Poesie di Maurizio Mazzotti


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Gli uomini non devono piangere
Chiedilo al vento, che mugghia tra le foglie,
la canzone che porto nel cuore, alla luna,
di una notte d'estate.
Chiedilo, chiedilo al temporale impetuoso,
proprio ieri in riva al fiume glie l'ho confidato
mentre scuoteva l'acqua furioso.
E l'ha portato via! Con sé siepi e alberi
e il mio fardello, al ritmo assordante del
battito del cuore.
Una parte di me è qui, l'altra lontana.

Li lascerò fare …
Socchiudo gli occhi e vedo
com'è dolce il passare del tempo,
cinquecentoquarantatremila ore
sono in questo momento.

Vedi?
Quel muraglione antico, ha protetto
il porto, le navi, il vecchio pescatore,
il bastimento.

Ora
grandi crepe lo segnano all'onda del
libeccio, spruzzandolo con il salmastro
vacilla e trema .

E le barche, ballano, scricchiolano e stridono
di dolore, sotto i colpi del mare sembrano
affondare.

Guardami!
Ho disegnato fiero il mio aspetto esteriore,
ma non resisterà alla forza dell'evento,
come puoi arginare la marea che monta?
Implacabile.

Trarrà a nudo la mia segreta essenza,
scrutandomi fino alle ossa, stringendo
forte le viscere, poi il cuore e l'anima,
spazzerà via la finzione, tremerò.

Sono uno sciocco,
della dignità ne ho fatto una bandiera,
e non posso arrendermi adesso durante
la burrasca.

Chiudo gli occhi e vedo com'è dolce il passare
del tempo.

Mi frammenteranno e li lascerò fare,
quello che ho di vero è troppo per loro
non lo troveranno.

Chiudo gli occhi e vedo il dolce passare
del tempo.

E io esco sotto la pioggia scrosciante,
e tra le palme non riesco a immaginare,
la forza del mare.

Li lascerò fare, chiuderò gli occhi,
e vedrò il dolce passare del tempo,
li lascerò fare …

Principi e principesse
Se sta fa chiarina e semo ancora arzati,
qua fora ar barcone pare 'n parlamento,
'gnuno c'ha a sua e, nun se stanno boni.

Chi vo pija er ciufile e se pizzica er mento,
n'artro avanti e indietro, un tormento,
una se fuma na paja, sardata ar parapetto.

Ma va a dormi, lasseme stà ce penso io.
A nonno! Che c'avemo da fa' domani?
Nun ce sta a pensa, ce sta pensa Dio.

Certo che ce sarebbe da mena e mani!

Abbioccata su a sedia, ecchila! Arza a testa
me guarda e poi sentenzia: er solito,
nu' o vedi che manco er cane ce sta!

Carmate, c'avete tutti e due 'na certa età.
Pe n'attimo er silenzio, è sortita 'na verità.
Poi santa fija, pe' distoje 'a pressione: a ma',
er cane da vicina sta sur prato, a fa, dove?

Lo possino sparà, con na secchiata d'acqua
se sciorta a seduta ar prato e ar barcone,
annamo a dormì ce pensamo domani
a quer zozzo, der cane e der tu padrone.

Le strade della vita sono scelte.
La strada, se sei libero, la puoi scegliere!
È il nostro destino, un nastro che si svolge
su una pagina bianca, a noi discernere.

Molte strade e sentieri, i piedi piccoli,
e le scarpe grandi, con cui inciampare
correre e giunger stropicciati nei luoghi.

Rumorosa la via della nostra giovinezza,
laggiù, abbiamo deposto l'immortalità,
in un bicchiere vuoto con allegrezza.

Vagammo su strade cieche nell'acerbità,
con voluttà sperperato, eroso il tempo,
immortali e selvaggi al canto della cicala.

Quella folla nel settantacinque, muta,
ha sospeso la rincorsa, diradandosi
come le foglie d'autunno per la strada.

Tra le vie e le fitte case, nel paese,
vola fragrante il profumo del pane
e stonato il don, don, delle chiese.

Lungo la strada qualcuno ha scritto:
" Che il vento ti sia favorevole e il sole
ti scaldi.

Che la pioggia cada soave sopra i tuoi
capelli e plachi il tuo male.
Che il sole brilli nel tuo viso e illumini
il tuo sorriso.

Che il Dio in cui tu credi, ti tenga nel palmo
della mano fino che ritornerai ad incontrarlo.
"

Le strade della vita. Dimmi, sono scelte?
Di tutte amo quella all'angolo in cui
sono seduto e che vive nella mente.

Se busserai alla mia porta.

Sai … ho imparato a sognare,
guardare il vuoto, a pregare,
pensare,ingannare la mente.

Da me la sera si colora di rosso

Voglio stare la sera sul fiume,
la testa su a guardare il cielo,
lodare la luna appena velata.

e Il fiume brilla come il metallo,

Ire verso la foce, baciare il mare,
all'alba comporre versi d'amore,
e spiaggiare, mentre il sole sale.

tra i rami del salice ripara il gallo

Dalla sedia sgangherata sognare,
e il cane malato che guaisce triste,
e lui vicino ora attende la notte.

e intrepido si tuffa lo svasso.

Se tu busserai forte alla porta,
io non aprirò, se sarai la morte,
per te Signora è chiusa stanotte.

Sai da me la sera si colora di rosso.

Volersi bene … per sempre.
E noi non avremo rimpianto
del tempo, sgambetta come
fosse ubriaco.

E noi vedremo nel caleidoscopio,
la folla, la vita, colorati fiori a
frammenti.

E noi non avremo paura,
del tempo e non avremo
rimpianto.

E noi scivoleremo sull'onda
su di un capriccioso ricciolo
bianco.

Saremo l'essenza odorosa,
il lamento, portato dal fresco
vento.

