Poesie di Salvatore Armando Santoro


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Salvatore   Armando Santoro

Santoro Salvatore Armando è nato a Reggio Calabria il 16 Marzo 1938, da madre reggina e padre salentino (terra alla quale si sente particolarmente legato) ed è laureato in Scienze politico-sociali presso l'Università di Torino.
Dedicatosi giovanissimo all'impegno nel sindacato fu tra i primi dirigenti della Cisl di Reggio Calabria prima e, all'inizio degli anni '60, dopo aver frequentato la scuola sindacale della Cisl di Firenze, si trasferisce in Valle d'Aosta dove ha curato in prevalenza il settore della formazione e dell'informazione. In tale veste è stato per diversi anni anche corrispondente per la Valle d'Aosta di "Conquiste del Lavoro", organo nazionale della Cisl.
A Reggio fu uno dei primi promotori del Movimento Federalista Europeo, e tale ruolo ha continuato a svolgerlo anche in Valle d'Aosta, partecipando a tutte le attività organizzative di quegli anni che gli permisero di venire in contatto con i grandi ideatori del progetto europeo, Alterio Spinelli, Giuseppe Petrilli, Mauro Ferri, Angelo Lotti, ecc...
Nel suo ruolo di sindacalista, a lui si devono due importanti convegni organizzati all'inizio degli anni '80 in Valle d'Aosta: nel primo furono tracciate le linee per un potenziamento del settore termale, dove  è  stato prospettato il recupero delle Terme di Pre' St. Didier e lo sfruttamento industriale di alcune sorgenti per l'imbottigliamento di acqua minerale del Monte Bianco (idee che poi si sono realizzate) e, in un altro convengo, invece, sostenne il progetto del collegamento ferroviario tra Aosta e Martigny che è  in fase di discussione in sede politica.
Dal 1986 è stato Segretario Regionale e componente dell'Esecutivo Nazionale del Sindacato Elettrici della CISL, compiti che svolse anche in Abruzzo, tra il 1989 al 1992, dove era stato inviato in missione per motivi di lavoro.
Dal 1997 è in pensione ed impegna il suo tempo libero scrivendo poesie e racconti, una passione che sviluppò fin da adolescente e non più abbandonata, ed alternando la sua presenza tra la Valle d'Aosta ed alcune località della Toscana (Pistoia prima e Grosseto adesso).
Vasta la sua produzione poetica e numerosi i premi letterari ottenuti. Le sue poesie sono state pubblicate su diversi periodici locali (a Messina, Reggio Calabria, Pistoia, ma prevalentemente ad Aosta su giornali, quali Le Soleil Valdotaine, La Region e La Vallè e Notizie, un giornale molto diffuso in Valle d'Aosta). Recentemente una sua impegnativa poesia sociale "La Razza" è stata inserita anche nella rivista trimestrale di Cultura e Turismo "Calabria Sconosciuta".
Le sue poesie sono presenti in molte antologie letterarie, soprattutto della Keltia editrice di Aosta, e nel 2007, anche la Regione Toscana ha patrocinato una antologia letteraria, "Pater" (Morgana Edizioni-FI) dove, insieme alla sua lirica "Edera amara", sono inserite liriche di personaggi di spicco della cultura italiana ed internazionale, quali Maria Luisa Spaziani, Andrea Zanzotto, Franco Loy, Smitran Stevka, Hinostroza Rodolfo, ecc...
Gran parte dei suoi lavori (poesie e racconti), però, sono on-line sul sito www.poetare.it/santoro.html,  ma anche su altri portali nazionali ed internazionali che lo ospitano.
Nel Novembre 2006 ha stampato il suo primo libro di poesie, "La sabbia negli occhi", edito dalla casa editrice Pubblidea di Massa Marittima, che ha poi presentato in un recital di poesie che gli è  stato organizzato a Reggio Calabria il 3 dicembre 2006. Sempre in questo mese è  stato ospite di una trasmissione della emittente grossetana Teletirreno, nel corso della quale ha presentato il suo volume di poesie ed ha declamato diverse sue liriche sulla miniera. Di questo volume è uscita una seconda edizione per i tipi della Casa Editrice Libellula - Minuto d'Arco - di Tricase (Lecce).
Nel 2007, infine, è stato coinvolto nel "Progetto Legalità" organizzato dall'Istituto Professionale per i Servizi Alberghieri di Castrovillari (CS) in collaborazione con Amnesty International, ed ha partecipato alla conclusione del progetto stesso declamando agli studenti ed al corpo insegnante presente alcune sue poesie contro la violenza e la guerra.
Nel 2005 ha costituito a Boccheggiano (GR) il Circolo Culturale "Mario Luzi" ed è il Webmaster del portale
www.circoloculturaleluzi.net, sito specializzato in letteratura italiana e straniera. Contemporaneamente ha promosso il Premio Letterario Europeo di Poesia e Narrativa Città di Montieri che nel 2006-2008 e 2009 è stato patrocinato anche dal Presidente della Repubblica e nel 2009 dalla Rappresentanza in Italia della Comunità Europea
Nel 2008 è stato ospite a Casarano Lecce di una importante kermesse artistica inserita nel cartellone della festa dei Pugliesi nel Mondo ed ha declamato diverse sue poesie sul Salento, terra dei suoi avi alla quale è particolarmente legato.
Nell'agosto del 2010 ha pubblicato il suo secondo libro di poesie. Si tratta di 134 liriche inserite nel volume "Ad occhi chiusi - Poesie d'amore". Questo libro è stato presentato l'8 Agosto scorso, ad una manifestazione culturale organizzata dallo scrittore Pietro Zerella a San Leucio del Sannio (BN) nel corso della quale ha declamato alcune delle poesie contenute nella raccolta.

Nel 2013 ha collaborato con la Pro Loco di Patù (Lecce) per l'organizzazione del 1° Incontro dei Poeti Salentini, manifestazione che si ripeterà anche in futuro e con questa istituzione collabora per lo svolgimento del Bando Letterario Internazionale di Poesia e Narrativa Veretum.
E' componente di Giuria in diversi bandi letterari ed è spesso ospite in incontri letterari e poetici.
(Email:
santoro3000@alice.it ) - Tel. 3391844334 – 366.4748941

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Mare incantato


La foto è di Grazia Longo condivisa dalla rete.

Mare incantato
che mi rubi il cuore,
nella memoria del tempo mi trasporti
mi culli nell'arpeggio di sirene
che Ulisse vinse ed ascoltò soave,
e all'amplesso mortale si sottrasse.

Mare, mare,
che m'hai rubato il sonno
quando la sera restavo alla finestra,
nella notte guardavo i tuoi bagliori,
l'Etna brontolava e i suoi lapilli
tremante al ciel, dalla fucina bollente,
con violenza scagliava, mentre la montagna
i fianchi di braci ardenti rosseggiava.

Ma quell'arpeggio di luna nella notte,
che il mare inargentava e le mie spiagge,
quello, quello ricordo,
mentre sopra un foglio
annotavo due versi a una compagna,
che ho archiviato nella stanca memoria
che del mio tempo
passione e sentimento mi rinnova
affinché eterna in me resti la storia.

(Donnas 1.2.2017 - 15,17)

Croci


La foto è tratta dal portale:
https://it.wikipedia.org/wiki/Cimitero_di_guerra#/media/File:British_WWII_cemetery_in_Milan.jpg

Lasciamo solo croci
dietro di noi
a ricamare prati verdi
che non sembrano cimiteri.

(Donnas 3.2.2017 - 10,57)

Nel nome di Dio


Il Dipinto La notte di San Bartolomeo (24.8.1527) è del pittore François Dubois (1529-1584)

Sgozzato
nel nome di Dio
perché
il mio Dio è vendicativo
ed il Tuo è misericordioso.

Per questo
Lui non ti negherà
un posto in paradiso.

(Donnas 1.2.2017 - 22,21)

La mia ombra


La foto è presa dal portale:
http://web.rifondazione.it/home/images/images/ombra19.jpg

Io e la mia ombra
l'unica amica che non m'inganna mai,
riposa, se riposo,
risponde al mio gesticolare,
io a volte urlo,
lei apre la bocca
ma non parla mai.
Muove appena le labbra
ma suono alcun non emette
si ferma insieme a me,
riflette.

Ancor meglio d'un cane,
non abbaia,
non mi disturba,
non mangia croccantini
e non ha sete,
non ha bisogno d'uscir di sera,
neppure di mattino,
mi sta sempre vicino.

Non mi costa poi nulla
ed è fedele,
sempre attaccata a me
fissa ai miei piedi,
ubbidiente risponde ai miei comandi
senza mai brontolare.

Non la vedo arrabbiare
solo le braccia agitare
quando un problema serio mi colpisce
sono io ad inveire
lei mai inveisce.
Quando le dico che sono un po' stanco,
che non ho voglia alcuna di esternare,
aspetta che una nuvola pigra copra il sole
e per un po' scompare.

(Donnas 2.1.2017 - 16,25)

Haiku – Crepuscolare


Tramonto dal Santuario di Leuca

Crepuscolare -
il giorno già scolora
campana suona

(Donnas 6.4.2017 - 00,20)

Haiku – Crepuscolo


Tramonto dal Santuario di Leuca

Lieve foschia -
tra l'iride scintilla
astro morente

(Donnas 6.4.2017 - 00,20)

Accarezzando la guerra


La foto è tratta dal portale:
http://senato.archivioluce.it/senato-luce/scheda/foto/IL0001005427/13/Un-soldato-greco-si-abbassa-e-accarezza-un-cane.html?start=12

A volte rimango solo con me stesso
in questi ultimi anni l'ho fatto molte volte
analizzo la vita mia malsana
questa insoddisfazione che mi affligge
questa ricerca d'una pace in guerra
una guerra che genero e alimento.

Sono cosciente che a me stesso mento
mai pace vi sarà su questa terra
ogni giorno olio in padella frigge
nel cuor l'amore sempre s'allontana
odio e rancore ha le coscienze avvolte
pace vorrei ma di cercarla ho smesso.

E' più forte di me l'indifferenza
fuori son come mi vorresti
dentro io sono un altro e non si vede
l'ipocrisia corrode la coscienza
all'egoismo ormai l'animo presti
ed alla pace ormai nessun più crede.

(Donnas 3.2.2017 - 9,27)

Mare lucente


La foto del porto di Castro Marina è di Gina Lodetti (g.c.)

Mare lucente, mare trasparente
mare che sciogli tutti i miei dolori
vivido resti sempre nella mente
in questo cuore sfrigoli e non muori.

Nelle tue lucentezze mi trasporti
ricordo i giorni in cui sulla falesia
tra i ricami delle alghe mi perdevo
ed ammiravo le tue trasparenze
i giochi delle luci tra le rocce
il frusciare dell'acqua tra le grotte.

Mare che vita e pane hai dato alla tua gente,
che oggi insieme a te lotta e s'ostina,
che non s'arrende tanto facilmente
per difendere l'acqua e le tue coste,
per dar lustro e lucentezza alle tue spiagge
che Enea toccò nel suo peregrinare,
che nessun figlio vorrebbe abbandonare.

(Donnas 1.2.2017 - 16,53)

Dimenticati


La foto del vecchio cimitero è di Luca Monego ed è pubblicata sul portale:
https://img2.juzaphoto.com/001/shared_files/uploads/1682424_l.jpg

Le abbiamo dimenticate quelle ossa,
erano nascoste sotto carne frollata
che i vermi hanno ripulito.

Restano adesso rovi
e croci sparse
e lapide bianche
alcune spezzate.

Quelle croci
sono figlie dei nostri cuori aridi
che inseguono sempre la morte
parlando inutilmente di amore.

(Donnas 3.2.2017 - 11,18)

La voce dei poeti


- Foto dell'attentato odierno a Stoccolma

Questo povero mondo tra i conflitti,
l'uomo non trova pace e si dispera
invano scrivo, le mie parole il vento
via le disperde, solo odio è nei cuori
non v'è speranza,
che un nuovo Cristo sorga all'orizzonte
che tra le genti il sol risplenda in fronte.

