Ciao! Sono Alfonso, classe 2001, e da qualche tempo
ho avuto la fortuna di avere di nuovo accesso a quelle parole in poesie che da
bimbo mi divertiva fare e che ora sono diventate come la torcia della mia mente
nella mia anima, o viceversa, ma poco importa. Qui, in questo spazio gentilmente
concessomi, poserò di tanto in tanto alcune parole o pensieri che a flussi
vengono fuori e che, avvolte, fanno pure rima! Quindi, buona lettura
e-mail:
alfonsosilvestretennis@gmail.com

Poesie rosse
Trabocca d'amore il mio cuore per te
E ogni volta cerchi di afferrarlo intero
apri le tue braccia a più non posso
Per dare forma a quel contenitore,
Però Inefficace, dai cui bordi mi tuffo
Nel fondo e riemergo e rifletto
la piccola rugiada residua
sul mio rinfrescato petalo rosso.
Trabocca d'amore
Esplode il mio cuore in mille frammenti
Come la stella che arse focosa
Irrorando di luce i pianeti vicini
Su cui proliferarono ridenti moti
Di vite tutte che d'un tratto si tacquero.
Ciò segue a un rigonfiamento
Lento lento, progressivo
Con cui mi divenne ipertrofico
Tentando il compenso all'aumento
Degli amari liquidi che contenne
Sopportando, seppur cieco di fronte
Alle sue sfilacciantesi, fini trabecolature.
Man mano infatti s'assottigliarono
Indebolendo quella parete
I cui muscoli divennero ormai
Solo una sfocata memoria e
Lo scuotente battito s'allontanò
Affievolendosi nelle flebili eco e
Quand'era lì lì per ammutolirsi,
Allora divenne troppo
E preferì forse andar via
In quella che fu
La sua grande esplosione
Ancor roboante nel grande silenzio
In quest'estraneo universo.
Perciò ora mi occupo
Di ricercare e raccoglierne i pezzi, riunirli
Navigando dappertutto per tal ricerca e scruto
in qualsiasi desolato angolo e ne fiuto
I possibili resti, grandi o minuti che siano
Come l'aureo vello di vita.
Ora non so
Se tale continua, espansiva esplosione
da me s'allontana o a me s'avvicina
ma sento in questo una stretta tensione
entro cui tento il destreggio come un cardionauta
e mi pare di veder la soluzione
contando i passi mossi qua e là:
Che il tempo avanzante ritorni all'inizio:
Nel suo ritroso mi ridefinisco.
Esplode il mio cuore
Poesie rosse
L'ossigeno manca,
la fiamma si alza
ciecamente e incalza
finché non si sfianca.
Lentamente, lentamente si affievolisce
E chi vi sta attorno, della stessa perisce.
Perdo il controllo
La mente barcolla
Ma il cuore va a vento e la pancia si riempie
E l'occhio si annebbia del fumo che fu.
Nuvoloni grigi albergano in cielo
e si preparano alla tempesta
che plachi questa gran festa
Per far crescere ciò che tanto anelo.
Il rosseggiar così sfiammeggia
E Il corpo ancor duole
Ma Alzo gli occhi: Albeggia!
Se il Blu così vuole,
Son pronto a bere l'amore
Di questo fiore, Rosso in colore.
Papaveri
batuffoli verdi ti ricoprono Da punta a pie'
e la sinuosa linea che ti segna il dolce profilo
Spicca degli arricciati sbuffi
D'un colore Che però, a parer mio, non ti appartiene e
Sotto cui mite ti camuffi
Cosicché quando nessuno se lo aspetta
Eromperai del tuo incandescente rossore
Lavando via il manto sotto cui ti nascondi
Lasciandone solo Un docile ricordo
E così ti rivelerai nelle tue nude vesti
Di metamorfiche rocce e basalto
Da cui per fortuna son nato.
Eruzione di un vulcano
Poesie blu
È presto al mattino,
Con occhi ancor trasognanti
Ricevo Del dolce diamante dorato
La carezza brillante
Che s'infrange sulle leggere
Increspature di questo mare
In Piccoli scintillii squillanti
La cui acuta melodia m'invade E
persuade a coglierne i canti
Da quest'umano udito così parziale.
Mentre l'onda si fa spuma
E lassù si prepara la luna,
Quel che prima elargiva
E brillava un po' ogni dove,
Ora si delinea a definir
Una luminosa, gialla scia
E ben mi rischiara la via
Dell'acqua che ho da seguir.
Non sono un nocchiero
E neppur un guerriero,
Mi distacco pertanto
Dai remi sferrati con sicuro vigore
in queste acque che diedero quiete
Eterna al mitico eroe
Che vive in parole ancor liete.
