Poesie di Antonio Fabi


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Antonio Fabi

Antonio Fabi è nato e risiede ad Urbino.
Prima di dedicarsi all'attività forense, ha svolto incarichi di medio burocrate presso l´Amministrazione Municipale, occupandosi di segreteria e affari generali, di pubbliche relazioni e attività culturali. Ha collaborato alla realizzazione del volume Perché Pasolini (Atti del convegno tenutosi a Urbino nel 1976).
Ha seguito specificamente il settore della musica, che non ha mai abbandonato in qualità di organizzatore, per conto del Comune, della Cappella Musicale del SS. Sacramento (di cui è stato direttore artistico) e dell´Accademia Raffaello, della quale è membro.
E´ socio onorario della F.I.M.A. (Fondazione Italiana per la Musica Antica) e componente del Consiglio di Amministrazione del Conservatorio Rossini di Pesaro.
Suoi interventi sono stati ospitati da L´Unità, Bresciaoggi, Punto d´Incontro e, recentemente, in rima, dalla rivista L´Immaginazione.
Nel marzo 2005 ha pubblicato il volume Tragico Riso - Scherzi mitologici e altri epigrammi, Manni Editori, Lecce.
E´ presente, fin dagli anni Settanta, in numerose antologie dialettali urbinati e 3 sue composizioni saranno ospitate in Briciole di senso, Milano, Montedit, attualmente in corso di stampa.

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Leggi le traduzioni di Antonio

Cri cri
Ma Beppe, cosa avete combinato?
Vincendo d’un sol voto sul Pidì
sfrattavate anche il Capo dello Stato,
più Renzi, la Boldrini e chissà chi.

Invece di parecchio è andata peggio
a te e al tuo assistente Casaleggio.
Neppure Berlinguer ti ha dato ascolto:
fu egli tollerante, ma non stolto.

Il problema non è Napolitano,
ma quello d'una maggioranza oscena,
di un gruppo e d'un partito che fa pena,
di un clima che mi par democristiano.

Rivedo già una collaudata scena
in cui si pensa solo a fare piano,
a non andare per niente lontano:
non si vuol progredire, ma si frena.

La legge sul conflitto d'interessi,
le riforme, importanti, "di struttura",
non le faranno mai: "Poveri fessi!

-stanno dicendo già senza paura-
Faremo nuovi accordi e altri congressi,
senza adottare nessuna misura".

Ê questa la cultura
di tutti gli oligarchi da strapazzo,
anche se, al Quirinale, c'è un ragazzo.

Truce attentato sulla Maratona.
Bestia vigliacca, folle, essere immondo :
tu colpisci qualsiasi persona,
oggi a Boston, domani in tutto il mondo.
Quale che sia il tuo credo o il tuo profeta,
quale l'ideologia che ti disseta,
sei solo un traditore ripugnante,
che non fruirà di nessuna attenuante.

Il potere del timore
- Quando la vedo, ammutolisco e tremo,
e lo sguardo smarrito volgo al basso,
onde evitarla allungando anche il passo,
perché l'adoro e al contempo la temo.

Non c'è, per questo orribile sconquasso,
un rimedio né semplice né estremo;
e dovrò assistere al gioco blasfemo
di lei, che col suo principe andrà a spasso.

In realtà forse sono un codardo
turbato più da un rischio d'insuccesso
che da quel volto e quel sereno sguardo.

Basta!, ché più non voglio essere oppresso:
non mi concederò nessun ritardo;
mai più accidioso, timido, dimesso!

- Tu sei solo te stesso:
quando l'incontrerai, splendida e pura,
annegherai dentro la tua paura.

Quando di me non vorrai tener conto,
Giudicandomi indegno d'ogni stima,
Con te, contro di me, terrò il confronto;
Avrai virtù, la verità ti opprima.

Più conscio ancor delle mie debolezze
Di te, per te, crear posso una storia,
Di torti miei e vili nefandezze,
E, me perdendo, avrai massima gloria;

Ma anch'io, in tal modo, sono vittorioso,
Poiché, l'affetto mio recando a te,
ogni torto che a me volgo dannoso,
vantaggio arreca a te, ma doppio a me.

Tanto è forte è l'amor cui t' appartengo,
Che ogni resistenza per te spengo.



Quando vorrai tenermi in poco conto,
Giudicandomi indegno d'ogni stima,
Con te, contro di me, terrò il confronto;
Avrai virtù, la verità ti opprima.

Più conscio ancor delle mie debolezze
Di te, per te, crear posso una storia,
Di torti miei e  vili  nefandezze,
E, me perdendo, avrai massima gloria;

Ma anch'io, in tal modo, sono vittorioso,
Perché, l'affetto mio donando a te,
Ciò che per me io reputo dannoso,
vantaggio arreca te, ma doppio a me.

Tanto è forte è l'amor cui t' appartengo,
Che ogni resistenza per te spengo.


Non il marmo, né i monumenti d'oro
vivranno più della potente rima;
ma tu brillerai ancor più in questo coro
che pietre private dal tempo in stima.

Quando devasterà statue la guerra
e le truppe distruggeranno i marmi,
Marte, fuoco e spada, fallirà in terra
a radere il tuo ricordo dai carmi.

Contro i nemici oblio e pallida morte,
avanzerai e troverai lode e posto
in quelli dei tuoi posteri occhi e corte
pagandone fino al Giudizio il costo.

E finché esso non sarà sentenziato,
tu vivrai qui, e negli occhi dell'amato.



Non il marmo, né i monumenti d'oro
vivranno più della potente rima;
tu brillerai ancor più in questo coro
che pietre private dal tempo in stima.

Quando devasterà statue la guerra
e le truppe distruggeranno i marmi,
Marte, fuoco e spada, fallirà in terra
a radere il tuo ricordo dai carmi.

Contro i nemici oblio e pallida morte,
avanzerai troverai lode e posto
in quelli dei tuoi posteri occhi e corte
pagandone fino al Giudizio il costo.

E finché esso non sarà sentenziato,
vivrai tu qui e  negli occhi dell'amato.


IO E LEI


IO

I (Endecasillabi sciolti)

Signorinella rosea e incipriata,
ancora mi corteggi amabilmente
come facesti già fin dal momento
in cui venisti a trovarmi festosa,
quando da poco stavo nella culla.
Condizioni pesanti già in quel tempo
volesti porre, da me pretendendo
che aequo animo io le accettassi.
Ero, naturalmente un incapace:
nulla intesi, né volli, ma per te,
non formalista, valse la sostanza.


II (Versi liberi)

Mi fosti amica nell' adolescenza,
mi portasti conforto,
mi facesti sentire sapiens.
Adoravo i tuoi baci
profumati d'oleandro.
Mi lasciasti campare
spensierato e gaudente,
benché quell'acre aroma
mi rammentasse spesso
il tuo volto gentile,
i tuoi lineamenti incantevoli,
i tuoi capelli tizianeschi,
fanciulla fanciullescamente amata.
Peccato che ora tu sia diventata
sgraziata grinzosa e grassoccia.


III (Sonetto caudato)

Ti sei accorta che t'ho presa in giro,
ed ora vieni avanti minacciosa,
agitando la falce; permalosa!
Mi vuoi tenere, come sempre, a tiro.

E tutto ciò per ben piccola cosa,
per quei versetti privi di respiro,
che mi fanno dormire più di un ghiro.
Perché rendono te sempre più astiosa?

Ora pretendi un confronto mortale;
complimenti, mia cara: che coraggio!
Cavalleresca, sempre più, e leale.

Non fruisci - si sa - d'alcun vantaggio,
perché la tua potenza è "naturale"
e non ti occorre un fatato ingranaggio.

È il momento del viaggio?
Partiamo, dunque; però t'assicuro
che per te pure sarà un giorno duro.



LEI (Due sonetti caudati)

I

Buon giorno, intanto a te, se si può dire.
Sono qui in carne ed ossa, come "senti":
a quanto pare, incalzano gli eventi,
malgrado tutto il tuo fasullo ardire.

Hai subito capito, non rammenti?,
ti coccolavo già nelle mie spire;
non penserai di farmi impietosire
con ciarlatanerie, brogli e lamenti.

Sei sempre stato sciocco ed arrogante:
parli con me di tempi (sciocco!) oscuri,
sfoggi perfino un contegno galante:

vuoi che con te "alla pari" mi misuri,
mi vuoi donna graziosa ed ammiccante,
o monaco dai lineamenti duri.

Così speri che duri,
come per lo scudiero e il cavaliere,
quel gioco che dà brividi e piacere.


II

La vita non è un film, non è un romanzo,
ma solo realtà e disperazione.
Non lo capisci, povero minchione;
fai lo sbruffone, il saltimbanco, il ganzo.

Sempre in salute, ti senti un leone,
ché forza e boria ne sfoggi d'avanzo;
senza capire che sono io che danzo,
che finisce la rappresentazione.

Ma fingi, in realtà, perché sei laico:
mentre ti artiglia un gelido terrore,
non basta qualche motto apotropaico.

Sai che veloci corrono le ore
e che s'è completato il tuo mosaico;
solo un ricordo è il vecchio buonumore

Ora pensi a un signore,
quale che sia: neppure giusto e buono.
Non perder tempo: solo io ci sono.

Dopo la prescrizione, la sparata.
Gli avvocati prospettano l’appello:
la sentenza –sostengono- è sbagliata;
l’accusa è solo un fragile castello.
Impugni, il Cavaliere, se ha coraggio!
non lo farà -ritengo- perché è saggio.
La Corte non lo può più condannare,
ma, se conferma, lo può svergognare

Ciclici cicloni
Tutti i collassi dell'economia
esplodono improvvisi ed imprevisti
in primo luogo dagli economisti,
che si basano sull'astrologia.

In ogni caso, quei professionisti
trovano sempre la più retta via
per tutelare la democrazia
e gli interessi dei poveri cristi.

Prima si va in soccorso dello stato,
poi delle banche e delle società,
posto che non c'è più il proletariato.

Tutti i boiardi, con austerità,
un euro a testa hanno destinato
alla ripresa; dunque che si fa?

Il Governo dà il la:
presenta una decine di manovre,
volute da caimani, squali e piovre.

Monsieur Pipi
Gerardo, un goccio d'acqua prepotente
a tutti può scappare: è naturale,
soprattutto a chi è incontinente,
o dopo una bevuta colossale.

Hai pisciato, così, pubblicamente,
come un amabilissimo animale.
Degli altri te ne infischi, giustamente:
quell'impellenza ti faceva male.

Con questo gesto teatrale e nobile,
essendo tu persona di riguardo,
hai fermato un aeromobile.

Nulla ti costerà tale ritardo,
giacché il coraggio non è dote ignobile;
e il coraggio c'è sempre nel tuo sguardo.

Ora, però, Gerardo,
rassicura Francesi ed Italiani:
quando cucini, lavati le mani.

Sei epigrammi per il quarto stato

1. SENSO DELLO STATO

Chissà perché i politici italiani
legiferano sempre a piene mani?
Per farla breve, ecco: come un fungo
scodella, il premier, il processo lungo.


2. RAGAZZACCIO

Sospeso per tre mesi dalla Lega,
Borghezio, come ovvio, se ne frega.
In questo modo, il ruvido crociato,
potrà dar corpo al suo partito armato.


3. PLUSVALENZA

Casini vota a destra e vota manca;
vuol sceglier chi per ultimo si stanca.


4. SCRICCHIOLII

Ha dovuto anche Bersani
comperare saponette
per lavare molte mani
messe, forse, un po' alle strette.


5. RADICAL CLICK

Rutelli, ormai, è un buon Padre guardiano,
per tono e contenuti che propugna.
Predica sempre, sempre più lontano
dal vero, perché il vero gli ripugna.


6. APOLIDE

In fondo, Scilipoti è coerente:
fa quello che gli dice la sua gente.
In più, la faccia sua, pulita e bella,
ricorda tanto quella di Mastella.

A egregie cose l'animo mio accendi,
nobile, forte, caro Bottiroli.
I tuoi versi mi sembrano usignoli,
ed è giusta la causa che difendi.

Non siamo, certo, solo noi i soli
ad insorgere contro i guasti orrendi,
più dannosi di furibondi incendi,
che causano i poeti e i loro voli.

C'è qui un coinquilino, a dire il vero,
che tenta qualche strambo esperimento:
ce l'ha col metro, ma non è sincero.

Usa parole di metà Ottocento,
sillabe fuori posto; insomma: zero.
Mi pare inutile ogni altro commento.

Voglio porre l'accento
sul fatto che una sfida fu lanciata;
teme ora, lo sfidante, tal trovata?

A un amico indisposto
Pavlin, sa t'è sucess? Se stat poch ben?
Fatt coragg, ché tutt passa sa 'n bichier:
bevle, donca, po' aspetta quell ch'avien,
per veda se quell ch'digg rispond al ver.
I', quand me passa el mal e po' ?'arcasch,
aument la dos e me facc fora 'n fiasch.

Tre epigrammi

Commiato
Vittorio è morto ieri in Ospedale,
lì trasferito da un centro protetto.
Era buono e gentile. Il suo difetto?
Il non avere ad altri fatto male.

Commiato
È morto in uno scontro l'attacchino.
Faceva parte dell'arredo urbano
di Urbino.

Igiene e ordine pubblico
- Cento cani, al canile, in eccedenza;
come si fa? Che dite? Come s'usa?
Qual è il parere di Vostra Eccellenza?
- Trasferiteli tutti a Lampedusa

Erlkoenig /Stabat Pater¹
Qui tacciano i violini, perché voglio
mantenere una sorta di promessa,
forse più una scommessa,
che vergai in altro foglio
di questo stesso libro smisurato.

E, libero, ho pensato
ad un volto di pietra,
ad un uomo che la sua sorte tetra,
traditrice ed infame ha castigato
divorando il suo frutto.

Tutto e ancor più di tutto
il Re degli Elfi prende al genitore;
godrà del suo trionfo, il vincitore,
che l'inerme ha distrutto.
Arrestati destriero!

Anche il padre è travolto dal guerriero,
spezzato da implacabili mazzate,
le braccia abbandonate.
Quest'orrido mistero,
è un angelico, giusto dolce spoglio.

 ¹ ABbaC cdDCe eFFeg GHhgA

Memoria in replica dell' antipoeta
(Esercizio giocoso in XII ottave)

1.
Cos'è un "sonetto a metrica variabile",
ad libitum, in più, don Matamoro?
Lei vuol creare l'irrealizzabile,
venendo meno al buonsenso e al decoro.
Quartine scollegate l'ineffabile
frutto sono del suo dotto lavoro:
Che cosa c'entri questo col sonetto,
non si vede nemmeno per dispetto.

2.
Ora che Lei s'è fatto paladino
d'infanti e donne che perseguitai,
dica se, pur essendo bizantino,
tecnicamente qualche volta errai
nel giudicare questo o quel bambino.
Offesa non v'è ora né fu mai.
Per contro, Monsignore, Lei, ingiuria,
con tanta foga e con virile furia.

3.
Per quel volgare, truculento insulto,
dovrà scusarsi Lei trecento volte,
se no lo inghiottirà con un singulto,
com'è accaduto a persone assai colte.
Non può fruire d'amnistia o d'indulto
chi intenta cause temerarie e stolte,
chi pone in campo una feroce accusa,
tanto iperbolica, quanto confusa.

4.
Mi riferisco a quanti ho criticato
per gravi errori, simili a violenze,
a chi, rimando in modo sconquassato,
chiede soccorso a "moderne tendenze",
secondo cui il metro è superato.
Mentre emette consimili sentenze,
il nostro autore la musica azzanna,
pronunciando da sé la sua condanna.

5.
Ho ricordato che, in questa nazione,
sono liberi tutti i cittadini
per nobile, sovrana concessione
di chi la edificò per giusti fini
e guida, da perfetto anfitrione,
la vita di parenti, amici e affini.
E, poiché qualcheduno in piedi dorme,
egli ha inserito ben precise norme.

6.
La metrica è un settore, in questo sito,
curato in modo pieno e ineccepibile,
onde chiunque può farsi più ardito,
ché, senza spese ed oneri, è accessibile.
Dovrei essere io, dunque, zittito,
solo perché, come l'Incorruttibile,
tutelo, con la legge, il bello stile,
da ogni inquinamento basso e vile?

7.
Li conosco i catoni in sedicesimo,
aperti, liberali e generosi.
Il loro metodo è sempre il medesimo:
scattano, sì, impettiti ed imperiosi,
ma valgono assai meno d'un centesimo.
Spacciano i loro versi focomelici
quasi per sillogismi aristotelici.

8.
- Che emozioni quest'oggi , Margherita!
Mi pare bella come l' "Incompiuta"
la poesia che hai d'azzurro vestita:
sommo lavoro artistico. Piaciuta.
- Anche la tua non mi pare sfornita,
Gianna, di patos. Sii la benvenuta.

Questa nuova, Santissima Alleanza
scodella conformismo in ogni stanza.

