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Liti …senza integrazione
Se sono di colore, i litiganti,
son cose fra di loro, ed è normale.
Se son dei bianchi a fare i lestofanti
ci pensa il poliziotto e il tribunale.
Se - non sia mai!- è gente di colore
e gente bianca a darsele da matti
addio Italia, addio bel tricolore…!
La …brava gente grida: "Questi fatti
son fatti di razzismo! L'Italiano
è dunque, alfine, un popolo razzista…?"
E tutti a sproloquiare e a far baccano,
ma mai nessun che aguzzi un po' la vista,
che non può starci altra spiegazione,
sennò come faranno…i paladini?
Multirazziale, Sì! Sì! integrazione:
ma sono i primi a mettere…i confini.
La vecchiaia
(dedicata a mia suocera nonna Rosa)
Parla di sé,
di fatti di giorni che non sono mai passati,
che dentro di lei si cullano ancora,
come le abitudini
che stringe in mani di cartapesta.
Racconta del vento che soffiava
sopra la chioma profumata
di ieri. E il tempo è quello stesso
che conosceva allora, sempre quello
che all'aria sparpagliava un canto,
e che ripete e fa sentire oggi come un'eco…
Un'eco che rimbalza tra ieri e oggi,
e tra oggi e ieri
in una continuità mai interrotta.
Parla di sé,
senza rimpianto,
senza nostalgia, ché
tutto è presente, tutto risponde, tutto tiene
in quelle mani sue di cartapesta,
e nel profondo più profondo suo
alberga, dove il tempo non ha effetto,
e tutto, tutto quanto è come nuovo, ancora,
e sempre, quando di sé parla a sé, e a chi l'ascolta.
Fatica de campà
(da la culla a la cassa…tutto un faticà)
Intanto è già fatica a sortì fòra…
E ancora nun hai fatto proprio gnente.
Ma già lo sai che ora dopo ora
vai verso un faticà ch'è sconvorgente.
E perciò strilli come n addannato,
ché già t'è chiaro er fatto che coll'anni
aumenta la fatica pe chi è nato,
perché crescenno assommeno l'affanni.
Si che fatica a cresce e a fasse granni!
Fra casa, scòla…e un modo de campà
che n pòi cammià nemmanco si te scanni
e te ciaddanni e nun sai mai che ffà.
Te tòcca d'arancà pe la salita,
finché nu regge più l'imparcatura,
e l'ingranaggio che fa annà la vita
se guasta, infinacché - addirittura -
ariva l'urtimissima fatica
che è st'a penzà a straporto e sepportura.
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Il Ministro Scagliòla dichiara meno del valore della casa acquistata...
Viene perseguito, e si dimette (4 Maggio 2010).
Il valore dichiarato
(chi è senza peccato…)
"Chi gode di condanna e derisione
per chi ha frodato ai danni dell'erario
che…scagliòli…. la sua dichiarazione
e vedrà che non cambia lo scenario.
Se il valore che risulta dichiarato
è davvero quello vero che è pagato
per la casa che un sempronio s'è comprato
di sicuro qualcheduno s'è sbagliato".
Appena detto questo, il sorrisetto,
l'ilarità, il sarcasmo, l'ironia,
di chicchessia dai visi fuggì via
e subentrò una smorfia di dispetto.
Sò tutti opinionisti
Sò tutti opinionisti…tutti sanno
si che penzà e che dì de quàrsia cosa.
Si n vòi sentilli ciai 'r telecomanno,
ma sò tarmente tanti, sempre in pòsa
a ffà salotto llì in televisione,
che tu ciaivoja a st'a cammià canale!
Te l'aritrovi in ogni trasmissione
nframezz'a un firm, o a un telegiornale….
Sò tutti esperti: tutti sanno tutto!
Perfino chi sta immezzo solamente
pe zinne gonfie e chiappe messe a frutto…
che è llì che cià er ciarvello…e er che se sente!
Quando la fine
Quando la fine
spegnerà il mio giorno di sole
spero che un angelo
scenderà a farmi luce
mentre per mano, con soavi parole
al nuovo mi conduce.
Calma
(caducità del bello)
Che calma stamane…Ieri
s'è prosciugato il cielo,
e oggi è primavera. Sento l'upupa
nel suo ritmato dire qualche cosa,
chiedere, forse, chissà…
e le vocine più acute e festose
di uccellini indaffarati ad essere contenti.
Non c'è vento, non c'è freddo
e non c'è caldo. Che cosa c'è, dunque?
C'è pace di natura,
che dentro il cuore mio si trasferisce e alberga.
Fosse così per tutto quanto il mondo
sarebbe il ritorno all'Eden…
ma non è previsto.
E presto o tardi, tutto questo incanto,
pure, passerà…
Come succede anche all'amore…che passa…
L'upupa richiama, tranquilla, scandisce la calma…
Indovinello:
la metamorfosi
(aprile 2010)
L'andare delle cose
le idee ambiziose
le vicissitudini
il cambiare abitudini
gli sbalzi d'umore
pe' un nuovo rumore
lo scampanellio
che viene dall'io
i rancori repressi
su scanni e congressi
il voler apparire
per non scomparire
la verve dell'altro
più abile e scaltro
il narcisismo
il nuovo arrivismo
le carte cambiate
le ire covate
il salto di accordi
soltanto ricordi
lo stravolgimento
l'interno tormento
il trasformismo
un nuovo idealismo
ripensamenti
crear movimenti
non più abdicazioni
nemmeno scissioni
meglio correnti
guidare gli eventi
pensiero stregato
ma chi sarà stato?
seguire altri fini
pel cambio di fini
per fini secondi
più seri e…fecondi
per fini più…fini…
Chi è: l'indovini?
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Inghilterra, Germania, Francia, dirigono i giuochi.
Le loro - soltanto - sono le lingue ufficiali della comunità europea**.
Ma l'Inghilterra si guarda bene dall'adottare l'euro.
Per le cose che contano si riuniscono loro tre, e basta.
A noi impongono le regole per fare la mozzarella, il tappo del vino,
la pizza senza il forno a legna, le quote latte…
A noi ci fanno le pulci sulla situazione economica - ben accetta dai nostri
governi -
e guai a non stare attenti ai parametri…. Ma poi "imbucano" i paesi
finanziariamente
disastrati…da mantenere…(i nostri governi per questo spingono e plaudono).
La Spagna ha sparato sulle imbarcazioni di emigranti che vi si accostavano,
ma a noi ci fanno passare per razzisti…(anche al nostro interno.) Eeeehhh!!
Non sembra essere altro che un carrozzone burocratico dal costo astronomico.
**(per fortuna un nostro rappresentante sta protestando per i bandi di concorso
emessi dal "carrozzone" soltanto, appunto, in lingua inglese, tedesca e
francese, eeeeehhh!!)
Li primi de la crasse
"A Re', dì un po': sto trio de paraventi,
de primi de la crasse a tempo pieno,
che in ogni cosa sò più competenti
e pare che n potemo fanne a meno
de accontentalli, che qua fanno: "Attenti
a stacce ar passo pe nun perd'er treno…!"
"Che treno, a Ro'? L'isolano, accidenti,
st'a ffà come je pare…E nun è osceno
che llui ancora ciabbi la sterlina?
Pe ffà gni cosa useno sortanto
le lingue loro…E pòi, de la ventina
e più che semo in tutti, na metà
ce tòcca a mantenelli… È quest'er vanto
de'avé fonnato sta comunità?"
Noi famo li secchioni e ner fratanto
sò solo queli tre a ffà er brutto e er bbello.
E noantri? Stam'a ffaje da zimbello?"
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Per evitare malesseri dovuti …alla corrente…
La corente
"A Gianfri, e daje, e chiudi quela porta…!
La stai o no a sentilla sta corente…?"
"A Sì, e che ffa…è n pò d'aria…che te 'mporta!
Te scanzi e vedi che nun senti gnente…"
"Pe mme nun va…sò na person'accorta
e so che la corente, a chi la sente
e ciarimane immezzo anche na vòrta,
lo pò riduce puro malamente!
Pe cui nun te la prenne, che è pe questo
che n vòjo st'a sentille, le corenti.
Pe mme sò un quarche cosa de indiggesto.
Dà retta: è mejo a chiude li portoni…
finestre…quarsia tipo de battenti…
pe nu rischià arcun danno a li pormoni!"
Sacra Sindone
(testimonianza di fede)
È l'unica cosa che di te - persona -
hai lasciato per noi in questo mondo:
il tuo viso su un telo di lino:
come un quadro d'autore
non autenticato.
I secoli e il credo ce l'hanno tramandato
questo tuo viso d'immenso dolore
ma è solo la Fede, o Divino,
e il desiderio recondito e profondo
di averti tra noi, che a credere sprona.
Sprona chiunque in te vuole aver fede,
e dunque anche in mezzo alle trame, ti vede.
Dedicata alla canzone di Napoli
Ascoltando Napoli
Sembra uscire dalla bocca del tuo Vesuvio
questo canto
coi suoi fili di fumo che l'aria spande
e ognuno un angelo lo prende
e in giro per il mondo se lo porta
come fossero aquiloni di bambini
mentre il sole ti bacia,
Napoli,
e il cuore tuo dei mille drammi
lacrima poesia
e malessere
ch'è lo spaccato tuo di sempre,
e da questo canto ti lasci curare
e sulle ali sue t'adagi e voli,
ali di note uniche e grandiose
che figlie son d'un'arte
ch'è arte del cuore
del cuore tuo ch'è irripetibile e immortale.
Una tipica giornata
Un caffè per consolarmi
prima ancora del danno
ché il danno è sicuro: basta uscire
e di colpo trovarmi nel quotidiano scorrere
di titoli, e rumori, e deleterie ammucchiate
di lamiere, e di fumi, e sequele di luci
intermittenti a dire fai, non fare…e poi…
e poi l'orologio che segna il mio ritardo,
e il rimprovero muto, ma che sento
come un urlo, e un senso di colpa
mi schiaccia sulla solita sedia
con le rotelle, pronto a compiacere il mio PC
per tutta una giornata senza senso.
Toccano svogliate le dita i tasti neri
mentre ogni mossa è riflessa
e incorporata, e intanto
ancora la spiaggia mi dà pace, e m'aiuta
a colorare il grigio il sole che porto sulla pelle.
Sono come sdoppiato: il dovere
muove le mie dita, mentre vaga
l'anima e fluttua come un surf sull'onda.
Un suono: "Ciao, amore, come va ?"
"Così…sto pensando ai noi al mare..".
Dei passi di donne, e di uomini, brusio di voci…
Automaticamente m'accodo per la sosta.
Solite facce, soliti discorsi vecchi di anni,
ma che sembra che siano sempre nuovi:
pettegolezzi, dicerie, invidie,
norme sciocche, casi d'ingiustizia
capi imbecilli, il calcio, l'inflazione…
Poi, quasi improvvisa l'uscita viene
e non ha bisogno di spingere.
Ma forse è meglio che aspetti il diluire
del flusso per le strade; resto un po',
così potrò arrivare più tranquillo
e no come tante e tante sere
a scaricare le mie incavolature
su quella santa donna che mi aspetta.
Un grande mistero
Tutti i santi giorni
che piovono sul mondo
ci portano disgrazie
infamie e cataclismi
che vanno a trascinarci
nel pozzo senza fondo
del brutto della vita.
Ma accanto a quello esiste
per merito o fortuna
la via che va in salita
che arriva oltre la luna
che è larga ed infinita
fiorita e illuminata
gioiosa e seducente
e tanto ricercata.
Ma dire per chi è quello
o questa, e il perché e il come
per tutti è un gran mistero,
e infatti lo sa solo
Iddio onnipotente.
Stelle cadenti
Anche gli Angeli giocano su in cielo
quando d'estate è il tempo delle ferie:
giocano a fare ruzzolare le stelle:
fanno a chi arriva più lontano.
E San Lorenzo
dirige il campionato.
Un bèr quadro
(a Lisa)
Dichi un bèr quadro…È bbello sì!
Vedesse un bèr dipinto incorniciato
è robba che - n c'è dubbio - fa capì
si quanto po'esse bravo e raffinato
n artista che sa ffà ste cose llì.
De certo un quarche cosa l'ha ispirato:
quarcosa o quarchiduno, pe riuscì
a fatte un quadro ch'è così apprezzato.
So còse che sa dacce la pittura
che sòrte da le mano de n pittore;
ma mejo assai sa ffà Madre Natura,
e abbasta che uno guarda quer bèr viso
che t'ha saputo fà, e che parl'ar còre
da serio e quann'incanta co un soriso.
No sbarbajo de luce
Na strofinata…e er prospero se'nfiamma.
E subbito è no stecco abbruciacchiato.
Questa è la vita,
questo semo noi:
no sbarbajo de luce
che nun va sprecato,
pe pòi nun piagne…quanno n c'è più er pòi.
Vita …cor turbo
Na rombata de motore de un Ferari,
na schizzata der Cavallino Rosso,
e nun t'accorgi - nfra gioiosi e amari -
de li tant'anni che te porti addosso.
E poi - o pronto o no che sii - un giorno
er tempo che st'a côre viè a fermatte
che è ora de levàttete de torno,
e grazzieaddio! si è stato ad aspettatte.
L'ultimissima: l'aria del K2 è più inquinata di quella di Milano….(?!)
(Aprile 2010)
L'inquinamento…de città
Oh! adesso sì! ch'è tutto bello chiaro!
È chiaro ch'er penziero va cammiato,
che l'induvini nu hann' induvinato,
e lo scienziato è come un pataccaro,
ch'è stata com'er rajo de un zomaro
la chiacchiera che cianno propinato
der monno che noi avressimo inquinato:
ozzono…gasse…e tutt'er…cucuzzaro...
"Via da Milano! La città è 'nquinata!
Le frabbiche…lo smogghe…ce se mòre!"
E mo viè fòra ch'è più avvelenata
l' "arietta de montagna"…quela fina…
der Kappa Due! Caro professore,
abbast'allora, mo, co sta manfrina
de: "ar lupo! ar lupo…!" e "l'asino che vola…"
Me sa che ridovete tornà a scòla!
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A meno che la còsa nun vòr dì
ch'er monno ha principiato già a finì…
Poesia…curativa
Abbasta a mette ggiù, come sia, sia
er primo verzo…e nasce na poesia.
Ma prima devi avella già sentita
ner più profonno, e dopo ch'è sortita -
che a restà drento nu reggeva più -
la coccoli, ce parli a tu-ppe-ttu,
e come quanno una ha partorito
te senti tutto quanto alleggerito.
Poi, dopo te la curi, la fai cresce
e ar dunque sei contento si t'ariesce.
Arfine te la leggi e lei te piace;
poi vai a lletto e te ciaddorm'in pace.
Il dopo elezioni regionali del 28-29 Marzo 2010.
Malgrado…!
Parla la coscienza
Qualcuno gli ha puntato la pistola
addosso per costringerli a votare
o un coltellaccio gli ha accostato in gola
visto quel che son riusciti a fare
malgrado noi avessimo provato
in mille e mille modi a boicottare
il voto a lor, che invece gli hanno dato?
"Regime!" ci siam messi anche a gridare!
Di certo, no! E allora, com'è stato?
Perché abbiamo perso e loro vinto?
"Ma è proprio questo che ci ha castigato:
l'<al lupo, al lupo!> nostro è apparso finto,
e quello stillicidio accusatorio
che protraiamo ormai con tigna abnorme
e la calunnia - il nostro repertorio -
ci ha fatto un danno per davvero enorme!"
E allora, cosa resta ormai di fare?
"Ci resta di capire che il favore
co' un buon programma! si può conquistare
e no con il veleno e col livore,
e specie col capire e l'accettare
chi al mondo non la pensa come noi -
che invece stiamo sempre a giudicare -
ed ecco quello che succede, poi.
Quanto al programma è solo la premessa,
non basta starci sopra a ragionare;
non basta fare mille e una promessa:
qui vince solo chi è capace a fare!"
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Alle votazioni regionali del 28 e 29 Marzo 2010
è una parola, quella che stravince: "Malgrado"…."e Malgrado"…"e Malgrado"…
Li sonatori …sonati
( l'assarti ar Cavajere
fino ar 28 e 29 Marzo 2010)
Annarono pe daje na lezzione
convinti che l'aveveno sfasati
l'amichi fattucchieri e lo stregone
co firtri e sortileggi e confusione.
Ma er Cavajere e tutto lo squadrone
co antidoti e na fede esaggerata
je l'hanno date de santa raggione
a quela banda persa e strampalata.
Così, sonati, queli sonatori
se stann'ancora a massaggià li bbozzi
e a rifreddasse tutti li bollori.
Chissà si hanno capito che Archimia
nun serve, e manc'a ffà li giochi zozzi,
che chi è che vince è la Demograzzia!
Ma quela proprio vera veramente,
e no! quela che inventa certa ggente.
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E mo, stregoni, streghe e fattucchieri
che ormai nun sanno più si che 'nventasse
se stann'a strappà toghe e a disperasse
così come li divi giustizzieri.
E er popolo? Er popolo è sorgnone:
j'aveva fatto crede de capilli,
ma quann'è ar dunque lui nun è fregnone
e je st'a ffà 'ngojà tutti li…grilli!
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La pedofilia di certi preti sta venendo usata dai nemici della Chiesa e
del Papa...
Na Pasqua…invernale
(4 Aprile 2010)
Si che tempaccio! Na Pasqua così
nu s'era vista mai.
Dev'esse che llassù sò impaturgnati
e ar sole j'hanno detto de n sortì
perché sto monno ingrato e spudorato
potesse un po' rifrette
su quelo che st'a ffà e che st'a ddì,
e quann'è Pasqua, tòcca ch'er cristiano
se deve aricordà er significato
de quelo che successe sto gran giorno,
che n vò significà annà fòri porta
pe fà na ggita e fasse na magnata
de quelle assai speciali…
E mo Lo vònno ancora mette in croce
nun solo co li soliti peccati...
Ché de sti ggiorni se la stann'a pìà
co chi lo rappresenta - addirittura -
qua su sta tèra piena de invasati,
pe via de li fattacci
de certi preti persi e scellerati...
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Ispirata dalla breve lirica di G.Ungaretti:
Chiuso fra cose mortali
(anche il cielo stellato finirà)
perché bramo Dio?
e dalle riflessioni su di essa, al convegno letterario di Maria Luisa Spaziani,
preso la Biblioteca dei Deputati (Roma, 12 febbraio 2010), dell'oratore,
professor Marco Guzzi
L'oltre l' oltre
Non basta il pane, per poter campare:
ci vuole anche il pensiero per la mente,
e arte, e astronomie, e filosofie,
dovranno illuminarci, e questo "chiuso"
aprirci e farci liberi e padroni…
nel vuoto e in tutte quante le incertezze.
Perché da questa scatola usciremmo,
ma finiremmo nello scatolone
dell'oltre, e oltre ancora, senza meta,
poiché un traguardo non ci deve stare,
né un dio che leghi a lui e alle certezze.
Che limitano il gusto del cercare,
ma è nel cercare, il senso della vita!
Che vita non sarebbe, accontentarsi
di far del mondo un mondo in pace e giusto,
e vincere la fame ed i malanni.
E invece adoperiamolo a tal fine
lo sforzo della mente nel cercare,
che il mondo, un giorno, certo, avrà una fine -
invece di aspirare all'oltre l'oltre -
al cosmo ed alla luna e all'oltre ancora…
Ché se nel "chiuso" liberi non siamo,
di certo finiremmo ad esser schiavi
di quel volere, a forza…
stra-filosofeggiare.
Timore
(parla la montagna)
Parla, la montagna,
la voce prestata
dal temporale ruggente.
Come orchi a rincorrere, dannati
un piccolo innocente.
Urla di dèmoni,
e schianti di luce…
E la pioggia intanto scroscia.
Impaurite chiudono le tane,
zitta i nidi l'angoscia.
Nelle case, i bambini
cercano la mamma:
"Quando passa questa voce?"
E lei pure, un poco timorosa,
fa il segno della croce.
Er quadro
Si se fermamo un po'a guardacce attorno
viè fòra un quadro che ce fa paura:
la fame che nun passa e, addirittura,
se fa più granne giorno dopo giorno.
Ce sò li genocidi d'oggiggiorno,
che pe na loro granne fregatura
sò storie che nun fanno più curtura
na vorta visto quello fatt'ar forno.
C'è na gran voja de protagonismo
che fa girà sto monno, come sia,
e s'affratella a un gran menefreghismo.
Ma er peggio è che valori e sentimenti
sparischeno e, ner mentre, l'archimia
ce clona senza troppi comprimenti,
che avoja, er Papa, a dì: "Statece attenti…!".
La barbona
Riccoje quei du'stracci che sò quelli
che se stracin'appresso da na vita;
co du' mollette ammucchia li capelli
pe dasse na parvenza rifinita,
e co l'idea s'accenne li fornelli
pe fà scallà un po'd'acqua insaporita
pe còce na minestra coi piselli
e nun sentisse troppo infreddolita.
Gambe de legno e ghiaccio ne le mano
s'avvia e ariva arfine ad un cantone
ndo' stenne quer su' letto disumano.
S'allonga e già se sente riscallata
dar solito cocente lagrimone
che je st'a spreme chi l'aveva amata.
S'addorme e insogna er sogno, sempre quello,
de quanno che pe llui era Giunone
e er loro era n amore accosì bbello...
Trasposizione in lingua:
Raccoglie quei suoi stracci che sono quelli / che va strascinandosi dietro da
una vita; / con due mollette raduna i capelli / per darsi una parvenza rifinita,
// e con la fantasia accende i fornelli / per far scaldare un po' d'acqua
insaporita / per cuocere una minestra coi piselli / e non sentirsi troppo
infreddolita. // Con gambe di legno e mani ghiacciate / s' incammina…e alfine
giunge in un angolo / dove stende quel suo letto disumano. // S'adagia e subito
si sente riscaldare / dalle solite lacrime cocenti / che scolano via per chi
l'aveva sempre amata. // S'addormenta e sogna il sogno, (che è) sempre lo
stesso, / di quando per il suo lui era Giunone / e il loro era un amore così
bello…
Impossibili uguaglianze
Nasciamo.
Cresciamo.
Imbocchiamo il traguardo di partenza
per un viaggio ch'è a scatola chiusa
verso un orizzonte
ch'è di poco in là, o d'estenuante lunghezza.
Nasciamo fiori da giardino,
o rifiuti da chiusura mercato.
Cresciamo ritti e innalzati come abeti della Sila,
o come rovi di spine, aggrovigliati, e senza more.
Tutti comunque diretti
a un comune traguardo, tuttavia
per percorsi diversi e misteriosi,
per vie maestre, o rivoli fangosi,
inciampando, cadendo e rialzandoci,
o finendo in un baratro anzitempo,
previsto, o non previsto, come sia.
Per mille strade andiamo, differenti
pretendendo impossibili uguaglianze.
Nasciamo.
Cresciamo,
e chiediamo: perché nasciamo:
per fare o no soffrire, e soffrire o no noi stessi?
Perché strade diverse per ognuno: tortuose o dritte
o solo adatte a scalatori esperti,
e perché, infine anche per morire
moriamo senza pena, o nello strazio più feroce?
E perché mentre viviamo pretendiamo
impossibili uguaglianze,
se men che meno uguaglianza è mai concessa
nella pur eguale e dovuta incombenza…di morire?
Parla la lumaca
"Me stann'a ddì che io sò quella lenta…
Ma armeno io co tutta sta lentezza
nu scontento nisuno.
Ma nvece er tribbunale, sarvognuno,
inortre ar fatto che nun dà certezza,
me pare er regno de la stitichezza
pe com'è lento; e prima che t'allenta
na sentenza, ciaivoja a st'aspettà…
Che insin'a mme verebbe da sbottà!"
Ascoltando la Marcia Funebre di Chopin (1)
Come fiocchi di neve, fioccano
queste note leggere, che sanno di pace.
Passano davanti agli occhi
e ognuna è un momento della vita mia
che tutta scorre prima di cessare.
Tremule galleggiano nell'aria,
o più decise, sempre, però, dolci, e malinconiche
e accompagnano lo spirito
che piano, senza fare male esce
e s'avvia, accompagnato dal dolce suono.
Come faville d'un focolare
salgono, queste note, verso il cielo.
Portano il mio spirito a respirar la pace.
Poi, anche il corpo ormai abbandonato,
con passo uguale, cadenzato e mesto,
accompagnano nel luogo del riposo.
Almeno una volta al giorno, vorrei morir così.
(1) Sonata N. 2 in si bemolle maggiore.
Sorsi di natura
È come con la mela,
che co' un bicchiere al giorno
levi di torno
medico e malanni.
È figlio della terra,
del sole e d'un lavoro sapiente e ricercato,
e viene dalla storia lontana, e fa cultura.
Son sorsi di natura,
e vanno sorseggiati, non bevuti,
quando in compagnia dà l'allegria,
o quando sei da solo a meditare.
E sull'altare è fede ed è memoria.
È come una carezza
che scende dal bicchiere
a dar piacere ad anima e palato,
è amico ricercato,
di carattere buono,
ma è suscettibile, e non ama
essere abusato.
Lo lasci ad aspettare
nella cantinetta,
e lui paziente aspetta
e nel frattempo si dà un tono
per fare un figurone
alla prima occasione.
Sia bianco, o colorato
se è sano e genuino,
sempre sia presente
il buon bicchier di vino!
Il libro
(Lo dice Lucarini*)
Lo dice Lucarini
e lo conferma il tempo.
Non lo disperde il vento,
né alcun pensiero ottuso
lo offusca o lo deturpa.
Resiste ad ogni moda.
Non segna mai scadenze.
E se restiamo soli
sa farci compagnia.
La mente ci arricchisce
e il cuore ci consola.
E se lo diamo in dono
è più che offrire un fiore,
perché è condivisione,
è come dare un po'
di personalità.
È un fiore ch'è sbocciato
e che non appassisce.
Son pagine d'un libro:
è, il libro, l'essenziale
per crescere, saziando
l'anima, leggendo,
e non restare, al mondo,
pochezza o poco più;
seguir senza riserve
l'antico invito all'oltre
tenendo sempre acceso
-sul mare degl'indugi-
il faro del sapere
che illumina la notte,
e le memorie appunta
ed il pensiero fissa
nell'immortalità.
*Editore "Pagine", Roma.
Mio padre faticava
Mio padre faticava,
mio padre era malato,
mio padre era stanco
e non poteva mai fermarsi.
Il mattino lo spingeva,
il giorno lo inchiodava,
e la notte non poteva riposare.
Faticava, mio padre,
e soffriva, per noi,
e per noi pregava.
Pregava mio padre per noi
e pregava per tutti
anche per gli sconosciuti
e piangeva, a volte,
per i mali degli altri.
Animava il legno -
grandi fette d'alberi -
che le mani sue sapienti
trasformavano,
e con l'anima sua grande
andavano a stare, poi, in cento e cento case.
Mio padre viene, a volte
a trovarmi, la notte,
come un grande crocefisso che mi guarda
benevolo,
e con le mani sue callose mi dà quella pace
che a lungo, in terra, non aveva avuto.
Guardo ogni tanto fra le stelle,
e lui è là
insieme alla sua sposa,
amata sposa, amata madre,
che torna, spesso, anch'essa,
per accarezzarmi, ancora.
Atto di speranza
Troneggia al mondo tanta prepotenza
e tanta delinquenza e noncuranza
e tutto l'egoismo e l'indecenza
che sembra non vi sia più la speranza
che possa rinnovarsi l'indulgenza
che al mondo ha perdonato la mattanza
del Cristo messo in croce, e la semenza
sua quasi scorda - piena d'arroganza.
Ma questo è quel che appare, perché è il male
che ben si mette in mostra, mentre il bene
non ama il chiasso, ed in percentuale
è tanto, tanto più… ma non figura.
Però dal cielo c'è chi lo sostiene
e chi è con lui non deve aver paura.
Sei…
Sei panna montata su cono gelato
nei giorni d'estate che è forte la voglia
d'un po' di frescura e di dolce che plachi
il mio desiderio che porta da te.
Marroni in cartoccio che scaldan le mani
che senti ghiacciarsi per strada in inverno
che prima di tutto ne aspiri il profumo
poi avido sbucci e ti metti a gustarle.
Sei burro spalmato su fetta di pane
che morbido aggiunge alla sua morbidezza
e in bocca si scioglie e diffonde un sapore
che è proprio speciale tra il dolce e il salato.
Sei come una fetta succosa d'anguria
e hai della pesca la pelle velluto
e tutto il colore e il sapore e il profumo
che tante ne gusto e con gusto mi sazio.
Tu sei la stagione più bella che porta
l'allegro risveglio ai boccioli di rosa
ai prati fioriti, ai nidi d'uccelli
e attrae con amore chi cerca l'amore.
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Per l'8 Marzo
Donne
Le donne
ci danno
piacere e malanno
Ma senza, è il tramonto
che oscura la luce
Con lei è l'aurora
il risveglio, la vita
È il miele che scorre
e ti lecchi le dita.
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Prima non andava, e bisognava correggere…
Ma adesso….! Dalle ultime cronache (Febbraio-Marzo 2010):
marito condannato a pagare mille euro al mese alla moglie, dopo appena un mese
dal matrimonio.
Lei sta con l'amico: e addirittura compra due appartamenti. Lui va in appello.
Sentenza: anziché mille pagherà "solo" cinquecento euro. E poi i "filosofi"
stanno lì a spremersi il cervello sul perché la gente non si sposa più…..Ehhhhhhh!
Chi è più mignotta: lei, le Legge, o chi ?!
Ar monno c'è chi ffa, e chi 'o permette,
e prima ancora c'è chi se l'inventa
er modo de st'a ffà, che n s'accontenta
de fà quarcosa...NO! Quelo nu smette
infinacché lo metteno a le strette
ar modo de pensà e de fà, e fomenta
striscianno, o scaciaranno…e te tormenta
ogni bonsenso co le pirolette
der su'ciarvello - dopo avé sniffato -
che arfine un pòro straccio de marito -
lassato appena dopo avé sposato -
se deve mantené lei co l'amico,
e a un bon tenore…arto! e all'infinito!
Beh….io a capì questo ce fatico.
C'è un caso, mo, che lui sta llì a scucì*
pe llei e amico, e cianno appartamenti…!
Chi è più mignotta: lei, la Legge, o chi?!
*scucì = pagare
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A certa politica
Bisogna arinizzià dall'abbiccì
Eh, certo, sì!, c'è la sopravivenza,
l'istinto…quello de conservazzione,
ma tòcca pure avé n po' de decenza
e arfine sapé pìà na decisione.
Bisogna d'abbozzà…e co gran pazzienza
rimette tutto quanto in discusione,
che si nun ciai più gnente in de la lenza,
nu abbasta la più grossa ostinazzione
pe pescà er pesce…che nun vò abboccà.
Ariva…de finì co 'a propaganna,
co' 'e chiacchiere, che artro n se sa ffà…
Bisogna arinizzià dall'abbiccì,
bisogna cammià rotta, che n se inganna
un popolo che ormai sa chi è chi!
Annuncio di Primavera
Sento
e non è voce,
né suono.
E pure si sente
il silenzioso risveglio
che il fiore riveste di bello
e di nobili essenze pregna, e colora.
Sento la vita
che porta la terra
e l'aria la desta, con soffio leggero;
vita che sembra venire dal nulla,
cullata dal sole, e che dà meraviglia.
Notte di paura
È il vento
o sono l'anime percosse
che sibilano, fuori, un tal lamento
che cupo e ostile vola nella notte,
che quasi umane grida
sembrano, dolenti e minacciose?
Il vento, anche, percuote arbusti e rami e foglie
e tante ne distacca, e in turbinii violenti
travolge, e a destra e a manca sbatte e, a piacimento
schiaffeggia
con quel rabbioso sfogo che impaurisce.
Tremano i vetri e sbattono le imposte,
fischiano i camini,
tremano sospese le creature.
La notte pure, è cupa
e cupo è l'abbaiare d'un cane, che,
solo,
contrasta intimorito l'ulular che ingrossa
come mare in tempesta che sconvolge,
e si fondono e confondono, quelle voci oscure,
e sotto le coperte, le persone
si nascondono, e, in attesa… trattengono il respiro…
La schiarita
Ritorna il giorno nella notte scura
a rinnovare il dramma e la paura
e scorre come un'ombra ingigantita
che va a precipitar… per la salita,
ché pace ai vivi non è mai permessa
e solo a chi non pensa vien concessa.
Allora accende il buio, la schiarita
che sempre splenderà nell'altra vita.
L'incubbo italiano
(la…cosa, o er…coso)
(nova moda 2009-2010)
"La mafia je fa n baffo, a Re', a la…cosa.
Lo stai a véde, o no, quer che succede?
Po' avecce na linguaccia velenosa,
poi 'nzurtà un Presidente, e, n ce se crede,
continui a ffà na vita dignitosa.
E pure si è ch'arubbi, che succede?
Gnente, a Re'! E nun è cosa spaventosa
si ammazzi…fanno finta da nun véde:
poi 'nnà giranno come fusse gnente,
che gnente ar giorno d'oggi pò esse peggio
d'annà a…cosa, ché cosa più rovente
nun c'è, pe chi vò ffà er politicante,
che manco a stasse a ffà succhià l'aggeggio -
llà in USA* - fu tarmente devastante!".
"Davero, a Ro', si tu vòi libberatte
de chicchessia je porti e je fai sbatte
la…cosa (o er coso), e ar tizzio
lo incastri sur giornale e perd'er seggio.
Che er peggio de li mali è avecc'er vizzio!"
*caso Casa Bianca di qualche anno fa.
**basta guardare le più, o meno recenti cronache italiane,
tra tentativi di far cadere, e cadute…accadute.
Un feragosto, a Cervara
(a Cervara di Roma, oltre mille metri, al confine con l'Abruzzo
con nottata sotto le stelle)
Pe tutto quant'er giorno t'abbruciava
er sole si nu stavi un po'anniscosto.
Ma pure sott'a un pino nu scherzava
quer gran callaccio pronto a facce arosto.
Ma quann'ormai Maurizzio boccheggiava,
trovassimo na fonte llì sur posto,
ndo intinse er muso, tanto ce smagnava
de daje na smorzata ar feragosto.
Così arivò la sera e cammiò scena.
Quarcuno trasformò quer callo in fresco,
e er fresco, poi, in freddo, e dopocena
prennessimo dar sacco na cuperta
e pe la notte intera, che artalena…!
Mo a mme, mo a llui, na parte era scuperta…
Tra campanacci e zzoccoli*, a bon'ora,
s'arzassimo che la vallata intera,
tutt'ovattata**, sonnecchiava ancora.
*passavano i boscaioli coi muli coi campanacci al collo
**tutta ricoperta da una nebbia fitta, fitta: scena favolosa.
Semplicità
È chiuso alle orchidee
il mio giardino incolto.
Ci cresce solamente una violetta:
la curo come e più d'un gran tesoro.
Roma… fioccata
(12 febbraio 2010)
E lo scenario de sta gran città
s'è, a l'improviso, tutt' immacolato.
Stanotte cià fioccato
e ancora sta fioccanno, guarda qua!
E l'aria è tutta fredda e frizzantina
e sveja deppiù e mejo der caffè.
E resti llì a vedé
sta tanto bella e nòva cartolina.
E pensi a quann'è stato n'antra vòrta,
e devi risalì a tant'anni fa.
Difatti ognuno sa
che ar massimo, qui pò arivà già sciorta.
E 'nvece oggi, proprio s'è attaccata
su prati, tetti, piazze e in ogni strada
indove nu j'aggrada
a chi deve sortì pe la giornata.
Perché, se sa, che Roma viè bloccata,
ché slitteno le ròte, ortre a li piedi,
e si ce provi, vedi
si che vòr dì na grossa nevicata.
Ma a parte er gran casino che viè a ffà,
la neve a Roma è robba che te incanta
e spece quann'è tanta
e resti a casa a stattel'a gustà.
Le lavandaie
Dov'era più dolce
l'andare del fiume
in uno slargo del greto ghiaioso,
sui grandi sassi levigati e scuri
sbattevano i panni infaticabili donne
sognando quel poco che si poteva.
Cantando e sognando stendevano i panni
al sole sull'erba,
bagnando l'aria d'un bianco profumo.
Li raccoglievano in ceste capienti
posate sul capo
e poi ritornavano, incontro all'amore,
con mani arrossate sul cesto e sui fianchi.
Scorre, quel fiume, ancora, ma è solo,
senza più mani di donna da amare,
mani curate, intrise di creme,
di donne che ormai, pure loro, son sole.
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Pentiti qua…pentiti llà…
Ma a chi fa 'r bravo, chi je lo fa ffà?
Pentìti…prediletti in celo e in tèra
Vedremo, poi, chi goderà deppiù:
si è chi ciabbada, o chi fa er depravato.
Si fusse questo, nun ciannerà ggiù,
che, cacchio! Se n'è sempre strafregato,
è stato boia, ladro e anche fru-fru…
e ll'artro, 'nvece, ha sempre faticato,
penzato…e è stato pieno de tabbù
pe avecce poi er premio meritato:
sarebbe un'ingiustizzia! E poi - mettemo -
se incontreno in quer posto benedetto…!
Direbbe: "Allora, io sò stato scemo -
ar dunque - a ffà na vita che me onora,
ma a uffa…che sto a piàmm'er sorisetto
de quer pentito llà dell'urtim'ora!".
E llà…po' annà così…
Ma er brutto è che a la ggente peccatora
er pentimento frutta aggià da qui!
Noi semo come tanti giocarelli
Noi semo come tanti giocarelli,
de queli che se gira la chiavetta
e quarche pupazzetto o machinetta
se mette a move e a core, e li fanelli
sò tutt'impressionati a st'a guardalli.
Ce giocheno pe un po' tutti contenti,
ma poi je pìa a ffà l'esperimenti,
e gira, gira ariveno a scoccialli.
E puro a noi ce caricheno… e annamo…
Coremo lungo er prato de la vita,
e questa st'a guardacce divertita.
Poi, gira, gira, noi se 'nnammoramo
e lui, Cuppido, gòde ner vedecce
innammorati, e a 'nnà così d'accordo:
ma poi diventa tutto un ber ricordo
ché lui se stufa e n tira più le frecce.
Arfine, poi, se scoccia anche la vita
che vò sperimentà nòv' emozzioni
ciariempie tutti quanti de infezzioni
e poi ce viene a ddà…la bonoscita.
La poesia, è!
La poesia, è:
o c'è, o non c'è.
È dentro noi -
è anima o pensiero -
da dove va sul foglio;
e sta nella natura
e chi è ispirato dalla meraviglia,
la piglia, e, è sempre sopra un foglio,
che alfin la si racconta.
È parole, la poesia,
in libertà,
ma nella libertà, comunque,
lei deve saper dire,
non solo… dir parole in libertà.
Dev'essere compresa e con facilità,
e a volte, invece,
neppur chi ha verseggiato
ne sa il significato.
Non è ingannare -
pur se con sapienza -
la gente senza senno, né esperienza,
che a quel vede,
se presentato bene, lei ci crede.
La poesia nessuno può insegnarla:
la poesia, è:
o c'è, o non c'è.
Come l'amore.
L'amor non abbisogna
di critici e correnti,
o qualche appartenenza:
è senza distintivi.
È timida, e vuol la sua decenza.
Sennò succede come in galleria,
che un punto in una tela
racconta della vita e della morte,
e, per sentito dire, ognun comprende
ch'è un gran capolavoro!
E è lì estasiato, che gli fa la corte,
e neanche azzarda a farsi un' impressione…
Non è una gara a chi più sa inventare,
a chi più sa shockare,
non è una moda:
sennò, che moda, sia!
La poesia, così, non è poesia.
Poeta, vuole dire,
prescelto dalla Grazia,
però che veramente Grazia sia,
diversamente hai voglia a stare a dire che è poesia.
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….E aricordateve che lli' ne la Sabbina
er Carnovale e' bbelo co Tor e co Adelina!
È Carnovale, gente!
È Carnovale, gente! E perciò abbasta
a stà cor muso lungo, triste e griggio,
che pare che venimo da un litiggio.
Prennemo un'espressione più entusiasta
perché accosì s'addice a sta gran festa
ch'è ffatta pe cantà, magnà e ballà,
e bbeve tutti assieme pe scordà
l'affani che ciavemo in de la testa.
Ammascheramo er viso d'alegria,
che ognuno faccia quelo che cià in còre;
facemoce pijà dar bon'umore
che qui la vita core e scappa via!
Fermamola! pe un giorno…due…tre…
facenno le stranezze e le frescacce,
che intanto chiunque stia llì a governacce
gni giorno ne fa più de me e de te!
Tiramo li coriannoli pe ll'aria,
sonamo le trombette a sprofusione
ed intonamo assieme na canzone
e passerà perfino quarsia caria.
Scordamise l'amori lagrimosi,
la crisi co la disoccupazzione,
le tasche vòte, e quela confusione
che c'è nfra li partiti indecorosi
dicenno ste parole de maggìa:
" O Carnovale, Carnovale bbello
spalancace er portone ar tu'castello
ma lassa fòra ogn'ideologgia!"
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Tra le altre ragioni, economiche, sociali…c'è una Legge che è un po' troppo
esagerata…
Poi si domandano:"Ma com'è che non si fanno più figli?". Senza contare che su
certe problematiche familiari oggi ci hanno inventato su il reddito di chi si va
ad impicciare e troppo…fino (come più volte accaduto) a portarsi via il figlio
al quale non puoi comprare il motorino o pagargli vacanze alla moda, o
garantirgli, quando sarà ora, l'università. ….Aperture…Eeeehhhh….!!!
Na gran bella…fregatura
Pe famme perdonà na marachella,
ar tempo m'abbastava na promessa
e arimediavo puro 'a carammella,
e ar dunque n c'era tutta sta rimessa
si ce scappava quarche scappellotto
assieme all'immancabbile strillata.
Ammò si azzardi solo no sborbotto
ar tu' fanello pe na birbonata -
si quello llì è n tipetto che je gira -
te pò inguajà co na telefonata,
che viè l'addetto che te pìa de mira
e armeno, armeno passi na giornata
che n'antra vòrta prima de dì "ba"-
pe nun parlà de chissà che "tortura"-
ce penserai du' vorte, che, chissà,
te pò mannà in galera addirittura!
E infatti c'è chi penza che a fijà
sti tempi de grannissima "apertura"
che sta portanno la modernità
pò esse na gran bella…fregatura.
E spece, poi, si quanno sò cresciuti
nun vònno faticà ma invecchià a scòla,
che pe la Legge vanno mantenuti
armeno infinacché… nu stai in cariòla.
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Terremoto di Haiti, 17 gennaio 2010, almeno 170.000 vittime.
Il lutto di Haiti
Per fortuna che sono lontani,
e di tanto:
il dolore, così,
se c'è, è affievolito.
Né frastuono di crolli,
né urla, né pianto,
né polvere
irrorata di morte, da respirare.
Notizie soltanto,
di bibliche cifre di corpi
schiacciati; sbranati
da furie che un dio
o un demonio scatena.
Sono giorni di pena
pel cuore del mondo,
ma nessuno risponde alla blanda domanda:
"Perché? Quale colpa?"
E sembra irreale
ogni scena trasmessa:
l'apocalisse da film dell'orrore:
inerti cataste di vite troncate,
lo spegnersi lento
dei vivi sepolti,
le orride smorfie fissate sui visi
nell'atto finale d'un vivere spento,
e d'un morire ugualmente insensato.
Forse per molti
è il finire di pene,
ma per quei bimbi,
la più umana pietà,
quale ragione, per consolarsi,
potrebbe inventare?
È forse - questo -
il mistero sì oscuro,
che dà inizio alla vita
solo in braccio alla morte?
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Nel giorno della Memoria 27 Gennaio 2010
Mai più!
Basta! Carnefici,
aprite gli ugelli:
che m'attraversi l'aria velenosa
così che siano, le pene d'un martirio
portate a conclusione
e il corpo mio alfine abbia riposo
e pace l'anima, e il silenzio
spenga ogni grido, e asciughi
un'ultima lacrima che cola
dagli occhi, ormai ciechi,
che più non vogliono sentire
le orecchie, né gli occhi guardare
l'incubo d'orrore,
che, indulgente, la morte
soltanto può annullare.
Andrà lo strazio mio per tutto il mondo
a dire: basta!
a urlare: "Carnefici, mai più!".
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Un fatto, una poesia. Di Armando Bettozzi.
Un prete (un certo parroco genovese) vuole togliere il crocifisso dalle
scuole e da altri luoghi pubblici, così come anche qualche preside di scuola….un
altro prete che non fa il presepe…Eeeehhhhh!!!
(durante il 2009)
Ar prete traditore
Ce fusse stato oggi er Giuacchino
ansai si che versacci avrebbe scritto
a tte che vòi fà 'r prete giacubbino
ma che dovevi solo che stà zitto!
Attento - prete strano! - er populino
stavorta s'arivorta, NO a un editto
de un quarche signorotto damerino,
ma viè da te e te mett'a capofitto!
che te fa ffà la fine che quei tizzi -
che tanto stai cercanno de difenne
dar crocifisso che tu detronizzi
tradenno chi te dà de che campà -
riserveno a chi ar loro dio l'offenne.
Abbada, dunque, e nun ciariprovà!
L'amore: Prima, e Mo
(sempre, comunque, in endecasillabi)
Ognun ne tragga quel che vuole trarne
Prima.
"E lassa..e daje…e su, e stàmise bbòni!
Co ste manacce sempre a stuzzicà…
Vòi sempre appiccicatte…e che ciò 'r miele?
Possibbile? Che…nun te sai tenè ?"
"E daje…e stacce…pòi n te tòcco più
E pòi tu ce lo sai: te vòjo bbene,
si nu lo fò co tte, co chi lo fò?"
"Ma è bbello pure a st'a gurdà la luna
che mica c'è bisogno de fa quello!
Poi devo pure annamme a confessà…
E si lo sa mi padre…te saluto!"
"Ma daj che n c'è nisuno, e pòi, si fusse?
Ninè te sposo, stai o no a capì?"
"Ma llora, aspetta, lo faremo dopo…"
"Che dopo, a Nì! Ancora sto a studià…!
E 'nnamo, su, a Niné, nu reggo più
Madonna mia Ninè, quanto sei bbòna
Me stai a ffà penà…leva la mano!"
"Ninetto mio, Ninè…ma che vòi fà?
Me stai a ffà morì me sta a ffà!
Sai quanto l'ho aspettato sto momento
te possin'acciaccà, Ninetto bbello
Sippure pòi me viene er pentimento,
pe mmo io sò contenta de fà …quello!"
Mo.
"A bbella, che m'aspetti quanno sòrti?"
"Va bbè, aoh, ma te come te chiami?"
"Io sò Ninetto" "Ah, mbeh, io sò Ninetta,
aspetta che finisco de ballà".
"Tiè, bevi n antro po'" "Ma ho già bevuto
Vabbè…mo provo pure questo qua.
È bbono, aoh! Ma che volemo fà?"
"Che famo, aoh? L'amore, e che vòi fa?
"Ma armeno …famme mette un po' più mejo…"
"Annamo…?" "E annamo sì!...Che…vò' aspettà!?"
Che fai domani? T'aritrovo qui?
Domani no: ciò n antr'appuntamento.
La pausa
(musicale)
È l'attimo
che tutta in sè raccoglie,
magnetica, la forte ispirazione,
la pausa che sta per dare il via,
e è preludio e dispone
ogni anima all'ascolto.
Inizia,
e la bacchetta con le sue movenze
nervose, ora, e ora dolci o gravi
scandisce il tempo a fiati e percussioni
a corde e ad archi
e tutti assieme crean l'emozioni
d'ognuno che li ascolta e sa ascoltare.
E a ognuno, il cuore, i battiti in sospeso,
ad ogni pausa sembra trattenere
in quella, sia pur tanto breve, attesa
che pare il suono più d'ogni altro esteso,
e più d'ogni altra nota in cuor fa presa.
Pellegrino, che venghi a véde Roma.
Roma è n'idea che t'arimane in testa,
è na scena voluta da un reggista
pe parlà ar còre e fa godé la vista
cor nòvo e coll'antico che je resta.
È l'aria allegra de na canzonetta,
na passeggiata fatta sott'ar sole,
na bella donna, llì, pe chi la vòle,
è er tempo che nun passa e che t'aspetta.
Je dichi "addio", però nun ciai speranza:
nun te la pòi scordà sippuro vòi,
ma in fonno ce lo sai che prima o pòi
ritorni…e te ne vai co sta speranza.
Immezz'ar mare
De certo vale più de quer che pare
a stassene da soli immezz'ar mare
indove c'è na pace che qui in tèra
nun c'è, che pare sempre de stà in guera
sia a casa o fòra - abbasta che c'è gente -
ché tutti vònno dì e nisuno sente.
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Un fatto, una poesia.
