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Dal 12 Luglio al 25 Agosto le pubblicazioni saranno effettuate ogni due giorni.
Poesie e racconti pubblicati il 30 e 31 Luglio 2010
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Antologia poetica
L'amore - La donna - Morte dei propri cari - Affetto per i propri cari- Tristezza e solitudine - Il dolore - La nostalgia - Racconto di un episodio - La natura - Gli animali - Gli oggetti - I desideri - I ricordi - Il poeta e se stesso - Il poeta e i luoghi - Il poeta si diverte -


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un paese
qui non è
il mio paese
il mio paese
è altrove
e forse non c'è:
quasi nessuno
mi riconosce
quando ritorno
le piante
e la terra
non sono più
le stesse
nessuno e niente
mi sta ad aspettare.
nicolina carnuccio

Senza titolo 8
Portami via

Portami via,
lontano da sogni e realtà.
Portami in un universo che non sia parallelo..
Annienta la mia bontà in terra.
Distruggi la mia sofferenza.
Pretendi da me l'indifferenza.
Contagiami di menefreghismo.
Prenditi la mia vita.
Portala lontana,
lontana.
Difendimi dalla cattiveria umana.
Per favore...
Silvia Boscolo

Luglio
Calore...
brezza salmastra
sulla pelle
mentre fisso l’infinito
azzurro orizzonte
Ardore...
carezza sfiorata
sui capelli bagnati
ala di gabbiano
Passione...
labbra d’acqua salata
dolcissima
conchiglia dischiusa
Dove sei onda?
dove sei orizzonte?
non sfuggirmi
lasciati toccare
stringere baciare
nel riverbero del sole
nascente
Livia Fedele

Fluitare
Sono di terra
e mi faccio ferita
così mi curerai con le tue mani di fiume
con i verbi del corpo declinati al
singolare apparente
scorrere tra rapide e muschi

m'incepperò sui tuoi traslati
berrò dagli interstizi dei tuoi occhi
colori dei ricordi

e poi vedrai
farsi declivio il seguitare
di calce viva e il rosso
del mio accendino infisso nel midollo
smuovere gli anni grigi del cemento
rinascere dal grumo di titanio
la morbidezza di un respiro
ancora
Cristina Bove

Un fatto, una poesia.
L'Adnkronos del 20 luglio registra: "In Trentino una giovane donna poco dopo il parto si è vista sottrarre il figlio appena nato, in esecuzione di una procedura di adottabilità, perchè ha un reddito di 500 euro al mese. Il caso è stato reso noto oggi dallo psicologo e psicoterapeuta Giuseppe Raspadori, consulente tecnico di parte del Tribunale di Trento, il quale, in una conferenza stampa, si è espresso in maniera molto critica nei confronti dei criteri con i quali i giudici dei minori applicano la sospensione della potestà genitoriale".

O sono i giornalisti cretini che diffondono notizie false o parziali tanto per far colpo - e di questo non ci sarebbe da stupirsene più di tanto -, oppure, qualcosa bisogna che la Giustizia minorile faccia per tenersi comunque alla ribalta, e, poi, ci sono anche le assistenti sociali che devono …pur campare… Sennò, non si riesce a capire! E questa è l'ennesima volta! E, comunque sia, è davvero qualcosa di tollerabile - e per chi? - il fatto che
la legge-magistrato-assistente sociale sequestri il figlio alla madre, se proprio non vi siano ragioni di vita o di morte per il bambino stesso? Chi fa sempre "chiasso" com'è che chiasso non fa in casi come questo?


Li rubba pupi
"Ma allora, a Ro'…? N ce sto a capì più gnente!
Ancora stann'a insiste a ffà ste còse?
Ma er monno de la legge è deficente
o se st'a ffà co quarche bbòna dòse?

St'a ddì li ladri…Ma evidentemente,
le leggi sò anche meno dignitose:
vann'a rubbà er pupo a chi è indiggente
ch'er meno che pòi dìje è che sò…estrose…

Ma co che faccia vann'a pìaje er pupo
a quarche pòra mamma disgrazziata?"
"Pe mme, te pònno fatte vedé cupo…

e me stupisco che nisuno ancora
gne tir'appresso quarche schioppettata:
ma prima o pòi, a Re', ariva, l'ora!

