Poesie di Salvatore Armando Santoro


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Salvatore   Armando Santoro

Santoro Salvatore Armando è nato a Reggio Calabria il 16 Marzo 1938, da madre reggina e padre salentino (terra alla quale si sente particolarmente legato) ed è laureato in Scienze politico-sociali presso l'Università di Torino.
Dedicatosi giovanissimo all'impegno nel sindacato fu tra i primi dirigenti della Cisl di Reggio Calabria prima e, all'inizio degli anni '60, dopo aver frequentato la scuola sindacale della Cisl di Firenze, si trasferisce in Valle d'Aosta dove ha curato in prevalenza il settore della formazione e dell'informazione. In tale veste è stato per diversi anni anche corrispondente per la Valle d'Aosta di "Conquiste del Lavoro", organo nazionale della Cisl.
A Reggio fu uno dei primi promotori del Movimento Federalista Europeo, e tale ruolo ha continuato a svolgerlo anche in Valle d'Aosta, partecipando a tutte le attività organizzative di quegli anni che gli permisero di venire in contatto con i grandi ideatori del progetto europeo, Alterio Spinelli, Giuseppe Petrilli, Mauro Ferri, Angelo Lotti, ecc...
Nel suo ruolo di sindacalista, a lui si devono due importanti convegni organizzati all'inizio degli anni '80 in Valle d'Aosta: nel primo furono tracciate le linee per un potenziamento del settore termale, dove  è  stato prospettato il recupero delle Terme di Pre' St. Didier e lo sfruttamento industriale di alcune sorgenti per l'imbottigliamento di acqua minerale del Monte Bianco (idee che poi si sono realizzate) e, in un altro convengo, invece, sostenne il progetto del collegamento ferroviario tra Aosta e Martigny che è  in fase di discussione in sede politica.
Dal 1986 è stato Segretario Regionale e componente dell'Esecutivo Nazionale del Sindacato Elettrici della CISL, compiti che svolse anche in Abruzzo, tra il 1989 al 1992, dove era stato inviato in missione per motivi di lavoro.
Dal 1997 è in pensione ed impegna il suo tempo libero scrivendo poesie e racconti, una passione che sviluppò fin da adolescente e non più abbandonata, ed alternando la sua presenza tra la Valle d'Aosta ed alcune località della Toscana (Pistoia prima e Grosseto adesso).
Vasta la sua produzione poetica e numerosi i premi letterari ottenuti. Le sue poesie sono state pubblicate su diversi periodici locali (a Messina, Reggio Calabria, Pistoia, ma prevalentemente ad Aosta su giornali, quali Le Soleil Valdotaine, La Region e La Vallè e Notizie, un giornale molto diffuso in Valle d'Aosta). Recentemente una sua impegnativa poesia sociale "La Razza" è stata inserita anche nella rivista trimestrale di Cultura e Turismo "Calabria Sconosciuta".
Le sue poesie sono presenti in molte antologie letterarie, soprattutto della Keltia editrice di Aosta, e nel 2007, anche la Regione Toscana ha patrocinato una antologia letteraria, "Pater" (Morgana Edizioni-FI) dove, insieme alla sua lirica "Edera amara", sono inserite liriche di personaggi di spicco della cultura italiana ed internazionale, quali Maria Luisa Spaziani, Andrea Zanzotto, Franco Loy, Smitran Stevka, Hinostroza Rodolfo, ecc...
Gran parte dei suoi lavori (poesie e racconti), però, sono on-line sul sito www.poetare.it/santoro.html,  ma anche su altri portali nazionali ed internazionali che lo ospitano.
Nel Novembre 2006 ha stampato il suo primo libro di poesie, "La sabbia negli occhi", edito dalla casa editrice Pubblidea di Massa Marittima, che ha poi presentato in un recital di poesie che gli è  stato organizzato a Reggio Calabria il 3 dicembre 2006. Sempre in questo mese è  stato ospite di una trasmissione della emittente grossetana Teletirreno, nel corso della quale ha presentato il suo volume di poesie ed ha declamato diverse sue liriche sulla miniera. Di questo volume è uscita una seconda edizione per i tipi della Casa Editrice Libellula - Minuto d'Arco - di Tricase (Lecce).
Nel 2007, infine, è stato coinvolto nel "Progetto Legalità" organizzato dall'Istituto Professionale per i Servizi Alberghieri di Castrovillari (CS) in collaborazione con Amnesty International, ed ha partecipato alla conclusione del progetto stesso declamando agli studenti ed al corpo insegnante presente alcune sue poesie contro la violenza e la guerra.
Nel 2005 ha costituito a Boccheggiano (GR) il Circolo Culturale "Mario Luzi" ed è il Webmaster del portale
www.circoloculturaleluzi.net, sito specializzato in letteratura italiana e straniera. Contemporaneamente ha promosso il Premio Letterario Europeo di Poesia e Narrativa Città di Montieri che nel 2006-2008 e 2009 è stato patrocinato anche dal Presidente della Repubblica e nel 2009 dalla Rappresentanza in Italia della Comunità Europea
Nel 2008 è stato ospite a Casarano Lecce di una importante kermesse artistica inserita nel cartellone della festa dei Pugliesi nel Mondo ed ha declamato diverse sue poesie sul Salento, terra dei suoi avi alla quale è particolarmente legato.
Nell'agosto del 2010 ha pubblicato il suo secondo libro di poesie. Si tratta di 134 liriche inserite nel volume "Ad occhi chiusi - Poesie d'amore". Questo libro è stato presentato l'8 Agosto scorso, ad una manifestazione culturale organizzata dallo scrittore Pietro Zerella a San Leucio del Sannio (BN) nel corso della quale ha declamato alcune delle poesie contenute nella raccolta.

Nel 2013 ha collaborato con la Pro Loco di Patù (Lecce) per l'organizzazione del 1° Incontro dei Poeti Salentini, manifestazione che si ripeterà anche in futuro e con questa istituzione collabora per lo svolgimento del Bando Letterario Internazionale di Poesia e Narrativa Veretum.
E' componente di Giuria in diversi bandi letterari ed è spesso ospite in incontri letterari e poetici.
(Email:
santoro3000@alice.it ) - Tel. 3391844334 – 366.4748941

Leggi le altre poesie: Santoro - Santoro2 -  Santoro3 - Santoro4||  Leggi i racconti
 

Non basta



Non basta per me scrivere dei versi,
non basta il mio silenzio,
questa noia davanti a una tastiera
che mi ruba i pensieri,
li incide sullo schermo.

Nero su bianco non basta.

Non basta mai l'affanno del mio cuore,
la delusione per un mondo avaro
che in un pugno detiene il mio decoro,
che sassi rotola davanti al mio cammino,
soffoca i miei passi,
la dignità mi toglie.

Non basta la preghiera,
l'accorrere alla squilla della sera,
il rosario tra banchi di noce
a guardare un dio che è crocefisso,
non basta il mormorio
il ripetere stanco d'una litania,
d'un rosario sempre identico e alienante.

Il fare serve,
l'agire con decoro
verso i bisogni reali della gente,
vedere l'altro non dal suo colore
ma dalla ricchezza che si porta in mente.

(Donnas 26.3.2017 - 21,12)

Haiku – Primavera 2017
Gemma che sboccia -
un'ape ronza e sosta
Fiore che muore

(Donnas 27.3.2017 - 23,01)

Il sentiero di Chemp


La foto è tratta dal portale: http://www.lovevda.it/…/architett…/perloz/chemp-e-varfey/665 - 
 La scultura è di Angelo Pino Bettoni di Perloz. La poesia un mio regalo a lui che me l'ha ispirata.

Quel ripido sentiero porta in cielo,
nessuno vede più chi va e chi viene,
ne ha vista di fatica e di penare
ne ha visti giorni col sole risplendente
e notti con la luna in ciel silente,
il buio l'ha più volte accarezzato
neve ed acqua l'hanno anche lavato.

Quel sentiero ne ha visti montanari
avanti e indietro lentamente andare
col fieno tra le tele ben legato,
in spalla con fatica trasportato,
ha visto dei bambini lesti andare
e gatti e cani rincorrersi e giocare,
ne ha viste tante di mucche pascolare
e sentite di pecore belare
e di grugniti di maiali disperati
appesi ai rami a farsi dissanguare,
ne ha sentiti canti e nonne brontolare
con tanta vita grama da affrontare.

Quanta frenesia dopo finita
con l'ultimo abitante che ha mollato:
ora è il silenzio che fa compagnia,
al gracidar dei corvi,
al sibilo d'un falco su nel cielo,
al lamento delle volpi nella notte,
al mugolio o l'abbaiar dei tassi,
al rumore dell'acqua in mezzo ai sassi.

Ed anche il bosco vuol riprendersi la terra
che un dì gli fu strappata
per costruire quel campo
che segale e cereali vide in marzo germogliare.
Ma Chemp è un paradiso
e c'è chi vuol ridar vita e sorriso,
quel sentiero pulisce dall'erbaccia
e a quel villaggio regala il sole in faccia.

(Donnas 12.3.2017 - 21,10)

Canzone disperata


La foto è tratta dal portale: https://it.images.search.yahoo.com

Dolce amore
io mi perdo a volte a pensare
quelle fughe notturne sul mare
le carezze ed i baci sognare
le parole che come le onde
sulla rena san tracce lasciare.

E riguardo la notte le foto
nei silenzi pesanti a passare
quello foto archiviate sfogliare
le parole ancor ricordare.

Ti rivedo ancor sorridente
ripetevi: “no, non son bella”,
ma per me tu eri una stella
nel mio cuore brillavi serena.

E di giorni sereni ne hai dati
le parole le hai anche sprecate
ma nel cuor tu le hai seminate
nel mio cuore non sono seccate.

E ributtan radici al mattino
cercan linfa e un poco di affetto
il tuo amor non è stato perfetto
ma lo cerco ancora lo stesso.

Lo ricerco guardando le foto
sorridente nei primi vent'anni
or sei cupa e piena d'affanni
ma io vedo il tuo volto d'allora.

Sono piaghe che scavo in silenzio
e mi chiedo come faccia l'amore
a finire da sera a mattino
non lasciare neppure l'odore.

Dolce amore
io mi perdo a volte a pensare
quelle fughe notturne sul mare
le carezze ed i baci sognare
le parole che come le onde
sulla rena san tracce lasciare.

(Donnas 23.3.2017 - 7,42)

Haiku – Vita da cani



Vita da cani -
il camminar fa bene
verde nel bosco

(Donnas 25.3.2017 - 10,34)

Impotenza


L'immagine è tratta dal portale: https://it.images.search.yahoo.com

Un giorno un tanga lei m'ha regalato
tante cose di lei ancor conservo
anche un ciuffo di capelli m'ha donato
quel giorno che nel letto s'era stati.

Di lei tutto io ho, nulla ho buttato
anche le penne che mi ha un dì spedito,
finanche una lattina che non scordo,
con giorno e data mi son conservato.

Da parte ho messo scritti, film e foto,
una pennetta e un paio di CD,
i cassetti ho pieni e non li svuoto
anche nel cuor qualcosa ho conservato.

Ho ripiegato ben quel tanga nero,
ma poi m'ha detto ch'ero feticista,
forse son anche quello, un uomo vero
che ai suoi difetti affianca l'impotenza.

Che son difetti, via, si fa per dire,
che ci regala il tempo che va lesto
anche per i potenti va a finire
quando poi non si sa, basta aspettare.

Per cui anche le cattiverie mai non mollo,
le ho annotate e ben catalogate,
le leggo, un po' ci rido e poi le ingollo,
dalla mia mente, no, non le cancello.

Ma ricordo tutt'ora le parole
appassionate e dolci che diceva
quando all'amore vero ancor credeva
a quelle ancor ci penso, a quelle sole.

(Donnas 23.3.2017 -15,28)

L'amour c'est finì


Nella foto: Bozzetto di donna nuda di Antonio Canova

Dove è andato a finir tutto l'amore
che le ho donato un dì, dov'è finito
dove sono finite le promesse?
Anche le sue carezze si son perse.

E il mio gioire no, io non l'ho scordo,
anche il soffrire in cuor stanco ristagna
ho dato tanto affetto a una spergiura
patti di sangue e poi l'amor non dura.

Beffarda ha detto dopo ch'era un gioco,
che non pensava fosse cosa seria,
l'ha ripetuto con la voce strana
adesso si può dir, come mondana!

E non poteva dirlo chiaramente?
Intorno ci ha girato per degli anni
tutte le volte che giù ritornavo
lei mi bleffava, io non l'ingannavo.

E lo sapeva quello che passavo
quante rinunce per un po' d'amore,
puttane ne trovavo più vicine
anche frizzanti e con le bollicine.

Di certo ci avrei anche guadagnato
con una donna più professionale
senza fasciarmi tanto l'intelletto:
si trova anche vicino un posto a letto.

Perché solo di letto si trattava,
ormoni misti a tanta fantasia
contrabbandati con la religione
da chi ha creduto come un gran coglione.

(Donnas 24.2.2017 - 23,25)

La pace nella notte


Il dipinto "Canto notturno" è di Antonio Berté

Un usignolo al buio sta cantando
io non ho sonno e ad altre sponde volo
i tempi antichi miei sto risognando.

Anche lui sembra tanto triste e solo
ogni tanto si sposta, sta pensando?
L'ascolto e lui cinguetta civettuolo.

Un fil di fumo al ciel si sta avvitando
fuma la stalla ed un lumino muore
mentre la notte ormai ci sta lasciando.

Sfrecciano i mezzi, quanto gran rumore,
oddio, la pace, dove si è nascosta?
Ma lui cinguetta il grande adulatore

sembra che voglia farci una proposta
e della pace sventola il vessillo
ma a questo invito più non c'è risposta

il mondo vive ormai di affanno e assillo
la pace in guerra s'è riconvertita
ma lui continua col suo dolce trillo

perché la pace chiude ogni ferita.

(Donnas 22.3.2017 - 7,05)

Perfida passione


- Mosaico della perfida Albione (perfida sta per persona che non rispetta la parola data).

Sei nel mio cuore perfida e infedele
invano cerco di dimenticare
ma tu ritorni come in un filmato
visto e rivisto e ancor non l'ho archiviato.

Io ti rivedo ma non sei la stessa
quel viso tuo felice e giovanile,
quel viso m'è rimasto sempre dentro
con quel sorriso che m'hai regalato,
con la passione ricca di libido
che sul mio corpo nudo hai ricamato.

E sì, quella passione in petto un giorno hai inciso
con un coltello da pota l'anima hai scavato
le pene dell'inferno ci hai lasciato
di quella donna non ricordo il viso.

Quello che vedo adesso fa paura,
un rancore che torbido s'espande
come olio sparso da una fattucchiera
in un contenitore pieno d'acqua,
lugubri segni d'una passione morta,
disegni osceni su una tela oscura.

Quella donna lo sai l'ho tanto amata
ma giace ora sepolta nel mio cuore,
quella donna non sarà resuscitata,
è morta e adesso parlo ad un fantasma
lei dal mio cuor per sempre è cancellata.

(Donnas 17.3.2017 - 22,09)

Perdinci



Tu vinci
Anche convinci
Lo so che avvinci
Evinci
Quinci
Ancor cominci
E poi tu linci
Ma ricominci
Mi strinci
Perdinci

(Donnas 19.3.2017 - 20,35)

La corte d'America


La foto di Marco Rebuffi è tratta dal portale http://www.millebattute.com/storie/europa/item/41-la-corte-d-america.html

Emigrante che hai girato il mondo
la tua donna con te ora non dorme
lei tanto ti ha aspettato al focolare
ha sognato per anni le tue orme.

Ai tuoi figli lo sai che raccontava,
di quando per il pane li hai lasciati
dal sud al nord, e poi ti sei imbarcato,
col tuo sudore tutti hai dissetati.

Ora tu sei tornato al tuo paese
le rughe han ricoperto mani e volto
lei non c'è più, ma il bianco suo cuscino
dal letto grande non l'hai ancora tolto.

E c'è una bimba che come lei si chiama
coi boccoli dorati sulle spalle
ti dice: "Nonno, io ti voglio bene"
ma suona a morto il campanile a valle.

Il prezzo del riscatto costa caro
talvolta pensi a quell'accampamento,
la chiamavate Corte dell'America
nei tuoi pensieri ancor ondeggia al vento.

(Donnas 20.3.2017 - 17,41)

Come eran fresche le more



Come eran fresche le more nel paniere,
le più mature con pazienza ho colto
al sole, in alto rosse e risplendenti,
di rosso coloravano il suo volto.

Ingordo, di quel ben mi son saziato
ma una spina nel dito anche mi è entrata,
degli anni che già avevo ero cosciente,
- “ non badarci”, diceva innamorata,

Cristo per noi è morto sulla croce
e come lui stiamo donando amore
cogli l'affetto che col cuor ti dono
non avere vergogna e né timore” -.

Scambiai l'autunno con la primavera
mi ritrovai nel fiore dei miei anni
m'illusi come un bimbo sprovveduto
felice di indossare i vecchi panni.

Ma il gelo dell'inverno m'ha svegliato
non era poi quel candido angioletto
che da devota in chiesa Dio pregava,
non solo entrava e usciva dal mio letto

ma sulla rete camuffata e spinta
immonda le sue grazie regalava
e come una mondana navigata
alle sue voglie il maschio ognor piegava.

Ogni tanto ancora oggi la penso
ma qualche amico già s'è confessato
dice d'esser fedel ma poi tradisce
e tutti quanti ha sempre incorniciato.

Adesso ho ritrovato quel che ho perso:
il senno, era rimasto appeso al rovo,
ci rido, a volte, ma è un riso amaro
perché un po' d'affanno ancora provo.

(Donnas 15.3.2017 - 21,09)

Come una puttana


- Il dipinto, "L'abbraccio", è del pittore-incisore austriaco Egon Schiele (1890-1918)

Del vizio tu hai fatto il tuo piacere,
in fondo a cosa serve l'onestà?
Con la nuova stagione nel paniere
metti la frutta che il tempo ti dà.

Ma come fai a non provare schifo
di tanti sporchi e squallidi inquilini?
Se manca amor per te certo non tifo,
senza l'amor son tutti burattini.

Coi fili tu li fai ben sgambettare
nel ventre tuo, come una pattumiera,
liquidi di piacere san versare

a volte godi ma dentro non sei vera
e se non godi sai ben simulare,
le carte incarti come una megera.

Con una benda gli occhi chiudi spesso
fingi che sia un fiore invece è un cesso.

- Sonetto ritornellato
(Donnas 18.3.2018 - 8,22)

Muore l'inverno



Muore l'inverno ancora senza neve
il bianco più non copre prati e monti
il verde in mezzo ai campi ancor si vede
già l'erba nuova spunta e qualche fiore.
Dove mai siete dee della tormenta?
Dove avete lasciato il gran candore?
L'abito bianco neppur la sposa ostenta,
il rosso e il bianco colora la finestra.
Neppure il freddo della tramontana
non ha ghiacciato al Grande le montagne
il lago ha preservato anche la rana
il gracidar si ascolta e l'acqua è molle.
Perché dalle montagne il bianco è assente
e il turbine non vuol più volteggiare?
Ed anche il phon sospira debolmente
del cervo non avverto il suo bramito.
Rotola a valle qualche sasso smosso
rimbomba sopra tronchi come un tuono
il vecchio ovile dal rumore è scosso,
la pastorella fuor non vuole uscire.
Guarda dal cascinale il fondo valle
i vetri son lucenti e trasparenti
sale un muggito intenso dalle stalle
guarda la vacca gravida che stenta.
Sfogliano i petali dal ciliegio in fiore,
sfiora anche il cuore mio nel gran silenzio
cerca lontano inutilmente amore
lei ad altro pensa e lui di pena muore.

(Donnas 20.3.2017 - 7,52)

Chemp: dove le nuvole accarezzano la montagna


La scultura a Chemp (Perloz) è di Pino Bettoni. La foto di Giulio Crivellari

Cristo si è costruito un suo rifugio
là, nella Valle, dove il Lys
ad abbracciar la Dora corre
tra pietre antiche e boschi abbandonati
tra lecci e vecchi tronchi di castagni
tra il sereno frusciar di vecchie foglie,
Lui, tra i sentieri il primo sole coglie.

Ed i capelli gli accarezza il vento
e le nuvole bianche del mattino,
lo sveglia un nuovo canto d'usignuoli,
il mormorio del bosco,
un frusciare d'acque fresche,
il gocciolio lento e riposante
nelle vasche che il tempo un dì ha scavato
che pecore bianche e mucche han dissetato.

Sorride, il Cristo, ed il Creato guarda:
Lui sa quanta fatica quel pianoro assolato ha procurato,
quanto sudore,
quante pietre ammucchiate,
quanti sentieri lastricati,
e terra nuova a ricolmar le conche
dove una vite il suo liquore ha dato,
dove un muggito un tempo ha regalato
una preghiera fatta d'acqua fresca,
di tazze colme di latte con castagne,
d'erba falciata e poi seccata al sole,
al vento con pazienza rivoltata,
per secoli a spalla trasportata.

