Poesie di Jacqueline Miu


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Senna Prometheea
giuri di non avere rubato il fuoco ma nascondi le mani bruciate dietro la schiena
di primavera non ce n'é solo una ma la migliore la ricordi solo se ami
valanghe e valanghe di nuvole nelle tasche dei giacconi strozzati da sciarpe
Parigi stalagmite in piedi per Notre Dame promesse sopra la Senna scure del cielo
download di nuvole prima di pioggia ombrelli uccelli rincorrono il vento
ti nascondi all’ombra di un sorriso probabilmente gli occhi brillano più di un sole
atterriti astronauti in un mondo clessidra con sabbia dorata
ardiamo in sudori per il momento perfetto sopra cuscini di sogni rimbombano i battiti

Bonjour ma dimmi come ti chiami – la gioia è timida e scappa
transitorie cariche elettrostatiche piedi incrociati sopra il divano il cane dorme
cantiamo abbracciati inneggiando follia pane e nutella cuori biscotti
briciole di noi rimaste cantieri di un regno senza stagioni trono e corona
ti cercherò se perduto
ti cercherò se mai arrivato
ti cercherò se distante

Da “celeste con sbornia da moto perpetuo
 

Non so che volare
non so che volare
l’ala è un sentimento che vince la gravità le forze superiori dell’intelletto
vento d’angoscia kafkiana a caccia di clausole impossibili d’azione
in un bunker sicuro dell’immaginario imparo a camminare sui sogni
col fremito fuoco nel sangue che bolle per qualche dolce idea
si suicidano le rose nel proprio profumo per non cedere all’inverno

Da “celeste con sbornia da moto perpetuo
 

segui il sole ragazzo
segui il sole ragazzo
la sofferenza non è fatta di parole ma di carne - diceva mia madre
troppe parole per dire “ti amo” eppure bruciare non basta
tu mi recidi le ossa con le promesse mentre io vorrei solo darti i voli
segui il sole ragazzo
testarde profezie d’orgoglio autunnale piogge per me preghiera
un saluto all’estate tu sola dispersa i viali affannati di traffico
persuadi l’intelletto solletica carne perversione moritura di foglie autunnali
fantasmi spazzati dal vento condanna le mie emozioni
segui il sole ragazzo
qualche goccia di miele a pioggia sulle tue labbra mio desio serale
rubati i battiti tagliati i polsi al buio per il suo sanguinare astri
ti vorrei nel mio capo sul mio petto sotto la pelle a fornicare con paura
oh perderti mio amore – sarebbe peggio dell’eterno cercarti nel sogno

Da “celeste con sbornia da moto perpetuo
 

Tutti i Santi
sepolti in misericordiosa terra nulla siamo se non speranza
calda alcova al verme tiranno predatore di carne per suo volere
sereni mai furono per amore i pianti all’eterno dolore noi sacri
incauti passi sia ritrovarci uniti al dopo
oh mia vita
oh mia morte
tu pensa non col prego alto per Dio assoluto ma al trovarmi
trovami anima cara tra le stelle congiunte in splendore
trovami nel buco nero di un credo più forte del sapere stolto all’uomo
trovami perché non sia il cero bianco a illuminarmi ora
oh mia vita
oh mia morte
spezza la quiete triste del silenzio col peso del fango tritate ossa
amami amami oro sopra il riposo il tuo ricordo
bunker nell’eternità rimasti a voi ideali
amami amami oro a te i trionfi delle mie battaglie

Da “celeste con sbornia da moto perpetuo
 

Il naufragio della Goliath
una nave con vele a fuoco in cambusa marinai ubriachi
la pace è un segnale nell’universo lontano dal mare
superbo un Dio di acque prende a pugni la chiglia
in fiamme le paratie le cime il ponte il timone ma l’uomo
festeggia le ore lontane da casa col cuore in speranza
danza sui ricordi delle tempesta i mostri passati
prende e disarma tempesta un gorgoglio infernale zavorra
alti più alti gli astri lontani dalla mancanza di un abbraccio
oh Faro l’albatro nella discordia tetri giganti cecchini
minuetto trionfale di demoni coi tentacoli alti di spume
il viaggio mai più sarà a più grande amore ritorno
vele a fuoco lontane dall’alba ancora un sussulto - Morte avanza

Da “celeste con sbornia da moto perpetuo
 

Ortopedia sentimentale
le pietre miliari di un grande amore sono attimi fuggenti
disobbediscono allo spicciolo credo del facile
hanno fauci toste per mostri e paura
le pietre miliari di un grande amore sono indistruttibili dal tempo
in una equazione d’incognite e fantasmi noi due il numero certo
qualcosa di rotto in comune guarito col manuale dell’Ortopedia sentimentale
stecche alle ali e piccoli sogni
nel tempio del cuore che ospita grande Promessa

Da “celeste con sbornia da moto perpetuo
 

Bozzoli di sabbia
tantra di onde alta marea contro gli scogli erto il faro perduta la luce
sconfitta Ragione è amore sussurra il vento ai bozzoli di sabbia
in riva conchiglie prato funereo per alghe assopite prima di morte prima dell’alba
farfalle di spume farfalle salate nell’incolore livido del mattino
blu oceano spara all’etere le sue fiabe colme di tesori
Orfeo di sogni navigatore solitario con ala fior d’acqua l’albatro cuore
Euridice d’abissi strappata alle correnti marine profonde sussurra sirena
un canto marinaio che corre lungo le ere fino al prossimo Orfeo
che compone nel suo immaginario balena estreme passioni

Da “celeste con sbornia da moto perpetuo
 

aqpod
le nostre strade non si sono mai incontrate- lo so
ma io ti aspetto da sempre
nel mio capo faro per il tuo viaggio vorticano venti cinghiali assassini di vela
che tu non conosci
così divento qualcosa in più del cuore che porto a fiamma
spirito oltre il mio corpo
ti danzo ti proteggo ti tormento con stelle il sonno
pur di dirti “amore”
adesso
qui
per sempre
ovunque
dentro o fuori sta vita
temporale sul lago crespe le acque in fremito Luna
l’ora perfetta è l’ora del tuo arrivo dal sogno
con la pioggia partorisce l’ostrica dolce una perla con dita sottili
mentre di noi si sa solo che siamo dispersi – la perla diventa un sole
adesso
qui
per sempre
ovunque
dentro o fuori sta vita

Da “celeste con sbornia da moto perpetuo
 

Lemere
spegni i pianeti
il loro vociferare brillio turba dolcezza
silenzio negli scafandri del petto
togli al tribunale di ombre il potere
ospita il mio palpito tra le pause dei respiri
sfonda i muri il tempo che li alza del dittatore dimora
chiedi a Karajan di inneggiare Schumann dall’oltretomba
per amarci

arpeggia silenzio ma fuori di falene le ali scappano a pioggia
trema insicura luce prossimo non vedente un lampione
sulle strade del destino camminano fedeli al buio ovattato i fantasmi
com’è dolce l’apparir della notte quando ci s’infiamma

Da “celeste con sbornia da moto perpetuo

 

L’Indotta
gusto pianeti la parte selvaggia in me proferisce Lakmé al suicidio di pioggia
fedele ai presagi d’autunno te caldo e biscotti di nuvole grigie senza stormo
ogni tanto una danza di foglie sul parabrezza dell’orizzonte distratto ai tramonti
smarrito nelle prossime ere d’amore riempio il cilindro d’alba abile prestigiatore
di creta perlare ali finte sul busto finto del mio ego diurno
nulla conservo di ieri se non fedele al principio con l’eredità di creare
di qualche Dio figlio di qualche Dea erede di piccoli sogni
oh cuore mio oh mio cuore - batti per la magia mia sposa

Da “celeste con sbornia da moto perpetuo
 

Aforisma
Ho provato a stare a passo con l’Umanità ma io ero più veloce.
 

tinseri
poi è sera con le sue ombre capanne col dolce degli astri invisi fantasmi
alle porte del sonno qualche dilemma qualche speranza in attesa di luce
tintristi tinseri il navigare col buio sotto una Luna falce per il piccolo volo
farfalle nel petto e mai più dubbi t’innalzi col fuoco fino alla calma
divori le mappe di mai più reali muse coi petti brucianti promesse
diventi un diavolo poi un angelo poi nulla
ti reinventi un temporale dentro cui progettare i tuoi mondi
e ti pigola da dentro il capo il piccolo verme del boia
tutto fino alla morte – tutto un vano cercare
ma poi sarà davvero vana la nostra battaglia – oggi perdenti domani il trionfo

Da “celeste con sbornia da moto perpetuo
 

eternity
“We are more than something.”

Da “celeste con sbornia da moto perpetuo
 

Muse
asciutto in attesa di pioggia pronto per nascere petalo
poeta sergente a falangi d’idee straordinarie
perdente ferito dal cogito dell’impossibile ogni tanto atleta
tra le corsie del tempo corridore contro mostri e diavoli

infermiere nei tempi bui a qualche carezza
non ascende la stella in me taccio d’inerzia
mondo buio ad alta fedeltà il silenzio
in concubinaggio con la solitudine le ombre
scoiattoli a caccia di ghiande d’anima
coi muscoli al caldo di lampioni
in attesa di muse
oligarche innamorate d’immaginario

Da “celeste con sbornia da moto perpetuo
 

occhi su carrozze di cristallo urla novembre ubriaco di pioggia
ali pesanti di troppo cielo si muore nelle vene emboli i sogni
tramonti guerriero mai pace in alleanza col cuore
ogni inferno il silenzio t’innamori del rumore che uccide la morte nel capo
nubi con booster di acqua tremi di freddo ma dentro
abbracci un’idea scintilla nel fondale abisso a volte speranza
esumi un fantasma perché ti parli di bene o d’amore o di sorrisi
attendi che asciutta l’ala sfidi l’aria per il semplice piacere di vivere

Da “celeste con sbornia da moto perpetuo
 

Rondini
ci alziamo in volo
ti danzo novembre con pioggia
nudo in solitario il cuore tiene in vita i battiti
poeti fantasma innamorati dell’amore
ci alziamo in volo
spezzati come ogni mortale dall’orgoglio
trascinati per i capelli dai sogni
smarriti in un fugace brivido di piacere
ci alziamo fino alle nuvole
piccole rondini alimentate dal credo
intrecciate ai fili invisibili della speranza
a volte smarrite con gli occhi desiderio fino agli astri
ci alziamo fin dove la nostra ala regge
la fatica
i temporali
la sorte

Da “celeste con sbornia da moto perpetuo
 

Byroniade
completamente nuda Londra si spoglia del fiume nell’ombra
ogni tanto con la pioggia si smarrisce un cuore dentro il peccato
un gabbiano per l’ultimo volo lancia la voce chiglia sul vento poi muore
strette tra le mani di una prostituta le ultime stelle rimaste nascoste agli occhi
un antico Poeta recita odi ai cari fantasmi dentro un’arena
freddo come la morte il sangue delle fronde stipate nelle grondaie
fischia il vento al vuoto baldi in fiamme solo i lampioni cari a qualche randagio
amanti in bolle calde di miele si mescolano nei voli alle farfalle

nubi arpionano tuoni per farne saette nelle mani di un Dio burlone
voci rimaste rovine perdono qualche pezzetto di storia sotto la pioggia
infetti dal virus di gioia si abbracciano nell’eternità gli amanti
Byron ubriaco usa la mano di un fallito per comporre un canto
il coito breve di sopravvissute falene null’altro copre di volo la strada
abbaiano i cani in catene Jericho è una città per i morti nel zinco lontani dai vermi
una giovane Musa mostra le cosce al passante - mentre
recita un sonetto di Shakespeare

Da “La Rosa dalla schiena nera
 

Trump patch 2.1
nel giorno del drago a sette teste
un anziano alzava con le proprie mutande un muro di pace ai confini
sulla schiena gli prendevano forma delle ali di gomma
che lui trascinava sopra i contanti cercando gente in ginocchio
credette per un attimo di essere Dio
e si fabbricò dei fulmini
mentre i ribelli cercavano nel sangue del paese la spia
un centro massone repubblicano dove sacrificavano vergini al re
quel giorno il drago prese a sputare fuoco da tutte le teste
tutti gridavano “Ecco l’Apocalisse! Ecco l’Apocalisse!”
predicatori inneggiavano la fine del mondo
mentre l’anziano barone ingoiava dietro la scrivania del successo un Viagra

Da “pozioni di crackoina post sentimentale
 

topino
un libro in attesa di mani con febbre di parole
nel suo fegato una fede millenaria
nella speranza
nella pioggia
nelle lacrime
qualcuno pensa l’abbia scritto Dio
per questo respira
altri credono sia uno scherzo della Natura
comunque credono

un manichino in cantina in attesa di un cuore
ha il volto impassibile persino alle stagioni
vorrebbe innamorarsi – pensa
di una piccola ballerina chiusa nel carillon di lacca rossa
peccato lei abbia già una liaison con il soldatino di ferro
così piange in se stesso
fino a svuotarsi il corpo
fino a diventare per se stesso un deserto
col sogno di oasi e di pace

tra piccoli tronchi di legna per il camino un topino
teme il freddo ha fame non sopporta la pioggia
rosicchia carcasse di noci e fissa la notte
in attesa che la fatina dei sogni gli riporti l’estate


ha sedici anni non compirà diciassette sopporta il dolore
sorride col veleno nel sangue e si morde le labbra
ha il coraggio di guardare la morte col brillio degli occhi
il vero ardito non vede mai forse il proprio premio
così restiamo innamorati degli angeli
quelli invisibili alle circostanze
al vissuto di ogni giorno nelle scarpe sbagliate
ai fumetti sui muri senza discorsi
al trapianto di verde davanti casa
alle isole pedonali deserte col buio

mentre loro gli angeli
sorvolano per inerzia divina gli oceani
mai stanchi di mettere in mostra la propria piuma
per Dio! voglio solo essere umano
così anche l’angelo spera
e crede nel potere delle lacrime

Da “celeste con sbornia da moto perpetuo
 

Soffro di blu
soffro di blu
mi ammalo di stelle
che quando si accendono dentro il petto - brillano
innamorate degli occhi di qualcuno preso a esprimere desideri
o di un anomalo poeta con la febbre da sogni

soffro di malinconia
non una vera e propria tristezza
più una flessione su arti di rima
qualcosa che sposa ciò che vorrei
più ciò
che veramente sono
non c’è cura in natura ai malati d’amore
per quelli senza denti di ferro per il dolore
per i troppi anziani per usare un computer
per i troppo marchiati dal male ma dal male puro

io soffro per loro
per gli stormi
col vento a volte contro
per le vele nelle tempeste lontane dai fari dalle rive dal porto
e se forte di qualcosa davanti al destino
obbligato a stare in ginocchio
continuo a soffrire per quelli che partiranno presto
per quelli già morti
così se vivo so per cosa
così se resisto non temo nulla
così se ho mille domande mi basta una risposta
io soffro perché amo

Da “celeste con sbornia da moto perpetuo
 

Occhi in tempesta
ottobre tempesta di lampi dispera pioggia
carne sull’asfalto col peso dei sogni nuda al dolore
forgiano croci gli artigiani mai immortali
ogni fede una tomba
ogni amore un ricordo
tutto alla polvere
restano i sogni sul patibolo d’asfalto
restano le piume partiti gli uccelli
restiamo noi avanguardie di speranze
tutti nudi sotto il cielo bombardato dal sole

sui tavoli tovaglie bianche di plastica ricamata
pranzi per vagabondi senza idea d’esser fantasmi
nei loro abiti nuovi etichette incluse
perenne il sonno
avranno fame
una donna cucina per gli angeli
mentre tutti affamati d’amore

granturco tagliato a guardia i corvi
eppure non piove più come una volta
noccioli presuntuosi di frutti
solo nell’insonnia d’amore il cuore è lucido
prima di morire una foglia grida
nessuno sentirà la sua voce
autunno di dolore
autunno di ultimi frutti
autunno di stormi in fuga
resta una preghiera sulla tomba di un morto
mentre la gente si sfiora tacendo
le parole più belle
quelle mai dette
che resteranno sole nel loro petto
con l’autunno
coi piccoli uccelli rimasti al freddo della strada
col colore grigio del cielo
in attesa di nuvole ben più grandi degli uomini

all’improvviso il miracolo più bello
gli angeli arriveranno dicendo “noi abbiamo l’Eden”
un sognatore contro vento
occhi in tempesta
sfiderà le voci
replicando “che importa - noi abbiamo la pioggia”