Che pòi…io ce vò in puzza…! è da paura!
Ma a chi li manna in giro a rubbà…allora!?
Ah…già…ma che sto a ddì: quella è curtura!"
Armando Bettozzi

Non voglio
Non voglio
gioire per velone
nè ridacchiar di morti
a mio vantaggio
tutti possono ascoltare
ciò che dico
nè accettare soprusi
a me o a chi non ha voce
gambe o luce negli occhi
non mi scanso se due
si baciano sull'arena
siano donne amanti
o una coppia di anziani
bevo dalle mani
di ogni colore
e il mio è eguale
perchè è d'uomo
non voglio
lacrime finte ai funerali
nè doni per avere
ma d'amore
non voglio più fingere
di capire
chi parla e poi fa altro
non voglio esser
bella di finti colpi
e le rughe mi passano
in sordina
fili di seta sulla pelle
quasi in abbraccio
voglio amica la solitudine
e la gente
la musica e le voci d'ogni dove
tanto dentro c'è
quel silenzio se lo vuoi
non voglio
salutare di sorrisi
chi mangia pane a tradimento
so quello che
non voglio essere
e Montale insegna
ma forse chi sono
non so scoprirlo ancora ...
..c'è ancora tempo
se l'attimo è il mio tempo.
Tinti Baldini

Dolce attesa
Quando nella sera
languono mormorii
di parole impossibili
perchè gentile signora
dal nero mantello
sussurri così piano alle mie
orecchie, o mia signora.

Forse mi vuoi conquistare
con il tuo oppiaceo
mormorio e con freddi baci,
o mia signora.
Vieni senza frastuoni
ne fastose cerimonie,

Vieni nella notte insonne
mi vestirò col mio
abito più importante
per riceverti, mia signora
afferra la mia mano e prendimi
non mi nascondo con un velo
ti guardo negli occhi
con orgoglio, mia dolce
signora dal nero mantello.
Marcello Plavier

Mercanti di paura
Vampiri dell’umanità
Seminano il loro fardello di morte

Vivono per punire
Vivono per distruggere

Impara a conoscerli impara a combatterli

Propinandoti una pillola per ogni tuo male
Cancellano i tuoi ricordi
Fino a renderti un automa

Per loro non sei altro che un circuito di neuroni
Che possono manipolare con la chimica

Non lasciano crescere
Tarpano le ali

Hanno il timore di restare soli
Soli con la loro paura
Si attaccano alla altrui vita
Fino a distruggerla
Vendono morte

impara a conoscerli
impara a combatterli.
il Passero

Che lingua parliamo.
Chi lo sà perchè?
l'italiano non si conosce,
un motivo in più per andar male,
fin dalla scuola elementare,
ma tutto sommato è semplice,
trovare la motivazione.
r: " " ".
Basti pensare all'invasione,
per così dire,
degli abbronzati al sole,
che storpiano le parole,
e la lingua lessicale,
poi per abbreviare,
ci si mette anche il telefonino cellulare,
a confondere le idee.
r: Per farci capire,
non sapiamo più parlare,
stiamo perdendo la consuetudine,
di colloquiare.
Loris Pesce

Vespa 50 Piaggio
Beve poca benzina la mia vespa piaggio
e io alla guida mangio panino al formaggio
per le salite ronza forte annaspa dileggia
forse a causa d'usura d'una ribelle puleggia

Per le discese si rotola come grossa noce
e non si ferma nemmeno a un incroce
per le pianure va veloce fiera sicura
e mai di nessun fosso o sasso si cura

Quando piove si bagna la candela
tossisce e il motore lento si gela
poi s'asciuga e pimpante riparte fumosa
per i sentieri i kilometri divora giocosa

