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2017
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L'amore - La donna - Morte dei propri cari - Affetto per i propri cari- Tristezza e solitudine - Il dolore - La nostalgia - Racconto di un episodio - La natura - Gli animali - Gli oggetti - I desideri - I ricordi - Il poeta e se stesso - Il poeta e i luoghi - Il poeta si diverte -


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27 Giugno

96. La sonda Cassini
I tuffi su Saturno
della sonda Cassini
son arte della realtà
son leggi dipinte
che vidi al telescopio,
lo comprai col papà
scucendo la metà
e con gli sconti imbattibili
dopo la cometa di Halley.

Da Diario poetico
Francesco Soldini

Farfalla
Fosti farfalla
volteggiante in cielo
variopinta e bella
senza una meta
definita.

Volasti lieve
da fiore ad altro fiore
succhiando néttare
che ti dava vita.

Poi ti fermasti
su piccola fiammella
nel buio della sera.

Arsero l’ali
t’abbracciò la terra.

Alcamo, G.M., 16.07.2015 ore 23,05.

Da SETTANTA QUATTRO
Marino Giannuzzo

Un fatto, una poesia
Ansa.it, 26 giugno 2017

Comunali 2017
Netto, clamoroso, in alcuni casi "storico": il trionfo del centrodestra segna i ballottaggi delle amministrative 2017 che vedono la gran parte dei 22 capoluoghi di Provincia in gioco passare all'asse FI-Lega Nord-Fdi. E' per il Pd e tutto il centrosinistra, lo schiaffo è sonorissimo: cadono roccaforti "rosse"…


Panna montata che se smonta
Pare panna montata che se smonta
sta cosa che da ieri st'a succede
città dopo città ndo' che se vede
er tanto rodimento a quant'ammonta….

Mo', me dirai che questo qui nun conta…
Che nun è vero che st'a prènne piede
quer…certo amor de patria, da nun crede!…
Eppuro…questo, è!...È…la rimonta...

Però…attenzione…! Qui ce sta un però…
Già stanno a armamentà, li…morituri…
li sorpassati, cioè…e, tutti, mo'

se stanno proggettànno un bèr congresso
co tanto de alambicchi e de scongiuri…
E si 'n basta…c'è pronto un artro, appresso…!...

Mo'…chiamale, si vòi, " le baricàte"…
Pe…domà st'imbizzarìto…bonismo
ch'è assurdo sempre più e che mo' è…divismo,
e snobba!…Anche tère teremotàte…
Armando Bettozzi

L'Été
Il brille, le sauvage Été,
La poitrine pleine de roses.
Il brûle tout, hommes et choses,
Dans sa placide cruauté.

Il met le désir effronté
Sur les jeunes lèvres décloses ;
Il brille, le sauvage Été,
La poitrine pleine de roses.

Roi superbe, il plane irrité
Dans des splendeurs d'apothéoses
Sur les horizons grandioses ;
Fauve dans la blanche clarté,
Il brille, le sauvage Été.
Théodore de Banville
L'estate
Brilla, l'estate selvaggia,
dal seno pieno di rose.
Con la sua calma malvagia
brucia tutto, uomini e cose.

Sulle giovani labbra dischiuse
una voglia impudica sfoggia;
col seno pieno di rose,
brilla, l'estate selvaggia.

Plana irata, regina altera,
fra splendori di apoteosi
sopra orizzonti grandiosi;
nel bianco calore, fiera
brilla, l'estate selvaggia.
Théodore de Banville Traduzione di Nino Muzzi

"Naples nights"
Oh Night, Night
Like a fly
With a tight
Oh so right!
Neaple night
Naples fight.

Notte, notte nira
De fruntiera
Tu sí o vera
Notte nira
Nira nira...

You"re velvet
Cool bullet
Stars set
Pink n' violet
Neaple night
Naples fight.

Notte, notte 'nfame
Figlie e puttane
Suse a suttane
Damme a mane
Notte 'e cane....

Filthy toilets
Softly nets
Black cats
Dirty and crazy
Funny and lazy
Naples amazing

Notte e passione
Orgoglie e Nazione
Rivoluzione
Liberazione
È prucessione....

Blow away
Every day
Is yesterday
Rose of may
Naples ray
Dream and stay

25.giù.17
Ben Tartamo

Un amore per te
Io vorrei per te un amore di fuoco
ma purificatore,
un amore sasso ma liscio e perfetto
sasso di fiume.
Un amore uccello dalle variopinte piume
migratore ma che sa tornare.
Vorrei per te un amore
senza conseguenze ,
un amore fecondo e implorante,
che conosce la calma e a volte si arrende.
Io vorrei per te un amore
che conosce le parole e il loro peso,
sapiente del male e del bene
giusto nel saperli dosare.

giugno 2017
Maria Attanasio

Coraggio
Desideriamo la nostra fine,
ma ci manca il coraggio di correrle incontro,
allora speriamo che sia lei a giungere a noi,
magari nel sonno,
o tramite la caduta di un casuale di un masso,
che ci tolga ogni pensiero,
rendendoci rigidi e freddi.
Raffaele Ciriello

Lo specchio
Consapevole e libero
di fare quello che voglio,
volgere le spalle al sole
per rincorrere la mia ombra
fuori dal vicolo cieco,
dell'amletico destino,
ritornare a respirare
il tuo sorriso nel vento
che ti scompone i capelli
e che mi fa avvicinare
le labbra in un affettuosa
rivelazione d'amore.
É l'ape sull'oleandro,
sul pitosforo fiorito
che ne inebria il pungiglione,
é la formica che insiste
decisa nel suo percorso,
la lucciola che sorprende
la curiosità del bimbo,
è il mio volto che rifrange
nello specchio la sua età...
e ad essa non può mentire.
Claudio Badalotti

Nomi di Facebook
Solo io ti conosco,
anonimo viso di Facebook,
solo io so cosa si nasconde dietro il tuo sorriso,
dietro le tue parole estemporanee,
dietro quel lampeggiare di virgole e punti
che ingannano il lettore inconsapevole.

Ma io ti conosco, oh, se ti ho conosciuto!
So quello che vali e sei,
so quello che tu fai.

Mi hai ingannato una volta,
stai ingannando adesso altri ignari profili,
ma poi l'amo darà fastidio alla gola,
la preda scapperà dalla trappola tesa
ed il suo odio si stenderà
come bitume fumante che durerà nel tempo.

Tu riderai,
la tua follia è pari alla tua aridità,
ma ti salva.
Ti salva quel nulla che riempie la tua scatola cranica,
molliccia composizione di materia cremosa,
grasso steso ad oliare il cigolio d'una porta arrugginita:
tu nulla capisci del male che fai
e ridi,
ridi inconsapevole del treno che deraglia,
che esce dai binari
e si addormenta tra il tufo color crema
che la notte ghermisce.

(Donnas 5.2.2017 - 18,57)
Salvatore Armando Santoro


fiumane
il fuoco spegne me
alle sirene gli astri cantano di luminose notti
e di fiumane_ angelo mio
olio bollente negli occhi se t’arraffa dai sogni – l’alba
vento di strega treno fantasma su rotaie d’oleandri in fiore
mambe senza danzatori a battere cortiche di desio
frangi onde la foglia del salice che lacrima coi rami
t’avessi in radice più dell’acqua dolce
ma il fondo m’è solo pietra
vienimi incontro vieni a vedere
campi in fiamme ad agosto di sole ali
vite in mezzo al fuoco dello stormo
e cielo e nubi e lampi
quando dopo tempesta l’acqua torna chiara
il sole si gonfia melarancio
allora noi due amore
alle fiumane

Da “Collaudo d’astri per Cerimonia degli Stormi
Jacqueline Miu

Respirando Iddio nel canto celestiale dei grilli
Nella volta celeste
perlata di miriadi di stelle
mille canti di grilli
son coro cristallino
d’angeli
nascosti tra neri rami: lodano Iddio
per ogni perla d’acqua
che scende dal cielo
scia di vita dell’antico universo.
laura toffoli


26 Giugno

Escursione
Solo il rumore secco dei marosi
ed il fruscio del vento tra le rocce
quell'agitar di secche erbe assopite
il sole che bagliori mi regala.

E di gabbiani mi colpisce un'ala
stridule voci tra pietre inaridite
ed il sudore che mi scola a gocce
scivola giù su questi massi erosi.

Cerco rifugio in queste antiche grotte
voglio la pace che l'uomo mi toglie
scrivo in versi parole malridotte
destinate a seccare come foglie.

Ma questa pace che io vo' cercando,
questo silenzio mi sta regalando.

(Donnas 13.2.2016 v- 22,43)
Salvatore Armando Santoro

Calura di giugno
Il caldo arrostisce le cicale
qualcuna emette canto d'aiuto
e disturba il sonno degli alberi
col fogliame pregante
imbalsamato nella vibrante calura

Il cielo azzurro fumo
spugna di rumori e sbadigli
strizzata dal rombo dei motori
che cantano la stupidità dei piloti

Tessono trame gli uccelli
e rimangono disorientati
nel vortice di canti imprigionati
e piangono nella libertà condizionata

Il mare,una tavola
inchiodata di carne colorata
e sulla battigia andirivieni
di formiche in cerca di tane

Fermagli di silenzi e rumori gli ombrelloni
in un carnevale di maschere copiate
a coprire mimiche arcigne e buffone
duplicate da sgomento di cani

L'asfalto,specchio del sole
riflette le sue randellate
e il rumore soffiato dai copertoni
al giro di prova di chi non sa dove andare
ma cammina lo stesso
per ricordarsi d'esistere

Angeli i bambini con ali di spine
inzaccherate di sabbia
e a ruotarle per una corona
sul capo sofferente del tempo

Da: Sorrisi Pignorati
Michael Santhers

95. La miglior vendetta
Se proprio preme
la miglior vendetta
è restare se stessi,
altrimenti è un masso
che pesa in saccoccia
o un odio che schiaccia.

Da Diario poetico
Francesco Soldini

L'eternità dell'onda
Nel mare
là in fondo
un'onda
s'infrange

e non
ritorna
mai più…
Piergino Pedrocco

Divorzio
Poi tacitamente
tutto ormai finito
ognun per la sua strada
dopo una vita
insulsa maledetta e travagliata
o dopo gioia
goduta con te stessa.

T’illuderai d’essere vissuta
t’illuderai d’essere stata amata,
fanciulla dolce, ormai donna amara.

Lusingata t’han portata a letto
per piacere altrui non per tuo diletto:
tu non c’eri mai.

Fu vita tua per anni,
anzi per decenni,
l’han chiamata amore.
La tua fu convenienza
di vogliosa donna
il suo fu egoismo
di selvaggio cuore.

Vissuti insieme avete molti anni,
anzi dei decenni,
ma ognuno solo
vissuti ha i suoi momenti.

Ed ora ognun per la sua strada
verso altro inferno o illusione amara.

Alcamo,18.01.2015 ore 09,30

Da SETTANTA QUATTRO
Marino Giannuzzo

“Notte Nera”
Notte, Notte Nera
Notte, Notte vera.

Oh Notte foriera
di un'Idea fiera.
Notte, fumo e cera.
Notte mai sincera.

Notte, Notte Nera
Notte, Notte vera.

Oh Notte italiana
figlia di puttana
che alzi la sottana
e non sei più sana.

Notte, Notte Nera
Notte, Notte vera.

Io sempre t'amo
anche se piangiamo
ed un po' t'odiamo
poi, insieme restiamo.

Notte, Notte Nera
Notte, Notte vera.

Notte di passione
di Rivoluzione
Orgoglio e Ambizione.
Di Liberazione.

Notte, Notte Nera
Notte, Notte vera.

Notti, Notti belle
Notti senza stelle:
ci sono i tuoi occhi
cielo, la tua pelle.

23giug17
Ben Tartamo

Una fanciulla
Nell’aria di carruggi
sorpresa dalla sabba
lasciò legarsi il cuore,
le vecchie
progettarono il cammino
per renderla accessibile
alle mire
del suo persecutore,
perciò venne stuprata
e progettata…
la rividi seduta sulla soglia,
con la bocca incapace
a redarguire,
la pelle nuda al freddo
sopperire
alle voglie passanti
di sollazzi.
Giuseppe Stracuzzi

Più lontane sembravano le nuvole
quando un gabbiano planò sul dorso
della mano,
strappandomi una briciola di pane,
mentre da questo Porto guardavo,
il pingue mare grigio,
e il piglio astioso delle onde.
In realtà speravo che il suo becco cercasse
le mie dita per spingermi a volare:
“Strano
perché sapevo di non esser fatto,
per viaggiare, neanche per volare”.
Anzi sapevo che il suo sguardo lo
potevo contemplare soltanto,
da lontano, in direzione della luce
di quel Faro, osservando
l’orizzonte, seduto in questo Molo.
Ma quando lei arrivò la guardai
negli occhi e vidi il cielo e il mare,
schiarirsi dentro la mia anima.
Dopo di allora più non mi importò
di non saper, volare.
Antonio Scalas

Quaderni 1
19/100

l’amore ha lo scafandro bucato e t’uccide in apnea
si arrampica pianta onnivora con linfa celeste lungo il tuo corpo
t’infetta il sangue di chimere
e s’innesta nella tua carne per nutrirsi
si disfa della mortalità con le illusioni
gira e rigira il suo feto alieno nella tua mente
ti ruba al respiro all’aria alla tua anima
per darti quando smarrito - il suo sogno

Da “caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale
Jacqueline Miu

Fiordaliso e lo specchio
Nello specchio lattiginoso
Fiordaliso si specchiava
e nel vedersi ombra scura
vide un orlo d’anima scucito,
e una farfalla bianca
nel mentre
entrò nella stanza, stanza
dai pesanti drappi
di rosso velluto
e la finestra che accennava
lembo verde di giardino
era fresco ristoro di pensiero,
e nel sistemare il cappello di paglia,
gialla paglia col nastro azzurro
un petalo di papavero
secco ma rosso
cadde sulla mano
e delicata carezza le lasciò
sulla pelle, e un sorriso
sul bel volto comparve
rammendando…
laura toffoli


Poesia consigliata
-Leggi le altre-

Lontano lontano...
Lontano lontano si fanno la guerra.
Il sangue degli altri si sparge per terra.

Io questa mattina mi sono ferito
a un gambo di rosa, pungendomi un dito.

Succhiando quel dito, pensavo alla guerra.
Oh povera gente, che triste è la terra!

Non posso giovare, non posso parlare,
non posso partire per cielo o per mare.

E se anche potessi, o genti indifese,
ho l'arabo nullo! Ho scarso l'inglese!

Potrei sotto il capo dei corpi riversi
posare un mio fitto volume di versi?

Non credo. Cessiamo la mesta ironia.
Mettiamo una maglia, che il sole va via.
Franco Fortini

consigliata da poetare.it


25 Giugno

La fabbrica di sogni
Il mio cuore possiede un’officina
dove fabbrica i sogni
con l’essenza delle tue parole.
Sei come primavera,
parli sempre di fiori,
fai sentire nell’anima il profumo
coi versi dolci, quando cala sera
affluiscono note sul cuscino,
puntualmente petali sbocciati
colgo, la notte accorre
declama qualche verso
sospeso dietro il tempo…
il desiderio di scoprire il senso
coperto dagli avanzi di pudore
scioglie il canto
trascorso dietro il vetro delle sere
rimasto nei sospiri della luna
e il vento infiamma il tratto di ricordi
dove la mano nuda dietro il velo
sfiorava appena il palpito di stelle.
Giuseppe Stracuzzi

Umbria
Del suol calpestato dall’antiche genti
etrusche umbre romane e longobarde Patria,
tu Umbria: patria di sante santi del pennello
della penna un tempo insigni gran maestri,
qui dove il seme sacro all’atzeco trova forma
e sotto scorre veloce il fiume dell’ imper
che il mondo antico al gioco suo sottomise,
dove il calibo licor bollente e forma trova e
e di durezza tempra, dove Spoleto la dotta
dei mondi offre spettacoli e cultura, dove
dall’alto alla vista s’apre il borgo e qui
lo sparvier di Federigo un di trovò rifugio
e oggi il violaceo sagrandino al palato gentil
di Bacco la letizia dona, Bevagna ove al Sentin
allor il roman diè dolore all’umbro e qui nel giugno
quel viver medieval rivive, io dalla rocca di Spello
ove i floreal disegni a rallegrar la vista a gara
fanno a te Umbria un canto d’amore canto
faccian eco a questo l’acque del lago dove
Gaio Flaminio del punico subì l’onta e del Clitunno
di cui Giosuè in versi incliti declamò le fonti.
giuseppe gianpaolo casarini

Nausea
Quando il disgusto sale, e un po' ti introna,
allor ribolle lo stomaco ed erutta
il tuo cervello è in panne e poco sfrutta
le qualità per cui gira e funziona.

Ma la nausea è un sintomo allarmante
ti va veder che il bianco non è giallo
il canto all'alba senti allor del gallo,
ti sveglia quel chicchirichì assordante.

E ti accorgi d'esser caduto in basso
inseguendo squallidi personaggi
non danno luce affatto i loro raggi
ma dentro al cuore portano sconquasso.

Allor ti chiedi se ancor vale la spesa
di perdere il tuo tempo inutilmente
eppure il tuo cervello vede e sente
ma torturi ancor più la parte lesa.

Ma infine anche tu ammetti: “L'uva è acerba”
lasci alla volpe saltellar sull'erba.

(Donnas 15.2.2017 - 11,25)
Salvatore Armando Santoro

Fatti, una poesia
dalle cronache sempre più - per farla semplice - ingarbugliate - volta gabbane - ricche di idee bislacche…capaci solo di… incapacità.

Van sventolando da sinistra a destra
passando per i centri, più affollati…
Sperando, così, d'essere votati
da più gente "abboccona"….più maldestra.

Fanno alchimie…imbastiscono sogni
son senza idee se non le bislacche…
Con quattro voti sul blog già han le sacche
strapiene di…democratici agogni.


Carta-vince…!...Carta-perde…!...
"Carta vince…! Carta perde…! Signori,
vènghino al circo tutti, qual pinocchi…
Vènghino…! Qui è il paese dei balocchi,
e delle fiabe…Senza professori…

Solo fate e folletti dagli umori
cangianti, e dalle idee pastrocchi
col mangiafuoco che strabuzza gli occhi
che a chi non fa il pagliaccio…lo fa fuori…!

Venghino tutti al tendone pel voto
e la giostrina con la sua asticella
indicherà il programma…ora ignoto.

Giocate al Carta-vince-Carta-perde,
e da quest'Italia già assai zimbella,
via! il rosso…il bianco…La lasciamo al…verde!"
Armando Bettozzi

94. La pioggia
La pioggia purifica
la pioggia vivifica
i terreni coltivati
e le nostre piante,
dai giardini ai terrazzi
bevono le gocce
fino alle radici,
rinfrancati i boccioli
e le foglioline assetate:
come un'aria felice.

Da Diario poetico
Francesco Soldini

Dio
Dio sulla città
sappiamo che ci sei
volgi gli occhi a noi
veglia da lassù.

Noi t’abbiam cercato
in mezzo a tante guerre
non t’abbiam trovato
per dettar la pace
in questo mondo infame
di guerrafondai
pazzi e prepotenti.

Siamo un mondo pieno
di poveri impotenti
senz’armi e senza gloria
senza fari accesi
su mari turbolenti.

Ti preghiamo supplici
vieni incontro a noi
sul capo nostro poni
le mani tue potenti.

Dalla buia notte
fai sbocciare l’alba
per rallegrar la vita
splendente e luminosa
dei miseri impotenti.

Alcamo,11.02.2016 ore 22,55.

Da SETTANTA QUATTRO
Marino Giannuzzo

"Accordi"
Sai, ogni corda suona una nota sola
e a volte stona, pizzicata male,
ma con gli accordi diventa parola
ed ogni suono è così, speciale.
Il mondo sai, è una grande orchestra
quando ogni strumento suona assieme
e, all'improvviso, s'apre una finestra
cancellando il grigio poi, in un insieme
di luce, colori, suoni ed odori.
Su ogni volto splende un suo sorriso,
regala carezze e scalda poi i cuori
disegnando pezzi di paradiso.
E suona suona su, chitarra mia
non ti fermare mai, ma suona ancora,
regalami una felice armonia:
d'azzurro, l'anima mia colora.

23giugno17
Ben Tartamo

Ora vi voglio raccontare una storia
che è un sogno dalle ali di cristallo
lucenti al sole di Roma….
….camminavo in quel dì dai toni roventi
che fu, nel breve era il passato 19
lunedì scorso, mi trovavo nella città
dalle alte colonne che armonicamente
si ergono verso il cielo…
Era una giornata brulicante di vita
e il cielo era un velo azzurrognolo,
e tra treno, metro, taxi e piedi
dalle ore cinque del mattino, alzata all’alba,
sono arrivata nel tardo pomeriggio
nella saletta di registrazione della Gold Tv
dove si sarebbe svolta la trasmissione
condotta dal poeta e critico letterario Plinio
Perilli. Ero stata convocata dalla Casa Editrice Pagine
assieme ad altre tre artiste per leggere le mie poesie.
E’ il secondo anno che partecipo e questa esperienza
che devo ammettere trovo carica di incredibile bellezza. In questi due anni
ho vissuto emozioni indescrivibili dettate dal fatto
che se sposto il mio guardare mi rivedo timida bambina
davanti ai miei compagni a recitare le mie prime poesie e
ora mi ritrovo donna davanti all’occhio del mondo a recitarle.
Ringrazio la Casa Editrice e la grande competenza letteraria di Perilli, nonché
del medesimo la squisita arte gentile nel trattare le persone facendole sembrare
in quel breve tempo uniche non loro ingegno.
Ecco…questo in breve la mia veloce esperienza a Roma
che mai lascerà il mio cuore…per la sua intensa e gratificante emozione
che il destino ha voluto donarmi.
laura toffoli

Storie
Storie complicate che compongo,
e poi scompongo,
prima che la notte mi seduca
costringendomi, all’ insonnia:
storie da dimenticare.
Poi smetto di fumare, mi svesto
del mio corpo,
e penso a storie più normali,
che mi facciano stare con chi
voglio, fare quello
che mi pare e che mi facciano
volare:
storie da raccontare alla mia anima.
Solo allora mi addormento,
e sogno … storie che sembrano
reali.
Antonio Scalas

la Bella defunta
nel leggero sudario all’ambra di rose silente il calvario della carne
è morta -
le stesse stelle ‘ tristi balbettano funeree all’occhio dei corvi affamati
così dice la Morte “Ho fame!!” “Ho fame!” “Ho sempre fame!!!”
spogliami del sudore grida nel silenzio il fantasma
le mani legate a una membrana di roccia per l’ultima volta s’abbracciano
il cuore rapito guarda in dolcezza la statua muta frantumarsi
“Addio.” “Addio.” e ancora “Addio.” canta al suo capo _il sole


il mio colore è il rosso _parla lei sottovoce
ho paura del buio da quando son nata ma al buio ritorno
slegami le mani così che possa volare fuori che possa liberare le ali
apri le finestre e fate entrare l’aria più pura
cancella l’odore di morte dal mio corpo
levami dalle tempie il peso del sonno lunare
richiama dalla loro caccia i vermi
accendi le luci della casa
della città
del mondo
chiamami per nome una volta ancora
domani sarai già dimentico della mia voce
domani rimanderai a speranza il nostro incontro
domani pregherai ma io perduta sarò tra i morti
domani io? solo un ricordo


baci e carezze lontane io vi invoco il fuoco
questo piccolo cuore rimasto intrappolato nei sogni
col sangue stantio e ghiacciato io morta
amore in una reliquia resta immortale

rubami all’Ade l’ombra
che al seno di una madre io ritorni
sia temerario poi il mio cercarti ovunque “Amore.”
sopra o sotto il cielo

Da “La rosa dalla schiena nera
Jacqueline Miu


24 Giugno

"Questo è il tempo"
Questo è tempo di combattere
e non per amare o soggiacere.
Questo è il tempo di credere
e non restare fermi a vedere.
Questo è tempo di decidere
come vuoi, che vada a finire.
Questo è il tempo di imparare,
di sperare, lottare o morire.

Questo è il tempo, si sa
per cambiare la realtà.
Questo è il tempo, vedrai
che te stesso poi, cambierai.
Sì, è tempo di soffrire
di sognare, e poi morire!

Questo è il tempo d'ubbidire
allo Spirito del combattere
contro chi vuol sempre che, a morire
sian le idee giuste, da abbattere.
Questo è il tempo di lottare
per una Patria da difendere.
Questo è il tempo in cui amare,
sognare, rima con uccidere.

Questo è il tempo, si sa
per cambiare la realtà.
Questo è il tempo, vedrai
che te stesso poi, cambierai.
Sì, è tempo di soffrire
di sognare, e poi morire!

Questo è tempo in cui, Fratello
l'essere così, veri Italiani
lo si associa ad olio e manganello
ad un passato, di quei lontani
che questa Storia ha più che bollato
col marchio infame di tirannia.
La storia di chi, s'è poi inventato
questo schifo di democrazia.

Questo è il tempo, si sa
per cambiare la realtà.
Questo è il tempo, vedrai
che te stesso poi, cambierai.
Sì, è tempo di soffrire
di sognare, e poi morire!

Tempo di chi, su rosse poltrone
ha già deciso il nostro destino;
ci ha già venduti per l'occasione
con contratti e sangue a tavolino.
Tempo di toglier pane ai figli,
di restare senza scuole e case
per chi ne sforna come conigli
e ormai anche le chiese, ha già invase.

Questo è il tempo, si sa
per cambiare la realtà.
Questo è il tempo, vedrai
che te stesso poi, cambierai.
Sì, è tempo di soffrire
di sognare, e poi morire!

Tempo di chi ci vede bestiame
ben pungolato per transumare
per far più posto ad ogni letame
del mondo intero da sotterrare.
Nuova Era sì, nuova fregatura
fede Unica ed Unico pensiero,
è cultura anche la spazzatura.
Che futuro, che futuro nero.

Questo è il tempo, si sa
per cambiare la realtà.
Questo è il tempo, vedrai
che te stesso poi, cambierai.
Sì, è tempo di soffrire
di sognare, e poi morire!

23giugno17
Ben Tartamo

La coltre di misteri
La ragione fabbrica
giudizi
impone contenuti
ma viene sabotata
da pensieri
che invadono
la coltre di misteri.
Forse la morte
che cova dietro l’angolo
e sobilla
il beneficio delle opinioni
potrebbe almeno
tenderci la mano,
ma essa si nasconde,
non lascia trapelare
uno spiraglio
al pensiero sottile
che la insegue
e quando apre la porta
turba il cuore
col sarcofago muto.
Giuseppe Stracuzzi

Cosa fanno di sera i passerotti
Cosa fanno la sera i passerotti
stanno sotto le tegole del tetto
della casa che sorge dirimpetto
zitti tra gli embricini rossi e rotti.

All'alba sento solo cinguettare,
s'affannano con le pagliuzze in bocca
quest'anno anche alla nuova coppia tocca
un nuovo nido vanno a preparare.

Durante il giorno sembra che fan guerra,
il litigio s'accende e mai non tace,
anche per loro vedo non c'è pace
ma san gestire i beni della terra.

E non vedo dei morti sul terreno
neppure dei feriti insanguinati
non vedo vecchi e bimbi assassinati
il mondo umano di violenza è pieno.

(Donnas 7.2.2017 - 20,16)
Salvatore Armando Santoro

93. Sorridi
Sorridi
trovai da viandante
un percorso, un sentiero,
un sogno in rete:
esprimere poesie.

Da Diario poetico
Francesco Soldini

Dalla finestra
Con occhio nuovo
dalla finestra amica
gli alberi fruscianti
con le foglie verdi
ed i rami in fiore
ho visto stamattina.

Pittura sulla tela
completa di cornice
m’è sembrata.

E’ la vita
del giardino mio
che rifiorisce
dopo la nottata
alla fresca alba
frizzante d’aria pura
all’inizio
della nuova giornata.

Alcamo, G.M., 02.07.2015 ore 09,25

Da SETTANTA QUATTRO
Marino Giannuzzo

Amiche care
Prese a soffiare all'impazzata
quel vento di allora
nei giorni di sempre ci sorprese
a mano a mano, grazie a Lei soltanto
che mai si arrese nell'impresa
e con il cuore a mille
stringendoci ai ricordi
con l'onda che s'alzava a dismisura
il tempo si arrestò.
Quaranta gli anni trascorsi
dall'ultimo ciao, pulsano in petto
e in testa, a ritroso, battono il tempo
come un tamburo lontano
a stillare goccia a goccia
ogni tramonto ed alba
e tutte le stagioni... lune e stelle andate
ed ogni riso e pianto
nell'ignara attesa... Amiche Care.
Maddalena Gatto

De profundis per Che Guevara
(carducciana)

Per te che fosti
principio immenso,
materia e spirito,
ragione e senso,

là nel turibolo
l'incenso fuma,
per un ricordo
che ci consuma.

E corre un fremito
lungo la schiena:
sei stato ucciso!
Grand'è la pena.

Per te sfrenavasi
quella speranza
di par diritti
nell'abbondanza.

Desti speranza
a tanta gente
di degna vita,
con sgombra mente,

vedesti gli uomini
uguali stare,
ci fu gran luce
nel tuo lottare !

Or che sei morto
lasci il messaggio
di libertà
degno d'omaggio.

Vivrem nel giusto
nostra stagione
se intenderemo
la tua lezione.
Piero Colonna Romano

Roma
Sorsi di sole
tra travi e mura forate
e la rondine a lato
d’una colonna
sgualcita dal frastuono
d’una Roma
colonna del mondo….
laura toffoli

Ragtimae
nella mia carne una strega bisbiglia incantesimi alle ombre
lo spettro di un usignolo pellegrino cinguetta nel fuoco del primo raggio dell’alba
chimere rauche si spogliano della tenebra per guardarsi allo specchio
le loro labbra cercano i tremiti per baciarsi

una dolcezza mi pugnala
mi dissangua
m’imbavaglia il battito
eroi sui comodini nella prigionia dei libri insultano Morte
nel macrocosmo dei sogni una Bestia recita poesie a una Musa
mentre il piccolo dio Falena si addormenta sognante una muta a fiori

il miele resta nella parola muta per glassare il silenzio
sottovoce nel caos parole d’amore tra spettri
un diavolo a otto zampe danza un delirio con la sua vittima
la strega si ribella ed esce dal petto mentre in casa
irrompe il sole

Da “Collaudo d’astri per Cerimonia degli Stormi
Jacqueline Miu


23 Giugno

Haiku
Petali in bocciolo –
La vita che mi spinge
Oltre il consenso.
Claudio Badalotti

Povero ma ricco
Io non so cosa sia questa paura che mi tiene legato alla giostra,
che mi fa battere a macchina con le mani sudate un tormento che non voglio,
ma se mi apri la porta dell’amore giuro che mi farò bastare il tuo sorriso
al mattino e il tuo broncio alla sera.
Mostrami le lettere di quella parola che dici sottovoce, fingendo di non saperla,
versa la cenere del mio abito grigio in un piatto e soffiala alla luna,
tu che sai come si accende una luce senza pensare,
tu che sai amare senza domande. Portami via da una stanza con le pareti,
voglio invecchiare nel vento per vedere i tuoi capelli danzare
all’ombra di tutti i perché.
Simone Magli

L'origine e ...la festa
della vita

Memorabile
quell' inverno.

Quando ogni giorno
sul ghiaccio del canale
e dei fossi si volava
con zoccoli di legno.

Quando un continente ignoto alla deriva
tutto ancora da scoprire e irrisolto
era il problema dell'origine della vita.

E affascinante appariva
il grande mistero
dell'origine dell'attività ottica
delle sostanze chimiche
della materia vivente.*

Era bella la “storia”
della mano sinistra
immagine speculare
della mano destra
e viceversa.

- Si baciano come due amanti
ma sovrapponibili non sono!-
ci sottolineava e allertava
l'indimenticabile mitico
prof di Chimica di liceo
sempre accompagnato
dal suo inseparabile sigaro.

Fu allora che la Chimica
per lui divenne
... gioco
divertimento
musica
poesia...

Ma quegli occhi

quegli occhi profondi
che al primo sguardo
lo avevano riscaldato
togliendogli il freddo
(e soprattutto anche il fiato)
in quella vecchia carrozza
di littorina...
Oh quegli occhi!


Ora osservando i passanti
dalla finestra della sua vecchia casa
si chiedeva cos'era stata
per lui
non l'origine
bensì la festa della vita.

Con quegli occhi accanto
il bicchiere era sempre pieno
sebbene molto spesso vuoto.

Con quegli occhi accanto
ogni volta che a stento
arrampicato s'era su un alberello

gli sembrava di volare in alto
fino a toccare il cielo.

*L'attività ottica delle sostanze chimiche degli organismi viventi (amminoacidi, zuccheri, Dna, ecc.)
è dovuta all'asimmetria di tali sostanze, ma ancora inspiegabile è l'origine di tale attività ottica e
della vita.
Roberto Soldà

Rianimazione
Con il passepartout del sentimento
hai aperto un vecchio scrigno arrugginito
che conteneva un vino, un libro, un fiore.

Nel vino avevo conservato il sole,
nel fiore il sogno de la donna ignota,
nel libro un'ode con le mie parole.

Era a te dedicato quello scrigno
lasciato nella notte in fondo al mare;
quant'ho pregato, per trovarti, amore!

E dopo un sorso, un verso ed un sospiro,
felice perché l'hai riconosciuto,
ha ripigliato a battere il mio cuore.
Santi Cardella

Un qualche sogno
Il mio pensiero ha una mano
prende sogni
che la riloga acceca
dietro i vetri,
quando muti
si slacciano dal sonno
infastidito
dalle aggressioni
e li rinviene,
li consegna all’alba
che li abbraccia
li conserva vestiti di riflessi
nel reliquario delle illusioni.
Quando sfoglio
le note di momenti
che invitano il cuore
a riesumare
antiche permanenze di sapori
rimaste soffocate,
dietro il tempo
scavando ripercorro
nelle vetuste oasi di cielo
le melodie perdute,
perciò da rami spogli
a questo inverno
spuntano ancora
fiori di germogli
e un qualche sogno
per non appassire.
Giuseppe Stracuzzi

Riflessione
Cogito ergo sum, nosce te ipsum, ????? ???????
mi guardo allo specchio penso e poi vorrei veder
chi realmente sono ma non riflette i miei pensier
lo specchio e l’animo mio dal vetro non traspare
dove nascoste son le mie e tante imperfezioni
muto lo specchio come nulla pur di me rivelano
tante mie fotografie in bianco e nero o colorate
del mio presente e del lontano tanto mio passato
giuseppe gianpaolo casarini

Nel mio orto
Nel mio orto è caduta anche la neve
ha imbiancato la siepe ed i muretti
è caduto lo sconforto qualche volta
una donna è caduta ed è risorta.

Ha svolazzato un poco intorno a me,
come fanno tra i lumi le falene,
le ali s'è bruciata e m'ha implorato
io l'ho guardata ma non l'ho aiutato.

Altro voleva che io non le ho mai dato
il mio amore era morto ma esisteva,
un'altra donna in cuor tenevo viva,
altro voleva lei, non mi capiva.

Ora la vedo in rete che cinguetta
ma anche lei ormai vede il tramonto,
si ostina e pensa sempre ai sui vent'anni
ma anche a lei ormai volano gli anni.

E ancor coltivo qualche fiore amaro
mi illudo che sia sempre primavera
ma c'è l'inverno col freddo e la neve
ed anche nel mio cuor il gelo preme.

E ho curato un fior tra i biancospini
tra le zolle ho cresciuto un equiseto
nel mio orto ho coltivato roselline
nel mio cuore ci stanno or tante spine.

(Donnas 14.2.2017 - 11,24)
Salvatore Armando Santoro

Un fatto, una poesia
da: In Terris - On line international newspaper
Olanda: la Chiesa benedice il gaypride 11 giugno 2017

Den Bosch si appresta ad accogliere il gaypride…Ciò che desta perplessità è che quest'anno l'evento clou degli lgbt sembra che riceverà il supporto della locale Chiesa Cattolica…
Ai partecipanti alla parata saranno aperte le porte del luogo simbolo del cattolicesimo a Den Bosch: la cattedrale di San Giocvanni…In una lettera scritta a seguito delle polemiche…il presule si limita a spiegare che gli è stato chiesto di dare la sua benedizione senza precisare se lo farà o meno. Il curioso appoggio ecclesiastico sarebbe un inaspettato epilogo di una sorta di "giubileo arcobaleno" della durata di un anno organizzata dalle istituzioni cittadine di Den Bosch per promuovere la cultura omosessuale.
"La Chiesa accogliente" olandese rischia tuttavia di piegarsi su sé stessa, tanto indaffarata ad accreditarsi agli occhi del mondo da non essersi accorta dell'emorragia di fedeli. Negli ultimi dieci anni sono oltre duecento le chiese che hanno dovuto chiudere. Se la tendenza rimarrà questa, in un futuro prossimo in Olanda non resterà nemmeno più una cattedrale in cui ospitare geypride.


Siamo <tutti!>, figli di Dio? Tutti stanno dicendo di sì!…E allora? A che "pro"-"per chi"…certe teatrali diversificazioni…?!.
Chiaro! Sessualmente possono fare quello che più gli pare e piace…senza discriminazioni, senza fastidi…E allora…?!...
E questa qua…?...Sarebbe puro questa, "accojènza" ?!...(qui torna utile <quella> famosa frase di Totò…).
Chiesa, preti, papa…ma ce la state mettendo davvero tutta per …far…meditare…(!)….Fate vobis!

Porte opèrte…Sì!…a la chiusura!
Er gran serpaio drento certa chiesa
ha ffàtto bingo! Gnènte più…"celeste".
Ch' è arcobbaléno er color de la resa,
ndove "accojènza" è diventata peste.

Ancora co "razzista!"… ? E a st'offesa
che je volémo fàje…tante feste…!?...
Che solo ste bravate fanno presa
su preti che 'n sò artro che …gran teste…

Francé…E te?! Fai vince a berzebbù?!
Annànno così, avanti…ce lo sai:
Cristo va bbène, sì!...Ma gnènte più.

