Poesie di Carla Malerba


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VITA DI UNA DONNA


Quali terre di mare,
attratta dalle lunghe strade
del silenzio,
dove l’erba respira
all’ombra di tumuli antichi
ho scelto per oscure ragioni?


IERI
Si ferma il tempo
Nella linea oscura
Che oltrepassano assorti
E li ferisce il sole.


E come potrei dimenticare
E come potrei dimenticare
quell’ascensore
odoroso di cera
e cigolante,
un ascensore rapido
che conduce in alto
dove si spalanca
la vallata?
Per lui, il poeta,
era l’inizio del viaggio,
ma la sua era notte di nebbia
e udiva solo, ad ogni fermata,
tintinnare i vetri dei vagoni.

Ti ho visto che dormivi
Ti ho visto che dormivi
In un angolo di cielo.
Poi ti sei svegliato
E con sguardo assente
Mi sei passato accanto
E te ne sei andato.

Ricordo quegli anni tumultuosi
Ricordo quegli anni tumultuosi
dove tutto pareva avesse le ali,
correvano le mie gambe
come puledre al vento dell’estate.
I portici un po’ oscuri
aprivano varchi inaspettati
e i pensieri ad ogni angolo
incrociavano riverberi di sole.
Irragionevole amore che ti inganna
e ti fa compiere imprese straordinarie,
radere a volo d’angelo scarpate,
sfidare tempeste in mare aperto,
irragionevole amore dei vent’anni.

Che dire di passaggi di mare
Che dire di passaggi di mare,
ombre di niente
ormai sfocate,
di forti cose
e di quel sentire
aperto alla vita,
di indefiniti suoni?
Occorre forse una distesa di vento
su una terra senza confini,
occorre che tutte insieme
le cornamuse suonino all’alba,
che di stelle non sia avara la notte
per dispiegare ancora le note della gioia.

Tu, padre mio
Tu, padre mio,
eri un uomo di poche parole,
di una mitezza ferma
trattenuta nello sguardo.
Nominavi spesso il Padreterno:
poi il silenzio dei giorni ultimi
precipitati nel dolore
e nella chiaroveggenza del rifiuto,
nella parola invocata,
l’ultima tua notte sulla terra.

Quella mattina
Quella mattina,
pesce tra mille,
mi son trovata
sull’orlo del tempo:
giorno speciale
l’undici marzo,
l’acqua bianca
fa trasparire
i gradini del molo
e c’è il sole alto
sulla fascia di mare
dove Tripoli appare.


 

Come una rosa d’inverno
Come una rosa d’inverno
è l’uscio di una casa
abitata un tempo,
oggi lontana.
Il sole vi irrompeva dal portone dischiuso,
la notte insidie non portava.
E al bosco, al confine col mare,
mi conduceva la mia assorta gioventù
come ai labirinti circolari
di una rosa d’inverno.

Ora il vento
Ora il vento
ha cessato di soffiare.
Anche l’animo inquieto
ricerca l’illusione
di restare così,
di non cambiare.
Bimbi, che bello quando lo eravate!
Ed ora anche il nipote cresce in fretta,
risuona come argento la sua voce.
Terre di sole, balconi dell’estate
e i passi di mio padre sulle scale:
scorci di vita,
nebbie leggere,
trasparenze d’oceano nel mattino.

Mi spingeva soltanto
Mi spingeva soltanto
il gran segreto,
il desiderio
del mare sconosciuto
oltre il divieto,
oltre il varco consentito
dove tutto converge
e si unisce all’infinito
per vie remote,
per passaggi obbligati.
Scalpitava il mio animo leggero
pronto a salpare
per luoghi immaginari,
sfidare la tempesta
era nel gioco.
Ora la sera è dolce e quieta
come la voglia mia
di andare.
Ascolto
il suono delle onde
che si frangono
sui battiti del cuore.