La voce dei poeti più non serve
anche la mia denuncia è insufficiente
coperta dal fragor della risacca,
urlo ma il mondo resta indifferente
alla barbarie
alla marea pesante degli orrori
l'umanità galleggia tra i rancori.

Vedo le piazze con la gente ignara
un bimbo sta giocando in mezzo al prato
ride e balbetta appena una parola
poi il sangue dal suo corpo vola
il verde arrossa
uno schizzo colpisce anche il mio volto
suona una squilla ma Cristo resta morto.

No, non ci sarà mai più Resurrezione
la speranza ormai è parola vana
solo la guerra alimenta il cuore
la pace tra le genti s'allontana;
campana a morto
risuona, e l'eco si spegne piano piano
la Pasqua è un sogno in questo mondo strano.

(Donnas 8.4.2017 - 12,25)

Dove sei?



Dove sei amore che sbocciasti un giorno
tra quei mandorli fioriti tra i muretti?
Dove sarà volato quell'affetto
finito tra il ronzar d'api e di insetti?

Quelle tue foto ancor riguardo a volte
mi disegnavi muta il paesaggio
dove vivevi e già s'apriva il cuore
al sentimento di un semplice messaggio.

Ed era la mia mente ancora al gelo,
urlava per il borgo il maestrale
ma ritrovavo in te pace e sereno
promettevi un amor vero e leale.

Poi l'entusiasmo dell'età novella
mi trasmettesti, e un salto nel passato,
il vero nello specchio rifletteva
da sciocco ed incosciente l'ho ignorato.

Come un bimbo ero ritornato
il tuo fantasticare m'ha colpito
m'indicasti un prato tra le spine
la mano poi ti presi insieme al dito.

Furono giorni d'amore, di follia,
poi il sole sparì, rivenne il temporale,
il gelo seccò i mandorli fioriti,
anche il bene finì, rimase il male.

(Donnas 28.1.2017 . 13,33)

Ipocrisie



Le tue sono ipocrite parole sparse al vento
dici e non dici
soffi incostante e foglie secche sposti
per poi affermare che son sempre ferme
per dimostrare che d'altro tu parli
ad altri rivolgi le attenzioni.
Arido è il cuore
vuota la tua mente
nata tu fosti, maestra nell'inganno.

Ormai è tardi e più io non ti credo
non raccolgo più il tuo dire,
non m'affanno,
lontano me ne sto,
vedo e non vedo,
diffidente or sono alle lusinghe
al farfugliare di parole mute,
all'ipocrisia di pensieri fuor di mente,
di logiche malsane e poco astute.

(Donnas 25.1.2017 - 9,27)

La morte dell'amore



Il tuo amor se n'è andato,
adesso è morto
invano t'ha cercato e l'hai ignorato
quanto t'ha amato,
quanto di sé t'ha dato
sol lui lo sa
da solo l'hai lasciato.

Ora riposa
con le mani in croce
nel buio non vede
luce più non brilla
nel cielo passa mesta una scintilla
un desiderio
ed un dolore atroce.

L'aria ti manca
tu più non disprezzi,
ora capisci quanto quell'amore
ripetuto più volte,
non raccolto,
a seminare
non è stato accorto.

E tu non hai bagnato
a sufficienza
liscivia hai setacciato
sopra il campo
arido è il cuore
per la sofferenza
adesso quell'amore s'è seccato.

(Donnas 31.1.2017 - 23,45)

Quel tuo sorriso stanco
(Ad Anna)



Quel tuo sorriso stanco, cara amica,
m'ha intenerito nel profondo il cuore
e quei capelli ormai senza colore
solo a pensar la mente m'affatica.

Ora a guardarti faccio un po' fatica
è già passato il tempo del furore
anche i rintocchi sbiancano il dolore
e adesso un po' d'affetto si mendica.

Forse ora capisci i miei discorsi
quando ti suggerivo cosa fare,
quei tempi son per noi ormai trascorsi.

Allor dovevi l'amor tuo donare,
io mi son perso ed altri amor rincorsi,
ed ora è tardi per recuperare.

Ora chiedi che fare?
Quel tuo sorriso amaramente brilla
negli occhi una tua lacrima scintilla.

- Sonetto caudato
(Donnas 29.1.2017 - 16,02)

Desconcierto


Il dipinto “La ladra a testa vuota” è tratto dal portale:
http://www.ioarte.org/artisti/Salvatore-Torretti-Sator/opere/Antichita/

Quando m'assale un po' di nostalgia
tu non lo sai che faccio
d'affanno non mi straccio
sfoglio l'archivio delle foto
ogni pensiero nero scaccio via.

Volo indietro negli anni
ti rivedo in un filmato sorridente
mi dici: “Vedi ho storto un dente,
anche il naso penso d'aver grosso”,
sul letto poi ti stendi senza panni.

Ti sento parlare dolcemente
le parole cattive ancor non le hai coniate
usi quelle gentili e ricercate
ad umiliare ancor non era tempo
mi stuzzicavi indecorosamente.

Venne l'inverno, poi, anche la sera,
ma forse oggi ho capito il tuo livore
io volevo per me tutto il tuo amore
e ripetevo come Celentano:
“Non mi basta metà, ti voglio intera”.

Troppo volevo, tardi l'ho capito,
ma dopo ho scoperto l'animo tuo vile
lo riempisti di calunnie e bile
l'amor che tu giuravi senza fine
prima di cominciar era finito.

(Donnas 27.1.2017 - 23,24)

Case cadenti


La foto è di Romolo Piscioneri (Segretario Provinciale Fai-Cisl Reggio Calabria) ed è tratta dal suo volume “Per la terra, con la terra”
Editore Pangallo-Locri (2015)

Queste case cadenti
rifugio di sudori d'altri tempi,
sanno ancor di scirocco e di fatica,
profumano di polvere,
di terra inaridita.

Queste case cadenti,
sperse su campi vuoti e abbandonati,
sfiorate da strade bianche e polverose,
senza più fresie e rose,
le ho tutte nel cuore conservate
nessuna ancora oggi è cancellata;
ogni tanto le sfioro,
reliquia sacra che aiuta e ti protegge
come croce sul petto accarezzata.

Quante volte passando le incrociai,
sotto il sole cocente dell'estate,
ai bordi di fiumare desolate,
case vuote e silenti
spesso abbandonate dalla gente
emigrata in altri continenti.

E quelle aie deserte,
senza più contadini,
senza più galli canterini,
senza chiocce e galline,
senza il maiale che grugniva assorto,
prive dell'asino che ragliava al vento,
del cane alla catena triste e spento,
mi danno ancora un senso di sconforto
un abbandono che fa ancor soffrire,
che riporta alla mente una condizione misera che opprime
che suscita nel petto tanta malinconia senza ragione,
miseria e privazioni
dalle quali un giorno si è scappati
per guadagnare un poco di decoro
ma che ci lascia soli e disperati.

Muri lisi,
pietre lisce e tonde dei torrenti,
dove un sorriso ancora non s'è spento,
dove un canto di donna ancora sento,
case vecchie e cadenti
rifugio solitario di perdenti.

(Donnas 23.1.2016 - 20,34)

Orme sulla sabbia


La foto di Porto Miggiano (Le) è di Gina Lodetti (g.c.)

Orme sulla sabbia, in paradiso
nessun custode, la porta è sempre aperta
chi entra il cuore si empie di allegrezza
vede anche degli angeli il sorriso.

E a me che scrivo versi, l'onda scava
nel petto, la rena ci trasporta
solo cristalli lucidi e splendenti,
che ogni pena dal mio cuore lava.

E m'accarezza il tempo, mi ricorda
quei giorni andati, e solo a te mi porta
che adesso a un altro amore sei abbracciata
le tue promesse inutili non scorda.

Mormora l'acqua, quante parole strane
che ho già sentite, ma adesso tu le dici
a chi mi sembra sia solo un gorilla,
le mie le hai già scordate e son lontane.

(Donnas 31.1.2017 - 8,17)

Haiku – Falco (Falque)


Nella foto: Lago Falque Silva
(Giocatore che oggi ha segnato di testa contro l'Atalanta il 1° gol del Torino)

Falco di testa -
la palla schizza in rete
sole che brilla

(Donnas 29.1.2017 - 13,30)

Rimembranze


La foto di Punta Ristola di Leuca è di Andrea ZioNikkia Petracca (g.c.)

Sul mio volto
graffi di tempo
gocce che cadono sparse,
pensieri fugaci,
attimi di vento
asciugano i ricordi.

Le tue mani...
carezze lontane!

(Donnas 24.1.2017 - 8,53)

Insonnia


Nella foto: Il Ciolo a Gagliano del Capo ed il Bar Incanto

Quando la notte tristemente balla
e luci il buio ostenta a non finire
il sonno perdi e te ne stai a pensare
dal letto scendi e inizi a poetare.

Scrivi per ingannare un po' te stesso
a raccontare quello a cui non credi
il tuo pensiero vola sempre al mare
a quella casa che non puoi scordare.

Nel tuo cuore s'agitano gli affetti
inutilmente anneghi nel rancore
lo sai, le stelle non son tutte spente
e a lei tu pensi ancor teneramente.

Ci pensi, ma ora vince la ragione
hai capito che tutto era finzione,
adesso tu sei vivo e sei cosciente
e v'è il sereno ormai nella tua mente.

(Donnas 25.1.2017 - 6,47)

Essere, non essere


La foto è presa dal portale:
http://www.tiraccontounafiaba.it/wp-content/uploads/2015/05/la-solitudine-585x235.jpg

Vivere, esistere, a cosa può servire?
Ogni giorno che passa ci ragiono,
mi chiedo se ha senso ancor l'istinto
o questo desiderio di morire.

E mi guardo d'intorno sconfortato
cerco una soluzione ai miei problemi
e intanto osservo con disperazione
dietro di me le orme che ho lasciato.

Riguardo il mio passato e le passioni
la mia vita analizzo, anche gli errori,
giudico con incerta presunzione
le mie certezze o le altrui ragioni.

Ma il passato col nuovo si confronta,
come si fa il vecchio a giudicare?
Ogni esperienza è figlia del suo tempo
alle domande nuove non è pronta.

E dire che il passato sia peggiore
davvero non lo posso garantire
questa infelicità che m'attanaglia
di un passato felice è debitore.

Questo misuro oggi, e la natura
che si diverte a beffeggiar gli umani
proprio non ce la vedo e né l'accuso
perché dal cuor non spegnerà l'arsura

della insoddisfazione esistenziale
che opprimeva l'uomo dai suoi albori
quando vagava al buio nella savana
e ragionava al par di un animale.

(Donnas 30.1.2017 - 13,25)

Haiku – Temporale



Luce abbagliante -
la notte si fa giorno
squarcio di cielo

(Donnas 12.1.2017 - 6,42)

Salerno


La foto è tratta dal portale:
http://www.cilentonotizie.it/dettaglio/?ID=11700

Le tue luci più volte ho ricercato,
quel desiderio di veder dall'alto
il tuo porto di notte illuminato
al sol pensiero ancor oggi m'esalto.

La sveglia in quella tratta risuonava
poco fuori la stazione di Nocera
il treno dalle gallerie mi regalava
lo scintillio di luci e la costiera.

Era un attimo fugace nella notte
il porto poi appariva risplendente
quelle luci son sempre riprodotte
ce l'ho scolpite ancora nella mente.

Ed ogni tanto col pensier rivolo
a quelle notti passate al finestrino
mentre vegliava un losco borsaiolo
per rubare a un distratto contadino.

Ci sorridevo, ero abbastanza accorto,
ma nel pensiero anche è rimasto questo
alla città non voglio fare un torto
tutto ho archiviato in questo cuore mesto.

(Donnas 16.1.2017 - 15,50)

Camaleonti



Tutto cambia su questa terra strana,
la vita si sviluppa e si trasforma
cambiano gli usi ed anche le opinioni
anche i giudizi si evolvono incostanti.

E i modi di pensare sono tanti
galleggiano purtroppo gli imbroglioni
ed anche l'uomo giusto si deforma
dal vero lentamente s'allontana.

