Poesie di Terence


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Grido alla luna
Grido alla luna il mio pianto perenne,
lei fredda e austera non riesce a sentirmi.
Brilla il mio cuore di luce infinita,
e penso che nulla sarà come prima.
Lei come un’alba d’inverno sorride,
vento di stelle e canto d’amore.
Scuote i pensieri più cupi e più neri,
suonano e cantano gli occhi suoi veri.

Orchidea
Vado alla deriva nel mare dei tuoi occhi,
e vago senza meta in lande sconosciute,
mi sono perso da tempo dentro di te,
senza alcuna speranza di potermi salvare.

Ridente e fuggitiva orchidea velenosa,
non riesco a resisterti in alcun modo,
ma purtroppo se ti tocco io muoio di te,
e se invece ti colgo tu muori per me.

Ti conosco da sempre, ma non so nulla di te.
Sapevo che c’eri, che vivevi, che esistevi,
ma non riuscivo a credere a quello che sentivo,
nè ero in grado di fidarmi di ciò che già sapevo.
E non potevo certo immaginare che tu fossi proprio qui.

In fondo ti ho perduta ancor prima di incontrarti,
perché ho dubitato dell’esistenza di una come te.

Ho sperato per tutta la vita di conoscerti,
ed ora che sei qui non so più che cosa dire.
L’emozione di guardarti mi strozza la gola,
e soltanto il silenzio può renderti giustizia.

Angelo custode
Oh fata dei miei sogni, illumina custodisci reggi e governa me.
Oh benedetta tra le donne, veglia su questo povero diavolo inerme.
Tu, sempre oltre e sempre altro, avrai mai la pietà di pensarmi almeno un giorno?

Oh magica felina presenza, potrai mai capire perché soffro per te?
Oh musa ispiratrice, riuscirai mai a comprendere quanto anelo a te?
Tu, incarnazione della vita, che non immagini nemmeno di essere al di là di tutto.

Se solo...
Se solo io potessi scoprire
tutto ciò che vuoi sentirti dire
Se solo io potessi conoscere
tutto ciò che ti rende felice
Se solo io sapessi essere
tutto ciò che tu vuoi io sia

Sarebbe tutto così semplice

Ma io non sono così,
ed è inutile che finga
È meglio essere sé stessi
e affidarsi poi al destino
E se tu mi vorrai per come io sono
io ti accetterò per quella che sei.

Volo di corvi
Mi guarda mi parla la osservo mi perdo
Un brivido dentro che scuote il mio corpo

In un campo di grano c’è un volo di corvi
La strada là in mezzo che porta alla morte

Ed oltre alla morte, là c’è ancora lei
C’è lei che mi aspetta, fugace e ridente

Radiosa e splendente, mi uccide da sempre
Io le corro incontro ma lei non c’è più

Nevica
Fiocchi di malinconia
si posano sul tuo volto divino
Gocce di bellezza profumata
trasudano dai tuoi occhi
Impeto e tumulto,
tempesta furibonda
e assalto a spada tratta,
feroce guerriglia
e disordine informe
Questo scateni
nell'animo mio

Annoiato
nauseato da una realtà che mi divora piano
gusto il sangue della mia carcassa putrescente
ad ogni passo mi sento più pesante
oppresso da inutili deliranti paranoie
e oramai il fardello si fa insostenibile
ma nemmeno il dolore mi scuote dal torpore
vago in coma cosciente nei meandri della mente
e vado alla deriva nel caos abnorme dei pensieri

Scazzato
indifferenza traspare dai miei occhi
stanchi di recitare una parte che sanno a memoria
attori sfiniti e consumati
ormai non ingannano nemmeno sé stessi
e più non trapelano quei falsi sentimenti
che un tempo fingevo di provare
arrivando al punto di credere di viverli davvero
talmente calato nelle parti
da aver dimenticato che stavo recitando

ed ora è la consapevolezza ad avermi ucciso
perché mi ha insegnato a vivere troppo
troppo calato negli abissi della coscienza
per riuscire ad ignorarne le insanabili contraddizioni
troppo osservante i passanti del mondo
che senza pensarci san vivere meglio
ed io che li guardo e mi sento più conscio
ma a ben pensarci lo vorrei esser di meno

Mentre tutto scorre
si sazia la mia anima di brividi infiniti
mentre bramosi si attorcigliano
alle vette del mio piacere
desideri sconci, laide perversioni,
cupi spasmi che contraggono la voglia,
la volontà di vivere che mi attanaglia
ma poi mi blocca, e mi fa rimanere
un passante della vita, che osserva,
sconsolato, il nostro desolante divenire

La risposta
Varrà davvero la pena vivere questa vita, nonostante tutto?
Sarà forse eroismo combattere e dibattersi e soccombere e perire?
Avrà un senso lottare contro il destino, e sputare in faccia al caso?
Sarà poi più blasfemo ridere di Dio o avere paura del nulla?

Ridicolo destino riservato a noi umani,
gettati nel mondo senza saperne il perché.
Condannati ad essere totalmente liberi,
e obbligati a vivere consapevolmente ignoranti.

I cicloni del fato incombono su di noi,
e a nulla valgono gli sforzi per tentare di ignorarli.
Pienamente responsabili delle nostre scelte,
ma succubi della sorte più bieca e più cieca.

Qual è il punto d'incontro tra l'umano ed il divino?
Dove sta il contatto tra materiale e soprannaturale?
Che relazione possono avere immanenza e trascendenza?
Ci sarà pure qualcosa che unisca spirito e materia.

L'unica risposta che ho trovato fino ad ora è lei
L'unico motivo per cui dire sì alla vita è lei
L'unica speranza ed àncora di salvezza è lei
L'unico essere esistente e necessario è lei

Senza compromessi
Tu vivi la vita
con tutta te stessa,
la succhi fino all'ultimo,
non vuoi lasciarne sfuggire
nemmeno una goccia.
Ti getti a capofitto
in ogni cosa che fai,
senza mezze misure,
mettendoti in gioco
completamente,
passionale, viscerale,
intensa e appassionata.
E quando sei innamorata
doni tutto l'amore che hai,
tutto l'affetto possibile,
tutta la fiducia di cui disponi,
sperando di ricevere
in cambio altrettanto.
E così rimani imprigionata
nel tuo sogno impossibile,
e non riesci a non sperare
che un giorno lui possa
amarti davvero.
Ricadi sempre
nella stessa dolce trappola,
sperando forse
che diventi per lui insostenibile
il peso del debito d'amore
che ha nei tuoi confronti.

