Poesie di Carla Malerba


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Creatura d'acqua e di foglie
pubblicata nel mese di giugno 2001

Mirantur sub aqua lucos urbesque domosque Nereides.
(Ovidio, Metamorfosi)
 

Mio padre è come un fiore di serra (1999)
Mio padre è come un fiore di serra
Perché non teme più
Il vento
O il sole o la pioggia.

Io lo guardo
Ogni mattina
Per vedere
Se petali e corolla
Sono sciupati,
perché la sua pelle
è come pergamena,
con tante venature,
e il suo capo liscio
ha intorno
una lanugine infantile
che par fiorita
questa notte.

Eri triste stanotte (1999)
Eri triste stanotte
sul lungosenna.
Quasi piangevi.
Scorre il fiume
e la solitudine
attanaglia l'anima.
Buio di mondi
alla deriva
che nessuna certezza
fa restare.
Ti ho circondato
d'amore,
le mie braccia
piene d'amore,
le mie mani
piene d'amore.
Tu hai appoggiato, grato,
la fronte contro la mia,
nella tristezza consapevole
di condivisi destini
e hai lasciato
che la pietà
colmasse voragini di infinito
spalancate dinanzi a noi,
perdute, sacre immagini,
divinità mortali.

Balcone (1989)
L'odor salmastro
si spargeva largo
per le strade
gialle di luce.
Quella la casa,
quello il mio villaggio
e sul balcone
tu, la mamma ed io,
mentre sale
dalle vie deserte
un canto
per le sere infinite
che verranno.
 


Di terre straniere


Se fossi nata

Se fossi nata
in un paese di brume
sarei , forse, come non sono:
brusca ,taciturna e poco benevola.

Ma sono nata
all’ombra delle palme,
là dove il vento del deserto
fa fiorire le rose fra le dune.

Non abeti, ma bassi cespugli
conosco.
Mia madre è l’Africa,
già madre di mia madre.

Chi ha ansia di andare
Chi ha ansia
di andare
cammina
su ponti di luce
tremuli, aerei,
sospesi su vie
d’acqua e terra,
di così perfetti pioli
da parere naturali
arcate di vento,
congiunzioni
di mani protese
a solcare
ingegnerie d’infinito.

In te mi perdo
In te spesso mi perdo:
il tuo sguardo
di puri azzurri
mi confonde,
le tue mani
sono gioielli
di artista raffinato
e il tuo parlare
pare aramaico antico.
Tutte insidie preparate
per ottenere il trono
al reggitore.
Con te mi perdo
in giochi avventurosi
che fanno impallidire
il conte Orlando.
Poi mi soffermo
a cogliere
nei tratti del tuo viso
quelli già noti
e tanto cari al cuore.

Solitudine lunga
Solitudine lunga
spezzata da silenzi
incerti passi
segnano le ore.
Solitudine lunga
di gettati carteggi
quando
varcata la soglia
dei lievi pensieri
di carta di lino
di piume
poco importa
lievi
giungono tempi
di bufere
sfide da raccogliere.
Basta uscire allo scoperto
fuori dal riparo
e avere di nuovo vent’anni.

L’estate è di pensieri lenti un sogno
L’estate
è di pensieri lenti
un sogno
fatto di passi
cancellati e di parole
gridate
o sussurrate
sulla scia
del vento
che governa i destini.
L’estate
è di fulgori,
di soli accesi,
di notti aperte
e chiare
un sogno
dove l’io pellegrino
a volte scorda
l’essere suo vago.
Né mai potrebbe chiamarsi
autunno o inverno
per l’oro che abbandona
nel piano
dove dritta si staglia
l’ombra dei cipressi
a segnare passaggi di confine.

Naturalmente
Come fogli di cera
queste estati
si adagiano
precise una sull’altra,
racchiudono
in vitrea trasparenza
le cose necessarie
a far l’estate.
Oggi fortifichi
il muro dei dinieghi
con armati cementi
di parole,
tu, bello e aitante,
orgoglio non ha approdi.
Solo ripensa
ai segni tuoi leggeri,
impressi nella storia.
Non gesti, non parole,
segni
che s’intrecciano ai miei, naturalmente

Sul foglio bianco
Sul foglio bianco
che ti voglio dare
come bandiera
piccola e segreta
- fa’ che non giaccia
in terra abbandonato,
ma che sventoli
al vento del domani-
metterò tutte le parole
che escono mute
dal mio cuore
e tutte le cose
che tra le nostre mani
son passate.
Di quelle, vedi,
non potrai disfarti,
sono intrise di giorni
e di speranze,
sono ferme in un quadro
ove i colori
forti sensi
richiamano al tuo cuore.

Cornamusa d’estate
Si perdono
le note di una cornamusa
dentro un perfetto tramonto
che non conosce
sbavature di profilo.
Prevaricano
sul sospiro dell’acqua
leggero.
Inducono
all’anima assorta
un’indolenza amara.
Intridono d’universo
una scomposta teoria
di pensieri.
Perché l’estate non è stagione di cornamuse.

Nisida
Ho scoperto nella rena
seriche opere di vento
in onore del dio Tempo,
segreti millenari
confusi nel presente.
Poi la linea del monte
strapiomba nell’azzurro
e s’aprono androni
che la risacca alliscia
mormorando parole
che dicono di Nisida bella,
una donna, una ninfa.

Nel silenzio degli inverni
Nel silenzio degli inverni
oltrepassa le montagne
il mio pensarti
e siede il mio cuore
sotto gli stessi cieli
che tu guardi,distratto
da pensieri più importanti
che giocano le scelte della vita.

