Figure retoriche 2


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Le figure retoriche dei grandi poeti

Le figure retoriche sono accorgimenti stilistici e linguistici utilizzati dai poeti per rendere più viva ed efficace una descrizione, un’immagine, una sensazione, una emozione, ecc.
Vi sono varie specie di figure retoriche: figure di contenuto o traslati, figure di parola e di pensierofigure di sentimento.

 

Figure di parola e di pensiero
Il poeta ottiene speciali effetti o disponendo con una tecnica particolare le parole nel verso (Figure di parola) o arricchendo di sfumature personali le proprie idee (Figure di pensiero).

Figure di parola allitterazioneanadiplosi, anafora, anastrofe, asindeto, chiasmo, climax, enallage, endiadi, epanadiplosi, figura etimologica, ipallage, iperbato, onomatopea, paronomasia, poliptoto, polisindeto, raddoppiamento, ripetizione, zeugma
Figure di pensiero antitesi, eufemismo, ironia, ossimoro

 

Allitterazione
  Consiste nel ripetere le stesse lettere (vocale, consonante o sillaba) all’inizio, ma anche all’interno di due o più parole successive legate dal senso.
 

e caddi come corpo morto cade.
(Dante, Inferno, Canto V, v 142)
 

Ma ben veggio or sì come al popol tutto
favola fui gran tempo, onde sovente
di me medesmo meco mi vergogno;
(F. Petrarca, Canzoniere, I, vv 9-11)


Sotto questi cipressi, ove non spero,
ove non penso di posarmi più:…
(G. Carducci, Davanti San Guido, vv 105-106)


tra fresco mormorio d'alberi e fiori
(G. Carducci, Visione, v 2)


Lenta e rosata sale su dal mare
la sera di Liguria,…
(V. Cardarelli, Sera di Liguria, vv 1-2)


Meriggiare pallido e assorto
presso un rovente muro d’orto,…
(E. Montale, Meriggiare pallido e assorto, vv 1-2)


Viene il freddo. Giri per dirlo
tu, sgricciolo, intorno le siepi;
e sentire fai nel tuo zirlo
lo strido di gelo che crepi.
(G. Pascoli, L’uccellino del freddo, vv 1-4)


Col mare
mi sono fatto
una bara
di freschezza.
(G. Ungaretti, Universo)


Di tutto quel cupo tumulto,
di tutta quell’aspra bufera,
non resta che un dolce singulto
nell’umida sera.
(G. Pascoli, La mia sera, vv 13-16)

 

Paronomasia
  Consiste nell’accostare due parole che presentano suoni simili con un significato diverso, ma che a volte hanno anche un legame etimologico.

  
Ed egli a me: - La tua città ch’è piena
d’invidia sì che già trabocca il sacco,
seco mi tenne in la vita serena -
(Dante, Inferno, Canto VI, vv 49-51)


I’ fui per ritornar più volte volto.
(Dante, Inferno, Canto I, v 36)  


Quivi stando, il destrier ch'avea lasciato
tra le più dense frasche alla fresca ombra,...
(L. Ariosto, Orlando furioso, VI, 201-202)


Ma sedendo e mirando, interminati
spazi di là da quella, e sovrumani
silenzi,…
(G. Leopardi, L’infinito, vv 5-6)  


Tu, placido e pallido ulivo,
non dare a noi nulla;…
(G. Pascoli, La canzone dell’ulivo, vv 60-61)  


Scrisse musiche inedite, inaudite,
oggi sepolte in un baule o andate
al macero…
(E. Montale, Xenia I, 13, vv4-6)  


Me ne vado per le strade
strette oscure e misteriose.
(D. Campana, La petite promenade du poète, vv1-2)  


Trema un ricordo nel ricolmo secchio,
nel puro cerchio un’immagine ride.
(E. Montale, Cigola la carrucola del pozzo, vv3-4)  


S’è rifatta la calma
nell’aria: tra gli scogli parlotta la maretta.
(E. Montale, Maestrale, vv1-2)    

 

Anafora
 

Consiste nella ripetizione di una parola all’inizio di due o più versi.

 

 
 

 

S’i’ fosse foco, ardere’ il mondo;

 

s’i’ fosse vento, lo tempestarei;

 

s’i’ fosse acqua, i’ l’annegherei;

 

s’i’ fosse Dio, mandereil en profondo;

 

 

 

s’i’ fosse papa, serei allor giocondo,

 

ché tutti ’ cristiani embrigarei;

 

s’i’ fosse ’mperator, sa’ che farei?

 

a tutti mozzarei lo capo a tondo.

 

 

 

S’i’ fosse morte, andarei da mio padre;

 

s’i’ fosse vita, fuggirei da lui:

 

similemente faria da mi’ madre.

 

 

 

S’i’ fosse Cecco com’i’ sono e fui,

 

torrei le donne giovani e leggiadre:

 

le vecchie e laide lasserei altrui.

 

(Cecco Angiolieri, S’i’ fosse foco…)

 

 

 

 

 

I bimbi di Estremadura

 

vanno scalzi.

 

Chi gli ha rubato le scarpe?

 

 

 

Li ferisce il caldo e il freddo.

 

Chi gli ha strappato i vestiti?

 

 

 

La pioggia

 

gli bagna il letto e il sonno.

 

Chi demolì la casa?

 

 

 

Non sanno

 

i nomi delle stelle.