Improvviso e Imparo così a remigare
Tra lucide nuvole e sospese gocce
Con queste piccole e trepide braccia e
Prende lentamente forma dinanzi a me
La bianca bandiera che sventola libera
Sulla grotta a cui son destinato,
Così imperterrito vado.
Destinazione
Nuoti e t'immergi nello spumeggiante fragore
Di applausi e sorrisi con cui tingi il tuo umore
Ch'è ricolmo dell'amore e per esso trabocca
Così ti fermi, ti guardi intorno e noti tutto
Completo e soddisfatto.
Allora sei felice,
senti d'aver colto di questo gioco il fine
Frutto che tanto inarrivabile fu
E ora altrettanto riempie il tuo palmo
Però pare
Ci sia qualcosa che non va
Mentre lo guardi e quasi lo disprezzi
Sputando sull'idea di quanto grande pensavi che fosse
Mentre ora si definisce come perfetto complemento
A questa tua piccola e rugosa mano.
"Com'è possibile che tanta ricerca
Sia finita per entrare in questo piccolo quadrato?!"
T'affanni a domandarti in Inquietudine animata
E illuminata da questi raggi bianchi e ciechi.
È tanta la luce che fa
Sarà per questo che m'è difficile vedere
O sarà questo quel che ho da avere
Ma quale sarà la mancanza Da contemplare
nel cui buio poter vedere
Girovaghi mondi con turbe e risposte?
Insomma, mi rimbomba una domanda
Semmai raggiungessi il fine
Di quest'umile vita, lo coglierei volentieri ma
Quand'é che il mio occhio di su esso cadrà e
Ne definirà limiti e ombre
Tale che quel che prima aleggiava ideale
Ora piomba nella materia del reale,
così come al Viceversa
Avrei una gran forza di ricerca
Seppur mai appieno soddisfatta
E girerei fino al Fondo su questo tondo
Mondo precipitandovi in esso come
Il vortice di un ciclone in un baratro d'insoddisfazione.
È come
Se tentassi di cerchiar con matita una linea
Che percorre e prosegue in una curva continua
Nell'attesa di tornare al punto da cui è partita
Ma ogni volta il tentativo si rivela vano
Perché quand'é lì per compiersi, lo lambisce e gli sfugge
Girando d'un atomico tratto più in là
in un giro via via ampliantesi e definente
Il labirintico vortice in cui riecheggia
Del mio cerchio, la memoria appena.
Tutto ciò ne possa esser l'espressa dimostrazione
Di come basti un battito d'ali
Affinché sfuggano via
Questi enti fragili e fugaci.
Perciò, l'ho perso
Ancora e ora m'impenna il sorriso
In volto e in mente il motivo
Di questa mia perpetua ricerca
Senza fine apparente se non in sé stessa
Il cerchio (o spirale)
Poesie blu
Salendo le scale del monte
Echia, ti percorro una ad una
Seguendo le orme dell'adone
Che, prima di me, ti scelse già.
Il sudore imperla la mia fronte
Dorata dal sole che batte forte
E dallo scirocco che sospira durante
il mio breve e intermittente passo.
Così, con fatica ti raggiungo la vetta
Bramata, che culmina di tanto piacere
Che il corpo cede, e le mie ginocchia
Calamitano la forza di questo lungo godere.
E le perle che gocciolano sul mio petto
S'uniscono, a definir la collana
Che tu, oh Echia generosa, m'hai regalata.
Non so chi tu sia
O chi tu possa essere
Ma sento che sei il nettare
Per il mio voler emergere
Da quell'ammasso di gocce blu
Che vedo da quassù.
Della tua essenza m'invaghisco
e mi nutro del tuo volere
Per portare a questo belvedere
Le rare parole a cui tanto ambisco.
Il monte Echia
Mi diverte notar come,
Contrariamente alla mia natura,
in superficie respiro
E nell'abisso mi ritiro
Dovendo affrontare chili e chili
Di acque più profonde
In cui s'annega il mio sguardo
Previdente e protettivo
E il mio grande corpo pesante.
Così, affondo giù
Spinto dalle mie pinne motrici
Mentre pian piano s'empie il polmone
Mio finché, nel punto più basso,
Questo Mi esige con forza la risalita
Affrettata e agognata.
Tu, se mi vedi, spalanchi le fauci
Per risate o meraviglia o fame
Nel vedermi goffamente al limite
Tra un mondo che mi appartiene
E l'altro pure, che però non conosci
E perciò ne dichiari il caos.
