Sabatina Napolitano è una
poetessa, scrittrice, articolista, freelance, critica, appassionata d'arte,
studiosa dell'opera di Nabokov. Nasce a La Maddalena, il 14 maggio 1989. Vive ad
Asciano, nelle Crete Senesi. Ha cominciato a scrivere poesie da bambina, e
durante l'adolescenza scriveva su un blog su splinder. La sua prima raccolta
poetica è del 2010. Ha pubblicato otto libri di poesia, e un romanzo. Nel 2019
comincia la sua attività critica con le recensioni. Collabora tra le tante
testate con Ultima Voce, Fermata Spettacolo, Microbiologia Italia. A dicembre
2021 pubblica il suo primo romanzo dal titolo Origami.
Una scelta di inediti da "Tutti i giorni un
incantesimo", dalla sezione "Scritte da lui per me".
Mi sono abituato a versare la mia anima per te
a trascinarmi nella culla della tue assenze
che sono per me le presenze di te,
questa culla delle assenze
mi coccola e mi fa sentire più tuo.
Eppure so che in questi mesi
hai perso la mia tenerezza, la mia timidezza
ed ora che brilli come una star
so che sei una donna.
Ma non ho modi di conquistarti
non posso invitarti a cena,
non posso farti salire in macchina con me,
non posso cercare di farmi capire nella mia lingua.
Ho le mani legate.
Ma voglio trasformare la mia vita,
ho deciso di trasformare la mia vita.
Perché vederti apparire un giorno,
vederti apparire nella culla delle tue assenze
strapparmi a questa pena
è l'unico modo per essere un uomo libero.
Mastico diversi modi di vederti apparire.
Primo tra tutti nella tua vestaglia di raso
alle porte della mia camera da letto.
Poi mentre ti metti il rossetto in macchina,
e ti apro la portiera.
Ti vedo poggiare il piede a terra nei tacchi alti
e sfilo con gli occhi le tue gambe,
dai piedi alla vagina.
Ma non ti dico niente.
Perché sono perverso e prego di vederti apparire ancora.
Ti vedo apparire a casa tua, mentre salgo le tue scale
e so che è l'unico modo che ho per respirare.
Penso a tanti modi che hai di apparire.
Appari di fianco a me quando prendo l'aereo,
e sto per tornare a casa, e ti vedo aspettarmi,
che hai preparato la cena,
ma io sono malato e voglio mangiare solo te
quindi faccio finta di non essere malato,
di non volere ossessivamente il tuo corpo
e piano piano mi trasformo in un uomo normale,
che ha una moglie normale,
che fa l'amore in modo normale.
Quindi prima ceniamo, ma penso ai tuoi seni,
penso a ciò che provo nell'abbandonarmi a te.
Penso che morire dentro di te
è l'unica cosa che dà senso alla mia vita.
Poggiarti alla finestra, penetranti mentre ti tocco
le gambe, e ti fai baciare il collo, mentre chiudi gli occhi.
Vivo solo per i tuoi orgasmi,
ma devo fingere di non essere malato
mentre i colleghi mi guardano,
gli altri mi guardano, mi parlano,
in questa culla della mia vita delle ore senza di te
nell'attesa di essere con te.
Le ore senza di te sono una agonia
mentre le ore coi tuoi orgasmi sono il piacere.
E non posso dire a nessuno che vivo per il tuo piacere.
Faccio finta di non essere malato.
Il venerdì per me è come gli altri giorni,
il mio piacere consiste nel sentire il tuo corpo
nel mio, il tuo innamoramento nel mio.
E so per certo che prima o poi cadrai.
Cadrai di fianco a me nei nostri aerei,
cadrai mentre ti tengo la mano.
Cadrai mentre mi faccio la doccia,
mi tocco i capelli pensando ai tuoi
sparsi sul mio cuscino,
tutti giorni normali senza di te,
tutti giorni invivibili.
Mi sostiene il sogno del tuo profumo.
Prendi le forme del mio desiderio,
ogni volta, ogni anno.
Disperato e fragile è questo amore
ma così forte da muovere il mondo.
Prendi le forme di ogni musica che ascolto,
tutte le forme sono le tue forme.
Sono dappertutto dentro di me.
Chiedo solo di potermi abbandonare in te.
Di poterti tornare dentro sempre.
Ti voglio bianca come latte
e perlacea come il tuo abito da sposa.
Riesco a pretenderti anche senza musica.
Tra le pareti di questa casa
che senza di te sono una tana.
E voglio somigliarti,
per darti tutti i miei oggetti.
Tutte le cose che tocchi e possiedi
verranno da me.
E ti voglio nera, accolta di pizzo,
prima di vederti arrivare nel mio letto
per poi abbracciarti e respirare
dandoti tutto quello che ho.
La mia perversione più grande
è non conservarmi niente di ciò che è mio.
Tutto deve essere tuo.
Ogni minimo oggetto che ti appartiene
deve venire da me.
Guardo le mie mani quando sono solo
e mi imbarazzano, queste dita
se non sono sul tuo corpo
non hanno senso.
I tuoi oggetti in questa casa,
segni che sei vera
e non solo una presenza del mio passato.
Questa casa vive con te.
tutti i tuoi oggetti mi attraversano,
mi fanno ricordare i tuoi respiri
quando ti bacio il collo.
Tutto ti chiama quando non sei qui con me.
Ti muovi nell’abito che preferisco,
quello marrone a fiori,
e ti colgo come qualcosa di non scoperto.
Sei la terra in cui voglio morire,
e in cui voglio far nascere i miei figli.
Questo abito marrone che ho nelle mie mani,
e lo bacio e lo stringo: ha il tuo sapore.
E lo metti da incinta, col pancione giri per casa.
E ti guardo da lontano, senza lasciare che tu mi veda,
in quella pancia ora c’è tutto di me
ma mi resta qualcosa per amare il mio frutto.
Mi restano gli anni che ho da dedicargli
le gioie, e le lacrime
e già so, riconosco, che voglio vivere per lui.
Questo abito marrone che ho per le mani
e stringo quando non ci sei
è uno dei ricordi più belli di noi,
della gravidanza, delle feste passate insieme.
Tu sul divano, semplice e selvaggia,
sconosciuta a te stessa.
innamorata di me.
Da quando sei qui,
questa casa è diventata
il regno dei miei desideri.
Le pareti hanno il profumo dei tuoi capelli,
le porte sono le tue articolazioni,
le maniglie i legamenti.
Non so se vivo nei prolungamenti del tuo sogno
o del mio. So che sei buona con me,
che mi ami. So che tutte le mie parole
per te possono essere spese male,
per questo preferisco i baci,
preferisco sentire la tua saliva.
Il sapore della tua saliva è quello per cui vivo.
Intensamente. Gelosamente.
Accendo le luci e ogni luce
mi sembra provenire dai tuoi occhi
luminosi. Accendo i fornelli per cucinare
e mi sembra che ciò che mangio,
abbia il sapore della tua pelle.
