel fumo,
soltanto un sogno ed un mesto sorriso.
 

Prudore
Sospetto
d'aver il sospetto.
Sospetto
un sospetto.

Io so
che tu sai
che io so.
E sai
com' io so.

Perplesso
di molto perplesso,
domando facendo
domande.

Risposte
non sono appaganti,
t'attacchi su specchi
cadendo.

E resta
un fastidio insistente.

In mezzo,
là proprio,
alla fronte.


"Inseguendo l'ombra, il tempo
invecchia in fretta
"
(Crizia, secondo Platone)

Invecchia il tempo
(ispirata da "Il tempo invecchia in fretta" di Antonio Tabucchi)

Tra cupi boschi e tra verdi pianure
scorre la vita.
Indifferente a noi il tempo passa,
e vagano ombre.
Quel che rimane d'un viver ansante
sono ricordi.
Ricordi vaghi, ma inutili a tutti,
fatti di niente.
Invecchia in fretta il tempo irrispettoso
del nostro andare.
Da rughe sul viso e rughe nel cuore
restiamo incisi.
Siam'acqua che corre verso quel delta
di un vuoto mare.


Riepilogo
Ripensa a tutti i fiori che non colse,
ai tanti amor perduti,
ai libri che non lesse.

Ora che il tempo volge al suo tramonto,
or che s'appanna il sole
e senno più non scalda,
finiscono quell'ore di speranza.

Ore di fantasie ed emozioni,
di sogni, di disegni e di illusioni,
svanite nel trascorrere impietoso
d'un'altra età fremente di passioni.

Reclina il capo stanco e la sua mente
resta solo in attesa
dell'ultimo riposo.
 

L' Illuminato
Verità vanno cercando,
sulla strada della seta,
e cavalli cavalcando,
brameran chi li disseta.

Questi candidi destrieri,
oro e azzurro i finimenti,
porteranno i forestieri
verso mete convenienti.

"Cara Amal, amica mia,
su raccogli il tuo sitar,
canta per la nostra via,
rendi lieve questo andar."

La violenza del deserto,
la durezza del percorso,
li stremarono di certo,
anelando ultimo sorso.

Ed alfine all'orizzonte,
sopra un monte, sulla cima,
la città di tutte l'onte,
Samarcanda s'avvicina.

Quivi giunti chiederanno,
destra e manca ansiosamente,

"chi alla sete non fa danno,
chi disseta veramente ?"

Ricevuti nel castello,
dal sultan della regione,
ecco il re di quel bordello
che impartisce la lezione:

"Quei che qui non vo' restare,
esecrando 'sto mercato,
scelse solo il meditare
fino all'ultimo suo fiato.

Con la vaga tua compagna,
guadar l'Oxus voi dovrete
e scalando la montagna
nella grotta il troverete."


Si rimisero in cammino,
gonfio il cuore d'emozione,
certi del loro destino
di trovar la soluzione.
Grande gioia fu per loro
la caverna rinvenire,
nella mente quasi un coro
per l'auspicio divenire.

E così, dinanzi a loro,
ecco appare il gran vegliardo,
vestimenta prive d'oro,
tanto affetto nello sguardo.

"Whaid altri m'han chiamato
sin da quando rinunciai
a restare in quel mercato,
fonte di primieri guai.

Quello è un luogo di vergogna,
di Babel la confusione
e vi regna la menzogna
quale unica ragione.

So che voi state cercando
Verità, unico bene
e per questo, camminando,
qui giungeste dopo pene.

Tu bruciasti il tuo passato
ricercando savi esperti,
ora in luogo malfamato,
ora andando per deserti.

Non v'è saggio, qui nel mondo,
che rispondere saprebbe,
quel che chiedi, oh vagabondo,
dentro il cuore albergherebbe.

E nel cuore dell'onesto
ben nascosta c'è una luce,
guarda là con un pretesto,
solo il ben ti ci conduce.

Quest'io dico alla partenza:
Verità, suprema dea,
accompagna l'esistenza
chi d'amore ognor si bea."

Note esplicative
(I nomi arabi Amal, Oxus e Wahid corrispondono rispettivamente a : la speranza, il fiume nei pressi di Samarcanda e l'ineguagliato.
I cavalli simboleggiano la mente ed i finimenti la fantasia che la orna. Così come il deserto simboleggia il mondo in cui viviamo e la durezza del percorso, il vivervi. L'ultimo sorso, ahimè, è la morte, desiderata per gli stenti subiti.
Samarcanda è stata scelta perché punto centrale della via della seta, quindi luogo frequentato da un'umanità fatta di mercanti, notoriamente non proprio sinceri.)
 

L'ultima nota
(omaggio a Ludovico Einaudi)

Sigillo fiabesco, memoria d'un canto,
rimane una nota nell'aria sospesa
e ancora riporta del mare l'incanto
a folla silente, rapita in attesa.

Quel piano sfiorato da dita preziose,
che intrecciano suoni di mille colori,
come arpa risuona, ricordo di cose,
di luoghi vissuti, nostalgici amori.

Ed è melodia che a cerchio si chiude,
son gravi ed acuti quei toni cangianti,
quel lieve ondeggiare risacca dischiude,
carezza la sabbia come onde vaganti.

E pare d'udire l'urlar dei gabbiani,
nel mentre su il cielo s'infiamma al declino.
Poi nasce la spuma, che bagna le mani,
da un'onda che avvolge l'ambiente vicino.

Di salso il profumo, di sale il sapore,
ubriacan quei suoni che scavano a fondo
e dai nostri cuori cancellan dolore,
ci danno la pace, donandola al mondo.

Così è questa voce che assolve peccati
e alfin, nel silenzio, rimangon nel cuore,
magia di quei suoni, momenti fatati,
che dentro han lasciato sereno stupore.


Cammino sulle mani
Cammino sulle mani e finalmente
le cose vedo al loro posto giusto;
la gente che festeggia allegramente
sorrisi e amor dispensa con gran gusto.

Quella che un giorno fu soltanto lotta
adesso è mano tesa con affetto
e pare un ballo, quasi una gavotta
e il mondo sembra tutto un bel quadretto.

Chi ebbe corruzion per religione,
or che la mente sua s'è persuasa,
rinuncia a quella sporca tentazione.

Chi pria rubava senza compassione
ogni suo avere dona e pur la casa,
così ritorna pura ogni intenzione.

Ma questa pia illusione
è nata da un bel sogno che ho sognato.
Ritorno dritto e vedo ogni peccato.
 

La pagina della Sfinge
T'affogherò
di baci.

Per poi salvarti
col bocca
a bocca.
 

Mondello: esterno notte
Luci che si rifletton su mare trasparente
e stelle che respiran nel cielo blu cobalto.

Luna che sulle onde si liquefa e si rompe,
onde che sulla sabbia donano il lor frusciare.

Il Monte Pellegrino balugina di fari.

Ricordo una chitarra, cantava d'un amore,
mentre s'allontanava nave verso orizzonte.
 

Scorreva l'acqua
Veloce e turbinante,
tra acuminati sassi
e dolci rive piane,
verso la foce andava.

Paesi attraversava
che permettevan sogni
e lande desolate
che davano tormenti.

Cadeva in forra fonda,
cascata iridescente.
Quieto e dolce un lago
il suo cammin placava.

Poi verso un cupo mare
pian piano s'avanzava.
Nei suoi mister profondi
nell'oltre dileguava.
 

Sincretismi
In tempi già andati si volle provare
pagan postulati a cristiani sposare.
Splendore dell'arte, ed il loro pensiero,
stupor regalavan con dubbi sul vero.

I padri di chiesa, perplessi davanti
a quelle lezioni di grandi pensanti,
si ruppero il capo volendoli usare
quegli alti concetti per poi Dio spiegare.

Stupito Agostino, di poi Cassiodoro,
cercaron, sottili, mutarne il lavoro.
Boezio e Gregorio , poi venne Tommaso,
risolsero il rebus, li preser pel naso.

E capra salvaron e cavoli pure,
divenner di chiesa le grandi figure,
dicendo che in fondo quei bravi pagani
dal vero , ch'è Dio, non furon lontani.


<Mare
e il suo respir che
chiama...

Vele lontane
sfumano all'orizzonte
speranze antiche.


…e odor di salso
penetra…

S'arrampica spuma
su scogli immoti
rassegnati e scuri.


…e di brillar di luci
scintilla…

Così il pensiero
in quei lucor
si svaga.


…ed intimi ed onirici
i silenzi…

In lui discendo
vinta la gravità
di levità m'inebrio.

…e dolcemente sabbia
accarezzo…

Carezze lievi
che su un viso
posi.

…e urlan forte
l'onde…

Ed un timore
prende
ed un rispetto.

…e di sangue al tramonto
avvampa…


Pare
come l'amor
che cuori infiamma .

…e si specchian in lui
gabbiani …

La libertà
che sogni
nel suo immenso.

Ed è il mio cuor che invoca…
il mare,
madre,
dammi il mare !
 

Addio al mare
Cespugli di ginestre contro il sole,
scesi tornanti ad arrivare al mare.
M'inebriò profumo di salmastro,
penetrò dentro quel color turchese
ed un respiro placido mi prese,
mentre lassù cantavano gabbiani.

Nella memoria restan come un sogno
questi ricordi che mi porto dentro,
suoni e colori tornan come un'eco
e in tempo ormai concluso della strada,
oggi di pianto bagnerei quel mare,
nel vagheggiar l'abbaglio d'una vela.
 

Basso continuo
Canta risacca, basso continuo,
s'alza un lamento d'acque lontane.
Forte ora urla vento d'estate
sbatte le ali vago un gabbiano.

Urla quel mare, scoglio ferisce
van verso il cielo d'atomi il salso.
Lento discende, sparso nell'aria
quel sale amaro sbianca la pelle.

Onde ondulanti vibran di danza
dall'alto al fondo svaniscon vele.
Come un rumore, basso continuo,
siccome vela mente sprofonda.
 

Ritorno alla madre
La vedo così dopo tempo passato
in trepida attesa da troppo durata.
S'appoggia a un bastone, suo solo sostegno,
d'argento i capelli, la voce di legno.
Risplendon nel viso, d'antico splendore,
due occhi marrone che guizzano amore.
Mi prende per mano poi sfoglia il passato,
d'immagini seppia è quel tempo scordato.

Mi vedo piccino con ciuffo a banana,
ritorna alla mente la guerra malsana.
Ricordo quel Pippo che in cielo volava
e dopo al rifugio fuggir bisognava.
Rivedo mio padre, distinto in divisa,
con fiero lo sguardo sul nobile viso
e tutti i parenti che alla sua unione
brindavan festanti con grande emozione.

Più nulla è rimasto di quelle persone,
immagini vaghe di quanto eran buone.
E trema la mano di mia madre accanto,
col dorso s'asciuga una goccia di pianto.
Ma brillan quegli occhi, sorriso mi dona
e chiude quel libro là sulla poltrona.
Soltanto or le importa d'avermi vicino,
la mente le torna a quand'ero bambino.

Così passeranno serene quell'ore
e tempo verrà per la via del tornare.
Sarà un forte abbraccio, saluto un po' mesto,
la voce bisbiglia: ritorna qui presto…
Il cuor mi si strazia pensando ai suoi anni,
vissuti con gioia scordando gli affanni.
E penso a quel giorno di lacrime amare…
…soltanto una foto per poi ricordare.


Volavo
La strada fu lieta e festante,
adesso mi attende il silenzio,
silenzio su un prima appagante
ed oggi il passato licenzio.
Bei fiori raccolsi e donai,
su prati sereni già andavo,
dolori, se li ebbi, scordai;
nel cielo volavo.

Così del mio mare le onde
di gioia riempirono il cuore,
nel salso e color si confonde,
e gemma canzoni d'amore.
Lontane passavan le vele,
sul filo del mar carezzavo
ricordi che son latte e miele,
nel mentre volavo.

L'incanto poi venne dall'arte,
da musica ed anche pittura,
di queste indagai tra le carte,
per meglio capir cosa dura.
Fu con gran passione che amai
la musica e non la lasciavo
neppure un istante, giammai!
con quella volavo.

E un giorno arrivò poesia,
fu luce che prese la vita,
fu luce per la strada mia,
nell'etere resta infinita.
M'aperse orizzonti sereni,
talvolta i miei versi affilavo,
riempiendoli, sì, di veleni
e ancora volavo.

Si schiude il percorso dell'oltre,
non sento rimpianti né pene,
l'amore fu l'unica coltre
che usavo per dare del bene.
Rimango curioso sul dopo,
a quello, ogni tanto, pensavo,
pensavo ad un picciol canopo
e sempre volavo.
 

Una storia
Amici cari vi vorrei narrare
una storiella, tanto per parlare.
Odor d'allegoria c'è in questi versi,
ma io confido che non vadan persi.

Un tempo in Grecia visse parcamente
un uomo brutto in mezzo a bella gente.
Non era solo brutto il poverino
per moglie avea Santippe...ah che destino !

"Io so di non sapere" egli diceva
però di non sapere non voleva
e tutto si spendeva per mania
e di ricerca e di filosofia.

Il dubbio lo attirava del profondo,
del Concetto dell'Io, dell'Uomo e il Mondo
e il metodo maieutico decise,
appreso dalla madre levatrice.

Domande a destra e a manca lui faceva,
la gente, che con lui prima rideva,
a poco a poco gli voltò le spalle,
a quel tapin che triturava palle.

Messo alle strette dalla maldicenza
portò all'estremo far la sua coerenza
e scelse di morire avvelenato,
avendo gran rispetto per lo Stato.

Egli ci lascia i grandi insegnamenti
d'essere onesti ed essere coerenti,
intransigenza ed ira moderare,
pazienza con amor privilegiare.


Chi l'ha visto?
Aveva fatto tutto per benino
per giorni e giorni s'era affaticato,
si cibò spesso solo di un panino
ed al dormir nemmeno avea pensato.

E fu così che al settimo, stravolto,
volle veder che aveva combinato,
cercando un qualche error che andava tolto,
ma tutto gli sembrò bello e aggraziato.

Voleva i complimenti da qualcuno,
ma ricordò che c'era proprio niente
perché prima di Lui c'era nessuno.

E si sdraiò su un letto e immantinente
divenne in un sol lampo addormentato.
E da quel giorno… non s'è più svegliato.
 

Dove siamo, dove andiamo?
Sto seduto, seduto sul ciglio,
proprio al termine dell'infinito
e nel buio più buio si perde
lo scrutar del mio sguardo che scruta.

Neppur'una scintilla scintilla
e mi perdo sperduto e disperso,
disperar disperando una luce
che al sperare ridoni speranza.

Fors'è nero quel buco più nero,
par che rotoli e sta rotolando
verso un nulla ch'è nulla di nulla
e stravolge stravolto il pensiero.

Dubitare d'un dubbio dubbioso
che s'avvolge avvolgendosi al vuoto
non risolve né assolve domande
ma tormenta e tormenta davvero.
 

Ermione e il Vate
(mi sa che è andata così)

Ermione è là distesa
sopra lenzuol di seta.
La pioggia il velux bagna,
tintinna dolcemente.

Così lei si rivolta,
si copre col cuscino,
s'è tolta la camicia,
problemi avrà al pancino.

E fa pure le bizze,
vorrebbe un poco amare,
magari tenerezze,
oppure almen mangiare.

Afflitta si lamenta,
lo sente il suo ignorare,
in più fastidio sono
quei suoni da incantare.

Il fischio di quel vento,
quel mormorar del mare,
un tuono è uno spavento
e non ci vuol pensare.

Ma il Vate è lì che insiste,
vorrebbe passeggiare,
per boschi e per ginestre
lui se la vuol spassare.

E quell'andar per fratte,
disciolti e non congiunti,
certo farà a polpette
malleoli bene unti.

Neppur c'è da parlarne
di correre infangata,
solingo vada a farla
silvestre camminata.

E poco avea da dire,
quel Gabri un poco ottuso,
fu questo il suo predire,
son istruzion per l'uso:

"ignude,
su i nostri vestimenti
leggeri,
su freschi pensieri
che l'anima schiude
novella,
su favola bella
che ieri
m'illuse che oggi t'illude"

Così la conseguenza
di 'sta bella canzone
di certo è un influenza
e ai piedi anche un durone.

E certo che virente
lei diverrà incazzata!
s'ei insiste ulteriormente
gli dà una bastonata.

E pur tacer doveva!
pur spegner la passione.
Un peso a lui pareva
la dolce, cara Ermione.
 

La scelta
(parodiando Metastasio)

Delle illusioni tue
a lungo vissi, oh vita!
Mai strada fu smarrita,
dolce fu la mia età.

Or che de' lacci tue
l'alma si fa disciolta
ricordo quella volta
che persi libertà.

Per le sembianze sue
fiorì con forte ardore
quel che pareva amore
che vero fu a metà.

Andavo come un bue,
cercando in ogni dove
dell'amor suo le prove,
m'ebbi da dei pietà.

Mi disser: tra 'ste due,
tra canto o poesia,
se sceglierai la via
viver t'appagherà.

E scelsi tra le due
la lirica che piace
e dona pur la pace
e amor scordar farà.

Ma sono milledue
le regole obbligate
sennò scrivi scemate,
qualcun s'arrabbierà.

Regole in ambedue
ardue son da seguire,
e ti farà impazzire
l'effetto che verrà.

Nell'ora del tramonto
meglio cantar canzoni,
per esser così pronto
all'oltre che ora affronto.
 