Saremo le cangianti stelle,
di nuovo teneri amanti e
non avremo rimpianto.

Non avremo paura della morte,
ci stringeremo ancora più forte.

Saremo effimeri come le nuvole,
cocciuti, durevoli come le rocce,
carezzevoli, come l'acqua che
bagna la pelle.

Dopo la vita, sarà ancora vita,
non avremo rimpianti, saremo
ancora amanti.

C'è un fiore che profuma d'infanzia, l'amore.
La sera quando si apriva la porta
quei passi incerti e sotto le coperte
io un desiderio, sparire con forza.

La puzza del vino nella stanza
le parole, farfugliate nel buio,
sollevato in una macabra danza.

Il sangue impastato con la saliva,
le ossa che cedevano sotto i colpi,
non una parola mentre colpiva …

Un solo pensiero, ora smette,
in un angolo muto il pubblico,
e lei che gli offre le sigarette.

Dio a te ha chiesto perdono,
quando ha smesso di colpire
e nella testa avevo il tuono.

L'opera andava terminata,
gli strappavi le sigarette
per vederla insanguinata.

Come uno straccio saltava,
stesa per terra, presa a calci,
piangendo e urlando pregava.

Fermati! Così ci ammazzi!
Io attaccato a lei e, tu colpivi
mentre noi fuggivamo scalzi.

Il buon profumo della signora
nascosti al riparo della bestia,
lei si chiama forse Eleonora.

Ho pregato tanto che guarissi
mentre mi rubavi l'infanzia,
ma nella mente avevi l'eclissi.

Ho pregato ma non ho pianto
mentre eri inerme nella cassa
e nel cuore avevo un rimpianto.

Che cosa racconterò ai miei figli?
Come sarà il profumo dell'infanzia?
Li terrò con cura come teneri gigli.

Sono diventato padre due volte
e ho curato il giardino e i fiori,
le mie storie le ho tenute sepolte.

Ho pregato e Dio mi ha ascoltato,
intorno a me c'è profumo d'infanzia,
quello che mi era stato negato.

Il giardino delle lanterne
Ho bisogno di sognare
e che si ripeta all'infinito,
ho bisogno di amare.

Così il neonato della madre
così la mente della poesia
così l'erba è vita per le capre.

Io ho bisogno di fantasticare,
coltivo una verde pianticella,
penso ai frutti che potrà dare.

E quante foglie e quante volte,
le vedrò cadere come i sogni
e volare via tra mille giravolte.

E dei frutti potrò goderne?
Non fa nulla, gioisco adesso
nel giardino delle lanterne.

Tra esse sicure si può girare,
si può sognare e amare, qui
la vita si può sempre godere.

Nel giardino ho messo a dimora
la pianticella e tra i suoi rami
ci saranno i fiori a primavera.

E d'inverno dalla finestra
controllerò che i merli
ci siano nei giorni di festa.

Il vento spazzerà le aiuole
e i rami protesi come scarne
braccia, verso la luce, il sole.

C'è una verde pianticella
nel giardino e la mia anima
in una luminosa lanterna.

Colorerà ogni angolo cupo,
con l'amore e, la fantasia
scalerà il più alto dirupo.

Coltivo una verde pianticella
non so se godrò dei suoi frutti,
è lì accanto alla mia lanterna.

Il passato è andato nel rimpianto
il presente mi scivola tra le dita
e il tempo scorre sopra a tutto.

E poi … una gemma tra i rami
sboccia, è di una rosa rossa,
nasce adesso e non domani.

Io capra
Dai vieni, abbracciami forte,
fammi mancare il respiro,
accendiamo la notte.

Brillano i tuoi occhi di zaffiro,
ho il tuo cuore in cassaforte,
innamorato batte forte, è vivo.

Io capra? Mi fai girare la testa,
io vecchio e t'amo, nel cuore
ho le campane in festa.

Dai vieni, abbracciami forte,
come i ragazzi pieni d'amore,
quelli appoggiati alle porte.

Io capra? Non te ne importare,
sei bella e viva come un fiore,
che ci vedano tutti amare.

Lasciamo che la gente sorrida,
mostriamo i nostri capelli grigi
Io capra? No, io amo te e la vita.

Io capra? Sono vecchio e ti amo,

vedo un aria trasparente e pulita,
ogni volta che ci abbracciamo.

Tornare a casa
Tornare a casa, lentamente, passo
dopo passo.
I primi raggi di sole rapiscono le
goccioline di rugiada e le foglie libere
vibrano nell'aria.
Il canto della terra è imponente,
mentre la marea a ondate avanza e
colma l'anima.
In così tanta bellezza, vedo la fragilità
di ogni essere nell'universo.
E la mente si perde nell'immensità
dello spazio.
È un granello di sabbia, portato via
dal vento.

Olio
Tonde le olive appese
ad alberi vecchi come
chiese.
Dal rugoso legno agili
mani sgranano le fronde
come rosari.
Tra le legnose impalcature
colgono le lucide drupe
mature.

Visi segnati dal tempo
compiono il vecchio rito
battuti dal vento.
Allegri i marmocchi in festa
tra canti e nenie colmano la
cesta.
Riempie la giara al frantoio,
il frutto della metamorfosi
sincero l'olio.

I nonni
C'è un luogo, dove sono cari i sogni,
tra gli spessi occhiali e i capelli grigi,
camice troppo grandi non più in voga,
li sono custoditi con nostalgia i sogni.

E tu bambino quando vuoi sognare,
prova, esiste un luogo dove cercare
e un tempo da usare senza fretta
e la porta della fantasia ti aspetta.

Potrai ascoltare una storia a memoria
di un libro di mare e balene bianche,
correre dietro ad Alice e il coniglio,
con il Nautilus navigare per Atlandite.