Da “celeste con sbornia da moto perpetuo
 

Memoria
ho visto il cielo tinto in sangue
e ho pianto
il sogno mi portava via alla paura
e se morivo
non avrei potuto saperlo
perché distante
da ogni mostro fissasse in quell' istante
i miei occhi

perduta speranza
m’era rimasta la dignità di uomo
cercavo un guado al buio nella fede
ma anche lei era troppo alta
così
mi sono limitato a vivere il dolore
consapevole non fosse mai solo mio
ma anche di chi mi amava
di chi amavo
e restando ancora in piedi
assimilavo dall’aria il senso delle mie catene
smisi di invidiare gli uccelli per il volo
col cuore avevo già il mio cielo
un paio d’ali mi stavano crescendo
che alcuna scure
di alcun boia
avrebbe mai potuto – portarmi via

(a tutte vittime dell’Olocausto)
 

ecc
dormiamo in auto coi disastri del giorno componenti mancanti
cuori di carta alle fiamme
battito fan dell’aria ma senza applauso
terremoti di sogni implosi per l’atmosfera
scatole organiche con anime vibranti dolore
ci alziamo in piedi per abbracciarci
a intervalli di tempo di eternità mancate
stentiamo lenzuola sopra le voragini della morte per fare l’amore
senza un letto il cielo ci regge il gioco
senza paura andiamo tentoni avanti
col buio in piccola pioggia sul sonno
alberi in procinto di morire centenari blasonati da foglia
profumi di pane e caffè per i già stanchi sulle strade
un vecchio cartello ma solo per chi capisce
avverte
“nessuno qui viaggia senza scorta di angeli”

Da “celeste con sbornia da moto perpetuo
 

Stringimi l’anima
stringimi l’anima con nastri rossi
ti soffierò aria tra le piume care al volo
se stanchi
ci divoreremo da una ciottola di latte e biscotti le labbra
con cucchiai colmi di sguardi in fiamme o febbri
soffocami il sonno di notte col tuo corpo
ferma l’oscopia della paura nel giorno
trattienimi - trattienimi qualche attimo qualche millennio
nei tuoi occhi -
sposami ma solo coi frutti del vino a settembre
oh stringimi l’anima col filo di un fiume
spingerò spine di rose scarlatte nei tuoi palmi
che sanguineranno titani in tramonti
mentre torrenti di nuvole attenderanno in profumi
il nostro correre scalzi tra le ere

Da “celeste con sbornia da moto perpetuo
 

L’Uomo delle Meraviglie
ti diranno “dopo sarà meglio”
dopo quando
dopo un’ora un tempo dopo una vita
e cercherai sempre risposte
come un assassino una vittima
che gli consegni il tesoro
cercherai con gli occhi sul cielo l’Uomo delle Meraviglie
qualcuno sopra un carro di stelle venuto a salvarti
ti curerà il mal di morte e la malinconia
ma non le perdite che l’anima avrà contato sul suo cammino
ti diranno di credere – credere con tutto l’istinto
di donare perché nulla ti appartiene se non la vita
e di sacrificare l’orgoglio per un grammo d’amore
che non sfamerà il mondo ma i tuoi sogni

e quando l’Uomo delle Meraviglie di chiederà
Tu! sì, proprio tu, essere umano, cosa hai creato
nella tua ’esistenza?
tu ti alzerai in piedi e gli sussurrerai con un sorriso all’orecchio
“Io ho creato la fede.”
Allora lui ti darà un paio d’ali ma senza istruzioni di volo
E non ti basterà un’eternità per colmare il tuo desiderio
di vita

Da “radici ribelli al destino
 

Tu aspettami,
--- aspettami
le ultime fiamme di settembre, lo stomaco muro,
aspettami, ti verserò pioggia briciole in strada per farmi trovare …
Aspettami, soffierà il vento con qualche giornale di ieri,
davanti alla chiesa dove stai per sposarti,
la chioma raccolta col fuoco tu sole sui gradini di pietra.
Ferirai gli occhi di chi lacrima con la perfezione,
ti copriranno coi petali di rose d’Olanda il passo,
gli alberi faranno morire le foglie per tutti i romantici ancora superstiti.
Adesso conosco l’inferno sotto le ginocchia -
le ho trascinate fin sotto il tuo cuore ma l’ho trovato vuoto
bianca piuma, bianca, soffice tappeto di zucchero poi alzati in volo,
bianca piuma bianca, tu aspettami –
capiterò un giorno sulla tua strada
dopo aver seminato briciole di pioggia perché tu capisca
chi davvero t’ha amata.
Non sono più al sicuro, non sono,
mi fulminano i giorni, ho il motore dei respiri rotto,
ho convertito i sogni con la follia per respirare ancora,
mi dicono che passerà, ma cosa dovrebbe passarmi?
Non voglio perdere il mio dolore e la mia gioia,
voglio continuare a soffrire perché*è questo quello che sono,
un uomo all’apice di tutto quello che prova
dimmi tu se amare non è sentirsi per sempre perduti?
Galline nei cortili, la polvere sulle scarpe sopra i vestiti,
le campane che chiamano gli angeli – le corse che chiamano i bimbi,
aspettami col cancello del cuore aperto, con le lacrime agli occhi
e un sorriso,
pioverà - non importa se coi sogni e tu mio fantasma vedrai ardere
come ardono le mie mani leoni sulla tua pelle fresca alba,
mia sposa dell’ombra,
mia sposa chimera,
mia sposa …

Da “radici ribelli al destino
 

farfalle nere
esiste un senso nelle ali di cera delle farfalle
nel loro lamento silente
nella tempesta di eco viva nel ventre gonfio del vento in pieno autunno
quando il polso delle piogge aumenta il battito
e il solenne arrivederci degli stormi stria il cielo coi voli
romantici dispersi noi
restiamo sotto i castagni col loro peso di frutti in solenne abbandono a morte
Poe statua in posa al tempo assoluto sotto le carezze del silenzio
vampiri colerici che sfrecciano appena sera
settembrine acrobazie di pipistrello
la foglia trattiene il respiro si tuffa poi tutto resta agli astri
dolore esce dalla campana col vespro perché la gioia tace

ogni tanto un lui spoglia una lei del miele sulle labbra
acne stellato il cielo la mente sogna
oscurità danza di farfalle nere congenita ai folli
cose d’altri mondi cose che reggono l’universo
nutriranno ombre amiche di chimere
di cui fanno parte le forme le leggende i libri i canzonieri e i poeti
oh farfalle nere
oh farfalle nere
ogni battito d’ali un fremito d’eterno

Da “celeste con sbornia da moto perpetuo
 

Turbulur
con gli occhi di fata t’apre il cuore lei già pasta di stelle
ti mette dentro i tormenti un sogno scalda il sangue nel corpo
coi battiti irrompe nella ragione smetti di calcolarti il respiro - bufera
si butta sulla tua bocca col fulmine delle labbra in attesa che tremi
eccomi! ti sussurra all’orecchio
fiordi tardivi d’ottobre alle caviglie danza con le vertigini nella tua testa
nuda candela scioglie i capelli sotto la Luna - ubriaco ti svesti
brucia il sole - a fuoco la casa - fiamme nel petto - hai sete
ti cammina sottopelle assassina
ti nutre prima di chiuderti in un abbraccio
fornica passionale con l’aria e prima che tu l’afferri – lei si dissolve

Da “La Rosa dalla schiena nera
 

Altimere z- bath
piccolo Tempio della felicità sul Pomo della Discordia
dentro
una Pandora lillipuziana sorregge un vaso di premi per il mondo
se il peso della anima fosse pari a una ciambella
sapremmo di possedere qualcosa
dopo la morte è evidente si resta “spettrosi”
ma solo all’apparenza
il Diavolo sosta in un campeggio dell’Umanità moderna
il millennio è ancora un giovane Inquisitore
bambole di plastica
bambole virtuali
droghe pesanti o leggere
campi santi per predati e predatori
perdonati prima del lungo viaggio
lontano veloce mai stanco
volo d’immaginario
e nel sangue ti cerca una fame
quello strano appetito per i confini
un uccello selvatico nell’anima apre le sue ali
rompe la gabbia ti fa male ti ferma il respiro
la febbre tocca il blu per un attimo
poi torna nella carne già con uno stormo
vicino alle porte del Sud dove svernare
coi coccodrilli
anche loro presi da una febbre da stormo
migratorio al fiume che di umano ricorda solo il cemento

Da “celeste con sbornia da moto perpetuo
 

Atelier zombie
ogni alba contata sulle dita porta la Morte
un poco di morte ogni ora - ricorda il valore del respiro
prendi la tua anima le soffi in bocca un po’ di sogni
poi la agiti così dopo l’ebbrezza lei torna al precedente equilibrio
siamo sulla stessa barca del tempo - fantasmi
ognuno col proprio posto numerato
con una sigla sul braccio
con un angelo dormiente al capezzale
con uno strano brusio in un cranio virtuale
osservato al suo microscopio atomico da un Dio curioso
che sta imparando ancora le tabelline della rinascita

ci fanno da guardia le paure
quelle che ci spingono alle domande
quelle che nutrono la nostra fame
quelle che ci dicono tic tac fantasma!
mentre ci cerchiamo dentro i corpi le risposte
ci strappiamo coi becchi l'uno all'altra le piume dall’orgoglio
prima di liberarci come uccelli blu
che voleranno un abisso di numeri a forma di nuvole
mentre dall’orologio biologico partirà il suono di una sirena
costringendo il sole al tramonto
regalandoci piccoli attimi di eternità tra infiniti momenti di sogni
gli stessi con cui gli zombie popolano l’Eden
prima che il piccolo Dio studente li faccia rinascere

Da “caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale


Nuvole
a volte di notte i mostri della tua mente escono per fare baldoria
una festa con pochi ospiti senza eccezionali rumori ma molto buio
il tuo sangue scorre - supera la vena entra nel palazzo dei sogni come un cuore
ogni battito respirando aria diventa frastuono per le ombre - per i morti

ti spogli delle parole delle paure delle chimere del corpo di tutto
t’incendi con la prima scintilla riesca a darti fiamma
rubi il cuore alla Luna con una favola di buonanotte
mentre ti chiudi in un bozzolo dove mettono ali i giovani draghi

t’incendi

ogni cosa intorno a te prende fuoco
blocchi di ghiaccio le case i tetti la città diventa trincea
battagli i pochi rimasti in strada a vendere fumo droga piacere
ogni dose di male scorre fiume per dispetto all’Eden
impari a volare come volano gli angeli per carpire del buono
mastichi il dolore che ancora rimane nei tuoi ricordi
mentre i mostri – loro sono in festa
la festa che libera l’essere dal bozzolo
già pronto a sfidare le nuvole

Da “caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale
 

Licere ardet
scendi dai miei monti tu fiume felice
all’arsura del giorno scampo
ogni cosa che nasce ha natura libera
ahi fuoco – mio fuoco
che l’acqua domi questa roccia
stretta al desio di valle e d’astri
ahi fuoco – mio fuoco
tu fiume scorri
lieto il mio tacere

Da “La Rosa dalla schiena nera
 

Arjou*
Baudelaire innamorato della pioggia un verso alla volta in copertina
finestra aperta - lascia passare il vento - è d’autunno
un guardiano sognatore costruisce il suo faro su scogli di strade in mezzo alle folle
qualcuno attende l’alta marea di nuvole per navigare con gli occhi

piccolo temporale batte alle porte coi tuoni ma non fa paura la pioggia
un assalto di lupi ovattati in giacche e cravatte mettono a dura prova il tramonto
sornione il cielo pensa ai soldati Poeti rimasti nelle trincee dei secoli per i nostri diritti
architetture di stormi innamorati dell’ovest puntano l’ago del cuore sull’Oltre

c’è un uomo delle caverne nascosto in qualunque scienziato
c’è un direttore d’orchestra nelle mani di qualunque bambino

campanelle di fiori nei capelli di una bella addormentata
messaggiano al futuro in profumi - si ubriacano i muri
boulevard di giornali randagi con le notizie di ieri bramano il volo
“vorrei dirti che t’amo per tutti i secoli avvenire” recita un giovane al suo amore

Da “celeste con sbornia da moto perpetuo
 

Non cedo agli uragani o al rumore delle tempeste, rido degli artigli del tempo e sogno un mare da navigare per sempre con la luce di un faro nel cuore che mi faccia da stella in mezzo alle onde cui sfidarne l’altezza.

Da “celeste con sbornia da moto perpetuo


Il Viaggiatore
nocciolo stretto in vaso radice dal cuore assorbe la linfa
ulivi sfilano sui terrazzi della Storia aspettando colomba celeste
dopo il Diluvio una nuvola si adagia sopra i polmoni – ho freddo
non c’è alba nell’universo più dell’amore che scaldi i miei sogni
portatore di leggende designato da un Comitato di Ombre durante una guerra
ma io ho dimenticato tutto
il mio nome
il motivo per cui sono partito
la favola da raccontare ai bambini
la mia meta
dal mio stomaco ogni tanto una voce mi dice “Avanti!”
il disco in vinile della mia memoria grida “recovery limitata”
spesso sono interrotto da un back up urgente delle speranze
viaggio
entrando in un tunnel buio senza alcuna forza
sfidando il muro alto del destino con gli occhi
come un qualsiasi uomo
debole di materia ma forte d’idee
con un vantaggio
io sono insonne
percepisco straordinario da dietro la porta
posso sfidare il Tempo a scacchi mentre salvo i ricordi
in un Terminal con servizi di storage 24 su 24
e un ologramma al check-in che raccomanda in un loop i servizi


ho una cerniera sul petto che apro per dare sole al cuore
garze bagnate in dolcezza per le febbri d’incerto
sono la mia anima cammina forte davanti alla morte
mentre una gigantesca vagina partorisce i prossimi angeli
cui Io ultimo profeta porterò loro in dono – Poesia

Da “Piccoli Dei di giada”
 

per poi piano piano … divorarti
ogni donna per amare si sbarazza delle stagioni
si veste nuda
e lascia trasparire la fame
la sete
l’orgoglio
tace solo per non compromettere l’assenza
che ha da se stessa quando innamorata
per il suo unico amore
perde la pelle
lacrima tempeste
sfida i draghi
si toglie i battiti per farsi gonne corte
s’incipria l’ego se troppo sudato d’emozioni
la donna ha l’appetito nel suo stomaco
brucia di una lenta combustione aliena
per amare
ogni donna diventa cometa nel cielo dell’amato
si lascia cadere dalle nuvole
fino a farsi male
dentro lo scheletro dell’anima

brevetta pozioni magiche senza prescrizioni
le sue piume aspettano voli loop nell’immaginario
ha milioni di ferite
milioni di mani
milioni di baci da dare
rotola sulle nuvole in sacchi di rose per profumare
quando libera il corpo dalla paura
e ti guarda coi suoi occhi che ti aprono le carni curiosare dentro
per sfogliare ogni pagina che pensi segreta
ti consuma mentre ti nutre di cose estranee ai denti
cose che ti entrano nella pelle
droghe
di cui diventi inconsapevole dipendente
schiavo prigioniero adepto
la donna ti cammina sul cuore con tutto il suo peso
e appena sente la tua resilienza
allunga le braccia
in quell’interminabile amplesso tra silenzio e natura
per poi piano piano
divorarti

Da “Piccoli Dei di giada”
 

Ego cotto di sogni
l’ennesimo vagabondo tra campi di traffico col cuore in alto
pelle d’ego cotta di sogni incolore e morbida al tatto
attento al fremito di uccelli pronti per lo stormo
volatili con la mappa di un lungo viaggio - fissa nella pupilla
Egli ascolta il risuono delle ombre
appena i venti si stringono sotto le piume
prematuro Dio in una città di dispersi
ognuno col proprio Paradiso per cui lottare
ogni tanto un ardito
ricarico in Lui il Buono
qualcosa che salva del bene i principi
poi lo stormo parte
e a lui resta solo il sognare

Da “caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale
 

Un bicchiere di sole
è nel rumore di catene che si riconosce la libertà
pionieri con mappe d’oltre nel sangue
curiosità ha desideri radicati
è nella certezza di una forte tenebra
che il cuore già cieco inizia a brillare

buoni
cattivi
armate
legioni
con dentro il fuoco della vita
incerti a caccia dei grandi mali
per trovarne cura o tentarli con l’amore
è nel rumore di catene che il battito risuona più forte
perseveranza è amica del resiliente caduto in ginocchio
ma non nel credo
offrimi amico fraterno un bicchiere di sole
non provano dolore le ferite ma solo
se irrealizzati i sogni