Nostalgia
Erano giorni di sogni e speranze,
correvo prati coperti dal cielo
azzurro e terso e volavano danze,
né dell'inverno sentivo il suo gelo.

M'abbeverai a ogni limpida fonte,
feci progetti di vita e di gloria,
luce brillava, là verso orizzonte,
e di quel tempo è rimasta memoria.

Memoria che adesso porta rimpianto,
disciolte nel tempo quelle illusioni,
di loro sol resta triste l'incanto.

Sono svanite gioiose canzoni,
brividi e freddo son lungo la strada,
resta il traguardo d'un altra contrada.


Stelle cadenti
La luna a rincorrere il sole
è corsa a ponente.
Il sole a rincorrer la luna
s'affanna ad oriente.

L'incontro avverrà
là in mezzo alle stelle
nel buio e silente
mantel della notte.

Saran pudibonde
le stelle e con scie,
pudiche raccontan
d'amore rovente.

Urologic Hotel -5 stelle-
E' tutto "a gratis" andarvi a restare,
per qualche settimana di riposo.
Il drink di benvenuto è generoso,
preludio a quello ch'andrai a provare.

Servon, d'emblée, piacevole seduta:
ceretta brasiliana è duratura
e d'ungerti, dovunque, si premura
vestale delicata ed avveduta.

Per render più piacevol la vacanza
e toglier ansie e regalarti pace,
agopunture ovunque a loro piace
donarti con andar che pare danza.

Ma il bello è tutto ancora da venire,
un negromante emana bei presagi:
"La vita che verrà è piena d'agi,
di certo sarà questo il divenire."

Secondo tempo inizia ma tu dormi.
Scagliato in dimensione sconosciuta,
da droga che in omaggio hai ricevuta,
attendi che coscienza si riformi.

E tornerai nel mondo ch'è concreto,
nel tempo ch'è fermato hai fatto un viaggio,
quel che hai provato ti parrà miraggio
e quel che accadde resterà segreto.

Verran poi giorni di coccole rare,
nouvelle cuisinne, da cuochi sopraffini,
appagherà i tuoi voler più fini
e a casa un giorno ti tocca tornare.
 

Per te
(a Mirò nel giorno anniversario)

Ci fosse nel deserto un certo fiore
che col profumo ammorbidisse il cuore,
se in cima a una montagna una pepita
fosse capace d'addolcir la vita.

Se in fondo al mar conchiglia vellutata
fosse capace di donar risata,
in mezzo alla tempesta andrei a cercarli
e in uno scrigno tutti a te donarli.

Donarli a te che sei donna preziosa,
donarli col profumo d'una rosa.
Così accadrà che proprio da stasera

il sole spazzerà la notte nera,
porterà pace a tutti quei tormenti
e torneranno i giorni tuoi lucenti.

Gorizia 25 luglio 1964/Lavagno 25 luglio 2014


Morale
Spiaggiato
smarrito
disperso,
cercavo
soltanto
traguardo
sperato.

Nuotavo
fremente
curioso,
compunto
fondali
profondi
scrutavo.

Vedere
distante
scordata
morale.
Sconfitta
bruciante
provare.

Perduto,
percorso
smarrivo…
------battigia
deserta…

-------finire
sfinito.


Comunicare
Studiavan la thorà due poverini,
distratti da un bisogno primordiale,
bruciava dentro tanto a quei tapini
la sigaretta non poter fumare.

Così dal rabbi Davide si porta,
con grande deferenza a questi chiede
"Mentre quel libro in cielo mi trasporta
posso appagar, fumando, testa e piede?"

S'avvampa in viso quel virtuoso uomo:
"Mai dobbiam fumare e affumicare
quel sacro libro, quel pregiato tomo.
Ritorna al posto, su, non annoiare !"

E torna dal compagno di sventura,
la coda tra le gambe bene stretta,
a raccontar gli viene cosa dura
e nei suoi occhi brilla lacrimetta.

Aronne, suo compagno d'avventura,
lo consolò fraterno e disse questo:
"Vo dal maestro e non aver paura,
noi fumerem di certo. Torno presto."

E al saggio disse "Un dubbio m'attanaglia
legger potrò thorà mentre ch'io fumo ?"
S'illuminò quel pio, quasi raglia,
"Sempre legger thorà, ch'è gran profumo !"

Ritorna Aronne e disse a quel confuso:
"Mio caro amico vedi com'è strano ?
Se il verbo posizioni bene all'uso,
potrai ottener persino ciò ch'è arcano."

Morale, amici cari, di 'sta storia:
giuste parole messe al giusto posto
ci danno garanzia della vittoria
ed otterremo tutto tosto tosto.
 

La nota a Cervo
(omaggio a Uto Ughi)

Impervi caruggi
e lampi di luce.
Nel mare lontano,
un disco d'argento,
annega i suoi raggi.

Si cercan tra gli archi
le mani affamate
è un lieve ansimare,
fugaci carezze,
e baci sfiorati.

Allor come un sogno,
silenzio irreale,
c'è un suono che avvolge,
che penetra dentro,
che l'anima scava.

E sale s'espande
raggiunge la luna,
ne copre il chiarore.
E vibran le note,
or gravi ora acute
e pizzica e trilla,
il dolce violino.

Il canto si spegne
con dolce ondeggiare.
Nell'aria rimane,
azzurra una nota,
per poi ricordare.
 

Lucciole
C'era la luna
notte d'agosto
mormora il mare
la sua canzone.

Piccoli lampi
schisti di muri
resto a guardarle
correr le mani.

Lascia una scia
quella lor luce,
stelle cadute
quasi a regalo.

Volan poi alte,
pare un invito
forte a seguirle
nel loro incanto…

…c'era la luna
notte d'agosto
cantava il mare
la sua canzone.
 

Livorno
(dedicata a Carlo Chionne)

Vestito a lutto è il Vernacolier
e il lutto non s'addice alla risata…
ristoro andrem cercando in caciuccata
e nel Pisano bianco del Torpè.

Co' dolci fumi di quel bianco asciutto
ritornerà il ricordo delle teste
che un giorno consentirono le feste
a critici con gli occhi nel prosciutto.

Così vorremmo che 'sto risultato
pari facesse col fatto ingannante
mentre, purtroppo, è incubo avverato.

Si sa, il livornese è gran brigante
e lo conferma in questa situazione,
ponendo un falso a capo di stazione.
 

La donzelletta
(pascoliana)

Correva per prati sì lieve
leggera!
scordato l'inverno di neve,
amabile la primavera,
regala dei fiori;

ricorda novelle e intenzioni
da bocche
nascoste dell'ombra in cantoni
che bevono vino da brocche
sognando di fiori.

Ed ora che corre nel verde
s'inebria del sole che scalda,
la mente ha felice e si perde,
volteggia sull'erba spavalda;
lontane ed in riva a un ruscello
caprette si van dissetando,
spettacol non v'è di più bello
guardando.
 

Il poeta (si fa per dire) si diverte
E corro tra rullo e trastullo
qualcun qui farà rima grullo
e prillo nel cielo prillante
i FIORI li chiudo tra l'ante.

Ma volo con ali saldate,
m'accorgo che son avariate
poi cado in GIACIGLIO accogliente
ma in fondo menè frega niente.

Vorrei quel che voglio, lo voglio
----------così scalerò sacro soglio
se parto per un altro porto
C-H-I-S-S-A' se sarà per diporto.
E là cercherò trovadore
che canti canzoni d'AAAAMORE
però se spernacchia un mottetto
l'insulto e lo mando a Maometto.

Poi guardo a codesta canzone
----------che torce BUDELLA a persone
m'incanta il vederle soffrire
e proprio vorrei convertire.

I pesci pasturo con esche
al termine gli offro un grappino
chissà se hanno SQUAME tedesche
ma vado cercando un catino.

C'è un FIUUUUME che scorre lontano
vorrei là piantare un banano
ma l'alba che sorge veloce
-----------mai più porterà la tua VOOOOCE.

M'ACCORGO che scrivo in nonario
sui fogli d'un bel calendario
Ma il TEMPO tiranno è finito
mi vado a tappare
l'u
di
to.
 

Sono diversamente anziano
Nessuno l'aveva invitata,
ma forse mi ero distratto,
pel mondo girai come un matto,
neppure l'avevo pensata.

Andavo per campi e sentieri,
per prati fioriti e olezzanti,
in tasca ero senza contanti,
felice ma senza pensieri.

Amavo soltanto il mio mare,
le vele portavan lontano,
amico mi era un gabbiano,
scordavo persin di mangiare.

Amore spandei a piene mani
felice soltanto di darlo
e dentro non c'era quel tarlo
per quel che riserva il domani.

Nessuno l'aveva invitata,
vecchiezza di colpo t'assale
ed uno ci resta anche male
vedendo finir la giornata.

Così passa il tempo e lo vedi
se paghi il biglietto ridotto
e se costa men d'un biscotto
d'averli fregati ti credi.

Ma all'oltre ch'è senza futuro,
dov' hai proprio nulla da fare,
non riesci nemmeno a pensare,
è come cozzar contro un muro.

Allora con l'ultimo fiato,
per scherzo ma senza conforto,
e forse a ragione o a torto
già vecchio mi son ritrovato.

Già vecchio ma in modo diverso
perché io rimango nel cuore
poeta ricolmo d'amore
che ancora regalo alla gente.
 

Canto per te
Al vento affido dolce questo canto
e la sua eco dal monte discende,
come il riflusso che fa lieve l'onda,
quand'è intessuta con raggi di luna.

Verran leggeri e a te dolci dei sogni,
sulle tue labbra già gemma un sorriso
regaleranno al tuo calmo riposo
magiche immagini di paradiso.

Rosa è ad oriente una nuvola chiara,
divien preludio ad un giorno felice,
renderà il sole la strada sicura,
pare un incanto e svanisce paura.
 

Velo di seta
Per te ho tessuto
un velo di seta,
di filo d'argento
con l'oro intrecciato,
nell'arcobaleno
per te l'ho bagnato.

Ho unito le note
di dolce canzone
e dentro uno scrigno
prezioso l'ho dato
perché da tue forme
gemmasse peccato.

Velata ti vidi
da tenue sipario,
d'Olimpo una dea
tu lieve scendevi,
così come un sogno
venire parevi.

Ma i sogni, è la sorte,
si sciolgon nell'alba
crudele l'aurora,
di rosa vestita,
visione cancella…
d'un soffio svanita.


Il senso
In alto indago il senso del passare,
non scaldan l'anima quelle risposte
mente non placano, false e mal poste
non ve n'è una che possa appagare.

E mi domando a che mai sia servito
quell'affannarsi a rincorrer la gloria
per poi scoprir quanto fosse illusoria,
così restando soltanto smarrito.

Scende la notte per chiuder gli affanni
vissi di sogni ma senza speranza,
corsi la vita per troppi tropp'anni.

Cerco ora il mare qual'ultima stanza,
per ritornare là dove son nato
e in quello sciogliermi, alfine appagato.
 

Calderon de la Barca, col dir " La vida es sueño" e Garcia Lorca, col dir "La vida no es sueño. Alerta! Alerta! Alerta!" sono agli estremi di un ponte traballante sul quale passano dubbi, incertezze, speranze, illusioni. Cos'è la vita, cosa sono i sogni? Questa la domanda esistenziale, vero nodo di Gordio.

Vita sogno, sogno vita.
Come di specchi in gioco s'intreccian vita e sogno,
grovigli di speranze, certezze ed illusioni.
Se sia la vita un sogno, sogno la vera vita,
rimane un dubbio arcano la mente a macerar.

Così pur ci ripaga per questa vita il sogno.
Concreto come quella ritorna inaspettato,
da siti oscuri in notti ci è stato regalato
e a siti ignoti alfine nell'alba tornerà.

Così pure la vita, dono che non chiediamo,
percorso ch'è obbligato, che a un termine è votato.
Pure nel suo finire v'è alcuna differenza
sia lieta o addolorata di certo finirà.

Son specchi e all'infinito raddoppian l'emozioni,
e ad inseguire sogni viviam la nostra vita.
Fantasmi della mente sembrano e vita e sogni
è dal pensier che forse l'inganno nascerà.


Nascita di una poesia:

la bozza:

E' terso il cielo sopra il cheto mare,
ascolto l'onda carezzar gli scogli,
l'acqua riflette spogli monti rossi,
nell'aria van volando dei gabbiani.

Così rimango immerso in quel silenzio
che dona pace e rasserena il cuore,
passa lontano vela all'orizzonte,
corre e par sogno pieno di promesse.

Salso respiro e nel profondo scende
sentore di quel mare che mi prende,
nei suoi color si svaga la mia mente.

Lo sguardo affonda là dov'è congiunta
del mar la linea con l'azzurro velo,
sospeso è il tempo e nulla pare vero.

…e la versione definitiva:

Capo Gallo
(località a poca distanza, verso ovest, dall'affollata spiaggia di Mondello)

Brilla qui il cielo ed è quieto il mare,
ascolto l'onda carezzar gli scogli,
l'acqua riflette monti rossi e spogli
e verso il sol gabbiani vedo andare.

In quel silenzio trovo il mio riposo
e trovo calma ed ho sereno il cuore.
Lieve una vela va senza rumore,
trasporta sogni che sognar non oso.

La mente mia si svaga nel turchese
e le speranze mie restano accese
per ritrovar la pace tra quell'onde.

Lo sguardo affonda dove si confonde
del mar la linea con l'azzurro velo.
Sospeso è il tempo e nulla pare vero.

Respiro salso e nel profondo scende
la grazia dell'incanto che mi prende.
 

" Vos et ipsam Civitatem benedicimus"

Magna Grecia e dintorni
Il Pollino imbiancato si staglia a me davanti.
Su un arido terreno, contorti come ulivi,
quei pini loricati profumano già l'aria
e querce e faggi e cerri compongon boschi eterni.

Vestigia d'un maniero coronano una cresta
a sovrastar la strada. La nebbia ora m'avvolge,
dissolve e selve e prati. Corro una galleria,
cerco la luce in fondo, neve e rifugio trovo.

Poi verso sud ritorno. Svelta la strada scorre,
tra forre e casolari di quell'antica Sila
prospera di foreste, da valli lacerata.
Delle megar le timpe m'affascina l'arcano.

L'ampio respir del mare mi dona un tuffo al cuore:
Falerna v'è distesa. Deriva a lei quel nome
da quella dolce ambrosia che consolò Pilato
quando emanò perplesso sentenza ostile all'Unto.

Quell'acque basse e chiare risplendono di raggi
e rendon sfumature d'ogni color turchese.
Scintilla all'orizzonte la vela d'una barca
e gridano i gabbiani, galleggiano nel vento.

Si snoda poi la riva fino alla Costa Viola,
con Pizzo a quell'estremo che domina quel lido.
Scendendo l'erta china, da ogni suo tornante,
precipitar mi sembra dentro il lucente mare.

E' qui che Gioacchino, di Napoli re breve
e condottier valente, da Ferdinando quarto
fu vinto e condannato. Murat, borbon spregiando,
in un comando estremo volle il ploton guidare.

Volare su quel mare, correndo su quei ponti,
m'inebria la ragione, mi colma di stupore.
Così, lontana arriva, Scilla col suo castello.
Innanzi a lei Cariddi, col suo proteso artiglio.

In quell'acque cobalto volle spiare Ulisse
quelle, che un tempo ninfe, la gelosia di Circe
in mostri trasformò. Per evitar lusinghe,
con cera negli orecchi, sirene abbindolò.

In Reggio alfin riposo. Le voci di mercanti
danno il saluto al giorno. Par come un dolce canto
"a 'stura v'arrifrisca": panieri giù calati,
ossequio alla giornata, colgono e fichi e gelsi.

Da strade strette e scure, tra voci concitate
e clacson impazziti, del duomo la gran luce
all'improvviso appare. Romanico si sposa
con gotico ispirato, risplende il suo candore.

Ed eccomi al museo. Fu forse Policleto,
forse fu il sommo Fidia, miracolo a donare.
Svettanti in una sala, dal mar guerrier risorti,
accolgono pazienti frotte da tutto il mondo.

Quel lungomar ch'è sogno, percorro un po' stordito
e nelle ville ammiro del liberty il retaggio.
Trinacria ora mi chiama. La nave nel suo ventre,
all'urbe un tempo felix, doman mi condurrà.

E lascio la Calabria con nostalgia nel cuore,
terra dimenticata da tutti i governanti,
nessuno più ricorda di Campanella il libro,
nè Repaci od Alvaro. Da 'ndrangheta avvilita.
 

Per chiarire:
"Pino loricato": è una conifera, non autoctona ma importata dalla Spagna, presente soltanto in Basilicata. Cresce su terreni di tipo carsico, normalmente in cima ad una montagnola. Albero basso (3, 4 metri) ha l'aspetto contorto dell'ulivo, rami penduli e corteccia particolarmente dura.

"Delle megar le timpe": la Sila è solcata da numerosi valloni che l'autostrada interseca. Timpa = vallone, megara = maga, strega. Sull'A3 un cartello avverte che stiamo passando accanto alla "Timpa delle megare".

"a 'stura v'arrifrisca": significa "a quest'ora vi rinfrescano" ed è il canto col quale, in ore molto vicine al sorgere del giorno, gli ambulanti offrono gelsi bianchi e fichi su fresche foglie. Dai balconi "calano" i panieri con dentro i soldi per l'acquisto. E' un mio ricordo palermitano dell'immediato dopoguerra, e l'ho risentito a Reggio qualche anno fa.

