Poesie di Gloria D'Alessandro


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Glò

Mi chiamo Gloria D'Alessandro, son nata nel 1972 nella meravigliosa regione abruzzese, ma son andata a vivere con i miei genitori in Germania all'età di tre anni. Ad 11 anni mi son trasferita definitivamente in Italia "vagando" tra Chieti e Udine (per motivi di studio) per poi sbarcare definitivamente a Trieste, città dove attualmente vivo e lavoro. Ho iniziato a scrivere poesie a 15 anni e da allora non ho mai smesso. Nonostante abbia ordinato le mie poesie in diverse raccolte, non le ho mai pubblicate. Amo molto gli animali, mi piace leggere, adoro ogni tipo di musica (dalla classica all'heavy-metal, -che non sia troppo heavy-), per non trascurare cinema, mostre di qualsiasi tipo...
Un piccolo hobby? Cantare.
Il mio sogno? Diventare grande senza perdere la curiosità della continua scoperta dell'universo umano, mio e degli altri...
Blog: http://glodalessandro.splinder.com/

Leggi i racconti di Gloria

 

"È nella donna..."
È nel mare interiore della donna
il segreto [qualsiasi esso sia]
ad apparire e sparire;
se il suo fiore viene raccolto
con forza o gentilezza,
venduto o svenduto come merce scontata,
di valore pari al niente
in pasto al piacere aggraziato o violento.
È nel suo mare naturale
l'innaturale forza dell'apparenza:
vive nella bufera della vita,
dalla vita che crea
alla natura del figlio che scolpisce
plasmandone il mondo
con silenziose colonne d'onde
disegnate sulle loro mai decifrabili espressioni.
È il suo segreto.

"Preghiera insolvente"
Fino al momento in cui l'orrore ci violenterà,
fino al momento in cui l'orrore ci spaventerà,
fino al momento in cui l'orrore ci soffocherà,
fino a quando gli uomini avranno il potere di controllarci con l'orrore che semineranno
NOI
LIBERI
NON
SAREMO
M A I.
[amen]

"Memoria fondente"
C'è una strada in questa città
dove il sipario è sceso già da tempo.
Impera il grigio d'un drappo
di ferro a tratti regolari,
senza tono, senza voce.
Oltre a questo murales ingrigito
c'è dell'altro: il chiasso
di un vuoto perso nelle memorie
di grandi vite cessate,
anime di teatro, oggi riflesse
in ombre di balli superficiali
di sonnolenza, senza sogni,
di vivere senza vita.
Chiedo aiuto ad un film,
dentro la sua dolcezza
... ... ...
il fondente si veste di amaro
dentro questo mondo
di ferro freddo inanimato.
Il cuore del gusto, però,
lo vado a cercare.

"Sana utopia"
Vorrei che nelle bocche dei colori
ci fossero parole ad insegnar umanità
che il rosso non fosse solo sangue
che il blu non fosse solo freddo
che il giallo non fosse solo fuoco che scotta.
Vorrei che dalle mani dei potenti
non sgorgasse solo ruberia
e dalle loro espressioni adulazioni
a far migrare dignità d'una forza
costruita mattone per mattone.
Eppur nel "vorrei" non esiste
sinfonia ad abbattere egoismi
cruciali e incantevolmente oscuri:
osservo ascoltando che il verde
del vicino è giorno per giorno
sempre più avaro di fiori,
profumi e bellezze da donare
senza attesa di cambio o baratto.
È solo un sogno
questo semplice e generoso gesto
che potrebbe cambiare
il nostro piccolo mondo antico?

"Un qualsiasigiorno Zero"
Meglio positivamente impulsivi e veri
che negativamente gentili e ipocriti.

"Sapore di..."
Preferisco dare un sapore di sale con un autentico atteggiamento di vita -corretto e possibilmente coerente- piuttosto che illudere con occhi e bocca di zucchero.

"La ruota nella vita"
La vita è una ruota che gira.
La illumini quando sei cosciente di avere la consapevolezza di provare un affetto in maniera libera, senza condizionamenti esterni.
La forza di una persona abita nelle scelte esclusive che adotti durante il tuo percorso... e ti rendi conto di ogni passo in avanti che fai nelle tue personali condivisioni.

Di usura onesta
Spaccio.

Spaccio respiri d’interpretazione,
di mondo, parole, pensieri e fumi.
Traduco credulità divisibili
in emporio di sensi affaticati.
Magari si nasce o si muore
in chimica diluente liberatoria
e si colorano boccate di assaggio
per saziare indiscrezioni
che non verrebbero tradotte
in nessuna concretezza
da condividere con coloro
che spendono e spandono
in doppi sensi da pitturare.
Spaccio cazzate e fanno da prestito
a chi non vuole o non sa fermarsi
per capire o carpire il mio scrigno sigillato.

Perigeo
Il vento cambia,
cambia l’usura dei capelli,
le rughe che accompagnano
sguardi persi in inequivocabile
cosmo matto e naturale
a nascere, a morire.
Cresce l’avarizia di difendere
l’immortale suono di chi non dimentico
né in gioventù, né ora, dove sempre
giovane sarò, tra fessure del silenzio
che da eco mi trastullerà
in chimica d’arte, come impronta forata.
Mi accascio conscia di perdere la penna,
[è memoria sottovuoto]
la lascio scivolare dal tratto,
[è trapano stanco]
abbandono gli occhi laddove non capisco
qualcosa che con epocale sbuffo
mi apparterrà e strimpellerà
allo scocco d’un aver capito chissà che.

Chi fa per sé fa per tre
(storia d'una azienda fallita dopo un secolo di attività di cui ne ho fatto parte).

-io sola,
insieme ad altri-
son contenta?
Appenderci a quel chiodo...
che ci ha soffocato
con la dignità andata
a puttane senza godere…
ma che senso ha?
Ora, forse, lo spiego
a caro prezzo e senza saldo:
mai fidarsi del nostro simile
-collega, mamma, papà, amico-
E' così si fallì:
nel disprezzo d’un parlare
contro chi produceva
regia di mantenimento.
AMARO resta AMARO.
E’ bella questa montagna
implosa nel mascara
delle sue ciglia innevate
dove pochi silenziosi superbi senza cuore
hanno affossato un secolo di storia e umanità.

Natale 2015
nel tramonto d'una divisa
c'è il volto di ogni lavoratore.
il suo numero di matricola viene seppellito...
con infamia, senza lode.
nella sua tristezza l'albero è spoglio,
i gingilli tristi, i glitter spenti.

È NATALE, SI.

l'augurio e l'amore dei fortunati
preganti l'onore forte e schietto
per coloro che meritano davvero
decollo dignitoso
da mani di chi sa dare davvero
con fascino di sua piena espressione.

A proposito... fuori tempo
Non cominciamo a vivere
a Natale... iniziamo
dalle luci naturali
che regalano le stelle;
e se le stelle non si affacciano...
allora guardiamo le luci
che fanno da tetto
nella città affollata,
che corre senza scrupoli,
senza discrezione;
magari nel vociare piano
le parole illuminano
chi prega più forte
per sé e per questo mondo
che può e sa diventare migliore.

WarGame
Oggi siamo bambini siriani con le rughe
oppure arabi con e senza veli sempre con gli occhi irritati.
Siamo bambini egiziani sotto gli ombrelloni di vacanze come inservienti
o bambini tunisini a spulciare semi di spezie per arricchirci di sapori.
Siamo bambini libanesi sotto lenzuola di violenze
o bambini palestinesi sotto piogge torrenziali di bombe avvelenate.
Siamo bambini spagnoli, francesi col senso di libertà
o bambini tedeschi col futuro flessibile di calcoli ordinari.
Siamo bambini greci con l’immenso senso della democrazia
a braccetto con la dignità di sua inflessibile filosofia.
Siamo bambini turchi venuti da lontano
a portare forza e fede sotto l’orlo d’incalcolabili credo.
Siamo bambini italiani a spasso con la fantasia
e paurosi viviamo di pettegolezzi per ammalarci
di eutanasia senza prognosi di colpevolezze.
Siamo bambini americani o talebani
vestiti di terrore tra cielo e terra
per raccogliere oro nero e ricchezze distruttive
in polveri sottili nascoste dietro angoli di foglie appassite.
Siamo bambini con una strana deflagrazione negli occhi.
Sotto questo cielo non si ascolta, non si guarda, non si sogna;
Siamo bambini che recitano un copione
sotto quest’arcobaleno scolorito di disuguaglianza
senza sconfinare e inondare la durezza e l’avarizia dei Potenti
che a nostra insaputa guidano l’orrore
di una ennesima Crociata mondiale prepotente…

D’ apice naturale
Tu mi scuoti, mi palpi
penetri tra le fessure
dei miei vestiti e mi svesti;
schiaffeggi il mio corpo
con freddezza muta
di fronte all’aria
in brutalità di mio lamento;
vibra di colpo ogni goccia
del mio sentire
e ad ogni tocco
il sentore d’un gelo robusto:
si frantuma indifeso
al tuo graffiante sopruso.

[… ma ti amo…].

Vai, vieni, mi sposti
tra fori d’ossigeno infuocati
ma sei solo ribellione tempestosa
mentre cime si spostano
a far brillare
solo un sole matto
in celebrazione
di contraria normalità.
E’ violenta allegria
l’ accoglienza di questa rara malattia:
è raffica /forse pazzia di bora\
e scorre tra ire tatuate
di sincerità scomposte.

"Vittoria di tenera accettazione"
Tra le pause dei miei prossimi giorni
delle parentesi d'insolazione a saziarmi

Bluffando con un destino
che poco ha da spartire con sconfitte indesiderate

Volare su ali indiscrete per ritrovare
calore che sappia sciogliere
l'ampia amarezza

E nonostante tutto nei miei prossimi giorni
incontrare la rotta del vento
che possa sciogliere i nodi del mio pianto incazzato

-è come camminare tra i fili d'erba-
"Quando si scrive tra le righe il senso di ciò che si vuole esprimere diventa rumore chiaramente comprensibile.
Se poi si è a parlare tra le righe le virgole e gli accenti sono definiti dall'acutezza espressiva da cui non si può fuggire."

"Noi così"
Il lento scorrere
del tempo accartocciato
sul millesimo d'onda:
si fa bella d'impulso
per tuonare allo scolpire
d'una pietra indifesa.
Noi così.
A scorrerci con passi
di cui non ascoltiamo rumori.
Per quanto emotivi siamo
quest'acqua a raccontarci
non ne solfeggia la ragione.

"La nostalgia del richiamo"
Non si parla più di lumi
è luce passata sotto falò di ricordi remoti.
Parlavano di ritrovate allegrie o tristezze
sotto tetti senza acque correnti.
100 anni, forse più forse meno ...
ad illuminarci in letteratura di luce
quando vecchie ferraglie
saranno sotterrate in fiumi sporchi
come a nascondere vergogne inquinanti.
Le nostre ossa saranno svestite
dalla nostra pelle inodore
nel segno d'una triste virtualità.
Noi, figli d'epoca transitiva,
col vuoto tra le mani
tra cementi sempre più alti e soli
negli aridi deserti delle strade.

"Piccolo stupore coraggioso"
Piove.
Sui grossi fiori
di melograni accesi
come fulmini.
Rinfresca....
Succoso il nettare
agghiacciante del tuono
che sto ascoltando
(paurosa)
dopo una deliziosa tempesta
incontrata sulla battuta
d'un mio serafico
"lascia stare: è solo natura".
Ecco.
Mi faccio paura da sola.
Come il riflesso d'un domani
che non conosco.
È naturale svegliarsi
con dei punti interrogativi?
È meglio che torni a tuonare...

"Tacito dissenso"
Taccio.
Non acconsento.
Non perdo la bussola
della mia intima percezione.
Brilla universo emotivo...
a farmi da protezione.
Nessuna guarigione, nessuna cura
a stringermi in rotonditá distante.
Sudo onestamente
questa vivace esistenza
ormeggiando in fragile fortezza
di sicurezza costante
di quel che vivo in A M O R E.
Di quella porta che sognai
un giorno di aprire
ne ho buttato via la chiave
senza usarne la serratura.

Perchè l'orgoglio si addolcisce
col rumore di piccoli ascolti

Perchè l'ignoranza si sfama
con ventose discussioni

Perchè la sofferenza si placa
spalancando naturali perchè."

 

Georgius assaj !!
( Troppo bello )

Vorrei del lino e dell' organza
ed un amore che di notte mi sussurri di profumi
sia di lavanda e gelsomino
per farmi dondolare in angolo di cielo ......

Seta come carezze da quest'angolo di strade deserte.
In pienezze spinose
fino a lambire gocce estranee di pioggia delicata...


E vorrei che finisse ...
solo per ricominciare ancora
Contare i passi di un vecchio Tango Argentino
lontano dalle luci
e non fingere più di essere felice ...

Serena felicità a spasso
con labbra che col silenzio si affacciano
come su di una finestra fiorita
e il sole ad intimidir i nostri passi
come al sorseggiar d' un bacio
Glò e Pierluigi Ciolini

Senza farmi male
Mentre passeggio piove.
Nel mio ricordo di bambina
abbraccio alberi,
piante, panorami
in profumi nascenti....
Oggi non è cambiato niente.
Ci son solo scale
a cui attingere
per dar senso alla mia
ed all'altrui poesia:
il senso di ascolto.
In questo fermarsi
il tempo non esiste.
È un'estensione senza logorìo.

Per essere migliori
Alcune porte si (s)chiudono
solo al cospetto di alcuni ricordi.
Alle spalle del nostro futuro
si dipingono realtà e sogni
(de)cantati tra note indefinite...
di nostre pindariche parole.
Nelle vele dell'incompiuto
resiste saggezza incontaminata.

(È soltanto) Maggio
E’ che maggio sa splendere di colori
sposandosi con la pazzia d’aprile
e la quasi allegria di giugno.

È che si parla di maggio
con le sue tinte arricchite,
quando tutto ancora è in fermento.

Mai ci si aspetta che il giorno
possa cambiare tra ieri e oggi,
mentre l’ora scandisce l’oggi.

Sempre crediamo alle rose
con le sue spine morbide ancora,
ancora pronta a illuderci ancora.

È che maggio non sa ferirci mai.
Né sberla , né schiaffo
tra contrasti ariosi di nostro abbigliare.

È che maggio impazzisce
di speranza
nell’eterna culla di miraggio.

Liberismo emotivo
E’ un’avventura questa vita
non ha né punti né virgole
solo esclamazioni scomposte
da dedicare a qualcuno
che sa viverci col cuore.
Le parole sfumano:
sono coperte da realtà
da cui potremmo svestirci
ma scoppiamo ugualmente
in predatori senza sosta
-giusto o sbagliato-
senza interrogazioni
formulate da coscienza.

Segugi di sole risposte,
egoisti noi:
ci rastrelliamo
tra profumi di (c)ostruzioni
allattati da interrogativi cosmici
in risposta ad altri dubbi
che non ci fanno essere noi;
siamo vapori ossigenati
da semplice chimica innamorata.

Binari
Tra lo scorrere esterno
e i miei occhi
- il vetro -
colpito dal mio respiro
[senza toccarlo].
È desiderio
di non perdizione
nella nebbia
che io stessa
potrei creare.
Guardo in faccia,
senza paura,
alla vita che mi sta accadendo.

In (continuo) Amore
Io non "sono".
Osservo bellezza,
la canto nell'essenza
d'una canzone
tra il solfeggio
del (mio) sentire.
Io amo, Ti amo,
in un unica lingua
che so parlare:
in emozione sprigioni
il meglio che non ho
ancora vissuto.

Onirica
Questa sera una bella dormita mi seppellirà
nell'onirica onda d'un inconscio stanco.
p i a n o p i a n o
riemergerà in un qualsiasi futuristico
deja/vu;
sarà grido realistico
da palpebre chiuse
lo schianto che mi risolleverà
senza essere stata soffocata mai
da illusorie realtà.

La città de Trieste
Trieste ha questo sguardo malinconico
verso l'ampio orizzonte del mare,
respira da un infinito anelito collinare
come giocare a nascondino;
sbuca una panoramica accoglienza
di pace a cui mi appoggio
con passi lievi e silenziosi...

Life jam
Racconto di un conto da pagare
di vuoti a riempire senza costruiti pudori,
di un coltello da affilare
in personalità da invocare
in vita o nel silenzio della vita,
di ombre o fantasmi
in coda per rinsavire
da una speranza sperata
nei decenni ora interrotti.

Senza nessuna riserva taglio a metá
passi scanditi a lasciar impronte,
la coscienza
-àfona per chi non vuol sentire
incolore a chi non dipinge di curiosità
la mia esistenza
senza contorni
a chi gestisce orgoglio
noncurante a rinsavire-.

Danzo in quell'istinto,
in quel solfeggio
nel tempo che nacque
naturalmente
salvandomi dalla vergogna
d'una solitudine:
non seppe parlare mai
se non tra il muschio
articolato nel mio intimo sollievo

era innamoramento, quello,
taciuto per anni
e negli anni riemerso
in tenera accettazione.

Dirottata pazzia
Gli artisti si cibano
di pericolose osservazioni.
Né compromessi né illusioni
a far di loro giocolieri
tra sperdute perdizioni.
Si cibano, insaziabili,
dalle loro stesse fonti
di disordinate profezie
viaggiando nudi
tra corsie di catalogate pazzie.
Nessun niente
a spirare nel loro spasmo
e versi, note, schizzi, formule, pennellate
mutano forma nella medesima tinta d’uno stesso
B I A N C O.

Scoppia

A D E S S O
il tono sfumato
in una impercettibile estensione:
dal sempre in poi
trasforma gli occhi, le menti,
il tatto, la percezione.
Ed è un “a perdere MAI”
senza vuoto, senza burla
che l’uomo ininterrottamente
si regala ferendosi
da un certo punto in poi…

Insensibile freddo
Il sole sa saziarmi di calde lusinghe
ed è per questo che
in questo inverno ho caldo
e anche tanto:
è una stagione di verità storpiate
da giganti, da piccoli impotenti .
A dire il vero racconto un istinto
che nulla assicura
[già da un atavico sussulto].
Ho scolpito le mie ossa con questo viaggio
insaziabile e curioso;
le curve storpiano tra i geli
dritti dei percorsi inusuali
e mentre mi fermo
le mie dita sfiorano
raggiri di bufere
inaspettatamente scalpellati
di attesa. Impaziente mi decido.
Irritabile scalcio un rigore
che buca persino una rete di catene.
E’ inverno. E sudo.

spirale in definizione
In principio vi era la clava.
Nulla fermava l’istinto umano.
Poi venne la guerra:
l’istinto e la sofferenza
partorirono coscienza e corruzione,
intruglio di mente e cuore.

[Spuntano terrore, buon senso]

A nulla serve ciondolare
a braccetto con la Storia
Alla fine la clava tornerà,
sta già origliando tra segni d’inchiostro
e volontà di braccia stanche
rivendicando sana massa d’identità.

D’amor mio parlando
Maturità: tu non mi hai mai presa;
forse ti afferrai in un solo illusorio momento.
Era nel lontano “lontana da casa”
e mi colpì come una briciola delirata.
Gravitavo incatenata dentro il mondo mio
lasciandomi andare verso una finta protezione.
Cantavo nel silenzio del nulla: mi beffeggiava vittoria,
ma mi lasciai andare, non immaginandomi qui, adesso.
Maturità: tu non esisti, non ci sarai mai per me;
barcollo dentro una giostra che mi insegna a sognare
la battaglia da sposa, gravida in grembo ad nuovo libro
da sfogliare e cospargerò le pagine di bene e male,
nei litigi di diverse opinioni, nei sentimenti di nuove ricchezze
e non zittisco al cospetto dei temporali, tuonerò di più.
Maturità, nemmeno allora mi prenderai:
ci saranno nuovi gomitoli da srotolare
e i loro fili saranno corde su cui scalare altre nuove ore,
non ti pretenderò mai per mia orgogliosa inclinazione
ma mi cospargerò di curiosità per sfamarmi in questa esistenza,
per amore verso il mio grande Amore,
per svegliarmi in seno ai colori dell’Aurora
che mi sorride dal nucleo di ogni mio singolo giorno.

Danza moderna di Anassimene
Prendo il vento, ad esempio.
E’ aria che respiro, senza pensarci.
Prendo il fuoco, così, per caso .
E’ solo calore, mi scalda.
Prendo dell’acqua, si,
la tocco per rinsavire dal fuoco
che m’ implode dentro
per quest’aria troppo pesante
(in cui non vorrei mai soffocare).
Poi tocco la terra: non la trovo più
se non in posti dove piante, fiori e alberi
spuntano dal cerchio d’un cemento
inventato dall’idea di impenetrabilità.
E’ un discorso semplice.
Tutto si lascia osservare
col tatto, l’olfatto e con la diversità
di soggettive spiegazioni.
Sulla zolla di terra balla il fuoco
insieme al vento che drogandosi d’aria
viene mitigato dall’acqua ed il fuoco
di nuovo si cosparge di vento per non morire mai.
Impazzire è facile
anche dopo questa logica farsa.
I perché sono estinti dopo le millenarie
conquiste dell’uomo che ancora non sa salvare
la dignità della vivace naturalezza.
L’aria scomparirà. Non si respirerà più,
noi non ne soffriremo più
da tempo immemore.

Campo di fiori
C’è una favola speciale in questa vita.
Potrebbe migliorare molto se
tanti se venissero ponderate da vite altrui.
Speciale sarebbe affacciarsi
da un poggiolo dove di vetro trovi solo trasparenza;
di umanità è fatto l’ossigeno
lo respiriamo continuamente
prendendo a braccetto i racconti
degli occhi che si perdono nelle trame
delle infinite comprensioni
da cogliere come fiori.

Gli Effetti d'In/versi Paralleli
(-viaggio a 4 mani-)

Ammanettatemi nel mio mondo matto:
non so sbizzarrirmi
nelle impietose calamità d'indifferenza...

Impilami come i faldoni di un processo
ai miei pensieri
Dove la pena se condannato
non è paragonata
alle mie mute parole senza colpe


Ancora indosso involucri compromettenti
e questi rivestimenti
sempre si spaccano, cattive,
al primo morso di amare delusioni

Ho comprato un defibrillatore
per rompere i lenti ritmi di questo trotto
e infine far galoppare ancora il cuore
Ma ho perso le istruzioni
qual è la scarica giusta da usare ?


Rendimi dolce con una zolla d'illusione
che nel sapore d'euforia
possa sembrare pazzamente incatenata
a semplici briglie di/versi
senza risposte riposte in mala-umanità.
Gloria D’Alessandro/Pierluigi Ciolini

Rap sconnesso
Mi scappano nudi ermetismi
modellati in fumetti
da spruzzare.
Si accalcano in aggettivi di fumo
senza soste
imbevute da narcotizzate fantasie;
palpo disordine disarmonico
collocato a silenzio stanco,
parassitario, ma eloquente.

D’altra parte questo ritmo
di [non] rap sconnesso
di sicuro trova parola
in logorroica tempestività fuggitiva.

Si dice “cose da dire”
               “pensieri da pensare”
               “cibo da mangiare”
               “vino da bere”
                “coraggio da vivere –In amore-”:
stonato battito da cui risorgere
dissetandosi da semplice arte sofferente;
piccola vertigine da cui scendere
in modellante intarsio da lasciare.

L’ennesima partenza
Partire non è difficile.
E' il viaggio che ognuno di noi sceglie
ad essere più o meno tortuoso.
Se ce l'ho col mondo intero
sa di amaro ed inconcludente.
Se soltanto osservo,
ed in silenzio ascolto senza giudicare,
mi si aprono strade che umanamente
non posso immaginare;
li potrei solo vestirli di emozioni.
L'emotività fa parte della [mia] vita.
E viaggiare portandomi l'amore nel cuore
non mi fa sentire la solitudine
anche se a viaggiare [domani]
sarò sola.

La rotta della bandiera
Non mi lamento quando le cose vanno male.
Mi sdegno quando vivo ingiustizie
in una qualsiasi espressione non compresa, pugnalata.
Non cerco solo cibo per sfamarmi
ma cultura per saziare le relazioni
dove il non sapere sa uccidere.
Non cerco comprensione per essere capace
ma amore per lasciare il ricordo
d’un gesto che ho saputo seminare
senza elogio .
Non indago sulla semplicità:
credo sia ricerca di dignità in grado di fiorire
con le spine che sappia essere scala
per migliorare l’intimità con cui abito
il mondo, le persone, l’umanità.

Saluto ad una donna
Pulisco come in un film muto,
servo , mi presto.
La folla pregevole intorno a me
si uccide elegantemente
per un filo d’erba più verde.
Nella stanza dei conti impazziti
dipingo con lo straccio
arcobaleni di profumi e di pulito.
Ma si chiude la persiana
di uno sguardo gentile
quando incrocio fibre raffinate
che saprebbe dare un sussurro
alla stessa aria che condividiamo.
Nessuna armonia di riconoscenza
in danza di correlati incroci naturali.

“Modern spleen”
La poesia è una forma d’espressione oculata, interiore ed esteriore.
Se tanti la amano li ascolto in penombra senza dar fastidio.
Se alcuni ne scrivono tratteggio i loro pensieri
con personale calligrafia espressa
in e da lati pluridirezionali.
Se tanti non la capiscono li comprendo.
Se alcuni la odiano afferro la loro frenetica apatia
di non amore verso il prossimo e la [loro] natura.
Forse giustifico il loro lato inumano che di umano contiene
una non accettazione di riposo, di immenso stupore:
scaturirebbe una ricchezza
che non sarebbero in grado di contenere.

“Panic Saga”
Il dolore fisico sotterra
ogni dolciastro sapore
di glicine;
irruento e impietoso
non perdona il significato
distorto che dai all’aria
mentre la respiri.
I movimenti son lenti,
così i pensieri;
ripari in orizzontale
il colore d’oblio
che rende tutto così
amorfo, sfigurato .
Il dolore
(questo dolore fisico)
stringe come una tagliola
quel che di tua vita è passione:
non circola colore
se non altro che nero
fino a quando il sonno disturbato
non s’impossessa di te
e ti rende schiavo
di scoraggiamento ad oltranza…

Semplici, noi
Mi stenderei volentieri
su un tappeto di sorprese.
-ma sanno darmi stupore,
nuovo sapore
e profumo d’infiltrazione
tutto d'abbracciare ?-
Difficile confessare
la propria scarsa conoscenza.
Facile è ritmare
la propria impressione
da cui limare
tutta l’arroganza
insegnata dalle sconfitte.
Voler bene
è una genuina tendenza.
Esser bambini,
è saper vivere umilmente
anche da uomini.

Rumori
Il rumore della pioggia
aggiorna osservazioni
di egregie bellezze
quasi mai accentuate dalla fretta
dei tempi.

Miriadi di bolle esalano
dalla terra
senza motivo apparente;
da antichità di suoni
e odori di amata casa
i perché delle risposte
riposte in nicchia
di voluta serenità
che ora inalo.
Volutamente.

Fermarsi è la necessaria mèta
d’un conoscersi anche in bugie.
Pozzanghera di specchio,
voce di specchio parlante.
Bollitore d’espressione in respiro.

Viktoria
Domani sarò libera, lo so.
Stenderò sul tappeto di legno
una carezza al mio cane
che a pancia all’aria reclamerà
il suo diritto alla parola
per estendermi
su una nuvola in volo.
Mi detterà sogni
dove sarò capace
di essere esaminatrice
di me stessa.

Ad ogni modo… serene feste
E’ arrivato il Natale.
Anche quest’anno.
I valori son cambiati.
Non si respira cultura di ricchezza.
Fiata ricchezza di apparenza.
Lo straniero non è incompreso.
E’ inascoltato.
Inascoltato non è (necessariamente)
lo straniero di altra nazione:
è un tale
che si appella alla propria dignità.
Sfoggia paura
di perdere collocamento
in una regia di lavoro;
serpeggia regime
dove il ricatto è platea
di comando.
Grida chi ha voce più forte,
è baritonale questa sveglia:
vuole svegliare solo rabbia.
E’ arrivato Natale anche quest’anno.
Io sono straniera
(chissà quanti altri come me):
appartengo ad un mondo
di chiarezza oscura:
non ha appello
in nessuna storia passata,
in nessuna donna e uomo
che nella marginalità
non perdono mai la speranza.

La I Eva (alla madre)
ho una mamma bellissima.
l’ho vista sempre così,
al di là delle vicissitudini scelte o volute
da lei stessa o da me.
gli anni passano.
si deformano, addolcendo persino le rughe
che le vedi crescere a distanza.
perché ci si separa da un giorno all’altro,
il cordone ombelicale separa i corpi,
ma non la genetica
che lascia sopravvivere il suo essere madre dentro te.
si allineano i fotogrammi
che vivi giorno per giorno con lei
[con la sua assenza viva].
e la bellezza resta senza convenzioni:
non esistono schemi nella tua intima parte di vita
che scegli di vivere.

la senti. le chiedi come sta,
le racconti minimamente di te
(te lo chiede distrattamente
perché TU la senti distratta
ma non è così,
e hai quell’imbarazzo di ascoltarla vicino
disegnandola come se uscisse fuori
dalla cornetta da un momento all’altro).
resta sempre bella.
più di una certa “Isabella Rossellini”,
figlia di una certa “Ingrid Bergman”…
non perchéè più bella di una o dell’altra
conosciuta in tutto il globo
per “bellezza confezionata”…
semplicemente inizi a afferrare la sua estensione in te.
nel bene e nel male.
nella felicità e nella tristezza.

sono la somma
di come mi ha vista crescere
nel suo sogno più proibito.

Spettinata
Arpeggio indecisa
tra ombre di terra.
Fossile riemerso,
ricordo su cui pensare.
Lievemente appesantita
da squarci di cielo:
piove vapore
come a rinsavire
il già stato
che chiede di appartenermi.
Mi chiedo se riuscirò
a dar forma alle mie corde
di violino spettinato
e scoprire leggera
una sagoma che mi ha inventata.
All’improvviso (mi) compongo
e sorrido.

Alzheimer
Vola un aereo lassù
le sue luci a gara
con le stelle.

Il “tedesco” dorme.
Il “cane” veglia.

Tra il volo dei neuroni
sussistenza di convivenze estreme.
La “giovane” si pressa
contro la “senile” perdizione:
ricordi che incarta
nella memoria dei savi.

Il viaggio
E’ percosso il tempo:
organigramma onomatopeico
di illogici pensieri
forse in attivazioni
di udienze ancora da sfamare
si incocci di spessore.
Sono più i pensieri
che le azioni a renderci vivi…
…ancora così corriamo incontro
alle inconcludenze che ci rendono
confusi e incompleti.

-Spesso l'(in)umano-
Lasciare accartocciate
alcune persone
nelle loro bugie
è un nostro atto di coraggio
se non vogliamo
lasciarci coinvolgere
dalle loro pericolose favole.

-Espressioni a goccia-
Sono sguardi a goccia
che scorrono inesistenti
su padiglioni in costruzione.
Cementificate le voci
nel vortice d'un nero sporco
libero da candeggio forzato.
Scoppia il temporale,
sgretola il silenzio afoso
in lucciole acrobatiche
dove appoggiare piano
il "quel che resta"
dipinto su espressioni di corpi
movimentati da solitudine di massa.

