Poesie di Roberto Soldà


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Il vento le foglie e...la matita
E' dentro il vento
non fuori
oggi a rilento.

Non sono foglie
togliete l'effe
mettete la vu
e contate le voglie.

Contate tutti i loro colori
quanti sono i fogli
dell'anima della matita
la delicata tenera grafite*.

Con lei
-chi può contare le volte?-
avete disegnato.

E tutte le voglie
con i colori delle foglie
i vostri sogni
avete colorato.

*La grafite è composta da un insieme di fogli di grafene
 

Supino attivo
E così
ancora ali
ha il tuo desiderio.

Ora che reale
è più che mai
ogni tua astratta visione.

Ora che qualsiasi
infinitesima fenditura
la tua particella oltrepassa
disegnando sullo schermo
un'onda.

Ora che all'orizzonte il rosa
sfumando ci lascia.

E punto per punto
virgola su virgola
l'azzurro si fa
più carico
di viola.

E così
non s'arresta la risonanza
pur se i fiammiferi scemando
il freddo avanza
oltre ogni limite sconfinando.

Di te che supino
ma non passivo

di te che supino

ad accendere
l'ultimo tuo zolfanello
persisti ancora attivo.
..............................................................
 

 “...Al dove vai che tu gli chiedi,
lui, sorridendo, ti risponde
senza inizio o pensiero di fine:
- Io? Io vado scalzo verso inniò -,
i suoi occhi il celeste,
pitturato da un bambino. “

INNIO' di Pierluigi Cappello,

che ci ha lasciati l'altro giorno.

Io? Io vado scalzo verso inniò

Quando all'orizzonte scompare
l'ultima virgola del tondo di sole
quando nel cielo vuoto
entra le vele al vento
alto e solenne il silenzio
allora ad ali spiegate
s'alza il grattacielo.
Se io fossi te
e tu fossi me
ammettere si potrebbe che
anche Dio talvolta giochi a dadi.

Ebbene succeda
nei giorni dei cirri neri
che un infinitesimo
più un altro infinitesimo
addizionato ad un altro
addendo ennesimo
dia un grattacielo per integrale.

E così sia
anche il principio di non località*
che Pierluigi così enunciò.
INNIO'
in niò
in nessun luogo
in nessun dove
da nessuna parte
il luogo che non c'è,
il luogo dei sogni e delle chimere
celeste
ove tutti andremo scalzi.

*Il principio di non-località afferma che , per l'effetto dell'entanglement quantistico, non ci sono limiti di posizione tra le particelle.
 

Ortica scarlatta
“Scoprire” che un numero
fratto zero
porge                            l'infinito
è come essere vivo
senza cacciar fuori lo spirito.

Ti toglie ancora il fiato
e all'incrocio la svolta
strappa tutta l'energia libera
e ogni funzione di stato.*

C' è ancora sabbia
che s'insinua di soppiatto
tra le pagine della vita.

Il fotone legato al fotone
scarlatto scivola                 slitta.

Un raggio riflesso sullo specchio
rapido si diffrange
nella fenditura del passato.

Virtuale appare l'immagine
rossa complementare
della vita                         verde.

Allora è lotta aperta:
ti sembra già l'alba
invece è solo un filo d'erba
di luce                           flebile.

Piroetta l'immagine
del tempo spazio
intorno ad un' ortica

stanca

scarlatta.

* In termodinamica una grandezza è funzione di stato quando il suo valore non dipende dal cammino percorso.
 

Devi saperti immergere, devi imparare,
un giorno è gioia e un altro giorno obbrobrio,
non desistere , andartene non puoi
quando è mancata all'ora la sua luce
”. *
                                            Gottfried Benn

In un interstizio
In un interstizio dello spazio
intruso come un atomo
interstiziale* s'è trovato
dentro un nero reticolo
tutto buio a un tratto.

Senza capire ove sia
donde venga
e quando ciò sia stato.

Così effimero precario
sé stesso percepisce
immerso nella materia
oscura dell'universo.

Ma dentro il brusio
è tutto un vibrare in fermento:
ancora il qualcosa non è placato
e quel qualcosa è disordine ordinato.

Come una barca in bonaccia
ora attende il vento propizio
per tagliare le onde.

* Versi della poesia: “Aprèslude” del poeta tedesco Gottfried Benn (1886- 1956).
* Si dice “interstiziale” un atomo situato nello spazio incluso fra gli atomi occupanti normali posizioni reticolari. Tale atomo può essere dello stesso elemento del cristallo ospitante o di un altro elemento.
 

La prova dell'idrogeno solare:
sul campo il fumo sale e scarabocchia
il pero in fiore, il tordo vi s'inocchia.
La nostra vita , polvere stellare!
( J. Inkala )

Un'altra prova

Non era d'uragano tempo
e di diluvio.
E la pioggia lenta
dolcemente quella sera
li accompagnava
mentre lungo il viale
dei tigli silenti
camminando
lui a lei recitava
i versi di Jouni Inkala.¹

Quando
d'improvviso
il vento allegro
per gioco e scherzo
rovesciò l'ombrello.

Allora esclamò lei:
-Ecco un'altra prova
come quella dell'idrogeno solare.

Io l'ombrello e tu il mio vento.

Quel giorno che tu sai
la mia inversione ²

per il tuo ilare vento
avvenne.
E solo per te
la mia asimmetria
non muterà mai! -


¹Jouni Inkala (Kemi, 1966) è uno scrittore, traduttore e poeta ed è considerato un classico vivente della poesia finlandese.
²Nel 1896 il chimico tedesco Paul Walden scoprì un'importante reazione in cui una molecola asimmetrica A, interagendo con un altro reagente B, inverte la sua configurazione ma con la conservazione dell'asimmetria.
Tale inversione è comunemente paragonata al rovesciamento di un ombrello investito da un forte colpo di vento. Ossia:
A (ombrello) + B (vento) = ombrello rovesciato
 

Io è un altro*
Si diffonde, s'espande.
Dilaga a macchia di leopardo
un punto luminoso
come una lucciola ammiccante.
Avesse d'intuito il verde
ancora primavera
aprirebbe una breccia.

E oltre le barriere
del suo mondo insulare
forse ancora scoprirlo
lui potrebbe.
Seppure
da tanti anni
ormai si sia rintanato
nel suo mondo atemporale.

Forse ha perduto
le parole-elastico
le chiavi che aprono
la porta dello
scantinato.
Ecco perché la poesia
tra le dita gli scivola a volte.

“Non ti ricordi la doppia natura
corpuscolare- ondulatoria
della luce e della materia
che la favola più bella
t'appariva della realtà?
Osserva la tua mano:
è asimmetrica ancora vero?
Ebbene tu la sai
la storia delle
due mani che hai!

Allora se ognuno di noi
asimmetrico è
perché non credi che
io è un altro
tuttora accanto a te?
Non si vede
eppure forte
batte: sempre c'é.
Se attentamente
ascolti paziente
nel profondo
del silenzio si sente.”

*Io è un altro ( Je est un autre) è la “formula” d'ammonimento di Rimbaud, secondo cui la solitudine non esiste, perché dentro ognuno di noi c'è un inquilino dell'anima che ci fa sempre compagnia ed esprime anche il nostro bisogno di creatività.

Assistente outsider
Sua massima era:
-A me importa
non chi siete
ma solo quanto
vi impegnate.-

Ritorna a volte
quel mosaico fluttuante
nell'assenza di gravità
del tempo passato.

E così l'altra notte
nell'immobilità fuggente
del tapis roulant
incrocio il piccolo
grande prof di Lettere
di liceo.

Che, per Sua grazia e generosità,
nomina me
proprio me
unico contadino
l'humus della classe
Suo assistente outsider
per le traduzioni delle Georgiche.

E Lui mi dice:

-Caro Roberto, sai
Virgilio m' ha confidato
che Quassù
il vomere
non ha due orecchie
per arare.

Ma due ali
per volare.

E così dicendo
mi porge questa versione:

“...Presto si doma con grande forza nelle selve e si piega
un olmo in foggia di bure, e si foggia in ricurvo aratro:
alla radice gli si adatta il timone lungo otto piedi,
il vomere con le due”ali”ed un dentale a doppio dorso.”


Ma ...per volare!
 


Un uomo chiamato “Battello”
(L'asimmetria e...la vita)

- C'è ancora molto da fare:
un filo mi lega
a tutto ciò che scompare.-

Così, chiuso nel silenzio,
accarezza ricordanze vaghe
e sospese
come fiori sull'acqua,
l'uomo chiamato “Battello”.

Ed ebbro si lascia andare
al lento ondeggiare
delle ombre delle idee.

-E' dunque l'asimmetria
la chiave
che apre la cassaforte
dell'origine della vita?

Pure i bimbi delle elementari
ora sanno cos'è l'asimmetria
ma ancora nessuno sa
quale legame con la vita
il suo in realtà sia.


Mon Dieu, Mon Dieu
è forse per asimmetria
che due mani, due gambe,
due piedi, due occhi e due orecchi
abbiamo?

Se così fosse
perchè
non anche due cuori?

Con cui ancora potrei
qui a lungo navigare
in questo terrestre mare!-
 

Termosifoni...viventi
- Sveglia, su è tardi: le due mucche e il vitellino
attendono in stalla!-
Parole e frasi annegate nel silenzio.
Così tutti sveglia
ancora con il buio
il mattino ci alzavamo.

Pur se belva fiera era l'inverno
e come lama di coltello
ci tagliava il sonno quel cielo
sempre imbronciato
e grigio troppo grigio
per liberare gli altri colori.

Che anche gli uccelli preferivano
vederlo non volarlo.

- Fotoni, fotoni ...
il calore è una forma di moto dài...
ecco cos'è il rumore termico di Johnson-

Gelo sì... temperatura sotto zero.

Ma nella stalla
anche se con la luce della lampada
a petrolio ci si vedeva poco
si studiava molto
molto molto bene.

Perché le mucche
(siano sempre benedette )
erano i nostri amati
termosifoni...viventi.
 

