Racconti e testi di Lucius F. Schlinger


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Lucius F. Schlinger

Lucius F. Schlinger al secolo Luciano Fabi, classe 1941, dopo la laurea  ad Urbino sulle teorie musicali dei romantici tedeschi, collabora al periodico Svolta  e dirige la rivista  Ad libitum. Negli anni '70  scrive per  il quotidiano l'Unità, pubblica racconti presso  Regione Letteraria di Bologna e le Edizioni Posterula di Urbino, interviene su Interstampa e cura trasmissioni radiofoniche e televisive contro la superstizione. Spesso segnalato o vincitore nelle Competizioni della rivista Il Racconto (Crocetti), ha pubblicato racconti su Achab (Bariletti) e molte brevi note  su "Avvenimenti in gioco", con E. Peres e S. Serafini. Alcuni versi   sono usciti su DP Marche, presso l'ENTeL MCL, Il Grillo), Storie di fantascienza sono state pubblicate Su Futuro Europa della Perseo Libri. Dacia Maraini ha letto per la RAI TV versi dell'opus 18, Dai balconi di Liebermor che la rivista musicale Capriccio  di Strauss ha poi pubblicato prima dei Canti di Wahltann opus 34. Opere di narrativa, di teatro e raccolte di versi sono presenti in varî siti internet,  tra i quali,  oltre a Poetare curato da L. De Ninis, quello della “Pro Urbino” che ha  anche stampato due  Nuovi dialoghi e composizioni in versi, mentre l’integrale dell’opera  si trova in www.luciusfabi.it a cura di M.Gianotti.  L’ Unione Astròfili Italiani. ha pubblicato nel 2006  sulla rivista ufficiale  Astronomia il suo studio Elementi astronomici nella Commedia di Dante. Un libretto di giochi è uscito presso La Meridiana  ed uno di racconti brevissimi a cura dell’ISA- Scuola del Libro di Urbino. Collabora  per la divulgazione scientifica a Punto d'incontro.  Entro qualche millennio, come il personaggio de L’elisir d’amore, diverrà anche lui noto e all’Universo e … in altri siti.

<Web M.Gianotti>  p. el: schlinger@libero.it  Nuovo sito internet  di Demòpolis: www.luciusfabi.it


Leggi le poesie di Lucius
 

 

Lucius F. Schlinger

Fiabe opus 40

Avvertenza

Veramente io non ho fatto altro che tradurre un vecchio volume ritrovato in frammenti poco lontano da Monaco di Baviera, per un po' ricostruiti e consultabili presso la Biblioteca di Lugenstadt1, ma irreparabilmente distrutti nel terribile incendio che fu domato del tutto in alcuni giorni tra il 5 e il 14 Ottobre dell'anno 15822. Per me è stato un grande avvenimento ritrovare recentemente una unica copia di questa incerta ricostruzione fortunosamente sfuggita alla distruzione, ma sempre vistosanente incompleta e redatta nuovamente da Herr Niemand Weiß3 presumibilmente all'inizio del secolo XIX, data la relativa modernità del linguaggio. Per le circostanze del difficile rinvenimento e della successiva acquisizione da parte mia di un testo redatto su una base frammentaria, i luoghi e i pochi dati cronologici che si è riusciti a dare hanno un significato decisivo, se i lettori vogliono considerarli con attenzione e serietà.
Totalmente privo anche della più pallida ombra di superstizione, io sono estremamente affascinato dalle fiabe e dai racconti popolari. L'ambiente geografico è spesso, ma non sempre, il cuore della vecchia Europa. I tempi sono sempre molto antichi.
Spero di aver tradotto bene il vecchio libro. Non sono poi io a dover giudicare se - come a me sembra senza ombra di dubbio - sia stato giusto presentarlo ai lettori di lingua italiana. Alcuni termini e modi di dire rimangono in versione originale per dare un'idea della magnifica musicalità della lingua tedesca. lfs
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Note
1) Ted: "Città delle frottole"
2) Sono i famosi giorni che non esistono dato che per recuperare il ritardo in cui si trovava il Calendario giuliano papa Gregorio XIII decise di passare direttamente dal giorno 4 Ottobre al giorno 15 Ottobre. Il calendario gregoriano fu accettato gradualmente, con diversi distinguo ed è ormai il riferimento essenziale per la maggior parte dei paesi del mondo.
3) Ted: Il Signor Nessuno sa.


1.Lo scrigno di ferro

Un giorno il giovane Friedrich, un bravo contadino, della Baviera stava terminando il suo pomeriggio di lavoro in un orticello in pendenza, alternando zappa e badile ed usando la vanga dove la terra era più dura, ad esempio proprio in quel punto, un punto che forse non era stato mai toccato dagli attrezzi. perché era proprio al margine dell'orticello stesso, un fazzoletto di terra del quale la sua mamma e il suo babbo avevano acquistato l'uso due anni prima da Richard, proprietario del campo in cui svolgevano il lavoro principale, per cercare di raggranellare qualche soldo oltre a quelli che con gran fatica potevano ricavare dalla coltivazione di grano, avena, piselli ceci, lenticchie, fave ed altre piante nel campo del signore che teneva per sè oltre metà del raccolto. Da qualche tempo il babbo, dopo tanti anni di gran lavoro, doveva qualche volta riposarsi anche di giorno e la mamma, benché un po' più in gamba, non poteva lavorare come una volta. Le sorelline Hildegard, la maggiore e Konstanze, più piccola di quasi due anni, erano ancora troppo bambine e dovevano anche andare a imparare a leggere e scrivere nel villaggio vicino. Questa era stata una decisione che i genitori avevano preso nonostante il parere contrario del padrone del campo e non vollero saperne di discuterla. Wir sind Bauern, sind nicht Leibeigene, Siamo contadini, dicevano, non siamo servi della gleba. Richard aveva infatti mandato giù di mala voglia il fatto che lo stesso Friedrich avesse ricevuto un'istruzione nella scuola del villaggio.Poi lui si era dato molto da fare, anche dopo la scuola, per cercare di capire una moltitudine di cose e aveva chiesto ai genitori di studiare ogni tanto qualche libro della vecchia biblioteca del feudatario che d'altronde era contento di ricambiare in tal modo i regali, soprattutto bottiglie di vino, che dalla famigliola riceveva , dato che proprio intorno a casa c' era anche una piccolissima vigna di uve pregiate. La mamma Anna e il babbo Arnold sapevano appena un po'leggere e perfino scrivere qualche parola, ciò che per quei tempi era già molto. Ma comprendevano che senza un minimo d' istruzione il giovane sarebbe stato troppo svantaggiato nella vita. Richard alla fine aveva preferito non scontentare due lavoranti molto validi, diligenti e corretti, per lui davvero preziosi in un tempo in cui per il Paese si aggiravano bande di ladri e predoni che dicevano di essere al servizio del duca o del vescovo, ma in realtà facevano solo i loro interessi, rubando e saccheggiando in un territorio di confine - governato secondo la regola da un marchese - in cui si parlavano, con molti strafalcioni, due o tre lingue e cinque dialetti. L' Imperatore era in viaggio proprio per quelle province di confine per testimoniar loro la sua attenzione, preceduto a tale scopo da un distaccamento adeguatamente armato del quale faceva parte la sua stessa giovanissima figlia. Ma intanto pretendere che nel suo podere, perfino le bambine dovessero essere istruite era sembrato sinceramente al signor Richard una vera eresia. "Però - aveva risposto un giorno la mamma - non vi sembra un'eresia mandarle a pascolar pecore e caprette quasi tutto il giorno. Ma state tranquillo, non smetteranno per causa della scuola! Ve le pascoleranno per più di mezza giornata e intanto vi faranno anche i cesti per la frutta e l'erba dei campi e via dicendo". Cosi Richard, brontolando molto, aveva dovuto vedersi crescere attorno due bambine che dopo appena in un paio d' anni sapevano già leggere, scrivere benino e far conti meglio di lui.
Ma che cos'era il punto così duro che in esso anche la vanga stentava a penetrare? Pietra, pensava il giovane, dato che la generosità del signore, del resto ampiamente compensata dalle prestazioni di tutta la famiglia, non era certo gran che, tanto da non andar oltre la concessione ben pagata di un orticello quasi tutto pietre. Ma la vanga ora tornava su arrugginita. È metallo, si disse Friedrich, ferro, con tutta questa ruggine! E scavando deciso la zona più dura, scoprì una cassetta metallica in parte incastrata nella pietra. Che diavolo può essere? si chiedeva. Ma non ebbe tempo di pensare ad una risposta perché dal bosco distante circa cento passi sentì provenire grida di uomini e proteste di una voce di donna dal timbro giovanile.
- Andiamo, bellezza, vediamo se il nostro capo sarà contento del regalo che gli portiamo! Ma fatti un po' vedere meglio!
- Guai a voi, briganti! Se mi torcete un capello la pagherete cara: Io sono la figlia dell'Imperatore.
Qui una seconda voce d'uomo.
- Sì! E io sono il figlio del Papa di Roma! Sta' un po' ferma, principessa, ché ti voglio prender le misure!
Friedrich allora gridò a sua volta
-Resisti, ragazza, arrivo! E stava lanciandosi in direzione delle voci. Ma si fermò e fece un passo indietro per prendere la vanga nel frattempo caduta, pensando che poteva servire. In un batter d'occhio.
- Arrivo! disse ancora. E un attimo dopo era al margine del bosco, vanga in spalla. Tu scappa, ragazza! A questi penso io!
I briganti infatti erano rimasti sorpresi e la ragazza era riuscita a divincolarsi. Allora la vanga calò quasi con tutto il peso e la spinta che il giovane le aveva dato, senza poterla ben regolare, sulla testa di uno dei furfanti che rimase steso a terra. Friedrich vide che erano in quattro o cinque, con spade e coltellacci, forse i primi di un gruppo più numeroso, ma la vanga continuò il suo fulmineo lavoro colpendo forte di striscio su una spalla un altro e meno forte un terzo che stava già battendo in ritirata, poi il giovane la impugnò con la punta rivolta in avanti . Così poteva essere ancor più pericolosa, come una lancia. I briganti se la diedero a gambe trascinando il compare ferito. Solo allora Friedrich si accorse che la fanciulla, oltre che bellissima, con viso regolare, occhi di un intenso azzurro, lunghe trecce bionde, era anche magnificamente vestita.
"Grazie - gli disse - giovane gentile. Senza di te avrei sofferto un bel guaio".
" Signora - disse Friedrich - Devo chiedervi perdono, invece, per la disinvoltura con la quale mi sono rivolto a voi, ma l'urgenza di intervenire … e poi non vi avevo vista".
" Mi hai trattata benissimo, invece. Mi hai detto Tu, ragazza e io sono proprio una ragazza, come vedi".
"Sì, signora, ma un contadino non deve prendersi certe confidenze, Perdonatemi! Per me potreste essere davvero la figlia del nostro Imperatore".
" Adesso non esagerare, via! Che lavoro hai dovuto interrompere per venire in soccorso di una ragazza sventata?"
" Stavo vangando un terreno durissimo e …
A questo punto un gruppo di cavalieri giunse al margine del bosco.
" Signora, - disse il primo di loro - siete stata imprudente ad allontanarvi da sola. Vostro padre ci punirebbe severamente se dovesse succedervi qualcosa".
" Vi ricordate - aggiunse un altro cavaliere più giovane - di quando i vostri venerati genitori affidavano proprio a me il compito di sgridarvi e poi tenervi il broncio quando combinavate qualche marachella? Ma oggi l'avete fatta proprio grossa!"
" È normale, Franz, sono cresciuta e faccio pasticci da grandi. Ma tu ormai, amico mio, non puoi più sgridarmi in proporzione alle mie malefatte. E forse questo ragazzo ti potrà spiegare che non ho combinato tutto da sola, visto che alcuni furfanti volevano portarmi a rallegrare il loro capo. È stato lui a salvarmi, manovrando la sua vanga come una lancia. Ma voi, intanto, dov'eravate?
Il cavaliere di prima osservò che da un contadino non ci si poteva aspettare l'uso di lancia e spada e di tutte le armi e le mosse di un cavaliere, ma Franz, l'amico d'infanzia della ragazza, lo mise a tacere: "Avresti preferito che la nostra signora fosse rimasta in mano di quei malfattori?" replicò sarcastico alla sua osservazione. Poi si rivolse ad Friedrich.
" Grazie, valoroso ragazzo - gli disse - Se può farti piacere, sappi che quei farabutti li abbiamo bloccati noi. Uno aveva proprio la testa molto malconcia e un altro si era preso un buon colpo su una spalla. Ora porteremo la signora ad attendere il suo signor padre che procede a più di mezza giornata di cammino da noi dell' avanguardia" .
" Spero di rivederti, mio salvatore, caro … a proposito, come ti chiami?
" Friedrich, per servirvi, Signora".
" Un nome importante e significativo! Ma quando sei intervenuto mi hai detto tu, ragazza. Voglio che continui a chiamarmi così quando ci rivedremo. Te lo ordino. E ora ti saluto".
" Buon giorno, Signora, buon giorno cavalieri".

Friedrich aveva dimenticato la cassettina di ferro e ci ripensò solo ora. La curiosità lo spinse a riandare sul punto dell'orticello in cui aveva fatto la scoperta, pensando di terminare di tirarla fuori. Intanto arrivò la madre Anna.
- Ma si può sapere che diavolo combini? gli disse.
- Qui finirà che la cassettina non la potrò esaminare mai. Tu non hai visto, mamma. Ho dovuto suonarle a quei predoni.
Avevano assalito una bella fanciulla che si era allontanata un po' troppo dai signori suoi amici.
- Una bella fanciulla, dici?
-Per salvarsi disse ad un certo punto a quei briganti di essere la figlia del nostro Imperatore, ma poi non lo confermò affatto.
- Pazzo! Ti rendi conto di chi hai incontrato? L'ho appena vista di sfuggita mentre si allontanava al trotto con i cavalieri della scorta. Di sicuro è andata incontro al padre, un gran bell'uomo che si chiama proprio come te, anche se i vescovi usano il nome latino, Federicus o qualche lagna del genere. (Ora in confidenza io che vi racconto questa vecchia storia non saprei proprio dire quale Friedrich fosse quello indicato dalla mamma Anna visti i tanti che hanno avuto questo nome).
E la figlia - concluse comunque Anna - è proprio la nostra bellissima principessa.
- Ecco perché ha detto che avevo un nome significativo. Bellissima! Puoi dirlo forte, mamma, ma io non la conoscevo.
- Se è per questo bello sei anche tu, eccome! Ci siamo messi d'impegno Arnold e io con te e le tue sorelline! Ma che dicevi di una cassetta?
-Vieni, mamma. Ora te la faccio vedere. E condusse Anna nell'angolo dell'orto.
- Vedi? Ora finisco di tirarla fuori.
Si mise a lavorare di gran lena, tanto che in breve tempo la cassetta era completamente allo scoperto. Era uno scrigno come quelli che si usano per gli oggetti preziosi, anche se appariva strano che fosse costruito in ferro, un materiale importante ma non troppo prezioso, notò Friedrich.
"In genere in questi casi, figliolo, non conta l'esterno, ma il contenuto. Portiamo questo bello scrigno in casa. E ricopri la buca, sarà meglio.
Così fecero. In due, con qualche difficoltà, trasportarono lo scrigno che era molto pesante ma ma non tanto grande da permettere una presa sicura per quattro mani e giunsero in casa, quasi all'imbrunire. Arnold era sulla porta con le bambine e appena vide lo scrigno esclamò. " Allora non erano solo chiacchiere!" E spiegò che da tanto tempo, forse da centinaia d'anni, si parlava di una cassetta di gran valore - disse- sepolta chissà dove da quelle parti. Anna ed Friedrich raccontarono anche dell'incontro del ragazzo con la Principessa suscitando grande ammirazione e gioia. Poi posarono lo scrigno in terra.
" Vediamo un po' cosa c'è" disse allora Arnold. Dentro la piccola casa contadina le finestre erano molto strette e ormai, data l'ora, entrava poca luce. Così Henrich e i suoi rimasero fuori a occidente dove ce n'era di più, mentre il babbo preparava un candeliere per il caso che il lavoro avesse richiesto un bel po' di tempo. Ma la Luna piena che si affacciava da oriente lo rese ben presto inutile. Il chiavistello esterno, un vero piccolo catenaccio fu difficilissimo da far scorrere. Ci vollero quattro martellate robuste sulla punta. Ma poi usando le tenaglie e un coltello infilato pian piano sotto il coperchio per per staccare le due parti arrugginite della cassetta, il risultato si ebbe rapidamente. Il coperchio si staccò dalla parte inferiore. " Aprilo tu - disse il babbo Arnold- Tocca a te l'onore"
" … e l'ònere, papà …"
" ? …"
" Il peso, la responsabilità, caro babbo".
Ma, visto che il babbo (e la mamma che con un cenno lo invitava a non far cerimonie) volevano così, spalancò il coperchio e per un attimo rimase senza respiro:
I denarii d'argento di Carlo Magno erano le monete meno antiche, ma c'erano assi, sesterzi e denarii romani in notevole quantità, vecchissime monete veneziane, tedesche, fiorentine, spagnole, francesi. In un denario si vedeva bene la lupa romana. Friedrich disse che certe monete potevano essere addirittura greche, forse di Siracusa o di Bisanzio perché alcune lettere non si capivano. I genitori benedissero la sorte che aveva loro permesso di dare un'istruzione al figlio, ma quelle eran cose di cui anche senza istruzione si poteva capire lo straordinario valore. E le monete, benché tanto preziose da rendere straricco chi le possedesse, erano solo la superficie. Al di sotto di esse collane di pietre evidentemente preziose, oppure d'oro e d'argento, perle in gran quantità e perfino un piccolo diadema con una sua custodia particolare, qualcosa come velluto blu. Era difficile credere che tante cose stessero una cassetta di due piedi viennesi scarsi di lunghezza per poco più di uno di larghezza e di altezza, per giunta con pareti piuttosto spesse.
Impossibile descrivere l'allegria che la scoperta suscitò nella piccola famiglia. Lo scrigno fu esaminato e gli oggetti contemplati con stupore da persone che non avevano mai visto da lontano neppure una miliardesima parte di tante ricchezze.
Mentre i genitori e Friedrich brindavano con il vino messo da parte per le grandi occasioni, le bambine, già piene di miele, noci e mandorle, si mettevano collane e braccialetti cominciavano a giocare alle signore
- Come state cara Frau Hildegard?
- Io benissimo, Signora Konstanze, e voi?
Poi la realtà si riaffacciava.
- E allora perché andate in quella scuola plebea?
-Perché la frequento, volete dire? Per divertirmi signora. E imparate a parlare.
- Sentite Maggiordomo? La vecchia saggia Hilde. Lei si diverte davvero con poco!
- Maggiordomo, ordinate ai servi di allontanare questa mocciosa screanzata Kosti!
La mamma e il babbo cominciavano a dar segni di inquietudine
Allora Friedrich entrò nel gioco.
- Egregie signore, i miei doveri di fedele maggiordomo mi impongono di avvertirvi che occorre dar subito inizio ad un' opera: Ricoverare queste gioie in luogo sicuro, poiché i tempi sono incerti e molti sono i malintenzionati che si aggirano nei vostri feudi.
Arnold approvò subito ed anche Anna,
" Coraggio, bamb … signore - disse dunque la mamma - dateci una mano a riporre tutto di nuovo nello scrigno che porteremo nel nascondiglio in soffitta o nel ripostiglio della cantina. Sarebbe e un guaio se il padrone dovesse arrivare all'improvviso. Quello ci ruba tutto".
"Ma no - disse allora Friedrich - Ieri mi ha detto che andava dal notaio per una faccenda importante. Starà da lui fin verso mezzanotte. Tanto con questa luna non perde la strada ..."
"... e avrà meno paura delle streghe e degli spettri quando prima dell'alba, quasi al tramonto della Luna si muoverà per andare a salutare il nostro Imperatore" concluse Arnold. Comunque gli oggetti preziosi furono tutti accuratamente rimessi nello scrigno, ma ci volle del tempo perché era difficile richiuderlo bene come prima. Soprattutto il piccolo catenaccio stentava a rientrare nel suo anello. Le bambine trillavano alternandosi: "Bello, bello, lo scrignetto!" Anna fece alle sorelline un brusco cenno con una mano per dire che quelli non erano fatti da spiattellar cantando. Richard che stava tornando prima del previsto, non aveva sentito nulla di particolare ma fu attratto da quelle voci ad un'ora insolita e arrivò davanti alla casa. Anna e Friedrich avevano fatto appena in tempo a metter dentro lo scrigno.
" Ci sono novità, - disse - nel mio campo. Cos'avete trovato?"
" Una vecchia cassetta di ferro arrugginita signore".
-Ah! Una cassetta, uno scrigno! Non sarà quello si cui parla la vecchia storia? Comunque, siccome è stato trovato nel mio campo, anche se l'avete nascosto nella vostra casa, naturalmente è roba mia".
" Toccherà vedere, signore - replicò Arnold - Su quello che si trova in giro qualche cosa da dire ce l'avrà da avere anche chi lo trova. E poi io conoscevo dei discorsi, avevo sentito dire di questa cassetta, ma non sapevo dov'era di preciso E inoltre, signore l'orticello era vostro ma non lo è più da alcuni anni, signore". Arnold non era un oratore, ma si faceva capire. E per convincere meglio il padrone parlava quasi come uno che conoscesse la situazione e stesse ricercando lo scrigno da tanto tempo.
"E' solo una vecchia cassetta di ferro sulla quale le bambine fantasticano, ma a noi anche una cassetta di ferro può servire così com'è. E questa casa è povera, ma è nostra, con questo praticello davanti e con l' orticello di pietre, signore" concluse.

"Ma non l'avete certo certo trovata nel prato. Sono passato per l'orto che vi ho permesso di coltivare, sulla strada per casa mia e ho visto una buca richiusa alla meno peggio. L'avete trovata lì. Vedo poi che avete brindato, avete fatto festa. Per una cassetta arrugginita?
- È il mio compleanno, disse la piccola Konstanze, sicura che il signorotto non conosceva certo la sua data di nascita.
"E non l'avete aperta?" chiese allora Richard.
"Abbiamo provato" rispose Arnold, ma non ci siamo riusciti, neppure col martello. Sembra stregata. Guardate voi stesso, signore".
Arnold aveva fatto la mossa giusta.
"Si diceva infatti che non si può aprire perché c'è un maleficio - andava dicendo il signore - che chi la apre o anche solo la tocca o la guarda avrà sventure, malattie e morirà in breve tempo. Mi vengono i brividi! …
"È certamente quella dei vecchi giganti amici di tutte le streghe della Baviera, signore" disse Arnold per completare il discorso di prima.
È molto probabile. Mi sento già male ... Ma parlerò con un mio conoscente che toglie tutti i sortilegi e le stregonerie, le fatture e gli incantesimi. Speriamo … Ma tu, intanto, Arnold, l'aprirai al più presto e mi farai vedere se c'è qualcosa dentro. Poi, forse, potremo metterci d'accordo …"
"Poi forse farete - intervenne Friedrich - come con quei cesti e quelle bottiglie di vino del Reno che avete dimenticato di restituirci. E se apriamo noi lo scrigno non ci cadono addosso i malefici? Ma guardate voi stesso, signore".
" No, Mai! - esclamò Richard - Non voglio sfidare la maledizione! Tutte le streghe della Baviera ... Orrore! Bwrrrr!"
" O forse voi credete che solo i contadini possano lanciare certe sfide? Buona notte, signore. Era stato Friedrich, a fare la domanda e a dare il congedo in tono molto fermo. Il signore la smise con le insistenze si limitò a dichiarare:
" Ma io domani mattina lo dico al notaio quando arriva per veder passare l'Imperatore".
"Ottima idea" commentò Anna".
"Cosi vedremo a chi appartiene, concluse il padrone". E se ne andò sdegnato, pensando che forse poteva chiamare in suo aiuto altri contadini, tra i quali qualcuno fosse tanto smemorato da non ricordare i racconti sulla tremenda maledizione, ma era tardi e non sapeva se l'avrebbero aiutato o l'avrebbero mandato sa farsi impiccare, inoltre l'idea di dover dividere il contenuto dello scrigno (se c'era davvero qualcosa) con altre famiglie non gli garbava davvero. Però aveva anche fatto un po' il furbo, perché sapeva che Arnold e i suoi non potevano andare tanto lontano, visto che non avevano neppure un vecchio ronzino e il notaio avrebbe trovato buoni mezzi non del tutto indolori per scoprire eventuali trucchi.


Friedrich, la mamma e il babbo, dopo aver mandato a letto le bambine, faticarono ad addormentarsi. Avevano deciso di parlare lealmente loro stessi dello scrigno all'Imperatore, possibilmente prima del signorotto. Ma erano stanchi e alla fine il sonno arrivò. Nonostante le poche ore di riposo, il mattino dopo si alzarono e si vestirono in fretta con gli abiti delle feste per recarsi sulla strada prìncipale a vedere il corteo del sovrano che di lì a poco sarebbe passato. Arnold con la famiglia giunse dunque per tempo, Friedrich aveva con sé un piccolo flauto a becco, nato per un errore di costruzione che il ragazzo non aveva voluto correggere poiché così lo strumentino aveva una voce dolce e suggestiva un po' simile, per intenderci, a quella che dopo secoli avrebbe avuto l'oboe. Ne aveva già fatto un altro simile. Con gli abiti di gran lusso c'erano anche i signorotti e tra questi il notaio e Richard.
Il corteo imperiale, naturalmente, era in ritardo, sia perché i grandi signori fanno di solito così, sia perché, in questo, caso l'Imperatore doveva fermarsi ogni tanto a rispondere cortesemente alle spontanee manifestazioni di affetto e di simpatia delle genti che governava, ma alla fine spuntarono i primi cavalieri, margravi e marchesi particolarmente in vista, in quelle terre di confine, ma anche più modesti baroni al confronto un po' scalcagnati benché molto impettiti, comandanti dei cavalieri, mastri di cerimonie, monaci, abati e vescovi giù di corda per le strigliate imperiali, cavalieri dei diversi ordini e chi più ne ha più ne metta. I duchi e i conti erano invece proprio intorno al sovrano ma immediatamente alla sua destra, su un cavallino bianchissimo, era la principessa mentre l'Imperatore Friedrich, di aspetto ancora molto giovane, con una bella barba dorata guidava un agile destriero nero come la notte. Dopo aver porto l'orecchio alla figlia il sovrano alzò la destra per indicare una sosta.
L'Imperatore scese dal suo cavallo nero, rifiutando con un sorriso l'aiuto offertogli dai palafrenieri e si volse quindi ad aiutare la principessa a scendere a sua volta da cavallo. Tese ancora l'orecchio verso il viso della figlia e con lei si mosse diritto verso Friedrich e i suoi. Il signorotto e il notaio si inginocchiarono mentre Friedrich e i suoi facevano un profondo inchino che li portava quasi a toccar la terra col capo. Ma l'Imperatore con un gesto deciso ordinò loro di risollevarsi. Con un altro gesto salutò i familiari, poi si rivolse ad Friedrich.
"Valoroso giovane che porti il mio stesso nome, la principessa Frieda mi ha narrato la sua disavventura e il tuo pronto intervento senza il quale sarebbe caduta nelle mani dei malandrini. Così si comporta un giovane fedele. Ti sono molto grato".
" M …Ma … està. Come posso esser degno dell'onore che voi mi fate parlandomi in questo modo?"
" Via, Friedrich! Non ti ho ancora fatto conte! … per quanto ... ma per questo dovremmo sentire anche l'Imperatrice Sieglinde oltre a Gertrud, naturalmente, la mia figlia maggiore che ora è con lei quasi dall'altra parte dell'Impero. Comunichiamo solo con messaggeri veloci e, nebbie permettendo, con segnalazioni luminose, ma passeranno molte settimane o forse mesi prima che possiamo rivederci! Figliola che mi dici?
"Maestà, sono lieta di ringraziare anche con voi il mio salvatore".
Friedrich si inchinò di nuovo per un momento.
" A proposito - continuò il sovrano rivolto alla figlia - Franz si è ricordato di tenerti il broncio per qualche ora?
L'amico d'infanzia era lì a due passi." Ho tentato, Sire, ma ... "
"Ho capito. Pazienza. E ora rimettiamoci in marcia".
L'Imperatore vide che il giovane Friedrich guardava il notaio e il signorotto ancora in ginocchio. "Già, mi stavo dimenticando. Alzatevi, miei fedeli"concluse.
" Con il vostro permesso, Sire, I miei genitori ed io dovremmo sottoporvi una questione".
"Non cominciamo con le questioni, Friedrich. il tuo gesto sarà adeguatamente ricompensato".
" Maestà, io ho già avuto la più grande ricompensa dalle parole che voi e la Principessa mi avete rivolto". E a bassa voce gli narrò della scoperta del prezioso scrigno e della disputa con il signore. L'Imperatore disse ai più vicini che occorreva una sosta più lunga e diede disposizioni affinché il resto del corteo proseguisse tenendo solo una scorta di poche decine di cavalieri.
Quando il sovrano ebbe finito di ascoltare il racconto si rivolse al notaio che era rimasto lì.
" Questo giovane ha trovato uno scrigno nell' orto dei suoi genitori. E voi cosa dite?" gli chiese.
Il notaio prese la faccenda alla larga con tante considerazioni sul diritto del proprietario su ciò che è comunque nel suo terreno, in superficie o in profondità, salvi restando i diritti (minimi) di chi scopre gli oggetti e stava cercando di dare ogni ragione a Richard, ma l'Imperatore tagliò corto.
" Poiché siete notaio, è strano che abbiate dimenticato una legge approvata dal Consiglio imperiale. Tutti i diritti vanno a chi trova gli oggetti nel suo campo. E il proprietario ha concesso l'uso del piccolo terreno ai genitori del ragazzo. Al padrone del campo che questi coltivano e allo stesso feudatario spetta un piccolo compenso sul quale pagherà le tasse alla corona. Ora io e la principessa andiamo a vedere questo tesoro.
Quando giunsero alla casa di Friedrich, l'Imperatore stesso rimase di stucco di fronte a tanta ricchezza e confermò in pieno la sua parola. Tutto, a parte una quota minima, doveva essere dello scopritore. Allora Friedrich prese il diadema e lo pose sul capo della Principessa Frieda. Per far questo aveva posato il flauto. L'imperatore allora gli chiese se per caso non lo avesse portato per ingannare la noia dell'attesa del corteo imperiale, ma Friedrich rispose che tutt'altro che di noia si trattava, ma del desiderio di esercitarsi in una musica pensata in onore della famiglia imperiale. Allora Frieda la volle sentire ed Friedrich la suonò suscitando in tutti grande commozione. Quando poi l'Imperatore disse che era un peccato che la bella melodia non si sarebbe più potuta ascoltare ancora allo stesso modo il giovane contadino lo rassicurò.
" Per queste cose ho buona memoria, Sire".
"Friedrich, mio fido giovane, avete ritrovato lo scrigno dei vecchi giganti che un tempo infestavano queste contrade, completando con un po' di fortuna un'impresa che molti avevano tentato per render chiare alcune vicende del nostro tempo più antico. È questo è importante per l'Impero, più delle ricchezze, anche se così ingenti. I nostri sapienti avranno molto da studiare. Ho ben notato che non vi siete inginocchiato al mio arrivo, ma in questo caso temo che dovrete farlo".
Friedrich allora si mise in ginocchio.
" È l'usanza, quando si riceve un titolo, mio prezioso consigliere Conte Friedrich di Schwarzwald - disse l'Imperatore toccandolo con la sua spada sulla spalla sinistra, poi sulla destra - Ma d'ora in poi non lo farete mai più davanti a nessuno, compreso il vostro Imperatore. La nomina avrà pieno effetto quando sarà approvata dall'Imperatrice, dalla principessa Gertrud e dal Consiglio imperiale, ma sono certo che non vi saranno difficoltà. Su Frieda in particolare visto come vi guardavate, non ho dubbi, vero figliuola?"
" Certissimamente no, Maestà".
"Siamo tra amici, puoi chiamarmi padre".
"Sì, carissimo Padre" concluse Frieda abbracciandolo e stampandogli un bacio sulla guancia sinistra e poi uno sulla destra.
"Potrete suonare insieme. Frieda suona magnificamente l'arpa".
(A quei tempi non si usavano ancora veri cembali).
"Ora se, tanto per fare un'ipotesi, - riprese il sovrano - dovessi darti Frieda in sposa i maligni diranno che lo faccio per interesse, per imparentarmi con il valoroso Conte di Schwarzwald" concluse sorridendo. Di quale Schwarzwald, di quale Selva nera poi si trattasse, vista la notevole diffusione di questo nome, non si può dire. Per questo sarebbe infatti necessario conoscere il primo autore di questa fiaba e la ricerca di un ago in un pagliaio sarebbe meno difficile.
Tutto si concluse come l'Imperatore aveva detto. Dimenticavo di dire che la principessa Frida e Friedrich si sposarono, cosa che ormai non sembrava tanto imprevedibile, vero?

E la storia è andata già troppo per le lunghe. Perciò non staremo anche a descrivere le scene di stupore e gratitudine dei genitori di Friedrich i quali acquistarono per loro stessi e per le due sorelline (che ricevettero ovviamente la dote principesca che la nuova condizione ampiamente consentiva) tre territorî non troppo lontani dalla vecchia casa che avevano abitato e vollero comunque dare, insieme a due catene di diamanti per l'Imperatrice e la principessa Gertrud, la maggior parte del tesoro all'Imperatore.
" Dovremo pur pagare le tasse anche noi!" dissero. Il sovrano utilizzò in seguito la "tassa" ricevuta per costruire in Baviera, verso le sorgenti del Reno e del Danubio e lungo i versanti della catena alpina grandi rifugi e alberghi destinati ad ospitare e rifocillare tutti i viandanti che passassero per quelle regioni, gratis i poveri e con costi assai leggeri tutti gli altri. Molti gioielli e alcuni preziosi esemplari delle antiche monete sono ancora visitabili in un antico ducato della Baviera meridionale.

Correzione di orbita opus 16
racconto di Lucius F. Schlinger
pubblicato su Futuro Europa della Perseo Libri. Bologna

Nota introduttiva di Ugo Malaguti

Ecco un racconto - o meglio, un testo in forma drammatica che sarebbe perfetto per il teatro o per la radio - che ci ripropone Lucius Schlinger, scrittore intelligente e originale, con una visione del futuro condotta con rara maestria, senso del ritmo, e visione ispirata di una società e di un mondo i cui germi esistono nella società di oggi. Una storia esemplare che non mancherà di affascinare i nostri lettori. (u.m.)

PERSONAGGI
HEINZ WEBERredattore della D.S.F.  
MAUSELOCH  membro di una associazione misteriologica
PETER SCHNELL redattore del telegiornale della D.S.F 
HAROLD SCHMIDTredattore di un'emittente del Vaticano
KONRAD WEISSBERGastrofisico
LARSSENcronista internazionale
ATHENE ZAUBERIN specialista dei programmi scientifici della D.S.F
TRAN DUC THAO cronista internazionale
ZADROVcosmonauta, esperto di telecomunicazioni
SALVADOR MARTINEZ presidente della Confederazione Socialista Europea
LUDWIG WOLFSBACH MORGENSTERN primo regista della D.S.F.
HAMIN HASSAN ALHABHALLcronista internazionale

(Estratto dalle trasmissioni della Deutscher Sonnen Funken - Kóln I, Berlin IV Miinchen I, Jena-Leipzig Volksprogramm - In collaborazione con la "Novae Europae Societas Scientiarum ").

HEINZ WEBER
Dalle stazioni della Deutscher Sonnen Funken iniziamo la trasmissione in collaborazione con le reti nazionali della Confederazione Socialista Europea salutando i cittadini telespettatori. Vi parla Heinz Weber.
La storia del primo contatto, sia pure indiretto, con una civiltà diversa e, - per quanto possiamo saperne - più progredita rispetto a quella della nostra Terra è nota, almeno a grandi linee, e ben viva nella memoria di tutti noi..
Per qualcuno gli avvenimenti che ci accingiamo a ripresentarvi sono stati gli atti di un angosciosi dramma. Per altri, per noi della redazione come per molti di voi, essi hanno contrassegnto soprattutto un esaltante balzo in avanti delle nostre conoscenze
La serie di registrazioni, quasi tutte in videointegrale e tutte tratte " dal vivo" ripercorre le fasi essenziali della storia che in certi casi si è intrecciata con i fatti politici di maggior rilievo.
Con il trascorrere del tempo le registrazioni, che partono da quasi due anni fa, si fanno più fre quenti , fino alle televideointegrali dirette in cui si giunge aseguire l'evoluzione della situazione minuto per minuto.
Come ogni ricostruzione di fatti storici, anche questa può essere parziale, poiché deve necessariamente scegliere documenti e fonti di informazione, e naturalmente presenta un suo stile e tendenze proprie nell'interpretazione degli avvenimenti
Siamo però certi di poter offrire ai telespettatori elementi sufficienti per il giudizio sulla base di una documentazione ampia e spregiudicata.
Naturalmente non ci viene in testa neppure per sogno di limitare il nostro diritto di informare secondo quelli che riteniamo, come cittadini della Confederazione e come giornalisti democratici, i criteri più validi. E non abbiamo alcun timore di esprimere senza mezzi termini i nostri punti di vista.
Le registrazioni che presentiamo non sono state comunque in alcun modo rimaneggiate, come gli spettatori avranno facilmente modo di verificare Abbiamo scelto tra una grande quantità di documenti, senza alterare alcun dato. Voi dunque ssisterete, cittadini, alle vicende come se si svolgessero direttamente sotto i vostri occhi, nel giro della durata di alcune trasmissioni che riassumono una storia iniziata
come dicevamo, poco meno di due anni fa.



DAL TELEGIORNALE DELLA DEUTSCHER SONNEN FUNKEN


PETER SCHNELL
Una nuova stella? Una cometa? Una nave interplanetaria fuori rotta? Quasi in chiusura del nostro telegiornale diamo una notizia che, se confermata, potrebbe rivelarsi di grandissimo interesse.
Un oggetto notevolmente luminoso è stato avvistato ad una distanza di sei-sette milioni di chilometri ...scusate... mi scuso con gli spettatori per la distrazione... ad una distanza di sei-sette miliardi di chilometri dalla Terra. La distanza è ancora approssimativa ed è stata calcolata attraverso la parallasse stabilita da due stazioni del Gruppo Euronipponico. Dunque... sì: si -tratta comunque di poche ore-luce, quindi di un corpo relativamente vicino (all'incirca quanto Plutone e Caronte). Le stelle sono quindi fuori discussione.
La scoperta è stata sostanzialmente confermata dal Neptunus Orbiter Laboratory.
Pare che l'oggetto non sia nel numero delle molte stazioni e navi interplanetarie partite negli ultimi cinquant'anni e sembra che viaggi verso il Sole ad una velocità eccezionalmente elevata.
Vi saluta il vostro Peter Schnell.
Il regista Ludwig WolfsbachMorgenstern ci avverte che è pronto l'ultimo collegamento diretto di questa edizione, con Praga.

DAL TELEGIORNALE DELLA DEUTSCHER SONNEN FUNKEN
PETER SCHNELL
Il nuovo oggetto celeste di cui abbiamo annunciato la scoperta quasi quattro mesi fa continua ad interessare gli scienziati di tutto il mondo. Si tratta di un oggetto relativamente piccolo, forse quanto un nucleo di cometa di medie dimensioni, o anche meno, con un diametro di pochissimi chilometri o addirittura di qualche centinaio di metri, considerandolo approssimativamente sferico.
Come abbiamo avuto modo di ricordare più volte nel corso delle ultime settimane, la distanza di diversi miliardi di chilometri lo pone verso la periferia del nostro, sistema planetario.
È un oggetto luminoso, ma sempre osservabile solo con potenti telescopi ottici, certamente non ad occhio nudo, neppure da parte delle stazioni interplanetarie che gli sono più vicine, ad appena cento o duecento milioni di chilometri.
Sempre sulla base dei dati per ora disponibili, si potrebbe pensare ad una cometa con orbita molto allungata, ma come sapete non è tutto qui: sentiamo il cittadino Konrad Weissberg che ben conosciamo come specialista di meccanica celeste, soprattutto per i suoi studi sui corpi a lunghissimo periodo, oltre che come brillante astrofisico.
Tocca a te, Konrad.

KONRAD WEISSBERG
Grazie, anche per il "brillante". Dunque: intanto ecco qui le coordinate della nostra cosiddetta "cometa" Ascensione retta: 11 ore, 10 primi, 27 secondi e mezzo... circa. Declinazione: meno 29 gradi, 22 primi e circa 44 secondi.
Sono coordinate "vecchie" di un paio di giorni. Già. Perché anche in meno di due giorni una minima variazione c'è. Minima, ma rilevabile da Terra e molto più facilmente con i grandi strumenti installati sulle stazioni interplanetarie, al sicuro dai disturbi dell'atmosfera.
Una variazione di posizione decisamente sensibile in brevissimo tempo a questa rispettabile distanza significa - come è facile comprendere - che il corpo è molto veloce, nave o cometa o che altro diavolo sia. È stata proprio la velocità che ha permesso di rilevarne la presenza, fin da quattro mesi fa.
Ora si muove nella costellazione dell'HYDRA, in direzione di VIRGO o OPHIUCUS, come mostra la proiezione semintegrata sullo schermo alle mie spalle.
Dal non lungo tratto di percorso sicuramente controllato finora - e dalla straordinaria velocità - ricaviamo l'idea di un'orbita nettamente iperbolica.

SCHNELL ...quindi aperta...

WEISSBERG
Aperta. La "cometa" viaggia ad una velocità di molto superiore a quella che dovrebbe avere se si trovasse, come tante sue sorelle o sorellastre, in un'orbita ellittica o parabolica, o anche in un'iperbole vicina al caso-limite della parabola. In realtà descrive un'iperbole - diciamo - molto aperta.
Forse dovremo ricordare ai cittadini spettatori che le orbite... non credi, Peter?

SCHNELL
Certo, Konrad, può essere utile.

WEISSBERG
Bene. Allora teniamo presente che qualunque ellisse, più o meno eccentrica, diciamo più o meno "allungata" è sempre una curva CHIUSA. (Se l'eccentricità è uguale a zero ci troviamo nel caso della circonferenza). Una parabola è aperta: essa è un caso-limite tra ellisse e iperbole. Quest'ultima è una curva aperta... diciamo... con un'ampiezza che può assumere qualsiasi valore... ecco: potete dare un'occhiata alle sezioni coniche illustrate nella videointegrale. In sostanza: più un corpo è veloce, più aperta è l'iperbole.
Una curva aperta significa comunque di norma che il corpo che la descrive proviene da FUORI del Sistema solare.

SCHNELL
Questo è d'altra parte provato dalla grande velocità...

WEISSBERG
Certamente. A quella distanza la velocità rispetto al Sole dovrebbe essere, in un caso "ordinario" di orbita ellittica, di pochissimi chilometri, forse uno o due, al secondo.
Abbiamo rilevato, invece, che la velocità dell'oggetto supera già i 95 chilometri al secondo. Abbiamo rilevato, invece, chc la velocità dell'oggetto supera già i 95 chilometri al secondo.Lo spettro è praticamente corrispondente a quello del Sole: Si tratta in altri termini di semplice luce riflessa.
Ma è ancora lo spettro, oltre alle rilevazioni del tratto di orbita finora osservato, ad informarci sulla velocità.
Le righe dello spettro riflesso sono spostate verso il violetto in misura tale che l'oggetto mostra una velocità in avvicinamento, rispetto al Sole, di circa 95 chilometri al secondo.
Si potrebbe pensare che si tratti di un nucleo di cometa o di un asteroide catturato dal Sole. Ma, dopo secoli di studio diretto di nuclei cometari e asteroidi attraverso le sonde interplanetarie, non ci appare molto facile conciliare un'ipotesi del genere con i caratteri dell'orbita, e prima di tutto con la straordinaria velocità con la quale il corpo si dirige verso l'interno del nostro Sistema solare.

SCHNELL
Si può dunque pensare davvero che venga da fuori.

WEISSBERG
Sì, Peter. Finora tutto indica una provenienza da fuori del Sistema solare.


SCHNELL
La notizia con la quale abbiamo aperto il nostro telegiornale non è molto allegra.
La decisione del CONGRESSO DELLE NAZIONI di rinviare i provvedimenti economici richiesti dalla Confederazione Socialista Europea rappresenta una battuta d'arresto per il nostro programma di sviluppo, come avete sentito.
Ma è pronto ora il collegamento con il cittadino Weissberg, per gli aggiornamenti sulla "cometa", come continuiamo per consuetudine a chiamarla, con un termine probabilmente assai improprio, dall'inizio dello scorso anno, al tempo del primo avvistamento.
Konrad Weissberg è anche oggi con noi, in un momento in cui nuovi dati ed importanti conferme, o revisioni di opinioni già consolidate, riaccendono anche tra i non specialisti l'interesse per un fenomeno che gli astrofisici, sia sulla Terra, sia sulle stazioni interplanetarie, hanno continuato a studiare con tutti i mezzi a disposizione.
A te, Konrad.

WEISSBERG
Ecco: Si dovrebbe probabilmente escludere l'ipotesi della "cometa". Non solo per l'orbita. Infatti il corpo potrebbe essere stato catturato dal Sole, sottratto ad un altro sistema planetario. Ma e proprio quello che si comincia ad intuire della struttura del corpo a farci escludere con un buon grado... diciamo... quasi con certezza l'ipotesi della cometa. Vedremo in seguito...
Intanto T orbita, soprattutto grazie ai telescopi multipli dell'ultima generazione, viene continuamente precisata. Questi telescopi, installati sulle navi interplanetarie, hanno superfici equivalenti quasi a quelle dei maggiori multipli terrestri. Ma sulle navi sono almeno dieci volte più efficaci, per potere di risoluzione, senza l'ostacolo dell'atmosfera.
La distanza dell'oggetto dal Sole, correttamente stimata in circa sei miliardi di chilometri verso l'inizio dello scorso anno, è ora prossima ad un miliardo di chilometri, circa... tanto per intenderci... i due terzi della distanza media di Saturno.
Le immagini che potete... vedere... eccole!... fanno il punto della situazione in diversi momenti tra la fine del mese scorso e ieri mattina. Lo schema è in animazione videointegrata dell'elaboratore della Sonnen Funken.
L'oggetto ha ancora una declinazione negativa: si trova cioè "al di sotto" o "al di là" del piano dell'orbita terrestre per chi come noi lo osservi dall'emisfero nord.
Dopo le immagini del Saturnus Orbiter 34, riprese da meno di duecento milioni di chilometri dai nostri colleghi degli Stati Uniti Nordamericani, a partire da dieci giorni fa, abbiamo, tra i migliori documenti, queste sequenze della nave Euronipponica Giandomenico Cassini che ora si trova a soli 170 milioni di chilometri (poco più di un'Unità Astronomica) dall'oggetto.

SCHNELL
Per quello che si può vedere la regolarità della superficie dell'oggetto (nelle immagini si vede una piccola sfera puntiforme) appare già significativa.

WEISSBERG
Certo. La forma è quella di una sfera, probabilmente priva di grosse asperità o addirittura ben levigata, tanto da giustificare il soprannome di boccia da biliardo che qualche osservatore ha coniato durante le ore di attività presso le stazioni astronomiche.
Sembra ormai accertato che il...

SCHNELL ...cocòmero...

WEISSBERG
...che il... cocòmero... ruoti su se stesso. Nonostante la regolarità della superficie e la costanza della luminosità, la rotazione sembra dimostrata dall'esame dello spettro agli estremi occidentale e orientale dell'immagine: uno mostra spostamenti verso il violetto (si avvicina) e l'altro verso il rosso (si allontana), tutto ciò sovrapposto al generale spostamento verso il violetto, che indica un avvicinamento del corpo nel suo insieme.
Sembra anche che non si tratti di un corpo molto comune.
Ad esempio per l'assenza di grosse irregolarità superficiali, come abbiamo notato. Se ci fossero, a quest'ora le navi interplanetarie le avrebbero rilevate. Non c'è d'altra parte traccia di chioma, per non parlare di coda, a sostegno dell'ipotesi cometaria.
Su quest'ultimo punto, però, nelle ultime ore si è inserito qualche elemento di incertezza...

SCHNELL
Poiché i dati dell'orbita sono ormai da tempo abbastanza precisi, anche se si ricontrollano continuamente, potresti dirci...

WEISSBERG
Certo. L'oggetto giungerà molto all'interno dell'orbita della Terra, passando tra noi e il Sole, poi dietro il Sole... Ecco: per favore... Sì: l'immagine videointegrata vi mostra che il nostro amico passerà comunque molto più vicino al Sole che alla Terra. Si può dire che sfiorerà il Sole a poche decine di migliaia di chilometri.
Molto bene: la teleintegrazione tridimensionale mostra le posizioni relative in diversi momenti. Dalla Terra saremo comunque in buona posizione di osservazione per parecchio tempo, a parte il momento del passaggio al perielio. Comunque le stazioni in orbita solare, i nostri `pianeti artificiali", che da secoli navigano nel nostro Sistema, ci rimanderanno quasi da ogni angolazione possibile i dati delle osservazioni, anche quando da Terra la visione diretta sarà difficile o impossibile.

SCHNELL
Arrivano le nuove teleintegrali.

WEISSBERG
Bene. Per ora queste belle immagini ci ricordano fatti che erano già praticamente acquisiti. Nella tridimensionale integrata si può ben notare, nel campo stellare, che tra i "punti" luminosi uno si distingue nettamente, anzi appare evidente il suo aspetto non propriamente puntiforme. Vedete bene che è una piccolissima sfera molto regolare. La situazione risulta particolarmente chiara nella suggestiva visione olointegrata che pone lo spettatore al centro di una sfera che simula la volta celeste, quasi come su una stazione interplanetaria dalla quale lo sguardo può dirigersi senza ostacoli in qualsiasi direzione...

SCHNELL
A parte la spinosa questione dei ricettori integrati (che sono sempre troppo costosi per molte associazioni di utenti) il corpo non sarebbe dunque né un asteroide né una cometa...

WEISSBERG
Sarebbe ben strano, con quell'orbita e con una superficie tanto regolare, come risulta sempre meglio dall'esame delle più recenti serie di osservazioni in tutte le bande.

SCHNELL
Da quando abbiamo cominciato, sotto la direzione della nostra collega Athene Zauberin, a dedicare regolari servizi al nuovo oggetto celeste, siamo sempre più tempestati di richieste di notizie, chiarimenti, aggiornamenti da parte dei telespettatori. Il multiricettore teleintegrato stenta a volte a fissarle tutte in memoria nel giusto ordine...
Intanto i telenotiziari di tutto il mondo riferiscono, insieme ad informazioni attendibili e controllate, anche le voci più assurde e strampalate.
Ma, Weissberg, fino a che punto cominciamo veramente a farci un'idea della natura di questa specie di melone interstellare?

WEISSBERG
Interstellare. Certo, dal momento che è ormai certa la sua provenienza da fuori del nostro Sistema. Ma non basta: vi sono molti indizi che sostengono l'ipotesi che si tratti di un oggetto ARTIFICIALE.
A parte le chiacchiere dei videogiornali sensazionalisti che vedono prodigiosi arrivi di extraterrestri ad ogni battere di ciglia dei loro lagnosi cronisti, in questo caso si tratta di un'ipotesi attendibilissima, anche se deve essere verificata. Forse avremmo dovuto presentarla tra qualche ora, dopo una più accurata riflessione. Ma non ci è sembrato giusto isolarci dal pubblico, anche in questa fase
di intensissimo lavoro di analisi, prima di giungere ad una conclusione.

SCHNELL
Ci dispiace di dover concludere qui. Per la prima volta, dopo secoli di navigazione nel Sistema solare, dopo che gli incrociatori interplanetari orbitano regolarmente a distanze decine di volte maggiori rispetto a quella di Nettuno, quando già siamo da tanti decenni abituati a ricevere segnali dalle navi automatiche a fusione nucleare dallo spazio interstellare a noi prossimo, per la prima volta, oggi, un veicolo proveniente da luoghi probabilmente molto più lontani è forse in arrivo "a casa nostra".

WEISSBERG
Si tratta di continuare ad interrogarlo. Per ora non emette segnali - anche se proprio alcuni giorni fa ci era sembrato di individuare, nella zona in cui si trovava, deboli emissioni radio - e pare che si limiti, come un qualunque asteroide, a riflettere le radiazioni solari che ci hanno permesso di individuarlo circa due anni fa verso la periferia del nostro Sistema planetario.

SCHNELL
Solo pochi secondi ancora per annunciarvi che al più presto possibile allestiremo una serie di teleservizi speciali i n diretta su quello che sembra ormai essere un evento di incalcolabile portata storica.

TELESERVIZIO SPECIALE VIDEOINTEGRATO I
In collaborazione con le reti nazionali della Confederazione Socialista Europea.
oggi la situazione anche dai nostri studi, oltre che dai centri di raccolta ed elaborazione dei dati provenienti dagli osservatori e dalle navi interplanetarie.

ATHENE ZAUBERIN
Grazie al nostro Peter Schnell. Aggiorniamo subito gli spettatori sugli ultimi dati sicuri o attendibili ed offriamo un sintetico quadro riassuntivo.
Il corpo in orbita iperbolica è ormai a poco più di 700 milioni di chilometri dal Sole. Nel percorso previsto fino all'arrivo al perielio transiterà a distanze relativamente brevi rispetto ad una decina delle nostre stazioni e ad appena 22 milioni di chilometri dalla Terra. Ma chiediamo ora al cittadino Weissberg di darci una valutazione delle ultime notizie - in verità ancora non ben controllate - su presunti segnali nel settore radio, ma anche in alcune bande dell'infrarosso, che proverebbero dal corpo che stiamo studiando. È vero, Weissberg, che alcuni segnali fanno pensare ad una fonte artificiale e quindi ad un veicolo costruito da esseri intelligenti?

WEISSBERG
Siamo stati a lungo in attesa di segnali inequivocabili. Ora - questo è il fatto nuovo - riceviamo segnali regolari, da almeno mezz'ora, su diverse frequenze radio fino alle microonde... e anche nell'infrarosso, come ricordavi tu.

SCHNELL
Nelle nostre trasmissioni abbiamo spesso sottolineato l'assenza di segnali identificabili. La stessa Athene Zauberin, nelle varie occasioni in cui ha condotto le nostre trasmissioni anche prima dell'impegno integrale che inizia da oggi, ha spesso posto nel giusto rilievo la mancanza di risultati nella ricerca di segnali.

SCHNELL
Ad Athene Zauberin il compito di condurre questa trasmissione. La nostra collega, esperta in telecomunicazioni presso la D.S.F. e specializzata in servizi di astronomia e astronautica, seguirà da

WEISSBERG
Certamente. Ora dovreste riuscire a beccare Zadrov.

ZAUBERIN
Arriva giusto adesso. Intervento diretto
dalla Martis-Dom, la "Casa di Marte" del "Mars-Laboratoria" della Nuova Unione Sovietica. Vediamolo. È in video proprio il vicecomandante Zadrov, responsabile delle telecomunicazioni.

ZADROV
Ormai non c'è dubbio, cari amici di Deuscher Sonnen Funken. Transmetto da puochi minuti-luce distante, quindi voi sentite e vedete presto. Certamente! segnali radio di maxima chiarezza!... Scusate un poco...

ZAUBERIN
È confermato. Zadrov avrà tra... pochi minuti, appunto, per la distanza che ci separa, le nostre reazioni. È confermato!

ZADROV
Scusate... i colleghi miei, mentre io vi parlo difettosamente in tedesco... stanno diffondendo in altre lingue...

WEISSBERG
Attenzione: stiamo ricevendo... Inequivocabili segnali radio si rilevano anche sui ricettori della stazione automatica Stablinsky in servizio sin dal lontanissimo 2394 e ancora, con grande chiarezza, dalla Giandomenico Cassini che è più lontana dalla Terra ma molto più vicina all'oggetto. E anche direttamente ai radiotelescopi terrestri arrivano presumibilmente gli stessi segnali...

ZADROV
...colleghi, riprendiamo... stanno diffondendo la notizia. Si tracta di segnali radio che rivelano con practicamente ceertezza...

ZAUBERIN
Dobbiamo interpretarli. Intanto sono già partiti - ce lo segnala il nostro primo regista Wolfsbach - i nostri messaggi con richieste di ulteriori chiarimenti agli amici sovietici del Martis-Dom ed a tutte le altre stazioni che possiamo raggiungere. Naturalmente le stazioni in orbita solare che si trovano più vicine al Viandante interstellare ricevono i segnali con qual
che minuto di anticipo rispetto a noi... perciò... ma ecco di nuovo la comunicazione con Zadrov...

ZADROV
È stato facile comprendere che i segnali si basano in cierti casi su codici simili a quelli che usiamo nei nostri mezzi di elaborazione. Addirittura ci sono delle sequenze in codice binario, come in tanti calculatori antichi. Ora eccovi dei messaggi che sono stati decifrati facilmente:
1 -4-9-16-25-36-49-64-81 - 100 - 121 ed inoltre: 1-2-3-5-7-11-13-17-19eccetera.
È immediatamente chiaro che la prima serie indica i quadrati dei numeri interi e la seconda i numeri primi, quelli che sono divisibili per se stessi e per il numero l. Anche altre serie... si stanno decifrando in questi momenti. C'è pi greco, ad esempio, con diverse centinaia di cifre decimali, poi... riferimenti a elementi chimici ma anche strutture di molecule complesse. Nessuna particolare difficoltà per i nostri elaboratori. E più difficile controllare il nostro emozione. Qui la realtà ha preso l'aria del sogno.
C'è un'altra sequenza... la stiamo observando da due o tre minuti... una serie che indica... non sappiamo ancora. Vi devo lasciare per qualche pochi minuti...

ZAUBERIN
Si tratta dunque con certezza di una nave interstellare costruita da esseri intelligenti. È la prima volta nella storia della Terra che un incontro del genere avviene. Certamente dovremo ripensare ai molti deboli segnali che in diverse epoche abbiamo ricevuto da diversi punti del cielo. Non siamo mai stati in grado di rilevarne con assoluta certezza il carattere artificiale, anche se in certi casi siamo giunti molto vicini alla certezza. Ora dovremo probabilmente riesaminarli...

SCHNELL
Il Gruppo Internazionale di Avvistamento e Contatto con Oggetti Extraterrestri Misteriosi ci comunica che"i visitatori alieni" sarebbero "quelle famose eso-divinità che sono state annunciate da almeno cinquant'anni. Come era ben previsto - aggiungono - anche se gli scienziati accademici si ostinano a negarlo, gli eso-divini arrivano sulla Terra" ...eccetera... "questa è una trionfale conferma" eccetera... "Siamo pronti a rivelare i reali messaggi degli astronauti alieni e non a proporre vane chiacchiere scientiste. L'arrivo sulla Terra, tra quaranta giorni, delle personalità che sono nell'astronave sarà la pietra miliare di una nuova rivelazione..." Mi pare che basti.

ZAUBERIN
Senza dubbio. Riprendiamo dunque il filo del nostro discorso lasciando da parte i signori adoratori degli "eso-dei" che sono tanto arrabbiati con gli scienziati. Dicevi di questa nuova serie di segnali, Weissberg.

WEISSBERG
A parte il fatto che siamo tutti molto tesi... emozionati, si può comprendere...

ZAUBERIN
Ma neppure dei sacchi di patate resterebbero impassibili! E dunque, Konrad, sulla nuova serie di segnali?...

WEISSBERG
E questione di poco, crediamo. Sono numeri... decimali... Credo che ci dovremmo arrivare molto presto.

SCHNELL
Ecco ancora Zadrov.

ZADROV
Altri dati arrivano. C'è anche molta agitazione, si capisce, qui al Martis-Dom, nel grande cratere dell'Arsia Mons come nelle due sedi del Consorzio delle Università degli Stati Uniti Nordamericani, come nelle quattro stazioni della Confederazione Latinoamericana, come nelle altre ventisette sedi dislocate su questo pianeta.
Ma, mentre elaboriamo i dati e cerchiamo di interpretare i segnali che rimbalzano dalle molte stazioni in orbita solare e qui sul suolo di Marte, una sensazione domina su tutte le altre, ora: È la prima volta che siamo certi di avere tra noi un viatore... un viandante di un altro sistema.
Saluto nuovamente, anche a nome dei colleghi che sono qui al Martis-Dom, gli amici che ascolteranno queste note entro qualcuni minuti in tedesco o nelle traduzioni simultanee nelle venti lingue previste (sperando che siano tutte migliori del mio tedesco, altrimenti pazienza!).
Solo una cosa ancora, però: tutti noi, qui che siamo, nelle sedi russe, brasiliane, nordamericane, nipponiche, cinesi, di Europa occidentale e centrale, di Oceania, che per due anni o anche più siamo stati in questo maledetto deserto rosso, sempre chiusi come piante rare nel dentro di una serra, o avvolti come crisàdini... come buozzoli di farfalle... cri... sàlidi dentro le tute quando dobbiamo uscire, lontani dalle nostre città, dai amici... quasi da tutto... Sì, pensiamo che questo ci ricompensi sicuramente... Ora abbiamo sentito le tue parole, cittadina Athene Zauberin, queste: "E confermato. Zadrov avrà tra... pochi minuti, appunto, per la distanza che ci separa, le nostre reazioni. È confermato!" Saluto ora gli amici di Deutsche Sonnen Funken.

ZAUBERIN
Marte è vicino, in questo periodo, quasi alla distanza minima dalla Terra. Perciò abbiamo dovuto attendere solo pochissimi minuti per ricevere dal compagno Zadrov la risposta alle nostre parole trasmesse sulle ali delle onde elettromagnetiche. È CONFERMATO.

TELESERVIZIObSPECIALE VIDEOINTEGRATO II

ZAUBERIN
Riprendiamo a trasmettere in olovideo diretta dopo una breve interruzione che ci ha permesso di cominciare a scegliere tra le centinaia di videointegrali interplanetarie. I nostri duecento tecnici di regia stanno comunque registrando tutto, comprese le comunicazioni in oltre mille canali degli osservatòri terrestri. Ecco ad esempio il quadro dei dati di una delle due navi cinesi a lunghissima orbita con la disposizione della nave extrasolare vista da sei Unità astronomiche (quasi 900 milioni di chilometri) rispetto al Sole. Cambiamo. Grazie. Qui, come vedete, è la Robespierre, a... 600 milioni di chilometri da noi. Ancora, rapidamente, la seconda stazione marziana della Confederazione Latinoamericana, con il rilevatore multiplo omnifrequenza costruito in Brasile; il centro radiotelescopico gigante della Siegfried Licht, il cui nome ricorda ancora il grande fisico austriaco attivo tra il XXIII e il XXIV secolo; il nucleo della Stazione Centroeuropea Tícho Brahe; la Sala di coordinamento dei dati dell'Osservatorio Vaticano - Marziano Cristophorus Clavuius; uno scorcio della sezione di controllo degli elaboratori sulla nave Theseus; e ancora... Sì, d'accordo... Nulla in contrario. Ci mancherebbe! ... Grazie al nostro direttore di regia, il cittadino Wolfsbach, per gli amici Cerberus... Si può dire? Uh! eccolo! Lo vedete?

WOLFSBACH
Ti attende un incarico per un servizio olovideointegrale di lunga durata nel sistema di trasmissione "Offmund-boccachiusa-silence" sul "Pianòro delle bisbetiche" di Callisto, a meno centoquaranta gradi centigradi.

ZAUBERIN
Grazie, cittadino. 1 centoquaranta sotto zero sono una delle mie specialità. Allora, Weissberg? Altri segnali?. Difficoltà?

WEISSBERG
No. Ci stiamo dando da fare. Ora ricontrolliamo tutte le trasmissioni con l'analizzatore iperveloce. Ci -ritroveremo

SCHNELL
Possiamo sentire, solo per cinque minuti, l'intervento dell'Associazione Misteriologica? Ci sono domande per te, Weissberg.

WEISSBERG
Potete sentire chi volete, se avete tempo ed energia da sprecare. Io no.

SCHNELL
C'è in linea il presidente, Signor Mauseloch.

MAUSELOCH
Credete ora che si possa negare quanto sosteniamo da secoli? L'astronave aliena sta per giungere sulla Terra, no? Noi lo sapevamo da decenni!...

ZAUBERIN
Ma non hanno mai detto nulla, gli Spettabili Signori Misteriologi, finché i nostri svitati scienziati, alzando il naso a casaccio verso il cielo, non hanno scoperto il Viandante interstellare.

MAUSELOCH
E allora? Era scritto nei libri di Misteriologia da più di dodici secoli! Già gli antichi, da Hongky a Zentar (XXII secolo), o anche il remoto Nostradamus (XVI secolo) avevano previsto l'evento. Del resto, tutto avverrà come dicono i Libri Sapienziali. Le Eso-divinità ci.. sorvegliano paternamente da migliaia di anni. .

ZAUBERIN
Weissberg, ci sei ancora? Sì, ora ti vedo.

WEISSBERG
Dunque, Athene, devo proprio occuparmi del Signor Mauseloch? Allora. Vedo nel televideo 34: dottore in Fisica degli iperquanti e diplomato in Matematica generale, a parte i titoli
misteriologici che non hanno alcun valore in una società civile. Quindi non ha scuse il Signor Mauseloch.

MAUSELOCH
Ecco cosa succede, dove l'informazione è in mano allo Stato. Cosa sono questi toni distaccati, cittadino Weissberg?
WEISSBERG
Rientra nei miei diritti usare il distacco che ritengo opportuno. E stiamo ai fatti: sia i giornalisti che gli spettatori hanno comunque gli strumenti necessari per valutare le attuali prospettive della scienza.
Sul piano scientifico - e su qualunque altro piano - il Signor Mauseloch non ha nulla da dirci.

ZAUBERIN
Bene, Konrad. Si può associare su questo punto al tuo nome il mio e quelli di tutti i compagni della redazione.

WOLFSBACH
Compreso Cerberus.

ZAUBERIN
Naturalmente. Buon giorno al Signor Mauseloch nel televideo 34. Spegnere, prego. Grazie tante. 1 nostri spettatori sanno bene che diverse volte abbiamo rivolto ai Signori Misteriologi domande del tipo "Quando atterrerà secondo le Signorie Loro la nave dei Signori Esodei?, quanti sono i passeggeri?" e così via. Ci siamo sentiti rispondere che c'è un'orbita di collisione con la Terra, che l'evento è vicino, che Essi (gli Eso-dei) parleranno... forse ora, forse tra qualche tempo. Soprattutto se sapremo meritarlo. Naturalmente non si trova una videointegrale o una ripresa qualunque, neppure un radiobiglietto che mostri date, modalità, parametri fisici di tali incontri così accuratamente previsti.
Del resto i Signori Misteriologi ed i loro Signori colleghi hanno potuto disporre nelle nostre trasmissioni di un tempo infinitamente superiore a quello - pari a nulla - che essi dedicano di solito ad interventi di scienziati e giornalisti scientifici. Abbiamo perso troppo tempo con loro.
Intanto, secondo gli ultimi calcoli sull'orbita, la nave interstellare dovrebbe passare a circa 20 milioni e 697 mila chilometri dal centro (quindi 20 milioni e 691 mila circa dalla superficie) della Terra. Ma si dovrà sempre tener conto di leggere deviazioni dovute ai campi gravitazionali di alcuni pianeti.

WOLFSBACH Athene!

ZAUBERIN Agli ordini!

WOLFSBACH
Prendi le olointegrate del terminale 47
bis, per favore. C'è la registrazione di spettrogrammi importanti, con un
commento sintetico. Puoi dire qualcosa? Abbiamo ancora qualche minuto a disposizione.

ZAUBERIN
D'accordo. Ecco sulla linea di Europa 14 la Saint-Just, gemella della Robespierre. Questa nostra interplanetaria ha rilevato, trovandosi a soli 70 milioni di chilometri dalla nave interstellare, una serie di spettri che indicano che il rivestimento dell'oggetto contiene... ecco le formule... vediamo... composti di silicio... e del carbonio. Vediamo altri spettrogrammi... anche ammoniaca... inoltre anidride carbonica che sta in parte vaporizzando lentamente, a quanto pare. Vi daremo in seguito altri dettagli. C'è una specie di scudo termico a strati differenziati... All'esterno anche ghiaccio d'acqua... Si può dedurre da una minima evaporazione sulla faccia illuminata dal Sole. Comunque sembra che ci siano meccanismi chimici che influiscono in modi particolari sui cambiamenti di stato delle sostanze. C'e anche metano... Una faccenda un po' complicata, così su due piedi. Vedremo. Si comprende però che, avvicinandosi la nave extrasolare al perielio; la volatilizzazione di diverse
sostanze serve... dovrebbe servire a mantenere la temperatura del nostro Viandante a livelli accettabili predeterminati dai suoi costruttori. Comunque l'acqua e probabilmente anche altre sostanze volatili sono state acquisite almeno in parte dalla materia interstellare nel corso di un viaggio lungo diversi anni-luce ed ora vengono gradualmente rilasciate con l'avvicinamento al Sole.
Ancora immagini dalla Giandomenico Cassini... Si vede ormai una chioma diffusa che avvolge il nucleo e sembra quasi di... intravedere, dai dati in diverse frequenze, un inizio di formazione di due code in parte sovrapposte, dovute alle polveri ed ai gas liberati.
La nave extrasolare sta assumendo un aspetto molto simile ad una grande cometa. Ora chiediamo al compagno coordinatore della regìa, Ludwig Wolfsbach-Morgenstern... che deve operare anche in situazioni imprevedibili, con migliaia di linee terrestri ed interplanetarie... Chiediamo a Ludwig se è il caso di chiudere per ora, poiché abbiamo moltissimi dati che si sovrappongono e devono essere valutati ed ordinati...


WOLFSBACH
Benissimo, Athene. Grazie. E grazie ai nostri spettatori. Ci ritroviamo verso mezzanotte.


ZAUBERIN
Verso mezzanotte.

NOTIZIARIO SPECIALE DEL TELEGIORNALE I

ZAUBERIN
Qui ancora le stazioni di Terra della Deutscher Sonnen Funken: Kòln I, Berlin IV, Jena-Leipzig Volksprogramm, Múnchen 1, in collaborazione con la "Novae Europae Societas Scientiarum".
Prima di tutto i collegamenti per notizie di interesse generale. Schnell, prego...

SCHNELL
Nel quadro della vivissima attenzione per l'avvicinamento della nave cometoide alla Terra si segnalano diversi atteggiamenti negli ambienti scientifici e nei circoli politici.
Ecco in primo luogo le dichiarazioni del Cronista della Stazione Vaticana di Terminillus-Berg, Harold Schmidt.

SCHMIDT
Il Sommo Pontefice Cristiano Thomas VII, dopo una rapida serie di consultazioni con i responsabili di tutte le confessioni cristiane, con il Gran Rabbino di Israel e con il Congresso Unitario dell'Islam, si è rivolto questa mattina ai fedeli riuniti nella sede della Società dei Socialisti Cristiani di Dublino, alla presenza dei rappresentanti di 24 Lànder della Confederazione Socialista Europea.
Sul tema dell'avvicinamento della nave cometoide, Papa Thomas VII ha affermato che se la Provvidenza ha disposto "finalmente!" - ha proprio detto così - un incontro tra gli uomini della Terra ed altri esseri di pari dignità, poiché nessuno può ritenersi, nell'Universo, superiore a qualsiasi altro essere, allora la Chiesa non può che attendere con fiducia una nuova rivelazione e prepararsi a trasmetterla a tutto il suo popolo. La risoluzione dei problemi politici del nostro tempo non può comunque essere in contrasto con la fede in Dio. La scienza è per noi figlia di Dio - ha detto ancora Papa Thomas - mentre per tanti nostri fratelli è solo prodotto dell'uomo. Ma e ad essa che è affidato il futuro della ricerca che l'uomo ha intrapreso da quando è nato sulla Terra. Ad essa e certo non alle presuntuose dissertazioni dei Misteriologi e di simili gruppi superstiziosi.
Se mi concedi ancora qualche istante, collega Zauberin...

ZAUBERIN
Ci mancherebbe! Va' pure avanti, Schmidt!

SCHMIDT
Papa Thomas ha così concluso: "Che il Signore onnipotente, il quale ha creato la Sostanza dell'Universo che è esplosa dall'Atomo primordiale, che ha disposto la formazione delle immense nubi dalle quali ammassi, galassie, stelle e pianeti, fino ai corpi più minuscoli, hanno avuto origine ed hanno acceso qui ed altrove la scintilla della vita e sprigionato il raggio dell'intelligenza... Che Egli, Ragione per noi di tutti i fatti celesti, vivo nell'Universo illimitato e nella mente di ciascuno di noi, benedica tutte le sue creature! Sulla Terra, dovunque un viandante si presenti ai suoi fratelli, sia il benvenuto!"

ZAUBERIN
Grazie a Schmidt.Ora eccoci, con Schnell, alla Riunione Permanente del Congresso delle Nazioni.

SCHNELL
1 rappresentanti del Gruppo Africano della Lega dei Neutrali hanno dichiarato di ritenere necessaria la collaborazione di tutti i paesi per il progresso dello studio dell'oggetto cometoide. Ciò non può tuttavia far dimenticare i tentativi di alcuni governi di ridurre l'autonomia dei neutralisti e di seminare la divisione nella Lega.
I rappresentanti dell'Unione Repubblicana Comunista Sovietica, degli Stati Uniti del Nordamerica e della Confederazione Socialista dell'Europa Centrale hanno sostenuto in linea di principio l'importanza delle posizioni dei Neutralisti, ma i contrasti di sostanza sono ancora evidenti, come ha rilevato il Rappresentante Cinese Liu ChingKiang, mentre i nostri rappresentanti della Confederazione Socialista Europea, insieme ai delegati della Confederazione Latinoamericana, hanna proposto di porre a disposizione di tutti i paesi interessati i programmi di ricerca ed i progetti operativi per tutte le tecnologie civili, nessuna esclusa.
Anche di questo tema si discuterà a Praga nei prossimi giorni tra i delegati delle due Confederazioni Socialiste Europee.
Vedo ora che ci sono novità sul nostro visitatore extrasolare. Ci prepariamo ad un nuovo Teleintegrato speciale.


TELESERVIZIO SPECIALE VIDEOINTEGRATO III

ZAUBERIN
Tra le immagini del Viandante extrasolare che sono attualmente su quaranta linee, quelle che vi mostriamo ora in integrale rendono evidente la lunga coda compòsita dell'oggetto: gas e polveri, quasi come in una vera cometa, mentre la chioma che avvolge il nucleo si è estesa ulteriormente. Questo tipo di videointegrazione, usato dalla President Hariuard degli Stati Uniti Nordamericani, e più incisivo delle più perfezionate olointegrazioni comuni a laser o a onde iperfrequenti. Passiamo a Weissberg. Nulla. Video 56 della linea F. Informazioni: Velocità attuale (cioè... secondo i rilievi di circa due ore fa) 144,2 chilometri al secondo... lungo l'orbita iperbolica, inferiore di circa 0,254... circa un quarto di chilometro... al secondo rispetto ai calcoli basati, sui parametri orbitali che Weissberg ci ha dato ieri mattina. Nulla di sorprendente. La causa principale di questa differenza è un effetto-razzo sensibile in questa fase di volatilizzazione di strati esterni dello scudo termico della nave. Ecco l'ultimo tratto di orbita che Weissberg e soci ci hanno inviato. La deviazione si vede.
La luminosità per l'osservazione terrestre è 14,2. Ormai l'oggetto e visibile anche per i dilettanti muniti di discreti strumenti e per i circoli di amatori. Weissberg è pronto? Integrale 34...

WEISSBERG
Ormai è chiaro. Saluto Athene Zauberin e tutta la banda della Deutscher eccetera, insieme agli amici telespettatori. Voi mi vedete?

LARSSEN
Sono Larssen sulla 22 bis della Linea F Weissberg verrà quando potrà. Abbiamo chiesto di intervenire per un dato molto significativo.
Eccolo: 1; 0,317; 0,173; 0,051; 0,033; 0,019.

ZAUBERIN
Bene. Ma, a parte l'ultimo, sono numeri che ci ronzano in testa da un pezzo. Abbiamo sentito anche sequenze molto più complesse. Questi numeri, però, sono spesso ripetuti...

LARSSEN
E questo è molto significativo. Ma - ciò che più conta - nessuna serie di segnali era stata, fino ad ora, "riveduta e corretta" o comunque aggiornata.

ZAUBERIN
Fino a ieri sera mancava anche il penultimo dato, 0,033, ...ricevuto ...vediamo un po' ... da quattro ore. Mentre 0,019 è appena giunto. Ed in realtà da vari giorni ci chiediamo perché questa serie di dati si ripeta tanto insistentemente... 1 nostri telespettatori possono rivederla dall'1 allo 0,019 sullo schermo grande... bene, così... ci chiedevamo perché questa insistenza su questi dati. E ricordiamo che i primi, insieme ad altri, sono giunti nei giorni scorsi ed hanno anche subìto piccole variazioni mentre il penultimo (0,033) è giunto più tardi e l'ultimo poche decine di minuti fa. Ora la serie intera viene ripetuta frequentemente. Diversamente da altre serie di dati, questa rivela una tendenza, da parte dei responsabili della nave cometoide a "perfezionare" e completare i segnali. Che sia proprio quello che pensavamo?

ZAUBERIN

Ti vediamo, Konrad. E siamo pronti ad ascoltarti.

WEISSBERG
Sui segnali in discussione c'è un'ipotesi molto concreta: Il Viandante ci starebbe presentando dei rapporti tra alcune grandezze del nostro Sistema solare.

ZAUBERIN
Qui si sta facendo da qualche tempo un lavoro sulle distanze di alcuni pianeti dal Sole.

WEISSBERG
Ci siamo, infatti. E probabilmente non sbaglio se mi congratulo con Athene e i suoi collaboratori. Ci siete arrivati insieme a noi. E questa volta, non dovrebbero averci preceduto neppure i nostri stradannati amici nipponici. Non di molto, almeno.

LARSSEN
È vero, Athene. È vero, amici che ci seguite attraverso la Deutscher Sonnen Funken! Ora pare che, negli intricati meandri delle memorie dei nostri supercervelloni consorziati si sia fatta una scelta. Gli elaboratori offrono il campo per un'ipotesi (proprio "quello che pensavate") che si può verificare subito. Ascoltiamo, per favore, dalla Stazione di Than Son Nut, in Vietnam, il collega Tran Duc Thao.

TRAN DUC THAO
Si stanno ricavando le soluzioni rispetto a molte ipotesi. Ma una sola sembra ormai valida per spiegare la serie di segnali di cui stavate parlando. Vi passo il compagno Weissberg, se me lo consentite, sempre sulla rete F, canale 34, dal ricettore della Diretta Eurasia IV.

ZAUBERIN
Grazie. Ci siamo, dunque. Ora i calcoli saranno semplici. Ma mentre si preparano le tabelle diamo la parola a Schnell per un comunicato rapido. Resta ancora, ti prego, Weissberg, per qualche minuto in linea.

SCHNELL
Cercherò di far onore al mio cognome con un riassunto rapido di una nota della Società Mondiale di Astropsicologia, Sezione Contatto con Esoveicoli. Dunque: "Non crediamo si debba attribuire una fiducia cieca a tutto quanto e stato detto dai circoli misteriologici, che pure hanno meriti indiscutibili. La nostra Società è nota per la sua scrupolosa serietà..." andiamo avanti, sarà meglio... "...perciò non possiamo dire di essere certi che la Eso-nave giungerà alla tal ora e nel tal luogo sulla Terra. Ma il suo arrivo è comunque stato previsto da HongKy e Zentar, mentre altri Libri Sapienziali vedono una certezza del genere nel ciclo del Cielo di Hut, ciò che colloca l'incontro proprio in quest'anno. Anche Nostradamus aveva una percezione esatta sui modi, se non sui tempi, dell'evento. I Misteriologi del XXV secolo sono, ovviamente, molto più circostanziati..." vediamo di concludere questo comunicato... bla, bla... Ecco: "In sostanza non dobbiamo trascurare il fattore morale. L'incontro con gli Eso-dei, o, se si preferisce, con gli Eso-eroi divini, potrebbe avvenire o anche non avvenire. Incontri del genere, a dispetto degli scientisti dogmatici, sono già avvenuti sin dal remotissimo passato, dando origine alle più antiche civiltà..." eccetera. "Ma soprattutto dobbiamo chiederci umilmente, mettendo da parte la superbia scientista, se noi meritiamo veramente un tale incontro". Ho finito, Athene.

ZAUBERIN
Grazie, Peter. Gli Astropsicologi ci danno davvero un bell'aiuto per i nostri calcoli!
Perfetto! Prosegui.

ZAUBERIN
Gli altri numeri rappresentano quindi la distanza di altri pianeti dal Sole espresse in rapporto alla distanza di Nettuno, il primo corpo esaminato almeno in questa serie...

WEISSBERG
Giusta precisazione: almeno in questa serie. Vi sono infatti molte altre sequenze da interpretare...

ZAUBERIN
...Infatti. Nettuno, quindi, forse perché in un certo momento era il corpo meglio osservabile, è stato preso come "punto di riferimento" e le distanze di altri pianeti sono riferite al suo semiasse maggiore. Altri pianeti di notevole massa, oltre l'orbita di Nettuno, cosi come i minuscoli Plutone e Caronte o certe comete non si prestavano evidentemente a svolgere la stessa funzione.

WEISSBERG
Benissimo. Quindi - mostra pure la tabella, Athene! - 0,317 e la distanza media di Saturno; 0,173 quella di Giove; 0,051 quella di Marte; 0,033 quella della Terra.

WEISSBERG
Proporremo Peter per il "Premio Pazienza" (nel caso di Peter si tratta proprio di pazienza cristiana) che istituiremo per i cronisti delle Videointegrali d'Europa.
Comunque ecco una sintesi dell'interpretazione dei dati.
Preferirei, però che fosse la stessa Athene a cominciare.

ZAUBERIN
La cortesia di Konrad è superiore ad ogni commento. Dunque: 1 è uguale alla distanza del centro del Sole dal centro di Nettuno.

ZAUBERIN
Manca Urano, che e molto massiccio e luminoso.

WEISSBERG
Infatti, se osservi la posizione di Urano...

ZAUBERIN
Certo: Urano è molto luminoso per chi lo osservi in posizione favorevole da poche centinaia di milioni di chilometri, ma in questo periodo si trova a circa 165 gradi, quasi "dall'altra parte" rispetto al Sole per gli strumenti della nave extrasolare, in posizione vicina alla congiunzione, come potete vedere nel nostro visore in proiezione semintegrata realizzata a tempo di record. Quindi non e stato molto facile, probabilmente, osservarlo.

WEISSBERG
Poi c'è Venere, indicata a 0,019 volte la distanza di Nettuno. Questo dato è arrivato poco dopo lo 0,033 della Terra.

ZAUBERIN
Qui l'errore degli amici extrasolari è notevole. La distanza media di Venere è 0,024 volte quella di Nettuno. Ma probabilmente si spiega.

WEISSBERG
Sicuramente. I calcolatori della nave devono analizzare le orbite e quindi rilevano, oltre alla distanza istantanea, anche molti altri dati. Quelli che abbiamo visto riguardano i semiassi maggiori, in pratica le distanze medie tra il Sole ed i pianeti. Poiché Venere è molto vicina al Sole, non è difficile capire l'errore, mentre Mercurio, quasi sovrapposto al Sole lungo la linea di vista, non viene ancora indicato.

ZAUBERIN
Ecco un nuovo dato: Weissberg ce lo fa rimbalzare dalla President Harward degli Stati Uniti. E 0,022. Un'approssimazione migliore per l'asse maggiore dell'orbita di Venere. Tra poco chiudiamo. Ma sentiamo Peter.

SCHNELL
C'e anche... lo vedete? Commutare sul 27 della F, per favore! Eccolo: ci sono tutti gli altri, più uno 0,092.

WEISSBERG
Tra Marte e Giove, quindi.

ZAUBERIN
È uno dei pianeti minori.
in unità della distanza media del pianeta più lontano che per quanto ne sappiamo la nave extrasolare ha preso come punto di riferimento: Nettuno. Ed ecco un nuovo dato: 0,6224. Hanno beccato anche Urano. C'è un errore già al secondo decimale, ma è lui!

ZAUBERIN
Benissimo. Konrad, dobbiamo chiudere. Vuoi fare tu un commento breve? Abbiamo seguito con estrema attenzione l'interpretazione dei dati, cari spettatori, ma ora ci pare che il significato di questi ultimi dati sia di qualità del tutto nuova.

WEISSBERG
Indubbiamente. È la conferma di un'operazione che la nave extrasolare sta compiendo qui, nel nostro Sistema. Altri dati potevano essere - e alcuni sono certamente stati - immagazzinati in partenza. Relazioni matematiche, parametri relativi alle dimensioni ed alle proprietà delle particelle elementari e delle radiazioni di diverse frequenze: importantissimi segnali provenienti da un veicolo di grandi dimensioni costruito da esseri intelligenti ed in possesso di notevoli cognizioni scientifiche e di una tecnologia raffinata.
Ma ora abbiamo una prova praticamente sicurissima che il veicolo sta analizzando il nostro Sistema, correggendo ed aggiornando continuamente i dati della sua analisi.
Ci sta osservando, o almeno sta osservando il Sistema solare.
Questo, per la nostra civiltà, è un fatto del tutto nuovo, anche se per tanti secoli si è sperato, immaginato, cercato con ogni mezzo possibile un contatto così chiaro ed inequivocabile. Ora c'è.

WEISSBERG
Sì. È Cerere. Potrebbe essere anche Pallas, per la distanza. Comunque e la distanza media approssimata di alcuni dei maggiori tra i piccoli pianeti compresi nella fascia asteroidale tra Marte e Giove. Sempre espressa, naturalmente, in rapporto alla distanza media di Nettuno, il primo pianeta individuato.


NOTIZIARIO DI INTERMEZZO DEL TELEGIORNALE

HEINZ WEBER
Buon pomeriggio ai nostri spettatori. Ancora una rassegna sulla serie di rea-
zioni nel mondo all'avvicinarsi della Nave interstellare che si trova ormai a poco più di 170 milioni di chilometri dal Sole ed a circa 25 milioni di chilometri dall'orbita della Terra. Date però le posizioni relative dei corpi sulle orbite, la nave è ora a circa 40 milioni di chilometri da noi e toccherà il punto di massimo avvicinamento a poco meno di 22 milioni e mezzo di chilometri.
La visibilità della nave ad occhio nudo è ormai stata sperimentata nei momenti più favorevoli da molti osservatori e curiosi. Peter Schnell vi darà poi qualche dettaglio più preciso, ma intanto io vi informo sulle ultime notizie legate ad una triste cronaca di fanatismo che dobbiamo purtroppo documentare.
Ecco le immagini di Washington: una folla di quasi duemila persone si è messa "in preghiera" ed una delegazione attende di essere ricevuta dal Presidente Gardner. Alcune associazioni religiose sono mobilitate, mentre i Misteriologi, riuniti in Convegno Permanente, "studiano" la situazione e sostengono che gli extraterrestri vengono a farci visita per controllare l'ordine morale del nostro Pianeta.
In vari Paesi dell'America meridionale (ecco qui una conferenza del Cenacolo di Buenos Aires) ed in vari centri dell'Europa occidentale, tra cui London, Oxford, Friedstadt, Madrid, Milano, Bordeaux, Starville, La Valletta, i Misteriologi e gli Astropsicologi dei Centri di Cultura Interstellare, nel corso di violente manifestazioni, accusano gli scienziati di nascondere la verità e di voler privare " le genti della Terra" della Nuova Rivelazione.
A Zurich il Gruppo Astropsicologico Purista, guidato da Eselschwein e finanziato, come è noto, dall'Ente Morale degli Heifischer, propone addirittura ai suoi adepti di "prendere il potere per trattare con i Supremi e distruggere il Sistema Demagogico Mondiale".
Passiamo la parola a Schnell.

SCHNELL
Un corpo non "attivo" di quelle dimensioni sarebbe in pratica invisibile, ad occhio nudo. Ma c'e già uno sviluppo notevole della chioma e la coda comincia ad estendersi per alcuni gradi. Un piccolo telescopio può ormai seguire l'oggetto anche in pieno giorno.
La velocità della nave interstellare ieri sera era già intorno ai 152 chilometri, quasi un chilometro in meno rispetto alle previsioni di pochi giorni fa. Come sapete - tra l'altro attraverso i servizi specializzati della collega Zauberin - l'effetto-razzo, talvolta frenante e talvolta accelerante, e in genere le perturbazioni dovute alla volatilizzazione degli strati esterni, determinano notevoli variazioni dell'orbita che rimane, comunque, un'iperbole molto aperta.
Per ora mi fermerei qui. Ci risentiremo appena possibile con Athene Zauberin, ora impegnata in una serie di ricognizioni presso gli osservatori terrestri euroasiatici.