9.
Ora un appunto per la Vostra "Sfiga",
senz'astio pongo qui, messer Piedritto:
c'è pure in tale pezzo qualche "riga",
che stona col restante "manoscritto".
È come la funaria in una spiga;
guardi: se ho torto me ne starò zitto,
ma, se constaterà ch'io ho ragione,
sconfitto lascerà questa tenzone.

10.
Sorvolo su non poche forzature
("inutil studi", accenti e altre "finezze"),
che non comportano in sé, bocciature.
Non sono vere e proprie sfrontatezze:
non alterando esse le misure
dei versi, sono solo leggerezze.
Talvolta non castigo, ma prosciolgo,
quale che sia l'opinione del volgo.

11.
Ma per le manifeste bischerate,
voglio fornirVi, al fin di andare avanti
e dimostrare le tesi affermate,
gravi indizi, precisi e concordanti.
Quartina ottava, verso terzo: date
un'occhiata; ed alla nona, avanti:
verso quarto. Perfino un dromedario
s'accorge dell'oltraggio al settenario.

12.
Non s'adonti, Colonna, e sia leale,
né l'Esercito, poi, della salvezza
stia a muovere, per togliermi dal Male.
Provi a colpirmi, se ha vera destrezza,
di stilo, di sarissa o di pugnale,
facendo uso della Sua scaltrezza.
Ma attacchi i testi; ad essi ponga assedio;
io, nel frattempo, intono il Suo epicedio.

Epigramma
Lo fecero beato
a tempo di primato.
Tanti i mercanti al tempio:
cristianissimo esempio.

Sonetto caudato
Rime squarciate e versi doloranti
girano mesti su libri e per siti,
circondati da temi sempre triti,
miseri viscardelli zoppicanti.

Mi chiedo dove siano finiti
quei maestri cantori sfolgoranti,
stelle polari per quei dilettanti,
che in un ruscello sguazzano smarriti.

Scegliete una piscina, esimi Autori,
tentando almeno lì, di stare a galla,
senza, a terzi, causar tanti dolori.

Portate, inoltre, sempre su una spalla,
d'ausilio ai Vostri gran capolavori,
un rimario per ogni Vostra falla:

esso, come una pialla,
può levigare tante e dure scorze,
nobilitando umili scamorze.

Ma vedo in campo forze,
che una linfa procurano vitale,
riprendendo quel ritmo magistrale.

Questo certo non vale
per quelli che fan cenno ai propri drammi
con versetti che paion telegrammi.

Il XXXI Maggio
Ei non fu certo nobile,
ché sempre col raggiro,
senza dubbi né remore,
se stesso tenne in tiro.
Oggi, ridente e attonita,
Milano se ne sta.

Anche a Trieste e a Napoli,
dopo la grande svolta,
uniti tutti esultano
per la vittoria colta.
È un peana dei popoli,
che limiti non ha.

C'è chi starnazza e strepita,
cianciando d'un pareggio;
dà Beppe Grillo i numeri,
col suo stonato arpeggio;
ma in tutto il mondo plaudono:
dagli USA al Canadà.

Da Gallarate ad Arcore
le genti generose,
e da Novara a Cagliari
le liste vittoriose
finalmente dimostrano
che scampo egli non ha.

Spiace, però, che in internet
s'adoprino gli insulti,
usando ignari pargoli:
sciocchi son certi "adulti".
Non servon tali metodi
per dir la verità.

Ei fu certo un fenomeno,
quando portò il paese
a creder nelle frottole
ed alle sue pretese.
Cede, però, il suo esercito
di untuosi baccalà.

Nuove alleanze invocano
e nuove discipline:
forse le compravendite
giammai avranno fine.
Ma troppo forte è l'empito
che le sconfiggerà.

Che legnata!
Che legnata a lorsignori!
Bravo Popolo Italiano!
Quando occorre, vieni fuori,
come a Napoli e a Milano,
come a Cagliari e a Trieste:
grandi teste.

Ora che il vento ha fischiato,
non facciamo come Brenno:
dopo avere festeggiato,
non perdiamo il nostro senno:
al lavoro con vigore,
con ardore.

C'è già chi, sull'altro fronte,
pensa, torvo, alla vendetta:
come ruvido bisonte
caricare vuole in fretta.
Cuciniamolo in tagliata
delicata.

Amministrative 2011
(Prima dei ballottaggi)

È cominciata la putrefazione?
Sembra di sì: le loro facce gialle,
nonostante le lampade e il cerone,
ingialliscono ancora. Solo balle
raccontano quei botoli fedeli,
spaccando in otto stinti e falsi peli.
Non paga più la propaganda oscena:
allo schifo s'aggiunge anche la pena.

Il Piave mormora
Ossitani, gentaccia malnata,
di voi tutti ha le scatole piene
la gran dea che governa su Atene
devastata da sì grandi orror.

La clemenza sua va conquistata;
ogni voce gracchiante sia spenta,
ché altrimenti essa vigile e attenta,
troncherebbe l'atroce rumor.

Le zucchette, pur vuote, ora aprite,
affinché siano un po' riempite
quanto meno di un qualche liquore
che vi doni parvenza di onore:
farne dono alla dea nulla costa
e ho già detto il percome e il perché.
Liberatevi dalle patate,
che a quintali fornite e a palate;
e per ora mettetevi in sosta,
perché l'alternativa non c'è.

Sonetto caudato inanimato
Anima sciocca, insapore e melensa,
resta lontana dai miei territori,
che si governano senza censori,
senza la tua lagna viscida e densa.

Con altri lagnati rei peccatori,
e di costoro frequenta la mensa;
va' dalla gente che tanto ti incensa,
va' ad esaltare patetici amori.

Tu mi tormenti anche a mezzo di terzi:
"Se non hai l'anima la vita è brulla;
son privi d'anima questi tuoi scherzi".

L'animo mio eppur si trastulla,
benché io l'anima sempre la sferzi,
ch'è laida vecchia, non pura fanciulla.

"Ma così sei il nulla!",
esclama qualche amico spaventato.
Uff! Comprerò un bel bastone animato;

così il Commissariato
attesterà, con l'autorizzazione,
che un'anima possiedo nel bastone.

Lodo Al Fahn
Non ha tenuto il lodo di Angelino,
ripetizione proprio da Schifani.
Chissà? Forse domani
ne arriverà uno più mascolino.
I lodi e i nodi tocca farli grossi:
ci proveranno Calderoni e Bossi?

IL GIOCO DEGLI SCACCHI

LA SCACCHIERA
1.
Rime ripetute
E' la scacchiera il teatro più antico
di gesta nobili e grandi cappelle,
di comandanti e di sottufficiali,
di dame, cavalieri e fantaccini.

Un condottiero forte e molto "fico"
perse reputazione, guerra e pelle
perché non scelse gli scacchi ideali
onde tenere i reparti vicini.

Chi sia stato costui manco lo dico,
noto, com'è, per le sue scappatelle
nonché per i sesterzi che, a quintali,
trafugò qui, e anche fuor dei confini.


2.
STRAMBOTTO

Dovendo celebrare la scacchiera,
non soltanto di re, torre e cavallo,
di strategie, della regina fiera
si dirà, o del "matto" e dello stallo.
C'è un gioco meno nobile, che pure
in quell'arena invita a mischie dure:
voglio dire la Dama, che, a mio modo,
talvolta ancora praticando godo.


3.
LA STORIA DEL GRAN MAESTRO E DEL RE
(Doppio rispetto)

Sessantaquattro scacchi paion pochi
a chi ne ignora l'immensa potenza,
non solo per la forza di quei giochi
ch'esigono la massima pazienza.
Un re bonario e generoso un giorno,
tra tutto ciò che si vedeva intorno,
disse al suo Gran Maestro: "T'offro in dono
il più belo tra i beni che qui sono".

Rispose quello che un chicco di grano
sarebbe stato un misero presente;
ma ne teneva uno nella mano,
che posò su un scacco, quel sapiente.
"Chiedo si sommi sessantatre volte
- disse, e le sue idee parvero stolte -
questa semente su questo disegno".
Il re approvò, ma ci rimise il regno.


I PERSONAGGI DEGLI SCACCHI

Il RE
I
Un borioso paltoniere
pensò ben di farlo fuori
con lo "scacco del barbiere".
Ma, per lui, furon dolori,
ché di strade ne aprì mille
per lo scacco all'imbecille".

II
È solo il Re, madama la regina,
che può tenere vivi il bianco e il nero;
non corre, come voi, donna assassina,
ma può salvare un esercito intero.
Nei cruenti finali di partita
esiziale è l'estrema sua sortita


LA TORRE
Sia sempre gloria alla solida Torre,
un poderoso strumento di lotta.
Essa protegge le truppe e la flotta,
e, quando è il caso, l'attacco soccorre.

Spesso ad esempio il Poeta l'adotta:
Omero, che più d'altri può disporre
d'una metafora senza zavorre:
è torre Aiace, che regge ogni botta.

A Babilonia fu la più famosa,
migliaia sono ancora nei castelli,
tonde, quadrate. Sarebbe noiosa

l'elencazione dei siti più belli;
in ogni caso, è sempre maestosa,
sia che sia grande, o dei tipi più snelli,

come certo son quelli
edificati dal Duca d'Urbino,
esperto d'arte e prode spadaccino.


LA REGINA
Non l'ho valuta di certo posporre,
anche se tutto si sa di Madama;
ma un impegno globale qui la chiama,
come il lettore, oramai, può supporre.

Agisce, la Regina, non discorre:
il sangue del nemico avida brama
e il suo signore riverisce ed ama,
fino a dare la vita quando occorre.

Grandi sovrane, lunghissima lista,
che per ora non voglio srotolare;
ne citerò una sola, poiché artista:

quella Bolena, che ho tra le più care,
donna sublime e grande musicista,
(come colui che la fece ammazzare).


IL CAVALLO
I
Tre volte adesso ci salirò sopra.
Cantando il più famoso degli equini,
è d'uopo che di lodi io lo ricopra
per la sua audacia che non ha confini.
Questo elogio non è certo fuor d'opra,
stanti i proverbi, gli usi e i vaticini.
"Caval senza padrone è mezzo morto",
molti sostengono, e non hanno torto.

II
Ma il cavaliere senza il suo cavallo
si trova in un frangente ancor più brutto:
è senza guscio o è solo un dolce mallo,
ossia è spacciato, id est: morto del tutto.
Tenente, capitano o maresciallo,
resta indifeso; è di strutto e distrutto.
Senza cavalli cos'erano i Parti?
Traiano li abbatté e li fece a quarti.

III
Pegaso alato alcuni giocatori
citano spesso in fiera discussione;
ma Balio e Xanto non sono inferiori,
degni d'Achille, glorioso padrone.
Ciò vale per Bucefalo a fortori:
giovò al suo re in ben più d'un'occasione.
Il più geniale è però Ronzinante,
ancor più fiero dell'hidalgo errante.


L'ALFIERE
I
Sul campo è sempre figura perfetta;
non salta molto, né cambia colore,
ma questo gli permette la "forchetta":
per il rivale un atroce dolore.
La sua coorte decisa l'aspetta;
con lui divide fatica ed onore.
Se sopravvive al primo duro impatto,
darà aiuto, alla fine, per il "matto".

II
Chi è più coerente dell'alfiere?
Egli non cambia mai la sua bandiera;
corre veloce e guida la sua schiera
di truppe valorose e battagliere.

La sua figura è generosa e austera;
partecipa allo "scacco del barbiere",
con l'efficacia di un provetto arciere,
così aiutando la Donna Pantera.

Spesso egli cade valorosamente,
ché, per primo, aggredisce l'avversario,
mentre altri tiene un contegno indolente.

E già l'invitto duce Gaio Mario
imperator geniale e previdente,
gli riservò un trattamento onorario.


IL PEDONE
Soldato, oplita, fante, legionario.
Umile ed utile al tuo comandante,
armato alla leggera, eppur pesante,
affronti coi compagni l'avversario.

Valoroso soldato, illustre fante,
pedone ti chiamò già il Gran Re Dario,
per il tuo impegno più che millenario
iniziato con Sargon il gigante.

E gigante tu sei sulla scacchiera,
non solo perché muovi sempre avanti,
ma perché affronti qualunque bufera.

Quando son tutti pesti e sanguinanti,
qualcuno ancora, te vedendo, spera:
puoi mutar panni ed abbatterne tanti.

Ora non più esultanti
sono i rivali, che niente rincuora,
vedendoti vestito da Signora.

Rometta
Ne ha espulsi più di seimiladuecento
dall'eterna città Gianni Alemanno.
Lo annuncia un trionfante manifesto
affisso tra Natale e Capodanno.
Sono, per ora, extracomunitari;
toccherà poi ai soggetti più vari.
A sinistra, però, stanno tranquilli:
confidano su Totti e la Ferilli.

Grazioso sonetto quasi figurativo
e partenogenerato


Quem recitas meus est, o Fidentine, libellus:
sed male cum recitas, incipit esse tuus

MARZIALE, I, 38

Quel carme che tu leggi è roba mia,
o Fidentino; ma per cortesia!
Leggi male: per tuo, dunque lo sia).

*
Attore, tu che avrai il privilegio
di usare questo mio "monolocale",
degno di Orazio, Plauto e Giovenale,
dovrai farlo - s'intende - in modo egregio.

Perché, se tu lo interpretassi male,
perderebbe gran parte del suo pregio,
commetteresti un grave sacrilegio;
diventerebbe tuo, di Marziale.

Perciò, non imitare Fidentino;
scandisci bene le quartine in croce
recitale con stile adamantino.

Fuma un poco e arrochisciti la voce;
e fatti pure qualche bicchierino.
Va' come un grande fiume alla sua foce.

Non più Augusto?
Hanno arrestato Ottaviano Del Turco:
gravi indizi, precisi e concordanti;
quasi prove: bisogna andare avanti,
per giudicare s'è un ghiottone lurco.
Mi spiace, ma così vogliono i codici,
per fatti che non paiono episodici.

Ma è bene ricordare che Ottaviano
uscì indenne da ben altre tempeste,
quando Temi, da Napoli a Milano,
fece cadere coronate teste:
tutte testedicazzo, come noto,
ma che ancor oggi chiedono il tuo voto.

Se non c'è la sentenza in giudicato,
si presume la "non colpevolezza",
fino a quando l'illecito, il reato,
non sia provato nella sua interezza.
Cosa strepita a fare il Cavaliere,
lui che difende le cause più nere?

Quisquilie
Cardiologo e pediatra, Marcelletti,
professionista in tutto il mondo noto,
ha molto a cuore i teneri angioletti,
rispettando d'Ippocrate quel voto,
che privilegia i rapporti diretti.
Ma con ogni assistito fu devoto;
qualche somma versata dai pazienti?
Non è vietato dai regolamenti.

Piccola silloge aicculimericchica

Aicco pseudostornello
Bella la vita
gradevole bevuta
d'acqua rapita.

Limericco russofrancoinglese
Un commerciante di Vladivostok
amava alla follia l'uovo alla coque.
Ma un giorno (che casotto!),
l'uovo era troppo cotto:
ci restò secco per il forte shock.


Al sommo bergamasco
Fu certo Gaetano Donizetti
tra i musicisti uno degli eletti;
ma morì quasi solo
distrutto dallo scolo:
numi falsi, vigliacchi e maledetti!


Aicchi in generale
Versi a casaccio,
sapidi quanto il ghiaccio.
No, non ne faccio.


Al sommo marchigiano
Il grandioso, sublime Pergolesi,
gloria del mondo, d'Italia e di Jesi,
campò ventisei anni
per i troppi malanni:
dall'ira degli dei non si è difesi.

Prima del Manifesto
Ma guarda cosa, in veneranda età,
mi doveva di colpo capitare!
Si votò, e il risultato eccolo qua:
sono sinistra extraparlamentare.

Giuliano Ferrara presenta una lista;
la linea è assai chiara: è antiabortista.
Idee giuste e amene; perché dargli torto?
Riesce assai bene talvolta un aborto.

ALL'AMICO Franz Xaver von Thurau
(Breve resoconto dall'Italia)

Ora i prodi maschietti savoiardi
alla Repubblica chiedono i danni,
per privazioni, fatiche e malanni
sopportati in esilio. Non è tardi.

In miniera, per oltre cinquant'anni,
sfruttati senza soste né riguardi,
sudando lavorarono gagliardi
e dormirono in sudici capanni.

Però qui gli si nega il Vittoriano,
il Pantheon e perfino il Quirinale:
comportamento incivile e villano.

Ci vuole una colletta nazionale:
chi si sente d'accordo alzi la mano.
Io, per mio conto, firmo una cambiale.

Per la casa reale
più d'un avvallo troverò, mein herr:
s'obbligano Saint-Just e Robespierre.

Fui chierichetto capo in quel d'Urbino,
ai tempi dell'austero Cazzaniga,
simile a un condottiero sulla biga,
quando al Duomo arrivava in Topolino.