Tra le stradine bianche del presepe
l'odore del muschio, il bianco gregge
paesi arroccati tra monti di cartapesta,
il suono di pifferi e zampogne in festa.

Nelle parole incerte e vuoti di memoria
lontano dalla fretta sono al sicuro i sogni
tra le righe di qualche fantastica storia
raccontata dai nonni.

Una sera di leggera pioggia

Alla finestra osservo la leggera pioggia,
nel giardino l'erba brilla ai lampioni,
mille ombrelli colorati la città sfoggia.

Le ombre si allungano come allucinazioni,
il melo lava i suoi frutti nell'acquerugiola,
il suonatore di flauto regala emozioni.

Le goccioline sul vetro rigano la condensa,
le ombre, leggere aleggiano nella stanza
fluttuando, in una materia semidensa.

Al suono del flauto, fantasmi in danza,
nella malinconica atmosfera riflessa
mi invitano a danzare sulla sbronza.

Sempre più in alto, mi sento sollevare
un caleidoscopio di emozioni la città,
in un punto del cielo sono a galleggiare,
danzando sopra l'umanità corrotta.

Scorrono i fiumi, si gettano nel mare,
tra roccia e terra sporcata e poi lavata,
da rivoli alimentati da lacrime amare.

Il suonatore di flauto sul melo è appollaiato,
tra le parole, le ombre saltellano e danzano,
lo prendono per mano dopo averlo baciato,
mentre sulla terra adorano il Dio pagano.

Sono qui da molte ore ti aspettavo,
adesso sorge e la notte quasi muore,
le parole che alla finestra sognavo,
leggere si accomodano nel cuore.

È giorno, vieni ti porterò con me,
dal flauto, dalla pioggia, dall'amore
ci faremo prendere per mano.

Cammineremo sulla roccia per ore,
ci caleremo nel desiderio profano,
alla musica meravigliosa del mare.

Le parole saranno un lieve suono
danzeremo, al ritmo dell'amore,
mentre le ore della notte passano.

Pescatore
A tratti la foschia si fa nebbia, il paesaggio
incerto ,
compagna di notti d'infanzia, disegna figure da
fiaba
le fronde dei salici sfiorano l'acqua, il fiume,
un concerto.
Dalla corrente generosa, lo sciabordio fa
compagnia,
al passaggio, animali si tuffano animando la
scena ,
sul greto non molto lontano, fioche luci si
intravedono
le voci arrivano come una eco, una sinfonia.
Cullate dall'acqua in perenne movimento
sembrano dormire le barche ormeggiate,
il fiume si allarga nell'ansa del porto antico,
un abbraccio, tiene ancorata l'isola con
sentimento.
La nebbia si dirada, mostrando le stelle
lontano,
la luna viva e beffarda naviga nel fiume,
braccia protese si vedono a distanza,
le bilance calano silenziose l'inganno.
La barca freme, la scuote un rollio,
attraversando la foce.
Nell'aria l'odore salino, l'occhio si perde nella
distesa immensa
la bussola a sud ovest, è ferma la mano sopra
barra
spruzzi salati bagnano il viso, la prua cerca
l'altura veloce
il lampo del faro illumina di luce intensa
quel tratto di mare,
fermo è il gozzo, la terra una riga lontana,
con gesti antichi inizia la cala, sale nella notte
una voce,
il pescatore, si fa coraggio e inizia a cantare,
una preghiera affida al vento, temendo la sorte
ogni sera,
la bussola lo guida e la prua al porto volge,
in attesa che il destino decida.
Tra le criniere bianche che galoppano furiose
nella fluida distesa.

Ecco la Noia, amica mia
Sei qui? Nell'aria?I pensieri, la nostalgia,
la tenerezza, hanno il loro posto nel cuore,
amica mia, tu vivi nelle pieghe dell'anima,
come il fiore dei mille desideri.
Tra le tue morbide braccia do il giusto
peso al passare delle ore, da te mi faccio
cullare tra nuvole e mare.
Sensazione di noia e inquietudine,
che nutre mente e corpo, di nostalgici
ricordi.
Nel silenzio, questa sera, anche le zanzare
sono confuse dal corpo immobile,
dai miei lievi sospiri, si posano leggere
sulla pelle, banchettano, avide del nettare
che scorre nelle vene,
mentre la mente non desiste nel
peregrinare tra cielo e terra, cercando
di prolungare questo attimo prezioso.
Amica mia, cullami ancora tra oblio e noia,
non mi lasciare alla frenetica quotidiana
esistenza.
Fammi sognare un viaggio lento, faticoso,
dove possa contare i passi fino a un milione,
ed essere felice di un paesaggio sempre uguale,
pregevolmente noioso,
per poi ritrovarmi in una grande piazza con il naso
in su a contare le guglie della cattedrale e varcare
la Porta della Gloria e vedere volare l'Incenso,
chiudere gli occhi e sperare di essere ancora
prima della partenza e farlo sempre, nella grazia
di Dio Immenso.
Grazie mia cara noia, amica mia, quando sei con me,
tutto il mio corpo pensa con gioia, al viaggio, al giallo
oro dei campi di grano, alle distese di girasoli,
all'altipiani deserti, al miracoloso canto del gallo,
ai fantasmi che non viaggiano mai soli,
al lieve peso dello zaino, il dolore nei piedi,
la gioia nell'anima, grazie Dio di aver creato la noia,
e darmi l'opportunità di pensare alla mia più grande
gioia.