Ed il bene comune è solo un motto
la bocca spesso si riempie di bugie
quello che ho detto ieri l'ho scordato
il potere corrompe il buono e il pio.

All'inizio c'è solo il bene e Dio
ma presto quel che è detto s'è sfumato
è facile soffrir di amnesie
degli altri forse adesso me ne fotto.

Così anche chi siede in parlamento
d'ogni furore in breve s'è ammansito
prima pensavi di cambiare la fronda
t'adegui, alla poltrona poi t'arrendi.

E come gli altri il tuo poter difendi
ti guardi intorno e allor cavalchi l'onda
è meno faticoso alzare un dito
s'inganna tutti anche a me stesso mento.

(Donnas 18.1.2017 - 8,53)

Il nonno



“Nonno ci leggi una tua poesia?
Ci sei mancato, nonno, e non lo sai,
t'abbiam cercato ma eri sempre via,
ora siam grandi, ma con noi non stai”.

“Oh, via nonno, perché non ce la leggi?
Vorremmo un po' provar le tue passioni
vorremmo sentir vibrare la tua voce
quando declami e un poco t'emozioni”.

Parole che un dì ho desiderato
nelle mie lunghe notti senza sonno!
“Dove ho peccato, mi son domandato,
e mai nessuno mi ha chiamato nonno”.

Nemmeno una lacrima ho asciugato
né una carezza in volto ho ricevuto,
neppure un pannolino ho mai cambiato
niente, niente nella mia vita ho avuto.

E ho sempre dato senza mai cercare
volevo solo essere capito
forse l'amore bene non so dare
per questo poco amore ho percepito.

Ora è tardi, lo sento è troppo tardi
indietro non si torna e il mondo cambia
vivono bene sol falsi e bugiardi
l'amore con l'orgoglio non si scambia.

(Donnas 19.1.2017 - 19,36)

Haiku – Autunno


La foto è di Elena Salvai Photography (g.c.)


Giorno d'autunno -
cromatici colori
pioggia di foglie

(Donnas 12.1.2017 - 6,28)

Egocentrismo



Smettila di scrivere cazzate,
tu lo sai,
sei un angolo di mondo,
troppo minuscolo,
appena impercettibile,
tu sei appiattita sul mondo
quindi non occupi un bel nulla.

Il goniometro non serve
il piattume non si misura
è una linea retta che va all'infinito
nel finito del mondo,
che ritorna quindi su se stessa,
non ha angoli da determinare
né cateti da misurare
né altezze da trovare
e la circonferenza del mondo si conosce.

Sei piatta su te stessa,
con le tue illusioni,
con i tuoi giochetti squallidi,
con le tue fantasie oscene,
con i tuoi sentimenti fasulli
che confondi col mondo,
che non ti appartiene,
che non ti vede:
sei stella cadente
anche se tu pensi sempre di brillare.

(Donnas 14.1.2017 - 15,08)

Quanti ricordi


La foto è presa dal blog:
https://edisonschool.wordpress.com/2012/11/18/tutorial-foto-ricordi-passati/

Quanti ricordi in questo cuor bugiardo
s'affacciano di notte, alla mattina,
quante promesse poi svanite al vento
dopo la solita squallida sveltina.

E me lo chiedo spesso, nel silenzio,
se fosse amore vero o sol pulsione
or che la calma mi risplende in petto
ripasso nel sereno la lezione.

Vedo donne e sorrisi maliziosi,
visi che son lontani e che non scordo
poi qualcuna l'incrocio per la strada
lei mi racconta ed io me lo ricordo.

E mi svela i segreti del suo cuore
mi rinnova i piaceri condivisi
provo una tenerezza allor profonda
ma amari sono adesso anche i sorrisi.

Ed ognuna racconta i suoi dolori,
delle tante passate delusioni
del tempo che trascorre e che trasforma
ma lascia in cuore intatte le passioni.

Ma i conti poi si fan con il reale,
con lo specchio che rughe ci regala
volti cambiati, fine dei sorrisi,
e la passion che come un filo esala.

Un filo sottilissimo, diafano,
ma in quei visi scavati c'è di tutto
il rimpianto per quel che non ritorna,
per l'amore che ancor non s'è distrutto.

(Donnas 17.1.2017 - 9,46)

Con una sola gamba


La foto di Gianni Sasso (che è solo indicativa) è tratta dal blog: http://www.ischiablog.it.  Gianni Sasso, pur essendo con una gamba, non si è arreso. Nella foto sta partecipando alla maratona 2008 organizzata dalla Città di New York

Pensavo di morire,
provavo un senso di disgusto della vita,
d'impotenza,
non mi sentivo più me stesso,
soffrivo a dover dipendere dagli altri,
volevo già morire,
pensavo al come e al quando
in quel lettino disteso.

Eppure il mio cervello era convinto
d'aver la gamba,
la sentiva muovere ed agire.
Il comando partiva,
ma non so poi dove finiva.

La gamba più non c'era,
toccavo il moncherino,
la ferita era ancora fresca e dolorosa,
non mi sembrava vero.

Mi sono abituato alle stampelle,
inizialmente ero disperato,
poi ha vinto la vita
e nuovamente nel cielo ho navigato,
sui pullman e sui treni son salito,
la macchina ho guidato,
anche per fare dello sport mi sono organizzato.

La mia mente era leggera
quando al bar sedevo con gli amici
al mio infortunio manco più pensavo,
finanche ci ridevo
d'aver perso del peso all'improvviso
senza aver fatto dieta,
senza alcun sacrificio.

Ogni tanto un dolore acuto m'assaliva,
una smorfia il mio volto illuminava,
ai dolori degli altri allor pensavo
che han dormito nel lettino accanto
dell'ospedale dove anch'io ho giaciuto.
Ed un lieve sorriso sul volto è rifiorito
in fondo ero ancor vivo
non volevo esser neppure compatito.

(Donnas 18.1.2017 - 18,34)

Il vecchio e il nuovo


La foto è di Gina Lodetti (g.c.)

Il vecchio e il nuovo spesso in ciel si staglia
questi due mondi si osservano in cagnesco
il vecchio tace, il nuovo in alto scaglia
il suo possente ardire banditesco.

Il vecchio resiste ha già sfidato il tempo
anche nel mare la sua forza insiste
ha sofferto l'arsura ed il maltempo
ad ogni assalto nuovo ancor resiste.

Il vecchio vive anche d'esperienza
sa che il nuovo non ce la può fare
lui non ha fretta, ha tanta pazienza,
il nuovo, il vecchio non potrà scalzare.

Basta soltanto un semplice ritocco,
rifare le finestre e qualche porta,
ha resistito al vento e allo scirocco
la sua imponenza vive e non è morta.

E' lì, sereno, ride del moderno
anche se fu abitato da un rapace,
il tempo, dei tiranni si fa scherno
ad ogni tirannia segue la pace.

(Donnas 20.1.2017 - 9,24)

Tracce


La foto è tratta dal portale: https://ilcinefiloinsonne.wordpress.com

Cosa troviamo in questo nostro mondo
dove convive tanta gente strana?
La strada è lunga ma si ricongiunge
ritorni sempre nella stessa tana.

Prendi l'aereo e fai un lungo volo
in circolo tu giri inutilmente
è vero, trovi a volte terre nuove
cambia anche il colore della gente.

Vedi sorrisi e pianti e drammi antichi,
in fondo cambia la pentola che bolle
ma il riso poi alla fine si coltiva
in mezzo all'acqua e tra le stesse zolle.

Pensi d'esser diverso, ti stupisci
del modo altrui nel fare e nel pensare,
ma in fondo se le usanze sono tante
con loro ti devi sempre confrontare.

Con te non porti né libro o mattone
il vero è custodito nel tuo cuore
solo l'amore si può conservare
e non puoi dire d'essere il migliore.

(Donnas 12.1.2017 - 6,10)

Chemp: dove le nuvole accarezzano la montagna


La scultura a Chemp (Perloz) è di Pino Bettoni. La foto di Giulio Crivellari

Cristo si è costruito un suo rifugio
là, nella Valle, dove il Lys
ad abbracciar la Dora corre
tra pietre antiche e boschi abbandonati
tra lecci e vecchi tronchi di castagni
tra il sereno frusciar di morte foglie,
Lui, tra i sentieri il primo sole coglie.

Ed i capelli gli accarezza il vento
e le nuvole bianche del mattino,
lo sveglia un nuovo canto d'usignuoli,
il mormorio del bosco,
un frusciare d'acque fresche,
il gocciolio lento e riposante
nelle vasche che il tempo un dì ha scavato
che pecore bianche e mucche han dissetato.

Sorride, il Cristo, ed il Creato guarda:
Lui sa quanta fatica quel pianoro assolato ha procurato,
quanto sudore,
quante pietre ammucchiate,
quanti sentieri lastricati,
e terra nuova a ricolmar le conche
dove una vite il suo liquore ha dato,
dove un muggito un tempo ha regalato
una preghiera fatta d'acqua fresca,
di tazze colme di latte con castagne,
d'erba falciata e poi seccata al sole,
al vento con pazienza rivoltata,
per secoli a spalla trasportata.

E' il suo paradiso:
Lui l'ha chiamato Chemp!
Da lassù guarda il suo mondo,
tanto vicino eppur tanto lontano e sempre in guerra,
un paradiso dove ancor sopravvive un po' di pace
e un bosco di castagni,
un ruscello che ancor sprizza acqua pura.
Un'oasi serena, dov'è tornato il canto degli uccelli
ad allietar le notti con la luna,
che scivola su un cielo pieno di stelle brillarelle
a ricamare il giorno nuovo che sorge
tra gli alberi che danno ancora le castagne,
con le nuvole bianche
che accarezzano all'alba le montagne.

(Al mio amico Angelo Bettoni che mi ha fatto scoprire il paradiso)

(Donnas 11.3.2017 - 8,34)

In Toscana le chiamano budelli



Sembra che dentro me ci sia un magnete
che attiri le donnette più leggiadre
mi dicono che io abbia gli occhi buoni
ma non mi fregan certo gli imbroglioni.

Infatti, fino ad oggi il mio pescato
è stato scarso ed anche un po' scadente
nessuna ancor però m'ha dato scacco
neppure m'ha infilato dentro un sacco.

M'abbordano parlando di passione
ci infilano la santa trinità
condiscono con finto sentimento
ma io so bene come soffia il vento.

Sto in guardia e sono sempre diffidente
se s'accorgono poi che il limone
qualcun altro l'ha spremuto avanti,
allora dio insieme coi suoi santi

dal cielo li trasportan sulla terra
s'arrabbiano senza dirmi la ragione
ripetono che io tardo a capire
ma sordo non lo sono e so sentire.

Inventano allor tante storielle,
non sanno come fare per sganciarsi
mi dicono: “Sei poco diplomatico”,
ma vengo dal liceo e son matematico.

Che posso farci? Mica è colpa mia!
Donne vi son che san scalare i vetri,
in Toscana le chiamano budelli,
donnette che stan bene nei bordelli.

(Donnas 8.3.2017 - 23,43)

Due palle


La foto è tratta dal blog:
https://leorugens.wordpress.com/2015/02/04/uffa-che-palle-uffa-che-palle-uffa-che-palle/

Amico mio a legger ciò che scrivi
davvero mi si son gonfiate tanto
perché non parli un poco di natura?
A starti dietro, sai è davvero dura.

Da un pezzo è ormai salita l'inflazione
un grande affanno su parità e rispetto
e poi questa stancante tiritera
solo a starne a parlare si fa sera.

Io ho le palle ormai come un pallone
penso che le dirette interessate
si son stancate a legger le fregnacce
le rappresenti come poveracce.

Anche Renzi ha provato a regolare
con una legge tutta la materia,
poi gli sono arrivati tanti guai
e questa legge non faranno mai.

Meno male, se no che cosa scrivi?
Di crociati ce ne son stati tanti
li ho visti andar per mare, monti e valle
e poi ci sei anche tu: oh, dio che palle.