 

Chi gli chiuse la scuola?

 

 

 

I bimbi di Estremadura

 

sono serii.

 

Chi fu il ladro dei loro giochi?

 

(Rafael  Alberti, I bimbi di Estremadura;

 

traduzione di V. Bodini)

 

 

 

 

 

Ascolta. Piove

 

dalle nuvole sparse.

 

Piove su le tamerici

 

salmastre ed arse,

 

piove su i pini

 

scagliosi ed irti,

 

piove su i mirti

 

divini,

 

su le ginestre fulgenti

 

di fiori accolti,

 

su i ginepri folti

 

di coccole aulenti,

 

piove su i nostri volti

 

silvani,

 

piove su le nostre mani

 

ignude,

 

su i nostri vestimenti

 

leggieri,

 

su i freschi pensieri

 

che l’anima schiude

 

novella,

 

su la favola bella

 

che ieri

 

t’illuse, che oggi m’illude,

 

o Ermione.

 

(G. D’Annunzio, La pioggia nel pineto, vv8-32)

 

 
 

 

Le voci che parlano all’una di notte

 

alla segreteria telefonica,

 

quella un po’ alcolica dell’amico che chiama da una festa,

 

quella dall’accento tedesco che evoca campi,

 

quella di tanti che non conosci,…

 

(R. Mussapi, Le voci che parlano all’una di notte, vv1-5)

 

Onomatopea o armonia imitativa
 

Consiste nell’imitare un suono, un rumore, la voce degli animali, un’azione.

 

 
 

 

E le galline cantavano, Un cocco!

 

ecco ecco un cocco un cocco per te!

 

(G. Pascoli, Valentino, vv 15-16)

 

 
 

 

A tutte l’ore gettate all’aria,

 

chi di tra i solchi, chi di sui rami,

 

la vostra voce stridula e varia,

 

chi, che ripeta, chi, che richiami.

 

(G. Pascoli, Primo canto, vv10-13)

 

 
 

 

squassavano le cavallette

 

finissimi sistri d’argento…

 

(G. Pascoli, L’assiuolo, vv 19-20)

 

 
 

 

Sciacqua, sciaborda,

 

scroscia, schiocca, schianta,

 

romba, ride, canta,…

 

(G. D’Annunzio, Alcyone, L’onda, vv 63-65)

 

 
 

 

…ascoltare tra i pruni e gli sterpi

 

schiocchi di merli, frusci di serpi.

 

(E. Montale, Meriggiare pallido e assorto, vv 3-4)

 

 
 

 

Le vele le vele le vele

 

che schioccano e frustano al vento

 

(D. Campana, Barche amorrate, vv 1-2)

 

Figura etimologica o annominazione
  Consiste nel ripetere nello stesso verso due o più parole che hanno la stessa base etimologica.


Amor, che a nullo amato amar perdona...
(Dante, Inferno, c. V, v. 103)


Morte m' ha morto, e sola po far Morte
ch' i' torni a riveder quel viso lieto.
(F. Petrarca, Mia benigna fortuna è 'l viver lieto, vv. 43-44)


Misera Armida, allor dovevi, e degno
ben era, in quel crudele incrudelire,
che tu prigion l'avesti;...
(T. Tasso, Gerusalemme liberata, c. XVI, vv. 513-515)


Ah, intendo: il suo cervel, Dio lo riposi,
in tutt'altre faccende affaccendato,
a questa roba è morto e sotterrato.
(G. Giusti, Sant'Ambrogio, vv. 24-26)


Tra i popoli dei nidi,
io vi sentii la voce
mia di fanciullo... E vidi
nel crocevia, la croce.
(G. Pascoli, Mia madre, vv. 13-16)


Ed ecco una nave,
ecco le vele etrusche
partitesi dal lito
di Luni lunato
e niveo di marmi.
(G. D'Annunzio, Le madri, vv. 65-69)


Il suo amore, impassibile farebbe
numerare le innumere sue spine
spargendosi nelle ore, nei minuti.
(G. Ungaretti, Cori descrittivi di stati d'animo di Didone, XIII, vv. 3-5)

 

Poliptoto
  Consiste nel ripetere un vocabolo in forme o funzioni grammaticali diverse.


Qual è colui che suo dannaggio sogna,
che sognando desidera sognare...
(Dante, Inferno, C. XXX, vv 136-137)


... tanto più che, per quel ch'apparea fuori,
io credea e credo, e creder credo il vero,
ch'amassi et ami me con cor sincero.
(L. Ariosto, Orlando furioso, C. IX, vv 182-184)


... e quivi, deposta l'usata minaccia,
le donne superbe, con pallida faccia,
i figli pensosi pensose guatar.
(A. Manzoni, Dagli atrii muscosi, dai Fori cadenti, vv 22-24)


... e gli occhi fermi, l'iridi sincere
azzurre d'un azzurro di stoviglia...
(G. Gozzano, La signorina Felicita, III, vv 11-12)


I miei morti che prego perché preghino
per me, per i miei vivi com'io invece...
(E. Montale, Proda di Versilia, vv 1-2)


Un sogno di bellezza un dì mi prese.
Ero fra calda gente in un caldo paese.
(S. Penna, Un sogno di bellezza un dì mi prese)

 

Anastrofe
  Consiste nell'invertire l'ordine naturale delle parole all'interno di un verso.


