Poesie di Salvatore Armando Santoro


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Salvatore   Armando Santoro

Santoro Salvatore Armando è nato a Reggio Calabria il 16 Marzo 1938, da madre reggina e padre salentino (terra alla quale si sente particolarmente legato) ed è laureato in Scienze politico-sociali presso l'Università di Torino.
Dedicatosi giovanissimo all'impegno nel sindacato fu tra i primi dirigenti della Cisl di Reggio Calabria prima e, all'inizio degli anni '60, dopo aver frequentato la scuola sindacale della Cisl di Firenze, si trasferisce in Valle d'Aosta dove ha curato in prevalenza il settore della formazione e dell'informazione. In tale veste è stato per diversi anni anche corrispondente per la Valle d'Aosta di "Conquiste del Lavoro", organo nazionale della Cisl.
A Reggio fu uno dei primi promotori del Movimento Federalista Europeo, e tale ruolo ha continuato a svolgerlo anche in Valle d'Aosta, partecipando a tutte le attività organizzative di quegli anni che gli permisero di venire in contatto con i grandi ideatori del progetto europeo, Alterio Spinelli, Giuseppe Petrilli, Mauro Ferri, Angelo Lotti, ecc...
Nel suo ruolo di sindacalista, a lui si devono due importanti convegni organizzati all'inizio degli anni '80 in Valle d'Aosta: nel primo furono tracciate le linee per un potenziamento del settore termale, dove  è  stato prospettato il recupero delle Terme di Pre' St. Didier e lo sfruttamento industriale di alcune sorgenti per l'imbottigliamento di acqua minerale del Monte Bianco (idee che poi si sono realizzate) e, in un altro convengo, invece, sostenne il progetto del collegamento ferroviario tra Aosta e Martigny che è  in fase di discussione in sede politica.
Dal 1986 è stato Segretario Regionale e componente dell'Esecutivo Nazionale del Sindacato Elettrici della CISL, compiti che svolse anche in Abruzzo, tra il 1989 al 1992, dove era stato inviato in missione per motivi di lavoro.
Dal 1997 è in pensione ed impegna il suo tempo libero scrivendo poesie e racconti, una passione che sviluppò fin da adolescente e non più abbandonata, ed alternando la sua presenza tra la Valle d'Aosta ed alcune località della Toscana (Pistoia prima e Grosseto adesso).
Vasta la sua produzione poetica e numerosi i premi letterari ottenuti. Le sue poesie sono state pubblicate su diversi periodici locali (a Messina, Reggio Calabria, Pistoia, ma prevalentemente ad Aosta su giornali, quali Le Soleil Valdotaine, La Region e La Vallè e Notizie, un giornale molto diffuso in Valle d'Aosta). Recentemente una sua impegnativa poesia sociale "La Razza" è stata inserita anche nella rivista trimestrale di Cultura e Turismo "Calabria Sconosciuta".
Le sue poesie sono presenti in molte antologie letterarie, soprattutto della Keltia editrice di Aosta, e nel 2007, anche la Regione Toscana ha patrocinato una antologia letteraria, "Pater" (Morgana Edizioni-FI) dove, insieme alla sua lirica "Edera amara", sono inserite liriche di personaggi di spicco della cultura italiana ed internazionale, quali Maria Luisa Spaziani, Andrea Zanzotto, Franco Loy, Smitran Stevka, Hinostroza Rodolfo, ecc...
Gran parte dei suoi lavori (poesie e racconti), però, sono on-line sul sito www.poetare.it/santoro.html,  ma anche su altri portali nazionali ed internazionali che lo ospitano.
Nel Novembre 2006 ha stampato il suo primo libro di poesie, "La sabbia negli occhi", edito dalla casa editrice Pubblidea di Massa Marittima, che ha poi presentato in un recital di poesie che gli è  stato organizzato a Reggio Calabria il 3 dicembre 2006. Sempre in questo mese è  stato ospite di una trasmissione della emittente grossetana Teletirreno, nel corso della quale ha presentato il suo volume di poesie ed ha declamato diverse sue liriche sulla miniera. Di questo volume è uscita una seconda edizione per i tipi della Casa Editrice Libellula - Minuto d'Arco - di Tricase (Lecce).
Nel 2007, infine, è stato coinvolto nel "Progetto Legalità" organizzato dall'Istituto Professionale per i Servizi Alberghieri di Castrovillari (CS) in collaborazione con Amnesty International, ed ha partecipato alla conclusione del progetto stesso declamando agli studenti ed al corpo insegnante presente alcune sue poesie contro la violenza e la guerra.
Nel 2005 ha costituito a Boccheggiano (GR) il Circolo Culturale "Mario Luzi" ed è il Webmaster del portale
www.circoloculturaleluzi.net, sito specializzato in letteratura italiana e straniera. Contemporaneamente ha promosso il Premio Letterario Europeo di Poesia e Narrativa Città di Montieri che nel 2006-2008 e 2009 è stato patrocinato anche dal Presidente della Repubblica e nel 2009 dalla Rappresentanza in Italia della Comunità Europea
Nel 2008 è stato ospite a Casarano Lecce di una importante kermesse artistica inserita nel cartellone della festa dei Pugliesi nel Mondo ed ha declamato diverse sue poesie sul Salento, terra dei suoi avi alla quale è particolarmente legato.
Nell'agosto del 2010 ha pubblicato il suo secondo libro di poesie. Si tratta di 134 liriche inserite nel volume "Ad occhi chiusi - Poesie d'amore". Questo libro è stato presentato l'8 Agosto scorso, ad una manifestazione culturale organizzata dallo scrittore Pietro Zerella a San Leucio del Sannio (BN) nel corso della quale ha declamato alcune delle poesie contenute nella raccolta.

Nel 2013 ha collaborato con la Pro Loco di Patù (Lecce) per l'organizzazione del 1° Incontro dei Poeti Salentini, manifestazione che si ripeterà anche in futuro e con questa istituzione collabora per lo svolgimento del Bando Letterario Internazionale di Poesia e Narrativa Veretum.
E' componente di Giuria in diversi bandi letterari ed è spesso ospite in incontri letterari e poetici.
(Email:
santoro3000@alice.it ) - Tel. 3391844334 – 366.4748941

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L'alito della morte


La foto è tratta dal portale:
http://copertinefb.blogspot.it/2012/03/la-morte-gothic.html

Con lei ci parlo, a volte anche discuto,
s'arrabbia e la sua falce in alto scuote
paura a me non fa, neppure puote,
e contro lei non sono prevenuto.