Tra inferno e paradiso
sublime spirito purissimo
volutamente caduto
negli abissi infernali più profondi,
ne ha scoperto l'inevitabilità
e apprezzato l'umanità, la bellezza,
il fascino perverso del male,
trovandosi a suo agio

proprio lei, demone edonista,
lucidamente cinico e legittimamente
comprensibilmente egoista,
elevatosi sino a raggiungere
le vette della più limpida autenticità

ma lei è così, prendere o lasciare,
non ci sono vie di mezzo, tutto o niente:
ascesa al cielo o caduta agli inferi.

Perso
dettagli insignificanti di nulla
perenne stasi in languida attesa
noia divorante, dilaniante abulia
crogiolarsi in un malvagio torpore
arringo le folle di lucidi pazzi
luce fioca squarcia la mente
con pensieri perversi allucinanti
mi sento troppo distante da me
scindo in più parti le mie personalità
mi perdo
nel cercare tutto
nel trovare nulla
nel non scegliere abbastanza
nel possibile

I quattro elementi
quando finalmente potrò giacere
per la terza volta inerme ed incosciente
sarò infine libero da quello stupido
ed insano desiderio di essere felice

quando il mio cervello ormai spento
più non potrà sentire alcun odore
ma solo diventare pasto per i vermi
allora non avrò più bisogno di nulla

mi accoglierà nelle sue viscere la terra
e dopo l'acqua nel caldo utero materno
ed anche l'aria che respiro qui da sempre
mi mancherà soltanto il fuoco dell'inferno

La morte del clown
faccia a faccia con la morte
credendo di essere allo specchio
ho sferrato un pugno micidiale
e subito le campane dell'inferno
hanno suonato a morto per lei

ma lei non è affatto morta
mentre son io che più non vivo
e mi ritrovo a fare il pagliaccio
per strappare due risate inutili
a quelli che nulla sanno di me

Depresso
furente e feroce scavo nell'animo mio
come un barbone affamato rovista tra i rifiuti
e lo scopro sempre più abissale e buio,
contorto e distorto, tormentato e addolorato

tetre piaghe infette di malinconia
popolano questo non luogo disturbante,
maleodoranti carogne di putridi pensieri
appestano il caos che ora lì regna

La risposta
Varrà davvero la pena vivere questa vita, nonostante tutto?
Sarà forse eroismo combattere e dibattersi e soccombere e perire?
Avrà un senso lottare contro il destino, e sputare in faccia al caso?
Sarà poi più blasfemo ridere di Dio o avere paura del nulla?

Ridicolo destino riservato a noi umani,
gettati nel mondo senza saperne il perché.
Condannati ad essere totalmente liberi,
e obbligati a vivere consapevolmente ignoranti.

I cicloni del fato incombono su di noi,
e a nulla valgono gli sforzi per tentare di ignorarli.
Pienamente responsabili delle nostre scelte,
ma succubi della sorte più bieca e più cieca.

Qual è il punto d'incontro tra l'umano ed il divino?
Dove sta il contatto tra materiale e soprannaturale?
Che relazione possono avere immanenza e trascendenza?
Ci sarà pure qualcosa che unisca spirito e materia.

L'unica risposta che ho trovato fino ad ora è lei
L'unico motivo per cui dire sì alla vita è lei
L'unica speranza ed àncora di salvezza è lei
L'unico essere esistente e necessario è lei

Indifferente
inetto alla vita ed avulso dallo scorrere del tempo
mi osservo dal di fuori e mi vedo indifferente
sopraffatto dal frenetico e feroce altrui furore
vortice assurdo di vani desideri inutili ed imposti

non migliore son io, vigliacco sciacallo impaurito
che nemmeno sa spolpare i miseri resti delle carogne
abominevoli carcasse putrescenti e nauseabonde
che quelli han divorato con inconsapevole avidità

ridicoli burattini bercianti
cullatevi pure nelle vostre stupide certezze
mi fate schifo compassione tenerezza
mi faccio schifo, e basta, ad odiarvi
forse son solo invidioso delle vostre facili vite
senza dubbi domande ed angosce perenni

continuo a stipare rifiuti nella stiva della mia anima
perversioni disturbanti e deliranti paranoie
ossessioni maniacali e assordanti riflessioni
ormai trabocca deborda tracima
sta per eruttare fiotti di dolore
son sull’orlo del collasso
l’esplosione è ormai imminente

sono apatico e patetico, afasico e frenetico

E.B. (della serie: tipi umani di paese - 1)
ed eccolo che or giunge un po’ timido e feroce
scorrazza sghignazzando sul suo cavallo a ruote
si ferma schiocca i denti ed alza anche la voce
si siede là al bancone tra pugni tagli e chiose

e bevilo bevilo bevilo gli gridan tentatori
ingenuo buffo e alcolico non può tirarsi indietro

rituale che ha da compiersi al fin di settimana
serve ad esorcizzare quel gran duro lavoro
che forgia stanca e spossa, che sol lui senso dà
assieme a quei bicchieri, sì crudi pieni e neri

Alla madre
ubiqua presenza che premurosa cogli
i bisogni latenti in ciascuno di noi

tu di affetto estremo ora sei portatrice
e più non risparmi le energie tue

in una profusione d'amore ti spendi
totale dedizione all'altro da te

sacrificio questo che per il tuo prossimo
la tua stessa persona ti fa trascurare

forse Cristo lo volle da te e per te
ma di certo la missione tu accolsi così

e alleviando le fatiche di costui e colui
attraverso uno sforzo gioioso e dolente

hai già ricevuto quella ricompensa
di chi può ora dire di aver dato tutto

mercede che non consta di tanti quattrini
ma della riconoscenza di chi ti vuol bene

