Poesie di Enrico Galavotti


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Nato a Milano nel 1954 e laureato a Bologna in Filosofia, insegno dal 1977 materie umanistiche e infotelematiche in istituti pubblici e privati. Dal 1970 al 1980 ho militato in Comunione e Liberazione.
Nell'81 ho sposato una pedagogista e insegnante di materie letterarie.
Ho scritto decine di articoli per la rivista "Calendario del popolo", usando vari pseudonimi.
Ho tradotto il "Commento alla Divina Liturgia" di N. Cabasilas
Il sito più importante che ho realizzato è stato www.romagnapolis.it della Banca di Cesena.
Il sito in cui è racchiusa tutta la mia produzione è www.homolaicus.com  il cui sottotitolo è "Materiali per l'Umanesimo Laico e il Socialismo Democratico".


In piscina
In quella lunga fila
di sandali e ciabatte
dai mille colori e forme
allineati lungo il muretto
che separa il piancito
dalla piscina
non ho visto i tuoi.
Ti ho aspettata sotto l'ombrellone
mentre un fringuello
piluccava poche gocce
sul bordo della vasca.
Nel riflesso azzurro dell'acqua
mi sembrava di scorgere
qualcosa di familiare,
come se tu mi guardassi
senza poter parlare.

Il tempo
Vicino all'orologio
una matrioska
dal mantello rosso
un foulard giallo
e due intensi occhi azzurri
guarda il tempo che passa
sognando forse qualcosa.
Oggi la chiamerò col tuo nome
perché non è una ma tante
e la più dolce sta con me.

Mi basterebbe
Vorrei essere un gomitolo fra le tue zampette
micina mia
così potrei starti vicino
e tu giocheresti con me
mi faresti rimbalzare tra le pareti
m'inseguiresti per i corridoi e le stanze
e io sarei contento di sobbalzare
di srotolarmi sotto i tuoi occhi
e anche se tu t'accorgessi
che è rimasto solo un filo
e che il divertimento è finito
so che le tue bianche mani
lo riavvolgerebbero con infinita pazienza.

In treno
Ti vedo con la testa
appoggiata al finestrino
del treno in corsa
con lo sguardo
di una giovane
che sogna nel buio
mentre il lume
riflette nel vetro
il volto pensieroso
di una donna matura.
Vorrei spegnere la luce
e baciarti
ma la stazione è vicina
e tu ti sei già alzata.

Libera
Come un gabbiano
che vedo molto vicino
mentre la motonave
si dirige verso Gabicce
mi stai alla destra
e se allungo la mano
quasi ti tocco.
Aspetti da me qualcosa
mi tieni compagnia.
Posso solo guardarti
e appena il nostromo
ci rifocilla
mi diverto a lanciare
le teste di saraghina
che tu
con una virata fulminea
catturi al volo
e mi ritorni vicino
perché sai che mi piace
vederti libera come l'aria.

Arance
Che bello l'inverno
quando nel buio intirizzito
puoi spiccare con la tua amata
due arance mature.

L'astro fulgente
Piomba dal cielo un astro fulgente
attratto dal lamento di molta gente.
Splende e risplende per qualche tempo
poi vola via in un solo momento.
Non era venuto per stare così poco
ma l'ardore trovato era troppo fioco.
Si voleva brillare senza ardere dentro
si voleva sognare senza essere al centro.
Era solo un segno per poter capire
non un balocco da dover finire.

Dal vestito della notte
Dal vestito della notte
è caduta una stellina,
nella grotta del bambino
fa sorridere i pastori.
La neve di dicembre
scenda lenta su Betlemme,
ma la mucca e l'asinello
fan contento il poverello.
I re magi da lontano
son venuti piano piano,
molti doni hanno portato,
ma uno sol va ricordato,
quello vero che al mondo piace:
la speranza della pace.

Principessa
Bianche
Sottili
Fragili
Molto curate
Prendo le tue mani e le bacio
una due volte
e le stringo sulle mie gote
come se qualcosa di tenero ci unisse
e - sciocco che sono -
cerco di sentirlo
di provarlo sulla pelle
ma è più profondo del mare
più alto della montagna più alta.