La snobbo, e se lei urla resto muto,
con me sa di restare a mani vuote
anche se le sue attese son remote
pazienta fino all'ultimo minuto.

A volte, però vuol farmi un torto
raccoglie fiori appena son sbocciati,
insensibile resta al mio sconforto

estirpa anche gli arbusti sopra i prati,
sa che certe ingiustizie non sopporto,
lei ride e i danni non li ha mai pagati.

Lei è fatta così, non vuol capire
dannata si diverte a far morire

chi la vita la cerca e vuole averla
così la gente impara un po' a temerla.

La sofferenza ignora, anche il rimpianto
semina in cuore il buio negli occhi il pianto.

Sonetto ritornellato
(Donnas 19.2.2017 - 15,46)

In compagnia della morte



Certe volte la morte ti è compagna,
bussa forte alla porta del tuo cuore
preme il batacchio e fa tanto rumore
e quel fragore dentro te ristagna.

La cerchi, in giro annusi come cagna,
speri che l'aldilà sia poi migliore
col gesso ti trasformi in professore
e il testamento fai sulla lavagna.

Andar vorresti via dalla gentaccia,
ma restando anche in pace con te stesso,
che il tuo sparir non sia ad altrui minaccia

rifuggendo il ricatto e il compromesso,
del male fatto cancellare traccia
dormir sereno all'ombra d'un cipresso.

Si sa la vita non è come il giorno
si nasce e poi si va senza ritorno.

Si rassomiglia solamente in parte
in fondo è come il gioco delle carte

spesso si perde a volte anche si vince
vi sono pecore ma vi è anche la lince

ci son sirene con l'arpa e le cetre
ma ci son tante strade con le pietre

ci sono giorni di sole e di tempesta,
ci son mesi di lutto e anche di festa.

Qualcuno prova a seminar la pace
ma c'è chi pianta guerra ed è mendace.

E allora pensi che via da tanta erbaccia
capra e cavoli salvi e pur la faccia.

- Sonetto ritornellato
(Donnas 16.2.2017 - 16,16)

Foschia a Viverone



Fuman le zolle e verso il cielo sale
una foschia che alzando si dirada
scolora il borgo, sfuma dalla strada,
riappare dentro il prato il cascinale.

E il campanile della cattedrale
di nuovo svetta in mezzo alla contrada
ondeggiano le vele nella rada,
di questo lago d'epoca glaciale.

Starnazzano germani e gallinelle
anche i gabbiani strillano ondeggianti
sento il sibilo delle cinciarelle

tra le siepi di bacche rosseggianti
frammiste ad azzurrine campanelle
che il gelo ha reso stinte e agonizzanti.

- Sonetto
(Donnas 26.12.2016 - 23,30)

Ruderi


La foto è di Rudy Miggiano

Erbose soglie rinfresca la memoria
antichi ardori, ricordi pascoliani,
un tempio senza affreschi, rovinato,
il tetto il cielo ormai se l'è mangiato.

Ed ora il sacro unito sta al profano
divinità ne hai tu veduta una?
Laggiù un altare, un sacrificio umano
agnelli e capre han pascolato invano.

Si mescolano i muggiti coi belati,
degli escrementi in alto van gli odori
l'aria risente a volte di stallatico
qualcuno dice che non è simpatico.

Ma dura poco, il vento spazza tutto
quello che forse offende un po' l'olfatto
e l'acqua lava e tutto porta via
odori ed escrementi e così sia.

Ma cosa c'entrano in fondo questi versi
con un rudere finanche sconsacrato?
E chi l'ha detto poi che c'è un altare?
Se sali sopra forse vedi il mare.

(Donnas 15.12.2016 - 18,41)

Risvegli


- La Dora Baltea a Donnas

Un dì mi sono ancor svegliato
lenta ho tirato su la tapparella
il sole la mia stanza ha illuminato
sentivo solo un cinguettio sui tetti,
lo sbatter d'ali d'una palombella.

Guardai lenta la Dora che scorreva,
ascoltai lo sciabordar d'acqua tranquilla
il mio pensiero ancora rincorreva
un sogno che ormai è chiuso nei cassetti
ma che nel cuore mio stanco fibrilla.

Quel sole e il fiume che da presso scorre
con la mia vita analogia permette
pensavo d'esser forte come torre,
debole ero e oggetto sono stato
di scherno di mendaci giovinette.

Mai l'esperienza basta, mai matura
la nostra vita, nell'error sempre si vaga,
per chi ha sentimento è proprio dura
ma il conto poi ad ognun sarà portato,
ad ogni azione avversa c'è una paga.

(Donnas 18.12.2016 - 18,24)

La voce dei poeti



La voce dei poeti,
urlo strozzato che dal petto sale,
che si perde nell'indifferenza generale,
voce accorata che d'amore parla,
che nel cuore scava delle genti,
che l'evidenza pone,
i difetti addita della natura umana,
suggerisce il buon senso
e concretizza azioni
affinché il bene comune sia realizzato.

Fiato sprecato, quello dei poeti,
rinchiusi in una stanza con una penna in mano
o davanti ad un PC con schermo piatto,
lasciano scorrere i pensieri,
soluzioni adeguate propongono e perseguono
il buon senso suggeriscono ai governi
a chi comanda, che spesso impoverisce,
che tutto ha rovinato, che ha fatto e disfatto.

Tempo sprecato quello dei poeti
a scriver versi che pochi leggeranno
ad affannarsi, sciuparsi e logorarsi,
che si fanno affogar dalle passioni,
nel sentimento restano ingolfati.
La guerra li sconvolge e li ossessiona,
invocano la pace ed urlano anche forte,
parlan d'amore ma nessun li ascolta,
tutti travolge lugubre la morte.

(Donnas 18.12.2016 - 20,47)

Fuggire dall'amore



Giornata opaca sotto un cielo bigio
l'ultima foglia per terra ormai marcisce
la bianca neve giù dal cielo cade
i prati appena imbianca, non le strade.

E sono qui, vicino alla finestra,
la Dora osservo, scorre silenziosa
altri rumori la mia mente scuote
dei dolci affetti ha ormai le stanze vuote.