Da “celeste con sbornia da moto perpetuo”
 

Gli sposi
frutti frantumi settembrina dolcezza l’autunno brucia
vigne principesse danzano coi loro profumi un temporale
requiem per una rondine che fissa da una roccia il cielo poi chiude le ali
stalagmiti di ombre furtive troppo timide per avere un volto

ogni tanto una luce alza la voce in piena mezzanotte
un piccolo bimbo condanna il silenzio ad ascoltarne il pianto
forme aliene di giganti con armature di legno sussurrano ballate alle proprie radici
leggere barche di sogni scivolano sul fiume argenteo dei desideri fino alla Luna
due sposi falene celebrano l’amore sotto le stelle
una goccia di pioggia chiama il vento a farle strada
un lampo si spettina i biondi cappelli sulla schiena al buio del mondo
il tuono innamorato segue il mistero delle nuvole col rullo di tamburi
ventoso furore nostalgica piuma un abbraccio d’amanti
scomparsi gli astri l’occhio insonne affonda nel pozzo profondo del cielo
creature della notte cercano libertà sorvolando basse
il mistero magnifico della vita

Da “La Rosa dalla schiena nera”
 

la rosa dalla schiena nera
sangue piccione ubriaco al tramonto stanchezza seduce
rovine d’Oscuri Antichi che preghiamo in giardini di lumi
casa nel caos vicino ad orizzonti con pubblicità per un Regno
il mare verde nero blu in dipinti cari a qualche sognatore poeta
poi alle care colline i ricordi in rime che faranno la storia
un giovane Lestat sopra la locandina di un vecchio teatro
“scusi l’insistenza ma siamo angeli” recitano negli armadi i fantasmi
prima di una mezzanotte d’ottobre pronta per un Sabba di streghe
voliera d’astri nel piccolo palmo di un apprendista celeste

s’illumina nella dolce penombra la rosa dalla schiena nera
sanguina ad occidente il crepuscolo un fiume di fuoco
le nuvole in decomposizione avvide di piume inceneriscono raggi
un lui pensa “lei esisterà morte dopo morte” non banale estinzione
un Dio greco di ceramica fissa la bottiglia d’alcool con cui curare la noia
la somma dei colori di una farfalla è pari all’istinto che un fiore ha del proprio profumo
qualcosa decapita il sole e tutto diventa un inferno artificiale di luci
di notte i filosofi s’appartano nel pensiero e vi restano per scomunicare la nuova morale
sangue piccione ubriaco al tramonto la rosa dalla schiena nera - sboccia

Da “La Rosa dalla schiena nera”
 

In equilibrio sulle ali
il mio cuore grida sangue guerriero
volo di gabbiano ogni forte speranza
è l’alta marea fresa per scogli
o vento tormento al faro sul mare
onde barbiturici per la malinconia
ha tutti i sogni sulle ali spiegate
cerca nella tempesta perfetta – il lampo
contro cui duellare coi battiti
il mio cuore soldato lotta con tutti i respiri
non cede al primo tentativo di morte di mettergli paura
il mio cuore abbraccia nuvole aquile azzardo - piacere
e cerca qualunque sfida possa nutrirlo

Da “celeste con sbornia da moto perpetuo”
 

Solstizio d’inverno
colpa del fiume il morire alabastro la riva fango e detriti
credimi – ti sono sincera – ho visto Keats recitare al Globe da fantasma
le cornamuse ma solo a Dicembre sovrano e ribelle scozzese
gâteau in vetrina e sciarpa rossa? sembri del Tate il sovrano
continuiamo a incontrarci nel tempo sbagliato
era estate per me
per te è inverno
cittadino di prima classe l’artista in fuga dal nulla
canta nonostante il Tardis abbia il microfono rotto
ci amiamo in dimensioni del tempo diverse
arriverò da te appena l’alba
appena finito il sogno chissà
fino ad allora
panini soffici a Soho e in fila per autografi dei Comics
China Town piena di gente da sempre per sempre
noi
sapere dove cercarti ora
allora
o dopo
+
particelle di smog corrompono la storia degli edifici
vetrine dal gusto retrò eppure
nulla è semplice se dell’amore
nulla impossibile se nella fede
un nuovo ponte sul vecchio Tamigi
piccolo ma interessante Borough Market

e turbi il mio essere
e turbo i tuoi sogni
brandendo speranze spade contro la nebbia ogni oggi
ecco passita dai fondali d’acqua nero pece marea
ancora non so dove sei
ancora non ti conosco
potrei starti davanti in fila a uno Starbucks gestito da italiani
potresti nemmeno sorridermi perché sommerso
dalla ricerca del me sul pianeta del tuo cellulare

siamo in grave pericolo amore!
sta nevicando lì da te io stessa ho freddo nei sogni
un chicco di caffè al cioccolato nella tasca un biglietto di teatro
fissi ogni bellezza ti attraversi la strada
eppure mi aspetti
con tutto il cuore
tu aspetti me per salvarti

Da “pozioni di crackoina post sentimentale”
 

Re e Regina Pangioia glitch of London
si sciolgono nonostante la neve le labbra se a fuoco
ci baciamo inverni estati primavere autunni e nuovamente
ci baciamo a Dicembre
dai ponti Tamigi sempre più sporco
sempre più scuro
sempre più freddo
un fibrillare dei tuoi seni appena in brividi io consapevole che esisti
a un fiocco ghiacciato - rubato il passaggio per l’Eden
divoratori di mele
di cereali di sigarette
di oppiacei caramelle
catturati dal programma di un videogioco
ci rigeneriamo in cloni di avatar innamorati e canditi per panettoni
chiatte insensibili al vento salgono al Barrier immutata l’onda
San Giorgio patrona qualche pub battezzate a birra le sante bandiere
rari i gabbiani del cielo padroni
ogni poema dal cinquecento ad oggi
si concentra nel fumo
nella nebbia
nell’attesa del torpore in un locale spiritato dai demoni
di qualche poeta illuso morendo di restare immortale


nudi insensibili al mondo
rubato il corpo alla fame
Pangioia il Glitch più alla moda di Londra
Ivanhoe esce dalla storia a spada nel traffico e muore
ci baciamo ignari di ereditare
il trono
il regno
la gloria
ci baciamo come se tenessimo lo scettro della magia
negli occhi
mentre
dalla saga di Doctor Who si scopre che Gallifrey esiste
che i regnanti e i Dalek hanno un accordo
mentre
al St Ermin’s Hotel il tè è perfetto dopo la doccia
e davanti lo Scotland Yard ci spia incredulo
noi si possa ancora appartenere all’amore

Da “pozioni di crackoina post sentimentale”
 

Terra di Dei
appena un morso del giorno se felice lo saprai dal primo caffè
vivi un regno con casette di marzapane re e regine di zucchero
sulle tue dita gelate l’inverno conta i tremiti di solitudine
vorresti trovarla
vorresti
coi sogni nelle scarpe in guerra contro la pioggia
un bozzolo di regali appeso al soffitto di un castello senza vetri alle finestre
nel ghiaccio l’unico te assopito da ere in attesa che lei poi rinasca
divoratore ufficiale di cioccolato fondente
scrivi lettere di speranza al Babbo
non fa mai male l’amore
il vero non lo trovi a buon mercato
sei disposto a cercare
nel fango
tra le masse
alle fermate del bus
sui rotocalchi
lei è una strega
la donna vive di sogni e vola in pazzia nella mente di chi la ama
t’addormenti col telecomando puntato sul desiderio
mentre fuori fiocchi di neve compongono galassie sugli alberi
t’elevi sui trampoli dei resti di panpepato per afferrarla all’etere

da uno schermo con onniscienza Wikipedia il GPS va alle Madonne
la curiosità ha smarrito la sciarpa al freddo detoni il battito
nessuna indicazione nessun cartello stradale con scritto “Futuro!” pazienza
in fondo alla via
qualunque nome essa abbia
inizierà – ne sei certo
la Terra degli Dei
lei lì avrà casa

Da “pozioni di crackoina post sentimentale”
 

Notti nere
notti nere
notte di cera che si consuma col fuoco
notti sirene con demoni in catene al sangue che palpita nella vena
sentieri con piombo fuso nella tua mente
febbre a quaranta a cento a mille
sotto pelle la lava in sintonia coi sogni
l’amore non ha pietà! figliolo – senti dire una voce
notti disfatte in sudore umori celesti senza un corpo
torsioni d’acque in strati di nuvole rigide alle emozioni
e quando resti senz’aria perché si spingono nel tuo tremito
allora le notti nere diventano penitenza
puttane ambite dal tuo cervello
così
vai in baldoria al Diavolo e incendi tutto quello che ti sta in fronte
svuoti lo stomaco di malinconie eroina
per ritrovarti in notti senza saliva in bocca a cercare brividi allegri
mentre il mondo va a puttane
e tu sei in cima allo Shard nel tuo pazzo fibrillato cervello

Da “pozioni di crackoina post sentimentale”
 

Dolce a me tu mia perduta ancora
tu perduta con sti occhi lacrimando dopo
vorrei non più cercarti nei ricordi ma averti
ancora un sorriso ancora una parola ancora
ma nulla di ciò che merito io ho col mio volere

sei li con qualche tuo sogno e spero bene
nessuno più di me in questa vita ha esaltato l’eden
ma ti dirò che oggi che adesso io lo odio
poiché alle sue finestre tu non esci

mi resti in memoria un deglutire vuoto
tutte le tue foto sorridenti e mute
io vorrei potessi abbracciarti ancora
ma l’aria mi stringe nei polmoni in cui ardi

ti posso augurare ancora un Buon anno
ovunque del te rimasto in me ci sia orma
il cero s’è consumato di profumo per le feste
sebbene nella sua luce vedo t’allontani

perdona se mai del mio dopo non abbia avuto modo per restarti
nel tuo viaggio raggiungerti mai più se non con timida speranza
amore di madre amore che mi manca e ancora più la voce
accogli questo canto nel tuo Paradiso a cui rivolgo triste l’occhio

Da “pozioni di crackoina post sentimentale”
 

nocciole tostate biscotti all’arancia e pioggia
risveglio spinge di gelo in pelle
il letto è un panda di gioia
un certo Salomon Burke canta alla radio
mentre la moka frigge sul fuoco
notte ancora nel capo Dicembre balla un rigido il twist con i corvi
la pioggia si spalma sull’alba ma ho gli stivali da guerra

nocciole tostate biscotti all’arancia lacrima un cucchiaino di miele
sotto all’albero di Natale dei doni ma non gli abbracci
scrivo lettere nella mente di un magico Babbo Natale arrenato al Polo
mi stringi in una giacca di piuma perché le ali dei sogni non prendano brina

affondo nel giorno e non so di averti
ti cerco in una vetrina pomposa che specchia solo un uomo
Parigi naviga sopra un battello l’agenzia di viaggi è chiusa
mi lancio contro la neve mischiata a pioggia sperando destino m’ascolti


seduco le lancette del tempo lo fermo un attimo su alcuni secondi
t’afferro alla mia mente t’immagino qui nonostante l’inverno
ti cerco nel corpo i segreti del mio essere felice
poi mi accorgo che nonostante le forze tu sei soltanto – pioggia

ho sempre fame
una fame disperata di dolce
le coccole sono leggende che non racconta più nessuno
se si vendessero ci sarebbero folli
in file lunghe
lunghe pianeti
universi
infiniti

one way non end
ho scritto sulle vetrine coi guanti nuovi – ti amo
tu lo leggerai un giorno
perché non impresso sul vetro ma nella sua anima
come nella mia resta la consapevolezza che il cercarti
renda entusiasmante questo Natale


fatti trovare amore
fatti arrivare da Babbo Natale e bussa alla mia porta
prometto farò il solletico alle scale perché tremino di gioia
e per San Puffo educherò l’inverno a essere sempre bianco
per i tuoi occhi
solo per i tuoi occhi

Da “pozioni di crackoina post sentimentale”
 

Dicembriamo
dicembriamo con vini rossi la festa nel cuore salute alla gioia
abbiamo accumulato tristezze per tutto l’anno un osso in più al cane
viviamo col complesso dello straordinario da cercare in bocca al destino
che non molla maledetto quel dente d’oro che renderebbe le cose più felici
resteremo ubriachi di sogni per tutta la storia
saremo pionieri di strane conquiste
sperimenteremo il male d’amore nello stomaco
coi parassiti nel cervello a volte - quando in guerra contro nostri fratelli

dicembriamo per quelli partiti
per gli ultimi in prima fila con la morte
per quelli che combattono col respiro
per i bimbi col cancro negli occhi lucidi di speranza
perché dicembriamo dimenticando queste cose
?
perché amare è più difficile di una guerra
?
perché non so dire scusa ho sbagliato – oggi
?
perché aspettiamo il futuro
?
come si aspetta una strage di cui cibarci perché
senza altri doni

dicembriamo
tu
mio caro al cuore
stammi vicino coi soli respiri
non faro nella tua mente alcun rumore soltanto un’idea
lascerò scintilla accesa faro per qualche tuo sogno

Da “pozioni di crackoina post sentimentale”
 

Golem’s Christmas Kiss
labbra di ghiaccio violacea alba resiste cristallo la neve
spacca folle il sorriso gabbiano tutti in crociera coi sogni
con la lingua contro il palato lo zucchero al caffè rimasto in bocca
ti spingo con gli occhi nell’immaginario poi via d’amore col tuo riflesso
battiti in stereo respiri in blocchi d’argilla atomica l’anima
in cerca del viaggio perfetto ma un viaggio sapere per dove
licheni sugli Olimpi senza un tempo oligarca sul nascituro Dio
di notte sorbire gli astri il vuoto riempia di bene ardano gli occhi

Da “pozioni di crackoina post sentimentale”


awarmlastdaybeforeChristmas
al diavolo sparse stelle assassine e dolcezza sperpera il Dio dei Sogni
non nevica nemmeno invocata Madonna il fumo ci benedice tutti
siamo nascosti nei tablet nei cellulari una generazione di verbofomani scriba
adoratori di Photoshop e divoratori di youporn in 4k
fondatori e soci onorari del sistema Natale binario su server protetti
ogni tanto però ecco un sussurro
un sospiro
umano
d’amore
aspetta! aspetta! non siamo abituati a scambiarci gioia ma doni
e mortificato il cuore si piega nell’angolo del respiro e resta
muto
non devi imprecare a Natale! diceva mia madre col segno di ruga in fronte

le ho scippato lacrime per l’ardire del mio congedo annuale dal credo
vabbé nascituro il piccolino - lo chiameranno Dio come sempre
ogni anno
l’Umanità tira a noia –
solo col crack e coca cola si vende molto bene la roba
inchinati! e vibra una vocina nel capo che sa di trovarti


al buio senza stella ogni tristezza fissa zibillina (furbetta) ombra
non si mettono luminarie alle solitudini che zippano malinconie sulle distanze
abbiamo megafoni con distress signal sul cuore lanciati nello spazio
e dal profondo del nulla arriva un canto – come un abbraccio ma tu sei già dei sogni

Da “pozioni di crackoina post sentimentale”
 

zeisme
tutto il cielo trema sulle acque
un Babbo Natale smarrito nuota nel traffico infuriata la renna
gelo in mezzo e sopra le case aspetta un trapianto di cuore il cemento
malati in pensiero gli obesi di chimere si aspettano miracoli
coi passi veloci partito già dall’infanzia mai voler arrivare
il sesto senso prende coraggio da un universo di fiaba e decolla
A Natale tutti più buoni! sulla T-shirt di un ragazzo senza cappotto
col fuoco nelle vene e farfalle nello stomaco il mondo accetta i sogni

Da “pozioni di crackoina post sentimentale”
 