Ve lamentate pe le vocazzioni…
le chiese vòte…'N vòjo dì…'N 'sia mai!
Ma si 'n cammiàte, avòja a ddì orazzioni!

State a svénne la Fede,
e poi…piagnéte si uno nun ve crede?
Si pe vojjàrtri, "fede" è 'n'antra cosa,
e cioè…'na moda sempre più vojôsa…!....
Armando Bettozzi

92. Scriversi
E tornò l'uso di scriversi
sia anche messaggi
meglio del nulla
di perdersi di vista,
ed inventarsi i segni
del comunicar disegni
nel momento dello spirito.

Da Diario poetico
Francesco Soldini

Compagna
Donna e compagna
tu per me sei stata
nella buona e nella dura sorte
nel pianto e nel sorriso
dei giorni lieti o neri.

La gelosia tua
per me è stato orgoglio
ha creato amore.

Sorella moglie e figlia
forse pure madre
al fianco mio sei stata.

Le effusioni tue
rimproveri e carezze
nei momenti tristi
o nei momenti lieti
d’amore furon pregni.

E l’ultimo momento
l’ultima speranza
l’ultimo mio bacio
l’ultimo sorriso
quando rimarrai
esterrefatta
dinanzi a un corpo inerte
privo della vita
sarà per te, compagna,
gioia infinita.

Alcamo, 12.04.2016 ore 22,00.

Da SETTANTA QUATTRO
Marino Giannuzzo

Capitano! Mio Capitano!
col mare al posto del sangue in cerca del vento
pescatori di stelle ogni notte sirena fa l’amore coi sogni
noi tutti in questa anti eternità protesi in onde
a spingere contro orizzonte la carena

Capitano! Mio Capitano!
orfano il blu caduto il vecchio albatro una Luna d’ali in prua
gridano al destino assassino le mani col marchio dell’abominio
la sua piuma strappata all’aria boia la sorte
dolore s’espande boreale noi presto ai tesori

Morte è scrupolosa
toglie agli occhi la luce
alla bocca il respiro
muta il color della pelle
apre via ai vermi
danza sulle nostre ossa

caduto l’eroe ai venti non resta che l’ozio
vestite funebri i vostri tremiti
date alle parole il dolore
e temete – temete per la vostra vita

questo è un terribile presagio _ will be haunted! _ non lo capite?
marciamo sopra acque predando cacciando uccidendo
tutto si paga
a quella che scrive il destino nei nostri palmi

Capitano! Mio Capitano!

il mare non sa piangere i propri marinai
per lui è sempre una sfida al coraggio dell’uomo
ammaliato più dal segreto del blu che
delle fortune nelle stanze di sabbia

gettando il corpo nelle acque saremo maledetti
questo è forse il segnale oscuro dal quale non poter più scappare
attori di un palcoscenico vicino alle nuvole col ghigno demonio
verrà la Bestia! verrà per tutti noi impregnando l’aria della sua ira

non senti alzarsi la livida morte _quasi un bisbiglio
ho visto la vetta di un monte ramificarsi in spume
tanto è calmo l’inferno quando diventa furia
le tombe più nere perdono la loro paura confronto agli abissi
e apro gli occhi contusi di sonno _respirando appena
fisso il nulla dicendo a me stesso sottovoce “ecco il momento!”
ho vissuto un attimo
mai sazio di qualcosa e curioso di tutto
il marinaio indossa i propri fantasmi fino alla fine

Capitano! Mio Capitano!
una pinta di scotch delle feste in onore al caduto
prima sentire la sabbia sul letto d’oblio dove noi solo ossa
arpioni testardi vendetta avranno le loro vittime
sei tu pronto a morire – vociano dall’oltre i pirati

Capitano! Mio Capitano!

io piango
le lacrime del mio io ritornato bambino
ancora quando innamorato del mare
dei baci del sole all’onda
degli intramontabili astri
oh versa ancora veleno
versalo doppio nel bicchiere
brindo alla morte dei saldi
dei fautori di speranza
Capitano! Mio Capitano!
brindo all’amore
che chiama

Da “Collaudo d’astri per Cerimonia degli Stormi
Jacqueline Miu

Il cielo di Giugno
Cosa resta dopo una notte
da sballo e di ballo
quando la musica più non suona
i tavoli ormai sono vuoti
e il tuo vestito nero di pizzo
è un po’ sgualcito ?
Una tuta di stelle
tra ricami di luna
un nero velluto di cielo
ti rivestiranno donna in poesia
per la più bella sfilata notturna
su un carro trainato da sette stelle
con Saturno, il signore degli anelli
protagonista del cielo di Giugno
Antonia Scaligine

A Loredana
Lori, ogni tanto ripenso a quel marciapiede,
a quel rombo improvviso e a quella frenata
e a te che d'istinto mi salvasti la vita.

A volte il destino più nero ti sfiora
e ti lascia lì indenne a una gioia improvvisa
e a pensare agli eventi che ti toccano a caso,
senza averne comunque una coscienza precisa.

E ritorno a quei tempi cosi dolci e lontani,
in cui amiche e sorelle vivevamo in simbiosi,
con la voglia di fare e di cercar di capire
quale fosse alla fine il nostro vago avvenire.

Ora siamo lontane, ma per me sei vicina,
perché quello che hai dato e profuso nel tempo
è un affetto sincero e una stima sentita
e, pensando, ti sento una vera amica.

Così il tempo è passato, ma poi non so quanto,
perché oggi la vita e i suoi alterni momenti
della gioventù ha le stesse gioie e gli stessi sgomenti.

Aprile 2003
Anna Maria Recchia

Porta con te
Sono molto contento
mio vecchio amico
di poterti ospitare
qualche giorno da me,
mi dirai dei tuoi figli
del lavoro che fanno
se si sono sposati
se hanno già dei bambini,
di tua moglie Maria
premurosa e gentile
che mi offriva ogni volta
i biscotti col miele

porta con te
una foto del mare
dove andavamo d'estate
a nuotare per ore,
un'altra più grande
del nostro lungomare
che mi dicono essere
sempre pieno di fiori

e anche due panetti
di pasta di mandorle,
un mazzetto d'origano
che qui non trovo mai,
qualche caramella
alla menta e carruba
che prendevo d'inverno
per guarire la gola,
che mia madre comprava
nella vecchia bottega
proprio dietro l'angolo
dov'era la mia casa.
Salvatore Cutrupi


21-22 Giugno

Poesia a tema
Il silenzio

                             Silenzio
mi chiami…… mi giungi
mi possiedi ….mi sfuggi
ti cerco…… nel buio della notte
nella luce incerta….. nell'agonia del giorno
cerco la parola……che incalza la tua bellezza
che si perde ….nel cielo ridente d'azzurro
in questo inferno di terra …alla ricerca di pace
sono testimone ......di un muto amore
persa, ritrovata ……… nel quotidiano
nel turbamento …..e nella confusione
" ti vo sempre cercando" mio probo verbo

L'armonia del silenzio
Mi ha insegnato
il tempo
a contemplare il silenzio,
il suo stupore

a percepire
le sue infinite melodie,
ogni armonia
nascosta tra le pieghe

ad apprezzare
le sue quiete sfumature
i suoi sospiri
d'estasi e di pace.

Mi ha svelato
parte dei misteri
che lui cela
nel buio tra le ombre

perchè ha scelto
la notte per librarsi
sotto la luna
in mezzo a mille stelle.

Ora comprendo
le sagge sue parole
sparse nel vento
che vibra sopra il mare

perchè il mio cuore
rivela solo a lui
l'intima essenza
di ogni mio segreto
Dario Menicucci

Come stai?
-Come stai?
-E come devo stare?! Sto!
come giorno senza sole
e notte senza luna.
Chi vita dava alla vita mia
è andata via.

L’anima irrequieta
ancora non si placa
girovaga per valli
corre in cima ai monti
crolla negli abissi
e non trova pace.

-Amico mio,
fa parte della vita
vivere e morire.

Chi resta sulla strada
è carico d’affanni.
Il giorno pare notte,
la notte è buia e immensa,
riaffiorano i ricordi
rivivono i tormenti.

Fermati un istante
recupera il respiro
vedrai spuntare il sole
dietro la montagna
sul fare del mattino.

Verolengo, 08.06.2016 ore 11,25

Da SETTANTA QUATTRO
Marino Giannuzzo

"Quale Storia?"
Chi se ne frega della Storia!
Ma quale storia? Sta baldoria?
Sì, una storia di falsità:
Nord ladro e Sud senza dignità!

Le Province? Sono soppresse!
I Comuni? Sono deserti!
E le strade sempre le stesse
dai tempi dei romani esperti!
E le campagne? Abbandonate!
Con arance made in Morocco,
le terre nostre avvelenate
e l'olio vergine tarocco!

Chi se ne frega della Storia!
Ma quale storia? Sta baldoria?
Sì, una storia di falsità:
Nord ladro e Sud senza dignità!

E come ai tempi dei Borboni
quando c'era vero progresso ,
una vil banda di massoni
fece il popolo del Sud fesso,
grazie a laidi Francesi e Inglesi
e ai giuda liberal baroni
venduti a potere e tornesi
ai Savoia, fior di ladroni!

Chi se ne frega della Storia!
Ma quale storia? Sta baldoria?
Sì, una storia di falsità:
Nord ladro e Sud senza dignità!

Ci bloccaron la Ferrovia
si portaron i macchinari
poi smantellaron la Polizia
rubaron banche e abbecedari.
Con la favola dell’Unità
distrussero Musei e Scuole
schiacciando Chiesa e umanità
codesti eroi, bronzi di aiuole!

Chi se ne frega della Storia!
Ma quale storia? Sta baldoria?
Sì, una storia di falsità:
Nord ladro e Sud senza dignità!

E dove, disoccupazione
era stata sì debellata,
cancellando stato sociale,
fede e libertà ammorbata
e ogni patrimonio morale,
divennero eroi nazionali
sì, una cricca, assai speciale
dei ben peggiori criminali.

Chi se ne frega della Storia!
Ma quale storia? Sta baldoria?
Sì, una storia di falsità:
Nord ladro e Sud senza dignità!

Bixio, Cialdini e, pur Mazzini
Cavour, Garibaldi, De Luca
immonda feccia d'assassini,
fecer d'un Regno, negra buca.
E, ancor oggi, c'è chi rinnega
e non si scuote dal torpore
e stolto attende che, una Lega
possa ridargli il leso Onore!

Chi se ne frega della Storia!
Ma quale storia? Sta baldoria?
Sì, una storia di falsità:
Nord ladro e Sud senza dignità!

Ricordino, però costoro:
sorgeremo dalla sventure
e spogliati, senza più oro
sol con le nude mani dure
vinceremo infin, l'iniquità;
Noi sì, eroici andremo avanti
soffocando ogni stolta viltà:
veri Re, rinati briganti!

Chi se ne frega della Storia!
Ma quale storia? Sta baldoria?
Sì, una storia di falsità:
Nord ladro e Sud senza dignità!

20giugno17
Ben Tartamo

Ciò che rimane
Ciò che rimane di quello che vedo
sta dentro i ricordi in buona salute
della mia mente. Per effetto poi
d’un misterioso addio,
ciò che è stato scompare
nell’infinito dove
la memoria s’immerge nel perdono
d’aver fatto inutilmente anche il peggio,
per poi passare al nulla
dove il tutto è per sempre.
Claudio Badalotti

Den Paganini begleitete stets
Ein Spiritus familiaris,
Manchmal als Hund, manchmal in Gestalt
Des seligen Georg Harrys.
Napoleon sah einen roten Mann
Vor jedem wicht'gen Ereignis.
Sokrates hatte seinen Dämon,
Das war kein Hirnerzeugnis.
Ich selbst, wenn ich am Schreibtisch saß
Des Nachts, hab ich gesehen
Zuweilen einen vermummten Gast
Unheimlich hinter mir stehen.
Unter dem Mantel hielt er etwas
Verborgen, das seltsam blinkte,
Wenn es zum Vorschein kam, und ein Beil,
Ein Richtbeil, zu sein mir dünkte.
Er schien von untersetzter Statur,
Die Augen wie zwei Sterne;
Er störte mich im Schreiben nie,
Blieb ruhig stehn in der Ferne.
Seit Jahren hatte ich nicht gesehn
Den sonderbaren Gesellen,
Da fand ich ihn plötzlich wieder hier
In der stillen Mondnacht zu Köllen.
Ich schlenderte sinnend die Straßen entlang,
Da sah ich ihn hinter mir gehen,
Als ob er mein Schatten wäre, und stand
Ich still, so blieb er stehen.
Blieb stehen, als wartete er auf was,
Und förderte ich die Schritte,
Dann folgte er wieder. So kamen wir
Bis auf des Domplatz' Mitte.
Es ward mir unleidlich, ich drehte mich um
Und sprach: "Jetzt steh mir Rede,
Was folgst du mir auf Weg und Steg
Hier in der nächtlichen Öde?
Ich treffe dich immer in der Stund',
Wo Weltgefühle sprießen
In meiner Brust und durch das Hirn
Die Geistesblitze schießen.
Du siehst mich an so stier und fest -
Steh Rede: Was verhüllst du
Hier unter dem Mantel, das heimlich blinkt?
Wer bist du und was willst du?"
Doch jener erwiderte trockenen Tons,
Sogar ein bisschen phlegmatisch:
"Ich bitte dich, exorziere mich nicht,
Und werde nur nicht emphatisch!
Ich bin kein Gespenst der Vergangenheit,
Kein grabentstiegener Strohwisch,
Und von Rhetorik bin ich kein Freund,
Bin auch nicht sehr philosophisch.
Ich bin von praktischer Natur,
Und immer schweigsam und ruhig.
Doch wisse: was du ersonnen im Geist,
Das führ ich aus, das tu ich.
Und gehn auch Jahre drüber hin,
Ich raste nicht, bis ich verwandle
In Wirklichkeit, was du gedacht;
Du denkst, und ich, ich handle.
Du bist der Richter, der Büttel bin ich,
Und mit dem Gehorsam des Knechtes
Vollstreck' ich das Urteil, das du gefällt,
Und sei es ein ungerechtes.
Dem Konsul trug man ein Beil voran
Zu Rom, in alten Tagen.
Auch du hast deinen Liktor, doch wird
Das Beil dir nachgetragen.
Ich bin dein Liktor, und ich geh
Beständig mit dem blanken
Richtbeile hinter dir - ich bin
Die Tat von deinem Gedanken."
Heinrich Heine: Deutschland, ein Wintermärchen
Seguiva sempre di Paganini l'orma
uno spiritus familiaris,
a volte come cane, a volte in forma
del defunto Georg Harrys.
Vedeva un uomo rosso Napoleone
prima d'ogni evento importante.
Aveva anche Socrate il suo demone,
non era un prodotto della mente.
Io stesso, sedendo alla scrivania,
di notte ho percepito sovente
un ospite in maschera alla mia
schiena con un aspetto inquietante.
Sotto il manto teneva celato
un oggetto dallo strano bagliore,
e mi parve, quando si fu svelato,
si trattasse di un boia con la scure.
Lui sembrava di bassa statura,
gli occhi erano come due stelle;
non disturbava mai la mia scrittura,
era distante e di mosse tranquille.
Da anni non lo rivedevo ormai,
questo compagno particolare,
ecco che a un tratto lo ritrovai
a Colonia nel silenzio lunare.
Vagavo pensoso lungo la via
quando mi accorsi che lui mi scortava
come se fosse stato l'ombra mia
e quando mi fermavo, si fermava.
Restava fermo, come se attendesse
qualcosa, e ripresa l'andatura,
lui mi seguiva. In tal modo si giunse
sulla Piazza del Duomo addirittura.
Divenni insofferente, mi voltai
e dissi: "Ora rispondi alla domanda,
perché mi segui e dove vado, vai,
in mezzo a questa notturna landa?
Io ti ritrovo sempre nell'istante
in cui le sensazioni germogliano
nel mio petto e dalla mia mente
i lampi dell'ingegno si scagliano.
Tu mi guardi così fisso e ostinato
Rispondi: cos'è che nascondi
qui sotto il manto, che brilla segreto?
Chi sei tu e da me cosa pretendi?"
Ma lui con tono asciutto rispose,
addirittura anche un po' flemmatico:
"Ti prego di non prendere pose
da esorcista né di essere enfatico!
Ché non sono un fantasma del passato,
né uno spettro quale che sia,
e alla retorica non sono affezionato
né tanto meno alla filosofia.
La mia natura è di agir concretamente,
e sono sempre tranquillo e taccio,
però sappi che, quel che tu hai in mente,
io lo concretizzo, io lo faccio.
E anche se gli anni passano volando,
non ho tregua finché non trasferisco
in realtà ciò che stavi pensando;
sei tu che pensi, e io? Io agisco.
Tu sei il Giudice, io sono l'Usciere,
eseguo la sentenza pronunciata
con l'obbedienza di un servitore,
che sia giusta o che sia sbagliata.
Dinanzi al Console portavano l'ascia
bipenne a Roma negli antichi tempi.
Anche tu hai il tuo littore, ma l'ascia
ti segue sempre, ogni passo che compi.
Sono io il tuo littore e cammino
con la nuda scure, continuamente,
seguendoti dovunque vai - Io sono
l'atto, il parto della tua mente.
Heinrich Heine   Traduzione di Nino Muzzi

Senza Ossigeno
Potrebbe essere un Cielo...
è un Mare...
galleggio a squame morte
branchie chiuse e non respiro
acqua sporca mi riempie il tondo al vaso
pesco la mia vita in fondo al mare della nascita
spente l'illusioni navigo oceani infiniti sempre più puliti
pescecane gorgogliante tranciato a ferite nelle pinne tiro l'amo
rosso colore diluito sul fondo il sangue tinteggio il Mare della Morte
enrico tartagni

occhi
i tuoi occhi
sono dolci
come un liscio
velluto
che quando
lo tocchi
ti sembra
di volare
nel alto
cielo
blu
Alessia Bertozzi

Haiku – Escursione
Spirito vola -
nel silenzio rinasco
ombra di sera

(Donnas 15.2.2017 - 13,47)
Salvatore Armando Santoro

Anonimo in incognito
Sono le ore quattro
la notte mi prende a calci
per spingermi verso l'alba
che mi tira la cavezza
e ha la soma già pronta
per il giorno che a sera
mi pagherà togliendomi la sella
-Vivere è quel lasso di tempo
con la schiena libera e ferita
insidiata dalle mosche
e quando con la coda
colpisco qualcuna,la festa
e il raglio l'esultanza
-podisti in gara i respiri
-podio l'esistenza

Da:Poesie Cialtrone
Michael Santhers

da InTerris-On line international newspaper, 11 giu.2017
In poche parole: in Olanda, a Den Bosch, che si appresta a ricevere il gaypride…la chiesa cattolica locale è stata richiesta di rilasciargli la benedizione…Non si è sentito un "no". In Terris si domanda se la chiesa cattolica, nel suo voler per forza essere "accogliente" per accreditarsi agli occhi del mondo si sia resa conto che rischia di piegarsi su se stessa, tanto che per l'emorragia di fedeli, già oltre ben duecento chiese sono state chiuse negli ultimi anni…

"Vade retro, Satana!"
(nun s'usa più…)

Vorébbe raccapezzàmmece 'n po'…
Perché più sto a penzàcce, e più è tabbù…
A Re'…nun è che tu me pòi chiarì…?!
Qui, ormai st'a zompà tutto, st'a zompà!
E 'n sò proprio immagginàmm'er perché…

Dice:"Er Vangelo dice che Gesù
c'ébbe 'n discôrzo co…ebbè…se sa…
co Berzebbù, che ar monte: "Guarda llà…"…
-je faceva - e Lui:"Aoh, nu' mme tentà!
Si vòjo, t'arirùzzolo lliggiù!"…

Mo', questi che ce stanno sempre a ddì
che in nome e pe conto de quer Gesù
stanno qui a difènn'er vangelo e che
"la forza de l'inferno 'n prevarà",
stanno 'nvece a 'nchinàsse sempre più…

No a Llui…Ar diavolo! Che viè a tentà
in quàrsia modo ammascheràto, e che
scordànnose der tutto de Gesù,
-o pe èsse addirittura anche deppiù...
stann'a 'nchinàsse ad ogni assurdità.

Presempio, mo', 'r gaypride vole avé
perfino l'acqua santa, come a ddì
"Mo', Gesù Cristo pure, sta…dequà…"
Com'anime de dio…gnènte de che…
Ma…cazzo c'entra avé…'r "lassapassà"…?!...
Armando Bettozzi

91. Dolce Napoli
Dolce Napoli
del voler felici
vivere assieme
e quanta fama
di chiaroscuri,
una fame d'amore
tra l'imponente vulcano
e l'infinito del mare.

Da Diario poetico
Francesco Soldini


 

Intoppi
Com'è difficile a volte
restare da soli in disparte,
ignorare
l'inganno di false promesse
le lotte, i contrasti
le dispute sciocche

com'è difficile vivere a volte
con gli altri e sé stessi,
sorridere ai finti saluti
e ai vuoti discorsi,
sentire nell'aria il rumore
di una voce che tace,
vedere davanti allo specchio
paure nascoste

com'è difficile a volte
scoprire su gocce di pioggia
l'odore dei sassi,
trovare uno spicchio di cielo
tra nuvole sparse,
d'inverno aspettare il colore
di un fiore che nasce.
Salvatore Cutrupi

Ritorno
Ritorno sui miei passi:
rivedo quei cipressi,
la strada fatta a sassi
e noi… mai più gli stessi...

Stessi sono i viali
e stessi sono i prati,
le siepi sempre uguali
e noi… così cambiati …

Lungo il vecchio sentiero:
foglie che il vento ammassa:
rivedo il cimitero
e… la vita che passa...
Carlo Chionne

Heden
Nel’Eden
ci teniamo legati ai fili degli aquiloni in mano agli uomini
siamo liberi di programmarci l’eternità con l’obbligo di servire
ogni piccola causa di un cuore guidato
dalla volontà
dalla costanza
o follia
in alternativa possiamo sperperare voli in mezzo al niente

Dio ha un villaggio turistico molto più in alto
ospita poveri dispersi comparse del cine poeti senza fama
noialtri siamo a dieta di arcobaleni temporali o incedi
troppa passione tra gli angeli provoca caos

l’ora del bagnetto è un tuffo solo uno è raccomandato –
nella pioggia
bagniamo le ali
le sbattiamo bene per eccesso d’acqua
poi spiedini d’Angeli al sole
spesso
da un interfono si può sentire nelle ore del riposo
Dio che canta
anche lui farà il suo bagnetto
ma in una piscina con nuvole d’oro
mentre un serafino si farà col Capo da lontano un selfie
che andrà in rete col titolo “Lo riconosci?”
e la colonna sonora sarà fatta dai nodi dei fili degli aquiloni
in mano a qualche sbadato
mentre Dio canterà “I’m singing in the rain”
per gli arcangeli di ritorno dalla guerra

Da “Collaudo d’astri per Cerimonia degli Stormi”
Jacqueline Miu


19-20 Giugno

90. In quel dell'Insubria
In quel dell'Insubria
con l'aria insalubre
che non si vede
siccome non si crede
alla nebbiolina grigia,
a Milano da piccolo
il carbone era in cantina
e con bronchiti sempre
dovendo andarmene,
figurarsi le polveri fini
per corpi giovani
e l'accumulo da anziani,
eviterei il silenzio
con malattie nelle statistiche.

Da Diario poetico
Francesco Soldini

Casetta
Ritornai sui luoghi
dei giochi miei d’infanzia.

Cercavo la casetta
col tetto fatto d’embrici
su canne intelaiate
su tufi sovrapposti
senza calce.

Era la casetta
sempre un po’ cadente
in costante lotta
coi furiosi venti
della tramontana,
talvolta di ponente.

Venne l’uomo nuovo,
l’uomo coi denari,
comprò terreno e casa
e costruì un castello.

Ampio fu il castello
ampio e molto bello
ma non meraviglioso
come la casetta
d’embrici coperta
su tufi sovrapposti
senza calce.

Era la casetta
dei giochi miei d’infanzia
era la casetta
dei sogni miei puerili.

Alcamo, c/da G. M., 04.07.2014 ore 12,07

Da SETTANTA QUATTRO
Marino Giannuzzo

"Eterna Primavera"
(canzone)

Guarda il Sole e la Luna lassù
Splendono assieme di Gioia
Anche il Mare è calmo di più
Abbraccio d'Amore fraterno.

Le Nuvole gonfie di noia
fuggono assieme all'inverno.
Tutto è azzurro e sereno
dolce carezza dell'Eterno.

La Terra ha gonfio il suo seno
ogni ramo offre i suoi doni.
Tutto è canto e felicItà
anche il vento crea i suoi suoni.

Eterna Primavera sarà
quando sapremo guardarci
per quello che siamo in realtà:
Fratelli, sì! Perché odiarci?

18giugno17
Ben Tartamo

Non c'era timore
Non c'era timore
di mostrare nuda
l'anima

di confidarci
le simpatiche
stranezze.

Di svelarci
privi
della maschera

che cela agli altri
le nostre
debolezze.

Era l'amore
che ci rendeva
liberi

tutto
era limpido
e meraviglioso.

Ogni paura
svaniva
con un bacio

per le incertezze
bastava
una carezza.

Ora mi mancano
le tue dolci
imperfezioni

i tuoi sorrisi
di fronte
ai miei difetti.

Le confidenze
dette
sottovoce

soltanto nostre
intime
e segrete.

I gesti piccoli
In apparenza
semplici

intrisi invece
di dolcissime
premure.

Di tutto questo
non è rimasto
niente

soltanto un'eco
di fragili
promesse.

Le impronte amare
di labili
illusioni

tracce sbiadite
d'un sogno
ormai lontano
Dario Menicucci

Nacqui
Sono nata e cresciuta senza pregiudizi e pretese,
la parola rispetto è stata il mio pane quotidiano.
Mi ha accompagnata sin dalla nascita
inizialmente sotto forma di latte materno, successivamente
con pasti regolari alla mattina presto,
a mezzodì e a sera inoltrata
a scongiurare, preventivamente, eventuali virus
di qualsiasi bassezza e grettezza
di cui l'essere umano spesso si ammala.
Rispetto per tutto e tutti! Niente e nessuno escluso
a cominciare dall'aria che respiro
e a finire con l'ultimo granello di sabbia
e goccia di mare.
Maddalena Gatto

La castagna nera
Com'era bella la castagna nera
del fine aprile del 2008
abbrustolita più del vino cotto
che s'abbinava bene con la pera.

E ci giocava con le gambe in aria
mi stuzzicava con le mele al vento
non era uscita certo dal convento
davvero era per me straordinaria.

Tra quelle mura da un bel sol baciate
coi fiorellini tra le rocce sparse
su quelle pietre bianche al sol riarse
le mutande giacevano appoggiate.

Mi godevo le sue esibizioni
eccitanti davvero e stuzzicanti
il sole la scaldava dietro e avanti
lei aveva appreso bene le lezioni.

La fantasia di certo non mancava
in più sapeva che l'amavo tanto
oh, no, io non usavo certo il guanto
carne con carne ed il calor gustavo.

Purtroppo poi si spense la sorgente
gli ormoni a questo mondo sono strani
s'alzano in fretta e vanno assai lontani
anche l'amore uscì poi dalla mente.

Ora riguardo le foto nell'archivio,
lei mi sorride e il viso è giovanile,
son mezzo rotto io e ho un po' di bile
lei ancor sgambetta, io son quasi al bivio.

(Donnas 8.2.2017 - 22,17)
Salvatore Armando Santoro

Vento imparziale
Il vento mischia le carte
illude di cambiare destini
ma vortica solo il dolore

Sbuffi malvagi
invettive di anime irrequiete
se la prendono con chi
da vive le considerava già morte

Il vento non è mai imparziale
spinge barche sugli scogli
appallottola gabbiani
e festeggiano danzanti i pesci

Gioca le sorti
confonde alla volpe
il fruscio del topo
poi gli regala l'odore
alle fauci vibranti

Cerca di separare gli amori
ci ripensa, l' annoda
li zavorra al suo impeto
gli ruba promesse
le dà a deridere
a malelingue in agguato

Spugna ai rumori dei ladri
e alle urla degli indifesi
schiaffeggia la pace,
falso vigile induce i sogni
a semafori incolori
con violenza a scontrarsi

Sul filo del telefono
ventriloquo lo scricciolo
con piume a mantice
dà voce al nulla ovunque

Da:Amori Scaduti Di Un Essere Qualunque
Michael Santhers

Sò vermini e se crèdeno mandrilli
Gne ciabbàsta er pozzo de San Patrizzio
a chi governa e a chi c'è ammanicato
quànno a fregà cell'hanno più pe vizzio
che pe un bisogno…Mai! giustificato!

Ma arméno fusse ggènte inteliggènte
che ar limite magari uno pò ddì:
"Embeh…che ce vòi fà…io sò perdente
appett'ar cervellone che sta llì…"…

Ché a stàsse a ffà fregà da l'imbecìlli
fa rôde proprio tanto deppiù ancora!
Sò vermini e se crédeno mandrilli.

E puro la fiducia - er che è anche peggio! -
t'arùbbeno!…mannànn'a la malora
quer ch'è un tu' "credo"…pe fregàtte un seggio!
Armando Bettozzi


Kamasutra City
il tempo è un assassino col sangue del mio amore sulle sue mani
estate grida vento che spinge sino alla Luna il veleno delle rose rosse
notturno si stringe in una bambagia d’astri smercianti chinina di luce per febbri da sogno
il demone della pioggia sogghigna coi pugni di grandine in attesa dell’alba
testardo l’occhio sveglio nel violaceo formicaio di ombre
cerca il cielo il corpo in rovina saluta la fame dei corvi
in fronda si nasconde il cuore dal destino farfalla
solitario nido sul tetto del mondo nascosto nel fremito di foglia io ti stringo

hai saputo mai?
che cosa?
che l’aria è una buganvillea che non soffre il tramonto
che un fiore ad Agosto teme i fulmini non la pioggia
che forse ci sono forme di vita nelle profondità di Marte
e se tu fossi un fiume non conosceresti la conta delle volte che ho cercato le tue rive
per amarti
ora
splendida notte col mal di Luna insonnie di stelle sui petali arsi
sciogli il tuo blocco nero di cera per liberare la forma della mia chimera
in questo kamasutra con lucciole che tempestano la quiete
mio piccole demone della gioia fuggi dal tempo assassino nel sangue del mio braccio

Da “La rosa dalla schiena nera
Jacqueline Miu

Filo di ragnatela
Anche un filo di ragnatela
argenteo e sottile
dentro la nicchia d’edera
d’uno squarcio di muro
è presenza di Dio…
laura toffoli

Per sfuggire ai miei tormenti
ed ai mostri degli abissi ho provato
a veleggiare dentro al guscio
di una noce …
Ma arrivato in alto mare,
con gli spruzzi delle onde, son finito
nelle fauci di uno squalo.
E quel pesce con la testa da chimera,
conficcando le sue zanne
sul naviglio …
ha spezzato la sua chiglia,
e affondato la carena.
Per fortuna sono uscito dalla crepa
di una vela, e galleggiando
sul gheriglio …
navigando sottovento, son tornato
verso lidi più tranquilli.
Antonio Scalas

Haiku
l'estate avanza-
la primavera intona
l'ultimo canto
Salvatore Cutrupi


Poesia consigliata
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Congedo del viaggiatore cerimonioso
Amici, credo che sia
meglio per me cominciare
a tirar giú la valigia.
Anche se non so bene l’ora
d’arrivo, e neppure
conosca quali stazioni
precedano la mia,
sicuri segni mi dicono,
da quanto m’è giunto all’orecchio
di questi luoghi, ch’io
vi dovrò presto lasciare.

Vogliatemi perdonare
quel po’ di disturbo che reco.
Con voi sono stato lieto
dalla partenza, e molto
vi sono grato, credetemi,
per l’ottima compagnia.

Ancora vorrei conversare
a lungo con voi. Ma sia.
Il luogo del trasferimento
lo ignoro. Sento
però che vi dovrò ricordare
spesso, nella nuova sede,
mentre il mio occhio già vede
dal finestrino, oltre il fumo
umido del nebbione
che ci avvolge, rosso
il disco della mia stazione.

Chiedo congedo a voi
senza potervi nascondere,
lieve, una costernazione.
Era cosí bello parlare
insieme, seduti di fronte:
cosí bello confondere
i volti (fumare,
scambiandoci le sigarette),
e tutto quel raccontare
di noi (quell’inventare
facile, nel dire agli altri),
fino a poter confessare
quanto, anche messi alle strette,
mai avremmo osato un istante
(per sbaglio) confidare.

(Scusate. È una valigia pesante
anche se non contiene gran che:
tanto ch’io mi domando perché
l’ho recata, e quale
aiuto mi potrà dare
poi, quando l’avrò con me.
Ma pur la debbo portare,
non fosse che per seguire l’uso.
Lasciatemi, vi prego, passare.
Ecco. Ora ch’essa è
nel corridoio, mi sento
piú sciolto. Vogliate scusare).

Dicevo, ch’era bello stare
insieme. Chiacchierare.
Abbiamo avuto qualche
diverbio, è naturale.
Ci siamo – ed è normale
anche questo – odiati
su piú d’un punto, e frenati
soltanto per cortesia.
Ma, cos’importa. Sia
come sia, torno
a dirvi, e di cuore, grazie
per l’ottima compagnia.

Congedo a lei, dottore,
e alla sua faconda dottrina.
Congedo a te, ragazzina
smilza, e al tuo lieve afrore
di ricreatorio e di prato
sul volto, la cui tinta
mite è sí lieve spinta.
Congedo, o militare
(o marinaio! In terra
come in cielo ed in mare)
alla pace e alla guerra.
Ed anche a lei, sacerdote,
congedo, che m’ha chiesto s’io
(scherzava!) ho avuto in dote
di credere al vero Dio.

Congedo alla sapienza
e congedo all’amore.
Congedo anche alla religione.
Ormai sono a destinazione.

Ora che piú forte sento
stridere il freno, vi lascio
davvero, amici. Addio.
Di questo, sono certo: io
son giunto alla disperazione
calma, senza sgomento.

Scendo. Buon proseguimento.
Giorgio Caproni

consigliata da poetare.it


18 Giugno

visti gli andazzi….ora: " il problema più-importante-per-noi…zun-zun….è-di-dare.-a-tutti-quanti-jus-lòoci…!"
In un giorno 2500…per l'ennesima volta tanti così…Ma - per fortuna - qualche…profeta (immischiato- forse - a lungo termine, nella "cosa", in un qualche modo o maniera…?...), ci avverte che la "cosa" durerà per ben 25 anni….Meno male! Si temeva che fosse di minor durata…Forse hanno calcolato che a quel punto "tutto sarà stato compiuto…". Iniziamo a goderne, popolo italiano. (Giugno 2017).


Invertendo i fattori…
(una sola speranza)

Così, Sì!...È giusto!...La democrazia
è il manifesto esprimer del pensiero:
e qui, il pensiero, pare - e però…è vero! -
che appannaggio sia sol…d'un chicchessia:

un comitato basta a far razzia
d'ogni diritto, o italo, o straniero,
basta che…s'appelli e sia ciarliero,
che sia persona degna, o non lo sia.

C'è una consolazione, in tutto questo,
ch'è anche una speranza, e non da poco,
che qui, chi è ora maggioranza, presto

diventerà indifesa minoranza
e, solo allora - invertendo il gioco -
riavrà il maltolto, dalla maggioranza.
Armando Bettozzi

La sera nei ricordi
Ricordo quando la sera
all'imbrunire suonava
la campanella della chiesa
con quella voce cristallina
chiamava al vespro
e allora le vecchine
uscivano di casa
con il rosario in mano
e s'affrettavano
al sagrato.
Non c'erano altri suoni
solo qualche grido di bambini
a tirare gli ultimi calci
a un pallone mezzo rattoppato.
Già le prime luci
s'accendevano
e il vecchio Agenore
si sedeva davanti all'uscio
con il mezzo toscano in bocca
a digerire il cibo della cena.
Al bar, o meglio all'osteria,
i soliti clienti si facevano
un bianchino
chiacchierando del più e del meno
o meglio ancor sussurrando
notizie scandalose
fatti di corna di cui magari,
senza saperlo, erano loro stessi vittime.
Poi
a una cert'ora della sera
i crocchi lungo lo stradone
si scioglievano
e tutti andavano al riposo.
Era un tempo lontano
che a volte ho il dubbio
che ci sia mai stato
ma è il ricordo,
una voce che mi pare
di udir di nuovo,
che mi dice che così è stato.
Un altro mondo, era quello,
un altro mondo quello
in cui io son nato.

Da Il mio paese
Renzo Montagnoli

89. Dell'esser gentile
Dell'esser gentile
dell'esser cortese
è l'antica arte
dell'educazione ottocentesca
per viaggiare nel mondo
sempre più vasto,
nell'essere individui
si perde in garbo
ma con abitudine globale
del turbinante presente.

Da Diario poetico
Francesco Soldini

Carovana
Ombre vaganti
dinanzi al sole
calante ad occidente
in un meriggio torrido,
lontane dalle terre
dove speranze nacquero,
su binari morti
scivolando vanno.

Penetrano occhi
trafiggono dei cuori
su strade impervie
con su spalle bimbi
di stanchi genitori
con dormienti bimbi
appesi alle mammelle
prive di latte
vizze e senza vita
di cadenti madri.

Voci disperate
cercano figli
spersi nella folla.

La carovana priva di cammelli
trascina piedi scalzi
cercando luce
che indichi un giaciglio
per posare il capo
e un pane nero
per tacitar la fame.