"vos et ipsam civitatem benedicimus": è la scritta incisa ai piedi d'una stele, al vertice della quale è posta la statua d'una madonna, all'ingresso del porto di Messina. E' un saluto a tutti i viaggiatori ed un segnale di fratellanza.

 

Discende il sole
Al tramontar del sole,
lento un gabbiano bianco
vola e ricorda stanco
perdute le parole.

Sogni nella sua vita
gemmaron come fiore,
donò tutto il calore
a gente inaridita.

Verso quel disco avanza,
soltanto quella luce
lo chiama, lo seduce.

L'andare suo è di danza,
poi l'ali restan ferme,
nel fuoco scende inerme.
 

Arrivederci 2
Mi mancherete come il pane e il sale,
come l'aria pulita e come il mare
e già una tristezza ora m'assale,
pensando a giorni privi di Poetare.

C'è un carburaturista che m'aspetta,
carburator vuol fare carburare
e pronta e ben pulita ha una pinzetta
e m'ha acciuffato e non mi fa scappare.

Così m'avvio a far questo tagliando
ma dopo tornerò più forte e bello
e volerò più in alto di un uccello.

Ma a tutti voi, col cuore, raccomando
tenete i toni bassi e sorridenti
se no alla fin sarem tutti perdenti.


L'automobile
Batteva in testa così l'ho portata
in officina per fare un tagliando.
Dopo consulto mi fan, sbadigliando,
messa così va soltanto buttata.

Ma questa è unica, l'ho da un bel pezzo,
fu testimone di quel ch'è passato,
tanto che a lei sono molto attaccato
e quel suo andare ancor'oggi l'apprezzo.

Pur s'avrò torto e ragion quei tapini,
per far durare quel poco che resta,
di risanarla gli chiesi al più presto.

Se sono esperti ed avran fare lesto
ritornerà quel bel tempo di festa
e farem lieti i restanti gradini.
 

Scende poesia
La vidi lieve scendere dal monte,
tra rovi e spine e massi acuminati,
ch'erano neri e simili a peccati
e andava con andar fresco di fonte.

Era salita a cogliere nel cielo
profumi e suoni ed armonie sovrane.
Qui cuori rei cercava e menti arcane
per porvi dentro amor, per scioglier gelo.

Così mi vide perso e lacrimante
su quella china amara e disperata,
per una vita fino allor sprecata.

Dentro mi scese come fa un amante
e diede e luce e amore e comprensione
e al mio tramonto vissi un'emozione.
 


Befanrequiem
Ricordano i tempi di voli passati
quand'erano belle, pur desiderate
e tutti quei gonzi che furon scopati
in lunghe, frementi, veloci nottate.

Non c'era un camino che salvo restava,
la notte era breve, volava d'incanto,
soltanto una notte, che pure bastava
e di ciò ch'è stato riman sol rimpianto.

Son piene d'acciacchi, d'artrosi e dolori,
così quella scopa, veicol portante,
pur oggi rifiuta volare là fuori
e tristi e avvilite richiudon le ante.

Non sanno che fare, neppur dove andare,
nessun più le chiama per chiedere doni.
Nell'angolo resta, ma sol per scopare,
l'inutile attrezzo, tre o quattro sacconi.
 

Un giorno, un lago.
In quel terso azzurro d'un cielo montano
d'aerei le scie s'intreccian lontano.
Sorpresa è la luna, ch'è amante del sole,
si tuffa nel lago, nascondersi vuole.

Nel mentre due gatti, d'amore appagati,
rivivon sui tetti quei sogni passati,
di fiaba un trenino la valle percorre,
fa un fumo turchino che al cielo già corre.

Nel caldo tepore di calma mansarda
la pace m'avvolge, divien l'ora tarda.
La pace del lago così rassicura,
rispecchia i colori, cancella paura.

E un cantico dolce nell'aria si sfuma
è un suon di campane che lieve è sì piuma.
La neve è sui monti, sì dolce è la brezza
e tutto è avvolto di grande purezza.
 

Domanda di grazia
Un prodigo figliolo,
incontro per la strada,
lui perso avea contrada
pativa un grande duolo.

Mi disse che mai più
avrebbe commentato
col tono ch'ebbe usato,
con sdegno e forse più.

Ma molti la mancanza,
sol della sua sapienza,
la senton ed è urgenza
condurlo in questa stanza.

Al Vate illuminato
io porgo questa istanza:
riapriamogli la danza,
sia alfine perdonato.

C'è in ogni luogo l'uso,
in occasioni sante,
la grazia ad un furfante
conceder senza abuso.

Allor che a casa torni,
con sante le intenzioni,
ci dia le sue canzoni
che mancan da più giorni

Sull'ara metteremo
fremente un grasso agnello.
Se rifarà il monello
allor lo infilzeremo.
 

Notturno
Oltre la curva abbaglia,
tra canna e canna,
il luccicar del mare.
Lento un gabbiano
nell'aria vola in alto,
va sul cobalto,
nel turchese saetta
a coglier vita.

Vago per bianche dune
e acceca il sole,
e attimi consumo.
Ripenso amori
lontani come vela
che all'orizzonte
svaga e dolce m'arriva
sospir dell'onda.

Piano discende e accende
il mare il sole,
scende silenzio attorno
e l'ombra avvolge
e dossi e canne e il tempo
pare sospeso
come un respiro fermo,
come un' attesa.

Resto così nel buio
in quel silenzio,
salso respiro e dentro
piano si scioglie
un pianto muto e lento.
Dona conforto
solo un brillar di stelle
e il mar m'accoglie.
 

Extracom
C'è il mare davanti,
aleggian respiri,
aneliti a vita
di tanti.

Van via dai tormenti,
da fame e da guerre,
per essere alfine
redenti.

Indietro è rivolto
lo sguardo e un rimpianto,
le lacrime vanno
sul volto.

Beccheggia la barca,
terrore li prende
ed acqua salata
l'inarca.

Son tutti scagliati
nel mar che li attende,
e i soffi di vita
tagliati.

Silenzio discende
su quel camposanto,
soltanto un gabbiano
comprende.

Rimane quel legno
nel mare a marcire,
dal cielo discende
lo sdegno.
 

Mar d'amore
Un giorno venne e palpitaron l'onde
venne con passi lievi ed un sorriso,
fugò la notte ch'era dentro il cuore.

Fu come incanto e vissi nell'amore
la nebbia cancellò di sopra il viso,
quella visione ancora mi confonde.

Il tempo passa e non si può fermare
dentro rimane il sogno di quel mare.
 

Primo amore
(a Mirò da cinquant'anni accanto)

Oggi vi narro di quel primo amore
che nacque nella mente e accese il cuore.
Fatal la gravità, così invadente,
discese a valle e rese tutto ardente.

Correva un giorno sopra un verde prato,
col vento che i capelli ha scompigliato,
flessuosa una figura che volava
e il mio pensiero tutto conquistava.

Così a vederla mi si ruppe il fiato
ed io quel giorno non l'ho più scordato.
Ricordo il lieve bacio che rubai,
cielo e la terra tutta conquistai.

Rossa la chioma allor m'avvolse il viso
e fui smarrito e perso in paradiso.
 

Furon trecento
(Lampedusa 2/3 ottobre 2013)

Discende lentamente verso il cuore
un gorgoglio di morte,
la mente già si riempie di terrore,
chiuse tutte le porte.

Tornano agli occhi immagini di vita
lontana e abbandonata,
non han più tempo,è chiusa la partita,
la meta irrealizzata.

Affonda piano piano l'illusione
e inesorabilmente
verso un fondale viaggia l'emozione,
la fine già si sente.

Crudele c'è un silenzio e là lontano
c'è un'isola assolata,
che pronta è sempre a porgere la mano,
quell'isola agognata.

Scendon nel fondo dell'azzurro mare
speranze e fantasie,
nessun di loro potrà più sognare
più dignitose vie.

Eppur era annunciata la tragedia
e indietro ci voltammo.
Politici, aggrappati alla lor sedia,
su quella sguazzeranno.

Digressione (ma non tanto…):è di ieri la notizia che 5 dei 22 "saggi" nominati da re Giorgio, con la finalità di preparare uno schema di riforma della Costituzione -la legge quadro che regola la vita di noi tutti- sono indagati, assieme ad un ex ministro, dalla procura di Bari.
Secondo questa sarebbero coinvolti in irregolarità (truffa, insomma) nei concorsi universitari. Ovviamente attendiamo, per capire, l'eventuale processo nei tre canonici gradi. Ma, come si dice, la moglie di Cesare ha da essere pura… Quanto lo sono i gestori della nostra vita?

 

Una risata lo seppellirà
(Senato della Repubblica. 2 ottobre 2013)

Surreale la giornata,
rivoltata ha la frittata,
par che sia di senno fuori,
tanti, tanti ebbe dolori.

Muove a pena il cavaliere,
gliela han messa nel sedere
quella sua prosopopea
che ci rese vita rea.

Vita rea fu pur la sua,
or lamenta tanta bua:
"che cattivi i magistrati
leggi voglion rispettate !"

Quelle leggi che lui usò
per far fuori chi lo urtò,
escludendo dalla lista
quei che usò quali battista. (*)

Muove a pena il cavaliere
ma ancor più quegli elettori
che, sperando d'imitarlo,
proni corsero a votarlo.

E che dir dei suoi lacchè
che si fecer sempre in tre,
per amor della pagnotta,
tutti peggio di mignotta ?

Il ducetto ha perso l'ali,
nel futuro ha i sociali,
sol lo lascian, poverino,
a godersi il suo destino.

(*) Alle ultime elezioni il proprietario del Popolo della Libertà escluse dalle liste bloccate i suoi "fraterni amici" Dell'Utri -quello che gli aveva fornito lo stalliere/mafioso Mangano- (condannato, il Dell'Utri, per mafia in due gradi di giudizio), Berrutti -il suo più apprezzato consulente fiscale, ex ufficiale della guardia di finanza- (condannato per bancarotta fraudolenta in due gradi di giudizio) ed altri due suoi "fratelli di sangue", di cui mi sfugge il nome, ma con fedina penale simile a quella dei suddetti.
E queste esclusioni, con la morte nel cuore e forse in lacrime, le giustificò dicendo che uno statista come lui non poteva non rispettare le leggi dello Stato, compresa la legge Severino.
Nei loro casi quella legge era costituzionale ed applicabile retroattivamente.
Ma non per Lui.


Avanspettacolo
(Parlamento della Repubblica, 2 ottobre 2013)

Venghino, venghino siore e siori
più gente entra più bestie vedremo.
Grande spettacolo, non state fuori,
a crepapelle qui alfin rideremo.

Questo copione, che vien da lontano,
giovani attori, d'antico mestiere,
oggi lo spacciano per prima mano,
novità grande per farci godere.

C'è l'Angiolin, con Enrico di fianco
e sullo sfondo, avvilito, il caimano
che pensa solo a pararsi il sedere.

C'è la milizia che accetta financo
quello che sembra incredibile arcano,
per proseguir a truffarci a piacere.

Si riderà, con le lacrime agli occhi,
…ci spilleranno ancor tanti baiocchi.

Venghino, venghino siore e siori
…ed aspettatevi atroci dolori.
 

Nodi al pettine
Chissà quanti avran capito
che nel cul ci ha messo il dito,
per vent'anni o giù di lì,
quei che unto in campo uscì.

Molti illusi, a pecorone,
acclamando il re leone,
si pasceron di speranze
di riempir le loro panze.

Oggi al dunque noi arriviamo,
nello sfascio rotoliamo
grazie a quel pregiudicato,
nelle mente ormai malato.

Di Sansone a imitazione,
or che ha perso il suo balcone,
tutto all'aria vuol mandare,
vuol mandarci a mendicare.

E si scorda il mentecatto,
resterà solo col gatto,
che tra un par di settimane
dovrà scegliere altre tane.

Altre tane nell'attesa
di sentenze per la spesa
ch'egli, proditoriamente,
ogni giorno fè di gente.

Gli italiani capiranno
quanto grande fu l'inganno
or che grazie a 'sto buffone
avran dura la lezione ?
 

Che mondo!
Quand'ebbi emergiuto
da un mare di guano
avessi voluto
guardare lontano.

Ma quel che vedetti
lasciommi basito
il senno perdetti
…e là tengo un dito.

E torlo il vorrei
dalla posizzione
m'infiamma dei nei,
ma che situazzione!

'Sto mondo è malato,
vi dò 'na lezzione,
son proprio incazzato,
rompiam la prigione!
 

A Segesta



Macchie di sangue
ondeggiano nel giallo,
c'è un soffio caldo
che t'accarezza il viso.

Lontano vedi
il luccichio del mare,
che manda lampi
tra l'ombra d'alti pini.

Su di un'altura
son doriche colonne,
nell'aria vola
di Pan il dolce canto.

E pare un sogno
quel teatro scoprire
che Elimo volle
al popol suo donare.

Attorno senti
d'elimi il gran brusio,
van verso il giorno
e iniziano a operare.

Ritorni indietro
per coglier quel passato,
di glorie fatto
e d'arte e di cultura.

Sospeso è il tempo
e pare di sognare,
dentro ti nasce,
amaro, un gran rimpianto.

Là in un ovile
s'appresta un gregge a uscire,
sotto lo sguardo
attento del pastore.
 

L'ultima estate
Nell'aria quel frinire di cicale
s'allarga come cerchio che si spande,
carezza e scuote pini un caldo vento.

Scorgo laggiù la fine delle scale,
così la nostalgia nel cuor è grande,
scheggia di mar che solo dà tormento.

E' vela antica e vola sopra l'onde,
a questa vita guardo e mi confonde.

Dolce è il ricordo e, ricordando il mare,
resta certezza di non più tornare.
 

La barca
Tra scogli e sabbia al sole sta riversa,
nessuno più la vuol per navigare,
del mare la memoria ormai l'ha persa
resta aspettare.
 

Sbarluccichii
Vago per colli e lontano quel mare
manda al mio cuore il suo salso respiro
da lui ritorno e soltanto sospiro
grand' è l'amare.

Feriscon le fronde e rami i bagliori
raggi si vestono d'oro e di verde
l'ombra trasformano e quasi si sperde
in quei colori.

Ma il mare che avanza è nella mia mente
danza d'argento la sua spuma bianca
e il blu cobalto che sempre mi manca
solo non mente.

Ballano assieme a colori fatati
musiche dolci e risuonan serene
per alleviar le nostalgiche pene
di tempi andati.
 

Ebbro d'amore
Voglio un bicchiere ricolmo di stelle
per poi brindare davanti a quel mare
voglio ubriacarmi di luci e pigliare
sol le più belle.

Vago per boschi odorosi di pino
in mezzo ai rami s'intrufola il cielo
in alto là vola un dolce pensiero
fino al mattino.

Sopra una foglia bagnata di pianto
c'è inciso un nome portato dal vento
forse d'amore che ormai s'era spento
dice soltanto.

Voglio canzoni che parlino al cuore
e sempre giungano là nel profondo
e a tempre oscure che infestano il mondo
porgano amore.
 

Attenti al buffone !
Di un'etica distorta il portatore
di merda ha ricoperto 'sto paese.
Da stipendiati servi è osannato,
tante le menti son che ha plagiato.

Prebende a destra e a manca egli ha elargito
e in testa v'è Romana e Santa Chiesa
che chiude gli occhi e pur le orecchie tappa,
pur di non rinunciare a tanta pappa.

Trovavan posizione in chiuse case
eserciti di donne compiacenti
oggi, per il voler di quel buffone,
del parlamento scaldan le poltrone.

Ma pare che il giochino sia finito
e il decaduto ras a pena muove
e se ritornerà nei suoi castelli
i cieli torneranno un po' più belli.

Ma le macerie di quest'era infame
saran ardua fatica a chi s'appressa
a ripulire e quindi raddrizzare
un'era intera tutta da scordare.

 

Stornellata
(da leggersi col ritmo e la melodia di Fior di giaggiolo della Cavalleria Rusticana)

Fiore di pesco
la bocca tua profuma quando taci
e in paradiso porta quando baci.

Fior d'amaranto
saliva verso il cielo questo canto
e solo a te lo dedicai soltanto.

Fior di giaggiolo
se passi dalle parti di Lavagno
vedrai che arriverai proprio a fagiolo.

Fior di lavanda,
il cuore mio per tè sanguinante,
vorrei portarti un dì sopra una branda.

Fiore di sera
parole al vento volano leggere
ma tu di me non ne vuoi più sapere.

Fior di balcone
la nostra un giorno fu 'na gran tenzone
ma alfine tu m'hai preso per minchione.

Fior di canzone
abbiam vissuto senza religioni
è giusto esser trattati da coglioni.

Fior pien di spine
questo governo ci farà morire
ma noi lo annegherem nelle latrine.

Fiore d'alloro
ci sodomizzan senza alcun decoro
rovente un ferro in cul daremo a loro.

Fiore d'avena
qui si prepara l'ultima mia scena
scusate se v'ho dato tanta pena.

Fior della corte
tra poco chiuderò l'ultima porta
e stanco me ne andrò con sora morte.

(terque quaterque…)
 

Madrigale per il giorno compleanno
È giorno compleanno ed è di festa
suonano le campane allegramente
nella tua casa è tutto un augurare

e di regali ne aprirai una cesta.
Giorno ch'è da goder serenamente
fin tarda notte e non potrai scordare

ché attorno a te si stende con amore
un lieto canto che addolcisce il cuore.
 