Ma non doveva essere solo castigo per gli scansafatiche che prendono lo
stipendio a uffa nei ministeri? Ora, per far sì che quelli si guadagnino quello
stipendio che gli dà lo Stato per lavorare, gli si dà il premio se lavoreranno!
Ma allora, lo stipennio…?
"L'hai 'nteso, a Ro', si che st'a dì Renato?
St'a dì che infin'a mmo nn'ha arzato un dito
pe guadambiass'er sòrdo de lo Stato,
ma mo che quer ministro s'è pentito
de dà solo er castigo all'impiegato
ch'è assente o v'ar mercato…e ha stabbilito
che pò anche daje er premio, m' ha giurato
de diventà er travet più incallito".
"È giusto, a Rè, ce vò la ricompenza,
ché lo stipennio è de per sé un diritto
che se dà puro a chi fa sempre assenza:
perché a sgobbà nu è proprio che ciaspetta
e mo lo farà solo quarsia dritto
pe pìass'er grano in più che dà Brunetta".
Carnovale der 2010
Sò guasi tutti quanti ammascherati
da tipi griggi, tristi,e diperati,
da quelli che la crisi se li magna
sibbè che ormai n c'è più chi se ne lagna
perché a lagnasse va si pò aiutatte,
ma qua, me pare, ognuno se ne sbatte
e andove sia te bbutti è sempre uguale:
te fanno piagne puro a Carnovale!
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Un fatto, una poesia.
"Legge ad Personam"! Le bocche sono piene - e l'orecchie, pure! -.
Ma vogliamo anche riempire le bocche e le orecchie con "Giustizia ad Personam"
?
"Giustizia ad Personam", chiama;
"Legge ad Personam", risponde.
Giustizzia… ad Personam
"A Re', io n ce capisco guasi gnente
co tutte ste bojate de partiti,
m'aricordo, però, che da studente
n po' tutti s'erevamo sbalorditi
a lègge che du' forze, si appricate
a un certo stesso punto, gira, gira
s'annulleno nfra lloro, e: <Guardate -
faceva er professore - si se tira
co uguale forza sia de qua che llà,
n succede gnente…e che pò mai succede:
n succede gnente si c'è parità!"
" È vero! a Ro', e se po' vede:
a "Giustizzia ad Personam" - §§forza uno,
ch'è contro er Presidente der Consijo,
risponne, pe nu sfavorì nisuno,
la "Legge ad Personam", e cioè l'appijo
-§§ forza due - indove er Presidente
s'attacca e tira, ed ecco le du' forze
che su lo stesso punto - e mo è evidente -
s'annulleno, che n cianno più risorze"
Aspettare l'alba
Aspettare…
Aspettare qualcosa:
l'alba
sul velo del mare
respirando,
sospirando…
Aspettare che il sole salga
e asciughi l'aria
e la sabbia.
Guardare il distendersi della luce
dovunque
e piano, piano farsi forte,
troppo, per gli occhi incantati.
E pensare…pensare…
Chè il momento è di magia e non va sciupato.
Ascoltare
quello che dice il mare
col ritmo pacato di chi è saggio.
Avvolgersi di luce e piano, piano
di calore
e scaldare il cuore coi ricordi
che il silenzio invita
e il dolce sciabordio accoglie
delicato.
E portare con sé
tutto quanto
prima che il giorno possa cancellarlo
col frastuono che certo arriverà.
Difficile è la felicità
Difficile è la felicità,
grave impegno è mantenerla.
E quando il breve tempo decretato
passa per riprendersela arcigno
restano i nostri visi rassegnati e soli.
Potessero almeno, le nostre lacrime
scorrere in un unico rigagnolo
e liberare il loro caldo profumo, insieme.
Su questa panchina
È qui, su questa panchina
dove noi ci siamo conosciuti
e dove a sera
aspettavamo il sole tramontare
mentre essa cresceva,
e più forte saliva, dolce
la voglia dei momenti sognati
di notte e di giorno
e ancora, qui, insieme
avvolti
in quell'alone di magica attesa,
quando
i palpiti dicevano più d'ogni parola.
Muti stavamo, infatti,
per non destare l'incanto inebriante
per l'aria, perfino,
che l'anime fondeva in una
fino a non capire più
il corpo tuo, da esplorare,
e il mio,
ormai fusi anch'essi in uno:
sogno,
desiderio,
promesse del tramonto di avverarli
lasciandoci pian, piano allo scuro,
e soli…
Il sole continua a tramontare
su questa panchina,
ma senza più promesse
mentre il cuore mio ancora batte
forte, al ricordo
della magia che inebriava l'aria, perfino.
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Non è per invidiare…nè sono gli unici…Ma vedere che una
società, e in questo caso la Vodafone,
sta facendo fare svariati spots televisivi - pagandoli con cifre che possiamo
immaginare proibitive - sempre alla stessa coppia già sommersa da miliardi, e
beati loro, Ilary Blasi e Francesco Totti, dà un po' da pensare. Magari
potrebbero far lavorare tanta altra gente meno fortunata, e abbassare le
tariffe, innestando un meccanismo di vera concorrenza a favore dei milioni di
utenti (seconda parte 2009 e chissà quanta parte del 2010).
Pubbricità!
(co li sòrdi loro…)
"A Rè, la gente nun se renne conto
de quer che vede e sente e quer che ffà;
qui pe davero fanno a chi è 'r più tonto:
se stanno tutt'er tempo a lamentà,
ma Blasi e Totti in coppia nu è un affronto
pe lloro a stà a vedelli sempre llà
ad abbuffasse, e proprio me ce smonto
sentennoli a quei due:"State a invidià…!".
"Stamo a invidià, a Ro'? Embeh, e allora?
N'avressimo er diritto…Ma me lagno
perché ner mentre tutto va in malora
quei due, più peggio de zi' Paperone,
co li mijiardi stann'a facc'er bagno:
li sòrdi loro dati a Vodafone!".
Artro ch' 'a lumaca!
A vorte, si uno dice un quarche cosa
che a n antro nu je piace
perché l'idea che cià è differente,
è come avé a che ffà co na lumaca
che appena che je stuzzichi le corna
se l'aritira assai confusamente.
E poi se 'nfila tutta quant'è lunga
- pe sfreggio e pe vendetta -
ne la casetta che se porta appresso.
Ma le' è n animaletto, poverella:
er brutto è quann' a ffà così è 'r cristiano
che a la demograzzia je fa 'r congresso!
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Visita a Cosenza Vecchia in occasione della cerimonia di premiazione
del Premio Artistico-Letterario "Antonio Proviero", 2° ed. 2009.
Lettera a Cosenza
Capisco, sì, è l'età
che pesa e che sfigura,
che è come per la pelle delle donne, che s'affloscia
che incartapecorisce e fa le rughe.
Anicia, decadeva pure lei:
però ha reagito,
s'è messa addosso tutta la cosmesi
e adesso è come un fiore a primavera.
Ci voglion le iniezioni, quelle adatte,
le creme ed i massaggi
e no piangersi addosso
che ha per effetto solo
di fare nuovi solchi, nuove rughe,
e nuove crepe e macchie di vecchiaia.
O dar la colpa a chi non se la prende…
Reagisci e stupiremo all'incontrario.
La pelle delle case tue è sfatta, è scolorita,
che l'ha abbrutita il tempo e anche l'incuria.
Si scioglie e viene giù, e l'incarnato
si scopre tutto e è tanto poco bello.
Le case tue saprebber esser belle,
se solo ci tenessi un po'di più,
e ognuna si curasse il proprio aspetto.
Non vedi proprio, o stai facendo finta?
La gemma tua, la gemma più preziosa
ch'è la normanna e sveva eredità
che illumini orgogliosa a ogni tramonto
si va squagliando come panna al sole.
È ora che ti curi, o mia Signora,
e quel che serve è uno scattar d'orgoglio.
Che aspetti a imbellettarti col rossetto,
col rimmel, con la cipria e il fondo tinta?
Fai come fan le donne fanfarone,
che fanfarone sono, ma anche belle,
perché, Signora, tu non sei da meno,
con le tue gradinate e coi tuoi tetti,
coi ponti sopra il Crati ed il Busento,
e i ferri dritti e scuri alle finestre.
E se anche senza trucco
tu m' hai affascinato
mi piacerebbe averti ancor più bella.
Tragedia di guerra
al nido
La guerra tuona mentre l'uccellino
non pensa che al suo nido da approntare
ché sente ch'è in arrivo il suo piccino
e presto deve dargli da mangiare.
La bomba esplode proprio lì vicino
e un esserino scoppia a pigolare
ché teme che un innatural destino
lo lasci al nido e mai potrà volare.
A protezione aveva aperto l'ali
quell'uccelllino sopra il nuovo nato
così che delle schegge micidiali
d'entrambe l'ali l'hanno mutilato
e disperato è lì che rassicura…
ma il piccolo è già morto di paura.
Il meglio è Natale
Ho visto Natale
passare sui tetti
di tutte le case.
Diceva una frase:
"Amore ed affetti
al posto del male
io vengo a portare
a chi il cambiamento
lo cerca davvero,
di questo è foriero
l'Amore, e se è spento
non c'è da sperare".
Un fresco sapore
di buono e di bello
sembrava arrivare.
Ma ecco scoppiare
l'usuale duello
fra l' odio e l'amore,
fra il bene ed il male.
Perché vinca il bene
non resta che amarsi
e dunque schierarsi
con chi più conviene,
e il meglio è…Natale.
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Giovanni Battista Musiu è stato, nella sua Sardegna, contadino
e muratore,
con la sola scuola base, ma con un sogno preciso da realizzare. È stato
autodidatta, e ha fondato il primo Museo Etnografico della Sardegna (dei due
Musei da lui fondati a Quartu Sant'Elena uno è passato allo Stato, l'altro è
tutt'ora di sua proprietà esclusiva).
È diventato Cavaliere, e Vice Presidente del Consiglio Europeo della Cultura
(nominato a Mosca).
A lui ho dedicato con ammirazione sincera, a Quartu
Sant'Elena, dove l'ho conosciuto in occasione della cerimonia di premiazione di
un concorso internazionale le di Poesia, il 20 dicembre 2009.
Cavaliere di Perseveranza
(da Contadino a Cavaliere)
Chi più di te poteva, Giovanni,
far germogliare dell'anima il seme
che tra le pieghe hai scaldato per anni
già figurandoti il quadro d'insieme
dei tanti frutti che avrebbe donato,
tu che alla terra i tuoi semi portavi
e che da lei tutto quanto hai imparato,
come facevan da sempre i tuoi avi.
Ed ha fruttato! Quel seme fecondo
con le radici e il suo tronco possente
che i mille rami ha allungato sul mondo:
della cultura sei oggi esponente!
Ed ogni foglia è un trofeo, e è lampante -
di tal miracolo - testimonianza:
ora è un Museo, quel seme, e un gigante
tu, Cavaliere di Perseveranza.
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Nella politica, ma anche nella vita comune di ognuno.
Canticchia er grillo
Canticchia er grillo
risponne na ranocchia
fa eco un passerotto alegramente,
e stanno tutti a ffà: "Ma quanta gente
nun canta, nun soride, e se impapocchia
l'un l'artra co la forza de lo strillo!
Nun sa stà in pace
e n perde l'occasione
pe ffà a chi più se insurta e più s'accusa,
e pe ogni vijaccata cià na scusa.
Ma si guardasse a noi, na soluzzione
verebbe su… Ma è questo, che gne piace!"
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Un fatto, una poesia.
Dopo il ferimento al viso del Cavaliere con il lancio di una miniatura del duomo
di Milano
da parte di uno squilibrato, e l'eccitazione dei soliti…, il Cavaliere ritorna
più in fiore che mai (dic.2009).
Nun c'è gnente da fà…
Mo, visto che nu ll' ha sarvati l'urna
e manco le biastime de Pi Dietro
e manco le piazzate der Sòr Peppe
o la tigna de certi artotogati
o la bava de quer Cantoro llà,
nè er ciarvello frullato de Fravajo,
mo proveno cor tizzio scimunito
che tira er dòmo in testa ar Cavajere
ma quello aregge er dòmo... er Coliseo...
la tore Eiffelle... e tutt'er monn'intero.
Perciò 'n sapenno più che pesci pìà
daggià ce sta chi sta inizziann'a crede
che quello è proprio un santo pe davero
e che pe lloro è mejo a lassà stà !
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Un fatto, una poesia.
13 Dicembre 2009: il Capo del Governo Italiano
viene colpito e ferito malamente al viso, da un esaltato,
che gli ha tirato addosso una miniatura del duomo di Milano.
Due-più-due-fa-quattro
Che due più due fa quattro, se sapeva…
e mo n se pò azzardà nisuno a dì
che quello ch'è successo n ce voleva
e è solo na pazzia de quello llì…
che questa è ipocrisia e gnente più:
la corpa è di chi ha seminato in piazza
e in rete e sui giornali e llì in TiVvù
sta sorta de odio becero, e ce sguazza,
e spece de quer Sòr "Io-Te-Torturo"
ch' ha predicato proprio l'artro ieri
che: "o quello se ne va, o de sicuro
in piazza scenneranno li guerieri !".
Sì ! due-più-due-fa-quattro, e ecco la prova…
Ma c'è a chi nu j'abbasta sta porcata,
ché tòcca continuaje a rompe l'ova
a chi a la concorenza l'ha spiazzata
cor sapé ffà…sapé penzà…sapé portà
er cammiamento bbòno a sto paese
e certi nu lo pònno sopportà…
e questo è da n ber po' più che palese.
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In pieno regime che, ovviamente, limita la libertà di stampa,
giornali e televisione
non fanno che denigrare le istituzioni, pardon, l'istituzione…e diffondere le
nuove idee…democratiche.
E qualcuno in TV minaccia addirittura la lotta armata in piazza !(Di Pietro 11
Dicembre 2009)..
La nòva demograzzia
È na fortruna che co 'sto reggime
ce sta chi scenne e strilla ne le piazze
pe mette un freno a chi ce st'a comprime
la libbertà (davero cose pazze !)
de esse solo noi a dì la nostra,
che quella de quell'antri in maggioranza
ce frega poco o gnente, che sta giostra
der governà co tutta la bardanza -
pe veramente stà in demograzzia -
ce spetta solo a noi: è n'usanza
che è ora che se impone co energia:
chi deve comannà è la minoranza !
Capi e capetti spesso maledetti
Il più gran peso in ogni azienda grava
su chi più d'ogni altro è piccoletto
schiacciato spesso fino a far la bava
da un capo, e un altro, e un altro…pur se inetto,
comunque gente ch'è di lui…più brava,
che succhia a lui pazienza ed intelletto
ed è già tanto quando se la cava
nello schivar dei pari lo sgambetto.
Vorrebbe urlare a quella azienda ingrata
la propria rabbia e l'insoddisfazione
ché oltre tutto, ogni aspirazione
a un grammo di carriera gli è negata
dalla serie di capi e di capetti
e tira avanti cupo e a denti stretti.
Il vortice e l'onda
Il vortice che tutto attira e affonda
poi lo ricopre l'onda,
e l'occhio che la guarda
affascinato e ignaro
non sa quanto di lui rida beffarda,
e a sera, che riluce imbrillantata,
fa l'occhiolino a chi la sta a guardare
per attirarlo come lei sa fare,
d'intesa col suo complice, al riparo
là sotto quella placida facciata.
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Un fatto, una poesia. Il mafioso Gaspare Spatuzza - reo
confesso di 40 omicidi, 6 stragi, e del bambino sciolto nell'acido,
che gode ancora per la strage di Capaci, parla in tribunale per raccontare…E lo
stanno anche a sentire (dicembre 2009).
La…boccaccia de la verità
Ohh-Ohh! Mo sì che stam'ar gran finale!
La bbocca - quella de la verità -
ha detto tutto quanto ar tribbunale
ariccontanno che tant'anni fa
quer tizzio de Canale Cinque, Lui,
ciaveva sempre de che intrallazzà
co mafia e ndrangheta, ragion per cui,
siccome je fa schifo ogni mafioso
(a parte tutti l'ammazzati sui
compreso er fanelletto, pòro còso,
ch' ha fatto scioje pe divertimento
nell'acido, e ancora n'è orgojoso),
dopo essese strafatto a piacimento
pe smove ar mejo la su fantasia
ha incominciato a 'nnà cor…pentimento:
"Pe arimedià e sarvà l'anima mia,
che un prete me l'ha fatta aritrovà,
nun vojo più dì manco na bucìa
ma vojo confessà la verità -
che ne l'ambiente nostro è la soffiata -
su quer tipaccio…quer tipaccio llà".
E come ha operto bocca, è svolazzata
na tanfa colossale da sturbatte
che manco da la fogna più ammerdata,
e t' ha riempito l'aria de ova sfatte,
merdaccia de infettati intestinali,
carogne de bestiacce putrefatte,
carburo e zorfo tipichi infernali…
Ch'è robba che sortanto a riccontallo
ciarischi li più brutti de li mali!
Eppuro, ciò margrado - e questo è 'r giallo
e no quele fregnacce ariccontate -
c'è stato chi se beava llì a sniffallo
quer granne puzzo…embeh, l'indovinate
e chi poteva esse, sissignori,
li soliti fru-fru denigratori.
Davanti al Presepe
È un freddo
quel freddo nella grotta,
che riscalda.
E come l'appannarsi dei vetri di casa
quando fuori ghiaccia e dentro
scaldano forte gli elementi in ghisa,
appanna gli occhi. Di più…
Fa sciogliere il ghiaccio
che stilla gocce,
che la mano asciuga, furtiva.
Ravviva un tepore
dimenticato a lungo,
quasi smorzato,
raffreddato da mille e mille freddi, o
da altri calori confuso, soffocato.
Fa bene quel freddo
sul bambinello nudo,
che tutto se lo è preso su di sé,
così il suo cuore, fucina d'amore,
per noi lo cambia in mille caldi abbracci,
vivifici abbracci di sole, e misera…
misera rimane ogni pelle ad essi refrattaria.
Quelle stille di gocce di ghiaccio trasformato
scaldano anche fuori, dove, a quel che sembra,
il freddo punge e il sole…
il sole rimane ben nascosto…dentro.
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Il Presidente della Repubblica bacchetta
in modo inequivocabile….(nov. 2009)
Da addirittura er Capo de lo Stato!
(…c'è pure quella ideologizzata…)
"Inzomma, a Ro', me pare che ce semo…"
"Ce semo…ndove, a Re', che me vòi dì?"
"Te vòjo dì che arfine ce l'avemo
na voce de quarcuno che fa sì
che nu era poi n discorso tanto scemo
a dì che c'è na parte che sta llì
nframmezz'a li dogati a aggità er remo
ner mare artrui cercanno de corpì
chi nu je va ch'ha vinto lui 'r mannato
e è chiaro ormai che je ne stann'a ffà
de tutti li colori…Che mo è 'rivato -
e bello chiaro - quell'out-out pacato
de stasse bbòni e fallo governà,
da addirittura er Capo de lo Stato!"
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"È vero, a Re', e direi: oh! Finarmente!
Comunque sia, nun è mai troppo tardi,
e che je piacia o no a tanta gente,
le verità nun pònn'avé riguardi:
le verità sò neutre, e n dice gnente
volé negà li schioppi de petardi
che ognuno pò vedelli chiaramente
e pò sentilli a schioppettà gajardi.
Vedennoli e sentenno, che vòi dì:
ch'è tutta na bucia, un'invenzione,
perché te pò fà comodo così?
Ma poi, n fai artro che na figuraccia
quann'uno - che n pòi dije ch'è n filone -
te pìa li schioppi e…te li schioppa in faccia.
E si ce sta a chi ancora nu je sòna
la verità - davero quella vera -
vòr dì ch' è ne le frottole, che spera".
Per l'aria trasognata e calda e scura
Per l'aria trasognata e calda e scura
vien verso la finestra illuminata
un sogno ch'è rigonfio di paura
a rendermi infelice la nottata,
ch'è questa la sua unica premura.
Falena par, mostruosamente alata
e gigantesca, e pronta a ogni bruttura,
ad impari battaglia comandata,
non so da chi, né come, né perché.
Né giova che io provi a allontanarla,
che è cosa che non posso far da me,
e allora è solo il segno della croce
a aver la meglio e alfine e ricacciarla
nel buio senza forza e senza voce.
Quando al calar dell'ombre irriguardose
Quando al calar dell'ombre irriguardose
più chiaro si fa il quadro dell'insieme
giungono care memorie generose
a sostentare l'ore che si teme
il buio e le sue voci misteriose
che sembra di sentir qualcun che geme,
lontane voci, ignote ed insidiose
che al cuore mio allontanare preme,
ché di paura colmano il respiro.
E sono allora le memorie scudo,
e l'arma per difendermi è il sospiro
e ad ogni mio sospiro la paura
arretra un po'di più e la metto a nudo
finché la notte mia divien sicura.
Roma, prima e mo
Ar tempo suo girò p'er monn'intero
p'annaje ad inzegnaje er perché e 'r come
de quarsia cosa e quer ch'è farzo o vero
e pe incurcaje in testa quer gran nome
che sòna come un sòno de campana
e è "Roma", un nome granne quant' er monno,
e ar giorno d'oggi - l'era americana -
bisogna dì ch'è sempre lei…in fonno.
Io sono la Fotografia
Tempo, che vai
e tutto porti via
io so fermare la mania
tua di passare e rovinare tutto
e il nuovo e il bello tramutare in brutto,
ché gli attimi preziosi io vo strappando
dai tuoi artigli adunchi come uncini
e sulla fronte mia ch'è veritiera
testimonianza rendono al passato.
Tu, su di me non hai potere
e chiunque su di me può ritrovare
la giovinezza sua che gli hai sciupato.
Seguo al contrario la strada che fai tu,
lascio ogni traccia, a colori o in bianco e nero,
consolo chi di sé s'era scordato, o dei suoi cari e,
a ognun della sua vita rendo conto
narrando ad ogn'immagine sfiorita
com'era stata, e come l'hai cambiata.
Mentre, tu, tempo, passi via,
l'attimo ti rubo, e lo regalo
a chi ha di tutto e a chi non tiene niente,
con generosità se me lo chiede,
perché son la memoria della gente,
perché io sono la Fotografia.
L'angelo della morte
Guardingo
come ragno
attende nell'ombra,
paziente,
la mano che prende
e che poi si ritira
e in segreto s'affida al macabro rito,
che porta una gioia che è senza sorriso.
E si ritrova in viaggio
a volare
lungo gli effimeri spazi -
prospettive infinite di giochi di specchi -
ribelle alla vita,
e nella vita-non vita nasconde
se stesso,
ma quello che cerca non c'è
e non lo trova,
e si ritrova da solo in balìa
del perfido inganno
e in quello sprofonda, in braccio alla morte,
la sola compagna,
che lo sostiene nell'orrido vuoto,
aspettando, beffarda…
Tutti a spasso!
Vanno bene accoglienza, tolleranza…Ma fino a che punto è lecito arrivare
mentre i nostri artigiani e altri lavoratori sono insidiati da sleali
concorrenze
e "protezioni" che specie con i problemi di oggigiorno suonano loro contro ?
L'ennesimo artigiano chiude bottega…varie famiglie a spasso…
Dalla loro parte.
Ho chiuso: tutti a spasso! Lo stragnero
invece cià li santi e resta aggalla
ché lui quarsiasi costo lo scavalla,
e quer che ve dicevo è tutto vero:
a noi ce stann'a facc'er …coso nero
e questi tra spintoni e spintarelle
se stann'a oprì botteghe e bancarelle
che come fanno è proprio un gran mistero.
Sò sagrestani drent'ad ogni chiesa
e sò infermieri e scopeno le strade;
li vedi ormai in tutte le contrade
e ar giorno d'oggi tutto questo pesa.
Però n sia mai a dì - e n sia n'offesa -
che armeno chi ar momento n cià che ffà,
ritorni a casa, che n ce pò più stà
indò noantri stamo già a la resa -
pe strada - e nun trovamo a batte un chiodo
ché o nun ce sta, o lo stann'a batte loro…
Macché la laurea! Qui ce vò er lavoro!
Bisogna ritornà ar mestiere, o er nodo
de sta gran crisi nun se scioje più.
Ma che ce stann'a ddì "dovemo batte
la concorenza"…È come a cojonatte!
Io n ce l'ho ffatta, provace n po' tu!
Eh, già, ma a loro, 'ntanto, che je 'mporta:
quarcuno po' toccaje le portrone?
E ce sò pure tante anime bbòne
che insisteno pe spalancà ogni porta,
che vònno mezzo monno messo qua.
Lo fanno…pe vedecce litigà?
Se vònn'assicurass'er paradiso?
E che magnamo noi: 'r chicco de riso?
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Le elezioni sono democrazia:
ma se le vincono gli altri…
(nuove elezioni ? Novembre 2009)
Più elezzioni…più demograzzia
Quanto je piace a st'a ffà l'elezzioni !
Quanno ce stanno, nun cianno mai pace,
penzeno no ! a trovà soluzzioni…
ma però ar gioco de chi è 'r più rapace,
chi più commanna, chi conta deppiù.
Smucchieno er mucchio pe…ffà novità -
robba che manco all'armata frufrù -
cammieno er nome, e via ' rinizzià.
Quanno n ce stanno, la musica è uguale:
come tra quelli ar governo c'è un "ba"
vanno gridanno ingrifati: "È papale !
Nun ciarimane che annà a rivotà !".
Pori noantri, qua n se fa mai giorno
co tanti galli llì sempre a cantà,
e chi è votato gne deve st'attorno:
demograzzia...? De che stam' a parlà !
15 Novembre 2009, Congresso a Roma sulla fame del mondo,
presso la FAO. La scadenza del 2015 che fu fissata anni addietro per la
sconfitta della fame del mondo è stata (per ora) prorogata al 2025…
La fame del mondo: si proroga
Non ha più legame
oramai la fame
con la realtà di chi al mondo la soffre.
Sempre di più dal contesto reale
si astrae, e banale
diventa, ogni volta,
il congresso mondiale.
Ch'è adatto soltanto a sfornare le cifre
ed in cambio a richiederne da capogiro,
ed a spostare la data fissata
del piatto per tutti,
senza ritegno, senza decenza,
senza risparmio, crescendo i salari,
accrescendo i divari…
Piccoli dei idioti e bastardi
frenano il flusso - la parte che esce -
per intascarne "la parte che è loro"
e cambiano in oro la fame che cresce,
la fame che uccide, la fame…
stipendio sicuro e abbondante
di oggi e di un lungo, assai lungo futuro.
Mentre montagne di viveri, al giorno
passano al macero senza vergogna
senza badare al bambino che muore
a ogni giro di ruota…Ma tutti
chi sta in divisa, chi sta in borghese,
gridano "Scandalo!", e
tra mille pretese
guardano in alto la luna che aspira
quanto e di più del denaro che basta
per dare ad ognuno…un piatto di pasta.
Anche con quello che mangia la guerra
si sfamerebbe ogni giorno, la Terra.
L’innammoramento
" Stavorta nu mme sarvo: sò fregato.
Pensavo d’esse esente…d’esse indenne,
sippure che a scherzà co ste faccenne
se sa che pòi finicce forgorato.
E infatti eccome tutto smucinato,
cor sangue ne le vene che s’accenne,
lo stommico che sale e che riscenne,
e er còre llì a strillà ch’è innammorato.
Nu mmagno, guasi, e nu mme sento in pace:
sto a tribbolà, n ce sto a capì più gnente…
E tutto questo, perché lei me piace ?!
Ma guarda n po’ siccome semo fatti !
E lei manco lo sa, lei nu lo sente
che io pe llei me ne sto annà a li matti !"
………………….
" Ma ce lo sai, a Re’, che tutto questo,
me stann’a dì ch’è corpa dell’ormoni…"
" A Ro’, mme frega gnente…Io nun contesto
la scenza de li granni cervelloni.
Ce sta che ciò penzato, e me sò chiesto:
ma allora… la poesia, le canzoni…
L’ormoni…? Embeh, faranno tutt’ e’ resto,
ma è l’anima a svejacce l’emozzioni,
e se fisicamente cià bisogno
de ormoni e gn’artra cosa, che vòr dì ?
L’amore è n’astrattezza, è er più ber sogno,
e a chi lo vò riduce ad un trattato
de scienza da studiasse e da capì,
je dico: "Aoh…sei solo un esartato !".
Il Giorno, quando il tempo andava piano
Il Giorno, quando il tempo andava piano,
che il turbo non l’avevano inventato,
guardava andar le nuvole su in cielo
e a volte accompagnava la lumaca
per una passeggiata rilassante.
Seguiva il defluire delle ore
e le guardava andare una a una.
Poi, affacciato al belvedere immenso,
gustava il tramontare proprio, e infine,
cedeva il posto alla signora Notte
e s’immergeva in lei in un lungo sogno.
La campana di Bettona
La campana di Bettona
quando suona,
dalla voce gaia, o mesta
si capisce
se è per piangere o far festa.
E la sente il monte e il piano,
chi è vicino, chi è lontano,
e chi è giovane e chi è anziano,
ed al cuore parla loro
con i suoi rintocchi: un coro
che si spande in ogni dove
con il sole e quando piove.
Dice: "alzatevi", o "dormite",
e chi è solo lo consola,
e l’ascolta chi lavora,
la massaia e chi va a scuola,
per sentirle dire l’ora.
Mille anni…
e ancora suona
la campana di Bettona
e non s’arrende
al moderno marchingegno,
che soltanto ad uno, suona,
e con impegno
lei continua senza posa
per ognuno a rintoccare…
consolare…festeggiare…
nel venire… nell’andare:
din-don-dan…dilìn, dan-don…
E riesce anche a cullare
chi già dorme al cimitero,
che ricorda, ai suoi rintocchi,
quel ch’è stato: un nulla !
per chi sa del Gran Mistero.
Il pensiero
Come zanzara nell'orecchio, sibila
torbido, un pensiero
ch'è ancora oscuro…ancor non si palesa,
e in bozzolo vola , come foglia accartocciata d'autunno
che non vuol cadere;
e vuole entrare...
come la zanzara fa, e l'orecchio ti schiaffeggi, invano…
Schiaffeggiarlo, però, si può, il pensiero ?
S'insinua, lui,
silenzioso e subdolo, e come un tarlo
inizia a farlo,
quello che vuol fare.
Diventa, a poco, a poco, padrone, lui,
di te, e in te regna…è il tuo sovrano,
e il boia sinistro.
Scuoti il capo…a che pro ? Lui non si scuote:
ha infilato gli artigli, ed è ancorato
all'angoscia che piano, lentamente
dentro ti fa crescere, e non lo puoi cacciare.
Il pensiero…il pensiero….!
Che grande pensiero è
averlo, e così enorme,
e nemmeno sai cos'è e che vuole dire,
e maschera di sé il tuo viso.
Soltanto, sai, che un giorno
si rivelerà…
E questo è quel pensiero che ti assilla
più ancora
di quanto, quel giorno, alfine, ti vorrà svelare.
Ritornerà l'arco multi screziato ?
Sotto i colori dell'arcobaleno
che è l'alleanza tra il cielo e la terra
Dio s'intravede un po'sempre di meno
dietro la coltre dei fumi di guerra.
A quei colori di pace e d'amore
l'uomo non bada, e anzi, gli oppone
quelli del lutto: non vede che muore
ogni colore là intorno al cannone.
L'arco svanisce e il mondo scolora…
Cerca la pace chi ancora gioisce
quando ogni volta si tinge d'aurora
tutta la terra, e la vita fiorisce
col sollevarsi del sole dorato,
e danno il bianco le nuvole al cielo…
Ritornerà l'arco multi screziato
a ravvivare l'azzurrino velo ?
Trafiggeranno i colori pastello
le scure nebbie di notti paurose
in ogni dove del mondo zimbello
di falsi ideali e di menti corrose ?
L'UE (visto che si vede che ha poco altro da fare)
si sta dando da fare per far sparire il crocifisso dalle scuole:
radicali e sinistre estreme lo invocano, per…(?).
Novembre 2009
Ma che…crocefissione, er crocefisso !
" A Re', te giuro, nu se ne pò più !
In ogni via de Roma, ma che dico…
in tut'er ber paese da su a giù
è tutto un crocefisso, ch'è er nimico
der quale se dovemo libberasse,
che gniquarvorta è un incubbo a vedelli
su chiese, campanili…e si n bastasse,
perfino ne le scòle ! E ce sò quelli
cor crocifisso ar collo, addirittura !
" Eh, sì, a Ro', così n se po' annà avanti…
Qui tòcca che l'<Europa> fa la dura
e inizzi a daje fòco a… tutti quanti".
" Ma nun abbasterebbe, a Ro': le chiese…!
e santi e madonnelle sparse in giro…
perfino a li musei…sò tutte offese !
Perciò li stann'a pìalli sotto tiro".
" Ma pe fortuna che ce sta l'UE:
ce pensa lei a fà sparì millenni
de storia, de curtura…ma…a Re',
sti tizzi che te danno giù si offenni
curture e mode de ogni minoranza:
li rom e tutte l'artre religgioni…
lo stann'a ffà pe dasse un'importanza
o proprio pe stà a rompe li…palloni ?"
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Fattaccio a Via Gradoli
del Presidente della Regione Lazio
(2009).
Morale…! Morale ! Come ti vedo male !
Vizzietti e stravizzietti
Fa rima co sto monno tutto pazzo
er nome de quer tanto bravo tizzio
che hanno beccato a ffà quer brutto vizzio*
che sempre più sta a diventà un annazzo…!
ch'è uno de li bbelli risurtati
che cià portato er nun volé più lacci
ma annà giù a rota libbera - mortacci ! -
pe facce sentì a tutti emancipati;
perciò volemo stà a scannalizzacce ?
Che sarà mai ! Fa parte der progresso…
Che ce n'è più si er "còso" viene messo
allì…anziché llà…Gnente boccacce !
E infatti, a quello che va pe "Veline"
lo stann'a mmette in croce senza fine;
a st'artro - preso immezzo a tanto sballo -
lo stanno addirittura a consolallo ! **
Morale de sta storia ? E' che Morale
è già mort' ammazzata da un ber po',
e n c'è ! chi è "più morale" ***- er che è papale -
e ar dunque è tutt'un granne fricantò !
*accoppiamento coi"trans" (e coca)
**solidarietà della sua parte
***ritenuto appannaggio di una certa parte
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Ottobre 2009: il Premio Nobel
è stato assegnato al novello Presidente U.S.A
dopo appena sei mesi dal suo insediamento:
stupore e…dubbio.
Er Premio Nobel
Oh !...Bah !...Mah !....
Ooh !...Bah !...Mah !...Ma davero n se capisce
siquello che se stanno ad inventasse !
Sarò gnorante, a Re', ma mai finisce
la smania de fà tutto pe esartasse
sia qua, che fòra, indove che impazzisce
perfino er Nobel che doveva dasse
sortanto a quer campione che aricchisce
er monno, perché - a forza de industriasse -
je dà na quarche cosa strabijante…
E mò te l'hanno dato a quell'Obbama
sortanto perché fa er rassicurante,
dicenno che vorebbe vive in pace
co tutto quant'er monno, e ce ricama…
Ma manco stann'a véde si è capace !
Pe intanto fa la guera,
perché solo così pò avé la fama
de esse l'omo-pace* su sta tera.
*tutti gli altri sono stati dei "guerrafondai".
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La Corte Costituzionale boccia il Lodo Alfano
che chiedeva l'interruzione di processi a carico delle più alte cariche dello
Stato
durante la sola tornata in corso del loro incarico istituzionale.
"La Legge dev'esse (magari!) uguale pe tutti !"
(Er Lodo Alfano)
" A Re', che dicevamo ?....la Giustizzia…(!)
E la prova der nove è già arivata:
li vecchi gufi* tronfi de letizzia
la legge Alfano l'hanno boicottata,
ché, dicheno, che è incostituzzionale -
adesso ! - ma però quarche anno fa
un caso che era proprio uguale, uguale,
ma guarda er caso, je poteva annà,
a parte piccolezze da coregge …
Che mo, st'attento a Re', l'hanno corette !
perciò a sto punto quella era na legge
che annava bbene e nu lo vonno ammette".
" Se sò attaccati pure all'uguajanza
che deve avé la Legge…e vedi n po' !
Però, usanno quela tolleranza
che a loro je va tanto a genio - o no ?! -
poteveno aspettà pe li processi,
che n se trattava de un'immunità,
e nu ereno pe gnente compromessi,
e gnente l'impediva a condannà…
Eh, sì, a Ro', poteveno anche fallo:
tre anni de pazzienza ! proprio un gnente:
a tutti cianno fatto facce er callo
co le lentezze loro…e che accidente !
Davero nun poteveno aspettà ?"
"Scommetto che si era un'antra parte
a chiede…certamente c'era er 'la',
co tanto de motivazzione ad arte:
<Pe l'interesse arto der Paese,
s'approva la richiesta e se dà modo
de governà più in pace, che è palese
er bene che ne viè, e passamo er Lodo>".
Ma quanno je se sciojerà…quer nodo…?!
a Beatrice Zanini di Poetare
E tu, così, per sempre sei tra noi
Chi passa pei sentieri sconosciuti
del cielo
apre a chi guarda verso su, la via.
Tu, Bea, già li hai attraversati,
e dall'azzurra meta
la mano in un saluto agiti lieve,
che raccogliamo noi in quest'altro azzurro,
dove hai lasciato parte del tuo cuore,
piccola oasi di spirito e parole
dove le emozioni oltre ogni addio
restano
che parte son di chi le ha condivise,
e tu, così, per sempre sei tra noi.
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ma…il magistrato non era lì per applicarla (soltanto), la
Legge ?
Ma forse i magistrati sono ! politicizzati…(certo, una parte).E dunque: la Legge
NON È…uguale per tutti. (estate-autunno2009)
Ma…la libertà d'informazione spetta solo alla minoranza e no alla maggioranza, e
in primis al Presidente del Consiglio, per rendere conto al popolo di quello che
fa, ma anche per difendersi da una propaganda ch'è diventata perlomeno…"allupanata"
e si serve delle TiVvù di Stato - pagata da noi- per "allupanargli" il popolo
contro ?
La Legge NUN È uguale pe tutti
E manco la libbertà d'informazzione
" Stann'a giocà …a che gioco, co sta Legge,
eh, a Re' ? Ma ce capisci quarche cosa ?"
" A ruzzica*…a Ro', e nun s'aregge,
che la giustizzia vera è n'antra cosa !
….E <quella è na persona ch'è famosa>,
e nun se pò toccà, che guai a fallo ! (1)
Quell'antro, sì, è persona assai vizziosa,
ma pare ch'<è n peccato ad accusallo>…(2)
E er maggistrato adesso s'è inventato
che si è che c'è na legge che gne piace (3)
te dice: "Io obbietto !", e l'imputato
pò annassene tranquillo in santa pace.
E nun sapenno più co chi sfogasse,
se stanno tutti a pìassela a gran voce
co un Tizzio, puro a costo de inventasse
li probblemi, e lo stann'a mmette in croce". (5)
" E sto <bavajo>…a Ro', chi lo st'a mmette:
er Capo der Governo a TiVvù e stampa, (5)
o questi a llui che nun s'ha da permette
nemmanco de campà come lui campa ?
E poi…co tutto quanto <quer bavajo>
me dichi siccom'è che er Sòr Santoro
assieme a quell'impiastro de Travajo
se pònno strugge senza arcun decoro
pe buttà giù quer cristo de bersajo ?
E immezz'ar loro squallido scenario
chi gode pe "sta libbertà de stampa"
è quella mignottona de D'Addario(6)
che grazzie a noi e a quelli ce stracampa !
Però si quarcun antro dice e scrive
su cose che nu stanno bbene a certi,
se metteno llì tutti sur chi vive
e de reggime, parleno …l'esperti."
Ma quanti show se stann'a ffà in TiVvù
sortanto pe dà addosso a quer campione
che ormai n se pònno proprio vedé più,
ché satira nun sò , né informazzione,
sur tipo: "Io ve posso dì de tutto,
ma a mme 'mme dite gnente, che sta brutto !" ?
E chi vò vince su un "martirizzato"
se pìa un'assai granne fregatura,
sippure è er solo - dice ! - accurturato:
però s'è perso un pezzo de curtura !
(1) il regista Polanski stupratore di minorenni, sfuggito per
anni alla Giustizia americana, protetto dalla… Cultura, sensibile al fascino
dell'artista;
(2) il Direttore di Avvenire, Boffo, protetto dai vescovi;
(3) i magistrati che obiettano contro il reato di clandestinità - Legge di Stato
-, protetti…da se stessi;
(4) il Capo del Governo, accusato di tutto e di più, che DEVE ! difendersi da
tutti, da sé e come può.. .ma che "non dovrebbe";
(5)Contro il "bavaglio"che imbavaglierebbe la libera informazione, i… soliti
unici sostenitori della Libertà scenderanno in piazza, per la
solita…folkloristica piazzata, il 3 ottobre2009.
(6) Escort.L'ultima - in ordine di tempo - (inizi autunno 2009) - "carta"-
(straccia) - giocata dall'opposizione.
*Quando una cosa è fatta maldestramente, fuori dalle regole….senza regole…
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L'andar del tempo
È l'alchimia che ci scombina tutto
nel volgere del corso della vita,
che quel che è bello lo trasforma in brutto -
nel mentre va con flemma ben scandita -
ed ogni gioia la tramuta in lutto.
Sbiadisce il tempo i sogni colorati
Sbiadisce il tempo i sogni colorati
con noi cresciuti - come sopra un prato
i fiori in mezzo all'erba verde e forte -.
E come quelli il sole china e prostra,
e brucia senza l'acqua che ristora,
evaporano i sogni e si fan nebbia.
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Ci stanno i poveracci, e come !
Ma quanti ce ne sono che sono poveracci soltanto a chiacchiere ! e che vogliono
che così risulti,
senza dover arrivare a chi ha lo yacht col prestanome, etc….
(prendono bustarelle, hanno case che danno in affitto in nero, ricevono borse di
studio per studenti "poveri", finti, e tutti i benefici pubblici a favore dei
"non abbienti", hanno pensioni fasulle,
cercano di farsi mantenere dal governo e dal giro di amici e parenti….insomma
quella foltissima schiera di furbi con facce da….)
Li sagrifici
(er pianto frutta)
" L'hai 'ntesa, a Ro' ? St'a dì: <…li sagrifici…>.
Ma te risurta ? A mme, proprio de no!
Pe incomincià 'n se tratta a buro e alici,
se trucca, fa benzina, e ce lo so
che pe llo meno un giorno a settimana
je va la serva a fà le pulizie, je stira…
Cià casa ar mare, e quanno s'allontana
'n va mica qui a Frascati! Lei sospira
ma va a Shangai, a Sharm…co l'arioprano".
"A Re', sagrificasse, ar giorno d'oggi
vòr dì - pe tanti - e nun te sembri strano -
a nun poté fà tutti queli sfoggi
de spenne e spanne e sta senza fà gnente !
Come anche annà in arberghi de tre stelle
e no de quattro, embeh…povera gente…
e nun poté abbronzà tutta la pelle
d'inverno in quarche posto de bellezza…".
"Sai quanti ne conosco io de tizzi
che campeno sbafanno - co destrezza -
e je ce scappa a ffà anche li stravizzi !?".
"E mica ce vò tanto, a Re', ascorta:
abbasta a nun conosce la vergogna
e avé la dignità…manco pe scorta;
e poi se sa: 'r più onesto cià la rogna !"
Estate
Passa la vela
sul blu misterioso
come un pensiero che scorre…
Chiama con voce
di vento a raduno
ogni onda d'intorno, distratta
E culla, l'acqua
il luccichio dorato
L'ombra si bagna
di nubi leggere
Pone la mano a visiera
la spiaggia
laggiù
Il mistero del mondo che gira
Che il mondo giri tanto da sembrare
ch'è invece appeso immobile nel vuoto
nessuno ne potrebbe dubitare
ché è tutto dimostrato ed arcinoto.
Non schizzan via i monti e neanche il mare,
e soprattutto noi che questo moto
non ci sballotta affatto e ci fa stare
in piedi pure in mezzo al terremoto.
È il gran mistero della creazione
che - dicono - la scienza ha già spiegato:
ma ancora non ci sta la soluzione
perché il mistero c'era e ancora esiste
sul fatto del perché e di chi è stato
se fuor da Dio si cerca e si persiste.
La "ratio" non assiste:
e l'illusione di arrivare a tutto
un giorno resterà col becco asciutto.
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dedicata a Lisa
A sorso, a sorso
A sorso a sorso bevo questo amore
su coppa di cristallo, spumeggiante
come morbido champagne,
come mani che intrecciano le ore
brulicanti di ardenti desideri, e tessono
ariosi fili d'oro intorno a noi.
Sorseggio i preziosi silenzi
e le magiche parole, bollicine
che stuzzicano il cuore.
A sorso, a sorso, col tremore addosso
che s'intraveda del bicchiere colmo
il fondo, e restare
come nel deserto, senza vita
rimane chi al miraggio s'è affidato
e la polla non trova, e in sofferenza muore.
Rivediamo il dizionario
Rivediamo il dizionario
perché ormai tante parole
qualcheduno non le vuole:
qualchedun confusionario…
Cancellata va in gran fretta
questa qui: "romanticismo"
messa in bocca all'ostracismo,
ché oramai non va più detta.
Anche "amor di patria" è cosa
che è talmente fuori moda !
Sì, è rimasta un po'di coda,
ma è antica e perniciosa.
Attenzione: "matrimonio"
così pure "Amore eterno"
hanno un motto loro alterno:
" convivenza e patrimonio".
E "pazienza" è esaurita,
obsoleta…va scassata.
Oramai è subentrata
" agitata, va, la vita".
" Libertà" è parola bella
ma dev'essere aggiornata
ché oggi è cosa illimitata
e non è più certo quella.
Leggo "pena da espiare",
ma anche questa più non vale,
perché è cosa antisociale:
va cambiata in "rieducare".
Ci sta pure "maggioranza"
a indicare chi comanda.
Ma è parola assai nefanda:
sovrapporvi: "minoranza".
Guarda qui: "severità"…
Chi è severo non si regge !
È una prassi…quasi Legge.
Va cambiata in: "libertà".
E… "responsabilità"…
di insegnanti e genitori ?
che se fan gli educatori
non ne hanno facoltà… ?
" Sacrificio" va cambiata
ché nessuno più vuol farne.
Beneficio, è meglio trarne
da una vita esagerata.
Oh ! Ancora c'è "dovere" !
Guai parlarne ! ché è: "diritto"
la parola che hanno scritto
per ognun che vuole avere !
Ah, Ah, Ah !...."Purezza": ancora ?
Ma che cosa ci sta a fare ?!
Serve solo a ricordare
le virtù…alla malora.
" Timidezza"…Ma su, dai !
Non c'è motto più obsoleto:
sembra che ci sia un divieto…
Nessun più arrossisce, ormai.
E "paletto", e "freno", e "basta"…
hanno tutte un suono oscuro:
Via !…Via tutte di sicuro,
ché son tutte d'una pasta !
"Gratitudine" è sparita:
cancellarla qui bisogna,
ché nemmeno più si sogna;
da nessuno è più capita.
E "buon senso" è espressione
che nemmeno il giornalismo
vuole più, con gran cinismo,
ché oggi tutto è informazione.
Ma che leggo mai: "vendetta"…
Va scassata ed al suo posto
ci va messa ad ogni costo
questa qui: "perdono"…E in fretta !
Che ci stanno ormai più a fare ?
Vanno tutte estrapolate
le parole ormai vietate
dalla smania di cambiare…
Ma fra quelle cancellate,
ora "merito" è tornata.
E a qualcuno gli è scattata
l'ira e grida: "Ma che fate…!".
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sulla cerimonia del saluto ai sei Soldati di Pace,
della Folgore di Pisa, uccisi da un attentato talebano, a Kabul, il 17 Settembre
2009.
Silenzio, per un sogno di Pace
Silenzio.
Per tutti mestamente
parla un bandiera.
Statue in divisa allineate stanno
composte e gravi: lo sguardo
fissato oltre le bare.
E in comunione con l'aria dolente
le note
sorvolano lievi l'affranto scenario
e si bagnan di pianto.
Suona "Il silenzio" la tromba,
col cuore,
come a ninnare gli eroi allineati
anch'essi, e distesi
di fronte allo strazio orgoglioso di mamme,
di spose, e fratelli, e padri che onorano,
e sono onorati.
Silenzio.
"Mamma, il papà fa la nanna…"
dice la voce innocente di un bimbo;
col piccolo dito ora punta quel letto
che è nuovo…che è strano…e fa : "Ciao, papà!"
Forse è una fiaba, che stanno inventando…
Hanno cercato la pace, gli eroi,
per sconosciuti, in terre lontane,
ma solo per sé l'han trovata, per ora…
Però quell'esempio sublime lasciato,
più d'ogni parola è un tassello di pace,
una scossa, un fremito grande che si diffonde,
e con forza, pian, piano un domani
ne avvererà il sogno.