Dedicata ad uno che che si è fissato di essere paladino delle donne e di difenderle con cappa e spada!
E sai nel giorno della festa della donna di fregnacce se ne ascoltano tante. Una in più ed una in meno cosa cambia?


(Donnas 8.3.2017 - 15,01)

Il giorno dei dolori



E lo sentivi che fermo non stavo
in questi giorni fiorivano i dolori
e lo sapevi che non eran fiori
uscir volevo e tanto mi agitavo.
Era di marzo e come tutti i pesci
guizzavo in quei liquidi nuotando
a te sembrava stessi camminando
e forse mi dicevi:”In fretta esci”.
Da quello che m'hai detto, poi son nato
nel pomeriggio dell'11 di Marzo,
non c'era lusso e neppure sfarzo,
era di venerdì, non l'ho scordato.
“Infatti, se riguardi il calendario,
il sedici era di mercoledì
ma io ricordo che era un venerdì,
un giorno che per me è straordinario”.
“E il venerdì è il giorno del Signore,
un giorno sacro per chi è credente,
ed io quel giorno ce l'avevo in mente
per questo t'ho chiamato Salvatore”.
Questa storia nel tempo hai ripetuto,
che all'anagrafe allora succedeva
di registrare quando si poteva
e, tu lo sai, a questo ci ho creduto.
Ma oggi un poco a te io sto pensando
ti sogno a letto con quel tuo pancione
con me che do un ultimo calcione
mentre per colpa mia tu stai penando.
Domani allor sarà giornata lieta
ti penserò dormiente nel Salento
il tuo sorriso l'accarezza il vento
e tu vivrai nei versi d'un poeta.

1937.05.08 Matrimonio di mia madre (accompagnata da mio nonno). Io sono nato alle ore 16 dell'11 Marzo 1938, che era un venerdì (e non 16, come scritto sull'atto di nascita e sulla carta d'identità, che risulta essere un mercoledì).

(Donnas 10 marzo 2017 - 16,00)

La potenza del perdono


La foto è tratta dal portale:
http://www.attipoetici.eu/2012/02/il-perdono-autore-giovanni/#comment-344030

E' bello sempre amare,
donare agli altri puro il sentimento
fortunato è colui che lo sa fare
che come canna ognor resiste al vento,
il vento piega ma non può spezzare.

E ha nel cuor la pace
che lo spirito acquieta, da sereno,
scalda come sotto la cenere la brace,
con la dolcezza smorza anche il veleno
ogni pensier maligno spegne e tace.

Lo so, il mondo è ingrato
sempre il veleno è pronto a regalare
ma il Cristo non ha poi salvato,
(perché lui ci ha insegnato a perdonare),
anche coloro che l'han condannato?

(Donnas 14.1.2017 - 22,25)

Tanga color nero



Ho trovato un tanga color nero
me l'hanno dato quando le pulsioni
erano tante ed anche condivise
in alto allor volavano gli ormoni.

Ero colmato di frasi armoniose,
allora le calunnie eran dormienti
si sono svegliate tutte all'improvviso
insieme a cattiverie anche taglienti.

Ma quelle mutandine striminzite
come un trofeo un dì me l'han donate
se ne stavano tristi nel borsone
forse ad altri le hanno regalate.

Da un po' che ho messo la parola fine
ad una storia senza capo e coda
troppo tardi ma al fine l'ho capito
l'amore tante volte è solo moda

da indossare secondo l'occasione,
poi spesse volte viene rinfacciato
ripetendo di non aver capito
forse perché non ho manco pagato.

Infatti, a star dietro ai se, ai si dice,
si scoprono alla fine gli altarini
e meno male che son stato accorto
al meglio ho poi investito i miei quattrini

con donne forse più professionali,
senza raggiri o falsi giuramenti
che hanno anche parlato schiettamente
dicendo d'esser libere e indecenti.

(Donnas 17.1.2017 - 18,42)

L'uva acerba


La foto è tratta dal blog:
https://eticaeverita.wordpress.com/2013/05/16/la-volpe-e-luva/

La volpe s'arrabbiò poi quella volta
perché spiccava salti da primato
e dato ch'era furba e affatto stolta
abbandonò senza essersi sfamato.

Erano alti i grappoli e stravolta
dopo di aver provato e riprovato,
disse: “Ma è uva acerba e non va colta
fin quando il frutto non è maturato”.

La storia a volte non è proprio questa,
essere buono non vuol dir cretino
e la volpe sul collo ha ancor la testa.

E non s'inganna più manco un bambino
se vive un'esperienza che è funesta
e un bimbo beve il latte e non il vino

che diventa bevanda assai indigesta
se assunta in abbondanza quando è festa

perché si sa che quando un po' si beve
nel cervello s'accumula la neve

e diventa penoso il camminare
e alle buche non si sta a guardare.

E quindi penso sia davvero meglio
d'augurare a noi stessi un buon risveglio.

(Donnas 19.1.2017 - 16,33)

Mare d'inverno


- La foto è di Antonio Fino (g.c.)

Mare d'inverno,
amico della mia solitudine
mi accompagni a Ristola in silenzio
appena sfiori la falesia e ti distendi
sfrigoli negli anfratti,
mentre schiamazzi striduli i gabbiani
nel ciel diffondono incostanti.

Mi sei vicino
quando la tristezza forte m'assale
vorrei spesso morire,
lasciare questo mondo che sa regalare
solo dolori e sofferenze immani
alla famiglia strana degli umani.

T'ascolto mentre parli
quel tuo sussurro mi colpisce il cuore:
è nel silenzio che t'ascolto meglio,
sai dire le parole che si vuole,
e tu sai sussurrarmi quelle giuste,
mi dici di non smettere d'amare
perché l'amore
solo altro amore al mondo può rigenerare.

Capisci e leggi nel mio cuore
conosci la tenerezza che m'assale
quando ti vedo e ascolto il tuo clamore,
quando più assorto assorbo il tuo rumore,
dolce la sera, quando il sol t'accarezza
di luci morenti ti colora,
come arpa nell'aurora del mattino
quando le prime luci
dal cielo cancellano la notte.

Oh, morte, morte, perché non mi carpisci?
Perché i miei dolori non lenisci?
Tu visiti le soglie inaspettate
di adolescenti che inneggiano alla vita,
lasci tante malvagità sparse nel mondo
e a chi t'invoca nulla doni e dici?

Mare, mare d'inverno,
che a Ristola corteggi il mio soffrire,
su un'alta roccia io ti sto a guardare
quanto, quanto mi fai triste aspettare?
Tu non m'aiuti, né mi vuoi capire.

(Donnas 21.1.2017 - 10,37)

Il gusto saporito del formaggio



La mia nuova passion sa di formaggio,
ieri stava servendo un suo cliente,
ma poi un poco a chiacchierare s'è fermata
d'un provolone m'ha dato un assaggio.

“Che dice lei?”
m'ha chiesto divertita,
parafrasando una mia lirica recente.
Risposi che per me era salato,
ma sempre a consumar formaggio sciapo
a dire il vero m'ero un po' stufato.

Così un paio di etti ne ha incartato,
gli auguri un'altra volta mi ha rifatto,
un abbraccio amichevole m'ha dato
con tenerezza l'ho forte riabbracciata,
quel suo affetto m'aveva intenerito
ma il mio calore lei non l'ha avvertito.

Così insieme al pane nero
mi sono portato via del provolone,
due uova fritte, dopo, a colazione,
una banana tanto per cambiare,
ricca di magnesio e di potassio,
mezzo bicchier di vino per corroborare,
una tisana di finocchio al fin per non gonfiare.

Mentre tranquillo a casa pasteggiavo
pensavo a questa donna dietro a un banco,
gioviale coi clienti ed affettuosa;
in fondo entrare in un supermercato
trovandoci anche un clima familiare
t'invoglia poi di nuovo a ritornare.
Si è stanchi ormai dei centri commerciali,
senza commesse in giro nei reparti,
difficile i prodotti anche trovare,
non saper dove sono,
a nessuno potere domandare.

In certi discount più piccoli e accoglienti
si crea finanche un clima familiare
trovi sempre chi è pronto e ti consiglia
chi ti chiama e ti saluta col tuo nome
e la cosa certo non ti meraviglia
se trovi anche chi un abbraccio ti vuol dare,
che un Buon Anno ti sa anche regalare.

(Donnas 1-1-2017 - 15,40)

Carmelina



Per quei vicoli a notte senza luce
tra quelle case vecchie e decadenti
con tua sorella a far da sentinella
tu m'abbracciavi complice una stella.

Quella morale antica ancor ricerco
quel pudor di non non essere osservati
quel sussurrare, da nessun uditi,
quei primi tremori allora percepiti.

Quelle promesse fatte tra gli Alburni
sapendo di non poterle mantenere
un tradimento già premeditato
eppure nel mio cuore t'ho portato.

Ci siam cercati ancora per tanti anni,
ci siam rivisti al cinema a Caserta
di nuovo sei venuta ad incontrarmi
una promessa ancora a ricordarmi.

Un bacio al buio, come ai vecchi tempi,
non c'era tua sorella a far da spia,
questa volta con forte la certezza
d'un domani legato all'incertezza.

E t'ho cercata dopo, non lo sai,
e ti riservo ancora un po' di cuore,
con te io parlo e più non so che fai
vive l'affetto in me e ancor non muore.

(Donnas 30.12.2016 - 8,58)

Naufraghi



Naufraghi, siamo dei naufraghi avviliti
la nostra nave al largo sta affondando
da una morte certa siam sfuggiti
sulla sabbia di un'isola annaspando.

Intorno ci guardiamo un po' intontiti,
su una spiaggia incerti ora vagando
sulle rocce si avvertono i ruggiti
che la ragione ci sta frastornando.

Fresca è in mente ancora la memoria
dei momenti che a bordo si gioiva
poi all'improvviso subentra la baldoria,

il vuoto che all'incerto il cuore apriva.
Puoi raccontar come tu vuoi la storia
l'onda, comunque, si distende a riva.

- Sonetto
(Donnas 30.12.2016 - 10,35)

Come onda di mare


La foto (particolare) è di Antonio Fino (g.c.)

Abbiam bisogno sempre un po' d'amore,
un pensiero tenero da dare
come l'onda del mare in fondo siamo
la scogliera vogliamo accarezzare.

E se troviamo rocce ispide e sporgenti,
proprio non ce ne importa
sopra di lor spingiam l'onda ruggente
la grotta è sempre aperta e senza porta.

Accarezziamo quello che troviamo,
l'acqua si adatta a tutto,
l'onda a volte s'allarga sulla spiaggia
altre sulla scogliera espande il flutto.

Ma sempre mollemente dondoliamo
come campana, al tocco,
anche se spesso questo mar riposa
quando all'alba rende liscio lo scirocco.

Poi quando l'astro sale, si rispecchia,
sull'onda si distende,
gioca con le emozioni e il sentimento
come un ultimo amor forte risplende.

(Donnas 2.1.2017 - 20.50)

Ballata cilentina



Alburni, Alburni mai dimenticati
voi mi tornate spesso nella mente
vi cerco a volte disperatamente
altre vorrei che fossero scordati.

Sotto i castagni
in mente accesi
verdi e grifagni
anni ormai spesi.

Anni protesi
all'avvenire
ma per finire
un po' abbuiati.

Alburni, Alburni ora ritrovati
il vento sta soffiando impertinente
sfoglia memorie non del tutto spente
con altri ricordi in cuore conservati.

Tra quelle case
sperse e perdute
gioie inevase
giornate mute.

Case dirute
nel buio perse
nel cuor sommerse
ma non abrase.

Alburni, Alburni ancora ricordati!

Schema: A B B A (Ritornello o ripresa) - C D C D (Piede o mutazione) D E E A (volta) - A B B A (ritornello)
(Donnas 31.12.2016 - 10,27)

Postiglione


- Postiglione e gli Alburni in una mia foto del 1961

Che avventura ad arrivarci non vi dico.
L'autostrada? Non l'avevano inventata,
tante curve che ancora maledico
guidando tutta quanta la giornata.