WEBER
Dopo gli aggiornamenti di Schnell, ancora quattro parole sulle mosse di altri gruppi fanatici. A Philadelphia scontri tra "Culturalisti Interstellari" di diverse fedi provocano decine di feriti e contusi.
1 "Cenacoli Apocalittisti" (una minoranza agguerrita che ha seguito negli ambienti più disperatamente incolti) si dichiarano sicuri dello scontro catastrofico con la Terra. La fine del mondo, insomma. Ancora!
A Leningrado ed a Kiev gruppi di qualche decina di fanatici dispersi dalla Guardia Popolare per ordine del Presidente Jaroslav Ivanovic Kandinsky.
Forse ci salverà la collega Zauberin, ora al Pic du Midi nei Pirenei francesi. Video 37 sulla linea F... Collegamento rimandato... nulla prima di dieci minuti. Vedremo.

SCHNELL
È a punto la registrazione dell'annuncio di Salvador Martinez, Presidente della Confederazione Socialista Europea. Dà pure il via, Weber. Non occorre traduzione per il Presidente Martinez.

MARTINEZ
Rendo conto uffizialmente anche a nostri spectadori de Deutscher Sonnen Funken que ho. transmesso l'ordine de vietar a fanatichi da sette religiose y superstisiose - que han causado dosordini avendo già diffuso note di falso alarmismo - l'uso de mezzi publici de comunicasione federali, estatali y de Länder in tutto el territorio de la Confederasione. Ho disposto en el mismo... nello stesso tiempo rigoroso controllo de notizie de stasioni privade, segundo le regule de la Constitusione, por evitare ulteriore diffusione de deliberate mensogne que minacciano la securidad y la libertad... la tranquillità e la libertà dei cittadini della Confederasione.
Saludo ascoltadori et ringrazio concittadini amici de la "Deutscher Sonnen Funken" per la gentile ospitalidad.

SCHNELL
Grazie da parte di tutti noi al nostro Cittadino Presidente.
Ancora in evidenza il Vaticano: Sono stati espulsi da Rom e da tutte le sedi diplomatiche vaticane nel mondo tutti i rappresentanti delle sette misteriologiche e simili - compresi i gruppi che, forti della loro dichiarata appartenenza all'Unione delle Chiese Cristiane richiedevano udienza per ottenere. il permesso di parlare dalle emittenti del Vaticano. Papa Thomas VII ha ordinato tramite il Ministro degli Esteri, il Cardinale Hong, di disporre l'espulsione e la guardia pontificia ha provveduto immediatamente ad eseguire l'ordine.
A questo proposito, riprendendo i modi di un certo tradizionale umorismo della sua Terra di origine, Papa Thomas VII (che e il quinto negro-americano nella serie dei pontefici cristiani) ha dichiarato di pregare Dio perché trovi il tempo di illuminare anche le menti dei fanatici espulsi, benché Dio abbia di solito tante faccende molto più importanti da sbrigare. "Noi stessi - ha aggiunto Papa Thomas - con tutta la Chiesa, abbiamo dovuto attendere in certi casi molti secoli prima di essere illuminati da Lui per trovare le strade che dovevano portarci a correggere i tanti errori commessi, ed ancora oggi gli chiediamo di assisterci in tante vicende delle quali non sappiamo trovare le giuste soluzioni. Ci vorrà molta pazienza". Così ha concluso Papa Thomas. La Linea a Weber.

WEBER
Anche nei paesi arabi gli uomini ragionevoli hanno le loro gatte da pelare. Ecco il servizio dell'amico Hamin Hassan Alhabhall e scusatemi per quei venti-venticinque errori di pronuncia che ho infilato sul suo nome.

ALHABHALL
Che Allah ti fulmini, amico! (sono ateo, cittadini spettatori) te la cavi benissimo con i nomi arabi. Dunque: Come .i nostri amici della Sonnen Funken sanno bene, la famosa Khaaba, la "Pietra nera" era venerata come un segno celeste prima dell'arrivo del Profeta Muhammad che comunque, istituendo il nuovo Culto islamico, non ne proibì - molto accortamente - la venerazione. Si disse poi che la Khaaba era una pietra di origine meteoritica, dunque proprio "caduta dal cielo", no?
Ora, mentre le superstiziose organizzazioni di "Cultura interstellare" considerano l'arrivo dell'astronave extrasolare come una conferma delle loro "esatte previsioni" mai formulate, i Misteriologi Islamici sono pronti a giurare che la nave stessa non è altro che la "Nuova Khaaba" inviata da Allah quale segno della Sua rinnovata presenza nel mondo. I veri muslìm, i Perfetti dell'Islam devono tenersi pronti al viaggio verso la beatitudine celeste e gli infedeli e gli ingiusti devono tremare per l'imminente castigo. Poiché, naturalmente, è in arrivo il "gran botto" finale.

WEBER
Grazie, Alhabhall. Notizie non dissimili, anche se non sempre cosi gustosamente colorite, giungono da molte altre reti. Comunque, tutto sommato, non sono che una piccola minoranza quelli che si fanno
prendere davvero per il naso.

ALHABHALL
Certo, Heinz. Ad esempio le informazioni sicure in nostro possesso mostrano che nell'area dell'Intesa delle Repubbliche Arabe le manifestazioni dei fanatici coinvolgono direttamente solo l'uno per cento della popolazione attiva, anche se rompono le scatole a tutti. Comunque: occhi ben aperti e antenne ben orientate. Buon lavoro e auguri.

WEBER
Grazie, Hamin. Ci rimangono alcuni secondi per i saluti di rito che Peter, da buon cristiano, vorrà rivolgerti anche oggi, e che tu cortesemente ricambierai.

SCHNELL
Salute a te ed a tutti i telespettatori con i quali ci hai collegato, cane doppiamente infedele!

ALHABHALL
Cordiali saluti anche a te, maledetto cagnaccio cristiano, ed agli altri amici che ci hanno seguito.

WEBER
Athene, che presto sarà di nuovo con noi, ci invia un "biglietto sonoro". Ecco la sua voce.

ZAUBERIN
Cari amici e compagni. Secondo ricerche del Centro di calcolo dell'Università di Leipzig, solo negli ultimi tremila anni, e fino a ieri, la fine del mondo è stata annunciata, in messaggi distinti, dodici milioni settecentocinquantaquattromila novecentosessantasei volte. Non contiamo, naturalmente, le copie e le ripetizioni, a miliardi.
Il mio doveroso commento è: UFFA!

TELESERVIZIO SPECIALE VIDEOINTEGRATO IV

PETER SCHNELL
Salute ai nostri telespettatori. Ora che l'astronave dei nostri amici extrasolari ha superato ampiamente l'orbita di Mercurio e si avvicina rapidamente al Sole, mentre giungono da essa in grande quantità nuovi dati, misure, informazioni e si interpretano tante serie di segnali in un primo tempo indecifrabili, sono più che mai vive le domande che ci siamo posti sin dall'inizio: chi la dirige? da dove viene? dove è diretta?
Sembra ormai accertato che si tratti di un veicolo automatico che proviene da decine o centinaia di anni luce di distanza. Ma molto resta ancora da scoprire.
Dopo il passaggio alla minima distanza dalla Terra, circa 22 milioni di chilometri, la nave extrasolare ha continuato il percorso in continua accelerazione essenzialmente a causa del campo gravitazionale del Sole, risentendo però, naturalmente, anche dei campi dei pianeti, ed è ormai ben all'interno dell'orbita di Mercurio, come vi dicevo.
Tra le informazioni che tra poco Athene Zauberin vi darà, alcune riguarderanno la probabile provenienza e, forse, la destinazione del Viandante. Eccovi ora un suo messaggio in diretta.

ZAUBERIN
Non è il caso di insistere troppo sul fatto che la Nave è passata tranquillamente oltre l'orbita della Terra alla distanza prevista di 22 milioni e mezzo di chilometri senza provocare nessuno dei disastri previsti dai superstiziosi. Né Allah, né il Dio dei Cristiani, ne il suo vecchio corrispondente Geova, né altri supremi reggitori dell'Universo hanno mosso un dito per punire i peccatori delle Repubbliche Socialiste d'Europa e le ampie democrazie di tutta la Terra e riportare la medesima alle condizioni del XXII o addirittura del XVIII secolo, come a qualcuno avrebbe fatto tanto piacere.
Ora i Misteriologi dichiarano che comunque la "nave degli dei" tornerà un giorno sulla Terra per mandarci tutti in un colpo a rendere conto dei nostri peccati. Tralasciamo le voci di chi dice di averli visti staccarsi dal cielo, di chi ci avrebbe parlato, di chi ci ha giocato a telefootball e di chi ci è andato a letto per generare una nuova stirpe di redentori del genere umano.
Il fallimento di tante "infallibili" previsioni ha lasciato il segno: rimangono soprattutto voci imbarazzate e contraddittorie di gruppi e individui che litigano tra loro e cercano di chiudere le falle di una barca che ormai fa acqua da ogni parte. E inoltre sempre in vigore la disposizione del Presidente Martinez che vieta nella Confederazione la diffusione di voci di allarme non documentate, anche dopo la revoca delle misure speciali di controllo dei circoli televideo privati. Disposizioni non troppo dissimili sono in vigore in molte altre parti del mondo. Tra poco potranno essere ritirate perché non più indispensabili.
Non vi faremo più perdere tempo con le sciocchezze dei Misteriologi & Company. Il nostro discorso su questo tema è stato chiaro ed ora è chiuso. Abbiamo ancora qualche minuto.
La grande chioma che circonda la Nave, e la coda che la segue, dovute alla volatilizzazione degli strati esterni del rivestimento, sono ormai visibili ad occhio nudo nella luce del tramonto.
È un veicolo automatico schermato per poter sopportare anche temperature enormi, come quelle della corona solare verso la quale si dirige.

SCHNELL
Ecco Weissberg sull'integrale 37 F.

WEISSBERG
Velocità registrata alle ore 7: 198 chilometri al secondo. Perdita di massa in aumento come previsto, ma sempre irrisoria rispetto alla massa totale, per volatilizzazione parziale dello scudo termico. Alle 18 di ieri si era notata una diminuzione dell'accelerazione per l'effetto di un rilevante getto di gas tangenziale all'orbita e contrario al senso di marcia. Non sappiamo se tali effetti siano lasciati al caso o se siano regolati dai sistemi di governo del veicolo come risposta automatica alle condizioni operative. La velocità è comunque sempre in rapidissimo aumento, come è facile comprendere. Per il momento in cui è fissato il nostro nuovo appunto in teleintegrale con la "Sonnen" la velocità sarà di circa 275 chilometri al secondo. L'inclinazione sull'eclittica - la vedete nello schermo alle mie spalle - è rimasta praticamente sempre costante.
Devo lasciarvi poiché tra dieci minuti si riunisce, qui al Pic du Midi, la Commissione Interconfederale.
SCHNELL
Grazie a Weissberg ed agli altri (astronomi, fisici, chimici, informatici...) ed in particolare ai tecnici delle comunicazioni ed ai colleghi giornalisti che ci hanno permesso di informare con tempestività e precisione i nostri telespettatori che ora salutiamo chiudendo questo servizio. Un momento. È ancora in linea Athene. Stava dicendo qualcosa, mi pare...

ZAUBERIN
Solo un'annotazione non esclusivamente tecnica. Zadrov mi ha raccontato che questa notte ha invitato molti colleghi al "Martis Dom". Dopo tanto lavoro, per festeggiare l'acquisizione degli ultimi importanti risultati, si sono ritrovati a brindare in parecchi, tra Europei, Siberiani, Turchi, Cinesi, Giapponesi, Brasiliani, Argentini, Nordamericani... e tutti gli altri. "Vuodka e vhisky, grappa e chiquita, Slivuowitza, Sherry, Puorto e Malaga, Martini e cuosì via. E qualcuno giurava - ha aggiunto Zadrov - che riusciva a vedere bene ad uocchio nudo Viandanti interstellari... tutti e due!" Sdràfstvuitie!

SCHNELL
Saluti a tutti anche da parte nostra.

TELESERVIZIO SPECIALE T VIDEOINTEGRATO IV

SCHNELL
Eccovi subito Athene Zauberin che è tornata nei nostri studi dopo una ricognizione negli osservatòri di mezza Europa.

ZAUBERIN
Misure del Sistema solare in unità del raggio del Protone, composizione di sistemi algebrici complessi, raffigurazioni dello spazio a molte dimensioni, sistemi di calcolo comprensibili accanto a tante serie di dati organizzati ma non ancora decifrabili. Inoltre informazioni su distanze, velocità, masse, composizione chimica e altre caratteristiche di oltre duecento corpi del Sistema solare. Anche alcuni corpi oltre l'orbita di Nettuno, dai pianeti più massicci fino ad alcuni minuscoli asteroidi, sono identificabili.
Ed ancora: misure, sempre in unità del raggio del Protone, di corpi a lunghissimo periodo, asteroidi e comete (la distinzione è tutt'altro che rigida) i quali si trovano, all'afelio, a distanze dell'ordine dei due anni luce dal Sole e possono passare anche facilmente dal nostro ad altri sistemi e viceversa. È degno di nota il fatto che il Viandante interstellare stava facendo questi rilevamenti, dei quali ora noi abbiamo decifrato il significato, quando si trovava appunto a circa due anni luce da noi (quasi ventimila miliardi di chilometri), forse otto o dieci millenni fa o forse più, e provenendo da una distanza centinaia di volte maggiore. Infatti ora possiamo riferirvi che una serie di informazioni ripetute con particolare insistenza ha finalmente condotto gli astronomi ad indagare sulla provenienza della Nave. A questo si sta lavorando intensamente in queste ore. Si può dedurre quasi con certezza che il Viandante proviene da una distanza di 562,4 anni luce da un luogo che dovrebbe essere compreso, nelle nostre carte celesti, in una zona di meno di due gradi quadrati nella costellazione di Centaurus.
Data la distanza di circa 562 anni luce e mezzo, il sistema nostro vicino di Alpha Centauri è ovviamente del tutto fuori causa.
Tra le stelle della zona ce n'è almeno una che presenta uno spettro molto comune, del tipo G 3 (secondo la classi
ficazione "classica" vecchia di secoli), una stella un po' più piccola del Nostro Sole, facilmente immaginabile - in teoria - come centro di una schiera di pianeti dei quali uno (sarebbe sufficiente per la nostra ipotesi) potrebbe essere stato sede di vita e di una evoluzione abbastanza lunga da produrre una cultura tecnologicamente avanzata.
Le notizie, in queste situazioni, invecchiano presto. Vediamo se c'è Weissberg. Sulla linea 4, spero...

WEISSBERG
Ci sono. Tutto confermato. I segnali indicano una provenienza praticamente certa da una stella... da un pianeta orbitante intorno ad una stella di tipo G 3, sufficientemente piccola per funzionare per i miliardi di anni necessari allo sviluppo della vita su qualcuno dei pianeti che può avere intorno.

ZAUBERIN
Così la nave interstellare ci informa sulla sua origine. Viene da lontano, oltre 562 anni luce, una distanza non molto grande rispetto al disco della nostra Galassia ed al vasto alone che la circonda. Ma è certo la misura di un grande balzo in confronto alle nostre attuali capacità.
Se avesse percorso questa distanza secondo le normali velocità degli oggetti interstellari della Galassia,- dovrebbe essere partita dalla sua base decine di milioni di anni fa. Ma...

WEISSBERG
Ma possiamo immaginare che la maggior parte del percorso sia stata compiuta utilizzando accelerazioni assai prolungate, fino a raggiungere velocità molto più elevate. Nulla di certo. Ma se non decine di milioni, certamente, almeno, molte decine di migliaia di anni sono trascorse da quando è partita.

ZAUBERIN
E davvero arduo immaginare come, in tali lunghi tempi, potrà essersi evoluta la stirpe dei suoi costruttori. È quasi come
cercare di immaginare come saremo noi tra cinquantamila anni, o più, se ancora ci saremo.
Potremmo forse pensare che, per i loro discendenti, nostri contemporanei, macchine come questa potrebbero essere riguardate quasi come noi vediamo certi attrezzi di pietra, di legno e di osso del Paleolitico.
Vorrei comunque ricordare ancora ai nostri telespettatori che - mentre le nostre navi automatiche esploratrici più antiche sono ormai a oltre cento giorniluce - le navi abitate più lontane si trovano ad appena un centinaio di ore-luce dalla Terra, in un viaggio che si può dire "appena iniziato" verso altri sistemi planetari, con equipaggi che si rinnoveranno nel corso di chissà quante generazioni per giungere - se mai vi giungeranno - ad incontrare altri mondi abitati o comunque ospitali.
All'interno di tali ordini di distanze le nostre navi ci diedero notizia di un'importantissima scoperta che ora altri segnali finalmente decifrati del nostro visitatore interstellare confermano in pieno: una zona di innumerevoli piccoli asteroidi, insieme a rari corpi paragonabili ai pianeti più vicini, una grande quantità, soprattutto, di corpi gelidi e oscuri, punti minuscoli in un immenso spazio nero. Gli "Asteroidi Cimmerii", così chiamati dagli astronomi in ricordo dell'antico mito greco di un vastissimo Paese vicino all'Ade, la dimora dei morti, ai confini del mondo, perennemente avvolto nelle nebbie, in cui l'ardimentoso esploratore che per avventura vi fosse giunto ancora vivo, non avrebbe saputo più dove indirizzare i suoi passi o dove dirigere la sua nave, senza alcun vento che gonfiasse le vele, nell'acqua immobile sotto un cielo sconosciuto.
Ma il Viandante interstellare viene da luoghi duemila volte più lontani rispetto a quelli raggiunti dalle nostre più remote astronavi automatiche, e sessantamila volte più lontani rispetto alle più lontane delle nostre cosmonavi abitate.
Vediamola ora sul grande integrale, Weissberg.

WEISSBERG
Eccola. Queste immagini, riprese dalla Helioslab IV che si trova ad appena due milioni e mezzo di chilometri dal Sole, vengono ritrasmesse, potenziate e liberate da diversi disturbi legati alla vicinanza della corona e della fotosfera solare, dalla rete internazionale dell'Himalaya.
A questo proposito ricordiamo ancora qualche motivo per cui sono state conservate alcune stazioni sui punti più alti della Terra, mentre disponiamo di grandi strumenti fuori dell'atmosfera. Esse funzionano come centri di rielaborazione di dati ed ospitano anche centinaia di tecnici, scienziati, organizzatori, cronisti... con un costo relativamente contenuto. Sono inoltre veri e propri "musei" che irradiano informazioni su tutta la Terra e rappresentano un ponte suggestivo con altri tempi dell'astrofisica.
La Helioslab IV, intanto, ha modificato come sapete la sua orbita per avvicinarsi ad Viandante interstellare che stiamo osservando. Un avvicinamento strettissimo e previsto per dopo il passaggio del nostro amico al perielio. In particolare la Saint-Just e la Johannes Kreisler si sono messe in caccia e sfioreranno l'oggetto per avere informazioni dalla minor distanza possibile senza schiantarsi sulla sua superficie.
Le immagini ora mostrano la chioma e la lunga ed ampia coda arcuata assai simile a quella di una enorme cometa. La visione è superiore, credo, a qualsiasi descrizione. Ecco ora un dettaglio molto ingrandito della coda, a breve distanza dalla chioma che avvolge la testa, cioè la nave vera e propria.
Tra poco vi darò altri dati.

ZAUBERIN
Grazie, Konrad. Anche ad occhio nudo è brillantissima la grande falce bianco-azzurrina che va da un estremo all'altro dell'orizzonte, più luminosa verso la testa e sempre più tenue verso l'estremità della coda attraverso la quale si intravedono le stelle. Così l'abbiamo vista fino a pochi istanti fa e tra poco la rivedremo, dopo il passaggio al perielio,
ancora più splendida mentre la nave correrà passando ancora attraverso la corona del Sole.
Si è anche servita del Sole, per quanto possiamo immaginare.

WEISSBERG
Mentre la ammiriamo da diversi punti della Terra, tutti i nostri strumenti vengono interrogati in ogni istante.
La velocità del Viandante interstellare, ormai oltre la corona del Sole, è di 475 chilometri al secondo, superiore alle previsioni ed aumenta rapidissimamente a causa del campo gravitazionale del Sole stesso, cui si è avvicinato anche più di quanto si potesse supporre. A questo punto non dovrebbero esserci più dubbi che l'avvicinamento estremo, ai limiti del rischio di impatto sulla fotosfera, è programmato per acquistare un'accelerazione probabilmente necessaria per la prosecuzione del viaggio.

SCHNELL
E dopo, Weissberg? E che cosa è venuto a fare il Viandante tra noi?

WEISSBERG
...Aumenta la velocità... È ormai "al di là" del Sole per chi lo osservi dalla Terra. Ma i veicoli in orbita circumsolare, le nostre stazioni stanno registrando tutti i dati che è possibile registrare. E ce li ritrasmettono. Dato l'estremo avvicinamento al Sole, la Nave ha acquistato una velocità elevatissima. Era duemilasettecentoventi chilometri al secondo, quasi un centesimo della velocità delle onde elettromagnetiche... ora ha superato i tremiladuecento al secondo.
Certamente si allontanerà dal Sole seguendo un'orbita aperta, molto più velocemente di quanto potessimo prevedere ieri o anche soltanto poche ore fa. La sua destinazione, quindi, non riguarda il nostro Sistema.
La cosa, ormai era scontata, ma la traiettoria attuale della nave ce ne dà un'ulteriore conferma.

ZAUBERIN
Si è trovata tra noi solo di passaggio. Ma ha visto ed analizzato il nostro

WEISSBERG
Certamente, Athene. E in questo si trova anche la risposta più ragionevole alla domanda che Peter ci riproponeva: Che cosa è venuta a fare tra noi? Quello che abbiamo visto. Non solo, ma certamente anche questo.
La massa del Sole è servita per modificare la sua traiettoria, in una fase del suo lungo viaggio in cui ha studiato il nostro Sistema e presumibilmente anche tanti altri. E altri ancora ne studierà.

ZAUBERIN
Una CORREZIONE DI ORBITA.

WEISSBERG Né più né meno.

SCHNELL
Purtroppo siamo già molto al c à del tempo di cui dovevamo disporre. La pausa non sarà comunque molto lunga. Ci rivedremo molto presto. Ma ora dobbiamo chiudere. Cerchiamo ancora di prendere qualche minuto, se possibile. Grazie al nostro regista Wolfsbach Morgenstern!

WEISSBERG
Bene. Naturalmente, anziché piangere di delusione perche non siamo noi il suo obiettivo unico o fondamentale, dovremo rallegrarci perché si apre davanti a noi un immenso campo di studi in vista di nuove esaltanti conoscenze. Mentre seguiamo ancora il nostro visitatore interstellare, non disperiamo di poter decifrare anche certi segnali diretti dal suo pianeta d'origine, a 562,4 anni luce.
Come e noto, si stanno rivedendo alcuni spettrogrammi della stella di tipo G 3 da cui il Viandante verosimilmente proviene: quelle che sembravano anomalie marginali o "bizzarrie" nello spettro radio e in altre bande potrebbero essere segnali artificiali potentissimi, ma difficilmente separabili dalla radiazione della stella (HB 6749 e la sua sigla, nel nuovo catalogo, la ricordiamo ancora una volta). Segnali rilevati ad intervalli di diversi anni: evidentemente il dispendio di energia per inviarli - sempre ammesso che siano segnali, cioè prodotti artificiali destinati ad essere ricevuti da qualcuno - sarebbe enorme. Per questo essi non potrebbero essere trasmessi di continuo, ma solo per brevi tempi a lunghi intervalli. Se così è abbiamo forse anche qualche speranza in più che anche i segnali che noi stessi abbiamo lanciato da secoli trovino o abbiano già trovato qualcuno che possa rispondere in modo inequivocabile.

SCHNELL Weissberg!

WEISSBERG
Grazie, Peter. La Helioslab IV ci comunica che il Viandante, dopo aver superato il perielio sta per "riemergere" con un ulteriore anticipo rispetto a quanto prevedibile sulla base dei dati di pochi istanti fa. Strano e incredibile? No. Dicevamo poco fa che forse non tutto il viaggio era affidato, dopo la spinta iniziale, alla navigazione legata alle sole leggi gravitazionali, ciò che avrebbe richiesto vari milioni di anni. Il Viandante interstellare viaggia ora ad una velocità eliocentrica di oltre quattromila... ora 4225 chilometri al secondo...
Evidentemente ha attivato un sistema di propulsione destinato a portarlo rapidamente fuori dal nostro Sistema. Forse l'effetto-razzo più volte rilevato viene ora impiegato (forse insieme a qualche altro dispositivo) con un'efficacia molto più rilevante. Comunque l'avvicinamento al Sole è servito ad aumentare in misura già di per sé enorme la velocità, con un'orbita quasi radente la fotosfera, ai limiti delle possibilità di disintegrazione della nave per gli effetti di marea.
La velocità si mantiene ora al di sopra dei 4200 chilometri al secondo nonostante l'effetto ormai frenante, dopo il passaggio al perielio, del campo gravitazionale del :Sole.
L'appuntamento con la Saint Just non salterà, ma sarà solo anticipato e l'avvicinamento sarà un po' meno stretto poiché la nostra interplanetaria va sempre incontro al Viandante interstellare modificando ancora l'orbita con i motori in modo da giungergli vicina per quanto è possibile. Anche la Kreisler e, in questa nuova situazione, le navi leggere nordamericane Speed Fox, New Philadelphia, President Braidwood, e anche altre, tra cui le due sovietiche della classe Solntzie e la Explorador della Confederazione Latinoamericana e ancora la nostra Einstein VII potranno trovarsi in posizione favorevole per un avvicinamento relativamente stretto.
A te, Athene.

ZAUBERIN
Chiudiamo questo lungo collegamento mentre il disco del Sole appare offuscato dalla diffusione della chioma del Viandante interstellare che fugge ormai da lui e si prepara a riattraversare il Sistema ad una velocità tale che anche chi lo osserverà ad occhio nudo potrà vederne la chioma luminosissima, che nasconde il nucleo, cambiare sensibilmente posizione sullo sfondo del cielo in tempi brevissimi.
Ci lasciamo per un breve intervallo riservato ad altre notizie e ci prepariamo ad inviarvi nuove immagini, informazioni, commenti.

STAZIONI DELLA DEUTSCHER SONNEN FUNKEN
SINTESI DELLA REDAZIONE SUI TELESERVIZI INTEGRATI DEDICATI AL VIANDANTE INTERSTELLARE.

WOLFSBACH
Ci è sembrato giusto proporvi, nei servizi immediatamente precedenti, ed in questa trasmissione di commiato, una sintesi delle prime conclusioni cui la ricerca è giunta senza ripresentarne tanti dettagli che, per quanto importanti, sono talmente noti che rischieremmo con essi
di fare un lavoro di ripetizione anziché di informazione.
Del resto altri servizi, sulle nostre e su tante altre stazioni sono sempre attivi per chi desideri - attraverso gli impianti di telecomunicazione singoli o associati - mettersi in contatto con le fonti dei dati. Ecco ora sul video Weber.

WEBER
Ora che il Viandante ha già riattraversato il nostro Sistema fino oltre l'orbita di Giove, e mentre continua, naturalmente, il flusso di informazioni rimandate dalle nostre navi interplanetarie e direttamente al suolo, possiamo dire che le prime conclusioni cui i ricercatori stavano arrivando al momento del passaggio al perielio sono confermate.
Per quanto ci riguarda - come mi ricordava poco fa, prima dell'inizio di questa trasmissione il nostro regista Ludwig Wolfsbach Morgenstern - rivedendo ora le precedenti tappe del nostro lungo lavoro, le registrazioni che vi abbiamo proposto, possiamo notare qualche aggancio non del tutto rifinito, qualche riferimento a servizi che non sono stati ripresentati in questa serie di registrazioni. Ma ci interessava la chiarezza e la coerenza del discorso di fondo, mentre ci riferivamo, confidando nella buona memoria dei telespettatori, a fatti, situazioni, temi di discussione i cui termini fondamentali erano ampiamente noti.
Forse c'era anche, in qualche momento che deliberatamente non abbiamo ripresentato, una vaga aria di mezza delusione per il fatto che le informazioni che il Viandante ci ha inviato non ci hanno permesso un colloquio diretto, ma riteniamo comunque pressoché sicuro che anche i nostri messaggi siano stati ricevuti e immagazzinati.
D'altra parte si tratta di una macchina che manifestamente può fare indagini a largo raggio, in certi ambiti anche molto precise, ma forse non conversare direttamente. Vede, sente, elabora e registra ciò che i suoi costruttori dovranno un giorno esaminare. Ecco ora Athene Zauberin.

ZAUBERIN
Il Viandante, come sapete, è una macchina antica per i suoi costruttori dei quali cerchiamo ancora a nostra volta, con qualche prospettiva di progresso anche in termini molto brevi, di decodificare quelli che ci sembrano i loro messaggi diretti, provenienti da un pianeta presso la stella di tipo G 3 con sigla HB 6749 nel Nuovo Catalogo.
Ma certamente i dati che abbiamo già acquisito ci offrono un campo di indagine entusiasmante.

SCHNELL
E su questo campo noi della D S F saremo ancora con voi per informarvi e per ricevere i vostri commenti e le vostre osservazioni, cittadini spettatori, confortati - mi pare giusto dirlo - dall'attenzione e dalle testimonianze di stima che ci avete inviato, oltre che dai riconoscimenti che sono giunti da tutti i paesi alla redazione.
Ora alcuni di noi vanno in vacanza. Un saluto particolarissimo agli amici Athene Zauberin, specialista dei programmi scientifici, ed a Ludwig Wolfsbach Morgenstern, regista dei telegiornali e dei teleservizi videointegrati, mentre si preparano a fare i bagagli per il viaggio che li condurrà a Mosca e Leningrado, e quindi a Praga e poi a Vienna e a Firenze e a Venezia ...e dovunque vorranno. Mandateci un telebiglietto, mi raccomando!

WOLFSBACH
Grazie, e statevi bene tutti. Arrivederci.

SCHNELL
La linea ad Athene per gli ultimi minuti di questa trasmissione.

ZAUBERIN
Grazie a Peter, a tutti coloro che ci sono stati vicini nel nostro lavoro ed a tutti gli amici telespettatori.
Fedeli fino in fondo al nostro proposito di non dare più spazio alle chiacchiere vane, non abbiamo più dato voce alle congregazioni dei superstiziosi che d'altronde stanno assistendo ad uno squallido tramonto di tante pretese "sacre verità" ed "infallibili previsioni". Aver affrontato in certi momenti anche questi discorsi non è stato vano e chiuderli è stato giusto.
Siamo convinti di questa e di altre scelte, cosi come siamo convinti della scelta di vivere in democrazia, garantendo a tutti gli stessi diritti e quindi lo stesso potere politico, tanto che chiunque sappia di non dover mai obbedire ad altri che a se stesso.
In questa realtà che vogliamo completare e perfezionare su tutti i piani ed in ogni senso, senza limiti, sorgono le più ardite costruzioni della matematica come le fiabe vecchie di millenni, e tutta la nostra fantasia potrà liberamente percorrere i suoi spazi.
La scienza e la cultura non solo non la ostacolano, ma le danno le ali.

Sonno Pesante, opus 17 n 2

            Interstellare Chimaera. Prima missione su Aliban.
Dal rapporto di Alexander Zenisek, ispettore generale.

Quando giungemmo al villaggio di Mouthe la neve ricopriva tutte le cupole delle abitazioni ed imbiancava anche le strade su cui non si vedevano orme di pedoni mentre sotto le luci pubbliche le rare strisce dei carri elettrici veni-vano rapidamente cancellate dalla fittissima precipitazione di neve e granuli di ghiaccio.
  Scendemmo con il battello Ulixes sulla piazza accanto all'abitazione del Coordinatore di zona, Everal Malinth, una costruzione "a doppia altezza"che ricordava un po', su scala leggermente ridotta, certi municipi di campagna della mia Boemia, lontana 276 anni-luce.
  O forse ero io che volevo ricordare. Ma per vedere, sia pure come una stel-lina gialla non particolarmente brillante, il Sole che in quel momento (sulla Terra era aprile) illuminava il mio Paese, dai Tatra alle guglie ed ai palazzi dorati di Praga, occorreva pretendere dai computer le coordinate e servirsi, quanto meno, di uno dei telescopi ausiliari della Chimaera.
 Della nostra nave avrò certo occasione di parlare anche in qualche altra cronaca. In questo viaggio ci aveva condotto già su quattordici pianeti di di-versi sistemi. Ora eravamo da qualche settimana presso Aliban, il quarto corpo di una qualche importanza in ordine di distanza (126 milioni di chilo-metri) da Vila, una "nana" giallo-arancio di tipo G 6, un po' più piccola del nostro Sole.
  Non avevamo avuto particolari motivi di preoccupazione e neppure la cen-tesima parte delle disavventure politiche, diplomatiche, ecologiche... che a-vevamo incontrato su qualche altro pianeta e che prima o poi dovrò deci-dermi a narrare... in parte ed in sintesi, s'intende, altrimenti andrei avanti per secoli.
  Ora però devo ricordare che su Aliban, a 62 gradi di latitudine, il clima, già in "autunno" è rigidissimo. L'asse del pianeta è inclinato di circa 32 gradi ri-spetto alla perpendicolare del suo piano di rotazione intorno a Vila  e quindi i circoli polari si trovano ovviamente a soli 58 gradi dall'equatore. Inoltre l'anno è di qualche settimana più corto del nostro e quindi si fa presto a pas-sare dalla tuta leggera alla necessità del mantello di pelliccia termica.
  - Un posto adatto per quelle specie di orsacchiotti di peluche - diceva Weber, l'astrofisico che era con noi sull'Ulixes, riferendosi agli abitanti di Mouthe che, come tutti gli Alibaniani, erano naturalmente coperti da una fit-ta peluria dorata simile alle piume di certi uccelli molto giovani. Ma gli "anatroccoli"(come si diceva, anche, qualche volta) avevano un aspetto ed uno stile elegante, con le loro figure slanciate, i grandi occhi di color verde smeraldo, o azzurro intenso o di un nero assoluto e tuttavia brillante, sempre molto espressivi e vivaci, e le capigliature ondulate dai riflessi iridescenti.
  Il fatto che sul villaggio cadessero già la prime forti nevicate significava che la stagione non concedeva dilazioni speciali per nessuno  in quel periodo in cui, anche quando la biondo-dorata Vila appariva nel corso di qualche schia-rita, descriveva evidentemente archi sempre più stretti dall'alba al tramonto dei pallidi giorni di Aliban.
  

  Nessuno di noi era mai stato su Aliban prima d'ora e le nostre conoscenze degli usi e costumi, come si dice, dei popoli che l'abitavano erano piuttosto sommarie, anche se nel corso di qualche settimana la Chimaera, preparan-dosi all'arrivo, aveva stabilito un contatto radio continuo. Nonostante le dif-ficoltà linguistiche, eravamo riusciti in sostanza ad intenderci su vari argo-menti.
  Dovevamo sempre trovare qualcosa su diversi pianeti: informazioni gene-rali, macchine, materiali grezzi o prodotti finiti per quanto possibile, compo-nenti per nuovi elaboratori, culture batteriche, metalli pesanti, resoconti di controversie politiche, piante, animali, veicoli, strumenti...

  Mentre la Chimaera rimaneva in orbita stazionaria, le navette e i due gran-di battelli, l'Ulixes e il gemello Diomedes, operavano all'occasione sia come traghetti orbitali, sia come mezzi aeri o al suolo per imbarcare e sbarcare in pratica qualsiasi cosa.
  Su Aliban, in relazione al programma di completamento dei sistemi di os-servazione dell'Unione Interplanetaria in tutte le frequenze, dovevano trova-re (tra l'altro) oro, alluminio, torio, mercurio,.
  Ma soprattutto interessava il tungsteno che gli Alibaniani potevano ricavare da rocce in giacimenti molto superficiali, messi in pratica allo scoperto dal-l'azione erosiva degli agenti atmosferici e soprattutto degli antichi ghiacciai: in pratica si trattava di scheelite e wolframite, ma la percentuale di tungsteno era assai più elevata di quella riscontrabile in media in rocce simili sulla Ter-ra e su molti altri pianeti.

  Non starò ad illustrare i motivi facilmente intuibili per i quali gli Alibaniani furono ben lieti di partecipare ad un programma che contribuiva in misura non trascurabile allo sviluppo delle loro conoscenze.
  Si diedero da fare per offrirci, insieme al resto, anche tutto il tungsteno di cui avevamo bisogno, nonostante le difficoltà della stagione.
  Purtroppo non potevamo scegliere anche la stagione adatta - e del resto dovevamo spesso lavorare alle più diverse latitudini - né rallentare l'esecu-zione dei programmi oltre certi limiti assai ristretti. E due tra le zone più ric-che di minerali di tungsteno erano nell'emisfero settentrionale dove era già autunno avanzato: quella più antica, ormai quasi esaurita, a Mouthe, a 62 gradi e quella nuova, ricchissima, a Selinthe, oltre 11 gradi più a nord, 1540 chilometri, corrispondendo un grado di latitudine alibaniana a circa 140 chi-lometri. Ma Selinthe non si trova sullo stesso meridiano e la sua distanza da Mouthe supera di poco i 1650 chilometri.
  In realtà il grande giacimento di Selinthe non era stato ancora mai utilizza-to, poiché non si erano presentate reali necessità di un'impennata nella pro-duzione. Con l'annuncio del nostro arrivo tutto era cambiato: prima che la Chimaera si collocasse nella sua orbita stazionaria, l'attività, iniziata con i caratteri della grande urgenza, era già a buon punto pur tra mille difficoltà ed i tecnici alibaniani si preparavano alle ultime fasi nel timore di un improv-viso peggioramento del clima. La necessità di produrre quanto più possibile al più presto non aveva neppure permesso la costruzione di una vera base permanente e gli alloggiamenti non offrivano garanzie di sicurezza contro il terribile inverno artico di Aliban.
  Tuttavia le squadre inviate a Selinthe - ci spiegò rapidamente il Coordina-tore Everal Malinth - erano rimaste al lavoro, mentre noi eravamo ancora sulla Chimaera, quindici giorni oltre la data in cui normalmente si sospende-va ogni attività anche a latitudini molto meno alte, per completare l'estrazio-ne del materiale che sarebbe poi stato arricchito in diversi stabilimenti con l'eliminazione del settanta per cento delle impurità e quindi ulteriormente se-lezionato prima di essere imbarcato sull'Ulixes che lo avrebbe portato ai la-boratori della Chimaera in orbita sopra Aliban.

  Ora i tecnici avevano quasi tutti lasciato Selinthe ed erano transitati a Mou-the dove avevano scaricato il materiale dai grandi elettrocingolati e se ne e-rano andati a casa per un più che meritato riposo. Alcuni erano talmente de-bilitati che avrebbero avuto bisogno di un bel po' di tempo per riprendersi. In qualche caso erano necessarie cure specifiche e accurati controlli medici.
  Solo una squadra di sette individui era rimasta per disattivare gli impianti (dei quali tuttavia ben poco si sarebbe salvato) e per portare gli ultimi due carichi mentre le scatenate correnti fredde avevano iniziato i loro furiosi ca-roselli.

  I due velocissimi elettrocingolati a turbina avrebbero dovuto essere già da quattro o cinque giorni a Mouthe, ma in realtà non si poteva neppure essere certi che avessero lasciato Selinthe, poiché la radio taceva da una settimana. Si captava solo, intermittente e piuttosto debole, il segnale del radiofaro del-la miniera, con l'aiuto della riflessione intensificata dalla Chimaera in orbita. Brutto segno.
  - Aspetteremo - disse Everal Malinth.
  - Ci sentiamo un po' colpevoli - dichiarai.
  - No, Ispettore, non devi scusarti - replicò Malinth -: abbiamo scelto noi di prolungare i tempi del lavoro. Del resto i nostri uopmini sanno come rego-larsi. non è la prima volta che la radio fa i capricci o che il segnale viene can-cellato dalle tempeste. Appena si avrà una schiaritasi faranno vivi o li ve-dremo arrivare. O... potremo andare a cercarli con i mezzi aerei che ora non possono assolutamente muoversi.
  Ma sapevamo che a Selinthe l'energia doveva essere agli sgoccioli, poiché erano state usate anche le scorte di emergenza per alimentare gli impianti per l'estrazione, la   cernita ed il carico del minerale.
  In pratica la squadra stava già presumibilmente facendo i conti con la pro-spettiva di altre lunghe settimane di isolamento... per non pensare al peggio. Anche le riserve alimentari non dovevano essere abbondanti, poiché si sape-va che il lavoro a Selinthe doveva terminare entro poco tempo e non si era-no accumulate derrate per una stazione ancora provvisoria i cui impianti sa-rebbero stati distrutti dall'inverno. E, prima per i normali ritmi di approvvi-gionamento, poi per la condizioni del tempo, da venti giorni non c'era stato nessun tipo di rifornimento.
  Andremo noi - dissi dando uno sguardo ai miei compagni. -Il nostro battel-lo, l'Ulixes, può raggiungere Selinthe in meno di un giorno (sì, terrestre o di Aliban: la differenza non è molta). Naturalmente neppure il nostro battello può volare come un aereo normale, con questo tempo, ma può navigare sul cuscino d'aria, anche sopra i terreni più aspri, anche a soli trenta centimetri dal suolo.
  - Sarà bene muoverci subito - intervenne Hugo, uno dei due piloti dell'Uli-xes interpretando il pensiero di tutti.
  Vi ringrazio: Là ci sono già sicuramente grosse tempeste - disse Malinth accennando verso nord - ed è probabile che i turbocingolati elettrici non possano muoversi.
  Poco dopo caricavamo le provviste sull'Ulixes.
  - State attenti, però, anche voi - raccomandò il Coordinatore -. Potrete tro-vare molti imprevisti.
    - Non dovremmo avere grossi problemi - risposi. - Saremo sempre in con-tatto su molte frequenze con la Chimaera e pro- babilmente con la vostra stazione di qui. Abbiamo anche due trasmettitori di emergenza.
 In realtà sapevamo che le comunicazioni radio tra Mouthe e l'Ulixes sareb-bero state ben presto difficilissime, se non impossibili.
  L'atmosfera di Aliban non è molto più densa di quella della Terra, ma la grande quantità di polvere (in gran parte, verosimilmente, di origine vulcani-ca) è molto maggiore, e questo spiega già in parte, forse, la difficoltà delle comunicazioni con trasmettitori non molto potenti. Inoltre dovemmo notare che non avevamo mai visto una precipitazione così fitta sulla Terra. Per di più sembrava che aumentasse continuamente. Questo poteva essere il colpo di grazia. Ma almeno i potentissimi strumenti della Chimaera
si sarebbero fatti sentire in qualunque condizione.
  - Speriamo piuttosto che i tuoi compagni - disse Karl, l'altro pilota non sia-no rimasti proprio "a secco".
  - Speriamo, ma, se così fosse, - rispose Malinth - dovrebbero fare per forza un bel sonno pesante, naturalmente.
  Non c'era molto da ridere, ma evidentemente il Coordinatore non voleva aver l'aria di essere troppo preoccupato, per non influire negativamente su di noi.
  Questo è quello che noi pensavamo, ma devo ricordare che era la nostra prima missione su Aliban e che la conoscenza reciproca tra noi ed i nostri ospiti era per vari aspetti davvero insufficiente.
  Tutti i pochi adulti di Mouthe erano sovraccarichi di lavoro e del resto il sistema di navigazione dell'Ulixes era talmente sicuro da permettere di ritro-vare un radiofaro in un oceano o anche "una lucciola in una foresta", come spesso si diceva.
  - Sapete che vorrei venire con voi - disse Malinth fissandoci con i profondi occhi neri che non riuscivano più a nascondere l'ansia per la sorte dei com-pagni.
  - Già - ribattè subito il biologo Arthur Burnes. - Così al
ritorno troveremmo Mouthe nel caos. Non preoccuparti: Anzi, sarà bene che qualcuno di noi resti qui a darti una mano.
  Decisi di lasciare a Mouthe lo stesso Burnes ed il più anziano esperto di controlli delle comunicazioni, Marcello Martini, detto "Nonno Antenna".
  Partimmo in sei: oltre a me c'erano i due piloti, Karl Schüler e Hugo Wind, l'astrofisico Johann Weber, la dottoressa Lidia Svoboda, mia compatriota, e l'ingegnere elettronico Julius Hand.

  Dopo un'ora di viaggio il vento sferzava l'Ulixes a 120 chilometri all'ora, ma le settecento tonnellate del battello rappresentavano già ottimi argomenti contro il timore di sbandate pericolose, mentre procedevamo a poche decine di centimetri o anche a due o tre metri dal suolo sul cuscino d'aria.
  Ma la sicurezza diveniva quasi assoluta con gli stabilizzatori automatici a detti, governati da un computer indipendente: Kalypso. Il nome ci era sem-brato molto adatto, visto che la famosa ninfa dell'Odissea era riuscita a tener fermo, e piuttosto lontano da casa, l'Eroe al cui nome il nostro battello si i-spirava.
  Ma in qualche modo eravamo stati troppo ottimisti.
  Dopo quattro ore di viaggio perdemmo il radiofaro di Selinthe su tutte le lunghezze d'onda.
  - C'era da aspettarselo - commentò Julius Hand quando il segnale era ormai assente da vari minuti.- Giungeva già molto debole.
  - Ci arriviamo comunque - assicurò Weber. - La rotta è definita con un de-cimo di secondo d'arco di approssimazione.
  Ma Kalypso non poteva mandare ordini ad una coppia di stabilizzatori in avaria. Questo no. E dalla decima ora di viaggio dovemmo procedere a ve-locità ridotta, talvolta al di sotto dei trenta all'ora, mentre la tempesta si fa-ceva più violenta e le visibilità era praticamente nulla. Non vedevamo che un un muro bianco davanti ai potenti fari frontali della nostra navicella e i rive-latori a onde potevano avvertirci di un ostacolo improvviso qualche decimo di secondo prima che ci venisse addosso.
  Dalla Chimaera ci diedero tutto l'aiuta possibile, ma naturalmente sulle a-sperità nascoste nella tremenda bufera non potevano trasmetterci che infor-mazioni generali.
  Non c'era neppure da meravigliarsi che da Mouthe non si ricevessero da varie ore segnali, in quelle condizioni.
  Ma perfino le comunicazioni con la Chimaera divenivano sempre più diffi-cili. Noi ricevevamo a tratti con chiarezza le trasmissioni ma loro qualche volta non ci rispondevano a tono. Evidentemente i nostri messaggi non giungevano sempre chiari poiché i nostri trasmettitori, per quanto potenti, erano enormemente più deboli di quelli della grande nave sopra di noi.

  Poi, dopo 32 ore dall'inizio del viaggio, uno sperone di roccia sulla sinistra aprì uno squarcio sul fianco del battello. Karl e Hugo avevano evitato all'ul-timo momento, per un soffio, l'urto frontale, ma il colpo fu comunque vio-lento. Ci fermammo. Isolammo il compartimento colpito per evitare di far invadere tutto il veicolo dall'atmosfera esterna a 45 gradi sotto zero. Insieme ad altri strumenti una delle bussole giroscopiche era stata schiacciata dai blocchi di ghiaccio che avevamo imbarcato.
  Weber si precipitò sulla dritta per controllare l'altra: la caduta di una barra di sostegno del rivestimento, causata dall'urto, l'aveva messa fuori combat-timento insieme ad un piccolo radar.
  Eravamo ancora ad oltre quattrocento chilometri da Selinthe ed a milledue-cento da Mouthe, da cui non ricevevamo ormai da tempo alcun segnale.

  Ora dovevamo procedere con le bussole magnetiche "di precisione". Ma conoscevamo i capricci e la debolezza del campo su Aliban.
  In quelle condizioni era come chiedere la strada in un posta sconosciuto, in una di quelle notti in cui la nebbia "si taglia con il coltello" ad un turista u-briaco.

  Inutile dilungarsi. ad un certo punto cominciammo a temere che non sa-remmo mai giunti a Selinthe.
  Era possibile ritornare a Mouthe ... forse, se si riusciva a riprendere magari un fruscìo della radio di Malinth dalla quale Nonno Antenna stava certamen-te sgolandosi per farsi sentire. Oppure potevamo  metterci in assetto vertica-le ed accendere il sistema di propulsione per il salto orbitale verso la Chima-era. In ambedue i casi la conseguenza era la condanna a morte delle  squadra alibaniana a Selinthe.
  Non potevamo, ovviamente, viaggiare in quella situazione come un aereo da turismo a qualche centinaio di chilometri all'ora. Con i getti del "cuscino d'aria" potevamo rimanere per qualche tempo anche a quote di parecchie de-cine di metri, ma la velocità orizzontale in tal caso decresceva fino ad annul-larsi perché dovevamo sottrarre energia ai getti di traslazione. Inoltre qua-lunque crisi di stabilità, a certe altezze, poteva preludere ad una tragedia. Ora, poi, con gli stabilizzatori in avaria e con quel vento, pensare di aprire anche di poco le ali per avere un minimo di portanza e "fare l'aereoplano" voleva dire essere ammaliati dalla prospettiva di una candida tomba tra i ghiacci boreali di Aliban. In realtà l'Ulixes doveva spesso strisciare quasi come una slitta per evitare di sbandare o di rovesciarsi.
  Ci fermammo altre volte per diversi guasti o per evitare altri incidenti nel corso dei giorni successivi. La durata del viaggio si dilatava enormemente rispetto alle previsioni e non se ne vedeva la fine.
  Eravamo destinati a concludere il nostro viaggio come l'Ulisse dell'Odissea, come il mitico Odysseus, appunto, che infine torna a casa e, sia pure a fatica, dopo scontri tremendi, si ristabilisce in patria?
  O forse la nostra sorte era quella dell'Ulisse di Dante?

  All'inizio del settimo giorno la tempesta si calmò rapidamente. Il vento a-veva superato per lunghi periodi i 170 chilometri all'ora, in qualche caso a-veva toccato i 200. Ma  in tre o quattro ore  calò decisamente mentre spaz-zava via le nubi da gran parte del cielo. Era notte fonda e riuscivamo a vede-re solo le stelle più brillanti, poiché l'atmosfera rimaneva tuttavia molto vela-ta.
  Dalla Chimaera ora ci sentivano bene. Ma da Mouthe neppure un sospiro. Il centro dell'uragano si era spostato verso sud e ci tagliava ancora fuori da ogni contatto con Everal Malinth e con i due nostri compagni che erano ri-masti con lui al villaggio.

  Allora sullo schermo del radar principale apparve per un momento il segna-le del radiofaro. Eravamo forse a trenta o quaranta chilometri dalla miniera di Selinthe. Ci sollevammo ad una quindicina di metri di quota sulla distesa ondulata per qualche minuto.
  Dopo un quarto d'ora il segnale apparve ancora, debolissimo.
  Non ci sentivamo ottimisti sulle condizioni in cui potevano trovarsi i tecnici alibaniani. Sapevamo che il radiofaro funzionava automaticamente e l
  Temevamo molto qualcosa di simile e la grande rarità dei segnali indicava forse un grave guasto, con forte perdita di energia e  l'apparecchio a rispar-miava al massimo l'energia residua. Da ventisette giorni a Selinthe non era arrivato  alcun rifornimento.
  Finalmente, dopo la lunga tenebra, vedemmo la luce di Vila dal lato  orien-tale del cielo, molto verso sud, naturalmente. Sarebbe durata poco, date la latitudine e la stagione. Ma intanto la massiccia torre metallica del radiofaro si delineò davanti a noi, benché bianca  sul bianco dello sfondo, mentre dalla Chimaera giungeva la conferma che eravamo giunti a destinazione.

  Inoltre il Diomedes, dopo un balzo suborbitale da quaranta gradi sud, a-vrebbe toccato il suolo entro pochi minuti in una zona relativamente calma a quattrocento chilometri da noi. In quatto o cinque ore, anche meno se il cli-ma continuava a migliorare, poteva essere in grado di raggiungerci.

  Scendemmo su una vasta depressione presso le baracche dalle coperture a cupola che dovevano permettere alla neve di scivolare, almeno in parte. Gli impianti di sollevamento, i cingolati e i grandi cumuli formati dai detriti delle escavazioni si potevano immaginare sotto il ghiaccio che impediva di vederli direttamente mentre ci nascondeva anche le aperture delle baracche.
  Lo strato bianco poteva essere alto in media tre o quattro metri: era quasi solo quello delle ultime tempeste, poiché in precedenza la base, finché era rimasta in piena efficienza, era stata tenuta sgombra per quanto possibile con i turbocingolati che avevano ammucchiato neve e ghiaccio, cosicché ora le costruzioni si trovavanoin una specie di cratere dalle pareti in dolce penden-za.
  Ci accorgemmo che in alcuni punti le cupole delle baracche avevano cedu-to sotto il peso della neve ed anche sulle pareti si notavano rotture in corri-spondenza, sembrava di capire, delle finestre investite per giorni da raffiche di vento che portava neve e granuli di ghiaccio anche a duecento all'ora.
  Temevamo molto qualcosa di simile, ed era accaduto.
  Ma gli Alibaniani potevano comunque essersi salvati in profonde buche scavate appositamente dentro le baracche sotto il pavimento con le macchine usate per estrarre il minerale, più che negli scavi stessi della miniera, troppo larghi e superficiali per costituire buoni ripari.
  Calandoci dai tetti sfondati o dalle finestre cominciammo ad ispezionare tutte le baracche. In effetti in tutte il pavimento si trovava già originariamen-te parecchio al di sotto del livello del suolo e la parte delle costruzioni che si trovava al di sopra era forse la minore, ma la temperatura degli angoli più caldi era sempre di almeno venti gradi sotto lo zero. Un saggio con la trivel-la mostrò che il terreno era gelato in profondità per diversi metri.
  

  Cercavamo affannosamente da due ore dentro le costruzioni e fuori, alla debole luce di Vila che già ci stava abbandonando alla notte boreale, quando si sentì la voce di Karl che pochi metri davanti a noi si era attardato ad ispe-zionare una sezione di una baracca dentro la quale si era introdotto aprendo un varco nella parete ghiacciata.
  - Venite qui! Hugo, Dottoressa Svoboda, Ispettore!
  Entrammo. Alla luce delle torce elettriche delle tute termiche riuscimmo appena ad intravedere Karl che aveva trovato, sul pavimento di quella sezio-ne della baracca, la copertura di una grossa botola e tentava di sollevarne il pesante coperchio metallico.
  Julius Hand venne insieme  agli altri ed accese la potente fotoelettrica illu-minando a giorno l'ambiente: Sul coperchio c'erano delle scritte di vernice che non era facile decifrare su due piedi, ma anche uno schizzo che rappre-sentava sette forme dall'aria "umana": i sette tecnici di Aliban, certamente!
  Aiutammo Karl a sollevare il coperchio e le assi di legno che stavano sotto.
  Scendemmo lungo una ripida rampa che conduceva ad una grotta scavata profondamente nella roccia e sbucammo in una stanza circolare di circa quattro metri di diametro. Il soffitto era un'alta cupola.
  Vedemmo prima un tavolo ed alcune sedie al centro. Lungo tutta la parete notammo poi delle nicchie, sette, in ognuna delle quali si trovava disteso un corpo avvolto nella tuta pesante che lasciava vedere solo le palpebre chiuse e uno stretto margine della fronte e delle tempie ricoperte dalla peluria dora-ta che si confondeva con qualche ciocca iridescente delle chioma.
  Rimanemmo fermi, muti volgendo lo sguardo intorno.
  I nostri buoni amici che ora vedevamo per la prima volta erano morti. Per noi.

  E  per colpa nostra. - disse Hugo in un gemito che sembrò un grido lace-rante.
  Lidia Svoboda, allora, si accostò ad uno dei corpi nella sua nicchia, gli toc-cò la fronte.
  Si tolse il cappuccio termico e noi la imitammo. Non sentivamo più il fred-do né la stanchezza, del resto.
  Poi la dottoressa scostò a fatica un guanto dell'alibaniano. Sentì il polso, a lungo. Si volse verso di noi coprendosi il volto con le mani.
  Per il progresso della scienza! - disse Weber serrando i pugni.
  - Per la nostra dannata fretta! - disse Karl.
  LIdia infilò le mani attraverso l'allacciatura di uno stivale che era riuscita ad allentare. Ricordava l'arteria della caviglia, che aveva sentito ad altri aliba-niani poco prima del nostro arrivo a Mouthe.
  Nulla, nulla! - disse -  Per quanto ne so io questi possono essere morti da quattro giorni.
  Sentì la fronte di altri corpi. - Sono... freddi. quasi alla temperatura della stanza... quasi.
  Per noi, per colpa nostra - ripeté Hugo -. Siamo noi i colpevoli, i loro ami-ci " spelacchiati". Ricordi, Karl, come ci rispondevano, quando li prendeva-mo in giro? Questi, ormai, non ci diranno più nulla, poveri anatroccoli!
  C'era l'ordine e la pace di una tomba di antichi eroi. Non era sinistra, ma in-finitamente triste, questo sì.
  La luce della  grande fotoelettrica manovrata da Juluis Hand tremò.
  - C'è in giro ancora del cibo. Delle scatole intere - disse Julius. - Perfino  delle riserve di carburante, guardate. E quei termofori chimici: potrebbero essere ancora in grado di funzionare, addirittura... E' strano.
  Non tanto, Julius - intervenne Weber. -  Sapevano di essere agli sgoccioli e allora...
  -Allora cosa?... Che vuoi dire? - fece Hugo. - Poi guardò me che ero rima-sto in silenzio da quando eravamo entrati.
  - Weber pensa - dichiarai - che i nostri amici si siano uccisi... si siano lasciati morire.
  Johann Weber fece un cenno affermativo.
  - E' possibile - disse. -   Sapevano di dover rimanere qui in queste condi-zioni fino alla prossima primavera. Qualche scatola di alimenti e due conteni-tori di carburante avrebbero solo prolungato il tormento.
  Già. Questo spiegava anche il motivo per cui si erano "messi in ordine". Forse era nel loro stile. Che cosa sapevamo noi, sbarcati dalla nostra nave da pochi giorni, della  loro mentalità, del loro atteggiamento di fronte al perico-lo ed alla sofferenza? In questo poco tempo avevamo parlato quasi solo di "affari". Non avevamo neppure un'idea della loro fisiologia, altro che menta-lità e carattere! Chi poteva dire come si comportava uno di Aliban di fronte alla morte? Evidentemente qualcuno di loro si comportava proprio così. Li-dia continuava a girare  lungo la parete e guardava uno per uno i corpi diste-si nelle nicchie.
  - Però... potevano sperare in una spedizione di soccorso - osservò Julius Hand facendosi aiutare ad appoggiare la pesante fotoelettrica sul tavolo.- Sapevano che dalla Chimaera poteva venire qualche aiuto e magari, nel cor-so di una schiarita, come quella che poi si è verificata...

  - Ma che sapevano loro della Chimaera? - ribattè Karl - Sapevano solo che era lassù con settecento terrestri, i loro "nuovi amici" di cui non avevano mai visto le facce spelacchiate. Che poteva fare la Chimaera per loro?
  - E' così - soggiunse Hugo. - Questi sette suicidi ci fanno sentire sette volte omicidi. Non potevano più sperare, i nostri orsacchiotti.
  Un fulmine: una di quelle idee assurde (e stupide, anche) come "se avessi le ali" o "se potessi leggere nel pensiero".
  Lidia! Sei sicura di aver sentito bene il polso? Sei sicura...
  - Alexander! - mi interruppe Weber guardandomi severo - Non devi met-terti a delirare. Sta zitto, Alexander. Calmati.
  No. No, Johannes. Un momento. - Guardai gli altri. - Datemi un momento. Cinque minuti.
  Sul viso di Lidia passò per un attimo una luce. Parla, Alexander - disse. - Parla.
  - E va bene - fece Julius senza entusiasmo, pensando evidentemente che dare sfogo a qualche idea folle avrebbe giovato ai miei nervi sconvolti.
  Respirai a lungo.
  No - dissi. - Fate come se non ci fossi, per qualche minuto. Per favore.
  Lidia fece cenno ad altri di assecondarmi. Mi accostai ad uno dei corpi, quello di fronte all'ingresso della sala. Presi il polso. Poi, volgendo le spalle ai miei compagni, con la voce più distaccata che riuscii a trovare, cominciai a parlare lentamente.
  - Non è la prima volta che si sente dire che certi animali... certi esseri vi-venti... in condizioni particolarmente sfavorevoli... adottano un sistema di sopravvivenza particolarmente efficace, riducendo il consumo di energia at-traverso un drastico rallentamento dei processi vitali di base... del metaboli-smo... E cosa sappiamo noi di questi "orsacchiotti"? Già: la parola mi ha i-spirato quando l'ho sentita ripetere da Hugo... No, ancora un momento. - Continuai:
  - Julius: la temperatura di questa stanza è forse di un grado o due sopra lo zero. Siamo tutti senza cappuccio termico e... possiamo rendercene conto. Quasi tutti ci siamo tolti i guanti, quasi senza accorgercene - e questo corpo, come quello dei suoi simili, è ancora meno freddo dell'aria della camera: tre, quattro, cinque gradi? Forse...
  Sempre tenendo il polso del mio amico inerte mi volsi a guardare i compa-gni.  Mi accorsi che la dottoressa aveva già preso il braccio sinistro dell'ali-baniano accanto. Weber e gli altri si avvicinarono a loro volta ai corpi che giacevano nelle nicchie.

  _ Silenzio ! - disse Lidia. Intendeva dire che il silenzio doveva continuare.
  Passò un'eternità.
  Il braccio non era così rigido come poteva sembrare: l'impressione dipen-deva almeno in parte dalla pesante tuta.
  - Sì . disse la dottoressa. - Si!... E' debolissimo. Ma... batte!
  Era davvero debolissimo, ma poi riuscimmo a sentirlo anche noi su tutti e sette i corpi che si trovavano nelle nicchie lungo la parete della stanza circo-lare: una volta ogni 70-80 secondi il cuore pulsava ed il polso ( o la caviglia o la tempia o altri punti) rivelavano con un leggero rigonfiamento che dura-va un paio di secondi il passaggio di sangue nelle arterie.

  Prevedendo altre settimane o forse altri mesi di isolamento nel deserto ghiacciato - come fanno in circostanze simili sulla Terra gli orsi, gli scoiattoli (o talvolta, a modo loro, i rondoni), mentre gli uomini ed altri animali non ne sono capaci - i nostri amici avevano rallentato il loro ritmo di vita fino ad uno stato di torpore tanto profondo da apparire simile alla morte, in attesa di tempi migliori.
  Un carattere per qualche aspetto un po' primitivo forse, ma in certe situa-zioni estremamente efficace, per Bacco!

  La conferma della correttezza della nostra ipotesi venne poco dopo la let-tura (anche se con qualche difficoltà linguistica) di una registrazione che tro-vammo su uno scaffale. La risentimmo non so quante volte: entro tre giorni i nostri amici si sarebbero risvegliati per saggiare le condizioni dell'ambiente e ritornare nuovamente in stato di torpore, se necessario. Ma non sarebbe sta-to necessario.
  Dall'interno della stanza sotterranea non potevano mandare né ricevere se-gnali.
    Julius . dissi appena uscimmo - trasmetti per favore alla Chimaera e al Diomedes (appena potremo lo diremo anche a Malinth ed agli altri) che i tecnici alibaniani rimasti a Selinthe stanno bene. Dormono. Ed hanno proprio il sonno pesante.
-Racconto pubblicato dalla Perseo Libri-

Farabutti Terrànian opus 17 n. 1
    - Così è bene, in fondo, che io sia venuto con te in questo viaggio - diceva l'anziano Nor Laiz al figlio Leen, primo nocchiero della Rantz Seconda -: non ci sono alcune delle affascinanti incognite della prima esplorazione a distanza. Ma comunque non credo che sulla Rantz Prima mi sarei trovato troppo male.

  - Certo, buon padre - rispondeva Leen -, me l'hai ben spiegato.

  - Anche troppo, Leen? ...

  - No. Voglio dire che ho capito bene. Ma in fondo anche io sarei partito volentieri con la prima Rantz ... Ero altrove, a fare un buon lavoro per il nostro beneamato Consiglio Interplanetario. E di Earth, o Terra (o Heliugea, come dicono i raffinati) non c'era la più pallida idea neppure nell'anticamera dei nostri buoni cervelli.

  - Intendiamoci, Leen, così è meglio, in fondo. Tutte le videofoniche che stiamo ripassando non ci toglieranno certamente le occasioni di sorpresa. Arrivare su Erde, conoscere direttamente i Terranian sarà ben altra cosa.

 - In un certo senso, babbo, lo spettacolo è preannunciato, ma esserci sarà indubbiamente ben altra cosa. La Rantz Prima è passata a quattordicimila Irseitan... (Seit più, Seit meno) dalla Terra, l'unico pianeta del Sole Helios che le abbia mandato segnali di risposta intelligente. Ha preso accordi per l'installazione sulla Terra, a cura dei Terranian stessi, di un trasmettitore compatto a lunghissima penetrasione per una nostra successiva visita diretta che finalmente sta diventando realtà. Noi ... saremo comunque i primi Theinian a toccare il suolo di Erde, la Terra!

  L'Avvisatore della Rantz comunicava intanto i tempi del viaggio ormai alle soglie della decelerazione.

  Leen Laitz vide con tutti i suoi compagni di viaggio che la Stella era ormai al centro del video nella Sala di navigazione. Il Sole. Helios.

  I quattrocento passeggeri di Thein (diplomatici, scienziati, navigatori, operai, esperti di telecomunicazioni, militari della scorta) si preparavano al primo incontro con gli amici Terranian, dopo che la prima Rantz, attraverso contatti sulle elettromagnetiche aveva stabilito, sia pure in linea di massima, una solida base di rapporti tra i due pianeti, distanti oltre 400 anni-luce, circa 340  corrispondenti Unità Elettromagnetiche theinian. Una distanza rispettabile, ma alla portata di un "gioiello" come la Rantz Seconda, senza alcun particolare rischio, e non enorme in termini di tempo, tenendo conto della contrazione del tempo stesso a velocità quasi sempre prossime a quella delle elettromagnetiche. La Compensazione Equivalente dei campi gravitazionali permetteva poi di evitare che, stabiliti i primi contatti a distanza sulle elettromagnetiche, l'incontro diretto avvenisse 128 o 256 generazioni dopo.

  Pur senza raggiungerla, la Rantz Prima aveva dunque inviato alla Terra l'attestazione sicura dell'amicizia di tutti i popoli di Thein, ed aveva tra l'altro ricevuto l'assicurazione che i Terranian stessi avrebbero provveduto all'installazione di un trasmettitore iperpenetrante per guidare le fasi finali di un prossimo incontro diretto.

  Ciò si era reso possibile attraverso le comunicazioni stabilite in un momento successivo ad una decelerazione, a quattordici mila Irseitan di distanza, quando tuttavia la Rantz Prima stava ritornando verso Thein nel corso di un programma che non poteva ammettere lunghe dilazioni.

  L'entusiasmo per la scoperta era stato superiore al disappunto per la necessità di interrompere le comunicazioni, quando la Rantz Prima si preparava ad accelerare fino a raggiungere rapidamente una velocità vicinissima a quella della luce che avrebbe mantenuto per la maggior parte del viaggio, esclusi i periodi di decelerazione e le soste per alcuni viaggi esplorativi su diversi pianeti confederati.

  Ora, dopo circa sette anni (poco più di otto anni terranian) se a Terra era stato veramente realizzato il trasmettitore, i cittadini theinian della Rantz Seconda potevano considerare imminente l'arrivo delle prime immagini sugli schermi fonovisori, subito dopo la necessaria decelerazione della nave.

  Il comandante Rainitz aveva chiesto a Leen di riunire nella Sala di Navigazione tutti coloro che non avessero funzioni indispensabili al governo della nave in quel momento, in attesa delle comunicazioni dalla Terra. In seguito i trasmettitori di bordo della Rantz, quando la minore distanza dal pianeta lo avrebbe permesso, si sarebbero rivolti agli interlocutori terranian. Anche se in teoria era possibile tentare di trasmettere molto prima, c'era il rischio di un eccessivo dispendio di energia ed era senza dubbio preferibile attendere di captare prima le comunicazioni terranian che, per quanto se ne sapeva, potevano addirittura essere già in corso in attesa di essere captate dopo il secondo livello di decelerazione.

  Uno dei terminali del fonovisore era nella Sala comando in cui si trovavano, con il comandante Rainitz, Leen Laitz, suo padre Nor, la responsabile dei Gruppi di Telecomunicazione,  Alhine Freitz e Mire Seltzin, esperta dei propulsori. Accanto a terminali fonovisori simili si trovavano alcuni addetti ai servizi essenziali di controllo che non si lasciavano mai, per scrupolo, affidati ai sistemi puramente automatici.

  Intanto per l'ennesima volta ritornavano alla mente dei passeggeri e divenivano oggetto di chiacchierate le note caratteristiche della Terra e dei suoi abitanti, come risultavano dai comunicati passati dalla Rantz Prima alla sua più giovane sorella.

  Si ricordava tra l'altro la notevole evoluzione tecnologica, sociale e politica della Terra nelle ultime dodici-sedici generazioni, la grande  attenzione dei governanti terranian alla libertà individuale. Ma ogni terrian si sentiva tanto più libero quanto più la libertà dei suoi simili era garantita.

  Il formidabile ritmo di progresso scientifico e culturale aveva condotto in poche generazioni la Terra a raggiungere, almeno in alcuni importanti settori, un livello quasi paragonabile - con un po' di buona volontà - a quello caratteristico di Thein al tempo dei bisnonni. Ciò grazie anche alla grande cooperazione che  le razze, le nazioni ed i Länder erano riusciti a stabilire dopo aver tuttavia rischiato più volte di distruggersi in una guerra generale.

  Non tutto nel passato terrian era ammirevole. Il giovane Lierth, viceambasciatore, ricordava ad esempio il detto "vecchio" ormai di sette anni: "Il Terrian ha cinque dita anziché quattro per ogni mano perché con dieci dita si arraffa meglio che con otto". Quanto al naso stretto l'operaia Leine Krietz sussurrava: "Si tratta con sicura evidenza di un tentativo che i Terranian hanno operato - con un successo soltanto parziale - per abolirlo completamente, onde evitare il tremendo puzzo dei rifiuti e dei gas velenosi che ammorbavano l'atmosfera della Terra fino a poco fa".

  Il comandante Miblor Rainitz comunicò finalmente che iniziava la decelerazione. La Rantz Seconda scendeva ora, dalla velocità quasi pari alle elettromagnetiche, alla "media interstellare" di 4 Irseitan-Wetz dalla quale sarebbe passata ai 275 Seitan-Wetz  ancora in traiettoria iperbolica helian per modificare subito anche quest'orbita con un'ulteriore rapida decelerazione e porsi in grado di raggiungere senza problemi la Terra.

  Il grande fonovisore della Sala di Navigazione  e tutti gli altri schermi terminali si illuminarono di un grigio sempre più vivo e chiaro fino ad assumere una trasparenza bianco-perlacea che appariva di immensa profondità, anche se nessun particolare dava il senso della misura.

  Davanti al fonovisore della Sala Comando ci fu il tempo per un breve commento di  Nor Laitz: " Per ora i Terranian sanno essere più delicati e noiosi dei nostri artisti del fonovideo!"

  Ma intanto  lo schermo si era fatto nero come lo spazio interstellare. E improvvisamente vi apparve un muso enorme, rugoso e ricoperto di di scure scaglie cornee. Due occhi gialli senza espressione si rivelavano quando le pesanti palpebre si sollevavano di scatto. La bocca, un'oscura voragine segnata da una doppia fila di bianche zanne acuminate, mostrava a tratti la lingua acuta e mobile presso l'oscuro tunnel della gola.

  Il quadro si allargò  su una bestia orrenda: eretta sulle massicce zampe posteriori e sulla coda possente, protendendo gli arti anteriori ed il grosso collo sormontato dalla testa gigantesca, la bestia raggiunse - come si poté vedere mentre il campo sullo schermo si allargava ancora - un animale a lei vagamente simile, anche se di dimensioni minori e con un tremendo morso al collo lo abbatté e cominciò a sbranarlo aiutandosi con le zampe anteriori meno massicce di quelle su cui si reggeva, ma tuttavia armate di poderosi artigli.

  Lampi violacei illuminavano a tratti il corpo dilaniato della vittima e quello del predatore mentre sangue e brandelli di tessuti passavano davanti agli spettatori muti di fronte agli schermi.

  - Fermi! - squillò la voce del comandante Rainitz - I commissari di navigazione controllino ogni movimento sulla nave e nessuno degli addetti ai controlli abbandoni il suo posto! Sono il comandante Miblor Rainitz: L'ordine non  ammette assolutamente eccezioni. C'è un disguido nei ricevitori. Ripareremo il guasto qui dalla Sala Comando e vi terremo informati.

  Immediatamente, dopo un cenno d'intesa con il comandante, che aveva preso a parlare con il vice in una fonolinea, Alhine Freitz interrompeva la diffusione  delle immagini su tutti gli schermi, lasciando attivo solo quello della Sala Comando.

  Il quadro si spostava gradualmente in una oscena carrellata. Altri rettili disgustosi si muovevano in ogni direzione. Alcuni si calpestavano fuggendo, altri si fermavano improvvisamente, qualcuno rivolgendo casualmente sguardi vuoti e ciecamente feroci nella direzione degli spettatori. Immondi volatili con larghe ali membranose passarono ad un tratto sulla scena planando pesantemente sopra alcune sporgenze rocciose presso la riva di un acquitrino. All'orizzonte, da una remota catena di monti, livide masse di polveri si sollevavano invadendo progressivamente il cielo.

 - Il vicecomandante Gartin - disse Rainitz - mi  assicura che tutta la nave è sotto il controllo dei commissarî.

  Ma aggiunse che l'agitazione  era notevole, anche se i passeggeri davano prova di grande autocontrollo. Intanto sui loro schermi passavano le immagini della Sala Comando che mostravano tutto tranne lo schermo in essa sempre attivo che continuava a ricevere le pazzesche comunicazioni provenienti dal grande trasmettitore della Terra.

  Cosa era successo? Perché questa orgia di orrore sullo schermo?

  Onde smisurate si scagliavano ora contro una costa rocciosa e la travolgevano superando poi le colline più all'interno e lasciavano, ritirandosi, un ammasso di rilievi devastati e distese fangose dove prima crescevano maestose foreste.

  Era questo, dunque, il bel pianeta Terra, unito nella Confederazione delle sue nazioni, pronto ad associarsi alla Grande Comunità Planetaria di cui Thein era uno dei membri più autorevoli?

  E perché dal fonovisore nessuno parlava?

  - Alhine, - chiese Miblor Rainitz - è certo che la trasmissione proviene proprio da Terra?

  - Senza neppure un'ombra di dubbio, comandante.

  Ma allora chi aveva costruito il trasmettitore? Certamente non quelle bestie! Forse c'era stata un'invasione di mostri che aveva spazzato via i buoni Terranian dopo che essi avevano costruito il grande mezzo di comunicazione ... Ridicolo! ... Neppure nelle storie più cretine! ... a questo punto si poteva ricorrere anche alla trasmissione telepatica ... tanto per dire... ed a simili penose  idiozie.

  Per quanto le panoramiche si allargassero talvolta su vastissimi spazi, non c'era traccia, neppure la più tenue e indiretta, della splendida Civiltà terrian. E secondo i "suggestivi e rigorosissimi" documenti teletrasmessi dalla sorella Rantz Prima, non c'era quasi angolo della Terra che non dovesse presentarne tracce assolutamente evidenti.

  Ma non c'era un campo coltivato, una barca, un ponte, un argine, due pietre squadrate e messe l'una sull'altra. Non un mezzo aereo, sia pur primitivo (altro che navi interplanetarie!), non una macchina a pedali, un attrezzo di metallo, un legno intagliato: nulla, nulla di nulla!

  E la trasmissione giungeva ora, nel tempo stabilito e direttamente dalla Terra. Anche questo "senza neppure un'ombra di dubbio, comandante."

  - Traditori... Ma come è possibile? - diceva Rainitz graffiandosi senza avvedersene la fronte con le quattro unghie della sinistra - Quelli della Rantz Prima ci hanno ingannato?

  - E' possibile, Miblor - intervenne Nor Laitz. - Chi ci assicura che quelli della Rantz Prima non abbiano installato essi stessi il trasmettitore?

  Infatti era possibile. Anche se non direttamente. Ma l'incarico poteva essere stato affidato a complici molto vicini, in quella zona ancora solo parzialmente ed indirettamente conosciuta. Così la Rantz Seconda, invece dei civili Terranian desiderosi di apprendere dai loro nuovi amici di più antica cultura, avrebbe trovato la voragine di un mondo ottusamente violento, ciecamente distruttore. E su Thein gli avversari dell'estensione delle conoscenze attraverso la navigazione senza frontiere avrebbero potuto disporre di un ulteriore formidabile strumento di propaganda: il disastro della seconda Rantz, la più splendida gemma dell'astronautica interstellare theinian. L'equipaggio della prima Rantz aveva dovuto evidentemente realizzare i piani dei traditori nemici del progresso e dell'amicizia tra i popoli che non avevano esitato, per portare a compimento il loro disegno, neppure di fronte all'assassinio di quattrocento fratelli theinian! La civiltà di Erde era una menzogna!

  Lo schermo si oscurò di nuovo come una rarissima notte senza neppure una luna.

  Poi altri mostri, altre lotte selvagge. Poi un mare di fuoco, una montagna che esplodeva in un globo di fiamme riversando su animali e piante valanghe incandescenti tra nuvole rigonfie di ceneri e fumo, mentre i Theinian cercavano ancora una via d'uscita, una soluzione che in quelle condizioni non poteva esistere.

  - Ci hanno teso una trappola mortale! - mormorava tra la rabbia ed il terrore Mire Seitzin - Entro sedici nitzèn saremo sulla superficie del pianeta, tra quelle bestie pazze. Quanto potremo resistere sulla nave al loro assedio? O saremo distrutti prima da fuoco, acqua, uragani di polvere? E' lì il porto magnificamente attrezzato su cui la Rantz Seconda dovrebbe posarsi in un "normalissimo" arrivo automatico, per sostare "solo per quattro-otto alnitzèn" e proseguire sicura la gloriosa missione?

  Il comandante Rainitz cercava ora di controllarsi mentre rigirava nella mente l'idea di allontanare in qualche modo dai suoi compagni di viaggio gli artigli della disperazione. Salì deciso sul podio di comando.

  -Leen!... I correttori - disse pur sapendo di parlare in termini assurdi -... i correttori automatici di orbita? il procedimento manuale?

  - Automatici, Rainitz - rispose Leen -. E il procedimento manuale è escluso. Era possibile fino a pochi istanti fa, appena un momento prima ... dell'arrivo delle prime immagini da Terra. Ora no. Lo sappiamo. Datheinian im ... o, piu propriamente, daterrian im ... atterreremo, andremo sulla Terra.

  Una follia! Il prezzo di questa corsa cieca! - protestò Nor Laitz - e' un'eternità che diciamo che almeno dai 12 alseitan-wetz (non parlo di irseitàn, non pretendo tanto) fino a velocità nulla anche le interstellari, come le interplanetarie più piccole, devono essere dotate - costi quel che deve costare! - di un sistema di emergenza per l'allargamento rapido della traiettoria programmata: Io sono invecchiato predicando su questo punto. E non sono bastati i disastri di otto o dodici viaggi perché i nostri alti governanti arrivassero a capire!

  - Prima o poi saranno costretti a provvedere,- commentò Mire con la voce velata da un profondo sospiro - ma noi, intanto, siamo qui.

  Sullo schermo, intanto, una distesa di ghiaccio abbagliante, tempeste di neve e goffi animali dalle folte pellicce, dal muso sporgente, crudele nell'atto  ripetuto di digrignare i denti e nello sguardo che a tratti si fissava sulla preda che sembrava essere "al di qua" dello schermo.

  E ancora buio assoluto per lunghissimi istanti.

  "Prima o poi! Sempre la stessa musica! - riprese ancora Nor interrompendo il silenzio di fronte allo schermo nero. - Quanti disastri saranno ancora necessari?

  Alhine Freitz, che era rimasta seduta per un po' senza parlare, scattò in piedi.

  - Hai detto musica?  Sentite! La musica che ora comincia a venire dal fonovisore corrisponde alle registrazioni della Rantz Prima: le ho studiate bene!

  - E' vero - disse Leen -, almeno su questo punto  i "colleghi" che ci hanno preceduto non mentivano.

  - Che siamo destinati ad andare a farci sbranare da quei mostri sull'onda di questa musica pregevole - osservò cupo Nor - non migliora la nostra situazione.

  Il comandante Rainitz intanto aveva attivato il contatto con tutti gli impianti delle armi e le sue disposizioni sulle  fonolinee riservate avevano subito raggiunto tutti i settori interessati. A quel punto era estremamente difficile che i tecnici che controllavano le armi credessero ancora (se mai ci avevano creduto) al banale incidente di trasmissione, ad una vecchia registrazione, ad un fonovideo d'archivio passato per caso sugli schermi che ora mostravano le immagini della Sala Comando dalla quale  si voleva far apparire tutto normale e sotto controllo.

  - Le difese sono attivate - annunciò  Rainitz ai  compagni nella sala. - Siamo pronti a rispondere ad eventuali attacchi con tutte le armi.

  Armi! Non era con le armi che si era sperato di condurre nuovi e diretti rapporti con i civili e raffinati Terranian. Ma, al di là di questo, come aveva potuto l'equipaggio della Rantz Prima inviare una sterminata massa di informazioni tanto coerenti, suggestive, affascinanti e al tempo stesso completamente false? Come aveva potuto dipingere con tanta ricchezza di dettagli, senza contraddizioni apparenti il quadro di una cultura che aveva faticosamente superato i contrasti nazionali, razziali, economici in vista del bene generale di tutti i popoli del "pianeta azzurro", Erde, Heliugea, Earth?... E tanti altri erano i nomi ricordati tra i quali Terra, il nome trasmesso da un'antica lingua ora usata in certi casi nella terminologia scientifica terrian internazionale. Una bella veste filologica, anche nella storia del nome, quella usata dai traditori della Rantz Prima, insieme ad altre frottole! Miblor Rainitz ed i suoi compagni avevano avuto tempo di imparare a masticare discretamente due o tre lingue terranian e si erano esercitati fino a poco prima, nei momenti liberi, anche se sapevano che i loro amici di Terra avevano già buoni interpreti che avrebbero parlato agevolmente in theinian standard. Ma si trattava di mostrare la dovuta cortesia, presentando ai nuovi amici qualche bella battuta in un linguaggio ad essi familiare. Tutte frottole inventate e trasmesse  da chi controllava la prima Rantz, per nascondere l'orrore del caos selvaggio cui la seconda andava ormai incontro senza scampo!

  E quelli che controllavano la Rantz Prima erano ormai forse a breve distanza da Thein, nel loro viaggio quasi alla velocità della luce, dopo un ampio giro di "ispezione" (ispettori affidabili, davvero!) e dopo aver probabilmente procurato un “fatale incidente” ai membri dell'equipaggio che non avevano appoggiato i loro piani criminali. E prima  che su Thein si potesse  sapere almeno una parte della verità, la Rantz Seconda non poteva che essere considerata "misteriosamente dispersa" e le più infami menzogne, sotto forma di "ipotesi sensate" si potevano raccontare per tentare  una  spiegazione dell'oscura tragedia. Intanto i nemici delle folli avventure spaziali avrebbero conseguito un vantaggio importante, forse decisivo, ed i programmi di ulteriore espansione dei contatti tra i popoli lontani sarebbero stati duramente segnati dal disastro che coinvolgeva la più perfetta delle interstellari di Thein e faceva impallidire i precedenti insuccessi.

  In seguito il crimine sarebbe stato forse rivelato in modo inequivocabile. Ma i responsabili si sarebbero trovati ormai al sicuro e certo non "in povertà" su qualche pianeta abbastanza lontano, all'ombra di un qualche governo tradizionalista non disposto a consegnare i suoi ospiti ai magistrati theinian.

  E tanti saluti, chissà per quanto tempo, al superamento del vasto braccio della spirale, al viaggio ai limiti del Sistema Stellare stesso, al Grande Balzo successivo verso il Grande Fratello Vicino che si intravedeva pallido nelle notti serene e brillava rivelando innumerevoli stelle  sugli schermi dei potenti strumenti degli astronomi e nel pensiero di ogni theinian libero da gretti timori e angusti pregiudizi.

  E ora, per quattrocento viaggiatori di Thein, c'era una stazione di arrivo ben diversa da quella  prevista e sognata. L'ultima.

  - Ma la musica! Sentite? - riprese Alhine  con una luce di incredibile speranza nello sguardo fissato sui compagni - E' proprio quella  delle registrazioni della prima Rantz! La comunicazione viene da Terra. E' certo. Ma è certo che non sono quei mostri a trasmetterla!...

  Non dovette aggiungere altro. Dal fonovisore una voce in theinian intercontinentale standard, a tratti un po' aulica e leggermente stentata, era emersa improvvisamente mentre la musica passava in sottofondo.

"Riprendiamo dunque il nostro discorso. Naturalmente è nelle speranze e  nei desideri nostri che i graditi visitatori della novella Rantz possano già, nel tempo calcolato, ricevere i messaggi che ad essi noi destiniamo per mezzo del potente trasmettitore che abbiamo costruito con alacre lavoro e con i preziosi consigli contenuti nelle sapienti trasmissioni che  la prima nave Rantz ci ha inviato da lungo tratto di spazio.

  Poiché prima d'ogni cosa reputavamo doveroso il presentarci, le immagini hanno cominciato a mostrare qualche fase della storia della nostra Terra, dalla formazione della solida crosta dopo la condensazione iniziale, fino alle  forme più vetuste di vita ed ora proseguiamo mostrando per sommi capi la complessa evoluzione degli ambienti e le vicende più significative che in essi si svolsero e continuano ad aver luogo fino alla presente età. Le realistiche animazioni sono basate su scrupolose ricostruzioni paleontologiche... "

  Il sospiro di sollievo nella Cabina di Comando venne, lunghissimo, dopo che tutti avevano trattenuto il fiato fino a soffrirne fisicanente. Alhine Freitz si precipitò ai comandi mentre Miblor Rainitz approvava sorridendo in silenzio.

  In tutti gli smbienti della nave venne lo stesso immenso sollievo quando tutti i fonovisori  ripresero a diffondere la comunicazione dalla Terra.

  Il viso dell'annunciatore terrian, in tutto conforme alle immagini ben note trasmesse dai fratelli della prima Rantz, era apparso con espressione cordiale sui fonovisori.

  - Anche qui - continuava - dopo i primi organismi unicellulari, già prodotti di una lunga ed in verità  complessa evoluzione, la vita si manifestò in una pressoché sterminata varietà di forme. Alcune disparvero. altre, moltissime, attraverso incessanti transformazioni, trasmisero la loro eredità fino ai giorni nostri. Ed in qualche modo, cari amici di Thein, noi siamo collegati a tutti gli esseri viventi, anche a quelli dai quali non siamo direttamente derivati, come ad esempio i rettili di quel periodo che chiamiamo mesozoico i quali si estinsero circa 65 milioni di anni fa, circa 55 milioni dei vostri anni, cari amici... Veramente parlare di milioni va bene per noi pentadàttili e non per il vostro sistema a quattro od otto unità, ma non vi sarà difficile fare il rapporto ed anche scusarmi..."

  Per un attimo riapparvero, in sintonia con l'accenno dell'annunciatore, alcune immagini dei mostri e qualcuno sulla Rantz sentì un brivido gelido nelle ossa.

  " Crediamo che se per puro caso i vostri ricettori avessero cominciato a captare la nostra trasmissione - iniziata in verità da tempo - con le immagini di quei megalucertoloni, non avremmo offerto un'idea gradevole e confortante del nostro mondo..."

  - Accidenti! Sembra quasi che sappia cosa è successo e ci prenda in giro! - esclamo Mire.

  - Che l'abbiano fatto apposta? Uno scherzo premeditato­- disse Leen guardando i colleghi.

  -Puoi giurarlo! - sibilò Alhine mentre Miblor allargava le braccia. E tra i sorrisi degli altri arrivò, lapidario, il commento di Nor:
"Farabutti Terranian!"
-Racconto pubblicato dalla Perseo Libri-

Verità ed altro
commedia in un atto opus 25

 

PERSONAGGI

PROLOGO = CIARLATANO = SECONDO STRANIERO

PRIMO MANAGER

SECONDO MANAGER

TERZO MANAGER

QUARTO MANAGER

FLORA ROSSINI

SMERALDINA = SECONDA STRANIERA

PRIMA SIGNORA = PRIMA STRANIERA

PRIMO SIGNORE = PRIMO STRANIERO

ASTROLOGO

VEGGENTE

CARLO ROSSINI

LAURA ROSSINI

PINO ROSSINI

IL COMMENDATOR RIFATTI

LA SIGNORA RIFATTI

LA SIGNORINA RIFATTI

 

MARITINO                            in tv

MOGLIETTINA                                   "

ANNUNCIATORE                  "

ANNUNCIATRICE                 "

CRONISTA                                          "

PRIMO INSERZIONISTA       "

SECONDO INSERZIONISTA       "

 

PRIMO, SECONDO e TERZO TIZIO

PRIMA, SECONDA e TERZA TIZIA

ASSISTENTI dell'Astrologo e del Veggente

VOCI

  

                                    PRIMO QUADRO

= Un piazzale tra alte costruzioni ultramoderne in vetro e cemento. Al centro un grande palco sopraelevato cui si accede da due scale laterali, in parte occupato da microfoni e impianti di amplificazione, grossi scatoloni e qualche podio a due o tre gradini. Verso il fondo alti pannelli e schermi a mo' di quinte.