La donna il palafreno a dietro volta,
e per la selva a tutta briglia il caccia;
(L. Ariosto, Orlando furioso, C. I, vv 97-98)


Ali ha ciascuno al core ed ali al piede,
del suo ratto andar però s'accorge;
(T. Tasso, Gerusalemme liberata, C. III, vv 17-18)


A egregie cose il forte animo accendono
l'urne de' forti, o Pindemonte; e bella...
(U. Foscolo, Dei Sepolcri, vv 151-152)


Ed era letto agli egri corpi il gelo.
(G. Leopardi, Sopra il monumento di Dante, v 145)


Corron tra 'l Celio fosche e l'Aventino
le nubi: il vento dal pian tristo move...
(G. Carducci, Dinanzi alle Terme di Caracalla, vv 1-2)


Mi scosse, e mi corse
le vene il ribrezzo.
Passata m'è forse
rasente
, col rezzo
dell'ombra sua nera,
la morte...
(G. Pascoli, Il brivido, vv 1-6)


Odono i monti e le valli e le selve
e i fonti e i fiumi e l'isole del mare.
(G. D'Annunzio, L'oleandro, vv 374-375)


Cercavano il miglio gli uccelli
ed erano subito di neve;
(S. Quasimodo, Antico inverno, vv 5-6)
 

 

Iperbato
  Consiste nel separare due parole che dovrebbero stare insieme, interponendovi altri elementi.

...
io parlo de' begli occhi e del bel volto,
che gli hanno il cor di mezzo il petto tolto.
(L. Ariosto, Orlando furioso, C. VIII, vv 639-640)


...
i ritrosi pareri e le non pronte
e in mezzo a l'eseguire opere impedite.
(T. Tasso, Gerusalemme liberata, C. I, vv 235-236)

...
il divino del pian silenzio verde.
(G. Carducci, Il bove, v 14)


O, tinta d'un lieve rossore,
casina che sorridi al sole!
(G. Pascoli, In viaggio, vv 31-32)


Quelle sere, Maria non, come suole,
pregava al mio guanciale, co' suoi lenti
bisbigli, con le sue dolci parole:
(G. Pascoli, La mia malattia, 11-13)

Gloria del disteso mezzogiorno
quand'ombra non rendono gli alberi,...
(E. Montale, Gloria del disteso mezzogiorno, vv 1-2)


...
un'eco di mature angosce
rinverdiva a toccar segni
alla carne oscuri di gioia.
(S. Quasimodo, S'udivano stagioni aeree passare, vv 3-5)

 

Chiasmo
  Consiste nel disporre in modo incrociato, secondo la forma della lettera greca c (chi), due termini o due frasi.


Quell'uno e due e tre che sempre vive
e regna sempre in tre e 'n due e 'n uno,
(Dante, Paradiso, C. XIV, vv 28-29)

...
indi traendo poi l'antico fianco
per l'estreme giornate di sua vita
quanto più po col buon voler s'aita,
rotto dagli anni e dal cammino stanco.
(F. Petrarca, Movesi il vecchierel canuto e bianco, vv 5-8)


Immota e come attonita ste' alquanto;
poi sciolse al duol la lingua, e gli occhi al pianto.
(L. Ariosto, Orlando furioso, C. VIII, vv 311-312)


Fuggì tutta la notte e tutto il giorno
errò senza consiglio e senza guida,
non udendo o vedendo altro d'intorno,
che le lagrime sue, che le sue strida.
(T. Tasso, Gerusalemme liberata, C. VII, vv 17-20)


- Bei cipressetti, cipressetti miei,
fedeli amici d'un tempo migliore,
oh di che cuor con voi mi resterei -
guardando io rispondeva - oh di che cuore!...
(G. Carducci, Davanti San Guido, vv 17-20)


Oh! dormi col tremolio muto
dell'esile cuna che avesti!
non piangerlo tutto, il minuto
che avesti, dell'esile vita!
(G. Pascoli, Il sogno della vergine, vv 55-58)


O nere e bianche rondini, tra notte
e alba, tra vespro e notte, o bianche e nere
ospiti lungo l'Affrico notturno!
(G. D'Annunzio, Lungo l'Affrico, vv 21-23)

 

Climax o gradazione
  Consiste nell'ordinare i concetti in modo che dall'uno si passi all'altro come per gradi. Può essere ascendente o discendente.


O mia stella, o fortuna, o fato, o morte,
o per me sempre dolce giorno e crudo,...
(F. Petrarca, Canzoniere, CCXCVIII, 12-13)


Ecco sono agli oltraggi, al grido, all'ire,
al trar de' brandi, al crudel suon de' ferri;
(L. Ariosto, Orlando furioso, c. XXIV, 785-786)


Non cala il ferro mai, ch'a pien non colga,
né coglie a pien, che piaga anco non faccia,
né piaga fa, che l'alma altrui non tolga;
(T. Tasso, Gerusalemme liberata, c. IX, 177-179)


Quando Orion dal cielo
declinando imperversa;
e pioggia e nevi e gelo
sopra la terra ottenebrata versa, [...]
(G. Parini, La caduta, 1-4)


Vecchierel bianco, infermo,
mezzo vestito e scalzo,
con gravissimo fascio in su le spalle,
per montagna e per valle,
per sassi acuti, ed alta rena, e fratte,
al vento, alla tempesta, e quando avvampa
l'ora
, e quando poi gela,
corre via, corre, anela,
varca torrenti e stagni,
cade, risorge, e più e più s'affretta,
senza posa o ristoro,
lacero, sanguinoso, [...]
(G. Leopardi, Canto notturno di un pastore errante dell'Asia, 21-32)