Silenzio.
Ora il silenzio è pesante, ed opprime,
e la gran pena che pudica esita,
dentro devasta…ruba anni di vita.
Silenzio.
Ora il silenzio è un grande silenzio,
ora gli eroi
riposano in pace, sognando La Pace.
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a proposito di Darwin
Evoluzzione,
o farsificazzione ?
Chissà che c'era quanno 'n c'era gnente
ner monno si no quarche bestia rara
ch'è sparita, ché se scombinò l'ambiente
e la Tera s'arifece, para, para ?
Ce stava pure l'omo, veramente,
ma che era omo è cosa poco chiara
e ar massimo potemo dì…parente
(ma lassa sempre 'n po' la bocca amara):
scimmioni, che seconno li scienziati
saressimo noantri qui de adesso !
Però…ma chi ciavrebbe rinventati !?
le cure de bellezza che uno fa ?
Ma co la cura che oggi ha de se stesso
allora, l'omo…che diventerà ?
Libera libertà
Libera libertà che baldanzosa
con spocchia senza limiti svolazzi
perdendo in ogni dove ogni creanza
e disonestamente ti sollazzi,
che possa tu e chiunque in cuor t'accoglie
cader prostrata e senza dignità
con tutte le lusinghe e le tue voglie
schiacciata dalla Vera Libertà.
Il traguardo finale
C'è, prima del profumo inebriante
quello dei grappoli attaccati ai rami
che l'aria e il sole hanno colorato,
e prima ancora
l'acre profumo
grondato dalla fronte e dalle braccia
come linfa a far crescere le foglie
coi riccioli e i graspi sui filari.
Ci sono notti brevi e lunghi giorni
stampati a caldo e a freddo sulle zolle,
zolle indurite, zolle raffinate,
e solchi da difendere dal sole.
C'è il rischio e la paura
d'un male o di un assalto
d'un colpo basso che vien giù dal cielo
e occhi, ci sono, a vigilare in veglia.
C'è il premio in palio
che offre la natura
tra sinfonie di grilli e di cicale
a mitigare
lo sforzo e la fatica,
e come un libro aperto, le stagioni
che sanno le ricette antiche e nuove.
C'è il contadino,
e il cesto, prima della botte, e della boccia in vetro
e del traguardo finale ch'è il buon bicchier di vino.
La stanchezza del Mondo
" Sei stanco di girare, vecchio Mondo ?
Milioni di anni, ormai, sono passati
da quando incominciasti il girotondo:
non me ne stupirei…".
" La spinta ricevuta alla Creazione
dall'Ingegnere Sommo è inalterata
e questa mia eterna rotazione
non m'affatica affatto.
Ma è il modo di campare degli umani
di cui, davvero, sono tanto stanco !
ché sempre più peggiora a ogni domani
e sempre più m'offende.
Non era messo in conto, al Grande Inizio,
l'assurda cattiveria, il bruto agire,
il me ne frego, audace, del Giudizio
che un giorno ci sarà.
La libertà si vuole…sconfinata ?
Che se la prendan pure, osino tanto…
In fondo non gli è stata mai negata…
Ma è un conto ch'è pagabile col pianto!"
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un'auto talebana imbottita di esplosivo
s'insinua tra due carri italiani di scorta.
Muoiono in sei, della Folgore di Pisa.
Quattro sono i feriti..
Kabul, 17 Settembre 2009.
Vigliacchi !
La mina…
la guerra…
soltanto rovina…
e sempre la morte che soffia vicina.
La vince il vigliacco
che maschera il viso
che uccide e ne gode meschino, e l'onore
non sa cosa sia:
l'arma che usa è il terrore, che annienta
gente ch'è inerme ed i giochi dei bimbi.
Sa darsi la morte
ma non ha coraggio:
non guarda nel viso il soldato che uccide,
che è solo e soltanto un commesso di pace.
È un grande vigliacco assassino ed abbietto,
è una spregevole puzza di iena.
Giacciono in terra i soldati squarciati
e beve la povere il sangue onorato.
Ora il terrore là intorno ai bivacchi
canta ed esulta:
ma a tradimento non vale, vigliacchi !
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continua senza sosta, né decenza
l' "al lupo !... al lupo !"
di chi è rimasto senza più argomenti,
se non insulti, falsità, lamenti….
La RAI (e non altri) decide di… spostare di …notare…ben due giorni Ballarò,
e manda in onda Porta a Porta (sulla consegna delle case ai terremotati d'Abruzzo-
terremoto del'Aprile scorso -… troppo presto, troppo ben fatto, troppa gloria
per chi ha saputo realizzare…!)…in Prima Serata: GUAI !
Franceschini rigetta l' invito ad una prossima puntata di Porta a Porta, e
chiama alla piazza.
(15 Settembre 2009)
Tutti in piazza !
Allarme ! Allarme ! È mejo er teremoto
de Ballarò, da fà in prima serata !
Poi dice che parlamo l'ostrogoto
si dìmo che la libbertà è minata.
Hai visto, sì, a chi avete dato er voto ?!
Sò dittatori ! che a la spicciolata
ce stann'a stracinà verso l'ignoto !
L'informazzione è stata imbavajata !!!!
Hai visto, si co quale prepotenza
se sò spostati a Ballarò du' giorni ?!!!
Tra un po'ce riduranno all'impotenza,
e er popolo sta zitto, 'sto fregnone !
Che aspetti: d'abbruciatte 'nde li forni ?!
Scenni in piazza a fà la rivoluzzione !!!!!!
Fa bbene er Fraceschini a nun annacce
a Porta a Porta a dije l'oppignone:
ce vò…la piazza ! contro le minacce.
Soffi di speranza
Le urla alate
cavalcano gli oceani
e i cieli della Terra
e cuori e menti non avvezzi al pianto
lasciandovi una supplica soltanto:
"Aiutaci, fratello!".
Giungono le urla,
ma la mano
come e peggio di insetti fastidiosi
le scaccia e l'eco sfuma
com'un tuono che forte giunge e poi
si spegne piano, piano in lontananza.
E allora si rischiara la coscienza
e più tranquillamente si riposa.
Ma a cavallo di aquiloni e arcobaleni
rimbombano nel vento le urla alate
più forti d'ogni sorda indifferenza
e diventano soffi di speranza
che vanno piano, piano ad allentare
le barricate tese a separare.
La forza propulsiva della vita
La forza propulsiva della vita
che genera la vita
è proiettata verso l'infinito
e lì procede sempre in linea retta,
coi geni che intrecciandosi tra loro
la formano e la spingono, la vita,
che sempre si rinnova,
da questa terra al cielo lungo il filo
continuo a ciclo generazionale
fintanto che il buon Dio ce lo permette,
a noi, a chi verrà, a chi seguirà,
a modo di staffetta,
che per traguardo ha l'eternità.
La ruggine del tempo
La ruggine del tempo
corrode il sentimento
e il sole ridurrebbe
potendo a un faro spento.
E tutto quel che passa
diventa poi la storia
la mia, la tua, del mondo:
eterno oblio, o ipotesi di gloria.
Violenza…violenza…violenza…
Diffonde metastasi l'alito greve
dell'aria malata che non si rinnova
tra frutta in rovina e miasmi d'orrore
che sbarrano gli occhi in sguardi assordanti.
Cala la nebbia e nasconde l'orrore;
resta il fetore sacrilego, e amara
è nella bocca d'ognuno la morte,
e attende di nuovo, supina, una bara.
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"chi di chilleraggio ferisce - di chilleraggio perisce".
e se poi chi questo chilleraggio (o sciacallaggio mediatico) persegue e si
lamenta se gli ricade addosso, e lascia paventare minacce alla libertà di stampa
(perché lui solo ha questo diritto e gli altri nemmeno quello di difendersi e
salvaguardare la propria privacy, così tanto decantata per tutti, ma non per
qualcuno, o di fare a propria volta quello stesso chilleraggio o sciacallaggio)
è proprio lui che è contro quella stessa, tanto declamata, libertà di stampa.
Chi ha buonsenso lo capisce, chi, no, no. (settembre 2009, e anni precedenti…).
Ma quanto scotta quer tizzone acceso !
" Ah, Ahhh! Ma quanto scotta quer tizzone
che avete acceso e sempre ravvivato -
sòr còsi - che co tanta ostinazzione
ciavete messo a còce er "depravato"
e ancora nun ve passa ! E: "Dannazzione ! -
mo state tutti a dì - l'ha ruvinato !
Sto chilleraggio è na sopraffazzione !".
E Boffo: "Nu l'avrei immagginato
che se potesse proprio arivà a tanto…!"
se sta a lagnà…. "Eh, già, a Re', co llui,
perché coll'artri st'omo tanto santo,
ce lo sa e come !! Ma nun s'aspettava
che a mette fòco su li fatti artrui
co tanta nonchalance, ce se scottava !".
" Ma…sta gran libbertà - pare a sentì -
nun è che solo a noantri ciaspettava ?
E mo ched'è…? Ndo stamo annà a finì…!?".
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a proposito del testo del 2 settembre
di Enrico Tartagni sul mare blu.
(razzista ?...certo…per chi vuol seguire una certa …moda,
e fare… lo struzzo)
Mosche-e tafàni e farfalle
C'eran solo farfalle col campanello al collo
e niente mosche-e tafàni nei prati;
palmi di mani uniti in verticale
e occhi alzati a perscrutare il cielo,
e lumi di candele…fiammelle…fiammelle…
la musica d'un organo, soave…
e un'arte sublime a far da sfondo
ai voli leggeri, incrociati e celestiali…
Mosche-e tafàni poi si son diffusi
volando dai deserti senza verde,
per mescolarsi al volo di farfalle,
e mosche-e tafàni vengon svolazzando
e i loro voli soffian le fiammelle…
che tremolano e tremolano ancora…
Mosche-e tafàni, tafàni e mosche
su tappeti volanti…. sempre, sempre più…
Ma niente farfalle…mai !
in quei deserti di sabbia
donde spiccano il volo mosche-e tafàni
che vengono a soffiar sulle fiammelle…
Qualche farfalla per fanaticheria
con nonchalance le spegne, o aiuta…
per reclamata solidarietà,
ché…non sia mai bruciacchino le ali
a quelle mosche-e ai perfidi tafàni.
La faccia da….
"A Re', me sai spiegà st'atteggiamento
de quelli che ne fanno na bandiera
a esse contro l'intrufolamento
der Papa, sempre pronti a faje guera
gracchianno: "Nun sia mai l'oscuramento
de Papa e Vaticano !! questa è ll'era
der laico…!!" e nun s'azzitteno un momento
più peggio de na vecchia vaporiera…
E invece pòi sò tutta pappa e ciccia
cor monno clericale, e assai je piace
si vedeno ch'er vescovo se 'mpiccia
dell'artri e poi si a quelli nu je va
- e cianno da ridìije - e addìo pace -
je fanno: "Questo ar Papa 'n se pò ffà !!"
" Ched' è a Ro' !?! Beh…eccote servito:
la quistione è la faccia che uno cià:
la faccia da…nun so si m'hai capito…!".
"Guai a ogn'ingerenza vaticana!", gridano da una certa parte
per aborto, staminali, eutanasia, etc, etc…
Salvo poi cambiare quel grido in "ben fatto!" per le tirate d'orecchie dei
vescovi contro il libertinaggio a un certo personaggio, i "respingimenti" in
mare di clandestini, etc, etc..e, ultimo,
il caso dell' invito di Bossi a rivolgere l'accorato reiterato appello del
vaticano all'accoglienza, anche verso se stesso e le proprie proprietà…chiuse a
tutto e a tutti.
.
Fino ad arrivare al caso Boffo (direttore di" Avvenire"), il moralista
da…moralizzare, che si occupa e preoccupa di quel che succede sotto le lenzuola
degli altri, ma dimentica quello che di scandaloso succede sotto le proprie
lenzuola….Con l'intervento a coprire del cardinal Bertone….Eeehhhhh!!!
(agosto 2009)
L'Amore prima è sempre un gioco
(a Lisa)
L'Amore, prima è sempre un gioco:
la voglia d'incontrarsi,
il desiderio di piacersi…
Poi pian, piano prende fuoco
come quando, un po'distratto,
getti un mozzicone acceso
tra le foglie e non dai peso
all'incendio pernicioso
che può nascere ad un tratto.
Riuscire ad evitarlo,
a far sì che non divampi,
può dipendere dai tempi,
dai minuti che tu impieghi per smorzarlo.
Su questo sentimento che arde e non s'arresta
io vo gettando foglie e paglia secca
e ramoscelli, e stecca dopo stecca
come si fa pel pranzo della festa.
Quando, più tardi, sarà spenta la fiammata
arderà ancora la brace nel braciere…
Mi farà male, ma sarà un piacere
ricordare, Lisa, che un giorno io t'ho amata.
Il canto del gallo
La notte è trascorsa
l'aurora è vicina
Dei carri dell'Orsa
le luci ha già spento
il chiarore
che lento
si leva tra i monti
maestoso.
Il buio misterioso
pian, piano s'indora
e il velo dell'ombra
rimuove, e colora
e risveglia ogni cosa.
Voli festosi
d'uccelli
invitano ognuno al lavoro
ora che il giorno s'inizia,
come ad un ballo.
Al sole,
per tutti,
si leva per l'aria un saluto:
il canto del gallo.
Il caro amore caro
Domani ci sposiamo, caro amore,
sarà una festa degna d'ogni re,
papà ci paga pure le Comore
sennò che amore caro, amore, è ?!
-------------
Domani divorziamo, amore caro,
con tribunale, giudice e avvocato:
caro era prima e adesso è ancor più caro
ch'è il caro amor, che resta al divorziato !
-----------------------------------------------
Canzone (lirica e musica) di Armando Bettozzi
La Sirena
Spesso mi ritrovo
qui su questa spiaggia;
spero d'incontrarti
e di stare insieme a te.
Non la scordo mai,
e come potrei:
quella notte ha segnato la mia vita;
chissà se tu invece, ci pensi mai ?
C'eravamo solo noi
sulla spiaggia quella sera, ah! ah!
e la luna, come un abat-jour
lassù a mezz'aria sopra il mar.
Poi, pian piano, ad una ad una,
mille stelle si accendevano, e ogni tanto
qualche onda arrivava fino a noi;
ci sembravano carezze;
poi anch'io, poi anche tu…
ed un dolce desiderio
fu più grande di quel mar.
Sulla sabbia, sotto il cielo, così,
morivamo insieme, noi.
Non ricordo più il tuo nome;
forse non l'ho mai saputo, chissà…
Non so neanche come posso fare
per ritrovarti, non lo so.
Ci trovarono abbracciati
quando il sole era spuntato da un po'.
No, non era stato un sogno,
eri ancora accanto a me.
Eri come una bambina; ti guardavo;
dormivi ancor.
Carezzavo i tuoi capelli, così belli
sciolti al sol.
Ti svegliasti sorridendo, e, così,
mi stringesti forte a te.
Piano, piano si fa sera;
laggiù il sole è tutto rosa, ormai, e
la spiaggia già si svuota; è tardi, e tu…
tu, ancora non ci sei.
Ora il sole sta scendendo,
e tra poco sparirà nel mar.
Tutto è come quella volta,
tranne che ci manchi tu.
Qualche onda mi accarezza
ed io penso che sia tu:
forse eri una sirena, chissà,
e mi spetti in fondo al mar.
Forse eri una sirena, chissà,
e mi aspetti in fondo al mar.
In morte di
Giorgio Carpaneto *
Pesava già da tempo il tempo scritto
- da quando era un ventenne letterato -
col calamaio e il nuovo marchingegno,
sull'esule figura ormai curvata.
Ma l'anima reggeva forte e viva,
sorretta da una mente senza veli
e superiore a cannule e by-pass:
in mano un nuovo testo per la stampa.
Adesso la sua voce tace: il male
ha vinto - crede - e però si sbaglia,
ché quel che lascia parlerà per lui
nel lungo, lungo tempo che verrà.
* insigne docente di letteratura italiana greca e latina;
diffusore della cultura e profondo conoscitore
della romanità divulgata attraverso libri e riviste
di Associazioni Culturali romane da lui fondate e dirette.
Rinomatissimo scrittore e poeta in lingua e in romano.
Di lui e della sua opera si sono occupati per oltre sessant'anni
i più illustri critici letterari.
Il topino
L'avevo visto solo di sfuggita
e vederlo mi aveva un po'eccitato.
L'ho pensato per giorni
sperando d'incontrarlo,
vederlo da vicino, salutarlo,
ed anche un po'studiarlo per vedere
che occhi ha un topino e che codina.
Viveva nella madia, qui in cucina,
vi entrava con un zip
che neanche mi pareva fosse vero.
Ma sì, era vero e come !
Avevo visto che non era il geco
che abita da tempo qui con noi.
A volte l'ho aspettato, ma lui, niente !
Non si fidava povero topino.
Ho smosso tutto, ho fatto un gran baccano,
ma niente…Finché un giorno,
temendo un'infezione, e l'invasione,
ho messo un po'di cacio.
Il giorno dopo il cacio era sparito.
Se ne fosse fuggito! quel topino.
Ma stava in mezzo al legno della madia.
E stamattina, come addormentato,
l'ho visto steso sulla trappolina
che ho preso proprio per il mio topino:
così son diventato un assassino
con pure l'aggravante
perché per me era già…il mio amichetto.
miliardi sottratti al fisco
Agnelli d'Italia
Agnelli d'Italia
che avete raccolto negli anni
messi da saziare
le generazioni
future di Agnelli d'Italia
e le avete nascoste
in siti sicuri
sparite pel fisco nostrano
ridateci i frutti
o Agnelli d'Italia
di Casse e Casse Integrazioni
che avete succhiato
bussando ogni volta
che dritta non era la retta
dell'amato profitto
e tranquillamente
vi intascavate dicendoci
"Sennò…tutti per strada !".
Ma quando grondava
il vostro guadagno alla grande
niente ! ritornavate.
E il popolo usato
plaudeva e plaude a voi, o Agnelli
perché in quella parte
che a voi non compete
vi siete infilati abusivi
e non c'era e non c'è
chi dica a gran voce:
"Agnelli d'Italia, ridate
al popolo distratto
la parte che è sua
di quello che avete nascosto
e volete godere.
Quel popolo stesso
per altri avrebbe messo su
capestro e ghigliottina
e pagine imbrattato
di carta e di TiVvù accusando
da rosse toghe aizzato…
Occupazione-Disoccupazione
Data l'ora
è bene salutarci
ché esaurita ormai è la giornata
e al doppio turno tu t'accingi già,
di là, dall'altra parte dove il giorno
non s'è ancora risvegliato.
Stai sempre indaffarato, non sei stanco ?
Se non ci stesse qualche oscuramento
di quando in quando, ed in stand-by
non rimanessi oltre le nubi, a volte,
staresti senza un'ora di riposo.
Invece io…io son tanto stanco !
Stanco di sperare,
e stare inoperoso,
stanco di aspettare una chiamata
che non arriva mai.
È offesa, l'aria
Oggi sciopera, l'aria:
immobile rivendica
il ruolo suo vitale,
e non si muove -
neanche a compassione -
e invano attende, la finestra,
spalancata,
e il respiro affanna.
La sporcano
e in pochi ci fan caso
e oggi non passa per il naso
di tanta e tanta gente.
E il sole sta al suo gioco
e il fuoco
senza il soffio suo di vita
il sangue di alcuni brucia
ed i polmoni sgonfia.
È offesa, l'aria:
si sente avvelenare piano, piano
e scioperando
anticipa un segnale
della voglia che ha di rivoltarsi all'uomo.
Soavità
Fiori al tuo passaggio
e getti d'acqua in danza
e voli di farfalle,
dolci note azzurre
che sanno incantare.
Cielo terso solcato
da rondini garrule,
suoni di campane
su prati fioriti.
Allegro mormorare
di piccoli torrenti
vispi e cristallini
che bagnano i sogni.
E il gracidar di rane
e il lavorio di api,
l'aprirsi di rose
profumate, al sole.
Papaveri infuocati
in mezzo al grano d'oro,
poi l'entrata in scena
del pallor lunare.
I versi d'un poeta
leggeri come l'aria,
che sono nettare
pel cuore affannato.
Poesia, poesia, poesia,
che scaldi e sciogli il ghiaccio,
supplisci al dolce bacio
dell'Amore andato,
e tanto soavemente
inondami di te.
E scriverò per lei
i versi più sublimi
e lei ritornerà
soave più che mai.
Se gli angeli non scendono
Se gli angeli non scendono
con unguenti adatti
e tra mani spettrali e adunche resto -
ormai indifesa preda -
a vegliarmi,
e se quel che rimane all'occhio stanco
è il pianto scolpito di visi al capezzale,
se né il giorno lenisce, né la notte
il loro affanno e il mio,
e il filo si tende e s'affina e non si spezza,
e nessuno il patibolo smonta
e sopra un nero abisso resto appeso…
e solo di paura mi nutro,
e di urla mute,
e di dolore,
tagliatelo quel filo, pe'amor mio.
Sarebbe allora come se tra noi,
finalmente,
fossero, quegli angeli, scesi per salvarci…
O offesa per loro sarebbe e per il cielo ?
Il viale
dedicata a Lisa
Sono i lampioni
di questo viale, sfocati,
come da nebbia leggera
avvolti,
a farmi luce
in questa stanca sera di Luglio.
Passo, passo
vado ad incontrare una folla
di ricordi
che uno ad uno sfilano ai fiochi lampioni,
o si aggrovigliano e allora
non riesco più a vederli tanto bene.
È una voce,
che sento, o è soltanto
lo sventolare di foglie appena mosse
da un'aria ancora in bozza
a darmi l'illusione ?
Amore, sei tu, amore ?
A questo viale amico affezionato e grato,
quando il braccio cingeva la vita
e la mano stringeva
un raggio di sole
rubato al giorno per regalarlo a te
la sera, passeggiando,
per vederti un momento brillare come lui
nella scarsa luce,
scarsa più di adesso, e che
peraltro, non serviva…
Un'ombra…
ma allora…altro che ombra !
eri, amore, fatto di palpiti, di cielo, di sudore,
e d'aria pura e di sangue impazzito e ardente.
Tutto,
il viale ha custodito e mi ritorna,
per farmi bene, eppure mi ferisce,
seppure di cielo, e d'aria pura ancora
mi nutro e sopravvivo.
Potessi stare qui per sempre, anch'io !
-------------------------------------------
Predicare contro il libertinaggio va pure bene, per un uomo di chiesa,
ma contro "quel" libertinaggio di "quel" tizio…sa un po' troppo di
inquisizione d'altri tempi…di caccia a "il" libertino; di confusione fra anima e
poltrona…troppo interessamento…terreno.
(riferimento: Don Paolo Farinella, prete (prete ?...ma va ?!) : lettera aperta
al Card. Bagnasco)
22 giugno 2009, Kataweb.it, e a chi prima o dopo di quello).
Finacché er bue cià corna in testa….!
"A Re', pe quarche secolo sortanto
nun pònno fallo arosto a quer "zozzone":
mignotte, minorenni, lesbicone,
na vita godereccia…!" " D'artro canto,
a Ro', tòcca esse chiari: chi è meno santo:
un omo che governa e è mignottone,
o chi rivò la sagra inquisizzione
pe dà 'na mano a realizzà l'incanto
de fà sparì quell'omo e pìaje er trono
pe dallo a chi st'a fasse er sangue amaro,
perché da solo nun c'è proprio bbòno ?!
Perciò, finacché er bue cià corna in testa,
nun pò ann'a dì cornuto ad un zomaro:
nemmanco co la "còtta" * e co e la vesta !
*indumento bianco merlettato usato dai preti
nelle funzioni liturgiche.
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visita a Bettona
Ritorno al passato
Tutto è immutato, i sassi,
le pietre, gli ulivi, gli steccati,
le siepi…le cicale…
i cipressi…
la coltre verde che copre le montagne...
E l'acqua sommessamente canta
lo stesso tranquillo motivetto
che piace alle farfalle,
ai passeri, alle rane
e alle pecore che vanno a dissetarsi.
Gli stessi passi, sulle stesse strade, della gente,
un poco appesantiti
da una parte,
non più così tanto divertiti:
s'è fatta rada, ormai, la passeggiata !
Per quelle strade appaiono i ricordi
che tirano, che spingono,
che frenano…
che cercano… e però
non vorrebbero, quasi…
Tutto è immutato, sembra,
ma la gente d'un tempo non c'è più,
ormai s'è trasformata in giovanotti,
e pure io, neppure io sono più quello:
ché quello ch'è fermo resta;
e quel ch'è di passaggio, va,
col tempo che nel tempo l'ha cambiato.
La pace
Er celo se imbuja
e pare
che sta scennenno giù
pe pijassela cor mare.
Questo s'aggita peggio de un ossesso
e sbavanno je sputa er sale addosso.
Litigheno de brutto.
Uno insiste a attizzà er foco
e je lo tira pe abbruciallo:
vorebbe incenerillo.
Ma l'artro je lo smorza,
e s'allunga pe acchiappallo:
vorebbe arisucchiasselo ner fonno.
Prove de forza indò nisuno vince
da quanno er monno è monno.
Ma a la fine l'arcobbaleno
ariva, e li divide.
Er celo mo è sereno:
è come un velo azzuro steso ar sole
che s'asciuga: deppiù nun pò pretenne…
Er mare torna a 'lliscià la sabbia
ch'era rimasta sola…
…e se distenne…
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scherzo sul G8 a Coppito, L'Aquila,
Luglio 2009.
Benedetta Chiarezza !
"Si fusse vero, a Re', sarebbe fico !
Io ciannerebbe a nozze pe davero.
N ce credi ? Io qui lo nego e qui lo dico…
Ma ce lo sai…io, sò uno sincero".
" Perché n ce dovrei crede, sei 'n amico,
e possino cecamme sinn'è vvero:
'st'idea gajarda la strabbenedico
si te pò ffà contento, come spero".
"Vedrai…ciannerai bbene puro te !
Ché nfra de noi che semo granni amichi
se deve fà così, nn'è vero, a Re' ?".
" È vero e come, a Ro' ! Ma… nn'ho capito:
de che stam'a parlà…ma de che dichi !?
Se stam'a ffà un discorso scemunito
che manco nfra stragneri llì a Coppito !".
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immigrazione incontrollata,
ma …alfine…"alquanto, controllata"
Predicà bbene e razzolà male:
questa ! è la morale.
" A Ro', dì 'n po': st' <oprite li cancelli !>
che viè da pie persone porporate
che predicheno tutte preoccupate
pe chi viè qua…sia vecchi, sia fanelli,
nun solo, ma pe puro tutti quelli
che 'n penseno de fà l'attraversate
ma poi le fanno - viste le imbeccate
continue de 'sti tanto pii cervelli -
'n te pare ch' è 'na frase poco adatta,
si è detta da chi chiude li portoni
e che 'n te fà entrà manco si uno schiatta ?!".
"Predicà bbene, a Re', e razzolà male
è un brutto vecchio vizzio…de li bbòni,
e ar dunque è proprio questa, la morale !
E immezz'a tanta ggente tanto bbòna
ce sta ! chi è 'nteressata a li sordoni
der giro, e che sta llì…tutta marpiona…!"
Lasciate in pace la Gioconda
E dopo aver il mondo affascinato
col tuo sorriso dolce di madonna,
e misterioso, l'avresti mai pensato
che non saresti stata più una donna ?
Chi ha messo in giro tanta diceria
che oltre a te il mondo intero offende
dovrebbe il suo cervello in tintoria
portar per un lavaggio, perché intende
con tal bassezza alzare il gradimento
pe' un genere diverso - ch'è da amare -
ma no imponendo e no coll'intervento
dello strafare e del mistificare.
Lasciate la Gioconda, dunque, in pace
col suo sorriso dolce e misterioso
di donna, anzi, madonna - e così piace -
e ad altro miri chi vuol far l'estroso.
Libera libertà smaniosa
Oscilla il pensiero,
la fantasia trabocca,
il credo vacilla, e l'uomo
si perde nel facile gioco
che porta ben poco all'anima sua.
Che subdolamente
lo prende ed in quella spirale
che spruzza per l'aria con tanta perizia
smalizia e riduce
a schiavo padrone d'ogni suo fare.
E liberamente acconsente,
quell'uomo,
al suo declinare,
così abbarbicato
a quella sua libera libertà smaniosa.
Quando il pane era baciato
Il tempo quando il pane si baciava
nell'atto di buttarlo, duro e sfatto,
o anche perché in terra era caduto
e si tirava su, era quando il mondo
ancora stava indietro…e non sapeva…
Le scarpe ai piedi eran sempre quelle
più volte insemensate * e ricucite,
e c'era un grembiulino e la cartella
per chi era fortunato e andava a scuola.
Le strade pur se strette erano larghe,
e il caldo e il freddo erano di casa
e un capo in meno o in più li bilanciava.
Le gambe ci portavano dovunque,
e per parlare a chiunque da lontano
a volte c'era un apparecchio nero
col suono che metteva un po'paura.
Un etto di qualcosa era la spesa
del giorno dopo giorno dal fornaio
e in piazza ai banchi, o …in macelleria.
La messa era lo svago nelle feste
e il suono della banda un grande show,
e il tempo ticchettava meno in fretta
e si cresceva in modo naturale.
Palestra era il lavoro e la fatica,
e c'era il sacrificio pe' "arrivare",
e a scuola ci si andava ad imparare
il buon comportamento, innanzitutto.
La luna era velata di mistero,
le favole riempivano la sera,
la casa e la famiglia erano una,
e c'era la Befana che di notte
portava la sua calza col torrone,
e c'erano i "valori" e più buon senso.
Le case erano piene di calore,
e adesso si sta soli tra le mura
seppure se ne sente il respirare
di gente accanto, sola e sconosciuta.
L'amore e amare eran sentimenti
dell'anima, del corpo e della mente
e ci voleva altro che un litigio
per terminare storie d'una vita !
L'effetto '68 era lontano.
Adesso tutto è assai più complicato…
più ricco e astratto e assurdo e inflazionato,
e basti dir che non è più baciato
il pane quando avanza ed è buttato.
*da semense, piccoli chiodi
che usavano i calzolai.
Tutto riaffiora
(a Lisa)
Riaffiora lungo il palmo della mano
il morbido sapor d'ogni carezza
al tenue luminar d'oziose lune
su prati scuri sempre muti e soli.
Riaffioran sulle labbra, avuti e dati,
i teneri brucianti freschi baci
or per placarlo, ora pe' attizzarlo
il fuoco che mai cessa di bruciare.
Riaffiora d'ogni brivido il piacere
spalmato dai capelli fino ai piedi,
e quel soffiar promesse nelle orecchie
da farci accapponar tutta la pelle.
Riaffiora il fiore multi colorato
di quando il miele ci scorreva dentro
e ancora scorre, un po' più lentamente,
se solo penso a quanto bello è stato.
I tre inferni
Da quell'inferno che sta giù all'inferno
con tutti quei suoi diavoli infernali,
ci salvi il nostro caro Padreterno,
ch'è di gran lunga il massimo dei mali.
Ci salvi pure dall'inferno alterno
degli uomini spietati ed immorali
e dalla Terra, a volte il nostro Averno,
e da ogn'idealità…senza ideali.
E pure dall'inferno ch'è nel cuore
d'ognun che senza il dono della Grazia
per questo mondo strascica il rancore,
e non trovando pace ci si addanna
e più s'addanna e più la mente strazia
così che sempre più s'autocondanna.
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dopo giornate roventi…
Invece dell'Estate entra l'Inverno
(Roma, oggi. 21 Giugno 2009,
giorno di votazione referendaria e ballottaggi).
21 Giugno: st' a schioppà l'inverno !
Che ce vòi dicce co 'sto gran griggiore
mannato a ricopricce a tutti quanti,
e co 'ste schioppettate da terore
che stai sparanno proprio in de 'st'istanti
che me sò messo a scrive: che è, er rancore
perché oggiggiorno 'n semo più galanti
co vvoi staggioni, e stai a avé er sentore
che nun ve carcolamo e annamo avanti…
così…senza più davve er benvenuto ?
Mortacci tua ! Està…ma che è, la guera ?
M'è preso un corpo…! N s'era mai saputo:
l'entrata dell'inverno ar ventun giugno !
Ched'è, un castigo perché su 'sta tera
ognuno sta coll'artro a brutto grugno ?
O vòi che nun annamo ar mare e ar sole,
ché è proprio oggi er giorno, si Dio vòle,
de dije "SI", o "NO" a…la ghimera ?
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da leggere cantilenando
La toppa senza la chiave
(le zozzette de turno)
Ma quanto sò bbelle
ma quanto sò bbòne
'ste quattro sciacquette
che vanno cercanno
de st'appiccicate
su quarche testata
de carta e tivvù,
dicenno: "Sò stata
cor tizzio e cor caio,
e quanto me piace
mo stallo a infangallo !
M'ha tutta toccata,
strupata, scopata,
ma come godevo !
Me cià strapagata !
E mo me la venno
gni cosa ch'ho fatto
cor tizzio e cor caio:
me state a pagà
cor grano e la fama,
perciò sto a cantà
qui in questo giornale,
ciò pure le foto,
guardatele qua !
E poi ar bisogno
so pure inventà
che mica ce vòle
la laurea o chissà…!
Ma quanto me piace
sta corte bavosa
de gente vojosa
de spettegolà,
che mo me sta intorno
co un manc' anniscosto
miraggio de fà
la cosa che a loro
gnariesce de fà
che a loro, er ciarvello
se l'è rosicato
la voja morbosa
de fallo zompà…
Ma, poveri fregni,
e chiunque li paga:
nun è co la fica
che qua se pò vince
chi stann'ar governo
sa come se fa.
E nu j'arimane
che sta a rosicà…
E noi mignottelle,
noi manco, potemo !
'nciavemo…la chiave !
Sippure la toppa
noi, sì ! ce l'avemo,
ma serve sortanto
pe facce… chiavà !"
Roma, la mejo !
Che posso ditte, Roma, che oramai
'n sia stata detta mille e mille vorte !
D'artronne, che sei bella ce lo sai,
che questo è 'r tu distino, la tu' sorte.
Er fatto è che noantri, guasi mai
te se potemo mette a fà la corte,
a testa sempre bassa ner via vai
e co le lune guasi sempre storte !
Ma mo che me te guardo - da turista -
e sto a fà caso a come sei davero -
che a tutte l'antre je pòi dà 'na pista -
me viè da mozzicammece…e me scuso
pe chi te inzozza e chiunque te rattrista
co ogni infamità e co ogni abbuso.
------------------------------------
sul golfo di Palermo
in volo per Roma
(7 giugno 2009)
In volo sul mare
( a Lisa)
In questo spazio che innanzi ho immenso
di acqua e aria fuse e indefinite
che vuoto appare pur se pien di luce
mi sento immerso e appeso e solo, e perso
mi ci addentro e penso
a quanto è il vuoto senza te vicina.
Or di bambagia spumosa una distesa
colma di lucciole - sembra -
di sotto l'ali appare oltre l'oblò.
E lì ti vedo e entusiasmato in volo
lievito da te
per rotolarci insieme, là
su quel gran cielo spumeggiante e azzurro
come l'amor che forte batte, dentro
- in questa dolce attesa - e che tra breve
come i fuochi colorati delle feste esploderà.
---------------------------------------------
in merito a certi stupidi battibecchi
che non sto a specificare, che intanto
ognuno di noi ne conosce certamente qualcuno.
Ce ne sono a milioni !
Tra bravi bravissimi
"Chi è il più bravo ?" " Sono io !"
"Tu chi sei ?" "Sono un dio !
Guarda: ho lauree ed attestati..."
"Ma i discorsi strampalati
che tu fai per fare il bello
dicon che non hai cervello..."
"Come osi ! Io so tutto:
non son uno che mi butto...
Ho studiato, e quando dico
dico il vero, caro amico..."
"Ma che amico, come osi ?
Io non parlo a certi cosi
che si credon di sapere
quando è meglio assai tacere...!"
"Io ho titoli a dozzine..."
"Ma le tesi son cretine !"
"Beh...cretino ci sarai,
visto che non smetti mai
di ribattere ogni cosa
in maniera vergognosa.."
"Io ribatto in libertà,
tralla-llero-tralla-lla !"
"Qui ci vogliono le prove:
devi dirmi quando e dove
tu l' hai letta questa cosa
che in maniera baldanzosa
ti permetti di stampare,
raccontare, divulgare..."
"Io le cose le so e basta !
Io non son di quella casta
che va a leggere i trattati
per ripeterli copiati
come neanche un pappagallo !
Scendi giù dal piedistallo
tu che dici di sapere
tutto quanto, ma a vedere
non sai quando è quel momento
di frenare il tuo fermento....
quando è ora di allentare....
ed arrivi ad insultare....
Non son pagine esaltanti:
son piuttosto da ignoranti.
Tutto questo non si fa:
chi si loda, poi si sa
che si sbroda e alla fin fine
qui, del tutto, qual'è il fine ?
Sono belle litigate
tra persone...inoccupate ?
Il Sole e la Luna
(l'importanza dei ruoli)
Lui viene su con metodo, pian, piano,
come usa sempre far da quando è nato:
si desta, si stiracchia e un po'assonnato -
per obbedire a un rito antico e arcano -
s'accende sempre più fino a infuocarsi
pe' illuminare il mondo e riscaldarlo.
E in questo suo vitale indaffararsi
la Luna vien la sera a stuzzicarlo.
Ma lui le sfugge metodicamente
e senza complimenti si ritira
schivando ogni contatto, e lentamente
le cede il posto, e, andando, la rimira.
Perché tra loro non è contemplato
l'amor seppure a entrambe piacerebbe.
Ma ognuno onora il ruolo che gli han dato,
ché a scombinarlo il mondo ne morrebbe.
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In linea con la più intelligente Politica
degli ultimi cinquant'anni, certi rappresentanti politici
continuano a partorire idee…da sballo. Ecco l'ultima:
"Popolo d'Italia, daresti tu, tuo figlio a Silvio
per fartelo educare ?".
Chissà se questo è l'apice di tanta progressione,
o se ne serviranno di più entusiasmanti ancora.
(Maggio 2009).
L'educazzione
"A Re', famme capì…che 'n ciò dormito…
e guasi me ce pìa la depressione:
me ce sto a perde proprio l'appetito,
e in testa ciò 'na granne confusione…!"
"Ched'è, a Ro'…? ched'è…? Nun ho capito…
Ma che te st'a succede: fai 'mpressione…"
"È quello llì…quer fregno…l'hai sentito ?
dovemo da risorve un probblemone:
<daressimo noantri, o no, un fanello (1)
- pe faccelo educà - a Sirvio er Santo ?>.
Capito che finezza quer cervello….?".
"Mbeh…tocc'ammettelo, è 'n'idea ! Stavorta
er Franceschiello ciavrà tutt'er vanto
de stasse a véde a… spalancà la porta !".
(1) bambino, ragazzino.
Non sanno, le aurore
(a Lisa)
Non sanno le aurore
svegliarsi al mattino
con te vicina, quel che vuol dire…
I colori sbocciare negli occhi
e la mano
che prende la mano
nel lieve tepore
che bacia i capelli
accarezza la pelle, indugiando.
Non sanno
del sogno passato
ancor caldo
invisibile meta
partenza ed arrivo
che senza parole racconta di noi.
Sublime lasciarsi
restando abbracciati
per poi ritrovarsi al mattino, e l'aurora
vedere che incredula quasi
invidia chi meglio dipinge
i risvegli con un'emozione
che lei non conosce,
che pur se di bello son pregne,
non sanno, le aurore,
le belle aurore non sanno...
S'agita, il vento
S'agita il vento
nell'impaziente attesa
d'un qualche avvenimento.
Ma tutto ormai nasconde
l'ombra della sera
e a quella voce sua nessun risponde.
Solo un pensiero
nasce e cresce forte:
è un segno di vita, o è il soffio della morte ?
Elezioni = tribbunale !
(ciarisemo !)
Ar lupo ! Ar lupo ! La maggistratura
co quele toghe…che disinvortura !
" Poi dice che uno 'n cià la fissazzione …
Eh, a Ro'?! che dichi de 'sto cammiamento
che proprio 'n vò venì…? È 'na quistione
che certo st'a port'all'esaurimento
deppiù de 'na capoccia…Era ossessione…
ma mo sta a trasformasse in un tormento
che fracica er cervello e dà intossicazzione
ar fegheto, e 'n ce sta medicamento !".
"J'abbasterebbe a smette… Ma nun vònno…!
Pe loro a portà a quello in tribbunale
è l'unica raggione pe 'st'ar monno !"
"Si a 'gn'elezzione, a Re', stann'a provacce
a fallo cascà a un modo assai teatrale…
poi, certo ! giù a 'ngojà e…a ffà boccacce !".
Ar lupo ! Ar lupo ! Mamma che paura !
Ma quale lupo ! È la maggistratura !
Napoletanità
Forse è il mare,
forse è il cielo…
Di certo sono il mare e il sole insieme
che han creato il cuore
allegro…allegro e triste
e gaio e malinconico e gaio
d'un popolo
che all'amore ha innalzato monumenti
che nessun terremoto, o guerra,
o scelleratezza umana
potrà mai scalfire.
E pulcinella poverello
fatto di miseria e privazioni
ha messo il sale necessario
per farlo conservare
nei decenni già passati e a venire
un patrimonio tale, senza prezzo.
Un cuore ricco pure se guastato
da uova andate a male.
Che non son però riuscite
ad infartuarlo quel cuore
alimenatato da note eterne
gocce di cuore,
gocce di mare, gocce di cielo
che il mondo ha commosso
ieri, e lo fa oggi, e lo farà domani,
malgrado le famigerate coltri
di spazzatura e ammazzamenti in nome
di quel che di Napoli è il cancro
inguaribile…
Ma l'anima sua e il cuore suo
continueran, malgrado, a dire al mondo:
che "'O sole mio sta 'n front'a tte".
E a supplicare "Maria, Marì",
e a cullare il "Marinariello", sotto
l'invocata "Luna caprese",
e continua a sospirare "I' te vurria vasà".
Mentre s'allontana un amore su per la "Scalinatella"
e continuamente sfilaccia
boccate di fumo in cielo, il Vesuvio
sopra un mare che…continua a luccicare…
La cometa
(vi voglio raccontare di una storia)
Vi voglio raccontare di una storia
ch'è senza grossi eventi e niente gloria
che parla d'un poeta innamorato
che versi alla sua bella ha immortalato
se non in libri in mostra e di successo
almeno nel suo cuor cui molto spesso
ricorre quando è il caso, e sospirando
qualsiasi cosa storta mette al bando.
È una fortuna essere Poeta
perché con la poesia, la sua cometa,
non perde mai di vista quel suo amore:
no nella gioia e neanche nel dolore.
Per mano lei insieme al fagottello
dei versi nati in cuore e nel cervello
va attraversando sogni ed illusioni
su strade di serpenti e di leoni,
ma lui non si scoraggia: la cometa
lo guida con la forza sua segreta.
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Eh…! E che sarà mai: è simbolico !
Beato simbolismo !
(ma quant'è caro l'hobby der Poeta!)
Ma dite 'n po', stam'a parlà de che:
de cose de poesia e de curtura,
oppuro de "mercato fai da te",
indove er resto è solo copertura
che serve a impressionà, e cioè:
poesia - appunto - l'Arte, la lettura…
Perché, a regà, nfra tutti voantri e me,
la cosa qui sa assai de fregatura.
" Simbolico !", me dite, er contribbuto
pe entrà a fà parte dell'Antologgia (1)
e uguale, dite - co un cervello acuto -
er contribbuto pe cenà…(2). Ma attenti !
me dite che si 'n ceno…ah , furberia !
poi trovo chiusi tutti li battenti ! (3)
Armando Bettozzi
(1) Primo "Simbolico Contributo" per la pubblicazione proprie
opere:
traduzione = 25 euro a pagina con una sola poesia foss'anche di tre versi
(per la maggior parte ogni poeta avrà presentato tre poesie;
e inoltre in tanti o pochi che siano chiederanno almeno una copia in più).
(2) Secondo "Simbolico Contributo"per la cena (obbligatoria):
30 euro a persona (solitamente il concorrente ha al seguito almeno una persona).
Notare che se non ci si presenta entro le 20.00 non si potrà accedere né alla
cena stessa, né alla
Cerimonia di Premiazione, che si terrà a cena avanzata.
(3) Per accedere alla Premiazione, con ritiro gratuito
dell'Antologia - già ben pagata alla
prenotazione. E allora: cena…obbligatoria!
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finalmente intercettato il vero grande problema
della politica italiana, e per l'attuale opposizione.
Veline sì…Veline no…
(un artro, nòvo, granne probblema…)
Veline, sì…veline no…: quest' è 'r probblema !
Nun solo ! mo se stann' a attaccà pure
a tutte l'ipotetiche avventure
co tanta frenesia ch'è… fòri tema.
Ma quant'è bello a stà a spettegolà !
Je piace a fallo llà in televisione
(ndo c'è er reggime…), e su artra informazzione:
giornali, rotocarchi…addò nu sta !?
E vònno che risponna a "dieci punti"
già belli preparati da quarcuno
che già se pensa d'esse er gran tribbuno
che smùcina nfra li piccanti spunti…
" Er reo t'addito, o popolo minchione !
che invece de fà er bene der paese
fa er dongiovanni - er ricco milanese -
e fa rigali puro da un mijone… !
Su moje pure ve lo sta dicenno…
Perciò ve vojo dì: nu lo votate…".
Ma Lui tranquillo, fa: "Nun ce cascate.
Si pure… ? Conta quer che sto facenno
de nòvo, e degno, e granne e assai importante
pe 'sto paese che l'ho risvejato
dar sonno 'ndo l'avevano lassato
e staveno pe mettelo in mutanne !
De quelli llì…insomma…'n ve fidate,
che sanno bussà a tasse solamente.
Io ve sto a dà quer che volete, gente;
er resto - acconsentite - sò cazzate !".
L'Amore quanno mòre
L' Amore
quanno mòre
te spacca tutt' er còre.
Er celo se fa triste
e che consiste
si c'è la villa e er grano...!?
Stai llì cor còre in mano
ad aspettà distrutto
che smette er ticchettacche
e che finisce tutto.
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Europa: Ma per cortesia ! Almeno per pudore…
Quante volte sono stati richiesti di spartire il disagio…
Qui: Eppure, quando gli pare,
lo dicono che è un problema,
e bisogna provvedere…In pratica,
spalancando le porte e dando il benvenuto ?
Li Clandestini
e l'incivirtà…de esse civili
" Eh…certo ch'er cervello de la gente
quann'è ch'è tutto quanto inturcinato
nisuno pò capillo, francamente…"
"T'appoggio a Re', io, proprio… sò spiazzato…
Ner senso, a Re', che, adesso no pe gnente,
ma come fanno certi a dì è reato
si a casa mia - puro si dolente -
'n ce posso facc'entrà a chi m'ha bussato
si a bussà a mme ce vengheno a mijoni
senz'arte e parte a fasse mantené,
si nno a scassamme proprio li…palloni ?!
E poi chi lo st'a dì… ? Li coinquilini !
Già, proprio quelli, aoh ! ch'hai da vedé…
cor piffero li vònno ai clandestini !".
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" Ma sì…ma sta' a dà retta…! Pure qui
c'è chi, co queli grilli che cià in testa,
sta a dinne tante che 'n vò più finì,
e come un gallo tira su la cresta
pe sentenzià - che nun se po' sentì -
(ché è gran demagoggia tutta questa:
<Reato…! Incivirtà…! N se fa così…!>),
perché sta bbene solo si protesta…"
" Eh, già, a Ro', ma si pensasse ar danno
de un'invasione matta e incontrollata…"
"O fanno finta, o proprio 'n ce lo sanno:
< Dovemo diventà murtirazziali !>
< E già ce semo…!>. Capito ? Nun se sfata
la voja loro d'esse maniacali !"
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a mia madre
per l'8 Maggio
Mamma
Una rosa t'assomiglia:
ha il profumo delicato
e pure intenso del bene
che m'hai dato.
E ha le spine
come quelle che il tuo cuore han punto
dal giorno del dolore e della gioia
a ciascun altro, via, via
nel tempo,
mentr'io crescevo
e la tua mano fatta di carezze
lasciavo…in fondo al cuore….
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Tra veline e minorenni
e un divorzio ch'è un tormento
come godono i falsari
…ma - che - bel - di-ver-ti-men-to …!
(maggio 2009)
Il candidato
giornalista, politicante, opinionista....
"Egregio candidato, allor ci dica:
quant'è che fà tre e uno, ed il colore
del ghiaccio, e non ci pensi tanto, mica !"
"Fà quattro !" allor rispose con candore
l'esaminando e "È bianco !", poi concluse.
"Perché, mi dica, allor si è presentato ?