E' il suo paradiso:
Lui l'ha chiamato Chemp!
Da lassù guarda il suo mondo,
tanto vicino eppur tanto lontano e sempre in guerra,
un mondo dove ancor sopravvive un po' di pace
e un bosco di castagni,
un ruscello che ancor sprizza acqua pura.
Un paradiso, dov'è tornato il canto degli uccelli
ad allietar le notti con la luna,
che scivola su un cielo pieno di stelle brillarelle
a ricamare il giorno nuovo che sorge
tra gli alberi che danno ancora le castagne,
con le nuvole bianche
che accarezzano all'alba le montagne.

(Al mio amico Angelo Bettoni che mi ha fatto scoprire il paradiso)
(Donnas 11.3.2017 - 8,34)

Vagabondo


La scultura è opera di Angelo Pino Bettoni di Perloz (AO)

Io non ho nulla che si può rubare,
come gli uccelli dormo sotto stracci
svolazzo poi alla fonte ogni mattina
acqua pulita e fresca, diamantina.

E il cielo che mi fa da copertura
il sole il suo tepore mi regala
la luna la notte sul mio sonno veglia
ed al mattino un merlo mi risveglia.

Sono felice eppur nulla possiedo
un sorriso sul mio volto si accompagna
alla felicità che dentro splende
che di pace la mia giornata rende.

Nulla ho da conservare e via portare
se un giorno dal sonno non mi sveglio
se proprio mi volete sotterrare
sotto le pietre a riposare è meglio.

(Donnas 11.3.2017 - 11,01)

Lakonico



Dire e non dire per non far capire
dall'altra parte v'è un sussurro o un urlo
dall'essenziale rimane fuor qualcosa
se non capisci qualcun però intuisce.

Cambia il parlare, modifichi l'approccio,
la vecchia lingua cerca assestamenti
ma se la raspa il legno gratta a fondo
filtra uno spiffero dall'anta troppo erosa.

Parvo di accenti, avaro nei commenti,
un aggettivo è troppo e lo cancello
rimane un sostantivo troppo lungo
ne cerco uno più breve da capire.

Anche se salti un rigo e poi chi legge
capisce il senso di quello che vuoi dire
nulla tu rischi ma poi insorge il dubbio
che abbrevi troppo e passi per conciso.

Ecco il termine giusto: esser concisi
ma cerca d'esser chiaro a sufficienza
passare per laconici si rischia
ed altro far capir e indurre a errore.

(Donnas 9.3.2017 - 17,37)

La mia tenera Rosa



Dal mio cuore tu non potrai più uscire
ci sei entrata e adesso ancor ci stai
ne ho avute altre ed anche tu lo sai
ma quel che hai avuto a tutti lo puoi dire.

Quel che m'hai dato non potrà appassire
e so che a me per sempre penserai
t'ho dato amore vero e pochi guai
per questo durerà senza finire.

Non penso di inseguire nuovi affetti
gli ultimi infatti furono infedeli
altri anche lussuriosi e maledetti

ed imponenti più dei grattacieli.
Tu sei rosa cresciuta tra i mughetti
insieme alle viole e agli asfodeli

e ti confondi spesso tra i colori
ti fai ingannare anche dagli odori

resti indifesa e a scegliere fatichi
cerchi una pera e trovi solo fichi.

Per questa eterna tua indecisione
tutti tu stanchi e crei sol confusione.

- Sonetto ritornellato
(Donnas 11.3.2017 - 20,53)

Recondite armonie


La bambina con bambola è opera dello scultore Angelo Pino Bettoni di Perloz (AO).

Un albero nasconde un volto umano,
lui parla nel silenzio, tra le foglie,
quando poi morto giace in mezzo all'erba,
l'anima sua sussurra nel silenzio.

E dal tronco il volto suo ci appare,
mille forme nasconde,
solo un artista, tuttavia, le vede
con mano agile e col suo scalpello
le porta in luce
al meglio ce le fa apparire,
vita ridà a quel che sembra inerte,
come Lazzaro le fa resuscitare,
così quel tronco non può più morire.

(Donnas 11.3.2017 - 13,21)

Leuca sognando

    
 - Nelle mie foto: Vista di Leuca e delle montagne di Donnas in Valle d'Aosta.

Penso al sole di Ristola splendente,
a Leuca, distesa pigramente lungo il mare,
dormiente ai piedi del suo Santuario,
penso al porto coi velieri dondolanti,
alle case,
adagiate come vestali stanche
oranti lungo le sue coste bianche.

E in mente scorre un mare terso,
d'un azzurro che confonde il cielo,
che a Ristola s'abbraccia con lo Jonio,
vedo l'onda che corre e rincorre
che la falesia allaga.
Scie salmastre il sole disegna
tra le conche della sua costa frastagliata
dall'onda rabbiosa spesso flagellata.

Ma oggi sono dai monti abbracciato
appena spruzzati dalla neve,
il sole filtra tra i larici e gli abeti
ancor sfioriti
mentre nei campi osservo qualche fiore,
un narciso che già saluta marzo
che il tepore raccoglie
e che fiorisce tra le prime foglie.

E la Dora che scorre pigra e magra,
sono passati i giorni del diluvio,
il mostro s'è chetato
del sacrificio umano dissetato.

Ma Leuca nel mio pensiero è disegnata,
Ristola soprattutto e le sue grotte,
e quell' “Indifferente”,
che le spalle al mare rivolge e guarda il colle,
ove il faro è ora spento,
che ignora il mio antico tormento,
lo sfolgorio di sogni,
come il rinverdir che a primavera svela
la prima erbetta tra la neve che sgela.

Il sole invade la pianura;
la Dora illumina, scintillano le pozze
dove guazzano germani e planano gli aironi,
attenua la gelida carezza di un vento leggiadro
che ancor gela,
mentre lontano avverto il flebile lamento
di un agnello che bela.

(Donnas 5.3.2017 - 9,52) 

Cuore di pietra


La foto è di Rosellina Carone

Oh, cuore,
cuore mio che ti commuovi
a vedere l'onda che spumeggia
che doni amore a chi non ti comprende
che il cuore ha come pietra
e nulla intende!

(Donnas 6.3.2017 - 14,07)

Cambi di stagione


- La foto, primo premio ad una mostra fotografica a Leuca, è di Fabrizio Passaseo (g.c)

Freschi fiori a primavera
dalla neve accarezzati
spunta l'alba e sembra sera
oh, che giorni dissennati.

Vedo il sole sopra i monti
e le nuvole leggere
l'acqua lieve sotto i ponti
poi arrivano bufere.

Il narciso s'è bagnato
la viòla triste tace
tace il merlo sopra il prato
anche il passero loquace.

Strano è stato quest'inverno
e la neve chi l'ha vista?
Sulle Alpi adesso sverno
perché verde è qui la pista

mentre giù nel mezzogiorno
han sciato tra gli ulivi
quasi, quasi me ne torno
nei paesi miei nativi.

Sulla neve artificiale
ha sciato lo sciatore
e la cosa è assai banale
e non suscita stupore.

Or rimane poca neve
sopra i monti desolati
sta spuntando il bucaneve:
ma l'inverno ci ha lasciati?

(Donnas 6.3.2017 - 13,22)

Un merlo canterino


La foto è tratta dal portale: http://www.ilpalio.org/vedetta/sf_tempi_passati3.htm

Ho ascoltato nel buio il primo merlo
mamma mia, stanotte stavo male,
la finestra ho aperto lentamente
quel canto gorgheggiava dolcemente.

E' la stagione nuova già in arrivo
la forsizia ingiallisce sugli steli
i merli tra le foglie cercan vermi,
i passeri di giorno non stan fermi.

Sotto i tetti stan costruendo i nidi
mentre di notte l'upupa svolazza
s'avverte anche un lamento di civetta
brilla la neve e ancor bianca è la vetta.

Tutto sembra immutabile nel tempo
muore la vita ma dopo si rinnova
in questa gara alla riproduzione
passano gli anni arriva altra stagione.

Anche lo specchio la mia storia narra,
fa vedere sconforto e qualche ruga,
riflette il mio passato, ed i ricordi
svegliano bimbi coi calzoni corti.

(Donnas 23.2.2017 - 3.00)

Come formiche


L'immagine è presa dal portale: http://cinquepassi.org

Come formiche
raccoglievamo i beni della terra
la credenza riempivamo
di marmellate e miche.

Nulla, nulla allora sprecavamo,
tutto dentro l'ovile con pazienza
giorno per giorno portavamo.

Anche le prime fragole selvagge,
il primo frutto della primavera,
le more sulle siepi,
tutto quello che la terra produceva
pazienti noi si raccoglieva,
le vongole finanche sulle spiagge.

Come formiche
avanti e indietro noi si andava,
a volte ancora alcuni vanno,
il sole ci scaldava,
splendente ancor'oggi ci accompagna,
la cicoria qualcuno ancor raccoglie
che a marzo già regala la campagna.

Si sentiva echeggiare un coccodè,
sorrideva felice il gallinaio,
bianche tra le pagliuzze chiare, tra le croste,
si raccattavano le prime uova deposte.

Ci svegliava a volte un bel chicchirichì,
il gallo faceva le fusa alla gallina,
la piegava d'istinto ai suoi voleri,
l'uovo era pronto ad essere covato:
pazienti s'aspetta che il guscio si rompesse
una peluche gialla poi veder spuntare,
a volte nera e bianca,
un frullar tenero di ali,
la chioccia con il becco incoraggiare
ai primi passi incerti
poi il correre affannoso,
per ripararsi al caldo sotto l'ali.

Ora il gallo non c'è
le uova e le galline
li puoi trovar se vuoi al supermarché
le uova dentro scatole assemblate,
le galline nella plastica incartate.

Donnas 12.3.2017 - 11,25)

Haiku – Faraglione


La foto del Faraglione di Sant'Andrea (Melendugno) è di Alessandro Errico (g.c.)

Sul faraglione -
un ciuffo d'erba vive
sole che muore

(Donnas 13.2.2017 - 14,11)

Nomi di Facebook



Solo io ti conosco,
anonimo viso di Facebook,
solo io so cosa si nasconde dietro il tuo sorriso,
dietro le tue parole estemporanee,
dietro quel lampeggiare di virgole e punti
che ingannano il lettore inconsapevole.

Ma io ti conosco, oh, se ti ho conosciuto!
So quello che vali e sei,
so quello che tu fai.

Mi hai ingannato una volta,
stai ingannando adesso altri ignari profili,
ma poi l'amo darà fastidio alla gola,
la preda scapperà dalla trappola tesa
ed il suo odio si stenderà
come bitume fumante che durerà nel tempo.

Tu riderai,
la tua follia è pari alla tua aridità,
ma ti salva.
Ti salva quel nulla che riempie la tua scatola cranica,
molliccia composizione di materia cremosa,
grasso steso ad oliare il cigolio d'una porta arrugginita:
tu nulla capisci del male che fai
e ridi,
ridi inconsapevole del treno che deraglia,
che esce dai binari
e si addormenta tra il tufo color crema
che la notte ghermisce.

(Donnas 5.2.2017 - 18,57)

Escursione


La foto Grotte del Ciolo è di Pasquale Gennaro (g.c.)

Solo il rumore secco dei marosi
ed il fruscio del vento tra le rocce
quell'agitar di secche erbe assopite
il sole che bagliori mi regala.

E di gabbiani mi colpisce un'ala
stridule voci tra pietre inaridite
ed il sudore che mi scola a gocce
scivola giù su questi massi erosi.

Cerco rifugio in queste antiche grotte
voglio la pace che l'uomo mi toglie
scrivo in versi parole malridotte
destinate a seccare come foglie.

Ma questa pace che io vo' cercando,
questo silenzio mi sta regalando.

(Donnas 13.2.2016 v- 22,43)

Nausea


La foto è tratta da: http://contreducazione.blogspot.it/2015/03/la-nausea.html
 
Quando il disgusto sale, e un po' ti introna,
allor ribolle lo stomaco ed erutta
il tuo cervello è in panne e poco sfrutta
le qualità per cui gira e funziona.

Ma la nausea è un sintomo allarmante
ti va veder che il bianco non è giallo
il canto all'alba senti allor del gallo,
ti sveglia quel chicchirichì assordante.

E ti accorgi d'esser caduto in basso
inseguendo squallidi personaggi
non danno luce affatto i loro raggi
ma dentro al cuore portano sconquasso.

Allor ti chiedi se ancor vale la spesa
di perdere il tuo tempo inutilmente
eppure il tuo cervello vede e sente
ma torturi ancor più la parte lesa.

Ma infine anche tu ammetti: “L'uva è acerba”
lasci alla volpe saltellar sull'erba.

(Donnas 15.2.2017 - 11,25)

Cosa fanno di sera i passerotti



Cosa fanno la sera i passerotti
stanno sotto le tegole del tetto
della casa che sorge dirimpetto
zitti tra gli embricini rossi e rotti.

All'alba sento solo cinguettare,
s'affannano con le pagliuzze in bocca
quest'anno anche alla nuova coppia tocca
un nuovo nido vanno a preparare.

Durante il giorno sembra che fan guerra,
il litigio s'accende e mai non tace,
anche per loro vedo non c'è pace
ma san gestire i beni della terra.

E non vedo dei morti sul terreno
neppure dei feriti insanguinati
non vedo vecchi e bimbi assassinati
il mondo umano di violenza è pieno.

(Donnas 7.2.2017 - 20,16)

Nel mio orto



Nel mio orto è caduta anche la neve
ha imbiancato la siepe ed i muretti
è caduto lo sconforto qualche volta
una donna è caduta ed è risorta.

Ha svolazzato un poco intorno a me,
come fanno tra i lumi le falene,
le ali s'è bruciata e m'ha implorato
io l'ho guardata ma non l'ho aiutato.

Altro voleva che io non le ho mai dato
il mio amore era morto ma esisteva,
un'altra donna in cuor tenevo viva,
altro voleva lei, non mi capiva.

Ora la vedo in rete che cinguetta
ma anche lei ormai vede il tramonto,
si ostina e pensa sempre ai sui vent'anni
ma anche a lei ormai volano gli anni.

E ancor coltivo qualche fiore amaro
mi illudo che sia sempre primavera
ma c'è l'inverno col freddo e la neve
ed anche nel mio cuor il gelo preme.

E ho curato un fior tra i biancospini
tra le zolle ho cresciuto un equiseto
nel mio orto ho coltivato roselline
nel mio cuore ci stanno or tante spine.

(Donnas 14.2.2017 - 11,24)

Haiku – Escursione


La foto è di Ada Cancelli (g.c.)

Spirito vola -
nel silenzio rinasco
ombra di sera

(Donnas 15.2.2017 - 13,47)

La castagna nera



Com'era bella la castagna nera
del fine aprile del 2008
abbrustolita più del vino cotto
che s'abbinava bene con la pera.

E ci giocava con le gambe in aria
mi stuzzicava con le mele al vento
non era uscita certo dal convento
davvero era per me straordinaria.

Tra quelle mura da un bel sol baciate
coi fiorellini tra le rocce sparse
su quelle pietre bianche al sol riarse
le mutande giacevano appoggiate.

Mi godevo le sue esibizioni
eccitanti davvero e stuzzicanti
il sole la scaldava dietro e avanti
lei aveva appreso bene le lezioni.

La fantasia di certo non mancava
in più sapeva che l'amavo tanto
oh, no, io non usavo certo il guanto
carne con carne ed il calor gustavo.

Purtroppo poi si spense la sorgente
gli ormoni a questo mondo sono strani
s'alzano in fretta e vanno assai lontani
anche l'amore uscì poi dalla mente.

Ora riguardo le foto nell'archivio,
lei mi sorride e il viso è giovanile,
son mezzo rotto io e ho un po' di bile
lei ancor sgambetta, io son quasi al bivio.

(Donnas 8.2.2017 - 22,17)

In compagnia della morte



Certe volte la morte ti è compagna,
bussa forte alla porta del tuo cuore
preme il batacchio e fa tanto rumore
e quel fragore dentro te ristagna.

La cerchi, in giro annusi come cagna,
speri che l'aldilà sia poi migliore
col gesso ti trasformi in professore
e il testamento fai sulla lavagna.

Andar vorresti via dalla gentaccia,
ma restando anche in pace con te stesso,
che il tuo sparir non sia ad altrui minaccia

rifuggendo il ricatto e il compromesso,
del male fatto cancellare traccia
dormir sereno all'ombra d'un cipresso.

Si sa la vita non è come il giorno
si nasce e poi si va senza ritorno.

Si rassomiglia solamente in parte
in fondo è come il gioco delle carte

spesso si perde a volte anche si vince
vi sono pecore ma vi è anche la lince

ci son sirene con l'arpa e le cetre
ma ci son tante strade con le pietre

ci sono giorni di sole e di tempesta,
ci son mesi di lutto e anche di festa.

Qualcuno prova a seminar la pace
ma c'è chi pianta guerra ed è mendace.

E allora pensi che via da tanta erbaccia
capra e cavoli salvi e pur la faccia.

- Sonetto ritornellato
(Donnas 16.2.2017 - 16,16)

Haiku – Tramonto



Astro morente -
cromatici colori
sera sul mare

(Donnas 9.2.2017 - 16,00)

Più non sgambetto


La foto è tratta dal portale: http://www.micciacorta.it

Il mio giovane amor più non sgambetta
me l'ha detto questa sera in una chat
ormai io più non l'amo ed altro cerco
perché a morire adesso ho tanta fretta.

Leggete con prudenza quel che dico
sulla ragione comanda ancor l'istinto
un passo indietro muovo se decido
ma ogni giorno il cielo maledico.

E mi dispero se un giovinetto muore
penso quanto sia ingiusto il padre eterno
c'è chi cerca la morte e lei lo snobba,
si crogiola a vederlo nel dolore.

Di giorni felici quanti ne godiamo?
Io ne ho avuto qualcuno, non lo scordo,
tanta infelicità poi ne è seguita,
che forse anche ad altri regaliamo.

E mi fa senso sentir le confessioni
di questo amor che il cuore m'ha distrutto,
ma quanto affanno anch'io le ho regalato?
Certo rimpianti e tante delusioni.

Ma abbiam vissuto, sfidando anche l'età,
forse lei ha simulato un po' d'amarmi
m'ha illuso ed io, però, anche ho creduto
or ci è compagna l'infelicità.

(Donnas 10.2.2017 - 00,33)

Haiku – Tricolore a Punta Ristola



Il tricolore
il vento si diverte
stride la fune

L'uomo forte


Il dipinto Ercole e l'Idra e di Antonio del Pollaiolo

Al mio amico Bettozzi che gli frega
se arriva uno con martello e sega?

Se poi da colpi in testa o suoi coglioni
lui a Ostia è steso sotto gli ombrelloni.

Tanto lo so che lui vuol l'uomo forte
vuole urlare d'accapo: “O Roma o morte”.

Ma anche lui ormai non ha vent'anni
e come me sarà pieno d'affanni.

A marciare non ci potrà più andare
e gli manca anche il fiato per urlare

e chi verrà, se vuole comandare,
coi soldi i conti dovrà poi sempre fare

perché non basta solo il manganello
senza lire manco più canta l'uccello.

E quello che tanti hanno tra i calzoni
da un pezzo sta dicendo le orazioni

e sperano sol che, volendo dio,
gli canti ancor per qualche rondinio

ma anche su questo è poca la speranza
perché ormai si gonfia sol la panza

che riempiamo di riso o maccheroni
perché dormienti sono ormai gli ormoni.

Per cui stammi a sentir, ormai di “Armando”
abbiamo il nome, il resto è “disarmando”.

(Donnas 12.2.2017 - 12,18)

L'uomo nero


La foto è tratta dal blog:
https://laltrametadelcielo.wordpress.com/2010/10/08/chi-ha-paura-delluomo-nero/

Ne abbiamo noi visti invasori,
è lungo il nostro stivale,
al Sud li noti nel color della pelle
nel contrasto di visi e capelli.

Anche il Nord è largo e si presta
a passaggi nel tempo inusuali
orde barbare e vil mercenari,
ed i veneti son detti orientali.

Di invasioni ne abbiamo subite
tracce in corpo per sempre portiamo
chi negli occhi, chi in forma e in altezza,
peggio quelle che sono nel cuore.

Ma il color della pelle era uguale,
sempre bianco, confuso nel mucchio,
ora, invece, il colore si nota
ed il nero è un colore inusuale.

Il diverso ha sempre uno sguardo,
furtivo per non farti vedere,
c'è un rigetto che sale, impulsivo,
e che turba il tuo viver sereno.

Sì, il nero è davvero diverso
ed il buio fa paura ai bambini
di uomini neri han riempito l'inconscio,
le stanze del lor viver sereno.