Alcamo, G.M., 10.09.2015 ore 16,05

Da SETTANTA QUATTRO
Marino Giannuzzo

Il compito
Fogli bianchi ci hanno dato
partendo
e la penna
ognuno
ha ricevuto in dono.
E, adesso, al ritorno,
siamo qui.
Il compito?
Eccolo:
scrittura elegante,
parole raffinate,
punteggiatura perfetta.
Quale voto
per aver sbagliato tema?
Vitale Tagliaferri

Inno alla tua grazia
In quelle ore passate a conversare,
Sentivo la tua dolce
Presenza, coricarsi
Nel mio profondo
Letto di cuore
E rischiararlo.
I tuoi occhi vispi
E lieti,
Sorridono
Di magnificenza.
Le tue chiome, sono
Edera fresca
E la tua pelle,
Sa di lavanda.
Le tue guance,
Sono campi
Di tulipani.
Le tue labbra,
Sono fila
Di fragole rosse
Ed il tuo collo,
é un mare
Di latte.
I tuoi seni,
Sono immense
Cupole dorate
D’antiche chiese.
Le tue mani
Ed i tuoi piedi,
Come fogli
Di papiro,
Son delicati
E preziosi.
Tu, Damigella
Di Numidia,
Accogli
Queste
Mie
Parole.
Andrea Bucci

Via dei morti
Via dei morti, via dei morti ammazzati
li ho trovati in una strada abbandonati
avevano le spalle a terra e gli occhi spalancati
via dei morti, via dei morti ammazzati.

Via dei morti, via dei morti impiccati
li ho trovati in una strada tutti sudati
avevano lo sguardo fisso e i capelli tutti bagnati
via dei morti, via dei morti impiccati.

Via dei morti, via dei morti fucilati
li ho trovati in una fossa tutti abbracciati
con la faccia tutta rossa ed i vestiti tutti macchiati
via dei morti, via dei morti fucilati.

Via dei morti, via dei morti suicidati
ci han trovato una mattina dieci soldati
avevamo un coltello al cuore e un fiore nella mano
via dei morti in un campo di grano.
Davide68

In compagnia della morte
Certe volte la morte ti è compagna,
bussa forte alla porta del tuo cuore
preme il batacchio e fa tanto rumore
e quel fragore dentro te ristagna.

La cerchi, in giro annusi come cagna,
speri che l'aldilà sia poi migliore
col gesso ti trasformi in professore
e il testamento fai sulla lavagna.

Andar vorresti via dalla gentaccia,
ma restando anche in pace con te stesso,
che il tuo sparir non sia ad altrui minaccia

rifuggendo il ricatto e il compromesso,
del male fatto cancellare traccia
dormir sereno all'ombra d'un cipresso.

Si sa la vita non è come il giorno
si nasce e poi si va senza ritorno.

Si rassomiglia solamente in parte
in fondo è come il gioco delle carte

spesso si perde a volte anche si vince
vi sono pecore ma vi è anche la lince

ci son sirene con l'arpa e le cetre
ma ci son tante strade con le pietre

ci sono giorni di sole e di tempesta,
ci son mesi di lutto e anche di festa.

Qualcuno prova a seminar la pace
ma c'è chi pianta guerra ed è mendace.

E allora pensi che via da tanta erbaccia
capra e cavoli salvi e pur la faccia.

- Sonetto ritornellato
(Donnas 16.2.2017 - 16,16)
Salvatore Armando Santoro

La ballata dello scrutinio finale
Sono qui tutti i docenti
anche quel ch'è sempre assente,
evitando quei momenti
che torturano la mente.

Oggi è il giorno del giudizio,
delle belle ne vedremo;
seri seri dall'inizio
lo scrutinio noi faremo.

Oggidì noi assisteremo
ad un monstro molto arcano:
come degno noi faremo
chi del merito è profano.

Noi daremo eccelsi voti
per far credere che i nostri,
doviziosi d'alte doti,
della Scienza siano i mostri.

Fino al mese scorso questo
non sapeva un accidente,
ora appare manifesto
d'esser certo un gran sapiente.

Per incanto poi scopriamo
che veloce è migliorato;
rifiutare non possiamo
del collega l'operato.

La docente tutto l'anno
si lamenta del profitto,
grida e strepita al malanno
dell'alunno poco zitto.

Or, miracolo!, è lui buono,
angioletto maturato,
che si merita il condono
pel contegno castigato.

- Coerenza! Coerenza! -
ha quell'altro comunicato
con continua sofferenza
al Consiglio importunato.

Or pensoso, con gaiezza,
oblia rapido il passato
e decanta con franchezza
le virtù dell'ex mal nato.

E succede che i più bravi,
molto spesso trascurati,
posto cedano agli ignavi
che fin troppo son curati.

Siamo veri taumaturghi,
siamo rigidi catoni:
migliorato Marco Burghi,
peggiorato Lucio Boni.

Questa qui fa la divetta,
questo pure il furbacchione;
c'è bisogno di una stretta,
qui ci vuole una lezione.

Minacciare è una burletta,
il bocciare è una robetta:
noi passiamo la spugnetta,
tanto paga Pantalone.

Dopo intensa chiacchierata
procediamo alla sparata:
le schedine compiliamo,
il giudizio noi scriviamo.

Siam moderni, a tutti avanti:
promuoviamo tutti quanti!

2000
Da Storie
Zenone Drisoli

Ancora
Ora che la fine si avvicina,
che sto per affrontar l’ultima tappa,
quando mi sveglio, amici, la mattina,
ormai, sento che l’anima mi scappa…

Ma io la invito a un’altra passeggiata;
le dico: “ Perché vai così di fretta…
Dai, fammi dare ancora una boccata …
Fammi fumare un’altra sigaretta” ….
Carlo Chionne

Light
Io sono solo un altro malato di tempeste spinto ai sogni.
Infetto di straordinario più di qualunque uomo
e vivo d’amore quanto un prestigiatore di magia
cercando un fuoco sotto le maschere.
Vago visionario innamorato e maledetto d’immaginario
infetto nelle vene di meraviglia
la stessa le cui scintille portano avanti il cuore
a darsi per un contagio d’ossessioni agli empi.

Da “Collaudo d’astri per Cerimonia degli Stormi
Jacqueline Miu


Poesia consigliata
-Leggi le altre-

Paesaggio
Il campo
di ulivi
s'apre e si chiude
come un ventaglio.
Sull'oliveto
c'è un cielo sommerso
e una pioggia scura
di freddi astri.
Tremano giunco e penombra
sulla riva del fiume.
S'increspa il vento grigio.
Gli ulivi
sono carichi
di gridi.
Uno stormo
d'uccelli prigionieri
che agitano lunghissime
code nel buio.
Federico Garcia Lorca Traduzione di Carlo Bo

consigliata da poetare.it


17 Giugno

Finestra poetica
La luna ha interrotto la dieta
passeggia lenta sui tetti
ogni tanto si fuma un comignolo
e sputa il fumo alle stelle

Con geometrie d'avari appropri
i topi si spartiscono le tegole
e ci ballano sopra il valzer
gradito ai gatti che applaudono
sui davanzali,parcheggio di scarpe

Una nuvola bianca trasparente
ricamata di grigio
qua e là copre amplessi di sogni
e le ombre smettono
di fare il palo ai ladri

Scarto di caramelle i fruscii
e il sangue cambia albergo alle vene

Matriosche di segreti nell'aria
quelle più grandi imbrogli palesi
di amori obsoleti

Masticano seni d'aria i bambini
con fili di bava fanno altalene ai sorrisi
e qualche dente dondola troppo
cade sul cuscino
e la fessura tana a una lacrima
sala uno sputo al risveglio
tra due braccia vaganti
esperte al sollazzo

Leggera brezza
porta a spasso parole mai dette
strappate a labiali
e che solo il cuore ribelle conosce

Da:Soste Precarie
Michael Santhers

"Valzer di nostalgia"
Valzer, stanco valzer
della nostra passata gioventù.
Ridi, adesso ridi
mentre una lacrima ora scende giù.
Gira, forza gira
mentre ogni ricordo sale più su.
Stringi, forte stringi
so che non vorresti fermarti più.
Brillano le luci
d'oro e argento tra mille colori.
Brillano i tuoi occhi
mentre io sogno i tuoi sapori.
Sogna, ancora sogna
sguardi persi di fotografia.
Danza, ancora danza
il tuo valzer di nostalgia.
Lei è d'un altro ormai
in altri occhi, stanca, si perderà;
tra le tue braccia
la sua sola ombra, dolce danzerà.

16giugno17
Ben Tartamo

Un mare in tempesta mi porta
giù, nell'abisso
a soccorrere il mio vuoto.
Simone Magli

88. Il distacco
La Città è distacco
sempre pulire
e ambiente asettico
con l'insorgere incoraggiato
di batteri da distruggere,
innaturale vivere
senza natura.

Da Diario poetico
Francesco Soldini

Astronauta
Scuri e profondi,
lascia che la mia mente,
si riempia di sogni,
e di false speranze.
Come un'astronauta,
mi libro nell'infinito,
ed esploro
Scuri e misteriosi,
Una inquietudine mi attraversa il cuore...
sono perso in questo infinito.
Navigo,
volo,
mi riempio di solitudine,
arranco,
mi sento cieco.
qui il vuoto,
là lontane,
le stelle,
protendo una mano,
alla ricerca di qualcosa di solido,
piango,
nessuno può sentirmi,
la mia voce si spegne,
appena uscita,
Sono muto?
Sono cieco.
Ahh, quanti sogni,
quante follie,
Erica,
nei tuoi occhi c'è l'universo.
Piango,
poi una mano stringe la mia...
e il mio cuore s'accende.
Fabio Alessandro Tagliacollo

Camilla
Vergine Camilla
s’era dichiarata
dinanzi all’assemblea
di parenti, amici
e conoscenti tutti
quando a casa era ritornata.

Fu rassicurata
dal dotto luminare
ginecologo-scienziato
dopo averla visitata
ma le battaglie sue
su morbido giaciglio
le conoscevan tutti
e le conobbe pure
l’emerito scienziato.

In luoghi e tempi vari
gli occhi stralunati
rivolti aveva al cielo
in segno di deliquio
ultimo stadio
di piacere impuro.

Ma vergine Camilla
s’era dichiarata
dinanzi all’assemblea
di parenti, amici
e conoscenti tutti
quando a casa
era ritornata.

Alcamo, 16.12.2015 ore 06,15.

Da SETTANTA QUATTRO
Marino Giannuzzo

Tu pensavi fosse amore, invece era:
uno che non volevi ti depilassi,
uno che ti diceva mangia di meno,
uno che il suo lavoro era più importante del tuo,
uno che io sono stanco vado a dormire,
uno che è vero solo quello in cui crede lui,
uno che se me lo chiedi ti do tutto,
uno che cucinava meglio mia madre,
uno che a me piace il mare,
uno che i tuoi parenti sono tutti strani,
uno che buonanotte ne parleremo domani,
uno che ti amo ma non rompere il cazzo,
uno che ora voglio essere libero,
uno che vado in giro con gli amici,
uno che stai sempre a fare tardi,
uno che mi dispiace,

uno che mia moglie è una stronza,
uno che se potessi ti chiuderei in casa,
uno che tu lo sapevi che poteva accadere,
uno che non ne voglio parlare,
uno che ma quale terapia stiamo cosi bene,
uno che domani lavorerò fino a tardi,
uno che vestiti bene domani verranno i colleghi a cena,
uno che con te uso il potere che ho,
uno che lei mi ha chiesto aiuto,
uno che mi sentivo solo,
uno che se volessi ti farei ancora peggio,
uno che ti toglierei dal volto quel sorriso,
uno di questi magari ti ha ucciso.
Maria Attanasio

Haiku – Tramonto
Astro morente -
cromatici colori
sera sul mare

(Donnas 9.2.2017 - 16,00)
Salvatore Armando Santoro


Dark Byron
Sii la mia droga condanna, uccidimi il cuore.
Posso lottare col silenzio stando in piedi ubriaco -
sempre cercando il contagio del bello di un’idea.
Soffro le tempeste più di un passero
ma ho bisogno dei fulmini,
del cielo nero e dei temporali
per sentirmi un uomo.
Sono espatriato dal buono per una chimera.
Ho la forza della magia non comune ai mortali
e posso infettarti il cuore con uno sguardo
entrarti con la bocca del bacio nella carne.
Sono insensibile alla morte.
Godo di ogni cosa mi faccia male
e mi consumo candela di cera nera nel fuoco dei sogni,
cercando quel piacere per il rogo nel petto.

Sono solo stregato da te,
Non ho sete, sonno, fame.
Voglio la febbre o il delirio in mancanza dammi il tremito
che mi spacchi le ossa, mi spezzi la schiena e decapiti il fiato.
Drogami la saliva col tuo dolce e avvelenami gli occhi,
rendimi schiavo dell’invisibile fino all’alba
e lasciami alle catene dei tuoi seni,
del tuo nudo pudore
delle grida
finché sarò sazio.
Si può essere sazi dell’amore?
Si può essere sazi delle stelle? del mare? d’una bocca implorante baci?
In questo governo dell’Ade in cui combatto mortale,
voglio ammalarmi di te sincero di fiamma
Gorgone mi morde da dentro l’io visionario
e tu solo tu potermi salvare dai mostri,
le stelle abbracciano il buio da sempre
tremendo il bruto senza la maschera,
ma
se m’ami _ io accetterò il tuo bacio.

Da “La rosa dalla schiena nera
Jacqueline Miu

Il divenire nel tempo
Giovane è il segno del fiore
che schiude il cerchio del divenire nel tempo,
scuote le ali sul volare del giorno
giocando il volere d'amore.
A chi sa scrivere il tempo
nel momento del volere,
completamento di un magico sogno,
è volere, è sapere, è capire.

Da Tempo senza fine
Tiziana Cocolo

L’oriente nei miei occhi
Nostalgia d’oriente
ruota negli ombrellini
di carta colorati
dai petali rosati baciati
mentre un disco rosso
sulla chiusa della sera
fa risplendere le nere virgole
d’occhi sognanti.
laura toffoli


Poesia consigliata
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Gli emigranti
Cogli occhi spenti, con le guancie cave,
Pallidi, in atto addolorato e grave,
Sorreggendo le donne affrante e smorte,
Ascendono la nave
Come s'ascende il palco de la morte.
E ognun sul petto trepido si serra
Tutto quel che possiede su la terra.
Altri un misero involto, altri un patito
Bimbo, che gli s'afferra
Al collo, dalle immense acque atterrito.
Salgono in lunga fila, umili e muti,
E sopra i volti appar bruni e sparuti
Umido ancora il desolato affanno
Degli estremi saluti
Dati ai monti che più non rivedranno.
Salgono, e ognuno la pupilla mesta
Sulla ricca e gentil Genova arresta,
Intento in atto di stupor profondo,
Come sopra una festa
Fisserebbe lo sguardo un moribondo.
Ammonticchiati là come giumenti
Sulla gelida prua morsa dai venti,
Migrano a terre inospiti e lontane;
Laceri e macilenti,
Varcano i mari per cercar del pane.
Traditi da un mercante menzognero,
Vanno, oggetto di scherno allo straniero,
Bestie da soma, dispregiati iloti,
Carne da cimitero,
Vanno a campar d'angoscia in lidi ignoti.
Vanno, ignari di tutto, ove li porta
La fame, in terre ove altra gente è morta;
Come il pezzente cieco o vagabondo
Erra di porta in porta,
Essi così vanno di mondo in mondo.
Vanno coi figli come un gran tesoro
Celando in petto una moneta d'oro,
Frutto segreto d'infiniti stonti,
E le donne con loro,
Istupidite martiri piangenti.
Pur nell'angoscia di quell'ultim'ora
Il suol che li rifiuta amano ancora;
L'amano ancora il maledetto suolo
Che i figli suoi divora,
Dove sudano mille e campa un solo.
E li han nel core in quei solenni istanti
I bei clivi di allegre acque sonanti,
E le chiesette candide, e i pacati
Laghi cinti di piante,
E i villaggi tranquilli ove son nati!
E ognuno forse sprigionando un grido,
Se lo potesse, tornerebbe al lido;
Tornerebbe a morir sopra i nativi
Monti, nel triste nido
Dove piangono i suoi vecchi malvivi.
Addio, poveri vecchi! In men d'un anno
Rosi dalla miseria e dall'affanno,
Forse morrete là senza compianto,
E i figli nol sapranno,
E andrete ignudi e soli al camposanto.
Poveri vecchi, addio! Forse a quest'ora
Dai muti clivi che il tramonto indora
La man levate i figli a benedire….
Benediteli ancora:
Tutti vanno a soffrir, molti a morire.
Ecco il naviglio maestoso e lento
Salpa, Genova gira, alita il vento.
Sul vago lido si distende un velo,
E il drappello sgomento
Solleva un grido desolato al cielo.
Chi al lido che dispar tende le braccia.
Chi nell'involto suo china la faccia,
Chi versando un'amara onda dagli occhi
La sua compagna abbraccia,
Chi supplicando Iddio piega i ginocchi.
E il naviglio s'affretta, e il giorno muore,
E un suon di pianti e d'urli di dolore
Vagamente confuso al suon dell'onda
Viene a morir nel core
De la folla che guarda da la sponda.
Addio, fratelli! Addio, turba dolente!
Vi sia pietoso il cielo e il mar clemente,
V'allieti il sole il misero viaggio;
Addio, povera gente,
Datevi pace e fatevi coraggio.
Stringete il nodo dei fraterni affetti.
Riparate dal freddo i fanciulletti ,
Dividetevi i cenci, i soldi, il pane,
Sfidate uniti e stretti
L'imperversar de le sciagure umane.
E Iddio vi faccia rivarcar quei mari,
E tornare ai villaggi umili e cari,
E ritrovare ancor de le deserte
Case sui limitari
I vostri vecchi con le braccia aperte.
Edmondo De Amicis

consigliata da Marino Giannuzzo


16 Giugno

Più non sgambetto
Il mio giovane amor più non sgambetta
me l'ha detto questa sera in una chat
ormai io più non l'amo ed altro cerco
perché a morire adesso ho tanta fretta.

Leggete con prudenza quel che dico
sulla ragione comanda ancor l'istinto
un passo indietro muovo se decido
ma ogni giorno il cielo maledico.

E mi dispero se un giovinetto muore
penso quanto sia ingiusto il padre eterno
c'è chi cerca la morte e lei lo snobba,
si crogiola a vederlo nel dolore.

Di giorni felici quanti ne godiamo?
Io ne ho avuto qualcuno, non lo scordo,
tanta infelicità poi ne è seguita,
che forse anche ad altri regaliamo.

E mi fa senso sentir le confessioni
di questo amor che il cuore m'ha distrutto,
ma quanto affanno anch'io le ho regalato?
Certo rimpianti e tante delusioni.

Ma abbiam vissuto, sfidando anche l'età,
forse lei ha simulato un po' d'amarmi
m'ha illuso ed io, però, anche ho creduto
or ci è compagna l'infelicità.

(Donnas 10.2.2017 - 00,33)
Salvatore Armando Santoro

Per saperne di più
Mente mia meraviglia,
coppa dei sogni dove mi disseto
e sorrido nel dirti i miei pensieri,
la causa delle mie curiosità,
l’assenza dell’essenza
dell’essere così
che il fuoco brucia ma non sa il perché,
conoscenza causale
per saperne di più
nel mio tempo ancor libero
di pensare di tutto
“ciò in vista di cui”
tutte le cose devon esser fatte.
Claudio Badalotti

"Abbassar l'arme, già, amico caro,
è cosa a me lontana: ancora sparo!"


L'Armando Salvatore in bella chioma
No…nu' starei a ddì "o morte, o Roma!"
ma "Roma e Italia!"…Tutta 'n' artra cosa.
E poi…ancora nu mme sento in…coma
E puro te…ancora sei 'na rosa!
Un po' sfiorita, sì…ma co la chioma
ancora su p'er gambo…E assai spinosa!
Ché stai a pungicàmme…!...Ma st' idioma
co tte l'uso…a 'na magnera affettuosa.
Me piace er mônno, sì, ma…sò itajàno,
in primis…Ma ciò amichi colorati…
Er che è normale, Armà…te pare strano?...
Vorébbe un mônno in santa pace, e bbèllo…
Ma 'n vòjo chi…ce vò vedé…affossati…
Tu…cerchi ancora…farce-côr-martello?!
Comunque, sia, Armà,
nu stàtte llì a angustiàtte p'er pisello!
Penz'a…quante n'ha ffàtte già…ululà!
------------------------------------------
"A Ro', ma tu perché vòi l'òmo-forte
si già d'òmmini forti c'è 'r pienone…?!...
Sortanto che…sott'a 'n certo pennone
se làssa côre…e vann'a brija sciòrte…".
"Ómo forte 'n vòr dì…quer che je pare…
De "rendita" 'n se pò campà in eterno…
Chi te dice ch'è estate quann'è inverno
te va strozzànno côr un bèr collare…
Ma…st' òmo-forte…a chi je fa paura…
Se sa…! E finché dura…je fa verdura…".
Armando Bettozzi - 14 Giugno 2017
-------------------------------------------
da: Poetare.it del 14 Giugno 2017 (pagina "poesie del giorno")
L'uomo forte
Al mio amico Bettozzi che gli frega / se arriva uno con martello e sega?
Se poi da colpi in testa o suoi coglioni /lui a Ostia è steso sotto gli ombrelloni.
Tanto lo so che lui vuol l'uomo forte / vuole urlare d'accapo: "O Roma o morte".
Ma anche lui ormai non ha vent'anni / e come me sarà pieno d'affanni.
A marciare non ci potrà più andare / e gli manca anche il fiato per urlare
e chi verrà, se vuole comandare, / coi soldi i conti dovrà poi sempre fare
perché non basta solo il manganello / senza lire manco più canta l'uccello.
E quello che tanti hanno tra i calzoni / da un pezzo sta dicendo le orazioni
e sperano sol che, volendo dio, / gli canti ancor per qualche rondinio
ma anche su questo è poca la speranza / perché ormai si gonfia sol la panza
che riempiamo di riso o maccheroni / perché dormienti sono ormai gli ormoni.
Per cui stammi a sentir, ormai di "Armando" / abbiamo il nome, il resto è "disarmando".

Donnas 12.2.2017 - 12,18)

Salvatore Armando Santoro

87. I denti
Una volta i dentisti
sradicavano il male
e invecchiare sdentati
e molte bocche d'oro,
ora si segue l'evoluzione
s'incapsula con l'estetica
invidiando la perfezione,
i denti ricordano
una vita e l'innovazione.

Da Diario poetico
Francesco Soldini

Tormenti dell'anima
Da profondità abissali
ad intervalli irregolari
come il palombaro
rivestito di spessa corazza,
dell'anima l'essenza
lentamente emerge
assetata di luce e d'amore,
la coscienza.
Per un poco
sotto il sole gioisce
nell'aria rinvigorisce,
poi di nuovo rattristata
di zavorra ricaricata
inesorabilmente ridiscende
nelle voragini oscure
ove solo miraggio è ogni cosa:
il sapore di un bacio
l'odore di una rosa
il sorriso di un bimbo con la palla.
O mio Dio, aiutala a restare a galla !
Stefano Giannini

La regina del lago di ghiaccio
Se il vento non soffia
e floscia è la vela
fai forza sui remi,
raddoppia la lena
e delle stagnanti acque
del tuo gelido immago,
l'incantesimo rompi,
regina del lago.
Romano

Buona Pasqua
Buona Pasqua a tutti amici vicini
e nemici lontani
a chi è vissuto nella miseria a chi tutto ha tra le mani
a chi ha agito bene
e a chi ha subìto mali.

Dio perdoni
chi ha creato guai.

Alcamo, 02.04.2015 ore 08,45

Da SETTANTA QUATTRO
Marino Giannuzzo

Siamo noi viaggio e valigia
vento e tempesta
parola e pagina
croce e sollievo
prima e dopo il diluvio
il bene supremo
l’amore sudato.
Siamo noi l’attimo e il pianto
sorpresa e spavento
siamo gigli e pane

siamo la sete e la fame
siamo chiave e toppa
l’anima e l’ombra.
Siamo io te
cellule e respiro
impasto d’aria
in un corpo che si muove ancora.
Maria Attanasio

I rametti dell’ edera
Dalle piante del mio giardino
i rametti dell’ edera
si arrampicarono oltre le nuvole,
per ascoltare le melodie e le arie
del cielo …
E lei che cercava salendo,
mille scalini di sassi appuntiti ?
Là era salita per toccare le stelle,
dove anche altri tornarono,
indietro …
Sì quel giorno,
successe all’ inverso, molte stelle,
che fremevano in cielo,
scesero a terra …
Ora il cielo ha stelle meno stelle,
ma solo una siepe di rametti di edera,
oltre le nuvole, mi separa
dall’ universo!
Antonio Scalas

Fuckin’ America
alba con afa treno affollato “Fuckin’ America” canta un teenager
“Damn” su una maglia il salto dal bordo della realtà verso follia
abbiamo sete di sangue o di pace ? grida un soldato nell’oltretomba da una croce
posta sopra un cartellone pubblicitario per alieni invasori
lei si uccide di lacrime in una lunga lettera forse d’amore
lui va in vacanza con una comparsa del cine conosciuta su un sito
scuole piene di giovani già pensionati sognanti McDonalds
qualcuno alla cassa di un supermercato sconta la vita

esperto di moda cerca allieva minima taglia con sole ossa
Bonnie Clyde cecchinano il Presidente per salvare le Borse
dentro la Casa Bianca accatastate le bombe per tirare giù L’empire State Building
confidiamo in a better future – la voce di un predicatore alla tele
poi
la fine del mondo

Da “Collaudo d’astri per Cerimonia degli Stormi
Jacqueline Miu


Poesia consigliata
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La signorina Felicita ovvero la Felicità

I.
Signorina Felicita, a quest'ora
scende la sera nel giardino antico
della tua casa. Nel mio cuore amico
scende il ricordo. E ti rivedo ancora,
e Ivrea rivedo e la cerulea Dora
e quel dolce paese che non dico.

Signorina Felicita, è il tuo giorno!
A quest'ora che fai? Tosti il caffè:
e il buon aroma si diffonde intorno?
O cuci i lini e canti e pensi a me,
all'avvocato che non fa ritorno?
E l'avvocato è qui: che pensa a te.

Pensa i bei giorni d'un autunno addietro,
Vill'Amarena a sommo dell'ascesa
coi suoi ciliegi e con la sua Marchesa
dannata, e l'orto dal profumo tetro
di busso e i cocci innumeri di vetro
sulla cinta vetusta, alla difesa...

Vill'Amarena! Dolce la tua casa
in quella grande pace settembrina!
La tua casa che veste una cortina
di granoturco fino alla cimasa:
come una dama secentista, invasa
dal Tempo, che vestì da contadina.

Bell'edificio triste inabitato!
Grate panciute, logore, contorte!
Silenzio! Fuga dalle stanze morte!
Odore d'ombra! Odore di passato!
Odore d'abbandono desolato!
Fiabe defunte delle sovrapporte!

Ercole furibondo ed il Centauro,
le gesta dell'eroe navigatore,
Fetonte e il Po, lo sventurato amore
d'Arianna, Minosse, il Minotauro,
Dafne rincorsa, trasmutata in lauro
tra le braccia del Nume ghermitore...

Penso l'arredo - che malinconia! -
penso l'arredo squallido e severo,
antico e nuovo: la pirografia
sui divani corinzi dell'Impero,
la cartolina della Bella Otero
alle specchiere... Che malinconia!

Antica suppellettile forbita!
Armadi immensi pieni di lenzuola
che tu rammendi paziente... Avita
semplicità che l'anima consola,
semplicità dove tu vivi sola
con tuo padre la tua semplice vita!

II.
Quel tuo buon padre - in fama d'usuraio -
quasi bifolco, m'accoglieva senza
inquietarsi della mia frequenza,
mi parlava dell'uve e del massaio,
mi confidava certo antico guaio
notarile, con somma deferenza.

"Senta, avvocato..." E mi traeva inqueto
nel salone, talvolta, con un atto
che leggeva lentissimo, in segreto.
Io l'ascoltavo docile, distratto
da quell'odor d'inchiostro putrefatto,
da quel disegno strano del tappeto,

da quel salone buio e troppo vasto...
"...la Marchesa fuggì... Le spese cieche..."
da quel parato a ghirlandette, a greche...
"dell'ottocento e dieci, ma il catasto..."
da quel tic-tac dell'orologio guasto...
"...l'ipotecario è morto, e l'ipoteche..."

Capiva poi che non capivo niente
e sbigottiva: "Ma l'ipotecario
è morto, è morto!!...". - "E se l'ipotecario
è morto, allora..." Fortunatamente
tu comparivi tutta sorridente:
"Ecco il nostro malato immaginario!".

III.
Sei quasi brutta, priva di lusinga
nelle tue vesti quasi campagnole,
ma la tua faccia buona e casalinga,
ma i bei capelli di color di sole,
attorti in minutissime trecciuole,
ti fanno un tipo di beltà fiamminga...

E rivedo la tua bocca vermiglia
così larga nel ridere e nel bere,
e il volto quadro, senza sopracciglia,
tutto sparso d'efelidi leggiere
e gli occhi fermi, l'iridi sincere
azzurre d'un azzurro di stoviglia...

Tu m'hai amato. Nei begli occhi fermi
rideva una blandizie femminina.
Tu civettavi con sottili schermi,
tu volevi piacermi, Signorina:
e più d'ogni conquista cittadina
mi lusingò quel tuo voler piacermi!

Ogni giorno salivo alla tua volta
pel soleggiato ripido sentiero.
Il farmacista non pensò davvero
un'amicizia così bene accolta,
quando ti presentò la prima volta
l'ignoto villeggiante forestiero.

Talora - già la mensa era imbandita -
mi trattenevi a cena. Era una cena
d'altri tempi, col gatto e la falena
e la stoviglia semplice e fiorita
e il commento dei cibi e Maddalena
decrepita, e la siesta e la partita...

Per la partita, verso ventun'ore
giungeva tutto l'inclito collegio
politico locale: il molto Regio
Notaio, il signor Sindaco, il Dottore;
ma - poiché trasognato giocatore -
quei signori m'avevano in dispregio...


M'era più dolce starmene in cucina
tra le stoviglie a vividi colori:
tu tacevi, tacevo, Signorina:
godevo quel silenzio e quegli odori
tanto tanto per me consolatori,
di basilico d'aglio di cedrina...

Maddalena con sordo brontolio
disponeva gli arredi ben detersi,
rigovernava lentamente ed io,
già smarrito nei sogni più diversi,
accordavo le sillabe dei versi
sul ritmo eguale dell'acciottolio.

Sotto l'immensa cappa del camino
(in me rivive l'anima d'un cuoco
forse...) godevo il sibilo del fuoco;
la canzone d'un grillo canterino
mi diceva parole, a poco a poco,
e vedevo Pinocchio e il mio destino...

Vedevo questa vita che m'avanza:
chiudevo gli occhi nei presagi grevi;
aprivo gli occhi: tu mi sorridevi,
ed ecco rifioriva la speranza!
Giungevano le risa, i motti brevi
dei giocatori, da quell'altra stanza.

IV.
Bellezza riposata dei solai
dove il rifiuto secolare dorme!
In quella tomba, tra le vane forme
di ciò ch'è stato e non sarà più mai,
bianca bella così che sussultai,
la Dama apparve nella tela enorme:

"é quella che lascò, per infortuni,
la casa al nonno di mio nonno... E noi
la confinammo nel solaio, poi
che porta pena... L'han veduta alcuni
lasciare il quadro; in certi noviluni
s'ode il suo passo lungo i corridoi...".

Il nostro passo diffondeva l'eco
tra quei rottami del passato vano,
e la Marchesa dal profilo greco,
altocinta, l'un piede ignudo in mano,
si riposava all'ombra d'uno speco
arcade, sotto un bel cielo pagano.

Intorno a quella che rideva illusa
nel ricco peplo, e che morì di fame,
v'era una stirpe logora e confusa:
topaie, materassi, vasellame,
lucerne, ceste, mobili: ciarpame
reietto, così caro alla mia Musa!

Tra i materassi logori e le ceste
v'erano stampe di persone egregie;
incoronato dalle frondi regie
v'era Torquato nei giardini d'Este.
"Avvocato, perché su quelle teste
buffe si vede un ramo di ciliege?"

Io risi, tanto che fermammo il passo,
e ridendo pensai questo pensiero:
Oimè! La Gloria! un corridoio basso,
tre ceste, un canterano dell'Impero,
la brutta effigie incorniciata in nero
e sotto il nome di Torquato Tasso!

Allora, quasi a voce che richiama,
esplorai la pianura autunnale
dall'abbaino secentista, ovale,
a telaietti fitti, ove la trama
del vetro deformava il panorama
come un antico smalto innaturale.

Non vero (e bello) come in uno smalto
a zone quadre, apparve il Canavese:
Ivrea turrita, i colli di Montalto,
la Serra dritta, gli alberi, le chiese;
e il mio sogno di pace si protese
da quel rifugio luminoso ed alto.

Ecco - pensavo - questa è l'Amarena,
ma laggiù, oltre i colli dilettosi,
c'è il Mondo: quella cosa tutta piena
di lotte e di commerci turbinosi,
la cosa tutta piena di quei "cosi
con due gambe" che fanno tanta pena...

L'Eguagliatrice numera le fosse,
ma quelli vanno, spinti da chimere
vane, divisi e suddivisi a schiere
opposte, intesi all'odio e alle percosse:
così come ci son formiche rosse,
così come ci son formiche nere...

Schierati al sole o all'ombra della Croce,
tutti travolge il turbine dell'oro;
o Musa - oimè! - che può giovare loro
il ritmo della mia piccola voce?
Meglio fuggire dalla guerra atroce
del piacere, dell'oro, dell'alloro...

L'alloro... Oh! Bimbo semplice che fui,
dal cuore in mano e dalla fronte alta!
Oggi l'alloro è premio di colui
che tra clangor di buccine s'esalta,
che sale cerretano alla ribalta
per far di sé favoleggiar altrui...

"Avvocato, non parla: che cos'ha?"
"Oh! Signorina! Penso ai casi miei,
a piccole miserie, alla città...
Sarebbe dolce restar qui, con Lei!..."
"Qui, nel solaio?..." - "Per l'eternità!"
"Per sempre? Accetterebbe?..." - "Accetterei!"

Tacqui. Scorgevo un atropo soletto
e prigioniero. Stavasi in riposo
alla parete: il segno spaventoso
chiuso tra l'ali ripiegate a tetto.
Come lo vellicai sul corsaletto
si librò con un ronzo lamentoso.

"Che ronzo triste!" - "é la Marchesa in pianto...
La Dannata sarà che porta pena..."
Nulla s'udiva che la sfinge in pena
e dalle vigne, ad ora ad ora, un canto:
O mio carino tu mi piaci tanto,
siccome piace al mar una sirena...

Un richiamo s'alzò, querulo e roco:
"é Maddalena inqueta che si tardi:
scendiamo; è l'ora della cena!". - "Guardi,
guardi il tramonto, là... Com'è di fuoco!...
Restiamo ancora un poco!" - "Andiamo, è tardi!"
"Signorina, restiamo ancora un poco!..."

Le fronti al vetro, chini sulla piana,
seguimmo i neri pippistrelli, a frotte;
giunse col vento un ritmo di campana,
disparve il sole fra le nubi rotte;
a poco a poco s'annunciò la notte
sulla serenità canavesana...

"Una stella!..." - "Tre stelle!..." - "Quattro stelle!..."
"Cinque stelle!" - "Non sembra di sognare?..."
Ma ti levasti su quasi ribelle
alla perplessità crepuscolare:
"Scendiamo! é tardi: possono pensare
che noi si faccia cose poco belle..."

V.
Ozi beati a mezzo la giornata,
nel parco dei marchesi, ove la traccia
restava appena dell'età passata!
Le Stagioni camuse e senza braccia,
fra mucchi di letame e di vinaccia,
dominavano i porri e l'insalata.

L'insalata, i legumi produttivi
deridevano il busso delle aiole;
volavano le pieridi nel sole
e le cetonie e i bombi fuggitivi...
Io ti parlavo, piano, e tu cucivi
innebriata dalle mie parole.

"Tutto mi spiace che mi piacque innanzi!
Ah! Rimanere qui, sempre, al suo fianco,
terminare la vita che m'avanzi
tra questo verde e questo lino bianco!
Se Lei sapesse come sono stanco
delle donne rifatte sui romanzi!

Vennero donne con proteso il cuore:
ognuna dileguò, senza vestigio.
Lei sola, forse, il freddo sognatore
educherebbe al tenero prodigio:
mai non comparve sul mio cielo grigio
quell'aurora che dicono: l'Amore..."

Tu mi fissavi... Nei begli occhi fissi
leggevo uno sgomento indefinito;
le mani ti cercai, sopra il cucito,
e te le strinsi lungamente, e dissi:
"Mia cara Signorina, se guarissi
ancora, mi vorrebbe per marito?".

"Perché mi fa tali discorsi vani?
Sposare, Lei, me brutta e poveretta!..."
E ti piegasti sulla tua panchetta
facendo al viso coppa delle mani,
simulando singhiozzi acuti e strani
per celia, come fa la scolaretta.

Ma, nel chinarmi su di te, m'accorsi
che sussultavi come chi singhiozza
veramente, né sa più ricomporsi:
mi parve udire la tua voce mozza
da gli ultimi singulti nella strozza:
"Non mi ten...ga mai più... tali dis...corsi!"

"Piange?" E tentai di sollevarti il viso
inutilmente. Poi, colto un fuscello,
ti vellicai l'orecchio, il collo snello...
Già tutta luminosa nel sorriso
ti sollevasti vinta d'improvviso,
trillando un trillo gaio di fringuello.

Donna: mistero senza fine bello!

VI.
Tu m'hai amato. Nei begli occhi fermi
luceva una blandizie femminina;
tu civettavi con sottili schermi,
tu volevi piacermi, Signorina;
e più d'ogni conquista cittadina
mi lusingò quel tuo voler piacermi!

Unire la mia sorte alla tua sorte
per sempre, nella casa centenaria!
Ah! Con te, forse, piccola consorte
vivace, trasparente come l'aria,
rinnegherei la fede letteraria
che fa la vita simile alla morte...