Quando ti afferro per averti sul tavolo,
e tutte le albe, ogni mio volo,
si annulla tutto, resti solo tu
col sapore della tua saliva.
Questo letto è il tuo regno:
sono geloso delle cose mie
che appartengono a te.
Io tutto appartengo a te,
e tutti i miei spazi sono tuoi.
Ogni volta che torno in questo letto
penso a te, sento te,
so di non esistere più solo.
E tutte le finestre di questa casa
hanno il tuo volto.
Stringimi a te, sono il tuo schiavo
e tu sei la mia creatura,
il mio miele immenso, sconfinato,
oltre tutto ciò che mai avrei potuto immaginare.
Sei troppo buona, sei troppo ingenua
ma il mondo ti assorbirà, ti maltratteranno,
ti scorticheranno viva,
perché la cattiveria degli esseri umani non ha limiti.
Perciò studio una veste,
un abito benedetto che tu possa mettere addosso
come un velo, e portare in giro
e fare in modo che nulla più ti tocchi,
e tutto si trasformi.
Metti alla prova la mia forza e il mio spirito?
Sono temprato e non ho paura.
Tutti i tuoi incubi scompariranno,
e chi ti avrà massacrato sarà massacrato,
chi ti avrà amato, sarà con te per sempre.
Hai bisogno di un uomo forte amore mio,
sei troppo debole da capire
che gli altri sono malvagi.
Questo mondo è fatto per i perversi.
La mia perversione più grande
non è fare il mondo buono,
perché il mondo resterà infame,
ma è fare del mio cuore la culla della tua forza.
Non sono così stolto da pensare
che maltratteranno in ogni modo possibile
la tua grandezza, ma io sono un eroe,
voglio essere il tuo eroe.
Nel mio letto tempro il mio spirito
con la tenerezza di un bambino
divento più forte, per proteggerti dagli altri,
dal mondo, e anche dal diavolo.
Proteggerò le tue ossa, con la mia forza.
Non avrai bisogno di consolarti
da sola, sono il tuo eroe
andrò dentro il tuo muro di autosufficienza,
trasformerò la tua solitudine,
cambierò il tuo cuore con la mia bontà.
E la mia bontà ti scioglierà l'anima,
protetta da me, dalla mia forza.
Sono il tuo eroe,
per te soffrirò le pene dei tuoi anni,
l'indifferenza degli altri,
tutti i colpi della vita.
E dio sicuramente avrà pietà del mio gesto,
di questa mia corona di dolore tuo,
ora che sono re del tuo dolore
sono convinto, che il Signore
che tu tanto invochi
ti accorderà ogni tua grazia.
Il mio amore è sovrannaturale,
riesco a sentirti anche se tu credi
che non mi sia possibile.
Che sia troppo superficiale.
Sento quando piangi, sento quando vibri e ti emozioni
e ti vorrei dire che sei bella in ogni posa passata,
e presente. Sei sempre bella,
non hai bisogno di essere migliore.
La tua evoluzione sarà un processo naturale.
E voglio dirti che saprò ammorbidire ogni relazione,
che non ti paragono a nessuna donna,
che ti voglio così come sei.
Immersa nei miei momenti,
nella mia protezione.
"Tutti i giorni un incantesimo", "scritte da me per lui"
Giri per casa a torso nudo,
poi ti fermi a cucinare.
La carne, il salmone, le uova,
il latte. Io gioco col bambino
nel girello. Il sole batte sulla tavola
di questa casa enorme
che tu hai sempre sognato.
Ora che hai tutto il fiato del mondo,
sei sempre più il mio guaritore.
Per questo mi tocco i capelli,
e mi riempio i seni.
Per questo ad ogni bacio
ti consacro la mia anima.
Per come giri per casa,
per come ti tocchi i capelli.
Per gli occhi dei miei figli
nei tuoi: nessun successo
e nessun insuccesso.
Solo la mia vita che passa attraverso
il tuo corpo per farti respirare.
Ho sognato tuo nonno
che ci guardava mentre facevamo l’amore.
Un desiderio svelato dal sangue,
qualcosa di nuovo che cancella le ferite.
Ma la storia mi ha promesso
il pane dei morti e dei vivi
così mio figlio mantiene i miei fiori
in tutti i tuoi possibili ponti,
e in ogni possibile taglio.
Tuo nonno che mi regala
una nuova fonte:
tutto ciò che abbiamo fatto insieme
quello che ancora vedo insieme
mentre non sai
chi sei e ti cerchi in me, in tuo figlio,
semplicemente per paura di amarmi
ancora ogni giorno come il primo.
Tuo nonno che sorride
perché vede baciarci,
tu sei giovane, non te ne accorgi,
cosa ha dire.
Mio figlio con il tuo cuore,
le mie vene con il tuo sangue.
Il sorriso di tutto quello che accade
la speranza nelle tue scale,
la protezione degli avi
l’affetto dei morti.
Tutto questo sorriso
che mi protegge dall’universo
che mi accorda il ritmo della seduzione
e tu sei giovane. Ma sei il mio amore.
Aspetti i miei slanci
come i sorrisi di tuo figlio.
A volte mi guardi seduto,
e anche tu sorridi.
Un sorriso che da tuo nonno,
passa attraverso te e finisce in mio figlio.
Mi guardi malizioso, e sorridi, malizioso.
Conosco a memoria ogni tua posa,
tutti i modi in cui ti muovi
sono le mie mappe erotiche.
Tu ti guardi allo specchio
ma hai bisogno di me
per riconoscerti.
Non perché sia stata la prima,
non perché sono l’ultima
ma perché insieme abbiamo costruito tutto
sempre insieme ci siamo amati.
Preferisco quando sei stanco
e ipnotizzato da me,
quando accendi il fuoco che ci brucia,
quando mi versi da bere,
quando mi abbracci per dirmi
di sentirti solo senza di me.
Quando non vuoi i silenzi,
quando vuoi riempire con me
tutti i momenti.
ti preferisco stanco e ipnotizzato.
amo quando non sparisci,
quando sei sincero
e desideri la mia tenerezza.
L'aria nella stanza
quando facciamo l'amore
la decide tuo nonno.
è una aria di ricordi che non conosco,
parole che non capisco,
misteri che custodisco
senza sapere come.
poteri acquisiti e insiti dentro me
che sono ignara di avere.
di quello che sono potuta essere sempre.
poi l'aria protetta di questi luoghi
entra dentro di me, attraverso di me,
per arrivare a te
mentre mi tocchi,
mi stringi,
e non riesci a penetrarmi fino in fondo,
ma tu vuoi penetrarmi fino in fondo
e questo mistero mi protegge,
ci protegge, ci culla, ci fa tornare ad ardere.
Mi aspetti steso a letto,
perché sono la tua luce.
In ogni posizione sono la tua luce.
la luce degli anni passati e quelli futuri.
Mi tocchi perché sei geloso della tua luce.
Mi aspetti per avermi ogni volta in modi nuovi.
Mi metti sopra di te,
e ti guardo mentre mi sposti i capelli.