Melacembrina e panbriciole invernale
cospargi sentieri con briciole
torsoli di mela dicembrina
lanciami petali gelati di rose o argento in fiocchi
disfa i miei segreti dal corpo
paga all’inverno il tributo di semi
nascondi a Dicembre il tuo fuoco
e stringimi
stringimi alle tue tempie
di notte col silenzio in trama alla lana
erigimi templi
monumenti
d’amore
portami sul filo di un abisso per poi salvarmi
non farmi mai capire il costo delle tue fatiche
ma solo il ridere di ogni giorno il premio
da ogni mal guarita

fai suonare Chopin in mia assenza
parla a Eliott a Byron a Keats delle tue pene
incolla una mia foto al muro di casa per allontanare il buio
così che la speranza non smetta mai di cercarci

abbracciami se non mi avrai ancora conosciuto
fermami in strada non sospettando nemmeno il mio nome
ti terrò per la camicia per non perdere i tuoi occhi
senza sentire i colpi dell’inverno entrarmi in gola con l’aria

ti dirò che amore è per sempre e ovunque
porta solo un paio di jeans e scarpe basse non alla moda
danza sulle foglie morte con il ritmo di uno strano fuoco
consapevole che la vita duri - quanto durano i sogni

Da “pozioni di crackoina post sentimentale”
 

Abbracciami! In fondo è Natale.
eccomi qui sull’orlo di un anno a sperare a consumare a resistere
appese libellule di ghiaccio a un albero rianimato con stelle a basso consumo
eccomi qui a credere a sognare a pensare a domandare – ancora
chiudimi tu che mi leggi in un abbraccio
in fondo è Natale!
forse non so credere abbastanza
forse ho troppa fede per la mia specie
ma tu che vedi oltre le parole
fami crescere ali sulle spalle
con che cosa?
con quello in cui credi
semplicemente vivendo
tornando da me ogni tanto
da me che alzo castelli con blasoni e regni di draghi
salva la mia anima dalla guerra romantica con i fiocchi di neve
nascondimi in una astronave dormitorio d’angeli per folleggiare eternauta
fumando di nascosto
bevendo fino a crollare
fissando il blu del cielo senza motivi
cercando dell’amore il senso magari in una favola

stringimi
stringimi
stringimi forte alla tua anima
lotta con me contro il freddo inverno
t’insegnerò ad accendere appena riposa il nuvolo – le stelle
così a Natale tristi o felici
poveri o ricchi
amati o solitari
tutti avranno la propria stella accesa sopra il capo
per sperare

Da “celeste con sbornia da moto perpetuo”


nuvole aquile
il mio cuore grida sangue guerriero
volo di gabbiano ogni forte speranza
è un’alta marea fresa per scogli
o vento tormento al faro sul mare
onde barbiturici per la malinconia
ha tutti i sogni sulle ali spiegate
cerca nella tempesta perfetta – il lampo
contro cui duellare coi battiti
il mio cuore soldato lotta con tutti i respiri
non cede al primo tentativo di morte di mettergli paura
il mio cuore abbraccia nuvole aquile azzardo e piacere
cerca qualunque sfida che possa nutrirlo

Da “celeste con sbornia da moto perpetuo”
 

are you sleeping (canzone di Natale)

are you sleeping
candida ma fredda la Luna e le stele argento
un bacio di bianco sulla fronte di Terra un cristallo scintilla diamanti
qualcosa si spezza nel dentro
un brivido ferma il battito
amore
amore silenzio – parole sospirano senza labbra i legni
voliamo coi sogni in un mondo etere e incandescente
impalpabile solo il respiro davanti al nulla
voliamo innamorati di strade
di ombre
di mani in strette perenni
ghiacciai i silenzi
occhi socchiusi e polvere di scintille dal cuore sfalda il tetto
siamo unicorni
farfalle di ghiaccio
siamo tutti re e regine
incastonati in qualche diadema fantasma sulla fronte di un Dio senza tempo
villeggianti di un Paradiso con poca Fortuna in attesa del Luna Park della gioia
mentre una canzone scende in fiocchi sopra i nostri capi
are you sleeping
ci attraversa le carni una stella cometa
in folle viaggio verso un non dove
il mare non ha un inizio o un abisso o un confine
are you sleeping
all’alba
ovunque l’alba faccia decollare le nostre ali
io inizio a cercarti per mai perderti
così nella calma tutto pare abbia una sorte
anche il dolce ricamo di neve sopra la mia pelle di lava
are you sleeping
si sente sussurrare di notte alle porte
il vento soltanto conosce bene le parole di questa canzone
are you sleeping
significa stringimi forte al tuo petto
ed ogni uomo o fantasma nel mondo
diventa tutt’uno con altri battiti
l’amore è un mistero
vergini polveri d’astri avanzi di pane raffermo occhi pieni di pianto
poveri o ricchi
la Regina delle Nevi soffia incantesimi al buio
piccoli in attesa di doni
grandi col palpito d’amore
nel vischio impronta fortuna
a volte credere è l’attimo in cui tutto ha inizio

Da “celeste con sbornia da moto perpetuo”
 

La città delle streghe
Dimmi di trattenere il respirare. Così. Sì proprio così.
Dimmi di fermare i battiti del cuore fino a sentire il vuoto,
finché lo stomaco non urlerà per la fame d’aria.
Convincimi che è sempre estate e non autunno.
Ferma le lancette del tempo sul bacio.
Assorbimi i sogni dalla saliva.
Congiungiti ai miei sensi,
scriviti il mio nome sulle cellule,
aspettami in capo al mondo dopo ogni morte
per ritornare assieme.
Sii il mio LSD d’amore,
il mio allucinogeno indelebile dal palato.

Togli la mia sete vampira dalle labbra.
Esponimi alla luce degli astri riflessi nei tuoi occhi.
Bruciare, guardami bruciare in questa stanza,
ammaestra il mio fuoco, condividendo il dolore.
Dammi la spinta all’Eden.,
portami a spasso per l’eternità
mostrami com’è fatto l’universo da dietro gli occhi chiusi
e se perduta tu non rianimarmi –
resterò nella Galassia degli Innamorati in attesa
che il tuo cuore stanco di battere per niente
venga a cercarmi
venga a domare la mia sete di baci
ed io ti contaminerò con l’ardore

Dimmi di trattenere il respiro.
Così. Proprio così. Sì.

Da “celeste con sbornia da moto perpetuo”
 

Disastri d’amore e miracoli sotto i lampioni di uno Starbucks
Poema di Natale

ritroverai il tuo cuore in un punto dove parla la pioggia
strapperai la pelle legnosa a un albero per coprirti i tremiti
nei giorni di festa penserai lontano fuori dal calendario delle tempeste
e t’innamorerai perdutamente dei disastri del tuo alter ego

aspetterai raggomitolato in un sogno che nasca il nuovo ieri
immaginerai di riempire la bocca della gente con i miracoli
e solo per farti un regalo straordinario
abiterai una stagione perfetta per il volo
seminando al buio nell’altrui sterno briciole di nuvole
per altra fredda pioggia
che ghiaccerà al confine col mondo
per regalarti - sorrisi

poi

ti toglierai il cuore dal petto partiti gli stormi da molto
disporrai tracheotomie di meraviglia alle folle
sfidando la città col sangue radioattivo di poemi
e antigelo nell’immaginario preso a bruciare per qualcosa

un mattino nevicherà inaspettatamente
le tue ossa radioattive si trascineranno sotto i lampioni
fino al primo starbucks
aspettando l’autoistruzione del gelido nel cosmo umano intorno
spinto per urgenza a una respirazione bocca a bocca
mentre da sotto ombrelli tristi e ombrelli allegri
gli occhi d’altri cercheranno i tuoi
che brilleranno forti di una scintilla
chiamata amore o altro
e sotto la neve quel giorno tu sarai il Natale

ogni
ogni cosa intorno
t’assorbirà nella fretta di esistere

poi

a lei dirai che ci sarai per sempre
nonostante l’inverno
consegnerai della gioia al vagabondo nascosto nell’ombra
perché smetta di stare al gelo
e se nonostante tutto lui tremerà ancora
allora lo porterai a casa come un vecchio amico
dopotutto a Natale i miracoli
se esistono
perché nati da ciò in cui credi

Da “celeste con sbornia da moto perpetuo”
 

autunniade
danze maori di nembi
lampioni ancora in pigiama
falene ignare di morte
fantasmi di nebbia
lacrimante l’ asfalto
campi di corvi
nere le strade

malato d’amore
nel battito la risposta
elettrico il sogno
casetta di zucchero e marzapane
balde runner – cercano gli occhi

perdonami non so quando ritorno
volantini incollati ai muri
passito settembre
rose col capo di fiamma
amore i profumi

candide stelle
sussurra il tramonto
piaceri ardenti
un’innamorata canta

Da “Piccoli Dei di giada”
 

requiem per una rondine
stanca l’ala
il blu negli occhi
sole nel cuore
leggero il sogno
lontano il fiore
azzurro il nido
del vento la spinta
fino all’Eden

Da “celeste con sbornia da moto perpetuo”
 

Ec
strade battute di traffico per amanti senza indirizzo d’amore
è autunno qualcosa sussurra al mio orecchio probabilmente il vento
un’astronave è pronta per portarmi nei prossimi sogni
cerco con gli occhi una stella da chiamare dopo la vita - casa

sono dannatamente perduto per amore
sono dannatamente sulla strada sbagliata
sono sempre sono prossimo all’ennesimo fallimento
sono sempre sono lo stesso me perdente

fiaccole accese nel buio di una metropoli spazzatura i cuori
illuminano la notte dei disperati le preghiere di una speranza
danzano le chiome al rave delle solitarie ombre
c’è una scintilla sopra la città chiamata dai viventi – credo
strade a fuoco tra foglie ferite in colore da fiamma
autunno bisbiglia a pioggia parole d’amore
e tu ti perdi
leggero passo felino sui viali senza ritorno

Da “Piccoli Dei di giada”
 

Infrangibile
gli uomini a volte si spingono come i fantasmi nella tua vita
perdi la loro conta
dimentichi i nomi
detergi quei lunghi discorsi con un ricordo
che getti nella spazzatura della memoria
nel locale vicino a Crematoria
dove un bel giorno darai fuoco a tutto

impazzirai --
e ti porteranno via con una ambulanza di sogni
verso un asilo progettato da un film horror low cost
mai girato dalla produzione
causa morte il protagonista
e tu resterai abbracciato ai gomitoli di polvere
col braccio dentro un gigantesco vaso di Nutella
che ti trasformerà in pietra come Medusa
a fare da spettro ai ragazzini in cerca di brividi
nel manicomio del tuo pensiero

Da “Piccoli Dei di giada”
 

Messa per un temporale
cavalli di fuoco tempesta e sul mare s’accende la spuma dell’onda
un faro cieco guardiano del cielo chiama dagli abissi i tritoni
sirene conchiglie naufraghe cantano alle rive
salvezza implorando da sabbia seppur baciata la scaglia
deterse ma di muschio le rocce ancorati i granchi
chele di alghe brontola nervoso l’abisso
il cielo si traveste da cuore il cui palpito tuona
ogni tanto sospira lontano Orizzonte

Da “Piccoli Dei di giada”
 

La Brosh (fiori di Marte)
Domenica è un ricamo di ore veloci senza presa di noia
l’amore plasma uno stormo sulle nuvole alte
nel tuo cuore si alza un aquilone ribelle ai venti
a ritmo di Lakmé una ballerina creola balla in un carillon usato
terre di giada dietro le palpebre un sogno
vento torpore temporale avanza in punta d’ala
rose di fuoco spalmano i profumi prima del ballo
Tartini dirige un’orchestra dall’Ade
disperso nella lenta cadenza del tempo diventi un nembo
t’impasti al blu dolorante del corpo che ti pesa senz’ali
versi sui pensieri ogni forza ti tenga in vita
lacrima pioggia sui fiori di Marte ma il tuo cuore sorride

Da “Piccoli Dei di giada”
 

moonlight butterfly
parole cucite in filo di fede alla carne
per non fare tremare l’osso al buio - Dio l’ha fatto bianco
così resisto in una grande buia e fredda gabbia di matti
provando un pensiero d’amore per tutto ciò che mi tempesta

Da “celeste con sbornia da moto perpetuo


Dolcemente assassina
fantasmi di fili di seta le mani leggere sugli occhi
tele di ragno le tende dei sogni da cui arrivare
forma perduta il corpo sulla bocca del letto
in piedi solo l’ombra del mio fuoco ti cerca
non sonno
non sbornia
fida droga il miscuglio le erbe con il dolore
l’attesa nel capo il tremore i brividi
le ulcere dei nervi tesi allo spasmo le grida
sirene rumori boomerang
coccodrilli di ombre lacrimanti autunno
nudi di nuvole grigie incorniciate da fulmini sul muro celeste
mi scavi nel petto fino allo stomaco per rubarmi farfalle i respiri
uccello nella voliera la tua anima
io dolcemente assassina

Da “celeste con sbornia da moto perpetuo
 

Arkade
Terra di fuoco
fiori selvaggi profumi al sole
nuda
perché brilla sciocca stella al posto dei tuoi occhi
eccomi
buie stanze nel capo non v’è certezza
danzare
col solo immaginario ti cerco
per amore

Da “celeste con sbornia da moto perpetuo
 

seagulls
barche braccia aperte vele verso un dove dell' immaginario pilota
segnale sul cellulare assente volo cieco il mare con onde giganti di sogni
ti prometto di non atterrare mai se ferito dalla scalate di acque
ma tu resisti amore! gabbiano il formicolio verso lo straordinario

Da “celeste con sbornia da moto perpetuo
 

27 novembre 2016
ogni tanto corro con le nuvole
fino alle navi in rotta per l’Oriente di un pianeta lontano
mi tuffo in un’onda d’erba per rubarne il profumo incanto per qualche farfalla
bacio la spalla di un guerriero fantasma e ne seguo i sogni
ogni tanto sussurro all’orecchio del vento la mia canzone
solitudine mi abbraccia in solitudine alzo le ali e volo
mi dico sono solo uno spirito di passaggio il male non conta
così spingo il mio cuore a mille e cerco del mio faro gli occhi

Da “celeste con sbornia da moto perpetuo
 

saprinofomani
bicipiti di un moto d’amore perforano a colpi il sogno
perché carezzi l’aria senza mai voltarti
i miei occhi ti cercano sfidando le stagioni
hai sussurrato solo misteri per non farti trovare
“saprinofomani” spaziano sulle strade sono predatori di mete
da tempo ignoro il moto perpetuo di un ragionamento sensato
salto abissi guadi dirupi di una holding che mi trasforma
crisalide in un bozzolo a prova di temporali

le campane della Domenica rallegrano spiriti
sorrido solo se l’ultima vita con ali sarà rimasta a casa
mi faccio nido in un pensiero e ci rimango
forse i dubbi smetteranno di colpirmi il cuore - altrimenti pace

Da “celeste con sbornia da moto perpetuo
 

out of touch
l’alba dalla finestra è un fiore appena sbocciato
con l’occhio torni a danzare il sorriso nel capo ma labbra mute
segnaletica d’ombre verso la cucina
a piedi nudi ritrovi nell’universo del caffè caldo le tue origini
…..
soldato in armatura di fede contro il quotidiano
pensi al drago dietro la porta di casa
chiudi i problemi col tappo del dentifricio oramai alla fine
mentre incontri nello specchio ancora sognanti i tuoi occhi
offri la mancia alla sorte rincorri il fantasma
quello che salva le tue gambe dallo spezzarsi quando scendi le scale
saltando i gradini tre alla volta - tu ancora bambino fino al midollo
ogni cosa che consumi per amore resiste ai mali

e dall’universo arrivano
folata di vento cenni di pioggia nuvole dj sotto il cielo
coro di tuoni qualcosa corre fugge si disperde – le ali
silenti stormi lasciano spazio all’inverno precoce
fulmini gabbiani sfidano l’abisso celeste con la fiamma
ed sheeran amplifica nelle cuffie il ritmo del cuore
sosia d’alieni clonati nei bar s’incollano ai semafori
non puoi schivare l’oscurità se cerchi la luce e cedi al passo
che spedito traccia la scia di una promessa per una lei appena sveglia

Da “celeste con sbornia da moto perpetuo


jingle
palazzi code di gatti intrecciate davanti alla Luna
periscopio d’ombra emerge dai corpi di cemento a fissare le stelle
caramelle di zucchero esseri alle piccole finestre ad aspettare il futuro
mentre la glassa della loro anima
cola in lettere d’amore spedite coi respiri ai fantasmi
danze tribali del vento tra i labirinti di strade
semafori in coma sul giallo intermittente mayday allo spazio
polveri giocano a sbattere contro qualche vetrina
pompieri corrono verso l’ultima vita rimasta a bruciare senza aiuti

un jingle alla radio - da un’auto di guardia notturna
seducenti parassiti seviziano il pelo d’un cane abbandonato
lei non conosce altro mestiere e si fa pagare
ogni angolo di strada racconta di spiriti
e da sotto il piume il mondo ti sembra più buono
tutte scimmie sopra un casco di banane così noi per l’amore
col sorriso allontani la morte per pochi secondi
forse sta scritta da qualche parte di ogni dolore la cura