Oh! questa vita sterile, di sogno!
Meglio la vita ruvida concreta
del buon mercante inteso alla moneta,
meglio andare sferzati dal bisogno,
ma vivere di vita! Io mi vergogno,
sì, mi vergogno d'essere un poeta!

Tu non fai versi. Tagli le camicie
per tuo padre. Hai fatta la seconda
classe, t'han detto che la Terra è tonda,
ma tu non credi... E non mediti Nietzsche...
Mi piaci. Mi faresti più felice
d'un'intellettuale gemebonda...

Tu ignori questo male che s'apprende
in noi. Tu vivi i tuoi giorni modesti,
tutta beata nelle tue faccende.
Mi piace. Penso che leggendo questi
miei versi tuoi, non mi comprenderesti,
ed a me piace chi non mi comprende.

Ed io non voglio più essere io!
Non più l'esteta gelido, il sofista,
ma vivere nel tuo borgo natio,
ma vivere alla piccola conquista
mercanteggiando placido, in oblio
come tuo padre, come il farmacista...

Ed io non voglio più essere io!

VII.
Il farmacista nella farmacia
m'elogiava un farmaco sagace:
"Vedrà che dorme le sue notti in pace:
un sonnifero d'oro, in fede mia!"
Narrava, intanto, certa gelosia
con non so che loquacità mordace.

"Ma c'è il notaio pazzo di quell'oca!
Ah! quel notaio, creda: un capo ameno!
La Signorina è brutta, senza seno,
volgaruccia, Lei sa, come una cuoca...
E la dote... la dote è poca, poca:
diecimila, chi sa, forse nemmeno..."

"Ma dunque?" - "C'è il notaio furibondo
con Lei, con me che volli presentarla
a Lei; non mi saluta, non mi parla..."
"é geloso?" - "Geloso! Un finimondo!..."
"Pettegolezzi!..." - "Ma non Le nascondo
che temo, temo qualche brutta ciarla..."

"Non tema! Parto." - "Parte? E va lontana?"
"Molto lontano... Vede, cade a mezzo
ogni motivo di pettegolezzo..."
"Davvero parte? Quando?" - "In settimana..."
Ed uscii dall'odor d'ipecacuana
nel plenilunio settembrino, al rezzo.

Andai vagando nel silenzio amico,
triste perduto come un mendicante.
Mezzanotte scoccò, lenta, rombante
su quel dolce paese che non dico.
La Luna sopra il campanile antico
pareva "un punto sopra un I gigante".

In molti mesti e pochi sogni lieti,
solo pellegrinai col mio rimpianto
fra le siepi, le vigne, i castagneti
quasi d'argento fatti nell'incanto;
e al cancello sostai del camposanto
come s'usa nei libri dei poeti.

Voi che posate già sull'altra riva,
immuni dalla gioia, dallo strazio,
parlate, o morti, al pellegrino sazio!
Giova guarire? Giova che si viva?
O meglio giova l'Ospite furtiva
che ci affranca dal Tempo e dallo Spazio?

A lungo meditai, senza ritrarre
la tempia dalle sbarre. Quasi a scherno
s'udiva il grido delle strigi alterno...
La Luna, prigioniera fra le sbarre,
imitava con sue luci bizzarre
gli amanti che si baciano in eterno.

Bacio lunare, fra le nubi chiare
come di moda settant'anni fa!
Ecco la Morte e la Felicità!
L'una m'incalza quando l'altra appare;
quella m'esilia in terra d'oltremare,
questa promette il bene che sarà...

VIII.
Nel mestissimo giorno degli addii
mi piacque rivedere la tua villa.
La morte dell'estate era tranquilla
in quel mattino chiaro che salii
tra i vigneti già spogli, tra i pendii
già trapunti da bei colchici lilla.

Forse vedendo il bel fiore malvagio
che i fiori uccide e semina le brume,
le rondini addestravano le piume
al primo volo, timido, randagio;
e a me randagio parve buon presagio
accompagnarmi loro nel costume.

"Viaggio con le rondini stamane..."
"Dove andrà?" - "Dove andrò? Non so... Viaggio,
viaggio per fuggire altro viaggio...
Oltre Marocco, ad isolette strane,
ricche in essenze, in datteri, in banane,
perdute nell'Atlantico selvaggio...

Signorina, s'io torni d'oltremare,
non sarà d'altri già? Sono sicuro
di ritrovarla ancora? Questo puro
amore nostro salirà l'altare?"
E vidi la tua bocca sillabare
a poco a poco le sillabe: giuro.

Giurasti e disegnasti una ghirlanda
sul muro, di viole e di saette,
coi nomi e con la data memoranda:
trenta settembre novecentosette...
Io non sorrisi. L'animo godette
quel romantico gesto d'educanda.

Le rondini garrivano assordanti,
garrivano garrivano parole
d'addio, guizzando ratte come spole,
incitando le piccole migranti...
Tu seguivi gli stormi lontananti
ad uno ad uno per le vie del sole...

"Un altro stormo s'alza!..." - "Ecco s'avvia!"
"Sono partite..." - "E non le salutò!..."
"Lei devo salutare, quelle no:
quelle terranno la mia stessa via:
in un palmeto della Barberia
tra pochi giorni le ritroverò..."

Giunse il distacco, amaro senza fine,
e fu il distacco d'altri tempi, quando
le amate in bande lisce e in crinoline,
protese da un giardino venerando,
singhiozzavano forte, salutando
diligenze che andavano al confine...

M'apparisti così come in un cantico
del Prati, lacrimante l'abbandono
per l'isole perdute nell'Atlantico;
ed io fui l'uomo d'altri tempi, un buono
sentimentale giovine romantico...

Quello che fingo d'essere e non sono!
Guido Gozzano

consigliata da giuseppe gianpaolo casarini


15 Giugno

Poesia a tema
Il silenzio

Tra le braccia del silenzio
Finite le parole
ci lasciamo cullare
dal silenzio,
dalle sue inimmaginabili
melodie.

Gli indecifrabili
brusii della notte
avvolgono di magia
il sospiro
di ogni carezza.

Teneri sguardi
si sciolgono
nei chiaroscuri
rendendo sublime
l'attesa.

La stanza
è uno scrigno
di riflessi di luna
e languide
vibrazioni di pelle.

Nella timida luce
le nostre ombre
si cercano
per un bacio
d'amore
Dario Menicucci



 

Una lunga lettera d’addio
Non è vero, non sarà lunga,
non è un inverno al Nord,
e nemmeno un cambio di vita,
non è la fine, non è la Morte
(non ancora)
È un “Noi” che riprende fiato.
Maria Attanasio

Haiku – Tricolore a Punta Ristola
Il tricolore
il vento si diverte
stride la fune
Salvatore Armando Santoro

Bar dello sport
Davanti al bar con giornali di slogan
con le pezze pendenti al sedere
qualcuno ha rimediato il filo
ma nessuna traccia dell'ago,
dicono abbiamo speso poco
solo cinquanta milione di euro
è un ottimo centrocampista
sa lanciare, è incontrista

Alcuni hanno racimolato centesimi
a più volte sommati
con una matematica forfettaria
che dà giusto la cifra
ma sommando gli ammanchi,
altri hanno sorriso alla nonna
per qualche banconota a reliquia
e alla fine il biglietto per la partita

Abbiamo vinto, vinciamo
l'anno prossimo ci rifaremo
in realtà la vita li ha espulsi dal gioco
e la politica gli assegna contro i rigori
e bendati mai pareranno

Colori, bandiere,spergiuri
ideali a un cuoio,rotondo,gonfiato
miniatura del mondo da dominare
da prendere a calci
e spedire in una rete a simbolo
di cattività dell'avversario
ma c'è sempre un arbitro traditore
strabico, dice non vale
il globo è quadrato in un cerchio
ogni Patria inventata

Da:Sorrisi Pignorati
Michael Santhers

Abbracciami
Affacciato al balcone
sopra un immenso abisso
cerco invano uno specchio
ove io veda me stesso.

Sospeso in questo spazio
chiedo un appiglio certo,
pretendo di scoprire
radici nel deserto.

Ma la mente non chiude
spazi senza confini,
né mi soccorre il segno
dei progetti divini.

Torno allor nella stanza
sicura ove sei tu,
svanisce la paura,
fioriscon le virtù.

Sul mare dei tuoi occhi,
ecco, galleggia un fiore,
lo porta la risacca
sulle spiagge del cuore.

Ma non cerco emozioni
sul tuo seno verace;
dàmmi l'ultima spiaggia
per arenar la pace.
Santi Cardella

ok va bene sono molto debole, non un debole, molto debole...
Mistica
il sentire di un passaggio raso terra
tra lo sfiorire e le sue rose ...
consuma la catarsi
alla pelle strappata
alle ferite ......
sono spine il caso non cercato
nell'inatteso girovagare nel giardino
ricreato sulla terra
da questo dio mio sperduto senza guardarlo ...
so adesso che posso dire
concedi all'anima di sciogliervi il mio corpo ...
chiudo gli occhi
e
so
pure le labbra ...
mistico il pensare di sentire d'amare
enrico tartagni

Guerra
Scappa il codardo incapace,
i compagni smarriti
dormono sotto le montagne

Un fratello vive nella prigione
dove muore la dignità, il pudore
sotto la luce accecante di un sol levante

Lo straniero cede sotto il carro armato
per salvar dal pozzo della vergogna
umani, miei connazionali

Nella notte dell’equatore
risuona l’eco del fuoco capitalista,
adagio risucchia la voce dell’innocenza

Rimbombano in quelle radio
gli anni delle fonderie,
le missioni della “pace”

Senza armi e sangue
si va al fronte di una sedia
con un bit si comanda la democrazia

Sospiro lo schifo
l’utopia dei grandi capi
la contraddizione delle idee

Ai posteri del dimenticatoio
andranno le memorie
vagabonde come me.

“La guerra è bella per chi la produce,
la guerra è brutta per chi la vive.”
Alessandro Borghesi

86. Innamoramento
Innamoramento
totale abbandono
e incredibilmente bella
la danza della realtà,
forse più vicino
all'essenza della verità.

Da Diario poetico
Francesco Soldini

Stadt im Gesicht
du lagst im Gras. du lagst im Gras der Straßen.
in einem Gras also, das weich schien, weil es rau war.
in einem Gras, dessen Halme das Grün des Grases unglaublich gut berührten.
du lagst in dem Gras, das ein Countdown war, der bei eins verharrte.
du sahst die Touristen landen, Sachverständige für Gras.
sie wischten sich Gras von den Sachen, eingeschlepptes Gras.
du lagst gelassen im Gras derer, die einander berührten wie Tänzer.
in einem Gras, auf dem Polizisten den Wind regulierten.
in einem warmen Gras, an dessen Rand Kinder um eine warme Mahlzeit anstanden, obwohl es nicht kalt war.
du presstest ein Ohr ans Gras, es übertrug Gras.
abwechslungsreich monotones Gras.
du lagst im Gras, weil du dich fragtest, ob man es notfalls mit Beton heilen kann.
du lagst im Gras, so wie man eben im Gras liegt.
in jedem Halm verhallte der Boden.
an jedem Halm verhallte die Stadt, verhallte das Geräusch von Rollsplitt, den die Stadtreiniger wie Konfetti über dem nächstmöglichen Gras verteilten.
das Geräusch, das beim Liegen entsteht und in Gras übergeht.
das Geräusch eines ganz leisen Geräuschs.
du lagst im Gras wie ein Insektenscout.
wie munter vor Müdigkeit.
wie immer.
du lagst im Gras - einer Art Gras - zwischen Abrissrispen und frisch renovierten Halmen.
aus den Augenwinkeln sahst du die Büschel des neuen Jahrtausends.
im Gras, dem siebten Hinterhof der dreizehnten Stadt.
du lagst im Gras der Wölfe und Bienen.
du lagst im Gras, nachdem das Gras zuvor in dir gewesen war.
du lagst im Gras. ich lag neben dir im Gras.
Ron Winckler
Città in faccia
giacevi nell'erba. giacevi nell'erba delle vie.
dunque in un'erba che pareva molle perché era ruvida.
in un'erba i cui steli raggiungevano incredibilmente bene il verde dell'erba.
giacevi nell'erba, era un conto alla rovescia, che si fermava a uno.
vedevi atterrare i turisti, intenditori d'erba.
si toglievano erba dagl'indumenti, erba trascinata con sé.
giacevi tranquillamente nell'erba di coloro che si toccavano l'un l'altro come ballerini.
in un'erba sulla quale dei poliziotti dirigevano il vento.
in un'erba calda ai cui bordi bambini stavano in coda per la mensa calda, sebbene non fosse freddo.
appoggiasti un orecchio sull'erba, trasmetteva erba.
erba monotona in mille variazioni.
giacevi nell'erba perché ti chiedevi se non si potesse al bisogno guarire col cemento.
giacevi nell'erba così come appunto si sta sdraiati nell'erba.
in ogni stelo echeggiava il suolo.
ad ogni stelo echeggiava la città, echeggiava il fruscio del pietrisco, sparso dagli spazzini sulla più vicina erba possibile come si fa con i coriandoli.
quel fruscio che vien fuori quando ci si sdraia e trascorre nell'erba.
fruscio di un leggerissimo fruscio.
giacevi nell'erba come un cercatore d'insetti.
quasi eccitato dalla stanchezza.
come sempre.
giacevi nell'erba -una specie di erba- fra steli spighiti e steli rinati.
con la coda dell'occhio vedevi i cespugli del nuovo millennio.
nell'erba, nel settimo cortile della tredicesima città.
giacevi nell'erba dei lupi e delle api.
giacevi nell'erba, che prima era stata in te.
giacevi nell'erba. io giacevo nell'erba accanto a te.
Ron Winckler   Traduzione di Nino Muzzi

Beato
Beato chi sorride per natura dinanzi all’improvvida sventura.

Beato chi del sole sfrutta i raggi
e non si scotta mai.

Chi della pioggia sa non lamentarsi avrà copiosi frutti e raramente guai.

Alcamo, 01.12.2014 ore 20,00.

Da SETTANTA QUATTRO
Marino Giannuzzo

fantasmi sul mare
lei è onda con trecce di sale lunghe orizzonti
ogni marinaio l’adora la serve nel proprio sogno
sul mare _ lei l’unica a indossare una camicia di chimere
le stesse nel capo del beato che spinge nell’ignoto la sua follia
e
t’attraversa il corpo il suo vento
ti brucia la pelle più del calore del sole
t’entra nel cuore per farti desiderare marea
quella usata dai sognatori per partire verso gli infiniti

quando t’entra nel cuore _ quando ti possiede la carne
t’infetta d’un desio tale che è più forte d’ogni cura
sei maledetto a cercarla su tutti i mari
senza mai capire cosa lei sia davvero

molti riposano nei giardini d’acqua tra i fiori di seppia
perduti smarriti discepoli dimenticati
arresi all’oscurità fitta di stelle marine
con le orbite impressionate dal continuo sognare il cielo

lei ha smesso d’abbracciarli e va a caccia
di altri capitani pionieri con la febbre in petto
che li ha spinti oltre tutti quei confini
dove mare e cielo diventano prigione

e se mai passando sul blu tu ne sentissi i versi
dei resti disperati dei molti prigionieri
tu scappa!
scappa
via via !! dalla morte
verso la miglior riva in luce a un buon faro

Da “Collaudo d’astri per Cerimonia degli Stormi
Jacqueline Miu

La mia alba
L'orologio della notte
scandiva il tempo
dei miei silenzi

vedevo solo nuvole grigie
aquiloni spezzati dal vento
cieli senza fiori

ascoltavo la mia solitudine

ho aspettato il mattino
e alla luce dell'alba
ho inseguito le orme
dei miei sorrisi smarriti.
Salvatore Cutrupi

Alba allo specchio
Nel rosa cipria
dell’impalpabile alba
d’una mattinata estiva
tra alberi dal fusto alto e bianco
d’un bosco dal sapore di fiaba
dove un suono flebile si muove
striscia e si raggomitola
in un vento che è ventre...
….ma questo è un ritorno di pensiero
e i pensieri ritornano
appaiono le immagini
…l’alba del mio giorno
appesa ancora al sogno
si nutre del tempo che incalza
vuole levarsi
s’alza nello stormire delle fronde
e nel brioso muoversi del traffico
anime affacciate alla vita….

Ecco l’alba, ed ecco l’inizio
ed è ancora cammino…
laura toffoli


Poesia consigliata
-Leggi le altre-

Le due strade
Tra le bande verdi gialle d'innumeri ginestre
la bella strada alpestre scendeva nella valle.

Andavo con l'Amica, recando nell'ascesa
la triste che già pesa nostra catena antica;

quando nel lento oblio, rapidamente in vista
apparve una ciclista a sommo del pendio.

Ci venne incontro; scese. «Signora! Sono Grazia!»
sorrise nella grazia dell'abito scozzese.

«Graziella, la bambina?» – «Mi riconosce ancora?»
«Ma certo!» E la Signora baciò la Signorina.

La piccola Graziella! Diciott'anni? Di già?
La Mamma come sta? E ti sei fatta bella!

«La piccola Graziella, così cattiva e ingorda!...»
«Signora, si ricorda quelli anni?» – «E così bella

vai senza cavalieri in bicicletta?» – «Vede...»
«Ci segui un tratto a piede?» – «Signora, volentieri...»

«Ah! ti presento, aspetta, l'Avvocato, un amico
caro di mio marito... Dagli la bicicletta.»

Sorrise e non rispose. Condussi nell'ascesa
la bicicletta accesa d'un gran mazzo di rose.

E la Signora scaltra e la bambina ardita
si mossero: la vita una allacciò dell'altra.

Adolescente l'una nelle gonnelle corte,
eppur già donna: forte bella vivace bruna

e balda nel solino dritto, nella cravatta,
la gran chioma disfatta nel tocco da fantino.

Ed io godevo senza parlare, con l'aroma
degli abeti, l'aroma di quell'adolescenza.

– O via della salute, o vergine apparita,
o via tutta fiorita di gioie non mietute,

forse la buona via saresti al mio passaggio,
un dolce beveraggio alla malinconia.

O bimba, nelle palme tu chiudi la mia sorte;
discendere alla Morte come per rive calme,

discendere al Niente pel mio sentiere umano,
ma avere te per mano, o dolce sorridente! –

Così dicevo senza parola. E l'Altra intanto
vedevo: triste accanto a quell'adolescenza!

Da troppo tempo bella, non più bella tra poco,
colei che vide al gioco la piccola Graziella.

Belli i belli occhi strani della bellezza ancora
d'un fiore che disfiora e non avrà domani.

Al freddo che s'annunzia piegan le rose intatte,
ma la donna combatte nell'ultima rinunzia.

O pallide leggiadre mani per voi trascorse-
ro gli anni! Gli anni, forse, gli anni di mia Madre!

Sotto l'aperto cielo, presso l'adolescente
come terribilmente m'apparve lo sfacelo!

Nulla fu più sinistro che la bocca vermiglia
troppo, le tinte ciglia e l'opera del bistro

intorno all'occhio stanco, la piega di quei labri,
l'inganno dei cinabri sul volto troppo bianco,

gli accesi dal veleno biondissimi capelli:
in altro tempo belli d'un bel biondo sereno.

Da troppo tempo bella, non più bella tra poco,
colei che vide al gioco la piccola Graziella.

– O mio cuore che valse la luce mattutina
raggiante sulla china tutte le strade false?

Cuore che non fioristi, è vano che t'affretti
verso miraggi schietti, in orti meno tristi.

Tu senti che non giova all'uomo soffermarsi,
gittare i sogni sparsi per una vita nuova.

Discenderai al niente pel tuo sentiere umano
e non avrai per mano la dolce sorridente,

ma l'altro beveraggio avrai fino alla morte:
il tempo è già più forte di tutto il tuo coraggio. –

Queste pensavo cose, guidando nell'ascesa
la bicicletta accesa d'un gran mazzo di rose.

Erano folti intorno gli abeti nell'assalto
dei greppi fino all'alto nevaio disadorno.

I greggi, sparsi a picco, in gran tinniti e mugli
brucavano ai cespugli di menta il latte ricco;

e prossimi e lontani univan sonnolenti
al ritmo dei torrenti un ritmo di campani.

– Lungi i pensieri foschi! Se non verrà l'amore –
che importa? Giunge al cuore il buono odor dei boschi:

di quali aromi opimo odore non si sa:
di resina? di timo? e di serenità?... –

Sostammo accanto a un prato e la Signora china
baciò la Signorina, ridendo nel commiato:

«Bada che aspetterò, che aspetteremo te;
si prende un po' di the, si maledice un po'...»

«Verrò, Signora, grazie!» Dalle mie mani in fretta
prese la bicicletta. E non mi disse grazie.

Non mi parlò. D'un balzo salì, prese l'avvio;
la macchina il fruscìo ebbe d'un piede scalzo,

d'un batter d'ali ignote, come seguita a lato
da un non so che d'alato volgente con le ruote.

Restammo alle sue spalle. La strada, come un nastro
sottile d'alabastro, scendeva nella valle.

Volò, come sospesa la bicicletta snella:
«O piccola Graziella, attenta alla discesa!».

«Signora! arrivederla!» Gridò di lungi, ai venti:
di lungi ebbero i denti un balenio di perla.

Graziella è lungi. Vola vola la bicicletta:
«Amica! E non m'ha detta una parola sola!».

«Te ne duole?» – «Chi sa!» – «Fu taciturna, amore,
per te, come il Dolore...» – «O la Felicità!»

E seguitai l'amica, recando nell'ascesa
la triste che già pesa nostra catena antica.
Guido Gozzano

consigliata da giuseppe gianpaolo casarini


14 Giugno

Artisti
Poeti pittori o musicisti non sono artisti
se mancano di un filo sottile di pazzia,
se in corpo o in mente nella cervice strana non nascono
col gene di follia.

Un tale
volendo essere scultore si diede a fare cose
che nulla avevano di arte ma che illustri critici ebbero in contesa
chi n’era stato
lo scopritore primo delle stravaganze.

Al colmo della fama volle essere scultore e nello stesso tempo un essere normale artista noto
solo agli amici suoi ignoranti d’arte.

Rappresentò natura uomini e misfatti come la gente sua
li percepiva.

Cadde in disgrazia tra i critici saccenti ma ebbe in dono
la notorietà
tra gli esseri viventi che non hanno
grilli per la testa
per lo più ignoranti.

Furono in tanti
e l’ebbero d’esempio nelle loro arti.

Alcamo, 23.03.2016 ore 8,15.

Da SETTANTA QUATTRO
Marino Giannuzzo

Nel cuore ho la notte
e la mia stella ha paura del cielo.
Simone Magli

Io scrivo di me,
sono un io che è stato un noi,
un tu dolente,
un voi sconcertante,
un essi sconfinato
in un ritorno in me,
di male in bene.
Maria Attanasio

"Ho scritto"
Io ho scritto solo Amore
tra le pieghe storte del tuo cuore,
ho scritto persino Gioia
tra le spine strette della tua noia
ed ho scritto Felicità
su ogni muro sporco della tua città.
E mentre tu mi cercavi
nella stanca penombra della sera
eri Me, che poi trovavi
nelle pieghe dolci d'una preghiera.
E cercami ancora adesso
non importa come - sai, fa lo stesso -,
e nella tua fragilità
scoprirai la mia vera Umanità.
Non aspettar d'esser santo
per liberare al Cielo il tuo canto
amami ora, fallo adesso
e sii felice, senza permesso;
ti dono Amore e Libertà:
sì, la mia ricetta è tutta qua.

12.giugno.17
Ben Tartamo

Un fatto, una poesia
da: R.it
I pentastellati fuori dai ballottaggi nelle grandi città… Brucia la perdita di Mira, in Veneto, uno dei primi comuni conquistati dal M5S nel 2012...
All'indomani delle elezioni comunali il Movimento 5 Stelle deve fare i conti con un risultato deludente. I 5 Stelle, infatti, si ritrovano fuori dai ballottaggi delle città più grandi
Nel complesso, secondo i dati di YouTrend, il Movimento è al ballottaggio solo in otto comuni su 140 sopra i 15mila abitanti.


Magari sarà un caso…'N se po' ddì…
Però a Grì, pe mmo', basta così.


Co…troppo-grillo-in-testa…!...
L'hai visto…a avécce …"troppo grillo in testa" …?!
Mi' nonno lo diceva già da allora!
"Co troppi grilli nun se fa mai festa!"
Ed era vero…E è tanto vero ancora!

Pinocchio…è 'n'antra cosa: lui detesta
er grillo, e assai tarmente ce s'accòra…!
Ma…però…quello è na bestiola onesta…
Eppuro, aoh!...je spiaccica la testa!

Sto grillo qua, è invece un gran marpione
capace de ìncantà co…propio gnènte,
eppuro era, ed è, solo un burlone…

Però stavòrta…embeh…j'è ìta male...
Sarà che le perzone…sò più attente…
Ché nun pò èsse! Sempre! Carnovale!
Armando Bettozzi

L'uomo forte
Al mio amico Bettozzi che gli frega
se arriva uno con martello e sega?

Se poi da colpi in testa o suoi coglioni
lui a Ostia è steso sotto gli ombrelloni.

Tanto lo so che lui vuol l'uomo forte
vuole urlare d'accapo: “O Roma o morte”.

Ma anche lui ormai non ha vent'anni
e come me sarà pieno d'affanni.

A marciare non ci potrà più andare
e gli manca anche il fiato per urlare

e chi verrà, se vuole comandare,
coi soldi i conti dovrà poi sempre fare

perché non basta solo il manganello
senza lire manco più canta l'uccello.

E quello che tanti hanno tra i calzoni
da un pezzo sta dicendo le orazioni

e sperano sol che, volendo dio,
gli canti ancor per qualche rondinio

ma anche su questo è poca la speranza
perché ormai si gonfia sol la panza

che riempiamo di riso o maccheroni
perché dormienti sono ormai gli ormoni.

Per cui stammi a sentir, ormai di “Armando”
abbiamo il nome, il resto è “disarmando”.

(Donnas 12.2.2017 - 12,18)
Salvatore Armando Santoro

In piedi sotto una pioggia insistente
la testa protesa verso un cielo gravido
gli occhi chiusi, la mente svuotata
lascio scorrere sul viso
livide gocce di pioggia
mentre il nero dei capelli
e il nero di palpebre e labbra
cola in un'unica goccia pesta
che dal cielo scende e si confonde con me...

(15 aprile 2004)
Gaia Giacon

Padre del mare
Padre del mare,
sorseggi in silenzio,
cammini veloce,
ridendo e piangendo, pensando e sperando.

La luna sorride, parlando di vita,
sostando sinuosa accarezza il tuo sguardo
rapito dal fondo del nettare puro:
certezze per anni ora son solo fumo.

Il cappello ricopre il più alto lampione
e la notte raccoglie ore dopo ore
un brivido ch' abbraccia un ricordo lontano
mentre passeggi in silenzio accarezzando una mano.

Soltanto un secondo per sentirti più solo,
accompagnando un segreto rubato da un volo:
il risveglio è più tuo, padre del mare…
…dal sogno ricadi in un sogno più puro.
Dario Sanseverino

85. Tutto uno sbocciare
Tutto uno sbocciare
tenero verde
e una pletora di colori
per lo sguardo distratto,
s'acquistano i capretti
per la prossima Pasqua
e la semina nei campi
che è una scommessa sul clima,
il ciclo ricominciato
lontano dai ritmi
della costanza cittadina.

Da Diario poetico
Francesco Soldini

Tentennamenti

I
Sto raggiungendo quella leggerezza
che basta poco per gettarmi a terra:
appena un soffio, un alito di brezza
da far tremare un fiore in una serra…

se non mi sosterrà una tua … carezza …

II
Ora non vado più in cerca di allori:
mi basta un po’ di salvia, un rosmarino …
un insalata con due pomodori
e, stretto in mano, un bicchier di vino

però non troppo … già la mano trema…
e tu lo sai: non posso berlo tutto…
quel dessert che sai fare con la crema
e, forse, un’altra fetta di prosciutto …
Carlo Chionne

A mia nonna Liberata
e al suo mondo

Nonna, venivo a trovarti ad estate inoltrata,
il sole arroventava l'asfalto e il brecciolino lungo la strada,
ma dietro la casa, appena aperta la porta,
l'ombra tornava e il mio mondo di bambina
si apriva allo sguardo, che correva lungo il fiume fino alla collina.

C'era la chiesa col campanile e i rintocchi delle ore
e la Cartiera colle biciclette degli operai
attaccate ai ganci del soffitto dietro i rovi di more
e, al suono della sirena, tutti uscivano a frotte
in cerca di riposo e di un bicchiere di vino mesciato dalla botte.

Mi ricordo le pannocchie sulla brace,
i gamberi pescati nel fiume
e i piatti lavati nel ruscello e asciugati al sole
nel cesto di vimini coperto di tele.

E le sere d'estate sul viale, dal tramonto,
la gente passeggiva chiacchiereccia e tranquilla
e tu, seduta, fuori dal portone, guardavi curiosa
la nipotina che pian piano si perdeva tra la folla.

La Domenica, poi, si ravvivava come per incanto,
con gli zii che si incontravano da te, scherzando in allegria
e colmandoti il cuore di affetto e sentimento.

Mi ricordo il bricco col latte appena munto
lasciato all'alba fuori dal portone
e la donna che passava col carretto degli ortaggi
per offrire i suoi frutti che profumavano di fatica e sudore.

Poi penso a Giulia, ai nostri giochi, alle corse lungo i sentieri
e ai primi ragazzi che entravano nei nostri pensieri.

E sulla collina di San Sebastiano,
con negli occhi la valle e il fiume che scende,
seduta e rapita da tanta bellezza, ripenso a te nonna,
ai tuoi capelli neri intrecciati e raccolti,
alle tue parannanze quotidiane e a quella della Domenica,
alla cannata piena d'acqua che portavi sulla testa,
al morbido e candido lettone con le lenzuola ricamate,
ai profumi della tua cucina,
alla gioia di trovarci e alla nostalgia del ritorno da te, così minuta e forte.

Marzo 2004
Anna Maria Recchia

Rondini e api di fuoco in una Super Nova
rondini col becco di fuoco nel tunnel orizzonte il sangue in fiamme
monti insormontabili gli spazi tra noi notte di cera sotto la Luna
uragano il pensiero ci assorbe intenso diventiamo due piccole api
per tessere lunghi fili di miele sopra lo spazio del ti amo

seduto sopra una stella un piccolo angelo si ricuce le ali
sta imparando dalla dottrina di un libro perduto il senso dell’alma
mentre noi ci tuffiamo nel colore di una Super Nova col sogno
sperando che l’abbraccio in cui stretti duri oltre il per sempre

Da “Collaudo d’astri per Cerimonia degli Stormi
Jacqueline Miu
 


Poesia consigliata
-Leggi le altre-

L'aquilone
C'è qualcosa di nuovo oggi nel sole,
anzi d'antico: io vivo altrove, e sento
che sono intorno nate le viole.

Son nate nella selva del convento
dei cappuccini, tra le morte foglie
che al ceppo delle quercie agita il vento.

Si respira una dolce aria che scioglie
le dure zolle, e visita le chiese
di campagna, ch'erbose hanno le soglie:

un'aria d'altro luogo e d'altro mese
e d'altra vita: un'aria celestina
che regga molte bianche ali sospese...

sì, gli aquiloni! È questa una mattina
che non c'è scuola. Siamo usciti a schiera
tra le siepi di rovo e d'albaspina.

Le siepi erano brulle, irte; ma c'era
d'autunno ancora qualche mazzo rosso
di bacche, e qualche fior di primavera

bianco; e sui rami nudi il pettirosso
saltava, e la lucertola il capino
mostrava tra le foglie aspre del fosso.

Or siamo fermi: abbiamo in faccia Urbino
ventoso: ognuno manda da una balza
la sua cometa per il ciel turchino.

Ed ecco ondeggia, pencola, urta, sbalza,
risale, prende il vento; ecco pian piano
tra un lungo dei fanciulli urlo s'inalza.

S'inalza; e ruba il filo dalla mano,
come un fiore che fugga su lo stelo
esile, e vada a rifiorir lontano.

S'inalza; e i piedi trepidi e l'anelo
petto del bimbo e l'avida pupilla
e il viso e il cuore, porta tutto in cielo.

Più su, più su: già come un punto brilla
lassù lassù... Ma ecco una ventata
di sbieco, ecco uno strillo alto... - Chi strilla?

Sono le voci della camerata
mia: le conosco tutte all'improvviso,
una dolce, una acuta, una velata...

A uno a uno tutti vi ravviso,
o miei compagni! e te, sì, che abbandoni
su l'omero il pallor muto del viso.

Sì: dissi sopra te l'orazïoni,
e piansi: eppur, felice te che al vento
non vedesti cader che gli aquiloni!

Tu eri tutto bianco, io mi rammento.
solo avevi del rosso nei ginocchi,
per quel nostro pregar sul pavimento.

Oh! te felice che chiudesti gli occhi
persuaso, stringendoti sul cuore
il più caro dei tuoi cari balocchi!

Oh! dolcemente, so ben io, si muore
la sua stringendo fanciullezza al petto,
come i candidi suoi pètali un fiore

ancora in boccia! O morto giovinetto,
anch'io presto verrò sotto le zolle
là dove dormi placido e soletto...

Meglio venirci ansante, roseo, molle
di sudor, come dopo una gioconda
corsa di gara per salire un colle!

Meglio venirci con la testa bionda,
che poi che fredda giacque sul guanciale,
ti pettinò co' bei capelli a onda

tua madre... adagio, per non farti male.
Giovanni Pascoli

consigliata da giuseppe gianpaolo casarini


13 Giugno

A Michi
Corri Michele dietro al pallone
così felice, così spensierato
gioisci nel cuore e illumini il viso
di un intenso e lieve sorriso.

Con i compagni ti vedo lottare
correre in fondo, dribblare, smarcare
prendi la palla, la tocchi, la giri,
la poni alla punta che in porta la tiri.

Se non va dentro, ti arrabbi e ti scuoti,
subito indietro devi tornare
perché alla porta del tuo compagno
la tua difesa devi prestare.

Corri sul campo da cima a fondo
con i compagni sempre d'intorno,
pronti ad offrire in ogni momento
la loro tecnica e il loro talento.

Siete gioielli, siete ragazzi
tutti impegnati a costruire
con la tenacia e con la certezza
una vittoria che dovrà venire.

E' come la vita questo pallone
tu corri, ti impegni, ti affanni e gioisci
che la vittoria da conquistare
è sempre sudata, tu lo capisci?

Ma quando arriva è un frutto raro,
sugoso, splendente, da tener caro,
stringilo al cuore e tienilo stretto
quasi fosse un frutto benedetto.

E non crucciarti se non sempre arriva,
ma vola diritto verso la meta
con entusiasmo e senza rimpianti
dona te stesso e guarda sempre avanti.

Marzo 2003-mamma
Anna Maria Recchia   

Ardore
Ardore intimo mi prende quando di sabbia
dune lungo il mare rimembrando vado culle d’amore
di gioie infocate.

Forsennati moti tumultuosi impulsi univano all’unisono battiti di cuori spossati nella lotta inappagati.
Ricordi lontani rimembranze vane quando al tramonto giunto è il cammino.
Palpiti al cuore mandano i ricordi palpiti alle membra ponderati e quieti giungono ai sensi intimi d’un uomo provato da dolori.

Alcamo, G.M., 24.07.2016 ore 14,30.

Da SETTANTA QUATTRO
Marino Giannuzzo

Haiku
Piove sul bosco
scorrono le parole –
fruscio d’autunno.
Claudio Badalotti

Capisco, vecchi, la solitudine che vi fa stare all'ombra,
perché il sole è troppo caldo per un cuore stanco.
Rintanati nelle case, dalla seggiola di legno fate
capolino alla finestra. Con gli occhi semichiusi
e la mano tesa sulla fronte, sbirciate il parco,
dove giovani ignudi vi rammentano che l'ombra,
nasconde solo ciò che non si è vissuto.
Simone Magli

Al tuo cospetto
Al tuo cospetto
edifico un tempio,
ogni mattone
è una preghiera,
ogni preghiera
è un dono d'amore.
Sono scintilla di luce,
luce del tuo sguardo
che attraversa
le tenebre
e infonde coraggio.
Fondamenta del mio
essere ,
sorgente dell'anima,
sei respiro
nei miei polmoni
e battito
nel mio cuore,
svelami il segreto dei nomi
affinchè io possa
dartene uno.
Claudio Tedeschi

Farfalla
Guarda quella casa
è da lì che vieni
ricordi, dentro, il suo calore
avvolgente e materna culla
in cui si formò il tuo spirito
senti quella voce
pensavi di non aver mai
udito prima
e ti ha guidato su
vie mai percorse e ne
avevi perso la speranza
guarda quegli occhi
è te che cercano
finalmente è il tuo amore
che bramano, ora sei
nato per il mondo
e ora già devi andare, morto
perché non è più
la tua casa
la tua voce
e i tuoi occhi
solo, per un attimo, uno
sbatter d'ali hai volato
cadi nel nulla ad
attendere, per la vita, la vita.
Gian Luca Sechi

Ora sempre e mai
Di cielo e d'altri mondi
Son 'ora i miei rammenti dell'amore.
Arriva forte e scappa, nei mari di un mattino.
Ma non c'è riso e pianto
nell'indole crudele dei ricordi.
Di terra
e d'altri incanti
son' ora i vecchi istanti dell'amore.
Ritorna forte
e fugge e poi scompare,
nei venti evanescenti di una notte.
E manca pure il senso solare degli abbracci.
Dovunque io ti pensi
mio rancore e mia armonia, mi sfuggi sulla scia di una cometa,
veloce incontrollata al mio destino.
antonio sangervasio

ich hab heut mittag mein denken gesehen,
es war eine abgeweidete wiese mit buckeln.
wobei,
es könnten auch ausläufer bemooster
bergketten sein,
jener grünfilzige teppich, den rentiere fressen.
nein, einfach eine rege sich wölbende
landschaft jenseits
der baumgrenze, und sie war definitiv
geschoren.
die gedanken gingen leicht schwindelnd darüber
wie sichtbar gemachte luftströme, nein,
eigentlich vielmehr
wie eine flotte immaterieller hoovercrafts.
sie nutzten
die buckel als schanze.
Monika Rinck
oggi pomeriggio ho visto il mio pensiero,
era un prato pascolato con rilievi.
in certo senso,
potrebbe anche trattarsi di muscosi contrafforti
di catene montuose,
quel tappeto di verde infeltrito brucato dalle renne.
no, semplicemente un mosso paesaggio
ondulato al di là
del confine alberato, ed era completamente
rasato.
i pensieri vi vagavano sopra in leggera vertigine
come correnti d'aria rese visibili, no,
veramente molto di più
come una flotta d'immateriali aeroscafi.
usando
i rilievi come trampolino.
Monika Rinck   Traduzione di Nino Muzzi

Terra Madre
Ci sono fumi velenosi e lacrime
che pure sai, occhi che sembrano asciutti,
madri in guerra e padri dalle spalle
ogni giorno un po’ più curve,
e pane che deve essere caldo e buono,
e bambini che devono crescere al sole.
Il potere si nutre della fame di molti,
in pieno giorno il cielo si sporca di nero,
c’è chi passa e butta uno sguardo sfuggente
e chi occhi all’azzurro cerca di capire
il viaggio delle nuvole.
Maria Attanasio

L'uomo nero
Ne abbiamo noi visti invasori,
è lungo il nostro stivale,
al Sud li noti nel color della pelle
nel contrasto di visi e capelli.