  In basso, per tutto il proscenio, lo spazio viene gradualmente occupato da visitatori che generalmente si rivolgono verso il palco.

  Dal fondo appare sul palco il PROLOGO  abbigliato come un classico distinto "dottore" girovago dell'800, dalle ghette al cilindro. Il colore dominante può essere il viola, dalle sfumature più pallide alla più scura del soprabito.

  PROLOGO (togliendosi con ampio gesto e poi rimettendosi il cappello in testa) Gentili Signore, egregi Signori. Mi rivolgo a voi pur non conoscendovi ... per quel che ne so potreste essere tutt'altro che gentili ed egregi, essere l'una cosa e non l'altra, l'altra e non l'una, l'una e l'altra... occorrerebbe indagare caso per caso. E raggiungeremmo non certezze ma opinioni. Proprio tutti egregi, però, non dovreste essere. Egregio, mi dicono, è chi sta "fuori del gregge", cioè della massa degli uomini comuni. E se tutti sono egregi, come nelle intestazioni delle lettere ufficiali, dov'è allora il gregge che dovrebbe servire da termine di paragone? Della gentilezza, benchè sia un concetto un po' più vago, si potrebbe parlare in sostanza allo stesso modo.

  Dunque, rispettabili... sì, rispettabili Signori (tutti hanno diritto al rispetto) o cittadini, o... Voi tutti, dunque, gente normale, gente che lavora...

  VOCE (dal pubblico sotto il palco) Se lo dice Lei...

  PROLOGO ... che vive nella sua casa o dimora...

  VOCE (c.s.) Se lo dice Lei...

  PROLOGO ... gente che ama la vita semplice ed onesta...

  VOCE (c.s.) Davvero?

  = Entra da sinistra il PRIMO MANAGER, in abito grigio "impeccabile" e comincia ad armeggiare tra microfoni, amplificatori, altoparlanti. Ogni tanto, con qualche colpetto ai microfoni, provoca rombi e schianti fragorosi. Il PROLOGO  prosegue aggiustandosi il fazzoletto del taschino e la cravatta a fiocco, mentre alza a tratti la voce per superare gli improvvisi frastuoni e resistendo agli spintoni che intanto il Primo Manager ha cominciato ad assestargli. =

  PROLOGO ... oppure coltiva il suo giardino nei pomeriggi dorati di questo autunno... e la sera si raccoglie... si raccoglie a mensa e si riposa quindi davanti al focolare... al focolare con televisore con un giornale in mano sulla sua poltrona prediletta...

  PRIMO MANAGER Sì, a fare la calzetta. Fuori dai piedi!

  PROLOGO ... Insomma... voi tutti guardate ed ascoltate! La nostra commedia... (Il Manager lo afferra per le spalle iniziando a trascinarlo via)... si svolge... Ma come posso lavorare in queste condizioni?... affronta un tema apparentemente semplice ma, come vedrete... (Il Manager  gli affibbia un'altra spinta violentissima che lo fa barcollare).... Questo è un sopruso!... E' in programma la nostra commedia: Non esistono leggi civili in questo paese?

  VOCE (da sotto il palco, mentre il Manager avanza minacciosamente contro il Prologo) Non ti va questo paese? Cambia aria! Va in quel paese!

  = Accompagnato da mormorii e grida di scherno e da un gesto di fastidio del Manager, il Prologo si ritira con aria abbattuta e scuotendo il capo in un angolo verso il fondo. Sparisce dietro uno schermo. Ancora per alcuni minuti riapparirà timidamente a tratti sempre ai margini della scena, prima di scomparire ancora. =

  PRIMO MANAGER (dopo qualche colpetto sui microfoni) Gentili Signore! Egregi Signori! (Un colpo secco, come di tamburo, fortissimo) Siete puliti, Signori? (I presenti si guardano l'un l'altro ed ispezionano i propri abiti). Se così fosse, voi non avreste bisogno di me. Ma non è così.

  = Entra da sinistra, tra il pubblico, FLORA, una donna di aspetto giovanile, figura piacevole, vestita sobriamente con una giacca blu con cappuccio ed una borsa, una specie di zaino, a tracolla =

  VOCE (dal pubblico) Non è così?

  PRIMO MANAGER No.

  FLORA No?

  PRIMO MANAGER No. Nossignora! Vediamo subito perché. Intanto osservate... (cercando di tirar fuori qualcosa da uno dei più grandi scatoloni)... il nostro prodotto...

  = Con notevole sorpresa del manager, dallo scatolone esce SMERALDINA, bella ragazza agghindata in modo piuttosto vistoso, con riccioli lunghi e folti di un verde brillantissimo simile, per quanto si può vedere, al colore degli occhi, catenelle sonanti sul vestito verde, stivali fin sopra il ginocchio. =

  SMERALDINA (ponendosi, con un saltello lezioso, accanto al Manager) Puliti? Nossignori!

  PRIMO MANAGER (brusco, alla ragazza) Ma lei chi é? Che ci fa qui?

  SMERALDINA Io sono... (con enfasi) Smeraldina! specialista in public relations, animation, fascination, gratification, marketing, holding, shopping, seeing, footing, walking-talking, watching... etcetering. Ah, cioè! E sono qui in questo maxicenter per rappresentare il nostro Sssuper- network!

  PRIMO MANAGER (a denti stretti) Ma cchi ll'ha mandata qquesssta ssscema? Mi scombina tutto. (Recupera un tono pressoché normale) Bene, bene. Dicevo: Nossignori! Oh, si capisce, voi credete di essere puliti... Ma nessuno di voi ha ancora provato il nuovo... scusate!... il nuovissimo Supermaxiultra detergente en-zi-ma-ti-co ad azione endo-biochimica, nuovissima formula!

  = Tira fuori da uno scatolone un fustino di detersivo e lo mostra solennemente in giro=

  PRIMA SIGNORA En-zi-ma-ti-co?

  PRIMO MANAGER L'ultimo ed il più grande miracolo dei nostri laboratorî... In una parola il nuovissimo Splash, il Grattasporco!

  FLORA  Già. Infatti il nuovo Maxisplash nuova formula lo conoscevamo.

 PRIMO MANAGER Ignoranti! Quello è superato. E voi conti- nuate a rimanere... poco puliti.

  SMERALDINA Anzi sporchi-sporchi-sssporcaccioni!

  = Il Manager afferra una chitarra elettrica e si mette a mimare un'esecuzione molto agitata senza produrre alcun suono. =

  PRIMO SIGNORE (alla Prima Signora) In effetti siamo sudici bene. Guarda il mio panciotto!

  FLORA Quello, Signore, ha l'aria di non essere stato mai lavato neppure con l'acqua di fiume.

  PRIMO MANAGER Non faccia tanto la saccente, lei! Il fatto è che siete proprio sporchi.

  SMERALDINA  Zozzi, siete, come maiali!

  PRIMA SIGNORA Che vergogna!

  PRIMO MANAGER Alt! (Posa la chitarra. Un colpo secco al microfono)

  SMERALDINA Non c'è bisogno di vergognarsi, se si usa il nuovissimo SPLASH Ultrasupermaxi. (Scuote i riccioli e li rovescia in avanti con le mani. Poi alza di scatto la testa). Io faccio il cinema e la tivù.

  PRIMO MANAGER Per la biancheria...

  SMERALDINA (per un po', anche in seguito, con mosse affettate e leziose  quasi ad ogni battuta) Per gli abiti...

  PRIMO MANAGER ...per gli strofinacci...

  SMERALDINA ... lava lava...

  PRIMO MANAGER lenzuola pulite come le tasche di un professore al ventidue del mese.

  SMERALDINA (stando al gioco) Eee... pperchééé al ventidue?

  PRIMO MANAGER Perché tra il ventitre e il venticinque si riempiono di debiti. Buona questa!

  SMERALDINA Lava lava...

  PRIMO MANAGER... la coscienza è tranquilla e la vostra casa brilla!  Buona questa! SPLASH Extrasuperissimo è la Rivoluzione.

  = Flora si mette una mano tra i capelli mentre il Manager riprende la chitarra e mima ancora un'esecuzione scatenata, senza che si oda alcun suono, come prima. =

  SMERALDINA Lava, lava... sembra la réclame di un vulcano. Buona anche questa, no?

  PRIMO MANAGER (posando la chitarra, rivolto alla ragazza) Cretina!

  FLORA Quanto costa?

 PRIMO MANAGER (compiaciuto) Ah!... Aaaah!...(secco) AH!.... Quanto... costa?...

  FLORA E' un segreto?

  PRIMO MANAGER No!... Nooo! NO! Splash costa... come prima! (Riprende la chitarra come in precedenza).

  SMERALDINA Super Newsplash costa come quello vvvecchiooo!

  FLORA Caro come prima? Non c'è male. Credevo peggio.

  SMERALDINA (non badandole) Miracolo. No? (alzando la voce) Io faccio il cinema. E la tivù.

  PRIMO MANAGER  E' il bianco economico.

  SMERALDINA Per gli amici Biòmico. E c'è anche la nuova confezione rinnovata. Una veste più bella par il nostro Supermaxissimo. Sempre lui, ma new new. Pronunciare, please, 

Niusplèsc con la e larga. New wrapping, old price.

  PRIMA SIGNORA Prezzo vecchio. Nuova confezione.

 SMERALDINA Sì. Duecentoquarantotto grammi di ffforza concentrata invece dell'ingombrante mezzo chilo di prima. Contenti?

  PRIMO MANAGER  (posando la chitarra, rivolto a Smeraldina) Cretina! (cercando di recuperare un tono disinvolto e scherzoso) Mma dda cche pparte ssta, sssignorina? Si calmi un po'. Mi scombina tutto. Dovrò chiedere all'agenzia di mandarmi un'altra impiegata.

  SMERALDINA Quello di prima era una grossa porcheria!

  PRIMO MANAGER (riprendendosi a fatica dopo un gesto di disperazione) Proviamo?

  = Apre uno scatolone facendo comparire una lavatrice. Si toglie il soprabito molto scuro, lo getta dentro la lavatrice con un po' di detersivo, mette in moto.=

  SMERALDINA Io... cioè. Io faccio il cinema. E la tivù.

  = Il Manager ferma la lavatrice, la riapre, tira fuori un soprabito candido. =

  PRIMO MANAGER Visto?

  = Entra il Secondo Manager, anche lui "ben vestito" come gli altri che seguiranno. =

  SECONDO MANAGER (salendo sul palco per una scala laterale) Per la pelle, per il trucco, per le labbra, le basette (mostrando un pacchetto ed un tubetto), per nutrire i tessuti cutanei, per far crescere la chioma: ora c'è "Tuttopronto". (Prende la chitarra e mima come prima l'altro, senza produrre alcun suono).

  SMERALDINA Serve anche per l'erba del giardino.

  SECONDO MANAGER (a Smeraldina) Cretina! (al pubblico) Pelle secca, da lucertola? Tuttopronto!

E' ri-vo-lu-zio-na-rio! Pelle grassa, da tacchino? Tutto- pronto!

  SMERALDINA Per gli amici: Tonto!

  SECONDO MANAGER (a Smeraldina) Cretina! (al pubblico) La linea dei cinquantaquattro magici cosmetici "Chiari e belli" dalle scarpe ai capelli. Forte questa!

  TERZO MANAGER (entrando e salendo sul palco) Per la donna che ha i problemi di quei quattro centimetri in più... la magica ricetta degli antichi fachiri indiani, riscoperta nella medicina moderna da un grande medico tedesco originario di Pechino: il prodigioso spillo Indostan Puff. (Estrae da un astuccio un lungo spillone)  Si infila nel corpo proprio nei punti critici...

  SMERALDINA  Qualche chilo in più?... Puff!... e sparisce nel breve giro di un giorno. Di un solo giro di Sole... o poco più. Di qualche rotazione o di non molte rivoluzioni della Terra.

  TERZO MANAGER (a Smeraldina) Cretina!

  = Afferra la Prima Signora e la trascina sul palco mettendola di fronte al pubblico =

  PRIMA SIGNORA Oh! Interessante! Ma è un po' come l'agopuntura cinese... semplificata... Dov'è la grande novità?

  TERZO MANAGER  Macchè agopuntura d'Egitto!... o... di Cina. Ah ah!... fantastica questa!... Il mio Indostan è il miracolo tecnologico del secolo. Glie la dò io l'agopuntura! Le faccio vedere io la novità! (Comincia a colpirla con lo spillone, incurante delle sue grida) tre volte al mattino, Signora, tre dopo pranzo, tre a merenda, tre a cena, tre prima di coricarsi. Così! Così, così, così e... così!  (Lascia la donna che cade come uno straccio. La spinge dietro alcuni scatoloni).

  Visto? E se ha tempo la Signora può usare Indostan Puff

in ufficio, davanti ai fornelli, mentre canta la ninna-nanna al baby... in ogni momento, in ogni luogo ed in ogni occasione. Sette centimetri (o più) sotto la pelle, Signora. (Un po' di gente si va allontanando) Noi vi saremo sempre addosso. Dovunque andiate (alzando la voce) vi scoveremo. Senza scampo!

  SMERALDINA (gridando) Indostan puff! (calma) Cioè. Io faccio il cinema... (gridando) e la tivù!

  TERZO MANAGER Gentili Signore: L'uso del Superdimagrante Indostan Puff è semplicissimo! (Prende la chitarra e mima come gli altri).

  SMERALDINA Semplicissimo. L'ho usato anch'io!

  TERZO MANAGER Se lo capisce perfino lei...

  SMERALDINA  Non si richiede che una sssupersemplicissima precauzione. Durante la cura non si deve, per nessun motivo, (il Manager la guarda preoccupato) mangiare nè bere... assolutissimamente... nullaaa!

  TERZO MANAGER (a Smeraldina) Cretina! (Posa la chitarra).

  SMERALDINA Per la Signora dubbiosa o non abbastanza entusiasta ed anche abbastanza criticona ecco il Non plus ultra, l'ultimissimo grido, Il Puff-bang, la raffinata e sofisticata minicapsula di piombo...

  VOCE (dal pubblico) Ma guarda!

  SMERALDINA ... che, inserita profondamente nel cranio, produce un dimagrimento superrapidissimo e totale e - naturalmente - elimina l'emicrania. Anche l'emicrania doppia. La crania intera.

  = Il pubblico sul piazzale in basso continua ad allontanarsi. Solo qualcuno si arresta all'arrivo del QUARTO MANAGER che sale sul palco. =

  QUARTO MANAGER A proposito: Testa pesante? Cachet ZAC del Dottor Guillot. (Mostra una scatoletta). Fa vivere senza pensieri: Vi libera dal peso della testa. Una scoperta rivoluzionaria. (Toglie la chitarra al Terzo Manager e si mette a mimare come prima gli altri).

  SMERALDINA Rivoluzione Francese. Finissima!

  QUARTO MANAGER Il dolore è ostinato? Il Signore dice che non passa? Blatera in giro che ZAC non è efficace? che è un "placèbo, una robaccia? Allora due ZAC!

  SMERALDINA Più trattamento meccanico CUT-ZAC del Dottor Guillot. Per gli amici... (scoprendo un pannello che rivela una ghigliottina)... Guillotin!

  QUARTO MANAGER (a Smeraldina) Cretina!

  SMERALDINA Cretina è, presumibilmente Sua nonna. Si vede dal nipote. Io faccio il cinema... (gridando) E la tivùuu!

  = Da una quinta si riaffaccia il Prologo che con qualche esitazione si scosta un po' dal margine della scena pur senza arrivare verso il centro. = 

  PROLOGO Cittadini! Non fatevi ingannare, non cedete alle minacce ed agli inganni! Non avete buone leggi e buoni magistrati?

  TERZO MANAGER (al Prologo) Spia! delatore! (al Quarto Manager, scostandolo per mettersi ben in vista) Permette, collega? Devo ancora provare il Superdimagrante. (Estrae la pistola) Bando agli indugi! Fine dei prologhi! Siamo ormai nel pieno dell'azione!

  = Spara. Il Prologo cade portando le mani alla testa. Viene trascinato dietro gli scatoloni sulla destra. Il Terzo Manager intasca la pistola. =

  VOCI (dal pubblico sotto il palco) 

       - Gli sta bene!

       - Impiccione!

       - Delatore!

       - Scemo!

  = Alcune battute di ritmi rock ad alto volume: forte accento all'inizio di ogni battuta =

  SMERALDINA Abbiamo presentato un breve break pubblicitario. Seguirà ora... (strillando graziosamente) Lllaaa... pubblicità!

  = Entra dal basso, abbigliato ostentatamente "all'orientale", l'ASTROLOGO seguito da tre ASSISTENTI, abbigliati in modo simile, anche se un po' meno appariscente. Qualche battuta non molto impegnativa di musica vagamente orientaleggiante mentre i quattro, che recano carte e borse in mano, salgono sul palco e cercano di farsi largo davanti ai microfoni. =

  ASTROLOGO (dopo un largo gesto che termina con un colpo secco su un microfono) Il mese di novembre potrà essere piovoso! Attenti agli sbalzi di temperatura soprattutto dopo la seconda decade, dominata da Saturno. I nati in gennaio riceveranno gradevoli omaggi per il loro compleanno che cadrà...

  VOCE (dal pubblico) Cadrà?...

  ASTROLOGO ... in pieno inverno! Ma il pranzo di Capodanno apporterà in precedenza qualche inconveniente a chi ha problemi di digestione. (I tre Assistenti srotolano un enorme foglio che rappresenta uno Zodiaco).

  VOCI (c.s.) - Bisognerà stare attenti!

              - Ha ragione!

  ASTROLOGO (indicando qualche punto sulla carta) Alcuni celebri personaggi dello spettacolo accuseranno malori dovuti al superlavoro. Seri infortuni potranno colpire sciatori e calciatori famosi durante le gare. Si rischierà una crisi di governo tra primavera-estate ed autunno-inverno prossimi.

  VOCE (c.s.) Chi vincerà il campionato?

  ASTROLOGO Una squadra di Torino. Ma attenti alle milanesi, ed anche a certe provinciali di lusso!! Comunque certamente una compagine dell'Italia peninsulare.

  FLORA L'ho sentito dire anche quando ha vinto il grande Cagliari!

  ASTROLOGO (al Terzo Manager) Il suo Superdimagrante mi interessa. C'è gente che si dà troppe arie. Ed ha la lingua lunga. (Flora si ritira in un angolo verso destra).

  VOCI (c.s.) - Bravo!

              - Seccatrice! Piantala!

  ASTROLOGO  Il panorama politico del prossimo anno prevede una continuazione dei processi di distensione nei rapporti internazionali sotto l'influsso di Giove. Ma Marte non sta a guardare. Soprattutto nel Terzo Mondo non mancheranno contrasti e problemi etnici ed economici. Non c'è da farsi soverchie illusioni.

  VOCI (c.s.) - Già, purtroppo!

              - C'è da crederlo...

  PRIMO SIGNORE (tra il pubblico) Non ci vuol molto ad immaginare certe cose. Ma ci saranno fatti sensazionali e sorprendenti?

  ASTROLOGO Per chi intende il linguaggio degli astri nulla è veramente sorprendente, anche se qualche irrilevante dettaglio può certo sfuggire. Non pretendiamo di essere perfetti, finché abbiamo ancora qualcosa da imparare! Comunque vediamo. (Un assistente passa a Smeraldina alcuni fogli). Legga pure, avvenente signorina!

  SMERALDINA Dice a me? Eccomi! Le ssstelle dicono: Anche se qualche nuovo ssspiraglio di comprensione si aprirà tra i due blocchi politico-militari, non sono da attendersi per il prossimo anno sconvolgimenti radicali, ma graduali cambiamenti in un quadro...

  VOCI (dal pubblico)

     - Graduali cambiamenti?

     - Ma se è crollato il Grande Muro!

     - E non è andata in rovina una dozzina di governi comunisti incrollabili?

     - Comunisti quelli? Sarà...

     - E avete visto cosa hanno combinato gli  Americani al Papa?

  ASTROLOGO Ma cosa sta dicendo, signorina? da dove ha ti- rato fuori quella roba?

  SMERALDINA Sono le Sue previsioni, Signor Maestro Astro- logo! Oh! Mi scusi! Le Sue previsioni degli scorsi anni. Potrà mai perdonarmi? Lei voleva quelle di quest'anno per gli anni prossimi! (L'Astrologo rivolge eloquenti gesti interrogativi agli Assistenti i quali allargano le braccia). Allora per il prossimo anno il Maestro prevede che il Gran Muro continuerà a crollare, che i regimi burocratici dell'Est continueranno a sfaldarsi...

  VOCI (dal pubblico c.s.)

               - Prevede quello che è già successo!

               - Caspita, che dottrina!

            - Ma sono tutti così!

  SMERALDINA Il Maestro vede, di poi: Colpi di Sole in estate; colpi di freddo in inverno; colpi di stato in Asia ed in America latina; colpi di testa di ministri, uomini di spettacolo, figli di VIP, colpi di fortuna per vincitori di lotterie, colpi di fulmine per ragazzi e ragazze al primo incontro ...

  ASTROLOGO Basta!

  SMERALDINA (implacabile)... e per vecchi musei senza parafulmine... Colpi secchi per i vecchi... e per i giovani privi di paracolpi!...

  ASTROLOGO Basta! Basta così! Cretina! Che ne sa lei? Io prevedo la fine del comunismo mondiale! Lo dica!

  SMERALDINA  Lo dica Lei, visto quanto ci azzecca!...

  = L'Astrologo cerca di ridarsi tono, mentre strappa di mano i fogli a Smeraldina che intanto, lungi dall'opporre resistenza, si mostra in preda ad un muto riso irrefrenabile che ostenta di voler trattenere coprendosi a tratti la bocca.=

  ASTROLOGO Oroscopo personalizzato, nello studio di Astra- cel, uno degli ultimi depositarî dell'Astrologia Egizia e Babilonese rivisitata e riconvertita e riparametrata secondo la moderna Misteriosofìa. Serietà professionale, discrezione assoluta...

  = E' entrato intanto il VEGGENTE, in abiti occidentali, ma con un lungo soprabito dall'aria vagamente solenne e qualche lustrino sul petto. Lo seguono tre ASSISTENTI che recano diversi oggetti in mano. Il gruppo stenta a salire sul palco ed a raggiungere i microfoni. Vola qualche spintone. =

  VEGGENTE  Oh!, Oh!, Oh! (prendendo un turbante da un As-sstente e mettendoselo in testa) Uomini! Non turbate l'armonia delle sfere celesti! Non siate ciechi!

  VOCE  (dal pubblico) Sarà la réclame di una marca di occhiali?

  VEGGENTE Vede il passato, il futuro e il presente il Fluido potente del Mago d'Oriente!

  = Smeraldina mima ancora una risata scuotendo il capo in segno di disgusto. Poi, mentre il Veggente prende da un Assistente una sfera di cristallo, entrano ancora diversi personaggi che vanno ad affollarsi, spingendosi e gridando, sul palco. Ogni tanto qualcuno si avvicina ad un microfono e riesce a far emergere la sua voce. Tra una battuta e l'altra qualche esclamazione del pubblico sotto il palco. =

  PRIMO TIZIO  La magica Croce di Gerusalemme-lemme-lemme. Protegge con triplice scudo incrociato dalle forze negative sviluppando un triplice fluido positivo! Spedizione riservata per corriere postale. Telefonare al numero sul cartellone...

  SECONDO TIZIO Il Bracciale di rame del Krahnador... La salute attraverso l'energia psichica dei protofachiri...

  VOCE (c.s.) Che cos'è l'energia psichica? Come si misura?

  TERZO TIZIO Rocky-rock! teleprogrammato con Il Bum-bum- bum-bum! Mette il baby accanto al tivùcolor stereo; lo immo- bilizza, per la vostra tranquillità e la vostra sicurezza mentre lo nutre con Cioccobòn milk!

  PRIMA TIZIA La penna miracolosa dell'Agnolo Gabriello et li carboni sulli quali fue bruciato il Beatissimo San Lorenzo, contro li danni dell'incendi a le case provocati da facture et altri artifizi de le streghe et delli dimonii!

  SECONDA TIZIA I Capriccetti del Beato Ezechiele Wolf, per la protezione del focolare e della cucina biologica!

 TERZA TIZIA La lattughina di Sorella Fiordimiele, con i biscottini del Fornaretto gaio, per un'alimentazione magra magra da morire!

  = Il clamore diventa assordante, sostenuto infine da violente luminarie e fumogeni e da un ritmo Rock quaternario ossessivamente ripetuto con forte accento sul primo quarto. =

  SMERALDINA (con tranquillo sarcasmo, pur gridando forte per farsi sentire) Ma quale eletta comitiva....

  FLORA (c.s.) Eletta da chi?

  SMERALDINA (c.s.) Che vuole che le dica, Flora? Io, deve sapere, faccio il cinema. E la tivù.

  FLORA (c. s.) Ma come diavolo sa il mio nome?

  SMERALDINA (mettendosi alle orecchie una cuffia presa da sopra un box) Qui stanno arrivando molte telefonate... dovevo dire: arriva una vvvalanga sssupermegagalattica di telefonate &/o messaggi multimediali di chi vuol sapere quando inizierà la commedia annunciata a suo tempo. Non solo non sappiamo quando ma neppure se mai qualcosa del genere avrà inizio. E non sono fatti nostri! (gettando via la cuffia). Il Suo nome, Flora? Io so questo ed altro.

  = D'improvviso silenzio assoluto e fine di tutte le luminarie. Rimangono le normali luci di scena (o del teatro di posa). Tutti si fermano sia sul piazzale in basso, sia sul palco gremito. Si sente un tintinnio di campanelli. Da sinistra entra il CIARLATANO, in figura ed in abiti del tutto simile al Prologo, ma un po' più dimesso e "sgualcito" spingendo un carretto carico di cianfrusaglie con, in evidenza, molti flaconcini simili a quelli che tiene ben in mostra in una mano avanzando tra il pubblico del piazzale. =

  CIARLATANO Ecco una pillola, piccolo arnese

                          leggier, tascabile, di poche spese.

                          Virtù mirabile in lei si trova:

                      rende verìdico quei che la prova.

 = Qualche mormorio mentre il Ciarlatano estrae una botti- glietta da una scatola e ne estrae una pillola con gesto studiato per metterla in mostra =

                 Quando l'ha presa (indica la bocca) per questa via

               un uomo più non può dir bugia.

                 Non può mentire il peggior furfante

                 né un prete o un re, né un cavallo o un fante.

  VOCI (dal palco e da una parte del pubblico)

               - Via, rimbambito!

              - Scemo! scemo! scemo!

              - Imbroglione!

              - Però sentiamo anche questo!

              - Non sarà tanto peggiore degli altri...

 

  SMERALDINA Puff-bang. Il miracolo di oggi per la Signora stecchita o il Signore (guarda il Ciarlatano)... ssstecchito

di domani!!!

  CIARLATANO Ma Signori, posso provare ciò che affermo. Qui, subito.

  = Dal palco molti cominciano a scendere e si avviano ad uscire di scena mentre anche dal piazzale in basso il pubblico inizia ad andarsene. =

  VOCI (dal palco) Ma va'!

  ASTROLOGO Ci rifà il verso!

  VEGGENTE Ci prende in giro!

  ASSISTENTI E TIZIE (in coro) Buffone!

  ASTROLOGO siamo professionisti serî, noi! Tra poco avremo l'albo professionale degli astrologi...

  VEGGENTE ... e dei veggenti...

  VOCI... e dei guaritori...

      ... e dei prano rabdolestofanti...

      ... serî...

  ASTROLOGO Va bene, basta così. C'è chi è già pronto a presentare la legge in Parlamento. La legge difenderà i professionisti...

   ASSISTENTI E TIZIE ... veramente serî.

  = Smeraldina, agitandosi ed a tratti chiudendosi la bocca con una mano,  mima un'altra risata incontenibile.=

  ASTROLOGO E VEGGENTE Cretina! 

  I QUATTRO MANAGERS Cretina!

  ASSISTENTI E TIZIE  Cretina!

  SMERALDINA (secca)  Errore, Signori! Io non sono della vostra corporazione. Dico: Ma ci sono leggi civili in questo ... in questo Paese? Prevedo comunque che  che alzerete i tacchi entro quattro minuti. (al Ciarlatano) Ma Lei stava dicendo qualcosa: prego, Dottore!

  CIARLATANO Ehm... grazie. Signori, dicevo, provate il mio prodotto!.. (Tutti si avviano rapidamente ad uscire dal palco e molti anche dal piazzale in basso Tra i pochi che rimangono nel piazzale c'è Flora).

 ... Gratis. Se poi vorrete acquistarlo avrete uno sconto pari al centocinquanta per cento del prezzo base.

  SMERALDINA (con tono molto affettato, tanto da suonare apertamente falso) Che imbroglione! Uno sconto del centocin- quanta per cento! Non ha senso! (con finta serietà) Non ha senso! PUFF! (Esce).

  CIARLATANO Se attendete un momento potrò dirvi tutta la verità sui prodotti ed i poteri che i Signori hanno illustrato dal palco. Io, infatti, non posso mentire, poiché, proprio quattro minuti fa, ho appunto ingerito una delle mie pillole.

  VOCI (di vari  Tizii che,  scesi dal palco, stanno andandosene)

     - Già. Bravo! 

     - E pretende che crediamo...

     -... a queste gratuite idiozie!

  CIARLATANO (con tono improvvisamente fermo e seccamen-te ironico) Ma voi credete ancora all'Astrologia?

  VOCI (di alcuni spettatori del piazzale)

       - Ma non si sa mai.

       - Io resto ad ascoltare anche questo.

  CIARLATANO Ma non sapete quello che per chi abbia un   minimo di informazione è addirittura ovvio? Le costellazioni sono state immaginate in tante configurazioni diverse ed hanno ricevuto tanti nomi diversi a seconda delle credenze, delle leggende, dei miti di diversi popoli. Esse sono state raggruppate in modi del tutto diversi e difformi, senza alcuna regola o criterio per le raffigurazioni come per i confini  a seconda delle varie suggestioni. In modo simile le nuvole o le ombre proiettate su un muro potrebbero, volendo, rappresentare figure, simboli, predizioni, caratteri. Può darsi che già qualche mestatore prepari mercerie del genere.

  E le posizioni dei pianeti, cosi importanti per la pseudoscienza astrologica qui da voi?  Perché, per fare un esempio fra tanti, una sfera di poche migliaia di chilometri di diametro, che è in ballo da circa cinque miliardi di anni, una volta battezzata dai vostri simili come Marte da meno di tremila anni (un'inezia, al confronto) dovrebbe diventare temibile come il vostro dio della guerra? E mi sapreste dire con quanti altri nomi tanti diversi popoli hanno chiamato l'oggetto? Addirittura lo stesso Marte romano è già diverso dal terribile Ares greco con il quale è pur stato in qualche modo identificato. Qual è dei due quello "valido"?

  E perché uno che nasce quando il Sole è in congiunzione con le stelle riunite con l'immaginazione, per aiutare la memoria, in questa o quella costellazione arbitrariamente e recentemente denominata, dovrebbe avere certi caratteri che derivano da miti che sono nati milioni o miliardi di anni dopo la nascita di quelle stelle?  E quante stelle, anche vicine e molto grandi, si possono vedere con un modesto telescopio? Influiscono solo quelle che si vedono ad occhio nudo? A parte la precessione degli equinozî per la quale i le posizioni dei segni astrologici che vi vengono lagnosamente ricordati non corrispondono più  alle posizioni delle costellazioni. E per quanti milioni di persone deve valere un oroscopo, visto che i cosiddetti segni sono solo 12? E L’Ophiuchus, il Serpentario? Gli astrologi non ne parlano, ma il Sole passa entro i suoi confini dal 30 novembre al 18 dicembre, come qualunque modesto astròfilo, ovvero astronomo dilettante, potrebbe mostrarvi…

  Questi ed altri fatti accertati al di là di ogni dubbio mostrano che l'astrologia non ha il benchè minimo fondamento, anzi si smentisce da sola. Chiunque tra voi uomini faccia oggi l'astrologo, a meno che non sia completamente privo di informazioni o del tutto scemo, è sicuramente un bugiardo, un imbroglione che sfrutta l'ignoranza e l'insicurezza del suo prossimo. E così sia per chi legge il futuro nelle pieghe della mano o nei fondi di caffè, nelle carte et similia, o per chi vi promette di guarire con gli amuleti o fa piangere le madonne, anche se la fede, finché non pretende di essere scienza, può avere ogni rispetto.  E i signorini astrologi e i loro simili  diano le prove, se le hanno, oppure siano obbligati a cessare la loro opera lucrosa quanto criminosa  di rimbambimento. Sono pronto a sostenere tutto ciò di fronte a qualunque tribunale. Perfino  di fronte ad uno dei vostri tribunali. Chiaro?

  ASTROLOGO (fermandosi mentre stava per andarsene tra gli ultimi Tizii scesi dal palco) Come le dicevo mi interessa il suo Superdimagrante. Devo sbrigare una faccendina a nome di tutti i colleghi, professionisti...

  VOCI (dei Tizii scesi dal palco e d ancora non usciti di scena)

           -... serî!...

           -... noi non vendiamo pillole della verità...

           -... come certi buffoni...

  ASTROLOGO : Basta ! Finché non ci difende una legge ci difenderemo da soli.

  = Spara al Ciarlatano che cade a terra. Poi fugge preceduto appena dagli altri. Sulla scena  anche gli ultimi spettatori se ne vanno, alcuni atterriti, altri scuotendo il capo finché  rimane solo Flora che si avvicina al corpo del Ciarlatano , gli sente il polso, poi si inginocchia per sentirgli il cuore. =

  FLORA (rialzandosi lentamente) Morto. Poveraccio ! Si vede che lo hanno preso sul serio. Anche l'idea più assurda (la pillola della sincerità, figuriamoci !) li spaventa. Temono anche la più remota possibilità di lasciarsi sfuggire sia pure una sola sillaba che non sia falsa!

  CIARLATANO (sempre a terra) Su questo punto credo che lei non abbia torto, Signora.

  FLORA (con un moto di sorpresa) Ehi! Ma... eri morto! Il cuore... non batteva!... il polso...

  CIARLATANO (sistemandosi gli abiti e il cappello mentre si rialza) Allora (indicando il carretto) Vuol concludere questo affare?

  FLORA Io non riesco ancora a comprendere. Non so abituarmi a veder ammazzare la gente. Sono rimasta prima paralizzata dal terrore e ora... Come si sente?

  CIARLATANO (estraendo qualcosa da sotto la camicia) Non male. Due colpi quasi nello stesso punto... al cuore, diciamo, dodici centimetri sotto la pelle (guardando i due proiettili che tiene in mano)... e belli grossi! (Li butta via).

  FLORA Tu... Lei è matto! ... O sono io che...­? Ma... tutti trucchi, immagino. Una messinscena. Sei anche tu uno dei loro!

  CIARLATANO Su questo punto devo dire proprio che si sbaglia. Quanto ai pronomi, tu, lei... non fa differenza. Allora?

  FLORA Ma sì. Dammi la tua merce. Una scatola. Se fosse vero che fa dire la verità dovrebbe essere preziosa e rara. (Il Ciarlatano le porge un flacone che ha appena preso dal carretto). Quanto ti devo? (Fa per dargli dei soldi).

  CIARLATANO NNNnNo! Grazie. Dunque... da ducati a corone... no... marchi... no... lire. Il cambio è...

  FLORA Sbrigati, per favore! Si fa tardi.

  CIARLATANO In lire, quattordici milioni. Sta par arrivare l’Euro. Farà in tempo a cambiarli, Flora.

  FLORA Prendi queste diecimila e bevile alla mia salute.

  CIARLATANO No, Flora (Estrae delle banconote da una grande tasca).

  FLORA Anche tu sai il mio nome! Mi avrai visto da qualche parte, ma io non ti ho mai conosciuto.

  CIARLATANO Sconto del centocinquanta per cento, su quat- tordici milioni. E' facile. (Le mette in mano il denaro) Sette milioni a Lei, Signora.

  FLORA Esatto! Sei proprio svitato... anche se il denaro sembra vero. Lo darò ai bambini per giocare ai negozianti!

  CIARLATANO Se preferisce... Ma può darlo tranquillamente ai negozianti, Signora.

  FLORA Sei proprio quello che prima, sul palco... faceva il Prologo... Non è solo una somiglianza.

  CIARLATANO Certamente. Mi hanno sparato due volte e, come ha visto, con buoni proiettili. Due colpi mortali, direbbe qualcuno.

  FLORA  A proposito di assurdità: quella signora che è stata "trafitta"?...

  CIARLATANO  Se ne è presa cura la ragazza, Smeraldina. Non si preoccupi. E' in ottime mani. E provi al più presto la mia pillola, nel tè, ad esempio, o in qualunque altra bevanda. Si scioglie bene.

  FLORA Voglio proprio provare che effetto fa. Addio.

  CIARLATANO (mentre Flora esce da sinistra) Grazie di nuovo. Vedrà che effetto fa. Vedrà, Flora, vedrà. (Spingendo il carretto esce da sinistra, accompagnato da un tintinnìo di campanelli)

 

                                                SECONDO QUADRO

= Un salotto. FLORA sta apparecchiando un tavolo per il tè, verso il centro, un po' a sinistra. Una porta è sul fondo vicino all'angolo di destra. Alla parete destra un'altra porta. Sono presenti anche CARLO, marito di Flora ed i loro figli LAURA, una ragazza di circa quindici anni e PINO, un bambino di una decina d'anni. =

  CARLO Cerchiamo di sbrigarci, Flora. Il Commendator Rifatti arriverà tra (guardando l'orologio)... sei minuti e mezzo. E' sempre così puntuale!

  FLORA Certo, Carlo. Facciamo il possibile, mi pare.

  LAURA Mamma, credi che starò bene così?

  FLORA Ma certo, certo! Di che ti preoccupi?

  LAURA Certo meglio di quell'oca della figlia del Commenda- tore!

  CARLO Forse, Laura, dovresti preoccuparti delle spese pazze della mamma. Ci ha quasi rimessi a nuovo tutti quanti. Potremmo andare ad una sfilata di moda! Ma hai fatto bene, Flora! Solo avresti dovuto prendere qualcosa anche per te! Ci penseremo noi domani. Ma chi l'avrebbe detto! Sette milioni di premio di consolazione alla lotteria! Tu che non hai mai vinto una lira, come me! Bene. Ora riceviamo il Commendator Rifatti come si deve. E anche la moglie (dà un'occhiata a Laura)... e la figlia. Mi spiego? Il fatto che il commendatore sia un capo (un capo sul serio, se è per questo) moderno e dinamico, senza tanti fronzoli, non ci autorizza ad essere sciatti o troppo confidenziali. Con lui e con i suoi familiari. Cordialità e... riguardo, direi. E' comunque una persona squisita, a suo modo.

  PINO Fortuna! Così quando ti farà ancora arrabbiare non mi dirai più che è un vecchio rospo travestito da scimmia per sembrare simile ad un uomo!

  CARLO Ma tu hai proprio deciso di mandarmi in rovina? Zitto! (a Flora) Sarebbe meglio se Piccola Peste andasse a letto. Via! Fila!

  PINO Tanto ora il vecchio rospo mica ti sente! onarebbe meglio se piccola peste andasse a letto

  CARLO (con aria ansiosa) Sarà qui a momenti... vecchio rospo... travestito da... per sembrare... (a Pino) Vergognati!

  LAURA Ma papà: non dovresti farti sentire da Piccola Peste quando dici certe cose! I bambini ripetono tutto, lo sai.

  CARLO Già, già. Quella volta, in un momento di rabbia... Sì, anche qualche altra volta. E tu, allora, con la figlia del Commendatore? Quell'oca, eh?...

  LAURA Effettivamente...

  CARLO Via! Portalo a letto!

  LAURA Ma papà...

  CARLO (categorico) A letto!

  PINO (mentre Laura lo conduce via) Ma sono le cinque del pomeriggio!

  CARLO Le cinque... e un quarto, quasi. Del pomeriggio. Quasi sera. Notte, in pratica. (Laura e Pino escono da destra. Flora intanto termina di apparecchiare il tavolo con dolci e bottiglie di bevande diverse.)

  LAURA (rientrando) Comunque anche la moglie, con quel- l'aria da First Lady! In fondo non è che la "consorte" di un arrampicatore sociale di mezza tacca. E racchia, per giunta. E il  "Commendatore" l'ha sposata solo per i quattrini, per la fabbrica di scale pieghevoli. E per metter su quel trabiccolo di ufficio "Import-export" per cui ti fa fare il consulente il Commendatore si è arrampicato sui gradinetti di Sua Altezzina, come la chiamano...

  FLORA Ah, via! E' vecchia. La battuta, intendo: Saranno cent'anni che la chiamano così, la Signora!

  CARLO Proprio il momento giusto par certe spiritosaggini! A proposito: Dov'è il progetto? (Guarda delle carte su un tavolo). Sì, va bene. Al momento giusto glielo  mostrerò. Così, durante la conversazione... come per caso, ma... insomma dovrà guardarlo. Mi è sembrato interessato quando gliene ho parlato, la settimana scorsa.

  LAURA Credi che ti convenga insistere su quella linea, babbo? Il Commendatore si dà le arie di Manager con le spedizioni, i corrieri, l'Import-Export, ma in realtà, oltre a fare il galletto zampettando sulle scalette della moglie, pensa solo a far quattrini, anche con la baracca dell'Ufficio "Imp-ex" che tu e i tuoi colleghi tenete in piedi.

  CARLO Ma io penso anche al futuro...

  LAURA Tu pensi al futuro: trasporti per via fluviale, sincronizzazione delle delle spedizioni, ferrovia... parte- cipazione del personale alla gestione, intervento degli Enti pubblici... Ma oggi alla gente si cerca di dare tutto singolo, privato. Stanno eliminando anche i telefoni duplex! Privatizzerebbero le poste, le ferrovie, le scuole, gli ospedali...

  FLORA E - perchè no? - anche i Comuni, potendo, le Regioni, il Parlamento, magari! Figurati se qualcuno vuole socializzare un'azienda di trasporti e attendere di vedere che il Po ridiventi navigabile e le ferrovie si mettano a funzionare! Tu, però, puoi sempre provare. Sui princìpî siamo d'accordo.

  CARLO Lo so. Quanto all'ottimismo è un po scarso anche il mio...

= Suonano alla porta. Flora va ad aprire. Entrano dal fondo a destra il COMMENDATOR RIFATTI, la SIGNORA  e la SIGNORINA RIFATTI. Il Commendatore cammina saltellando su un solo piede mentre tiene l'altro, scalzo, sollevato ed ha la scarpa del medesimo in una mano. =

  COMMENDATORE Ecco il migliore dei miei collaboratori, Carlo Rossini, la sua deliziosa signora, e la... bambina. La signorina, dovevo dire, sempre in splendida forma, come mamma e papà.

  CARLO E' un piacere avervi con noi!

  = Strette di mano, convenevoli varî e saluti che si sovrappongono. =

  SIGNORINA RIFATTI Carino, qui.

  FLORA Se volete accomodarvi... il tè è quasi pronto. Intanto (indicando il tavolo apparecchiato)...prego!

  LA SIGNORINA RIFATTI Papà, puoi metter giù anche l'altro piede, ora, e metterti la scarpa.

  CARLO Già, certo... stavo notando... Qualche piccolo incidente?

  COMMENDATORE Ah! Certo. Che distratto! Incidente? Non propriamente. Loro sapranno certamente quanto io sia  sensibile ai problemi del risparmio energetico... Devo prendere parte, domani, ad una manifestazione di rilievo con gli Industriali del Nostro Circolo... Percorreremo il vialetto davanti alla sede... su un solo piede. Un simbolo, come dire, del risparmio energetico, oserei dire un messaggio. (Si china iniziando a rimettersi la scarpa). Riduzione degli sprechi. Dove basta un addetto, perché tenerne due? Se basta un operaio, un magistrato, un capostazione, un macchinista, un vigile... eccetera, perché tenerne due? E le scuole? Chiudiamo quelle inutili!

  PINO (affacciandosi alla porta sulla destra) Ben detto, vecch... Bravo Signore! Io le chiuderei tutte!

  = Ad un cenno di Carlo, Laura va a ricacciare Pino fuori e chiude la porta ritornando verso il tavolo con un sorriso forzato. Intanto il Commendatore, che ha finito l'operazione con la scarpa, si rialza e si mette a tavola, presto imitato dagli altri. Flora esce. =

  CARLO Pino, il marmocchio, ha gli orecchioni. Lo abbiamo mandato a letto.

  COMMENDATORE Già. Il piccolo Giuseppe.

  LAURA No. Non si chiama Giuseppe. Si chiama proprio Pino, come l'albero.

  COMMENDATORE Già, bene. Ehm... Così... e le fabbriche che non vanno e così via... E anche le targhe alternate, per evitare spreco e confusione sulle strade. Così abbiamo pensato di dare un piccolo esempio simbolico... che volete... (Si rialza e si rimette a saltellare su un solo piede).

  LA SIGNORINA RIFATTI Ma... Papà!

  COMMENDATORE (rimettendosi su due piedi) Sì, figliola. (a Carlo) Che gliene pare?

  CARLO (mentre Flora rientra con un carrello su cui sono visibili la teiera, le tazze e dei vassoi di pasticcini) Ma ... non saprei...una scenetta non molto...

  COMMENDATORE L'idea è stata mia.

  CARLO Una... scenetta simbolica, come diceva Lei, non molto... sfarzosa e costosa. Buona pubblicità, potrei dire... di alto valore educativo... (Laura e Flora alzano per un momento gli occhi "al cielo". Tutti cominciano a bere il tè). A proposito di risorse energetiche e di riorganizzazione aziendale...

  COMMENDATORE Finiamola con i preamboli. Dica!

  CARLO Sì, sì. Subito. Ho completato quel fascicolo sul progetto che le ho brevemente illustrato la settimana scorsa.

  COMMENDATORE Progetto? (Beve) Quale progetto?

  LA SIGNORA RIFATTI Ottimo! (Tutti intanto si servono ancora. Flora però accosta solo le labbra alla tazza).

  CARLO Il progetto, Signora? Suo Marito glie ne ha parlato?

  LA SIGNORA RIFATTI  Ma no! Quale progetto? Il tè della Si- gnora. Lei è per caso di origine inglese, Signora Rossini? Complimenti!

  FLORA Grazie. Grazie. Non merito tanto!

  CARLO Il progetto della riorganizzazione progressiva dei trasporti in vista di uno sviluppo dell'azienda che potrebbe...

  COMMENDATORE Ma... dunque... Sì, mi pare di ricordare. Pensavo che avesse lasciato perdere.

  CARLO Ma che dice? Mi pareva che la cosa La interessasse.

  COMMENDATORE  E' un'idiozia, caro Fossi... ehm... Bossi. Roba da Russi, da Siberiani. Avrà pur visto, poi, che anche loro, ormai...

  CARLO Ma Signor Commendatore!

  Sì, sì, Signor Mossi... no... Tossi... cioè Tozzi... ehm... Rozzi!...

LA SIGNORA RIFATTI A mio marito piacciono molto i giochi di parole...

  LAURA Vedo, Signora, ma questi io li facevo all'asilo!

  COMMENDATORE Viperetta, la bambina! Tutta il papà, eh? Signor Cozzi... ehm... Ghiozzi....

  CARLO Ho capito. Bravo... bravino... quasi. Ma ora, se volesse ascoltarmi...

  COMMENDATORE Dica pure, Zozzi... Tanto, per quel che me ne importa!...

  CARLO Ma cos'ha in testa? Le targhe alterne, già, e il camminare a gambe zoppe alternate per risparmiare le scarpe!

Che fa, risparmia anche il cervello a giorni alterni?

  LAURA No, papà. Di quello fa a meno tutti i giorni.

  COMMENDATORE Dovrebbe insegnare a sua figlia come si tratta con le persone civili e con i suoi superiori. Ma sì. Cosa può capire un arretrato, un troglodita (basta guardare la casa!), un impiegatuccio, un Mozzi qualunque?

  CARLO Rossini, Commendatore, io sono Carlo Rossini. La pianti con queste battute antidiluviane!

   COMMENDATORE Ah! Rossi, certo! (Si alza, presto imitato dalla moglie) ome adatto alla "NNNNome adatto alla "persona". Insignificante come le sue "idee", come la sua famiglia, come tutto questo ambientino da pidocchi... un ricevimento per pari suoi!

  LAURA Chi parla di pidocchi? Il "Commendator" Rifatti?

  LA SIGNORINA RIFATTI Questa te la sei proprio cercata, papà.

  LA SIGNORA RIFATTI (alla figlia) Zitta, stupida! Da che parte stai? (a Flora che è rimasta seduta e sorride) E lei, scimmia, che ha da ghignare? E' forse di origine cafonese? (Flora si limita ad un leggero cenno di assenso)...con i suoi pasticcini di fango ed il suo tè all'acqua di stagno!

 CARLO Non mi fate dire...!

 LAURA Di' pure, babbo! di' pure a proposito di fango e acqua di stagno!

  CARLO Giusto, figliuola. Siamo chiari, signor commendatore! Mentre vedo che la Sua Signora, Altezzina pieghevole, scaletta in si bemolle dalla testa molle molle è in piena sintonia con Lei, Le dirò quello che penso di Lei medesimo: Lei è proprio quello che sembra!...

  COMMENDATORE Piccolo miserabile! Lei non sa... Che di- co!... non sogna neppure chi sono io!

  LAURA Sarebbe un incubo!

  CARLO (gelido) Lo so alla perfezione, invece. Lei, Commendatore, non è che un vecchio rospo travestito da scimmia per sembrare simile ad un uomo.

  PINO (entrando in scena dalla porta in fondo a sinistra) Centro, papà!

  COMMENDATORE (a Carlo) Piccolo imbrattacarte! Te ne pentirai! Ti licenz... licenz... zzz... zzz...!

  PINO Non ti fa un baffo il vecchio rospo eccetera, vero, babbo?

  CARLO (con calma sprezzante) C'è anche chi sa arricchirsi  con classe. Non è questo il caso.

  FLORA (ridendo) Funziona! Funziona!

  = Tutti guardano Flora, interdetti.=

  LA SIGNORA RIFATTI Ma che cosa? Che cosa funziona? A me pare che nulla funzioni, qui, a cominciare dal suo cervello, signora Flora Rossini o come accidente si chiama!

  FLORA La pillola del vecchio ciarlatano. L'avete bevuta tutti nel tè e negli altri beveraggi: (recitando) Quando l'ha presa (indica la bocca) per questa via... un uomo più non può dir bugia... eccetera.

  CARLO La pillola della verità? Un'altra delle tue diavolerie?

  FLORA Certo! Incredibile, ma vero. Come i sette milioni di premio  per una lotteria cui non ho mai partecipato. Un altro dono del vecchio ciarlatano!

  CARLO Strega! (Scoppia a ridere e bacia la mano a Flora).

  COMMENDATORE ((a Carlo) Ti dico che sei licen... zzz... lic... Inaudito! Incredibile!

  LA SIGNORINA RIFATTI... ma vero, papà! La Signora Strega deve aver ragione. Mi sento così strana!... Spero di non incontrare ora il mio prof. di Italiano. Con quello che mi sentirei di dirgli e di tirargli sulla zucca ora mi giocherei l'anno in dieci secondi!

 COMMENDATORE (a Carlo) Sei licenzzz... zzz...!

  LA SIGNORINA RIFATTI Vedi, papà? Sai benissimo che non puoi licenziarlo. E la bugia non ti può uscire di bocca. Sai benissimo che non caveresti un ragno da un buco, senza di lui. Prega che non ti pianti in asso!

  LAURA Hai ragione. Sei meno oca di quanto mi sembravi. E' vero. E' evidente. Un effetto incontrastabile! Se penso ora al mio maestro di pianoforte...

LA SIGNORINA RIFATTI Cadi in deliquio (lo conosco!) e mi fai divenire gelosa. Meglio, cambiare discorso!

  COMMENDATORE  O tenere la bocca chiusa!

  FLORA Ma no! Parliamo pure liberamente, egregio ed eccellente Signor Commandatore! Io non ho bevuto e, come vede, posso ancora mentire.

  = Suono di campanello: La porta in fondo si apre. Entrano il PRIMO STRANIERO E LA PRIMA STRANIERA, persone di aspetto molto distinto in abiti scuri sobrî ed eleganti, poi il SECONDO STRANIERO, tutto in viola, con un ampio soprabito posato sulle spalle, e insieme a lui la SECONDA STRANIERA, molto giovane e graziosa, tutta in verde, con un ampio mantello aperto su un costume un po' alla "Robin Hood". Questi ultimi due personaggi portano in testa una stretta calottina che nasconde i capelli, ma non impedisce di ipotizzare che si tratti del Prologo-Ciarlatano e di Smeraldina. Tutti guardano sorpresi i nuovi arrivati. =

  PRIMO STRANIERO  Spero che vorrete scusare la nostra... invasione. L'esperimento che abbiamo condotto sul vostro... nella vostra... in questi luoghi sarà sospeso al più presto.

  COMMENDATORE (cercando di darsi un tono autorevole) Ma che ... mascherata è questa? Chi sono questi commedianti? Come...

  PRIMA STRANIERA (imponendo il silenzio al Commendatore con un secco gesto di una mano) Signori, noi siamo viandanti. Veniamo a visitare il vostro... ambiente...

  PRIMO STRANIERO ... e presto torneremo nel nostro.

  SECONDO STRANIERO Ma ora dovete ascoltarci. (Il Commendatore e la moglie si agitano e gesticolano). Fermi, per favore! (I due si immobilizzano all'istante).

  SECONDA STRANIERA Desidera, Signor Pid... Signor Rifatti, dichiarare qui i motivi che la spinsero ad impalmare la sua attuale consorte?

  COMMENDATORE (sempre immobile) Certam... sicuram... oNONNo! no!... Nooo!

  LA SIGNORA RIFATTI (c.s.) Ma tu mi hai sposato per amore, caro, perché ti affascinavo!

  COMMENDATORE Sì, per amore, e anche perché mi affascinava la tua incantevole posizione economica. Volevo dire... Mmmm ... Mmmm... quello che ho detto: amore e affari, insomma!

  LA SIGNORA RIFATTI Meno male!

  LAURA (quasi "tra sé" ma in modo da essere ben udibile) Si vede che l'effetto-verità si sta attenuando e ormai permette la mezza bugia!

  PRIMO STRANIERO (al Secondo) L'esperimento è ora in fase di interruzione, Direttore.

  SECONDO STRANIERO Bene.

  = Il Secondo straniero si toglie la calottina. Estrae da sotto il soprabito un cilindro viola. Se lo mette in testa e lo ritoglie subito con un ampio gesto di saluto. Fa un rapido gesto con la destra e subito il Commendatore e la moglie sono nuovamente liberi di muoversi. =

  FLORA Il prologo! Il vecchio Ciarlatano! Chi altri poteva essere? La trovo in splendida forma!

  SECONDO STRANIERO In verità ho un buon controllo delle forma, in generale. Lo ammetto. Ha visto che il mio sconto era valido?

  FLORA E - ciò che più conta - anche la pillola!

  PRIMO STRANIERO Su questo ultimo punto, Signori, vi dobbiamo qualche spiegazione.

  SECONDA STRANIERA (togliendosi la calottina e liberando i lunghi e brillantissimi capelli verdi) Cioè! Io faccio il cinema (con uno strillo acuto)... e la Tivù... Ricorda, Flora?

  FLORA Quella pazza... Smeraldina!

  SMERALDINA Esatto. E avrà riconosciuto i nostri due compagni, quelli che le stavano vicini, sul piazzale. Abbiamo recitato parti a tratti un po' fastidiose. Doveri d'ufficio, cara Flora.

  FLORA Che gioia rivedervi! Devo esservi sembrata molto stupida. Sul momento vi ho preso per quello che sembravate. Ma la colpa è vostra. Avete recitato molto bene...

  SECONDA STRANIERA Ma Lei non sottovaluti la sua intelligenza! (al secondo straniero) Quanto alla pillola, è davvero un trucco. (Estrae da sotto il mantello una lunga e sottile bacchetta luminosa e solleva poi rapidamente le braccia tese). No, padre mio?

  SECONDO STRANIERO Certo, bambina. Ma non i colpi di pistola e le altre  cortesie che i Signori del Palco ci hanno rivolto.

  PRIMO STRANIERO Già. In realtà... in parole scarse... come si dice?... povere abbiamo condizionato le vostre possibilità di reazione psichica con un procedimento basato sulla traslazione finalizzata delle disparità di soglia di percezione sul piano del controllo centrale. In fondo, una volta impostata l'operazione sui terminali neuronici con la  concentrazione dell'energia al centocinquanta per cento nei  canali interessati...

  FLORA Ancora il centocinquanta per cento!...

  SECONDO STRANIERO (al Primo, sorridendo) Sarà meglio lasciar perdere i dettagli.

  PRIMO STRANIERO Sì, credo di sì. Insomma vi abbiamo condizionato. Temporaneamente, s'intende. Ma è un procedimento che non ha nulla a che vedere con certe idiozie come quelle dei dicenti .. dei sedicenti maghi. Non abbiamo operato come dicono di fare i vostri produttori di prodigi fasulli, anche se è difficile spiegare cosi, su due piedi, come la cosa funzioni, e c'era anche il risico ... il rischio che non funzionasse benone ...  come si dice ... tanto bene. Per capirci alla meglio è stato come mettervi in contatto con un elaboratore di impulsi diretto da noi per interferire sul vostro comportamento. Alle pallottole e simili strumenti sappiamo resistere, in certe condizioni, da secoli. Tutto qui, in pratica. E per quanto riguarda il condizionamento che agisce, per così dire, sui neuroni, è evidente che in qualunque società di cittadini, in qualunque società civile che abbia alti piani ... cioè ... alti livelli di libertà, l'operazione è permessa solo per gravissimi motivi, solo temporaneamente e solo se dichiarata in modo leale ... come dire ... aperto alle autorità che possono permetterla.

  CARLO Se siete riusciti a contrastare, come dite, i "Signori del Palco" potete fare questo ed altro. Stentavo a crederlo quando Flora mi accennava ai suoi strani incontri di ieri sera.

  FLORA Per questo, infatti, ho lasciato perdere ed ho inventato la storia della lotteria.

  COMMENDATORE (agli stranieri, come colpito da  un'improvvisa "rivelazione) Perdonatemi! Voi siete dunque... finalmente arrivati!

  PRIMO STRANIERO (non badandogli) Abbiamo cercato di abbreviare lo studio sui vostri caratteri fondamentali con procedimenti un po' drastici e sbrigativi, lo ammettiamo. Facendovi... Scusateci!... In pratica costringendovi a dire la verità pensavamo si potervi conoscere rapidamente ed in modo abbastanza attendibile. Ma abbiamo dovuto constatare di esserci... - scusate, ho ancora qualche difficoltà con la vostra lingua - ... di esserci in un sicuro... in un certo senso ingannati (Il Secondo Straniero fa un cordiale cenno di assenso). Se voi siete stretti... costretti a non mentire, rivelate solo una parte di voi stessi e molti degli aspetti più interessanti si perdono, si appiattiscono, divengono sfocati. Mentire, distorcere la verità, intendo qui non la verità in astratto, ma la sincerità... confonderla, trasformarla  ad àrbitro... arbìtrio... è nella vostra natura. Questo si è avvisato... come dire?... è emerso bene nell'esperimento guidato dal Direttore. (Il Secondo Straniero fa un altro cenno di assenso) e dalla nostra Smeraldina (grazioso inchino, mossa di balletto della Seconda Straniera) cui Lei, Signora Flora, ha assistito come era nei piani. Ma ci giungono da diversi luoghi segnalazioni che confermano quanto vi sto dicendo.

  COMMENDATORE Finalmente siete arrivati anche qui! Vi hanno visto in tanti posti diversi. Io speravo tanto che, prima o poi, anche noi avremmo avuto il privilegio di questo contatto ravvicinato! Dalla California alle Bermude, dalla preistoria ad oggi - mi dicevo - tante segnalazioni di presenze aliene! Ecco: quelli che non credono agli UFO, cosa diranno adesso? (Gli stranieri cominciano a sorridere. Smeraldina fa un gesto "preoccupato" indicando il Commendatore). Da quando sono scesi in Russia, comunque, ero sicuro che sarebbero arrivati anche qui. Eravate sempre voi?

  PRIMA STRANIERA Ma che ha il Signor Commendatore? Dategli un calmante!

  LA SIGNORA RIFATTI Da dove venite, da quale pianeta? da quale costellazione?

  PRIMO STRANIERO No, nessuno poteva prevedere (per quanto, modestamente ne sappiamo noi) il nostro arrivo, né in California, né in Australia, né Russia, né altrove. Nessuno ci ha mai visto prima in questo... insomma tra i vostri simili. Il signor Commendatore e la Signora... Commendatrice... (dico bene?) Pid... Rifatti si fanno prendere in giro... Com'è l'espressione tecnica esatta? Ah, sì!... Si fanno prendere per il culo da chi racconta tutte queste frottole sugli extra... terrestri!

  = La Seconda Straniera abbraccia il Secondo Straniero mimando una risata irrefrenabile. =

  SECONDA STRANIERA (indicando il Primo Straniero) Lo zio è sempre stato pigro con lo studio delle lingue ... nonostante (indicando laPRIMA STRANIERA) le insistenze della zia! e della di lui, come si dice ?... cognata nonché madre mia che saggiamente non ci ha seguito in questa pazza avventura.

  PRIMO STRANIERO (sorridendo per la gaffe e rivolgendosi alla Signora Rifatti) Tra l'altro, Signora, non ha senso dire che qualcuno proviene da una costellazione come se fosse un luogo reale dell'Universo. Le costellazioni sono configurazioni dipendenti dal punto di vista, dalla posizione degli astri in relazione ad un qualunque punto. Se lo faccia spiegare da sua figlia!

  SECONDO STRANIERO Bene. Da dove veniamo? Temo che se tentassi di spiegarlo con la necessaria precisione nel vostro linguaggio, potrei incorrere in qualche appunto formale di mia figlia e degli altri miei compagni. (Gli altri tre stranieri fanno gesti bonarî come per dire "Effettivamente sì"). Vi renderete conto voi stessi in futuro (secolo più, secolo meno) di quali siano le interazioni tra le dimensioni nel continuo spaziotemporale che possono permettere, in condizioni molto ben determinate, questi ed altri incontri. Forse qualcosa cominciate già ad intravedere.

  A meno che tutto ciò non sia che una  vostra e nostra il-lusione... o speranza.

  Ma - come diceva il mio compagno - indurvi ad essere sinceri ci è sembrato infine falsare, sia pure provvisoriamente e per validi motivi di indagine, la vostra natura. E da un rapido esame di tutta la situazione abbiamo concluso che insistendo provocheremmo troppi guai nei vostri rapporti sociali.

  Non vogliamo far pesare le nostre capacità su di voi, ma guardate che cosa accade quando nel vostro... ambiente si insiste nel dire (o far dire) la verità.

  (Sulla parete di fondo si apre un grande pannello che rivela uno schermo TV che la occupa in gran parte).Rimetteremo tutto a posto dopo. Solo qualche esempio, perché tra poco dovremo lasciarvi.

  PINO Tornerete a trovarci?

  SECONDO STRANIERO Chissà?

  = Sul grande schermo compariranno di volta in volta ambienti di sfondo (pannelli o diapositive) e personaggi che subito si riveleranno reali e tangibili. Luci rivolte verso il pubblico o brevissimi attimi di buio dentro lo schermo maschereranno cambi di ambiente ed entrate o uscite di personaggi. =

  MARITINO (dentro lo schermo TV) Che mi fai per cena, cara­­?

  MOGLIETTINA La quaglietta dei Tatra, caro!

  MARITINO Mi fai la quaglietta, sposina diletta? Che bestia... sarebbe?

  MOGLIETTINA Un Supersaporitissimo "esemplare" di... di... comune pollo domestico cui si tira il collo due mesi dopo l'uscita dall'uovo. (Via con il Maritino).

  ANNUNCIATORE (In TV) Il nostro Capo Redattore, con i suoi puntuali e precisi servizî (o servigi) sulla situazione politica, sociale ed eco... eco... eco... (La Seconda Straniera batte due colpi con una mano sulla cornice del "televisore")... nomica, ha ricevuto il "Pappagallino d'oro" come ripetitore delle opinioni del Consiglio di Amministrazione dell'Azienda. Il Vicedirettore, rompiscatole, si è dimesso per motivi di salu... salu... (La Seconda Straniera, con gesto studiato ed elegante, gli dà un manrovescio in pieno viso)...  è stato cacciato a pedate. Via).

  ANNUNCIATRICE (in TV) I ministri competenti - non vediamo proprio in quali campi - del nostro beneamato Governo di Conservazione Nazionalsecessionista  - hanno annunciato per il prossimo anno  una diminuzione delle imposte dirette per tutti (esclusi i percettori di redditi fissi). Aumentano le imposte indirette su casa, alimenti, vestiario, auto, trasporti in genere, medicinali, spettacoli, libri, dischi (anche compact, audio e videocassette, cassette per la frutta, casse da morto, manifesti, carta, penne, calamai, acqua, aria (anche appestate) terra, fuoco, fochino... su tutto e su quant'altro possibile. (Via).

  CRONISTA  Eccomi, amici telespettatori, dal cuore della Foresta amazzonica, a venti miglia da Manaus, per la nostra rete, in dirett... (Gesto minaccioso della Seconda straniera)... registrazione delle immagini alle mie spalle effettuata la settimana scorsa, sul problema della distruzione dell'ambiente a causa dell'avidità dei contadini brasiliani... (La Seconda straniera punta la bacchetta sul televisore)... a causa delle scelte dei governi della regione e della ossessiva richiesta di legname ed altri prodotti da parte di molti paesi industrializzati. (Via).

  ANNUNCIATORE Il costo della benzina per i prossimi due giorni sarà di circa 244 lire per ... decilitro per mantenere una sublime armonia con gli altri paesi liberalcapitalisti in cui si paga molto meno e per dare alle casse dello Stato  duecento di lire, o poco più, al decilitro.

  PRIMO INSERZIONISTA  IIl bracciale miracoloso della salute ad un prezzo politico. Per il solo materiale paghereste ben cinquecentomila... (La Seconda Straniera gli dà una sberla sonora che lo fa uscire in parte dallo schermo)... cinquecento lire al paio da un rigattiere. Naturalmente non serve ad altro che far fare quattrini a noi ed a divertirci alle spalle vostre... finché non ci mettono in galera! (Via). 

  ANNUNCIATRICE La Commissione elettorale nazionale assegnerà i voti ottenuti dalla lista del Partito Populista - per altro scarsini rispetto alle aspettative - al Partito... Si attende di conoscere il nome aggiornato. (Via).

  ANNUNCIATORE IIl Gruppo Ecologico Ecumenico dei Pluritesserati a Ruota Libera, con una dieta rigorosa a base diverdure, latticini, carni magre, carni grasse, porchettina di cinghiale, caviale scelto, stufatini, sfilatini... - scusatemi, prendo fiato -... maccheroncini, lasagnette, tortelloncini eccetera... e cappuccini... sta facendo lo sciopero della fame per chiedere che la Pluritessera valida per il Partito Transconventuale e per quelli Populista, Semipopulista, Monarco-repubblichista, clerico-perbenista sia validizzata  (piace il neologismo?) anche come ferroviaria ed aereonavale per viaggi nazionali e transnazionali gratuiti e come annonaria per acquisti gratuiti senza limite ovunque.

  SECONDO INSERZIONISTA (pieno di lustrini e "decorazioni"varie) Noi facciamo musica seria da sballo. Prendiamo il Bach, quello vecchio, l'Amadeus... come si chiama di  cognome?... poi quell'altro bravo, del settecento... questo lo so... Si chiama Anonimo. E Schubert e quello che era sordo. E quelli dei nostri gruppi che ci sanno fare col pentagramma ti modernizzz... (La Seconda Straniera fa "Alt" con la bacchetta, con un gesto da direttore d'orchestra)... nizzz...ti scopiazzano tutto alla meno peggio, come quelli che ti mettono Dante e Shakespeare in jeans... secondo la vecchia ricetta del Plagio per soddisfare voi balordi e riempire le nostre capaci tasche. Alcune sommette vengono investite... vanno  nostre associazioni benefiche. E lo diciamo e lo ripetiamo spesso e forte. (Via).

  = La Seconda Straniera muove di scatto la bacchetta dall'alto in basso indicando il grande schermo che subito si spegne. =

  PRIMO STRANIERO  Potremmo andare avanti per molto. Ma capite bene che cosa accadrebbe se le cose andassero sempre così, anche al di là di qualche intervento un po'... bizzarro di Smeraldina. Sarebbe scombussolata tutta la vostra struttura sociale.

  SECONDO STRANIERO Lo credo anch'io. Come dicevo, non vogliamo far pesare le nostre capacità su di voi. Del resto in alcuni campi potreste essere più abili di noi. Ad esempio avete senza dubbio molta immaginazione e non credo che la usiate sempre per imbrogliarvi a vicenda.

  SECONDA STRANIERA Del resto anche noi, quando ci pare, possiamo raccontarne di tutti i colori.

  FLORA Non stento a crederlo!

  SECONDO STRANIERO L'indagine è conclusa. La trasmissione corretta cui avete assistito non è stata diffusa sulle reti. Naturalmente anche le... ehm... mosse di mia figlia Smeraldina non avevano una fisicità non così tremenda.

  SECONDA STRANIERA (sorridendo maliziosa ed accarezzandosi una mano con l'altra) Naturalmente...

  SECONDO STRANIERO Vi lascio immaginare che cosa si è visto dai televisori comuni. Le solite cose. Voi stessi però non potrete rivelare, delle informazioni che avete ricevuto, gli aspetti più pericolosi, ricordando solo di aver captato una strana emittente televisiva sulla quale continuerete forse a discutere a lungo. Realtà ? Illusione?  Non avete documenti.

  PRIMO STRANIERO (al Secondo) Siamo pronti a seguirti.

  SECONDO STRANIERO Speriamo di non aver fatto troppi guai con la nostra visita.

  FLORA Ma ci rivedremo?

  SECONDO STRANIERO Speriamo anche questo.

  = I quattro stranieri rivolgono agli altri, con una mano, un silenzioso cenno di saluto che viene ricambiato allo stesso modo. Poi si avviano verso la porta di fondo, mentre gli altri fanno ala. La Seconda straniera fa improvvisamente dietro-front e si rivolge al pubblico. =

SECONDA STRANIERA E voi, lì? Sarà vero che deve venire qualcuno da fuori del mondo, del vostro mondo perché, almeno per un momento, la smettiate di mentire, imbrogliare, pasticciare? (Ripone la bacchetta sotto il mantello). Pensateci. Ma intanto non state con le mani in mano. Usatele, le mani! Applaudite!


Ombre sugli dei
                             Opus 7


    Ad Antonio Fabi


PERSONAGGI
MARCO astronomo romano
MEROB giovane donna della città di Nain
PRIMO GALILEO guida
SECONDO GALILEO guida
ELISABETH ragazza di Nain
FINEES padre di Elisabeth
VASTI ragazza di Nain
SIMONE fariseo di Nain
NATAN anziano di Nain
GESÙ di Nazareth
DAN geografo, esploratore
LUCIO centurione, poi tribuno, comandante di una coorte romana
DEMETRIO matematico greco
PONZIO PILATO governatore romano della Galilea
ATTILIO decurione, poi centurione romano
SABINO soldato romano
VOCI
Soldati, cittadini palestinesi, figure
varie in diversi ambienti.
 

= Sera d'inverno. Una via di Nain in Galilea. A sinistra alcune mo­deste case addossate l'una all'altra. Sullo sfondo la via continua in salita. Alcune porte sono visibili nei muri. Da una di esse escono delle voci. =

          VOCE DI MARCO (superando altre voci confuse) Ti saluto, addio! Se mi cerchi mi troverai a Gerusalemme, o a Rodi, o a Persepoli, chissà!

          VOCE DI MEROB Marco, aspetta!

         MARCO  (un bel giovane elegantemente vestito in abiti romani, con un mantello bianco sulle spalle)  Andiamo, amici! (Altri due uomini, in abiti tradizionali di Galilea escono dopo di lui). E' ora, per fortuna! (Ad alta voce) Quella rimbecillirebbe anche i più astuti dei vostri sacerdoti.(Piano) Cercate di capire, maledetti idioti! Le voglio bene... All'Inferno! Sto sprecando la voce.

         PRIMO GALILEO  Si va a far baldoria, con l'Alta Società. Puttane, sì, ma di prima scelta!

         SECONDO GALILEO O Elìm, bestia! Ci aspettano, dai! Marco sarà il nostro Mosè per tutti i più altolocati bordelli della Samaria e della Giudea. Poi, magari in Egitto, dove ci sanno fare anche meglio.

         MARCO  Andate ad impiccarvi, voi, il vostro Mosè ed i vostri bordelli. Io voglio gli uomini ed i carri attrezzati per la spedizione.

         = Merob esce a sua volta di corsa, con un man­tello un po' logoro sopra un vestito sfarzoso e un po' volgare: E' bella, bruna, lunghi capelli, oc­chi particolarmente profondi.

         MEROB  Dimmi almeno non quando ma se ritornerai! Oppure portami con te! (I due galilei ridono).

         MARCO  Ma sì, perché no? Una come te è l'ideale!

         MEROB  Ma dove vai?

         SECONDO GALILEO  Cerca di capire, donna. ci si stanca sempre con la stessa roba a colazione,
pranzo e  cena.  E poi ci vuole anche un po' di civiltà.

         MEROB  Zitti, voi! Marco io voglio sapere...     

         PRIMO GALILEO  Da quando in qua le donnicciuole da due soldi danno ordini a dei gentiluomini? Ti farò lapidare (ridendo), peccatrice!

         MARCO  (a Merob)  Anche da questi due compari mi separerò presto, poco dopo aver passato il Giordano. Ma via! credi proprio che io muoia dalla voglia di stabilirmi da te in eterno? Basta, basta così!... Non posso restare, lo sai. Te la caverai in qualche modo. Non ti mancano le risorse!

         = La ragazza abbassa il viso. Marco accenna ad ac­carezzarle i ca­pelli, ma si ritrae con un gesto di insofferenza.

         MEROB  Mi avevi promesso di portarmi con te, a Gerusalemme, dicevi, anche in Italia, forse, dicevi.

         MARCO  Sentite? Anche in Italia, forse. E che sono, un mercante di brave ragazze di Galilea?

         MEROB  Avevi promesso!... non parlavi così, allora. E io non ero, non ero più come mi descrivi. Vivevo per te. (Gridando)  Non parlavi così quando eri tu, fino a ieri, a voler trascorrere tutto il tuo tempo con me. Tu, giovane leale, della razza dei Signori del mondo!

         PRIMO GALILEO  E' matta! Basta, donnina, smettila. Esageri. Che pretendi? Bei calcoli, davvero! Ora mi attacco ad un giovane romano di belle speranze e zac! Ma consolati, ché, se ho tempo, giusto stanotte prima di partire ti faccio una visitina. (Fa saltare in aria una mo­neta).

         MEROB  Che vergogna! Via, via!

         SECONDO GALILEO  Ti sei fatta troppo preziosa, ragazza. I Romani cominciano ad essere troppo raffinati e Marco ti ha educata male. Ma io sono del popolo e ti dico che forse ti aspettano tempi in cui dovrai abbassare la cresta. Un altro  squisito gentiluomo ovvero un allocco di razza purissima  come Marco non si trova né domani né dopo.

         MEROB  Anche tu sei un miserabile come il tuo compare. Vattene via!... Ma tu, Marco, ascoltami!      

         MARCO  No! devo cantartelo in greco? Non essere noiosa! E poi sai dove vado all'incirca quanto me che non ho certo l'itinerario in testa. Sarebbe una contraddizione in termini in questo caso! Sono arrivati i rinforzi per la scorta. Devo seguire per un po' questi due per raggiungere i carri, gli animali da traino, le guide, i portatori per i tratti più impervii. Il Governo di Roma pensa ai soldati di scorta ed al denaro per l'indispensabile.

         Si esplora e si misura il Mondo. Semplice, no?

         Vuoi che ti scriva da Babilonia o da Ecbàtana, o da molto più in là? Sapevi che questa mia sosta doveva finire. Ora, mia cara, all'Inferno le chiacchiere!

         = Merob, dopo un attimo di esitazione, si aggrappa alle vesti di Marco che la spinge indietro bruscamente facendola cadere e si allontana  con i due galilei.

         SECONDO GALILEO (fermandosi all'ultimo momento)  Coraggio, ragazza! E' proprio triste, lo capisco. E tu non meriti la tua cattiva fortuna. (Fugge  ed esce seguendo gli altri. Merob si sta lentamente rimettendo in ordine vestito e mantello, ancora seduta in terra).

         MEROB  Addio. Si vede, si doveva vedere che non poteva finire che così. Da quasi due anni (due anni!) Merob "la Stella di Nain" era al servizio di alcuni felici cittadini di Nain e di qualche viandante che percorreva le strade da Samaria a Nazareth e con onore, per Baal!

         "Mia moglie è a Cesarea: sono in giro da quattro mesi, ragazza"... E la casta Susanna fa la graziosa con il mercante di Cesarea. Per non parlare di quei due o tre Romani. Oh, quanto raffinati! "Avevo smarrito la strada, giovane ebrea, nel mio lungo viaggio verso i confini medesimi dell'Orbe". Anche se era stato a venti miglia da qui.

         E Marco! (Si rialza lentamente spolverandosi i vestiti) Avevo dimenticato per lui la mia miseria, ritornavo per le vie, di giorno, davanti a chiunque e qualche vecchia amica mi lanciava sorrisetti maligni perché invidiava la mia gioia. La vecchia Saffìra, la vecchia prostituta di trent'anni, però, mi disse che pregava Dio per la mia felicità, e piangeva di gioia per me. E il protettore la prende a schiaffi tutte le volte che torna ubriaco, quasi ad ogni alba.

          Come l'ombra dei cedri, le stelle che Marco riuniva in gruppi, quasi fossero famiglie ben affiatate o grappoli di amici, con la scienza degli astronomi di Caldea; i giorni di sole al riparo del suo mantello bianco; le corse sui monti vicini: "Là è il Mediterraneo, il nostro immenso lago" diceva facendo apposta lo stupido romano... le corse stretta a lui sul suo cavallo... Come tutto è distrutto e perduto!

         Addio, Signore, giovane bellimbusto d'Italia! Addio, vile innamorato! Ti sei ricordato che sono una donna da prendere e lasciare. (Si raccoglie il cappuccio del mantello intorno alla testa).

         Che uomo generoso ho mai amato, però, per qualche mese! Non succede a tutte le ragazze di facili costumi. Poi gli alti destini lo hanno chiamato altrove.

         E Merob, la "Stella di Nain" torna alle sue funzioni e ti saluta, romano, poiché ormai non ti serve più per i tuoi ozî. (Si avvicina e si appoggia alla porta quasi in primo piano e piange in silenzio).

         = Inizio della sonata in LA opera postuma di Schubert, II movimento in fa#.

 Da un'altra porta verso lo sfondo sono usciti intanto una ragazza, Elisabeth, e suo padre Finees. Si arrestano subito guardando Merob. =

         ELISABETH Poveretta! vorrei dirle qualche parola di conforto.

         FINEES  No, Elisabeth, lasciala stare. E' una peccatrice e non credo che tu possa far nulla per lei.

         ELISABETH  E' una povera peccatrice, padre, e sola.

         FINEES (battendole affettuosamente una spalla)    Come vuoi tu, figliola.    

         ELISABETH (avvicinandosi a Merob seguita dal padre) Merob!... (Merob si asciuga le lacrime e si volge verso Elisabeth senza risponderle)  Merob ... io ...

         MEROB  Tu?...       

         ELISABETH  No: non sono capace di parlarti come vorrei...

         MEROB  Sta' zitta, allora. Non è più saggio? Buona sera, Finees. Che Dio vi protegga, ma lasciatemi stare.

         (Alcuni passanti fanno cenni di meraviglia o di sdegno guardando il gruppo. Una vecchia si allontana con una stizzosa scrollata di spalle e mormorando).

         Vedete? Non sta bene che  vi vedano parlare con me. Era già un danno, per voi, conoscermi di vista.

         ELISABETH  Ma tu sei così infelice, cara!       

    = Merob, commossa, si allontana di un passo appoggiandosi al battente della porta. Entra intanto VASTI, una giovane compagna di Elisabeth.                                        

         VASTI  Elisabeth! Non vuoi che andiamo al Tempio?

         ELISABETH  Sì, verrò con te, Vasti. Viene anche mio padre.

         VASTI (avvicinandosi)  E' già tardi. Ma se non perdiamo ancora tempo, forse, interrogando qualcuno, potremo avere notizie di quel Maestro: è in casa di Simone il fariseo, o ci andrà tra poco. Così mi ha detto Urìa il ciabattino. Se si fermerà potremo vederlo, anche se forse solo di passaggio.        

         FINEES Anche noi volevamo vederlo. Molti dicono che parli, ispirato da Dio, con verità e chiarezza.

         ELISABETH Sa confortare gli infelici parlando del regno di Dio. Tutti, dice, siamo figli di Dio, anche i peccatori, i poveri e perfino i servi che egli ama non meno dei loro signori.

         VASTI (avvicinandosi a Merob Che avete? (riconoscendola, confusa) Ah! Perdonatemi...

         MEROB Ne ho sentito parlare, qui a Nain, spesso, in questi giorni. Tante volte ho pensato di parlargli, o di
         vederlo, almeno.

         ELISABETH  E' buono e amico dei poveri e di tutti gli infelici. Egli stesso vive modestamente, anche se la sua sapienza straordinaria in un uomo così giovane, la sua limpida eloquenza e la sua stessa splendida bellezza potrebbero assicurargli simpatie, onori e tutti gli agi della vita presso i potenti.

         = A questo punto l'episodio centrale del II movimento in fa# della sonata in LA di Schubert (battute
          69-146) un po' in sottofondo ma chiaro =

         MEROB  (improvvisamente agitata) Ed è qui, davvero?

         VASTI  (sorpresa, come gli altri) Sì, questa sera. Simone il fariseo lo ha invitato a cena nella sua bella
          casa insieme a molti personaggi importanti suoi amici.

         MEROB  (Con ansia) Da Simone? Sarà possibile, allora, vederlo? (Gli altri la guardano un po' confusi)
           Non   sarà possibile entrare?

         FINEES  Figliola, forse potresti turbare la cena ed i loro discorsi.

         MEROB  Ma io... io voglio andare da lui.       

         VASTI  Signora!...  

         MEROB  Non chiamarmi Signora! Ho forse un anno meno di te.

         VASTI  Perdonatemi.

         ELISABETH  Vieni con noi al Tempio, cara. Forse domani, se sarà possibile. Vero, padre?

         FINEES  (dopo uno sguardo molto perplesso alla figlia) Ma ... Ebbene, se vuol venire con noi... 

         MEROB  No, no, andate tranquilli, senza di me. (Gli altri si avviano.)

         = Di qui la ripresa del tema ( a volume normale) fino alla conclusione (battuta 204) =

         ELISABETH  Ricordati che io ti sono amica. Noi ti vogliamo bene.

         = Escono tutti tranne Merob che rimane un po' ferma sulla scena. Poi, d'improvviso, rientra in casa. Passano alcune figure non ben distinte. Un uomo avvolto in una specie di caffettano accende due torce sulla via. Due o tre ragazzi passano giocando alla cavallina o simili e scompaiono da sinistra. Qualche finestra si illumina di debole luce.

         Musica: sempre il II tempo della sonata di Schubert.

         (Per il cinema. la macchina può seguire Merob mentre entra, si cambia d'abito, gira un po' per la stanza, prende un vaso di unguento e si prepara ad uscire di nuovo).

         Infine dissolvenza fino al buio.(Sipario). =
 

                                                                                        II
 

         = Un'altra strada di Nain. Sera inoltrata. Si apre la scena con Merob che cammina da sinistra a destra con passo costante guardando in avanti. Ha un vestito semplice ma molto elegante. Il velo in testa lascia scoperto in gran parte il viso. Da sotto il mantello si intravede un vaso di alabastro che la ragazza tiene con molta cura. Passano  discorrendo e mormorando tra loro alcuni cittadini di Nain. Niente musica.

         (Per il cinema: qualche ripresa a mezzo busto, forse qualche rapido primo piano del viso di Merob.

Per il teatro certe didascalie, ora e in seguito, possono essere inutili perché certe espressioni ed in genere certi dettagli non sono chiaramente visibili). =

         PRIMA VOCE (di un passante, un po' più distinta tra le altre) La stella di Nain!

         SECONDA VOCE  Stasera si va di fretta. E di lusso!

         MEROB  (a se stessa, sempre guardando in avanti)  Da Simone... Simone il fariseo, trecento passi dopo la casa del vecchio Neftàli.

         = Buio totale sulle ultime parole di Merob. Poi il quadro seguente, scoperto gradualmente dalle luci a cominciare dalla metà della profondità della scena. Per il cinema il quadro viene scoperto dall' ampliamento del campo della macchina da presa. Una certa parte del quadro potrebbe comunque essere filmata, anche per teatro.

         Il quadro: Un grande piazzale che si va sempre più allargando, scoperto dalla luce. Monumenti isolati, statue, elementi architettonici delle culture più antiche e anche greci e romani, prevalentemente bianchi, disposti  a varie distanze tra loro.

         A una certa profondità, non troppo lontano dal primo piano, si scopre un muretto basso, un po' sgretolato.

         = Inizia a questo punto "Die Kunst der Fuge" di J.S.Bach proprio dal "Contrapunctus I".

         Su una sporgenza del muretto sta seduto il Diavolo, in genere quasi di profilo o di tre quarti rispetto agli spettatori, a parte i momenti in cui si volge mostrandosi quasi di fronte per  cambiare i pennelli o i colori: agile corpo di satiro, cornetti, barbetta appuntita, nere ali di pipistrello mentre un lungo  ed elegante forcone in metallo a quattro punte è abbandonato sul muretto presso il quale si trova un cavalletto con un grande quadro che egli continua ad eseguire, lavorando con assoluta calma con diversi pennelli: una specie di idolo a tratti duri ed essenziali.

         Si allarga sempre di più la visione del piazzale, immenso, con altri monumenti tra i quali verso lo sfondo appaiono anche elementi romanici e gotici, ed ancora statue, colonne, templi, costruzioni diverse in perfetto ordine accanto ad altre in rovina, secondo il gusto romantico. Il tutto in un quadro assolutamente chiaro e senza alcun altro essere animato oltre al Diavolo sul muretto. (Diapositive in successione per il teatro, mentre per il cinema il quadro può essere già pronto e la camera non deve fare altro che scoprirlo man mano).

         Si vede infine, scoprendosi gradualmente, un vasto sfondo, una lontanissima siepe di arabeschi-alberi grigio-azzurrini con qualche venatura appena più marcata che occupa  tutta la larghezza della scena (o dell'inquadratura a larghissimo campo).

      Il Diavolo, sempre seduto, toglie dal cavalletto e lascia cadere il quadro dell'idolo e vi pone, traendola da un gruppo di altri quadri accatastati, un'immagine egualmente grande di una divinità egizia: Anubis. La guarda accennando un sorriso, fa qualche vago cenno  come per indicare con un lungo pennello qualche ritocco da eseguire, la tira via. Pone sul cavalletto un quadro molto incompleto, lavora un po', sempre con assoluta
calma.
=

         MEROB  (Voce fuori scena ma vicina) Sì, dovevo andare da lui prima, da tanto tempo... Ma ora è qui, vicino!... Ora posso vederlo.

         = Il Diavolo continua a dar forma sulla tela ad una nuova immagine. Buio pressochè totale salvo sul primo piano mentre Merob passa come prima sulla scena da sinistra a destra. Una luce può seguirla su una diapositiva o una ripresa di una diversa via della città. =

         MEROB  (passando attraverso la scena) Ma che cosa gli dirò? E perché dovrebbe ricevere proprio me? Forse mi manderà via, sdegnato, disgustato dalla mia presenza. O, peggio, non mi guarderà neppure. O qualcuno mi tratterrà per suo ordine prima che io possa avvicinarmi a lui. E' in casa di Simone. Simone mi conosce... di fama. Forse mi riconoscerà, e prima di lui i suoi servi (uscendo da destra), non potrò neppure avvicinarmi alla stanza...(Buio totale) neppure alla porta esterna!... mi derideranno, mi insulteranno... ma non mi importerebbe, purché...

         = Altra diapositiva o ripresa: un punto più avanti sulla strada. Rientra Merob da sinistra proseguendo il suo cammino. La musica è andata in sottofondo ed ora non si ode più. =  

         MEROB  Ecco! Mi fermerò fuori, guarderò bene l'ingresso e cercherò di entrare, sì, proprio mi infilerò dentro senza farmi vedere, o mi farò passare per una serva, una serva speciale,  e se mi fermeranno (con crescente agitazione)... griderò... finché lui mi senta. Ora... ecco! La casa... le luci che vengono dall'interno. (Esce ancora da destra. Buio totale per un attimo). 