Da “celeste con sbornia da moto perpetuo
 

dandelion
ti sorrido col cuore t’afferro poi ti lascio volare
dandelion all’orecchio - il vento contro le palpebre col tramonto
le ombre diventano giganti mentre la città respira sigari di bitumi
dove le anime curano le loro ustioni da sogni col cioccolato o piatti di pasta
statue di viali ci sorreggono in orizzontale l’atterraggio
sono immersa cerebralmente nelle scoperte dei pochi
tu mi spii da sopra una nuvola senza galleggiante
vorrei alzarmi in punta dei piedi per toccarti ma sei solo un fantasma
dietro la porta di casa ogni anima perfetta è l’astronauta
in un proprio piccolo universo fatto di brevi scintille
gioie tra cubetti di zucchero e caffè amaro
numeri nelle bollette ogni giorno dicono l’infinito non conosca gli uomini

reggimi in speranza anche se adesso non mi vedi – guardami!
ogni tanto faccio un polpettone di tutti i miei sbagli è normale
sentirsi diametralmente opposto alla grandezza del tutto
dandelion secco nel libro di Shakespeare – Tamigi in piena

ti sorrido da un posto nel capo che prevede il futuro
un film che regge la platea di tutta la storia
scivolo ancora su qualche ricordo prima di chiudere a chiave
tutte stanze con giornali portati via dal vento e temporali

Da “celeste con sbornia da moto perpetuo
 

Low
friggono i pavimenti i soffitti le vetrate delle finestre
col buio s’incendiano gli atomi della casa
di cenere le ultime battute tra l’aria e i fantasmi
spazzate via dall’involontario passo di un malinconico astro
ho trovato le tue mani sopra il mio petto
tieni il crudo del cuore in mano - sanguina e stringi
Napoleone scrive a Josephine in un tempo parallelo - lettere d’amore
mentre sui nostri corpi camminano gli angeli trascinandosi l’ala
e tremo
coi battiti lancio segnali di soccorso alle stelle
tu guidi legioni di nuvole a tempesta
con gli occhi osservi il mio nervo contratto– bloccato - muto
muscoli contro muscoli - mani nervose – deliri

cadiamo sulle lenzuola simili a fiocchi di neve
pieno inverno un orso polare la fame d’amore
sulla battigia dell’iceberg silenzio i corpi sopravvissuti
mentre il vento artico ci spinge a immergerci nel sogno
ecco il fuoco
veleno lava piombo fuso in lunghe catene di vene
chiglie in balia di flutti senza bussola sopra anomala onda
tu mi strappi dalla carne il grido
io ti soffoco - fissandoti gli occhi

Da “celeste con sbornia da moto perpetuo
 

stringimi
pensiero spezza quiete e assorbe tutta l’aria di questa stanza
brividi in blocchi di freddo lontana eco sbagliato l’amore
tesse sulla mia pelle bozzoli dove rinchiudo sudati spettri
tesi i nervi fino allo spasmo tu nei circuiti in tilt della calma

ti prego fermami –
vicino al collasso la febbre e i sogni
contro le pareti sbattono i respiri che non controllo
io non più io ma solo due mani sulla tua anima

di tutte le morfine il sonno mi tocca mi stringe mi copre
un castello di sabbia sulle labbra del vento ciò che stringo
mi perdo scivolo nel sangue di un mostro che assorbe la vita
mentre tutti i mondi in frantumi collidono in questi occhi

silenzio spezzato stretti i respiri esperienze extrasensoriali
non fammi cadere le mie mani reggono il cielo
ogni battaglia con te è tempesta e piove
autunno l’alba le lenzuola nuvole ancora t’aspetterò stasera

poi mi tolgo dall’ombra della notte per farti spazio
mordiamo dalla mela Luna finché scoppiamo in sorrisi
con un martello di glicine in fiori mi spacchi il cuore
“va bene così” ti dico mentre torno nella cornice di una foto

Da “celeste con sbornia da moto perpetuo
 

Camelot
poi alziamo tutti una diga
diventiamo sordi alle parole ma non al vento
prendiamo la strada più sbagliata per cercare il mare
e davanti all’ennesima onda ci tuffiamo felici di non aver capito nulla dei sogni

Da “celeste con sbornia da moto perpetuo
 

Donna tu …
Coi “se” tormenti il capo fino al brusio degli spettri.
Corde vocali bloccate sullo stop di una parola rimasta a fermare il respiro in gola.
Amori di argilla in format di sogni …
ogni tanto un grido sospiro di nostalgia,
mentre -
file d’anguille nei fiume d’asfalto che cosa cerchiamo “nessuno lo dice”
mentre -
avventura o brivido o passeggiata sull’orlo di un vulcano ti vogliono,
mentre -
la lava in tutte le vene grida d’amore coi battiti.
Tu solo tu donna, sbocci con calma in tempesta!


Finché qualcosa non t’inginocchia non ti butta a terra o ti trafigge.

Finche non ti menti da sola davanti allo specchio.
Finché non spalmi sopra il dolore altra follia
che fa male da dentro -
perché l’anima non ha pelle ma soltanto nervi.


Se dell’amore tu conti le ore non è per alleggerirne il peso -
anzi …
è per addolcire quella che grava quando “lui “ti manca.
Tu tremi!
Tu disperi!
Tu langui!
Così è la chiglia in tempesta con piena stiva -
incerto il marinaio
se il salvare tesoro o se stesso o entrambi davanti a sconosciuta forza.
Dei suoi battiti …
lui ascolta solo la speranza poi s’affida a sconosciuta stella
che in salvezza dovrebbe guidarlo al faro! caro ai prodi in tempi di duro inferno.

Da “celeste con sbornia da moto perpetuo
 

Mi consumo
un coro di voci per zuccherare l’ombra prima del buio
perdente
spezzato fino dentro la fibra delicata dell’essere
io mi mento regolarmente per non diventare un diverso con dei veri talenti
commediante pagliaccio vagabondo pioniere o pirata
mi consumo
di febbre
per amore
o in sogni

Da “celeste con sbornia da moto perpetuo


Strong ideals are not a gift of fortune but a way of faith.

Da “celeste con sbornia da moto perpetuo
 

poi rimani
nella piccola tana del cuore
a schivare i colpi di vento
mentre l’autunno si soddisfa di pioggia
un lui anticipa una lei sulla metro
e le guarda gli occhi
lei pallida creatura lo fissa con incertezza
mentre le piovono sulla testa fiori astrali senza profumo
in un vagone stipato di anime fredde in attesa di sorte

corri lontano
corri veloce
corri trattenendo il respiro
arrivi in cima al tuo fuoco
a chiedere disperatamente al vento
di alzarne le fiamme
e ti ritrovi
coi salici a solleticare uno specchio d’acqua fresca
con le mani disegnare dimore per i sogni a occhi aperti
mentre agosto finisce in porcellino salvadanaio dell’immaginario
fatto con pezzi di nuvole e decoupage di fronde

e lui poi
la cercherà ovunque
cercherà il suo viso nella folla di ogni giorno
la cercherà in una canzone alla radio di un artista che farà fortuna
nel gusto precoce di una fragola rubata al sole
mentre lei invecchierà col dilemma
“sarà mai stata amata profondamente da qualcuno”
un arcobaleno farfalla le mostrerà la via
che dal cuore arriva lontano
dove lui ha lasciato per lei tutti i battiti

Da “celeste con sbornia da moto perpetuo


treno di mezzanotte
con te tremo
solo tu scopi la mia anima fino a lacerarne i sogni
seduto nella mia mente ti rigeneri in piacere
che mi trasporta oltre ogni pena
solo tu togli la cortina di buio dai miei occhi
mi trasformi in animale da compagnia per la Lussuria
ogni cellula ogni atomo in questo amniotico universo
legato alle tue catene

con i silenzi
sciaboli nella mia bocca fino a frantumarmi il respiro
diventi un gigante in corsa verso il Nulla dopo mezzanotte
è solo un viaggio dentro l’oscurità della nostra ombra
in un momento e in un luogo perfetti

poggia il bagaglio di sconfitte mio eroe
sopra i prati della mia anima verde
nascondi in me la tua tristezza o l’agonia
lascia che rapisca al tuo dolore gli acmi
fammi togliere l’unto dalle vetrate sul tuo Eden
spazzare via l’infetto incolore dalle tue labbra
tieni al petto il biglietto della senile Fortuna
quando arrivato il treno – sii pronto per i miei sogni

Da “celeste con sbornia da moto perpetuo
 

volo di rondine
volo di rondine scorre nel mio sangue
lanciami contro un foglio di carta rosso tramonto
arrotola gli orli del mare in cui mi consumo bruciante
portami sotto il tuo braccio in brividi
cercami sulle strade sbagliate con meno traffico d’auto
guardami in quella goccia sulla punta del naso pronta a cadere
strofina i palmi affinché friggano prima di scaldarmi la guancia
ascoltami il silenzio mio faro in mezzo al buio sparso di lentiggini astri

è come un soffio il cadere dal ponte dei desideri - nessuno è mai sotto
mi troverai in una scatola di cioccolatini a San Valentino in una vetrina
mi compreresti se sapessi che sono del tuo gusto preferito - caffè e mandorle
mi riconosceresti passati gli anni e tenuti al sicuro dalla vecchiaia solo i sogni
mi riconosceresti in mezzo alla folla della metropolitana in una giornata qualunque
chiudimi ora nel castello degli orrori al Circo Meraviglia rimasto nel nostro futuro
potrai addestrare gli unicorni a correre dalla tua mente al mio cuore
io terrò aperte le porte di un sogno durante tutte le stagioni
tu impara solo a essere rondine amore mio a dispetto di qualsiasi distanza

Da “celeste con sbornia da moto perpetuo
 

“cercatemi nell’immortalità di Keats”
un torrente d’acqua cadono d’autunno le foglie
l’alba si spinge a fatica negli occhi ancora legati a chimera
al funerale del piccolo insetto attende solo un ragno
il tuo nome è “speranza” recitano pleonastici i Vangeli

fili d’azzurro s’innestano al tuo corpo e diventano vene
troppo turbolenti i venti perché qualcuno ti possa volare dentro
ogni temporale alza onde di un mare senza fondali
quelli da cui emergi raramente e solo per respirare aria

tracce radioattive di sogni in ogni cucchiaio di caffè nella Moka
l’amore non manda più lunghe lettere di carta ma solo brevi messaggi
tra i nervi dei tuoi muscoli nel corpo a volte filtra un po’ di sole
“cercatemi nell’immortalità di Keats” recita la tua tazza di caffè al mattino

Da “celeste con sbornia da moto perpetuo
 

Bologna blu
tremano i passi in cima agli Asinelli testarda la nebbia
autunno colonna con larici di cemento ondeggiano dell’amore i capelli
sfiorano i battiti cupole e cime un grido dall’oltre di salvataggio
ogni tanto una mano di donna accende una candela in una delle sette chiese
ristoranti - ristoranti trattorie mercati e oro nei sensi
pendente la torre il cuore ha una storia nelle sue fondamenta
a volte gli innamorati si smarriscono per poi stare fermi nell’armonia del vuoto
facce ombre gentili colori e montagne di foglie morte Bologna palpito nelle vene

Da “celeste con sbornia da moto perpetuo
 

In fuga dalle parole
sedici rami intrecciati linfa in shock da buio
credo che dormendo le catene allentino la forza
strappami al tessuto alla sbornia d’assoluto alle similitudini
vieni a cercarmi in un campo verde con l’alba
sdraiami il capo nei tuoi palmi e fammi l’amore senza corpi
accendi i nervi nel tuo stomaco
dai luce ai globi nello sguardo
fai ardere la linea della mortalità oltre la carne
poi in un intreccio di mani
ti dirò il mio nome – futuro

vienimi a cercare se affamato di Primavera
sedici rami intrecciati le nostre radici
dammi la bugia
oppio si firma l’anima se stretta al sudore
quando mi vinci
rosa ogni incubo dove grido il tuo nome
il cielo in caduta più forte di ogni apocalisse
rosa le pareti di una casa che brucia dell’inferno
come quando ti penso e nessuno mi spegne i ricordi

divorerò i minuti dall’orologio
seppellirò il tempo sotto i tacchi delle scarpe alte
guiderò fino a perdere la conta dei chilometri
senza più darti questa follia
ma mi sentirai appena ci sarà il vero silenzio
oh tu sentirai questo fantasma
vincerò sul tuo corpo in fiamme
e non ci sarà che il sogno fino all’alba
poi esausto di bugie – sarai tu a gridare coi soli battiti

Da “celeste con sbornia da moto perpetuo
 

Lentamente
quando ho smesso di respirare ti ho congelato la bocca
la tristezza è diventata stanchezza che ho curato col buio
mentre ascoltavo la tua voce delirarmi nel sangue
più gridavo
più il dolore mi chiamava dai sogni
ci siamo abbracciati più volte di quanto ci fossimo mai parlati
sulle strade
in un autobus affollato
sul pianerottolo di palazzo
in cui abitavamo come vicini di casa ignari del reciproco nome
un continuo vedere noi stessi attraverso l’anima di qualcosa
quando ho smesso di sorreggermi sull’orgoglio
ti ho cercato
difficile come salire alle stelle senza scala -- vedermi sbagliata
ho fatto ammenda del silenzio e delle ipotesi
prima di togliere dal ghiaccio
il cuore

adesso ballo d’autunno tutti sfiorati da foglie che cadono
sei lontano da me
uno degli anelli di Saturno in cerca del bacio di Venere
e vorrei senza fare altri passi indietro
andare avanti
mentre restiamo congelati in un bacio ma senza le labbra

Da “celeste con sbornia da moto perpetuo
 

Qualcosa nel cuore
Sotto i colpi di una generazione, l’umanità spera.
Viviamo coi pugni stretti, nei viali bombardati di luci,
i nostri vagabondi hanno non solo fame ma un alto tasso di cultura,
la morte espatria verso cliniche con impianti di criogenia,
siamo superstiti di un quotidiano pieno di proiettili.
Ogni storia d’amore vive in una propria cintura gravitazionale,
compassione ha un certificato ed è in quarantena da qualche decennio,
drogati di sogni noi li nascondiamo per paura diventino spazzatura,
mentre negli occhi dei nostri figli non brilla più il sole ma il virtuale.
Facciamo colazione di corsa,
qualche sveltina con l’ombra nel cui petto batte ancora un cuore,
speriamo che la nostra tomba abbia come coperchio, il cielo,
col sangue,
liberiamo ai confini i nostri fratelli dai mostri.
Crediamo in un Dio cui lasciamo libero un posto a tavola,
La notte …
la vestiamo come una vergine col capo d’astri.
Innamorati … smarriti … sbagliati sempre diversi,
stagione dopo stagione,
componiamo le distanze con il talento che ignari,
resta da sempre nostro.

Da “celeste con sbornia da moto perpetuo
 

Cesenatico a Novembre
(2016)

porte di nebbia accesi i lampioni in bufera il mare
grigio umido s’appiccica pioggia eppure il cuore sogna
al porto gabbiani dietro un faro incolume allo sfarzo
reti in ascesa gridano il vuoto misericordia salva nereidi
dalla caccia
verde il canale ondeggia in piuma la chiglia
salvami! il colore di una casa s’accende agli occhi
l’abbraccio di due smarriti in fuga per un sogno
senza una parola il ritmo del cuore
portami via
nascondimi nella tasca interna del tuo cappotto
dividimi coi tuoi respiri quando fermi per un brivido di piacere
portami via
ai deliri
al freddo
alla solitudine
e stringimi nelle ossa
con tutte le forze del mare a Novembre

Da “celeste con sbornia da moto perpetuo
 

morte di una farfalla
Impalpabile e il vento caldo sotto la luce chiara,
un battito, due battiti … il fiore poi cade.
L’ala sul petto del campo,
erba arsa, foglie cadute, rami affaticati,
in funerale vibrante colori,
il sole bacia sulla fronte le rose,
gli ultimi spasmi della bellezza … poi il nulla.
Cala la notte.
Il silenzio condanna.
Sibilline ombre si trasformano in creature,
del bello resta …
una carcassa.
In un tripudio di stelle l’estate grida il suo profumo,
crisalide in un Olimpo di seta sta per nascere,
il palmo del vento porta via il corpo senza vita,
mentre la morte svanisce, lasciando posto ai sogni.