Gran galà del 28 aprile 2013
Brindano sordi a volteggiante morte,
brindano allegri alla bella alleanza,
indifferenti alla penosa sorte
d'una nazione ormai senza speranza.

Braman potere, son degli affaristi,
succose intese vanno a programmare
e chi non li asseconda è un qualunquista.
Sempre più ricchi voglion diventare.

Ma la rivolta esploderà violenta,
li spazzerà dai lor lucrosi scranni
perché hanno tolto pure la polenta
e ormai son sopportati da tropp'anni.

Mafiosi sempre son in gran combutta
le liti sono finte e di facciata
ed ora che l'Italia è ormai distrutta
meritan far l'estrema camminata.
 

Il palo
Erano azzurri i suoi lunghi capelli
bagliori gialli nei suoi occhi belli
viola le labbra gelavan sorriso
ed una smorfia solcava il mio viso.

Da bocca spuntavan quattro canini
lordi di rosso, non eran carini.
Mi risvegliai da quest'incubo strano
ma per fortuna le stavo lontano.

E guardai meglio colei ch'io amava
…ma a quanto detto s'aggiunse la bava.
Ero distante ma non abbastanza
così la vidi volar nella stanza.

Tentai la fuga nel lungo camino
ma era ostruito da botti di vino.
E riguardai la visione sublime
ma a questo punto… mi mancan le rime.

Allor ricanto già data notizia,
sono sicuro che il cuor vi delizia:
Erano azzurri i suoi lunghi capelli
bagliori gialli nei suoi occhi belli…

E quello che segue legger potrete
levando i vostr'occhi per spegner la sete,
mentr'io vò a cercar di frassino un palo,
e dentro il suo cuor sicuro lo calo !

Ma che vuol da me quest'avvampirata
cui resi felice lunga nottata ?
E sì che l'amavo e il cuor già mi langue
per non aver più una goccia di sangue.


Calderon de la Barca, col dir " La vida es sueño" e Garcia Lorca, col dir "La vida no es sueño. Alerta! Alerta! Alerta!" sono agli estremi di un ponte traballante sul quale passano dubbi, incertezze, speranze, illusioni. Cos'è la vita, cosa sono i sogni? Questa la domanda esistenziale, vero nodo di Gordio.

Vita sogno, sogno vita.
Come di specchi in gioco, s'intreccian vita e sogno,
grovigli di speranze, certezze ed illusioni.
Se sia la vita un sogno o il sogno vera vita
rimane un dubbio arcano che macera la mente.

Così pur ci ripaga
per questa vita il sogno.
Concreto come quella,
arriva inaspettato,
da siti oscuri in notti
ci è stato regalato,
e a siti ignoti alfine
nell'alba tornerà.

Così pure la vita
è inaspettato dono.
Percorso ch'è obbligato,
e a un termine votato,
pure nel suo finire
v'è alcuna differenza
sia lieta o addolorata
di certo finirà.

Son specchi e all'infinito
raddoppiano emozioni,
e ad inseguire sogni
viviam la nostra vita.
Sembrano e vita e sogni
eterei fantasmi,
è dal pensier che forse
l'inganno nascerà.


Cabaret a cielo aperto
Adesso s'è capito perché Grillo,
che il comico lo fa di professione,
s'azzarda a domandar con convinzione
la guida del governo e non è brillo !

S'è fatto gran risate ad osservare,
e noi con lui, però con apprensioni,
di Monti adesso e prima Berlusconi
l'esilarante far nel governare.

La comica finale che s'è udita
ci narra di marò da noi sottratti,
violando un patto come mentecatti

in spregio a un' India che dicean contrita
per poi senza arrossir neanche un poco,
restituirli tosto. Ma era un gioco !


Allegria !
Ma quant'è allegro il popolo italiano!
Del suo passato un dì volle scordarsi,
così si scelse quel buffone nano
per grasse e gran risate di poi farsi.

Ma giunse il piccol duce al suo traguardo
e triste l'orizzonte già appariva.
Allor buttò l'italico lo sguardo
in quelle locandine ove capiva

d'uno spettacol buffo il bel programma.
Cercò persin nei circhi quello giusto,
quello che certo avrebbe garantito

quelle letizie del trascorso dramma.
E finalmente lo trovò e fu gusto
di un comico arruffon provare il dito.


I polli
E' tornato,è tornato
e nessun l'avea chiamato.

Come allora, come allora
ci darà la candelora.

Curerà solo i suoi affari
e anche quelli dei suoi pari.

E da grande pifferaio
ben conosce il suo pollaio.

Spande sogni a piene mani
ed incanta i suoi villani.

Vincerà quest'elezione
fischiettando una canzone.

Lui sa ben che d'altra parte
trova un vuoto senza arte.

Senza l'arte del parlare
per i cuori riscaldare.

Questo è quello che io credo
diverrem polli allo spiedo.
 

Dove siamo, dove andiamo?
Sto seduto, seduto sul ciglio,
proprio al termine dell'infinito
e nel buio più buio si perde
il guardar del mio sguardo che scruta.

Neppur'una scintilla scintilla
e mi perdo sperduto e disperso,
disperar disperando una luce
che al sperare ridoni speranza.

Fors'è nero quel buco più nero
par che rotoli e sta rotolando
verso un nulla ch'è nulla di nulla
e stravolge stravolto il pensiero.

Dubitare d'un dubbio dubbioso
che s'avvolge avvolgendosi al vuoto
non risolve né assolve domande
e tormenta e tormenta davvero.
 

Sergio Tofano docet
Mario Monti arcicontento
del suo nuovo appartamento,
con lacchè che al suo servizio
gli daranno molto sfizio.

Fa progetti sconfortanti,
ci ingobbisce tutti quanti.
E c'è pur, santa e romana,
che gli regge la sottana.
È gradito al sacro soglio,
dove cresce l'erba voglio.
Gli han giurato, in un sol fiato,
di promuoverlo beato.

Lui promette, con passione,
solo ai ricchi l'attenzione,
non potrà sprecare tempo
per chi è misero e scontento.

"Si masturbin con ardore
e d'inverno avran calore,
non han pane i poverini?
e che mangin biscottini!
M'hanno rotto questi lai
gli farò passar dei guai.
Manganelli e la sua banda
renda chiaro chi comanda !

E se proprio non bastasse
metterò dell'altre tasse.
Altre tasse per pagare
chi si fa le ferie al mare:
Montezemoli e i Casini
che non posson, poverini,
rilassarsi alle Maldive
coi massaggi di più dive.
La finanza e pur le banche
non si gratteran le anche.
Mi saran riconoscenti
manco fosser miei parenti."

E così il Monti Mario
porrà in cassa l'onorario.
Se ne andrà, tutto gagliardo,
sventolando un bel miliardo.
 

(dedicata a tutti gli amici sitani ed, in primis, al nostro grande Lorenzo De Ninis)

Arrivederci
Mi mancherete come il pane e il sale,
come l'aria pulita e come il mare
e già una tristezza ora m'assale
pensando a giorni privi di Poetare.

Un truce conciaossa è lì e m'aspetta,
colonna, dice, vuole incolonnare
e pronta e ben pulita ha una lametta
e m'ha acciuffato e non mi fa scappare.

Così m'avvio a far questo tagliando
ma dopo tornerò più forte e bello
e volerò più in alto di un uccello.

Ma a tutti voi, col cuore, raccomando
volate in alto con la poesia,
unica e sola a illuminar la via.
 

Il telecomando
La supponenza, sai,è come il vento
il cuor diviene triste ed un lamento
dovremo alzare al cielo per pregarlo
di liberarci dal molesto tarlo.

Se fosse presunzion giustificata
da conoscenza salda ed accertata
dovremmo, allora sì, ed umilmente
prendere nota e poi tenere a mente.

Ma la disdetta vuole che non sia
così corretta la lor poesia,
e se il canale azzurro è ormai sgradito,

a chi non vuole perder l'appetito,
affettuoso un consiglio voglio dare:
telecomando correre ad usare.
 

La carmagnole
Nuvole nere
d'odio rigonfie
s'addensano sopra
crudeli castelli.

Tormente di venti
gelati a vendetta
gli inganni più iniqui
così spazzeranno.

E gemiti e forti
guaiti e lamenti
al cielo alzeranno
atterriti tiranni.
E suppliche e scuse
e poi spiegazioni,
a salvarsi porranno.

Ma un dio indifferente,
in altro impegnato,
neppure uno sguardo,
ché altrove donato.

"Dansons la carmagnole
vive le son vive le son !
Dansons la carmagnole
vive le son du canon !"

Verrà primavera
come quella africana
e teste cadranno
come in tempo lontano.
 

Casualmente ho letto in facebook una poesia intitolata "Preghiera a Monti". L'ho trovata divertente e mi ha "intrigato". Quel che segue è una sua rielaborazione ed estensione. Chiedo scusa all'anonimo poeta, che spero non me ne vorrà, ma troppo forte la tentazione:

Lettera al dott. prof. sen. Monti
(e p.c. al ministro prof.ssa Coccodrillelsa)

Ormai è sicuro che sei senza pietà,
ti maceri a letto perché cresce l'età,
la caccia ai tapini è la tua vocazione
e daccela dunque una sana lezione !

Se quindi vorrai far più serie le cose
azzeraci adesso le ferie onerose.
Di poi per schiarire la rea situazione
azzera fin d'ora la liquidazione.

Per il tuo operar l'inflazione dilaga
tagliarci potrai pure la busta paga.
Per fare dispetto a quei bui sindacati
via, aumenta la schiera dei disoccupati.

Sapendo che vuoi la salute normale
di certo pagar ci farai l'ospedale.
Se dopo lo scopo è quadrare il bilancio
da casa, per legge, che arrivi il buon rancio.
Quadrar quel bilancio è di certo il tuo fine
e ci pagheremo anche le medicine.

La scuola statale, che tragico danno!
sbilancia il bilancio vieppiù d'anno in anno
e chiudila! e falla 'sta bella pensata:
chi proprio la vuol faccia quella privata.

Ti han detto che c'è corruzion dilagante,
e con gran fastidio tu chiudi le ante,
così che i consoci di questo festino
non sian disturbati nemmeno un pochino.

Così per concludere ed evitar danni,
pensionaci pure vers'i novant'anni.
E già che ci siamo potrai, con tuo dire,
camposanti abrogare e là costruire.

Quell'alta finanza da cui tu dipendi
sì ti sarà grata con gran dividendi
e poi nelle City più ricche del mondo
di marmo il tuo busto vedremo giocondo.
 

Metamorfosi
Purtroppo la memoria oggi s'è persa
non ricordiamo infamie ed ingiustizie,
così, per invertir la sorte avversa,
ritornan nostalgie per le nequizie.

Vogliamo star tranquilli ed al calduccio
e invece che gridare il giusto sdegno
ci lamentiam come farebbe un ciuccio,
ed auspichiamo un uomo col suo legno.

Qui si dovrebbe andar da un oculista
che visita precisa dovrà fare,
per farci un po' correggere la vista.

Saranno occhiali che dovrem portare,
perché svanisca alfin quell'illusione
che trasformò sciacallo in un leone.


Basso continuo
Canta risacca
basso continuo
s'alza un lamento
d'acque lontane.

Forte ora urla
vento d'estate
sbatte le ali
vago un gabbiano.

Fluttua quel mare
scoglio ferisce
van verso il cielo
d'atomi il salso.

Lento discende
sparso nell'aria
quel sale amaro
sbianca la pelle.

L'onde ondulanti
vibran di danza
dall'alto al fondo
svaniscon vele.

Come un rumore
basso continuo
sì come vela
mente sprofonda.
 

Sogno mare
e il suo respir che
chiama
e odor di salso
penetra
e d'un brillar di luci
splende
e voli d'ali in lui
si sperdono.

Ed intimi ed onirici
i silenzi
e dolcemente sabbia
l'accarezza.

Ed urlan forte
l'onde
edè di sangue
che al tramonto
avvampa.
 

La pioggia sopra il velux
(ogni riferimento è puramente… causale.
Chiedo perdono per la blasfemia
)

Su declinante tetto
antiche stan le travi
da vene son percorse,
si vedon vecchi nodi.

Ermion è là distesa
sopra lenzuol di seta.
La pioggia il velux bagna,
tintinna dolcemente.

Ascolto fuori il vento
che fa ondeggiare i pini,
grida fuori un gabbiano
che il ciel vuol conquistare.

Ermione si rivolta,
si copre col cuscino,
camicia s'era tolta,
problemi avrà al pancino.

Son come sinfonia
la pioggia e il dolce vento,
germoglian melodia,
rapiscon come un canto.

Ermione fa le bizze,
non vuol collaborare,
neppure tenerezze,
vorrebbe sol mangiare.

E piove e piove e piove
sopra i tetti marrone
ma piove e piove e piove
sul vetro edè emozione.

Ermione si lamenta,
neppure riposare,
per lei fastidio sono
quei suoni da incantare.


E piove e piove e un tuono,
ma forse mi confondo.
E' vuoto quel suo letto,
m'accosto al velux, guardo.

Mi sporgo da quel foro
ma piove e piove e vedo,
spalmata sul terreno,
si scioglie una figura.

D'un tratto, ecco, ricordo,
la presi con dolcezza
e giù dalla finestra
la feci poi volare.

"ignude,
su i nostri vestimenti
leggeri,
su freschi pensieri
che l'anima schiude
novella,
su favola bella
che ieri
m'illuse che oggi t'illude"

Pioveva e adesso è bello
pensare alla passione,
persa come un ombrello,
mia dolce, cara Ermione.
 

"Ma perché dare al sole,
perché reggere in vita
chi poi di quella consolar convenga ?"
(Canto notturno di un pastore errante dell'Asia
-G. Leopardi-)

Vagito
Segna quel suon l'inizio della fine,
come il silenzio chiama a ritirata,
così ci dice che sarà illusione
la vita che pensiam sarà vissuta.

Malati terminal luce vediamo
è pianto di gran pena quel vagito
per ciò che con dolor abbandoniamo
per camminar sentieri pien di spine.

Forse perché della fatal quiete…
disse un poeta e vide quel ch'è vero,
allora che alla pace torneremo.

Sciolti in un nulla dolce e protettivo
dove obliare pene e le tenzoni.
E' là che svaniranno le passioni.
 

omaggio a Carlo Chionne

Tempo
( Eraclito liberamente inteso)

Viviam l'oggi ma è domani,
da lontano vien lezione,
tempo scorre tra le mani,
"panta rei" la citazione.

Così mentre noi crediamo
che si vive il contingente,
pizie e sfere convochiamo,
per scoprire il divenente.

Ma sè vero che del giorno
resta vago quel ch'è andato,
non lo dico per far scorno,
ma il futuro è il sol provato.

E' soltanto una chimera
questo tempo che contiamo,
non è cosa proprio vera,
qual la vita che viviamo.

Quel che resta nelle menti,
belli o brutti, son ricordi
che appartengon, pur frementi,
a un trascorso che già scordi.

Panta rei ci fu narrato,
e fu certo ammonizione,
non esiste alcun passato,
e il presentè un'illusione.

Per tirar le somme allora
benè porsi una questione
a che serve guardar l'ora
s'è soltanto transizione?

Quindi il tempo resta abbaglio,
convenzione di sicuro,
sono certo e non mi sbaglio
noi viviamo nel futuro.

Panta rei, disse quel mito,
forse il solo fu a capire.
Chi seguì ne fu erudito,
svicolò per non perire.

Si riempiron tomi e tomi
di spassose favolette,
s'inventarono questioni…
e i cervelli fatti a fette.

Era tutto un indagare,
il pensiero si perdeva,
e quel loro speculare
fu com'acqua che scendeva.
 

P.S.: tanto per chiarire (si fa per dire) eventuali dubbi, la faccenda starebbe così: dando per assunto che gli "stati" del tempo siano Presente (che non possiamo cogliere perché "panta rei"). Passato (che non possiamo vivere per ovvi motivi -neutrini permettendo- e che, comunque, resta alle spalle obliato) e Futuro. E questo, visto che nulla ne sappiamo, resta così, l'unica flebile certezza/speranza.
Becera teoria? Vediamo:
Se, in una notte stellata, alziamo gli occhi al cielo, ci incanteremo col brillare delle stelle. Ma quel che vediamo, certamente, non è più esistente nel momento in cui lo vediamo. Erano così, così brillavano, milioni di anni fa. In definitiva vediamo ciò che non c'è più o chè molto diverso da come ci appare nel momento in cui osserviamo. E, per inciso e fatte le debite proporzioni, ciò vale anche per stelle e pianeti molto più vicini a noi (sole e luna ad esempio)
Viviamo, quindi, una realtà inesistente, a conferma di ciò chè stato detto sopra.
Per lo stesso motivo non possiamo "vivere" quel passato perchéè, da un bel pezzo, "panta rei".
Dunque, per motivi legati alla speranza, non ci resta che credere nel Futuro.
E speriamo che, almeno questo "stato" esista…
Arrivederci a tra… non mi è chiaro quando. Forse, chissà, potrebbe essere o forse no…. Questione di tempo.
PCR

 

La morale
La moralè a double face.
La nostra e quella degli altri.
E concordano mai.
 

La nota
Impervi caruggi
e lampi di luce.
Nel mare lontano,
un disco d'argento,
annega i suoi raggi

Si cercan tra gli archi
le mani affamate
è un lieve ansimare,
fugaci carezze,
son baci sfiorati.