Di certo l'acqua fresca non mancava
si beveva nelle fonti alla cannella
pane caldo nei forni si trovava
da farcir con formaggio e mortadella.

E l'età ci spingeva all'avventura,
la Sila, Altomonte e poi Morano,
guidar per quelle strade è stata dura,
s'attraversò Lauria e Montesano
il Vallo si scambiò con la pianura,
Postiglione non era ormai lontano.
Ed ecco alfine Sala Consilina,
con Polla e poi il paese di Petina.

Sullo sfondo brillavano gli Alburni
noi s'era stanchi e i monti taciturni.

- Sonetto ritornellato
(Donnas 29.12.2016 - 19,51)

Haiku – L'indifferente



L'indifferente -
al bel tramonto assente
raggio morente

A Punta Ristola di Leuca c'é questa strana scultura, che io ho soprannominata “L'indifferente”, che stranamente volge le spalle al mare. Io penso che l'autore abbia voluto significare che quel personaggio guardi verso il Santuario di Leuca, che sorge, proprio in direzione del suo sguardo.

(Donnas 18.2.2017 - 09,18)

Falsi predicatori
Cosa stai a conservar, per chi, per cosa,
il domani è vicino
tu lo vedrai con l'occhio del passato,
andato,
delle mani coglierai lieve il pallore,
e il giorno muore.

E l'ultimo raggio coglierai,
forse,
neppure te ne accorgerai, del sol che muore,
di quel tramonto che hai fotografato
lì a Ristola,
di cui ti eri incantato,
innamorato.

Le tue lacrime le hai colto solo tu alla panchina,
con quell'”Indifferente” che neppur ti guardava.
Le spalle al mare fiammeggiante lui voltava,
indifferente tra gli indifferenti stava.

Ora sei steso in un lettino,
esangue,
guardi ma forse più nessuno vedi
ma ti ricordi la predica d'un tempo,
a chi ha bisogno pensa, dona tutto agli altri,
nulla ti porti dietro, pensa al mondo,
senza guardar colori, il nero o il biondo.

Sorriderai, forse, al ricordo,
mentre il respiro l'avverti, già ti manca,
lui predicava povertà e miseria
ma cattedrali al cielo costruiva,
ceri e santini al culto consigliava,
inferno e paradiso prometteva:
ti stai chiedendo di quel predicatore
ora che in petto pulsa appena il cuore.

(Donnas 18.2.2017 . 8,38)

Haiku – La voce dei poeti


Nella foto: Oscar Wilde

Urlo strozzato -
la voce dei poeti
pace cercando

(Donnas 18.12.2016 - 21,19)

Donne libere



Che stupido, ti eri innamorato?
Ma te l'ho ripetuto molte volte
tu dai troppo spazio alle passioni
ti perdi dietro a sciocchi sentimenti
non distingui l'amor dagli interessi
sei sempre onesto dentro e mai non menti.

Possibile che ancora stai a cercare
l'amor sincero che dentro te ribolle?
Te l'ha detto e ridetto mille volte,
lei non vuol legami ed è una brava artista,
ci mette passione in tutto quel che fa,
si fida di quello che sul comodino troverà,
lascia la somma lì, lasciala in vista,
altrimenti mai più ritornerà.

Lei non ti chiede nulla,
si fida del tuo cuore generoso,
amor simula darti e tu le credi,
sembra ci metta anche la passione,
tu abbocchi ma te l'ha detto e ridetto
donna libera è, e tale vuol restare,
lo fa per professione, in modo assai perfetto,
per lei è tutto molto naturale e indifferente
entra nel tuo, esce e rientra poi in un altro letto.
Ma come fa a farsi toccare,
nelle parti intime più volte violentare?
Ma come fai tu a baciare
quel corpo che un altro appena prima ha schizzettato?
Forse tuo figlio prima ci è passato, tuo padre dopo,
o forse un tuo parente.
E lei non percepisce alcuna repulsione?
Disgusto non ne prova e neppur sente?

Ma intanto gode ed anche ci guadagna;
in questo modo sopravvive e magna
esercita una doppia professione,
quella ufficiale serve sol da copertura
fin quando la gioventù perdura.
Assiste qualche vecchio claudicante
e visto che sta lì arrotonda anche le entrate,
all'anziano rende anche un servizio,
gli rende la vita un po' meno pesante
e lei che ha scelto questo suo destino.
Poi beve un bel bicchier di vino
fuma una sigaretta
e attende serena la prossima marchetta.

(Donnas 18.12.2016 - 22,20)

L'alito della morte


La foto è tratta dal portale:
http://copertinefb.blogspot.it/2012/03/la-morte-gothic.html

Con lei ci parlo, a volte anche discuto,
s'arrabbia e la sua falce in alto scuote
paura a me non fa, neppure puote,
e contro lei non sono prevenuto.

La snobbo, e se lei urla resto muto,
con me sa di restare a mani vuote
anche se le sue attese son remote
pazienta fino all'ultimo minuto.

A volte, però vuol farmi un torto
raccoglie fiori appena son sbocciati,
insensibile resta al mio sconforto

estirpa anche gli arbusti sopra i prati,
sa che certe ingiustizie non sopporto,
lei ride e i danni non li ha mai pagati.

Lei è fatta così, non vuol capire
dannata si diverte a far morire

chi la vita la cerca e vuole averla
così la gente impara un po' a temerla.

La sofferenza ignora, anche il rimpianto
semina in cuore il buio negli occhi il pianto.

Sonetto ritornellato
(Donnas 19.2.2017 - 15,46)

In compagnia della morte



Certe volte la morte ti è compagna,
bussa forte alla porta del tuo cuore
preme il batacchio e fa tanto rumore
e quel fragore dentro te ristagna.

La cerchi, in giro annusi come cagna,
speri che l'aldilà sia poi migliore
col gesso ti trasformi in professore
e il testamento fai sulla lavagna.

Andar vorresti via dalla gentaccia,
ma restando anche in pace con te stesso,
che il tuo sparir non sia ad altrui minaccia

rifuggendo il ricatto e il compromesso,
del male fatto cancellare traccia
dormir sereno all'ombra d'un cipresso.

Si sa la vita non è come il giorno
si nasce e poi si va senza ritorno.

Si rassomiglia solamente in parte
in fondo è come il gioco delle carte

spesso si perde a volte anche si vince
vi sono pecore ma vi è anche la lince

ci son sirene con l'arpa e le cetre
ma ci son tante strade con le pietre

ci sono giorni di sole e di tempesta,
ci son mesi di lutto e anche di festa.

Qualcuno prova a seminar la pace
ma c'è chi pianta guerra ed è mendace.

E allora pensi che via da tanta erbaccia
capra e cavoli salvi e pur la faccia.

- Sonetto ritornellato
(Donnas 16.2.2017 - 16,16)

Foschia a Viverone



Fuman le zolle e verso il cielo sale
una foschia che alzando si dirada
scolora il borgo, sfuma dalla strada,
riappare dentro il prato il cascinale.

E il campanile della cattedrale
di nuovo svetta in mezzo alla contrada
ondeggiano le vele nella rada,
di questo lago d'epoca glaciale.

Starnazzano germani e gallinelle
anche i gabbiani strillano ondeggianti
sento il sibilo delle cinciarelle

tra le siepi di bacche rosseggianti
frammiste ad azzurrine campanelle
che il gelo ha reso stinte e agonizzanti.

- Sonetto
(Donnas 26.12.2016 - 23,30)

Ruderi


La foto è di Rudy Miggiano

Erbose soglie rinfresca la memoria
antichi ardori, ricordi pascoliani,
un tempio senza affreschi, rovinato,
il tetto il cielo ormai se l'è mangiato.

Ed ora il sacro unito sta al profano
divinità ne hai tu veduta una?
Laggiù un altare, un sacrificio umano
agnelli e capre han pascolato invano.

Si mescolano i muggiti coi belati,
degli escrementi in alto van gli odori
l'aria risente a volte di stallatico
qualcuno dice che non è simpatico.

Ma dura poco, il vento spazza tutto
quello che forse offende un po' l'olfatto
e l'acqua lava e tutto porta via
odori ed escrementi e così sia.

Ma cosa c'entrano in fondo questi versi
con un rudere finanche sconsacrato?
E chi l'ha detto poi che c'è un altare?
Se sali sopra forse vedi il mare.

(Donnas 15.12.2016 - 18,41)

Risvegli


- La Dora Baltea a Donnas

Un dì mi sono ancor svegliato
lenta ho tirato su la tapparella
il sole la mia stanza ha illuminato
sentivo solo un cinguettio sui tetti,
lo sbatter d'ali d'una palombella.

Guardai lenta la Dora che scorreva,
ascoltai lo sciabordar d'acqua tranquilla
il mio pensiero ancora rincorreva
un sogno che ormai è chiuso nei cassetti
ma che nel cuore mio stanco fibrilla.

Quel sole e il fiume che da presso scorre
con la mia vita analogia permette
pensavo d'esser forte come torre,
debole ero e oggetto sono stato
di scherno di mendaci giovinette.

Mai l'esperienza basta, mai matura
la nostra vita, nell'error sempre si vaga,
per chi ha sentimento è proprio dura
ma il conto poi ad ognun sarà portato,
ad ogni azione avversa c'è una paga.

(Donnas 18.12.2016 - 18,24)

La voce dei poeti



La voce dei poeti,
urlo strozzato che dal petto sale,
che si perde nell'indifferenza generale,
voce accorata che d'amore parla,
che nel cuore scava delle genti,
che l'evidenza pone,
i difetti addita della natura umana,
suggerisce il buon senso
e concretizza azioni
affinché il bene comune sia realizzato.

Fiato sprecato, quello dei poeti,
rinchiusi in una stanza con una penna in mano
o davanti ad un PC con schermo piatto,
lasciano scorrere i pensieri,
soluzioni adeguate propongono e perseguono
il buon senso suggeriscono ai governi
a chi comanda, che spesso impoverisce,
che tutto ha rovinato, che ha fatto e disfatto.

Tempo sprecato quello dei poeti
a scriver versi che pochi leggeranno
ad affannarsi, sciuparsi e logorarsi,
che si fanno affogar dalle passioni,
nel sentimento restano ingolfati.
La guerra li sconvolge e li ossessiona,
invocano la pace ed urlano anche forte,
parlan d'amore ma nessun li ascolta,
tutti travolge lugubre la morte.

(Donnas 18.12.2016 - 20,47)

Fuggire dall'amore



Giornata opaca sotto un cielo bigio
l'ultima foglia per terra ormai marcisce
la bianca neve giù dal cielo cade
i prati appena imbianca, non le strade.

E sono qui, vicino alla finestra,
la Dora osservo, scorre silenziosa
altri rumori la mia mente scuote
dei dolci affetti ha ormai le stanze vuote.

E penso a quell'autunno a Monteroni
a quelle estati solo e abbandonato
in quel B&B silente e fuori mano
che il mar guardava in basso da Gagliano.

Penso anche a quell'ultima nottata
passata ad osservar dei fior di campo
lo so soltanto io cosa ho provato
per non scordare tutto ho registrato.

Ed è un tormento oggi riascoltare
quelle parole mie buttate al vento
non so davver per chi mi disperavo
per una donna che da solo amavo.

Ora il castello tutto è demolito,
lei l'ha distrutto con il suo squallore,
c'è nebbia intorno ai monti e cade neve
raffredda questo cuor che fiele beve.

(Donnas 19.12.2016 - 15,51)

Bisogno di amore



Abbiamo bisogno di amore,
l'età non conta mai se forte è il sentimento
e nel mio cuor fermento
quello strano calore
che ad emozione nuove spinge
e di colori intensi ognor la mente tinge.

Abbiam bisogno di parole dolci
perché l'animo non vuole sofferenza
cerca una voce amica ancor
che risvegli con passione intensa
quelle emozioni che son chiuse in cuor.

Abbiam bisogno di carezze
quella sua mano che sfiorava il corpo
quelle sue labbra morbide e carnose
quella sua voglia di farneticare
tra le lenzuola umide nuotare
le sensazioni impudiche svegliare.

