Poesie di Simone Magli


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Chi non è felice non ama abbastanza.


O fiore rosa screpolato,
avrà pietà di te almeno
il cielo dell'ultima notte?


Quando hai paura non fuggire: rimani con te e apri il cuore al mondo.


Ogni giorno
nuova vita
ribolle
paura,
teme
solitudine,
spera
amore.
Come si riempie
il pozzo della notte?


Mi sento solo come un ladro,
che la notte non lo vuole.
Ho un buco nel cuore così grande,
che, seppure lo riempi,
alla svelta si vuota.


Non cercare risposte, trova una domanda.


Sono un lupo
in vetta su
la neve,
spalle al bosco,
smarrito.


Ogni persona è buona, ma vivendo può dimenticarselo.
 

Ricordo d'infanzia, ricordo d'amore
Affamato di sogni e nostalgia
mi rotolo su campi di grano nell'infanzia del mio cuore
cercando lei che mi sorrideva
venendomi incontro col gelato nella piazza del paese.
E' un ricordo d'amore che viaggia nella mia mente di uomo
mentre con le mani in tasca cammino fra le rovine del borgo.
C'è ancora la sua casa con la porticina verde:
due iniziali incise hanno sfidato il tempo,
così come due mani unite si sono divise nell'acquario del mondo.
 

Vorrei abitare sul divano del presente,
guardare la tv (a parte "Forum" e qualunque canale
che mandi in onda un processo), fare briciole,
fare all'amore, fare alla lotta,
baciare, giocare, gridare,
fare e ricevere coccole e carezze.
Vorrei ci guardassimo negli occhi,
così vicino che ci scappi da ridere.
Stare insieme, qui, ora eppoi non lo so.
 

Il treno è fermo in stazione.
Dalla banchina osservo i volti
incollati al finestrino del tempo:
un vecchio vagone sbuffa
il vapore di sogni lontani.


La vita è una malattia senza sintomi.


Il sole non scalda
il buio cantuccio
dove un uomo si rode
a cercare l'infanzia.


Siedi qua con me
sul tenero prato.
Canta ciò che vuoi,
guarda dove vuoi,
solo non ti alzare
perché oggi
ho deciso di amarti.
 

L'unica cosa su cui possiamo contare è l'imprevisto.


Non c'è più tempo,
nemmeno per dire
alla notte:
"E' buio,
troppo buio."


Salvare il Natale
Avranno ancora voglia i nostri bimbi
di sognare in mezzo a tanto male?
Chi salverà il Natale dei loro anni?
Potrà un adulto con la barba
piantare nuovi semi di speranza?
 

C'è già tutto sulla tua strada: pensa solo a illuminarla.


I tuoi difetti, una volta accettati, ti serviranno più delle qualità.
 

Niente è importante, tutto fluisce, fluisci anche te.


La vita è bella finché non impari a contare.


L'occasione si presenta a chi la trova.


Sono stanco,
questa terra arida mi violenta,
cammino solo, senz'acqua
per deserti e deserti, mentre
una tempesta nasconde
nella sabbia il mio destino.


Nebulose, sogni spenti
giorni sospesi
schermi giganti e vuoti
favole perse
artigiani morti.
Chi sono?
Non so uscire da me.
Le lancette nella notte
tagliano i respiri.
Penso troppo,
non ho sonno ma
bisogno.
Cercami tu,
tanto sono qui
(ricordi? non so
uscire da me).
 

Più nulla, nemmeno il buio.
Consegno lettere in giorni di nebbia:
nessuno risponde
quando scrivo alla vita.


Metti una mano sul mio cuore
per sentire quant'è solo
un uomo senz'amore.


Ogni posto nasconde un segreto e ogni segreto nasconde un posto.


Poveri bimbi: così accerchiati, usati e inconsapevoli.
Eccomi a soffrire anch'io,
giocare a calcio tra fango, nebbia e morte.
Cieco per sempre da un occhio e mezzo.
Bomba liberatutti.


Il presente Il presente Il presente
Non c'è altro Non c'è altro Non c'è altro
Vivi ora Vivi ora Vivi ora


La giovinezza è sogno, il resto della vita è sofferenza da gestire.


Non c’è senso
questa sera
in una vita,
solo l’eterno
caos delirante
di una mente
martoriata.
Sovviene
il terrore
di un’attesa
senza fine.
Fuori
luci operose
mi fanno sentire
lontano.
 

La semplicità è la lingua dei saggi.


La cosa più importante che puoi fare a questo mondo è essere te stesso.


L’oratorio ha salvato molte vite:
calciando preghiere nel cortile
i ragazzi del quartiere
hanno pianto una vittoria,
l’onestà.


La vera guarigione è sentirsi saldi sulle proprie insicurezze.


Ci guardiamo soffrire
ognuno col cuore congelato.
Una volta grandi ci si abbandona
all'avidità del tempo, e lentamente
brucia viva l'innocenza degli affetti.
 