E penso a quell'autunno a Monteroni
a quelle estati solo e abbandonato
in quel B&B silente e fuori mano
che il mar guardava in basso da Gagliano.

Penso anche a quell'ultima nottata
passata ad osservar dei fior di campo
lo so soltanto io cosa ho provato
per non scordare tutto ho registrato.

Ed è un tormento oggi riascoltare
quelle parole mie buttate al vento
non so davver per chi mi disperavo
per una donna che da solo amavo.

Ora il castello tutto è demolito,
lei l'ha distrutto con il suo squallore,
c'è nebbia intorno ai monti e cade neve
raffredda questo cuor che fiele beve.

(Donnas 19.12.2016 - 15,51)

Bisogno di amore



Abbiamo bisogno di amore,
l'età non conta mai se forte è il sentimento
e nel mio cuor fermento
quello strano calore
che ad emozione nuove spinge
e di colori intensi ognor la mente tinge.

Abbiam bisogno di parole dolci
perché l'animo non vuole sofferenza
cerca una voce amica ancor
che risvegli con passione intensa
quelle emozioni che son chiuse in cuor.

Abbiam bisogno di carezze
quella sua mano che sfiorava il corpo
quelle sue labbra morbide e carnose
quella sua voglia di farneticare
tra le lenzuola umide nuotare
le sensazioni impudiche svegliare.

Abbiam bisogno ognor di ricordare,
foto e filmati da revisionare
su una parete bianca proiettare
nel buio della notte riguardare
farsi eccitare da figure oscene
sciogliere dentro il petto i miei dolori
espellere dall'animo le pene.

Abbiamo bisogno di soffrire
per capire cosa sia il piacere
per riprovare le gioie tutte perdute
abbian bisogno di silenzio
per ritrovar noi stessi e ancor sperare
capir gli errori, sapere perdonare,
quell'amore sciupato ritrovare.

(Donnas 20.12.2016 - 23,42)

Come un cane



Come un cane ci sei sempre
ti scaccio e t'allontani un poco
ma dopo da lontano guardi,
ti accucci e aspetti triste
non vuoi sentir ragioni
resti vicino e andare via non puoi
senza di me sembra restar non vuoi.

Ogni tanto abbai
i tuoi sono latrati rabbiosi a volte
altre abbastanza tristi,
implorano perdono in modo strano,
sei orgoglioso ed anche mi fai pena.

Ti guardo da lontano,
apprezzo questa tua fedele attesa,
mi fai finanche tenerezza,
non voglio più cani nel recinto;
ma il tuo sguardo mi osserva da lontano
non credi che io ti possa abbandonare
di questo mio rancore sembra chiedi il perché,
fai finta d'andar via ma stai con me.

Ancora sei fedele, sai aspettare,
pensi che di te possa fidarmi, sei un amico,
e tu senza un padrone non riesci a stare,
sempre scodinzolavi e festa mi facevi.

Ti guardo da lontano e dentro soffro
in fondo sei il mio cane,
mi intenerisco un poco
e poi ti butto un pane.

(Donnas 21.12.2016 - 00,30)

Pittole
(A Solange)



Anche se l'ora è tarda
e il fritto non tanto consigliato,
mannaggia a te, mi stuzzichi la gola
di quelle pittole mi sarei abbuffato
tutte le avrei mangiate, no una sola.

Tu sai quello che mangio,
non sono tutto ancor vegetariano,
la carne no, quella proprio la scanzo,
da macelli e macellai sto lontano,
il pesce preferisco e scarto il manzo.

Ma te sai far di tutto
ed anche il locale per me era carino,
poi quel piatto che bene decoravi
con pasta frolla e soia in canestrino,
un sorriso e con poco tu m'accontentavi.

Ma la distanza è tanta,
dalla Valle d'Aosta a Galatina
le pittole mi costerebbero salate
farle da me convien con lievito e farina
o comprarle al negozio surgelate.

(Donnas 21.12.2016 - 3,54)

Un giorno di scirocco senza vento


Il dipinto dal Titolo “Giorno di Scirocco” e di Llewelyn Lloyd

Si l'amo, l'amo,
l'amo quella figlia di puttana
che mi fa ancor soffrire,
per vendetta l'ho tradita molte volte
il mio letto era come un confessionale.
Le donne poi scappavano confuse
senza l'assoluzione,
ero io a confonderle, a ingannarle,
loro pensavano d'essere a teatro
occupavano il centro della scena.
Io, invece, le snobbavo
a letto d'un altro amore a lor parlavo.
Mi guardavano un poco imbambolate
si sentivano alla fine anche un po' usate,
qualcuna s'è arrabbiata,
un'altra ha reagito,
come se io le avessi fatto un po' il solletico
m'ha detto che non ero diplomatico.
Lei non voleva me, cercava il letto,
l'aveva detto prima ancor d'entrare in casa
che lo faceva per semplice diletto.
Di che stupirsi allora? Di che meravigliarsi?
Io un'altra amavo
e glielo avevo detto,
anch'io cercavo solo una evasione,
d'esser diplomatico proprio non ci stava,
non ne vedevo affatto la ragione.
Ora son solo, compagne non ne cerco,
non m'interessa aver soltanto sesso,
con o da solo posso far lo stesso;
senza passione io non voglio niente
sarebbe deprimente
e senza un po' di sentimento
che fatica il rapporto
come un giorno di scirocco senza vento.
Ora lo sai, gran figlia di puttana,
lo sai ma a te non frega proprio niente,
neppure a me più frega un accidente:
ora tu sei diversa, così come sei ora non ti voglio
e te lo dico, sì, sinceramente,
resta pure vestita,
di certo come un tempo non ti spoglio.

(Donnas 21.12.2016 - 20,11)

Fedeltà



Pensavo d'esser guarito
invece basta guardar quel cane,
veder come mi punta da lontano,
parlare non può
ma dice tante cose con lo sguardo.

Io soffro per lui,
pensavo d'aver smesso di soffrire
di poter da quell'amor fuggire
come dall'arco il dardo.

Lui aspetta perché senza di me non vuol tagliare
quei pochi metri che mancano al traguardo.