Ed il suo autista era un perfetto auriga,
elegante, perfetto: un damerino,
gentile e buono con ogni bambino,
non più germoglio, non ancora spiga.

Senza alcun trauma abbandonai la fede,
attratto dalle vie della ragione,
e, per ciò stesso, amico di chi crede.

Penso, d'altronde, che la religione
si manifesti aiutando chi chiede
conforto più che commiserazione.

E voi di Viboldone,
generose, amatissime sorelle,
d'oscuri viaggi miei siete le stelle.

Pene d' humour compiaciuto
Diventano le lacrime di ghiaccio,
dopo che tutto il corpo mio fu fuoco,
perché col fuoco è molto duro il gioco,
se tu mi neghi il tuo bollente abbraccio.

Ancora invano il tuo bel nome invoco,
senza speranza, appunto; ma lo faccio,
in quanto alla fin fine, accidentaccio!
mal che mi vada diventerò roco.

Tu mi risponderesti, se prestante
io fossi, e giovane ed anche intestato,
se ti facessi dono d'un diamante.

Qualcun altro già avrebbe sbraitato:
"Puttana, meretrice, commerciante!".
Idiozie: questa è legge del mercato.

Altri versi eroticomici ma non sempre

Vorrei essere un' ape per succhiare
il tuo celeste polline, Divina;
e amarti nel tuo tempio, sul tuo altare,
abbandonando ogni altra concubina.
Ma solo tu puoi prosciugare il mare
che si frappone al mio folle sperare.


Per ringraziare la bella Licoride
di un pompino con tutti i sacramenti,
per dodici ore Gaio la clitoride
le stimolò con lingua labbra e denti.
Le grazie della donna erano floride,
davanti e dietro, ovunque parimenti,
sì che Gaio, per far fronte all'impegno
si consumò come un pezzo di legno.
Egli di gloria è degno:
diede la vita per causa d'onore.
Così un eroe nasce, vive e muore.


A ROISS ¹
(Strambotto toscano)
Onorare la vulva in una Volvo?
Una passera ben piumata e fulva?
Procedi pure; ex officio t' assolvo:
non è reato giocare di vulva.
Puoi anche farlo in un'oscura selva,
se il luogo t'è gradito, vecchia belva.
Se, infine, vuoi provar la vulva calva,
senza timore puoi farlo: a mansalva.

¹ Enzo Rossi ROISS, scrittore, critico, giornalista,
ha curato il volume "De fellationis istoria …", Venezia 2007



Come un guscio vorrei tenerti avvolta:
integralmente mia diventeresti
e, dentro te, terrei ferma e raccolta
la fresca fonte di felici innesti.

Somnium Rulliani
Nulla v'è di concreto più del sogno,
di ciò che vivi quando il sogno arriva,
talvolta assecondando un tuo bisogno,
al quale pensi in maniera furtiva,
talaltra in forma d'incubo straziante,
che di respiro e di vigore priva.
Non ha mai nulla di significante,
diverso dalla sua vera sostanza,
ché chi lo genera è così fluttuante,
a causa di concreta circostanza.
Tornano spesso fatti del passato,
rivedi la tua casa, la tua stanza,
qualcosa che hai profondamente amato,
o che ti causò mille sofferenze:
sogno bifronte, sogno sciagurato!
Felici arrivi, orribili partenze,
giochi con noi: c'illudi e ci torturi.
Solo questo io credo: altre credenze
respingo anche di quanti, più sicuri,
vogliono interpretare un'aporia
sempre irrisolta, chiunque se ne curi:
Sogno, segno mendace e di follia!

Nisi caste tamen caute
Sulla spassosa ordinanza del Sindaco di Firenze,
ovvero: L'acqua fritta

Chiedono i sindaci poteri forti
contro la microcriminalità.
Va bene, ma bisogna essere accorti;
tutta questa cagnara non mi va.
Al solito, zucconi e qualunquisti
indossano la veste dei giuristi;
non sanno che in Italia (meno male)
solo lo stato ha potere penale.

Umberto Bossi
Prendo lo schioppo, ma poi ci ripenso;
il mio è soltanto civile dissenso.
Rifletto ancora ed imbraccio il fucile,
per una franca protesta civile.

Eccessi
Scrivi troppo, Giuseppe, e ti danneggi;
perché, invece di scrivere non leggi?
sei proprio come una patente a punti:
li perdi in proporzione ai versi aggiunti.

Secondo equità
(Dialogo a due con intervento di un deus
ex machina
)
        
                1.
        
- In nome della legge, sia impiccato.

- Eccellenza, così soffrirà tanto;
      non adopriamo i mezzi del passato!

- Allora un'iniezione: è sacrosanto
      questo dubbio che lei ha sollevato.

- Certo, Eccellenza, tuttavia, frattanto,
      s'è avuta prova che Tizio è innocente.
      
- Io già ho deciso. Non m'importa niente.

                 2.

- Scusi, Eccellenza… c'è la revisione …

- Ma questo non ha fatto la domanda;
      in più, conta la pubblica opinione,
      che  giustizia domanda a chi comanda;
      lei non la guarda la televisione?

- No, signore, c'è solo propaganda.

- Per favore, facciamola finita:
      la sentenza deve essere eseguita.

                  3.

- La madre ha fatto domanda di grazia…

- Eh cazzo, mi mancava solo questo!
      Non s'accontenta mai, non è mai sazia
      di quel degenerato disonesto!
      A me non sembra una grande disgrazia
      eliminare un soggetto molesto.

- Come vuole, ma lei sa che la pena
      va sospesa: si ferma la catena.

                   4.

- Insolente! So io ciò che va fatto!
      e tu mi pari proprio un sovversivo …
      … Sì, Presidente … qui c'è un mentecatto
      che vuole a tutti i costi Tizio vivo:
      va cianciando di grazia, ma il misfatto
      non la prevede per alcun motivo…
      …  riferisco: Clemenza non c'è più,
      perché così ha deciso Gorge Debliù.

                    5.

- Signore, non è giusto; mi ribello!

- Cosa dici?! Mettetelo agli arresti!
      Finirà, prima o poi, questo bordello.
      Le tue idee, i tuoi atti ed i tuoi gesti
      impongono un giudizio senza appello.

- Sì: conosco il "diritto" ed i suoi testi;
      e so bene qual è la sorte mia:
      il Tizio avrà discreta compagnia.

Bellarmino
(Invettiva)

Quell´odioso Roberto Bellarmino,
già cardinale, poi perfino santo,
è ancora rispettato e amato alquanto;
ma fu torturatore ed assassino.

Ha strade dedicate e non soltanto:
ma scuole ed atenei quell' aguzzino,
sadico boia, infame e belluino,
che, nell´ Inferno, avrebbe più di un canto.

Dante ci mise Bonifacio ottavo;
io Bellarmino con l'ottavo Urbano,
più meschino, più repellente e pravo.

Risarcito non è il sommo Giordano,
né vi provvede questo papa ignavo;
e Galileo stesso attende invano.

Che si entri in Vaticano;
e si caccino, vivi o morti, fuori
tutti i tiranni papi-imperatori!

Senza fratelli
Vuole il gelato Rocco Buttiglione.
Non gli do torto: è debolezza umana .
Visti il suo aspetto e la sua complessione,
di certo gli va dato alla banana.

Filippo il Bello
Era il mio gatto nero: una pantera,
anzi, un ghepardo, visto il portamento,
la statura, lo scatto, il rendimento
in gara e fuori gara, giorno e sera.

Per i bambini era più che un portento:
era un simbolo, quasi una bandiera
dell' infantile, generosa schiera.
Filippo lo sapeva, era contento.

Subì una crisi, quando un lupacchiotto
venne in casa per farci compagnia.
Per gelosia diede i numeri a lotto.

Perse smalto e vigore; tuttavia
rimase sempre un micio arguto e dotto,
segnato un po' dalla malinconia.

Lo vidi sulla via,
l' ultima volta rigido e contratto;
e ancora lo rimpiango quel mio gatto.

Fellationis historia eiusque
influxione apud antiquas comitates
*

Canto primo - Introduzione e preistoria
1.
Hanno provato l'antropologia
ed altre scienze ad essa collegate,
come chimica, storia e archeologia,
che tante usanze da noi praticate
non lo furono un tempo. Che magia
poté introdurne di tanto beate?
Non fu magia, ma un fatto di progresso,
influenzato molto anche dal sesso.

2.
I nostri nobilissimi antenati,
dal Rampiteco fino all'Uomo eretto,
scopavano soltanto (sventurati!),
dall'Australopiteco, il cui aspetto
s'avvicinava a dei vostri cognati,
al Neanderthal, pressoché perfetto.
Col Cro Magnon, nostro vero fratello,
finì la preistoria e venne il bello.

3.
Infatti quest'umano fu sapiente,
e, con l'ausilio di un po' di fortuna,
scoprì altri amori; e perciò riverente
lo guarda l'uomo d' oggi ciascheduna
volta in cui gode, sgorgando fremente:
altro che la conquista della Luna!
Ed alla di lui donna siamo grati,
perché essa tanto ci ha civilizzati.

4.
Li scoprirono - ho detto - per un caso,
in un momento di preliminari:
lei accostava dappertutto il naso,
secondo riti più che millenari;
egli, ad un tratto, si sente pervaso
da dolci brividi fino ai calzari,
talché, appena l' uccello ella gli tocca,
lui, con destrezza glielo infila in bocca.

* Questo testo dattiloscritto è la penultima bozza inviata all'editore ("I Antichi" di Venezia).
Potrebbero esserci refusi non corretti, che sicuramente sono stati emendati nel libro.

Canto quarto ¹

Creta
35.Creta: i palazzi del fiero Minosse,
che dominò per talassocrazia,
che il mare Egeo, e non solo, percosse,
sono storia, più che mitologia.
Si è dimostrato che l'isola fosse
la vera Atlantide: non è bugia.
L'esplosione di Santorini (Thera)
determinò la fine di quell'era.

36. Il vulcano dell'isola minore
nel mare sprofondò una parte d'essa;
maremoti di mai visto furore
causarono, con un'onda riflessa,
la distruzione di Creta in due ore
e della flotta all'isola connessa.
Superstiti non vollero gli dei,
salvo un gruppetto (forse i Filistei).

37. Fu (ma ancor oggi tremano le vene)
tremilacinquecento anni or sono;
e un altro fatto adesso mi sovviene
circa gli eredi del potente trono.
Furon gli Achei, con le loro carene,
ad occupare quell'ambito dono:
non a caso il glorioso Idomeneo
regna su Creta come Miceneo.
Antonio Fabi

38. Mai ebbero i Minoici paura:
a Cnosso, la famosa capitale,
c'eran le navi e, con esse, l'altura;
e così a Festo, altro sito regale.
Insomma, fu soltanto una sciagura
a distruggere un centro sì vitale.
Ora il mito e la storia, miei signori,
io fonderò senza falsi pudori.

39. Usava molto in epoca minoica
giocare con i tori arditamente,
con una dedizione quasi stoica
di fronte al rischio grave ed incombente.
Era una gioventù sana ed eroica
che ballava una danza travolgente.
Accadde che, in una bella mattina,
vi prese parte pure la regina.
40. Pasifae, statuaria e conturbante,
giovane moglie del grande sovrano,
sempre caldissima, superba amante,
balzò sui tori diretta e de plano.
Giovani donne ve n'erano tante,
ma nessuna con tale deretano.
Tra il popolo girava seminuda;
portando solo un paio di bermuda.

41. I ragazzi guardavano entusiasti
il superbo regal capolavoro;
e anche agli anziani non del tutto guasti
piaceva dire sovente la loro.
I pensieri di lei erano casti,
ma non sapeva che grande disdoro,
quale sconvolgimento, che casino
arrecasse alla patria e al popolino.
de fellationis historia

42. Altre volte discende nella lizza,
primeggiando per forza e per bellezza,
mentre ciascuno sempre più s'attizza
(nota, lettore questa mia finezza
di rima e consonanza senza bizza).
Ormai a quel diporto più che avvezza,
tutto andò bene, finché, fuor del branco,
ella scorse, un bel dì, un torello bianco.

43. Graziosa e morbida come fu Giove,
quando volle rapir la bella Europa,
bestiola simile non v'era altrove.
Pasifae sente un fremito alla topa,
qualcosa di potente che la muove …
ansimando si chiede: "Con chi scopa
questo bovino tanto seducente?
Più che un bovino è un dio, nella mia mente".

44. Con noncuranza gli si avvicinava,
la groppa e il muso sempre accarezzando;
la creatura, accidiosa ed ignava,
restava indifferente a ogni comando.
Ella piangeva eppur non disperava;
e pianse ancora molto, fino a quando
Dedalo, che già stava in quei paraggi,
le offrì la soluzione e i suoi omaggi.

45. La vide e la chiamò il grande scienziato,
scusandosi per tale interferenza,
da gentiluomo civile e educato.
Ma essendo, appunto, egli uomo di scienza,
tagliò corto e asserì, tutto d'un fiato:
"Io vorrei aiutare Sua Eccellenza:
per Lei costruirò una falsa mucca,
che La contenga dai piedi alla zucca.
Antonio Fabi

46. Io farò in modo che le due fessure
siano sovrapposte e allineate:
se permettete, prendo le misure ...
Ecco fatto; voi questa notte entrate,
ché avrete gioia, grazie alle mie cure".
Rispose la regina. "Meritate
un compenso adeguato professore".
Lui: "Attendiamo la notte d'amore".

47. Ecco, dunque, la donna che guardinga
scende da un letto freddo e senza scosse.
Bionda e splendente come una Vichinga,
soffoca a stento un colpetto di tosse
(quantunque altri più scura la dipinga);
giunge sul luogo e, con rapide mosse,
si toglie ogni vestito e la fusciacca
e infila il corpo nella falsa vacca.

48. Passano pochi istanti e arriva il toro,
tratto in inganno da quel marchingegno;
lancia un muggito e diritto nel foro
pone il suo membro, che supera il legno,
ed entra (mentre lei grida "Ti adoro!"),
nella più bella patonza del regno.
Per la regina è andare in paradiso,
mentre il torello continua deciso.

49. Finita questa inusitata unione,
Pasifae, corretta, vuol pagare
chi consentì siffatta operazione.
Pensa: "Gli darò quel che più gli pare";
ma Dedalo gli mostra altra invenzione,
che lei non tarda molto ad apprezzare.
Come descrive bene un noto affresco,
chiede e ottiene un pompino gigantesco.
de fellationis historia

50. Il resto della storia è risaputo:
il Minotauro e il labirinto,
le vittime d'Atene ed il rifiuto
di Tèseo che quel mostro ha ucciso e vinto.
C'è un fatto forse meno conosciuto:
che la fellatio ha poi sempre distinto
il destino dei Greci, poiché avviene
che, tal cultura Tèseo porta a Atene.

¹) Non posso, per ovvie ragioni inserire l'intera opera. Tra l'altro, prima della pubblicazione del libro, ho constatato un'appropriazione di parte del testo senza citazione dell'autore. Spedisco, pertanto, solo alcuni canti tra i più divertenti


A un famoso cancelliere
(Dott. Ezio Fiaccarini)

I - Sonetto con la coda
Quanto l'omonimo gran condottiero
prode, deciso, preciso e puntuale,
sposta scartoffie di più di un quintale
da quarant' anni; ed ancora ne è fiero.

Ha comandato con modo geniale,
come un proconsole del primo impero,
tante province senza esser severo,
ma democratico, aperto, gioviale.

Non ha nemici, non ha detrattori;
tutti lo stimano in somma misura:
dai giudici, ai periti, ai malfattori

non fanno che lodar la sua bravura
coi procedenti e con i debitori,
con i colleghi: tal è sua natura.

E' dunque una sciagura
Che Fiaccarini se ne vada via,
abbandonando la cancelleria.


Però, Gesummaria!
Sembra un poco diversa la questione;
egli non lascia niente; va in pensione.

Ed ha più che ragione.
Speriamo solo che non sia sì audace,
da tornar come giudice di pace.

II - Ottava
Resterai sempre, Tu, nella memoria
di quanti furono i diseredati,
da te accolti con garbo, senza boria,
e sempre amabilmente consigliati,
ciascuno coi suoi guai, con la sua storia
di grossi debiti non onorati.
Accantonavi spesso ogni altra cosa,
se il derelitto era una bella sposa.

III - Sestina "giustiana"
Son finite le ispezioni,
le persone di riguardo.
Senza noie, né tensioni
giocherai sempre a biliardo.
Certamente è Tuo diritto.
Qui sto zitto.

Perfidament
Tanti m'inviten a scriva in dialett,
mo, verament, enn è ch' c'ho tanta voia,
ch'se fatiga na mucchia. En me ce mett.
Per piacer, fatla fnitta sa sta ploia.

Insistet? Dop en dit ch'en v'l' avev dett;
E, se la tradision la vlet arcoia,
anca 'l dialett ha da essa perfett.
C'è chi, invec de salvall, i fa da boia.

Pensam ma Porta, Belli e Pasqualon:
avet mai vist qualcosa fori post?
En cred, ché fila tutt a perfesion.