Tra fiume e mare

Sono tornato qui, dove le alte dune decoravano il mare
e la costa,
sono tornato qui , dove il vento alza il salmastro e la fine
sabbia,
l'erba alta, le cannucce e i giunchi ondeggiano alla brezza
marina,
sono tornato qui, dove ora alti palazzi, immobili celano
il mare,
sono tornato qui dove la torre di guardia, mira la miseria,
la povertà,
sono tornato qui dove le parole, ora mute, sono morte
assassinate,
sono tornato qui dove tu gentile poeta hai smesso
di cantare,
sono tornato qui tra i fiori d'aglio selvatico che decorano
il monumento,
dove la lucertola si affaccia tra l'erba incolta e in religiosa
posizione legge:
"Passivo come un uccelletto che vede tutto, volando,
si porta in cuore nel volo in cielo, la coscienza che non
perdona".
dove il tuo ricordo continua a raccontare le crude storie
delle borgate,
dove le tue parole sono a volare e l'anima di un poeta
a fluttuare,
qui dove hai reso famoso nel mondo tuo malgrado un luogo
banale,
qui dove un blocco di marmo ricorda le grida, il sangue ,
le ossa rotte,
dove a Maggio tra le cannucce, dopo un lungo viaggio planano
le quaglie,
dove una notte di Novembre, la miseria, l'intolleranza, ti ha teso
l'agguato,
sono tornato qui triste dove sono nato, ma forse non me ne sono
mai andato,
qui tra fiume e mare.

Il Pino dei cuori
Questa mattina c'è silenzio lungo il sentiero,
il fruscio dei passi con l'eco si diffonde nell'aria,
la morbida terra è tappezzata di foglie a colori,
Pino, il vecchio albero, si è arreso al vento,
giace supino, sopra a un letto di splenditi fiori,
si mescola l'odore del melo con il corbezzolo
coinvolti nello schianto.
Lampi di luce fanno brillare le foglie di lunaria,
ostinata l'edera rimane avvinghiata al tronco,
fedele e mortale abbraccio nella boscaglia.
Il vento suona e scompiglia i rami rivolti al cielo,
il gigante si assesta, un ultimo fremito nell'aria,
nervoso il passero saltella, stupito e frenetico
lo scricciolo, ispeziona lo spazio creato dall'evento,
mentre sul tronco di Pino, sfila la processionaria,
gracchiano le bige rumorose tra le frasche,
la pioggerellina inumidisce l'ultima battaglia,
ansima il gigante, testimone di amori e tresche,
sale il chiacchiericcio nel bosco in cerca di requie,
rombano nelle mani dell'uomo i motori delle seghe,
il vento porta lontano il dolore, la recita delle esequie.

E poi la vita
Novembre è un mese in cui spesso piove,
la corsa per la città alla luce dei lampioni
e li nel tuo grembo lei si muove,
ti sfiorano la pelle nuove sensazioni,
ti prendono per mano, ballano tra le stelle,
in cerca di sogni, come un veliero nei marosi,
serrano le vele, planando tra spruzzi e onde,
l'acqua salata scorre sul viso, ti bagna la pelle,
mentre trattieni il respiro, il sole risplende,
un vagito si ode sciamano, è potente nel
cielo terso.
Nella bonaccia della rada c'è una nuova vita,
è da cullare, dolcemente stringe la tua mano,
profuma di buono.
Il ritmo del cuore batte lentamente, come
le onde del mare dopo la tempesta, adesso
la speranza è nel futuro, rinforza l'ormeggio,
tra le tue braccia c'è l'essenza della vita.
Ti guardo e penso: quanta forza nel tuo corpo,
quanto coraggio nella tua mente, esile figura,
sei un gigante, accanto a te non avrò mai paura.

Progresso o regresso, er governo senza cesso.
(Se fa pe ride, mica tanto però)

Na vorta a Roma sui muri della città
c'era scritto: vietato sputare per terra,
guardare de sotto, prima di svuotare l'orinali
i vetturini erano obbligati a riccoje l'escrementi
de l'animali,
a na cert'ora, de falla finita de canta,
de chiude l'osterie, che la gente deve
d'anna a lavora.
Ma quelli erano li tempi antichi
ancora non c'era er progresso
nei vicoli der centro ancora c'è scritto
di non sputare,
ma so tutti attenti a guarda per terra
pe non pià le buche e non cascà,
poi ai giorni d'oggi, li signori e le signore
se so muniti de bustine pe riccoje
quello che lassano li cani.
E i cavalli? So annati all'ammazzatora.
E l'ammazzatora do stà?
Sempre la,solo che mo ce stanno l'omini
bevono a tutte l'ore, pieni de dubbi del tipo:
stasera de che m'ammazzo?
E i vetturini?
Se so fatti li taxi,ogni tanto manifestano
per le vie de Roma.
N'è che rivonno le carrozzelle?
E er governo che dice de tutto questo?
E che ne so, me sa che loro n'o sanno
che n'se sputa per terra e svotano l'orinali
da le finestre der palazzo, sotto forma de leggi.
E poi?
E che ne so, se e voi rispetta e rispetti,
se no fa come te pare.
Ma allora l'ommini se so tutti rimbecilliti?
Stanno corre tutti verso er progresso mentre
er governo non c'ha manco er cesso.
A sor coso, è inutile che stai sempre a critica,
questo è progresso.
Ma chi ce crede, starai puro in buonafede,
ma a me me pari fesso, to dico io e damme retta,
questo è regresso.

La gente pazza
Nel silenzio rimane il mio monologo,
a un pubblico distratto e indifferente
al vento come la gente pazza urlo.
Cammino, verso la luce più lontana
di sogni e sentimenti scrivo e parlo,
scambio due parole con la luna,
bevo dalla fontana della piazza.
La notte con la gente di periferia
guardo il vuoto che c'è intorno,
ho misurato la diffidenza,
quello che sento è una sensazione
nella strada ho preso tra le mani
l'anima, il cuore, per pesarne
l'emozione.