(Donnas 13.2.2017 - 10,52)

Ancor ti voglio


Foto: Nudo (particolare Filippo Tomasi)

Ansante ti vorrei mentre ti spoglio
quel tuo goder selvaggio di puttana
che devo dirti ancor? Che vuoi ch'io dica?
Che mi sei ancora dentro e che ti voglio?

Ed a pensare a te sempre m'imbroglio
mi batti ai punti, in libertà tu eccelli
quel tuo piacer mi invoglia, mi sublima
goder con te avvinto su uno scoglio.

Laida ti vorrei e ancor rivoglio
sentire quei tuoi seni passionali
in mente scorro le tue gambe aperte
e appunto i miei piacer su questo foglio.

D'averti avuta fu per me un orgoglio
se ti denudi ancora, ancor ti voglio.

(Donnas 19.5.2016 - 01,07)

Missioni


La foto è tratta dal portale: http://www.metropolinotizie.it/

Dovevi fare il prete figlio mio
ogni giorno ci fai filosofia
se ti metti la stuoia e i paramenti
tanti ne fai entrare in abbazia.

Scrivi come un buon padre d famiglia
ma poi leggo in qualche tuo commento
(ma a te nessuno giusto ti consiglia?)
che non tieni un buon comportamento.

Parli di moglie e di gran fedeltà,
e questo anche per me sarebbe un vanto,
poi dici che 'nzuppetti qua e là
da quel che leggo non mi sembri un santo.

Sei tanto ricco di contraddizioni,
scrivi del rispetto per le donne
ma dopo leggo che ne hai sbattute tante
straniere e non, spogliate o senza gonne.

Ma imperterrito continui a predicare
a leggerti sei pieno di virtù
nei fatti ti descrivi in mondo orrendo
e non ti batte neppure belzebù.

A veder la tua foto, santo cielo,
chiunque si mettesse nei tuoi panni
dovrebbe camuffarsi con un velo
non dirmi che somigli a un Don Giovanni,

perché, e scusami se sarò sincero,
se appari per la strada in piena notte
mi fai scappare il gatto bianco e nero,
e impaurire finanche le mignotte.

Perciò cerca d'esser più modesto
deponi in un armadio i paramenti
ma non pensarci fallo in fretta e lesto,
confessati e poi prendi i sacramenti.

(Donnas 1.5.2016 - 22,32)

Come un viandante



Come un viandante vorrei rivisitare
le spiagge della vita mia passata
tornare ragazzino e rinverdire
tutti i pensieri in foto trasformare.

Rivedermi vorrei in un filmato
coi pantaloni corti e la maglietta
le mie risate ancora riascoltare
guardarmi come un tempo sono stato.

E rinfrescarmi all'acqua d'una fonte
dove accaldato avevo un dì bevuto
il viso d'acqua chiara accarezzare
il sudor cancellare dalla fronte.

Su un prato incontrar vorrei un alieno
che mi dicesse posso accontentarti
guardati in questo film che ho registrato
dal mio pianeta quando eri sereno.

E rivedere un mondo immacolato
l'ingenuità, il viso mio pulito,
l'animo lindo, sempre credulone,
il mare azzurro e il borgo colorato

di fiori e panni appesi tra i balconi,
le strade bianche senza confusione
con bimbi urlanti scalzi ed affamati,
un mondo senza neri sui barconi.

Quell'innocenza che ci completava,
quella voglia soltanto di giocare
da mane a sera, senza la malizia
che il confessore ci sollecitava,

che spronava le prime trasgressioni,
al mondo del peccato poi ci apriva
sollecitando il male sconosciuto:
sono state istruttive le lezioni!

Ed era quello il semplice passaggio
per entrare in un mondo tutto nuovo,
la gioia ed il soffrire per amore
e fu davvero fertile il messaggio.

Scorre il filmato con dei visi amici
quelli più cari e quelli dei parenti
il mondo che si evolve ed i rumori
le prime moto, le sgangherate bici.

E poi gli addii, i baci e la partenza,
la nostra vita ch'è cambiata in meglio
ma stranamente il mondo del filmato
triste risveglia tanta sofferenza.

(Donnas 19.5.2016 - 11,05)

La torre di Babele



La tua arroganza un giorno ho maledetto
ho mischiato le lingue e gli idiomi
ho creato i suoni gutturali
l'ho accompagnato infine col dialetto.
Così il creatore un dì confuse
la presunzione di tutto dominare
tu non capisci ed io nulla capisco
le porte del parlare certo chiuse.
Ma l'uomo è sciocco, infatti ha la ragione,
perché non l'usa anche contro dio?
Farlo non può perché per sua pigrizia
ha rinunciato all'utile istruzione.
Così l'uomo, (ma in quanti poi lo sanno?)
si nutre per tenere attivi e in vita
una massa parassita di neuroni
che a riposo tutto il giorno se ne stanno.
E rinuncia ad accettar la sfida
con chi pensa sia il suo solo creatore
che lui ha inventato e nei secoli nutrito,
che della sua pigrizia ride e grida.

(Donnas 15.5.2016 - 12,54)

Neve


La foto di Andrea Pellegrini è tratta dal portale:
http://andreaintrip.blogspot.it/2014_02_01_archive.html

In quel candore spesso mi son perso
quei chiaro scuri tesi all'azzurrino
quelle lucenti stelle contro il sole
gli occhi accecati da tanto bagliore.

Intorno ai ciuffi d'erba in alta quota
colpiti da quei raggi diamantini
orme d'ungule e tracce di escrementi
segni di vita ed i ruscelli lenti

corrono a valle diluendo i ghiacci
quel borbottio monotono che attrista
quel silenzio che il vento a tratti scuote
empion di quiete le giornate vuote.

Ed io rinasco in mezzo a tanta pace
l'ombra di una nuvola m'avvolge,
un'altra offusca un poco la montagna
sotto la neve dorme la campagna.

Vorrei dormire infine un poco anch'io
poter sciogliere in un bicchiere d'acqua
questa insoddisfazione e questa pena
che senza alcun motivo mi avvelena.

(Donnas 12.5.2016 - 15,34)

Il passero solitario



Ti vedo ogni mattina su quel tetto,
che mesto osservi le auto passare
un trillo a volte dal tuo petto sfugge
la tua amica non vedi ritornare.

E te ne stai lì fermo, solitario,
e mi ricordi la lezione antica,
mi guardo e tu mi guardi silenzioso
anch'io ho perso una persona amica.

E non m'importa più del mondo intero
non mi interessa quel che avviene intorno
penso soltanto a quell'amor che ho perso
la strada fatta è ormai senza ritorno.

E saltelli, ti sposti, sopra il tetto,
ma l'occhio è sempre perso sulla strada,
dietro un cupo pensiero anch'io mi perdo
manco per me il conto più non quadra.

E che ci importa in fondo della vita,
ingrata fu e lo sarà per tutti
poca felicità e tanti affanni
di quel che resta raccogliamo i frutti.

(Donnas 12.5.2016 - 8,38)

Perversioni



Siamo convinti di donare amore
che spesso con passione regaliamo
crediamo di trasmettere l'ardore
e invece solo noi dentro bruciamo.

Spesso colei a cui offriamo affetto
non nutre la nostra identica passione
e c'è chi poi sviluppa dentro il petto
logiche infami prive di ragione.

Di siffatti campioni il mondo è ricco,
come abbonda di false e di bugiarde,
sulla croce però non li configgo
saranno sempre laide o bastarde

del male produrranno a chi han vicino
diranno ch'eran alticce e pien di vino.

(Boccheggiano 13.5.2016 - 19,25)

Polline


La foto è tratta da: https://it.wikipedia.org/

Ondeggio
nel sussulto del vento
svolazzo
m'inquieto
granello invisibile
in controluce m'inebrio
mi poso
riposo
la vita poi sposo.

(Boccheggiano 23.5.2015 - 21,11)

Quelle mani, quella voce



Quelle mani
prive di orpelli,
decorate da un semplice monile,
use al giornaliero impegno,
ricamano lo spazio
impreziosiscono la scena,
quelle mani
corteggiano le note
accarezzano il mio cuore.

Quella voce,
armonie recondite e sublimi,
nella notte addolciscono i miei sensi,
nel silenzio leniscono le pene.

(A Latitha Bellino)
(Donnas 10.5.2016 - 15,06)

Perdidi oleum



Il mio tempo perso
dietro puttane prezzolate,
viscide donnette viziose
ricche sol di lascivia e lussuria,
di libidine sfrenata,
appena nate.

Donnette senza decoro alcuno
nel vizio sprofondate
già dall'età novella
questuanti d'un sesso estremo,
striscianti in portali di viscido profilo
dove si vendono emozioni a basso costo
stuzzicando appetiti irrazionali.

Oh, le favole d'un tempo,
adolescenti pure
perse dietro “La bella addormentata”
e “Cappuccetto rosso”.

Oh, l'amore d'un tempo,
figlio di qualche bacio rubato
e pudore ormai svenduto
su banchi di mercati rionali
da venditori urlanti,
sguaiati,
prezzolati.

Ora la nipotina fa la chat oscena
vende emozioni a vecchi pervertiti,
stuzzica il nonno e lo corrompe,
altro “cappuccetto utilizza”
per le sue orge sfrenate.
E' lei a suggerire le letture adeguate
la favola del “nonno e nipotina”
affinché il sonno sia sereno
dopo la libidine violenta,
vortice infinito sulla soglia della perdizione.

Fingi di non capire,
ti illudi solo di apparenze ingannevoli,
copri con un bianco lenzuolo
il nero postribolo d'una devianza
che ormai è diventata costume.

(Donnas 30.5.2017 - 10,11)

Nel mio giardino



Nel mio giardino, rosa bianca allevata,
petali delicati,
dal sole del Pollino ancor baciata.

Nel mio giardino rosa bianca sfiorita,
rosa che anela amore,
rosa oramai quasi appassita.

Nel mio giardino, rosa rossa selvaggia,
petali salentini,
che a trasgressioni incita e incoraggia.

Nel mio giardino, rosa rossa avvizzita,
senza splendore
che simula amore a tutti, inaridita.

Nel mio giardino, rosa gialla ingiallita
rosa dell'appennino,
rosa che ancor coltivo e che dà vita.

Nel mio giardino troppe rose nate
il tempo manca e stringe
con tanto amore tutte le ho seccate.

Povere rose di questo mio giardino
con me stanno appassendo e mi consumo
disperso al vento han l'ultimo profumo
come la nota stanca d'un violino.

Le ho annaffiate un dì fresche e odorose
piene di vita e ricche di passione
amor gli ho chiesto come un accattone
ma solo spine ho colto e niente rose.

(Donnas 28.5.2017 - 14,40)

Come una farfalla


La foto di Gaia è tratta dal portale:
www.naturamediterraneo.com

Come una farfalla, l'ali sbatti,
dai colori ti lasci anche insidiare
voli sopra i ruscelli e l'acque chiare,
lieve ti posi e dopo in alto scatti.

I sensi miei risvegli e mi ricatti
i tuoi pensieri son spuma di mare,
lucenti come la stella polare,
ai tuoi modi gentili sono adatti.

Ed io mi incanto spesso ad ascoltarti
quando racconti e spesso ti commuovi
forse ancora potrei un poco amarti

nei miei pensieri spesso ti ritrovi,
ma io non so cos'altro potrei darti
e cosa tu per me davvero provi.

(Donnas 23.4.2016 - 11,36)

Muse e passionarie


Nella foto: Dipinto di Erato di Edward John Poynter

Tanti poeti e artisti ho tra gli amici
scrivono versi, compongono armonie,
molti fanno dei quadri e scattan foto
e abbiamo anche le stesse sincrasie.

Ma chi m'attira in modo cerebrale
sono le Muse e le Passionarie,
le prime me le tengo sempre in cuore
le seconde son spesso leggendarie.

Le Muse mi ispirano i miei versi
le seconde mi fanno assai pensare
ma son le prime, spesso fiorentine,
che son le sole che sappia più amare.

La Musa che di versi m'alimenta
la fiamma dell'amor non ha mai spenta,
la Passionaria che si chiama Ada
sempre la seguirò dovunque vada.

(Donnas 24.4.2016 - 16,52)

Sfide



Quando mi cerchi colgo i tuoi sospiri
tu mi racconti delle tue emozioni
provo una pace che non puoi capire
mi sciogli in petto ansie e delusioni.

Mi parli del volo di farfalle
di passeri e di piogge mattutine
del rosso dei terreni e degli ulivi
delle nebbie e delle prime brine.

Ed ogni dì attendo la chiamata
cerco di contenere i miei entusiasmi
albe non vedo ormai ma sol tramonti
risuscitar non voglio più fantasmi.

Son le esperienze dure da scordare
e le lezioni aiutano a capire
l'inverno senza neve se n'è andato
la primavera i prati rifiorire.

Ritornerò a breve nel Salento
e ci accarezzerà sul mare il vento.

Insieme fiuteremo l'aria nuova
sarà una sfida metterci alla prova!

(Donnas 24.4.2016 - 00,27)

Haiku . Nuvole



Nuvole bianche -
adagiate per terra
the alle cinque

(Donnas 23.4.2016 - 00,50)

Verusca



Quella fotografia oggi ha sorriso
mostra un aspetto che ora s'è sbiadito
tu sei cresciuta il nonno s'è invecchiato
come un pulcino quel dì t'ho coccolato.

Col tuo vestito a fiori sopra un prato
il verde che trionfa sui colori
le rondini nel cielo a svolazzare
immagini di bimbe a saltellare.

Con quei disegni impressi sulle braccia
quelle tue genuine esternazioni
provai quel giorno un senso di dolcezza
oggi m'infondi tanta tenerezza.

E i giorni sono andati e sei già donna
a volte penso: “Un giorno sarà sposa”,
avere i tuoi bambini da guardare
sentirmi ancora nonno sussurrare.

Sognai davvero d'essere una chioccia
tante dolcezze mi furono negate
ma sotto un'ala quel giorno t'ho protetta
tiranno è il tempo adesso e non aspetta.

(Donnas 19.4.2016 - 17,21)

Una rosa rossa


Nella mia foto:SentieroPatù4.8.2008

Pianterò una rosa rossa
in quel solitario sentiero baciato dal sole.
Ti vedrò ancora sorridente indietreggiare
mentre mi invii un bacio in un refolo di vento
in quell'agosto infuocato
che il cuore m'aveva prosciugato.

Triste giornata d'addio...
il tempo passa...
restano i ricordi a logorarti....
bussano ad un cuore che s'impetra...
che schiacciano la pietà e l'amore...
oscurano carezze e sentimenti...
i dolci affetti...
pagati con il prezzo del dolore.

Se la felicità ha un valore
l'ho già saldata insieme agli interessi.
Oh sì, gli affetti cari li ho pagati
(e forse non li ho neppure ricevuti)
oggi non sono più gli stessi
li cerco, ma non so dove li hai messi.

(Donnas 18.04.2016 - 13,05)

Quelle pietre


Nella mia foto: La baia di S. Gregorio di Patù

Quelle pietre non so chi le ha raccolte
tante come le pene sono state
ai bordi dei poderi poi ammucchiate
ed ora sul mio cuor tutte schiacciate.

Quelle pietre un dì t'hanno nascosto
era una notte di tanti anni indietro
l'animo mio ancor non era tetro
l'animo tuo più chiaro ancor del vetro.

Quelle pietre son lì a ricordare
quando con tanto affetto ancor mi amavi
quando parole dolci sussurravi
quando eri dolce e non volgarizzavi.

Quelle pietre ora pesano sul cuore
sul mio di certo e ne son convinto
di veleno e rancore adesso è tinto
ed ora sono anche un uomo vinto.

(Donnas 19.04.2016 . 10,35)

Parole tra la brina


- Nella mia foto del 16.4.2008: La Chiesa del Vereto a Patù (Lecce)

Il dì che sul Vereto tornerai
a scorrazzare come una bambina
forse calpesterai un po' la brina
forse la voce mia riascolterai.

Quel cancello serrato scuoterai
dove provasti tanta adrenalina
quand'eri la mia stella salentina
che fulva risplendevi tra i rosai.

In mente ti rinverdiranno allora
le mie parole a vuoto ripetute
comprenderai e sarà forse l'ora.

In quella chiesa s'erano perdute
ma sopra il colle stan vagando ancora
come le vite nostre ormai sperdute.

(Donnas 18.04.2016 - 00,14)

Senari al finestrino


La foto è di Ada Cancelli (g.c.)

Quel treno che corre,
binari lontani, quel fumo spennacchia
di nero mi macchia.

Quel treno che fischia
giù al Sud che ho scordato, quel suono assordisce
il tempo scandisce.

Quegli occhi sperduti
su campi e su fiumi, scirocco ristagna,
la fronte mi bagna.

Quel treno racconta
mi scava anche dentro, l'archivio rilegge
nel cuore le schegge.

Quel ferreo rumore
traballa su ruote, su vecchi binari,
…. e scrivo senari.

(Donnas 4.3.2017 - 17,00)

Riflessioni


- Nella foto mia madre Adele Condello, ancor prima da sposare.

Quel giorno triste che starò morendo
il nome tuo di certo invocherò
quel filo, che s'è rotto con un vagito,
a te, o mamma, ancor riannoderò.

Forse ricorderò il tuo dente d'oro
che in bocca si accendeva risplendente
quando tu sorridente mi fasciavi
e ti vedrò, fors'anche, sofferente

nel tempo della prima giovinezza
col vento della guerra che soffiava,
col rombo dei motori e le esplosioni,
con il pane che spesso ci mancava.

Forse di nuovo riderai felice
e mi racconterai ancor la storia
dei vecchi tuoi e dei tuoi tempi antichi
che freschi ancor conservo anch'io in memoria.

Quel dì che il ciel mi negherà la luce
ricorderò del mio peregrinare
forse m'illuderò che tu m'aspetti
felice tra i miei monti e nel mio mare.

(Donnas 1.3.2017 - 12,02)

Primavera
(A Caterina)


- Nella foto: Passerotto tra la forsizia che fiorisce.

Quello che hai
Tu sei
Quello che dai
Io colgo
La siepe si colora
Un giallo fior dipinge
E quel color ti sfizia
Il monte anche si spoglia
Il bianco cede al verde
Volteggia un passerotto
Su un ramo di forsizia
Un merlo già fischietta
Un nido ricostruisce
Il falco sulla vetta

(Donnas 2.3.2017 - 9,42)

Pecore senza ovili



Pecore siamo
usciti di corsa dagli ovili
la corda che un giorno ci legava
oggi l'abbiam tagliata.
Oh, dove siamo?
Di tanto amore più che ricordiamo?
Quel tanto affetto, oh dio, dov'è finito?

Beliamo un po' confusi,
da lontano udiamo altri belati disperati,
l'amore nostro al vento abbiam gettato
seme sterile, però, è diventato.

E non germoglia più verde frumento,
né parla al cuore il passero vorace,
dove, dove è finito tanto amore?
Ci siamo chiusi nell'indifferenza,
nel buio,
nel vuoto d'un contenitore.

D'un contenitore che vino fermentava,
piedi nudi, d'uva arrossati,
e col sudore in fronte,
dolci effluvi di mosto,
e canti, e spinte,
e sulla brace un agnellino arrosto.

Or le montagne si sono spianate,
vediamo anche lontana la pianura,
scorgiamo l'erba antica profumata,
anche il mare notiamo all'orizzonte,
quell'azzurro adesso splende in fronte,
sentiamo il cuor spezzar di nostalgia
ma tutti abbiam smarrito cuore e via.

La cerchiamo, belando inutilmente,
la strada che porta al vecchio ovile,
confusi ricerchiamo quel recinto
che garantiva affetto e sicurezza
ma il nostro cuore è ormai vuoto e indurito
l'amore dalla mente è ormai fuggito.

(Donnas 1.3.2017 - 13,05)

Haiku – Aquila


La foto è tratta dal portale:
http://www.visionealchemica.com/la-storia-dellaquila/

Urlo selvaggio -
imbianca la montagna
piuma di marzo

(Donnas 2.3.2017 - 9,12)

Disorientamento



Piove stamani e fosca è la pianura
sulle montagne scende anche la neve
nel cuore passa un ripensare lieve
davvero anche la vita è alquanto dura.

E s'accompagna, a nuova fioritura,
un tempo opaco e rende il cuore greve
sui prati però sbuca il bucaneve
il mondo ondeggia con disinvoltura.

Più non mi chiedo del mio tempo andato,
neppur delle abbondanti nevicate
il mondo d'oggi sembra assai cambiato.

Ma anche tante altre cose son mutate,
con la natura già mi son scusato
non sono io a darle coltellate.

Non solo questo io prendo e ricevo
ma è anche avvelenato quel che bevo

bevo anche l'acqua pura alla sorgente
ma è già inquinata e dal sapor si sente

finanche la verdura di montagna
se l'analizzi trovi una magagna

e chi coltiva in modo naturale
pensa ben di mangiare e poi sta male.