La necessità è il miglior maestro che ci possa mandare la vita.


L'arte ha bisogno di urgenza.


Un cielo squartato
da mille domande
gocciola sangue
sulla terra arida e battuta.
In ginocchio, capo chino,
raccolgo in preghiera
la voglia di volare.


Ho paura di volare
come quel pulcino avvolto
nel nido di filo spinato,
che non punge ma graffia
il cielo e la speranza.
La vita per lui
è un abisso troppo fondo,
per andarci a giocare.


Il tempo di vivere
Questa finestra di mare mi salva l'anima.
Mi perdo nel blu della laguna
e nella calma del genere umano,
che d'estate ritrova
finalmente il tempo di vivere.
 

Siamo la nostra storia, solo raccontata in altro modo.


Al buio c'è più luce.


Nella mia camera oscura
ho visto il mare affondare.


La noia è un pericoloso gioco felino.
Simone Magli
 

Ritratto a carboncino sanguigno
Disegno la noia con penna di fuoco,
tanto brucia la mia attesa.
 


Il vento soffia piano sul lago che,
nuotando verso riva,
stende le sue acque e
si lascia carezzare.
Un pescatore insidia il silenzio con
la sua lenza piombata.
Ma la natura mi rapisce e
vengo accolto nei luoghi del tempo
a suonare le corde della mia libertà.


Per scherzare come si deve ci vuole grande serietà.


La mia ansia è voglia di vivere in eccesso.


Siamo un ammasso di pensieri che vortica dentro un'anima sconosciuta.


Si può scegliere fra aspettare la morte in quieto vivere e morire vivendo con gloria. Il problema è che troppi non sceglieranno mai.


Progresso è
fare buon sesso
Regresso quando
muto è l'amplesso
Troppo spesso amare
è così complesso!
 

Parla col cuore e avrai sempre ragione.


Se ti abitui al buio avrai più luce.


Sono un cantiniere:
riempio anime d'amore.


Nella vita c'è solo un dovere: amare.


Nel tuo dolore c'è un messaggio per il mondo.


Giocando ad essere altro
mi sono lasciato
nella buia cantina,
a invecchiare col vino.
Poi è sceso qualcuno
e mi ha salvato la vita.


Il mondo va verso il nulla,
mi sento un'astronauta senza tuta.


Il mio cane e certe persone
Osservo il mio cane, solo tra noi umani: tre volte lo portiamo fuori (al guinzaglio!), due volte mangia; d'accordo gli diamo il nostro affetto, ma gli neghiamo la libertà! Penso spesso a quanto possa dolergli il cuore, a quanto possa sentirsi solo.
Poi mi vengono in mente certe persone, inchiodate alla propria solitudine: persone invalide, ma anche persone normali, che per sorte, volontà o ingiustizia, vivono in uno stato di cattività, peggio del mio cane Arturo, a cui perlomeno, non manca il calore.
Apriamo gli occhi e cerchiamo, intanto, di allungare i guinzagli.
 

Sono stanco di archiviare,
voglio fuggire per i cieli:
abbracciare la mia nuvola,
sperando che il vuoto
sia solo il calcolo errato
di un sogno sognato.


Inferno candido
Lapilli vivi infiammano
la mia sofferenza.
Con ali bianche mi porto
verso il nulla.

Questa è la seicentesima poesia di Simone (Nota di L.D.N.)

Sputo sangue e parole.
Vuota è la mia cella,
socchiusa la porta,
smorzata la luce.
Il mio cuore trafitto
sull'ultimo verso
del libro mai letto.


L'arte rappresenta l'impotenza dell'uomo nei confronti della vita.


La speranza è un'illusione che dura tutta la vita.


La primavera mi sboccia in fronte:
non le va di verseggiare.
 

Mi arreggo al cancello del tempo,
non sopporto lo smembrarsi dei giorni.
La fretta mi bastona le mani
mentre mangio il gelato.
Voglio uscire da questo lunapark:
uomini cattivi mi spengono le giostre
e rimango al buio a cercare mia mamma.


Lo sfoggio ostentato della cultura dimostra ignoranza.


Ci sono più punti forti nella fragilità, che nella forza.


Le persone forti sono meno ricche perché non conoscono la forza della loro fragilità.


Il caos è perfetto perché non desidera esserlo.


Ritratto a carboncino sanguigno
Disegno la noia con penna di fuoco,
tanto brucia la mia attesa.


Mi sento solo
come un lupo senza branco,
ma io non cerco il branco:
cerco il bambino
che non so carezzare.


Nebulose, sogni spenti
giorni sospesi
schermi giganti e vuoti
favole perse
artigiani morti.
Chi sono?
Non so uscire da me.
Le lancette nella notte
tagliano i respiri.
Penso troppo,
non ho sonno ma
bisogno.
Cercami tu,
tanto sono qui
(ricordi? non so
uscire da me).
 

La poesia è lo sguardo dell'amore.