         = Ancora la scena dell'immenso piazzale che si scopre tutto rapidissimamente mentre inizia ancora "Die Kunst der Fuge". Il Diavolo indossa ora una lunga veste nera stretta in vita da una cintura. Lascia cadere con indifferenza il costume di satiro che indossava prima. Per il resto il suo aspetto è simile a prima. Le piccole corna appaiono però quasi solo come un leggero rilievo di due ciocche di capelli. Prende dal cavalletto un quadro rappresentante Zeus tra le nubi con un fulmine in mano e lo appoggia sul muretto con altri. Sotto, sul cavalletto, è apparso intanto un nuovo quadro: un'immagine di Dio secondo l'iconografia cristiana tradizionale: un bel vecchio con folti capelli, barba quasi bianca, Il triangolo (simbolo della Trinità) gli incornicia la testa. Il Diavolo esegue con assoluta tranquillità alcuni ritocchi, fermandosi due o tre volte come riflettendo sulla prosecuzione del lavoro. =

         MEROB  (voce dall'esterno) La casa... le luci che vengono dall'interno... 

         = La luce diminuisce rapidamente d'intensità. La musica continua fino alla fine del Contrapunctus I o diminuisce rapidamente di volume fino al silenzio. =

                                              
                                                                                      III
 

         =  Vasta sala da pranzo in casa di Simone. Una decina di invitati sono intorno ad un grande tavolo posto sulla destra della scena. Vari servi si muovono secondo le necessità. In posizione di rilievo, sul lato stretto del tavolo, si trovano a destra  Simone il fariseo ed a sinistra Gesù di Nazareth di fronte agli spettatori, sul fondo. Gli altri invitati sul lato destro, mentre gli altri due lati del tavolo, quello più verso il proscenio e quello lungo alla destra di Gesù sono liberi. Di quali personaggi si tratti  si comprenderà dal dialogo. La cena e la conversazione sono in pieno svolgimento. =

         SIMONE  Obbedire alle leggi, certo. Io credo che si debba obbedire anche a quelle gradite ai Romani e volute da essi. Ma dovremo anche sapere se i Romani intendono rispettare le leggi più antiche del nostro Popolo, leggi che provengono non dagli uomini, ma da Dio. Anche il Faraone era potente, eppure Mosè riuscì a piegarlo, con Dio al suo fianco.

         NATAN  (non lontano da Simone, dalla parte opposta del tavolo) I Romani non ci sono nemici. Ma non tollerano le sedizioni che hanno troppo spesso agitato il popolo portandolo sull'orlo della rovina, Essi vogliono che viviamo in pace e, se saremo uniti, riusciremo a persuadere i Romani a rispettare pienamente le nostre leggi, nel rispetto dell'amicizia verso il senato ed il popolo di Roma. E' chiaro che non possiamo approvare le azioni di coloro che predicano la giustizia ed usano la violenza spinta fino all'assassinio, come il famigerato Barabba, tanto per parlar chiaro, e gente del suo stampo. Pazzi! che cosa sperano? (a Gesù) Non predichi instancabilmente anche tu la pace, Maestro?

         GESÙ La pace, Natan, con la giustizia. 

         SIMONE  Non si può separare l'una dall'altra, infatti.

         GESÙ Né della verità, Simone. Ed io vi dico: di quale pace parlerà il popolo d'Israele agli affamati, ai malati, ai ciechi, ai lebbrosi?

         SIMONE  Sappiamo che tu li ami molto. Ma anche essi non potranno forse, nonostante i loro mali in Terra, essere tra gli eletti da Dio?

         GESÙ  Potranno. Ma coloro che non si curano dei mali di questi loro fratelli e non alleviano i loro dolori non saranno mai tra gli eletti, Simone, per quante ricchezze possano avere in denaro, terreni e case e servi e bestiame e messi.

         DAN  (un giovane seduto a qualche posto di distanza da Simone e da Gesù) Se questo è vero, Maestro, allora le azioni giuste valgono solo, o soprattutto, per conquistare il Regno dei cieli? Io non lo credo.

         NATAN  Lasciamo da parte la tua dottrina, giovane Dan, più vicina all'empia filosofia dei Greci che alla parola di Dio. Non ci è stato insegnato ad osservare la legge di Dio per essere tra i giusti? Non basta? Perchè dovremmo dare tutto anche a chi non sa badare a se stesso? E chi ci dice che Dio non invii certi mali nel mondo proprio a chi li merita, o per mettere alla prova gli uomini? Comunque le decime, l'elemosina, la preghiera non solo con le labbra, certamente... Cosa dovremmo fare di diverso e di meglio, Maestro?

         GESÙ (con tono deciso, ma senza traccia di risentimento) Neppure chi prega nel Tempio ogni volta secondo la legge e fa l'elemosina prescritta sarà salvo solo per questo. Benché Dio sia il Signore di tutta la Terra, il suo regno non è su questa Terra. Ma è proprio su questa Terra che l'uomo si rende degno del Cielo, perché ogni suo simile è l'immagine di Dio.

         Non dovete fare l'elemosina al vostro prossimo. Dovete amarlo. Questa è la volontà del Padre nostro e la vera pace. Ma io vedo che anche alcuni di voi, per quanto cerchino di comprendere, riescono a stento a nascondere il ribrezzo all'idea di essere posti dalla stessa parte dei servi, dei lebbrosi, dei peccatori incalliti, benché anche questi siano figli del Padre celeste. Non è vero?

         NATAN  E' certo spiacevole che chi osserva la legge e i comandamenti sia considerato come chi li trascura o li disprezza.

         SIMONE  E' vero, ma il Maestro ci dice, da amico sincero, di non insuperbire nel ritenerci giusti. E infatti lui non si vergogna di parlare ai peccatori (sorridendo cordialmente a Gesù) ... anche se molti lo criticano aspramente per questo.

         GESÙ (deciso, ma sempre affabile e gentile) E' vero, Simone. Ma anche se così non facessi, vi sarebbe qualche altro motivo per criticarmi aspramente.

         A chi dunque posso paragonare gli uomini di questa generazione ed a chi somigliano? Somigliano ai fanciulli che stanno sulla piazza e si danno la voce gli uni agli altri dicendo:

                  "Vi abbiamo suonato il flauto

                  e non avete ballato;

                  abbiamo intonato lamenti

                  e non avete pianto".

(Alcuni commensali sorridono approvando un po' divertiti la citazione che giunge a proposito).

         E' venuto infatti Giovanni il Battista, che non mangia pane né beve vino, e dite: " E' un esaltato". E' venuto il Figlio dell'Uomo, che mangia e beve, e dite: "Ecco un mangione e un beone, amico di publicani e di peccatori!".

         NATAN  Anche Dan dice - e forse non ha tutti i torti - che noi siamo troppo timorosi: vorremmo vedere i peccatori quasi solo per sentirci superiori ad essi, senza guardare davvero ai nostri stessi mali.        

         DAN  Credo anche che qualcuno di noi pensi di mercanteggiare con Dio la sua salvezza in cambio di un ineccepibile rispetto della Legge.

         = Dalla sinistra è entrata intanto Merob con il vaso sotto il mantello. Un servo fa un gesto di disappunto mormorando ad un altro qualcosa ed allargando poi le braccia in segno di rassegnazione.

         Merob avanza lentamente, evidentemente per non disturbare la cena, mentre Simone fa versare da bere per tutti a cominciare da Gesù. Qualcuno degli invitati, vedendo avanzare la ragazza, comincia a mormorare con aria sorpresa e scandalizzata. Qualcun altro accosta l'orecchio al vicino per avere informazioni. Merob si avvicina a Gesù che la guarda rimanendo al suo posto, si inginocchia piangendo in silenzio presso di lui, prende a baciargli i piedi e glieli asciuga con i lunghi capelli sciolti. Intanto ha aperto il vaso dal quale estrae un unguento profumato  e gli unge i piedi. Tutti ormai l'hanno notata, ma rimangono, sorpresi, in silenzio. =

         SIMONE  (tra sè) Costui, se fosse profeta, saprebbe che donna è costei che lo tocca, una peccatrice!

         GESÙ  Simone, ho una cosa da dirti,

         SIMONE   Dì pure, Maestro.

         GESÙ  Un creditore aveva due debitori. (Merob alza lo sguardo verso Gesù) Uno gli doveva cinquecento denari, l'altro cinquanta. Non avendo essi di che pagare, condonò il debito ad ambedue. Chi di essi dunque lo amerà di più?

         SIMONE  Quello - credo - al quale condonò di più.

         GESÙ Hai ben giudicato. (Guarda Merob) Vedi questa donna? (Merob si china su se stessa nascondendosi il viso) Sono entrato in casa tua: non mi hai versato acqua sui piedi. Lei invece li ha bagnati con le sue lacrime e li ha asciugati con i suoi capelli. Non mi hai dato un bacio. Ma lei, da che è venuta, non ha smesso di coprirmi i piedi di baci. Non mi hai unto d'olio il capo. Ma lei ha unto i miei piedi di unguento profumato. Per questo ti dico: i suoi molti peccati le sono perdonati, perché ha dimostrato molto amore. (Tra i presenti qualcuno mostra grande sorpresa per queste ultime parole. Gesù si alza, porge la mano a Merob e la fa alzare) Ti sono perdonati i tuoi peccati.       

         UNA VOCE (sommessa ma distinta su un mormorio di altre) Chi è costui che rimette i peccati?

         GESÙ (accompagnando per alcuni passi Merob verso sinistra) La tua fede ti ha salvata. Va' in pace.

         = Merob esce da sinistra mentre Gesù si rimette a mensa. Quasi subito dopo buio (sipario). =
 

                                                                                     IV
 

         = Sera. Una tenda illuminata dalla Luna su un paesaggio desertico. Davanti alla tenda, seduti su due sgabelli, il centurione romano LUCIO  ed il matematico greco DEMETRIO. =

         LUCIO  Demetrio...

         DEMETRIO  Sì? Dimmi.      

         LUCIO  E' proprio vero. Ci sono dei momenti e dei luoghi, come questo ed altri che ci siamo lasciati alle spalle o che incontreremo, in cui ti senti un uomo solo, anche se ci sei per volere di Roma... che domina il mondo, è vero, ma allora qui siamo fuori del mondo. Stento, si capisce, a ritrovarmi.

         Non ho timore di fare il mio mestiere. Andare, propriamente, in guerra, o accompagnare un'ambasceria, o anche un'esplorazione, è lo stesso, penso. E' il mestiere, la vita. Solo che, in un'esplorazione come questa, di qualunque cosa succeda al Senato ed al Popolo Romano può arrivare la notizia dopo mesi, o anni, se arriva. E in fondo cosa importa loro se ci sterminano le bande dei predoni o se rimaniamo in qualunque altro modo sepolti nelle sabbie di questo o di un altro deserto? Capisci? I più non sanno neppure che siamo qui, un gruppo di esploratori, un astronomo romano, un matematico greco, una decina di assistenti per i calcoli e le misure, con una scorta di legionari, uomini che mancano da casa da più di un anno, alcuni, altri  anche da  diciotto mesi o più.

          Che fai? scrivi a casa? e a chi affidi la lettera? quali strade seguirà il tuo  servo tra popoli ostili, tra le sabbie del deserto, se è difficile per te che pure disponi di centinaia di soldati e ti orienti non approssimativamente, ma - grazie ai già nominati esperti - con calcoli di grande precisione per mezzo delle stelle?

         Già forse ci piangono come morti e in fondo, anche grazie ai tuoi  calcoli ed alle osservazioni di Marco...

         DEMETRIO  ...grazie anche ai tuoi legionari, diretti da te...

         LUCIO  Già... siamo andati sempre ragionevolmente sicuri sulle nostre strade.

         Ma io non leggo così bene nelle stelle  come te o come Marco, anche se conosco i principi generali dell'Astronomia e sono totalmente  privo di superstizioni, come voi. Perciò le città che abbiamo lasciato ormai da mesi mi sembrano immensamente lontane e con esse in genere i territori sui quali corre il dominio di Roma, gli stessi paesi barbari, pur sempre abitati da uomini, anche se spesso ostili o infìdi.

         Ma il mio compito è scortare la spedizione, il vostro condurre l'esplorazione di queste parti del mondo per avere un'idea più chiara del mondo stesso.

         DEMETRIO  E'strano, Lucio, che tu parli così quando ormai siamo in pieno viaggio di ritorno e le vie sono sicure ed i limiti del mondo più chiari nelle nostre carte. Abbiamo fatto un grande lavoro: la fatica ed i prezzi  tremendi  che abbiamo pagato (anche le vite dei nostri compagni) non sono andati perduti.  Pur senza superare di molto il fiume Indo, come molti hanno fatto anche dopo Alessandro, ci siamo spinti tanto tra oriente e settentrione quanto nessuna spedizione scientifica organizzata aveva mai fatto prima. Abbiamo raccolto informazioni decisive, grazie ai calcoli di una scienza che spesso i Romani non sono  capaci di apprezzare in pieno, nonostante le molte eccezioni, a partire almeno dal grande Cesare, benchè egli avesse altri problemi per tenere la mente occupata, oltre a quelli dell'Astronomia. Ora comunque c'è il nostro Marco a tener alto l'onore dei Romani in materia...

         MARCO  (voce dall'interno) E tu quello dei commediografi greci!

         LUCIO  Che ci siamo allevati una serpe in seno? Senti come è maligno il giovane cacciatore di stelle! Vieni fuori, riposati un po' con noi comuni mortali!...

         MARCO  Tra un momento, o Egregi, la mia umile persona avrà ancora l'immeritato privilegio della eletta compagnia vostra...

         LUCIO E' proprio questo, ti dicevo,  che mi sconvolge,  Demetrio, le dimensioni. Le lotte con le popolazioni ostili, cinquantadue uomini perduti negli scontri, altri per malattie o incidenti lungo la marcia, altri ventisette, questo è normale, purtroppo, in queste condizioni. Ma i vostri calcoli sembrano indicare una dimensione enorme del mondo, e lo stesso Impero di Roma e gli altri paesi che oggi conosciamo non ne sarebbero che una parte minore.

         DEMETRIO  Ma non è una novità per la scienza. Si tratta solo di precisare le misure.      

         LUCIO  Non sono pronto, non ancora, almeno, per simili abissi dello spazio, del tempo e del pensiero. Quante terre, quali popoli sono al di là dello stesso Impero di Alessandro o addirittura oltre il Mare dell'India, dove non sono mai giunte neppure le navi di Roma.

         DEMETRIO   Dove si ignora il nome stesso di Roma.

         LUCIO  Il nome stesso di Roma...

         DEMETRIO  ... che domina, si dice, il mondo.

         LUCIO  Quando c'è da combattere sono al mio posto, qui o in Persia o in Arabia o all'Inferno, anche se preferisco starmene in pace, e anche se i miei illuminati superiori  mi avevano garantito che - a parte le regioni più lontane che del resto abbiamo voluto raggiungere di nostra iniziativa per realizzare in pieno lo scopo della spedizione - avremmo trovato quasi solo popolazioni amiche o addirittura praticamente alleate o vassalle di Roma.

         Qui, se ti scappa detto che  sei romano, rischi già di essere preso a sassate, nel migliore dei casi. E allora puoi ripensare con sollievo ai luoghi in cui "il nome stesso di Roma", appunto, è conosciuto appena da qualche esploratore o dai capi delle città o è del tutto sconosciuto.

         Anche così, tuttavia, mi sento ancora nel mondo.

         Ma nel deserto, se la via è segnata solo dalle stelle, se ogni tracciato è inimmaginabile nella sabbia tra i venti, cedo volentieri il passo a Marco e fido nella tua scienza, Demetrio, poiché sono fuori dal mondo, dal mio, almeno.

         E se davvero ognuna delle stelle che vediamo in cielo fosse il segnale di altri mondi vasti quanto quelli che si trovano presso il nostro Sole? Non sono pronto, non ancora, almeno, per simili abissi dello spazio, del tempo e del pensiero.

         DEMETRIO  Il tuo compito è diverso dal nostro, l'hai detto, benché tu sappia guardare le stelle e noi impugnare la spada.

         LUCIO E gli dei? Perché dobbiamo avanzare tanto spesso nel buio dell'incertezza quando essi potrebbero indicarci la strada? Non solo il cammino segnato nelle stelle, ma quello che ci potrebbe far evitare i pericoli, e non solo qui, ma in tutti gli atti della vita, per renderci più saggi e più felici. Quei venti uomini che abbiamo perduto nello scontro del mese scorso, tutti in una volta, sono stati creati perché fossero fatti a pezzi dai barbari? 

         DEMETRIO  Anche più di venti barbari sono morti, allora.

         LUCIO  Sì, certo, anche loro! Perché? E perché ci hanno attaccato?

          DEMETRIO  Non si fidavano di noi: è chiaro. 

         LUCIO  Perché non ci conoscevano...

         MARCO (voce dall'interno) ... per fortuna! Se avessero saputo con che razza di farabutti avevano a che fare...

         LUCIO  Già, vecchia cornacchia del malaugurio! Comunque non c'è stato nessun dio a farci da intermediario e, purtroppo, nessun uomo, per far in modo che credessero davvero alle nostre intenzioni pacifiche. In certi casi il sospetto è rimasto.         

         DEMETRIO  Credo proprio che agli dei non interessasse molto la sorte di quegli uomini, romani o barbari, come del resto non interessa ora la nostra. 

         LUCIO  Oppure non credi agli dei?       

         DEMETRIO  Difficile dirlo. (Marco esce dalla tenda arrotolando alcune carte) Che dici, Marco? Hai ascoltato...

         MARCO  Sì, mentre controllavo il percorso sulla carta fino ad oggi. Abbiano percorso altre 910 miglia sulla strada del ritorno, dal momento in cui abbiamo abbandonato la sponda meridionale del gran lago Oxiano, ad oriente del Mar Caspio e siamo proprio dove dicevi tu, Demetrio, con un'approssimazione di nemmeno dieci miglia. Puoi ridare un'occhiata a tutto più tardi. Ma c'è da scommetterci la testa...

         LUCIO  Non per sfiducia, ma abbiamo già perso anche troppe teste, Signor Astronomo...

         MARCO  ... e siamo diventati ecònomi, su questo tema, si capisce. Dunque: ormai anche Dan e gli altri nostri amici  saranno probabilmente sulla via del ritorno. Non avrebbe molto senso per i nostri calcoli che essi rimanessero troppo a lungo dopo il solstizio presso il Tropico e noi tanto a settentrione quanto neppure Alessandro (se ciò vi fa piacere) si spinse mai...

         Gli dei, dicevate? Tanto per cominciare non credo che fino ad ora ci siano stati molto utili...       

         LUCIO  Può darsi.

         MARCO  ... e neppure che ci abbiano creato ostacoli. Abbiamo dovuto fare i nostri calcoli, provvedere agli uomini, agli animali, agli strumenti, tenere a bada le popolazioni ostili e le bande di briganti con le nostre forze, qualunque cosa si facesse, nel frattempo, sull'Olimpo.

         DEMETRIO  Può darsi che l'intervento divino non sia  comunque visibile ...

         MARCO  Può darsi che solo matematici esperti con una buona scorta di legionarî possano passare per queste strade dalla Palestina fino all'India e risalire a settentrione per tante centinaia di miglia e tornare indietro ancora per altre strade senza lasciarci tutti le penne. Che poi siano  gli dei a permettere questi ed altri fatti non ha alcuna importanza e non credo che lo sapremo mai.

         LUCIO  E' come dire che non credi agli dei.

         MARCO  Per quanto ne so io ...

         LUCIO  Già: per quanto ne sappiamo. Infatti è proprio quando siamo incerti che speriamo di essere illuminati dagli dei. Quando tutto procede secondo le nostre aspettative fidiamo nella nostra forza e nella nostra ragione.

         MARCO  E non è male. (Solleva il rotolo delle carte tenendolo nelle mani senza aprirlo). Saremo presto in grado di dare dell'Asia, oltre le porte dell'India e le terre degli Sciti più settentrionali, una descrizione molto più chiara di quella che ci portarono tutti gli studiosi del passato. Dimostreremo anche ai più ostinati nei vecchi pregiudizi l'enorme vastità della Terra e intanto che il Mare dell'India è sicuramente più di quattro volte maggiore dell'intero Mediterraneo e almeno ad oriente e a mezzogiorno è aperto fino ad una distanza che mai nessuna nave, per quanto possiamo saperne, ha mai potuto percorrere interamente.

         All'ingresso del Golfo persico Dan avrà ormai compiuto tutte le misurazioni necessarie, verificando in quali punti esatti, nel solstizio, i raggi del Sole di mezzogiorno sono perpendicolari alla Terra o ne avrà calcolato comunque l'inclinazione, come abbiamo fatto noi in tutti i luoghi per i quali siamo passati.

         Questo ci darà quella misura esatta del mondo che già intravediamo e che non dovrebbe essere molto diversa da quella  che i Greci trovarono più di due secoli e mezzo  fa con il grande Eratostene. In questo senso noi non scopriamo nulla di essenzialmente nuovo, ma diamo le prove, con calcoli più che mai precisi, di una scoperta non abbastanza apprezzata.

         DEMETRIO  Certamente. Spesso non basta la scoperta. Bisogna saperla dimostrare con un linguaggio comprensibile. Bisogna in un certo senso farla toccare con la mano: E' anche questo compito nostro. 

         MARCO  Abbiamo iniziato da tempo un cammino che  potrà condurci lontano: forse un giorno, se il nostro lavoro potrà svolgersi in pace, potremo studiare con successo i problemi della grandezza del Sole  stesso e di tutti i  pianeti, e spingendo il nostro sguardo ancora più lontano, tentare di misurare le distanze tra le innumerevoli stelle.

Piaccia o non piaccia agli uomini ed agli dei.
 

         = Nella scena seguente (V) alcune pagine sono affiancate per mostrare la corrispondenza  e l'alternanza tra le battute che in diversi momenti passano in sottofondo e quelle che emergono. =

Completamento (parti in sottofondo tratte dai Vangeli) del discorso di Gesù alle pagine 35 e 36. Affinché queste parti siano comunque comprensibili il dialogo in primo piano è abbastanza  lento e ricco di pause.

         "Ponetevi dunque in mente di non premeditare la vostra difesa, perché io vi darò parole e sapienza a cui non potranno resistere né contraddire tutti i vostri avversari. Sarete traditi perfino dai genitori, da fratelli, parenti ed amici e tra voi alcuni saranno uccisi, e sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma non un capello del vostro capo perirà. Salverete le vostre anime con la vostra costanza.

         Quando poi vedrete Gerusalemme circondata da armate, allora sappiate che la sua devastazione è giunta. Allora quelli che sono nella Giudea fuggano sui monti e quelli che sono dentro la città se ne vadano. Chi sarà sulla terrazza non discenda in casa a prendervi qualcosa, chi sarà nel campo non torni indietro a prendere il mantello. Guai alle donne incinte o allattanti in quei giorni. Pregate perché la vostra fuga non avvenga d'inverno. Vi sarà infatti in quei giorni una grande tribolazione, quale non fu dal principio del mondo fino ad ora né mai più sarà. ( E se il Signore ecc, pag 36)

           

                                                                                         V
 

         = Una piazza di Gerusalemme. Gesù parla ai dodici apostoli, ad alcuni discepoli e ad una piccola folla particolarmente attenta. Alcuni brani del discorso compaiono qui e sono in evidenza. Altri, benché chiari, sono in sottofondo e vengono riportate nella pagina accanto  (sulla base del Vangelo di Luca, come altre parti dell'opera, e con integrazioni tratte da Matteo e Marco). Merob è tra gli ascoltatori, sul proscenio (in primo piano) di spalle. Si presuppone che Gesù parli da una distanza tale che i commenti dei personaggi sul proscenio non gli giungano. =

         GESÙ  Badate che nessuno vi inganni!  Molti verranno in mio nome dicendovi: "Sono io" e "Il tempo è ormai giunto". E inganneranno molti: Non li seguite. Ma quando sentirete parlare di guerre e di sconvolgimenti, non vi spaventate. Bisogna che prima avvengano queste cose, ma non verrà subito la fine. Si solleverà popolo contro popolo e regno contro regno. Vi saranno in diversi luoghi grandi terremoti, pestilenze e carestie, fenomeni spaventosi, e verranno grandi segni dal cielo. Ma prima di tutte queste cose vi metteranno le mani addosso e vi perseguiteranno, vi consegneranno alle sinagoghe e alle prigioni, vi trascineranno davanti ai re ed ai governatori a causa del mio nome. Così avrete occasione di darmi testimonianza. (Passaggio della voce in sottofondo dopo l'ultima frase).

         = Entra MARCO. Gira un po' sulla scena guardando la gente che ascolta il discorso. Vede Merob e la raggiunge. = 

         MARCO  Finalmente! 

         MEROB  (volgendosi verso di lui)  Marco!

         MARCO  Vieni via! Ti ho cercato per settimane a Nain e altrove, poi mi hanno detto che avevi seguito Gesù di Nazareth fin qui a Gerusalemme.

         MEROB  Con me, negli stessi giorni, sono partiti altri da Nain. Tra essi i vicini di casa Finees e sua Figlia Elisabeth ed anche  Vasti con i fratelli ed i genitori.       

         MARCO  Interessante! Avremo tempo di parlarne, se riuscirò a portarti via di qui.

         Segue il completamento del discorso di Gesù

         ... poichè si leveranno falsi Messia e falsi profeti e faranno grandi miracoli e prodigi tali da ingannare, se fosse possibile, anche gli eletti. Ecco: io vi ho predetto tutto.  (In quei giorni, dopo quelle tribolazioni ecc. pag 36)

         MEROB  Ascolta il Maestro. Io l'ho visto per la prima  volta a Nain, la sera stessa in cui tu... sei partito per la spedizione geografica. Ascolta!...

         MARCO  Sei impazzita! Sono venuto per chiederti di perdonarmi, non per ascoltare il tuo maestro. Sono stato crudele e stupido! Ma vo­evo che tu soffrissi di meno, quando sono partito, ricordandomi così vile come ti sono apparso. Non potevo restare, né condurti con me.

         MEROB  Io ti ho perdonato: Ma ascolta...

         GESÙ E se il Signore non avesse abbreviato quei giorni non si salverebbe nessuno, ma a causa degli eletti li ha abbreviati. Se allora vi sarà detto: "Ecco, il Messia è qui,... ecco, è là" non ci credete... (Passaggio in sottofondo come prima)

         MARCO  Gli eletti?

         MEROB  Sì, scelti da Dio per la salvezza eterna.

         MARCO  Già tutto deciso. Peggio per gli altri, dunque!

         MEROB  Non è così semplice, ma è la verità.

         GESÙ  In quei giorni, dopo quelle tribolazioni, il Sole si oscurerà e la Luna non darà più la sua luce, e le stelle cadranno dal cielo e le potenze dei cieli saranno sconvolte. (Pausa di Gesù durante la battuta seguente).

         MARCO Credi anche a questo? Da che mondo è mondo c'è chi ne predice la fine, consolando chi non sa viverci!

         GESÙ Allora vedranno il Figlio dell'uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria. E manderà gli angeli a raccogliere gli eletti dai quattro venti, dall'estremo della terra all'estremo del cielo. Quando tali cose cominceranno a venire, alzatevi e levate la testa perché le vostra liberazione è vicina. ( Ancora una breve pausa).      

         MEROB  Credi che il Maestro possa mentire?

         MARCO  Non è questo il problema!  

          GESÙ Dal fico imparate la parabola: quando il ramo è già tenero ed ha messo le foglie sapete che l'estate è vicina. Così anche voi: quando vedrete accadere tutto questo sappiate che il Regno di Dio è vicino, alle porte.  

         MEROB  Ascolta!...

         GESÙ In verità vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto questo sia accaduto. Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno. 

         MARCO  Follie da profeti ebrei! 

         GESÙ Quanto poi a quel giorno e a quell'ora, nessuno ne sa nulla, né gli angeli in cielo né il Figlio: solo il Padre.  

         MARCO  Questo padre, dunque sarebbe il personaggio più importante.

         GESÙ State attenti, vegliate e pregate, perchè non sapete quando sarà il momento. E' come un uomo che è andato fuori paese. Nel lasciare la casa egli ha dato ai servi ogni potere, a ciascuno il suo compito, e al portiere ha ordinato di vegliare. Vegliate, dunque, perché non sapete quando verrà il padrone di casa: se a sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino. Se arriva all'improvviso non vi trovi addormentati. Quello che dico a voi lo dico a tutti: Vegliate! (Gesù, terminato il discorso, si ritira). 

         MARCO  "Non passerà questa generazione"! Vedremo se in poche decine d'anni non solo crollerà la potenza di Roma, ma addirittura tutta la Terra ed il Sole e i pianeti e le stelle saranno distrutti! "Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno"! Le idee morali di quest'uomo sono degne di grande rispetto, ma le sue profezie sono ridicole! 

         MEROB  Quello che Lui dice accadrà. Ma se anche così non fosse, che importa? Gli uomini sono tutti uguali, figli dello stesso Padre, non vi saranno più nemici, non più ingiustizie, non più oppressione dei poveri da parte dei ricchi, se tutti seguiranno le sue parole... 

         MARCO  "Se".

         MEROB  Io ne sono certa. Non è giusto ciò che dice? 

         MARCO  Ma per gli dei! (La afferra per le braccia) Può darsi che sia giusto. ed ho sentito in Oriente, ma anche in Roma, altri predicare idee di pace e di giustizia, anche se - lo ammetto - mai con tanta chiarezza.

         Quest'uomo è grande...

         MEROB  E' il figlio di Dio.

         MARCO  E' follia! (La lascia e arretra di un passo). Io ti parlo di questo Gesù di Nazareth come di un uomo, grande, ma anche lui folle a suo modo, incapace di parlare con gli altri da pari a pari. Come ora non ne sei più capace tu stessa. Da quando, mio malgrado, ho dovuto lasciarti, hai asciugato le tue lacrime con le menzogne!

         Prima, schiava della tua condizione, ti sei rifugiata in me (ed io che credevo di amarti!) poi tra le più forti braccia di un dio che puoi formarti secondo i tuoi desideri, che per questo non può abbandonarti mai, finché la tua illusione resiste, anche nelle peggiori disgrazie, perché lui sta comunque nei cieli e lassù ti aspetta. Ne ho sentite, anche su questo tuo Gesù di Nazareth, mentre, di ritorno dalla spedizione, ti cercavo: ne so quanto te. Ma io sto su questa terra, tra gli uomini vivi. Non conosco incanti o meraviglie che essi non possano comprendere.

         Il tuo è il dio dei deboli, dei vinti, degli illusi che vivono aspettando solo dalla morte una impossibile salvezza.

         MEROB  Ma non è vero! Come puoi non credere, se lo conosci? Lui è sempre con noi, qui su questa terra, e con noi sarà anche in cielo. Io ti amo, Marco, come tutti i figli di Dio devono amarsi fra loro, ed anche per quello che tu sei! 

         MARCO  "Anche"? Ti ringrazio vivamente. Non so proprio come potrò rispondere con i miei a questi tuoi nobili sentimenti. Altri ne sono degni, non io. Per fortuna. 

         MEROB (con tono secco, per la prima volta) Non credo che sia una gran fortuna, giovane studioso romano! (ritornando al tono affettuoso ed un po' distaccato di poco prima). No, Marco, non credere che il Maestro ci indichi solo la vita dopo la morte. In questo tu sbagli. E' nella vita di oggi che dobbiamo seguirlo. ed è soprattutto questo che i suoi peggiori nemici non gli perdonano.

         Non è il dio dei vinti.

         Dieci giorni fa, davanti al tempio, il Maestro ha rovesciato con le sue mani le banche dei mercanti, cacciando tutti coloro che commerciavano dentro il recinto del tempio. "Sarà la mia una casa di preghiera - ha detto ricordando Isaia e Geremia - e voi ne avete fatto una spelonca di ladroni". 

         MARCO  So bene anche questo. Anzi, a parte il vostro dio che non mi riguarda, posso informarti sul seguito. Hai visto chi c'era due giorni dopo nel recinto del tempio? Gli stessi mercanti che erano fuggiti, sul momento, senza capirne molto, di fronte all'ira del tuo maestro che già aveva altro da fare.

         Egli è come il passaggio di una barca nell'oceano: apre le acque che subito si richiudono eguali alle sue spalle. Ti piace la "parabola"?

         E tu, come tanti altri, lo segui perché hai bisogno di una certezza che non hai saputo trovare in te stessa. Anche gli schiavi saranno soddisfatti, se si lasceranno trascinare dalla tua superstizione. Crederanno di risuscitare, dopo la morte, liberi. Ma intanto vivranno da servi. Se vuoi essere con loro io non posso impedirtelo.        

         MEROB  (mentre Marco fa qualche passo allontanandosi). Forse ci rivedremo. Buona fortuna a te, Marco. 

         MARCO Forse. Buona fortuna a te, Merob. (Si allontanano in direzioni opposte). 

         = Buio (sipario). =

                                                                                      VI
 

         = Inizia ancora "Die Kunst der Fuge" di J.S.Bach sullo stesso quadro della parte II. Il grande piazzale con i monumenti si scopre lentamente fino allo sfondo mentre sta entrando il Diavolo, vestito in abito scuro di tipo germanico dei primi secoli d.C. con un corto man­tello nero sulle spalle, volto regolare, capelli piuttosto lunghi, ben in ordine, pizzetto, nessun altro segno particolarmente evidente. Giunto presso il suo posto sul muretto (presso il quale c'è il cavalletto con un grande quadro coperto da un telo) il Diavolo si toglie il mantello e lo appoggia con cura sul muretto stesso. Fa cadere il telo e scopre così il nuovo quadro quasi completo. Gesù di Nazareth a mezzo busto. Mostrandosi prevalentemente di tre quarti, ma talvolta anche di fronte come nella parte II, si mette subito al lavoro, sempre con assoluta calma, per completarlo. La luce diminuisce lentamente fino al buio totale nel giro poche decine di secondi. A luce già attenuata inizia intanto la battuta seguente durante la quale si arriverà al buio e, dopo una graduale diminuzione del volume, alla dissolvenza della musica.=

         MEROB (voce fuori scena)  "A voi che ascoltate dico: Amate i vostri nemici, fate del bene a coloro che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi calunniano. A chi ti percuote una guancia, porgi anche l'altra e a chi ti prende il mantello non impedire di toglierti anche la tunica. Dà a chiunque ti chiede e a chi prende il tuo non domandare restituzione". (La luce è ormai svanita. Poco dopo si dissolve anche la musica).

         Anche queste parole sono state dette dal nostro Maestro in Cafarnao, prima del suo arrivo a Nain e di lì, per molti luoghi, a Gerusalemme.

         = La luce inizia a scoprire lentamente un interno: Merob, Demetrio, Finees, Elisabeth intorno ad un tavolo. =

         DEMETRIO (con un leggero accento ironico) Ha anche detto, il tuo maestro, che gli eletti si salveranno e gli altri saranno dannati.

         Ha anche detto che è inevitabile che avvengano scandali, ma guai a coloro - ha detto - per mezzo dei quali gli scandali avvengono. Devo dedurre che saranno dannati.

         Ha detto ancora, insieme ad altre cose, che sarà perdonato chi avrà detto una parola contro il Figlio dell'uomo, mentre chi avrà bestemmiato contro lo Spirito santo non sarà perdonato. Che vuol dire? Chi è questo Spirito santo che non perdona?

         MEROB  Demetrio, tu sei un matematico e un filosofo ed io una donna semplice, con poca istruzione. Ma Gesù parla a tutti, perché tutti lo comprendano.

         DEMETRIO Credo che tutti dovranno comprendere almeno le basi essenziali della matematica e della filosofia, per  essere liberi. Ma non ho fatto complicati ragionamenti matematici: ho fatto alcune domande semplici. Se le risposte sono difficili o impossibili non dipende da me.

         MEROB  "Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e si imbattè nei briganti i quali, dopo averlo spogliato e caricato di percosse, se ne andarono lasciandolo mezzo morto..." Conosci la parabola?

         DEMETRIO  Per quella via, una via che porta fin quasi al fondo della valle del Mar Morto, attraverso la disperazione del deserto, scendeva un sacerdote il quale, visto il ferito, non se ne curò e passò oltre. Così fece, dopo di lui, un levìta. Ma un Samaritano, un avversario del ferito stesso, invece... Marco e Dan mi hanno riferito questa ed altre parabole di Gesù di Nazareth.

         FINEES  Per i discepoli di Gesù questi racconti sono il segno della discendenza di Gesù stesso da Dio. Ma questa discendenza si realizza in terra per tutti gli uomini i quali, secondo lui, sono tutti fratelli, come insegna il buon Samaritano. 

         DEMETRIO  Vero. Chiunque può essere il "prossimo", come dite voi, anche uno straniero o uno sconosciuto qualunque, E c'è il racconto del figliuol prodigo, il perdono del vostro dio anche per chi ha tradito la sua fiducia, purché sia veramente pentito. Ma gli uomini non si comportano come dice il maestro di Merob.

         MEROB  Non ancora, perché non hanno capito.

         DEMETRIO  Forse perché il vostro dio ha indurito i loro cuori, come il tuo stesso maestro ricordava? Di chi la colpa? 

         FINEES  Certo, Demetrio, queste cose ci fanno riflettere. Mi pare però che Gesù, al di là di queste espressioni che tu giustamente gli rimproveri, ci indichi la fraternità, l'amore tra tutti i figli di Dio che è il Padre nostro al di sopra di tutti. (Entra intanto Marco).

         ELISABETH  L'amore, caro padre, non si può ordinare in nome di qualcuno che sta sopra di noi, se non vuole essere solo apparenza, segno di paura, finzione o calcolo per una ricompensa futura. Che dici, Marco? 

         MARCO  Non ho nulla da aggiungere, Elisabeth.

         MEROB  Anche se voi non credete, la verità non cambia.

         Il cielo e la terra passeranno - ha detto il Maestro - ma le mie parole  non passeranno.

         = Buio nel giro di pochi secondi. Suoni aspri e fortissimi quali percussioni di lamiere, rullo di timpani, gong, squilli di tromba. =

         DAN  (voce in scena, generalmente nel buio, ma a volte il perso­naggio viene illuminato per un attimo ed è comunque chiaramente riconoscibile) Le tue parole passeranno, Gesù di Nazareth.

         = Diapositiva. Gesù sulla croce, morto. =

         DAN  Le tue parole passeranno. Ed insieme ad esse passeranno questa ed altre generazioni, e tu sarai morto, e ciò che hai immaginato non sarà ancora accaduto, né accadrà mai.

         = Diapositiva. Un altro uomo sulla croce =

         DAN  Le tue parole passeranno, Gesù di Nazareth... 

         = Diapositiva. Una grande croce nera. Da uno dei bracci pende un impiccato. = 

         DAN  ... e insieme ad esse passeranno questa ed altre generazioni... 

         = Diapositiva. Un uomo sul rogo. Alle sue spalle una grande croce nera. =

         DAN  ...e ciò che tu hai immaginato non sarà mai accaduto... 

         = Diapositiva. Un recinto di filo spinato. Da un lato la silhouette di un soldato vagamente "romano", ma con un elmo grigio metallico senza pennacchi, tale da dare in definitiva l'idea di un soldato nazista. Sullo sfondo una grande croce nera. =

         DAN  ....né accadrà mai.

         = Continuano gli effetti sonori in certi momenti fortissimi. Diapositive con scene diverse di violenze. Soldati che assalgono civili inermi tra i quali donne e bambini. Sempre una grande croce sullo sfondo.

         DAN  Eppure, ora che i tuoi crudeli nemici tramano contro la tua vita, io piango la tua giovinezza e la tua forza e mi preparo, come posso, a difenderti. 

            =Diapositive con scene di violenza e di tortura. Sempre una grande croce (il cui "stile" può variare) sullo sfondo

         DAN  Ma quando, ora o in un altro momento, gli assassini servi del potere che le tue parole vorrebbero distruggere, avranno la meglio su di te, io ti ricorderò come un uomo coraggioso e giusto. Così essi non avranno del tutto la meglio su di te. E questo anche se hai torto, Gesù, perché il tuo  coraggio non basta o perché - forse - non hai abbastanza coraggio per spogliarti delle tue ridicole vesti di dio e venire tra noi, uomo - né più né meno - tra gli uomini.

         = Buio dopo l'ultima diapositiva. Per il cinema tutta la situazione sarebbe più facilmente rappresentabile.

         Poi ancora il grande piazzale che si scopre gradualmente mentre emerge ancora "Die Kunst der Fuge" di J.S. Bach. Il Diavolo, in piedi e rivolto verso gli spettatori, nasconde in gran parte il cavalletto. Il costume nero che indossa è del medioevo avanzato, mentre il volto è coperto da una orrida maschera arcaica. Il Diavolo la toglie e sotto di essa ne appare un'altra egualmente orrida. La  cosa può durare per tre o quattro fasi e la maschera può essere egizia, indiana, greca, romana, purché a tratti orridi ed arcaici. Infine il Diavolo toglie l'ultima maschera e mostra il suo volto, come in precedenza, senza alcun camuffamento. Il mantello nero è sul muretto, vicino al primo costume di satiro (con ali di pipistrello, corna eccetera) del quale il Diavolo può indossare ad un certo punto la sola parte della testa, con aria noncurante o  vagamente ironica e provocatoria. Ad un certo punto il Diavolo afferra il forcone a quattro punte e con un tocco leggero fa cadere il drappo che ricopriva il nuovo quadro: una grande immagine di Gesù, ma questa volta sulla croce, sempre all'incirca a mezzo busto. Il diavolo guarda attentamente il quadro, lo solleva dal cavalletto, lo riguarda attentamente tenendolo appoggiato sul muretto, lo risolleva e lo mette infine, quasi gettandolo, con una certa  indifferenza, sopra la catasta degli altri quadri ammucchiati sopra e presso il muretto. Si   rivolge prima verso lo sfondo del grande piazzale, poi verso gli spettatori  lasciando andare lentamente lo sguardo tutto intorno. Intanto la luce  diminuisce e poco dopo anche il volume della musica si abbassa e si arriva prima al buio e poi al silenzio. =

                                                                                  

                                                                                    VII
 

         = Una sala nel palazzo residenziale di Ponzio Pilato. Gli ultimi invitati alla cena si stanno allontanando. Pilato si alza dal letto sul quale ha cenato e con un gesto cordiale prende per un braccio Lucio che era già in piedi presso di lui. Sulla scena restano ben presto solo loro due oltre ad un servo e quattro guardie, due per ciascuna delle due porte visibili. Pilato prende una coppa per  Lucio ed una  per sé e le posa su un piccolo tavolo presso il quale sono due eleganti sgabelli, lontano dalla tavola principale. Il servo si affretta a portare una preziosa brocca di vino. Pilato lo ferma, prende egli stesso il recipiente e versa da bere prima per Lucio, poi per se stesso. Ad un suo cenno escono prima il servo poi le quattro guardie che chiudono le porte.

         PILATO (indicando a Lucio gli sgabelli) Quello che mi chiedi mi procura pensieri che vorrei evitare.(Si siedono).

O forse fa affiorare nella mia mente pensieri che vorrei lasciarvi dormire. Capisci? Anche io sono convinto che tutto questo accanirsi contro questo Rabbi, come si dice qui, questo...Maestro di Nazareth sia una reazione irosa dei potenti capi religiosi che sono più fanatici di lui e temono di perdere prestigio tra la popolazione... e si sentono messi sotto accusa nelle sue orazioni pubbliche. Dicono che non faccia complimenti con nessuno, questo Gesù, o Cristo, come lo chiamano. Potremmo coniare un nuovo termine (sorride), come se non ce ne fossero già abbastanza per tutte le sette che infestano il paese ...Nazaristi, o... Cristini... Ma insomma né lui ne i suoi seguaci hanno fatto veramente male ad una mosca. E se dovessimo incarcerare o uccidere tutti i profeti e i predicatori non vedo più (solleva la coppa verso Lucio e beve un sorso)... a chi faremmo pagare le tasse in questo paese. 

         LUCIO (mentre restituisce il gesto di cortesia sollevando a sua volta la coppa e bevendo un sorso) Hai ragione, Ponzio.

         PILATO  Già. Ciò nonostante ho tenuto in carcere Gesù dopo che me l'hanno consegnato e l'ho interrogato io stesso, come sai. Poi l'ho mandato a Erode che come Re - nientemeno! - della Galilea poteva pur dire la sua. Infatti lo ha fatto insultare dai suoi formidabili guerrieri, lo ha maltrattato e deriso. Forse si aspettava di vedergli fare qualche miracolo di quelli che i superstiziosi discepoli gli attribuiscono e deve essere rimasto deluso. Ma anche lui non ha trovato nessuna accusa seria da muovergli e me lo ha rimandato.

         Per me può dire ciò che vuole sul suo dio e sull'amore  fraterno e tante altre belle storie, finché rispetta le leggi e non crea disordini. E se c'è stato qualche battibecco in giro o è volato qualche sgabello al Tempio, probabilmente non solo per colpa dei... Cristini, non credo che dovremmo farla tanto lunga.

         Perciò ho pensato... avevo pensato di rimettere in libertà questo Rabbi, questo "Maestro", consigliandogli di tenere un po' la lingua a freno. E per ricordarglielo meglio l'ho fatto frustare... Non mi scomodo per niente. Ma ti confesso che la cosa non mi ha affatto divertito. Ho fama di essere un governatore duro, ma so essere clemente ed in questo caso vorrei esserlo. E' un uomo convinto di quello che dice e non vedo proprio nulla che dovrebbe preoccupare noi Romani né gli Ebrei, del resto, sia i nostri sudditi diretti sia tutti gli altri, se avessero tutti il buon senso di lasciarlo in pace e non dargli più importanza del necessario. 

         LUCIO  Ancora una volta sono pienamente d'accordo con te, Ponzio, come del resto moltissimi cittadini di Gerusalemme. Ma purtroppo... 

         PILATO  Già. Purtroppo ora i capi più duri sembrano avere un gran seguito e tengono in agitazione le piazze. 

         LUCIO Ho visto. E' per questo che ho chiesto il tuo aiuto. Non avevo dubbi che in una situazione più tranquilla avresti già fatto liberare quell'uomo. 

         PILATO  In una situazione più tranquilla troverei il modo di costringerti a continuare subito il tuo racconto sulla tua magnifica spedizione e di festeggiare meglio il tuo nuovo grado, tribuno, meritato quanto altri mai, credo. Ma non illuderti di passarla liscia. Voglio sapere tutto, sui paesi e sui popoli, sulle misure e sugli strumenti. Non lascerò in pace te ed i tuoi amici, Demetrio il matematico greco, Dan il brillante geografo ebreo e il concittadino Marco... Quel pazzo ha molto talento! Ora doveva proprio mettermi tra i piedi i... Cristini per farmi diventare pazzo come lui!... Ma non ci riuscirà. Cosa ti ha chiesto di fare, di preciso? Non è neppure un discepolo di questo Cristo... almeno lo spero. 

         LUCIO  Ci mancherebbe! Di... preciso, dicevi? Sì: dice che non si può condannare un uomo che predica la pace... e anche la dignità uguale di tutti gli uomini... dato che non vuole certo imporre con la forza - che del resto non ha - i suoi vaghi progetti... che poi dovrebbero realizzarsi attraverso lui che sarebbe il figlio del dio di Abramo eccetera,... il Messia, come dicono, venuto a salvare non si sa bene chi, se solo gli Ebrei o gli eletti tra gli ebrei o tra tutti - come pare più probabile, Romani compresi e allora non si sa da chi o da che cosa vorrebbe salvarci. (Pilato sorride facendo un cordiale gesto di approvazione)  Sai meglio di me come vanno certe storie, qui in Giudea e nei dintorni. Per farsi ascoltare è facile che qualcuno vanti qualche speciale rapporto con il dio di Abramo, Mosè eccetera... Ma se si tratta di pace, anche Roma vuole la pace, benché in modo notevolmente diverso...

         PILATO  Puoi scommetterci!... 

         LUCIO  Naturalmente. Noi non porgiamo l'altra guancia a chi ci dà uno schiaffo, Abbiamo altro modi di rispondere. E non di rado la risposta arriva prima dello schiaffo. Ci basta la mossa - come si dice - o il sospetto di una mossa.

         PILATO  Naturalmente. In questo non siamo certo da meno di tanti nostri sudditi e amici ebrei... Allora?

         = Pilato si alza. Lucio si alza a sua volta. In seguito i due si muovono per la stanza, tornano talvolta a sedersi o si appoggiano a qualche mobile, bevono dalle loro coppe o prendono qualche frutto dal tavolo grande mentre la conversazione continua

         LUCIO Dovresti comunque liberarlo. Per quello che è e per quello che sei tu, per imporre anche in questa occasione la legge di Roma che non perseguita chi non la offende. Piaccia o non piaccia al Gran Sinedrio di Gerusalemme. Avrai anche pensato alla prossima festa, ma...

         PILATO  Ci ho pensato, infatti. Ma quelli che si aspettano di veder libero il ribelle Barabba non saranno contenti di vedere al suo posto libero il Rabbi Gesù.

         LUCIO  Ma Barabba è un ribelle. Tu l'hai detto. 

         PILATO  (vivamente sorpreso per un brevissimo istante)  Ho già sentito questa frase.  Una delle poche che Gesù ha pronunciato davanti a me. E' stato quando gli ho chiesto. "Sei tu il Re dei Giudei? Ma lui intendeva il Messia, un liberatore spirituale, credo, o qualcosa del genere. Non vuole togliere il potere politico a nessuno, immagino. Non si tratta di questo. 

         LUCIO  Ma io dico: poiché Barabba è un ribelle - un valoroso, a suo modo! ma un ribelle - hai buoni motivi per tenerlo in carcere o farlo giustiziare, se è necessario. 

         PILATO  Lucio! Non sei così ingenuo. Ho motivi anche più validi, se è per questo, per liberarlo  permettendogli di ricongiungersi ai suoi banditi e farlo poi attaccare da un paio di manipoli con due squadre di cavalleria che abbiano l'ordine di non fare prigionieri.

         LUCIO  Liberali ambedue, allora! 

         PILATO  Lucio, non continuare a chiudere gli occhi! Tu lo sai: lo vogliono morto.

         LUCIO  Lo so.       

         PILATO E allora parla, finalmente! Ti ascolterò. Voglio ascoltarti.

         LUCIO  Ecco: possiamo fare un'azione rapida. Firmami il permesso di transitare in città con i miei uomini.

         PILATO  Voi? La tua coorte?... Lo immaginavo.

         LUCIO  Basterebbero anche due sole centurie con l'appoggio di una cinquantina di arcieri e due squadre di cavalleria, ma sarà meglio non dividere la coorte... durante il trasferimento. Diremo che c'è un trasferimento... normale passaggio di reparti... avvicendamento di guarnigioni, se tu firmerai l'ordine che ci autorizza a passare... per un motivo urgente... stabiliremo poi i particolari. E per caso...

         PILATO  Già, per caso...

         LUCIO  ... queste mie truppe si troveranno coinvolte in una sommossa, una serie di tafferugli tra fazioni rivali ... Per difendersi si metteranno in ordine di combattimento ed arresteranno qualcuno. Sì, proprio mentre il Rabbi Gesù, appena condotto fuori dal carcere, sarà sulla strada che dovrebbe condurlo all'esecuzione.

         PILATO  Sotto la scorta dei miei uomini! ... Assurdo!... Come....? 

         LUCIO  Lo sai bene, Ponzio. Li avvertirai. Non saranno coinvolti. Ci lasceranno il prigioniero perché avranno l'ordine di partecipare al presidio della città in altra zona, nel timore di un'estensione della rivolta e sapranno di poter partire quando arriveranno i miei uomini a dar loro il cambio.       

         PILATO  ... con te in testa, Lucio. O no? 

         LUCIO  Va bene. Ci sarò io stesso. 

         PILATO  Temo che sia una pazzia... 

         LUCIO  Senza dubbio. Ma è da fare. 

         PILATO  Sarebbe necessario che alcuni dei Nazareni si muovessero, ci vorrebbe un bel baccano!... 

         LUCIO  Certo. Dovranno muoversi! 

         PILATO  Ma se uno - bada bene! - anche uno solo dei miei uomini sarà perduto... Comprendi?... 

         LUCIO  Ne risponderò, senza condizioni. 

         PILATO  Bene. Forse non occorre ricordare che tutto dovrà avvenire - se avverrà - malgrado Pilato e senza alcun serio indizio che lui... che io sia in qualunque modo partecipe. Non penso alla mia posizione personale. E' in gioco la fiducia nei Romani che se si può mantenere talvolta anche senza la spada, non è male. Firmerò comunque l'ordine di trasferimento per l'intera coorte, compresi gli arcieri e le due squadre di cavalleria. Con la data di  alcuni giorni fa, quando l'esecuzione non era stata ancora decisa, per non destare altri sospetti, e con l'indicazione dell'ora che sarà di poco precedente quella fissata per l'esecuzione.        

         LUCIO  E' inteso. Sarà chiaro che solo per reprimere la sommossa avremo agito interpretando la tua volontà che in questi casi è sempre evidentemente volta a mantenere l'ordine. Consegneremo diversi prigionieri proprio ai tuoi ufficiali e per un puro caso, nella confusione... 

         PILATO  ...  il prigioniero galileo Gesù di Nazareth sparirà. Nessuno crederà al puro caso. Già molti, sotto gli ossequi formali, mi guardano di traverso, perché hanno  timore che io sia troppo tenero con il Galileo. Anche se non osano fiatare in pubblico, naturalmente. Sospettino pure, purché non abbiano l'ombra di una prova!

         Del resto la scomparsa di questo predicatore sarà compensata dal successo complessivo dell'operazione per il quale, Lucio, non potrei affidarmi ad un uomo migliore di te. (Va verso una delle due porte)

         LUCIO  Ti ringrazio. Onorerò la tua fiducia a qualunque costo.(La porta si apre e rientrano due guardie).  

         PILATO  A condizione... 

          LUCIO  ... a condizione...?

         PILATO  ... che tu mi consegni al più presto, appena sarà pronto,  un volume  della relazione, e mi faccia anche a voce un racconto dettagliato sulla vostra spedizione durante una delle prossime cene cui ti costringerò ad essere l'ospite d'onore insieme ai tuoi compagni. 

         LUCIO  Puoi contarci! (Si stringono le mani).        

         PILATO  (alle guardie) Accompagnate il tribuno. (Lucio esce con le due guardie).

                                              
                                                                                     VIII

 

          = Una radura in un bosco presso Gerusalemme. Sera. Verso il centro della scena una tenda, in alto. In basso una strada percorsa a tratti da qualche soldato. I due piani devono essere abbastanza distinti (sia per cinema che per teatro) ma tra essi è comunque evidente anche un certo collegamento ( un tratto di strada o un sentiero ad un lato della scena o dell'inquadratura). Lucio è in piedi presso la tenda, sull'entrata ad ognuno dei due lati della quale due soldati montano la guardia. Marco entrando va incontro a Lucio. =        

         MARCO  (passando in mezzo ai soldati che lo salutano con un ge­sto). Buona sera, amici. (A Lucio) E' come ti dicevo.

         LUCIO  Come mi dicevi? Mi hai detto molte cose. 

         MARCO  Sì, molte. Ora verranno. C'è anche Merob, sì, anche lei. 

         LUCIO  Anche Dan?

         MARCO  Lui è la guida. 

         LUCIO  Bene. Ed i miei uomini sono pronti. Benchè siano solo poche settimane da quando siamo tornati, non c'è uno che non chieda ogni giorno di te tra i veterani della spedizione.  E quelli che abbiamo reclutato dopo nella nostra coorte sono - comunque - dei buoni soldati. Ora, con gli ausiliari e le squadre di cavalleria siamo in tutto milleduecentoventi.       

         MARCO Altro che coorte! E' quasi una mezza legione. 

         LUCIO  Non esageriamo. Dunque: I seguaci di Gesù devono mettere in atto una sommossa, o almeno fare un po' di confusione per permettermi di intervenire. A queste condizioni i miei uomini sono pronti. 

         MARCO  Meglio sarebbe se fossero pronti senza condizioni. ma so che non puoi fare di più. Ciò anche se stai percorrendo di buon passo i sentieri della gloria. Da centurione, sia pure già con comando straordinario permanente di una coorte, a tribuno! Dove arriverai... 

         LUCIO (completando la battuta insieme a Marco)... di questo passo? Credo che finirò in prigione, se continuerò a dare retta a certi eminenti scienziati (Fa un cenno ai quattro soldati che si allontanano). Se invece non riuscirai a mandarmi del tutto in rovina, tornerò a casa almeno per un po' e poi chiederò un comando in Gallia. 

         MARCO Bella pensata, proprio! 

         LUCIO  Non dirai che potresti raggiungermi anche lì, spero, per cacciarmi nei guai! 

         MARCO  Puoi star certo che ci proverò. Ecco. Arrivano. (Entrano Merob, Vasti, Elisabeth e infine Dan). 

         ELISABETH (mentre tutti si salutano con brevi cenni)  Occorre decidere subito. Il governatore sta per affidare al popolo la scelta tra Gesù e Barabba: uno vivrà e l'altro sarà crocifisso. Non c'è dubbio che il popolo sceglierà Barabba. Ma se anche Pilato liberasse l'uno e l'altro, Gesù di Nazareth rischia di essere subito ripreso dai suoi nemici qui in Gerusalemme e "giustiziato", come dice qualcuno, senza processo.        

         LUCIO  Elisabeth! Marco mi ha parlato di te. Non sei una dei seguaci del Rabbi Gesù, che io sappia. 

         ELISABETH Gli sono amica, come Marco e come Dan, che ci ha cortesemente scortato qui e come tanti altri.   

         LUCIO  Tanti, ma non abbastanza, forse. 

         VASTI  Merob e io siamo tra i suoi discepoli.        

         LUCIO  E allora: ci sono novità? Avete chiarito le idee? Tu sai cosa intendiamo fare. Puoi immaginare anche i rischi che corriamo. Ma ne vale la pena. Certamente. 

         VASTI  Sappiamo cosa vorreste fare. Ma non abbiamo cambiato le idee che ci guidano, fedeli all'insegnamento del Maestro. Siamo qui proprio per dirti che coloro che seguono il Maestro non approvano il vostro proposito. 

         LUCIO  Senti: sai che io non sono un discepolo del tuo maestro...

         VASTI  Mi hanno detto che credi agli dei. 

         LUCIO  A modo mio. Ma sono pronto a liberare Gesù. Se nessuno interviene quest'uomo sarà ucciso sulla croce come uno schiavo, un ladro, un assassino. 

         ELISABETH  E' vero. Anche se ciò significherà senza alcun dubbio che chi lo ucciderà sarà degno di essere considerato schiavo e ladro e, naturalmente, assassino

         MEROB  Nessuno libererà il Maestro con la forza!

         LUCIO  Lo so che siete gente testarda, ma questo è ancora da decidere.

         VASTI  Il Maestro non è venuto sulla terra per farsi guidare da voi.

         LUCIO  E chi vuole guidarlo? Lo porteremo semplicemente via, affidandolo alle robuste spalle si qualche legionario.

         MARCO  Sentite: tra qualche ora ci sarà confusione vicino al carcere. I più duri tra i farisei, per essere proprio sicuri del fatto loro, non faranno nulla per evitare un tentativo di linciaggio e per questo ci sono parecchi esaltati che non hanno nulla da perdere. Dan ed io ci assumiamo la responsabilità di determinare una situazione di confusione insopportabile proprio mentre la coorte di Lucio, al com­pleto, sarà in marcia di trasferimento. L'ordine per il trasferimento è gia stato dato da Lucio che è qui davanti a voi, ed approvato, in segreto, ma con assoluta sicurezza, dal governatore Ponzio Pilato. Lucio sarà costretto, secondo tutte le apparenze, ad intervenire. Si tratterà di sottrarre al linciaggio un uomo già destinato alla legittima crocifissione. Ma intanto lo terremo in custodia in modo tale che potrà, solo che lo voglia,...o che gli sia permesso dai membri della sua setta, andarsene come, quando e dove vorrà. Non condannate all'insuccesso questa azione! Per  noi è un dovere. 

         LUCIO Occorre però che i vostri capi... i vostri compagni non solo non ci ostacolino, ma che suscitino, che almeno contribuiscano a suscitare una certa agitazione, che si muovano, insomma e, probabilmente, che il vostro maestro stesso non si opponga.

         MEROB  Credete che, se Egli volesse, non potrebbe, solo con un pensiero, far crollare le stesse mura del carcere o comunque uscirne a dispetto di tutti i guardiani e senza l'aiuto di nessun altro, oltre al Suo Padre Celeste? 

         LUCIO  No, non lo credo, Signora, ed a parte questo, non vedo perché dovrebbe farsi trattare come un criminale. 

         MEROB  Ascoltatemi voi, ora, amici. Noi sappiamo che tutto ciò doveva accadere. Il Maestro ce l'ha annunciato tre volte. Era necessario che il Figlio di Dio fosse preso dai suoi nemici. E' necessario che il suo destino si compia per la salvezza di tutti noi. 

         MARCO  Per la nostra salvezza è necessaria la sua morte?        

         MEROB  Sì, a causa dei nostri peccati. 

         MARCO Sciocchezze! Nessuno può essere ritenuto responsabile di delitti commessi da altri. 

         MEROB  Sciocca può essere anche la tua scienza. 

         MARCO  Certo, per chi ama illudersi. 

         MEROB  La verità è che il Padre nostro che è nei cieli ha inviato Lui, il suo stesso Figlio proprio come vittima. E lui accetta il sacrificio. Chi siete, chi siamo noi per intralciare il disegno di Dio?

         DAN  Vedi: a noi non interessano le sorti dei figli degli dei. Vogliamo salvare un uomo giusto: Abbiamo le forze per farlo, e ragioni da vendere. Lasciarlo in potere dei suoi nemici è ormai secondo noi una complicità di fatto in un assassinio.

         = Senza che il dialogo si interrompa, sulla strada in basso passa, da destra verso sinistra, vestito con una semplice veste grigio-azzurra lunga fino ai piedi, il Diavolo, camminando molto lentamente con un libro in mano su cui legge a tratti, mentre qualche volta lo chiude e si guarda con calma intorno. Incrocia due o tre soldati e viene superato da altri senza dare né ricevere particolari segni di attenzione, a parte cenni di saluto quasi impercettibili. Lentamente si avvicina al limite sinistro della scena (o dell'inquadratura) ed esce. =  

         LUCIO Il governatore Ponzio Pilato è convinto dell'innocenza di Gesù Cristo e vorrebbe salvarlo. Su questo non posso dire altro.  Se il popolo, o quello che qualcuno vuol far credere il popolo, istigato dai sacerdoti e dai capi che vogliono la sua morte, sarà chiamato a decidere, non ci sarà scampo, mi dicono. Ma io non salverò nessuno contro la sua stessa volontà, ammesso che il Rabbi di Nazareth abbia ancora una reale volontà e possa manifestarla indipendentemente da certi suoi "discepoli".

         VASTI  Il popolo sceglierà certamente di far liberare Barabba, un assassino. 

         DAN  Un giudizio un po' facile sul popolo e su Barabba.

         VASTI  Non ha ucciso un uomo?        

         DAN   E chi lo nega? Ma nel corso di una rivolta. Non per rapina, ad esempio. Il grande David ne  ha uccisi anche più e nessuno lo chiama assassino. Informati meglio su  Barabba e sul popolo che non è solo quello che ora favorisce   la morte di Gesù di Nazareth. Non ho nulla contro Barabba - che venga pure liberato! - ma ora per noi si tratta di liberare Gesù.

         VASTI  Non è possibile un discorso più assurdo di questo. E' proprio Lui, il Maestro, che è venuto in terra per liberare tutti noi.

         DAN  Per questo bisogna assassinarlo con la coscienza tranquilla!  

         VASTI  Dovresti vergognarti di parlare così, tu, un uomo istruito.       

         DAN  Non sarò io, tra poco, a piantare i chiodi sul suo povero corpo. Sarete voi, se non riusciremo ad impedirvelo!

         MEROB  Ti prego, Dan. Capisco che non ha senso per te e per i tuoi amici che noi ti diciamo che quello che accadrà è proprio ciò che il Padre nostro vuole e che, quindi, è giusto. Ma per noi è così, e nessuno può impedirci di credere alla verità e di agire per essa. Amici! Sto parlando con uomini colti...

         LUCIO  Signora, veniamo al punto.

         MEROB  Ci sono, tribuno, con un esempio. Non conoscete voi meglio di me l'antica storia di Socrate? Anche lui preferì rimanere in carcere ed affrontare la morte per un motivo superiore che gli stessi amici che volevano liberarlo non compresero subito: per il rispetto di quelle stesse leggi che lui, dopo tutto, non riteneva certo perfette a che in più occasioni aveva certo aspramente criticato.

         LUCIO  Vero, anche se forse la situazione era un po' diversa. Ma che significa, ora, questo? 

         MEROB  Ben altre ragioni, che risiedono nella volontà del Padre Celeste, esigono ora la persecuzione e la morte del Maestro.

         MARCO  Io non sono così sottile come te. Ma mi sono sempre permesso e mi permetto di non essere d'accordo con chi si autodistrugge o permette che altri lo distruggano. Poteva sbagliare anche il grande Socrate, in un'altra situazione, e può sbagliare il grande Cristo o chi lo induce a non difendersi. Dove sono finite tutte le possibilità che tutti questi illustri maestri suicidi avrebbero ancora avuto per rendere migliori con il loro insegnamento i loro fratelli, dopo che la loro mente è stata spenta per sempre? 

         VASTI  E' terribile come tu possa considerare tutte queste cose con tanta superficialità! 

         MARCO  Se tu sei tanto profonda, allora io preferisco quella che tu chiami superficialità.

         LUCIO  Nemmeno io riesco a giustificare questa ostinazione, ma non posso impedire a questa gente di comportarsi come crede. Questo Gesù di Nazareth è il loro maestro, non il mio.

         MARCO  Per questo vuoi lasciarlo morire? 

         LUCIO  (brusco)  Sono pronto a mantenere la promessa di intervenire in suo favore. Posso fare i salti mortali. Ma non gioco con la vita dei miei soldati, senza o contro gli ordini dei miei superiori, per qualcuno che non vuole il mio aiuto. Poiché - è chiaro - l'azione potrebbe costare anche la vita a qualcuno ed io dovrei risponderne di fronte al governatore ed alle autorità militari. Che i seguaci di Gesù mi diano almeno un buon pretesto per intervenire! Contavo su una forte sommossa. Ma ora sembra che, dopo l'arresto del maestro, i discepoli abbiano perso ogni iniziativa. (Impone il silenzio con un gesto a Merob,  Vasti e Marco che stavano per intervenire).

         Non posso mandare i miei uomini travestiti da rivoltosi. E' un po' tardi. E inoltre Pilato non potrebbe che condannare durissimamente un'azione che lo metterebbe ancor più allo scoperto.  Tutti immaginerebbero subito che c'é, come si dice, il suo "zampino". Io stesso, comunque, non potrei in alcun modo giustificarla di fronte ai miei ufficiali ed ai miei soldati. 

         MEROB  Ma i discepoli di Gesù non vogliono l'aiuto delle tue armi, tribuno. Ora lo comprendi bene. Non è questa prova di forza che il nostro Maestro vi chiede, anche se lui comprende certamente che i vostri propositi nascono da sentimenti buoni. 

         ELISABETH (con accento estremamente triste, ma sempre chiaro)   Chi può dire cosa sia in grado di comprendere ora Gesù di Nazareth? Neppure i suoi discepoli vogliono liberarlo, sia pure per rivederlo e sentire ancora la sua voce.

         Così voi, con o senza il suo consenso, uccidete il vostro Maestro.  

         MEROB  In passato dicevi il nostro. 

         ELISABETH  In passato. (Breve pausa. Poi Elisabeth continua, commossa ma sicura) Ora credo che il migliore dei suoi discepoli sia stato proprio quel Giuda Iscariota che l'ha consegnato ai suoi nemici. Poiché - lo avete detto - era necessario che ciò avvenisse e dunque Giuda ha compiuto il volere di Dio mentre voi aspettavate. Qualcuno dice che Giuda abbia agito così non perché corrotto dal denaro dei sacerdoti, ma soltanto per mettere alla prova la potenza del Maestro. E' probabile che sia vero.  Ma è certo che  ha iniziato, forse  per un tragico errore, un'opera che voi state portando a compimento. 

         MARCO (con uno scatto improvviso)  E' vero! Ma non è ancora compiuta. Dove sono i vecchi compagni della spedizione? Se il tribuno non si decide, vediamo cosa ne diranno loro! (gridando) Sabino! ( Fa per scendere attraverso il sentiero che porta sulla strada in basso). Mario! decurione Attilio!

=Due guardie, rapidissime, immobilizzano Marco afferrandolo per la braccia, mentre altre due, a pochi passi di distanza pongono la  mano sull'elsa della spada, senza sguainarla.  Alcuni soldati stanno entrando sulla scena in basso =

         LUCIO  (ai soldati in basso)  Nulla. Tornate ai vostri posti. (I soldati si ritirano. Lucio si rivolge, deciso ma calmo, a Marco). Agli ufficiali ed ai soldati della mia coorte gli ordini li do io.

         Sabino! (dalla tenda esce il soldato Sabino). Prendi due uomini e accompagna (indicando Merob e Vasti) queste due signore. (Sabino fa un cenno alle due donne e le conduce in basso dove ad un altro suo cenno due soldati si uniscono a lui ed alle due donne) Devono assistere ad una esecuzione. (I tre soldati e le due donne escono da sinistra).

         Centurione Attilio!... (rivolgendosi a Marco ancora tra le due guardie mentre Attilio esce dalla tenda e si pone di fronte a Lucio in attesa di ordini)... E' sempre con me ed è cresciuto di grado anche lui.

         MARCO  Mi rallegro!

         ATTILIO  Ed io ti ringrazio. 

         LUCIO  (ad Attilio)  Vuoi provvedere tu ad annullare l'ordine e dare il riposo alla coorte? 

         ATTILIO  Subito!(Va verso il basso ed esce da destra). 

         = Si attenua la luce. Ad un cenno di Lucio i due soldati che custodivano Marco lo liberano e si mettono davanti all'ingresso della tenda. Dan stringe la mano a Lucio, a Marco e ad Elisabeth che era rimasta appartata, poi scende ed esce da sinistra. Lucio rientra nella tenda. Marco scende per qualche passo verso la strada mentre Elisabeth rimane immobile in alto. Inizia "Komm in mein' Herzens Haus" dalla cantata "Ein feste Burg" di J. S. Bach (preferibile un'edizione con Agnes Giebel, soprano). Marco si ferma a metà del sentiero e si rivolge ad Elisabeth = 

         MARCO  Io devo dirti, Elisabeth... Ma proprio mentre avvengono queste cose?

         ELISABETH  Proprio ora, Marco. L'amore nasce anche quando sembra impensabile e assurdo, anche quando è impossibile. Dove sei tu è la mia casa ed il mio amore. (Scende verso Marco: Lo abbraccia. Insieme risalgono lungo i pochi passi del sentiero fino alla parte alta della scena). 

         = Sulla strada più in basso passa lentamente, come prima, il Diavolo entrando da destra per uscire da sinistra. La luce si perde rapidamente. Continua, nel buio, il brano di cui sopra (circa 3 minuti e trenta secondi in tutto) fino alla conclusione.

         Subito dopo: rullo di timpani. Colpi di lamiere e/o altri effetti sonori tali da dare l'aspettativa di un momento estremamente drammatico. In alternativa si potrebbe mandare ad alto volume l'inizio del "Dies irae" dal "Requiem" di Verdi (pochissimi secondi, poi in sottofondo per la battuta seguente)

         VOCE DI GESÙ (grido fortissimo, lacerante, con il tono disperato che le parole suggerisconoMio Dio! Perché tu mi hai abbandonato?  

         = La luce aumenta gradualmente fino ad una discreta intensità. Si sta terminando di smontare la tenda del comando della coorte. I soldati, nel giro di due minuti trasporteranno tutto il materiale rimanente in basso fuori della scena sulla quale rimangono solo Lucio, Elisabeth e Marco.

         LUCIO  Questo gravissimo insuccesso non ci deve annientare. Abbiamo cercato di fare, come sempre, il nostro dovere. (Stringe fra le sue le mani di Marco e di Elisabeth poi si allontana ed esce con un ulteriore gesto di saluto cui i due rispondono).  

         = Buio. Poi ancora la scena dell'immenso piazzale che si apre abbastanza rapidamente. Inizio di "Die Kunst der Fuge". Scena priva di personaggi. Sul cavalletto, rivolta verso gli spettatori, un'immagine che raffigura il volto del Diavolo stesso. L'opera è evidentemente terminata. Da sinistra entrano Elisabeth e Marco. Da destra entra il Diavolo, ora in abito nero e mantello nero di stile romantico tra la fine del secolo XVIII e l'inizio del XIX. Guarda i due giovani e sorride come invitandoli ad osservare la scena. I tre personaggi giungono ad affiancarsi guardando  il fondo, di spalle rispetto agli spettatori. Poi escono lentamente da sinistra. Continua la musica fino alla fine del Contrapunctus I mentre si arriva al buio (sipario) = 

Musiche impiegate nel dramma:
-F. Schubert, Sonata per pf in LA, II movi­mento in fa#,
--J. S. Bach, Komm in mein’Herzens Haus, aria per soprano dalla Cantata  Ein Feste Burg ist Unser Gott
- J..S. Bach, Contrapunctus 1 (ed eventualm seguenti) da Die Kunst der Fuge
- G..Verdi, Inizio del Dier Irae dal Requiem


NUOVI DIALOGHI
         di Luciano

L’avvocato difensore
atto unico opus 2


Ad Alberto Barbadoro
 

PERSONAGGI ¹

PRIMO INFERNALE

SECONDO INFERNALE

L’AUTORE

LA CORTE CELESTE (angeli e profeti)

IL PRESIDENTE del Tribunale

MICHAEL, arcangelo

L'UOMO, imputato

IL PUBBLICO MINISTERO, profeta

IL DIAVOLO

PRIMO ANGELO        

SECONDO ANGELO    della Corte celeste

L’ALTISSIMO

LA CORTE INFERNALE

PRIMA FANCIULLA

PRIMO GIOVANE     della Corte infernale

¹  Gli infernali in forma ed abiti umani moderni, sobri ed eleganti; gli angeli in forma umana con lunghe tuniche bianche; i profeti con acconciature e vesti solenni tradizionali.

 

                                                                    PROLOGO
                                                            (a scena chiusa)²

         VOCE (dall'interno) L' uomo è il risultato e la manifestazione  di tutte le forze che hanno agito su di lui prima o dopo la nascita. In ogni istante la sua azione dipende unicamente dalla sua costituzione e dall'intensità e direzione delle varie influenze cui è stato soggetto. Alcune di tali influenze si neutralizzano indubbiamente fra di loro. Ma l'uomo agirà secondo la sua natura e secondo le influenze che ha subìto in passato e che subisce nel presente, con la regolarità e l'ineluttabilità di una macchina ...         Perché il futuro dipende dal presente, e il presente ... dipende dal passato: e il passato è inalterabile. "Una visita ad Erewhon: Il libro delle macchine" di Samuel Butler).       

PRIMO INFERNALE  (solo: figura di mezza età, in un moderno abito da sera, entrando attraverso il sipario) Poiché voi avrete, tra poco, la fortuna di assistere ad una scena assolutamente reale e - lo spero per voi - altamente educativa, come se vi trovaste a teatro, eccomi, Signori, a farla da prologo. Si tratta di un processo ad un vostro simile, benché non sia certo che tutti voi riuscirete a riconoscervi in lui, e sarebbe tanto peggio per voi. Il tribunale è fra Cielo e Inferno, cioè giusto sopra la faccia della terra, dove vi trovate voi.

         Un uomo si è presentato ai giudici celesti, sotto la presidenza di un "neutrale" se così ci si può esprimere, comunque di un tizio che pochi di voi, a quanto mi sembra, dovrebbero conoscere o avere in simpatia. È un uomo anche lui, un terricolo che ha fama di essere molto equilibrato nei suoi giudizî e non parteggia per gli dei né per i diavoli. Anzi è stato scelto come magistrato in questo caso perché è stato rilevato che pochissimi sono giusti quanto lui e nessuno sembra più giusto di lui. Non vi viene in mente un nome? Non mi meraviglio e poi qui  non si fanno questioni di nomi. Potete pensare a chi volete, per tale ruolo. Tra i tanti anche ad un nuovo Luciano  di Samosata.

² In certe situazioni, se l'opera viene diffusa per radio, si può far ricorso, benché non sia  indispensabile, ad una voce che legga alcune didascalie e si possono sottolineare certi effetti sonori.
 

 Ma l'uomo doveva in ogni modo avere nel giudizio un componente della sua specie, affinché fosse stabilito almeno un elemento formale di garanzia. 

         Se l'uomo sia vivo o, per così dire, morto, non mi è stato ufficialmente dichiarato e per coloro cui interessasse devo dire che non credo si discuterà di questo particolare durante il processo. Del resto su ciò ognuno di voi potrà giudicare come meglio crede, sempre tenendo presente che, come da ogni altro, anche dal vostro giudizio si potranno trarre gli elementi per  giudicare voi.

         L'accusa che gli si muove è questa: non credere alla sua libertà, al "libero arbitrio".

         Egli, ben lontano dal pensare di smentirla (così, spesso, ci si difende) si è presentato qui, davanti ad una corte composta esclusivamente di celesti - il che non gli va giustamente a genio - per cercare di dimostrare, con l'aiuto, se lo vorrà, di un avvocato a sua scelta che il fatto "non costituisce reato", come si direbbe in un normale giudizio, che insomma non è imputabile a sua colpa.

         In termini generali nessuno oserebbe negargli l'asso-luzione, sempre che il suo pensiero sia sincero e non frutto di superbia o d'intellettualismo marcio e via dicendo, con tutta la sequela di obiezioni idiote, di se e di ma che si oppongono sempre a chi non la pensa come dovrebbe pensare.

         Una volta squartata la sua coscienza, trovandolo proprio sincero, potrebbe assolverlo qualunque giudice terreno, poichè, appunto, la "colpa" non è mai nell'idea, anche se errata,  ma nell' intenzione con la quale la si professa.

         Ma il fatto che egli osi persistere "sfrontatamente" nel suo atteggiamento di fronte alla Corte celeste radunatasi con la piena assistenza dell'Altissimo complica un po' le cose, poiché i giurati celesti dovrebbero costituire per lui una prova tangibile dell'errore, o almeno ispirargli un po' di fiducia ed indurlo ad una prudente moderazione.

         Così - naturalmente - egli farà uscire dai gangheri tutta la Corte che è già ben preparata in tal senso poiché - salvo sempre restando il principio che il male è nell'intenzione - non c'è idea che lassù sia tanto cordialmente odiata e maledetta come quella del destino.

         E non solo lassù. Il vostro mondo è pieno di onesti mangiapreti che con le loro acute e taglienti disquisizioni sono capaci di infilzare e spaccare in quattro il classico capello, ma appena si parla di libertà, nel senso che si diceva, naturalmente, essi "si sentono" liberi e rispondono con tono tra il disprezzo e la commiserazione al "povero coso" che  vorrebbe privarli della loro volontà, e quindi, in assoluto, della responsabilità, delle colpe e - ciò che è proprio insopportabile  - dei meriti  collezionabili in tutte le prove che essi virilmente affrontano con discorsi che essi, gli onesti realisti, hanno "superato" senza affrontarli. Le generalizzazioni ed i casi-limite hanno solo un valore indicativo: meditare.

         Vi sono poi, nel nostro caso, diverse complicazioni dovute ad elementi marginali: poiché infatti il nostro imputato non riteneva di essere in alcun modo legato a quello che alcuni ritengono il supremo magistero di questa o quella chiesa, ha ricercato spiegazioni di ogni genere per i suoi problemi (che sono anche i vostri, non crediate di passarla liscia ...) ma non è riuscito certo a ricostituire un quadro di certezze così potentemente organico quale quello offerto dalla teologia cristiana che d'altra parte non era altrettanto credibile quanto organica.

 Ha visto ben presto, ad esempio, che, occupandosi delle cosiddette scienze occulte, poteva al massimo tentare di capire qualcosa di più di certi meccanismi psicologici umani, soprattutto dei modi in cui certi uomini tendono ad illudersi, e spesso tentano di illudere gli altri, talvolta in buona fede in quanto essi stessi sono creduloni, talaltra, assai spesso, imbrogliando i propri simili  per far quattrini in modo disonesto e particolarmente sordido approfittando di debolezze,  incertezze, ansie, aspettative insoddisfatte, senza dare la benché minima ombra di prova delle loro pretese apparizioni, predizioni, cure miracolose e simili mercerie.

         Lo studio delle scienze è tutt'altra cosa e tra l'altro anche la Chiesa ormai  non lo ostacola più, per fortuna del nostro imputato, ma dove può condurre la scienza, a quali prospettive filosofiche? E allora eccovi pronti tanti ammonimenti a non traviarvi, a non allontanarvi da quelle cosiddette verità già stabilite e confezionate prima che voi veniste al mondo. E non vi venga in mente di pensare che l'Altissimo non abbia ben stabilito che nel mondo devono esistere gigli del campo e uccelli dell'aria, sani e malati, dominatori e servi. Non fate insomma come l'imputato, se amate la tranquillità. Non voglio tediarvi ancora a lungo: certo, non ho una gran fiducia che quest'uomo possa cavarsela, a meno che il mio Principale non ci metta, come si suol dire, la coda, nel qual caso potreste avere parecchi motivi di meditazione intorno al famoso detto "Il Diavolo non è poi così brutto come lo si dipinge".

         Eh, sì! anche se forse non ne vale la pena, qualche volta non si può fare a meno di dirlo. È la solita vecchia solfa: far passare un avversario di idee per delinquente comune. Comodo, ma attenti a non crederci troppo ingenuamente, poiché il Diavolo non è, soprattutto, così stupido ed arrendevole come lo si dipinge. Tu, lì, per esempio, fanciulla gentilissima e mia dolce signora, fai male - malissimo ahimè! - a pensare che, se mi saltasse in mente una di queste notti di venire a farti  visita nella tua ordinata cameretta, potresti cacciarmi via con un bel segno di croce. Poiché - è bene che tu lo sappia - quel segno, per noi (si fa pour parler) di "laggiù", è anzi quasi una specie di invito a nozze e le tue intenzioni scostanti nei nostri riguardi potrebbero indurci ad insistere in modo umanamente quasi irresistibile nell'indurti in tentazione.  

         SECONDO INFERNALE (dall'interno) Già, compare, così di notte come di giorno, diglielo pure. E quelle che sono un po' meno dolci ed innocenti non se la prendano con noi se la notte sembra loro oscura e tentatrice ... Comunque spicciati perché Lui mi ha detto che devo riunire i ragazzi e tenerli pronti ed ordinati: evidentemente - qui o altrove - tra poco si balla.

         PRIMO INFERNALE Benissimo: sarò breve. Se mi rimanesse un po' di tempo, signori, potrei approfittare di questo convegno per svolgere una mansione che, sotto ogni aspetto, mi è più congeniale di quella del prologo, ma purtroppo ... insomma mi piacerebbe trattare con voi di affari, proporvi un contrattino ... sempre che vi sia tra voi ancora qualcuno che non l'ha già venduta, la sua anima... no? proprio nessuno? ... ecco ... se qualcuno volesse ... 

         SECONDO INFERNALE (dall'interno) Ma non fare il ciarlatano! (entrando attraverso il sipario) Se tu fossi un cacciatore saresti il classico tipo che spara anche alle mosche. Tempo e fatica sprecati. E non ci fai nemmeno una gran figura. Questa gente, sai, ha sempre qualcuno molto peggiore di te cui vendere la propria cosiddetta anima e gliel'avrà già data da un pezzo con o, preferibilmente, senza contrattini. Dai, piuttosto, sbrigati, ché devi darmi una mano a riunire i ragazzi (uscendo) Ci vediamo poi. 

         PRIMO INFERNALE  (contrariato) Maaa ... insomma ! dunque, scusatemi, signori. Vi stavo dicendo ... 

         L'AUTORE  (entrando anche lui attraverso il sipario) Un accidente! Tu, intanto, rispetta le disposizioni ! Del resto, guarda, io sono d'accordo con il tuo collega: questa gente sarebbe felicissima di vendersi al primo idiota che fosse disposto a comprarla. Lasciala perdere, altro che "scusatemi". Lo so io cosa ci vorrebbe, per questi qui.

         PRIMO INFERNALE Questo tale, signori, benché non abbia nulla a che fare in tutta la faccenda, si intromette dappertutto, sempre con questo bello stile da strillone di giornali. Ma, al contrario di molti che prendono per verità le loro visioni più folli ed i sogni più strani, egli afferma che tutto quello che qui  vedete e il processo che sta per iniziare non sono altro - rispettivamente - che il Prologo e la scena unica di una sua commedia sugli dei moderni.

         Temo, mio caro giovane, che tu vada incontro a grossi rischi e ad amare delusioni. 

         L'AUTORE Potrebbe non essere affatto una delusione, signor sottodiavolo dei miei stivali, se fosse come tu dici, se cioè io avessi torto sul tema fandamentale che tratteremo. Ma, nonostante la stima che ti ho mostrata più di una volta, se non tu sbrighi a piantarla mi costringerai a dire due parole al tuo capo e ti prometto sul tuo stesso nome che ti passerà allora la voglia di sputar sentenze. Diavolo avvisato, come sai... Vedi di salvare anche l'altra metà.

         PRIMO INFERNALE Mai visto uno spaccone più spudo- rato di costui, ma lasciamolo fare, signori: sono le innocue velleità della giovinezza che prendono simili aspetti in molti ragazzi promettenti.

         Ad ogni modo il mio Signore gli dà un notevole credito, (un po' tra i denti) meglio rigare dritt... non che, propriamente, io mi lasci impressionare: non voglio stupide grane ... Dunque: Quando apriranno le porte vedrete un grande piazzale e al centro, sul fondo, un trono vuoto che attesta la presenza dell'Altissimo il quale, tra l'altro, costituitosi Parte lesa, viene rappresentato dall'arcangelo Michael che è già pronto presso il trono. Ai lati del medesimo sono seduti angeli e profeti in funzione di giudici. Poco alla vostra sinistra, ma tutto verso di voi in primo piano, è il banco dell'imputato che tra poco sarà fatto entrare. Il Presidente è già al suo posto, un po' sulla destra del piazzale a metà strada fra il trono sul fondo ed il banco dell'imputato. Il Pubblico Ministero, un profeta in abiti un po' fuori moda, è anche lui naturalmente già pronto vicino al trono, secco e impassibile... per ora.  (Sbirciando attraverso il sipario). Credo che sia ora di levarmi dai piedi. Buon giorno, sera, notte et cetera, poiché la scena si svolge hic et ubique, ad ogni latitudine e longitudine.(Esce).

 

  SCENA UNICA

(Si apre il sipario sul quadro descritto nel prologo).

         IL PRESIDENTE Come Presidente del Tribunale dichiaro aperto il processo. Entri l' imputato. 

         MICHAEL Quale difensore hai scelto?

         L'UOMO Ho scelto il Diavolo. (Gli angeli ed i profeti giudici sono percorsi da un brivido cui segue un mormorio di scandalizzata disapprovazione). 

         MICHAEL Che entri, dunque.        

         IL PRESIDENTE Entri il difensore. (Il Diavolo entra da sinistra: figura di circa 35 anni, in abito   blu scuro, capell iun po' lunghi, piuttosto in ordine ma non troppo curati, capo scoperto. Gli angeli si trattengono a stento dall'andarsene).

         IL PUBBLICO MINISTERO  Costui è dunque un difensore accettabile? 

         L'UOMO Non meno di questa Corte. Mi avete concesso voi stessi, Signori, con molta ironia, di sceglierlo "liberamente". 

         IL DIAVOLO  (con timbro identico alla voce  che si è sentita per prima dall'interno a scena chiusa nella citazione di S. Butler) Sembra, divini Signori, che io sia qui a fare l'accusato e lui il difensore. Riportiamo la faccenda ai suoi giusti termini. 

         PUBBLICO MINISTERO Non temere, non c'è possibilità di equivoco: tu sei stato condannato da un pezzo e ti assicuro che non ci saranno amnistie, per te.       

MICHAEL Sei stato sconfitto da tempo e senza appello, avvocato!

         IL DIAVOLO  Quanto alla condanna - pienamente reciproca - c'è stata e c'è. Ma io avrò bisogno delle vostre amnistie  quando e se dovessi divenire vostro prigioniero, ciò che non credo sia neppure vaganente immaginabile. Ma su questo cullatevi pure nelle vostre illusioni. Devo aggiungere che non mi sembra comunque seria, in questa circostanza, una propaganda  tanto plateale su pretese e non documentate sconfitte.

         MICHAEL Cominci ad invecchiare? Forse avresti bisogno che qualcuno ti rinfrescasse la memoria! 