Questa terra lasciamo ai nostri figli
perché il mondo oggi è pieno di conigli.

- Sonetto ritornellato
(Donnas 4.3.2017 - 13,02)

Citazione sulla poesia


(Citazione di Salvatore Armando Santoro del 2.3.2017)

La poesia è impastar parole con le emozioni
e cementificarle con il sentimento.

Cicli


- Nella mia foto: fiori nella Villa di Lecce

Quando brillava in ciel solo la luna
accompagnata da stelle brillarelle
nella savana non c'erano lampioni
c'eran bestie feroci e le gazzelle.

E l'uomo era diverso, con la clava,
solo dopo scoprì l'arco e le frecce,
la donna nuda senza inibizioni
il culo non apriva in cuore brecce.

In quel tempo vagavano gli ormoni
l'uomo penso ogni giorno ci provava,
ma lei faceva solo le moine
nel tempo suo che il ciclo gli dettava.

Come adesso. In fondo che è cambiato?
Vedo fuori svegliarsi la natura
di notte canta il merlo,
il falco dalla caccia si distrae,
il passerotto con l'erbetta in bocca,
il cane che annusa l'aria intorno,
le mucche che muggiscono,
l'ape che vola con un gran frastorno.

E poi il risveglio anche degli insetti
che s'agitano tra l'erba che verdeggia
e i primi fiori, oh, dio quanti colori,
anche il più brutto l'ape già corteggia

e la inganna gonfiando i suoi colori
petali inventa e forme anche armoniose
gareggia per la sua riproduzione
l'attira diffondendo scie odorose.

Oh, la natura,
lei no, non ci inganna,
siamo noi che l'abbiamo violentata
lei ci ama e risponde alle violenze
la comanda l'istinto naturale
se l'aria noi intorbiamo coi veleni
lei reagisce con un temporale.

Ed io sto nella notte alla finestra
ascolto il risvegliar della natura,
penso al mondo che ad altri noi lasciamo,
penso ai nipoti nostri ed ho paura.

(Donnas 3.3.2017 - 13,40)

Un poeta e due bambine


- Foto Seila&Verusca nel 2001

Un poeta è due bambine
fan insieme un bel terzetto
già son grandi e van dicendo
dove è andato mai il nonnetto.

Il nonnetto è andato via
non ha colto risa e pianto
ora è vecchio e un poco triste
guarda spesso il camposanto.

Ed invoca già la morte
ma per via di quei bambini
alla vita un po' s'attacca
e allontana i suoi becchini.

Lui non sa più cosa fare
troppi errori ha già anche fatto
e da solo soffre ancora
come cera s'è disfatto.

E si sfoga con dei versi
li abbellisce con la rima
poi rilegge e un poco pensa
il suo spirito sublima.

Ma quei versi sono lame
che producono dolore
pur se scritte con la penna
lo feriscono nel cuore.

(Donnas 21.1.2017 - 1,26)

Quella pennetta



Quella pennetta mezza mordicchiata
quest'oggi è scivolata nella stanza
non sapevo da dove fosse uscita
poi ho visto una scatola piegata.

E dentro ci tenevo tante cose
un paio di mutandine e dei ricordi,
dei capelli ramati un dì recisi
quando a maggio sbocciavano le rose.

Un vecchio cd con tanti brani incisi
che un giorno lei mi aveva regalato
delle penne, un diario giovanile
e due pelouche polverosi e lisi.

La pennetta a me lei l'aveva data
quando fiorì l'amor nel tardo autunno
d'un anno che a volte a posta scordo
perché d'allora ho l'anima ammalata.

Ma quelle sue incisioni sulla penna
causati dai pensieri e dai suoi denti
ancor oggi tormentano la mente,
li sento incisi sulla mia cotenna.

Donnas 27.2.2017 - 19,42)

Senza radice


Mosaico con i gladiatori rinvenuto a Leptis Magna in Libia

All'ombra d'un cipresso ardito e solo
sperso in un campo senza più radice
parole più non sento e lei non dice
ed a chiamarla invano ormai mi sgolo.

Ad altri tempi a volte triste volo
tutto macìna nella trebbiatrice
l'età di dolci sogni è truffatrice
più non conforta il canto dell'assiolo.

Il tempo d'esperienza è portatore
che vuoi sapere tu del duolo altrui?
La zappa affondi come un aratore

ma oggi i tempi sono tristi e bui.
Tu pensi d'esser sempre un gladiatore
ma chi ti guarda dice: chi è costui?

Sonetto
(Donnas 28.2.2017 - 16,58)

Un pensiero


La foto è di Rita Lambruni pubblicata su FB.

Curioso guarda intorno
azzurro il mare vede,
osserva le onde spumeggiare
il vento sibilare sente.
Il verde se n'è andato,
si nasconde,
un muro lo ripara
e l'acqua è assente
ma tra due pietre,
quel fiore solo,
brilla risplendente.

(Donnas 28.2.2017 - 11,52)

Le mie pinne


-Il dipinto “Offerta di Ringraziamento di Noè” (c.1803) è di Joseph Anton Koch.

Le mie pinne
nessuno le nota
ma si muovono costanti
dentro l'acqua si vede solo schiuma,
ma mi fanno cosciente galleggiare.

Le mie pinne
son sempre sorprendenti
guidano,
non mi fanno disorientare,
dritto vado alla fonte
d'acqua pura riempio la mia vita,
colgo un fiore,
spuntato in mezzo al fango,
piango
per un'anima in pena e un viso nero.

Le mie pinne
crescono nell'anima
mi proiettano nel mondo del sereno
dove lo sfruttamento non esiste,
dove si guarda al bene generale,
a questo mondo che degrada e muore,
e mi proietto in un mondo surreale
dove ancora una carezza si può dare,
dove l'uomo non è nero
ma è di mille colori,
arcobaleno.

(Donnas 28.2.2017 - 11,05)

Questo silenzio


- Il dipinto ”Mandorli in fiore” è di Vincent Van Gogh

E' strano,
quando a qualcuno ci si lega
ci manca qualche cosa a non sentirlo,
si aspetta tutto il dì udire un trillo,
troppo silenzio a volte non si spiega.

Che fa?
Cosa sarà successo, perché tace?
Tu ti domandi, e sei un po' impaziente.
Non sono forse più nella sua mente?
Cosa oggi ha turbato la sua pace?

Lei non lo sa,
(e penso che sia ben che non lo sappia)
un poco s'è infilata nel mio cuore
quando la sento provo un gran tremore
e non vorrei finire ancora in gabbia.

Qui non legge,
almeno io questo sto sperando,
ma se leggesse allor scopro le tombe
perché da solo do fiato alle trombe
le scopro che il suo affetto sto cercando.

Ma lei lo sa,
forse ha capito già. E allor perché sta zitta?
Penso vorrà stimar se il sentimento
sia forte o flebile come d'aprile il vento
ed io vorrei evitar l'ennesima sconfitta.

(Donnas 23.2.2017 - 23,03)

T'amo brutta mignotta


- Vecchia statua alla mignotta di epoca romana a Chianciano

Io sempre t'amo e t'amerò mignotta
lo so che l'armonia tra noi s'è rotta
anche se tu hai la memoria corta
uno spiraglio ancor c'è nella porta.

Per quella via, oh, donna poco accorta,
ancora la speranza Dio riporta,
smetti di sostener che t'ho sedotta
perché lo sai m'hai preso con la potta.

Qualcuno pensa ch'io sia poliglotta
ma l'Odissea non l'ho ancor tradotta
l'avessi fatto sarebbe assai contorta
la traduzione mia molto distorta.

Ma a verseggiar non ho bisogno scorta
traduco dal latin ch'è lingua morta
ma che ancor serve a gente colta e dotta
per pagarsi ogni giorno la pagnotta.

Ad altra storia, quindi, t'ho condotta
non dar risposta e non darò più botta.

(Donnas 29.1.2017 - 23,05)

Cani a Castrovillari



Mi dicono che sono un cane triste,
ma nessuno si chiede mai i motivi
son nata in un paese inospitale
gente cattiva che fa solo male.

Ma che colpa ne ho se sono nata
in un paese che odia gli animali?
In fondo che fastidio do alla gente?
Scodinzolo e a nessuno chiedo niente.

Sono felice per una carezza
che un infelice a volte mi regala
lui legge in cuor, conosce la sua vita
pensa che come lui io sia fallita.

Eppure nel mio cuor c'è tanto amore
lo regalo anche a colui che mi respinge
cerco un padrone a cui donare affetto
quello d'un cane è sempre il più perfetto.

Fa festa anche al padrone più brutale
e gli parla con i suoi occhi buoni
anche se tanta gente non lo sa
un cane dona sempre fedeltà.

(Donnas 25.2.2017 - 22,05)

Tradir piacendo



T'accarezzavo quei tuoi seni nudi
capezzoli induriti
lussuriosi
liscia la pelle
quei due tuoi denti storti
ramati i tuoi capelli
discinti e ricciarelli.

Poi quel tuo viso ricco di piacere
quel desiderio forte e contagioso
quel giocare sul letto,
quella mano morbosa tra le gambe
a stuzzicare l'umido del sesso
mi travolgevi nelle trasgressioni
vibravano gli ormoni.

Volava nella stanza quell'odore
che accende il sesso quando è stuzzicato
io ti guardavo
oh dio quanto soffrivo
altro avrei voluto darti
ma solo quello avevo
di più donarti allora non potevo.

Ti colmavo d'amore
un amore tenero
adeguato all'età che allora avevi
amore che strana parola è questa
ai giorni nostri ormai è poco usuale
quello che conta son soltanto i sensi
all'amor non siamo più propensi.

Sono soltanto i sensi
che occorre a tutti i costi soddisfare
l'amore dura poco
c'era, adesso il fuoco è spento,
l'amore è come il vento
quello che è stato fu
con se le foglie porta in su e in giù.

(Donnas 21.2.2017 - 21,52)

In mezzo alle canne



Insisto sciocco in mezzo a tante canne,
che ondeggiano,
non smettono un istante di frusciare,
mio caro cuore ti devi rassegnare
altrimenti lontano devi stare.

Ma come si fa tanto a farfugliare,
solo cazzate ascolto,
possibile che ancor non l'ha capito?
Due volte al giorno questa tiritera
avanti e indietro con la caffettiera.

Lo so, mi sono rassegnato,
il caffè non lo bevo,
presenzio per questa cara amica,
in fondo è sempre il solito ondeggiare
le canne, il vento, lo sanno sopportare.

Ed ormai non l'avvertono davvero,
si piegano incuranti,
ondeggiano e mutan posizione,
è interessante solo la presenza
ma sopravvivo anche a restar senza.

Infatti, quando guardo il panorama,
e osservo l'orizzonte,
in fondo, dico, che vedo di diverso?
Anche se a destra o manca tu li sposti
son sempre canne comunque li riposti.

(Donnas 23.2.2017 - 16,17)

Amore d'altri tempi


- La foto è di Paolo Simone (g.c.)

Sui campi inamidati dalla luna
un lume brilla in una casa persa.
Riverberi di stelle brillarelle

ricordano d'un agitar di cruna
d'una mamma a rammendar immersa
a un focolar di tremule fiammelle.

Esala torbo il fumo al letamaio
un gracillare a tratti di galline
un ungular d'un zoccolo ribelle.

Un mondo andato di fine febbraio
in un podere ancor con le bovine
sul fuoco un rimestar di caccavelle

ed una mamma, ancor, sempre lei sola
con in testa la casa e la carriola.

(Donnas 26.2.2017 - 8,15)

Un amore di mente


Il dipinto Amore&Psiche è di Antonio Canova

Lo sai che mi sei cara,
dolcezza mia che spesso ti confidi,
le pene tue mi sveli,
con me tu ti conforti e ti consoli.

Lo so,
non posso dire ad altri quel che provo
c'è dell'affetto in fondo a questo cuore
lo tengo sol per me,
non ti confondo,
non apro nel tuo cuore nuove pene.

So quello che provi
le tue parole ascolto e a volte tremo
non voglio turbar la vita tua già sofferente
e questo cuor non mente
so quello che prova e tu non sai
già altre pene anch'io un dì provai
non voglio aprir crateri sul vulcano
né veder lava nuova incandescente
né lacrime sul viso e piaghe in mente.

Ma sei dentro di me,
questo a me basta,
solo amore di mente voglio dare
penso non sia peccato amare
io che l'ho dato ne ho pagato il prezzo
chi me l'ha tolto ancor oggi disprezzo.

(Donnas 23.2.2017 - 01,17)

I Quacquaracquà


- Nella mia foto: anatre selvatiche a Viverone.

Fare del male senza mai saperlo
nel cuore pesa quando vien svelato
nell'angoscia il mio cuore è sprofondato,
mi chiedo come ho fatto a non vederlo.

Se guardi un vecchio tetto senza smerlo
non ti accorgi di un nido abbandonato;
il tuo livor nel cuor hai tu celato
come hai fatto silente a trattenerlo?

E l'hai svelato dopo aver raccolto
baci e carezze e dopo tanti amplessi,
poi d'un tratto, con fare disinvolto,

schizzato hai l'odio dopo i tuoi insuccessi
più al cuor non hai voluto dare ascolto
l'amore hai seppellito tra i cipressi.

- Sonetto
(Donnas 20.2.2017 - 22,55)

Primavera senza le Grazie


- Il dipinto "La Primavera" è di Botticelli.

Non ha la primavera i veli corti,
ne le volute in basso trasparenti
che i fianchi fa veder, con gesti lenti,
leggiadri corpi tra giardini ed orti.

Ora quei tempi andati sono morti,
cade la neve e spirano anche i venti
spunta anche il sol, dipende dai momenti,
oggi agli dei che vuoi che gliene importi?

In altri affanni sono affaccendati
più i monti dell'Olimpo non son sacri
gli umani li hanno ormai dimenticati.

E a Vesta più non usano i lavacri,
i sacerdoti se ne sono andati,
le are sono ormai dei simulacri.

Senza speranza e senza devozione
non c'è più Dio, neppure religione.

- Sonetto ritornellato
(Donnas 21.2.2017 - 14,22)

Sole nella notte


La foto è di Antonio Fino (g.c.)

Oggi è giorno d'amore e ti ripenso
ieri ho letto qualcosa di tremendo
parlavi di vendetta, anche di morte,
giuravi sui defunti un odio intenso.

Ma io non ne capisco le ragioni
forse adesso è più chiara la tua vita
vedi il futuro un po' confuso e bigio
il prezzo paghi a certe esternazioni.

Io son qui a pensarti e ti accarezzo
ignoro l'odio livido che hai sparso
quel tuo sorriso limpido ricerco
ricomprarlo vorrei a qualunque prezzo.

Ed oscuro le tue malvagità
le cattiverie che in rete hai seminato
rimane un sol splendente sul mio cielo
che a questo amore forza ancora dà.

Le vedo anch'io le nubi all'orizzonte
so che la freccia il cuore ha già ferito
abbiamo sbagliato, le colpe mie le annoto,
ma il sole ancora mi risplende in fronte.

(Donnas 3.2.2017 - 13,50)

Mare incantato


La foto è di Grazia Longo condivisa dalla rete.

Mare incantato
che mi rubi il cuore,
nella memoria del tempo mi trasporti
mi culli nell'arpeggio di sirene
che Ulisse vinse ed ascoltò soave,
e all'amplesso mortale si sottrasse.

Mare, mare,
che m'hai rubato il sonno
quando la sera restavo alla finestra,
nella notte guardavo i tuoi bagliori,
l'Etna brontolava e i suoi lapilli
tremante al ciel, dalla fucina bollente,
con violenza scagliava, mentre la montagna
i fianchi di braci ardenti rosseggiava.

Ma quell'arpeggio di luna nella notte,
che il mare inargentava e le mie spiagge,
quello, quello ricordo,
mentre sopra un foglio
annotavo due versi a una compagna,
che ho archiviato nella stanca memoria
che del mio tempo
passione e sentimento mi rinnova
affinché eterna in me resti la storia.

(Donnas 1.2.2017 - 15,17)

Croci


La foto è tratta dal portale:
https://it.wikipedia.org/wiki/Cimitero_di_guerra#/media/File:British_WWII_cemetery_in_Milan.jpg

Lasciamo solo croci
dietro di noi
a ricamare prati verdi
che non sembrano cimiteri.

(Donnas 3.2.2017 - 10,57)

Nel nome di Dio


Il Dipinto La notte di San Bartolomeo (24.8.1527) è del pittore François Dubois (1529-1584)

Sgozzato
nel nome di Dio
perché
il mio Dio è vendicativo
ed il Tuo è misericordioso.

Per questo
Lui non ti negherà
un posto in paradiso.

(Donnas 1.2.2017 - 22,21)

La mia ombra


La foto è presa dal portale:
http://web.rifondazione.it/home/images/images/ombra19.jpg

Io e la mia ombra
l'unica amica che non m'inganna mai,
riposa, se riposo,
risponde al mio gesticolare,
io a volte urlo,
lei apre la bocca
ma non parla mai.
Muove appena le labbra
ma suono alcun non emette
si ferma insieme a me,
riflette.

Ancor meglio d'un cane,
non abbaia,
non mi disturba,
non mangia croccantini
e non ha sete,
non ha bisogno d'uscir di sera,
neppure di mattino,
mi sta sempre vicino.

Non mi costa poi nulla
ed è fedele,
sempre attaccata a me
fissa ai miei piedi,
ubbidiente risponde ai miei comandi
senza mai brontolare.

Non la vedo arrabbiare
solo le braccia agitare
quando un problema serio mi colpisce
sono io ad inveire
lei mai inveisce.
Quando le dico che sono un po' stanco,
che non ho voglia alcuna di esternare,
aspetta che una nuvola pigra copra il sole
e per un po' scompare.

(Donnas 2.1.2017 - 16,25)

Haiku – Crepuscolare


Tramonto dal Santuario di Leuca

Crepuscolare -
il giorno già scolora
campana suona

(Donnas 6.4.2017 - 00,20)

Haiku – Crepuscolo


Tramonto dal Santuario di Leuca

Lieve foschia -
tra l'iride scintilla
astro morente

(Donnas 6.4.2017 - 00,20)

Accarezzando la guerra


La foto è tratta dal portale:
http://senato.archivioluce.it/senato-luce/scheda/foto/IL0001005427/13/Un-soldato-greco-si-abbassa-e-accarezza-un-cane.html?start=12

A volte rimango solo con me stesso
in questi ultimi anni l'ho fatto molte volte
analizzo la vita mia malsana
questa insoddisfazione che mi affligge
questa ricerca d'una pace in guerra
una guerra che genero e alimento.

Sono cosciente che a me stesso mento
mai pace vi sarà su questa terra
ogni giorno olio in padella frigge
nel cuor l'amore sempre s'allontana
odio e rancore ha le coscienze avvolte
pace vorrei ma di cercarla ho smesso.

E' più forte di me l'indifferenza
fuori son come mi vorresti
dentro io sono un altro e non si vede
l'ipocrisia corrode la coscienza
all'egoismo ormai l'animo presti
ed alla pace ormai nessun più crede.

(Donnas 3.2.2017 - 9,27)

Mare lucente


La foto del porto di Castro Marina è di Gina Lodetti (g.c.)

Mare lucente, mare trasparente
mare che sciogli tutti i miei dolori
vivido resti sempre nella mente
in questo cuore sfrigoli e non muori.

Nelle tue lucentezze mi trasporti
ricordo i giorni in cui sulla falesia
tra i ricami delle alghe mi perdevo
ed ammiravo le tue trasparenze
i giochi delle luci tra le rocce
il frusciare dell'acqua tra le grotte.

Mare che vita e pane hai dato alla tua gente,
che oggi insieme a te lotta e s'ostina,
che non s'arrende tanto facilmente
per difendere l'acqua e le tue coste,
per dar lustro e lucentezza alle tue spiagge
che Enea toccò nel suo peregrinare,
che nessun figlio vorrebbe abbandonare.

(Donnas 1.2.2017 - 16,53)

Dimenticati


La foto del vecchio cimitero è di Luca Monego ed è pubblicata sul portale:
https://img2.juzaphoto.com/001/shared_files/uploads/1682424_l.jpg

Le abbiamo dimenticate quelle ossa,
erano nascoste sotto carne frollata
che i vermi hanno ripulito.

Restano adesso rovi
e croci sparse
e lapide bianche
alcune spezzate.

Quelle croci
sono figlie dei nostri cuori aridi
che inseguono sempre la morte
parlando inutilmente di amore.

(Donnas 3.2.2017 - 11,18)

La voce dei poeti


- Foto dell'attentato odierno a Stoccolma

Questo povero mondo tra i conflitti,
l'uomo non trova pace e si dispera
invano scrivo, le mie parole il vento
via le disperde, solo odio è nei cuori
non v'è speranza,
che un nuovo Cristo sorga all'orizzonte
che tra le genti il sol risplenda in fronte.