So che mi ami,
so che vuoi solo me.
Mi dici tu come muovermi,
mi dici tu cosa fare
che potenza avere,
che desideri.
Ti piace questo gioco,
deponi ogni arma
e sei al punto più alto del tuo sentimento,
alle altezze della tua passione
siamo sempre nello struggimento.
Mi hai abituata al tuo struggimento
e posso vivere intensamente solo te.
Prepari la pasta
perché provi sempre ad essere italiano,
quando sono in bagno mi spii
è una tua fissazione,
lo fai senza avvertenze.
Poi entri, mi sfili l'accappatoio,
mi tocchi, non dici niente,
non c'è bisogno di dire niente.
Mi piaci turco, mi piaci sicuro,
tanto capisco solo i tuoi occhi,
ti piace il mio corpo umido.
Per te, che mi hai restituito una vita nuova,
libera da mille torture,
libera da mille prigioni,
per te che vuoi essere il mio paradiso
e sai essere il mio paradiso
colmandomi con la tua dolcezza,
per te che fai tutti i miei sogni
pieni di luce e di bontà.
Per te che fai tutti i miei desideri
ricchi e giusti,
per te che mi dai una nuova vita,
e mi hai scoperta e mi fai nascere ancora.
Per te che fai il mio cuore,
buono come il tuo,
la mia anima gentile come la tua,
i miei orizzonti morbidi come i tuoi,
i miei capelli morbidi come i tuoi.
Per te che ogni volta che mi tocchi
mi ricordi chi sono,
per te che sono tutte le tue improvvisazioni,
tutte le notizie,
per te che fai bella ogni mia notizia.
E fai del tempo che mi resta
la gioia più grande che si possa vivere.
Per te, e per i tuoi poteri,
di essere luminoso e caldo
che mi lasci così libera di brillare con te
di essere libera con te
per te che sei il linguaggio della mia gioia
e la voce del mio carisma,
non mi bastano i miei anni
per dirti grazie.
Grazie perché mi liberi da ogni mia paura
e sei buono, buono, buono.
E io ti amo così tanto.
Tu hai bisogno solo di me,
come io ho bisogno solo di te.
Il tuo sorriso mi coinvolge
in tutte le buonanotte,
quando mi stringo a te
e mi sento amata
e fortunata. E indosso
ogni abito migliore
per te, indosso ogni seduzione
per stare nei nostri orgasmi.
E anche negli orgasmi sei così luminoso
e generoso, che mi sento
nel più grande miracolo della mia vita.
Quando mi spogli e conosci il mio corpo
in ogni dettaglio,
mi proteggi da ogni pericolo
da ogni umiliazione
e guidi la mia anima in giro per il mondo,
con quel pizzico di ingenuità
di meraviglia e sorpresa che porta con sé
il grande miracolo dell'amore.
Tu proteggi la mia ingenuità
come la porta per la tua dolcezza
di cui sei gelosissimo.
Sei la fine di ogni mio tentativo,
e mi stringi così forte fino a mangiarmi.
Il tuo sorriso è il tramonto più bello
e l'alba più vibrante.
Fammi ingenua, conservami così ingenua
perché io possa essere giovane con te
sempre commossa, sempre disarmata
sempre fragile e sempre donna per te
nella tua vita, nelle tue ossa.
“Cantico degli amanti. Dalla parte del marito”
I quaderni del bardo edizioni, 2024
Dal lato del marito
Scrivi un libro onesto e delicato.
Scrivo un libro al primo sospiro, a casa tua,
l’avena, i colori di queste pareti,
tutto il sangue tuo che è sangue mio.
Passeggio senza capirci nulla.
Gli anni sono qualcosa che è accaduto,
che ogni tanto intravedo
mentre preparo il porridge,
quando ti stiro le camicie
o ti guardo.
Questi sono i miei anni.
I ricordi che mi rincorrono,
tutto quello che mi ha ucciso,
mi ha preso la vita e non me l’ha più ridata.
Le foglie fuori. Le foglie fuori.
Non so leggere bene in inglese,
imparo, mi rincorro, ti rincorro
e non voglio più abbandonarti,
per non abbandonarmi più.
Sincera e arresa,
non so dirti come ti amo.
Sento solo lo strano sonno che trasforma,
insieme ai miei passi
nei vestiti lucidi e pronti per te.
La mia vita è solo aspettarti per fare l’amore.
Facciamo l’amore nel tuo letto.
Poi mentre mi baci mi vengono i brividi
al pensiero che tu non possa più essere mio.
Ho paura e scrivo poesie, se mi agito.
Scrivo poesie se penso che potresti abbandonarmi
da un momento all’altro
senza una ragione, e so che tu non vuoi,
che io ti dica le mie paure.
Ma le paure sono umane,
così come io sono umana.
Anche quando ti amo di meno sono umana,
anche quando mi spaventi e ho paura che non torni.
E ho paura che non mi baci più come stanotte
e ho paura che si perdano i tuoi baci
in una coscienza che non sia la nostra
e ho paura di capirti poco, di capirmi male
attraverso di te. Ho paura della lontananza,
della mancanza, e anche della vicinanza,
che poi diventerà lontananza.
Ho paura se sono più fragile perché ti amo.
Quando facciamo l’amore ho paura che potremmo
non farlo più, che la porta del tuo cuore
mi sia chiusa per sempre.
Allora sprofondo all’inferno
come i bambini che perdono la mamma
come le mogli che perdono i mariti,
sprofondo in un inferno ma anche lì ci sei tu.
E ho paura che questo inferno
possa esistere per davvero,
allora voglio stare con te, nel tuo paradiso,
nel nostro paradiso, attesi alle porte del paradiso.
Non voglio andare via perché il mio posto
è dentro di te, attorno a te, nelle tue braccia
tra le mie lacrime e le tue labbra.
Baciarti ancora è l’unica cosa che so fare bene.
Contare la mia vita nei tuoi occhi,
tentare di leggere nella tua lingua,
mentre mi sposti i fogli e mi baci anche tu.
Come si prolungano i tuoi baci?
Voglio portarmeli addosso come respiri,
come vestiti, come bicchieri di vino.
Come si prolungano i tuoi baci
quando non siamo insieme?
Le tue dita su di me mentre mi spogli.
I tuoi baci sul collo quando mi scegli.
Mentre mi spogli, quando mi porti a letto.
Il giorno che ci siamo sposati,
Le nostre foto e il mio abito bianco,
me e te insieme bellissimi.
Mi hai stesa a letto e mi hai cosparsa di vino,
perché in quel locale un uomo mi ha guardata.
Devi punirmi, amandomi.
Io sono la tua vita e la tua morte,
sono tutto per te, spogliami.
Portami a dio. Andiamo da lui insieme.
Mentre mi spogli, diglielo che mi ami, diglielo.
Mentre mi spogli diglielo a dio
che per te sono la California, New York.
Diglielo a dio che io sono tutte le tue città.
I labirinti di mille città
a quali destini potrebbero somigliare?