E poi come un sogno,
silenzio irreale,
c'è un suono che avvolge,
che penetra dentro,
che l'anima scava.
E sale s'espande
raggiunge la luna,
ne offusca il chiarore.
E vibra di note,
or gravi, ora acute
e pizzica e trilla,
il dolce violino.

La voce si spegne
con dolce ondeggiare.
Nell'aria rimane
azzurra una nota,
per poi ricordare.
 

Il velo di Maya
Bambini che anelan
carezze da mani
e dietro un cespuglio
già s'amano amanti
e migrano stormi
in paesi lontani.

Convegni d'amore
con scambi agognati
con teneri frasi
e poi giuramenti
s'esalta il futuro
nei loro disegni.

Ma offuscan la vista
quei fili sottili
inganna la mente
volerli passare
se brami stracciarli
t' incollan le mani.

Un'ultima fiamma
consuma candela
ritorna alla mente
un tempo insicuro
già fatto d'inganni
d'amare illusioni.

Così per quel velo
il ver si confonde
ed Arthur sprofonda
nel suo pessimismo.
Col dubbio t'avvolge
la trama d'oriente.
 

Trascendenza (2)
Quei tuoi grandi occhi mi accesero il cuore
e quei tuoi sorrisi bruciavano dentro.
Si mosser le mani, sì lente e affamate,
respiro si fuse con lingue incollate.

In quel tuo apparire l'amor ritrovai
che placa e ristora, che appaga appagando.
Guardando il tuo viso, di luce diffuso,
mi parve volare nel cielo, confuso.

E il cielo stupito raccolse il tuo grido,
esplose un fulgore che abbaglia e frastorna.
Ardevano forte quei raggi di sole,
pervasero tutto, mancavan parole.

Così fu la fiamma, scambiata con gioia,
donarsi, fremendo, con tanto languore.
E poi fu il silenzio ed un rotto ansimare
ed un tenero abbraccio il tempo a fermare.

Di cose perdute rimane l'inganno,
visioni dissolte, memorie avvilite.
Trascende il reale quel tempo fatato,
fu un incanto vissuto ma forse sognato.
 

Ninnananna
Per te vorrei trovare una canzone
che sciolga il tuo dolore dalla mente.

Per te vorrei inventare un sentimento
che dica dell'amor di tutti i tempi.

Per te che quando parli sei speciale,
per te che quando ridi sei diversa,
per te della mia mente sol padrona,
per te io pescherò le stelle in cielo
per con del mar la luce mescolare.

Questo farò perché questo mio canto
accompagnarti possa nella notte.

E tenero il tuo sonno diventare.  
 

(chiedendo scusa agli amanti della montagna e, comunque, di scherzo si tratta)

Mare e monti
Incombon le incombenze più incombenti
rompono molto, ahimè, questi parenti
e non puoi fare quello che ti pare.
Cose dannose ti faranno fare.

Volevo stare al mare in pieno sole
eccoli, in coro, a rompermi le suole.
-Fa caldo oggi e si deve andare
lassù tra i monti e al fresco riposare.-

Io che là in alto prendo un coccolone,
l'aria mi manca e inevitabilmente
di mucche al passo schiaccio le tortone,

devo abbozzar perchè la lor ragione
è che per me lo fanno santamente,
sacrificando pur le lor persone.

Falsa invenzion è questa:
il vero è veramente
che c'è una zia che ha in testa

un uom che, unicamente,
le rese un dì di festa,
in una malga ardente.
 

Io lo so a chi...
Grammatica e sintassi son gran cosa,
obbligatorie, se si scrive in prosa.
Ma se dal cuore gemma poesia
non è con quelle che farai malia
e le tautologie sono vietate,
né in prosa né in poesia son accettate.

Così se voglio dire d'un bel fiore
che metto dentro un vaso, con amore,
in prosa io dirò, edè perfetto,
“io metto un fiore bello in un vasetto”.

Ma se la frase vuoi liricizzare,
allor qualche capriola dovrai fare
e quindi questa frase mi permetto
“ in un vasetto un fiore bello io metto”.

Ci son molte altre trappole davvero,
ma percorriamo prima 'sto sentiero,
che poi sarà di gran soddisfazione
comporre poesia come canzone.
 

Incontro
Quando domani ci sarà un'eclissi
la terra al sole celerà la luna,
solo le stelle brilleranno in cielo
di calda luce e palpitante e vera.

In quell'oscurità coglier vorrei
la luminosa più del firmamento
e sopra quella incidervi un pensiero.

La ruberò dal ciel per conservarla
perché vorrei un dì, ecco, donarla,
donarla a chi la merita per cuore
dove da sempre alberga solo amore.

E quel pensier sarà di gran dolcezza,
come un augurio pien di tenerezza,
augurio che la vita poi ripaghi,
delle sue pene e tutti i patimenti,
lei che ha donato a tutti sentimenti.

Adesso che la luna è piena e tonda
lo sguardo levo e tra gli sguardi frugo.
Tra tutti cercherò i suoi soltanto,
e cercherò letizia in occhi chiari
che han fede nel futuro e con certezza
che i sogni diverranno sicurezza.
 

Buonanotte per te
Per te vorrei trovare una canzone
che sciolga il tuo dolore dalla mente.

Per te vorrei inventar un sentimento
che superi l'amor di tutti i tempi.

Per te che quando parli sei speciale,
per te che quando ridi sei diversa
per te che della mente mia padrona,
_____per te raccoglierò stelle di cielo
e con del mar le gocce amalgamare.

Questo farò perché questo mio canto
accompagnarti possa nella notte

______e tenero il tuo sonno diventare.
 

Haiku
coglier farfalle
con strappato retino
dà delusione

pare un rosa
la tua bocca olezzante
carezza il cuore

viver nel fango
di questi oscuri tempi
tristezza dona

nascono gigli
in una verde valle
l'aria profuman

metrica cerco
per perfette canzoni
e cuore perdo
 

La somma
In fondo al mare affondan le illusioni,
furono amare e già spente passioni.

Vissi la vita come fosse un canto,
or che tradita ogni speranza resta
attendo il mesto chiudersi la festa.

Musica amai e fu per me conforto,
tempo passai a legger quadri e libri,
ore sprecate, simili a ludibri.

Altre emozioni avrei potuto dare
o tentazioni o forse grandi amori
a chi questo attendeva con timori.

Oggi, con ossa stanche e consumate,
vedo la fossa, penso al mio passato,
e sento il cruccio d'esser stato amato.

E non c'è un dopo a dar la soluzione,
resta un canopo e, triste, una canzone.
 

Addio al mare
Cespugli di ginestre contro il sole,
scesi tornanti ad arrivare al mare.

M'inebriò profumo di salmastro,
penetrò dentro quel color turchese
ed un respiro placido mi prese,
mentre lassù cantavano gabbiani.

Nella memoria restan come un sogno
questi ricordi che mi porto dentro.
Suoni e color ritornan come un'eco.

In tempo ormai passato della strada
così bagnai di lacrime quel mare,
mentre una vela lenta scompariva.


Sia dolce la notte
Conosco la voce del vento
del mare respiro l'odore
accanto restarti vorrei
per dirti di queste emozioni.

Ma priva di stellè la notte.
La luna nascosta nel cielo
non luccica nel suo cammino.

Vorrei poter starti vicino
tenerti per mano e sognare,
vedere nel buio silenzioso
dal seno il respiro volare.

Sperar che la dolce quiete
di pace rivesta i tuoi sogni,
…vederli salir lievemente.

Poi quando l'aurora radiosa,
al giorno darà la sua luce,
carezza al tuo viso conduce
e in mano per te ho una rosa.


Aprir le menti
E seguito a nuotare in questi cieli
di poesia m'imbevo e mi sollazzo
e allietan le giornate rime lievi
e sprizzan, spruzzan, fanno dar di pazzo.

Ma quando inciampo in metrica soltanto
che non profuma proprio del sentire
allora sì che m'intristisco tanto
e mando quelli a farsi benedire.

Sicuramente un prete troveranno
ch'assolverà peccati oltre ogni cosa
ma turerà l'orecchie per il danno.

Comminerà poi pena dolorosa:
far versi sciolti e rime ma dovranno
riempirli del sentir, come una rosa.

Certo grav'è la cosa,
ma è speranza l'ultima a morire,
il meglio fors'è tutto da scoprire.

Chissà che ispirazion dal cielo scenda
ed apra menti ed alme a questi tosti.
Come a teatro s'apra quella tenda,

mostrandoci i lor cuor fin'or nascosti.
Quel giorno allora sì che noi godremo,
e in piedi tutti assiem li applaudiremo.
 

Notte, notte, nott…
Lieve la notte intessuta di baci.
lieve si svolge nel tempo che passa.
----------lieve, lieve, liev…
Sento il calore di morbide labbra
sento la seta del tenero corpo.
----------sento, sento, sent…

Voglio fermare quest'attimi intensi
voglio svanir mentre guardo svanire
----------voglio, voglio, vogl…
Ecco che l'ora sorpresa s'arresta
ecco che gode e sorseggia l'amore
----------ecco, ecco, ecc…

Vola nell'aria un celeste profumo
vola e diffonde una musica dolce
----------vola, vola, vol…
Vedo negli occhi il brillar dell'opale
vedo ondeggiare papaveri il viso
----------vedo, vedo, ved…

Sfugge ma resta profondo nel cuore
sfugge e si scioglie nei cieli perduti
----------sfugge, sfugge, sfugg…
Notte di note d'armonica uscite
notte che suona violini struggenti
----------notte, notte, nott…
 

Tunnel
C'è buio in fondo
e prima era una luce.
Nulla rimane
d'appassionato viver.

Speranze vive
ed illusioni forti
compagne furon.

Erte salite
ma liete le discese.
Traguardi ambiti
con gloria attraversati.
E genti e siti
culture loro amando.

Domar tempeste
per poi goder del sole.
Gemmar sorrisi
lacrime ad asciugare.
Amor donare
senza volere amore.

E volle questo
saggia Clothò che fila
di Lachesis compagna ?
Ma giunge il tempo
ed Atropos s'appressa.

Nulla rimane
d'appassionato viver.
C'è buio in fondo
e prima era una luce.
 

Selva
C'è buio in fondo
e prima era una luce.
Ma nulla resta
di ciò che un dì s'è speso.

Gabbiani volan
verso lor siti vani
cercando amore
a cui donare amore.

Edè gravoso
attraversar la selva
veder traguardi
che sfumano nel tempo.

Asciutti fiumi
con scheletri di pietre
non dan ristoro
all'assetata terra.

Gabbiani volan
così come speranze
e nel tramonto
nel fuoco si dissolvon.

Morto è l'oriente
in questa nera notte.
Nulla più brilla
morte son le speranze.

Ma nulla resta
di ciò che un dì s'è speso.
C'è buio in fondo
e prima era una luce.


Merletto
(esercizio di metrica)

Gelida gioia
per occhi stupiti.
Bianco merletto,
fatate le dita.

Lento lavoro,
tombolo magico,
quasi esorcismo,
sogno nostalgico.

Nebbia mutata,
preziosi ricami.
Resta un incanto
trafitto tra rami.

************************

Gelida gioia per occhi stupiti,
bianco merletto, fatate le dita.

Lento lavoro, tombolo magico,
quasi esorcismo, sogno nostalgico.

Nebbia mutata, preziosi ricami,
resta un incanto trafitto tra rami.
 

Per te buonanotte
Ti porti la notte
profumo del mare
e culli il tuo sonno
la dolce risacca.

E sia quel profumo
veicol d'amore
e quella risacca
sarà suoi bisbigli.
 

Brandemburghesiana
Note
che a spirale
s'avvolgono
----------lungo gotiche guglie.

Puntano,
verso sordo cielo
indifferente,
-----------siccome preghiera.

Piovono
da quell'alto
e cuori e menti
-----------di dolori placano.

Trovano
giusto asilo,
nostalgicamente,
----------donano amore.
 

Illusioni
Non sogni nel cassetto.
Non ho cassetti.
Quelli che un tempo ebbi,
sperse il mio andare.
Da legni così saldi,
falò brillanti.

Con impudenza vissi
quell'illusioni.
Di lor cenere resta
nel vento sparsa.
E pagherà il mio conto
chi non godette.

Così traggo bilancio
di fiele amaro.
Tardivo pentimento
che non ripara.
Sarà sollievo un legno.
Resta aspettare.

Nessuno avrà rimpianti
né assoluzioni.

Il tempo alfin sperare
rapido passi.
 

Il girone
Puoi legger tutti i libri c'han stampato
e decifrar l'etrusco e il giapponese,
di Bach sapere fughe e contrappunto

da Cimabue a Nunziante essere esperto.
Ma quando busserà l'ultimo tempo
e incontrerai Minòs e la sua coda

sarà per ciò men duro il tuo girone ?
Giudica e manda, secondo che avvinghi,
al mio finir, nel loco lo trovai.

M'interrogò, ringhiando orrendamente,
conto e ragion della mia vita chiese.
Pria di smarrir li sensi a lui risposi:

astruse lengue in vita già imparai,
con grande noia, allora, le insegnai.
Fiammante alzò la coda e sì l'avvolse

la noia non gradendo né lenguaggi,
che di pagan comunicare fosser.
Del mio saper di Bach allor gli dissi.

Ancor vinghiò l'estrema, con gran peto.
Quel protestante reo l'avea turbato.
Del mio narrar pittura l'informai.

Braci, sì fosser foco, l'occhi volse,
turban le immago e grondan blasfemia.
Con gran sgomento allor volli indagare

in cosa fosse quel ch'aveo mancato.
Avvolse strettamente l'appendice,
la voce sua mi fè tremar li polsi.

Per meritar lo svolgersi mia coda,
d'amor condire il tuo saper dovevi.
Quello c'hai spanto, lungo il camminare,

fredde nozioni son, senza il sentire.
Fosco giron sarà tua malasorte,
fin quand'amor non sprizzerà dal core.


Neutrini, perché ?
Infatti mi pareva
ci fosse un qualche sbaglio.
Ombra ch'è di materia
causa, prima ch'effetto ?

Allora nel girarmi,
per catturar parvenza,
ch'è mio accompagnamento,
lento fu il mio voltare ?

Così il sapor di labbra,
se rapidi sarete
nel coglierne il lor gusto,
produce i baci stessi ?

Pur quel rilassamento,
che vien dopo l'orgasmo,
fontè d'amor consunto
e non sarà l'inverso.

Neutrino ha superato
rapidità di luce.
Nuovi orizzonti apre,
scoperta sì fatale.

Poter così invertire
causalità ed effetto,
sconvolgerà il pianeta
e turberà le menti.

Un dì mi rilassavo,
le bocche io cercavo
il velo mio guatavo.
L'effetto m'appagava.

Nuovi orizzonti allora
miglior di quelli andati ?

Rivoglio rosse labbra,
mi segua l'apparenza !
Voglio quella fiacchezza,
effetto dell'amore.
E se mi accuseranno
d'essere oscurantista,
ebbene sì l'accetto.
E a tutti do convegno
tra anni cinquecento.
 

Un giorno, un lago.
In quel terso azzurro d'un cielo montano
d'aerei le scie s'intreccian lontano.

Sorpresa la luna, ch'è amante del sole,
tuffarsi nel lago, nascondersi vuole.

Nel mentre due gatti, d'amore appagati
riscaldan sui tetti lor sogni velati.

Di fiaba un trenino la valle percorre
e un fumo turchino al cielo già corre.

Nel caldo tepore di calma mansarda
la pace m'avvolge, non fa l'ora tarda.

La calma del lago così rassicura
rispecchia colori, affonda paura.

Un cantico forse nell'aria si sfuma
un suon di campane che lievè sì piuma.

La nevè sui monti e dolcè la brezza
e tutto è avvolto di grande purezza.
 

Il golfo
Luci che si rifletton
su mare trasparente.

E stelle che respiran
cielo di blu cobalto.

Luna che sulle onde
si liquefa e si rompe.

Onde che sulla sabbia
lasciano il lor frusciare.

E il pellegrino monte
balugina di fari.

Ricordo, una chitarra,
cantava d'un amore,
mentre s'allontanava
all'orizzonte nave.
 

Nel bosco
Nel bosco cerco
elfi e folletti
là mi smarrisco
e verdi foglie
e tronchi antichi
ora mi avvolgon.

Su muschi vado
par di volare
umidi sensi.

Scovo radura,
roccia al suo centro
acqua zampilla
da quella pietra
fresca e invitante
per la mia sete.

In cava foglia
vorrei raccoglier
dolce miraggio.

Così m'appresso
tendo la mano
suoni indistinti
passi felpati
e neri voli
tolgono l'aria.

Fugace sogno
è quel cercare.
Triste il risveglio.

Resta l'incanto
bosco sperato
fata morgana
che si dissolve.
La mente svaga
senza speranza.
 

Golem
------- e con informe materia
il mio golem creai

E corruzione e onestà
oscene pulsioni e pudor nel pensare.
E sapienza e ignoranza
e ignavia e solerzia.
E odio ed amore
e fede e empietà

------- e di ciò
lo plasmai

Crebbe ed andò
vagando la terra.
E mari conobbe
e cime inviolate.
E spelonche smarrite
ed irosi vulcani.

------- e mai il suo sguardo
il mio abbandonò

Poi volse i suoi occhi
a cieli lontani.
Ed a lungo rimase…

Un lampo ed un tuono…
su me si franò.

