Poesie di Renzo Montagnoli


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Renzo Montagnoli
Nasce a Mantova l’8 maggio 1947. Laureato in economia e commercio, dopo aver lavorato per lungo tempo presso un’azienda di credito ora è in pensione e vive con la moglie Svetlana a Virgilio (MN).
Ha vinto con la poesia Senza tempo il premio Alois Braga edizione 2006, con il racconto I silenzi sospesi il Concorso Les Nouvelles edizione 2006, con le sillogi poetiche Canti celtici  e Il cerchio infinito, rispettivamente, la settima edizione e l’ottava edizione del Premio letterario internazionale L’arcobaleno della vita.
Sue poesie e racconti sono pubblicati sulle riviste Carmina, Isola Nera, Prospektiva, Writers Magazine Italia e IF, oltre a essere presenti in antologie collettive e in e-book.
Collabora inoltre con il trimestrale IF Rivista dell’Insolito e del Fantastico.
Ha pubblicato le sillogi poetiche Canti celtici (Il Foglio, 2007) e Il cerchio infinito (Il Foglio, 2008).
E’ il dominus del sito culturale Arteinsieme    (www.arteinsieme.net)
Blog: http://larmoniadelleparole.blogspot.com/
Indirizzo e-mail: renzo.montagnoli@gmail.com

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Io c'ero
C'è un giorno diverso
in ogni vita
in cui il cielo scende
sulla terra
è l'unica irripetibile occasione
per vedere oltre ogni cosa
per avere una risposta
al perché camminiamo
incerti su una strada
lastricata di lacrime
per potere infine dire
"io c'ero"
e poi morire.

Da La pietà

Montefiore
Su un cocuzzolo abbarbicato
sta di Montefiore l'abitato.
Ci vivon tre vecchine,
due cani e una gallina,
ciò che resta di un passato
senz'altro più glorioso
allorché la si ricorda
come terra di briganti.
Del Passator cortese?
Magari, nessuna cortesia
e con la borsa filava via.
Or è terra di piadina
e sangiovese
di gente che,
dalla sera alla mattina,
nel letto sogna
di un tempo andato
di quando di baiocchi
ne giravan pochi
ma che al momento del riposo
dopo ore di lavoro
sapeva in compagnia,
davanti a un calice di albana,
trovare il senso della vita,
fra risa e lazzi e anche
due lacrime per ricordar
chi già se n'era andato
e ricacciare il timore
di fargli compagnia.

Da Sensazioni ed emozioni

Sogni traditori
Spesso e volentieri
seduto in panchina
all'ombra di un bell'albero
a una certa età
sovvengono i ricordi,
magari mentre
ci si assopisce.
E allora sono sogni
che tradiscono il passato
e in cui ci si illude di aver realizzato
tutto quanto si era desiderato.
Nell'impossibilità di progetti futuri
il nostro inconscio non può
ammettere d'aver sbagliato.
Solo che al risveglio
quel poco del sogno
che è rimasto
ci fa sentire in colpa
ci stringe il cuore
fino a un provvidenziale
moto di pietà
per quel che siamo
e non siamo stati.

Da La pietà

Nulla si cancella
In queste mura sbrecciate
in cui alligna l'edera
mute testimoni di un tempo passato,
qui, anni e anni fa,
gente viveva.
Nelle stanze si nasceva
si faceva l'amore
si udivano striduli vagiti
risuonavano flebili rantoli
Tutto un mondo c'era
fatto di uomini e donne
di sogni e speranze
di gioie e dolori
di impetuosi amori
e di tormentate illusioni.
Sembra tutto scontato
ieri come oggi
oggi come domani
ma se ci si ferma un attimo
ci si raccoglie
e si tocca con mani
il muro sbrecciato
s'avverte un lontano tremito
un suono di voci
perse nell'eterno
e ora ritrovate.

Nulla si cancella
nemmeno il ricordo
se si guarda al passato
come fosse il presente
come se noi
non fossimo altro
che la naturale continuazione
di chi ci ha preceduto.

Un giorno altre mani
altre orecchie s'accosteranno
a mura sbrecciate
e così un po' di noi sarà nel futuro.

Da La pietà

Io e il silenzio

Quanto parla questo silenzio!