La ciliegina
Ciao, sono la ciliegina sulla tua fetta di torta
nel dì di festa,
ti prego di mangiarmi per prima
così ti accorgerai del sapore che ho
e non mi confonderai con altre leccornie.
Sentirai come sono gustosa
e non ti pentirai di sembrare un'ingorda.
Io sono fatta per essere baciata
dalle labbra rosse delle donne bionde.

Sei tutto ciò che non è
Sei la notte dei miei pensieri
che s'accendono d'amore

Sei il silenzio della luna
che mi tiene compagnia

Sei il deserto di una tenda
che mi fa sentire grande

Sei l'abisso degli oceani
dove posso illuminarmi
per venirti a cercare

Sei tutto ciò che non è
perché nulla è come te

In libreria
Posso toccarti
allungando una mano
e scegliere fra cinque libri:
il giallo dei tuoi capelli
si chiama Corpi al sole
di Agatha Christie,
il rosso delle tue labbra
si chiama Paura di volare
di Erica Jong,
l'azzurro dei tuoi occhi
si chiama L'erede delle cose divine
di Filone Alessandrino,
il bianco della tua pelle
si chiama Avere o Essere?
di Erich Fromm.
Ma il quinto libro dov'è?
Vorrei che un angelo mi dicesse
come a Giovanni:
"Ecco, mangialo!"

Unisono
Accoglienza d'amori perduti
ma ritrovati: pace
sospirava l'attesa.

Scrosciar d'improvviso
acque celesti
toccate le zolle
sorgere fece l'incanto.

Malinconia
Occhi di mare zingaro
cullano l'amaca
dei miei desideri,

nel silenzio dei suoi pensieri
rivedo il ventre
di mia madre
e lo spazio di tutti i cieli.

stanchezza
breve passeggio fra canti d'uccelli
nel cortile d'un ex-convento
dopo l'ennesimo scrutinio,
sbirciando cavolaie
fra l'ombra d'alberi
col vento lieve di giugno
peso sulle ossa
di qualche probabile santo.

primi di maggio
dal treno un salto spicco
verso un letto di grano verde,
ridendo ruzzolo
nella mia ingenuità.

civiltà
verde che s'erge dal sasso
fra i binari dell'umana fatica,
segno tranquillo
di una vita diversa.

mattino presto
spingi
quotidiano custode
sul dosso della vita
quest'anima che pedala a fatica.

Quando ti penso
Quando ti penso
mi riempio,
come una città
sommersa dalla neve,
assonnato, pigro,
ma di te sazio.
Del mattino sei il silenzio
che m'avvolge tenero,
il calore d'un respiro
che mi sta vicino.
Mi scivoli accanto
e t'osservo rapito,
mi chiami alla vita
col profumo del caffè,
m'alzo volentieri
perché so che ci sei.

Sol absconditus
Tra barche immobili di pescatori
e stazioni del metano
che rincorrono inutilmente il futuro
brulica di lustrini
una scia che quasi
mi tocca i piedi
e la vedo allargarsi
all'orizzonte dove dietro
il grigio d'una giornata
un po' uggiosa
c'è ancora qualcuno
che sussurra: "Io sono qui".

La speranza
e poi dicono che la speranza
è morta
e poi muoiono
paghi d'averla uccisa.

Anna
tu sei la Luna
pallida e malinconica
che illumini
la terra opaca
dei miei pensieri.

grigio
Alti
maestosi
stanno lì
già spogli
a ricevere
uno dopo l'altro
quei fiocchi lenti ma tenaci
che promettono dolcezza
e raggelano la vita.

una mattina di dicembre
qualcosa di strano traspare
dalle tendine della cucina
mentre sorseggio lentamente
il mio caffè,
m'alzo incuriosito a vedere
quel silenzio cristallino
e la meraviglia d'un manto
ricopriva la città -
tutto era diventato uguale...

foschia di novembre
alla stazione
guardo intirizzito
un punto
crescere

Uomini d'oggi
Fantasmi vagano
per le strade,
uomini senza volto
dai lineamenti perduti
barcollano opachi
come spinti
sotto le ruote
d'un crudele destino

ma non è così.