(Donnas 21.12.2016 - 22,51)

Fragilità



Il mio cuore
è come una foglia spazzata da vento,
l'acqua ed il gelo
ne ha frantumato le arterie,
se ne sta attaccata al terreno
coperta di sabbia
appena respira;
osserva il cielo ormai senza forza,
spezzata in più posti,
la linfa ormai più non scorre
tra quelle sue vene consunte,
ha perso il colore,
l'opaco prevale sul giallo
che muore.

(Donnas 22.12.2016 - 11,11)

Haiku – Bianco Natale


La foto è tratta dalla pagina di FB Haiku Tradizionali

Bianco Natale -
sulle pietre scintilla
stella cometa

(Donnas 18.12.2016 - 21,31)

Vivere



Voglio continuare a vivere,
anche con qualche dolore che affiora,
come una muffa antica,
tra le mie stanche membra.
Voglio vivere per sconfiggere l'abbandono,
per allontanare le prefiche,
le seminatrici di pianto e di sofferenza.

Voglio continuare a vivere
per sconfiggere la morte,
quell'evento posto ai confini della vita
con le sue croci e gli inutili fiori
con le orazioni ed i lumini
con i compianti inutili
dopo le recriminazioni fatte in vita.

Voglio continuare a vivere
nei tuoi pensieri, se più non mi vedi,
rileggendo i miei versi
queste inutili parole che ho disperso al vento,
seminato tra zolle aride e pietrose,
tra le siepi spinose che straziano il cuore.

Voglio continuare a vivere
attraverso quello che ho detto e non hai capito,
quello che hai distorto e distrutto
attraverso quelle parole che a me hanno dato sofferenza,
a te indifferenza.

(Donnas 23.12.2016 - 11,51)

Il terzetto



E il terzetto dove lo metto?
Dove lo metto io già lo so
nella mia mente ci siete da un pezzo
e nel mio cuore conserverò.

Eran bambini quando arrivai
tanti anni indietro nel loro paese
correvano allegri per il rione
ora son vecchio, e pago le spese.

Ma vi ricordo con tanto affetto
anche se sono adesso lontano
a ritornare tra voi ora aspetto
perché io sto bene a Boccheggiano.

Dedicata ad Emanuele, Antonio e Chiara
(Donnas 26.12.2016 - 12,48)

Suoni antichi di Natale


- La foto è tratta dal portale: http://it.artesanum.com/artigianato-carretto_con_vari_accessori-38116.html

Per una volta ancora riascoltare
tutti i rumori all'alba del rione
i carri trainati dai cavalli,
quelli a mano dei primi venditori

con gli ortaggi degli agricoltori
la gente contrattava dal balcone,
le greggi in strada, col canto dei galli,
e i passeri sui tetti a cinguettare.

Rumori ancora sparsi nella mente
che si univano spesso nel Natale
al chiacchierar confuso della gente

alle campane della cattedrale
e già i bimbi in strada allegramente
urlanti come a luglio le cicale.

Oggi assordanti sono i tanti mezzi,
che ci affogano tra i cattivi olezzi

il treno che attraversa all'improvviso
e fischia senza dare il preavviso,

non lontano il fragor dell'autostrada
com'era dolce il ruminar di biada

e quei rumori in fondo più graditi
chissà dove son oggi seppelliti.

- Sonetto ritornellato
(Donnas 26.12.2016 - 12,10)

Natale 2016


La foto è tratta dal portale:
http://www.napolitan.it/2015/06/16/24436/antichi-mestieri-di-napoli-il-suonatore-di-pianino-2

Alle volte vorrei dimenticare
oscurare per sempre la memoria
ma le feste mi fanno ricordare
quegli anni pien di gioia e di baldoria

buttati sulla strada a ruzzolare
sperando fosse eterna la vittoria
e non s'aveva allora il cellulare
difficile spiegar oggi è la storia.

Quei ragazzini dietro a dei pianini
che assordavano le nostre mattinate
e i montanari con pifferi e acciarini

sulla porta a far le serenate
seguiti da accattoni e da indovini
tutte nella memoria le ho archiviate.

Di tanti pranzi a base di arancini
di vecchi e rumorosi macinini

rimane in cuore il fumo del camino
e il suon d'un giradischi canterino.

(Donnas 25.12.2016 - 11,20)

La chioccia


La foto è presa da: http://oryctesblog.blogspot.it/2015/01/le-abilita-del-buon-fattore-05-gestire.html

L'avete vista chiocciare la gallina?
Quanta cura ripone alla sua prole?
L'avete vista mai con quanto amore
rivolta zolle e raspa con fervore?

L'avete vista come insegna e guida?
Come tutti i pulcini le stan dietro?
Mamma diventa per la prima volta
ed il pulcino apprende, ad essa ascolta.

Nel mondo degli umani l'ascoltare
è diventato un hobby e dura poco
si vuole in fretta grandi diventare;

ormai si sa come attizzare il fuoco
basta uno zippo, che si può acquistare
dal cartolaio insieme a un videogioco.

Ma poi succede che a pagare il conto
dei propri errori qualcun altro è pronto

che apre e svuota il proprio portafoglio
ma l'error si contesta per orgoglio.

Ma quando son finite le risorse
a voglia che tu cerchi nelle borse

non c'è manco più nulla da mangiare
ma è troppo tardi per recriminare.

- Sonetto ritornellato misto in versi liberi e rimati
(Donnas 28.11.2016 - 20,31)

Spasmi



Il mio amore
è simile a questo dolore che mi dilania il ventre.
Piegato su me stesso cerco conforto
accarezzando la mia pancia gonfia
con moto circolare
mentre un lamento soffocato sgorga dal petto
quasi implorante un aiuto
che tarda ad arrivare.

Vedo che non fa effetto il bicarbonato sciolto nell'acqua,
neppure l'omeprazolo aiuta,
il dolore serve solo a misurare l'affanno,
questo senso di impotenza
verso un male occulto infingardo ed oscuro
che ti colpisce a tradimento,
mentre tacito riposi avvolto nel tuo piumone nuovo.

Sempre gioie spezzate:
quando la felicità sembra accarezzarti,
l'imprevisto bussa alla porta,
scuote la tua vita,
rompe il magico della pace raggiunta
riportandoti nel cerchio infame dell'affanno.

Anche ieri ero felice
tu eri nel mio letto distesa,
nuda,
con i capezzoli ancora eretti per l'orgasmo raggiunto.
Ti osservavo respirare serena.
Ma emanavi una certa ansia pesante,
si rifletteva sul tuo volto
sconvolgeva la mia anima,
comunicava un senso di insoddisfazione contagioso
che mi avviliva.