Lei è bocciato, e non ci sono scuse !"
gli disse quel burocrate, indignato.
E aggiunse, tracotante: "Non lo sa
che la risposta giusta ed azzeccata
per chiunque aspiri a aver l'idoneità
da questa parte della staccionata
è quella di saper mistificare,
e snocciolar menzogne, anche di fronte
a quel che è chiaro e tale a tutti appare,
e cioè cercar di abbindolar la gente ?".
"Ma...io...veramente..." "Basta ! Sono scosso !
Tre e uno non fà quattro ma "sessanta" !
- almen per oggi - e il ghiaccio è: "ROSSO" !!!"
"Capisco ! Certo ! è QUELLO ! che v' incanta...."
Insonnia
Quanto sei lunga a passare,
notte d'insonnia !
Come l'attesa del treno che tarda,
ché ha perso la corsa del turno di notte.
Saltano su i mille pensieri
rimasti nascosti, ad aspettare.
Come l'alba, che invece rimane
lì, chiusa nel buio, e aspetta...e ancora…e ancora…
E - pure se a piccoli passi, felpati -
s'odon passare i minuti uno a uno
nel denso silenzio,
in fila infinita…
C'è come una lente, a ingrandire
le gocce di tempo,
mettendole a fuoco
con quello che il giorno non s'usa vedere.
Lo stillicidio dei lunghi minuti
che entrano dentro forzando la veglia
diventa una nebbia che avvolge,
che placa, sconvolge, che abbassa il sipario,
alfine,
sulla notte d'insonnia,
e mentre un alone di luce,
lontano,
s'appresta a punger la notte che passa,
il sonno con tanto ritardo, pian, piano
arriva e mi trova spossato,
ed in sé,
m'accoglie pietoso, pe' un po'…
che un poco è già tanto, e il mattino comanda:
e basta, riposo…! Chissà se verrà.
La Sirena
Miraggio in mezzo al mare
Lambir le sapide onde
ebbro di sole e dei suoi raggi d'oro;
pe' un attimo sfidarlo e lacrimando
restarne abbagliato e in quell'istante -
ricamata di spuma -
schizzar su tra i flutti vederla, smagliante
e sinuosa
nelle sue bellezze chiare
pudicamente coperte dalla lunga chioma scura.
Guizzar vederla, la Sirena, verso me
che l'arpione ho pronto,
là sopra al profondo immenso
mare d'estate, sotto al sole
d'oro, e re mi fa sentir - dolce visione -
fintantoché mi lascia l'illusione…
Nietzsche, la follia del sapere
(un labirinto senza uscita)
Tutto passa tra i neuroni,
senza filtri,
senza alcuna sentinella.
Passa il vero, passa il falso.
Quel che gira nello spazio
lì è attratto
nella massa che raccoglie.
E di tutto fa un miscuglio
che sia conscio oppure inconscio,
ma di certo è verità
quel ch'è poi il suo aut-put
che t'incanta, ti sorprende,
ti solletica il sapere, il conoscere di più.
E t'affanni a concepire
quel ch'è stato concepito
da chi neanche lo ha capito
e però tra il tutto e il nulla
torturato ha la sua mente:
meglio la filosofia
o lo è invece la morale ?
No di certo la menzogna
che dovunque in ogni tempo
è da mettere alla gogna.
Vuol cambiare il mondo in meglio
anche contro chi ha insegnato
quale il vero meglio sia,
quale sia la verità,
e non può, e allor s'addanna,
ché non reggono i neuroni
all'impatto di un sapere
troppo vasto, troppo vario
intricato e poco chiaro
che gli sfugge e non dà pace.
Anche questa alfin lo lascia
e nel proprio labirinto
lui si perde.
Una luce, un grande abbaglio.
Poi il buio e cecità
della mente…che abbandona,
quando il troppo non perdona,
nel disordine totale.
"Io sono dinamite!",
disse un giorno… Ed è esploso.
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sia che ne sia la causa, sia che ne sia l' effetto -
forse anche questo piccolo particolare
di comportamento dà il senso di un Amore inflazionato
e perciò …svalutato. Per lo meno rispetto
all'Amore romantico, quasi in via d'estinzione.
Almeno, a prima vista…
"Amò !"
(nome standard per ragazze e ragazzi
d'oggigiorno più o meno legati)
Na vorta se chiamaveno pe nnome:
" A Gio'… a Li'…a Marì…a Daniè…a Stefà…!"
Ammò pe chiunque sia, er nome è "Amo'!".
Amo' !…Amo' de qua…Amo' dellà…Amo' de su…Amò de ggiù…
No standardizzamento che impressiona.
Un giorno, nun sapenno er nome giusto,
m'è uscito pure a mme de dì: "Amo' !…"
a una che volevo chiede l'ora.
In quelo stess'istante m'è arivato
un papagnone addosso qui sur naso -
che ancora ce sto a véde er firmamento !
Amò de che ?!…Ma che moderni…un corno !
Er nome No… Però quer giramento
de còsi è sempre quello de 'na vorta
si tòcchi una a uno che je 'mporta !
----------------------------------
Viva il 25 Aprile !
Ma niente esclusive:
è questione di buon senso,
di giustizia, e di… storia.
Er 25 Aprile
"<Er 25 Aprile è robba nostra:
ciavemo l'escrusiva ! Ché è pe nnoi !
si mo su 'sta gran bella tèra nostra
ce sta la libbertà pe nnoi e voi>.
Così sò stati sempre a dicce, a Ro',
e nun se pò negà: hanno combattuto…
ma nu' è pe sminuì, ma nu lo so
si senza quelli avrebbero potuto…"
"A Re', che 'n se poteva fallo è certo.
- e avoja a penzà a Davide e Golia ! -
si n fusse incominciato già er concerto
che co lo sbarco aveva preso er via.
" Regazzi, a Re', venuti da lontano
pe libberà anche gente poco grata,
che - si è che nu je daveno 'na mano -
sarebbe pe davero incominciata
la Resistenza ? È troppo sbrigativo
a dì che è robba de li partiggiani.
Ma proprio sò venuti ar campo estivo
quer mare de sordati americani ?" (*).
(*)
e c'è stato anche il forte contributo dei soldati italiani,
carabinieri, civili…Finalmente, dopo mezzo secolo di arrogante
e irritante misconoscimento, si sta facendo luce...
Cocchine, le rondinelle !
L'è viste ? Enn'artornate !
Già on fatto qualche nido sott'al tetto.
Quann' voleno se fon certe planate …!
e doppo arvonno 'n su con qualche insetto
'n tol becco per portallo ta i fijoli
che stonn'a pigolà.
Gni giorno fonno mille e mille voli
e è 'na bellezza stassel'a guardà,
tutt'arleccate e belle, nere e bianche.
'N se sa quant'on volato
sul mare e su la terra… e 'n son mai stanche,
tant'è la loro voja incorporata
de curre a dicce che la Primavera
s'è risvejata… Ma senza de loro,
per bòno nun sarebbe gioia vera.
Però con loro a fa' le giravolte
quasi a struscià per terra o 'n su pel cielo,
cocchin' mie, che gran capolavoro !
----------------------------------------------
"Se quella notte, per divin consiglio,
la Donna Rosa, concependo Silvio,
avesse dato ad un uomo di Milano
invece della topa il deretano
l'avrebbe preso in culo quella sera
sol Donna Rosa e non l'Italia intera"
R. Benigni
(pervenutomi come estrapolato da un sito che non so quale sia)
BENIGNI LANCIA…BETTOZZI RISPONDE
Poesia di Armando Bettozzi
in risposta a quella di Roberto Benigni
(scurrilità per scurrilità...)
Se anziché avanti avesser preso dietro
il duro barzo in quelle notti fredde
le mamme lor, di Grillo e di DiPietro
la schizzofrenesia or non s'udrebbe,
e neanche di Benigni, divo e vate
le satire che smuovon la risata -
ma son talmente male indirizzate -
se a mamma sua 'n l'avessero scopata.
Ma ringraziamo quando Silvio nacque
che dell'Italia fa una gran nazione,
tant'è che al nostro dio talmente piacque
che alterno a lui l'ha in considerazione.
5 Febbraio 2009
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Ancora una volta M. Santoro col suo "Anno Zero" ha travalicato
informazione, e satira.
Anche per tutto quello che di altamente positivo si sta facendo contro i danni
materiali e morali
del terremoto de L'Aquila, 2009. Tant'è che ancora una volta ha dovuto
intervenire la Direzione RAI, sanzionando lui e la sua trasmissione.
Dissenso !
Ma che faccia ! È andato là: / a far cosa non si sa.
E non è venuto qui: / chi si crede quello lì ? Lui doveva andare su / ed invece
è andato giù.
Anzi !... era meglio sopra. / Penserà che non si scopra
ed invece già si sa / perché se n'è andato là.
S'è mischiato fra la gente / per sembrar più convincente.
Fa promesse e le mantiene. / Questo a noi, NO ! non conviene.
Oh, se non ci fosse andato ! / Dicevamo "Vi ha snobbato !".
Ma l'hai visto…accarezzava / e perfino l'abbracciava
quella gente sfortunata. / "Non sarai dimenticata !"
gli diceva appassionato. / L'ha voluto…l'ha cercato…
Non c' è dubbio, è stato lui ! / a volere i giorni bui
del grandissimo sfacelo, / non è stato certo il cielo !
È per poi ricostruire / e per farsi benedire,
per portare la speranza, / l'ottimismo ad oltranza
per calmar quel grande pianto / e poi prendersene il vanto
( come pure con la crisi). / Mentre noi senza sorrisi
e coi musi lunghi, stiamo, / perché al popolo vogliamo
far sentir la sofferenza, / inculcargli l'impotenza !
No ! Diciamo sempre a tutto: / sia al bello, sia al brutto.
Ch'è assai facile così: / abolito abbiamo il Sì.
È così che s'ha da fare ! / Nel lagnarsi e criticare
siam degli ultraspecialisti. / Del dissenso siam gli artisti.
Possediam la verità, / e la nostra libertà
di insultare e sproloquiare / denigrare, e di storpiare
ogni verità degli altri / - dato che siam quelli scaltri -
non si tocca o è regime / e attacchiamo per le rime.
Non sappiamo la vergogna / cosa sia , ma a la gogna
noi mettiamo immantinente / quella di sì tanta gente
per avere un suo pensiero / e no il nostro: quello vero !
E è perciò che amiamo tanto / lo sparlare sacrosanto
nello show che fa Santoro / - per il quale è tutto oro
nelle tasche sue profonde - / la gran gioia che diffonde
fra più o meno sprovveduti / o fra quelli troppo acuti
che cercando vanno il vanto / di attaccare sempre, e tanto,
chi li oscura col cervello / (e non già col manganello).
E a chi più gli si accanisce, / lo stra-sfotte, lo ferisce…
nel "regime" che li assilla / - ma di libertà scintilla -
deve andar l'applauso grato / di chi al dito l'ha segnato.
E la satira che gira / non è satira, se mira
- e è soltanto una scusante - / all'insulto militante
e all'accusa - anche forzata - / ben studiata e programmata…
meglio se con sceneggiata, / molto meglio se inventata.
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in ricordo del terremoto dell'Aquila
delle 3.32 del 6 Aprile 2009,
che ne ha distrutto l'essenza.
Quando muoiono i libri sul passato
siano essi di carta o malta e pietra
ognun che il terremoto ha risparmiato
qual morto cade nella notte tetra.
Armando Bettozzi.
Quando la storia muore
I morti di una volta or ! sono morti
che l'anime che avevano lasciato
a vivere nei caseggiati antichi
tra le memorie di avi già passati
or sono state sparpagliate al vento
insieme a malte e pietre che una volta
li avevano protetti nell'abbraccio
del quotidian loro essere presenti.
Polverizzati i corpi antichi, e ora
le case antiche con le lor memorie
il nulla - a chi è rimasto - gli rimane:
no il rimbombar di passi in un androne,
né i calpestii su scale consumate,
né il campanile ad indicare il cielo,
né la campana attenta testimone
di vita giornaliera del passato,
né l'ombra, né il mistero di chi è stato.
I morti, or sono morti e cancellati
e è come morto, il vivo, senza storia.
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dedicata ai terremotati de L'Aquila e provincia -
terremoto delle 3.32 del 6 Aprile 2009
8°-9° grado della Scala Mercalli.
Terremoto
È l'incubo che appare ad occhi aperti
e che feroce assale all'improvviso
com'una tosse sorda che percuote
il petto e tutte le altre membra scuote.
Così con suono sordo il mostro ottuso
vien su di notte o mentre splende il giorno
con quella grande rabbia da sfogare
che in seno a nostra madre terra cova
e tien repressa e che alla fine esplode
dopo un ambiguo, sembra, gioco insano.
Come un che colmo d'odio, di vendetta
si pasce e con pazienza la sua rete tesse
per farla poi esplodere violenta.
E all'impazzata e ciecamente coglie
chi trova nel cammino suo sprezzante
e tutto e tutti abbatte e la pietà
non sa che cosa sia e in un minuto
sfigura o peggio in mucchi di detriti
riduce le città e anche la gente
per poi tornare agl'inferi placato
lasciando costernato il mondo intero
e il pianto con la polvere mischiato.
E al capezzale della distruzione
già volan gli avvoltoi con becco adunco
per banchettar con la ricostruzione.
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Pasqua….
filosofia di pace
La sorpresa
dell'uovo di Pasqua
Nell'uovo di Pasqua a sorpresa
giocoforza è trovarci una sorpresa.
Figurarsi perciò la mia sorpresa
nel trovar la sorpresa sorprendente
di non trovarci nessuna sorpresa.
Pe' un po'- lo devo dir - me la son presa,
ma riflettendo ho detto:"Più sorpresa
del non trovarci dentro la sorpresa
non c'è…! - e ho detto: "Oh, ma che sorpresa !"
Carità
Non busso alle porte
Io busso alla gente
Guardaci in faccia:
vedrai tanti uni
e non una folla che è sporca e invadente.
Non cerco ricchezza
né pranzi, né lussi
Un pezzo di pane raffermo mi basta.
Non chiedo di più
di quello che puoi.
Se proprio non hai
puoi darmi un sorriso:
sarà come essere già in paradiso.
Amore non c'è fretta
L'uvetta prima o poi
diventa vino e lui
più il tempo passa
e più diventa buono.
Son grappoli di sole
sapore di campagna
li han colti dalla vigna
le tue mani.
Uvetta, non c'è fretta
Uvetta, non c'è fretta
io prima o poi ti assaggerò
Uvetta, non c'è fretta,
Uvetta, non c'è fretta
in un bicchiere alfin
io ti berrò.
L'uvetta prima o poi
diventa vino e lui
più il tempo passa
e più diventa buono.
Perciò devi curarlo
da quando è nel tinello
o dentro la bottiglia
e aspetti di assaggiarlo.
Uvetta, non c'è fretta
Uvetta, non c'è fretta
io prima o poi ti assaggerò
Uvetta, non c'è fretta,
Uvetta, non c'è fretta
in un bicchiere alfin
io ti berrò.
Un po' così è con te
che un poco acerba sei
ma presto, anzi prestissimo
maturerai.
E più ti formerai
più bella ti farai
e come con un bicchiere
io ti assaggerò.
Amore, non c'è fretta
è bello se si aspetta
ma prima o poi io ti assaggerò
Amore non c'è fretta
è bello se si aspetta
aspetterò e alfine
io ti avrò,
aspetterò e alfine
io ti avrò.
Canzone. Parole e musica di Armando Bettozzi
Donna
(quanta bellezza…!)
Quanta bellezza
travolta dal tempo !
E ogni sua traccia
la disperde il vento.
Dura un sospiro,
il tempo d'un bacio…
Dopo è il ricordo,
l'oblio,
poi nulla.
Resta l'idea
nel fiore che sboccia,
nel sole che nasce, che muore e rinasce.
L'Amore, rimane
e col sole, di nuovo,
nuova bellezza disegna e colora.
Bellezza che il tempo
travolge ed il vento…
…disperde……
E poi…
… nulla !...
Quando l'Amore ti prende la mano
Ti prende la mano l'amore e non sai
nemmeno reagire Ti senti cambiare
ti volano dentro a brucare le api
e mille farfalle ti fanno volare
Ti portano su a trovare la luna
e intanto le api ti riempion di miele
e senti che devi donarlo e lo doni
Ti sfiora una mano e un corpo aderisce
nel bagno di miele e il tempo si ferma
e il mondo sparisce e un angelo suona.
L'amore ti prende e nemmen te n'accorgi
che senza pensare lo prendi per mano
e quando lo sai è già troppo tardi
Difese non hai Ormai le api
son dentro ed il miele è il sogno dei sogni
eppure è reale, eppur le farfalle
ti fanno volare ti portano su
a toccare la luna se un corpo si dona
e un angelo suona, e il mondo sparisce
Ci sono soltanto le stelle e la luna
che stanno a guardare…
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L'idea lanciata dal neo Capo dell'Opposizione:
tagliare gli stipendi per fronteggiare la crisi dei lavoratori disoccupati.
Beata solidarietà: di chi, a chi ?
(fine Febbraio-Marzo 2009)
Er tajo a li stipenni
(de chi ?)
" A Re', 'sto Franceschini pare in gamba…
Hai visto, ha detto senza giri intorno
'na frase che nun è pe gnente stramba.
Ha detto - dice -: < Qua 'n se fa mai giorno
si s'aggitamo come a ballà er samba
ma a la fin fine 'n concludemo un corno,
che stamo a pìà er probblema sottogamba,
e gnente stam'a còce drent'ar forno:
tajamo li stipenni…!!> "Finarmente !
Era ora ! Deputati e senatori,
ministri e portaborze…" "A deficiente !
Nu è mica a loro…È a noi che vò tajacce"
" Ma li morté…Cacciatemelo fòri,
che quello st'a dì 'n sacco de fregnacce !".
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" Ma...a Re', ce vò la solidarietà…"
" A parte li probblemi a finì er mese
ch'è un gran probblema e questo già se sa,
si in più vonn'annà avanti co le spese
pe mantenè a chi vié e che <'n pòi fermà>,
e chi sta qua - sippure è 'n brutt'arnese -
e che a la granne stamo già a pagà…
me pare che deppiù 'n se po'…è palese !"
" È vero, a Ro'…e poi me viene in mente
che sai li furbi cor lavoro in nero
che cicceno su a dì che - farzamente -
je spetteno l'aiuti, come quelli
che 'n cianno voja, pure si davero
ciavrebbero da fà… quei cicci belli !"
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Cerco di dirlo scherzando, ma la cosa è seria ! Che potere
questi cani! Il Parlamento aveva stilato la lista
di quelli tra loro davvero pericolosi, ma i cani hanno fatto Bu ! Bu ! Bu ! e
con quella lista, i parlamentari,
ci si sono andati a pulire il….dopo aver….al cesso dalla paura. L'ultimo
ammazzato da un cane è un ragazzino di 10 anni. Ieri 15 Marzo 2009, in Sicilia.
Sento tutti gridare: "la colpa è dei padroni!". Sì ! Ma la colpa è anche dei
cani. E di chi ne sta diffondendo l'affiliazione. Sì ! O anche di loro si
rischierebbe, altrimenti, l'estinzione ?
A chi e a quando il prossimo sbranamento ?
Basta a morì…de cane !
Abbasta ! Er cane bau ! Abbasta ! Abbasta !
Nun vojo più sentì' che azzann'a chi…
E nun se ne po' più !!!!
Baù ! Baù ! Baù !
Li cani cianno rotto, e li canari
ce l'hanno sconquassati che 'n se sa !
E che sarebbe !
Nun sta passanno un giorno senz'azzanni
e infinacché se magneno er padrone
lui l'ha voluti e a lui se sò magnati !
Er brutto è quann'azzanneno a quarcuno
che 'n cià a che ffà : Baù ! Baù ! Baù !
Sò armi, sò, sò armi com' a quelle
ch'è proibbito a vènnese e a comprasse !
Sò armi quann'abbaieno e nun dormi,
e quanno che t'azzanneno e nun solo:
te fann' annà tre metri sotto tera !!!
L'animalisti…L'anima-ccia loro !
Li stanno a ffà diffonne che tra un po'
saranno assai più loro de noantri
ché cianno messo su tutt'un commercio
e in Parlamento cianno anche paura
de dije NO ! che sò pericolosi,
e condannà chiunque li fa nasce,
e chi li venne, e chi ce li sta a impone,
. e chi li tiene a casa o che li lascia
a diventà idrofobbi pe strada:
che pòi ce fanno Bù ! e te saluto!
Ma no li cani bravi che porelli
nun sanno fà der male.
Ma male un po' lo fanno tutti quanti,
ché a chi cell'ha più er tempo passa e più
li stann'a ffà rincojonì alla granne:
je metteno er cappotto, le mutanne,
je dicheno: viè, bello de mammà,
che manco a un fijo vero ! E quello: Bù !
je fa scodinzolanno: Bù ! Bù ! Bù !
E dicheno: so mejo 'ste bestiole
che tutti li cristiani de 'sto monno !
Ch'è 'na filosofia che sempre più,
assieme a tutt'er resto che c'è in giro,
ce sta portanno sempre più giù a fonno !
Che gira, gira, aoh, ma che te credi:
sò tutti quanti fiji …de'na cagna !
Mo, anzi, questo 'n se potrà dì più:
che pònno risentisse e a raggione
l'animalisti, e…. Rita Dalla Chiesa *! *in TV sempre coi cani
in bocca.
Stamo a parlà de Legge o de demenza ?
" Più 'nnam'avanti e più stann'affogacce
ner pozzo de 'na merda puzzolosa
e nun trovamo er modo de sarvacce,
che in nome de 'na Legge fantasiosa
ce stanno certe emerite togacce
che vònno che sia assai spettacolosa
gni vorta la sentenza, pe pìacce
a merda in faccia, appunto, ch'è 'na cosa…!"
"Lo so, a Re', si qua 'n se pìa riparo…
Du' fidanzati: lui che bacia a lei
sur tipo labbra-guancia…'n bacio …amaro !
Ché lei s'è fatta rode…ha denunciato,
e 'n giudice - uno co li zebbedei -
che t'ha saputo fà ? L'ha condannato !!!!"
Vabbé lo stupro…e pure la violenza…
Ma qui 'n se tratta più de stà a difenne
er debbole de turno…mo è demenza !"
a quando l'obbligo di tests mensili per chi deve
giudicarci, e che magari ci rovina l'esistenza
anche - perfino - con la sola notizia di sentenze
che sembrano uscire da ricoverati del Cottolengo ?
E a quando un ripensamento della donna super tutelata
a danno dell'uomo ormai stretto alle corde ?
A quando un matrimonio senza lo spauracchio del mantenimento a vita
della consorte per aver condiviso magari solo un mese o meno di sorte ?
Ma addirittura prima ancora del Si ?! Salviamo i rapporti umani…ma de che ?!
(sentenza Cassazione Marzo 2009)
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La matassa
(il micetto giocarellone e incosciente)
La matassa - gioca e sfila -
gli si è riaggomitolata
tutta intorno ed il meschino
agitandosi ingarbuglia
quei filami sempre più.
Non c'è verso, non si scioglie
prigioniero è del suo gioco
grida aiuto, fa promesse…
Finalmente chissà come
co' un aiuto non sperato
se ne esce liberato.
Ma ben presto se ne scorda
del pericolo scampato,
e rigioca con la corda…
Ma stavolta è la tragedia:
gioca, gioca…s'è impiccato.
L'uomo ha fatto uguale, uguale, come in questa
storiella del micetto.
Speriamo che la smetta qui con quei suoi giochi finanziari…
e non arrivi ad auto impiccarsi.
(crisi finanziaria mondiale iniziata nel 2008 a NY).
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Ispirazione
(alla Musa ispiratrice)
Vieni… così, senza essere invitata;
dentro di me t'infili e non domandi.
Bussi ? Macché…ti senti la padrona
solo perché una volta ti ho cercata.
Era per dir alla mia innamorata
cose che mai, altrimenti potevo.
Sei diventata ossessiva, però…
Almeno aspetta d'essere chiamata !
Non tormentarmi tutta la nottata:
poi sono stanco, che cosa vieni a fare ?
Non ti disprezzo, anzi, io ti voglio:
ma tu a ogni minuto sei ispirata !
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Il 40% dei galeotti romeni circola qui,
ma in fondo… "non in percentuale così importante" ! dicono qui.
Il Presidente romeno accusa l'Italia di xenofobia-razzismo…(!?!)
Anche qui da noi, è un continuo….
Da noi, gl'illuminati supportano, e giustificano tutto,
che intanto anche da noi ci sono i delinquenti, e perciò….
E poi…E il costo che ci costano ? Più va per loro…meno va per
i nostri disoccupati e bisognosi. Razzismo ?
Rifugium… romenorum
"A Ro', hai 'nteso, sì ?! Va tutto bbene…"
" De che, a Re'….va tutto bbene che ?"
Che quello llì se st'a spurgà le pene
passannocele a noi, a mme, a tte…
E in più sta pure a rompe…Je conviene
a dì "xenofobbia" (che manco c'è).
Però st'a dì che le su' peggio iene
mo stanno tutte qua a… pìass'er tè…!
E dato che daggià ce sò li nostri,
pe le capocce sempre illumminate
è giusto a pìasse pure l'antri mostri…
che in fonno, si 'i volemo stà a contà
nun sò percentuali esaggerate…!"
"Ma allora che se stamo più a lagnà ?!...
Eh, sì, 'ndo' già sò in cento, centomila
è uguale: ce sò solo più corcati(1)…
ma sempre pochi sò ! e er discorso fila !"
" E pòi senza contà…ma chi li paga ?
Pe ognuno qui sò sòrdi fatigati…!"
"Pagamo pure !… Pe aggravà la piaga !".
(1) sopraffatti, stesi a terra; come pure: derubati, rapinati,
scippati,
stuprati, svaligiati, impauriti, malessere psicologico, prostituzione, droga,
tratta umana, ammazzati da drogati-ubriachi al volante, e altro… esteso a:
costretti a spendere per inferriate e allarmi…sempre più, perché più ce ne sono
di delinquenti (in aggiunta ai nostri), più le probabilità crescono… ma è
normale ! E infine, ma non ultimo, reazione per la sicurezza che manca, caos
socio-politico e spesa pubblica per il mantenimento di chi non si mantiene, e
l'auto difesa che porta il povero malcapitato in galera per eccesso di difesa…Se
non volere tutto questo è razzismo…!
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in attesa del Testamento Biologico:
cattivi pensieri….
E dopo, una realtà ?
Eredi
" A Ro', si a mme che sò 'n bòn elemento
me sta giranno in testa 'sto penziero,
me dichi chi è 'n gran fìo de 'no sparviero
si quello che po' fa cor testamento…
sai quello che te fà staccà la spina…"
" Biologgico, a Re', embeh ? Sarebbe ?"
" Sarebbe che…sai che carneficina !
Ner senzo che poi c'è chi staccherebbe
la spina a chi je va, si nun s'adatta
a annassene da solo…Se va llà:
<Diceva sempre è mejo si se schiatta…>
je fa ar dottore e lui…lo fa schiattà."
" A Re', a parole nun se po' più fà…"
" Je fanno firmà un fojo, quanno sia…
Che 'n se farebbe pe un'eredità,
si la seccaccia 'n se li porta via !?"
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poesia ispirata dalla scena musicata
del bosco sulla home page
del sito "Le voci dentro"
del poeta Paolo Musolino,.
cui dedico.
Il bosco
Il bosco, i colori, le forme,
il silenzio, i profumi, le fronde,
le foglie sparse,
l'aria umida e la luce diffusa e lieve
tra gli arbusti e il ruscello discreto
e i suoi minimi gorgoglii mentre
dai sassi disseminati scende
e tranquillo va a seguir la via,
con la sua vita dentro, invisibile
e quella che in lui si specchia
delle creature intorno.
La chiamano Natura: un solo nome,
per tante tanto eccelse creazioni
cui l'Arte inchini scioglie
e ogni alta ispirazione, riconoscente inneggia.
Tanta ricchezza, tanto arredamento
per vite minuscole, insignificanti, inutili…
O forse no ? Forse
son lì a indicare a noi il perché…
per un esempio che sia da imitare
per esser come loro, sazi,
felici di quel poco così grande
che è la vita
che solo loro san godere appieno
e senza condizioni, e in armonia.
alle donne…d'assalto
(derivato - oltre che di una " libertà" che è diventata un'altra cosa -
d'un femminismo sfrenato e perdente: la "donna oggetto"
è oggi più oggetto che mai, e "modello rovina"
per piccole e grandi…Effetto '68)
Quel rossore che avevi
Quel rossore che avevi
spruzzato sul viso
quando la neve era sola sui monti,
più fine d'un fine profumo
si respirava con l'aria,
era dolce.
Or com'è raro trovarlo nel mezzo
di unghie affilate
e di lingue sguaiate…!
Era il volare di timide occhiate;
ora in gran parte son voli d'ossute
e voraci cornacchie.
Febbraio 2009, giorni di Carnevale:
- 13 anni: di buona famiglia, accoltella (a Chioggia) alla schiena l'insegnante
(coltello portato da casa);
- 14 anni: violentata al parco della Caffarella, Roma,
da adulti romeni, mentre l'amichetto coetaneo è malmenato
e costretto a presenziare alla…cerimonia.
Fattacci - Carnevale da pianto
"Da ride c'è ben poco, Remo mio;
sippure è Carnevale, l'alegria
è proprio morta, a Re', t' 'o dico io."
" A Ro', e nun fa così…e che ! Mamma mia…!"
" Ma come < 'n fa così>…Ma nu lo vedi ?
A tredici anni ammazzeno er maestro….
Se fumeno la vita…Che te credi ?
ormai aggià a dieci anni cianno l'estro
de fà li delinguenti…Oppuramente
sò loro a pagà caro er brutt'annazzo
de 'na stralibbertà beceramente
voluta ed infilata immezz'ar mazzo
de certe ideologgie da cacatore".
" È vero, a Ro'…è uguale a chi se magna
robbaccia e va de corpo co dolore…
La società ha magnato….e mo se lagna…
P'er mar de panza c'è er medicinale,
lo piì e poi te passa…e pei fattacci ?".
" È facile: ce vò che er tribbunale
ingabbi er delinguente…e nu lo cacci !".
Elezioni in Sardegna, Febbraio 2009, giorni di Carnevale:
la Sinistra capitombola di brutto. Non cresce di voti,
ma perché non cresce di idee, e in più insiste con alleanze
poco raccomandabili…Ristagna su sabbie - che loro
sì, sono mobili - ma non gli argomenti che mette in campo….
pietrificati.
Scherzo de Carnevale
(ma vera 'nuova Caporetto')
"A Ro', già è carnevale n'antra vorta..."
" Eh, sì, er tempo passa: ce fa cresce…"
" Nun sempre, a Ro', e c'è chi se n'è accorta,
che a cresce nun c'è verso, nu j'ariesce…"
" Eh, sì, lassù j'è ita proprio storta…"
"Eh, già, a Rò, chi dorme nun pìa pesce…"
"E a forza de intignà a spartì la torta
co quer gran fregno buffo…ecco che esce…!"
"Nun solo quello, a Ro', è che j'amanca…
nun so…che posso dì…j'amanca tutto !"
"È vero, a Re', che poi uno se stanca
co sempre quela stessa litania:
< è 'r cavajere ! è 'r cavajere l'omo brutto…!>.
Sta tutta llì 'sta loro fantasia ?!
Co: < ar lupo ! ar lupo!> stann'a facce un mazzo !
nvece de fasse 'na radioscopia…!"
" Seconno me 'n ce stann'a capì 'n cazzo!"
"Nulla Osta pe l'aiuti a…Costa"
L'attore Edoardo Costa, secondo le denuncie di "Striscia la notizia"
supportate da interviste e testimonianze, avrebbe approfittato della beneficenza
spillata ad ingenui donatori,
per arricchire la propria immagine e le proprie tasche con le notevoli somme di
denaro ottenute speculando
sulla pelle di bambini africani bisognosi, che dopo quattro anni ancora
aspettano i medicinali
ed altri aiuti promessi dallo stesso Costa. 2008-2009.
" A Re', che fai, te sei appassionato
a 'sti strumenti antichi de tortura ?!"
"A Ro', è 'n depliant che m'hanno procurato…"
"Ma che vòi fà: vòi mette sotto cura
a quarchiduno, a Re' ? Che sei 'ncazzato ?
Na vorta annava…mo c'è la censura…"
"Censura, a Ro' ? Si pìo a quer depravato
che sta facenno er bello addirittura
co li fanelli*, pòri disgrazziati
che moreno de fame e malatie,
che a nome loro troppi n'ha fregati
de sòrdi a destra e a manca, promettenno
de dalli a quelli…a Ro'…tutte bucie !!
Ma prega a dio, a Ro', che nu lo prenno…!"
" Ner tempo de la moda der perdono !?"
"E NO ! a Ro', eh NO ! Io nu' mme venno…
Chi vò perdoni…Io nu je l'abbòno !".
*bambini, ragazzini.
Il Seme della Libertà
No! alle angherie-prepotenze-sopraffazioni-violenze
di idee e azioni dall'alto,
ma anche da ogni altro strato della vita
incluso il medio alto, il medio,
il medio basso, e il basso e bassissimo….
La tua Libertà finisce quando urta la mia.
Senza Sicurezza non c'è Libertà.
Come il seme è traguardo di partenza
per le case ed il loro arredamento
e la pizza che è fatta con il fuoco -
perché il fuoco che serve lo dà il seme -
così pure a chi Libertà gli preme
sappi ben che se Sicurezza invoco
è perché più di loro ho il sentimento
di questa Libertà, che non c'è senza
la Sicurezza che di essa è il Seme.
Questo seme ha un colore naturale
ed è sciocco volerlo colorare
con colori che sono idee di parte
e col gioco di chi vuol farne un'arte
per dar via un prodotto che…"sa fare
lui soltanto", ma è lui che gli fa male
perché, chissà…la Sicurezza teme.
Ed occorre tenere bene in mente
che Libertà arriva al suo traguardo
proprio quando di quella di altra gente
ne deve tener conto e anche riguardo.
Stupro
La casa di Maria
più non sorride al giorno
coi vetri chiusi e le persiane verdi
cucite.
Come la bocca sua che più non canta.
Non passa il pettirosso a melodiare
e neanche la civetta sopra il tetto
a raccontar la notte.
Cadono le foglie
senza far rumore
ed è solo un lamento quel fischiar del vento
nel camino spento.
…a quanti stupri "estranei"si deve
arrivare prima di gridare: "basta !" ?
La casa dei mostri
e delle morte vive
Libero s'aggira
nella casa di tutti il mostro
che nessuno vuole e tutti fanno entrare
così…mostruosamente,
perché ogni porta deve stare aperta:
ché libertà lo impone,
e accoglierlo è un dovere e un suo diritto.
Perciò, fanciulle, donne,
non piangete
se tra le grinfie sue cadrete:
voi siete le prescelte
di una ideologia sacrificale
che vivo pasto in mano al mostro getta
per dar ragione a un'accoglienza cieca
e ad una libertà senza confini.
Se un mostro c'è, ben vengano altri mille:
par giusto,
come anche avere voi tra noi
morte vive in casa, a lievitare
accese discussioni senza fine,
ma no vergogna e voglia di gridare:
basta !
San Valentì, fa' qualcosa !
(al modo bettonese - di Bettona, PG)
San Valentì, cocchino, e che fè, dorme ?
Lo stè a vedé tuqua quel che succede,
o ormai 'n ce fè più caso che anche l'orme
de quan che ce bastava avè la "fede"
pe staje appicciato ta qualcuno
mo stonno a scomparì 'n po' dapertutto
e fa 'na pena ! e si ce ne sta uno
che ancora 'n s' è infettato co sto brutto
malanno-epidemia che fredda 'l core
e fa murì l'amore dopo 'n po',
lo stonn'a pià pe un essere inferiore…
Ma te par giusto ta te ? Io nnel so…
E ma..'l so che nn'è giusto, Valentì,
ma allora fa qualcosa: la vergogna !
Si', la vergogna…fajela sentì
ta chi st'a mette 'l bene nto la gogna !
Le larve degl'insetti
le chiamano "Ninfa", "Pupa"
che sono bei nomi piacevoli.
Quella dell'uomo, che è il pupo,
lo chiamano "feto"…brrr!
C'è qualcosa da rivedere.
"Feto"
(cominciamo bene…!)
Scalcia e preme per uscire
da lì dove ha udito dire:
"Feto…feto…feto…feto…
Ecco il feto ora è completo…"
Feto, sempre l'han chiamato,
e è perciò tutto arrabbiato:
" Feto a me ? Ci sarai tu!
E non dirmelo mai più!".
Ed appena è fuori strilla
co' una voce che sfavilla
nelle orecchie dei presenti.
Poi va avanti coi lamenti
perché è pieno di pupù
che incomincia a buttar giù.
E si succhia il latte e ancora
lo rifà in nemmeno un'ora
e così per tutto il giorno
e la notte… e tutt' intorno
ben si sente la puzzetta:
questa qui è la sua vendetta.
E non smette, che è contento
di vedere il movimento
che per lui si va agitando
mentre in sé sta meditando:
"Sarò grande prima o poi
e il ciuccetto lo do a voi!.
Se mi avessero chiamato
in un modo più aggraziato,
me ne uscivo col sorriso
disegnato sul mio viso.
" Ninfa"… "Pupa"…per l'insetto;
per me: "Feto" ! che è, un dispetto ?
Che m'aspetto pel futuro ?
Altroché, se sarà duro !".
Voglia di eternità
(a Lisa)
Saliremo
come eliche nell'aria
Cercheremo
un angolo di cielo
per nasconderci il nostro gran tesoro
lontano da ogni falsa verità
e da ogni seduzione e inquinamento.
Avrem come confine
l'orizzonte
e quello dopo e quello dopo ancora
fino all'agognato - pe' altri irraggiungibile -
traguardo nostro e dell'eternità.
Il caso Eluana Englaro: una realtà amara.
Ieri sera, 9 febbraio 2009, a Udine, dopo diciassette anni
di stato vegetativo e di lotta del padre per farla sopprimere -
per non vederla più soffrire - ma intanto sua convinzione
e quella di certa parte di medici e opinionisti - è stata che
lei non sentiva nulla - è finalmente morta…diciamo così…
Resta l'amarezza per chi ha cercato di salvarla; cosa impedita
da chi per lei ha scelto la morte anche tra le istituzioni, certa pubblica
opinione e
le correnti….. Le cronache danno i dettagli di questa triste storia.
Eluana, addio.
(la vittoria dell'ideologia)
La corsa contro il tempo è uno strumento
per dar la vita e non per dar la morte.
Ma per Eluana Englaro e la sua sorte
s'è fatta per il loro annientamento.
Con papà suo ha vinto e è soddisfatto
chi la sua morte ha politicizzato.
Ma volontà a morire, si dia atto,
non c'era e la sua morte è sì, un reato.
E or che dorma ! Via i riflettori !
Eluana adesso è morta per davvero,
e per pietà accendiamo ognuno un cero
per gli aguzzini suoi affamatori.
Dolore sì, dolore no…che importa
saperlo se è deciso ormai il da fare
che per l'ideologia è conquistare
un sì e a eutanasia aprir la porta.
Pantani vola
Pantani corre lungo la pianura
poi ruzzola per tutta la discesa
e sembra farlo con disinvoltura
perfino su in salita, che non pesa
perché è un campione, un mostro di bravura.
Con la sua fama in tutto il mondo estesa
e quella sua bandana ben tirata
all'arrembaggio va come un Pirata.
La bicicletta sua va via sicura:
frenarla vuole dir recarle offesa
e chi sta in sella a lei non ha paura
e vincere, così, non è un'impresa !
Son due, ma sono un'unica creatura
che Prima ! al suo traguardo è sempre attesa;
e Prima arriva, infatti: è la più amata
e sempre lo è di più a ogni volata !
Però il destino porta un'ombra scura
sul personaggio che fa tanta presa
e diverrà per lui una tortura
che dal Pirata mai sarà compresa.
Ma la sua fama resta linda e pura
e per Cesena e il mondo vola illesa.
Trentaquattr'anni solo gli è durata
la vita sua, ma lui… l'ha immortalata !
La morta vita
(i bambini delle fogne)
Ballano i topi
la sera nelle fogne
al suono del lamento senza luce
di esseri animati senza nome,
d'affetto nudi e d'ogni grazia esenti
che accantonati ha il mondo,
che li ignora.
E intanto su di loro
la vita viva scorre
tra terra e cielo
………………..
inutilmente.
Cara Poesia
(a Lisa)
Pervadermi di te, Poesia, ti sento
e assai mi duol non riportarti a modo
quant'arde in me per te il mio verseggiare
che dentro sprizza in emozioni e sogni
così come sa far champagne in coppa.
Non è tradir, non è, la mia Lisetta,
che alla sorgente sta di questo fiume,
che insieme a lei, a te spingermi sento,
che è fiume che alimenta il sacro fuoco,
e insieme, in me, dan vita a te, Poesia.
intervista TV a Ritanna Armeni
di Rifondazione
27 Gennaio 2009
Certezza de la pena
" Si ch'è arivata a dì, la Sora Armeni -
che nu' è der tipo 'sbatteli in galera!' -
sur fatto de li stupri matti e osceni
che stann'ad incurcà paura vera
in ogni donna, sia de li rumeni
che de artri farabbutti, giorno e sera,
che pe li lazzaroni 'n ce sò freni
e stann'a imputridì l'attimosfera…"
"L'ho 'ntesa, a Ro': "…certezza de la pena!
Ce vò certezza puro si se pente,
pe'er depravato che violenta e mena…!"
"Hai visto, sì ?! Pe questo je va bbene….
Ma pe artri delinguenti nun ce sente:
'certezza' nun vòr dì 'quanno conviene' !"
qualche anno fa ci fu un tale che ebbe a fare
un più che legittimo e dignitoso commento
su un Presidente della Repubblica. "Regime!", si urlò.
Oggi, 28 Gennaio 2009, Antonio Di Pietro
nella pubblica piazza, urla contro Giorgio Napolitano,
per un torto che non ha, accorpandolo alla Mafia.
Qualcuno ha commentato: "Sì, ma…non era premeditato". (!?!)
Er "silenzio mafioso"
Coll'occhi tonni in granne aggitazzione
Tonino llì sur palco in quela piazza
ar solito sta arzanno er porverone
e cor discorso suo qua e llà scorazza
finché je se presenta na visione
e, illumminato, anche deppiù starnazza,
e se solleva… un po'come un santone,
e più è ispirato, più urla e più se 'ncazza.
E pe nun fà la solita minestra
che ormai 'n fa più nemmanco tant' effetto,
stavorta butta giù da la finestra
er Capo de lo Stato, addirittura
perché er "silenzio" suo, aoh, l'ha detto!
" È mafia !"… La sua 'nvece: follia pura.
per il "giorno della memoria"
27 Gennaio 2009
E sento il grido
E sento il grido dello strazio immenso
venire dalla notte testimone
dei giorni quando il mondo era stregato
da demoni in divisa.
Or tutto è come fosse stato un sogno
e aprire gli occhi ancora non riesce
ed è confusa ancor la mente incerta
che non distingue…è tonta,
intanto che di orrore sembra esperto
e con il viso asciutto lo racconta
com'una fiaba, o un incubo passato
un ultimo scampato.
Il Brasile non concede l'estradizione
del riconosciuto pluriassassino
Cesare Battisti.
Il quale ha anche altri sostenitori…
(gennaio 2009)
Italia ammazzatora (1)!
" A Ro', ma si a 'n emerito assassino
lo tratteno da eroe nun è normale:
o ce sta un virus che ce sta a ffà male,
o er monno s'è ridotto a un gran casino,
e c'è chi co sniffate o troppo vino
lo vede come fusse un urinale
pe cui senza ritegno fa er maiale…"
"Je stanno a faje fà tutt'er paino (2)…!"
"Fatto è ch'ortre ar Brasile sambettaro
c'è pure Carla (3) co artra brava gente
che stann'a fasse tutt'er sangue amaro
ner vede che 'st' Italia ammazzatora
vorebbe ingabbià a Cesare er fetente
e loro invece vònno che sta fòra !".
(1) ammazzatora: mattatoio.
(2) paino: bellimbusto.
(3) Carla Bruni (che se n'è uscita al riguardo con parole
per lo meno riprovevoli).
Messaggi d'amore
Sopra un foglio tutto bianco e senza pieghe
volavan le parole appassionate
sulle mani che in attesa, notti e giorni,
avevano aspettato trepidanti.
E tremavano le mani nell'aprire
la busta dove palpiti di cuore
si donavano graziosi al proprio amore
E in disparte, in assoluta discrezione
andavan le parole dritte al cuore
addolcendo i lunghi giorni dell'attesa.
Non volan più quei fogli messaggeri.
Hanno perso il loro fascino i messaggi,
ormai una caotica inflazione
di un continuo dire "Amor", svalorizzato.
L'ultima fermata
Al binario di partenza
incomincia l'esistenza
d'ogni essere vivente
pe' un viaggio coinvolgente
sempre e ovunque misterioso
lento, o andante, o frettoloso
con destinazione ignota
con il treno che si svuota
piano, piano a ogni stazione
dove anche altre persone
salgon sopra speranzose
di vedere tante cose.
Sempre avanti corre il treno
con la pioggia ed il sereno,
poi sobbalza e un po'rallenta,
c'è un ostacolo e un po'stenta,
ma riprende l'andatura
e continua l'avventura
tutti i giorni e ogni nottata
finché scendi alla fermata.
Lì soltanto, finalmente,
quando ormai non puoi far niente
sai la tua destinazione
e t'accorgi col magone
che era l'ultima fermata
d'un biglietto-sola-andata.
La vita è una poesia
La vita è una poesia
E ogni giorno è un verso
Scritto coi battiti del cuore.
La "punizzione" passa…ma la "faccia" resta
(TiVvù indecente: lo dice il Presidente…della Repubblica
e non del Consiglio)
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Personaggi e interpreti
(oltre a Romolo e Remo):
- Tizzio (Santoro, allontanato dalla TV, poi re-imbucato)
- "Quello" (Berlusconi, che lo aveva fatto allontanare, per la sua spudorata
faziosità)
- Annunziata [di certo non berlusconiana…che dopo la tirata di orecchie a
Santoro
in diretta TV, 16 Gennaio 2009, per la sua, infatti, spudorata
faziosità (sulla questione israelo-palestinese) s'è alzata e se n'è andata].
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" Hai visto, a Re' ? Ma quale informazzione!
T' 'o 'ho detto che fa solo propaganna
quer Tizzio, che gni vorta ce s'affanna
a fatte vede e crede a quer copione
che senza manco un po'de discrezzione
se mette su sia contro chi commanna
che "pro" chi dice lui ....Ed è 'na manna
a fà 'ste cose llì in televisione,
che è de lo Stato, e viè pure pagato…"
"Eh, già…poi stann'annà a dì de "quello" llì….
Piagneva, er Tizzio: "…hi!...m'hanno cacciato !..."
" Allora… è "quello" llì a fà er prepotente,
o 'ste du'- tre linguacce ad impedì
de avé n'informazzione più decente ?"
"Nu è chiaro chi è, a Ro' ?!…Ma l'Annunziata
(no "quello", bada), aoh, je l'ha cantata !
e mentre lui imprecava*… se n'è annata !".
*contro tutto e tutti, anche contro
Veltroni, che: "invece di andare in Africa,
andasse a Gaza…!".
La Terra e il Diavolo
La Terra sarebbe perfetta
se l'uomo non desse più retta
al diavolo che la rovina
con ogni suadente moina.
Ma pure dovrebbe, la Terra,
placar le sue ire che sferra
su sé e sui popoli tutti
che causano biblici lutti.
È che il paradiso terrestre
dei fiori, dei frutti e ginestre
s'è perso sul nascer del mondo
per colpa del diavolo immondo.
Per questo, millenni ha esultato
vedendo l'umano prostrato.
Però può cambiare se noi
cambiamo col senno del poi.
Vogliam dunque ancora che esulti,
oppure riempirlo d'insulti
e farlo fuggire, e la Terra
che torni per tutti una serra ?
La Pace, tra noi e col Cielo,
l'abbraccio di Croce e Vangelo
daranno a ogni bimbo il sorriso
e quello ! sarà il Paradiso.
Filastrocca della pace…che non c'è
Tutto il mondo vuol la pace
tranne chi vuol far la guerra
come in quella Santa Terra
dove ogn'arma mai si tace.
Quella è terra che dovrebbe
esser culla della pace
ma la pace lì non piace
pur se meglio ognun vivrebbe.
Forse pace è irriverenza
ad un modo di pensare
e perciò, meglio sparare
sulla colpa e l'innocenza.
Così ad ogni tir di sasso
si risponde col cannone
ed il torto e la ragione
a braccetto vanno a spasso.