La morte del clown
faccia a faccia con la morte
credendo di essere allo specchio
ho sferrato un pugno micidiale
e subito le campane dell'inferno
hanno suonato a morto per lei

ma lei non è affatto morta
mentre son io che più non vivo
e mi ritrovo a fare il pagliaccio
per strappare due risate inutili
a quelli che nulla sanno di me

Bagliori
e ancora mi uccide
la banalità di esistere
è un colpo di pistola
che non ho sparato mai

infinite volte ho tentato
di premere il grilletto
simbolo supremo
di morte e di piacere

nel riverbero infinito
dei sublimi miei deliri
si specchiano esistenze
che mai videro la luce

Annoiato
nauseato da una realtà che mi divora piano
gusto il sangue della mia carcassa putrescente
ad ogni passo mi sento più pesante
oppresso da inutili deliranti paranoie
e oramai il fardello si fa insostenibile
ma nemmeno il dolore mi scuote dal torpore
vago in coma cosciente nei meandri della mente
e vado alla deriva nel caos abnorme dei pensieri

Alcoolizzato
son lucido pazzo bevitore di insensato assenzio
e dalla realtà mi assento, ma in tal modo mi ci calo,
mi ci ficco fino in fondo, fino a gustarne l'amaro,
fino a bramarne la fine, fino a sondarne l'abisso,
che vertiginoso mi fa sbarrare gli occhi sul nulla

la verità si dispiega in tutta la sua illusoria evidenza
e allora prende corpo il dolore,
la fatica dell'ultimo bicchiere, rituale che si perpetua
sempre più stancamente, senza senso, senza tempo
finchè stramazzerò al suolo come corpo morto cade,
ferito nel fisico e a mente annebbiata,
ma con lucida coscienza di quanto questa pratica,
assurda e necessaria e dolcissima violenza,
dia un senso a tutto il resto
smascherandone il non senso

Un granello
ridicolo, pazzo
stupido, ingenuo
felice come un bambino
che ha tutta la vita davanti
e triste come un vecchio
che ha solo la morte davanti
innamorarsi di una donna
senza poterla avere mai
e giù tutti a sghignazzare
della tua misera illusione
schernito, sbeffeggiato
bersagliato punzecchiato
e non consola quel pensare
che lor non possono capire
sentirsi un granello
nel mare in tempesta
senza alcuna speranza
di poter avvistare
un porto sicuro
nel quale attraccare

So di non sapere
più la scopro e più c'è da scoprire
più la conosco e meno mi par di saperne
e quando penso di aver capito qualcosa di lei
mi sorprende con qualcos'altro

Estetica dinamica
A volte è di una bellezza impressionante,
mozzafiato, sovrumana, quasi insostenibile,
meravigliosamente ammaliante e perfetta.
A volte non mi emoziona affatto,
non mi trasmette alcunché,
provo quasi repulsione.
A volte è di un'insignificanza affascinante,
ha un magnetismo impercettibile,
possiede l'incanto della normalità.
Lei è solare e gioiosa
ma anche malinconica e dubbiosa.
Lei è complessa e vera.

Ossimoro vivente
metafisica e bizzarra
assoluta ma quotidiana
universale e al contempo singolare
particolare anche se è come noi
tanto domestica quanto selvatica
originale e insieme normalissima
del tutto fuori dal coro e tuttavia
pienamente integrata in esso

Perché ti amo?
Ti amo perché non posso averti,
perché ti voglio e non sei mia

Ti amo perché non ha senso amarti,
perché so che non sarai mai mia

Ti amo perché fuggi via da me,
perché ho davvero bisogno di te

Ti amo perché voglio amarti,
perché in fondo non vorrei amarti

Niente da capire
Cerco invano di dipanare
Quella fitta trama di luce
Buia densa e inestricabile
Che lega i miei occhi ai tuoi

Quanto mi fa male sapere
Che gli altri non possono capire
Che loro non possono capirti
Non vedono ciò che vedo io

Ma son felice di sapere che
Non c’è niente da capire
Sei tu il significato, e non ha
Senso tentare di spiegare

Ti amo senza motivo, ti amo
Senza speranza, ti amo senza
Saperti amare, ti amo senza
Averlo mai fatto, proprio così

Sei così felice e raggiante
Quando ti vedo vicino a lui
Accanto a quel ragazzo
Sei davvero te stessa

Così tenera e dolce e piccolina
Un batuffolo di luna trapunto
Di stelle e di sole, mirabile
Miraggio sfuggente ed infelice

Basta la sua presenza per
Illuminarti, e quando ti guardo
Mentre parli con lui, mi sembra
Di vedermi mentre parlo con te

Vita a vuoto
Quando la vidi lei mi sorrise
Null’altro mi importava
non badavo a nessuno
Mi venne incontro e a me
parve una luce che illumina il buio
Tutto il resto non contava
Gli altri erano solo una folla
di stupidi ignoranti, incapaci
di vedere in lei quel che lei è

Ma ingannevole è la forma,
fuorviante la sua maschera
È troppo simile a noi tutti
per sembrare quel che è
C’è cascata anche lei stessa
o forse no, ma chi può dirlo

L’abbraccerò stringendola al mio petto
L’accarezzerò scaldando il suo viso
La guarderò infondendole il mio amore
La penserò desiderando la sua felicità

Poi piangerò nel profondo della mia anima
solo con me stesso, senza più speranza
E cercherò di dimenticarla,
ma non credo sia possibile,
no non è possibile
In fondo è meglio soffrire per amore
che vivere senza amare

Quanto è inutile questo mio amore,
energia sprecata, sogno impossibile,
vita a vuoto, esistenza nel nulla,
star male per niente, star bene per tutto

Piango con lei, piango per lei
Valeva la pena di vivere questa vita
e mi è bastato vederla un solo istante
per capirlo, per afferrare la verità
Dovessi morire domani non avrei nulla
da recriminare, alcun rimpianto
Davvero non è stato tutto inutile