Rimbomba nelle orecchie
memoria di un tempo passato
che come una brezza lenta
mi avvolge sale del fondo dell'anima
fa galoppare questo stanco cuore
Sì, io sono stato ho camminato
sulle strade di questo mondo
che ancora mi ospita
è stato un incedere a volte veloce
più spesso lento e pesante
fra poche gioie e non pochi dolori
ma è stata la mia vita
un susseguirsi di attimi
irripetibili che non potrò
mai e poi mai rivivere

Quanto urla questo silenzio!

Di ciò che ho fatto
e non avrei dovuto fare
di quello che non feci
e che dovevo fare
Non sono rimpianti
sono compassionevoli rimorsi
stille di coscienza che troppo tardi
scorrono su di me
come le lacrime che
mi imperlano le gote
briciole di sogni infranti
che si perdono nell'oscurità degli anni.

Quanta misericordia ha questo silenzio!

Ogni giorno che passa
mi sfugge la memoria
il ricordo s'appanna
nessun rimpianto
solo un sogno
che piano piano sboccia
un viaggio verso una meta sconosciuta
in un tempo senza passato e futuro
in una valle sempre verdeggiante
fra ruscelli d'acqua limpida
e cascate musicali
a ritrovare chi mi ha preceduto
e ad attendere chi mi seguirà.

Da La pietà

Il Natale ieri e oggi
Profumo di neve,
melodie di zampogne,
presepi in ogni casa
così era il Natale.
Il tempo è passato
e poco a poco
l'abbiamo dimenticato.
Il clima è cambiato,
si son zittite le zampogne,
tanti festoni
la corsa ai doni
Il Natale non è più
una festa cristiana
è ormai una festa pagana.

Da Lungo il cammino

Pastorale padana

Placido e silente
fra file di ombrosi pioppi
scorre senza tregua il grande fiume
disseta terre ricche di colture e di armenti
il suo respiro profondo riporta a tempi antichi
quando l'uomo ancora lo temeva
e come un dio provvidenziale lo venerava.
Erano epoche quelle di vita grama
in cui nulla si aveva se non la gioia
di scoprire ogni giorno un'alba diversa
e di illanguidirsi la sera al calar del sole.
Pareva allora che Pan soffiasse nel suo flauto
una musica lieve e al tempo stesso
intrisa di una atavica malinconia
per quell'eterno destino che tutti
ci accomuna da un'alba a un tramonto.
Mai ci si vorrebbe pensare
ma quando s'imbiancano i capelli
ci si accorge che quell'ora
sta per arrivare
e che la vita mai è infinita.
Al passeggio lungo il grande fiume
in silenzio ognun gli chiede
quando arriverà alla propria foce
a quel mare oscuro senza più
un porto a cui tornare.
Il fiume mormora
la risposta non si capisce
e così si spera che il giorno sia
ancora ben lungi da finire.
Allora ci si immerge in questa terra
s'ascolta l'adagio maestoso
dell'acqua che gorgoglia
fra le ombrose sponde
e il lontano belato d'un gregge al pascolo
così il cuore si rallegra d'esser ancor lì a pompare
e che un altro giorno se n'è andato
Domani,
domani si vedrà,
resta solo una certezza
che ogni giorno l'incanto si ripeta
fino a quando non si sa
e poco importa se quel che resta
è come un sogno
una vita che ogni momento
merita appieno d'essere vissuta.

Da Lungo il cammino

Migrazioni
La bruma
che accompagna i miei
passi mattutini
sa di muschio
di erba stanca e morente.
E' l'emblema di una stagione
in cui stilla umidità ogni cosa
e le mie vecchie giunture
scricchiolano,
quando addirittura non si bloccano.
Eppure, la campagna
immersa in questo sudario
ha il fascino
di un vecchio che ripensa al passato
mentre s'avvia alle brine invernali.
Lontani sembrano i richiami
degli uccelli che si raccolgono
per l'ultimo balzo verso
terre più ospitali
per sorvolare il torrido deserto
e approdare a oasi sognanti.
Là, il loro canto si mischierà
a quello di giovani berbere
un inno alla clemenza di una natura amica.
Ah, se potessi con voi volare
librarmi in alto alleggerito
dal peso di una vita
che mi porto appresso
e di cui tutti gli anni sento!
Mi piacerebbe con voi
planare sulle oasi
rinfrescarmi nell'acqua
che sorge spontanea
unire il mio canto antico
al vostro e a quello degli indigeni
un lampo di luce
nel buio di una vita
che lenta si spegne.

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