Qualcheduno ha incominciato,
qualcun altro mai finisce,
uno allora ri-ferisce
ed il ciclo è rinsaldato
pe' una storia senza fine
senza capo, senza coda.
Lì la pace è fuori moda:
meglio pianti, morti e mine.
Ma chi ha torto ? Chi ha ragione ?
Uno: "È casa mia!", sostiene;
l'altro, erede si ritiene
d'un'antica donazione.
Mille e mille anni or sono
fu interrato il seme in terra
che ora è un albero di guerra
ed è contr'ogni perdono.
D'altra parte se uno spara
pur se n'abbia ogni ragione
spinge l'altro alla reazione
e la dose gli rincara.
Ci son colpe… celestiali,
ed umane, parimenti,
di promesse…insediamenti…
trattamenti disuguali…
dopo lo scandalo su cui galleggia la società Romeo.
Romeo, Romeo…
(Appaltanti & Appaltatori)
Romeo, Romeo, perché, Romeo, gli appalti
son tutti quanti tuoi nel Bel Paese ?
Qualcosa che non va ci sta, è palese !
Ma quanti ne conosci di quegli alti
papaveri, alti, alti ? Sai i salti
che a ognun gli tocca far mese per mese
se verso sé non ha le mani tese
a "prendere"-e-a-"donare", e sugli spalti
a guerreggiar …per la sopravvivenza
gli tocca stare e per tirare avanti ?
È ora che facciate penitenza,
avidi appaltanti e appaltatori:
per la decenza, dico…tutti quanti,
ché fate schifo più dei roditori !
Né fòco…né guera !
(pure si er cracche ...è tutta corpa sua !)
"A Re', l'hai 'ntesi si che stann'a dì ?
Che vonno daje fòco ar Cavajere…"
"Che stann'a insiste a dì ! vòi dì, che qui
da mo che stann'ann'a dille 'ste…preghiere !
Ma senza stà a vedé che quello llì
sa core come e più de un berzajere
e che ogn' imprecazzione, va a finì,
che s'affatica e… torna ar giustizziere !".
" Ma 'nfatti, a Re'…'n se stann'a renne conto
che più je danno ggiù…più er danno è er loro…
Dellà, d'artronne, fanno a chi è più tonto…"
" E che: - tutta l'Italia zompa e balla
si pìasse fòco… - aoh, sarà un ber còro,
ma cià sortanto l'aria de 'na balla !"
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" È vero, a Re', si più che daje fòco
l' Italia j'ha voluto dà er commanno
de un popolo confuso e manco poco,
che infatti stann'a dì che c'è er tiranno
ma me cecassi si anche pressappoco
ne stessi a véde uno…Come fanno !?
E poi mo sorte fòra…pare 'n gioco…
ma sì…che lui, l'Iracche…aoh, ma quanno !
Ma nu era Bushe quello dell'Iracche ?
Ma mo la dico io 'na cosa vera:
è lui che cià portato 'sto gran cracche
sia qui da noi che in tutt'er monn'intero !"
" Ma allora, a Ro', bisogna faje guera,
ce tocca…d'abbrusciallo pe davero !".
"La guera no, 'n sia mai…! C'è a chi je piace…
ma armeno noantri…stamosene in pace!"
Come i petardi di mezzanotte
C'è un violino che suona a mezzanotte
e si tiene in disparte dai fragori
di trombette assordanti e dai rumori
e da voci stridenti e ininterrotte.
Sembra un pianto il suo suono melodioso
che struggente si leva nel frastuono
della festa che ha tutto un altro tono,
che è ben vivo, ritmato, e assai gioioso.
Le sue corde tirate erano avvezze
alle allegre serate, ai balli, ai canti…
Tutte cose che adesso ha lì davanti,
ma non vede che un mare di tristezze.
Sembra come il mio cuore innamorato
che anche in mezzo alla folla resta solo
dal momento che il tuo con me è un ghiacciolo
perché io…io l'ho mortificato.
Non è tardi, amor mio, non è mai tardi…
Dimmi: "Sì ! che il tuo cuore batta ancora… "
Questo aspetta il cuor mio ora per ora
pe' esultar con te come quei petardi.
L'arberello de Natale arternativo
(Natale 2008: con crisi finanziaria e crisi morale)
Puntuale come sempre viè Natale
co tutte le lucette colorate
sull'arberi e le strade illumminate
e er monno ch'è più bbono e più leale.
Però stavorta nun ce sta er morale
e manco la morale. E sò schioppate
le belle palle impossibbilitate
a sta llì a pennolone cor puntale.
Sur solito arberello natalizzio
perciò ce metteremo li "No!"- "No!"…
che certi stanno sempre a dì per vizzio
e tutti quanti queli privileggi
che tutti 'n vònno più vedé, però
nisuno fa le necessarie Leggi…
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Ce metteremo tutti li penzieri
de chi 'n sa come fà a sbarcà er lunario
de chi nun vò abbassasse l'onorario;
dei pòri cristi e chi cià glorie e imperi.
Le tasche vòte e i conti a tanti zeri,
e chi je tocca vive in un carvario,
e chi come lavoro fa 'r precario,
politici corotti e faccendieri.
Li sogni de chi ancora sogna e spera,
de chi vò fregà un divo pe fà er divo,
de chiunque penza solo a la cariera.
Li pianti e le risate de la gente,
la cattiveria e er ghigno der catttivo,
chi fa er dovere suo onestamente….
Inzomma un arberello arternativo
indove nun ce manchi proprio gnente,
co tutto assieme appassionatamente…
armeno pe Natale solamente,
che 'n po' durà de certo eternamente !
Er nostro Pigmalione
(ar Sor De Ninis)
" Ma se po' stà, a Poe', du' settimane
co senza er "blu" che ormai è casa nostra ?
Sto a dì pe mme, nun so l'affari vostra,
ma pure a voi ve manca com' er pane,
ce scommetto…" "Ciavete indovinato
a Sor Poe'! A tutti noi Poeti
ciamanca sì ! ché è come pe li preti
si 'n ponno dì la messa…ch'è un peccato !"
"Eh, sì, proprio 'n peccato senza er "blu…".
" È com'er mare senza 'na barchetta…"
"Davero, aoh! è proprio 'na disdetta…"
" Te renni conto si 'n cioprisse più ?!"
"Eh, certo ! er Sor De Ninis nun po'mica
annassene a spasseggio, o a riposasse,
o in ferie…aoh, eh no!...nun se po' fasse !
lui deve stà a dirigge 'sta rubbrica
de le poesie che noi poeti famo…".
"Però, a pensacce, aoh, a Poè, in fonno…
lo so, pe noi sarebbe proprio er finimonno,
ma troppo ce st' a ffà….e nu lo pagamo !"
"A Sor Poè, è vero, ciai raggione…
Ma armeno, aoh, mannamoje l'amore,
na granne gratitudine, de còre,
a 'st'omo ch'è un po' er nostro pigmalione."
Grazie!
Natale 2008
L'Albero Poetico-Natalizio di Poetare
Sulla cima, per puntale,
c'è il Magnifico Lorenzo
che più scrivo e più lo penzo*.
Poi, in via eccezionale,
quelle palle colorate,
dato che son tutte rotte,
o se no, sono stracotte
da fattacci e baggianate,
sono state rimpiazzate
con le voci dell' "azzurro"
che con grida o col sussurro
si son sempre prodigate
ad offrire gioie e pene
rabbia o umili preghiere
o anche sogni oppur chimere
ricercate o come viene,
e gli amori disperati
e scenette naturali
ed i sogni e le morali
e i ricordi assai datati,
frustrazioni ed emozioni
quale pane quotidiano
di chi più che con la mano
scrive le sue sensazioni
con in mano il proprio cuore.
E i commenti alle poesie
spesso vere terapie
ché gratifican l'autore.
C'è Santoro che ricorda
un amore e è giù di corda;
ma non quando del Concorso
Boccheggiano avvia il corso.
C'è Scaligine e Reggiani
che commenta a piene mani.
Tinti, che, anche, assai commenta
sempre brava, sempre attenta.
Ci son Wilma, Glò e Cristina
che poeteggia da divina
e è contraria a chi è contrario…
E c'è Bruno …sul Calvario.
Ci sta Aurelio che saluto,
e che a Roma ho conosciuto.
Ci sta Fausto e c'è Giuliano,
Bottiroli e Gulisano,
Conti, alquanto spirituale,
e Burlacco-Ghin teatrale,
Montagnoli, Silvia e Lama,
Pompi che commenta e ama
"Remo e Romolo, i fratelli".
Ci sta Fabi e c'è Spinelli,
Maristella e Stivaletti.
Tutti bravi, tutti schietti…
Come Gide, Tina e Rosa,
Poesia! Che grande cosa !
Per Dell'Acqua e Di Finizio
verseggiar che bello sfizio!
Ci sta Elfe e c'è Gerardo
e Pepato, e ognuno è un bardo !
C'è Morgana e c'è Anileda:
una è aeda, e l' altra è aeda,
C'è Santangelo e Delphine:
poetare: che bel fine !
Come pur per Marchingiglio
è un'ancora, un appiglio.
C'è Taraschi e c'è Notari…
Tutte care, tutti cari.
C'era e c'è tra noi ancora
Lei, Daniela, come…allora.
E le luci luccicanti
son, di tutti, tutti quanti,
le poesie…è ! la poesia,
che ci scalda, che è magia,
che è vitale per chi "sente",
come l'acqua di sorgente.
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*con la "z", come in romano, dato che
stavo per scrivere in romano…poi così è rimasto.
I nomi o cognomi riportati nella poesia
sono quelli di poetesse e poeti che
hanno commentato mie poesie.
A tutti loro e a tutte le altre poetesse e poeti
del Sito del Magnifico Lorenzo, sono grato
e auguro salute, gioia e prosperità per le
prossime festività e per un Anno molto, molto migliore
(o almeno non troppo peggio di questo in partenza….)
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Cristianità essenziale
La nascita di Gesù
Come aveva l'Arcangelo annunciato
mesi addietro a Maria, già benedetta,
tempo, era, pel parto originato
dalla Fede di quella giovinetta.
Con Giuseppe Maria ha camminato
senza sosta e la notte scende in fretta.
Bussa, bussa, a Betlemme hanno trovato
solamente una stalla, ma è perfetta,
per un Re che non cerca la ricchezza
se non quella dell'anima, e dal cielo
se n'è sceso a portarci la salvezza.
Van le stelle ad illuminar la via
a chi vuole onorar chi è già Vangelo:
Gesù, il figlio di Dio e di Maria.
L'Istituzione dell'Eucarestia
Mentre inizia la cena mestamente,
che presaga è di un gran rinnovamento
di pensiero e di vita, umilmente
Gesù Cristo predice il tradimento.
Lava i piedi, il Maestro, alla sua gente,
per lasciare il più grande insegnamento:
"Come ho amato, indiscriminatamente
emulatemi…Io lascio in Testamento
il mio corpo e il mio sangue in questo pane
e nel vino, e ogniquando ne bevete
e mangiate, giammai saranno vane
quelle pene che aspetto di soffrire:
questa Nuova Alleanza annuncerete,
che varrà per i secoli a venire.
Crocifissione e Morte di Gesù
Con la spugna gettata da Pilato
che ha lasciato la grave decisione
a una folla che il male ha sobillato,
per il Cristo c'è la crocifissione.
Tra tormenti infiniti il condannato
con la Croce e con niente compassione
degli astanti, e lo strazio disperato
di chi tutta ne sente la passione,
giunge all'atto finale: sulla Croce
inchiodato e deriso tra i ladroni,
finché esangue e co' un solo fil di voce
prega il Padre, e poi spira, sul Calvario:
per salvar tutte le generazioni.
E la mamma lo avvolge in un sudario.
La Resurrezione di Gesù
Son tre giorni che Gesù Cristo è morto:
una volta spirato fu schiodato
e tra il grande dolore e lo sconforto
nel sepolcro fu messo e sigillato.
Ma il creator della vita ora è risorto
ché Dio Padre giammai l'ha abbandonato
ed insieme hanno già rimesso il torto
anche a chi a quella croce l'ha inchiodato.
Sono gli angeli a darne la notizia
alle donne che andavan con gli unguenti…
E che invece han trovato una letizia
senza pari…era morto sul Calvario…
ma la morte l'ha vinta, ed alle genti
ha lasciato il suo viso in un sudario.
Omaggio a Franco Balducci in bettonese
attore di Bettona (PG)
Aneddoto bettonese
(Ma che barzo…! Era…)
Che te crede, cocchin, che 'n me l'arcordo ?
E come no! Io m' arcordo 'gni cosa.
È cusì che me l'evon'arcontata
e v' la vojo arcontà pur ta vojaltri.
Givam giù pe la curta de Natale
fin'al fiume a fà 'l bagno, e doppo…via !
a fregacce 'n cicombolo 'n ton campo
che pu se 'l magnevamo a 'rtornà su.
Era bono, era rosso, era sugoso,
e le cocce le tirevam'addosso
ta quell'ocacce che strillavon tanto.
Quilla volta ce steva Franc' Balducci
e givamo 'nsu e ngiù per tutto 'l fiume
co le canne da pesca e coi forconi
p'arportà a casa 'l pesce pe la cena.
"Zitti!, Zitti ! - fa Franco - Ho visto 'n barzo!
Mo 'l chiappo, ve', je do 'na forconata !".
E…oh, el sé ? Se lo 'nfilzò per bòno !
"Venite qua, venite qua… l'ho preso !"
Franco strillava e quello nne strillava:
steva zitto, poretto, era de ghiaccio.
'L chiamevamo Pitocco, e 'nfatti, Franco,
dopo essersen'accorto fa: "Pitocco !
Se' de legno !? Oh !... Quell' è 'l tu' ditone !!".
Belvedere e Sfregio a Eboli
Che cosa, poi, di bel dovrei vedere
dal vostro Belveder che bel non è:
cemeto e pietre ? vetri e ferro ? e è bello,
secondo voi, di più del bello vero ?
Che è quel che il Grande Artista ha immaginato,
e fatto qui per noi superbamente,
per noi che figli siam di Eboli cara,
e d'ogni nostro avo che qui dorme,
e d' ogni viaggiatore che si bea
dal nostro Belvedere naturale ?
E Eboli morrebbe per lo scempio
che state per commetter per denaro
-da Giuda traditori - ed annebbiati
dal facile guadagno, e distruggete
il cuore millenario di un paese:
che come un condannato si ribella,
e grida: "Non lo fate ! Non lo fate !..."
Ma per davver... non ve ne vergognate ?!
dal blog di Orazio Vasta
http://rarika-radice.blogspot.com/2008/12/ebolicontinua-la-resistenza-al-cosodi.html
La pioggia sull'asfalto
Piove, oggi,
e le strade rimbalzan
le gocce
che cadon copiose
ed allegre e boriose
scintillan battendo
l'asfalto
che luci fumanti
riflette,
quasi vibranti,
e ancora non smette
la pioggia
e la sua armonia petulante
costante risuona
ed il vento
la scuote,
e percuote,
la pioggia,
i cupi pensieri
di oggi, di ieri,
e come cascata
giù pei parabrezza
cola sferzata dai tergicristalli.
Piove su voci
che solcano mute,
l'aria a miriadi come le stelle,
che un dito pronuncia
e la bocca rinuncia,
e la lingua, e la mano
lo fan sempre meno,
mentre vien giù senza freno
la pioggia,
e la pioggia non bagna i discorsi che fanno.
Lontano è il sereno,
e ancor piove sul fumo
inquinato e inquinante
che infesta il respiro,
che toglie il profumo.
E piove sul fuoco
di eterni valori
e più piove, più scema
il suo bel divampare.
Ieri, la pioggia
cadeva cantando
sui colli, sui mirti,
sul fitto pineto;
portava allegria,
era come il sereno.
Orbo e sordo
(disperazione dei bimbi d'Africa)
Il male al mondo c'è perché si vede
Il male al mondo c'è perché si sente
Se fossi nato orbo
Se fossi nato sordo
Al mondo il mal nemmeno esisterebbe.
Ma io che vedo e sento me ne dolgo,
ché vedo la mia pelle e le mie ossa,
la pancia che si gonfia perché è vuota,
perché mia madre ha le mammelle sgonfie.
Se fossi nato orbo !
Se fossi nato sordo !
Se proprio non ci fossi affatto nato,
in questo mondo tanto orbo e sordo !
Curtura…de che ?
" A Ro', ma te 'n volevi fà l'attore ?
Embeh ! che sta' a 'spettà: fa' er delinguente
che poi ce sò er reggista e 'r produttore
che pure llì in galera, come gnente
te fanno fà davero un firm d'autore !
Che si oggi se' un normale…e chi te sente !?
Mo n'hanno fatto uno, sissignore,
co pure Amanda Knox*, tra l'artra gente".
" Lo so, a Re', è l'istesso si vòi scrive:
o TiVvù cacca, o cella, ciai raggione:
sinnò 'n serv' ar successo e manco a vive".
" Sai quanto cianno speso ? Addirittura
sui quindici mijoni ! È la Reggione
cioè io, te…mbeh, aoh… questa è curtura !"
*dell'assassinio dell'amica Meredith
del caso giudiziario di Perugia, 2007-2008,
appena condannata.
La traccia
Nella sera ch'è fatta di niente
come il giorno passato
ad aspettare niente
Come la scorsa notte
bianca e senza sogni
Senza nemmeno la tristezza addosso
Sol col fardello d'una presa in tasca
e d'uno spray, tutta una ricchezza,
con far confuso inizia…
E sopra un muro, lascia la sua traccia,
l'unico segno che sa dar di sé.
"Dìe de sì!"
" A Ro', che te dicevo ? Er moralismo
'n poteva esse a stà a schizza er veleno
addosso a chi gne piace; o quer bonismo
che 'n vò nessun paletto e manco un freno…
O a stà a 'llarmacce a tutti, addirittura
cantanno a tutte l'ore er ritornello
che sta a venì - 'n sia mai ! - la dittatura…
co 'e toghe llì a fa er tempo brutto e bello.
Che qua, criterio, etica e morale
sò tutta 'n' antra cosa, e sotto, sotto,
giocaveno più sporco der maiale,
che hai visto, ar fine…j'è schioppato er botto.
Mo sò rimasti tutti a bocca operta,
e co la coda che je s'è ammosciata
co tanta verità che s'è scoperta
e 'n ponno più tenella ammascherata".
" Eh sì, a Re'…e in più - stai a capilli ?-
se stann' a pìà li meriti pe Obbama…!
Ma che c'entramo noi co li busilli
loro !? E quella llì…come se chiama…
ah, sì, Lussuria: vince a fa er giullare
in quela trasmissione ar venerdi*
e dìcheno (eh, certo, e che te pare !)
ch'è 'na vittoria loro…". "Dìe de sì !".
*l'Isola dei famosi.
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Se è carità i quaranta euro al mese
che dà il governo a chi ha necessità,
le beghe pei quattr'euro son pretese,
che SKY l'ha chi non cerca…carità.
Vojo…l'erba vojo….!
" A Re', io nun ce sto a capì più gnente:
possibbile che co 'sta crisi nera,
che nun ce sarva manco er sarvaggente
e pò schioppà come na porveriera,
er mejo è fà sto sciopero imminente
e stà a 'ggità pe ll'aria la bandiera
e fa contr'ar governo er dissidente,
che vònno daje addosso a 'gni magnera ?
E vònno avé l'aiuti a la famìa…!
Ma li quarant'ar mese…è carità…!
Però du' euro/SKY è na follia…!"
" Eh, sì, a Ro', che siino pretese
pe dà fastidio a chi sta a governà,
dispiace pure a dillo, ma è palese !"
-------------------
" A Re', nun c'è pe gnente serietà.
Più se va avanti e più lo stamo a véde.
Mo, dato che nun sanno che inventà
se stann'a prospettà - e me devi crede -
la mutua pe li cani ! Se pò fà
a Re' ? e de 'sti tempi ?! "A Ro', abbi fede,
che er peggio deve sempre d'arivà…
Ma tiè, viè qua, lo so, mettete a séde,
che mica è già finita la notizzia:
je vònno pure faje er funerale !
che dice che sinnò nun c'è giustizzia…"
" Ah, sì ?! Mo, anch'io fo er matto: amichi belli,
guardateme: pelato ce sto male,
rifateme avé tutti li capelli !!"
Solo, mai
Io sto con me
e mi faccio compagnia
e per quanto solo sia
mi sento un re
con accanto la poesia
mentre il tempo scorre via…
insieme a te.
Signore e Signori…
(il "nuovo" in politica, o la "politica del nuovo")
(quasi gridando)
" Aderite al Movimento
che è per tutti un grande evento.
Noi portiamo il cambiamento,
e voi site già duecento…
Siamo il "nuovo" assicurato,
che da tutti è predicato
ma nessuno ci ha mai dato
benché sempre programmato.
Non credete a chi avvilisce
la politica e tradisce
chi li vota, il che ferisce
l'elettore, che subisce.
Lo vedrete: noi faremo
questo e quello e vi daremo
quel che serve, e salveremo
tutti voi, se vinceremo.
Dunque, popolo, che aspetti ?
Tutto è chiaro ? Son concetti
che seppur tutti li han detti,
sol per noi son benedetti !
E tu, o elettore ansioso,
ne sarai molto orgoglioso
per il "nuovo" tuo goloso,
di cui essere tifoso".
(fra sé e sé)
Qui di nuovo c'è soltanto
che se prenderemo tanto
nasceran per noi d'incanto:
contributo e molto vanto !
La pazzienza
(…e aspetta !...e damme tempo!...)
Chissà in si quale sito s'è inguattata
e 'n vò sapenne più de sortì fòra
pe via de quella furia scatenata
de chi la sta mannann'a la malòra
che ammò sò tutti: abbasta 'na guardata
pe rènnnesene conto, e nu mijora !
e è sempre pèggio, e ormai sta llì scordata
e nun c'è uno che la cerca ancora.
O armeno semo in pochi che cercamo
de avé pazzienza e 'n c?re, e de carmasse:
ma manco noi nun è che ce la fàmo,
ché pe ogni parte stann'a sballottacce
la fretta co la furia - a tutto gasse -
e a malincòre, ce dovemo stacce !
Pazzienza …! E che vòi facce
si er monno s'è deciso a fanne senza,
sibbè 'a scontamo tutti 'st'impazzienza ?
"Chiaro di luna"
(ascoltando "Chiaro di luna" di Beethoven)
Come petali lasciati cadere da un angelo,
come fiocchi di neve
che leggeri
scendono in una notte di pace
queste note… queste note
fatte di aria, fatte di sogno
fatte di gocce di cuore,
come faville di un fuoco con intorno le favole
salgono, salgono insieme ai ricordi…I ricordi…
Ogni nota è un ricordo…Queste note…
Queste note son lacrime
che accarezzano l'anima,
accarezzano
come amorose mani invisibili,
e penetrano come aghi indolori,
quasi,
e al chiaro di luna soffiano all'orecchio
un segreto, in segreto, da tenere gelosi,
per addolcir la pena…per addolcir la pena…
Chiudere gli occhi, e ascoltare:
"da… dadàn…-...da…dadàn…-…"
e volare con loro: "da…dadàn…-…da…dadàn…".
Veli che danzano tra le stelle
sopra il creato, sopra un ricordo
sopra un affanno che si assopisce,
e quando finisce
cominciare di nuovo:
"da…dadàn…-…da…dadàn…-…da… da-dà…
da-dà, da, dàn"…
Prove d'amore
T'amo talmente che anche se m'ammazzi
poi non andrei nemmeno a denunciarti.
Con te io voglio star tutta la vita
dovessi stare al mondo tutto l'anno.
E mai ti tradirei, sarò fedele,
che intanto vedo intorno solo cozze.
Io mangio pesce e fosforo in pastiglie
per non dimenticare i bei momenti.
Tu puoi portare pure la mammà
a riassettare. Quando stiamo fuori.
E tu per sempre avrai tutto me stesso
quando starò nell'urna cineraria.
donazione d'organi
Trapianto d'Amore
A me non serve più, ve lo regalo,
che mio non è, e non lo è stato mai
il cuor ch'era di lei e più nol serra,
com'osso il cane spolpa e poi sotterra.
E io così mi sento: sotterrato,
che vivo più non vivo e vivo morto
e il cuore mio che in vita ha tanto amato,
che in altrui petto venga trapiantato.
Che a un cuor gentile ancor si faccia dono
con generosità com'io ho fatto,
e viva, Amore, viva, e mai non muoia
e che non lo soverchi mai la noia.
dedicata a Lord fracca
La puzza sott'ar naso
" L'hai visto a Re' si che ha saputo dì
quer tizzio…un Lorde…boh ? che s'è infilato
pe dentro casa nostra e llì-ppe-llì
s'è messo a fa er saputo, e t'ha sparato
quer paro de sentenze " "E certo, sì…
e sì, a Ro', ma chi ce l'ha mannato ?
Ma come se permette a venì qui
pe dì che sto ber posto è aredato
a 'na magnera che nun vale gnente,
co mobbili de scarto… e tutt'er resto…"
" E già, a Re'…è stato strafottente,
e nu mme fa pe gnente persuaso,
ché nu mme piace proprio, a esse onesto,
la gente co la puzza sott'ar naso".
dedicata a Peter Pepato
Evviva ! ad ogni spirito… pepato
" A Ro', e si mo viè fora chi s'offenne
che ar moro j'hanno detto, appunto, "moro",
e tutti se lo metteno a difenne
che vorà dì, che quer capolavoro
pe accontentà a chi vive…un po' arabbiato
dovressimo strappallo ed abbruciallo ?"
" Che t'ho da dì, ce sta chi s'è scioccato
sentenno a dì...ma 'n vojo aricordallo…
ma a fanne un caso de dipromazzia
me pare pe llo meno esaggerato:
ciavesse er monno tanta più ironia…!
Evviva ! ad ogni spirito… pepato !"
C'era una volta
C'erano gli orchi, le fate e le streghe
in quel bel mondo del tempo ch'è andato,
erano tanti i capricci e le beghe,
e quasi niente di allora ho scordato.
C'eran da leggere le filastrocche,
fiocchi, grembiuli, cestini e merende,
mamme alla fonte coi vasi e le brocche
e dentro casa con mille faccende.
E lungo il fiume le donne coi panni
a insaponarli e a sbatterli forte
sopra le pietre lisciate dagli anni,
coi grandicelli già a fargli la corte.
Poi con sul capo le ceste ripiene
se ne tornavano a casa pian, piano
a seguitare il lavoro serene
con pochi sogni ma a un modo più umano.
C'eran le strade ancor bianche e sassose
dove lasciavan le mucche una traccia,
col carro pieno di erbe odorose
messe su a forza di forche e di braccia.
E il contadin sempre scalzo seguiva
co' una pagliuzza di fieno dorata
messa tra i denti, e ogni tanto elargiva
qualche comando alla mucca affiatata.
C'era per l'aria l'odore fragrante
delle pagnotte di pane portato
dentro ogni madia ancor caldo e croccante
che dal fornaio era appena sfornato.
C'erano i vicoli con le comari
a chiacchierare e a fare la maglia,
o intorno al fuoco con ventole e alari
su vecchie sedie di legno e di paglia.
C'eran carezze ricolme d'amore
date da mamma al bambino suo bello,
c'era un linguaggio - era quello del cuore -
che adesso trattano come zimbello.
C'eran, dei sogni, i colori e i profumi,
c'era una volta quel che non c'è più:
or di quei sogni ci sono i frantumi
coi palloncini volati lassù.
Per voi io so la morte
Per voi io so la morte com'è fatta
e come viene per portarci via:
preambolo, e poi breve o lunga scia
o un solo colpo con cui lei ci schiatta.
Per voi io so perché si piange e geme,
lo sfigurar del viso e 'l corpo intero;
per voi so il dramma duro, atroce e vero
e come resta quieto chi non teme.
Per voi io so non esserci vergogna
nel pallido colore di paura
per quel mistero ch' è la parte oscura
d' un fatto che pur vivere bisogna.
Per voi io so il soffrire di chi resta,
forzato a sopportar l'immane prova
e pace per la vita più non trova,
oppur s'acquieta e al dolor tien testa.
Son pronto a sopportar l'annullamento
ma non la pena che gli lascerei
a tutti i cari famigliari miei,
ch'è il cruccio mio più forte e il mio tormento.
Il business delle ossa scrocchiarelle
sentito dire da una snob amante dei cani
e con l'estro da affarista, ad una esposizione
fotografica sugli effetti devastanti della
fame nel terzo mondo.
" Hai visto quante ossa tenerelle
in quelle foto ? Un marketing grandioso !
Ma che pubblicità, ma che trovata !
Son come il pesce: vive, di giornata
co' ancora addosso tanta bella pelle !
Sai come ci godrebbe il mio 'pulcioso' !
Bisognerebbe prendere contatti
e prima che ad un altro venga in mente
trovare un bello slogan convincente
e stipulare subito i contratti.
Ed ecco qua lo slogan già trovato:
"Con l'osso vivo tutto scrocchiarello
il cane tuo diventa forte e bello !"
Faremo affari da mozzare il fiato.
Infatti al giorno d'oggi chi è il più amato ?
Di certo è il cane: ognuno ne ha uno,
degli altri non gli frega più a nessuno,
e ognuno comprerà l'osso griffato !
Gli approvvigionamenti ci saranno
pei prossimi due secoli, è sicuro !
Ci penserà la fame…e mi censuro
che dovrei dire cose…Ma si sanno…
E sempre ossa, alfin, partoriranno
in quelle terre povere e affamate,
che sono terre proprio disgraziate,
le donne che da esperte lo faranno.
Avremo agenti in giro per il mondo
così da garantirci l'esclusiva;
caricheremo i bimbi-ossa in stiva…
Sarà davvero il business più fecondo !..."
Se dici a qualcheduno ch'è "abbronzato"
seppure è nero già per sua natura,
ed è il tuo modo tant'assi garbato
e amico, dov' è mai tanta bruttura ?
Le parole incriminate - rivolte al nuovo presidente USA -
del nostro Capo del Governo (di cui è risaputo il gusto per le battute)sono:
"Giovane, bello e anche abbronzato".
Esagerato ? Forse. Ma più esagerata è la reazione
di Carla Bruni-Sarkozy che, per quell'"abbronzato",
dice di vergognarsi di essere italiana.
L' "abbronzato"
" L'hai 'ntesa, a Ro', si che s'è mess'a dì
la bella cinfarana* der momento ?"
" Su l' "abbronzato", a Re' ? L'ho 'ntesa sì !
E a ditt'er vero sò…io sò sgomento,
che me fa spece Carla Sarkozy
a fasse pìà dar disorientamento
che ha preso chi fa finta de'n capì
che de stà a sfotte n c'è 'r minimo intento".
"A Rò, s'è fatta pìà dall'isterismo
de chi nun cià o nun usa er su' cervello:
sò quelli che je piace l'allarmismo…"
" È vero a Re'. Lei se vergogna - ha detto -,
e nu'esse più itajana è proprio bello…!
Io me vergognerebbe a… avella a letto!"
*cianfarano:imbecille per partito preso.
Tradizione
(Ferragosto sull'aia)
Ci sta per l'aia un misto di profumi
di fieno, stalla, arrosti, fiori e…gonne;
c' e' sulla tavolata il vino a fiumi
con tutto il ricettario delle nonne.
C'e' attorno un'aria bella di magia,
e quella luna accesa tra le foglie
di pioppi e querce antiche, e l' armonia
dei grilli, stanno a stuzzicar le voglie
non solo mangerecce dei paesani.
Un altro goccio e via con la mazurca,
nel mentre tutti battono le mani
col rosso in faccia tipo mela annurca.
Dei giovani si sentono ispirati…
si filano, si prendono per mano…
cominciano a sentirsi innamorati;
e co' una pesca ognuno, piano, piano,
finiscono infrattati dietro al fieno:
si rubano l'un l'altro un primo bacio
e poi un altro fino a farne il pieno,
che via si porta il buon sapor del cacio…
Poi tornano per far l'amore assieme
col dolce al cioccolato, crema e panna:
galeotta cena ! In cuor gli ha messo un seme…
È amore…! È amore…! Il cuore non s'inganna !
La pupa in carrozzella non ha sonno:
si tira su con quella capoccetta…
e poi sorride a tutti in braccio a nonno,
contenta per la vita che l'aspetta.
Così, pure stavolta, Tradizione,
ha messo assieme tre generazioni
per una cena ch'è una devozione,
con nonni, nipotini…e canti e suoni…
E fra un sorsetto, un mozzico e un accordo,
per ogni mente semina un ricordo.
Er Diritto
de nun avè er Dovere
….. Che qua er diritto è controllato a vista:
dar pupo, ar vecchio, all'omo ed ar fanello
a ognuno l'ariguarda 'sta conquista
che è nata da la guera ar manganello.
E quelli che nemmanco stanno in lista
se aggiteno anche loro in quer paesello
- da ndove proprio parte quela pista
che va a finì ner sacco der pisello -
che vonno nasce ! Ma nisuno sente,
che ancora nun esisteno: è normale.
Ma uno, Sì, li sente! E come gnente
se mette a diggiunà: "L'inesistente
cià pure lui er diritto univerzale !..."
fa Marco, co quer modo suo teatrale.
Ma quelli se sò dati ! appena 'nteso
a dì de li doveri de la gente,
e Marco appresso a dije: "È un malinteso…!"
Dall'angolo di tempo dov'io ti posi
Ritorni
dall'angolo di tempo
dov'io ti posi
insieme a ormai rimarginate pene
Attraversando il muro
ch'io tra me e quel limbo ho elevato
dove tu fiorivi, e che
con lenti contrarie ed appannate
io vedevo, a volte,
senza palpitar.
Milioni di attimi
sopra quei momenti ha posto
il tempo, inesorabile
e pur chiari or riappaiono,
ché tu ritorni
e spazzi il tempo via
che come mai fosse passato un solo giorno
ritorni
dall'angolo di tempo
dov'io ti posi tanto tempo fa.
La città addormentata
La sera il mio pensiero non riposa
dopo l'ore incerte del mio giorno.
E rimbomba l'assordante attesa
d'un momento di nulla
che non viene.
Né è sazia, ancor
la notte mia, vigliacca
ad infierir rubando sonno e sogni
che più non trovo sotto le lenzuola,
fredde.
E nel silenzio, un grido
dalla bocca muta
esce e oltre le mura si disperde
e in mezzo alle altre grida si confonde,
mentre tutta la città,
sotto le stelle,
sembra, a chi non sa, addormentata.
L'Arcobaleno
(l'Arco Celestiale della Pace)
Pare sparato co' un bazooka armato
d'aria e colori e buona volontà,
che se ci passa il fante e il carro armato
è più che certo: pace si farà.
È della Pace il simbolo azzeccato,
è perfezione ed è solennità
che l'Ingegnere al mondo più apprezzato
ha disegnato in tutta sobrietà.
È quel messaggio eterno per la pace
come una firma messa in cielo e in terra
che solo l'uomo render può efficace
contro il sopruso padre d'ogni male
che partorendo il lutto della guerra
va a scolorar quell'Arco Celestiale.
La nostra preghiera solidale
Come un'eco che vola per valli
questa prece con l'aria si fonde
e per ogni canton si diffonde
quale palla in continui rimpalli.
Sulla scia di lacrime amare
che dal vento son sparse ogni dove -
da sembrare perfino che piove -
fino al cielo va a farsi ascoltare.
Al cospetto di Nostro Signore
umilmente - la prece - ora chiede
con dei poveri motti di fede
una tregua a ogni grande dolore.
La preghiera però va avallata
dall'aiuto fraterno al fratello
che la man come un ultimo appello
va tendendo ma - troppo ! - è schifata.
Per malati, per vecchi e indigenti,
per gli oppressi e pei perseguitati
andrà meglio con noi più impegnati,
generosi, di cuore, e accoglienti:
iniziando da chi ci è vicino,
per finire a chi c'è più lontano,
così il mondo avrà un volto più umano
affrancato da un turpe destino.
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panoramica su Piazza Cavourdi Bettona
Ci stava a Piazza Cavour di Bettona
Ci stava Giovanni, quel buon calzolaio
di fianco alla fonte, di fianco alla piazza.
Usava lo spago, usava la pece,
usava "bullette", martello e sudore,
ed un contro l'altro batteva i suoi ferri.
Venivan le donne a prendersi l'acqua:
con pomice e terra lavavan le brocche,
a quella fontana ch'è il vanto di tutti.
Ci stava Trabalza al bar della piazza,
che "prima" * schizzava su terra e breccino,
e "poi" sul catrame, col tubo dell'acqua
per far che la terra non "mulinellasse";
pe' un po' di frescura in quella calura !
E dentro portava quel primo "vespone".
Da lui si guardava la televisione
ancor bianco-nera con pochi canali,
oppur si giocava a "stecca" e a "boccetta":
più tardi ci stava persino il juke-box.
Semìni e gelati…qualcuno ballava
più sofisticato di un po' d'anni prima.
Fumavano tutti: i grandi e i ragazzi
e tante bestemmie uscivan dai petti,
e specie giocando a briscola e a scopa.
Ci stava Uccellini** con spiders di moda
che c' intratteneva col gioco del rischio:
andava e veniva correndo e bloccando,
e quasi strusciando le sedie là fuori.
In cima alla rampa di scale di pietra
il Sor Colombrini ci stava da un po':
un giorno aggiustava i buchi alle bici
e poi fu promosso guardiano al museo.
E quasi attaccata ci stava Peppina***
con quei tanto vecchi telefoni a muro,
con fili e spinotti e le manovelle.
Più tardi hanno aperto l'Ufficio PT
con nuovi apparecchi con gente di fuori
lì quasi di fronte: di fianco alla fonte,
lì dove una volta ci stava la casa
in cui sono nati quei quattro fratelli****.
Più in là la bottega di semi e mangimi
che poi fu cambiata in banca, com'è.
Più oltre abitavan i Sòri Morganti -
la cui farmacia distava due passi -.
Un poco più avanti, lì prima del Corso,
ci stava un mulino con grandi bidoni
che Renzo faceva rotear con fragore.
Ma poi è cambiato: ci vendono scarpe.
Nell'angolo in fondo, a sinistra del Corso,
ci stava un locale con anche la trebbia.
Adesso si mangia, che c'è un ristorante
coi piatti più buoni di tutta Bettona.
Di qua dalla strada che va a Piazza Nova
ci stava e ci sta quel grande portone
con quel bel batacchio ch'è dei Montedoro.
Più in qua ci stavamo noialtri Bettozzi
e adesso ci stanno fantasmi e ricordi.
Di nuovo la fonte e appresso il Comune
con quelle panchine di tanti racconti…
e infine la Chiesa col suo Campanile
che un tempo vedeva salir fin lassù
Bibò per le luci, e, per le campane,
lui: Bruno Trabalza, ed i Trombettini.
Nei giorni di festa ci stavano i semi
e le noccioline, e le "mosciarelle"
con il castagnaccio, pistacchi e lupini.
*prima dell' asfaltatura;
**il medico condotto;
* **P. Balucani, poi ci sarà Vandina;
****i quattro fratelli Bettozzi
Armando Bettozzi da Bettona, 31 Agosto 2008
da N.Y. si spande per il mondo
un crack finanziario tipo '29
(settembre 2008, e oltre)
Er cracche finanziario:
la banca zompa e 'r mattone…balla
" Allora, a Ro', l'hai 'nteso si che cracche ?"
" L'ho 'nteso e come, a Re', quer granne bòtto
de sòrdi, bbòni, azzioni…e de le vacche
de quelle proprio grasse…! Che hanno rotto
la stalla e stanno tutte a scappà via…
E mo come faremo si ce sballa
la banca coi du' sòrdi de famìa…?
Stavorta 'n ce restamo mica a galla !
Me sento de stà ggià 'mmezz'a 'na strada…
Si noi se li perdemo quei du' spicci
a noi, 'sti du' poracci, chi ciabbada ?
Davero annamo a stà 'mmezz'a l'impicci !"
"A Ro', de me nu statte a preoccupatte:
io so conservatore, ce lo sai,
e in più ciò un sesto senzo che 'n se batte:
perciò…conservo, e li sordi in banca, mai !
Ce l'ho sott'ar mattone…ah, te fò ride ?
Embeh, nu ride, a Re', che me sganascio
si da li sòrdi tua t'hai divide !
Li sòrdi mia, all'artri, io gne li lascio !".
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esse troppo de parte
nun è mai un'arte.
L'eroe vijacco
(giustizzia ingiusta alla fattoria…Ramella)
Ce stava 'na faina intraprennente,
de zampa lesta ma un po'vijacchetta
che s'avantava d'esse intelliggente
e a fame era 'n'autentica forchetta.
Annava a caccia in ogni notte scura
perché sinnò potevano acchiappalla;
così la vita sua era sicura
quann'è che se infilava in una stalla,
o in tutti li pollai der vicinato.
Un giorno se ne fece 'na trentina
tra polli e gallinelle e senza un fiato,
se la squajò de corsa, 'sta faina.
Nun ve so dì si quello che successe !
Er granne gallo capo era 'na furia:
chiappò trecento mici e poi je lesse
un fojo, dice: "Laverò 'st'ingiuria
cor sangue de voi tutti, e 'n sò fregnacce !
Ve sbecco a uno a uno, si 'n viè fòra
l'eroe venuto qui per ammazzacce,
e si nun viè, da sé se disonora !"
Te pare che s'annava a presentasse ?
Appena che sentì quela sentenza
tremanno come si se congelasse,
scappò, cosciente de la conseguenza.
Li trenta gatti furno trucidati,
e er granne eroe ancora fa er pavone.
Quei morti mo sò sempre ricordati
da tutte le crature der rione,
e l'oche testimone der misfatto
ce l'hanno - giustamente - cor gallone
ma all'animale ch'ha portato ar fatto
nu stanno a dije manco: "A gran puzzone !!".
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Il tam-tam dei media
minaccia crisi spaventose….
Il mondo è in via di fallimento.
(fine settembre 2008)
La Grande Crisi del 2008
Che gran subbuglio in giro per il mondo !
C'è crisi, e questa volta è crisi vera:
lo stan dicendo i media che ogni Fondo
si sta squagliando come fosse cera.
C'è chi predice che il gran cerchio tondo
si spezzerà tra breve, e una bufera
ne sortirà e perfino il più giocondo
degli uomini farà la faccia nera.
" Segnali apocalittici, son questi !"
qualcuno va gridando, e intimorisce
la gente che non sa a chi dare i resti.
Ma per fortuna…per fortuna mia,
ci sta qualcosa che non la subisce
'sta crisi finanziaria: la Poesia !
Walterin Guerrin Meschino
che ha salvato l'Alitalia
29 Settembre 2008: l'Alitalia resta italiana
come aveva da sempre attivamente sognato e auspicato con forza
fin all'ultimo giorno rischiando sulla propria credibilità, Silvio Berlusconi .
L'aeroplano vola, vola
tra le nubi su nel cielo
con in coda il tricolore
vanto e gioia nazionale.
Era in crisi, l'aeroplano,
e assai poco c'è mancato
che cadesse a fare il botto.
Ma dobbiamo ringraziare
Walterin Guerrin Meschino
se sta invece su a volare
sugli spazi della Terra
e appartiene al Bel Paese
senza più quella paura
di finire tra le grinfie
del rapace che qualcuno
auspicava che venisse
a spolpar la Compagnia.
Grazie, grazie, Walterino !
che con abile manovra
quel programma hai scongiurato,
e con quale maestria !
Chi l'avrebbe sospettato
che un tipetto come te
in sé avesse la magia
con la quale hai manovrato
la manovra manovrata
con l'astuzia di una volpe ?
Mentre l' "altro" s'affannava
con mezzucci improvvisati
per salvare il condannato,
tu, serafico, sei sceso
dalla nube fantozziana
e con fare assai suadente
da stregone navigato
hai offerto al Colaninno
e agli "ostinati contro",
il tuo tè che li ha…offuscati,
e spiazzando il mondo intero,
tutti, lì, si son baciati,
e, stregati, hanno firmato…
Che tu sia ognor beato !
Sssshhhhh !!....non lo svegliate
che finisce il sortilegio….
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alle donne,
a quelle, che forse hanno voluto…troppo
La vela
Le tue piccole mani eran legate
e a lungo han sopportato silenziose.
Eri vela in balìa di mille venti
e dai mari eri scossa e martoriata.
Ma la vela poi l'hai gettata ai pesci
per guidare un rischioso fuoribordo.
Ora navighi ardita in mezzo al mare
e combatti tempeste burrascose:
però temi di andare alla deriva,
che da sola il tornare si fa incerto.
E una vela t'appare, nel ricordo,
con l'amore che allora avevi a bordo.
Di lei ubriaco
Di lei ubriaco vedo da ubriaco
e doppia ancor la vedo, tutta doppia:
le gambe erano doppie quelle gambe,
le mani erano pure doppie mani.
I suoi capelli neri erano neri
e quei suoi denti bianchi erano bianchi;
le labbra rosse sue erano rosse
e gli occhi dolci suoi erano dolci;
i suoi sorrisi accesi erano accesi,
la pelle liscia sua era pelle liscia,
le sue carezze calde erano calde.
Del suo profumo sento il buon profumo
e il suo ricordo in me è un gran bel ricordo
che tutto io di lei ricordo, tutto.
Son sobrio ed ubriaco son da sobrio:
la vedo sempre doppia, io la vedo
soltanto doppia e così soltanto
che mai l'ubriacatura passa, mai !
La bella ninfea del torrente
(arriva l'autunno)
Occhietti nascosti e curiosi
tra i sassi sul fondo del fosso
si godon lo scorrer leggiadro
di quella bellezza del bosco:
la foglia fuggita dal ramo
( perché già toccata da un male
che prima le cambia il colore
e poi nell'oblio abbandona),
pe' un ultimo guizzo di vita
portata dal molle cristallo.
Ma il tempo, impietoso, ha già scritto
la dura condanna: Autunno !
e fuga non c'è per cambiare
il proprio destino ad alcuno.
Ma intanto una raganelletta
co' un guizzo le monta su in groppa
e quella ritorna alla vita
finché il sogno dura, e si sente
la bella ninfea del torrente..
Giovinezza
In sella a un purosangue
vanno i giorni
di madida di sogni
giovinezza
che scalpita e nitrisce
all'aria e al sole
e a briglie sciolte vede
senza fine
venirgli incontro amica
l'immensità di un mondo tutto suo.
Vagar come padroni
su nel cielo
osserva ali grandi
in libertà
e impavida vorrebbe
insieme a loro
andare incontrastata,
e senza meta
seguire il vento amico
più oltre ogn'orizzonte dell'età.
Beve pe dimenticà
Drent'a quele quattro mura
nun c'è più quela cratura,
messa in d'una sepportura
quarche brutto giorno fa.
Se la vede sempre llà
ma la vò dimenticà
ché nun ciaresiste senza.
Ma più prova e più la penza:
si che grossa sofferenza !
La cratura era l'amore,
e l'amore quanno mòre
te se strappa tutt'er còre.
Che po' fà…ma che se 'nventa
uno in mezzo a 'sta tormenta
che gne passa e che j'aumenta ?
Beve er vino da la brocca
co la lingua che je schiocca,
e sur tavolo s'abbiocca.
------------------
sonetto anomalo, in doppi senari
Er micetto
filone
Un micio roscetto ruffiano e filone
se raschia l'unghiette sull'erba d'un prato,
fa tutto er fichetto, sculetta beato:
la tira, la schiaccia …sta a fà er fanfarone
perché me lo guardo; me smiccia sornione,
va indietro, viè avanti, l'ho guasi toccato,
fa un po' er vergognoso ma poi 'ncoraggiato
s'accosta, me sfiora, fa er giocarellone…
La coda se smove che pare 'n serpente:
spennella, s'addrizza… 'Ncomincia a fusà,
e co la capoccia se struscia, e umirmente
me fissa e me pare che vole parlà.
Se lecca, s'aggiusta, sta a fà er seducente:
mo ronfa contento: lo sto a 'ccarezzà.
Suicidio
(quando la concorrenza…. è troppa….!)
Il fatto è ch'era proprio tanto bella
e quel color marrone le donava;
l'avrebbe anche portata in carrozzella,
che il suo profumo tanto l'inebriava !
E se ne stava lì a filarsi a quella,
e quella stava muta e lo guardava;
e si sentiva troppo villanella
rispetto a tutta l'altra che inondava
di sé i luoghi pubblici e privati
e piazze e strade e luoghi aperti e chiusi
fin dentro crani vuoti e rispettati…
E si sentiva troppo svalutata,
sia nell'aspetto e anche negli annusi…
Ed è perciò che si è suicidata
restando tutto il giorno sott'al sole,
che piano, piano tutta s'è essiccata
e non s' attacca neanche più alle suole.
Il moscone
E adesso che il moscone è entrato in casa
bisogna ricacciarlo ad ogni costo,
ma prima che contagi il nostro arrosto,
e che dei figli suoi la renda invasa.