Ormai identica anima in corpo e lamiera
perciò mai la venderò a nessuna fiera,
un giorno la premierò con bianca vernice
a testimonianza del nostro matrimonio felice

Da:Poesie Cialtrone
Michael Santhers

Sabbia nei sacchi lacrimali
Prigionia delle emozioni trattenute per anni
Vegeta l’animo soppiantato dalla mente
Nuota nel vuoto dello spazio
la vita del ragazzo tormentato, impaurito;
Mentre parassiti rodono il suo tempo,
i granelli di rena si sciolgono in sangue
che, rapprendendosi, lascia una speranza
all’orizzonte dello sguardo.
Simone Magli

L'obelisco lucente
S'alzava dalla sabbia
un obelisco lucente.
Salii una scala senza gradini
e più andavo
più non scorgevo la cima
nessuna fatica
una levità dell'essere
mentre lasciavo dietro
cirri di pagine incompiute
e il sole rimpiccioliva
alla luce che abbagliante
scendeva da lassù.
Solo il risveglio
fermò la salita
fuori s'annunciava l'alba
ma già sapevo
che la mia aurora
era sorta in sogno
schegge luminose appuntate in me
come spilli di conoscenza
immagini rifratte nella mente
come squarci di luce nel buio.
Lassù mai arriverò
ma nel tempo che verrà
salirò ancora quella scala
senza più ritorno.

(da Il deserto e il sogno)
Renzo Montagnoli

Quel poco che resta
Se trovassi qualcosa
su cui camminare
camminerei.
Se trovassi qualcosa
su cui fermarmi
mi fermerei.
Se trovassi qualcosa
su cui pensare
penserei.
I sassi scomposti
non serbano segreti.
Le voci di dentro
non aiutano ad alzarsi.
Gli stracci sgraziati
non vogliono pietà.
Chiedo soltanto
di essere lasciato
a rosicchiare le ossa
di quel poco che resta
del nostro essere civili.
Lorenzo Poggi

Sonetto tra gli ulivi
Cerco tra gli ulivi un pò di pace
in questo casolare silenzioso,
anche il vento ammutolito tace
quasi per rispettare il mio riposo.

Il sole m'acceca senno e viso
le cicale friniscono assordanti
han spento anche l'ultimo sorriso
dal volto tuo che più non ho davanti.

Mi impolvero di questa terra rossa
pensando alle parole quasi spente
che m'hanno spezzato anche le ossa.

E mentre sul pc scorrono lente
le foto che al cuor danno una scossa
il vento ti cancella dalla mente.
Salvatore Armando Santoro

Al mio babbo.
Conosciute le essenze
tutte
lascia che il mondo ti passi davanti
tutto
o lascialo tu
sei stato seduto fuori dalla casa
a guardarlo
non hai perso tempo
hai già fatto tutto
imparato i voli degli uccelli
che passano
si fermano
ritornano
hai imparato le rotte
tutte
le rime della mente
passeranno al cuore
tutte
e un cielo coperto
sarà di un azzurro pieno
di voli
con la tua essenza farai senza il mondo
tutto
io...
io ti aspetterò
seduto fuori dalla nostra casa.
enrico tartagni

Cancelleria
Na matita
quanno s'è accorta
d'esse stata cancellata e
sostituita da na penna,
su quella paggina
dove tanto
lei s'è consumata
ha gridato :
"BASTA !!
A matita
è precaria a vita
er lavoro nostro
nun è riconosciuto
venimo sempre sostituite
dalle serve de li padroni !"
Ar che sarta fora na penna :
"guarda che noi
nun stamo a pecoroni,
finimo er lavoro cancellabbile,
perchè voi nun sete in grado
de rende tutto indelebbile
e poi volemo parlà de le stampanti,
che co la spinta der compiutere
sò sempre più avanti !!!"
Ecco er pennarello :
"Scusate tanto se me intrometto
ma ve state a sbajà,
se dopo avè lavorato
nun me rimetteno er cappello
io me secco e nun scrivo ppiù,
è solo na questione de rispetto
puro si quarchiduno nun me crede
perchè sò troppo spiritoso,
io ve dico che c'è chi manovra tutto
e questo a dì poco è odioso,
mentre noi se stamo a scannà
e litigamo,
a decide
destrozza o mancina
è sempre a solita mano.
Renato Bellin