Nella solitudine quanto rumore.
Dalla finestra la luce con fatica filtra,
attraversa le doghe della persiana,
le ombre vestite di organza, sono li
a danzare.
Nel silenzio della stanza, voi anima e cuore danzate,
in bilico sul soffitto, nel sentimento agonizzante,
in equilibrio imperfetto, imperfetto come l'amore,
come vele nel mare agitato, così danzate, anima e cuore.
O anima, O cuore, danzate, danzate, in cerca di amore,
incuranti di grigie barriere, del colore delle bandiere,
sopra ogni temporale, o anima, o cuore danzate,
sui legni fradici, sul terrore e la disperazione, danzate
in bilico sull'iride, come fiammelle all'orizzonte,
danzate appassionate, fatue essenze, danzate esauste,
sul tappeto di foglie morte, leggere, sulla cima del monte,
nella solitudine delle parole, in equilibrio imperfetto danzate.
Nel silenzio della stanza, instancabili danzate e rimbombate,
sulle scale che i raggi di sole ha disegnato per voi che amate.

Quello che ho (inventario )
In questa stanca, i pensieri fanno rumore,
camminare sulla spiaggia è un piacere
acqua fredda, sabbia morbida e conchiglie.
Vedo l'ulivo con accanto, il pioppo,
il cespuglio di rose rosse,
questa sera una voce mi arriva,
vanno i pensieri al galoppo .
Un rene, tolto per un difetto,
mento, venti dita, tra mani e piedi, cuore
naso, capelli , tutti o quasi ,solo
qualcuno bianco,
una moglie , due figli, un nipote,
una sorella e , il fratello d'amare,
" da tempo non so come vede il mondo,
vive a Villa degli Ulivi, dieci sigarette al giorno,
un caffè da bere, tante cose da disegnare",
una madre da perdonare, una da amare
miseria, botte, teste rotte, vino per
dimenticare, noi a pregare.
Piatti per tutti i giorni,
quelli per la festa, stoviglie, bicchieri ,
anche questi di due tipi.
Controllare i difetti :
tutti personali, sono presuntuoso,
ho paura di morire e saperti soffrire,
ho la testa dura, penso troppo in fretta,
evito i spazi stretti , le piccole finestre
non smetto mai d'amare, non ho tempo
per odiare
un vestito per la festa, uno per i funerali
pantaloni grigi, jeans, maglie bianche,
qualcuna colorata , camice di vario tipo,
scarpe ginniche e alte con gambali.
Sono certo qualcosa vedo di dimenticare,
ma non riesco nonostante tutto
frulla e ronza nella testa fa malinconia,
in mezzo all'inventario torna a galleggiare.
Hai smesso di cantare la luna è alta,
la notte è afosa, domani andiamo
sulla spiaggia a passeggiare.

Da: Le mie poesie, Scirocco

Strade colorate
Mi sfiorano, mi passano accanto,
sono assorto nei pensieri,
una barriera tra sogno e realtà,
l'aroma mi arriva soltanto.
Lampi di colore nella via
varietà di merce all'incanto,
molte nazioni rappresentate
la mente in acrobazia.
Parcheggio di Popoli e Culture
viaggio lontano, esotiche mete
nella strada storie diverse,
l'esperienze più dure.
Tra questa umanità vivace e varia
gemella della nostra antica voglia,
l 'emigrare verso paesi lontani
è storia centenaria.
"Urla e trambusto mi distolgono",
i mercanti, con movimenti ben
allenati, raccattano stoffe e legni
le paure emergono, corrono
con la loro soma,
il mercato abusivo è in fermento,
gente diversa, diverse merci
si disperdono per le vie di Roma

Rosso o nericcio?
Er numero diciotto era er feticcio
a mijoni avemo protestato,
a vorte arrampicati su un traliccio,
c'era a destra a capo de o stato,
e a sinistra protestava chiusa a riccio
urla: Er diciotto non sarà toccato!
Ambarabaciccicocco, che liscio!
Tutte e volte c' ho scioperato
pe quell'articolo diciotto feticcio.
Er principio ar vento sbandierato
da a stazione insieme a Ciccio
cor corteo pe a via incolonnato.
Mo è arrivato er governo dell'impiccio
dice:chi ha sbajato è er sindacato
e er colore n' è rosso ma meticcio.
Ar Circo Massimo v' ha ingannato
adesso chi jo dice all'amico Ciccio
che l'articolo diciotto è depennato
che er rosso a sinistra ora è nericcio
e dei sogni che c' hanno depredato.
Jo spiego davanti ar verdicchio
a credece in dove avemo sbajato.

Tanto pe di der job act: Come ar solito so li padroni i più ladroni, co le farse assunzioni se pijano li sordi de noi poveri cojoni.
Ma che ce potemo fa? Niente, namo avanti e tiramo a campà.

Non serve fuggire
Ieri sera nel giardino c'era un cuore,
con le ali velate vibrava le foglie
in trasparenza,
vicino a un cespuglio di sanguigne
rose rosse e la finestra della cucina
aperta,
per domani tra tutte le cose da fare, ho
invitato i merli a colazione alla mia
mensa.
Nei petali della rosa umida mi specchio,
e vedo la mia anima esausta, si è arresa
alla tempesta,
a quella fragile essenza tendo la mano:
vieni non è ancora finita, vedrai passerà
in fretta
come le canne nella palude, insieme,
resisteremo, flessibili, sinuosi, al vento
che passa sopra la testa.
credimi, poi … ci mostreremo intatti
al mondo, qui a mirare l'acqua, passata
la brezza.
Cara anima, non ti arrendere, le pratoline
nel giardino e le rose rosse, sono un affresco
a primavera,
la solitudine è una buona amica, ma capirai
che non serve fuggire e pensare a chi resta
ama la vita.