Da “celeste con sbornia da moto perpetuo
 

Acqua impura
passione spesso è trappola e non rifugio
così insegna modesto l’amore a chi l’abbraccia
in acqua pura non nuotano per volontà i pesci
così lo sbaglio di una scelta porta a volte a perfezione

poeta resta il sacrificio per quello che ci tormenta il sonno
resiste con le unghie in carne il batticuore
lasciate ai riflettori i grandi artisti
ma all’amore date semplicemente l’alba

Da “celeste con sbornia da moto perpetuo
 

Londra prostituta
col vento contro - aspra la pioggia resisto
scorre turbolento il Tamigi ma tu più forte sei nella vena
in un immaginario colonna supero lo Shard
da una cima di nuvole per poi lasciami cadere

ombre le folle orientate col cellulare verso i tesori
Londra prostituta con quaderni di talenti in affitto sulla riva
uno dei ponti resta nel fondamento virtuale della magia
il mio preferito
piove con scintille con pietre con fiamme sulla mia febbre
Keats chiude gli occhi e m’ascolta
(London Session 17/2016)

Da “celeste con sbornia da moto perpetuo
 

assassina
così è la morte
che ben vede ragioni tristi in questo amore
meticolosa la mente nella tua trama
e allora ben venga crudele il rito dolce solo ai pagliacci
il cuore puro piange lasciando le lacrime ad un oceano dentro
gelida la mano del tempo sulla fronte toglierà la febbre
crudele passerò in mezzo ai respiri dell’autunno caldo
nostalgia grideranno quel giorno i tuoi versi
ma superstite io del passato dolore ti supererò assassina

Da “celeste con sbornia da moto perpetuo
 

Il mio cuore faro
Le margherite in fiore vicino a dove s’infrange contro gli scogli, l’oceano.
Potresti mai vedermi se tolto il nuvolo e liberate le stelle,
se io proferissi “I standstill in the tempest”
e non i versi?
Il mio cuore sale le scale del faro fino alla cima,
dove griderò il tuo nome
ma tu potrai mai sentirmi sopra i flutti?
Dicono che il vento spinga verso il proprio destino
la vela,
allora mi domando,
dove spingerà il vento i nostri passi?
Le margherite restano sui prati brulli, ghirlanda,
sotto tempesta si piegano e tengono china la testa delicata,
così fa la fiaccola in cima al faro quando la tenebra attanaglia,
si protegge la fiamma con le fragili mani dei sogni.
(London session 8)

Da “celeste con sbornia da moto perpetuo
 

Il Corvo
col buio cammino i sogni al centro di stelle
titaniche ombre in catene radici
il becco chiodo al silenzio
contro le stigmate d’alba
l’amore in multipli di speranza
gravita tra tombe tra fondali di nebbia tra brine
resta nel muro di carne - cercando astri
per un serio concubinaggio

occhi scintille fragili perduto il sonno
dove cercarti
dimmi
dove cercarti
lui ci guarda con leggerezza nera
dimmi dove posso cercarti in questo inferno
bloccati nel ghiaccio in pieno agosto
abbia pietà il tempo
dei nostri battiti

prospera nell’immaginario certezza
a volte volo
a volte apro solo le ali
ti corpo gli occhi per darti pace sul desiderio
mi copri gli occhi per darmi fuoco e incendiarmi
tu dimmi dove sei
ora
dimmi dove posso cercarti
al confine tra rumore e il silenzio
fermo
senza respiro
planare e la notte divenire tutto
tutt’uno coi sogni

Da “celeste con sbornia da moto perpetuo
 

Karminimine
Quando la notte s’accende, guardi le stelle,
le tv dei vicini zittiscono, lampioni parete con criniere falene e silenzio.
Nel divano la forma del corpo, assente del sogno la gloria,
una ruggine tra te e i pensieri ma non è rancore solo tante, troppe voci.
E ti assenti da te stesso per amore ...
un’ape finisce nella tazza di latte,
la poesia è una pioggia che vorresti vedere cadere,
ma ascolti il deserto tra te e le strade serpenti di città,
magneti per folle in corsa verso i doveri.
Parli ai tetti con i globuli bianchi sfiniti dalla lotta contro il caldo,
un edificio ti mostra il suo cuore pulsante prima richiuderlo nei mattoni.
I tuoi occhi si chiudono per volare,
alti,
ma i tuoi occhi non sanno che per alzare anche il corpo,
servano tutti i sogni.

Ti allontani dagli Ipad, dal cellulare dal PC, barbiturici per il cervello,
prendi un treno che porta alle non piccole speranze del cuore,
è zeppo - affollato non trovi un posto per sederti,
la solitudine è un tesoro ovunque tu sia.

Poi pensi all’infelicità che ti bacia dolcemente la fronte.
Per lei ti batte il cuore senza conoscere le ragioni,
come se ci fossero dei motivi più grandi della sopravvivenza
e ti giustifichi con la fede che hai nel futuro, ridendo – gli occhi lucidi
gli occhi di un perdente e il tuo stomaco assorbe i pilastri di regole,
nel tuo intestino svirgolano titani – i nervi,
inutile parlare al cielo – tu vivi per la musica,
peccato che nessuno possa sentirla se non alzi il volume.

Quando la notte s’accende, t’innamori.
E’ una strega, un’ombra, una forma aliena, chimere.
L’orgia di versi sudati in lenzuola stropicciate da passi leggeri di Luna,
l’assenza dello spettro cui abbracciarti
e poi sul tetto la forma di un uccello,
non ne vedi gli occhi ma lui ti fissa,
così è l’amore che ti sceglie … senza dirti i tempi, il metodo, le regole.

Insieme si vola.
Le sue ali, le tue ali.
Cielo o infinito, poco importa.
Ti lasci andare …
ti lasci andare …
ti lasci andare.

Da “celeste con sbornia da moto perpetuo
 

Sulle ere, gli abbracci.
Mi fai male come lo spigolo di una stella,
ho la pelle bruciante di sogni - mi dico è solo lava il dentro,
ma tu non temi,
non mi vedo più nello specchio, solo gli occhi,
sono due relitti con le vele spezzate dalla tempesta d’amore
che archivia ogni altro mostro.
Coi sogni non cammino fino a te ma volo.

Di noi restino alla storia la fame,
il nutrirci l’uno dell’altra.
Di noi s’inabissino pure gli ossi
e si saldino in forza sulle ere, gli abbracci.

Da “celeste con sbornia da moto perpetuo


Soffia nella mia bocca le tue fiamme
Dammi il tuo stomaco
così da fare nido alle mie speranze,
dammi le tue labbra, il tuo cuore, il tuo corpo, il tuo immaginario e le tue paure.
Cancellami dalla tua mente con l’arrivo del sole,
tienimi stretta in un sogno,
togli ogni vertigine al vento e soffia nella mia bocca le tue fiamme,
poi spargi entrambi di piume d’oro
che brillino come astri
piccoli fari per altri folli.
Soffocami le parole in gola,
divorami con i tremiti
con l’inchiostro dagli occhi,
usa l’artiglio della gelosia
ma lascia qualche briciola per domani,
quando dopo una lunga giornata di nulla,
vorrai nuovamente il mio fuoco.

Da “celeste con sbornia da moto perpetuo
 

Come il vento
Come la tempesta

Come il vento, come la tempesta, come il lampo,
tu m’investi stella di una notte completamente buia,
in cui solo il frastuono dei battiti,
fanno rumore.
Tu resti in me il Keats per la sua poesia,
romantico abisso senza alcun fondale,
in cui recitano le sirene silenti carmi
gli stessi di un immaginario nutrito con forte sogno.

Da “celeste con sbornia da moto perpetuo
 

London before dying
M’entri nel sangue.
Vento dolce, calma prima di ogni tempesta,
lampo senza ferire l’azzurro,
piccola goccia.
M’entri nei sogni.
Acque il cui lento scorrere frantuma roccia.
Prato verde dove si consuma l’erba sotto il sole,
piuma che azzarda l’Eden sopra gli oceani,
un semplice fiore di cui ti resta in ricordo il profumo.
M’entri nelle carni.
Cibo, nettare, ambrosia dolce
che accarezza il battito
ubriaco di poesia.
M’entri nei ricordi.
Scrivi i miei giorni con l’inchiostro dei secondi,
sulla pelle fresca di un foglio d’anima
che veste in purezza ogni stagione
sempre aspettando il futuro.

Da “celeste con sbornia da moto perpetuo
 

Basta un pizzico di follia per avvicinarti al tuo sogno e basta prendere il rischio per realizzarlo, mentre per viverlo pianamente, credo ci voglia solo fede e la volontà di andare avanti a tutti i costi.

Da “celeste con sbornia da moto perpetuo
 

Possiamo essere rivoluzionari se abbiamo il coraggio di essere ribelli e possiamo diventare ribelli solo se armati di veri grandi ideali.

Da “celeste con sbornia da moto perpetuo
 

Se normale significa mettere bei vestiti ai sogni, preferisco di gran lunga rimanere pazzo, chi diavolo ha bisogno di vestire i propri sogni, quando tu sei l’unico a vederli?

Da “celeste con sbornia da moto perpetuo
 

Io amo. Io amo l'amore e il senso che questa forza porta alla vita. Io amo ogni creatura capace di sogni che non si sporca il cuore dando al male in pasto la propria vita. Io amo detergere l'orizzonte dalle nuvole nere - portare le parole a volare- rendere qualsiasi spirito capace di fede "straordinario" io amo amare tutto quello che rende il mio battito felice.

Da “celeste con sbornia da moto perpetuo
 

Fiammalba
Per cosa combattono i Poeti,
leste parole tessute in bandiera di bene,
oppure per spingere il palmo contro la schiena del passo
d’ogni anima capace di marciare per la propria alba?

Fragile persino l’osso davanti al credo.
Un uomo non è nulla senza un ideale.
lo spazio è inerte se privo di speranza
ecco quello che nutre i Poeti, sono i loro sogni!

In nome di cosa, offrono la propria vita gli uomini veri?
La danno per un amore, per un abbraccio per una fede,
per quelli che attendono il loro ritorno col lume alla finestra acceso,
per una lacrima di gioia sul volto di chi li ama.

Per cosa combattono i Poeti?
I poeti combattono per un cielo azzurro
e per le onde del mare,
per un fiore giallo che sboccia solitario nel nulla,
per il battito di un piccolo ancora nel bozzolo di un grembo,
per le ali di un altro folle capace di spingere i cuori a essere straordinari.

Da “celeste con sbornia da moto perpetuo
 

una gita nel giardino sotto casa a guardare le stelle
così ci lanciamo dal tramonto senza paracadute
sopra una massa di nuvole con sembianze di uomini
tutti col cuore mascherato
da mostri da cose simpatiche ma mai da se stessi
e non è mai morbido l’atterraggio
fa sempre strano scoprirsi
dipendenti da qualcuno
da qualcosa che ci rende felici
ci ripaga la gioia
di quando ci tuffiamo con l’orgoglio
dentro un abisso a braccia aperte
per mescolarci alle onde col sudore salato del corpo
questo mi sei e ti sono – una febbre
un mare
e oggi
è tempo di frutti sul ramo
di gioco al nascondino con l’afa
di una gita nel giardino sotto casa a guardare le stelle
di innocenza negli occhi
così questo male che ci prende
resta un folle imperatore egocentrico e speranzoso
nascosto tra le coste del petto e la schiena
in un nido di falangi luminose a forma di comete ma senza ghiacci
la creatura
ci chiederà aria ogni tanto
poiché quella cosa ha un suo respiro
una sua coscienza un suo ideale
così quando ci ameremo
le emozioni s’intrecceranno coi nostri petti
e si sfioreranno con le febbri
così che l’energia solare sprigionata
manderà al diavolo ogni altra certezza
adesso
ora
qui
vomiti in un mio dentro il tuo fuoco
ogni malessere che della mia mancanza ti entra in carne
sputi acido sulla parola prima di incollarla alle mie labbra
consapevole del dolore
mentre dai fiamme alle lacrime
prima di un antidoto di baci
e ci si stringe in spasmi alla natura lavica dell’estate
solo tu che mi uccidi
e io che ti strappo alle parole
al silenzio
al rituale del giorno
un tu che entri nel mio stomaco per tagliare
per sputare sui miei organi le tue fiamme – di drago
di assassino
di …

Da “celeste con sbornia da moto perpetuo
 

La via stregata
Trovami una via stregata per il tuo cuore.
Poco importa a … Febbraio, Marzo, Luglio o Dicembre -
In un pugno di foglie cadute con l’autunno,
sopra la ruggine della morte spazzata oltre dal vento,
dentro il pensiero a una canzone, mentre la pioggia … mentre
con angeli in fiocchi di neve di notte sul vetro cristalli.
Disturba il mio momento perfetto con la tua voce.
Ti vedo mentre attraversi la strada occhi al cielo,
chissà a cosa pensa quello sguardo?
Quanti anni hanno i sogni se portati da due pazzi?
Ti è mai capitato di confondere le nuvole con le spume del mare?
Di giorno chi nota le farfalle
chi guarda dentro i bozzoli i colori e chi si domanda se resistono anche ai temporali?
Chi corre sopra l’arcobaleno,
dentro una favola ma senza fine,
in attesa ancora di essere scritta?
Abbaglio.
Un comodino con lettere mai spedite, un fiore secco tra le pagine di un libro, una matita blu smarritasi dall’astuccio dentro la borsa.
Trovami una magia in cui ballare,
atleti di febbri spontanee sotto la Luna,
lupi sudati sulle vie di una città con suole di lussuria
e parcheggi nauseati da auto.
Cercami, afferrami e strappami al paranormale,
legami alle codine delle “a” nelle tue frasi,
gettami nel pozzo dell’immaginario finché la morte condanna,
vorrà che io dissolva il mio oggi nel ricordo oblio.
E se,
e se magari tu vorrai capire cosa del nostro amore resti all’alma,
cercami avanti nella storia dei tuoi sogni,
nelle cose che dovranno ancora accadere
tra qualche anno, qualche secolo - qualche millennio –
qualche era,
sotto questa oppure un’altra stella …
tu trovami la via stregata,
la via che solo uno come te può vedere
perché condannato ai miracoli
miracoli
miracoli
miracoli.

Da “celeste con sbornia da moto perpetuo
 

Vie d’aria
Oceano di nuvole, ali contro la gabbia dello spazio,
staffetta coraggio tra i fulmini
l’amore sfida la morte, cuori timonieri in tempesta
col becco incurante naufragio,
il gioco delle anime in mezzo alle nuvole, noi? Mai saturi di blu -
crespi flutti, massa di titanica onda,
le spume brutali a mordere respiri dai battiti,
siamo la punta di una freccia scagliata da mano divina
e non temiamo nulla.
Vento audace, lo senti? Lo senti anche tu questo divorare che avanza,
questa maledizione dell’oscurità che combatte il faro?
Eppure le onde si alzano dalla vasca per non morire e questo loro combattere,
questa sfida al buio che tempra in bene la luce.
sbotta il vento ma il minuetto delle rive assorbono il male
ogni tanto la luce spacca il rovescio di pioggia
ogni tanto noi ci avviciniamo per togliere a un tuono gli impeti
e siamo invisibili alle mappe del Fato
siamo l’uno per altra in mezzo all’Inferno, fantasmi,
eppure ci sentiamo come balene nelle distanze,
il nostro canto di piume mentre rompe l’aria,
tracciando via al lume caldo del Faro
che ci ricorda che ogni luce fissa
protegge nei voli più grandi
gli amanti.