Se lascia le sue uova sono guai,
ché poi si rischia d'essere infettati.
Intanto è bene essere allarmati
per evitare…che non si sa mai !
È vero che anche un povero moscone
ha il suo diritto alla sopravvivenza
ma no mettendo a rischio l'esistenza
di chi, pur, l'ha, ed a maggior ragione.
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18 Settembre 2008. All'annuncio della chiusura delle trattative
con la CAI-salva-Alitalia, piloti e assistenti di volo
esultano con grida di gioia e abbracci all'aeroporto di Fiumicino,
mentre l'Alitalia ha così già spiccato il suo ultimo volo per…. il fallimento.
Pazzia collettiva
"A Ro', l'hai visti bbene ch'hanno fatto ?"
"A Re', l'ho visti, sì, e 'n pareva vero…"
"A Ro', era vero, era…e sò sincero:
seconno me ognuno era er ritratto
de un esartato, o peggio, de un coatto
da fa paura ad ogni passeggero
che a loro je s'affida a còr leggero…
e stanno ad osannà 'r fine contratto !
Sò scemi, o masochisti, o…. "So avvizziati !
Sò un manico de grossi fanfaroni
da troppo tempo troppo ben trattati !
E 'n sanno immagginasse de finì
sur lastrico ndo aggià tanti "fregnoni"
ce sò finiti e stanno llì a patì".
"Nu' mme sò fà capace…che vergogna !
Ma come se po'esse più imbecilli !
L'annassero a sfogà drent'a 'na fogna
la gioia a zompi, e abbracci, e mille strilli
de chi, secconno loro, ha vinto, e sogna
er mejo trattamento, e queli squilli
che stanno ad avvertilli in si che rogna
se troveno, nu' 'i senteno, l'arzilli !….
E giòcheno a fà er topo co quer gatto
che placido j'ha detto bello chiaro:
" Me magno a voi co incruso anch'er contratto,
si state a traccheggià co la certezza
de pìà deppiù in de 'sto momento amaro,
che nu' abbisogna de scelleratezza !"
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2008: si vuole correttezza, efficienza, onestà, rispetto, o…demagogia ?
Castigo no, rimprovero no, grembiule no, bocciatura no, voto numerico no, voto
in condotta no…. Eeeh !
Lo studente d'oggigiorno
(come lo vuole chi con lo studente fa pensiero, fa politica… fa la sua rovina)
Arriva alla licenza elementare
sapendo che per farsi più ammirare
papà deve comprargli senza un fiato
l'oggetto che sia sempre il più griffato.
Le medie poi gli metton tra le mani
spinelli che si fuma sani, sani
e inizia l'esperienza del bulletto
con mamma che va a prendere di petto
il povero insegnante che ha offeso
il suo bambino bravo ed indifeso.
Intanto della vita ha già imparato
che a "lavorare" non sei ripagato
e che arricchirsi in modo sbrigativo
seppur spregiudicato è…alternativo,
e è rispettato chi fa il delinquente,
chi inganna, chi tradisce e è strafottente.
E poi gli arriva - al corso superiore -
conferma che non vale alcun valore
e l'unica è ingrandire i suoi diritti
e escludere i doveri ormai prescritti.
Non basta più nemmeno lo spinello:
qualcosa in più gli chiede il suo cervello.
" Protesta" è quella magica parola
che, solo, apprende in casa, in piazza e a scuola.
Si sente autorizzato anche a picchiare
compagni e professori…è il "bel strafare" !
Son pochi, intanto, a dirgli che è in errore,
e c'è chi a quelli guarda con orrore,
che mai, nessuno mai deve azzardarsi
a dire "cosa" e "come", e di non "farsi" !
Intanto, con la logica inculcata,
la laurea gli dev'esser regalata,
e è pronto a tutto: pure che il papà
la compri, senza un po'di dignità,
o a darsi al professore compiacente
ed uso a laurear l'incompetente.
Infine, poi, nel mondo del lavoro
è quel grand' incapace…con l'alloro.
Statistica… a tavola
" E allora, dite un po', morti di fame:
con tutte le assemblee ed i congressi
che noi facciam per vincere il certame
per voi che siete poveri ed oppressi,
vi stiamo, o no, saziando ? Qui la media
di quello che si mangia in tutto il mondo
s'accresce ogniqualvolta …ma d'inedia
morite ancora, eppure il nostro Fondo
pei pranzi solidali spende un occhio !
Possibile che giù non è sentito
quel buon profumo e quel leggero scrocchio
del cibo al dente tutto ben condito ?
Metteteci un po' d'immaginazione !
Se noi mangiamo tanto è anche per voi:
per far salir la media: è operazione
statistica che lega voi a noi…
Son soldi che van via ! Senza parlare
di voli, di stipendi, e lussi, e alloggi...
Bambino mio, ma che ti vuoi lagnare:
avrai domani, quel che non hai oggi !"
Domani la risposta è ancora quella…
E quel bambino ormai aspetta invano:
ma un personaggio va, e una caramella
gli dona…che gli cade dalla mano.
Preludio autunnale
(vento di Ferragosto)
Là, dietro lo scuro telone
s'è andato a nascondere il sole,
e il vento che ormai è padrone
fa quel che gli piace e che vuole.
E sbatte furioso ogn'imposta
e fischia pei spenti camini;
volteggia qual furia scomposta
su siti lontani e vicini.
E soffia e sballotta ogni cosa
ed anche i pensier che carpisce
e neanche un momento riposa
e gli alberi scuote e ferisce.
E spazza le strade e i giardini,
e petali e foglie ammatassa,
e piovono gli aghi dai pini,
e il fulmine il cielo sconquassa.
Trasporta il lamento del mare
finché si disperde lontano
e poi incomincia a ululare
nell'aria ch'è densa, e fa strano !
Scarrozza roteando ogni dove
eppur - più di sempre - la vita
par ferma a aspettar…ma non piove,
e fuori una gatta è impaurita.
Arte e Poesia
Quest'opera è talmente incasinata
che non ci si capisce proprio niente
ed anche se si sa che è inventata
sta a far girare il cranio a tanta gente.
Quest'altra invece è chiara e è raccontata
in modo elementare e convincente
ma troppo spesso vien boicottata
da chi la trova troppo assai decente.
Il fatto è che nel mondo, sissignori,
ha più valore quel che non capisci -
e è questa la ragion di tanti onori
a certe opere d'arte, e a poesie
che san far quelli che - ma lo intuisci -
in testa han solo…troppe nevralgie.
Piazzale der Pincio
(la ricalata de li barbari)
Beh! Quello era un Unno, sarvognuno!
Se sa, campava solo de scempiezze,
che nun capiva l'arte e le bellezze,
e a fa quelo che fece fu un tutt'uno.
Ma quer che stann'a fà llà sopra ar Pincio
'n s'aregge proprio ai giorni de oggiggiorno.
Ma che parcheggi… che parcheggi un corno!
E stanno llì a smicciasselo de sguincio
li marmi de quei granni*, a quer massacro,
e pare de sentilli a dì schifati:
"Ma che je stann'a fà, 'sti scatenati!
Er sotto der piazzale è un posto sacro!
È sacro pe le pietre che la storia
ve cià lasciato, e voi, come 'gnoranti
le state a fà sparì e annate avanti
sibbè che rappresenteno la gloria
de 'sta città, ma voi ve ne fregate!"
Chi te vò bbene, Roma, te difenne
davanti a tutti e specie a chi te venne.
E noi t'amamo, e famo: "Ma che fate ?!
Viè su un tesoro mentre che bucate
e voi lo pìate e lo buttate via !?
Er che rasenta proprio la pazzìa:
possibile che nun ce raggionate ?"
*le statue del Pincio
Pa-(ss)rch eg-gio ar Pincio.
Na vorta armeno certe stramberie
giraveno pe drent'a quattro mura
che manco te metteveno paura,
che 'n ce penzavi manco all'eresie.
Mo 'nvece te le canteno affacciati
llì ar Pincio l'eresie, coll'aria tronfia
de chi se sente er còre che se gonfia
a dille… tutti presi e…architettati !
Nerone, armeno, mentre dava fòco
nu stava mica a dì: "Guarda che bello !"
Piagneva…ce piangeva che er cervello
je s'era inzaccherato, e manco poco !
E questi mentre fanno: "Li giardini
che sò un arredo e ciann' anche 'na storia,
bisogna da curalli…sò la gloria
per un paese e pe li cittadini…"
Vabbè che se po' esse un po' distratti,
ma er Pincio nu je pare ch'è un tesoro ?
Lo sanno tutti ch'è un capolavoro
sì, de giardino, ma anche, a conti fatti
de arte, archeologgìa, e storia…e er monno
nun po' volé che pe st'a fà li belli,
quei quattro fregni fabbrica-macelli
lo vanno a sbucià tutto quant'è fonno !
Ma che 'n ce lo sapevano ch'er sito
è indove stava er Mausoleo Domizio,
e Pincii e Acilii, co quarch'artro Tizzio,
ciaveveno le ville ?....Nn' ho capito:
fra tutt'e quattro fanno li saputi…!
Ma in testa cianno solo 'sto vagheggio
de fa der Pincio tutt'un gran parcheggio
perchè così - pe quei cervelli acuti -
er traffico de Roma è sistemato:
co settecento posti, e trentamila
che stann'ancora fori a fà la fila
cor Pincio che in eterno sta sfreggiato !
L' uomo nel pozzo
(che aveva il singhiozzo)
"singhiozzo mio singhiozzo
vattene all'acqua, vattene al pozzo…"
Ma dimmi un po' tu…!
Che pazza l'idea di quel pazzo col pizzo -
vestito di pizzo, con scarpe di pezza -
di andare nel pozzo co' un pezzo di pizza
a smuover la pozza dell'acqua che puzza !
Che se un paparazzo lo vede, impazza
e scatta le foto che il pubblico apprezza.
Da un pezzo sta giù…se la corda si spezza
non torna più su !
Ma dimmi un po' tu…!
A me mi ci prende persino la stizza
se penso che quello con quella sua stazza
è sceso laggiù: quello - lì - ci si ammazza !
E neanche ha portato una qualche piccozza:
con quella una pietra che sporge rintuzzi
così non ti tagli…Ma quella cocuzza…!
Ho un presentimento che è quasi certezza:
non torna più su !
Ma l'uomo nel pozzo ancor tutto d'un pezzo
ritorna co' un mazzo di chiavi un po' rozzo
scovato là in mezzo, e adesso è più zozzo
d'un topo di fogna, ma è lieto ed abbozza
un certo sorriso…nascosto nel gozzo…
Perché quella chiave trovata nel pozzo
è quella che chiude ogni porta al singhiozzo !
E adesso sta su !
Ma dimmi un po' tu…!
a tutti i superstiziosi
Iettatura
(micio nero, micio bianco, oppure….?)
Un micio tutto lucidato a nero
che neanche un corvo regge il paragone
usciva mogio, mogio da un portone,
ché quasi immaginava fosse vero
il fatto - che è tuttora un gran mistero -
del gatto nero e quella associazione
ai lutti che di star non ha ragione:
lui vuol che ognuno torni a casa intero !
E non capisce, povera creatura…
Intanto lì passava una vettura
che cambiò strada, tutta impressionata.
Ma l'altra via era attraversata
da un micio bianco, e è lì che - ingannata -
trovò l'inaspettata iettatura !
E morto di paura
e incredulo, quell'automobilista
si pente per aver cambiato pista,
e il micio bianco il nero rassicura.
"Libbertà…de votamme a mme !"
(però er reggime - dicono - sta qua)
La pallavolista azzurra TaismaryAguero
cubana naturalizzata italiana
lascia le olimpiadi di Pechino (6 Agosto 2008)
per volare dalla madre che muore, ma…
" Hai visto, a Re'…Che robba ! 'n ce se crede…"
" Ho visto, a Ro': è proprio 'na schifezza !
Eppuro certa gente ce stravede
e ancora sta a parlà de la prodezza
che quello fece quanno - pe 'na fede
che fa passà pe bbene ogni bassezza
e le straggi - che all'antri nun concede -
e gni bucìa de certo è 'na certezza -
portò la libbertà…Beh, qui m'azzitto…"
"Fai bbene a Re'…che intanto che vòi dì ?!
Pe guasi cinquant'anni ha fatt'er dritto
facennose passà pe er sarvatore
der popolo che l'ha tenuto llì
sinnò se l'allisciava cor tortõre*….
E pure mo, dall'arberi pizzuti,
a quella - co la madre che je more -
j'ha detto: "A Cubba 'n c'entri…E zitti-e-muti !"
La mamma è morta e a Cubba nun c'è entrata
e - quell'atleta - co lo strazio ar còre
a fà li giochi in Cina, è ritornata.
*corto bastone nodoso
dedicata agli ammazzati,
feriti, invalidati
dai "delinquenti" al volante
Hanno ammazzato anche Pininfarina…assurdo !
Er defunto da "incidente" stradale
sonetto anomalo
in settenari doppi
Sò stato sempre attento, sò ito sempre piano:
n'ho fatti de ritardi ! Me cianno rimbrottato...
Pe strada ogni segnale l'ho sempre rispettato,
pe annà - come se dice - lontano, ma anche sano !
Ho corso pure er rischio de famme pìà pe strano:
cor giallo o 'r verde in calo nun ce sò mai passato,
che m'hanno pure detto: "Sei troppo esaggerato !".
Ma che…! Ce vò prudenza ! Pe strada, e ar centro urbano !
E me ce rode proprio: co tutta 'st'attenzione
guà un po 'ndo sò finito: tre metri sotto tera !
E quer gran disgrazziato nemmanco sta in galera !
Ma qua io sto preganno pe 'na giustizzia vera:
appiccicato a un palo !….o giù pe 'na scojera
lo vojo véde ! e intanto…l'aspetto cor bastone !
Dedicata a
Giuliano da Rocca del Santo
La storia del lupo nero che era diventato bianco
Dalla rocca del santo poverello
là sul freddo Subasio, un lupo nero
era sceso a cercare un qualche agnello
pei lupetti affamati per davvero.
Eran tutti ridotti a un fagottello
di pellame, perché da un mese intero
il mangiare era solo un sogno bello,
ma serbava il suo bell' aspetto fiero.
E così babbo lupo infreddolito
se n'andava ramingo in mezzo al ghiaccio
quando un tizio premendo un solo dito
sparò un colpo e lo fece trasalire:
uscì il sangue da quell'animalaccio
che sbiancò tutto e incominciò a fuggire.
Arrivò tutto stanco
dai lupetti a farli favorire
col suo sangue… e si stese ancor più bianco.
Lupi e Cappuccetti Rossi
Spaventa andar da soli per il bosco,
con Cappuccetto Rosso che ha insegnato
che sempre ci sta un lupo ch'è affamato
e con in testa un piano furbo e losco.
Che sa mistificare l'occhio fosco
co' un garbo molto bene recitato,
e affabile si mostra, ed educato,
che neanche gli osi dir: "Non ti conosco…"
Ti affidi, dunque, in mano al lazzarone
che già pregusta l'esito finale,
che gli darà una gran soddisfazione.
E vittima ti fa del tuo candore
che è dove sguazza chi vuol far del male,
ed è la forza d'ogni malfattore.
Ma soffia il tuo furore
addosso al lupo, Cappuccetto Rosso,
e lo vedrai fuggire… senza l'osso !
Prima frescura
Un po'grigio, un po' bianco, il cielo
dà una schizzata di pioggia
un po' per spezzare la noia
un po' per un po' di frescura.
Si bagna la terra
si bagnan le mura e l'aria si fa
un po' più sbarazzina,
più adatta, più amica.
Respirano i fiori, e le persone
si tolgon di dosso il gran caldo opprimente
e inoltre si gustano il lieve profumo
che vien dalla terra, che vien dalle mura
e guardano, gli occhi -
alfin liberati dal troppo bagliore -
senza strizzarsi,
e luce e calore
da tutti cercati
or lasciano il campo ad un grigio celeste,
ad un nuovo profumo, ad un nuovo vigore.
S'asciuga il sudore,
più fresco è il respiro.
Spalancano porte e finestre, le case
a questa prova di pioggia d'estate
che ancor non si esprime,
che aspetta e dà tempo - a quel nuovo sapore -
di dare un avviso e creare un'attesa
che è intima e bella, e ognuno l'attende
mentre il ciel si distende
e di nuovo s'affaccia il sole, vincente,
ma un poco più fioco,
a far brillare le perle di pioggia
su di una tela di ragno d'argento.
"Sessantotta e sessantotta…"
(40 anni: 1968 - 2008)
"Sessantotta" e "sessantotta",
stamo immezz'a 'sta gran lotta
e se fàmo le sfilate
si, o no, otorizzate.
Se n'annamo a bracalone,
pe… così…pe distinzione,
che a noantri 'n ce s'adatta
er vestito e la gravatta.
Protestamo pe 'gni cosa:
pe la droga velenosa,
che lo Stato deve dacce
senza facce le linguacce;
pe 'nn'avecce più tabbù,
come fanno a le tribbù:
li cerchietti appesi ar naso ?
'n ce se deve fà più caso !;
li disegni su la pelle ?
sò la libbertà ribbelle !;
pe l'amore a tutto sesso:
che bisogna che viè ammesso
senza pali né paletti
senza preti e chirichetti.
E volemo l'inzegnanti
sottomessi tutti quanti,
e er diritto de menaje,
e strappaje le medaje
ai carubba* servitori
de' padroni: traditori !
E volemo pe diritto
che nisuno sia più affritto
da doveri sorpassati,
solo adatti ai minorati !
ch' er diritto è sacrosanto
e 'r dovere rompe arquanto !
E la nostra società
deve fà quer che je va.
Er diritto è illimitato:
l'orizzonte, l'ha segnato!
solo quello po' indicacce
quann'è ora de fermacce.
Abbolimo er "sissignore",
li valori, er tricolore…
che 'ste cose ciànno rotto.
E finimoli de bbòtto.
l'ideali e la famìa
che sò solo un'archimìa
degna solo der passato,
e inventamo un nòvo Stato
senza manco più galèra:
sarà tutta un'antra Era
'ndove che la maggioranza
sottostà a la minoranza,
e chi mò fa er terorista
pòi sarà un protagonista
su li banchi in Parlamento
ch' è 'r più granne cammiamento !
Qui va tutto scancellato,
come pure ch'è peccato
abortì, "ch'er corpo è 'r mio
e nun c'entra manco iddio…!"
Basta co le "donne oggetto",
ché ogni donna tiene in petto
amor proprio e dignità
e 'n po' fà pubbricità
co le cose sue de fora
ogni giorno e ogni ora
sui giornali e llì in tivvù:
d'ora in pòi 'n se farà più ! (?)
E volemo separacce
e perfino divorziacce,
e fà sì che sia pe corpa
che così 'na lei se sporpa
quer Sempronio ch'ha sposato
pure si è che j'è durata
poco più de 'na nottata.
A scienziati e praticanti
mai 'no stop e sempre avanti !
ché oramai più che la scenza
qui ce vò la fantascenza
e a la fede e a la morale
noi je fàmo er funerale,
che - co tutta la coerenza -
l'obbiezzione de coscenza
vale solo quann'è contro
ogni lèva e ogni scontro:
(sarvo che nun sia voluto
da noantri,e cioè: dovuto !)
tutt' er resto se po' fà
soprattutto si strafà
senza manco stà a penzà
si c'è razionalità,
si fa senso o si è 'n capriccio
che va a spanne er raccapriccio
tra chi vò diversamente
che pe noi nun conta gnente,
e s'in caso ce incasina
e a 'sta vita la ruvina
più de quant'è ruvinata
troveremo 'na trovata
tutta quanta disuguale
che andrà bene, che andrà male,
ma - così - pe falla corta -
ch'è assai lunga la rivorta -
porti certo a quarche svòrta.
E così, svòrta e risvòrta
arivamo che Caino
nun se tòcca, e l'assassino
va trattato co li guanti
come tutti li furfanti,
che a la pòra gente onesta
pònno faje anche la festa,
ma però tòcca capì,
sopportà, interloquì…
e perfino prdonà -
ch'è 'na moda che verà -.
C'è de mezzo er bon decòro
che all'infàmi - pure a loro -
noi dovemo garantije….
Tutt' er resto sò… "quisquije".
E le murtinazzionali
che sò cause de li mali
che ciaffriggono oggiggiorno
a levassele da torno
è 'na cosa necessaria:
le volemo mannà all'aria
e er lavoro, poi, si 'n c'è
………………………..
parleremo der perché…
*carabinieri
al dottor Walter Massimino
cura della cervicale
fisioterapista
Le mano che…danno 'na mano
a Villa Sandra
di Roma
e a Rita,
e a Diletta
e a Cristiano.
" Pija 'e lenzola e stennele sur letto -
fa er dottor Walter come che te véde -
metti 'na firma llì su quer libbretto
e poi, spojato, mettete qui a séde".
E come che facesse pe dispetto
te 'nzuppa còllo spalle e…'n ce pòi crede !
te inizzia a strapazzà senza rispetto…
Ma quele mano dicheno: "Abbi fede !"
E poi te fa sdrajà e te tira er collo
e fa: "È pe rieducà la cervicale".
Beh, armeno nu mme stira com'a 'n pollo !
E: "Respiranno, soffia" insiste a dì….".
E io lo fo, che so si quanto vale
'sta cura che fa smette de soffrì.
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E intorno, all'artri letti, c' è anche Rita,
e c'è Diletta e c'è pure Cristiano,
che le du' mano co le venti dita
je danno a chi abbisogna de 'na mano.
Vilipendio a Ironia e Satira
I girondini di Di Pietro - Grillo - & Co.
fanno "Ironia" e "Satira" per le piazze di Roma
insultando villanamente:
Papa, Presidente della Repubblica, personaggi politici.
In nome della libertà d'espressione.
Con la vergogna addosso, Ironia
e la sua amica Satira, intristita,
pei vicoli di Roma fuggon via
e piangono dicendo: "È finita !
Ci stan portando dritte all'agonia
quelle boccacce grasse e la sgradita
lor grande affinità alla villania:
siam condannate senza via d'uscita.
Indecorosamente van ruttando
con voci che di fogna sanno, e basta.
Insultano soltanto e van sperando
di aver persino il plauso della gente
per quella loro esibizione guasta
che d'Ironia e Satira ha…un bel niente.
La bella pensata
Ma che bella pensata che ha pensato
chi vorrebbe un potere incontrastato
e che a chi con il voto l'ha bocciato
gli ripete: "Devi esser liberato !
Senza noi al potere è una pazzia
che così non ci sta democrazia,
ma regime ! Eh, sì, parola mia:
dai, cacciamola questa tirannia !
Perché il bene più grande che c'è al mondo
è per tutti la libertà, che in fondo,
puoi averla con poco: un girotondo
e gridando allarmato ogni secondo.
E chi mai ti può dar la libertà ?
Solo noi lo possiamo, il che si sa…
Nessun altro ne ha le capacità:
e seppure c'è, questo, a noi, non va !".
L'applauso
È sceso il telone sul palco
che muto è rimasto d'un tratto
e in quel frastornar del silenzio
la sala anche è vuota e già buia.
Ognun s'è portato una frase,
o qualche parola soltanto,
o un pianto, o un sorriso, o un'idea,
ma sempre e comunque un tesoro.
E come ogni sera il teatrante
nel cuore ha nascosto geloso
la sola energia vitale:
il bis e l'applauso scrosciante.
Per il giorno della memoria
I fantasmi
I fantasmi….
I fantasmi hanno paura:
non vogliono vedere i corpi
né sentir le grida,
e il lamento silenzioso dei bimbi senza giochi
senza lacrime:
le madri e i padri
non vogliono il rimorso
che ritorni - di averli fatti nascere -
che già s'è lacerato ai campi.
Né udir la propria voce gridare il nome
del figlio a loro strappato ed alla vita.
Han dimenticato il proprio nome
ormai un numero marchiato sulla pelle.
I fantasmi, fantasmi già erano,
tremanti, dietro un riparo
che riparo non fu, e più ancora, poi,
nelle casette di legno e nei cortili
con la patata in mano - lauto banchetto -
per la dieta degli scheletri viventi.
Non vogliono vedere cogli occhi da fossa
Non vogliono vedersi nelle fosse -
stoccafissi rinseccoliti - e nei forni,
non voglion che ritorni nemmeno più il ricordo.
I fantasmi ora stanno
con l'angelo che hanno cercato e che non c'era.
Adesso li consola: stanno tutti quanti insieme in un castello,
un castello fatto di stelle, grande quanto il mondo.
L'inferno ne è geloso:
lui non avrebbe saputo immaginare tanto !
Vedono fumare, nel rigido inverno,
i camini delle case, e fuggono, i fantasmi,
fuggono ancora, e impauriti
vanno a nascondersi dentro le nuvole,
specchiati nei panni bianchi stesi sui reticolati.
(Di Pietro dà del " magnaccia" a Berlusconi)
La rabbia de Antonio
Er cervello sta a zompaje
a quer tanto brav'Antonio,
come pure le frattaje
drent'ar pett'a quer demonio.
Perché è questo è quer che pare
quanno sgrana l'occhi a palla…
o quarcuno immezz'ar mare
che 'n sa più come stà a galla.
Soffre tanto, poveraccio,
a vedé che 'gn'ariesce
d'acchiappà la preda ar laccio,
e la rabbia je s'accresce.
Oramai s'è messo in testa
d'esse er granne giustizziere,
e si 'gne farà la festa
creperà dar dispiacere !
Le due nature
di Massa
Qui, la landa mutevole e molle
a perdita d'occhio distesa
che ora è un segno di pace
ora è assurda esplosione di rabbia
che da sé si modella e trasforma
e guarda gelosa
l'immobile biancore irraggiungibile,
che acceca e di lei non si cura,
dall'alto del monte.
Lì, è l'opposto: c'è solo durezza
a veder senza vita, della montagna,
tenace e inamovibile paesaggio,
che al ciel si protende
e orgoglioso nasconde un cuore che pulsa
e, solo, attende mani geniali
per donarsi in mille diverse espressioni
e immortalarsi in qualche plasmata creatura
che sia parte di sé.
Potesse il mare schizzare fin lassù
ed alleviar l'arsura
degl'intrepidi eroi della fatica
e tavole di marmo potessero
volare invece giù
sull'acqua a reprimerne l'impulso
alla violenza; e l'arte del buon Dio convivere
in armonia con l'arte che sua, pur sempre è,
di chi da mare e marmo trae genialità.
Cantatemi una nenia
Cantatemi una nenia
che addormenti il cuore,
ombre della notte
che silenti
qui v'attardate in veglia
al mio vegliare inerme.
E il profumo, spandete
dell'oblio che annulla
il tormentoso amare
che agita - e mai placa -
come tempesta -
il mio sentire dentro,
qual balsamo
pel cuore mio dolente.
Traghettami, o notte,
a un domani di sole,
di voli, e di speranze.
Sogno d'Amore
La porta è aperta
alla nuova stagione
a un profumo diverso che non conoscevo
a un sogno d'amore che illumina il sole,
che sullo zerbino indugia,
discreto.
I grandi non sorridono
I grandi non sorridono.
Ridono, a volte
per sdrammatizzare il dramma
di esserci,
schiacciati dal peso dei pensieri
nelle giornate tanto, tanto grigie.
I grandi hanno dimenticato i giochi,
il gioco dei sogni,
hanno perso il filo dell'aquilone
ch'è volato senza ritornare.
Stanno attaccati al suolo
e sudano senza neanche correre
e s'appoggiano stanchi
a sentimenti indolenziti.
I grandi non sorridono.
I grandi non parlano,
sono ammutoliti.
Ci prendono per mano
ma pensano ad altro.
Cercano un riparo
per qualcosa da salvare.
Fuggono dai bagliori dell'innocenza
e sbadati attraversano la strada,
e ad un incrocio,
improvviso, un semaforo
li blocca,
e soli restiamo a seguitar la strada
sempre cercando speranzosi, quel sorriso...
La filastrocca der fumo
"Er fumo nun va.
E nu' llo fumà !"
Abbada: er fumo ammazza !
Ma tanta gente pazza
nun vòle facce caso,
e da la bocca e er naso
je piace a fà uscì er fumo;
je piace quer profumo
de morte llì in agguato.
E po' puzzaje er fiato,
po' avé le mano gialle
ma…se rompe le palle
a stà a sentì ogni vorta:
" Ciavrai la vita corta !
Si presto nu la smetti
ce crepi….ce scommetti ?"
Ma piano, piano er fumo
cor sangue ce fa un grumo
che ne le vene blocca
la vita, e infatti scocca
er fatto già previsto:
"lei" viè, e je porta er visto,
je dà 'r fojo de via,
l'ammazza…e così sia !
Qualunque cosa ar monno
pe quant'è granne e tonno,
si fuma nun va bbene.
Er fumo porta pene:
l'arosto è ito in fumo,
li sòrdi sò iti in fumo,
l'amore è ito in fumo,
la pace è ita in fumo,
l'affare è ito in fumo,
l'ha soffocato er fumo,
'gni cosa sta 'nnà in fumo…
ch'è uguale a 'nnà in frantumo.
Si fumeno le palle
è mejo a nun urtalle!
E quann'è solo fumo
e nun c'è gnente aròsto
nun pònno trovà pòsto
bravura e intelliggenza,
ch'è tutta 'n' apparenza.
Sortanto quann'è er segno
che un cardinale è degno
a esse papa, allora
er fumo s'avvalora;
ma è sempre 'no sconforto
pe quello ch'è già morto.
"Er fumo nun va.
E lassalo stà !"
La vertigine
La vertigine scende giù dal cielo,
s'inabissa nel mare più profondo
e gira, gira tutt'attorno al mondo
come ognun ch'è foglia in balia del vento.
La quercia
Straripa la diga, / rovina giù a valle,
e impietosamente / trascina con sé
con forza ogni cosa / per tutto il pendio:
rumorosamente, / e a niente dà scampo.
Soltanto una quercia / con forza si oppone,
resiste, ma alfine / il cuore le scoppia
e cade e rimane / - ancora pe' un po'-
co' un ultimo lembo / al suolo aggrappata.
Ma è inutile sforzo. / Ormai mutilata
la quercia la presa / stremata abbandona,
e un monte di fango / va giù e la ricopre:
nessuno lo nota, / nessuno la cerca.
Il sole risplende / e il fango s'asciuga;
la terra si assesta / e il tempo che passa
pian piano allontana / il dramma vissuto.
Ma ancora ha la forza / la quercia sepolta,
e dalla radice, / che è viva, che è forte,
vien fuori uno stelo / e vince la morte.
Cenetta sul mare
(a Lisa)
Un velo steso fresco di bucato
su quello specchio grande…come il mare,
d'un celestino che si fa rosato
man mano, laggiù, finché scompare.
Intanto il sole è sceso e s'è appoggiato
in fondo allo scenario, mentre appare
sopra all'ultimo riflesso dorato
un abat-jour a mezz'aria…almeno pare:
s'illumina pian, piano e si fa notte.
Noi due spettatori, noi attori,
con pizze margherita assai ben cotte,
ci gustiamo il teatro e la cenetta,
su questa spiaggia, e gli unici rumori
son l'onde, e io che dico: "…Elisabetta…".
È caduto un capello !
È caduto un capello, e un boato
come di cannone s'è sentito
vicino.
E questo è strano, visto che è planato
come un fiocco di neve
dondolando incerto fino a toccar terra
e rimanerci.
Lo ha raccolto
con mano trepidante e incerta:
" È il primo mio capello a volar via…"
geme con stupore e un po' di stizza
e poi sconvolto seguita così:
" Tra un po'di giorni resterò pelato",
e intanto non dà peso al notiziario
sul devastar di bombe tra la folla
che annaspa disperata e quasi affoga
nel sangue ove galleggia l'arroganza
d' un mondo insano e perso e sovrastato
dall'egoismo e mille vanità .
L'adunata
(estate a Bettona)
" Aurelio, Giorgio, Armando, Alberto ! È ora !"
Echeggia - per la piazza di Bettona -
così il richiamo ben cantilenato*
di mamma Anna per riavere in casa
i quattro moschettieri, chissà dove -
in quel momento - presi a far che cosa.
Forse in battaglia a rotear le spade
che a Roma il loro babbo falegname
faceva ad arte, o ad aguzzar la mira
sui draghi appollaiati tra le crepe
dell'erbose e gloriose antiche mura,
con quei fucili ad aria, quasi veri,
o a valle in mezzo all'acque del Topino,
o a ringraziare un albero di pesche.
Oppure all'ombra degl'ippocastani
dei giardinetti a Santa Caterina,
a fare il gioco eterno del serpente,
che attira - tentatore - nel peccato
la tanto amata e bella ragazzina.
Ci guarda attento un vecchio per la strada:
" Voi siete i figli di quel gran brav'uomo,
Domenico…ma come somigliate !..."
Pei vicoli, le strade e le piazzette
si sentono venire dalle case
i sacri tintinnii del desinare.
" È tardi, dai corriamo, che ci sgrida !"
E dopo un po', sudati e impolverati,
il tintinnio incomincia anche da noi.
Soltanto una manciata di minuti,
e poi di nuovo liberi di fare:
sinonimo - a quel tempo - di giocare,
star fuori cogli amici, o a cercare
le prime tenerezze dell'amore.
O in giro in bicicletta ore e ore,
e a volte fino a Assisi, o su a Perugia,
non sempre senza segni sulla pelle.
O intorno ai bigliardini o al gran bigliardo
del bar Trabalza a un lato della piazza,
dove era stato - un tempo - il podestà.
Ed anche, a sera, andare alla funzione,
e dopo ritrovarsi e punto e a capo:
andare, e ritornare e poi riandare,
e alfine, stanchi, e allora, solo allora -
che dodici ne dava il campanile -
mamma Anna richiamava l'adunata
per consegnarci in braccio alla nottata.
*dalla finestra di casa sulla piazza Cavour
L'ospedale degli orrori
(la clinica Santa Rita di Milano)
(orrendi fatti criminosi emersi in Giugno 2008)
Lasciate ogni speranza, o voi pazienti,
che entrate all'ospedale Santa Rita,
ché questo è un vero covo di serpenti,
che per due soldi tolgono la vita.
Ma voi ci entrate pieni di speranza
che ogni malattia vi sia guarita,
finché non viene a galla la mattanza
di gente che si affida a chi ha giurato
a Ippocrate, ma in tutta noncuranza
ignora, e della vita fa mercato,
e taglia e toglie e infila pezzi a caso:
un tendine, un osso ch'è avanzato…
nel corpo tuo ignobilmente invaso,
e lo racconta agli altri dissennati,
da un pazzo orgoglio putrido, pervaso.
E grati vanno a casa gli ammalati -
a parte chi è rimasto a gambe tese -
convinti che le iene li han salvati.
Perfino han ringraziato, che - è palese -
nessun può sospettare: son dottori !
Ma son dottori pieni di sorprese,
e questo è il loro regno degli orrori.
Qui senza scopo squartan chicchessia;
e, certo, no, non per fatali errori,
ma solo per la pura bramosia
di tramutare in oro gl'interventi
sporcando il nome della chirurgia.
Ma il turpe affare or vola ai quattro venti…
Maestro, tu, al girone adatto affonda
la feccia di quei turpi malviventi
là dove il pianto maggiormente abbonda
ché forte lì è la pena e senza posa
del fuoco e del letame che li inonda.
Lo stesso fa' con chiunque altro osa !
Paghiamoli di più !
(il toccasana…all'italiana)
Paghiamoli di più, i magistrati,
così che la Giustizia, finalmente,
vedendosi trattata più equamente
sarà davvero giusta, ed i reati
saranno in fretta e furia processati:
mai più quell'iter lungo ed avvilente.
Nessuno più agirà subdolamente,
né ci saranno più ideologizzati.
E diamo anche più soldi agl'insegnanti
così che finalmente insegneranno
sentendosi più agiati ed importanti.
E se elargiamo al pubblico impiegato,
gli assenteisti pure, sgobberanno,
e girerà alla grande, questo Stato !
Di quando in quando vengono aggiornati gli stipendi, a volte più per una sorta
di ideologia che per necessità. Anni fa ci fu la campagna pro aumento stipendi
magistrati: per assicurarne la correttezza e l'impegno. Fu fatto. E i processi -
infatti - sono diventati più veloci e giusti.
Un referendum popolare voleva la condanna degli errori dei magistrati,
ma…sorvoliamo.
Idem per gl'insegnanti, seppure magari è rimasto ancora basso.
Ma a rincarare la dose è intervenuto il "nuovo pensiero" per cui l'insegnante
prende le bacchettate, una volta riservate agli alunni somari e indisciplinati.
Certo, un aumento di stipendio eliminerebbe il bullismo, la poca voglia di
studiare, e l'arroganza - all'ordine del giorno - dei genitori degli alunni
(oltre che degli alunni stessi) contro i professori troppo ligi (seppur poco
pagati).
Per gli statali il discorso aumento per assicurarne la fedeltà e il rispetto del
contratto di lavoro (=lavorare), è di sempre. Certo, aumentando lo stipendio e -
addirittura - inserendo incentivi per i "bravi" le cose si aggiusterebbero a tal
punto che in ogni ufficio scoppierebbe un tale malcontento ancora sconosciuto:
questi incentivi chi li da, a chi, sulla base di che, giudicata da chi ? Si
assumessero persone valide. Se un aumento è necessario, che si dia. Ma chi fa il
furbo, chi non rende - viste le evidenze - deve lasciare il posto a chi è più
onesto e più valido.
I "poveri" e "sottostimati" medici del Santa Rita di Milano insegnano molto…
M'ama…numm'ama…
(la margherita e la rosa)
" Sei 'na rosa: sei bella e vaporosa,
ma vòi mette: sei pure assai spinosa !
Appett'a tte io sò 'na poverella;
sò modesta e nemmanco troppo bella,
ma, però, nun è a tte che va cercanno
chi vorebbe sapé si come stanno
le quistioni d'amore, e lo viè a lègge
su li pètali mia, e me s'arègge
co 'na mano, e coll'artra, piano, piano,
me li tira a uno a uno, e quann'in mano
je ciarimane er gambo solamente,
saprà si l'ama, o no, sicuramente.
Come vedi noi due semo importanti
pe l'amore, ma io…sto un po' più avanti:
io sò quella che dice si l'amore
c'è, e in quer caso tu - pòi - je porti un fiore".
L'ha detto la Tivvù !
L'ha detto la Tivvù !
Che vuoi saperne, tu,
d'inganni e verità,
di quel che va e non va,
di idee e di ideali
che riempiono i canali
per tutto quanto il giorno,
dai Tele-G ai porno.
Di chi sa tutto quanto
per cui si prende il vanto
di dirci quel che vuole
e inonda di parole
chi ascolta ma non pensa
che quel che ci dispensa
può essere menzogna
(da mettere alla gogna)
di parte o di partito,
di chi si crede un mito
e non è mai smentito.
Di chi ti fa: "Al regime!"
e che però si esprime
in piena libertà
(e ne ha la facoltà)
spargendo confusione,
o vera convinzione.
Che vuoi saperne, tu,
di quel che la Tivvù
- con modi seducenti -
sa fare nelle menti
di tutti i ragazzetti -
che ormai non più protetti -
per unico ideale
han quello che non vale,
e il clou di aspirazione
è che in televisione -
- digiuni d'ogni arte -
ottengano una parte
con anche i culi in aria,
tra l'immondizia varia,
ch'è il massimo e di più.
Che vuoi saperne, tu,
dell'era del frou-frou !
D'imbrogli in piena luce
del tizio che conduce,
del bell'esempio sano
(ma come suona strano!)
di prendere la vita.
Di tanta malavita
che non è mai punita,
e par che lei t'invita
a farlo pure tu:
attenti alla tivvù !
Non credere alle cose
che vedi assai seriose:
la tua fortuna, amico -
lo dice un saggio antico -
si fa con il lavoro,
vivendo in quel decoro,
che certi - bontà loro -
non voglion più che esista
e portan fuori pista
i soliti Pinocchi
coi moscerini agli occhi.
Er bene lasciato
Bevèmose er vino, / magnàmose er cacio,
movèmose adacio, / nu' stamo a penzà.
Tiràmo a campà, / nun fàmose prenne
da troppe faccenne. / Sognamo sortanto
che tutto l'incanto / un giorno s'avvera.
Penzàmo a com'era: / 'n se fàmo pijà
da quer che sarà: / sarà quer che vòle
chi vede e che pòle. / Godémose er bello:
guardamo l'ucello / che vola e che canta,
che sopra a 'na pianta / fa er nido e lo cova
a mai s'aritrova / co senza magnà.
De quer che nun va / nun dàmose pena :
'na vita serena / già è ricca da sé.
Lasciamo i perché / a chi nun capisce
che tutto finisce, / pe pure chi è ricco,
pe chi ha fatto er micco, / chi ha tanto penzato…
E in tutt'er creato / la cosa che resta
è solo che questa: / er bene lasciato.
Tempo !
Chi cià tempo nun aspetti tempo.
Er tempo 'n cià più er tempo
de perdese artro tempo.
Mo è tempo de inizzià le cose in tempo,
de falle bbene e de finille in tempo
e no ! seconno come gira er tempo.
E aivoja a dì che aritornamo ar tempo
de quanno se marciava tutt'er tempo…!
Sò cose che oramai sò fori tempo,
ch' er monno s'è cammiato da quer tempo !
La vita dura tanto poco tempo
che - come quanno sòni e vai a tempo -
nun se dovrebbe annà mai fori tempo.
E ar giorno d'oggi ancora stamo in tempo
per auguraje ar monno un mijor tempo
vivenno tutti in pace tutt'er tempo,
che è quer che l'omo spera in ogni tempo.
E in caso che avanzasse un po'de tempo
e senza stà a 'spetta che scade er tempo
bisognerebbe dà 'na mano in tempo
a chi cià fame e 'n po' aspettà più tempo.
E quann'er tempo è poco e nun c'è tempo,
bisogna sfruttà bbene er poco tempo
e no stà a piagne che nun ce sta tempo.
E tòcca aricordà che in ogni tempo
è valido quer detto che der tempo
ce dice: "Chi cià tempo
nun deve aspettà tempo".
E arfine pe noi tutti verà er tempo
de véde tutti i treni arivà in tempo.
E quanno un giorno ariverà quer tempo…
speramo che ciavverteno pe tempo
così potremo avecce tutto er tempo
pe un giusto pentimento fatto in tempo.
E come ar tempo quanno che era er tempo
dei vàrzere o mazzurche o artro ber tempo,
comincio a batte er tempo
e m'auguro che ognuno abbi più tempo
pe amori e balli finacché è ber tempo.
Dove vive la morte e come campa
Dove vive la morte e come campa,
e con chi passa il tempo suo eterno,
o è da sola a goder che non si scampa
alla falce che offre per l'Averno
un biglietto gratuito 'sola-andata' ?
O è ignaro e incolpevole strumento
e non sa quanto grande è la portata
del mestiere che fa e in qual sgomento
mette ognuno che parte e ognun che resta ?
Non risponde la mente e neanche il cuore:
sono oziose domande e è troppo mesta
la risposta sull'antico rancore.
Dedicata a tutti i giovanotti con …badante.
"Badante mia bella !"
(er corteggiatore incallito e l'atto de speranza)
"s'ammoscia tutto, ma la voja resta
perché arimane tutta scritta in testa".
A statte qui a guardà e nun fatte gnente
lo pòi capì pe mme si che tortura !
E daj ! famme levà 'sta svojatura
de un bacio su 'sta bella bocca ardente.
A mme 'ste voje nu mme se sò spente
e ar limite farò brutta figura ;
E su ! viè qua, e nun ciavé paura:
fa' conto che sei Eva e io 'r serpente.
Aspè, che mo me levo la dentiera,
sinnò dà 'mpiccio…Ammazza si sei bbona !
Me levo anch'er catetere…Com'era ?...
Ah, sì ! Io monto sopra e te vai sotto.
Mannaggia, aoh ! Qui proprio nun funziona !
Ma un giorno…s'arisvejerà de bbòtto !
"s'ammoscia tutto, ma la voja resta
perché arimane tutta scritta in testa".
Il Clown
La luce s'è spenta / sul palco ormai vuoto,
e il dopo è già noto: / ritorna a star solo,
e strisciano al suolo / i piedi suoi stanchi
per quei gravi ammanchi / che gli hanno squarciato
il cuore svuotato. / E smaschera il viso
che ha smosso il sorriso / di tante persone.
Va giù un lacrimone: / rugiada del cuore,
pensando a un amore / che non ride più.
…. Ma che ciazzecca !?
(un giudice e un politico ar veleno)
"Abbasta co la toga: me sò rotto !
Abbasta cor marciume che c'è in giro !
Ormai ho fatto quer che sotto, sotto
quarcuno m' ha permesso...e me ritiro,
che quer partito granne che ce stava
adesso 'n ce sta più: ho fatt' er gioco
de chi ce se rodeva e ce smagnava
de fallo scomparì e de daje fòco.
Mo torno all'orticello, come quello,
quer granne condottiero: Cincinnato,
ed eccove la toga cor cappello.
Ma, no...aspetta 'n pò...? ciò ripenzato !
Siccome co la toga 'mm' è riuscito,
me vojo libberà da 'sto veleno
schizzannojelo addosso da un partito:
che vojo avvelenallo ! pe llo meno.
Abbada a te, che un giorno, o prima o poi,
te faccio piagne, e a la televisione
je devi dije addio, vòi o 'n vòi !
Me stai a fà sbavà, e la pressione
me sta schizzanno su...però, vedrai...!
che in quer tranello tuo ce porti a quello...
Io nun ce casco *: ce 'o sai o nun ce 'o sai
che qui ce tengo un cacchio de cervello ?
Scastagno ner parlà…ma "CHE CIAZZECCA" ?
Si nu sparisci, qua io fò un macello !
Pe tte io sarò peggio de 'na zecca !"
*dal discorso di sfiducia al governo nascente
La mimosa
La mimosa s'è spenta.
E la chioma dorata
ora è un ricordo di liete promesse.
Soli, restano i rami:
braccia al cielo protese
come a pregar che ritorni il profumo.
"Privacy"…in "trasparenza"
(misfatti de du'ministri* in liquidazzione)
Nemmanco i regazzini mocciolosi
farebbero in quer modo ch'hanno fatto
quei du' campioni a un giorno da lo sfratto
co tanta bava in bocca e co l'artrosi
nei cervelloni opachi e comatosi,
che pe ripicca - come po' fà un matto -
se sò inventati un urtimo misfatto:
tajà li freni ai parti fantasiosi,
e mette in mostra - pe la "trasparenza" -
li conti de la gente popolana
ch'è er massimo e deppiù de l'incoscenza,
ché è solo adatta all'avvelenamenti
dell'aria (che è daggià assai poco sana),
che soffia tra parenti e conoscenti.
E a mann'a spasso "privacy" e bonsenso,
ché, ar dunque, je po'daje anche 'na mano
a chi te vò entrà a casa…piano, piano,
perché gn'hai dato manco er tu' consenso.
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T'annava de sfatà quarche mistero ?
Volevi fa 'na cosa trasparente ?
Allora, sòr ministro intelliggente,
me devi dimme come un Ministero
ha sperperato tutto l'anno intero
li sòrdi che s'è preso da la gente;
me devi fa vedé quant'è efficente
la casta che sta llì e gne pare er vero !
Me devi damme tutto er renniconto
der "come", er "quanto" e er "chi"ha amministrato
le cose belle e brutte, pe un confronto:
così 'na vorta visto chi 'n sa spenne,
sippure pe 'na vòrta m'ha fregato,
cor cavolo ch'er voto l'ariprenne !
*L. Turco: sulla diagnosi preimpianto per i parti assistiti,
contro la Legge 40, e contro i risultati del referendum del 2005.
V. Visco: pubblicazione - illegittima - in rete
dei redditi 2005 di tutti i cittadini italiani.
Artalena in libbertà
(sinistra e destra: uguale dignità)
Er monn' è fatto come 'n'artalena:
'na vorta penne qua e 'na vorta llà,
ce sta chi canta e c'è chi ce s'appena,
e quanno tutto è fatto in libbertà
deve annà bbene…Ma ce sta chi mena
o co le mano, o co la lingua e sta
sempr'appizzato peggio de'na iena,
ché nu je piace a stà in serenità.
Ma si 'n c'è gnente de più naturale
pe un'artalena de stà a dondolà
de qua e de llà, perché me tratti male
si me ne sto tranquillo da 'sta parte ?
Si tu stai llà, pe forza ! ho da stà qua,
ciaivoja te a rimischià le carte !
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C'è la minestra e c'è la pastasciutta,
e quella che vòi te a mme nu mme va,
me ciarimane l'artra, pe magnà:
si vòi capì, mo te l'ho detta tutta.
Piccolo mondo
L'intarsiato bruchino variopinto
gibbosamente arranca
come a scalare la foglia carnosa
d'un cavolo fiorito.