Ogg, invec, c'è chi scriv a tutt' i cost,
tel "ueb", ti mur, tla carta, ti canton,
sempre armediand la figura dl'ov tost.

Pegg del fum sensa arost;
mo el belle è che 'sti pori disgraziati
enn straconvinti d'essa leterati.

Elogio della pazzia
"Chi non mi vota è matto e va rinchiuso",
proclama Berlusconi, a muso duro.
"Lo posso dire, tanto poi mi scuso:
anche stavolta ho scherzato, lo giuro.
A gaffes sesquipedali sono aduso;
qui è poca cosa, e poco me ne curo.
Chi non mi scusa non abbia paura:
gli garantisco una casa di cura".

Per Odoardo Giansanti (Pasqualon)
Poeta pesarese
1852 - 1932

Che vergogna, che schif, che tradiment!
Garzanti ha publicat 'n'antologia
dla piò qualificata poesia
d'i dialett italiani del Novcent.

Ho dat n'ochiata tla provincia mia .
e Pasqualon en è citat per gnent!
En capischen un cass! roba indecent !
Oltragg, roba da chiod, che vilania!

Perché i Psares enn stati tutti sitti?
Fann i patacca al ROF e tla lor spiaggia,
sempre piò tronfi e sempre piò invurnitti.

Mo avrà d'arnascia Pasqualon, managgia!
El pesc e i pesciarol i faria fritti,
ch'saria 'na scelta bona, giusta e saggia.

A Cristina Bove
Insensibile al grido di dolore
non sarò della nobile Cristina;
un angelico, sommo ambasciatore
me lo ha descritto fin da stamattina.

Eccomi, dunque, con nuovo vigore,
pronto a lubrificar la ghigliottina,
per tutelare salute ed onore
del bello stile e della sua dottrina.

Sono in molte faccende affaccendato:
scartoffie, viaggi, rime licenziose,
ora su carta per "…felice fato".

Ho disertato queste sale ariose
senza, con questo, aver dimenticato
persone come te, meravigliose.

E ora vengo a una dose
di cianuro, d'arsenico e curaro
per la quale non vedo alcun riparo:

perché, Gerardo caro,
come un amabile, gentile orco,
dei pacifisti fai carne di porco?

Su richiesta di D.
Di norma l'Eros ama il Desiderio,
ne vive e lo fa vivere in eterno;
annulla menopausa e climaterio.
La chimica gli è amica se, all'interno

del vile corpo, nasce un guaio serio,
che in certi casi è simile all'inferno.
L'eros moderno dona refrigerio
al ghiaccio caldo; id est: fare un bel terno.

In più oggidì c'è l'amore virtuale:
computer, cellulare e altre idiozie,
frutto d'uno sfacelo universale.

Ma non sian prese queste idee mie
come una trita, inutile morale:
ciascuno scelga pure le sue vie.

E pure le manie,
come quel tale che - così si dice -
ama e scopa una fotocopiatrice.

C'era concesso almeno di sognare.
Derelitti, sfruttati,
vittime di sopraffazioni,
amanti abbandonati,
compagni traditi,
donne violentate,
osavano sognare
e sperare.
Oggi anche i sogni
sono diventati un sogno.

Catania 2 febbraio 2007
La violenza bestiale degli stadi
provoca nuove vittime e rovine.
Pare che d'essa non verrà la fine:
per superarla non vi sono guadi.

Anche stavolta, certo, che il confine
s'è superato in ogni senso, i dadi
gettano i responsabili -si badi-
contro queste rivolte belluine.

Però si dice: "Non è il calcio questo!
Sono solo teppisti: minoranza,
che nulla c'entra con il gioco onesto".

Pura retorica: basta ed avanza,
ch'è endemico il fenomeno funesto;
è una cultura d'odio e d'arroganza;

perché spesso la danza
tifosi, presidenti e giornalisti
guidano insieme, abili registi.

Lui e le altre
Il galletto nazionale,
sempre ansioso di conquiste,
sempre stolido e triviale
sempre nel suo gioco insiste.
La consorte, meno male,
è incazzata più che triste,
dice ch'è una nullità:
sacrosanta verità.

Ma son tante le bonazze
pronte a diventare spose
del belloccio: non son pazze,
ché nelle private cose
non esistono corazze
contro l'armi bellicose
del machotto arcoretano:
ha del fascino il villano.

Ovviamente s' è scusato
su un giornale banalmente;
come sempre ha recitato
la sua parte brutalmente.
Era tutto organizzato
per far ridere la gente?
No: è un pesce fuor d'aprile
per la causa femminile.

Burchiellesca fuori catalogo
Morse l'Arcifanfano di Baldacco
e, dopo, due Ciriffi in si minore
subirono un destino non migliore,
per l'ira furibonda del gran ciacco.

Terrorista di stato è quel signore,
ma assorbe, tuttavia qualunque smacco
pur di finire la gara all'attacco:
nulla egli perderà, manco l'onore.

Per altro verso, molti di Macone,
di Media e Persia, d'Africa e Battriana
hanno perso del tutto la ragione.

Anche il popolo eletto rende vana
la prospettiva di composizione,
sicché la pace andrà sempre a puttana.

La ballata del buon licantropo
Nascosto tra le canne,
nostrane o di bambù,
affilo le mie zanne,
novello Barbablù.

Donna, lontana vanne,
som peggio di Landru,
io sono un loup garu,
alto ben sette spanne.

Di sangue m'alimento
e di qualche frattaglia;
son proprio una canaglia:
pietà giammai non sento.

Sta', pellegrino, attento:
il morso mio è tenaglia,
la tigre non lo uguaglia.
Ululo e canto al vento.

Non sei forse contento?
Ti acchiappo e ti sbudello;
or sì che viene il bello!
Ora provi spavento...

Ti lascio. In un convento
entro a trovar le suore:
sarà pure il momento
d'avere un po' d'amore.

Ringrazia il tuo signore
di questa mia pulsione;
e fa sempre attenzione:
chi s'avvicina muore.

Lirica storica
Più che Egiziana, Cleopatra è Greca
e bene l' ha dipinta Leonardo:
Lei è morente, ormai è quasi cieca,
se guardi bene non ha alcuno sguardo.

Quanto alle forme, non sono più quelle,
tornite e snelle
che solo Cesare poté godere:
tra l'altro era un mirabile sedere.

E lo dico, sia chiaro, con riguardo:
questo mio canto certo non arreca
nessun fulmine ironico e beffardo.
Felice è la regina e non impreca.

Partito democratico
Non sono certo io un Lavrentij Beria;
sono buono, mannaggia la miseria!
Pur tuttavia, in Siberia
possiedo molti alloggi popolari,
che cedo spesso a prezzi poco cari,
perché i patti son chiari.
Se la critica è troppo spinta e seria,
sono pronti i vagoni ferroviari
per la stazione di Vladivostok.
Viaggio sereno, senza alcuno shock.

Leghiamoli
Il "senatur", Borghezio e Calderoli
ce l'hanno duro, pare, quanto il marmo.
Perché sono in disarmo?
Il fatto è che son tutti legaioli.


Quadri di una esposizione

Su una celebre opera di Francesco Hayez
e sui suoi sviluppi


Non mi par proprio "bella addormentata"
la fanciulla che il giovine divora.
Hanno caldo, né il vento li ristora,
ond'essa, a parer mio sarà spogliata.

Si nota bene ch' egli assai l'adora;
ha l'aria accesa e chioma scarmigliata,
si nutre di spinaci e d'insalata
per stare sempre in forma, qual sia l'ora.

E tocca a lui levarsi le braghette,
ma lei si dà da fare col farsetto,
mentr'ei le bacia i seni, ossia le tette.

A questo punto, lettori, io smetto,
bastandoVi le cose che V' ho dette,
e a quei due amanti dovendo rispetto.

Però giuro e scommetto,
che mi comporterò sempre benino,
coi "morbinosi grilli" d'Aretino.



Cinque epigrammi
di cui quattro ciraneschi


Non c'è vera festa, non c'è godimento,
se non ne sei parte, signora squisita.
Dirò, ad abbondanza, ch'è gran patimento
la vostra mancanza: quest' ora è intristita.
Potrò rallegrarmi? Lo spero e lo credo:
Voi siete la vita; continuo e non cedo.


Ma quanto dovrò scrivere, per Bacco!
per meritare un po' la tua attenzione?
Ora, forse, capisco la ragione:
tu non apprezzi un poeta bislacco,
brutto sì, ma non privo di buongusto.
Gli preferisci un abbronzato fusto.
Anch' io, però, non son del tutto fiacco;
apprezza quanto meno l'intenzione.


Sono fratelli il passato e il futuro
o, forse l'uno è il padre e l'altro è il figlio.
Il primo, ch'è ovviamente più maturo,
al secondo dovrebbe dar consiglio.
Purtroppo in mezzo c'è sempre il presente,
sciocco, violento, stolto e deficiente.


Aprimi, ti scongiuro, la tua porta
e fammi visitare le tue stanze.
Allontana al più presto la tua scorta,
sì che si possa dar corso alle danze.


M'allieti il tuo sorriso giorno e notte,
e all'alba, ed al crepuscolo e a compieta.
Ma, oltre al sorriso, la mia mente inquieta
chiede altri doni tuoi per esser lieta.

Sei epigrammi preromantici e postelegrafonici

1
Sei troppo bella perché io demorda,
perché tralasci di pensarti, o Dea.
A costo di tirar troppo la corda
e di arrivare distrutto e in apnea,
io correrò da te per mille miglia
ed anche più, astrale meraviglia.

2
Che cosa è troppo, signora distinta?
Il troppo stroppia su limiti dati,
come se il mare ricoprisse i prati:
la natura, così, sarebbe vinta.
Nel caso vostro, limiti non s' hanno,
sicché a lodarvi ancora qui m'affanno.

3
Il mio disegno è quello d'adorarvi,
come si fa con una imperatrice.
Non vorrete per questo ora adirarvi;
ve ne scongiuro, fatemi felice.

4
Buon decennio, mia bella malata.
Ti rimetterai presto in salute,
entro il giro di qualche nottata.
Cura il corpo, lo spirto e la cute.

5
Girare attorno a te sarà un piacere:
terrò un'orbita ellittica perfetta.
Col telescopio mi potrai vedere
per qualche tempo, senza troppa fretta.
Ma la gran forza tua di gravità
credo che presto a te m'attirerà.

6
Amica mia, sarò come una piuma:
un morbido atterraggio a te vicino.
Mi basterà solamente un cuscino
farò le fusa come un vecchio puma,
accoccolato vicino al tuo letto
o, se lo preferisci, al caminetto.

Et ubi solitudinem
Se un tempo la pace creava deserti,
quest'oggi i deserti hanno ucciso la pace.
C'è poco oro nero, secondo gli esperti:
bisogna sfruttare quel poco che giace,
a costo di usare le bombe e i cannoni
su questi deserti, su queste nazioni.
Maometto lo vuole, l' "America" pure;
non piace ai suoi servi far brutte figure:
occorre obbedire, benché a denti stretti.
Vi son troppe "Americhe" e troppi Maometti:

I miei mille divini cavalli
L´Ottocentocinquanta di Bertone
fu la prima vettura che condussi;
da giovane facevo un figurone,
con questa spyder e con altri lussi.
Ma una Giulia mi colse l´attenzione
e come un buon borghese mi ridussi:
niente ragazze coi capelli al vento,
ma burocrati simili al cemento.

II
In seguito, per filofrancesismo,
anche perché la Giulia s´era rotta,
e richiamando un sano socialismo,
presi una Renault Quattro malridotta,
ma solo in apparenza. Fu snobismo?
Non so, ma per quel mezzo ebbi una cotta:
era perfetta, solida, efficiente,
eppur la rivendetti per un niente.

III
Non dirò, Musa e Diva, d´altri mezzi
minori (Cinquecento e Due cavalli),
acquistati di certo a buoni prezzi,
con cui girai solo per le mie valli.
Qualcuno si ridusse in molti pezzi,
senza sinistri, ma per troppi sballi,
imposti da percorsi accidentati
di tanti luoghi antichi e abbandonati.

IV
Col passar dell´età nuove esigenze
mi condussero verso una duemila,
Centotrentuno "Racing", esperienze
sportive: quasi sempre i prima fila
in tante ragguardevoli evenienze
che non cito (sarebbero una "pila").
Questo mezzo, che ancor la storia premia,
mi portò in Ostericche ed in Boemia.

V
Quando spuntò la nuova Lancia Delta
ACCA EFFE col turbocompressore,
feci una vile e disastrosa scelta,
abbandonando il precedente amore.
La Lancia era scattante ed era svelta,
ma non aveva stile, né rigore.
Ebbi dopo una più tranquilla Trevi,
che mi apportò notevoli sollievi.

VI
Altri carri e cavalli, altre lettighe
s´alternarono nelle mie rimesse:
l´Ape Cross e la Vespa, buone bighe,
che ancor possiedo e custodisco. Esse,
con aria giovanile da strafighe,
sembrano ormai gentili baronesse.
Ma quel che provocò maggior diletto
per molti lustri fu un Guzzi Galletto.

VII
Era (è arcinoto) la moto dei preti,
comoda per proteggere la gonna,
con la carena quando, molto lieti,
andavano a trovar la loro donna.
Sono laico, ma spiriti inquieti
mi scuotono: non sono una colonna.
Il Galletto mi dava buonumore
ed imitai ben più d´un monsignore.

VIII
Altre vetture andrebbero citate,
Lada Niva, compagna del passato,
la Vitara, che forti nevicate
hanno sempre con classe superato.
Ma quella di maggiore utilitate
è l´attuale con cui ho attraversato
tutta l´Europa, l´Africa e l´Oriente,
guidando le legioni e la mia gente.

IX
La Quadrifoglio Verde Alfa Romeo,
Centosessantaquattro molto rara,
rossa, veloce, comoda: un sol neo:
in ogni senso essa è una bestia cara,
costa quanto la flotta dell´Egeo;
va la benzina come una fiumana.
Ed ora vengo al supremo criterio,
che conta più degli altri ed è il più serio.

X
Intendo e voglio dire che lo stile,
che rende originale una vettura
è qualità finissima e sottile.
Vi sono sgorbi che fanno paura:
somigliano ad un cesso o ad un bacile,
e sono frutto di bassa cultura.
S´offendono, con simili trovate,
le vecchie, nobilissime antenate.

Parole senza romanza
Confesso, mia signora: questa stanza
compongo con la massima attenzione,
anzi, con interesse e devozione
per la Vostra finissima eleganza.

Benché sia nota tale posizione,
gia espressa nella prima mia romanza,
con le sole parole questa danza
voglio con Voi ballare a perfezione.

La spuma e l'onde che rendeste d'oro
saranno testimoni del miracolo
di Teti, Venere e dee come loro.

Non c'è bisogno di nessun oracolo:
con somma grazia e altrettanto decoro,
uscirete dal mare senza ostacolo:

che stupendo spettacolo:
tutti, in Olimpo, in Ida ed in Parnaso
s'inchineranno; e, certo, non a caso.

Sconfitta onorevole
Tu mi rapisci, non posso fermarmi;
a te m'arrendo in questa dolce resa,
ché non ho forze né possiedo armi,
onde trionfi tu nella contesa.
Concedimi (la Musa mi perdona)
d'inghirlandarti con la mia corona.

Doppio scherzo per una gran dama

I - a)
Signora sorridente e incipriata,
mi corteggiate ancora amabilmente
come faceste già fin dal momento
in cui veniste a trovarmi festosa,
quando da poco stavo nella culla.
Condizioni pesanti già in quel tempo
voleste porre da me pretendendo
che aequo animo io le accettassi.
Naturalmente, non ero capace
di intendere e volere; ma per voi,
sempre affettuosa, valse la sostanza.

I - b)
Mi foste amica nell' adolescenza,
mi portaste conforto,
mi faceste sentire uomo:
un uomo che adorava i vostri baci
profumati d'oleandro.
Per un certo tempo mi lasciaste,
campare
spensierato e gaudente,
benché quell' acre aroma
mi rammentasse spesso
il vostro volto espressivo, regolare,
i vostri lineamenti incantevoli,
i vostri capelli bruni,
mia signora implacabilmente amata.
Peccato che ora siate così grassoccia.

II
Vi siete accorta che v'ho presa in giro
ed ora v'accostate minacciosa,
agitando la falce: permalosa!
Mi volete tenere sempre a tiro.

E tutto ciò per ben piccola cosa,
per quei versetti privi di respiro,
che mi fanno dormire come un ghiro
mentre rendono voi sempre più astiosa.

Ora volete un confronto mortale;
complimenti, signora: che coraggio!
Cavalleresca, sempre più, e leale.

Non fruite - si sa - d'alcun vantaggio,
perché la vostra forza è "naturale"
e non vi occorre un fatato ingranaggio.

Mi preparate il viaggio?
Partiamo, dunque; però v'assicuro
che ve lo renderò parecchio duro.