Ai piedi della torre
Ai piedi della torre
in un giorno d’estate:
tu eri nell’esordio della giovinezza,
sotto il cielo mobile di Parigi
trascorso da nuvole veloci.
Alta la torre sfiorava il cielo,
guardiana della tua bellezza
e con le sue ferree braccia protese
segnava di trame l’azzurro.
Felici giorni
di scoperte meraviglie,
la dolcezza di una frolla di fragole
la dolcezza del tuo viso.

Forse di lacrime scese
Forse di lacrime scese
dagli occhi di una dea
è fatta trasparente
l’acqua su cui galleggiano
le barche tue di pietra.
Solitaria isola di vento
dove le vie di mare
scorrono diritte fra le scogliere
e della tua bellezza svelano
a tratti il mistero,
così io ti ricordo.
Oggi prigioniera dei giorni
solo nel volo dell’anima cammino
fino all’estrema tua roccia
sotto un brulicare di stelle.


Oggi
Vorrei serbarvi
In un’ansa ferma
Del cuore
Per sempre.


Vorrei bere e mangiare
Vorrei bere e mangiare
tutto di voi,
gustarvi davvero
poiché siete
bocconi golosi,
ma vorrei anche serbarvi
in un’ansa ferma
del cuore
per sempre,
dove si sente scorrere
tumultuosamente la vita.

È la poesia del niente
È la poesia del niente
quella che non esce allo scoperto,
quella che non sa ammettere la sconfitta.
La riscopri così
quando scorgi
la grande piazza al tramonto
e non sai cantarne la bellezza,
quando non sai
vagheggiare incontri,
né sai quello che sei oggi
o quello che saresti stata
a scontrarti con assurdi dinieghi,
libera di pensiero, in atto di volare.

Hai in comune con me (a un amico poeta)
Hai in comune con me
ciò che di oscuro incombe
su tutti i poeti,
per questo ho esiliato
le tue parole.
Ma ne possiedo i segreti,
mi immagino le ombre
ed i fulgori del tuo passato,
so che troppe volte
risuonano
di disperata speranza
le tue sfide.

Lo sai
Lo sai,
quei teli hanno il colore
della gioia,
il rosso, il verde,
il rosa del preludio dell’alba,
di quando si dipinge
con le dita.
Vorrei li avessi tu
per ricordarti
dei giochi,
delle corse fatte insieme,
per dirlo
a chi negli occhi tuoi
leggerà un po’ della mia storia.

L’estate
L’estate
è balzata fuori
una mattina.
Che attese, l’azzurro promesso
e l’acqua, che dono!
Gli incontri, gli affetti:
un biondo bambino,
e vederlo crescere
ogni giorno
più saggio, più esperto
in mille piccole cose.
Alla porta un giovane alto,
vestito di chiaro,
ammiccano i suoi occhi
alle mie esclamazioni di gioia:
è tornato e di nuovo è tornato!
Nei mattini silenziosi,
negli spazi dell’animo
da possedere soavi,
l’estate si posa.

Folla di parole
Folla di parole
Battenti sulle pagine
Di parole non usuali
Stordenti
Raffinate
Ripulite
Echeggianti
Risalite dal nulla
Folla di parole
Per i poeti dotati
Non certo per quelli come me
Che mettono in poesia la parola bicchiere.

Per loro daresti
Per loro daresti
chissà quale cosa,
la vita, ma certo, la vita!
Tenuti per mano,
guardando all’insù
col tenero viso rotondo
eri per loro il mondo.
Il tempo si sfoca nel tempo,
lo scrivi di notte sul foglio
che bianco ti accoglie.
E allora di colpo lo sai
qual è quel momento,
vitale davvero,
in cui ti tocca, perfetta, la felicità.

È un’alba settembrina
È un’alba settembrina
quella che vivo adesso,
bella è stata la notte e seducente
con una luna rossa
quasi intera
che ha mosso i ricordi di una donna
e forse i rimpianti di una sera.
Dormono tutti ancora:
dorme mio figlio in Africa
cullato
dalle parole della donna sua,
sogna un caro bambino
addormentato
magie di puffi e di kung fu.
Sulla sua faccia bella
la stella del mattino
un po’ s’attarda
e di voti splendenti
lascia scie.