Un corriero è salito in arcioni;
prende un foglio, il ripone, s'avvia,
sferza, sprona, divora la via;
ogni villa si desta al rumor.
(A. Manzoni, Il Conte di Carmagnola, Atto II, Scena VI, Coro, 77-80)


Già il mostro, conscio di sua metallica
anima, sbuffa, crolla, ansa, i fiammei
occhi sbarra
;...
(G. Carducci, Alla stazione in una mattina d'autunno, 29-31)


La terra ansante, livida, in sussulto;
il cielo ingombro, tragico, disfatto:
(G. Pascoli, Il lampo, 2-3)


Palpita, sale,
si gonfia, s'incurva,
s'alluma, propende.
(G. D'Annunzio, L'onda, 30-32)

 

Ripetizione
  Consiste nel ripetere, ad intervalli, due o più volte una o più parole.


Sennuccio, i' vo' che sappi in qual manera
trattato sono e qual vita è la mia:
ardomi e struggo ancor com'io solia,
l'aura mi volve, e son pur quel ch'i' m'era.

Qui tutta umile e qui la vidi altera,
or aspra or piana, or dispietata or pia;
or vestirsi onestate or leggiadria,
or mansueta or disdegnosa e fera.

Qui cantò dolcemente, e qui s'assise,
qui si rivolse, e qui rattenne il passo,
qui co' begli occhi mi trafisse il core;

qui disse una parola, e qui sorrise,
qui cangiò il viso. In questi pensier, lasso,
notte e dì tiemmi il signor nostro Amore.
(F. Petrarca, Canzoniere, CXII)


Sia destin ciò ch'io voglio: altri disperso
sen vada errando, altri rimanga ucciso,
altri, in cure d'amor lascive immerso,
idol si faccia un dolce sguardo e un riso;
(T. Tasso, Gerusalemme liberata, IV, 129-132)


e corri, corri, corri! con la scure
corri e co' dardi, con la clava e l'asta;
corri! minaccia gl'itali penati
Annibal diro.
(G. Carducci, Alle fonti del Clitumno, 65-68)


Non vogliamo ricordare
vino e grano, monte e piano,
la capanna, il focolare,
mamma, bimbi... Fate piano!
piano! piano! piano! piano!
(G. Pascoli, L'or di notte, 21-25)


Nulla tu offri al mio cuore che lo consoli un momento,
sì ch'esso quasi sgomento non vede in te che un colore:

il colore della noia e dei fiori di bugia,
il colore della mia giovinezza senza gioia;

il colore del passato che ritorna ben vestito,
il color dell'infinito e di ciò che non è stato;

il color della mia vita, della mia scioperataggine,
il color della piombaggine, il color della matita;

il colore di queste ore così lente a calar giù
dai lor numeri, il colore che non è colore più.
(M. Moretti, Ramo d'ulivo, 11-20)


...
a metà è la mia vita a metà il giorno
a metà ormai la mia solitudine.
(A. Bertolucci, Il frate, 13-14)

 

Raddoppiamento (Geminatio o Epanalessi)
  Forma di ripetizione che consiste nel raddoppiare una o più parole, due o più volte, senza l'intervallo d'altre parole, all'inizio, alla fine o all'interno di un verso.


Dunque che è? Perché, perché ristai?
(Dante, Inferno, II, 121)


[...]
coll'altre schiere travagliate e 'nferme,
gridan: O Signor nostro, aita, aita;
(F. Petrarca, Spirto gentil che quelle membra reggi, 61-62)


Cangia, cangia consiglio,
pazzarella che sei.
(T. Tasso, Aminta, Atto I, Scena I, 165-166)


Amore, amore, assai lungi volasti
dal petto mio, che fu sì caldo un giorno...
(G. Leopardi, La vita solitaria, 39-40)

[...]
io voglio io voglio adagiarmi
in un tedio che duri infinito.
(G. Carducci, Alla stazione in una mattina d'autunno, 59-60)


Ma non per me, non per me piango; io piango
per questa madre che, tra l'acqua spera,
per questo padre che desìa, nel fango;
(G. Pascoli, Il giorno dei Morti, 160-162)


Qual donna s'abbandona
(se non tu, se non tu) sì dolcemente
con questa placata correntìa?
(G. D'Annunzio, Bocca d'Arno, 6-8)


Ha qualcosa di me, di me lontano
nel tempo...
(U. Saba, Il fanciullo appassionato, 3-4)


M'abbandono, m'abbandono;
ululo di primavera,
è una foresta
nata nei miei occhi di terra.
(S. Quasimodo, La mia giornata paziente, 5-8)


[...]
il lungo colloquio coi poveri morti, la cenere, il vento,
il vento che tarda, la morte, la morte che vive!
(E. Montale, Notizie dall'Amiata, 45-46)

 

Anadiplosi
  Forma di ripetizione che consiste nel ripetere una o più parole di un verso all'inizio del successivo.