Da “celeste con sbornia da moto perpetuo
 

notte sul mare
così aspettiamo la notte sul mare per andare a caccia di stelle
ho un vestito con la coda cometa - potrai mai afferrarmi
dicono che nessuno corra dietro per amore perché lo ferma la troppa paura
ma io non ho mai dato peso alle parole degli altri ma alla volontà di un credo
ed eccomi satellite intorno al piccolo pianeta che possiedi al posto del cuore
un oceano tenace con albatri innamorati dei lampi di una tempesta
e resto sopra lo spazio immenso in cui di notte tu per gli occhi
a transitare stella per accogliere nel mio grembo il tuo forte sogno

così restiamo amici amanti e fratelli per tutta una vita
dispersi sulle strade completamente sbagliate del destino
senza GPS senza Google Maps e senza cartine
solo noi due per mano di una follia che ci rende felici
tolto il vestito da astro io sono solo una donna
immortale quale deve essere qualsiasi innamorata su un pezzo di Terra
con gli occhi volo tutto il mare che mi distendi sotto i passi
con il cuore mi muovo appena sento il tuo abbraccio

così restiamo fedeli alle piccole semplici cose
bottiglie ghiacciate di Fanta pasta nella dispensa e pesto
una corsa al piatto in tavola per la migliore albicocca matura
un finto litigio per fare pace coi sensi
il tempo è verde
cura lenisce risana grandi ferite
tiene gli ultimi fragili ponti sulle distanze
e quando le cose diventano più grandi del nostro credo
cammina tra una folla di astri
si siede in una poltrona a fianco all’amore
attende che si spengano le luci appena lo spettacolo inizia

Da “celeste con sbornia da moto perpetuo
 

Strega
ecco le mie mani sapienti
i poemi silenti scrivono meglio sulla tua pelle
tremano a volte ma solo perché caute
troppe sono le cose da dire in così poco tempo
tu non potrai leggerle se non allo specchio all’alba
quando rimasto solo cercherai me nei tuoi occhi
rimasti a fissare se stessi
consapevoli che la luce che entra amando
a volte permane
viviamo di non parole e disarmonie
di sbagli
di sostegno
di volontà e di bene
mix sconosciuti alla folla
ma dimmi se non siamo perfetti per qualche follia
quando ci si perde coi sogni
quando troviamo tesori e relitti fantasma nel nostro oceano
perché quando siamo insieme siamo puri
e quando siamo divisi
solo due poveri senza nulla cui decidere di appartenere in vita
c’è sempre la scelta del rischio da correre
se il momento non è giusto allora non lo è per entrambi
ma a volte basta uno
Uno
che abbia fede nei sogni dell’altro
basta Uno che spinga la volontà a credere
il tempo stregato dalla promessa fermerà la sua lancetta
in un momento perfetto
in una primavera coi fiori eleganti
con le nuvole sull’apparire giostre
col sole che s’infrange onda contro il faro di una piccola speranza
in fondo a tutto si può credere
poiché ciò che esiste nell’immaginario
è solo il piccolo filtro dove amando arrivano i battiti

Da “celeste con sbornia da moto perpetuo
 

Ma i tuoi passi avanti
appena ho smesso di respirare aprimi le carni
getta dentro il tuo sangue i tuoi sogni il tuo sguardo
coltiva fiori salati nel mio sudore così che profumino d’estate nel vaso sul terrazzo
riempimi di paura di timori le cellule bianche perché diventino forti se lontani
ingentilisci i litigi tra amanti con qualche carezza
leggimi Eliot - Whitman di notte calmato ogni rumore
fai un nodo d’amore alle nostre dita dei piedi intrecciate in promesse per il futuro
fai cadere il calamaio l’inchiostro sui nostri volti
e scriviamo una sulla bocca dell’altro - i versi perfetti
oppure lasciami
lasciami al dunque dei fatti
alla scialba miseria di cosa ci potremmo inventare “domani”
sprecato l’idillio tolto il rischio che ci condanni
alla sciagura del inseparabile amore
oppure
oppure
magari
magari
forse
torna indietro
lentamente guarda avanti
sillaba il mio nome al vento
quando io lo farò all’aria
sento il rumore dei tuoi passi sulla strada
ogni colonnato di ratio che cade
mentre il tuo cuore viene ad abbracciarmi
mentre fuori il buio
mentre fuori il buio
ma i tuoi passi avanti

Da “celeste con sbornia da moto perpetuo
 

Ode alla Crema e Pistacchio
nevica con farfalle è pieno luglio
t’appoggi al sole il cuore si squaglia di afa in strada
una corsa in gelateria “un cono crema pistacchio” tetti caramellati
lentiggini sul ring della pelle
un sogno bambino t’invade
odori di zucchero filato scarpe low cost manca la riva
il pistacchio cola nel palmo desideri il mare
tempesta la crema il mondo sommerso in coppetta
il cucchiaino azzurro è una pagaia tu sei un coraggioso
l’oceano di panna di scioglie
innamorato fedele ne voghi i flutti

Da “radici ribelli”
 

lamporale
meravigliando tempesta col fiato corto
ascolti il vento
impaziente il volare
il fremito dell’ala piegata
la calma
nuvole scure e lampi
notte riposa
falce il temporale
miagola il gatto alla porta
vicini nervosi da zapping
irrompe tremendo un tuono
e la baci
la tua chimera dolce
sul petto distesa marea
fiume dolce la pioggia
sul tuo petto
lei
l’abbandono
il sogno

Da “celeste con sbornia da moto perpetuo”
 

Per amarti di più, posso solo morire per te.

Da “se fosse amore sarebbe silenzio”
 

Se ami
resti infinito.

Da “se fosse amore sarebbe silenzio”
 

Aortaria
non mi permettere di uccidere il secondo senza pensarti
non mi permettere di ragionare in tempi “di finito” appena fatta l’alba
non mi permettere di guardare al punto - come unico arrivo
fermami alla porta del tuo universo e aspetta a farmi entrare
dovrò ricordare ogni cosa perfetta e imperfetta
di questo viaggio
di questo volere cercare il piacere
nell’atto di dare memoria alla gioia

non mi permettere di soffocarti con l’idea che l’amore sia una cosa
l’amore è nulla di tutto ciò che la parola vorrebbe dire
non mi permettere di stare al risveglio senza pensarti
fermami nel tuo cuore
apri un istante il tuo petto
fammi spazio sotto l’aorta
tra i tuoi ventricoli
rannicchiata
sommersa dagli alveoli rosa
con cui chiacchierare di aria
di fiori
di vento
di mare
di stagioni e di piogge
non rigettarmi se starai male
non bombardarmi di insulti quando sarai arrabbiato
non fare tiro al bersaglio con la mia speranza
starò quieta a vigilare per te
e a lungo termine
contro i temporali

Da “celeste con sbornia da moto perpetuo”
 

Al Drago Poeta
salirà sul Monte Olimpo della Città
questo pensiero farfalla nato da un bozzolo pieno di sogni
tu guarderai il cielo in attesa che piova di blu nel tuo sguardo
preso da qualche febbre in cui si consuma poeta - il tuo cuore
e ti sentirai - cadendo fredda la goccia sul tuo caldo - un Drago
salirai le nuvole e ancora più su fino agli astri
incandescente colerai d’inchiostro ogni notte
solo per accendere d’amore il prato buio in cui aspettandoti - io tesso speranza

Da “radici ribelli”
 

a volte fuggo
sedotta dal sole pietra parlare mia Roma
nel sussurro dei “Les amants” i veli
turisti noi sulla labbra scolpite del lento Tevere
ogni tanto si rubano i respiri i nostri occhi
noi ladri di sorrisi nello specchio di fede
col cuore Zeppelin verso “l’Eden dei sognatori”
in un abbraccio tutta me
sangue
carne
e ossa
mentre qualcuno fotografa appassionato – l’antico
contro le porte di Luglio ai lampioni falene
danziamo fumi
profumi
odori e afrodisiaci coi sensi
a volte fuggo dal te “col ego rapito”
a volte entro nei tuoi sogni solo per soffiarti dentro l’aria

Da “radici ribelli”
 

I mostri
tu mi cerchi mi fai entrare in casa ma sono il mostro
dovresti avere paura mi siedo fissando le tue mani tremare
m’accorgo che in controluce noi siamo diametralmente opposti
ombre in concubinaggio amoreggiano con la nostra anima
mi versi dell’acqua rispondo non la voglio – osservo
sembriamo vuoti ma nel petto abbiamo ancora un cuore che batte
si dibatte in noi animale il desiderio di baci
mi leggi e seguo il dolore d’astinenza sulle tue labbra
i fiumi in secca lasciano scoperte le vasche
costruiamo canyon di silenzi eppure non intendo scappare
sono un poco stanca mi faresti restare qui per la notte – basterà il divano
nei bozzoli di cotone c’è sempre il rischio che tu possa rapirmi
non sono loquace
tu vuoi ancora parlare?
perdona il silenzio son stanca ho attraversato il mondo con la speranza
inutile che mi fissi sono cambiata davvero
no non ho nessuno cui dire ti amo
mi drogo di bugie ogni tanto
e mi denudo spesso sotto la pioggia di qualche male
mi lascio condizionare mentre attraverso la strada da una folata di vento
faccio boccacce ai manichini nei negozi con moda firmata
poi mi ritiro nel guscio assassino di sogni
con gli occhi fissi dentro la mia natura sbagliata
ma sai
ti ho trovato cambiato e meglio
non invecchiano mai i poeti
sei felice?
mangi?
fumi ancora di nascosto da tua madre
ho sempre pensato a noi come unica fiamma
ha resistito poveretta a tanti uragani
come
ti sei sposato e lei lavora tardi
ah chiedo perdono
è ora di andare
prima del mio saluto ti ricambio una cosa
ricordi quando dicevi che mi avresti sposata
sai
ho sempre creduto
tra noi non fosse mai troppo tardi
la tua pelle sa ancora di tabacco
solo io sono cambiata davvero
fuori
già piove
povera fiamma

Da “celeste con sbornia da moto perpetuo”


Lollo
Loro ti fissano sembri un pazzo
Sorriso dispensa gioia il quartiere ammanettato all’afa
Giganteschi vuoti tra le mura e le finestre aperte
“Si vola” pensa la mente appena fissa il fuori
E decolli sudato pesante di rime in testa
Provi le ali cercando corrente ma il vento tace
Ti fiondi dentro una nuvola rosa per darle i battiti
Poi chiudi la piuma e ti lasci precipitare in un sogno

Da “celeste con sbornia da moto perpetuo”
 

we are floatting
un’antigravità verso lo spazio
leggere le chiglie ma fissa la meta
banchi di sabbia stellare
tentacoli di piccole luci
il mio centro dell’universo è in un poema
ballato da due innamorati a ottobre
in mezzo alle conchiglie cresciute su fronde
mentre le auto sfrecciano nell’ignoto
senza una carta di credito niente Eden
meno male “si morirà tutti sulla Terra”
we all floatting
miliardi di colorate farfalle
arenate contro gli scogli dei sogni
intorno all’unico faro cometa
salvezza per chiunque abbia del coraggio

Da “celeste con sbornia da moto perpetuo”


bohemian
La mia idea bohemian imbratta l’aria
solo tu non respiri quattrini per svendite in centro
hai qualcosa nel brillare degli occhi che accende la miseria di questo posto
e rende l’ombra più scura ancora più pura
espio i miei peccati di povero ma celeste
non mi possono togliere il cuore con le pinze di leggi
con i cavilli dei postumi sbornia di qualche pazzo
il mio regno non necessita un cavallo
ma solo difesa
restiamo qui se vuoi
a ballare un walzer
oramai molto demodé ma ancora sentimentale
i romantici sopravvivono in biblioteche di nuvole
con la tempesta si accendono di una febbre bizzarra
che spesso hanno solo i poeti
io non morirò tu non mi piangere
resterò qui a Milano sui marciapiedi nel sole
ad aspettarti ogni estate da fantasma
per dirti quello che in vita ero troppo timido per confessare
ti amo
non con le mie labbra ma un sospiro di corda da un violino
che un pazzo
pazzo
artista di strada suonerà
mentre noi saremo echi protratti nelle ere a cercarsi

Da “celeste con sbornia da moto perpetuo”
 

Marte
Il silenzio sposa le ombre dopo mezzanotte diventano amanti
Il fuoco resta nel braciere è solo fuoco la vena bloccata in ghiaccio
Ecco cosa sono se il mentito amore resta parole in gola
Il silenzio colpisce l’addome finché non fa male
Allora con gli occhi sul soffitto sorridi al nulla
Diventi u n uccello un alieno in volo per Marte
Diventi un pioniere per lei che hai tradito
Lasciandola nel permafrost dei sogni

Da “Radici ribelli al destino”


Anima sirena
ho tatuato un poco un poco di blu sulla mia anima sirena
la cosa è diventata popolare e tutti sono in fila per un paradiso di fiducia
scolpito in colori sul cuore
“giusto per non temere più il buio” dice uno
quando arrivata la notte l’unico mare da nuotare sarà di astri
e bruceremo tutti – gridano sfiduciati nei ghetti
coi nostri pindarici voli
con le nostre catapecchie a forma di castelli
con le nostre auto misurate in cilindri e la frigidità quotidiana
bruceremo soli
mentre il blu avrà lo stipendio di un volo
che ogni uccello per diritto vorrà fare
con le piume impermeabili alle tempeste e all’egoismo degli uomini
mi sono fermata davanti un albero
lui superstite
io superstite
e ci siamo fissati così
per dei minuti
delle ore
dei giorni
degli anni
poi l’ho abbracciato
ci siamo abbracciati
entrambi finché ci è mancata l’aria
finché lui è salito un pochino di più al cielo
mentre la mia anima sirena sognava il mare
il verde conquistava il mondo
e il mondo lo chiudeva in prigioni
Riserve “for your own protection”
dissero i forti
poi siamo rimasti tutti soli
davanti a uno specchio
sprecando le nostre solitudini
molto più brave a cantare
l’assenza di un oceano che aveva smesso di scendere in pioggia
poiché le faceva troppa paura il cemento

Da “Radici ribelli al destino”
 

Fenomeno
Milano amore in franchising, saldi colossali e folla.
Le mani si sfiorano, si stringono, ballano.
Artisti di strada,
palpita il cuore.
Due innamorati.
Al cinema una sala vuota,
la bocca di luglio trema tra nostre fiamme.
Se mi abbracci, mi fai male e ridi,
mi stringi fenomeno, mentre io fingo
di non conoscerne la causa.
Le lunghe strade diventano un fiume.
Le rive scottano, al sole tutto brilla,
i volti diventano star di un movie,
noi potremmo anche vederli
se non ci fossimo smarriti su altri pianeti.

Da “Radici ribelli al destino”
 

Per i tuoi sogni
dimmi amore perché piangi
dimmi perché hai smesso di volare
insegnami come togliere il cuore dal torace
per riempirti il petto coi miei battiti
guardami amore
sono stanca
ho troppe battaglie negli occhi
ho troppe notti insonne e troppe albe
senza te al mio fianco
vieni amore abbracciami
dimmi che sei il mio assoluto
toglimi da qui dove sono la Regina del nulla

dimmi perché stringi il vuoto contro il petto
contando il tempo che ti separa dall’alba
dimmi amore cosa dovrò fare per farti tornare a sorridere
cosa dirti per farti capire il vero
il mio seno palpita ubriaco
le mie lacrime sono fiumi di sangue triste sugli zigomi
ti dirò che non è mai troppo tardi
per sogni acrobati in un circo di buone speranze
intanto il cielo aspetta le nostre ali
asciugati le lacrime sotto il sole
ho voglia di portarti in alto
ho voglia di aprire tutti i cancelli sull’aria
solo per i tuoi sogni

Da “Radici ribelli al destino”
 

gioco d’ombre
ecco spiritato il buio col suo gioco d’ombre
coi mostri dietro gli angoli delle strade
con le falene color sughero
e le vergini sudate
ecco il cuore in braccio al sogno
occhi in preda a meraviglia
vento coi denti limati
calici d’afa sui corpi in guerra tra lenzuola bianche
ecco i fantasmi uscire dagli armadi
cercarsi una stella sui tetti per ballare
in fronte a una timida Luna
rincorsa nei pensieri di caccia di qualche lupo innamorato
ecco la favola il mistero l’enigma
l’abbraccio di mezzanotte alla fronda ustionata
mentre i nostri occhi immaginano da dietro un filtro
una fionda d’amore che li lanci lontano

Da “Radici ribelli al destino”
 

Il vestito rosso
ho messo il mio vestito rosso di agonie
in me l’autunno prende fuoco si agita - si ribella
raptor di cori da un pianeta di vergini nel mio capo
Tamigi fiorisce di limo che pomicia con piogge o acque coi lampi

accolgo le nuvole nel petto e libero aquiloni
solitario un gabbiano sospeso sospira anatemi contro il tempo
troppo bagnati in veleno d’età - i suoi occhi
il verde del parco da Tate s’arrotola al fango col vento
ho messo il mio vestito rosso di ossessioni
il macabro cadavere di un corvo accoglie il freddo sulla riva
un museo di anime in fuga per un sogno
io solo malata di anima e di rime
ad altri uccelli il volo a me negato fermo all’inchiostro
con le ali grandi anche un ego cieco mira ai cieli
oh agonia mia agonia di carne
oh agonia mia agonia il respiro