Vivere
come una rondine
che lascia i lidi antichi
senza curarsi
di oscure reminiscenze.

Stella mattutina
Stella mattutina
mia compagna di vita,
splendore dell'Universo,
soave fragranza,
prendi il timone
e guidami sulla rotta di Utopia,
alza il vessillo della libertà
e non temere gli sguardi indiscreti.
Il cannone della mia nave
affonderà il pregiudizio.

La forza del mare
Cammino tra mitili e granchi morti
che a ritmi uguali
le onde d'un mare placido
sulla battigia lasciano
a ricordo d'un eterno
esubero di madre natura
che smussa anche gli strepiti
d'un bambino in fasce.
Persino la tristezza
d'un venditore ambulante
si ricompone.

La fine
Così poco resta della vita
ch'ogni affanno pare me lo dica,
la penna un foglio e due pensieri
e l'oggidì mi sembra ieri.
Me ne sto riposato
trasognando il mio passato,
ma se questo è tutto il dire
son lì davvero per finire.

Come Ulisse
Forse abbiamo chiesto troppo
alla natura
a noi stessi.
Dovevamo accontentarci
dell'essenza
e non ricercare le forme.
La bellezza è interiore,
la perfezione è un ideale...
Ci siamo lasciati andare all'ambizione,
come Ulisse.
Hanno voluto persuaderci
che la normalità era poca cosa,
che esagerare era meglio...
L'individuo si è imposto
contro il mondo intero,
e ora non è più padrone di nulla.
Abbiamo smarrito il nostro destino,
le cose facili sono diventate difficili,
impossibili,
e ora non possiamo più tornare
indietro.
Molti sono convinti
che non si possa farlo,
che fermarsi sia un delitto.
"Bisogna comunque andare avanti" -
dicono.
Ma verso dove?
Siamo prigionieri di un incubo,
angosciati nel labirinto
dei nostri effimeri successi...
La nostra civiltà non ha più speranze,
forse qualche individuo,
non le masse.
Ci siamo spenti proprio mentre
pensavamo di risplendere
di luce propria.
Il peccato originale è diventato
il peccato quotidiano,
quello che trasmettiamo
con rassegnata tranquillità
alle future generazioni.
Noi non meritiamo di esistere,
forse come singoli,
non come civiltà.
Altri popoli devono continuare
il processo della storia,
verso il compimento dell'umanità.
Popoli più semplici di noi,
ma più genuini,
più onesti con loro stessi,
più consapevoli dei loro limiti,
più disposti ad accettare
la diversità.
Popoli che non si affermano
a discapito di altri.

Silenzio della notte
pulsazioni lunari
luccichio astrale
poliforme danza di foglie,
è notte
assenza di movimento inutile.

Capitano di velieri
Docile tuffar di remi
a silenziosi ritmi
di marinai stanchi.
Obliata in destini tremuli
scruta la certezza rara
carcassa di legno fradicio.
Inutile scena
d'una candela spenta
all'occhio ubriaco
d'ibride avventure.
Nei vuoti rancori invero
galleggia l'ancora
e follia e morte
respira l'attesa.
Spezzar l'ago magnetico
all'astro carro
toglier le ruote:
questa è la via
capitano di velieri.
Lascia volo di colomba
ché ramoscelli d'ulivo
squarciato han già il timore,
e il paradiso è là
a poche miglia.

Il ritorno degli emigranti
Come sempre
s'assopirono
nelle carrozze del treno.
Torpore non era
l'eterna stanchezza
del cuore.

Dei paradisi perduti
la fantasia
cercarono in sogno.
Inutilmente,
qualcuno
l'aveva già trafugata.

armonia
verde a sinistra in basso
primo piano
giallo campo di grano
ciminiera e casolare compatto
in alto a destra
cielo azzurro limpido sullo sfondo,
rallentando il treno
mi ha svelato un quadro.

giornata d'aprile
verdi campi di grano
ondeggiare impetuosi
mi passano in treno.