Anomala stanza cortese e appassionata
S'io fossi artista ed anche architettore,
quadri ti donerei, templi e palazzi,
con mobili, armature e fini arazzi,
per compensare, in parte, il tuo splendore.
Ma posso usar solo questa moneta:
un semplice strambotto, se t'allieta.
Se ciò sarà, come io credo e spero,
proverò a dedicarti un canto intero.

Due ottave armoniche
del miles gloriosus

Ammisi, certo, d'essere vegliardo,
ma ricordai le imprese militari.
che, quando ero giovane e gagliardo,
compii per molte terre e molti mari,
incurante del rischio e dell'azzardo,
dell'assenza di numi tutelari.
E, quando sconfissi quel re, Decebàl,
gli tolsi il regno ed il Gerovitàl®

Per questo oggi anche il solo sguardo
mi basta già per i preliminari,
onde alla cocca si appoggi il mio dardo
per concludere, poi, ben altri affari,
ma con garbo, con stile e con riguardo:
io sono gentiluomo senza pari.
Delicato più d'Assurbanipàl,
giammai, signora, vi farei del mal.

All'immortale amata
(D'après Beethoven)

Se tu sei vento io sarò bufera;
se sarai pioggia io sarò torrente;
se sarai notte sarò la tua sera;
se giorno io sarò sole nascente.
Se sarai Laura, sarò Petrarca,
se sarai Tanathos, sarò la Parca.
Ma, se tu accetti la mia devozione,
sei e sarai la mia resurrezione.

Sconfitta onorevole
Tu mi rapisci, non posso fermarmi;
mi arrendo a te, in questa dolce resa,
ché non ho forze né possiedo armi,
onde trionfi tu nella contesa.
Concedimi (la Musa mi perdona)
d'inghirlandarti con la mia corona.

Impeto
Rosa purpurea tu sei deliziosa:
tutta ti coprirei di baci languidi
e giocherei con i tuoi seni candidi.
Farei per te più di qualunque cosa,
per te, purpurea dea, purpurea Rosa.


Savoiarde

Dei Sepolcri
Vogliono il Pantheon gli odierni Savoia,
dopo il recente rientro in Italia:
che faccia tosta hanno, porca troia!
Hanno bisogno di una brava balia
della schiatta di quel Massimiliano,
svelto sia di parola sia di mano.

Sempre più vanti, Savoia.
Il principe Vittorio Emanuele
subisce una custodia cautelare,
persecutoria infondata e crudele,
per un'inezia, ossia un banale affare.
Questa gente italiana, che infedele!
Era meglio non farlo rientrare.
Ma sua altezza, così nobile e fiera,
non teme l'ingiustizia e la galera.

Al poeta Riccio Giudeo
Un ottimo sonetto, anzi, un capriccio
compone questo socio assai brillante.
Non è solo un prodotto primaticcio,
ma una vera primizia stuzzicante.
Per il Savoia un pessimo pasticcio,
definito dal GIP "raccapricciante".
Vorrebbe il Quirinale, quel tapino,
ma gli calza assai meglio il Mamertino.

Sotto l' ombra feudal d' un baldacchino
Il prode Vittorio è caduto dal letto.
"Le nobili chiappe son salve", egli ha detto.
"Inoltre -ha soggiunto- a pennello mi sta:
un nobile letto, quel letto a castello,
idoneo al mio rango lo chiesi al bargello,
che volle onorare la mia maestà.
Ma ora mi accorgo d'un danno pesante,
ché le ammaccature son gravi e son tante:
novanta per cento d'invalidità.
Lo stato italiano provveda al ristoro
versandomi tosto, per questo martoro,
almeno un milione. E poi si vedrà.


Nuove frontiere della ricerca
Uno studioso nordico ha scoperto
che in Scandinavia nacquero gli Achei.
E' uno scienziato, questo, molto esperto,
da tenere in buon conto, amici miei.
Che sia più che geniale è un fatto certo
come è certo che due più tre fa sei.
Peraltro egli fu il primo ad aver visto
che di freddo morì il buon Gesù Cristo.

Cenni di storia dell´ arte
Mi ricordi la Venere di Milo
ed anche quella che il sommo Tiziano
dedica a Urbino, magica città.
A entrambe ti congiunge un aureo filo
divino, ma profondamente umano.
La tua vaghezza è nuova civiltà.
La mia Vittoria sei di Samotracia;
ti voglio conquistare. Troppa audacia?   

Lame
Io ti ho già soggiogato, mio malgrado,
perché tu cerchi tale trattamento,
sempre donandomi l'ultimo dado,
servito a punto e s' un piatto d'argento.
Il fiume ch'io governo non ha guado;
non si attraversa se non lo consento.
Ma sappi che non sono tuo nemico;
non è la prima volta che lo dico.
Seguo un costume antico:
come dice Rostand, il bravo e il brocco
in un sol tratto, se voglio, li insprocco.  

Ad
A A.


Sei tu che mi incanti, stupenda Falena.

Orsù, quanti cuori per
te sono in pena?

Sei opera d'arte gentile e sublime:

per te comporrò
le più liriche rime.  

A M. G.
Salve,
signora, vi vedo di nuovo

e vi ringrazio per ciò che mi dite.

E, con
questa quartina, adesso provo

ad inviarvi rime ancor più ardite.  

Ad A. D.
Va bene, va bene: t’
incontrerò presto.

Se avrò l'occasione sarò molto lesto,

e andrò come
un matto correndo per tre.

E, appena arrivato, dirò tutto il resto...

ma il tempo non passa; ed io soffro, ahimè.

Comprendi il mio stato da
questo mio testo:

amata immortale, compongo per te.  

A V.
V.

Grazie, mia divinissima delizia,

per il dono, più che
incommensurabile,

dell' attenzione tua e dell'amicizia

che mi
confermi. Sei desiderabile,

portatrice di gioia e di letizia,

bella,
brillante, grande amica amabile.

E molto più d'Orfeo per Euridice

è
l'amor mio per te: sono felice.  

Sonetto
Rimprovera Mastella a Diliberto
d'aver sfidato Silvio Berlusconi
in modo chiaro semplice ed aperto
in una o, forse, due televisioni.

Come noto, Clemente è molto esperto
nel dar giudizi e fare previsioni
e manifesta questi suo sconcerto
con logiche, pregnanti riflessioni.

"Così muovendosi -dice- Oliviero
brucerà i voti dei mediani strati
ed all'Unione tutta dà pensiero".

Concetti nuovi e del tutto azzeccati,
dato che (lo si sa: non è un mistero)
non sono comunisti i moderati.

Siamo, dunque, inguaiati?
Credo di sì, salvo che non conquisti
proprio Mastella voti comunisti.  

Altri scherzi mitologici
Ma chi ha mai detto che Vulcano è brutto?
E' zoppo; egli è soltanto "inclito zoppo",
Era lo castigò: si sa ed è tutto.
Di lui non si dirà mai bene troppo:
Domandatelo al citaredo Achille;
egli è ancor grato alle forti scintille
con cui l'artista domò il fiume ostile,
spennandolo qual pollo da cortile.  

Epigramma soiologico
Piccole poesie fitte fioriscono,
come i funghi porcini della Cina.
Sono drammatiche e tanto intristiscono:
più di tartufi marciti in cucina.
Andando a capo alla cazzo di cane,
pensate di far belle le befane.  

A Roiss
(Strambotto toscano)

Onorare una vulva in una Volvo,
una passera ben piumata e fulva?
Fallo pure; ex officio ti assolvo:
non è reato giocare di vulva.
Puoi anche farlo in un'oscura selva,
luogo forse gradito alla tua belva.
Se, infine, vuoi provar la vulva calva,
senza timore puoi farlo a mansalva.

Consiglio
Non aggravate il gravissimo stato
in cui già vi trovate, o Pontiliani.
Fate una sosta, riprendete fiato
ed evitate altri disastri immani.
Non ponete lo stilo nell'inchiostro;
lo ribadisco per il bene vostro.

Restaurazione
Ministra della Pubblica Istruzione,
già nota per la sua insolente boria,
Donna Letizia consegna alla storia
ogni riforma che approva e propone.

Non avrà, in ogni caso grande gloria,
quando, tra breve, se ne andrà in pensione;
il mondo della scuola le si oppone
non accetta una carità illusoria.

Ricercatori in gamba, musicisti,
contrattisti ed insigni professori
sono uniti e si sono spesso visti.

Anche la Conferenza dei Rettori,
(non tutti, a quanto pare, comunisti),
pare propensa a farla presto fuori.

E per questo, a fortori,
deve sapere Letizia Moratti
che riesce meglio come lavapiatti.

A Zenone Drisoli
Poeta e mecenate al tempo stesso,
scrittore insigne, raffinato e colto,
lo dovremmo lodare assai più spesso,
ché tanto dà e nulla mai ci ha tolto.
Nobile Anfitrione, accetta adesso
il mio grato pensiero a te rivolto.
Rinasce, grazie a te, quella magione
celebrata dal sommo Castiglione.    

Come ho fatto anche in passato,
Vi presento qualche autore
che mi sembra ben dotato
e regala buonumore.
Treves (1) è certo tra questi,
se si leggono gli arresti,
gli epigrammi fulminanti,
come quello che ho davanti:

DISASTRO FERROVIARIO
Nello scontro laggiù di Cogoleto
mia suocera non ebbe graffiatura.
Disservizio Completo.
1) Giacomo Treves (Asti, 1847 - 1916)

L'isola dei fumosi
Vero o falso che sia,
è tutto un concentrato di idiozia;
volgare e nauseabondo, sa di fritto:
guardano i tonti per l'altrui profitto.

Buon Diavolo
Ad essere sincero, i peccatori
non m'interessano proprio per niente:
dispenso volentieri i miei favori
a peccatrici d’aspetto piacente;
il che, tutto sommato,
non è punto reato.    

Tribunale delle acque
- Gli extracomunitari - afferma Bossi -
hanno inquinato gli italici mari,
morendo in acqua per i loro affari.
I superstiti affoghino nei fossi.-
Ma egli non ricorda come andò,
quando, sdegnato, lo respinse il Po.

Europa galeotta
Col suo fascino Silvio Berlusconi
ha conquistato il premier Finlandese;
fortunato paese!
Ci duole consegnarvi tali adoni.   

Messer Cecco mi perdoni
S'io fossi artista ed anche architettore,
quadri ti donerei, templi e palazzi,
con mobili, armature e fini arazzi,
per compensare, in parte, il tuo splendore.
Ma posso usar solo questa moneta,
un perfetto strambotto, se t'allieta.
Se ciò sarà, come io credo e spero,
proverò a dedicarti un canto intero.

Buone compagnie
(Quartine quasi alla maniera di Cecco,
dedicata a un'amica la quale apprezza il fatto
che io preferisca essere con donne piuttosto che solo
)

S' io fossi fesso sarei pure tonto
e come un beccafico rimarrei;
e con le mani in mano resterei
soltanto a scrivere e a fare di conto.

Ma son Rulliano, e lo fui in passato:
sempre gradii ciò che Natura ha dato
è dunque imperativo categorico
adempier bene questo ruolo storico.
(Antonio Fabi)      

Aretineidi - Intermezzo

Rulliano
Messer Pietro Aretino, perdonate,
se vi pongo ex abrupto una domanda,
mentre vedo pie donne affaccendate
intorno a voi (compresa un’educanda).
Vorrei sapere come giudicate
ciò che dal sito il Web master vi manda,
le operine che a Voi son dedicate:
sottili imitazioni o baggianate?

Aretino
Rulliano, vecchio incallito furfante!
Era ora che ti facessi vivo;
di rime tue ne ho lette, oramai tante,
forse anche troppe. Ma pungente e vivo
ti trovo (e con me sono Cecco e Dante);
perciò una buona recensione scrivo.
Rilevo solo un veniale peccato:
il tuo linguaggio è ancor troppo educato.

Rulliano
Maestro, è vero, ma lo è solo in parte,
giacché all’inizio mi contenni un poco;
ora, però, userò la vostra arte,
e certo n’uscirà un mirabil gioco.
Inoltre, invocherò Venere e Astante
per ottenere ancora maggior fuoco:
in questi tempi di tristezza e magra
non basta più nemmeno un doppio viagra.

Aretino
Ma che tu dici, figlio, se’ ‘mpazzito?
Dov’è ito lo spirto tuo geniale?
Non serve per lo scettro ben tornito
nessuna porcheria dello speziale.
E’ più efficace, s’è bene condito,
questo nostro talento naturale,
che, trasformato in arte (come ho scorto),
resuscitò ben più d’un cazzo morto!

Rulliano
Certo, Pietro, tu hai ragione;
e, cambiando infine il passo,
io ti do soddisfazione
circa il metodo più grasso.
Si dirà: “Signora, scopa?
Qua la topa!”.

Due epigrammi
1
Don Terenzio leggeva il breviario,
quando vide una bella suorina.
La fermò e le disse: "Bambina,
vieni in camera a dire il rosario?"

2
"In patria, certo, non sono profeta",
"ma fuori lo sarò", blatera Ernesto.
"Quand'è così " -gli dico- "parti presto:
vedrai che anche la patria sarà lieta".  

Epigramma classico
Stefano, come noto, scrive versi;
versi, com'è notorio, scrive Remo.
Essi non sono per niente diversi;
Orazio, perché dici che uno è scemo?   

A un amico geloso
Pancrazia fu una donna a te fedele;
lo fu come lo fa una buona moglie;
se ti tradì con Gino, Alfio e Michele,
lo fece come amante; e nulla toglie
questo suo secondario atteggiamento
alla sua fedeltà: siine contento.   

IRAQ
Un ruolo principe nella partita,
non bene evidenziato dai giornali,
lo ha svolto la craxiana Margherita;
la Bonniver, che, in qui luoghi infernali,
rischiò di diventar vecchia rapita.   

Quattro epigrammi

Pubblica Amministrazione
"Mi passa il dottor Rossi?" - "E' fuori stanza";
"Allora il dottor Bianchi." - "Ha il mal di panza".
"Il dottor Verdi, allora: può vedere"?
"Ma cosa vuole lei; faccia il piacere!"

A Giulio quel che è di Giulio
Sono contento per Giulio Andreotti,
ma mi dispiace per quegli animali
tanto insolenti, villani e corrotti,
che ora pretendono d'essergli uguali.

Precisione
Che fece, in tutta la sua vita Eutimio?
infastidì la gente in tutti i modi
chiedendo soldi pure per due chiodi:
amministrava più d 'un condominio

Vade retro
Dicono: "Amore è morte"
tanti poeti e autori.
Hanno le idee contorte:
la seconda stia fuori.   

Gurus
Quando Ashmir, celeberrimo Amostante,
catturò Gurus, crociato zelante
poté farlo impalare e porlo in vista
solo grazie all'apporto di un dentista.  

Aretineide terza

Fatto
Agilulfa, chiavando con Ser Ivo,
s’avvide all’improvviso, con sgomento,
che non usavano il preservativo.
Disse, perciò, all’amante: “Stai attento!
Fermiamo il coito prima dell’arrivo
del fiume tuo, ché già fremer ti sento”.
Ser Ivo uscì, ma cambiò galleria;
fece violenza o solo scortesia?

Diritto
Questo processo esige un’istruttoria,
onde verificar se la fanciulla,
al termine dell’intricata storia
provò gioia, dolore, oppure nulla.
Interrogata per via rogatoria,
rispose che ogni accusa era fasulla:
avea provato un immenso piacere,
onde proscioglier Ivo è mio dovere.  

Un maestro
Bettozzi ha scritto un pezzo regolare.
Proprio mi pare
ch' egli abbia tante cose da insegnare.    

Predicatori
Dall'alba al tramonto
di giorno e di notte
è sveglio ed è pronto
a uscir dalla botte
un Diogene nuovo:
che gioia io provo!
E' un gran pensatore,
illustre poeta,
di nobile cuore
e ha l'aria assai lieta.
Ha tanti seguaci
smarriti e incapaci.
Ebbene?
Conviene
con motti taglienti
saggiare i suoi denti.    

Apologia del bastardo
Non suoni offesa il termine "bastardo",
a mo' d'insulto triviale e sguaiato;
basta dare un'occhiata, un solo sguardo
agli eroi della storia e del passato,
per avvedersi, senza alcun ritardo,
che li Bastardi sono cari al Fato.
Porterò qualche esempio, per suffragio,
"ex plurimis", per metterVi a Vostr'agio.

°
La bella gnocca, la gioiosa Alcmena,
fu madre d'Eracle, figlio di Giove.
Le chiappe, a dire il vero, ancor dimena
come Pasifae, quando amò quel bove,
anzi, quel toro che ancora incatena
ed ama se Minosse gira altrove.
Eracle e il Minotauro fur bastardi,
ma meritarono gloria e riguardi.