Non sei solo il mio amante: sei l’umanità,
e a forza di baciarti, torniamo così a casa
che non posso desiderare nulla senza di te.
***
Il quadro con una immagine di me,
il camino acceso.
Non voglio morire per non perdere
anni di vita insieme.
Non indossi solo abiti,
sei sacro come in ogni visione,
in tutte le storie che passano.
Voglio unirmi quando sei nudo,
i miei respiri chiusi nel tuo anello.
Hai messo la mia
voce nel tuo anello,
quando parli in piedi
la mia alchimia dentro di te,
dietro, dai tuoi occhi.
Sbottoni la cintura,
non mi liberi da te,
l’anima che ti ho dato,
la tua, nella mia alchimia
perché mi ha chiesto la vita,
ti rispondo il sogno.
Prendimi stanotte
come la prima volta, ancora.
Ti togli le scarpe davanti a me,
davanti a tutti,
anche con le scarpe nere
lucide, coi calzini neri lunghi,
ti chiedo l’amore
mi chiedi l’anima
sotto le coperte
mi tocchi i piedi
e mi abbracci.
Mi baci come disperato, a volte.
Gli occhi innamorati incastrati ai miei capelli:
un orgasmo, poi un abbraccio,
non voglio perdere l’alchimia.
Ti vesti velocemente,
mentre ti spogli lentamente.
Indosso il potere delle promesse,
i fatali silenzi,
quando fingi di non trovarmi
ma mi trovi sempre
occhi e ricordi
grida e notti
ogni lembo della tua pelle mia.
***
Le cinture indossate,
ma soprattutto quelle non indossate.
Le arrotolo, le metto a posto
nei cassetti che hanno i miei odori.
Queste cinture alla tua vita
legano gli anni che porto,
stringono, ci uniscono,
in ogni letto in cui dormiamo.
Loro lo sanno
che ti aspetto sempre
schiava e padrona,
serva e regina
come quando ti guardi
per sapere se sei ancora bello
ma i tuoi specchi sono i miei occhi
e capisci come sei
dal tocco della mia pelle.
Al lato del marito è il posto
della mia pace,
in ogni tuo letto c’è il mio spirito.
Lo proteggi con la saliva e il sangue
ad ogni risveglio col tuo odore.
Ogni orologio attaccato
ai miei occhi,
tutte le candele spente
per te e per i nostri figli.
Il mio respiro erotico
ti finisce nei polmoni.
Nessuno dei tuoi giorni
è felice senza di me.
***
Non sei più troppo lucido per amarmi.
Immaginarmi con te era un segno.
Ma ora che sono reale,
che sono con te, ultima e prima,
la stessa di sempre.
Il fuoco del tormento è più acceso.
Quando guidi il tuo profumo finisce addosso
e mi guardi per spogliarmi.
Siamo arrivati.
Spegni il motore.
Togli le chiavi,
mi prendi il viso, mi guardi negli occhi
mi accarezzi il viso, i capelli,
gli occhi.
Mi dici “ti amo”, “ti amo da morire”,
“appartengo a te”.
Ti bacio, ti accarezzo.
“Voglio vivere per te”,
“sei il senso della mia vita”.
Ti ho scritto perché sei diventato il mondo.
Scrivo le mie sorti
dai neri patimenti
in cui siamo nella storia universale.
E le poesie stanno nel tormento,
nelle albe passate a pregare
c’è il sapore dei nostri corpi uniti.
Quando ti tocchi pensando a me
il tuo peccato è sacro
ed è nascosto nella mia chiesa.
Quando da icona misteriosa
sono diventata una donna.
Le notti passate sulla mia altalena
a sentire la tua alchimia
il fatto che tu desideravi
che io cambiassi.
Desideravi passi verso di te.
Desideravi di rapirmi.
Chi è che sta nel tormento,
nella ferita e nel sangue?
Chi è che fa l’amore col dolore?
Solo un uomo che mi ama,
mi ama veramente.
I santi possono cambiare le cose.
Ma io desidero un uomo che mi ama.
Sta nelle mie fantasie,
nelle fantasie morbose,
nel nostro paradiso.
Il paradiso di quando sei deserto.
Dammi anche stavolta
una nuova anima,
un’ancora che mi salvi
dalla morsa.
Ma poi torno alla morsa,
sì ci torno,
cerco qualche canzone
che mi riconduca alla tua morsa.
Si soffre così tanto.
Ma poi so che dalla tua morsa
viene la mia salvezza e la tua.
Poi sento che stare con te
non è un inferno e un abisso,
ma il paradiso dove sono madre
dei tuoi figli.
***
Scritte da lui per me
Parlarti come da una distanza
durata secoli, averti davanti a me
così ipnotica e fragile,
così criptica e assente
mi fa tornare bambino
come da una prigionia durata secoli.
Stare zitto per tutto questo tempo,
ed ora che averti di fronte
è come esalare
l’ultimo respiro.
Ti ho desiderata per secoli,
sapendo della tua fama
come di regina assente
celebrata da popoli incoscienti.
Ora che mi sei davanti,
tutte le parole addormentate nei secoli
mi si fermano in gola
tanto è profonda la mia pena.
E in quest’anima sopravviviamo nel tempo.
In quest’anima restiamo affamati di storia
_________________________________________[ e di vita.
E in quest’anima i fiori del nostro sangue.
Mi piace studiarti, mi piace leccarti.
Mi piace metterti a letto, in un angolo,
e aspettare gli occhi radiosi
con cui mi guardi e ogni volta mi uccidi.
Sono pronto a morire con te ogni giorno,
e ogni mattino sono pronto a vivere.
Mi piace penetrarti, farti l’amore,
abbracciarti e lasciare
che tu senta che sei
la mia disperazione più profonda.
A volte mi piace fare l’amore con la musica.
Mi piace quando hai i capelli appena lavati,
e posso stringerti dentro le mie braccia,
sei ogni ricordo della mia vita,
ma solo desiderio, mai nostalgia.
Brucio. Brucio anche quando sei con me,
quando fuori c’è una tempesta
sei tu i lampi dentro.
Sei la mia schiava, ma io sono la tua ombra.
Sono un uomo triste senza di te,
non posso considerarmi diviso da te.
Provo a parlarti,
a convincerti che non posso vivere senza di te
che pagherei per te tutto l’oro del mondo,
darei per tutto, ogni cosa che ho.
Morire è solo vivere senza di te.
Mi accompagna un pensiero,
come un brivido,
che per un momento tu non possa essere mia.
Che non possa esistere con me,
dormire con me.
E mi immagino svanire
sotto il peso della mia impotenza.
Sono diventato uomo,
solo perché sei mia.
Vuoi sentire la voce dei nostri figli?
Ci penso quando prepari da mangiare
sorridi,
ci penso quando mi pettino,
mi tocco i capelli,
i nostri figli
stanno zitti nascosti nella luce dei tuoi occhi.
Io trattengo la loro anima,
chiusa nel mio petto,
in questo progetto
dove ti muovi misteriosa
nelle mie notti.