         IL DIAVOLO  Propongo di rimandare almeno per ora questo argomento e di venire al tema del processo. Il mio cliente, Signori, è accusato di non credere alla sua libertà: per la Difesa il fatto non costituisce reato. (all'uomo) . Ci sto bene, per un po', nei panni del leguleio? 

         L'UOMO Perché no? 

         PUBBLICO MINISTERO  Questo, invece,  significa voler penetrare nei disegni divini e sottoporli addirittura a giudizio! 

         IL DIAVOLO Perché no?

         PUBBLICO MINISTERO Vuol dire pretendere che l'Onnisciente abbia commesso un errore o addirittura una colpa. E' così?  

         IL DIAVOLO Così dicono alcuni. Potrebbe anche risultare che si è attuata una frode e per questo il mio cliente potrebbe chiedere all'Altissimo di presentarsi qui come imputato, se credesse ad un qualsiasi principio di possibile imputazione. 

         PUBBLICO MINISTERO Una superbia senza limiti! Come può l'uomo giustificare questa orrenda bestemmia?       

         IL DIAVOLO Riaffermando ciò che ha detto ( e che io vi ho ripetuto) ed invitandovi a rendergli chiaro quello che voi considerate il suo errore. 

         MICHAEL Quest'uomo vorrebbe muovere tutte le sfere celesti con un cenno! Per quale motivo, poi? Per farsi spiegare una  verità evidente ed intoccabile. E' lui, invece, che deve riflettere bene e, con il dono della fede, potrà raggiungere la verità. 

         IL DIAVOLO (all'uomo) Hai avuto il dono della fede? 

         L’ UOMO  No.        

         MICHAEL Ma questa dichiarazione, Signori, è già un'altra bestemmia. Noi sappiamo che a tutti è possibile avere questo dono divino.  L'uomo dichiara, non dimostra di non averlo ricevuto. Le sue dichiarazioni valgono meno di nulla. 

         IL DIAVOLO In questa sede le dichiarazioni valgono - tutte - esattamente nulla. Michael dichiara, Signori, non dimostra che l'uomo abbia ricevuto la fede. Penso che infine l'uomo, poiché si tratta di fatti suoi, debba avere, a questo proposito, più voce in capitolo di tutti noi. Fra i suoi simili, in casi del genere  la tesi cadrebbe per  insufficienza di prove. All'uomo) Non dite cosi? 

         L'UOMO Noi sì.        

         IL PRESIDENTE Non si è dimostrato che l'imputato dica la verità né si è provato che menta. La tesi della Difesa è accolta. Qui noi dobbiamo limitarci a prendere atto delle di- chiarazioni senza pretendere di conoscerne i moventi. Colgo l'occasione per rilevare che, nel momento stesso in cui la Corte ha chiamato l'imputato in giudizio per un'accusa che egli stesso non rifiuta, non deve fare altro che verificare se il fatto di cui lo si accusa sia o non sia un delitto ed accettare il dibattito senza posizioni precostituite tanto che  se ne possano ritenere legittime tutte le possibili conclusioni. Per ora, dunque, non esistono bestemmie, ma solo opinioni e affermazioni.

         L'AUTORE (entrando a razzo) Bravo, benissimo! Qui si discutono le tesi, le parole, le affermazioni! Qui si fa la critica al testo. Non ammetto altro! Sono secoli, millenni che tutti coloro che non sono d'accordo con  quelli comandano devono giustificare le  loro posizioni prima che con loro ci si degni di dìscutere: "Sono sincero, sa? Anche se non sono d'accordo con Lei sono un buon ragazzo, in buona fede". No: Lei è, per esempio, religioso? Ne prendo atto. Io? Io no, ma non faccia storie sulla mia superbia, sulla mia ostinata volontà negatrice di tutto, (Oh, rabbia distruttrice!), sulle mie varie cosiddette crisi e - perché no? - sulla mie delusioni nei rapporti umani personali. Io non le dico che, viste le sue idee, Lei è necessariamente un vile, un masochista, uno che cerca un rifugio in cielo perché non sa vivere in terra: può darsi anche questo, ma va visto caso per caso. Io discuto il suo metodo e le sue idee, finché posso credere che ne valga la pena. 

         MICHAEL Ma taci, buffone!

          L'AUTORE Anche questa non è critica al testo, devotis- simo servitore, alato equino dalle lunghe orecchie, e di conse- guenza neppure la mia risposta, poiché tu non mi offri alcun testo. (Alla Corte) Io non sono mai disposto a permettere che si risponda ad una affermazione facendo il processo alle intenzioni o cercando di rendere ridicolo chi l'ha fatta o tirando fuori lamentele da "Processo a Gesù" del signor Diego Fabbri e simili mercerie, certi drammonzoli socio-polititico-psico-religio-commerciologici che stentano ancora a morire.

         IL PRESIDENTE Le chiediamo di farci continuare il nostro lavoro senza interventi non necessarî e non richiesti. Dopo tutto questo è, all'incirca, quello che stavo facendo notare agli avvocati dell'accusa. 

         IL DIAVOLO La Difesa si associa alle ragioni fonda- mentali del giovanotto, pur disapprovando le sue troppo vivaci espressioni nei confronti del focoso Michael. Ma è anche d'accordo con Vostro Onore nel richiedere che egli si tolga di torno.

         L'AUTORE Vado, ma - a scanso di equivoci - non sono neutrale e non mi piace, come piace ad altri, passare per tale. Si era capito? Bene : l'Autore sostiene la Difesa con tutte le sue forze. (Mentre esce tra risatine più o meno sommesse) Buon divertimento! (da fuori) E tu, scalzacane di un regista dei miei stivali, pochi tagli, eh? E niente "reinterpretazioni", e" ricreazioni" e "attualizzazioni" e simili ghirigori di quart'ordine. Per intenderci, non occorre seguire il costume di chi fa ballare Antonio  e Cleopatra nel Giulio Cesare di Shakespeare sulle note di un valzerino strimpellato alla meno peggio. Se vuoi un canovaccio su misura per te, scrivilo! Con me fa' il tuo lavoro e non guastarmi il mio. 

         MICHAEL Dunque, in sostanza, quest'uomo non avrebbe ricevuto la fede? 

         L'UOMO È così. Anzi non riesco neppure ad immaginare come essa possa esistere, se non in ibrido connubio con la ragione ed in sostanza con il metodo scientifico. Ma in questo caso saremmo di fronte ad una scelta con un rischio calcolabile, non ad una vera fede come pare che la intendiate voi. è vero che in certe condizioni una intuizione brillantissima può affascinarci anche più di ogni logica, ma non possiamo pretendere di comunicare in tal modo con i nostri interlocutori, mentre il discorso razionale basato sull'analisi scientifica dei fenomeni ci offre almeno il vantaggio di potersi stabilire fra tutti gli uomini e gli altri "esseri razionali" del tutto ipotetici finché uno non si ritrova fra Dio e il Diavolo come accade ora a me.

          Io non posso, Signori, pensare di volere o non voler credere. Io, in verità,  non so che significhi voler credere. Se il nostro pensiero ci spinge ad altro dobbiamo accettarlo, per quanto scomodo possa essere, oppure privarci per sempre del diritto di pensare. Chi vuol credere "quia absurdum" mi fa l'effetto di quei polli che nascondono il capo in terra per non essere visti ed ottengono solo di non vedere la massaia, ad esempio, che tirerà loro egualmente il collo. 

         MICHAEL Non era necessario che tu ci venissi a difendere in questo modo le possibilità della ragione, poiché noi sappiamo bene che essa, come dono divino distribuito a tutti gli uomini (e quei pochi che ne sono privi non vengono certo giudicati come gli altri), è anzi la via maestra per giungere alle verità fondamentali e di essa possono valersi anche coloro che non conoscono dalla nascita il contenuto della Rivelazione divina. Dunque, se anche non ti assiste la fede, tu devi valerti correttamente della tua ragione. 

         L'UOMO E così ho cercato di fare, ma non sono giunto alle conclusioni che voi vorreste, Signori. Non ho cercato, anzi, di sottrarmi a questo processo perché speravo, anche se mi sembrava assurdo, che i limiti finora invalicabili per noi uomini, potessero essere superati da voi, che voi aveste, cioè, quei punti d'appoggio, che a noi mancano, senza i quali tutti i sistemi razionali che possiamo costruire valgono solo in relazione alle ipotesi di base che abbiamo scelto.

         Tuttavia, se le mie convinzioni attuali non possono essere presentate come verità dimostrate, è giusto che io le conservi finché non troverò qualcosa che sia più giustificabile o, se volete, più "probabile". E finora vedo che lo studio scrupoloso degli effetti, conduce, nella misura in cui viene approfondito in qualunque campo, ad una migliore determinazione delle cause... Che poi qualcuno abbia bisogno di sentirsi libero è tutt'altro affare.

         MICHAEL Pur prendendo atto della tua dichiarazione chiarificatrice che va tutta a tuo onore a proposito dei limiti che tu giustamente riconosci nella ragione umana, io ti assicuro  in nome dell'Altissimo che noi ti giudicheremo secondo ragione e ti diamo tutta la facoltà di usarne liberamente offrendoti così quel punto d'appoggio che cercavi e dandoti e quindi la possibilità di abbandonare con piena fiducia le tue idee che ridurrebbero le creature ad automi senza alcuna possibilità di decidere.

         IL DIAVOLO  Concessione che la Difesa non avrebbe potuto fare per un punto d'appoggio che non esiste. Come ricorda Samuel Butler (un uomo, come il mio cliente) quando, si conosce perfettamente il passato ed il presente, non si metterà mai in dubbio l'immutabilità dell'avvenire. "Chi arerebbe o seminerebbe se non credesse all'immutabilità del futuro? Chi getterebbe acqua su un incendio se non fosse certo che l'acqua può spegnerlo?"  Se le cause sono esattamente determinate, ogni vicenda sarà parimenti determinata. Però, presentando quella che definisce una concessione, Michael vuol dire che noi ci comporteremo esattamante come voi uomini, proprio per la necessità di costruire con voi un discorso razionale che, fino a questo punto, viene accettato da Dio e dal Diavolo. 

         MICHAEL  Dunque tu non hai fatto buon uso della tua ragione.

         L'UOMO (un po' risentito) Insegnatemi ad usarla meglio! 

         IL DIAVOLO Il Mio cliente afferma, Signori che, pur avendo riflettuto con grande serietà, non è riuscito a trovare le conclusioni secondo voi giuste. Possiamo pensare che la ragione, che voi definite dono divino, può condurre a conclu- sioni secondo voi errate. 

         MICHAEL Non è una grande scoperta. 

         PUBBLICO MINISTERO Ma dove non giunge la ragione deve subentrare la fede. 

         IL DIAVOLO  Deve? Dunque l'uomo deve usare la sua ragione per giungere ad una precisa e già ben nota verità ed abbandonarla  non appena si accorga di avviarsi ad altre conclusioni. Deve tentare di giustificare ciò che è, in ogni caso, obbligato a credere. Allora, divini Signori, potrebbe tranquillamente farne a meno e vivere di fede. Ma il mio cliente, come altri uomini,  non ha fede, e se anche il "dono divino" della ragione non è sufficiente a condurlo verso i vostri paesi della luce, la responsabilità dei suoi errori sembra ricadere, fino a questo punto, sull' Altissimo, dispensatore di questo e di altri regali.

         PUBBLICO MINISTERO La Difesa potrebbe  risparmiarci i suoi puerili sarcasmi. È evidente che la ragione - termine con il quale io indico tutto il complesso delle facoltà investigative e vi chiedo di prendere atto che, per brevità ...

         MICHAEL  Giusto. 

IL PRESIDENTE Naturalmente. Grazie al Pubblico Ministero per la precisazione. Il linguaggio talvolta astratto e convenzionale che del resto tutte le parti hanno in varie misure usato non nuoce al regolare andamento del processo, mentre procura  brevità e chiarezza di passaggi, almeno finché il senso è chiaro per tutti.  

         MICHAEL Senza dubbio. 

         L'UOMO D'accordo, d'accordo. 

         IL DIAVOLO Benissimo. Se saranno necessarie precisazioni, verranno richieste. 

         IL PRESIDENTE Avanti. La parola al Pubblico Ministero. 

PUBBLICO MINISTERO (con tono pieno di convinzione) È evidente che  la ragione è un'arma a doppio taglio e così è giusto che sia poiché se essa, per legge meccanica, conducesse sempre al bene, l'uomo sarebbe privo comunque di ogni merito. Ma proprio in questo è la grandezza del disegno divino: la ragione può condurre l'uomo a qualunque conclusione egli voglia ed è naturale che poi egli, secondo le scelte che avrà fatto, riceva la pena o il premio che merita. 

         IL DIAVOLO Mi oppongo, Signor Presidente. Infatti vorrei che mi si spiegasse allora perché molti, anche in questa Corte, angeli notoriamente sprovvisti, per decreto divino, di libero arbitrio, siedano, come si suol dire, fin dalla loro creazione, in cielo. Ed a parte ciò, l'uomo potrebbe attuare una vera scelta, e meritare quindi premî o castighi, solo se fosse libero. Ma che la ragione possa condurre l'uomo a " a qualunque conclusione egli voglia", cioè il suo libero arbitrio, è appunto il tema del processo. L'accusa non può quindi valersene come di una tesi dimostrata. Le conclusioni che ne ha tratto debbono essere, per ora, respinte. 

         IL PRESIDENTE L'osservazione della Difesa è accolta. Sono respinte le ultime conclusioni del Pubblico Ministero per le ragioni indicate dalla Difesa.

         MICHAEL E va bene, ma questo non dà alla Difesa il diritto di attaccare gli angeli della Corte! 

         IL PRESIDENTE La Difesa avrebbe potuto anche evitare certe ovvie constatazioni, benché non abbia fatto affermazioni che non siano ammesse anche dalle altre parti in causa. 

         IL DIAVOLO Ciò che dicevo sugli angeli, non esclusi quelli che insieme a profeti quali il Pubblico Ministero, svolgono funzioni di giudici in questa Corte, serve almeno a mostrare l'estrema dabbenaggine del mio cliente che è venuto a sottoporsi ad un processo che non dà alcuna garanzia di imparzialità.

MICHAEL È un'accusa alla Corte: Vergogna! (Approvazioni tra i celesti). 

         IL DIAVOLO Meglio non fare commedie, arcangelo. Credo che Vostro Onore potrebbe chiedere a questo punto, poiché sarebbe utile, all'arcangelo Michael, che qui rappresenta l'Altissimo, ovvero la Parte che si pretende lesa, se egli potrebbe  pensare, in circostanze particolari, anche ad  una sola e piccola disobbedienza al suo signore. 

MICHAEL Ma cosa dici, tentatore da strapazzo! Credi davvero? ... Ma cosa credi? 

         IL DIAVOLO Non credo alla tua imparzialità né a quella di questi giudici. (Forti mormorii di protesta nella Corte). Il fatto è, divini Signori, che il mio cliente è abituato ad assistere sulla Terra a processi, non certo perfetti, nei quali non si chiede tuttavia all'imputato di credere alla sua colpevolezza "con l'aiuto della fede" né di aver fiducia in chi non può che condannarlo. 

         L'UOMO Ma i processi peggiori, in Terra, somigliano proprio a questo, mi pare.

         IL DIAVOLO (con tono fermo e calmo) La Difesa riconoscerà questa Corte nella misura in cui essa meriterà di essere riconosciuta. (Viva agitazione nella Corte). 

         IL PRESIDENTE Calma, Signori! Non vorrei che mi toccasse dare e togliere la parola ogni volta come se voi foste giovani e litigiosi neo-dottori. La Difesa non deve, sia pure per sue legittime convinzioni che non sta a me discutere, usare espressioni che per la Corte potrebbero apparire offensive.  

         PUBBLICO MINISTERO Una  domanda alla Difesa: Forse L'Uomo. di fronte alla necessità di una scelta, si affida al caso?

Ma, insomma, può egli voler fare qualcosa invece di qualcos'altro?

         IL DIAVOLO Ecco il punto in cui è necessario chiarire i termini: Che l'uomo voglia nel senso che egli "desideri" o  "abbia intenzione" di fare questo invece di quello è scontato. Ma non è di tale volontà che voi parlate, non della volontà come "desiderio" o "intenzione", ma della volontà che tende ad una libera scelta in base alla ragione: Volontà in questo senso equivale a libero arbitrio che è il tema del processo.

         IL PRESIDENTE Tesi già accolta in precedenza.

         IL PUBBLICO MINISTERO Ma l'Altissimo assiste l'uomo con una tale somma di grazie! ... E gli dona una intelligenza capace di scoprire la realtà ed il Bene.

         IL DIAVOLO E l'uomo non li scopre, con questi e con altri "doni". Sembra che tutto nell'uomo provenga, secondo voi,  dall'Altissimo creatore et cetera. O no? 

         MICHAEL Tutto, certo, anche la sua stessa vita. Ciò non toglie che poi l'uomo debba rispondere dell'uso che ne fa. 

         IL DIAVOLO Chiedo a Vostro Onore di registrare in termini assolutamente precisi quest'ultima affermazione dell'avvocato della "Parte lesa".

         IL PRESIDENTE Accordato, naturalmente. Ma la Difesa, data l'esperienza che afferma di avere in tema di processi sulla Terra, non dovrebbe dubitare della serietà della Presidenza in questa circostanza. 

         IL DIAVOLO          La Difesa porge le proprie scuse a Vostro Onore. Tutto, anche la sua stessa vita, dice Michael. Ma allora, se tutto in lui dipende da una serie di grazie divine, l'uomo non  esiste nel senso in cui ne parla Michael. Se sbaglia, ciò significa che tutti i mirabili doni divini di cui risulta composto non sono bastati a renderlo gradito al suo dio che evidentenente lo ha composto male. Non gli ha dato, infatti, la vita e buona notte, ma proprio questa particolarissima vita. E come, in tal modo, egli dovrebbe essere signore del suo destino dominando qualunque situazione, se proprio quella situazione particolare e determinata che egli stesso è non dipende da lui ma dal suo creatore? Tutte le forze che possono determinare il comportamento dell'uomo, siano esse all'interno o all'esterno di lui, seguiranno le loro forme di evoluzione e se si pensa che l'uomo o un dio o un diavolo possa dominarle, allora cercate questa incredibile potenza al di fuori di tutto ciò che sappiamo. Ma se si sostiene che la provvidenza divina (che alcuni dicono  infallibile) abbia  fatto tutto fino ai minimi particolari, allora appare assurdo negare che su di lei ricada ogni responsabilità, compresa quella delle opinioni dichiarate e propagandate  dal mio cliente. 

         MICHAEL Tu, illustre avvocato, fingi di dimenticare che la Provvidenza divina, quando creò l'uomo, gli diede una naturale inclinazione verso il bene. Che Provvidenza sarebbe, altrimenti? Ma egli, l'uomo, l'ha tradita.  

         IL DIAVOLO  Che significa "una naturale inclinazione verso il bene? Forse una natura tale da spingerlo necessariamente al bene? 

         MICHAEL No, certamente, è chiaro. Ma è altrettanto chiaro che l'uomo dovrebbe tendere al bene per sua natura ed allontanandosene va, appunto, contro natura.        

         IL DIAVOLO Un discorso che può essere chiaro solo tra angeli: a me sembra che se non "tende" o non "inclina" secondo questa vostra "inclinazione" dovreste riconoscere che è stato inclinato poco bene. 

         MICHAEL È perché non lo vuole, per questo è colpevole.  

         IL DIAVOLO Non lo vuole ? Ho capito bene?

         PUBBLICO MINISTERO   Certo, è qui la colpa, nella sua volontà.  

         IL DIAVOLO L'accusa voleva forse dire nella sua libera volontà?

         PUBBLICO MINISTERO Esattamente. Nella sua libera volontà che l'Altissimo gli ha donato per la sua salvezza, per renderlo capace di acquisire quei meriti che potranno condurlo al premio dell'eterna felicità.

         IL DIAVOLO Ma è proprio questo che il processo deve dimostrare o confutare: la possibilità della libera volontà. Se credete che l'Altissimo lo abbia fabbricato tutto nei minimi dettagli, con tanto di inclinazioni naturali, chiedete all'Altissimo perché il risultato non è quello che vi piacerebbe. D'altronde potete chiedere ad altri uomini perché, pur avendo ricevuto tutti i doni divini, come voi dite, non sono sani, forti, ricchi, potenti e  vivono malati o in miseria sotto il dominio di certi loro simili. Forse alcuni di costoro non hanno troppo tempo da dedicare ai nostri alti problemi o pensano anche di prendersi, una buona volta, una libertà ben più comprensibile e sostanziale rispetto a quella di cui stiamo amabilmente discutendo. 

         PUBBLICO MINISTERO E naturalmente il Diavolo è con loro, pronto a distruggere qualunque ordine per ridurre tutti al suo ordine.

         IL DIAVOLO Naturalmente. Per la loro libertà nel senso  chiaro di indipendenza da qualsiasi tirannide di altri uomini e  di liberazione dalle stesse forze che siano di fatto ostili della natura che essi tuttavia cercano di comprendere. Senza illazioni sul preteso libero arbitrio.

         PUBBLICO MINISTERO Da un angelo ribelle e sconfitto c'è da aspettarsi anche questo. Una ben misera illusione di rivincita. 

         IL DIAVOLO  Angelo ribelle? Non so di che  stia  realmente parlando, Vossignoria. Comunque per molti liberarsi dalla tirannide della miseria e dell'ignoranza non è propriamente una misera volontà di rivincita. 

       Il PRESIDENTE Invito le parti a tornare a riferirsi al tema del processo.        

         PUBBLICO MINISTERO Accolgo l'invito. E tanto più volentieri in quanto credo che la Difesa si sia cacciata in una strada senza uscita. Lasciamo perdere le sue pretese di presentarsi come il paladino  dei diritti degli uomini. Chiacchiere che non ci interessano. 

         L'UOMO Ben detto. Lo sapevamo. 

         PUBBLICO MINISTERO Quando la Difesa afferma che è necessario riferirsi alle cause per spiegare gli effetti, nel nostro caso alla creazione divina per far risalire a lei tutti i difetti dell'uomo, sembra perfino dimenticare ciò che oggi gli stessi uomini, che evidentemente egli conosce meno di quanto vorrebbe far credere, sostengono in tema di cause ed effetti.

         Non sono forse uomini illustri coloro che affermano che il semplice rapporto di dipendenza tra cause ed effetti è spesso difficile o addirittura impossibile in sede teorica da determinare? E ciò proprio per i problemi spesso più appassionatamente dibattuti. Chi è capace di prevedere il futuro di un atomo singolo, di un elettrone,  di una qualunque particella subnucleare, di un quark? Quale sarà la posizione, la velocità, la stessa massa in un determinato istante? È per questo che in certi campi il metodo statistico ha preso il posto dello studio meccanicistico delle cause di cui tanto "acutamente" ha parlato la Difesa. D'altra parte anche le società umane più "progredite" non possono fare a meno di combattere quelli che definiscono errori e crimini con leggi che prevedono pene determinate per determinati reati.

Non siamo dunque in un certo senso assai più "umani" noi, anche senza condividere ovviamente le miserie dell'umanità,  noi che vogliamo secondo giustizia premiare i meriti e punire le colpe, rispetto a questo "abile" avvocato che vorrebbe confondere ogni retta conoscenza ed ogni giusto e santo principio? (Approvazioni)

         PRIMO ANGELO Aspettiamo una risposta, senza sotterfugi! 

         IL DIAVOLO Bene. L'uomo, tutto intero, non è un atomo né una particella subatomica. Conoscenze stabili sui fatti  sono state da lui acquisite solo studiando le cause che li determinano. Non ha altre vie. Il metodo statistico si applica, io dico, quando le parti o gli aspetti dei fenomeni sono talmente numerosi e già tanto complessi che è impossibile studiarli uno per uno in tempi utili. Conoscendo  gli aspetti particolari di un fenomeno, si vede  che esso tende ad essere spiegabile attraverso connessioni causali. Studiando in tutti gli aspetti un  fiocco di neve mentre cade, ne conoscerete la posizione che occuperà al suolo. Benché non si possa predire il futuro di singole particelle, nulla dimostra che esse siano libere di comportarsi in un modo o in un altro a loro arbitrio, senza cause. Tutti i comportamenti umani o di altre realtà presuppongono precise cause. Altrimenti non solo ci sfuggirebbe il controllo delle particelle, ma non esisterebbe scienza. Dio crea tutto? Dunque anche le cause determinanti delle colpe e degli errori degli uomini.

         MICHAEL Ma se gli stessi uomini, come diceva il santo Profeta che qui rappresenta degnamente l'accusa, tendono a dare premi ai buoni e castighi ai malvagi, come si spiega che  il tuo cliente non voglia che così sia? 

         IL DIAVOLO Certe pene che sulla Terra si infliggono a chi non si comporta come chi ha il potere vorrebbe che si comportasse si trovano anche nelle società più ingiuste, tanto per usare un termine generale, così come i premî a chi in varî stili si fa ben volere. Ogni società tende infatti a conservare i rapporti di potere che meglio le aggradano. Non entrerò in altri particolari finché non sarà necessario. 

         L'UOMO Mi hai difeso bene. Forse perderai, come si suol dire,  un'anima.

         IL DIAVOLO Figurati! Darei l'anima al Diavolo, come si suol dire, se mi riuscisse di mandarti a farti friggere. 

         L'UOMO Io credo  che ti dispiacerebbe perdermi.       

         IL DIAVOLO Ma sì, amico, lo sai bene. Però, tanto per cambiar discorso, è necessario che siano loro a condannarti. Così non avranno più alcun diritto su di te. Non ti meritano.

          PRIMO ANGELO (al secondo) Il maligno cerca di confonderci, ma noi spunteremo le sue armi: voteremo per la condanna. 

         SECONDO ANGELO Aspetta. E se poi lo assolvono? Il troppo zelo, anche per noi angeli ...

         MICHAEL  (con tono deciso e sdegnato) Fino a quando noi dovremo aver pazienza?

         IL DIAVOLO (maligno) Già: Quousque tandem?

         MICHAEL Ma, allora, in quale situazione, secondo te, l'uomo potrebbe  essere veramente libero? Forse non può esserlo perché è stato creato dall'Altissimo nostro Signore? Ma anche credendo nella dottrina dell'evoluzione, anticipata dal Lamarck e sistemata con maggior coerenza dal Darwin, che l'imputato è ben libero di professare ... 

         L'UOMO Adesso si! ... Ma fino a poco fa si correva qualche  rischio.

         MICHAEL Anche professando tale dottrina, la creazione divina degli animali antenati dell'uomo, come delle stesse realtà inanimate non può assolutamente essere esclusa.

         IL DIAVOLO Non mi interessa discutere di come sia stato creato, come voi dite, questo o quello. Il discorso sarebbe lo stesso.

         MICHAEL Allora l'uomo non sarebbe in ogni caso libero per il fatto stesso di essere creato. Forse dovrebbe crearsi dal nulla per essere libero. 

         IL DIAVOLO Non trovo ragionevoli ipotesi strampalate di tal genere, pressoché altrettanto assurde quanto la storiella della creazione divina. Ci siamo inoltrati troppo nei tortuosi meandri della fisica e della metafisica, con tutti i vaneggiamenti che danno sostanza a quest'ultima, o Michael. 

         MICHAEL (piuttosto risentito) Per te, quindi, libertà e onnipotenza tenderebbero ad essere la stessa cosa. Non è vero? 

         IL DIAVOLO Forse sì. Forse no. Ma chi può dare sul serio l'idea di onnipotenza? Non parliamo di cose che nessuno può comprendere. In questa maniera non faremo altro che darci ragione da soli, ognuno a suo modo. È facile, ma non serve a nulla.

         PUBBLICO MINISTERO Ancora un grosso incidente per il difensore di cause perse! L'Altissimo, nostro Signore, indipendente da ogni causa è, per l'appunto, l'Onnipotente. Sembra che il maligno avversario voglia vedere in Lui, sia pure con qualche dubbio, il solo essere veramente libero. È  un complimento, sia pure involontario. Ma non aspettarti ringraziamenti.

         MICHAEL Ora giochi a fare il cavalleresco, grande Satàn. Anche io, comunque, non ringrazio di certo per il tuo incidente né te né il destino invitto e la ferrata necessità, come dice quel (con tono sprezzante) ... pensatore che piace tanto al tuo uomo. Solo il nostro Signore, sfuggirebbe alle cosiddette ferree leggi delle cause. Lui, per l'appunto, l' Onnipotente. 

         IL DIAVOLO Onnipotente? Mai dette amenità del genere. (Continua dopo un coro di proteste vivaci nella Corte celeste) Ho appena detto che non mi occupo di tali questioni. Lasciamole ai bravi maestri di catechismo. 

         MICHAEL Ehi, dico, demonio! Se la tua sfrontatezza non ha limiti, la nostra pazienza, pur così grande deve giustamente e necessariamente essere limitata ... 

         IL DIAVOLO Necessariamente, dici. Non liberamente, dunque. 

         MICHAEL Le tue gratuite bestemmie non possono più essere tollerate. Mentre fingi di difendere il tuo degno cliente cerchi in realtà soltanto infami pretesti per insultare l'Altissimo nostro Signore, onnipotente a tuo dispetto! Io chiedo a - diciamo - ...Vostro Onore di intervenire contro costui. (Approvazioni tra i celesti. Il Presidente allarga leggermente le mani come indicando che tutto è a posto).

         IL DIAVOLO Io chiedo a Vostro Onore di riportare il discorso sul tema per il quale ci siamo riuniti.

         IL PRESIDENTE Richiesta accolta. Il pubblico Ministero e l'avvocato della parte lesa sono invitati a tornare a riferirsi all'argomento del processo. 

         MICHAEL (al Presidente) Ma, insomma, chi credi di essere tu, per porti come arbitro nelle contese tra l'uomo e il suo Dio? Attento, poiché potresti andare incontro a gravi castighi, come l'imputato e il difensore che ti affanni tanto a favorire!        

         IL PRESIDENTE Sono il Presidente del tribunale, riconosciuto dalle due parti, almeno fino a questo momento. Invito il rappresentante della parte lesa a tener conto di questo dato che è essenziale per permettermi a continuare di dirigere questo dibattimento.  

         MICHAEL E tu, demonio maledetto e dannato, fonte di ogni delitto, colpevole senza appello, tu che sei venuto qui senza alcun diritto ... 

         IL DIAVOLO (secco) Attento, Michael! (cortese) Vedi,  gentile arcangelo, di non costringermi  con siffatte roboanti vanterie, a strapparti tutte le tue penne. 

         MICHAEL Ecco, ecco dove vai a finire quando non ti senti più sicuro! Squallidi giochetti in forma di insensate minacce. Pur di continuare la tua sacrilega farsa puoi anche fingere di credere alle rappresentazioni, necessariamente concrete, che di noi fanno gli uomini, alle tuniche bianche, alle aureole, ai lunghi capelli, alle bianche ali piumate. Non ne ricaverai nulla più di qualche battuta triviale. Ma sentite, Signori della Corte, con quale linguaggio pieno di stupidi riferimenti materiali si esprime a proposito di un arcangelo, di un puro spirito! 

         IL DIAVOLO Se insisti nelle tue minacce io ti strapperò tutte le tue metafisiche o spirituali piume. Id est farò di te un puro spirito spennato.  

         IL PRESIDENTE Basta! Calmatevi, Signori, o sarò costretto a sciogliere la seduta come in un processo ordinario. La Difesa non deve a sua volta formulare minacce seppure nel proposito, di per sé corretto, di rintuzzare quelle che l'arcangelo Michael ha rivolto al Presidente il quale, anche da solo, sa bene  come comportarsi. 

         PUBBLICO MINISTERO Non vediamo come si potrebbe agire diversamente. Quest'uomo è perduto: abbiamo tutti gli elementi per condannarlo.        

         IL PRESIDENTE Senza dubbio, ma anche le tesi della Difesa, alle quali vi invito ancora a rispondere, contengono tutti gli elementi per provocare l'assoluzione. E se voi non rispondete è sempre la Difesa ad avere il vantaggio. (La Corte e gli avvocati celesti si consultano)

         IL DIAVOLO (all'uomo) Vedi? Essi che di qualunque sciocchezza che tiri acqua al loro mulino dicono che "si può dimostrare" e che per il loro insulso amore per i sillogismi (che spesso impostano  come fa loro comodo), per gli ergo e i quia, hanno montato questa messinscena contro di te, non appena uno, benché non vi creda, sta al loro gioco e li combatte  sul loro terreno ...

         L'UOMO Per questo, a differenza dei celesti, non mi concedevi poco fa  il famoso "punto d'appoggio", per non prendermi in giro. Comprendo infatti che, da buon diavolo loico qual sei, sai bene che la logica non serve ad altro, per dirla con certi antichi, se non a sostenere "opinioni"

         IL DIAVOLO ...    e interessi. Ma è proprio quando scendiamo sul loro terreno e non si sentono più molto sicuri che essi ritornano al "dover essere", alla fede poiché infine - dicono - la ragione non basta, ma lo dicono solo allora. Se speri qualcosa da questa gente io dubito ... 

         L'UOMO ... della mia sanità mentale. ma io spero tutto da te, amico. (Il trono dell'Altissimo si illumina. Inizia un sibilo acuto). Che succede?

 IL DIAVOLO (mentre la luce sul trono cresce di intensità come il sibilo) Sembra che l'Altissimo voglia combinare un suo tipico gioco non precisamente corretto. (La luce sul trono diviene abbagliante, bianchissima, insostenibile mentre il sibilo cresce ancora d'intensità e di frequenza. Il Diavolo si ripara  gli occhi con la destra mentre con la sinistra si appoggia, chinandosi, al banco dell'imputato).

Ehi, tu!, sai bene che detesto queste prepotenze, che non posso sopportarle. Piantala con i dispettucci! (sempre più a disagio, indietreggiando, ma tenendosi ancora appoggiato ad un angolo del banco dell'imputato) Signor Presidente, io chiedo che si ponga fine a questa assurda luminaria ed a questo sibilo insopportabile ...

         IL PRESIDENTE ... l'Altissimo deve, almeno, evitare di abbagliarci  e assordarci tutti quanti! ... 

         IL DIAVOLO ... che sono volti soprattutto a mettere a disagio la Difesa, ma che disturbano, sia pure di meno, l'imputato e Vostro Onore stesso e che si ristabilisca un ambiente sopportabile per celesti, uomini e diavoli (Indietreggia ancora e si pone proprio alle spalle dell'imputato).

         MICHAEL (esultante) Il Maligno china la fronte come è giusto che sia, accanto al suo empio protetto.

         L'ALTISSIMO (voce dal trono potente e profonda) Temerario! Triste avvocato di una causa senza speranza (ché troppo grande è il tuo Avversario) . Non vedi ancora ripetersi, sempre uguale, la tua antica sconfitta? Che cosa vai chiedendo contro di me a questa Corte? Vattene, o io ti annienterò! Sai bene che potrei distruggerti ! 

         IL DIAVOLO (ormai a capo profondamente chinato) Fallo, Altissimo, e tutti quelli che sono soggetti a ciò che tu chiami il male ti benediranno! Se è vero ciò che dici e se puoi

         MICHAEL (adirato) Una sfida! 

         IL DIAVOLO Così, Altissimo, vorresti trattare quelli che chiami tuoi figli!

         L'ALTISSIMO Io ti ho rinnegato, maledetto Satàn, tu non lo sei più.

         L'UOMO Se l'Altissimo rinnega i suoi figli, ammette di aver commesso un errore. 

         IL DIAVOLO (ancora riparandosi gli occhi dalla luce e gli orecchi dal suono, ma riprendendo abbastanza rapidamente la posizione eretta) E infatti il vecchio Javhè giuoca una carta falsa. Non sono mai stato suo figlio né suo nonno o suo cognato ed egli lo sa bene, come quelli che gli stanno intorno a riverirlo e come, del resto, i nostri amici che arriveranno tra poco. 

         MICHAEL La tua condanna è incancellabile, maledetto Satàn e non la cambierai certo con qualche sciocca battuta.  

         IL DIAVOLO Attento alle tue penne, Arcangelo!

Ascoltami, Altissimo, da pari a pari ...

         L'UOMO (come parlando tra sé, ma a voce abbastanza alta) Da pari a pari: Speriamo che al Diavolo non venga una crisi di modestia ...

         IL DIAVOLO (continuando) ... ti chiedo di piantarla con questa indecorosa gazzarra, di non intralciare il processo con questa luminaria e questo fischietto da sagra di paese. Ma subito! (Pochi istanti di pausa)... E allora, buona notte!  

(Rapidissime avanzano le tenebre dal proscenio fino al fondo mentre la luce sul trono si spegne e cessa il sibilo. Poi subito la zona d'ombra si ritira fissandosi però alla metà della profondità della scena, mentre la luce sul trono riprende vigore, ma ad una intensità sopportabilissima e non più accompagnata dal fastidioso sibilo. Il Diavolo riprende la sua posizione con due decisi passi avanti. Tutta la Corte è percorsa da un brivido mentre il Presidente rimane impassibile).           

         L'UOMO Ehilà, amico, avevi invaso il campo avversario!  

         IL DIAVOLO Uhm ... una una distrazione, presto riparata: Noi badiamo, infatti, soltanto a difenderci. (Entrano dal sottopalco, qua e là lungo  il proscenio, sempre volgendo le spalle agli spettatori,  i giovani e le fanciulle della Corte infernale).  

         L'UOMO Comunque hai dovuto dar prova di una bella pazienza. (Si volge un attimo indietro). Ah, bene: arrivano gli amici. (La Corte infernale si dispone su tutta la linea del proscenio con qualche varco sì da permettere le vista degli altri personaggi)

         IL DIAVOLO Vostro Onore, la Difesa solleva un'obiezione di fondo (indicando i celesti): questa Corte non ha ormai alcun diritto di giudicare il mio cliente. Tutto il suo comportamento nei confronti dell'imputato, della Difesa, di Vostro Onore stesso l'ha ampiamente dimostrato. L'intrusione minacciosa dell'Altissimo ne è stata la riprova più lampante. (Indica la Corte infernale senza volgersi indietro). La Difesa  propone i suoi giurati. 

IL PRESIDENTE Abbandono la seduta e sciolgo il processo. Pur riconoscendo che la Difesa potrebbe aggiungere alla Corte celeste i suoi giurati, per controbilanciarne l'eccessivo potere  ed il difetto di serenità di giudizio, non ho difficoltà a comprendere anche l'inutilità di prolungare un inutile scontro tra forze diverse  ma in sostanza pressoché pari. La Difesa ha agito in forma più corretta, assicurandosi qualche vantaggio formale. Ciò è però dovuto alla sua maggiore abilità nel lasciarsi provocare, così da poter dare all'esito dello scontro il colore di una netta vittoria. Ma  il processo si è comunque trasformato in una battaglia tra l'Altissimo e il Diavolo. Come sapete sono neutrale: sciolto il processo non sono tenuto ad assistere alla battaglia. I miei rispetti. (Esce da destra).

         L'AUTORE (entrando dalla stessa parte) Va' pure a riposarti, chiarissimo neutrale, teorico dell'equilibrio. A me interessa anche tutto il resto. 

         PRIMA FANCIULLA  Anche a noi interessa: ci piace amche se ne conosciamo l'esito che ha ben previsto, del resto, il Signor Grigio Neutrale che or ora ci ha lasciati.

         MICHAEL Questo, invece, è ancora da vedersi.  Davvero si pretenderà che noi non siamo degni di giudicare questo piccolo sprovveduto, questo  padrone del mondo (visto che vorrebbe cambiarlo a suo arbitrio), questo sciocco vanitoso  celebratore dei misteri del fanatismo scientista che vorrebbe portare scompiglio in ogni giusto ordine secondo gli intenti del suo degno avvocato? No! Noi sappiamo, Signori ...         

         L'UOMO  Occorrerebbe trovare il modo di fermare questo fiume di chiacchiere, arcangelo, per il tuo bene. 

         L'AUTORE  Tagliargli la lingua?       

         L'UOMO  Eviterebbe di usarla a sproposito. Ma non siamo sadici! Se studiare la realtà con metodi scientifici significa voler rovesciare il mondo ... Ma forse almeno in questo Michael ha ragione. Studiare il mondo, rendendosi conto di com'è fatto, può condurre necessariamente a volerlo cambiare. Tanto peggio per il vecchio mondo! (Ad un cenno di Michael gli angeli sfoderano spade mentre i profeti impugnano lance - armi fino a questo punto non in evidenza - levandosi dai loro seggi). E i misteri del fanatismo scientista che c'entrano? Mi sono occupato di scienza come strumento essenziale per cercare di capire qualcosa della realtà. Di questo passo  mi daranno del vampiro. Non sono certo un protettore di streghe e di maghi. Ma neppure un carnefice. Ricordiamo che per secoli i boia hanno torturato ed i roghi hanno bruciato tanti poveri esseri, illusi di avere  chissà quali contatti con il cosiddetto al di là, o anche tanti imbroglioni che dovevano essere smentiti e rieducati, ma non assassinati. Vi sono davvero tombe sulle quali nessuno volle piangere. E se oggi tutti costoro non danno più fastidî, sarà bene tuttavia che noi esigiamo  che finalmente si chiuda qualunque "caccia alle streghe". Ed anche per questo troveremo la forza necessaria.  

         MICHAEL Ah, ma davvero tu, con il tuo avvocato, vuoi rovesciare tutto, presentarci la realtà in negativo: tenebra invece della luce universale! ...

         IL DIAVOLO Perché ti scandalizzi, buon Michael? La tenebra è in gran parte condizione normale nell' Universo,  ad esempio nei vasti spazî interstellari tra i quali anche noi possiamo navigare. Ben altro dalle vostre illazioni che ci assegnerebbero la sede al centro della Terra o di qualche altro pianeta, sempre con l'idea di confinarci il più in basso possibile, dunque. Ma sapete che l'alto e il basso non sono luoghi e direzioni che valgano in assoluto. Il geocentrismo  e simili idee più o meno camuffate non hanno  senso e non possono essere  in alcun modo rabberciate. Ciò non toglie che anche noi siamo in grado di apprezzare rappresentazioni artistiche e composizioni antiche e moderne, in prosa e in versi, che su tali credenze,  al loro tempo attuali, hanno le basi. Sono sempre gli occhi dell'intelligenza che  contano e con essi è possibile vedere anche nelle tenebre.  Ma noi non ci offendiamo per qualche vostra luminaria, se non invade tutto.

         MICHAEL Noi sappiamo che il nostro Signore ci ispira chiaramente, come sempre. Il verdetto è unanime: noi condanniamo l'uomo ... 

         PRIMO GIOVANE  E noi, amici, che facciamo? Alzi la mano chi è per l'assoluzione! (Tutti i membri della Corte infernale alzano le sinistre che stringono lunghi e leggeri   forchettoni  di metallo chiaro a quattro punte.  

         MICHAEL ... lo condanniamo e ne disporremo, con o senza presidenti pseudoneutrali, a nostro talento, ovvero secondo giustizia. Quanto a te ed ai tuoi perversi complici, dannato spirito maligno ... 

         LA CORTE INFERNALE (voci ferme e squillanti, all'unisono) Attento alle tue penne, arcangelo! 

         MICHAEL (un po' smarrito) Forse, Signori, non varrà a nulla che noi abbiamo cacciato costui dal cielo, se ancora persiste nelle sue insolenti provocazioni? Dovremo dunque sottostare a tutti i suoi maledetti capricci ed accordargli ...

         PRIMA FANCIULLA ... tutti i suoi diritti, mio bel volatile pennuto. E se tieni alla salute e al buon nome, vedi di non farneticare su quella puntatina offensiva che una volta il nostro Grande Amico, con alcuni compagni, volle fare dalle vostre parti, poiché è bene che tutti sappiano che vi siete appena difesi  alla meno peggio da noi che giocavamo in un certo senso "fuori casa" e naturalmente siete riusciti, alla fine, a rimandarcelo, come si suol dire,  "giù" tra noi stracarico di gloria, onori , trofei e di tutto quanto attesta il felice risultato di un'impresa.  

         PRIMO GIOVANE  E, non si dimentichi, dopo che Lui,  mia cara, li aveva resi stracarichi di legnate. Altro che spirito decaduto e angelo fallito! Ma ci hanno preso troppo sul serio. Sono un po' fissati. 

         PRIMA FANCIULLA (avanzando verso Michael) Avanti, diavolo fallito, Da' più luce alla scena, manda indietro questa fresca ombra! E prova! 

         L'AUTORE (accostandosi alle quinte di destra) Ehi, voi! psst! Attenti: tutto resti com'è. Guai a chi accende anche una sola lampadina in più. 

         PRIMO GIOVANE (ai compagni) E quello? Perché non indossa la sua brava camicia di forza? (La luce sul trono si spegne. I celesti abbandonano i loro posti e si avviano ad uscire guardando sgomenti il trono spento)

         PRIMO ANGELO l'Altissimo  nostro Signore ci invita evidentemente ad abbandonare questo luogo. (Escono da sinistra tutti i celesti con in coda Michael che si volge indietro indeciso restando un po' distanziato. Ad un tratto i due giovani diavoli lo inseguono punzecchiandolo alle spalle con grazia).

         MICHAEL (fuggendo) Maledetti! (Esce tra i sorrisi della Corte infernale. Rottura delle due zone distinte di luce e d'ombra e luce diffusa su tutta la scena)

         L'AUTORE Avete giocato il vostro ruolo nel modo migliore. Una carica simbolica incisiva, come doveva essere.

         PRIMA FANCIULLA (all'Autore) Da mille e mille anni, amor mio, aspettavo che tu mi liberassi in tal modo dal sonno fatato! E con me tutti gli altri simboli di questa vicenda. (Il Diavolo le fa un cenno) Ma adesso ... vedrai la ribellione dei simboli! (Si dirige rapida contro l'Autore con il forchettone spianato. Altri la seguono. L' Autore, fuggendo, fa un capitombolo)

         L'AUTORE Ma va' a farti friggere! 

         PRIMA FANCIULLA (porgendogli un nastro che si è tolta dai capelli) Con questo, se vorrai, potrai appenderti per benino per il collo ad un lampione. Non è abbastanza lungo. (Bacia il nastro). Allora lo terrai per mio ricordo, gentile amico.        

         L 'AUTORE Grazie. 

         IL DIAVOLO (all'autore) Non te la prendere. 

          L 'AUTORE Ma no, si capisce. A parte i vostri scherzi del cavolo, è andata bene. Anche se in un certo senso, sarebbe meglio avere tutti i torti, in questa questione.  

         IL DIAVOLO Certo: sarebbe una situazione  meno scomoda. (Alla Corte) Ragazzi, io direi di andarcene.

         L'UOMO Andiamo, vi accompagno. (Prende a braccetto l'Autore).

         PRIMO GIOVANE Andiamo pure. (Si avviano tutti ad uscire, l'imputato, il Diavolo, l'Autore e i due giovani  per ultimi. Il primo giovane cede il passo ad alcune fanciulle. Prego ...      

         UNA VOCE (allontanandosi) A fare un brindisi!

         Ad un tratto cominciano a rientrare con calma dal fondo della scena i celesti, compreso uno che regge  su un'asta la luce che era prima sul trono. Sorrisi e cenni  cordiali  anche tra quelli che erano i più accaniti rivali durante l'azione scenica. Gesti e mormorii scherzosamente severi tra  i rappresentanti delle opposte schiere.  Rientrano anche i due diavoli del Prologo e per ultimo il Presidente cui viene rispettosamente fatto  spazio. Tutti infine salutano con ampî gesti gli spettatori.
 

-1 –

L’evanescenza di  San Giorgio
                                                                    opus 20, 1

  L’AUTORE = Ho deciso di cominciare a mostrarvi finalmente i dialoghi degli dei moderni. È ora che una visione diretta dell’Olimpo dei vostri tempi, o uomini di Atene e dintorni, Samosata compresa, vi sia offerta - come si dice - senza veli ed  infingimenti, anche attraverso qualche conversazione relativa a tempi, luoghi e personaggi diversi. La pura verità, naturalmente. Sia pure in lievi spunti oltre i quali voi stessi potrete vedere il quadro generale, riflettendo e parlando. Sia chiaro che io non solo non ho neppure una pallida ombra di superstizione, ma neppure  la più pallida ombre di fede, e parlo di dèi come e quando mi pare e piace. Così do seguito ad un’azione con la quale, varî anni fa, ho inteso portare sulla scena un uomo accusato dai Celesti e difeso dal Diavolo per le sue ben motivate opinioni. Un proemio a questi dialoghi. Ma ora vediamo chi arriva.

SAN GIORGIO = Oggi l’aria serena è troppo tenue e penetrante. Le mie membra stanche per mille  combattimenti non hanno mai sentito nel mondo questo torpore strano che ora mi invade. Non ero così estenuato nello spirito quando, con l’ultimo  colpo che le forze mi permettevano, conficcai la lancia nel cuore del mostro infernale. 

SAN TOMMASO = Non vedo alcuno.

SAN GIORGIO = Tommaso!

SAN TOMMASO = Deserto e silenzio.

SAN GIORGIO = Ma non mi vedi? Non mi senti? Non sono vicino a te, Apostolo glorioso, come sempre, nel trionfo del Cielo?

SAN TOMMASO = Ancora quel fanatico Giorgio. Perfino lui dovrebbe aver compreso, ormai, che i draghi non esistono e, di conseguenza, neppure gli ammazzatori di draghi. No, caro Giorgio, non insistere. Personalmente può anche … anzi mi dispiace per te, ma mettiti il cuore in pace. Una volta per tutte.

È vero che dicono che io sia privo di immaginazione, da quando … be’ … da quando ho preteso di fare una rigorosa verifica sull’identità del mio Maestro. Da secoli quell’accusa mi pesa come una montagna sul cuore. Sei come San Tommaso, dicono. Ma io sono San Tommaso. E tu, magnifico Giorgio, sei nulla.

SAN GIORGIO = Nulla. Sento che la mia immagine. Un tempo così splendida, svanisce in quest’aria lieve. Il fragore degli zoccoli del mio destriero che strappa scintille alle rocce, il rombo del drago delle nere ali di notte. Le grida esultanti dei cittadini cui riconsegnai la pallida principessa, tutto va spegnendosi e si perde nel grigio indefinito dell’assenza. Che cosa accade, fratello Tommaso?

SAN TOMMASO = Il tuo caso, fratello, è stato studiato dalle menti più acute (a parte gli  angeli ed il loro Creatore) e l’inconsistenza di tutte le storie che ti riguardano è stata dimostrata. Quelli che in terra rappresentano il Cielo hanno infallibilmente decretato. Non è il tuo amico Tommaso a dirlo. Sono loro. Per il Ministro Supremo, come per i Regnanti suoi  avversarî, tu non esisti. A proposito: non sei il solo, benché illustre, a scomparire. Molti santi e sante di buona lega ti fanno compagnia.

SAN GIORGIO = Una schiera di ombre smarrite che cavalca verso l’oblio. Eppure tu mi chiami amico e fratello.

SAN TOMMASO = Sto parlando a me stesso.

SAN GIORGIO = La gloria delle mie imprese, il mio amore per gli oppressi, la  mia guerra contro l’ingiustizia, i vessilli sgargianti di mille eserciti con le croci sugli scudi, le tavole dei grandi maestri della pittura e le statue mirabili che mi mostrano in sella al nobile cavallo sospinto dal fuoco della mia carità contro le putride fiamme infernali …

SAN TOMMASO = Devo dirti che si è ben visto che le tue pretese imprese non erano poi una grande novità. Dovresti sapere - se potessi sapere, pensare o ricordare qualcosa – quanti altri ti hanno preceduto (e seguito, lo ammetto) nel liberare paesi e città da diversi mostri malefici, quanti sognanti cavalieri hanno ucciso il  drago (quanti draghi!) liberando la fanciulla che stava per essere divorata come sacrificio espiatorio  di superstiziosi concittadini, incatenata alla roccia sospesa sull’abisso o in qualche altra scomodissima seppur pittoresca situazione.

SAN GIORGIO = La fiducia incrollabile che miriadi di anime hanno avuto nelle forza della mia protezione, eleggendomi  loro paladino, cono- scendomi senza macchia e senza paura …

SAN TOMMASO = Deserto e silenzio.

SAN GIORGIO = Lo specchio del lago di cristallo riflette i fianchi e le cime dei monti e sopra essi il cielo. Ma non riflette la mia immagine. Svanite le armi e le insegne, perduta  la mia figura … Deserto e silenzio.

SAN TOMMASO = Deserto e silenzio. Eppure io, San  Tommaso, senza immaginazione come dicono, so quanto di te abbiamo desiderio, cavaliere celeste.
 

- 2 -

Uomini&  C                                                                            
                       opus 20, 2

GABRIEL = Ave, Pietro.

SAN PIETRO = Alla buon’ora, divino Arcangelo. Fuori il … Sentiamo cosa mi annunci oggi. Non mi dispiacerebbe se, ogni tanto, tu portassi qualche buona novità.

  GABRIEL =  Novità … fino a un certo punto, e buone, poi …

  SAN PIETRO = Ho capito. Sentiamo.

  GABRIEL = In sostanza: c’è gente, sparsa un po’ dovunque nel creato, che insiste nel voler conoscere la sorte che viene riservata  a certe creature. Dopo la morte, intendo.

  SAN PIETRO = Vedremo di rispondere.

  GABRIEL = Dunque: i buoni nella comunione dei santi, talvolta dopo u-na ripassata in Purgatorio, i cattivi, si sa, all’Inferno. Ma …

SAN PIETRO =  Ma? …

GABRIEL = Dove vanno smistati quegli scimmiotti …

SAN PIETRO = Gli animali non hanno anima, glorioso Messaggero .. Non mi suona bene: gli animali non hanno anima … Le bestie, ecco, così va meglio. Le bestie non hanno anima. Quando la loro vita naturale termina, esse non esistono più. Non è chiaro?

GABRIEL = Sì, ma … forse mi sono espresso un po’ troppo in fretta. Mi spiego meglio. Prima degli uomini come te ed i tuoi venerati compagni, sai … qualche decina di migliaia di anni prima (per usare le misure di tempo che usavi tu stesso quando eri in Terra, anche se raramente  parlavi di tempi così lunghi) ci furono altri esseri simili all’uomo delle tua specie che oggi si fa chiamare Homo sapiens (modesta pretesa!).

SAN PIETRO = Sì, Dunque … Fammi pensare … Il Sapiens sapiens

GABRIEL = … per essere precisi …

SAN PIETRO = … e prima ancora il Sapiens neanderthalensis, dicono, e prima le varie forme di Homo erectus

GABRIEL =  Bravo. E prima l’habilis, ancora con l’etichetta di genere Homo. E prima ancora gli Australopitechi … Andando parecchio indietro nel tempo, con questi esseri, troviamo cervelli molto meno sviluppati quanto a …

SAN PIETRO = … comprendonio. Ho capito. Ho capito. Ma … che vuoi che ti dica? È un pasticcio, un ginepraio!

GABRIEL =  Ci sarebbe da far perdere la pazienza a un santo. Ma tu sai … io non ho alcuna parte attiva in queste cose. Te le riferisco soltanto. Ambasciator non porta pena.           

SAN PIETRO = Ohibo! Certo, certo. Ci mancherebbe altro. Dunque: vediamo vediamo vediamo … Non ho istruzioni precise, ancora …          

GABRIEL = È proprio qui il guaio … il problema, volevo dire il tema del  discorso. C’è gente che vorrebbe risposte precise, Pietro.          

SAN PIETRO = Eh, già! Ambasciator non porta pena, però … Una soluzione c’è, ci deve essere. Se ci fosse Tommaso … quello, se non ficca il naso … il dito nella piaga …          

  GABRIEL = Principe degli apostoli, che espressioni! …          

  SAN PIETRO = Linguaggio figurato, nobile Messaggero. 

            SAN TOMMASO = Eccomi con voi.     

  GABRIEL = Conosci il tema?           

  SAN TOMMASO = Meglio delle litanie dei santi. Voglio dire che la questione non è nuova, grande Gabriel, come tu stesso osservavi. Inoltre quando tu, Forza di Dio, rechi il tuo messaggio, tutto il cielo ne diviene all’istante consapevole.           

SAN PIETRO = Sappiamo, sappiamo … Allora? 

SAN TOMMASO             = È  … difficile. 

SAN PIETRO = Su questo siamo certamente d’accordo. 

SAN TOMMASO =  E non c’è solo questo. 

SAN PIETRO =  No?

SAN TOMMASO = Voi indicate le diversità degli esseri più o meno simili agli uomini di una certa specie, più o meno ragionevoli - qui è il problema - nel tempo. Ma ne potreste vedere anche nello spazio. Se nell’intero creato una quantità innumerevole di corpi celesti è adatta ad ospitare la vita … 

SAN PIETRO = Ci stai semplificando le cose … 

SAN TOMMASO = Non sono più i tempi nei quali percorrevamo insieme le strade della Palestina, Simone Pietro. Ed ora,con la visione dei beati, io stesso, come te, posso percorrere al modo degli angeli le più remote contrade dell’Universo …  

SAN PIETRO = Sempre con l’indice teso in avanti, naturalmente!… 

SAN TOMMASO = In linguaggio figurato, sì. 

GABRIEL = È vero, però, che su molti pianeti possono esistere creature ragionevoli … ma quanto ragionevoli? 

SAN PIETRO = Quanto? Quanto e quindi fino a che  punto … 

GABRIEL = … e in che senso … 

  SAN TOMMASO … responsabili? Quale deve essere la loro sede se, dopo la morte fisica, la loro anima sopravvive? E, tornando alla Terra, se i Neanderthaliani hanno l’anima, con quelli più arretrati come la mettiamo? 

SAN PIETRO = Sono … Intanto, per il momento … Ecco: sono sicuramente … al Limbo. Sicuro! Esercitano la virtù della pazienza e aspettano. Al Limbo. 

GABRIEL = Una soluzione un po’ precaria, si direbbe. C’è un po’ di appiattimento.  

SAN PIETRO = Insomma! Io sono Pietro e …

GABRIEL = Appunto … e su questa pietra … 

 SAN PIETRO = Non divaghiamo. Sono Pietro e non sono un Padreter-no (sempre in linguaggio figurato). Hanno avuto il battesimo? No.

Hanno meriti speciali per passare direttamente in Paradiso … quegli - come dicevi? – quegli scimmiotti … figuriamoci! … Hanno ricevuto, ai loro tempi, il sublime messaggio del Maestro? Non potevano, erano ben altri tempi. Hanno mostrato una condotta tale da guadagnarsi il loro bravo inferno? Non è detto. Almeno non tutti, anche se quasi quasi questa potrebbe essere una soluzione spiccia e definitiva. Ma non precipitiamo le cose.       

SAN TOMMASO = Non precipitiamo le persone, direi.           

SAN PIETRO = E allora stanno al Limbo. Aspettano.       

GABRIEL = Un po’ triste l’attesa. 

SAN TOMMASO = E, con tutto il rispetto, un po’ noiosa.

SAN PIETRO = Grande verità. Una vera sofferenza! Ma  non saranno solo loro a soffrire o ad aver sofferto. Triste, noiosa! …io, invece, non avevo motivo di noia e tristezza, attaccato ad una croce a testa in giù! …

GABRIEL = Non devi fare questi paragoni, Custode del Cielo. Chi potrebbe togliere merito al tuo santo martirio? Ma il destino … la sorte di questi esseri deve comunque essere considerata. 

SAN TOMMASO = Inoltre, o nostro sommo Principe, le tue sofferenze e quelle di tanti altri martiri sono state inflitte da uomini lontani, almeno sul momento, dalla grazia dell’Altissimo. Non possiamo avere per guida gli intenti delle loro azioni. 

SAN PIETRO = Vero. Verissimo. Certe gatte da  … certe questioni spinose dovrò comunque sistemarle io nel Gran Registro.

Dunque tu, Gabriel, Ala di folgore del Cielo, vola verso questo Limbo. Esamina la sorte delle creature che vi si trovano e considera quelle che potrebbero giungervi. Lanciati inoltre sui lontani pianeti. Vedi, comprendi, riferisci.
 

-  3 -

La tenue persistenza di  San Crescentino
                                                             opus 20. 3

            SAN CRESCENTINO = La pace del Regno dei cieli. Davvero superiore   a qualunque immaginazione, almeno in certi momenti. Nulla, non un suono, né un colore, una sia pur vaga forma … Nulla. Potrei credere di essere solo. Dopo il cammino sulla Terra dell’empio Diocleziano e il viaggio verso la sede dei Beati, dopo tanti secoli di gloria in essa, come mai per la prima volta tutto appare così inanimato?  Non si trova ancora qui il Trono del sommo Pietro?      

SAN PIETRO = Pietro è qui. Con un incarico che definire di lunga durata è ben poco. Non sono previsti avvicendamenti, né ora né mai.      

SAN CRESCENTINO = Pietro! Eccomi! Da tanto tempo non mi recavo presso la Sede della Chiavi del Regno che tu infallibilmente custodisci.           

  SAN PIETRO = Salute, cavaliere. Togliti un po’ quella ferraglia: Mi piace vedere la gente senza troppi armamentarî addosso. A cosa devo la visita?        

SAN CRESCENTINO = Veramente, Sommo Custode, preferisco - come certamente ricorderai - presentarmi così sia per …        

SAN PIETRO = Non discutiamo.  

SAN CRESCENTINO = … sia perché il mio abito è consono alla condizione che mi ha condotto alla Sede beata, sia perché …

SAN PIETRO = Perché ?…

SAN CRESCENTINO = … perché sono senza testa.

SAN PIETRO = Non saresti poi una gran rarità, se è solo per questo. Ma che diav … che ragione per tale tua condizione?

SAN CRESCENTINO = Quando, or sono alcuni secoli, i cittadini di Tiferno - che oggi si chiama città di Castello, nell’Umbria - e gli Urbinati, vennero in contrasto per le mie spoglie mortali, già otto secoli dopo il mio martirio, nessuna delle due città in competizione conseguì intera la vittoria. Il mio corpo venne, dopo alterne vicende, condotto in Urbino, la città che mi volle suo patrono, ma i valorosi Umbri ne tennero e tengono ancora la parte più nobile, il capo - appunto – di cui da allora si può constatare la mancanza anche  nella mia immagine qui in Cielo quando -  come ora, per servirti - mi tolgo l’elmo che lo difese un tempo dai nemici dell’Impero e dagli acuminati artigli del dragone.

SAN PIETRO  = Per la barba del …! Guarda un po’ chi mi deve capitare tra i … al mio cospetto! Guerriero, difensore dell’Impero … fatto a pezzi da non si sa chi … E, così come nulla, ce l’ha anche lui  con i draghi! Quanti, cavaliere? … cavaliere … cavaliere …

SAN CRESCENTINO = Crescenziano, o Crescentino, come mi chiamano i miei fedeli nella gloriosa Urbino. Ma tu non puoi non conoscermi.

SAN PIETRO = Chiedevo: quanti draghi?

SAN CRESCENTINO = Be’… uno, ma …

SAN PIETRO = … ma robusto eh? E sputava fiamme e mangiava le principesse e …quante teste aveva?… Meglio non toccare quest’argomento con te, Prudenziano.

SAN CRESCENTINO = Crescenziano! E davvero non vedo perché  dovrei raccontare nuovamente la mia storia proprio a te che, dato il tuo altissimo compito, non hai certo bisogno che qualcuno ti rammenti le vicende terrene.

SAN PIETRO = Molto gentile. Si capisce. Però la forma, sai, ha la sua importanza. Dunque: Baldassarre, Belfagor … no, qui non ci siamo davve-ro … Caligola … anche questo è fuori discussione … Cirillo … (gran santo, un dottore pieno di sapienza!) Crimilde … troppo avanti …Crasso … Cre … scenziano. Eccolo. Sotto il regno di Diocleziano venne in Umbria, in quel di Tiferno …

SAN CRESCENTINO = Infatti. L’odierna Città di Castello. Vi giunsi dopo aver predicato la fede cristiana seguendo il magistero di San Sebastiano. Ivi un dragone devastava le campagne e divorava le greggi, ammorbando l’aria con il suo alito pestilenziale …

SAN PIETRO = Mangiava le bestie, non le principesse. E inquinava l’aria. Oggi certi danni si fanno con altri sistemi …

SAN CRESCENTINO = A Tiferno si trovano ancora due costole del mostro (non so se anche tutto ciò è scritto per esteso nel tuo Gran Registro) lunghe oltre quattro palmi …

SAN PIETRO = Nientemeno! Qui non ho tutti questi dettagli. Comunque vedo: uccise colà un dragone … beatificato … poi fatto santo … non il dragone, lui: Terenziano.

SAN CRESCENTINO = Crescenziano! Dunque?

SAN PIETRO = Dunque: niente da fare.

SAN CRESCENTINO = Sono in ogni modo nel tuo Registro tra i santi.

SAN PIETRO = I registri vanno aggiornati. Nuove disposizioni. Qui c’è una svista, in termini di linguaggio figurato. Proprio poco fa - figurati - abbiamo eliminato San Giorgio … non so se mi spiego. E tu, di fronte a un San Giorgio, dico …Perciò non montarti la … lasciamo perdere. È un momentaccio, comunque, per gli ammazzatori di draghi, anche per quelli più titolati. Non vorrei essere neppure nei panni di Perseo, o di Eracle.  S’è deciso che sono tutti, pagani o cristiani, fuori del Gran Registro.

SAN CRESCENTINO = Ma tu mi vedi e sai chi sono!

SAN PIETRO = Sto parlando a me stesso, come diceva  Tommaso ad un altro santo leggendario. (Quello sì che crede ai draghi! Staresti fresco, con lui!). Rimetterò in ordine certe pagine. C’è senz’altro la nota aggiuntiva che dichiara inesistente anche questo San Fulgenziano. La troverò. Non c’è fretta. Qui sono solo. Chiaro?

SAN TOMMASO = Ave, Pietro, Ave, Crescenziano.

SAN CRESCENTINO = Mi ha riconosciuto! Ave, sapiente Tommaso.

SAN PIETRO = Non scherziamo coi santi, Tommaso!

SAN TOMMASO = No davvero. Ma quella nota aggiuntiva non la troverai perché non c’è.

SAN PIETRO = Ma come! Aboliamo San Giorgio e lasciamo rimanere questo San Massenziano …

SAN TOMMASO = Appunto. Se vuoi spianare un bosco, taglierai subito gli alberi secolari, le piante più alte, gli arbusti e non farai caso a a qualche pianticella confusa tra le erbe. Se vuoi spianare una città, abbatterai le mura, i palazzi, la Cattedrale (scusami l’esempio) ed anche le case, ma non ti preoccuperai di vedere se qualche capanno o pollaio sporge appena dal livello del suolo.

SAN CRESCENTINO = Che linguaggio!

SAN PIETRO = Figurato, ma efficace. Che tu però, Tommaso, debba sempre venire a ribaltarmi tutti i discorsi! …

SAN TOMMASO = Non è questo il caso. Vedi, Gran Custode delle Chiavi, in Urbino e nei dintorni vissero ed operarono, o sono comunque venerate, creature che non ebbero sempre nei secoli una fama molto risonante. Così possono facilmente passare inosservate, come il nostro Crescenziano. È proprio questa, in certi casi (se Crescentino mi permette questa espressione) la fortuna degli umili. Se egli fosse stato noto come San Giorgio, avrebbe avuto la sua stessa sorte: “ Rimanere nelle  credenze popolari … non proibite … et cetera” ma fuori del Gran Registro. Invece … Te ne potrei citare  più d’uno, famoso quanto Crescenziano, o perfino meno di lui. Dopo San Giustino, San Fortunato, San Claudio, il primo  di giugno puoi trovare qualche volta nei calendarî anche il nostro San Crescentino. Ma quando trovi i Beati Amato, Benedetto Passionei, Donato, Serafina? … Mi segui sulle tue pagine?

 SAN PIETRO = Vai un po’ in fretta, ma vedo. Vedo. Oltre tutto, questi, dopo secoli, sono ancora solo beati. Non li hanno ancora fatti santi.

             Mi ricordano certi discepoli (quando andavo per la Palestina, ma anche altrove, anche a Roma) i quali ti ripetevano sempre se stesse domande o non sapevano mai che cosa dire. Per superare l’esame di predicatore semplice, diciamo, facevano percorsi di lumaca talvolta interrotti da vigorosi passi di gambero. Toccava ricominciare sempre da capo, con loro.

SAN CRESCENTINO = Non pretendo di avere la fama di San Giorgio, né sono responsabile dei ritardi sulla via della perfetta canonizzazione  delle anime beate che albergarono in Urbino o nei dintorni. Del resto io, benché patrono di Urbino non sono urbinate, Ma … 

SAN PIETRO = Ci voleva proprio uno con la tua testa per fare da patrono ad Urbino … Cosa mi fai dire! … Quanto a questi beati urbinati in attesa, occorrerà mandare a qualcuno l’ispirazione necessaria affinché siano santificati.  Senza raccomandazioni particolari, s’intende, ma se sono un po’ troppo lenti avranno pur bisogno di una innocente spintarella.

Tornando a te, Marenziano, o Marentino, come ti chiamano i tuoi protetti, … rimettiti l’elmo, per favore, sopra le spalle: sarà sempre meglio di nulla … ora sembrerebbe proprio che tu sia sfuggito alla cancellazione per il rotto della cuffia.      

SAN TOMMASO  = Lo dicevo. Ma fino ad ora resta di diritto nella schiera dei santi.

SAN PIETRO = Già. Anche se Sant’Ambrogio direbbe di sicuro  “Dűra minga! …” L’ho visto poco fa, Ambrogio, con un coro di cherubini. “ Con tutto il rispetto per il Gregoriano – diceva come fa sempre – il mio, l’Am-brosiano puro, quanto a vivacità di fraseggio e di ritmo …”

SAN TOMMASO = Tornando al tema …

SAN PIETRO = Mi hai procurato temi più che a sufficienza, per adesso Tommaso. Non ti pare? Va’, di grazia, a controllare quelle stigmate di Padre … quello che sai. E non ti perdere in sottigliezze. Poi c’è un’altra immagine di Maria che pare si sia messa a piangere. Poi … sai che hai tante altre cose da fare. Va’ in fretta. Ave, Tommaso.

Dunque, torniamo a questo San … c’è di mezzo un enz … deve essere mezzo tedesco e magari ben romantisch, con il suo bravo drago.

SAN TOMMASO = Ma l’importante è …

SAN PIETRO = Ho detto Ave, Tommaso.

SAN TOMMASO = Vado. Non intendevo certo disobbedirti. Ave, Pietro.

SAN PIETRO = Per ora, dunque, il nostro urbinate rimane con tutti i crismi. Raccontami quindi un po’ per bene le tue imprese, finché puoi … dal momento, intendo dire, che puoi rimanere con noi nel gaudio celeste, caro Gaudenziano.

SAN CRESCENTINO = Crescenziano!!!

- 4 -         
              Agli dei ciò che è degli dei
                                                  opus 21, 1

L’AUTORE = Ora scenderemo  dall’ Olimpo e vedremo alcune azioni dei celesti – e altre non meno importanti - nel mondo.

            Ciò che vedremo sarà sempre, necessariamente, una parte di ciò che accade. E ciò che accade dovrà essere visto dal punto di vista degli dei, degli uomini e anche dal punto di vista del Diavolo, anche se non sempre saranno presenti tutti i membri dei diversi tipi di Pantheon, di tutte la nazioni del Genere Umano, del Pandemonio.

            Cominciamo per ora con …

 SAN GIOVANNI EVANGELISTA = Guarda, Maria. Le superbe rovine di questa antica acròpoli sono il simbolo della fine dei falsi dei adorati dai pagani. Testimonianza dell’errore nella loro solennità squallida e muta.

            MARIA DI NAZARETH = Squallida e muta, dici? Eppure, discepolo prediletto, nel silenzioso linguaggio di queste pietre, nel canto del vento tra i boschi che circondano i sacri recinti ritorna l’eco dei millenni con le voci di miriadi di uomini che qui sono passati.

            SAN GIOVANNI = Sembra quasi che tu pensi a questo passato con nostalgia.  

MARIA = Penso che per molti tutto ciò è stato conforto nella solitudine, nel timore della sofferenza e della morte. Non credi che chi volle questi splendidi templi e immaginò i palazzi dorati degli antichi dei abbia colto, sulle ali della fantasia, una vera scintilla divina?

SAN GIOVANNI = Errore, menzogna, abiezione vestite di marmo, d’avorio e d’oro. Anime perdute su cui si posa la polvere dei secoli!

  APOLLO = Ora, Atena, in questi luoghi si aggirano gli dei barbari.

  ATENA = Ne sento la presnza, Apollo, ma non me ne preoccupo. 

  SAN GIOVANNI = Quanti martiri cristiani morirono per non piegarsi ad adorare questi mostri dalle belle forme le cui immagini di pietra si vanno sgretolando sotto la sferza dei secoli!

  MARIA = Ma anche tanti altri uomini, in nome della croce, uccisero tanti loro simili.

SAN GIOVANNI = Tutto ciò che noi facciamo, Maria, deriva però dalla volontà del Padre. Non dal capriccio di tanti dei disseminati ovunque  nei loro regni meschini

            ATENA = Dio dall’arco d’argento, vedi come anche questi dei barbari siano in gravi conflitt tra loro  e con gli esseri umani. 

  APOLLO = Certamente. E parlano anch’essi di premî e castighi, misurano il bene e il male delle azioni, concedono o negano grazie.

  ATENA = Noi, dopo i primi millenni di giovinezza, non siamo abbastanza cresciuti nelle idee degli uomini che hanno abbandonato i nostri templi.

  APOLLO = Ma siamo rimasti eternamente giovani, Atena. E fino a che punto dovremmo preoccuparci degli uomini “di cui nulla - come dice il Poeta – tra tutto ciò che nel mondo si muove e respira, eguaglia l’infelicità”?

  ATENA = Gli dei barbari, invece sono cambiati. Hanno piegato la loro austera professione di pace e povertà fino a divenire alleati o complici dei ricchi e dei potenti dominatori di eserciti. Come gli dei antichi.

  APOLLO =  E si sono moltiplicati assegnandosi innumerevoli funzioni, non molto diverse da quelle che il Padre Zeus assegnò a noi. Ogni categoria, ogni attività, ogni malattia ha il suo dio protettore. Loro lo chiamano “santi”, ma è quasi la stessa cosa. Sono come i nostri eroi divinizzati, i semidei. E i loro angeli sono proprio dei minori, quasi copie degli dei antichi. 

  MARIA = Il Maligno, dicevi, Giovanni. Il Diavolo. Colui che getta l’ostacolo sulla tua strada. Ma allora il Creatore può essere contrastato con successo da qualcuno?  

SAN GIOVANNI = Mai! Ma i misteri attraverso i quali si muove la volontà dell’Altissimo sono perfettamente noti solo a Lui. Così sarà per sempre. 

MARIA = Capisco, Giovanni. Ora lascio questi luoghi suggestivi in cui altri prima di te e di me hanno detto con eguale convinzione “per sempre”. Mi attendono come patrona delle partorienti in ogni angolo del mondo, in veste di Aviatrice alla Santa Casa, altrove come addolorata o piangente, come Immacolata nella Sede di Pietro e … ancora in tanti altri luoghi. Ave, Giovanni.

SAN GIOVANNI = Ti saluto, Maria. Quanto a me, devo volare presso Santa Cecilia, viste le brutte sorti della musica, poi da Sant’Antonio Abate, protettore delle bestie, da Sant’Emidio che dovrà provvedere a salvare molti dai prossimi terremoti, quindi da Santa Apollonia che protegge i denti. Dovrò anche visitare San … San Giuseppe da Copertino ed esortarlo a … gli studenti sono scontenti … e dopo dovrò vedere i Patroni di tante città. A cominciare da … non finirei più. Ave. 

ATENA = A volte mi chiedo, arciere divino, se questi dei barbari non siano addirittura, tra grandi e piccoli, più numerosi di noi.

APOLLO = Non lo so, azzurra Atena, ma certamente sono più noiosi.

- 5 -
Al diavolo ciò che è del diavolo

                                                 opus 21, 2

  IL DIAVOLO = Dico ciò che sono a chi mi interroga. Sono il Diavolo. Posso parlare con chiunque, anche se non è detto che tutti desiderino parlare con me, anche perché non mi sento obbligato ad approvare i discorsi dei miei possibili interlocutori. Inoltre io non costringo nessuno a parlare con me o con altri. Posso e voglio far in modo che tutti possano divenire capaci di parlare a tutti. Da pari a pari, come ben sai tu, Autore di questi dialoghi.    

L’AUTORE = Poiché si parlerà del Diavolo, sia per primo il Diavolo a dire la sua.         

IL DIAVOLO = La dirò. Ma intanto vediamo uno dei tanti modi in cui il Diavolo viene dipinto.          

L’AUTORE = D’accordo. Rimaniamo in disparte, ascoltiamo e vediamo.

            L’ESORCISTA = Per queste anime deboli che facilmente cadono preda del Maligno invochiamo la Potenza della Beata sempre Vergine Maria e,  con i poteri a noi conferiti dal Ministero affidatoci dall’Altissimo, comandiamo a Sàtana ed ai suoi complici di uscire da questi corpi.

            IL GIORNALISTA = Ma come può il Maligno prendere possesso dei loro  corpi e sostituirsi alle loro anime fatte a somiglianza dell’Altissimo? Come giornalista dovrò fare una cronaca fedele ai miei lettori. Prendo appunti, Monsignore.

            L’ESORCISTA = Vedi: è questa una dura prova per la forza della nostra fede. Il Maligno è sempre pronto ad approfittare di qualunque occasione per colpire anche i più buoni! Non tentò Egli lo stesso Salvatore?

            IL GIORNALISTA = Sì, ma vanamente, secondo i Vangeli.   

         L’ESORCISTA = Certo. Ma se Egli potesse impadronirsi di un’anima santa, quanto grande sarebbe la sua perversa soddisfazione! Dobbiamo vigilare contro le sue insidie. Non possiamo fidarci di nessuno!

             IL GIORNALISTA = Di nessuno?

  L’ESORCISTA = Solo del Magistero della Chiesa. 

  IL GIORNALISTA = Questo discorso sulle anime sante può far pensare che nei piani dell’Altissimo siano compresi pericoli inevitabili

L’ESORCISTA = Alla Santa Casa di Loreto ed in altri santuarî la protezione delle Vergine Maria esalta le nostre forze limitate e ci dà potere contro tutti i pericoli. Per migliaia di volte l’infame possesso di Sàtana è stato dissolto e le anime sono state restituite alla libertà di servire il loro Creatore. 

IL GIORNALISTA = Libertà di servire

L’ESORCISTA = Sì, giovanotto. Credimi. Non esiste libertà diversa da questa. 

IL GIORNALISTA = Non ne sono convinto. Che ha da guardarmi in quel modo? Non si faccia venire strane idee! Io con il Diavolo non ho alcun rapporto speciale, Monsignore! 

L’ESORCISTA = Non hai fede. Non abbastanza. E questo è già l’inizio di una strada pericolosa … 

IL GIORNALISTA = Se è per questo, io al Diavolo non riesco neppure a credere.

L’AUTORE = Senti? Non crede in te.

IL DIAVOLO = Non c’è bisogno di sussurrare. Non possono sentirci. Del resto neppure io credo al Diavolo, come puoi ben capire. 

L’AUTORE = Più chiaro di così … 

IL DIAVOLO = Voglio dire, evidentemente, che non credo alle loro diavolerie.

L’ESORCISTA = Così tu, figliolo, scrivi sul tuo giornale che non credi ai poteri del Maligno? 

IL GIORNALISTA = Come si può pensare che un Padre che è tutto amore e così via possa condannare le sue creature all’eterna dannazione di una sofferenza atroce senza speranza? 

L’ESORCISTA = Non credi che chi lo merita debba andare all’Inferno? 

IL GIORNALISTA = Non credo all’Inferno. 

L’ESORCISTA = Ci crederai quando ci andrai. 

IL GIORNALISTA = Questa è vecchia, Monsignore, come quest’altra: Se qualcuno dovesse essere sul punto di andarci, non vi troverebbe posto, essendo il luogo pieno zeppo di gente del Suo mestiere, Monsignore. 

IL DIAVOLO = Qui non siamo molto d’accordo. Non al Diavolo ciò che non è del Diavolo. Gli esorcisti non mi interessano.  

IL GIORNALISTA = Mi pare comunque che si dovrebbe consultare seriamente qualche medico, per queste persone che Lei definisce “indemoniate”, Monsignore! 

L’ESORCISTA = Ma quale medico! Il Rituale cattolico I comandi dati in nome dell’Onnipotente! E se, ciononostante, lo spirito immondo non esce dal corpo, allora è chiaro che la condanna è stata decretata

IL GIORNALISTA = Ma lei non conosce l’epilessìa? Questi pretesi indemoniati sono epilettici o a volte, forse, sofferenti di altre malattie che turbano la mente e che i medici cercano di curare . 

L’ESORCISTA = Curino se stessi, i medici, se possono! Ma senza la Grazia divina non possono nulla. Nessuno può nulla. Solo Lui può tutto.

E cosa credi? Credi che queste siano vecchie superstizioni da buttar via come un abito logoro e fuori moda? No, giovanotto: è dottrina ufficiale della Chiesa. Credi che gli indemoniati liberati dal Salvatore - come appunto infallibilmente  attestano i Vangeli  - fossero solo e semplicemente “epilettici”? Fu il Figlio di Dio a liberarli per la Sua Grazia, non furono i vanitosi depositarî dell’arte medica! Questa è verità di fede. E chi la discute, giovanotto, lo fa a suo rischio e pericolo. Medita bene! 

IL GIORNALISTA = Ma ai nostri tempi … 

L’AUTORE = In effetti mi pare che oggi anche i credenti vedano spesso le cose con mentalità meno ristretta. 

IL DIAVOLO = Certe idee sono veramente un po’ fuori moda, in certi ambienti, ma non del tutto. Sentiamo. 

L’ESORCISTA = Ai nostri tempi, giovanotto, non nel Medioevo, ma quasi verso la fine del secolo ventesimo, il Supremo Vicario di Cristo ha ricordato che proprio certe condizioni di infermità tra le quali l’epilessìa  (di cui si riconoscono le cause nell’ambito delle scienza medica, si capisce!) presentano un terreno favorevole ai piani del Maligno che, attraverso il varco offerto dall’indebolimento causato dalla malattia, si insinua nell’anima e nel corpo degli esseri viventi, animali e uomini. 

IL GIORNALISTA = Anche negli animali? Ma dice sul serio? 

L’ESORCISTA = Certamente, e li rende pazzi furiosi e ne centuplica la forza bruta e la potenza degli istinti malefici. Tanto che più volte si sono dovute condannare e distruggere tali bestie immonde. E non mandò il Salvatore stesso i demònii cacciati dal corpo dell’uomo di Gerasa in una mandria di porci i quali subito si precipitarono  nel vicino lago affo-gandovi?

I mali sono del corpo e dello spirito, giovanotto. L’assenza o la debolezza della fede di cui tu sei un esempio … 

IL GIORNALISTA = Ci risiamo! … per fortuna non ci sono più le condanne al rogo! Speriamo, almeno. 

L’ESORCISTA = Che cos’è il rogo che distrugge il corpo di fronte alla fiamma che brucia per sempre lo spirito, sventurato? 

L’AUTORE = A modo suo, dati i poteri che va dicendo di possedere, anche questo esorcista si comporta come un piccolo semidio. E lui sì che crede al Diavolo. Anzi, crede anche a più d’un diavolo. E il Diavolo non crede a se stesso?

IL DIAVOLO = Sei un bel sornione. Finirai col credere di saperne una più di me.

L’AUTORE = E va bene. Parliamo sul serio. 

IL DIAVOLO = Essere Diavolo significa letteralmente gettare l’ostacolo sulle strade comode e piane che si percorrono senza pensare, vedere, udire, comprendere, immaginare. Ma, visto come lo si dipinge, io non credo al Diavolo.

L’AUTORE = Alle loro diavolerie, vuoi dire.

IL DIAVOLO = Alle loro ed a quelle di tanti altri. 

L’AUTORE = E a cosa credi, allora?

IL DIAVOLO = Questa è proprio pregevole e divertente! A cosa credo?

L’AUTORE = Non è solo uno scherzo, sai? Come mi rispondi se ti chiedo, così su due piedi, a cosa o a chi credi?

IL DIAVOLO = Ma è evidente: al diavolo.
 

- 6 -
            Danza presso l’altare (tema e variazione)      
                                                                       opus 21, 3

                                                                             I

       ABRAHAM = Isaac, figlio mio! Lascia che io ti stringa tra le mie braccia!

ISAAC = Forse, Padre, il sommo Geova ti ha suggerito di strangolarmi anziché trafiggermi con il sacro coltello? 

ABRAHAM = No, figlio diletto: sei salvo! 

ISAAC = Questo lo so. Sarò, alla fine del tempo, tra i centoquaranta-quattromila beati, se non sbaglio il conto, dopo il sacrificio di cui il nostro grande Dio, Elohim Geova, mi onora di essere la vittima. Ma ora, Padre, non prolungare, se puoi, questa tremenda agonia. Obbedisci al Dio che vuole la mia morte.

ABRAHAM = No, figlio. Non l’hai visto? Il Messaggero di Elohim, l’angelo del Signore ha fermato la mia mano. Geova non vuole che io ti uccida. 

ISAAC = è Lui, allora, ad aver cambiato intenzione, non tu ad aver deciso di disobbedirgli? Non ti prendi gioco di me? 

ABRAHAM = Disobbedire a Dio? No, figliuolo. Il Messaggero mi ha annunciato  che Dio non vuole che io ti sacrifichi. 

ISAAC = Io non ho visto alcun messaggero di Dio. Ma tu non cambiare ancora il tuo proposito! Dirò che l’ho visto e che ti ha detto di non uccidermi! Certo, è così. L’ho visto. Non uccidere tuo figlio – ti ha detto - . Quali colpe ha per te? Che male ti ha fatto? Ritorna in te, vecchio e buon padre Abraham, non imitare i crudeli snaturati capi dei popoli idolatri che sacrificano sugli altari dei loro dei mostruosi la giovinezza e la forza dei loro amici, delle loro donne, dei loro figli per ottenere grazie imbrattate di sangue innocente! Così ti ha detto il Messaggero del cielo. 

ABRAHAM = Ecco, figlio, ora sei libero. Il coltello che doveva servire a trafiggerti è servito a sciogliere i lacci che ti tenevano legato al sacro altare.

Dunque anche tu hai visto - dimmi! – la mano dell’Angelo che ha fermato con la forza del tuono di Geova la mia mano omicida? 

ISAAC = Padre, io ho visto te solo. Ti ho visto cambiare espressione e colore del viso. E ho visto il coltello fermarsi nelle tua mano e quindi abbattersi sul bianco ariete improvvisamente salito sull’altare. Il suo sangue ora, invece del mio, arrossa la candida pietra.

ABRAHAM = Non mentire! Nel nome di Geova che non si può pronunciare invano: Non hai visto la mano dell’Angelo?

ISAAC = No.

ABRAHAM = Io l’ho vista. Per questo sei vivo, figlio.

ISAAC = Dunque non è stato l’amore di mio padre a salvarmi. Senza questa  tuo visione tu mi avresti ucciso?

ABRAHAM = Solo un attimo in più e avresti ricevuto il colpo mortale. Neppure il mio amore di padre poteva essere più forte della volontà di Geova. La mano dell’Angelo ha deviato la lama sull’ariete che ora giace sopra l’altare.

ISAAC = Sono vivo per questo.

ABRAHAM = Per questo, figlio.

ISAAC = Figlio? Ora io devo chiedere non a te, Abraham, ma a me stesso: Perché in altri casi tanti padri hanno ucciso i loro figli? Perché Geova Dio non ha fermato la loro mano?

E chi mi rende certo che questo Dio, i suoi angeli e i suoi diversi ministri non pretenderanno in futuro altre vite umane per la loro ira?

                                                                              II
 

ARTEMIDE = Muoviti,  Ifigenìa figlia di Agamennone! I sacri lacci che ti legavano all’altare sono caduti per mia mano. 

IFIGENIA = Perché, Artèmide cacciatrice, hai reciso le corde? Forse per trasformarmi in un bersaglio mobile, più allettante per le tue frecce infallibili?  

ARTEMIDE = Non voglio prendere la tua vita, Ifigenìa. Non con la tua morte placherò il fuoco immenso della mia ira contro tuo padre il Re dei Re degli Achei.

Vivi, sorella. Così ti voglio chiamare poiché tutti siamo sotto la mano di Zeus e sotto l’ala del Fato cui lo stesso Zeus si inchina.

Vivi. Vivi anche se il figlio luminoso di Peleo, il grande Achille, non ti farà sua sposa. Egli non sapeva che la sua presenza in Aulide era necessaria solo per condurti a questo sacrificio che ora io stessa respingo. Ha sostenuto di fronte a tuo padre ed ai sacerdoti la causa della tua salvezza.

Nulla avrebbe potuto il più splendido degli eroi senza la mia ormai irrevocabile rinuncia. Ma le sue parole non sono state vane, come vedi.

Ora lui andrà verso Troia con la flotta spinta dai venti favorevoli che  io nelle mia ira avevo tenuto a lungo imprigionati e che ora libero senza pretendere in cambio la tua vita.