Alba e tramonto
Uccello caduto in volo
raccolto da mani delicate
rivive.

Giorni che passano
non son molti
e la contentezza
d'essere è tanta
che si muore senza cibo
coll'inverno improvviso
alle porte.

Urbano caos
Due innamorati
che mano nella mano
si baciano
in attesa del verde
e stupiti se ne accorgono
e sorridenti correndo
attraversano la strada
sono come un fermo immagine
che riporta al passato
e fa amare il presente

Guidare in due
Posso guidare con sicurezza
nelle viuzze di campagna
strette da far paura
con gli scoli paralleli
che di notte non si vedono
so i percorsi a memoria
e se mi va azzardo un po'
tanto nessuno controlla
ma la leva del cambio
quella dovresti usarla te
prima seconda terza
e poi ancora terza e seconda
a volte la quarta
spingi e rallenti
sorpassi e freni
finché c'è benzina
non è difficile

Legione
C'è qualcuno dentro di me
che bussa di continuo
e mi chiede di guardare le strade
come fossi un poeta
l'inferno con gli occhi del fanciullo
poi mi prende la mano
che apre vecchie agende
rimaste bianche
e d'improvviso
la penna comincia a scrivere
tutto si muove da solo
e come l'indemoniato geraseno
rispondo a mia moglie
che rassegnata mi osserva:
"Mi chiamo Legione,
perché siamo in molti"

Epitaffio
Via Ravennate era un'arteria
come la via Emilia
solcata ogni giorno
da mille globuli variopinti
monadi di metallo
plastica gomma
che sapevano dove andare
e cosa fare

Via Fabia era solo un capillare
cieco come il vicolo della mia infanzia
l'avevo trovato per caso
e mi sono perso

Il cesto della frutta
Ho finito tutta la frutta
anzi no
m'è rimasta una banana
ma questa non posso dartela
altrimenti mi riempio di peli
s'allungano i canini
e comincio a graffiare
e poi ululo
forte
come un lupo

Vieni
Quando verrai a trovarmi
- e hai detto che lo farai -
sii sola
e stai dimessa
di nessun colore vestita
il candore della tua pelle
il cielo dei tuoi occhi
l'oro delle tue chiome
scendi dal treno
come una qualunque
guardati attorno
per desiderarmi
e io continuerò
- è una promessa -
a sognarti.

Città convulsa
Sei come un gatto
che con sguardo indifferente, calmo
m'attraversa la strada
mentre ascolto
tra lamiere bollenti
musica agitata
Sei come il passero
che pilucca tranquillo
davanti alle ruote
del progresso
e repentino s'invola
di tutto incurante
Aspettami
ora scendo
voglio venire con te
borsa
cellulare
persino gli occhiali
lascio tutto in macchina
e prendo a seguirti
con la tua stessa sicurezza
Ti starò dietro
come un anatroccolo
e non cercherò oltre l'aia
ciò che non c'è

Il bacio d'una sirena
Ti penserò sott'acqua
legato come Ulisse
e un macigno mi terrà a fondo
finché il bacio d'una sirena
scioglierà l'incantesimo
e in superficie urlerò
ai compagni fiduciosi:
"Itaca può aspettare, andate!"

Un libro
Vorrei sfogliarti come un libro
accarezzando la copertina rilegata
col dito scorrere l'indice
fermarmi sull'ultimo capitolo
e poi richiuderlo subito.
Non voglio sapere come andrà a finire.
Le trecento pagine
di questo romanzo d'amore
voglio leggerle tutte
molto lentamente.

La cinciallegra
Solo dietro la tenda
riesco a vedere
la cinciallegra
che mangia
i pezzetti di pane
sul davanzale della finestra.
Mi osserva di lontano
e io di nascosto.

Bufalo
In questo 28 gennaio
non riesce il sole
a rendere meno plumbeo
il cielo che si confonde col mare,
sull'autostrada dell'Adriatico
mi tiene compagnia
il pensiero dominante
di un bufalo della prateria
che vagabonda tra colline gemelle
in cerca dell'erbetta salutare
finché si perde tra le pareti del Grand Canyon
e là s'acquieta...