Il suono del silenzio
...Avanti, indietro
avanti, indietro
indietro
avanti.
Ad un certo istante
velocità d'andata e ritorno
uguali:
reversibile diviene
la reazione.

Allora il tempo
finalmente libero
al suono del silenzio
s'abbandona.

Ogni colore del cielo
gonfio d'ebbrezza
sulla spiaggia si distende.

La fuga delle nuvole
sgualcisce l'ordine della rosa.

Ma i lacerti
dei suoi petali
un gabbiano raccoglie.

Il suono del silenzio
disseta le stimmate raggrumate
della nostra
sabbia arsa.

Così giunge una voce.
- Da qualche parte
io t'ho già visto e sentito.
Per favore fate tutti silenzio.
Voglio sentire il suono del silenzio.-


 

L'eldorado del silenzio
Nei vapori dell'alba
appare disappare
l'accenno di sorriso
di Monna Lisa
si fa strada
lasciatemi
...ta,ta,ta,ta...

gustare la pausa del silenzio
tra le note di Van Beethoven.

Allora mi sovviene
la composizione 4' 33”
di John Cage.
-Sì il silenzio non esiste
è irraggiungibile lo zero
assoluto tutti lo sanno.
Ma per favore fate silenzio
sta parlando il silenzio-
Così una voce giunge.

In balia del silenzio
nei giorni di pioggia
come quelli come questi
lasciatemi ammirare ancora
i monticelli di terra costruiti
dagli umili lombrichi
del mio giardino.
E mentre il cielo si fa pigro
lasciatemi sentire ancora

l'odore verde del fieno
l'odore della terra
d'ombra bruciata
smossa dalla vanga
della mia memoria

Lasciatemi
gustare ancora
il mio eldorado
del silenzio.

L'origine e ...la festa

della vita

Memorabile
quell' inverno.

Quando ogni giorno
sul ghiaccio del canale
e dei fossi si volava
con zoccoli di legno.

Quando un continente ignoto alla deriva
tutto ancora da scoprire e irrisolto
era il problema dell'origine della vita.

E affascinante appariva
il grande mistero
dell'origine dell'attività ottica
delle sostanze chimiche
della materia vivente.*

Era bella la “storia”
della mano sinistra
immagine speculare
della mano destra
e viceversa.

- Si baciano come due amanti
ma sovrapponibili non sono!-
ci sottolineava e allertava
l'indimenticabile mitico
prof di Chimica di liceo
sempre accompagnato
dal suo inseparabile sigaro.

Fu allora che la Chimica
per lui divenne
... gioco
divertimento
musica
poesia...

Ma quegli occhi

quegli occhi profondi
che al primo sguardo
lo avevano riscaldato
togliendogli il freddo
(e soprattutto anche il fiato)
in quella vecchia carrozza
di littorina...
Oh quegli occhi!


Ora osservando i passanti
dalla finestra della sua vecchia casa
si chiedeva cos'era stata
per lui
non l'origine
bensì la festa della vita.

Con quegli occhi accanto
il bicchiere era sempre pieno
sebbene molto spesso vuoto.

Con quegli occhi accanto
ogni volta che a stento
arrampicato s'era su un alberello

gli sembrava di volare in alto
fino a toccare il cielo.

*L'attività ottica delle sostanze chimiche degli organismi viventi (amminoacidi, zuccheri, Dna, ecc.)
è dovuta all'asimmetria di tali sostanze, ma ancora inspiegabile è l'origine di tale attività ottica e
della vita.

La luce dell'ombra
In quel tempo
avevo un album di disegno
sulla cui copertina
c'era “Il Cardellino” di Carel*.

E intensissima anche
la sua ombra
comunicarmi pareva
tutto il dolore dell'uccellino
perchè incatenato
non poteva volare.

In quel tempo
ogni sera
a pascolare le oche
mi mandavano.

Ed io
ogni sera
spadaccino
con D'Artagnan e Cyrano di Bergerac
allora all'attacco andavo
gridando:
             libertà
             per le mie oche!

E loro
gioiosamente libere
lungo i canali feraci
tutte in fila indiana
all'attacco partivano
per una nuova avventura.

Finalmente
tutta la natura
suonava la tromba
dell'attacco.

E in cucurbita d'alambicco
cinerea nera tigre
gialla cangiante
ruggente urlava:
lux fiat!

*“Il cardellino” è un famoso dipinto di Carel Fabritius, forse l'allievo più brillante di Rembrandt.
Sopra un trespolo, attaccato al muro, sta un cardellino costretto in cattività da una catena alla zampina.E la luce proietta un'intensissima ombra!

Stamattina
Molto tempo
trascorreva a giocare
con il ping pong della sua anima.

Sfidavano il nero bitume
il suo rosso rivoluzionario
e il suo giallo anarchico.

A guisa d'un caparbio fiore
nella crepa dell'asfalto.

Fino a stamattina
tutti i giorni
tutte le notti

ogni pietra della sua vita
rivoltata aveva.

A ricercare
quale mai errore
quale delitto mai
commesso avesse
per meritarsi così tanto.

Quanta acqua
acqua agitata
acqua di fango
sotto i ponti era passata!

Scavando
nel lacerto del Muro

solo un grumo di materia
oscura s'era rivelata.

Stamattina
con un libro aperto
ancora in mano
come addormentato
l'hanno trovato.

Questa poesia
di Giordano Bruno
leggendo stava.

 

Stato di equilibrio
Onde tranquille
moto ondoso
dinamico stazionario...

la fiamma oscillante
d'una candela osservo...

disciplinata regolare.

Come avrà imparato
così ordinata
ad oscillare?

Oggi
ch'è un giorno di dicembre
dimenticato dal sole
senza sapere
senza volere
anch'io ho imparato
a scavare nella mia mente
per trovare oscillando
le tracce nascoste del sole.

Come le bimbe corolle
dei piccoli girasoli
nati ad ottobre
che hanno imparato
ad inseguire oscillando
il tondo del sole
anche quando egli
lavorare non vuole
e dentro le nuvole si nasconde.

Può essere
Può essere
che a furia d'immaginare
ti capiti d'immaginare
l'Esistente inimmaginabile.

Può essere che
là all'orizzonte ove
speri s'incontrino
le due rette del rosso e del blu
il punto d'intersezione
si faccia ancora aspettare
senza mai arrivare.

Può essere che nessuno
sappia quando il germe cristallino
innescare possa la precipitazione
dei tuoi cationi ed anioni.

Può essere che
pur non avendo tu
mai saputo ballare
riesca prima d'andartene
ad annullare il tempo...

a furia d'immaginare
senza ricordare.

Può essere
che alla fine della tua
piccola grande guerra
al confine il silenzio
pianti la tenda al riparo dei venti
incurante del tuo vano surfare.

Cristo ancora s'è fermato
Irto di diesis
quel passaggio in cui
s'inciampa in continuazione.

Nella casa accanto
un bimbo piange...s'è accesa
una lampada fuori nel verde
acido del fogliame.

Il cielo s'è incupito come spento....
-Butta più in là la rete oltre
l'ombra della Tua ombra...
non sai dov'è.-

Cristo ancora s'è fermato dove
non avrebbe dovuto fermarsi.

L'osmosi ritorna...
quelli che vanno,
quelli che rimangono...
per chi suona la campana?

Spampina sempre i petali
il girasole di Van Gogh.

Sull'orlo del Caos
Non un alito di vento
nell'ora che non passa
lotta tra il viola e il rosa trascorre.

Su ocra verde trascorre la notte, trascorre
tutta la notte, disquisendo livido del Caos
nel laboratorio dell'alchimista.
I grappoli della tensione s'aggrovigliano,
alta la fiamma sotto l'ombra
dorme l'idea dell'acqua,
nell'alambicco oscilla la reazione.

Nel laboratorio dell'alchimista la notte
la luna non trascolora:
disquisisce di Caos tutta
la notte, come dinanzi alla corte.

Si accende
di astri orbitanti lo specchio.
Penetra tutta la notte
dai pertugi e i rumori,
magici ed informali,
come farfalle o frattali
suscitano il sogno
sull'orlo del Caos.

-Scusa, ma è il Caos
che originò Dio
o Dio che originò il Caos?-


Ogni criterio scricchiola
(cri cri il grillo parlante),
scricchiola ogni ipotesi casuale.

Dacci ancora il tempo
stretto necessario...
dal brodo primordiale alla vita,
un abisso, un oceano,
non un mare si frappone.

Dicevi: “...siamo fatti d'attesa,
un milligrammo di vita,
la vita non è un sacchetto,
un sacchetto di enzimi.”


Allora all'alba
della deriva dei miei continenti
ancora m'inoltro controcorrente
nella teoria del Caos, della complessità...
i frattali, gli attrattori strani,
la biforcazione, l'effetto farfalla...
oh sì, certo la materia si auto-organizza.

Se tutto dunque
tutto corre inesorabilmente
tutto corre verso il disordine,
se il criterio per la spontaneità
di qualsiasi trasformazione
si basa sull'aumento dell'entropia
( appunto il Caos),
al tramonto dell'ultima deriva
infine mi fido di andare controcorrente
oltre ogni scientifica evoluzione
del vivente sistema aperto.

Così mi attrae l'attrattiva
la seduzione adolescente
di sfidare i fili dell'alta tensione
e, sfiorando le ombre delle idee,
nell'azzurrità fuggente di Magritte
sull'orlo del Caos surfare.

Pane
Partenza

Di primo mattino
nell'azzurro bimbo
cielo orlato di rosa
ogni respiro una nuvola
camminare libero leggero
Kerouac:
ogni passo una festa.

Arrivo

Al panificio
profumo inebriante
onda travolgente di pane
distese di frumento
giallo Van Gogh
mietitura trebbiatura
paglia grano
farina bianca
amido - glucosio
pane bianco
pane integrale
pane
nero

Un pensiero mi disarma

Ma quanti oggi l'avranno?

Spietatamente
Nessuno li ferma.
Impossibile arrestarli.
Stamani urla la motosega...
è un'armonica spietata
che straccia persino
il cobalto del cielo
come i tagli spaziali
nella tela di Fontana.

