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Poesie  pubblicate il 28 Giugno 2017
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Antologia poetica

L'amore - La donna - Morte dei propri cari - Affetto per i propri cari- Tristezza e solitudine - Il dolore - La nostalgia - Racconto di un episodio - La natura - Gli animali - Gli oggetti - I desideri - I ricordi - Il poeta e se stesso - Il poeta e i luoghi - Il poeta si diverte -


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Poesia a tema
Il silenzio

Antologia del silenzio
                                                                                                             E quale è di pazzia segno più espresso
                                                                                                             che, per altrui voler, perder sé stesso?
                                                                                                                       Da"Orlando furioso"XXIV/1 di L. Ariosto


Ho chiesto ai fiumi del silenzio antico
qual è stata la mia più grande pena:
e ricordo che un giorno d'altri tempi
mi son trovato solo sopra un ponte
a decider se far da spettatore
al tramonto del primo grande amore
o fare un salto e abbandonar la scena
ridando al cielo un dono disprezzato.

Nel buio profondo una lontana luce
mi suggerì: "sii forte, non lo fare,
nuova pace la vita ti può dare".

Se chiedo al mare del silenzio attuale
qual è stata la mia maggior conquista,
ripenso adesso a quello stesso istante
in cui una luce su un tugurio ignoto
mi persuase a abbandonar la pista
della passion terrena e naturale
per coltivar nel cuore altro concetto:
l'idea d'amore, il ben dell'intelletto.

Da lì in ogni persona che ho incontrato,
dopo un fugace sguardo alla sua pelle,
ho amato luce e briciole di stelle.
Santi Cardella



 

Fede
Ci vuole cuore
generoso e puro
capace di donare
per avere in cambio
serenità e amore:
questa è pura fede.

Ragione e intelligenza
non sciolgono i misteri
d’una religione
fatta d’assiomi
tramandati.

Ipotesi campate
come castelli in aria
supposizioni certe
di esseri furbastri
con capacità
non concesse a tutti.

Religione è ipotesi
dell’umana mente
che tutto vuol capire
per concluder niente.

Scienza ed ignoranza
hanno principio e fine
in punti giustapposti
d’un cerchio magico
largo all’infinito.

Alcamo, 27.09.2015 ore 23,20.

Da SETTANTA QUATTRO
Marino Giannuzzo

Roma…che te succede…Roma…?...
Tu nu li stai più a règgeli, li moccoli…
E è da ' n ber po'! oramai…Che te succede?
Te sei così cammiàta…'N ce se crede!
Forze è che 'n c'è più chi te se còccoli?

O è che…n ce stanno moccoli da règge?
Fortuna, a mme quer giorno me l'hai retti
e ancora sto a godémmene l'effetti…
Ma a queli, mo', de mo'…chi li protegge…?

Chi je la dà 'na mano…Nun vòi pròpio?
Che stai a ddì?...Sei demoralizzata?...
Gni vòrta…ciaschiduno…è 'na tranvata…
Stai come chi cià avuto un quarche spropio?..

E tutti li casini che ogni ggiorno
te tòcca a sopportà…?...Eh!…te capisco…
Chiacchiere…assai!...Ma è solo e sempr'er disco
de sonatori che gne frega 'n corno!

Eh, ssì!...Eh, ggià!…Si ciai raggione, Roma!
Cell'hai a sprofusione! Sii dannato
chiunque te fa stàtte nde sto stato
che si nun passa…te se port'ar coma!

Ma nun sia mai!! Roma, fa' quarcosa…
Nun so che cosa…Invèntetela te…
Co chi dovrebbe fà, ma…penz' a ssè,
'ncomincia a ffàtte…assai più irispettosa!
Armando Bettozzi

Le verger du roi Louis
Sur ses larges bras étendus,
La forêt où s'éveille Flore,
A des chapelets de pendus
Que le matin caresse et dore.

Ce bois sombre, où le chêne arbore
Des grappes de fruits inouïs
Même chez le Turc et le More,
C'est le verger du roi Louis.

Tous ces pauvres gens morfondus,
Roulant des pensers qu'on ignore,
Dans des tourbillons éperdus
Voltigent, palpitants encore.

Le soleil levant les dévore.
Regardez-les, cieux éblouis,
Danser dans les feux de l'aurore.
C'est le verger du roi Louis.

Ces pendus, du diable entendus,
Appellent des pendus encore.
Tandis qu'aux cieux, d'azur tendus,
Où semble luire un météore,

La rosée en l'air s'évapore,
Un essaim d'oiseaux réjouis
Par-dessus leur tête picore.
C'est le verger du roi Louis.

Prince, il est un bois que décore
Un tas de pendus enfouis
Dans le doux feuillage sonore.
C'est le verger du toi Louis !
Théodore de Banville

Audio (Brassens): https://www.youtube.com/watch?v=g7dedYth7Lw

Il verziere di Re Luigi
Sopra gli ampi bracci distesi,
il bosco dove si sveglia Flora,
porta grappoli d'uomini appesi
che il mattino carezza e dora.

Lo scuro bosco, ove la quercia si onora
dei grappoli di un frutto singolare
per il Turco e per il Moro addirittura,
questo è di Re Luigi il verziere.

Quei poveretti tutti semimorti,
in un gorgo di pensieri che s'ignora,
da un turbinio qua e là sconvolti,
volteggiano, palpitando ancora.

Il sole del mattino li divora.
Cielo abbagliato, guardali ballare
attraverso le fiamme dell'aurora.
Questo è di Re Luigi il verziere.