°
Poi, Castore, Polluce e le sorelle
Tindaridi son detti, ma anche loro
generò il cigno Zeus, che le mammelle
della procace Leda, cunno d'oro,
stringeva forte, mentre la sua pelle
s'accapponava quando, con decoro,
la penetrava da una posizione,
che il "kamasutra" neppure suppone.

°
Ancora cento e mille ve ne sono
dei tempi antichi che potrei citare;
ma credo di ottenere il Tuo perdono,
o Musa, se ritengo di aggiornare
a tempi più recenti questo dono,
che vado a offrire a persone a me care:
Bastardi di Suburra, miei fedeli
e, come me, sanguinari e crudeli.

°
Dirò, pertanto, dell'Eroe Manfredi,
figlio amato, illegittimo del grande
Federico Secondo, i cui eredi,
traditi dal papato e da nefande
azioni degli Angiò, suoi tirapiedi,
lasciarono la vita con onore,
fatto che, ancor, mi stringe forte il cuore.

°
Gran Bastardo fu un altro Federico:
quello d'Urbino, il cui noto ritratto
trovasi oggi agli Uffizi. E questo dico
pensando al Suo Palazzo, così fatto,
meraviglioso quanto un tempio antico:
città-palazzo, non mi sbaglio affatto,
giacché tale pregevole espressione
l'adoprò Baldassarre Castiglione.

Quando al divo Rulliano fu proposto
d'occupare del sommo Giove il posto,
rispose ad Ermes, messaggero alato:
"Non posso: sono già troppo occupato".
(Da "Tragico riso", Manni, 2005, III, 40, p.74)

Gusti dominanti
(Forme facili, ma sempre forme)

Tra l’ aìccu e il limericco,
il secondo par più ricco,
più penetrante:
lo dice Dante.
E non serve l’alambicco.

^^^
Gaetano Donizetti,
musicista tra i più eletti,
morì di scolo,
distrutto e solo.
Numi falsi e maledetti!

^^^
Una donna bella e pura
pensava esser cosa dura
tale purezza.
Per questo è avvezza
a donar la sua natura.  

Altri autori
Girolamo de' Medici, zoilero¹ ,
usò uno stile rigoroso e snello.
Egli, più che pungente, fu sincero.
come in questo suo omaggio a Raffaello:

______________________________
"Ben visse, mentre visse, e morto vive
Rafaele per soa eccelsa alma pittura;
ché alfin più l'Arte può che la Natura,
rendendo i corpi eterni e l'alme dive".
______________________________

Sante parole, indubbiamente vere,
che s'attagliano a un divo puttaniere.
¹ gioielliere.  

A Marcel Cerdan
Il peso medio eri per eccellenza,
ben mobile, elegante, picchiatore
imperioso, ma con intelligenza.
Dovevi avere un destino migliore
per Te e per Edith; ma quella cadenza
del fato, mascalzone e traditore,
Ti diede ahimè, quell'esiziale botta,
che impedì un nuovo incontro con La Motta.   

Ottavina caudata
De nihilo non curat Interrex
_______________________
Sgrammaticato più d'un ciuco sbronzo,
storpiato e claudicante da ambo i lati,
come Tersite, vuoi, povero gonzo,
che i tuoi orrori sian letti e ascoltati?
Ci vuole proprio il tuo muso di bronzo
per chiamar poesia quei tuoi latrati.
L'operaio, il mercante, l'artigiano
frequentemente stringon la mia mano.
Cerchi gloria lontano?
In patria e fuori non sei tu profeta,
nobile e dotto semianalfabeta.
_______________________
Malitiis non est indulgendum   

Malafede?
M'accusano d'avere scritto troppo;
certi, almeno, la pensano così ...
non per invidia: qualche verso zoppo
che lor feci notare qui e lì.   

Estetica sportiva
E´ proprio un genio Valentino Rossi,
come di Coppi disse Alfonso Gatto.
Sul dritto, in curve secche, sopra i dossi
straccia tutti, correndo come un matto.
Impressiona vedere come viaggi,
con tanta autorità, davanti a Biaggi.   

XXV Aprile per sempre
Non scorderemo Piazzale Loreto
E neppure San Sabba e Marzabotto,
e i tanti massacrati di Fragheto.
Non potrà essere arso o corrotto
il Libro atroce della verità;
aveste in dono la nostra pietà,
che ricambiaste con la recidiva:
è quella pancia ancor gravida e viva.
Così Brecht ammoniva
gli uomini liberati da quel mostro:
ora il dovere di schiacciarlo è nostro.   

Economia
Un poeta mi disse un dì: "Rulliano,
hai letto quel che ho scritto ultimamente?";
risposi: "Non ho letto nessun brano:
per questo il mio giudizio è più clemente".   

Secondo Bossi ciascun "Marocchino"
dovrà parlare bene ogni dialetto.
Lui, linguista perfetto,
si esercita col sanscrito e il latino.   

A Fausto Coppi
O Grande Airone, potente e leggero,
forte in salita, in pianura ed in pista,
primo a fare l' "accoppiata"; invero,
furono due, leggendario ciclista.
Ci vorrebbe, per Te, un cantico intero.
Sei Campione del mondo e primatista
di un'ora leggendaria; ma la guerra
ti ferma e tanti tuoi begli anni afferra.

                         *
Eri un genio, diceva Alfonso Gatto,
era triste il Tuo splendido sorriso,
la fortuna non T'assistette affatto.
Ma Tu vincevi, "Fostò"; e sul Tuo viso,
sofferente, asimmetrico, disfatto,
pareva di veder l'atroce sorte,
che, beffarda e vigliacca, Ti di è morte.   

A un poeta creativo
Ci vuol certo creanza, buon Arturo,
per creare da bravo creativo;
è un percorso difficile e assai duro:
tu non mi sembri vicino all'arrivo.
Ma, se tu ti ritieni buon poeta,
nulla aggiungo, giacché il fatto m'allieta.
D'altra parte si dice sia possibile
vedere alzarsi in volo un sommergibile.  

Epigramma
Liburzio è fecondissimo scrittore;
forse in Europa non ve n'è l'uguale.
Non concorda il Lettore:
"Più noioso del codice postale".   

Due quartine e uno strambotto per il nobile Ghino
Burlacco, hai scritto un pezzo magistrale
per il quale sì grande ammirazione,
io provo che la sica, arma letale,
ripongo nell’avita mia magione.

Sica ti fece, Ghino, tanto effetto,
per l’assonanza con altra parola?
Se pensasti al vicario fu corretto,
ma il ficario non lo sentisti a scuola.

Donaci ancora “burlacchini” arguti:
ché niuno avrà ragion di contestare;
ed abbiti qui tutti i miei saluti,
buon cavaliere dalle virtù rare.
E scrivi ancora cantiche e cantari;
scrivi romanzi, recita rosari.
La sica, come ho detto, è ormai lontana;
guardati solo dalla partigiana.   

Alleanze strategiche
Io non farò l'avvocato del Diavolo;
voglio che Lui diventi il mio avvocato,
perché giustifichi ogni mio peccato;
tanto, del resto, non m'importa un cavolo.

Se poi dovessi finir condannato,
vivere in cella con un letto e un tavolo,
come in passato accadde a un mio trisavolo,
so che da Lui non sarei trascurato.

Il Suo spirito sempre luminoso,
con gli umani cortese e illuminante,
aperto, e sempre e ovunque generoso

fa di Lucifero il dio più brillante,
indomito, nei secoli glorioso,
professionista serio e accattivante.

Se ne dicono tante:
è stato calunniato e maledetto
da chi Lo invidia perché Egli è perfetto.

Per mio conto prometto
che, con la Sua e nostra unita azione,
faremo fuori un notorio imbroglione.   

Scherzo sull'avarizia
L'avarizia è una grave malattia,
vizia tutto: è terribile nequizia;
mestizia porta in ogni compagnia:
giustizia nega più della pigrizia.   

Di metro e di squadra
Altrettanto non dico, signor Ghino:
anche in un distico fate casino.  

Consolando un amico
Pancrazia fu una donna a te fedele;
lo fu come come lo fa una buona moglie;
se ti tradì con Gino, Alfio e Michele
lo fece come amante; e nulla toglie
questo suo secondario atteggiamento
alla sua fedeltà: siine contento.    

Così a me pare
Woijtyla, papa forte e duraturo,
tanto aiutò la sua cara Polonia,
e la Boemia, e fece fuori il muro.
Di tutto volle far propria colonia,
spirituale in modo umano e puro,
quanto un re dell'antica Babilonia.
Contro Marcinkus non disse mai niente,
perché aiutava la povera gente.  

Rapiti
Ho letto parte dell'epistolario
di Ghino ed Ida, compagni del foro.
E' aggraziato, più dolce di un rosario,
per l'ingegno e le grandi doti loro.
Discutono di metro e fan cilecca:
da recidivi, ripeton la stecca;
ma sono, insieme, una stupenda coppia:
ricordano Culagna e la renoppia.    

Strambotto
E’ il ciuco l’animale più testone,
secondo l’opinione di Ser Ciacco,
sparasentenze in più d’un’occasione,
critico bolso e rimatore fiacco.
Forse costui non sa d’essere micco,
anche perché gli basta d’esser ricco
d’ogni virtù del ciacco, di cui tutto
è nobile, a partire dal prosciutto.   

Epigramma
Col vero Ghino sono solidale,
e, se vuole che insieme ci si muova,
prepareremo al Carroccio un finale
identico a quel di Cortenuova.    

Il mistero delle armi
Perché tu perdi la pazienza Ghino,
non ti pare più acconcio ringraziarmi?
Dovresti amarmi e rispettare Urbino,
se fossi, come dici, un uomo d’armi.
Infatti il cavalier non è villano,
salvo che Ghino non diventi Gano.   

Epigrammi   

1
Leale quanto un atto di protesto
appari e sei di fatto, buon Ernesto.

2
Reciti, piangi, Aldina, e anche ti sbatti
interpretando il dramma che hai composto:
insomma, ti arrabatti;
ma il pubblico non pare ben disposto.
E' solo una questione di costume:
lascia cader le due residue piume.

3
Ghino Burlacco ha scritto più quartine;
son più larghe che lunghe: ogni suo verso
ha sillabe superflue. Tre dozzine
ne ho viste, almeno; poi mi sono perso.
Eventi strani riserva il destino:
ora quasi rimpiango un altro Ghino.

4
Certi famosi "artisti" (che villani!),
oltre a latrare come iene e cani,
oltre a ululare muovono le mani.
Grandi gli Albani un dì, stolidi al bani.

5
Debitori morosi
Primo sollecito
(in forma di epigramma)

E' finito ormai gennaio,
caro e buono amico Aldino;
ma, dal tuo salvadanaio,
non è uscito un sol quattrino.

Se Tu pensi che gli sconti,
troppo alti, a dire il vero,
voglian dir che siamo tonti,
predisponi pur l'intero.


Sollecito secondo
(ancora in forma di epigramma)

Ad aprile già avanzato,
prode Aldino, amico caro,
come avea preventivato,
non ho visto un sol denaro.

Cade, dunque, ormai lo sconto;
anzi, se vuoi farci fessi,
sarà ben che Tu sia pronto
a pagare gli interessi.

Ad Armando Bettozzi
Complimenti all’Autore dialettale,
in cui vive lo spirito del Belli,
che, come tutti sanno, fu tra quelli
che scrissero in maniera magistrale.

Tutti lodano i celebri libelli,
in romanesco (opera immortale);
ma non meno di quelli certo vale
la produzione in lingua: alti livelli.

Parlo del “Cavaliere enciclopedico”,
del “Marchesino Eufemio” e d’altro ancora,
che, all’occorrenza , giovan più di un medico.

Dunque, Bettozzi, il Gioachino onora:
per questo a te il presente brano dedico:
apprezzo sempre chi studia e lavora.

Poche parole ancora:
la coda, nel sonetto, è sì elegante:
se di tre versi è ancora più brillante.

Lapis I (Ottava rima)

Rullianus Imperator Ghino Imp. S. D.

O Ghino tu sei mo’ proprio cortese,
et dolce et caro come un lattarolo,
ché mi rispondi e non arrechi offese,
avendo inteso che in me non c’è dolo.
Per questo insisto con le mani tese:
“Controlla, amico, il tuo colesterolo;
non occorre una dieta furibonda;
basta togliere ciò che troppo abbonda”

Confronti
Erano barbari gli Assiri e i Medi,
guerrieri tra i più forti della storia?
Se, caro Numeriano, questo credi,
guardati intorno oggi: la memoria
dei predoni del celebre Hindukush
sarà nulla al confronto di George Bush.

Variazione su un tema noto
"In patria, certo, non sono profeta,
ma fuori lo sarò", blatera Ernesto.
"Quand'è così " -gli dico- "parti presto:
vedrai che anche la patria sarà lieta".

Due epigrammi
Aver Bossi ministro è una iattura;
non c'è da stare allegri, ché è uno sballo.
Caligola mostrò maggior misura,
facendo senatore il suo cavallo.

Medici - II
Fu medico zelante il Dottor Piero:
ne spediva migliaia al cimitero;
quando Ermes lo condusse da Caronte
questi non lo imbarcò per l'Acheronte.
Fu rispedito in terra; e ora che fa?
Credo il ministro per la sanità.

Da una storiella popolare
Un leggendario celebre Giudeo
pranzava all'osteria coi suoi amici
e fissava sdegnoso un tale, reo
d'aver comprato sporchi benefici
per vile tradimento senza pari,
al prezzo, pare, di trenta denari.
Sentendosi accusato il tale disse:
- Che cosa sono queste occhiate fisse?
O Rosso, perché mai quando sei cotto,
solo con me dai i numeri al lotto? -

Epi Drammi
Epigrammi noiosi e burocratici
licenziano poeti democratici.
Non hanno sale,
non fanno male.
Quindici sillabe per una rima
usa Giustino, notissima cima.
Egli è "moderno",
un padreterno.
Chi ha scarso orecchio, come un gallinaccio
dei supercritici ottiene l'abbraccio.
Commedie strane:
grandi puttane.

Facciate e balconi
Ex attrice, ora fa l'opinionista
d'attualità, politica e cultura;
ma la sua faccia nessuno l'ha vista.
La telecamera sceglie con cura,
per la delizia dello spettatore,
inquadrature di maggior valore.

Teatro
"Scene e costumi di Tullio Dei Noci",
circostanza che subito m'induce
a chiedere di spegnere la luce:
bastano e avanzano le sole voci.

Burchiellesca Prima
Quattro zucchine, cinque melanzane,
tre rape, sette mele e una cotogna
da Prato se n'andarono a Bologna
tutte decise a fare le puttane.

Un merlo indiano le mise alla gogna,
mentre beccava un bel tozzo di pane,
sottratto al volo ad un povero cane,
dicendo: "Non è quel che mi bisogna".

Non ebbero fortuna le viandanti,
ché c'era in situ troppa concorrenza,
ma vollero ugualmente andare avanti.

Le vide un giorno un grand' uomo di scienza;
le tolse dalla strada usando i guanti
e le rinchiuse nella sua credenza.

Da simile esperienza
si comprende perché il mondo sia agro
per lo spennato gracchiante bozzagro.

Aretineide Quinta

Premessa
Dopo una cena, Xania, mezzo sbronza,
mentre il marito era sbronzo del tutto,
donò la sfolgorante sua patonza
a Celso, che ne uscì quasi distrutto,
tanto fu lunga e intensa la goduria.
E' sconveniente siffatta lussuria?

Considerazioni
Il tema è sociologico e morale,
poiché il lettore sa che, in tale caso,
non c'entra più il diritto criminale,
pur se qualcuno ancora storce il naso.
Per me di grave non c'è proprio niente,
salvo, forse, il marito deficiente.

Gens Fabia
Ab reconcilïato amico cave”,
diceva un mio antenato, che i Trecento
guidò in quel giorno crudo, triste e grave,
in cui furono uccisi a tradimento
Sembrò persa la stirpe delle fave,
ma semi v’erano e foglie in fermento,
sì che la terra quell’antica schiatta,
più volte ancora guardò stupefatta.

Vi citerò quel famoso Pittore,
elegantissimo, preciso, dotto;
poi Massimo: il Temporeggiatore,
che non sempre se la faceva sotto,
l’Allobrogico sempre vincitore,
Caio, che fu da Cesare condotto
a ricoprire un ruolo preminente,
come fece Vitellio con Valente.

Certo furono tutti saggi e forti,
ma non audaci, come fu Rulliano,
che, seguito da due sole coorti,
vinse ottomila Galli a Fermignano,
tutti lasciandoli feriti o morti
lungo il Metauro, poco lontano
dal luogo in cui il Punico Asdruballe
ci rimise, sconfitto, testa e palle.

Per questo il tuo giochetto col trattino,
non vale un fico secco, signor mio.
Se vuoi restare un discreto Antonino,
puoi tentare: non deciderò io
che sto sul Campidoglio e il Palatino,
ed ai lamenti voglio dar l’ addio.
“Ibam forte via sacra”, dice Orazio:
di questo e d’altro molto lo ringrazio.

Aretineide Quarta
In fatto e in diritto.