Dicono che la capitozzatura
sia salutare...
la mutilazione alle prime biforcazioni del fusto
non provoca rischi
e nemmeno dolore
ai gelsi,
ai tigli,
agli ippocastàni,
ai pini,
agli ontàni
e ai loro compagni.

Tanto sono giganti
non soffrono loro.
E poi non c'è problema
per l'ossigeno e l'ecosistema.


Così spietatamente capitozzando,
trasformano gli alberi
in giganteschi pali
senza braccia.

Stamani,
se solo potessi,
con questo fuoco di sole
che dentro mi corrode,
stamani
se solo potessi
vorrei ancora avere
la coscienza spietata dell'innocenza
dei miei lontani dieci anni.

Per poter usare la fionda
come Davide contro Golia.

Lungo tutto l'orizzonte Ti distendi
nel buio superfluo
bianco profondo abbacinante,
calcareo solco desolato,
senza più nucleo fondante.
...................................................

Superstite un campo ondulatorio
tutt'intorno poche o punte onde emana.

Non onde alte di mare
ma onde straniere di alta probabilità.
...........................................................

Ascolta allora, nel brusio del silenzio,
l'acqua sorgiva che, palmo a palmo,
con tranquilla paura
fra un'ansa e un'altra scorre

E, seguendone il corso,
cattura i suoi colori cangianti
che mai corrucciano con rughe uguali
le alghe sempre ondeggianti.

A. R. [ 1981 -       ]
A volte
(ogni tanto)
accade
che il posto vuoto
d'una nota biografica
si trovi poi
d'improvviso occupato.

Allora
contro il brusio del silenzio
la vita a sorpresa si ferma
e invitare si lascia.

Allora il mio assolo
sempreverde intono
e rammento:
-io sono nel mondo
ma non posso
essere del mondo-

Oh, sì,
che il telo dello spazio-tempo
s'è incurvato,
ma il Tuo mondo in 4 D
quanto profonda orma
nella neve alta ha lasciato!

Ave atque vale,
au revoir, mon ami.

Nella girandola
Bionda armonica
urla contro
il verde scarlatto
del muro intorno al mondo.

Vibrano davvero
le onde gravitazionali
e dunque: sù
vibrate pure voi,
volate pietre!

Alzatevi alte
sopra le nuvole
nella girandola del cielo.

Stracciate la Rete
che al suolo
avvinte vi tiene
strettamente legate.

Vienimi a trovare
Di sera quando s’accartoccia il cielo
per te dove sono
dove forse c’è
non c’è chi si crede.

L’incarto infranto dei ricordi
i gherigli delle noci frantumate
dove sono i semi del soffione
dove sono io
(ci sono ancora gli ultimi appunti
da ripassare).

Non t’accorgi
che l’intonaco
sta cadendo a pezzi
per i singhiozzi dei gabbiani?

Vienimi a trovare
quando s’accartoccia il cielo
dietro le guance rosse del tramonto
(c’è un fruscio tra l’erba alta
ci sono tanti spazi vuoti).

Stasera vienimi a trovare.

Tra le onde gravitazionali
Tolti il cartoccio e i chicchi
dalla pannocchia di granturco
nudi siamo rimasti
come tutoli di mais.

E la vita non più davanti
dietro a noi sta.

Ma nel freddo invernale circostante
ad un desiderio di tepore
promette primavera un comignolo
col suo fumo allegro
sperso nell' azzurro silenzio.

Alle nostre corde
non s'addice la transizione
dalla musica azzurra
ad una viola.

Ora i misteriosi cunicoli
tra le onde gravitazionali
ci trasporteranno
alla velocità della luce
nello spazio e nel tempo lontano.

Le ragioni del cuore
Ora che dopo tanto ricercare
la Parola che cielo e terra fece

m'appare così lineare
oh, sì , è tale l'evidenza
che quasi mi pare
di sognare.

Niente ora ha d'incomprensibile
la Parola che parla a me,
proprio a me
che la cercavo
fino all'altezza, alla lunghezza e alla larghezza
che il mio metro poteva misurare
all'ombra azzurrina del calicantus
in una luce incerta.

E' una lieve brezza
un accenno come d'un canto.

A questo dunque serve il cuore:
mi senti o non m'avverti,
mi accetti o mi respingi?

la ragione non intendeva
le ragioni del cuore.

Aceldama (Per Valeria)
Balza fuori all'improvviso
la materia oscura dentro di noi.

S'è improvvisamente levato il vento.
La palma che s'attorciglia
mi sussurra: “Calma, calma,
                                         rimani in calma.
Tu non sei mica Paul Valéry.
Le tue cellule non son divise.”
“ Sì lo so, però per favore
passami il mio caffè.”

… Propter hoc vocatus est ager ille
Haceldama, hoc est ager sanguinis,
usque in hodiernum diem.

… Perciò quel campo si chiama
Aceldama, cioè il campo del sangue,
fino al giorno d'oggi.

Ecco,
        voglio riportare nel mio diario
la bianca morte della colomba.

Vorrei trovare la pace
ma il vento attorciglia
la palma.

Ancora
In questa notte novembrina
hanno ancora spento
la luna e le stelle nel cielo
di tanti e di noi qui rimasti.

Ancora nelle viscere della terra
inesauribile sta il giacimento
d'odio e violenza.

E muti in attesa
ancora di un'acqua
di resurrezione
noi qui rimasti
siamo
come alberi riarsi
in questo nostro torrido
infinito d' estate.
 

Un altro autunno
Un altro autunno era quello
quando me e te al mio fianco
la Natura incantava.

Perché Lei,
avviandosi alla morte,
cominciava a vestirsi delle vesti più belle.

Allora io contavo
quattro tonalità di giallo
e tu cinque.

E tu dicevi: - dieci sono le sfumature di rosso -
mentre io
nove soltanto ne contavo.

Un altro autunno era quello
seppur anche ora la Natura
sfoggi le sue tinte in pompa magna.

Un altro autunno è questo
perché tutti i miei ricordi
l'entropia ha disordinato.

Ed esosa la voce del silenzio
non disseta
le stimmate raggrumate.


Alla fine
ho trovato il luogo
dove avrei sempre
voluto stare

Alla fine
ho trovato il posto
che avevo sempre cercato

Alla fine
ho trovato il posto
senza sapere
che esiste là
dove non lo stavo cercando

Alla fine
ho trovato il luogo
dove ognuno
vorrebbe ritornare

Esso
è il posto
di nessuno
e di me
quando entro
nei miei ricordi.
 

Invincibile
Così l'avventura
della navicella invincibile
tendere al limite dell'invisibile
verso l'Ignoto Infinito
come Ulisse

Rendere possibile
l'impossibile
come Voyager fuggiasco

Mettersi per l'alto
mare aperto
levogiro irreversibile
vicino il passaggio di stato
valicare il muro invalicabile

A portata di mano
dentro la bolla
s'inerpica giallo

a precipizio il viola

Cosa sono
1400 anni luce
per l'invincibile formica?


Odissea
Quaggiù nella quiete
al centro senza cerchio
tra i legami della cumarina* d'erba
di fresco tagliata
squittiva la madre merla
mentre io ti parlavo
della doppia elica del DNA.

E tu l'importanza sostenevi
dell'analisi del topic
per l'ars scribendi.

Così tutto giallo
il cielo estivo
una cupola di grafi
a noi appariva
quando tutto possibile
pure l'impossibile
ci sembrava.

Io
il tuo Ulisse.

E tu
la mia Penelope.

*La cumarina è il composto aromatico responsabile del gradevole profumo dell'erba appena tagliata.


La porta della luna
Ruotando e roteando nella spirale m'avvolgo
e da un orbitale viola ad uno giallo
dinamico salto.

Ma tu che al crepuscolo
nell'isola del mio silenzio approdavi
stasera più non sei a portata di mano.
Vana la preghiera:
"accenditi luna, accenditi luna bella.
Portami, luna, la buona novella".

Allora la mia anima
tasta il silenzio con la parola
cercando ancora la soglia.

Apri la tua porta, spalancala
come una volta.

Lascia uscire la luce dall'orizzonte degli eventi.
Ancora scaturisca il suo fascio
a trecentomila chilometri al secondo.


Urti elastici...gas rarefatto
comportamento ideale.

Dinanzi agli occhi della memoria
la danza eterna dei fiocchi
della fata candida sul davanzale.

Irride la nostra logica
si prende gioco di noi
sorride sorniona
pure la diagonale
radice di due irrazionale
del quadrato unitario.

Quando d'improvviso
fuori del tempo
fuggiasca
un'addizione d'infiniti raggi
lacca rosa garanza
giallo di Napoli...
appare del sole
maestoso l'integrale.

E furtivo un raggio
attraversa l'orizzonte degli eventi
in un baleno svelando
un piccolo lembo
d'azzurro elementare.


A mio cugino Angelo Piva
(e a tutti i caduti e dispersi nella Campagna di Russia del 1941-43)

Se quest'evento non fosse avvenuto
forse Tu e i Tuoi compagni
sareste ancora fra noi
vivi diversamente.

Se quest'evento non fosse avvenuto
la Tua Maria non sarebbe certamente
divenuta Suora Pia.

Se non fosse avvenuto quest'evento
forse non mi sembrerebbe
oggi tanto triste
nemmeno mio fratello Vento.

Se quest'evento non fosse avvenuto
non saremmo venuti
qui a trovarVi
come lacerti di affreschi.

Qui a trovarVi
diversamente
ma vivi
nel tempio di Cargnacco.


Poesia esotica
Mentre si forgia la parola il verso
stringendo le viti della struttura

bianca radice
smarrimento fibrillazione.

Dentro il sentimento
sciame di farfalle
inebriate cristalline.

. . .Ce n'est pas qu'un début . . .

la formula grezza
smarrita ricerca
la struttura
il modello del rivo
i fili dei nervi
i dendriti le membrane
nelle fessure nei lacerti

dietro le alte mura
negli antri reconditi
del monastero.