------- e seppellì il mio corpo
in cripta profonda

Trionfante nel mondo
s'aggira iracondo.
 

Barbagianni
A tutto cerchio il capo
il barbagianni ruota
e gialli e grandi occhi
il monte e l'orizzonte
ansiosamente scrutan.

Poter così guardare
cercando sogni antichi
pensando alle illusioni
di tempi ormai passati
che vuoto hanno lasciato.

In tondo guardo e vedo
desertiche pianure.
A sud v'è la menzogna
ad ovest la paura
a nord c'è la vergogna
ad est l'ipocrisia.

Forse, guardando in alto
vedrò cieli sereni
per dentro lor sognare.

Ma qui meglio è scostarsi.
Un'invenzione umana
già la sua mira aggiusta
e da quei cieli giunge.
 

Lezione di volo
Vieni con me
o Berenice dolce
le trecce sciogli
per il mio piacere.

L'anima incantami
con fluidi filetti
l'alita dolce
sull'accaldato volto.

Portanza dammi
e scagliami nei cieli
fammi vedere
il mondo da lontano.

Penetreremo alfine
di quel Venturi il tubo.
Anche se separati
insiem ne usciremo.
 

Mare
e il suo respir che
chiama...

Vele lontane
sfumano all'orizzonte
speranze antiche.

…e odor di salso
penetra…

S'arrampica spuma
su scogli immoti
rassegnati e scuri.

…e brillar di luci
scintilla…

Così il pensier
in quei lucor
si svaga.

…ed intimi ed onirici
i silenzi…

In lui discendo
vinta la gravità
di levità m'inebrio.

…e dolcemente sabbia
accarezza…

Carezze lievi
che su un viso
posi.

…e urlan forte
l'onde…

Ed un timore
prende
ed un rispetto.

…e di sangue al tramonto
avvampa…

Pare
come l'amor
che cuori infiamma .

…e si specchian in lui
gabbiani …

La libertà
che sogni
nel suo immenso.



Edè il mio cuor che invoca…

il mare,
madre,
dammi il mare !
 

La pagina della Sfinge
Ti
affogherò
di
baci.

Per
poi salvarti
col
bocca
a
bocca.
 

Le esternazioni del sovrano sono come i (non casuali) Rotoloni Regina: non finiscono mai.
E, tra le ultime, apprendiamo che, secondo lui, l'Italia è un paese di merda.
Ho avuto un incidente, ho guardato bene sotto la suola ed ho avuto la seguente sorpresa:


Minus quam stercus
Una cacca oggi ho pestato,
dicon porti gran destino,
poi la suola io ho nettato
e così scopro un casino.

A più strati m'appariva,
l'infortunio ch'è puzzone,
tolto il primo che m'arriva ?
di Berlusca il sorrisone.

Vado avanti un po' schifato
e ti trovo quel nanetto.
Puzza forte quel suo fiato
e di nome fa Brunetto.

Non mi posso più fermare,
ho da fare pulizia
ecco qui quella comare
ch'è nomato tal Nania.

Qui qualcosa appare ritto,
puzza molto 'sto tondino,
ecco che mi appar Cicchitto
che assomiglia ad un tombino.

Già mi tremano gli ossi,
ora scavo abil diverso,
salta fuori, alè, quel Bossi
che l'Italia ha di traverso.

Ma a seguirlo sono tanti,
tutti grandi pecoroni,
cercan solo dei contanti,
così arriva tal Maroni.

E s'allarga gran liquame,
non saranno certo soli,
ecco il re di 'sto reame
il puffone Calderoli.

E proseguo con gran foga,
doviniam chi dietro c'è,
starnazzante com'un'oca,
qui or sculetta Santanchè.

Certo pur sarà una lagna
ripulir però io devo.
Ora m'appare la Carfagna
e di colpo io la levo.

E' terribil questa puzza
e mi son rotto i mattoni,
ecco qui che ora ruzza,
delirante sor Sacconi.

Questi schizzi sono tondi
e non hanno poesia
ma ci pensa Sandro Bondi,
approvato sol da zia.

Alla fin, fortuna aiuti,
c'è il peggior di tutti i mali.
M'avvelena Bonaiuti
lui con tutti i suoi sodali.

Meglio fossi andato a monti,
respirando aria pura,
qui a inquinarla c'è Tremonti
che ha la testa più che dura.

Questo team d'incompetenti,
pasticcioni e disonesti,
fan contenti i loro parenti,
dividendo i nostri resti.

Son d'accordo con Silvione:
è di sterco anche 'sta squadra.
Faccio una riflessione:
visto il capo… or tutto quadra.
 

Il nodo
Pensieri
s'attorcigliano lenti
come matasse dal capo perso.

Volo lontano
nel tempo ch'è andato
trovo ricordi di vita passata.

Conto peccati
risento risate. Pianti e singhiozzi
turban la mente.

Cerco spaurito
il bandolo primo
freddo di ghiaccio tarpa la mente.

Son nodi di Gordio
questi legami,
serve una lama a poterli slegare.

E guardo in alto
in galassie lontane
dove si perde confusa la mente.

E scruto il fondo
d'abissi marini
dove affondarono tutti i sospiri.

Un dì all'orizzonte
svaporano nebbie
di falce dotata s'appressa sorella.
 

Assieme
Assieme
andremo nell'isola,
in un soffio di vento.

Assieme
cercando i nostri occhi
rubandoci il respiro.

Assieme
inseguirci correndo
nel sorriso del mare.

Assieme
vivremo nostre notti
con affannati corpi.

Assieme
dei nostri lieti giorni
non ci sarà la fine.

Assieme
per vivere in un sogno
che non avrà risveglio.
 

BIS?
Spudorata ex vergin pura,
chiedi il bis ma è cosa dura.
Del ciucciotto vuoi il raddoppio ?
Te lo appronterò con l'oppio !

Così forse dormirai
evitando altri guai.
E al risveglio, un po' confusa,
forse tu farai le fusa.

Se ti gratterò la testa
forse allor sarà una festa.
Con un ballo a contradanza
finirà quel mal di panza.

Tenerezza, che disdetta,
questo è quello che t'aspetta,
ma è sincero il sentimento
non v'è alcuno pentimento.

Con affetto e con riguardo
volgerò ver te lo sguardo.
E se questo importa poco
giocheremo un altro gioco.
 

L'attesa
Vorrei sonni profondi,
di falsi sogni privi,
così, per annullarmi,
in infinite notti.
Bramare il ritrovarti
al nascere del giorno.

E quando tornerai
e finirà l'attesa,
guarderò nei tuoi occhi,
mi illuderò d'amore,
cercherò le tue labbra,
stringerò le tue mani.

Così d'amor colmarti
con tenere carezze,
con baci dolci e ardenti,
stringere quel tuo corpo
bevendone il respiro.
L'anima mia donarti.

Muoiono all'alba i sogni
e un vuoto resta dentro.
Un giorno troppo lungo,
denso di delusioni,
ore che lente vanno
verso un perduto sogno.
 

La poesia perduta
Ci dicon: rispettar le regolette!
E' saggia cosa se vuoi aver successo.
Contrariamente invece andrai nel cesso,
dopo d'averti fatto a picciol fette.

E muove a pena questa presunzione
di chi non vede quanto può scaldare
e cuori ed alme, regole scordare
per por su sentimenti l'attenzione.

Ma questi voglion dar loro lezione
dicendo che la sola poesia
è quella che si trova su lor via.

E tutto il resto è cosa poco pia.
Non possono capire quei tapini
che sol le norme hanno per cuscini.

Non sanno quel che perdon, poverini.
E sopra quelli dormon con certezza.
Sobbalzan se qualcuno li accarezza.

Per reazione lanciano monnezza,
reagiscon con insulti e con minacce,
così perdendo, ignari, le lor facce.

E' inutile cercar in lor focacce
un sentimento fondo e coinvolgente.
Ci troverai la metrica…e più niente.

Non hanno la poesia dentro la mente,
là solamente alberga geometria.
Vadano pur contenti e così sia.
 

Annunci economici
-offerta di lavoro in volontaria professione-

AAAA
Cercansi persone colte
per far umana attività.
Opportunità son molte
per realizzare civiltà.

Tali persone saranno,
dal prossimo lor, conquise
e gran cuore doneranno,
ricevendone un sorriso.

Qui poesia si diffonde,
quella che dal cuore viene,
siccome del mare l'onde
e penetra nelle vene.

Chi fosse da ciò tentato,
con amor, corra 'sto sito
ci contatti, estasiato,
di certo sarà capito.

Raccomandiam d'astenersi,
non sprecar telefonate,
quei che in istruzion son persi
e sparano sol cazzate.

E sgraditi, per lor drammi,
saranno quegli estensori
d'epigaffi od epitrammi
che s'inventano da fuori.

-Si garantisce rispetto della privacy ai sensi delle vigenti leggi-
 

La scherma
In tempi ormai passati da un bel pezzo
calcai pedane ed imbastii tenzoni.
Di quegli scontri sento ancor l'olezzo,
dovetti poi intonar altre canzoni.

In lungo e in largo corsi il bel paese
conobbi gente di diverse etnie.
Talvolta mi restar solo le spese
ma che soddisfazion furon le mie !

Però per miei confronti con la gente
preziosa mi rimase una lezione,
appresa in altro tempo rammentato.

Se incontri chi di sciabola è dotato,
non puoi fioretto usar con attenzione
che sì soccomberesti cotto o ardente.
 

Pioggia
Piove
e l'acqua scorre
lenta
su tamerici e foglie
su tetti spioventi
e orgoglio dei potenti.

Piove
su tutto indifferente.
Solo chi è in alto assiso
finge di non vedere
che l'acqua pura
è fiume.

Piove
ed ambizioni spazza
e pure ambiguità.
Pare che su dal cielo,
stanco di tanto strazio,
torrente arriverà.

Piove
ed alfin si lavan
indegnità passate
ed immorali pose.
Quell'acqua travolgente
tutto cancellerà.

Piove
speranze ed emozioni
ritornano a fiorire.
Un'epoca sì nera
alfine
spazzerà.
 

Sfiga ?
Lei fece una promessa:
stasera, con la luna,
ti donerò me stessa,
alfine avrem fortuna.

Così s'incamminaron
tenendosi per mano,
talvolta si fermaron
baciandosi pian piano

E furon dolci baci.
Carezze ed emozioni
si fan sempre più audaci,
per forti tentazioni.

Ma lo fermò perplessa:
non siamo giunti ancora
dove terrò promessa,
sol là l'amor ristora.

Raggiunsero la valle
la luna risplendeva
parea quasi percalle.
E questo ella voleva.

Ma quando s'abbracciaron
fu buio all'improvviso
e più non ritrovaron
neppure il loro viso.

E neanche tutto il resto
era a disposizione
quindi, con fare lesto,
seguì un' imprecazione.

Porca d'una miseria
proprio stasera han fatto
eclissi poco non seria!
Quindi perser contatto.

Oh luna disgraziata,
amata dagli amanti,
ma quanto son sfigata
con tanto buio davanti !

I due si lamentaron
di quella atmosfera.
E un dì si ritrovaron
obliando quella sera.

Moral di questa storia,
per tutti insegnamento,
cogliere la vittoria
quando viene il momento.
 

Peras imposuit Iuppiter nobis duas
(sonetto a metrica variabile ad libitum)

Di tanti inutil studi fu gravata
la mente sua che non avea spiragli
pensò che ricca fosse sua giornata
solo nel proferir alti suoi ragli.

Così cercò qual fosse l'obiettivo
del suo sapere invero pretenzioso
e quando lo trovò si fece attivo
così divenne tosto livoroso.

Un giorno per capir cosa mai fosse
cultura, figlia forse d'istruzione
a un vecchio saggio pieno di percosse
domanda posi a scioglier la questione.

Guardommi lungamente quell'antico
di poi aprì la bocca e fu un parlare
che sciolse quel dilemma e fu un amico
poichè le distinzioni apparver chiare.

Mi disse che istruzion è qual versare
dell'acqua chiara in otri forti ed unti
se poi cultura vuole diventare
amore e tolleranza vanno aggiunti.

Abbandonando quindi l'arroganza
togliendo da pareti pergamene
ponendosi tra gente come danza.

Nasce così persona ch'è perbene
il suo saper darà con abbondanza
e riuscirà a lenire molte pene.

E se saprà donar la sua cultura
ne apprezzeremo infin tutto quel bene
presenza sua vorremo duratura.
 

Cocktail
Mescolo poesia
in parti uguali
a prosa
quando ciò mi si adatta.

Talvolta diseguali:

se tristè il mio
guardare
allor prevale prosa.

Ma se il mio cuore
canta
chi vincè poesia.

Però ora mi chiedo:
serve
quest'esser bardo ?

Oppur,
ognuno vede,
di me solo la prosa ?

Ma a chi
potrà importare
di questi miei pensieri ?

Cancello. Punto
e
a capo.

Mescolo poesia
in parti uguali
a prosa…


Buongiorno
Sussurra la mia voce
e vibra d'emozione.
Dolce discioglie il velo
dagli occhi tuoi socchiusi.

Canta canzone piano.
canta una storia antica.
canta d'amore e vita.

Portano un soffio lieve
le labbra mie socchiuse.

Nell'aria vola un t'amo.
 

Arcobaleno
Piove
lento
pensiero
vola.
A braccia
alzate
cerco
luce.

Nasce
arcobaleno
dal tuo
cuore.

dove sorge
cercherò
tesoro.
 

Punto d'arrivo
Lenti e sfocati
ricordi tornan
da antichi tempi.

E più non guardo
verso il domani
non c'e speranza
del dove andare
né soluzioni
al divenire.

E cerco il cielo
e cerco il mare
dove la mente
possa annegare.

Vita vissuta
passata invano,
giorni di gloria
falsa ed ottusa,
pene ottenute
e pene date,
senza rimpianti
senza rimorsi.

Disperse all'aria
ceneri voglio
che nulla resti
a ricordare
né pietra bianca
per rammentare
nè inutil fiore
su essa posare.

Così finisce
il vano viaggio.
Mille domande
senza risposte.
 

Fiaba & Fiabe
Nel cielo si perse Stellina
l'amore divino cercava
e andava chiedendo a vicina
il luogo ove si ritrovava.

Così una stella più anziana
di rughe solcato il suo viso
la prese per man quell'arcana
nel volto splendeva un sorriso.

Tu cerchi l'amore nel cielo
ma qui si può solo inventarlo.
Le luci che invero fan velo
ingannano il facil trovarlo.

Non qui troverai quel che cerchi
Stellina, mia timida amica,
ma se guardi in basso e scoperchi
saziare potrai la fatica.

Nel fondo di molti dei cuori
veridico amor troverai.
Per render ricerche indolori
scoprire il fallace dovrai.

E quel che vedrai alla fine
sarà la gran luce d'amore
che alberga in chi ama marine
che vive in chi dona il suo cuore.

Risposta sarà alfin chiara
vedrai dove alligna l'amore.
Non certo nel cielo mia cara
ma solo e soltanto nel cuore.
 

Dedicata a mia moglie che, con pazienza e amore , ha saputo accettare il mio desiderio di vagabondare per l'Italia,
alla ricerca di soddisfazioni che, alla fine, appagavano soltanto me stesso. Con riconoscenza ed amore.


Mirò
Di rossi capelli ed esile vita
la gioia di viver portava nel cuore.
Quegli occhi marrone e lunghissime mani
al mio sentire donavan stupore.

Incontro veniva con sua lieve corsa,
su prati smeraldo d'abeti ombreggiati
e quel primo bacio non so ricordare,
da sempre stordito da quella allegria.

Galeotto fu Mike col lascia o raddoppia
che non guardavamo cercando le mani
e dentro esplodeva d'amor desiderio
che, allora vietato, appagar non poteva.

In dolce stagione vivevan ricordi.
E venne pesante il primo distacco,
il primo dei corsi lontan dall' amore.
Frenetiche corse un treno pigliare.

Firenze Gorizia ritorno ed andata,
quel primo lavoro che annuncia speranze
e quindi il Friuli, prolifica terra,
che vide l'unione da molto sognata.

Poi nacque Lorenza, che tenero sogno !
La stanza odorava di talco e di latte,
ansiose le notti, respiro ascoltando
e tenero amore per chi fece dono.

E dopo Trinacria, che fascino strano
Palermo la felix ci accolse ospitale
e storia e cultura di quella regione
fu degna cornice al romantico andare.

Passò un lungo tempo felice e sereno
con duro lavoro e felici ritorni,
assieme ad amici di vasta cultura
che resero lieve attuar quell'impegno.

In lampo trascorser quegli anni gioiosi
ma in altra città il dover mi chiamava.
Amara la scelta voluta dal fato,
scaligera urbe ci vide arrivare.
 

Neri corvi
Volano alti con ali littorio,
colman la terra con guano mortale,
fan revisioni di storia compiuta,
nelle lor vene sol scorre liquame.

Coprono il cielo a spegnere il sole,
trancian sentenze per loro opportune,
forti coi deboli, curvi coi tosti,
vendon coscienza per fare danari.

Orge ed inganni, tre lustri bruciati,
nulla riman dell'onor del paese,
paion parlare da libere alme,
falsi sorrisi nascondono ghigni.

Ma alfine arrivò la resa dei conti,
si ribellarono i sudditi proni,
lazzi e monete, per tanto disgusto,
furon lanciati a quei corvi indecenti.