In questo avanti e indietro e su e giù
Cerco l'aria, che poi consumo
E giro in tondo, di continuo
Senza inizio né una fine...
...O forse si?
Storiella di un capodoglio con gli attacchi di panico
Poesie verdi
M'arrampicherei sul tuo obliquo tronco
Per quanto instabile mi possa sembrare
E salire fin sui rami dei tuoi rami
su cui s'aggrappano copiose
Le mie ambite pigne dorate,
Il frutto tuo recondito,
E strappartelo ne è violazione
Data la sua vergine conservazione
Che ne ha permesso la riserva, finora.
Ora che ti son così vicino
Posso avere l'occasione
Di esplorare il folto cespuglio
Ancora intatto nei suoi pomi
D'oro e definirmi il ladro
Di questa rara raccolta.
Vi preserverei con premurosa dovizia,
Miei cari gioielli della natura,
Garantendovi custodia e amicizia
Che arricchisca me ora
E vi assicuri conservazione futura.
Già il solo vostro sguardo
Mi appaga e guarisco
Da ogni mio umano vizio
Perciò mi rimetto quadrupede
sulle mie sottili e affilate zampe
E pian piano risalgo
Questo ruvido ascensore
Verso il traguardo
Dagli aurei tesori.
Quassù, Mi sorprende ascoltarvi
Nel canto ammaliante
Come sirene della pineta
Che s'innalza maggiore
sincrono con la mia risalita
Grato delle mie aguzze punte
Ch'infilo e affondo dentro le tue parti.
Vi desidero tutti
Ma invaso dal malsano sogno di possedervi
Mi placo
E mi metto a giacere assopito quassù
Irraggiato dalla vostra luce
Dorata Come il miele
Da cui vengo irrorato.
da queste dolci voci si combina una magia
Ch'intona i teneri suoni dell'animo mio
A cui temevo di concedermi
E ora ne son stregato.
Ma D'un tratto il canto si converte
Nel sibilante sussurro
A me indecifrabile se non fosse
Per una parola che
tra tante lesto rapisco:
"Coglimi"
E il letto di sopore diventa
Campo dell'esoteriche insidie
Pronunciate da questi luminosi punti abbaglianti
Si a quelli più prossimi sia i più lontani
E così si tesse la rete di fili
Come quelle dell'astuta aracnide
Maestra di ragnatele e di nascondigli.
Travolto dall'ondata di sudore
E dal timore di naufragarvi
Mi affretto a scendere da qui
E tornare giù tra i residui
Delle legnose pigne cadute
Nel corso delle notti passate
Perciò, mio sommo Pino,
Giustificherai la mia rinuncia
in nome Di un prossimo tentativo
In cui potrò giacere tranquillo
Nel tuo orfico giardino.
I pomi d'oro
Poesie verdi
Piovono dubbi come foglie in autunno
E la strada al disotto ne viene sommersa
Tale che gracchia il mio piede al calpesto
Dell'imbrunito appoggio
Che infinito si dirama.
Così io giaccio
All'incrocio delle possibilità
E in alto scappo
Da quel Sol attratto
che ovunque irradia luce,
attraversando pure il nuvoloso spessore
su cui comodamente mi poggio.
Tutt'a un tratto
Mi ritrovo tra le foglie infratto
E contro ogni mia aspettativa
Quel ruvido scricchiolar rivela un letto comodo
Che addolcisce la mia ingenua caduta
M'assopirei quassù
Cioè intendo quaggiù
Mentre del fogliame la cascata
Va imperiosa e indisturbata
Finché gracile e disteso
Ho dubitato persino
Del mio umile destino:
umano o vegetale?
Allora il vigore riprende a fluire
E Linfa vitale va torrenziale
tra i miei muscoli che contratti
s'innalzano contro gravità trionfanti.
Comincio la programmazione del movimento
Che mi porterà di qua o di là
Ora so che ho d'assecondare
La mia bussola emotiva
E anche se zaini e borse
Voglion domare le mie spalle
So che queste non faranno altro
Che render le mie fibre muscolari
Rigide come diamanti e duttili come oro
E lasciar che ulteriori dubbi m'affiorino
Sui futuri prati nella primavera che sarà
All'inceder libero del tempo
Che ciclico va
Dalla bruna stagione
A quella dei fiori,
mesto e lento
sagace e contento
Piovono dubbi come foglie d'autunno
Docile è il vento che scende giù questa via
Mentre io la risalgo a guance scoperte
Così accarezzate dal suo tocco leggero.
Flebile è il suono che su di esso vibra,
Somiglia al gracchiar di uccelli o al frinire dei grilli
Che forse cinguettano o s'alternano insieme
Su per i rami di quello sferico fogliame
E quasi mi pare di coglierne di alcuni i saltelli
Con cui si portano innanzi, e fan le foglie vibrare.