Davanti all'eremo
le orme sulla neve
tracciate
fino alla consunzione
nella corteccia azeotropica
cruenta oh sì impervia incerta
verde fiamma
magma fumigante.

Goccia a goccia
su placca di porcellana
screpolata in disuso

nebbia schiuma
s'annerisce.

Imprigionato il blu di Prussia
sotto vuoto spinto
spirito
si sprigiona libero

da massa materia oscura.
.

Cremisi la viola
sviscerata dai capillari
in orifizio disgiunta
lacerata si dissocia.

Acqua madre
acqua di bromo
dal crogiuolo precipita
per dismutazione
sull'orlo azzurro d'azulene.

Cartilagine dell'orifizio
a caterve rutilante
la coppella d'oro argentata
fino all'osso corrosa.

Sangue viola
vivo fuoco
struttura incandescente

poesia esotica
d'oriente.



In cucurbita d'alambicco

Riverberi (1987-1991)

Ricercare negl'infiniti spazi
frammenti di riverberi bianchi
un'isola pura
con un astro d'atmosfera azzurra.
E lontano vicino intravedere
vago e incerto
oltre il vetro della realtà
il diagramma imperfetto
dell'onda di probabilità.
Solo essa ha significato
tutto il reale è astratto?
Nelle notti d'orbitale
quando più tetro
del carbone d'avorio nero
diventa dubbio ogni fiume più vero
sprigiona il violino della luna
le note della musica
magica-astrale.

Come corvi
volavano le belve
nel cielo dell'anima.
Per non dimenticare
annodati aveva i ricordi.
Selvaggio primitivo
acerbe more masticava
e non sapeva perché.
La ragione ricercava
tra i gelsi capitozzati.
Anche i gelsi
non capivano perché.
E nemmeno gli altri alberi
senza rami e senza foglie.
Non sapeva cos'erano
stati tanti anni senza Lei.
Se rimasti erano
dentro il cielo dell'anima
o nei vestiti.
L'ultimo anno
penzolava
vivo nell'armadio.

Nel trapezio del viso
ai lati penzolano i ricordi.
Nei ganci degli angoli
la solitudine osserva negletta.
Quando si vede
il cielo negli occhi,
le parole
innalzano verde
il silenzio del canale.
Le parole
non lasciano la bocca,
fissano il vuoto.
Ancora legate
al perimetro rosso,
le parole
non attraversano a nuoto
le vene del canale.

Fra la gioia e il pianto
nelle voci del silenzio
oscillano i momenti.
Per brama di vivere
ogni momento
è capace di spegnere
la vita
con un soffio.
Come se fuori
per un momento
all'alba d'improvviso
il vento si fosse disteso.
Come se in cielo
il sole
stanco
per un momento
si fosse appisolato.

Quando il rosa
sui muri delle case
s'accende e riposa,
si concilia il sole orientale
con l'irrealtà astrale.

Viene il razionale
turbato dall'irrazionale.

Della speranza
rinasce il brivido
anzitempo fugato.

Migra nell'oceano d'attesa
lo ione azzurro rinato.

Pur simili e indistinguibili sembrando
non sono tutti uguali
gli elettroni ed i vetri.
C'è il vetro
della cella di Gratzel
conduttore strano
e quello artistico di Murano.
Proprio come gli elettroni di valenza
che anche il discente
più incredulo ed insipiente
sa che fanno la differenza.
Non incantata è la foresta
è solo un po' esotica e sempre in festa.
Ad esempio, ogni volta,
se presente è il benzene,
che ignora il male e il bene
e nulla sa della morte e della vita,
nel vicino ultravioletto
alza le sue cinque dita.

Dentro un sottobosco s'è nascosta
al ritorno dagli anni d'oblio.
Dentro il sottobosco s'è nascosta la mente
e appresso le corre il vento prodigo,
il sottobosco sconvolto dai numeri infiniti
e dall'infinito né dispari né pari.
Archi di voli senza ali,
cifre di vocali tra le vuote palme,
nuovi elementi nella mente
con radici divelte,
sentieri colmi di foglie percorsi
per prendere in mano
l'oblio sperduto lontano.
Nel duomo della luce
s'immerge oscura la valle:
luci e suoni di cristalli
nel caleidoscopio della mente
a volte rossi e gialli
a volte verdi blu e viola.

Tanti anni sono necessari
per ritornare al mondo reale
e molti anni occorrono alla mente
per i numeri non dare.
Lunghi anni devono passare
prima di poter ancora in mano riprendere
le piccole grandi cose disperse nel ventre del mare.
Allora se uno gira il caleidoscopio
come quando da bimbo sapeva
far danzare e cantare
i cristalli gialli e rossi
con quelli verdi blu e viola,
allora lentamente s'accorge che
tutto dipende dalla nostra mente.

Anche se un giorno ti diranno
che i ricordi sono maturi
come le spighe del grano
e che è tempo di mietere
il corpo tuo di frumento,
tu non prendere la falce
e saldo nel sole ricorda:
chi odia il rischio ferisce la pace
e non arde il bosco
senza una brace.

In un cielo imbronciato di neve
sotto bianchi cespugli
due tagliole pronte a scattare:
scrutano gli occhi del vecchio
l'incontro dell'acido ascorbico
con la goccia d'iodio
bruna rossa e viola.
-Credo- sussurra il cardinale.
Infallibile il pontefice
non può sbagliare.

Balugina la lama
dell'alba a tagliare
infinita la tela
turchese del cielo.
Per pensare onde
che creino ancora
uno spettro colorato
con linee di pace.
Si diffonde nell'aria
profumo d'azzurro:
in colori di vetrate
a flutti danzano fiumi
dentro la cattedrale
mentre nella luce si sale.

In onde concentriche
non immoti in quiete
ventre a terra
impenetrabili dal vento
senza fiato perturbati
s'avverte meno il ritmo
dello scorrere del tempo.
E nel silenzio rosso
del velluto d'amarillo
il ponte aereo scompare.
Il tempo a portata di mano
viola indaco nello spazio:
nella barriera di corallo
scarlatto topazio.
Per fremere come petali
d'amarillo animati.

Tuffarsi nel morbido voluttuoso
tuo velluto antico,
oh vermiglio amarillo.
Per scoprire
il frammento veramente vero
con angoli ed interstizi singolari
che inserirsi non possono
nei particolari dei paesi anonimi
dall'immaginazione inventati.
Per scoprire
i mille giochi d'ombre e di luci
vestigia divine
dietro la porta viola che s'apre
la porta che si chiude
viola appare e scompare.

A mezza strada
con ago e refe
rammendare voleva
i lacerti nei polmoni
dal ghibli aperti.
Correva sui fili
la corrente più forte.
Il cuore ha ragioni
che la mente ignora.
S'espandono i lacerti
oltre ogni limite di prove
e nei rovi in ogni dove.
A mezza strada
fruscia via
l'erba della speranza.

S'apre l'aurora sopra la rosa
dove la luce erompe ardenti faville.
Con i baffi posticci, la barba e la parrucca
la sua figura ha camuffato.
E ora percorre i marciapiedi sicuro,
ovunque ostenta lo zoccolo duro.
Repentina la brezza si erge,
improvvisa una piroetta,
nell'agone a capofitto si getta.
Sicuro per le vie scorrazza
l'impavido novello eroe.
Di tutti di nessuno ha paura:
è nuova di zecca la sua razza.

E' inutile che tu mi guardi
non sono io
                quello che tu
con stupore osservi.
E' inutile che tu mi scruti
per vedermi trasecolare:
io sono il tuo sosia
ogni piccolo grande
mio particolare
pure a me sfugge.
Sarà vana ogni minuziosa
tua ricerca:
ormai anch'io non so
chi in realtà io sia,
nessun indizio nulla
mai potrà
da me trapelare.

Alla fin fine,
non occorre
poi tanto:
basta
con un agile balzo
il fosso saltare.
Come quando,
impavidi passeri,
tutta l'estate
per i campi allegri
della fanciullezza
si correva
liberi e scalzi.
Alla fin fine,
ethica
more geometrico
demonstrata,
solo una condizione
è sufficiente e necessaria.
Basta soltanto
smetterla
di pensare tanto
ed essere ancora…
capaci di saltare.

Teso ho un filo
tra i due alberi
della mia vita.

E come un lenzuolo
d'amaritudine intriso,
steso mi sono
al sole e al vento.

Per prosciugare
ogni goccia
d'acqua salata.
 

Alchimia (1992-1994)

Alchimia
In cucùrbita d'alambicco
cinerea nera tigre
gialla cangiante ruggente:
unguentum fiat.
Amalgama la luna
le viscere della terra.
Litargirio schiuma di vetro
salgemma madreperla
malachite turchese
croco di ferro
cinabro orpimento.
Labile equilibrio
cratere reversibile
punto di rugiada:
alba d'alcool evapora
da fluido bollente.
Maestose sorgono
stalagmiti rocciose
cime ghiaccioli
in pieno inverno.

Ionico legame
Vecchia cava
ormai interrata:
un legame ionico
d'antico sitibondo
arso canale.
Spente pupille
di pianura bruciata.
Gemme d'idrogeno
ovunque scova
l'ossigeno ruggente.

Sodio
Vagabondo voglio smarrirmi,
Onda,
se con fendenti di fuoco
la nostra esile
azzurra corazza
violenta il sole
e sempre incendia
all'aurora il sodio
giovani ali
invano in cielo librate.
Se ribelle la Sfinge
alla deriva respinge
chi la soluzione dell'enigma
ancora invoca
e solo l'urlo del vento
risponde nella tormenta
vagabonda, smarrirti
voglio, Onda.

Portico d'oro
Di là oltre
il portico d'oro di luce
la realtà virtuale
della pietra che graffia,
graffito di profilo soltanto
nell'arcano incanto, sonno
estremo annebbiato
tra le aurore ai confini
dell'universo spaziato.
Di là oltre il portico
d'oro di luce
ora solo un fruscio appena
s'avverte di vento...
E l'immagine simulacro
nella voce si perde fioca
d'una laconica campana.
Di là oltre il portico d'oro
di luce ora tu
ci contempli dal tuo
" eterno riposo "
-leggero respiri-
in ozonica atmosfera
di strane altre foglie.