Ma passavam la selva tuttavia.
La selva, dico, di spiriti spessi.
(Dante, Inferno, IV, 65-66)


Più volte Amor m'avea già detto: Scrivi,
scrivi quel che vedesti in lettre d'oro, [...]
(F. Petrarca, Canzoniere, XCIII, 1-2)


La tua fronte non è più cielo,
da quel mio cielo sole non cade,
da quel sole luce non prende
e colore il mio giorno.
(Libero De Libero, Romanzo, V, 2-5)


Muore il ragazzo un poco
ogni giorno per giuoco.
Per giuoco morde invano
il cavo della mano.
(L. Sinisgalli, Vidi le Muse, VII, 1-4)


Ho risposto nel sonno: - È il vento,
il vento che fa musiche bizzarre -
(V. Sereni, Diario d'Algeria, II, 8-9)


E se ne va. Tutto quello ch'essa sa dirmi lo dice
a questo suo ramoscello che adornerà una cornice.

Adornerà la cornice dorata a capo del letto
l'ulivo ch'è benedetto, l'ulivo che benedice.
(M. Moretti, Ramo d'ulivo, 3-6)


C'è un fanciullo che incontro nelle mie
passeggiate, un fanciullo un poco strano.
(U. Saba, Il fanciullo appassionato, 1-2)


Oh il gocciolio che scende a rilento
dalle casipole buie, il tempo fatto acqua,
il lungo colloquio coi poveri morti, la cenere, il vento,
il vento che tarda, la morte, la morte che vive!
(E. Montale, Notizie dell'Amiata, 43-46)


Le porte del mondo non sanno
che fuori la pioggia le cerca.
Le cerca. Le cerca. Paziente
si perde, ritorna. La luce
non sa della pioggia. La pioggia
non sa della luce. Le porte,
le porte del mondo son chiuse:
serrate alla pioggia,
serrate alla luce.
(S. Penna, Le porte del mondo non sanno)


Un'anima in me, che non era solo mia,
una piccola anima in quel mondo sconfinato,
cresceva, nutrita dall'allegria
di chi, amava, anche se non riamato;
(P. P. Pasolini, Il pianto della scavatrice, II, 25-28)

 

Epanadiplosi
  Forma di ripetizione che consiste nell'iniziare e terminare un verso con la stessa parola o gruppo di parole.


Prendi partito accortamente, prendi
(F. Petrarca, I' vo pensando, e nel penser m'assale, 23)


È giunto il fin de' lunghi dubbi, è giunto,
nobiluomini, il dì che statuito
fu a risolver da voi. [...]
(A. Manzoni, Il Conte di Carmagnola, Atto I, Scena I, 1-3)


Presso il rudere un pezzente
cena tra le due fontane:
pane alterna egli col pane,
volti gli occhi all'occidente.
(G. Pascoli, Il mendico, 1-4)


Rimanete, vi prego, rimanete
qui. Non vi alzate! Avete voi bisogno
di luce? [...]
(G. D'Annunzio, La Sera, 1-3)


Salisci, mia Diana, salisci,
salisci codesto scalino.
(A. Palazzeschi, Le mie ore, Diana, 1-2)


C'era - una volta - qualche cosa. C'era
la nostalgia d'una labile terra, [...]
(M. Moretti, Quel che c'era una volta, 1-2)


Non sente la montagna chi non sente
questa farfalla, simbolo dell'Alpi [...]
(G. Gozzano, Parnassus Apollo, 1-2)


Certo, si piacciono, certo
l'uno dell'altra ha gioia a giudicare
dal cigolio del letto che si fa
ritmo d'un brutto sogno oppure
sussulto in dormiveglia, quasi vero.
(V. Sereni, Un incubo, 1-5)

 

Enallage
  Consiste nell'usare una parte del discorso con la funzione di un'altra (aggettivo per avverbio, aggettivo per nome, tempo presente per il futuro, ecc.)


... perch'io sia giunto forse alquanto tardo,              invece di tardi
non t'incresca restare a parlar meco...
(Dante, Inferno, XXVII, 22-23)


Scorre più sotto il re canuto a piede
da l'una a l'altra porta e 'n su le mura
ciò che prima ordinò cauto rivede                          ►   invece di cautamente
e i difensor conforta e rassecura:
(T. Tasso, Gerusalemme liberata, XI, 225-228)


... Al tardo onore                                                  ►   invece di giunto tardivamente
non sorser gli occhi tuoi; mercé, non danno,
l'ora estrema ti fu...
(G. Leopardi, Ad Angelo Mai, 132-134)


Languido il tuon de l'ultimo cannone                       ►   invece di languidamente
dietro la fuga austriaca moria:
(G. Carducci, Piemonte, 73-74)


e stridere odo l'arco
forte e sibilare lo strale                                           ►   invece di fortemente
(G. D'Annunzio, Il Gombo, 47-48)


... l'attacchino
sposta dolce la scala lungo i muri                            ►   invece di dolcemente
in un fruscio di carta.
(A. Gatto, Un'alba, 7-9)

 

Ipallage
  Consiste nell'attribuire ad un termine l'aggettivo che si riferisce ad un altro all'interno di uno o due versi.