Da “Radici ribelli al destino”
 

autunno ruggito il vento le foglie divorate da morte
luci sotto il tramonto il circo i clown il Luna Park in chiusura
foglie
sempre foglie
foglie
in mucchi di precari monti
spazzati via dal destino
odore nell’aria di zucchero sul bastoncino
ma il bastoncino è defunto in una pozza d’acqua
e la pioggia
che cade contando ogni coraggioso soldato
la pioggia sopra la voce di un uomo che canta una melodia
senza ricordarne le parole
la pioggia sugli scheletri giraffe di metallo tinte di sfavillanti colori
ogni tanto il tremito della terra
risponde col petto aperto al cuore di un lampo
così la sera pressata nelle ombre
l’ultra predatore tempo a mangiarne le carni
qualcosa sfugge alla passita malinconia che l’acqua deterge
un nastro di raso rosso legato a una giostra
e danza
danza impavido e allegro
danza per l’immaginario di qualche angelo
danza per i diavoli seduti in un bagno di fango
per gli occhi di un essere con più grandi sogni dei nostri
autunno
condividiamo le nuvole
la tua bocca ha i miei respiri
la mia bocca
resti di mele caramellate di mostri di liquirizia e coca cola
tutte le gocce di pioggia affollano l’aria
ogni tanto accedi al mio cuore a piedi nudi e restando alla finestra
ogni tanto scendo nel tuo stomaco
foreste pietrificate i nostri corpi tra foglie cadute o che cadono
un uomo canta una melodia
se solo si ricordasse le parole … ma non le ricorda

Da “Radici ribelli al destino”
 

Il verde m’entra negli occhi
eterna fiamma dell’amore non cerco schiavitù
a Dio domandi la pena per il troppo orgoglio
in sintesi non sai apparecchiare per la fortuna
a volte solo nel disordine trovi i veri tesori
l’Inferno è una colla di desideri scadenti e in scadenza
dell’Eden conservi il motivo per cui combatti
un frusta nel sangue una frusta per mietere le belve
di cui non ascolti la fretta o il pregio
né mai vicina né mai troppo lontana la fiamma
né mai scendere né mai troppo salire nel male
punta di spillo stare ad ali aperte senza volare

amami mostro
il vento m’ascolta
di notte d’estate percepire le stelle senza doverle cercare
sentire il profumo di fronda
ricordare alle ossa il motivo
per cui stanno in piedi
e quando taccio

spesso molto spesso sfido il tempo
gli lancio contro i suoi stessi fantasmi
mi beffo della sua corona

perché penso di non volere a tutti costi essere immortale
io già lo sono
ogni secondo che amo
ogni attimo che le mie ali troppo grandi per questo piccolo cielo
si lanciano negli spazi
e considerando la miserevole cosa che è la fine di una vita
sorrido a me stesso
pensando alla faccia che faccio
con le labbra nella mossa
pensando
a quanto poco conti a volte il destino
quando tu hai già lasciato il meglio
dietro ai tuoi passi
un ramo d’albero fitto di foglie
e sembra nulla
nessuno percepisce la grandezza del nulla
il verde entra negli occhi nel tuo capo una melodia estiva
attendi il temporale con la finestra aperta
arriverà il vento e i nembi
ti dici
guardi il cielo scuro all’orizzonte e non disperi
pronto per il volo

Da “Radici ribelli al destino”
 

Il perdente
la cosa migliore dell’essere un perdente
è che puoi sempre permetterti di essere te stesso
niente maschere per la giostra
niente platee da soddisfare a sorrisi
sconfitti è più facile meditare sulla giusta vittoria
ogni cosa nutrita a dolore è grande
più tormentano i diavoli i sogni dell’incerto
più i tuoi passi andranno per convinzione avanti

Da “Radici ribelli al destino”
 

piume
con le mani allontano la pioggia dal cuore
ogni ombra in me sanguina un tormento
a volte di noia attraverso il parco per cercare la foglia perfetta
e resto al buio in me stesso dimentico di tutti i mali
oscillo tra cielo e terra
per trovarmi un nido per queste ali spropositate
ali
spropositato amore per il volo
spropositata
stricnina dell’ego
la gloria in baldoria a meta
più lontano
oltre il tedio che mi dà il me stesso
e spesso il mondo
con le mani mi bagno il volto con un lampo
brucio di lentiggini e mi confesso
ogni peccato di cui desidero la colpa
senza mai fermare il fremito delle ali
pronte per le nuvole
mi ossessiono mi amo mi voglio mi gusto mi detesto
in me amazzoni chimere dopo sogni
mai triste mai veramente felice sempre in ricerca
di metamorfosi per l’alma
con le mani entro nelle linfe di ogni cosa
ne ascolto gli atomi
li plasmo per la mia carne
poi mi lascio scivolare sul fiume di ogni senso
ricordando alle mie ali di volare
con le mani mento o mi racconto
abbraccio o dico addio all’amore
col becco afferro la piccola essenza di cui mi nutro
poi plano sul mondo in attesa di più straordinari eventi
con le mani
noi diventiamo una cosa sola
un tu un io fusi nei legamenti delle cellule striate
ci lecchiamo l’un l’altra dalle piume il fango
mentre unite le cariche elettrostatiche dei nervi si cercano nei baci

Da “Radici ribelli al destino”
 

“Uccidimi Diavolo!”
certe volte ti amo
ti metto sulle mia labbra assassine
per avvelenarti
di dolcezza
di sola dolcezza si può morire
lentamente
morso dopo morso
ti contagio
certe volte ti porto dentro
non nei miei battiti
ma nella mia carne
ti metto alla tavola coi miei organi
e ti dico
mangiami!
saziati!
divorami!
certe volte mi lascio morire
tra le tue braccia
una
due
tre volte e più ancora
finché non ti vedo tremare di fatica
finché non chiudi gli occhi perché non capisci
cosa ci divida dall’indivisibile
certe volte ti chiamo “Mio Diavolo”
mentre corri col sorriso nel mio cervello
finché non ti prego
“Uccidimi Diavolo!”
poi mi togli l’aria
dalla pelle dalle ossa dalla carne
semplicemente con gli occhi

certe volte mi ami
mi metti sulle labbra i tuoi sogni
mi sfinisci di brividi con una favola
sussurrata sotto le stelle
ed io ti avrò ceduto qualche lacrima
che avrai bevuto quando assetato e a fuoco
“Dimmi che sono il tuo Diavolo!”
si sentirà da una dimensione temporale futura
mentre il letto già vuoto
racconterà all’amore dei nostri fantasmi

Da “Radici ribelli al destino”
 

Nato da madre lupa
ho una madre lupa nato combattente
ispirato al sacro più che agli idoli
di fede roccia mai mutevole vento
a volte ma non di rado anima
permanente nel passo
un obiettivo impossibile volendo si trova
qualcosa di impercettibile motiva il sangue
a bollire per dare senso di vivente agli atomi
bisogna esserci per combattere
gli uomini si alzano sulle caviglie se amputati i piedi
e camminano col dolore della speranza
tremano di paura o piangono ma restano scudo al nemico
ho una madre lupa nato per sfide
con gli occhi puntanti sul cielo
difficile abbandonare feriti i battiti
il volo continua per amore anche con una sola ala

Da “Radici ribelli al destino”
 

Quaderni 1
9/100

cuore irrimediabilmente nomade
malato cronico di tempesta
fuggitivo con branchie per oceani di sogni
indifeso davanti al tuo battito
innamorato di longitudini ancora oscure
fedele pirata
tremo appena mi sfiori
con bussola impaziente d’ignoto
se guarito sarei soltanto un altro
un nome un nulla una folla una maschera
lasciami malato di ogni audacia
e ti sarò fedele per tutti gli infiniti giorni
gli uomini sono tutti poeti dalla nascita
hanno stelle nel cuore al posto dei battiti
“sposane uno” dicono sempre le donne
un uomo poeta sarà per sempre tuo

Da “caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale”
 

Quaderni 1
8/100

ho caldo cardigan di valori
ha qualche difetto per logorio del tempo
il troppo indossarlo ne ha consumato il colore
ma la qualità tiene all’usura
mi dicono di scegliere una strada giusta
per avere più facile scalata al potere
ma a me piacciono i mostri da combattere sulla salita dei monti
altrimenti tutto sarebbe di scarso premio
sono pieno di intenti ma per la storia
non interferisco col destino di altri per alto rispetto
e quando mi attaccano io rispondo dall’autostima
sapere chi si è in stessi oggi più di mille anni fa
beh questo vale tutti gli astri

Da “caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale”
 

Quaderni 1
7/100

dal numero delle ondate contro lo stomaco
direi sia amore
luglio è un nomade febbrile a caccia di stelle cadenti
ed io sogno
cronico malato di meraviglia
in attesa che il dolore nel sangue si calmi
per dare alle labbra dolcezza
a sfida di morte

Da “caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale”
 

Faro d’inverno
più forte della morte il faro nel morso di tempesta
che ascolta
da una dimensione del tempo
il lancio delle voci di quegli eroi scomparsi in mare
da una scatola insonorizzata con il loro agglomerato di ossa
echi danzano febbrili al ritmo della storia non ricordando il proprio nome
e la loro fine abita un ospedale zeppo di pazzi
legati con fili rossi a corallini letti
per non essere portati via dall’uomo Nero
durante la cura
e proprio nel lancio dei tuoni si vede la mano titanica del destino
ma il faro nulla
nulla
volere nascondersi alle ombre fitte nei parchi di fulmini
qualunque ondata per trascinarselo via
l’afferra ai piedi
ma lui no
lui è costante e fisso nell’Inferno
nel battito di mareggiata
un’emozione s’accende poi spegnersi
toccando la morte
se il rumore tace
al faro resta per combattere il suo silenzio
ed è un odore di alghe si spume ferite contro gli scogli
di corpi di sirene in fuga verso l’abisso
sudati tritoni a caccia di chiglie
questa battaglia mare cielo faro
appena i mostri iniziano a bollire
ecco la guerra
le sabbie si alzano con gli abissi per la superficie
tentacoli s’ancorano alla pietra per strapparla al cemento
forze marine invocano la gravità per sgretolare il colosso
ma lui è fermo in calma sopra i ruggiti
nell’evocazione di Nettuno valchirie acquatiche gridano e urlano
incitando ondate
la paura avvolge mondo come una neve
lacrimogeni con bombe di sale sparate dall’acqua
pirati abbracciati ai loro codici d’onore sgranano le orbite dalla storia
mentre il faro in assoluto resta a sussurrare un canto
che calmerà il vento
un orbo che avrà visto tutti i colori in una volta prima del buio per sempre
dopo il male

Da “Radici ribelli al destino”
 

Patria e Gloria
eravamo lupi sui campi brucianti di sogni
avevamo fame di gloria e di patria
eravamo forti
col sole negli occhi ad ardere
per una bandiera
guerrieri ci sentivamo chiamare
avevamo statue e templi
per l’umanità - angeli
ma noi eravamo stati uomini
foderati col dolore del quotidiano
un fuoco di illusioni nel sangue
meteore lanciate contro ignota meta

eravamo lupi in battaglia
col corpo cemento per colpi nemici
eravamo nutriti d’amore non dalla rabbia
difendevamo il valore
non i principi
di ciò in cui tutti noi
abbiamo sempre creduto

Da “caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale”
 

Lettere al sole
sbottono la camicia sull’anima è alta marea
onde sugli scogli quasi piena estate
un faro stella ma senza presunzione di cielo
piccoli passi nel cuore del tramonto accrescono i battiti
tu non sei mai venuto
io non ti ho mai aspettato
ma ci siamo sempre cercati
ed ora in mezzo al tempo siamo nulla
così sono gli spiriti quando separati dal loro destino
ho gettato in mare ogni nostro bene
mi sono suicidata più volte nell’onda
temendo dentro mi rimanesse qualcosa di tuo
ho pulito la mia anima dai tuoi abbracci
e incendiato al sole le lettere che ci saremo scritti quando lontani
non ho lasciato nulla alla memoria
solo il tormento è rimasto
mostro ferito e urlatore
nei troppo radioattivi battiti
il mare è freddo ma non le mie mani
ho dato a lui il dolore
mi sono spaccata come l’onda sopra uno scoglio
per non rovesciare dall’anima alcuna lacrima
ho lacerato la pelle sul cuore e t’ho mentito
non ci ameremo più come ci saremo dovuti amare
è rimasto il sentore di mare nei sensi
e forse io ti sono rimasta come tu mi sei rimasto
un sogno

Da “caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale”
 

Davanti a te, resto la più bella.
Davanti a te, resto la più bella.
L’incanto è una danza di astri e noi nel loro fuoco.
Tu mi sussurri certezze, io tremo di favole,
quelle che raccontano le tue mani tra i miei capelli.
Nell’abitacolo di un’auto solo un respiro.
Tutto s’è fuso all’idea di noi, condanna,
amare, amarci al limite dei battiti
i nostri vestiti pure sono poemi d’amore.
Davanti a te, io resto la più bella,
mentre, persino il silenzio tace.

Da “caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale”
 

Colori in Eden
Dio abita un complesso di case popolari in periferia
si rade da prima che gli spuntassero i peli di barba sul volto
beve decaffeinato macchiato amaro nei giorni festivi
ascolta musica ma dalla radio dei vicini
fa la vita di un adolescente senza un sogno
mette le mani in qualche motore nel fine settimana
crede vuole credere in un amore
che gli dia semplicemente le ali
“appena maggiorenne andrò in battaglia!”
poi si siede in una poltrona e gioca a playstation
difende l’umanità dai Vex mutaforma
col cecchino esotico appena droppato in Crogiolo
Dio è sensibile al femminile castello
per “lei” scrive di notte e davanti alla Luna poemi
la immagina dolce per ogni sua vita
mastica “macine” in sacrificio al bicchiere di latte
ogni tanto ma di rado capta le sfumature delle stagioni
conta le zampe del ragno impegnato nel Tetris con un bozzolo
s’immerge nei colpi di vento a Ottobre col cielo pesante
accoglie nel palmo l’ultimo respiro di qualche foglia
Dio rincorre ma senza successo un fantasma
abita con lui nel suo animo da quando è nato
gli sussurra di notte grandi cose
gli paga l’ingresso agli show dei suoi idoli
a volte
è prigioniero
quando resta in silenzio da solo davanti alle stelle
immagina di avere una lunga
interminabile
invisibile catena di ferro
legata a una ancora lanciata su un altro pianeta
Dio sa di abitare nella pancia di una bella balena
percorre distanze ultra dimensionali chiudendo soltanto gli occhi
spera
vuole
desidera essere solo amato
ogni volta che trema
Dio è una farfalla
è chiuso in un bozzolo oramai da anni
nelle cuffie sulle orecchie ascolta una tenera voce
gli indica la rotta per un giardino
“ci vorrà del tempo prima di imparare bene a volare”
gli dice
lui sta stretto nella robusta fascia
ascoltando battere il suo piccolo cuore
già pronto per l’Eden

Da “caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale”
 

Piccolo Dio Falena
Quant’è bella la notte, con le sue streghe sopra le scope,
le stelle nude in harem per fantasmi appena usciti dagli armadi,
con il vento caldo sulle camicie da notte delle donne inconsapevoli di bellezza,
negli occhi di un uomo ubriaco.
Com’è bella la notte che parla agli innamorati nei parcheggi,
ai mostri guardoni che spiano dai vetri sudati l’amore,
alle ombre spiritate nel parco,
alle strade vuote di traffico ingoiate da qualche piccolo Dio Falena.
La notte è bella vista da sotto l’orizzonte appena curva il cielo,
quando lei indossa la scarpetta di cristallo per il ballo di mezzanotte,
appena lui si servirà della forza per baciarle le labbra lucide di frutti,
per prometterle il per sempre della vita.
Così di notte t’inventi un regno per un lontano castello,
scheletri in maschera per un gran ballo di corte,
calessi d’argento trainati da cavalli unicorni,
armonie struggenti che irrompano fulmine nell’anima.
La notte è per le Cenerentole pronte a fuggire dalle città,
per principi che hanno perduto il diritto di vela sugli oceani del credo,
per i vagabondi nascosti nell’immondo dove brillano i sogni
è per tutto quello che vuole il buon buio da cui vedere fiamma.

Da “caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale”
 


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