Molecola
Quando sogno sorrido:
chi irrido mi deride
per avermi visto per la foresta
nudo urlare, oltre il limitare
vagare devastando la neve
nelle vene verdi
del fradicio uragano
d'estate stralunata,
frastornata, tormentata...
Nell'alluvione frattale immerso,
tutto di me corre mille miglia
lontano.
Il look odierno mutato
totalmente m'ha bruciato
l'anima ad un incrocio
vietato. L'orizzonte esploso
non lo posso più dominare...
almeno un barlume di serena parvenza
parzialmente recuperare!
Avviso:
domani la pioggia acida libererà
anche l'ultima molecola
di follia incatenata.

Piombo
Maschere in Iugoslavia:
scarlatte maschere con labbra
viola-nere sotto la guida
del dio carnevale.
Non brezza leggera, vento
impetuoso vento furioso
di tormenta urla Bufera:
tutto alza il tuo volume
Dio invisibile del deserto.
Non bruma di velluto
nebbia nebbia di piombo
più densa opaca impenetrabile
che nessuna alogena lampada
possa tagliare.
Soffoca la serpe dell'ansia,
dissetaci Dio degli innocenti.

Arsenico
Viola violento
vibra potassio
quando al cuore
l'ireos colpiscono
trepido giallo.
Disse qualcuno
che in alto in alto
i petali puntano.
Acute le mie punte
se frecce più
avessi d'arsenico
trafitto t'avrebbero
zotico ingrato.

Cumarina
Furiosa forse pensarti conviene
come a volte d'improvviso di notte
il vento insonne s'alza e scuote
lieve, forte poi le persiane
o pensarti silenziosa forse ti s'addice
come la neve quando in punta di piedi
lentamente scende vorticando
la scala dal cielo alla terra ?
Così chissà quante volte
rosso il sole dietro le spalle
avresti voluto cogliere ancora
nella cesta le foglie di gelso
per i bramosi bachi da seta
pur se il tempo scaduto era.
Culmini attenderai di speranza,
di luce il risveglio a primavera
cumarina d'erba di fresco tagliata?

Entropia
Finalmente t'ho colta:
volteggiavi con la velomoto
alta in cielo l'altra notte
abbracciata alla luna,
sfuggente entropia.
Condottiera impavida guidavi
di alieni folta una schiera.
Il confine oltrepassavi
della gabbia
che l'impeto imprigiona.
Costa a costa l'orizzonte
all'alba inseguivi,
indicando con la tua freccia
il verso al tempo.

Benzene
Fiamme di litio
carminio porpora
d'inverno i tramonti
muggiti di bisonti
tormente di neve
tramontane polari
gelano canali e fossi.
Ancora un pò
tanto ghiaccio
per volare.
Una volta
ancora nella neve
gli zoccoli sprofondare.
Fra le sue braccia
-materna bufera-
inebriante l'anello
del benzene ci avvolge.

Neon
Cuore di vento
inebriato di neon
mare insegue
senza rinvenire
il rosso filo
d'orizzonte smarrito.
Brezza di neon
rosata in bianco
azzurro viso
livido di cielo…
di voli
trepido palpito:
indagare l'ombra
su un affresco antico
di chiesa diroccata.

Glucosio
Iglù di glucosio
slitta di glicina
energia più cinetica
per anemica neve:
vento eschimese.
Sole solubile
in cielo stanco:
ovunque vibri
silenzio bianco.
Eschimese vento
divenire:
per non sentire
per non capire
per ignorare
tutto quanto.

DNA
Non ibridate il DNA
frattale di firmamento
non spezzate eliche
ordinate d'azzurro:
dallo splendore d'onda
innestano gli scienziati
in complementari coppie
astratta struttura
follia filante della notte
che l'immagine materna
in specchio della vita adduce.
Non ibridate il DNA
sacra natura non ibridate
radici di luce inebriante...
vive sono creature
le origini ricercate
dei semi della vita
in profili di effigi
che scolpite scintillano
nei profondi fondali.

Effetto farfalla
Respiro di spiaggia
brezza di mare
dentro il cuore
a pieghe e rilievi
il vento risveglia.
Respiro di spiaggia
brezza di mare
improvviso un fremito
di figure frattali.
Tra il vetro e la tenda
nel sole della finestra
effetto farfalla
un palpito d'ali desta.

Chirale bufera
Aliti di calicantus
silenzi di neve
per il mio passero
a vortici ad onde
dentro l'anima effondi
chirale Bufera.
Aliti di calicantus
silenzi di neve
per il mio passero
lievi- soavi spargi
Attrattore vago.
Tra specchio e pensiero
in cieli iridati
incanti d'immagini
per atomi oscillanti.

Tritolo
Al vento non vibra
la vetta dell'Everest.
Se quassù verrete
a scovarci,
lungi da voi
tutti saremo
ormai evasi.
Se verrete
nessuno vi riconoscerà
in nera caligine.
A zero spareranno
bianche sentinelle.
Tramutasi qui
di vita ogni atomo
in polvere
tritolo mortale.

Mercurio
Di colori losanga
sciabordio d'onda
risacca a riva
colonna di mercurio
si rotola s'adagia.
Squillo di telefono:
il tempo manca
messaggio per lettera
più non s'affida.
Tra rabarbaro e menta
ove fruscia tramontana
allerta una capanna.

Antracene
S'alza il vento
trepida la notte
sua sposa
tesa atmosfera
promessa di tormenta.
Avventurarsi ancora
a viso scoperto:
bufera greve
silenzio cristallino
di neve imminente.
Tendere all'infinito
senza limite...
fitta fitta
scendi neve
tracce cancella
d'antico antracene.

Satura soluzione
Cigola un cancello nel cortile dei ricordi:
quali impeti trepidi ti foggiarono,
o amata effigie, che il presente sfuggi?
Arrestati arco del tempo che, in cella
gelida, infanzia primaverile abbandonasti.
Ghiacciata linfa, avvizzite foglie verdi,
di te e della tua bellezza solo scorie?
Non si tramutasse, stilla a stilla,
umore di primavera in cristallo,
di tanta felicità ogni traccia svanirebbe.
Non evaporasse satura soluzione,
l'inverno del gelso alle gemme
lo specchio di vita offuscherebbe.

Ozono
Alt: semaforo rosso in cielo
foro nel cuore del tramonto
disco scarlatto- stop fratello-
fiato corto
ozono mozzato
a zero il respiro.
Fino a quale punto
non sappia
non so
ma se il tempo mio
come il tuo esiste
perchè al non essere
l'inesistente tende
lasciami allora il passato.
Oh, il futuro
non rubarmi.

La mia nuvola
T'amo, o nucleo,
perché la tua carica positiva
allettante m'attrae.
T'amo, o elettrone,
perché la tua onda
dolce m'appassiona
con il suo recondito significato.
T'amo, o principio d'indeterminazione,
perché esisto
seppure indeterminato.
Tutti vi amo,
perché allo zero del momento angolare
s'abbraccia la mia nuvola per sentimento
e, pur non precipitando,
stazionaria si muove
senza ruotare.


Nello specchio (1995-1997)

Da quanto mai tempo
Calma di mare di vento
da quanto mai tempo
non fluitava sull'erba inaridita.
Se pensieri condensano
vano è questo inerbarsi
su dolci pendici
tra nubi pregne di pioggia.
E lentamente si piove
da questi tetti in preghiera
se a disporsi
su vette trascese
sul culmine cielo
è un velo di grigio.

Straniero
Straniero voglio sentirmi, Terra,
se sabbia solo di vetro solleva
il vento rosso dei papaveri
e annega il mare
che agitò l'onda d'argilla.
Se, folle, corre alla sua sera
chi della corsa la mèta ignora
e solo lacrime viola di more
dona il gelso dei sogni
straniera, voglio sentirti, Terra.

I vecchi
In silenzio
ci guardano i vecchi
con i loro volti d'ocra
di pietra rugata.
In silenzio
ci scrutano i vecchi
con indecifrati profili
di nevose vette.
Pupille immote
entro buie occhiaie
ormai vuote.
Come persiane abbassate
nell'afa d'estate
a misurare
l'appassire di glicine amaro
in questo torrido respiro.

Nello specchio
Vagante richiamo d'un tramonto
a dicembre i suoi fuochi di gelo.
Le onde contare nelle assiderate
ossa e i colpi d'un maglio
penetrare furenti il petto
friabile legno di ghiaccio.
Col vento
penetrava l'inverno i pertugi
e la sua immagine nivea
nello specchio labile trema.

Senza ali
Ora che profondo
anche il cuore
morde il gelo

ora
che oltre il limitare
ogni ruscello
mi sembra un inverno
opaco di ghiaccio

ora perché
a volare
più non m'insegni
padre
con zoccoli azzurri
e senza ali?

Il varco nella siepe
E il tuo azzurro
Cielo
ancora infinito
incommensurabile sarà
come il tempo?
Se vaga sgomento
il nostro sguardo
da quando
il varco nella siepe
rapisce la ragione
oltre il sentimento.
Se negli anfratti
non la pietra filosofale
solo il vento
della Cripta avverto.

Quel sogno di pace
A volte riaffiora
nello stagno della notte
pur se l'avvento suo
fosse non previsto.

A volte di soppiatto riaffiora
leggero sintomo
quel sogno di pace
lacerata dalla guerra.
Nero granulo d'argento
sulla lastra fotografica
impressionata della memoria.

In piena notte
un bimbo nel cuore
dentro me piange
in braccio a sua madre.
Che corre affannata
alla ricerca d'un rifugio
mentre un altro Pippo
folle dal cielo
bombe sgancia.

Onde
Sopra le antenne vibrano
cattedrali d'aurora.
All' abbrivio dell'amore si protende
l'etere profumato dei colori,
utopia primitiva di libertà e pace.
Fluttuano nel mare le onde
con lo slancio del creato.
Ampiezze probabili avanzano
nei tornanti dell'anima:
danza con la preghiera
lo spirito della vita.
Adombrano virgulti i tensori
viola dei cieli come gladioli
violenti in reazioni oscillanti.
Sulle spiagge ove si frangono
-irrazionali numeri immaginari-
un dilatarsi di occhi.
Dissociate molecole d'ossigeno
sinfonie rosa improvvisano
per rondini di malinconia.