Quando la guardo e mi chiedo
perché mi piaccia così tanto,
e non so rispondermi,
se non pensando a lei…
Quando la desidero e so
che non potrò mai averla,
perché il suo cuore
non appartiene a me,
non pulsa per me…
Quando la vedo e vorrei dirle tutto,
e non so dirle niente, e mi scoppia
la testa, e vorrei, non vorrei, ma se…
Ecco, sono quelli i momenti
in cui mi sento inutile ed illuso,
è in quegli istanti che mi sento
raggiante ed immortale,
sono un uomo, sono io

La forza con cui mi attrae
mi scaglia contro pareti di felicità,
che crollano senza un perché
sotto il peso di desideri inutili

Asciugo con il dorso della mano
le lacrime che non versa per me
E mentre sento il velluto della sua pelle,
mentre accarezzo le sue lisce mirabili gote,
una goccia mi sgorga dagli occhi
Ma no, sarà il fumo, oppure la stanchezza,
no non sto piangendo,
non può essere, non è possibile
Era da tempo che non piangevo così
Era da sempre che non piangevo d’amore

Abbraccio corrisposto
Quando la rabbia mi prude nel petto
Quando la voglia mi sfianca nel letto
Più non so stare sol senza di lei
Io la desidero, io la vorrei

Non so quanto darei per poterla abbracciare
per sentire il calore di lei su di me
E non parlo del calore del suo corpo mortale
io parlo dell’anima che porta con sé

Piango e non so perché, e le asciugo
le lacrime mentre mi guarda
La sua bellezza mi disarma,
mi devasta e ancor m’incanta

ExtraTerrestre
Vorrei non averla mai conosciuta
Vorrei poterla dimenticare in questo istante
Vorrei che non fosse un chiodo fisso per me
Vorrei non trovare in lei niente di speciale

Perché lei è così unica e particolare?
Perché lei è così bella e luminosa e oscura?
Perché lei non è una persona come tutti gli altri?
Perché lei non è un essere umano come tutti noi?

Stream of consciousness
Perla vivente
magica ancella
entro ed esco da te
senza sosta
senza fine
non so perché lo faccio
né quando
né come
potrò smettere
e ancora una volta
ti ascolto
e rido e piango
mi sbellico e struggo
perché sei micidiale
e divertente
prèdico sul tuo passato
e predìco il tuo futuro
pur non sapendo nulla
del mio presente
poi arranco
quindi sprofondo
infine annego
nel pantano
della mia anima
in pena
ma no
ora è in fiamme
e arde
i miei cupi pensieri
le mie stupide paranoie
inverecondo essere
qual sono
fabbro di riflessioni
con sadismo e morbosità
psicanalizzo me stesso
scorrazzo sghignazzando
nei meandri della psiche
cavalco furibondo
calpestando nevrosi
e frustrazioni
e quando alfine vedo te
non posso che inchinarmi
togliermi il cappello
benedire il cielo
ringraziare la terra
baciarti da lontano
abbracciarti con lo sguardo
guardarti a braccia aperte
possederti con la mente
pensarti con tutto il mio corpo
finché non avrò più fiato
per pensare
e lucidità
per respirare
e stramazzerò
al suolo
vinto
ma felice…

Il mio dio
Ti cercherò in un’altra vita
e ti troverò ancora più bella
Griderò il tuo nome per sempre
a costo di sembrare pazzo
ma io sono pazzo
Mi metterò in cammino
per raggiungerti ovunque sei
e poi ti urlerò
perché?
e poi pregherò il tuo dio
che sei tu
e poi supplicherò il mio dio
che sei tu
e poi ancora
a perdifiato
correrò nei tuoi pensieri
scaverò nella tua mente
annegherò nel tuo cuore
e morirò in quel nido di perle
sublime che è il tuo sesso

Shine on you crazy diamond
(Pink Floyd forever)

Grazie per tutto quello che non sai nemmeno di donarmi
Grazie per le gioie che senza volerlo riesci a suscitarmi
Grazie anche per i dolori che non hai mai voluto darmi
Pittrice di sogni e ninfea madreperlacea,
cactus infetto e perfida megera.
Continua a brillare pazzo diamante,
sole splendente e malinconico,
luna incantevole e triste,
notte stellata e stordente.

Solo lei
Nel mare in tempesta, tra i flutti impetuosi,
solo e disfatto nella mia angoscia,
interrogo il destino, ma lui non risponde.
Mi rivolgo allora al caso ma lui mi ride in faccia.
Provo a chiedere perché? ad un dio che ormai non c’è,
ma dalle profondità di un paradiso mai esistito
lui mi sputa addosso la sua inutile onnipotenza.
Solo lei può placare la mia sete di infinito.
Solo lei può confortare la mia anima tormentata,
travagliata ed inquieta oltre ogni limite.
Solo lei può consolarmi, in questo mondo assurdo.
Solo lei può rispondermi, pur senza aprire bocca

Tu ed io
Tu che sei baratro e vertigine
Tu che sei angoscia e delirio
Tu che sei abbandono e indifferenza
Tu che fai soffrire me
povero mortale
Tu che non ti curi di me
squallido idiota
Tu che mi abbandoni qui
in questo tremendo abisso infinito
Ed io, ridicolo pagliaccio
mestamente malinconico
Io, orrenda macchietta
che recita da sempre
Io, caricatura di me stesso
sarcastica ed atroce
Non mi rimane che compiangere
la mia pochezza disumana
Non mi resta che ghignare
con sadismo del mio nulla
Ormai posso solo compatirmi
patetico e grottesco
Non ho più lacrime da versare
ma solo sudore e fiele e sangue
Vomito i miei occhi
stanchi di patire
Faccio esplodere con gioia
il mio esausto cuore affranto
Pulsa ancora il derelitto,
ma oramai non sa perché

Perché?
Bestemmio il nome tuo dolcissimo
feroce angelo della morte
e mi dolgo di averti conosciuta
ingenua ragazza piena di grazia
Non mi rimane che un insensato
ubriacarmi e star male e vomitare
pensando e sperando che tu sia quel vomito
cosicché io possa finalmente liberarmi di te
Mi rifugio nell’antro della mia lucida pazzia
nel bruciante ricordo di premonizioni future
nelle paranoie deliranti che mi rendono infelice
Non prevedo nulla di buono
Peggio, non prevedo nulla di nulla

Paradosso senza tempo
E’ troppo per i miei poveri occhi sfiniti
tentare di sopportare la sua vista accecante:
è riuscita a sfiancarmi, e oramai
sono esausto, spossato, stremato.
Arranco nel buio, protendo le braccia,
continuo a sperare che possa essere mia,
ma ora so con disarmante certezza
e agghiacciante lucidità
che non è possibile
e non sarebbe giusto.