Anche il Nord è largo e si presta
a passaggi nel tempo inusuali
orde barbare e vil mercenari,
ed i veneti son detti orientali.

Di invasioni ne abbiamo subite
tracce in corpo per sempre portiamo
chi negli occhi, chi in forma e in altezza,
peggio quelle che sono nel cuore.

Ma il color della pelle era uguale,
sempre bianco, confuso nel mucchio,
ora, invece, il colore si nota
ed il nero è un colore inusuale.

Il diverso ha sempre uno sguardo,
furtivo per non farti vedere,
c'è un rigetto che sale, impulsivo,
e che turba il tuo viver sereno.

Sì, il nero è davvero diverso
ed il buio fa paura ai bambini
di uomini neri han riempito l'inconscio,
le stanze del lor viver sereno.

(Donnas 13.2.2017 - 10,52)
Salvatore Armando Santoro

84. Quattro
La prima il mattatoio
continuo, ripetuto
fino alle società esauste
in un confronto numerico,
con strategie ubriache
della rivoluzione industriale.
La seconda le conseguenze
con la corsa delle scienze
e la più bassa umanità,
dalle folle inebriate
alle città distrutte.
La terza si dice fredda
col terrore nucleare
e pace e sperare
di spegnere alle periferie,
ma scoprendo il terrorismo.
La quarta arraffare
risorse e fanatismo
spazzando il prossimo
per stati inossidabili,
sulla strada del progresso
con l'impossibilità tattica
di scatenare il peggio
un secolo a gestire
l'umana ferocia,
non riusciamo a sconfiggere
buio ed odio.

Da Diario poetico
Francesco Soldini

iris nero
in questo paradiso di pietra con vene al neon sei l’unica stella
perché il vestito nero sei forse in lutto?
bellezza non cede all’Ade e resta nascosta in profumi
satellite totalmente ubriaco della tua luce il cuore
tu fata notturna cara all’ombra regina ai poeti
marchiati in carne col puro estro dal diavolo orgoglio
uccisi dall’amore per ogni cosa bella li porti a sofferenza

sei nelle mie occhiaie di ogni nuovo sogno specchio
testarda ala l’idea di quell’ignoto di cui preservi causa
curioso del tuo immortale dono murato alle tempeste
stanca forse d’avere i petali del buio Stige ancor più neri?

lucida da perla la tua pelle se lacrima la notte in rugiada
tu parli al mio essere semplicemente tacendo
rinasco muoio e rinasco ancora d’emozioni
mentre il tuo odore cometa torna alla mia mente

Da “La rosa dalla schiena nera
Jacqueline Miu

Certi accenti
Com’ è brutta la tormenta che nasconde
il suo sorriso, come’ è brutto
il temporale che confonde la sua voce.
Anche il tempo, quando indugia
nel suo umore, con le ombre della luna,
lo detesto più del buio.
Ma poi vedo il suo sguardo rinfrancarsi,
la sua bocca, dolce petalo vermiglio,
dipanarsi in un sorriso,
come un fiocco di nevischio in un ramo,
a primavera, ed allora mi ravvedo.
Non il vento, non il chiasso, non il sale
che si mescola al suo pianto
può cambiare, ne son certo, certi accenti
stampigliati,
nei miei carmi, con inchiostro profumato,
di verbena.
Antonio Scalas
 


Poesia consigliata
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Davanti San Guido
I cipressi che a Bólgheri alti e schietti
Van da San Guido in duplice filar,
Quasi in corsa giganti giovinetti
Mi balzarono incontro e mi guardâr.

Mi riconobbero, e - Ben torni omai -
Bisbigliaron vèr me co 'l capo chino -
Perché non scendi? perché non ristai?
Fresca è la sera e a te noto il cammino.

Oh si èditi a le nostre ombre odorate
Ove soffia dal mare il maestrale:
Ira non ti serbiam de le sassate
Tue d'una volta: oh, non facean già male!

Nidi portiamo ancor di rusignoli:
Deh perché fuggi rapido così?
Le passere la sera intreccian voli
A noi d'intorno ancora. Oh resta qui!-

- Bei cipressetti, cipressetti miei,
Fedeli amici d'un tempo migliore,
Oh di che cuor con voi mi resterei -
Guardando io rispondeva - oh di che cuore!

Ma, cipressetti miei, lasciatem'ire:
Or non è più quel tempo e quell'età.
Se voi sapeste!... via, non fo per dire,
Ma oggi sono una celebrità.

E so legger di greco e di latino,
E scrivo e scrivo, e ho molte altre virtù;
Non son più, cipressetti, un birichino,
E sassi in specie non ne tiro più.

E massime a le piante. - Un mormorio
Pe' dubitanti vertici ondeggiò,
E il dì cadente con un ghigno pio
Tra i verdi cupi roseo brillò.

Intesi allora che i cipressi e il sole
Una gentil pietade avean di me,
E presto il mormorio si fe' parole:
- Ben lo sappiamo: un pover uomo tu se'.

Ben lo sappiamo, e il vento ce lo disse
Che rapisce de gli uomini i sospir,
Come dentro al tuo petto eterne risse
Ardon che tu né sai né puoi lenir.

A le querce ed a noi qui puoi contare
L'umana tua tristezza e il vostro duol;
Vedi come pacato e azzurro è il mare,
Come ridente a lui discende il sol!

E come questo occaso è pien di voli,
Com'è allegro de' passeri il garrire!
A notte canteranno i rusignoli:
Rimanti, e i rei fantasmi oh non seguire;

I rei fantasmi che da' fondi neri
De i cuor vostri battuti dal pensier
Guizzan come da i vostri cimiteri
Putride fiamme innanzi al passegger.

Rimanti; e noi, dimani, a mezzo il giorno,
Che de le grandi querce a l'ombra stan
Ammusando i cavalli e intorno intorno
Tutto è silenzio ne l'ardente pian,

Ti canteremo noi cipressi i cori
Che vanno eterni fra la terra e il cielo:
Da quegli olmi le ninfe usciran fuori
Te ventilando co 'l lor bianco velo;

E Pan l'eterno che su l'erme alture
A quell'ora e ne i pian solingo va
Il dissidio, o mortal, de le tue cure
Ne la diva armonia sommergerà. -

Ed io - Lontano, oltre Appennin, m'aspetta
La Tittì - rispondea -; lasciatem'ire.
è la Tittì come una passeretta,
Ma non ha penne per il suo vestire.

E mangia altro che bacche di cipresso;
Né io sono per anche un manzoniano
Che tiri quattro paghe per il lesso.
Addio, cipressi! addio, dolce mio piano! -

- Che vuoi che diciam dunque al cimitero
Dove la nonna tua sepolta sta? -
E fuggìano, e pareano un corteo nero
Che brontolando in fretta in fretta va.

Di cima al poggio allor, dal cimitero,
Giù de' cipressi per la verde via,
Alta, solenne, vestita di nero
Parvemi riveder nonna Lucia:

La signora Lucia, da la cui bocca,
Tra l'ondeggiar de i candidi capelli,
La favella toscana, ch'è sì sciocca
Nel manzonismo de gli stenterelli,

Canora discendea, co 'l mesto accento
De la Versilia che nel cuor mi sta,
Come da un sirventese del trecento,
Piena di forza e di soavità.

O nonna, o nonna! deh com'era bella
Quand'ero bimbo! ditemela ancor,
Ditela a quest'uom savio la novella
Di lei che cerca il suo perduto amor!

- Sette paia di scarpe ho consumate
Di tutto ferro per te ritrovare:
Sette verghe di ferro ho logorate
Per appoggiarmi nel fatale andare:

Sette fiasche di lacrime ho colmate,
Sette lunghi anni, di lacrime amare:
Tu dormi a le mie grida disperate,
E il gallo canta, e non ti vuoi svegliare. -

Deh come bella, o nonna, e come vera
è la novella ancor! Proprio così.
E quello che cercai mattina e sera
Tanti e tanti anni in vano,è forse qui,

Sotto questi cipressi, ove non spero,
Ove non penso di posarmi più:
Forse, nonna,è nel vostro cimitero
Tra quegli altri cipressi ermo là su.

Ansimando fuggìa la vaporiera
Mentr'io così piangeva entro il mio cuore;
E di polledri una leggiadra schiera
Annitrendo correa lieta al rumore.

Ma un asin bigio, rosicchiando un cardo
Rosso e turchino, non si scomodò:
Tutto quel chiasso ei non degnò d'un guardo
E a brucar serio e lento seguitò.
Giosuè Carducci

La poesia prende spunto da un viaggio in treno compiuto dallo stesso Carducci per tornare a Bologna.
Durante il percorso, nel cuore della Maremma toscana, il poeta ricorda i luoghi dell'infanzia,
  con i cipressi alti e superbi che da Bolgheri vanno a San Guido in doppia fila.

I momenti dell'infanzia, ricordati dalla visione dei cipressi e, per ultimo, dall'immagine di Nonna Lucia,
si contrappongono al viaggio del poeta verso Bologna, dove l'aspetta la Tittì, la sua cara bambina

consigliata da giuseppe gianpaolo casarini


12 Giugno

83. Dodici lustri
Dodici lustri
di costruzione europea
a Roma per dar lustro
alla comune assemblea,
la continentale casa
in fase problematica
nella maretta politica
nella stagnazione epocale,
ma è concreta implementale
l'integrazione degli stati
e popoli con ideali
di pacifica libertà.

Da Diario poetico
Francesco Soldini

Angela
Sulla tua fronte solchi d’aratro aprono l’anima
spaccano il tuo cuore.

Ferite antiche mai rimarginate.

Ricordi lontani dolori laceranti spine e travagli del passato.

Compagna di viali in case di salute dette manicomi ove costretti
spiriti sani eccellenti e puri vissero malati
col desiderio vivo
di conquistare presto il blu dei cieli.

Alcamo, G.M., 13.09.2015 ore 13,15.

Da SETTANTA QUATTRO
Marino Giannuzzo

Un fatto, una poesia
Corriere della Sera
Milano, 5 Giugno 2017
La Cassazione: "Riina è malato, ha diritto a una morte dignitosa".
La Suprema corte apre al differimento della pena per il boss mafioso: "Tribunale sorveglianza riesamini la richiesta di scarcerazione"
Un detenuto anziano e malato, forse in procinto di lasciare questa terra per cause naturali che non hanno nulla a che fare con il carcere di massima sicurezza in cui è rinchiuso, ha comunque il "diritto di morire dignitosamente". Anche se si chiama Totò Riina…
Per queste ragioni la prima sezione penale della Corte di Cassazione ha accolto… Una decisione fondata su principi sanciti dalla Costituzione e dalla Convenzione europea dei diritti umani, ma che suscita scalpore per il nome del detenuto...


Ma cos'è: smania di salire agli onori degli altari, o più semplicemente, della cronaca? Ma di che Giustizia si va sempre parlando…? Sarebbe questa? Quella di aver pietà di - meglio evitare la parola "uomo" - una belva feroce? Non basta - una per tutte - quel povero bambino squagliato nell'acido…Basta…O no?! È solo questione del tanto tempo ormai passato? "Simm' 'e Napule, paisà…Scurdammoce 'o passato!"…? Come stanno affermando gl'illuminati? Quelli, cioè, sempre tanto "buoni" e propensi a tutto…ma non per i malati che giacciono, o muoiono come cani negli ospedali e altrove? Perché non cominciano a darsela loro, una dignità?! Le cure per…il boia? Perfino amorose? Sì!…ma in galera!


Che cazza…azione!
Che gran persona, sempre, quel Riina,
generoso e buono!…E meticoloso
nel dar supplizi a gente, poverina,
pel suo disegno mafio-criminoso!

L'eccellenza, nel campo dell'orrore!
Riconosciuta in tutto quanto il mondo
legando il nome Italia al disonore
d'un assassino il più spietato e immondo!

Coi diciannove ergastoli pendenti
sul capoccione - ch'è un suo connotato
oltre al muso di porco - ai…suoi morenti
mai di pietà un briciolo ha donato.

Per tutto questo, ora, giustamente,
siccome s'è ammalato, ed ha paura,
mosso da "pietas" , tanto civilmente,
co' un senso di giustizia…spazzatura

c'è chi scordare vuol, con…cazza azione
per ben curarlo in casa, e no in galera:
la nostra legge e la sua Cassazione
che in tutti noi, o quasi, una preghiera

dal cuor ci tira fuori e dalla mente:
"Riserva per te, o dio, questo diritto,
di perdonar, se vuoi, chi bestialmente
nel viver suo enormi pene ha inflitto!"

Togati, che volete dimostrare?
La dignità…? Badate a quella di persone
che offendete a oltranza con quel fare…!!...
State coi rei, o le persone bene?
Armando Bettozzi

"Attraverso noi"
(canzone)

Sento il vento che , soffia e no , non si ferma mai
come gocce di pioggia che scendono su noi .
Occhi su nel Ciel , sono le stelle stasera ,
mani d'angeli le foglie : canti e preghiera .

Nulla potrà cambiare mai il mondo attorno a noi
nulla mai , se non l'Amore vero fra di noi .

L' Universo poi , respira anche attraverso noi ,
respira in ogni gesto d'Amore , più che mai .
Alza le braccia fiacche e su , danza assieme a noi .

Nulla potrà cambiare mai il mondo attorno a noi
nulla mai, se non l'Amore vero fra di noi .

11maggio17
Ben Tartamo

Tenue
Perdermi tra i pensieri,
come in un campo incolto
al principio d'inverno,
smarrita cognizione e volontà.
Bozzolo di farfalla che manterrà
le ali chiuse, nell'attesa perenne
di librare un volo colorato,
nell'eternità di pochi giorni,
sono i miei sogni,
rappresi al tuo sguardo.
Sono in attesa,
come un sasso coperto di neve,
prego il sole di mandarmi
un fiore accanto,
che appaia dal coriaceo terreno
nei pressi del cuore
e un raggio verso il tuo sorriso,
come un riflesso
del bene che sento per te.
Antonio Alvaro

S'accartoccia la foglia
Rossa
s'accartoccia
la foglia.
Passa,
si sconcia,
e il ramo spoglia.

Guardo
al davanzale
il mondo presso.
Tardo
m'assale
un sentir oppresso.

Il tempo
piovoso
e di nebbia.
M'attempo,
e uggioso
m'affibbia.

Al tepore
d'un caldo camino
estivi ricordi
accendono il cuore
con te vicino
che ti raccordi.

Il vento
a raffiche spazza
tutte le foglie,
m'ancor io sento
che non spezza
le mie voglie.
Tasca Emilio

speranza
guardami ancora,segui i miei sogni
non mi lasciare,potrei morire..
col tuo permesso vorrei volare
dammi le ali per cominciare.
andrea sbarra

Ancor ti voglio
Ansante ti vorrei mentre ti spoglio
quel tuo goder selvaggio di puttana
che devo dirti ancor? Che vuoi ch'io dica?
Che mi sei ancora dentro e che ti voglio?

Ed a pensare a te sempre m'imbroglio
mi batti ai punti, in libertà tu eccelli
quel tuo piacer mi invoglia, mi sublima
goder con te avvinto su uno scoglio.

Laida ti vorrei e ancor rivoglio
sentire quei tuoi seni passionali
in mente scorro le tue gambe aperte
e appunto i miei piacer su questo foglio.

D'averti avuta fu per me un orgoglio
se ti denudi ancora, ancor ti voglio.

(Donnas 19.5.2016 - 01,07)
Salvatore Armando Santoro


Voglia di libertà
Ho urlato al vento la parola libertà.
L'ho pregato di spezzare le catene,
di farmi uscire dalla gabbia dorata
che mi teneva prigioniera.

Ma poi la terribile realtà mi e' apparsa
ed ho avvertito un senso di vuoto,
un nodo alla gola e una morsa allo stomaco.

No non ero ancora pronta,
avevo ancora bisogno dell'albero
che fino ad oggi mi aveva protetto.
E quello stesso vento
mi sollevò da terra
riportandomi sul mio ramo.
Sandra Greggio

Poesia…”scrivo per l’anima di tutti”
Bel poetare quello che emerge
dall’animo di chi scrive col cuore:
poesie scritte come messaggio
e i messaggi per gli altri
son sempre pochi
nella vita di oggi,
una missione dunque
per chi usa il cuore
la missione di far star bene gli altri
e anche se stesso.
laura toffoli

la proprietà straordinaria di modellare nuvole
vivo nella pancia di una balena d’inchiostro da quando son nato
my soulmate is an extraordinary paper ghost - a Muse
da piccolo volevo fare il guardia Faro di qualche isola vicina alle tempeste
ma i fari moderni non hanno più bisogno della cura umana
col tempo ho allenato la mente e sono diventato un ninja della parola
sono fondatore di un club “Collezionisti di nuvole”
mi occupo di modellismo costruzioni
navi fantasma per mari senza fondale
che si alzano sulle onde fino allo spazio con reti pronte
per le stelle
al posto del midollo spinale mi tiene in piedi l’oro dei morti
una causa per tutti gli ideali per l’onore per l’ignoto
sono la conseguenza temporale del me di un futuro migliore
tornato indietro per trawling di poeti con la cui legione venerare Musa

ho la straordinaria proprietà di modellare le nuvole
una versatilità verso quello che si mostra improbabile
mi venera la costanza dell’approdo all’inconsistenza
ben nutrita dal destino che lega con invisibili leggi tutti i grandi

Da “Collaudo d’astri per Cerimonia degli Stormi
Jacqueline Miu
 


Poesia consigliata
-Leggi le altre-

Traversando la Maremma Toscana
Dolce paese, onde portai conforme
l’abito fiero e lo sdegnoso canto
e il petto ov’odio e amor mai non s’addorme,
pur ti riveggo, e il cor mi balza in tanto.

Ben riconosco in te le usate forme
con gli occhi incerti tra ’l sorriso e il pianto,
e in quelle seguo de’ miei sogni l’orme
erranti dietro il giovenile incanto.

Oh, quel che amai, quel che sognai, fu in vano;
e sempre corsi, e mai non giunsi il fine;
e dimani cadrò. Ma di lontano

pace dicono al cuor le tue colline
con le nebbie sfumanti e il verde piano
ridente ne le pioggie mattutine.
Giosuè Carducci

consigliata da giuseppe gianpaolo casarini

 

10-11 Giugno

Vorrei abbracciarti e piangere
Prendo per mano il vento di ricordi
e trascorro coi sogni
le melodie perdute,
affiora dai riflessi delle sere
il tuo sapore magico
sulla riva del mare mentre ascolto
lo sciabordio dell’onda che mi sfiora,
guizzi di luna bagnano la riva
attutiscono agli occhi la distanza
dell’effetto di baci che mi prende
e allungano il piede all’altro lato
come gocce mielate d’altri tempi,
il cellulare complice mi guarda
trovo un numero vecchio…
percepisco le corde della voce
la scintilla riaccende toni dolci
come ali volteggiano nel cielo
ed imprimono al cuore il desiderio
di rivedere il tempo,
il silenzio che osserva alza la voce
e spicca il volo contro versi antichi
suonano come un grido le parole
arrampicate al muro
”vorrei abbracciarti e piangere”
si buttano col pianto
tra foglie secche e fiori inariditi
dove sono cambiate le stagioni.
Giuseppe Stracuzzi

82. Un presente
Un brutto raffreddore
con la testa intasata
e dal naso a flutti
il fastidio indolore,
i polmoni in affanno
pagano le sigarette
e pensando alla salute
solo assaltato dal virus:
un presente dalla primavera.

Da Diario poetico
Francesco Soldini

Amore
Col vento e con la pioggia col gelo e con la neve
alta alle ginocchia
col sole in primavera col fuoco dell’estate correndo in bicicletta ti ho voluto bene.

Sul seno tuo fiorente florido e attraente m’hai stretto
come in una morsa nella notte buia divenuta giorno.

Amor d’amante
è stato l’amor tuo amor d’amante
è stato l’amor mio amore libero
amore senza inganno.

Alcamo, 19.11.2016 ore 08,15.

Da SETTANTA QUATTRO
Marino Giannuzzo

Chi 'n capisce…Chi nun sa…
C'è chi 'n capisce de 'n capì…ma inzegna
C'è chi 'n capisce proprio…Ché…c'è nato…
Ma er peggio è chi 'n capisce e sta ar senato,
e è ggènte strapagata, la più indegna.

C'è chi nun sa 'na mazza e… spiega tutto;
se crede 'n padreterno…E è 'n pòro scemo.
Ma puro noàntri, a vòrte, 'n distinguémo,
facènnoce, così, fregà de brutto.

C'è chi 'n capisce…e a vòrte è puro mèjo:
così 'n se sente cresce…er bòzzo in fronte…
C'è chi capisce troppo…e ggiù da 'n ponte,
lo bùtteno, ché guai! chi è troppo svéjo!

C'è chi nun dice 'n cacchio ner discôre,
ma a certi je sta bbène e je conviene.
Ché più sa incasinàcce e più je viene
un quarchecosa…a llui e ar su' gestore.

Evviva chi sa ddì che nu' è 'n saputo,
ché questo è già 'n bòn segno d'onestà.
Ch'è quer che manca a chi, a sta società
la vò tiené incollata co no sputo.
Armando Bettozzi

Quel timor di Dio che mi resta
Torno a credere d’essere stato
ancor prima delle sensazioni,
torno a credere di permanere
nel sempre, con l’ausilio dei doni
che hanno dato senso alla mia vita.

La sapienza, spiritualità
del principio di tutte le cose
nel timore di avere coscienza
dell’intelletto, la conoscenza
di ciò che pensano le persone.

Il dare consiglio di salvezza
e di felicità ai nostri amici
con la virtù di quella fortezza
che ci fa resistere alla moda
della convenienza personale.

La scienza per ammirare tutto
ciò che mi circonda di natura
lodando l’esistenza con pace,
godimento, gioia e la soavità
dell’anima, luce di pietà

nella preghiera di adorazione.
Nel vedere tanta meraviglia
ancor di più mi conforta il credere
che il principio della mia sapienza
sia il timore di Dio che mi resta.

( I doni dello S.S.)
Claudio Badalotti

"Tra cielo e mare"
Baciami amore,
di mille baci
saziami ancora.
Verrà la sera
e, tra le ciglia,
sarà il sole
a scomparire.
Tu sole sarai
e cielo e mare,
tra queste braccia.

08.mag.17
Ben Tartamo

Luglio
-Le foglie diventano adulte
sgomitano per aliti e sole
-l'erba secca nausea di greggi
-i torrenti lanciano fili a pozzanghere
spezzati da ciottoli roventi
-i fucili censiscono uccelli
-i segugi con la lingua a misura di calura
-i fiori si danno il cambio alla mostra

Le donne con pelle dorata
ricche e povere
finalmente vestite da unico stilista
nel mare atelier

Luglio, una sala d'attesa
dove i bambini contano all'indietro
e i turisti spulciano i treni
e pensieri pesanti al ritorno

Da:Quando Gli Alberi Si Rifiutano Di Ospitare Le Foglie
Michael Santhers

Tra spazi dell'infanzia
Occhi assopiti scarico il pensiero
irraggio col ricordo l'orizzonte
la nebbia lascio persistente spessa
stagione morta spoglia della vita
il vento m'accompagna in volo
in luoghi senza tempo
il colle dove luce aprii
sovrasta la vallata
disteso il fiume scorre
lontano sguardo specchia
il cielo blu nel mare
tra spazi dell'infanzia
Rosino Maranesi

Plutone
Se anche la terra si ricoprisse di ghiaccio
o di lava incandescente
o il livello del mare s'alzasse
fino a ricoprire i monti
o un deserto di sabbia
sommergesse ogni filo d'erba
tu continueresti a brillare
di luce propria
e mille pianeti
ti danzerebbero intorno
e del più lontano di loro
vorrei essere un minuscolo satellite
che dal freddo della sua esistenza
attende ogni volta
247 anni e 7 giorni
prima di scendere dal trono
del suo malinconico regno
e godersi uno zampillo di luce
a quattro miliardi di chilometri
e quattrocentocinquantatremilioni
appena il tempo d'assaporare
quella dolce ispirazione
che tiene compagnia
sino alla prossima rivoluzione.
Enrico Galavotti

L' addio
Amore è giunta l'ora dell' addio
in questo mondo corrotto
e colmo d’ insane ipocrisie
i miei occhi son stanchi di
vedere in di te
una triste realtà
lontana dalla verità
Ascolto il mio cuore
che di te dice tanto
così la mente superiore
consiglia in me un pianto
ti vedo come ciò che non sei
mi chiedo il perché
Giro attorno alla sfera
delle cause
e immetto là
anche le
mie oscure colpe
poi dal silenzio profondo
un urlo interrompe
l 'azione della mente,
urla l’anima!!
urla l’anima!!
mi ricorda
sbagliamo!
soffriamo!
anche per amore.
Marco Lai

Missioni
Dovevi fare il prete figlio mio
ogni giorno ci fai filosofia
se ti metti la stuoia e i paramenti
tanti ne fai entrare in abbazia.

Scrivi come un buon padre d famiglia
ma poi leggo in qualche tuo commento
(ma a te nessuno giusto ti consiglia?)
che non tieni un buon comportamento.

Parli di moglie e di gran fedeltà,
e questo anche per me sarebbe un vanto,
poi dici che 'nzuppetti qua e là
da quel che leggo non mi sembri un santo.

Sei tanto ricco di contraddizioni,
scrivi del rispetto per le donne
ma dopo leggo che ne hai sbattute tante
straniere e non, spogliate o senza gonne.

Ma imperterrito continui a predicare
a leggerti sei pieno di virtù
nei fatti ti descrivi in mondo orrendo
e non ti batte neppure belzebù.

A veder la tua foto, santo cielo,
chiunque si mettesse nei tuoi panni
dovrebbe camuffarsi con un velo
non dirmi che somigli a un Don Giovanni,

perché, e scusami se sarò sincero,
se appari per la strada in piena notte
mi fai scappare il gatto bianco e nero,
e impaurire finanche le mignotte.

Perciò cerca d'esser più modesto
deponi in un armadio i paramenti
ma non pensarci fallo in fretta e lesto,
confessati e poi prendi i sacramenti.

(Donnas 1.5.2016 - 22,32)
Salvatore Armando Santoro


cura dell’invisibilità per postumi da eccesso di volo
in un mondo ubriaco di leggerezza il peso dell’anima ha un nome
che solo i poeti
i vagabondi e i sognatori ricordano
io no
io non lo conosco
però so curare l’intolleranza di molti
alle nuvole
al nero tempesta
ai fulmini
alla pioggia
sono sempre stata una bimba vivace
parlavo ai mattoni _ accrescendo
loro la capacità di ascolto e io il bagaglio di sinonimi
sono rimasta caotica coi sensi sviluppati in senso opposto alle mode
fiuto il bello nel fango e derido le massime
uso l’invisibilità quando smetto di volare col cuore
viaggio con l’ombra
mascherata da particella elementare di una umanità confusa
mi diverto
coi giochi di prestigio per menti prese a brillare in uno spazio buio
senza spettatori
e coltivo speranze in vasi di fiori al sole del terrazzo
oggi
parlo ancora ai mattoni
ma nel mio immaginario abitato da straordinari fantasmi
ho imparato a scrivere poemi quando loro stanno nella mia mano
e ascolto la musica dei tasti accrescere di gioia
per ogni verso finito
per ogni libro conquistato
per ogni sofferenza
uso la cura dell’invisibilità quando la febbre d’ignoto
mi rende incompresa agli uomini
e cammino aliena distratta in attesa di pioggia
per ballare l’assurdo di una piccola vita che brilla in certi attimi ma solo
agli occhi di chi è speciale

Da “Collaudo d’astri per Cerimonia degli Stormi
Jacqueline Miu

Il mio vento
Liberava al cielo
l'aquilone colorato
carico dei sogni
che avevo da bambino,
giocava sul mio prato
a fare le capriole,
asciugava le lacrime
dei miei giorni neri,
cacciava via i pensieri
delle notti più tristi
allontanava le nuvole
delle mie debolezze

mi è sempre stato amico il vento

ora aiuta ogni passo
del mio debole corpo
nel tratto più ripido
che porta verso casa
poi muove alla mia sposa
i suoi capelli biondi
per mostrarmi tutta intera
la bellezza dei suoi anni,
si ferma assieme a noi
per riposare un momento
poi riprende la sua corsa
vuol tornare ad esser vento.
Salvatore Cutrupi

Vita per vita
Geme l’aria nel sentiero notturno
che conduce alla torre,
e lei respira fiera
sopra la rupe
dove segni di tempi ormai remoti
incisi sono da coraggiosi uomini,
e sulle sue pietre c’è sempre la solita
e perenne edera che non conosce
linea di confine, la cinta muraria
di quel luogo ora mesto
ove il rosso sangue
era fiume del fossato
quando gli animi s’accendevano
di sanguinoso astio
per aver tra le dita
un pugno di terra
che credevano prezioso più dell’oro
per far crescere la vita…

silenzioso ora è quel luogo
che io percorro
e lo illumino col lumino
del mio acceso sguardo
mentre la luna dall’alto
la lascio sentinella
per le notti che verranno…
…”salute a te, o torre antica
che testimone sei del tuo valore
e dai coraggio a chi sulla via
ogni tanto lo perde e si dispera…”
laura toffoli
 


Poesia consigliata
-Leggi le altre-

A Luigia Pallavicini caduta da cavallo
I balsami beati
Per te Grazie apprestino,
Per te i lini odorati
Che a Citerea porgeano
Quando profano spino 5
Le punse il piè divino,

Quel dì che insana empiea
Il sacro Ida di gemiti,
E col crine tergea
E bagnava di lacrime 10
Il sanguinoso petto
Al Ciprio giovinetto.

Or te piangon gli amori,
Te fra le dive Liguri
Regina e diva! e fiori 15
Votivi all’ara portano
D’onde il grand’arco suona
Del figlio di Latona.

E te chiama la danza
Ove l’aure portavano 20
Insolita fragranza,
Allor che a’ nodi indocile
La chioma al roseo braccio
Ti fu gentile impaccio.

Tal nel lavacro immersa, 25
Che fior, dall’Eliconio
Clivo cadendo, versa,
Palla dall’elmo i liberi
Crin su la man che gronda
Contien fuori dell’onda. 30

Armonïosi accenti
Dal tuo labbro volavano,
E dagli occhi ridenti
Traluceano di Venere
 I disdegni e le paci, 35
La speme, il pianto e i baci.

Deh! perchè hai le gentili
Forme e l’ingegno docile
Vôlto a studi virili?
Perchè non dell’Aonie 40
Seguivi, incauta, l’arte,
Ma i ludi aspri di Marte?

Invan presaghi i venti
Il polveroso agghiacciano
 Petto e le reni ardenti 45
Dell’inquïeto alipede,
Ed irritante il morso
Accresce impeto al corso.

Ardon gli sguardi, fuma
 La bocca, agita l’ardua 50
Testa, vola la spuma,
Ed i manti volubili
Lorda, e l’incerto freno,
Ed il candido seno;

E il sudor piove, e i crini 55
Sul collo irti svolazzano,
Suonan gli antri marini
Allo incalzato scalpito
Della zampa che caccia
Polve e sassi in sua traccia. 60

Già dal lito si slancia
Sordo ai clamori e al fremito;
Già già fino alla pancia
Nuota . . . e ingorde si gonfiano
Non più memori l’acque 65
Che una Dea da lor nacque:

Se non che il Re dell’onde,
Dolente ancor d’Ippolito,
Surse per le profonde
Vie dal Tirreno talamo, 70
E respinse il furente
Col cenno onnipotente.

Quel dal flutto arretrosse
Ricalcitrando, e, orribile!
Sovra l’anche rizzosse; 75
Scuote l’arcion, te misera
Su la pietrosa riva
Strascinando mal viva.

Pera chi osò primiero
Discortese commettere 80
A infedele corsiero
L’agil fianco femineo,
E aprì con rio consiglio
Nuovo a beltà periglio!

Chè or non vedrei le rose 85
 Del tuo volto sì languide;
Non le luci amorose
Spïar ne’ guardi medici
Speranza lusinghiera
Della beltà primiera. 90

Di Cintia il cocchio aurato
Le cerve un dì traéno,
Ma al ferino ululato
Per terrore insanirono,
E dalla rupe etnea 95
Precipitâr la Dea.

Gioìan d’invido riso
Le abitatrici olimpie,
Perchè l’eterno viso,
Silenzïoso e pallido, 100
Cinto apparìa d’un velo
Ai conviti del cielo;

Ma ben piansero il giorno
Che dalle danze efesie
Lieta facea ritorno 105
Fra le devote vergini,
E al ciel salìa più bella
Di Febo la sorella.
Ugo Foscolo - Le odi I (1803)

consigliata da giuseppe gianpaolo casarini


9 Giugno

Come un viandante
Come un viandante vorrei rivisitare
le spiagge della vita mia passata
tornare ragazzino e rinverdire
tutti i pensieri in foto trasformare.

Rivedermi vorrei in un filmato
coi pantaloni corti e la maglietta
le mie risate ancora riascoltare
guardarmi come un tempo sono stato.

E rinfrescarmi all'acqua d'una fonte
dove accaldato avevo un dì bevuto
il viso d'acqua chiara accarezzare
il sudor cancellare dalla fronte.

Su un prato incontrar vorrei un alieno
che mi dicesse posso accontentarti
guardati in questo film che ho registrato
dal mio pianeta quando eri sereno.

E rivedere un mondo immacolato
l'ingenuità, il viso mio pulito,
l'animo lindo, sempre credulone,
il mare azzurro e il borgo colorato

di fiori e panni appesi tra i balconi,
le strade bianche senza confusione
con bimbi urlanti scalzi ed affamati,
un mondo senza neri sui barconi.

Quell'innocenza che ci completava,
quella voglia soltanto di giocare
da mane a sera, senza la malizia
che il confessore ci sollecitava,

che spronava le prime trasgressioni,
al mondo del peccato poi ci apriva
sollecitando il male sconosciuto:
sono state istruttive le lezioni!

Ed era quello il semplice passaggio
per entrare in un mondo tutto nuovo,
la gioia ed il soffrire per amore
e fu davvero fertile il messaggio.

Scorre il filmato con dei visi amici
quelli più cari e quelli dei parenti
il mondo che si evolve ed i rumori
le prime moto, le sgangherate bici.

E poi gli addii, i baci e la partenza,
la nostra vita ch'è cambiata in meglio
ma stranamente il mondo del filmato
triste risveglia tanta sofferenza.

(Donnas 19.5.2016 - 11,05)
Salvatore Armando Santoro

L’onda di rimpianti
Il volo di un momento
volteggia tra miei passi
quando corro
sospeso nei pensieri,
si posa la sera sul cuscino
mi ripete il suo verso,
se mi affanno a soccorrerlo
inventando una luce mi ritrovo
soffocato dal buio,
l'ultimo tentativo di soccorso
del momento sospeso alle parole
scandite da un filo di voce
rigata di pianto
forse anche per qualche malinteso
legato a un qualche dubbio
rimase muto
a lento naufragare dell’amore…
ora nei dormiveglia delle sere
sento più forte l’onda di rimpianti
perciò passo le notti
con te nel cuore
e labirinti incerti dietro i vetri
dove non posso prenderti la mano.
Giuseppe Stracuzzi

81. La giornata dell'acqua
La giornata dell'acqua
sempre più rara
sempre più caro
bere potabile,
eppure ho provato
bottiglie desalinizzate
ed è una normalità
inventarsi le fonti,
ma con il pianeta che cambia
a milioni con la sete
ad annunciare drammi
quando tutto è secco
e con l'estremo opposto.

Da Diario poetico
Francesco Soldini

Alloro
L’albero d’alloro sempre verde
dal vento e dalla pioggia fu spogliato.

Nudi i rami
sparse son le foglie ma lo rivestirà
in verde primavera.

Alcamo, G. M., 29.08.2014 ore 23,45.

Da SETTANTA QUATTRO
Marino Giannuzzo

Intorno ai vent'anni
Avevo messo un segno
ma non so più per ricordare
chi o cosa,
forse un amore
o una bestemmia a mezza voce,
forse la parola” guaglione”
che tanto mi piace,
o quella pagina di un libro
che narra dell’estate,
la stessa estate di ore a camminare
senza un posto dove andare
mettere un piede dietro l’altro
a fare passi.
Maria Attanasio

Povero popolo dell'arte e della poesia…in mano agli stregoni.