Abbiam bisogno ognor di ricordare,
foto e filmati da revisionare
su una parete bianca proiettare
nel buio della notte riguardare
farsi eccitare da figure oscene
sciogliere dentro il petto i miei dolori
espellere dall'animo le pene.

Abbiamo bisogno di soffrire
per capire cosa sia il piacere
per riprovare le gioie tutte perdute
abbian bisogno di silenzio
per ritrovar noi stessi e ancor sperare
capir gli errori, sapere perdonare,
quell'amore sciupato ritrovare.

(Donnas 20.12.2016 - 23,42)

Come un cane



Come un cane ci sei sempre
ti scaccio e t'allontani un poco
ma dopo da lontano guardi,
ti accucci e aspetti triste
non vuoi sentir ragioni
resti vicino e andare via non puoi
senza di me sembra restar non vuoi.

Ogni tanto abbai
i tuoi sono latrati rabbiosi a volte
altre abbastanza tristi,
implorano perdono in modo strano,
sei orgoglioso ed anche mi fai pena.

Ti guardo da lontano,
apprezzo questa tua fedele attesa,
mi fai finanche tenerezza,
non voglio più cani nel recinto;
ma il tuo sguardo mi osserva da lontano
non credi che io ti possa abbandonare
di questo mio rancore sembra chiedi il perché,
fai finta d'andar via ma stai con me.

Ancora sei fedele, sai aspettare,
pensi che di te possa fidarmi, sei un amico,
e tu senza un padrone non riesci a stare,
sempre scodinzolavi e festa mi facevi.

Ti guardo da lontano e dentro soffro
in fondo sei il mio cane,
mi intenerisco un poco
e poi ti butto un pane.

(Donnas 21.12.2016 - 00,30)

Pittole
(A Solange)



Anche se l'ora è tarda
e il fritto non tanto consigliato,
mannaggia a te, mi stuzzichi la gola
di quelle pittole mi sarei abbuffato
tutte le avrei mangiate, no una sola.

Tu sai quello che mangio,
non sono tutto ancor vegetariano,
la carne no, quella proprio la scanzo,
da macelli e macellai sto lontano,
il pesce preferisco e scarto il manzo.

Ma te sai far di tutto
ed anche il locale per me era carino,
poi quel piatto che bene decoravi
con pasta frolla e soia in canestrino,
un sorriso e con poco tu m'accontentavi.

Ma la distanza è tanta,
dalla Valle d'Aosta a Galatina
le pittole mi costerebbero salate
farle da me convien con lievito e farina
o comprarle al negozio surgelate.

(Donnas 21.12.2016 - 3,54)

Un giorno di scirocco senza vento


Il dipinto dal Titolo “Giorno di Scirocco” e di Llewelyn Lloyd

Si l'amo, l'amo,
l'amo quella figlia di puttana
che mi fa ancor soffrire,
per vendetta l'ho tradita molte volte
il mio letto era come un confessionale.
Le donne poi scappavano confuse
senza l'assoluzione,
ero io a confonderle, a ingannarle,
loro pensavano d'essere a teatro
occupavano il centro della scena.
Io, invece, le snobbavo
a letto d'un altro amore a lor parlavo.
Mi guardavano un poco imbambolate
si sentivano alla fine anche un po' usate,
qualcuna s'è arrabbiata,
un'altra ha reagito,
come se io le avessi fatto un po' il solletico
m'ha detto che non ero diplomatico.
Lei non voleva me, cercava il letto,
l'aveva detto prima ancor d'entrare in casa
che lo faceva per semplice diletto.
Di che stupirsi allora? Di che meravigliarsi?
Io un'altra amavo
e glielo avevo detto,
anch'io cercavo solo una evasione,
d'esser diplomatico proprio non ci stava,
non ne vedevo affatto la ragione.
Ora son solo, compagne non ne cerco,
non m'interessa aver soltanto sesso,
con o da solo posso far lo stesso;
senza passione io non voglio niente
sarebbe deprimente
e senza un po' di sentimento
che fatica il rapporto
come un giorno di scirocco senza vento.
Ora lo sai, gran figlia di puttana,
lo sai ma a te non frega proprio niente,
neppure a me più frega un accidente:
ora tu sei diversa, così come sei ora non ti voglio
e te lo dico, sì, sinceramente,
resta pure vestita,
di certo come un tempo non ti spoglio.

(Donnas 21.12.2016 - 20,11)

Fedeltà



Pensavo d'esser guarito
invece basta guardar quel cane,
veder come mi punta da lontano,
parlare non può
ma dice tante cose con lo sguardo.

Io soffro per lui,
pensavo d'aver smesso di soffrire
di poter da quell'amor fuggire
come dall'arco il dardo.

Lui aspetta perché senza di me non vuol tagliare
quei pochi metri che mancano al traguardo.

(Donnas 21.12.2016 - 22,51)

Fragilità



Il mio cuore
è come una foglia spazzata da vento,
l'acqua ed il gelo
ne ha frantumato le arterie,
se ne sta attaccata al terreno
coperta di sabbia
appena respira;
osserva il cielo ormai senza forza,
spezzata in più posti,
la linfa ormai più non scorre
tra quelle sue vene consunte,
ha perso il colore,
l'opaco prevale sul giallo
che muore.

(Donnas 22.12.2016 - 11,11)

Haiku – Bianco Natale


La foto è tratta dalla pagina di FB Haiku Tradizionali

Bianco Natale -
sulle pietre scintilla
stella cometa

(Donnas 18.12.2016 - 21,31)

Vivere



Voglio continuare a vivere,
anche con qualche dolore che affiora,
come una muffa antica,
tra le mie stanche membra.
Voglio vivere per sconfiggere l'abbandono,
per allontanare le prefiche,
le seminatrici di pianto e di sofferenza.

Voglio continuare a vivere
per sconfiggere la morte,
quell'evento posto ai confini della vita
con le sue croci e gli inutili fiori
con le orazioni ed i lumini
con i compianti inutili
dopo le recriminazioni fatte in vita.

Voglio continuare a vivere
nei tuoi pensieri, se più non mi vedi,
rileggendo i miei versi
queste inutili parole che ho disperso al vento,
seminato tra zolle aride e pietrose,
tra le siepi spinose che straziano il cuore.

Voglio continuare a vivere
attraverso quello che ho detto e non hai capito,
quello che hai distorto e distrutto
attraverso quelle parole che a me hanno dato sofferenza,
a te indifferenza.

(Donnas 23.12.2016 - 11,51)

Il terzetto



E il terzetto dove lo metto?
Dove lo metto io già lo so
nella mia mente ci siete da un pezzo
e nel mio cuore conserverò.

Eran bambini quando arrivai
tanti anni indietro nel loro paese
correvano allegri per il rione
ora son vecchio, e pago le spese.

Ma vi ricordo con tanto affetto
anche se sono adesso lontano
a ritornare tra voi ora aspetto
perché io sto bene a Boccheggiano.

Dedicata ad Emanuele, Antonio e Chiara
(Donnas 26.12.2016 - 12,48)

Suoni antichi di Natale


- La foto è tratta dal portale: http://it.artesanum.com/artigianato-carretto_con_vari_accessori-38116.html

Per una volta ancora riascoltare
tutti i rumori all'alba del rione
i carri trainati dai cavalli,
quelli a mano dei primi venditori

con gli ortaggi degli agricoltori
la gente contrattava dal balcone,
le greggi in strada, col canto dei galli,
e i passeri sui tetti a cinguettare.

Rumori ancora sparsi nella mente
che si univano spesso nel Natale
al chiacchierar confuso della gente

alle campane della cattedrale
e già i bimbi in strada allegramente
urlanti come a luglio le cicale.

Oggi assordanti sono i tanti mezzi,
che ci affogano tra i cattivi olezzi

il treno che attraversa all'improvviso
e fischia senza dare il preavviso,

non lontano il fragor dell'autostrada
com'era dolce il ruminar di biada

e quei rumori in fondo più graditi
chissà dove son oggi seppelliti.

- Sonetto ritornellato
(Donnas 26.12.2016 - 12,10)

Natale 2016


La foto è tratta dal portale:
http://www.napolitan.it/2015/06/16/24436/antichi-mestieri-di-napoli-il-suonatore-di-pianino-2

Alle volte vorrei dimenticare
oscurare per sempre la memoria
ma le feste mi fanno ricordare
quegli anni pien di gioia e di baldoria

buttati sulla strada a ruzzolare
sperando fosse eterna la vittoria
e non s'aveva allora il cellulare
difficile spiegar oggi è la storia.

Quei ragazzini dietro a dei pianini
che assordavano le nostre mattinate
e i montanari con pifferi e acciarini

sulla porta a far le serenate
seguiti da accattoni e da indovini
tutte nella memoria le ho archiviate.

Di tanti pranzi a base di arancini
di vecchi e rumorosi macinini

rimane in cuore il fumo del camino
e il suon d'un giradischi canterino.

(Donnas 25.12.2016 - 11,20)

La chioccia


La foto è presa da: http://oryctesblog.blogspot.it/2015/01/le-abilita-del-buon-fattore-05-gestire.html

L'avete vista chiocciare la gallina?
Quanta cura ripone alla sua prole?
L'avete vista mai con quanto amore
rivolta zolle e raspa con fervore?

L'avete vista come insegna e guida?
Come tutti i pulcini le stan dietro?
Mamma diventa per la prima volta
ed il pulcino apprende, ad essa ascolta.

Nel mondo degli umani l'ascoltare
è diventato un hobby e dura poco
si vuole in fretta grandi diventare;

ormai si sa come attizzare il fuoco
basta uno zippo, che si può acquistare
dal cartolaio insieme a un videogioco.

Ma poi succede che a pagare il conto
dei propri errori qualcun altro è pronto

che apre e svuota il proprio portafoglio
ma l'error si contesta per orgoglio.

Ma quando son finite le risorse
a voglia che tu cerchi nelle borse

non c'è manco più nulla da mangiare
ma è troppo tardi per recriminare.

- Sonetto ritornellato misto in versi liberi e rimati
(Donnas 28.11.2016 - 20,31)

Spasmi



Il mio amore
è simile a questo dolore che mi dilania il ventre.
Piegato su me stesso cerco conforto
accarezzando la mia pancia gonfia
con moto circolare
mentre un lamento soffocato sgorga dal petto
quasi implorante un aiuto
che tarda ad arrivare.

Vedo che non fa effetto il bicarbonato sciolto nell'acqua,
neppure l'omeprazolo aiuta,
il dolore serve solo a misurare l'affanno,
questo senso di impotenza
verso un male occulto infingardo ed oscuro
che ti colpisce a tradimento,
mentre tacito riposi avvolto nel tuo piumone nuovo.

Sempre gioie spezzate:
quando la felicità sembra accarezzarti,
l'imprevisto bussa alla porta,
scuote la tua vita,
rompe il magico della pace raggiunta
riportandoti nel cerchio infame dell'affanno.

Anche ieri ero felice
tu eri nel mio letto distesa,
nuda,
con i capezzoli ancora eretti per l'orgasmo raggiunto.
Ti osservavo respirare serena.
Ma emanavi una certa ansia pesante,
si rifletteva sul tuo volto
sconvolgeva la mia anima,
comunicava un senso di insoddisfazione contagioso
che mi avviliva.

Ecco all'improvviso il dolore si concretizza,
apre la porta ed appare senza preavviso,
ospite inaspettato,
spezza il magico di momenti unici
che insegui, ricordi, fai riemergere
dal tuo inconscio teso adesso sull'ansia
di questo male che non vuole passare
che rappresenta solo l'estrema tensione di un momento
che crea sofferenza ed angoscia.

Mi manca quel tuo amore lontano,
più non senti il mio soffrire
ed io intuisco il tuo in qualche verso
che galleggia in rete come zavorra di una nave affondata.

E mentre un lamento sale a cercare un inutile conforto
ti penso, su quel letto distesa,
il viso abbuiato per un affanno che non riesci a sedare
ed attraverso il mio dolore
voglio farti capire quanto sia grande il mio amore.