La voce dei poeti più non serve
anche la mia denuncia è insufficiente
coperta dal fragor della risacca,
urlo ma il mondo resta indifferente
alla barbarie
alla marea pesante degli orrori
l'umanità galleggia tra i rancori.

Vedo le piazze con la gente ignara
un bimbo sta giocando in mezzo al prato
ride e balbetta appena una parola
poi il sangue dal suo corpo vola
il verde arrossa
uno schizzo colpisce anche il mio volto
suona una squilla ma Cristo resta morto.

No, non ci sarà mai più Resurrezione
la speranza ormai è parola vana
solo la guerra alimenta il cuore
la pace tra le genti s'allontana;
campana a morto
risuona, e l'eco si spegne piano piano
la Pasqua è un sogno in questo mondo strano.

(Donnas 8.4.2017 - 12,25)

Dove sei?



Dove sei amore che sbocciasti un giorno
tra quei mandorli fioriti tra i muretti?
Dove sarà volato quell'affetto
finito tra il ronzar d'api e di insetti?

Quelle tue foto ancor riguardo a volte
mi disegnavi muta il paesaggio
dove vivevi e già s'apriva il cuore
al sentimento di un semplice messaggio.

Ed era la mia mente ancora al gelo,
urlava per il borgo il maestrale
ma ritrovavo in te pace e sereno
promettevi un amor vero e leale.

Poi l'entusiasmo dell'età novella
mi trasmettesti, e un salto nel passato,
il vero nello specchio rifletteva
da sciocco ed incosciente l'ho ignorato.

Come un bimbo ero ritornato
il tuo fantasticare m'ha colpito
m'indicasti un prato tra le spine
la mano poi ti presi insieme al dito.

Furono giorni d'amore, di follia,
poi il sole sparì, rivenne il temporale,
il gelo seccò i mandorli fioriti,
anche il bene finì, rimase il male.

(Donnas 28.1.2017 . 13,33)

Ipocrisie



Le tue sono ipocrite parole sparse al vento
dici e non dici
soffi incostante e foglie secche sposti
per poi affermare che son sempre ferme
per dimostrare che d'altro tu parli
ad altri rivolgi le attenzioni.
Arido è il cuore
vuota la tua mente
nata tu fosti, maestra nell'inganno.

Ormai è tardi e più io non ti credo
non raccolgo più il tuo dire,
non m'affanno,
lontano me ne sto,
vedo e non vedo,
diffidente or sono alle lusinghe
al farfugliare di parole mute,
all'ipocrisia di pensieri fuor di mente,
di logiche malsane e poco astute.

(Donnas 25.1.2017 - 9,27)

La morte dell'amore



Il tuo amor se n'è andato,
adesso è morto
invano t'ha cercato e l'hai ignorato
quanto t'ha amato,
quanto di sé t'ha dato
sol lui lo sa
da solo l'hai lasciato.

Ora riposa
con le mani in croce
nel buio non vede
luce più non brilla
nel cielo passa mesta una scintilla
un desiderio
ed un dolore atroce.

L'aria ti manca
tu più non disprezzi,
ora capisci quanto quell'amore
ripetuto più volte,
non raccolto,
a seminare
non è stato accorto.

E tu non hai bagnato
a sufficienza
liscivia hai setacciato
sopra il campo
arido è il cuore
per la sofferenza
adesso quell'amore s'è seccato.

(Donnas 31.1.2017 - 23,45)

Quel tuo sorriso stanco
(Ad Anna)



Quel tuo sorriso stanco, cara amica,
m'ha intenerito nel profondo il cuore
e quei capelli ormai senza colore
solo a pensar la mente m'affatica.

Ora a guardarti faccio un po' fatica
è già passato il tempo del furore
anche i rintocchi sbiancano il dolore
e adesso un po' d'affetto si mendica.

Forse ora capisci i miei discorsi
quando ti suggerivo cosa fare,
quei tempi son per noi ormai trascorsi.

Allor dovevi l'amor tuo donare,
io mi son perso ed altri amor rincorsi,
ed ora è tardi per recuperare.

Ora chiedi che fare?
Quel tuo sorriso amaramente brilla
negli occhi una tua lacrima scintilla.

- Sonetto caudato
(Donnas 29.1.2017 - 16,02)

Desconcierto


Il dipinto “La ladra a testa vuota” è tratto dal portale:
http://www.ioarte.org/artisti/Salvatore-Torretti-Sator/opere/Antichita/

Quando m'assale un po' di nostalgia
tu non lo sai che faccio
d'affanno non mi straccio
sfoglio l'archivio delle foto
ogni pensiero nero scaccio via.

Volo indietro negli anni
ti rivedo in un filmato sorridente
mi dici: “Vedi ho storto un dente,
anche il naso penso d'aver grosso”,
sul letto poi ti stendi senza panni.

Ti sento parlare dolcemente
le parole cattive ancor non le hai coniate
usi quelle gentili e ricercate
ad umiliare ancor non era tempo
mi stuzzicavi indecorosamente.

Venne l'inverno, poi, anche la sera,
ma forse oggi ho capito il tuo livore
io volevo per me tutto il tuo amore
e ripetevo come Celentano:
“Non mi basta metà, ti voglio intera”.

Troppo volevo, tardi l'ho capito,
ma dopo ho scoperto l'animo tuo vile
lo riempisti di calunnie e bile
l'amor che tu giuravi senza fine
prima di cominciar era finito.

(Donnas 27.1.2017 - 23,24)

Case cadenti


La foto è di Romolo Piscioneri (Segretario Provinciale Fai-Cisl Reggio Calabria) ed è tratta dal suo volume “Per la terra, con la terra”
Editore Pangallo-Locri (2015)

Queste case cadenti
rifugio di sudori d'altri tempi,
sanno ancor di scirocco e di fatica,
profumano di polvere,
di terra inaridita.

Queste case cadenti,
sperse su campi vuoti e abbandonati,
sfiorate da strade bianche e polverose,
senza più fresie e rose,
le ho tutte nel cuore conservate
nessuna ancora oggi è cancellata;
ogni tanto le sfioro,
reliquia sacra che aiuta e ti protegge
come croce sul petto accarezzata.

Quante volte passando le incrociai,
sotto il sole cocente dell'estate,
ai bordi di fiumare desolate,
case vuote e silenti
spesso abbandonate dalla gente
emigrata in altri continenti.

E quelle aie deserte,
senza più contadini,
senza più galli canterini,
senza chiocce e galline,
senza il maiale che grugniva assorto,
prive dell'asino che ragliava al vento,
del cane alla catena triste e spento,
mi danno ancora un senso di sconforto
un abbandono che fa ancor soffrire,
che riporta alla mente una condizione misera che opprime
che suscita nel petto tanta malinconia senza ragione,
miseria e privazioni
dalle quali un giorno si è scappati
per guadagnare un poco di decoro
ma che ci lascia soli e disperati.

Muri lisi,
pietre lisce e tonde dei torrenti,
dove un sorriso ancora non s'è spento,
dove un canto di donna ancora sento,
case vecchie e cadenti
rifugio solitario di perdenti.

(Donnas 23.1.2016 - 20,34)

Orme sulla sabbia


La foto di Porto Miggiano (Le) è di Gina Lodetti (g.c.)

Orme sulla sabbia, in paradiso
nessun custode, la porta è sempre aperta
chi entra il cuore si empie di allegrezza
vede anche degli angeli il sorriso.

E a me che scrivo versi, l'onda scava
nel petto, la rena ci trasporta
solo cristalli lucidi e splendenti,
che ogni pena dal mio cuore lava.

E m'accarezza il tempo, mi ricorda
quei giorni andati, e solo a te mi porta
che adesso a un altro amore sei abbracciata
le tue promesse inutili non scorda.

Mormora l'acqua, quante parole strane
che ho già sentite, ma adesso tu le dici
a chi mi sembra sia solo un gorilla,
le mie le hai già scordate e son lontane.

(Donnas 31.1.2017 - 8,17)

Haiku – Falco (Falque)


Nella foto: Lago Falque Silva
(Giocatore che oggi ha segnato di testa contro l'Atalanta il 1° gol del Torino)

Falco di testa -
la palla schizza in rete
sole che brilla

(Donnas 29.1.2017 - 13,30)

Rimembranze


La foto di Punta Ristola di Leuca è di Andrea ZioNikkia Petracca (g.c.)

Sul mio volto
graffi di tempo
gocce che cadono sparse,
pensieri fugaci,
attimi di vento
asciugano i ricordi.

Le tue mani...
carezze lontane!

(Donnas 24.1.2017 - 8,53)

Insonnia


Nella foto: Il Ciolo a Gagliano del Capo ed il Bar Incanto

Quando la notte tristemente balla
e luci il buio ostenta a non finire
il sonno perdi e te ne stai a pensare
dal letto scendi e inizi a poetare.

Scrivi per ingannare un po' te stesso
a raccontare quello a cui non credi
il tuo pensiero vola sempre al mare
a quella casa che non puoi scordare.

Nel tuo cuore s'agitano gli affetti
inutilmente anneghi nel rancore
lo sai, le stelle non son tutte spente
e a lei tu pensi ancor teneramente.

Ci pensi, ma ora vince la ragione
hai capito che tutto era finzione,
adesso tu sei vivo e sei cosciente
e v'è il sereno ormai nella tua mente.

(Donnas 25.1.2017 - 6,47)

Essere, non essere


La foto è presa dal portale:
http://www.tiraccontounafiaba.it/wp-content/uploads/2015/05/la-solitudine-585x235.jpg

Vivere, esistere, a cosa può servire?
Ogni giorno che passa ci ragiono,
mi chiedo se ha senso ancor l'istinto
o questo desiderio di morire.

E mi guardo d'intorno sconfortato
cerco una soluzione ai miei problemi
e intanto osservo con disperazione
dietro di me le orme che ho lasciato.

Riguardo il mio passato e le passioni
la mia vita analizzo, anche gli errori,
giudico con incerta presunzione
le mie certezze o le altrui ragioni.

Ma il passato col nuovo si confronta,
come si fa il vecchio a giudicare?
Ogni esperienza è figlia del suo tempo
alle domande nuove non è pronta.

E dire che il passato sia peggiore
davvero non lo posso garantire
questa infelicità che m'attanaglia
di un passato felice è debitore.

Questo misuro oggi, e la natura
che si diverte a beffeggiar gli umani
proprio non ce la vedo e né l'accuso
perché dal cuor non spegnerà l'arsura

della insoddisfazione esistenziale
che opprimeva l'uomo dai suoi albori
quando vagava al buio nella savana
e ragionava al par di un animale.

(Donnas 30.1.2017 - 13,25)

Haiku – Temporale



Luce abbagliante -
la notte si fa giorno
squarcio di cielo

(Donnas 12.1.2017 - 6,42)

Salerno


La foto è tratta dal portale:
http://www.cilentonotizie.it/dettaglio/?ID=11700

Le tue luci più volte ho ricercato,
quel desiderio di veder dall'alto
il tuo porto di notte illuminato
al sol pensiero ancor oggi m'esalto.

La sveglia in quella tratta risuonava
poco fuori la stazione di Nocera
il treno dalle gallerie mi regalava
lo scintillio di luci e la costiera.

Era un attimo fugace nella notte
il porto poi appariva risplendente
quelle luci son sempre riprodotte
ce l'ho scolpite ancora nella mente.

Ed ogni tanto col pensier rivolo
a quelle notti passate al finestrino
mentre vegliava un losco borsaiolo
per rubare a un distratto contadino.

Ci sorridevo, ero abbastanza accorto,
ma nel pensiero anche è rimasto questo
alla città non voglio fare un torto
tutto ho archiviato in questo cuore mesto.

(Donnas 16.1.2017 - 15,50)

Camaleonti



Tutto cambia su questa terra strana,
la vita si sviluppa e si trasforma
cambiano gli usi ed anche le opinioni
anche i giudizi si evolvono incostanti.

E i modi di pensare sono tanti
galleggiano purtroppo gli imbroglioni
ed anche l'uomo giusto si deforma
dal vero lentamente s'allontana.

Ed il bene comune è solo un motto
la bocca spesso si riempie di bugie
quello che ho detto ieri l'ho scordato
il potere corrompe il buono e il pio.

All'inizio c'è solo il bene e Dio
ma presto quel che è detto s'è sfumato
è facile soffrir di amnesie
degli altri forse adesso me ne fotto.

Così anche chi siede in parlamento
d'ogni furore in breve s'è ammansito
prima pensavi di cambiare la fronda
t'adegui, alla poltrona poi t'arrendi.

E come gli altri il tuo poter difendi
ti guardi intorno e allor cavalchi l'onda
è meno faticoso alzare un dito
s'inganna tutti anche a me stesso mento.

(Donnas 18.1.2017 - 8,53)

Il nonno



“Nonno ci leggi una tua poesia?
Ci sei mancato, nonno, e non lo sai,
t'abbiam cercato ma eri sempre via,
ora siam grandi, ma con noi non stai”.

“Oh, via nonno, perché non ce la leggi?
Vorremmo un po' provar le tue passioni
vorremmo sentir vibrare la tua voce
quando declami e un poco t'emozioni”.

Parole che un dì ho desiderato
nelle mie lunghe notti senza sonno!
“Dove ho peccato, mi son domandato,
e mai nessuno mi ha chiamato nonno”.

Nemmeno una lacrima ho asciugato
né una carezza in volto ho ricevuto,
neppure un pannolino ho mai cambiato
niente, niente nella mia vita ho avuto.

E ho sempre dato senza mai cercare
volevo solo essere capito
forse l'amore bene non so dare
per questo poco amore ho percepito.

Ora è tardi, lo sento è troppo tardi
indietro non si torna e il mondo cambia
vivono bene sol falsi e bugiardi
l'amore con l'orgoglio non si scambia.

(Donnas 19.1.2017 - 19,36)

Haiku – Autunno


La foto è di Elena Salvai Photography (g.c.)


Giorno d'autunno -
cromatici colori
pioggia di foglie

(Donnas 12.1.2017 - 6,28)

Egocentrismo



Smettila di scrivere cazzate,
tu lo sai,
sei un angolo di mondo,
troppo minuscolo,
appena impercettibile,
tu sei appiattita sul mondo
quindi non occupi un bel nulla.

Il goniometro non serve
il piattume non si misura
è una linea retta che va all'infinito
nel finito del mondo,
che ritorna quindi su se stessa,
non ha angoli da determinare
né cateti da misurare
né altezze da trovare
e la circonferenza del mondo si conosce.

Sei piatta su te stessa,
con le tue illusioni,
con i tuoi giochetti squallidi,
con le tue fantasie oscene,
con i tuoi sentimenti fasulli
che confondi col mondo,
che non ti appartiene,
che non ti vede:
sei stella cadente
anche se tu pensi sempre di brillare.

(Donnas 14.1.2017 - 15,08)

Quanti ricordi


La foto è presa dal blog:
https://edisonschool.wordpress.com/2012/11/18/tutorial-foto-ricordi-passati/

Quanti ricordi in questo cuor bugiardo
s'affacciano di notte, alla mattina,
quante promesse poi svanite al vento
dopo la solita squallida sveltina.

E me lo chiedo spesso, nel silenzio,
se fosse amore vero o sol pulsione
or che la calma mi risplende in petto
ripasso nel sereno la lezione.

Vedo donne e sorrisi maliziosi,
visi che son lontani e che non scordo
poi qualcuna l'incrocio per la strada
lei mi racconta ed io me lo ricordo.

E mi svela i segreti del suo cuore
mi rinnova i piaceri condivisi
provo una tenerezza allor profonda
ma amari sono adesso anche i sorrisi.

Ed ognuna racconta i suoi dolori,
delle tante passate delusioni
del tempo che trascorre e che trasforma
ma lascia in cuore intatte le passioni.

Ma i conti poi si fan con il reale,
con lo specchio che rughe ci regala
volti cambiati, fine dei sorrisi,
e la passion che come un filo esala.

Un filo sottilissimo, diafano,
ma in quei visi scavati c'è di tutto
il rimpianto per quel che non ritorna,
per l'amore che ancor non s'è distrutto.

(Donnas 17.1.2017 - 9,46)

Con una sola gamba


La foto di Gianni Sasso (che è solo indicativa) è tratta dal blog: http://www.ischiablog.it.  Gianni Sasso, pur essendo con una gamba, non si è arreso. Nella foto sta partecipando alla maratona 2008 organizzata dalla Città di New York

Pensavo di morire,
provavo un senso di disgusto della vita,
d'impotenza,
non mi sentivo più me stesso,
soffrivo a dover dipendere dagli altri,
volevo già morire,
pensavo al come e al quando
in quel lettino disteso.

Eppure il mio cervello era convinto
d'aver la gamba,
la sentiva muovere ed agire.
Il comando partiva,
ma non so poi dove finiva.

La gamba più non c'era,
toccavo il moncherino,
la ferita era ancora fresca e dolorosa,
non mi sembrava vero.

Mi sono abituato alle stampelle,
inizialmente ero disperato,
poi ha vinto la vita
e nuovamente nel cielo ho navigato,
sui pullman e sui treni son salito,
la macchina ho guidato,
anche per fare dello sport mi sono organizzato.

La mia mente era leggera
quando al bar sedevo con gli amici
al mio infortunio manco più pensavo,
finanche ci ridevo
d'aver perso del peso all'improvviso
senza aver fatto dieta,
senza alcun sacrificio.

Ogni tanto un dolore acuto m'assaliva,
una smorfia il mio volto illuminava,
ai dolori degli altri allor pensavo
che han dormito nel lettino accanto
dell'ospedale dove anch'io ho giaciuto.
Ed un lieve sorriso sul volto è rifiorito
in fondo ero ancor vivo
non volevo esser neppure compatito.

(Donnas 18.1.2017 - 18,34)

Il vecchio e il nuovo


La foto è di Gina Lodetti (g.c.)

Il vecchio e il nuovo spesso in ciel si staglia
questi due mondi si osservano in cagnesco
il vecchio tace, il nuovo in alto scaglia
il suo possente ardire banditesco.

Il vecchio resiste ha già sfidato il tempo
anche nel mare la sua forza insiste
ha sofferto l'arsura ed il maltempo
ad ogni assalto nuovo ancor resiste.

Il vecchio vive anche d'esperienza
sa che il nuovo non ce la può fare
lui non ha fretta, ha tanta pazienza,
il nuovo, il vecchio non potrà scalzare.

Basta soltanto un semplice ritocco,
rifare le finestre e qualche porta,
ha resistito al vento e allo scirocco
la sua imponenza vive e non è morta.

E' lì, sereno, ride del moderno
anche se fu abitato da un rapace,
il tempo, dei tiranni si fa scherno
ad ogni tirannia segue la pace.

(Donnas 20.1.2017 - 9,24)

Tracce


La foto è tratta dal portale: https://ilcinefiloinsonne.wordpress.com

Cosa troviamo in questo nostro mondo
dove convive tanta gente strana?
La strada è lunga ma si ricongiunge
ritorni sempre nella stessa tana.

Prendi l'aereo e fai un lungo volo
in circolo tu giri inutilmente
è vero, trovi a volte terre nuove
cambia anche il colore della gente.

Vedi sorrisi e pianti e drammi antichi,
in fondo cambia la pentola che bolle
ma il riso poi alla fine si coltiva
in mezzo all'acqua e tra le stesse zolle.

Pensi d'esser diverso, ti stupisci
del modo altrui nel fare e nel pensare,
ma in fondo se le usanze sono tante
con loro ti devi sempre confrontare.

Con te non porti né libro o mattone
il vero è custodito nel tuo cuore
solo l'amore si può conservare
e non puoi dire d'essere il migliore.

(Donnas 12.1.2017 - 6,10)

Chemp: dove le nuvole accarezzano la montagna


La scultura a Chemp (Perloz) è di Pino Bettoni. La foto di Giulio Crivellari

Cristo si è costruito un suo rifugio
là, nella Valle, dove il Lys
ad abbracciar la Dora corre
tra pietre antiche e boschi abbandonati
tra lecci e vecchi tronchi di castagni
tra il sereno frusciar di morte foglie,
Lui, tra i sentieri il primo sole coglie.

Ed i capelli gli accarezza il vento
e le nuvole bianche del mattino,
lo sveglia un nuovo canto d'usignuoli,
il mormorio del bosco,
un frusciare d'acque fresche,
il gocciolio lento e riposante
nelle vasche che il tempo un dì ha scavato
che pecore bianche e mucche han dissetato.

Sorride, il Cristo, ed il Creato guarda:
Lui sa quanta fatica quel pianoro assolato ha procurato,
quanto sudore,
quante pietre ammucchiate,
quanti sentieri lastricati,
e terra nuova a ricolmar le conche
dove una vite il suo liquore ha dato,
dove un muggito un tempo ha regalato
una preghiera fatta d'acqua fresca,
di tazze colme di latte con castagne,
d'erba falciata e poi seccata al sole,
al vento con pazienza rivoltata,
per secoli a spalla trasportata.