Quante se ne son dovute sentire, nel volgere di poco tempo…! Anche da grandi poeti e specie da critici…Guai allungarsi con le poesie: "Sintesi!", raccomandavano.
La metrica è del passato…è rancida…La moda impone il verso libero...E adesso ritornano in auge quelle lunghe…adatte alla poesia racconto, che attualmente, dicono, sta facendo tendenza…C'è anche - invece - chi predica e benedice la metrica (ben fatta). Che diranno domani?...Ma per piacere…


Com'ha da èsse
(critichi, criticàteve da pe vvoi!)

Sò buffi…e strani…sti…<movimentisti>
che smòveno…smucìneno a 'gni costo
quarsìa cosa pe ddàje a ognuna un…posto
godènno ner vedé si quanti cristi

se sanno portà appresso nfra l'artisti,
e li povèti…E quanto poco aròsto
ma tanto fumo - a ffà, uno è disposto
p'èsse der giro, e nno nfra li…marvìsti.

Così viè fòri…l'arte de la merda…
E che - però - pe quelli fa…tendenza:
quarcòsa che resista e 'n se disperda!

"Poeti! La poesia ha dà èsse corta…
cioè sintesi!...".. Ma poi, pe ffà…stranenza:
"Mò rivà lunga!..." E quella corta…è morta!

La metrica…se deve d'anniscônne…
"La povesia - te fanno - è libbertà!..".
Pe l'appunto!...S'annàssero a curà
co quer ciarvèllo che je se sconfônne!
Armando Bettozzi

Ora
Quando ti sei accorto
che le viti fan grappoli
e l'ulivo olive e dal seme
nasce una pianta?
Quando hai capito
che puoi dare e
decapitare vite?
Quando hai sentito
tremiti a sfiorare i sassi
e a respirare corpo
come un frutto?
Ora sei terra
rossa ,gialla e
nera rigata di
di silenzi che
durano nella
lunga notte.
Tinti Baldini

Illusione
Dal greppo della mente scende il fiume
tra ciottoli azzurri ed argini scuri.
Si stacca un'idea dall'acque agitate,
piroetta nell'aria ferma del tramonto,

pare farfalla su pozza di sangue
E' lei, la confidente, l'illusione.

Ancora in lei smarrito tra la luce
Gramigna cresce nell'animo stanco,
baco tra i pensieri disegna tele,
luci squillano nell'arsa penombra,
smarrito cerco l'approdo marino.
Un faro illumina: è solo illusione.
Luigi Panzardi

Monotonia
del tempo che scorre
nell'immobilità
degli attimi vissuti.
Corrono i desideri
coda di cometa
dietro il tempo
muto testimone
della tua vita.
Alla nascita
hai firmato un contratto
che lui può strappare
quando vuole.
Anno dopo anno
ti rosicchia un po'
di vita.
Una volta all'anno
ti ricordi della sua presenza.
Sempre uguale,
sempre monotono,
fino a quando sarai libero.
Nino Silenzi

Sogno di stella
Palpito stellare
sento
quando accendo
i miei sogni in petto,

e nel mare di luci in cielo
nasce una nuova stella:
è il mio sogno
che si fa strada…
diva del firmamento.
laura toffoli

La tempesta di Desmond O’Grady
chiudi una tempesta nel pugno poi bevila con due dita di pioggia
ti spunteranno le ali per cui spremerai un iris nero per avere piume nere
che ti serviranno per sfidare ogni fulmine ogni tuono ogni uragano
finché febbricitante di sogni ti fermerai seduto sull’orizzonte a goderti l’alba

se stanco
lasciati cadere tra le braccia di una musa senza discepolo
promettile eternità tracciando nei suoi palmi tutti i colori del tuo essere
dirotta le sue paure su piste d’emergenza vicino agli astri
e per la sua bellezza metti in ginocchio il tuo orgoglio

e se restassi solo dopo tutte queste meraviglie allora
corri a Limerick sulla tomba di O’Grady
chiedi ospitalità alla sua anima insonne
e impara il prezzo della libertà di chi non ha avuto il premio
se non essere Poeta e tu un successore

Da “Collaudo d’astri per Cerimonia degli Stormi
Jacqueline Miu
 


Poesia consigliata
-Leggi le altre-

A Venezia
(Ode scritta alla vigilia della resa di Venezia il 19 Agosto 1849 nell'isola del Lazzaretto Vecchio,
dove l'autore si trovava di guarnigione)

È fosco l’aere
Il cielo è muto
Ed io sul tacito
Veron seduto
In solitaria
Malinconia
Ti guardo e lagrimo,
Venezia mia!

Fra i rotti nugoli
Dell’occidente
Il raggio pèrdersi
Del sol morente,
E mesto sibila
Per l’aria bruna
L’ultimo gemito
Della laguna.

Passa una gondola
Della città.
Ehi dalla gondola,
Qual novità?-
Il morbo infuria,
Il pan ci manca
Sul ponte sventola
Bandiera bianca!-

No, non, non splendere
Su tanti guai,
Sole d’Italia,
Non splender mai;
E sulla veneta
Spenta fortuna
Si eterni il gemito
Della laguna

Venezia! L’ultima
Ora è venuta;
Illustre martire
Tu sei perduta…
Il morbo infuria
Il pan ci manca
Sul ponte sventola
Bandiera bianca!…

Ma non le ignìvome
Palle roventi,
Né i mille fulmini
Su tre stridenti,
Troncaro ai liberi
Tuoi dì lo stame…
Viva Venezia!
Muore di fame!

Sulle tue pagine
Scolpisci, o Storia,
L’altrui nequizie
E la sua gloria,
E grida ai posteri
Tre volte infame
Chi vuol Venezia
Morta di fame!

Viva Venezia!
L’ira nemica
La sua risuscita
Virtude antica.
Ma il morbo infuria
Ma il pan ci manca…
Sul ponte sventola
Bandiera bianca!

Ed ora infrangasi
Qui, sulla pietra,
Finché è ancor libera
Questa mia cetra,
A te, Venezia,
L’ultimo canto,
L’ultimo bacio,
L’ultimo pianto!

Ramingo ed esule
In suol straniero,
Vivrai Venezia,
Nel mio pensiero;
Vivrai nel tempio
Qui del mio core,
Come l’immagine
Del primo amore.

Ma il vento sibila,
Ma l’onda è scura,
Ma tutta in tenebre
E’ la natura.
Le corde stridono
La voce manca…
Sul ponte sventola
Bandiera bianca!
Arnaldo Fusinato, Poesie patriottiche
(Arnaldo Fusinato, trentun anni, laureato in legge a Padova,
avvocato a Schio (Vicenza), volontario nella difesa di Venezia.)

consigliata da giuseppe gianpaolo casarini


8 Giugno

Poesia a tema
Il silenzio

"Silenzio!"
Silenzio: è sera!
Assenzio o Preghiera?
Perdersi, lontano.
Trovarsi vicino
La Luna sul letto.
Nessuna m'ha detto
Parole sì vere.
Le sole, sincere.
Carezze e Sogni,
Dolcezze, Bisogni.
Dormiamo, sei vera!
Sì, t'amo... oh Sera!

06maggio17 h 21:00
Ben Tartamo

Ora…prima che il silenzio
Il fumo dai casolari sale
Abbracciato all’ultima bava di vento,
Mentre la luce d’un incendio divampa
Sulla pura aridità della campagna desolata.
Riverbera il colore del sogno
Nel tramonto esangue e appare,
Nitido, tepore di primavera.
Già l’orma del piede scompare
Nel vortice di polvere e foglie
Che il tempo, mischiando le stagioni, posa
Sul sentiero che s’insinua
Tra diafani paesaggi, dipinti
Sulla tela colorata degli anni

Ora, vorrei sentire,
Prima che il silenzio incida
Un segno indelebile
Sui confini che si coprono di neve,
La canzone che il sole intonava
Sulle rive dello stagno d’estate,
Quando, ai fiori increduli, la rondine
Raccontava di cieli ed orizzonti infiniti.

Ora, prima che l’ombra amica
Dei grigi pomeriggi autunnali, trascini
L’intreccio fecondo dei rami,
Nell’impalpabile oscurità
Del bosco pietrificato.
Giuseppe Dabalà


 

Odo il silenzio
Odo la notte
Il profumo e la sorte
E il desiderio fuma
Daniele Giovacchini   

Ricominciare
Tornare ad essere noi
come all'inizio del giorno
di colori sconosciuti,
tornare ad essere buoni
al fonte battesimale
e senza voler intendere
il perché di ciò che accade
all'alba senza contorno,
le forme della sostanza
che ti lasciano senza aiuto,
le persone che intravvedi
nelle code agli sportelli
non pensanti nell’attesa
di concludere, impazienti,
la pioggia che bagna il prato
e la rosa che fiorisce
per essere primavera.
Claudio Badalotti

La torre di Babele
La tua arroganza un giorno ho maledetto
ho mischiato le lingue e gli idiomi
ho creato i suoni gutturali
l'ho accompagnato infine col dialetto.
Così il creatore un dì confuse
la presunzione di tutto dominare
tu non capisci ed io nulla capisco
le porte del parlare certo chiuse.
Ma l'uomo è sciocco, infatti ha la ragione,
perché non l'usa anche contro dio?
Farlo non può perché per sua pigrizia
ha rinunciato all'utile istruzione.
Così l'uomo, (ma in quanti poi lo sanno?)
si nutre per tenere attivi e in vita
una massa parassita di neuroni
che a riposo tutto il giorno se ne stanno.
E rinuncia ad accettar la sfida
con chi pensa sia il suo solo creatore
che lui ha inventato e nei secoli nutrito,
che della sua pigrizia ride e grida.

(Donnas 15.5.2016 - 12,54)
Salvatore Armando Santoro

Giugno
S’affaccia l’alba,
accende l’orizzonte
scintillano le gocce di rugiada
tra l’erba nel giardino dove fiori
spandono profumo
e sentimenti dolci, la natura
sembra una festa sfoglia
la sua arte pittorica si perde
nella fantasia di suoi colori,
Il meriggio infocato infiamma il cielo
sente il desio del mare
che suona nei pensieri
intensamente,
scende dal cielo il sole verso i monti
li colora di giallo di splendore
che mano mano allungano le ombre
sui campi di grano diffusi
con l’onde che cullano un vento
che muove leggero i capelli,
Sussurrano gli alberi folti
di verde più intenso, le fronde
che filtrano guizzi di raggi
allagano il cielo di trilli
dagli alberi tenero il verso
del nido che aspetta traspare.
Giuseppe Stracuzzi

Rotazioni
Essere l'uomo volante
contemporaneo
gira le spalle
all'infatuazione

per poi
sui voli degli uccelli
sveleggiare di babordo al tribordo

l'aria che sostiene la Terra è sempre quella
la fa roteare
in rotazione tra le stelle

e poi
in fondo a quella rotta
l'Uomo Volante
scoverà la sua Morte
enrico tartagni

Baciare
Baciati da un bacio.
Baciati da un alito di vento,
Da una vita da vivere,
Dalla neve prima che baci la terra.
Da un figlio prima dell’addio.

Baciati…
Da te, da lui, da chi vuol
Regalare un morbido bacio
Che sa parlare.

Baciami…
Ora, prima di ora, in sogno,
All’aperto, dal vivo e ad occhi
Chiusi.

Baciato…
Da una goccia di sudore,
Dal suono ritmato del tuo cuore.

Baciate…
Una fotografia, una melodia,
Una donna o un uomo e sussurrare
Che ci siete, non andate via.

Baceremo…
L’odio
Riceveremo…
Gabriele Marcon

80. Odisseo
Centinaia di migliaia
di moderni Odisseo,
come vorrei
un'integrazione visionaria
senza astio tra uomini
e immaginando il benessere
minimo garantito,
ospitalità con crescita
delle galassie sociali
è meglio della catastrofe
con il fango fino al collo
e l'interesse di chi fa l'onda.

Da Diario poetico
Francesco Soldini

Ho sognato stanotte
Ho sognato stanotte
di parlare con te,
non ricordo più
se eravamo a Grotte
o in un altro paese.
E tu eri serena,
nel cielo spendeva
la luna piena
in mezzo alle stelle,
e tu eri felice
di stare con me.
L'ho sognato però,
è stato un momento,
un solo momento,
ma sono contento
di averti rivista
almeno nel sogno.

Racalmuto 7 .06.2017
Carmelo Luparello

Alieni
L’essere umano perenne ha l’illusione d’esser l’unico
padron dell’universo.

Da altri mondi lontani di millenni esseri ignoti vengono a trovarci.

Scompaiono, riappaiono,
lingue conosciute non ci parlano, esseri strani
di mondi sconosciuti e da noi remoti.

Bizzarri siamo noi per gli intelletti loro se intelletti hanno quegli esseri viventi ed a noi ignoti.

Alcamo, 01.03.2016 ore 10,55.

Da SETTANTA QUATTRO
Marino Giannuzzo

Sarà una notte d’estate tra vent’anni
Tra venti secondi chissà
Che mi guarderò le mani
E passerò davanti ai tuoi occhi lucidi
E non sarò io
Non sarai tu
Nessuno.
Maria Attanasio

l’amore tra origami rossi e scheletri di carta
un soldatino di carta balla con l’anima di una ballerina di piume
in un corridoio privo di luce canta e tesse un ragno vestito da paggio
il me sognatore precipita angelo dal soffitto della storia
e perde l’innocenza – le ali
Blake e Baudelaire spingono a un gioco nefasto le proprie ombre bizzarre
ogni tanto cresce un incubo in un piccolo bozzolo di paura
triadi d’eroi della rima convergono in nebbioline spettrali
che cercano le altezze umane per uscire da un triste silenzio

un samurai apre le delicate ali di una creatura di carta
durante la cerimonia degli stomi
si uccide con un vecchio codice ninja per darle il suo sangue
e prima di imparare il volo la creatura piange il maestro
poi piena di colore lei si sbatte nella gabbia
chiama al raduno dei Grandi tutti i Poeti
rompe le catene della mortalità col suo becco
cercando oltre le nuvole ancora oltre la ragione del suo volare
già giugno ma grandina di stelle nel vecchio Eden
eroi profeti coi loro scheletri di carta si prestano al Tempo
fermo solo per innamorati che si giurano segretamente amore per sempre
mentre un piccolo Dio Falena con le loro anime costruisce leggeri origami rossi
che libererà durante una cerimonia degli stormi per i poeti

Da “Collaudo d’astri per Cerimonia degli Stormi
Jacqueline Miu

senza titolo
Non servono le parole
quando uno sguardo intenso
riesce a colmare un cuore.
laura toffoli

Tu, mia follia
Che Posso dirti,
al suono di una campana
che rintocca le ore,
passeggiando sotto le acacie
con il pungente odore di tiglio
che inebria il naso e la mente,
ho solo una cosa in mente,
un pensiero fisso
qualcosa che travolge i miei sensi
sto cercando di controllare
però è notevole,
notevole
qualcosa di talmente profondo
e intenso
che mi sta facendo esplodere l'anima
per la gioia di averti
per la gioia di sentirti
per la gioia di accarezzarti..
Filippo Travaglini

Nostalgia
Vivere di nostalgia
di un vestito di seta
indossato con orgoglio
e poi deposto in un baule,
di un taglio a caschetto
che risaltare faceva
due occhi birichini .

Vivere di nostalgia
di pedalate in una bicicletta
nuova fiammante,
tra colli di mandorli
e peschi fioriti.

Vivere di nostalgia
di un corpo trasformato
in attesa di un fiocco
appeso alla porta.

Nostalgie di una vita
che ogni giorno
ne arricchisce di nuove,
finché la valigia
non sarà traboccante.

Allora si andrà in stazione.
Sandra Greggio

Quiete
C'è un tempo in cui
si sente più forte
il desiderio di quiete,
di stare un po' da parte,
ascoltare quel silenzio
che parla a bassa voce
le storie ed i racconti
che non svegliano ferite,
una voglia di pace
che aumenta con gli anni
e diventa poco a poco
il più forte dei bisogni,
come accendere un fuoco
se la notte è troppo fredda,
come attendere l'estate
anche quando un po' ritarda

poi nei giorni della quiete
quando l'animo è sereno
ed il vento soffia piano,
al tramonto o all'imbrunire
quattro passi sotto il cielo
per sfiorare con le dita
un respiro di farfalla,
per sentire dentro il parco
un vociare di altalene,
per guardare dai cancelli
i sorrisi dei giardini
e poi cogliere nell'aria
i colori della vita
per dipingere d'azzurro
quel che resta della strada.
Salvatore Cutrupi
 


Poesia consigliata
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All'amica risanata
Qual dagli antri marini
L’astro più caro a Venere
Co’ rugiadosi crini
Fra le fuggenti tenebre
Appare, e il suo vïaggio
Orna col lume dell’eterno raggio.

Sorgon così tue dive
Membra dall’egro talamo,
E in te beltà rivive,
L’aurea beltate ond’ebbero
Ristoro unico a’ mali
Le nate a vaneggiar menti mortali.

Fiorir sul caro viso
Veggo la rosa; tornano
I grandi occhi al sorriso
Insidïando; e vegliano
Per te in novelli pianti
Trepide madri, e sospettose amanti.

Le Ore che dianzi meste
Ministre eran de’ farmachi,
Oggi l’indica veste,
E i monili cui gemmano
Effigïati Dei
Inclito studio di scalpelli achei.

E i candidi coturni
E gli amuleti recano
Onde a’ cori notturni
Te, Dea, mirando obbliano
I garzoni le danze,
Te principio d’affanni e di speranze.

O quando l’arpa adorni
E co’ novelli numeri
E co’ molli contorni
Delle forme che facile
Bisso seconda, e intanto
Fra il basso sospirar vola il tuo canto.

Più periglioso; o quando
Balli disegni, e l’agile
Corpo all’aure fidando,
 Ignoti vezzi sfuggono
Dai manti, e dal negletto
Velo scomposto sul sommosso petto.

All’agitarti, lente
Cascan le trecce, nitide
 Per ambrosia recente,
Mal fide all’aureo pettine
E alla rosea ghirlanda
Che or con l’alma salute April ti manda.

Così ancelle d’Amore
A te d’intorno volano
Invidiate l’Ore;
Meste le Grazie mirino
Chi la beltà fugace
Ti membra, e il giorno dell’eterna pace.

Mortale guidatrice
D’oceanine vergini,
La Parrasia pendice
Tenea la casta Artemide,
E fea terror di cervi
Lungi fischiar d’arco cidonio i nervi.

Lei predicò la fama
Olimpia prole; pavido
Diva il mondo la chiama,
E le sacrò l’Elisio
Soglio, ed il certo têlo,
E i monti, e il carro della luna in cielo.

Are così a Bellona,
Un tempo invitta amazzone,
Die’ il vocale Elicona;
Ella il cimiero e l’egida
Or contro l’Anglia avara
E le cavalle ed il furor prepara.

E quella a cui di sacro
Mirto te veggo cingere
 Devota il simolacro,
Che presiede marmoreo
Agli arcani tuoi lari
Ove a me sol sacerdotessa appari,

Regina fu; Citera
E Cipro ove perpetua
Odora primavera
Regnò beata, e l’isole
Che col selvoso dorso
Rompono agli euri e al grande Ionio il corso.

Ebbi in quel mar la culla,
Ivi era ignudo spirito
Di Faon la fanciulla,
E se il notturno zeffiro
Blando su i flutti spira,
Suonano i liti un lamentar di lira.

Ond’io, pien del nativo
Aër sacro, su l’itala
Grave cetra derivo
Per te le corde eolie,
E avrai, divina, i voti
Fra gl’inni miei delle insubri nipoti.
Ugo Foscolo Le odi, II, (1803)

consigliata da giuseppe gianpaolo casarini


7 Giugno

Poesia a tema
Il silenzio

Malinconie d'un poeta
Io so che un giorno
forse tra un mese, forse tra un anno
finirò le parole che riempiono
di scritti i miei pensieri,
s'asciugherà d'un tratto
quel mare dove nuotano i miei versi
e i miei occhi
leggeranno soltanto fogli bianchi

un malessere strano
avvolgerà il mio corpo,
qualcosa che non so come chiamare,
mi sembrerà di essere un ramo
senza fiori, una stella senza cielo
petalo senza un giardino
e allora tra i silenzi
aspetterò che arrivi
un'altra primavera
poi andrò in campagna
con il foglietto in mano
in cerca di nuovi cinguettii,
del fruscio di un ruscello
mentre accarezza i sassi,
dei piccoli germogli
che crescono nei solchi fra le zolle

chiederò alle foglie
come respira il vento
disegnerò le ombre
che muoiono al tramonto
e poi tornato a casa
toglierò dalle tasche
tutte le nuove parole rubate
alla natura

io so che un giorno
forse tra un mese,
forse tra un anno.
Salvatore Cutrupi


Ti penso come si pensa ai morti: con nostalgia,
senza rancore.
Da morti anche i peggiori sono risanati,
dove la vita non arriva a stemperare l’odio
e la maldicenza, la morte livella(lo sai bene) le colpe,
anzi le azzera e chi resta continua a vivere
in mezzo al male, cercando un po’ di bene.

19/5/2017
Maria Attanasio

Tornar da te
Tornare a pensar
prima di noi e col senno del poi,

Tornare a bomba
fuori dalle mura del quieto vivere,

Tornare a esistere
di stravaganze e gioia e di acume e noia,

Tornare fuori
dall’umiltà del giogo dell’ età,

Tornare giù
dalla montagna d’ idee innovative,

Tornare oltre
l’infinito intangibile dei sogni,

Tornar sui passi
per combinarne di tutti i colori,

Tornare a mangiar
tanto di quel poco che troppo storpia,

Tornare ad aver
ciò che ho perduto e che non ho mai avuto,

Tornare in me
per non spendere ciò che devo rendere

Tornare in via,
senza il rimpianto di aver fatto tanto,

Tornare indietro,
raso men che meno fra il vuoto e il pieno,

Tornar da capo
frutto del fare per aver distrutto,

Tornare insieme,
nelle follie d’un tempo senza vie,

perciò non mi resta per far meglio, che
Tornar da te.
Claudio Badalotti

Neve
In quel candore spesso mi son perso
quei chiaro scuri tesi all'azzurrino
quelle lucenti stelle contro il sole
gli occhi accecati da tanto bagliore.

Intorno ai ciuffi d'erba in alta quota
colpiti da quei raggi diamantini
orme d'ungule e tracce di escrementi
segni di vita ed i ruscelli lenti

corrono a valle diluendo i ghiacci
quel borbottio monotono che attrista
quel silenzio che il vento a tratti scuote
empion di quiete le giornate vuote.

Ed io rinasco in mezzo a tanta pace
l'ombra di una nuvola m'avvolge,
un'altra offusca un poco la montagna
sotto la neve dorme la campagna.

Vorrei dormire infine un poco anch'io
poter sciogliere in un bicchiere d'acqua
questa insoddisfazione e questa pena
che senza alcun motivo mi avvelena.

(Donnas 12.5.2016 - 15,34)
Salvatore Armando Santoro

Non piove
Nel campo dove sbocciano fiori
qualcuno si è preso la briga
di togliere le spine
per poterle recidere
senza farsi male
fino all’estinzione del traguardo,
ed introdurre errori
dove nascono fiori di poesia
additando il cielo,
ma non piove.
Un batterio si diletta a toccare
con le mani sporche
le pareti fresche di pittura,
ma non piove.
Deserti col vento che invoglia
tempeste di sabbia
sostano sulla soglia
di campi coltivati,
le zolle corrotte dal gelo
diventano aride spoglie....
ma non piove
soltanto qualche goccia
alleggerisce il peso dell’arsura
di questi tempi arrampicati all’odio
dove vige lo spirito del male
che sguazza nel martirio delle genti,
anche degli incolpevoli bambini.
Giuseppe Stracuzzi

Orchidea
Vado alla deriva nel mare dei tuoi occhi,
e vago senza meta in lande sconosciute,
mi sono perso da tempo dentro di te,
senza alcuna speranza di potermi salvare.

Ridente e fuggitiva orchidea velenosa,
non riesco a resisterti in alcun modo,
ma purtroppo se ti tocco io muoio di te,
e se invece ti colgo tu muori per me.

Ti conosco da sempre, ma non so nulla di te.
Sapevo che c’eri, che vivevi, che esistevi,
ma non riuscivo a credere a quello che sentivo,
nè ero in grado di fidarmi di ciò che già sapevo.
E non potevo certo immaginare che tu fossi proprio qui.

In fondo ti ho perduta ancor prima di incontrarti,
perché ho dubitato dell’esistenza di una come te.

Ho sperato per tutta la vita di conoscerti,
ed ora che sei qui non so più che cosa dire.
L’emozione di guardarti mi strozza la gola,
e soltanto il silenzio può renderti giustizia.
Terence

79. Un manto di stelle
Un manto di stelle
sopra il mio sguardo
gratuito brillare
che suggerisce un traguardo
nella conquista di volare,
cominciando a scoprire
pianeti abitabili
e prendendo l'abitudine
della stazione spaziale,
i primi passi
spargendo marchingegni
già fuori dal sistema solare.

Da Diario poetico
Francesco Soldini

Adele
Dolci come il miele le tue labbra
carnose e succulente, amaro come fiele
il tuo cuore.
T’ho avuta e t’ho amata. Un mattino all’alba
te ne sei andata senza un abbraccio
o arrivederci a presto.

Sei alle Seychelles
nel ghetto della droga cercando un paradiso ormai perduto.

Ho nostalgia di te delle carnose labbra.

Forse anche tu serbi dei ricordi forse dei rancori
che t’accompagneranno nella vita.

Vorrei saper di te vorrai saper di me ma l’orgoglio
che t’ha portato via non ti farà tornare.

Adele, vecchio amore, tu rimani al ghetto,
io in una gabbia di tutt’altra vita insieme a te sognata.

Alcamo,12.02.2015 ore 21,15

Da SETTANTA QUATTRO
Marino Giannuzzo

Figure di sabbia
E mentre il vento addensava
nuvole bianche che andavano,
a Est,
nell’ aria sentivo un rumore,
un soave rumore di Viole dentro
il mio cuore.
Poi lei arrivò, mi prese la mano,
e io la seguii in spazi infiniti,
dove le ore si trasformavano
in sogni, e le farfalle in fiori che
non appassivano.
Ma in fretta i sogni svanirono:
lei con le nuvole,
riprese il suo viaggio,
e io ritornai a disegnare figure
di sabbia,
con le ombre delle mie mani.
Antonio Scalas

Invesus Mundi
Licantropi malati di Vaticantropie sui tetti di notte a chiamare la Luna.
Uomini fenomenali all’origine rimasti fantasmi dimentichi della gloria dei sogni
e tu oligarca di un percorso nel buio dell’essere poligamo di chimere,
inconveniente allo spirito della folla di fare massa e moda in silenzio.
Patrioti candele di cera cui pregano i nomi nelle chiese,
posteggiatori d’un Eden indifferente al dolore con cui sono morti
ed io poeta senza altra virtù nella vita che amore per musa,
spesso solo buffone alla corte di qualche adolescenziale follia.
Piccoli mostri domabili con caramelle quotidiane i miei vicini,
l’inferno d’un buon parcheggio inizia di prima mattina,
qualunque città spreme il buono dal sangue umano
e ti domandi se l’amore
senza una rima,
una carezza,
un sorriso, ti voglia aspettare per ere?
Vivi di sogni e sul tetto di notte cecchini un astro col tuo desio.
Animali dell’immaginario prendono vita prima del sonno,
una pallida Ophelia suicida recita vivida al chiar di Luna
ed è un simposio di mostri,
di terre senza confini,
di poeti condannati a soffrire,
questo mondo senza tempo da dove emergi regnante,
tritone da acque oscure
che hanno paura più dell’alba che degli uomini.

Da “pozioni di crackoina post sentimentale
Jacqueline Miu

Il gocciolare della pioggia
Il canto della pioggia
quando l’estate è piena di sé
è balsamo,

anche le vecchie stoviglie in latta
tra vasi di timide piante dimenticate
fanno sentire la loro voce
quando toccate dalle grosse grasse gocce,

e se il gocciolare è lento
diviene dolce nenia
e mi perdo nell’oblio
d’una realtà che non è poesia.
laura toffoli
 


Poesia consigliata
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Canto notturno di un pastore errante dell' Asia
Che fai tu, luna, in ciel? dimmi, che fai,
Silenziosa luna?
Sorgi la sera, e vai,
Contemplando i deserti; indi ti posi.
Ancor non sei tu paga
Di riandare i sempiterni calli?
Ancor non prendi a schivo, ancor sei vaga
Di mirar queste valli?
Somiglia alla tua vita
La vita del pastore.
Sorge in sul primo albore
Move la greggia oltre pel campo, e vede
Greggi, fontane ed erbe;
Poi stanco si riposa in su la sera:
Altro mai non ispera.
Dimmi, o luna: a che vale
Al pastor la sua vita,
La vostra vita a voi? dimmi: ove tende
Questo vagar mio breve,
Il tuo corso immortale?

Vecchierel bianco, infermo,
Mezzo vestito e scalzo,
Con gravissimo fascio in su le spalle,
Per montagna e per valle,
Per sassi acuti, ed alta rena, e fratte,
Al vento, alla tempesta, e quando avvampa
L'ora, e quando poi gela,
Corre via, corre, anela,
Varca torrenti e stagni,
Cade, risorge, e più e più s'affretta,
Senza posa o ristoro,
Lacero, sanguinoso; infin ch'arriva
Colà dove la via
E dove il tanto affaticar fu volto:
Abisso orrido, immenso,
Ov'ei precipitando, il tutto obblia.
Vergine luna, tale
E' la vita mortale.

Nasce l'uomo a fatica,
Ed è rischio di morte il nascimento.
Prova pena e tormento
Per prima cosa; e in sul principio stesso
La madre e il genitore
Il prende a consolar dell'esser nato.
Poi che crescendo viene,
L'uno e l'altro il sostiene, e via pur sempre
Con atti e con parole
Studiasi fargli core,
E consolarlo dell'umano stato:
Altro ufficio più grato
Non si fa da parenti alla lor prole.
Ma perchè dare al sole,
Perchè reggere in vita
Chi poi di quella consolar convenga?
Se la vita è sventura,
Perchè da noi si dura?
Intatta luna, tale
E' lo stato mortale.
Ma tu mortal non sei,
E forse del mio dir poco ti cale.

Pur tu, solinga, eterna peregrina,
Che sì pensosa sei, tu forse intendi,
Questo viver terreno,
Il patir nostro, il sospirar, che sia;
Che sia questo morir, questo supremo
Scolorar del sembiante,
E perir dalla terra, e venir meno
Ad ogni usata, amante compagnia.
E tu certo comprendi
Il perchè delle cose, e vedi il frutto
Del mattin, della sera,
Del tacito, infinito andar del tempo.
Tu sai, tu certo, a qual suo dolce amore
Rida la primavera,
A chi giovi l'ardore, e che procacci
Il verno co' suoi ghiacci.
Mille cose sai tu, mille discopri,
Che son celate al semplice pastore.
Spesso quand'io ti miro
Star così muta in sul deserto piano,
Che, in suo giro lontano, al ciel confina;
Ovver con la mia greggia
Seguirmi viaggiando a mano a mano;
E quando miro in cielo arder le stelle;
Dico fra me pensando:
A che tante facelle?
Che fa l'aria infinita, e quel profondo
Infinito Seren? che vuol dir questa
Solitudine immensa? ed io che sono?
Così meco ragiono: e della stanza
Smisurata e superba,
E dell'innumerabile famiglia;
Poi di tanto adoprar, di tanti moti
D'ogni celeste, ogni terrena cosa,
Girando senza posa,
Per tornar sempre là donde son mosse;
Uso alcuno, alcun frutto
Indovinar non so. Ma tu per certo,
Giovinetta immortal, conosci il tutto.
Questo io conosco e sento,
Che degli eterni giri,
Che dell'esser mio frale,
Qualche bene o contento
Avrà fors'altri; a me la vita è male.

O greggia mia che posi, oh te beata,
Che la miseria tua, credo, non sai!
Quanta invidia ti porto!
Non sol perchè d'affanno
Quasi libera vai;
Ch'ogni stento, ogni danno,
Ogni estremo timor subito scordi;
Ma più perchè giammai tedio non provi.
Quando tu siedi all'ombra, sovra l'erbe,
Tu se' queta e contenta;
E gran parte dell'anno
Senza noia consumi in quello stato.
Ed io pur seggo sovra l'erbe, all'ombra,
E un fastidio m'ingombra
La mente, ed uno spron quasi mi punge
Sì che, sedendo, più che mai son lunge
Da trovar pace o loco.
E pur nulla non bramo,
E non ho fino a qui cagion di pianto.
Quel che tu goda o quanto,
Non so già dir; ma fortunata sei.
Ed io godo ancor poco,
O greggia mia, nè di ciò sol mi lagno.
Se tu parlar sapessi, io chiederei:
Dimmi: perchè giacendo
A bell'agio, ozioso,
S'appaga ogni animale;
Me, s'io giaccio in riposo, il tedio assale?

Forse s'avess'io l'ale
Da volar su le nubi,
E noverar le stelle ad una ad una,
O come il tuono errar di giogo in giogo,
Più felice sarei, dolce mia greggia,
Più felice sarei, candida luna.
O forse erra dal vero,
Mirando all'altrui sorte, il mio pensiero:
Forse in qual forma, in quale
Stato che sia, dentro covile o cuna,
E' funesto a chi nasce il dì natale.
Giacomo Leopardi, canto XXIII

consigliata da giuseppe gianpaolo casarini


6 Giugno

Poesia a tema
Il silenzio
 

Silenzio
Dondola la gialla ginestra
tra le dorate spighe e il rosso papavero
nel piccolo spazio assolato,

e a me non resta che fare silenzio,
assoluto silenzio, per entrar
in quel natural quadro
a respirar magia….
laura toffoli

Provi a non credere …
che di un uccello il suo cinguettio
è silenzioso , diventa per te un ronzio
quando non percepisci più l’amore
e neppure un segno del Signore .
Quando intorno a te c’è tanto rumore
se pur ti tappi le orecchie per il fragore
il suono rimbomba e se pur non vuoi sentire
quel rumore ti fa solo impazzire
Provi a non credere
che può esserci il silenzio anche in un concerto
a Manchester in risposta a quello tanto sofferto
Solo il silenzio fragile diventa potente
quando riesce a parlare con te di tanto o di niente
nessuno sa che quello è il momento
del fallimento o del cambiamento
che presagisce la lotta o la pace
e lo spirito silenzioso, ma loquace
diventa un pennello di pittori
e le lacrime e sorrisi i suoi colori
Antonia Scaligine


Senza te
Senza te,
ondivaga e statica esistenza,
inafferrabile e utopistica quiete
oscurità e morte ovunque scorgo
e
onde me chino tristezza ricavo.
Ma
in recondito luogo
fiuto
superba e flebile la speranza aleggiare che gioia al cor
sole rammentare.
Lorenzo Abbate   

Alberi
Una voglia di alberi nel petto
ché l’aria rarefatta di città chiede respiro
e la solitudine un rimedio,
ma esser soli non è che l’occasione
di restare in ascolto di quello
che nell’ anima si muove.

2016
Maria Attanasio

"La vita è tutta qua"
(canzone)

Tu mi chiedi cosa c'è, cosa c'è nel mio cuore
e risponderti potrei, se mi stessi ad ascoltare
invece tu - pensi a tutto tu - e non vuoi parlare.

La vita, sì, la vita sì, la vita è tutta qua
un volo, un sogno di sfuggita per dove non si sa

La vita è fatta soltanto di piccole cose
di spine cosparse su steli di splendide rose
di nuvole leggere su cartoline di case.

La vita, sì, la vita sì, la vita è tutta qua
un volo, un sogno di sfuggita per dove non si sa

Ed io vivo sai, di queste piccole emozioni.
del rumore del vento che crea composizioni
scrivendo sui rami armonie e mille nuove canzoni.

La vita, sì, la vita sì, la vita è tutta qua
un volo, un sogno di sfuggita per dove non si sa

Io vivo sai, di tutto ciò che ormai è passato
con gli occhi d'un bambino curioso ed abbandonato
sulla spiaggia dei ricordi che non ha mai calpestato.

La vita, sì, la vita sì, la vita è tutta qua
un volo, un sogno di sfuggita per dove non si sa

Io vivo sai, una favola soltanto per metà
l'altra parte dov'è mai volata, nessuno lo sa
forse nel tuo castello che, spero, mai svanirà.

La vita, sì, la vita sì, la vita è tutta qua
un volo, un sogno di sfuggita per dove non si sa

04.maggio.17 h 00:00
Ben Tartamo

I Canadesi di Villanova di Bagnacavallo
Una passeggiata in una sera solitaria di maggio
solitario in riva al fiume del Lamone
a Villanova in quel di Bagnacavallo da Ravenna
e le file dei bianchi canadesi
si riposano dell'inutile fatica
d'attraversare il ponte per gli indifesi.
Proprio era un altro tempo
quando il grano si mieteva a luglio
e i fossi di campagna si sciacquavano d'acqua pulita
per le rane
e le sterrate stradine erano lavoro ai contadini
giochi per i bambini
dove i sentieri si adornavano di frutta
e avevano consegnato il senso alle divinità.
Solitaria nel mondo
la campagna
coi suoi nascosti sacerdoti
col suo fluire sotto al bosco
regalava
dal limo nero del suo fiume
fino al nero delle stelle
i sogni liberi dell'uomo ad aria rossa del rosso dei papaveri
ed era col verde delle rive insinuanti che gli parlava...
poi...
diurno celòstata il campanile che rintocca a Villanova
mette nel cuore il silenzio del sentire
d'aver perso anche il rumore dello scorrere del fiume
e lassù
nel cielo
dove punto
sotto e sopra
dove vorrei ritrovare quel che cerco
proprio ho un altro tempo che avrà il suo limite a finire...
a disegnare bianchi del cielo esornativi
i sentieri degli aeroplani d'alta quota
e in terra ho cancellato i miei.
enrico tartagni

Un fatto, una poesia
da R.it, 4 giugno 2017 - Attacco a London Bridge, Londra, sette i morti. May: "Ora è troppo".