...
tal mi fec'io di mia virtute stanca                                ►   è il poeta abbattuto, non il suo coraggio
(Dante, Inferno, II, 130)


... e spesso all'ore tarde, assiso
sul conscio letto, dolorosamente                                ►   è il poeta conscio, non il letto
(G. Leopardi, Le ricordanze, 113-114)


O desiata verde solitudine                                          ►   è la campagna verde, non la solitudine
lungi al rumor de gli uomini!
(G. Carducci, Ruit hora, 1-2)


Qual è questa via senza fine
che all'alba è sì tremula d'ali?                                      ►   sono le ali tremule, non la via
(G. Pascoli, Le rane, 9-10)


O forse lungo l'Affrico che riga
la pallida contrada                                                      ►   sono gli ulivi pallidi, non la contrada
ove i campi il cipresso han per confine?
(G. D'Annunzio, Il fanciullo, 8-10)


E ora, in queste mattine
così stanche                                                               ►   è il poeta stanco, non le mattine
che ho smesso di chiedere e di sperare,...
(V. Cardarelli, Estiva, 23-25)


Il fanciullo preme sulla terra
la sua mano vittoriosa                                                 ►   è il fanciullo vittorioso, non la mano
(L. Sinisgalli, Vidi le Muse, II, 12-13)


Deola passa il mattino seduta al caffè
e nessuno la guarda. A quest'ora in città corron tutti
sotto il sole ancor fresco dell'alba...                             ►   è l'alba fresca, non il sole
(C. Pavese, Pensieri di Deola, 1-3)


... Intorno,
ogni tristezza al braccio dei soldati
era un odore povero di donna                                      >>>è la donna povera, non l'odore
coi garofani scuri sopra il petto.
(A. Gatto, Alla voce perduta, 3-6)

 

Asindeto
  Consiste nell'accostare proposizioni o loro membri senza l'uso delle congiunzioni.


Diverse lingue, orribili favelle,
parole di dolore, accenti d'ira,
voci alte e fioche, e suon di man con elle.
(Dante, Inferno, III, 25-27)


Vegghio, penso, ardo, piango, e chi mi sface [...]
(Francesco Petrarca, Canzoniere, CLXIV, v 5)


Spesso in conviti, e sempre stanno in feste,
in giostre, in lotte, in scene, in bagno, in danza:
or presso ai fonti, all'ombre de' poggietti,
leggon d'antiqui gli amorosi detti.
(Ludovico Ariosto, Orlando furioso, VII, st. 31)


Ma che non puote il tempo? e che non puote,
servendo, meritando, supplicando,
fare un fedele ed importuno amante?
(Torquato Tasso, Aminta, Atto I, Scena I, 65-67)


Dagli atri muscosi, dai Fori cadenti,
dai boschi, dall'arse fucine stridenti,
dai solchi bagnati di servo sudor,
un volgo disperso repente si desta;
(Alessandro Manzoni, Dagli atrii muscosi..., Adelchi,Atto III, Coro, 1-4)


Già la corte, il ministero,
il soldato, il birro, il clero,
manda il morto al diavolo.
(Giuseppe Giusti, Il dies irae, 16-18)


Esili foglie, magri rami, cavo
tronco, distorte barbe, piccol frutto,
ecco, e un nume ineffabile risplende
nel suo pallore!
(Gabriele D'Annunzio, L'ulivo, 9-12)


ella dolce ella grave ella pia,
corregge conforta consiglia.
(Giovanni Pascoli, Sorella, 3-4)


Dicevi: morte silenzio solitudine;
(Salvatore Quasimodo, Colore di pioggia e di ferro, 1)

 

Polisindeto
  Consiste nel collegare varie proposizioni o loro membri con numerose e ripetute congiunzioni.


Non altrimenti fan, di state, i cani
or col petto, or col pi è, quando son morsi
o da pulci o da mosche o da tafani.
(Dante, Inferno, XVII, 49-51)


[...]
è l'aura mia vital da me partita
e viva e bella e nuda al ciel salita:
(Francesco Petrarca, Canzoniere, CCLXXVIII, 4-5)


Avea in ogni sua parte un laccio teso,
o parli o rida o canti o passo muova:
né maraviglia è se Ruggier n'è preso,
poi che tanto benigna se la truova.
(Ludovico Ariosto, Orlando furioso, VII, st. 16)


Vinta da l'ira è la ragione e l'arte
e le forze il furor ministra e cresce.
Sempre che scende il ferro o fora o parte
o piastra o maglia, e colpo in van non esce.
(Torquato Tasso, Gerusalemme liberata, VI, st. 47)


Vero è ben, Pindemonte! Anche la Speme,
ultima Dea, fugge i sepolcri; e involve
tutte cose l'obblio nella sua notte;
e una forza operosa le affatica
di moto in moto; e l'uomo e le sue tombe
e l'estreme sembianze e le reliquie
della terra e del ciel traveste il tempo.
(Ugo Foscolo, Dei Sepolcri, 16-22)


E ripensò le mobili
tende, e i percossi valli,
e il lampo de' manipoli,
e l'onda dei cavalli,
e il concitato imperio
e il celere ubbidir.
(Alessandro Manzoni, Il Cinque Maggio, 79-84)



[...]
e l'anno è morto, ed anche il giorno muore,
e il tuono muglia, e il vento urla più forte,
e l'acqua fruscia, ed è già notte oscura,
e quello ch'era non sarà mai più.
(Giovanni Pascoli, In ritardo, 45-48)


E non ho più nome.
E l'Alpi e l'isole e i golfi
e i capi e i fari e i boschi
e le foci ch'io nomai
non han più l'usato nome
che suona in labbra umane.
(Gabriele D'Annunzio, Meriggio, 99-104)
 

 

Endiadi
  Consiste nell’esprimere un concetto unico servendosi di due parole.