Chissà che pensa che ci sia più su ?
In giro ci sta tutto un gran via vai
di eserciti di ansiose formichine,
che in subbuglio ordinato
riempiono il caveau pel dopo estate.
Saltella il grillo da uno stelo all'altro,
si ferma, bruca, canta
e sparisce d'un tratto con un zip!
mostrando il rosso-blu sotto le alette.
Immobile su un ramo
una mantide a zampe giunte prega
devota e seria, seria,
perché un insetto le finisca in bocca.
Un grosso ragno invece
aspetta pure lui, però non prega:
tende soltanto, sicuro, l'agguato,
e dopo un po' la mosca e la zanzara
son prigioniere alla sua mercè.
E camuffato da rametto secco
ci sta un insetto stecco
che con mosse feline
pian piano s'avvicina…
Ci sta una farfallina:
che bocconcino buono !
Ma il vento vede e sa e co' un solo soffio
le fa spiccare il volo in libertà.
Un grosso macaone è ora a tiro:
ma quella non si tocca: è tropo bella,
ed anche troppo grande, in verità.
Sta lì a pavoneggiarsi
specchiandosi sull'argentata scia
che - andando a spasso lemme, lemme - lascia
la chiocciolina tutta casa e erba
che mai si turba e va per la sua via.
Sul ramo d'un gran pino
da ore, una cicala, senza sosta,
il monocorde canto leva al sole
oziosa, e non si cura
dell'oggi e tanto meno dei domani.
Passa una libellula:
va dritta verso dove l'acqua stagna,
si ferma, guarda un'ape che lavora,
si sente "più" di lei, più signorile,
più bella e snella: come una "velina".
Ma l'ape non la degna d'uno sguardo
e scrupolosamente succhia il fiore.
E poi la sua maglietta gialla e nera
è sempre di gran moda!
Seppure, forse, non così elegante
come quella livrea della citona
col suo lucente verde che fa invidia,
ma lei non sembra neanche farci caso.
Sotto un sasso dappresso
si muovono, e qualcuno ne vien fuori,
tribù di millepiedi e scolopendre,
maialetti-Sant'Antonio a pallina,
forcinelle e scorbutici scorpioni,
che guai a chi li tocca !
Un calabrone passa,
passa e ripassa: forse fa la corte
alla vespetta tutta sbarazzina
che se n'è accorta e fa la finta tonta.
Col muso a punta sgorga dalla terra -
lì dove è un pò bagnata -
un lombricone grasso e lungo, lungo,
che a fatica vien su,
e orridamente striscia,
e s'allunga e s'accorcia con ribrezzo
di chi lo guarda…ma così è il destino
a volte di chi è bravo e fa del bene.
Due coccinelle giocano fra loro:
si rincorrono in terra e poi su in volo
con le piccole ali
che escon dalle maculate elitre.
E spargon tutt'intorno un forte odore
le campagnole cimici cercando
di farsi ben notare.
Ma vari scarabei, e insetti rossi con triangoli e puntini neri addosso,
non sembrano gradire
e scappano per non sentirlo più.
Ed ecco, infine, appare
un dinosauro in quel piccolo mondo:
una verde lucertola si aggira…
La segue zampettando un sauro maschio
che a scatti la rincorre e lei gli sfugge;
l'aspetta e scappa ancora, per quel gioco
che lì da loro è ancora solo bello,
che la natura è ancora naturale
e senza cattiverie a imbastardirla.
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( Né stizze matte e codici a punire,
chi vuole corteggiare, e in buona fede,
fa il filo, guarda, segue e con pazienza
attende un sì, o un no, col batticuore ).
Capolavori unici
Ho aperto il sipario
sul palcoscenico del Creato:
ho visto il mondo
che non è questo piccolo mondo
che io conosco;
ho visto altezze
e spazi infiniti
di aria, di acque e di terre;
ho visto e sentito
il bianco gelido
che nemmeno immaginavo;
ho visto le forme e i colori
che mai vedrò
nei quadri di eccelsi artisti;
ho visto luci
e ascoltato suoni
senza paragoni;
ho sentito e visto
la pace serena
da cogliere ed appuntare al petto…
Ho visto fra tutto questo
l' invisibilità visibile
del Creatore del mondo.
Ed ho pensato all'uomo:
forse, del Creato,
la parte meno riuscita.
Pioggerella d'Aprile
Si sente l'odore della pioggerella
che è scesa a bagnare i nasi all'insù.
Guardavano il cielo che si ombrava un po'
e lui, birbantello, scherzoso, d'umore,
ha fatto pipì, una spruzzatina
gradita dal prato e da un pigro micetto
che non si lavava e… sognava di farlo.
La luce del giorno s'è un poco riaccesa
e tutto qui attorno è assai più sereno,
coi densi colori, più intimi e soli.
La verità vera
(fine delle "verità" ?)
La verità è 'na cosa che bisogna
che sia davero vera pe esse vera,
sinnò si nun è vera è 'na vergogna
a stalla a riccontà, ché chi ce spera
ch'è proprio vera, manco se lo sogna
de stà a penzà che po'esse 'na chimera,
'na farsità, e che, come pe la rogna,
che si s'attacca 'n trovi la magnera
de falla spiccicà e de libberatte,
e passi anche 'na vita, llì, a grattatte
( ma più te gratti e più 'n te passa mai),
così più pensi de conosce er vero,
più nun t'accorgi che nun è sincero
er vero ch'hai 'mparato, e artro nun sai.
Perciò ce tòcca spalancacce l'occhi,
pe nun finì fregati come allocchi,
e pe scansacce tanti de quei guai…!
-------------------------------------
Mo pare che sò in tanti a avè capito
che a volè impone certe verità
a un modo esaggerato ed accanito
più manco in Parlamento se po' stà.
E er popolo, arfine, ripulito
da tante idee e farse libbertà
vò soddisfà le tasche e l'appetito
sicuro drento casa e a spasseggià.
Le verità sò belle si sò vere
o pello meno si je se po' crede,
e nun fa gnente si sò rosse o nere.
Ma qui la cosa ch'è venuta a galla
è che la gente ormai nun ce stravede
pe certe verità…ed è 'na palla
sentille a dì, e, a vòrte, in malafede;
ché artre verità, je stann'a còre !
e de quell'antre è inutile a discore.
C'è chi infarcendosi di letture e ideologie e demonizzando
l'avversario
allo spasmo, crede di avere i semi della verità vera in tasca e vuole seminarla
nelle tasche degli altri. 14 Aprile 2008.
In cerca di orme
(al Trionfale)*
a mia madre e mio padre
ai miei fratelli, agli amici
del quartiere e agli amici preti
I banchi del mercato stanno in fila
come sempre, con le cose di sempre.
Però la gente, no, non è più quella.
Non mostra più, la strada, quelle orme
che conoscevo e che usavo incontrare
andando a scuola e tornando, ogni giorno.
La falegnameria non ci sta più:
ci sono gli sportelli di una banca,
e neanche la bottega del barbiere.
Non ci sono gli odori e quei rumori
e i passi della gente per la strada.
E al posto del palazzo ove stavamo
di Via Santa Maura, hanno messo un nuovo
palazzo tutto a vetri, con gli uffici.
Ma quel che non c'è più era assai più bello.
E all' oratorio, se oratorio è,
non c'è nemmeno l'ombra di qualcuno:
niente è rimasto dei giochi chiassosi.
E adesso, San Giuseppe al Trionfale
non è parrocchia più, è cattedrale.
L'hanno scritto: "cattedrale minore".
Solo le anime, ormai, dei preti antichi,
vagano tra l'altare e le navate.
L'avevano cresciuta proprio loro,
la chiesa, con la scuola e il nuovo albergo.
Don…quanti Don…quanti amici di allora!
Non vi ritrovo più, tutto è cambiato.
Non ho visto l'armadio delle "cotte",
e neanche del vin bianco e delle ostie.
Né Mario il sagrestano con i fiori
e le candele per l'altar maggiore.
Spostato è pure il 'quadro campanaro'
che un giorno stuzzicai per curiosare
e un suono assai festoso di campane
ne uscì, mentre incensava il catafalco
Don Carlo, e in tanti corsero a azzittire
l'allegro scampanio …e a consolarmi.
Tra i banchi, poi, mi pare di vedere
le due figure a me più care al mondo,
coi loro occhi devoti e a mani giunte
pregare per me ed i miei tre fratelli,
come anche un tempo avevan sempre fatto,
e, grato, anch'io ho pregato per loro.
E m'ha sfiorato… come una carezza….
*quartiere di Roma
L'incubo
Qual chiatte giganti
le macchie
vagavano placide al sole
e fiori su prato sembravan
i pesci
sul pelo dell'acqua fioriti.
Gli abeti
per tutto il pendio
perdevano gli aghi nel vento
ed erano i campi di grano
ridotti
a nude e sabbiose distese.
Ai Poli
gli eterni ghiacciai
smagrivan pian piano inondando
il mare che sempre cresceva,
e tutto
copriva, copriva, copriva…
Dall'ultimo pozzo
rimasto
un ultimo sorso scolava -
riarso di sete - un barile
che al mondo
non dava ormai più energia.
Andò alla finestra
Martina
svegliata dall'incubo insano
e come impietrita, rimase:
guardava
sia l'erba che i fiori, spariti.
Sgomenta
si vide riflessa
sui vetri col capo pelato.
Cercò di veder se sognasse,
urlò:
tremò nel sentir le sue grida.
Concertino sul prato
Ancora splende il sole in cielo, quando
le campanule iniziano a suonare
e soffiano i tromboni i bei narcisi
e cantano le bocche di leone
sul palco verde in fronte alla platea
di margherite, di trifogli e viole,
e di asfodeli e primule gentili -
che han guadagnato un posto in prima fila -
e tante erbe selvatiche e le malve
e finocchielle e cicoriette e cardi
e qualche ortica che si tien lontana.
Son tutti quanti pronti ad ascoltare
come anche i ciclamini che hanno scelto
di stare sotto l'ombra d'un castagno
un po' in disparte; e gli eleganti gigli
che accolgon con l'inchino chiunque arriva
da quella stessa zona o da lontano:
gerani scesi in frotta dai balconi
e ricercate rose profumate
fuggite di soppiatto da un vivaio -
che le canine sparse sui cespugli
guardano arrivare senza invidia -
e i piccoli ranuncoli per mano
ai tulipani in ferie per l'estate.
Gli snelli ed azzurrini fiordalisi
giungono compìti ed orgogliosi
ché sanno di destare ammirazione;
garofani, mughetti e violacciocche
insieme alle cantate malvarose
vengono in gruppetti frammezzati
da girasoli presi a sentinelle.
S' accendono i papaveri di fuoco
in mezzo alla gramigna e falsa avena.
E finalmente, insieme a un'orchidea,
arriva da lontano, un po'spaesata
la bianca stella alpina silenziosa
a impreziosire il palco e la serata,
come applaudita ospite d'onore.
L'arietta fresca della sera scende,
e i glicini con le edere tenaci
si mettono - ad un cenno silenzioso -
ai lati, e sopra - a mo' di pergolato -
per dar riparo a tutti, finché giunge
la notte ad abbassare giù il sipario
ed augurare a ognuno il buon riposo.
È Pasqua !
Mistero
del Dio
venuto
nel tempo;
mistero
del Cristo
ch'è morto
per noi, e -
risorto -
a destra
risiede
del Padre
nel cielo.
Ed ogni
campana
risuona
"osanna!"
al figlio
di Dio
che, ucciso,
da uomo
su in cielo
è asceso.
È Pasqua,
fratelli,
lasciamo
le armi
e gli odi e
preghiamo e
dal figlio
di Dio
ch'è Dio
lui stesso
avremo
la vita
eterna
del cielo.
E' Pasqua:
osanna
nell'alto
dei cieli.
Perdona,
Signore,
l'umana
progenie
che un giorno
t'uccise
e ancora
lo fa.
Aiuta
chi soffre,
diffondi
la Fede,
perdona
chi sbaglia,
e porta
la pace
che tanto
volesti
e ancora
non c'è.
Osanna
su in cielo
all'Uno
che è Tre.
T'accarezza il mio sguardo
T' accarezza il mio sguardo
prima ancor della mia mano
e lungo i rilievi, tenui,
sosta e s'attarda
come su vellutati petali di viola
l'ape destata dalla primavera.
E qual piacevole antipasto poi mi guida
a goder le delizie apparecchiate,
e al lauto banchettar m'accingo
mentre Lussuria spumeggia generosa,
come in coppa di cristallo esultano
vini pregiati d'annata feconda.
Morti de serie A
Morti de serie B
" A Giò, ma a te te pare ch'è normale
'sta voja de giustizzia e sicurezza
de gente - pare - ch'è sortanto avvezza
a pìassela cor monno padronale
e ariempie piazze e pure ogni "canale"
contro ogni menefrego e leggerezza,
ma è sempre pronta a mettece 'na pezza
si er morto l'ha ammazzato un criminale ?
L'hai visti mai a quelli llì a aggitasse
si ammazzeno a quarcuno drento casa,
pe strada, nei negozzi… e radunasse
pe dì: "Abbasta ! Ma 'ndo sta lo Stato ?
"Certezza de la pena !" o "Italia invasa…" ?
" No ! Ho 'nteso solo a dì: - L'hai perdonato ? -.
Morì pe un incidente o assassinato
è un fatto che a prescinne ! va evitato,
e a colorà la morte è un gran peccato".
Malaria !
(milioni di bambini muoiono di malaria.
I medicinali a loro disposizione o sono inefficaci
o sono contraffatti.
I soldi per le medicine buone non ci sono.
Né tanto meno per operazioni di disinfestazioni
a tappeto)
La notte non di stelle ma di voli
riempie l'aria calda intorno al sonno
di bimbi senza sogni.
Voli sottili, silenziosi e sparsi
s'aggirano pungenti e minacciosi
che neanche il cielo, vede.
Van seminando il seme della morte
negl'indifesi corpi ai mali avvezzi
e rassegnati e stanchi.
E senza vergognarsi, la vergogna
vola anch'essa, seppure mestamente,
sopra capanne e fango,
sopra la mano che soltanto chiede
di non morire, e che non può pagare:
ma la vergogna, ignora,
e l'uomo sta a guardare.
La povesia moderna
(in un seminario sulla poesia è stato detto- da illustrissimi
poeti - che è proibito
utilizzare le parole: "anima" e "fiamma" in una poesia, al giorno d'oggi).
"Arvà, nu sto a dormì, ché ciò un penziero
che m'hanno mess'in testa e nun va via.
È stata certa gente co davero
un cervellone granne, mamma mia,
che devi da sentilla ! Sò sincero,
in testa cianno un'encicropedia
e appett'a loro io sò un sottozero
in quer ber monno de la povesia.
Però, Arvà, sarà che so 'gnorante,
sarà che nun cell'ho quer gran bagajo…
sarò rimasto…ar grillo parlante,
ma l'hanno detto come fusse un dramma
che ormai - ar giorno d'oggi - è un granne sbajo
a mette in povesia "anima" e "fiamma".
" Ma l'anima…nun è che è eterna, a Giò ?!
E fiamma…come mai…Ma che: s'è spenta ?"
" Che t'ho da dì, Arvà, io dico: boh ?!"
L'omo d'onore
(sceneggiata siciliana)
S'ariccommanna a Santa Rosalia,
infila li du' botti a la lupara,
se specchia, aggiusta er baffo e poi s'avvia
co quell'idea in testa bella chiara.
" Salute, Don Caloggero !", "A vossìa !"
risponne coll'inchino a Donna Chiara.
Pell'aria st'a volà l' "Ave Maria":
fra poco finirà 'st'attesa amara.
La sposa sorte, e er sangue je va in testa:
lei s'è sposata a un artro e l'ha incornato;
bisogna che finisce qui, la festa.
" Santuzza !" chiama, e intanto ha già mirato,
e mentre spara strilla: "Disonesta!"
E er disonore è bello che sciacquato.
Ma sente che je s'è spaccato er còre
e riarz'er braccio - che artro nu je resta -
e spara…pe ann' appress' a quell'amore.
Tutti fìi de la "violenza"
"L' hai 'nteso in tribbunale ch'è successo ?
Sò tempi brutti, Arvà, tocca stà attenti…
Ma…dico, je pijasse un accidenti,
possibbile che manco più a fà sesso
pòi stattene tranquillo? Guarda, adesso
la Legge sta allupata sull'attenti
a véde come fai…a li lamenti…
si arivi o nun arivi a fà l'amplesso…"
"Eh, sì, a Giò, l'ho 'nteso. Ma sò matti !
Ner mentre che se stava a intorcinasse
dar granne gusto proprio de quei fatti,
j'ha detto de sortì…Se po' anche fasse…
Però si 'n ce l'ha fatta je fai l'atti
perché t'ha violentata ?!? È da sturbasse !"
……………………………………………..
"E l'hanno condannato… Che bojata !
Ma, er còso, si 'n cià tanta resistenza
pe bloccà tutto e batte in ritirata,
sentenzi e me condanni pe violenza ?!
Lei dice "sì", me bacia appassionata,
se sdraia tutta voja e compiacenza
e sur più bello de quell'accoppiata
me dice: "Abbasta ! Nun ciai più licenza !" ?!?
"Qui stanno a dà li nummeri, davero !
Arvà, famo a capisse: si succede
che poi la panza cresce, sò sincero,
ar dito je ce metto anche la fede:
me pijo er pacco tutto quanto intero:
co lei, la panza e er pupo, ce pòi crede.
La Legge…OK si c'è la prepotenza.
Diversamente, Arvà, si vai a véde,
sai quanti semo fìi de 'sta "violenza" !"
Pensiero
Ritorna nottetempo quel pensiero
che il giorno neanche un'ora t'ha lasciato;
s'è trasformato in sogno ed al risveglio
è tutto amalgamato.
Spegni la luce, Luna
Spegni la luce,
Luna,
ché il giorno di fatica che non cessa
nel turbine suo grigio ancor ci frulla.
Pur resta al posto tuo,
luce sincera,
ma senza rischiarare questa notte,
ché gli occhi altro non cercan che riposo
negato già dal giorno illuminato.
Buio, o Luna, provvedi su di noi
e parlane alle stelle luccicanti,
che non s'offendano e tu che non t'offenda:
lasciate che una tenebra serena
discenda taumaturgica sul mondo
come al capezzale d'un malato.
L'ombrello
L'ombrello ci copre,
ripara la pioggia
e in più ci nasconde
se glielo chiediamo.
Fa fronte agli schizzi
di macchine in corsa
su strade allagate,
fungendo da scudo.
C'è chi ci si appoggia
e chi si diverte
roteandolo come
facevan gl'inglesi.
L'ombrello è un amico
che spesso perdiamo.
Si bagna per noi
ma lo maltrattiamo.
Infatti ha le stecche
che spesso son rotte
ed anche la tela
a volte è bucata.
Il vento lo scuote
di qua e di là
lo succhia all'insù
vuol farlo volare.
E a volte gli riesce.
Perché lo farà ?
È forse per dargli
la sua libertà ?
Ma lui non la vuole:
si fa riacchiappare,
e come è suo uso
ritorna a coprirci.
Non è un bell'esempio
di sottomissione
di sana amicizia
e di fedeltà ?
Schifezze
Perché tanto* sulla "monnezza" ? Perché tanta è la schifezza !
Eh già, Bassolino che c'entra ?
È soltanto l' ex Sindaco di Napoli
e il Governatore in carica della Campania…
(*ennesima poesia sul caso immondizia di Napoli e dintorni).
" L'hai 'nteso, Arvà, che va dicenno quello ?!
St'a dì che sì, l' ha fatto quarch'erore,
ma è proprio pe aggiustà quer gran macello
de la monnezza e der cattivo odore
che nun se po dimette sur più bello
e deve restà llà coll'assessore
e er sinnaco, e dai co er ritornello
" Che c'entr' i'…I' songo 'o Governatore,
e nun songo 'o scopino comunale !
E poi sto qui da solo quindici anni-
tra Napoli e Campania - e meno male !
ca senz''e me t' 'o piense, ohé, che schifo !
che altro che tumori e paratifo !
Cchiù schif' assai 'e chista faccia…anale !"
T'amo
(dedicata a Lisa)
T'amo malgrado le tasse
T'amo tra la polvere dei ricordi belli
lungo il ruscello gorgogliante e fresco
T'amo guardando gibbose colline
e frondute foreste con sopra
cineree cime di monti lontani
T'amo in mezzo al crocevia senza benzina
dei nostri pensieri profumati
T'amo tra la gente d'un tempo
T'amo sempre
T'amo anche se non ti penso
Anche se ho la febbre e tremo
T'amo per divertimento,
per non pensare al carovita
T'amo con la passione e senza
T'amo perché l'aquilone vola
e ancora canta e torna l'usignolo al nido
T'amo tra il fumo delle guerre
e il morso nefasto della fame
T'amo come unica certezza
tra la terra e il cielo
T'amo perché altro non saprei
Forse soltanto perché tu sei tu ed io son io,
ma soprattutto perché, semplicemente, t'amo.
Roma
Roccia forgiata
a mo' di scena eterna
cui m'inginocchio.
Qualcuno -a scoppio ritardato - sotto elezioni -
scopre la certezza della pena e della tolleranza zero (!?!).
Certezza…de la portrona
" Ma… 'sta "certezza", Arvà, semo sicuri
che sarà certa proprio pe davero ?
De botto se sò fatti accosì "duri"
da sta a dì pure "tolleranza zero" ? "
" Sta a dì…! Hai detto bbene…È 'no spergiuro,
a Giò, scopiazzeno er penziero
a chi è che pe 'ste cose è più maturo.
Ma come se po' crede ch'è sincero
quer Tizzio che va predicanno in giro
'sti bei principi, quanno infino a mò
j'è stato contro ? Se sta aggiustann' er tiro…"
" Eh, già, Arvà, pe pìasse la portrona
vorrebbe infinocchiacce come po',
ma è come dì a la gente: "A abboccona! "
Un campo d'angurie
Ho fatto un tassello all'anguria
ed è stata goduria immediata
per quella vampata d'intenso profumo.
La polpa consumo, che è rossa e fragrante e succosa
e radiosa era l'ora di sera
e qual primavera fiorita
che invita all'amore e alla vita,
sbocciavi, ed allor ti coglievo…
La mangio e la bevo, l'anguria polposa
e però è poca cosa, in confronto a com'eri -
e mi par solo ieri - un campo di polpa di pesche e d'angurie.
Rinnovamento
Guarda laggiù,
là, oltre l'orizzonte:
che voli lo sguardo,
e trovi spazio il cuore
e s'apra ai campi estesi
dell'interscambio d'amore.
E i domani fioriranno,
come fa un roseto
quando vola la rondine portando
per tutti nel suo becco
i colorati sogni della nuova Primavera.
Oh, San Faustino,
Patrono dei "singles".
Oh, San Faustino, che in cielo
beato te ne stai
e vedi lo sfacelo
che non finisce mai
di coppie scoppiettate
e cuori infranti
di spose non più amate
e sposi singhiozzanti
guarda con favore
il singolo che, solo,
non sa a chi dare tutto il suo vigore
e tutt'al più ha quel po' d'amore a nolo,
e triste in casa sta del genitore.
Oppur gioisce e gode del suo stato
e singolo per scelta e con rigore
vuol vivere, contento ed appagato.
San Faustino caro,
singolo e beato,
dammi tanto amore, del più raro,
pur se singolo amerò e non da sposato.
Così che avrò una donna, oppure tante,
e se andrà male non dovrò pagare
e non dovrò cercarmi qualche amante
e sempre ! in casa mia potrò restare,
senza beghe di leggi e tribunali
e una moglie rapace che vuol tutto,
e senza mai finire sui giornali
pe' aver …creato in casa un brutto lutto.
La Trottola
Su lei stessa lei gira e gira e gira -
la trottola - con tutti i suoi colori,
dai vènti smossa e sfarfallanti umori,
seguendo il fuoco della grande pira.
Finché vien notte e lì, insonne, vira
e intanto, come avesse dei rancori
con quello, gli accecanti suoi bollori
da tutti i lati da lontan rimira.
Vertigini non prova per quei giri,
né per trovarsi appesa nel gran vuoto,
che altri…sono invece i suoi sospiri !
e grande è la sua voglia di frenare.
Ma per fortuna dall'eterno moto
d'amor sospinta, seguita a girare.
Fuochi
(tramonto d'amore sulla spiaggia)
Spira un'aria gioconda
e la vela sull'increspata onda
scivola leggera
sul far della sera.
S'acquieta poi, pian piano
il mare, e di lontano
si fa rosato il cielo
e scende come un velo
giù, giù fino a bagnarsi.
Amarsi !
Or che l'orizzonte prende fuoco
e il cuore, pure, a poco a poco
si scalda, s'incendia, divampa e preme
sul tuo che, anche, sta bruciando e freme.
L'aria si ferma e si fa seriosa
e l'acqua si fa muta e sciabordar non osa
sulla battigia più, e il sole
s'è quasi inabissato, come suole.
Ascolta !
Come fosse l'ultima volta,
galoppano rapiti i nostri cuori
sulla magica scia dei nostri ardori.
Silenzio…Ora il silenzio regna
e un inizio di notte spegne i fuochi;
resta l'aria immobile e pregna
dei passati giochi.
Buio di catrame
(buie e fredde pene d'amore)
Quant'è buio
quel buio di catrame
che disillusi occhi san vedere
seppure il sole arde e infuoca il cielo;
ma il cuore affranto a tanta luce è cieco.
Dov'è, dove
è la viva sensazione
che più d'un dolce nettare inebriava
il cuor che a nuove e rare meraviglie
s'affacciava
e ne coglieva il fiore di passione ?
Così, è questa ! e ora, sì ! l'intende
il cuor la pena delle pene umane,
e in seno al buio nero, freddo e amaro -
nero di catrame -
avvolto nel suo stesso lutto giace
e, persa ogni speranza, vivo, muore !
Parole d'ordine: abbassare i toni.
(campagna elettorale: 7 febbraio 2008 a "ballarò")
" Toni pacati, civili, rispettosi"
chiedono in tanti - compreso il Presidente,
ma Colombo coi suoi schizzi fegatosi
stasera com'è stato deludente !
E come han detto i due giovani focosi*,
ha fatto solo la parte del demente
coi suoi attacchi ormai vecchi e assai pietosi
sul cerone e sull'età di chi è vincente,
quando con tutta la rabbia i due ragazzi
stavano gridando la disperazione
di sentirsi emarginati dai "palazzi".
Ma è questo un modo intelligente, o imbecille
di affrontare una pubblica tenzone
che si vuol priva di risse e di scintille ?
Ma addirittura quel Tizio s'è azzardato -
tanto pe' abbassare i toni -
ad accostare il nome dell' "odiato"
a quelli dei più grandi mascalzoni !
*due giovani disoccupati e disperati
facenti parte della platea, che, con tutte le ragioni del mondo
han dato il fatto suo a Furio Colombo (che tra l'altro ha addirittura
tentato di accomunare l'avversario-nemico, a Riina &Co.), con toni e parole,
sì, da trivio, ma così ampiamente meritate!
7 febbraio 2008
Il topolino e il fisco
C'è un topolino che gira per casa
e d'ogni cosa fa tabula rasa.
Esce dal buco con fare sospetto,
corre in cucina poi va sotto il letto
a rosicchiarsi il bottino goloso.
Trema il topino, ma fa il coraggioso:
sale di corsa sul mio comodino
portando appresso il suo lungo codino:
ha annusato un profumo speciale:
carta moneta, e non sa quanto vale,
si lecca i baffi per quanta ce n'è :
quello è davvero un banchetto da re !
Rosica, rosica, il soldo sparisce
ed incosciente il topino squittisce
per il piacere di aver rosicchiato
tutto il mensile che mi hanno pagato !
Ora ogni chicco di cacca è prezioso:
con nostalgia me li fisso pensoso.
Il topolino mi guarda pentito,
dice: "Perdono ! ma ho tanto appetito !"
" È meglio a te, che al…'rapace che abusa'
e neanche s'azzarda a chiedermi scusa.
Non ha - il rapace - né denti, né becco
ma succhia sempre, lasciandomi a secco !"
Er diritto de avecce er diritto
Ammazza che buciardi patentati
'ste quattr' otorità de cianfrujoni
che 'n sanno vergognasse e sò ingrifati
de esterofilia e bbone azzioni !
Ma noi nu li vedemo i risurtati
dell' inventiva de 'sti cervelloni ?
Ce stannn' a pìà p'er culo e sò appoggiati
da tanti bboni e bravi e creduloni.
Siccome ner cervello cianno scritto -
stampato a foco che nun se scancella -
che "ognuno in de 'sto monno cià diritto"
nun vedeno - perché nu je conviene -
quell'artra parte ch' è uguarmente bella
e parla de "dovere" : notabene !
------------------------------------------
Così succede che c'è l'invasione,
che ognuno po' fa quello che je piace,
che a scola ce commanna er pelandrone
che chi nun paga er pizzo arfine giace,
e er delinquente manco va in priggione
che ogni legge nostra è inefficace,
ché è fatta pe difenne chi è puzzone
e er cittadino onesto 'n cià più pace.
E in più ce tocca vede sempre più
che le stragnere stanno a pijà li posti
che le nostrane in tutte le tivvù
"nun vonno prenne…" ! Come i giocatori…!
Capito, sì, 'sti fìi de paragnosti !
Qui vonno solo chi è che viè da fori !
Ma c'è chi je va appresso, eh! se capisce !
Sinnò è "dittatura"…Aoh, sò tosti!
E er regno der bengodi je finisce.
--------------------------------------------
Nun finiremo mai co 'sta questione:
diritto…libbertà…e chi po' dì gnente.
Ma nun pò esse solo un'oppignone
er fatto che ortre un limite è evidente
che è solo prepotenza e ribbellione
e legge der più forte, e poca gente
vo' impone a tutta 'na popolazzione
gni cosa che je gira e che se sente.
Ce vo' da esse bravi equilibbristi:
cor passo sempre attento e misurato
che metta un freno a tutti l'arivisti,
a chi stravorge er senso de la vita,
a chi vo' impone un monno ch'è sbajato
e pieno de marciume e malavita,
a chi i processi llì in televisione -
che cianno preso er vizzio fitto, fitto -
insiste a dì ch'è solo…informazzione,
e a chi "er diritto" dice ch' "è un diritto"
e che er "dovere" è quello che 'no Stato
lo deve d'aiutà, si vo' fà er dritto !
L'aiuti pe la fame der monno
T'abbotti come un porco a pranzo e a cena
e co la panza piena d'ogni bene
pretenni de sapé si quali pene
je toccheno a chi magna a malappena -
o pe gnente - e beve acqua co la rena -
quanno c'è - e a nisuno je conviene
de pensalli, si no a corvacci e jene,
ché è troppo brutto a stà a guardà la scena.
Er celo pure, poco se interessa
a gente che te pare che viè ar monno
pe solo impietosì, e fà dì 'na messa,
e a fatte mette a pòsto la coscenza
co un po'de carità, inventanno un "fonno"
pe avé de che campà, e riconoscenza.
Il tempo che va
Penso
penso
penso
che il tempo
passa
passa
passa
e scala ogni montagna
e in fondo al mare scende:
il tempo non si ferma, non si arrende.
E penso
penso
penso
che mai s'incontreranno
abissi e cime
se al fondo e sulla vetta
resteranno.
E il nodo non si scioglie e
s'annoda la matassa
e il cuore si sconquassa sempre più.
Scende
scende
scende
granello per granello
la sabbia,
e la clessidra, colma
non è più.
E chiude gli occhi e prega
chi crede e va cercando
l'incontro con la fede,
e chi non crede
se chiude gli occhi, teme
di non svegliarsi più.
I rumori della notte
La notte ha i suoi rumori:
piccoli rumori
che di giorno dormono.
Li sente soltanto
chi di notte sta attento
anche cogli occhi chiusi.
Parlano tra di loro
i piccoli rumori della notte,
che la notte stanno svegli
e si parlano, e si parlano.
E se non dormi
li senti parlare:
sono i piccoli rumori della notte
che la notte non dormono.
Respirano i tubi
e assai sommessamente
si lamentano i muri
e la goccia chiacchierina chiacchiera
chiacchiera…
E sul cuscino batte la vena dentro
l'orecchia in dormiveglia
e sembra il cuore salito fin lassù.
E l'aria sonora
avvolta dal silenzio
fa udire il suono pauroso del mistero,
mentre scandisce amplificato il tempo
la sveglia, senza tregua,
inesorabilmente.
La caduta
(la sfiducia al Grande Prodi)
Ch'è successo in Parlamento
dalla parte del Senato,
che s'è inteso quel boato
da coprirti di sgomento ?
Com'è stato che s'è spento
quel sorriso disegnato
su quel viso da beato
ottimista e mai scontento ?
Ci voleva far felici
ed ancora ne è convinto
ma purtroppo è stato vinto
dagli stessi suoi amici.
Il suo sogno s'è spezzato,
era bello ed innocente
anche se era un po'incosciente:
chi lo sa se si è svegliato ?
Gli piaceva far vedere
che lui c'era e che contava
e era lì che si beava
con i fumi del potere.
Un potere che non c'era,
che se lui fin qui è arrivato,
è pe' un voto che ha incassato
senza maggioranza vera.
Chi lo sa se sogna ancora
che "va tutto quanto bene"
mentre il popolo conviene
che s'andava alla malora ?
Forse si era reso conto
che da sempre è cominciato
il finale che c'è stato,
ma faceva il finto tonto.
La spallata non c'è stata
ma era molto meglio quella
che finire di Mastella,
uno della propria armata.
"Oh, gran rabbia, mi corrodi !
Ma già covo la vendetta:
che sia sempre maledetta
la sfiducia al Grande Prodi !"
Prodi, subito dopo le dimissioni di Mastella
e dell'intero UDEUR, con la crisi ormai senza ritorno
e a un passo dal…baratro.
La tigna
" La tigna, lor signori, è quella cosa
che non si vede e non si compra in giro,
ma io la sento in me e mai riposa,
ché nel cervello mio sta sempre in tiro
come arco teso, teso senza posa
che a volte può sembrare che deliro,
ma è solo tigna, tigna perniciosa
che mi sostien dai "contro" che mi attiro.
E con la tigna vinco e tengo banco
seppur nella tempesta del dissenso -
in mezzo al quale sguazzo, intigno, arranco -
E pur se tutto, intorno, va in malora
io resto in piedi e l'incoscienza addenso
con la mia tigna che arde e m'infervora !"
Monnezza a tutto campo
da Napoli all' Ateneo di Roma La Sapienza
Che puzzo ! si che tanfo esaggerato
che viè da quela parte ! Che vergogna
pe Napoli e l' Italia ! Taja er fiato !
che è come a respirà drent' a 'na fogna,
e fa a cazzotti cor ber celo e er mare,
e ar minimo te fa venì la rogna,
si no er colera o er tifo. E che te pare
che c'è quarcuno che se pìa la corpa ?
Cor còso...! La monnezza llì è 'n affare,
ma 'n affarone grosso ! e se lo sporpa
chi cià er potere in mano: la camorra !
Così cianfruja er sinnaco a discorpa.
......................................
L' istesso, poi, 'na vorta sottotiro
der popolo incazzato e de la stampa
fa dice: "Nun ce stamo a piacce in giro:
seconno voi la gente come campa ?
qui a Napoli se fa co la monnezza :
politici, camorra...nun se scampa,
sippure a noi er core ce se spezza.
Ma che vòi fà, dovemo d'arangiasse
ed abbozzà de stà ne la schifezza
che intanto nun ce sta da vergognasse
si stamo a guardà er granne monnezzaro
che ce sta in giro e è robba da 'mpiccasse !"
……………………………….
In quanto a questo nu' è che ciabbi torto:
abbasta a stà a vedé che fa er governo,
oppuramente 'n te ne sei accorto ?
E si la strada è un monnezzaro alterno,
na gran monnezza sta anche in quei cervelli
che a 'na magnera che è da padre eterno
te dicheno: " E che c' è si t' aribbelli
ar Papa, che (siccome ch' è invitato)
vorebbe venì a dicce: - Oh, fratelli,
usatelo er bon senso che c' è dato,
e solo poi parlate in libbertà…
Io nun ve impongo gnente, ma è scontato
che la raggione deve illumminà
così come succede co la Fede,
e la democrazzia ce vincerà...- ".
E uno po' benissimo nun crede,
però diventa lui l'oscurantista
si la parola nu je la concede !
Colpo di fulmine
(dedicata a Lisa)
Come il fulmine
che improvviso schiocca
e l'aria con lama di fuoco trafigge
al suon di tamburi rullanti
e veloce e preciso colpisce ed infiamma,
è stata la scossa che ha scosso
il mio cuore dal lampo svegliato ed acceso
al primo vederti, al primo odorarti,
al mio primo specchiarmi in te.
Sempre a proposito di Napoli pattumiera
Fetido lezzo putrido e inquinato
Fetido lezzo putrido e inquinato
che in immondo respiro ti trasformi
vai alle nari di chi ti ha creato
si che del luridume tuo l'informi,
ché fino ad ora ancor non s'è curato -
per il favore d'interessi enormi -
di toglierti di mezzo ed ha approvato
in modo silenzioso e assai vigliacco
il tuo volar nell'aria incontrastato.
Di chiunque ha colpa buttati all'attacco,
diventa il suo miasma personale:
che senza pièta paghi alfin lo smacco !
Amministrazioni napoletane: Vergogna !
Governo : Vergogna !
Napoli e dintorni trasformati in discarica.
Neanche si trattasse di un problema sbocciato all'improvviso.
Napoli ! Napoli !
(Profumo napoletano)
" Profumo 'e malvarose e sciure 'e arancio"
dei tanti canti belli d'una volta
adesso non c'è più.
Ci son ben altri fiori per le vie
dal lezzo nauseabondo e soffocante
che chi t'ha amministrato e t'amministra
a piene mani spande,
e in te offende il mondo che ti ama,
e Civiltà e Decoro e Dignità
impunemente annega nei miasmi
e Napoli, abbandonata, langue…
È nata una poesia
Come aquilone -
fluttuando -
è passato un pensiero
e in me s'è posato.
Qual creatura appena nata -
con cura - l'ho preso
sulla punta della mia matita, e con l'anima
l'ho adagiato su un foglio di carta.
In me, indelebile, è rimasto
lo stampo originale.
Bontà, Amore e Pace
(effetto Natale)
Bontà, Amore e Pace
van fioccando da bocche e cuori impuri -
soffiati dal momento di magia -
e poi come la neve al primo sole
si sciolgono e si danno appuntamento
al prossimo Natale.
In occasione delle feste natalizie e del nuovo anno (2007-2008).
Con tanti auguri al Sommo Sovrano De Ninis e a tutto il suo Popolo Blu.
Quel Regno Blu
Per l'aria c'è un mondo diverso,
è un Regno che è blu più del cielo
e come e di più anche del sole
riluce.
Senza scettro, un Sommo Sovrano
benevolo e saggio
lo guida e conduce,
e un'areola di Muse inanella
e per lo spazio lo fa lievitare
coi soffi ispirati di spiriti inquieti,
che lì si rifugiano e cercan risposte
al creato, all'amore, all'odio, alla pace
con voce che tace e il cuore in subbuglio.
Una lacrima
Una lacrima,
per far prezioso un dolore
ed esaltar la gioia,
quando la parola è poca,
e dal cuore erompe,
come poesia non scritta.
La codina cioncata
Sta a svirgolà, se 'ngrifa, se intorcina
er mozzico de coda che ha sganciato
la bestioletta senza sparà un fiato
che pare solamente 'na manfrina
che fa pe dì "e mo senza codina…?
L'hai visto, sì! Si che m'hai combinato?",
e famme sentì come a un disgrazziato
che tocca 'na creatura e la ruvina.
Ma sta soffrenno, e nu lo vò fà véde,
e me sta a fà penzà a la pòra gente
che soffre ner silenzio, ne la fede,
co tanto orgojo addosso, e che subbisce
le tante prepotenze der potente
che, o che ce fà, o è proprio che 'n capisce !
Così o cosà 'n c'è giustificazzione,
e chiunque fa der male a un'innocente
la paghi de santissima raggione!
Natale
(Babbo Natale per noi che bimbi più non siamo)
È il ritornar del tempo d'un bambino
coi sogni soffocati dal grigiore,
è il rotear di luci e fantasie,
di favole reali di quei giorni.
È il dire basta, è un modo di fermarsi
dal divenire grandi e disillusi
per cogliere un sapore mai scordato,
di quel ch'è andato, e vuoi sentire ancora.
È voglia di parlare a quell'amico
che mai nessuno ha visto, fuor che noi,
scomparso troppo presto, la cui traccia,
però è rimasta sempre in fondo al cuore.
Il silenzio
Immagino e quasi mi par vero
quasi sembro palparlo
il silenzio
nel bosco di betulle infarinate.
Soltanto un tonfo sulla morbida neve
scuote il pigro sostare d'un uccello infreddolito:
un frullio d'ali e nulla più.
Come nella notte di passione, un gemito.
La Via Santa alla Valle dei Templi
(Agrigento)
Che scenario che c'è per la Via Santa
che fai per andar su fino a Giunone*
dopo esserti ubriacato d'emozione
davanti a quel Concordia** - che t 'incanta
per come è ancora come allora era -
e dove anche i fantasmi della storia
ci vanno per riviverci la gloria
di gente che pregava Zeus e Hera !
Ancora c'è ogn'impronta lì stampata
che il tempo non ricopre e non cancella
di dèi, soldati…e d'ogni brava ancella
che a un qualche dio s'era dedicata.
E quando sai vederlo uno di allora,
cogli occhi di ricordi mai vissuti,
a quei fantasmi son riconosciuti -
nel Tempio bello - altri cent'anni, ancora.
Dal cielo chiaro e sopra all'acqua scura
il sole indora le colonne tonde
e è bello assai guardarle oltre le fronde
di mandorli, di ulivi e di…cultura.
* il Tempio di Giunone
**il Tempio della Concordia,
che è il più perfettamente conservato.
Dedicata al Circolo Empedocleo di Agrigento.
In particolare a Antonio Lauricella
e a Giuseppe Adamo.
Er carburante verde
A Scà, a Pecorà*, viè qua, sta' bbono,
nun fà l'esaggitato e invece, ascorta!
Nun è che a sarvà er monno dall'ozzono
è robba tua e a noi chissenemporta.
È solo che tu ciai la vista corta
e invece io su questo ce raggiono:
tu vòi levà er petrojo e oprì la porta
ar carburante verde e presuppono
che pe fà carburà tutt'er motore
che smove i marchingegni de 'sto monno
ce vò 'sto monno e 'n antro, sissignore !
de tera cortivata a un certo modo.
Ma allora sì! che viene er finimonno!
Chè pe magnà 'nciavremo manch'er brodo !
*On. Alfonso Pecoraro Scanio, presidente Verdi e Min. Ambiente.
Basta con carbone e petrolio. E' ora di
energia vegetale: grano, granturco…
Ma questi servono per l'alimentazione !
Ci sono altri vegetali adatti : faremo grandi coltivazioni di quelli.
Su quali terre ? Sostituendo le coltivazioni di grano e granturco ?
Abbattendo foreste…? Staremmo punto e a capo…Ma poi basterebbe?
E allora ? Bisogna spremere meglio le meningi. Di tutti.
E usare il buonsenso.
Poesia ardita
(preghiera ardita)
Hai creato la terra
ed anche il terremoto.
Hai riempito il vuoto coi mari e gli oceani
e hai creato tempeste che quelli oltraggiano e noi.
A tua immagine hai fatto l'uomo
e l'hai lasciato inventare la guerra.
Hai invaso il mondo con frutta e grano
e, anche, hai piantato l'albero della fame
e i suoi frutti uccidono bambini innocenti.
L'hai solcato di lunghi fiumi straripanti
e vi hai affiancato la sete.
Hai lasciato la pace, e dove hai vissuto,
da allora, lì non c'è mai stata.
Col tuo venir tra noi
hai riscattato
l'anima del mondo,
lasciandoti immolare.
Hai dato, agli uomini
di buona volontà, speranza,
certezza,
per l'incontro finale nel tuo cielo.
Forse, Signore, c'è da ristrutturare,
eliminare o aggiungere…
perché degna sia pur questa tua terra.
Rivedere il patto
e il libero arbitrio:
sii tu, senz'aspettar domani,
il giudice e l'amministrator dei beni
da te donati e sparsi in malo modo.
Sii lo strizza cervelli, il leader
di questo nostro mondo e tuo,
per rimediare a torti e delusioni:
prendi il tuo ruolo di Capo e
chiunque al mondo pensa di esser come te:
un dio,
a coatto riposo fallo stare, per sempre, senz' appello.
Allarme ! Allarme !
sulla struttura dell' "Inno di Garibaldi"
Si sbatton le porte a destra e a sinistra
Di chi ci amministra, di chi vi si oppone.
È questo lo sprone che aleggia sui banchi
E mai sono stanchi di scherni e d'ingiurie
E su tutte le furie si scontrano ognor!
Nemmeno il signor Quirinal che li osserva
E nel cuore conserva un pur qualche decoro
Sopisce quel coro di voci striate.
"Va fuori dal Monte Citorio, fellon !"
"Su questa poltrona ci muoio, cialtron !"
Si sbattono i pugni, si levano i fischi
Nessun che si arrischi col dire ora basta
Perché la sua casta ognun vuol salvare.
"Se tocca affogare affoghiam tutti assieme !"
Così, chi la speme non ha di restare
Ricatta per farsi girare a favore
Seppur senza onore, quel gran polverone,
E la Grande Finzione continua a durar !
"Va fuori dal Monte Citorio, fellon !"
"Su questa poltrona ci muoio, cialtron !"
Nessun vuole perder la propria poltrona
E la propria persona espone a la gogna
Ma senza vergogna perché la vergogna
Non prova chi agogna a restare sul podio;
Nemmen bada all'odio e alle risa beffarde:
Non sono alabarde…e tutto s'incassa
Pel pieno di cassa e quei bei privilegi
Che sono i lor pregi, ché altro non han !
"Va fuori dal Monte Citorio, fellon !"
"Su questa poltrona ci muoio, cialtron !"
Ricatti da destra e ancor più da sinistra
Ognun se ne esce, ognun fa da sé:
"Lo sai cosa c'è ? Faccio un nuovo Partito !"
Ormai s'è sentito che siam nauseati !
"Con questi alleati si va al fallimento !"
Ci sta chi è sgomento, sa già che ha fallito,
Ma come impietrito rimane, il bamboccio,
Finché un suon di coccio che cade s'udrà.
"Mettiamoci insieme così non cadremo !"
"Cialtrone…Fellone…mai più li diremo !"
Sicilia
un giorno ad Agriggento
Lo vòi sapé er perché qua in de 'sta tèra
de màndoli fioriti e aranci in fiore
te sembra ch'è diversa l'atmosfera ?
Perché è inzuppata tutta der gran còre
che batte in petto a gente assai sincera
e operta e generosa, er che se sente
appena te ciaccosti, e in una sera
te dà quer che nun trovi ar "continente".
Te còccola, te fa sentì importante,
te pare che l'hai sempre conosciuta,
te pija a benvolette ar primo istante.
È gente caricata a simpatia,
e ad Agriggento tanto m'è piaciuta
che nun vorebbe annammene più via.
Libertà…tradita
Ti diverti,
Libertà ?
Che tanto hai già pianto…
Da dietro la vetrata,
altro non puoi
che stare a guardare
ironica,
o triste ?
o beffarda ?
E a sorridere
con il sorriso
di chi più niente ha da perdere
e impotente grida
con la voce che non esce,
inebetita.
Fragile creatura
nata dal sangue
e lampi di baionette
e sputi di fuoco
e grida per le piazze,
e da grandi pensieri…
Ti senti tradita ?
E offesa ?
E umiliata ?
Sciogli il patto
con chi ti getta nell'immondizia.
Emigra dove
c'è chi ti brama e ancor muore per te;
dove c'è chi ti rispetta
e non ti confonde - ancora -
con la colpevole voglia di far quel che più aggrada,
e non esalta e mette in mostra
i mostri !
Mille e mille sono gli spunti, ma di oggi è l' ultima goccia…
Il Rom che poco tempo fa ha travolto e ucciso, ubriaco,
quattro poveri giovani non solo non è in galera, ma dagli "arresti domiciliari"
(?)
sta guadagnando fama e ricchezza (pubblicità, shows, e perché no, libri,
films…).
Nessuno è capace di mettere fine a tanta assurdità ?
Bisogna davvero ritornare indietro per poterci, poi, riguadagnare la LIBERTA',
quella VERA ? O che i familiari, umiliati nel loro lutto tremendo, si facciano
giustizia da sé ?