[E la stanchezza si nutre di disappunto]
Ora tra le ginocchia raffreddate dalla pioggia
camuffo oltre i jeans una poesia
che non mi appartiene anche se
non vivo senza desiderio di strofe
sputtanate oltre le vibrazioni del tempo.
La vita ogni tanto è così
senza cuore, senza vene, senza corteccia
tra la tua età e la tua fantasia;
bagnando tra istinti spenti
alcune lacune che osservo da sempre
mi lascio arruffare senza chiusure
da peccati che lasciano nella mia bocca
un sapore insapore di allucinanti visioni.

Is this love?
Ci sono sere in cui si vive
di certezze quando sai
di trovare al tuo fianco
la persona che ti ha cresciuta
anche all'età di 40 anni.
Ci sono giorni in cui
vivi di questa carezza
“costante”
anche se “tutto passa”
perchèè indelebile
il respiro di chi ami
che odora tra i pori
della tua pelle
non infastidita di maturare.
E’ sapore di miele
odorante di simbiosi
anche tra le nostre diversità.

E’ solo una poesia d’amore
L’eternità scocca nel timbro
del tempo,
freddato da lento,
inesorabile trasporto:
non cede,
non soffre
memorizza soltanto.
Non carezze ricordate
nella culla d’un prezioso scrigno
e nemmeno il far l’amore
tra l’amore che accende sguardi
sospesi su di te,
anima mia,
tu,
appoggiata nel fluire
dei miei giorni
docili e rannicchiati
[qualche volta]
nel pesante sperpero
di quotidiane e irrevocabili tristezze.

Il domani zampilla
nel profumo di un fiore
protetto tra i versi d’un libro
forse già scritto
[ma ancora inesistente].
Sto difendendo
un rumore imbiancato
di pagine ancora da dimorare
con i sospiri che ancora una volta
mi saprai offrire
facendomi impazzire di vita
nei baci ossigenati
tatuati nel mio petto,
pronto a disegnare
nel calore dell’esistenza
lo scorrere mai scontato
della [mia viva e costante] infatuazione

[A tutte le donne]
... forse dietro il sorriso
di ogni donna
sa nascondersi
l'amarezza d'un vissuto
mai raccontato;
eppure la smania di crescita
dietro ogni sua lacrima
lascia seme d'un domani
... da conquistare a pelle accesa:
solo così s'innesca
un fuoco d'artificio
difficile da domare
con la sua stessa felicità...

Svenimento esistenziale (tonda riflessione)
il futuro che non ti aspetti
è in una fiammata
che non ti concedi il lusso
di sognare

Sogni in volo (tonda riflessione)
Godo nell’avvertire che la luna appartiene ai [noi] poveri:
vi sappiamo incidere impronte con la nostra immaginazione,
non colonizzandola con viaggi e bandiere
che rischiano d’essere spazzate via
da uno spazio che non perdona.

Il gatto e la rosa
Mi accolgo qui
in fusa d’incenso.
(Una penna, una carezza
un foglio al rovescio
da inventare soltanto).
Miagolìo d’odor arancione;
nella notte,
compagnia tra le mie mani,
arrendevole diventa l’aria
tra le polveri d’armonia silenziosa.

E si demoralizza
questo bicchiere
nella mia calligrafia
di brutta copia
in movimentata ombra
di candela accesa;
il timido chiasso
catturato nel bacio di rosa:
curata nell’esser appassita
dagli sguardi
ovattati d’amore.

Stagioni a metà (tonda riflessione)
[Non mi sono mai separata
dal mio personale concetto
di "bambina",
come non mi sono ancora rimossa
da un mio personale modo d'essere "ragazza".
Sarà perchè diventare "donna"
per me significa ancora scoprire
un "potenziale" che non so
di saper vivere alla luce del sole...]

La casa (tonda riflessione)
Ho una casa,
una casa meravigliosa
dove non occorre
sognare ad occhi aperti:
la mia vita
in questo spazio
lascia scorrere
il perfetto connubio
che esiste tra reale esistenza (interiore)
ed effimera apparenza (esterna-o esteriore).
L'interpretazione di chi vuol leggere
non si ferma a ciò che ho scritto soltanto "per…"

A chi mi ascolta un po’
A chi scrive e si sente solo
tra i propri versi,
a chi si esprime in timidezza,
a chi umilmente vuole sentirsi libero
senza ferire la sensibilità altrui;
a chi non sa trovare le parole
per augurare luce e serenità
in questo millimetro di mondo
dove non è mai sufficiente
cambiare per migliorar se stessi.
A chi vuol trovare un abbraccio,
prenderselo tutto e curarlo
come un fiore d'inverno,
a chi non perde il vizio
di tradurre l'utopia
in una lucida realtà....
a chi semplicemente passa di qua,
mi guarda, mi saluta e mi sorride.

Poesia
Poesia è canzone
se si è capaci d’intonarsi
a ritmo di abbandono
non evocato.

Poesia è esplorazione
di chi indossa
vestiti ignoti
anche se pensa
d’immaginare e conoscere
le pene,
ma in realtà non le afferra,
-non le vive.-


Poesia è respirare
l’acqua delle delusioni:
si affoga
tra intemperie di no
d’inverno o d’estate,
quando il freddo o il caldo
si lasciano sentire oltre le stagioni
imposte come condizioni
da accettare per forza.

Poesia è bora:
infrange le tue leggi
che ri/leggi
legandoti ad un filo d’ansia
che non controlli,
è come paura:
vorticoso t’inghiotte
senza speranza,
senza ottimismo
ma ti lascia gremita:
la tua forza
lascia spazio
ad una innalzata
sopravvivenza –inaspettata-

senza necessaria mèta da raccontare
al domani che già ti appartiene.

Poesia non è il nulla
che tanti non ri/conoscono
perché matematici
(e nei numeri freddezza
di spari che uccidono
matricole di cui sbarazzarsi)

Ma in uno spazio immenso
i numeri si disperdono
e si svestono,
smembrandosi,
raccontando la fine
d’una qualsiasi dignità
nata per diritto
di storica individualità.

Poesia lascia
l’impronta in una sosta
che si vuol ricordare
nell’ l’immensità d’un esporsi di/verso
è indefinibile “clik”
è numero che si ribella.

Poesia è scelta di parola.
Di coraggio.
Di derisione
per chi sente la necessità di sostare
in divieto d’espressione.

A metà tra…
Mi sdoccio da invane fantasie
laddove esperienze non conquistano
parole diluite a realtà.
Qualche goccia di memoria
qui e la è concorrenza
di sleale faziosità.
Tutt’al più m’incontro
tra apostrofi di solfeggiate vanità
in cui linea di confine
si slega tra sogno e oggettività.
E’ questa, forse, vita bella,
dove schizzo incompiute vite
di serenità.

Nebbia
Oggi non c’è alba
a tracciare il muschio
che si riflette nell’oblio
della notte;
nella sua seduzione
odore spento,
rastrellato come mani
distratte sui capelli.
Impossibile al tramonto
non ricordare
il nobile spessore
propagato tra flussi
d’un giorno
a stento sfiorito.
E’ vapore leggero
a contornare il passato
appena passato
che di fine non si vuol celebrare.

Lo STOP dei “Mille” AMEN
E’ una storia curiosa questa:
il fumo domina da vette
encomiabili, inattaccabili:
tutto è senza tregua,
nero, tossico, corroborante
è carcinoma (non solo) alla vista:
ogni orizzonte brama
ad una appropriazione indebita
in assenza di verità popolare
… … …
tanto
sono in migliaia ad essere persi
nella disperazione
(STOP alla desolante pubblicità).

E’ storia di osservazione,
di un paese che nel dopoguerra
collezionava mattoni per un domani;
erano tutti dignitosamente poveri,
negli occhi avevano tragedie
da vivere e raccontare negli incubi
di ogni stagione:
sarebbe diventata essenza (e vigore)
quella bomba che non li punì
sotto una città che pioveva morte
(STOP alle lezioni di storia).

Oggi si racconta d’un giardino addormentato:
le notizie di chi si affanna
è censura decorosa
ammuffita nell’indifferenza.
L’unica salvezza è la globalizzazione,
l’ apparato tecnico bancario:
manda in vacanza i nostri risparmi
in famosi villaggi turistici sbiaditi
che salterebbero in cenere al minimo
capriccio d’una natura infuriata.

E’ una storia d’Italia
di parole promesse
in non-eterne
cassaforte di salvifiche corruzioni:
senza spine e linfe architettoniche.
Nella storia dei millenni a venire
c’è solo il tanfo
di una Costituzione manomessa
anche nell’interpretazione
della sua estrema bellezza:
c’ha pensato la politica ciarlatana (italiana)
a rimare con la nostra profonda ignoranza
(e non esiste uno STOP
alla memoria collaborativa
-quale?-
Tutto procede nella normalità
APPLAUSI!) .

E’ una storia disperata questa,
dove impazza solo lo sbuffo
d’una candela stanca e inanimata.
Siamo lega(lizza)ti
ad un battente fumo nero
al fine di non produrre
esistenziali desideri
come una “banale” salute,
un “banale” lavoro retribuito,
una “banale” dignità a cui aggrapparci
in momenti di complessa emarginazione.
Esiste, oggi,
la parabola della allarmante
“ignoranza culturale”:
non sa sbranare con ampie bracciate
tutto questo demonio accartocciato
nella sua avida protezione.
Ma da una croce
arriverà il boato
d’un AMEN liberatorio
di persone cha sanno dare
lo STOP a questi APPLAUSI
globalizzati?

Riscrivere la storia
non è cambiare gli eventi.
Capire la storia
è viversi, raccontarsi
nelle esperienze senza alcun timore.
Cambiare la Storia
è lo STOP
d’un futuro già arrivato.

Traguardo implosivo
La rabbia può essere dolce
in seno ad una forte determinazione.
La continuazione
di questa retta oscillazione
trova giaciglio in una introspezione
tesa allo spoglio
delle proprie bucce da macerare.
Il corpo si esterna,
sfigura in un superfluo scontato
invadendo lacerato un mondo
senza speranza di riuscita.
Conclusiva, semplice,
crescente sospensione implosiva…

In un giorno a venire
In un giorno a venire
se tutto può cambiare
allora modifico
una vittoria persa
di cui andar fiera
senza sperperarlo
a parole mute
o sguardi assorti.

M’interrogo sul cuore
d’una questione
trattenuto da vortici
assemblati in omissioni
ma lo stesso sanno bussare
senza che il chiasso
sia scolpito
da un nesso mancante.

E’ solo ermetismo
pasticciato da molteplici
interpretazioni
dove l’ascoltarmi
può persino freddarmi.

Ariosa composizione
Ho etichettato
in paludi sommerse
molte aspettative
da cui respirare aria buona.

Poi leggermente
come passo di formica
ho visto affogare
il malizioso terreno
su cui credevo
potessero nascere fiori.

In attimi di così intensa
illusione
la forza è
illusione
anch’essa.

Il trambusto raccolto
non è altro che aria
cattiva e soffocante
da cui sparpagliare
velocemente
ogni utopia cresciuta
in odore di composta
esposizione…

L'infinito finito
Esistono giorni
dove le curve del vento
s'infrangono tra le rughe
di alberi secolari.
Insegnano a passo di formica
le giunture delle risposte
che non si connetteranno mai.
Nella quiete dei loro sipari nascosti
le parole da sciogliere
sono avanzi di cortecce sbiadite
da fulmini tradotti male.
Non si accascia nessuna ingiustizia
nel disequilibrio degli eventi
da solfeggiare tra le note
delle stagioni rimaste.

Point in the water
Nulla evapora al cospetto
delle lacrime che versiamo
da buoni e cattivi.

Si trova rifugio
in questa umida protezione
che ci lascia respirare senza ossigeno.

Tutto è raccolto nelle purificazione
di memorie che sanno raccontarci.

In assenza di nebbie nascoste
riveliamo eternità nelle carezze
delle nostre immortalità
tra le voci della pioggia
che cadranno dopo di noi.

La stella caduta
Esiste una signora 
nel mio bel viale alberato.
Porta a spasso il suo cuore
pieno di stupore
nelle sue piccole passeggiate.
Si ferma e osserva
anche una sola piccola erba
che solleva l’avido asfalto
delle corse impazzite.
I suoi alberi di albicocche
sono vivi nei nostri sogni,
nella sua dimensione ne odora
il succo del suoi colori.
 
Oggi mi sono affacciata
sulla sua finestra, dalla strada.
I suoi fiori emanano l’amore 
della sua presenza persistente; 
ascolto la sua assenza assordante, 
ma il bacio dell’arrivederci
è fissato nell’eternità d’un mondo
che di utopia non sa parlare:
non credo alla fine del suo respiro
anche se la vita l’ha rubata.
 Sorte ingiusta
ha spezzato il suo destino, 
 è strazio
questa fortuna incosciente 
nella malattia.
Ma non ha mai
rinunciato a vivere
(neppure ora)
da Indimenticabile Amica.

Dialogo trapassato
da dove nasce l’indifferenza
o l’apatia delle persone?
nei circuiti viziosi di spazi
gelosi di non condivisione.
sospensione di tristezze e affanni
in uno stand/by
circonciso da ombre
irrisolvibili eppur miti
e cronicizzati.
crescite irrisolte nel tempo
in cui giovane diventi
(per testardaggine) martire di te stessa:
ti affidi al vuoto d’un angolo ancora caldo
da prosciugare di fioriture meste ;
venando risoluzioni oblique
[scomode]
ti stiri in abiti geniali di penosa illusione
eppur torchiata di appartenere
ad un genere che di “contatti” vuole
ancora imparare molto.
“Come stai?”
“Bene.”
“Rientrata, si?”
“Si. Ti disturbo?”
“No. Sto preparando il pasto.”
“Ok.”
E’ sbucciare in queste parole
il delirio del rapporto
perché l’indifferenza
è nel tono d’una voce
che non vuole ascoltare
(ha le risposte pronte).
No.
E’ nella deflagrazione
dello scoprire
sempre
con stupore
che l’egoismo è figlia
d’una educazione venale
[quando racconti quel posto
che non esiste più
___perché la morte l’ha portata via___].
non per questo da giustificare
se il primo passo
appartiene ormai
ad un indelebile trapasso.

Il raggio di una vita
Sospendo i moduli
di una vita in carica
per lustrare pensieri
simili a ritornelli.
Sono solo stormi di matematici calcoli
dove l’algebra è sinonimo
di curiose filosofie da seminare
(senza capirne nulla, ahimè).
Sono numeri gustosi
e tutt’altro che ignoranti
se posso sfatare questo

π

in sensi di colpa mai esorcizzate…
così in realtà il cerchio
è un riflesso limpido…
ma se cambio il raggio
alla sua rotondità
senza ferirlo
potrei non captare
lo sguardo veloce
d’un calcolo che forse,
in fondo in fondo,
so intuire?
Intrometto
la logicità nelle scansioni,
una voce che esprime,
un qualsiasi ritmo di danza,
così nell’istinto
so di saper vivere
(anche)
in una matematica astratta
ma intonata solo alla [mia] vita
che ascolto con molta attenzione
senza la consapevolezza
di dover perdere sempre.

Un (qualsiasi) prato da coltivare
Mi vien da dire:
“che ore sono?”
[quali perplessità
rimano con oneri
di tacito assenzio?]
Assuefatta da una trance
di risposta
godo pacifica a scricchiolar
su carta (disoccupata a metà).
Son certa che le sicurezze
si distillano in reale confusione.
Aiuto in extremis
non ne trovo,
passeggio a braccetto
sul filo di un’età
dove l’ormai vuol farsi strada
senza logiche risposte.
Inizio a falciare
un cemento armato
di rassegnazione
seminando fiori altezzosi
di cambio/pelle improvvisi.

Inconfondibilmente astratti
Non esiste alcun equilibrio
tra le cose.
Siamo tutti trapezisti
allo sbando col vuoto
calcolato illusoriamente.
Tutto è rappresentazione
di ciò che non siamo.
Siamo solo idea di fumo
che aspiriamo
(per dare alito alla nostra fame)
solo idea di sigaretta consumata
(per dar fuoco al nostro bailamme).
Attracchiamo in continuo vivere
inconsapevole.
E nell’iperbole di costruzione
naufraghiamo in aria
perennemente distratta.

Dialogo trapassato
da dove nasce l’indifferenza
o l’apatia delle persone?
nei circuiti viziosi di spazi
gelosi di non condivisione.
sospensione di tristezze e affanni
in uno stand/by
circonciso da ombre
irrisolvibili eppur miti
e cronicizzati.
crescite irrisolte nel tempo
in cui giovane diventi
(per testardaggine) martire di te stessa:
ti affidi al vuoto d’un angolo ancora caldo
da prosciugare di fioriture meste ;
venando risoluzioni oblique
[scomode]
ti stiri in abiti geniali di penosa illusione
eppur torchiata di appartenere
ad un genere che di “contatti” vuole
ancora imparare molto.
“Come stai?”
“Bene.”
“Rientrata, si?”
“Si. Ti disturbo?”
“No. Sto preparando il pasto.”
“Ok.”
E’ sbucciare in queste parole
il delirio del rapporto
perché l’indifferenza
è nel tono d’una voce
che non vuole ascoltare
(ha le risposte pronte).

No.
E’ nella deflagrazione
dello scoprire
sempre
con stupore
che l’egoismo è figlia
d’una educazione venale
[quando racconti quel posto
che non esiste più
___perché la morte l’ha portata via___].
non per questo da giustificare
se il primo passo
appartiene ormai
ad un indelebile trapasso.

Scosse
Mentre la terra si burla della povera gente
le rovine sotterrano respiri e grida
mozzate a metà
(la vita è su una ghigliottina, si sa).
Riverbero irrispettoso di qualcuno che sorride
al suo portafoglio di parole e promesse:
esistono monumenti da rielaborare con fondi
di concerti poi dimenticati
(le istituzioni sono un circo, si sa).

Come una guerra, forse peggio:
ognuno a braccetto con il proprio pallido viso
che ad ogni paura si rimbocca di coraggio,
di sopravvivenza mescolata a miracolosità inerme
(è al destino che appartiene la vita, si dice)
proprio mentre manca (e mancherà per sempre)
il pane, infarinato di polvere e detriti
di parenti, amici, conoscenti
o di chiunque altro visto solo così
senza sorriso o lacrima
l’ uragano si rimbocca le coperte
con la morte improvvisa
(la terra si scuote,è viva, si dice).

Tutto il baccano di ricostruzione
si spalma su accuse d’un paese
che affamato di giustizia
piange ancora i morti
su ali che di vorace e forte e bella
non ha ancora ripreso (ancora) a volare…
mentre si piange sempre sull’impotenza
d’un fuori controllo immune da colpe umane
(forse; ma questo non si sa, si dice).

Ri(flessioni)
Se non so proteggermi da parole altrui
vuol dire che alla mia porta
sa bussare un fragile abbandono

da qui all’eternità
tutti sanno essere poeti
senza stare necessariamente fermi

(per pura competizione da sbandierare)

molti sono coloro che si nascondono
dietro parole sentite su orizzonti
senza mai afferrare i loro stati d’animo

e troppi , con paure letali
e spesso perdenti,
posseggono conquiste aguzze

giusto o sbagliato (?):

due parole che non amo
ma la loro interpretazione
sanno lasciare sbocchi di allontanamenti
non vincenti per se stessi
ma per coraggio da scoprire
in giunture slegate da (personali) atavici passati.

Musica e “pignate”
In mezzo alla passione
metto sempre
musica e padelle:
entrambe lasciano ascoltare
i gusti prima del loro sapore:
in bocca abitano
spessori che fuggono
nella digestione d’un bel ricordo.

Ora son sempre di fretta
da qui
al momento d’un successivo
farmi avanti nelle eccezioni
che ancora non conosco.
Mi ripeto in default o coscienza
questo ancora non lo so
se non quando tra le mani
m’accorgo d’aver un capello bianco.

Torno tra i sogni miei,
tra le canzoni ascoltate mille volte
_o forse più
mentre nell’ ubriachezza del ricordo degustato
riaffiora quel profumo di seta
scioltosi nella pettinatura demodé,
ma non ha importanza più:
la vita sa fermarsi anche così…

Mani
Cambio metodo, sai?
Impavida e spavalda
tra suoni d’aria
in correnti viaggiatrici
onoro la mia difesa
perdonandomi dalle colpe
inflitte solo da me stessa.
 
E’ sempre così.
 
Mi strazio ramificata
in estensioni di pensiero
che poi diventa vita mia
         in conchiglia
               in tana
forse in egoismo opportuno.
 
Mi tocco in forme
d’energia fluente
-ora-
cospirata da galleggianti
matasse roventi
da sbucciare
poi...
nella gestualità
    dello specchiarmi
mi si sgrana un corpo
di pelle rassicurata
da una nuova primavera.
 
Frenetico, rispettoso.
 
Caloroso nella freddezza
impiccato a metà
d’una negazione
da inventare...
per una nuova bugia illusoria
da raccontare.
 
Efficace?
No. Se la pelle lasciata
per strada non emana
quel po’ di vero
che sa fare piccola differenza
nella gestualità
d’ accoglimento
del diverso

Non esiste metro di fallimento
se [non] sai da dove nasce.

L’infanzia, qui, non c’entra.

E’ in età matura
che si aprono le porte
delle proprie fusioni insolventi.

L’infanzia, qui, non c’entra.

Nella vita ti foderi
di tasselli mancanti
in continuo (forse), sperato divenire.

Il baratro è un metro di misura
che vive di continua valutazione
ispiratoria, sognante, idealizzante.

Le braccia si arrampicano
scivolose
raccogliendo(si) dagli specchi.
Nonostante tutto.
Son consapevolezze.
Lasci alle spalle l’infanzia
e cresci sui [tuoi] profumi.
Salvando il fiore, il suo stelo.
Compreso le spine che t’illudi
di aromatizzare nei colori.
Nei colori nel tatto.
Nel [suo] vaso di puro germoglio.

L’adolescenza [non] c’entra.

-Son nuove strade, nuovi cementi.
senza fiori/odori-

Le scelte iniziano ad essere soggettive
oggettivamente osservate
da chi si prende cura di te
anche col solo pensiero
di pensare a te.
In concreta assenza.

S’inizia a bollire la [s]bronza
dove l’infanzia c’entra
ma senza fallire la conquista
d’un essere “costruzione”.

Camminando ancora,
seguendo l’invisibile oggettivo
che ti ha reso
colui a cui gli altri non interessa,
colui a cui l’umano non sa entrare.

Viaggi direzionali
Ecco la vela,
la serratura da cui posso salpare.
La brezza mi elabora
evacuandomi
da incertezze precarie,
dall'aria tesa e rarefatta
molto spesso taciute
da inutili ossimori troppo dettagliati
-quasi coerenti nella loro sinonimia-.
In apparenza
lancio al futuro prossimo
passati da resettare
(s’intende... per pura passione)
irrompendo di parole protette
la culla delle molteplici direzioni.

Altra esistenza
Esiste il tempo d’uno strapazzo
non voluto per il semplice motivo
d’un ascolto non desiderato.

Esiste il tempo delle libellule
nel ricordo d’un temporale fulminante
che accresce il desiderio
di tornare indietro nel tempo
dove tutto si può costruire
senza l’arroganza
della umana speculazione.

Esiste il tempo del vento irrequieto
che accorcia distanze labiali
irrilevanti nelle loro interpretazioni.

Eppure in tutte queste bugie
si aggregano ori spezzati
da suoni d’abbaglio;
è nel loro ermetismo che si nascondono
fiabe di noi
che stiamo vivendo
nelle incarnazioni
delle nostre ricche proiezioni.

L’ Osservazione del [mon] Se
Mi accompagno in una qualsiasi anteprima d’appoggio.
Constatando che tra le punteggiature esiste
un effimero alcolismo da strapazzo, ma non folle
di dis/egualiata dis/umanità.

E’ possibile che osservo tutto al buio?
Forse anche no.

Lo strimpellìo d’un bagliore
mi toglie di dosso ogni bavaglio
accappucciato per difesa,
MA
non per l’invisibile trauma
del non voler capire [me].

Calda protezione
Non occorre essere sensibili
al cospetto d'orrori
all'odor di sangue retribuito
in calda accoglienza e protezione
dalle moderne bufere.

S'infrange la legge
di suprema intelligenza
ora che la cultura evoluta si fa strada
su cementificata salvezza
delle infinite specie viventi.

Nulla giustifica
la sofferenza
delle vite innocenti
delle grida penetranti
offesi da derisioni e leggerezze
di mani che uccidono
sotto un alone di grande ricchezza pregiata.

[è solo fisionomia]
Volti: ne leggo i contenuti
tra gli arpeggi di chi ne ha da raccontare
in simbiosi con le paure
intrappolate nei dissensi.

E’ l’arpeggio della curiosità che mi muove in accordo
d’un tamburellare nei tasti mai stanchi
d’un produrre suoni sviolinati di conferme
solidali verso quella meta chiamata sogno,
luogo e riparo da cattive ed inopportune sentenze.

Leggo riparandomi dalle sofferenze
di anime sconfortate e inabissate nei luoghi comuni
mentre batterie insistenti musicano leggere
ritmi di tamburo personalizzati;
ma pur sempre restano
agonie preziose di un qualsiasi vivaio in pieno vuoto.

“Mal de vie”
cosa esterniamo noi in realtà?
una facciata di pillole ingrata verso la vita
dove indifferenza e miseria
son cementi da svergognare
per essere in sintonia con l’aggravio
del sincero mal d’esistenza .

Nessuna pennellata di mascara potrebbe salvare
l’indizio d’una lacrima umana
scremata dal colore della vita primaverile
inverosimile, stagnante,
abbuffata di sazietà liberalizzate.
Balbuziente rimango in atono singhiozzo di lacrima
che non ha dignità perché il suo valore
è contrapposto alla diffidenza di qualsiasi miglioramento.

Luce dei miei giorni
E' che so amarti
nel sorriso d'una lacrima
che,
fuggendo,
si lascia
rimboccare da morsi
d'abbagli continui...

avvolgendomi
di tua presenza
la mia vita
nei millesimi
di tempi diversi
diventa eterna

nel trovarti
riscopro
cerchi intoccabili
di futuri
a venire
in soluzioni
diversificate...

E' un semplice spessore
vissuto
accanto ad un ieri
mai pensato...
e nemmeno sperato
nel tocco di profumo
diventato nostro.

Un semplice zero senza senso
Potrei aspettare
-e forse lo sono
*come tanti*-
d'esser filo di gomitolo
bagnato
appendendomi al suo cappio d'iniziatico filo
intersecandomi nei suoi nodi
*d'inesistenza avariata*
e non districarmi dallo zero della sua massa
impotente

(*lontana dal sole*)

una canzone inventata
un destino segnato
un'àncora abbandonata

nella profondità del suo abisso
(poter)
tagliare
lo stato liquido devastante
della cicatrice tatuata
in semplice bisogno
d'esser soltanto degni
a vivere
non
in difesa
di
se stessi
nello sporcizia del fangoso
compromesso....

La clessidra e la crisalide
trascorrono le sabbie
nelle trasparenze della nostra clessidra...

un ghiaccio di solitudine
nel lento gesto
sulla tua pelle
tracciando segni
dove occhi miei trovano strada
d’ancòra voluto
oltre il respiro passato

il tuo fiato di rigenerazione creata
sulle mie dita
che hanno ancora
il tuo tono d’appartenenza in me
m’inganna tra le righe
dell’esserti lontana,
a pochi passi, a poca distanza.

Ti penso adesso
a cavallo del vento sfidante
che scompiglia
i miei capelli
sotto il casco
ti penso adesso
tu, nel nostro letto
ancora velato di sesso

io invoco e prego il tempo
di trascinarmi in te
e tu in questo richiamo
sciogli il ghiaccio in vapore

il brivido prepotente
nelle lenzuola spoglie
del mio non esserci

e ora la crisalide
si butta in volo...
cuor battente
mentre io sentendoti
profumata nella brezza
di velocità temporale
ti possiedo ansimante
nel mio chiudere gli occhi...

-In sensual 1
Abbracciami
tra questi amori
fuggenti,
tra ruscelli limpidi
di desideri annebbiati
e assordanti.
Infliggi tra le mie labbra
verità nascoste nell’ abbandono
dei tuoi sapori
di pelle ambrata e spoglia.
Passa la mano tra i capelli miei
dove la polvere non sconvolge
la mia illusione
di donna realizzata
solo nei sogni.

Amandomi
sei la presunzione
del mio volerti dentro,
carezzevole, adagio
e piano risorgo
aprendo gli occhi,
sconvolgendo il mondo
che ora ha di me
infiniti sospiri
nell’aria di notte
non ancora finita....

-In sensual 2-
l’intrigo naturale
-asfissiante-
del tuo mancarmi
è come
la dispersione
delle mani
che sento
-adesso-
tra i deliri
del mio averti.

-22 aprile DieciVenti-
Il volere è desiderio asciutto
di squilibrio in atto
nella sua empirica fantasticheria

La sua "ombra" ha un volto
smezzato d'accorgimenti
rattoppati e colti solo a metà

La sua utopia
manifesto d'un remoto già stato
nella sua irreversibile disillusione.

Impressioni
"Me ne sto in disparte,
come se il baratto della felicità
fosse esistenziale nei compromessi
dell'essere congiunto alla massa.
Negare la pioggia bagnandosi
di sole sotto l'ombrello
è la soluzione al non volersi costituire
parte integrante alle giacenze
in cui siamo disposti ad annegare
senza cogliere il filo d'aria tessuto
al nostro semplice dignitoso vivere...."

M.M. (Inedito nascosto)
Rimane illogico
assecondare il pensiero
ad una prestazione
non conforme
alla propria libertà.
Dottrinale scelta
(qualsiasi, ora)
di percorso
che si addossa
ad un interiore credo divino
ora che il libero arbitrio
sboccia in uno STOP corsivo
di solitudine
che non si regge più.
Consapevole
l'aria frantumata
dalla decantata regia
nello spacco d'un rumore
che in realtà voleva saper dire
"solo fiore".

Ego corrotto
Rinsavire in film muto
al largo dei ricordi;
barca senza remi
e bussola
l’anima definita apparente
integrata nella perdita
di curiosità.
Escogitare sopravvivenza
in piena di diversità scorrevole
senza rispetto per tolleranza concessa
(incisa da sguardi
lontani-assenti
da magnificenza d’affinità
-persi-)
Lontananza tra uomini
ora, nel linguaggio appoggiato
sgarbatamente
a merce psicologica
provocatoria in modellismo plastico.
I valori in macerie.
Unica differenza opprimente
è guerra subliminale
del finto e falso
perché anche il corpo
-oggi-
ha finito di abitarci.