Ma Achille non tornerà. Lo attende la morte nella pianura di Troia. Tu non lo rivedrai.

IFIGENIA = Allora dovevi uccidermi, Artèmide, quando - contro il disperato dolore di mia madre Clitennestra – mio padre mi consegnava al tuo altare obbedendo ai comandi divini che il profeta Calcante gli svelava. 

ARTEMIDE = No. Io voglio che gli Achei siano per sempre liberi dal potere di dei assassini. La tua salvezza non sarà solo tua. Sarà esempio per tutti, uomini e dei.

Un istante prima che il pugnale di bronzo si abbattesse su di te , una pallida cerva ha preso il tuo posto sull’altare, davanti agli Achei stupiti. Ora il suo sangue, invece del tuo, arrossa la candida pietra.

Se vorrai, figlia di Agamennone, potrai seguirmi come guida del mio culto presso i popoli delle lontane regioni della Tauride.

IFIGENIA = Non è stato dunque mio padre, disobbedendo al tuo crudele ordine, a salvarmi dalla morte! 

ARTEMIDE = Tua madre per salvarti sfidò la mia ira a rischio della sua vita. Poi Achille sostenne la tua causa con il favore di molti tuoi amici. Vinse invece il suo dolore e si piegò ad obbedire al mio crudele ordine tuo padre. 

IFIGENIA = Padre? Ora io devo chiedere non a lui, Agamennone di Micene, ma a me stessa: Dove eri tu,  Artèmide, quando altre fanciulle innocenti venivano date alla morte sugli altari?

Rinuncerai ai sacrifici umani  per sempre, Artèmide figlia di Zeus. Ma quante volte uomini e dei hanno detto con eguale convinzione “per sempre”?

Come posso essere certa che gli dei e le dee e i loro diversi ministri non pretenderanno in futuro altre vite umane per la loro ira?

- 7 -

                   Nell’alto dei cieli: Dove?
                                                       opus 21, 4

GABRIEL = In questi luoghi, sapiente Tommaso, …

SAN TOMMASO  = Gabriel, Ala di Dio, io sono solo il proverbiale ficcanaso … Non mi confondi con Tommaso d’Aquino, il Gran Dottore?      

GABRIEL = Ma che dici! In questi luoghi il Figlio di Dio si sottopose al tuo esame. 

SAN TOMMASO = Non occorre ricordarmelo. 

GABRIEL = Solo per mostrarti che non ti confondo con altri. In questi luoghi Egli salì al cielo dopo essere risorto dai morti. Questa terra è quindi dominio dei beati e ricorda il suo trionfo sul Diavolo. 

IL DIAVOLO = Benvenuti su questa terra. 

GABRIEL = Chi ha parlato? 

SAN TOMMASO = Non è difficile indovinarlo.

GABRIEL = Sàtana! 

IL DIAVOLO = Indovinato, fulmineo Messaggero … per secondo, su due. Ma se il primo è Tommaso, il secondo posto non è disonorevole. Che fate di bello qui sulla nostra vecchia Terra? 

GABRIEL = “Nostra”? Tutta la Terra, come tutto l’Universo, fino all’ultima particella, appartiene all’Altissimo.                              

  IL DIAVOLO = Un’opinione anche questa.

  GABRIEL = La verità. Ammettila e vattene, Satàn.          

              IL DIAVOLO = Impossibile. Anche se volessi - e non voglio – non potrei. La Terra appartiene agli uomini. Ed al Diavolo appartiene non meno che ai celesti. Ma  continuate pure la vostra conversazione. Fate come se io non ci fossi.         

              SAN TOMMASO = Non è facile.

  IL DIAVOLO = Vero. 

  GABRIEL = Ma perché ti metti in mezzo ai nostri discorsi ed alle nostre strade? 

IL DIAVOLO = Sono sempre in tutti i discorsi ed in tutte le strade, anche prima di voi. E, se arriva qualcuno, lo vedo. 

SAN TOMMASO = Dopo tutto, ci ha dato il benvenuto. E per quanto riguarda la Terra, che essa appartenga anche ai diavoli non mi sembra del tutto inverosimile, visto come va. 

GABRIEL = Tu sei capace di dar ragione anche al Diavolo! 

SAN TOMMASO = Intendiamoci. Io so da che parte stare. Ma in questi luoghi anche il Diavolo è un po’ di casa, mi pare.

Di qui il Salvatore, come tu dicevi, Gabriel, salì nell’alto dei Cieli.

GABRIEL = Questo non può negarlo nessuno. Neppure questo Sàtana che in vesti così affabili ci ha dato il benvenuto. Non è vero?

IL DIAVOLO = È vero per voi.

GABRIEL = Grazie. Tra i prossimi messaggi dovrò recare anche questa tua concessione alla verità. Non ti servirà molto.

IL DIAVOLO = Non è affar mio la vostra verità.

GABRIEL = Certo la tua è diversa, anzi l’opposto: è il falso, infatti.

IL DIAVOLO = Prendo atto dell’opinione. Da che parte si è diretto Jesus di Nazareth quando è, come si dice, “salito al cielo”? 

GABRIEL = È evidente: al Cielo. Verso il Padre Celeste ed all’opposto dell’Inferno. 

SAN TOMMASO = Su questo non dovrebbero esserci dubbî. 

IL DIAVOLO = Sulla verticale di Gerusalemme … 

SAN TOMMASO = Mettila un po’ come vuoi, ma la sostanza è quella. 

IL DIAVOLO = … e così Maria, un po’ più tardi, e altri, prima o poi. E le anime dei diversi beati (e i loro corpi in seguito) dovrebbero salire in Cielo da tanti diversi luoghi. 

GABRIEL = Certo. Anche se a te dispiace. 

IL DIAVOLO = Ma no. Fate pure con comodo! Però salendo da diversi punti delle Terra che è grosso modo una sfera si va in diverse direzioni. Inoltre la palla gira. Si può andare a finire chissà dove. 

SAN TOMMASO = Anche questo è vero. Se pensiamo agli Australiani … Quelli vanno proprio dall’altra parte, salendo al Cielo alla stessa ora di uno che salga da qui. 

GABRIEL = Dovrò anche riferire che tu, Tommaso, accogli quasi con favore gli argomenti di Sàtana. 

SAN TOMMASO = No, Arcangelo! Questa è l’apparenza fisica. Tu mi insegni … 

GABRIEL = Così va meglio. 

SAN TOMMASO = … e quest’apparenza fisica si trova rappresentata nei Vangeli che si rivolgevano ad uomini semplici. 

GABRIEL = Bravo. Continua. 

SAN TOMMASO = Grazie. Io stesso, prima di salire alla gloria del Cielo, credevo che l’alto fosse in alto, il basso in basso e basta.

Veramente i Greci avevano scoperto che la Terra non è piatta, ma tonda e l’avevano anche misurata. Ma tra noi non erano molti a rendersene conto. Nemmeno i sublimi Evangelisti. 

GABRIEL =          Infatti non era necessario che voi conosceste tutto ciò.

IL DIAVOLO = Meno si conosce, meglio è, per qualcuno, allora come ora, sapiente Tommaso.

GABRIEL = Insinuazione deplorevole, o Sàtana. La conoscenza appartiene tutta all’Altissimo. Devi ammettere anche questo. 

IL DIAVOLO = Impossibile. Anche se volessi - e non voglio – non potrei ammetterlo. La conoscenza appartiene agli uomini. E al Diavolo appartiene non meno che ai celesti. Con tutti i limiti. 

GABRIEL = L’Altissimo non ha limiti. Così, da qualunque parte della Terra o di qualunque altro corpo celeste andare verso l’alto significa andare verso la Sede divina.

SAN TOMMASO = Certamente. Nessuno, dopo l’Altissimo, sa questo meglio di te, Messaggero, poiché tu conosci, per la tua missione eterna, ogni angolo del Creato.

GABRIEL = Perfettamente. 

TOMMASO = Ma … 

GABRIEL = Non ricominciamo! 

IL DIAVOLO = Ricominciamo. 

SAN TOMMASO = Grazie. Ma - volevo dire – se allontanandoci dalla Terra o da qualunque altro corpo celeste andiamo verso Dio e avvicinandoci andiamo verso …

IL DIAVOLO …verso il Diavolo … 

SAN TOMMASO =  Già. Allora lascio a voi le conclusioni. 

IL DIAVOLO = Bene. Allora verso il Regno di Dio si andrebbe procedendo in senso opposto alla forza di gravità e verso la Repubblica del Diavolo, invece, nello stesso senso della gravità. L’Altissimo nel vuoto interplanetario, interstellare, intergalattico, il Diavolo in mezzo alle galassie, tra le stelle, i pianeti e, naturalmente, sulle navi che viaggiano tra i corpi celesti, poiché anch’esse hanno una massa ed un campo gravitazionale. Cioè nella realtà, con rocce, piante, animali e uomini. Nulla da aggiungere. 

GABRIEL = Se tutto fosse da decidere con superficiali chiacchiere! Ma la realtà appartiene solo all’Altissimo che comprende tutto, con tutte le articolazioni cui  hai appena accennato, Satàn. 

IL DIAVOLO = Anche se volessi - e non voglio - non potrei ammetterlo. La realtà appartiene - se appartiene a qualcuno - agli uomini. E al Diavolo appartiene non meno che ai celesti.

GABRIEL = Non sarà un monotono ritornello a rendere vere le fantasie di Sàtana. Non credi, Tommaso?

     SAN TOMMASO = Credo. Evidentemente. Credo.

- 8 -
           Chi sono i diavoli?
                                    opus 22

                        L’AUTORE = Non sono come di solito si dipingono, né gli dei, né gli uomini, né - come abbiamo già detto - i diavoli.

            Sono, naturalmente, come io ve li dipingo. Liberi di non credermi? Ma certo! Se non siete angeli o santi o altri esseri obbligati a credere o non credere questo e quello, siete perfettamente liberi di non credermi,  se questo è il vostro destino

            Ma chi sono i diavoli? Si è già visto che ho per essi una speciale attenzione.

LUCIFER = La Stella del mattino brilla di nuovo sulle alte nevi del Caucaso. Chi sono i diavoli? 

PROMETEUS = Siamo noi, splendido Lucifer: tu, io e tanti altri. È questo che vuoi dire. 

LUCIFER = Fortissimo Prometeus, perché dato che le nostre origini sono così diverse?

PROMETEUS = Lo sai. Perché non obbediamo agli dei. Mai. 

LUCIFER = Perché non riconosciamo agli dei il diritto di darci ordini.

Hai portato agli uomini il fuoco che li ha resi liberi dal timore della notte, Prometeus. Gli dei gelosi vollero imprigionarti per questo. Invano, poiché ora il fuoco appartiene a tutti, anche a quelli che scioccamente ti maledicono e si illudono che tu possa rimanere incatenato sul Caucaso sotto il rostro e gli artigli dell’aquila di Zeus. 

PROMETEO = Hai portato agli uomini la luce che li ha liberati dalla notte del pensiero,  Lùcifer o Phòsphoros, come noi greci ti chiamiamo. E Geova, dio geloso, volle imprigionarti per questo. Invano poché ora la luce appartiene a tutti, anche a quelli che scioccamente ti maledicono e si illudono che tu possa essere ancora incatenato nelle oscure profondità delle Terra, sotto i piedi gravi di Geova. 

LUCIFER = Vogliamo conoscere e scegliere in libertà: Siamo l’ostacolo lanciato sulla strada tracciata dagli dei. Per questo siamo diavoli. 

PROMETEUS = Tra i miei compagni e tra tutti i greci, spesso troviamo chi, credendo agli dei, li considera incostanti, crudeli o stupidi. Non ne ha il diritto? 

LUCIFER = Anche chi,  greco o barbaro, crede in un solo dio, può pensare che egli sia incostante, crudele e stupido. Ne ha il diritto. 

PROMETEUS = I comandi degli dei si contraddicono. Promettono o vogliono oggi ciò che ieri era delitto. Riti, sacrifici, guerre, pace, ricchezze, povertà, sentimenti, azioni, pensieri mille volte maledetti e mille volte permessi, lodati, consacrati. Tutto cambia, lo sai, splendido Lucifer. 

LUCIFER = Lo so, grande Prometeus, ma non possiamo né vogliamo perdere i nostri ricordi. La Stella del mattino brilla di nuovo sulle alte nevi del Caucaso. Chi sono i diavoli? 

PROMETEUS = Tutti coloro che non pongono limiti alla conoscenza, come sai. Essi strappano alle pietre i segreti della vita passata, osservano gli astri per comprendere le leggi che li muovono e li trasformano, guardano dentro se stessi per sapere chi sono, fabbricano gli strumenti che migliorano il loro lavoro, curano i mali dei singoli e delle società con la loro scienza, sempre aperta a ricevere idee nuove per nuove scoperte. 

LUCIFER = Anche della Stella del mattino essi hanno visto il carattere e la sua presenza in altri momenti come Stella della sera (Esperos,  dite voi greci), nel pianeta Venere, come i quasi barbari romani chiamavano  la vostra Afrodite. Essi vogliono conoscere e scegliere in libertà. Per questo sono diavoli.

Che cosa sono il peccato e il castigo, le preghiere e le grazie, i sacrilegi e i sanguinosi sacrifici?

PROMETEUS = Creature degli dei, Lucifer, e la cattiva coscienza di chi li segue. E che cosa sono i riti che vengono detti “demoniaci”, i malefìci, i roghi contro gli eretici, l’odio contro la libera scienza?

LUCIFER  Creature di Dio, Prometeus, e la cattiva coscienza di chi lo segue. 

PROMETEUS = Ma tutto ciò che è male non proviene da un principio contrario alla Divinità? Non sono nelle passioni delle creature di Prometeus, dei compagni di Lucifer,i princìpî di tutti i mali usciti dal vaso dell’incauta Pandòra o dalle malvagia tentazione del Serpente dell’Eden?

LUCIFER = Questo rappresenta un’immagine del Diavolo ma, come ben sai, è anche l’immagine dell’uomo che guarda se stesso in uno specchio fedele e, non dimenticando che la destra e la sinistra si invertono nell’immagine, si rivela a se stesso senza confondersi.

Un principio certamente “contrario alla Divinità”, Prometeus. L’imprevisto che dà scacco matto a Dio: la vita.

Il Diavolo ricorda e narra le storie del mondo, inventa i segni che trasmettono il pensiero, guida la nave di Ulisse, suscita il fuoco di Prometeus, apre la mia vista alla luce, può mostrare in un sogno che cosa si può fare con un violino quando l’arte rigorosa dà forma ai suoni e sostiene l’immaginazione che libera le idee di una fantasia senza confini … 

PROMETEUS = Questo non piace, naturalmente, a chi vorrebbe rinchiuderci nei suoi recinti. 

LUCIFER = La Stella del mattino brilla  di nuovo sulle alte nevi del Caucaso. Chi sono i diavoli? 

PROMETEUS =  Tu, io e tanti altri. Non so quanti millenni occorrerebbero per farne l’elenco. 

LUCIFER = Ma qualche esempio, grande Titano, non ti suona particolarmente familiare? 

PROMETEUS = Chi ha insegnato a dar forma ai legni, alle pietre, ai metalli … a coltivare semi e addomesticare gli animali … 

LUCIFER = Dei, eroi e uomini cui si attribuiscono tali ritrovati, modificando la vita naturale in vista di un ordine nuovo, sono stati a loro modo diavoli.  

PROMETEUS = Quelli che hanno voluto far continuare a vivere i loro simili anche quando sembrava che il loro numero fosse insostenibilmente eccessivo, affidando loro compiti “inutili”:la costruzione delle grandi piramidi, ad esempio, ma anche l’arte, la poesia, la musica, l’invenzione dei giochi, la filosofia …

LUCIFER = Quelli che hanno negato i privilegi dei discendenti degli dèi …

PROMETEUS = Ancora una volta ci riferiamo agli uomini. È ben comprensibile. Gli dèi hanno spesso preteso da loro onori, culti, sacrifici, anche sacrifici umani che solo molto tardi le attività “inutili” di cui dicevo hanno iniziato a sostituire:

LUCIFER = Iniziato. Poiché infatti ancora si compiono su diversi altari sacrifici in gran numero per il potere di alcuni che grava sui molti che non riescono ancora a rovesciarlo.

PROMETEUS = Come un tempo tra i miei vecchi compagni in Grecia, ancora oggi qualcuno può dire che gli dei sono incostanti, crudeli e4 stupidi. Non ne hanno il diritto?

LUCIFER = Chi crede in un unico Dio – ancora oggi – può pensare che egli sia incostante, crudele e stupido. Ne ha il diritto. La Stella del mattino brilla di nuovo sulle alte nevi del Caucaso. Chi sono i diavoli?

PROMETEUS = Tu, io e tanti altri, Lucifer. Ma forse qualche esempio ti suona particolarmente familiare.

LUCIFER = Alcuni maestri di dottrine morali e, tra essi, chi ha insegnato il disprezzo delle ricchezze e dei poteri che producono diseguaglianza tra coloro che, generati da uno stesso destino, sono fratelli. I primi cristiani e tanti altri maestri di saggezza in tanti paesi.                                Ma i successori di questi maestri hanno spesso tradito i loro simili. Essi non sono diavoli. Sono rimasti o sono tornati sulla strade degli dèi. Anche le loro migliori intenzioni, legate al carro degli dèi, sono destinate a cadere in rovina con gli dei ed a restare al massimo come pittoresche leggende.                                                                                                      Ci rivedremo ancora, Prometeus.

   PROMETEUS = Ora, dalle alte nevi del Caucaso, scenderò ancora a visitare i paesi degli uomini che, come sai, mi sono cari quanto la mia vita. Chi sono i diavoli? La tua ostinata domanda, Lucifer, trova ormai un disegno di risposta sulle linee che le nostre voci hanno segnato per un discorso di cui non vediamo la fine. Ci rivedremo. La Stella del mattino brilla sulla tua fronte.

Fantasia opus 23

         INTRODUZIONE

L’AUTORE = Come immaginare il tre nell’uno? La natura  sarebbe una sola (divina)e le persone tre. Ma con chi si parla, infine? Vedrete un po’ voi. Come immaginare che chi ha commesso – o si dice che abbia commesso – qualche reato secondo un qualunque codice possa essere condannato per l’eternità?  Badate bene: non dico per quarantasettemila secoli: Dico per l’eternità. Per farabutto che sia, come può un essere vivente venir condannato per novantasettemila volte centomila miliardi di secoli e ricominciare sempre da capo? E un solo piccolo secolo è la somma di cento anni di trecentosessantacinque virgola venticinque giorni, circa, ed ogni giorno conta ottantaquattromilaseicento secondi in ognuno dei quali il condannato sa di non avere neppure la magra consolazione di poter cessare di esistere. Una disperazione atroce più crudele di qualunque condizione disperata per la quale qualunque essere vivente si ucciderebbe senza un attimo di indugio. Dolore insopportabile senza fine. Perché?  Che cosa sta a fare ed a chi serve un individuo che soffre in eterno in tutti i  modi più spaventosi  che si possano immaginare  - dico in eterno, non per mille miliardi di miliardi … eccetera … di millenni, senza speranza non che di posa, ma di minor pena come dice il Poeta che di quei dannati sente compassione - per qualche azione che ha compiuto in qualche decina di anni, o in un’ora, o in un attimo mentre era in vita?                                                            Si ha un bel dire che  per l’Altissimo non esiste né passato né futuro. La gente che ragiona vive nel tempo e la condanna al dolore eterno senza speranza rappresenta una sete di vendetta certamente mostruosa, ma anche inutile e sciocca per chi afferma di essere onnipotente. Se tale fosse, l’Altissimo dovrebbe evitare a chiunque di cadere in errori irreparabili, anziché giocare a fare il Giustiziere. Ma se in certe epoche si sono condannate anche delle bestie “colpevoli” di diversi disastri, figuriamoci se i ministri dell’Altissimo avranno scrupoli nel condannare gli uomini, colpevoli addirittura dall’origine, in forza appunto del cosiddetto “peccato originale”!                                                                                                                                                                                          Roba seria, s’intende. Uomini e donne nascono – dico nascono – colpevoli in conseguenza di una certa azione commessa da tali Eva ed Adamo centinaia di generazioni prima. Tutti colpevoli. Tranne la Signora Maria di Nazareth. Chissà perché? E perché poi tale Signora dovrebbe essere sugli altari per partenogènesi, come certi insetti e molluschi che fanno figli senza avere rapporti sessuali?                                                                                               Come si può ben vedere, il guazzabuglio è ben aggrovigliato. Ne vedremo prossimamente qualche nodo. Ma intanto, a proposito di condanne eterne ed altre delikatessen, vedo arrivare, caso davvero esemplare, tale Giuda Iscariota, invero più che mediocremente famigerato.

-9 -
        La prova di Giuda 
                                   Opus 23, 1
       

GIUDA = Non ho ancora trovato la prova, né la prova del contrario.       

IL PADRE = Di quale  …

IL FIGLIO =  … prova …

LO SPIRITO SANTO  = … parli? 

IL PADRE = Non ti basta … 

IL FIGLIO = … la condanna … 

  LO SPIRITO SANTO … eterna? 

  GIUDA = No, Santissima Trinità. È troppo forte per le mie colpe. È troppo debole per dimostrare la giustizia
                  di chi  pretende di condannarmi.

   IL PADRE = Hai tradito …

  IL FIGLIO = … il tuo …

  LO SPIRITO SANTO  = … Maestro.

  GIUDA = No! L’ho messo alla prova. E lasciamo perdere questo parlare a singhiozzo, Santissima Trinità.  Vorrei parlare con il mio Maestro.

   JESUS DI NAZARETH = Senza importi la manifestazione della Trinità, cui ti sei così banalmente riferito, parlerò con te anche come singolo e come uomo.

  GIUDA = Così va bene, Maestro. La mia  espressione dipende solo dal fatto che, come tutti gli uomini, anche io non posso comprendere il grande mistero del tre nell’uno. 

  JESUS = Di quale prova e di quale prova del contrario parlavi?

  GIUDA = Lo sai bene, Maestro. Tu sai, infatti, Perché si dice che io ti abbia tradito, quando ero tuo discepolo sulla Terra. 

  IL PADRE = Per …

  IL FIGLIO = … trenta …

  LO SPIRITO SANTO = … denari.

  GIUDA = Sì. E per quattro palline di coccio, un cesto di fichi e un cappellino di porpora! Ti avrei venduto a così basso prezzo, Figlio di Dio?

È vero che c’è chi vende anche se stesso per meno, ma tu dovresti conoscermi.

  JESUS = Perché, allora? Perché?

  GIUDA = Per la prova, Maestro.

  JESUS = Quale prova, amico?

  IL PADRE = Il condannato Giuda Iscariota …

  IL FIGLIO = .. non è amico …

  LO SPIRITO SANTO = … Del Dio che ha tradito.

  JESUS = Quale prova, amico Giuda?

  GIUDA = Quella che fu troppo dura per te stesso, amico Jesus. 

  JESUS = Non hai avuto abbastanza fede. Per questo hai voluto mettermi alla prova. Ma tentare il figlio di Dio è diabolico. I tre piccoli dèmoni che anche in questo momento ti scortano come stolta derisione della Santissima Trinità - di cui hai ascoltato la voce che è anche la mia - ne sono la testimonianza evidente. 

  GIUDA = È vero, Maestro, che ti ho messo alla prova. Proprio perché volevo vedere la tua potenza. E allora tu stesso ti sei sentito abbandonato dal tuo Dio. Giuda era stato abbandonato già prima da quello stesso Dio.

  JESUS = Ma tu dovevi sapere che il mio Regno non è di questa Terra e che la salvezza deva venire dopo la distruzione di questo mondo.

GIUDA = “Non passerà questa generazione – dicevi riferendoti alla fine del mondo ed all’avvento del tuo Regno – prima che tutte queste cose siano accadute”. Sono passati tanti secoli, Maestro, e ciò che predicevi non è accaduto. Altri, oltre a me, hanno atteso invano. Perciò avevo ragione di metterti alla prova. Non l’hai superata, anche se i tuoi pensieri continuano a vivere.

  JESUS = È questo che conta, fratello.

  IL PADRE = La potenza …

  IL FIGLIO = … la sapienza …

  LO SPIRITO SANTO = … l’amore.

  IL PADRE = … la forza di Dio contro le legioni di Sàtana …

  IL FIGLIO =  … la luce della Fede contro le tenebre di Sàtana …

  LO SPIRITO SANTO = … l’amore tra i beati e la dannazione per i seguaci di Sàtana.

  PRIMO DIAVOLETTO = Qui si dice male …

  SECONDO DIAVOLETTO =  … come al solito …

  TERZO DIAVOLETTO = … di noi diavoletti.

  GIUDA = I tuoi pensieri, Maestro, continuano a vivere, e quindi a trasformarsi, dopo e senza di te, tra coloro che continuano a vivere sulla Terra. Tu, nella gloria celeste ed io tra gli altri siano ormai fuori campo, non ti pare?

  JESUS = Puoi anche ricordare - se ti pare - come tanti che pretendono di parlare in mio nome siano veri traditori del mio insegnamento del quale tu critichi qualche imprecisione  nei dettagli di certe previsioni: ma ciò non toglie nulla al suo valore. Né del resto io sono un campione di pronostici al dettaglio. Una generazione o un millennio  sono ben poca cosa di fronte all’eternità.

  GIUDA  = Certamente. Anche se per chi vive in quella generazione o in quel millennio la situazione è un po’ diversa. E intanto, comunque, altri insegnamenti hanno trovato voce nel mondo. Tra questi alcuni non vedono l’eternità come tu la descrivi e come io credevo che fosse quando ero tuo seguace. Ma in molti dettagli sono estremamente precisi e non propongono di sperare nel regno di Dio.

  JESUS = Allora, come te e come questi piccoli dèmoni che ti stanno intorno, ne rimarranno per sempre fuori.

  IL PADRE = Per …

  IL FIGLIO = … sempre …

  LO SPIRITO SANTO = … fuori.

  PRIMO DIAVOLETTO = Con piacere …

  SECONDO DIAVOLETTO … Signor …

  TERZO DIAVOLETTO = … Dio.
 

         - 10 -
                   La prima pietra
                                          opus 23,2 

  SAN GIOVANNI EVANGELISTA = Dove corri, Maria mia Signora, così in fretta e cosa contiene quel pesamte carico che ti grava sulle spalle?

  MARIA DI NAZARETH = Pietre, diletto Giovanni.

  SAN GIOVANNI = Un tale gran sacco pieno di pietre? E perché, e dove, e a che scopo lo trasporti?

  MARIA = Dovresti saperlo, poiché è in un certo senso per causa tua che io mi sobbarco una tale fatica.

  SAN GIOVANNI = Permettimi dunque di aiutarti: Dammi il sacco e spiegati: Perché faresti questo per causa mia?

  MARIA = Grazie. Senti quanto pesa! Perché per causa tua? Perché tu nel tuo santo Vangelo hai ricordato l’ordine che il mio divino Figlio ha dato a coloro che consideravano la condizione di una peccatrice e volevano lapidarla: “Chi è sanza peccato scagli la prima pietra contro di lei”. Questo era però un esempio di una legge generale e vale sempre contro tutte le peccatrici le quali appunto devono sempre essere trattate secondo tale ordine.

  SAN GIOVANNI  = La frase che ricordi è attribuita al mio Vangelo. Ma mi sembra che sia dell’evangelista Luca l’idea, non mia. Comunque tuo Figlio voleva appunto dire che – poiché nessuno è senza peccato – nessuno può arrogarsi il diritto di scagliare la prima pietra contro qualunque peccatore o peccatrice.

  MARIA = Questo, discepolo dilettissimo, è quasi perfettamente esatto.

  SAN GIOVANNI = Perché quasi? Chi è senza peccato?

  MARIA = Dico a te, Giovanni Evangelista Quali peccati oseresti attribuirmi?

  SAN GIOVANNI = Ahimè, Regina del Cielo! Se le mie parole possono suscitare l’ombra più pallida di un dubbio sulla tua assoluta libertà da ogni più tenue traccia di imperfezione, che le mie parole siano disperse per sempre e mai ne risuoni al tuo orecchio neppure un’eco lontana! Che il tuo povero amico Giovanni possa tacere per sempre! Tu sei nata, sola in tutto il genere umano, e prima ancora sei stata concepita nel grembo di Anna libera perfino dal peccato originale che macchia tutti i figli di Eva. Non ho mai dubitato: tu e il peccato siete l’opposto, la negazione reciproca, Vergine santissima e Madre del Salvatore!

  MARIA = Mio buon Giovanni, non devi tormentarti, anche qui tra i Beati. Ma vedi bene che io posso e devo, se così ha detto il mio divino Figlio, scagliare contro ognuna delle peccatrici la necessaria prima pietra cui altre, in ogni singola vicenda, faranno seguito puntualmente, per completare l’opera.

  Grazie ancora dell’aiuto per questo tratto di strada. Ma ridammi il gran sacco, tanto greve perché pieno della mia pena per tutte le infelici cui le pietre sono destinate ad essere scagliate da me che sono senza peccato.

  SAN GIOVANNI = Obbedisco, ma ascoltami. Non hai alcun obbligo – e ne sarai felice – di scagliare pietre a chicchessia. Il giudizio e la pena spettano solo all’Altissimo. “Chi è senza peccato scagli la prima pietra”. Ma da questa sapiente ironia del Maestro tu, Sua Madre  Immacolata, sei evidentemente esclusa.

  MARIA =  Esclusa! Esclusa! Devo crederti?

  SAN GIOVANNI = Poiché a me, umile servo di Dio, è toccato il compito di essere evangelista, potresti accordarmi un po’ di fiducia.

  MARIA = Hai la mia fiducia. Ma in verità penso  a ben altro. Il mio gesto era solo un simbolo. Non scaglierei un granello di sabbia contro chiunque. 

  SAN GIOVANNI = Ora capisco. Mi hai messo alla prova. Getta quel sacco, però, ti prego! Non mi piace vederti con quella roba addosso … Oh, Vergine santa! Il pesante fardello è scomparso e dal punto in cui era si leva sopra di te un volo d’angeli! …

  MARIA = Giovanni, Giovanni! Non potevi comprendere subito il mio pensiero? Non sei dunque l’Aquila di cui si narra?

  Il peccato originale grava su tutti i figli di Eva.

  Come giustificare la mia condizione esclusiva?

  Io sono figlia di Eva.

  Tutti gli uomini e le donne sono nati con questo tremendo peso dal quale io sola, per privilegio unico, sono esclusa.

  Pesante quanto il fardello di pietre che occorrerebbero per lapidare tutti i peccatori e le peccatrici del mondo è l’eredità del peccato di Eva.

  Altrettanto grave è per me il peso di questo mio privilegio.

-10 -
          La costola di  Adamo
                                          Opus 23,3

  SAN PAOLO = Augusta Madre di Jesus, perché questo bizzarro abbigliamento maschile? La casacca di velluto, i calzoni dentro gli stivaletti di pelle, secondo il fantasioso costume dei Germani, il gran cappello che circonda di ombra il tuo sorriso divino, i guanti neri che meglio si adatterebbero ad un fantino o forse ad un moderno portiere del gioco del calcio …

  MARIA DI NAZARETH = Apostolo gentile, comprenderesti subito se sapessi da dove ritorno.

  SAN PAOLO  = Gentile, sì. Non fui purtroppo nel numero dei dodici veri apostoli!

  MARIA = Ma tra i gentili, tra i politeisti legati a Roma la tua missione non fu seconda a nessuna opera umana. Non rammaricarti!

  SAN PAOLO = Ti sono infinitamente grato. Ma cosa dovrei comprendere e da dove torni così … abbigliata?

  MARIA = Ho appena concluso - così conciata, volevi dire - una visita a diverse comunità di fedeli in varî paesi del mondo e non ho ancora cambiato gli abiti che indossavo. Sono andata in  incognito. Nessuno mi ha riconosciuta, neppure quelli che sono abituati a giurare di vedermi a destra e a manca in ogni villaggio. Poi sai come si ingrandiscono certi villaggi. Mi hanno offerto in vendita centinaia di collanine e di statuette che dovrebbero essere ritratti delle mie apparizioni, mi hanno indicato non so quanti alberghi e case di cura in mio onore per guarirmi da malattie che naturalmente non posso avere. Ma, come ti dicevo, nessuno mi ha riconosciuta. Pensavo di presentarmi come proprio tu, nei tuoi santi libri,  hai prescritto a tutte le donne: modestia nell’atteggiamento, vesti semplici e severe che  coprono tutta la persona, compresi i capelli, spesso motivo di eccitazione peccaminosa.

  SAN PAOLO = I miei libri! … Ma io potrei dare, se non ordini, almeno ammonimenti a tutte le donne, te esclusa!

  MARIA = Esclusa. Ne prendo atto.

  SAN PAOLO = Forse, però, prima di … abbigliarti in questo modo, pensavi di dare comunque esempio di modestia alle donne di oggi. Forse non tutte quelle che hai incontrato erano decorose come sarebbe giusto richiedere, nelle vesti e negli atti.

  MARIA = Questo è certo. I tuoi insegnamenti, su questo punto, sono senza alcun dubbio dimenticati, o meglio del tutto ignorati. Non me ne preoccuperei. Non è su questi argomenti che hai dato il meglio di te.

  SAN PAOLO = Ma forse, su argomenti simili, altri fatti ti sono sgraditi.

  MARIA = Molti.

  SAN PAOLO = Ad esempio?

  MARIA = Portare abiti maschili, fare a meno degli abiti … le donne spesso possono scegliere. Talvolta fanno anche i mestieri degli uomini e quindi faticano meno, sembrano più libere …

 SAN PAOLO = Questo, forse, non ti dispiace.

  MARIA = Certo no, anche se forse piace poco a te. Ma di solito è più apparenza che realtà. Non divaghiamo, caro Paolo. Volevo credere che anche negli uffici del culto si fossero un po’ elevate. Ma non ho visto una donna neppure al più semplice grado del sacerdozio. Tutti maschi. 

  SAN PAOLO = E ti meravigli? 

  MARIA = No. Prendo atto dell’esclusione

  SAN PAOLO = È naturale. Il sacerdozio non è affar loro. Il tuo Figliolo stesso, pur così benevolo nel venire in soccorso alla debolezza femminile, non diede alle donne tale ministero, non dichiarò mai che esse potessero in alcun modo essere poste a capo delle comunità dei suoi seguaci. 

  MARIA = Mancava proprio questo per dare ai suoi nemici  l’occasione di metterlo a morte anche prima!

  Però (chi ha orecchie per intendere, intenda!) non ha mai detto che noi donne non abbiamo abbastanza intelligenza per poter esercitare il sacerdozio! Queste deduzioni sono tue, Paolo, e di altri sapienti!

  SAN PAOLO = Perché dici “ noi donne”?

  MARIA = Mi pare evidente. 

  SAN PAOLO = Non comprendo bene.

  MARIA = L’abito non fa il monaco.  I miei abiti maschili non mi fanno diventare un uomo.

  SAN PAOLO = Naturalmente no: Ora capisco! Ma volevo dire che, se è vero che le donne sono escluse dal sacerdozio, almeno per la Chiesa universale di Roma … visto che altre … ma tu sei comunque al di là di tutto questo. Tu sei …

  MARIA = … esclusa. Anche dal numero delle escluse. A lungo andare il ritornello viene a noia.

  SAN PAOLO = Forse vuoi mettere alla prova la mia fede? Usi un linguaggio strano! 

  MARIA = Linguaggio figurato, come dicono alcuni miei amici. A volte si parla di me quasi come di certe monache di clausura che mi è capitato di vedere ancora in questo viaggio più recente. Il loro strano privilegio sembra essere la negazione del fatto stesso di essere donne. Sembra quasi un’esercitazione alla condanna eterna, negazione di tutto l’essere. Un esercizio simile a quello dei santi eremiti. E guai a chi cambia idea, una volta presi voti. Santi davvero anche quei voti? Ma agli uomini è tuttavia concesso di essere, oltre che eremiti, anche guide dei fedeli, sacerdoti, vescovi, papi … 

  SAN PAOLO = Che significa? Tu sei al di sopra di tutti loro. Il tuo culto è quello che più si avvicina a quello che rivolgiamo all’Altissimo!

  MARIA = Stando a questo sarei, diciamo, una DEA?

  SAN PAOLO = Perché vuoi, proprio tu che Gli sei più vicina, fingere di deridere il culto dell’Unico Vero Dio? Ti veneriamo più di ogni altra Sua creatura, Adoriamo solo Lui, il Creatore.

  Se non sapessi che quanto dici è solo un modo per porre meglio in luce, nonostante la apparenze contrarie, le sante verità della Fede, direi che neppure il Maligno potrebbe trovare un veleno più sottile per insidiare le menti degli uomini, compresi, se possibile, i santi.

  MARIA = Alcuni dicono infatti che noi donne ne sappiamo una più del Diavolo, anche se di norma vorrebbero trattarci da oche, anch’esse comunque creature di Dio. Ma su questo si devono interrogare  le donne. E il Diavolo, naturalmente.

  SAN PAOLO = Questa, poi! … Non potrai scuotere la mia fede, donna!

  MARIA = Donna?!  

  SAN PAOLO = Perdonami! … Nel senso di Signora, volevo dire. 

  MARIA = Naturalmente. Ma sta’ attento, Paolo di Tarso, al tono della tua voce quando dici “donna”! 

  SAN PAOLO = Signora al di là di tutte le imperfezioni umane, madre di Dio! 

  MARIA = Chissà quante delle mie buone suorine, senza pretendere di generare un dio, sognano di potersi dannare l’anima per i capricci di un loro marmocchio insieme all’uomo che potrebbero amare … 

  SAN PAOLO = La perfezione in ogni aspetto dell’essere non è degli umani. Essi devono scegliere tra diverse alternative e vivere solo alcune vicende senza pretendere di essere tutto: la mente perfetta ed illimitata dell’Altissimo ha posto limiti invalicabili a tutti i figli di Eva.

  Tu, sola fra tutte le donne, senza conoscere l’unione fisica con l’uomo …

  MARIA = Lo so.

  SAN PAOLO = … sei madre. Da sempre e per sempre, per decreto dell’Altissimo, madre dell’Uomo-Dio. Per privilegio assoluto e unico. Solo così poteva essere. 

  MARIA = E così è. Benché io stessa sia figlia di Eva, la costola di Adamo, secondo le Scritture che mostrano il tremendo peso di tale origine.
   Ma altrettanto grave è per me il peso di questo mio privilegio.

- 11 -
                Chi scende e chi sale
                                                 opus 23, 4

REMO = Accidenti ai volatili! E accidenti ai fratelli permalosi!

ESAÙ = A sentirti mi sembri ben ragionevole. E accidenti anche ai fratelli troppo furbi, direi! Sono Esaù, il figlio primogenito di Isaac. Chi sei tu, giovane gentile?

REMO = Il fratello di Romolo, primo re di Roma: il pallido Remo.

ESAÙ = Capisco. Hai le tue ragioni: per aver visto dal Palatino più uccelli di quanti tu ne vedesti sull’Aventino, il tuo forte fratello acquistò il titolo di re. Evidentemente non era la tua giornata buona. Ma non potevate regnare insieme? A Sparta, a Cartagine e in tante altre città si usò a lungo eleggere due capi dello Stato.

REMO = Già, e lo stesso Romolo dovette dividere in seguito l’autorità suprema con Tito Tazio. Ma, a parte ciò, non mi sono mai piaciuti certi giochi d’azzardo, soprattutto quando sono truccati. Chi voleva fare quella stupida gara? Lui, Romolo, rispettoso delle tradizioni, amante degli oròscopi, degli arùspici, degli àuguri, degli auspìci importati dagli Etruschi quando già molti Etruschi ridevano di quelle pagliacciate! E chi può provare che il valoroso Romolo abbia davvero vinto la gara? Poté raccontare ciò che voleva, appoggiato dai suoi astròlogi e da altri ciarlatani.

Poi, quando saltai il solco che lui aveva tracciato, proprio per mostrare che anche io e i miei amici dovevamo avere il diritto di uscire dalla nostra città,ebbe la bella idea di darmi un colpo di spada a tradimento (all’im-provviso, dicono certi cronisti dei miei calzari!). Così Roma fu fondata con un’infame fratricidio e nella sua gloria successiva i nomi di Remo e dei suoi amici- che tanto avevano combattuto con Romolo contro i bellicosi vicini - non sono che ombre evanescenti.

ESAÙ = Tu sei morto anche per un atto che fu considerato di ribellione. Un’azione forte, dopo l’inganno di tuo fratello.

Per me fu sufficiente l’inganno e il mio nome affonda nell’abisso del ridicolo. Per un piatto di lenticchie!

Un giorno, quando qualcuno volle dimenticare di portarmi il pranzo sul campo ed ero tormentato dalla fame, mio fratello Giacobbe venne a metter-mi sotto il naso un piatto di quelle lenticchie che erano state prodotte anche con il sudore della mia fronte insieme ad un pezzo del nostro pane.

"Cedimi il diritto di primogenitura e prenditi tutte le lenticchie". Tutte, nientemeno! E, oltre ad esse un pezzo di pane. Chi poteva pensare che si trattasse di una proposta seria? Ma il padre Isacco ed il suo dio avevano deciso che fosse Giacobbe e non Esaù a divenire Israele. Così come il vostro divino padre Marte voleva Romolo e non te alla testa dei Romani.

REMO = Si sono presi divinamente gioco di noi … Ecco un incontro davvero onorevole: Il grande Alcìde! Eracle, salute!

ERACLE = Salute a voi. Per Zeus! È davvero inutile che vi lamentiate. I vostri dei non vi ascoltano neppure con un orecchio. Del resto anch’io non ho avuto molta fortuna, anche se nel mio caso è stata la divina sposa del mio padre Zeus, Hera, a cacciarmi nei guai fin dalla nascita, per gelosia feroce contro mia madre Alcmèna. Però io mi sono ben dato da fare, per Diòniso! Dovevo nascere ad una certa ora ed essere re … Ma la dea matrigna, potente patrona delle partorienti, fece nascere prima di me il mio floscio cugino Euristeo. Devo ammettere di essere stato anche un po’ scapestrato, in gioventù. Ma dover servire per dieci anni ( che poi furono fatti diventare dodici) quella pappamolle, quel viscido rospo, correndo per la quattro parti del mondo, rischiando la morte ad ogni batter di ciglia non è stata una fortuna pari ai miei meriti. Che ne dite?

REMO = Vero. Il tuo nome è fra le costellazioni e risplende di gloria insuperabile. Ma anche contro di te qualche dio è stato ingiusto e sleale.

ESAÙ =Non siamo certo noi soli, del resto, ad aver sofferto per l’ingiustizia degli dei, per i loro capricci, per la loro stoltezza. Prìncipi e agricoltori, meccanici e magistrati, uomini di ogni ceto e condizione furono e sono mandati in rovina da tanti miseri tranelli: per non essere nati primogeniti, per non aver superato prove ingannevoli, per aver esitato un attimo o per essere stati troppo pronti ad obbedire, per aver dubitato di affermazioni o promesse incredibili … per aver creduto di divenire più grandi rompendo divieti assurdi, come il Padre Adamo. Si fa presto a condannare.

Ma voglio vedere chi – essendo certo di acquisire scienza e potenza infinite – non mangerebbe un intero frutteto proibito, o anche uno squadrone di rospi vivi, altro che una mela!

Per di più, sentendosi proporre proprio della compagna fidata (quanto mal riposta quella fiducia!) il grande balzo che lo avrebbe reso uguale a Dio, come poteva agire diversamente?

ERACLE = Non c’è dubbio, buon Patriarca. Ma ecco qualcuno che forse vorrà dire la sua. Una ragazza, e assai graziosa.

REMO = Anche su questo non c’è dubbio.

ESAÙ = Convengo.

PRIMA FANCIULLA INFERNALE = Grazie. E salute anche e voi. La tua Eva, buon Patriarca, quando sentì la promessa del Serpente, fece un’a-zione meravigliosamente bella e giusta: anziché pensare di tenere per sé so-la il magnifico potere che pensava di essere sul punto di conquistare, corse subito a proporre di condividerlo allo sposo che adorava.

Ma il Serpente l’aveva ingannata. E il vecchio dio Jahvè – non altri – ave-va mandato il Serpente. Così chi crede nelle vostre scritture può facilmente risalire alla causa prima di tutta la vicenda.

REMO = L’argomento non è insensato, ragazza.

ESAÙ = Le sacre Scritture, e non solo quelle del mio Popolo, non ammettono comunque tanta autorità di pensiero nelle donne.

PRIMA FANCIULLA = Peggio per le Scritture, buon Patriarca. E non solo per quelle del tuo Popolo.

ERACLE = Le donne, anche le più sagge tra le quali sei certamente tu stessa, in una città ben ordinata, imparano a tenere la lingua a posto, piaccia o non piaccia, mia cara!

PRIMA FANCIULLA = Cerca di capire, buon Alcìde: per tanto tempo nascere donna è stato per molti aspetti peggio che nascere fratello di Romolo o di Giacobbe, o cugino di Euristèo: dalle mie parti non vale. Cerca di capire. Altrimenti peggio per te.

ERACLE = Per Ades e Persèfone, cosa devo sentire!

REMO = Non litighiamo! La ragazza è saggia più di tanti uomini.

ERACLE = E va bene, lasciamo perdere, per la barba azzura di Posei-don! Io comunque la penso diversamente, io! … dalle tue parti, dicevi, ragazza. Quali?

PRIMA FANCIULLA = Vedrai, valoroso Alcìde, vedrai. Non certo quelle di chi proprio ora si avvicina. Ma poi vedrai.

IL PADRE = Disapprovare …

IL FIGLIO = … i decreti …

LO SPIRITO SANTO = del Creatore …

IL PADRE = Elevare la donna-demonio …

IL FIGLIO = … allo stesso rango …

LO SPIRITO SANTO = … degli uomini giusti!

ERACLE = Che razza di parlata barbara! Quasi quasi, amici miei, prefe-rirei le più accese assemblee dei miei pronipoti democratici! E perfino i discorsi delle loro donne!

REMO = Non so darti torto, amico. Che diavolo è?

ESAÙ = Che dici, buon Romano! Così si manifesta la Santissima Trinità. Comincia di solito il Padre, continua il Figlio, conclude lo Spirito Santo.

REMO = Però …

ERACLE = Però …

IL PADRE = Taci, povero Esaù, abbandona la tua sterile protesta contro il tuo Dio! …

IL FIGLIO = … Taci, poiché solo la tua stupidità, povero Esaù, ti ha condotto a perdere …

LO SPIRITO SANTO = … la tua alta condizione, povero Esaù! Taci!

ESAÙ = Parole al vento! Non puoi comandarmi di tacere, né di parlare, né null’altro. Non sono più iscritto al tuo partito. Così risponde il povero Esaù.

ERACLE = Bene, amico! Anche se non sei greco, per gli occhi azzurri di Atena, sei un uomo!

IL PADRE = Eracle e Remo, e tutti gli altri pagani adoratori di mostri …

ERACLE = Sarà bello lui …

IL FIGLIO = … e tutti i superbi che negano la Sapienza e la Giustizia …

ERACLE = Ce l’ha proprio con tutti!

LO SPIRITO SANTO = … sono i compagni dei diavoli per sempre maledetti.

PRIMA FANCIULLA = Si riferisce a me ed ai miei amici.

&#ERACLE = Davvero? Se sono di questo genere i diavoli maledetti di cui dovremmo essere compagni, non c’è proprio da lamentarsi della compagni-a!

PRIMA FANCIULLA = Anche se abbiamo un po’ la lingua lunga, divino Alcìde …

&#ERACLE = Non c’è rosa senza spine, mia cara.

IL PADRE = Che cosa …

IL FIGLIO = … osate criticare …

LO SPIRITO SANTO = … nell’opera divina?

REMO = Come se non l’avessimo detto chiaramente più di una volta!

ESAÙ = Non serve, per chi non vuol sentire.

ERACLE = Forse questo strano dio triplice si capisce da solo. Ma a me non pare affatto chiaro. Mi ricorda certi esseri compòsiti con cui ho avuto a che fare in modi non troppo piacevoli. Il cane Cerbero, ad esempio: un cor-po solo e tre teste. Ma io, comunque, sono solo un semidio, cioè un eroe, in pratica un uomo, via! E non ho mai brillato per sottigliezze teologiche …Preferisco discorsi più semplici, che si possono risolvere con una buona stretta di mano, se si può, e se non si può con un buon colpo di clava. Chi arriva ancora?

PRIMO GIOVANE INFERNALE = Grazie, Signori, per la vostra attenzione. Salve, cara collega.

PRIMA FANCIULLA = Salve, caro collega. Ma ecco ora il nostro Direttore con tre ragazzini che conosco.

IL PADRE = Lo spirito immondo …

IL FIGLIO = … e i tristi folletti che lo circondano …

LO SPIRITO SANTO = … salutano chi è degno di loro.

PRIMO DIAVOLETTO = Esattamente …

SECONDO DIAVOLETTO … Signor …

TERZO DIAVOLETTO = … Dio.

ERACLE = Bando al cerimoniale. Tu che giungi ora, chi sei? Sono certo di conoscerti. Forse non vedo bene in che vesti sei ora. Ti vedo però ben accompagnato. Ma #9; che dico! Tu sei Satàn per l’amico Esaù, Diabolus per il valoroso Remo e per noi greci Diàbolos

IL DIAVOLO = Sono sempre Satàn il Diavolo, come tu hai ben osservato, valoroso Eracle. E questi che vi salutano sono miei amici.

ERACLE = Molto lieto!

REMO = Un vero piacere!

ESAÙ Ci si rivede, Direttore. Ehilà, ragazzi! Qual buon vento?

IL DIAVOLO = Lieto di vedervi. Passavo di qui. Sapete com’è. Io passo sempre dappertutto: in cielo, in terra e altrove. Bella giornata …

IL PADRE = Spiriti infernali, razza di Caino …

IL FIGLIO = … di Giuda …

LO SPIRITO SANTO = … di Semiramide!

PRIMO DIAVOLETTO = Come al solito …

SECONDO DIAVOLETTO = … qui ci si vuole …

TERZO DIAVOLETTO … demonizzare!

ERACLE = Niente male i ragazzini!

REMO = Davvero! Dunque: qualcuno ci chiedeva che cosa osiamo rimproverargli. Noi rimproveriamo agli dei di affidare a tanti uomini compiti impossibili, di votarli per questo alla sconfitta e condannarli …

ERACLE = … di farli nascere con un destino di sventure e di castighi segnato da prima delle nascita …

ESAÙ = … di sottoporli a tentazioni superiori alle loro forze.

PRIMO GIOVANE = Ora sembra che la tendenza a far discorsi a singhiozzo a voci alternate prenda piede anche tra uomini "normali" …

PRIMA FANCIULLA …eroi …

IL DIAVOLO … e diavoli.

ERACLE = Ci riserviamo comunque il diritto di dire tutto il male necessario di Signori quali il buon Euristeo …

ESAÙ = … il buon Giacobbe …

REMO = … il buon Romolo …

IL DIAVOLO … e di tutti i loro dei.

PRIMA FANCIULLA = E se vogliamo prendere in giro …

PRIMO GIOVANE = … certe idee strampalate …

IL DIAVOLO = …lo facciamo.

PRIMO DIAVOLETTO … E senza…

SECONDO DIAVOLETTO … tanti …

TERZO DIAVOLETTO … salamelecchi.

ERACLE = Guarda, Remo, tu che odii i volatili! Vedi quanti bianchi pennuti, lassù in piccionaia!

PRIMO GIOVANE = I cori angelici, divino Eracle: angeli, arcangeli eccetera, fino ai cherubini e ai serafini.

ERACLE = Siamo in pieno politeismo anche qui, mi pare. Perché se la prendono tanto con noi greci? Comunque preferisco le nostre ninfe dei boschi, delle acque, dei monti. E di gran lunga, ti assicuro! Ma grazie per l’informazione, giovane gentile.

I CORI ANGELICI = Parliamo con la voce dell’Altissimo: voi vi condannate da soli. Tutte le vostre colpe provengono dall’essere senza di Lui o contro di Lui.

ESAÙ = E per questo il vostro Lui sarebbe costretto a condannarci alla sofferenza eterna?

I CORI ANGELICI = Costretto? Sciocco empio traditore cieco! Chi po-trebbe costringere l’Altissimo? Inutili le lamentele che vengono troppo tardi, Esaù.

ESAÙ = Potete chiamare come credete - come siete costretti a credere - le tesi cui non siete in grado di opporvi ragionevolmente.

IL DIAVOLO = Non fa una grinza.

I CORI ANGELICI = La vera condanna è nel vostro rifiuto del vero e uni-co Dio. È la sua mancanza la vostra infelicità eterna ed irrimediabile. Così si realizza la giustizia e la vera infinita bontà del Creatore: Poiché Egli è tutto il Bene, chi si priva di Lui o lo nega deve rimanere fuori della sua Grazia. Voi dite: ma non è infinita questa Grazia? Infinita, certo. Per questo chi ne è fuori è fuori della vera realtà. Non esiste, è morto per la Grazia divina che è il Bene. Si trova nel Male e quindi può e deve soffrire in eterno, così come in eterno devono gioire i giusti nella Grazia dell’Altis-simo.

Così hanno cantato anche i poeti ispirati da Lui: Cosi con le parole, i suoni, le forme ed i colori hanno cercato di esprimere l’Infinito attraverso la loro immaginazione limitata, la Perfezione suprema attraverso la loro mente imperfetta ma illuminata dalla Grazia. Così hanno parlato scienziati e filosofi da lui ispirati. Il male è la morte e il nulla, la fine dell’anima. Il Diavolo è continuamente annullato dall’Altissimo e con lui tutti i suoi seguaci.

PRIMO DIAVOLETTO = Faticaccia scopiazzata dal vecchio Sìsifo, dato anche che per il Signor Dio …

SECONDO DIAVOLETTO … tra il dire e il fare …

TERZO DIAVOLETTO = C’è di mezzo il Diavolo.

PRIMA FANCIULLA = Poeti, artisti, scienziati, filosofi? … È ben difficile trovarne, tra quelli che seguivano liberamente la loro ispirazione, uno che il Signor Dio, attraverso i suoi rappresentanti, non abbia guardato di traverso, con sospetto o decisamente condannato.

PRIMO GIOVANE = Le opere di chi non ripete per filo e per segno i cosiddetti "sacri testi" nella "giusta" interpretazione al momento "giusto" sono di solito fumo negli occhi per i rappresentanti del Signor Dio. Infatti sono stati loro a farle bruciare, non di rado con i loro autori.

PRIMA FANCIULLA = Noi invece non ce la prendiamo se talvolta gli artisti ci vedono in una luce un po’ sinistra. Non bruciamo mai nessuno e non poniamo limiti alla fantasia. Gli artisti sono dei nostri. I musicisti, poi, come si sa - i musicisti, dico, non i lagnosi spaccatimpani à la page in certe epoche - sono generalmente essi stessi diavoli a tutti gli effetti.

PRIMO GIOVANE = Naturalmente. Ma forse, cara collega, quei bambinoni che ci fanno sbadigliare e tappare le orecchie sono in terra un’anticipazione di certe sofferenze cui, secondo l’Altissimo si dovrebbero condannare tutti quelli che non vogliono essere suoi servi. Infatti, anche se con sottile e delicata sensibilità si dice che il vero male è l’assenza di Dio, si vorrebbe di fatto affibbiare a tanti malcapitati una tortura eterna.

ERACLE = Miei cari, benché, come dicevo, questi non siano i discorsi che preferisco, voi mi spingete a chiedermi: È davvero un buon dio quello che si realizza anche attraverso sofferenze eterne che può infliggere a suo piacimento? Ma, per l’arco d’argento di Febo Apollo, a chi serve tutto questo?

PRIMA FANCIULLA = Sarebbe quindi proprio la presenza di Dio la causa di ogni male, poiché lui solo determinerebbe tutte le condizioni che condurrebbero al cosiddetto peccato ed all’eterna sofferenza. Per fortuna vi sono però in cielo, in terra e … altrove molte più cose di quante non ne passino nelle menti degli dei.

I CORI ANGELICI = Questa presenza è il tutto, la realtà e la ragione della realtà che vi sfugge, o infelici!

PRIMA FANCIULLA = Noi sfuggiamo l’illusione.

IL PADRE = La potenza del Padre dà a ciascuno secondo i suoi meriti. Cosa offre il Diavolo in cambio della condanna che stoltamente giudica ingiusta? Il nulla eterno uguale per tutti? Una bella prospettiva!

IL FIGLIO = La sapienza del Figlio è giudice del bene e del male, dei vivi e dei morti. Cosa offre in cambio il Diavolo? Il nulla eterno a tutti?

LO SPIRITO SANTO = L’amore è dare bene al bene e male al male, amare il bene e odiare il male. Cosa offre in cambio il Diavolo? Il nulla eterno a tutti?

ERACLE = Per la …! Per il … Che ne dici, Direttore?

IL DIAVOLO = Mentre questo onorevole convegno si scioglie - ma ci rivedremo – io dico solo che non ho nulla da prospettare agli uomini contro o al di là di ciò che essi prospettano a se stessi. La mia speranza e quella di tutti i miei compagni è con loro.



Una storia  di Altavilla opus 8*
              ad Alberto e Marta

                                                                                - I -

L'assalto ad Altavilla

        Ruggero Delfi non fu molto sorpreso quando, in un bel mattino di marzo, vide schierati di fronte alla sua casa, oltre il recinto, ad un centinaio di metri dal portone, sei o sette uomini con i fucili a tracolla, né si meravigliò molto che  al suo apparire sul portone le bocche dei medesimi fucili si abbassassero all'incirca ad altezza d'uomo. Sapeva comunque che sarebbero loro occorsi almeno cinque secondi per mettersi in posizione di mira e a lui uno solo per mettersi al riparo.
        Veramente, poco dopo essersi alzato, aveva visto dalla finestra un tizio vagamente noto che si aggirava con il suo fucile presso il recinto, vicino ad un lato che faceva  appunto angolo con quello del cancello di fronte al portone. Erano ancora giorni di caccia  aperta: era normale che anche prima dell'alba ci fosse gente che si aggirava nelle vicinanze con il fucile in spalla. Non era altrettanto normale che il tizio guardasse attentamente la finestra, quasi a premunirsi contro eventuali tentativi di fuga, e meno normale ancora era lo spiegamento di forze di cui ora, con un rapido sguardo, Ruggero poté rendersi conto, di fronte ma anche sulla destra e sulla sinistra, per quanto poteva vedere stando davanti alla porta. Alle spalle c'era qualcun altro, c'era da giurarci.
        E Ruggero, come si è detto, non fu propriamente sorpreso, anche se un guaio già ritenuto probabile non manca generalmente, se e quando si verifica, di provocare una forte emozione, talvolta insieme all'amara soddisfazione di chi l'ha giustamente previsto.
        Erano gli uomini di Samuele Ricamea, padrone di quasi la metà delle terre dell'intera provincia e di grandi tenute in tutta la regione che minacciavano, armi alla mano, non solo Ruggero ma tutti i contadini di Altavilla.
        Ruggero attese qualche secondo a pochi passi dalla soglia. Se loro erano lì da lui toccava a loro parlare, anche se avevano tutta l'aria di sperare che proprio lui avrebbe parlato per primo, che avrebbe chiesto spiegazioni. Ma lui non parlò.
        "Ruggero Delfi - cominciò allora uno ad alta voce, data la notevole distanza -, siamo qui per controllare che tu non continui a minacciare le tranquillità delle Quattro Valli e dell'intera provincia..."
        Ruggero non rispose.
        "... e in particolare le terre, il bestiame, i boschi e la gente che lavora per il nostro padrone, il commendatore  Samuele Ricamea, o che vive nelle sue terre".
        Ruggero a questo punto rientrò in casa e si mise presso una finestra le cui persiane chiuse lo difendevano dalla vista degli armati di fuori. Chiamò Costanza, la moglie che aveva lasciato pochi minuti prima ancora addormentata, ma di un sonno leggero, come  spesso accadeva quando lui si alzava prima  di lei. Ora era sveglia. I cani cominciavano a dare l'allarme quando qualcuno si avvicinava a meno di cento metri.
        Sono arrivati. - le disse  a bassa voce - Sentili!
        Naturalmente Costanza non avrebbe sopportato che Ruggero affrontasse la situazione senza di lei. Ed aveva ragione, pensava Ruggero, anche se si preoccupava di tenere la moglie lontana da ogni pericolo.
        "Tu hai acquistato il mese scorso - continuò da fuori l'uomo di Samuele -  oltre ad una decina di mucche e due mostruosi tori, sui quali potremmo sorvolare, anche  quindici o venti cavalli selvaggi dall'allevamento di Nicola Surias e pare che i tuoi cani feroci (ne avevi uno solo quando giungesti qui, or sono alcuni anni) si moltiplichino ogni giorno. In meno di due settimane abbiamo visto arrivare sui tuoi terreni quattro o cinque feroci lupi, due mastini, ed un numero imprecisato di rabbiosi pastori tedeschi. E sorvoliamo anche sul fatto che da qualche mese possiedi anche un alano, addirittura. Vuoi forse che essi divorino i greggi dell'intera provincia? E che mi dici delle due belle carabine che Surias ti ha inviato in omaggio?"
        "Ritiratevi e badate a voi! - disse Ruggero da dietro la finestra - Quando mai i nostri cavalli ed i nostri cani hanno invaso le terre di Samuele Ricamea? E Samuele Ricamea, il vostro padrone, ha oltre seicento cavalli  e più di quattrocento cani da guardia per le sue dieci mandrie, ognuna di centinaia di capi,  che tanto spesso escono dalle zone di pascolo -  molte delle quali sono del resto abusive, come ben sapete, - ed entrano nei terreni coltivati di tutta la provincia,  devastando le colture di numerosissime aziende. Le sue pecore hanno via libera in tutti i pascoli, i suoi pollai ed i suoi immensi porcili ammorbano l'aria delle Quattro Valli con le esalazioni fetide di montagne e laghi di sterco. Le sue duecento stalle mandano i loro liquami ai ruscelli ed ai canali scavati nella pianura dai nostri antenati, tanto che quasi tutti i pesci che vi abitavano sono morti e le acque sono ormai un veleno per gli incauti che si azzardino a bagnarvisi. I fiumi stessi sono ormai per lunghi tratti quasi altrettanto malsani.
        E chi osa opporsi ai soprusi di Ricamea rischia di vedere i suoi campi incendiati, le sue bestie sgozzate o bruciate nelle stalle, quando non accade che sia ucciso o frustato a sangue con familiari, amici e parenti".
         Costanza, intanto, aveva svegliato il cognato Ernesto che in quei giorni dormiva a casa loro e, per telefono, alcuni altri contadini e soci della fattoria cooperativa di cui Ruggero era stato messo a capo per volontà generale, due anni prima.
        "E  nelle  altre province della regione - continuava Ruggero, non tanto per farsi intendere da quelli di fuori, ma piuttosto per tenerli un po' occupati e prendere tempo - dove non c'è chi gli si opponga, le ricchezze e la tracotanza di Ricamea sono persino maggiori, i suoi crimini più crudeli e sfacciati.
        Come potete sostenere che i nostri cavalli che vanno nei pascoli della comunità possano danneggiare le colture del vostro padrone? Quali cavalli selvaggi, se proprio voi dite che provengono dall'allevamento del nostro amico Nicola?  E Perché non dovremmo avere, noi tutti insieme, sei o sette nuovi cani da guardia per il bestiame? Quale legge ce lo vieta? Quale legge permette a Ricamea di allevarne quattrocento e più? Certo noi preferiremmo che non fossero necessari, ma siete voi stessi a dimostrare ogni giorno che lo sono. E le carabine di cui parlate, di fronte all'enorme arsenale di fucili di grosso calibro a lunghissima gittata di Samuele, che possono colpire quasi ogni punto delle Quattro Valli, sono  giocattoli. Che le  abbiamo o no, comunque, non sono fatti vostri".
         "Tu chiacchieri bene - disse allora quello che aveva parlato prima - ma poi nei fatti ti dimostri spavaldo e prepotente, forte dell'appoggio di Nicola Surias e dei suoi amici che sono tutti nostri rivali e sono sempre pronti a ficcare il naso nei nostri affari. Loro, che sono forestieri, pretendono di dominare anche tutta la nostra provincia e per questo aizzano i tipi come te a maltrattare i contadini e ti vendono bestie feroci,  pericolose non solo per la gente di Ricamea, ma per tutti gli abitanti dei paesi vicini.
        Ma ora basta: nessuno potrà avvicinarsi alle vostre terre, che sono circondate da ogni parte, senza il nostro permesso".
        Costanza confermò a Ruggero che da ogni parte gli uomini di Ricamea controllavano i confini dei terreni della fattoria, dalla piana sulla quale si trovava la loro casa, alta sulla vallata, fino al bosco ai piedi delle colline ad ovest, dai campi vicini alla riserva di caccia fino alle gole che scendevano al fiume dalla parte opposta della casa. Tutti i soci della fattoria erano pertanto chiusi in trappola, con le loro case e tutto ciò che possedevano.
        " Abbiamo visto che stai mandando gente dai tuoi contadini - gridò un altro degli uomini oltre il cancello -: fatica sprecata. Nessuno può entrare nelle vostre terre, né uscirne, senza il nostro permesso e senza una rigorosa perquisizione, anche se volessimo permettere il transito a qualcuno".
        " So bene che siete dei cialtroni - disse allora Ruggero - e conosco il vostro padrone per quello che è: tale che susciterà la nausea dei vermi che attaccheranno la sua carogna, molto presto, io spero.
        Ma dubitavo che sareste giunti addirittura a circondare apertamente le nostre case e le nostre terre, sfidando apertamente le leggi sulle proprietà che voi stessi avete voluto, non noi. Mi aspettavo altri assalti di briganti, saccheggi, intimidazioni, agguati, come e peggio che in passato, non una "operazione militare" che invece le circostanze sembrano permettervi nonostante le leggi  che tante volte avete chiamato "sacre" e nonostante la forza dei nostri amici.
        Ma alla luce del Sole siete sempre gli stessi, anche se, abbandonati gli abiti dei tagliagola, vi siete goffamente camuffati da "gendarmi": la vostra è sempre la vecchia condizione dell'assassino a pagamento,  che può essere  anche un mestiere, per molti un mestiere coi fiocchi, anzi".
        Per quanto i suoi argomenti  fossero esposti con precisione ed il tono fosse calcolatamente ironico e sferzante, Ruggero non poteva evitare che trasparisse anche  un certo accento di appassionata partecipazione personale a ciò che sapeva di dire in sostanza a nome di tutti. Lui era proprio fatto così. Mentre parlava era uscito davanti alla casa, riparandosi appena dietro una colonna del portico. Dai fucili da caccia era ancora pressoché fuori tiro, ma quelli si avvicinavano, e qualcuno  non aveva certo solo fucili da caccia.
        Si udivano intanto le voci degli altri agricoltori che più lontano, da altre case della fattoria cooperativa, stavano uscendo per fronteggiare la situazione. Ben presto fu chiaro a tutti che tentare di forzare il blocco significava dare il via ad una strage. E i numerosi uomini, diverse decine che, come ora si vedeva bene, lo formavano visibilmente, non erano che una piccola parte dei "gendarmi" di cui Ricamea poteva disporre nelle vicinanze. C'era da giurare che molti altri fossero pronti ad intervenire in caso di necessità. Del resto, se qualcuno ancora poteva sperare di reagire con la forza (la speranza è talvolta l'alimento delle azioni più audaci ed una condizione essenziale per i più impensabili successi), ogni illusione fu spazzata via da due scariche quasi simultanee provenienti da fucili piazzati lontano sulla collina di fronte alla casa, grossi fucili di precisione a lunga gittata.
        I colpi finirono intorno ai vani delle finestre. Una terza scarica, pochi secondi dopo, spezzò i legni delle persiane e fece saltare i vetri.
        Ruggero ed alcuni compagni che erano arrivati lì vicino tenendosi al coperto videro allora che era venuto il momento di far ritirare la maggior parte della gente - bambini, vecchi e donne prima degli altri, secondo la regola - verso il centro del territorio della cooperativa, dove due o tre casolari che fungevano da deposito di attrezzi potevano offrire un riparo alla meno peggio.
        Fu in quel momento che quelli che stavano di fronte al cancello fecero saltare con alcuni colpi di fucile i fili del telefono.
        " Un po' tardi, - disse uno dei contadini - ormai mezza provincia sa della vostra bravata".
        " Giusto in tempo, invece - replicò uno degli uomini di Ricamea -: non volevamo impedirvi di parlare. Ma ormai, ci hanno riferito, avete parlato anche troppo: calunnie, spudorate menzogne contro di noi che miriamo solo a difendere la tranquillità della gente delle Quattro Valli contro il pericolo delle vostre mandrie affamate, dei vostri cavalli selvaggi e dei vostri cani feroci, e soprattutto contro le vostre insinuazioni, le distorsioni della verità ed il cattivo esempio del vostro infame modo di vivere.
        La responsabilità della caduta dei fili è soltanto vostra".

                                                                                    - II -

Informazioni su Altavilla

        Ora si dà al lettore l'occasione di seguire un elegante e ben noto procedimento narrativo (si direbbe anche di fruire di esso). Si pianta, cioè, il racconto e si passa all'antefatto. O meglio: ci si accorge (è lo scrittore che lo svela) che in realtà si è cominciato a raccontare la storia non proprio dall'inizio, ma dal cosiddetto punto cruciale. Proprio così.
        Di conseguenza ora parliamo dell'arrivo di Ruggero alla fattoria di cui divenne il capo  e nella quale, del resto, era nato. Quindi si tratterebbe di un ritorno dopo un abbandono comunque ben motivato (motivi di studio), ma adesso non andiamo troppo per le lunghe con gli antefatti.
        Quando Ruggero giunse di nuovo nella sua terra, tutti i sette fondi di quella che sarebbe divenuta  la  Società cooperativa di Altavilla, anche se si continuava spesso a chiamarla fattoria, erano in mano ad un certo Battista Lucente, che si faceva chiamare don all'uso antico e che trattava anche all'antica i contadini che, benché fossero quasi tutti, sulla carta, proprietari delle loro terre come era stato per secoli, erano costretti in pratica a lavorare come braccianti, con compensi scandalosamente bassi, senza nessuna assistenza in caso di malattia, praticamente senza orario e senza alcun sistema di sicurezza nei lavori più pericolosi (ad esempio con i trattori in collina): insomma come schiavi, in barba alle leggi.
        In compenso don Battista investiva il denaro che ricavava dai prodotti della terra in spettacolari feste alla maniera degli antichi nobili di campagna, anche se - da un certo punto di vista - non  ci sapeva fare, non aveva la loro estenuata raffinatezza, risultato dell'altezzoso cretinismo (ereditario per legge) e della zotica grettezza avita che contraddistingue in genere ancor oggi molti nobili in quella ed in altre zone e che rappresenta un pesante fardello per quei figli di antiche famiglie che, pur conservando come è naturale un'affettuosa memoria delle loro origini, vogliono  vivere senza il marchio dei privilegi di nascita in mezzo agli altri uomini civili dell'evo contemporaneo.
        Ma l'ambiente andava comunque bene per i clienti, quasi tutti amici devoti del potente Samuele Ricamea, gente che non andava tanto per il sottile, allevatori arricchiti e vecchi gentiluomini depravati e rimbambiti che si facevano pelare nelle sale da gioco perennemente aperte accanto al gran salone delle feste.
        Ricamea poteva ben spendere e permettere a suoi collaboratori di sperperare qualche soldo nel locale di Battista, dal momento che comperava i prodotti della fattoria alla metà del prezzo medio corrente, ed a questo punto dobbiamo ricordare che i prodotti in questione erano in questo caso barbabietole, barbabietole da zucchero e l'allevamento era ancora pressoché nulla. Naturalmente per questi come per altri prodotti in tutta la regione e nelle altre, Ricamea preferiva impiegare quanto meno possibile gli uomini che assumeva alle sue dirette dipendenze e che era costretto a pagare molto di più di quanto gli sarebbero costati i lavoranti occasionali che Lucente stesso ed altri gli fornivano  a basso costo, nelle condizioni che ormai possiamo ben immaginare.
        Certamente, però, i metodi di don Battista erano non solo sempre più difficili da sopportare da parte dei contadini ma, con l'andar dei tempi (espressione detestabilmente vaga), erano diventati un problema per lo stesso potentissimo Samuele Ricamea. Particolare effetto avevano fatto le denunce su episodi di violenza di uomini di Lucente contro due contadine. Infine si era giunti a tal punto che non passava giorno che non divenissero di dominio pubblico imbrogli, ruberie, delitti. Il culmine fu raggiunto con l'uccisione di due contadini che si erano opposti alle prepotenze dei fedelissimi di don Battista. Così lo stesso Ricamea si trovò ad appoggiare Ruggero Delfi, da poco ritornato nella fattoria ed i suoi amici nella durissima contesa contro Battista. Ma Ricamea pensava così di far cessare lo scandalo e di continuare a dominare, attraverso il giovane ed inesperto Delfi, i contadini di questa fattoria come quelli di tante altre nella provincia.
        Ad attirare su Ruggero tante simpatie era, oltre al suo carattere, ai suoi modi gentili ed al coraggio intelligente che sapeva sempre dimostrare, anche la presenza al suo fianco di molti amici e parenti tra i quali in primo luogo Costanza, la moglie il cui nome era legato, come il suo stesso, ad antiche storie di amati signori normanni, addirittura di chissà quali leggendarî discendenti  degli Svevi e di Costanza d'Altavilla, appunto. Difficile da dirsi: il popolo aveva fantasticato per secoli e rimescolato fatti e memorie e forse molte leggende, sui prìncipi buoni che avevano reso felici  quelle terre tanto tempo addietro. E Costanza, che principessa non era, somigliava molto a quei ritratti, dipinti da anonimi pittori  popolari di più di un secolo prima, che narravano sulle tele o sui muri delle case le leggende di un'età felice, certamente felice, almeno, nell'immaginazione popolare. Ciò non impediva al popolo del ventesimo secolo di riconoscere appunto le leggende come tali, apprezzando senza riserve i poteri dell'immaginazione e cercando sempre di rintracciare il filo sottile ma chiaramente riconoscibile che riconduce generalmente, attraverso le leggende, l'osservatore acuto sulle tracce di una realtà che,  ben lungi dal negarle, si mostra a suo modo non meno affascinante di esse.
        Ruggero e Costanza  finirono comunque con l'apparire agli occhi di tutti come l'incarnazione di una speranza che da un lontano magico passato si proiettava ora sul prossimo futuro di Altavilla.
        Così  intorno a  Ruggero  si riunirono  tutti i contadini (la  cooperativa contava dieci famiglie) e don Battista fu costretto a fuggire, con i pochi suoi fedeli, in un piccolo podere che Ricamea gli assegnò, dopo aver firmato un regolare atto di cessione  ai contadini di tutte le sue proprietà in Altavilla. Tanto per mettere i puntini sulle i.
        Per essere precisi fino in fondo dobbiamo anche ricordare che don Battista Lucente riuscì per un pelo a salvare la pelle e che due suoi uomini tra i più odiati furono  accuratamente impiombati e regolarmente sepolti. Samuele Ricamea non batté ciglio. Cominciò invece ad agitarsi quando vide che Ruggero ed i suoi amici, dopo aver cacciato Battista, avevano deciso di chiudere la sala delle feste, e soprattutto di bandire i giochi d'azzardo che non sembravano più tanto indicati ad una comunità di contadini che dovevano necessariamente vivere con il proprio lavoro.
        Ma non pensiamo che per questo la fattoria divenisse più triste. Al contrario, ogni casa, dopo che i contadini si furono associati in cooperativa, tornò ad essere in tante occasioni luogo di festa, aperto in molte occasioni a tutti, senza sfoggio di ricchezze ma con tanto maggiore vivacità. E ciò non solo nei normali tempi di pausa nell'attività, ma anche nei periodi di più intenso lavoro, dopo durissime giornate sui campi o sui pascoli. I pascoli: questo era un altro tema che tormentava, fino a gettarlo nell'angoscia, il potentissimo Samuele Ricamea. Questa faccenda era per lui grave quanto la trasformazione in biblioteca (roba da matti, i contadini in biblioteca!) della decrepita sala delle feste del tempo di don Battista.
        Al tempo di don Battista non si sentiva quasi neppure parlare di pascoli, alla fattoria. Si producevano barbabietole e quasi nient'altro: giusto un po' di ortaggi varî, un po' di vino, grano per la famiglie e il latte che davano una decina di pecore e quattro o cinque mucche. Talvolta esse, oltre ad altrettanti buoi,  erano adoperate soprattutto per lavorare nei punti più difficili, dove era pericoloso l'uso dei trattori. Samuele comprava gran parte della produzione di barbabietole che servivano alle sue fabbriche di zucchero e di alcool per diversi usi industriali con l'aria di chi fa un favore e i pascoli erano tutti suoi, anche se in teoria chiunque aveva il permesso di portarvi il bestiame, visto che si trattava di terre demaniali esplicitamente assegnate ai pascoli di tutta la comunità.
        Pochi mesi dopo la cacciata di don Battista, i contadini della fattoria si decisero a cominciare ad usare in pratica questo teorico permesso ed in breve tempo misero su greggi e mandrie riducendo in favore dell'allevamento la coltura di barbabietole: Silupparono progressivamente, inoltre,  la produzione di altri ortaggi, ed anche di frutta, viti, mais, grano. Così disponevano di una certa varietà di prodotti e se andava male in un settore non era la rovina finché andava bene in qualche altro. Così ora vendevano un po' dappertutto e non dovevano dipendere  dalle condizioni di un solo mercato. Inoltre ora, poiché Ricamea - per vendetta contro coloro che gli "rubavano" i pascoli - non comprava più barbabietole, essi finirono col venderne buona parte a Nicola Surias ed ai suoi amici con i quali facevano buoni affari. Surias, poi, aveva interesse ad indebolire il rivale Ricamea ed ammirava lo spirito di indipendenza dei contadini, che perciò trattava da amici, benché fosse tanto più potente di loro ed avesse in varie province anche più terre di Ricamea stesso.
        Allora, diverso tempo prima dei fatti che abbiamo iniziato a narrare, era avvenuto un altro famoso assalto alla fattoria, in verità con meno complicazioni di quello di cui abbiamo cominciato a riferire.
        Dalla vallata di fronte alla casa di Ruggero, sotto la collina sulla quale ora erano appostati i fucili a lunga gittata di Samuele, una ventina di figuri erano sbucati al tramonto dal folto di una macchia.  Tutti avevano armi da fuoco, altri anche bastoni e catene di ferro. Si precipitarono sparando e urlando  contro le donne e i gli uomini che lavoravano nei campi, ma tennero sotto mira anche alcuni gruppi di anziani, sorpresi mentre facevano lavori più leggeri nei giardini e negli orti davanti alle case o  si riposavano pensando già a come preparare il pranzo  mentre i bambini giocavano sui prati vicini.
        Ernesto, il capo-meccanico, e  gli altri   riuscirono a portare al sicuro la gente più indifesa o a farla comunque disperdere  mentre  si diffondeva l'allarme.
        Ricamea non si curava troppo di nascondere il fatto di aver istigato ed armato gli assalitori che erano arrivati a gruppi di tre o quattro sui suoi autocarri goffamente camuffati con una vistosissima scritta Fattoria Cooperativa Altavilla. Immaginava e faceva dire in giro che Ruggero Delfi, il tiranno, abbandonato alla prima occasione da tutti i suoi soci e ormai disperato ed impazzito per la paura, si aggirava per le cantine e le rimesse della sua abitazione in preda ad un'angoscia mortale.
        In breve si vide però che l'assalto era sicuramente fallito e nessuno aveva abbandonato Ruggero. Alcuni degli assalitori, braccati da ogni parte, finirono nelle mani dei soci della fattoria  e furono riconosciuti tra essi diversi fedelissimi del vecchio don Battista.
        Ritenendo che l'operazione fosse riuscita il commendator Ricamea stava già preparandosi a far commentare sui compiacenti giornali locali la "torbida vicenda di vendette tra contadini", quando ricevette la telefonata di Ruggero.
        " Questione di poche decine di minuti, Ricamea ed i suoi emissari che non sono già precipitosamente fuggiti saranno tutti nelle nostre mani, vivi e morti all'incirca, rispettivamente, per il 75 ed il 25 per cento. Venite a prenderli: li troverete fuori dei nostri terreni. Fate presto perché ci sono dei feriti e non siamo in grado di curarli tutti adeguatamente".
        E fu così. Furono feriti anche alcuni uomini della fattoria, ma nessuno pensò più da allora che ad Altavilla fosse facile entrare senza il consenso dei contadini.
        Ricamea dichiarò che non aveva la benché minima responsabilità nel fallito attacco, anche se esso era partito, naturalmente, dio ne guardi, senza che egli se ne accorgesse, dai suoi terreni, ma prese comunque in consegna gli assalitori vivi e morti e fece curare, dopo i primi soccorsi prestati dagli stessi avversari, quelli che tra essi erano rimasti feriti. Si difese da ogni accusa anche di fronte al Tribunale che del resto non seppe dimostrare nulla a suo carico. Si adattò anche, dopo un primo scandalizzato rifiuto, a cedere ad  Altavilla, a titolo di risarcimento
dei danni subiti, secondo una precisa richiesta inviatagli da Ruggero, un trattore per ogni due assalitori liberati. "Daremo i trattori a quel cinico di Delfi", dichiarò alla stampa. Questi fatti erano accaduti nell'aprile del 1961.
        In quell'occasione, comunque, pensavano ora gli uomini di Altavilla, Ricamea aveva cercato di tenersi ufficialmente nascosto, di agire per intermediari.
         Ora invece, a  un anno e mezzo di distanza, circondando con i suoi uomini tutti i terreni di Altavilla, metteva in ballo direttamente la sua potenza ed il suo prestigio. La partita non si giocava tanto contro i contadini associati quanto contro il loro potente amico, il temibile rivale di Ricamea, Nicola Surias.

 

-III-


La fattoria ed i suoi amici.