I
S'amavano Pampurio e Lauretta,
ma lei temeva d'esser spulzellata,
mentre il giovane aveva grande fretta
di suggellare con una scopata
l'affetto verso la donna diletta
(che, con più calma ci sarebbe stata).
La penetrò col suo cazzo badiale¹,
fece un macello: ella andò all'ospedale.

II
Molto si lamentava la figliola
perché dal fatto solo sofferenza
aveva avuto e da quella pistola;
era frenata dalla sua coscienza,
finché una vecchia compagna di scuola
la indusse a lasciar perder la clemenza.
Si querelò, ma il tempo era passato,
talché il fascicolo venne archiviato.
_________________________________________
¹definizione usata dal sommo Carlo Porta

Storia antica. L'Uticense
Si narra che Catone l'Ottimate
odiasse Cesare in modo mortale,
per esser questi acerrimo rivale
del senato e dell'etiche passate.

Vi son cronache note e altre ignorate:
si sa che l'Uticense finì male,
pei successi del sommo generale
su Pompeo e le sue forze alleate.

Catone s'ammazzò di propria mano,
con gran coraggio e con immense doglie,
pensando anche a un evento assai lontano,

quando Gaio sfogava le sue voglie
con ragazze e matrone, quel ruffiano,
e pure con la sua diletta moglie.

E c'è chi sempre coglie
notizie ancor più certe, come quella
che di Caton Giulio amò la sorella.

Epigramma per Ghino
Devo proprio affermare, in fede mia,
che Ser Burlacco, nelle forme brevi,
è migliore che nella sinfonia:
scrive "canzoni" spiritose e lievi.
Lo stesso Schubert s'è congratulato,
lui che di lieder è bene informato.

Simmetria
Per un bel filmetto porno,
una giovane signora
mette certo più di un corno
al marito che l´adora.
Come questi scoprirà
la bruciante novità?
In un cinema speciale,
dove sempre fa il maiale.

Arte contemporanea (III)
M' han condotto a una mostra di scultura,
di quella d'oggi, molto avanguardista.
Confesso che n'avevo un po' paura;
simile roba mai l'avevo vista:
pezzi di ferro, vetri, segatura ...
ma guardo e fingo modi da snobista,
dicendo a un tal: "Che ne pensa, Signore?"
E lui risponde: "Questo è un contatore".

Aretineide seconda

Fatto
Anziano e, tuttavia, di bell´aspetto,
era angosciato il cavaliere Stazio,
perché il bordone non gli stava eretto
e ciò gli provocava atroce strazio.
Ma un giorno, con grandissimo diletto,
gli fe´ Tizia una splendida "fellatio".
Tazio volle pagar la prestazione;
può ravvisarsi, qui, prostituzione?

Diritto
Il caso, come subito è evidente,
presenta dubbi seri: è una puttana?
Perfino la dottrina più recente,
ictu oculi sembra scarsa e vana.
Non resta che ricorrere abilmente
ad una soluzione americana:
il membro di Guglielmo era dotato;
succhiò la suora e niun fu condannato.

Il pianto in tutte le salse
(Riflessioni di Fabio Massimo Rulliano)

1
Gocce di sangue: piange la Madonna;
a Padre Pio si cambia il cerotto;
Civitavecchia resta una colonna
oscurantista con quel che c'è sotto.
Per Lourdes, per Fatima, nuovi mercati,
non s' attenda l'arrivo dei beati;
ma l'uomo vero, che vuol verità
combatta, d'ogni fede e d'ogni età.

2
Acqua salata sgorga dai miei occhi,
ché l'anima mi duole e dà tormento:
è amore, nonostante il tradimento.
E, in più, mi fanno male anche i ginocchi.

3
Più fredde sono e più sono brucianti,
fino al punto di togliere la vista:
lacrime abbacinanti,
acqua al dolore mista.
Lacrime non versate,
come pietrificate,
non offendono mai la vista e il viso.
Volto senza sorriso.

4
Ancora crisi grave, caro Rullo.
Che sciocchezze racconti?
Lacrime, sangue, sale: bel trastullo!
Bevi dalle tue fonti;
e non acqua prepara ai tuoi lettori,
ma il vino tuo ch'è sempre tra i migliori.

Aretineide prima

Fatto
Andando in bicicletta a San Giovanni,
Arnaldo vide una fiorente sposa,
che stava china risciacquando i panni,
così mostrando, a causa di tal posa,
tutte le grazie dei suoi giovani anni.
Il Nostro colse al volo questa rosa:
lasciò il biciclo e conquistò la potta;
vi fu reato, in assenza di lotta?

Diritto
I codici e le norme oggi in vigore
non valutano il ruolo del consenso,
spesso imponendo un rigido rigore,
violando sia il diritto, sia il buon senso.
Nessun diritto può punir l'amore,
se non v'è stupro, come qui io penso.
Piquemme, la legge di Scipione
ordina pronunciarsi assoluzione.

La Vecchina (Rulliano Furioso)
-Scherzo in quinari doppi-

Vecchia Befana, non m'hai portato,
brutta puttana!, quanto ho bramato.
Vanne in pensione, od in convento;
dammi ragione; fammi contento.
Quel ch'io voleva nol posso dire,
ma, porca eva!, queste mie ire
son sacrosante. Del resto, in fondo,
non eran tante, per questo mondo,
le mie richieste; ma ormai è fatta:
erano oneste, vecchia ciabatta!
Non l'hai capito? Và in quel paese!
Non son pentito di tal pretese.
Com'è consueto, con il demonio
sarà ben lieto Rulliano ctonio
di far commercio: sì, porca vacca!
Lui non è guercio, vecchia baldracca!

Nisi caste tamen caute
Tu canti e ti dichiari nuovo Orfeo,
Publio Emiliano Stazio;
ma sei proprio uno strazio:
ti stanno meglio i panni di Morfeo.

Tre epigrammi
1
Quando si fa un'arringa in Tribunale,
o il PM la sua requisitoria,
si può leggere tutto "Il Capitale"
o recitare una giaculatoria.
E' successo e nessuno se n'è accorto
e, se non erro, se ne parla ancora:
il Collegio sembrava molto assorto,
ma dormivano tutti da mezz'ora.

2
Che giudice infallibile e clemente!
Risolve col diritto ogni questione.
Se il codice non è più sufficiente,
usa il metro che fu di Salomone.

3
Il Signor Lino fece il macellaio.
La sua carne era proprio di gran razza;
ed egli riempì il salvadanaio
allorché imperversò la mucca pazza.

Buendia
Sei come un colonnello letterario,
che fallì trentasei rivoluzioni;
non rivoluzionario
tu sei, ma un venditore di bidoni.

Pasquineide prima
(Un Autore immortale))

Tanti papi sferzò con la sua arguzia,
nella Roma dove erano al potere.
Paolo Quinto, con non poca astuzia,
si fece avanti e riuscì a sedere,
da Borghese qual era (una minuzia!),
sullo scranno di Pietro, onde vedere,
praticando un fasullo riformismo,
di rilanciare in grande il nepotismo.

Pasquino, per parlare, non attese:
"DOPO I CARAFA, I MEDICI E I FARNESE
OR SI DEVE ARRICCHIR CASA BORGHESE"
.

Alla gustosa guardia squizzera
La presunzione, cocco, non è mia,
ma tua, basata sull’ appiattimento,
per cui neppure un libero commento
è lecito su un uomo, qual che sia.

E quelle rime che rimedi a stento,
con truce spocchia e con saccenteria,
fritte in un olio di rosticceria,
vorrai donarle al nuovo lieto evento.

Mentre il Polacco già con Padre Pio
sta litigando su chi è più famoso,
facendo torto anche a Messer Iddio,

in Vaticano lo scontro è furioso;
e gia si sente il forte stropiccio
delle mani dell’uomo vittorioso.

Ed ora buon riposo;
ma non dirti poeta, signor Gus:
sarebbe summa iniuria e nullum ius.

Le mie parole –dici- non son vere,
mentre t’autoproclami rimatore
e t’armi in nome di “nostro Signore”
d’uno spiedo, o crucciato cavaliere.

Ti fai valere come stupratore
di stile e metro; non lo puoi vedere,
ma se acquistassi un buon pallottoliere;
eviteresti ben più d’un errore.

Arte contemporanea
(Sonetto con coda in quartina e finale in dialetto urbinate)

Vittorio Sgarbi ha quasi sempre torto:
è acido senz'esser corrosivo,
prepotente, rissoso ed offensivo,
politicante truce e malaccorto.

Pur tuttavia, talora non è privo
di senno e di ragion, se guarda storto
a certi artisti e a qualche loro aborto,
peggior d'un ghiribizzo primitivo.

L'arte contemporanea è cosa buffa:
spesso sublime, spesso assai profonda;
ma, qualche volta, è vera e propria truffa.

E c'è un'immensa produzione immonda
pretenziosa, stantia come la muffa,
fatta perché la gente si confonda.

Son tanti i truffatori madornali,
corteggiati da critici ufficiali:
anca quand s'tratta d'un testadecass,
ch'en sa fe 'n cerchie manca sal compass!

Rime bustrofediche
Questo, Signori, è un esperimento:
tento qualcosa di nuovo in un testo
lesto, composto in un solo momento,
portento vero, mirabile e onesto.
Desto rimani, lettore, e sta' attento.
Mento? No, certo, eppure m'arresto:
chiudo l'ottava col bacio finale,
degno commiato, eccellente e speciale.

Peritus peritorum
Il giudice è "perito dei periti".
Può far quelle che vuole,vale a dire
che medici, ingegneri, rei pentiti
può fare a meno di starli a sentire.
Non siate, miei signori, troppo arditi,
se volete evitare le sue ire.
E in più d'una occasione, in verità,
strozza il diritto e ignora l'equità.

Madrigale
Gotici campanili blu svettanti,
che da lontano vede il pellegrino;
e sculture aggettanti,
che uniscono il diabolico e il divino;
bellezza astratta, come austera fuga
di note sfavillanti,
La fronte per l'impegno si corruga
volendo cogliere ogni sensazione
con follia e con ragione.
Il fragile papiro ora si asciuga,
e, parimenti, si secca l'inchiostro;
è una mia decisione:
voglio solo mirar quello che è Vostro,
che mi conquista e vieppiù m'incatena,
con la forza di un rostro,
allo scoglio, mirabile Sirena.

Praenomen, nomem (et cognomen cras)
Guardo il modesto acrostico, Ghinetto:
Hai messo accanto ben quattro parole
In modo, vivaddio!, quasi perfetto.
Non le hai tu scelte come il caso vuole:
Operasti una scelta da architetto.
Burlacco però resti, e ciò mi duole:
Un compitino pulito e corretto
Regalare altri meriti non suole,
Laddove t'era dato guadagnare
Almeno la licenza elementare,
Con una rima sola, per Giunone!
Cerca di usare maggiore attenzione:
Così, Burlacco mio, resti all'asilo;
Occorre che tu segua un altro filo.

Impromptus e variazioni
Gano Bislacco, tu sei da primato;
hai quattro orror su otto versi: son tanti.
Lo so che son per te note irritanti
queste mie osservazioni; ma quel dato

è chiaro anche pei poveri ignoranti;
e lo è pure per te, che sei scienziato.
Tu sei, anzi, poeta e letterato,
coltissimo e profondo: cipria e guanti.

C'è solo quel veniale peccatuccio:
lo stupro della metrica, compare,
che ti rammento e tanto ti dà cruccio.

Sta' tranquillo, però; non t'agitare:
nella mia reggia troverò un cantuccio
nel quale potrai sempre starnazzare.

Ti devo ringraziare:
le tue finezze su certe affezioni
fan sì che a te questi altri versi doni.

Al signor Bislacco Gano
un sonetto assai recente
dedico di prima mano.
Egli è saggio e intelligente;
e dirà che son gentile:
non è un vile.
All'intrepida Renuppia,
che s'è tanto risentita,
offro stoffe non di stoppia
nella mia trabacca avita:
gioie ed oro e tanto avrà
camuccà.

Se "Renoppia" non l' aggrada
sceglierò nome più bello,
visitando altra contrada,
esplorando altro castello.
Però non mi porti il muso;
meglio il fuso.

Ma non devo dilungarmi;
torno quindi al mio sonetto,
che ad forte uomo d'armi,
gentiluomo, in più, perfetto,
ora porto in guiderdone.
Attenzione…

Urbanistica e servizi
(A Matteo e, ora, a Gano)

Il grande imperatore Vespasiano
è noto che fu sempre molto attento
ad ogni forma di risanamento
nell'edilizia e nell'arredo urbano.

Un piccolo, grazioso monumento,
da tempo atteso dal consesso umano,
tanto dal ricco quanto dal villano,
fu il simbolo di tal rinnovamento.

E' più famoso questo o il Colosseo?
E' più importante dell'Arco di Tito?
Vi sono circostanze, buon Matteo,

come, ad esempio, dopo un bel convito:
se per strada ti preme il troppo lieo,
senz'altro il "vespasiano" è preferito.

Signor Gano, hai capito?
Prendi pure la tua "durlindana";
prova a vedere se il verso ti spiana.

Critici professionisti
Chiamate poesia qualsiasi cencio,
che parli d'anima e di fegatelli;
inventate modelli
per inserirvi il "poeta" più mencio.

Carateracc
St'inteletual en m'è riconoscent,
e com una fascina chiapa foch,
perch' en capisc e non i piac el gioch;
me guarda brutt, me manda i acident.

E' na question ch'me par propi da poch
E ch'ansi, guardand ben, en conta gnent:
I avev fatt per daver i compliment,
sol ch'i avev segnalat un forigioch.

Tutt maché, com ho dett. Prò "Su Ecelensa",
com fossa 'n senator o 'n cardinal,
se mostra ofes a sangue: en cià pasiensa.

L'om è dle volt peggior d'un animal,
e quand vol dimostré la su sapiensa,
fa l'invurnitt e rischia d' resté tal.

Sonetto caudato
(Bonaria schermaglia)

E’ questo sito ben organizzato:
vi si trovano regole essenziali
a che non scrivansi rime letali
alla Musa e al lettore disgraziato.

Ne vedo ancora, però, di esiziali:
è recidivo l’autore citato;
sforna “cantici” a ritmo forsennato,
forzando il metro per rime banali.

Versi più lunghi assai d’un treno merci
propone il Nostro e si sente Alighieri;
io gli consiglio di darsi ai commerci.

Sfido chiunque a dir che non son veri
questi rilievi: lo vedono i guerci;
e i ciechi hanno gli stessi pareri.

Vi sono arti e mestieri
in cui non basta l’improvvisazione:
smetti, Ghino; non piange la nazione.

 

BRISEIDE
Poema eroticomico

Canto Primo
Tanto t'amava Achille pi è veloce,
che, per te, il forte Atride Agamennòne
ben più che una ferita da schidione
avrebbe riportato, orrenda e atroce.

Dalla grande vagina il bronzeo brando
stavasi infatti estraendo il Pelide;
la pelle ti salvò Atena, che vide
il Tessalo divino. Al suo comando

si fermò il principe e subito accolse
il consiglio della severa dea,
l'unica forse, che al mondo potea
controllar la sua ira. A lei si volse,

il valoroso principe di Ftia
dicendo: "Io lo voglio fare secco,
questo cialtrone prepotente e becco;
ma se mi fermi, Atena, così sia.

Ma farò sciopero, ch' é mio diritto
e, prima o poi, Briseide, lo prometto,
tornerai a giacere nel mio letto".
Agamennone stette buono e zitto.

Lasciando stare stolide boiate,
come un recente film americano,
sgradevole perfino a un ciarlatano,
le storie come sono cominciate?

Da sempre quella omerica è sembrata
la migliore delle ricostruzioni;
ad essa m' atterrò, salvo eccezioni,
amici, nella prossima puntata.

Canto Secondo
La storia è cominciata con un torto,
che l'Atride maggiore (sciagurato)
arreca in modo ruvido e sgarbato
al vecchio Crise, giusto appena scorto.

Sacerdote di Febo è questo vecchio
e riscattare vuol la figlia bella
presa da Achille, che subito délla
in omaggio (giacché valea parecchio),

proprio al gran capo della spedizione.
Crise venne trattato a pesci in faccia;
tra sé pensò "Bisogna che qui taccia";
ma scatenò una maledizione.

Apollo, infatti, morte e pestilenza
per tutto il campo seminò dei Greci:
era questa di Febo la sentenza;
e a nulla valser sacrifici e preci.

Achille, tanto forte quanto saggio,
volle allor convocare un'assemblea,
non difettandogli certo il coraggio
di dire chiaro quello che volea.

E chiese che il potente Agamennone
rendesse subito il prezioso ostaggio,
ma questi non sentì alcuna ragione
e al fiero Achille fece gran oltraggio.

Visto che non potea tenere il pegno
rese infine Criseide al padre amato,
mentre Achille, che tutti avea salvato,
fu oggetto di un ignobile disegno.