In erotismo parlando...
Non cerco alcun senso o significato
dietro ogni capello che perdi sulla mia pelle;
elaboro solo la sua storia, che piccola, mi nasconde
dietro la sua polvere sorridente, comoda e accarezzante

mi accalora il suo vento ed il suo passato
spezzato nella spezia d’odor respirato
e nel suo esorcismo ingoiato
il perché d’un prossimo viaggio custodito

tra lenzuola sempre sfatte di desideri rumorosi
e urlanti. Nel calcolo d’una matematica filosofia
numeri di soli spessori... e la loro quantità
stanno esplodendo nella mia assoluta fede

di naturalismo accettato di personale psichiatria
calcolata insieme dove d’emozione
si veste senza parola o spiegazione
ma di solo tatto infreddolito da un calore nascente.

bad vibrations
L’esplosione sta arrivando
da punta d’ impronte
bloccata da esitazioni
che vagano come spirale
a circuito chiuso

Troppa vertigine nel voler
tracciare un “cosa fare” da grande
quando nelle ballate
d’ogni esporsi troppo a lungo
si placa famelica rivalsa
che permette solo crescita
di frutti acerbi

Nella disillusione
non esiste crescita spontanea

non sempre

Piuttosto si creano gocce bollenti
e scottano gli occhi
di chi s’impone
senza necessità di confronto

Sfuma democrazia razziale
Vibra la dittatura umana...

[In penombra]
Mi chiedo, a volte,
quante sono le volte
che volteggiamo intorno
a delle note che sanno imprimere
notevoli cambiamenti direzionali
... aprendo vita a mani, a verità
di cui solo ne scaviamo
arcobaleno d'esistenza nell'ascoltare
ciò che ci succede
DAVVERO
non solo dentro.
Nel profondo.

L'umiltà
non è un pregio che sanno
interpretare in molti.

Passano le ore
senza redenzione
verso noi stessi
cancellando impronte
di chi sa esistere in noi
senza che ce ne accorgiamo.

Inedita Me (aliena di cui non mi accorgevo)
Mai mi è apparsa così sfrecciante
la lucidità d’arenarmi
ad ogni mia metà di cammino;
su ogni palmo
l’ultimato schiaffo mancato
di raggiungimento
riducendo a sprezzarmi
su uragani dispersi
e taciturni senza nomi.

Non è odio, pigrizia, abbandono,
o – peggio ancora –
luce nera che trattiene
nel suo abissale fulcro
obiettivo raggiunto a mani vuote.

Forse perché nuda, nel mio sporco pudore,
il carisma interiore
a fatica si sgocciola di rugiada
[è quasi immunitaria indifferenza].

Vorticosa dunque mi appello
ad incestuoso e paradossale spinta
a prendermi per questa mia mano sola
in solitudine,
asciutta nel suo sudore.
La presa è ferrea
paurosamente sicura,
la tenuta è da pescare,
sgusciante in perturbazione
di mia NON contrarietà
che ora, oggi –ancora- in me persiste.

[Quando l'impotenza lascia spazio alla collera impossibile da domare]
E NON venitemi a dire
che l'uomo è artefice
del suo destino
quando la lingua delle bestemmie
è onnipotente
nei riguardi d'una rabbia che ti appartiene
perchè sai che è solo e soltanto TUA.
Da DOMANI sento VIVO
il bisogno di corrodere e smembrare col sarcasmo
il sorriso altrui.
Quel che semini
lo raccogli in maturata fioritura
ma sa diventare
anche ACERBO e VELENOSO.

Il silenzio dell'allodola
Non importa che giorno è oggi.
La sveglia suona anche nei giorni di festa
come oggi, che non è necessariamente domenica.
Giorni uguali a quotidianità rattoppate da doveri
e inseguimento di soldo sporco, letale
d’ogni libertà ormai usurata
dagli incravattati perbene.

Tu dormi ancora nel tuo letto
e mai vorrei farti vedere il vuoto
dei miei occhi che non sanno uscire
da una prigione d’amore
consumata in violenza d’un vizio
che ho lasciato perdere
da quando hai deciso di venire al mondo.

Mi ascolti sovrano nei miei sensi di colpa;
lo trasmetto col mio portarti un pezzo di pane
con una nutella che non potrei permettermi,
ma tutto accetto, tranne quel po’ di buono
che mai oserei togliere ad un palato
che fino all’altro ieri mi rigavi d’emozione il viso
e non riuscivo a trattenermi dal pianto.


I giorni di sole come giorni di pioggia.
Non sanno fare la differenza.
E’ tutto annebbiato da tristezza di solitudine
non condivisa.

Parlano di luoghi lontani tutte queste voci
ammassate nella ricerca di scoop inventati
oltre le semplici verità di immense sofferenze.

E di me si parla poco.
Solo perché sono italiana generosa di vita
alla cui vita non so dare altro che assenza.
Il sostegno è una sabbia mobile che mi sta facendo affogare.
L’italianità e la mia unione con te
è spenta da bombe lacrimogene
che mi sento sullo sguardo anche se buttate a distanza.

Gioia come tristezza.
Non c’è nessuna differenza.

Almeno oggi sto afferrando la mia apatia
incarnata da una scopa che spolvera tutte le sporcizie
d’una ricchezza falsamente raccomandata
in uffici di Gran Ricchezza:
simboleggiano il potere
e la mia schiavitù venduta al miglior offerente.

The look in the mirror
"L'irripetibilità della realtà
si macchia di menzogne
d'accogliere senza sfratti se consapevolmente
raccontate a se stessi.
"

Si, lo so,
è spartano
scrivere in questo modo,
da tondo poeta
dove all'interno della parola
pare si nasconda
un qualcosa d'altamente
non semplice,
ma è in questo grembo di memoria
ispirata
che non si cela mai nulla
d'incompleto
a meno che non ci si voglia
fingere di losche tinte
per raffigurare
un mostro d'ingenerosità
da ammazzare.

E' suicidandomi così,
nel dimenticarmi in quest'attimo d'un poco fa
già trans/andato,
che le mie dita avranno perso la bussola
non scivolando nella necessità
di terreni opachi consumati d'altri tempi, d'altri passi.
... _ ma ecco che uno specchio... avanza _...
m'aggrappo ad un punto espressivo, ad uno sguardo,
mi rapisce dis/conoscendomi in un free- climbing
d'un violento "cosa vuoi da me?"

Dalla mia pelle stonata d'un non essermi riconosciuta
impaurita raccolgo perle di cuori geometrici
e l'imperfezione del ritmo che avanza lascia
al vento uno schiaffo morbido
che sveglia impazzita lo spacco del vetro urlante
rotto dall'abbandono dei (miei) sogni mai sognati
o forse dai (miei) desideri mai avverati
per una semplice apertura di porta mai collaudata.

Semplice punto
mi sdoppio tra le sensorialità
radicate,
tra le fiere d'adempimenti
burrascosi in parola

e l'uomo/donna che sia
riverbera la propria obiettività
nella lacuna d'un non voler tacere
al prossimo un buonismo
che non mi appartiene più:

laicità del parlare
consumato nella sola affermazione
e non in azione d'un sospendersi in ascolto
nelle melmose realtà
ancora troppo silenziose,
oppure ancora troppo coperte
da "sguardi sufficienti".

non semplicemente giudicare.
morbosamente vivere, per favore,
oltre l'orizzonte della propria tenda
di sapore conoscitivo.

(Poche parole)
Possiamo avere il coraggio
di rivelarci pugnalate
dalla paura
per colpa della sofferenza

fatale

predestinata

bastarda

se ci lasciamo curare
dalle nostre lanterne interiori
che si burlano
di un sole
scricchiolante nell'indifferenza

-di chi non sa-

Ti raccolgo tra le intermittenze
brillanti.

In atomico appartenerti
senza devastarci

irradiando il maligno

ostinato

ingombrante

-ma insegnate
nell'osservazione
del suo naturale
annientamento-
(14 novembre 2009)

Nouvelle inside
Impermeabilità spezzata dentro l'autunno estivo:
è solo poesia interrotta dal calore d'un temporale estivo
...
e non capisco
come la sbornia d'altolocata immigrazione sparsa
nel corpo deflagra all'interno dei miei occhi:
avverte un colore difforme nella cromaticità del suo colore.
Non mi sta appartenendo nulla più
....
eppure striscia una lussuria impenetrabile;
scorre nel sangue, nel cuore nel tempo a me sola dedicato

Non sto resistendo alle pulsioni d'aria
intonata al godimento della gioia trattenuta
tra la stanchezza spasimante tra le mie dita.

Impermeabilità spezzata dentro il rovo d'assuefatta
                                                                  disfatta;
sa rispondere questa poesia bramata all'ombra
d'un inverno lasciato sulle spalle a coltivare nuove piogge
cicatrizzando colori azzurro/verdi nei miei nuovi sguardi.

 

D'Impronte mobili
E se il mio scrivere
fosse estiva pigrizia
da nascondere al sole?
Mai ho voluto parlare di rivalse
poiché uccise
dal centro periferico
d'esibizionistica prosa inesistente
al cospetto d'impronte mobili
su inchiostro d'avventurosa superbia.

Non transigo nelle rime inesatte del mio vivere
la perfezione delle arrendevolezze mai scoperte
(o sciolte)
come ghiacci imponenti sui poli;
non sarei in grado di stratificarmi
in scienza disordinata
accampata nell'intonazione
d'un caos curativo delle mie ferite
seminate, ormai, dalla longevità
malsana della sua stessa bellezza.

La densità gassosa delle maledizioni interiori
lasciano all'aria senza tempo
il fulcro esistenziale d'un vivere
senza mèta
poiché amiamo le magiche incoscienze
che non osano, con naturalezza, filtrare
persuasioni associate all'arrivo d'armi
nell'immobilità inerme del loro stesso sapore.

Così...
un sunto, unto di percettibilità
infangata di bugie utopiche provate
qualche tempo fa.
s-poesata di poesia,
anche sulla tastiera dove batto
(e non come inchiostro mancante
al mio esser circonferenziata di pensieri
su semplice carta bianca)
per la fretta, per la mania d'estrarre
...
oro colato guardato come ferro fuso
nella dimenticanza arrugginita
di ciò che si pone
al di sopra d'un io da sembrare a tutti i costi

dove c'è il sole c'è anche ombra
accigliata all'angolo d'un albero
dove osservare il movimento personale
della terra avvoltolata ,
dal proprio ego

troppo l'essere al centro
troppo esagerato il movimento
vorticoso in giustificazione
lampante d'una lingua che scrive
di proprio tempo in assonanze
da interpretare

ma adesso prendo l'ombrello
per camminare ascoltando
il ticchettìo della pioggia
(ma no. adesso vado ad ascoltare
la pioggia chè l'essere umano
strilla solo le proprie capacità aggiuntive
senza la preoccupazione
di come puoi stare tu,
povera scema d'una Giovanna D'Arco
d'altri tempi)

Cerco la semplicità nel cuore
delle parole tradotte da una scatola.
Trovo presupposti opposti
al desiderio di conoscenza.

Tempi moderni
E' tutto un tecnological/robottare
schiacciare, denigrare
spalmarsi al raso/terra mobile
di risucchio rabbioso, invidioso
innaturale

martellate pubblicizzate
dall'ammasso della massa
ingrovigliata alla passione
d'asessuato pudore
barbarico

Spremendo, pestando
acini acerbi
il succo abita
nel surreale
uomo
fingendo d'essere
uomo
l'amore
svenduto
all'odio
e la speranza
s'illude di morire

Finzion di vita sperperata
nell'indifferenza del misero tempo
già trascorso
(noi)
in prestito al boccone venale
nella calda copertura della burla
cucite addosso dalle gocce d'elisir morenti.

My Personal Wave
Mi ascolto, madre putrefatta di passato in me stessa
rivangandomi nelle pieghe d'altri sensi giustificati,
percuotendomi di sembianze ostruttive d'un riverbero
in cui potermi specchiare col suono d'un diapason
sempre d'accordare.

Non mi trovo in sintonia sulle risposte
che la vita mi detiene in accoglienza d'un masturbarmi
senza riserva di desideri occlusi al mio modo d'essere
eppure la semplicità che trovo scavando tra il tesoro
del mio orgasmo lo colloco in naturalezza d'un venirmi
sempre più vicina a toni perlati d'una (mia) realtà
ancora da sudare in sindone veritiera da ri-visitare.

Egregi Signori
Noi, egregi signori,
ci scapestriamo in atti di perbenismo agguerrito
laddove la consumazione dei pasti poeticamente romanzati
si svolge in Tavole Rotonde di Circoletti Viziosi

Gareggiare di "reminiscenze" nell'ogni giorno indebolito
di malattia planetaria sprofondiamo nella miseria
d'un saper guardare attraverso un minuscolo buco di serratura
costruendo lungometraggi di pensieristiche considerazioni
battendo col martello di parole cervelli
perché l'intelligenza ha sapore metallico, scuote scuoiando
emotive sensibilità nella loro inferiorità.

Ancora si assiste a genocidi aberranti
nei silenzi politici d'intese democratiche
mentre nei deserti diversificati dalle loro naturali scenografie
spuntano cadaveri con i loro maleodoranti diritti negati.

Nessun tramonto, nessuna alba fredda o calda
nessun mare o lago o terra di fango di fiori e di cemento
merita l'assistenza di cuori deboli che sprofondano da un astemico gironzolare.

Egregi Signori
noi sempre gravidi di buoni propositi,
noi sempre protagonisti della nostra storia,
noi sempre portatori di (favolose) intimità,
noi sempre nascosti dietro il voler comprendere,
noi sempre egregiamente ci troviamo
a nascondere sotto la copertura della codardia
poesie romanzi trattati e saggi
in un'enciclopedia mai sfogliata
perché al minimo accenno d'orrore
maltrattiamo la verità nelle sue architettoniche
lingue esauste di umiltà.

... non farei altro che....
Se fossi un uomo
continuerei a spalmarmi sulle labbra
tinte che già pronuncio da donna
profumata e assiderata di provocazione estiva
sotto fioritura diamantesca e grezza
nel suo letargato sapore invernale

Se fossi un uomo
mi soffocherei di spasmi amabilmente spezzati
nell'orgoglio d'un coraggio vorace di donna
                                                          -mordace
con quel tono sconosciuto ancora nascente
tra le simbiosi del mondo-

morendo e rinascendo ribelle
lungo i passi d'una passeggiata in viale
ascoltare nel filtro del tempo
passi infuocati di foglie al vento
                                   sconosciuti eppur cortesi
e spiare  tra le note d'una canzone
appena cantata quell'inesistenza raccolta
nell'imminente passato
definendo in cerchio
risposte da cercare nell'essermi
(già) intimamente così....
inondata d'essenza senza sesso....

 

[Non è mai tardi sollevarsi davanti
ad un muro di vaga conoscenza.]


Si spinse, lui, a guardar la ricchezza
delle sue mani troppo abbandonate
ad un silenzio che non volle
partendo alla ricerca d'una manualità
s_t_r_a_n_i_e_r_a

insicuro sotto un tetto umido di cantina
lo accolse
f_a_m_i_l_i_a_r_e
la presenza d' una foglia:
non avrebbe mai tremato al suo passaggio
né mai si sarebbe spenta di ossigeno
negli anni
(quei tanti)
che sarebbero arrivati anche in assenza
d'una lettera che mi dedicò
sotto lacrima ribelle quale sono stata
riverbero imperturbabile e vivace.

Oggi in terra straniera
cresce la sua estensione
che forse l'orgoglio ha saputo cancellare
in un assopito soprabito sgualcito ;
tuttavia il suo portamento
ancora si stira addosso al rovescio.
Esiste
ancora
una mano,
ancora
tende fulmineo
ad aggrapparsi a quel tempo
stropicciato di aspettative senza ristoro
edè quell'oggi che senza vela
s'inarca ad un segreto amore
che sempre veglia.
sopra
dentro
visceralmente
in me.

-Protagonismo-
Libertà adulata da esterne dicerie:
è gabbia incongruente, stretta,
di come liberarsi e librarsi
da catene o parole metalliche
sotto gli occhi nostri, miei, tuoi

le bravure, la bravura,
la capacità
senza competizione
che sempre s'accoglie
come guerriglia infuriata di cultura,
di una corsa al podio
(succede, sai? per protagonismo
di cui anche i poeti soffrono
senza ammetterlo)

mentre vengo attratta come una calamita
da un bisbiglio d'un monologo taciturno
e la cenere fumata acquista visione
d'i(n)spirazione sniffata
al rumor di bevuta scostante
di singhiozzi tradotti in lacrime
mentre fuori si muore
senza un perché di suicidi misteriosi.

Ode all'Indifferenza
Preferisco
nella migliore (?) delle ipotesi,
logorare la vita
a cavallo delle finzioni in-sistenti

l'ira scavalca l'indifferenza
laggiù,
al largo straniero,
lontanissimo da me
nei graffi mortali
e seducenti
d'ingannevole distacco

singhiozzano le precarietà emotive
a tracollo di questi giorni trascinati
nelle sabbie mobili

chi ama l'ottimismo
si sente soffocato
da sequenze
temporali di chiaro-scuro
(capo/voltaico in-definiti)

esiste, persiste
ancora
questo affanno
piccole, esile,
ma tarlo demolitore
di tosse planetaria

non vestita ancora
di sdegno
dis-umano
se non in teschio mortale
di spiagge
sfigurate di marea mortale.

insostenibilità assistita
Dalle unghie mi scorrono
fili spinati non riavvolgibili
da urti remoti di piccoli passati

lo smalto è un focolaio inavvertibile
su coprenti pienezze di muffa
per inerzia alla debolezza

il mestiere del respiro
rattoppa altri rumori
come fermento coprente

(... perdo...)

la sostanziale tragedia
tra filamenti di rughe si urla
ad adrenalinico incazzo

per sommosse scommesse
tra un me ed io rispolverato
in determinata accoglienza

un vivere acquietato
(perdente)
nell'accettazione
d'uno zero agonizzante.

Domani è già mai più
Riesumo la mia danza
a fil di baratro
tra le scocche d'un mutismo
assemblato in desiderio non invasivo.
Fingo incessante
l'"all right" di circostanza
a filo d'occhio interrotto
da suono, da lusinga, da parola mai arrivati.

Nel frattempo
stringo disgustata
competizioni d'arrogante presenza
irrispettosa
nel dispetto d'un esserci senza richiesta.

Evapora un'ansia
e una farfalla
si arresta a mezz'aria.
Trascina le sue ali nell'alito dei suoi colori spettrali
burlandosi d'un inchiostro appoggiato
in cima ad un burrone di carta bruciata,
di lettere già evaporate nel fumo
che ho trascinato con gli occhi
nel dimenticatoio d'un voler
ricominciare.

De-composta
crediamo di aggrovigliarci in matasse
sempre più voluminose per crear spessori
salvaguardati dall' Io cresciuto in radici
ai limiti della nostra stessa accettazione

letterale il linguaggio che ne fuoriesce
in letame d'un sognarci addosso nell' illusorio me stessa
poi vittimizzare situazioni che altri non comprendono
solo per mancanza di sviolinate esperienze
sul dorso del cavallo che ci salva dal burrone
dove magma di sabbia mobile lascia
affogare il nostro urlo di dolore in questo inverno inoltrato,
ormai vecchio e stanco nella silloge
della sua aria primaverile.

crediamo di polverizzarci nelle sudice cellule
sempre più soffocanti per costruire vuoti a perdere
gridando alla salvezza d'un tempo decomposto
l'ultimo grado d'un famoso Io esisto.

la sopportazione è una creatura inanimata
lontana da lenti sfiancate
dai nostri colpi mortali a vincere
anime che più non sopportiamo
(per il solo gusto acerbo di osservarne
la loro sconfitta).

A caduta
Al midollo strizzo la voce mancante
delle dita che s'affossano nel sonno
gutturale, senza suono, senz'accento.

Foce d'ultrasuono
imbarco razionale
crepuscolare epitaffio
mai morto
se non per disaccordo di memoria
lasciato qua e là
in riserva d'un non spiegare troppo
altrimenti l'effimero
prende volto nella sua
insignificante
magia d'essere
da cui spiccare il volo
senz'alcuna sostanza
e spazzarsi via le ali
no.
Sarebbe indolore
anche la caduta
senza il suo rumore.

Sosta esclamativa
Non c’è nulla di più prudente
che demolirmi in un verso
ancora assente di parola
presente solo in sosta esclamativa

immortalo in eterno il sapore fresco
                                          dei tuoi baci

in compostezza s-misurata
deprimo e comprimo in sosta permanente
un umido attraversarmi la schiena
gocciolante alla fierezza del brivido
(costante)

in versi poveri
in respiro scontato

inalbero qualsiasi silenzio
(effluvio di ripetizioni)
credendo ancora nel sapore
delle lacrime testarde
nella loro calda corteccia

la loro consistenza
inarrestabile testardaggine
d’un espandersi in ossigeno
nell’incudine colpito
e
malleabile
ad ogni (sua) battuta.

Passaggi
Nella noia del sospetto
l'occhio si trucca da stratega
Alberga tra cancelli di costole strette
ammiccandosi nei volti d'attesa.
Agghiacciante e febbrile
la condivisione superba
vestendo di lenzuola coprenti
complotti estranei intercettati
in amoreggiare di fangose esplorazioni.
Il loto fiorisce così
ma si distrugge
essicandosi nel suo letto
di melmoso movimento.
Il passato si suicida
tra i confini del loro stesso corso d'acqua
che
attraccando al mare
con àncora di burro
distrugge di memoria
il percorso da neve ad acqua
(dimenticandosi del sole).
E' solo l'insignificante
e dimenticato gocciolìo in divenire
ostruito
dalla sua stessa oceanica forza.

Guerra (in miniatura universale)
La guerra dei mondi
non vive che in miniatura esposta
alla grandezza dei caratteri
scelti e viziati
nel loro intangibile universo
con espressione di serpente
viscido nella sua finezza
e caldo nell’avvolgerti inconsapevolmente
all’odio che non provi dentro di te;
annebbiandoti nel suo anelito di versi
il suo agrodolce veleno ti stende
alla bellezza del biondo sole
e cerchi il fresco della tua difesa
tra i suoi raggi di invaghita consapevolezza.

Dimmi un po', amore
Dimmi un po’, amore,
a che razza appartieni
per annullarmi nelle incognite
d’una domanda senz’anima?

Mi vesto di continue risposte
bagnate di no(i)
ci foderiamo nelle
interminabili follie
d’un trapasso lacerato
solo con l’ingoio di veleni,
parabole in_concludenti
e massicci
a sismi interiori.

Dimmi un po’, amore
perché non so dar linea
al mio parlare esausto,
a che luce notturna appartieni
e dove mi pongo io
(in cura dai continui spasmi
nell’indecenza reale
sotterrata da continui si)?

Si è rotto il verbo insieme al mondo.
Raccolgo l’optional delle spine
timbrandomi di graffi
nell’eleganza d’un inchiostro perenne
senza capirne fino in fondo
la scelta del rosso
aggrappato alla (nostra) sopravvivenza.

Bad girl in re>>wind
Futuro reincarnato in globale ricostruzione
su acque prepotenti, picchianti.

Mai più rinascita in uomo o donna
(nei vuoti d’aria
ingoio uranio consumato
nel vomito del cinismo burlone al potere)

Mai più lui
Dio
che innalza ronzante
un co(m)mando moderno,
a sua immagine e somiglianza:
la fede....
( cavernosa)
salva da peccati confessati
col premio salvifico
d’un cancello a cruna d’ago
in entrata
nell’eternità paurosa del vuoto.

Dio ride al sapore d’errore umano .

L’Insegnante del libero arbitrio
spolvera l’inferno dal calore
democratizzato nel consumismo
petrolifero
e tra le larve della nera scia mente
nei corpi già destinati a morire
come carne da macello.

L’innocenza brucia nel sorvolo
delle scuole future.


Mai più donna o uomo
(Vento)
nel sorvolare nomi di scuole
di palazzi o di chiese martoriate da bugie
nell’Atlantide futura.

I fondali sosterranno pochi lembi di prati
per tracciar Gioia e Respiro
negli umani innocenti.

Carezza spaventosa in distorsione
dei futuri nascere bambini
lasciati abbandonati
ai sogni d’umana insofferenza.

Unica medaglia.
Unico valore.

Implosione d’un rispetto intelligente
irrazionale
pescato dal nero atavico
a trasmissione d’intermittenza

tecnologicamente lontana

non ancora superata.

(MA)
Il filo politico d’ordinanza militare
solo una lontana immaginazione per lo stupore
di tanta appresa violenza.

My Dickinson's wave
Non credo a nessuna ora rimossa
dall’epicentro
d’una fede praticata sensorial/mente

-suddivido in scenico rattoppare
smaniose manie da (di)mostrare-

(piccola e spettrale la luce d’una lucciola
spenta nella sua breve scia durante il giorno
senza assiderarsi in morte intermittente)

quando adesso, nell’esser debitrice alla vita
smantello toni da una qualsiasi gratitudine
sul dorso della Luna

-d’ombra bianca
senza bandiera d’appartenenza-

di cui son Figlia in silenzioso osare d’esperienza
sul ciglio d’un passato:

[\\L’incompreso silenzioso//

E’ la luna.

Si chiede il perché
del sole
che splende.

Tace.]

Mi resisto a volare sul dorso
della lucciola patteggiando con corpo tondeggiante
schegge vitree e trasparenti
su scia intermittente d’una ME
che sto (ancora) afferrando
in volo di luce......

percorsi
Aggrappandoci alle spighe
il grano turbina
in cerchio di passività.
 
 E’ un ostetrico crescere
                              piano (nell’aria).
 
Ferma,
dietro sagge parabole
                                 precarie,
farina ammassata
in strato sabbiesco
scivolosa nel boccheggio vulcanico
congiunta al pop-corn
sbussolato di rogo confuso.
 
Cade a metà - tra convivenze prese
all’oscurità solare
                             piano piano (nel fuoco)
 
Solo per capire
la vita in compagnia
della propria solitudine
regalata a ciclici prestiti
                             piano piano piano
                                                 (nell’epopea d’acqua terrestre).

... Singhiozzi di (credo)...
Credevo.
Di poterti proteggere
sotto le mie piccole ali
conservandoti dalle intemperie
d’un passato ormai disgiunto.
Lo credevo. (E ci penso).

Il profumo dei tuoi racconti
li stendevi al comando
delle mie curiosità di bambina
(anche oggi).
Credevo.
|Ma... E... ci sei.|

Il tuo sonno improvviso
ancora mi pervade
d’innamoramenti che mi ricamavi
di tua sola penetrazione
senza fiato esponenziale
in accusa
d’un perché
al cosa
osservavi nel mio bacio
(nascosto).
Portandotelo via.
Senza esalazione
d’infelicità peccatoriale.

Credevo di ritrovarti sempre.
Viva. Piccola.
(nel mio “per sempre futuro”).

Oggi Credo.
Nel silenzio d’affetto
cercato nelle (mie) conferme
in passi da “bambina”.

C’è dell’assenza nell’ascoltare
-intima-
(che non vuol dire “non amare”)
C’è, esiste, del mutismo
alle (mie) domande,
di chi,
oggi,
crede di risponderti
con distanza svagata.
Crede.

Eppure adesso
capisco il mio distacco
(cieco)
al ricamo linfatico
ossigenato
da pindariche “empatie” distorte....
(Credo –confusa-
di cercare “dal vivo”
orizzonti da sorvolare
-autenticamente-
senza estrazioni lineari
da confinare ....)

In “Sensual”
L’erotismo ha come guanciale
la semplice consistenza
d’una morbidezza ondulata

s’infrange in dune sabbiose
e si placa in fertile terreno
di melodiose e timide ciglia
che al solo tocco rimbalza nel petto
come ansia crescente di sconosciuta
emozione

L’erotismo
lanciandosi nel vuoto
mi possiede
nelle voglie assuefatte
di limpide cascate

nascono boccioli appagati
nel venirsi sfiorati
sulle fessure di labbra
quando mani modellano
il mio abbandono
dentro abissi dei miei occhi chiusi
al solo desiderio di te.

Catartico tondeggio
ehhh ssì.

Facile lasciarsi assorbire
da teutoniche reminescenze:
troppo fredde, grandi,
ingestibili.

Ora le dita
non funzionano
tra le rime d’un spiegare qualcosa
in versi o parole povere.
(svigorite da strana stanchezza)

Nella preghiera
dell’aria serale,
di questa aria imbrunita
niente è più scontato
d’uno svegliarsi
al mattino
dopo il viaggio sveglio
nella capitale del sogno.

Ancora annego nel capire
complessati desideri,
verità di bronchiti
spiovute dal galattico astrale
ridimensionato al “razionale d’essere”
...

ma son queste asteroidi maledette
d’”appartenenza” che fan piovere
piedi scalzi sul bagnato
su una terra dove il nulla storico
rimbomba senza il suo senso
...
solo strafatto nel petto abitudinario.

Complesso e troppo nudo
il trapezio sospeso,
muto d’assolo
nella ribelle linfa della foglia
chè stiracchiandosi
ringrazia il solfeggio
solare boreale
taciturno nel suo amplesso
congiunto nell’ovvia nascita.

E’ in questo memorabile passato
che vivo d’insoddisfatta caparbietà.
Le parole forse trovano la nicchia
in tane secolari,
quando il verbo
non necessitava
di piegarsi
all’incestuoso dis-piegarsi
d’una giustificazione
in suono temporale
d’una bandiera sventolante
e
vocale.

Traballando s’un fieno
morbido
lascio vibrare,
così,
suon di cicala combattiva.

Perché il loro canto
sopravvive
oltre le colonne sudate
delle formiche....

Nudo sapore
... mi sveglierò
dall’olocausto
d’una vita
               irrequieta
solo quando
la mia anima torturata
remerà su silloge
di prospettiche lacune
                         inodoranti.
Per ora resto agrumata
per un sol secondo
spargendomi lentamente
in frantumi masticati
su bocche
di parole svestite....

L’Addio
Sepoltura d’addio
sgranato al cielo.
Sbucciante l'eco d'intarsio
velato sul cemento ghiacciato di scoppi.
Solare nella morte
sporcata dal sangue delle parole...
lei uccisa con lo sparo
d’un dito appuntito d’uranio...
colpita dalla bontà
di guerra
modellata dal sorriso
d’ armi....
lei,
eterna, fissa,
insegnante con gli occhi
sbarrati oltre la polvere di nuvole
con raggi che la illuminano
ancora....

Veleno
M’inchiostro su strutture
di piombo
come se desiderassi
uccidere punte di colori
 
                            la luce sepolcrale
                              del razzismo
                                 s’illumina ancora
                                   di timbratura “doc”
voci, caratteri
onnipotentemente scolpiti
d’applausi di sindone
biancheggiano di normalità.
 
                             la ricerca dell’abisso
                                     storico si perde
                                          in lustro di cancellazione
                                                 allegorica
                                                     (non saremo mai esistiti)
 
 non  trasparirà traccia
di dignità, di verità diverse,
di vite non formattate
da compromessi  pubblicizzati
in back-up mnemonici
per assenza di cervello.

Mi perdono
Assolvo le mie lenzuola
da peccati giudiziari
esternando languidamente
un leggero appoggiarmi
a freccia di charme.

Irremovibile il mio arco
teso a candeggiare
il collo
d’una esotica carezza:
snellezza d’odore
camuffata dall’addio
d’un “arrivederci” ritornato....

New-Brain
Non caldeggio
su “Momenti”
in-spirati di passati
a venire.
Fermentano
gutturali soste di punti e virgole
sprigionate da forze invisibili:

semplici storie d’esperienze
non contestate da colpe
seppur
geo-graficamente corrisposti
da tratteggi distanziali
mai incontrati
in semplice “amore”.