Lei è un dio che bestemmia e un demone buono,
è un ateo che prega e un credente blasfemo,
è un angelo dagli occhi di bragia
e un diavolo capace di commuoversi.

I suoi occhi danno l’esatta,
per quanto indistinta, percezione
di una totalità compiuta,
di un assoluto soprannaturale,
di un significato metafisico,
universale, trascendente, divino.

In lei convivono
paradosso e normalità,
regola ed eccezione,
entusiasmo e disincanto,
vitalità prorompente
ed abulico scazzo,
dovere e piacere,
vigoria e disimpegno,
responsabilità matura
e divertimento irrefrenabile,
ingenuo idealismo utopistico
e arido materialismo indolente,
commovente sensibilità
e feroce indifferenza.

Gocce di te
Appestato di malinconia
Lebbroso nell’anima
Scomposto nel pensare
Felice di pensarti
Ti odio e ti amo
Sei Lesbia per me
Ed io Catullo inerme
Folletto inerte e delirante
Guardo il cielo e vacillo
Ma se scavo dentro me
Barcollo e stramazzo
Vita tu sei, linfa per me
Fiele delizioso e disgustoso miele
Ed io ape che ti orbita attorno
Perché insistere?
Non c’è ragione
Me perché desistere?
Neanch’io lo so
Furibondo nel profondo
Il mio cuore pulsa affranto
Sgorga a fiotti il sangue infetto
Eiaculo turpiloqui senza senso
Mi maledico e scaglio anatemi
Impreco il tuo nome
Ma benedico la tua anima
Bestemmio il nostro incontro
Casuale e illogico
Scherzo del destino
Ma glorifico gli occhi tuoi
Più infiniti dell’infinito stesso
Immani e immortali e sovrumani
E si smarrisce il mio sguardo
Nel contemplare la tua bocca
Dipinta in altri tempi
Scolpita in ere sconosciute
Mi fai male senza colpa
E soffro la tua gentile indifferenza
Nemmeno tu puoi capirmi
Archeologo della tua psiche
Perso nelle tue parole
Disarmato dalla tua presenza
Tu forza soprannaturale
Che mi toglie ogni energia
Muto ti contemplo
Sfinito e allibito e stupito
Trasalisco vedendoti
E tu ridi e piangi
Ti diverti e struggi
Tu puoi vivere senza di me
Ma io privo di te
Posso solo sopravvivere
Non m’importa di averti
Di farti mia di possederti
Non mi importa di essere felice
Avendoti se tu non lo vuoi
Non m’importa di nulla
Solo di te
Tu sola puoi…
Tu nella tua indefinibile interezza
Nella tua indecifrabile complessità
Non bastano etichette
Non voglio giudicarti
Non posso contenerti
Infinitamente molteplice come sei
Semplicissimo frattale
Dripping di vita e bellezza
Se dovessi usare un eufemismo
Per dire cosa provo per te
Direi che ti amo
Ma non di un amore facile e felice
Bensì tormentato e ambivalente
Luci e ombre si alternano
Ascesa al cielo
E caduta agli inferi
E se dovessi usare un iperbole?
Dovrei elevare l’universo
All’ennesima potenza
No non ce la faccio
È troppo per me
Sei troppo per me
Sto soccombendo
Mi par di svenire…

Assillo ed incanto
Guardarla negli occhi è l'estasi e il tormento,
ne afferro l'essenza ma continuo a non capirla.

Non ho ragione di vivere senza di lei,
ma la sua vicinanza, il suo sguardo mi turbano.

Temo di non meritare nemmeno di pensarla,
ma continuo a desiderarla più di ogni altra cosa.

Perverso
mi cullo la mente con spinti pensieri
e libero il vello dal dolce fardello
pensando già al burro e toccando il coltello
or provo un piacere più forte di ieri   

Caos, angoscia, distruzione
trame indistinte, fitte nebulose di pensieri,
pozzanghere di fanghiglia nauseabonda,
grumi di cellule impazzite, organi degeneri
esplodono schiacciati da forze ignote,
ignominiose deflagrazioni che si ritorcono
contro l'ambiguità del genere umano

l'arcobaleno di contraddizioni
che come un fardello ci portiamo appresso
ci rende stanchi sfatti e spossati,
e quegli acerrimi nemici della tranquillità
che sono i dubbi, indispensabili e vani consiglieri,
ci portano alla necessaria rovina,
sanciscono la consapevolezza estrema
della nostra terribile condizione di autocoscienza

sfascio quel po' di certezze
che hanno tentato di inculcarmi
ma non è un grosso sforzo
cadono ad una ad una
come castelli di cartapesta   

Incubo
Reclinai il capo
dentro il mio corpo
putrescente
Ingoiai la mia lingua
senza soffocare
Mi scostai un poco
dalla faccia di lei
Risolsi il dilemma
che mi assillava
da tempo immemore,
e la penetrai con forza,
facendola gemere
di piacere,
e succhiando il fiele
che sgorgava
dalla sua mente disfatta
Mi ritrovai sospeso
in un limbo atemporale,
combattuto tra forze
inquietanti e contrastanti,
vincoli diabolici
e spinte ultraterrene
Vagai in questo spazio
assurdamente razionale,
conscio della mia vana
ridicola condizione
di grandezza infinitesima
Finchè mi ritrovai
ai bordi dell'infinito,
proprio lì, dietro l'angolo
disegnato dai suoi occhi
Mi guardai allo specchio
e risi. Poi piansi
al vedermi così,
grottesco e metafisico
pagliaccio malinconico,
aberrante e nauseabondo
angelo caduto,
demone serafico
senza senso e senza tempo
Al che si aprì uno squarcio
sotto i miei piedi,
e sprofondai all'infinito
per pochi secondi,
mentre dalle mie ferite
sgorgava a fiotti
un sangue infetto
color vermiglio.
E quando intravidi il fondo
di quel baratro agghiacciante,
quando capii che stavo
per schiantarmi sulla terra
e rompermi le ossa
e sfracellarmi in mille pezzi,
mi addormentai di soprassalto
e, madido di sudore,
sognai di essere
finalmente vivo...    