O delli altri poeti onore e lume
(Dante, Inferno, I, 82)


Giaufrè Rudel, ch’usò la vela e il remo
a cercar la sua morte...
(Francesco Petrarca, Trionfo d’Amore, IV, 52-53)


e credo da le fasce e da la culla
al mio imperfetto, a la fortuna avversa,
questo rimedio provedesse il cielo.
(Francesco Petrarca, Gentil mia donna, i’ veggio..., 52-54)


Chi è fermato di menar sua vita
su per l’onde fallaci e per li scogli,
(Francesco Petrarca, Canzoniere, LXXX, 1-2)


Deh! fate un corpo sol de’ membri amici;
fate un capo che gli altri indrizzi e frene;
date ad un sol lo scettro e la possanza,
e sostenga di re vece e sembianza.
(Torquato Tasso, Gerusalemme liberata, I, st. 31)


... e il grande impero
di quella Roma, e l’armi, e il fragorio...
(Giacomo Leopardi, La sera del dì di festa, 35-36)


Candida, vereconda, austera luna
che vapori e tepor per l’alta notte
saliano a te dagli erborati colli;
(Giosuè Carducci, Notte di Maggio, 7-9)


[...]
quando, stagliate dentro l’oro e il fuoco,
le paranzelle in una riga lunga
dondolano sul mar liscio di lacca.
(Giovanni Pascoli, I puffini dell’Adriatico, 12-14)


Nell’oro e nella porpora
aperte palpitano
le ali, le ali apollinee.
(Gabriele D’Annunzio, Alcione, Ditirambo I, 452-454)

 

Zeugma
  Consiste nell'usare una parola (di solito un verbo) riferita a due termini, mentre si adatta ad uno solo dei due.


Ma se a conoscer la prima radice
del nostro amor tu hai cotanto affetto,
farò come colui che piange e dice.
(Dante, Inferno, V, 124-126)


Ma se le mie parole esser dien seme
che frutti infamia al traditor ch'i' rodo,
parlare e lagrimar vedrai insieme.
(Dante, Inferno, XXXIII, 7-9)


Poi ch'ella in sé tornò, deserto e muto,
quanto mirar poté, d'intorno scorse:
(T. Tasso, Gerusalemme liberata, XVI, 63, 1-2)


e, chino il capo e le ginocchia, al petto
giunge la destra. Il re così gli dice:
(T. Tasso, Gerusalemme liberata, XVII, 37, 1-2)


d'in su i veroni del paterno ostello
porgea gli orecchi al suon della tua voce
ed alla man veloce

che percorrea la faticosa tela.
(G. Leopardi, A Silvia, 19-22)


Leva in roseo fulgor la cattedrale
le mille guglie bianche e i santi d'oro,
osannando irraggiata: intorno, il coro
bruno dei falchi agita i gridi e l'ale
.
(G. Carducci, Sole e amore, 5-8)


Maggio, idillio di Dante e Beatrice,
Che di tentazïoni
Le vie, d'acacie infiori la pendice,
Le case di mosconi:

(G. Carducci, Idillio di maggio, 1-4)
 

 

Ossimoro
 

Consiste nell'accostare due termini che hanno significato opposto.

                                                          ...
tal che mi fece, or quand'egli arde 'l cielo,
tutto tremar d'un amoroso gielo.
(F. Petrarca, Non al suo amante più Diana piacque, vv. 7-8)


Ma il fanciullo Rinaldo e sovra questi
e sovra quanti in mostra eran condutti,
dolcemente feroce alzar vedresti
la regal fronte, e in lui mirar sol tutti.
(T. Tasso, Gerusalemme liberata, c. I, vv. 457-460)


Silvia, rimembri ancora
quel tempo della tua vita mortale,
quando beltà splendea
negli occhi tuoi ridenti e fuggitivi,
e tu, lieta e pensosa, il limitare
di gioventù salivi?
(G. Leopardi, A Silvia, vv. 1-6)


Sentia nell'inno la dolcezza amara
de' canti uditi da fanciullo;...
(G. Giusti, Sant'Ambrogio, vv. 65-66)


O viso dolce di pallor roseo,
o stillanti occhi di pace, o candida
tra' floridi ricci inchinata
pura fronte con atto soave!
(G. Carducci, Alla stazione in una mattina d'autunno, vv. 37-40)

Le pie lucerne brillano intorno,
là nella casa, qua sulla siepe:
sembra la terra, prima di giorno,
un piccoletto grande presepe.
(G. Pascoli, Le ciaramelle, vv. 13-16)


Figure di Neumi elle sono
in questa concordia discorde.
(G. D'Annunzio, Undulna, vv. 41-42)


Cessate d'uccidere i morti...
(G. Ungaretti, Non gridate più, v. 1)


Si scambiano motti superbi
e dolcissime ingiurie. La Sera...
(L. Sinisgalli, Vidi le Muse, II, vv. 5-6)
 

 

Eufemismo
  Consiste nell'attenuare un'espressione troppo cruda o realistica o inopportuna.
 