L'onda della probabilità
Che importa
al cuore corsaro
se l'onda abbia
o non abbia realtà,
quando in un bicchiere d'acqua
naufraga e rischia d'affogare ?
Mandate l'onda della probabilità
a trovare l'onda reale.
Non importa
se le nuvole di carica
e le regioni spaziali
non sono gli orbitali.
Che le funzioni d'onda
siano entità materiali
oppure solo matematici
enti astratti,
vengano i campi di forza
agitati da ignoti venti,
a guidare le nuvole
nel cammino incerto .
Mandate le irreali parvenze,
i dolci fantasmi,
ad aleggiare nel discontinuo
ineffabile etere irreale.
E tu, tu anima mia
gemella della mia,
che fosti
il mio vento
e vaghi ora
in orbite celestiali,
fai vibrare ancora
l'onda di questo mare
vuoto senz'acqua.

L'ultimo infinito
Lungo le rive del sonno
si scioglie il ghiaccio dei ricordi.
Entro alambicchi di tormenta
la neve sogna.
Leggeri voli bianchi
fioccano gli infiniti
in pensieri stanchi.
Accarezza la neve
la massa nuda
dell' infinito negativo:
la neve si sposa
con l'infinito positivo
della mite autoenergia.
Astuto un mago
dall' infinito negativo
sottrae l' infinito positivo.
Nel suo cappello a cilindro
il mago ha nascosto
l'ultimo infinito.

Figlia d'azzurro cobalto
Presso il tuo,
il tuo soltanto,
-Cosmo azzurro profumato-
corre il mio confine.
Chi figlia ti crebbe del Cosmo,
figlia d'azzurro cobalto ti volle...
il tuo amore è una colomba in volo
un sussurro
un fremito d'onda rapita al mare.
All'azzurro tuo di cobalto
nessuno, mai per sempre,
alcuna gemma potrà trafugare.
Un angelo solitario
t'insegnò come si desta il vento,
come risvegliare
la luna nella sera assente.
E stormi di rondini
ti porteranno all'alba il sole
pescato nel canale.

Nella caligine azzurra d'anilina
Chi sa se per Te
il domani vivo sarà
o scomparso per sempre,
se dell'Ordine il viandante
deve stupire ancora
o il Caos deve sondare,
inseguendo l'Eterno assente
che presente sempre sfugge
nella caligine azzurra d'anilina.
Abbandonata si dondola
languida ansia d'alchimia...
avanti sera fiocca la neve.
Nessuno alla porta, nessuno
al recinto s'avvicina,
alcuna sentinella veglia.
Il confine desto
attende aperto.

L'anima nel giardino
Si diffonde il candore
d' un'altra luce di pace.
-Pregare è dipingere il tempo
con i colori dell'eterno-
voci recondite hanno sussurrato
alle ragioni del cuore.
S'abbellisce l'anima nel giardino
ove fiorisce il glicine
che i suoi grappoli
continua ad intrecciare.

Ogni fragore sovrasta
Quale lombrico,
a morte
colpito,
attorno a sé stesso
non s'avvolge
e s'attorce?

Ogni fragore
sovrasta
la bufera
entro la Foresta
di pietra.


A colei che sempre sta al mio

fianco (1998-2005)

Ricerca nel labirinto
il filo d'oro smarrito:
chiusi gli occhi
ha il bosco assonnato.
Ma ancora più strano
stupore desta
quell'invalicabile,
se la tenti,
remota frontiera.

Ansia bianca
d'un volo di gabbiano
dentro atmosfera
di oceano nero.
In burrasca
più dell'uragano
t'annienta.

Attesa d'un azzurro
nuovo diverso...
il levarsi d'un vento
straniero
di forza zero.
Dell'amore l'argine
divelto giace
dal diluvio in piena.

Acida su lastra
di rame incide
la molecola...
un'avventura
di verdi eventi.
Nel vuoto precipita
dal davanzale
l'angelo in preghiera.

Che si nascondesse non vorresti
quando s'insinua,
randagio animale,
il dolore solitario
nei pertugi più reconditi.
Ma ad alcun richiamo
più risponde:
tutto nulla
da quando la tua voce
manca.

Vaghi indefiniti effetti
luminosi d'argento
nel giardino

tuo ora lontano...
con l'ombra il gioco
niveo dell'immagine.
Nel varco il colore
primordiale dell'anima.

Tagliato il tralcio
in perpetuo geme
della mia vita linfa...
a fluire verde continua
la ferita della mia vita.
Squarcio vivido
abbrividisce la vite
giorno e notte.

Su ogni riva
in ogni rivo
fiorisce di te
il ricordo.
Fremito verde
di brace il vento...
senza rumore palpita
il vuoto deserto
del mio firmamento.

Nel tuo sguardo
dolce di colomba
tranquillo il ritmo
mio scarlatto.
A volte il cielo
dipinge sensazioni
cerulee di nuvole
oltre il confine.

Tuo ora l'incedere
lieve di neve,
tua la cadenza del gesto
suadente in silenzio...
aleggi rondine
leggera di primavera
bianca trasparente.

Il filo del baco
era una preghiera
nella sera
rossa di valva.
Il fluido di mora
viola di gelso,
diffondeva per osmosi
il nostro amore .

A frammenti la valle
nella galleria
buia dell'anima,
appena il treno
nero del dolore
avanza...
balenio di mani.
Ritorna in cielo,
malinconia,
stella vagante.

Di celeste glicine
il viso e gli occhi,
petali rosa
i tuoi capelli di vento.
Sulla collina delle anemoni,
oh mia luna,
ov'è rivolto ora
il profilo tuo?

Lucore tuo,
calcare mio,
nel reticolo
il raggio devia.
Violento velluto
ultravioletto d'ombra
sul prato. Occhi i pertugi
profondi di caverne.

Ignoro del cuore cosa sia
codesto pulsare più forte
di rossa bacca scarlatta
che accende stamane di cupo
verde diamante il fogliame,
rivivo alla giornata
dei nostri felici momenti
gli attimi intensi inseguendo
come il pendolo un diverso
periodo di ritmo:é viva.
Deve essere ancora viva.
Non sogno, lo sento, grido.

Ora che il nido e il giardino
bruciati ha l'inverno,
ora nei sentieri
desueti del bosco m'immergo.
Per riuscire a capire
che la vita è eterna
e dunque lei ancora vive...
è oltre quella porta
là che m'attende.
E pur se scorgo pozze
d'acqua di vita prive,
non voglio in letargo
cadere:sveglio devo,
voglio rimanere.

Più mai
sicuro ormeggio
in aroma magenta
dolce di maonia...
periglio d'ape
il riposo.
Da quando
l'ultima àncora
strappò il tifone.

Attendere il silenzio
grigio sull'argine,
smorzato il canto
turchese del canale.
Per avvertire
tra queste tese mani
ancora il tuo respiro
verde d'erba.

Di gelsi un filare
amare foglie i pensieri...
incoerenti frasi
sussurra la malinconia
abbracciata al temporale.
In lontananza
un cigolio di porta
senza chiave.

Un canto azzurro
su quella riva...
richiama splendente
timida una primula
il tuo sorriso.
Su onda sinfonica
dondola la nuvola
al ramo avvolta.

Nella valle il balzo
del girasole abbagliato.
Tenue nebbia,
bianca rugiada...
raggiante il tuo candore
il mio viso irradia.

Vortici
di cavalieri gialli,
ad onde i cavalli
viola l'estate.
Non attorcigliare,oh notte,
le tue mani
attorno alla gola...
alba frattale
al passo di Roncisvalle.

Si accendono due lampade
nel parco degli amanti.
Occhi d'iris
ad altri lidi
rivolti...
non più sereni,
taciturni,
raccolti.

Solcare solitario
il cobalto del mare,
ad ogni sciabordio
il fruscio frugare
nelle pieghe dell'anima.
Per ritrovare gli aneliti
smarriti del ciclamino.

Abbacina bianca
allucinata laguna...
sbreccia il muro
l'urlo dell' edera.
Risponde l'eco
incolore del silenzio.

Nel nido ritornare
e più non ritrovarti...
solitudine desolata
arsa brughiera
senza fondo i calanchi
abisso la mia preghiera.

Carminio il meccanismo
dell'incontro nostro
ineffabile primo viaggio.
Nella steppa vagabondo
già volavo alto
nel tuo volto
cielo unico,
mia rondine.
Rapito mi avevi
lo sguardo.

S'addentra effimera
-rosati d'ocra i rilievi-
nel rifugio della conchiglia.
Alla ricerca incerta
delle smarrite tracce
oltre il declivio
pallido della collina.
Dileguato il limite
d'azzurro tranquillo
vibra la memoria.

Bagliori nel cuore
del cortile vibrano
violetti azzurri...
l'anima mia unica,
amica richiama,
richiamala voce
di vento a rivivere
gli antichi incanti.
A ricomporre il filo
dell'orizzonte che univa
l'azzurro del mare
all'azzurro del cielo.

Quando mi prende la nebbia,
un grappolo d'uva diventa
questo mio cuore di cinabro.
E ad uno ad uno poi
gli acini vendemmia
lancinante il temporale.

Fuoco di dalie
le lacrime nel giardino
tuo desolato.
Del riflettore la luce
in ogni pertugio
continua la ragione
invano a ricercare.

Scarlatto rombo
di tuono nella valle.
Con sottile pugnale
d'acuta lama,
la pioggia
alla gola aggredì
la nostra montagna.

Porge l'acacia
al giardino il suo seno
profumato di primavera.
Nei riverberi di luce
è il tuo fresco respiro
il canto degli uccelli.
Per crederti viva
non occorre sognare.