Immagine immaginaria
Tutto il giorno
in-bevuta di pensieri
esplode la felicità
nello squillo
d'un piano immaginario;
nell'onirico
d'umana natura
escandescenza vogliosa
d'un modellismo da escogitare
nel "vuoto" d'una serratura:
        plasmando in sguardi
                                 di sbircio
errante fantasia trascendente
su punta d'occhi curiosi,
                      capricciosi
d'un bere eterno, vorace...
e qui
il potere di spogliare
       (di nascosto)
una qualsiasi vita
in una qualsiasi scelta
da credere in conferma
di propri profumi lasciati.

In libertà
Scendo i miei gradini
con una lacrima alla volta.
Calpesto e modello
a tua somiglianza
le voci d’un (tuo) sussurrato

-chissà-

ed io...

-chissà-

... se sarà
l’eterna sinfonia
d’abrasione
a destar sospetto
d’ascolto.

Anelo a quel balcone fiorito,
lassù,
dove tu non vuoi vedere

ri-salgo gradini
di precarietà effervescente
accorpando le (mie) lacrime
in bouquet fioriti
di semplice libertà
(vivente)
non ascoltate
da (tuoi) happy-ending
di favolose esibizioni
solo raccontate
(in una vita che non esiste)
costate ad una felicità
mancata, la mia.

L'odor di penna
E’ quando ne sento
                  la mancanza
                       che cerco tratti sperduti
anche nel nasconderlo a me stessa
                    naufragandomi
                                            in cerca d’ossimori
 
spostandomi nel domani
per una caccia al tesoro
dove la mia mappa mentale
                    perpetra sconfinate cifre illogiche
                                   in assetto baritonale
 
lungo sospiro bramato
l’esistenza di questi punti
e virgole non presenti
(ma veggenti)
da questi disegni di parole
appena-appena traslocate
dalla primaverile sostanza
in essere di corsa del mio
momentaneo fermarmi
                        in fermento.

Anime morte
M'ascolto complice
di massacri
sulle onde erbose
di Storia.

C'era una volta
Il Sangue,
quello decoronato
dalla dignità
di scorrere
in libertà.

Sbatto sui colori
di partiti e chiese
assolti dalle colpe.

(Sul pulpito dell'umiltà
arieggia presente
il riscatto della giustizia
infamata dalla non espressione,

-voluta-

e debellata dall'In-Curia)

Poesia interrotta

... il mio tempo è cartapesta se siede sulle sponde delle azioni, se non lo vivo nello scroscio degli "accuse"...

All’amore mio il mio tempo che non so raccontare, non so scolpire se non attraverso il mio umile respiro di docciata libertà che sto vivendo... ma....

mi succedono troppe cose in questo momento e non so spiegarle.
Succede che l’armonia del tempo è sgraziata da mancanza inevitabile, dalla vita che mi risucchia nel caos delle problematiche da affrontare, da assenze che respiro nell’odore di Loro che mi mancano, presenti nei sogni, nei risvegli, nei segni lanciati con occhi ancora vivi.... nel loro guardarmi senza parola d’anima...

un non-sense acuto di vita, d’abbraccio che cerco e che ritrovo in ogni parola a te mai detta per lo scorrere inevitabile del viverci [non è distante....è solo che.... non s’incontrano]

Ad ogni labiale la traduzione della nostra estasi.
Ad ogni curva la direzione del nostro incontrarci, di nuovo, senza stanchezza del correre, aspettando di poterci raccontare senza fretta assillante.....

[Mi]...Piacerebbe
M’ addolcisce
zuccherare frasi
con ossigeni di raffica
dentro incertezze altrui.
 
Sorvolare dintorni di fiamme
imbattermi in nucleo
di caparbietà discente
e riapparire
                 bruciata
di generosità
mai abbastanza
per decolorare profondità
a bassa quota.
 
Del dolore prossimo
lascio appeso al suolo
il sogno che non si sogna più;
abbozzo timone scolpito a raggio
                                           irregolare
ed ecco la facciata
d’alto picco a bassotondo
diverso da rovesciare
se navigato in sua stessa
                   felicità galleggiante...
 
                 e
 
ri-emergo infuocata
da un’apnea capace di comporre
           l’esimio dell’imperfezione
              senza nulla capirci se non il suo vuoto
                         da criptare.

Sospesa
Vivermi d’aria
in volo
in tesorieri
d’un noi
 
lati stemperati
occupati
da rumori...
 
...
 
echi d’un distratto
                dormiveglia
scricchiolii laterali
d’un giorno appeso
al mio ricordo d’una pergola
rigogliosa in fiore.
 
Non mi stritola
nessuna moina di mare
 
mi estraggo latente
dal colpo d’una mite foglia
                in purpureo germoglio...

Alex (under)
Quante fiamme
s’accendono
nel tuo sguardo d’ambra!

Ad ogni sussulto curioso
amebico trastullarsi
in animati riposi.

Nel cielo fobico
pensieri nell’oc-corrersi
(cercandosi)
in carezze di baci annuvolati.

L'undicesimo *mio* minuto
Mi spoglio
ancheggiando
nella libera rotondità

profumo di pelle,
la sua pelle,
la desidero
sul giaciglio
della mia provocazione.

Estenuante
mi libero del possesso
graffiato nell’odore
consumato

m’arrampico
in sopravvivenza debilitata
e non guardo
nello specchio stordito
parlante, cantando
il grido *di me*

in un’ora
dove gli attimi
sembrano accartocciarsi
nell’eternità sopravvissuta
al nuovo *amore* futuro.

Direzioni
Non c’è de(x)tra,
neanche sini(x)tra
tra imbevute parti sociali
a mendicar dignità

solitamente
senza mè(n)te
s’azzittiscono passi
esterni
corrosi
da sogni virtuosi
in discesa

E SPLENDE

napoleonica mano
a sentenziar nozioni
a rammendar calzoni rattoppati
sul sedere di chi non riesce
più a chiedersi nemmeno
“per quale motivo DOVREI?”.

C’è aria di libertà espatriata
su sponde solidali
di (quasi secolare) lontananza.

Gelosia
Mansueta, libidinosa
si destreggia tra le follìe
di propria umiliazione.
Possente nel suo gracile
boato esplosivo
asessuato di “Verità”.
Si sradica da ogni dubbio
fiutandone odore di lacerazione
in fiducia non permessa.
Serpeggia come una lama non affilata,
assorda sensualità d’eterna millenaria
esistenza insieme.
Un fiore, una farfalla, una foglia
essicate per la poca cura
tiranneggiante
al solo scopo d’ammazzare
al solo scopo di perdersi
nelle menzogne filmate
di propria immaginazione ferita.

60 Primavere

                    a mamma
 
Non mi soffermo solo
su momenti di vita
senza occhi...
           su precise traiettorie
            di ciglia
conquisto notti
di solitudini resistenti
all’oblìo di pianto
           e con le sue
            60 primavere
sorvolo pensieri liberi
ostruiti da scogli
graffianti
           dove il presente
            ricrea arpeggi
di voci
sotto pressioni perdenti
nei fluenti passati.
 
Dove andrò
non so
.
 
Forse nell’abbaglio
di toccare libera
la sua emozione
sotto culla di neve
dietro il sipario
di rose
regalate nella sorpresa
di mio abbraccio
inaspettato.

 

Sensi di colpa
Non mi arrestano
le sofferenze
dietro sbarre
rumorose
di colpevolezza

semmai le distruggo
in nome d'una guerra
per vivere
riposando in pace
fra le carezze

D’amor (a*fianco) mi vesto
 
*a te*
   sorreggendomi leggera
       limi dubbi di tanti perché
          riduci profondità
             in cieli terreni
                [le osservo piano
                  -quasi paurosa-
                   nelle sue immense verità]
*a te*
   tu spogli tende di nuvole
      sbarrate d’atavici lucchetti
         di mie strade perco(r)sse
             senza mai essere guarite.
*a te*
   tu fondi la mia [restante]
      esistenza con sbrogli
         continui di matasse floreali:
            ad 1 ad 1 rendi amica
               nel silenzio
                  la mia (irreparabile) sospensione.
a te
   la voce d’un timido bengala
      abbagliato di (nostro) domani
         profumato d’albeggiante sapore...
            ti vesto
               di rubino celeste
                   in acque fresche, estive
[ed io prendo forma in volo
in mie corpose ali
in miei corposi respiri
                    d’Amore]

Il miracolo dei giorni
Acquisto luce
in dimensione
ancestrale
               senza prestiti pretesi
                ai miei sforzi
                  d’amari interrogativi
 
l’inferriata si spezza
come l’ago tranciato
tra le mie dita in trincea
                 senza punti
                   di ferite profonde
                     annuso l’indolore del sangue
cosparso di credditizia
vita miracolata
dal respiro dei giorni
 
                senza il giardino
                 delle sue àtone parole
                    siedo al respiro d’una movimentata brezza
di lei ancora
l’inestimabile senso
di suo valore (ancora) in vita.

Buio lontano
malgiorno ogni giorno
oggi
nel dovunque estremo di striscia
pestato da battente
tagliavita

irreligioso affacciarsi
d’un puntino echeggiante
in bianco e rosso
lontano-lontano-lontano
mentre nel ventre della terra
antica sembianza ha fatto causa
a generosa purezza *impura*

il non avere colpa
la fuga
la colpa
nelle mani tese
ad un anello di preghiera
che si copre
di fronte alla povertà
dinanzi alle paure
al cospetto d’una voce
(di dio)
che lo creò
a sua immagine e somiglianza

buio nel lontano
dove l’eco della moralità
s’abbraccia alla mortalità
dei corpi

e la somiglianza prende forma
nella luce
di mille morti innocenti

malgiorno in ogni risveglio
d’una striscia
strisciante al suolo....

(e l’eco d’una mano
sotto lenzuola
papale)

A chi sa...
Divoro curiosità
nelle sorprese
(che adoro)

le cullo
in riletture
profumate
di *suoi* versi
presenti
nei miei angoli di tasca

diversità ansiose
vette “inedite”
sotto ombre
del [mio e tuo]
universo di cielo.

L’Io senza (finto) compromesso
I tappeti volanti
non hanno
motori rombanti
in nuvole cosparse
di getti solari
 
    Sanno sedere accovacciati
       e stanchi
          tra polveri
               d’alta dignità umana
 
[asciugano tristezze
 di fiori appassiti]
 
E’ ricordo del ricordo
a rendere immortale
il senso dei sogni
ad occhi sbucciati
 
 [e pindarici
  nelle loro  
 dimensioni]
 
la realtà fulmina
e protegge
]sicura[
l’incertezza
di piccole
     guerre
per candida
     difesa personale
 
[e l’amaro
dolcificato
in appartenenza
d’un reale
 vivere abissale
   senza ritorno
       al rimedio
         di correzione]

L’après Verlaine
Amore in sordina
silenzio profondo

l'unione d'anime
estasiate da presenze
laceranti
rumorose
per la loro assenza

[MA]

il canto
si vestirà
di pentagramma
nell'olocausto
d'amore
sconosciuto
da sollievi
che non osano
indossare verità
d'identità

[apparenti
per "sbaglio"].

Ns divenire
Forse è celato
dietro l’occhio materno
l’ormeggio ombelicale
del proprio figlio
guardato in divenire.

Il compasso
nel cerchio
segmentato
rischia
di non perdersi mai.

Nella sua circonferenza
vive la chiave
d’apertura
pronta a debellare
cancelli chiusi
nell’ermetismo
dei silenzi
mai affrontati.

Risposta elegante
Distanze restringenti
cadenzate in apostrofi
solfeggianti
 
[ed
     è
      aria
  circondata
             da
       atomo
silenzioso]
 
sperpero
di millesimi temporali
proliferati
da sconnessioni lente
 
[E] vicinanze allargate
arpeggiano vivaci
                        infelici
appigliandosi a passi
nuovi
:                       :
ecco l’eleganza
d’un addio
rivestito di futuro.

Spirale in(de)finita
Le canzoni mi sotterrano
al centro d’un ritornello
a spirale

come frutto a centrotavola
lontano dal suo odore.

Son lenta
(in rebus)
a decrittarne in gusto
qualunquistico
l’ illogico masticare.

Con fame e sete
provo debolezza
d’arpeggio
nel penetrare
l’inondazione del mio attuale
tempo fermo,
senza alcuna ricorrenza
da brindare...

... ma è così
che cerco causa
nel sorridermi...

in un nulla da dire...

Il ritornello a spirale
crescente
delibera nuova bussola
nel cantarmi
tra illusorie galassie
di asterischi
ancora da brevettare.

Un-limite(d)
Nel “MY-OHO”
Il Nirvana
Asceso dai Chakra

Lettere ConSunte
In DiSlessico MAnifestarSI
Di sordi UltraSuoni

Nell’AssoLutezza
mi trovo InNocente
di fronte al Karma
strozzato
dall’aroma
del destino.

lo scorrere
Sa esserci sempre
aria d’amore
in eccezionale
tremore dolente

svesto l’arrendersi
al vivere
cosparso di colpe,
manifesti d’errori
palesemente imbrattati
su mari veggenti

sicurezze o conferme
deragliate
dalla tua mano
su binari d’alta velocità

anni insieme
inventati
per toccare
ad ogni fermata
i mille motivi sinuosi
di conoscenza in più.

Piccolo vivere
la vita è breve
pari all'intensità di forti emozioni (casuali),
istantanee sbiadite di fronte ad obiettivi evaporati...

(e non spiego il respiro muto
che sa farsi vento
tra i silenzi).

Rivoluzionata
(ispirata da "La rivoluzione del poeta")

Sentore decodificato
quest'amore astemio
in avaria
d'un amo vendicativo.

A voce [assente]
rispondo a quel dignitoso permesso
con l'osservazione
di vita in gioco
arbitrato da uno specchio
di pelle rivestita
d'espressione

Rifugio possibile
il cerchio d'inconsapevolezza
ermetica non voluta
sfibrata dai versi
amoreggiati in presenza
di fiato
da conservare
nel qualsiasi "dove" futuro.

New mine (Only words)
Son solo.....

...Parole....

lucidalabbra
ai gusti d’un assaggio
da capire *dentro*,
un (pioggiasco) osservare

... stretto a saliva
da contendere
sotto coperte di suoni
fumanti
in liberatorie
sceneggiature
soccorse
da immaginazioni emozionali

amache dondolanti
sotto aromi d’esplosive voci
in fili contusi
da trasmissioni d’empatia

e son solo...

...Parole...

volutamente circo-scritte
in abbracci di versi...

Nessun (Titolo)
Misuro il ghiaccio
tra le dita

si scioglie lento
in pensieri congelati


Senza disturbo,
senza remi
navigo
in menti altrui

foci di segmenti
lineari
(semplici ondulazioni)
umani
in costruttiva
noce d'esistenza

Nel diventare grandi
non si ri-conoscono
nel "già stato"

M'addormento anch'io
non svegliandomi più
in desiderio
di bagnata pioggia
ormai morta.

Tiresia
Quando i problemi
diventano buchi
di setaccio da percorrere
cospargendosi di vibrazioni
elettriche
staticamente ondulate
...
m'accetto in plagio silenzioso.
Capire solo
la fine d'una sicurezza
(da poco non è più mia)
altamente tentennante
qui
nella morte futura
|| apparente ||
d'essermi stata musa.
Cancello le ore finte
cospargendomi
di nuovo
di terremoto senza scossa.

Di mutismo senza rispetto.

Respiro mancato (Alla mia Pepetta)
                               (a nonna Lucia)

Quando la nebbia
irradia il cielo
l'occhio mio oscurato
sa scorgere la voce
d'una stella parlante
(anche in un mio umile futuro).

Vive nella straziante presenza
del suo non esserci più,
nel tatto sfumato del tempo
tiranno, avido di morte,
sa piangere nell'ultima lacrima
da me mai più baciata.

Desidero sognarla
ogni notte
per poterla abbracciare
nelle mie infinite
ultime volte,
rubare nella vita
delle mie notti
i suoi occhi d'addio
bagnati d'un semplice:
"ABBAD'A TTE, CORE MME'"*

*"abbi cura di te, cuore mio"

!...Mi permetto...!
... d’insonorizzare spazi
nei miei silenzi

flirtano a cavallo delle siepi
con l’infinito
goduto nel tempo
d’un relativismo inesistente
e spalmo
d’increscioso rumore
un fiore
da raddrizzare col suo stelo
senza cultura di sussistenza ,
...secco...
...rinvigorito...
da proprie sensazioni

compongo film criptici
su cui nessuno vuole fermarsi

[come la qualsiasi realtà che ascolto]

inestimabili nella loro sordità:
taglienti per una causa
d’un vivere in attesa
di semplice serenità notturna
tra elementare in-divisione solare
spenta nel suo bruciore apparente...

...?...
Che contorno può avere
una qualsiasi luna
se non fosse percossa
dalle lontane orbitanti
impronte umane?

Come ci si guarda intorno
se non ci si distacca
da queste in-consistenze irraggiungibili?

Atterro sulla poesia:
oggi è un pezzo
di pane mancante,
è diritto o dignità d’espressione
da vincere
con l’arroganza d’una sopravvivenza
ad omertose sparatorie silenziose
arrancata ai semplici limiti
d’uno spontaneo chiedere.

mai esistiti
quale diavolo di guerra
sa interpretare la sommossa
d’un singolo subbuglio sofferente
dove pietre sopra terre morbide
reclamano il diritto
d’ identificazione
debellata dalle loro stesse ossa?

quale dio si permette
di riavvolgere nastri genocidi
onnipresenti in resurrezioni
di doverosi “sapere”
se poi il sangue non si asciuga
nemmeno di fronte al pianto
di consolazione mai raggiunta
d’una madre, d’un padre,
d’un fratello o d’una sorella
ancora qui,
sopra inesistenti tombe d'ariosi ricordi?

l’edera si aggrappa alla natura
come l’umano cordone ombelicale
alle sue origini,
anche nel dolore delle mille tragedie taciute
si soffoca la giustizia a causa dei diritti non concessi.

infinite orecchie ascoltano altrove
intasate da (finte) moralità mordaci
all’insegnamento d’una storia silenziosa,
-desaparecidos-
di feti mai nati,
di scrittori e matematici,
di bambini, uomini, donne,
mai vissuti.

per volontà dittatoriale
osannato e acconsentito
dai goderecci e comodi
lussuriosi e governanti benestanti

(compresi i mediocri indifferenti).

Nel sarà
Spillami indolore
tra i versi
dei muti passi tuoi
cresciuti in disilluminata
canzone da cantare.
Baciami singhiozzante
sulle labbra
dove la febbre del contatto
sul tuo aver fatto l’amore
sa accrescere l’ubriachezza
della fresca curiosità
in attesa per il solo volermi.
Straziami in tutte
le direzioni sconfinate
dove l’aria non ha consistenza
di sola felicità
ma d’eterno acuto
issato sull’ intimo
di deformanti ricordi
ancora da sfiorare
nel vortice
di mille scosse da capire...

Pètite voix d'un
rêve

"Non opporsi ai colori della [nostra] sofferenza è come vivere un piccolo amore non resistendo all'accettazione della nostra [qualsiasi] condizione, e soprattutto non pretendendo felicità in un qualsiasi insegnamento che sembra ci colpisca come una freccia di Cupido...."

Ante-rem
Bere dal calice
dissetante della ragione
mi porta al ritmo
d’un tamburo fuso in sfere metalliche
distruttibili con l’esagerazione
del succo che ne corrode
interiormente i suoni.

[Logorroiche queste parole
che fan finta d’avere
lo spasmo d’un qualcosa
che voglio
assolutamente
capire a-ritmica-mente]

[solo] a chi m'ha dato la vita
Oggi vorrei tenerti stretta
tra le ore
che passano indisturbate
in questi pori
della mia pelle ariosa
corrosa dalla giovinezza
d’un infame cecità
ormai appesa al chiodo.

Sei perennemente
mancata alla luce
(quella che mi davi tu,
nella poppata
della mia incoscienza)
dei miei giorni
vissuti nella bugia
del mio semplice raccontarmi
in amori mai adagiati
sulle tue mani rassicuranti.

Sorprendente di come questa notte
scivola sotto il mio passato
ricordato
negli odori della tua assenza
quando piangendo
fissavo quel puntino a cui aggrapparmi
e la fame
ancora oggi dilaniata
dalle mie inutili speranze
tolgono anelli congiunti
ai cieli che avrei voluto
descriverti,
ai mari che avrei voluto mostrarti
con la mia penna inesperta
d’esperienza,
al ruolo (e solo al ruolo)
che avresti potuto avere,
senza lasciarmi col dubbio
d’esser compresa oggi
con la scusa della mia libertà
costruita in fuga
solo perché in assenza di te
sapevo modellare
la mia parte di recita
in solitudine
d’un solo [tuo mai detto]
“ti voglio bene”.

... ... ...
Tra lo spiraglio
della colpa
e dell’amore
si congela l’attenuante
“essere”
sofisticato
in parola d’anima (presunta).

Esiste aria dispersiva,
esiste cuore battente
tra odori affilati
dove il dolore
si cattura
nel proprio mare
di pietre non galleggianti.
...
...
...
criptiche pesantezze assordanti
sanno dissetarsi
senza rumore
con sorsi di monosillabici cursori
fino a esprimere
uraganico sogno vivente
da cui ripartire.

Noi
in anagramma
                   noi,
segugi di noi stessi
col fiuto addormentato
nell’apnea d’una sindone
illusoria.
Sarà la vita karmica
a prenderci a braccetto
con l’insegnamento della sofferenza.

Curiose geometrie
In qualche frammento di respiro
sento la tristezza
arrampicarmi le ossa

spingo ad affacciarmi piano
con l’illusione di rinsavire nel freddo.

All’improvviso
gli angoli spigolosi
diventano rotondi;
trivellando i loro triangoli
le fessure si cementano sole
e la verità d’un fumo
sfuma nella delicatezza
d’una carezza
che ho tanta voglia
di ricevere dalla vita:
sola non sa spiccare in volo
se l’amore
non sa ballare
nel mio sguardo deluso.

Lividi spettrali
Alla vista dei lividi
il bimbo
(colpito)
in innocenza
lascia scorrere il nulla
degli abissi spettrali
che non guarda

lo ascolta solo
in sintonia
con la sua diversità.
Da uomo non esulta
di gioia
quando nei vagiti
d’un fiato
si festeggia emozione

Muore al cospetto
del suo respiro.
Muore in siccità
dell’ombra maturata
nell’incomprensione
evocando morte propria
su negazione del tempo
passato
al setaccio
d’alta usurata anima.

Scalarsi
Dipingo d’affresco
le mie ciglia
oltre le immagini
degli occhi
liquidando il respiro
in particelle sonore.
Alle tempeste di rabbia
lancio ebbrezza di scoppio
al fine di tacere
la noia affrancata
di sapori nascosti.
Con la vela
del mio sentore
smuovo lentamente
il propagarsi dei segreti
in cima ad un vertice
feconda di misteri abbandonati.

Cometa
Non è tanto lontana
... ... ...
la sua coda
il seguito del suo volare
nato nel sapore del nulla

la sua trascendenza
l’appiglio
del suo cerchio fiammante
residuo di passato e presente
crescere con forza

la sua fama
il desiderio
del suo percorso
lento
al centro del ribollire
d’occhio di dio
che ne serba il miracolo
nel silenzioso Io.

Nati l’11 settembre
Nenie di terrorismo
tra afose
logorroicità
di parole.
In cambio di paura
svetta nube
di favola costruita.
Risollevarsi a germogli
di morti sepolti
sotto lamiere scrostate
del fuoco che fu
rimane solo
l’economia malata
dopo la nascita
dell’anno zero.

Refoli
Tutto questo [MIO]
cercare amore è stuccato
su pareti sbucciate
livellate artificiosamente
dal [MIO] cervello
in pausa-ricordo;
marinarne eredità
in distacco
di ciò che mi son strappata
schiaccio
il [MIO] capirmi
in tersa solitudine corporea.
M’insinuo in musica
laddove i [MIEI] scheletri
s’incipriano di polvere
per assistere
a quell’impercettibile refolo,
tanto quanto basta
per cicatrizzar[MI] ferite
come carezze
perennemente passeggere..

.. senza respiro...
Il sospiro
a volte
fa ombra
alla giustizia
intorpidendone
l'amara incertezza
delle età insondate.

...Da definire...
Le assenze di parole
non sanno albergare
nei silenzi temporaleschi
di febbre sonnolenta.

Saette le camaleontiche
urla alla vita
che plasmano
oscura fibra
d’un composto di pelle
fatto per lucidare
la nostra prima piega
senza addio
al macrocosmico
istante eterno.

Nel furore d’uno stop
lo squadrare
mèta scostante
di ritmi alternati
da definizione inesperta

              e

di salvezza omessa bruscamente
da clausola al dettaglio.

Solitario
trasale nel “rem d’oblìo”
qualsiasi trascendenza empirica.

nel drappeggio
ghermito di significato
un solitario
si scioglie nell’aria
liberandosi di luce aromatica.

incanalandosi nel sorso
d’inspirazione
voluttuosamente s’arresta
in eternità
d’un singolo
sospiro umano.

Open words
Un libro aperto
sa essere la re-interpretazione
dei propri sensi;
è come la melodia
senza parola
dove la costruzione matematica
di cacofonia rastrellata
allo stremo
riconduce il se stesso
al guardarsi trasparente
non in uno specchio
... ... ... ... ...
ma nel corso d’acqua,
oasi (nostra) interiore,
del singolo, momentaneo,
(spontaneo e sofferente)
nostro crescerci
vivendo-ci singolarmente
sulle orme
delle nostre stesse carezze...

Non c’era motivo di pagare qualcosa che la terra regalava
Isabel Allende in “Evaluna”

L’inessenza nel vivere
spiccarono in volo
alianti che divisero
il nulla in indefinito spazio.
Bivi di mente
sbocciarono in cuore
laddove terra straziava
ARIA

non coscienti di respirare
paghiamo in tempo mortale
le nostre essenze
sedendoci su cambiali
di forme costruite.
Passeggiamo immortali
sui soffi divini
senza afferrarci.

lussuria cromatica
nel nostro definirci in
VUOTO.

L’amore senza il (suo) volto
se dovessi fare una recensione
ad una generica vita
toglierei i coperchi
ai tetti benestanti
con uragano d’energia
sugli specchi finti
e col rinfrangersi del loro impatto
comprimerei i fotogrammi
d’esistenza in urto di realtà

lì corpi riflessi su muri crollati
da troppa staticità

movimenti innocenti
estirpati paurosamente
da brandelli di fragilità
oscurata da troppa presunzione

messaggi brucianti non raccolti
nelle danze d’un effimero paroliere,
giullare sudato per lo scavo
nell’opacità delle frasi
copiate e buttate lì
come per espiare arroganza salvifica
in illusoria tenacia
sotto una cera d’immobilità
d’un amor profugo
senza volto.

Maglia nera
Questa mattina mi sveglio
col sonno e la stanchezza
ancora addosso di ieri
stropiccio con le mie mani
gli occhi coccolati da loro,
dal mio domani
che mi chiedono:
“Quando torni, papà?”

Guido piano sulle strade
e immagino di raccontare,
magari a fumetti,
il mio lavorare straziante
il gioco nella fatica,
“come un calciatore”, penso...
e perché no?

Le braccia di lei
le sento ancora addosso
con un profumo misto all’amore
che sento...
e anche lei che cerca, immagina
risposta in illusorio
soldo mensile
d’un domani estirpato sul lavoro
per taglio, per risparmio,
per una scopa che non si può
acquistare
perché costa troppo per ramazzare...
figuriamoci...
una ditta di pulizie
che ti sbatte sulla sponda della porta
ciò che non volevi sentire
di nascosto...

Amplificazione di risorse.
Parlano così.
Io ci credo, perché non capisco.
e vedo risorsa “in me” uomo...
nelle mie mani...

Sogno. ORA.
Una trave tra i mattoni
mi sega la vita.
La favola da raccontare
ai miei figli
si estingue
in inutile pensiero
d’un non vissuto di “risorsa”.

Sanno arbitrare,
LORO,
i destini scomodi
di chi vuole sapere,
di chi ha bisogno
di protezione
in questa miniera mondiale
di merce umana
colpita nello sfruttamento
nel chiedere
(senza risposta politica),
nel bisogno di sopravvivenza
(senza cibo globalizzato in “marca”)

RIGORE.
Io, papà, colpisco.
Portieri d’imprese affiancati
respingono ogni richiesta
di mia vittoria su (fattibile) gol.

Ecco la parata
dell’alta finanziata gestione
di mercato umano.
Boia senza cappuccio sorridente.

Limiti spersi
Il raggio leggero di un sole
ha rotto la sua potenza
dentro una debolezza
che nascondeva finzione
dietro nuvole migranti.
Accolgo lo sbadiglio
di parole stanche,
non riuscendomi

a liberare dai dubbi
colpevolizzando
l’esteriorità del mondo.
I gabbiani non smettono
di volare mai
così vivaci tra le nuvole
di soffice cotone,
ed io lassù, confrontandomi
con i loro percorsi di fuga.
La mia essenza di amore
ha paura di spiccare il volo
in libertà
e manco di coraggio
non esprimendo moltitudini
scritti nel destino dell’universo.
Il mio modo accattivante
potrebbe aprirmi
nuovi spazi dove poter volare
in compagnia della tanta
perfezione.

criptica
un buco nell’acqua
dove respirare
rugiade umide
oceanicamente profonde;
un cielo tra nuvole arrossate
di lava,
sfogo di scioglievolezza
inesistente;
mancanza d’aria
tra polline d’ossigeno
dove spunta
lo scoppio in amore
dietro tende
di regia plasmata
d’affetto;
cosmico appartenere
al fuoco del vocio
che insegna di non saper vivere
lontani dal senso,
criptici nella diffidenza
codardi nel sostare avariati
tra l’indecenza
del non vissuto.
june 2008

Quanto?
Quanto so plasmare
questo sentirmi in emozione
senza contenere
il mio urlo liberatorio?

La mia una strana fantasia
si mescola
all’ ombra
d’occhi altrui
mentre le mie ciglia
s’innalzano alle vibrazioni
del cielo sferico
in rotondità spigolate
nell’inspiegabile totale.
Anche le schegge di luna
cabrano nel mio volo
bruciandomi di sogno
tutto d’abbracciare
perché l’età non sa dettare
oniriche parabole
se dall’amore scaturisce
freschezza con cui bagnarsi
in segreto rivelarsi.

Quanto so liberarmi
da queste espressioni
contenenti liberi baci d’aria
spediti e arrivati
senza tanti perché?

Strike
Guardarsi allo specchio
cercarsi tra la bellezza non trovata

| LA CERCO |

in eco di parole
schiaffeggiano passati d’amore dato

| ANCORA PRESENTI
IN IDILLIACI VERDI |

in carta valorizzata
senso di buonsenso
acquistato
(da poco, da errori)....

Maturità, mi urli,
cambiamenti di vita,
in ore da spremere,
ancora da svegliarsi.

Eco di non-vita
s’azzanna, s’inceppa
in artiglio incastrato
da vene di lacrime
inondato di sangue pulsante
per il qualsiasi domani
indifferente
che non so vivere,
fiatare,
odorare,
AMARE,
(perché dimentica)

Strike serale,
abbattimento d’emozioni
bisognoso di stagioni superate
in Insonnia d’Innamoramento
di Mio Valore Conquistato.
Non Di Vita.
Di Dignità Accorsa In mio
AIUTO.
 