Altro da me
Potrai tu mai capire
l'importanza che hai per me?
No, ma non importa,
non pretendo arrivi a tanto.
Riuscirai mai a comprendere
la bellezza che c'è in te?
Sì, forse un giorno concepirai
l'assoluto che sei per me.

Tu sei totalmente altro da me,
del tutto altrove da qui.
E se anche ti conosco
e come dici ti capisco,
credo che non sarei capace
di renderti felice.
Non ti darei serenità,
perché sono tormentato.
Non ti infonderei sicurezza,
perché sono indeciso.
Non ti donerei equilibrio,
perché sono dubbioso.   

Il tuo bacio
Aspetto e spero da sempre, ma invano, il tuo bacio,
e continuo a sognare un futuro impossibile.
Ti amo, e vivrò per questo assurdo miraggio,
inutile e triste come una talpa in letargo.

Quanta gioia innocente trasuda dai tuoi occhi di cerbiatta.
Quanta ingenua felicità traspare dai tuoi gesti di bambina.
Quanto sincero entusiasmo intravedo nelle tue schiette parole.
Tu sei l'allegria e la letizia, il piacere e il godimento.   

Addio
Ormai posso solo crogiolarmi nel mio vittimismo,
compatirmi e schernirmi e ridere di me,
mi faccio pena ma non merito pietà.
Come ho potuto pensare, anche solo per un attimo,
che potesse essere mia e mia soltanto?
A volte vorrei possederla con tutto me stesso,
e in quei momenti la desidero fino a stare male.
Ma guardarla è già tanto, sfiorarla è già tutto,
e credo che impazzirei al solo pensiero di farle del male.      

Sei causa e sei cura
Sto male nell’anima, ho un cancro interiore
Malato incallito, or sol vedo orrore

Un morbo morboso alla morte mi porta
Io forte non sono, son ruota di scorta

Mi sento diverso, mal fatto e fallito
Disordine dentro, caotico ordito

La causa e la cura coincidon l’un l’altra
Mi ammalo di te, poi guarisco, sei scaltra

Sagace e infelice, sì laida e ancor truce
Ti presti a servigi pel nobil tuo duce   

Oltre ogni al di là
La sua bellezza mi spaventa
e mi turba il sublime
che la sua anima sprigiona
Come un artista che non sa
da dove giunga il suo talento
lei non ha coscienza di essere
al di sopra ed al di là

Oltre la coltre di grigie nubi
che ricoprono le nostre scialbe
banali esistenze mortali
Oltre il già scritto e il già detto
che appesta le vite
di tanti derelitti reietti,
scacciati da Dio
Oltre ogni limite
da noi conosciuto,
da noi limitato,
fantasticato e poi attuato
Oltre tutto questo,
e al di là di questo oltre,
c’è solo lei  

Uno scricciolo
(29 gen 2005)

Vorrei poterti amare
come non ho saputo fare mai
e mai forse saprò
Amarti più di quanto
abbia mai immaginato,
potuto, sperato
Vorrei poterti amare
con tutto me stesso
ma non ne sono capace

Perché? perché tremo
al sol vederti?
Perché? perché non sei
come tutte le altre?

Quando ti vidi la prima volta
non immaginavo che tu fossi…
non potevo certo pensare che tu…
non avrei mai creduto che…

Per te darei tutto ciò che non ho,
tutto ciò che non ho saputo dare mai
a nessuno
A te direi tutto ciò che non so,
tutto ciò che non ho saputo dire mai
a nessuno

Pur di averti, ricambiato,
pur di farti mia, rendendoti felice,
pur di vederti sorridere davvero,
accanto a me, verso di me,
sono disposto,
che assurdo paradosso,
a lasciarti andare via,
libera e felice, senza di me,
lontano da me,
seppur con la morte nel cuore,
quel cuore che batte per te…
Sarei solo un fardello
un peso inutile nella tua vita

Mi scaldi il cuore senza un motivo,
senza sapere come, né perchè
Tu per me non fai nulla,
o poco di più, ed io ti capisco,
eppure puoi tutto
Tu per me sei tutto

Quando mi chiesi
perché ero venuto al mondo
non sapevo che eri tu
la risposta
Quando assaporai
per la prima volta
l’amaro della vita
e sentii che era tutto inutile,
pensando non ci fosse alcun senso,
non credevo bastasse
uno scricciolo di ragazza
a salvarmi dal nulla

Sono forse io fuori di me
a vedere in te quel che vedo?
Allucinato dalla tua bellezza?
Abbagliato dal tuo vigore?
Accecato dalla tua luminosità?
Ammaliato dalla tua semplicità?

Mi credono un pazzo
mi reputano folle
Ma quando ti vedo
senza alcun trucco
tu per me sei
il senso di tutto
E sei sempre così
tu sei sempre te stessa
senza maschere
pur con mille travestimenti

Si dice che il segreto
dell’universo
sia un qualcosa
di una semplicità disarmante
Quanta fatica facciamo
cercando una spiegazione
Quanto studio ci sorbiamo
anelando ad una soluzione
Per poi scoprire
che la verità è lì
dietro l’angolo
quell’angolo
che non abbiamo mai girato
Per poi capire
che basta una lei come te
per spiegare l’inspiegabile
Per poi intuire
che non serve null’altro
per dare un senso all'insensato   