"QUANDO È TROPPO è troppo". La premier britannica, Theresa May, il giorno dopo l'attacco al London Bridge non ha dubbi: "Quando si tratta di terrorismo ed estremismo, le cose devono cambiare". Evidenziando che "questo è il terzo attacco in tre mesi in Gran Bretagna e da marzo la sicurezza, la polizia e l'intelligence hanno sventato cinque complotti". La prima ministra è convinta che alla base ci sia l'estremismo islamista e che debba essere rivista la strategia anti-terrorismo contro le nuove minacce al Paese
Alla premier ha fatto eco il ministro degli Esteri, Boris Johnson, che su Facebook ha lanciato un avvertimento a tutti "coloro che simpatizzano, o incoraggiano, o nascondono, o aiutano o favoriscono questi assassini, in qualsiasi modo": "Noi diciamo loro quando è troppo è troppo. Il vostro tempo è scaduto. I pozzi della tolleranza si stanno svuotando". "Non vi lasceremo distruggere la nostra vita o la nostra democrazia - ha aggiunto Johnson -


La stretta per la sicurezza
"Quann'è troppo…è troppo!"
"Ma 'n sarà mèjo a arzàllo un quarche muro*
che nno a st'arzà le braccia, rassegnati,
a st'assassini - ovunque sìino nati -
ed affrontà er probblèma a muso duro?!

L'hai 'ntesa a ddì - a quela Capa ingrese -
che "adesso er-troppo-è-troppo!"...assai 'ncazzata?
E che…je la <daranno> 'n'avvitata
de quelle…! a quarsìa cosa in quer paese?"

"Ma questo, proprio nu mme rassicura…
Che vvò significà…Che l'artra vòrta
llì a Manchester, co tanta ggènte morta,
stavéno a 'spettà 'n'artra sventura

pe ffàj'entràje drent'a la capoccia
co-chi-è-che ciànn'a che ffà…e pe 'ncazzàsse?!
Ma allora…stanno proprio a 'mpasticcàsse…!...
'N doveva èsse - daggià! - l'ùrtima goccia?!

<'Na stretta>…! E 'nfin'ammo'…ccazz'hanno fatto?!...
Penzàveno de porge l'artra guancia?
Er vero, dar sogno, è ora che se sgancia
o…artro che stà a… "cavarcà"… er misfatto!"

E …qui da noi, 'ndo' stàmo: all'antefatto?...
Qui, infin'a mmo'…!...Ma…sotto c'è un ricatto…

*ci sono tanti differenti modi di "alzare muri". Intanto, sul web, ad esempio...
Armando Bettozzi

Oscure trame
Segnali di fumo
di pantegane troppo grandi
per gli artigli affilati del gufo
che canta presagi filigranati
contati da frenate e lampeggio di fari

Le stelle,semafori di labirinti
la notte è la foresta dei sogni
e alcuni incauti si perdono
altri semplicemente non vogliono tornare

La luna, una governante ruffiana
a servizio del sole
racconta oscure trame
e poi all'alba porta in banca il compenso

Una lama con occhio rovente
un aereo insegue il futuro
ma il rombo lo divora al passato

Abbandonate le fate,le volpi
alla dispensa dei vizi
tra scontrini e fatture
appesantite da avanzi
si lasciano la furbizia alle spalle
imitano l'antico tradimento dei cani
e dei gatti al gesto di Pilato alle colpe

Nella dura partita ove baro è lealtà
sul campo neutro delle tenebre
le ambulanze segnalano espulsi
che hanno sottovalutato le regole

La notte nero drappo
bucato da scintille
copre i reati dell'anima
e all'alba li svela agli specchi
gendarmi degli occhi

Da:Sorrisi Pignorati
Michael Santhers

Spruzzi di vernice
Inventarsi qualcosa da sperare
Nella vita che trascorre ogni giorno
Una forma che riesca a deformare
Tutte quelle strade senza ritorno
Immerse dentro l’insoddisfazione
Lungo il mare burrascoso dei sogni
Edulcoranti colmi d’emozione.

Spruzzi di vernice sopra le tempie
Per non smentire il peso dell’età
Effetto per non essere guardato
Raccolto e chiuso dentro la mia stanza
Appoggiato senza speranza al muro
Nero dell’illusione di apparire
Zombi, sempre più da lontano
Abbandonato dietro la facciata.
Claudio Badalotti

Il passero solitario
Ti vedo ogni mattina su quel tetto,
che mesto osservi le auto passare
un trillo a volte dal tuo petto sfugge
la tua amica non vedi ritornare.

E te ne stai lì fermo, solitario,
e mi ricordi la lezione antica,
mi guardo e tu mi guardi silenzioso
anch'io ho perso una persona amica.

E non m'importa più del mondo intero
non mi interessa quel che avviene intorno
penso soltanto a quell'amor che ho perso
la strada fatta è ormai senza ritorno.

E saltelli, ti sposti, sopra il tetto,
ma l'occhio è sempre perso sulla strada,
dietro un cupo pensiero anch'io mi perdo
manco per me il conto più non quadra.

E che ci importa in fondo della vita,
ingrata fu e lo sarà per tutti
poca felicità e tanti affanni
di quel che resta raccogliamo i frutti.

(Donnas 12.5.2016 - 8,38)
Salvatore Armando Santoro

78. Ticinesi
Ticinesi elvetici
differenti ma confinanti
derivati da un passato
della formazione degli stati,
e son nate culture
distinte e coabitanti
la penisola ricca.

Da Diario poetico
Francesco Soldini

Haiku
dal ramo un canto-
all'alba un usignolo
sveglia i silenzi
Salvatore Cutrupi

Sick Yeats
Am I sick?
Rosa malata di speme chiusa in profumo.
Corpo dolce al verme, tu m’ignori e seduci l’aria triste e
il suo volto vacuo d’ombre affaccendate nello sfuggire al sole.
Dimmi mio sole, non è vero che il tuo odore cerca la mia carne,
il mio sangue
per brillare,
è troppo presto per aprire le ali?
Sarò troppo giovane per bruciare nel tuo fuoco?
Allora morte venga dolce in questo istante
e mi cancelli il dolore della tua assenza.
Cara colpa strapparti …
ecco i miei palmi col tuo sangue rosso e caldo,
Il mio crimine grida, vittoria!
Il mio cuore piange il misfatto!
Possiedimi finché t’avrò ceduto il mio tutto.
Prenditi i miei sogni,
i miei vizi,
questo contagio allegorico di magie _
Prenditi la mia dipendenza dai mali
dai piccoli peccati e dalle gioie.
Trova cura all’infermità della carne,
guida alla gloria quest’essere curioso_
Stringimi tra le tue spire,
infettami con le mille legioni di poemi in un bacio
poi abbandonami
al disperare più acuto sulle rive nere del Tamigi,
nel cerchio del più puro dolore_
a invocare del tuo perduto
morente in me resiliente solo nella speranza.

Da “La rosa dalla schiena nera
Jacqueline Miu

 


Poesia consigliata
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Marzo 1821
Soffermati sull’arida sponda
Vòlti i guardi al varcato Ticino,
Tutti assorti nel novo destino,
Certi in cor dell’antica virtù,
Han giurato: non fia che quest’onda
Scorra più tra due rive straniere;
Non fia loco ove sorgan barriere
Tra l’Italia e l’Italia, mai più!

L’han giurato: altri forti a quel giuro
Rispondean da fraterne contrade,
Affilando nell’ombra le spade
Che or levate scintillano al sol.
Già le destre hanno strette le destre;
Già le sacre parole son porte;
O compagni sul letto di morte,
O fratelli su libero suol.

Chi potrà della gemina Dora,
Della Bormida al Tanaro sposa,
Del Ticino e dell’Orba selvosa
Scerner l’onde confuse nel Po;
Chi stornargli del rapido Mella
E dell’Oglio le miste correnti,
Chi ritorgliergli i mille torrenti
Che la foce dell’Adda versò,

Quello ancora una gente risorta
Potrà scindere in volghi spregiati,
E a ritroso degli anni e dei fati,
Risospingerla ai prischi dolor;
Una gente che libera tutta
O fia serva tra l’Alpe ed il mare;
Una d’arme, di lingua, d’altare,
Di memorie, di sangue e di cor.

Con quel volto sfidato e dimesso,
Con quel guardo atterrato ed incerto
Con che stassi un mendico sofferto
Per mercede nel suolo stranier,
Star doveva in sua terra il Lombardo:
L’altrui voglia era legge per lui;
Il suo fato un segreto d’altrui;
La sua parte servire e tacer.

O stranieri, nel proprio retaggio
Torna Italia e il suo suolo riprende;
O stranieri, strappate le tende
Da una terra che madre non v’è.
Non vedete che tutta si scote,
Dal Cenisio alla balza di Scilla?
Non sentite che infida vacilla
Sotto il peso de’ barbari piè?

O stranieri! sui vostri stendardi
Sta l’obbrobrio d’un giuro tradito;
Un giudizio da voi proferito
V’accompagna a l’iniqua tenzon;
Voi che a stormo gridaste in quei giorni:
Dio rigetta la forza straniera;
Ogni gente sia libera e pèra
Della spada l’iniqua ragion.

Se la terra ove oppressi gemeste
Preme i corpi de’ vostri oppressori,
Se la faccia d’estranei signori
Tanto amara vi parve in quei dì;
Chi v’ha detto che sterile, eterno
Saria il lutto dell’itale genti?
Chi v’ha detto che ai nostri lamenti
Saria sordo quel Dio che v’udì?

Sì, quel Dio che nell’onda vermiglia
Chiuse il rio che inseguiva Israele,
Quel che in pugno alla maschia Giaele
Pose il maglio ed il colpo guidò;
Quel che è Padre di tutte le genti,
Che non disse al Germano giammai:
Va’, raccogli ove arato non hai;
Spiega l’ugne; l’Italia ti do.

Cara Italia! dovunque il dolente
Grido uscì del tuo lungo servaggio;
Dove ancor dell’umano lignaggio
Ogni speme deserta non è:
Dove già libertade è fiorita,
Dove ancor nel segreto matura,
Dove ha lacrime un’alta sventura,
Non c’è cor che non batta per te.

Quante volte sull’alpe spïasti
L’apparir d’un amico stendardo!
Quante volte intendesti lo sguardo
Ne’ deserti del duplice mar!
Ecco alfin dal tuo seno sboccati,
Stretti intorno ai tuoi santi colori,
Forti, armati dei propri dolori,
I tuoi figli son sorti a pugnar.

Oggi, o forti, sui volti baleni
Il furor delle menti segrete:
Per l’Italia si pugna, vincete!
Il suo fato sui brandi vi sta.
O risorta per voi la vedremo
Al convito dei popoli assisa,
O più serva, più vil, più derisa
Sotto l’orrida verga starà.

Oh giornate del nostro riscatto!
Oh dolente per sempre colui
Che da lunge, dal labbro d’altrui,
Come un uomo straniero, le udrà!
Che a’ suoi figli narrandole un giorno,
Dovrà dir sospirando: «io non c’era»;
Che la santa vittrice bandiera
Salutata quel dì non avrà.
Alessandro Manzoni

consigliata da giuseppe gianpaolo casarini


5 Giugno

77. E' tornata la primavera
E' tornata la primavera
nel venticello mite
la natura muta
accrescendo com'era
sognando quel che sarà,
ciclica esperienza
nella fantasiosa biosfera.

Da Diario poetico
Francesco Soldini

L'effetto domino degli errori
Il primo errore
conseguenza del troppo amore
e giorni che sembravano non avere fine
ma poi finivano.
La “cosa” è che non sapevi di sbagliare
e continuavi ad andare,
l’effetto domino sulla tua vita
quasi devastante.
Si va avanti aspettando una legge di compensazione
qualcuno o qualcosa
Che restituisca tutto: colpo su colpo,
ma non funziona così.

maggio 2017
Maria Attanasio

Falò
Un anno d'altri tempi. E pur lontana
torni nei sogni ancora, e pur sei viva
col sorriso e i tuoi occhi misteriosi
anche se resti sull'opposta riva.

Filo d'ombra che in sogno si dipana
e pei tumulti del mio cuor si perde
come nel vuoto un eco di campana,
alga verde nel mar del sentimento.

Palpito lieve come la risacca
che continua a agitare la mia fiamma
fino al guizzo final; già che si stacca
la sabbia dalla cenere nel vento.
Santi Cardella

Perversioni
Siamo convinti di donare amore
che spesso con passione regaliamo
crediamo di trasmettere l'ardore
e invece solo noi dentro bruciamo.

Spesso colei a cui offriamo affetto
non nutre la nostra identica passione
e c'è chi poi sviluppa dentro il petto
logiche infami prive di ragione.

Di siffatti campioni il mondo è ricco,
come abbonda di false e di bugiarde,
sulla croce però non li configgo
saranno sempre laide o bastarde

del male produrranno a chi han vicino
diranno ch'eran alticce e pien di vino.

(Boccheggiano 13.5.2016 - 19,25)
Salvatore Armando Santoro

Ieri e oggi
Si rideva e sorrideva con umore
sul dottore che spogliava la cliente
sul bel Ganimede che faceva l'amore
e sul professore mezzo deficiente!

Nella vecchia Italia spensierata e bella
sorrideva maggiormente chi, d'intesa,
diceva, per evitar la "cacarella":
"Va tutto ben madama la marchesa!"

"Va tutto bene!" - diceva ogni giornale -
Infatti eran tutti disciplinati
con onestà, non si stava affatto male,
e non si rischiava d' essere ammazzati!

Tutti ci tenevano alla morale
così la prostituzione fu bandita:
niente più mignotte, non un sol magnaccio,
e dei protettori fu "piazza pulita"!

Divenne lo Stato l'unico magnaccio
e fu salva la moral dei cittadini,
con altri sistemi seppe trar profitto
chiudendo in Italia tutti i casini.

Il casino unico e ufficializzato
lo trovi ora in Parlamento più che mai;
e gli industriali, d'accordo con lo Stato,
non sfruttano più mignotte ma operai!

Questa, purtroppo, è la realtà italiana.
la realtà che ci trascina alla deriva,
ve lo dice chi ha la mente ancora sana
e il mio nome è Gilberto Paraschiva!
Gilberto Paraschiva

stormland
parlami se ti va
fatti trovare
afferrami dal traffico di sogni strappami alla strada
indossa le mie labbra
mordile
falle sanguinare
così la mia sofferenza ti possa baciare
darò fuoco alla città con i battiti
tu non scappare lontano
lascia una scia d’affetto qualche piccola briciola
mordi sto corpo con la tua esistenza
incidi nella mia carne le tue passioni
dammi una mano con il tormento
sta cosa strana che tiene in mano i nostri destini
questa cosa che ci spinge a cercarci
vorrei darle un nome
vorrei tu avessi un nome
ti chiamerò amore
unica cosa resistente alle fiamme all’inferno ai mali
prenditi la mia aria
voglio trovarti
e se mi vedrai
ridammi il respiro
seda la mia sete
calma la mia fame
parlami se ti va
fatti trovare

Da “La rosa dalla schiena nera
Jacqueline Miu

Rapita dall’estate
L’estate reca in sé
qualche canto di bimbo
arpeggio di chitarra al lume di luna
sguardi d’amore in riva al mare
papaveri e spighe dorate tra capelli profumati di sole
solai assolati per meditare
passi trascinati di piedi scalzi
bocche rosse di ciliegie colte dal ramo,

io rimango a guardare l’estate
ogni anno s’apre la sua finestra
e ringrazio d’essere ancora
a gustare il suo fantastico essere
posto in essere vita.
laura toffoli

Campomarino
Mare del mio mare
un incantesimo
al principiare dell’estate
dove tutto si illumina
all’alternanza del sole
con una carezza d’azzurro
leggero come un velo
che arriva al cielo
Mare , conchiglia di onde
sgombre da ombre fonde
e da voci assenti
di più incalza la sua bellezza
Qualcos’altro è nell’aria
il silenzio ,lo stupore
che lambisce la sabbia
senza impronte di orme .
S’ode soltanto
la melodia delle silenziose onde
che attendono
l’estate scalpitante d’allegria , di colori
dove il giallo si accederà sulla sabbia
e l’acqua nel luminoso verde-azzurro
Antonia Scaligine

Haiku
notte di pioggia-
sempre più grosso il fiume
più grande il mare
Salvatore Cutrupi

L'incontro
Non ora, non adesso,
non so quando, ma di sicuro
troverò in te refrigerio
a questa arsura
che secca anche il cuore.

Ma non ora, non adesso,
non è ancor tempo
d'annullarmi in te,
di posare sul tuo petto il capo
e di sentire le tue braccia
avvolgermi come scialle.

So che mi attendi,
so che non è ancor tempo
ma è sicuro
il mio incontro con te.

Ma non ora, non adesso,
ma quando guardandoti
non riuscirò più a sostenere
la luce dei tuoi occhi,
ecco, allora abbasserò i miei.
Sandra Greggio
 

Poesia consigliata
-Leggi le altre-

Coro dell’atto terzo dell'Adelchi

ripristinato nella sua originaria integrità

Dagli atrii muscosi, dai Fori cadenti,
Dai boschi, dall’arse fucine stridenti,
Dai solchi bagnati di servo sudor,
Un volgo disperso repente si desta;
Intende l’orecchio, solleva la testa
Percosso da novo crescente romor.

Dai guardi dubbiosi, dai pavidi volti,
Qual raggio di sole da nuvoli folti,
Traluce de’ padri la fiera virtù:
Ne’ guardi, ne’ volti confuso ed incerto
Si mesce e discorda lo spregio sofferto
Col misero orgoglio d’un tempo che fu.

È il volgo gravato dal nome latino
Che un’empia vittoria conquise e tien chino
Sul suol che i trionfi degli avi portò;
Che, in torbida voce, qual gregge predato,
Dall’Erulo avaro nel Goto spietato,
Nel Vinnulo errante, dal Greco passò.

S’aduna voglioso, si sperde tremante,
Per torti sentieri, con passo vagante,
Era tema e desire, s’avanza e ristà;
E adocchia e rimira scorata e confusa
De’ crudi signori la turba diffusa,
Che fugge dai brandi, che sosta non ha.

Ansanti li vede, quai trepide fere,
Irsuti per tema le fulve criniere,
Le note latebre del covo cercar;
E quivi, deposta l’usata minaccia,
Le donne superbe, con pallida faccia,
I figli pensosi pensose guatar.

E sopra i fuggenti, con avido brando,
Quai cani disciolti, correndo, frugando,
Da ritta, da manca, guerrieri venir:
Li vede, e rapito d’ignoto contento,
Con l’agile speme precorre l’evento,
E sogna la fine del duro servir.

Udite! Quei forti che tengono il campo,
Che ai vostri tiranni precludon lo scampo,
Son giunti da lunge, per aspri sentier:
Sospeser le gioie dei prandi festosi,
Assursero in fretta dai blandi riposi,
Chiamati repente da squillo guerrier.

Lasciar nelle sale del tetto natio
Le donne accorate, tornanti all’addio,
A preghi e consigli che il pianto troncò:
Han carca la fronte de’ pesti cimieri,
Han poste le selle sui bruni corsieri,
Volaron sul ponte che cupo sonò.

A torme, di terra passarono in terra,
Cantando giulive canzoni di guerra,
Ma i dolci castelli pensando nel cor:
Per valli petrose, per balzi dirotti,
Vegliaron nell’armi le gelide notti,
Membrando i fidati colloqui d’amor.

Gli oscuri perigli di stanze incresciose,
Per greppi senz’orma le corse affannose,
Il rigido impero, le fami durar:
Si vider le lance calate sui petti,
A canto agli scudi, rasente agli elmetti,
Udiron le freccie fischiando volar.

E il premio sperato, promesso a quei forti,
Sarebbe, o delusi, rivolger le sorti,
Por fine ai dolori d’un volgo stranier?
Se il petto dei forti premea simil cura,
Di tanto apparecchio, di tanta pressura,
Di tanto cammino, non era mestier.

Son donni pur essi di lurida plebe,
Inerme, pedestre, dannata alle glebe,
Densata nei chiusi di vinte città.
A frangere il giogo che i miseri aggrava,
Un motto dal labbro dei forti bastava;
Ma il labbro dei forti proferto non l’ha.

Tornate alle vostre superbe ruine,
All’opere imbelli dell’arse officine,
Ai solchi bagnati di servo sudor.
Stringetevi insieme l’oppresso all’oppresso,
Di vostre speranze parlate sommesso,
Dormite fra i sogni giocondi d’error.

Domani, al destarvi, tornando infelici,
Saprete che il forte sui vinti nemici
I colpi sospese, che un patto troncò.
Che regnano insieme, che sparton le prede,
Si stringon le destre, si danno la fede,
Che il donno, che il servo, che il nome restò.
Alessandro Manzoni

consigliata da giuseppe gianpaolo casarini


4 Giugno

Poesia a tema
Il silenzio

Ci sono momenti
che solo il silenzio riesce a descrivere

*quando il mio rimbombante io
richiama l’eco del mio essere
e le parole si ritirano indifese
ne silenzio dello spirito
del mio io ,del mio Dio
e mi riparo nel suo silenzio siderale
alla ricerca di una nicchia nel cielo
C’è il silenzio verbale
del muto , sordo e cieco
al riparo dal vento che s-vela
Nel silenzio tutto è un tacere
Un pensare
Un pregare
Un capire
Un soffrire
Superato questo momento
dopo mi sento più sola
Antonia Scaligine
 

Tristesse
Ramenez-moi, disais-je, au fortuné rivage
Où Naples réfléchit dans une mer d'azur
Ses palais, ses coteaux, ses astres sans nuage,
Où l'oranger fleurit sous un ciel toujours pur.
Que tardez-vous ? Partons ! je veux revoir encore
Le Vésuve enflammé sortant du sein des eaux ;
Je veux de ses hauteurs voir se lever l'aurore ;
Je veux, guidant les pas de celle que j'adore,
Redescendre, en rêvant, de ces riants coteaux ;
Suis-moi dans les détours de ce golfe tranquille ;
Retournons sur ces bords à nos pas si connus,
Aux jardins de Cinthie, au tombeau de Virgile,
Près des débris épars du temple de Vénus :
Là, sous les orangers, sous la vigne fleurie,
Dont le pampre flexible au myrte se marie,
Et tresse sur ta tête une voûte de fleurs,
Au doux bruit de la vague ou du vent qui murmure,
Seuls avec notre amour, seuls avec la nature,
La vie et la lumière auront plus de douceurs.

De mes jours pâlissants le flambeau se consume,
Il s'éteint par degrés au souffle du malheur,
Ou, s'il jette parfois une faible lueur,
C'est quand ton souvenir dans mon sein le rallume ;
Je ne sais si les dieux me permettront enfin
D'achever ici-bas ma pénible journée.
Mon horizon se borne, et mon oeil incertain
Ose l'étendre à peine au-delà d'une année.
Mais s'il faut périr au matin,
S'il faut, sur une terre au bonheur destinée,
Laisser échapper de ma main
Cette coupe que le destin
Semblait avoir pour moi de roses couronnée,
Je ne demande aux dieux que de guider mes pas
Jusqu'aux bords qu'embellit ta mémoire chérie,
De saluer de loin ces fortunés climats,
Et de mourir aux lieux où j'ai goûté la vie.
Alphonse de Lamartine
Tristezza
Riportami, dicevo, sulla riva fertile
dove Napoli riflette in un mare azzurro
i palazzi, le coste, gli astri senza nuvole,
e sboccia l'arancio sotto un cielo sempre puro.
Cosa aspetti? Partiamo! Voglio vedere ancora
il Vesuvio infuocato uscir dal sen dell'onda;
vedere dall'alto spuntare l'aurora;
voglio guidare i passi della mia veneranda,
ridiscender, sognando, dai dirupi gioiosi;
seguimi nei tornanti di quel golfo tranquillo;
raggiungiamo le rive ben note ai nostri passi,
i giardini di Cinzia, la tomba di Virgilio,
presso i frantumi sparsi del tempio di Venere:
là, sotto gli aranceti e la vigna fiorita,
col tralcio flessuoso che al mirto si marita,
tessendo sul tuo capo tutt'una volta in fiore,
al dolce suon dell'onda o al mormorar del vento,
soli col nostro amore, soli con la natura,
la vita e la luce avranno più incanto.

Dei pallidi miei giorni si consuma la fiamma
e via via si spegne al soffio delle sventure,
o, se talvolta getta un pallido chiarore,
è quando il tuo ricordo si riaccende nell'anima;
io non so se gli dei mi avranno infine offerto
di chiudere quaggiù la mia triste giornata.
L'orizzonte si sbarra, ed il mio occhio incerto
osa estenderlo appena alla fine dell'annata.
Ma se devo morire al mattino,
se devo su una terra alla gioia destinata
lasciarmi sfuggire di mano
questa mia coppa che pareva il destino
avesse per me di rose coronata,
chiedo solo agli dei di guidare i miei passi
alla riva, dal tuo caro ricordo abbellita,
di salutar da lungi quei climi rigogliosi
e morire nei luoghi dove gustai la vita.
Alphonse de Lamartine Traduzione di Nino Muzzi

Il Fato
Scrivi,
sconfitta
dall'ignoranza
dotta.
Non mordere
le sottili
tue dita
che per indicar
la tua strada
usi.
Dipingi
di colori
allegri
i tuoi muri.
Lo so, c'è chi
cancella
i tuoi disegni
per tracciarti
nuova via
che respingi,
ma ad essa
ti pieghi,
come sempre,
come tutti.
Isabel Gide

Alla battigia di Vada
Tu che non vedi
puoi sentire il mare.
Tu che non senti
puoi vedere il mare.

Il sole è in cielo per tutti...
L'onda non distingue le orme...

A te che non vedi
farò vedere il mare.
A te che non senti
farò sentire il mare.
Vitale Tagliaferri

Dint a stu cor sol nu turmient.....TU!
Ma, nu cumbatt chiu'.......
E co doje lacreme int all'uocchie...
M'addormento n'ata vota.

02/06/2017
Pasquale Di Meo

76. Facile credere
Facile credere
alla propria rinascita
che può essere la moda,
sempre bellissima
la generale risurrezione
col giusto giudizio,
e che sia il Karma o il Regno
solo il meglio per i degni
del futuro che sarà.

Da Diario poetico
Francesco Soldini

io e te
siamo innamorati
come unici abitanti
di questo mondo
che vediamo splendente
col nostro amore immenso
a le paure e le sciagure
sono fiamme passeggere
gli altri amori non saranno mai
come questo nostro amore
che io ti ho sorretto
e tu mi hai sorretto
quando il giro della terra
si è fermato per un secondo.
Io ti penso e tu mi pensi
giorno e notte

l'amore è fisico
quasi animale
è sapiente

niente va perso
come vuole Dio.
Ma ci hai mai pensato, amore
il mondo che se ne fotte di noi?!.

2014

Ispirata da una poesia della grande poetessa
Wislawa Szymborska premio Nobel per la letteratura nel 1996.

Maria Attanasio

Polline
Ondeggio
nel sussulto del vento
svolazzo
m'inquieto
granello invisibile
in controluce m'inebrio
mi poso
riposo
la vita poi sposo.

(Boccheggiano 23.5.2015 - 21,11)
Salvatore Armando Santoro

milioni di poeti…milioni di poesie…miliardi di parole

Poesia
(miliardi di parole)

Di tanto immenso mondo di parole
aperte o chiuse, libere o legate
ne rimarrà una sola, ed è: Poesia.
Armando Bettozzi

Intimità
sono soltanto un uomo discepolo di un piccolo diavolo chiamato desio
mi lusinga il piacere che forgia i migliori sogni nella mia mente
sono schiavo assoluto del mio immaginario poeta
resto volentieri legato al calvario che rende gli esploratori dei pionieri
cerco un angelo con comuni problemi di adattamento al reale
parlo la lingua della magia quando mi spoglio d’umano
cura la mia dipendenza dalle chimere sperando sia eterna
questa curiosa forma d’amore per ciò che si nasconde agli occhi

Da “pozioni di crackoina post sentimentale
Jacqueline Miu

Affidarsi
La corolla di fiore
pende dal vaso
per farci meditare.
laura toffoli
 

Poesia consigliata
-Leggi le altre-

Per le nozze della sorella Paolina
Poi che del patrio nido
I silenzi lasciando, e le beate
Larve e l’antico error, celeste dono,
Ch’abbella agli occhi tuoi quest’ermo lido,
Te nella polve della vita e il suono
Tragge il destin; l’obbrobriosa etate
Che il duro cielo a noi prescrisse impara,
Sorella mia, che in gravi
E luttuosi tempi
L’infelice famiglia all’infelice
Italia accrescerai. Di forti esempi
Al tuo sangue provvedi. Aure soavi
L’empio fato interdice
All’umana virtude,
Nè pura in gracil petto alma si chiude.

O miseri o codardi
Figliuoli avrai. Miseri eleggi. Immenso
Tra fortuna e valor dissidio pose
Il corrotto costume. Ahi troppo tardi,
E nella sera dell’umane cose,
Acquista oggi chi nasce il moto e il senso.
Al ciel ne caglia: a te nel petto sieda
Questa sovr’ogni cura,
Che di fortuna amici
Non crescano i tuoi figli, e non di vile
Timor gioco o di speme: onde felici
Sarete detti nell’età futura:
Poiché (nefando stile,
Di schiatta ignava e finta)
Virtù viva sprezziam, lodiamo estinta.

Donne, da voi non poco
La patria aspetta; e non in danno e scorno
Dell’umana progenie al dolce raggio
Delle pupille vostre il ferro e il foco
Domar fu dato. A senno vostro il saggio
E il forte adopra e pensa; e quanto il giorno
Col divo carro accerchia, a voi s’inchina.
Ragion di nostra etate
Io chieggo a voi. La santa
Fiamma di gioventù dunque si spegne
Per vostra mano? attenuata e franta
Da voi nostra natura? e le assonnate
Menti, e le voglie indegne,
E di nervi e di polpe
Scemo il valor natio, son vostre colpe?

Ad atti egregi è sprone
Amor, chi ben l’estima, e d’alto affetto
Maestra è la beltà. D’amor digiuna
Siede l’alma di quello a cui nel petto
Non si rallegra il cor quando a tenzone
Scendono i venti, e quando nembi aduna
L’olimpo, e fiede le montagne il rombo
Della procella. O spose,
O verginette, a voi
Chi de’ perigli è schivo, e quei che indegno
E’ della patria e che sue brame e suoi
Volgari affetti in basso loco pose,
Odio mova e disdegno;
Se nel femmineo core
D’uomini ardea, non di fanciulle, amore.

Madri d’imbelle prole
V’incresca esser nomate. I danni e il pianto
Della virtude a tollerar s’avvezzi
La stirpe vostra, e quel che pregia e cole
La vergognosa età, condanni e sprezzi;
Cresca alla patria, e gli alti gesti, e quanto
Agli avi suoi deggia la terra impari.
Qual de’ vetusti eroi
Tra le memorie e il grido
Crescean di Sparta i figli al greco nome;
Finché la sposa giovanetta il fido
Brando cingeva al caro lato, e poi
Spandea le negre chiome
Sul corpo esangue e nudo
Quando e’ reddia nel conservato scudo.

Virginia, a te la molle
Gota molcea con le celesti dita
Beltade onnipossente, e degli alteri
Disdegni tuoi si sconsolava il folle
Signor di Roma. Eri pur vaga, ed eri
Nella stagion ch’ai dolci sogni invita,
Quando il rozzo paterno acciar ti ruppe
Il bianchissimo petto,
E all’Erebo scendesti
Volonterosa. A me disfiori e scioglia
Vecchiezza i membri, o padre; a me s’appresti,
Dicea, la tomba, anzi che l’empio letto
Del tiranno m’accoglia.
E se pur vita e lena
Roma avrà dal mio sangue, e tu mi svena.

O generosa, ancora
Che più bello a’ tuoi dì splendesse il sole
Ch’oggi non fa, pur consolata e paga
E’ quella tomba cui di pianto onora
L’alma terra nativa. Ecco alla vaga
Tua spoglia intorno la romulea prole
Di nova ira sfavilla. Ecco di polve
Lorda il tiranno i crini;
E libertade avvampa
Gli obbliviosi petti; e nella doma
Terra il marte latino arduo s’accampa
Dal buio polo ai torridi confini.
Così l’eterna Roma
In duri ozi sepolta
Femmineo fato avviva un’altra volta.
Giacomo Leopardi

consigliata da giuseppe gianpaolo casarini


3 Giugno

Poesia a tema
Il silenzio

Fai silenzio: troppe bocche già parlano di niente.
Simone Magli
 

Quelle mani, quella voce
Quelle mani
prive di orpelli,
decorate da un semplice monile,
use al giornaliero impegno,
ricamano lo spazio
impreziosiscono la scena,
quelle mani
corteggiano le note
accarezzano il mio cuore.

Quella voce,
armonie recondite e sublimi,
nella notte addolciscono i miei sensi,
nel silenzio leniscono le pene.

(A Latitha Bellino)

(Donnas 10.5.2016 - 15,06)
Salvatore Armando Santoro

L'homme
À Lord Byron.
Toi, dont le monde encore ignore le vrai nom,
Esprit mystérieux, mortel, ange, ou démon,
Qui que tu sois, Byron, bon ou fatal génie,
J'aime de tes concerts la sauvage harmonie,
Comme j'aime le bruit de la foudre et des vents
Se mêlant dans l'orage à la voix des torrents !
La nuit est ton séjour, l'horreur est ton domaine :
L'aigle, roi des déserts, dédaigne ainsi la plaine
Il ne veut, comme toi, que des rocs escarpés
Que l'hiver a blanchis, que la foudre a frappés ;
Des rivages couverts des débris du naufrage,
Ou des champs tout noircis des restes du carnage.
Lamartine
L'uomo
A Lord Byron
Tu, di cui il mondo ancora ignora il nome vero,
mortale, angelo o demone, spirito pien di mistero,
genio buono o fatale, Byron, chiunque tu sia,
amo dei tuoi concerti la selvaggia armonia,
come amo il rumore del fulmine e dei venti
frammisti nella bufera alla voce dei torrenti!
La notte è la tua sede, il tuo dominio l'orrore:
l'aquila, re dei deserti, disdegna le pianure,
come te, cerca solo le scarpate rocciose,
dall'inverno innevate, dal fulmine percosse,
le rive coperte dai relitti dei naufragi
o i campi anneriti dai resti delle stragi.
Lamartine Traduzione di Nino Muzzi

Filastrocca della sera (ovvero come nascono le stelle)
l'amore
sul mio letto
ha lasciato
una violetta,
il vento
ha poi
..di semi
seminato
il mio cuscino...

il letto
è adesso
un prato
tutto viola
in pieno inverno,
Solitudine
canticchia
si riposa..
è meraviglia!

quando
Notte
la sorprende,
Solitudine
si scioglie,
una lacrima
la fila
manco fosse sentimento!

la matassa
s'aggroviglia
tutto è un canto
un parapiglia..
Tempo aggrotta
il sopracciglio
Spazio è avaro
di vaniglia

Notte Scende
Sera vola
ancor prima
di Mattina
solitudine
sublima
e
di vapore
è ormai
Stellina.
Michele Aulicino

Strane Notti
Magica notte
ascolto bisbigli di stelle
mentre tra le oscurità del cielo
sola ed immensa,
la Luna splende
e mi sorride.
Silenziosa,
dietro le mie spalle,
una fata,
dolce viso,
sorriso incantato,
mi sfiora,
con le sue dita sottili.
Non riesco a muovermi,
e l'oscurità cala,
anche sui miei occhi.
Magica notte,
Magico sogno,
PACE.
Non permettere
o Luna,
che qualcuno mi svegli,
e lasciami qui,
e lasciami volare
con questa splendida fata,
non lasciare che arrivi il giorno,
stai con me,
e sogna con me.
Fabio Alessandro Tagliacollo

Primizie di spiaggia
Un vecchio pelandrone
con più rughe che capelli
mette una tagliola
per la bionda Svedese
ma vi finisce un migrante clandestino
che lo denuncia per razzismo
ma lui si difende, voleva catturare
una volpe e non un cinghiale
ma il Giudice lo condanna per bracconaggio

La Signora Thénardier,impomatata
sceglie un ombrellone in prima fila
l'oroscopo dice che è l'anno giusto
per maritare le figlie da tempo a dieta
e quest'anno porterà anche il cane
ad innescare gli approcci

Il guercio rinuncia al solito giornale bucato
e usa una paglietta con l'oblò
a scrutare avvenenti donne in costumi osè

Il giornalaio espone un manifesto
di cronaca locale dal titolo
mare pulito, bandiera blu
accesso anche ai cani
purchè muniti di cintura di castità

Affisso a un palo un cartello
con la pubblicità di un ristorante tipico,
dice si mangia anche seduti
e per chi ne fa richiesta, con posate
di plastica e d'argento

Da:Poesie Cialtrone
Michael Santhers

75. Con la legna
Ho pubblicato con la legna
Il meno possibile
per lo scarso mercato
della creazione poetica
e innovare l'arte
dello stampare come oggetto,
potendo trasmettere
alla velocità della luce
un'ondata di 500
liberi libri:
artigianato col computer,
la stampante e il cartoncino,
variamente distribuiti
meditando sul tempo,
ma se ci vorrà della legna
sono già editore
tendente al minimo
d'averli custoditi
nella Biblioteca Nazionale Svizzera.

Da Diario poetico
Francesco Soldini

Per cosa si scrive
Si scrive perché si ha un’urgenza dentro
e una notte insonne da attraversare,
perché , a volte, hai l’impressione
di vivere la vita di un altro
(uno stronzo che nemmeno ti piace):
davvero pensate sia facile
andare in giro
con un’anima dalle braghe calate?