 

Quando rispuosi, cominciai: - Oh lasso,
quanti dolci pensier, quanto disio
menò costoro al doloroso passo! -                                             ►   l'adulterio e quindi la perdizione eterna        
(Dante, Inferno, V, vv.112-114)

                                                           
...
i' so' colei che ti die' tanta guerra,
et compie' mia giornata inanzi sera                
(F. Petrarca, Levommi il mio penser in parte ov'era, vv 7-8)   ►   morii prematuramente


Ma il primo lustro a pena era varcato
dal dì ch'ella spogliossi il mortal velo,                                          ►   corpo umano
(T. Tasso, Gerusalemme liberata, C. IV, vv 289-290)


Forse tu fra plebei tumuli guardi
vagolando, ove dorma il sacro capo                                            ►   sia seppellito
del tuo Parini?...
(U. Foscolo, Dei Sepolcri, vv 70-72)


Ei t'ode; oh ciel! tu manchi! ed io...                                             ►   muori
in servitude a piangerti rimango.
(A. Manzoni, Adelchi, Atto V, Scena VIII, vv 84-85)


... Ivi danzando; in fronte
la gioia ti splendea, splendea negli occhi
quel confidente immaginar, quel lume
di gioventù, quando spegneali il fato,
e giacevi. Ahi Nerina! In cor mi regna                                         ►   eri morta
l'antico amor...
(G. Leopardi, Le ricordanze, vv 153-158)


E dimani cadrò. Ma di lontano                                                    ►   morirò
pace dicono al cuor le tue colline
(G. Carducci, Traversando la Maremma toscana, vv 11-12)

 

 

 

 

 

 

 


 

 


 

 


 

 

 

 


 

 


 

 

Antitesi
 

Consiste nell'accostare due parole o concetti di senso opposto.


- Vergine Madre, figlia del tuo figlio,
umile e alta più che creatura,
termine fisso d'etterno consiglio,...-
(Dante, Paradiso, C. XXXIII, vv 1-3)


Vano error vi lusinga:
poco vedete, et parvi veder molto,
ché 'n cor venale amor cercate o fede.
(F. Petrarca, Italia mia, benché 'l parlar sia indarno, vv 23-25)


Sommessi accenti e tacite parole,
rotti singulti e flebili sospiri
de la gente ch'in un s'allegra e duole,...
(T. Tasso, Gerusalemme liberata, C. III, vv 41-43)


... Al tardo onore
non sorser gli occhi tuoi; mercé, non danno,
l'ora estrema ti fu...
(G. Leopardi, Ad Angelo Mai, vv 132-134)


...
strumenti ciechi d'occhiuta rapina,
(G. Giusti, Sant'Ambrogio, v 83)


Breve e amplissimo carme, o lievemente
co 'l pensier volto a mondi altri migliori
l'Alighier ti profili o te co' fiori
colga il Petrarca lungo un rio corrente;
(G. Carducci, Al sonetto, vv 1-4)


...
dov'era, dietro siepi riquadre
di biancospino, dietro un cancello
verde, ciò ch'era della mia madre,
nostro, ma poco; poco, ma bello.
(G. Pascoli, Il nido di "Farlotti", vv 9-12)


Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.
(E. Montale, Xenia II, 5, v 3)


So che non foco, ma ghiaccio eravate,
o mie candide fedi giovanili,
sotto il cui manto vissi
come un tronco sepolto nella neve:
(V. Cardarelli, Illusa gioventù, vv 7-10)

 

Ironia
  Consiste nel dire il contrario di ciò che si pensa.


Godi, Fiorenza, poi che se' sì grande,
che per mare e per terra batti l'ali,
e per lo 'nferno tuo nome si spande!

(Dante, Inferno, XXVI, 1-3)


Oh me dolente! Come mi riscossi
quando mi prese dicendomi: - Forse
tu non pensavi ch'io loico fossi!
-
(Dante, Inferno, XXVI, 121-123)


Vieni a veder la gente quanto s'ama!
E se nulla di noi pietà ti move,
a vergognarti vien della tua fama.
(Dante, Purgatorio, VI, 115-117)


[...]
talmente che le misere donzelle
ch'abbino o aver si credono beltade

(come affatto costui tutte le invole)
non escon fuor sì che le veggia il sole.
(Ludovico Ariosto, Orlando furioso, IV, 45-48)


- Vienne in disparte pur tu, che omicida
sei de' giganti solo e de gli eroi
;
l'uccisor de le femmine ti sfida -
(Torquato Tasso, Gerusalemme liberata, XIX, st. 5)


Ardirò ancor tra i desinari illustri
sul meriggio innoltrarmi umil cantore,
poiché troppa di te cura mi punge,
signor, ch'io spero un dì veder maestro
e dittator di graziosi modi
all'alma gioventù che Italia onora.

(Giuseppe Parini, Il giorno, Il Mezzogiorno, 1-6)


Pene tu spargi a larga mano; il duolo
spontaneo sorge: e di piacer, quel tanto
che per mostro e miracolo talvolta
nasce d'affanno è gran guadagno. Umana
prole cara agli eterni!
[...]
(Giacomo Leopardi, La quiete dopo la tempesta, 47-51)


Ah, intendo: il suo cervel, Dio lo riposi,
in tutt'altre faccende affaccendato
,
a questa roba è morto e sotterrato.
(Giuseppe Giusti, Sant'Ambrogio, 24-26)


E mangia altro che bacche di cipresso;
né io sono per anche un manzoniano
che tiri quattro paghe per il lesso
.
(Giosuè Carducci, Davanti San Guido, 69-71)

Autore dei testi: Lorenzo De Ninis

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