Quegl' impiccati, col diavolo d'intesa,
richiamano nuovi impiccati ancora.
Mentre nei cieli dall'azzurra tesa,
ove sembra brillare una meteora,

la rugiada nell'aria svanisce,
uno sciame di uccelli con piacere
la loro testa col becco ferisce.
Questo è di Re Luigi il verziere.

Principe, c'è un bosco e per decoro
ha una folla d'impiccati da vedere
rintanati nel dolce fogliame sonoro.
Questo è di Re Luigi il verziere.
Théodore de Banville Traduzione di Nino Muzzi

(figlie)
I tuoi giovani piedi
su queste antiche strade,
poi immersi
nel mare che è di tutti,
con il sole alle spalle

e un futuro incerto sulla pelle.
Tu vai, io ti seguirò
in ogni forma possibile,
sarò strada e mare,
sarò la prima nuvola
che, alzando gli occhi, vedrai nel cielo
al mattino.
Maria Attanasio

Fiori secchi sul vecchio piano
Ricordi
le mie carezze?
Quando per farmi felice
riempivi le stanze
con le tue note?

Le serenate alla luna,
le nostre notti
ad aspettare l'aurora,
che finalmente spargesse
la sua rete di luce?

Insieme
afferravamo i sogni
li portavamo nel cuore,
creavamo trame
di pura armonia.

E ora
che rimane di noi ?
Le tue quattr'ossa
di legno consunto,
i miei fiori appassiti
di feste dimenticate.

Ma nel silenzio
di queste mura
aleggia tuttora
la nostra musica,
l'antico suono
del nostro amore
Dario Menicucci

Ultima la speranza
Fulmini, tempeste
e cieli scuri
impedire non devono
di volare con rondini
e sogni verdi

guerre e quant'altro
per mare e per terra
uccidere non possono
speranza e bellezza
negli occhi dei bimbi.
Fausto Beretta

Chiederti scusa
Nel chiederti scusa
dal caos traggo
la ragione della colpa
scopro il principio,
l’attitudine a render conto
nel dogma del peccato.

Temporale inaspettato,
fulmine a ciel sereno,
dono della natura,
realtà secondaria
perenne relazione
di causa effetto di tutte le cose:
frutto impavido
dell’opera di Dio.
Claudio Badalotti

Haiku – Faraglione
Sul faraglione -
un ciuffo d'erba vive
sole che muore

(Donnas 13.2.2017 - 14,11)
Salvatore Armando Santoro

97. Un soffio
Un soffio di vento
che fa ballare le foglie
d'acceso verde
che si staglia nel blu
d'un cielo libero,
un attimo d'attenzione
assorbito totalmente
dalla natural bellezza
e l'animo si è sollevato.

Da Diario poetico
Francesco Soldini

Guglie di sogno
Silenziosamente
tra le guglie annerite
passa la bianca nuvola
e pochi se ne accorgono
ma per quei pochi…
....è incanto che si fa strada
tra le pieghe del cuore.
laura toffoli

E parlavamo
E parlavamo del Nord,
delle loro scuole,
dove alle "superiori"
avevano già le classi miste,
e noi figli del Sud
ad attendere al sole
l'uscita delle femmine,
di fronte ai cancelli

e parlavamo del mare,
del mare degli altri,
di Milano Marittima
di Rimini e Riccione,
di quelle spiagge mitiche
ripiene di turiste,
di ragazze svedesi
olandesi e tedesche

e parlavamo delle Eolie,
di Stromboli e Vulcano
Lipari e Panarea
riempite in agosto
da bionde milanesi
che l'ultimo giorno
piegati in un foglietto
ci lasciavano sempre
il nome e l'indirizzo,
il nome quello vero
e l'indirizzo falso.
Salvatore Cutrupi

cacciatori di nuvole
noi siamo i re del tempo col one way ticket per i sogni
sincronizzati a tutti gli alberi che ridono con l’insonnia scritta sule fronde
nascosti in un raggio di luce per paura del buio
stretti legati perdutamente al cuore e all’aria
spesso poeti in incognita seduti anonimi nella metro
assaggiatori ufficiali di pane e nutella con olio di palma
voliamo davanti a una finestra finché ubriachi
poi con l’occhio saturo di blu ci disperdiamo nell’etere

Da “Collaudo d’astri per Cerimonia degli Stormi
Jacqueline Miu


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Racconti
e testi vari


Monica (fine)
Inaspettatamente, improvvisamente, e in un modo che si rivelò del tutto inevitabile come una sciagura naturale e devastante, Monica si accorse, per la prima volta, di quegli occhi che la scrutavano con l'intensità del vetro fuso e incandescente nella sua forma primitiva. Scoppiò a ridere piangendo nel minuscolo bagnetto del locale che aveva ambizioni di metropoli ma stava ai confini della provincia, tra salviette di finto cotone e pot- pourri pretenziosi. Gli occhi la fissavano decisi ma indulgenti, non si incontravano dal secolo scorso, letteralmente. Erano altre latitudini, un altro continente. Si pulì la faccia, il trucco stava colando e incominciò a parlare. Non è qui che pensavamo di arrivare, vero?
Accarezzò l'immagine riflessa allo specchio e sorrise. Si fece più decisa, risoluta e aprì la porta del piccolo bagno. Non era la stesa porta che si era chiusa dietro di lei. Non era nemmeno la stessa lei. Aveva gli occhi diversi. Aveva gli occhi della ragazza che era stata 20 anni prima, quando il mondo era tutto una conquista e la vita un infinito mare di possibilità.
Alla fine
i miei passi
muovono
a mezza via
o in alto mare
del mio inizio.
Salvatore Cutrupi

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