Che lungo autunno
Che lungo autunno
di nebbie e sole misto
di giorni tempestosi e di bonaccia
che strano autunno
di attese lente e grevi
nelle pause del tempo
che ci assedia
che odiato autunno
di speranze vano
mentre vorrebbe l’animo salpare
verso le terre infisse in alto mare
e da lì verso altre più lontane
dove il sogno davvero tale appare
dove non rischia il temerario
tra le braccia amorose del suo mare.

Un giorno sarò l’ombra
Un giorno sarò l’ombra,
sarò il vento,
tu avrai novant’anni
e il passo lento,
sarò l’acqua che si esala,
la parola sospesa
sul filo teso del ricordo.
E tu
ripenserai le voci
e i cenni
e giungere accordi
dalla risacca udrai
per dirti solo
che ti ho amato tanto.

Come falci d’ombra
Come falci d’ombra
oggi le parole,
come grumi
difficili da sciogliere
mentre l’aria smuove
il primo scroscio di tempesta.
Anche l’amore più grande
nasconde agguati,
regali d’ombra
e poi resta solo
una carta stropicciata,
vergata in fretta:
che giorno è per ricordare,
che giorno è per trovare
appigli al sarcasmo, all’ironia,
per stornare duelli di parole
e farne falò d’allegria?

Altra vita
Altra vita era
quella di cui poco
è rimasto:
memorie di strada
e di volti,
gialla la luce
della sera
sulle case,
nei vicoli
canti e richiami.
L’ombra dei vent’anni
che scivola tra le dita
come acqua di fonte
e sentirsi a volte
come collocata a forza
entro paesaggi stranieri,
ferita pulsante
la non appartenenza
né a questo, né a quello
di paese.
L’ unico paese
che mi è rimasto
è il mio cuore.

Lungomare di Oea
Lungomare di scarpate
e balaustre,
di forti sensi,
lungomare lungo,
il vento gonfia
vele di pietra.

Lungomare di palme
e di oleandri:
una gazzella
che una donna abbraccia
è immoto sogno
fino a che il lontano
squarcia improvviso
il quotidiano vivere
e lo scalda.

Come oro
Un tempo i pensieri
si dissolvevano
lievi
nel vento
ed io danzavo leggera
come spuma di mare.
Oggi vorrei indossare
le tue pantofole d’oro
come un lasciapassare
al varco di frontiera
per ritrovare
il tuo stupore intatto
e in ogni tinnulo richiamo
una parola tua,
preziosa come oro.

Batte stanotte il vento
Batte stanotte il vento
ai canti delle strade:
mando il mio cuore
a sospirare le carezze
delle tue mani amate.

Fresco si spande intorno
profumo di lavanda.
Al sonno
richiamo lievi pensieri
che indichino strade di marine
dove ai balconi,assorte,
vi siano donne al sole
e tu, fra loro.

Malastrana
Per ignote vie
strette
stride il violino,
balzano le note
contro i muri
delle case desolate,
urlano alla vita
pezzi d’amore
come specchi
rifulgenti al sole.
Lo zingaro
riprende il suo cammino
mentre s’alza il canto.
E le note,
le note
sembrano non aver mai fine.

Canzone
Ho lasciato in fondo
a un corridoio lungo
un abito di festa,
ho chiuso la porta
del guardaroba
caldo di vapori
e ripensato a un giorno,
nell’androne buio di casa,
quando in cima alle scale
mi sporgevo
per vederti arrivare.
(Le camelie ingiallivano piano
nell’afa di agosto)

Avevi un vestito di seta
sì lieve
che ondeggiava nel vento
e pareva
tessuto di nebbia mattinale.

Achillea
Caldo giorno che offrivi
se non qualche rara ombra
ritagliata nei vani delle strade,
ricordi l’achillea che apriva
nel sole i suoi fiori riarsi,
ricordi,caldo giorno
di schianti e di amori,
di riverente vicinanza?
(La sua mano,
neppure l’avevo presa tra le mie
per timore di turbargli la partenza)

Passiflora (A mia madre)
Sono andata un giorno
a cercare
tra balze scoscese ed aspre
bocci tardivi di passiflora.
Nella valle riarsa era l’estate,
l’uva perdeva l’aspro nei filari.
Poi d’improvviso
il fiore ho scorto
e lo baciava
il raggio morente della sera,
ma tu non c’eri.
Avevo preferito
spingermi là, nella radura
rossa di crete e pampini,
avevo preferito a te la passiflora.
Qualcuno, a fianco,
mi parlava di cose,
mentre tu, lontana,
univi il filo dei tuoi pensieri
ai miei.

C’è un tempo
C’è un tempo
in cui alla sponda del mare
assorta la madre si avvicina
e il figlio totalmente
a lei s’affida.
Le poggia innamorato
la testa sulla spalla
e solo l’onda della sua voce
egli conosce.
Mormora così dolce
la madre e come in sogno
il bimbo sente fluire il canto.
Un tempo unico al mondo
è quando il figlio
di sola madre nutre
il suo intelletto,
poi mille strade
s’aprono al suo cuore
ed altri amori
a lui s’affacceranno.

Assaporo in silenzio
Assaporo in silenzio
i giorni del ritorno,
gusto sogni di terre straniere,
terre di confine,
vicine un palmo
lontane oceani,
discuto progetti
di radicali cambiamenti
a mente lucida.
E’ il senso dello slancio
che diventa incomparabile.
Peccato non avere compagni di viaggio
che adorino partire
con un fazzoletto e un taccuino.
Quelli che conosco
sono legati agli antibiotici,
ai cerotti antireumatici
e sbadigliano in modo fragoroso.
Amore di terre straniere
ispira il mio desiderio di andare
mai scontato.

Quali terre di mare,
elette per caso,
dove soffia un vento
per ogni tempo e stagione,
dove poco cambiano
i segni sui tronchi nodosi
ho abitato per oscure ragioni?



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