(Donnas 30.11.2016 - 6,11)

Non è un problema mio



A volte ci penso e poi ci resto male,
vorrei non dar fastidio mai a nessuno
non vorrei disturbare,
gradirei le cose a posto ognor lasciare
nessuno per me, ormai freddo e composto,
dover far mai recriminare.

Fare la lista delle cose da fare:
un elenco compiuto di come operare,
la bara già in pronta consegna,
di materiale scadente,
di canapa anche l'interno ornato
visto che dopo va tutto cremato.

Il loculo al camposanto?

Davvero a me non serve
la cenere vorrei fosse dispersa,
nessun commento davanti alla mia foto
nessun ricordo alla mondanità,
basta quello del cuore;
ostentare non serve dopo morto
poi il tempo della memoria è corto:
non servono lumini,
né fiori, né corone e né accendini.

Lasciate i fiori freschi sui roseti,
i gladioli colorati sopra i prati,
non serve ricordare quando si è nati
(tanto il mio è un giorno anche presunto),
neppure il giorno esatto del decesso,
tanto son io, sempre lo stesso:
un nulla che è nato
e un nulla che dal mondo se n'è andato.

Ma poi sorrido e dico:
“Ma a cosa sto a pensare?
Alle cose che altri dovran fare?
Ma di cosa mi sto a preoccupare?
Tanto io più non vedo e più non spio
il da fare lascia stare ai vivi
questo non sarà più un problema mio”.

Nota: la data di nascita presunta? Si, sono nato l'11 marzo ma mi hanno registrato il 16.
 Anche l'anagrafe ho beffato!
(Donnas 3.12. 2016 - 23,35)

Riflessi ghiacciati


La foto è di Ada Cancelli (g.c.)

Riflessi ghiacciati sul laghetto blu
sull'acqua chiara e fiori di finocchi
la mia pupilla brilla dentro gli occhi
vola una lacrima ed ora non c'è più.

Nel cuore mio ti affacci adesso tu
amor che sol passione nuova sblocchi
scambio torre con re, faccio gli arrocchi,
Dammi una spinta al cuor, or fallo su.

Oggi per me non fu giorno di festa,
a ricordar si prova sofferenza
l'ansia parte dal cuor si ferma in testa

non so se lei a questo più ci pensa
oggi ha parlato chiaro, ma poi lesta
chiuso ha la porta con indifferenza.

(Donnas 8.12.2016 - 19,08)

A Leuca


La foto è di proprietà della pagina “Sei di Leuca se...” (g.c.)

Beve la luna il mar
e il sol sospira
Leuca chiama ed una Musa invita
scrivi del versi stanchi
e la tua vita
corre in silenzio
e già la notte attira.

E tu ti chiedi ancora quanto dura
nel mezzo della notte
l'occhio gira
sulle pareti schizza alla deriva
balbetta e par che il sole ignori e schiva
splende la luna ancora
ma prigioniera dentro quattro mura.

In questo cuor
l'ultimo affetto muore
fu sentimento ma riposto male
affetto dato
stanco e mutilato
strale scagliato perso nell'ignoto.

Era diretto a chi l'ha poi schivato
chi lo lanciò neppure lo raccolse
danni non fece e ne ferita aperse
sabbia sfuggita dalle dita stanche
nulla più resta di inutili promesse
quattro conchiglie tra la sabbia perse.

Tarde parole tra le grotte brulle
un brontolio confuso ed incessante
l'onda che scorre silenziosa sfianca
ed anche l'alba adesso sembra bianca
neppure il roseo più colora il ponto
manco l'amor che do è più lo stesso
delle parole dette ho perso il conto
ma scrivo ancora qualche stanco verso.

(Donnas 11.12.2016 - 10,38)

L'urlo di Tritone



A Punta Ristola brontola Tritone,
Poseidone oramai lo lascia fare,
soffia rabbioso nella sua conchiglia
le onde con forza e con furore striglia.

Non può quel padre il figlio maltrattare
conosce la bontà che lo pervade
a giorni soffia lieve e calma i mari
e dà un aiuto spesso ai marinari.

Oggi però ha deciso di sfogarsi
le acque solleva, le agita furioso,
Eolo l'aiuta e i venti ha liberato
anche lontan si sente l'ululato.

L'onda selvaggia no, neppure riesce
a cancellar l'azzurro che là imperla
cavalca possente e domina i marosi
le rocce e la falesia tutti ha erosi.

L'urlo poi si disperde per le grotte
vedo i colombi intorno volteggiare
quando è furiosa e forte la risacca
il vento via ti strappa la casacca.

(Donnas 26.11.2016 - 0,26)

Seduzione – Seducție



Quando tu dormirai serena a notte
con i capelli sciolti sui cuscini
svolazzerò come falena stanca
silente girerò nella tua stanza
la tua pelle carezzerò senza svegliarti
come una piuma le labbra sfiorerò
la mano passerai sul tuo bel viso
lieta sarai col dolce tuo sorriso.
Ti ruberò dei sogni,
ci leggerò la vita tua serena,
mi chiederò chi fu l’arcano fato
che sul sentiero tuo mi ci ha portato,
ti seguirò senza che tu mi veda
per non turbarti e non impensierirti.
Tranquillamente andrai per la tua strada
ma un angelo custode sta volando,
insieme a te nel buio sta camminando,
tu non lo sai, e neppur t’accorgi,
e il tuo sorriso a un altro amore porgi.

(Donnas 14.12.2016 - 00,17)

Quello che sei lo sai



È stato bello amarti e tu lo sai
e ben lo so che amato non mi hai mai,
anzi mi hai poi lasciato in mezzo ai guai
ma ancora oggi stoltamente abbai.

M'hai detto che sai tu quello che fai
che sei cresciuta e ancora crescerai
io so però quello che fai e farai,
mondana sei e tale resterai.

Questa tua vita da sola scelto hai
ti dai da fare insieme a quel che stai
solo susine in fondo vendi e dai
a me fa' schifo, ma un dì l'assaggiai.

Cosa mai posso dir, dimmi tu, dai!
Potresti anche sputarmi e non lo fai,
son io che un giorno anche ti cercai
ma nel mio letto più non c'entrerai.

Pertanto, dove vuoi andare, vai,
anche se scappi in Spagna o in Uruguay
a me cosa ne viene? Tu lo sai,
mondana sei e tale resterai.

(Donnas 29.11.2016 - 23,02)

A volte leggo


La foto “La grotta del Turco” di Otranto è di Ada Cancelli (g.c.)

A volte leggo storie sui giornali,
sofferenze a lungo sottaciute,
delusioni e gioie non provate,
storie di vita e lacrime versate.

Leggo e ripenso a tutti i miei conflitti,
li analizzo e ad altri li comparo
cerco gli affanni altrui di approfondire
resto confuso e non so cosa dire.

Sembra ch'io guardi e invece ho gli occhi chiusi,
osservo galleggiare qualche ciocco
in fondo all'animo non si può guardare
perché a noi stessi stiamo poi a pensare.

Si guarda solo, ma siamo distratti,
e non basta soltanto l'osservare,
la gente zappa e abbevera il suo orto
sui propri guai ognuno resta assorto

Ma qualche volta si schiude la finestra
ci si stropiccia gli occhi per vedere
non s'intende però la sofferenza
sui drammi altrui, resta indifferenza.

E in fondo grazie a chi ce lo ricorda
dai pulpiti, tra orazioni e incenso,
per un giorno si finge d'esser buoni
così che il il Padreterno ci perdoni.

Sono ovvietà le mie ma riflessive
su tutte le contraddizioni umane,
compreso quel pietismo irrazionale
che emerge solo a Pasqua ed a Natale.

(Donnas 3.12.2016 - 17,14)

Una vecchia fotografia



Quei volti ci hanno emozionati
vivi e lucenti in quella vecchia foto,
piena di bimbi lindi e spensierati,
nel mare dei ricordi annaspo e nuoto.

Tutti bambini a un tratto ritornati
guardo quei visi e nuovamente noto
sembrano tutti allegri e non crucciati,
un salto all'improvviso nel remoto.

Il tempo come passa, oh, che follia!
Un rotolar sui prati già innevati
con gli scarponi ed una vecchia slitta

a spingerci e sciare in allegria,
in estate tra fiori profumati
scorrazzare sereni a manca e a dritta.

Perché il tempo deve andare via
e il sol non splende e tra le nubi spia?

Oggi piegati su mille doveri
anneghiamo nel mare dei pensieri

ma a un tratto basta poi una vecchia foto
che ci ricolma un cuore triste e vuoto.

Sonetto ritornellato
(Donnas 5.12.2016 - 16,01)

Etna


La foto è tratta dalla pagina FB di "Sei di Catania se..."

Nera pendice di cinerea vetta
m'hai minacciato nel buio della notte
tuonato con la voce prepotente,
scosso hai le tue catene,
eri impotente e lo sapevi bene.

Chi t'ha legato dentro la montagna
t'ha condannato il mantice a soffiare
a volte sei rabbioso e il passo affretti
la lava bolle è giù dal monte getti.

Io nella notte, guardavo timoroso
ti fissavo affacciato alla finestra
vedevo la tua lava rosseggiare
sembrava il fuoco scivolasse in mare.

T'agitavi e non tacevi mai,
quando mi rilassavo tu tuonavi
scuotevi le catene con gran rabbia
sembravi un un animale chiuso in gabbia.

E tremava la casa ed il terreno
vibravano i vetri alle finestre
mi pervadeva una paura arcana
dentro mi rinchiudevo nella tana.

Anni passati a rimirare il mare
a volte rosseggiante pel tuo sangue
lucido altre come un lindo specchio
oggi sono lontano e quel tuo monte,
oggi, l'ho qui davanti e batte in fronte.

(Donnas 11.12.2016 . 14,05)

Le canne


- La foto è di Claudio Serio (g.c.)

Sol che tramonti e che nel mar ti specchi,
mentre traguardo il rosso che m'avvolge
tra quei canneti fitti in riva al mare
più non ricordo quante ne ho tagliate
quante le volte che m'hanno celato
l'infiorescenza sempre m'ha ammaliato.

Fitte e boscose lungo i rivi e i fossi
ondeggianti ai soffi gelidi del vento
per la pesca si sceglievan le più lunghe,
per lo zufolo i gambi più nodosi,
s'agitavano, fino a terra si piegavano,
ma poi sempre più agili svettavano.

Ero invidioso per tanta agilità
provavo rispetto per la loro forza
un sentimento tenero nutrivo
le accarezzavo e mi immedesimavo:
son stato canna alle intemperie avvezzo
mi son piegato ma ancora non mi spezzo.

(Donnas 10.1.2017 - 1,32)

Libertà


- Il dipinto è di Alessandra Planicucci

Dove sei libertà, dove sei andata?
Dove siete colline e campi arati,
dove quel grano appena germogliato
le prime foglie e l'erba sopra i prati?

E le prime farfalle tra la neve
dove mai sono andate o son volate?
E i primi insetti agli alberi attaccati
migranti tra le erbe macerate?

E s'aspettava quella prima neve
che s'attaccava a zoccoli di legno
foderati con la stoffa di zainetto,
con la gomma ed i chiodi per sostegno.

E quella casa sopravvive al tempo
con i nidi di passeri loquaci
spersa in un paese tra la mente
piena di bimbi laceri e vivaci.

E s'era in guerra ma noi ragazzini
non si vedeva la malvagità
adesso si ha di tutto ma si vive
dietro le sbarre e senza libertà.

(Donnas 10.1.2017 - 00,26)

Haiku – Fiordineve


- La foto è di Giuseppe Puce (g.c.)

Fiore di neve -
al sol poco resiste
giorno d'inverno

(Donnas 10.1.2017 - 1,51)

Il sapone di Aleppo


Aleppo, Aleppo quanto mi tormenti
la mattina quando m'insapono
penso alle tue case demolite
vedo le strade piene di brecciame
avverto in cuore il rombo dei cannoni
gli urli dei bimbi,
di mamme disperate,
le imprecazione degli uomini arrabbiati,
penso all'odio che riempie i cuori.