E' il suo paradiso:
Lui l'ha chiamato Chemp!
Da lassù guarda il suo mondo,
tanto vicino eppur tanto lontano e sempre in guerra,
un paradiso dove ancor sopravvive un po' di pace
e un bosco di castagni,
un ruscello che ancor sprizza acqua pura.
Un'oasi serena, dov'è tornato il canto degli uccelli
ad allietar le notti con la luna,
che scivola su un cielo pieno di stelle brillarelle
a ricamare il giorno nuovo che sorge
tra gli alberi che danno ancora le castagne,
con le nuvole bianche
che accarezzano all'alba le montagne.

(Al mio amico Angelo Bettoni che mi ha fatto scoprire il paradiso)

(Donnas 11.3.2017 - 8,34)

In Toscana le chiamano budelli



Sembra che dentro me ci sia un magnete
che attiri le donnette più leggiadre
mi dicono che io abbia gli occhi buoni
ma non mi fregan certo gli imbroglioni.

Infatti, fino ad oggi il mio pescato
è stato scarso ed anche un po' scadente
nessuna ancor però m'ha dato scacco
neppure m'ha infilato dentro un sacco.

M'abbordano parlando di passione
ci infilano la santa trinità
condiscono con finto sentimento
ma io so bene come soffia il vento.

Sto in guardia e sono sempre diffidente
se s'accorgono poi che il limone
qualcun altro l'ha spremuto avanti,
allora dio insieme coi suoi santi

dal cielo li trasportan sulla terra
s'arrabbiano senza dirmi la ragione
ripetono che io tardo a capire
ma sordo non lo sono e so sentire.

Inventano allor tante storielle,
non sanno come fare per sganciarsi
mi dicono: “Sei poco diplomatico”,
ma vengo dal liceo e son matematico.

Che posso farci? Mica è colpa mia!
Donne vi son che san scalare i vetri,
in Toscana le chiamano budelli,
donnette che stan bene nei bordelli.

(Donnas 8.3.2017 - 23,43)

Due palle


La foto è tratta dal blog:
https://leorugens.wordpress.com/2015/02/04/uffa-che-palle-uffa-che-palle-uffa-che-palle/

Amico mio a legger ciò che scrivi
davvero mi si son gonfiate tanto
perché non parli un poco di natura?
A starti dietro, sai è davvero dura.

Da un pezzo è ormai salita l'inflazione
un grande affanno su parità e rispetto
e poi questa stancante tiritera
solo a starne a parlare si fa sera.

Io ho le palle ormai come un pallone
penso che le dirette interessate
si son stancate a legger le fregnacce
le rappresenti come poveracce.

Anche Renzi ha provato a regolare
con una legge tutta la materia,
poi gli sono arrivati tanti guai
e questa legge non faranno mai.

Meno male, se no che cosa scrivi?
Di crociati ce ne son stati tanti
li ho visti andar per mare, monti e valle
e poi ci sei anche tu: oh, dio che palle.

Dedicata ad uno che che si è fissato di essere paladino delle donne e di difenderle con cappa e spada!
E sai nel giorno della festa della donna di fregnacce se ne ascoltano tante. Una in più ed una in meno cosa cambia?


(Donnas 8.3.2017 - 15,01)

Il giorno dei dolori



E lo sentivi che fermo non stavo
in questi giorni fiorivano i dolori
e lo sapevi che non eran fiori
uscir volevo e tanto mi agitavo.
Era di marzo e come tutti i pesci
guizzavo in quei liquidi nuotando
a te sembrava stessi camminando
e forse mi dicevi:”In fretta esci”.
Da quello che m'hai detto, poi son nato
nel pomeriggio dell'11 di Marzo,
non c'era lusso e neppure sfarzo,
era di venerdì, non l'ho scordato.
“Infatti, se riguardi il calendario,
il sedici era di mercoledì
ma io ricordo che era un venerdì,
un giorno che per me è straordinario”.
“E il venerdì è il giorno del Signore,
un giorno sacro per chi è credente,
ed io quel giorno ce l'avevo in mente
per questo t'ho chiamato Salvatore”.
Questa storia nel tempo hai ripetuto,
che all'anagrafe allora succedeva
di registrare quando si poteva
e, tu lo sai, a questo ci ho creduto.
Ma oggi un poco a te io sto pensando
ti sogno a letto con quel tuo pancione
con me che do un ultimo calcione
mentre per colpa mia tu stai penando.
Domani allor sarà giornata lieta
ti penserò dormiente nel Salento
il tuo sorriso l'accarezza il vento
e tu vivrai nei versi d'un poeta.

1937.05.08 Matrimonio di mia madre (accompagnata da mio nonno). Io sono nato alle ore 16 dell'11 Marzo 1938, che era un venerdì (e non 16, come scritto sull'atto di nascita e sulla carta d'identità, che risulta essere un mercoledì).

(Donnas 10 marzo 2017 - 16,00)

La potenza del perdono


La foto è tratta dal portale:
http://www.attipoetici.eu/2012/02/il-perdono-autore-giovanni/#comment-344030

E' bello sempre amare,
donare agli altri puro il sentimento
fortunato è colui che lo sa fare
che come canna ognor resiste al vento,
il vento piega ma non può spezzare.

E ha nel cuor la pace
che lo spirito acquieta, da sereno,
scalda come sotto la cenere la brace,
con la dolcezza smorza anche il veleno
ogni pensier maligno spegne e tace.

Lo so, il mondo è ingrato
sempre il veleno è pronto a regalare
ma il Cristo non ha poi salvato,
(perché lui ci ha insegnato a perdonare),
anche coloro che l'han condannato?

(Donnas 14.1.2017 - 22,25)

Tanga color nero



Ho trovato un tanga color nero
me l'hanno dato quando le pulsioni
erano tante ed anche condivise
in alto allor volavano gli ormoni.

Ero colmato di frasi armoniose,
allora le calunnie eran dormienti
si sono svegliate tutte all'improvviso
insieme a cattiverie anche taglienti.

Ma quelle mutandine striminzite
come un trofeo un dì me l'han donate
se ne stavano tristi nel borsone
forse ad altri le hanno regalate.

Da un po' che ho messo la parola fine
ad una storia senza capo e coda
troppo tardi ma al fine l'ho capito
l'amore tante volte è solo moda

da indossare secondo l'occasione,
poi spesse volte viene rinfacciato
ripetendo di non aver capito
forse perché non ho manco pagato.

Infatti, a star dietro ai se, ai si dice,
si scoprono alla fine gli altarini
e meno male che son stato accorto
al meglio ho poi investito i miei quattrini

con donne forse più professionali,
senza raggiri o falsi giuramenti
che hanno anche parlato schiettamente
dicendo d'esser libere e indecenti.

(Donnas 17.1.2017 - 18,42)

L'uva acerba


La foto è tratta dal blog:
https://eticaeverita.wordpress.com/2013/05/16/la-volpe-e-luva/

La volpe s'arrabbiò poi quella volta
perché spiccava salti da primato
e dato ch'era furba e affatto stolta
abbandonò senza essersi sfamato.

Erano alti i grappoli e stravolta
dopo di aver provato e riprovato,
disse: “Ma è uva acerba e non va colta
fin quando il frutto non è maturato”.

La storia a volte non è proprio questa,
essere buono non vuol dir cretino
e la volpe sul collo ha ancor la testa.

E non s'inganna più manco un bambino
se vive un'esperienza che è funesta
e un bimbo beve il latte e non il vino

che diventa bevanda assai indigesta
se assunta in abbondanza quando è festa

perché si sa che quando un po' si beve
nel cervello s'accumula la neve

e diventa penoso il camminare
e alle buche non si sta a guardare.

E quindi penso sia davvero meglio
d'augurare a noi stessi un buon risveglio.

(Donnas 19.1.2017 - 16,33)

Mare d'inverno


- La foto è di Antonio Fino (g.c.)

Mare d'inverno,
amico della mia solitudine
mi accompagni a Ristola in silenzio
appena sfiori la falesia e ti distendi
sfrigoli negli anfratti,
mentre schiamazzi striduli i gabbiani
nel ciel diffondono incostanti.

Mi sei vicino
quando la tristezza forte m'assale
vorrei spesso morire,
lasciare questo mondo che sa regalare
solo dolori e sofferenze immani
alla famiglia strana degli umani.

T'ascolto mentre parli
quel tuo sussurro mi colpisce il cuore:
è nel silenzio che t'ascolto meglio,
sai dire le parole che si vuole,
e tu sai sussurrarmi quelle giuste,
mi dici di non smettere d'amare
perché l'amore
solo altro amore al mondo può rigenerare.

Capisci e leggi nel mio cuore
conosci la tenerezza che m'assale
quando ti vedo e ascolto il tuo clamore,
quando più assorto assorbo il tuo rumore,
dolce la sera, quando il sol t'accarezza
di luci morenti ti colora,
come arpa nell'aurora del mattino
quando le prime luci
dal cielo cancellano la notte.

Oh, morte, morte, perché non mi carpisci?
Perché i miei dolori non lenisci?
Tu visiti le soglie inaspettate
di adolescenti che inneggiano alla vita,
lasci tante malvagità sparse nel mondo
e a chi t'invoca nulla doni e dici?

Mare, mare d'inverno,
che a Ristola corteggi il mio soffrire,
su un'alta roccia io ti sto a guardare
quanto, quanto mi fai triste aspettare?
Tu non m'aiuti, né mi vuoi capire.

(Donnas 21.1.2017 - 10,37)

Il gusto saporito del formaggio



La mia nuova passion sa di formaggio,
ieri stava servendo un suo cliente,
ma poi un poco a chiacchierare s'è fermata
d'un provolone m'ha dato un assaggio.

“Che dice lei?”
m'ha chiesto divertita,
parafrasando una mia lirica recente.
Risposi che per me era salato,
ma sempre a consumar formaggio sciapo
a dire il vero m'ero un po' stufato.

Così un paio di etti ne ha incartato,
gli auguri un'altra volta mi ha rifatto,
un abbraccio amichevole m'ha dato
con tenerezza l'ho forte riabbracciata,
quel suo affetto m'aveva intenerito
ma il mio calore lei non l'ha avvertito.

Così insieme al pane nero
mi sono portato via del provolone,
due uova fritte, dopo, a colazione,
una banana tanto per cambiare,
ricca di magnesio e di potassio,
mezzo bicchier di vino per corroborare,
una tisana di finocchio al fin per non gonfiare.

Mentre tranquillo a casa pasteggiavo
pensavo a questa donna dietro a un banco,
gioviale coi clienti ed affettuosa;
in fondo entrare in un supermercato
trovandoci anche un clima familiare
t'invoglia poi di nuovo a ritornare.
Si è stanchi ormai dei centri commerciali,
senza commesse in giro nei reparti,
difficile i prodotti anche trovare,
non saper dove sono,
a nessuno potere domandare.

In certi discount più piccoli e accoglienti
si crea finanche un clima familiare
trovi sempre chi è pronto e ti consiglia
chi ti chiama e ti saluta col tuo nome
e la cosa certo non ti meraviglia
se trovi anche chi un abbraccio ti vuol dare,
che un Buon Anno ti sa anche regalare.

(Donnas 1-1-2017 - 15,40)

Carmelina



Per quei vicoli a notte senza luce
tra quelle case vecchie e decadenti
con tua sorella a far da sentinella
tu m'abbracciavi complice una stella.

Quella morale antica ancor ricerco
quel pudor di non non essere osservati
quel sussurrare, da nessun uditi,
quei primi tremori allora percepiti.

Quelle promesse fatte tra gli Alburni
sapendo di non poterle mantenere
un tradimento già premeditato
eppure nel mio cuore t'ho portato.

Ci siam cercati ancora per tanti anni,
ci siam rivisti al cinema a Caserta
di nuovo sei venuta ad incontrarmi
una promessa ancora a ricordarmi.

Un bacio al buio, come ai vecchi tempi,
non c'era tua sorella a far da spia,
questa volta con forte la certezza
d'un domani legato all'incertezza.

E t'ho cercata dopo, non lo sai,
e ti riservo ancora un po' di cuore,
con te io parlo e più non so che fai
vive l'affetto in me e ancor non muore.

(Donnas 30.12.2016 - 8,58)

Naufraghi



Naufraghi, siamo dei naufraghi avviliti
la nostra nave al largo sta affondando
da una morte certa siam sfuggiti
sulla sabbia di un'isola annaspando.

Intorno ci guardiamo un po' intontiti,
su una spiaggia incerti ora vagando
sulle rocce si avvertono i ruggiti
che la ragione ci sta frastornando.

Fresca è in mente ancora la memoria
dei momenti che a bordo si gioiva
poi all'improvviso subentra la baldoria,

il vuoto che all'incerto il cuore apriva.
Puoi raccontar come tu vuoi la storia
l'onda, comunque, si distende a riva.

- Sonetto
(Donnas 30.12.2016 - 10,35)

Come onda di mare


La foto (particolare) è di Antonio Fino (g.c.)

Abbiam bisogno sempre un po' d'amore,
un pensiero tenero da dare
come l'onda del mare in fondo siamo
la scogliera vogliamo accarezzare.

E se troviamo rocce ispide e sporgenti,
proprio non ce ne importa
sopra di lor spingiam l'onda ruggente
la grotta è sempre aperta e senza porta.

Accarezziamo quello che troviamo,
l'acqua si adatta a tutto,
l'onda a volte s'allarga sulla spiaggia
altre sulla scogliera espande il flutto.

Ma sempre mollemente dondoliamo
come campana, al tocco,
anche se spesso questo mar riposa
quando all'alba rende liscio lo scirocco.

Poi quando l'astro sale, si rispecchia,
sull'onda si distende,
gioca con le emozioni e il sentimento
come un ultimo amor forte risplende.

(Donnas 2.1.2017 - 20.50)

Ballata cilentina



Alburni, Alburni mai dimenticati
voi mi tornate spesso nella mente
vi cerco a volte disperatamente
altre vorrei che fossero scordati.

Sotto i castagni
in mente accesi
verdi e grifagni
anni ormai spesi.

Anni protesi
all'avvenire
ma per finire
un po' abbuiati.

Alburni, Alburni ora ritrovati
il vento sta soffiando impertinente
sfoglia memorie non del tutto spente
con altri ricordi in cuore conservati.

Tra quelle case
sperse e perdute
gioie inevase
giornate mute.

Case dirute
nel buio perse
nel cuor sommerse
ma non abrase.

Alburni, Alburni ancora ricordati!

Schema: A B B A (Ritornello o ripresa) - C D C D (Piede o mutazione) D E E A (volta) - A B B A (ritornello)
(Donnas 31.12.2016 - 10,27)

Postiglione


- Postiglione e gli Alburni in una mia foto del 1961

Che avventura ad arrivarci non vi dico.
L'autostrada? Non l'avevano inventata,
tante curve che ancora maledico
guidando tutta quanta la giornata.

Di certo l'acqua fresca non mancava
si beveva nelle fonti alla cannella
pane caldo nei forni si trovava
da farcir con formaggio e mortadella.

E l'età ci spingeva all'avventura,
la Sila, Altomonte e poi Morano,
guidar per quelle strade è stata dura,
s'attraversò Lauria e Montesano
il Vallo si scambiò con la pianura,
Postiglione non era ormai lontano.
Ed ecco alfine Sala Consilina,
con Polla e poi il paese di Petina.

Sullo sfondo brillavano gli Alburni
noi s'era stanchi e i monti taciturni.

- Sonetto ritornellato
(Donnas 29.12.2016 - 19,51)

Haiku – L'indifferente



L'indifferente -
al bel tramonto assente
raggio morente

A Punta Ristola di Leuca c'é questa strana scultura, che io ho soprannominata “L'indifferente”, che stranamente volge le spalle al mare. Io penso che l'autore abbia voluto significare che quel personaggio guardi verso il Santuario di Leuca, che sorge, proprio in direzione del suo sguardo.

(Donnas 18.2.2017 - 09,18)

Falsi predicatori
Cosa stai a conservar, per chi, per cosa,
il domani è vicino
tu lo vedrai con l'occhio del passato,
andato,
delle mani coglierai lieve il pallore,
e il giorno muore.

E l'ultimo raggio coglierai,
forse,
neppure te ne accorgerai, del sol che muore,
di quel tramonto che hai fotografato
lì a Ristola,
di cui ti eri incantato,
innamorato.

Le tue lacrime le hai colto solo tu alla panchina,
con quell'”Indifferente” che neppur ti guardava.
Le spalle al mare fiammeggiante lui voltava,
indifferente tra gli indifferenti stava.

Ora sei steso in un lettino,
esangue,
guardi ma forse più nessuno vedi
ma ti ricordi la predica d'un tempo,
a chi ha bisogno pensa, dona tutto agli altri,
nulla ti porti dietro, pensa al mondo,
senza guardar colori, il nero o il biondo.

Sorriderai, forse, al ricordo,
mentre il respiro l'avverti, già ti manca,
lui predicava povertà e miseria
ma cattedrali al cielo costruiva,
ceri e santini al culto consigliava,
inferno e paradiso prometteva:
ti stai chiedendo di quel predicatore
ora che in petto pulsa appena il cuore.

(Donnas 18.2.2017 . 8,38)

Haiku – La voce dei poeti


Nella foto: Oscar Wilde

Urlo strozzato -
la voce dei poeti
pace cercando

(Donnas 18.12.2016 - 21,19)

Donne libere



Che stupido, ti eri innamorato?
Ma te l'ho ripetuto molte volte
tu dai troppo spazio alle passioni
ti perdi dietro a sciocchi sentimenti
non distingui l'amor dagli interessi
sei sempre onesto dentro e mai non menti.

Possibile che ancora stai a cercare
l'amor sincero che dentro te ribolle?
Te l'ha detto e ridetto mille volte,
lei non vuol legami ed è una brava artista,
ci mette passione in tutto quel che fa,
si fida di quello che sul comodino troverà,
lascia la somma lì, lasciala in vista,
altrimenti mai più ritornerà.

Lei non ti chiede nulla,
si fida del tuo cuore generoso,
amor simula darti e tu le credi,
sembra ci metta anche la passione,
tu abbocchi ma te l'ha detto e ridetto
donna libera è, e tale vuol restare,
lo fa per professione, in modo assai perfetto,
per lei è tutto molto naturale e indifferente
entra nel tuo, esce e rientra poi in un altro letto.
Ma come fa a farsi toccare,
nelle parti intime più volte violentare?
Ma come fai tu a baciare
quel corpo che un altro appena prima ha schizzettato?
Forse tuo figlio prima ci è passato, tuo padre dopo,
o forse un tuo parente.
E lei non percepisce alcuna repulsione?
Disgusto non ne prova e neppur sente?

Ma intanto gode ed anche ci guadagna;
in questo modo sopravvive e magna
esercita una doppia professione,
quella ufficiale serve sol da copertura
fin quando la gioventù perdura.
Assiste qualche vecchio claudicante
e visto che sta lì arrotonda anche le entrate,
all'anziano rende anche un servizio,
gli rende la vita un po' meno pesante
e lei che ha scelto questo suo destino.
Poi beve un bel bicchier di vino
fuma una sigaretta
e attende serena la prossima marchetta.

(Donnas 18.12.2016 - 22,20)

L'alito della morte


La foto è tratta dal portale:
http://copertinefb.blogspot.it/2012/03/la-morte-gothic.html

Con lei ci parlo, a volte anche discuto,
s'arrabbia e la sua falce in alto scuote
paura a me non fa, neppure puote,
e contro lei non sono prevenuto.

La snobbo, e se lei urla resto muto,
con me sa di restare a mani vuote
anche se le sue attese son remote
pazienta fino all'ultimo minuto.

A volte, però vuol farmi un torto
raccoglie fiori appena son sbocciati,
insensibile resta al mio sconforto

estirpa anche gli arbusti sopra i prati,
sa che certe ingiustizie non sopporto,
lei ride e i danni non li ha mai pagati.

Lei è fatta così, non vuol capire
dannata si diverte a far morire

chi la vita la cerca e vuole averla
così la gente impara un po' a temerla.

La sofferenza ignora, anche il rimpianto
semina in cuore il buio negli occhi il pianto.

Sonetto ritornellato
(Donnas 19.2.2017 - 15,46)

In compagnia della morte



Certe volte la morte ti è compagna,
bussa forte alla porta del tuo cuore
preme il batacchio e fa tanto rumore
e quel fragore dentro te ristagna.

La cerchi, in giro annusi come cagna,
speri che l'aldilà sia poi migliore
col gesso ti trasformi in professore
e il testamento fai sulla lavagna.

Andar vorresti via dalla gentaccia,
ma restando anche in pace con te stesso,
che il tuo sparir non sia ad altrui minaccia

rifuggendo il ricatto e il compromesso,
del male fatto cancellare traccia
dormir sereno all'ombra d'un cipresso.