Pubblicità
Se mi chiedessero di descriverla
direi che aveva una pelle
morbida e liscia
appena uscita da un bagno turco
come se mani esperte
l'avessero cosparsa
di nivea soft
la crema idratante e delicata
che protegge
dalle imperfezioni della vita.

Tra i ghiacci
Se tu fossi nella tenda rossa di Nobili
e io il capitano della rompighiaccio
vorrei vederti nuda e incatenata
prigioniera di un terribile drago
così mi sentirei fiero
d'aver ripercorso
il mito più bello della storia.

Mia dolce amata
Da tempo questa penna
scrive e benissimo
è verde come smeraldo
con tre piccole sporgenze
di plastica molleggiata
che nella punta d'acciaio
assicurano la presa,
vorrei aprirla per scoprire
il segreto di tanta bellezza
ma qualcosa mi dice
che la perderei,
così aspetto che finisca
per riporla insieme alle altre
in quel barattolo d'alluminio
che è parte della mia vita.

Gatta randagia
Ehi, gatta randagia
che mi fissi coi tuoi fari
in questo viale abbuiato
mentre torno intirizzito
con la bici amica
nel caldo letto di casa mia.
Sei tu che temi o sono io?
Hai uno sguardo indomito
tu, piccola creatura,
che attraversi la strada
incurante del pericolo
avendo la notte come regno
e l'occasione della caccia
e il tempo degli amori.
Sei un felino misterioso
di un destino separato
che ho incrociato volentieri
per non sentirmi diverso.

Nebbia
C'è nebbia stasera
che m'imperla il vetro
della macchina
e ho paura
tra queste strade di campagna
per farla breve
Ho appena ucciso
un'anatra di passaggio
uscita dal gruppo
Solo il pensiero di te
mi rassicura
Non li vedo neppure
i fari degli altri

Marina
presto ti spogliasti
a lui che ti voleva
ma lui ti voleva
non ti desiderava

Clair-obscur
qualcuno mimetizzandosi
gracida su rive
di puzzolenti acquitrini
nella più assoluta
tranquillità

Festa Mobile
James Brown è morto
Jimi Hendrix è morto
Ray Charles è morto

In paradiso
con l'arpa e il decacordo
cantano l'alleluia.

Post-68
nel vecchiume consunto
la novità tace
opprime
la vigliaccheria

Potenza assiologica
impastocchiando
pagine bianche
sghignazzo nel male
come un profeta moderno.

Ménage à trois
una secca fucilata
stacca un masso in bilico,
contemporaneamente quasi
cadono l'uno ignaro dell'altro
l'uomo e l'aquila colpita.

Il docente
Imprecava quella marea
di scapestrati contro
l'inflessibile Spongàno,
nemmeno il conto
alla rovescia lo aveva
intimorito,
solo quando si tolse
gli occhiali
per pulirsi il viso
impiastricciato
dell'inchiostro
di un calamaio
non vi fu più ragione
di sbraitare bensì
di ridere.

Apocalisse
Correre di stagioni
uguali su cui balzano
agitati stanchi amplessi.
Ossa di bambini inscatolati:
carne viva su catene
olezzanti di prostituta
fulminea viaggia
verso prati d'innocenza.
Lavorare
macinare
smussare le protuberanze umane.
In questa sardonica risata
di luride labbra
si perdono nei misteri
del sogghigno
le tonsille di satana.

Il ritorno degli emigranti
Come sempre
s'assopirono
nelle carrozze del treno.
Torpore non era
l'eterna stanchezza
del cuore.

Dei paradisi perduti
la fantasia
cercarono in sogno.
Inutilmente,
qualcuno
l'aveva già trafugata.

Di una bimba tolta alla madre
dai ricordi trafitti
i muri sorride
lo sguardo immobile,
appeso un dolore resta.

Vecchio prete vagabondo
ubriaco come una foca
muoio di noia
in questa lurida
maledizione a dio.