S'è visto già come l'invitto eroe,
con un sol colpo dieci Agamennoni
avrebbe ucciso ciascun come un boe,
ma Minerva non volle aspre tenzoni.

Briseide, sì rapita dall' amato,
non una lacrima versò, ma fiera
verso il Pelide un bacio figurato
lanciò, figura bella, dolce e austera.

Achille, poi, come aveva promesso,
e i Mirmidoni tutti valorosi,
coi capitani e senza alcun permesso
alle navi tornar inoperosi.

Non vi dirò di quello che succede
dopo questo episodio, ché si sa;
delle prodezze d' Aiace e Diomede
d' Ulisse e d' altri eroi s' è scritto già.

Quel che dirò riguarda la fanciulla,
com' essa, pure schiava, ride e scherza,
e come gaiamente si trastulla.
Ma il tutto, ormai, nella puntata terza.

Canto Terzo
Qui comincia la storia più segreta,
che nessuno ha narrato fin ad ora
e che un saggio lettore non ignora,
mentre narrarla è per me cosa lieta.

L'eroe oltraggiato stava sulla riva
del mare d'Ilio ed era d'umor nero,
egli suonava, come dice Omero,
ma la cetra il dolore non leniva.

Patroclo (amico, non amante, chiaro?),
lo consolava senza convinzione,
vedendolo soffrir più d'un leone
imprigionato, ovver come un giaguaro.

I cavalli, di solito loquaci,
tacevano per tanta sofferenza
ed ascoltavan con santa pazienza
le note, ché capire eran capaci.

A un certo punto l' eroe s'alza e fa:
"Basta con il dolore ed i lamenti;
occorre esser concreti e previdenti:
qui ci vuol l'intervento di mammà".

Lo udì la diva dalle bianche braccia;
e in un baleno dalle onde uscì fuori
più bella d'Afrodite, miei signori,
e disse:"Figlio, cosa vuoi che faccia?"

Achille, si sentì più sollevato;
s'allontanaron gli altri per rispetto
e non potendo restare al cospetto
della dea senza esser fulminato.

Non c'era ancora, a quei tempi, la carta,
ma Achille aveva preso degli appunti
su dei papiri. Come gli eran giunti
vi narrerò nella puntata quarta.

Canto Quarto
Eran giunti, ovviamente dall'Egitto,
dove il Pelide, stanco dell'assedio,
s'era recato per vincere il tedio
e già Memnone ai dadi avea sconfitto.

Consultò, dunque questi begli appunti
e disse a Teti: "Madre mia adorata,
Agamennone è stolido pirata;
a rottura totale siamo giunti.

Della bella Briseide m'ha privato,
né gli Argivi son stati solidali;
io l'ammazzavo, ma mi tarpò l'ali
Pallade Atena, ed ho ottemperato.

Ora voglio di loro vendicarmi
e chiedo un tuo consiglio, madre santa;
credi tu che di fifa ne avran tanta,
se, come ho fatto, depongo le armi?".

"Certo che proveranno gran paura",
rispose la Nereide alla domanda,
e quello sciocco che tutti comanda
va incontro a una terribile sciagura.

Intanto tu, però non ti crucciare,
ché il grande e tristo Atride la tua bella
cara al mio cuore quanto una sorella,
non sarà in grado manco di sfiorare.

Un certo Priapo, dio poco noto,
dotato d' una mazza eccezionale,
verrà in tuo aiuto e sarà micidiale
nell'annullare, accogliendo il mio voto,

tutta d' Atride la viril potenza.
Non ci sarà rimedio o soluzione;
invano chiamerà il buon Macaone,
ma dovrà armarsi di santa pazienza,

perché scopar non gli sarà concesso,
finché il Romano dio così vorrà;
ma c è per te ben altra novità,
piccolo mio, ché tutto m' è permesso".

"Madre adorabile meravigliosa",
replicò Achille, felice e commosso,
"come il tuo bene ricambiare posso?
Ogni impresa guerresca e simil cosa

t' ho dedicata in Africa ed in Asia;
la mia vita sarà gloriosa e breve;
così sapevo, benché intensa e lieve.
Il tuo affetto, però, mamma m' estasia.

Parla con Giove (ch' è pur mio bisnonno),
e digli che ho deciso di campare,
perché sembra davvero un buon affare,
così anche tu non perderai più il sonno".

S' abbracciarono strettamente e forte,
commossi entrambi da forte e emozione,
poi Teti disse con gran decisione:
Figlio, ti sottrarrò sempre alla morte".

E Achille a lei: "O madre, ti ringrazio,
ma dimmi, orsù, qual è l' altra sorpresa,
di cui m' hai detto dopo della resa
dello scettro d' Atride e del suo strazio?".

Come il futuro gli tracciò dipinto,
rispondendo la bella al suo figliolo,
potrò dir non in un minuto solo;
onde il fatto rinvio al canto quinto.

Canto quinto
Circa quattro milioni di lettori,
leggendo i primi canti hanno pensato
a miei poemi e cantari anteriori
che gran successo aveano riportato.
E molti d´essi (squisiti signori)
m´ hanno fatto presente questo dato:
l´uso, quasi costante, dell´ottava,
che qui riprendo per voi, gente brava.

Dunque, Achille attendeva la risposta
che Teti già gli avea preannunciato;
non aveva, però, la faccia tosta
d´ insistere facendo lo sfacciato.
Ma ecco ch´ella ancora più si accosta
e gli dice, in modo concitato:
"Cuore di mamma, grazie al furbo Ermete,
potrai placar d´amore la tua sete".

Rispose il biondo principe, un po´ triste:
"Madre, tu pensi forse alle altre donne,
che nelle tende mie spesso hai già viste,
bottino di battaglie: fiero vonne;
più di trecento ne ho nelle mie liste,
e qualche notte la passerò insonne.
Con quelle solo sesso, non amore
posso fare; Briseide è superiore".

"E´ qui che sta la sorpresa, figliolo",
al valoroso eroe rispose Teti.
"Preparati a spiccare un grande volo,
poiché t´attendono eventi nuovi e lieti;
e non sentirti desolato e solo:
mamma non vuole che il bimbo s´inquieti.
Per questo garantisce e ti promette,
giurando sulle sue superbe tette,

delle quali suggesti poco il latte
che di Briseide tu potrai godere
come vorrai; le cose sono fatte:
comincerai una di queste sere,
anzi, credo che tra venti ore esatte
potrai toccarle non solo il sedere.
Ermes ti guiderà da buon amico;
ascolta bene ciò che ora ti dico.

Tu nella tenda del re di Micene
potrai entrar senza essere notato.
Mercurio nella tasca destra tiene
un forte, generoso concentrato
di nebbia fitta che, se con te viene,
ti renderà invisibile. M´ ha dato,
per il prezzo di un´unica scopata,
questa materia e mi son sollazzata".

"Cosa dirà il vecchio re di Ftia"
rispose Achille "per il tradimento?
Peleo fu un mito, lo sai, madre mia;
merita forse questo trattamento?
Rispose Teti: "Cosa vuoi che sia?
Ermete tromba ch´è proprio un portento,
mentre tuo padre, ormai, che pur rispetto,
non vale proprio un fico secco a letto.

Bando alle ciance, prendi l´anforetta
che contiene la magica materia;
ti raccomando di tenerla stretta,
ché il perderla sarebbe cosa seria.
Usala bene: essa sarà perfetta
e per Agamennon sarà maceria.
Tu l´aprirai e tua sarà Briseide".
Così disse la splendida Nereide.

Ribatté Achille: "Ho capito, ho capito;
non solo nebbia uscirà dal recipiente,
ma pure sonno; così con un dito
potrei sgozzare questa mala gente.
Ma a tradimento giammai ho colpito:
non sono, come Ulisse, un delinquente"
E´ vero: Achille fu prode ed onesto;
è notte, arrivederci al canto sesto.

Canto sesto
Teti il figlio abbracciò teneramente,
guardandolo con smisurato orgoglio.
Pensava alla sua forza travolgente,
già constatata quando era germoglio;
poi anni tornò indietro con la mente
quando Giove le disse: “Non ti voglio;
ma sol perché so che dal nostro frutto,
più potente di me, sarei distrutto”.

Dal mare intanto una stupenda nave
approdava alla riva in quel momento;
s’udiva il canto armonioso e soave
(non un moderno noioso lamento)
delle Nereidi affascinanti che “Ave”,
dissero in greco con perfetto accento.
Indi Teti salì leggera a bordo,
ancora persa di Zeus nel ricordo.

Il Pelide del pelago alla riva
rimase fino a che il legno materno
non s’accorse che oramai spariva,
mentre pensava che un piacere eterno
lo attendeva, ed in quell’aspettativa
d’Agamennone si prendeva scherno.
Ma non vide che, dietro le sue spalle,
c’era chi volea rompergli le palle.

Un giavellotto leggero ed appuntito
stava scagliando uno dei sicari;
e certamente l’avrebbe colpito
se Patroclo, amico tra i più cari,
non l’avesse chiamato ed avvertito.
Come un canguro saltò a destra Achille,
con occhi che sprizzavano scintille.

Poi vide ventidue guerrieri armati
farglisi incontro in modo minaccioso
seppure nel cuor loro un po’ abbacchiati,
visto il modo più che miracoloso
con cui l’eroe li aveva gabbati;
ed egli percepì un agir dubbioso.
E, all’improvviso, orribilmente urlando,
estrasse ed impugnò il suo bronzeo brando.

Praticava la tecnica d’allora
fatta di tagli, di allunghi e fendenti;
ma conosceva nuove mosse ancora
oltre ad avere energie dirompenti.
Più travolgente di Borea e di Bora,
si scagliò al volo contro i delinquenti.
Col primo colpo tagliò dieci teste:
più che una ghigliottina, voi direste.

Gli altri aggressori disperatamente
cercarono di stringersi in falange;
ma l’invitto Pelide, come niente,
prende un macigno e la schiera l’infrange:
la panoplia è del tutto insufficiente
ed un superstite tremante piange,
quando l’ascia di Patroclo s’abbatte
sbriciolando quell’armi, pur benfatte.

Ne vede Achille uno ch’è fuggito,
correndo disperato come un pazzo;
ha almeno sette stadi ed un cubito
percorsi, ma il Pelide è un vero razzo.
Emettendo un fortissimo ruggito,
va a raggiungere il povero ragazzo.
Fu primato mondiale dei duecento:
nove e trentotto fece, in quel momento.

Lo trascinò per l’interrogatorio,
tirandolo con forza pel cimiero,
ma non per inviarlo all’obitorio:
voleva conservarlo vivo e intero.
Ma l’altro, visto tutto il gran mortorio,
e stando in mano del Pelide fiero,
si stava già considerando morto;
come si può, lettori, dargli torto?

Pur avendo capito tutto e presto,
pur sapendo chi fosse il vero reo,
chiese Achille a quel poveraccio onesto
s’egli fosse un soldato Miceneo.
Egli non s’aspettava certo questo,
ma capì che quell’uomo mezzo deo
voleva una conferma di più cose,
talché, seppur tremante, “Sì”, rispose.

“Chi radunò questa gloriosa schiera?”,
domandò ancora l’eroe con freddezza;
“Vedi d’essere onesto, né dispera
se narrerai gli eventi con schiettezza”.
Vedutosi trattato in tal maniera,
senza mortal minaccia e senza asprezza,
aggiunse: “Il sovrano di Micene
voleva praticarti queste pene”.

Achille lo graziò, perché convinto
che ventuno guerrieri fatti a pezzi
bastavano a mostrare un bel dipinto
e quanto cari fossero i suoi prezzi.
Lui combatteva con feroce istinto,
ma per frenare possedeva attrezzi.
Per oggi ho scritto, mi pare, abbastanza;
proseguirò con ben più d‘una stanza.

Canto settimo
O Musa ispiratrice dei miei versi,
che tanto aiuto mi hai fornito in questi,
perdona se, per l'enfasi, mi persi
nel turbinio dei fatti: t'accorgesti,
Musa diletta, che in questi universi
di vera fantasia, di falsi testi,
mancava a Te la giusta invocazione,
che ora sto inviando in ginocchione.

Tu sei, Diva, stupenda e musicale:
Prokofiev stesso volle dedicarti
le melodie d' un' opera immortale,
ben più grande di quant'io possa darti,
quantunque il poemetto sia geniale;
Ma, ti dirò, se giova a consolarti:
"... Né che poco Vi dia da imputar sono,
che quanto posso dar, tutto Vi dono".

Fatta questa chiusura con l'Ariosto,
riprende qui la storia; essa si sposta
dalla riva del mare a un altro posto:
nella tenda d'Atride, a cui s'accosta
un servo suo, che stando ben nascosto,
con coraggio e con bella faccia tosta,
aveva visto fallir l'attentato
ed il tremendo Pelide infuriato.

Dunque entrò nella tenda del Gran Re
per riferire quel ch'era accaduto.
Si sollazzava l'Atride con tre
schiave che dal Pelide aveva avuto.
Veduto il servo e gli fece: "Embeh?"
Quello rispose: "Non avrei creduto,
mio buono, nobilissimo signore,
di mai vedere simile furore.

Venti ne ha fatti a pezzi in un momento;
uno l'ha steso il suo luogotenente;
l'ultimo che scappava parve lento,
benché corresse disperatamente,
quando, assai più veloce d'ogni vento,
dei tifoni del Nuovo Continente,
corse il Pelide e il fece prigioniero;
ma per la vita sua io non dispero".

"Tu non disperi, ma dispero io!",
rispose il capo della spedizione,
"Egli è protetto da un potente iddio
ed ora sa della macchinazione;
ma anche a me Giove è nonno, oppure zio
e conto in qualche vecchia obbligazione.
A te che porti messaggi nefasti,
farò saltare almeno trenta pasti".

Le donne stavan tutte tremebonde,
vedendo che il signore s'arrabbiava,
perché l'umore aveva come l'onde
ed era un'anima malvagia e ignava.
Ma questa volta egli si confonde,
perché vuole giacer con quella schiava
tolta ad Achille per boria e vendetta:
trombandola l'azion sarà perfetta.

La sola idea gli dava eccitazione:
tanto perché Briseide era statuaria,
quanto perché, da vero mascalzone,
altra persona ingiustamente angaria.
La sua tenda era in comunicazione,
attraverso un'uscita secondaria,
con quella di Briseide. Di quel pravo
continuerò a narrar nel canto ottavo.

Canto ottavo
Già prima di veder la bella preda
s'era agitato lo scettro d'Atride;
fate bene attenzione: nessun creda
che sia lo scettro dono del Cronide.
Se non è quello, non è chi non veda
ch'io parlo d'un volatile. Chi ride
non può capire tutta l' emozione
che provava il potente Agamennòne.

E, quando entrò, vedendola sul letto,
così convulso era il suo desiderio,
che gli giocò tremendo uno scherzetto.
Quantunque non foss' egli al climaterio,
la verga sua divenne uno straccetto,
senza curarsi del regale imperio.
Egli esclamò, tutto viola e paonazzo:
“Giove padre, perché m’hai rotto il cazzo?”.

Briseide tutto e bene avea capito,
e diventava, così, speranzosa:
Achille si sarebbe divertito
e lei diventerebbe la sua sposa.
Ma quando questo sogno fu finito
pensò alla realtà: ben altra cosa,
Già c’era Deidamia, prima compagna,
ed anche la Tindaride: che lagna!

C’era stata una nuova predizione
sul destino del Tessalo divino:
diceva ch’ egli dalla spedizione
sarebbe uscito vivo e più carino,
tanto ch’ Elena, appunto, in guiderdone
avrebbe avuto per sé: birichino!
Con quello schianto di sua madre Teti,
nulla avrebbero detto manco i preti.

Però sapeva che la favorita
sarebbe stata lei per sempre; certo:
aveva visto che nessuna vita
(così le suggeriva l’occhio esperto)
pareva dall’eroe più amata e ambita
di quella sua, per cui disse: “Diserto”.
Intanto era serena: come dama
era sfuggita a quell’infame brama.

Ma vien presa da subito sgomento,
sentendo ancora rumore di passi,
benché leggeri, sopra il pavimento,
in direzione di dove ella stassi.
Emise solo un soffio di lamento …
ella non vuol che il suo capo s’abbassi.
Ecco: traspare un’ombra gigantesca;
e la ragazza pensa: “Sono fresca!”.

Non fece, però, in tempo a dare corso,
ad altre azioni, né ad altri pensieri:
vide chi entrava e il suo cuore fu morso
dall’emozione e mille desideri;
e non chiamò certamente soccorso
né si chiese il perché di quei misteri:
nella sua tenda, con un caduceo,
entrava il fiero figlio di Peleo.

La prese tra le braccia dolcemente,
la baciò sulle labbra di rubino,
le accarezzò le guance lungamente,
poi le baciò le mani e fe’ un inchino.
Briseide disse: “Amore, finalmente!
Datti da fare e vienmi più vicino”.
Lettore, ascolta un consiglio ch’ è buono:
attendi, per il sesso, il canto nono.


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