Ecco all'improvviso il dolore si concretizza,
apre la porta ed appare senza preavviso,
ospite inaspettato,
spezza il magico di momenti unici
che insegui, ricordi, fai riemergere
dal tuo inconscio teso adesso sull'ansia
di questo male che non vuole passare
che rappresenta solo l'estrema tensione di un momento
che crea sofferenza ed angoscia.

Mi manca quel tuo amore lontano,
più non senti il mio soffrire
ed io intuisco il tuo in qualche verso
che galleggia in rete come zavorra di una nave affondata.

E mentre un lamento sale a cercare un inutile conforto
ti penso, su quel letto distesa,
il viso abbuiato per un affanno che non riesci a sedare
ed attraverso il mio dolore
voglio farti capire quanto sia grande il mio amore.

(Donnas 30.11.2016 - 6,11)

Non è un problema mio



A volte ci penso e poi ci resto male,
vorrei non dar fastidio mai a nessuno
non vorrei disturbare,
gradirei le cose a posto ognor lasciare
nessuno per me, ormai freddo e composto,
dover far mai recriminare.

Fare la lista delle cose da fare:
un elenco compiuto di come operare,
la bara già in pronta consegna,
di materiale scadente,
di canapa anche l'interno ornato
visto che dopo va tutto cremato.

Il loculo al camposanto?

Davvero a me non serve
la cenere vorrei fosse dispersa,
nessun commento davanti alla mia foto
nessun ricordo alla mondanità,
basta quello del cuore;
ostentare non serve dopo morto
poi il tempo della memoria è corto:
non servono lumini,
né fiori, né corone e né accendini.

Lasciate i fiori freschi sui roseti,
i gladioli colorati sopra i prati,
non serve ricordare quando si è nati
(tanto il mio è un giorno anche presunto),
neppure il giorno esatto del decesso,
tanto son io, sempre lo stesso:
un nulla che è nato
e un nulla che dal mondo se n'è andato.

Ma poi sorrido e dico:
“Ma a cosa sto a pensare?
Alle cose che altri dovran fare?
Ma di cosa mi sto a preoccupare?
Tanto io più non vedo e più non spio
il da fare lascia stare ai vivi
questo non sarà più un problema mio”.

Nota: la data di nascita presunta? Si, sono nato l'11 marzo ma mi hanno registrato il 16.
 Anche l'anagrafe ho beffato!
(Donnas 3.12. 2016 - 23,35)

Riflessi ghiacciati


La foto è di Ada Cancelli (g.c.)

Riflessi ghiacciati sul laghetto blu
sull'acqua chiara e fiori di finocchi
la mia pupilla brilla dentro gli occhi
vola una lacrima ed ora non c'è più.

Nel cuore mio ti affacci adesso tu
amor che sol passione nuova sblocchi
scambio torre con re, faccio gli arrocchi,
Dammi una spinta al cuor, or fallo su.

Oggi per me non fu giorno di festa,
a ricordar si prova sofferenza
l'ansia parte dal cuor si ferma in testa

non so se lei a questo più ci pensa
oggi ha parlato chiaro, ma poi lesta
chiuso ha la porta con indifferenza.

(Donnas 8.12.2016 - 19,08)

A Leuca


La foto è di proprietà della pagina “Sei di Leuca se...” (g.c.)

Beve la luna il mar
e il sol sospira
Leuca chiama ed una Musa invita
scrivi del versi stanchi
e la tua vita
corre in silenzio
e già la notte attira.

E tu ti chiedi ancora quanto dura
nel mezzo della notte
l'occhio gira
sulle pareti schizza alla deriva
balbetta e par che il sole ignori e schiva
splende la luna ancora
ma prigioniera dentro quattro mura.

In questo cuor
l'ultimo affetto muore
fu sentimento ma riposto male
affetto dato
stanco e mutilato
strale scagliato perso nell'ignoto.

Era diretto a chi l'ha poi schivato
chi lo lanciò neppure lo raccolse
danni non fece e ne ferita aperse
sabbia sfuggita dalle dita stanche
nulla più resta di inutili promesse
quattro conchiglie tra la sabbia perse.

Tarde parole tra le grotte brulle
un brontolio confuso ed incessante
l'onda che scorre silenziosa sfianca
ed anche l'alba adesso sembra bianca
neppure il roseo più colora il ponto
manco l'amor che do è più lo stesso
delle parole dette ho perso il conto
ma scrivo ancora qualche stanco verso.

(Donnas 11.12.2016 - 10,38)

L'urlo di Tritone



A Punta Ristola brontola Tritone,
Poseidone oramai lo lascia fare,
soffia rabbioso nella sua conchiglia
le onde con forza e con furore striglia.

Non può quel padre il figlio maltrattare
conosce la bontà che lo pervade
a giorni soffia lieve e calma i mari
e dà un aiuto spesso ai marinari.

Oggi però ha deciso di sfogarsi
le acque solleva, le agita furioso,
Eolo l'aiuta e i venti ha liberato
anche lontan si sente l'ululato.

L'onda selvaggia no, neppure riesce
a cancellar l'azzurro che là imperla
cavalca possente e domina i marosi
le rocce e la falesia tutti ha erosi.

L'urlo poi si disperde per le grotte
vedo i colombi intorno volteggiare
quando è furiosa e forte la risacca
il vento via ti strappa la casacca.

(Donnas 26.11.2016 - 0,26)

Seduzione – Seducție



Quando tu dormirai serena a notte
con i capelli sciolti sui cuscini
svolazzerò come falena stanca
silente girerò nella tua stanza
la tua pelle carezzerò senza svegliarti
come una piuma le labbra sfiorerò
la mano passerai sul tuo bel viso
lieta sarai col dolce tuo sorriso.
Ti ruberò dei sogni,
ci leggerò la vita tua serena,
mi chiederò chi fu l’arcano fato
che sul sentiero tuo mi ci ha portato,
ti seguirò senza che tu mi veda
per non turbarti e non impensierirti.
Tranquillamente andrai per la tua strada
ma un angelo custode sta volando,
insieme a te nel buio sta camminando,
tu non lo sai, e neppur t’accorgi,
e il tuo sorriso a un altro amore porgi.