La piccola tempesta
Hätte ich mein Leben
reden lassen
würde Ich geheimlos
schweigen.

Mein Wissen liegt
auf mein abhängiges Wort,
nur ein kleines Reden
meiner Seele
wartet auf die nächste Gefahr
meiner Liebe.

Meine Augen sind natürlich gefrohren:
dicht und zartlos leer.

Sie drängeln wie ein Biss
gefühlsamer Entleerung
der Sehnsucht
die zart und fein
über die Spuren meiner Zukunft
stürtzen können.

La piccola tempesta
Avessi lasciato parlare
la Vita
sarei ermeticamente
muta.

Il mio sapere giace
sulle mie parole dipendenti,
si distende solo su un piccolo vociferare
della mia anima
e aspetta il pericolo
del mio amore.

I miei occhi
senza spessore, candidamente vuoti.

Spingono come
la presa di un morso
il pieno
svuotarsi di nostalgia
che con dolcezza e finezza
intralciano le ombre...
del mio futuro.
 

inutilità di pretesa
Perplessità
di continuo controllo
su ciò che tocco,
vedo senza sosta
nel dare valore di non esistenza
in sola materia.

Guardo indietro (sempre)
igienizzando gesti
che pre(te)ndono il sopravvento.

Non sono lacrime
non sono occhi (MIEI)
rossi dopo lo sfogo
è una guerra fredda dentro
chè non trovo freccia
di direzione d’anima
con chi ho avuto vicino
(in sofferenza).

Indosso il vestito di pelle
lasciando morire
ogni contatto sulla mia mano
delle labbra (sognate) di chissà chi.

Il mio cibo
ombre mai fissate
e sentite nelle loro vacuità,
ritmi incalzanti
scolpiti d’antichità
esenti di tempo.

Che forza so
e ho saputo dare
a questa mia rabbia
se sa ancora trafiggermi
senza esistere, senza vivere?

Vendetta per me stessa
derivante dall’occluso aspettare
..... .... ..... ..... ..... .....
aspettare come reclamare,
forse ho solo rubato

!NON LO SO!

sentimenti e delusioni
nelle illusioni
pretendendo libertà assente.

Pretendo e ancora pretendo
vita calda, già evaporata,
nella assolutezza circoncisa
del futuro d’autopsia
non recitata, non aggredita
in un qualsiasi attimo
di follia esasperata
nei pori d’amore che sento,
nel toccarmi sul grazioso perdono
che posso avere
di me stessa....

emozione artificiale
Guardar vetrine
e fissarne la moda
oltre i passi
del vetro.
Si consumano
sguardi di letargo
nei freddi saluti affrettati.

Sospesa
ispirata da una poesia di Natàlia Castaldi

L'affanno del respiro
inciso nell'ombra
del viversi,
sulla punta dei riccioli
caduti, osservati e raccolti
sulla sfumatura
di quel piccolo tempo passato.

Piccoli passi
di fronte a strade
del ieri curioso,
ora presente
nei sogni più estesi
in una possibile, scontrosa
verità da esplorare

destarsi un solo attimo
in gomitolo strecciato,
chiedersi il "perchè"
già descritto nelle visioni
del domani...
non c'è scusa o frase
per l'impotenza nutrita
nella sofferenza.

L’intorno storico
occhi, solo occhi
per svestire
forme in prossimità
della porta accanto.

occhi, solo occhi
per schiuderla distrattamente:
un affascinante
sole eclissato
dal trambusto di una pausa
investendo
la vita altrui
di cuoio bollente
come una cintura
di afoso marchio proprio,
di moda irrilevante,
di notizia,
di boom saltato in aria.

occhi, solo occhi
nel guardare
la povertà altrui
e dir contenti:
^ non tocca a me! ^

marcisce l’Umano,
insieme all’Altruismo
in un ballo
d’ogni momento
sbirciato...
.... .... ....

intorno a noi.
con una mano
nel portafoglio
da tenere gelosamente
custodito
.... .... .... ....
e l’altra
nell’Indifferenza,
nel Far Finta del Non Vedere.

L’altra me
Oggi ho ritrovato
i fantasmi delle mie parole:
han un peso sensato
lontano da impercettibili dubbi.
Una coscienziosa
lacrima di stanchezza
riga una strada
senza certezza;
la vita sommersa
tra le vesti profumate
d’inconfondibile
girotondo affrescato
su creta resistente.
Da non so dove
arriva la calma
della tua voce
nell’eco del mio
istintivo cercarti.

Fuori l’albero
soleggiato d’ombra sulle cime
ricopre di cromatico diamante
la linfa nascosta e timida
del non volersi mostrare,
ma tra i suoi spazi tuonano
le assillanti particelle
del tuo eterno esserci
a cui non so sottrarmi:
persevera esistenza cantata
nel vivere d’ogni mattino
quando il sole sa
di volerci baciare
con lo stesso raggio
dove ogni tuo suono
si posa per venirmi
a cercare accarezzandomi
nel presente
e nel sempre.

Spot
Immagini
dentro schermi
saccenti.
Echi d’acquisto
equipaggiati
di castelli,
mulini,
madri volanti,
padri sorridenti,
figli sguazzanti
in favole di pane
o di biscotti
senza toccare mai
la fragilità
di un guscio fresco
tra calli
teneri di fatiche,
senza specchiarsi mai
nella perla di un sudore
sopra occhi
di chi ha visto scorrere
anni di progresso
poi affacciati
alla rovina
di genuinità
sotto l’età
del sole stanco
… … …
Cosa conosce
l’anima di un bambino
se non una corsa
accerchiata
dal (finto) benessere
filastroccato?
Solo il voler avere
tra segmenti pindarici
della pretesa.

Hai... (16 maggio 2008 ore 23.23)
hai mai sentito
l'amore parlare tra le fessure
delle paure?

Hai mai sentito il mormorìo timido
del destino che sa tappezzare
i tuoi occhi d'attesa
mai stanchi?

Hai mai sentito le grida
di un poeta che san sciogliersi
da clessidre dei tempi
e da lame di frontiere corporee
immaginate solo...
per ferirsi sopravvivendo?

Hai mai ascoltato
la leggerezza
del tuo cuore atomico
sbiancato dalla purezza
che stai regalando
a chi non è cosciente di respirare?

semplice nero
mi lascio andare
alla deriva
come una bussola
senza direzioni.
annaspo fede dopo fede
perdifiato
di piccole risorse d’aria
in mappamondo
d’oltreoceanico mare
finendo in camera a gas
tra bolle respirate
nelle verità profonde
da estirpare
e cacciare
senza un angolo d’ossigeno
d’afferrare pietosamente.
Fluttuare tra onde
di trasparenze
dove tutto sa affogare
e mai aggrapparsi
alla sopravvivenza
gratuita della superficialità
che bramo dall’infinità
dei miei tempi.

Ora finisco di mentire
nelle mie viscere
accostate nelle fondamenta
ataviche dell’esser nata...
... semplicemente così...
Senza scelta...

Kancer
Scavano il grembo
della terra trapanando
timpani d'eco assuefatti;
raccolgono frutti
della sua scorza ammalata
ingoiandone gusti precari,
senza futuri certi d'astratti cibi;
affresco tempestoso
di faraonici ricchi moderni
nell'era del nuovo "era" imperfetto
senza sosta l'America tossisce
e all'europeo sanno diagnosticare
letale cancro ai polmoni;
troppo fumo tra le distese
d'evacuate emozioni...
e la terra (quasi)
implode tra i suoi stessi peccati.

15-04-08 Ciao Walter
Non esce una parola
dai miei toni questa sera

c’è solo l’atmosfera
da tunnel rabbrividito
al richiamo del tuo ultimo sospiro

tu scivoli nei miei ricordi
sorridendo
e conservi stanco il tuo smembrarti
che ora posso solo immaginare

Il tuo corpo assorbito
da particelle indefinibili
e velenose
ha lasciato in eredità
il mistero del tuo domani
progettato a lasciarci
filamenti di tuo esser trasparente,
quasi assente.

Senza parole questa sera

anche la cittàè risparmiata
dal tuo attraversarla piano
con i tuoi soliti passi
e scrivere una lettera a dio
non solleva nessuna pena
per una voce che ti ha solo sfiorato,
e t’ho solo ammirato da lontano
per tuo tanto catturar d’anima.

Chiedere aiuto a dio, no.
Al mistero che stai vivendo si.
Inafferrabile la morte
con lo spillo della sofferenza
che t’ha spento alla mia età,
alla mia generazione;
non ha saputo salvarti
col miracolo della vita,
col miracolo di tanta resurrezione
di fronte al secolare contagio
di progresso,
inafferrabile medicina.
Sei spento e vivo. Vicino e lontano.
Mi sorridi e ti guardo.
intanto dagli occhi trasparenze
di come hai saputo parlarmi
TU, adesso.

Mia libertà
Crescono i giorni,
le promesse,
le libertà,
le semplicità.
Ogni istante un bagliore
di pensiero.
Ogni attimo una luce
da guardare.
Sempre io:
al centro di ogni momento
da amare.

Immagini di viaggiatore
Tra visi passivi e indifferenti
lo scenario di immagini
fuori da un treno
che non si guarda mai.
I ghiacci delle montagne si sciolgono
al sole che sorride con tenerezza.
Entro in galleria
e mi ritrovo ad essere sorridente
lasciando alle spalle
scene di festa natalizia
tra paesi cullati
dal ricordo ossessivo
che ho di te.
Rido in faccia alla mia interiorità
subliminando
il desiderio della mia pace
nascosta.

Misteriosamente tua
Apparivi dal nulla,
sommessamente.
Felicità di soli tatti.
Nella mente
i soliti balli di parole.
Se parlavo, però…
il sole tramontava.
Non importa.
Nasce il nuovo giorno.
E mi colpisce sempre di più
il tuo viso naturale;
segretamente me ne impossesso.
E’ arrivata l’eternità
e si avvia
verso nessun confine;
Non trafigge alcun dubbio
verso il mistero
in cui mi porterai vivendo
anche solo
dentro il mio silenzio.

Il segreto
Per anni ho chiesto comprensione
perfino a me stessa;
nascondevo la mia passione.
Adesso arde con fiamme alte
pur chiedendo apertura;
morirei in un’ombra nascosta
senza aver vissuto profondamente
sulle ali della libertà.

Un’ultima domenica di maggio
Il vento mi accarezzava
i capelli.
Il mio sguardo
tendeva ad isolarsi dal chiasso
ma le grida mi riportavano
alla vita.
E’ l’ultima domenica di maggio
e il sole si nasconde
dal mio cercare macchie
di blu e d’azzurro.
L’anno è scivolato
come sul ghiaccio.
Adesso ci sei tu.
Hai frenato
la costante sofferenza
con il bacio rubato.
Il ghiaccio si è sciolto
ed ora sono stesa sul prato
a coglierne i fiori
dell’esperienza d’amore
vissuto
con te.

Scruto
Sento l’affanno mio
tra rumori di schegge.
La mia mano segue
l’istinto della mia profondità.
Piano, lentamente
salgo scale traballanti.
Riparo me stessa dal dolore
e anelo alla freschezza
della mia fortuna.
Sorrido
alla mia paura d’essere;
Le schegge si ricompongono:
specchio trasparente
tra mille verdi
e i colori della mia penna
anelano all’infinito.
Ogni volta che scrivo
abbatto un po’
di mia finta timidezza
nei confronti del mondo
che fa solo rumore
senza mai insegnare.

Cantico del pianoforte
Straniero nel mio corpo
l’effluvio di note
seminato dalle vibrazioni d’aria…
Matematica insegnante
delle corde vocali
tra le dita:
burrattini legnosi
danzanti tra fiati di festa
di pollini ballerini
di oscillazioni fantastiche;
regìe teatrali
di nostre lenzuola tessute
di favole da ascoltare
………….
dentro.
Senza rumore.

Me lo chiedo spesso...
Il bel paese pieno di radici
il nostro,
di storie fiorite da alte menti
ed abili mani
il nostro, una volta;
il crescere crescente
nell’ alba di speranza
gioiosa, piena di tanti domani;
l’uomo e la donna
abili scrutatori
di mutamenti d’animo improvvisi
per una naturale comprensione,
per una naturale fiducia
l’uno nell’altro
.... .... ....
quanto tempo fa?

Un paese da seminare
di valori, il nostro
nel giardino di un globo
già decollato
nelle fauci d’assoluzione
del Nostro Mastellone
solo da consolare
OGGI, poverino!

Incomunicabilità d’amare nella sofferenza d’amore
Amore,
aprire gli occhi e non vederti più
sarebbe come vivere l’assenza perenne
dei labirinti che sanno indicarti
l’esatta strada della non-uscita.
Farti capire,
amore,
che i nostri giorni
son illuminati da vettori
lacrimali capaci d’incontrarsi
per saperne definire sopravvivenza,
questo sì,
amore...
è esser àtono di liberatorio e veritiero
qualunquismo di dolore
passato e ingabbiato da un sé
nel buio d’una salvezza
di luna salvatrice...
Il mio desiderarti,
amore,
il mio volerti amare,
amore,
mi prende dalla bocca
da un parto nato
nell’indefinibilità dell’essere,
nella consumata definizione
d’uno spiegarti,
amore,
senza che da parte tua
ci sia stata porta aperta nel vivere
al parlare,
amore.

Scoli gocce d’incomunicabilità
nel nostro labirinto
che sa trovar uscita solo
nel guardarci dalle parole,
amore Mio....

L’esser...
L’esser mondo per indossare
il suo calore di grembo;
espìo partorendo il suo spogliarsi
d’amore puro, nella sua occhiata
di sorseggiata sessuale
dal cui buio, dal cui mistero
irraggiungibile e vicino
tossisco versi d’infarto...
annaffiandosi di goccia frammentata
in versi di perché...
non comprensibili;

e poi come un niente
pare si affievolisca quella determinazione
atea del credere oltremontano,
silenzioso, ombreggiato dal timido sole....

edè vivo quell’angolo lacerato,
squarciato, smussato
di pacifica pace con un “se stessi”
da cui tutti saprebbero partire,
ma da pochi calpestabili nelle parole
di un masso o di una pietra
scolpita dall’esterna esteriorità
di pace che tanti gridano...

eppure...
manca poco
in un questo virtuale gesto
d’amore consumato....

Ali di carta
Tu che imbarchi i miei remi
tra le onde dei tuoi verdi oceani
dove le sfumature danno profumo
al solo desiderio che ho di te, sempre.
Tu che sai ridere di me,
dei miei balli accartocciati
al vento dei miei movimenti...
dai passi di tango ardente
e di hip-hop disteso
su lenzuola ancora da corteggiare.
Tu che annebbi nel chiarore di pioggia
galassie imprigionate di torpore
come un lettino da coprire
in aliti di baci sempre da levigare
in consistenti momenti del “toccarsi”.

Tu che sai rendermi fragile
nella mia libertà di tristezza...
ascolto i palcoscenici orrori
a cui non so sottrarmi
nemmeno se impongo alla mia ricezione
un muro di cemento armato
che sa sgretolarsi
quando le mie linee di confine
accolgono nella mia vicina lontananza
grida e lamenti come bombe umane, sorde
che non sanno e non vogliono vedere armonia
in qualsiasi tempo della mia giornata...
e ne fanno dell’amore
l’utopico sentimento atavicamente presente
solo tra le righe di poesia, di romanzi, di film
senza percepire tra un piccolo impulso
quel germoglio naturale che può salvare
mille parti del mondo...

Avvicinati papà
Era la notte
dei mille amori per te
papà;
fucilasti le sofferenze
alle tue spalle
perchè nel volo
d' un'ala spezzata
ridasti senso
al tuo guardarti
innamorato.
Tra la miopìa
delle tue mani
petali
di qualsiasi profumo
t'inebriò il cuore
nel vasto verde
di una donna
che chiamasti amore
per possederla
di me,
alito del tuo domani
lontano,
effigie di scultura
scolpita nei sensi
del tuo perchè.
E quando gettasti
le tue sfocate mani
al grembo di chi
volle farti estensione
allora il tuo seme
si è sparso
incantevole
sull'alta nota
di una notte
chiamata alba
di un nuovo respiro.
E me in un a culla
a piangerti
in assenza
di tuo sorriso,
sobbarcandomi di parole
che avrei espresso
solo questa sera.

Senza il senza
Brucia questo inferno
tra le urla
delle anime stanche.
Assisto
all’eternità
disegnata
dalla fantasia
dei viventi.

Brucia questo paradiso
dove la santità
è contesa
dagli assassini…
… entrano raccomandati.

Bruciamo
in un calderone
dove anche l’acqua
evapora goccia
di lacrima
insapore,
di gioia spenta,
d’emozione
amorfa.

In una culla
senza vele
senza mèta
senza il Dove
del senza un Senso.
Umano.

Il mio esser donna
Non ricordo più
l’istante dei profumi inebrianti
dei miei fiori di campo.
Vestivano aloni d’ebrezza
simile ad espressione
visibilmente inesistente.
Io presente per loro
nella minuscola invisibilità.
L’esser aggrappata alla cecità
del loro presuntuoso volare alto,
nel loro abile destreggiarsi
in misteri a cui non accetto
d’appartenere...
mi fan virare in alto
come respirare e camminare senza peso,
come soffrire ed osannare
uno stato senza strato,
vivendo stesa
alle promesse,
ai baci,
al martellarmi
senza colpi da subire,
non ferendomi nella non-forma
di un arco paurosamente levigato.
So solo di tatto toccare,
so solo cercare rispetto
in un desiderio espresso
in una singola eternità
di memoria specchiata.
In ogni donna,
in ogni suo vivere profondo,
forse,
ho ancora bisogno di scoprire
me stessa,
senza identità,
tra giunture di conchiglie d’oceano
non devastate da una qualsiasi ragione.

Riuscirò a scolpire ali
per imparare a volare?

Fard
Fuoco d'artificio
disidratato
dalle mie stesse ossa;
si muove
tra balli d'aria invisibile;
pesantezza nell'oblìo di un fard
creato per abbellire,
per nascondere
per evidenziare,
far della mia ombra
la mia ricercatezza
dell'esser pura.
Tutto sfuma. Tutto tace
tra la sua polvere cristallina...
nei vari echi
di essermi pervasa dentro
come in una prigionìa.
In forza - in fragilità
in esser semplicemente io:
donna e uomo
asessuati di sola essenza...

L’altro nulla esistente
Assenza non vuol dire
partire sempre da una vita scialba,
non è remare dall’indefinibilità
di un’emozione multiforme.
Si stringe intorno
alla stretta dell’Invalicabile
da dove nasce
l’affresco d’esser al centro.
Un non-senso allucinato
di comprensione eterea...

Tempi passati
Il mondo è troppo piccolo
per abbracciarlo con ardore;
i limiti consueti di ogni giorno
passano all’insegna di una pazzia
per spuntare in un momento
di gioia rara.
Amicizie tornano a radicare
flotte di malinconie
su quadri di vita lasciate a metà.
Abitudini rare si prospettano
su luoghi affascinanti
sbocciando in realtà forti e potenti
perché non possono finire mai
con leggerezza,
senza cogliere i motivi
dell’adesso
costruite dal lontano passato.

Racchiusa
Racchiusa in una stanza
c’è il segreto
della mia solitudine:
niente mi è più caro ora:
vincere nostalgie e paure
di ricordi profondi
e irreversibili.

... Una piccola pillola d'inesistenza...
L'anonimo disconoscersi
è lo scavare
del naturale comprendersi
nella propria pentagrammata irrealtà.

Fiamma d’acqua
Ancora un po’
vorrei di questo giorno
stanco.
Il mio alito
si mescola
al sussurro
di chiusura animale.
Luce
solo luce
galattica
del pulsare
tra i miei muri
dilaniati.
Ho la testa alta
alla forma diamantesca
del vapore
... ... ...
ed ogni sua goccia
balla nella coscienza
fotogrammatica
di ricchezza
inebriante
di fuoco perpetuo...

Naturalezza di cuori
recepisco quel ventoso
accarezzarti dimensionale,
oltraggioso

biancheggia nei sudori
del cuore una passione
morbosa, senza fingere
il bacio sognato
nella realtà di menti

mi fondo nel cratere
del piacere
che solo baciandomi
potrò desiderare
il "di te",

assopita e sognante tra
lo scorrere delle mie vene... in questa
vita di ordinaria naturalezza.

Alla poeta
Sei sempre tra me
e l’altra me
tra una mano che scrive
e l’altra temporeggiata
tra gli assilli delle reclamate
ispirazioni.
Sei sempre tra cerchi
assoluti
come il mito
da ricreare in me
per sentire il tuo sentire
affamandomi ancor di più
dell’attimo di un attimo
ossigenato di fresche scoperte.
Un mezzo di trasporto
-che so-
una specie ancora sconosciuta
(com’è che si chiama?)
MENTE
che sa farsi spazio
anche tra la chimica
di teoremi o esperimenti
che solo il cuore infervorato
sa sciogliere
tra i nodi
delle tue coperte fiorite.
Per raggiungere e raggiungerti
quanto basta
per saperti presente.

Articolo 1
Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.
                                             dalla dichiarazione dei “DIRITTI UMANI”
                                                   scritta  dall’Assemblea Generale delle
                                                   Nazioni Unite il 10 dicembre 1948

L’Africa
Tutto si smaltisce
con l’euforica corsa
al progresso.
Mani e menti
elaboratori di denaro
e potere
... ... ...
forse è solo un bisogno
di sopravvivenza
l’atto di svendita
di piccole essenze
private d’infanzia?
 
Tutto si smaltisce
con una corsa
alla comprensione
... (finta)...
del mondo occidentale
che scolpisce solide colonne
di educazione illusoria
smembrando famiglie
consumate dai morsi
della vera fame
... ... ...
un fiume in piena
che non scorre,
un pezzo di pane
mai cotto e profumato,
un assillo di parole
che non hanno né suono
né significato
se si da un senso lontano
alle ingiustizie
che ogni giorno
decolora un paese
mostrato e disegnato
da finte favole
di beneficenza.
 
E seduta
davanti ai poteri
di alte cariche
determinanti e ricche
(basterebbe un anello religioso
a sfamare piccoli desideri
di naturale sopravvivenza)
un brivido di movimento tellurico
solo alla vista dei tanti
“uomini e donne”
bianchi e grassi
di protagonismo ignorante
... ... ...
L’Africa muore ingoiata
in un morso d’alito
di confusionale indifferenza.

Un istante fa
Adesso nasce un sospiro
lento
liberatorio
mi culla
tra l’etereo essere rotondo.
Tossisco versi
per scoprire
un ennesimo centro
di sole radioso...
e lo stesso
non mi brucia
e non mi “sembra”
e non mi parla
e non mi penetra
nemmeno la memoria
del filo spinato
appena sciolto
con l’amore
delle parole.
Adesso
tra il mio scontato
respirare
stanco
presente
convulso
per gli anni dei sentimenti
appena provati
in un illusorio istante
rimuoio riguardando
istantaneamente
il mio solfeggio di sguardi
persi nelle sinfonie
non ancora ascoltate.

Tradimenti
Le immagini corrono nella mente
di un fantasma occulto,
brama di prendere l’aureola dell’innocenza
di ogni uomo.
Il tradimento lo scagiona
dalle falsità proposte dalla Santità,
e ci porta tra le fiamme
assetate di bugie.

Freddezze allettanti
Basta credere ad una favola
separata dalla realtà creata
per far soffrire.
Norme di felicità raggiunte solo
dall’odore di muschio colorato,
in balia di sguardi passivi e lontani.
Nessun rumore.
Solo il frastuono
di chi sa condividere
le sofferenze con gli altri.

Lezione di morte lontana
Quella luna lassù…
per chi c’è?
Esiste per noi che guardiamo
lo spazio tra le stelle,
esiste per colui che dipinge
paesaggi di quadri
salvandolo dalla sopravvivenza.
Impara ad accettare
la friabilità della lontananza
che scorre
oltre il buio spaziale.

Un angolo d’amore
Graffia un angolo d’amore
non espresso.
Una strana malinconia o nostalgia
mai vissuti
nei suoi eterni giochi
di bambino.
Mi crogiolo nei polmoni
senz’aria
non potendo superare
una barriera di confine
guerreggiata nella distanza
d’affetto nata oggi, adesso,
nel giorno concluso
senza averlo toccato
nelle vive emozioni
dei suoi tristi capricci innocenti.

Quando mi sposi
Quando mi sposi
tra le tue vibrazioni
anche di dolore
allora smembro
la solitudine
in particelle d'eco
da sfamare solo
con la sicurezza
del tuo esserci.
Quando poi
mi dormi accanto
allora la culla
dei tuoi sogni
sapranno di cuscini
profumati:
immaginazioni lente
protette
anche durante
il giorno,
non morendo mai
in assilli ventosi
d'inutili guerre di parole.

Confusione
Volevo ridere
piangere dalla gioia
pensando a quanto è bella la vita
e la mia esistenza
stroncata dalla confusione,
fatta solo da considerazioni
lasciate a metà,
per una libertà tolta
dall’ignoranza,
per la voglia di chiedere aiuto
a te, che non ci sei.
Non c’è posto per il mio sfogo,
non c’è posto per il mio sentire,
non c’è posto per me
persa in un vuoto profondo;
chiedo di urlare invano:
Vivo in un mondo soffocato…
e questo fa trasparire
l’ombra di una pazzia
prossima a venire.

L’incanto
Dentro di me bussa il tuo respiro:
scatena la malinconia
di tenere accanto il sospiro del vento
racchiuso nell’istante
provato dentro di me.

Esserci
Raccolgo le stagioni
tra i sorrisi dei fiori.
L’estate c’è
anche nel freddo
d’inverno polare:
la neve si appoggia
tra le silenziose frasi.

La primavera esiste
anche sulle colline di vento
dove i sussurri
raccontano favole
di passi umani
malinconici, nostalgici
assiderati dal freddo d’anima.

Ma il fiato batte
perennemente nell’inconscio
vivente dei ricordi
dove le memorie scolpite
non si stancano
di emozionarsi.
Mai.

Donne della sua vita
Riposavano su giacigli
vacillanti di tenerezze.
Ispiravano passioni
istantaneamente prolungate.
Dormivano sul suo corpo,
sul sogno del suo riposo.
E poi andavano via
con libertà conquistate
costruite con la mano
del coraggio.
In ogni storia
l’ombra di una luce
di una donna della sua vita.

Oppressore sconosciuto
Schizzi di oscurità
scendono sulle ombre appartate
di una stanza rumoreggiante
di scricchiolii nascosti,
dentro emozioni soffocati clandestinamente.
Non sempre raggiungi le tue ambizioni
con i tuoi silenzi
pronunciati dalla sordità
delle singole parole.
Ti rode la freddezza,
trattieni pianti soffocati
da una forza bruta che ti uccide
senza la consapevolezza
di quell’istante
trattenuto con un fiato sospeso.
Ma perché non urlo?

Casa di ieri
Sulla schiena
il calore di fuoco
familiare,
(quasi) senza bugie
di sangue che non mente
nei colori dell’aria.
Il verde disboscato
dal sole
irradia nuvola e montagna;
da lontano la vista
è come un soprano
di fresco profumo;
c’è lui,
il mio piccolo,
pien di lode
a vociare un rosso
amaranto
all’orizzonte
dopo giorni
di assoluta pioggia.
Nascondendo nascondeva
… … …
pillole di me svestita
di semplici sussurri
catturate solo adesso
in questo tempo fermo.
Mi espando…

Maschere
Cambio strofa
come cambiar pelle
azzardo
malinconicamente
spruzzi di feste
nell’oasi dei profondi laghi
e ne pretendo
l’arioso vestito bagnato
che mi tinge
le braccia
sul corpo delle mie espressioni.
E’ lacerante
sposarmi
con grandi dolori
e sofferenze.
Quando i sensi
non riescono a penetrarmi
dalla luce che m’investe
fino a farmi
diventare cieca,
fino a farmi
diventare
me stessa
nella solitudine.

Fulmine
Questa bianca
nuvola d’estate
è un ronzìo del tempo
che scorre
tra le nostre occhiate.

E’ la luna piena
con le sue impronte
attaccate al ricordo
dello scrivere
in controluce.

Altezzosa e candida
rivelatrice
di un temporale sciolto
dalla paura…
La punta spinata
delle mie dita.

Grido lontano
Richiamo alla luce della sera
il suo lontano respiro,
quasi assente;
le ombre di vento
mi trasformerebbero,
con preciso intento,
in una perdizione senza fine:
guiderei passi ansiosi
scoprendo il perché
di un gesto racchiuso
nella memoria fragile…
incompresa.

Credibilità istantanea
Sono leggermente ferite
le passioni di un’anima:
sfocia in seno
ad un pudore nascosto,
profondamente contemplate
da una paura sentita
solo sull’ombra di un viso.

Sensi
Serenamente poso la mano
sulla guancia tiepida,
spingo la mente
a guardare immagini pensate
con giudizi falsi.
Urlo:
perché lasci parlare
il momento di una parola
pronunciata senza essere capita?

Il mito ritrovato
Il mito nasce
dall’illusione
di voler superare
i suoi passi stesi
su traettorie da seguire,
dall’oscurarsi
di fronte all’Io
per non capirne certezze mosse
disegnanti
di naturale bisogno
di dialogo interiore.
Fa paura smascherarsi
di tasselli inondati
di certezze proprie
vacillanti grazie
a conferme esterne.
Nuotare
sulla vita
dei propri gradini
è solo
la conquista
di libertà
affaticata
d’espressione
curandoci sempre
con l’abbraccio
dell’aver capito
i nostri vissuti,
le nostre accoglienze
i nostri rifiuti
i nostri aver amato
amando ancora...

Giorni lontani
Colori di seta
urlano alle anime
di menti che fuggono,
e le incomprensioni
trascendono;
un modo di essere
che ora non c’è più.
E’ nostalgia.

Stelle
Stelle cadenti,
cuori morenti,
fiori piangenti,
lacrime fuggenti.
Vita di chi ama
anche l’ultimo
sospiro
dell’età che si spegne.

Libertà
E’ una felicità appena nata
per pensare
ad avvenimenti lontani,
vissuti con passività.
Il mio dolore non trapassa
il confine dell’indifferenza.
Amicizie nutrite con colpe,
oscurate dal dovere,
e senza dolcezze di condividere
alcunchè.
Ma ora io consapevole
di accettare
i miei amori,
le mie passioni solo sognate
e tendere all’immensità
di essere libera.

La luna
Ho visto la luna.
Colorava il suo intorno
di galassia
con il giallo vivace
per rasserenare
chi sente il buio dentro.
Quante volte ci guardi?
Conosci il nostro palcoscenico
di guerre, cattiverie
e miserie.
Immagini il nostro destino.
Le luci si spengono.
Ti guardo conservando
la tua poesia
dentro l’anima mia
che affretta a ricordarti
quando inizia
il tetro dentro di me.