'a penna
Che è st' oggetto? Na penna?
N'te crede, è come na gemma,
chi so sarebbe mai creso!
'A prenno, 'a giro, 'a peso,
n' pare gnente de speciale,
e manco dovrebbe fa male.
C'è chi a tiene sempre imbrillata,
drento a 'n cassetto incartata,
magari de 'n mobile vecchio,
manco fosse no stravecchio.
Vedi, a vorte ha condannato,
ma puro da ha morte sarvato,
dichiarato o cessato na guera
e cambiato le sorti da a tera
A Giacomo to vojo proprio di'
ascolta bene, devi da sta a sentì:
st'oggetto, sta penna, è potenza,
ne mani de chi cor core pensa,
ma per l'omo che c'ha solo l'aria
drento ar petto, è come la malaria,
e se chi ce comanna n' c'ha intelletto,
mejo che n' sa che esiste st'oggetto.

la marina a mezzanotte
Il riflesso al tramonto si adagia,
in acqua la luce di mille stelle,
ogni timore tace sulla spiaggia,

l'anima pigra fonde con la pelle,
e cuore e onda, sulla battigia,
ballano sulle note più belle.

A riva, azzurri come il mare,
alla luna brillano i tuoi occhi,
si crogiolano in sogni di amore.

Nella notte si odono i rintocchi,
la risacca li confonde con il cuore,
l'armonia non vuole più ritocchi.

Le stelle continuano a volare,
navigano via i pensieri foschi,
velieri con le vele al maestrale.

'A miseria
Non te fa inganna
scavà nel profonno,
'a trovi,
farsi sorrisi
ommini impettiti
come bovi,
sta in dove non
se pò vede,
c'ha i vestiti
novi.
Na cercà tra 'e mani
unte de n'ommo
che mezzo a tanta gente
è solo ar monno
che dorme sotto ar
colonnato de
San Pietro,
magara là ce trovi
l'animo de uno che
traspare come
er vetro.
Guarda bene non
te fa ingannà,
non annà pe'
sta città,
se 'a voi trovà
nei gran palazzi
devi da smucinà.
So tutti acchittati,
co' 'a pomata su 'a
capoccia,
dei vestiti c'hanno
er mejo,
c'hanno a fissa pe'
'a saccoccia.
Provace a guardà
i politici de sta
terra,
quello che vedi
nell'animo de sta
gente, n'è
Miseria?

Hanno arredato un campo,
il Parco dell'Albero Drago


Mi sorprende il rumore di un cuore
che cade nel mare, a ondate le masse
si incamminano verso il mistico altare,
il sole per pietà si cela nell'eclisse.

Sono sorpreso dalla recita messa in atto
dalla televisione popolare, sono sorpreso,
il cuore continua a pulsare pur contratto
verso terre lontane, dal corpo espulso.

Fa rumore il cuore che cade nel mare,
cerchi si allargano, verso terre bruciate,
ove ci sono miseri corpi inermi d'amare,
lurido teatro di invereconde crociate.

Tra i rombi di guerra continua a pulsare,
tra le tende colorate e acque putride,
l'umanità è nel fango e, non sa osare
nell'escrementi osserva con facce"stupide".

Sono sorpreso quando scrivo d'amore,
questo cuore è offeso dal guardare mesto,
a distanza questo teatro del dolore,
mentre l'Homo produce l'incesto.

Oggi 17 Aprile, sono andato nel campo,
dove c'è il Drago, la casa delle farfalle,
la dove hanno disegnato un ippocampo
dove c'è la tana del riccio, le foglie gialle.

Tra il ronzio delle api e i pulcini nel nido,
stridendo i fagiani si rincorrono tra le stoppie …
eppure il mio cuore triste sanguina colpito,
dallo quotidiana normalità delle cose ovvie.

La mia mente non può dimenticare l'altare
e quella moltitudine di uomini ammassati,
popolazioni alla stregua di carne senza valore,
braccia scarne, mani protese e volti scavati.

Tra la gente allegra nel Parco dell'Albero Drago
penso a Francesco da Roma pellegrino a Lesbo,
penso a Francesco da Assisi pellegrino a Santiago
penso al cuore degli uomini chiuso nel nembo.

E prego: Signore, a Te affido le mie parole
e il mio cuore, con tutta la Tua Potenza,
la Tua Misericordia, salva la tua prole
offesa dalla guerra e l'indifferenza.


I bambini allegri giocano, con la casa delle farfalle
ignari della guerra: giro, girotondo, cade il mondo,
cade la terra
e, sorridendo le nonne con lo scialle,
tutti giù per terra, di nuovo: giro, girotondo...

Il cuore cade tra i rovi al canto dei bambini,
sono loro la speranza, nel Parco del Drago,
sono l'armonia, l'innocenza, preziosi rubini,
la dove vive il riccio, sulla riva del lago.

Dove ci sono fagiani, dalle piume nere e gialle,
dove ronzano le api e tra i rovi nascono le more,
sopra la casa, volteggiano leggere le farfalle,
tra tanti colori e anime diverse nasce l'amore.

Quanto profondo
nell'abisso deve
cadere il cuore?

Figlia della Luna
Occhi azzurri profondi come il mare,
con la mano tira su l'orlo della gonna,
una luce illumina quel viso d'amare,
lei vuol sembrare già una donna.
La sera alla stazione tra le rose,
e gli oleandri, per la sua debolezza
si concede e giace per una dose,
offrendo la sua bellezza.
Capelli color rame, gli occhi come il mare,
di quel vestito tira su l'orlo sgualcito,
alla luce dei lampioni vorrebbe urlare,
il suo meraviglioso sogno svanito.
Mostra la pelle del colore della luna,
fa la smorfiosa imitando la Sirenetta
aspetta seduta in bilico sulla fortuna
e che giri questa ruota maledetta.
Quel corpo la folla guarda curiosa,
si sente mormorare: "è una drogata,
una impossibile scena oltraggiosa,
chissà da dove è arrivata".
Una notte di luna, forse per scelta,
lei per sempre con l'ultimo treno se
ne è andata.