Il volere del consumismo
Come piccioni ebeti
ci siamo fatti fregare
da chi butta sempre più
panveleno nei cortili.
Non alziamo più neanche la testa
per guardarci negli occhi
e reclamare amore.
 

Sdraiarsi sull’amore,
rifugiarsi nei sogni,
sentire ancora forte
il palpito della vita.
Ritrovare i sensi
della dannata poesia.
Provare a rialzarsi
con l’affanno di chi,
nelle notti più nere,
si è visto con le piaghe,
sotto stelle senza luna.
 

La gelosia è il chiodo dell'amore.


L'agio inibisce l'agire.


Ricomincia il giorno e
il vento già m'infilza
con chiodi di nevrosi.

 


Vicolo Taverna

Pistoia mia mamma
Pistoia cuore medievale,
culla di poeti e artigiani,
verde vivaio.
Vicoli senza tempo
la rendono immortale,
botteghe e personaggi
le confezionano un abito su misura.
Dai bar del Globo al leoncino
che fa la guardia alla Sala,
mi ritrovo in Piazza Duomo,
sgombra e piena di bellezza.
La mia anima è rapita da questa città,
che la notte sogno e il giorno amo.


Diventa te stesso.


La poesia s'è rattrappita,
sballonzolata fra i vagoni
di un treno cieco che
non sa più dove andare.


La bellezza dipende dal modo in cui si porta la sofferenza.


La mente mi trattiene vigile
in fondo al mare.
Vorrei emergere, nuotare ad occhi aperti,
seguire la mia onda senza paura,
ma non so come slegarmi
da quest'ancora di vuoto.


Un mondo nuovo
È un caos di solitudine,
uno scempio di vuoto,
una lotta contro il nulla.
La nave del tempo imbarca fumo,
la rotta è un timone in fiamme
nell'inferno della dipendenza.
Muori, dio del superfluo,
fai spazio a un nuovo mondo
di poesia e natura:
rivogliamo indietro il poco
per tornare ad amare il nudo.
 

31.12.2015
Col nuovo anno vorrei una tregua, una tregua con me stesso, accettare quel che sono dal giorno che son nato.
 

01.01.2016
Mi auguro che all'alba nasca un nuovo dio, perché il mondo ha perso l'uomo.


Il pensiero mi stritola il cuore.
Spremo la polpa dell'anima in cerca di ragioni.
Osservo e scrivo, demone innocente.
Corico il dolore nella notte.
Domani avrò ancora paura?


Certi bambini si dovrebbero unire per governare il mondo.


Non c'è soluzione,
vivi l'immediatezza di
quel che ti s'agita dentro,
ognuno è poesia:
dondola col mare.


Alla luce della luna
ho pensato a fondo la vita,
ma il tempo mi ha detto:
"Consuma il tuo amore."
"Come faccio?" - gli ho risposto.
"La mia mente sbircia sempre!"


Non vorrei lagnarmi ma
capire come mai tanta sofferenza
all'interno di un giorno, una vita.
Chini su quaderni, libri, cose che
gli sembrano importanti. Gamba che balla
e pollice che di tanto smanetta.
Avranno un lavoro al coperto,
la sera tre bevute e un pensiero fisso,
si avvinghieranno in qualche corpo.
Riconosceranno un corpo più caldo
o forse solo più stanco e si uniranno,
convinti che esista altro,
che la solitudine in due si porti meglio,
che poi magari se fanno un figlio,
almeno lui sarà contento.


Sento troppo la vita per riuscire a viverla in un solo universo.


Parto
Teli di nebbia
in seta bianca
velano la brughiera,
mentre un'alba rosa
si ferisce all'orizzonte.


Steso sul letto del fiume,
me ne sto con tre sassi sul petto
a sentire i loro passi:
i passi dei non morti.


E il Natale...?
Nascosto in soffitta, piange addosso agli addobbi,
unico adulto rimasto nel paese dei sogni.
Se ne torna presto con le renne, fra la neve e l’obliò.
Un nuovo mestiere s’inventa il vecchio babbo:
adesso narra storie a bambini affamati
di magia, Natale e doni d’amore.
 

La mia mano grida.
Vorrebbe scrivere sicura
dopo troppo dolore.
Ci sarà un carroccio
che porti menti pesanti
a svagarsi in paese?
Che pena il poeta
al servizio dei nervi.
 

Apprendi la bontà,
dispensa amore:
sarai vivo e necessario
come i bocci del ciliegio
che si sveglia in primavera.


Vorrei prendere il largo
lasciando sulla riva
le corde del passato:
fiero marinaio
di combattute regate.


Occidente cieco
Sotto il tuo velo
ho trovato la mia terra.

Mi sento leggero
come un'amaca
che si slega dai tronchi
e comincia a volare.
 

Honoris causa
La vergogna m'insegue
dappertutto:
non c'è sorriso
sul mio volto impaurito.
Ma impugnerò
questa penna
fino all'ultimo appello.



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