Onda disperata
ogni giorno
sullo scoglio si frange
aspra di dolore...
il limite non travalica
la preghiera.E a sera
la mura scavalca
la marea dell'angoscia.
Mare dell'anima
sfolgorio
verdi sfolgorano
rossi ricordi
l'amore nostro
io sempre
il fiume tuo
sempre tu
l'unica
mia
foce.

Se nessuno
più prezioso
dono
di qualcosa
speranza che
non si osa
concesso fosse
allora
chi
quale volontà
che cosa
più crudele
padre
di colui che
per sempre
il mio bene
mi tolse.

Morso
in acerbi
acini di dolore
nel fitto
tra erba
albero
fiore
un tuffo
poi ancora
più profondo
il solco
dell'aratro.

Valicata
la cinta
alta
della paura
spezzato
l'anello
urla
per me
senza collana
la vita
zero
nulla.

Amata
da me
straniero
senza terra
quando la luna
inondava
i tuoi prati
e nel cielo
vagante stella
la mia meta.

Così
in silenzio
grido
viola
irruento
d'iris
urlo
turchese
lacerante
dentro
il dolore
verde
del cuore mio
veronese
io Romeo
da quando
tu mia
unica Giulietta
assente.

Con viola labbra
avanza la mia sera
nessuna parola
attraversa la mia gola
perchè l'ala
priva del suo cielo
la ragione del
sia fatta
la tua volontà
ancora si chiede
indomito il cuore.

Farfalla
folle
il sentimento
foglia
d'inverno
senza clorofilla
ucciso
il cielo
trafitta
la ragione.

Incurvata
onda
scagliata
contro
infinito
scoglio
perchè
non infrangi
la roccia
del suo
sonno
dov'è l'arco
delle sue braccia
il mio rifugio.

A tratti sembra
distillare
la mia tenebra
di luce uno spiraglio
a tratti sembra
solo un'eclissi
fugace
l'assenza tua
quando l'anima
in agonia
azzurra migra
sopra il vulcano
viola della memoria.

Spogliato
nudo
ferito a morte
in carne viva
vivo alla giornata
in ogni dove
la tua voce
cercando
l'oasi tua
d'acqua fresca
sorgiva
a volte il miraggio
nel mio deserto
lo smarrito
sguardo.

Appassita
l'ultima foglia
di speranza
uccisi
il canto d'estate
e la cicala
quale senso
pregare
"sia fatta
la Tua volontà"
occhi scarlatti
il tramonto
strappata
a tradimento
l'edera mia
d'amore.


Le note sommerse (2006- 2008)

Ondeggianti le note sommerse
sol-diesis e mi-bemolle
alla luce
rinviano nell'angolo
la linea sfocata del cuore

si desta.

Il sogno tende
l'arco del glicine
il fondale
incantato
viola lucente
sui piani inclinati
dissocia l'insieme vuoto

i volti.

Il ricordo ossida
la memoria del passato
lo scenario immaginato
evento
che mai

il tempo arresta.

L'arco sotteso
la corda lasciata andare
in attesa l'aria spostata
non cade
scintillante fosforo
su sfondi aperti
espande cerchi

in alto mare.

Luce d'erba
traboccante sul mare
accompagna lo sguardo
il ritmo
avvertire di là
l'eco azzurro rimosso

riflesso d'oblio.

Vorticante la goletta
nella burrasca aggriccia
argento di mare
sospeso sulla spiaggia
dietro l'albero
diffrange ritmi

e danze..

Di sovente
pur lieve un soffio
su petali anche non delicati
alza un volo d'ali rosse
e sogni in similoro

si sfaldano.

Alla velocità della luce
percepire il senso
solitario della sorte
in ticchettii di terra bruciata
petali gualciscono
illusioni neonate

senza soluzione di continuità.

Di quell'azzurro
di rugiada
sfumato sulla pagina
una traccia
foglia secca
sfogliata
travolta da

un treno ignoto.

Divenire o non
divenire
fluido informe
che la forma assume
a seconda del pendio

ove fluisce?

Dolce fluttuare
tra i fuochi dell'ellisse
dentro l'acquario
senza memoria e riflessione
cozza mille volte
il pesce rosso
contro il vetro trasparente

come l'acqua.

Smarrito dentro i giri
nella folta foresta dei pensieri
quando incontri l'enigma
dello spazio breve
tra le due voragini


senza confini.

Il fiume in piena
rosso d'odio
nel globo dilagante
vorrei credere Signore
che solo
grazie al perdono
"…non fino a sette ma
fino a settanta volte sette"

può essere arginato.

Ombra variabile
azulene
in spirali
se risolvere tenti l'enigma
dello spazio breve
tra le due voragini


illimitate.

L'atomo a strati
sezionato
dal trampolino di lancio
in rovescio arroventato
il sole assembla

nuvola su nuvola.

Ristagno di ricordi
dentro il canale prosciugato
scroscia la pioggia
sul cielo impermeabile
qualcosa in fondo alla valle
lungo il sentiero

tortuoso risale.

Sventaglia la memoria
tra le erbe alte
stringhe slacciate
il divario che separa il reale
insolubile il peso

a lungo insopportabile.

Ogni numero
ogni vocale
ogni consonante
ogni sillaba
ogni grido
insolubile residuo
in superficie
non àncora di salvezza
nel fondo

reale consistenza.

Dall'atropo ammaliatore
sfuggenti
le farfalle crepuscolari
nei vertici sui lati
tra le diagonali
soffio che ritorni

e poi scompari.

Il salto nel vuoto
del trapezista
oscilla continuamente
la bilancia
senza piatti né pesi
in bilico l'ombra

nel retro appare.

Zefiro zevero zero
l'interludio reciso

la preda innanzi
sfuggente al cerchio

di ali nel calice

dietro si nasconde
il passato

sfasato afasico
senza volto.

La nebbia del tempo
la coltre
appanna
non toglie la vista
lo sgomento
delle cose

ossidato attutito
attraverso la coscienza.

Oltre la ruggine
sfiorisce il rumore

attutito come
nella neve lieve
imponderabile

per non dimenticare

senza risentimento

benevolmente.

 

Il Diedro (2009-2011)

La derivata del sole
Sul concreto crinale devia
il rapporto incrementale
della funzione sentimentale:
avviene l'incontro
sullo scoglio allegro
in riva al mare.
Giace sul piano verde
la retta dell'orizzonte…
E quando colloidale un'onda
negli interstizi sul golfo
dell'anima si posa,
felice al ritmo del limite
la derivata del sole
diventa una rosa.

L'angolo diedro
A grado a grado
scalavi felice
i colori dell'arcobaleno,
il rettangolo in un parallelogrammo
ed il rombo in un quadrato
con il tuo meccano trasformavi.
Ma l'angolo diedro
a cui la tua magica mano
a poco a poco tendeva,
al limite dell'infinito
la variabile indipendente
un giorno conduceva.

Notte d'ottobre
Alta e sospesa
non solamente sopra gli alberi
pur se nessuno sulla luna
il colore livido
nella notte violenta.
Alza gli occhi
il riflesso irrisolto
nota stonata
d'indaco sui volti.
Effimero se non s'afferra
ormai oltre
l'atteso penetrale di luna.
Uno stridore a mezz'aria
con il medesimo afflato
d'un limite angolo
nell'aggrottar di ciglia.
Senza un solo battito
lieve, lieve alone
l'eterno ci licenzia.
A vuoto gira l'adusta
maniglia della porta.

Il cuore verde
Un altro velluto
più verde delle cotogne
di riva in autunno.
Ma il sole
fanale a carburo
non era per le pannocchie.
Lungo il canale
il gracidio di speranza
delle rane s' arresta.
Con la raccolta del mais
il cuore verde
nel sangue di bue
sul muro del casolare fa festa.

Il prisma
Volteggia sul trapezio isoscele
del cielo l'asceta,
fuori tempo il percorso
del raggio di luna.
Parca allegria
diffrange il reticolo:
per chi dunque
profumi emana il pitosforo?
Riflesso è il mistero
nel velo di Maia:
l'auriga non può
arrestare il corsiero.
Non s'inganna il prisma.

I colori dell'Eterno
Hanno scritto:
pregare
è dipingere il tempo
con i colori dell'Eterno.
Hanno detto:
a nessuno sfugge
come sia vuoto
il campo d'esistenza
del tempo.
Chè, come è noto,
privi d'essenza sono
il passato,
il presente ed il futuro.
Chiediamo noi mortali:
qualè il pittore superno
che, per dipingere,
dei colori dell'Eterno s'avvale?

Frazioni irrazionali
Contro qualsiasi legge,
hanno tentato di liberare
i nostri mortali denominatori
dalle nostre radici.
Con gesta di sovrumano stupore,
cospargendo di spine
di rose canine il dolore.
Ancora progenie di strateghi,
mediante innaturali metodi,
voleva condurre alla ragione l'irrazionale.
Come se fossimo frazioni,
credevano, illusi e folli,
di poterci razionalizzare
oltre il limite degli umani voli.

Verbo
Senz'elmo e senza criniera
solo con la falce di luna
anch'io ingaggiai
un'incruenta guerra
e la roccia nella mia trincea
alla ricerca del Verbo scavo.
Per qualche indizio vago
o ciclamina effimera traccia
talora lo spirito spasima
come se ardente
ancora fosse viva
nel sangue che vibra
scarlatta ogni fibra.
E' questa forse la Tua forza,
che accende la scintilla
quando alta vola la mente
sulla collina e brilla,
nell'ora che il vuoto
di silenzio satura le vene
e lo zefiro turchese
nel deserto
invade le tende?

La nube della mente
Allegro un caos creano
i frattali in fermento,
irrompe nel cielo la nube
della mente estiva.
Di notte camion stanchi
mandano in frammenti
i cristalli perfetti.
Non ha cuore la mente,
non comprende dell'irrealtà
gli oscuri multiformi aspetti.
Bianca una farfalla si posa
sui petali aperti ai pensieri
di chi impavido osa.
Nell'aria profuma la polvere
d'argilla che l'infanzia scalza
lieve solleva mentre avanza.
Un provetto scultore è il gelso
e il tempio della luce plasma.