Illusione
Rabbia inutile dannosa
e violenza spaventosa
Crogiolarsi nel furore
non veder alcun bagliore
Nichilismo assai feroce
e sarcasmo ancor più atroce
Ribellione soffocata
vita persa e mai rinata
Assoluto lo sconforto
alla morte lui mi porta
Scazzo abulico furioso
e la mente va a ritroso
Depressione senza fine
né mi curano le rime
Giaccio ormai in coma cosciente
più non vive la mia mente
Titanismo disperato
e vittimismo esasperato
Umor tragico latente
gli occhi non vedon più niente
Io mi sforzo, tutto è vano
e con cinismo mi allontano
da una vita senza senso
ma oramai neppur ci penso
Iconoclasta con sarcasmo
non mi basta più un orgasmo
Non c’è più alcuna speranza
ghigno solo in una stanza
dove giacciono i pensieri
più profondi tetri e neri
Scura accidia furibonda
vita assurda e nauseabonda
Malinconica tristezza
noia inerte e non fermezza
Infelice ora e per sempre
proprio nulla mi diverte
Cancro acido interiore
son così tanto inferiore
Io sarcastico non vivo
solo caustico mi privo
dell’amore, che illusione
lei mi ignora là al balcone
Piaghe infette e purulente
lavorio della mia mente
E ora ironico mi sfotto
mi compiaccio e più non lotto
Il mio nulla mi divora
e il mio animo scolora
mi devasta tutto dentro
però in fondo io che c’entro?

Delirium tremens
Vaneggio allucinazioni
e farnetico deliri senza senso,
cioè parlo della vita
Poi mi rivolgo ad un pazzo,
lucidissimo nel mascherarsi,
cioè parlo con me stesso
E mi dico che
quando avrò superato
anche l’ultimo ostacolo
quando avrò oltrepassato
le colonne d’Ercole dell’universo
quando infine avrò varcato
la porta che chissà dove porta
solo allora potrò trovare
verità, bellezza, pace e serenità
Perché solo allora potrò
contemplarti e ascoltarti e parlarti
e sfiorarti e toccarti e abbracciarti
e baciarti e poi fare all’amore
e farti e farmi e farci finalmente felici   

Venere
Per tutta la vita
ho tentato di ignorarti
botticelliana luminosa
Venere splendente
Dal primo momento
ho fatto finta che non ci fossi
dea dell’amore
e spirito di vita
Sin dal principio
ho cercato di convincermi
di poter fare a meno di te
Ma non c’è stato nulla da fare
ogni sforzo è stato vano
E così tu
simile ad un buco nero
al quale nulla sfugge
mi hai catturato non appena
sono entrato nella tua orbita  

Lei risuona in me
Feroce, stordente, impetuosa,
inarrestabile, cinica
e sadica
come i Metallica.

Complessa, variegata, fantasiosa,
creativa, vulcanica
e sorprendente
come i Dream Theater.

Inquietante, emozionante, misteriosa,
raffinata, sfuggente
ed elegante
come i Pink Floyd.

Spensierata, gioiosa, solare,
ottimista, ingenua
e piacevole
come i Beatles.

Irrazionale, caotica, rozza,
scomposta, indecifrabile
e pazza
come Beefheart.

Energica, veemente, solida,
razionale, tetragona
ed essenziale
come i Judas Priest.  

Labirinto
Labirinto dal quale non si può uscire
e nel quale è dolcissimo perdersi.
Matassa inestricabile, rebus insolvibile,
mistero millenario e paradosso senza tempo.
Verità nascosta, viaggio infinito,
gioco ad incastri e stordente visione.  

Barlumi
Lei mi dona barlumi
di vita e bellezza
che mi ridestano
dal tremendo sonno esistenziale
in cui sono immerso
che mi estraggono
dal vuoto terribile
del nulla cosmico
che mi scuotono
dal baratro senza fine
e senza senso
sul quale sono sospeso
da sempre e per sempre
Mi riconcilio
con quei fiotti di angoscia
che vorrei tanto veder zampillare
fuori dal mio corpo
per poter finalmente godere
di un po’ di pace e tranquillità.
L’ansia di assoluto mi dilania
ma non posso che credere
solo a me e al mondo
E poi arriva lei
niente da aggiungere
basta la sua presenza
mi basta sapere che c’è
che esiste
perché lei è la vitalità
la vita, l’esistenza, la carne
lei è l’anima
il mistero dell’uomo
la sua essenza
in lei ritrovo la profondità
della tragedia umana
e la consolazione ad essa.
Tutto è così patetico e vano
ridicolo e grottesco
assurdo e inutile
L’unica verità
alla quale possa aggrapparmi
la sola felicità possibile
che sia in grado di raggiungere
l’unica speranza di bellezza
e consolazione terrena
è rappresentata da persone come lei...  

Opera d'arte
Lei è un’opera d’arte,
un lampo accecante nel buio della vita.
Debordante, vitale, vigorosa, energica,
incontenibile, tragica, drammatica, intensa,
passionale, emozionante, attaccata alla vita,
ferocemente viscerale e titanicamente disperata
come un quadro di Caravaggio
o un dramma di Shakespeare.
Ma enigmaticamente seducente,
misteriosamente incomprensibile,
inevitabilmente affascinante
e morbosamente attraente
come una tela di Magritte.
Lei è un sottile e inscindibile intreccio
tra ragione e sentimento, passione feroce
e intelligenza matematica,
tra poesia e ingegneria, logica ed istinto,
ordine apollineo e caos dionisiaco,
tra luce ed ombra, mente e cuore,
anima e corpo, amore e morte,
tra raffinatezza e volgarità,
tenerezza e perversione,
lirismo metafisico e oscenità grottesche,
cinismo e ingenuità,
consapevolezza e innocenza,
tra un'assurda e ridicola
nonché patetica e vana
ma comunque necessaria allegria,
e una profonda consapevolezza
unita ad una malinconica tristezza.
Lei incarna il variegato, caleidoscopico,
istintivo, unico e geniale
universo cromatico del grande Van Gogh,
poichè riesce a far risuonare
tutte le corde dell’animo umano.
Lei è delicata, dolcissima, sensibile
e struggente come un olio di Monet,
ma è anche gaia, brillante, vivace
e briosa quanto un dipinto di Renoir.
Elegante, tersa, luminosa, cristallina
e ordinata quanto Piero,
ma caotica, intricata, incomprensibile, irrazionale
e indecifrabile alla maniera di Pollock.
Prorompente, travolgente, trascinante
e inarrestabile come è Michelangelo,
ma fredda, asettica, impersonale
e distaccata quanto Mondrian.  