 

Creatura d'acqua e di foglie
pubblicata nel mese di giugno 2001

Mirantur sub aqua lucos urbesque domosque Nereides.
(Ovidio, Metamorfosi)
 

Mio padre è come un fiore di serra (1999)
Mio padre è come un fiore di serra
Perché non teme più
Il vento
O il sole o la pioggia.

Io lo guardo
Ogni mattina
Per vedere
Se petali e corolla
Sono sciupati,
perché la sua pelle
è come pergamena,
con tante venature,
e il suo capo liscio
ha intorno
una lanugine infantile
che par fiorita
questa notte.

Eri triste stanotte (1999)
Eri triste stanotte
sul lungosenna.
Quasi piangevi.
Scorre il fiume
e la solitudine
attanaglia l'anima.
Buio di mondi
alla deriva
che nessuna certezza
fa restare.
Ti ho circondato
d'amore,
le mie braccia
piene d'amore,
le mie mani
piene d'amore.
Tu hai appoggiato, grato,
la fronte contro la mia,
nella tristezza consapevole
di condivisi destini
e hai lasciato
che la pietà
colmasse voragini di infinito
spalancate dinanzi a noi,
perdute, sacre immagini,
divinità mortali.

Balcone (1989)
L'odor salmastro
si spargeva largo
per le strade
gialle di luce.
Quella la casa,
quello il mio villaggio
e sul balcone
tu, la mamma ed io,
mentre sale
dalle vie deserte
un canto
per le sere infinite
che verranno.

Deserta la terra (1999)
Quando i figli restano soli
deserta è la terra.

Io poggiavo la fronte
sulle tue scarne ginocchia
e sentivo il tocco leggero
della tua mano
sui miei capelli.

Ora la notte
scruto le stelle
per vedere
se due, almeno due,
hanno una luce diversa,
una luce fatta parola
che spezzi
il peso dell'eternità,
che mostri
il segno cercato,
il filo d'amore
mai spezzato
tra chi resta e chi parte.

Parole
Il sole che declina
trasfigura i tratti del tuo volto:
luce sono i contorni
delle guance,
luce lo sguardo.
Mi guizzano
improvvise dolcezze
alla memoria.
Albergano sensi stupefatti
nelle cose dintorno,
inesprimibili al cuore.
Si è rarefatta l'aria
e flebili sospiri
sembra portare il vento.
Ah, le parole!
Timide, incapaci di dire
tutto il tumulto trepido,
tutto il sentire.

Tu dormi (1999)
Pesanti ha reso
le tue mani il sonno.
tu dormi.
Si prolunga il tempo
di stagioni
che non sanno definirsi.

Assurdi
duelli di parole
incidono l'aria
e gli echi della vita
si rincorrono.

Di tutto il sentire
più forte
mi resta
la pietà.

Pioggia di marzo (2000)
Oggi mescola
fango e petali
la pioggia di marzo.

Ho ferito
il tuo vecchio cuore stanco.

Ostinata
con gesti e parole
ti ho forzato a vivere.

Dovevo capire
che ormai
tu
non volevi più vivere.

Nella terra che ti ha ospitato (2000)
Nella terra che ti ha ospitato
le tue ossa
respirano il vento.
Hai lasciato un segno
del tuo passaggio
nella luce ordinata
della baia,
nelle grandi montagne
che conservano per l'eternità
i tratti del tuo viso.
Anche lei mai più siederà
sulle panchine nuove
nel tepore dell'aprile.
So bene che non la scorgerò,
eppure spero nel miracolo
del suo capo bianco come neve,
del suo sorriso
che m'apriva frontiere di speranza.