Profumi di poesia
Mi sazio
di silenziosità
tra aromi
indiscutibili
e laceranti

viziosi ed altezzosi
solo tra il vibrar
delle corde
o dei tasti
o più ancora
dei tamburi
essenziali

che fan di una casa
l'altosonante
guardarsi
senza paura.
Per dividere il sè
senza bramarne
lontananza

per ascoltarla
senza assordarsi

per cantarla
senza avvertir paura
di stonarsi

con i fiumi
dei ricordi
che si avvertono
nei loro letti
profondi
in vicinanza
col vissuto
o per il...
sarà.



Generazioni

Son separate da un sottile
soffio di distanza
eppure in me
la cura e l'immobilità
nel vederle così immortali.
Son fiori di sorrisi,
di gemme portate interiormente
nella culla di luce
delle mie vene inaccessibili...
se non dal loro eterno
mormorìo di vita
che infinitamente
custodisco dentro.

En passant
En passant
messaggi preclusi
tra gigantesche
onde fotografiche
c'è l'alba che si spoglia
e si muove nel suo vestiario
di sinuosità.
Lucida, lei, tra le
mani tappezzate
di languidi sbadigli
che sonno non ha.

En passant
parole confezionate
da infinitesimali
squarci trasparenti
che si ricamano
con le fusa di un gatto
pronto a svegliarti
dal languore delle coperte
cenerentolate da sogni
inconsciamente vissuti
nella coscienza.

En passant
una matita sugli occhi
una gomma da cancellare
sulla bocca
un pugno nei gesti
ancora d'ammaestrare
in umiltà.
Negli anni, passando.

Quel partito "vestito di nuovo"
L'Italia oggi
è come un vivere
assopito.
C'è chi si sorvola
con le voci
tra zapping di TV,
martelli e picconi
sulle teste
di chi sospira
lagne soffocate
in cerca
di falsa credulità.
Sempre le stesse facce
più gonfie
di benessere,
sempre le stesse poltrone
con le molle
che li spingono
sempre più su
e come aquile reali
registrano prede
da cui spennare
perfino gli odori
di fatiche ormai
inodori...
non han sapore
nemmeno quelle
più
ormai.
L'Italia oggi
è come un vivere
assonnato
con la nascita
del "Popolo della Libertà":
quella lontana Libertà
si sta seminando
come un dolce ricordo
tra gli anni passati
quando la guerra
faceva sperare
in un mondo migliore
quando le intemperie
della miseria
nutriva ancora
la forza
di una ricostruzione
che adesso
nell'Italia di oggi
non si sa neppure
sognare, desiderare,
Vivere.

Volti bianchi
A volte
anche i cocci
di vetro
sanno ballare
tra i loro frantumi…
guardandosi
avvertono la magia
della loro stessa trasparenza
affogando nel dolore
che han saputo creare
rompendosi
tra i loro
piccoli
infiniti
pianti.
Soffrendo come chi
non sa d’esser spezzato
nell’invisibile esserci.

Dispersa
Io cellula distaccata
dall’oceano mosso
di guerre umane
dove le lotte
interiori clandestine
s’imprigionano
prima di un
palpabile contatto…

Io fibra consunta
tra scarpe calpestate
schiacciata
solo dall’amore
di una storia
in riva ad un letto
d’acqua passionale…

Io ramo distaccato
da rumori naturali
peso il mio fardello
di un ritmo
ancora da comporre.

Io con un odore
ritemprato
accolgo
nel mio vasto labirinto
infiniti raggi
di tele
tutte da vestire.

Felicità e sofferenza
La tua immagine impressa
sempre dentro e fuori di me.
Rido, grido, piango,
parlo, scrivo, canto
sopportando
la mia pesantezza.
Forse così imparo
ad essere felice.

Zampilli dimenticati
Buttate via le mie schegge
di desideri lontani.
Allontanate da me il suono
dell’echeggianti parole
ancora nel mio cuore,
lasciatemi imparare
ad evocare l’assenza di vita:
C’è ancora il bisogno
di adagiarmi nelle mie illusioni
bruciate su una tela
e disintegrate nella polvere austera.

Nel sacrificio invano
(dedicato alle vittime dell'acciaieria di Torino)

Temporalesche grida
dal soffitto del cielo
dal buio del ventre
nato per distruggere.

Avvolgente nastro
imbiancato dal tepore
della sofferenza innocua
voluta dal destino d'era prescritto.

(E' d'industriale arricchimento!!!)

Fumosi avvoltoi striscianti
su lapidi e funerali
inattesi
in simbiosi con la falce

spezzata tra la pericolosità
del malessere d'ogni fiato.
Continuano ancora a mordere
il brutale pane spezzato.

Nel sacrificio invano.

Il tutto
Io non sono niente
quando tra il vento
mi accascio
in fumo di desiderio.
Non sono niente
quando tra il rossore
non trovo apatia,
smagliatura
di ferita sofferente.
Non sono niente
tra le parole
del cosmo
che parla
di quiete silenziosa
-e forte-
solo nel costruire
sillabe di ventre
che dovranno
ancora nascere
tra erbe
d’arcobaleno
e tra lussurie
di umanità,
di trasparenza,
di soldo
appartenente ad appigli
giocosi di sola
ventilazione acrobatica
letale…
Vitale spirale
giallastro di stelle,
di spazi
d’espansione…

L’onnipotenza
Alle spalle
fitto sguardo
allucinato.
Dall’Alto
rumoroso
colpeggiare
senza una colpa;
non ammetto
mani
non-eistenti-
che sanno crear fantasie
a bellezze espositive.
Quadro surreale
di fiati sul collo
dove potenza
d’alito pesante
annulla,
lacerando,
volontà,
capacità,
l’esser creativo
di fronte ad un buio
di mafioso
politicizzato
solo da piccole sedie
da aggrappare.
Finale:
sedere a terra
-il nostro-
con un fianco
morso
come una mela
e il succo ristagna
perfido
per dirti acerbo
“non vali nulla”.
Noi,
vermi solitari
senza lasciar striscie
inciampiamo
tra risorse
del “non si può”
solo perché
il sistema globalizzato
sorvola
sopra le anime
dei diritti umani.

Pindarica
Risucchiata
dalla stanchezza
dell’esser sveglia
cado dal letto
come fantasma
grigio-perlato.
Avanzo
tra odore di caffè
già gustato
e disilludo
il mio petto
a respirare ancora
il pane quotidiano
dello stress
che mi aspetta
fuori da un cancello
di solo cemento.
Apro con quale chiave?
Nera, bianca,
d’oro, d’argento?
La serratura
le accetta tutte
ma l’ansia
del varcare
il passo
oltre il mio
profumato giardino
lo abbatto col ruggito
appagandomi
diversamente
con una traiettoria
altalenante e briosa.

Ombre sottili
Le lucidità superano
versi più profondi.
Le penombre sfiorano
tatuaggi di rose profumate.
Al di là di nessun rancore
lieve nostalgia
di un tempo;
non più fughe
ma lenti passi
di un cammino
ombreggiato
in momenti
di profondità superate.

Credo ci sia ancora
un attimo di leggerezza
ora che la notte
sforna mille stelle.
C’è ancora tanto da crescere
in questa notte piena
di altezzosi gesti d’amore.
Lascio cadere qui
alcune ombre di ormai ricordi:
adesso voglio solo respirare
di cuore,
di vivacità,
di mia anima riscoperta.

Agonie incantate
Agonie disperse
su campi fioriti
sbocciati in seno al sole.
Poesie nate
in notti di grida
cantati in seno
all’amore.
Mancanze di sussurri
urlati alla felicità
su orli di paradisi incantati.

Julie
Come posso io esser accanto
a quel sospiro così solo
tra le mille e più infinite
molecole d'aria?

Come posso io ascoltare
la vicinanza del suo parlare
tra le distanze innaturali
delle nostre strade?

Come non posso io
starle accanto
se tra queste lontananze
si avverte solo simbiosi
di naturalezza immensa
e tra la cecità d'occhi
si respira oltre
la sottile comprensione.

Tutto diventa carezza
anche tra mari
di cotonati
brividi d'amicizia
dove appoggiare
il proprio cuscino
di reali sensazioni.

Succede!
Lampante.
Così.
Sosta di una corsa sfrenata.
Non vedendo.
Era ubriaco.
Corpi stesi urlanti
con la morte sulla coperta d'asfalto.
Luci rosse
morte tra gli scoppi dei fari
sorridenti.

E poi...
in riva al panorama
dello scontro in strada.
Non pesa quella massa
sulla sua coscienza
quando dentro di lui
si svegliano
quegli occhi
mai cresciuti
spezzati dalla sua stoltezza.
Già...
Perchè perdonata
dalla Legge.
Quale?
Se quelle poltrone
di verità
seminano solo rigetto
di sabbie mobili
dove affogare...
i perchè sgozzati
i sogni bruciati
i domani cancellati.
L'Ogni giorno
continua
nella bussola impazzita
di questa vergogna
ITALIANA.

L'altra vita
Slegata da un film
catturata in sogno
e addormentata
nel dubbio.
Tra le inesistenze
delle tinte
mai vissute.
Tra incompiuti gesti
mai desiderati.
Cuciti soltanto
da infiniti se.

Nascita di una semplicità
Un brusio percuote
la pienezza di un deserto;
lascia cadere
indifferenze
di uomini che dormono…
c’è un piccolo risveglio,
una leggera esilità.
Ora sente il vuoto
di un cuore che batte
per qualcuno già pronto
a vivere.

Fragilità di solitudine notturna
Ogni passo si ferma pesante
in questa città silenziosa,
mentre il cielo ricorda
pesantezze di serate piovose.
Gente che cammina
tra sogni e illusioni notturne
acclamano fughe
da giorni inquietanti
e i bambini lasciano crescere
innocenze in tenere età.
Rumori assopiti interrompono
questa scena madre,
tratta dall’istante
di un ricordo vicino.
Vivo di un silenzio
che racconta
più di infinite fantasie.

Doni
Regalo a pagine vuote
la bellezza della sofferenza,
i colori della solitudine.
Regalo a lei
l’incapacità del mio sentire,
il rumore dell’anima mia.
Regalo a noi
il desiderio sconfinato,
la voglia di voler cambiare
stagioni alternate,
l’amore oramai radicato.

Poltrona
Accòmodati
tra il lenzuolo
di frasi,
tra la lussuria affaticata
delle parole,
s'inebria festosa la cultura
di chi insegna alla Vita
l’estrosa spiaggia
di benevolenza astuta.
Rincuòrati tra il firmamento
di storia profonda
di aforismi in festa
di balli in movimento
dove tu osi essere il filo
d’infinita particella
allo scroscio curioso
del sapere.

Ieri
Mi oscuravo allarmante
di fronte a magie
di mare,
per paure, per vergogna;
richiedevo lumi destreggiati
da voci altrui,
apposta per ferirmi
da cicatrici lunari:
mai sarebbero andati via
erano silloge di verità
appartenenti alla foga
del mio pozzo segreto.

Assenza
Grattar le linfe
dalle foglie
che non han più vita
e porle su cuscini
di respiri.
Lentamente seguire
le sue strade
per arrivar
sulla punte fine
di un arco
pronto a scivolar via
dalle dita.
Rompere le acidità
velenose protese
a dissanguare
chi di linfa propria
non sa vivere:
solo adottar così bene
estraneità di vigori
imploranti per mostrarsi.

Come non si è.

Non so se....
E' giusto morir di lunedì
quando la vita inizia
a nuove avventure...

o il martedì
quando guerreggiano
enfasi di costruzione...

il mercoledì
nel mezzo del cammin
di vita

oppure il giovedì
quando la maturità dei sensi
non è ancora arrivata

... venerdì?
Se tocco l'amore
tra dita d'orgasmi

e sabato
languidamente
infuocata di ricordi

Neppur la domenica
tra strepitosi
sonni e sogni...

I mesi
che invocano
gli anni

Da scartare
come regali
d'infiniti
fiocchi d'oro, d'argento,
rossi, neri---

Come nel vivere
anche nel dopo
dei fotogrammi
istantanei
a cui ci si abbandona
sotto forma d'amore
e d'ascolto.
In ogni senso
ne rimane il respiro
da catturare
se si ha voglia
di vivere ancora...
Glò 09/11/07

L'allòro
Non tace più

Si accartoccia
tra le palpebre
dell'aria campestre
ed al suo fianco
piante, odori
di rosmarino, basilico,
prezzemolo
... e quadrifogli

Un dono d'altri tempi
quando la sua fine
era lontana
neppure tra le fessure
dei confini
inesistenti

Giace la terra
languida
alle sue carezze

Adesso spira
la foglia grande
della sua eternità

E mia nonna
sempre ad abbracciare
con i suoi occhi
l'umile dono
adesso diventato grande,
l'umile abbandono
al suo nome nome
solo amato,
come un figlio.
Rolando.

Tu, amore mio
Io ti sciolgo
i capelli al sole
e ti abbraccio
con pennelli di stupore,
così ti rendo mia
tra il diamante di roccia
che ho scavato
per arrivare
al tuo suono
d’essere.
Io ti spoglio
con le mani al vento
e se non parlo
è il mio cuore
che si accarezza
con i tuoi occhi verdi
tra le simbiosi di un cratere
da cui non cado:
ne sorvolo il soffio
che afferro tra le ali
della nostra esistenza
e ne respiro
onnipotenza
rendendomi aggrappata
all’eterno sogno
che vivo solo con te.

Senza rimpianto
Solo un piccolo
sbircio
tra le fiamme del fuoco.
Osanno senza limiti
i geometrici calori
del suo stesso gelo
non rimpiangendo
nessun attimo
di vita respirata
istante dopo istante.

Il j’accuse
Io non so
se questo bruciore
allo stomaco
è solo segno
di un cammino inesorabile
dentro ingiustizie
del mondo.
E’ forse
impotenza astrale
di combattimento
“collettivi”
depravati da ricchezza
di possedimento.
… … …
Anche di vite
morte
calpestate.
… … …
Poi,
se guardo
il fondo marcio, scuro
vedo loro,
non noi
tra le odorose melme
che hanno costruito
come autostrade
per puro egoismo.
… … …
Il mio stomaco
brucia ancora
di indigestione
cancerogena.
Gli occhi miei
corrosi
dalla troppa luce
di finto artificiale.
... … …
Una vista di tale scena,
la vista di miseria futura.

Una lacrima nella tua anima
Mi è sembrato di vivere
in un tempo lontano
pochi attimi fa,
ripercorrendo lettere
piene di parole
che contenevano verità
racchiuse e imprigionate
sotto gli occhi del tempo.
Ho immaginato di vedere
nella tua anima
una grande lacrima
che aveva bisogno di sfogare
per poi asciugarsi sulla tua mano.
Chiudo gli occhi dopo aver baciato
le tue dita,
e sento l’ombra che ravviva
la mia mente
tesa a ricordare un vento
spirato con delicatezza,
quando una volta ero felice.

Lasciarsi andare
Attraverso prati,
montagne, mari
all’apparire del tramonto.
Il rossore lascia cadere
il suo fascino
nelle acque profonde,
dove il corpo
non vuole toccare
il fondo trasparente,
per non cadere
in un errore che potrebbe
ferire.

Lasciarti
I miei passi affrontano
il coraggio della vita.
Un’altra consapevolezza,
come se tu
non ci fossi mai stata.
Un legame sciolto
perché ora il mio cuore
sta gridando segretamente
un altro nome.

Non ho sonno
Squarcio d’animosità
tra le palpebre
che si abbassano.
Vorrei ancora
e poi
ancora
passeggiare tra cantieri
canterini di farfalle
dispiegandoli in voli
di fantasia
e saziarmi
di soli odori
che mi regalano
misteri oscuri,
lamentosi
di forti bui,
di silenziose luci
e di acuti coriandoli
da colorare
tra occhi sonnolenti.
Senza dormire.

Nel cielo ritrovato
Questo dolore
non mi fa stare
in piedi,
zoppico tra lo scorrere
di un tempo
alla rovescia
della mia caduta.
Nell’asfalto di fiori
profumo il dopo
del rialzo
con lenti al cielo
senza che il sole
bruci le mie visioni
di stanchezza provata
anche solo
per l’istantaneo attimo.

Per fortuna…
nuvola.

Difesa
Resistono agli occhi
volate ingannevoli
di frasi striscianti
tra muffe stantìe.
Son logorate sempre là
nella striscia di perversione.
Resisto, io,
all’accettazione
di una regia bugiarda
chiassosa,
ma…
efficace
dentro un vestito malconcio
di minime noie
da tappezzare.
Così lavica, fumante
sgretolo con i piedi
e la testa
la storia infinita
di frivola grandezza
costruita
solo per difendermi.

Merito
Meriterei, forse,
un po’ più d’attenzione
tra frammentati spazi.
Peso senza paura
il racconto
della mia mano
lenta, disincantata.
Sorrido
con un piccolo
indifeso grazie
a chi ha paura
di mostrarsi
trasparente.
L’esser veri
anche di fronte
a se stessi
non ha pesantezza
se si calpesta
la mancanza
di coraggio.

Questa notte
...questa notte
ancora oscurata
nell’alba,
il tramonto
del bosco
ancora pieno.
...gli occhi miei
ancora accesi
dai fuochi di vetro,
trasparenze certe
si avvicinano.
Come un lampo
vedo l’aria,
saetta fumosa
tra i miei pensieri
dell’Aurora
dove per lei
c’è ancora lo spiffero
della notte…
che dorme sognante
tra cuscini
di oasi indifese.

Bronza
Il mio diario?

Incantato di sapore
come un buon vino
dentro una botte
ubriaca di vivacità d' anni.

Il mio ieri?

Senza la culla bambina
dove la mia memoria
già sapeva
di affogare nell’aria.

Il mio ora?

Fresco astenersi
dalle parole incattivite
dall’invidia
che non voglio
nemmeno percepire
attraverso l’occhio scrutatore.

Silenziosa.
Come un tizzone coperto.
Pronto a scoppiettare
tra lingue assatanate.

Consapevolezza
Sono ancora in festa
tra vestiti di ricordi,
tra lieti fini
tutti da digerire
alla sommità
di un picco
altamente folgorato
da simbiosi vincenti.
Naturali
e spogli
come gli alberi
rigogliosi
e respiro…
anelo alla forma
d’essenza
ancora da scolpire
… con gli affanni degli anni…
… no…
con la minuziosa
carezza
intarsiata nella radice linfosa
e nella caparbietà
delle saggezze
riemerse
… adesso…
nelle delusioni!

Se d’amore
Se cadrò
… e quando
creo adagie percussioni
di castelli
dove l’eco amareggia lenta
le silloge nelle ombre.
Tocco e spiro
sul feto
del mio penetrante
rientro al mondo
guardando,
allibita,
le sirene divulganti
a suoni d’ambulanza
e scorgo, da lontano,
il fantasma
di un essere
vicino ai punti d’aria d’azzurro.
M i parla:
“Alzati e guardami
in faccia
perché Io sono
la Vita che tu
ancora e per sempre
potrai esplorare
col cammino che corre
oltre la speranza
perché li
troverai l’universo
d’amore
che folgora anche la morte!”

Scie di incomprensioni
Le ore passano,
il tempo non si ferma,
la gente cresce,
ma non matura;
apro la mente
e lascio cadere
in me
le comprensioni
di chi non sa vivere
giudicando qualsiasi
propria giusta moralità.

Assopirsi
Sguardo infinito
al cielo,
manti di nuvole
sull’anima della notte.
La luna chiude
i suoi occhi
e cancella
la luminosità
del firmamento.

Tesori
Apro le mani
e trovo segni
di leggerezze assillanti.
Apro gli occhi
scrutando, osservando
semplicità nascoste
nell’anima
di un bambino.

Canzone per Me
Non amarmi se cerchi
i fantasmi
dei tuoi anni
dentro gli occhi miei.
Non toccarmi
se vuoi
un’emozione da poco
usando i sensi miei e tuoi.
Non guardarmi
come se io fossi
una pazza idea da inserire
nelle tue poesie.
Se invece vorrai
un profumo,
una lacrima sul viso,
una sporca poesia
e non vorrai gettarmi via
come una bambola
che non serve più,
in tenere radici
dentro i pensieri tuoi
mi troverai.

Il vuoto
Se non ci fossi stata tu
sarei stata meglio.
Se avessi avuto il coraggio
di spiegarti la mia apatia,
forse non saresti stata qui.
Quanto può durare ancora?
Un giorno pari all’eternità?
La mia interiore insicurezza
mi fa sentire il vuoto
che mi trascina verso
il più profondo
degli abissi.

L’amore nascosto
Passerei ore ed ore
ad immaginare a come ti vorrei.
Darei non so cosa per stare con te,
anche provando la paura
dell’insicurezza.
Mi perderei nei tuoi occhi
dove sfiorerei la tua mente.
Come farei?
Non è paura la mia,
è forse vergogna…
mi ucciderebbe
il tuo andar via,
per timore che tu possa
sentirti dire
“Ti amo”.

Sapore natale
(a Vacri, mio paese d'origine)

L’aria di casa mia
non ha alcunchè
di vistoso
tra foglie di querce
solo quadrifogli
nascosti parlanti
tra le memorie
delle stagioni secolari.
Sapori di rugiada
freschi decembrini
e aliti di pollini
tra espressioni coltivate
alle nascite d’alba
e di tramonti primaverili;
i rumori
dei trattori raccolgono
frutti ed erbe di fieno
in balli di quadri
pastellati fino al cielo.
E tra le infinite memorie
si spogliano gli affanni
dei lavori sui corpi
degli anni…
Mi trovo sola,
come in un sogno
davanti alla montagna
invalicabile, lontana,
innevata anche d’estate,
scruto scheletri
da lontano
tra gli avi delle presenze.

Olive spremute
in olio
sulla fetta di pane
provato con il bacio
d’amore sciolto
al sapore desiderato.
Distese dipinte
nel cuore dei miei ricordi
ancora oggi, adesso
vigila con il tocco
per non fuggire
dalle origini
a cui appartengo…

Un’estate
Guardavo campi aperti
ai raggi del sole,
cullati da zampilli di acqua azzurra:
si allontanavano da me
con velocità estrema;
vedevo nuvole grigie,
tempo da ammazzare,
magari a tappe,
da notizie e nomi
da voler bene,
in questo paese ombroso,
affascinante come
un bosco illuminato:
irradia il suo colore scuro
e rassicurante
ad una paura: urla al mistero;
annuncia il giorno
di rossore unico, di vita,
di tempo che si muove.
Gocce d’acqua, poi…
scendono dal cielo,
sull’erba, sulle foglie,
su di me,
con una leggerezza…
quasi non si avverte,
senza lamento;
rinfresca l’aria
di semplice essenza.
Come posso asciugare
tanta dolcezza
dall’anima che mi riporta
a vivere col cuore?

Pianto dissolto
Esistere solo
per essere ciò che si vuole,
bamboleggiando con le frasi,
distogliendosi dai doveri,
mostrando solo maschere
fasulle o vere,
ma non a me stessa…
mi trovo in un luogo
che non conosco
quando il mio cuore
tocca la coscienza.

Girovagare
Dietro questo traffico assoluto,
dietro le grida di un vento
che agita rumorosamente il mare,
dietro il bersaglio di frecce
insistenti…
si nasconde qualcosa…
Desolazione, forse,
per non riuscire a capire
i tanti perché.

La luce nascosta
A volte vorrei provare
a vedere il mondo
con gli occhi di un cieco,
immobile davanti all’oggetto
dove ne percepisce il senso.

Vorrei provare ad amare qualcuno
con il suo cuore,
riconosce il sapore
di un profumo intenso
sulla sua mano anche se
non tocca…
ne percepisce il senso.

Accetta le sfumature
delle più grandi sofferenze
al di là del tatto e delle parole.

Cieli di fuoco
Cieli di fuoco
si affacciano nella notte
sommersa dalle paure.

Soldati affacciati
su campi di battaglia
rischiano la vita
per abbandonarsi
al destino crudele.

I loro occhi incavati
dal sonno;
volare in una terra libera
dove non si sente
il fischio del missile
che riduce l’innocenza
ad una nullità.

Sono stanca di sopportare
la morte come un dono,
come la fine naturale
da accettare.
Questa guerra sta spegnendo
la speranza e la purezza
di ogni bambino
in una terra abbandonata
al deserto nero.
(Chieti, 5 febbraio 1991)

Vita
Si urla , si nasce,
è vita.
Ogni bambino che cresce
è un po’ d’emozione.
Impara a camminare,
a parlare, a giocare.
Non sa di vivere
solo respirando.

Ogni ragazzo che cresce
è un po’ d’amore.
Scopre il sentimento
chiudendo gli occhi sognando
abbandonandosi
alle sue illusioni.
Le prime emozioni,
il primo bacio,
la sua prima volta,
indelebile.

Ogni uomo che cresce
è la sua storia
di vitalità, di decisioni,
di sicurezze, di orgogli…
di successi creati con istinti.
E’ la maturità arrivata
sulla cima della sua solitudine,
dove ricorda e riflette.

Adesso ogni uomo che ha vissuto
è ricordo
di forze, debolezze,
emozioni e rimpianti.

E’ vecchio
con la sua impronta
e la sua ombra sul mondo fugace.
E’ un attimo.
Osserva il tramonto
con il suo ultimo raggio di sole.


Il vento è leggero,
il suo sospiro
dolce e sereno.
Fuori una foglia secca
si stacca dal ramo.
Guarda il vecchio
che muore insieme a lei.

Accettarsi
Il mondo è meraviglioso
quando si è innamorati,
felici solo all’idea
di vedersi aprire un fiore:
godereccio dei raggi
che gli viene regalato
da tanto miracolo.
Il mondo inizia
ad essere accettabile
quando ti sfioro:
una foglia trasportata
dal vento che ama.
Adesso il mondo
non è più come prima;
ora
ricordi fugaci.
E’ inverno
e non posso più vivere
col suo sole freddo,
col suo fugace sorriso.
Il mio amore non trabocca
nella ragione
che pensa solo
a non accettare se stessa.

Il lungo aforisma
La politica
è una banca
di parole
e nozioni.
Chi si vende
con l'investimento
delle proprie frasi
(ripetute
e già sentite)
non paga interessi
di proprie spese.
E' retribuito
con il sudore
di coloro
che sono "in rosso"
e di coloro
che percorrono
la strada
della indesiderata
bancarotta.

Epilogo secondo
Alzarsi
ogni ora
tra ombre riflesse

Fulmine
tra grinfie…
… mancanza

E’ storia d’incanto.

Storia d’incanto
… Perché i tuoi occhi
sono lo specchio
del mio riflesso in te
e il mio sguardo
voce lucida
di presenza
tra meandri
di amorevole passione.

Mancanza
Sono sola da un’ora
con il sole che splende
alto e caldo;
tra le pozzanghere
di fresco s’illumina
l’impronta di noi;
viva e trascendente
nella mancanza
morbida e setosa
come la felicità
che mi regala
tra i gesti
della sua esistenza.

Tra grinfie
Narro con timori
di tornare a scavare
nei dolori
di percezione.
Fioca ombra
il mio sentire
tornando dal gregge
di presunzione.
Mi limito
a far forza
su debolezze ancestrali
scuotendo
a testa bassa
tentacoli da superare.
Solo con silenzioso
malumore
di sopravvivenza.

Fulmine
Questa bianca
nuvola d’estate
è un ronzìo del tempo
che scorre
tra le nostre occhiate.

E’ la luna piena
con le sue impronte
attaccate al ricordo
dello scrivere
in controluce.

Altezzosa e candida
rivelatrice
di un temporale sciolto
dalla paura…
La punta spinata
delle mie dita.

Tra ombre riflesse
Mi sento accerchiata
dalla mia rotondità
dove rimbalzo
in continuazione
per spegnere fuochi
dei miei falò.
Ma poi scorgo il buio
e avverto presenze
amiche
da cui bere sorsi
di consapevolezza
per potermi alzare
con stampelle
incatenate
sconfiggendo
chi attacca
il surreale
del mio mondo fatato.

Ogni ora
Avverto magia
nei valori primari,
e realizzazione
dei sogni
nell’ampio volare.
Restare aggrappati
sul vago
innamorarsi
della coscienza
con il fluente scorrere
del rialzo coraggioso.
Sono solo amante
delle illusioni
materializzate
nell’aria
respirata
e goduta
in ogni attimo
costruito di frammenti
spaziali e spaziosi
dell’Ogni Ora.

Alzarsi
Delucidata
dagli spifferi
birichini
ricompare
una leggerezza
nel cerchio
della pace.
Non si offuscano
le mie pene:
son soltanto
bizzarrie
esposte
in un attimo
di follia
quando l’esteriorità
mi esterna
voce dilagante
nel voler difendere
quel poco
di punto esistente
nel vortice salente.

Silenzio d'abisso
Seduta.

In silenzio.

Non c'è
nemmeno
l'ombra
della sera.

Ma sugli occhi
sfibrati
di stanchezza
una piccola luce
guida
la trasformazione.

Salto,
senza pensare,
nel mio
seduto silenzio.

E sento
il battere
delle vene
nelle arterie
asportandomi
lenta
dentro culle
profumate
d'incoscienti
subconsci
tra abbandoni
di letarghi
movimentati.

E non mi conosco...
Non ancora... no.

L’immenso
Tra queste mura spoglie
si sentono squallide voci
di assenze incorporate
da folli sentimenti.
E tra questi corpi
un atto folle
di occhi che impossessano
le mani ricoperte
del bianco che fugge.
Tra le pagine di un libro
un cuore che palpita
dietro un’anima sconosciuta
che viaggia da un paese
all’altro.
E’ grande
il nostro sentire,
misterioso scoprire
l’intimità di ogni angolo
nascosto.
Liberati!

Incanto di paradiso
Intanto il grido della voce
si confonde con l’ombra dell’aria.
Vola sopra di noi
e si posa sul cielo infinito.
E’ come finire dentro l’anima
di un immenso prato
dove le mani sfiorano
piccoli segreti
di grandi silenzi.

La tua mano sul mio pensiero
Spingo la mia volontà
ad osservare tutto ciò che mi circonda
quando respiro l’aria pesante
di questa città.
Incontro sguardi insignificanti:
mi ricordano i suoi occhi
persi in quelli di un’altra persona;
mani che sfioro per abitudine
e non perché ci sia un affetto
che colpisce con delicatezza
come la rugiada al mattino.
Tutto questo viene riempito da te.
Dalla vicinanza che in silenzio ascolta
le pene di un’anima turbata
dalla dura realtà.
(A Donella Scrine, mia prof d'inglese)

... Di Cristina...
Io mi fondo
tra le cellule
accese del mio
piccolo universo
quando vibro
tra le parole
dei miei occhi
che non parlano:
si sciolgono
solo in mattine
di "Ore piccole"
divampanti
di estasi
quando so
che posso dare,
amando,
i mille grazie
a chi mi trasmette
pura luce
di viaggi
che non hanno
mai fine...
e che mai hanno iniziato
solo perchè
desiderati così...
da un "Niente"
affacciato nel "Tutto"...

Morire
Le certezze non fanno più parte
di te,
vuoi solo pensare ad altro
per allontanare da te
queste tante domande
che ti spingono
a raggiungere conclusioni
che ti cancellano con forza.
A volte prevedo la mia fine,
magari con un succo di vita
sospirato con lentezza.
Abbandonando te stessa nell’infinito.