2016
Maria Attanasio

acerbo
la calma mi abita solo se chiudo gli occhi altrimenti tempesta
foreste con alberi di pietra i giorni il resto è silenzio
ho fame d’amore come un’aquila di altezze o le farfalle prima di ardere
tutto mi tempra nulla mi doma bradi i respiri
ti amo fino al petto fino al sorriso fino all’apnea del cuore
nel sangue ho sistemato lì il tuo ricordo per non curare l’insonnia
per capire quando sia freddo l’inverno che uccide senza i tuoi occhi
oh corri fantasma - corri negli spazi del mio immaginario

scrivimi lettere d’amore sui brividi della pelle quando vicini
lasciami un messaggio nel capo colonna sonora su tutto il silenzio
prendimi dal caveau dei pensieri prigione
tutto mi tempra nulla mi doma solo tu più forte dell’aria

Da “pozioni di crackoina post sentimentale
Jacqueline Miu

Ebbene sì !
Romantica fino in fondo
Sognatrice senza tregua,
amante del valzer
dell’amore,
delle rose rosse,
del chiaro di luna
del mare in tempesta,
del giardino incantato
degli abiti da sera,
della gatta accanto al camino
mentre fa le fusa,
delle calme superfici dei laghi
del profumo dei tigli
dei capelli dorati del grano
del rosso dei papaveri.
Sensibile?
Sì, fino in fondo,
a tutto tondo
con scivoloni paurosi
ma amante della vita,
del suo arcobaleno
che si specchia nei miei occhi.
Sandra Greggio

Il giardino del mio passato
Sbocciano ancora le rose gialle del roseto
e le bianche margherite, che nel minuscolo giardino
del casale abbandonato non son lì per caso.

E spostando lo sguardo, posandolo
nella macchia oltre l’orto dimenticato,
e contemplando le erbe dai lunghi steli,
risento la voce del mio passato: ecco allora ritornar
il gentil pensiero .

Mi accorgo di qualche rosso pomodoro
che buca un melanconico spazio, e nel colore
sento le calde risate avanzare.

La dolce luce rosata della sera
confonderà i confini
e i tempi passato e presente si fonderanno
in un unico armonico suono di vita arcobaleno.
laura toffoli

Poesia consigliata
-Leggi le altre-

Ad Angelo Mai
Italo ardito, a che giammai non posi
Di svegliar dalle tombe
I nostri padri? ed a parlar gli meni
A questo secol morto, al quale incombe
Tanta nebbia di tedio? E come or vieni
Sì forte a' nostri orecchi e sì frequente,
Voce antica de' nostri,
Muta sì lunga etade? e perchè tanti
Risorgimenti? In un balen feconde
Venner le carte; alla stagion presente
I polverosi chiostri
Serbaro occulti i generosi e santi
Detti degli avi. E che valor t'infonde,
Italo egregio, il fato? O con l'umano
Valor forse contrasta il fato invano?
Certo senza de' numi alto consiglio
Non è ch'ove più lento
E grave è il nostro disperato obblio,
A percoter ne rieda ogni momento
Novo grido de' padri. Ancora è pio
Dunque all'Italia il cielo; anco si cura
Di noi qualche immortale:
Ch'essendo questa o nessun'altra poi
L'ora da ripor mano alla virtude
Rugginosa dell'itala natura,
Veggiam che tanto e tale
È il clamor de' sepolti, e che gli eroi
Dimenticati il suol quasi dischiude,
A ricercar s'a questa età sì tarda
Anco ti giovi, o patria, esser codarda.
Di noi serbate, o gloriosi, ancora
Qualche speranza? in tutto
Non siam periti? A voi forse il futuro
Conoscer non si toglie. Io son distrutto
Nè schermo alcuno ho dal dolor, che scuro
M'è l'avvenire, e tutto quanto io scerno
È tal che sogno e fola
Fa parer la speranza. Anime prodi,
Ai tetti vostri inonorata, immonda
Plebe successe; al vostro sangue è scherno
E d'opra e di parola
Ogni valor; di vostre eterne ledi
Nè rossor più nè invidia; ozio circonda
I monumenti vostri; e di viltade
Siam fatti esempio alla futura etade.
Bennato ingegno, or quando altrui non cale
De' nostri alti parenti,
A te ne caglia, a te cui fato aspira
Benigno sì che per tua man presenti
Paion que' giorni allor che dalla dira
Obblivione antica ergean la chioma,
Con gli studi sepolti,
I vetusti divini, a cui natura
Parlò senza svelarsi, onde i riposi
Magnanimi allegràr d'Atene e Roma.
Oh tempi, oh tempi avvolti
In sonno eterno! Allora anco immatura
La ruina d'Italia, anco sdegnosi
Eravam d'ozio turpe, e l'aura a volo
Più faville rapia da questo suolo.
Eran calde le tue ceneri sante,
Non domito nemico
Della fortuna, al cui sdegno e dolore
Fu più l`averno che la terra amico.
L'averno: e qual non è parte migliore
Di questa nostra? E le tue dolci corde
Susurravano ancora
Dal tocco di tua destra, o sfortunato
Amante. Ahi dal dolor comincia e nasce
L'italo canto. E pur men grava e morde
Il mal che n'addolora
Del tedio che n'affoga. Oh te beato,
A cui fu vita il pianto! A noi le fasce
Cinse il fastidio; a noi presso la culla
Immoto siede, e su la tomba, il nulla.
Ma tua vita era allor con gli astri e il mare,
Ligure ardita prole,
Quand'oltre alle colonne, ed oltre ai liti
Cui strider l'onde all'attuffar del sole
Parve udir su la sera, agl'infiniti
Flutti commesso, ritrovasti il raggio
Del Sol caduto, e il giorno
Che nasce allor ch'ai nostri è giunto al fondo;
E rotto di natura ogni contrasto,
Ignota immensa terra al tuo viaggio
Fu gloria, e del ritorno
Ai rischi. Ahi ahi, ma conosciuto il mondo
Non cresce, anzi si scema, e assai più vasto
L'etra sonante e l'alma terra e il mare
Al fanciullin, che non al saggio, appare.
Nostri sogni leggiadri ove son giti
Dell'ignoto ricetto
D'ignoti abitatori, o del diurno
Degli astri albergo, e del rimoto letto
Della giovane Aurora, e del notturno
Occulto sonno del maggior pianeta?
Ecco svaniro a un punto,
E figurato è il mondo in breve carta;
Ecco tutto è simile, e discoprendo,
Solo il nulla s'accresce. A noi ti vieta
Il vero appena è giunto,
O caro immaginar; da te s'apparta
Nostra mente in eterno; allo stupendo
Poter tuo primo ne sottraggon gli anni;
E il conforto perì de' nostri affanni.
Nascevi ai dolci sogni intanto, e il primo
Sole splendeati in vista,
Cantor vago dell'arme e degli amori,
Che in età della nostra assai men trista
Empièr la vita di felici errori:
Nova speme d'Italia. O torri, o celle,
O donne, o cavalieri,
O giardini, o palagi! a voi pensando,
In mille vane amenità si perde
La mente mia. Di vanità, di belle
Fole e strani pensieri
Si componea l'umana vita: in bando
Li cacciammo: or che resta? or poi che il verde
È spogliato alle cose? Il certo e solo
Veder che tutto è vano altro che il duolo.
O Torquato, o Torquato, a noi l'eccelsa
Tua mente allora, il pianto
A te, non altro, preparava il cielo.
Oh misero Torquato! il dolce canto
Non valse a consolarti o a sciorre il gelo
Onde l'alma t'avean, ch'era sì calda,
Cinta l'odio e l'immondo
Livor privato e de' tiranni. Amore,
Amor, di nostra vita ultimo inganno,
T'abbandonava. Ombra reale e salda
Ti parve il nulla, e il mondo
Inabitata piaggia. Al tardo onore
Non sorser gli occhi tuoi; mercè, non danno,
L'ora estrema ti fu. Morte domanda
Chi nostro mal conobbe, e non ghirlanda.
Torna torna fra noi, sorgi dal muto
E sconsolato avello,
Se d'angoscia sei vago, o miserando
Esemplo di sciagura. Assai da quello
Che ti parve sì mesto e sì nefando,
E peggiorato il viver nostro. O caro,
Chi ti compiangeria,
Se, fuor che di se stesso, altri non cura?
Chi stolto non direbbe il tuo mortale
Affanno anche oggidì, se il grande e il raro
Ha nome di follia;
Nè livor più, ma ben di lui più dura
La noncuranza avviene ai sommi? o quale,
Se più de' carmi, il computar s'ascolta
Ti appresterebbe il lauro un'altra volta?
Da te fino a quest'ora uom non è sorto,
O sventurato ingegno,
Pari all'italo nome, altro ch'un solo,
Solo di sua codarda etate indegno
Allobrogo feroce, a cui dal polo
Maschia virtù, non già da questa mia
Stanca ed arida terra,
Venne nel petto; onde privato, inerme,
(Memorando ardimento) in su la scena
Mosse guerra a' tiranni: almen si dia
Questa misera guerra
E questo vano campo all'ire inferme
Del mondo. Ei primo e sol dentro all'arena
Scese, e nullo il seguì, che l'ozio e il brutto
Silenzio or preme ai nostri innanzi a tutto.
Disdegnando e fremendo, immacolata
Trasse la vita intera,
E morte lo scampò dal veder peggio.
Vittorio mio, questa per te non era
Età nè suolo. Altri anni ed altro seggio
Conviene agli alti ingegni. Or di riposo
Paghi viviamo, e scorti
Da mediocrità: sceso il sapiente
E salita è la turba a un sol confine,
Che il mondo agguaglia. O scopritor famoso,
Segui; risveglia i morti,
Poi che dormono i vivi; arma le spente
Lingue de' prischi eroi; tanto che in fine
Questo secol di fango o vita agogni
E sorga ad atti illustri, o si vergogni.
Giacomo Leopardi

consigliata da giuseppe gianpaolo casarini


2 Giugno

Alba
Nasco ogni mattino
a nuovo segno della croce ,
in comunione con l ‘emisfero
che mi è toccato in sorte,
mistica di pensiero
ad affrontare la sorte.

maggio 2017
Maria Attanasio

"Fratelli"
Un solo Cuore
Un solo Grido
Un solo Amore
Contro l'infìdo
Nemico, in Armi
Saremo pronti.
Quando l'Allarmi
- Di ponti in ponti -
Suonerà teso;
Sarem Fratelli
Del Sole atteso
E Forti e Belli
Sarem Difesa
E Roccia dura
Di calda attesa
E Fede pura.
Viva l'Italia
Di bocca in bocca!
Viva l'italia
Sotto a chi tocca!
Di cuore in cuore
- I bracci tesi -
Gloria e Onore
Agli Eroi offesi.
E lo Spirito
Fermi tenderà
Ogni anelito
Nostra Libertà.
Ben Tartamo

Noi e la luna
Sulla linea invisibile
dell'orizzonte
nuota la luna.

Argento disciolto
nel nulla infinito
del mare nascosto.

Nei vaghi chiarori
lumini di navi
imitano le stelle.

Ombre di isole
oscillano timide
sui veli di sale.

Sospesa la notte
sulla schiuma leggera
gentile ci culla.

Rapiti dal vento
ascoltiamo per mano
parole d’amore
Dario Menicucci

Perdidi oleum
Il mio tempo perso
dietro puttane prezzolate,
viscide donnette viziose
ricche sol di lascivia e lussuria,
di libidine sfrenata,
appena nate.

Donnette senza decoro alcuno
nel vizio sprofondate
già dall'età novella
questuanti d'un sesso estremo,
striscianti in portali di viscido profilo
dove si vendono emozioni a basso costo
stuzzicando appetiti irrazionali.

Oh, le favole d'un tempo,
adolescenti pure
perse dietro “La bella addormentata”
e “Cappuccetto rosso”.

Oh, l'amore d'un tempo,
figlio di qualche bacio rubato
e pudore ormai svenduto
su banchi di mercati rionali
da venditori urlanti,
sguaiati,
prezzolati.

Ora la nipotina fa la chat oscena
vende emozioni a vecchi pervertiti,
stuzzica il nonno e lo corrompe,
altro “cappuccetto utilizza”
per le sue orge sfrenate.
E' lei a suggerire le letture adeguate
la favola del “nonno e nipotina”
affinché il sonno sia sereno
dopo la libidine violenta,
vortice infinito sulla soglia della perdizione.

Fingi di non capire,
ti illudi solo di apparenze ingannevoli,
copri con un bianco lenzuolo
il nero postribolo d'una devianza
che ormai è diventata costume.

(Donnas 30.5.2017 - 10,11)
Salvatore Armando Santoro

Terra arida
"Pian piano il silenzio irrompe.
Il vento non trova ostacoli
e più non canta tra le verdi fronde...
Inevitabile la fine..."

E quando, l'albero solitario,
avrà succhiato l'ultima molecola d'acqua
dalla sabbia di questo deserto
abominio di desolazione,
secco anzitempo, se non per senilità,
certo per orrenda siccità,
senza più linfa,
i radi uccellini volati via per sempre,
attenderà, quasi tranquillo,
solo un po' tremulo ancora,
la mano
del suo padrone
per ultima - nuova - definitiva
oscura stagione,
infimo scoppiettio
di vanità...
Acquaviva

Er Robot e a Cariola
Un giorno, l'omo che se credeva un Padre Eterno
progettò un robot tutto automatico
pieno de sensori, elettronico e moderno;
'na scheda de memoria da informatico,
'na centralina pe' cervello nel suo interno
dotato de'n processore matematico.
I led so' a luce dei suoi occhi,
sembra arivà dar paese dei balocchi!

Venne impiegato in tutte le strutture,
industrie agricole, chimiche, meccaniche,
producendo senza seccature,
in linea a strateggie economiche,
mirate a segretissime armature
dalle forme mimetiche e anatomiche.
Ebbe er controllo de tutti i movimenti,
controllo d'er cibo, bevande e sentimenti.

Così su a tera in merito al lavoro,
si affermò di fatto n'economico diritto,
riservato solo ai prìncipi d'er foro,
capaci de trarre er massimo profitto
dall'automazione a spese d'er decoro
de chi pe' anni s'è scottato e fritto.
Le mejo Società fondate con baldanza
sur bel principio d'Economia e Finanza.

L'omo s'immagginava 'na vita un po' diversa:
più tempo libbero, meno fatica, avoja a vive!
Invece se trovò co' 'na partita persa,
perchè prevalsero le farse aspettative,
ridotto a brancolà co' a sorte avversa
alla ricerca di nuove alternative.
Pover'omo, é stato messo un po' da parte
costretto spesso a scortica le carte.

'Na cariola, che s'era caricata un po' de tutto,
co' a rota sgonfia e cor morale a tera,
vedendo l'omo co' l'animo distrutto
lo chiamò e je disse: bbona sera!
Nun te a pià, vedrai che passa tutto.
A me me manca n'atmosfera,
cammino co' 'na rota sola,
ciò du manici sortanto, te consola?

Io n'ho fatto e scole superiori,
m'hanno preso e portato pe' i cantieri,
poggiato su e gambe posteriori,
caricato er fonno de grane e de pensieri
trasportati come rose e fiori
con ottimismo e onore ai carettieri.
S'er fiume s'arisente co' "la barcarola"
io cigolo pe' strada e fò la spola.

Senti che fece n'avvocato penalista:
tornò a casa e se fermò su a porta
a contemplà il suo nome da giurista
scritto su 'na targa stretta e storta;
forse nun è la porta giusta,
forse stò su n'antra pista.
Se vedeva come se nun fosse lui,
se chiese: ma chi è costui?

Entrò in casa e se la prese con il cane,
l'afferrò pe' e zampe posteriori
pe' faje fà a cariola su e pedane
e fallo camminà sull'anteriori.
A pora bestia disse: ahoo, che so' st'idee marsane?
E cominciò a tremà dall'adduttori.
Da quer tremore capì quanto spavento
procurò ar cane quell'avvilimento.

Così me pari proprio come l'avvocato,
la cui grandezza in realtà nasconde er vòto
creato da un percorso affastellato
d'impegni d'alto rango a cui è devoto,
e osservando il tempo ormai passato
vede allo specchio il "se" de n'omo ignoto.
Er Robot è il tempo, la tecnologia c'avanza,
l'hai fatto te, mo te fa male a panza!

Roma lì, 30/05/2017
Massimo Pierozzi

Un titolo
Il titolo di un canto espresso
nella sua vita,
portatore della sua essenza,
come un mondo intrinseco di sé,
dove le parole sono un ritorno
alle estremità parallele, solo idee
dense di una frase accompagnata
da uno sguardo perso sui petali
dell'amore, quando il tempo
sarà un'affermazione di
un battito d'ali,
come questa frase intrisa di un sussurro
del tempo
dove cambiano le note,
un ricordo,
istante denso di freddo,
l'acqua e l'amore,
come questa inesattezza così sono
gli anfratti di una luce nel silenzio
delle atmosfere
e del tutto.
Fabrizio Lama

Terra
nella tua anima friabile
dove radici vedono la luce
e trovano lo spazio per spuntare
accogli in metamorfosi di carne
silenzi che spellano l'ombre
come il processo
di verminazione….
L'essenza della vita
si commuove
nei misteri segreti
del tuo grembo
che rifocilla il sole,
prende armonia di pieghe
esprime l'io
come guardando il viso
d'una rosa
sotto mattino fresco di fucina.
Giuseppe Stracuzzi

A mi alma                                                   Alla mia anima
Siempre tienes la rama preparada                Possiedi sempre il ramo preparato
para la rosa justa; andas alerta                     per la rosa opportuna; resti accorta
siempre, el oido cálido en la puerta              sempre l'orecchio caldo sulla porta
de tu cuerpo, a la flecha inesperada.            del corpo tuo al dardo inaspettato.

Una onda no pasa de la nada                      Nessun'onda ti giunge dal passato
que no se lleve de tu sombra abierta            che non rapisca alla tua ombra aperta
la luz mejor. De noche estás despierta         la miglior luce. Al buio, rimani all'erta
en tu estrella, a la vida desvelada.                nella tua stella, al dubbio rivelato.

Signo indeleble pones en las cosas.             Poni un segno indelebil sulle cose.
Luego, tornada gloria de las cumbres,         Indi, tornata gloria delle cime,
revivirás en todo lo que sellas.                     tu rivivrai nelle tue impronte belle.

Tu rosa será norma de las rosas;                 La tua rosa sarà norma alle rose;
tu oir, de la armonia; de las lumbres            dell'armonia, il tuo udito; del sublime
tu pensar; tu velar, de las estrellas.               il tuo pensier; la veglia, delle stelle.
Poesia di Juan Ramón Jiménez                    Libera traduzione di S. Cardella 05/2017

74. Toutes les cuisines
Toutes les cuisines du monde
dans une même ville
et un peu partout
éparpillées sur la planète.

Da Diario poetico
Francesco Soldini

Traccia d’estate
Sorrisi rossi
tra mature ciliegie
si rincorrevano

e sul prato fieno
piccoli fagiani scappavano
immersi nella bianca vigna,

e sul far dell’imbrunire
passi veloci muovevano
polvere sulla stradina di campagna
da coprir di mistero
tracce d’amore sincero.
laura toffoli

warrior
cielo in mimetica blu mesticanza di ali guerriero tra stelle
notte più buia del nero angeli nella luce dei lampioni
la porta di casa sfoggia solo un numero esausto d’essere ignorato e graffi del tempo
sul tetto di questo palazzo pattinano le nuvole di rado qualche fantasma

ha una liaison con un altro pallido spirito che coccola il sottoscala
in tutte le case la speranza ha un nome diverso chi la chiama soldi chi gioia chi sesso
guerriero in strada col certificato di sognatore
malato incurabile di follia l’ultimo architetto dell’umanità fabbrica speri
non più vagabondo di ideali questo cuore tamburo sotto tempeste
innamorato amante con la corazza di un poeta costretto a battaglia
chimere gorgoni nel ciclopico castello dell’immaginario
mi stringo al fedele orgoglio e lascio la mia bocca gridare “Resisti!”
ferito abbattuto ma caparbio il suono di una intera esistenza fa tremare i confini
vocianti le ombre succube del più tremende inferno legioni nella mia mente
bisbiglia i primi colori la timida alba
cacciati i demoni la città resta solo petrolio
un nuovo giorno all’orizzonte non resta che innamorarsi

Da “pozioni di crackoina post sentimentale
Jacqueline Miu

Parlava alla terra
Parlava alla terra come un dottissimo
Maestro,
le parlava di stagioni e di fatiche,
di quando camminando sui solchi,
degli aratri, carpiva le intenzioni
dei venti e delle nuvole.
Le parlava di raccolti, di cornacchie,
e di pannocchie divorate.
Mentre piegando la schiena
sulla vanga,
il tempo ed il sudore evaporava,
in pensieri e in giorni, ormai
dimenticati.
Solo nelle ombre della luna riscrivendo,
le sue storie sui tralci delle viti
(storie di autunni, di feste e di bevute),
ancora ricordava di domeniche
passate,
con gli amici, a parlare di ragazze,
da sposare.
Antonio Scalas

Poesia consigliata
-Leggi le altre-

L'innesto del vaiuolo
Al dottore Giammaria Bicetti De’ Buttinoni

O Genovese ove ne vai? qual raggio
Brilla di speme su le audaci antenne?
Non temi oimè le penne
Non anco esperte degli ignoti venti?
Qual ti affida coraggio 5
All’intentato piano
De lo immenso oceano?
Senti le beffe dell’Europa, senti
Come deride i tuoi sperati eventi.

Ma tu il vulgo dispregia. Erra chi dice, 10
Che natura ponesse all’uom confine
Di vaste acque marine,
Se gli diè mente onde lor freno imporre:
E dall’alta pendice
Insegnolli a guidare 15
I gran tronchi sul mare,
E in poderoso canape raccorre
I venti, onde su l’acque ardito scorre.

Così l’eroe nocchier pensa, ed abbatte
I paventati d’Ercole pilastri; 20
Saluta novelli astri;
E di nuove tempeste ode il ruggito.
Veggon le stupefatte
Genti dell’orbe ascoso
Lo stranier portentoso. 25
Ei riede; e mostra i suoi tesori ardito
All’Europa, che il beffa ancor sul lito.

Più dell’oro, bicetti, all’Uomo è cara
Questa del viver suo lunga speranza:
Più dell’oro possanza 30
Sopra gli animi umani ha la bellezza.
E pur la turba ignara
Or condanna il cimento,
Or resiste all’evento
Di chi ’l doppio tesor le reca; e sprezza 35
I novi mondi al prisco mondo avvezza.

Come biada orgogliosa in campo estivo,
Cresce di santi abbracciamenti il frutto.
Ringiovanisce tutto
Nell’aspetto de’ figli il caro padre; 40
E dentro al cor giulivo
Contemplando la speme
De le sue ore estreme,
Già cultori apparecchia artieri e squadre
A la patria d’eroi famosa madre. 45

Crescete o pargoletti: un dì sarete
Tu forte appoggio de le patrie mura,
E tu soave cura,
E lusinghevol’ esca ai casti cori.
Ma, oh dio, qual falce miete 50
De la ridente messe
Le sì dolci promesse?
O quai d’atroce grandine furori
Ne sfregiano il bel verde e i primi fiori?

Fra le tenere membra orribil siede 55
Tacito seme: e d’improvviso il desta
Una furia funesta
De la stirpe degli uomini flagello.
Urta al di dentro, e fiede
Con lièvito mortale; 60
E la macchina frale
O al tutto abbatte, o le rapisce il bello,
Quasi a statua d’eroe rival scarpello.

Tutti la furia indomita vorace
Tutti una volta assale ai più verd’anni: 65
E le strida e gli affanni
Dai tugurj conduce a’ regj tetti;
E con la man rapace
Ne le tombe condensa
Prole d’uomini immensa. 70
Sfugge taluno è vero ai guardi infetti;
Ma palpitando peggior fato aspetti.

Oh miseri! che val di medic’ arte
Nè studj oprar nè farmachi nè mani?
Tutti i sudor son vani 75
Quando il morbo nemico è su la porta;
E vigor gli comparte
De la sorpresa salma
La non perfetta calma.
Oh debil’ arte, oh mal secura scorta, 80
Che il male attendi, e no ’l previeni accorta!

Già non l’attende in orïente il folto
Popol che noi chiamiam barbaro e rude;
Ma sagace delude
Il fiero inevitabile demòne. 85
Poichè il buon punto ha colto
Onde il mostro conquida,
Coraggioso lo sfida;
E lo astrigne ad usar ne la tenzone
L’armi, che ottuse tra le man gli pone. 90

Del regnante velen spontaneo elegge
Quel ch’è men tristo; e macolar ne suole
La ben amata prole,
Che non più recidiva in salvo torna.
Però d’umano gregge 95
Va Pechino coperto;
E di femmineo merto
Tesoreggia il Circasso, e i chiostri adorna
Ove la Dea di Cipri orba soggiorna.

O Montegù, qual peregrina nave, 100
Barbare terre misurando e mari,
E di popoli varj
Diseppellendo antiqui regni e vasti,
E a noi tornando grave
Di strana gemma e d’auro, 105
Portò sì gran tesauro,
Che a pareggiare non che a vincer basti
Quel, che tu dall’Eussino a noi recasti?

Rise l’Anglia la Francia Italia rise
Al rammentar del favoloso Innesto: 110
E il giudizio molesto
De la falsa ragione incontro alzosse.
In van l’effetto arrise
A le imprese tentate;
Chè la falsa pietate 115
Contro al suo bene e contro al ver si mosse,
E di lamento femminile armosse.

Ben fur preste a raccor gl’infausti doni
Che, attraversando l’oceàno aprico,
Lor condusse Americo; 120
E ad ambe man li trangugiaron pronte.
De’ lacerati troni
Gli avanzi sanguinosi,
E i frutti velenosi
Strinser gioiendo; e da lo stesso fonte 125
De la vita succhiar spasimi ed onte.

Tal del folle mortal tale è la sorte:
Contra ragione or di natura abusa;
Or di ragion mal usa
Contra natura che i suoi don gli porge. 130
Questa a schifar la morte
Insegnò madre amante
A un popolo ignorante;
E il popol colto, che tropp’alto scorge,
Contro ai consigli di tal madre insorge. 135

Sempre il novo, ch’è grande, appar menzogna,
Mio Bicetti, al volgar debile ingegno:
Ma imperturbato il regno
De’ saggi dietro all’utile s’ostina.
Minaccia nè vergogna 140
No ’l frena, no ’l rimove;
Prove accumula a prove;
Del popolare error l’idol rovina,
E la salute ai posteri destina.

Così l’Anglia la Francia Italia vide 145
Drappel di saggi contro al vulgo armarse.
Lor zelo indomit’ arse,
E di popolo in popolo s’accese.
Contro all’armi omicide
Non più debole e nudo; 150
Ma sotto a certo scudo
Il tenero garzon cauto discese,
E il fato inesorabile sorprese.

Tu sull’orme di quelli ardito corri
Tu pur, Bicetti; e di combatter tenta 155
La pietà violenta
Che a le Insubriche madri il core implica.
L’umanità soccorri;
Spregia l’ingiusto soglio
Ove s’arman d’orgoglio 160
La superstizïon del ver nemica,
E l’ostinata folle scola antica.

Quanta parte maggior d’almi nipoti
Coltiverà nostri felici campi!
E quanta fia che avvampi 165
D’industria in pace o di coraggio in guerra!
Quanta i soavi moti
Propagherà d’amore,
E desterà il languore
Del pigro Imene, che infecondo or erra 170
Contro all’util comun di terra in terra!

Le giovinette con le man di rosa
Idalio mirto coglieranno un giorno:
All’alta quercia intorno
I giovinetti fronde coglieranno; 175
E a la tua chioma annosa,
Cui per doppio decoro
Già circonda l’alloro,
Intrecceran ghirlande, e canteranno:
Questi a morte ne tolse o a lungo danno. 180

Tale il nobile plettro infra le dita
Mi profeteggia armonïoso e dolce,
Nobil plettro che molce
Il duro sasso dell’umana mente;
E da lunge lo invita 185
Con lusinghevol suono
Verso il ver, verso il buono;
Nè mai con laude bestemmiò nocente
O il falso in trono o la viltà potente.
Giuseppe Parini - Odi (1761)

consigliata da giuseppe gianpaolo casarini


1 Giugno

73. La via della seta
La via della seta
già dai più antichi
ed il segreto rubato
divenne moda
sfidando il mondo
con un complice baco,
storie e tradizioni
dell'industria fantasiosa.

Da Diario poetico
Francesco Soldini

Impressioni
I banchi del mercato colorati
I fiori che si vendono sono stati traditi
E la bellezza effimera dei bulli di periferia
Gli avambracci scoperti e tatuati
Coi sogni di viaggi mai fatti
E il Polo Sud è un’idea stramba
Per chi non ama l’avventura
E non farà mai nulla di così scontato
Da meritare funerali di stato
O lacrime stagionali
Come gelsomini oppure il glicine
Che non vuol crescere sul mio balcone
E c’è uno spreco di sogni

Anche nel mio nome
Se nulla è stato visto di quello che ho fatto
Quando innamorato cercavo spiagge
Di pietra lavica e sognavo ancelle
E bevevo alla sorgente con le mani a bicchiere
Senza sapere che potevo morire a vent’anni
Nel sudore di un’uniforme
Senza nemmeno il tempo di un pensiero
Come il Piero di una canzone
Che insegno ai figli
Per farli guarire.

maggio 2011
Maria Attanasio

"Canicola"
Sassi e corti sterpi
fruscii di serpi
bava di chiocciola
linfa che gocciola.
Dell'erba d'un prato
un manto bruciato
e sberle di sole
su fiacche parole.
Schegge di silice
volti di pomice;
smorto, un cane giace
tra ulivi di brace.

30maggio17
Ben Tartamo

E il pensiero corre e va
E il pensiero corre e va a te
mia meravigliosa …
E il pensiero d'averti …
ancora … corre e va nel
mio tremolo, all'anima.
E il pensiero corre e va
su, per strade tortuose
fin oltre il cielo dove tu sei, splendente.
E il pensiero corre e va
giù, dal monte più alto
come un fiume in piena
che attende d'espandersi
in un oceano d'amore.
E il pensiero corre e va a te
nell'eterno che sarà
Io in te …
Tu in me ... speranza
E la speranza è che
il pensiero corra con te
insieme a me, per noi.
E dio ci benedica
Sempre
E per l'eternità.
Filippo Genini

Ballata dei vigliacchi
Non c'è posto in questo mondo
per chi come me non ha forza
e resta sempre in fondo
ai margini della paura
ed è così che passiamo i nostri giorni sempre uguali
tra i muri di pietra delle nostre stanze che sembrano ospedali.

Non c'è posto in questo mondo
per chi come me si è già arreso
ed è caduto troppo in basso
su strade ormai senza ritorno
e stiamo qui a crederci diversi e un po' testardi
a vivere di niente e poco altro per essere normali.

Non c'è posto in questo mondo
per noi che restiamo sempre indietro
e ci piangiamo addosso
tra gente che ruba e si buca
e sempre qui a illuderci che un giorno cambierà
che non sarà sempre la notte ed il giorno arriverà.

Ma noi, noi viviamo poco e male
ma noi, non potremo mai cambiare
e andranno via i nostri sogni
per il mondo come pacchi
e resteremo qui da soli
qui da soli come dei vigliacchi.

Non c'è posto in questo mondo
per chi come me si è perduto
e nel letto sta affondando
su fiumi di malinconie
e ancora qui, tra le pieghe dei nostri dolori
forse ci alzeremo, ma non ne usciremo fuori.

Perchè noi viviamo poco e male
perchè non potremo mai cambiare
e andranno via i nostri sogni
per il mondo come pacchi
e resteremo qui da soli
qui da soli come dei vigliacchi.

Perchè non saremo mai contenti
perchè noi saremo sempre vinti
e guarderemo i nostri occhi
mille volte negli specchi
e apriremo i nostri pacchi
e ci ritroveremo stanchi e vecchi.
Davide 68

Al Verano
Le rondinelle sono ritornate!
Sono venute ad annunciar l’estate!
E volando per l’azzurro sentiero,
Si sente dolce il garrire ciarliero.
Di fiori germoglianti s’addolcisce
L’aria! Ma laggiù, sulle tombe lisce,
Ogni notte compaiono i riflessi
Dei lumini. Tra il nero dei cipressi,
Domina quel gran silenzio, colmato
Da remote preghiere al proprio amato.
Sale un puzzo di fiori secchi dalle
Mura erbose e scalcinate e la valle
Di croci, sotto un gorgoglio di stelle
S’addormenta. Tacite sentinelle
Son quei cipressi antichi e un poco storti;
Ed io, camminando, penso ai miei morti.
Andrea Bucci

29 maggio 2017    dopo 25 anni indimenticabili…
 
L'urtimo carcio ar pallone, de Totti
Quer pianto ch'ha bagnato 'gni tribbuna
co le curve e le gradinate intere
co lagrime mai tanto accosì vere
de quer pienone a ddì bòna fortuna
a uno che finora ne la vita
ha solo preso a carci li palloni
pijànno l'ira de dio de mijoni
è quarcosa che tanto 'n s'è capita.
Fanelli…giovinotti…òmi…donne…
paréveno avè tutti in comunella
un còre gonfio e ll'occhi a funtanella…
Resiste, lui, ma poi…nun pò 'nniscônne….
Er fatto è che Francesco 'n s'è montato…
Fedele, è stato come mai nisuno…
È stato Er Capitano, e è stato, e è uno
che nu' ha sortanto preso: ha puro dato.
Ha ffatto sognà Roma e li romani,
sfonnàno li portieri e porte contro
sippuro che no sempre ad ogn'incontro,
ma meritànno sempre er battimani.
Ha dato a tutti simpatia…amicìzzia
co 'na sempricità da tu-ppe-ttu,
co puro la famìa ch'ha messo su,
e incassànno anche sfottò, senza malizzia.
Sempre modesto, senza mai stranezze
"Pupone" eterno…Uno come tanti…
No, sfoggi de curtura da rampanti…
Sempre in cerca de solide certezze.
Un grànne!...Pe 'i romani, un monumento
de 'n tipo che qui ancora ciamancàva.
Ma più che VIII Re: Perzona Brava,
co tanta umanità, e assai talento.
Come uno de casa…uno de famìa…
Perciò, quer pianto…Come fusse ìto
'n amico…'n fratello…uno ormai scorpito
nell'anima e ner còre…e che va via…
Vabbé, a Francé…È ora, dàj…mo' tira!
E vola…vola…vola…quer pallone…
lassànno in tutti quanti l'illusione
che Er Capitano gioca, e…n se ritira.
Armando Bettozzi

Nel mio giardino
Nel mio giardino, rosa bianca allevata,
petali delicati,
dal sole del Pollino ancor baciata.

Nel mio giardino rosa bianca sfiorita,
rosa che anela amore,
rosa oramai quasi appassita.

Nel mio giardino, rosa rossa selvaggia,
petali salentini,
che a trasgressioni incita e incoraggia.

Nel mio giardino, rosa rossa avvizzita,
senza splendore
che simula amore a tutti, inaridita.

Nel mio giardino, rosa gialla ingiallita
rosa dell'appennino,
rosa che ancor coltivo e che dà vita.

Nel mio giardino troppe rose nate
il tempo manca e stringe
con tanto amore tutte le ho seccate.

Povere rose di questo mio giardino
con me stanno appassendo e mi consumo
disperso al vento han l'ultimo profumo
come la nota stanca d'un violino.

Le ho annaffiate un dì fresche e odorose
piene di vita e ricche di passione
amor gli ho chiesto come un accattone
ma solo spine ho colto e niente rose.

(Donnas 28.5.2017 - 14,40)
Salvatore Armando Santoro

Lancette
C'è un tempo in cui
si sente più forte
il desiderio di quiete,
di stare un po' da parte,
ascoltare quel silenzio
che parla a bassa voce,
le storie ed i racconti
che non svegliano ferite

quella voglia di pace
che aumenta con gli anni
e diventa poco a poco
il più forte dei bisogni,
come accendere un fuoco
se la notte è troppo fredda,
attendere l'estate
anche quando poi ritarda

circondarsi dei ricordi
che vogliamo trattenere,
di uno sguardo e dei sorrisi
che impariamo più ad amare,
poi ogni tanto quando è sera
quattro passi sotto il cielo
per raccogliere nell'aria
i colori della strada
e dipingere d'azzurro
quel che resta della vita.
Salvatore Cutrupi

Alla ricerca del pensiero perduto
Ditemi voi dove posso
trovar traccia di pensiero
da esprimer in versi:
un pensiero fresco
che sa di voglia di viver,
un pensiero che dona
germogli di idee,
un pensiero che apre il sentiero
a nuovi orizzonti
carichi d’emozioni,
ditemi…e solo allora
riuscirò a ridisegnar
con le parole un nuovo
vestito all’anima mia…
laura toffoli

skelai
erede di Turner stormi e nuvole io in tempesta
di notte col buio le ombre con sete di pioggia s’abbracciano al vento
la chiamano la Terra con le foreste di pietra questa dimensione
a caccia d’un brivido che vada oltre i sogni sti palpiti
pestilenza in cemento con finestre macina sole
cerco un fulmine per togliere l’Ade dagli occhi
nuoto le nuvole braccia a vela un foco nel petto
qualcosa nell’oltre mi chiama ed è magia

Da “pozioni di crackoina post sentimentale
Jacqueline Miu

Poesia consigliata
-Leggi le altre-

Carlo Goldoni
O Terenzio de l’Adria, al cui pennello
Diè Italia serva i vindici colori,
Onde si parve a quanti frutti e fiori
Surga latino ingegno in suol rubello,

Vedi: pur là dove piú il retto e ’l bello
Eccitar di sé dee pubblici amori,
Ivi ebra l’arte piú di rei furori
Tra sanguinose scede or va in bordello.

Riedi; e i goti ricaccia. A questa putta
Strappa tu il culto oscen, rendi a le sparte
Chiome il tuo lauro che la fé sí bella.

Ma no; ch’oggi tu biasmo e onor la brutta
Schiera s’avrebbe. Oh per viltà novella
Quanto basso caduta italic’arte!
Giosuè Carducci, Juvenilia, XLII

consigliata da giuseppe gianpaolo casarini


 


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