Satana
scarpe occulte di ciclope

Paradiso
piacevole passeggiata
di un cerbiatto
senza problemi.

mia moglie
dietro le palpebre chiuse
d'un corpo addormentato
scorgo il segreto benessere
che il mio cuore desidera.

amarsi
mani agitate
di bimbi festanti
per un piccolo uomo
del treno.

alba
cuore stanco di battere
in un corpo stanco di vivere
il caldo di una donna sente
e il suono della sveglia mattutina.

primo pomeriggio
odora di fieno l'ottobre
color di secca foglia,
il bianco mi sorride lieto
delle sue grasse nuvole.

spoglia di sé
nebbia l'inferno
che l'uomo solo
cercando dirada.

suoni
colossi rombanti
sulle strade di Timiçoara
rievocano
il mattino presto di casa mia.

forza-lavoro
sole che corri
fra timidi cirri
rallegri la guida
ai muli della storia.

La vanità
Abbassa la prepotenza dei monti
la loro gelida solitudine,
riempi le loro valli d'acqua
falli sentire inutili.
Anche lo sforzo del più
eroico scalatore
è sempre una battaglia
per la vanità.

Atto d'amore
Un amplesso cosmico
ha fecondato
l'ovulo terraqueo
in questo ventre
d'universo.
Logos spermatikos
è nostro padre
e soffio pneumatico
nostra madre.
Ora dobbiamo crescere,
tranquilli,
per poi nascere.

La patria
Perì
nell'antico duello
un giovane
promesso
alla sorella del vincitore.
Sdegnata e repentina
una spada troncò
le inutile lacrime.
La patria è un'altra cosa.

Virginia
Uccidendo la figlia
promessa al giovane Icilio
il centurione la strappò
al nobile Appio Claudio.

Epitaffio
sulla morale
bofonchiando piscia
è Catullo
colui che ne strafotte
del bianco o del nero
di Cesare

Vivere bene
File parallele
vedo in lontananza
di corpi silenziosi
vicini
uguali
come in attesa
è il cimitero di Provezza

ogni volta che lo incrocio
mi chiedo
- se era così facile
perché non l'avete fatto prima?

Di notte
M'incanto a guardare
il rosso del semaforo
all'incrocio
E' così intenso
che tutto prende fuoco
Non solo paura
ma anche forza
ribellione
e passione che divora
Dimmi che mi ami,
solo una volta,
e li lascerò suonare
quanto vogliono
al verde

Come un passero di città
Circondato da ciclopi di metallo
nell'incrocio che porta al casello
un passero saltella incurante
protetto da uno scudo invisibile
alla ricerca d'avanzi di civiltà

Appena qualcuno lo sfiora
spicca il volo più in là
e torna sui suoi passi
se qualcosa è rimasto

Così t'immagino
nella tua vita privata

Sirene
Un fischio stridulo
mi trapassa la mente
il timore ci blocca
qualcuno langue
e non so dove

Ho la radio spenta
eppure sento il tuo canto
usignolo mio
che ondeggi libero
come aquilone senza filo

Gorgheggiami parole dolci
e la catena del volante
sarà più leggera

Il circo
Stanotte ho sognato il circo
sotto casa mia
ridevo mentre la vipera
mi pungeva
e la tigre mi graffiava
mordimi donna mia
sbranami
e saprò ancora che mi ami

La strada giusta
Come arterie
d'un ciclope febbricitante
queste strade cavalco
in sella al mio ronzino,
la bussola trema
nel fitto gomitolo d'incroci.
"Ecco, mi dico, questa è giusta!"
Era bella, attraente...
ma come le sirene omeriche
ammaliava soltanto.
Guido con gli occhi bendati
fidandomi solo dell'istinto.