Fiamme
Con il fumo
nello sguardo
mi trascino
nel dormirmi addosso,
ma con forza
non voglio chiudere gli occhi
pur avendo paura
nel piangere.
Eppure
i fuochi esistono
ancora.
Le vite
un pò meno
consumate
dal lento ribollire
d'aria mancante.
Come una cappa alare
sorvolerei
boschi, vite,
cieli di tosse
cospargendo
con le mie lacrime
gli alberi
le terre
le creature
affinchè tacciano
di soffrire
con il sollievo
del mio profondo
dolore.

Distanza presente
Rimango qui,
senza sguardo
negli occhi,
senza aria
nel naso,
senza fiato
tra le labbra.
Allibita
tra le scosse
di croci
che una volta
guardavo
nella mente
del velo
che mi educava.
Io, lontana da tutti.
E adesso
torno indietro
senza penna
tra le dita
ma con lacrime
assurde
per non aver permesso
al mio cuore
di essermi lasciata
andar via
dalle mura antiche
di sospirato rosario.
Lì il fioco
negava il Fuori
di una mia vita
protesa solo
al voler volare
a tutti i costi
tra l'aria
di una famiglia
lontana.
E ne sono rimasta.

Dormire
C'è del perfetto
stonato
tra le griglie
di lembo piovano.
Scura attrattiva
sfarzosa e liberale
quando le vele
dell'inconscio
si istoriano
fiacchi
fra movimenti
d'alta sopravvivenza
estasiata.

L'ispirazione ritrovata
Vengono,
vanno,
tornano
questi stralci
di parole animate
d'azzurro
affibiati
da lacci fluorescenti.
Si ricompongono
anche slacciandosi
da fili conduttori
di voli pindarici
ma si ammanettano
e ti catturano
quando meno te lo aspetti:
danze di folklore,
vibrazioni tra arie
di foglie musicali.
Eccola...
è tornata
quell'ispirazione
del quando ti trovavi
nel "Perchè?".

J'accuse Bush senior
Forse si avvererà
il giorno
di pace universale
senza il sogno
di offuscare
il pianeta
in polvere fungosa
tra l'acerbo odore
di radiazioni.
Adesso solo immagini
di scenari familiari
di corde tese alla gola
o di gioielli
ammanettati
tra i denti potenti;
notizie di morti
dimenticati
perfino dal quarto potere
immenso schermo corrotto
tra le loro stesse fandonie
pubblicizzando
discorsi politici d'economia
in tasca
derubati anche a chi dorme
sulle panchine
fredde di notte.
Fumano dollari
per estrazioni preziose
(nell'aria
e tra le limpide vene
dei boschi puliti
esiste lo scorrere
del destino
sul fondo cadaverico
senza batterne frase,
parole, immagine)!
Che nessuno sappia!
Per carità!
L'uomo vivente
tra natura miracolosa
respira davanti
alla sua morte sfigurata,
sul picco di un cratere
diamantesco.
Con un senso di schifo
andrei a schiaffeggiare
con manette
di metallo rovente
la sua faccia
vecchia, cruda,
senza la punta
del minimo scrupolo.
Lui, il potente,
il dio del suo stesso ballo
acerbamente genioso
si prende a cuore
solo ciò che la natura stessa
dovrebbe negargli!
Ma io, io, Io!
Non gli andrei nemmeno vicino
per respirare
il comune centimetro d'aria
che ci unisce
dal filo d'esistenza stessa.
Solo con moderna
tecnologia pensierosa
di massa miliardaria
scateneremmo
un maremoto
ai suoi piedi
per farlo affogare lentamente
tra il ghiaccio bollente
d'energia emancipata
donando alla Terra
il giusto senso
del vivere
senza
"l"umano istinto politico".
Il dio estinto tra il bruciore
si accovaccerà
sotto il fosso
d'inferno apocalittico
guardando e vivendo
il suo stesso male
anche dopo la sua morte!

Parlarsi
(24 ore a Umag, Croazia)

Sole cometa
luna satellite
stelle pietrificate
dentro di noi:
scenario
nato dalla
spiaggiosa
cura dell'esserci.
Tra mondi universali
plasmate
come una carezza
alla creta.

L'eco del mare
(24 ore a Umag, Croazia)

Le onde
circondano rocce
fin troppo silenziose.
I passi del suo vestito
gocciolante
non si ritira
per tornare
al fondo
dell'immerso muschio.
E' come pensoso,
riflessivo,
noncurante
dell'afa che si respira
anche al tramonto
... e lì si susseguono
creature
timide e sonnecchiose.
Forma al colore.
Respiro sciolta
come un odore d'incenso
all'aperto,
pinne minuscole
di vita
al di là del largo.
Freschezza al falò.
E vita alla morte
di un giorno goduto
sulla riva.
Pensosa,
riflessiva,
noncurante del freddo
che taglia
la mia immensa gioia
tra fantasmi
d'aria respirati
qualche istante
del "ieri" fa.

Lingua di sole
(24 ore a Umag, Croazia)

C'è l'ombra del sole
sul piatto mare,
lingua di fuoco
dove atterrare
e sbollire
le scie delle vele
che si lasciano trasportare
da venti inesistenti.
Fuggirne i resti
del suo drappeggio
dopo essersi bagnati
tra danze cristalline
di propria ombra
echeggiante sul fondale.

Desideri di stelle
(24 ore a Umag, Croazia)

E' ladro l'orologio
del tempo
che spazza via
le sinuosità
del vivere.
Al giorno
nulla è impietrito
da scene
di monotonia...
come alla sera.
Scoppia il cielo
tra miliardi
di soli
illuminando
il remoto
da piccoli esseri
di nostri occhi
protesi
al ciglioso notturno.
Loro ogni tanto cadono.
Nasce desiderio
d'umanità.

Galleggiare
(24 ore a Umag, Croazia)

Passi di caldo,
richiamo del mare:
tuffo d'ebrezza
inventata.
Pillole di pelle
gocciolanti
nuotanti:
ballerini
allegri
di luci
ritagliati
da sorrisi interiori.

Dedica
Maga d'effetto speciale
fra mani, fra fiori,
fra suspance di vita
sbriciolata
agli occhi
di ragazzo
che sa
di sapere la verità
della sosta guardigna,
al gusto di languore,
di sguardo
di sazietà
di fronte al lume
della sua irrealtà
scoperta...
-ispirata da "i fiori dell'io" di Silvia Favaretto-

Le strade di notte
Le luci scolpiscono
le mie lacrime
che scendono
sulla pelle,
e i miei occhi
si confondono
con la notte scura
che si è immersa
in me.

Cuore smarrito
Ho smarrito il mio cuore
per l’assenza di un sentimento
legato stretto in fondo all’anima,
per colpa di voci
che hanno trascinato
la mia ingenua volontà
in un posto lontanamente freddo.
La ragione si è impossessata di me,
non amavo più,
ed accorgermi che poi…
il sentimento è l’essenza di me,
è una fiamma sempre incandescente.
Ho incontrato te
e amo perfino la vita.

Tempo
Rifugi le tue parole nel sentimento
radicato nel tuo pensiero
vivendo in queste ore piene
di riflessione e di perché.
Agisci sempre nel dubbio di capire
i motivi delle esperienze
che ti spingono a riempire
una dimensione priva di contenuto,
ma che finiscono lo stesso
nei luoghi in cui si da
maggiore importanza alla materialità.
C’è una forza imbattibile
che ti trascina ogni giorno
alla vicinanza della fine.
Il tempo chiarisce i tuoi sentimenti,
aggiunge un’età di un viso
rigato dalle sofferenze,
e la tua mente sembra raggiungere
la felicità e la divinità
che scompare sotto i tuoi occhi
quando senti la riga umida
del pianto
per colpa di un volere
estraneo alla tua volontà
inesauribile, perenne:
vuoi abbattere e sconfiggere
il tempo in uno spazio
che non conosce pietà.
Hai forse paura
di non vivere abbastanza
per conoscere fino in fondo
le tue emozioni.

Dimenticata da te
Mi tornano in mente
i momenti intramontabili
ora che son cambiata
chiedendomi il perché.
Oggi penso solo al domani,
a quando non ci sei.
Dentro di me
la paura di perderti,
di non vederti più.
In compagnia di canzoni
che lasceranno tramontare
spiaggie piene di ricordi,
mi accovaccerò
ad una sensibilità debole,
vittima di sentimento
colmo di te
che non ricorderai
neppure il mio nome..
Solo immagini…
sbiadite dal tempo…
da te.

Il tempo per pensare
Amo la solitudine
come la compagnia
della gente.
Amo il silenzio
di una parte del tempo
considerata
minacciosa...
la notte:
raccoglie i miei occhi
che di giorno
sono impegnati
nelle espressioni fugaci
di parole.
Di tenebre è riempita
la follia
di scrittura
su pezzi di frasi
concluse con la consapevolezza
di verità trasparenti.

Attimi fuggenti
“I tuoi occhi verso di me:
ispirano fascino, sicurezza.
C’è un po’ di timidezza sofferente,
c’è dell’allegria
tra le tue braccia
oltre che l’infinito.
Adesso ti voglio nell’oscurità
affianco alla luce lunare:
abbaglia il tuo sguardo
e la tua fronte
accigliata dal desiderio.
E così un bacio aspettando
la notte che si fa nostra.
La tua voce dentro il tuo respiro
e ti vedo, stringendomi
sempre più forte.
Le nostre labbra dentro
una danza decisa
di desiderio e possedimento.
Come la prima volta
siamo in noi stesse
appartenendoci nell’infinito
atto d’amore
che non smette di parlare
tra l’aureola dell’aria.
Spontaneità tra palpiti
di cuore che si sentono
come un ritmo perfetto.
Noi due ancora…”

Mi sveglio.

Il mio bisogno
Non pensiamo più
ai momenti in cui
la rabbia e l’impazienza
denudavano
le nostre armonie.
Hai scoperto
la forza e la debolezza
del mio sentire
sordo e accecante…
struggente.
Il mio silenzio solo la conferma
del mio amore
non dimostrato.
Hai fatto parte della mia vita.
Sei stata gioia
di averti amata,
dolore perché
grido al tempo
di non lasciarti
andare via.

Morirò dentro
E’ rimasto solo poco tempo
all’abitudine forzata
della tua assenza.
Ti conserverò
nell’isola del mio mondo
morendo tra gli odori
dei rintocchi surreali
che hai saputo
donarmi
solo sorridendomi.

Vita vissuta
Esperienza, amarezza,
dolcezza, sensibilità
di un uomo di guerra
con i suoi occhi di oggi.
Accoglie il sapere
delle proprie azioni
con le pupille
di nuove metafore
scelte per giustificare
le lotte di un tempo lontano.
Dedicata al mio preside Giordano Fiocca che non c'è più

L’attesa
Sto aspettando sotto il cielo,
sto aspettando sotto la luna,
il cielo è sereno, io no.
Sto aspettando
ma non arrivi.
Ieri la perfezione
eri tu
l' estrema filosofia
della contemplazione:
adesso soltanto verità soffocante
di consapevolezza
di altra presenza
dove batte il ritmo
forzato di comprensione.
Ancora mi rode
il mio amore
di puro sentimento:
senza atti, senza baci.
Aspetterò.

I- Epilogo immaginario
Respiro
Aria
D'inganno.
Mi cancellerò
In apertura
Del volo
D'intarsio.
Inarrestabile
Nascita.

Inarrestabile
Non finisco
di cedere
alle premure
della mia voglia
persistente
di parlare
tra queste righe.
Non riesco
a fingere
di non esistere
tra queste spinte
di parole
che fluiscono
in continuazione
e il perchè
rimane incaccellabile
anche oltre
dell'aver capito
o... ancora sentito
continuamente
l'inarrestabile
corsa
delle mie dita
accartocciate
tra vivi pensieri
di brividi esplosivi
di fronte
al niente
del bianco
da riempire.
La corsa
non si arresta.
Ma il tempo
s'immortala
in questi solidi
sogni ricorrenti
coperti, scaldati
dalla viva realtà
che sto vivendo adesso
e rimbomba nel
-per sempre-.

D'intarsio
Gioconda e scolpita
il tempo non scorre
adesso
nemmeno
tra le stagioni.
Paure di gioie ricche
si assimilano
annullandosi
tra vortici
di leggeri sensi
dove tutto riposa
candidamente
senza menzogne
l'anima mia
protesa alla descrizione
di una nullità trasparente
e tra lingue
e mani di torrenti
sfocio all'arrembaggio
di mio cuore stonato.
Attacco, piano, senza pietà
impronte granulose
d'infinito vagare
tra lo stantìo d'istanti.

Del volo
Il passo s'insinua lento
nella forma alare
di un albatros.
Si vede all'orizzonte
il disegno che dipinge
nell'aria irradiata.
Con fantasia immaginaria
la forma della sua scansione:
vento al respiro,
tremore alla paura,
fiamma alla gioia
nuvole al nascondersi
senza pietà
tra lo spazio immenso
perfetto d'assillante
ballo sensuale
di tramonto e aurora
abissale d'abbraccio.

In apertura
La lavanda
nutre di aria
forme di pillole inesistenti
tra braccia di erosioni
simili a scoppi.
Tra gli occhi di scene rosse
all'orizzonte di acqua
tutte le stelle
formicolano tra loro.
Effimero il mio sentire
su tanta magia
che elargisce pianto vistoso
di gioioso miracolante
tela onnipotente.
M'insinuo tra gli arbusti
rigidi di verve areate
saziando la mia sete
di forme inesistenti.
Vivo solo nell'astralità
del vivere in oasi interiori.

Mi cancellerò
M'ingannerai
tra le crepe
di roccia consumata
fino a quando
la sua parete
diventa morbido cuscino
di muschio
ed il suo letto
gioiello
di propria freschezza.

Mi tradirai
tra lo stelo
di una rosa
fino a quando
le sue spine
si staccano
setosamente
e diventano appiglio
di gemme levigate
di propria luce.

Mi accecherai
tra le cortecce
di alberose querce
fino a quando
i suoi cerchi
segnano l'errare consumato
della sua interiore meraviglia.
Mi adagio il manto
di affermate verità
che m'illuderò di capovolgere...

D'inganno
Sbuccio risorse
da rattoppare con tranello,
bugia ramata
di arbusti secchi:
s'inteneriscono
dinanzi ad occhi sinceri
e lodano il racconto
di millesfoglie da sgretolare.
E' finito l'agrodolce
di uno sguardo
già annunciato.

Respiro
Il fuoco
di un caminetto
immortalato
in una fotografia.
Nel mondo
di questa eternità
ancora brucia
il presente di ieri,
ancora è fresco
il passato di oggi,
ancora aggrappato
al sospiro di sempre.

Lettera a mamma
Convincimi
che non abbiam bisogno
di parole
per giustificarci.
Rincuorami
di essermi
stata mamma
nei periodi
più neri e assenti
della mia vita.
Amami come quando
la prima volta
hai avvolto
il tuo seno
alla mia bocca
per saziarmi
dal pianto.
Ora disegno
il tempo perso
come se fossimo
sempre state insieme
abbracciate
sotto il nido
dell'arcobaleno
dopo la pioggia.

Il giorno dopo
E’ chiuso il sentiero
di una radice,
perso lungo il mio cammino
claudicante, mancante
di amore effettivo,
di oggetti preziosi
come le sue mani.
Lascia che pensi frasi
costruite con depressione.
Il sole tramonta
dietro un quadro
che nasconde luci
quando non ancora
c’era la sua presenza:
mi sta travolgendo ogni speranza
di continuare a lottare.

Non si è abbastanza forti
per dimenticare il passato
lucido, felice, dilettevole,
oscuro, tormentato, sofferente.
Lasciare strade per accantonarsi
a ciò che non si è,
lasciare stelle
da cui non ci si scaldava,
lasciare cuori per non aver saputo
trarre con dignità
un angolo pieno di freddezza.”

Aria
Scontata magia
di trasparente
abbraccio universale.

Nascita
La vita...
un sogno refrattario
di illusioni accese
tra vincoli di dipendenza.
Un parto dopo ogni battito
di ciglia:
si appannano
di sonno logorato.
Nenia fasulla
di un gioco respinto
all'alba di un caldo
fatto solo di urli.
E colpa e ancora colpe:
son solo piccole orme
che si cancellano
con un mondo pulito
che nasce dalla stessa
Vita.

Tocchi di passato
Non è più il poeta
che sente l’odore
di una pioggia lontana?
Non è più il bambino
ondeggiante nella sua anima
che grida il suo silenzio?
Fragrante è quel tatto
di insofferenza
che ora si affaccia
su nubi sospese
nel cielo.
Leggero è il vento
che si è formato
con la rabbia di solitudini
assopite.

Essenzialità di un momento
E’ chiuso l’abbraccio
in una stanza.
Fugge la nota
della mente
pronta a cedere.
Riflessi di ricordi
vaganti sul punto
di rinascere.
Il nome e il richiamo
dell’amore dentro me.
E’ vuoto l’abbraccio
dentro questo letto.
La notte sognante di stelle
nell’anima mia.
I sogni notturni
di biancore puro
nella mia esistenza.
Il nome e il richiamo
dell’interiorità immersa
in me.
E’ pieno l’abbraccio
dentro la mia
eternità.

Stagioni di vita
Si diramano come gli alberi;
le foglie crescono, cadono:
è l’amicizia che nasce
e cade fragilmente
tra le stagioni vissute
con ricordi
spazzati via dal tempo,
ma non dagli atti
indelebili nell’eternità.

Radici insensate
Spine di trascuratezze
scendono sulle scie
di un lungo sconforto
radicate nell’ombra
di una sera di rabbia.

Malattie di sfiducia
ammalano e decolorano
la loro voglia di ascoltare me,
che sono la loro pelle.

Adesso credo nella vita
moralizzata dalla mia coscienza.
Loro sono la mia radice,
io la loro foglia che li guarda
dalla cima lontana.
Grido all’incomprensione
il travolgimento del mio sentire
chiuso in fondo
della mia anima appartata.

Il tramonto
E’ sera. Fa freddo.
Sono stesa sul letto.
Penso ad un amore finito.
Ieri il mio cuore di passione.
Oggi la lontananza di assenza
arrivata allo scoccare
della fine.
E’ arrivata
la bellezza folgorante
di chi ha stretto
il mio cuore
in una morsa.
Non rinuncerei
ad una sofferenza
che mi porterebbe
all’alba di una bellezza nuova.

 L'altra sponda
Segnano storie scandalose
espresse con leggerezza ingenua:
l'uomo diverso, la donna diversa.
Amano tra loro.
Naturalezze che baciano
l'impossibilità
con realtà mortali.
Amori strani.
Amori non accettati.
Amori fiorenti,
celati dietro gesti ammaestrati
su un palcoscenico coperto...
Amori vissuti sulle punte
delle felicità segrete,
appagate per aver sconfitto
lacerazioni d'impressioni false.
Amori vissuti con dolore,
sofferenze, paure, timori...
Amori da non poter cantare.
Amori anche veri. Anche essenziali.
Amori pieni d'infiniti misteri,
colme di veritiere sensazioni.
Amori fraintesi
da chi non sa cogliere
le frasi dietro i loro perchè.
Amori urlati per uccidere il tatto,
la folle speranza
di voler vivere l'abbraccio, il bacio,
la nudità di una pelle velata...
E' il momento di una gracilità
fusa nel buio degli occhi:
Splendidi istanti,
scandalosamente rivelati
odoratamente vissuti
all'ombra di un sogno costruito.

Fuga
Eri al di là del muro,
a costruire
un futuro inesistente.
La guerra ti ha ferito
nel corpo, nella mente.
Guerra,
ladra di vite e sentimenti,
del buon senso,
generosa nella divisione
di animi.
Tu, tra il rischio
delle macerie consunte,
nel buio
delle gallerie sotterranee,
tu, lacerata
per non aver salvato
altri sogni:
quelli di tua madre
rimasta al di là,
nel regresso
infatuato di freddo.
Odio calpestato...
t'ispiri a volare
verso l'unica libertà:
Dolcezza vitale,
amante dell'uomo,
mèta di ogni cuore incatenato.

Salice
Maestosamente sommerso
tra ciglia di strade.
Malinconico e cupo
da tanta tristezza emanante
lamenti di piccole foglie
impazzite dal vento.
Umilmente chinato
al saluto solare.
All'ombra del suo rispetto
la serenità
del suo profumo
mi avvolge
con l'assillo
della quiete.

Scossone
Rientra un possesso
di specie rara
nel mappamondo ruotante
di pretese giuste.
Affievolisce l'arrosto
che sa solo di fumo
si distrugge il genere
lussurioso esagerato.
Vizi e malesseri
di aforismi scacciati
dall'emblematico
sussurro pindarico.
Suonano traballanti
le lamiere metalliche
prive di suono umano.
Il disarmante
esercito d'amore.
Sarà.........?

Sense-all
Veemente
noncurante magia
dell'esser
viziati da se stessi
con apicale spasmo.
Ne rapisce il senso
d'oscurità permanente
evocando vorticoso
abbandono d'irrequietezza;
sfocia in risorsa
di cantico interiore;
lascia trasparire
l'immortalità
del fuggitivo
senza porsi
alcun perchè.

E per il domani?
Tatuaggio
nella memoria
solo da sbirciare...

Nonsense-three
Quì... chiusa
tra le pareti
della pioggia
tra le mura
della mente
che mente
nel focolaio
del cervello
meccanico.
Cade innocua
la ragione
là dove
una spiegazione
non c'è
e poi,
d'un tratto
appare il rintocco
la sola oscillazione
che rivela il Tono
di cui si dice
che non si vive
eppure
tra torrenti
colti da poco
di nostri viaggi
lemmi come
percezione,
tragitto,
obiettivo,
percorso
non hanno
alcunchè d'eco
placidi
tra noi,
tra me
-gli altri-
c'è ritrovo
di sbaraglio
tra barriere
che non sanno
nemmeno
che significato abbia
un sospiro
di gemma
...quello ritrovato
tra odori e forme...
e ditemi allora
se di poesia
non si vive?!?

Nonsense-two
Tendenza al ricordo
di nuance foderate
tra pietre d'oro
e perle solidificate.
Solenne tra rifiniture
di occhi difformi;
(tutti bevono i colori
come me?)
di-versi
bianco - caldo di neve-
nero - freddo di fuoco-
giallo -scuro di sole-
blu - chiaro di notte-
verde - mitezza di freschezza-
rosso - fresco di tribolazione-

Grigio -
- compromettente
componimento
ideale d'utopia
anelante
tra l'arancione
combattimento
percettivo-
( o di qualsiasi
altra metà
di pastellata pazzia).

Notte sonnifera
Nottambula tra crepacci
di creatività
dell'essere sospeso;
sinfonìe logorroiche confuse;
immaginate e surclassate tendenze
ad imbrattare il buio;
e il passo soffuso dell'alba
aguzza l'occhio
da dove si sprigiona
il sipario del sonno.
Ancora muta
nel tumulto delle mie ossa;
confondo
il dissidio esteriore
della lungimiranza eterna.
Tra Pensieri e Parole
di un frutto incandescente
poso un addio
ad una notte appena trascorsa
nell'oblìo. 

Se tu fossi
Se tu fossi il mio destino...
continuamente abbandono
i miei sensi al tatto tuo...
permea perfino l'aria che respiro;
sa di pura realtà,
vera, essenziale,
sa di te che vivi
in ogni sguardo della gente,
in ogni respiro del vento,
in ogni pianto della pioggia.

... E non vedo che te
nei meandri abbandonati
dei sensi tuoi,
dove il sapore venereo
tocca l'aria e ne percepisce
il Tutto di fronte a me...
dove tu sei destino raggiante
di ogni mio prezioso momento...
e abbraccio l'illusione del
"se tu fossi".
Tu ora sei,
infinita dolcezza.

Tra ieri e oggi
Ombre sottili di parole
passati davanti
a cancelli imperscrutabili:
anni timidi e soppressi
dalle sofferenze
ora,
quasi quasi riaffiorano;
la vergogna e l'imbarazzo
s'impossessano di me
e l'oscurità fa posto
alla luce
che adesso
si dimostra essere
la perfetta esistenza
del mio respiro.

Grande-finto-occhio
Macchia nera
senza sfumature
all'alba
di un grande fratello.
Acque cristalline
sciupate all'occhio
prigioniero
di chi festeggia
propria personalità,
copiando, senza essere.
Ospiti "graditi"
nelle case dove non si sa
nemmeno la tabellina del due
e puttaneggiare con la finzione...
questo sì.
Champagne tra braccia
di ubriachezza stolta
vuoto il narcisismo penoso.
Fuori guai in libertà
per un pezzo di pane
alla fine del mese.
Amplificazione
di assurdità interiori
senza il senso
d'abisso consapevole
di personalità di massa
che si sta intrecciando
in incresciose perdizioni
di follìe esaltanti;
l'Individualismo sano
è morto.

Bivio
Tra una lucciola
e una lanterna
un bivio di ghiaccio
non ancora sciolto
tra due estremi
da contemplare.
Come tra fuoco
e fumo.
Come tra sole
e temporale.
Come tra me
e il mondo
da esplorare
tra le loro metà.

Senza bugie
Tra le mie labbra
il silenzio del fato:
tocca il bicchiere vuoto.
Un sorso,
un sorso ancora
di anelito verso pillole
che rasserenano
la mia nebbia dissolta.
Tra le vele del mio gabbiano
la mèta della pace
a cavallo del senso
tutto ancora da costruire
tra pace indefinita,
sconosciuta;
volo pindarico
di speranze mai morte,
ed etereamente
brusìo di colpa
schiacciata nella coscienza
del volermi bene. 

Il risveglio degli amanti
L'ora del risveglio;
aprire gli occhi
alla luce del mattino,
sotto la coperta del sogno
ancora immerso in te.
Realtà permanente
dopo il contatto
delle tue mani di passione.
Due colori alla gioia dell'anima tua...
sulla punta delle tue dita
che rubano il godimento
al momento della sazietà...

Aspettarti
Aspettare te,
sul grembo della pioggia
che scende.
Aspettare te
sulla soglia di una porta
che si aprirà.
Abbracciare te
sull'orlo della felicità
che tu mi dai.
Sentire te
che finalmente ci sei:
mi regali la libertà
di amare
con il cuore pronto ad accoglierti
ovunque tu sia.

Rimorso
Le parole non hanno sempre
la forza di convincere.
Una frase può lasciare
indifferenza,
ferendo.
Il silenzio non guarisce
quel momento.
Ti mordi la coscienza
e il tempo dentro te
avverte il vuoto.
Hai perfino timore
di respirare. 

Oltre l'infinito
Umana,
non per legge naturale,
per possibilità concessa.
Io con sofferta resistenza
acclamo alle divinità
inesistenti
una mano,
la tua.
Mi fai respirare
oltre la barriera
di qualsiasi credo.

Nonsense-one
Semafori obliqui
scendono tra lance
di sorsi assetati;
losche e fatiscenti
invidie temerarie
accartocciate tra suicidi
immacolati.
Trai il breve freddo
d'estate
il caldo d'inverno
mostre aggrappate
tra le lune eclissate
dagli occhi umani.
Marte
lascerà posto
al domani
del nostro meschino
piede terrestre
baciato dal sole che ormai
spento tra il suo fuoco
desta solo fantascienza
di umile futuro. 

Sfogarsi
Il modo per varcare
la soglia della sofferenza:
gridare.
Sentirsi urlare
esorcizzando
le paure e le pene
delle ferite
che ti stendono sotto il tetto
di cielo rovente
ed infinito
anche dentro una stanza.
Piangi in silenzio...
poi ti addormenti.

L'abbandono
Dentro di me
si avverte una rabbia
stridula e profonda
quando ricordo momenti
altamente reali.
Il suo viso dolce,
le frasi vere...
ed io...
ascoltavo.
Era la prova d'amore libero.
Andavo a caccia dei dei suoi baci
che mi rubava.
Così le davo libertà
e mi lasciava...
e le mie pene sotterrate
dalla gioia di libertà.
E' volata via,
e con lei i giorni ridenti
e la mia ingenuità.
Ora la mia felicità
è scomparsa
come la vita che ruba
le libertà di gioie accese
ingenue e vigorose.

In-certezze
I vuoti d'aria
trascinano le intemperie
tra le calde acque
delle montagne assetate.

Languidi equivoci
fan sì
che i sorsi intontiti
delle foglie
cadano a galla
dissetandosi tra le loro acque.

Ricadendo, poi,
annegando
tra consuetudini
vacillanti. 

L'amore dorme
L'amore dorme
tra i cuscini dei suoi miraggi;
piccola- tra lenzuola colorate
desta espressione di viaggio
tra l'inconscio mai calpestato.
Tra le sue mani
lei bacia il fato
di un destino
con trecce di capelli
avvolte nella sinuosità
del suo respiro.
Mi avvicino cauta
alle sue labbra
per sentire il profumo
delle sue parole:
bisbiglia fuochi fluorescenti,
trasparenti;
dal suo ritmo
echeggiano dormienti
nel mio cuore i suoi battiti
avvoltoi di pentagrammi
dove universi di note
bamboleggiano sospiri
d'irrequietezza tranquillità.

Fascino scoperto
Ricopri il tuo mondo
di una tristezza leggera,
illumini questa malinconica sera
con una fibra di luce.
Amo il tuo paesaggio,
i tuoi segreti,
le tue bellezze nascoste.
E' una caduta di perla d'acqua
su un filo d'erba,
è una foglia di speranza
su un ramo appassito,
è un silenzio cotonato
da canzoni di creature alate,
è un profumo di fresco
che commuove anche il cuore.
E' un quadro che ti dona:
tutta la bellezza
avvizzita dal sole
adesso riprende vita
sotto il cielo tenebroso,
sonnolento.
Un cinguettìo si allontana:
si proteggerà nel suo nido.
Era il mio desiderio
nostalgico
ma avverato.
Piove.

Radici
La lontananza dei gesti
ricopre di perchè
la distanza dei tempi.
Il distacco delle parole
racchiude i segreti
degli stati d'animo
non visibili.
La mancanza del soffio vitale
rende cieca
ogni possibile raggio
di poter recuperare
i momenti di esser migliori
negli attimi
in cui si poteva capire
solo uno sguardo...
i perchè...
i tanti perchè...
dello sfiorare
di una semplice comprensione.

Non tradisco
Non tradisco gli occhi miei
con sassi che vogliono accecare
il mio sentire;
voglio spianare la strada
all'ascolto dei mondi
fatta di realtà diverse
e appropriarmi della loro forma
più realmente imperfetta
da cui posso dedurre
l'anima della sapienza.
Così posso continuare
a far domande
alle cui risposte riesco
solamente a stupirmi..
E non calpesterò le orecchie
che non osano nemmeno guardare
i miei passi
fatti con chiunque
sia al mio fianco.

Gerardo (il nostro Pozzi)
Arpeggia l'Ego
tra le corde intrise
di onde sonore.

Si ascolta fremendo
d'assistere a sue pene
senza paure.

Volteggia il suo cuore
tra battiti sofferenti
nella gioia delle sue canzoni

d'Interiorità
ricca alla ricerca
di Sè.