                Era stato proprio Nicola Surias a vendere a buon prezzo alla gente di Altavilla alcune decine di magnifici cavalli ed alcuni robusti cani per la guardia alle pecore, ai bovini ed  al pollame. Inoltre i due tori di cui si è detto, destinati alla riproduzione e tenuti sempre in ampi ma sicuri recinti tra prato e bosco. Naturalmente i  cavalli erano ancora da addomesticare, ma da tempo abituati a vivere a contatto dell'uomo dal quale dipendevano per il cibo durante l'inverno, quando l'erba dei pascoli era sotto le lastre di gelo o quando la neve era troppo alta nelle vallate meno esposte.
        Insomma erano bestie del tutto normali e normali erano anche tutte le altre, cani compresi, guardiani bravi, ben allevati e basta, a parte l'alano, un animale impareggiabile per bellezza ed intelligenza, un lusso, si poteva dire (ma in realtà era anche un ottimo guardiano per la casa), regalo del tutto personale di Ruggero a Costanza la quale lo aveva battezzato Franz, nome in apparenza autonomo, ma in realtà risultante anche dalla composizione e dall'intreccio di coppie di lettere di Friedrich, Konrad, Manfred, Heinz, inviando in tal modo un gaio saluto ai fiabeschi antenati svevi e normanni.
        Ma, come si è detto, questi animali rappresentavano, secondo il commendator Samuele Ricamea ed i suoi, una tremenda minaccia per la tranquillità delle Quattro Valli e dell'intera provincia. Così il vecchio possidente aveva ordinato l'assedio alla fattoria  "per insegnare a quei prepotenti che la pazienza ha un limite".
        Quei prepotenti si ritirarono dunque nel cuore della loro terra, ben lontani dai confini vigilati dagli uomini di Samuele. Ruggero ed Ernesto, però, si appostarono con i fucili in mano dietro una grossa quercia a meno di cento metri dalla casa per osservare gli avversari. Altri seguirono il loro esempio tenendo d'occhio in particolare gli ovili e le stalle degli animali da tiro, cavalli e buoi.
        Dopo un po', visto che non accadeva nulla, furono lasciati di guardia solo due uomini e gli altri si riunirono davanti ad una rimessa di attrezzi per decidere quel che bisognava fare. Intanto gli uomini di Samuele, fuori dei recinti, passeggiavano, fumavano, chiacchieravano fra loro. Ad un certo punto si videro arrivare due carri che scaricarono viveri e sigarette in vari punti.
        " Non hanno voglia di andarsene" disse Guglielmo, l'addetto ai magazzini.
        "Eccezionale scoperta, comandante" commentò  Roberta, la fidanzata, passandogli il binocolo.
        Guglielmo non si scompose ma, dopo aver osservato, affermò che bisognava fargliela venire, la voglia di andarsene, si capisce.
        Ora non c'è bisogno di troncare qui un capitolo e di cominciarne un altro per dare la necessaria evidenza a ciò che seguirà. Il lettore amante delle ordinate narrazioni potrebbe richiederlo. Invano, visto che l'autore ha deciso che il capitolo continui.
        Certamente, lettore (mi rivolgo ad un certo lettore, non  ad uno qualunque, né a tutti), certamente dunque, o lettore, tu credi che Ruggero e Costanza, Guglielmo e Roberta, Ernesto e quanti altri vengono fuori in questo racconto abbiano il diritto di difendere le loro case ed il loro lavoro  e ciò ti fa onore. Io stesso riconosco il giusto merito a chi difende i diritti dei personaggi dei racconti, e quando poi si tratti di racconti miei non si può dubitare che - quantunque io non sia propriamente un vanesio né un sentimentale - la cosa mi faccia un certo effetto. Poiché lei, infatti, Indistinto/a Sig. Lettore/trice non dubita che i nomi in oggetto si riferiscano a personaggi di un racconto. D'altronde è piuttosto chiaro che finora si sono riferite le cose in un modo che può sembrare - diciamo - un po' partigiano, mettendosi costantemente in evidenza le ragioni (se ragioni si possono definire) della gente di Altavilla, sostenendo così - potrebbe dire qualcuno - il gioco dell'astuto Surias che ha tutto l'interesse a creare grane al rivale Samuele Ricamea.
        Dunque bando alle chiacchiere con lettori noiosi e diciamo subito che la notizia dell'assedio alla fattoria si sparse in tutta la provincia  e pressoché in tutta la regione in poco tempo, e ciò non solo a causa dei messaggi telefonici degli assediati a tutti i conoscenti ed alla polizia, ma anche, perfino dopo l'interruzione di fili del telefono, grazia alle ben calcolate notizie che lo stesso Ricamea fece circolare di proposito. Inoltre era evidente per chiunque si trovasse nelle vicinanze che gli uomini del ricco possidente non stavano intorno alla fattoria a fare il girotondo.
        Ricamea fece informare tempestivamente amici e conoscenti che nessuno, ma proprio nessuno, neppure qualcuno di loro, poteva entrare nel territorio di Altavilla o avvicinarsi ad esso oltre certi limiti stabiliti dai suoi uomini che lo circondavano. Gli  intimi del vecchio Samuele non batterono ciglio, ma la faccenda non poteva essere gradita a tutti i proprietari della provincia alcuni dei quali avevano con Altavilla rapporti commerciali per acquisti di ortaggi e di altri prodotti da concludere in fretta, ma anche - ad esempio - contratti in corso di perfezionamento per la vendita di macchine agricole ed utensili di varie specie.
        Così a Ricamea giunsero telefonate, telegrammi e più tardi lettere che esprimevano preoccupazioni o apprensioni varie o anche completo ed incondizionato appoggio. Si temeva però da parte di tutti la reazione di Surias. Fu anche per questo che alcuni dei maggiori proprietari di terre ed aziende si riunirono il giorno dopo a casa dell'anziana  Marianna Galli, titolare di un florido commercio  all'ingrosso  di fucili  ed articoli per caccia e pesca,
molto apprezzati anche fuori della provincia, nell'intera regione. Era presente tra gli altri anche il cavalier Giorgio Britanni, anziano spasimante della rubizza Marianna ma soprattutto nipote, per parte della madre Elisabetta, del commendator Samuele Ricamea di cui ora rappresentava gli interessi quasi come un impiegato, benché la sua famiglia vantasse origini ben più altolocate di quelle dei Ricamea che al confronto non erano che bifolchi rifatti.
        La  Galli disse subito che  non c'era da stare allegri e aggiunse senza troppa convinzione che certamente Ricamea non poteva tollerare che, a due passi dalle sue terre, cavalli e cani feroci terrorizzassero i suoi uomini e le sue bestie.
        " E' Surias che ha dato quelle belve alla gente di Altavilla - disse il cavalier Britanni-. Deve riprendersele, e anche i buoi: sono un pericolo, con i loro spostamenti, per tutte le nostre produzioni e per lo zio Samuele una grossa seccatura,  in pratica davanti all'orto di casa sua. Che coltivino barbabietole, quegli ambiziosi bifolchi.
        Se il signor Surias non vorrà desistere dal suo atteggiamento e continuerà a soffiare sul fuoco, questa volta si scotterà".
        "Certo! E' ora di finirla - approvò Italo Romani, un produttore di vini e paste alimentari mezzo in miseria -. Quelle mostruose belve scatenate non solo potrebbero aggredire i greggi e le mandrie, sconvolgere i campi e le vigne, ma potrebbero divorare i bambini ed in qualche caso i pastori stessi. Senza contare la possibile distruzione dei recinti e magari delle case".
        " Bravo, bravo Italo, - disse il nipote di Ricamea - ma non esagerare: che i cani mangino i mattoni delle case non lo dice nemmeno lo zio".
        " Ma sì, calmati un po', cugino Romani. Volevo chiedervi - intervenne Marianna Galli - se il Tribunale..."
        " Il Tribunale dovrebbe restare fuori della faccenda" volle subito precisare, un po' allarmato, Britanni.
        " Il Tribunale non c'entra - sentenziò a questo punto il decrepito Francesco Franci, uno dei più vecchi coltivatori delle Quattro Valli -: il solo Tribunale valido è quello di Dio, e Ricamaea, ora, ha il favore del suo Tribunale.
        " Eh, no! Con tutto il rispetto per il commendator Ricamea - scattò la signora Galli - c'entra eccome! ed è chiaro che non parlo di quello di Dio, ma di quello distrettuale . Non dico che deve sentenziare contro il signor Ricamea, ma c'entra. Può dargli ragione, ma c'entra.
        " E se può dargli ragione gli darà ragione - intervenne bonariamente Cecco Germani, che era forse il più ricco proprietario dopo Ricamea -. Così il signor nipote di Samuele sarà contento: avrà un'altra conferma delle sue ragioni ed il Commendatore ci lascerà entrare, noi che siamo suoi amici, ad Altavilla tutte le volte che vorremo a fare i nostri affari..."
        " A comprar barbabietole!" interruppe il nipote di Ricamea.
"... i nostri affari - ripeté Germani - senza uomini armati intorno. Sarà meglio, no?"
        " Ma il commendator Ricamea non esercita forse un diritto sacrosanto - intervenne Romani - difendendosi dalle minacce di Delfi? Non difende in tal modo anche noi?"
        " E dai, Italo - fece Marianna con un gesto di fastidio -.
Se ci prendi in giro non sei molto spiritoso: il diritto sacrosanto di occupare terreni della comunità e di impedire a noi tutti di transitarvi? Diciamo che ha la forza per farlo, e dovremo dire che in fin dei conti ha... ragione, di fatto. Ma se dichiariamo di parlare di diritti..."
        " Mi pare  - disse Giorgio Britanni  -  che così vada meglio. La Signora Marianna Galli sa pur qualcosa in fatto di dichiarazioni di diritti..."
        " Dovrebbe saperne qualcosa anche Ricamea, Giorgio, no? - ribatté seccamente Marianna mentre gli altri sorridevano - e quasi  quasi, in primis, anche tu".
        " Lo zio fa bene a fare ciò che fa - tentò di concludere Giorgio -. Tutti gli amici gli danno, in sostanza, ragione. Col Tribunale si vedrà. Ma non avventuriamoci in cavilli giuridici".
        " Già, - sospirò Marianna - i cavilli giuridici".
        Come evocati dal discorso i cavilli giuridici cominciarono a presentarsi subito alla porta della casa di Marianna, contenuti in una lettera che un garzone consegnò all'anziana signora. Il messaggio era stato recapitato a mano. Era Surias. Riferendosi ad antichi e saldi rapporti di reciproca stima egli chiedeva alla donna di rendersi interprete presso gli altri proprietari e presso i dipendenti delle varie aziende delle ragioni della sua protesta contro "l'impresa brigantesca" di Ricamea. Marianna si ritenne allora autorizzata a rivelare l'intero contenuto del messaggio.
        " Da ventisette ore - diceva Surias che evidentemente aveva tenuto esatto conto dell'ora in cui la lettera sarebbe stata recapitata - i soci dell'azienda di Altavilla sono bloccati dagli uomini del commendatore Samuele Ricamea che occupa con uomini armati un terreno demaniale e perciò di tutta la comunità, calpestando apertamente le leggi. Molti ad Altavilla hanno passato l'intera giornata fuori di casa per prevenire improvvise violenze da parte degli assedianti, alcuni hanno deciso di rimanere fuori anche di notte. Ricamea è responsabile dell'attuale situazione incresciosa e pericolosa per tutti".
        E qui Surias riassumeva i fatti e concludeva: "Mentre ho provveduto a denunciare al Tribunale Distrettuale ed alla Suprema Corte il comportamento di Samuele (in pieno accordo con due operai, rappresentanti ufficiali di Altavilla che si trovavano da me per trattative commerciali mentre il delitto avveniva), ho anche pensato di rivolgermi a Lei, Signora, ed a quanti altri hanno a cuore la pace delle Quattro Valli, affinché si possano infine trovare gli strumenti per ridurre alla ragione il Ricamea prima che sia troppo tardi. Ciò anche in considerazione del fatto che, con la sua azione criminale, egli ha mostrato di voler trattare  non solo operai e contadini miei amici ma  anche  proprietari, industriali,  commercianti di prestigio suoi amici, Lei tra i primi, alla stregua di servi. I miei rispettosi saluti ed i migliori auguri. Nicola Surias".
        Naturalmente la lettera provocò un putiferio di commenti, anche se, in fondo, non ci si aspettava da Surias meno di tanto.
        Indubbiamente la signora Galli fu molto colpita dal finale della lettera e perfino il cavalier Britanni non fu insensibile all'espressione "alla stregua di servi" con cui Surias sintetizzava seccamente il trattamento riservato da Ricamea ai suoi amici.
     Giunsero  poi vari messaggi  degli  amici di Surias, con aspri giudizi sull'azione del vecchio Sanuele e sferzanti commenti sui suoi sostenitori. L'agricoltore Polonese, ad esempio,  li definiva  "guardaspalle del brigante"; Mattia del Corvo, anche lui agricoltore e commerciante di ortaggi (famosi i suoi peperoncini piccanti), riservava loro, tra le definizioni più gentili, quella di "leccazampe del vecchio cinghiale", ma anche lui si rivolgeva ad alcuni di essi, ed in particolare alla Galli, come a possibili intermediari per risolvere la situazione; i soci dell'azienda Franz Kafka, notissimi  per la produzione di utensili e macchine di vari generi, si  rivolgevano a Ricamea (e mandavano copia del messaggio ai suoi amici) scusandosi per la loro insufficiente cultura giuridica e chiedendo un'informazione: " Qual è - dicevano - l'anno in cui è stata pubblicata la legge che le consente, Commendatore, di bloccare l'accesso ad Altavilla occupando un terreno demaniale? Se non le dispiace, vorrebbe anche indicarci il numero di questa legge che abbiamo invano cercato di rintracciare? Speriamo che la ricerca non sarà altrettanto faticosa e non costituirà motivo di imbarazzo per Lei che si è sempre proclamato uomo d'ordine e che ci ha spesso mostrato la sua conoscenza di leggi, decreti e regolamenti riconosciuti anche da Lei nella regione. Grazie. I soci della cooperativa Franz Kafka".
        Alcuni dei presenti erano molto a disagio. La Galli sorrideva amabilmente mostrando di aver voglia di strangolare qualcuno forse più vicino dei mittenti dei messaggi.
        " Bisognerà chiedere - commentò - al Commendatore informazioni su questa famosa legge. Che ne dite?"
        " Potresti risparmiarci i tuoi sarcasmi" affermò Britanni versandosi una ennesima tazza di tè.
        " Sbaglio - intervenne Italo Romani - o anche Surias ha i suoi bravi leccapiedi?"
        "Sarà - rimbeccò Marianna - ma quando ieri Giorgio ti ha detto, per metterti alla prova, che era stato Surias a bloccare la terra di Baldo, amico nostro e del Commendatore, come strillavi contro la prepotenza e l'avidità, dicevi, dell'uomo senza leggi. Non sono le stesse leggi che valgono nei dintorni di Altavilla?"
        "Ma da che parte stai? - ribatté subito Italo, risentito -. Gli scherzi di Giorgio sono infantili come la tua nonchalance. Sono zelante? Può darsi. Ma devo essere deciso anche di fronte a tutti quei miei dipendenti che, se potessero, impiccherebbero tutti gli uomini del Commendatore che vanno, come padroni, a visitare  a piacer loro vigne e poderi della mia azienda. Sai bene anche tu, cara cugina, cosa vuol dire avere queste gatte da pelare. Se poi i contadini di Britanni sono addormentati e non gli danno certi fastidi, è un altro paio di maniche..."
        " Forse perché - si inserì Giorgio - io li tratto meno male di te..."
        " Solo quelli di sangue blu, forse. Con quello che la tua illustre famiglia ha, diciamo, acquistato gratis da chi non voleva neppure vendere, ti puoi permettere certi piccoli lussi. Ma sai che non dura".
        " Basta - intervenne Cecco Germani -: avrete tempo dopo per certi battibecchi. Ora dobbiamo essere uniti, nel comune interesse".
        " Dovete sostenere lo Zio Samuele, non c'è dubbio".
        " Questo - disse Marianna - lo sappiamo da un pezzo, Giorgio".
        A togliere le parola di bocca a Cecco Germani che si preparava a sostenere a modo suo la necessità di "ingoiare il rospo"  giunse, nemmeno a farlo apposta, il messaggio del suo fratello minore: Il giovane Germani, legato a Surias e quindi in conflitto con il fratello maggiore amico di Ricamea, si rivolgeva, sempre per il bene comune, alla Galli come ad una persona ragionevole "benché amica del vecchio Samuele" visto che non c'era molto da sperare   dagli altri alleati di lui, compreso il ben pasciuto Cecco, cui la livrea di casa Ricamea non donava affatto.
        Per fortuna degli amici del Commendatore, però, giunsero anche numerosi messaggi di appoggio e di incoraggiamento, così come ne erano giunti in casa di Ricamea stesso, che del resto si affrettava a comunicarne il gradevole contenuto a tutti.
        Tra i messaggi di critica che fecero maggior impressione, ci furono quelli di alcuni proprietari che erano in buoni rapporti sia con Samuele stesso, sia con Nicola e non avevano alcun interesse materiale immediato nella faccenda. Soprattutto fece effetto quello di Diani, grande coltivatore ed allevatore di bovini che abitava addirittura oltre i confini della regione, più lontano di Surias. In una lettera spedita in molte copie e recapitata da messaggeri veloci ai vari proprietari egli affermava che se  si ammetteva che Ricamea avesse il diritto di proibire agli uomini di Altavilla di tenere i loro animali, Ruggero o chiunque altro avrebbe immediatamente avuto lo stesso diritto su Ricamea.
        " Il fatto è - concludeva - che Ricamea usa la forza e non la ragione".
        Il colpo fu duro. " Farebbe meglio - sibilò, sprezzante, il cavalier Britanni - a badare alle sue mucche e a darle da mangiare alla gente, invece di allevarle per bellezza, come pare che faccia, mentre i suoi dipendenti fanno la fame. Altro che dare lezioni di diritto a noi!"
        Britanni stesso aveva perso la calma. Il colpo era stato duro.
        " Sembra che in questo caso - osservò Italo - se lo possa permettere". Aveva cambiato tono. Era del tutto calmo, ora.
        " Se lo dici tu... - buttò là Giorgio con un gesto di stanchezza - anzi puoi darcele tu direttamente. Apprenderemo un po' di diritto di Italo".
        Romani sorrise: " Il nostro diritto, Signori, era pienamente in vigore quando molti dei vostri antenati cominciavano a costruire le prime capanne di fango. Ma  già da molto tempo prima Diani costruiva splendidi palazzi. Peccato che l'umorismo di Giorgio faccia cilecca e lo spirito di Marianna sia un po' appannato. Sapevo benissimo che Giorgio mi metteva alla prova  parlandomi di Baldo attaccato da Surias, e proprio per questo ho levato alte grida contro la violazione delle leggi. Doveva essere chiaro che valgono per tutti. Perché, voi cosa avreste detto in un caso simile?"
        " Non siamo qui  - disse Britanni con tono più benevolo -  per sentirti rovesciare le frittate senza mai un discorso serio, Italo. Cerca di capire ..."
        " Temo che la frittata - mormorò Marianna - rischiamo di farla tutti insieme".
        " Va bene - concluse Romani - Vi dico che non serve dire sì ma... ed altre belle parole per cercare di salvare la faccia. Servirebbero altri fatti. Ma non credo che siamo in grado di produrli. Perciò io obbedisco, amici, come Britanni ed altri servi, e non mostro incertezze ai miei dipendenti, anzi fingo perfino che la cosa mi piaccia in termini di diritto".
        " Amen!" disse solennemente Cecco.
        " Io starei attenta - precisò Marianna -. Anche lo stile conta. Ed inoltre è tempo che non io sola ma anche qualcun altro cerchi di far capire al Commendatore che  ci dà un po' fastidio essere trattati come servi". Nessuno osò disapprovare il discorso, compresa la frustata finale, del resto appena anticipata da Romani.
        Crediamo a questo punto di aver dato della situazione un quadro completo e chiaro, tanto da permettere, non solo al lettore acuto e sagace ma anche allo zuccone, di comprendere almeno l'essenziale di ciò che va compreso. Certamente per la gente di Altavilla non era difficile comprendere le mire del vecchio Ricamea. Alcuni, e tra questi Ruggero Delfi stesso, avevano addirittura il fondato sospetto che Samuele cercasse di provocare incidenti in modo da avere il pretesto per mettere comunque a soqquadro tutta la fattoria e distruggere il lavoro di anni, come primo passo per riprendere il controllo, di tutto il territorio di Altavilla insediandovi qualcuno dei suoi fedelissimi, pur senza esercitare un dominio diretto come avveniva invece su un terreno di confine, denominato Manoguanta, nonostante le proteste e le denunce alle  diverse autorità da parte di Altavilla che non aveva mai riconosciuto il possesso di diritto dell'area che era stata occupata - lo credereste? - con la forza decenni addietro.  Manoguanta: che nomi!
        A proposito di nomi, da un bel po' di pagine devo parlare del cognome  di Ruggero Delfi ed ora ne parlo, anche se la cosa può sembrare piuttosto estemporanea e qualcuno, per cercare il pelo nell'uovo, potrebbe trovarci da ridire in fatto di stile e via dicendo. Non mi pare per niente scandaloso che anche i nomi dei contadini abbiano una storia, indipendentemente dal fatto che Ruggero era un contadino molto istruito e sua moglie Costanza faceva anche scuola, come dirò meglio in seguito, a giovani ed anziani di Altavilla, insieme ad alcuni ex compagni di classe. Anche in questo mi pare che non ci sia niente di scandaloso, se non il fatto che quelli di Altavilla dovevano istruirsi da soli proprio perché non ci aveva pensato nessun altro. Anche di questo ho detto abbastanza. Del cognome di Ruggero, invece, non ho detto ancora nulla.
        Pare dunque che questo cognome, Delfi, derivi  da un antico soprannome greco, cioè Adelphoi, che alcuni secoli prima era in uso nella zona, dove c'erano, forse, alcune famiglie di greci. Queste famiglie avevano dato questo soprannome ad alcuni degli antenati di Ruggero, probabilmente perché essi andavano molto d'accordo (o forse perché litigavano e quindi in senso ironico) visto che - come e noto ad alcuni e come l'autore del presente racconto sa benissimo per aver studiato greco al liceo classico - il termine significa appunto " fratelli".
        Come dire che doveva trattarsi di fratelli per eccellenza. Poi chiunque capisce come sia facile arrivare  da " Adelphoi" a " Delfi" nel giro di alcuni secoli. E' addirittura uno scherzo, con alcuni secoli di tempo. Si fa ben altro.
        Un certo credito trovava anche l'ipotesi che il termine in questione derivasse - con una metàtesi (ovvero inversione) di sillabe  e con la caduta della desinenza is -  dal latino fidelis, anche in questo caso con senso positivo, ad indicare fedeltà agli amici, ai patti stabiliti ed a quant'altro richieda onorevolmente fedeltà. Certo si potrebbe cercare di scavare un po' più a fondo in queste interessanti questioni etimologiche, per l'istruzione ed il godimento intellettuale del lettore e per apportare nuovi significati alla storia di Altavilla. Ma poiché abbiamo altro cui pensare, consigliamo al lettore insoddisfatto di non farla lunga.

 
                                                                              - IV -

I giorni dell'assedio 

        Ad Altavilla, verso la sera del giorno successivo all'inizio dell'assedio, anche gli uomini che erano rimasti fuori la notte avevano deciso di riandare alle proprie case. Si stabili anche  di riprendere il lavoro sui campi e di provvedere al bestiame che si trovava all'interno dei recinti.
        Mentre lavoravano, comunque,  uomini e donne tenevano i fucili a portata di mano.
        Fuori di Altavilla, inoltre, c'erano alcuni pastori ed alcuni autisti che erano stati sorpresi dal blocco prima di poter rientrare nel territorio della fattoria. Proprio essi si erano rivelati utilissimi per le possibilità che avevano avuto di rivolgersi a molti proprietari e contadini autonomi delle zone vicine sostenendo le ragioni della loro azienda.
         Nella notte, inoltre, quando ogni altro mezzo di comunicazione tra Altavilla e il resto del mondo era da tempo interrotto, i fuochi dei pastori e degli autisti dalle colline erano chiari messaggi per gli assediati che rispondevano con gli stessi mezzi. Nel pomeriggio  gli autisti avevano inviato segnali con gli specchietti che avevano smontato dagli automezzi comunicando tutto ciò che riuscivano a sapere, a prezzo di rischi e fatiche notevoli, sulle mosse degli uomini di Ricamea, sulle reazioni dei suoi amici, sull'atteggiamento di Surias, degli altri amici di Altavilla e dei "neutrali" come Diani e tanti altri,  animati dalle più diverse intenzioni, oppure ostentatamente indifferenti come il potente lontanissimo Cian Catai (ma che razza di nomi !) di un casato antico all'incirca quale quello dei Diani.
        C'erano state discussioni, si capisce bene, sul comportamento da tenere verso gli assedianti poiché, quasi dal primo momento, tutti avevano compreso che non era ragionevole tentare di forzare il blocco, per quanto forte fosse la tentazione. Si era comunque deciso, in una riunione di tutte le famiglie, di opporsi a qualunque atto di violenza contro il territorio della fattoria.
        E non mancarono le occasioni per mettere in pratica la decisione.
        Si stava aspettando l'arrivo di merci da parte di Surias: alcuni camion di concimi chimici ed antiparassitarî di nuovo genere, meno nocivi agli animali, agli uccelli, soprattutto, di quanto non lo  fossero i vecchi  prodotti; inoltre quattro  trattori pesanti e due leggeri che Surias cedeva ad Altavilla a prezzo di favore. Molti erano nervosi ad Altavilla, ma più nervosi ancora erano gli uomini di Ricamea, fuori.
        Essi si chiedevano che cosa poteva accadere all'arrivo dei camion e dei trattori di Surias. Certamente i suoi uomini erano armati, ma erano fuori di casa, un gruppo isolato. Mentre essi, quelli di Ricamea, erano molti e ben organizzati. Ma non era il primo momento dell'eventuale scontro a destare le maggiori preoccupazioni: era ciò che poteva accadere dopo che - come dicevano gli ordini di Samuele - essi avessero bloccato il convoglio del potente rivale. Allora Surias poteva inviare altri uomini armati e scatenare il finimondo. Sì, proprio la fine del mondo. Come non comprendere tutto ciò? Pensiamoci bene. C'è la possibilità di non comprendere, per chi non vuole comprendere.
        Non so se ho dato un'idea abbastanza chiara delle dimensioni di Altavilla. Il nucleo centrale dei territori (seminativi, boschi, prati e pascoli) si estendeva per oltre un chilometro quadrato, per la precisione 1,14524 e chi vuole fare il conto in ettari, del resto facilissimo, faccia pure. A me gli ettari danno fastidio.
        Ho anche parlato di recinti, ma si capisce che non si poteva o non era conveniente recintare tutto: né i fianchi ripidi delle due vallate in fondo alle quali scorrevano, spesso sotto le volte delle selve, rapidi  ruscelli verso il fiume ampio e magnifico, né certi campi, né le zone più alte ed estese dei boschi in comunicazione con i territori demaniali.
        Nella tarda mattinata  del terzo giorno di assedio fu proprio dai boschi che si videro spuntare due trattori di Ricamea. Dopo aver aggirato la collina abbandonarono la strada che segnava in quel punto il confine tra il demanio e le terre di Altavilla ed entrarono in pieno in una vigna della cooperativa. Passarono per alcuni filari travolgendo le viti e spezzando i fili di sostegno. In quei filari la vendemmia era in programma entro pochi giorni. Poi i trattori scesero in fretta verso un campo arato ed in parte seminato. Fu Roberta ad avvertire gli uomini. Sui campi non c'era più nessuno: molti stavano tornando alle loro case dove si preparava il pranzo o erano già a tavola. Rapidamente, dalle case più vicine, gli uomini e molte donne corsero fuori.
         Ruggero, Costanza  ed Ernesto salirono in macchina e si fermarono con altri, armati di fucili da caccia, a cento metri o poco più dai trattori che descrivevano intanto larghi cerchi nei campi, badando a mantenersi fuori tiro e a danneggiare il più possibile il seminato ed in particolare le zone in cui le prime pianticelle erano già spuntate.
        Non lontano di lì si stendevano alcune delle più vaste coltivazioni di barbabietole, ma sembrava che gli uomini ai trattori si occupassero ora principalmente delle viti e del grano.
        E' il momento di dare al quadro il suo giusto e più ampio respiro.
        Dunque: Le bionde spighe ondeggiavano sotto la brezza, come un mare o un lago quando il vento l'increspa incessante e le onde si rincorrono  sciabordando infine e spegnendosi placide sulla sponda se il vento non è forte, ché allora è tutt'altro affare. Così, voglio dire, era accaduto per molti anni, ed ora erano le tenere pianticelle ad ondeggiare sotto la  brezza.  Ma non quelle che finivano sotto i trattori.
        "Proprio il grano e le viti migliori!" disse Enzo, uno dei giovani contadini  che si occupava  dell'istruzione dei ragazzi più grandi, nella scuola cui abbiamo già accennato.
        Proprio quello che è più scarso! Ma di questo passo anche le barbabietole non si salvano - disse un altro, Tancredi, uno dei più anziani -. Ruggero: bisogna prenderli a schioppettate, non c'è scampo!"
        " Devi dare ordine di sparare, Ruggero - disse Costanza, ed aveva un'espressione simile a quella di quando leggeva ai suoi allievi un passo difficile, o di quando si preparava ad eseguire per gli altri contadini e per gli operai addetti alle macchine un'opera impegnativa al pianoforte - oppure Ricamea non saprà, come deve sapere, che c'è un limite anche per lui. Tu sei il capo, qui, perché noi ti abbiamo scelto liberamente, anche per farci guidare da te in queste situazioni". Gli altri, che avevano seguito parola per parola Costanza, ora guardavano Ruggero.
        "Date subito qualche colpo di avvertimento" disse Ruggero. Con i fucili da caccia, del resto, non si poteva fare molto di più, data la distanza. Ma poiché gli uomini dei trattori non mostravano di risentirsi, limitandosi a mantenersi fuori tiro, Ruggero ed Ernesto presero dalla macchina i fucili caricati a pallottola unica.
        Lo schianto secco dei due colpi sul metallo si sentì nettissimo. I trattori fecero uno scarto e allora i contadini (mentre le munizioni che potevano essere micidiali venivano riposte) spararono a volontà impallinando i due guidatori.
         Poco dopo, dal lato opposto, alcune mucche di Ricamea, spinte dai suoi uomini, entrarono in un frutteto piantato da pochissimi anni. Anche qui  quelli di  Altavilla risposero: sempre badando a non uccidere gli uomini del vecchio Samuele (che avevano forse pensato di poter operare indisturbati in quella zona fuori mano) abbatterono quattro buoi. Uno solo degli intrusi finì con il sedere impallinato. La stessa sorte capitò verso sera ad uno che, con altri, avava portato dei cani in un'aia a dar la caccia ai polli mentre fingeva di richiamare i cani stessi e, vistosi scoperto, li sgridava per lo scempio che stavano facendo.
        Di notte  furono incendiati due pagliai e fu messa a soqquadro la casetta del vecchio Rodolfo che quella sera  dormiva  presso un parente alla lontana, come spesso accadeva da quando era rimasto solo. Di lì a due giorni Rodolfo sarebbe morto, anche per il dolore causatogli  dalla devastazione della sua casa.
        Ma intanto Ricamea fece sapere a tutti, con messaggi diretti, e perfino con una nota sul giornale locale, che non sarebbero state tollerate altre interferenze al "diritto di ispezione sui territori della fattoria di Altavilla" da parte dei suoi uomini.
         Una tale enunciazione "teorica" non mancò di suscitare commenti sarcastici. Potete forse  immaginare  quello che dissero, dati gli strettissimi legami con Surias, i suoi anche troppo devoti alleati. Ma  tra gli stessi amici di Samuele aleggiava  ormai apertamente la sensazione che il potentissimo proprietario volesse dettare a tutti la legge del suo interesse. Naturalmente il putrefatto Francesco Franci e il suo vicino e compare Zàrsala, che avevano tentato di ridurre i loro valorosi uomini al rango di schiavi e che ben presto avrebbero scontato la loro sordida condotta, non ebbero nulla da ridire. Ma i loro dipendenti non erano affatto d'accordo e riuscirono, a prezzo di gravi rischi, a farlo sapere in giro.
        E la Galli, Britanni, Germani, Baldo (cui abbiamo accennato a proposito dell'infelice scherzo di Britanni, Giulia delle Terre basse, Romani ed altri  erano sicuramente molto a disagio di fronte alle mosse, di cui non erano stati neppure tempestivamente avvertiti, del loro grande fratello. In particolare Romani dovette affrontare, come aveva previsto, i suoi dipendenti scatenati in attestazioni di solidarietà con Altavilla e di ostilità contro Samuele di cui furono bruciati due autocarri in transito e distrutte alcune partite di merci in arrivo. Questi episodi preoccuparono  molto Ricamea: se i contadini ed i dipendemti in genere cominciavano a fare i prepotenti era per l'esempio di Altavilla - egli pensava -, visto che Altavilla mostrava di voler tenere testa a lui ed ai suoi uomini. Di qui potevano nascere altri cattivi esempi, secondo Samuele. Perciò egli era più che mai deciso a dare ad Altavilla una lezione esemplare.
        La sera del terzo giorno di assedio venne diffusa la prima risposta del Tribunale alla denuncia urgente presentata Da Surias e dalla cooperativa di Altavilla. Subito dopo arrivò anche  un comunicato della stazione di polizia in risposta alla richiesta di intervento firmata dagli autisti e dai  pastori di Altavilla che erano stati sorpresi dal blocco "decretato" da Ricamea mentre si trovavano fuori dei territori della fattoria.
         Il Tribunale rispondeva proprio in via straordinaria, data l'urgenza della questione, dal momento che, per istruire tutto il processo, sarebbe stato necessario un periodo di tempo per il momento indefinibile (si capiva benissimo che poteva trattarsi di parecchi mesi, se non di anni). Per ora occorreva - affermava il comunicato straoprdinario del Tribunale - considerare tutti gli aspetti della questione, complessa questione che poneva a repentaglio l'equilibrio dell'intera provincia, scatenando o comunque rivelando ed eccitando nuove rivalità tra i più potenti proprietari della regione. Era comunque necessario che tutti si convincessero che bisognava rispettare i diritti e le libertà di tutti, compresi quelli di Altavilla: di ciò dovevano necessariamente convincersi - concludeva il comunicato - anche Ricamea e Surias.
        Come si vede, si trattava di considerazioni di altissimo valore morale (e senza mezzi termini, per Bacco!) apprezzabili soprattutto da chi si era rivolto al Tribunale per denunziare un reato gravissimo che stava avvenendo sotto gli occhi di tutti, tale da richiedere provvedimenti urgentissimi.
        La stazione di polizia, tramite telegramma, rispose  che ogni violazione delle vigenti disposizioni di legge sarebbe  stata rigorosamente perseguita e tosto repressa. Perciò si invitavano tutti gli abitanti della zona "a non recare in alcun modo turbamento alcuno e nocumento in qualsivoglia maniera al presente stato dell'ordine pubblico". Questo dicevano il Tribunale e la Stazione di polizia che avevano il compito di far rispettare le leggi. So bene che, in casi diversi, giudici e  responsabili della polizia si comportano in ben altro modo, giungendo anche a rischiare eroicamente (sì, proprio eroicamente, si veda su un buon dizionario il significato del termine) la vita per fare il loro dovere. Si tratta però di casi diversi, appunto, rispetto a quelli di cui ora ci occupiamo.
        Si sarà dunque ben compreso che in questo caso né dal Tribunale né dalla Stazione di Polizia fu mandato neppure un uomo non diciamo a controllare, ma almeno ad osservare ciò che  stava accadendo.
        Incredibile?
        Il lettore imparziale ed obiettivo (bella cosa essere imparziali ed obiettivi, beati voi!) non potrà credere, infatti, a ciò che ho appena narrato. Chi si farebbe ingannare, dirà, da tali manifestazioni di ipocrisia, di complicità o, nel migliore dei casi, di colpevole impotenza?
        Amico lettore (sarai pure amico di qualcuno), questi fatti avvennero, come io dico in sintesi, nell'ottobre del 1962; l'assalto degli uomini di Battista Lucente, di cui ho parlato verso l'inizio del racconto, era avvenuto nel 1961; la riorganizzazione di Altavilla in cooperativa sotto la guida di Ruggero Delfi e dei suoi compagni era stata possibile dopo lunghe lotte combattute contro gli uomini di Battista Lucente negli anni '50, culminate con la cacciata di Lucente nel 1959.
        Incredibile? Ma quali giornali leggi? quali stazioni radiofoniche e televisive segui, lettore, per farti queste idee?
        Non credo che dovrò continuare, parlando della storia (storia, lettore!) di Altavilla, a citare continuamente anni, mesi, giorni e ore degli avvenimenti: ci contenteremo di qualche data, al massimo, di quando in quando per dare il necessario tono realistico al racconto, un racconto che parla di storia, come ho già detto, ma che non è un libro di storia. E' un racconto, appunto. Ormai è quasi un romanzo, visto che va per le lunghe.
        A proposito di mesi e giorni, facciamo un esempio: verso l'inizio della storia dicevo che Ruggero Delfi (un nome significativo) vide schierati di fronte alla sua casa gli uomini di Ricanea "in un bel mattino di marzo" (mi sono citato), mentre ora affermo che, per la precisione, la cosa avvenne in ottobre (1962).
        Ebbene, a parte il fatto che a me piacerebbe scrivere i nomi dei mesi con l'iniziale maiuscola, e penso che lo farò, almeno ogni tanto, ciò rientra in pieno in quella innegabile ed inalienabile libertà dell'artista per la quale è possibile non solo la trasformazione, la rielaborazione fantastica dei dati naturali e storici, ma anche l'invenzione pura (senza bisogno di imprimatur da nessuno) o anche lo stravolgimento consapevole di certi dati. In questo caso si tratta in particolare di un aggiustamento del tiro, solo in funzione di una maggiore precisione,  man mano che la narrazione procede. Certamente , neppure all'inizio: mi pare che faccia tutto un altro effetto iniziare un racconto, anziché in un bel mattino di Ottobre, in un bel mattino di Marzo.
        E basta con queste considerazioni che del resto ho presentato solo per prevenire le  obiezioni dei pignoli.
        Dunque: credo che sia ora di fare un pezzo paragonabile a quello di qualche pagina addietro (Le bionde spighe...) dico paragonabile per eleganza di stile, qualunque sia l'argomento. L'argomento è questo: Le merci di Surias stavano per arrivare ad Altavilla: alcuni quintali di concimi chimici e di antiparassitarî, più i trattori, il tutto riunito in una colonna con due automobili  di scorta, un'operazione che impegnava una ventina di uomini.
        Ed ecco il pezzo.
        Un cupo senso di sgomento, una cappa di piombo cadde sulla notte delle Quattro Valli. Era  la terza notte dopo l'inizio dell'assedio. All'alba le merci di Surias dovevano arrivare ai confini, alle frontiere, diremmo, di Altavilla.
        Ma alle frontiere c'erano gli uomini di Ricamea.
        Come sarebbe stata l'alba del quarto giorno?
        Questo si chiedevano nella fattoria gli uomini che vegliavano a turno alle finestre delle case, quelli di guardia più vicino al confine, e insieme ad essi le donne ed i vecchi che stentavano a prender sonno, i ragazzi che avevano compreso che stava accadendo qualcosa di grave, quasi certamente uno di quei possibili eventi di cui talvolta, nei discorsi degli adulti, avevano sentito parlare  solo come malaugurata e lontana ipotesi. Questo si chiedevano gli uomini di Ricamea che vegliavano, armi alla mano, presso la cooperativa, quelli che erano di riserva più lontano, ma anche gli amici del potente proprietario, i loro dipendenti e tutti gli abitanti della provincia.
        E Ricamea stesso vegliava: " Un uomo solo - scrisse il giornale locale - di fronte al destino".
        Veramente ben fatto, con sobrietà e pienezza di linguaggio, bella prosa senza ostentazione, acute notazioni psicologiche, anche se, più che altro, di psicologia delle masse. L'argomento non rivela dunque molta raffinatezza né adeguato "senso della scrittura" (concetto nuovo, questo). Buoni il ritmo narrativo, la tessitura, le cadenze armoniche (un po' meno la melodia) ed il fraseggio, in particolare nel registro grave. I nuclei filmici (cinémi) risentono di un certo provincialismo, d'altronde assai robusto e risentito nella nostra cultura dei secoli successivi. La prospettiva non è priva di concreti agganci con il reale, con la fenomenologia, e l'invenzione ha un tono insinuante che ben si attaglia. Poco sviluppati, infine, il senso del colore mentre il panneggio è una merda: l'opera andò in scena, come abbiamo detto, nell'Ottobre del 1962 con l'esito che siamo venuti e veniamo descrivendo.
        Ecco un contributo critico che sarà utile, speriamo, agli specialisti ed ai cultori. Ci fermiamo qui anche per non togliere interamente al lettore il gusto della scoperta e della rielaborazione fantastica che egli potrà fare a domicilio (o anche a passeggio) dell'intera vicenda. E ciò senza altre risibili pignolerie meteorologiche ed agronomiche sul fatto, di per sé innegabile (di per sé),  che in autunno, anzi per la precisione in ottobre, non poteva esserci, a certe latitudini, il grano già spuntato, e forse addirittura neppure seminato, sì e no i campi arati. Può darsi dunque che gli uomini di Ricamea calpestassero in quell'occasione con i trattori i campi nei quali il grano doveva essere seminato, ma è indubbio che volessero ostacolare la produzione di grano ed è evidente che essi distrussero intanto molte viti ed in seguito anche grandi piantagioni di canna da zucchero: non staremo qui a raccontare tutto. Dovevo dire barbabietola da zucchero: altrimenti, di questo passo qualcuno potrebbe pensare che ad Altavilla si coltivassero anche tabacco e perfino caffè.
        Ho anche detto,  parecchie pagine prima di questa, che in inverno i cavalli dovevano essere riforniti perché non avrebbero potuto trovare cibo sotto le lastre di gelo o quando la neve era troppo alta. Qualcuno potrebbe sostenere che questa è un'esagerazione, che inverni tanto freddi nella regione non sono possibili. Ridicolo. Se lo scrittore vuole può far gelare e nevicare, tanto per dire, anche tra venti e ventitre gradi di latitudine. Ecco un altro esempio di errore (se tale si può definire) del tutto marginale che potrebbe offrire il destro ai pignoli di cui dicevo per critiche meschine atte a gettare discredito, avendo un neo per pretesto, su tutto il racconto. Sarebbe comodo. "Così spesso accade a certi uomini, che per un maligno neo della loro natura..." Prima o poi Shakespeare andava citato. Ora torniamo alla storia.
        Furono naturalmente momenti brutti per tutti, anche per Surias. Se egli avesse portato il suo convoglio di merci fino ad Altavilla doveva tentare di forzare il blocco, ma per questo era necessario l'impiego di molti uomini armati e poteva essere, come abbiamo già detto, il finimondo. Tutti i più  o meno sviscerati amici di Ricamea e forse anche alcuni neutrali lo avrebbero accusato delle conseguenze di una sua eventuale resistenza alla pur evidente prepotenza del rivale.
        Se egli tornava indietro con i rifornimenti molti avrebbero certamente gridato ai quattro venti che Surias aveva "calato le brache".
        Ebbene Surias preferì lasciar pensare a qualcuno che lui avesse "calato le brache" anziché rischiare uno scontro che poteva essere tanto sanguinoso quanto nessun altro era stato in una pur lunga storia di conflitti nella regione.
        Quando, come un fulmine, si diffuse la notizia che Surias si ritirava, molti tirarono il più grande respiro di sollievo della loro vita: da quel momento essi non rischiavano più di morire entro poche ore o pochi giorni nel corso di una serie di sparatorie dalle quali nessuno poteva avere la certezza di uscire vivo. Qualcuno, tra amici e neutrali, ma anche più d'uno tra gli avversari, ringraziò in cuor suo o anche esplicitamente Surias nella convinzione che quasi certamente la propria vita era salva per la saggezza dimostrata dal grande rivale del vecchio Samuele. Ma era tutta giusta, tutta saggia, la mossa di Nicola Surias? Se la causa o il pretesto del blocco di Altavilla era, per Ricamea, la presenza dei nuovi animali, era chiaro che egli non avrebbe tolto l'assedio finchè gli animali stessi non fossero stati ritirati.
 

     - V -


Il diritto e la forza

        Surias decise di chiedere alla comunità di Altavilla di riportargli  i cavalli selvaggi ed i cani feroci. E anche le due  carabine. Su queste ultime, lo ammetto, non ho posto tanto l'accento.
         Ciò si deve ad  almeno due validi motivi.
Il primo: come Ruggero diceva (si veda una delle primissime pagine), Ricamea disponeva  di un munitissimo arsenale di fucili di grosso calibro a lunghissima gittata, dislocati in luoghi diversi e non tutti noti, in modo  tale da poter tenere costantemente sotto tiro, in pratica, qualunque punto delle Quattro Valli. A questi si aggiungevano molte tonnellate di potentissimo esplosivo, più che sufficiente a far saltare in aria dieci volte tutta la regione. Di fronte a questi oggettini le famose due carabine consegnate da Surias ad Altavilla, con centoventi metri di tiro utile, erano davvero giocattoli. Era ridicolo solo pensare che con tali mezzi quelli di Altavilla potessero in qualche modo minacciare seriamente le munitissime fattorie di Ricamea e dei suoi potenti amici.
        In realtà (ecco il secondo motivo) la gente di Altavilla sapeva benissimo che le carabine erano una scusa per rafforzare  la richiesta di ritiro dei cavalli  e dei cani, animali che avrebbero favorito, attraverso lo sviluppo dell'allevamento, l'uscita della cooperativa dal legame troppo stretto con la monocultura della canna, (ci risiamo! naturalmente dovevo dire barbabietola) da zucchero, insieme allo sviluppo di altre colture agricole quali appunto grano e vite che, come si è visto, destavano un singolare interesse da parte di Samuele.
        Ruggero,  appoggiato da quasi tutti i contadini,  riuscì attraverso segnali luminosi a far pervenire in termini molto sintetici  la sua sdegnata protesta all'esterno e gli uomini che erano fuori del blocco la raccolsero portandola anche a Nicola Surias . Costanza inviò allo stesso Surias  un messaggio - anche a nome di molti dei suoi vecchi e giovani scolari di Altavilla - per mezzo di Franz, l'alano che riuscì, la notte dopo il quarto giorno di assedio, ad eludere la guardia degli uomini di Ricamea ed a raggiungere sulle colline un autista di Altavilla, Enrico il quale gli era particolarmente affezionato e riusciva ad intendersi con lui alla perfezione. Costanza sosteneva le tesi sue, di suo marito e degli altri soci di Altavilla con argomenti singolarmente penetranti. La pace delle Quattro Valli - diceva - era un valore essenziale. Ma essa non poteva essere conservata cedendo all'arbitrio, alla pura e semplice legge della forza. Tutti gli abitanti di Altavilla guardavano a Surias come all'amico capace di contrapporre alla gretta cecità del commendator Ricamea, alla viltà dei suoi sostenitori, alla ridicola impotenza dei tribunali, la forza del diritto, sostenuta dal patto di solidarietà che univa ormai le energie di tutti gli uomini che volevano vivere liberi e lavorare in pace per il bene comune.
        Secondo Costanza Nicola Surias avrebbe dovuto far continuare la marcia dei carri che portavano  i rifornimenti  di merci varie ad Altavilla fino alla zona in cui si trovavano gli uomini che bloccavano ogni accesso per ordine di Ricamea ed eventualmente farsi perquisire, come Samuele pretendeva che i suoi facessero a chiunque osasse presentarsi di fronte al blocco da lui disposto, in modo tale da rendere drammaticamente evidente anche nella forma l'azione assolutamente illegale del potente Commendatore.
        Enrico affidò allo stesso Franz le risposte  sia alla protesta di Ruggero,  sia alla successiva lettera di Costanza che Surias aveva fatto inviare attraverso i segnali di luce che gli uomini di Altavilla rimasti fuori del blocco potevano tentare di raccogliere sulle colline e  rimandare con notevoli rischi data la sorveglianza degli uomini   di Ricamea che non si curavano neppure di nascondere la loro presenza armata in  un vastissimo territorio demaniale attorno alla fattoria cooperativa.  
         Franz giunse cinque ore dopo che era partito con il messaggio di Costanza, passando in diverse circostanze senza farsi scorgere, nonostante la sua statura, a pochi metri dagli assedianti.
        "Cattive notizie ci porti, Franz - disse subito Costanza vedendo il cane di ritorno battere col muso e con le zampe anteriori il vetro della finestra -, lo vedo  dal tuo modo di battere la sveglia"
        Anche Ruggero, intanto, si era alzato. Aprirono  la finestra e fecero entrare Franz, lo accarezzarono per riscaldarlo e gli portarono subito una bella zuppa, ancora prima di leggere il messaggio di Surias che Enrico gli aveva messo al collare, dopo averlo ricevuto con i segnali di luce e trascritto.
        Nicola Surias diceva che si doveva accettare, per la pace delle Quattro Valli, la richiesta del Commendatore a proposito degli animali recentemente introdotti ad Altavilla e delle due carabine che egli stesso avrebbe provveduto a ritirare. Questo comportamento, anche se Ricamea non aveva alcun diritto di esigerlo, poteva rappresentare una concreta ed inequivocabile dimostrazione di buona volontà e ad esso si doveva giungere - sottolineava Nicola -  a condizione che Samuele si impegnasse di fronte alla Corte Suprema a non inviare ancora in futuro    i suoi uomini  nel territorio di Altavilla,  a permettere a tutti gli abitanti della cooperativa di usare liberamente i loro terreni e, naturalmente, a togliere prima di tutto l'assedio eliminando anche ogni ostacolo ed ogni minaccia verso il libero pascolo degli animali (di quelli che sarebbero rimasti) nei terreni demaniali. Ricamea stesso - concludeva la lettera di Surias - era stato informato indirettamente di tutte queste condizioni e sembrava disposto ad accettarle. Del resto, se non le avesse accettate, non avrebbe potuto sostenere in alcun modo la sua posizione non solo di fronte agli avversari, ma neppure di fronte ai molti neutrali e ad alcuni degli stessi suoi amici che si sentivano umiliati ed irritati dai suoi metodi.
        Ma quali condizioni - dicevano molti ad Altavilla - erano quelle che Nicola Surias poneva al rivale?
        Il lettore fornito di intuito brillante e libero, al tempo stesso, da ogni pregiudizio e da ogni servilismo ha già visto che, in fondo, si richiedeva a Ricamea di osservare un codice di comportamento che egli sarebbe stato comunque obbligato per legge a rispettare. Gli si chiedeva, cioè, di cessare di calpestare le leggi ed in luogo della meritata sanzione per suoi delitti, data l'impotenza del Tribunale, gli si offriva la realizzazione di uno scopo essenziale della sua azione illegittima: il ritiro degli animali appena introdotti  e la riconsegna delle due carabine. Il lettore medesimo comprende perciò come alcuni dei più giovani membri della Cooperativa di Altavilla - come Roberta e Guglielmo, come gli stessi Costanza e Ruggero - e diversi altri tra i quali Ernesto, non risparmiassero sul momento, parlando del loro amico Nicola, sprezzanti commenti sul suo atteggiamento troppo arrendevole nei confronti del vecchio Samuele.
        Il ritiro degli animali comportava infatti per Altavilla un ostacolo grave per la riorganizzazione e lo sviluppo ulteriore della pastorizia e dell'allevamento che potevano rappresentare, accanto alle  già avviate coltivazioni di cereali e della vite, un mezzo valido per sganciarsi definitivamente dalla pesante dipendenza della monocultura della barbabietola da zucchero, molto pericolosa ( lo si è accennato ed è evidente) come tutte le monoculture.
        Ma almeno altrettanto evidente è per il lettore cui ci siamo appena riferiti che Ricamea, costringendo gli avversari, i "neutrali" e gli stessi amici meno servili a chiedergli, attraverso trattative, di poter passare liberamente per i terreni del demanio e di poter commerciare con chiunque, ciò che faceva parte da quasi due secoli - come si suol dire -  dei diritti dell'uomo e del cittadino, dava un colpo pesantissimo alla certezza del diritto, alla fiducia nelle leggi ed al prestigio degli istituti che  avrebbero dovuto farle rispettare, dalla Polizia fino al Tribunale distrettuale ed alla stessa Corte Suprema.
        Ricamea aveva certo mostrato di voler dare un'apparenza di legittimità e di ragiomevolezza alle sue pretese sostenute dalla forza. C'era molta gente, come si è visto, disposta ad affermare che due tori, qualche cavallo, pochi cani da guardia e due carabine potessero rappresentare un pericolo per Samuele Ricamea. Gente che non si lasciava neppure sfiorare dall'idea che le migliaia di bestie di Samuele e le centinaia di uomini armati con i grossi fucili a lunghissima gittata di cui si è detto potessero essere un pericolo per qualcuno.
        Questa vera e propria perversione del diritto - direbbe il lettore - era forse il guasto più grave fra i tanti delitti che il commendator Samuele aveva prodotto. Ne erano convinti quasi tutti anche ad Altavilla. Ma non potevano cambiare la situazione solo in virtù delle proprie convinzioni.
        Tramontava il sole del quinto giorno di assedio quando, con un messaggio in codice lanciato con uno specchio, approfittando degli ultimi raggi, Ernesto incaricò Enrico, sempre in osservazione sulla colline, di  riferire a Surias che si accettavano le sue proposte per comporre il conflitto con Ricamea.
        Dopo molte discussioni si era fatta strada in molti l'idea che non fosse ragionevole insistere sulle posizioni già assunte mentre Surias faceva concessioni. E non era poi così facile dargli torto, visto che la posta in gioco era senza dubbio costituita da vite umane. Fu la stessa Costanza a consigliare per prima di accettare l'accordo: aveva considerato tutte le possibili soluzioni - disse - ed una soluzione pessima, quella di rinunciare ai nuovi animali, era purtroppo l'unica possibile. La potenza di Surias non era evidentemente infinita, lui aveva i suoi terreni molto lontano da Altavilla e forse non era in grado di sostenere a lungo un confronto estenuante, armi alla mano, con Samuele. Se si cedeva sui nuovi animali, c'era comunque da parte di Samuele l'impegno, di fronte a tutti, a rispettare in ogni momento  la gente, gli animali, i boschi,  prati e insomma tutta Altavilla. Il blocco della fattoria sarebbe stato eliminato subito.
        E così fu.
        Vissero felici e contenti.
        Così l'autore ha riassunto le ultime vicende, quelle che condussero Altavilla ad accettare il ritiro delle bestie selvagge, mostruose e feroci e le riconsegna delle due carabine. Ma il riassunto è privo di citazioni delle fonti, di documenti, di discorsi diretti. Male, malissimo: bisogna essere obiettivi ( ed imparziali, no?). Citiamo i discorsi nella loro giusta successione e con i toni ( non so, i sorrisi, le smorfie, i gesti, i raschiamenti di gola) giusti: siamo di fronte alla storia.
Naturalmente qualche pezzo andrà riassunto: le discussioni duraromo diverse ore e si svolsero non solo tra tutte le famiglie riunite in certi momenti presso la casa di Costanza e Ruggero, ma anche, per vari gruppi, in altre abitazioni.
        E se dovessimo riferire punto per punto tutti gli istanti della vicenda, la cosa occuperebbe giorni interi ed il numero dei giorni andrebbe moltiplicato per il numero degli individui (uomini, animali, domestici e selvatici, insetti, piante...) che quei giorni vissero in quei luoghi.
        Dunque veniamo all'essenziale (ma non fatevi ingannare quando qualcuno dicendovi "veniamo all'essenziale" censura la notizie).
        Si esaminarono prima a lungo le possibilità di continuare a resistere: c'erano provviste quasi di ogni genere ancora per diverse settimane, se si usavano con accortezza, i lavori essenziali potevano ancora essere fatti, sia pure stando sempre sul chi vive per rispondere ad altri eventuali attacchi dell'esterno. Si ripensò più di una volta alla possibilità di mandare qualche uomo, di notte, fuori delle terre della fattoria, non tanto per l'utilità pratica che la cosa poteva avere, quanto per riaffermare nei fatti, sia pure con un gesto simbolico, il diritto della gente di Altavilla a muoversi nella regione.
        " Ma a che servirebbe - disse ad un certo punto Ruggero - anche se ci riuscissimo? Tra qualche giorno, comunque, perché con questi chiari di luna  è  sempre più difficile perfino per Franz. Si potrebbe tentare di passare attraverso i boschi, ma Ricamea ha molti uomini anche oltre i boschi, lontano dai confini delle nostre terre. Per avere notizie abbiamo già abbastanza uomini fuori e tentare un esodo in massa è da pazzi, né più nè meno".
. "Voglio vedere Surias - disse Enzo il maestro dei ragazzi più grandi - ritirarsi quando gli sgherri della vecchia iena vorranno fermare la colonna delle merci!"
        "Non lo vedrai, se è per questo" rispose subito Corrado, il padre di Costanza, scuotendo leggermente il capo.
        "Ha ragione - intervenne Manfredi, un altro dei contadini -. Se Surias ha deciso di ritirarsi non arriverà neppure a contatto con i briganti di Ricamea. Farà dietrofront prima. Non è logico, Corrado?"
        Evidente: non correrà rischi inutili. Surias non si sente sicuro di fronte a Ricamea, ma  teme anche di esporsi alle critiche delle società che  lo appoggiano e forse anche alle rimostranze dei dipendenti della sua stessa azienda che lo vedono impegnato tanto lontano dai suoi terreni a difendere una causa che secondo loro è ormai perduta".
        Certo era difficile mettersi in testa che occorresse rinunciare a diritti tanto evidenti.
        " Non finirà così - disse allora Federica, la madre di Ruggero -, il mondo non finisce oggi: Samuele pagherà prima o poi per i suoi delitti. Saranno anche i suoi stessi amici che lui tratta come schiavi a stancarsi di lui: penseranno i loro contadini a svegliarli".
        " E' vero - approvò Corrado - e dipenderà anche da come noi sapremo farci ascoltare: avete visto che pandemonio sono stati capaci di fare in difesa dei nostri diritti quelli della Galli e di Romani?"
        Ma ancora non c'era stata la proposta esplicita. Fu Costanza a farla, come abbiamo già detto, poco dopo le parole di sua suocera.
        "Vi chiedo di accettare le proposte di Surias per porre fine al blocco. Samuele Ricamea sarà costretto ad accettarle a sua volta e ad impegnarsi a rispettare d'ora in poi le nostre terre e la nostra libertà di movimento in tutti i terreni damaniali della regione ed in quelli di tutti coloro con i quali stabiliremo in assoluta autonomia rapporti di buon vicinato. Ogni volta che, comunque, Ricamea dovesse violare le leggi inviando uomini armati entro il territorio di Altavilla senza il nostro consenso, egli sa bene che li manderà a ballare con Madama Morte".
        Allora fu Ruggero ad intervenire di nuovo. Molti aspettavano da lui l'indicazione decisiva, ma lui preferiva far parlare gli altri quanto più possibile, affinché le decisioni che doveveno venir fuori fossero da ogni punto di vista le decisioni di tutti. Ciò anche a rischio di dare a qualcuno, per qualche attimo, l'impressione di essere eccessivamente incerto. Per qualche attimo, al massimo.
        Ruggero disse che Costanza aveva ragione, e con lei tutti coloro che sostenevano che occorreva cedere, sul momento, per avere esplicite garanzie da parte di Ricamea.
        " Naturalmente non c'è affatto da fidarsi delle garanzie del Commendatore - continuò - ma è importante assicurarsi un suo impegno esplicito di fronte alle Quattro Valli ed all'Amministrazione dell'intera regione nella quale tutti sapranno della nostra buona volontà e del solenne impegno scritto di Samuele a non intervenire più nelle faccende interne di Altavilla".
        In quel momento si sentirono diversi spari: i fucili di grosso calibro degli assedianti e qualche scarica degli  automatici da caccia della gente di Altavilla che montava la guardia. Ruggero invitò subito due uomini, Goffredo e Riccardo, ad uscire in osservazione raccomandando prudenza, cercò di mantenere la calma tra i presenti e consigliò di far procedere l'assemblea, in quel momento presieduta da Roberta, che lo invitò subito a proseguire.
        "Non è di per sé una sconfitta irreparabile, - continuò dunque Ruggero - per i soci di una piccola azienda venire a patti con il ricchissimo Samuele. Ora noi cediamo, ma lui assume di fronte a tutti (compresi i suoi amici, anche se molti di essi si vergognano di dirlo) la parte del violento fuorilegge. E noi riavremo i nostri animali, quando Ricamea non troverà più tra i nostri vicini tanti servi pronti ad obbedire sempre e comunque. Quanto a Surias, egli ha fatto molto per noi. Non possiamo condannarlo perché vuole evitare lo scontro con il vecchio Samuele: nessuno può dire di sapere quanto questo scontro potrebbe costare".
        Costanza intanto accarezzava Franz: l'alano non era nella lista degli animali da restituire a Surias, essendo giunto da cucciolo oltre un anno  prima degli altri, anche se Ricamea aveva goffamente tentato di far credere di essersene accorto da pochi giorni. Inoltre, ormai, nessuno avrebbe     potuto tenerlo    lontano  dalla casa in cui era cresciuto, da coloro che l'abitavano e dagli altri amici che aveva trovato in Altavilla.
        Tutti tacquero per qualche secondo: era chiaro che non c'era neppure più bisogno di votare per prendere una decisione. Proprio in quel momento, insieme a Goffredo e Riccardo giunse Ernesto che era rimasto con altri fuori di guardia.
        "Hanno ucciso Tancredi - disse - e suo figlio è ferito, non gravemente. Sono entrati da sotto i boschi. Abbiamo preso tre dei loro. Uno è un ex aiutante di Battista Lucente che ora sta con Ricamea insieme agli altri: è ferito anche lui".
         Nessuno parlava. Ernesto concluse: "Sono entrati all'improvviso, come ho detto. Anche noi abbiamo sparato subito. Erano otto o dieci. Gli altri sono fuggiti".
        Durò appena qualche decina di secondi l'incertezza di coloro che erano riuniti intorno a Ruggero, l'incertezza - voglio dire - sull'opportunità di rimettere tutto in discussione, di lanciarsi contro Ricamea che aveva freddamente ordinato quel nuovo delitto, piacesse o no a Surias ed a chi altro diavolo fosse, visto che Altavilla non voleva riconoscere su di sé alcun padrone, né ora né mai.
        Tancredi: l'uomo più mite e modesto di Altavilla, buon compagno di tutti, di solito allegro e sempre saggio, mai monotono, neppure quando vi parlava per mezz'ora del tempo; capace però di ascoltarvi senza aprir bocca, se necessario, per mezze giornate, ma sempre pronto a buttar là un consiglio, anche per i vostri guai privati, senza darsi le arie di grande psicologo; capace di darvi i nomi di cinquanta piante selvatiche diverse in un fazzoletto di terra di prato, di brughiera o di bosco; infallibile nel sentire dall'aria se la mattina sarebbe stata buona per la caccia ai tordi, tanto per dire, quando era ancora permessa, o per il passo in generale; insuperabile nell'improvvisare divertimenti con quattro indovinelli e cento vecchie storie, raccontate  ogni volta con lo stesso estro e con le più impertinenti variazioni per divertire alcune decine di bambini e ragazzi per ore e ore. E il bello era in molti casi trovarsi di fronte ad indovinelli con solenni prese in giro a sorpresa, spesso anche in rima, fulmineamente riferite a situazioni della giornata, perfino di ore o anche di pochi minuti prima, o addirittura improvvisate seduta stante all'apparire di questa o quella persona che, quando fosse chiamata in causa, aveva sempre la possibilità di rispondere, appunto, per le rime. Costanza aveva scritto alcune delle storie di Tancredi ed insieme a Ruggero e ad altri aveva registrato dal vivo (qualche volta all'insaputa del vecchio amico) ore ed ore  di improvvisati "spettacoli", soprattutto d'estate, sotto le stelle, per i bambini di tutte le famiglie di Altavilla.
        Si sarebbe parlato ancora tanto e molto spesso di Tancredi.
        Ma ora Altavilla doveva decidere.
        Ernesto era ancora in piedi quando Costanza, tenendo sotto gli occhi un foglio di appunti della riunione in corso, ruppe il nuovo silenzio che era seguito al drammatico annuncio del cognato Ernesto, facendo un cenno per avere l'assenso di Roberta, presidente dell'Assemblea, che la invitò con un analogo segno a prendere di nuovo la parola.
        "Quando avremo reso i primi onori al nostro amico Tancredi e ci saremo resi conto delle condizioni di suo figlio, interrogheremo gli uomini di Samuele. Intanto, insieme a Tancredi, onoriamo la memoria di Rodolfo, indirettamente, come direbbe qualcuno, direttamente, dovremmo dire noi, ucciso dall'oppressione del Signor Commendatore Ricamea. Poi, se siete d'accordo, diremo a Surias  che accettiamo di rimandare indietro gli animali e naturalmente anche le due famose carabine che chiunque teoricamente può acquistare per legge facendone regolare denuncia alla locale Autorità giudiziaria.  Ma dov'è l'autorità Giudiziaria, oggi? Vogliamo  decidere? Ai voti, dunque".
        Quasi tutti fecero cenno di assenso, alcuni si astennero, pochi votarono contro non condividendo alcuni aspetti dell'accordo, ma non vi furono accese contestazioni sui suoi termini fondamentali. In realtà, come si è visto, qualcuno avrebbe preferito che Surias giungesse con i suoi carri fino agli sbarramenti del potente rivale per rendere evidente, anche attraverso le registrazioni radio e le immagini che certamente sarebbero rimbalzate immediatamente in tutte le stazioni radio e televisive, la violazione alla base da parte di Samuele di tutte le regole provinciali, regionali, nazionali, internazionali, planetarie,  e presumibilmente interplanetarie, galattiche ed infine universali.
     Ricamea poteva anche infischiarsene.
        Ma (per gli dei!) la situazione era diventata ormai di quelle che , come si dice, fanno notizia e non poteva essere ignorata da nessuno.
Dopo la votazione tutti cominciarono ad uscire seguendo Ernesto.
        A questo punto fine del capitolo.
        Partendo proprio da Ernesto, però, mi pare che una nuova tiritera sui nomi non sarebbe del tutto inutile. La presento quindi perché, come ho già detto, devo decidere io che cosa si debba dire, come autore del presente racconto. Non mi avvalgo  di nulla né aspetto delega da alcuno.  Semplicente dico quello che mi pare giusto.
        Dunque i nomi degli associati di Altavilla erano e sono in genere derivati dagli Svevi e dai Normanni. Ad esempio i nomi  di Adelaide, Matilde, Emma, Corradino, Giacomo ed altri - donne e uomini di cui il nostro racconto si è occupato, pur senza avere la possibilità di riferirne in dettaglio le storie  individuali -  sono, nel racconto, rappresentati come discendenti degli antichi  Svevi o Normanni,  della casa di Altavilla o degli Hohenstaufen di Svevia.  Ma chi può inseguire i nomi tramandati quasi sempre in linea maschile? E' anche per questo che io mi firmo in genere (per quanto la cosa non abbia al momento il giusto rilievo nelle cronache planetarie), dopo il mio nome cosiddetto di battesimo (Lucius),  con i nomi di famiglia di mio  padre (Fabi) e di mia madre (Schlinger).
         Stavo dicendo, già, partendo proprio da Ernesto, che il suo nome non figura tra quelli (almeno tra quelli più conosciuti e spesso latinizzati nei documenti) dei Normanni di Altavilla  e degli Svevi. Sembra un nome più facilmente ricollegabile, in tempi ben più recenti rispetto all'epoca d'oro degli Svevi e dei Normanni, ai Sassonia-Coburgo, agli Hannover, ai Brunswick-Lüneburg e ad altre più o meno note famiglie.
         A parte  Marta e Alberto (Marta e Albert Goldbart) ai quali, svevi o normanni o che altro siano, questo racconto è dedicato.
         Ernesto, dicevo, il comandante Ernesto, piaccia o non piaccia, svolge un ruolo fondamentale in questa storia, anche  con il suo nome, quali che ne siano le origini. Quindi il suo nome non si cambia.
        Del resto mi pare di essere stato chiaro sull'ambientazione.  Se anche, invece che di Normanni, Svevi, e - come vedremo in seguito - Carolingi, qui si trattasse di Slavi o di Arabi, o anche (perché no?) di Latinoamericani o di quanti altri popoli dir si voglia le cose non cambierebbero. Quindi non si facciano, di grazia, lamentele sull'ambientazione che compete all'autore in ogni momento del racconto. Ciò significa, anche, semplicemente, che egli in ogni momento la può cambiare. Qui siamo nel campo dei diritti civili individuali. Lo diciamo ancora una volta a beneficio di lettori particolarmente distratti.

 

- VI -


Saggezza o debolezza?
                
        Abbiamo già detto che, quando si sparse ( "come un fulmine", abbiamo detto, quasi 20 pagine prima di questa) molti ringraziarono in cuor loro il potente amico di Altavilla che, con la sua saggezza, aveva evitato a tutti una terribile prova. Con la sua saggezza, si chiedeva comunque qualcuno, o con la sua debolezza? Perché Surias aveva accettato l'imposizione del potente rivale? Perché non era stato in grado di sostenere di fronte alla Corte Suprema le circostanziate denunce dei soci di Altavilla?
        Intanto ricordiamo che non furono pochi tra i fedeli di Ricamea ( anche tra i poveri, non solo tra i possidenti ed i ricchi commercianti) a sghignazzare ostentatamente, appena superata la tremenda emozione del primo momento, sulla "magra figura" di Surias che aveva (manco a dirlo) "calato le brache" in conseguenza  dell'aver trovato "pane per i suoi denti".In casa di Italo Romani (ma anche tra i parenti della Galli, tra gli altolocati sguatteri di Britanni e tra i fidatissimi dipendenti di Cecco Germani) non mancarono discorsi molto realistici e positivi (sembra chiaro che quella gente doveva essere poco o niente romantica, no?) sulla forza che ad un certo punto (locuzione precisa -  per gli dei! - oltre che di facile uso) risolve le questioni.
        Inutile fare tante chiacchiere, diceva ad esempio l'ammini- stratore di Romani, sul diritto e le leggi: chi ha la forza, se non è , appunto, un imbecillus, la usa. Ciò che non era molto diverso dal discorso storico-sociologico dell'amministratore di Ricamea in quale si ammantava di  un'affermazione a suo avviso efficace quanto elegante: " Da tempo immemorabile si sono fatte liti sanguinose per il possesso delle fonti di produzione".
        Se non proseguiamo con queste edificanti citazioni è per il fatto che il lettore ha ormai a disposizione un quadro sostanzialmente completo della situazione, se almeno si tiene conto della notevole possibilità di immaginare, sulla base di questi dati esemplari, tutto ciò che è rimasto inespresso e che può condurre a completare il tutta la serie dei  fatti essenziali.
        Limitiamoci dunque a ricordare che l'accordo stabilitosi di fatto tra i due potenti proprietari ed accettato per necessità da Altavilla pose fine per il momento ad una situazione molto pericolosa.
        Il lettore conosce certamente, almeno per sommi capi, molte storie di conflitti per la terra in tempi antichi e recenti, fino agli ultimi decenni in tanti diversi paesi, i mille problemi dei piccoli proprietari di fronte al latifondo, le questioni dei pascoli, delle sementi,  del bestiame, delle macchine, dei carburanti, del controllo dei confini, dell'arruolamento della mano d'opera, delle associazioni di piccoli e grandi proprietari, delle lotte degli stessi mezzadri e braccianti per istituire associazioni volte ad acquisire la proprietà comune della terra.
        Sulla base di tutto questo (e di quant'altro la nostra fragile penna umana possa aver tralasciato) egli dunque non si meraviglierà che, anche dopo l'accordo, Altavilla continuasse ad essere teatro di frequenti e talvolta gravi incidenti.
        Questo termine "incidenti" piacerà molto soprattutto al lettore imparziale che condanna la violenza da qualunque parte provenga ( i buoni ed i cattivi - egli dice - si trovano dappertutto) ed è convinto che si deve vincere la violenza, la prepotenza e l'ingiustizia, visto che nell'animo umano si trovano o per dir cosa più fine albergano anche sentimenti buoni e nobili. Così questo lettore obiettivo, pensando ai fatti che siamo venuti narrando, avrà già da tempo avuto modo di incolpare di ogni male la violenza, la prepotenza l'ingiustizia, lo spirito di prevaricazione, la mancanza di comprensione (tra gli uomini), l'egoismo.
        Ma in quell'ottobre del 1962, in molti momenti precedenti come nei mesi e negli anni seguenti ad Altavilla non erano la Violenza, la Prepotenza, l'Ingiustizia, la Prevaricazione, l'Egoismo ed altri Mali a minacciare di distruzione la gente di Altavilla: erano uomini (prepotenti, violenti eccetera) che avevano o credevano di avere interesse a fare quello che facevano.
        Il lettore obiettivo ed imparziale ed altresì neutrale, cioè non partigiano mostra dunque di saper fare una tra le cose al tempo stesso più mirabili ed agevoli che mente umana possa compiere in Terra: ragionamenti contro i cattivi sentimenti umani. Oggi egli dice ancora che occorre liberare l'uomo, ma non dice bene da che cosa e soprattutto da chi.
        Non te la prendere, lettore amico: è evidente che non ce l'ho con te. Tutt'altro.
        Dicevo dunque, per tornare al resoconto dei fatti, che, anche dopo il famoso accordo, ci furono "incidenti". Per esempio una volta gli uomini di Samuele si ripresentarono, armati fino ai denti, di fronte ai confini di Altavilla presso la casa di Ruggero: erano lì a proteggere il nuovo attacco dei disperati di Lucente cui si erano aggiunti direttamente vari dipendenti del potente Commendatore con le solite maschere che non ingannavano nessuno. Per parecchie ore si pensò che Samuele volesse mettere a ferro e fuoco la fattoria usando direttamente il grosso dei suoi uomini, nonostante i patti e nonostante il rischio incalcolabile che un'azione del genere avrebbe comportato, come più volte abbiamo detto.
        Anche questo ennesimo attacco dei vecchi sbandati di Lucente, per quanto sostenuto dal Commendatore, fu respinto, altri ebbero simili esiti, ma intanto, per mesi interi, questa gente, grazie alla protezione di Samuele che non lesinava soldi e forniture di ogni genere, poteva tenere in allarme  gli uomini di Altavilla, togliendo ai campi ed in genere al lavoro uomini nel pieno delle forze. Inoltre le spie di Samuele entravano scopertamente quasi ogni giorno nel territorio della fattoria, cercando ovviamente di sottrarsi  ai colpi che arrivavano puntuali, quando i contadini le avvistavano, sia pure partendo  da modesti fucili da caccia.
        Ricamea affermò parecchie volte che il suo "diritto di ispezione" nelle terre di Altavilla sarebbe stato esercitato fino a quando egli lo avesse ritenuto opportuno. Le ispezioni continuarono, infatti, per alcuni anni e costarono care non solo alla gente di Altavilla che le subiva, ma anche a qualche ispettore.
        Sul momento, però, Ricamea riuscì a  limitare la portata storica, potremmo dire, che l'atteggiamento della comunità di Altavilla doveva e voleva rappresentare in tutte le Quattro Valli e nell'intera regione. Ma non riuscì a distruggere la nuova organizzazione della fattoria, nonostante tutti i mezzi illeciti che tentò di usare. Ad esempio egli cercò per almeno quattro volte dopo il 1962 di far uccidere Ruggero. Questi ed altri fatti, alla lunga, cominciarono ad essere chiari anche per molti di di coloro che erano sempre stati al fianco del vecchio Samuele, provocarono qualche effetto anche su quelli che per Samuele avevano accettato di fare i "tagliagola", secondo la definizione stabilmente adottata in tutti i messaggi e le comunicazioni affidate per lettera e per  telegrafo alle poste, alla stampa, ai messaggi telefonici da Ruggero Delfi ed ormai nota a tutti. Inoltre Ricamea non sarebbe riuscito ad impedire che dalla stessa Altavilla partissero negli anni seguenti, soccorsi a alcune aziende in lotta con i suoi amici.
        Ma poiché abbiamo parlato dei metodi di Samuele Ricamea per sostenere le sue posizioni di potere nella regione, dobbiamo ricordare, oltre ai ripetuti attacchi ad Altavilla - come un esempio significativo tra molti altri,  non molto tempo dopo i fatti che abbiamo esposto,  anche per le circostanze di tempo e di luogo - ciò che avvenne in un'altra fattoria il cui nome era ed è San Domenico. Qui, nel giro di due o tre anni, in parte anche per l'esempio di Altavilla ( un esempio pericoloso) si erano avute sempre maggiori e più frequenti manifestazioni di fastidio per lo strapotere che Ricamea esercitava, oltre che, ovviamente, sui propri terreni ed in quelli demaniali che tendeva a considerare cosa propria, anche sui terreni degli altri. Ciò in modo particolarmente ostentato o, come qualcuno direbbe, provocatorio, soprattutto dopo che ai vecchi capi della  fattoria di San Domenico, rapidamente alternatisi in pochi anni era stato sostituito, nel dicembre del 1962, per volontà dei contadini e degli altri soci dell'azienda agricola, il più giovane, energico e coraggioso Giovanni Boschi.
        Ricamea non aveva perso tempo: con un po' di soldi e qualche promessa di impieghi vantaggiosi aveva indotto "segretamente" alcuni uomini disponibili di Sam Domenico a scendere in lite con Boschi fino a rifiutarlo come capo, contro i patti appena stabiliti fra tutti i soci dell'azienda. Infine questi signori avevano spinto la loro disponibilità fino a scendere a vie di fatto, fucili alla mano, proprio mentre (curiosa e fatale coincidenza!) alcuni impiegati di Samuele Ricamea stavano arrivando  a San Domenico per trattare un affare.  Quale fu dunque la reazone di Ricamea? Egli fece entrare a San Domenico una dozzina di uomini  che (quando si dice il caso!)   si trovavano già a due passi dai confini della fattoria  quando cominciarono a volare le prime fucilate.
        E perché Samuele fece entrare  i suoi uomini (armati, è evidente) a San Domenico? Ma via! chi non lo capirebbe? Per difendere da ogni eventuale minaccia la vita dei suoi impiegati che stavano parlando di affari, come ho già detto.
        Così nel giro di una mezza giornata Boschi ed i suoi collaboratori, quelli che rimasero vivi, furono cacciati da San Domenico ed i rapporti della "nuova" gestione dell'azienda con Ricamea tornarono ad essere in sostanza come  quelli del tempo antico, se non addirittura migliori.
        Intervennero naturalmente il Tribunale e la polizia, soprattutto per le insistenti richieste dei vicini di Altavilla e di altri amici di Boschi e dei suoi. Con quale stile e con quali risultati, inutile dirlo: risparmiamo al lettore la noia di leggere ed all'autore (che ha già lavorato parecchio) il fastidio di citare ancora i resoconti di tali interventi. Si ripensi ai precedenti.
        Questi fatti avvennero tra la fine di Aprile e l'inizio di Maggio (a volte a me i mesi fanno un po' l'effetto di personaggi e mi sembrano nomi propri) del 1965.
         Ma  che cosa faceva Nicola Surias, intanto? Non doveva forse intervenire? Ma come? Impegnandosi ancora una volta in un "braccio di ferro"  a così grande distanza dai suoi territori e quasi a due passi da quelli del temibile rivale? Che cosa avrebbero detto i suoi amici Polonese - ad esempio - e Germani il giovane, Mattia del Corvo, quelli della Franz Kafka che si sarebbero sentiti impegnati in un'azione  per gente tanto lontana? E fino a che punto costoro gli erano veramente amici, visto che Surias non aveva fatto certo complimenti, quando in diversi momenti, si era trattato di riaffermare il suo strapotere su queste aziende a lui collegate, diciamolo pure, senza una vera convinzione o addirittura per forza?  Queste situazioni rappresentavano già da allora - nonostante certe apparenze di granitica solidità - elementi di debolezza che nel corso degli anni seguenti avrebbero condotto alla disgregazione non solo dei rigidi collegamenti con gli "alleati", ma ad una serie di rovinose cadute del controllo di Nicola sugli stessi suoi dipendenti diretti. Ma non era ancora questo il momento. Così come non era ancora il momento dello scoppio di un accesa rivalità con la numerosissima gente di Cian Catai che per diverso tempo era stata amica di Surias ed iniziava già comunque  a raffreddare i suoi rapporti.
         In relazione alla violenta distruzione dell'organizzazione di San Domenico è invece degno di nota il fatto che proprio le reazioni degli amici di Ricamea furono molto meno tenere rispetto ai tempi delle più drammatiche vicende di Altavilla. La Galli disse addirittura in pubblico che il Commendator Ricamea era stato imprudente, altri suoi amici non furono molto da meno. Chi aveva già criticato Ricamea per le molte altre azioni violente, che, come ben si capiva, non sarebbero state certo la ultime, fu questa volta ancora più duro.
        Dal tempo del blocco di Altavilla molte cose stavano cambiando.
        Dal 1964, addirittura, con i suoi tracotanti soprusi contro la  società  della lontana Selva dei  Franchi, Ricamea aveva cominciato suo malgrado a suscitare proteste - fatto assolutamente inaudito - tra i suoi stessi diretti dipendenti: contadini, operai, impiegati, gente insomma di ogni condizione. Ma restiamo ancora per un momento nella regione di Altavilla.
        Certamente le cause fondamentali dei conflitti di cui si è parlato sono evidenti. Ci si potrà chiedere perché, come ho già detto, essi fossero tanto frequenti nella regione di Altavilla e nei dintorni, anche se non erano poi molto meno frequenti in altri territori.
 In questa regione molte fattorie erano appartenute un tempo alle più potenti famiglie, dai Britanni, ai Galli o anche agli antenati di Franci e di Zàrsala. La stessa famiglia di Ricamea era stata dominata per  due secoli dai Britanni, Altavilla era stata sotto gli antenati Di Francesco Franci, il decrepito e superstizioso proprietario tanto disprezzato dai suoi stessi dipendenti da essere chiamato quasi da tutti (sia pure tra i denti o negli scritti clandestini) "Il Caprone".
        Da diversi decenni, però, una legge sulla limitazione del latifondo aveva permesso a molti piccoli coltivatori e allevatori di riacquistare quelle terre che già i loro antenati avevano coltivato liberamente sia pure in condizioni di lavoro talvolta primitive e comunque estremamente disagevoli, prima dell'occupazione da parte dei grandi proprietari. Allora sugli antichi feudi si erano formate le prime comunità di contadini. Altavilla e San Domenico derivavano da due di questi antichi feudi ed in condizioni abbastanza simili si trovavano diverse altre aziende della regione, unite o suddivise in vari modi, oppure gestite da società cooperative. La legge le dichiarava libere, ma i maggiori proprietari, spesso ricorrendo a pretesti squallidi o arrampicandosi sugli specchi per creare motivi di contrasto, preludi di interventi violenti, cercavano in ogni modo di mantenerle, direttamente o ricorrendo, come abbiamo visto, a compiacenti e ben compensati intermediari, sotto  il proprio controllo. Non dilunghiamoci su questi fatti poiché il lettore che non sia uno Yeti ma abbia una certa sensibilità ed adeguate fonti di informazione ( e molto spesso, se non le ha non è colpevole) li conosce senza dubbio molto bene, almeno nelle linee essenziali.
        La storia di Altavilla, che è esemplare, è già finita. Quella parte di storia, intendo, che questo racconto doveva narrare, benché essa continui, naturalmente, sia di per sé, sia per i molti rapporti dei soci di Altavilla con altre comunità nella regione e fuori di essa. Lo abbiamo ricordato a proposito dei fatti di San Domenico e lo ricorderemo in relazione ad altri fatti che da soli potrebbrero dare e daranno materia a molti racconti.
        E si ricordi, perché no? che l'autore ha scritto questa storia nel 1975 e l'ha rivista in seguito volendo ricordare anche altri diversi fatti. Per esempio, quando Surias, nel 1968, stroncò le "velleità" di autonomia dell'azienda Franz Kafka, con un'azione violenta di tutti i suoi alleati per forza, mentre una assoluta solidarietà veniva manifestata ai membri della cooperativa da tanta gente (in mezzo alla quale l'autore non era certo il più autorevole, ma c'era) dov'era Cian Catai?
         Era alla finestra a guardare, ostentando indifferenza, insieme ai suoi agenti in tutti gli angoli della regione, e non disdegnava  neppure di intrattenere rapporti quasi compiacenti, ma secondo lui dignitosi, con il vecchio Ricamea dal quale tuttavia lo dividevano e lo dividono interessi antagonistici che sarà impossibile conciliare.
         Ma anche in altri momenti Ricamea aveva avuto contrasti: con Germani il Giovane, con Mattia del Corvo nel 1956, e con altri che divenivano di volta in volta vittime o agenti del suo strapotere. Ciò per ricordare che non siamo qui a difendere ad occhi chiusi le ragioni di questo o di quello. Surias avrebbe pagato un prezzo pesantissimo, negli anni '80 e '90, per la rigidità della sua organizzazione di azienda e dei collegamenti con gli stessi suoi vicini. Un prezzo immenso che sta ancora pagando. Ma ora torneremo, e sarà (finalmente!) l'ultimo breve capitolo di questo racconto, ai fatti della Selva dei Franchi  degli anni ' 60 e '70, dopo aver ricordato che finalmente anche molti membri della Corte Suprema stanno finalmente prendendo le parti di Altavilla contro le prepotenze di Samuele che non riesce del resto più a contenere le proteste dei suoi stessi dipendenti che reclamano ormai da tempo e con sempre maggior vigore che si stabiliscano rapporti di normale convivenza con la cooperativa di  Altavilla.
 

- VII -


La  vittoria della selva dei Franchi

        La mattina del 4 agosto 1964 Costanza e Ruggero, in casa, stavano appunto pensando ai loro lontani amici della  Selva dei Franchi i quali erano da anni in lotta contro Ricamea che aveva mandato nelle loro terre, più o meno "segretamente" le peggiori canaglie di cui disponeva per provocare discordie e disordini tra i soci delle loro azienda e soprattutto tra quelli che volevano che Ricamea stesso evitasse di mettere il naso negli affari altrui e quelli che lo vedevano invece di buon occhio come una specie di arbitro (conosciamo ormai i sistemi commerciali del vecchio Samuele) traendone vantaggi personali o familiari sotto forma di regali sostanziosi ed utili, proporzionati ai contratti-capestro che cercavano di imporre all'azienda della Selva di cui loro stessi avrebbero dovuto difendere i legittimi interessi.
        Ecco: questo non è un tono da osservatore obiettivo, imparziale, equidistante: è troppo scoperto il mio atteggiamento e temo che ciò possa nuocere all'efficacia del racconto, alla sua incisività. Il lettore equanime, equivalente,  equivoco difficilmente potrebbe perdonarmi, se io chiedessi il suo perdono.
        L'ex feudo della Selva dei Franchi, denominazione il cui significato si può rintracciare agevolmente cercando nella notte dei tempi, era ed è una cooperativa di boscaioli, allevatori ed agricoltori normalmente nota  con il suo  nome tradizionale di Vitemna (che diavolo vorrà dire?!): un vasto territorio (piccolo se confrontato con i possedimenti di Ricamea e di altri grandi proprietari) comprendente un'ampia zona alta, in parte completamente brulla, con rocce allo scoperto, ed in parte coperta di boschi. C'è poi una fascia di colline e la pianura molto fertile. In tutto più di tre chilometri quadrati, circa 3,3 di cui due produttivi, tra campi, pascoli e foresta, la Selva dei Franchi, appunto, il cui nome veniva dato per estensione a tutto il territorio. Da che cosa poi il nome stesso derivasse non è facile dire: certamente in tempi antichi i Franchi, o meglio i loro lontani discendenti, avevano dominato, direttamente o per mezzo di vassalli locali, la Selva e le regioni circostanti. Ma le origini del popolo, e del nome Vitemna, erano  comunque ben più antiche rispetto al primo apparire degli stessi Franchi alla ribalta, come si suol dire, della Storia.
        Sembra però che in realtà il nome  meno antico non alludesse solo alla dominazione, che  pure  c'era  stata, dei lontani discendenti di quel potente popolo, bensì al significato primitivo del termine "franco": Selva degli uomini liberi, in poche parole, con un preciso riferimento al fortissimo spirito di indipendenza degli abitanti del luogo, un elemento caratterizzante evidentemente riconosciuto da molto tempo.
        Da vari anni, dunque, la Cooperativa della Selva dei Franchi, dopo che il territorio era stato riscattato a caro prezzo dalla tutela della signora Marianna Galli la quale in tempi abbastanza recenti dominava ancora, come del resto il cavalier Britanni, territori a distanze incredibili da casa sua, era stata provvisoriamente divisa - per complesse ragioni di eredità che comportavano problemi burocratici che non è qui importante spiegare - in due parti in attesa che, sistemate tutte le faccende legali, le venti famiglie che ne facevano parte ritornassero secondo accordi sottoscritti e presentati al Tribunale della regione, un tutto unico.
        Ma gli intrighi di Ricamea avevano reso la divisione stabile: una parte dei terreni, a nord di una linea di confine del tutto arbitraria era amministrata, secondo le leggi, dai soci della cooperativa sotto la guida del saggio Carlo, tanto benvoluto dai suoi che tutti lo chiamavano affettuosamente, Zio Carlo l'altra metà, a sud della linea stessa, era in parte controllata abusivamente dalla famiglia Gano, svisceratamente amica del vecchio Samuele. Ho detto in parte perché anche in questa metà quasi tutte le famiglie rifiutavano di obbedire ai Gano e desideravano riunire il territorio sotto la guida di Carlo.
        Ruggero e Costanza stavano dunque pensando, in quella mattina di agosto, ai loro lontani amici della Selva. Costanza studiava intanto alcune difficili pagine di compositori moderni. A proposito: da un pezzo devo dire che se qualcuno si meraviglia che in certi  momenti storici  e anche in tutti gli altri momenti  dei contadini facciano gli artisti come Costanza o gli scienziati (come Ruggero, ad esempio), o  che siano lettori accaniti (come Corrado, tra gli altri) e di altri comportamenti che sarebbero da riconoscere come normali in ogni società civile, ciò si comprende perfettamente, poiché molti contadini non hanno spesso quasi nessuna possibilità in tal senso. Ma il lettore che voglia usare questi argomenti per dire che in fondo non sta bene che dei contadini si istruiscano troppo è destinato ad andare incontro a grosse delusioni, poiché con ciò egli dà ragione ai vecchi disperati dei quali Battista Lucente è esempio nel nostro racconto, gente che non farà più molta strada. Brutte delusioni si preparano anche per il lettore tanto fiero e sdegnosetto da pensare che la gente del popolo non debba usare gli strumenti musicali, artistici, letterari già "contaminati" dai signori (benché si trovi ad ogni istante a dover riconoscere che gli strumenti della tecnica bisogna usarli per forza, anche se i signori li hanno usati prima). Ma Costanza era tutt'altro che scema. Idem Ruggero ed altri.
        Dunque ( e tre!) in quella mattina di agosto Costanza e Ruggero pensavano ai loro lontani amici  di Vitemna, la Selva dei Franchi quando (e vogliam dire a quelli tra i nostri venticinque milioni di lettori che credon che il torto e la ragione non si possan dividere con un taglio netto, come di coltello, di provare a verificar con ciò che sta per seguire la lor credenza, e diciam di seguito che scriveremo un trattato sulla digressione) giunse la notizia che quattro boscaioli della Cooperativa della  Selva erano stati uccisi presso i loro terreni da un gruppo di guardaboschi di Ricamea armati, secondo l'uso, di fucili di grosso calibro a tiro lungo.
        Erano molto lontani dalla Selva dei Franchi i boschi ed i campi di Ricamea, ma egli aveva un po' dovunque, come è facile comprendere, impiegati del genere. I suoi guardaboschi dissero che i quattro boscaioli, armati di scure (cosa del tutto incomprensibile per dei boscaioli) avevano assalito il loro gruppo. Non c'era stato altro da fare che sparare. Qualche giorno dopo precisarono che avevano visto da lontano i quattro boscaioli che, almeno a loro giudizio, si stavano preparando ad assalirli. Non è il caso di continuare: tutti sanno cosa possono fare da lontano una scure e un fucile.
        Volevo dire quasi tutti lo sanno.
        Subito dopo questo "incidente" (vedi che mi ricordo di te, lettore obiettivo ed imparziale?) Ricamea inviò nella zona una decina di uomini a "vendicare l'affronto subìto". Furono incendiate alcune case, una donna morì bruciata, qualcun altro fu ustionato o rimase ferito quando gli uomini di Samuele, ritirandosi, spararono  alla cieca.
        Da allora, per anni e anni, Samuele avrebbe devastato la Selva: decine di uomini armati, in barba a tutti i tribunali ed alla stessa Corte Suprema, avrebbero messo a ferro e fuoco la Selva dei Franchi, sia la parte a nord, sia quella a sud.
        Ma i "poveri" boscaioli e contadini non si piegarono.
        Molti di essi furono uccisi.
        Intere famiglie furono distrutte.
        Alcuni di loro, catturati, furono tenuti segregati per settimane in celle o gabbie non più alte di un metro.
        A più d'uno furono bruciate le mani, nel corso di varî giorni di trattamento.
        Vi furono donne violentate, uccise, seviziate dalle guardie di Samuele e dai Gano, la famiglia locale che collaborava con Ricamea.
        Tra quelli che finirono in mano agli impiegati di Ricamea subirono certamente, di solito, i trattamenti peggiori coloro che si erano mostrati più decisi a resistere. Ma anche tra quanti, almeno apparentemente, non si ribellarono, molti furono malmenati e qualcuno perse la vita quando gli agenti di Ricamea decisero di far saltare con la dinamite alcune costruzioni ( case, officine, depositi di macchine ed attrezzi) senza preoccuparsi di fare prima il censimento degli occupanti e degli addetti ai vari lavori. Qualcuno, a caso, fu preso e frustato a sangue non si può dire per quante "sedute". Ci fu chi perse la memoria e la parola, alcuni impazzirono per i traumi orribili provocati dalle sofferenze fisiche, dal terrore continuo, dagli spaventi improvvisi. Anche tra quelli che, almeno apparentemente, non si ribellavano come abbiamo già detto: ciò perché Ricamea voleva dare a tutti l'esempio istruttivo della sua forza ed inoltre perché, anche a proposito di quelli che apparentemente non si ribellavano, egli non poteva fidarsi delle apparenze. Molti, nella parte sud della Selva dei Franchi ovvero Vitemna Sud, avevano dovuto lasciare le loro case e vivevano nella foresta: gli uomini di Samuele ed i loro collaboratori locali, i dipendenti dei Gano, li  vedevano  spesso sorgere  dal nulla, più  spesso morivano senza fare in tempo a vederli.
        Tutto ciò può sembrare eccessivo per una storia di conflitti per la terra ed è, effettivamente, eccessivo. Tuttavia di ciò che ho narrato sono a disposizione di tutti prove inconfutabili. Ed io ho narrato solo una piccola parte dei fatti, e per sommi capi.
        Ho  anche detto che Ricamea agiva "in barba a tutti i tribunali", compresa, naturalmente, la Suprema Corte. Un'eccezione va fatta per il cosiddetto "Tribunale della coscienza", non quella di Samuele, quella di alcuni di coloro che gli erano più o meno vicini. Inoltre Samuele non poté eliminare i vecchi e nuovi amici della Cooperativa della Selva, più o meno gli stessi che aveva Altavilla, anzi, per la precisione, un po' più di quelli di Altavilla.
        Ricamea perse il "mercato" della Selva dei Franchi. Pochi giorni dopo che tutti gli uomini alle dirette dipendenze di Ricamea si furono ritirati da tutto il territorio della Selva, i Gano fuggivano e tutte le famiglie riconfermavano la propria fiducia ai successori del saggio Zio Carlo, che era morto da poco, ed ai suoi vecchi e giovani collaboratori.
        Negli anni in cui si preparava a caro prezzo il successo della Selva, Ricamea aveva cercato in molti altri luoghi di imporre il suo potere con metodi non molto dissimili rispetto a quelli che ho appena ricordato, qualche volta con risultati più o meno duraturi. Ora che Surias ed altri che potevano contrastare il suo potere sono rapidamente decaduti, il feroce commendator Ricamea  esercita in modo ancora più sfacciato il suo strapotere. Senza alcun dubbio anche esso crollerà per dar luogo in tutta la regione ad un'organizzazione della terra nella quale siano rispettati e sviluppati in ogni senso i diritti di tutti.
        Ma se per narrare la storia della Selva dei Franchi occorrerebbero - come dicevo - molti racconti, molti altri ne occorrerebbero per altri fatti cui ci siamo appena riferiti in termini generali.
Questo finisce qui, con un richiamo dell'attenzione dei lettori su un fatto (una coincidenza?) che giustifica ulteriormente, credo, il riferimento ad Altavilla anche durante i brevi cenni rivolti alla storia della Selva dei Franchi: il primo carro di aiuti (alimenti, vestiti ed altri generi di prima necessità, ivi comprese alcune damigiane di vino) che potè entrare in quella parte del territorio  della Selva, già controllata dai Gano per conto di Samuele ed ora libera, proveniva proprio dalla lontana Altavilla.