Natura e Civiltà
Io civiltà
ho fretta
di chiudermi un dito
nella porta
e vederlo diventare blu
perché le chiavi aprono e chiudono
e l'unghia cade

Tu natura
stai dietro
spingi da sotto
e ripristini
riattivi le radici
con calma ricostruisci

per questo ti amo
perché ci sei
e non ti vedo

In Principio
In principio era l'inestinguibile fuoco
che tutto brucia senza consumare
era l'energia primordiale che tutto muove
e da ogni cosa è mosso di passione

Correre
Potessi cavalcarti in riva al mare
puledra mia
sentire la pelle sulla pelle
e respirare profondamente
l'aria salmastra
Mi piacerebbe correre tra la risacca
senza meta precisa
sollevare spruzzi impetuosi
saggiare la forza indomita
di chi vuole restare selvaggia.
Puledra mia
il vento ti appartiene
come l'anima del cavaliere.

Sognare
Fabia, sono Catullo
ti ricordi quando volevo baciarti
e non l'ho fatto?
quando volevo toccarti
e non ho potuto?
quando volevo portarti via
e me l'hanno impedito?
Ora ti sogno tutti i giorni
e nessuno può farci niente.

Una ladra di classe
I suoi capelli alla Marilyn
circondavano
due grandi girasoli
dai semi di zaffiro
che silenziosi mi fissavano
come la luna piena
e scorgevo avorio pregiato
dalle succose fragole della sua bocca.
Se la trovate
- ho detto all'ispettore -
ditele che m'è rimasta un'ansia più grande
della pace che m'ha rubato.

Principessa
Bianche
Sottili
Fragili
Molto curate
Prendo le tue mani e le bacio
una due volte
e le stringo sulle mie gote
come se qualcosa di tenero ci unisse
e - sciocco che sono -
cerco di sentirlo
di provarlo sulla pelle
ma è più profondo del mare
più alto della montagna più alta.

Il tempo
Vicino all'orologio
una matrioska
dal mantello rosso
un foulard giallo
e due intensi occhi azzurri
guarda il tempo che passa
sognando forse qualcosa.
Oggi la chiamerò col tuo nome
perché non è una ma tante
e la più dolce sta con me.

Plutone
Se anche la terra si ricoprisse di ghiaccio
o di lava incandescente
o il livello del mare s'alzasse
fino a ricoprire i monti
o un deserto di sabbia
sommergesse ogni filo d'erba
tu continueresti a brillare
di luce propria
e mille pianeti
ti danzerebbero intorno
e del più lontano di loro
vorrei essere un minuscolo satellite
che dal freddo della sua esistenza
attende ogni volta
247 anni e 7 giorni
prima di scendere dal trono
del suo malinconico regno
e godersi uno zampillo di luce
a quattro miliardi di chilometri
e quattrocentocinquantatremilioni
appena il tempo d'assaporare
quella dolce ispirazione
che tiene compagnia
sino alla prossima rivoluzione.

Alla stazione
Alla stazione di Bologna
sarebbe stato facile
toccarti
e con un pretesto
parlarti,
in quel dedalo
di fili incrociati
m’avresti capito,
invece
come un espresso
sul binario opposto
ti sono passato accanto.
Mi sono accontentato
del tuo chanel
invece d’usare
la leva del cambio.

Polvere di stelle
Mentre leccavi il gelato
sotto i portici di Bologna
e mi guardavi fisso
pensando a chissà cosa
m'è venuta voglia di baciare
le tue labbra di nocciola
come se uno specchio ci avesse ringiovanito.

Polvere di stelle:
ecco quel che siamo
e vogliamo brillare sempre
a dispetto del tempo che passa.
Dimmi che sono stato per te
un frammento di luce
e nel buio ti cercherò.

L'aria che respiriamo
Siamo come due passerotti
sul ciglio della strada
che beccheggiamo umidi vermi
pilucchiamo gocce di rugiada
sfidando le ruote dei tir
Ci illudiamo
che l'agilità
sia più grande della forza
e intanto
l'aria che respiriamo
ci uccide lentamente.

Exortatio minima
gli spermatozoi di Adamo
ti hanno generata
in un mondo pieno di spine
e di triboli
non potevano fare
nell'innocenza
un'eccezione solo per te.

Prima della terra
lame arrugginite
tolgono i peli
al volto della mia vanità:
così si sotterrano
i morti
inutilmente vissuti.