Capelli rossi dal vento distesi sull'asfalto,
ha con il laccio la morte nel braccio
in quella notte il destino la riserva ha sciolto
giace triste nella smorfia di ghiaccio.
Ora è figlia della luna, sorella delle stelle,
luminosa gira il mondo occhi azzurri,
vive nel cielo tra le più belle,
nell'universo fa la sposa tra i carri,
tra gli astri sono sparsi i suoi capelli rossi,
ora è libera nessuno la può comprare,
tutti i tristi bisogni di colpo sono rimossi
e occhi azzurri può scegliere chi amare.

La brina
La brina ha sospeso la notte,
Il ghiaccio sotto il passo riflette le stelle
all'infinito
la natura accoglie le emozioni del cuore
sparso
lo scricciolo senza paura saltella
agguerrito.
Brilla la tenue luce dell'aurora sul
lucido sasso
tintinnando le foglie, scrollano il gelo
piccato
le creature del bosco riunite intanto fanno
chiasso
all'orizzonte il sole sale lento nell'azzurro
incantato.

Una vita semplice
Adesso mi siedo e aspetto una vita semplice,
adagio sopra la pelle le sensazioni, i pensieri
colorano il cuore.
La pioggia,
quanto silenzio tutto intorno, nel palpitante
ticchettio dell'acqua che cade, mentre dell'asfalto,
dell'erba, della terra, sale forte l'odore,
con gli occhi chiusi, ogni cosa immagino bene ordinata,
stringendo forte le cose che amo, sono qui ad ascoltarla
seduto sul gradino,
ogni goccia il distillato di terre lontane, con lei la vita,
le gemme, i fiori, ha viaggiato nello spazio valicando
ogni confino,
cade sopra la pelle, trasportata dal vento, fa germogliare
i pensieri, nel cuore le emozioni a colori, alzo la testa
mi godo la quiete e l'aria tersa della sera, come la canna
di palude dopo la tempesta.
"China il capo
mite è sottomessa
al forte vento".
"Passa la brezza,
integro il pennacchio
mira l'acqua".

Note rapite
La loro anima vuol essere rapita
per ballare danze antiche, in
atmosfere magiche, essenze
arboree.
La musica, tiene il ritmo dell'universo,
mentre la luna l'illumina, le stelle
catturano le note,
le parole si trasformano in fiori
seguono il tempo in cerca delle
note fuggite.
Ogni cosa ha un luogo dedicato,
nell'ordine sparso dell'esistenza.
Un suono cupo, brontola invidioso
dell'armonia diffusa, una barriera
di anime e stelle lo tiene a distanza,
le parole sbocciano come rose, diffondono
l'amore, due giovani fiori si tengono stretti
in riva al mare,
la loro anima danza una musica antica
una atmosfera magica fa battere il cuore.
"Inverno in spiaggia
rari sbocciano i fiori
magici amori"

Amico mio (romanesco ma non troppo)
"Ma dai, te stai sempre a lagnà"
che ce vole a mostrà un po' d'amore,
sta sicuro che non ce perdi de dignità,
magari te rilassi un po'er core,
con sta faccia sempre scura,
sempre a nasconne la tua natura,
sempre preso a datte un contegno
er risultato, che pari de legno,
non è che ce vo' un momento preciso,
fallo un sorriso e, accendi sto viso.
Co sta faccia sempre ingrugnata,
pare sempre na brutta giornata,
a Ostia, a Testaccio, o ar Pigneto
fa sempre male a pià d'aceto,
damme retta, non se ne sorte fora
se non me fai na trottola a st'ora
e gira, gira, falla escì st'allegria
ogni tanto gira, gira in tondo,
su li guai de sto monno,
magari su li guai ce rimetti le mani,
che te posso dì: va bene domani?
Amico mio affacciate a sta finestra
è primavera, a natura è in festa.
Mò te saluto, se vedemo in giornata
tra li fiori se famo na bella risata.

Operai Poeti dentro la fabbrica, strana gente,
al ritmo delle macchine senza paura
eludendo la metrica, l’accento,
la corretta scrittura, creano versi.
Mentre producono con devozione
stimolano il cuore, riga dopo riga,
cercano la rima in luoghi diversi.
Parole dette al vento, tra il rumore
degli impianti per farsi catturare
dall’emozione.
Una foglia, il sasso, il sentimento,
l’amore, il mare, la luna, le stelle,
il sole, il sonno perso,si alternano
a fargli compagnia, vivono, muoiono,
camminano, abbracciano, volano via,
con il cuore lasciato ai piedi di una pianta
di gelso, l’amore che riempie il corpo
incantato da ogni gesto, l’acqua,
una brezza leggera, il vento forte che
sbatte le porte, il sole che scalda la pianura,
il fiume che scorre e … un pensiero diverso,
nella testa dei poeti operai un idea matta,
una speranza: la poesia sarà la cura?

Parole
Parole,
per relegare il pensiero, in un angolo del cuore,
rare brillano pietre preziose, di più le ciarle
volano come foglie d’autunno, nei sentieri
foglie che cadono, molti a calpestare.
Parole,
figlie di primavera, spose d’estate, ocra,
argento,
foglie di pioppo, acero e faggio, foglie palmate,
nella terra marciscono, nel vento volano
strappate con risentimento
Parole
Saperle ascoltare, sono pesanti e leggere,
dalle madri, cristallo puro e trasparente,
quelle dei vecchi, oro, pietre preziose
nelle miniere del tempo.
Parole
Sono speranze, quelle per i giovani,
un dono per loro, sono le parole vere,
ancora carbone, prima che diamante
intagliato tra le loro mani .