Assisteremo al lor ribaltone,
dal nero al rosso lor cuori apriranno,
tutto faranno con gran pentimenti,
pur di salvare le loro poltrone.

Porte chiudiamo ai loro appetiti,
gabbie morali apprestiamo per tempo,
senza scordar che quei uccelli fetenti
sempre in agguato lordéran la via.


"Una volta le parole divennero solide, il freddo le aveva intirizzite e ingombrarono il cielo, un cielo fitto di parole rigide e secche,
parole di ghiaccio, parole di bastone, parole ritorte col fil di ferro, parole scritte ma senza più suono né eco."

(Eugenio Scalfari: "Alla ricerca della morale perduta")

L'apostrofo rosa
Un giorno io le dissi
un bacio vorrei darti.
Beffarda mi rispose
altro da te aspettai.

Così restai perplesso,
termine errato avevo ?
Pensa che ti ripensa,
giunsi a una soluzione.

Remota vocè bacio,
necessita aggiornare.
Ed ecco la proposta
che a lei farò arrivare.

Vorrei baciuffolarti
con teneri baciuffi.
Se prima non sverrai,
in cielo salirai.

Vorrei poterti dare
baciuffoloni tanti.
Di certo il gradimento
allor mi donerai.

Le dissi un dì la frase,
s'era davanti al mare.
L'amor si fè pensosa,
poi mi guardò furiosa.

Baciuffolarmi quindi
mio caro tu vorresti.
M'ispira un gran pensiero
l'azzurro qui davanti.

Ma va a baciuffolare
quella distesa immensa,
anzi, per completare,
ma va a scopare il mare !


Buona notte
Dolce sarà la notte
dolce tra le tue braccia
dolce nel tuo respiro.

Ti porterà in un sogno,
sogni fino al risveglio.
Magiche fate ed elfi
notte proteggeranno.

Mano nella tua mano
bocca sopra tua bocca
guardo per rimirarti.

E spunterà poi l'alba
d'un grato nuovo giorno
che a te verrà cantando
serenità donando.
 

Destino e libero arbitrio
Ecco quel che idearon,
antichi savi greci,
per fiabe raccontare
a lor concittadini:

Clothò tesseva un filo.
Làchesis l'avvolgeva
attorno al corpo umano
e vita gli donava.
In tempo stabilito,
Atròpos, con cesoia,
quel filo recideva,
ponendo fine al duolo.

Ma tutta questa storia,
da saggi progettata
per ingannar balordi,
ebbe un proseguimento.

Un giorno in Palestina
da immacolata nacque
uomo pien di carisma
ed ordine rimise.
Lui vide l'ingiustizia
ed elencò peccati
regole e norme emise.
Conformemente visse.

Però per gli altri il cuore
avea d'amor stracolmo,
così regole e norme
flessibili egli rese.
Donò libero arbitrio
a tutti i suoi seguaci.
Di questi fu la scelta:
seguirle o interpretarle.

Ma ci pensò Ireneo,
alcuni anni dopo,
a sceglier tra i vangeli
quelli più confacenti,
più convenienti a chiesa
allora in formazione.
Suggestionar le menti
serviva a quel potere.

Così, frammezzo a tanti,
scelse quelli opportuni,
quelli magnificanti
divinità del Cristo.
Degli altri documenti,
che umano il re dicevan,
un grande rogo fece.

Chiesa volle premiarlo
rendendolo suo padre.

Ma il tempo galantuomo,
tra Nag Hammady e Qumran
ci rese quei volumi
facendoci più edotti.

Così potremo sceglier
tra umanità e divino,
tra libero pensiero
e sorte d'altri scritta.
 

Canto
E rose blu con iris
per un fiorito sogno.
Fiori per profumare
la notte e i desideri.

Teneri e protettivi
profumano d'amore.
Per sempre sian compagni
lieta tua vita rendan.

Così per te diranno
per sempre il loro amore.
Così come per sempre
s'involerà il mio canto.
 

Tramonto
Soltanto del tramonto
oggi potrò parlare.
Di quel tramonto cieco
che il tempo ha generato.

Nato da influssi arcani
su menti ottenebrate
da sterili pensieri
di genti disperate.

E a quel tramonto cieco
sol seguirà la notte
profonda e senza fine.
Giorni non nasceranno.
 

Sognando
Così l'avevo
ogni istante cercata,
così la sognavo.

Così la mia vita
scorreva
attendendo.

Così sognavo
un miracolo,
portato dal vento.

Quella notte,
vissuta da solo,
era lì.
Per me.

Dai mie sogni
sorgeva
Nei miei sogni svaniva.
 

di Pulcini & Pulcini
Drin, drin, drin ,drin,
la campanella suona
Pio, pio, pio, pio,
canta la contadina.

Edè un frusciare d'ali
e strepitio di piedi
che corrono a saziare
vogliosi e vuoti ventri
ed affamate menti.

Così, con giallo mais
s'annullan quei languori,
così con la cultura
s'illuminan le menti.

Maestre e contadine
adempion lor missione
con risultato uguale:
pollastri ben pasciuti
nell'uno ed altro caso.

Neppure differente
sarà di poi la fine.
Appesi ad uno spiedo
quei polli finiranno.

Quei teneri pollastri
le pance riempiranno.
Aperte e sane menti,
gretto ed incolto mondo,
archivierà schernendo.
 

Improvvisamente tu
Improvvisamente
mi scoppia nel cuore
il tuo sorriso.

Improvvisamente
mi bruciano l'anima
i tuoi occhi.

Improvvisamente
le mani si cercano
carezzano, scoprono.

Improvvisamente
le labbra si sfiorano
i respiri si fondono.

E dentro te, improvvisamente,
ritrovo l'amore del mondo
che il mondo ha creato.

E, guardando il tuo viso
improvvisamente radioso
di te m'innamoro.

Improvvisamente
noi due assieme.
Noi due, anima mia.
 

Fase rem
I sogni che sembran reali
nistagmi che inseguon visioni
affrettano il cuore gravato
da un vivere senza traguardi.

Fermar quei momenti è speranza
restando sospesi nel tempo
temendo il ritorno al reale
che angosce e tensioni riserva.

Così nelle notti silenti,
ricordi che sono macigni,
si sciolgono in sogni suadenti,
divengono dolci illusioni.

E' quello lo spazio concreto
così come là vive il tempo.
Dell'uomo sostanza son sogni
astratto il reale diventa.
 

Le notti ed i giorni
Identiche ai giorni sembravano notti
allora che nostri quei tempi vivemmo.

I giorni scambiammo con notti frementi
e notti con giorni parevano uguali.

Quei sogni reali turbavano menti
donandoci in cambio smarrite illusioni.

Col darci un amore di false promesse
stagioni intrecciammo per vincer la noia.

E resta di questo sognare incantato
sottile miraggio disciolto nel nulla.
 

Un bacio
Conservo un bacio
per tenerlo a lungo,
per rimirarlo
prima del consumo.

Però vorrei
anche donarlo al vento
che me lo renda
per cento duplicato.

Conservo un bacio
per farne una canzone
che in cielo salga
su nuvola dorata.

E se in quel cielo
in pioggia si mutasse
l’intera terra
allor lo gusterebbe.

Conservo un bacio
al mondo per donare
per annegarlo
nel dolce dell’amore.


Selene la saggia
Brigantè quella luna,
che con quell’occhio immenso,
ironico e ammiccante
sembra voler parlare.

Discarica già fatta
di deiezioni nostre
là trovi baraonde
da cui non ti disciogli.

Astolfo fu turbato
cercando la ragione
che Orlando per amore
sull’astro avea smarrita.

Amori a mucchi sparsi
che a volte pesan poco
e poesie mai scritte
col grave lor fardello.

E verso il ciel preghiere
vi sono accumulate
pesanti come piombo
per chiara lor menzogna.

Speranze ed illusioni
vane e gravose assai,
promesse sì mendaci
che greve peso hanno.

E sentimenti e inganni
sfondan la superficie.
Selene, la paziente,
ancora ciò sopporta.

Di questo non contenti
cercammo l’altra faccia
in cerca d’altri spazi
e il nulla vi scoprimmo.

Quell’altro lato invero
è ben difeso e molto.
Lo scarico di lai
lassù sarà proibito.

Eppur gli innamorati
a lei volgon lo sguardo
per cogliervi i sospiri
del ben da loro amato.

Ma in quella confusione
certezze non vi sono.
E sguardi errati in terra
arrischian di tornare.

Beffarda allor la luna
per vendicarsi inventa
scambi contro natura.
E attenderà irridendo.

Così l’amato rischia
ben altro bacio avere
e ignaro dell’errore
dalla sua amata torna.

Ma anch’essa in cambio aveva
avuto ambiguo incrocio.
Di questo s’estasiava
godendone il sapore.

Guardaronsi negli occhi
tentarono un sol bacio
ma quel sapor raccolto
d’amore non sapeva.

Sapore sospettoso
certo d’altra persona.
Il chiarimento avvenne
e preser altra strada.

E sghignazzò Selene
appesa nel suo cielo:

quel che a voi par mia luce
di me sarà l’ inganno.
Romantiche creature
quante illusion cercate !
Ma è bene che sappiate
soltanto in terra vostra
quelle si compiranno.

 

   Narrar di fiori
Narrar di fiori
è far pornografia.
Di piante sono
organi sessuali.

Col lor mostrarsi
adescano i vogliosi
che orgasmi appagan
pollini dispensando.

Narrar di fiori
è compier traviamento
di pure menti
che poi vorran perdono.

Narrar di fiori
e dir del lor profumo
inganno certo
di lor natura prava.

Per questo un fiore
anch'io vorrei donare
a donna amata
che un parroco assolverà.


Il pensiero
Vola così lontano
cercando la tua mano.
Vola da un bosco avito
che dei han consentito.
Vola cercando ancora
porta quel che ristora.
Vola sulla tua strada
trovata ha la contrada.
Vola e a te s'avvicina
vedendoti supina.
Vola con il mio dono
che desideri sono.
Vola e su te riversa
speranza ch'era persa.
Vola e ti porta amore
che riempirà tue ore.

 

Un rifiuto
Il decrepito vecchietto
voglia ha sol d'andare a letto.
Con la mente un po' acciaccata
passerà questa nottata.

Fu un errore o forse sbaglio,
preda forse d'un abbaglio,
che negò ciò che voleva
a chi, certa, lo chiedeva.

Sognerà quell'angioletto,
agitata nel suo letto,
con rimorso la mattina
penserà alla poverina.

Rimediare si promette
e verran notti perfette.
Appagati i desideri,
passeran brutti pensieri.
 

Un sogno
Ti cerco, nei miei sogni angosciosi.
C'è un posto nel mio cuore,
forse nella mia mente,
buio e freddo.

Baratri di solitudine,
dolore e pena infinita
senza te,
che sola puoi colmarla.

Parole che pesano come piombo,
roventi come fuoco.
dolci come miele,
quelle tu dicevi.

Per la mia disperazione,
il mio dolore impotente,
la mia punizione,
ti cerco nei miei sogni angosciosi.
 

L'isola
Dall'acqua, improvvisamente
sorge.
Turgida come i tuoi seni,
vivida come il tuo volto.

Da un mare azzurro, radioso,
come radiosi sono i tuoi occhi,
appare incantata,
stupita dalla tua bellezza.

Sei inno all'amore,
di tutti e per tutti.
Favola dolce e concreta,
di te soltanto ci si può innamorare.
 

Gabbiano
Disperatamente
dal mio cuore
ricerca il suo cielo
il gabbiano.

Tra sterpi roventi
costretto
non vede
il suo mare.

Soltanto l'azzurro
d'un sogno vissuto
aprire potrà
quelle ali.

Così
verso il sole
in cerca d'amore
si libra
lontano.
 

redev ierroV
Vorrei veder vestito
modello di pittore
e nuda una pittrice
sua immagine fissare.

Vorrei veder le navi
con chiglia al sol portarsi
e pesci in cielo messi
e uccelli in mar nuotare.

Vorrei veder radici
d'alberi centenari
all'aria esposte e a venti
e i rami in terra stare.

Vorrei veder spartiti
letti da fondo a cima
godere d'un concerto
la parte d'aspettare.

Vorrei veder malati
uccidere dottori
e lor parenti in festa
pazienti ringraziare.

Vorrei veder i fiumi
recuperar la fonte
e nuvole che aspiran
e neve fanno alzare.

Vorrei veder anziani
al fin tornar bambini
trovando la purezza
d'un tempo da invidiare.

Vorrei veder un mondo
d'amor per l'altro pieno
per vivervi sereni
e più non disperare..

(ringrazio, riconoscente, Sandra Greggio per l'immagine poetica di fiumi e neve suggeritami)
 

Fahrenheit 451
Risplendono fiamme
nell'est del paese.

Ritorna il ricordo
di roghi passati,
accesi da chiese
nefaste ed oscure.

D'Egitto Cirillo
bruciò biblioteca
e santo lo fece
il clero di poi.

Così come tutti
tiranni del mondo
Benito con Adolf
bruciarono libri
assieme a Francisco,
temendo cultura.

Così anche oggi
ripete la storia
la lega padana.
Distorce il passato,
inventa regioni.
Di scomodi libri
farà delle pire.

Ma ancora son vivi
quegli uomini libro,
memoria di tutto
sapere del mondo
e ultimo sogno
d'un viver civile.
 

Lo specchio
Sei vecchio e decadente,
il cuor già si raffredda,
la mente tua si svaga,
ricordi sol nei sogni.

Allor ,per le mie brame,
narrami l'avvenire,
nulla tieni nascosto,
per mio futur capire.

Futuro tuo conosci
guardando al tuo passato.
Tu là l'hai costruito,
d'errori l'hai riempito.

Che cosa poss'io fare
per questo rimediare,
non certo per mio bene,
spezzar quelle catene.

Non v'è ricetta al mondo
che il tempo indietro porti.
Per tuo sconforto dico:
l'amor che tu hai donato
di certo fu scordato.


Attenti al buffone
D'un' etica aggiornata il portatore
di merda ha ricoperto il mio paese.
Da stipendiati servi fu appoggiato,
la mente di noi tutti ha obnubilato.

Prebende a destra e manca egli ha elargito
e in testa v'è romana e santa chiesa
che chiude gli occhi e pur le orecchie tappa.
E' duro rinunciare a tanta pappa !

Trovavan posizione in chiuse case
eserciti di donne compiacenti
oggi, per il voler di quel buffone,
del parlamento occupan poltrone.

Ma pare che il giochino sia finito
e il decaduto ras a pena muove.
Ritornerà in ricchi suoi castelli
e i cieli torneranno un po' più belli.

Ma le macerie di quest'era infame
ardua fatica son per chi s'appressa.
Dover scartare e poi ripristinare
un'era intera tutta da scordare.


Blasfema riflessione
Infinite sono
le vie
del Signore.

Molte lastricate
di buone intenzioni,
per prevedibile calcolo,
saranno.

E dritte
all'Inferno
condurranno.
 

Minotauro
Cerco nei meandri
scuri della mia mente
Cerco in mezzo a
contrapposti specchi
Cerco una luce
che mille abbaglianti
sprazzi
spezza

Cerco e non vedo

Accecato

Nova
da nana bianca
Quantiche galassie
dove precipitare
sciolgono
memorie

Spazio e tempo
contorti
in circolo
Spazio e tempo
retta infinita.

Scelgo.

Teseo
carnefice lucente
appare.
 


 A Sandra Greggio, riconoscente
.

Il velo di Maya
Bambini che anelan carezze da mani
e dietro un cespuglio già s'amano amanti,
e migrano stormi in paesi lontani.

Convegni d'amore con scambi agognati,
con teneri frasi e poi giuramenti,
s'esalta il futuro nei loro disegni.

Ma offuscan la vista quei fili sottili,
inganna la mente volerli passare.
Se brami stracciarli, incollan le mani.

Un'ultima fiamma consuma candela,
riporta alla mente un tempo insicuro,
già fatto d'inganni, d'amare illusioni.

Così per quel velo il ver si confonde
ed Arthur sprofonda nel suo pessimismo.
Col dubbio t'avvolge la trama d'oriente.


Vorrei vorrei
Come elastico
che teso s'avvicina
e subitaneamente sfugge.
Come mongolfiera
che l'elio al cielo spinge
e solide funi
a terra inchioda.

Così tu sei.

Vorrei cesoie
per tranciar quel filo
e sveller quelle funi.
Vorrei donarti ali
che aiutino il tuo volo,
per liberar pensieri
e toglier restrizioni.

Così io sono.

Forse in un altro tempo
ed in altro spazio, forse,
capovolgere sogni
e realtà abolire.
In amaca cullarsi,
col respiro del mare
e carezze di venti.

Così saremo.

(L'immagine dell'amaca mi è stata porta da una squisita poetessa del sito. A lei il mio ringraziamento.)
 

Amore, lascivia, liscivia
Ho
so
gna
to
di
ssssssssssssssssssssssssss
co
pa
re.

ooohooohooohoooh
sciacsciacsciacsciacsciac
iiihiiihiiihiiihiiihiiih

Al
ri
sve
glio
la
ca
sa
e
ra
brrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrr
il
lan
te.

Aiaiaiaiaiaiaiaiaiaia
mociomociomociomocio
perchèperchèperchè
mi duole la schiena?


S e n z a  t i t o l o
Son com' antiche ossa
quegli occhi supplicanti.
Flaccidi e neri seni
di vita inganno danno.