La speranza
e poi dicono che la speranza
è morta
e poi muoiono
paghi d'averla uccisa.

Trapasso
d'un fiato
il punch
nel rifugio di montagna,

quasi abbandonato
e la meraviglia perduta,

mi libro impazzito
per l'aria
sereno,

scivola un corpo
nel battito d'ali,

immane fatica.

"Sarai crocifissa"
Lupi dimorano
nel sorriso
della fiera sposa.

"Sarai crocifissa"-
voci misteriose
nell'angusta chiesa
mormoravano.

Un bimbo che calcia
nel ventre
non vuole sentirsi
peccato.

Proiettazione
Vertigine
Palazzi
Cattedrali
Castelli incantati
A capofitto
Senza Pensieri

cronaca
inutile precipita
malessere

Sperduto
ansimo qualcosa
di diverso
cercando di captare
una voce insolita
fra la massa.

mia figlia
nel lampadario un mistero cerca
la piccola mano che s'alza
mentre la materna voce
delle campane il suono ripete.

pomeriggio d'ottobre
come palpebre allusive
del malessere generale
mi prende nel perché della vita
quest'uggiosa giornata.

cimitero-macchine
cubo pressato
d'una vita trascorsa
tranquillo riposa
sui compagni del mucchio

da una miniera di nuvole
fasci d'un sole d'ottobre
dopo la pioggia
cadono.

natura
dalla quotidiana carreggiata
contemplo per poco
la verde sentinella
stare imponente.

settembre
feritoia limpida
nel cielo bombato
guizza immensa.

Il vento
Fischia forte il vento
fra la valle di Moena
in questo pazzo agosto
carico di freddo e di neve.
Sbatte la porta contro lo stipite
sibila per la stanza
penetra per le ossa.
Anime dannate sembrano
in cerca di chi divorare.

In città
Ogni tanto la vedevo
sola seria ma ridente,
fissandomi stranamente
per un poco la temevo.

Dall'angolo affollato
nessun cenno mi faceva,
in vita spesso mi diceva
ch'ero molto ammalato.

Annibale
Sedici anni sono stati
un attimo Annibale,
ogni intelligenza
ogni astuzia
è volata via
rapita dal tempo,
non è rimasto nulla
se non il ricordo
di un vano e forse
cattivo esempio.

Spartaco
Terminata è la semina
ora è giunto il tempo
della mietitura.
Cinquantamila morti
coprono il campo di battaglia
più felici
dei seimila crocifissi
lungo la via di Capua.

Missiva per Nerone
Ti consiglio mio caro Claudio
inventore di torce umane
di contenere i complessi sessuali
che angustiano la tua noiosa vita
nella pittura onirica.

Il bambino bello
Bambinello, Bambinello
devi esser molto bello,
devi esser forte forte
se vuoi vincere la morte.
I pastori di lontano
son venuti piano piano:
la speranza li ha portati
ma son poveri e affamati.
Bambinello, Bambinello
devi crescer sano e bello,
fallo in fretta più che puoi
con gli amici che tu vuoi.
Ma ricordati che quel dì,
fosse anche di venerdì,
presto o tardi arriverà
e la morte vincerà.
Bambinello, Bambinello
più non sei sano e bello:
i tuoi sogni hanno spezzato,
la tua vita hanno violato.
Ora al povero voglio gridare:
non star lì ad aspettare
un secondo salvatore
che ti liberi dal dolore.
Lui ti guarda con tristezza,
perché sa che l'amarezza
non può esser consolata
ma soltanto liberata.

Buon Natale, siamo in guerra
Buon Natale, siamo in guerra.
Buon Natale ai bambini mutilati,
alle donne violentate.
Buon Natale ai feriti
di tutto il mondo,
ai torturati e ai crocifissi,
a chi ha patìto per la giustizia,
a chi ha subìto la verità degli altri.
Buon Natale a tutti i morti,
che un giorno risorgeranno,
che un giorno giudicheranno
i padroni della terra,
i persecutori della storia,
e li condanneranno al fuoco eterno,
dove solo pianto e stridor di denti
sapranno perdonarli.


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