Alchimia
Una parola sussurrata
una carezza, un sorriso,
nell'alba appena destata.
Sogno e realtà,
un ritmo perfetto,
si ciba di ogni attimo.
Cosa è la vita ?
Senza amore,
senza intelletto,
priva di questa alchimia
primo uno, poi l'altro
porta via

Ostia Levante
Ali bianche, lunghe planate,
al tramonto nel tramaglio
il sole rosso vibrante,
con il Maestrale la vela
solca la schiuma elegante,
mentre nel vento il gabbiano
è un aliante,
scende la notte, nel mare nuota
libera la Luna.
Tremante ai piedi del mondo
all’alba i piedi nella sabbia,
il salmastro vola portato dal vento
fino alla riva,
Il fragore dell’onda frangente,
passi disegnati l’acqua porta via,
il gabbiano veleggia radente,
ad est, dalle dune si leva
possente il miraggio,
spazza via la malinconia,
per vivere da coraggio.
Odo la musica dell’universo,
onda, ritmica onda,
arricci la cresta
in rime di candida
spuma
lambisci la spiaggia,
un mantice di vita
perpetuo,
mescoli granelli di sabbia,
conchiglie, alghe, fino
alla duna .
“ Spiaggia deserta
conchiglie, movimento
vento architetto”

Un girasole tra i sassi
Lentamente scivola rigando la pelle
una goccia di sudore,
pensieri gitani dalla testa emigrano
verso lidi lontani,
stringendo il cuore, trattengo il respiro
per non fare rumore,
nella mente la linea è interrotta
dal capo chino di un girasole.
Al mio fianco in armature dorate,
le persone amate,
cavalcano bestie mansuete, lasciano
sentieri in fiore.
Invincibile un cavaliere mi precede,
cambia forma,
ad ogni passo, suona la canzone del
vento,
dai capelli scuote polveri bianche e
sillabe frantumate,
al suo passaggio, anche le rane chinano
il capo.
Il sole tramonta lasciando il posto
alla luna,
voci lontane si odono nella buia radura,
ombre veloci l’attraversano,
il respiro della terra lascia il caldo
del giorno,
fare posto al gelido vento della
notte.
Per quanto stanco non riesco a fermare
la mia mente,
cavalca davanti ai miei passi, il tempo
ara e fresa la terra umida pronta per
la semina,
cerco di rallentarlo, eppure lui avanza
veloce,
dietro di me il raccolto è già pronto
per essere mietuto.
La luna lascia il posto all’alba, la linea
dell’orizzonte è interrotta da un girasole
tra i sassi .

Oltre l’orizzonte
Dal punto di osservazione,
varchi di luce,
punti di ombra, sparsi in ogni
direzione,
una retta all’infinito, buca
l'orizzonte,
tesa da un arco, pronto a scoccarla
verso l'ignoto.
Il destino il tempo, senza
sosta batte
,
per quanto diverga, è al centro
della sfera.
Dal quel punto di osservazione:
l’umana storia,
il futuro incerto dei popoli della terra,
in bilico sulla retta lanciata verso:
l’esplosione? La ragione?
“Nero profondo
pulsanti mille stelle
brillano in cielo”

Gioco con la Luna
Adesso, la luna si veste
Malinconica, d’argento
Opale
Rara bellezza, nel cielo a
Est si fa notare
Nuda
Onirica compagna
Notturna da sempre
E’ valle
Silenziosa per viandanti
O compagna d’amore
Lacerante
Omero nello scudo
Di Achille tra il sole
E la terra l’ha
Segnata
Insieme a tutti i segni
Del cielo l’ha decorata
Eterna.
Rifletti nel mare
Argentea forma
Regale
E le maree muovi
Magistralmente
Allagando
Domini effimeri
Orione è in fuga
Notte e giorno
Artemide.
Rendi fredda la roccia
E l’acqua nei fiumi
E’ messaggera.
Amato pallido astro
Mi convieni intimamente.
Amata: alla luna
Recito parole
E a te dono rose.

Campo di Periferia
Un pallone corre rimbalza,
un ragazzo mima gesti
da campione ,
quanto amore nella traiettoria,
corsa stop, palleggi, destro,
sinistro e colpo di testa,
finta, scatto e tiro in porta.
Quanti sogni nella sfera,
quanta passione in quella
azione,
il pallone corre, rimbalza,
vola in aria è una danza,
ogni movimento è una
festa.
Nel campo di periferia,
il sogno vola libero con
il pallone.

Frammenti di vita sulla spiaggia
Sai cara,
certe sere il pensiero mi porta lontano,
tracimando mi trascina a valle,
come un fiume porta i detriti lungo
le spiagge, oramai grigie, deserte.
Sai,
ogni piccolo cosa un ricordo, un profumo
un emozione, ” è freddo, metti lo scialle”.
Vedi,
le nuvole sono velieri, cambiano forma,
spinte dal maestrale,
mentre la luna illumina i nostri passi
lungo l’argine, verso il mare.
Guarda,
le parole non sono perse, brillano
con le stelle a migliaia.
Vieni,
abbracciami forte, mentre i pensieri
si perdono nella ghiaia,
tra le cose della piena ovunque
frammenti di vita,
nella spiaggia deserta, sono sparsi,
come la sabbia.

Traversata
Come fosse vinaccia, dall’alambicco tolta la testa,
scelgo il cuore
Goccia dopo goccia, lo voglio annaffiare con
le parole
Come la pietra non mi arrendo sfoglio
immagini care
Dalla poppa come un sentiero, la scia s’illumina
al sole
Lasciata la zona portuale, nella spuma giocano
agili delfini
Nel rimescolio la vita breve delle bolle d’aria,
nello schiumare
Il blu all’orizzonte cala il sipario sulla terra e
suoi confini
Ora solo l’elemento vitale, un punto, la nave
nel Mare



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