Nelle albe sono il tuo migliore amico,
mi preoccupo per te, ti voglio bene.
Mi manchi anche quando mi sei vicina.
So che sei oscura e vulnerabile
quanto me
e quando ti bacio ho paura
di non poterti baciare mai più.
Ti porto con me in ogni passo,
ad ogni stazione.
Voglio gridare al mondo
che finalmente sei mia. Sei solo mia,
qui vicina a me.
Sei in tutti i miei posti
più felici,
e in quelli più tristi.
Quando mi guardo allo specchio,
se sono erotico, è solo per te. […]
***
Cantico degli amanti
Io sono per il mio diletto
e la sua brama è verso di me.
Non esiste tradimento negli amanti,
lui mio fratello, mio sposo e mio amante
mi ha introdotta nella cella del vino
e tra me e lui un nastro d’oro
brilla alle luci della notte.
Ci riconosciamo tra mille.
Mi dice che sono bella
riempiendomi di questa grazia.
È generoso, buono.
Soprattutto con me che riempio
il suo letto. Siamo amanti.
La sua sinistra è sotto il mio capo
e la sua destra mi abbraccia.
Cantico degli amanti
Un cantico è nel letto degli amanti bagnati di vino.
Da "Nelle sue braccia"
(Gian Giacomo Della Porta, 2022)
Quando gesticolavi avevi sempre i palmi aperti
che facevi roteare all’aria.
Un modo tuo, che dovevi ricordarmi ogni volta
che parlavo in pubblico.
Dovevo somigliarti quanto più possibile.
Solo che negli anni invecchiavi, anche io cambiavo.
Sei buono, luminoso, fino alla maglia della salute nera.
Per quanto mi riguarda ero avvolta di sacro e di stanchezza,
di cinismo e di solennità. L’entusiasmo? Certo.
Ora si parla in termini adulti per tutti.
Perciò ti prego non essere felice senza di me.
Quando mi tocchi, fallo con due mani.
Toccami prima il collo, poi i seni,
i fianchi, coprimi le labbra e penetrami.
Quando mi tocchi con un braccio mi tieni sotto di te,
con la mano mi accarezzi tutta intera nuda,
come se stessi spiegando qualcosa.
Toccami i glutei, toccami il sesso, il collo.
Riempimi di baci.
Il Signore ha messo la mia anima
nella casa di un uomo buono,
hai i salmi nelle vene e nelle iridi i colori degli angeli.
Solo la sua saliva salva le mie ferite.
C’è un incantesimo di dio nella sua saliva,
che a contatto con le mie cellule
sprigiona le nostre benedizioni.
Ma anche da lontano l’anima di mio marito
funziona a nostra difesa.
E quando mi muovo l’odore di grazia
si fonde all’incenso della giustizia.
La mia anima è riposta bene.
Le matematiche del cuore sono celesti,
perché il Signore l’ha creato per me,
per rendermi più lieve la mia esistenza.
Non riuscivo a dormire.
Avevo un dolore terribile al fianco sinistro
non so era il rene o l’intestino.
Avevo messo la mano dove c’era il dolore nella speranza
che pregando sarei riuscita a guarirmi. Come col reiki.
Ma non sapevo cosa voleva dire il reiki.
Sapevo solo che provavo dolore e volevo guarirmi.
Mi bruciava come se avessi conficcate delle spine.
Qui ad Asciano erano le due e mezzo di notte
e non faceva molto freddo c’erano sedici gradi.
Era in arrivo il temporale.
Nell’albergo a Chiusi avevo nella mia stanza quattro fantini.
A casa ad Asciano nella cucina c’era una cavalla bianca.
Mi piace visitare i musei Senesi, o tutto intorno girare i borghi col treno.
Fuori alla chiesa di Sant’Agostino
c’è una panchina con una scultura: gli ingredienti magici.
Pecorino canestrato, pecorino alle noci, Il marzolino.
Apparecchiati sul tagliere con pane e coltello.
Dio è nella voce di un silenzio sottile.
La mia ambizione più forte è confessarti
i miei moti interiori, non fermarmi mai.
È vero che a dio serve una forma per manifestarsi.
D’altra parte tu sei reale. Come quando mi baci e mi tocchi.
Sei vero, ed io ti amo così tanto che ho paura già di perderti
e darei la vita per te, se fosse necessario.
So che mi ami, non mi paragonerai mai a nessuna,
so che sei un uomo buono difensore della mia anima nella tua.
Mi era venuto in mente quando a Montpellier
da uno studio traslocai alla casa di Chiara.
C’erano nel primo palazzo circa quaranta scalini stretti,
nel secondo una trentina. Mi ricordo di come ero.
Mi era venuto in mente di quando andavo a comprare l’acqua
e poi dovevo caricarla a casa.
Su per le scale ne portavo due di casse da sei bottiglie.
Ero allenata. Avevo una forza incredibile e fumavo,
avevo una forma smagliante. Nell’estate duemilasedici.
Sei anni dopo avevo preso dieci chili, e avevo la tachicardia
quindi i battiti dopo dieci scalini salivano come in fase aerobica.
Dopo pochi scalini il mio battito era già a centotrenta.
Da ragazza era tutto diverso
eppure già a ventisei anni non ero più giovanissima.
Gli anni passano, il peso degli anni si sente.
Alcuni mesi prima nelle
notti di insonnia
passavo le ore a vedere le donne incinte su Instagram e su come si
allenavano.
Lo sport fa bene per tutti e nove mesi, salvo sforzi disumani.
Anche gli scalini si potevano fare per tutti e nove mesi,
non c’erano controindicazioni in questo.
Durante la gravidanza potevo bere caffè
ma tanto non ne bevevo ma non potevo bere vino e birra.
Potevo fare sesso. Potevo mangiare il sushi
ma tanto non mi è mai piaciuto, quindi.
Si dovrebbe evitare di fare il bagno in acqua bollente,
ma tanto qui c’era solo la doccia.
Non dovevo piegarmi in avanti con la schiena
ma dovevo flettere le ginocchia.
Si poteva salire sui mezzi pubblici perché la bimba
e il bimbo erano protetti dal liquido amniotico
ma io evitavo perché avevo paura per il pancione.
Insomma ad Asciano ho potuto ben affrontare una gravidanza
soprattutto da questa casa.
Solo che era necessario un corrimano che mi sosteneva per bene.
Perché il bambino si spostava nel bacino,
pesava e dovevo fermarmi e respirare a un ritmo normale.
Insomma ho potuto fare tutto da qui.
Però sapevo che mi stavi vicino in ogni cosa che facevo perché mi amavi.
In trentaquattro anni non mi era mai riuscita una frittata per bene.
Ti avevo cucinato la frittata di patate con pancetta e cipolla.
Nella padella si era formato come un nazar.
So che sei tu il mio amuleto.
Mi proteggi da ogni male, da ogni invidia e risentimento.
Regalami un nazar come ciondolo lo indosso al posto dell’origami.
Il bicarbonato era ottimo anche per i gargarismi e i
suffimigi.