(Donnas 14.12.2016 - 00,17)

Quello che sei lo sai



È stato bello amarti e tu lo sai
e ben lo so che amato non mi hai mai,
anzi mi hai poi lasciato in mezzo ai guai
ma ancora oggi stoltamente abbai.

M'hai detto che sai tu quello che fai
che sei cresciuta e ancora crescerai
io so però quello che fai e farai,
mondana sei e tale resterai.

Questa tua vita da sola scelto hai
ti dai da fare insieme a quel che stai
solo susine in fondo vendi e dai
a me fa' schifo, ma un dì l'assaggiai.

Cosa mai posso dir, dimmi tu, dai!
Potresti anche sputarmi e non lo fai,
son io che un giorno anche ti cercai
ma nel mio letto più non c'entrerai.

Pertanto, dove vuoi andare, vai,
anche se scappi in Spagna o in Uruguay
a me cosa ne viene? Tu lo sai,
mondana sei e tale resterai.

(Donnas 29.11.2016 - 23,02)

A volte leggo


La foto “La grotta del Turco” di Otranto è di Ada Cancelli (g.c.)

A volte leggo storie sui giornali,
sofferenze a lungo sottaciute,
delusioni e gioie non provate,
storie di vita e lacrime versate.

Leggo e ripenso a tutti i miei conflitti,
li analizzo e ad altri li comparo
cerco gli affanni altrui di approfondire
resto confuso e non so cosa dire.

Sembra ch'io guardi e invece ho gli occhi chiusi,
osservo galleggiare qualche ciocco
in fondo all'animo non si può guardare
perché a noi stessi stiamo poi a pensare.

Si guarda solo, ma siamo distratti,
e non basta soltanto l'osservare,
la gente zappa e abbevera il suo orto
sui propri guai ognuno resta assorto

Ma qualche volta si schiude la finestra
ci si stropiccia gli occhi per vedere
non s'intende però la sofferenza
sui drammi altrui, resta indifferenza.

E in fondo grazie a chi ce lo ricorda
dai pulpiti, tra orazioni e incenso,
per un giorno si finge d'esser buoni
così che il il Padreterno ci perdoni.

Sono ovvietà le mie ma riflessive
su tutte le contraddizioni umane,
compreso quel pietismo irrazionale
che emerge solo a Pasqua ed a Natale.

(Donnas 3.12.2016 - 17,14)

Una vecchia fotografia



Quei volti ci hanno emozionati
vivi e lucenti in quella vecchia foto,
piena di bimbi lindi e spensierati,
nel mare dei ricordi annaspo e nuoto.

Tutti bambini a un tratto ritornati
guardo quei visi e nuovamente noto
sembrano tutti allegri e non crucciati,
un salto all'improvviso nel remoto.

Il tempo come passa, oh, che follia!
Un rotolar sui prati già innevati
con gli scarponi ed una vecchia slitta

a spingerci e sciare in allegria,
in estate tra fiori profumati
scorrazzare sereni a manca e a dritta.

Perché il tempo deve andare via
e il sol non splende e tra le nubi spia?

Oggi piegati su mille doveri
anneghiamo nel mare dei pensieri

ma a un tratto basta poi una vecchia foto
che ci ricolma un cuore triste e vuoto.

Sonetto ritornellato
(Donnas 5.12.2016 - 16,01)

Etna


La foto è tratta dalla pagina FB di "Sei di Catania se..."

Nera pendice di cinerea vetta
m'hai minacciato nel buio della notte
tuonato con la voce prepotente,
scosso hai le tue catene,
eri impotente e lo sapevi bene.

Chi t'ha legato dentro la montagna
t'ha condannato il mantice a soffiare
a volte sei rabbioso e il passo affretti
la lava bolle è giù dal monte getti.

Io nella notte, guardavo timoroso
ti fissavo affacciato alla finestra
vedevo la tua lava rosseggiare
sembrava il fuoco scivolasse in mare.

T'agitavi e non tacevi mai,
quando mi rilassavo tu tuonavi
scuotevi le catene con gran rabbia
sembravi un un animale chiuso in gabbia.

E tremava la casa ed il terreno
vibravano i vetri alle finestre
mi pervadeva una paura arcana
dentro mi rinchiudevo nella tana.

Anni passati a rimirare il mare
a volte rosseggiante pel tuo sangue
lucido altre come un lindo specchio
oggi sono lontano e quel tuo monte,
oggi, l'ho qui davanti e batte in fronte.

(Donnas 11.12.2016 . 14,05)

Le canne


- La foto è di Claudio Serio (g.c.)

Sol che tramonti e che nel mar ti specchi,
mentre traguardo il rosso che m'avvolge
tra quei canneti fitti in riva al mare
più non ricordo quante ne ho tagliate
quante le volte che m'hanno celato
l'infiorescenza sempre m'ha ammaliato.

Fitte e boscose lungo i rivi e i fossi
ondeggianti ai soffi gelidi del vento
per la pesca si sceglievan le più lunghe,
per lo zufolo i gambi più nodosi,
s'agitavano, fino a terra si piegavano,
ma poi sempre più agili svettavano.

Ero invidioso per tanta agilità
provavo rispetto per la loro forza
un sentimento tenero nutrivo
le accarezzavo e mi immedesimavo:
son stato canna alle intemperie avvezzo
mi son piegato ma ancora non mi spezzo.

(Donnas 10.1.2017 - 1,32)

Libertà


- Il dipinto è di Alessandra Planicucci

Dove sei libertà, dove sei andata?
Dove siete colline e campi arati,
dove quel grano appena germogliato
le prime foglie e l'erba sopra i prati?

E le prime farfalle tra la neve
dove mai sono andate o son volate?
E i primi insetti agli alberi attaccati
migranti tra le erbe macerate?

E s'aspettava quella prima neve
che s'attaccava a zoccoli di legno
foderati con la stoffa di zainetto,
con la gomma ed i chiodi per sostegno.

E quella casa sopravvive al tempo
con i nidi di passeri loquaci
spersa in un paese tra la mente
piena di bimbi laceri e vivaci.

E s'era in guerra ma noi ragazzini
non si vedeva la malvagità
adesso si ha di tutto ma si vive
dietro le sbarre e senza libertà.

(Donnas 10.1.2017 - 00,26)

Haiku – Fiordineve


- La foto è di Giuseppe Puce (g.c.)