Penso, ed intanto me ne sto al sicuro
al caldo dietro un bianco lavandino,
l'acqua l'ho miscelata al punto giusto,
ma vedo innanzi a me bimbi affamati.

E mi ricordo anch'io degli anni verdi
della guerra che gravava intorno,
degli italiani in fuga,
degli alleati e i visi di colore,
della fame che attanagliava il corpo,
mi rammento il volto addolorato della gente,
degli incoscienti svaghi dei bambini
che alla guerra giocavano innocenti
tra le rovine di case e della mente.

L'acqua scorre e nulla posso farci,
ma questo dramma ad altri mi trasporta
a quei paesi che la guerra avvolge
che l'odio irrazional di più travolge.
E Dio non so pregar, neppur ci credo,
ma osservo le rovine,
le case demolite dalle bombe,
il cuore mi si spezza pel magone
mentre in mano accarezzo il mio sapone.

(Donnas 8.1.2017 - 14,16)

Essere ape


La foto è di Angelo Zonna (g.c.)

Vorrei essere un'ape
per volare sui fiori colorati
poter scartar le spine
che avvelenano la storia degli umani.

Vorrei essere un'ape
per succhiare il nettare che abbonda dentro i fiori,
impolverarmi di polline al mattino
il borotalco non dover comprare
e il bianco alla mia pelle regalare.

Vorrei essere un'ape
per poter volare nel cielo limpido
sui laghi e sopra il mare
tra il verde dei pascoli vagare
e non dover vedere
le guerre che gli umani san creare.

Vorrei essere un'ape
ed operosa per la famiglia degli umani lavorare
pensare in pace a me e al mio alveare.

(Donnas 24.12.2016 - 11,30)

La mia panchina


- La foto e di Giuseppe Russo (g.c.)

La mia panchina oggi s'è imbiancata
questa sorpresa arriva all'improvviso
il gelo e il freddo mi colpisce il viso
sotto la neve se ne sta imbronciata.

E non vedrà la nonna accomodata
di certo oggi le mancherà un sorriso
ed anche il sole sembra un po' indeciso
penso che arrivi un'altra nevicata.

Il mondo ormai è tutto capovolto
nella mia Valle la neve non si vede
ma il gelo un po' colpisce mani e volto

e se gennaio un po' non si ricrede
nella sciarpa me ne starò ravvolto
fin quando questo freddo un po' non cede.

- Sonetto
(Donnas 8.1.2016 - 13,42)

Briganti


- La foto è di Maria Luisa Viva (g.c.)

Sangue rosso
sul lenzuolo bianco
anche un ciuffo di verde l'accompagna,
la bandiera italiana?
E sì, si bagna
del sangue dei briganti un dì sgozzati.

Anche loro si son battuti invano
poi la storia li ha emarginati
oggi neppure sono ricordati,
agli invasori le piazze hanno intestate.

Ed eroi gli assassini sono diventati,
complici amici nostri che osanniamo,
tutti ci hanno tradito,
al Sud han regalato giorni amari
i Don Liborio, i Pisanelli e simili compari.

Ma quel sangue versato,
oggi è raccolto in un tricolore
e ricordiamo incessante a chi non scorda
che l'idea di rivolta mai non muore.

Ed a distanza di secoli rimane
il segno di violenza e di oppressione
e in cuor matura la ribellione;
c'è l'oggi è vero,
ed oggi abbiamo sabbia tra le mani,
ma ricordate che anche ci sarà un domani.

(Donnas 8.1.2017 - 15,41)

Eccitazione


- La foto è presa sulla pagina FB del mio amico Enrico Zublena di Viverone.

Il campanaro si è eccitato tutto
in alto ha spinto croce e campanile
forte ha fatto squillare le campane
“voi mi turbate – ha detto – porco cane”!

“Oh, non si fanno mica queste cose
proprio davanti a me che sono pio
voi lo sapete che nostra Eccellenza
a certe cose non mi da licenza”.

“E potrei essere anche sconsacrato
ma senza sacro non sarei più io
il sacro non va bene col profano
ed io so' alto e vedo anche lontano”.

“Fate all'aperto gli esibizionisti
un poco di privato conservate
fare all'amor lo so davvero è bello
ma sotto un campanile è un gran bordello”!

“Pertanto, suggerisco la brughiera
lì vi sono siepi e tanti arbusti verdi
c'è anche una quercia che vi fa dell'ombra,
perciò, ragazzo dai, adesso sgombra”!

(Donnas 9.12.2016 - 22,59)

Estasi



Oh dio, che bei ricami,
questo cielo d'un azzurro intenso
queste acque porporine
questi confusi rami
questi riflessi di color sanguigno
questi chiarori che pace ti danno
che all'anima che langue
nuova energia ridanno,
in una esaltazione della mente
che ti avvince
che ti calma
all'ozio ti conduce
ad una riflessione t'introduce
che sublima e, infine, ti convince
che la serenità interiore
ogni tormento vince.

(Donnas 11.12.2016 - 01,06)

Haiku – Sfoglia la rosa



Sfoglia la rosa -
petali sul sentiero
neve che imbianca

(Donnas 29.11.2016 - 13,55)

Il respiro del mare


La foto è di Luigi Gi Salento Messapico (g.c.)

A passi stanchi e lenti affondo nella rena
e m'accarezza i piedi quest'onda pellegrina
o sì, se mi fai pena, ma più tu non mi senti,
sei stata un'assassina, e il sangue più non vedi.

Ma questo calmo mare e un refolo di vento
risveglia in me i ricordi, che sono vivi in petto,
lo so, l'amore è spento, ma in me che ancor so amare
indifferente aspetto, spero tu non lo scordi.

Intanto questo mare, cadenza una canzone
frusciando tra la sabbia, battendo sugli scogli,
riporta la passione, aiuta a non scordare
se i sassolini togli, cancelli anche la rabbia

ogni furore annulla quest'onda che paziente
va avanti e indietro pigra come un respiro lento
che da lontan si sente su questa spiaggia brulla
come un patire spento con l'anima trasmigra

mi porta ai vecchi lidi al sole dei tramonti
seduto a una panchina al mare raccontare
ed anche tra i miei monti col tuo rumor mi uccidi
l'aria fai respirare, salsedine di brina.

Poesia in versi alessandrini con rima interna-esterna alternata

(Donnas 3.12.2016 - 22,11)

Gli odori degli anni passati



Gli anni miei con l'inchiostro fatto in casa
facendo macerare bacche nere
di una pianta ornamentale d'un paese
dove per qualche tempo ci ho vissuto.

Il nome della pianta non conosco...
ricordo, però, sempre l'odore
delle foglie per gioco maltrattate,
quell'odor che dal mucchio si levava
quando su quel potato noi si rotolava
nell'olfatto le ho dopo archiviate.

Rivedo a volte quelle antiche piante
lungo i viali, nei parchi dei giardini,
con tenerezza qualche foglia colgo,
tra le mani la macero e l'annuso
cerco di ricordarne un po' l'odore,
il pensiero al tempo andato volgo.

Rivivo anche così quei bei momenti
di gioiose e semplici esultanze,
anche l'olfatto fa parte dei ricordi,
anche un odore ti riporta il tempo
vissuto tra la guerra e i patimenti,
dolori e gioie un dì ammucchiati insieme
che nel cuore conservi e che non scordi.

(Donnas 6.12.2016 - 19,03)

A Paolo Bizzotto, parrucchiere per vocazione



Così anche per te, mio caro amico,
è arrivato il dì della pensione
a tagliar peli so t'eri annoiato,
a tagliar teste non t'è stato dato.

E mi dicevi che l'avresti fatto
ne hai viste e nei hai sentite di magagne
e, poi, si sa da sempre, dal barbiere
stazionano persone un po' ciarliere.

Lui le ascoltava tutte e ci rideva
con quel sorriso candido e sornione
l'accento dialettale conservava
anche se a Ivrea da sessant'anni stava.

Si sa che veneti e napoletani,
difficilmente perdon la cadenza,
per lor si tratta d'affezione e vanto
ridono spesso, ma parlano anche tanto.

E Paolino era eccezionale
quel suo candore io ancora lo ricordo
e gli dicevo sempre a fine taglio:
“mancan capelli in testa e non mi sbaglio”.

Mi metteva alla fin lo specchio dietro,
mi chiedeva se tutto andava bene
ma io gli ripetevo alla follia:
“non rimetti i capelli che van via”.

Lui rideva, sembrava un bambinone
con quella smorfia ironica sul volto,
io non lo so, ma non ne sono certo,
se a Ivrea un altro parrucchiere cerco.

Ed andrò a trovarlo a casa sua
perché conosce bene la mia testa
lo so che poi sarà un affare serio
ma lui non ha mai lavorato in nero.

(Donnas 10.12.2016 - 00,02)

Vecchia pajara


La foto è di Ada Cancelli (g.c.)

L'ultima pietra sul colmo è stata posta
incassata nell'angolo più alto
il contadino guarda soddisfatto
quanta fatica l'opera è costata;
la vita forse al fine è meno amara
ora nel campo biancheggia la pajara.

Fra qualche giorno ci sarà una porta,
due tavole fissate a quattro assi,
potrà servire per depor gli attrezzi
o ritirarsi quando un temporale
abbuia il cielo e occorre ripararsi
stare all'asciutto e tutti non bagnarsi.

Quanta fatica per togliere dal campo
pietra su pietra e guadagnare terra
poi al tempo giusto ancora utilizzarle
per non sciupare manco quelle pietre
accumulate ai bordi dei poderi
per far muretti o dei ripari veri.

Anno su anno pietre ad ammucchiare
e poi l'idea di non sprecare nulla
un monumento erigere al lavoro
che il tempo sfidi ed un ricordo lasci
di antiche impronte stese con fervore,
veder la mano togliere il sudore.

E il tempo passa, ricorda una pajara
che oggi lentamente va in rovina
arbusti e rovi la stanno accarezzando
ma lei resiste al tempo, ci commuove,
e ci ricorda un faticare antico
accanto a un noce e a un albero di fico.

(Donnas 14.12.2016 - 20,07)

L'aglio di Jaen


Nella foto: la cattedrale di Jaen in Spagna

Basta anche un aglio a volte a suscitare
un sentimento che nel cuor ristagna
che ci fa scioccamente emozionare
e il dolor rinnova e gli occhi bagna.

Ride lo sciocco che non sa provare
quella dolce emozione che accompagna
l'uomo che affetto e amor sa ancor donare
e solo scherno e insulti ci guadagna.

Così è bastato un aglio stamattina
in vendita in un centro commerciale
a ricordarmi d'una salentina.

E in me è prevalso il lato passionale,
che nel mio cuor con la pazzia confina,
verso una donna acerba e dozzinale

che sa adescare come una sgualdrina
ma poi sa dir che è lei la selvaggina.

- Sonetto ritornellato
(Donnas 27.12.2016 - 13,55)

Genny dove sei?


La foto è di Nsurace (g.c.)

Un dì un po' d'amore t'ho donato,
troppo poco per farlo germogliare
infatti dentro me poco è durato
dentro di te non non so quanto c'è stato.

Eri giovane, ma anch'io lo ero,
e mi ricordo quell'abbraccio al buio
quel tuo tremore che quel dì hai trasmesso
in mente torna e lo ricordo spesso.

Diciamo che rammento molte cose,
qualche bacio sulle labbra m'è rimasto
non ho saputo allor perseverare
forse anche tu sapevi poco amare.

Ripenso a quelle sere appassionate
quando sul mare lucevano i tramonti
dietro i Peloritani il sol moriva
del tuo candor lo Stretto inteneriva.

E non t'ho scritto mai neppure un verso
forse vivevo ancora un vecchio amore
ma ancor conservo tutte le tue foto
e nel mio cuore c'è rimasto il vuoto.

Ed oggi dove sei io mi domando,
se madre sei, e se con figli e nuore,
che fai mi chiedo e a te or sto pensando
mentre il mio tempo lentamente muore.

(Donnas 26.11.2016 - 21,01)

 


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