Aspettare...
Aspettare
che tutto cambi,
che torni
il sereno.
Aspettare
nel silenzio
dei giorni
che torni la luce.
E poi
nel mistero dei segni
tornare a sorridere,
gioire
e offrire per sempre
l'umile mano
ai poveri ammalati
per Amore
di Dio.
rinaldi elio roberto

I guai
Che brutto guaio,
sono i guai,
che non finiscono mai,
che ti sorprendono,
guastano la festa,
disturbano,
e ti rompono,
sul più bello,
proprio quando,
sei lì,
che stai tranquillo,
e te la stai godendo;
ecco,
arrivano i guai,
e scombussolano,
tutta la tua vita,
ti tolgono il sonno,
e non stai tanto bene,
ti preoccupi,
e ci pensi;
accidenti ai guai,
che non ti lasciano mai;
che ti strappano dal
quieto vivere,
che sospendono tutto;
e nella vita,
c’è sempre un imprevisto,
sempre da correre,
sempre qualcosa che non và,
è così così…
Stefano Medel

Il libro
Basta entrarci,
e sei dentro.
Ci pensi durante il giorno,
non sempre.
Dove! Come! Cosa accadrà!
È un momento,
ma l’apri!
Per leggere,
ah, è così?
L’appuntamento è a più tardi.
Quando finalmente,
sei di nuovo dentro.
È meraviglioso.
Un altro mondo.
Il tuo.
Il suo.
gaetano napoli

Alle porte del cuore
Ho vissuto di magnifiche illusioni,
scrivendo ogni dì le mie emozioni,
fotografie di un album fantastico,
istanti, sequenze, immagini
che la mia anima ha conservato.
Ho provato a lungo a cancellarli,
ma li ritrovo qui a cullare
le mie lacrime.
Tra le mani stringo forte questi
ricordi, è grande la tristezza
che mi assale all'improvviso.
Sei la mia nostalgia,
la mia musa, la mia poesia.
Se solo potessi sentire
la voce del mio cuore,
ti racconterebbe ciò che
non sono capace di farti sentire.
Una parte di me ti porterà
fino alle porte del cielo,
fino alle porte del cuore,
sarai parte del mio vivere.
Vorrei poter ricordare in eterno
la tua voce, il tuo volto,
ma su di essi scenderà la notte
e dovrò abbandonarmi al sogno
gemello dei ricordi.
So che ci sei e questo mi basta,
so che mi chiederesti sorrisi
e non lacrime......grazie
di essere passato nella mia vita.
.....Mi manchi......
Possano queste parole
parlarti di me.....
Apicella Arianna

Estremo finire
Infiammati angeli
scagliati nello Stige
e turpi demoni
al cielo ascesi trionfanti.

Smarrito l'umano sentire
nel rumore assordante
dei propri egoismi
confuso dalla fame del tutto.

Cancellati i dolci silenzi
ciechi d'amore e di giustizia
assetati di pace, flebilmente andiamo
in un mondo che non possediamo.

Così, soltanto
vedo la pace
nell'estremo finire.
Pietro Colonna Romano

Notte.
L'odore della pelle
si mescola alla strada,
non indosso profumi
se non quello del tuo sguardo.

Sulla mia schiena tesa,
selvatica ,affili le tue unghie.
Le tue labbra di latte ,
mi parlano del giorno
dalle profondità del cielo.

Hai fianchi di donna,
e alla lucciola affidi i tuoi pensieri,
al gatto la tua lingua,
al fiume il tuo destino.

Mi parli col rumore del cristallo
mi guardi svuotare calici colmi di parole,
il mio silenzio trabocca,
parla la tua lingua,
e le mie mani
disegnano nel vuoto
le linee del tuo viso.