*In questa storia allegorica i protagonisti di ben determinati fatti storìci di cui si indicano anche le date sono individuabili per allusioni diverse. Anagrammi come Delfi, Ricamea, Surias, Diani,Vitemna. E nomi quali Marianna Galli, Giorgio Britanni. Italo Romani ed altri non dovrebbero presentare grandi difficoltà per il lettore che usi un minimo di attenzione.


Le grotte dei miraggi opus 4 n. 4
Quando il mio arcitrisnonno era un bambino, qualcuno andava ancora a caccia non solo per divertimento, ma anche un po' per necessità. La selvaggina era molto più abbondante, mentre i cacciatori erano meno numerosi, anche perché non tutti si potevano permettere il lusso di armi e munizioni costose o di abbandonare in certi momenti i loro lavori principali, a parte i pochi cacciatori di mestiere.
Naturalmente succedeva anche allora che qualcuno ritornasse con il carniere vuoto, per non aver trovato nulla a tiro o, come si diceva, per le padelle, cioè per i tiri sbagliati che aveva fatto, per buona sorte delle povere bestiole. E allora si sentiva raccontare di maledette beccacce o tordi dispettosi colpiti ma perduti tra spineti impenetrabili o in orridi burroni.
Federico, un ragazzo che viveva solo in una casetta quasi al margine della grande foresta, era un tiratore coi fiocchi con qualunque bersaglio inanimato, mentre generalmente era un raccapricciante padellaro quando sparava agli animali. In compenso cercava erbe selvatiche e soprattutto funghi, da solo o con gli amici del suo villaggio o dei paesi vicini. Molti, anche se gli volevano bene, data la sua gentilezza ed il carattere mite che faceva onore al suo nome (che in sostanza significa molto pacifico), lo consideravano un po' matto per questo suo modo di fare. Non così Greta, la bellissima e saggia fanciulla che tanto lo amava ed era da lui altrettanto amata.
Un giorno, verso l'inizio dell'autunno, Federico era andato con gli amici nel bosco, ma poi aveva voluto inoltrarsi da solo verso la Sella del Serpente, una zona in cui da tempo si diceva fosse nascosto un tesoro che certi vecchi briganti avevano raccolto con ogni sorta di ruberie al servizio di un signorotto che aveva spadroneggiato fino a poco prima in tutta la Regione con la prepotenza, le crudeltà e gli intrighi di cui era capace. Sui monti della Sella, nelle Grotte dei Miraggi (che nessuno sapeva precisamente dove si trovassero) un orribile Serpente - dicevano - quasi fosse una creatura del vecchio signorotto, vigilava ancora sui tesori che i briganti avevano avidamente accumulato. Federico non aveva rivelato a Greta l'idea, nata nella sua mente in seguito ai racconti degli amici, di addentrarsi in quei luoghi sinistri. Non voleva che la fanciulla amata potesse temere per lui. Ma lei, da qualche vago accenno del giovane, aveva intuito tutto e ad un certo punto, assalita dall'ansia, si era diretta verso la Sella.
La direzione che sembrava aver preso non era sfuggita però ad alcuni amici ed amiche, ed essi loro volta, temendo per la sorte della ragazza, avevano deciso poco dopo di mettersi in cammino.
Come al solito, Federico non aveva ucciso nessun animale, ma aveva raccolto molti funghi e si era fermato per riposarsi un po'. Era in genere molto attento a distinguere le specie, ma quel giorno era stanco e, quasi senza accorgersene, assaggiò un pezzetto di quella che gli era sembrata una russula già ben nota. Cominciò subito a sentirsi strano: gli sembrava di sollevarsi da terra e di avere una vista ed un udito tanto acuti da riuscire a distinguere i corvi che passavano su una collina ad oltre un miglio di distanza e sentirne i versi. Sembrava che gli uccelli lo invitassero a seguirli. Per fortuna non si era proprio avvelenato ma non si sentiva sicuro di essere tutto a posto. All'improvviso vide una lepre ferma davanti al Sole ormai quasi al tramonto, su una sporgenza del terreno a una cinquantina di passi. "Ma perché non vai in giro con i tuoi compagni? - le gridò Federico - Non sai che sono un cacciatore ed ora ti devo sparare?"
Imbracciò il fucile e prese la mira. Il tiro, benché contro luce, era facile anche per un cacciatore svogliato come lui. Ma allora la lepre, senza mostrare alcun timore, sollevò una zampa anteriore quasi ad indicare al ragazzo di seguirla.
E Federico, con il fucile in spalla, la seguì. Dopo qualche passo vide che lei lo invitava con dei cenni a prendere la direzione che prima era stata indicata dai corvi: proprio la Sella del Serpente. Poi, con un balzo, scomparve. Allora il giovane vide che quella era la sua ora e non doveva fermarsi. Seguì la via che la lepre gli aveva indicato e poco dopo, improvvisamente, gli apparvero le Grotte dei Miraggi. Comprese subito il motivo del loro nome. Tutte le pareti erano ricoperte di specchi che rimandavano immagini distorte di ciò che in esse avrebbe dovuto riflettersi, tanto che era impossibile comprendere che cosa si trovasse effettivamente di fronte agli specchi stessi e quali fossero solo forme riflesse e quali gli oggetti reali.
Ad un certo punto Federico vide di fronte a sé un grosso e orrendo Serpente dove avrebbe dovuto invece rispecchiarsi lui stesso. La bestia sembrava tenere nelle spire il cappello ed il mantello del giovane. Esitò. Poteva sparare sul serio ad un essere vivente? Ma alle sue spalle risuonò, chiarissima, la voce di Greta: "Spara, Federico, spara!" Allora, in un attimo, il ragazzo mirò e sparò. L'enorme rettile, centrato alla testa mentre stava per attaccare, si afflosciò, cadde pesantemente e rimase immobile mentre tutti gli specchi andavano in frantumi e scoprivano un fantastico scenario di ori, argenti, pietre preziose, mobili e stoffe finissime accanto a più modesti ma non meno interessanti oggetti di artigianato di diverse epoche.
Giunsero gli amici, richiamati dal rumore dello sparo.
"Ora sei ricco - dissero -. Il tesoro del Serpente è tuo".
"Non ci comporteremo come il Serpente. Il tesoro è stato accumulato con le rapine compiute in tutta la Regione. Perciò esso appartiene a tutti e sarà equamente diviso. Senza l'aiuto di Greta sarei morto, e senza i vostri discorsi sul tesoro non avrei fatto nulla".
"Siete generosi. Ma nella Regione - disse uno degli amici - siamo davvero tanti!"
Greta allora rispose: " Certo il tesoro ci aiuterà molto, anche se, da solo, non basterà per tutte le nostre necessità. Ma ora tutti potranno anche lavorare veramente in pace. Ed è questo che più conta".



         

 

 

ASTRONOMIA

La rivista dell'Unione Astrofili Italiani

n. 4 giugno - luglio 2006

 

 

Ha pubblicato il seguente studio di LFS:

ASTRONOMIA NELLA DIVINA COMMEDIA
pagg.  8  -  19

 

 

 

Immagine della copertina realizzata da Giovanni Benintende

alla galassia M81 nell'Orsa Maggiore


Su alcuni elementi astronomici

nella Commedia di Dante

Appunti per uno studio      


Introduzione

 

È ovvio che la concezione, certamente non molto moderna, del mondo fisico presente nella Commedia nulla toglie e nulla aggiunge (poiché sarebbe impossibile aggiungere qualcosa) all'assoluto valore artistico universale dell'opera che dal Trattatello in laude di Dante, opera di Giovanni Boccaccio, si cominciò a chiamare divina, anche se il termine fu in certo modo consacrato nel titolo solo con l'edizione veneziana di Ludovico Dolce del 1555.

La cosmologia dantesca, cui qui si fa solo un cenno attraverso certi passi della Commedia, è chiaramente determinata nonostante i quesiti che vengono posti anche dallo stesso Dante per offrire al lettore le relative spiegazioni, affidate nell'Inferno e nel Purgatorio, in un gran numero di casi, a Virgilio, il Maestro amato e venerato come un padre, o talvolta a certi personaggi.

Nel passaggio dal Purgatorio al Paradiso e poi nel Paradiso stesso è invece Beatrice che, anche facendo parlare diverse figure di beati, offre le risposte ai quesiti del viandante, ai suoi dubbi non solo teologici ma anche, appunto, di fisica e di cosmologia. Si diceva che la cosmologia dantesca è del tutto determinata, ovviamente in senso geocentrico. Dante non conosceva la teoria eliocentrica di Aristarco di Samo che si era spinto anche al di là di Eraclide Pontico il quale aveva già abbandonato l'idea che i corpi celesti fossero incastonati come gemme in sfere di cristallo e pensava che Venere e Mercurio girassero intorno al Sole e gli altri pianeti si movessero intorno alla Terra. Aristarco sostenne invece un completo eliocentrismo spiegando tra l'altro l'alternarsi delle stagioni con l'inclinazione dell'asse terrestre. Ma tali dottrine, giudicate scandalose e al limite dell'empietà già al tempo di Aristarco, tra gli ultimi anni del IV e il III secolo a.C., non avrebbero trovato in seguito sostenitori davvero decisivi fino alla ben motivata ipotesi eliocentrica di Koppernigk (Copernicus), non sostenuta nemmeno da Ticho che pure ammirava moltissimo l'autore del De Revolutionibus orbium coelestium. Comunque tale ipotesi, affermatasi nelle idee di vari coraggiosi pensatori, ampiamente perfezionata e resa più aderente ai dati delle osservazioni (si pensi a Keplero) riuscirà infine a prevalere, ma la tragedia di Giordano Bruno e le drammatiche vicende di Galileo mostreranno quanto gravi fossero gli ostacoli da superare di fronte a un dogmatismo ottuso delle autorità religiose capaci di crudeli condanne anche quando già appariva chiaro agli stessi intellettuali ecclesiastici più aperti che la via maestra era eliocentrica.

L'universo di Dante, pienamente aderente al sistema tolemaico, è dunque quello che ha per centro il luogo più lontano dalla sede infinita di Dio che tutto circonda, cioè il fondo dell'Inferno in cui si trova Lucifero intento a divorare in eterno Giuda, Bruto e Cassio, traditori, secondo la sua concezione, di Gesù Cristo e dell'Impero già prefigurato o più precisamente fondato da Cesare il quale fu proclamato Imperator a vita non più nel senso usuale di vittorioso comandante supremo degli eserciti nella Repubblica, ma di Capo supremo della Repubblica. E lo stesso titolo di Rex non gli dispiaceva affatto, nonostante facesse un po' di complimenti quando gli offrivano la corona.

Non vi sono significativi scostamenti rispetto alla cosmologia comunemente accettata nell'antichità, ma in questo quadro Dante dà le ali alla sua fantasia ineguagliabile attraverso i gironi dei dannati, la montagna del Purgatorio, faticoso ma dolce cammino per i gradini dell'espiazione che conduce al Paradiso terrestre ed infine presentando i diversi cieli, a iniziare da quello della Luna.

Non si acquisirono in sostanza nuove conoscenze, neppure quelle che sarebbero state, almeno teoricamente, possibili. Un tema curioso in questo senso è sempre stato per me quello del pianeta Urano, visibile in certi momenti a occhio nudo per chi abbia una vista molto acuta, avendo magnitudo che può giungere a 5.5 come notava ad esempio Gabriele Vanin nel n. 4 / 1999 di Astronomia, la rivista dell'Unione Astrofili Italiani mentre secondo altri dati potrebbe giungere anche a 5.4. Urano fu scoperto casualmente, come si usa dire, nel 1781 da F. W. Herschel - che era però certamente un attento e preparatissimo ricercatore - mentre esaminava un campo stellare, anche se era stato notato in precedenza da altri senza essere riconosciuto come pianeta. D'altra parte non deve stupire che un oggetto mobile, un pianeta appunto, tra la quinta e la sesta grandezza sia preso per una stella. Ma Herschel non si fece ingannare da certe apparenze e, ricorda Vanin, giunse infine anche a scartare l'ipotesi di una cometa. Il moto apparente di Urano è molto lento, data la distanza e la magnitudo 5.5, forse anche la 5.4, viene raggiunta solo quando la distanza è al minimo mentre in altri momenti, ad esempio nel 2004-2006, va a lungo, secondo l'almanacco UAI, oltre la 6 e anche per altre guide in uso tra gli Astrofili risulta assai vicino alla 6 e quindi è praticamente invisibile anche a occhio d'aquila nudo. E non pare che le aquile guardino con interesse certi pianeti. Ma di Vanin, che fu a lungo Presidente e in altri momenti Coordinatore Editoriale dell'UAI, ho ritrovato anche un articolo di marzo-aprile 1999, Dante astrofilo che mi era sfuggito e che contiene riferimenti bibliografici importanti. Perciò credo che in futuro dovrò tornare sull'argomento.

Dante non si discosta dalla concezione geocentrica di Tolomeo, dottrina pressoché indiscussa del tempo, ma le sue invenzioni esercitano un fascino assolutamente straordinario sul lettore. Così è quando sono fantasia del tutto autonoma come quando rielaborano e fanno propri i miti antichi o i fatti più o meno recenti. Non potrò trattare dettagliatamente i circa centotrenta riferimenti all'Astronomia nella Commedia poiché questo richiederebbe spazi molto ampi e un ulteriore approfondimento con competenze maggiori delle mie. Così questa costruzione che si ispira ad una cosmologia certamente meno avanzata rispetto alle migliori concezioni dell'antichità che dopo tanti secoli di oblio si sarebbero riaffacciate, riuscendo infine a prevalere, mostra attraverso Dante il suo grande fascino anche nella disposizione, nel Paradiso, dei diversi "cieli", le sfere che comprendono i vari, corpi: Luna, Mercurio, Venere, Sole, Marte, Giove, Saturno, Stelle fisse, Primo mobile, Empireo, la realtà di Dio che tutto comprende nella sua immensità. Dei diversi cieli si indicano anche le influenze, collegate però all'idea della suprema disposizione divina e non agli astrologi che, come gli altri che pretendono di essere maghi, indovini o profeti, Dante stesso condanna e deride con una specie di infamante contrappasso nel XX dell'Inferno. Ad esempio il cielo di Venere è simbolicamente collegato all'antica dea e all'idea stessa della bellezza e dell'amore che pare insita nello splendore del pianeta, mentre quello di Marte, più che alla guerra in genere, viene collegato alla sorte di coloro che hanno combattuto per la fede. Sempre affascinante è il resoconto del grande viaggio anche quando le invenzioni trasformano e fanno propri non solo i fatti storici più o meno recenti, ma gli stessi miti antichi. Vere e proprie reinvenzioni in cui Dante domina sempre gli argomenti trattandoli con sovrana libertà. I passi citati in questa nota sono sempre in carattere corsivo. I puntini di sospensione indicano che non si parte dall'inizio del discorso che viene citato o i rarissimi casi, tra parentesi quadre, in cui è stato necessario lasciare un verso incompiuto. Ho rinunciato invece a dar conto delle diverse forme delle parole nelle varie versioni tipografiche adottate dagli editori, soprattutto dei cambiamenti di vocale (come accade ad esempio per pianeta e pianeto) che non alterano il senso del discorso o frequentissimamente per l'articolo lo che può divenire il o 'l, gli che può divenire li', per il gruppo gn che sta al posto di ng (giugne = giunge), per le varie grafìe dei pronomi come per imperfetti quali lucevan in cui la v può cadere e per casi simili, così come per vocaboli che in diverse edizioni o in diversi passi del poema hanno versioni diverse. Un caso esemplare è quello di aquila e aguglia (sempre trisillabo sdrucciolo). Solo in due punti di Inf, X che presento un po' più avanti mi soffermo perché vengono coinvolte due rime. Allo stesso modo non cito, se non talvolta a mo' di esempio, i casi in cui il poeta intende indicare non i corpi celesti, ma solo le divinità ad essi collegate. Quanto ai riferimenti critici, mi piace ricordare in molti casi Natalino Sapegno (La Nuova Italia Editrice) che è stato per me come per molti altri in temporibus illis grande guida per la Commedia e ha contribuito a farne comprendere l'ineguagliabile fascino. Di altre opere tra le quali l'Enciclopedia Dantesca dell'Istituto dell'Enciclopedia Italiana Treccani del 1978 riveduta nel 1984, (Presidente Giuseppe Alessi) o dell'Edizione del centenario, Tutte le opere a cura di Fredi Chiappelli, Mursia, 1965, si rende conto in vari passi del lavoro. Naturalmente si potrebbe far riferimento a tante altre opere, ma questo piccolo saggio ri-schierebbe di diventare, se non lo è già, un mattone diffìcile da sopportare. La Letteratura Italiana Zanichelli per computer, senza commento, a cura di G. Stoppelli ed E. Picchi con collaboratori vari è stata preziosissima per certe fasi di ricerca. Preziosa è stata a suo modo, quale fulmineo promemoria in certi momenti, anche un'edizione senza commento, ma con una telegrafica sintesi degli argomenti all'inizio di ogni canto, della serie cento pagine 1000 lire edita dalla Newton Compton (Direttore responsabile G. A. Cibotto) nel 1993. Ho dato infine un'occhiata anche alla celebre edizione a cura di Niccolò Tommaseo, riproposta nel 1965, dunque sempre in occasione del centenario, dall'editore Aldo Martello, che presenta nel testo varianti notevoli e frequenti sempre, per quanto ho potuto vedere e come era ovvio aspettarsi, ritmicamente ineccepibili. Non l'ho usata molto perché, almeno

nella forma che ho visto io, anziché i numeri dei versi, presenta la suddivisione in terzine che sarebbe forse disagevole come indicazione per i possibili improbabili lettori. Così ho rinunciato a consultare dettagliatamente gli antichi commentatori, dal Buti al Benvenuto al Boccaccio che intendeva fare un commento completo alla Commedia, ma rimase fermo al XVII dell'Inferno. Nel Trattatello già ricordato, come in altre opere, Il grande autore del Decameron manifestò sempre somma venerazione per Dante, a differenza del Petrarca che evidentemente non riusciva a comprenderne pienamente l'assoluta grandezza, mentre tra più autorevoli commentatori del novecento non ho seguito il Momigliano e altri non solo per non gravarmi di un impegno che potrò forse affrontare meglio in futuro, ma anche per non appesantire eccessivamente questi schematici appunti. Ho infine acquistato con il quotidiano La Repubblica l'edizione della Mondadori-Le Monnier a cura di Umberto Bosco e Giovanni Reggio con le illustrazioni di Dorè, un'opera eccellente che ho usato poco solo perché il mio lavoretto era già in dirittura d'arrivo. Ho consultato un po' inoltre la Deutsch - Italienisch edita - su licenza dei primi titolari dei diritti d'autore - per la Weltbild Verlag GmbH, Augsburg, 1994 che ho trovato in un recente viaggio in Germania. Un lavoro davvero esemplare per fedeltà e armonia nella traduzione rigorosamente in terzine, anche se non sempre molto agevole da documentare nei dettagli, anche a causa della mia perennemente insoddisfacente padronanza della magnifica, musicalissima lingua di Goethe, Schiller, Bach, Beethoven, Mozart, Weber, Schubert, Brecht... e lasciamo stare i tanti grandi artisti (si pensi a Dürer, a titolo di esempio), i filosofi dagli antichi maestri fino a Kant, Hegel, Marx, Engels et ceteri... altrimenti gli appunti non finiscono più. Chi sostiene la durezza della lingua tedesca perché pensa agli sproloqui dei nazisti e del loro caporione, deve considerare come diveniva la lingua italiana negli sproloqui dei loro precursori e maestri fascisti e del loro caporione. Chiudiamo la lunga parentesi.

Non vengono presentati proprio tutti i riferimenti, anche fuggevoli, all'Astronomia della Commedia, ma intanto le note finora realizzate sono comunque un promemoria sempre da controllare e correggere, soprattutto per il Paradiso in cui è diffìcile in certi casi districarsi tra i riferimenti astronomici in senso stretto e i simboli mitologico-religiosi che Dante usa. Rinunciamo inoltre a sottolineare gli iati (in caso di incertezza segnalati in diversi testi con una dieresi (..) che comportano una sillaba in più e che nel linguaggio corrente sono dittonghi quali troviamo in re-gi-on, glo-ri-o-se e simili. Così (basti un esempio) non si sottolineano tutti quei casi in cui è ovvio che le vocali finali e le iniziali delle parole successive debbono essere separate per produrre l'endecasillabo. Si veda da sé; però - all'Ispani e - all'Indi nel canto XXIX del Paradiso. Certamente non avremo così risolto tutti i problemi di ritmo del poema che richiederebbero ben altro tipo di approccio, sempre tenendo presente che Dante è perfetto anche da questo punto di vista.

Cerchiamo dunque di andare con un minimo di ordine, rimandando forse alle calende greche un'esposizione davvero completa e dettagliata.

  

Elementi preliminari

Tutte e tre le cantiche si chiudono con il termine stelle. L'Inferno con e quindi uscimmo a riveder le stelle, il Purgatorio con puro e disposto a salire alle stelle. Il Paradiso con l'amor che move 'l sole e l'altre stelle. Questa parola è una di quelle che ritornano più di frequente nel poema e quindi è anche una di quelle più citate quando si riferisce specificamente ad oggetti celesti e non viene usata in senso generico, mentre di tutte le volte in cui ricorre genericamente la parola cielo si segnalano essenzialmente quelle in cui Dante si riferisce nei diversi "cieli" ad oggetti precisi. Benché infine la grafia oggi in uso riporti Sole e Luna con l'iniziale minuscola, credo che sarebbe meglio almeno in certi casi, quando ci si riferisce al corpo celeste e non si indica solo l'effetto di luce, calore ecc. (per es. stare al sole e non all'ombra) usare la maiuscola come si fa per i nomi delle stelle e dei pianeti in genere in quanto nomi propri. La Letteratura Italiana Zanichelli per computer usa questa grafia solo in Purg XXIX, 78, forse per puro caso. Ma la grafia in uso ha quasi certamente le sue ragioni che a me sfuggono. Lascio dunque la grafia in uso quando la trovo nelle edizioni del poema, mentre uso le maiuscole nelle mie note. Sono però confortato dal Dizionario Enciclopedico della Treccani che, quando si parla di Sole e Luna come astri, ne ammette l'uso quali nomi propri e quindi consente l'iniziale maiuscola. Ovviamente in tedesco non vi sarebbero problemi e la maiuscola sarebbe necessaria come per tutti i sostantivi. Il Sole è dunque considerato stella, data la luce propria e la somiglianza che si intuisce con le altre, mentre è pianeta, come vedremo subito, per il suo apparire in posizioni diverse in cielo nei diversi momenti dell'anno.

E qui siamo finalmente agli elementi di analisi, ovvero all'inizio.

 

  

Nell'Inferno

Poco dopo l'inizio del canto I, Dante si dice riconfortato presso il colle dove termina la valle all'inizio dell'Inferno stesso perché, racconta, ... guardai in alto e vidi le sue spalle / vestite già de 'raggi del pianeta / che mena dritto altrui per ogni calle. Impeccabile qui la definizione del Sole come pianeta, dato che nel corso dell'anno appare continuamente diversa la sua posizione in cielo sullo sfondo delle stelle "fisse" e quindi si comporta come "astro errante", Planh̀thz, appunto. Qualche decina di versi più avanti, nello stesso canto, il poeta determina il momento dell'anno ricordando ... e 1 sol montava su con quelle stelle / ch 'eran con lui quando l'amor divino / mosse di prima quelle cose belle. Secondo una tradizione ampiamente accettata, la creazione sarebbe infatti avvenuta con il Sole in Ariete. Del resto Dante mostra in diversi passi di conoscere la realtà della precessione degli equinozi che anche l'Astronomia tolemaica cercava di spiegare a suo modo. Infatti al suo tempo il Sole all'inizio della Primavera si trovava effettivamente nella costellazione dei Pesci (segno Ariete a causa della precessione) Si potrebbe anche vedere, considerando il tempo tradizionalmente indicato per la creazione, quale sarebbe stata la situazione. In una variante del presente lavoro ho ricercato attraverso un programma di computer questi e altri elementi (ad esempio la visione dal Purgatorio immaginato da Dante agli antipodi di Gerusalemme) ma forse è meglio in questa sede lasciare tutte le creazioni divine al loro posto tra i miti. Apro una parentesi per dire che nell'ambito dei miti io ho particolare simpatia per quello sehr romantisch del Diavolo che in tanti scarabocchi letterari sugli dei antichi e moderni immagino molto a modo mio, come colui che, onorando il suo nome, lancia in mezzo - da (dia-ballo), appunto - l'ostacolo su troppo comode certezze, svolgendo una positiva funzione liberatrice da pregiudizi consolidati. Lo vedo insomma in modo piuttosto diverso da quello del divinissimo Alighieri & C.

Ai versi 58-60 il poeta parla della lupa e dice Tal mi fece la bestia sanza pace / che venendomi incontro a poco a poco / mi ripigneva là dove 'l sol tace.

In Inf II all'inizio, troviamo Lo giorno se n'andava e l'aere bruno..., annotazione non strettamente astronomica, ma pur sempre indicazione del tramonto del Sole.

 

Lo giorno se n'andava, e l'aere bruno toglieva li animai che sono in terra da le fatiche loro ...

 (Incisione del Dorè)

 

 Al v 55 Virgilio narra al suo allievo appena incontrato che Beatrice gli ha chiesto di venire in soccorso del suo devoto amico e mette i rilievo il bagliore del suo sguardo: Lucevan li occhi suoi più che la stella. Certamente (siamo sostanzialmente confortati dalla lettura di Natalino Sapegno) Dante intende qui indicare il Sole o il pianeta Venere, i soli due astri cui ci si poteva riferire per antonomasia con questo termine. Al v 78 si parla di quel ciel ch'ha minor li cerchi sui cioè il cielo della Luna che è il più prossimo alla Terra, immaginata al centro dell'Universo.

Al v 127 Quali i fioretti dal notturno gelo / chinati e chiusi poiché 'l sol l'imbianca ...

Nel III, all'ingresso vero e proprio nella città dolente, Dante mette in rilievo che quivi sospiri, pianti e alti guai / risonavan per l'aere sanza stelle ... come uno degli aspetti di più chiusa disperazione del luogo.

In Inf VII, 98 già ogne stella cade che saliva indica, come nota il Sapegno, che rispetto al meridiano di Gerusalemme le stelle sono già passate nell'emisfero occidentale.

In Inf X, nel corso di una ricognizione di fatti storici recenti, Farinata spiega come lui e quelli che sono con lui possano vedere il futuro mentre nulla sanno del presente. Le allusioni ad elementi di astronomia sono in questo canto rapide e vaghe ma ci sono. Farinata avverte Dante: ma non cinquanta volte fia raccesa / la faccia della donna che qui regge ... intendendo naturalmente Persefone, sposa di Ades, qui identificata con la Luna. Ma in questo canto vorrei notare, benché al di fuori della linea principale del mio intervento, come possa succedere che le diverse lezioni che si presentano per il testo possano essere talvolta causa di confusione. Farinata apostrofa Dante: Com'io al pie della sua tomba fui / guar-dommi un poco e poi, quasi sdegnoso / mi dimandò: "Chi fuor li maggior fui? per conoscerne la tendenza politica, e Dante gli rivela i dati fondamentali della sua famiglia. Io ch 'era d'ubidir desideroso /non li 'l celai ma tutto lil 'apersi / ond'ei levò le ciglia un poco in soso... Qui è assurda la grafia suso che si trova in certe versioni, Poco più avanti Cavalcante fraintende ebbe a disdegno a proposito del figlio Guido come se Dante avesse voluto annunciarne la morte. Di subito drizzato gridò: "Come? / dicesti elli ebbe? non viv 'elli ancora? / non fiere gli occhi suoi lo dolce lomel (ovviamente la luce del Sole). Anche qui appare assurda la lettura lume che danno alcune edizioni. In ambedue i casi si avrebbe un verso che non rima perfettamente con gli altri due della terzina. Ma Dante di terzine dantesche sa pur qualcosa e del resto le due parole, soso e tome, appunto, erano usate, più o meno raramente nel trecento, accanto a suso e lume, come ci avverte il Lessico Universale Italiano Treccani, mentre ovviamente lo erano assai meno, in riferimento al primo caso desideruso, sdegnuso e in particolare per il secondo caso nume nel senso di nome e cume (nel senso di come) che occorrerebbero per rimare rispettivamente con suso e lume] Si può solo pensare che di fatto ci potessero essere grafie diverse per suoni uguali, ma in italiano la cosa non pare ben documentata e quindi non giustifica le grafie segnalate. Si veda comunque anche l'Enciclopedia dantesca della Treccani. Non convincono pienamente neppure le note dell'edizione del 2002 - a cura di Umberto Bosco e Giovanni Reggio per la Mondadori -che considerano assurda la lettura soso e lome indicando che Dante avrebbe usato una rima siciliana. E possibile. Ma io credo invece che Dante fosse attentissimo anche all'aspetto grafico delle rime. Con ciò il lavoro di Bosco e Reggio (per quel che potuto vedere dato che l'ho acquistato da poco) mi pare rimanga comunque eccellente per acutezza di lettura e completezza di esposizione.

In questo caso, tra le varie esaminate, l'Edizione del centenario appare pienamente corretta, ma se ne trovano altre. Tra queste ricorderò quella già citata del Tommaseo e la Deutsch-Italienisch.

Verso la fine di Inf XI troviamo per determinare l'ora il fatto che i Pesciguizzan super l'orizzonta / e 'l Carro tutto sovra 'l Coro giace, cioè, ricorda il Sapegno, sta tutto nella direzione del Coro o Cauro, il vento maestro di nord-ovest. Giove è presente nel XIV solo in veste di divinità e non lo mettiamo nel conto.

Inf XV contiene ai vv 55-56 una breve allusione di Brunetto Latini, durante la vita in Terra maestro venerato di Dante. Ed elli a me. Se tu segui tua stella / non puoi fallire a glorioso porto ...

Un accenno generico e fugace troviamo anche nel canto XVI, w 82-83, Però se campi d'esti luoghi bui / e torni a riveder le belle stelle ...

Nel XVII attraverso il mito c'è comunque un accenno al carro del Sole mal condotto da suo figlio ... quando Fetonte abbandonò li freni / perché 'l ciel, come pare ancor, si cosse;...

In Inf XX, w 48-51 troviamo ...lo Carrarese che di sotto alberga / ebbe tra 'bianchi marmi la spelonca / per sua dimora; onde a guardar le stelle / e 'l mar non li era la veduta tronca. Poi, verso la fine, la Luna collegata a Caino e alle spine che secondo la tradizione sarebbero appresentate dalle macchie e che Dante, come vedremo nel Paradiso, considera un mito. Ma vienne ornai, che già tiene 'l confine / d'amendue gli emisperi e tocca l'onda / sotto Sobilia Caino e le spine; / e già ier notte fu la luna tonda .

Anche nel XXII, il canto dedicato , come il precedente, agli allegri diavoli, troviamo ad indicare la singolarità del segnale che dà il ritmo del cammino, cioè la trombetta di Barbariccia ...né già con sì diversa cennamella / cavalier vidi muover né pedoni / né nave a segno di terra o di stella.

In Inf XXIV, all'inizio, troviamo come determinazione della stagione In quella parte del giovanetto anno / che 'l sole i crin sotto l'Aquario tempra / e già le notti al mezzo dì sen vanno ... cioè (seguendo sempre il Sapegno e la recente edizione a cura di U. Bosco e G. Reggio per la Mondadori già citata) si sta avvicinando il momento in cui la notte sarà esattamente uguale al dì, nell'Equinozio di Primavera. Verso la fine troviamo tragge Marte vapor di Val di Magra

Nel XXVI vediamo, nel cerchio dei consiglieri fraudolenti, un riferimento preciso al Sole all'inizio dell'estate ... nel tempo che colui che 'l mondo schiara e la faccia sua a noi tien meno ascosa... e poi la presentazione della valle dell'ottava bolgia che, attraverso l'immagine delle fiamme numerose come lucciole, mi ha sempre fatto pensare ad una splendida notte stellata benché il poeta non la indichi. Quasi subito dopo Dante dice, pensando a ciò che vide, e più lo 'ngegno affreno ch 'i'non soglio / perché non corra che virtù nol guidi / sì che, se stella bona o miglior cosa / m'ha dato 'l ben, ch 'io stesso nol m'invidi con elegante e affettuosa allusione alla divinità dispensatrice di questo e altri doni.

Come è noto, Dante non conosceva la conclusione dell'Odissea, con il ritorno di Ulisse a Itaca, ma la conclude a modo suo e da par suo: ...e, volta nostra poppa nel mattino, / de' remi facemmo ali al folle volo / sempre acquistando dal lato mancino, cioè verso il meridione, avendo appunto volta la poppa a est.

E infine Ulisse, lo maggior corno della fiamma antica, narra come ai compagni egli avesse chiesto ... non vogliate negar l'esperienza / di retro al sol del mondo sanza gente. Si credeva infatti in tempi antichi che l'emisfero australe fosse disabitato, ma Ulisse e i suoi compagni si avventurano in esso sfidando il limite divino dov \Ercule segnò li suoi riguardi / acciò che l'uom più oltre non si metta; e poco dopo Tutte le stelle già dell 'altro polo / vedea la notte e 'l nostro tanto basso / che non surgea fuor del marin suolo, dopo che cinque volte racceso e tante casso / lo lume era di sotto da la luna / poiché 'ntrati eravam ne l'alto passo e proseguendo fino alla tragica conclusione con l'ammirazione aperta che Dante trasmette a tutti coloro che in ogni tempo e luogo vogliano seguire l'indicazione di Ulisse: fatti non foste a viver come bruti I ma per seguir virtute e canoscenza.

In Inf XXIX, v 10 E già la luna è sotto i nostri piedi:... (In Inf XXXI Giove e Marte come divinità, senza riferimento ai pianeti).

Anche in Inf XXXIII un accenno rapido: dal v 22 il conte Ugolino dice Breve pertugio dentro da la Muda /... / m'avea mostrato per lo suo forame / più lune già quand'io feci 'l mal sonno / che del futuro mi squarciò 'l velame, cioè il suo tremendo "sogno premonitore" e un pò'più avanti... infin che / 'altro sol nel mondo uscio. / Come un poco di raggio si fu messo...

Nell'ultimo canto, il XXXIV, troviamo vari riferimenti alla scienza degli astri anche in relazione alla Terra. Già all'inizio (v 4) Come quando una grossa nebbia spira, lo quando l'emisperio nostro annotta, ...Più avanti un rapido accenno alla notte. Ma la notte risurge e oramai ... Quindi la dettagliata descrizione del passaggio agli antipodi attraverso il corpo di Lucifero. Al v 91 troviamo ...e s'io divenni allora travagliato / la gente grossa il pensi che non vede / qual è quel punto ch 'io avea passato. Il Maestro lo esorta a muoversi dato che il cammino è ancora lungo e già il sole a mezza terza riede, cioè, come spiega con precisione di dettagli il Tommaseo, si è levato da un'ora e mezza. Infine Dante chiede ancora al Maestro (in realtà, come tante altre volte, a benefìcio del lettore) come Lucifero si sia capovolto e come [...] in sì poc'ora, / da sera a mane ha fatto il sol tragitto? come cioè il Sole abbia potuto compiere tanto tragitto in così breve tempo. Virgilio spiega che il suo discepolo immagina di essere ancora al di là dal centro e non si accorge che in realtà Lucifero non si è mosso e dice ... quand'io mi volsi, tu passasti 'l punto / al qual si traggon d'ogne parte i pesi, andando nella direzione, diremmo oggi, della forza di gravità, quella che conduce a Lucifero, il punto più lontano dalla volta celeste e quindi da Dio. E or se 'sotto l'emisperio giunto / ch' è contrapposto a quel che la gran secca / coverchia ... e gli ricorda ancora una volta che qui è da man quando di là è sera. Lucifero (Belzebù) cadde dal cielo nell'emisfero australe e secondo la tradizione delle scritture - ci ricorda ancora il Sapegno - le terre che lì erano si sarebbero tutte ritratte verso il settentrione per timore del contatto con il Demonio andando a formare la gran secca e lasciando al meridione tutte le acque e la montagna del Purgatorio. Questo in estrema sintesi e a rischio di lasciare qualche punto non ben chiarito nel complesso finale della prima cantica. E quindi uscimmo a riveder le stelle.


  

Nel Purgatorio

Ricordiamo, già nel canto I, quasi all'inizio, Lo bel pianeta che d'amar conforta  /  faceva tutto rider l'Oriente  / velando i Pesci ch 'erano in sua scorta. A Oriente si vedeva Venere prossimo alla costellazione dei Pesci. E subito di seguito E mi volsi a man destra e puosi mente / a l'altropolo e vidi quattro stelle / non viste mai fuor ch' a la prima gente.  / Parer godeva il ciel di lor fiammelle: / oh settentrional vedovo sito poi che privato s' è di mirar quelle! Queste quattro stelle dell'emisfero australe, rappresentano sì le quattro virtù cardinali (Prudenza, Fortezza, Giustizia, Temperanza) come notano pressoché concordemente i commentatori, ma sono immaginate anche come vere stelle, ricordano tra gli altri l'Edizione del Centenario e il Sapegno, un elemento vivissimo del paesaggio, tanto che il poeta definisce appunto vedovo l'emisfero boreale in cui esse non si possono vedere. Non me la sentirei però di ipotizzare seriamente come fa Luigi Viazzo che Dante pensi davvero alla Croce del Sud ed è anche difficile che di quella costellazione potesse aver sentito parlare, come anche la stessa Edizione del Centerario ipotizza. Le note di Viazzo potranno essere comunque considerate riandando alla storia delle scoperte fino al tempo di Dante. Si veda in proposito l'articolo di Pasqua Gandolfi, Astrocultura UAInsì numero di maggio-giugno 2005 di Astronomia. Subito dopo ...un poco me volgendo a l'altro polo/là onde 'l Carro già era sparito

... L'Orsa non si vedeva più essendo troppo a nord rispetto alla posizione di Virgilio e Dante.

Dal v 115 L'alba vinceva l'ora mattutina/che fuggia innanzi, sì che di lontano/conobbi il tremolar de la marina. Qui un riferimento non strettissimamente astronomico, ma comunque una stupenda determinazione dell'inizio del giorno anche attraverso un elemento del cielo.

In Purg II c'è una serie di annotazioni. Già era 'l sole all'orizzonte giunto/lo cui meridian cerchio soverchia/Jerusalem col suo più alto punto; e la notte che opposita a lui cerchia / uscia di Gange fuor con le Bilance / che le caggion di man quando soverchia ... per determinare con precisione l'ora, anche se in questo caso l'idea delle dimensioni della Terra, dalla quale dipende la determinazione di tempo, non è precisa.  Subito dopo Ed ecco a qual, sorpreso dal mattino, per li grossi vapor Marte rosseggia ... e più avanti, verso metà del canto Da tutte parti saettava il giorno / lo sol ch' avea con le saette conte / di mezzo 'l ciel cacciato Capricorno, ... che, giungendo in meridiano, aveva "cacciato" da quella posizione la costellazione del Capricorno, prossima ormai al tramonto.

In Purg III, 16-18, ecco un'elegante sottolineatura del fatto che il pellegrino, in quanto vivo, fa ombra: Lo sol che dietro fiammeggiava roggio / rotto m'era dinanzi a la figura / ch' aveva in me de' suoi raggi l'appoggio.

Nel IV, quasi all'inizio c'è un'annotazione sul Sole ... che ben cinquanta gradi salito era / lo sole, e io non m'era accorto quando ... Nello stesso canto, dal v 53 ecco Dante e il maestro volti a levante ond' eravam saliti mentre Dante dice li occhi prima drizzai ai bassi liti / poscia li volsi al sole a ammirava / che da sinistra n'eravam feriti, uno stupore che Dante, in realtà, naturalmente ben si spiega pensando all'orientamento nell'emisfero australe. Poi dal v 58, Ben s'avvide il poeta ch 'io stava / stupido tutto al carro de la luce / ove tra noie Aquilone intrava, / ond'elli a me: "Se Castore e Poluce / fossero in compagnia di quello specchio / che su e giù del suo lume conduce / tu vederesti il Zodiaco rubecchio / ancora a l'Orse più stretto rotare. Virgilio si accorse che il suo protetto era stupito dallo spettacolo del Sole che si trovava tra loro e la direzione nord, alzandosi alla sua sinistra, come accade ovviamente a chi guardi verso il polo sud. Se dunque i Gemelli fossero insieme al Sole (quello specchio), se cioè fossimo vicini al Solstizio d'Estate, tu vedresti lo Zodiaco ancora più prossimo alle orse, cioè più verso nord, se non uscisse fuor del cammin vecchio, cosa impossibile. D'altronde Virgilio continua la sua spiegazione aggiungendo che Dante deve pensare che la montagna del Purgatorio e Sion (Gerusalemme) sono comprese in un solo orizzonte ma si trovano in due emisferi diversi.

Pochi versi più avanti, sulla base delle spiegazioni del Maestro, Dante si riferisce all'Equatore celeste dicendo di comprendere ... che 'l mezzo cerchio del moto superno / che si chiama Equatore in alcun 'arte / e che sempre riman tra 'l sole e 'I verno, / per la ragion che di' quinci si parte / verso settentrion quanto li Ebrei / vedevan lui verso la calda parte. L'Equatore celeste si trova, per la ragione che tu dici, lontano di qui verso settentrione tanto quanto gli Ebrei (allorché abitavano la Palestina, prima della dispersione, ricorda il Sapegno) lo vedevano verso il meridione (la calda parte). Ancora in Purg IV, 119-120, troviamo l'amico Belacqua che si rivolge a Dante dicendo: "Hai ben veduto come 'l sole / da l'omero sinistro il Carro mena? " E ancora, alla fine, Virgilio esorta il suo allievo: e dicea: "Vienne ornai; vedi ch 'è tocco / meridian dal sole e a la riva / cuopre la notte già col pie Morrocco ".

In Purg V, dal v 25 troviamo alcune anime che si stupiscono del fatto che Dante fa ombra Quando s'accorser ch' i' non dava loco / per lo mio corpo al trapassar d' i raggi ... ovviamente i raggi del Sole, così che aggiungiamo anche questo passo alla lista di riferimenti astronomici. Un fugace riferimento al Sole che tramonta c'è anche al v 39 ... né, sol calando, nuvole d'agosto ... Si tratta di rapidissimi accenni.

In Purg VI troviamo E se licito m'è, o sommo Giove / che fosti in terra per noi crucifisso ... come indicazione della maestà di Gesù Cristo e quindi al di fuori della lista di riferimenti astronomici.

Purg VII presenta dal v 52 E 'l buon Sor dello a terra fregò 'l dito / dicendo: "Vedi? Sola questa riga / non varcheresti dopo 'l sol partito ... In Purgatorio non è permesso infatti salire durante la notte.  Poco più avanti (v 60) ... mentre che l'orizzonte il dì tien chiuso...

In Purg VIII, all'inizio, la meravigliosa e celeberrima indicazione dell'ora che segue il tramonto: Era già l'ora che volge il disio / ai navicanti e 'ntenerisce il core / lo dì ch' han detto ai dolci amici addio / e che lo novo peregrin d'amore / punge, se ode squilla di lontano / che paia il giorno pianger che si more; ... e subito dopo una delle anime che sta ficcando li occhi verso l'oriente, con le altre che stanno con lei avendo li occhi alle superne rote, quindi ancora il poeta ci dice, ai vv 85-87: Gli occhi miei ghiotti andavan pur al cielo / pur là dove le stelle son più tarde, sì come rota più presso allo stelo. Ciò perché danno l'impressione di un moto più lento in prossimità del polo meridionale descrivendo orbite ovviamente più ristrette che in prossimità dell'equatore celeste. Come si diceva delle quattro stelle del canto I, anche le tre facelle, le stelle del canto Vili che salgono la sera al loro posto, hanno un doppio valore: sono simbolo delle virtù teologali, Fede, Speranza, Carità, ma sono anch'esse immaginate come stelle reali in un quadro vivace e suggestivo di cui Virgilio si rende interprete. Anche nell'Enciclopedia dantesca della Treccani troviamo l'affermazione che Dante intende presentare queste stelle, come quelle del primo canto, quali veri oggetti del cielo e non solo come simboli delle virtù. Ma questo è in fondo perfettamente naturale in un quadro in cui tutta la natura, come figlia dell'Essere supremo, contiene tutta la realtà. Ecco le battute di questo colloquio, a partire dal v 88. E 'duca mio: "Figliuol che la su guarde? " / E io a lui: "A quelle tre facelle / di che 'l polo di qua tutto quanto arde " / . Ond' elli a me: Le quattro chiare stelle / che vedevi staman, son di là basse, / e queste son salite ov' eran quelle ". Poi, dal v 133, Ed Elli: "Or va; che 'l sol non si ricorca / sette volte nel letto che 'l Montone / con tutti e quattro i pie cuopre ed inforca, ... Il Sole non giungerà ancora sette volte in Ariete, non passeranno cioè sette anni, spiega il Tommaseo, prima che...

In Purg IX all'inizio troviamo La concubina di Tifone antico già s'imbiancava al balco d'oriente ... coronata di stelle,poste in figura del freddo animale / che con la coda percuote la gente; cioè lo Scorpione secondo tutti i commentatori antichi, e anche il Torraca e il Porena ricordati da Sapegno, come per la dantesca Treccani, mentre per l'Edizione del centenario, in genere molto attendibile, si tratterebbe senz'altro dei Pesci, un'interpretazione in questo caso assurda. I Pesci sono una costellazione composta di stelle di magnitudo assai debole, mentre lo Scorpione, con Antares e altre ad essa vicine, è tra le più brillanti. Inoltre si parla di un solo animale.

In Purg X, dal v 13 E ciò fece li nostri passi scarsi / tanto, che pria lo scemo de la luna rigiunse al letto suo per ricorcarsi, / che noi fossimo fuor di quella cruna; la Luna - cioè - già verso l'ultimo quarto, tramontò prima che noi fossimo usciti da quel punto stretto, ricorda il Tommaseo.

 

La concubina di Titone antico, già s'imbiancava al balco d'oriente, fuor de le braccia del suo dolce amico...

 (Incisione del Dorè)

 

Nel XII ai w 88-90 A noi venia la creatura bella, / biancovestita e nella faccia quale / par tremolando mattutina stella. Qui qualcuno legge bianco vestito, poiché si tratta di un angelo, con una construtio ad sensum, ma si è già detto che non conviene soffermarsi su tutte le varianti. La stella mattutina cui l'angelo è paragonato è ancora una volta verosimilmente il pianeta Venere, qui come astro del mattino, cioè Lucifero, anche secondo l'Enciclopedia dantesca Treccani.

Nel XV, all'inizio c'è una serie di determinazioni dell'ora in base al corso del Sole. Quanto tra l'ultimar de l'ora terza / e 'l principio del dì par de la spera / che sempre a guisa di fanciullo scherza, / tanto pareva già inver la sera / essere al sol del suo corso rimaso; / vespero là e qui mezzanotte era. / E i raggi neferien per mezzo 'l naso, / perché per noi girato era sì 'l monte / che diritti andavamo inver l'occaso. Alla sfera del Sole (che - vuol dire forse Dante - si muove vivacemente come un fanciullo) rimaneva da percorrere un corso pari a quello tra l'alba e l'ora terza. Rimanevano, dice l'edizione del centenario a cura di Chiappelli, tre ore prima del tramonto e i viandanti andavano verso occidente.

Nel XVI, all'inizio Buio d'inferno e di notte privata / d'ogne pianeto, sotto pover cielo Quasi all'inizo del XVII nel corso di un elaborato paragone, ... come, quando i vapori umidi e spessi / a diradar cominciansi e la spera / del sol debilemente entra per essi; e fia la tua imagine leggera / in giungere a veder com 'io rividi / lo sole in pria che già nel corcar era, che già si "coricava", al tramonto. Tu, lettore, comprenderai facilmente, dice Dante, come io rividi il Sole, il disco solare, avvertono giustamente Bosco e Reggio, e non solo i raggi, proprio perché i vapori, attenuandone la luce, permettevano di fissarlo, mentre i raggi erano ormai già spenti alla base della montagna del Purgatorio e illuminavano solo le parti alte della stessa.

In Purg XVIII  77 e segg ... La luna, quasi a mezza notte tarda, / facea le stelle e noi parer più rade, / fatta com 'un secchion che tuttor arda; / e correa contra 'l ciel per quelle strade / che 'l sole infiamma allor che quel da Roma / tra 'Sardi e 'Corsi il vede quando cade. Cioè la luce della Luna permetteva di vedere solo le stelle abbastanza luminose (come sanno per esperienza tutti coloro che amano osservare il cielo). Qui si indica il tramonto del Sole e poi quello della Luna in direzione intermedia tra Corsica e Sardegna per chi osservi da Roma.

Nel canto XIX, all'inizio, Ne l'ora che non può 'l calor diurno / intepidar più 'l freddo de la luna, / vinto da terra, e talor da Saturno ... "Luna e Saturno- spiega qui l'Edizione del Centenario - erano creduti apportar freddo". E poco più avanti troviamo l'oriente, l'alba e al v 10 Io la mirava; e come 'l sol conforta / le fredde membra che la notte aggrava, ...

Nel XXII, dal v 61 c'è un'allusione simbolica. Se è cosi qua! sole o quai candele / ti stenebraron sì che tu drizzasti / poscia di retro alpescator le vele?... Il pescatore è San Pietro e drizzare verso di lui le vele significa farsi cristiano. Un'altra nota astronomica nello stesso canto parte dal v 118 e si riferisce alle ore come ancelle del giorno e al timone del carro (del Sole) per indicare l'ora. ...e già le quattro ancelle eran del giorno / rimase addietro, e la quinta era al temo / drizzando pur in su l'ardente corno, cioè, appunto, il timone del carro del Sole...

In Purg XXIII, verso Infine ... Deh, frate, or fa'che più non mi ti celi / vedi che non pur io, ma questa gente / tutta rimira là dove 'l sol veli. Le anime del luogo guardano tutte dove tu impedisci ai raggi del Sole di passare, in quanto corpo vivente e subito ... Di quella vita mi volse costui I che mi va innanzi l'altr 'ier, quando tonda / vi si mostrò la suora di colui» / e 'l sol mostrai... chiara indicazione della Luna. Nel canto XXV all'inizio troviamo «Ora era onde 'l salir non volea storpio / che 'l sole avea il cerchio di merigge / lasciato al Tauro e la notte a lo Scorpio:... Occorreva dunque salire rapidamente, ci ricorda l'Edizione del centenario, dato che il Sole segnava già due ore dopo il mezzogiorno nella costellazione del Toro, mentre sul meridiano di Gerusalemme, agli antipodi, erano due ore dopo la mezzanotte ed era salita la costellazione dello Scorpione. Verso la fine, ai vv 131-132 ... si tenne Diana ed Elice caccionne / che di Venere avea sentito il tòsco ... (Ma qui Venere è solo la dea e non c'è riferimento al pianeta).

Nel XXVI, all'inizio. Mentre che sì per l'orlo uno innanzi altro / ce n 'andavamo e spesso il buon maestro / diceami; "Guarda, giovi ch 'io ti scaltro / feriami 'l sole in su l'omero destro / che già, raggiando, tutto l'occidente / mutava in bianco aspetto di cilestro. Il Sole mi colpiva sulla spalla destra mentre tramontando, come ricordano in genere i commentatori, mutava, illuminandolo, l'aspetto del cielo da celeste a bianco.

Nel XXVII, all'inizio troviamo Sì come quando i primi raggi vibra / là dove il suo fattor lo sangue sparse / cadendo Ibero sotto l'alta Libra / e l'onde in Gange da nona riarse  /  si stava il sole; onde 'l giorno sen giva, ... Qui (seguiamo sempre l'Edizione del centenario e l'Enciclopedia dantesca) il Sole a Gerusalemme segna l'alba, mentre in Purgatorio si avvicina al tramonto. All'occidente indicato con l'Ebro (Ibero) in corrispondenza della Libra è mezzogiorno, mentre all'oriente, indicato dal Gange, è mezzanotte. Di passaggio va notato che, per quanto possa essere alta, la Libra non è mai allo zenit dell 'Ebro come in un momento di distrazione dicono Bosco e Reggio, ma può trovarsi invece presso il suo meridiano, come nota puntualmente Natalino Sapegno. Poi, tra il v 59 e il 72 troviamo riferimenti diversi al Sole e ai momenti del giorno: "Lo sol sen va "soggiunse, "e vien la sera;  /  non v'arrestate, ma studiate il passo  /  mentre che l'occidente non s'annera " . Subito dopo ... verso tal parte ch 'io toglieva i raggi  /  dinanzi a me del sol ch 'era già basso, ... e immediatamente tramonta, così che l'ombra del vivo Dante non appare più. Al v 79 ... tacite a l'ombra, mentre che 'l sol ferve, ... Pochi versi più avanti il viandante dice, essendo nella circostanza osservabile una piccola parte di cielo ...ma per quel poco vedea io le stelle  /  di lor solere più chiare e maggiori, forse come se egli credesse- suggeriscono opportunamente Bosco e Reggio ricordando altri commentatori - di essersi avvicinato tanto ad esse da poterle vedere appunto più grandi e splendenti. È perfino superfluo, infatti, ricordare che al tempo di Dante non si aveva alcuna idea chiara della reale distanza e della costituzione fìsica delle stelle. Subito dopo il poeta si riferisce al sorgere del pianeta Venere, indicato con un appellativo della dea corrispondente (Citerea) poco prima del Sole. In chiusura di questo canto Virgilio, congedandosi dal suo discepolo gli dice tra l'altro "Vedi lo sol che in fronte ti riluce; ... e lo invita a proseguire il viaggio sotto altra guida.

 


Beatrice, la guida verso la meta più alta

Da questo punto la guida è Beatrice, poiché Virglio non può andare più in alto.

Ancora un fugace riferimento in Purg XXVIII vv 32-33 ... sotto l'ombra perpetua che mai / raggiar non lascia sole ivi né luna. (Ancora Venere ma solo come dea ai vv 64-65). In Purg XXIX, al v 6 qual di veder, qual di fuggir lo sole, poi dal v 52 Di sopra fiammeggiava il bello arnese / più chiaro assai che luna per sereno /di mezza notte nel suo mezzo mese. Cioè, come spiega la Dantesca della Treccani che cita il Sapegno, il candelabro che rappresenta l'Ordine dei Candelieri, risplendeva più della Luna nel sereno a mezza notte a metà del suo mese, cioè in fase piena.

Nel XXX all'inizio, Quando il settentrion del primo cielo / che né occaso mai seppe né orto ... cioè non sorse e non tramontò mai. I commentatori qui rimandano ai sette candelabri del canto precedente, ma anche all'Orsa Maggiore del primo cielo. L'Empireo, che viene pensata dal poeta simile ma diversa rispetto a quella che comunemente vediamo.

Nel canto XXXI verso la fine vediamo che Come in lo specchio il sol non altrimenti / la doppia fiera dentro vi raggiava, ... La doppia fiera è il grifone che rappresenta le due nature di Cristo, dio e uomo.

Nel XXXII, v 19 e segg ... vidi 'n sul braccio destro esser rivolto / lo glorioso essercito, e tornarsi / col sole e con le sette fiamme al volto. Ancora si ricordano i sette candelabri già citati. Poi, dal v 52 Come le nostre piante, quando casca / giù la gran luce mischiata con quella / che raggia dietro alla celeste lasca /turgide fansi, e poi si rinnovella /del suo color ciascuna, pria che 'l sole / giunga li suoi corsier sotto altra stella. Come cioè - spiegano vari commentatori - le gemme delle piante si rigonfiano in primavera con la gran luce del Sole unito alla costellazione dell'Ariete, quella che segue i Pesci (la celeste lasca) prima che il Sole stesso conduca i suoi cavalli sotto la successiva costellazione del Toro ...

In Purg XXXIII, infine, nel corso di una predizione augurale sul trono imperiale che non rimarrà a lungo vacante, il poeta dice ...eh 'io veggio certamente, e però il narro / a darne il tempo già stelle propinque, ... che cioè sorgeranno costellazioni libere da ogni impedimento le quali (seguiamo quasi pari pari il Sapegno) con il loro influsso porterano un tempo favorevole alla venuta di un messo celeste che risolverà situazioni che qui sarebbe lungo descrivere. Poi l'ultimo verso ...puro e disposto a salire alle stelle.



Nel Paradiso

 

In quest'ultima cantica in particolare, oltre alle indicazioni numerose e ben chiare di astri determinati, si trova un notevole numero di allusioni a divinità (Venere, Marte, Giove, Sole senza collegamento ai corpi celesti) che non vengono considerate, così come non si annota ovviamente ogni volta che il poeta nomina il cielo o i cieli.

Il primo canto contiene subito una notevole serie di riferimenti che è quasi impossibile elencare separatamente. La gloria di colui che tutto move per l'universo penetra e risplende in una parte più e meno altrove. / Nel ciel che più della sua luce prende ... (il decimo cielo, l'Empireo). Subito dopo Surge ai mortali per diverse foci / la lucerna del mondo ma da quella / che quattro cerchi giugne con tre croci / con miglior corso e con migliore stella esce congiunta e la mondana cera / più a suo modo tempera e suggella. Qui il poeta, sul piano astronomico, a parte possibili significati allegorici, indica con i quattro cerchi l'orizzonte, l'equatore celeste, l'eclittica e il coluro equinoziale, cioè il mediano celeste che tocca i due punti equinoziali. Si vedano tra gli altri il Sapegno e l'edizione del centenario. Questi cerchi si intersecano agli equinozi formando appunto tre croci. Qui si indica naturalmente, come spiegano tutti i commentatori, il punto equinoziale di Primavera in cui, come abbiamo visto, Dante, seguendo forse per finzione poetica i racconti tradizionali, pone il Sole nel momento della creazione divina.

Nel secondo canto, Beatrice avverte il poeta: "Drizza la mente in Dio grata, mi disse / che n 'ha congiunti con la prima stella", ad indicare in questo caso la Luna e troviamo poi subito il caso delle macchie lunari che, ricorda Dante, fan di Cain favoleggiare altrui. Quando Beatrice invita il suo fido seguace a dire quello che egli ne pensa per proprio conto, questi darà la risposta che corrisponde forse ad un'ipotesi o ad una convinzione precedente che deve essere smentita. E io: "Ciò che n 'appar quassù diverso / credo che fanno i corpi rari e densi ". La confutazione di Beatrice, articolata e puntuale, afferma che Virtù diverse esser convegnon frutti / di principii formali, [...] riferendosi anche al cielo delle stelle "fisse" delle quali la diversa luminosità non è spiegabile con zone di diversa densità, ma mostra anche come la maggiore o minore densità dei vari strati del corpo lunare non spiegherebbe affatto la situazione, in quanto se vi fossero strati di minore densità ciò [...]fora manifesto / nell 'eclissi del sol per trasparere / lo lume come in altro raro ingestó'\ E anche se lo strato diverso fosse più interno, cioè più lontano dalla vista umana, la situazione sarebbe la medesima, come Dante stesso potrebbe verificare con un esperimento che viene accuratamente e dettagliatamente descritto nel corso di varie decine di versi.

 

Immagine dell'eclisse di Sole del 29 marzo 2006 realizzata da Emilio Sassone Corsi nel deserto libico alle 12h 35m 54s con un rifrattore apocromatico Skywatcher 120 ED f/7,5 e camera Canon 20 Da ISO 100 posa 1/800s.

 

Nel finale del canto vediamo ... cosi l'intelligenza sua bontate /multiplicata per le stelle spiega, ...

In Par, III all'inizio, Quel sol che pria d'amor mi scaldò 'l petto ... Qui il Sole rappresenta però Beatrice. In Par, IV notiamo Ancor di dubitar ti dà cagione / parer tornarsi l'anime alle stelle, /secondo la sentenza di Platone. Ma qui l'indicazione delle stelle con la citazione del sommo pensatore greco è generica.

Nel canto V, v 29 ... ma non so chi tu se 'né perché aggi, /anima degna, il grado della spera /che si vela a 'mortai con altrui raggi... L'anima si trova nel cielo di Mercurio, il pianeta che si "nasconde"con i raggi del Sole, dato che sorge e tramonta sempre a breve distanza angolare dal Sole, tanto che, benché possa raggiungere una magnitudo che lo renderebbe visibilissimo, si osserva difficilmente e per brevissimo tempo appena prima dell'alba oppure subito dopo il tramonto, come ricorda anche l'edizione della Mondadori che poi suggerisce la spiegazione dei versi quasi immediatamente successivi: Sì come 'l sol che si cela elli stessi /per troppa luce, come 'l caldo ha rose / le temperanze d'i vapori spessi,... cioè, in sintesi, il Sole, attraverso spessi vapori si può guardare, ma appena questi vengono dissolti, fissarlo diventa intollerabile agli occhi umani per eccesso di luce.

Nel VI, dal v 112 Questa picciola stella si correda /di buoni spirti che son stati attivi... Si tratta ancora di Mercurio, come ci avverte il Sapegno che ricorda anche il passo del Convivio in cui Dante definisce Mercurio il minore dei pianeti ovvero la più picciola stella del cielo, ancora una volta usando il termine stella nel senso generico di astro e ovviamente molto prima che ci si rendesse conto delle dimensioni ancora minori di Plutone, sempre ricordando che le conoscenze dei tempi di Dante non permettevano alcuna valutazione di dimensioni e i pianeti noti non andavano oltre Saturno). Nel canto Vili, dopo un riferimento iniziale al terzo epiciclo, secondo la famosa teoria degli epicicli che all'Astronomia pre-copernicana erano necessari per giustificare i moti celesti , dal v 10 ... e da costei ond'io principio piglio /pigliavano il vocabol de la stella / che 'l sol vagheggia or da coppa or da ciglio... Poiché il canto comincia (piglia principio) citando la bella Ciprigna ovvero la dea Venere Afrodite, il poeta ricorda che da lei gli antichi prendevano il nome della "stella", cioè del pianeta Venere che il Sole vagheggia, tenendola sempre prossima a sé, seguendola o precedendola sempre a non grande distanza nel cielo, benché a distanza nettamente maggiore rispetto a Mercurio (cfr anche l'edizione Mondadori di Bosco e Reggio), tanto che nei momenti più favorevoli è ben osservabile alle latitudini cui Dante si riferisce anche per quasi tre ore. Nel finale si parla di Marte, ma solo come divino padre di Romolo e si è già detto che qui si considerano solo le allusioni a reali corpi celesti.

In Par X, l'arrivo nel cielo del Sole. Ed ecco, dal v 'l, Leva dunque, lettor, a l'alte rote / meco la vista, dritto a quella parte / dove l'un moto e l'altro si percuote. Il poeta invita qui il lettore a levare lo sguardo verso i cieli e in particolare a quella parte in cui si incontrano i due moti, quello diurno da Est ad Ovest e quello annuo da Ovest ad Est. In sintesi i punti in cui si incontrano l'Equatore celeste e l'eclittica nei due punti equinoziali dei quali Dante considera qui solo quello primaverile. Si veda l'Edizione del centenario e quella della Mondadori.

Dell'eclittica Dante parla anche subito dopo: Vedi come da indi si dirama I l'oblico cerchio che i pianeti porta / per sodisfare al mondo che li chiama: /che se la strada lor non fosse torta /molta virtù nel del sarebbe in vano, ... Ciò perché se l'inclinazione dell'eclittica che "porta" i pianeti ai quali gli uomini si rivolgono per contemplarli o anche per considerarne gli influssi (sempre legati per Dante alla volontà divina) non fosse esattamente quella che è, le stagioni avrebbero un andamento diverso mentre se l'inclinazione fosse nulla non si avrebbero stagioni, con le conseguenze sulla vita che qualunque astrofilo è in grado di immaginare e che l'edizione Mondadori a cura di Bosco e Reggio sintetizza in modo magistrale.

E ancora pochissimi versi dopo vediamo Lo ministro maggior de la natura, /che del valor del ciel lo mondo imprenta / e col suo lume il tempo ne misura ... Si tratta ovviamente del Sole che trasmette al mondo il valore del cielo e attraverso i modi in cui gli invia la sua luce scandisce le misure del tempo.

Al v 40 Dante dichiara di non essere in grado di descrivere il suo ingresso nella luce stessa del Sole: Quant'esser convenia da sé lucente / quel eh 'era dentro al sol dov 'io entra 'mi ,non per color, ma per luce parvente! /Perch 'io lo 'ngegno e l'arte e l'uso chiami / sì noi direi che mai s'imaginasse, ... e subito aggiunge che ciò non deve meravigliare ... che sopra 'l sol non fu occhio eh 'andasse. La vista umana, vuol dire il poeta, non conobbe mai luce più vivace di quella del Sole, come spiegano diversi commentatori. E Beatrice incominciò: "Ringrazia /ringrazia il Sol de li angeli eh 'a questo / sensibil t'ha levato per sua grazia. Qui il Sole degli angeli ha l'iniziale maiuscola anche nel testo dantesco perché rappresenta Dio.

E ancora, al v 67 Così cinger la figlia di Latona / vedem talvolta quando l'aere è pregno... La figlia di Latona che viene talvolta cinta da un alone causato dai vapori atmosferici è evidentemente Diana che rappresenta la Luna. E dal v 78 Poi, sì cantando, quelli ardenti soli /si fuor girati intorno a noi tre volte, / come stelle vicine a 'fermi poli, ...

Nel canto XII al v 28 ... si mosse voce, che l'ago alla stella /parer mi fece in volgermi al suo dove; ... Si sentì una voce che mi fece sembrare l'ago calamitato che si dirige verso la Stella polare, per la prontezza con cui mi volsi nella sua direzione.

 

 


Dopo un bell'elenco di stelle il viaggio prosegue

 

Nel XIII, all'inizio, seguendo il Sapegno e in parte il Tommaseo e la Deutsch-Italenisch, vediamo una elaborata rappresentazione che coinvolge innanzi tutto quindici stelle di prima grandezza visibili nel "nostro" cielo: Imagini chi ben intender cupe / quel ch' i 'or vidi (e ritenga I 'image, / mentre ch' io dico, come ferma rupe) / quindici stelle che 'n diverse plage / lo cielo avvivan di tanto sereno / che soperchia dell'aere ogni compage;...

Dato per scontato il fatto che Dante non avesse notizie precise di stelle molto meridionali, anche ammettendo che ne potesse aver sentito più o meno vagamente parlare, possiamo vedere quali sono pressoché certamente le stelle che egli considera e le disporremo in ordine di AR utilizzando una tabella dell'Almanacco di Astronomia, la rivista dell'UAI. Per chi non ha dimestichezza con certi termini (non certo per gli Astrofili) ricorderò che AR (ascensione retta) è la distanza in gradi dal meridiano celeste Zero, qualcosa di analogo alla longitudine geografica mentre la declinazione D è la distanza in gradi dall'Equatore celeste, analoga alla latitudine geografica. Le stelle in questione dovrebbero essere dunque le seguenti: Aldebaran (Taurus), Rigel (Orion), Capella (Auriga), Betelgeuse (Orion), Sirius (Canis Major), Castor (Gemini) Procyon (Canis Minor), Pollux (Gemini), Regulus (Leo), Spica (Virgo), Arcturus (Bootes), Antares (Scorpius), Vega (Lyra), Altair (Aquila), Deneb (Cygnus). Immediatamente dopo ... imagini quel Carro a cui il seno / basta del nostro cielo e notte e giorno, / sì ch' al volger del temo non vien meno; imagini la bocca di quel corno / che si comincia in punta de lo stelo / a cui la prima rota va dintorno ... Cioè l'Orsa maggiore, il Carro per il quale Dante tiene conto di tutte e sette le stelle principali (che alle latitudini considerate rimane sempre sopra l'orizzonte, ovunque sia rivolto il suo timone) e l'Orsa minore, con Kochab e Pherkad (usiamo qui sempre i noti suggestivi nomi arabi) mentre alla Stella polare il poeta si riferisce solo perché è presso il centro della rotazione della sfera celeste ma, benché di magnitudo nettamente superiore a Pherkad, non entra nel quadro che egli definisce. Immagini dunque il lettore che tutte queste 24 stelle (15 più le 9 considerate delle due orse) abbiano fatto due corone in cielo di forma simile alla Corona Borealis ...e avrà quasi l'ombra della vera / costellazione e della doppia danza / che circulava il punto dov'io era; indicando il movimento delle due corone. Non entro in altri argomenti che andrebbero trattati in modo dettagliato. Anche la Deutsch-Italienisch, in accordo con gli altri commentatori, parla di Sternzeichen der nòrdlichen Krone. In realtà il termine significa segno zodiacale, ma la Corona Borealis è abbastanza lontana dalla fascia dello Zodiaco e del resto Dante parla solo di costellazione, il cui termine corrispondente sarebbe Sternbild. È la corona che secondo il mito, dopo la morte di Arianna, Bacco collocò in cielo trasformando quella che lei usava in vita. Ed eccoci al XIV, dal v 85, Ben m'accors'io ch'i era più levato /per l'affocato riso de la stella /che mipareapiù roggio che l'usato ... si accorse cioè di essere salito più in alto, ovvero nel cielo di Marte di cui riconosce la luce rossa. Ancora una volta Dante usa il termine stella per indicare in genere un corpo celeste e poco dopo aggiunge: ... m'apparvero splendor dentro a due raggi, I ch' io dissi "0 Elias che sì li addobbil", con l'equivoco ricordato dal Sapegno tra Elios come Sole ed Eli, ovvero Dio.

 

Mosaico di 11 immagini della Via Lattea realizzato da Marco Me-niero e Peccioli (Pisa) ottica Canon EF100 mm f/2 pellicola Kodak E200 tirata a 320 ISO, posa di 7 minuti per ciascuna posa. Immagine già pubblicata su Le Stelle, numero 25, Gennaio 2005.

 

E di seguito Come distinta da minori e maggi / lumi biancheggia tra 'poli del mondo /galassia sì, che fa dubbiar ben saggi I Sì costellati facean nel profondo /Marte quei raggi il venerabil segno / che fan giunture di quadranti in tondo. Quei raggi all'interno di Marte (cfr Sapegno) rappresentavano cioè una croce.

Nel XV canto troviamo, dal v 13, quale per li seren tranquilli e puri I... e pare stella che tramuti loco, ... Poi... a pie di quella croce corse un astro /de la costellazion che lì resplende;...

Nel XVI dal v 35, ancora nel corso del colloquio con il trisavolo Cacciaguida ... dissemi: "Da quel dì che fu detto ave / al parto in che mia madre, ch' è or santa, / s'alleviò di me ond 'era grave, /al suo Leon cinquecento cinquanta /e trenta fiate venne questo foco /a rinfiammarsi sotto la sua pianta. In estrema sintesi e sorvolando su alcuni elementi di incertezza nel calcolo mitico-religioso dei tempi, Marte (questo foco), dal giorno dell'Annunciazione venne 580 volte a ritrovarsi sotto la zampa del Leone, suo ricorda Sapegno citando Pietro di Dante perché "est complexionis calidae et siccae sicut Mars".

All'inizio del canto XVII troviamo ancora un'allusione a Fetonte che volle guidare il carro del Sole, senza tuttavia che si nomini espressamente alcun astro.

Nel canto XVIII, dal v 67... tal fu ne li occhi miei, quando fui volto, /per lo candor de la temprata stella /sesta che dentro a sé m'avea ricolto. È l'arrivo nel cielo di Giove. Nel XIX, a pochissimi versi dell'inizio, troviamo Parea ciascuna rubinetto in cui / raggio di sole ardesse sì acceso / che ne'miei occhi rifrangesse lui. Ciascuna delle anime di cui ha appena parlato risplendeva come un grazioso rubino in cui il raggio del Sole ardesse così acceso che nei miei occhi rifrangesse il Sole medesimo (Cfr, tra gli altri, Edizione del Centenario e Sapegno).  Al verso 115 0 dolce stella, quali e quante gemme ... sempre nel cielo di Giove.

Nel canto XX , all'inizio, troviamo Quando colui che tutto 'l nondo alluma / de l'emisperio nostro sì discende, / che 7 giorno d'ogne parte si consuma, / lo del che sol di luì prima s'accende /subitamente si rifa parvente /per molte luci, in che una resplende. In breve: Il poeta dice che quando il Sole, che illumina tutto il mondo, tramonta riappaiono le altre luci (che prima non si potevano vedere) nelle quali una sola risplende: la sua Come puntualmente nota tra gli altri il Tommaseo, Dante mostra di pensare che il Sole illumini anche tutte le altre stelle. Un errore assoluto di visione scientifica comune agli astronomi che egli conosceva.

Nel XXI, quasi all'inizio, Noi sem levati al settimo splendore / che sotto 'l petto del Leone ardente... Noi siamo saliti, spiega Beatrice, al settimo cielo, quello del pianeta Saturno, nel segno (nel 1300 anche nella costellazione) del Leone. NelXXII, dal v 108 ... tu non avresti in tanto tratto e messso / nel fuoco il dito in quant 'io vidi 'l segno / che segue 'l Tauro e fui dentro da esso. Cioè tu, lettore, non avresti messo il dito nel fuoco per toglierlo subito in minor tempo di quanto io vidi il segno che segue il Toro e fui dentro esso. O gloriose stelle, o lume pregno /... e poco dopo ... e poi quando mi fu grazia largita /d'entrar ne l'alta rota che vi gira /la vostra region mi fu sortita, mi fu assegnata la vostra costellazione. Ricordiamo che Dante considera i Gemelli come la sua costellazione. Dal momento che la data più probabile della sua nascita si colloca tra la fine di maggio e i primissimi giorni di giugno del 1265, era certo del segno dei Gemelli. Del resto il Sole entrava allora nella costellazione dei Gemelli già il 4 giugno, mentre oggi vi entra solo il 22 uscendo dal Toro. Sappiamo che la precessione non si arresta e che il significato scientifico dei segni astrologici è esattamente zero.  E ancora dal v 133: Col viso ritornai per tutte quante/le sette spere, e vidi questo globo / tal,ch' io sorrisi del suo vii sembiante; cioè dell'aspetto misero della Terra vista da oltre il settimo cielo. E poi subito: Vidi la figlia di Latona incensa / sanza quell'ombra che mi fu cagione /perché già la credetti rara e densa. Come in altri casi, ma qui in una serie completa, le figure mitiche indicano gli astri: La Luna (Diana, figlia di Latona) illuminata (accesa) priva di quelle macchie che, ricorda il poeta, lo avevano indotto a crederla formata di zone rare e dense e quindi in questa complessa fine di canto gli altri pianeti (e divinità) indicati con perifrasi da Iperione, il Sole di cui ora il suo sguardo può sostenere la luce, con Mercurio, figlio di Maia e Venere, figlia di Dione a lui vicini, Giove di cui si ricorda il padre, Saturno e il figlio Marte. Tutti i primi sette cieli rappresentati dalle divinità antiche di cui Dante comprende tra l'altro il variare delle posizioni in cielo e anche quanto siano veloci e, prima di rivolgere gli occhi alla sua Beatrice, getta ancora uno sguardo alla Terra: L'aiuola che ci fa tanto feroci / volgendom 'io con li etterrni Gemelli / tutta m'apparve da 'colli alle foci. Poscia rivolsi gli occhi alli occhi belli. Nel canto XXIII al v 7 si parla dell'uccello che attende il giorno ed il cibo ... e con ardente affetto il sole aspetta Ifiso guardando pur che l'alba nasca ; I così la donna mia stava eretta / e attenta rivolta inver la plaga / sotto la quale il sol mostra men fretta, cioè sotto il meridiano, presso il quale il Sole sembra appunto rallentare il suo moto apparente. Dal v 25 Quale ne 'plenilunii sereni / Trivia ride tra le ninfe etterne ... la Luna (Trivia, ovvero Diana) brilla, cioè, tra le stelle ... e in seguito, dopo un riferimento a un raggio di sol, troviamo al v 92 ... il quale e il quanto della viva stella che rappresenta Maria madre di Gesù e supera ogni altra luce del cielo.

Nel XXIV, dal v 10, Così Beatrice; e quell'anime liete /si fero spere sovra fissi poli / fiammando, a volte, a guisa di comete, divennero cioè sfere concentriche, (ricorda Sapegno citando il Buti) "fiammeggiando" come comete. Nel XXV, 54 La chiesa militante alcun figliuolo /non ha con più speranza com 'è scritto / nel Sol che raggia tutto 'l nostro stuolo. Qui il Sole rappresenta Dio e perciò anche nel testo del Tommaseo è con l'iniziale maiuscola. Al v 70 Da molte stelle mi vien questa luce, ... Dal v 100, si legge Poscia tra esse un lume si schiarì / tal che se 'l Cancro avesse un tal cristallo /1'inverno avrebbe un mese d'un sol dì, cioè, ci dicono il Tommaseo e il Sapegno, se nel Cancro si trovasse una simile luce, l'inverno avrebbe per un mese continuamente luce, in quanto un astro luminosissimo tramonterebbe quando l'altro sorge. È chiaro che il discorso andrebbe comunque approfondito. Dal v 118 troviamo Qual è colui ch' adocchia e s'argomenta /di vedere eclissar lo sole un poco / che per veder non vedente diventa ... perché viene appunto abbagliato dal Sole. Nel XXVII ai vv 14-15 ... Qual diverrebbe love s'elli e Marte /fossero augelli e cambiassero penne. Cioè se il chiaro Giove e il rosso Marte fossero uccelli e si scambiassero le "penne", ovvero il colore.

Poi, dal v 142 ... Ma prima che Gennaio tutto si sverni [qui gennaio è bisillabo] I per la centesma ch' è là giù negletta ... Dante qui affronta un tema che sarà risolto solo quasi tre secoli più tardi con la riforma del calendario giuliano cui si sostituirà quello gregoriano e dice che in prospettiva gennaio avrebbe finito col non essere più un mese invernale e sarebbe divenuto primaverile e poi estivo e così via. "Non c'è pericolo - sottolinea il Tommaseo - che all'Astronomo nostro rimanga qualche cosa d'inosservato rispetto alla favorita sua scienza". Così il grande studioso del secolo XIX illumina l'amore di Dante per l'Astronomia e la sua eccellente conoscenza della materia.

Nel XXVIII, dal v 16 un punto vidi che raggiava lume / acuto sì che 'l viso ch' elli affoca / chiuder conviensi per lo forte acume / e quale stella par quinci più poca /parrebbe luna, locata con esso, / come stella con stella si colloca. Vidi un punto che emetteva tanta luce, ... che l'occhio doveva essere chiuso poiché non ne sopportava l'acume e talmente piccolo per dimensione che qualunque stella sembri più minuscola in confronto a quel punto sembrerebbe una luna se fosse collocata come una stella accanto alle altre in cielo. Ma quel punto privo di dimensione rappresenta in realtà l'immensità e lo splendore di Dio che il poeta vede negli occhi della sua Beatrice, circondato da nove cerchi concentrici (efr Sapegno e Tommaseo). Altri elementi si potrebbero sottolineare in questo canto, anche con riferimenti non specifici alla fisica degli astri, ma in questa sede può bastare indicarne le presenza.

Nello stesso canto, dopo un riferimento al primo mobile dell'Astronomia di allora, ecco, dal v 116 ... in questa primavera sempiterna / che notturno Ariete non dispoglia, ... Viene indicata la stagione in cui l'Ariete si vede particolarmente evidente di notte, cioè l'Autunno. Il Tommaseo nota qui puntualmente ciò che comunque gli Astrofili ben sanno.

Nel XXIX all'inizio Quando ambedue li figli di Latona / coperti del Montone e de la Libra, / fanno de l'orizzonte insieme zona / quant 'è dal punto che 'l cenit i 'nlibra / infin che l'uno e l'altro da quel cinto, /cambiando l'emisperio si dilibra. ... Quando II Sole e la Luna (i figli di Latona, Diana e Apollo, sempre in quanto lei rappresentante la Luna e lui il Sole) si trovano uno in Ariete e uno in Bilancia e quindi equidistanti dallo Zenit che li tiene in equilibrio nel momento in cui uno tramonta e l'altro sorge ... (Cfr Tommaseo, Deutsch-Italienisch già citata, Sapegno, Edizione del centenario, Enciclopedia dantesca Treccani). Nello stesso canto al verso 97 inizia il ricordo dell'oscuramento totale della Terra che che per la tradizione si sarebbe verificato al momento della morte di Gesù secondo la testimonianza dei Vangeli e che Dante non giudica corretto cercar di spiegare, come molti fanno, con un'eclissi di Sole poiché questa avrebbe interessato solo una sottile zona. Un dice che la luna si ritorse / nella passion di Cristo e s'interpose, /perché il lume del sol più non si porse; /e mente, che la luce si nascose / da sé; però all'Ispani e all'Indi /come a ' Giudei tale eclissi rispose. In questo punto la fede di Dante prevale sulla sua pur eccellente cultura scientifica e mi pare che il divino mostri quasi di voler credere quia absurdum. Nel XXX, all'inizio, Forse seimila miglia di lontano / ci ferve l'ora sesta, e questo mondo / china già l'ombra quasi al letto piano, / quando il mezzo del cielo a noi profonda / comincia a farsi tal ch' alcuna stella /perde il parere infino a questo fondo; / e come vien la chiarissimna ancella / del sol più oltre così 'l del si chiude / di vista in vista infino alla più bella. Cerchiamo di dare un'idea sommaria seguendo Tommaseo, Bosco e Reggio, Sapegno. Forse, dunque, a seimila miglia (circa) di distanza da noi arde l'ora sesta ovvero il mezzodì, quando la Terra proietta la sua ombra quasi orizzontalmente e le stelle meno luminose, appunto poco prima del sorgere del Sole, cessano di essere visibili fino al fondo, cioè la Terra che si trova nella parte più "bassa" dell'Universo. E quando giunge l'aurora (l'ancella del Sole) scompaiono tutte fino alla più luminosa. Anche in questa occasione accenno ancora ad una serie di note che per la complessità della materia andrebbero molto approfondite e viste nei dettagli in un lavoro più completo. Al v 24 un riferimento a Beatrice il cui riso è come un Sole. E ancora al v 75 ... così mi disse 'l sol delli occhi miei.

Al v 126 troviamo ... odor di lode al sol che sempre verna. Quel Sole (Dio) che fa eterna Primavera (Bosco - Reggio e altri).

Nel XXXI al v 28 con Oh trina luce n unica stella ... troviamo un riferimento alla Trinità mentre nei versi seguenti, come dicono il Tommaseo e il Sapegno, vengono ricordati i miti di Elice, trasformata da Giove nella costellazione dell'Orsa maggiore di cui Bootes è figlio mentre la Deutsch -Italienisch indica specificamente: Ihr Sohn ist der Stern Arktur, la brillantissima Arcturus che si trova con estrema facilità seguendo la curvatura della coda dell'Orsa stessa. Anche qui un'analisi un po'più approfondita sarebbe ovviamente necessaria.

Verso la fine, dopo l'invito di San Bernardo ... ma guarda i cerchi infino al più remoto, cioè fino al più alto, tanto da vedere il seggio di Maria, il poeta dice Io levai li occhi e come da mattina / la parte orientai de l'orizzonte / soverchia quella dove 'l sol declina, /così, quasi di valle andando a monte / con li occhi, vidi parte nello stremo / vincer di lume tutta l'altra fronte. Come, cioè, la parte dalla quale sta per alzarsi il Sole risplende di luce, così vidi una parte della rosa (Maria) superare per luce "tutta l'altra altezza che era in tondo" come ci dice il Buti attraverso Sapegno che seguiamo in questo passo assai difficile. Subito dopo il poeta si riferisce nuovamente al mito di Fetonte che non seppe guidare il carro del Sole.

Nel canto XXXII troviamo Così ricorsi ancora a la dottrina / di colui ch' abbelliva di Maria / come del sole stella mattutina. E, sempre con l'aiuto del Sapegno, eccoci alla spiegazione, in verità questa volta abbastanza semplice. Ricorsi, dice Dante, alla dottrina di San Bernardo che si abbelliva fissando la luce di Maria come la "stella" mattutina, Venere, brilla per la luce del Sole. Nel XXXIII, al v 64 un accenno molto generico al Sole: Così la neve al sol si disigilla; ... Quindi al v 85 Nel suo profondo vidi che s'interna, / legato con amore in un volume / ciò che per l'universo si squaderna; Nella profondità della luce di Dio si trova tutto ciò che si diffonde per l'Universo. Poi il finale già citato ... l'amor che move il sole e l'altre stelle.

 


E finalmente le ultime annotazioni

Non credo di dover ripetere che questo lavoro è senza dubbio piuttosto sommario, anche se i riferimenti individuati sono un buon numero e alcuni sono multipli nel senso che sono stati individuati passi in cui si parla di distinti elementi astronomici. Pur nell'ambito di un approccio che tende a essere rigorosamente scientifico ai temi della conoscenza, Dante è saldamente ed entusiasticamente uomo di fede e spesso si mostra intransigente verso atteggiamenti che potrebbero metterla in discussione. Di qui la sua condanna che può apparire ed essere spietata contro le eresie e particolarmente crudele contro i sommi esponenti dell'Islam, Maometto e Ali, anche se mostra di rendersi conto dell'alto valore di certe personalità quali il Saladino che non colloca tra i dannati ma al Limbo nel IV canto dell'Inferno. La condanna di Dante va, come dicevo verso l'inizio, anche agli astrologi, soprattutto in quanto l'astrologia è tra quei mezzi di divinazione che tenderebbero a escludere il libero arbitrio, fondamento per qualunque idea di meriti e colpe. Dante, come già detto, non crede per nulla, infatti, all'astrologia tout court anche se ammette gli influssi astrali che svolgono un ruolo per lui sempre positivo in quanto strumenti del Creatore. Del tutto normale, nel medioevo. Benché la sua poesia superi il tempo storico, Dante è infatti anche un uomo del suo tempo.

Il disprezzo perfettamente meritato e il fastidio degli uomini di scienza - che possono ovviamente anche non credere al libero arbitrio  e di tanti uomini comuni come me che lo considerano una palese assurdità - nei confronti dell'astrologia e di tutte le altre pseudoscienze, spesso e fino ad oggi penosamente riverniciate e privilegiate perfino da un'informazione pubblica incivile che aiuta chi le pratica a rubare ai cittadini più indifesi molti miliardi di euro, molte migliaia di miliardi di vecchie lire, ha radici e motivazioni diverse. Comunque i veri poeti di tutte le età sono sempre i benvenuti. Gli affaristi della superstizione mai.
LFS



Articolo sulle grammatiche "strutturali" 

Dalla rivista Punto d’incontro ripresento anche per il sito Poetare, eliminando solo un paio di errori di battuta, un vecchio articolo sulle grammatiche sedicenti “strutturali” che hanno fatto tanti gravi danni alla scuola, in tempi in cui era difficilissimo trovare un testo decente, tanto che, quando se ne trovava qualcuno si doveva “combattere” strenuamente per adottarlo. Io per alcuni anni non adottai alcun testo di grammatica ed ebbi poi difficoltà notevolissime per poter usare l’eccellente testo dei fratelli Anna Paola, Enrico e Giancarlo Tantucci, figli del famoso latinista Vittorio Tantucci, linguisticamente ineccepibile e modernissimo, ma  tuttavia  non  à la mode, à la page, à la creme, à la  m … come molti volevano. Per riuscire a mantenerlo in uso ancora verso la metà degli anni ‘90, quando già le ciarlatanerie delle grammatiche pseudomoderne cominciavano ad essere messe in discussione, feci i salti mortali riuscendo a sopravvivere come mostro negli appunti per la  lettera  che doveva essere indirizzata alla scuola nella quale allora insegnavo, senza  dare i dati per identificarla. Infatti ho insegnato in diverse scuole anche un po’ lontane tra loro, dopo aver rinunciato a rimanere a disposizione per un posto di assistente universitario che, nel mio caso non avrebbe significato fare il portaborse, ma  tenere aperta un’aula senza far nulla.

 

ATTUALITÀ  RIFLESSA

 Scuola / Documento (giugno-settembre 1982)

Lucius F.Schlinger

 Appunti su alcuni testi e metodi scolastici alla moda