Soffice è l'odore che mi rinfresca le narici
La cui origine non m'è nota
ma che m'invita a seguirne presto le tracce
Per poter conoscere e apprezzar di questa freschezza la fonte.
Perciò m'affretto e lo rincorro, l'inseguo
Come un bambino con cangianti ali di farfalle
Oppure variopinte bolle di sapone
Pur muovendomi il sudore sotto quest'ardente sole
Che però ben si chiarisce mio maestro
Mentre aumenta il mio respiro
E d'un tratto quel che famigerato inspiro
Cambia note e direzione
Tra Le più varie e ubiquitarie.
Mi scopro allor da esse circondate
Al centro di un leggero spirar di fiori
Gialli, viola e verde ancora
E Capisco d'esser giunto
Laddove signoreggia la silvestre grazia .
Allora qua sotto mi stendo
All'altezza delle caduche foglie e
Al pie' dei fusti e dei fili
D'erba che spiccano da questa terra
Sottili e capillari, e tra di essi passo le mie mani
A palmi e falangi estese e aperte
Con cui tocco il dono, grato che sono
Al setaccio da cui ottengo
L'invisibile linfa, ch'è a me ninfa di salute.
tra le tue grandi braccia vengo accolto
Col mio piccolo e fragile corpo
Così mi piego e soggiaccio con occhio chiuso
Su questa sonora e comoda culla.
Poesie bianche? (D'aria)
Tu Eolo riccioluto, che soffi
Dall'alto di tale montagna
Per scivolare fin qui dove
teneramente mi compiaccio
per l'aria che passa e accelera
tra la rima delle mie labbra
sospirando dolci sollievi
che s'introducono nel corpo
mio tutto, prima leggermente
poi risuonando tuoni e tempeste
di cui mi rinfresco e m'allieto
dalla calda arsura che mi circonda.
Così, la mano mi tocca il giugulo
E scelgo e mi concedo a te,
Eolo caro, frescura della mia vita
Che infuoca nei miei lombi
La scintilla di cui son peccatore
E mentre gli ultimi rami del pino
Passano tra i miei capelli
Mi sovviene la tua mano piacente
a mo' della tua barocca forchetta
mentre liberi gli ingorghi fluviali
della corrente dei miei pensieri.
Stesi sul prato dopo aver cenato,
il mio occhio si socchiude beato
e mi restituisce le ultime immagini
di come a te, amato Dio dei Sospiri,
l'ubiquità elargita si fa non altro che
atto altruista nei confronti di tutti
Questi fitti fogliami e rami e prati
flebili e affusolati dal tuo volere
per lasciar scorrere la linfa del proprio godere
Eolo
Poesie bianche
Mentre m'avvicino al diamante divino
raffiche di tramontana graffiano
La mia nuda guancia bambina
E le abrasioni che attraverso
Spirano concordi alla direzione del vento
Così capisco dove sono diretto
Perciò affondo il piede che impronta
La mia avanzante decisione.
Giungo qua sopra
Senza soste e ristoro
In una via ch'è ricca d'insidie
E figure fugaci, forse fedeli
Compagni che si rivelano vane
Figure Quando tendo loro la mia mano
E ne ricevo con delusa sorpresa
Un mucchio di vento e un velo scoperto
Dell'ombra ch'io interpretai
Amica, al momento del mio bisogno.
A posteriori ti dico
Che la sol illusione è stata caldo fuoco
Al mio cuore rallentato dal freddo di fuori.
Non conosco l'origine di questo spettacolo
Sarà la bianca neve che mi circonda
Sfocando dell'orizzonte il profilo e
Giocando al rimbalzo del raggio incidente
Sulla sua superficie compatta
Mentre si piega soffice al mio contatto.
Così il respiro m'adatto
A quest'alta ipossia
E lento procedo
Lungo l'ardita via
Dove ogni delirio
Sublima in poesia.
Saran vane parole
Ma poco m'importa
Se non del raro effetto
Che mi procuro e m'esalta
Sia i graffi di guancia
Sia i docili baci di pancia.
So che compio un atto d'entropia
Mentre controvento consumo energia
E so che mi duole
proceder da solo
ma sento ch'è giusto e buono
continuare mirando
a quel magnifico Sol Levante.
Lascio che le mie spalle sorveglino
Le impronte calcate fin qui
Voglio che questa voce canti e ricordi
Del precedente che per zefiri sparì
Verso quel che ancora ha d'avvenir.
La scalata del Sol Levante
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