A volte stringo il pugno,
poi ti lascio andare,
quasi sempre
qualche cosa appare.
Michele Cristiano Aulicino

 

Racconti e testi vari

Stendhal
Quel quadro lo guardavo sempre. Una distesa di papaveri, carnosi per eccesso d'acrilico, sullo sfondo un cielo ceruleo contro il quale spiccano pioppi cipressini. S'intuisce un'aura di vento che agita quelle foglie.
Attraeva il mio sguardo magneticamente, mi chiamava quando distoglievo gli occhi, mi pareva udire il fruscio di quelle fronde e, quel fruscio, diveniva ululato di un misterioso vento che piegava quegli alberi.
Si, mi chiamava, voleva la mia attenzione.
Ed iniziò a ruotare sulla parete, prima lentamente poi sempre più rapidamente fino a divenire un vortice dove i colori si confondevano, mescolandosi tra loro.
Così, all'improvviso fui circondato da quei papaveri, toccavo quel rosso abbagliante, strappavo quelle corolle, le stringevo tra le mani. Distillavo il loro umore, me ne ricoprivo il collo, le guance, gli occhi.
E apparve una donna, in mezzo a quel campo, vestita da una corta camicia bianca che il vento smuoveva. Coglieva quei papaveri, ne componeva un effimero fascio. Girandosi verso me mi rivolse un sorriso denso di promesse. E corse nella mia direzione, le braccia colme di quei fiori del colore del sangue e dell'amore.
Ci inondò una cascata di petali rossi durante l'abbraccio, stringevo la sua nudità scarsamente velata e lei rideva con denti smaglianti. I suoi occhi cancellavano il colore del cielo. Così sentii il sapore delle sue labbra, cercai la sua lingua, bevvi il suo respiro.
Dopo, tenendoci per mano, attraversammo quel campo, andando verso una strada. La percorremmo fino ad una curva dietro alla quale esplose il respiro del mare.
Laggiù, sotto noi, con tutte le gradazioni dell'azzurro e del verde il mare. Il mio mare.
Improvvisamente la scena cambiò: la vidi su di un palco al centro d'una piazza inchinarsi ad un inesistente pubblico. Poi, curiosa, sbirciò dentro una vetrina e quella vetrata rifletteva il mare, lei stessa ed un isola spersa.
Respiravo il suo profumo.
E, con lo sfondo di una chiesa romanica, eccola in cima alla scalinata antica. Più sotto, all'ombra di una croce, attendevo. E gabbiani urlanti si tuffavano, veloci, nel mare. E, su quel mare, tutto galleggiava immerso in vapori bianchi.
La guardavo e, d'un tratto, il suo corpo fu contornato da colori tremanti, come se un terzo occhio mi facesse scorgere una cangiante aura che tutto di lei mi diceva.
Un lieve azzurro era la sua dolcezza e quell'azzurro cupo la sua disperazione, quel rosso violento la sua passione. Un arancione mi diceva della sua generosità. E quel viola, quel viola, mi narrava della sua sensualità e del suo bisogno d'appagamento.
Un tremulo giallo era il suo bisogno di tenerezza e di protezione, bisogno d'essere stretta e apprezzata per quel suo essere donna.
Un marrone cupo mi diceva del suo volere certezze ed un rosa intenso denunciava la sua vanità, il suo voler essere ammirata, per quanto la sua bellezza offriva a tutti.
Rabbrividii vedendo un pallido indaco che di falsità ed ipocrisia parlava. Lo scacciai dalla mia mente: non poteva esistere se non per una distorsione del mio terzo occhio.
Falsità, ipocrisia, tradimento non le potevano appartenere.
Cancellai quel colore rivelatore, sapendo che poteva bruciare la mia anima.
Salii quelle scale, la sollevi da terra, la strinsi con violenza.

E tutto scomparve in un vortice inverso, il vento ululava tra i pioppi ma il suo suono sempre più si affievoliva. Lentamente i colori si ricomponevano.
Ero là, davanti a quel quadro che non mi chiamava più.
Appeso a quella parete resta il ricordo della sua magia.
Pietro Colonna Romano


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