All'amico che parte (2000)
Ho un amico che parte
per paesi dove le nuvole
camminano in fretta
e incombono
con la loro levità.
Come le nuvole
si sfilacciano i pensieri,
s'intrecciano con le parole.
L'uomo cerca un approdo,
cerca risposte,
ma le fiumane
che trasportano
l'acqua dei ghiacciai
non sono canore
come i ruscelli nativi.
Sono acque remote di secoli
e scure, torbide di eventi.
In quelle terre
dove si dipanano
giorni a me ignoti,
l'unico baluardo
alla pallida gioia della vendetta
è l'amore, consumato
con l'estasi cosciente
di chi sa l'essenza della vita,
colta nella barba dell'anacoreta,
nella pelle glabra di Asra,
nella nuvola che crea
immagini di aria e di vento.

Nulla mi appartiene (2000)
Nulla mi appartiene
sulla terra
che geme al vento
come una creatura.
Passano stormi lenti,
trapassa il sole
i confini del giorno:
io giaccio
nell'immota postura
con le lame dell'indifferenza
conficcate nel cuore,
tante volte assassina,
quante samaritana.
E dal rammarico
che non si fa scontare
scaturisce la mia pena.

Villa Adriana (2000)
Se tu potessi vedere
le rovine dei tuoi sogni,
colonne spezzate,
acque che riflettono
armonie marmoree
insultate dagli anni,
se potessi aggirarti
per ritrovare
le tracce del tuo passaggio,
come un bambino smarrito
chiederesti conferme.

Creatura d'acqua e di foglie
Un tempo camminavo
nel cuore delle cose
e nei giardini dei re
mi sentivo creatura
d'acqua e di foglie.

Cantavano gocce e rivi
eterne melodie
ed io aggiravo
passaggi scivolosi
per scorgere,
attraverso il velo dell'acqua,
la vera essenza delle cose.


Di terre straniere


Se fossi nata

Se fossi nata
in un paese di brume
sarei , forse, come non sono:
brusca ,taciturna e poco benevola.

Ma sono nata
all’ombra delle palme,
là dove il vento del deserto
fa fiorire le rose fra le dune.

Non abeti, ma bassi cespugli
conosco.
Mia madre è l’Africa,
già madre di mia madre.

Chi ha ansia di andare
Chi ha ansia
di andare
cammina
su ponti di luce
tremuli, aerei,
sospesi su vie
d’acqua e terra,
di così perfetti pioli
da parere naturali
arcate di vento,
congiunzioni
di mani protese
a solcare
ingegnerie d’infinito.

In te mi perdo
In te spesso mi perdo:
il tuo sguardo
di puri azzurri
mi confonde,
le tue mani
sono gioielli
di artista raffinato
e il tuo parlare
pare aramaico antico.
Tutte insidie preparate
per ottenere il trono
al reggitore.
Con te mi perdo
in giochi avventurosi
che fanno impallidire
il conte Orlando.
Poi mi soffermo
a cogliere
nei tratti del tuo viso
quelli già noti
e tanto cari al cuore.

Solitudine lunga
Solitudine lunga
spezzata da silenzi
incerti passi
segnano le ore.
Solitudine lunga
di gettati carteggi
quando
varcata la soglia
dei lievi pensieri
di carta di lino
di piume
poco importa
lievi
giungono tempi
di bufere
sfide da raccogliere.
Basta uscire allo scoperto
fuori dal riparo
e avere di nuovo vent’anni.

L’estate è di pensieri lenti un sogno
L’estate
è di pensieri lenti
un sogno
fatto di passi
cancellati e di parole
gridate
o sussurrate
sulla scia
del vento
che governa i destini.
L’estate
è di fulgori,
di soli accesi,
di notti aperte
e chiare
un sogno
dove l’io pellegrino
a volte scorda
l’essere suo vago.
Né mai potrebbe chiamarsi
autunno o inverno
per l’oro che abbandona
nel piano
dove dritta si staglia
l’ombra dei cipressi
a segnare passaggi di confine.