Crescita
Cucio malinconie
tra le crescenti
paure dei tempi.
I giorni migliori
dovranno ancora
venire
calpestati dai passi
dell'oggi
dove vivono potenzialità
sonnolente...
e solo lo scroscio vivace
dell'indefinito
può far nascere
il tocco intimorito
di attestate
verità interiori. 

Alter ego
Tra le pupille
colori accesi
di pelle estiva;
trasuda tutto
in quello sguardo
accompagnato
da spirito evoluto.
Con le ciglia abbassate
trafili di ombre
incorporate da un quadro
che mostra l'Io
fuoriuscendo solo
quando la mia volontà
si fa strada
vincendo.

Fiore nell'oceano
L'irrefrenabilità di un fiume
ha spinto un fiore
in mezzo all'oceano;
era sole pieno di colore.
E' stato un vento
a portarlo qui,
in mezzo alla mia tempesta.
Ha perso il suo colore
ma non il suo sole
confondendosi con l'oceano
afferrandosi tra le sue verità.
Approda su nuovo lido.
Solo
si riscalda col suo stesso calore.
Respira sua nuova vita,
sapendo che qualcuno
lo guarderà
amandolo.

L'onda del mare
Dovrei affondare il mio sentire
in un mare profondo
per ciò che provo,
per il mio essere o esserci,
semplicemente.
Dovrei strillare al mondo intero
che TUTTO
è favola di abissi
tra l'amore e l'amare.
Il mondo è come
un vortice tempestoso
arricchito dall'incessante rumore
delle onde
che arrivate a riva
si sgretolano sulla distesa di sabbia
spruzzando tutti gli stati d'animo
in granelli cristallini
scrosciando e rumoreggiando:
tuona la confusione.
Diluvia la mia coscienza.

Il silenzio interrotto
Ho provato ad ascoltarmi
dentro una quiete
dello schiamazzo marino.
Seduta sul morbido cuscino
di sabbia
stringevo i pugni
che strillavano il desiderio
di comprensione e di esistenza.
Cosa sono le emozioni
che mi appartengono?
Mi torni in mente.
Mi sento una nullità
per la rabbia immensa
provata:
non poterti mai avere.
Un'onda ha spezzato
il seguito dei miei pensieri.
Non voglio pensare più.

L'amore
Il cielo:
abbraccia un'infinità di stelle;
la terra:
ospita tanta gente.
La natura:
è colorata da infiniti fiori.
Ma che amore è un amore non esprimibile?
Il cielo senza stelle,
la terra senza gente,
l'uomo senza sentimento.
La stella che muore,
un respiro cessato per sempre,
il fiore seccato.
L'uomo che non ama.
Io amo ma

l'amore per me
è solo un sentimento
provato strano.

Riesco a rimediare
regalandoti
un cielo pieno di stelle,
fiori colorati
che anche se appassiscono
ti avranno donato
il colore vivente
e il profumo della vita.

Salutarsi
La neve scende lentamente
da un cielo grigio e scuro,
le stelle non illuminano
la nostra città
coperta di bianco, di pulito.
Sono fuori.
Il mio viso è fresco.
Improvvisamente lascio un'impronta,
il mio corpo in mezzo al bianco.
Io sono felice.
Alcune voci mi chiamano.
Osservo la mia immagine
che sarà riempita lentamente.
L'estate sembra così lontana
ma sto bene:
mi nutrirò di te.
Il tempo passa,è primavera;
cammino a piedi nudi
su una spiaggia,
accarezzo il mare.
Guardo l'orizzonte:
è così lontano, irraggiungibile,
lascio le impronte sul bagnato,
si cancellano in fretta.
Il tempo sta passando...
ho paura.
Il momento arriva, non ho parole,
solo tristezza impeccabile
di bianco bruciato.
Nutro lo strappo
di viverti nel futuro
dei mille tempi che vivrò
senza rinnegarti mai.

Propria essenza
Raccolta di difese
tra l'altanelante buio
scorzoso amaranto.

Epicentro saltuario
tra l'erba di riflesso
accorciato dal verde.

Simbiosi solare-lunare
quando i loro cuori spaziali
rimbombano tra loro.

Senza rumore di pause
da digerire.

Solo da vuoti
da ascoltare
quando porpora
salta tra cellule pensanti.

Si.
Consapevolezza di stupori,
sempre nuovi da curare.
Senza nulla poi insegnare
dal getto vivace
della Propria Essenza.

L'inizio del naufrago
Improvvisamente vivi.
Lasci cadere i tuoi sguardi
sui contorni delle braccia
che ti stringono.
E' l'inizio di un cammino
nato dalla sensazione
di cedere per sempre.
E' l'inizio di un viaggio
nato dalla consapevolezza
di essere amata.
E' l'inizio di un sorriso
che cerca di sotterrare
l'egoismo di una intimità
persa in un'agonia oscura.
Improvvisamente
sei cosciente di vivere:
non solo perchè respiri...

L'ultima
Immagini per l'ultima volta
il grido che avresti voluto
staccare da te,
per ricominciare tutto
dall'inizio.
Labirinto senza uscita.

Gli occhi commossi
penetrano dentro di te
e ti guardi intorno
piangendo l'ultima volta.

Tendi la mano verso la fine
che vuoi cancellare
e pensi al bacio rubato
del pieno giorno
vissuto con innocenza.
Era la nascita di un fiore
curato con scioltezza
ormai seccato.

Ancora intra-versi
Tra righe di quaderni
qui, colori alterni...
sospese girandole-
fiumi come ventole.

Rapisce lacrimosa
una gioia festosa
tra l'imparar dei detti
e genio d'intelletti.

In testa mia adesso
la rima porto appresso,
incombo un'altra volta--
giocar con mia rivolta.

Interiore.
Stupore.
Languore
Di Cuore.

Incontri
La notte s'imbatte
nel giorno
e il crepuscolo
bacia l'alba,
suonando eufonica
la sveglia del mondo.
Bacia peccati
tra puntini luminosi.
      La lacrima incontra
      il sorriso
      e si lascia asciugare
      il dolore.
      La pioggia
      incontra il vento
      e si lascia prosciugare
      la sofferenza battente.
L'albero canta con l'erba
e si accomunano
ad un sospeso sguardo
dove
l'odio s'imbatte
nell'amore
e germoglia
magia naturale.

(Retta) via
Spesso mi destreggio
tra bivi di modo d'essere;
e tanto argentea pare
la strada facile da percorrere.

Spesso mi accantono
tra le tante frasi costruite;
e tanto losco pare
il percorso facile
da interpretare.

Spesso mi avvolgo
tra spessori ingombranti;
e tanto dorato
incombe certezza
di percorsi e sentieri
così naturali da vivere.

Al moto d'essere
Vibrando alla sensualità
di tango
calpesto con la memoria
passioni ritmici;
all'ormeggio
di epoche traballanti,
di sinuosità,
un tuffo nell'esteriorità
del mio corpo
fluttuante
di effusioni mistiche:
sguardi sbocciati,
tatti profondi
di completezze
di universi
che si fondono.

Mio nipote
Labirinti di strade
scavavano l'uscita
per anelare all'aria...-
gridavo?

Gridavo quando mi lasciasti
dentro quel mio pianto soffocato...
sognavo?
Mentre te ne andavi?

Te ne andavi
sognando un tuo ricordo
trattenuto dalla lontananza,
mi sentivi?

Sentivi il mio anelare
verso te?

Te che di me
sognavi il futuro,
l'immaginavi?

Immaginavi, mamma,
che tra tanti silenzi
e rancori,
tra i miei pessimismi
pettinati in fiore
destavi sospetti di amore?

Amore prolungato
tra il binario
di rotaie altalenanti,
mi senti ora?

Ora che sei
pronta alla mia grandezza
e alla mia maturità distante,
accetti il mio volerti bene
e l'amarti
negli occhi
di chi ti stringe
nel tuo presente?

Lui che assomiglia a me
come una goccia del mio passato
che tu vorresti, -ma hai e stai-
dipingendo
come la cancellazione
dei tuoi sensi di colpa?

Colpa... no...
i tuoi non sono stati errori-
...i tuoi...
metamorfosi del presente
dialogante,
credente nel suo piccolo domani
immerso in me...
anche nel viso
e nei boccoli dei suoi capelli.

Labbra perse
Folla persistente
tra i viottoli
dei miei desideri.
Torrenti unti di verdi
perseveranti;
udire tra mattoni
le urla antiche
e mai fruttuose
di tulipani o gigli;
logorìi d'avvoltoi
recisi in un non-senso
buffo di palazzo.
Senza mai ascoltare,
capire
i dissidi favolosi
di chi voleva
i miei baci.

Saggezze
Un vecchio castello
conteneva alti picchi di montagne,
grandi vittorie,
vane sconfitte
dove l'aria filtrava nel mezzo
di un'anima che vi abitava.
Le ali dei pensieri
respiravano eventi
di vita turbolenti.
Continua ancora il volo
dei pensieri
con le sue forme tratteggiate
dai colori viventi.
La fortezza radica la sua forza
nell'acquisto dell'esperienza. 

Fiori nella pioggia
Il cielo piange
e le stille muoiono
sul suolo asciugate
dai fili di vento.
Il cielo sorride
dietro le nuvole bianche
ma traspare e uccide
il buio di chi non è capace
di piegare le labbra
in un lieve spiraglio
di felicità.

Dentro
Il mio amore dov'è?
E' nascosto tra la lacrima
di una ciglia?
O tra un colore d'iride?
Forse tra la polvere
di un giro di fumo.
Semplicemente tra l'atomo
di ossigeno puro?
Vien fuori dalla luce
di una lampadina spenta?
Tra passi
che non sanno avanzare?
Forse in un viaggio
ancora da prenotare,
tra mille granelli
d'isola vergine.
L'amore,
l'amore per me stessa.

Mosaico d'arte folle
Spiragli di colori
di promesse mai mantenute,
unguenti d'impronte
mai rivelate,
emozioni vivibili
solo in balìa
della pazzia vissuta interiormente,
colori estesi
tra sentieri di arcobaleno.

Uomini persi
Perdere le emozioni che regala
la fiamma ardente di una candela
accesa in un angolo
buio,
oscuro,
losco;
è la sensazione persa durante
l'incoscienza di un quadro
soffocante,
chiaro,
forte;
è il pensiero di un uomo
senza le sue certezze
nascoste nelle profondità del suo io
rarefatto,
deluso,
disintegrato.

Corse
La corsa del tempo
è segnata dal mio disegno
di metafore ed illusioni.
Scorre per il mondo,
scorre per la gente,
per lui, per lei, per loro;
per lo scrittore chiuso in se stesso
a cercar risposte nascoste
nel mondo acrobatico.
Il movimento del tempo
fugge per chi cerca.
Forse non per me
che non sa infierire nel disegno
di ogni singolo giorno,
e mi ritrovo
sull'orlo di me stessa.

Il grido
Passeggiava sul ponte
insieme ad amici.
I suoi passi sicuri e rumorosi;
calpestava
scricchiolando le foglie.
Seguiva silenziosamente
l'istante di sguardo
al di sopra della paura da lui sconfitta.
Il grido l'afferrava,
la sua anima bruciava
tra le sue mani...
Il suo essere non tratteneva
il controllo della scena
perenizzata dai colori.

Ciccia non xè per barca (detto triestino)
Comune mortale io mi sento
tranne nell'anima non mento.
Cosa difficile rimaner assente
al giudizio di chi rinascente
aguzza critica per favorire
riguardo al mio dire.
Ripeto, forse, con parole vivaci
di fraseggiare versi loquaci
e ad ogni imbrunir di sera
persona migliore mi sento più fiera
di me, di me stessa...
e pure un poco fessa...
ora che sento puzza di bruciato:
la padella con dentro l'"infuocato"!
e il cibo conteso dalla mia fame?
ora non resta altro che una brama:
un piccolo pezzo di formaggio
per dire grazie ad un signore saggio.
E non credo di scrivere più in rima,
anzi, continuo ad essere come prima.

Cuore di montagna
Si ribella l'aria,
si confonde con la pioggia
e il suono del tuono
si avvicina
sulle strade depresse.
Vicino,
un lago di pensieri,
sotto debolezze di castelli,
rocce consumate un pò
dall'acqua...avvampa
correndo su sentieri tortuosi
fino a valli di oceani
sprofondati dal color turchese.
Echeggiano caverne
di voci penetranti,
l'ombra di mantelli
ricopre paesi disabitati
e strade desolate.
Solo brezze abitano lì,
su rocce forti, aride, ferme
ma antiche come l'eternità;
e parlano dalla loro cima
osservando drappeggi
di scompiglio al di sotto
delle loro valli maestose.

Capelli sciolti
Il vento non agita solo foglie,
non agita solo cuori
in preda a pazzie,
non agita solo pensieri.
Agita una bellezza che non conosci
per colpa di occhi che non vedono.

Sorpasso d'anima
Fluisce fluido
il sorpasso del cuore
alla ragione.
Echeggia l'eco
di corrente
sgorgare dal volo.
Passeggia il passo
del piede
che calpesta
l'aria del tempo
schiacciante.
Tu, io, noi, tutti
focolai, strumenti
di numeri tra tanti.
Finisce finito
l'istante del flusso
che si voleva immortalare.
Ma poi?
Ci si ferma
nello stesso modo
di quel preciso momento?

Io e lei
Sole di luce
nel cerchio di cristallo.
Giorno tra lamiere
di bollicine frastornate.
Bocca rosa
nel punto d'iride
gioioso del cuore.
Gioca e si burla di me
gesticolando l'adesso
scrivendo sorridente:
"Il tuo viso raggiante
come luna
illumina la notte;
le tue mani
accarezzano lievemente
come il vento le foglie."
Nella stanza frettolosa
il cerchio di cristallo
si stringe
fino a far scoppiare
le bollicine frastornate
in armoniosa sua canzone.

Sul porto
Una grande folla
  comprime le voci
dei silenzi appartati.
 
   Nel porto senti
    le sirene delle navi
      che portano a terra
         i fiori dell'avventura
           sospesi tra le memorie
              dei soldati profumati
                dalla brezza marina.
 
Si calano verso un tempo
  che li vede scorrere
   sempre più veloci,
     sempre più lontano...
       alla nostra curiosità
         dei tanti perchè.

Il sogno
Luce avvolgente di carezze
imbambolata
tra il sipario della fantasia.

Stella
Spesso mi guardo allo specchio:
appaio confusa e turbata,
poi dentro gli occhi
vedo la punta di una stella
splendere per me.
Voglio denudare la mia anima
conoscendoti ancor di più,
scoprendo l'oasi d'impronte
che il tempo
continua a cancellare.

Risposta alla rabbia
Con l'incantesimo
di chi vuole distruggere
la mia mania d'essere
rispondo con un sorriso velato
di parole
che non sanno catturare
nemmeno l'ombra degli occhi
che osano massacrare
la mia ragione d'ira.
Con l'effimeratezza
di chi vuole soppiantare
il mio vero essere
rispondo con una forza maggiore
della mia esistenza stessa
per sconfiggere
una assurda pace guerriera
quando si osa distruggere
un pò di lealtà
costruita con il mio
silenzioso dolore.

Preghiera
Se la vista di Dio
è il calco dell'intorno colorato,
le sue mani
tutto ciò che è accerchiato
dai Suoi tratteggi naturali;
il suo udito
melodie cantate
da echi di nostre emozioni;
il suo olfatto
profumi delle stagioni
cangianti di mese in mese;
il suo tatto
potere di gesti
che modellano ciò che percepiamo;
il suo gusto
tuoni e lampi,
brezze e uragani
dolci o amari
di ogni angolo della terra;
...il Suo cuore
metastasi e connubio
tra sogni dei nostri inconsci,
tra realtà delle nostre ragioni;
il Suo potere
gioco di dadi
tra destini del tempo;
e le nostre vibrazioni...
così in mano
al Suo destino.
Incommensurabilmente
naturale
accettarlo
divinamente.

Lascia andar via
Lascia andar via
tutte le tue emozioni
provate nei momenti
di sconforto;
devi sorridere alla vita
persa nel punto
del grande universo.
Lascia andar via il buio
e la tempesta
e sorridi ai tuoi sogni
senza castelli di sabbia.
Sorridi al viaggiatore che è in te,
fatti portare lontano
dove non avverti neppure
il peso del tuo primo sasso
costruito con il tuo sorriso.

Grido d'amore
Si potrebbe morire
con gli occhi
puntati al cielo aperto:
vedi le stelle
anche in pieno giorno,
quando il vento
ti aiuta a respirare
proprio all'ultimo momento
di un incanto
vivido e trascendente.

Si potrebbe morire
con la bocca amara
riempita di parole amare
ansiose di scoppiare
come il freddo
che si perde
nel ghiaccio trasparente.

Si potrebbe vivere
ancora per un pò,
amare divinizzando,
perchè potresti regalare un sorriso
a chi ti ha amato
senza che tu
l'abbia mai saputo.

Cercare cosa?
Quanto pensi di valere
in questo attimo di riflessione?
La tua mente cammina
senza fermarsi mai,
cerca solo il tuo futuro
perso nelle mani del destino.
Non credi ad una astratta divinità,
in quel finto infinito
che ti dona solo la paura
di non saper vivere
l'immortalità dei sentimenti,
dove il panno di luce
riflette tra le lenzuola
di coccole.

35 anni
Dolcezze di note
affiancate dal borseggio d'innocenza.
Soffi di suoni
accorpati tra il dolore degli anni.
Sentire il profondo
d'anima-cuore
...e viceversa.
Diventare grandi
con i gradini
sempre più alti
da scalare
con esordi di braccia
sempre più forti
da scoprire.

Confine
Pastelli accartocciati
tra flagelli di palco cotonato,
soffusa e credula
a voci di sfide lontane
qui,
sentori e sentieri
accovacciati tra foglie di strada.
Storica foce
di fiume appassionato
con spinta di ciglia
volta a guardar lontano.
Orizzonte mai raggiunto.
Orizzonte solo eco da sfidare.

Forza e parola
Segretezze di stelle,
tra i loro spazi corposi,
cosa c'è?
Il vuoto di vita?
Nasce oscuro
un perchè di tuono
finchè non giunge
lampo di luce
tra costellazioni parlanti...
equilibri di uomini
comunicanti con battaglie...
e protesi tra fiumi
di verità
dietro cespugli di nebbie.
Atterrano tulipani
di lingue multicolori.
Mai l'oscuro dello spazio
inghiottirà
l'aurora dell'immenso celeste.

Ombre mie
Mi aggrappo atavica
a tutto ciò che sgorga
nella vita,
tra crepuscoli serali
e brillantezze giornaliere.
Fame disintossicante
di sensi di colpa attanaglianti
e crepe di fessure
dove cercare risposte fuggenti.
Limpido l'errare
tra spazi di cielo
dove atavica,
di nuovo aggrappo
la freccia della curiosità.
Ma poi,
appesantita da fardelli di scelte
cosa faccio
se non capir tutto il senso
del mio cammino costruito?

Adesso tra luci di gallerie nascoste
fingo tra scuri aneliti di luna.

Lontani
La lontananza
è la vicinanza
di due cuori distanti,
è un viaggio turbolento
per raggiungere il soffio
di un respiro
respirato nello stesso istante,
è uno sguardo unico
che cerca occhi
visti e baciati
in uno stesso momento,
è un tocco di mani
accarezzato fragilmente
in un giorno
uguale a ieri,
simile ad un domani
che verrà.

Sfera
E' umano provare
sentimenti chiari
che ti spingono
a voler vagheggiare
per un mondo fantastico,
dove non esistono
tempi e spazi.

E' forse sbagliato
credere alla speranza,
alla luce dell'intimo nascosto
sempre vivo dentro me
e che non si spegne mai,
perchè ci morirei
anche con te.

E' infinito il mio sognare
perenne, assiduo,
nasconde il male del mondo,
l'inattività di gente
persa nel proprio orgoglio,
persa nella solo volontà
di giudicarti
senza conoscerti.

Qualè il mio e tuo scopo?

Partita. Mortale.
Crepuscolo rotto
da abbagli stonati
nella notte.
Bimbi, donne, uomini,
creature, fiori, animali
non hanno più
gioia, speranza, volontà,
bellezze, odori, istinti.
Le lapidi piangono
accasciati tra le bombe
silenziose ancora urlanti,
non ancora scoppiate.
E li chiamano "alta tecnologia"
questi dieci, cento, mille colpi
che assordano prima di cadere.
Deserti neri, oro sporco,
soldo senza anima e colore:
riveste il valore
dell'essere umano,
pedina, bersaglio
tra le stesse macerie polverose.
Disintegrato. Annullato. Morto.
Per i grandi e potenti protetti
l'umano diventa
"Alta Partita A Scacchi".

Risvegli
Mai d'incanto
vive la poesia
se non con affiorarsi
di emozioni rafforzanti.

Mai di colori
vivono i fiori
se il profumo non volge
lo sguardo
alla sensibilità.

Mai di odore
vive l'amore
se l'arcaico
senso del pudore
si fa strada
tra i peccati.

Mai di pace
si vive dentro
se non con la lotta
al ritorno di noi stessi.

Limbo
L'amore è stanco
e non mi risponde.
Non risponde al mio richiamo
perchè stanco.
Stanco per il lavoro, il correre,
per il dormire:
la notte lo frammenta
in un batter di ciglio,
e il mio seno, così
non si riscalda neppure...

Amore...
risvegliati dal torpore della stanchezza.
Il tuo correre ormai
vortica nel limbo del non ritorno
alla vita senza fortuna,
il mio seno non avverte
il tuo forte calore.

Amore, amore
fai tuonare
la bora dei sensi
che ti riporti a me...
e scompiglia così
il senso del tempo
che corre dietro di te:
il mio seno così
si acciglia al tuo solo sfiorarmi...
...con gli occhi.

Semplicità
Rose rosse tra montagne intatte
aiutano a regalare al tramonto
il colore dei ricordi di ieri,
vivono ancora adesso
tra fessure di sussurri
pieni di messaggi rassicuranti...
di vita allegorica
nascosta tra metafore reali:
la sensibilità
fiorita all'interno di anime
in attesa d'istanti
piene di luce e certezze
come la scena semplice
che addormenta ogni giornata.

La mia arte di amare
E' ancora necessario
credere alle illusioni
di un posto lontano
dentro una conca
dove la montagna
cancella la vita
al di là della solitudine?
Mi aiuta a vincere
la sopravvivenza di una paura
lasciata inconsciamente
agli amori mai pronunciati.

L'alba di un vuoto
Ho seguito le orme
di un nomade
stanco di scortare
il cammino del sole.
Era seduto su un sasso,
era arrivato in cima:
vedeva lo sprofondarsi
dei colori frammentati.
Scorse le stelle,
zampilli effervescenti;
regalavano i lineamenti di un viso
affogato nel pianto di un dolore,
e vide la lucentezza di una culla
che dormiva nel ciel sereno...
opacamente sfumato
dall'ombra di un triste sorriso.
Il vento annunciava
l'assenza di palpiti viventi
nascondendo il furore umile e toccante
della tempesta.
Il nomade si allontanò dalla cima,
torna a vagare
tra fiori di pietre lontane.
L'ho seguito, accompagnandolo.

Mare
La voce incessante dei miei pensieri
assomiglia a te.
Mi avvolgi, rapisci la mia coscienza,
mi trascini in profondità
immersa nel silenzio più assoluto
dove ti sento e ammiro.
All'improvviso
emergo come una fortezza.
Vorrei che questo mare
mi amasse ancor di più,
le sue carezze non mi bastano;
ho bisogno
che tu mi sconfigga
nella mia indistruttibilità;
desidero mostrare la mia segretezza
radicata come in una roccia;
urlerei il mio amore puro,
senza ombra di peccato.

Abbracci d'orizzonte
Brividi piegati
al sole d'estate.
L'azzurro terrestre
si muove tranquillo
nell'orizzonte scolpito
degli occhi scuri.
Seguono una barca
fissata in un punto fermo.
Seguono un addio
riversato in un futuro lento
dove lo zaffiro scolpirà
statue di grandezze
verso domani passati.

Occhi spenti
Vorresti andare al mare
con chi ti sta vicino,
con chi dovrebbe amarti
e prendersi cura di te,
piccolo mio.
Sei seduto con le mani in tasca,
occhi tristi e luminosi
sugli altri che giocano:
non conoscono il dolore.
Le grida dei tuoi compagni
avvolgono il quartiere
in allegria,
e la paura dentro di te
si accascia...
non vuoi tornare a casa...
non hai speranza.
Sogni il calore di baci caldi
sotto le coperte,
labbra sorridenti
di chi ti ha portato alla luce,
prati di dolcezze floreali
negli occhi suoi.

Ora devi andare,
torni nella giungla
dei fuochi d'inferno.
Non hanno cura di te...
La salvezza e il tuo sollievo
abitano dentro il tuo futuro;
nascerà, sì, l'ingenuità
tra piante d'amore
di occhi innamorati.

Autoritratto
Assetata di passione moderata,
desiderosa di un amore
che non muore mai;
una fiamma perpetua
capace di illuminare
non solo la notte...
anche la luna, le stelle,
il silenzio,
con te affianco
in una stanza arredata di purezza.
I miei occhi fissano la goccia di fuoco
rallegrata da forza di volontà
di esplorare il mio sentire
senza paura.
Il cuore parla
senza rompere la pace
della mia ombra riflessa sul muro.
La candela anima il mio pensiero.

Pianto
Ascolto in silenzio
il pianto di un gattino;
lo accolgo accarezzandolo.
Lui è me.
Lo curo. Lo accarezzo.
Confortevole le fusa
che abbracciano
le mie vibrazioni del cuore,
e le mie dita inteneriscono
perfino il pugno reso violento
per la delusione...
ora penso alla tenerezza.

Trieste
Chiassosa e lunare
tra brandelli
di vento trascinante.
Solare e suggestiva
tra il chiarore della piazza
sull'acqua sussurrante.
Forte e fragile
le mura di città
dove la storia di ieri
non l'ha mai consumata.
Si sale, si scende
tra velati odori
di passi boschivi.
Silente e ridente
il chiasso
di occhi fugaci.
Ed io,
straniera quì,
lascio scorrere
la sua aria di arcobaleno,
tra l'amore
che mi ha suonato
il tuonante sillabare:
RESTA.

Come luce
Sono nata dal niente
eppure toccavo
le linfe tra il ballo
dei suoi pensieri.

Son cresciuta dal buio
e se qualcuno
mi avesse reso più felice
ora...
vivrei forse nel limbo
senza mai averla ascoltata.

Ho parlato dal nulla
ma come ho potuto
elargire un così triste dire
tra mille affanni?

Son rinata dalle sue mani
e se fosse stata
più serena
le sue gioie
le avrei inarcate
tra i germogli
di piccoli semi
di girasole.

E se odoravo
il suo tatto di vita
sarei nata, cresciuta
avrei parlato, gridato
da lontano
dove ne percepisco
i suoi echi di storia.

Esplode l'incanto
ad una risposta
del perchè Io.
A nonna Lucia

L'Aurora
Tic-tac
tac-tic,
lancettano
le vite,
le nostre,
tra destini
costruiti dentro.
Sospiro-respiro.

Tra le gelida
accuse di guerre
esterne
attraverso
la soglia
della nostra casa;
tutto un abbraccio
tra i colori
degli occhi suoi.

Adesso
lancetta
la vita, la mia,
tra l'odore
del suo sapore
pieno.
Desiderata
dentro.
Respiro...
sospiro.

Il senso della vita
Il cogliere l'attimo
che segna
la nostra storia.
La felicità rubata
e non apprezzata.
Il passato
colto all'improvviso
da una frase.
Rumoreggiare
passo per passo
durante l'incoscienza
che ci insegna.

Fotografie
Giorno piovoso,
voi spensierati
in quella domenica
che ora...
nostalgicamente affiora.
Al mare
ghirlande di onde scroscianti,
di allegria evidente,
per quelle poche ore
di castità rimanente.
Tu cosa provavi
dietro quel vestito bianco...
salvatore di una tristezza
che portava al futuro
con devozione
e libertà.
Stringi il tuo sposo
emozionato da tanto amore
negli occhi tuoi.
Il tuo bacio
immortalato,
scattato
tra lo sfondo
di acqua marina
.

Io ti vivo
nelle fotografie...
e tra l'aria che allora
bisbigliava
il mio destino.
         
            A mamma e papà

Pura follia
Domani ci sarò.
Adesso come ieri.
E non c'ero.
E cerco di essere.
Forse sono vera.
Forse sono autentica.
Oggi sono libera.
Oggi forse sono io.

Il poeta
Grida il suo silenzio
tra mille pagine bianche
e deserte.
Come un chicco
che splende
nella confusione
di tanta gente.
Legge tra i vuoti
dei suoi pensieri
che fuggono.

Passeggio
Cammino con gli occhi
tra mille molecole di odori;
calpesto l'asfalto
dei miei passi persistenti
tra mille scricchiolii
di vite colorate;
insinuo il mio respiro
tra venti che cullano
le gare d'aria.
Sommessa e timida,
io,
tra baci di amanti
che si adornano
tra foglie commosse
di inizio primavera.

La gioia del vento
Spaziosamente annuvolato
tra le ciglia della pioggia.
Raccimolato tra le radici
dei respiri d'ombra.
Accovacciato tra le emozioni
del sole mito.
L'apertura di sensazioni
ravvivante la vita.

Il giardino del poeta
Le foglie dell'albero
danzano al ritmo del vento
venuto da lontano;
canta sul petalo
leggero e forte
da dove nascono
sussurri
di speranze splendenti.
Ombre del passato
vengono calpestate da affetti
di ricordi fugaci
e lentamente
salgono in cielo
per disintegrare
mille parole dette
ad una giornata raggiante.
Bellezze stravaganti
si allungano su corpi
di Madre Natura,
nude, spontanee, eroiche,
come le pioggie delicate
delle giornate d'autunno.
Allora ci accompagna
l'imbrunire di lentezza
ammirato nella profondità d'anima
dove abitano
profumi, odori,
raccolti nel giardino
più bello che c'è.

Persa
Traballante nell'incoscienza,
zoppicante tra luci abbaglianti,
con fervore lievi ferite
di dinastie disordinate.
Gareggiano tra i balli
lividi divampanti di passi;
echeggiano tra rumori
di musica
galleggiante nel cuore.
All'improvviso
il buio negli occhi
varco la dimenticanza,
nell'oblio
trasuda la malinconia
di una bufera di vergogna.
Accascio tra i sogni confusi
lievi paure di non accettare
le sommosse dell'anima
e inarco nel ricordo
la freccia avvelenata
di una sera.

L'apertura
Mi sento piccola
così...
tra le pupille
sparse nell'anima
pronte
ad interferire tra il chiasso...
brulica tra i miagolii
di carezze
temperando di colori innocenti
la mia storia
di illuminazione crescente
non solo di emozioni;
l'espediente migliore
la folgorazione
degli occhi aperti al fulmine
di un'esperienza...
e la vitalità di una mano,
la mia,
sempre pronta a stupirsi
per le parole
che l'anima stessa
sa dettare.

In amore
E' facile sorseggiare
dalle tue labbra divine
il nettare della fusione
tra cielo e terra,
dove non si congiunge il Tutto...
... ma solo si gode
il senso dell'esistenza
nell'amarti.

L'incompreso silenzioso
E' la luna.

Si chiede il perchè
del sole
che splende.

Tace.


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