Sarebbe quella, la così tanto aborrita vendetta ? O si tratterebbe, invece, di
giustizia fatta al posto di chi Giustizia non fa ?Bell'esempio! Poi tutti a
cadere dalle nuvole davanti a misfatti di giovani…Paese ipocrita, di gente
ipocrita. E a chi si fa, seppur appena, solleticare dalla magica parolina
"razzismo" (perché c'è il rom di mezzo), tanti auguri di trovarsi a dirla
davanti ai genitori di quei ragazzi.
Come Zorba
(a Lisa)
Vorrei come Zorba
danzare
su spiagge infinite di sogni
e a lunghe sorsate
scolare
la fiasca del suo buonumore.
Senza ali
volare
e guardar da lassù
formiche operose malate di stress,
insieme ai gabbiani
mai stanchi, mai sazi di aria e di cielo.
Essere il tutto
ch'è fatto di niente,
e a te ritornare col più bel regalo:
un uomo diverso, per farti giocare.
Damoje 'na mano a quei porelli! *
Magnavo un maritozzo a colazzione
e m'è venuto in mente che a 'sto monno -
che pare che st'annà sempre più a fonno -
mijoni de pupetti in tante zone
nun cianno manch'er latte da succhià
e manco più le lagrime pe piagne,
ner mentre noi bevemo lo shampagne
e famo diete pe nun ingrassà.
Mi madre, poi, è stata llì a 'mmattisse
pe sceje nfra i giubbotti quello adatto
pe famm'annà a giocà…e tutt'a 'n tratto
sò stata a penzà a chi 'n cià da vestisse
e a chi nun pò giocà perché sta male
e manco cià quarcuno che lo cura
pe fà passà er dolore e la paura,
e che da noi sta mejo un animale.
Porelli, si ce penzo me ciaccoro:
li mali je se succhieno la vita!
ner mentre noi guardamo la partita
e nun pensamo a come stanno loro.
Porelli, sì, porelli! AIDIESSE !
MALARIA, TIFO, PESTE…mamma mia!
E tanta FAME e SETE ! Aoh! Maria,
che stai lassù ner cielo, ma pò esse ?!
Nun cianno medicine..Nun conviene
a dajele, che poi…e chi le paga?
E questo è come e peggio de la piaga
che sta a freddaje er sangue ne le vene!
E io ce sformo a nun poté fà gnente.
Ma chi pò fà, ma che sta a fà, che aspetta?!
Che aspetta a dà 'na mano, a daje retta
e se la pianta a fà l' indifferente?!
Così nun sò sortita e me sò messa
a fà un ber pacco pe li regazzini:
ciò messo scarpe, gonne, pedalini,
du' camicette, maje (mamma stessa
è stata a suggerì e a dà 'na mano),
e anche giochi…e pure un'adozzione -
usanno la paghetta…'na porzione -
de quelle che se fanno da lontano.
Semo ite a portà tutto giù in parocchia,
e llì a la posta a fà 'r conto corente
e ho detto a mamma mia: "Si la gente
smettesse d'esse tant'assai pidocchia
er monno andrebbe mejo, quest'è certo".
"Sì, ciai raggione, Giù…ma sai che famo ?
appena che potemo ciarifamo…
È bello a sentì er còre un po' più aperto !".
*nelle medie frequentate da una nipotina hanno chiesto di fare
una poesia in dialetto sulla solidarietà per i bambini poveri e malati e l'ho
immaginata a fare questa poesia, augurando che " le belle intenzioni" non
rimangano un mero " compito in casa".
Ranocchia e Rospo
(incomunicabilità)
Ranocchia zompettava alegramente
sasso, sasso pe tutto quant'er fosso
co appresso Rospo, scuro e tanto grosso,
che s'era innammorato pazzamente.
Ma se sentiva brutto, e come gnente
si lo guardava diventava rosso
e fra de sé diceva: "Come posso
annaje a dì le cose che ciò in mente ?
Così passava er tempo, e intanto, er còre,
je se gonfiava, e Rospo se decise
a cammià strada e 'n penzà più all'amore.
Ranocchia, che se n'era innammorata
sippure mai 'na vorta je sorise,
lo sta cercanno tutta disperata.
Oggi non piango
Oggi non piango:
il pianto
lo lascio per domani.
Non rischio di finirle
le lacrime:
mi serviranno.
Ne avrò bisogno
se la notte
non porterà la luce
al nuovo giorno.
Le tasse sò belle !*
(vabbè mazziati…ma anche cojonati !?)
" Arvà, ma che diceva Romoletto ?"
" Che "quello" è un evasore patentato…".
" Embeh, lo vòi sapé che s'è inventato ?
É ito a stà in affitto, er poveretto,
in una casa de cooperative
a quattrocent'ar mese, e indove stava
ch'è robba sua ma che nun ce pagava
'na tassa, ché, diceva, " 'ndò se vive"
le tasse nun se devono pagà;
e l'artra ereditata da un parente
che pure llì 'ncià mai pagato gnente,
se l'è affittate in nero, embeh…eggià…!
E ce sta a fa tremila euro ar mese !
Capito, sì ? E in più, a quer gran fetente,
siccome che figura poco abbiente,
je stanno a passà tutto senza spese:
dottore, l'università, pensione…,
che 'ncià nemmanco i contribbutti adatti…
Sai quanti ce ne stanno de 'sti fatti ?
Ma a mme me stann'a prenne pe fregnone ?!
Gne pago più un centesimo de tasse !
E poi si penso a quelli in parlamento
che stanno a strafogasse…me ce pento
d'avé aiutato a rimpinguà le casse
de quei bambocci che nun sanno fà
che dì stronzate e annà in televisione
e fanno disonore a 'sta nazzione:
io me ribbello e 'n vojo più pagà !
Si se le paga pure Romoletto
invece de stà sempre a dì de "quello",
e smette de fà er finto poverello,
e er parlamento pia e se sbatte er petto,
je pagherò perfino l'aretrati !
Ma PadoaSchioppa deve rimagnasse
la fesseria che ha detto su le tasse, *
ch'ortre a mazziati, pure cojonati ?!"
Bionda Sirenetta
(a Ilaria, biondina)
Oh, Bionda Sirenetta che dall'onde
spumosa sorgi a noi mostrar beltade
non ti tornar nei fascinosi abissi
se pria non m'hai legato ai tuoi capelli
per trascinarmi teco in fondo al mare,
ché or che t' ho vista qui non vo' restare.
Non vò restare, ma seguirt'io bramo
laggiù in quel regno ch'è del dio Nettuno
ed ogni squama del tuo corpo amare
oh, Bionda Sirenetta, ch'hai incantato
il debole mio còr che vuol seguirti
giù in fondo se là in fondo potrà amarti.
Ti amo davvero
(a Lisa)
T'ho portato
un fiore di prato
e su ogni petalo ho scritto un pensiero:
"ti amo davvero".
È un semplice fiore,
ma ha il rosso color dell'amore
e una bella corolla,
e ho lasciato una piccola zolla
sulla radice
così potrà esser felice
piantato nel nostro giardino
e oltre il suo breve destino
saprà ricordarti il mio dolce pensiero:
"ti amo davvero".
Fino alla pace dei cipressi…
Spòstati, Mike,
spòstati, Pippo,
Costanzo, aria !
Ch'è già tanto Maria…
L'eterna giovinezza
volete possedere -
e per voi c'è chi ce la impone -
alla faccia degli accantonati…
Indispensabili menti…Menti… ?
Indispensabili visi….sì !
stirati al botulino…
Che ne è stato, che ne è
del "largo ai giovani !"
che ognun di voi spesso ha auspicato ?
Ah…! era per copione…
Eh già…Senza di voi
possiamo dire addio ai pomeriggi
alle serate, alle ore piccole,
perché, chi mai potrebbe meglio,
ma neanche uguale a voi condurre
shows e giochi, e "formare" ed informare…?
Chi più ?
Dopo di voi il buio…la notte…
la desolante fine
d'un lungo, tanto lungo e prepotente esserci.
Visibilità…potere…per voi, come per chi
alle "poltrone" mai rinuncia, e però
lo "sgabellino" vuole togliere
da sotto al culo dei lavoratori, a cinquant'anni,
o vuole farli scoppiare, "come loro scoppiano",
fino a la pace dei cipressi…ma non è "à la paire".
Verreste dietro al vostro funerale
per la cronaca in diretta,
col microfono all'occhiello.
E allora rimanete…
Restate, Sì, finché tele di ragno
non vi rivestiranno,
e topi balleranno
uscendo dalle bocche spalancate
ancora in cerca dell'applauso esaltante
che troppo ha pazientato, annichilito e privato
di quel discernimento necessario, ma oramai
evirato e incapace di vedere…
Quer foco che arde ma che nun abbrucia
Se sente, ma però nu lo pòi véde
quer foco che te arde drent'ar còre.
Lo sente solamente chi ce crede:
è 'r foco che sa accenne er granne amore.
È un foco che quann' arde te fa bene
ma si se spegne pò fà tanto male
perciò si 'n vòi soffrì le brutte pene
lo devi da trattà come un fanale
che serve a vince er buio de la notte
e si se smorza caschi, vai a sbatte…
e t'aritrovi co le gambe rotte
o cori proprio er rischio d'ammazzatte !
Er Pompiere
Ner mentre tutti scappeno dar foco
ce sta chi je va incontro a faje guera
e è come annà all'inferno o pressappoco
e a vorte de tornà manco ce spera.
Ma va…Er pompiere va e 'n se ferma mai
ché pensa a sarvà all'artri e no a sarvasse
e spesso s'aritrova in mezzo ai guai
ma 'n ce fa caso, e senza lamentasse,
margrado er foco, insiste a dà 'na mano
e pure si s'abbrucia 'n se dà pace
ché si s'abbrucia nun s'abbrucia invano
perché sta a fà er mestiere che je piace,
e si ce mòre pe sarvà a quarcuno
fa parte de 'na generosità
che in de 'sto monno nun ce l'ha nisuno
e che pe lui è la normalità.
Ciavessimo 'n pezzetto solamente
de 'sta granniosità che cià er pompiere -
che ortre a 'na medaja 'n chiede gnente -
er monno, sai che granne medajere !
L'ucelletto vendicato
e la gattaccia giustizziata
Un ucelletto drento ad una gabbia
cercava de scappà, pòra cratura,
perchè se sa quel'è la su' natura,
e cioè volà e no ròdese de rabbia
rinchiuso come fusse un priggioniero.
Na gatta stava llì a 'spettà er momento
de faje un ber servizzio a tradimento
e aggià se l'aggustava cor penziero.
Ce stava pure un cane , un bastardello,
che co la gatta nun ce se pijava
ché ortre a tutt'er lardo che magnava,
voleva anche abbuffasse co l'ucello.
A un certo punto la gattaccia infame
che ormai s'era stufata d'aspettà,
infila l'ogne drento, e llappellà
je strappa un pò de penne cor pelame.
Ma er cane addenta ar collo la gattaccia
e j'opre la gabbietta a l'ucelletto,
che scappa e vola, e va a pià de petto
la gatta mezza morta, e su la faccia
la sbecca e je spelacchia tutt' er pelo
e poi, contento che s'è vendicato,
ringrazzia er cane perché l'ha sarvato,
e rinfrancato vola verso er celo.
Er cane mette in fuga la gattaccia
e tutto preso fa: "Giustizzia è fatta!".
E ancora sta a leccasse, quela gatta,
che j'è passato er vizzio d'annà a caccia.
E mo quanno che vede 'na gabbietta
"bypassa" perché ormai se l'è imparato
che o è pe fà giustizia o è pe vendetta,
er male che se fa va ripagato.
Rimostranze di un morto ammazzato
" Ci stanno morti e morti…ammazzati:
quelli che hanno avuto il fatto loro
e quelli, poi (che a dirlo mi ci accoro),
che son da definir martirizzati.
E io tra questi son considerato,
ché ero una persona ligia e onesta
e lavoravo, quando sulla testa
un qualche sconosciuto m'ha appoggiato
con forza un'ascia e son caduto steso
nel negozietto mio di sartoria,
e dopo un gran dolore… l'agonia…
E poi da morto m'hanno pure offeso,
che li ho sentiti (qua sentiamo tutto),
i soliti cretini domandare
ai miei parenti: "Vuole perdonare ?"….
La beffa, lo capite ? oltre al gran lutto !!
Gli ammazzerei qualcuno che gli è caro !
Vendetta ? E perché no ! È più che umano !
È un sentimento da individuo sano *
e serve a mandar giù il boccone amaro.
E credo di non essere eccessivo:
perdona Dio, io non sono un santo !
Posso anche perdonarlo, ma soltanto,
se lui fa il morto e io ritorno vivo".
*seppure lo si vuole estirpare dai vocabolari.
Ma poi, "vendetta", "giustizia"…alla fine non sono
forse la stessa cosa espressa in maniera diversa ?
(checché se ne dica).
Il perdono va anche bene, ma è la "mania del perdono"
che diventa spettacolo, che non va, e che alla fine
si può rivelare controproducente e diseducativa.
Forse è solo questione di misura.
Roma * uguale a Troja
sippure senza cavallo
" Me ciaribbolle er sangue, a sentì a dì:
-Eh, Sì ! sò entrati in troppi pe davero !
Mo stamo ne la merda…"Quelli llì"
ciaveveno raggione a vedé nero:
e noantri co la tigna a nun finì,
a vède solo "rosso" ! sò sincero !
dovemo da finilla, sinnò qui
ricanteno: "Non passa lo straniero !"
Capito, sì, Arvà, er sor Vertroni ?
Ammò ! se sta a svejà, morammazzato !"
" A Giò, 'n te crede…Che 'sti gran furboni
'n fanno artro che buttatte er fume all'occhi…
Ulisse cor cavallo 'gn'ha inzegnato
si che vòr dì a esse tanto allocchi !!"
" Allocchi solo, a Giò ?!
Sò comprici ! de ognuno che ha strupato **!!
Ché a tutti j'hanno detto: -benentrato !-" (!!!)
*sta per: Italia.
**o "soltanto" scippato, rubato, scassinato,
impaurito, ferito, ammazzato…. Ma non si
può mettere sotto accusa per complicità - per quanto indiretta-
un governo (il cui ideale è non porre alcun
paletto a un'invasione sfrenata, addirittura invogliata, di chi sia ,sia,
in nome di un pericoloso-forse interessato- senso di accoglienza/tolleranza,
nella persona dei suoi rappresentanti a livello locale e/o nazionale
se non agisce in modo da prevenire al massimo i delitti di qualsiasi natura ?
Come succede per un Amministratore che con la sua cattiva amministrazione
fa saltare posti di lavoro, risparmi di azionisti.. .ed è processato.
C'è voluto l'ennesimo efferato delitto-stupro
di questi giorni a Roma per 'scuotere' (?)
Veltroni, Prodi e altri della Compagnia.
L'augurio? Che escano veramente dalla tana
e facciano il loro dovere, anche a costo della poltrona.
O, diversamente, che possano provare personalmente
(sarà brutto a disse, ma…quanno ce vò, ce vò ! e: o è sicurezza,
oppure è solo merda).
Haiku
Tiro del sasso .
Cerchi entro cerchi
si rincorron sull'acqua
e il sasso affonda .
Bisogna abbozzà !
(l'effetto tempo a lo specchio)
Te guardi …t'ariguardi 'n'antra vorta;
te metti de profilo: fai l'esame…
nun va…te tocca ancora a fà la fame:
ciai mezzo chilo in più e 'n te n'eri accorta !
Er viso cià le rughe e te s'ammoscia:
te studi, e co la pelle un po' tirata
te la confronti e fai: "quant'è invecchiata !"
La stiri un antro pò…e s'ariaffloscia…
Allora pii le creme, tutte quante:
barattoli, tubbetti, flaconcini…
te impiastri: te fai indietro…t'avvicini…
voresti che lo specchio, llì, all'istante
te riflettesse senza quei segnacci…
Ma quello 'n cià riguardi, e te fa vede
che sei così…sippure 'n ce vòi crede.
E posi…posi…e fai tutti versacci…
Poi pensi che sortanto un ber tiraggio
è l'unica, pe 'na rimodellata
a tutt'er viso, e 'na "cortisonata"
indò ce vòle. Ma…e un ber lavaggio ?
Che dichi de un lavaggio a quer cervello
pe rinsavillo tanto da abbozzà
ch'er tempo camminanno deve fà
quer che sta a fà, sippure è poco bello ?
La cura der poeta
(a Lisa)
"A sòr Poeta ! ma che scrivi a fà…?"
"Perché, devi sapé, che si nu scrivo
sippure campo è come si nun vivo
e l'unica raggione è questa qua".
"Ma 'n ciai de mejo ? un ber divertimento…"
"Mbeh…?! Me diverto, e poi che avrei concruso,
si poi m'addormo tutto un po'confuso
pe nun avè sfogato er sentimento ?
Hai visto ? l'ortolano annaffia l'orto,
se lo concima, sarchia, lo zappetta…
lo cura…come fusse 'n'amichetta !
E io cor verzo in rima o quello sciorto
me curo er sentimento e la raggione;
me fo passà li mali de la vita;
e poi 'gni povesia è 'na pepita
che più ce n'ho e più sò un gran riccone,
e spero solo che quer giacimento
che pe fortuna m'aritrovo in còre
me facci mantené 'sto bell'amore
che ciò pe Lisa e me fa stà contento".
Italia 2007
Italia del primato dei bambocci
Dei culi baldanzosi alla ribalta
Del Papa e della gente che lo assalta
Dei sindacati o meglio dei lor cocci.
Italia che s'offende e si difende
Se dici "Ma…" al proprio Presidente
E pur se affonda e il popolo è perdente
Chi sta al governo esulta e non s'arrende.
Italia democratica, avanzata
Che sforna portaborse e ministeri
Ch' è avvolta da violenze e da misteri
E da tre o quattro tizi è ricattata.
Italia dei litigi e dei processi
Che durano una vita e oltre ancora
Che figlia poco e poco s'innamora
Di chi si sposa, e cerca nuovi amplessi.
Italia complessata che ogni volta
Ti sbatte in faccia quel che fanno altrove
Per dire "quello è meglio, ecco le prove !"
e parla, parla, parla e non si ascolta.
Italia dei furboni in Parlamento -
E non ! soltanto in qualche "quartierino"-,
Dei dritti e chi protegge il malandrino
Nascosto dietro qualche paravento.
Italia terra d'ogni libertà
Per gente che non c'era stata avvezza
Nel suo paese, e qui la sicurezza
Diventa niente più che velleità.
Italia che vuol bene agli animali
Che van trattati meglio degli umani
Seppure ci sta sempre un battimani
Che a questi è riservato ai funerali.
Italia del mugugno e lo scontento
Del pane ch'è il più caro in assoluto
Dei miseri salari fatti a imbuto
E l'ottimismo cede allo spavento.
Italia bacchettata dal di fuori
Ripresa e a volte pure maltrattata
Però a seconda da chi è governata
È cosa grave o son solo rumori.
Italia governata… l'hai capito ?
Da chi non ne ha mandato ma si esprime
E questo è un fatto grave che ci opprime:
Non tutti: ché c'è chi ne è ben servito !!
Irrespons-Correspons
e Respons-abilità.
Sai quanto piacerebbe pure a me
godermi da un terrazzo il cielo e il mare
con gente che mi porta da mangiare,
e non necessitare il fai da te.
Lontano da persone lacrimose
pei lutti che gli avessi cagionato
per cui sarei da tutti coccolato
perché così, da noi, vanno le cose.
Sai quanto anch'io vorrei sfogar l'istinto
di eccedere, delinquere, colpire…
e i benpensanti poi sentirli dire:
" Oh poverino, il diavolo lo ha vinto !"
Vedrei biasimar chi vuol giustizia
con grande mio sollievo e per mia pace
che è poi la "dannazione" per chi giace
e in chi è rimasto aumenta la mestizia.
E infatti si vorrebbe che chi ammazza
debba esser perdonato, perché: " in fondo
chi è che non ha colpe a questo mondo ?"…(!?!)
E intanto la ragione affonda e impazza !
Riferimento al massacro dei quattro ragazzi ammazzati
dal rom ubriaco al volante del suo furgone, agli arresti domiciliari
in un residence sul mare Adriatico (sei anni di condanna: nemmeno due per ogni
ammazzato - per quanto si voglia non volontariamente -).
Il che segue al casualmente mancato ulteriore assassinio
da parte del b.r. Piancone -mai pentito, e però in festosa circolazione-
malgrado i tre ergastoli-
alla facciaccia dei sei innocenti da lui ammazzati, molto volontariamente (anni
'77-'78).
Dedicata a Salvatore Armando Santoro
Poeta e Organizzatore del Premio Letterario Europeo
di Poesia e Narrativa Città di Montieri.
Boccheggiàno (GR)
Vedi il mare ad occidente mentre vai,
e poi fra le montagne sali
tra boschi di castagni, verso oriente.
Nella strada che va su, tu non li vedi,
ma a salutare sostano i fantasmi
dei pozzi di miniere abbandonate.
Il buon profumo e il fumo della legna
che arde nei camini delle case
è festa per chi aspira smog e gas.
E il sugo di cinghiale sulla pasta -
- le buone e appetitose pappardelle -
ti attira e senza farci caso imbocchi
in qualche trattoria, col timbro in mano.
La sala del teatro era gremita
e Salvatore Armando là sul palco
non recitava: era ! persona dal gran cuore,
che è quel che è ! co' un grande sogno addosso:
portare Boccheggiano in tutto il mondo
con le sue case, con la sua poesia,
o tutto il mondo avere a Boccheggiano !
A ricordo del Premio di Poesia e Narrativa Città di Montieri,
2007,
e a ricordo anche della conoscenza fatta
di Rosino Maranesi - Poeta padrone del Palcoscenico -
e Bruno Amore, alto e barbuto, entrambe del sito azzurro.
E con un grande grazie al prof. Lorenzo de Ninis.
Arsura
Quanto è tanta questa sete prepotente
sotto il cielo brulicante della notte !
che pur dona a chi ne vuol la sua rugiada.
Che tormento è questa sete senza fine
che nemmeno il sole alto su nel cielo
la saprebbe provocare, tanta arsura.
E non è come all'inferno, che pur brucia;
anzi sembra di trovarsi in paradiso
dove gli angeli fanno aria con le ali.
Ma non basta: questa sete che si sente
per l'amore è paradiso, ma anche inferno,
è tormento e è anche gioia, ai gradi estremi.
Quanto pesa questa pace che non c'è,
in balìa d'una passione che riarde
e che il bacio non disseta e attizza ogni ora.
E la fine non ne smorzerebbe il morso,
che seppure assai diversa, quella sete
diverrebbe un gran tormento sul tormento.
…ma ce sò, o ce fanno ? ma nu j'abbasta mai ?!
…ma fusse che questi sò laureati in stronzologgia…(?)
Bamboccioni e…Bamboccioni
(Bamboccioni torna ar mittente)
Mo Sì ! che stamo a 'nnà p'er verso giusto !
Lo senti ? Se respira un'aria nova
tutt' ingorfata de materia griggia
che schizza da quer cranio illumminato
che spremi e spremi…arfine l'ha trovata
la soluzione ar "peggio" de li mali !
E in primis j'ha appioppato er nome "adatto":
se chiama "BAMBOCCIONI", fresca nonna* !
Sarebbe a dì che i giovinotti nostri
che sò incollati ancora a papà e mamma -
a trenta-quarant'anni e anche deppiù -
se devono da dasse**, e a la sverta !
pe incomincià a campà pe conto loro. (!?!)
Ma che genialità ! Ma che trovata !
A quello tocca a daje er premio Nobel !
Ma nun ce sò parole…'n sò che dì…
'Na cosa ce l'avrei: "A Padoa-Schiò !
Ma te e tutti l'artri BAMBOCCIONI
che state appiccicati a le portrone -
che manco v'areggete più a stà in piedi -
che state ad aspettà pe annà affanculo
o annavvene a rinchiude in quarche ospizzio ?!?
Tommà, te la potevi risparmià !
E poi ciannate in puzza*** si quarcuno
la butta**** sui malanni demenziali…
Po' esse !! Ché quaràntun euro ar mese
che je vòi daje ai gioveni nostrani (1)
j'abbasteno pe mette un mezzo pieno,
fà un giro a cercà un posto, a trovà casa,
e appena, appena pe tornà da mamma !
*fresca nonna !: modo di dire: accidenti ! accipicchia !
**se deveno da dasse: se ne devono andare
***ciannate in puzza (ci andate in puzza): ve la prendete/vi offendete
****la butta sui…: la mette sul piano dei …
(1) non ai VOSTRI…
Legge, maledetta Legge !
Legge maledetta, Legge contro la Legge
che inquina ancor di più di quell'inquinamento
dell'aria delle strade di città
che tanto è combattuto a tutto campo
da chi si sente tanto paladino e chiude gli occhi
innanzi a danni tanto assai più tristi
e lesivi e letali !
Inquinamento del buon senso,
smog dei tribunali,
falso civico e falsa civiltà,
Legge criminale quanto e più del crimine,
Magistratura venduta a insulse teorie
che solo semina ingiustizia
e raccoglie favori per banditi criminali
e uccide chi già ucciso giace, accartocciato e senza pace !
e lacrime rinnova in chi lacrime ormai non versa più, inorridito.
Magistrati errabondi tra Leggi insane
da loro rese nemiche del senso di giustizia e civiltà.
Civiltà…! Quale…? Quella di riseppellire
innocenti morti ammazzati sotto il riso beffardo e malvagio dei malvagi
e la stolta arrogante soddisfazione
di idealisti che appestano il vivere civile della gente
con criminali ideologie*,
invece di giacere, loro ! tre metri sottoterra ?!
*per combattere "altre" criminali ideologie, sembra sentirli
dire. Comunque, quelle sono ormai
fonte infinita di disorientamento, preoccupazione e lutto - per lo meno
psicologico- giornalieri per i cittadini;
le "altre" …qualcuno le sta vedendo qui da noi ?
Piancone, terrorista,sei omicidi!!, mai pentito,
in semilibertà , dicono i magistrati, perché c'è una Legge che lo
permette…(L. Cirielli).
Che lo permette, ma non obbliga-tanto per precisare- ! E la scelta e la
responsabilità è e rimane
tutta a carico dei magistrati, che comunque non pagano mai, a dispetto
di un certo referendum di diversi anni fa…(Ah ! beati referendum, che
vincono ma se ne
tiene conto solo se e quando fa comodo…).
Un altro morto ammazzato da Piancone, in semilibertà, è stato evitato per
pura fatalità: pistola inceppata.
Come ogni volta, si alza la voce di qualcuno- On. Amato-, ma presto tutto
ritornerà
a giacere nell'oblio, come sempre, in nome di….(???!!!???)…Si spera di no.
Aggiungo: contro la Legge sul lavoro Biagi c'è stata la "rivoluzione";
contro le leggi a favore degli assassini
c'è qualcuno che ha visto o sentito il "furor di popolo" ?Nessuno! Mai !
Gratitudine
(Feragosto… da cani)
De bòtto sò spariti tutti quanti:
seranne chiuse…chiuse le persiane
e in giro c'è un mortòrio…! Solo un cane
sta a zonzolà…fa un giro, va un po' avanti,
poi torna indietro e - ar massimo abbacchiato -
se sdraia e butta er muso sur catrame:
boccheggia…guasi mòre da la fame
e 'n sa perché er padrone l'ha ammollato
se infino all'artro giorno ce giocava…
Na vecchiarella tutta un po'acciaccata
passanno pe annà a fà un'improvisata
ar marmo freddo e caro de chi amava,
je dà 'n'allisciatina co la mano.
Lui tutto stracco s'arza e zitto, zitto
je ce s'accoda e come un derelitto
comincia a 'nnaje appresso, piano, piano.
Sur pòsto, pòi, pensanno fra de sé
er cane fa: "Quer giorno che anche tu
starai qua drento e 'n se vedremo più,
ce verò io a stà un pò qui co tte".
Ombre
Ombre in rassegna sfilano
davanti agli occhi chiusi,
ad animare i sogni, che la notte
intrattiene, affascinata.
Parole senza voce raccontano
storie in bianco e nero
dietro sipari di nebbia
che il respiro dipana, e colora.
Pensieri sfarfallano
disordinatamente tra i ricordi
e prendono corpo piano, piano
e s'accendono al pulsar d'un cuore insonne
che giace e non riposa,
e la mente riordina sbiaditi fotogrammi
senza mai riuscirci,
ché il giorno arriva presto e spegne i lumi
e l'al di là svanisce, e fugge via
ogn'ombra,
che tornerà, però, finché un pensiero
la invocherà seppur senza saperlo.
Sogno
Stanotte t'ho sognata
in un sogno di miele.
All'alba sei andata
e in cuor ne sento ancora,
lieve,
sciogliersi l'ultima dolce goccia.
Aida e Nicola …sposi
(nozze d'oro al Panevino Restaurant, 246 Via Antonio, Las
Vegas)
13 Ottobre 2007 - hr. 6 p.m.
Nicola: " Ai', te l'aricordi si che fico
ched' ero quanno ch'ero un giovinotto
che te venivo appresso, io, er tu Nico,
che, pe quant'eri bella m'ero còtto
ar punto che nemmanco ce dormivo...
Ai', eri la mejo ciumachella,
'na cosa proprio d'esaggerativo,
e ancora deve nasce una più bella !
E quanno t'ho sposata e m'hai sposato,
Ai', eravamo er re e la reggina,
e dopo un po' è arivato er primo nato,
e l'artri, fino a fà mezza dozzina !
E ammò che c'è 'na barca de nipoti
e tanti calennari sò passati,
èccoce qua, così, sempre devoti,
e bell'e pronti pe esse risposati".
Aida: " Nicò, n'avemo viste proprio tante
in de 'sti lunghi e belli cinquant'anni:
io te sò stata moje, amica, amante,
immezz'a tante gioie e a tanti affanni.
Ma…dichi ch'ero bella…e che vòi dì,
che nun sò più reggina…'n so più bella ?
De certo sò cammiata: eccome qui…"
Nicola: " Ai', semo cammiati, ma 'na stella
che sia 'na stella come piace a mme,
nun c'è nemmanco in cielo, ce lo so !
Ai', stamm'a sentì, lo sai che c'è ?
Che sei reggina e bella pure mò !"
Armando: E mò er Poeta Armando fa l'auguri
a 'sta coppietta bella e affezzionata,
pe i tanti e assai felici anni futuri…
E ar "Panevino"… ricca scorpacciata !
dedicata a Aida e Nicola Santoro per il loro 50º Anniversario di matrimonio
I sogni tuoi
(a Lisa)
Come un gioco bello tra te e te
li coltivavi.
Giorno dopo giorno li vedevi
con te dentro, diventare vivi,
mentre studiavi e in più già faticavi
per solo qualche soldo.
Col fagotello in spalla
pieno delle tue poche cose andavi
e andavi e andavi e andavi…
e il Texas alfine era realtà,
e si arricchiva con te
della tua preziosità,
e in cambio lui ti dava
la tanto tua agognata fattoria.
Non lui, però, ma io…
son io che ho avuto
la tua anima, il tuo corpo e la tua mente
e il sogno s'è interrotto
e s'è avverato il mio.
Di quei tuoi sogni belli ancora parli,
ne senti il lontano richiamo
dalla pellicola sbiadita di vecchi films del west.
Il Grillo…urlante
Non si tratta di quel grillo
buono e saggio di Pinocchio:
poco grillo e più mandrillo,
lui vuol mettere in ginocchio
il sistema di comando,
e: " Politica fasulla ! -
per le piazze va sbraitando -
più di te è meglio il nulla !".
Con la voce che non cede
e la gola di metallo
la sua folla ci stravede,
e va avanti senza fallo.
E si sente lievitare
quando il popolo gradisce,
e gli sembra di volare
e il suo grido non finisce…
Sembra un pazzo scatenato
quando strilla vaffanculo
a un ormai svalorizzato
mondo sordo come un mulo.
Sforna accuse a tutti quanti -
veramente "quasi" ! a tutti,
ché lui sa ! chi sono i "santi" (?!)
e i cattivi storti e brutti.
Tuttavia fra tanto chiasso
nel suo show dice qualcosa…
ch'è pesante più d'un sasso
e è senz'altro più insidiosa
di decenni di boccacce
fatte quasi a denti stretti…
Lui con quelle parolacce
perlomeno li ha costretti -
i politici, s'intende -
ad uscire dal torpore
ed a togliersi le bende
e a guardare con orrore
quello che li sta aspettando,
con il bàratro già pronto,
se essi andran continuando
a chi fa più il finto tonto.
Ma una cosa mi sorprende:
che l'insulto è cancellato
e che c'è chi se lo vende
per sentirsi ringraziato !
Ma (ci sto pensando su):
tu sei un "altro", caro Grillo,
e perciò, senza che strillo,
vaffanculo pure tu.
Novelli Nostradamus
La scienza colla palla tra le mani
e torbidi pensieri nella mente
ha visto che il destino degli umani
andrà a finire assai tragicamente.
Ché pei ghiacciai arriverà un domani
che il fuoco - in forte aumento - il che si sente -
li scioglierà, e allor saranno vani
i pianti ed i ricorsi ai salvagente.
E verdi e ambientalisti come un'eco
rilanciano - co accuse ed anatemi -
a un mondo che va avanti sordo e cieco -
da belle e grandi case riscaldate
coi soliti colpevoli sistemi,
e da auto di grosse cilindrate - !
Si senton tutti quanti Nostradamus -
che ha indovinato solo se ti spremi -
però, onde evitare, insieme: "Oramus !".
Poltrona e Piazza
(chi troppo vuole….)
"Chi troppo vuole alfin non prende niente"
dicevan le persone illuminate,
ma certe cose ormai son superate...
Così che può volare qualche mente,
e un governante (e non un deficiente)
megàfona di fare le piazzate
a le persone troppo esasperate
da lui, ma SI da lui ch'è assai carente
nella funzione pubblica coperta.
Così va il mondo in questo nostro mondo
in cui la classe dirigente è "aperta"
e cerca il nuovo, ma a pensare impazza,
ed ogni tanto, giù ! tira un affondo
e oltre al trono vuole anche la "piazza".
Il Ministro Ferrero incita alla piazzata gli emigranti che
fanno la fila
per i permessi di soggiorno, invece di essere lui stesso, quale responsabile
della Solidarietà Sociale, a chiedere ed ottenere efficienza dal servizio
pubblico….
Quelle file mi fanno venire in mente le notti passate all'addiaccio dai nostri
giovani
Universitari, a Roma, per "accaparrarsi" un posto in aula. Ma questo a chi
interessa!
(parlo di non molti anni addietro: non so se è ancora così).
Bucia galoppante
"Sta annanno su…" "Ma NO ! sta proprio a scenne
l'economia cor PIL che je va appresso…"
"NO ! NO! Guardate bene perché adesso
cor tesoretto in mano nun po' esse !
E noi de certo lo sapremo spenne:
ciattureremo er "buco" e poi, appresso,
ciaricchiremo er popolo depresso,
e tutti i forastieri, embeh, se intenne !
Poi ce faremo scòle e ospedali,
e strade e anche galere…queste NO !
che intanto qui noi semo… "libberali"…
Chi è…ma che sta a dì… !?!" "È Padoa Schioppa*.
Sta a dì : - devi piantattela, a Sor Prò !
Sta gran bucia tua quanto galoppa ! -"
(* ogni riferimento è puramente voluto)
A Luciano Pavarotti
"Nessun dorma !"
L'eterna azzurra cupola infinita
quegli echi serberà della sua voce
rimasta dentro il cuor del mondo intero,
che ancor la pelle sente accapponarsi
a quell'appello forte e appassionato
che acuto gli risuona nelle orecchie
e "Nessuno dorma" gravemente esorta,
e senza scampo chi ha ascoltato ha scosso
col culmine d'un canto ch'è immortale
e come furia grida: "Vincerò…!"
La goccia di perla
(a Lisa)
Rimani.
Stanotte l'argento del firmamento
è tutto per te.
Per me tengo solo
la goccia di perla
che dal tuo viso è scesa per dire:
" Non farlo finire l'incanto",
e che ancor calda ho riposto nel cuore.
Se po' cammià… se pò : basta a volello !
(…ma davvero ci vuole Beppe Grillo ?)
(un po' di luce: anche la delinquenza minorile può essere condannata; a scuola
ripristino di materie ed esami - prima aboliti - e "guerra" a professori assenti
e al commercio di lauree…)
Ce vò 'na soluzzione !
Mo, dopo li grillini ce sta er grillo
a smove tutto quanto er formicaro
che sempre meno riesce a stà tranquillo
cor naso de un governo pifferaro
che più s'allunga e più come 'no spillo
je se sta a 'nnà a infilà in quer posto caro
e a rossi o a neri o a bianchi, manc' a dillo,
sta cosa nu je piace: sa de amaro !
" Le tasse caleranno !" è diventato:
"È certo che pe mo nun cresceranno",
e in quanto a sicurezza ha spalancato
confini e cancellate all'invasione,
che a tutti viè da dì: "Ce sò, o ce fanno ?"
Così o cosà ce vò 'na soluzzione !
---------------------------------------------
Un po' de luce
" Abbasta co l'età dell'incoscienza !"
Ha detto finarmente un governante,
che ha visto che 'n ce vò 'n pozzo de scenza
pe dì che un "pupo" a vorte è un gran gigante.
" La scola sta perdenno d'efficienza
e sta sfornanno un popolo ignorante.
Bisogna garantì la conoscenza
e fà finì ogni cosa stravagante !".
Sarà che se sta a 'ccenne quarche luce
pe dà 'na rischiarata a li cervelli
de modo che nun serva nissun duce
pe riordinà 'sta società avvizziata
che vive immezzo a troppi macchiavelli
e co l'idea ch'er mejo è la drittata ?!
Roma, prima de la classe
Me t'aricordo co la spada in mano
che annavi in giro a pijatte er monno intero
per insegnà a ogni popolo stragnero
si che volesse dì esse romano.
Più tardi hai rinnegato er dio pagano
e te sei messa a predicà er mistero
de un novo Dio, er solo, quello vero,
e te se inchina er popolo cristiano.
Siccome, poi, 'n c'è er due senza er tre,
appresso a spada e croce, mo coi bolli
e carte e auto blu sei sempre te
a esse ancora prima de la classe,
ma c'è da dì che da quei sette colli
sai solo corcà er popolo de tasse !
Il salotto bello di Pistoia
(Piazza del Duomo)
" Pretorio" (1) e "Giano"(2) dalle grandi arcate
son l'un di fronte all'altro antichi e fieri,
e come guerrieri in reciproco rispetto,
pronti, sembrano, a attraversar la piazza
pe' un corpo a corpo, o stringersi la mano,
dai migliori stilisti vestiti d'arenaria
e ornati di bifore e trifore di moda.
Le calde pietre come libri aperti
su pagine orgogliose
lascian che sguardi ammirati e presi
portino a casa il fascino immortale
che, inalterato effonde
quel buon profumo antico della storia.
Si lascian carezzare
da chi un contatto vuol col tempo andato, ché,
mute raccontano dei secoli passati e ancor presenti
per la presenza loro, che - incorrotta
da azzardi e compromessi è ancora intatta -
e di quei tempi trasudano memoria.
Pur così è per gli striati marmi, alla senese,
bianchi e verdi - che son preziosi e rari -
del Battistero ch'è gioviale e bello, e di San Zeno (3)
elegante sulle magre colonne, a sollevarlo
sugli archi in quattro piani in prospettiva;
dai "Vescovi" (4) protetto
e dal suo Campanile onnipresente,
con la cima rifatta e di gran pregio,
che, alto e snello domina il salotto,
ed a Pistoia tutta quanta intera
bada con sempre rinnovato zelo.
(1)Palazzo Pretorio o di Giustizia
(2)Palazzo di Giano, o del Comune o degli Anziani
(3)la Cattedrale
(4)Palazzo dei Vescovi
Bella come l'estate
Bella come l'estate
quando l'estate è bella
coll'onde fiorite di bionde sirene
o more o rosse ninfe di mare
e spiagge solcate da forme di donna
soffiate dal vento;
quando morbide pelli velate
dal bronzeo colore - che il sole spennella
e nel caldo suo abbraccio accomuna
in pensieri di ozioso piacere -
indugiano offrendo a chi vuole,
sogni di giorni d'estate.
Come madonne in un quadro antico
Pur se il tempo non la smette
di girare, o bella mora,
non ti toccan le lancette,
che ogni giorno e ogni ora
lascian segni del passaggio
sui bei corpi delle donne:
su di te solo un assaggio,
come fan con le madonne
sulle tele dei pittori
dove tanto erano belle
a quei tempi - come fiori -
e tuttora son donzelle.
D'altronde, se non ci fosse cattiveria, delinquenza,
e tutti i mali di questo mondo, sai quanta gente a spasso…!
L'arternativa
(che nun c'è…O ce starebbe ?!
" D'artronne, Arvà, un giornale deve scrive
e si fusse che 'n succedesse gnente
irebbe pe cicoria tanta gente
che cor giornale, invece, campa e vive.
Perciò bisogna falli sopravvive
ar male che nun vede e che nun sente,
a chi fa er capo e 'n ce capisce gnente,
a le perzone stupide e cattive,
ai dritti, ai rompipalle, all'assassini,
all'imbrojoni, a chi vò fà la guera …
Sinnò l'arternativa sò i santini
da fà stampà pe gente eccezionale,
che è poca, e poi nun dà l'attimosfera:
nu renne come renne er criminale !"
…e se invece, tutti i giornali e TV parlassero meno del marcio
e tanto assai di più di tutto quello che è buono e sano in questo,
e in ogni paese…?
Libero pensiero
in libera mente
Penso a come pensano
i pensatori che pensano,
e voglion che pensiamo
come pensan loro.
E a tal pensiero
un pensier m'assale e penso
che se penso
a chi pensa di farmi pensare
così come lui pensa
finirò per pensare al suo pensiero
e a pensar come lui pensa, appunto,
e allora penso di
non pensarci e penso invece di pensare
al mio modo di pensare
e cioè come mi pare.
E allora, tanti pensieri
mi par di udir pensare
che se ognun si mettesse a pensare
col pensier che pensava nemmen di possedere,
per tanti di loro sarebbe ora di pensare
di andarsi a buttare dritti, dritti in fondo al mare.
Il "Giglio" s'è svegliato *.
Il Giglio s'è svegliato:
il letargo è cessato all'improvviso:
le corolle, deciso, al cielo ha alzato,
che d'una luce nuova appare intriso.
Il Giglio s'è svegliato:
e respira il buon senso innovatore
che gran clamore intorno ha suscitato
e riscattato il lungo suo torpore.
Il Giglio s'è svegliato:
e ha decretato il gran rinnovamento
che il vento ai quattro canti ha sparpagliato
perché ognun ne trovi giovamento.
Il Giglio profumato
ora ha acclarato il punto, finalmente !
che il puzzo irriverente va azzerato
seppur c'è chi lo impone "idealmente".
*Firenze, prima città in Italia a prendersi seriamente
le proprie responsabilità contro il degrado e la delinquenza
sempre più diffusi, al contrario di chi degrado e delinquenza
in un modo o nell'altro favorisce e protegge per un morboso
attaccamento a un suo proprio ideale dal quale non sa staccarsi
e che non riesce a "rivedere" (checché se ne dica).
A chi volesse mettese a fà er delinguente
La certezza de falla franca
(visto che quella de la pena nun c'è)
Arubba, spaccia, insurta, imbroja, ammazza…
Fra i tanti modi de esse un forilegge
te sceji quello che deppiù te arazza
ché poi, un santo che te sa protegge
se trova, e proprio indove ce svolazza
la parolina tanto bella : "LEGGE",
che immezzo er maggistrato ce se sguazza
a un modo che oramai 'n se pò più aregge !
E più sei tosto e più sarà più mejo
ché quello, pe fa vède ch'è uno svejo
se inventa un sottominimo de pena
e come imbocchi, sorti de galera
che manco a tte te po' sembratte vera
st'indegna sorta de gran messa in scena.
Vedrai che ne la fama te cianneghi
e si dovessi aveccene la "vena"
ce scrivi sopra un libbro e te ne freghi !
(ultima, in ordine di tempo: Genova - Agosto 2007 -
P.M. tiene in libertà un assassino che…riassassina, come
la Polizia aveva preannunciato allo stesso P.M.)
Un'opera buona
(vitaccia da…deputati)
… e Cesa, o Signori,
è uomo d'onore
quando al povero Mele *
propon di elargire, magnanimo,
tangibile aiuto
onde alleviargli l'acuto dolore
dell'uomo ch'è solo
e che, solo, attende
di avere con sé nella casa romana
la dolce metà, ora lontana.
E intanto sta lì a logorarsi,
meschino, in soventi sniffate ed approcci,
ché, pur gli tocca di stringersi, affranto,
a esperte e costose altobordate puttane:
due alla volta !
" Tal dramma, o Signori -
così parla Cesa, che esorta e conclude - lui, che, sempre
è uomo d'onore -
vi ispiri pietà…pietà e comprensione,
e finanziamola ! - dice - questa riunione
di moglie e marito,
doppiando il modesto onorario,
così che potrà alfin traslocare signora e bagagli,
il povero Mele,
nella sua casa, ora vuota, di Roma.
E il cittadino saprà, finalmente,
che coi soldi che dà
sarà stata fatta un'opera buona !"
*deputato travolto dallo scandalo di droga e sesso d'alto bordo.
Ma …cosa possiamo fare, allora, per il povero Signor Rossi
che, poverino - lontano da casa - gli tocca sniffare e andare a puttane anche a
lui….(?)
Forse decuplicargli- almeno - il tanto povero salario (!?!)
Il Picchio picchiato
Ci sta un picchio rumoroso
sulla quercia silenziosa
che picchietta il vecchio tronco,
tutto fiero e baldanzoso col suo becco picchiatore,
che la quercia secolare
rassegnata lascia fare.
Così il picchio picchia, picchia,
picchia e sbecca la corteccia,
ed un popolo si desta:
chi si allarma, chi gioisce ed allegro salta e balla,
e nemmeno se ne accorge di finire dentro il becco
lungo e aguzzo e ingannatore.
Le formiche in processione si scompiglian tutte quante,
bruchi e larve d'ogni sorta
non ritrovan più la porta per salvarsi da quel picchio
che non smette di picchiare e non fanno che tremare.
Un bruchetto grassottello viene fuori a protestare
ma nemmeno può parlare che quel becco l'ha beccato,
e prosegue il suo riposo nella pancia già pienotta.
Ma a forza di picchiare non s'avvede, il temerario,
che picchiando picchia un favo
che sta dentro il tronco cavo
e la sorte si rovescia: le api tutte quante assieme
l'assaliscono in picchiata
ed al picchio non rimane che un'indegna ritirata.
Così nel mondo animale, così nel mondo degli umani.
Arnia
Arnia,
partenza e traguardo comuni
di api operose
fedeli al reame.
Patria
di medesimi intenti
senza fazioni,
solo e soltanto il bene comune
regna sovrano.
Anche i fuchi,
seppur condannati,
sanno che è solo pel bene di tutti
e che amar la regina - per cui sono nati -
vuol dire: castrati e,
poi morte sicura.
C'è dittatura ?
O democrazia ?
Solo parole… e non contano niente !
Comunità in perfetta armonia:
miele per tutti fatto da tutti
senza raggiri alla luce del sole,
senza distinguo, in pieno consenso;
insieme, sempre, contro ogni nemico.
Troppo precisa…
Troppo operosa…
Troppo onesta…
Troppo legale
e anche con Leggi che fanno tremare !
Non possiamo imitarla:
l'arnia è un'ipotesi
che c' impaurisce !
Coerenza
Coerenzare ? Mah…chissà…!
O, se no, non coerenzare !
Che grandissimo dilemma !
Ma è un bel modo pe' inventare
sempre qualche stratagemma…
La coerenza qui è un'anguilla
che gli sguiscia dalle mani,
dalla lingua - in mezzo ai denti -
ai signori intelligenti.
Di coerenza c'è carenza.
D'incoerenza c'è licenza
nel Paese della scienza
dove dicono "eccellenza"
dove il dritto e l'incontrario
a seconda chi assecondan
voglion dir la stessa cosa
o, se no, vogliono dire
come dice il dizionario.
E' così che l'efficienza
viene fuor nella sua essenza
a mostrare la sapienza
e a nasconder l'insipienza
di chi sogna di sapere -
di grondare intelligenza -
ma - con tutta la pazienza -
non ne trovi addosso a quello,
perché lui non la possiede,
pur se invece se lo crede.
" L'ingerenza ! Ecco la chiave !
Se coi D.I.C.O. interferisce
da se stessa si ferisce:
proprio per l'interferenza
che non deve mai mostrare:
dico mai e poi giammai !!!"
" Perché, dunque, la "sentenza"!
se ai fedeli la coscienza
non scrolliamo affinché al fisco
non gli tocchi l'astinenza
delle casse in sofferenza ?!
Ma era questa la "visione"
per combatter l'evasione ?"< |