Naturalmente
Come fogli di cera
queste estati
si adagiano
precise una sull’altra,
racchiudono
in vitrea trasparenza
le cose necessarie
a far l’estate.
Oggi fortifichi
il muro dei dinieghi
con armati cementi
di parole,
tu, bello e aitante,
orgoglio non ha approdi.
Solo ripensa
ai segni tuoi leggeri,
impressi nella storia.
Non gesti, non parole,
segni
che s’intrecciano ai miei, naturalmente

Sul foglio bianco
Sul foglio bianco
che ti voglio dare
come bandiera
piccola e segreta
- fa’ che non giaccia
in terra abbandonato,
ma che sventoli
al vento del domani-
metterò tutte le parole
che escono mute
dal mio cuore
e tutte le cose
che tra le nostre mani
son passate.
Di quelle, vedi,
non potrai disfarti,
sono intrise di giorni
e di speranze,
sono ferme in un quadro
ove i colori
forti sensi
richiamano al tuo cuore.

Cornamusa d’estate
Si perdono
le note di una cornamusa
dentro un perfetto tramonto
che non conosce
sbavature di profilo.
Prevaricano
sul sospiro dell’acqua
leggero.
Inducono
all’anima assorta
un’indolenza amara.
Intridono d’universo
una scomposta teoria
di pensieri.
Perché l’estate non è stagione di cornamuse.

Nisida
Ho scoperto nella rena
seriche opere di vento
in onore del dio Tempo,
segreti millenari
confusi nel presente.
Poi la linea del monte
strapiomba nell’azzurro
e s’aprono androni
che la risacca alliscia
mormorando parole
che dicono di Nisida bella,
una donna, una ninfa.

Nel silenzio degli inverni
Nel silenzio degli inverni
oltrepassa le montagne
il mio pensarti
e siede il mio cuore
sotto gli stessi cieli
che tu guardi,distratto
da pensieri più importanti
che giocano le scelte della vita.

Che lungo autunno
Che lungo autunno
di nebbie e sole misto
di giorni tempestosi e di bonaccia
che strano autunno
di attese lente e grevi
nelle pause del tempo
che ci assedia
che odiato autunno
di speranze vano
mentre vorrebbe l’animo salpare
verso le terre infisse in alto mare
e da lì verso altre più lontane
dove il sogno davvero tale appare
dove non rischia il temerario
tra le braccia amorose del suo mare.

Un giorno sarò l’ombra
Un giorno sarò l’ombra,
sarò il vento,
tu avrai novant’anni
e il passo lento,
sarò l’acqua che si esala,
la parola sospesa
sul filo teso del ricordo.
E tu
ripenserai le voci
e i cenni
e giungere accordi
dalla risacca udrai
per dirti solo
che ti ho amato tanto.

Come falci d’ombra
Come falci d’ombra
oggi le parole,
come grumi
difficili da sciogliere
mentre l’aria smuove
il primo scroscio di tempesta.
Anche l’amore più grande
nasconde agguati,
regali d’ombra
e poi resta solo
una carta stropicciata,
vergata in fretta:
che giorno è per ricordare,
che giorno è per trovare
appigli al sarcasmo, all’ironia,
per stornare duelli di parole
e farne falò d’allegria?

Altra vita
Altra vita era
quella di cui poco
è rimasto:
memorie di strada
e di volti,
gialla la luce
della sera
sulle case,
nei vicoli
canti e richiami.
L’ombra dei vent’anni
che scivola tra le dita
come acqua di fonte
e sentirsi a volte
come collocata a forza
entro paesaggi stranieri,
ferita pulsante
la non appartenenza
né a questo, né a quello
di paese.
L’ unico paese
che mi è rimasto
è il mio cuore.

Lungomare di Oea
Lungomare di scarpate
e balaustre,
di forti sensi,
lungomare lungo,
il vento gonfia
vele di pietra.