Il sole già arroventa
drammatici silenzi.
In nugoli d'insetti
galleggiano quei corpi.

Svagati noi vediamo
volti emaciati e smorti
che bramano soltanto
un'esistenza umana.

Laggiù vi son ricchezze,
predate dai più forti.
Tristi figuri indegni
violato han quelle terre.

Rimbombano gli spari,
si stupra in ogni dove.
Godiam quell'abbondanza,
lo sguardo distogliamo.

Da quelle pietre viene
l'arcobalen di luci
che riempion di colori
dimore di mercanti.

E stanno in ricche stanze,
comodamente assisi,
color che, decidendo,
destini affosseranno.

Ed ecco all'orizzonte
barconi fatiscenti.
Da scuri teschi ornate,
navi da guerra avranno.

Pare che dallo spazio
un dio tutto ciò vede,
ma in altro affaccendato,
per lunga tradizione,
non fermerà il peccato.
 

C a r e z z a
Era con le mie dita
che il viso accarezzavo.
Scorrevo quella seta,
sfioravo il suo bel collo,
scoprivo la sua gola.

Il colle del suo mento,
per poi trovar la bocca
socchiusa in un sospiro
e, come meta ambita,
alfine riposare.

Un lieve bacio dato,
con tenera intenzione,
poi con le mani a coppa
raccogliere quel volto,
lambire quelle labbra.

E freme di passione
tutto il suo caldo corpo
vibrante nell'amore.
In gemiti mutati
quei dolci suoi sospiri.

Per noi fu poi riposo.
Protetta dalle braccia,
il capo a me appoggiato.
Sentire il suo profumo
goder del suo sorriso.

 

Sinite parvulos venire ad me
                                             ( Matteo c. XIX v.14 )

Refuso d'un refuso
Qui smentisco immantinente
quanto ieri ho già smentito
e perciò, probabilmente,
da nessuno fui capito.

I nemici m'hanno in odio,
il mio cuore s'intristisce.
Nera è come quel petrolio
la lor mente che marcisce.

Evangelico è il mio fare,
ed al mondo destinato.
Che cos'altro poss'io dare?
Sentimento ho delicato.

E l'amore che vi dono
certo voi non meritate.
Su chiedete il mio perdono
e per voi sarò gran vate.

Che saranno mai le sere,
canti e balli permeate,
se ritornan primavere
per me ormai già trapassate?

Per fortuna che il buon viagra,
ch'è compagno al bunga bunga,
rende vita meno agra,
la farà di molto lunga.

Imparate la lezione,
cari sudditi ossequienti,
alla storia l'attenzione
su ponete consenzienti.

Fu tragedia nel trascorso.
Grazie a questa mia presenza,
divien farsa nel percorso,
sol con qualche flatulenza.


Haiku in libertà

Pane fragrante
ai miei baci serrate
son le tue labbra.
********************
Vide l'amore
in un sogno notturno
cupo risveglio.
********************
Il tempo fugge
cerca un traguardo vuoto
trova la fine.
********************
Cercava l'uomo
con la lanterna accesa
e nulla vide.
********************
Caparbiamente
cercare la verità
stolta illusione.
********************
Acqua di fiume
perenne movimento
nel mar dei sogni.
********************
Con l' inseguire
nuvole passeggere
ora ti perdo.
********************
Quel puffo osceno
che i suoi danar nasconde
farci servi vorrebbe.
********************
Profuma l'aria
quella spuma di mare
di salso e sabbia.
********************
Il vento porta
tenero il canto tuo
oggi t'aspetto.
********************
 

                                                 "per Sarah, di una
                                                  lunga teoria, ultimo
                                                  fiore reciso
"

Senza fine
Chi è debole soggiaccia
alla violenza bruta!
Da belva, spoglia d'uomo,
altra crudeltà viene.
Ed ecco che all'elenco
un fiore oggi s'aggiunge.

Radio, tv, giornali
analisi faranno.
E dotti d'ogni risma,
tra spot pubblicitari
e canzonette gaie,
il fatto illustreranno.

E poi verrà qualcuno
che invocherà il perdono,
così che di Sanremo
godere noi potremo
e con coscienza monda,
sereni dormiremo.

Guardandoci allo specchio
noi arrossir dovremmo
chè a questa oscenità,
d'indifferenza figlia,
scordata la notizia,
altre ne seguiranno.

Già salgono alti lai:
"ma io che cosa c'entro ?"
"io credo nel buon dio !"
"e se nel suo apparire
sfrontata lei sembrasse ?"
"la colpa è di suo zio !"

Disgusto senza fine
da 'sta vicenda atroce.
Ribrezzo per quell'atto.
Per la bambina pena.
Ma orbare le coscienze
ben altro orrore crea.

Orrore senza fine,
orrore senza fine,
orrore senza fine,
orrore senza fine,
orrore senza fine,
orrore senza fine.


haiku
Così si nasce
malati terminali
senza speranze.


Occhi di luna
Occhi di luna,
velati d'azzurro
lampi di gelo
a nascondere il cuore.

Occhi di cielo,
velati d'amore
occhi di mare
sereni, ridenti.

Labbra corallo
perle splendenti
bocca che dici
soavi armonie.

Labbra dischiuse
esitanti, assetate
teneri fiori
che baci sospiran.

Mani preziose
di dolci carezze sperate
mani gentili
sottili profumi inebrianti.

Immagini lievi
d'un sogno d'amore
vissuto.
 

Correndo la vita
Grigio
d'asfalto un nastro
rapido si svolge.
Traguardi di dolore
all'eterno orizzonte.
E questo nastro
che non vuol
finire. 
 

Ascolta
Dal mare sale una canzone
e copre la mia voce.
Dentro ammaliante penetra
rapisce e tutto incanta.

D'amore parla e di dolore
e rende dolce la sera.
Ispira musici e poeti
per carmi e sinfonie.

Il mare, che cuori vuole
per addolcirne battiti,
suoi messaggi d'amor manda
perché nostri divengano.

In quegli azzurri onirici
da gravità affrancati
immergersi, così, lentamente
e in un sogno volare.

Se la sua essenza intendi
tu troverai la pace
nel mar che dei suoi riti
sacerdoti ci vuole.

Ascolta
Dal mare sale una canzone
e copre la mia voce.
 

Lorenzo to day
(manipolazione azzardata di "Bacco e Arianna" di Lorenzo de' Medici)

Quant'è bella corruzione
che permane tuttavia!
                          Chi vuol esser lieto sia:
                                  sul doman v'è una certezza.
Questa gente svaporata
ama solo il suo presente,
perché  'l tempo fugge e inganna
e nell'oggi è il godimento.
Queste ninfe ed altre genti
son felici tuttavia.
                                  Chi vuol essere lieto sia:
                                  sul doman v'è una certezza.
Quel paffuto satirello,
delle ninfe innamorato,
per lettoni e per palazzi,
ha lor posto cento agguati.
E, dal viagra riscaldato,
balla e salta tuttavia.
                                  Chi vuol esser lieto sia:
                                  sul doman v'è una certezza.
Le ministre hanno anche caro
da lui essere ingannate,
non pon dare a amor riparo,
pena al posto rinunciar.
Ed allora, con letizia,
sì, la danno tuttavia.

                                  Chi vuol esser lieto sia:
                                  sul doman v'è una certezza.
Questa soma che vien dietro,
sopra l'asino, è un seguace.
Così vecchio è ebro e lieto,
già di carne e gotta pieno;
se non può star ritto, almeno,
nel suo scranno al parlamento,
ride e gode tuttavia.

                                  Chi vuol esser lieto sia:
                                  sul doman v'è una certezza.

Mida vien sopra a costoro:
ciò che tocca oro diventa.
Ma che giova aver tesoro
se altri poi non s'accontenta ?
Ma che cosa vuoi che provi,
quel paffuto satirello,
tormentato da una sete
che s'accresce tuttavia.

                                  Chi vuol esser lieto sia:
                                  sul doman v'è una certezza.
Ed è questa la lezione
che da Mida ci proviene:
ciascun apra ben gli orecchi,
del doman nessun si paschi,
oggi siam, giovani e vecchi,
lieti ognun, femmine e maschi,
ogni tristo pensier caschi:
facciam festa tuttavia.
                                  Chi vuol esser lieto sia:
                                  sul doman v'è una certezza.
E prosegue allegramente:
donne e giovinetti amanti,
viva Bacco e viva Amore!
Ciascun suoni e canti e balli!
Arda di dolcezza il core,
non fatica, non dolore tuttavia.
                                  Chi vuol esser lieto sia:
                                  sul doman v'è una certezza.
Ed è questa la certezza:
ecco, un giudice fetente,
dagli eccessi un po' allarmato,
vuol veder fino a che punto
tutto ciò sia confacente.
E scavando e riscavando
spuntan fuori le magagne
e le rogne e le menzogne
di re Mida ormai spogliato
e da tutti abbandonato.
Nel dolore tuttavia.
                                  Chi vuol esser lieto sia:
                                  ciò c'ha esser convien sia.

 

Duetto
Un conto
ti conto
per accanto
restarti.

Un canto
ti canto
per la mente
assonnarti.

Il volto
ti volto
per dopo
ammirarti.

Il velo
poi svelo
per meglio
scoprirti.

Non qui ho adoprato
il termine adatto
se no la censura
mi arriva dal matto.

Aperti quegli occhi
di molto assonnati
pronunci parole
di molto impastate.
E questo racconto
un po' pigramente
rivolgi a me stesso
ancora fremente.

Un conto
ti conto
per accanto
restarti.

Un canto
ti canto
per la mente
assonnarti.

Il volto
ti volto
per dopo
ammirarti.

Il velo
poi svelo
per meglio
scoparti.

Qui ecco adoprato
il termine adatto
l'infame censura
sarà per quel matto.

Censura non vuole
l'amore sincero
e questo lo dico
perché questo è vero.
La regola eterna
per tutti poi conta:
donate davvero
…così si racconta.
 

Estremo finire
Infiammati angeli
scagliati nello Stige
e turpi demoni
al cielo ascesi trionfanti.

Smarrito l'umano sentire
nel rumore assordante
dei propri egoismi
confuso dalla fame del tutto.

Cancellati i dolci silenzi
ciechi d'amore e di giustizia
assetati di pace, flebilmente andiamo
in un mondo che non possediamo.

Così, soltanto
vedo la pace
nell'estremo finire.

I silenzi
Del mare ho ascoltato la voce
e del mare ho bevuto l'amaro.
Torri di spuma, d'arcobaleni trafitte
e folli gabbiani la loro fame urlano.

Nel mare ho cercato la pace
e nel mare ho trovato i colori
che drogano l'anima
e straziano il cuore.

Dal mare in dono t'ho avuta
e nel mare la vita s'è schiusa.
Rivedo quegli occhi velati d'azzurro
quei lampi di gelo a nascondere il cuore.

Ed i silenzi
i silenzi
i silenzi
i silenzi.

I tuoi con quelli del mare
in loro immergersi
in loro annullarsi
cercando la pace.

Questo sole
E' questo il sole che illuminava Orfeo
quando per Euridice
il suo canto cantava ?

E' questo il sole
che la sua trasgressione vide
e non volle impedire ?

Questo sole che indifferente ci guarda
vede i nostri peccati, di questi ride
ed il nostro tempo batte.

Oscurato dai nostri egoismi
appeso al suo cielo,
sempre più s'allontana.

Altrove donerà il suo amore.

Poesie
Per te scrivevo poesie,
in un tempo dove poesia era
averti.

Poesie che dalla tua danza nascevano
e dai tuoi occhi e dal tuo
dolore.

Poesie scrivevo per te,
quando il mio spazio ed il tuo, assieme, si
fondevano.

Scrissi per rivelarti l'anima
l'anima che ti donai perché tu scoprissi
amore.

Scrissi perché avevo visto
la tua angoscia, sapendo che salvarti
potevo.

Scrissi con le mie lacrime,
perché volevo che le tue
celassero.

E lacrime, poesie ed amore
tutto ti dedicai, me stesso ed ogni mio
respiro.

Per infrangere ogni mia illusione
contro la tua sete di
nulla.


Nelle città invisibili un tempo accadde

Dalle parti di Despina,
nacque, un giorno, un'agnellina.
Belli gli occhi e un bel sorriso,
si vedevan sul suo viso.

Ma l'assente libertà,
danze e canti ognor negati
e costretta in una gabbia,
le causaron molta rabbia.

Tracotante e un po' stronzetto,
giunse un giorno un bel lupetto.
Questa si che me la pappo, con l'aiuto dei gestori,
di sicur la faccio fuori !

E così la maritaron,
in gran pompa e in tutta fretta,
incuranti del destino
della splendida agnellina.

Per la Cina la portava,
le sue brame s'appagava,
come un cane la trattava.
La rivolta in cuor covava…..

La rivalsa di Valdrada, poi Laudomia e dopo Ersilia
ed alfin giunse a Perinzia
l'agnellina addolorata,
senza amore assai provata.

Ed in quello di Perinzia,
un gabbiano vagabondo,
l'agnellina sofferente,
rincuorò teneramente.

Diede amore mai provato,
quel desio di protezione,
la dolcezza di uno sguardo,
tanta, tanta comprensione.

E dal cuore del gabbiano,
dal suo cuore innamorato,
con immensa dedizione,
tutto questo le fu dato.

Per decenni ed anni ed anni,
ed ancora per millanni,
tutto questo durerà.
Chissà come finirà ?

Ma i bisogni dell'agnella,
alle terme la portaron.
I bisogni……e più le voglie,
dal gabbian l'allontanaron.

Da Sofronia o da Leandra
ecco arriva un omaccione,
elegante, fascinoso
e dotato di pancione.

Questo esperto in arte antica,
ch'è chiamata la conquista,
l'agnellina sottomette,
proprio alla prima vista.

L'agnellina consenziente, per l'aspetto del mandrillo,
per le mai soppresse voglie,
rompe il volo del gabbiano,
ne sotterra pur le spoglie.

Incurante del dolore,
incurante del futuro,
ora agisce sol nel dolo,
ora agisce nello scuro.

E nel dolo e con menzogna,
ha svoltato la sua vita.
E il gabbiano…..
ancora sogna.

Ma dall'alto del suo volo,
dal profondo del suo cuore,
con amore sconfinato,
saprà porre fine al duolo.

Torneranno i giorni chiari,
per l'agnella ed il gabbiano,
torneranno e, come allora,
se ne andranno mano in mano.

I l g i o c o
Lungo nel tempo
d'amore un gioco
e piccoli, improvvisati giochi
lo accompagnavano.

Vedere, sapere, fingere
e, soffrendo, sperare
nel tempo, nei sentimenti
e dell'amore la forza.

Di noi, il gioco ingannevole
dalla fede sorretto
e dalla morale
al termine giunse.

Quelle piccole nubi
di tempesta presaghe
tutto di noi travolsero
spazzando, crudelmente, anime.

Tutto muore
con Dio le nostre speranze
le nostre illusioni, la mia tenerezza
nel sonno della tua mente.

L'abbandono
Lentamente distilla
gocce di dolore
l'abbandono.

Scendono nella gola
col loro sapore
di fiele.

Colmano il cuore
cacciandone il sangue
d'amarezza.

Bruciano l'anima
ed ogni pensiero
annullano.

Disperante solitudine
in cambio d'amore
donata.

Cinica empietà
che mai cancellare potrà
quell'amore.

Dentro rimane la speranza
che dal dolore non nasca
dolore.

Sognando Segesta
Un agave nella sua carne
incisi i nostri nomi porta
distorti dal tempo
dolorosamente si toccano e confondono.

Vestali pagane assetate d'amore
là, sotto quella pianta
cantano i loro riti
da mille anni, ogni notte.

Ed un raro fiore, bianco e abbagliante
ogni notte sboccia
per illuminare quei nomi
e, delle vestali, i loro atti d'amore.

Magico un canto si leva
lento, dolcissimo e antico
per dire al cielo
di quest'amore terreno.

Ed i nomi s'infiammano
levitano dalla foglia
abbacinanti volano sulle colonne
lievi, sul tempio, si posano.

Le vestali, prone
il nostro amore onorano
perché del cielo
e degli dei degno.

La falena
Danza,
dalla luce attratta,
una falena.
Dal calore respinta,
quasi fosse un avviso,
avviso d'azzardo.
Nella luce specchiarsi,
a coglierne il chiarore,
per effimero risplendere.
E' quella la meta:
su ali brunite,
d'una candela riflessa la luce.
Volteggia vicina,
ignora il calore,
vicina, vicina, vicina.
Sul tavolo spoglio,
con ali svanite
e cieli perduti, resta.
 

Il tempo
Così, come le illusioni, cadono le stelle.
E negli occhi, come nel ricordo,
effimere restano luminose tracce.
Non esiste il futuro
e ciò che resta è il passato.
Così, come le stelle, nel passato viviamo.
E luminoso lo sappiamo.
Gli attimi che viviamo,
fuggenti, imprendibili, incomprensibili,
appena vissuti sono già passato.
E quel che resta è la luce,
sempre più flebile,
della memoria.
E, nel suo cosmico vuoto,
non resterà passato, presente, futuro.
Ma il vuoto, il vuoto, il vuoto.
Il vuoto dell'eterno nulla.


Home page  Lettura   Poeti del sito  Narratori del sito   Antologia   Autori   Biografie  Guida   Metrica   Figure retoriche