Si sa la vita non è come il giorno
si nasce e poi si va senza ritorno.

Si rassomiglia solamente in parte
in fondo è come il gioco delle carte

spesso si perde a volte anche si vince
vi sono pecore ma vi è anche la lince

ci son sirene con l'arpa e le cetre
ma ci son tante strade con le pietre

ci sono giorni di sole e di tempesta,
ci son mesi di lutto e anche di festa.

Qualcuno prova a seminar la pace
ma c'è chi pianta guerra ed è mendace.

E allora pensi che via da tanta erbaccia
capra e cavoli salvi e pur la faccia.

- Sonetto ritornellato
(Donnas 16.2.2017 - 16,16)

Foschia a Viverone



Fuman le zolle e verso il cielo sale
una foschia che alzando si dirada
scolora il borgo, sfuma dalla strada,
riappare dentro il prato il cascinale.

E il campanile della cattedrale
di nuovo svetta in mezzo alla contrada
ondeggiano le vele nella rada,
di questo lago d'epoca glaciale.

Starnazzano germani e gallinelle
anche i gabbiani strillano ondeggianti
sento il sibilo delle cinciarelle

tra le siepi di bacche rosseggianti
frammiste ad azzurrine campanelle
che il gelo ha reso stinte e agonizzanti.

- Sonetto
(Donnas 26.12.2016 - 23,30)

Ruderi


La foto è di Rudy Miggiano

Erbose soglie rinfresca la memoria
antichi ardori, ricordi pascoliani,
un tempio senza affreschi, rovinato,
il tetto il cielo ormai se l'è mangiato.

Ed ora il sacro unito sta al profano
divinità ne hai tu veduta una?
Laggiù un altare, un sacrificio umano
agnelli e capre han pascolato invano.

Si mescolano i muggiti coi belati,
degli escrementi in alto van gli odori
l'aria risente a volte di stallatico
qualcuno dice che non è simpatico.

Ma dura poco, il vento spazza tutto
quello che forse offende un po' l'olfatto
e l'acqua lava e tutto porta via
odori ed escrementi e così sia.

Ma cosa c'entrano in fondo questi versi
con un rudere finanche sconsacrato?
E chi l'ha detto poi che c'è un altare?
Se sali sopra forse vedi il mare.

(Donnas 15.12.2016 - 18,41)

Risvegli


- La Dora Baltea a Donnas

Un dì mi sono ancor svegliato
lenta ho tirato su la tapparella
il sole la mia stanza ha illuminato
sentivo solo un cinguettio sui tetti,
lo sbatter d'ali d'una palombella.

Guardai lenta la Dora che scorreva,
ascoltai lo sciabordar d'acqua tranquilla
il mio pensiero ancora rincorreva
un sogno che ormai è chiuso nei cassetti
ma che nel cuore mio stanco fibrilla.

Quel sole e il fiume che da presso scorre
con la mia vita analogia permette
pensavo d'esser forte come torre,
debole ero e oggetto sono stato
di scherno di mendaci giovinette.

Mai l'esperienza basta, mai matura
la nostra vita, nell'error sempre si vaga,
per chi ha sentimento è proprio dura
ma il conto poi ad ognun sarà portato,
ad ogni azione avversa c'è una paga.

(Donnas 18.12.2016 - 18,24)

La voce dei poeti



La voce dei poeti,
urlo strozzato che dal petto sale,
che si perde nell'indifferenza generale,
voce accorata che d'amore parla,
che nel cuore scava delle genti,
che l'evidenza pone,
i difetti addita della natura umana,
suggerisce il buon senso
e concretizza azioni
affinché il bene comune sia realizzato.

Fiato sprecato, quello dei poeti,
rinchiusi in una stanza con una penna in mano
o davanti ad un PC con schermo piatto,
lasciano scorrere i pensieri,
soluzioni adeguate propongono e perseguono
il buon senso suggeriscono ai governi
a chi comanda, che spesso impoverisce,
che tutto ha rovinato, che ha fatto e disfatto.

Tempo sprecato quello dei poeti
a scriver versi che pochi leggeranno
ad affannarsi, sciuparsi e logorarsi,
che si fanno affogar dalle passioni,
nel sentimento restano ingolfati.
La guerra li sconvolge e li ossessiona,
invocano la pace ed urlano anche forte,
parlan d'amore ma nessun li ascolta,
tutti travolge lugubre la morte.

(Donnas 18.12.2016 - 20,47)

Fuggire dall'amore



Giornata opaca sotto un cielo bigio
l'ultima foglia per terra ormai marcisce
la bianca neve giù dal cielo cade
i prati appena imbianca, non le strade.

E sono qui, vicino alla finestra,
la Dora osservo, scorre silenziosa
altri rumori la mia mente scuote
dei dolci affetti ha ormai le stanze vuote.

E penso a quell'autunno a Monteroni
a quelle estati solo e abbandonato
in quel B&B silente e fuori mano
che il mar guardava in basso da Gagliano.

Penso anche a quell'ultima nottata
passata ad osservar dei fior di campo
lo so soltanto io cosa ho provato
per non scordare tutto ho registrato.

Ed è un tormento oggi riascoltare
quelle parole mie buttate al vento
non so davver per chi mi disperavo
per una donna che da solo amavo.

Ora il castello tutto è demolito,
lei l'ha distrutto con il suo squallore,
c'è nebbia intorno ai monti e cade neve
raffredda questo cuor che fiele beve.

(Donnas 19.12.2016 - 15,51)

Bisogno di amore



Abbiamo bisogno di amore,
l'età non conta mai se forte è il sentimento
e nel mio cuor fermento
quello strano calore
che ad emozione nuove spinge
e di colori intensi ognor la mente tinge.

Abbiam bisogno di parole dolci
perché l'animo non vuole sofferenza
cerca una voce amica ancor
che risvegli con passione intensa
quelle emozioni che son chiuse in cuor.

Abbiam bisogno di carezze
quella sua mano che sfiorava il corpo
quelle sue labbra morbide e carnose
quella sua voglia di farneticare
tra le lenzuola umide nuotare
le sensazioni impudiche svegliare.

Abbiam bisogno ognor di ricordare,
foto e filmati da revisionare
su una parete bianca proiettare
nel buio della notte riguardare
farsi eccitare da figure oscene
sciogliere dentro il petto i miei dolori
espellere dall'animo le pene.

Abbiamo bisogno di soffrire
per capire cosa sia il piacere
per riprovare le gioie tutte perdute
abbian bisogno di silenzio
per ritrovar noi stessi e ancor sperare
capir gli errori, sapere perdonare,
quell'amore sciupato ritrovare.

(Donnas 20.12.2016 - 23,42)

Come un cane



Come un cane ci sei sempre
ti scaccio e t'allontani un poco
ma dopo da lontano guardi,
ti accucci e aspetti triste
non vuoi sentir ragioni
resti vicino e andare via non puoi
senza di me sembra restar non vuoi.

Ogni tanto abbai
i tuoi sono latrati rabbiosi a volte
altre abbastanza tristi,
implorano perdono in modo strano,
sei orgoglioso ed anche mi fai pena.

Ti guardo da lontano,
apprezzo questa tua fedele attesa,
mi fai finanche tenerezza,
non voglio più cani nel recinto;
ma il tuo sguardo mi osserva da lontano
non credi che io ti possa abbandonare
di questo mio rancore sembra chiedi il perché,
fai finta d'andar via ma stai con me.

Ancora sei fedele, sai aspettare,
pensi che di te possa fidarmi, sei un amico,
e tu senza un padrone non riesci a stare,
sempre scodinzolavi e festa mi facevi.

Ti guardo da lontano e dentro soffro
in fondo sei il mio cane,
mi intenerisco un poco
e poi ti butto un pane.

(Donnas 21.12.2016 - 00,30)

Pittole
(A Solange)



Anche se l'ora è tarda
e il fritto non tanto consigliato,
mannaggia a te, mi stuzzichi la gola
di quelle pittole mi sarei abbuffato
tutte le avrei mangiate, no una sola.

Tu sai quello che mangio,
non sono tutto ancor vegetariano,
la carne no, quella proprio la scanzo,
da macelli e macellai sto lontano,
il pesce preferisco e scarto il manzo.

Ma te sai far di tutto
ed anche il locale per me era carino,
poi quel piatto che bene decoravi
con pasta frolla e soia in canestrino,
un sorriso e con poco tu m'accontentavi.

Ma la distanza è tanta,
dalla Valle d'Aosta a Galatina
le pittole mi costerebbero salate
farle da me convien con lievito e farina
o comprarle al negozio surgelate.

(Donnas 21.12.2016 - 3,54)

Un giorno di scirocco senza vento


Il dipinto dal Titolo “Giorno di Scirocco” e di Llewelyn Lloyd

Si l'amo, l'amo,
l'amo quella figlia di puttana
che mi fa ancor soffrire,
per vendetta l'ho tradita molte volte
il mio letto era come un confessionale.
Le donne poi scappavano confuse
senza l'assoluzione,
ero io a confonderle, a ingannarle,
loro pensavano d'essere a teatro
occupavano il centro della scena.
Io, invece, le snobbavo
a letto d'un altro amore a lor parlavo.
Mi guardavano un poco imbambolate
si sentivano alla fine anche un po' usate,
qualcuna s'è arrabbiata,
un'altra ha reagito,
come se io le avessi fatto un po' il solletico
m'ha detto che non ero diplomatico.
Lei non voleva me, cercava il letto,
l'aveva detto prima ancor d'entrare in casa
che lo faceva per semplice diletto.
Di che stupirsi allora? Di che meravigliarsi?
Io un'altra amavo
e glielo avevo detto,
anch'io cercavo solo una evasione,
d'esser diplomatico proprio non ci stava,
non ne vedevo affatto la ragione.
Ora son solo, compagne non ne cerco,
non m'interessa aver soltanto sesso,
con o da solo posso far lo stesso;
senza passione io non voglio niente
sarebbe deprimente
e senza un po' di sentimento
che fatica il rapporto
come un giorno di scirocco senza vento.
Ora lo sai, gran figlia di puttana,
lo sai ma a te non frega proprio niente,
neppure a me più frega un accidente:
ora tu sei diversa, così come sei ora non ti voglio
e te lo dico, sì, sinceramente,
resta pure vestita,
di certo come un tempo non ti spoglio.

(Donnas 21.12.2016 - 20,11)

Fedeltà



Pensavo d'esser guarito
invece basta guardar quel cane,
veder come mi punta da lontano,
parlare non può
ma dice tante cose con lo sguardo.

Io soffro per lui,
pensavo d'aver smesso di soffrire
di poter da quell'amor fuggire
come dall'arco il dardo.

Lui aspetta perché senza di me non vuol tagliare
quei pochi metri che mancano al traguardo.

(Donnas 21.12.2016 - 22,51)

Fragilità



Il mio cuore
è come una foglia spazzata da vento,
l'acqua ed il gelo
ne ha frantumato le arterie,
se ne sta attaccata al terreno
coperta di sabbia
appena respira;
osserva il cielo ormai senza forza,
spezzata in più posti,
la linfa ormai più non scorre
tra quelle sue vene consunte,
ha perso il colore,
l'opaco prevale sul giallo
che muore.

(Donnas 22.12.2016 - 11,11)

Haiku – Bianco Natale


La foto è tratta dalla pagina di FB Haiku Tradizionali

Bianco Natale -
sulle pietre scintilla
stella cometa

(Donnas 18.12.2016 - 21,31)

Vivere



Voglio continuare a vivere,
anche con qualche dolore che affiora,
come una muffa antica,
tra le mie stanche membra.
Voglio vivere per sconfiggere l'abbandono,
per allontanare le prefiche,
le seminatrici di pianto e di sofferenza.

Voglio continuare a vivere
per sconfiggere la morte,
quell'evento posto ai confini della vita
con le sue croci e gli inutili fiori
con le orazioni ed i lumini
con i compianti inutili
dopo le recriminazioni fatte in vita.

Voglio continuare a vivere
nei tuoi pensieri, se più non mi vedi,
rileggendo i miei versi
queste inutili parole che ho disperso al vento,
seminato tra zolle aride e pietrose,
tra le siepi spinose che straziano il cuore.

Voglio continuare a vivere
attraverso quello che ho detto e non hai capito,
quello che hai distorto e distrutto
attraverso quelle parole che a me hanno dato sofferenza,
a te indifferenza.

(Donnas 23.12.2016 - 11,51)

Il terzetto



E il terzetto dove lo metto?
Dove lo metto io già lo so
nella mia mente ci siete da un pezzo
e nel mio cuore conserverò.

Eran bambini quando arrivai
tanti anni indietro nel loro paese
correvano allegri per il rione
ora son vecchio, e pago le spese.

Ma vi ricordo con tanto affetto
anche se sono adesso lontano
a ritornare tra voi ora aspetto
perché io sto bene a Boccheggiano.

Dedicata ad Emanuele, Antonio e Chiara
(Donnas 26.12.2016 - 12,48)

Suoni antichi di Natale


- La foto è tratta dal portale: http://it.artesanum.com/artigianato-carretto_con_vari_accessori-38116.html

Per una volta ancora riascoltare
tutti i rumori all'alba del rione
i carri trainati dai cavalli,
quelli a mano dei primi venditori

con gli ortaggi degli agricoltori
la gente contrattava dal balcone,
le greggi in strada, col canto dei galli,
e i passeri sui tetti a cinguettare.

Rumori ancora sparsi nella mente
che si univano spesso nel Natale
al chiacchierar confuso della gente

alle campane della cattedrale
e già i bimbi in strada allegramente
urlanti come a luglio le cicale.

Oggi assordanti sono i tanti mezzi,
che ci affogano tra i cattivi olezzi

il treno che attraversa all'improvviso
e fischia senza dare il preavviso,

non lontano il fragor dell'autostrada
com'era dolce il ruminar di biada

e quei rumori in fondo più graditi
chissà dove son oggi seppelliti.

- Sonetto ritornellato
(Donnas 26.12.2016 - 12,10)

Natale 2016


La foto è tratta dal portale:
http://www.napolitan.it/2015/06/16/24436/antichi-mestieri-di-napoli-il-suonatore-di-pianino-2

Alle volte vorrei dimenticare
oscurare per sempre la memoria
ma le feste mi fanno ricordare
quegli anni pien di gioia e di baldoria

buttati sulla strada a ruzzolare
sperando fosse eterna la vittoria
e non s'aveva allora il cellulare
difficile spiegar oggi è la storia.

Quei ragazzini dietro a dei pianini
che assordavano le nostre mattinate
e i montanari con pifferi e acciarini

sulla porta a far le serenate
seguiti da accattoni e da indovini
tutte nella memoria le ho archiviate.

Di tanti pranzi a base di arancini
di vecchi e rumorosi macinini

rimane in cuore il fumo del camino
e il suon d'un giradischi canterino.

(Donnas 25.12.2016 - 11,20)

La chioccia


La foto è presa da: http://oryctesblog.blogspot.it/2015/01/le-abilita-del-buon-fattore-05-gestire.html

L'avete vista chiocciare la gallina?
Quanta cura ripone alla sua prole?
L'avete vista mai con quanto amore
rivolta zolle e raspa con fervore?

L'avete vista come insegna e guida?
Come tutti i pulcini le stan dietro?
Mamma diventa per la prima volta
ed il pulcino apprende, ad essa ascolta.

Nel mondo degli umani l'ascoltare
è diventato un hobby e dura poco
si vuole in fretta grandi diventare;

ormai si sa come attizzare il fuoco
basta uno zippo, che si può acquistare
dal cartolaio insieme a un videogioco.

Ma poi succede che a pagare il conto
dei propri errori qualcun altro è pronto

che apre e svuota il proprio portafoglio
ma l'error si contesta per orgoglio.

Ma quando son finite le risorse
a voglia che tu cerchi nelle borse

non c'è manco più nulla da mangiare
ma è troppo tardi per recriminare.

- Sonetto ritornellato misto in versi liberi e rimati
(Donnas 28.11.2016 - 20,31)

Spasmi



Il mio amore
è simile a questo dolore che mi dilania il ventre.
Piegato su me stesso cerco conforto
accarezzando la mia pancia gonfia
con moto circolare
mentre un lamento soffocato sgorga dal petto
quasi implorante un aiuto
che tarda ad arrivare.

Vedo che non fa effetto il bicarbonato sciolto nell'acqua,
neppure l'omeprazolo aiuta,
il dolore serve solo a misurare l'affanno,
questo senso di impotenza
verso un male occulto infingardo ed oscuro
che ti colpisce a tradimento,
mentre tacito riposi avvolto nel tuo piumone nuovo.

Sempre gioie spezzate:
quando la felicità sembra accarezzarti,
l'imprevisto bussa alla porta,
scuote la tua vita,
rompe il magico della pace raggiunta
riportandoti nel cerchio infame dell'affanno.

Anche ieri ero felice
tu eri nel mio letto distesa,
nuda,
con i capezzoli ancora eretti per l'orgasmo raggiunto.
Ti osservavo respirare serena.
Ma emanavi una certa ansia pesante,
si rifletteva sul tuo volto
sconvolgeva la mia anima,
comunicava un senso di insoddisfazione contagioso
che mi avviliva.

Ecco all'improvviso il dolore si concretizza,
apre la porta ed appare senza preavviso,
ospite inaspettato,
spezza il magico di momenti unici
che insegui, ricordi, fai riemergere
dal tuo inconscio teso adesso sull'ansia
di questo male che non vuole passare
che rappresenta solo l'estrema tensione di un momento
che crea sofferenza ed angoscia.

Mi manca quel tuo amore lontano,
più non senti il mio soffrire
ed io intuisco il tuo in qualche verso
che galleggia in rete come zavorra di una nave affondata.

E mentre un lamento sale a cercare un inutile conforto
ti penso, su quel letto distesa,
il viso abbuiato per un affanno che non riesci a sedare
ed attraverso il mio dolore
voglio farti capire quanto sia grande il mio amore.

(Donnas 30.11.2016 - 6,11)

Non è un problema mio



A volte ci penso e poi ci resto male,
vorrei non dar fastidio mai a nessuno
non vorrei disturbare,
gradirei le cose a posto ognor lasciare
nessuno per me, ormai freddo e composto,
dover far mai recriminare.

Fare la lista delle cose da fare:
un elenco compiuto di come operare,
la bara già in pronta consegna,
di materiale scadente,
di canapa anche l'interno ornato
visto che dopo va tutto cremato.

Il loculo al camposanto?

Davvero a me non serve
la cenere vorrei fosse dispersa,
nessun commento davanti alla mia foto
nessun ricordo alla mondanità,
basta quello del cuore;
ostentare non serve dopo morto
poi il tempo della memoria è corto:
non servono lumini,
né fiori, né corone e né accendini.

Lasciate i fiori freschi sui roseti,
i gladioli colorati sopra i prati,
non serve ricordare quando si è nati
(tanto il mio è un giorno anche presunto),
neppure il giorno esatto del decesso,
tanto son io, sempre lo stesso:
un nulla che è nato
e un nulla che dal mondo se n'è andato.

Ma poi sorrido e dico:
“Ma a cosa sto a pensare?
Alle cose che altri dovran fare?
Ma di cosa mi sto a preoccupare?
Tanto io più non vedo e più non spio
il da fare lascia stare ai vivi
questo non sarà più un problema mio”.

Nota: la data di nascita presunta? Si, sono nato l'11 marzo ma mi hanno registrato il 16.
 Anche l'anagrafe ho beffato!
(Donnas 3.12. 2016 - 23,35)

Riflessi ghiacciati


La foto è di Ada Cancelli (g.c.)

Riflessi ghiacciati sul laghetto blu
sull'acqua chiara e fiori di finocchi
la mia pupilla brilla dentro gli occhi
vola una lacrima ed ora non c'è più.

Nel cuore mio ti affacci adesso tu
amor che sol passione nuova sblocchi
scambio torre con re, faccio gli arrocchi,
Dammi una spinta al cuor, or fallo su.

Oggi per me non fu giorno di festa,
a ricordar si prova sofferenza
l'ansia parte dal cuor si ferma in testa

non so se lei a questo più ci pensa
oggi ha parlato chiaro, ma poi lesta
chiuso ha la porta con indifferenza.

(Donnas 8.12.2016 - 19,08)

A Leuca


La foto è di proprietà della pagina “Sei di Leuca se...” (g.c.)

Beve la luna il mar
e il sol sospira
Leuca chiama ed una Musa invita
scrivi del versi stanchi
e la tua vita
corre in silenzio
e già la notte attira.

E tu ti chiedi ancora quanto dura
nel mezzo della notte
l'occhio gira
sulle pareti schizza alla deriva
balbetta e par che il sole ignori e schiva
splende la luna ancora
ma prigioniera dentro quattro mura.

In questo cuor
l'ultimo affetto muore
fu sentimento ma riposto male
affetto dato
stanco e mutilato
strale scagliato perso nell'ignoto.