Fiore di neve -
al sol poco resiste
giorno d'inverno

(Donnas 10.1.2017 - 1,51)

Il sapone di Aleppo


Aleppo, Aleppo quanto mi tormenti
la mattina quando m'insapono
penso alle tue case demolite
vedo le strade piene di brecciame
avverto in cuore il rombo dei cannoni
gli urli dei bimbi,
di mamme disperate,
le imprecazione degli uomini arrabbiati,
penso all'odio che riempie i cuori.

Penso, ed intanto me ne sto al sicuro
al caldo dietro un bianco lavandino,
l'acqua l'ho miscelata al punto giusto,
ma vedo innanzi a me bimbi affamati.

E mi ricordo anch'io degli anni verdi
della guerra che gravava intorno,
degli italiani in fuga,
degli alleati e i visi di colore,
della fame che attanagliava il corpo,
mi rammento il volto addolorato della gente,
degli incoscienti svaghi dei bambini
che alla guerra giocavano innocenti
tra le rovine di case e della mente.

L'acqua scorre e nulla posso farci,
ma questo dramma ad altri mi trasporta
a quei paesi che la guerra avvolge
che l'odio irrazional di più travolge.
E Dio non so pregar, neppur ci credo,
ma osservo le rovine,
le case demolite dalle bombe,
il cuore mi si spezza pel magone
mentre in mano accarezzo il mio sapone.

(Donnas 8.1.2017 - 14,16)

Essere ape


La foto è di Angelo Zonna (g.c.)

Vorrei essere un'ape
per volare sui fiori colorati
poter scartar le spine
che avvelenano la storia degli umani.

Vorrei essere un'ape
per succhiare il nettare che abbonda dentro i fiori,
impolverarmi di polline al mattino
il borotalco non dover comprare
e il bianco alla mia pelle regalare.

Vorrei essere un'ape
per poter volare nel cielo limpido
sui laghi e sopra il mare
tra il verde dei pascoli vagare
e non dover vedere
le guerre che gli umani san creare.

Vorrei essere un'ape
ed operosa per la famiglia degli umani lavorare
pensare in pace a me e al mio alveare.

(Donnas 24.12.2016 - 11,30)

La mia panchina


- La foto e di Giuseppe Russo (g.c.)

La mia panchina oggi s'è imbiancata
questa sorpresa arriva all'improvviso
il gelo e il freddo mi colpisce il viso
sotto la neve se ne sta imbronciata.

E non vedrà la nonna accomodata
di certo oggi le mancherà un sorriso
ed anche il sole sembra un po' indeciso
penso che arrivi un'altra nevicata.

Il mondo ormai è tutto capovolto
nella mia Valle la neve non si vede
ma il gelo un po' colpisce mani e volto

e se gennaio un po' non si ricrede
nella sciarpa me ne starò ravvolto
fin quando questo freddo un po' non cede.

- Sonetto
(Donnas 8.1.2016 - 13,42)

Briganti


- La foto è di Maria Luisa Viva (g.c.)

Sangue rosso
sul lenzuolo bianco
anche un ciuffo di verde l'accompagna,
la bandiera italiana?
E sì, si bagna
del sangue dei briganti un dì sgozzati.

Anche loro si son battuti invano
poi la storia li ha emarginati
oggi neppure sono ricordati,
agli invasori le piazze hanno intestate.

Ed eroi gli assassini sono diventati,
complici amici nostri che osanniamo,
tutti ci hanno tradito,
al Sud han regalato giorni amari
i Don Liborio, i Pisanelli e simili compari.

Ma quel sangue versato,
oggi è raccolto in un tricolore
e ricordiamo incessante a chi non scorda
che l'idea di rivolta mai non muore.

Ed a distanza di secoli rimane
il segno di violenza e di oppressione
e in cuor matura la ribellione;
c'è l'oggi è vero,
ed oggi abbiamo sabbia tra le mani,
ma ricordate che anche ci sarà un domani.

(Donnas 8.1.2017 - 15,41)

Eccitazione


- La foto è presa sulla pagina FB del mio amico Enrico Zublena di Viverone.

Il campanaro si è eccitato tutto
in alto ha spinto croce e campanile
forte ha fatto squillare le campane
“voi mi turbate – ha detto – porco cane”!

“Oh, non si fanno mica queste cose
proprio davanti a me che sono pio
voi lo sapete che nostra Eccellenza
a certe cose non mi da licenza”.

“E potrei essere anche sconsacrato
ma senza sacro non sarei più io
il sacro non va bene col profano
ed io so' alto e vedo anche lontano”.

“Fate all'aperto gli esibizionisti
un poco di privato conservate
fare all'amor lo so davvero è bello
ma sotto un campanile è un gran bordello”!

“Pertanto, suggerisco la brughiera
lì vi sono siepi e tanti arbusti verdi
c'è anche una quercia che vi fa dell'ombra,
perciò, ragazzo dai, adesso sgombra”!

(Donnas 9.12.2016 - 22,59)

Estasi



Oh dio, che bei ricami,
questo cielo d'un azzurro intenso
queste acque porporine
questi confusi rami
questi riflessi di color sanguigno
questi chiarori che pace ti danno
che all'anima che langue
nuova energia ridanno,
in una esaltazione della mente
che ti avvince
che ti calma
all'ozio ti conduce
ad una riflessione t'introduce
che sublima e, infine, ti convince
che la serenità interiore
ogni tormento vince.

(Donnas 11.12.2016 - 01,06)

Haiku – Sfoglia la rosa



Sfoglia la rosa -
petali sul sentiero
neve che imbianca

(Donnas 29.11.2016 - 13,55)

Il respiro del mare


La foto è di Luigi Gi Salento Messapico (g.c.)

A passi stanchi e lenti affondo nella rena
e m'accarezza i piedi quest'onda pellegrina
o sì, se mi fai pena, ma più tu non mi senti,
sei stata un'assassina, e il sangue più non vedi.

Ma questo calmo mare e un refolo di vento
risveglia in me i ricordi, che sono vivi in petto,
lo so, l'amore è spento, ma in me che ancor so amare
indifferente aspetto, spero tu non lo scordi.