L'ombra
Dal pozzo del cuore
affiora una luce:
respira il sole,
ogni giorno s'allena
sul trapezio scaleno.
L'ombra si muove
rincorre il tuo passo.
Oltre i portali dell'orizzonte
le fiamme d'aurora
ansiose i colli lambiscono.
Sprofonda tra le fronde,
sgorga, erompe
il magma delle onde.
D'improvviso esordisce
dalla sponda il cuore:
pregando annuisce.

Nel firmamento
Lanciarti ha osato, la fantasia,
nel firmamento fra le stelle polari.
Per cercare la scia
bianca d'altri mari.

Come acqua viva
sarà trasparente
se la tua luce l'invade
e, azzurro astro lucente,
ti condurrà la fantasia
su magiche fatate strade.

Marea
Una serena paura
la spiaggia blandisce.
Languida l'accarezza
la marea.
Sulla battima deserta
gioca con la sabbia
il vento, che oltre
lo steccato disperde
la voce stanca.
Con aleatorio cammino
il sole avanza
quando all'orizzonte
di viola s'accende.
La fede diffonde
la sua luce ad onde.
Ma contro il diaframma
della ragione si diffrange.

Lì per lì
confuso rimasi.


Poi,
a poco a poco,
amica cara,
compresi perché
il tuo amarillo,
con il suo velluto scarlatto,
m'ha infuso
forza viva e coraggio.

Come un brivido di passaggio
che talora
solo di rado mi sfiora.

Il tuo amarillo,
cara amica,
mi ha rimembrato
in un lampo
il velluto rosso
del presente
che donai
quel giorno
(mezzo secolo fa)
a colei che

carissima ti fu.

Essenze di sentimento
Parole e immagini
liquide e pure
essenze di sentimento
a lungo torchiate
distillare.

Ma invisibile
inquina il grigio
ogni cielo di cobalto.
E nessun idrogeno
nel sole risorge.

Gramigna
Nel sogno
attorcigliato l'aveva
uno di quei fili
selvaggi e ribelli
d'erba gramigna
violentemente alla sua madre
terra strappati.
E il calore
della terra d'argilla
aggrediva e bruciava
i suoi piedi nudi.

Nella tenda
Cantava forte il vento
nella tenda azzurra
trasparente ogni mattina.
E non per influsso
d'alcool o nicotina.
Era la sua donna
la fata turchina,
il glucosio vita
della sua vena divina.
Ora nessuna voce
inebria il vento
della tenda in pena.
Solo in sogno
ora gli appare sfumato
e amaro il dolce
che solo lei sapeva dare.

La logica dell'onirico
Ignorava pure quel poco
che sfilacciato s'era
e con la logica dell'onirico
oltre lo specchio la cercava.
Quando il fremito rosso
nei petali di papavero
delle nubi trepidanti fluitava.
Reale l'irreale
per incantesimo di gioco
l'onda del sogno cullava
la molecola che alcuna
altra temperatura amava.

Al sole
(I)
Senza cannocchiale
solo con la lente virtuale
ingigantiremo il particolare
onde il lato del vuoto
si possa dilatare.
Ché tu risalga,
scarlatta benefica sfera,
e nel cielo accenda
il tuo focolare.
Per udire il nuovo infinito
dei silenzi distesi
nelle piane innevate
tra le braccia candide
dei gelsi protesi
al cielo levate.
Onde possa sciogliere
il ghiaccio del cuore
al tuo dolce calore
Orizzonte di fuoco.

(II)
Forse perché sei stanco
oppure sei di malumore,
lento, lento scendi oggi
lungo il tuo sentiero
per tuffarti nel mare.
Ma pur se a te
nulla importa della nostra sorte,
domani non dimenticarti
di premere l'interruttore:
riaccendi ancora, per favore,
il tuo rosso rumore.

Senza coordinate
Sul piano cartesiano
smarrite ha il melograno
le coordinate del punto:
divelti son gli assi
delle ascisse e delle ordinate.
Il barbarico allora
dentro urla, s'erge,
dietro le sbarre
travalica ogni legge.
Tra i detriti irrompe,
si sgrana sul piano cartesiano
sanguigno il melograno.

Linea di confine
Così linea di confine
nel dormiveglia del sogno
affiori fluttuante
azzurrina ondulata
carezza sfumata.

Linea così di confine
nel tabernacolo del cuore
dolcemente scivoli
come il fianco
di colei che assente
eterna presente
ti respira sempre accanto.

Aroma di stelle
Scalza la noia
nella valle della luna
passeggia sola.
Un aroma di stelle
sulla folla dei ricordi
lontani vola.
Un'inquieta calma
lentamente attraversa
la via del sorriso:
nella notte la luna
è un dolce viso
che il sole abbaglia.

La batteria
Affetto forse
da vanità
o forse solo d'afasia
prima che vana
povera cosa inutile
diventi la mia batteria
anch'io
in silenzio
come il tuo raggio
timida luna
un po' di luce
vorrei emanare.

Verdi labbra erba d'amante
Quanti rapidi addii
morire possono ai tramonti
se ardenti deserti inaridiscono
verdi labbra erba d'amante...
... su fili invisibili
fluisce la corrente
quando i suoi archi
tende il vento.
Non vacua parvenza il passato
non futile fantasma il futuro:
al tuo porto àncora il mio presente.

Ginepri
Come salmastri ginepri
dal sole arsi
c'inebria il vento
su questa duna bianca.
E l'onda azzurra
della sua voce
per noi
è fremito di mare.

Ma la salsedine del tempo
inesorabile
ci scava
come salmastri ginepri
su questa duna bianca.

Il tergicristallo
…ormai bruciata
ogni goccia nasce.

Su cristalli appannati
a rivoli scrive
la nostra storia
rapida la pioggia.

Ma implacabile
il Tergicristallo
invisibile ci cancella.

Nella terra d'ombra bruciata
Esangue scorre
un residuo
nei rivoli
del fuoco di rame.
Strane parole
balbetta l'alba:
è questa la neve
dei fiori d'acacia
o soltanto la nostra ruggine
che cade?

Quante volte
il bianco cercammo
nella terra
d'ombra
bruciata.

Sui fossi
Per sciare
sui fossi
tutto l'inverno c'era
e non
settimane bianche.
Nel cuore d'inverno
ghiaccio il cielo
la neve ci scaldava.
Erano gli zoccoli
le nostre ali:
sui fossi si volava.
Oggi
smarrito il Teorema
solo il silenzio
su rive deserte rimane.

Anche forse quando
Ardua equazione
da tempo l'onda travolge.
Ma pur senza petali
il fiore ha ricettacolo
fiore rimane.
A chi poeta nasce
muore l'animo poeta
anche forse quando
il sole tramonta i vèrsi?
Azzurro il pàthos
negli occhi traspare
indelebile
sempre appresso.

Clandestino
Clandestino forse nacqui
quando il cordone recise
chi fuori del mondo
m'ha lasciato.
Ma è canto
il fremito azzurro
nei cristalli di silenzio.
E al sole
rapisce lo sguardo
sulla neve
anche solo il riflesso.
Se in questa terra non c'è spazio
sogno dell'ignoto
questo viaggio clandestino
e tanto per vivere
ci basta.

Surf bianco
Ventose del mare
le onde sulla fronte
nel grande fragore.
Surf bianco afrore
contro il baglior del sole
avverso il furore
dei marosi verderame
ove bluè l'amore.
Fremito d'acacia
scroscio informale glauco
nel linguaggio franco
che agita la lancia.

I capisaldi
Molto sovente ancora
perdiamo i capisaldi
allorché beati ci si sdraia
sotto la profumata ombra
del tiglio che ci allieta
con il suo divino canto.
Molto sovente ancora
facciamo delle nuvole incetta
e del celeste che lassù ci alletta.
Flâneurs della vita
lasciamo agli altri
i lacerti inferti
dai cavalli di Frisia:
in noi nessun posto per la guerra
noi perdiamo i capisaldi
e vuota è la nostra bandoliera.

Debole pensiero forte
Forte sarai
pensiero debole,
se indomito destriero
scavalcare puoi
la notte d'asfalto,
se la sciabola della tua luce
sbaraglia il turchese
del violento pavese
e taglia in due
ogni mare rosso.
Sarai forte
fragile pensiero
se oltre l'orlo del calice
comprendere puoi
mesto il buio del male,
se l'alchimia
del tuo alambicco
trasmuta in miele
l'amaro della malinconia.

La lucertola
Minuscola lucertola
su assolati muri corri rapida
e se cerco d'accarezzarti
tra i fili d'erba scompari.
Cosa cerchi?
(Non so, non so).
Minuscola lucertola
il sole bruciare può l'erba
il vento piegare può i suoi fili
sconvolgendo il tuo rifugio.
Cosa speri?
(Non importa, non importa).
Minuscola lucertola
calata è la notte:
la luna e le stelle mute
guardano il vuoto che le assale.
Finita è la corsa?
In quale pertugio
la tua anima aleggia?
(Non ti sento, non ti sento).
Minuscola lucertola,
quel pomeriggio
nella mia camera buia
insolito un rumore mi destò.
Eri tu, smarrita senza luce,
che mi venivi a cercare.

Ariel
Quando Ariel burlone
allo scherzo s'appresta,
il cilindro vuol sposare
ad una graziosa piramide
azzurra quadrangolare.
Pur se la sfera furiosa
al gioco crudele
non intende sottostare.
Oh, sì, la piramide
ha quattro facce uguali
e luminosi spigoli laterali.
Oh, sì,è tutta bella regolare!
Chi assapora i suoi incanti
a lui fiorisce l'assonometria,
a lui sorride l'armonia e gli offre
il suo cuore, il suo amore.

Spazi affranti
Da qualche tintinnio di tempo
attraverso spazi affranti
ortogonali comete
entro angoli giri
d'ottusi canti.
Sotto le foglie rosse
delle stelle e della luna
azzurra la spazzola del vento
tra sordi pianeti
a grappoli sui davanzali.
Verso i neri diedri
dei satelliti artificiali
oltre i detriti vaganti
al di là
dei rifiuti spaziali.



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