Era diretto a chi l'ha poi schivato
chi lo lanciò neppure lo raccolse
danni non fece e ne ferita aperse
sabbia sfuggita dalle dita stanche
nulla più resta di inutili promesse
quattro conchiglie tra la sabbia perse.

Tarde parole tra le grotte brulle
un brontolio confuso ed incessante
l'onda che scorre silenziosa sfianca
ed anche l'alba adesso sembra bianca
neppure il roseo più colora il ponto
manco l'amor che do è più lo stesso
delle parole dette ho perso il conto
ma scrivo ancora qualche stanco verso.

(Donnas 11.12.2016 - 10,38)

L'urlo di Tritone



A Punta Ristola brontola Tritone,
Poseidone oramai lo lascia fare,
soffia rabbioso nella sua conchiglia
le onde con forza e con furore striglia.

Non può quel padre il figlio maltrattare
conosce la bontà che lo pervade
a giorni soffia lieve e calma i mari
e dà un aiuto spesso ai marinari.

Oggi però ha deciso di sfogarsi
le acque solleva, le agita furioso,
Eolo l'aiuta e i venti ha liberato
anche lontan si sente l'ululato.

L'onda selvaggia no, neppure riesce
a cancellar l'azzurro che là imperla
cavalca possente e domina i marosi
le rocce e la falesia tutti ha erosi.

L'urlo poi si disperde per le grotte
vedo i colombi intorno volteggiare
quando è furiosa e forte la risacca
il vento via ti strappa la casacca.

(Donnas 26.11.2016 - 0,26)

Seduzione – Seducție



Quando tu dormirai serena a notte
con i capelli sciolti sui cuscini
svolazzerò come falena stanca
silente girerò nella tua stanza
la tua pelle carezzerò senza svegliarti
come una piuma le labbra sfiorerò
la mano passerai sul tuo bel viso
lieta sarai col dolce tuo sorriso.
Ti ruberò dei sogni,
ci leggerò la vita tua serena,
mi chiederò chi fu l’arcano fato
che sul sentiero tuo mi ci ha portato,
ti seguirò senza che tu mi veda
per non turbarti e non impensierirti.
Tranquillamente andrai per la tua strada
ma un angelo custode sta volando,
insieme a te nel buio sta camminando,
tu non lo sai, e neppur t’accorgi,
e il tuo sorriso a un altro amore porgi.

(Donnas 14.12.2016 - 00,17)

Quello che sei lo sai



È stato bello amarti e tu lo sai
e ben lo so che amato non mi hai mai,
anzi mi hai poi lasciato in mezzo ai guai
ma ancora oggi stoltamente abbai.

M'hai detto che sai tu quello che fai
che sei cresciuta e ancora crescerai
io so però quello che fai e farai,
mondana sei e tale resterai.

Questa tua vita da sola scelto hai
ti dai da fare insieme a quel che stai
solo susine in fondo vendi e dai
a me fa' schifo, ma un dì l'assaggiai.

Cosa mai posso dir, dimmi tu, dai!
Potresti anche sputarmi e non lo fai,
son io che un giorno anche ti cercai
ma nel mio letto più non c'entrerai.

Pertanto, dove vuoi andare, vai,
anche se scappi in Spagna o in Uruguay
a me cosa ne viene? Tu lo sai,
mondana sei e tale resterai.

(Donnas 29.11.2016 - 23,02)

A volte leggo


La foto “La grotta del Turco” di Otranto è di Ada Cancelli (g.c.)

A volte leggo storie sui giornali,
sofferenze a lungo sottaciute,
delusioni e gioie non provate,
storie di vita e lacrime versate.

Leggo e ripenso a tutti i miei conflitti,
li analizzo e ad altri li comparo
cerco gli affanni altrui di approfondire
resto confuso e non so cosa dire.

Sembra ch'io guardi e invece ho gli occhi chiusi,
osservo galleggiare qualche ciocco
in fondo all'animo non si può guardare
perché a noi stessi stiamo poi a pensare.

Si guarda solo, ma siamo distratti,
e non basta soltanto l'osservare,
la gente zappa e abbevera il suo orto
sui propri guai ognuno resta assorto

Ma qualche volta si schiude la finestra
ci si stropiccia gli occhi per vedere
non s'intende però la sofferenza
sui drammi altrui, resta indifferenza.

E in fondo grazie a chi ce lo ricorda
dai pulpiti, tra orazioni e incenso,
per un giorno si finge d'esser buoni
così che il il Padreterno ci perdoni.

Sono ovvietà le mie ma riflessive
su tutte le contraddizioni umane,
compreso quel pietismo irrazionale
che emerge solo a Pasqua ed a Natale.

(Donnas 3.12.2016 - 17,14)

Una vecchia fotografia



Quei volti ci hanno emozionati
vivi e lucenti in quella vecchia foto,
piena di bimbi lindi e spensierati,
nel mare dei ricordi annaspo e nuoto.

Tutti bambini a un tratto ritornati
guardo quei visi e nuovamente noto
sembrano tutti allegri e non crucciati,
un salto all'improvviso nel remoto.

Il tempo come passa, oh, che follia!
Un rotolar sui prati già innevati
con gli scarponi ed una vecchia slitta

a spingerci e sciare in allegria,
in estate tra fiori profumati
scorrazzare sereni a manca e a dritta.

Perché il tempo deve andare via
e il sol non splende e tra le nubi spia?

Oggi piegati su mille doveri
anneghiamo nel mare dei pensieri

ma a un tratto basta poi una vecchia foto
che ci ricolma un cuore triste e vuoto.

Sonetto ritornellato
(Donnas 5.12.2016 - 16,01)

Etna


La foto è tratta dalla pagina FB di "Sei di Catania se..."

Nera pendice di cinerea vetta
m'hai minacciato nel buio della notte
tuonato con la voce prepotente,
scosso hai le tue catene,
eri impotente e lo sapevi bene.

Chi t'ha legato dentro la montagna
t'ha condannato il mantice a soffiare
a volte sei rabbioso e il passo affretti
la lava bolle è giù dal monte getti.

Io nella notte, guardavo timoroso
ti fissavo affacciato alla finestra
vedevo la tua lava rosseggiare
sembrava il fuoco scivolasse in mare.

T'agitavi e non tacevi mai,
quando mi rilassavo tu tuonavi
scuotevi le catene con gran rabbia
sembravi un un animale chiuso in gabbia.

E tremava la casa ed il terreno
vibravano i vetri alle finestre
mi pervadeva una paura arcana
dentro mi rinchiudevo nella tana.

Anni passati a rimirare il mare
a volte rosseggiante pel tuo sangue
lucido altre come un lindo specchio
oggi sono lontano e quel tuo monte,
oggi, l'ho qui davanti e batte in fronte.

(Donnas 11.12.2016 . 14,05)

Le canne


- La foto è di Claudio Serio (g.c.)

Sol che tramonti e che nel mar ti specchi,
mentre traguardo il rosso che m'avvolge
tra quei canneti fitti in riva al mare
più non ricordo quante ne ho tagliate
quante le volte che m'hanno celato
l'infiorescenza sempre m'ha ammaliato.

Fitte e boscose lungo i rivi e i fossi
ondeggianti ai soffi gelidi del vento
per la pesca si sceglievan le più lunghe,
per lo zufolo i gambi più nodosi,
s'agitavano, fino a terra si piegavano,
ma poi sempre più agili svettavano.

Ero invidioso per tanta agilità
provavo rispetto per la loro forza
un sentimento tenero nutrivo
le accarezzavo e mi immedesimavo:
son stato canna alle intemperie avvezzo
mi son piegato ma ancora non mi spezzo.

(Donnas 10.1.2017 - 1,32)

Libertà


- Il dipinto è di Alessandra Planicucci

Dove sei libertà, dove sei andata?
Dove siete colline e campi arati,
dove quel grano appena germogliato
le prime foglie e l'erba sopra i prati?

E le prime farfalle tra la neve
dove mai sono andate o son volate?
E i primi insetti agli alberi attaccati
migranti tra le erbe macerate?

E s'aspettava quella prima neve
che s'attaccava a zoccoli di legno
foderati con la stoffa di zainetto,
con la gomma ed i chiodi per sostegno.

E quella casa sopravvive al tempo
con i nidi di passeri loquaci
spersa in un paese tra la mente
piena di bimbi laceri e vivaci.

E s'era in guerra ma noi ragazzini
non si vedeva la malvagità
adesso si ha di tutto ma si vive
dietro le sbarre e senza libertà.

(Donnas 10.1.2017 - 00,26)

Haiku – Fiordineve


- La foto è di Giuseppe Puce (g.c.)

Fiore di neve -
al sol poco resiste
giorno d'inverno

(Donnas 10.1.2017 - 1,51)

Il sapone di Aleppo


Aleppo, Aleppo quanto mi tormenti
la mattina quando m'insapono
penso alle tue case demolite
vedo le strade piene di brecciame
avverto in cuore il rombo dei cannoni
gli urli dei bimbi,
di mamme disperate,
le imprecazione degli uomini arrabbiati,
penso all'odio che riempie i cuori.

Penso, ed intanto me ne sto al sicuro
al caldo dietro un bianco lavandino,
l'acqua l'ho miscelata al punto giusto,
ma vedo innanzi a me bimbi affamati.

E mi ricordo anch'io degli anni verdi
della guerra che gravava intorno,
degli italiani in fuga,
degli alleati e i visi di colore,
della fame che attanagliava il corpo,
mi rammento il volto addolorato della gente,
degli incoscienti svaghi dei bambini
che alla guerra giocavano innocenti
tra le rovine di case e della mente.

L'acqua scorre e nulla posso farci,
ma questo dramma ad altri mi trasporta
a quei paesi che la guerra avvolge
che l'odio irrazional di più travolge.
E Dio non so pregar, neppur ci credo,
ma osservo le rovine,
le case demolite dalle bombe,
il cuore mi si spezza pel magone
mentre in mano accarezzo il mio sapone.

(Donnas 8.1.2017 - 14,16)

Essere ape


La foto è di Angelo Zonna (g.c.)

Vorrei essere un'ape
per volare sui fiori colorati
poter scartar le spine
che avvelenano la storia degli umani.

Vorrei essere un'ape
per succhiare il nettare che abbonda dentro i fiori,
impolverarmi di polline al mattino
il borotalco non dover comprare
e il bianco alla mia pelle regalare.

Vorrei essere un'ape
per poter volare nel cielo limpido
sui laghi e sopra il mare
tra il verde dei pascoli vagare
e non dover vedere
le guerre che gli umani san creare.

Vorrei essere un'ape
ed operosa per la famiglia degli umani lavorare
pensare in pace a me e al mio alveare.

(Donnas 24.12.2016 - 11,30)

La mia panchina


- La foto e di Giuseppe Russo (g.c.)

La mia panchina oggi s'è imbiancata
questa sorpresa arriva all'improvviso
il gelo e il freddo mi colpisce il viso
sotto la neve se ne sta imbronciata.

E non vedrà la nonna accomodata
di certo oggi le mancherà un sorriso
ed anche il sole sembra un po' indeciso
penso che arrivi un'altra nevicata.

Il mondo ormai è tutto capovolto
nella mia Valle la neve non si vede
ma il gelo un po' colpisce mani e volto

e se gennaio un po' non si ricrede
nella sciarpa me ne starò ravvolto
fin quando questo freddo un po' non cede.

- Sonetto
(Donnas 8.1.2016 - 13,42)

Briganti


- La foto è di Maria Luisa Viva (g.c.)

Sangue rosso
sul lenzuolo bianco
anche un ciuffo di verde l'accompagna,
la bandiera italiana?
E sì, si bagna
del sangue dei briganti un dì sgozzati.

Anche loro si son battuti invano
poi la storia li ha emarginati
oggi neppure sono ricordati,
agli invasori le piazze hanno intestate.

Ed eroi gli assassini sono diventati,
complici amici nostri che osanniamo,
tutti ci hanno tradito,
al Sud han regalato giorni amari
i Don Liborio, i Pisanelli e simili compari.

Ma quel sangue versato,
oggi è raccolto in un tricolore
e ricordiamo incessante a chi non scorda
che l'idea di rivolta mai non muore.

Ed a distanza di secoli rimane
il segno di violenza e di oppressione
e in cuor matura la ribellione;
c'è l'oggi è vero,
ed oggi abbiamo sabbia tra le mani,
ma ricordate che anche ci sarà un domani.

(Donnas 8.1.2017 - 15,41)

Eccitazione


- La foto è presa sulla pagina FB del mio amico Enrico Zublena di Viverone.

Il campanaro si è eccitato tutto
in alto ha spinto croce e campanile
forte ha fatto squillare le campane
“voi mi turbate – ha detto – porco cane”!

“Oh, non si fanno mica queste cose
proprio davanti a me che sono pio
voi lo sapete che nostra Eccellenza
a certe cose non mi da licenza”.

“E potrei essere anche sconsacrato
ma senza sacro non sarei più io
il sacro non va bene col profano
ed io so' alto e vedo anche lontano”.

“Fate all'aperto gli esibizionisti
un poco di privato conservate
fare all'amor lo so davvero è bello
ma sotto un campanile è un gran bordello”!

“Pertanto, suggerisco la brughiera
lì vi sono siepi e tanti arbusti verdi
c'è anche una quercia che vi fa dell'ombra,
perciò, ragazzo dai, adesso sgombra”!

(Donnas 9.12.2016 - 22,59)

Estasi



Oh dio, che bei ricami,
questo cielo d'un azzurro intenso
queste acque porporine
questi confusi rami
questi riflessi di color sanguigno
questi chiarori che pace ti danno
che all'anima che langue
nuova energia ridanno,
in una esaltazione della mente
che ti avvince
che ti calma
all'ozio ti conduce
ad una riflessione t'introduce
che sublima e, infine, ti convince
che la serenità interiore
ogni tormento vince.

(Donnas 11.12.2016 - 01,06)

Haiku – Sfoglia la rosa



Sfoglia la rosa -
petali sul sentiero
neve che imbianca

(Donnas 29.11.2016 - 13,55)

Il respiro del mare


La foto è di Luigi Gi Salento Messapico (g.c.)

A passi stanchi e lenti affondo nella rena
e m'accarezza i piedi quest'onda pellegrina
o sì, se mi fai pena, ma più tu non mi senti,
sei stata un'assassina, e il sangue più non vedi.

Ma questo calmo mare e un refolo di vento
risveglia in me i ricordi, che sono vivi in petto,
lo so, l'amore è spento, ma in me che ancor so amare
indifferente aspetto, spero tu non lo scordi.

Intanto questo mare, cadenza una canzone
frusciando tra la sabbia, battendo sugli scogli,
riporta la passione, aiuta a non scordare
se i sassolini togli, cancelli anche la rabbia

ogni furore annulla quest'onda che paziente
va avanti e indietro pigra come un respiro lento
che da lontan si sente su questa spiaggia brulla
come un patire spento con l'anima trasmigra

mi porta ai vecchi lidi al sole dei tramonti
seduto a una panchina al mare raccontare
ed anche tra i miei monti col tuo rumor mi uccidi
l'aria fai respirare, salsedine di brina.

Poesia in versi alessandrini con rima interna-esterna alternata

(Donnas 3.12.2016 - 22,11)

Gli odori degli anni passati



Gli anni miei con l'inchiostro fatto in casa
facendo macerare bacche nere
di una pianta ornamentale d'un paese
dove per qualche tempo ci ho vissuto.

Il nome della pianta non conosco...
ricordo, però, sempre l'odore
delle foglie per gioco maltrattate,
quell'odor che dal mucchio si levava
quando su quel potato noi si rotolava
nell'olfatto le ho dopo archiviate.

Rivedo a volte quelle antiche piante
lungo i viali, nei parchi dei giardini,
con tenerezza qualche foglia colgo,
tra le mani la macero e l'annuso
cerco di ricordarne un po' l'odore,
il pensiero al tempo andato volgo.

Rivivo anche così quei bei momenti
di gioiose e semplici esultanze,
anche l'olfatto fa parte dei ricordi,
anche un odore ti riporta il tempo
vissuto tra la guerra e i patimenti,
dolori e gioie un dì ammucchiati insieme
che nel cuore conservi e che non scordi.

(Donnas 6.12.2016 - 19,03)

A Paolo Bizzotto, parrucchiere per vocazione



Così anche per te, mio caro amico,
è arrivato il dì della pensione
a tagliar peli so t'eri annoiato,
a tagliar teste non t'è stato dato.

E mi dicevi che l'avresti fatto
ne hai viste e nei hai sentite di magagne
e, poi, si sa da sempre, dal barbiere
stazionano persone un po' ciarliere.

Lui le ascoltava tutte e ci rideva
con quel sorriso candido e sornione
l'accento dialettale conservava
anche se a Ivrea da sessant'anni stava.

Si sa che veneti e napoletani,
difficilmente perdon la cadenza,
per lor si tratta d'affezione e vanto
ridono spesso, ma parlano anche tanto.

E Paolino era eccezionale
quel suo candore io ancora lo ricordo
e gli dicevo sempre a fine taglio:
“mancan capelli in testa e non mi sbaglio”.

Mi metteva alla fin lo specchio dietro,
mi chiedeva se tutto andava bene
ma io gli ripetevo alla follia:
“non rimetti i capelli che van via”.

Lui rideva, sembrava un bambinone
con quella smorfia ironica sul volto,
io non lo so, ma non ne sono certo,
se a Ivrea un altro parrucchiere cerco.

Ed andrò a trovarlo a casa sua
perché conosce bene la mia testa
lo so che poi sarà un affare serio
ma lui non ha mai lavorato in nero.

(Donnas 10.12.2016 - 00,02)

Vecchia pajara


La foto è di Ada Cancelli (g.c.)

L'ultima pietra sul colmo è stata posta
incassata nell'angolo più alto
il contadino guarda soddisfatto
quanta fatica l'opera è costata;
la vita forse al fine è meno amara
ora nel campo biancheggia la pajara.

Fra qualche giorno ci sarà una porta,
due tavole fissate a quattro assi,
potrà servire per depor gli attrezzi
o ritirarsi quando un temporale
abbuia il cielo e occorre ripararsi
stare all'asciutto e tutti non bagnarsi.

Quanta fatica per togliere dal campo
pietra su pietra e guadagnare terra
poi al tempo giusto ancora utilizzarle
per non sciupare manco quelle pietre
accumulate ai bordi dei poderi
per far muretti o dei ripari veri.

Anno su anno pietre ad ammucchiare
e poi l'idea di non sprecare nulla
un monumento erigere al lavoro
che il tempo sfidi ed un ricordo lasci
di antiche impronte stese con fervore,
veder la mano togliere il sudore.

E il tempo passa, ricorda una pajara
che oggi lentamente va in rovina
arbusti e rovi la stanno accarezzando
ma lei resiste al tempo, ci commuove,
e ci ricorda un faticare antico
accanto a un noce e a un albero di fico.

(Donnas 14.12.2016 - 20,07)

L'aglio di Jaen


Nella foto: la cattedrale di Jaen in Spagna

Basta anche un aglio a volte a suscitare
un sentimento che nel cuor ristagna
che ci fa scioccamente emozionare
e il dolor rinnova e gli occhi bagna.

Ride lo sciocco che non sa provare
quella dolce emozione che accompagna
l'uomo che affetto e amor sa ancor donare
e solo scherno e insulti ci guadagna.

Così è bastato un aglio stamattina
in vendita in un centro commerciale
a ricordarmi d'una salentina.

E in me è prevalso il lato passionale,
che nel mio cuor con la pazzia confina,
verso una donna acerba e dozzinale

che sa adescare come una sgualdrina
ma poi sa dir che è lei la selvaggina.

- Sonetto ritornellato
(Donnas 27.12.2016 - 13,55)

Genny dove sei?


La foto è di Nsurace (g.c.)

Un dì un po' d'amore t'ho donato,
troppo poco per farlo germogliare
infatti dentro me poco è durato
dentro di te non non so quanto c'è stato.

Eri giovane, ma anch'io lo ero,
e mi ricordo quell'abbraccio al buio
quel tuo tremore che quel dì hai trasmesso
in mente torna e lo ricordo spesso.

Diciamo che rammento molte cose,
qualche bacio sulle labbra m'è rimasto
non ho saputo allor perseverare
forse anche tu sapevi poco amare.

Ripenso a quelle sere appassionate
quando sul mare lucevano i tramonti
dietro i Peloritani il sol moriva
del tuo candor lo Stretto inteneriva.

E non t'ho scritto mai neppure un verso
forse vivevo ancora un vecchio amore
ma ancor conservo tutte le tue foto
e nel mio cuore c'è rimasto il vuoto.

Ed oggi dove sei io mi domando,
se madre sei, e se con figli e nuore,
che fai mi chiedo e a te or sto pensando
mentre il mio tempo lentamente muore.

(Donnas 26.11.2016 - 21,01)

 


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