Intanto questo mare, cadenza una canzone
frusciando tra la sabbia, battendo sugli scogli,
riporta la passione, aiuta a non scordare
se i sassolini togli, cancelli anche la rabbia

ogni furore annulla quest'onda che paziente
va avanti e indietro pigra come un respiro lento
che da lontan si sente su questa spiaggia brulla
come un patire spento con l'anima trasmigra

mi porta ai vecchi lidi al sole dei tramonti
seduto a una panchina al mare raccontare
ed anche tra i miei monti col tuo rumor mi uccidi
l'aria fai respirare, salsedine di brina.

Poesia in versi alessandrini con rima interna-esterna alternata

(Donnas 3.12.2016 - 22,11)

Gli odori degli anni passati



Gli anni miei con l'inchiostro fatto in casa
facendo macerare bacche nere
di una pianta ornamentale d'un paese
dove per qualche tempo ci ho vissuto.

Il nome della pianta non conosco...
ricordo, però, sempre l'odore
delle foglie per gioco maltrattate,
quell'odor che dal mucchio si levava
quando su quel potato noi si rotolava
nell'olfatto le ho dopo archiviate.

Rivedo a volte quelle antiche piante
lungo i viali, nei parchi dei giardini,
con tenerezza qualche foglia colgo,
tra le mani la macero e l'annuso
cerco di ricordarne un po' l'odore,
il pensiero al tempo andato volgo.

Rivivo anche così quei bei momenti
di gioiose e semplici esultanze,
anche l'olfatto fa parte dei ricordi,
anche un odore ti riporta il tempo
vissuto tra la guerra e i patimenti,
dolori e gioie un dì ammucchiati insieme
che nel cuore conservi e che non scordi.

(Donnas 6.12.2016 - 19,03)

A Paolo Bizzotto, parrucchiere per vocazione



Così anche per te, mio caro amico,
è arrivato il dì della pensione
a tagliar peli so t'eri annoiato,
a tagliar teste non t'è stato dato.

E mi dicevi che l'avresti fatto
ne hai viste e nei hai sentite di magagne
e, poi, si sa da sempre, dal barbiere
stazionano persone un po' ciarliere.

Lui le ascoltava tutte e ci rideva
con quel sorriso candido e sornione
l'accento dialettale conservava
anche se a Ivrea da sessant'anni stava.

Si sa che veneti e napoletani,
difficilmente perdon la cadenza,
per lor si tratta d'affezione e vanto
ridono spesso, ma parlano anche tanto.

E Paolino era eccezionale
quel suo candore io ancora lo ricordo
e gli dicevo sempre a fine taglio:
“mancan capelli in testa e non mi sbaglio”.

Mi metteva alla fin lo specchio dietro,
mi chiedeva se tutto andava bene
ma io gli ripetevo alla follia:
“non rimetti i capelli che van via”.

Lui rideva, sembrava un bambinone
con quella smorfia ironica sul volto,
io non lo so, ma non ne sono certo,
se a Ivrea un altro parrucchiere cerco.

Ed andrò a trovarlo a casa sua
perché conosce bene la mia testa
lo so che poi sarà un affare serio
ma lui non ha mai lavorato in nero.

(Donnas 10.12.2016 - 00,02)

Vecchia pajara


La foto è di Ada Cancelli (g.c.)

L'ultima pietra sul colmo è stata posta
incassata nell'angolo più alto
il contadino guarda soddisfatto
quanta fatica l'opera è costata;
la vita forse al fine è meno amara
ora nel campo biancheggia la pajara.

Fra qualche giorno ci sarà una porta,
due tavole fissate a quattro assi,
potrà servire per depor gli attrezzi
o ritirarsi quando un temporale
abbuia il cielo e occorre ripararsi
stare all'asciutto e tutti non bagnarsi.

Quanta fatica per togliere dal campo
pietra su pietra e guadagnare terra
poi al tempo giusto ancora utilizzarle
per non sciupare manco quelle pietre
accumulate ai bordi dei poderi
per far muretti o dei ripari veri.

Anno su anno pietre ad ammucchiare
e poi l'idea di non sprecare nulla
un monumento erigere al lavoro
che il tempo sfidi ed un ricordo lasci
di antiche impronte stese con fervore,
veder la mano togliere il sudore.

E il tempo passa, ricorda una pajara
che oggi lentamente va in rovina
arbusti e rovi la stanno accarezzando
ma lei resiste al tempo, ci commuove,
e ci ricorda un faticare antico
accanto a un noce e a un albero di fico.

(Donnas 14.12.2016 - 20,07)

L'aglio di Jaen


Nella foto: la cattedrale di Jaen in Spagna

Basta anche un aglio a volte a suscitare
un sentimento che nel cuor ristagna
che ci fa scioccamente emozionare
e il dolor rinnova e gli occhi bagna.

Ride lo sciocco che non sa provare
quella dolce emozione che accompagna
l'uomo che affetto e amor sa ancor donare
e solo scherno e insulti ci guadagna.

Così è bastato un aglio stamattina
in vendita in un centro commerciale
a ricordarmi d'una salentina.

E in me è prevalso il lato passionale,
che nel mio cuor con la pazzia confina,
verso una donna acerba e dozzinale

che sa adescare come una sgualdrina
ma poi sa dir che è lei la selvaggina.

- Sonetto ritornellato
(Donnas 27.12.2016 - 13,55)

Genny dove sei?


La foto è di Nsurace (g.c.)

Un dì un po' d'amore t'ho donato,
troppo poco per farlo germogliare
infatti dentro me poco è durato
dentro di te non non so quanto c'è stato.

Eri giovane, ma anch'io lo ero,
e mi ricordo quell'abbraccio al buio
quel tuo tremore che quel dì hai trasmesso
in mente torna e lo ricordo spesso.

Diciamo che rammento molte cose,
qualche bacio sulle labbra m'è rimasto
non ho saputo allor perseverare
forse anche tu sapevi poco amare.

Ripenso a quelle sere appassionate
quando sul mare lucevano i tramonti
dietro i Peloritani il sol moriva
del tuo candor lo Stretto inteneriva.

E non t'ho scritto mai neppure un verso
forse vivevo ancora un vecchio amore
ma ancor conservo tutte le tue foto
e nel mio cuore c'è rimasto il vuoto.

Ed oggi dove sei io mi domando,
se madre sei, e se con figli e nuore,
che fai mi chiedo e a te or sto pensando
mentre il mio tempo lentamente muore.

(Donnas 26.11.2016 - 21,01)

 


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