Dovevo accettare che ogni tanto la stanza
si trasformava nella stanza di un ospedale.
Dovevo curarmi da anni di ansie, inquietudini, disturbi.
Ogni volta che salivo e scendevo le scale
mi curavo dalle inquietudini di tutti gli anni prima.
Quelle scale erano una cura per il rene, per l’intestino,
per i polmoni, per la gola, per i bronchi.
E poi ci sei tu, a cui è stata affidata la mia vita.
Solo con te sento di non morire, di potere vivere attimi eterni.
Il corpo si salva e si trasforma.
Passava il dolore ai reni, passava il mal di gola,
ma soprattutto una grande alleata per la salute
era la calma senza inquietudini.
Camomilla e bicarbonato.
La camomilla forse mi avrebbe evitato il bisoprololo
e il bicarbonato poteva evitarmi sia il cortisone che l’antibiotico.
(Ah! Non voglio mai più prendere cortisonici per via dei reni).
Non mi piacciono i dolci, preferivo le torte salate,
ma a volte -se non dovessi pensare alle conseguenze
per ogni cosa, mi rimpinzerei di cioccolato, di crema alle nocciole, di
cornetti.
Era da molto che non ripensavo al cornetto lenitivo di Diamante,
quello che prendevano al forno vicino alla cappellina di San Giuseppe.
Aveva il potere magico di interrompere ogni ciclo d’ansia.
Prima credevo nel flueniprofebe (la borocillina),
non mi deludeva mai ai primi pizzicori alla gola.
Poi ha cominciato a deludermi.
Ho sempre desiderato preparare un frappé:
avevo le banane, il latte, i cubetti di ghiaccio e il neskiq
quindi ne preparai uno alla banana.
Non era un rimedio utile per il mal di gola
ma sapevo che era il sapore che associavo al romanzo, “Parole e carte”.
Mi chiedevi quando ci saremmo incontrati? Non lo so.
Dipendeva da te. Dal tuo cuore e desiderio.
Asciano, Buonconvento, Monteroni d’Arbia,
Rapolano Terme, San Giovanni d’Asso.
Col successo posso organizzare
un bel festival letterario delle crete senesi.
Ma mi serve una macchinina garbata.
Devo assaggiare i salumi toscani, i pecorini delle Crete.
I vini come il Brunello, il Nobile di Montepulciano,
il Chianti e il Colli Senesi.
La Lauretana senese è una strada (risale al tempo degli etruschi)
che collega Cortona a Montepulciano e a Siena.
Era una strada fondamentale come la Francigena,
percorsa da preti, santi, artisti, mercanti, nell’alto medioevo.
Nel rinascimento fu percorsa da pittori
come il Sodoma e il Perugino, Raffaello.
Ad Asciano la chiesa di Sant’Agostino è lungo la via Lauretana.
Ho sognato che mi ha svegliata di buon mattino,
ed è stato diverso da quando mi svegliano i miei morti.
Ho sognato che si abbandonava a me,
e si lasciava coccolare per ore.
È stato un risveglio dolcissimo, avrei voluto non finisse mai.
Ho sognato che eravamo in una squadra di pallanuoto,
ma lui non voleva ancora dire pubblicamente che eravamo fidanzati,
allora gli chiedevo continuamente dei baci, finché ha ceduto,
davanti a tutti.
Gli davo baci dolci poi in questo letto ad Asciano,
di continuo, si faceva massaggiare i capelli,
ho sentito la sua pelle sotto le mie labbra.
È stato come essere in paradiso,
tenerlo tra le mie braccia per tante ore.
Mentre si lasciava coccolare.
Poi abbiamo fatto l’amore
con questa continua sensazione di tenerezza, di essere fidanzati.
Di doverlo dire pubblicamente.
All’inizio quando facevamo l’amore ero per metà sua e metà sconosciuta.
Amazon mi ha consegnato il termometro per ambienti giù,
vicino alla cassetta delle lettere, il corriere ha bussato,
ma non ho nemmeno distinto il suono del mio citofono.
Sono scesa con Briciola per prendere dei segni per il romanzo.
Sono arrivata alla stazione e alla Coop.
Al ritorno ho fotografato la chiesa di San Francesco.
Poi mi sono fatta la doccia e ho ucciso una cimice
con una babbuccia che volevo buttare.
Per fare i pancake serve la farina.
Per fare il frullato di mele sarebbe meglio usare la cannella.
Senza cacao ogni ricetta è difficile,
così come i dessert senza cioccolato.
Anche per fare le crêpes serve la farina.
Alcuni usano la fecola di patate al posto della farina, ma no.
Fare un plumcake è un po’ più complicato.
Tutti i tipi di biscotti sono complicati richiedono tempo e dedizione.
Senza burro e senza cacao mi devo rassegnare a una colazione di routine.
A meno che non compro la farina.
Si possono preparare i pancake senza burro e senza lievito anche.
Per colazione potrei prepararti anche un french toast.
Ma senza burro. Solo che dividono le uova in albume e tuorlo,
e dell’altra parte che ne faccio?
Alcuni prendono il tuorlo, altri l’albume.
Non si può escludere dalla colazione il cioccolato e il cacao.
Spero di guarire presto da questa colite
perché fa bene anche all’umore ogni tanto rimpizzarsi.
Cornetti, brioches, dolci di ogni tipo
con creme al burro, agli arachidi e altro.
Fit certo ma sempre ci vuole il cacao.
Le colline formano delle onde come la tua schiena.
La cappa ha i carboni attivi non so come si puliscono ma puzza,
una volta messa in moto.
Ho mandato una mail al museo Palazzo Corboli per visitarlo.
Su fb hanno delle foto dove si distinguono gli abiti
e le bandiere della contrada Corona,
contrada del Corso, contrada della Pergola,
contrada di Piazza del Grano,
contrada del Prato, contrada della Stazione,
contrada della Tranquilla.
È una sfilata storica del palio dei ciuchi di Asciano.
I posti che visiterò nel tempo saranno questi anche:
Castelnuovo Berardenga, le Serre di Rapolano, Murlo,
Buonconvento, Giovanni d’Asso, Petronio.
La Sant’Agata di Paolo di Giovanni Fei si impone di profilo
con un diadema che richiama l’oro dello sfondo.
Paolo di Giovanni de Fei ha dipinto Sant’Agata
con gli elementi del suo martirio: la coppa coi seni recisi.
Dopo preparo un frullato con pere,
latte e biscotti.
I pancake non sono venuti bene ma stamattina
avevano il sapore dei chicchi di una spiga di grano bollita.
Da piccola, amavo mangiare le spighe bollite
che vendevano per strada in grosse pentole.
Non ricordo che mi piacesse particolarmente il sapore
ma era più lo sfizio che potevo mangiare
qualcosa che si comprava al momento.
Trovare qualcuno che bolliva le spighe
per strada era un momento felice.
Mi sento come bambina e dio mi accompagna
in giro e mi compra una spiga di mais.
Il frullato di pere, biscotti e latte è buonissimo.