Lungomare di palme
e di oleandri:
una gazzella
che una donna abbraccia
è immoto sogno
fino a che il lontano
squarcia improvviso
il quotidiano vivere
e lo scalda.

Come oro
Un tempo i pensieri
si dissolvevano
lievi
nel vento
ed io danzavo leggera
come spuma di mare.
Oggi vorrei indossare
le tue pantofole d’oro
come un lasciapassare
al varco di frontiera
per ritrovare
il tuo stupore intatto
e in ogni tinnulo richiamo
una parola tua,
preziosa come oro.

Batte stanotte il vento
Batte stanotte il vento
ai canti delle strade:
mando il mio cuore
a sospirare le carezze
delle tue mani amate.

Fresco si spande intorno
profumo di lavanda.
Al sonno
richiamo lievi pensieri
che indichino strade di marine
dove ai balconi,assorte,
vi siano donne al sole
e tu, fra loro.

Malastrana
Per ignote vie
strette
stride il violino,
balzano le note
contro i muri
delle case desolate,
urlano alla vita
pezzi d’amore
come specchi
rifulgenti al sole.
Lo zingaro
riprende il suo cammino
mentre s’alza il canto.
E le note,
le note
sembrano non aver mai fine.

Canzone
Ho lasciato in fondo
a un corridoio lungo
un abito di festa,
ho chiuso la porta
del guardaroba
caldo di vapori
e ripensato a un giorno,
nell’androne buio di casa,
quando in cima alle scale
mi sporgevo
per vederti arrivare.
(Le camelie ingiallivano piano
nell’afa di agosto)

Avevi un vestito di seta
sì lieve
che ondeggiava nel vento
e pareva
tessuto di nebbia mattinale.

Achillea
Caldo giorno che offrivi
se non qualche rara ombra
ritagliata nei vani delle strade,
ricordi l’achillea che apriva
nel sole i suoi fiori riarsi,
ricordi,caldo giorno
di schianti e di amori,
di riverente vicinanza?
(La sua mano,
neppure l’avevo presa tra le mie
per timore di turbargli la partenza)

Passiflora (A mia madre)
Sono andata un giorno
a cercare
tra balze scoscese ed aspre
bocci tardivi di passiflora.
Nella valle riarsa era l’estate,
l’uva perdeva l’aspro nei filari.
Poi d’improvviso
il fiore ho scorto
e lo baciava
il raggio morente della sera,
ma tu non c’eri.
Avevo preferito
spingermi là, nella radura
rossa di crete e pampini,
avevo preferito a te la passiflora.
Qualcuno, a fianco,
mi parlava di cose,
mentre tu, lontana,
univi il filo dei tuoi pensieri
ai miei.

C’è un tempo
C’è un tempo
in cui alla sponda del mare
assorta la madre si avvicina
e il figlio totalmente
a lei s’affida.
Le poggia innamorato
la testa sulla spalla
e solo l’onda della sua voce
egli conosce.
Mormora così dolce
la madre e come in sogno
il bimbo sente fluire il canto.
Un tempo unico al mondo
è quando il figlio
di sola madre nutre
il suo intelletto,
poi mille strade
s’aprono al suo cuore
ed altri amori
a lui s’affacceranno.

Assaporo in silenzio
Assaporo in silenzio
i giorni del ritorno,
gusto sogni di terre straniere,
terre di confine,
vicine un palmo
lontane oceani,
discuto progetti
di radicali cambiamenti
a mente lucida.
E’ il senso dello slancio
che diventa incomparabile.
Peccato non avere compagni di viaggio
che adorino partire
con un fazzoletto e un taccuino.
Quelli che conosco
sono legati agli antibiotici,
ai cerotti antireumatici
e sbadigliano in modo fragoroso.
Amore di terre straniere
ispira il mio desiderio di andare
mai scontato.

Quali terre di mare,
elette per caso,
dove soffia un vento
per ogni tempo e stagione,
dove poco cambiano
i segni sui tronchi nodosi
ho abitato per oscure ragioni?



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