Vera dea e vera donna
Preferirei morissero ora, in questo esatto istante
l’immagine e il ricordo
che si agitano nella mia mente e turbano il mio cuore
di quel volgare etereo fantasma
che mi assilla di continuo con chirurgica ferocia
angelo impuro e perfetto
che mi punta alla tempia la pistola della felicità
dea totale e mancante
che mi frantuma il cervello sbriciolando le certezze
musa infinita e sfinente
che l’anima dilania e fa a brandelli il corpo
incantevole ossessionante visione
che sconvolge gli istinti ed i pensieri
ragazza ancora frivola bambina
giocherellona spensierata e ingenuamente raggiante
eppure già donna matura
profonda dubbiosa e sinceramente disperata  

Regina
Gioco a scacchi con la morte, e tu sei lì con me,
sei la regina che mi permetterà di trionfare su di lei.
Verrò a cercarti nel giardino dei tuoi sogni
e ti porterò in dono il più bel gatto che sia mai esistito
Ti accarezzerò piano, dolcemente, senza paura,
e l’emozione riuscirà a sopraffarmi come mai prima
Veglierò su di te per sempre, non potrò scordarti mai,
e guardandoti negli occhi scoprirò il paradiso
Cosa può avere di speciale il cielo al tuo cospetto?
Come può il firmamento competere con te?  

Lei è il Senso, Lei è la Vita, Lei è
Guardo il cielo stellato, è una gelida notte:
la bellezza del cosmo mi toglie il respiro,
l'universo infinito è l'immane dilemma,
e mi affascina e angoscia l'astral brulicare.

Ma al cospetto di Lei tutto questo svanisce:
sono gli Occhi suoi inquieti il dono più grande,
e soltanto il suo Volto ormai irradia Dolcezza.
Senza la sua presenza la Vita ha ancor Senso?

Cadrebbe ogni cosa perché è in lei la Bellezza,
or più nulla varrebbe perché non l'avrei più.
Sol con lei son Felice di Vivere in terra,
sol per lei son disposto a Soffrire d'Amore.



Fermerò il tempo

Centro periferico della vuota totalità
Nero arcobaleno rifratto in fondo al mare
Tesoro inestimabile che nulla vale e nulla può
Varcherò la soglia che separa le mie percezioni dalla tua autocoscienza
Riuscirò a penetrare segreti che tu nemmeno immaginavi di custodire
Parlerò ai tuoi ricordi e conoscerò i tuoi sogni, i tuoi desideri
Mi adagerò sul fondo del tuo cuore tormentato, e pulserò nelle tue vene
Sarò tuo per sempre, se lo vorrai, ma sia fatta la tua e non la mia volontà
Navigherò nei mari perigliosi del tuo inconscio, tra onde gigantesche
Fermerò il tempo e lo supplicherò di lasciarti in vita, in eterno
E gli darò la caccia senza la minima pietà
perché non merita alcun rispetto un simile assassino
un omicida che ha già premeditato di toglierti la vita  

Un dio donna
Putrefatto dal dolore, decomposto dall’inerzia, privo di forza e di ragioni,
violento crudelmente le sinapsi in cui allignano i ricordi che ho di lei.
Nel baccanale apocalittico dei miei pensieri,
lei troneggia come il Cristo nel giudizio universale.
Ed io, apostolo blasfemo e bastardo, mi sottraggo alla sua vista,
cercando di resistere alla forza che mi trascina verso di lei.
Adoro un dio donna, profeta di luce, che sullo Stige
traghetta le anime non come Caronte, ma nell’altro senso.
Una carica di immane violenza e potenza erompe dall’abisso,
dal baratro di disperazione che ho scavato nella mia coscienza
Lei ha risvegliato la forza primordiale e inarrestabile che, quieta,
giaceva dentro me, e ora non riesco più a placarla né a controllarla  

Tu sei me
Nerissima stella cadente infuocata, feroce residuo di vento solare,
perfido ed incandescente astro buio, vortice cosmico denso e tremendo.
Io viaggio alla ricerca di qualcosa, ma che cosa?
Tu sei quel qualcosa, ed anche il viaggio, e pure la ricerca: tu sei me.
Sei ciò che speravo di essere, quello che avrei voluto diventare.
Sei la mia parte mancante, il complemento che non può combaciare,
il mio lato luminoso, laddove io son tutto oscuro.

Miracolo laico che spalanca le porte del cielo e del mondo,
prostituta sacra che nessuno è in grado di capire fino in fondo.
Al di là del bene e del male, oltre la stessa verità,
corri sul bordo del precipizio, e non t’importa di cadere.
Fuggi la banalità, non ti accontenti dell’ordinario,
vivi ciò che credi e agisci come pensi, tu, libera ed audace.

Parti di me si sfaldano al solo pensiero di perderti un giorno
Se e quando accadrà consumerò le mie guance con lacrime sincere
Piangerò la fine di tutto, di tutto il possibile e di tutto il sensato,
e rimarrò in eterno a contemplare l'infinità spaventosa del nulla  

Occhi
I suoi occhi sono il senso di tutto
la gioia e il male di vivere
la felicità appagante e la verità sconvolgente
lo specchio di un’anima inquieta e il riflesso di un mondo senza dei   

Brandelli di vita
Fogliame liquido, ossa putrefatte, cervella sparse e spente,
misciare sacro e volgare, putrida metafisica e turpe lirismo
Viscide bisce strisciano attraverso cunicoli chiamati ricordi,
lungo strade che percorrono a ritroso l’universo della mente
Assillanti vertigini, ansia sfibrante, malesseri inspiegabili,
brividi di nulla e vuoti stracolmi di inutile essenza
Vana ricerca di senso nel blasfemo mondo dei sogni,
verità che ghigna malvagia della nostra spaventosa impotenza
Felici e incoscienti ci appresteremo a calare nel buio della terra,
e lì sì che sarò io a ridere, sentendo il rumore di assordanti ganasce   



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