I tuoi occhi sono luminosi come il torrente Bestina
che nasce dalle serre di Rapolano e arriva poi ad Asciano.
Il torrente è stato modellato per i mulini,
e le sue acque azionavano il ritrecine.
Il Bestina a sette chilometri dopo Rapolano
incontra il torrente Copra vicino il sobborgo di Camparboli.
Il torpore di una casa è fatto dalle persone che
ci vivono.
Ma anche da sensazioni di caldo e freddo.
Anche in ambienti lavorativi si può sentire il torpore della casa.
L’aria di famiglia, di affetto.
Dammi la tua casa e la tua famiglia.
Perché i miei amici sono i tuoi.
I miei beni sono i tuoi.
Ho sofferto perché hanno abusato della mia gentilezza d’animo.
Volevano darmi una famiglia con dei mezzi
e delle modalità che non desideravo.
Liberami dal male che ho subito mettimi nelle tue braccia.
Sei teso ma anche tenerissimo, e innamorato,
anche io ti amo molto, godiamoci il momento.
Mi levo la maglia e il pantalone del pigiama,
e mi abbandono, anche tu ti abbandoni. Sei bellissimo.
I tuoi occhi mi spaventano sono di ghiaccio.
Altissimi dicono che mi ami, godiamoci il momento.
Mi metto sopra di te, apro le gambe, ti bacio.
Aspetto che mi penetri, poi mi sento meglio.
Ti metti sopra di me quanto sei buono
non immagini io quanto veramente ti ami.
Voglio stare con te ogni giorno non posso fare a meno di te,
iniziano le vibrazioni e anche tu vieni dentro.
Il tuo orgasmo è così dolce ed esotico, non posso fare a meno di te.
Da "Corsivo"
(Corsivo, Edizioni Il foglio, 2021)
Come la moglie
Continuo questo libro di poesia pensando a Nabokov.
Vorrei scrivere qualcosa che possa accadere
pensando che la parola accade e lanciare un incantesimo.
Potrei in questa lista di cose lanciare incantesimi,
ho chiesto l'ultimo libro della Atwood
e quello dell'ultimo Nobel, Louise sull'Averno.
C'entrano sempre il luogo dove abito e vivo.
La poesia sta nella mia vita da quello che faccio
anche da quello che mangio o che vivo semplicemente.
I fiori del mio giardino sono scritti
nei libri anche i fatti, le esperienze.
Cammino in corridoi mentali
con gli occhi sgranati ed evidenti,
per questo motivo gli lancio un incantesimo.
Voglio prima leggere le poesie di Ingeborg Bachmann,
poi voglio mettere me al posto mondiale che mi spetta.
E voglio che mi ami come una amica dimenticata,
e come una figlia ma soprattutto
già mi ama come una madre una sorella e come la moglie.
Mai più voglio stare senza
Forse sono troppo possibile.
Sono troppo intuitiva
devo smettere di pensare che la storia dell'arte
dica qualcosa di vero.
Dal liceo ho iniziato a portare i capelli a boccoli
mi prendevano in giro nel giornaletto della scuola
ma in treno l'umidità mi gonfiava i capelli,
ricordo che prima della scuola andavo alla Messa.
Non c'era niente di sbagliato in Napoli
ho anche pubblicato per quella città.
Il fatto era che mi sono sempre sentita del mondo.
Ho vissuto contemporanea ad Amelia Rosselli,
ad Alda Merini, alla Szymborska, a Maria Luisa Spaziani.
Quando passeggio ora ho qualche mancanza
mi manca il suo piacere mi mancano i suoi rimedi.
Mi perdevo tra la gente, mentre mi facevi da scudo
in una storia che non è accaduta
e che ora posso accavallare nelle gambe e nei gesti
che faccio per te ad ogni singola ora che uccido il tempo
ad ogni singola parola che passa nel mare oscuro
del passato senza di te.
Queste dita che hanno dormito zitte
e non sono state accorte a te, ora piangono.
Uccidi con me il tempo, uccidi con me le partenze
inchiodami al tuo letto sempre
non voglio mai più stare senza
capisci che non voglio mai più stare senza?
Scienziati
Il professore ha speso la vita a parlare di scienziati
era chiuso nell'arco della storia della scienza,
ero vera su una sedia tra tutte quelle
dei circa duecento posti di quell'aula universitaria.
Mentre Marie Curie scopriva il radio e il polonio
Leonardo da Vinci aveva ancora un altro profilo.
Aggiungeva una citazione da Steve Jobs,
per un momento mi assento e penso che
non potrei essere mai un nobel della scienza.
Ma ogni giorno vado in laboratorio,
lavoro sotto cappa con i macrofagi
a volte cambio le piastre alle cellule,
conto i meningococchi.
Fuori all'aula comincia a piovere
sono le sei del pomeriggio e seguo ancora,
fa freddo al policlinico.
Da lì avrei dovuto prendere la metropolitana,
poi altri due treni, e fare un percorso a piedi di venti minuti.
Un tuono mi ricorda che non ho fame,
che vorrei fumare e spero passino presto
queste venti slide che mancano.
Le mie colleghe mi guardano,
ci guardiamo mentre il professore continua a parlare.
La scienza però ha fascino,
mi attrae come una madre buona
parla dei ricordi come parlerei io
li custodisce come non sa fare la storia.
Alla lavagna luminosa passano dei dipinti rinascimentali
la scienza chiude tutte le tragedie per questo la amo,
per questo studio la fisiologia
e non resterò ignorante ai fatti
del mondo come i virus, le epidemie.
Per questo lascio che per sei anni
mi rimbocchi le coperte del cervello
è tutto quello a cui posso dedicarmi
se voglio conoscere la disposizione dello scienziato,
benedico queste aule hanno una espansione di me.
Gli do anche la scienza, se la desidera.
Il racconto e la poesia
La poesia ha un andamento narrativo.
È come il piatto che ho davanti,
come l'acqua che scende dal lavandino,
ma anche come odiare un'altra poeta
o come portare il cane a spasso.
La poesia è un racconto.
Questi quattro alberi di limoni
sanno dell'odore delle sue camicie
stirate appena da ragazzo,
sono dentro i miei libri
e i personaggi sono come spiriti,
un po' amici un po' pubblico
ma non è tutto nella mia mente
anzi purtroppo è tutto nella natura:
appena scrivo dei miei figli,
un gatto nero si mette
sotto la finestra a miagolare
come un bambino strabico.
Per non parlare delle farfalle legate a Nabokov
la natura che parla non sarebbe giusto farla zittire sempre.
L'uccello con le ali rosse,
strano sarebbe stato un soggetto per un libro di Murakami.
In ogni caso mi ricorda Gustavo ed Edoardo
mi ricorda le scene di quando parlano,
ma sono io che li faccio parlare faccio zittire
un po' la natura prendo l'abbraccio di mio marito
mentre legge distratto.
Insegnare poesia
Hanno scattato diverse fotografie,
hanno anche scelto diverse immagini
per la prima edizione gli autori
mi contattavano la sera mentre accarezzavo il cane.
Leggo anche alcuni tuoi articoli
provo un certo fastidio
quando lo sguardo degli altri mi si allunga addosso:
alcuni parlano di utopia altri rasentano ossessioni.
La sera è ipnotico, i personaggi che leggo nei libri
hanno un corpo morto,
passano il tempo a interpretare i compleanni
a inanellarsi.
Personaggi che trascorrono distanti
senza particolari carismi
a perdere tempo come ragni,
angeli perduti stretti in camere dell'anima
che però sono pericolanti.
Personaggi come attori bandiere di mondi
che passano il tempo a non sapersi coinvolgere
o aiutare a non sapersi raccontare di più
a fuggire al tocco, all'ascolto, al sentire.
In questi libri donne che portano assi da stiro,
in un mondo che non sa difendere le proprie città
e in una storia che cerca l'utopia.
Quelli che partono e cercano il gradevole
dietro giorni senza potere,
senza finzione e dedizioni
e ho anche libri di personaggi perversi
che indossano calzini colorati
e rispondono alle mie avvertenze critiche
con la negazione negano ogni loro suggestione
e tu qui sei un grande poeta come un nuovo Borges
non voglio esagerare ma resto la tua amante preferita,
l'unica, e soffio sul tuo silenzio e sulla collezione di fotografie.
In atelier
C'è un manuale nascosto da dio
dove è scritto che mi sto guardando
mentre tu mi aspetti nel cortile del palazzo
e non c'è nessuno più geloso di te.
Prima di ogni foto non dimenticare l'etica
non scordare le inappartenenze
e anche gli aspetti donativi.
Probabilmente lo stesso dio ha disegnato nel manuale
gli applausi, i fuochi d'artificio, le librerie a Parigi.
E ci incolla sulle pagine un cioccolato fondente
quando indosso la collana di margherite
che mi hai regalato
quasi come se fossi ancora innocente,
quasi come se avessi dimenticato le collane delle mie nonne,
gli avvertimenti di mia madre i consigli
per non considerarmi mai una diva
ma solo qualcosa che tu hai rapito
davanti a un pubblico mondiale.
La ricerca all'università
Ho un sogno che comincia alle quattro del mattino
sono la moglie di Nabokov e mi chiamo Vera
per un attimo in tutta la casa cade un silenzio spettrale
e i miei pensieri partono in spedizione
seguono un progetto per il mondo.
Lui dorme accanto a me, domani ha lezione.
Penso ai clochard alla stazione, alle vedove e ai martiri:
non si trovano titoli per loro.
Lui si aggira serioso tra le aule
e i libri col suo pc che ha cambiato da poco.
Il suo tempo ritorna in me quando di sera
mi faccio trovare sola
che il tempo insieme va passato senza gli altri
noi siamo pelle e spirito di un mondo lavato
e sono la terra che ama non solo nei giorni felici.
A volte sa di libri,
resta fisso a consultare gli indici in biblioteca
e indaga la luce da nuove finestre negli spazi delle aule.
Passa molto tempo a studiare gli altri,
silenzioso, seduto mentre gli scrivo.
Poi torna dice qualcosa da un film di Bresson
e mi racconta i personaggi buffi, le facce, gli incontri.
Di sicuro in biblioteca qualcuno dorme.
Le valigie di Vera
Nel sogno in cui mi sveglio di notte e mi chiamo Vera
la sera prima ho bevuto molto vino.
Per questo dalle sue aule mi sembra tutto un po' sfuocato
e faccio un riassunto dei viaggi
mi chiedo le cose più eleganti da mettere nelle valigie.
Mi hanno pagato molto poco gli articoli
e per questo sono arrabbiata non importa
faccio finta di controllare i messaggi sul telefono.
Broda, Deleuze poi c'è uno scritto che ho lasciato in albergo.
Ho dimenticato i suoi ritorni.
Ma ora li sistemo nei miei posti fertili:
in questa mia lingerie profumata.
Mutande camicie calze come cose,
matematiche da scalare in amplessi in spazi bagnati
cosa era quel rumore?
Diversi bambini che giocano al parco,
altri sdraiati sull'erba, donne che portano i cani al supermercato.
Siamo in una foto di gruppo
insieme a degli scrittori che mi rincorrono:
qualcuno si ferma all'aria di servizio,
tu prendi un caffè, mentre il tuo amico parla a telefono.
Si comincia con gli atti a gridare, si comincia dal corpo.
Si sommano i passi e le bracciate
per ogni volta che ho abbassato lo sguardo.
Mi fermo in farmacia.
Nel mondo danno notizie di milioni di ettari distrutti,
in Siberia, Amazzonia, Australia e chissàdove.
Eucalipto
Anche se al momento giusto
sapevo distinguere perfettamente un virus da un retrovirus,
sono una perfetta biologa
ho speso più di sei anni a studiare
cose che per molti sono impensabili.
Sono fedele alla scienza:
è per me una delle tante muse scrupolose
che uso nei racconti.
Sta quasi scadendo il mio tempo per parlare.
A volte la finzione dei giornalisti è tediosa.
Fuori alla porta un piccolo eucalipto:
non so quando lo hanno piantato,
penso alla mostra, che ho dimenticato i contatti degli artisti,
e ho ancora da scrivere quella analisi della donna in Nabokov.
Le mie risposte si muovono per la sala che si fa silenziosa.
Alcuni mi capiscono, altri restano immobili a fissare dei punti imprecisi.
In ascensore
Ci sono sempre troppe persone qui,
è questione di poco, nelle aule ti aspetti l'ironia.
Stasera devo scegliere un film (Kitano, Kiarostami,
Tarantino, Kassovitz, Lynch, quale scelgo?).
La scienza che rende geniale
ogni suono le persone che dormono negli hotel,
ci sono quelli che prendono un taxi
io che ti guardo allo specchio, poi ridi.
Nabokov amava le farfalle e gli scacchi.
È un teatro orgiastico.
Da lontano sento una musica elettronica,
dei piccioni volano fuori le finestre.
C'è un mio ritratto nello specchio:
indosso cose che mi hai regalato tu:
amo quando mi vesto elegante
mi baci il collo mentre scrivi inclinato,
sul mio foglio imperfetto
nel tuo fiorire perfetto come l'unico
che prova a difendere la mia felicità.
C'è una professoressa all'università
che sostiene che dentro l'anima
ci possano essere diverse voci:
nella tua c'è lo spazio della fedeltà
che non ha mai sonno.
Il sapore di primavera dentro casa,
quando mi mangi i segreti
mentre tutte le cose sono giovani,
e tutte nei miei capelli le scrivo
in una lingua leggerissima
che tu mi insegni ogni notte
mentre dormo su di te con un sali e scendi.
Siamo quasi giunti alla fermata
in questo ascensore siamo soli io e te
non c'è nessun altro:
ci sono però le nostre vaste parole,
chiuse nella mia borsa
insieme a tutti i collage liberatori
le foto e le insonnie per durare.
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